Hornets Top 20 2016/17

Arrivati alle soglie della finale NBA con Golden State avanti 3-0 su San Antonio e Cleveland 2-1 su Boston, per fare un riassunto video sulla stagione regolare degli Hornets, ecco la mia personale classifica dell’anno.

Una top 20 che ha come protagonisti i giocatori di Clifford, Kemba Walker, Marvin Williams, Nick Batum, ma anche Marco Belinelli e Jeremy Lamb tra gli autori dei più bei canestri teal & purple.

Buon divertimento!

Ottentato

 
Sinceramente, non sono un cospirazionista, ma il Draft NBA (o meglio… la lottery per il Draft) è una delle poche cose che non mi convince nella massima lega professionista di basket americana e mondiale e non ne ho fiducia semplicemente perché parlano i fatti…
Il trend degli ultimi anni con scelte a ripetizione vinte dai Cavaliers più altri Draft un po’ sospetti (vedi anche la scelta di Davis degli ex New Orleans Hornets che scelsero per primi davanti ai Charlotte Bobcats, i quali detenevano più possibilità in percentuale, ma non avevano appena comprato una franchigia come Tom Benson), mi lasciano perplesso.

Le prime scelte al Draft dall’era Hornets a oggi.
Gli ultimi anni non convincono…

Ricorda un po’ il gioco dei pacchi sulla RAI, dove le possibilità matematiche sono puntualmente smontate dai “fatti”… un attentato dinamitardo di alcune squadre che contano di più rispetto ad altre.
Comunque sia, lotteria truccata (anche le dichiarazioni di Walton dei Lakers ad affermare che Magic gli avesse detto prima che avrebbero mantenuto la loro scelta, fiducia o altro?) o no, quest’anno la lottery pre-Draft ha premiato le squadre storiche che negli anni ’80 dettavano legge.
Come non ricordare un pezzo di storia a prescindere dal tifo, come Celtics-Lakers, Bird, Parish e McHale contro Magic Johnson, Worthy e Rambis?
La più fortunata, prima su tutte è la franchigia dei Boston Celtics, i quali, grazie alla scelta girata dai Nets (ai tempi della mega trade in cui furono coinvolti anche Pierce e Garnett che furono girati da Boston alle Retine), avranno a disposizione la possibilità di accaparrarsi colui che giudicheranno il miglior giocatore o quello più adatto per il loro gioco.
Forse i Leprechaun hanno sfoderato più che un trifoglio, un quadrifoglio portafortuna.
A seguire i Lakers che, con il nuovo GM Magic Johnson presente, festeggiano ugualmente poiché nelle dinamiche di scambio tra le squadre, i gialloviola avrebbero dovuto cedere ai 76ers la loro scelta se l’urna li avesse estromessi dal podio.
Sorride a metà anche Philadelphia che, grazie allo scambio con i Kings, riuscirà comunque a prendere uno dei top 3 al prossimo Draft.
Phoenix, altra squadra che ha giocato tutti gli ’80, è finita quarta, leggermente “bistrattata dalla fortuna”, appena avanti ai Kings del nostro ex Vlade Divac, il quale sceglierà al quinto e al decimo posto.
Subito dopo i Re californiani, ecco i Calabroni della North Carolina, i quali non si sono smossi dall’ipotetico undicesimo posto.
D’altra parte le probabilità superavano il 90%, mente erano risibili quelle di pescare sul podio, nulle quelle per altre posizioni, per il particolare meccanismo adottato dalla NBA a protezione di team dai record pessimi.
Se a Rich Cho, presente al sorteggio è andata male, anche l’altro grande ex Alonzo Mourning, con il suo quattordicesimo posto da previsione, non sorride.

Rich Cho (sullo sfonso a sinistra) “premiato” come miglior attore non protagonista proprio mentre ai Celtics va la scelta numero 1.

