Game 7: Charlotte Hornets @ Memphis Grizzlies 104-99

 
Gli Hornets passano al Fedex Forum di Memphis abbattendo i famelici Grizzlies che a inizio ultimo quarto si trovavano su un +9.
Dopo aver sofferto, però, un mix tra panchinari e titolari ha prodotto il sorpasso concedendo poco all’attacco di Memphis che ha pasticciato troppo per vincere nel finale. Evans ha terminato con 19 punti, Conley con 16 e la coppia Ennis III, Brooks con 11 a testa.
Il 41,6% dal campo è basato a Charlotte che ha limitato al 34,4% gli avversari grazie alla difesa e alla determinazione.
Gli Hornets si portano ora sul 4-3 in classifica.
 
Le formazioni:
 
La gara aveva inizio con Howard che portava nella nostra metà campo il settimo pallone su sette partite andando a correggere sulla prima azione un errore di Walker per il 2-0, oltre a deviare in difesa un passaggio verso il post basso destro per Gasol.
I Grizzlies finivano comunque per segnare con Ennis il pari e il vantaggio con Conley grazie a un floater basso in corsa, imitato subito dopo da Kemba (4-4).
I plantigradi iniziavano a far da lepre portandosi sul 4-9, gli Hornets si riavvicinavano a 8:21 con Kemba impegnato in un tiro da tre a destra dello schermo di Howard, il fallo di Harrison regalava a Charlotte tre liberi che mandavano il tabellone sul 10-11, risultato che mostrava prodromi per il sorpasso quando Marvin con un runner rilasciava la sfera che colpiva i due ferri carambolando dentro.
Il primo quarto, osservando il risultato, era un saliscendi; Kemba sulla linea di fondo sinistra si girava tirando complice una difesa rilassata di Memphis per realizzare il 16-15, MKG stoppava Ennis alle spalle, così Lamb con un palleggio arresto e tiro ridava il vantaggio ai nostri (22-20) prima che Parsons sulla sinistra sfuggisse a Frank per andare a schiacciare di prepotenza il 22 pari.
Kemba a 3:15 palleggiava basso tambureggiando fino a scivolare sulla sua destra verso il centro protetto da Howard apprestandosi a scagliare un preciso pallone da tre punti. Conley raggiungeva l’equilibrio nel punteggio sfruttando un fallo del nostro capitano (3 FT), poi nel finale da segnalare un potente alley-oop di Wright a una mano per gli avversari (27-29), l’appoggio al vetro di Evans che dalle parti del post basso destro evidenziava un vuoto difensivo e il pareggio di Graham che arrivava dalla lunetta, guadagnata dopo un giro sulla linea di fondo a superare Chalmers ma non Brooks che saltando in avanti abbatteva la nostra ala con il corpo. Finiva dunque 31-31 dopo 12 minuti.

Frank Kaminsky torna dopo l’influenza e nonostante la favccia sembri ancora un po’ febbricitante fa salire la temperatura della squadra a livello di grinta.
Chiuderà con 9 pt..
2017 NBAE (Photo by Joe Murphy/NBAE via Getty Images)

 
Come spesso accade quest’anno, la panchina avversaria metteva a nudo l’inconsistenza della nostra in termini difensivi e in particolare un 6-0 di Evans lanciava sul 31-39 i padroni di casa prima che Kaminsky infilasse la bomba da tre (catch’n shoot dalla diag. sx) del 34-39.
Il riavvicinamento era interrotto però ancora da un ispirato Evans che da tre punti ci riallontanava.
Mentre Tyreke segnava tutto, Malik non segnava nulla: il quo quarto tiro non andava a bersaglio mentre in difesa Frank sulla destra doveva rincorrere Parsons che si aggiustava con una finta per eludere il Tank e realizzare il 34-45…
Graham da destra batteva due difensori correndo in diagonale verso il centro per depositare due punti mentre Monk si faceva prima stoppare e poi esitava colpendo il ferro portando il suo FG parziale a 0/6…
Charlotte rimetteva dentro i titolari e da un assist dalla linea di fondo destra Kaminsky in corsa frontale realizzava due punti ai quali probabilmente mancava un FT aggiuntivo. Kemba metteva dentro altri 4 punti consecutivi e poi allargava in orizzontale sulla destra a Monk che in ritmo e con spazio, infilava il suo primo tiro della serata.
La bomba valeva l’aggancio a quota quarantasette a 4:10 dall’intervallo.
Un preciso jumper di MKG (da dx) orizzontale rispetto al canestro valeva il nuovo aggancio a quota 51 ma due giochi da tre punti di Conley facevano la differenza nell’ultimo minuto di primo tempo, portando il parziale a favore dei plantigradi sul 51-57.
Un primo tempo in ombra per Howard e Monk (1/8 a testa, complice qualche banker fuori portata per il primo), mentre Walker con 17 punti teneva in piedi la partita per Charlotte mentre il duello tra panchine sul 16-28 a favore dei Grizzlies li favoriva.
 
La ripresa non iniziava bene per Charlotte che incassava una tripla frontale di Harrison sulla quale Kemba non riusciva a opporsi.
Lo 0-9 a parziale tra i due tempi era interrotto da un ponticello di Williams dalla top of the key e rafforzato da un hook in turnaround di MKG.
Lampi nel buio d’inizio quarto, perché l’attacco si bloccava e Memphis ne approfittava portandosi sul 55-64 prima che Walker beneficiasse di un libero poiché in attacco il braccio teso e largo di Gasol fungeva da ghigliottina sul tentativo d’anticipo di MKG, così arrivava il fischio arbitrale e lo spagnolo sbatteva la palla con stizza per terra prendendosi il tecnico.
Kemba e Jeremy faticavano a trovar la via del canestro, così grazie a Conley gli Orsi viaggiavano sul 58-71 prima che con un’autorevole tripla Williams accorciasse al -10 a 6:16 dalla fine del terzo periodo.
A 5:33 Kemba subiva due contatti sulla stessa azione, uno in attacco e uno in difesa (blocco di Gasol), innervosendosi andava a commetter fallo, prendendosi anche un tecnico per vistose proteste.
Howard in lunetta non produceva risultati, mentre Monk in attacco migliorava prendendosi una tripla frontale in ritmo da transizione e un’entrata su Conley con l’alzata su un Gasol di presenza con le braccia alzate, infilando il 66-74.
Zeller era provvidenziale per interrompere in aria una combinazione volante dai due punti prossimi, ma ancor di più fondamentale era andando dall’altra parte a subir un fallo nel pitturato a 3:26 che ci riportava a cinque lunghezze (69-74).
I Grizzlies però entravano in zona bonus nel finale e anche falli sulle palle vaganti davano vantaggio alla squadra di Fizdale che a fine quarto, nonostante la coppia di lunghi Zeller/Kaminsky provasse a tener botta, si presentava sul 73-82.

Kemba Walker a canestro seguito da compagni e avversari.
2017 NBAE (Photo by Joe Murphy/NBAE via Getty Images)

 
Con un -9 e Kemba ancora in panchina, iniziava l’ultimo quarto; Kaminsky riconosceva un mismatch con Chalmers e prendendo il centro, dopo 15 secondi, a una mano infilava oltre Wright ma sbagliava il libero addizionale concessogli. Frank prendeva un tecnico per proteste sull’entrata di Brooks.
I Grizzlies toccavano ancora la doppia cifra di vantaggio (75-85) ma Charlotte si caricava tutta, con Frank a fare da innesco a caricare la squadra.
Cody e Malik alternavano una buona giocata difensiva e un canestro a testa, poi, dopo un pallone rubato come una gazza ladra da Wright e trasformato dallo stesso lungo, si entrava nella sagra degli errori, specialmente sotto il tabellone di Charlotte, un’azione confusionaria con Evans a commettere l’ultimo clamoroso errore, dava il via a un finale nel quale Charlotte riduceva progressivamente lo scarto, ad esempio passando a destra su un blocco ben realizzato da Zeller, Monk infilava la bomba dell’82-89.
A 6:16 Walker si avvicinava a Frank in difficoltà sulla sinistra attirando Conley che non reggeva il cambio di direzione del capitano che subiva fallo in entrata completando un gioco da tre punti dimezzando il gap a tre sole lunghezze.
I Grizzlies si riallontanavano momentaneamente sul +6 ma a riportarci a galla era Lamb che sparava immediatamente senza paura dalla sinistra da tre punti anche con il difensore sulle sue tracce.
Il canestro del 90-93 era benedetto dalla provvidenza, così come il fallo di Zeller, obbligato a spenderlo su un Martin in prepotente entrata su una transizione nata da un ribaltamento di Kemba intercettato da Conley.
Lo 0/2 di Jarell lasciava inalterato il risultato fino al jumper sulla sinistra contro Gasol del capitano.
Il black-out offensivo dei ragazzi del Tennessee continuava; Howard strappava un rimbalzo, Kemba penetrava sotto canestro scaricando per il prode MKG accorso come il buon Sancho Panza in aiuto del suo folle (a creder nella rimonta) capitano Don Chisciotte.
Kidd-Gilchrist realizzava in appoggio di destra e il sorpasso si materializzava, vantaggio mantenuto dai passi in partenza del rookie Brooks e da un errore di Evans.
Quando la PG avversaria commetteva fallo su Kemba, arrivavano due FT (in bonus) per il nostro trascinatore che non sbagliava.
Conley non metteva il tiro (aumentando a quota 26 gli errori sugli ultimi 30 tentativi dal campo di Memphis) seguente e Brooks ingenuamente sulla palla vagante toccava Lamb concedendogli almeno di splittare a 2:08 dalla fine portando i nostri sul 97-93 a distanza di sicurezza.
Evans a 1:47 centrava il canestro dei teal con una tripla ridando alla partita molta più incertezza, ma quando a tre quarti campo Kemba partiva, lasciando Conley sui blocchi, il suo 2/2 ci rianimava.
Scampato il pericolo di una tripla di Gasol che s’inceneriva sul ferro, Lamb tornava due volte in lunetta segnando tre dei 4 liberi concessi (nel mezzo una tripla di Evans non a bersaglio).
A :14.3 Lamb lanciava Charlotte sul 102-96 ma Brooks a :08.9 dimezzava lo svantaggio mentre Charlotte rischiava la beffa per un fallo non rilevato di Conley sul passaggio verso Kemba che in allungo riusciva a passare l’avversario ed Ennis accorso in aiuto chiudendo il contropiede con un assist per la regale slam dunk di MKG a due mani che chiudeva a :02.8 ogni discorso sul 104-99.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
27 pt. (7/15), 2 rimbalzi, 6 assist. Gli viene a mancare Howard come terminale ma i pt. sono inferiori ai minuti solo di due. Trascina Charlotte alla vittoria nonostante nel terzo quarto vada in difficoltà al tiro. 12/13 dalla linea. Sta tornando ad alti livelli.
 
Lamb: 7
17 pt., 8 rimbalzi, 1 assist. Finisce con un 6/13 dal campo avendo un momento d’appannamento nel terzo quarto. Si notano dalle statistiche le differenze con Batum che sta sostituendo. Non passa la palla nemmeno sotto tortura dalle parti del ferro, ovvero non rischia, infatti, non commette turnover, ma attacca il canestro e questo è importante. Balza sotto le plance difensive a non concedere seconde possibilità agli avversari oltre alla solita doppia e consistente cifra.
 
Kidd-Gilchrist: 7
10 pt., 6 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. 5/5 dal campo, +16 di plus/minus, terrificante lavoro su Conley che finisce con 16 punti e 6 assist, non tutto realizzato contro di lui. Sigilla la W con la schiacciata finale.
 
M. Williams: 6,5
9 pt. (3/6), 8 rimbalzi, 2 assist in 25 minuti. Altra buona gara per Marvin che spreca poco e aiuta la difesa.
 
Howard: 5,5
2 pt. (1/9), 7 rimbalzi. In 29 minuti commette due turnover. Non vince il duello con lo spagnolo che lo porta spesso sulla linea dei tre punti cercando così di lasciare spazio agli inserimenti degli esterni veloci visto che il buon Marc può permettersi di sparare anche da tre. Come un pesce fuori dall’acquario anche al tiro tenta improbabili banker non proprio nelle sue corde. Tutto sommato Marc è abbastanza limitato. Nel finale co un rimbalzo e la sua presenza congela il risultato.
 
Bacon: 5,5
2 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. Sale per un paio di jumper in serie fuori ritmo, chiude con un 1/7 e poi la difesa stasera non mi è piaciuta molto. In 19 minuti non porta benefici particolari a Clifford.
 
Kaminsky: 6,5
9 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. Pride. Si arrabbia quando Memphis è in controllo della gara, per un passi non visto. Da il via al come back che ci porta a vincer la partita. Al tiro meglio nella prima parte, ma a volte anche quando non segna, ne viene fuori qualcosa di buono.
 
Monk: 6,5
13 pt. (5/15), 4 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppate. Dopo l’1/8 del primo tempo mette un 4/7 nel secondo che aiuta la squadra a risalire, utilizzando anche una certa aggressività in difesa nei momenti che contano. Una sola palla persa. Da premiare dopo il pessimo primo quarto, non cede a livello mentale. Quando l’ingannevole dottrina dei numeri di cui è permeato l’occidente si deve inchinare all’importanza del gesto nel momento, ecco spuntare Monk.
 
Zeller: 7
11 pt., 8 rimbalzi, 3 stoppate. Preziosissimo, sale alla distanza. 4/7 al tiro. In campo fino al rientro di Howard, uno degli artefici con la sua presenza delle difficoltà di Memphis d’andare a segno e anche in attacco segue le azioni correggendo in tap in, portando blocchi o andando nel pitturato a segnare da pick and roll. In una serata nella quale Dwight si prende una pausa, sorge lui.
 
Graham: 5,5
4 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata. Due palloni persi e un -17 che va aldilà delle proprie colpe difensive pur non avendo, secondo la mia opinione, fatto una partita a livello delle sue possibilità. Due FT preziosi. Travolto rimane per terra per un po’, ma poi si alza e con lucidità non fallisce le occasioni guadagnate.
 
Coach Clifford: 7
La squadra non è quella dello scorso anno e lo dimostra vincendo nel finale. Utilizza delle rotazioni leggermente diverse e utilizza un quintetto a metà d’ultimo quarto, ben assortito, con i giocatori che stavano facendo bene. Anche se la squadra produce solo 15 assist, va 29 volte in lunetta. I 56 rimbalzi contro i 48 dei Grizzlies sono indice di determinazione, così come il 34,4% concesso agli avversari dal campo.

Game 6: Charlotte Hornets Vs Orlando Magic 120-113

 
Scontro tra mortali e Semidei.
I Magic in testa alla classifica 4-1, tornavano a Charlotte dopo aver perso le quattro partite della stagione scorsa cercando vendetta, forti della loro posizione.
Tuttavia in questo scontro quasi mitologico, il katà métron (termine greco che significa il secondo misura, non oltrepassare la propria misura) di Charlotte funzionava a meraviglia producendo l’effetto di battere quella che a inizio campionato era data quasi come una squadra materasso ma che grazie alle prestazioni del trio Gordon/Fournier/Vucevic, (rispettivamente 17, 23,15 pt. in serata) oltre a un Simmons da 27 punti in serata, sta smentendo i pronostici, almeno per ora.
A Charlotte ha funzionato il gioco di squadra con un Kemba superlativo e un contorno importante, offerto da Dwight, Jeremy, ma anche un giocatore al momento fuori forma come Marvin, questa sera ha fatto vedere ottime cose.
Tra le statistiche degne di nota per la comprensione del risultato, oltre al 31-28 negli assist, è stato un 59-40 la lotta a rimbalzo, sempre pro Charlotte, oltre al determinante 54,1% dal campo paragonato al 42,3% di Orlando.
 
Le formazioni:

Frank out per influenza.

 
Howard portava a casa il sesto pallone iniziale su sei, poi catturava il primo rimbalzo offensivo della partita ma sul suo retropassaggio s’infilava Ross (17 pt. finali) sbilanciato da Lamb in transizione.
Due su due e ospiti in vantaggio a mezzo lunetta, stesso punto dal quale MKG dimezzava lo svantaggio splittando.
Magic che si muovevano bene, anche se sbagliavano qualche canestro facile come ad esempio Augustin che alzava corto sul primo ferro senza opposizioni, così l’alzata di Lamb per Howard otteneva l’effetto a 9:25 d’essere il primo tiro dal campo buono per Charlotte.
Fournier però scappava a MKG andando a segnare il 3-6, tuttavia dalla destra Marvin in entrata realizzava un banker che con il canestro simile di Howard (da distanza più ravvicinata, sempre al plexiglass) portavano Charlotte in vantaggio 7-6.
Ross con un fing and roll in transizione riportava avanti i Magic sull’11-12 ma Lamb con tre punti non ci stava, tuttavia i Magic nonostante l’errore di Ross alla conclusione beneficiavano di un Gordon che spuntava in mezzo alle maglie bianche sotto canestro riuscendo a deviare di destra con buon gesto atletico e tecnico per il 14 pari.
Kemba faceva ripartire l’attacco degli Hornets che in poco tempo piazzavano un parziale di 9-0; dopo i primi due pt. di Kemba arrivava il tris di Marvin dall’angolo destro (apertura per mano di Howard), la transizione di Lamb, favorita dal recupero di Bacon, chiusa in schiacciata a due mani, infine l’arcobaleno di Lamb che da sinistra attraversava lo spazio del ferro per finire nelle mani di Howard per l’appoggio da vicino del 23-14.
Monk in jumper frontale alzava il punteggio sul 25-16, Orlando lentamente tuttavia rientrava con le prime avvisaglie di difficoltà della panchina che concedeva a Fournier un gioco da tre punti (a 1:08 appoggio da sotto con fallo di Zeller) per il 27-22.
Chiudevano due punti di Fournier con il mancato aggancio di un Hezonja tutto solo che insolitamente mancava la tripla aperta. 27-24 dopo i primi 12 minuti.

Jeremy Lamb in schiacciata.

