Preseason Game 5: Charlotte Hornets Vs Detroit Pistons 110-116

La Partita

Salto la solita intro (ve ne saranno anche troppe per la regular season) e vengo subito al dunque…

Niente Grifin per Detroit e riposo per Rozier a Charlotte in maniera da vedere C. Martin e Simmons…

Hornets quindi con Graham, Bacon, Bridges, PJ Washington e Zeller contrapposti a Frazier (15 pt.), Br. Brown (6 pt.), Snell (9 pt.), Markieff Morris (17 pt.) e Drummond (17 pt. + 15 rimbalzi). Galloway dalla panchina finirà con 18 punti seguito dall’ex Wood con 12 punti e 9 rimbalzi.

1° quarto:

Primo tiro da tre di Detroit a vuoto, primo tiro di Charlotte a segno con Miles Bridges per il 3-0.

Detroit rispondeva con un diagonale pompato e schiacciato di Drummond per taglio e appoggio di Snell.

Piacevole nelle prime battute la partita con Bacon a realizzare il 5-3 prima che Morris dall’angolo sinistro venisse aiutato da un rim/glass grazie al buono spin della palla per il sorpasso.

Ancora Mark. Morrris con un jumper allungava sul 5-8 ma Cody ricevendo in mezzo all’area dopo un dribbling in palleggio si lanciava veleggiando per una due mani appesa entusiasmante.

A 6:39 però Morris dal palleggio infilava il 7-12 costringendo Borrego al time-out.

L’entrata di Monk dava un po’ di vivacità; il suo balzo ravvicinato con cambio mano a sx del ferro con difensore davanti a lui entrava direttamente in retina grazie al morbido appoggio, poi a 4:55 forniva un assist in transizione per l’alley-oop da PJ e dopo il paio di colpi sparati dai lunghi del Michigan che uscivano dal campo tornava a fornire un passaggio vincente con un pick and roll per il floater di Willy.

Graham, grazie alla pressione sulla sfera recuperava e serviva alto Caleb Martin che, staccando un biglietto per l’iperspazio, saliva a una mano a schiacciare alla destra del canestro.

Qualche sorpasso e controsorpasso sino alla fine del quarto quando, dopo il 2/2 di Monk a :44.3 e il 2/2 di Simmons finale, gli Hornets fissavano sul 28-25 il quarto.

2° quarto:

Charlotte ne approfittava per scappare nella prima parte di questa razione viste le bench in campo, Monk al quinto assist mandava a bersaglio Willy, Bridges al vetro, Monk appoggio al vetro ma soprattutto la transizione con assist ficcante di Simmons per Monk che in corsa a una mano spingeva a molla indietro corta la palla per Bridges che arrivava lanciato armonicamente per la dunk del 36-27…

Cody in appoggio e con un successivo ½ firmava il 40-31, Devonte in fade-away ne aggiungeva due ma Detroit trovava un two and one con Wood e a 6:07 anche un 3/3 dalla lunetta per un tocco leggerissimo sul tiro di PJ su Galloway.

Con i titolari in campo Detroit spingeva nettamente più degli Hornets e Drummond ne metteva due anche se Monk rispondeva da tre ma nell’avvincente botta e risposta i Pistoni pompavano avvicinandosi pericolosamente e nonostante una mega stoppata tempestiva ed esaltante in ripiegamento di Caleb Martin cancellasse letteralmente il tentativo di Wood, l’aggancio di Drummond a 3:10 in alley-oop morbido arrivava così come il sorpasso.

Hornets che con il fluttuante jumper controllato di Monk dal post basso destro realizzavano il 54-53 ma Drummond sotto aveva pochi avversari ed era 56-58 prima dell’euro step lento frontale di PJ su Wood che riportava il match in parità ma proprio sula sirena Wood centrava la bomba che mandava le squadre negli spogliatoi sul 58-61.

Il 15-22 rimbalzo penalizzava nettamente Charlotte nonostante il 58,3% dal campo contro il 51,1% avversario, Queen Team tutto sommato favorito da qualche chiamata fiscalissima, al contrario della partita con Memphis…

Monk a fine primo tempo.

3° quarto:

Dopo quasi un minuto e un’ultima travagliata azione, sul lato debole Graham riceveva sparando da tre per il pari a quota 61, i Pistons tornavano in vantaggio 63-63 e Graham a 9:26 falliva la possibilità del pari mancando ambo i liberi mentre Drummond si procurava l’and one segnando un buon canestro ma veniva contagiato dall’errore…

Cody da posizione frontale sparava la seconda tripla prestagionale avvicinando Charlotte che dopo lo 0/2 di Drummond ai liberi ripassava avanti con Monk in left hand in uno contro uno.

Mykhailiuk sparava la bordata da tre ma gli Hornets tornavano sopra anche grazie a una tripla di Monk (77-72) e a un canestro lungo di Devonte’ (79-78) ma quando sul bordo laterale destro Galloway infilava più di un catch n’shoot 3, Borrego chiamava time-out (3:59, 79-81).

Detroit provava a rimanere in testa ma Caleb Martin in entrata aggressiva non era d’accordo e faceva rimanere in scia gli Hornets con l’83-85 ma nonostante prima dell’errore finale di Bacon gli Hornets tirassero con il 60% dal campo, una difesa a tratti non sempre perfetta lasciava al comando gli ospiti a fine quarto (88-89).