Tornando a noi.. difficile che all’undicesimo posto si possa pescare “il fenomeno”, gli analisti ne contano come cinque o sei i potenziali giocatori che un domani saranno in grado di fare la differenza nella lega, cominciando da quel Markelle Fultz, classe ’88, 193 cm, guardia versatile che potrebbe ricoprire sia il ruolo da play che quello di guardia tiratrice anche se il secondo è il ruolo che più si adatta, ma gente come Reggie Miller, Robert Horry e Klay Thompson sono stati selezionati proprio con quel numero.
L’altra posizione a noi riservata sarà la quarantunesima da secondo giro. Il 22 giugno si terrà il Draft al Barclays Center a Brooklyn, il che potrebbe sembrare una beffa per gli ex New Jersey, costretti a veder probabilmente la loro ex possibile scelta ai verdi di celtica origine.
Lorenzo Ball, J. Tatum e Jo. Jackson, D. Fox, L. Markkanen (potrebbe essere lui l’obiettivo di Charlotte, sempre che le prime dieci squadre siano d’accordo a lasciarcelo)

sono altri prospetti interessanti e saranno tra le prime chiamate, vediamo invece chi ha vinto gli spareggi tra squadre che son finite pari in regular season:
 
Spareggi
 
Minnesota (31-51) won a tiebreaker with New York.
Portland (41-41) won a tiebreaker with Chicago.
Milwaukee (42-40) won a tiebreaker with Indiana.
Atlanta (43-39) won a tiebreaker with Memphis.
LA Clippers (51-31) won a tiebreaker with Cleveland, Toronto and Utah.
Second, third and fourth place in the tiebreaker drawings went to Utah, Toronto and Cleveland, respectively.
 
Il sorteggio completo
Primo giro
01. Boston Celtics (via Brooklyn Nets)
02. L.A. Lakers
03. Philadelphia 76ers (via Sacramento)
04. Phoenix Suns
05. Sacramento Kings (via Philadelphia)
06. Orlando Magic
07. Minnesota Timberwolves
08. New York Knicks
09. Dallas Mavericks
10. Sacramento (via New Orleans)
11. Charlotte Hornets
12. Detroit Pistons
13. Denver Nuggets
14. Miami Heat
15. Portland Trail Blazers
16. Chicago Bulls
17. Milwaukee Bucks
18. Indiana Pacers
19. Atlanta Hawks
20. Portland (via Memphis Grizzlies)
21. Oklahoma City Thunder
22. Brooklyn Nets (via Washington)
24. Utah Jazz
25. Orlando (via L.A. Clippers)
26. Portland (via Cleveland Cavaliers)
27. Brooklyn (via Boston)
28. L.A. Lakers (via Houston Rockets)
29. San Antonio Spurs
30. Utah (via Golden State Warriors)
 
Secondo giro
 
31. Atlanta (via Brooklyn)
32. Phoenix
33. Orlando (via L.A. Lakers)
34. Sacramento (via Philadelphia)
35. Orlando
36. Philadelphia (via New York)
37. Boston (via Minnesota)
38. Chicago (via Sacramento)
39. Philadelphia (via Dallas)
40. New Orleans
41. Charlotte
42. Utah (via Detroit)
43. Houston (via Denver)
44. New York (via Chicago)
45. Houston (via Portland)
46. Philadelphia (via Miami)
47. Indiana
48. Milwaukee
49. Denver (via Memphis)
50. Philadelphia (via Atlanta)
51. Denver (via Oklahoma City)
52. Washington
53. Boston (via Cleveland)
54. Phoenix (via Toronto)
55. Utah
56. Boston (via L.A. Clippers)
57. Brooklyn (via Boston)
58. New York (via Houston)
59. San Antonio
60. Atlanta (via Golden State)
 
In ultimo da segnalare che, la scorsa settimana, per rimpiazzare Pat Ewing, ormai fuori dallo staff degli Hornets, è stato “sostituito dal lungo Mike Batiste (21/11/1977), ex giocatore di 204 cm per 111 kg che in Italia Giocò con Biella e sfiorò la Reggiana.

Batiste con i greci.

In realtà la firma era già avvenuta ma una clausola gli permise d’uscire dal contratto e d’accasarsi per una stagione (2002/03) con Memphis prima di passare alla stagione successiva al Panathinaikos dove passerà la maggior parte della sua carriera da giocatore terminata nel 2014, sempre in maglia verde.
Come vice lavorò l’anno scorso ai Brooklyn Nets e prima ancora ai Canton “Charge”, che a dispetto del nome, non si trova né in Svizzera, né in Cina, ma in Ohio.
La stagione in corso deve ancora finire, ma già molte squadre, come gli Hornets in vacanza, stanno lavorando per cercar di trovare accordi, sia commerciali, sia per costruire nuovi team, possibilmente migliori di quelli visti in codesta stagione.