 
Il pari era solamente rimandato di una quarantina di secondi in avvio di secondo quarto con Mack da tre punti (frontale), tuttavia O’Bryant, raggiunto da un pass di Cody orizzontale, scaricava dalla diagonale sinistra la tripla del 30-27. Mack e O’Bryant si ripetevano da due punti, poi erano Zeller da sotto e due volte Ross ad apportare punti per le due squadre che si ritrovavano sul 34 pari.
Kemba rientrando in campo, in entrata regalava due punti a Clifford, preludio di due giocate successive più spettacolari. Era tuttavia Mack dalla destra a cercare e trovare un contatto con Kemba a 3 decimi dai 24 secondi: tre liberi a segno e Magic sopra di un punto.
Giro palla Charlotte, partenza di Graham dalla baseline sinistra avvantaggiata, apertura sul lato debole per Kemba che infilava il catch’n shoot prima di spezzare due volte nel mezzo il raddoppio (dopo esser passato in un’azione dietro il velo di Zeller).
I tre canestri in serie di Kemba portavano Charlotte sul 42-37 prima che “Vuc” con un soft touch dalla media destra si elevasse sopra Dwight interrompendo il break.
Kemba comunque si mostrava on-fire e passando in entrata Vuc e ferro era spinto dal primo con il corpo mentre in avvitamento realizzava il sottomano che avrebbe portato al libero supplementare e al 45-39.
Monk a 5:32 tentava anche il passaggio al vetro per se stesso trovando però sulla presa un Gordon che riusciva a stopparlo, privandoci di una meraviglia per gli occhi.
Lo stesso Gordon, grazie a una transizione, scaricava da 3 pt. a 3:35 il 49-42, ma Lamb notava l’avvicinamento di Vucevic in raddoppio su di lui fuori dalla linea dei tre punti; Jeremy allora alzava il lob per Howard tutto solo che scaricava l’alley-oop nel canestro a 2:50 dall’intervallo. Lamb sulla linea di fondo destra si creava lo spazio per metter altri due pt. che erano ”sorpassati” dal gioco da tre di Howard, aiutato dal ferro dopo il tocco di Biz che permetteva di festeggiare Dwight anche dalla lunetta (ogni volta che Howard segna a gioco fermo ormai è rumorosa festa).
Si chiudeva con Simmons da tre sulla sinistra a vanificare una buona difesa di Charlotte e una persa di Monk che apriva il contropiede di Augustin, il quale cercava l’appoggio al vetro tutto solo ma un millimetro prima MKG si catapultava sulla sfera inchiodandola al vetro.
Si andava a bere qualcosa negli spogliatoi sul 61-49.

Walker appoggia al vetro superando l’ex compagno di team Biyombo.

 
L’inizio di terzo quarto era favorevole agli ospiti che, anche grazie a sei punti di Vucevic risalivano la china portandosi sul -7 (64-57), poi Kemba spostandosi a sinistra dietro un blocco centrale di Howard trovava la coordinazione per un pullup vincente ma arrivava come un fulmine una devastante dunk appesa di Gordon a far tremare la struttura del ferro, Clifford quindi chiedeva un time-out a 9:21 sul 66-59. Williams interrompeva il momento negativo degli Hornets segnando e ben difendendo su Gordon che tirava corto, MKG infilava due jumper con comodità (assist di Kemba sul secondo) per il +10 (74-64) Kemba forniva nel lasso di breve tempo sue alzate per Howard, alley-oop a una mano la prima e rim run la seconda per l’80-66 con la quale i Calabroni si ridistanziavano.
C’era ancora tempo tuttavia per la slam volante più bella della serata di Dwight che sull’errore di Bacon da tre dall’angolo destro, si alzava con perfetto tempismo e la potenza di un uragano gioviano non lasciava scampo alla difesa blu.
Lamb fuori equilibrio sulla linea di fondo sinistra realizzava il jumper dell’86-70 e a 3:47 arrivava anche un beautiful fing and roll di Kemba in caduta per l’88-72.
A Fournier da tre rispondeva Lamb a 1:57 con la stessa moneta, tuttavia Fournier nel finale si ripeteva anticipando una giocata di Simmons che in transizione (altra persa Monk) alzava lo score con un gioco da tre punti per il 93-86 che chiudeva i primi 36 minuti.
 
In avvio di ultimo quarto Hezonja accorciava sul -5, così, Kemba a 11:01 rientrava sul parquet precipitosamente ma Simmons con il suo diciassettesimo punto riportava a tre lunghezze gli ospiti.
Cody correggeva al ferro con una schiacciata l’errore di Graham ma Biz approfittando di un po’ di confusione sugli sviluppi dell’azione d’Orlando riportava a tre il gap.
Kemba si caricava la squadra sulle spalle segnando da tre (la sua prima tripla in serata) e andando a sfidare Biz in entrata (duello tra un ghepardo e un elefante in velocità) con il risultato di portar a casa un gioco da tre punti per il 101-94.
Kemba vestiva i panni dell’uomo assist quando in penetrazione arrivava sotto il ferro allargando sulla sinistra dove Marvin, percorrendo la linea di fondo, usava il corpo per appoggiare nonostante il contatto con un difensore.
A 5:52 con un buon tiro Ross riportava a -5 Orlando ma Kemba piazzandosi nell’angolo destro riceveva l’aperura, facendo ripartire Bacon che in salto da sotto cambiava mano appoggiando di sinistra per evitare la stoppata.
A 3:50 un irrefrenabile Walker usava lo schermo gigante di Howard per scagliare il dardo avvelenato mortale da tre punti che valeva il 110-99.
Orlando tentava la tattica del fallo sistematico (hack a Shaq) su Howard che andava un paio di volte in lunetta completando il gioco dei FT alla prima e fallendo i due liberi alla seconda.
Clifford lo farà accomodare poco più tardi in panchina rilanciando Zeller, ma a cercare ancora di riaprir la partita ci pensava Simmons spostato (sulla bsl sx) sul tiro da Kemba; azione da tre punti con il FT per il 114-105.
A 1:47 Lamb, come un fantasma a trascinar pesanti catene, si portava ostinatamente il pallone in giro sul lato sinistro in palleggio con la difesa d’Orlando anche a raddoppiare cercando disperatamente di rubar palla, ma caparbiamente Jeremy resisteva inventandosi un fade-away laterale da distanza non consigliabile con l’uomo appiccicato.
Il risultato era però insospettabilmente buono: due punti d’oro che mitigavano i tre successivi di Simmons, l’ultimo ad arrendersi tra gli ospiti.
Marvin su una seconda possibilità, da fuori spingeva un pallone nel corridoio centrale, dove Zeller abbrancava la sfera e facendola passare nella retina ci regalava il 118-108 a 1:12 dalla fine, una quasi garanzia di successo.
Finiva con il mistero di un time-out che l’arbitro di colore affibbiava a Clifford, salvo dopo conciliabolo tra la terna smentirlo, più tre punti di Vucevic e una provvidenziale stoppata salva coronarie (in recupero da dietro) di Williams su un tentativo di Ross da tre, oltre a due punti a testa finali per lo stesso Marvin e Simmons a fissare il soddisfacente (per noi) 120-113 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 8
Kemba porta in dote 34 punti in 35 minuti andando in doppia doppia con 10 assist, facilitato da Howard negli alley-oop ma anche smistando buoni palloni da penetrazioni o smarcando l’uomo. Aggiungiamo 6 rimbalzi, 2 rubate e una stoppata, oltre al +22 di +/-. Perde tre palloni, uno lanciano sul lato in diagonale, passaggio intercettato d’istinto da un avversario, istinto che porta spesso Kemba però a fare la cosa giusta quando scarica da tre o inventa pullup ma usa anche la testa sfidanzo più volte l’ex compagno di squadra Biyombo che cede sempre in velocità.

 
Lamb: 7,5
20 pt., 6 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate. A parte il vizio al turnover in serata (3), il 9/15 dal campo con un paio di canestri dalla sinistra davvero notevoli (uno fuori equilibrio e l’altro in fade-away dopo parecchi secondi di palleggio), indicano come ottimo sostituto di Batum il nostro numero tre. Rientra con generosità, procurando qualche FT evitabile ma nel complesso è un giocatore che sta andando a difendere in copertura di rotazione anche su avversari con metri di spazio per il tiro, riuscendo a volte nel disturbarli. L’unico difetto della serata sono i tatuaggi, abbastanza discutibili, però non sono oggetto di discussione baskettare.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
10 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Alla distanza sale di tono. Gioca 22 minuti segnando tutti e 4 i tiri dal campo, sporcando con un 2/4 ai liberi la sua perfezione. Una bella stoppata in un momento chiave, in attesa di vederlo con più regolarità in campo.
 
M. Williams: 7
13 pt., 11 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. Con 6/8 dal campo (manca un paio di triple) torna ad avere una buona scelta offensiva ma è la difesa con rimbalzi e stoppate, compresa quella che congela il match a creare il voto. Speriamo di vedere Marvin più spesso convinto. Un “C’mon” nel finale per caricarsi dopo un suo canestro spero possa preludere ad altre prestazioni convincenti.
 
Howard: 7
22 pt., 10 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Con 9/13 al tiro e una buona presenza difensiva (peccato non aver superato ma solo pareggiato il record di Barkley che a inizio stagione aveva catturato almeno 15 rimbalzi) arriva a metter a segno un’altra doppia doppia. In attacco da a Kemba la possibilità di salire nel numero degli assist. A inizio gara si mantiene sulla sufficienza, forse anche meno, poi si scatena. Punti deboli i FT (4/9) e le palle perse (5). Dovrebbe evitare partenze in palleggio con tragitti medio/lunghi.
 
Bacon: 6,5
4 pt, 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Un 2/7 dal campo non eccelso, ma ha meriti difensivi e porta in dote un +4 come plus/minus. In alcuni minuti gioca insieme a Graham con il quale condivide statistiche non molto differenti. Se può mirare con spazio e tempo il canestro senza fastidi, mostra un buon jumper dalla media.
 
Graham: 6,5
4 punti, 7 rimbalzi, 1 rubata, 3 assist, 0 perse. Non è cosa da poco in 21 minuti giocando da comprimario nonostante il 2/8 dal campo. Inizia un po’ in sordina in difesa con un fisico che ricorda un po’ quello di un tricheco ma meno aggraziato. Il body però funziona e alla distanza mostra una discreta difesa. In un paio d’azioni d’attacco s’intestardisce ma riesce comunque in qualche maniera o a segnare o a mandare Cody a bersaglio.
 
Monk: 5
2 pt, 3 assist, 1 stoppata. Una delle poche note stonate di serata. Partecipa al gioco corale, anche se s’innamora spesso del tiro finendo con un 1/8 dal campo ma soprattutto perde tre palloni, due dei quali aprono praterie sul parquet e costano caro in termini di punti. Poco confidente il palleggio, troppo alto, spesso gli toccano la sfera. Sfrontato, prova anche il backboard pass, passsaggio per se stesso ma Gordon gli nega la gioia.
 
Zeller: 6,5
6 pt., 6 rimbalzi. Ha dei momenti di difficoltà, però nel finale, nonostante un canestro subito da Gordon, tra pt. e rimbalzi porta sostanza a Charlotte che in qualche occasione sfrutta i suoi blocchi. Gliene viene fischiato uno dagli arbitri che lo vedono in movimento, sul quale non sono d’accordo, ma anche gli arbitri sono mortali.
 
O’Bryant: 6,5
5 pt. in 4 minuti. Un -1 di plus minus quasi irrilevante giocando con la panchina. Stavolta non dispiace seppur eclissato dal rientro di Zeller.
 
Coach Clifford: 7
Lo spirito difensivo della squadra c’è. Tutti lottano e l’attacco è calibrato, frutto di un gioco di squadra che produce ben 31 assist, quasi il doppio se non oltre certe partite. I cambi mi sembrano “azzeccati”, lucidi. Buona vittoria.

Game 5: Charlotte Hornets Vs Houston Rockets 93-109

 

Tecnica, massimo risultato con il minor impiego di mezzi. Parlo della tecnologia, quella che molte persone, tutte le aziende, gli Stati vorrebbero per guadagnare soldi, dominare il mondo o semplicemente godersi la vita senza troppi pensieri, perché se in competizione sei più avanti di un tuo concorrente, riuscirai a utilizzarla per lo scopo prefissato. Anche nel basket è così a volte, per fortuna non sempre.
Houston stanotte ha approfittato della tecnica dei suoi tiratori da tre, ossimoricamente abusando della specialità, ma chiudendo con un 22/57 (38,6) per un totale di 66 punti in triple che ha superato la metà dei punti realizzati dagli uomini di D’Antoni.
Niente da fare per Clifford quindi visti respinti gli sforzi del team da una pioggia tecnica da fuori.
Una delle cause più evidenti della vittoria esterna dei texani è stata questa, ma hanno concorso altri fattori come il 44-51 nei rimbalzi e il 16-21 negli assist.
I turnover questa volta sono stati solo 9 contro i 15 avversari e Charlotte ha anche usufruito di più liberi, tuttavia Howard ha chiuso con un 5/15 a gioco fermo.
Harden ha segnato 27 punti, Gordon 26 e Anderson 21…

Charlotte e Houston si presentavano così al via:

 

 

La partita cominciava con Howard capace di non perdere un colpo sui palloni a due.
Il suo 5/5 portava gli Hornets ad aver la prima possibilità in attacco, sfruttata dopo 20 secondi da Marvin libero grazie al passaggio orizzontale (cambio lato) di Lamb.
Passavano 15 secondi e Anderson pareggiava con il tiro da fuori, trasformando i primi minuti soprattutto in una gara tra bombardieri.
Charlotte decideva di usare la torre Howard che sfidava Capela avvicinandosi a canestro e chiudendo con un sottomano destro si portava sul 5-3 mostrando d’aver compiuto la scelta giusta.
Lamb da tre punti a 10:14 aumentava il vantaggio (8-3) ma Ryan Anderson, specialista da tre punti, infilava i suoi due seguenti tentativi facendo salire sopra di uno Houston. Howard a 9:05 partendo dalla linea di fondo arrivava dalle parti del canestro a depositare incurante di Capela che commetteva fallo, ma anche se Dwight sbagliava il secondo tiro della serata a gioco fermo, i Calabroni passavano avanti, riuscendo per qualche minuto a mantener la testa della gara, anche grazie al passaggio con rimorchio di MKG che in corsa dentro il semicerchio sotto canestro infilava il 12-9. Era Lamb a incrementare di tre punti il vantaggio grazie allo scarico verso sx di Kemba, poi toccava a Kemba stesso provarci senza successo ma procurando le condizioni di successo per la correzione colante sopra il ferro di Howard che non la toccava piano…
Con un arcobaleno disegnato da Lamb per l’alley-oop di Howard a 6:29 Charlotte si portava sul +8 ma i Rockets con un 2+1 di Capela e due punti di Harden tornavano in scia. A 4:19 Kemba in possesso della sfera era invitato da Howard a passare dietro il suo blocco, Marvin più a destra si aggiungeva creando scompiglio, così il nostro capitano approfittava della leggera distrazione per realizzare ancora una tripla, quasi subito però vanificata da quella di Tucker per il 22-19.
Quasi appena entrato, Kaminsky faceva centro al primo tiro rilasciando la sfera al suo destino che si compiva nella retina dopo un morbido viaggio.
B. Brown e Lamb aggiungevano una tripla a testa in quel che era ormai una fiera dalla lunga distanza.
Harden con un’entrata e tiro libero sommava quei tre punti per portare la squadra di D’Antoni sul -1 (28-27).Chiudeva Monk dalla lunetta con un 2/2 che fissava il parziale di primo quarto sul 30-27.

 

Walker finirà con 26 punti, non basteranno a Charlotte che ora dovrà vedersela con i Magic.
Chuck Burton AP

 

Il secondo quarto non andava bene per Charlotte che con la panchina faticava ancora una volta, sebbene iniziasse con un libero di Kaminsky (violazione difensiva tre secondi) e a 9:10 O’Bryant trovasse un ponticello in faccia ad Anderson per il 33-30.
Charlotte qui però si spegneva; le tiple di Anderson e Tucker erano troppo comode, quella di Gordon favorita d un arretramento di O’Bryant in prospettiva d’entrata della SG avversaria.
Di fatto i Razzi prendevano quota, staccandosi sul 33-39. A 7:28 Frank the Tank in entrata a una mano rompeva il digiuno di punti dei teal ma Gordon approfittava del secondo fallo di Bacon (in difficoltà) per realizzare altri due pt. dalla lunetta.
Gordon con una breve drive in diagonale puntando a canestro infilava i punti del 37-47, un +10 che gli ospiti riuscivano anche ad aumentare quando Harden ai 24 metteva dentro (37-50) la tripla dopo una difesa attenta di MKG che non rischiava però l’intervento.
Gli Hornets raggiungevano l’intervallo accorciando grazie a due liberi di Howard (dopo la virgola presa precedentemente) e di Kemba a :02.9.
Dieci i punti di scarto da recuperare (46-56) dopo l’intervallo…

Charlotte partiva sparata all’uscita degli spogliatoi:
Un jump hook di Howard, un appoggio artistico di MKG e un altro canestro da sotto di Howard (10:32) che si permetteva il lusso di una finta d’apertura su Gordon che abboccava lasciando al lungo l’onere di fermare da solo Howard.
Gli Hornets portavano a termine una difesa meravigliosa su un lungo e veloce giro palla dei Rockets che finivano ai 24 facendosi stoppare (Tucker) da Lamb, il quale lanciato da Howard in contropiede, schiacciava per il -2 (54-56).
L’uscita di MKG per il quarto fallo però sembrava render più incerta la difesa degli Hornets che incassavano due triple prima di reagire con Howard che catturava l’ennesimo rimbalzo offensivo (tentativo da tre di Kemba andato male) prendendo posizione davanti ad Anderson e subendo fallo da Mbah Moute, riuscendo al contempo in qualche modo a far entrare la palla nel canestro per un gioco completato da tre punti.
Lamb con un preciso pullup dalla sinistra accorciava sul -3 (59-62) ma la forchetta variava come la temperatura di questa stagione… escursione termica per Charlotte notevole quando Gordon ai 24 realizzando un top shot da tre punti (contro Walker) riportava al doppio vantaggio i texani (62-72).
Un catch n’shoot da tre di Monk dalla diagonale destra e un libero di Bacon (male, soprattutto perché avrebbe potuto aprire su Howard libero sotto invece di concludere) comunque erano indice di vivacità, così si arrivava al finale di quarto con una schiacciata potente di Gordon agevolata dal corridoio diagonale lasciato sulla destra dalla difesa di Charlotte e la replica di Kemba a mezzo lunetta (fallo di Harden che scivolando, perso l’equilibrio, dava una ginocchiata a una coscia di Walker).
A :02.8 i Calabroni segnavano quindi il 74-78 che anticipava la sirena senza altri sussulti.

Clifford lasciava in campo Kemba a inizio ultimo quarto, variando un po’ un quintetto che soffriva di punti nelle mani. Le riserve, con un team un po’ decimato dagli infortuni, purtroppo non reggevano molto, sebbene Monk iniziasse con una penetrazione e alzata al vetro utile per consegnare il -2.
Brown però imitava il collega e il Tank andava in difficoltà nel contenere Gordon nel crossover ritmato; il cambio direzione costava anche il libero (poi non trasformato) oltre al canestro subito.
Tucker non segnava ma Capela sì, facendo notare il vuoto sotto le plance con Howard in panchina e Zeller infortunato. Era lo stesso O’Bryant, primo incaricato nel recuperar rimbalzi, a tirare corto dall’altra parte, così i troppi errori finivano per agevolare Houston, brava con un Gordon in serata fenomenale a colpire da tre per l’ennesima volta. Monk a 8:51 replicava al collega utilizzando la stessa moneta ma dalla linea di fondo destra uno scarico per Capela metteva a nudo ancora una volta la pochezza della difesa senza Dwight; dunk per il 79-89.
A 7:41 un bound pass rischioso in transizione di Howard per Kemba con il tentativo d’anticipo di Brown, finiva con lo smarcare Kemba, il quale non ci pensava troppo prima di concludere da tre punti da libero.
A smorzare gli entusiasmi era però ancora Gordon che bombardava ancora da fuori trovando la retina.
Il trend non cambiava… una Charlotte volenterosa tentava il riavvicinamento ma Harden a 4:32 colpiva da fuori con Kemba a sfiorar la mano del Barba ma inutilmente. Un paio di falli tattici costringevano Howard alla lunetta senza troppo successo, Mbah a Moute dall’angolo a destra sigillava nel finale la partita, Harden sugellava la sua prestazione a :19.9 ancora con una bomba, centrale ma da distanza ragguardevole, confermando la serata di grazia dei tiratori texani da fuori.
Troppo per Charlotte per sperar di vincere.