4° quarto:

Iniziava strepitosamente atleticamente parlando Caleb Martin che decollava in orizzontale su Galloway (visto una volta non sono sicuro nemmeno fosse fallo per noi) ma la giocata che si stampava sul ferro con il n° 10 in orizzontale valeva i due liberi esteticamente scrivendo…

Realizzati i due FT, Detroit reagiva: Snell da 3, Drummond da due sotto su assist di Snell che faceva collassare Bacon e Willy davano il massimo vantaggio ottenuto in serata da Detroit sino a quel momento, un +5 che era ridotto da un two and one di Simmons (93-95) bravo a correggersi al volo dimostrando atletismo e tempismo sul tocco falloso di Drummond.

Galloway e Frazier da tre punti davano la spinta quasi decisiva per vincer la partita per la squadra di Casey, Bridges a 7:54 usciva dal parquet per un frontale fortuito faccia a faccia con Galloway ma il colpo decisivo lo dava Borrego schierando pericolosamente tutti i visionabili per la stagione e così Detroit ne approfittava con Wood e Frazier per una tripla a testa che mandavano i titoli di coda anticipati sul 95-107.

Il divario toccava i 14 punti poi a 1:37 dalla fine una dunk di McDaniels segnava il -10 e incredibilmente con la panchina di Detroit in campo si arrivava sul -6 con Hill al vetro e sul -3, più che insperato, con una bomba frontale di Franks a :39.8.

Sulla pressione sulla rimessa gli arbitri ci mettevano un po’ ad assegnare la palla agli Hornets, correttamente ma sulla rimessa Hill arrivava a un tiro non esattamente stabile da tre punti, leggermente staccato dalla linea e la palla scagliata finiva miseramente sulla destra del ferro a schiantarsi sul plexiglass.

Fallo degli Hornets e un ½ di Bone consegnava il +4 ai blu ornati di rosso.

Time-out e iniziativa successiva di Simmons che portavano solamente a un fallo offensivo dello stesso fischiato dalla terna per un “chicken wings”, l’abbraccio dell’attaccante che in virata provava così ad avvantaggiarsi…

Finiva 110-116.

Analisi

Una buona gara per gli Hornets nonostante l’assenza di Rozier, lacune sotto i tabelloni però si sono evidenziate (37-46 a rimbalzo)…

Zeller non può fare miracoli, Hernangomez deve migliorare sui pick and roll difensivi e PJ è ancora poco mauro e scaltro in certi frangenti difensivi dove è portato al fallo mentre permane la problematica sul tiro da fuori anche se in almeno ¾ occasioni i Pistons hanno messo la loro bravura ne realizzare tiri quasi unstoppable.

In attacco le cose sono andate decisamente meglio fino alla fine del terzo quarto quando dal campo gli Hornets sfioravano il 60,0% e con buoni assist (25-24) creati anche da giro palla e velocità di qualità…

L’atletismo di molti giocatori è stato evidenziato, specialmente di alcuni a rischio taglio come Caleb Martin e Kobi Simmons, nonostante qualche passaggio a vuoto i due sono andati bene anche se nel finale Simmons ha sbagliato qualcosa e il fratello “meno nobile” dei Martin potrebbe averla spuntata per un posto al sole nel roster sebbene i numeri di Simmons in serata siano migliori, specialmente a rimbalzo dove è riuscito a magnetizzare un paio di palloni.

McDaniels si è fatto vedere con una bella schiacciata e Franks con una tripla nel finale dopo aver visto questo quintetto in attimi di sbandamento.

Hill ha mancato clamorosamente il tiro del possibile pareggio ma a proposito di guardie, impossibile non menzionare Monk che in serata è apparso redivivo impressionando favorevolmente.

Punti ottenuti in entrata con sicurezza e coordinazione nonostante tiri non ideali sempre ma soprattutto assist, giocate non scontate con scelte volanti al momento che dimostrano ottima visione di gioco.

Potrebbe anche essere un’idea alternativa per il quintetto in certe circostanze se continuasse così ma l’importante è che continui a segnare.

Serata troppo tranquilla per Bacon che ha chiuso con uno 0/4 da fuori mentre Graham che ha giocato una discreta partita ha avuto un buon momento nel quale si è infiammato, confermando qualche indicazione positiva sulla sua crescita in estate.

Out quasi tutta la vecchia pattuglia, da citare un Bridges sufficiente, incolore nei numeri ma con una bella dunk a referto su assist di Malik.

Un giocatore che s sta spremendo su entrambi i lati del campo e che all’occorrenza prova anche ad andare in mezzo a prendersi un gancio se serve.

Chiusa 1-4 la preseason ora i test diventeranno più reali e anche se le prospettive per la stagione non sono buone, avere le prime due gare casalinghe contro Bulls e Timberwolves, squadre sulla carta alla portata, potrebbero farci partire bene ma soprattutto ottenere la prima vittoria dell’anno allo Spectrum Center, 0-2 in preseason.

In Italia la prima partita degli Hornets sarà nella notte del 24 all’una di notte.