Look at this

 
Il prossimo anno, come probabilmente molti di voi già sapranno, la NBA cambierà volto, almeno nel look proposto dalle trenta squadre in lizza.
 
Lo sponsor tecnico, attuale fornitore della NBA, non sarà più la tedesca Adidas (il nome deriva dal fondatore Adolf Dassler e dal troncamento di alcune lettere nel nickname “Adi” unito alle iniziali del cognome), ma l’americana Nike.
 
L’azienda indigena produce anche il marchio Jordan, così MJ, essendo l’icona del brand, ha pensato di differenziare il team ponendo sulle divise, anziché il “baffo” della Nike, la sua famosa silhouette volante immortalata mentre va a schiacciare una palla a spicchi.

Per i pochissimi che non lo sapessero o lo confondessero, questo è il marchio di Michael Jordan che verrà anche posto sulle divise degli Charlotte Hornets 2017/18.

 
Una vera mania per gli appassionati ma anche per i giovani che ne hanno fatto un feticcio.
Negli Stati Uniti si sono registrati casi in passato di rapine finite tragicamente.
E’ il caso di uno studente di 15 anni (Eugene Thomas) soffocato assurdamente da un coetaneo per un paio di Le scarpe Air Jordan nel 1989.

Una pubblicità cartacea della Nike d’inizio anni ’90, quando l’omino volante jordaniano non era ancora presente sulle pagine delle riviste.

 
A prescindere nei casi alienanti in cui vi è un rovesciamento delle parti, la reificazione dell’essere umano ridotto a cosa a mero oggetto, in favore di un altro giudicato più bello e da ottenere con qualsiasi mezzo nella logica disumana introdotta in forma pubblicitaria nelle menti indifese di “bambini” un po’ troppo cresciuti, il marchio Jordan per molti fan è sinonimo della pallacanestro stessa se è vero che anche Larry Bird una volta, dopo aver giocato contro Jordan, disse d’aver visto Dio giocare.
 
Esistono poi anche casi nella cinematografia nei quali oggetti di Michel Jordan produrrebbero superpoteri, è il caso di “Like Mike”, uscito in Italia con il titolo di “Il Sogno di Calvin”.
Il protagonista del simpatico film è un orfano tredicenne di colore che trova e indossa un paio di scarpe appartenute a Michael Jordan e con esse, compie prodezze mirabolanti tanto da esser messo sotto contratto dai Los Angeles Knights (franchigia inventata ovviamente).
 
La Nike però, tornando al discorso di produzione, finì in generale anche al centro d’aspre polemiche per le condizioni degli operai nelle fabbriche dei paesi del terzo mondo, nelle quali sono realizzati palloni, scarpe (comprese le Air Jordan).
L’azienda si difese dicendo che non possedeva queste fabbriche ma semplicemente commissionava il lavoro, dettando tuttavia regole ben precise al contraente che spesso sacrificava la sicurezza per non parlare dei costi.
Nel secolo scorso (1997), 1.300 lavoratori vietnamiti fecero sciopero chiedendo un aumento di un centesimo l’ora, mentre nel 1998 in Cina altri 3.000 lavoratori fecero sciopero contro la propria ditta protestando contro le pericolose condizioni lavorative oltre che i bassi salari, oltretutto poi vendute in occidente a prezzi altissimi in rapporto al costo.
 
Questa è la parte anti etica della globalizzazione capitalista, ma tornando al basket, come scrivevo a inizio pezzo, riportato anche da giornalisti americani, gli Charlotte Hornets saranno l’unico team a mostrare il logo di Jordan anziché quello della Nike.
 
Un logo che ha fruttato nel 2015 a Jordan circa 100 milioni di dollari mentre in 15 anni di carriera MJ ne ha accumulati intorno ai 94…
 
Un comunicato stampa certifica questo fatto così come gli Hornets, all’interno dello Spectrum Center sono intenzionati a cambiare le posizioni del box office e del negozio per i fan.
 