 

 

Pagelle

Walker: 6,5
26 pt., 3 rimbalzi, 5 assist. Kemba forza un po’ nel primo periodo e gli va poco bene, poi ingrana con incursion e triple. Subisce qualche canestro da fuori ma è un trascinatore, oltre a essere un punto fermo della squadra.

Lamb: 6
20 pt. per Jeremy oltre a 3 rimbalzi e altro in un tabellino completo. Il 50% dal campo e due palloni persi. Buona gara per il nostro numero 3 che continua a produrre punti, cercando di far meglio sempre in difesa ma, come il resto della squadra, deve esser più sveglio, specialmente quando hai squadre come Houston che possono pluriminacciarti, tecnicmente e tatticamente.

Kidd-Gilchrist: 7
13 minuti, 4 punti, 7 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Il metro dell’efficaia di MKG è il +/-. Con lui in campo, sebbene lasci un minimo spazio sul tiro agli avversari (che fanno prodezze) è in buona serata, tra l’altro avendo un cliente difficile come Harden. MKG gioca 13 minuti, non perdendo palloni.

M. Williams: 5,5
3 pt., 2 rimbalzi. Scompare in attacco dopo aver segnato i primi tre punti. In difesa va meglio ma è ancora lontano dallo stato di forma che ebbe due anni orsono.

Howard:6,5
19 pt., 16 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Domina a livello fisico sotto quando vuole e va in doppia doppia, ma è troppo teso ai liberi. Il pubblico l’applaude calorosamente quando ne segna uno, manca solo la ola… Sempre prezioso ma deve migliorare il suo punto debole.

Bacon: 5
1 pt., 4 rimbalzi, 1 assist in 29 minuti. Qualcosa di buono a senso alternato nel secondo tempo in difesa. Soffre la velocità degli avversari (spesso Harden nel secondo) e l’inesperienza. Anche al tiro si vede imprecisione larga (0/6) come quando spara dall’angolo destro e la palla colpire la tabella per finir lunga fuori.

Monk: 5,5
10 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. Il 3/9 dal campo con un inizio pessimo a sparare senza averne sempre la possibilità, mina il suo voto anche se arriva in doppia cifra con i punti.

Kaminsky: 5,5
8 pt., 4 rimbalzi. 3/11 dal campo, non benissimo al tiro, regredisce un po’ dalle ultime prestazioni.

O’Bryant: 5,5
2 pt., 2 rimbalzi, 1 stoppata. Gioca solo 13 minuti e le statistiche per il terzo centro nelle gerarchie non sono gravemente insufficienti ma è insufficiente la presenza difensiva in campo. Troppo compassato in certe situazioni.

Coach Clifford: 6
Buona la mossa di rimettere in campo Kemba nell’ultimo quarto. Houston non gli da scampo e le qualità della panchina non aiutano. Lui deve sistemare questa difesa sul perimetro, a volte veramente troppo sballata e sbagliata.

Game 4: Charlotte Hornets Vs Denver Nuggets 110-93

Frecce d’immaginazione contro scudi d’aprioristico scetticismo.
Traggo spunto, modificando il finale di una frase di A. Borsalino, poeta colto e colto da fervida immaginazione per descrivere uno scetticismo legittimo forse quello che avvolgeva Dwight a inizio stagione controllando numeri in calo.
Personalmente credevo in lui, motivato da Jordan sta giocando davvero bene.
Le motivazioni esulano dall’aspetto economico, ascoltare le persone, creare un ambiente confortevole sono elementi indispensabili per la buona armonia tra società e giocatore, questo trasuda anche in campo, dove Dwight dispensa sorrisi con i compagni e l’etichetta di “sfascia spogliatoi” sembra non appartenergli o essere lontana nel tempo. Anche stanotte Dwight ha trovato un’ottima prestazione che ha finito per far la differenza tra le due squadre, certamente aiutato d auna panchina con Monk e Kaminsky sugli scudi.
Charlotte più determinata, Denver più svogliata, quasi in gita.
Charlotte ha ritrovato MKG ma solo per una decina di minuti.
Il giocatore scelto da Charlotte alla numero 2 nel draft di Anthony Davis ha chiuso con due punti.
Gli Hornets hanno fatto loro la partita producendo ottime giocate con Kaminsky e Monk da segnalare oltre a Walker e Lamb a supportare le due liete novelle di serata.
Per quel che riguarda le statistiche 5 a 1 le stoppate per Charlotte.
47,5% dal campo e 43,3% da tre per Charlotte contro il 38,4% e il 25,8% di Denver nelle stesse statistiche dicono molto sulla bontà dei tiri presi e la bravura degli interpreti di Clifford nel finalizzare le varie azioni.
50-49 per Denver i rimbalzi così come i Nuggets sono finiti “avanti” di un turnover (perse Charlotte 14, Denver 13), statistiche che non sono servite alla squadra di M. Malone per arrivare almeno in un finale punto a punto.
 
Le squadre con i loro starting line-up:
 
Dwight Howard iniziava la sua partita mantenendo il curriculum immacolato nelle alzate:
Quattro su quattro palloni portati nella nostra metà campo, un giro a testa a vuoto per gli attacchi prima che si tornasse a giocar sotto il tabellone di Denver con MKG a provare il primo tiro della stagione, buono per il rimbalzo di Howard che in qualche maniera metteva dentro a due mani imitando una chela.
Dopo il 2-1 di Millsap dalla lunetta, Marvin raddoppiava il nostro punteggio da sotto, Denver, però carburava e trovava un mini parziale di sette punti partito con Murray e chiuso dallo stesso giocatore (4-8), Kemba, passando dietro un blocco di Howard sulla diagonale destra, arrestava il tambureggiante palleggio per salire velocemente a scagliare un dardo avvelenato da tre punti che ci riavvicinava a una sola distanza.
Offensivo era il fallo chiamato a Dwight in attacco ma anche in termini di giudizio; era Jokic a mettere una mano galeotta e gli arbitri a invertire la realtà.
Murray continuava a tentare penetrazioni e trovando altri due punti faceva toccare la doppia cifra ai suoi ma Howard da due e Williams da tre riportavano avanti la Buzz City prima del pareggio di Jokic dal pitturato centrale.
Sulla dozzina di punti a testa scattava avanti Charlotte, la quale beneficiava a 4:22 di una tripla di Lamb dopo una drive and kick smarcante di Kemba da sotto canestro per il 18-12.
Si arrivava sul +8 anche senza che la palla varcasse la soglia dell’anello, bastava M. Plumlee a inchiodare tardivamente la sfera alla tabella dopo che essa però avesse già impattato con il plexiglass sull’appoggio di Monk a 3:34.
Denver tentava di rimontare con un’azione di Barton da tre punti (penetrazione e FT) a 1:50 per il 23-17, poi era O’Bryant (già una tripla in precedenza) a incrementare il suo bottino alzando un fade-away dalla medio-lunga linea di fondo destra che vanificava il tentativo di difesa di Jokic. Saltando al finale di quarto da evidenziare un’entrata di Monk capace di rallentare i riflessi della difesa; a sei secondi e altrettanti decimi dalle parti del ferro si arrestava il tempo con Monk a depositare il 27-20, ma a fil di sirena le sorprese non erano finite perché Jokic infilava una bomba a metà distanza tra le linee di centrocampo e da tre.
Si andava dunque al primo break sul 27-23.

Jeremy Lamb al tiro superando Murray.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo quarto si sbloccava a 10:58 quando Monk graffiava con due punti dalla diagonale destra.
Frank aggiungeva 4 punti mostrando d’esser in buono stato di forma, Monk a 8:25 tornava a ruggire con la frecciata da tre punti per consolidare un vantaggio salito a 12 punti (38-26), a 7:27 quasi Frank, in una sfida interna per il top scorer di serata imitava Malik colpendo da tre con sicurezza…
Murray in area da due interrompeva il predominio dei bianchi di casa ma ancora il Tank entrava in azione con un giro e tiro aggraziato che bucava la retina mentre Frank levitava con sicurezza.
“Ah, sì?”, pensava probabilmente Malik… quando il pensiero malizioso di colpire dalla lunga non solo lo sfiorava ma lo percorreva a 6:27… un secondo dopo il sogno si tramutava in realtà portando il nostro numero uno a quota 12 punti. Denver collezionava ben 4 rimbalzi offensivi nella stessa azione approfittando dell’assenza di Howard sul parquet tenuto più a lungo a riposo da Clifford per qualche fallo di troppo speso nella prima parte (già 7 rimbalzi catturati) e Beasley alla fine finiva per segnare a mm dal canestro. Lamb a 4:26 compiva una prodezza segnando sulla continuazione di un’entrata che rischiava di decapitarlo per un passaggio a livello trovato sulla sua strada; per gli arbitri niente fallo ma la coordinazione di Jeremy permetteva agli Hornets di trovare un canestro con appoggio al vetro e un 48-32 insperato sul tabellone.
Howard a 3:51 interrompeva il digiuno dalla lunetta splittando, Harris infilava dalla dx un catch n’shoot da tre punti ma nel finale, partendo da uno step back di Kemba dal centro destra ravvicinato, il territorio si faceva conquistare dei Calabroni…
Lamb ci pensava un attimo liberato un passo dietro la linea dei tre punti (diag. Dx) prima di provare e segnar tre punti, Marvin da due con l’entrata da destra, Bacon dallo stesso lato ma dal corner oltre la linea da tre aumentava il divario che saliva sino al +25 quando Kaminsky faceva piovere un altro meteorite infuocato dallo spazio aperto per il 62-37… Harris al secondo tentativo puntellava lo score e si andava al riposo sul 62-39 con l’ottimo lavoro della difesa di Charlotte e Frank a 14 pt., tallonato da Malik con 12.
La bellezza salverà il mondo e la bellezza è inutile si dice… forse è più vera la seconda affermazione, ma intanto non guasta mai…
 
Charlotte nel terzo quarto aveva l’obiettivo di difendere il margine di vantaggio acquisito nella prima parte di partita; a 10:16 Lamb passando dietro un blocco di Howard continuava a far piovere piombo fuso da tre punti, lo stesso numero tre imbeccava Marvin lanciandolo a canestro per il 72-45 che sembrava essere buon viatico per difendere il +23 del primo tempo.
A 7:22 MKG trovava in jumper dalla destra il primo canestro della stagione, a 5:15 ancora una tripla di Lamb.
Questa volta era un air ball ma si tramutava in perfetto assist per Howard che raccoglieva al volo sotto canestro e salendo a schiacciare aggiornava il tabellone sul 76-52.
Nel finale un alley-oop probabilmente involontario tra Harris e Plumlee accorciava il divario ma una rubata di Lamb su una pericolosa transizione di Denver trasformatasi in un 2/2 ai liberi (bonus) più una tripla in ritmo di Monk a 2:55 rallentavano il processo di rimonta delle Pepite che nel finale trovavano un Harris in formato gigante con una drive e dunk da posterizzazione su Monk e due bombe, l’ultima a fil di sirena a regalare il -17 ai Nuggets (85-68).

Marvin Williams in area contro Mas. Plumlee sotto gli occhi di Howard.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Dopo quattro punti a zero in partenza, Clifford nell’ultimo quarto sceglieva di fermare il gioco per riordinare la squadra in campo ma la panchina non dava granché, ci pensava il rientrante Kemba con un jumper partito poco prima del tentativo di stoppata di Plumlee a far ripartire il punteggio di casa.
Una spallata laterale offensiva di Mason Plumlee (in possesso della sfera in avvicinamento a canestro) su O’Bryant era staccato preludio a una tripla semplice di Kemba che evidenziava lacune difensive dei Nuggets, colti dal mito della caverna di Platone, con la variante di cercar forse oro nel grottesco pitturato.
Ad ogni modo a 9:25 Il 90-73 era servito.
Un pick and roll tra Chandler e Plumlee illuminava l’attacco dei Nuggets che la quasi sacrale ascesa di Mason, iscriveva nel libro dei marcatori.
Dunk e libero per un tentativo di Kaminsky, modello koala di fermare il centro di riserva avversario.
Tre punti che pesavano ancora di più quelli di Chandler over Kaminsky, tutti in un colpo solo di tripla valevano il 90-79… Per fortuna il come back dei Nuggets terminava qui; Kaminsky prendeva area e contatto con Plumlee accontentandosi dei due punti, Monk intercettava un pallone in difesa e ripartendo, lungo dalla destra rilasciava un pullup vincente che faceva tornare Charlotte sul +15 (94-79). Kemba, sbilanciato da Barton nel ricadere dal tentativo di tripla accettava il regalo dell’avversario e arbitri portando a casa altri tre punti a gioco fermo, poi a conservare il risultato sull’alzata a canestro di Mudiay ci pensava l’aura dei polpastrelli di Howard.
A 4:20 alle porte del pitturato destro si presentava Frank, a sbarrargli la strada niente di meno che Millsap, scontro con tiro fuori equilibrio di destro, una specie di disperato colpo della gru per le movenze dell’arto di Frank che dava però l’effetto di portare a casa altri due punti fuori equilibrio. Ormai il vantaggio Hornets si dilatava sul 108-86 a 3:28 dalla fine grazie a Kemba che lasciava di lì a poco spazio al beniamino Paige.
In campo anche Mathiang, i due del two-way che collezionavano qualche rimbalzo mentre Denver accorciava per render meno amara la serata che in cifre si chiudeva sul 110-93 Hornets che si portavano sul 2-2 in classifica mentre Houston, prossima avversaria, nel finale sorpassava di un punto Phila, vincendo 95-94 con una tripla di Gordon allo scadere che beffava gli immaturi Sixers.
 
Pagelle
 
Walker: 7
19 pt., 4 rimbalzi, 5 assist. Tranquillo primo tempo con soli 5 punti a referto. Nell’ultimo quarto contribuisce a evitare finali con possibili sorprese. Non forza eccessivamente, fa cose semplici alla conclusione, in lunetta chiude con un 9/9. Concentrato e propositivo verso i compagni ai quali regala 5 assist.
 
Lamb: 7
16 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 1 stoppata. La difesa non è sempre irreprensibile a livello d’efficacia ma l’impegno c’è e alterna molte cose buone come una steal che si trasformava da due punti subiti ipotetici a due punti reali segnati. Orrendi i tatuaggi che gli spuntano dalla canotta ma prezioso scorer che non fa mancar il suo apporto offensivo tirando con buone percentuali.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
Due punti (1/6) in due tranche nelle quali colleziona solo 10 minuti. Quasi da s.v., non benissimo al tiro, deve trovare il ritmo in tutto ma era alla prima.
 
M. Williams: 6,5
Buona partita difensiva di Marvin che aggiunge 9 punti oltre a due rubate in 21 minuti. Torna un po’ a livelli da NBA.
 
Howard: 7,5
15 pt., 19 rimbalzi, 2 stoppate e 7/11 dalla lunetta. Migliora sicuramente a gioco fermo, domina ancora sotto le plance facendo anche lamentare Jokic per dei contatti sotto canestro che ci sono e il buon Dwight non è sempre tenero, anche se spesso ha il sorriso sulle labbra. Qualche minuto in meno per problemi di falli iniziali e una doppia doppia con l’unica macchia: i 7 palloni persi in serata. Se ne perdesse qualcuno meno sarebbe decisamente meglio.
 
Bacon: 6
5 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Panchina per lui dopo tre gare da titolare, ruolo più confacente che gli permetterà di sviluppar il suo gioco con più tranquillità. Personalità nell’andare a prendersi i tiri ne ha, più che sufficiente in difesa.
 
Kaminsky: 7,5
20 pt., 4 rimbalzi, 3 assist e una stoppata. In stato di grazia o forse ci hanno mandato qualcun altro… Le doti le ha sempre avute, ha maturato esperienza e soprattutto ora varia il gioco. Non rimane più ancorato alla linea dei tre punti a sparar da tre. In difesa in un paio d’azioni nell’ultimo quarto forse avrebbe potuto far meglio ma, tornando al discorso sulla fase offensiva, le sue giocate che si sviluppano a prima vista selvaggiamente, sono supportate da coordinazione e talento. Giri e tiri con rilasci morbidi o entrate inventate spesso vanno a buon fine e con un 9/15 dal campo si notano…
 
Monk: 7
Il risveglio di Monk arriva alla quarta. Ingranata e preso velocità, sale sul podio dei top scorer di Charlotte con 17 punti. 7/14 dal campo e 3/9 da tre, limita a un pallone le perse, buone iniziative e più confidenza nel tiro, anche se un paio di forzature ci sono ma è in spolvero…
 
O’Bryant: 6
7 pt. 3 rimbalzi, 1 assist. Perde un paio di palloni in Avanti, dove comunque rimane un buon terminale offensivo. Si guadagna la sufficienza in attacco quando contribuisce a far scappare Charlotte con una tripla e un mezo fade-away da paura (per un lungo come lui) su Jokic. In difesa il paragone con Dwight non regge e Denver cattura troppi rimbalzi durante la sua presenza in campo.
 
Graham: 5,5
3 rimbalzi, 0/2 al tiro e chiusura a zero punti. Discreto in difesa, non benissimo in attacco. Impegno ma -7 come plus/minus.
 
Mathiang: s.v.
Saggia il parquet di Charlotte iniziando con il catturare un rimbalzo difensivo. Stesso tabellino di Paige ma rimbalzi catturati su entrambi i lembi del campo.
 
Paige: s.v.
Entra acclamato dal pubblico. Colleziona un paio di rimbalzi difensivi ma anche un paio di tentativi forzati che non portano a nulla per la voglia di mettersi in mostra. Un paio di minuti per lui sul parquet.
 
Coach Clifford: 6,5
Gli assist sono 18, ancora un po’ pochini, ma la squadra gira molto di più rispetto a Milwaukee. I palloni persi sono 14, qualcuno in più dello scorso anno, meno che nelle prime due giornate, la metà per “colpa” di Howard. La squadra mostra più equilibrio. Il rientro di MKG e la difesa di Howard limitano a lungo andare le penetrazioni e gli spazi per il tiro dei Nuggets che già dopo due quarti vanno in ambasce e fuori partita. Intensità, difesa e qualità devono essere le nostre armi, ancora di più in ambiente amico, dove la differenza rispetto alle on the road/away si sente.

Un paio di highlights, nel caso qualcuno dovesse esser cancellato alla fonte.

Game 3: Charlotte Hornets @ Milwaukee Bucks 94-103

 
Niente da fare per una Charlotte rimaneggiata che ha provato quasi sino all’ultimo a contendere una preziosa vittoria ai Bucks, i quali avevano il vantaggio del fattore campo.

Gli indisponibili per questa gara e i due two-way ripescati.