Preseason Game 4: Charlotte Hornets @ Memphis Grizzlies 120-99

Intro

Joker

Rimanere innamorati di qualcosa che non esiste, di qualcosa che si sgretola o che ti odia/rifiuta è un’impresa da supereroi giacché nessun essere umano scollegato dall’ambiente circostante e sarà per questo che Batman rimane quasi un unicum.

Come dice spesso un noto filosofo/antropologo, l’identità di un singolo individuo è data dagli altri, il suo riconoscimento all’interno di un ambiente o di una comunità, anche se personalmente non mi curo molto di questo aspetto.

Non so se da piccoli avete tifato per Batman o per uno dei suoi avversari ma il film Joker di Todd Philips, ricostruisce e costruisce la storia del pagliaccio che diventa la controfigura di se stesso.

Vincitore del Leon D’Oro a Venezia, Joaquin Phoenix interpreta un personaggio sul quale si sono riversati maltrattamenti fisici e mentali, i fallimenti che generano senso d’impotenza, così Arthur Fleck arriverà a essere quel criminale conosciuto nel mondo dei fumetti e del cinema.

Il film mette l’accento su tematiche sociali sempre attuali come il divario tra ricchi e poveri, l’abbandono di questi ultimi e molti altri aspetti, ecco così creato il mostro che arriva dal nulla e che deve essere condannato.

L’umana esperienza è condizionata da ciò che ci circonda, da un DNA che si srotola nel Joker assumendo la forma di malattia mentale tipica del variopinto villain ma comprendendo e non giudicando (perché prima di farlo eventualmente bisognerebbe sempre capire tutto ciò che è il background e ciò che si potrebbe far prima di arrivare a situazioni estreme), come non essere dalla parte di Fleck prima che si trasformi…

Il fatto che una nota rivista di moda tenti di sminuire il film non fa altro che confermarmi la buona impressione dello stesso, aldilà dei dietrologismi sui guadagni, per quelli si possono costruire anche film terribili senza contenuti sparando effetti speciali “ad minchiam”…

Charlotte, per fare un parallelismo “improprio”, ha scelto una situazione estrema, la cacciata dei migliori talenti, se esiste un piano, ha generato giovani speranze per il futuro ma i fan dovranno subire maltrattamenti almeno per quest’anno, sebbene non è garantito che tra un anno o due vi sia un progetto per rendere la squadra meno fragile, più simile a Batman che a Joker.

Per adesso la Queen City, Flight City o Buzz City (come preferite) assomiglia molto a quella grigia e tetra del film, sportivamente parlando e chissà se l’aria di Memphis lascerà i Charlotteans nella nebbia prestagionale o porterà a una prima gioia.

La partita

1° quarto:

Grizzlies che vincendo il primo pallone sfruttavano bene il primo possesso con l’entrata di Allen chiusa con l’alzata di Allen ravvicinata su Bacon e l’aiuto di Zeller…

Charlotte rispondeva trovando il pari con un canestro meno conforme grazie all’alzata forzata di Rozier, altissima al vetro poi però era buio per Charlotte in attacco mentre Memphis ne approfittava con Jackson da 3 a 9:49, Clarke da due punti per il 2-9 mentre Rozier in transizione da tre punti finalizzava un giro palla veloce.

Gli arbitri perseguitavano Charlotte non facendo passare nemmeno uno spillo e la squadra di Borrego in poco raggiungeva il quinto TO colpita da un FT di Crowder per 3 secondi in area e un ½ di JA Morant per un intervento difensivo di PJ Washington considerato falloso.

Memphis però si bloccava consentendo agli Hornets di rientrare con una bomba di PJ dal corner destro, con Bridges che in transizione andava in mezzo ad alzare la parabola a una mano e sul fallo fischiato a favore di Graham a 6:22 ecco arrivare il sorpasso sul 12-11.

Floater di Williams e tripla di Crowder ed era ancora tutto in parità ma dopo il time-out chiesto da Borrego Bridges a 4:27 inventava il canestro in entrata mentre Monk replicava fluttuando in scoop sinistro, PJ con una two-hand slam in contropiede realizzava il 20-14 mentre con un deep 3 di Monk dalla diagonale sinistra, a 2:21, Charlotte raggiungeva il 23-16 e un +9 a 1:24 grazie a Rozier.

Caleb Martin chiuderà dalla lunetta per Charlotte portando sul 28-18 il risultato.

2° quarto:

Brooks si univa alla fiera dei tre punti mentre Rozier con un pull up frontale si accontentava di portar a casa due punti.

Memphis si riavvicinava grazie a un altro 3 second in area di Charlotte e a un’incursione di Morant che in dribbling saltava Rozier e Marvin ma trovava Biz e il suo corpo pronti al fallo sotto canestro.

2/2, poi ancora lui in transizione metteva dentro l’appoggio e il libero addizionale (leggero contatto con Williams) e i plantigradi arrivavano sul 33-30 quando Charlotte subiva la terza chiamata per i 3 secondi…

Bacon in entrata dimostrava di non avere molto feeling se non riuscendo a procurarsi liberi e così dalla parte opposta, su uno scarico all’indietro per Clarke, con un volo a planare dell’atletico giocatore, ecco arrivare il -1 con inerzia a favore dei padroni di casa.

A scombinare i piani ci pensava però inaspettatamente uno Zeller da tre punti fronte a canestro (7:56), Charlotte si staccava poi quando Graham metteva due triple di fila (intervallato da una di Crowder) e Bacon a 5:29 dal corner d’oro sinistro infilava la bomba del 45-39.