Personalmente la maggior parte delle divise Nike sportive le ho sempre trovate piuttosto semplici, con poca fantasia, ho sempre preferito quelle proposte da Adidas a livello estetico, ma questi son gusti personali, di sicuro il brand Jordan, sportivamente scrivendo, prestigioso per storia personale, almeno inizialmente darà un effetto che potrebbe portare i Calabroni in un’altra dimensione futura, lanciati in una nuova stagione vincente se oltre al look, Cho, Clifford, lo stesso Jordan e la dirigenza tutta sapranno curare anche il “mercato dei giocatori” e gli equilibri di squadra.
Chiudo inserendo il video dell’annata di Ramon Sessions.
Play deludente sulla strada del mercato estivo.
Charlotte non ha intenzione infatti di rinnovarlo, tuttavia un paio di schiacciate da highlights quest’anno le ha regalate.

Miles Plumlee, tutto ok dopo l’operazione.

Martedì, Miles Plumlee ha subito un intervento in artroscopia che ha portato a uno sbrigliamento (alla rimozione di un tessuto infetto, devitalizzato o in necrosi) che lo terrà fuori dalle 6 alle 8 settimane, quindi per lui, nessun problema né per la prossima Regular Season né per la prossima preparazione.

Miles Plumlee iconizzato con la grafica ufficiale del sito degli Hornets.

Intanto prosegue la mia personale opera di video dedicati ai giocatori che durante l’appena passata stagione regolare hanno  vestito la canotta di Charlotte.

Oggi tocca al giovane Christian Wood, ala grande che ha trovato poco spazio sul parquet nonostante una passata esperienza ai 76ers.

Gli Hornets, leggendo i rumors e le dichiarazioni in società, non dovrebbero riconfermare per la prossima stagione.

 

 

La pluralità dell’multiversHornets.

In tempi in cui il basket per 22 delle 30 franchigie si gioca solo sulla carta (ultima a uscire la Los Angeles dei Clippers caduti in casa per mano dei tosti Jazz), mettermi a scrivere del nulla tanto per occupare spazi, non ne vale la pena, però… dunque… come tutti gli anni vado realizzando piccoli spezzoni video su giocatori che hanno vestito o stanno indossando la “nostra” divisa.

Qualcuno come Hibbert, Plumlee e O’Bryant l’avete già visto probabilmente nell’ultimo pezzo, oggi aggiungo Treveon Graham, difensore puro ma poco utilizzato da Clifford in questa stagione, quasi monodimensionale ma con una buona mando da tre quando può tirare.

 

 

In secundis, segnalo che c’è una sotto-pagina in più nel blog nel caso non ve ne foste accorti. Si chiama “Ritagli di TempHornets”, aperta grazie all’innumerevole materiale che mi ha concesso il Sig. Figliolia.

In questa pagina si ripercorre un po’ la storia degli Hornets tramite articoli di giornale; da Super Basket a riviste specializzate in inglese, ma c’è qualcosa anche in spagnolo… Piano piano o “soro soro” come scriverebbero i giapponesi, cercherò d’integrare ulteriormente questo spazio già ricco di articoli sulla nascita del team ma non solo.

Tornando al titolo… la scienza oggi si spiega la materia, l’universo nel quale viviamo come prodotto dal big bang, l’esplosione iniziale dal quale tutto nacque. Senza voler entrare in diatribe scientifico/religiose (non entro nel merito di sovrastrutture di un Dio onnipotente), quel che è certo è che la materia si divide, si scinde, si compone, si assimila, insomma, muta a causa delle condizioni…  oggi realizziamo “un’intervista” con un giovane Oliver Formato che ha voluto creare un’altra pagina su FB oltre a quella preesistente di mia fattura, sulla quale interagiscono i tifosi degli Hornets ai quali vanno i miei personali complimenti per l’attaccamento dimostrato nonostante le difficoltà, ma anche perché, ognuno con il proprio carattere e le proprie opinioni, contribuiscono a rendere viva la pagina FB specialmente durante le lunghe battaglie della stagione autunno/inverno, non importa arrivino vittorie o sconfitte, si va oltre la sorte.

Il mio apprezzamento quindi anche a persone vere che con il loro contributo sono l’anima della page.