Poco da rimproverare a una squadra che ci ha provato, anche se non mi è piaciuta in certe azioni difensive con Antetokounmpo a galleggiare appena davanti al tabellone a segnare canestri troppo facili che hanno finito per esser decisivi.
A tal proposito, prendo spunto da un libro che s’intitola: “Odiavo Larry Bird” (nel quale l’autore poi dirà di non odiarlo più ma di ammirarlo), nel quale vi è una frase di Enrico Montefusco (ai tempi nel coaching staff dell’Olimpia Milano) e reca così: “Per difendere non ci vuole talento.
Per difendere ci vuole cuore”.
Gli Hornets ne hanno avuto abbastanza ma non in ogni momento.
Purtroppo questo ha fatto la differenza (unitamente ad altri aspetti) e Antetokounmpo ha finito con 32 punti e 14 rimbalzi aiutato da Middleton con 20, mentre negli Hornets da segnalare i 18 di Kaminsky e i 14 di O’Bryant dalla panchina oltre i 22 rimbalzi di Howard a -4 dal suo record di carriera.
Rimbalzi a favore degli Hornets (48-42), più assist per Milwaukee (17-24), più rubate e migliori percentuali, non che ci volesse molto a migliorare ad esempio il 26,9% da tre con i quali Charlotte ha finito la partita, decisivo il 21/36 ai liberi di Charlotte…
Un po’ di amarezza per il risultato ma la consapevolezza di potersela giocare contro un discreto team.
Da migliorare la concretezza in gare esterne nei finali…
Le formazioni oggi ve le do in grafica:
La partita
 
Hornets ancora in maglia teal che a Howard forse ricorda un po’ l’azzurro della tuta di Superman, infatti, forte di questo retaggio, vinceva la terza palla a due su tre tentativi.
L’inizio però era pro Bucks.
Marvin faticava a tenere l’atletismo di Antetokounmpo che andava a segno due volte, Kemba accorciava dalla diagonale sinistra con una bomba per il 3-4 ma ancora Antetokounmpo collideva in transizione con Lamb (a incrociare) e appoggiava segnando senza difficoltà, sfruttando anche il libero assegnato per la continuazione. Sul 3-7, Bacon dalla sinistra trovava Williams che in corsa nel mezzo dell’area realizzava il sottomano ma non il libero. Howard fronteggiava un paio di volte Antetokounmpo limitandone le possibilità mentre dall’altra parte Lamb alle pendici del pitturato sinistro trovava il pareggio con un “ponticello”. Dellavedova in area riportava sopra i Bucks, Marvin dalla lunetta splittando lasciava gli Hornets dietro di uno, situazione nelle distanze immutata dopo il canestro di Middleton (7:07) e Howard (6:18) in correzione dopo un appoggio facile mancato da Williams.
Lo stesso esperto giocatore degli Hornets rimediava dal corner destro con una tripla al clamoroso errore precedente e gli Hornets mettevano la testa avanti (13-13) prima che Monroe pareggiasse in gancio.
L’entrata di Kaminsky dopo il time out a 4:36 portava beneficio a Charlotte che sfruttava le qualità del neoentrato. Frank da tre, Kaminsky a rimbalzo difensivo e the Tank al giro e tiro dalla media destra su Teletovic (solo retina) completavano il tris di giocate che consentivano ai teal di salire sul 18-15, punteggio implementato da un pullup di Monk e un arresto e tiro frontale di Monk (aiutato da primo ferro e tabella) che lanciavano Charlotte sul 22-15.
I liberi avrebbero potuto regalarci un vantaggio più ampio ma Bacon andava splittando dandoci comunque un +8, poi era il turno di Graham mancare due occasioni a gioco fermo portando il bilancio dalla lunetta su un pessimo 2/9. O’Bryant stoppava Antetokounmpo e Graham chiudeva da sotto una transizione ma a 14.3 Teletovic da tre chiudeva il discorso nel punteggio dei primi 12 minuti sul 25-18.

Frank Kaminsky continua a fare bene. I 18 punti gli valgono la palma di miglior top scorer in serata per Charlotte.
2017 NBAE (Photo by Gary Dineen/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo quarto iniziava bene per la panchina dei Bucks che surclassavano quella degli Hornets che si teneva a galla proprio grazie ai FT che continuavano a fluire ma contrariamente al primo quarto anche a esser sfruttati. Monroe in gancio mostrava una certa supremazia su O’Bryant segnando il 33-29, poi Lamb in entrata parallela alla linea pitturata destra subiva un tocco non rilevato dagli arbitri ma segnava ugualmente rilasciando il pallone in maniera perfetta.
Le distanze si assottigliavano comunque sempre di più nonostante a 8:17 Johnny (O’Bryant) infilasse i liberi del 37-33; Middleton e a 7:44 una dunk di Snell in transizione valevano il pareggio.
Mosè Monk dava ancora una volta il vantaggio a Charlotte inventandosi in mezzo al campo (spostato sulla destra) una partenza in diagonale con palleggio dietro la schiena che lasciava sui blocchi Dellavedova e apriva come il Mar Rosso la difesa di Kidd che rimaneva a guardare il layup vincente.
Monroe e Antetokounpo mettendo due punti a testa riaprivano la via del vantaggio ai biancoverdi di casa ma Walker (intercetto) sfruttava proprio un passaggio volante di Antetokounmpo volando, dopo uno spin a liberarsi del difensore nella nostra metà campo, in transizione a depositare il 43-44.
Kemba con due FT faceva passare avanti i nostri a 3:39 ma Maker (nomen omen) segnava da tre dall’angolo destro.
A ristabilire la parità e a stupire i fan nell’arena ci pensava Kaminsky, il quale veloce come il vento aveva una folata offensiva che lasciava appiedato Giannis, il quale provava sì a rientrare ma prendeva una posterizzazione da antologia quando Franksparando una cannonata, schiacciava fulmineamente e potentemente di destra.
Il punteggio tornava a volgere a favore di Milwaukee ma Howard a 1:03 in schiacciata metteva due punti, aggiungendone altri due di sinistra dopo una drive con passaggio alla mano di Kemba.
Il fallo del pivot Maker non era sfruttato sotto forma di libero da Dwight che chiudeva un buon primo tempo con un pessimo 0/5 a gioco fermo.
Charlotte al riposo andava sul +1: 54-53.

Kemba Walker nel secondo tempo attacca Antetokounmpo all’Harris Bradley Center.
(Photo by Stacy Revere/Getty Images)

 
Si riprendeva il secondo tempo con Middleton che, proveniente dalla linea di fondo destra, con un floater riportava sopra i padroni di casa, poi era Howard a continuare a litigare dalla lunetta con il canestro, tuttavia ci pensava Lamb da tre (diagonale sx) a dare il 57-55 pro Hornets.
Il vantaggio sfumava rapidamente per colpa di una tripla di Maker, Charlotte finiva sotto ritrovando il pari a quota 61, quando dalla sinistra uno step back di Walker con tiro solo cotone mieteva come vittima niente di meno che Antetokounmpo in marcatura.
Le folate di Lamb costringevano al 5° fallo Maker e al terzo Dellavedova, il suo 4/4 parziale dava anche il 65-63 a 7:01 dalla terza sirena.
Kaminsky sulla linea di fondo sinistra quasi, si girava all’interno facendo scivolare veloce il cingolo d’appoggio e lasciando partite un gancio senza esitazione nonostante Snell in marcatura, altro capolavoro tecnico della serata di The Tank valevole per il 69-67.
Charlotte però con la panchina gradualmente in campo iniziava a dare segni di cedimento; Liggins da tre per il 71-73 costringeva Clifford al time out a 3 minuti esatti dalla fine del terzo periodo.
Buona l’azione a 2:34 quando un passaggio volante verticale di Bacon (attirando su di se il raddoppio) liberava la dinamitarda e isolata slam di O’Bryant, ultimo lampo prima che i Bucks allungassero.
Johnny dalla lunetta provava a contenere l’allungo a 47.2 dal terzo riposo ma sulla sirena esplodeva la bomba frontale di Teletovic che ricacciava Charlotte sotto di 6 (77-83).
 
Antetokounpo, a inizio ultimo periodo, in due azioni differenti aggiungeva tre punti, gli Hornets precipitavano a -9, Clifford a più di 10 minuti dalla fine si decideva a rigettare in campo Kemba e i Calabroni accorciavano sul -5 (81-86) con Lamb al vetro.
Un goaltending di Howard su Middleton e gli Hornets tornavano al buio più completo sull’81-90, poi Frank a 7:35 iniziava una rimonta con due FT che passava per una tripla di Marvin (6:58 liberato nell’angolo destro dopo gli scambi incrocio Walker/Kaminsky realizzava l’86-90) e terminava con una kick and drive di Marvin la quale penetrazione da sinistra con cambio sul lato debole era colta al volo da Frank che con una tripla bella esteticamente da vedere (lo spezzare del polso giusto), infilava il canestro trovando l’equilibrio a quota 94.
Il finale era dominato dalle difese; Henson da sotto tergiversava troppo impaurito da Howard, da dietro Marvin sorgeva cercando di bloccare l’appoggio, dubbia l’assegnazione della stoppata data a Howard in tabellino (anche se a me era parso Marvin), poi Kemba forzava da tre ma Charlotte non rischiava nulla perché Lamb in raddoppio portava via un pallone portato via da Lamb in raddoppio sul tentativo di giro di Antetokounmpo.
Charlotte sbagliava; passaggio di Dwight a liberare Marvin che sulla linea di fondo sinistra andava su, ma Middleton trovava una stoppata colossale e dall’altra parte a 1:34 un fallo di Dwight sul greco mandava sul +2 la Kidd band.
A 45.3 si chiudeva poi con il gioco partita; era lo stesso Middleton a realizzare la tripla nonostante il braccio di Lamb alzato.
Sul -5 Charlotte non segnava più e a causa dei falli effettuati per bloccare il gioco, Milwaukee allungava di altri 4 vincendo 94-103.
Prossima contro Denver allo Spectrum Center per portarsi sul 2-2.
 
Pagelle
 
Walker: 6
15 pt. (6/15), 2 rimb., 6 assist, 3 turnover. Kemba in serata con un paio di step back mi fa venire i brividi, aggiunge una giocata nel finale nella quale rompe il raddoppio per andar ad attaccare il canestro sfidando e sfilando il greco. Forza nel finale e la percentuale non è il massimo, però la sufficienza se la guadagna con alcune giocate difensive come l’intercetto e lo sfondamento preso platealmente che anticipa il canestro invalidato di Antetokounmpo.
 
Lamb: 5,5
17 pt., 9 rimbalzi, 1 assist. Il 5/17 non è granché, anche se va detto che gli mancano almeno due fischi a favore (uno dei quali tra l’altro con canestro realizzato), in difesa strappa un pallone alla fine, anche qui non segnato nelle statistiche, buoni i 9 rimbalzi ma troppi turnover, anche in palleggio. Un -18 eloquente e una difesa che non sempre gli riesce bene, anche se sfiora la doppia doppia. Clifford a un certo punto entra in campo a spiegargli alcuni concetti.
 
M. Williams: 5,5
9 pt. (3/10), 1 assist, 2 rubate. Si mangia un paio di canestri facili, migliora alla distanza in difesa, dopo un inizio da pensionato, gioca più duramente, gli capita di colpire da tre per un importante -4, migliora, però siamo ancora lontani dal Marvin di due anni orsono.
 
Bacon: 6
5 pt., 4 rimbalzi, 2 assist. Nessun turnover ma uno 0/3 da fuori che aiuta il 2/6 complessivo. Si vede poco in attacco, cerca di lavorare in difesa occultamente. Il +6 di +/- è dalla sua parte.
 
D. Howard: 6
8 pt., 22 rimbalzi, 1 assist, 4 stoppate, 2 turnover, +3 di +/- e 0/9 ai liberi… Ditemi voi che voto dovrei assegnare a un giocatore dal tabellino così discordante. La media dell’8 in difesa e quella del 4 in attacco ai liberi… Non va in doppia doppia, eppure sarebbe bastato mettere un paio di liberi anziché mancarli tutti e 9, giusto i punti di distacco alla fine ma Howard si sapeva, è questo (un po’ meglio di così di solito dalla lunetta), prendere o lasciare. I “mazzolatori” di Milwaukee compiono qualche fallo strategico e il gioco è fatto. Predominio in area (anche per caratteristiche tecnico/tattiche di Milwaukee) che non si concretizza in punti. La presenza difensiva però c’è e si sente durante la gara. In sua assenza Milwaukee ha vita facile. Nella prossima gara avrà il suo da fare contro Denver ma potrà farsi nuovamente valere.
 
Graham: 6
4 pt., 3 assist. Come tutta la panchina nel plus/minus va sotto. Onesto lottatore, con un 2/3 dal campo e uno 0/2 ai liberi chiude la sua partita in attacco. In difesa commette 5 falli cercando di limitare Antetokounmpo o l’avversario di turno.
 
Kaminsky: 7
18 pt., 5 rimbalzi, 2 assist. Top scorer di Charlotte, inizia bene, si perde un po’ nel finale con qualche imprecisione e un passi (arbitri molto fiscali ma giusti con entrambi i team in serata per essere dela NBA) in un momento cruciale. Suoi comunque gli ultimi 4 punti degli Hornets. Nella prima parte fa vedere giocate sontuose per qualità appagando il mio senso estetico, la sensazione che ha tutto per poter far bene se ci crede.
 
Monk: 5
4 pt., 1 rimbalzo, 1 assist in 17 minuti. Va 6 volte alla conclusione e non trova mai la retina, però spero inizi a prender fiducia ma non a sparacchiare come stasera. Il capolavoro è l’azione descritta nell’articolo (con finta e palleggio dietro la schiena) nella quale saluta Dellavedova e appoggia il sottomano, poi poco altro.
 
O’Bryant: 6
14 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Probabilmente meriterebbe anche 6,5, buono il suo attacco e il fatto di non aver sprecato nulla nei liberi gli rende il mezzo voto in più, però su Monroe è un po’ troppo passivo e si fa battere da un paio di gancetti, inoltre si fa portar via la palla due volte nella stessa azione. Comunque gioca una partita discreta.
 
Coach S. Clifford: 5,5
La squadra gioca un po’ meglio ma non ancora benissimo. La spia sono i 17 assist, anche se qualche passaggio è stato rovinato con conclusioni inappropriate dai singoli, si va ancora per contro proprio, specialmente nei momenti decisivi le forzature hanno finito per penalizzarci. Corre ai ripari rimettendo Kemba nell’ultimo quarto dopo aver imbarcato acqua. Certo… gli infortuni di due titolari e di tre panchinari non aiutano, però una rotazione diversa contro una squadra che aveva rimesso in campo un paio di suoi giocatori chiave, deve pensarla…

Highlights brevi.

 

Game 2: Charlotte Hornets Vs Atlanta Hawks 109-91

 
Sembrava un brutto sogno, un’altra di quelle bolle di sapone pronte a esplodere nel nulla (il Buddha ne metaforizzava così la visione impermanente dell’universo) la stagione di Charlotte, quando dopo la sconfitta a Detroit sul 20-40 per gli Hawks, a Charlotte, la squadra non mostrava né gioco, né segni di risveglio…
Una squadra di zombie con poche eccezioni, una panchina preoccupante a disattendere le aspettative di una stagione migliore rispetto alla passata…
Nel cuore del secondo quarto però Charlotte si rianimava mostrando la bellezza del basket, riorganizzandosi con il rientro dei titolari rientrava in partita per poi compiere il capolavoro (parziale di 22-0) nel terzo quarto e vincer la partita mostrando, anche se non sempre ben collegata, l’asse portante del team; Kemba/Dwight.
I turnover sono stati ancor peggiori della partita precedente (21), questo rimane un dato preoccupante per quella che era la miglior squadra insieme a Dallas in questa statistica. Sono stati però i 57 rimbalzi a 38, oltre il 43% dal campo contro il 37,9% di Atlanta, oltre al maggior numero di liberi avuti a disposizione, a condurre Charlotte alla vittoria.
Forse Atlanta ha pagato anche qualche fischio oltremodo sfavorevole ma non decisivo e ha peccato soprattutto d’inesperienza (Collins su tutti), pagando la fisicità di Howard e la mobilità di Kemba.
 
Atlanta si presentava a Charlotte forte della vittoria ottenuta sul campo dei Dallas Mavericks con un ventello di marco Belinelli.
Budenholzer mandava in campo: Schröder, Bazemore, Prince, Ilyasova e Dedmon.
Schröder finirà con 25 punti, Prince con 15, buon contributo anche da Bazemore e Dedmon con 11 a testa.
Il Beli si fermerà a 4 rimbalzi e 5 pt..
Coach Clifford invece doveva fare a meno anche di Zeller a causa di una contusione ossea.
Notizia arrivata in giornata che allungava la lista degli infortunati illustri (MCW, MKG e Batum, per citarne uno senza codice fiscale).
I prescelti da Clifford erano quindi; Walker, Lamb, M. Williams, Bacon e Howard.

Jeremy Lamb contro Taurean Prince 2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Lamb buttandosi dentro appoggiava di destra nel traffico segnando subito il 2-0 ma Schröder pareggiava altrettanto velocemente con un pullup centrale dal mid range.
In una guerra tra centri Dedmond mostrava la capacità di colpire da distanze improbe per i centri classici; suo il 2-4 dalla sinistra ai bordi interni della tripla era contrastato da due punti di Howard nel pitturato, ma ancora l’ex Magic trovava dalla parte opposta ben tre punti portando il tabellone sul 4-7.
Charlotte iniziava a denotare ancora il problema dei palloni persi, la prima sfera lasciata sul campo era di Kemba, la folata offensiva di Bazemore che schiacciava sul ferro, ma la palla s’impennava e ricadeva sfortunatamente per noi, perfettamente dentro la retina.
Walker si faceva perdonare colpendo da tre un paio di volte volgendo il punteggio (10-9) a favore di Charlotte a 7:33, inoltre da una drive del nostro capitano scaturiva un’azione dinamica che portava Howard a realizzare il 12-9.
L’ex Belinelli appena entrato, faceva centro al secondo tentativo frazionando però con due liberi dalla lunetta i suoi due punti, inoltre Atlanta iniziava ad approfittare dei vari turnover che gli uomini di Clifford concedevano per portarsi sul 12-17 prima che una dunk aggressiva a una mano di Howard a 4:42 ricucisse un po’ lo strappo (14-17).
Un lob corto di Kaminsky verso Howard e una schiacciata annullata a Dwight aprivano il campo ai Falchi che sfruttavano la graduale scomparsa dal campo degli Hornets nonostante O’Bryant a 3:12 andasse subito a segno realizzando il 16-19.
Delaney partendo da lontano costringeva Graham ad arretrare fin sotto il ferro dove non riusciva a opporsi all’appoggio che valeva il 16-26, poi, dopo due FT infilati da Frank, Collins da sotto in cambio mano chiudeva i primi 12 minuti sul punteggio di 18-28.
 