In particolare Graham continuava a tirar bene, dalla media questa volta) colpendo altre due volte (la seconda con l’aiuto dei ferri) e a 3:54 gli Hornets andavano sul 49-41.

Rozier capiva le intenzioni su una rimessa nella nostra metà campo compiendo una steal e involandosi in appoggio, Monk con un acrobatic finish finiva a terra ma realizzando prima il 54-44 e Bacon finalmente, in euro step metteva dentro il +12.

Chiudevano Rozier e Guduric da tre allo scadere per un 58-47 soddisfacente per gli ospiti che mettevano una discreta pressione in difesa sfruttando anche qualche errore grossolano da sotto canestro degli avversari, tanto bastava a compensare un 12-10 di TO mentre il 30-24 a rimbalzo favoriva i nostri in teal.

Rozier chiudeva con 14 pt., Graham con 12 e Monk con 7 confermando il reparto guardie come quello più dotato qualitativamente in attacco.

Clarke con 10 pt. e 10 rimbalzi andava già in doppia doppia ma dopo un Crowder da 9 punti c’era poco altro.

3° quarto:

Primo tecnico per tre secondi contro Memphis trasformato da Rozier che mandava Charlotte a quota 59 ma i Grizzlies mettevano ritmo e forza per sorprender una Charlotte rientrata troppo lentamente in partita così Clarke correggeva se stesso, Crowder e Jackson Jr. facevano piovere una tripla a testa per il 59-55 mentre Morant in corsa metteva i due punti per aspirare all’aggancio che avveniva a quota 61 per mano di Clarke, ma ancora una volta, quando sembrava dovesse girar la partita gli Hornets trovavano la forza per rispondere.

Un’entrata nel traffico di Bacon con palla nettamente deviata per la stoppata finiva dentro ed arrivava anche l’and one.
Hornets sul +3 a 8:40 e sul +5 dopo l’alley-oop di PJ servito da Rozier.

Clarke da sotto era contrastato da un canestro anticonvenzionale di Zeller che in entrata in uno contro uno si esibiva nel lancio del pesa da due punti, Bacon con uno step-back 3 continuava il personale show del terzo quarto a 7:31 mentre Anderson con due canestri dalla media mostrava mano morbida per contrastar la fuga di Charlotte.

Memphis tuttavia, pur trovando un 2+1 con Morant cominciava a sbagliar troppi liberi come quello fischiato contro Monk dallo stesso Morant con possibilità di arrivare sul -2, Charlotte invece con Bacon infilava un’altra bombarda per il 78-72.

A 4:34 Rabb splittava due FT, 17 secondi più tardi Bacon metteva dentro due punti a gioco fermo, Rabb provava il two and one ma ancora una volta dalla linea falliva il rabbocco, Graham da tre dal corner sinistro continuava a splendere, Brooks rispondeva da fuori ma il nostro “Gamberone” era devastante in un catch n’shoot non proprio stabilissimo per i tre punti dell’86-78…

Graham per l’83-75 dall’angolo sinistro.

Brooks collezionava l’errore all’addizionale dopo aver messo dentro altri due punti sull’azione, Rozier al vetro alto in entrata dal palleggio non falliva anche se fuori equilibrio mentre Tyus Jones e Anderson slittavano i propri liberi lasciando più arretrata Memphis (88-82).

Brooks da tre provava a metter paura ma Willy facendo il minimo per alzar la palla da sotto chiudeva il quarto sul 90-85.

4° quarto:

Marvin cominciava bene l’ultima frazione bombardando da fuori e grazie allo step back di Rozier oltre la linea laterale destra dei tre punti Charlotte si prendeva un 3 and one (leggero tocco Crowder) a 10:57 per la fuga sul +12 (97-85).

Il taglio sotto con apertura in corsa a palla appena ricevuta di Graham ispirava ancora Williams che dall’angolo destro impreziosiva la giocata fissando l’azione con altri tre punti per il 100-85.

I giochi erano ormai fatti grazie a questo roboante inizio di quarto e quando Monk e Rozier realizzavano ancora triple, la pioggia di fuoco di Memphis portava sul +21 (108-87) mentre per confermare il momento negativo, tra le due ultime realizzazioni descritte, Morant mancava un’epica dunk…

Ormai difesa molle da parte di Memphis, cambi da ambo le parti e Simmons con una steal e dunk in transizione ne approfittava.

Si vedevano anche Hill, McDaniels per la prima volta (con il numero 6), Franks ma questi combinavano poco.

Finiva 120-99 per la prima vittoria Hornets.

Analisi

Una discreta difesa è riuscita a metter la pressione necessaria per colpire in transizione ma ancor di più la serata magica al tiro da fuori degli Hornets è riuscita a contrastare ogni rientro dei locali.

17/40 da fuori (42,5%) ma anche un 58-50 a rimbalzo e un 25-22 negli assist a favore hanno compensati il 22-21 nei TO e il 13/15 dalla lunetta contro il 20/28 dei Grizzlies che hanno sbagliato troppi tiri semplici, aperti o ravvicinati, ma anche a gioco fermo come si evince la statistica sui FT, dal che si evince che la niostra difesa non è stata sempre irresistibile (facile passare in corsa Rozier e un po’ penalizzata in certe situazioni mentre dalla parte opposta contatti simili su PJ e Monk sono stati lasciati andare).