Tornando a Giulio, sarà lui a raccontarsi, sul perché e sul percome ha voluto dedicarsi a tale progetto, a prescindere che quando qualcuno s’impegna e dedica a scrivere, cercando continuamente di migliorarsi (almeno, questo tento di fare io), è degno di nota, per questo, ma anche per una differenza generazionale che potrebbe far sì che le cose si raccontino in maniera differente, ho accettato di dargli una mano nella creazione del logo e tempo permettendo qualche collaborazione. Spero si possa realizzare un interscambio su temi che magari durante l’anno per problemi di tempo io non tratto. Più che una scissione di una pagina su una squadra che al momento ha sicuramente molti meno tifosi (specialmente in Italia) rispetto alle più propagandate protagoniste attuali, sarà sostanzialmente un’altra maniera di vedere Charlotte.

Questa è la copertina dell’altro gruppo, che al momento, si chiama nella medesima maniera, ovvero, Charlotte Hornets Italia.

 

 

Allora iniziamo con le domande, anche se fortunatamente non è un’interrogazione:

1D) Giulio Oliver Formato. Partiamo dai dati anagrafici, anni, dove vive, cosa fa nella vita, hobby, sogni, anche in un mondo spesso ormai nel quale le persone sono costrette a vivere alla giornata e a non programmare troppo in là…

1R) Innanzitutto mi chiamo Giulio Formato, ho 17 anni e vivo a Marco Simone, Roma. Nella vita frequento lo studente presso il liceo classico Amedeo di Savoia di Tivoli, come hobby ho quello d’ascoltare musica, scrivere testi e soprattutto guardare il basket. Come sogno ho quello di poter fare una vita al di fuori dall’Italia, con una ragazza al mio fianco girando il mondo, facendo lavori part time ma che ci diano opportunità di viaggiare e di coltivare le nostre passioni.

 

2D) Com’è scattata la scintilla? Perché voler aprire una seconda pagina dedicata a una piccola franchigia, la quale attualmente nella NBA non veleggia tra i top team?

2R) La scintilla per i Calabroni è nata tre anni fa, proprio nel tempo della rifondazione della franchigia e anno in cui mi sono avvicinato alla NBA. Ho deciso di tifare questa franchigia per la storia sregolata e per aver conosciuto moltissimi tifosi Hornets che mi hanno fatto sentire come membro di una famiglia.

 

3D) Ora… ovviamente, io mi auguro, come scrivevo nell’intro, sia una pagina con personalità. Il tutto osservato dal proprio punto di vista personale. Certamente non sarà facile essere costanti ma soprattutto originali. Ha in mente qualcosa di particolare oltre alla collaborazione?

3R) Per la pagina ho in mente molte cose che si vedranno a lungo andare. Oltre ai soliti recap e statistiche generali, ho in mente di creare una famiglia. Dal punto di vista contenutistico voglio portare tutte le notizie possibili e magari fare interviste con personaggi vicini al mondo degli Hornets e in futuro organizzare viaggi (come accade per altre tifoserie italiane NBA) a Charlotte per vedere una partita e stare insieme e coltivare la nostra passione.

 

4D) Domanda di rito essendo tifoso degli Hornets. Personalmente cerco di rimanere co i piedi per terra, Lei invece come vede il futuro prossimo di Charlotte? Riusciranno i nostri a costruire una squadra migliore per la prossima annata e a qualificarsi per i playoffs?

4R) Per quanto riguarda il futuro di Charlotte sono positivo. Siamo una squadra giovane e inesperta, ma che con le giuste mosse riuscirà a fare qualcosa di grande. Molte mosse di Cho sinceramente non le capisco, ma essendo questa l’ultima chiamata per lui, spero riesca a fare mosse appropriate per renderci competitivi.

 

5D) In ultimo, faccio un po’ come Gigi Marzullo… per darLe la possibilità di parlare di un argomento che le sta a cuore, a piacere, spaziando oltre al basket… “Si faccia una domanda e si dia una risposta”…

5R) Più che una domanda a piacere vorrei dire una cosa a piacere. Vorrei ringraziare tutti voi tifosi degli Hornets per avermi sempre fatto sentire come già detto, membro di una famiglia, per avermi fatto appassionare a questa squadra che è una delle più affascinanti e particolari di tutta la NBA. Spero che vada tutto bene con la pagina e che s’instauri un grande rapporto tra me e voi. Per il resto forza Hornets e forza #Buzz city.