Il distacco di dieci punti sembrava già abissale considerando l’avversario ma era destinato a raddoppiare nel volgere di pochi minuti, infatti, prima Babbitt centrava da tre punti il canestro degli Hornets, poi era Schröder a cecchinare contro Kaminsky fissando un 20-40 irreale…
A quel punto la panchina si riprendeva un po’; segni di risveglio arrivavano da Kaminsky, il quale nel traffico del pitturato mandava alta la sfera a schiantarsi contro il plexiglass prima di ricadere nel cesto.
Walker aiutava infilando la terza bomba (su tre tentativi), poi toccava ancora a Kaminsky dopo uno spin, inventarsi un tiro acrobatico di sinistro subendo fallo.
Canestro e libero realizzato, parziale di 8-0, 28-40. Kaminsky a 5:33 infilando una tripla accorciava sul -11 (33-44), ma a 4:41 era facile per un dimenticato Belinelli ricacciare indietro lo sciame ronzante (35-47).
Gli Hornets inventavano due azioni personali; la prima di Howard che da sinistra entrava in area battendo il diretto avversario con un gancio forzato, la seconda con Graham che dalla linea di fondo destra trovava Belinelli in chiusura, spin all’interno, avvicinamento e appoggio al vetro che unito al 2/2 di Kaminsky portavano Charlotte sul 41-49 a 2:28 dall’intervallo.
A ritardare i piani di rientro degli uomini di Clifford era Muscala con una tripla dal corner destro, Lamb con una strong drive slalomeggiava sulla sinistra per andare ad appoggiare nella fluttuante incertezza che si trasformava in due punti grazie alla bravura del nostro numero 3.
I tre secondi fischiati ad Atlanta salvavano Charlotte da una tripla errata di Kaminsky; Walker a 1:38 realizzava il tecnico, Frank aggiungeva successivamente un 2/2 a 1:37 (46-53) ma su un’uscita di Kaminsky per andare a bloccare una tripla, Williams e gli altri risultavano passivi sul tap-in colpo di reni di Muscala che bocciava la difesa di Charlotte. Dopo uno sfondamento di Collins su Kemba e una tripla di Kaminsky, gli arbitri sanzionavano un leggero contatto ai danni di Collins che a quattro decimi dalla pausa lunga splittando, mandava negli spogliatoi le squadre sul 49-56.

Frank Kaminsky in entrata su Mike Muscala
(Photo by Streeter Lecka/Getty Images)

La ripresa non iniziava bene perché una spinta troppo energica in attacco di Howard costava il quarto fallo al nostro centro che comunque rimaneva sul parquet e stoppava immediatamente d’avambraccio una conclusione di Schröder poi Bazemore infilava dalla destra tre punti contro Bacon che rispondeva con la stessa arma dal punto opposto, Schröder realizzava un teardrop, Lamb replicava con due floater portando Charlotte sul 56-61.
Howard riduceva il gap mettendo un appoggio ravvicinato con Ilyasova a provare a opporsi e a prender uno sfondamento.
Anche Ilyasova raggiungeva il quarto fallo e Howard di lì a poco avrebbe iniziato a maramaldeggiare sotto le plance…
Probabilmente gli arbitri valutavano i talloni d’Ilyasova sul semicerchio assegnando il canestro.
La partita intensificava i ritmi; Prince da tre, Lamb non era fortunato nell’appoggio in entrata ma la torre Howard guadagnava due liberi (Bazemore foul) convertendoli in punti (60-64), Marvin salvava stoppando Muscala in ottimo stile ma Schröder contro Howard alzava velocemente il pullup del +6 che diventava +9 dopo un giro palla che portava Kemba su Prince.
Sul riallungo dei Falchi succedeva l’impossibile:
Charlotte faticava splittando un paio di volte dalla lunetta (1/2 di Kemba e di Howard) portandosi sul 62-69 a 5:15, poi arrivava la svolta con due schiacciate di Howard appese; la prima a 4:49, la seconda a 4:20 grazie a un passaggio schiacciato di Kemba che lo pescava tutto solo.
Il tentativo di recupero con tocco di Prince dava un punto supplementare a Charlotte ormai giunta a -2.
Il sorpasso era nell’aria e maturava a 3:53, quando Bacon dalla destra infilava la tripla del 70-69.
Charlotte non si fermava più; il cambio passo di Kemba era reale, non solo metaforico e portava ad altri due punti, ancora Walker era buttato giù su un tentativo di tripla (fallita), guadagnando tre liberi corrispondenti a tre punti, poi Frank insisteva da destra dopo la finta di partenza da lontano, trovava il modo d’avvicinarsi e battere il proprio difensore.
Monk partecipava a 1:14 alla festa colpendo da tre e Kemba con due liberi chiudeva il parziale di 22-0 che lui stesso aveva iniziato dallo stesso punto.
A 45.8 Charlotte si trovava incredibilmente sull’84-69… Un’entrata con appoggio destro di Schröder interrompeva l’incantesimo ma il parziale di 35-17 e il finale di quarto sull’84-73 lasciava buone speranze a Charlotte.
 
La squadra di Clifford nell’ultimo quarto controllava.
Da segnalare a 11:25 una bella entrata di Frank controllando in palleggio un passaggio troppo basso di O’Bryant più canestro finale da pressato, un rimbalzo offensivo che in più tempi ancora O’Bryant strappava agli avversari sebbene Lamb perdesse la maniglia e si salvasse con un fallo che renderà inerte il contropiede di Bazemore, un salvataggio di Graham prima che la palla esca sul fondo (lato Hawks) che innescava un’azione nella quale Kemba sarà ancora protagonista di una tripla scagliata con ottimo ritmo per il 90-79 e O’Bryant in tap-in su un tiro mancato da Lamb.
A parte, nel novero delle grandi azioni, è la transizione di Walker che arrivato nella zona tra il pitturato e la linea dei tre punti frenava improvvisamente mandando in fumo il tentativo di Babbitt di fermarlo, la decelerazione e la nuova improvvisa accelerazione segnavano il cambio passo fatale per il lungo che era costretto a veder veleggiare Walker in allungo di destra e sentir esplodere lo Spectrum Center per la prodezza del capitano che subiva anche fallo.
Libero a segno, 95-79, finale tranquillo con Howard a baciare la testa di un arbitro al quinto fallo.
 
109-91, risultato che da a Charlotte il .500 in classifica e un po’ di convinzione in più per il futuro.
 
Pagelle
 
Walker: 8
26 punti, 9 assist, +35 nel +/-… Si attiva anche per la squadra, da alcune penetrazioni sotto canestro con scarico volante o cambio sul lato più debole nascono delle occasioni talvolta coronate da triple, il numero di assist è superiore alla sua media, i punti anche, all’inizio indovina tutte le triple, quelle che contano. Prende anche uno sfondamento difensivo, iniziando a posizionarsi con destrezza davanti alla restricted area. 4 i turnover, ampiamente compensati. Un fattore, ma già si sapeva.
 
Lamb: 7
Bella partita di Jeremy che chiude con 15 punti e 5 rimbalzi. Un paio di turnover banali… Comunque sia le sue iniziative dettate dalla velocità e chiuse da un buon tocco in appoggio o da un floater, servono alla squadra per migliorare un attacco altrimenti troppo statico. Quando non segna, Howard e O’Bryant fanno il resto. Male da fuori con uno 0/5 ma è emblematica nel finale una conclusione da fuori recuperata dallo stesso Jeremy e convertita in due punti.
 
M. Williams: 4
3 rimbalzi e un assist più una bella stoppata, atletica su Muscala, anche se non riesce a mantenere in campo la sfera. Gioca solo 15 minuti, per fortuna… Ha un plus/minus di soli due punti positivi, l’impegno ci sarà anche, posizionamenti ed efficacia non molto. Chiude con 0 punti, 0/6 al tiro complice uno 0/4 da fuori, compresi degli open… In sfiducia. Dispiace dirlo ma, oltre uomo spogliatoio, al momento non pare esser altro.
 
Bacon: 6,5
6 punti in 19 minuti. 11 rimbalzi, 1 rubata. Non mi piace sempre in difesa, vedi la tripla lasciata a Bazemore per il sessantanovesimo punto, però cattura ben 11 rimbalzi alla seconda da titolare e infila con freddezza la bomba del sorpasso.
 
Howard: 8,5
20 punti (8/12), 15 rimbalzi. Seconda doppia doppia di Dwight su due tentativi, stoppata a parte e palle perse (6, qui deve migliorare nel difender palla), oltre ai 5 falli è decisivo. Duella con Ilyasova non cavandosela male, ma quando esce l’ex esperto Sixers dilaga grazie all’ingenuità e alla minor possenza dei player di Atlanta. Il limite è l’umore. Va in difficoltà a gioco fermo se la squadra è sotto, ma rimane un punto fermo. Nel finale bacia in testa un arbitro, è anche un simpaticone volendo e potrebbe diventare presto un beniamino del pubblico, pronto a trascinarlo.
 
Monk: 5
6 punti (2/7), 3 rimbalzi. Un paio di triple ma anche tre perse, due davvero da rookie di qualità infima. Migliora un po’ rispetto alla precedente ma è travolto con la panchina, prendendo un -13 finale di plus/minus.
 
Kaminsky: 7
21 pt. (7/14), 6 rimbalzi, 3 assist. Il Frank che Clifford dovrebbe chiedere. Gioca non solo a colpire da fuori (2/5), ma trova spazio nella difesa di Atlanta per circensi o solide incursioni che spesso vanno a buon fine. Non mi dispiace nemmeno in difesa.
 
O’Bryant: 5,5
6 pt. e 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Ha il peggior plus/minus della serata con -18 e, in effetti, tra primo e secondo quarto alterna cose buone all’impotenza difensiva chiudendo in attacco con un 2/6. Qualcosa di buono lo combina. Clifford gli chiede d’esser pronto poiché Zeller è out, lui è quasi pronto ma deve migliorare…
 
Stone: 5,5
2 rimbalzi e un assist in 5 minuti. Una persa e 0/1 al tiro da fuori. Gioca solo 5 minuti. Non ha grandissime colpe se non quella di non riuscire a dare ritmo alla squadra. Clifford è costretto a far giocare di più Kemba e a tentare la carta Monk (non una gran soluzione da PG per ora).
 
Graham: 6,5
9 pt. (3/6), 2 rimbalzi, soprattutto nessun turnover in 24 minuti. In difesa luci e ombre, in attacco arriva quasi in doppia cifra in maniera variegata. Bello il canestro ruotando su Belinelli.
 
Coach S. Clifford: 6
Fortunato la squadra abbia un paio di fiammate decisive, ma altri team non concederanno il rientro. Deve assolutamente rivedere gli accoppiamenti in certe situazioni. Non credo siano solo dettati dall’accettare il cambio sul blocco dal pick and roll ma da incertezze dei singoli che avvengono in varie situazioni e a volte paghiamo a caro prezzo. Per il resto bene la serata, si è visto un po’ più di gioco di squadra, sebbene spesso i singoli si siano arrangiati da soli.

Game 1: Charlotte Hornets @ Detroit Pistons 90-102

Conoscete Tiche?
Tiche (la fortuna) è la figlia di Zeus che diede a essa il potere di decidere la sorte dei mortali.
Sfortunatamente ad alcuni di essi concede tutti i doni custoditi nella cornucopia e ad altri non lascia nulla.
Questo perché Tiche è irresponsabile, così corre qua e là facendo rimbalzare una palla (metafora del basket) per dimostrare che la sorte è incerta.
In realtà questa sera pare che la palla sia finita in testa agli Hornets e basta, la fortuna c’entra poco.
I Pistons hanno giocato meglio chiudendo sostanzialmente il match dopo due quarti, forse galvanizzati dal loro nuovo luogo di culto:
La Little Caesars Arena di Detroit (in città, non più ad Auburn Hill) la quale faceva il proprio debutto stasera.
Per onorarla per l’occasione si trovavano in loco il Commissioner Adam Silver oltre che il rapper Eminem che dava il via alle danze con il suo “Let’s Go Pistons”.
Forse troppo pretenzioso sperar di vincere e rovinare la festa a Detroit, oltretutto nelle fila di Charlotte si contavano alcune pesanti assenze come quelle di MKG e MCW, mentre Graham e Stone, in dubbio, recuperavano.
 
Charlotte schierava il seguente quintetto; Walker, Lamb, Bacon (il rookie all’esordio), M. Williams e Howard.
Detroit rispondeva con; R. Jackson, A. Bradley, T. Harris, St. Johnson e Drummond.

Howard contro Drummond.
Qui Drummond toglie la palla regolarmente a Dwight ma dopo un tocco irregolare sulla partenza di Dwight. Gli arbitri fischieranno tardivamente tra la disapprovazione del pubblico.

 

La Partita

 

 

Howard in due tempi portava a casa il primo pallone utile dell’annata ma Kemba con l’arresto e tiro dallo spigolo destro colpiva solamente il ferro, così dopo un attacco a vuoto di Detroit, anche Howard falliva da sotto lasciando spazio alla controreplica dei Pistons, i quali con Bradley portavano a casa i primi due punti pur senza far attraversare alla palla la retina, grazie a un goaltending di Dwight.
Gli Hornets accorciavano a 10:38 con due liberi dei quali solo il secondo andava a segno mentre sul fronte difensivo si ripeteva la scena appena vista con esiti inversi; l’arcobaleno di Bradley era spezzato da Howard in stoppata e Charlotte ne approfittava per portarsi avanti con Kemba che penetrava al centro, scaricava a destra, dove l’open di Bacon incontrava la retina per il 4-2.
Dopo il 4-6 c’era il tempo per il primo canestro ufficiale di Howard in maglia teal, quello del pareggio, Detroit però correva, allungando decisamente il punteggio, arrivando a 6:40 sull’8-16 con una tripla di uno scatenato Harris.
Charlotte rimaneva aggrappata grazie ai liberi che gli arbitri assegnavano per iniziative verso canestro dei nostri; sovente i Pistons si arrangiavano con dei contatti illegali che a 5:32 ad esempio riportavano Charlotte sul 14-18 (2/2 ai FT di Lamb) ma un’altra tripla di Tobias Harris, il quale chiuderà con 17 punti il primo quarto, tornava a far salire il punteggio dei padroni di casa.
Lamb in diagonale accentrandosi (partenza da sx) appoggiava al vetro il 18-21 e da destra il 22-25 in azioni simili, poi il neo entrato Stone con la tripla pareggiava a quota 25, tuttavia i Pistons chiudevano avanti il quarto 27-29.
 
Galloway (16 pt. finali) a inizio secondo quarto realizzava due floater mentre Monk iniziava male…
Stone scagliava un macigno da tre punti per il -3 ma dopo un’entrata di Ellenson (Zeller costretto al fallo) da una rubata a Monk, sempre Ellenson ricavava altri due punti che riconsegnavano il +8 (30-38) alla squadra di Van Gundy. L’allungo dei padroni di casa era facilitato anche da uno scarico errato di Monk che portava S. Johnson al contropiede sul quale Zeller spendeva un altro fallo ma non riuscendo a migliorare la situazione nel punteggio visti i liberi a segno.
Kemba riprovava con un 2/3 dalla lunetta (terzo fallo di Bradley che lasciava il parquet) e uno step back da sinistra contro Ellenson a riportare a galla i teal, riducendo a 8 punti a 5:40 dal riposo lo svantaggio ma dopo un doppio tecnico a Howard e Moreland per uno scambio d’”effusioni” non gradite dagli arbitri (sotto le plance di Detroit), Monk in uscita tentava di fermare Galloway che a 4:25 da tre punti realizzava subendo anche il tocco.
La giocata costava in totale 4 punti e consentiva a Van Gundy di veleggiare tranquillamente sul +14 (36-50).
Nel finale Howard sbagliava due liberi, Graham realizzava un open da tre, Johnson si faceva inchiodare da Howard a sinistra, Kemba segnava ancora… si finiva con una tripla del numero nove dei Pistoni e persa di Howard che ricacciava -13 i Calabroni, ma Lamb aveva l’ultima parola infilandosi perfettamente nel mezzo del pitturato alzando un floater perfetto che mandava i due team negli spogliatoi sul 45-56.

Reggie Jackson shoots over Kemba Walker nel primo tempo.
Oct. 18,2017, in Detroit. (AP Photo/Carlos Osorio)

 
Charlotte nella ripresa subiva il dribbling e il teardrop di Bradley (15 pt.) alle pendici destre dell’area (inutile il salto di Superman) ma a 11:11 si risvegliava Williams che colpiva da sinistra dalla lunga grazie a una rubata di Bacon sull’azione difensiva.
Era ancora Marvin a colpire da fuori cambiando lato e aiutato da Bacon che invece colpiva con la bomba frontale, portavano Charlotte sul -6 (54-60) ma da una palla vagante a 9:24 scaturiva il canestro di Harris (tutto solo) pescato nel corner destro da Jackson.
Charlotte aveva buone giocate offensive come l’hook di Howard in movimento, il canestro di Frank da fermo cadendo leggermente all’indietro o l’alzata da destra di Lamb contro l’aiuto di Drummond dopo la penetrazione dallo stesso lato mai Pistons continuavano a segnare con regolarità e a 3:55 arrivava anche il bonus per un’entrata di Bradley sulla quale in allungo Lamb concedeva con il contatto il libero supplementare poi realizzato.
Monk trovava i primi punti della sua carriera dall’angolo destro; una bomba da tre punti con l’uomo in opposizione per il 70-82.
 
Le distanze rimanevano, però, troppo elevate per Charlotte che a inizio ulrimo quarto subiva anche con la panchina; altri tre punti da Ellenson mitigati da una dunk di Zeller (10:05) a una mano su assist breve di Frank.
Cody in precedenza aveva gettato via un pallone in apertura, ripetendosi con una persa in palleggio in entrata, dopo aver tuttavia realizzato un piazzato long range (74-88) a 9:19.
Il capolavoro isolato in dribbling a 6:52 di Kemba contro tre difensori con l’appoggio finale valeva solo il 78-91, la sua tripla successiva il -10, ma una correzione di Drummond sopra il nostro ferro più un rapporto di 3 rubate a 14, nonostante un altro canestro di Zeller in area (83-93), non facevano presagire nulla di buono per il finale.
Un finale nel quale c’era poco da fare, anzi, arrivava a sigillo di una prestazione personale degna di nota, il sigillo di Tobias Harris (27 pt. finali) che aiutato dall’accenno di raddoppio di Williams trovava spazio per la tripla prima che il nostro numero 2 rientrasse perfettamente.
A 1:11 l’89-100 chiudeva i giochi.
 
Charlotte finiva per perdere prevalentemente a causa delle palle perse (15 contro le 8 dei Pistons grazie a un 4 a 14 nelle rubate…) e delle percentuali scadenti al tiro (39,7% contro il 42,7% avversario) mentre la lotta a rimbalzo è stata pari con 47 palloni catturati per squadra.
 
 
Pagelle
 
 
Walker: 6
 
24 pt. (6/13) più 6 rimbalzi e 4 assist, pari ai turnover. Kemba dalla lunetta fa 11/13, nell’ultimo quarto si accolla le responsabilità dell’attacco forzando e trovando più punti ma non trova l’intesa volante con Howard e troppo spesso fa da solo. Difesa sufficiente, bene nei primi minuti a livello di lucidità e assist quando ad esempio da un suo scarico nasce una tripla di Bacon. Le qualità non si discutono, solo, avere una squadra più reattiva, forse gioverebbe anche al buon Kemba nel cedere più volentieri la sfera.
 
 
Lamb: 6
 
15 pt. (4/10), 4 rimbalzi. Un paio di perse ma Lamb ci prova… Anche in difesa, sebbene sui pick and roll o alcune entrate paghi dazio. Il carattere c’è, le incursioni anche, dalla panchina sarebbe perfetto, purtroppo da titolare qualche limite difensivo si vede ma almeno c’è un altro scorer oltre a Kemba in campo.
 