Hornets che, eccezion fatta per Batum, probabilmente hanno giocato nella loro formazione tipo o quasi, sfruttando la super serata delle due guardie e di Bacon ripresosi da un primo tempo abbastanza in sordina.

Clarke con 16 punti e Ja Morant con 15 sono due prospetti molto interessanti per Memphis che va in doppia cifra anche con Crowder (12 pt.) e Brooks (11).

Rozier chiude con 24 pt., Bacon con 21, Graham 18 ma con uno stellare +37 in plus/minus…

Un po’ di fiducia in più per gli Hornets, non c’è da esaltarsi troppo come probabilmente non c’era da deprimersi eccessivamente dopo la sfida con Miami, la squadra cerca la sua identità e stasera, a parte le diverse iniziative un po’ barbariche (incursioni anticonvenzionali), ha trovato in questa partita un discreto giro di passaggi che ha creato vantaggi o tiri con un po’ di spazio.

Detroit confermerà o smentirà le buone cose viste stasera ma da una squadra giovane e appena costruita ci si possono attendere maggiori alti e bassi ma per la notte appena andata lo scherzetto fatto da Charlotte a Memphis oltre la linea da tre punti ha funzionato…

Flash News

Tagliati Joe Chealey e Josh Perkins

Charlotte dopo tre partite di preseason ha deciso di tagliare Joe Chealeay e Josh Perkins, entrambi papabili per un posto come terzo playmaker dietro Rozier e Graham.

Chealey era una conoscenza della scorsa annata passata quasi integralmente a Greensboro ma l’allievo di Wolf evidentemente non deve aver convinto appieno nel suo sviluppo mentre Perkins contro Phila si è giocato malissimo le proprie carte.

Pare che la corsa si riduca a due ora: Caleb Martin e Kobi Simmons nelle partite contro Memphis e Detroit potrebbero dare ulteriori indicazioni a Borrego e allo staff anche se per il momento Caleb sta giocando di più e potrebbe essere un indizio, mentre Simmons alla prima uscita ha realizzato una tripla ben oltre la linea da tre, svitandosi ma non ha accumulato moltissimi minuti.

https://www.nba.com/hornets/press-releases/charlotte-hornets-waive-joe-chealey-and-josh-perkins?fbclid=IwAR3ke0yN2Bf1IQCntfQhUOWjV735ksOlvscn-TvZN93J0rbcUaQtUTPcO_4

Preseason Game 3: Charlotte Hornets Vs Philadelphia 76ers 87-100

Nessuna sorpresa (purtroppo)

Il contorno di Winstom-Salem.

Terza sconfitta su altrettante uscite per gli Hornets in prestagione.

A Winston-Salem, Charlotte inizialmente vede le streghe con un divario che si amplia stabilmente sui 20 punti tra il secondo e il terzo quarto prima di calare con le rotazioni sino al -9, quando Willy, a 4:17 dalla fine accarezzava la retina dalla media.

Nel finale, lanciata la panchina fonda, gli Hornets si disconnettevano dal match e Phila non pativa un finale a sorpresa.

Hornets meno brutti rispetto alla precedente sfida ma che evidenziano ancora numerose lacune e sono alla ricerca di gioco ed identità su ambo i lati del parquet nonostante la zavorra Batum fosse out in serata.

Giocando con un quintetto più o meno ideale per le poche possibilità qualitative a disposizione di Borrego le cose non sembrano migliorare molto ma servirà un po’ di rodaggio in più per ottimizzare quel poco che c’è.

Gli Starting Five

76ers: Simmons (15 pt.), Richardson (18 pt.), Milton (4 pt.), T. Harris (16 pt.), Horford (11 pt.). Dalla panchina: M. Scott 11 pt e Ennis 8 pt.

Hornets:

La partita

1° quarto:

Pessima partenza di Charlotte ancora una volta che subiva il lunghissimo 2 pt. frontale di Horford che su assist di Simmons rincarava la dose per lo 0-4.

Bridges indovinava la tripla ma Horford arrivava in corsa sopra il ferro sull’altro lato per un alley-oop avvincente.

Charlotte reagiva con Zeller in entrata frontale, spin e alzata vincente mentre PJ Washington dall’angolo destro realizzando da tre mandava la partita sull’8-6 per i teal & purple.

Un 2+1 di Simmons a 8:25 la girava nuovamente mentre Charlotte iniziava a cambiare uomini e a chiedere un paio di time-out in breve tempo.

Le rotazioni producevano passaggi non ottimali, incomprensioni e dimenticanze, Phila ne approfittava nonostante a 4:42 Biz con un spin around dunk a una mano esaltasse i fan ma lo stesso Biz si faceva levar palla a metà campo e a 3:27 ne uscivano due FT per il 12-21.

i accentuava terribilmente nei minuti finali la predisposizione al TO degli Hornets e la facilità di Philadelphia di giocare in transizione in ampi spazi: Ennis metteva dentro 4 punti di fila, Richardson seguiva con altri due per il 14-31 e a :00.3 Charlotte commetteva anche fallo.

Con Phila in bonus Neto realizzava i due liberi e fissava sul 14-31 il primo quarto.

Miles Bridges prova a contrastare James Ennis III. Foto: Jeremy Brevard.

2° quarto:

Partenza a sorpresa sparata per Zeller che metteva dentro 6 punti (intervallato da una tripla di Scott tra il secondo e il terzo canestro) con il capolavoro del secondo; corsa in curvatura e dunk che non ammetteva replica.

Rozier provava a metterci qualcosa del suo con appoggio acrobatico ritardato a 8:14 ma valeva solamente per il 22-38.

Phila manteneva il comando arrivando sul +20 quando la Simmons spin Dance portava il neo tiratore da tre a canestro facilmente dopo aver lasciato il marcatore sul posto.

Qualche tiro libero da ambo le parti e interruzione del gioco che spezzava il ritmo del match, un’altra entrata unstoppable di Simmons e due canestri di Bacon ravvicinati, ben costruiti ma il divario si assestava sempre intorno ai 20 punti senza sconvolgimenti e si trascinava sino all’intervallo con Bridges a conservare il -19 (39-58) grazie alla stoppata su Simmons sull’ultimo possesso del primo tempo.

Numeri all’intervallo.

3° quarto:

Inizio secondo tempo sulla falsa riga del secondo quarto ma con un Rozier più attivo che tuttavia si faceva stoppare due volte, la seconda in transizione da un Simmons super lanciato che non regalava nulla nonostante fosse solo preseason.

Zeller a 8:44 dava un buon pallone per un taglio diagonale in back-door di Rozier che arrivava al ferro senza problemi ma dopo una tripla di Bacon per il 50-70, i colpi di cannonata da fuori di Horford e Scott scavavano un altro piccolo solco (-26, 50-76).

Charlotte tentava di rientrare nell’ultima fase del quarto riuscendo a essere un po’ più efficace in attacco con una tripla di Caleb Martin, un appoggio di Rozier alto al vetro u un volo plastico in mezzo al pitturato per un tap-out che portava all’extra possesso chiuso felicemente da Graham dal corner sinistro con la bomba del 66-88.

4° quarto:

Borrego mandava in campo una small ball composta da Rozier, Graham, Caleb Martin, Bridges e Biyombo e grazie anche alla non brillante panchina dei 76ers, Charlotte cominciava a mangiare punti.

Rozier seminava il panico prima di appoggiare, Bridges correggeva il suo reverse layup per il 73-88 mentre i TO del quarto erano 1-4…

PJ riceveva da Graham sul lato debole “zompando” alto dietro il proprio difensore per l’alley-oop e a 6:36 andava in mezzo a sbatter sul difensore mentre sul rilascio sfera il primo ferro lo premiava come gli arbitri che aggiungevano un FT.

Realizzato, gli Hornets andavano sull’80-92.

MKG fiondava anche da tre dalla diagonale sinistra per l’83-92 ma per cavalleria anche Borrego mandava in campo oltre a Willy la bench profonda così Phila non soffriva nel finale complici un Simmons non efficace, un Perkins con quotazioni in netto ribasso e una difesa tornata presto porosa.

Finiva 87-100.

Analisi

Per gli Hornets è allarme arancione perché se con un quintetto ideale si è arrivati abbastanza velocemente a una differenza di una ventina di punti circa, sarà dura anche se il modo di giocare attuale è sicuramente influenzato dalla ricerca di meccanismi, troppo veloce e soggetto a rotazioni strambe, la non conoscenza dei compagni spesso fa il resto ma inutile nascondersi dietro un dito, l’attacco è stato fortemente mozzato in estate e non sarà semplice trovare soluzioni che compensino le perdite sebbene il test di Philadelphia sia stato buono per capire le reali potenzialità del team.

Una buona squadra difensiva che ha dato più di quel che ci si aspetterebbe in preseason mentre gli Hornets sono sempre alla ricerca di equilibri che spesso in difesa sono saltati sul giro palla veloce dei Sixers.

Tra i singoli MKG con 5 punti e 7 rimbalzi è tra i migliori, una bomba a segno e una a gioco fermo realizzate, Zeller discreto anche se ha sofferto in difesa mentre Bacon dal campo non ha tirato bene ma è riuscito spesso a ottenere tiri liberi andando in penetrazione. Monk ha giocato poco e male, Rozier ha chiuso con 10 punti ma è stato stoppato 4 volte, anche una in transizione quando avrebbe potuto ceder palla a rimorchio, PJ Washington discreto (bene se il livello della difesa avversaria si abbassa) anche se dovrebbe esser più coinvolto nel gioco.

Da menzionare un no look pass da antologia per Zeller che in corsa in linea retta non faticava a spinger dentro l’assist.

TO 22-21, assist 22-27 e rimbalzi 46-49, tutto pro Phila anche se il 23/26 contro il 15/22 ai liberi è dato che sorride a Charlotte.

Gioco dentro – fuori

Gli Hornets hanno ratificato ufficialmente la firma di Jalen McDaniels, giocatore con qualche problema legale che l’aveva tenuto fuori dai 20 nomi annunciati dalla società per il 2019 training camp roster.

Con lui i Calabroni salivano numericamente a 21 l’altro ieri ma nella giornata appena scorsa il frachise ha fatto sapere di aver tagliato il centro Thomas Welsh che non aveva un contratto garantito.