 
Bacon: 5,5
 
8 pt., 2 rimbalzi e 2 assist in 20 minuti. Qualche buona conclusione ma anche delle ingenuità. Un apio di perse, posizionamenti timidi a volte, non si poteva pretendere di più. Le percentuali realizzative sono buone ma è coinvolto nella débâcle finendo con un -15 di plus/minus.
 
 
M. Williams: 4,5
 
Forse ingeneroso, ma spesso su Tobias Harris, il quale segna 17 punti nel primo quarto, c’è lui. Segna 7 punti svegliandosi a inizio ripresa con due bombe di fila, poi un ½ ai liberi, 2 soli rimbalzi in 26 minuti e un -10 di +/- eloquente. Poco reattivo. Dovrebbe esser l’ala titolare…
 
 
Howard: 6,5
 
Troppo nervoso in partita rischia l’espulsione per uno scambio d’opinioni con Moreland e una spinta proditoria un po’ oltre a Drummond con relativo battibecco (più da parte del centro dei Pistons). Con 10 pt., 15 rimbalzi e un paio di stoppate fa quello che gli si chiede, anche se gli Hornets affondano nel pitturato, non è solamente a causa sua, qualche rara volta morbido a rimbalzo; transizioni, jumper dal limite e floater imprendibili segnano la serata no di Charlotte.
 
 
Kaminnsky: 5
 
4 pt. e altrettanti rimbalzi, un paio d’assist. Non perde palloni in 20 minuti ma il suo 1/9 al tiro con lo 0/5 da fuori per Charlotte è drammatico. Non gli si può rimproverare la difesa, dove in qualche occasione deve guardarsi più intorno (vedi i tre di Ellenson a inizio ultimo quarto con Frank ai bordi del pitturato a seguire gli inserimenti) ma deve migliorare assolutamente nelle percentuali.
 
Monk: 4,5
 
3 punti frutto di una bomba nel secondo tempo e le conclusioni sono identiche a quelle di Kaminsky. Un assist e 3 palle perse sanguinose che costano caro. Dalla personalità all’esagerazione in un lampo. Gioca 21 minuti prendendosi un tiro ogni tre, va bene per un tiratore ma deve essere meno irrazionale. Anche un air-ball da fuori nel computo. E’ la prima e anche se sembra un giocatore abbastanza pronto, ha ancora diversa strada da fare. Alla prossima non potrà altro che migliorare.
 
 
Zeller: 5,5
 
Cody inizia male, anche per lui ci sono da segnalare un paio di perse che malamente finiscono nelle mani dei Pistons. Difesa non troppo efficace nonostante i 9 rimbalzi e una stoppata, in attacco finisce con 8 punti.
 
 
Stone: 6
 
L’ex Venezia non smista magari sempre palle clamorose, anche se ad esempio libera Monk tutto solo che da tre fallisce una conclusione, ma ha il merito di realizzare due triple perdendo un solo pallone in 12 minuti nei quali Kemba rifiata. Per essere il terzo play va bene, aggressivo non molla facilmente, facendo sbagliare l’avversario in alcune circostanze, aggiunge 2 bombe (2/3 la terza è fallita sulla sirena al volo dopo aver rubato un pallone) e vista l’indisponibilità di MCW, almeno a medio periodo, se giocasse come oggi sarebbe una garanzia.
 
 
Graham: 6
 
5 punti, 2 rimbalzi, 3 assist in 17 minuti. Nel +/- l’unico positivo con un +8 e non è solo un caso. Buon difensore, potrebbe essere il sostituto naturale di MKG senza snaturare troppo la formazione iniziale. Clifford ci pensi, anche perché Treveon ha anche la possibilità di colpire da fuori al contrario del nostro numero 14 mentre è più esperto di Bacon.
 
 
Coach S. Clifford: 5,5
 
Un’altra L contro Detroit del suo “maestro” Van Gundy. Pistons hanno più voglia, lui però rabbercia la formazione in qualche modo. Speriamo che la scelta di puntare su certi uomini e principalmente sulla difesa non si riveli nefasta. L’importante è che non diventi una nemesi… E’ la prima partita, i ragazzi non sono partiti con il piede giuto, ora bisogna far bene contro Atlanta nella gara inaugurale casalinga per dimostrare di non esser quelli visti stasera.

Char-Lotta!

E’ iniziata la NBA, inizierà la NBA.
 
Concetto paradossale che intende la partenza di una piccola parte della NBA, dell’élite… Vedi le gare giocate tra Warriors e Rockets nella notte, con i Razzi capaci di sopravanzare nel finale di un solo punto i campioni in carica, con Tucker protagonista nel finale (tripla e due liberi per il sorpasso a 44 secondi dalla fine), la vittoria è sfuggita per un soffio ai Warriors che, grazie al tiro di Durant dalla sinistra, hanno fatto esplodere i propri tifosi, ma dal tiro precedente un po’ lungo di Curry da tre e alle deviazioni volanti che avevano liberato KD, il tempo quantificato è stato eccessivo, così il canestro annullato per un decimo o due, ha finito per contribuire al secondo colpo di scena della serata.

 
Il primo, in ordine cronologico, ammesso che lo sia, ha visto uscire vittoriosi per 102-99 i Cavaliers contro i Celtics, dati da molti come favoriti a Est, i quali ora dovranno però fare i conti con una perdita importante, non certo quella di una singola partita.
Per Gordon Hayward, infatti, dopo cinque minuti la stagione è già finita.
Hayward è dovuto uscire dal campo vittima di un terribile infortunio.
Durante un alley-oop, toccato dall’ex Crowder, atterrando, si è vista uscire dalla scarpa la sagoma bassa della tibia avvolta dalla calza, osso da una parte e piede dall’altra.
Un infortunio terribile (farò a meno di postare foto o video), probabilmente da assegnare in percentuale a quegli infortuni che questi giocatori, divenuti super atleti subiscono a causa dei carichi di lavoro, delle continue sollecitazioni dovute ai ripetuti movimenti e forse a una preparazione che oltreoceano è oltremodo esigente nel costruire “una macchina da guerra”…
Se ne parlava questa mattina tra amici, appassionati di basket e si conveniva su alcuni punti in una discussione che si snodava tra sostanze più o meno legali (dipende sempre dalle latitudini) che possono procurare o contribuire alla lunga a determinate patologie, a una costruzione fisica ai limiti con metodologie che pagano nell’immediato ma non nel tempo.
Anche il fatto stesso che l’Europa e il mondo siano entrate nella NBA, con buona pace di Larry Bird (il quale ai tempi asseriva che negli States avessero già abbastanza giocatori buoni senza dover ricorrere all’estero), probabilmente lo si deve al fatto d’avere giocatori più tecnici e specialisti rispetto agli atleti del continente scoperto da Colombo (sempre più costruiti, curati nel fisico ma in percentuale meno tecnici, ovviamente salvo le varie eccezioni, Curry, Harden, Irving e gli altri fuoriclasse).
Infortunio dolorosissimo e pesantissimo per l’ex Jazz, per il quale si parla di stagione finita, se non peggio, vi sarà da valutare bene da parte dei medici il danno complessivo.
 
Buona fortuna a Gordon e passiamo a “noi Calabroni”.
Quando scrivevo “inizierà” in cima all’articolo, è perché gli Hornets questa sera (01:00 AM orario italiano) andranno in scena a Detroit a battagliare contro una squadra che ha alcuni concetti non dissimili da quelli cliffordiani.
Difesa, rimbalzi, transizioni, in una NBA che vuole giocatori capaci di sviluppare potenziale offensivo a volte anche snaturando le caratteristiche dei singoli per cercare di renderli più completi (penso a molti giocatori “costretti” a cimentarsi da fuori), Detroit e Charlotte hanno puntato ancora sulla difesa e questo genera dubbi sulla forza dei due team che sono dati in lotta per l’accesso ai playoffs.
Una battaglia quasi medioevale nei concetti principalmente difensivi, possibilmente da non perdere, per affermare con decisione che, dopo un anno difficile, gli Hornets si ripresenteranno come squadra competitiva che si aggrapperà alla difesa e ai talenti offensivi di Kemba, Monk e Lamb in primis in questa lotta di 82 sfide.
Qualche preoccupazione per gli infortunati stasera; Batum ovviamente come saprete sarà fuori almeno per almeno un altro mese, Carter-Williams ha ancora problemi e non sarà della partita, così come MKG (motivi personali che ci faranno perdere una torre in uno scontro difensivo), mentre Stone, il terzo play, è in dubbio come Graham, il quale non dovesse esserci aggraverebbe la crisi degli swingman nelle posizioni SG/SF, tuttavia pronti in rampa di lancio potrebbero esserci Bacon e Monk, con il primo ad aver la possibilità di partir da titolare se Lamb non dovesse farcela.
 
In realtà Lamb è il più probabile tra i menzionati in infermeria e Monk e Bacon avranno sicuramente la possibilità di ritagliarsi spazi importanti nel match.
I Pistons hanno Galloway in dubbio, ma come per Lamb la sua presenza è probabile, più un Bullock sospeso per cinque partite.
 
La trasferta è insidiosa quindi, ma partire bene darebbe già un segnale prima della gara casalinga contro gli Hawks di Marco Belinelli, il quale su Sport Week di sabato scorso ha parlato a tutto campo di NBA dicendo che non ha mai pensato di rimanere in un posto per sempre anche se a Chicago e San Antonio sarebbe rimasto, che allenatori e giocatori lo stimano, continuando con altri pensieri…
Uno dei tanti è che Budenholzer (ex vice di Popovich a S.A.) lo considera un giocatore intelligente e quindi l’ha voluto.
 
Secondo il Beli la partenza di Millsap è stata un “brutto colpo”, mentre quella del nostro Howard non lo è stata per Atlanta, Dwight giocatore da lui mai considerato decisivo.
Non è stato ipocrita dicendo che in alcune sue scelte il peso economico ha fatto la sua parte, anche se mi chiedo (pour écrire) quando parla di “sicurezza economica”, cosa possa cambiargli il fatto di guadagnare magari quattro anziché sei milioni, stipendi che fa il cosiddetto “mercato”, qui nella versione meno impersonale e da slogan proposta da molti statisti/economisti/politici, ecc., ma ovviamente spropositati in rapporto alla media planetaria.
 
Infine, a margine, anche su Il Giorno di oggi, ecco spuntare un articolo sulla NBA che ricorda qualche recente vicissitudine, compresa la polemica Trump/giocatori, la quale si è estesa con il caso Curry/Trump in estate, sulla quale anche Michael Jordan non si è sottratto, riassumendo l’MJ pensiero…

L’articolo odierno de “Il Giorno” sulla NBA.

 
His Airness sosteneva che la nazione si fondi sulla libertà d’opinione e d’espressione, insomma, aggiungerei io, il diritto di parola è sempre un requisito fondamentale per dissentire, spiegare e cercare di migliorare sistemi non perfetti, cosa che a Trump, possessore di granitiche certezze, sembra non interessi troppo, con il rischio d’inimicarsi, oltre i paesi con i quali Obama aveva stretto accordi oggi rimangiati parzialmente almeno (Cuba, Iran, la crisi nord coreana/statunitense e altri paesi che subiranno economicamente il “First America”), anche l’intero mondo sportivo a stelle e strisce.

Secondo la versione cartacea della Gazzetta dello Sport  (Sport Week) a Est Boston e Cleveland partiranno in Pole Position con 5 stelle (il massimo in una scala da uno a cinque), Milwaukee e Toronto sono valutate a 4, a tre si fermano Detroit, Miami e Washington, quindi saremmo arrivati a già sette qualificate o favorite. l’ottava sarebbe da decidere tra quelle giudicate a due stelle; Charlotte, Indiana e Philadelphia. Le non menzionate vengono tutte date a una stella. A Ovest “La Gazza” dice: Golden State, Oklahoma City 5 stelle, Houston, San Antonio 4, Denver Nuggets, Los Angeles Clippers, Minnesota Timberwolves, New Orleans Pelicans, Portland Trail Blazers e Utah Jazz 3, Dallas Mavericks, Memphis Grizzlies e Los Angeles Lakers 2, Phoenix Suns e Sacramento Kings 1.

 
Secondo la Gazzetta dello Sport (versione online) così al via…

Preseason Game 5; Charlotte Hornets Vs Dallas Mavericks 111-96

Hornets sull’1-3 in preseason a inizio match.
Mavs sul 4-1.
Gli Hornets all’ultima uscita stagionale di preseason, la giocavano davanti al pubblico amico.
Non contano un granché i risultati ora ma iniziare a far vedere d’esser anche concreti oltre che bellini, non sarebbe male.
Se poi NBA League Pass non mi avesse costretto ancora una volta allo streaming in PD (pessima definizione), sarebbe stato meglio.
Comunque sia, nonostante le numerose difficoltà e la delusione personale, gli Hornets non disattendevano nel risultato le aspettative, in una partita dove ha prevalso l’equilibrio, almeno sino ai minuti finali, quando Charlotte è riuscita a bloccare gli attacchi avversari, mettendo i punti necessari per creare il divario finale.
 
La partita
 
Charlotte si ripresentava con la formazione precedentemente utilizzata (Walker, Bacon, M. Williams, Kaminsky e Howard) ed era l’ala piccola (occasionale) Marvin Williams a inaugurare il festival di canestri realizzando gli unici punti del suo primo tempo con una bomba dalla destra.

Williams apre con i primi tre punti della sfida.

Dopo il 3-2 di Dallas, Walker in step back dalla diagonale destra realizzava il 5-2.
La partita rimaneva equilibrata con le squadre pronte a sorpassarsi, Frank Kaminsky era caldo ma anche paradossalmente freddo al contempo, lo dimostrava allo scadere dei 24 secondi segnando una delle sue tre triple (3/3) del primo tempo, quella del 13-12…
La seconda personale del Tank, serviva ad accorciare le distanze sul 16-17; Bacon penetrava sulla linea di fondo sinistra e giunto sotto canestro scaricava sulla diagonale destra, dove Frank eseguiva alla perfezione il compito. Frank si trasformava in uomo assist sulla baseline destra, bloccato dai difensori intelligentemente passava all’indietro dove il neoentrato Monk realizzava il 19-21, ancora da dietro la linea dei tre punti.
Il finale del primo quarto recitava: Hornets 28, Mavericks 27.
Zeller inaugurava il secondo quarto con un jumper vincente frontale aumentando i punti della panchina a 12 contro uno solo dei Mavs. Barea e Bacon bombardavano da tre punti, poi Harris e ancora J.J. Barea con doppio aiuto del ferro da tre punti portavano il risultato sul 34-40.
Charlotte forzava il recupero così come Kemba l’entrata contro due difensori, il reverse layup passando in orizzontale il canestro era vincente e i due punti assicuravano il pareggio a quota 40.
Bacon riprendeva lo scatto dei Mavs a quota 44, poi era Kemba con una freccia da tre punti a dare il +3 ai ragazzi di Clifford.
Un’altra sagitta di Henderson (frontale) faceva toccare a Charlotte quota 50 ma i Mavs rimanevano vivi e in partita nonostante Howard con un giro su se stesso in post basso si liberasse del difensore e depositasse il 54-52, nel finale i blu superavano Charlotte chiudendo con la schiacciata di H. Barnes (24 punti finali) da North Carolina per il 54-56.

Kemba Walker contro Dennis Smith Jr.
Foto Chuck Burton AP

 
Una stoppata di Howard inaugurava il quarto, ma Matthews da tre dava a Dallas i primi tre punti della ripresa, Bacon riprendeva a tirare bene riportando in scia i Calabroni con la bomba del 57-59, poi era Marvin in post basso destro, dopo qualche sportellata a girarsi verso la linea di fondo e a metter dentro nonostante l’arrivo del raddoppio.
Nowitzki e Barnes facevano riscattare Dallas avanti ma Williams riceveva e concludeva da tre in maniera perfetta dopo il rimbalzo offensivo e l’assist di Howard, un tecnico a Clifford costava il 65-68 ma su un’azione di rimessa avvolgente Walker forniva a Howard il materiale per l’alley-oop vincente.
Walker da tre riportava a -1 l’MJ team (70-71), poi era la potenza di Howard a spianare la strada al vantaggio di Charlotte; Noel conteneva l’1 vs 1 come poteva commettendo fallo e subendo canestro.
Howard non ne approfittava e Charlotte rimaneva sul +1 ma J.J. Barea affondando la tripla faceva durare un nonnulla il tempo del vantaggio dei bianchi.
Kemba cercava d’entrare imitando Howard riuscendo più agilmente a depositare, trovando un sottile fallo di Noel, gli arbitri lo chiamavano e Kemba ringraziava dalla lunetta mettendo dentro il punto del 75-74.
Su un’azione confusa Dallas protestava, Kemba al limite sulla riga del centrocampo rilanciava la palla in avanti (difficile dire se buona o meno), di fatto Kaminsky apriva la scatola con altri tre punti.
Nel finale si rivedeva Monk con due punti, D. Harris ne metteva cinque di fila per il pareggio dei Fuorilegge a quota 81.
Il quarto si chiudeva con un fallo assegnato a Matthews e Monk a splittare in lunetta; 82-81 Hornets a dodici minuti dalla fine.
 
Nell’ultimo quarto permaneva quindi incertezza sull’esito finale dello scontro; Powell a 11:00 esatti dalla fine portava sull’84-85 la gara, ma a 9:38 Bacon con un pullup in sospensione ridava fiducia alla squadra e il +1.
A 8:46 Charlotte, dopo esser finita sotto, ci riprovava con Bacon, questa volta l’anello diceva no ma O’Bryant raggiungeva la sfera ad alte quote con la palla in allontanamento e correggeva al colo per il +1.
Dallas non si arrendeva trovando in Nowitzki (14 pt. finali) lo storico leader capace di far rimettere il capo avanti ai suoi con un jumper…
Charlotte però strappava nei minuti finali; prima Bacon ne aggiungeva due, poi Monk si buttava dentro in attacco frontale con chiusura di destra dopo la mulinata di braccia susseguente al passaggio tra i difensori per il bel canestro che a 6:40 segnava il 92-89 per la squadra del North Carolina.
A 5:46 l’insospettabile O’Bryant, premiato come man of the match, segnava da tre punti fronte a canestro, Zeller aggiungeva un punticino ai liberi mentre l’attacco di Dallas entrava in crisi accontentandosi sovente di tiri in salto, non sempre consigliatissimi…
Gli Hornets facevano in tempo a trovare la via della retina altre due volte con bel jumper di O’Bryant e schiacciata appesa di Zeller con servizio sottomisura di Johhny O’Bryant, prima che i Mavs interrompessero il digiuno con il layup di Smith Jr. O’Bryant diveniva incontenibile guadagnandosi e realizzando 3 FT, poi nel finale c’era gloria anche per Paige che con un’entrata e una bomba (111-93) cercava di mostrare il suo talento.
Una tripla di Powell fissava il punteggio finale sul 111-96.
 