Con 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata in 5:41 si chiude l’esperienza da meteora del centro bianco in maglia Hornets.

Thomas Welsh, foto da USA Today.

Nel frattempo, unendo un recente articolo apparso sulla pagina ufficiale degli Hornets a firma Perley alle poche note positive viste contro Miami direi che si potrebbe fare una breve analisi momentanea.

Charlotte nell NBA nelle ultime sei stagioni è stata tra le migliori o la migliore squadra quando si tratta di non rigirare la palla.

Abbiamo il minor numero di turnover della lega eccetto nel 2017/18 quando arrivammo terzi, tuttavia con una squadra giovane e con un allenatore che vuole far girar palla più velocemente le cose potrebbero cambiare.

“Più ragazzi stanno toccando la palla quest’anno. Terry prenderà più decisioni di quante ne abbia prese in carriera “, ha detto Borrego martedì. “Non voglio perdere lo spirito del movimento di palla. Questo supera l’importanza dei TO in questo momento. Nel tempo, miglioreremo.”

Certo, Charlotte muoveva anche meno il pallone; al 21° posto in classifica per numero di passaggi (290,1 a partita) lo scorso anno, con un leggero aumento rispetto all’anno precedente quando la squadra di Clifford si stagliava in 25^ piazza con 281,5 per game.

Rozier e Graham hanno perso solamente un pallone contro Boston (1 Rozier) sui 26 totali e 2 a testa contro Miami su 18, il che testimonia il buon ball handling e visione di gioco delle due pg principali.

Rozier aveva impacchettato 9 assist a Boston anche se con Miami ha preferito attaccare in proprio fornendo solamente un assist battuto da Graham con 2.

“Sto ancora imparando il gioco di tutti. E’ preseason, quindi i ragazzi giocheranno un po’ più velocemente. Sto solo cercando di sistemare tutto ed essere un leader per questa squadra ” ha detto Rozier che ha aggiunto che cercherà di prendersi cura della palla il più solidamente possibile e che non sa come insegnare a non commetter TO.

Malik Monk:

“Apprezziamo ogni possesso. L’allenatore lo valorizza e lo sottolinea. Quanto dura ogni gioco? È un gioco lungo. È difficile farlo, ma se vuoi vincere ed essere una delle migliori squadre nei TO e limitarli, devi farlo. Siamo una squadra giovane con molti debuttanti, quindi dobbiamo assolutamente prenderci cura della palla.”

Naturalmente bisognerà trovare delle formule, dei giochi nei quali i giocatori si capiscano, il ritmo del gioco di squadra è fondamentale per spiazzare le difese, girare il pallone bene sarà una delle formule per cercare di aumentare le realizzazioni che non possono cadere sempre sulle spalle di finalizzatori come Rozier o pochi altri che andrebbero brevemente in crisi di ossigeno…

L’anno scorso c’erano Kemba, Parker e Lamb, gente prota a puntare il cerchio senza commettere TO eccessivi, quest’anno si sta cercando ancora una quadra a partire dalla partita nella notte contro Philadelphia, ore 01:30 AM.

Preseason Game 2: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 94-108

Lo strano caso Urano

Prima della Partita

Siamo solo in preseason e lo studio delle nuove squadre è essenziale per capire, confermare o smentire le numerose previsioni piovute sul capo delle squadre in questi giorni.

Se pensassimo al Sole come l’anello NBA e i pianeti rocciosi vicini come le squadre in pole position per vincer l’anello, Charlotte non ci sarebbe ma starebbe tra i pianeti gassosi o meglio, ghiacciati e le loro lune oltre Giove.

In particolare Charlotte mi ricorda Urano, non solo perché alla Voyager 2 nel 1986 si mostrava come un pianeta azzurro-verde ma è anche un pianeta freddissimo, ancor più ghiacciato di Nettuno che si trova oltre di esso.

La temperatura può scendere sui -224 °C e l’inclinazione assiale è di 97,77°, il che significa che Urano ruotando, espone/mostra al Sole i poli e non la zona equatoriale mentre il suo campo magnetico ha origine da qualche parte nel mantello e non nella zona polare.

Uno strano caso, considerato poco interessante (non sono programmate altre missioni, solo osservazioni), all’interno del sistema solare.

Chissà se il calore degli Heat riuscirà a sciogliere qualche ghiaccio superficiale e mostrare qualche dettaglio in più sulla nuova composizione degli Hornets dai quali non ci si aspettano miracoli ma segnali positivi in termini di prestazione.

Analisi

Troppo brutti per esser veri anche per me che probabilmente ero stato il più pessimista tra i fan degli Hornets che avevano dato il loro parere su come sarebbe finita la stagione riguardo al numero di vittorie.

Tuttavia, vista la prima discreta uscita ci si aspettava di vedere confermate le buone prestazioni viste a Boston da parte della Borrego Band che, giocando in casa aveva uno stimolo in più, invece, dopo buona parte di primo quarto equilibrato, gli Heat, pur molto rimaneggiati, iniziavano a spingere per staccarsi.

Waiters chiuderà il primo tempo con 19 punti, Leonard con 9 punti e 7 assist, Adebayo e Herro supportavano e alla fine del primo tempo era già una partita frustrante per gli Hornets che riuscivano anche a mostrare un volto non soddisfatto di Batum per una mancata rotazione sotto canestro.