Analisi
 
Una buona vittoria, provando i titolari per più minuti nonostante l’assenza di lamb infortunato.
Howard con 8 punti, 12 rimbalzi e tre assist è stato positivo ma deve essere più veloce quando gli arrivano due difensori addosso per evitare di perder palloni utili.
Molti uomini sono andati in doppia cifra, Walker con 18 è stato il top scorer, seguito da O’Bryant con 15 e dalla coppia di rookie Bacon/Monk con 14 a testa.
Nonostante i 21 turnover, Charlotte ha vinto incrementando sino al 49,4% dal campo la percentuale di tiro, superando il 56% da tre punti, soluzione spesso usata ddalle due squadre…
Non mi è dispiaciuto Henderson che ha messo tre punti, catturato 3 rimbalzi e dato un paio di belle stoppate agli avversari.
Zeller con 11 pt. e 4 rimbalzi si ritaglia ancora il suo spazio.
Oliati i meccanismi in queste giornate, attendiamo l’esordio stagionale a Detroit, per capire se la squadra avrà personalità anche in trsferta quando s’inizierà a fare sul serio.

Statistiche di squadra e zone di tiro dei team.

 

Il primo tempo in video.

 

 

L’intera partita in highlights.

Preseason Game 4; Charlotte Hornets Vs Boston Celtics 100-108

 
Per fermare Boston di questi tempi forse non sarebbe bastato nemmeno Vlad III di Valacchia, colui che ispirò Brian Stoker per la creazione del vampiro Dracula.
Questo perché Vlad l’impalatore per difendersi dagli ottomani utilizzò tattiche militari un po’ borderline e riuscì in un primo momento a riportare una vittoria insperata, pur soverchiato dalle forze nemiche.
Precursore di ritirate strategiche di “terra bruciata” nelle quali si uccidevano prigionieri e persone, meglio se malate di peste, impalandole per scoraggiare l’attacco ottomano che avanzando trovava una situazione surreale di distruzione e morte.
Uccidendo animali (per non fornire cibo agli assalitori), lasciando trappole sul percorso, tendendo qualche rara imboscata in Valacchia, suo preteso regno (e anche del fratello Radu, il quale combatteva per gli ottomani per il titolo di Bay), fece di necessità virtù, così come Clifford questa sera.
Le armi a disposizione si sono rivelate impari alla forza d’urto di una delle favorite per questa stagione (16 pt. Irving, 15 Horford, 13 Hayward), tuttavia la panchina, salvo qualche elemento, ha fornito prova di riuscire quasi a sabotare la controparte nemica, riportando a vivere una partita che sembrava già chiusa dopo due quarti.

Walker prima della partita.

 
Brad Stevens, il giovane coach di Boston, scendeva allo Spectrum Center proponendo il seguente quintetto; Irving, Hayward, J. Brown, Tatum e Horford.
Charlotte schierava un quintetto non “originale” (intendo non quello titolare) per testare alcune posizioni composto da; Walker, Bacon, M. Williams, Kaminsky e Howard.
La partita
 
Gli Hornets passavano in vantaggio per primi grazie a un tiro di Kaminsky che s’impennava sul secondo ferro ricadendo dentro senza l’aiuto di Howard, pronto al tap-in.
I Celtics tuttavia pareggiavano con Irving dalla baseline immediatamente e iniziavano a colpire da tre punti; un paio di passaggi erano sufficienti a muover la difesa di Charlotte e a lasciare libero il tiratore “occasionale” ospite.
A 9:43 Irving metteva la tripla del 4-8, Walker replicava da 45° destra per il 7-8 ma Irving e Horford dalla distanza colpivano ancora senza fallir un colpo.
Sul 7-14 Clifford fermava il gioco ma al rientro erano ancora gli Hornets a salvarsi con una stoppata in recupero di Howard su Hayward.
L’ex Utah aggiungeva però poco dopo altri tre punti diretti, Walker salvava in uno contro uno su Tatum lanciato in transizione dopo una persa di Howard (leggermente spinto passava corto), poi Howard apportava punti con un gancio su Horford e un alley-oop grazie a Walker che interpretava il ruolo di direttore d’orchestra.
Un passaggio veloce verticalmente schiacciato da Irving dava al centro dei verdi la possibilità di rifarsi da sotto portando il tabellone sul 12-22, ma i lunghi degli Hornets reagivano con due punti di Dwight e quattro di fila di Cody che prima segnava con un due lungo e poi si permetteva il lusso del coast to coast di forza per il 18-22.
Il primo quarto si chiudeva sul 20-24 grazie a un’azione sulla destra di Monk che in palleggio depistava il difensore allontanandosi velocemente da esso per poi colpire in allontanamento dalla media con un fade-away che fissava il risultato dei primi 12 minuti.
 
Il secondo quarto iniziava con una buona difesa di Bacon su Hayward (corto) nel pitturato, lo stesso Dwayne in transizione apriva a sinistra, dove da 45°, l’altro rookie Monk trasformava in tre punti, quelli del pari (24-24), l’altruismo del nostro numero 7.
Charlotte passava per la seconda volta avanti a 9:04 quando Monk, visto scivolare il proprio marcatore, si affacciava in palleggio verso il centro della linea dei tre punti e scaricando il tiro realizzava il 29-28.
Rozier evidenziava un difetto degli Hornets; il posizionamento, quello di Zeller sulla linea dei tre punti produceva l’effetto piccolo/lungo che l’attaccante di Boston sfruttava con un rapido tiro da tre vincente.
Tatum a 5:45 aumentava le percentuali in fatto di triple realizzando il 31-40.
Monk e un pick and roll tra Henderson e Howard (schiacciata volante) provavano a essere le azioni della riscossa mai Celtics (sul 3-0 in preseason) si dimostravano vogliosi di giocare e con semplicità e buona mano non faticavano ad arrivare sul 38-54 con una tripla di J. Brown nata da una transizione, un lento rientro di Howard e un posizionamento non ideale del team.
Irving chiudeva il quarto con un attacco a canestro con rallentamento più passaggio in mezzo alle gambe su se stesso e appoggio finale su un Howard che non riusciva a fermare la sfera.
Allo scadere Marvin Williams tirava corto da tre punti e il primo tempo ci salutava sul risultato poco benaugurante per gli Hornets di 38-57 (un punto riassegnato in modalità postuma ai Celtics), figlio comunque di qualche difficoltà nel gioco di Charlotte contro la difesa dei leprechaun con un Walker sovraccarico in alcune occasioni e un attacco più veloce e confidente degli ospiti.

Esordio stagionale anche per le nuove Honeybees di bianconero (simbiosi con le luci e ombre di Charlotte) vestite, raggio di sole nonostante il risultato negativo.

 
Il terzo quarto non fluiva meglio a livello di distanze, tuttavia, dopo i primi due punti di Horford, Kaminsky rispondeva dalla lunga, Hayward, troppo libero, replicava da fuori ma Walker ai bordi del pitturato destro arrivava sul fondo alzando in orizzontale per Howard che ricordava chiudendo in alley-oop l’esaltante accoppiata Paul/Chandler a New Orleans, una decina d’anni fa.
In penuria di emozioni riguardanti il risultato arrivava in aiuto Monk, il quale, ricevendo un preciso passaggio di Howard da dentro il pitturato, in arrestabile corsa batteva il difensore con gioco di prestigio e cambio mano per un magico appoggio.
Tatum però mandava in tilt la difesa di Charlotte che non lasciava nessun rim protector, facile per il numero 0 affondare la schiacciata del 59-80.
Walker attaccava in modalità contropiede immediatamente dopo aver preso un rimbalzo apportando ancora punti ai bianchi, poi, a 13.4 dalla terza sirena, era Zeller a recuperare un pallone che il ferro aveva negato alla retina su tentativo di Henderson in entrata; Cody contro due avversari segnava da sotto subendo fallo e realizzando il libero che accorciava a 14 punti le distanze (70-84), mandando le squadre a riposarsi due minuti.

 
Henderson con due tiri liberi e Bacon con una tripla inauguravano il come back degli Hornets nell’ultimo quarto, un periodo nel quale anche Stevens farciva la gara con le riserve, dando possibilità di recupero alla Steve Clifford band.
Un tentativo elegante in reverse layup di Monk risultava corto, con poca frustata di polso la palla si alzava nell’aria di nessuno, Zeller era rapace nel correggere in schiacciata dando ai nostri il beneficio di due ulteriori punti.
I Calabroni pian piano rosicchiavano punti; O’Bryant da vicino per il -10, Monk da 3 a 8:10 con bomba frontale dal veloce rilascio (82-91), Bacon ancora da tre per l’85-93 e poi O’Bryant servito sotto, fintando mandava a vuoto gli interventi in recupero e realizzando altri due punti faceva pensare a una rimonta interrotta momentaneamente da Nader con tre punti, ma O’Bryant indovinava la tripla del 90-96 a 6:19 dal the end.
Monk sulla destra era rapidissimo nell’usare lo schermo e portandosi sulla linea rapidissimamente arricchiva il suo bottino dando a Clifford e ai nostri il -3.
O’ Bryant, dopo una partita piuttosto brutta, confermava le cose buone fatte vedere poco prima, tiro preciso dallo spigolo sinistro e -1 solamente.
Pubblico a predicare la difesa, Monk l’ascoltava prendendo uno sfondamento netto da Nader e dall’altra parte sul movimento di palla, O’Bryant si avvantaggiava in entrata diagonale, giunto quasi sotto canestro ecco il passaggio corto per Mathiang sulla linea di fondo sinistra all’interno del pitturato… tutto solo la a causa della chiusura dei difensori su Johnny, era facile per il nostro numero 9 portarci in vantaggio sul 97-96.
Purtroppo però arrivava una tripla di Ojeleye, la quale per, la pur brava panchina di Charlotte, era un brutto colpo.
Paige poi sbagliava a 2:41 il primo di due liberi assegnati dagli arbitri per merito di una sua entrata con cambio passo, fermata fallosamente.
Nader con un running layup aumentava il gap a 3 punti, ancora colmabile, ma Paige fuori equilibrio dalla linea di fondo destra sbagliava il tiro, finiva così la gara di Charlotte perché Larkin in entrata puntava Mathiang chiudendo in entrata di sinistra.
Canestro più fallo e -6 per Charlotte.
La situazione si riproponeva poco dopo con il pick and roll sul quale Paige era tagliato fuori, mentre Larkin sfruttava la sua rapidità contro Mathiang per evitare altre possibili sorprese.
 
Analisi
 
Con tutte le mancanze (Lamb, MKG, Batum, ecc.) Charlotte è sembrata in difficoltà nel confronto tra momentanei titolari.
Il risveglio della panchina ci ha permesso nell’ultimo quarto di rientrare, prima di cadere nuovamente per un po’ d’inesperienza e fragilità, tuttavia, sulla falsa riga di Miami, altra partita utile per testare le forze.
In regular season probabilmente finiremo le gare con giocatori più consistenti di quelli visti stasera.
Paige aveva mostrato qualcosa d’interessante ma è poi stato uno dei principali motivi della sconfitta nel finale. Qualitativamente non all’altezza in difesa ha mostrato qualche crepa, così come Mathiang quando è attaccato dai piccoli.
Tra i panchinari meno ai margini, Cody Zeller ha chiuso con 10 punti, 9 rimbalzi e un +14 di plus/minus, O’Bryant ha totalizzato 11 punti, Monk ha fatto progressi limitando scelte azzardate, l’ho rivisto sui livelli della sfida con i Pistons e ha realizzato 21 punti in 32 minuti con 7/18 dei quali 4/10 da tre pt..
Perdere non fa mai piacere, specialmente dopo aver riacciuffato una partita che sembrava già finita ma tutto sommato la panchina oggi mi preoccupa un po’ meno se Bacon ha realizzato 12 pt. Kaminsky ne ha messi 10, ma è stato travolto con i titolari facendo segnare un -15 di plus minus.
Male Marvin Williams con 2 pt. e 0/5 da tre.
Charlotte ha chiuso con il 42% mentre la squadra ospite con il 50,6%, bravura degli avversari ma anche qualche regalo da non ripetere in futuro…

Preseason Game 3; Charlotte Hornets @ Miami Heat 106-109

ImpreparaziHornets
Siamo ancora in preseason, chiaro che i team non siano ancora al massimo con parecchi FT sbagliati (19/28 CHA e 18/29 MIA) e giocatori out.
Miami ad esempio teneva fuori Dragic (per la seconda volta dicevano i cronisti, onestamente non ho visto la precedente degli Heat), mentre gli Hornets lasciavano fuori MKG provando varie tipologie di quintetto, vedendo anche a fine secondo quarto in campo Howard come centro e Zeller come ala grande.
Alla fine prevarrà la maggior esperienza degli Heat nel finale rispetto all’impreparazione di alcuni giocatori di Charlotte nel gestire i finali.
 
Charlotte testava il seguente quintetto; Walker, Lamb, M. Williams, Kaminsky e Howard.
Miami rispondeva con; Waiters, Richardson, McGruder, Olynyk e Whiteside.
 
La partita
 
Miami iniziava forte portandosi sul 6-0 a proprio favore (tripla di Olynyk dall’angolo sinistro con Kaminsky in uscita lenta e Waiters da due frontale), Charlotte rompeva il digiuno a 9:53 con una tripla di Lamb dalla destra ma sullo stesso lato, dalla linea laterale, Richardson colpiva da ben oltre la linea da tre punti portando il match sul 3-9.
A 9:16 un pick and roll con corsa parallela tra Walker (portatore della palla) e Howard, si concludeva con l’alley-oop di quest’ultimo, azione rara in questi anni dalle parti di Charlotte…
La partita continuava a comandarla Miami nel punteggio, anche se Charlotte si avvicinava con Monk, il quale appena entrato dal centro sinistra realizzava dalla lunga (3:31) due punti che riportavano a contatto Charlotte (22-23).
Gli Hornets provavano a rimanere lì con Zeller che in entrata costringeva Whiteside al secondo fallo e a subire un’azione da tre punti compreso il libero del 25-29.
Miami però piazzava un 4-7 chiudendo avanti 29-36.

Alcuni giocatori si scambiano “il cinque” durante un time-out nel primo quarto.

 
Il secondo quarto vedeva Charlotte invertire la rotta e trovare un come back clamoroso con i rookie a dare una mano.
Monk da tre segnava il 32-38, poi per una rimessa dal fondo di Winslow effettuata con un piede in campo, la terna invertiva la rimessa, sul pallone rimesso dentro si catapultava Monk, il quale con un arresto e tiro dalla media sinistra non dava scampo al pur veloce difensore.
A 6:05 Monk dalla diagonale destra pareggiava (45-45) con una bomba dopo aver ricevuto e sfruttato i movimenti del nostro lungo a distogliere un po’ d’attenzione.
A 5:46 su una transizione arrivava Adebayo che da dietro colpiva l’arto destro di Kemba impegnato in un tiro da tre. 2/3 il responso dalla lunetta, Charlotte avanti con un parzialone di 15-0 interrotto da un’entrata con appoggio al vetro di Richardson per il 49-47.
A 4:06 Marvin dal corner destro sprigionava un altro colpo deflagrante da tre punti, Howard mancava un alley-oop poco dopo, ma si rifaceva con una schiacciata e un high pick and roll innescato ancora da Walker a circa cinquanta secondi dall’intervallo lungo.
Si andava quindi a riposo sul 62-54 pro Hornets.
 
Nel terzo quarto però si notava subito che l’inerzia del match era cambiata.
Miami recuperava, complice una difesa di Charlotte non efficace, oltretutto su un tiro di Richardson dalla baseline sinistra, Walker era colpito involontariamente al volto dal gomito dell’attaccante di Miami in ricaduta.
Sul 68-67 Marvin Williams insisteva sulla sinistra avvicinandosi con due mezzi giri quasi consecutivi su Richardson, poi faceva parte un jump hook vincente subendo anche il contatto irregolare.
L’azione del 71-67 era da tre punti, poi era Howard, grazie a un pallonetto di Marvin a trovarsi tutto solo e a far tremare il canestro con una schiacciata appesa che provocava la caduta ritardata di un laterale del tabellone.
McGrouder da tre frontalmente realizzava il 75-74, poi un flagrant one di J. Johnson su Howard (trattenuta prolungata con un braccio da dietro che provocava la caduta del nostro centro impegnato al tiro) dava la possibilità a Dwight d’aggiungere due punti a gioco fermo.
A 4:39 dalla diagonale sinistra penetrava Monk appoggiando in mezzo al traffico seguito dai mastini di Miami.
Il 79-74 sopravviveva poco poiché a 3:05 Miami passava avanti in transizione, ma Zeller a 1:54 con due liberi e Bacon con un micidiale jumper dalla media sinistra (colpo d’occhio posteriore per spostarsi di lato prima del tiro ed evitare il recupero, provvidenziale), riportavano avanti Charlotte che chiudeva con una stoppata di Zeller su J. Johnson a fissare l’89-85, finale di terzo quarto.
 
Charlotte sembrerebbe poter allungare in avvio ultimo quarto, quando T. Johnson spingeva Monk in entrata sull’immobile Olynyk.
Gli arbitri se ne accorgevano punendo la spinta con due liberi.
Sul 95-87, una bella steal portava T.J. Williams a dare 10 punti di vantaggio agli Hornets, i quali però s’inceppavano sul più bello.
Una palla persa da Monk (raddoppio di Olynyk), consentiva la dunk indisturbata di Richardson.
Monk nel finale esagerava decisamente, però la sua alzata per Mathiang (appena entrato) produceva un lampo nel buio con l’inchiodata poderosa a una mano del nostro numero 9. Un altro giocatore ai margini (Walton Jr) per Miami realizzava due punti battendo T.J. Williams, inoltre una sua palla recuperata dava la possibilità a Winslow d’allungare (fallo di Mathiang) ma lo 0/2 dava la possibilità a O’Bryant dopo un giro a 360° sul piede perno di ripassare avanti sul 103-102.
Purtroppo O’Bryant non ne azzeccava molte nel finale, compresi dei passi evidentissimi e reiterati, mentre, non sarà fenomenale, ma Mathiang (mi è piaciuto molto questa sera) difendeva strenuamente su Adebayo riuscendogli a negare il canestro ravvicinato per ben due volte consecutive, tuttavia per Miami Mickey centrava il bersaglio grande del 103-105.
Monk sparava un air-ball ma un tap-in di Mathiang era utile per pareggiare.
Lo stesso nostro numero 9 andava in difficoltà sulla finta frontale di Winslow, l’attacco a canestro con appoggio di destra sullo stesso lato era vincente nonostante il tentativo di recupero del nostro lungo.
Bacon ci provava da tre ma era impreciso, Mathiang non riusciva a trattenere il rimbalzo toccatogli e Winslow in transizione a15 secondi dalla fine sembrava aver chiuso la partita con il +4 del 105-109.
Invece a dare uno spiraglio di speranza a Charlotte era un fallo con palla ancora non entrata sul parquet.
Punito con un tiro libero Monk ringraziava riportando a -3 Charlotte, poi nel finale, dalla rimessa successiva si prendeva la responsabilità di provarci ancora da tre per portare la gara all’OT, ma pressato, colpiva dalla diagonale destra solamente il ferro dallo stesso lato, lasciando agli Heat una vittoria probabilmente insperata a pochi minuti dalla fine.

Analisi
 
Niente allarmismi però….
È prestagione e Charlotte ha giocato senza Walker, Lamb, Howard negli ultimi minuti, mentre tra gli altri Monk è calato molto alla distanza finendo per prendersi troppe conclusioni (19 pt. ma 7/22 con 2/11 da tre).
Bacon ha disputato una buona partita difensiva e finché ha retto anche offensiva (12 pt.), mentre nel finale per colpa della stanchezza è subentrata imprecisione.
Mathiang è da rivedere perché ha ben impressionato.
O’Bryant spero sia in ritardo di condizione perché è stato a tratti inguardabile, T.J. Williams ha mostrato velocità e confidenza ma un pochino di fragilità difensiva, mentre Howard è andato così così (16 pt. ma 0 stoppate, 4 steal, 6 rimbalzi), evidenziando sicuramente un calo atletico ma mostrando ancora esplosività se ne ha voglia.
Lamb ha realizzato 11 punti in diciotto minuti così come Kemba che ha gioccato due minuti in meno però.
Peccato per il risultato che lascia un po’ d’amarezza, oltretutto nonostante i 14 turnover di Charlotte e i 20 di Miami, ma oggi contava poco, l’importante è che Clifford abbia ora un quadro più chiaro sui singoli e possa scegliere le migliori alchimie per la regular season.
Prossima tappa contro Boston, all’esordio stagionale casalingo.
Sarà ancora un’amichevole ovviamente.

Hornets Preview

ANTICIPAZIHORNETS
Potessimo leggere il futuro, almeno quello prossimo (diciamo da qui a un annetto), avremmo un gran vantaggio perché ovviamente potremmo fare scelte vantaggiose, però perderemmo il gusto di percorrere quella strada che chiamiamo “destino” e in ambito sportivo diventerebbe piuttosto noioso sapere già come andrà a finire.
 
Dato che non posseggo capacità di preveggenza come Cassandra, tanto poi non mi credereste comunque (era la maledizione di Cassandra), rimaniamo ai fatti concreti…
 
Charlotte è inserita nella Southeast Division.
La divisone comprende oltre gli Charlotte Hornets, gli Atlanta Hawks, i Miami Heat, gli Orlando Magic e i Washington Wizards.
 
Gli analisti danno per favorita per la vittoria divisionale la squadra capitolina che effettivamente ha un quintetto base completo e leggermente superiore a quello di Charlotte.
Dietro i Wizards c’è chi vede Miami (gran finale lo scorso anno con un 30-11 notevole), chi vede Charlotte.
Dal mio punto di vista, oggettivamente, il quintetto degli Hornets, complessivamente, ha qualcosa in più di quello degli Heat (questo non vuol dire però automaticamente ottenere migliori risultati), dietro “le prime tre”, Orlando sembrerebbe aver fatto un piccolissimo passo in avanti, mentre gli Hawks di Belinelli dovrebbero faticare parecchio, anche se l’allenatore Budenholzer potrebbe mitigare un po’ i risultati negativi che probabilmente arriveranno (causa le perdite estive) con il gioco di squadra.
 
Allargando la visione a Est, alcune squadre come Indiana hanno perso pezzi pregiati (George) o altre hanno smobilitato (vedi Chicago che ha spedito Butler ai Timberwolves), altre ancore, a diversi livelli invece sono nella loro fase emergente (Milwaukee, Phila) ma dietro Boston e Cleveland sembrano esserci diverse squadre il cui livello non è dissimile.
 
Il GM Rich Cho è stato riconfermato in estate da Jordan dopo il fallimento della scorsa stagione e non è difficile capire che se Charlotte dovesse fallire ancora una volta l’obiettivo playoffs, la prima testa a saltare sarebbe quella del birmano/americano che si è liberato in estate di un suo recente “errore”, il contrattone di Miles Plumlee, cedendo però anche Marco Belinelli, l’unica perdita di un certo rilievo per Charlotte quest’estate, ottenendo in cambio però “la torre” Howard.

Un Dwight Howard visto da me. “La Torre”, per Clifford, sarà elemento molto importante sulla scacchiera.

 
Per fare il punto della situazione, vediamo come si presenta a inizio prestagione la squadra:
 
Roster Preseason 2017/18 – (20 giocatori)
 
PG: Kemba Walker, Michael Carter Williams, Julyan Stone, T.J. Williams, Marcus Paige.
SG: Nicolas Batum, Jeremy Lamb, Malik Monk, Terry Henderson.
SF: Michael Kidd-Gilchrist, Dwayne Bacon, Treveon Graham.
PF: Marvin Williams, Frank Kaminsky, Johnny O’Bryant, Luke Petrasek, Isaiah Hicks.
C: Dwight Howard, Cody Zeller, Mangok Mathiang.
 
Arrivi/Partenze
 
Arrivi (11):
Michael Carter-Williams (PG Chicago Bulls), Julyan Stone (PG Reyer Venezia), T.J. Williams (PG/SG undrafted), Marcus Paige (PG Salt Lake City Stars), Malik Monk (SG Draft 2017) Terry Henderson (SG undrafted), Dwayne Bacon (SF Draft 2017) Luke Petrasek (PF undrafted), Isaiah Hicks (PF undrafted), Mangok Mathiang (C/PF undrafted), Dwight Howard (Atlanta Hawks).
 
* probabilmente tre di questi giocatori saranno tagliati, mentre Paige e Mangok usufruiranno della nuova formula Two-way contract che li potrebbe veder scender sul parquet limitatamente.
Per approfondimenti vedi il roster 2017/18 all’interno del blog.
 
Partenze (6):
Ramon Sessions (PG New York Knicks), Brian Roberts (Olympiakos), Brianté Weber (Los Angeles Lakers), Marco Belinelli (SG Atlanta Hawks), Christian Wood (PF Fujian Xunxing), Miles Plumlee (Atlanta Hawks).
 
* Non ho tenuto in considerazione giocatori che erano già fuori roster prima di fine annata, quali: Spencer Hawes, Roy Hibbert, Aaron Harrison e Mike Tobey.
 
Giocatori rimasti (9):
Kemba Walker, Nicolas Batum, Jeremy Lamb, Michael Kidd-Gilchrist, Treveon Graham, Marvin Williams, Frank Kaminsky, Johnny O’Bryant, Cody Zeller.
Analisi
 
 
Partendo dall’allenatore, analizziamo i possibili vantaggi e svantaggi che Charlotte avrà nei confronti delle altre squadre.
 
Il coach, confermato da MJ, sarà ancora Steve Clifford, uno che nella NBA va parzialmente controcorrente.

Scusa Cliff…
Cercavo un dipinto surreale contenente dei calabroni scatenati, ma ho trovato solo questo con abbigliamento femminile.
Eh va beh… facciamo finta sia un look un po’ scottish.

Avendo avuto i fratelli Van Gundy come mentori, è stato influenzato da essi, soprattutto Stan, attuale allenatore dei Detroit Pistons, il quale base il proprio gioco su difesa e rimbalzi.
In quest’ottica, quelli della Motor City si sono ulteriormente rinforzati in difesa.
Clifford ha copiato, capendo dove vi fosse la falla principale da tappare aggiungendo in estate Dwight Howard, un giocatore che non è più giovanissimo e che alcuni vedono al tramonto, crepuscolare…
Tuttavia per Charlotte potrebbe essere manna dal cielo.
Ma prima di parlare di Howard, mi soffermerei ancora un attimo su Clifford.
Steve in estate ha lodato Kidd-Gilchrist che era attaccato dai detrattori per il suo tiro e l’incapacità di prendersi buoni tiri.
Clifford, riferendosi a MKG, sostiene che la spaziatura “non è tanto importante quanto la competitività, non è importante quanto la personalità e il talento naturale. È un atleta di talento, comprende il gioco ed è un ragazzo che gioca duramente e si preoccupa della squadra.”
E’ passato poi a Howard, asserendo che potrà giocare una stagione da All-Star. Inoltre ha aggiunto: “E’ uno dei giocatori più intelligenti che abbia mai visto, è come un poliziotto che dirige il traffico in difesa.”
 
Data fiducia ai mastini della difesa, Dwight ha incassato anche la fiducia del proprietario MJ, il quale telefonandogli, probabilmente ha infuso nel centro che tutti danno per quasi finito, un certo spirito di rivalsa e in generale la stima accordata, gli darà nuovi stimoli per fare bene.
L’ex Hawks (partiamo con il quintetto base parlando subito dell’unico inserimento in esso) è un intimidatore d’area con il suo fisico capace di recuperar rimbalzi era ciò che serviva, anche se l’atletismo non può che essere in calo vista l’età e più che tirare FT, i suoi tentativi sono più simili a mattonate che altro.
 
La difesa sarà quindi la chiave per accedere ai playoffs secondo il Vangelo secondo Steve, infatti, sono rimaste le due ali titolari, Michael Kidd-Gilchrist (confermatissimo dalla società come abbiamo già letto) e Marvin Williams.
Sono rimasti ben nove giocatori, soprattutto nel reparto ali, qualcuno si va a confondere ibridamente con le posizioni di SG come swingman.
Michael Kidd-Gilchrist (MKG per i cronisti) era uno dei giocatori più brillanti in difesa prima della ricaduta dell’infortunio due anni fa, mentre l’anno scorso non ha avuto problemi fisici, ma ha mostrato meno aggressività e atletismo.
Da lui ci si attende o si spera che si avvicini ai livelli di due anni orsono per fare la differenza, anche in materia di palloni intercettati e trasformati in rapide transizioni personali o assistite per i compagni a portare punti nei fast break.
Marvin Williams è un giocatore, come Howard, che ha speso ormai gli anni migliori (a livello atletico) della sua carriera NBA (è un 1986) ma porta come Howard esperienza e a differenza di Dwight, è un uomo spogliatoio stimato dai compagni, giocatore che si sacrifica in difesa ma che in attacco lo scorso anno ha mostrato una preoccupante involuzione nelle percentuali nel tiro da fuori, cosa fondamentale per Charlotte avere uno stretch four capace di colpire con assiduità.
 
Howard in attacco aprirà sicuramente il campo per gli esterni, compresi gli adattati e qui potrebbe esserci una seconda chiave di lettura per la buona riuscita della stagione di Charlotte.
Se Pat Riley ai Lakers già a fine anni ’80 con l’addio al basket giocato di Kareem Abdul-Jabbar asseriva che l’era dei grandi centri fosse ormai tramontata a favore di altri tipi di giocatori, allora Charlotte è nel giusto.
 
Se Nicolas Batum (quando rientrerà, poiché ha subito un infortunio serio al gomito sinistro, c’è un recente articolo sul blog…auguri comunque al francese) rappresentava anche un uomo assist importante per Clifford (un credo e una necessità per lui il gioco di squadra, tanto da far risultare la squadra lo scorso anno al secondo posto in classifica per quanto riguarda il rapporto assist/turnover con 2,01, secondi anche con le 10,7 perse a partita), potrebbe ritrovare anche miglior fortuna nelle sue conclusioni quando si sposterà l’attenzione su Dwight, ancora meglio potrà andare a Kemba Walker, reduce dalla miglior stagione in carriera con 23,2 punti di media e la convocazione all’All-Star Game.
L’uomo franchigia di Jordan costituirà per gli avversari ancora l’unica minaccia a tutto campo, entrate, step-back, pick and roll, più un micidiale tiro da oltre l’arco costruito stagione dopo stagione.
Il limite sarà di essere quasi totalmente dipendenti da Kemba se le cose non dovessero girare.
Con lui in campo lo scorso anno gli Hornets hanno guadagnato ogni 100 possessi 3,5 punti mediamente sugli avversari, ma con la panchina in campo sono affondati.
Walker sarà il principale finalizzatore della squadra che ha un grosso difetto; non avere altri grandi realizzatori affidabili e continui, tuttavia se dovessimo basarci sulle statistiche dello scorso anno, la squadra a livello realizzativo si è piazzata sedicesima nella colonna destra con 104,9 punti realizzati a partita, quindi, non è del tutto vero che il team non segni, anche se è vero che il rapporto tiri effettuati/realizzati è penalizzante, arrivando da un ventiseiesimo posto con un misero 44,2% dal campo.

“Atlante” Kemba sorreggerà ancora il peso dell’attacco della squadra, ma questa volta potrebbe avere più aiuto da Howard, Lamb e Monk.

 
La mia preoccupazione maggiore però, a parte lo stress realizzativo di Kemba, è proprio l’affidabilità della difesa, la quale ha diversi punti interrogativi.
L’anno scorso concedemmo 104,7, tredicesima difesa nella NBA…
Bisognerà migliorare possibilmente anche le sole sette palle a partita rubate a gara che valgono un ventisettesimo posto.
Se i riconfermati non dovessero far meglio dello scorso anno in fase difensiva, potremmo ritrovarci ad assistere nuovamente a una stagione martoriata con avversari le cui percentuali alte sul tiro da tre (venticinquesimi con il 36,9% subito) potrebbero incidere pesantemente, per questo è arrivato un protector rim come Howard in aiuto, lasciando gli esterni più pronti a coprire sul perimetro, avendo meno preoccupazioni di chiudere il pitturato, potendo adattarsi probabilmente a spaziature migliori.
Dwight dovrebbe anche aiutare gli Hornets a lasciare il ventiduesimo posto nei rimbalzi concessi agli avversari (44,4 a partita, pari ai Lakers) e il quartultimo posto per quanto riguarda i punti nel pitturato, dando a Clifford la possibilità di utilizzare un gioco più variegato, anche se dovremo scordarci di riconfermare il primo posto nei liberi realizzati (81,5% lo scorso anno).
 
La società dopo aver sparato il primo fuoco d’artificio dell’estate NBA è rimasta quasi immobile, un po’ per i problemi del tetto salariale già al limite, un po’ perché probabilmente l’idea originale era quella di tornare a dar fiducia a un gruppo già conosciuto, con le due ali già descritte a riprendere i loro posti sul parquet.
 
Dicevamo quasi… sì, perché dopo aver preso Dwight, rimaneva il problema della PG di riserva per cercar di far girar al meglio la panchina.
Anche qui la parola d’ordine potrebbe essere “rilancio”, come nel caso del centro ex Hawks, anche per il prescelto, Michael Carter-Williams (sostituirà il deludente Sessions), ex Chicago, i numeri non sono quelli d’inizio carriera.
Brillantissimo rookie of the year nella stagione 2013/14 con i 76ers, è passato dai 16,7 punti di media dell’anno d’esordio, ai 6,6 lo scorso anno con i Bulls, ecco perché un mio precedente pezzo s’intitolava “Rischio a Carter”.
Sarà l’uomo giusto per far ripartire la panchina degli Hornets?
Considerando che probabilmente sia lui che Julyan Stone (se sarà confermato dopo il camp), sono giocatori che si adattano maggiormente alla fase difensiva (Clifford in questa preseason sta chiedendo all’ex Reyer proprio intensità difensiva) è difficile dirlo, tuttavia l’alchimia con altri giocatori che partiranno dalla panchina potrebbe divenire utile alla second-unit intera.
 
In primis vi sarà Cody Zeller, un sesto uomo di lusso, poiché l’anno scorso giocava con i titolari e il suo slittamento in panchina potrebbe avvantaggiare Charlotte nei minuti nei quali i titolari avversari andranno a rifiatare in panchina.
In estate ha messo su ancora muscoli, irrobustendo il fisico, il che dovrebbe aiutarlo ulteriormente in difesa, settore nel quale dava già una buona mano a Charlotte.
Ricordo ancora due stoppate incredibili per atletismo e tempismo in una vecchia partita contro Atlanta vinta dopo due supplementari grazie a uno dei pochi lampi di Lance Stephenson in maglia teal & purple.
La meccanica di tiro è rivedibilissima, ma sa muoversi bene tagliando a canestro o utilizzando pick and roll, infatti, con lui in campo il team ha un bilancio vincente.

Il campo visto come una scacchiera. Blocchi e pick and roll per riprodurre l’azione sottostante, nella quale Zeller mostra le sue abilità in questi giochi.

 

 
Frank Kaminsky mi sembra ancora un po’ acerbo, non mi convince il suo atteggiamento, anche fuori dal campo sembra più il classico “bomber” che uno con la testa sulle spalle.

Il marinaio Kaminsky quest’estate a un convegno a favore della monogamia…
Grazie a Matteo Vetralla per aver scovato la foto.

Ad ogni modo poiché non m’interessa particolarmente cosa faccia il buon Frank fuori dal parquet, spero Clifford riesca a coinvolgerlo anche in altre situazioni oltre al tiro da tre.
Nella prima uscita stagionale con un paio d’inserimenti nel pitturato ha messo canestri facili ma in difesa mi è sembrato piuttosto imbarazzante, specialmente se posto in posizione di centro, dove non ha fisico e prontezza, tuttavia, archiviata l’estate da cicala, potrebbe tornare a carburare, sperando di non doverlo vedere solamente colpire sugli scarichi come troppe volte gli è stato chiesto fino a oggi, un discreto bagaglio tecnico l’ha.
 
Con Batum fuori causa a inizio stagione, il ruolo di guardia tiratrice titolare sarà preso da Jeremy Lamb che sembra sia arrivato carico per questa stagione.
Serio, motivato, nelle prime due uscite si è mostrato un fluido realizzatore.
Il limite passato è stato la continuità.
 
Dietro di lui oscillerà Malik Monk, un ragazzo incredibilmente lasciato scegliere agli Hornets in undicesima posizione.
La difesa non è il suo forte e per sua stessa ammissione sta imparando gli schemi, le rotazioni difensive che Clifford gli chiede, ma in attacco ha mostrato buon tiro, personalità e un atletismo coronato da un’esplosività dinamitarda.
Un ragazzo che più che un rookie, sembra già essere mezzo pronto per il salto di qualità.
Se la salute e l’etica del lavoro l’accompagneranno, potrebbe essere un mezzo crack per far levitare o proprio lievitare gli Hornets.

Niente male per Monk come primo canestro prestagionale…

A meritare una menzione vi sono anche Dwayne Bacon, il quale da guardia potrebbe slittare in posizione di ala piccola (198 cm per 100 kg) e trovare un po’ di spazio anche se Clifford utilizza rotazioni piuttosto corte, in qualche tipo di quintetto nel quale si pensi di utilizzare la sua energia potrebbe venire utile.
Johnny O’Bryant dopo l’infortunio dello scorso anno potrebbe far rifiatare un po’ i lunghi, sperando che gli acciacchi di Howard non si facciano sentire e l’attitudine di Zeller a farsi male, non si materializzi anche quest’anno, a ogni modo nelle rotazioni prima di lui vengono anche M. Williams e F. Kaminsky.
 
Dietro di loro una pletora di semisconosciuti che probabilmente faranno da comparse.
 
L’importante sarà partire bene, il calendario iniziale delle prime venti non è semplicissimo, sarebbe importante battere Detroit (diretta concorrente) ad Auburn Hill nella prima uscita stagionale e bissare contro gli Hawks in casa, poi partirà una lunga maratona impronosticabile, influenzabile da troppe varianti.
 
A ogni modo, giusto per divertirmi, voglio essere positivo e dare fiducia alla squadra, se gli infortuni saranno contenuti, dopo il 36-46 dello scorso anno, un 45-37 potremmo portarlo a casa quest’anno.