Sul +33 a metà terzo quarto gli Hornets avevano già provato tutti i santini con i panchinari Heat a segnare o andarci vicinissimo tirando anche da 8 metri, il resto lo faceva una difesa disorganizzata che lasciava spazi impensabili.

Servirà lavoro per sistemare una difesa molto preoccupante in serata che la mano esperta di Spolestra ha messo a nudo ampliando la differenza tra le due squadre.

Tra i singoli si salvano in una serata pessima, Rozier con 18 punti e Graham con 14 più 6 assist.

Da aggiungere anche Caleb Martin che nel finale ha dato qualcosa in più agli Hornets tuffandosi quasi per un recupero sulla laterale destra riuscito e finalizzato ai liberi dopo l’assist di PJ che si è ben ripreso nel finale.

Tolto Rozier, i titolari hanno chiuso con 5/24 dal campo con Batum a 0 punti (0/2) in 13:30 anche se Zeller è quello che preoccupa di più sembrando nettamente l’anello debole poiché almeno Bridges ha compensato all’1/6 dal campo con 3 stoppate e 6 rimbalzi…

Male anche Hernangomez.

Passo falso di Charlotte, si sapeva che la qualità rispetto lo scorso anno era drammaticamente scesa ma vedremo contro Philadelphia se il team assomiglierà di più a quello visto contro Boston o Miami, squadra giovane che può avere questi netti sbalzi d’umore entrando in sfiducia presto (vedere il volto di Bacon) quando le cose non girano, basti vedere l’8/36 da 3 punti di Charlotte contro il 15/37 avversario, un po’ annacquato nel finale…

La Partita

Nunn, Herro, Robinson, Leonard e d Adebayo costituivano lo starting five di Miami che doveva rinunciare ai giocatori sopra in foto.

1° quarto

Charlotte si presentava con: Rozier, Bacon, Batum, Bridges e Zeller, recuperando Monk, out la prima.

Prima palla per Miami che sul raddoppio di Batum si faceva cogliere impreparata; transizione di Bridges, spin sotto canestro e 2-0 Hornets.

Miami realizzava il sorpasso con un indisturbato Herro da tre punti ma Bacon con due reverse layup riportava avanti Charlotte prima che lo stesso Dwayne commettesse fallo sul Herro che dalla lunetta ristabiliva la parità a quota 6.

Bacon realizzava il nuovo vantaggio ma gli Hornets erano colpiti due volte, il taglio di Nunn lasciava il segno per il primo time-out Charlotte.

Attimo di smarrimento al rientro e tripla dall’angolo destro di Leonard marcato da… nessuno.

8-15, cambio di quintetto Hornets e tripla di Monk alla quale seguiva steal di Graham che mancava l’appoggio ma a rimorchio Williams correggeva plasticamente per il 13-15 e secondo time-out voluto da Spolestra questa volta (4:17).

La pausa giovava agli Heat che dopo la tripla di Waiters raccoglievano la contrapposta di Graham ma iniziavano a scappare con i canestri di Jones Jr., Leonard (schiacciata in putback) e volavano sul 19-27 dopo un reverse layup di Waiters comprensivo di FT per intervento di Williams non regolare.

Heat sul +10 prima del canestro finale di Rozier (il suo primo canestro della partita) che chiudeva il quarto sul 23-31.

2° quarto

Rozier riprendeva da dove aveva interrotto, ovvero segnando altri due punti ma Miami replicando rimaneva saldamente al comando.

Gli Hornets provavano a disturbare la tranquillità sulla vetta Heat con una lanciata flash dunk di Monk di destro, una tripla di Rozier che mostrava anche uno step back lungo da due punti che ricordava un po’ quelli di Kemba e con il quale mandava Leonard nel mondo di Morfeo ma Waiters da second chance colpiva da tre punti riportando al doppio vantaggio Miami (34-44) per un altro time-out Hornets a 7:46.

Su assist di Leonard, Reed mortificava la difesa Hornets che si faceva tagliare troppo facilmente prima che Graham prendesse in infilata la difesa degli Heat che non ruotava, cosa che non piaceva a Spolestra, lesto a chiamare il break sul 36-46.

Se a Spolestra non piaceva questa azione, ai fan di Charlotte non piaceva il resto del secondo quarto.

Gli Heat accumulavano altri 11 punti di vantaggio arrivando sul +21 grazie a qualche tripla e a facili appoggi da sotto che mostravano la disorganizzazione di una difesa senza scusanti poiché la panchina profonda non era ancora scesa in campo.

Nel finale l’alley-oop di Adebayo e la tripla da lontano di Waiters modello flipper spingevano Miami sul 42-63, vantaggio meritato ma che mostrava anche una di quelle partite alle quali una squadra riesce tutto, all’altra poco o niente.

Bacon disperso in mezzo alla difesa degli Heat (Silva a sinistra e Herro a destra).

3° quarto

Non cambiava la solfa nella terza frazione: Robinson e Rozier da tre punti alzavano il punteggio ma Miami beneficiava di qualche TO in più degli Hornets e dopo l’ennesima tripla, ancora firmata Robinson (su Bacon) e il canestro di Nunn (resisteva al ripiegamento di Rozier che gli toccava palla prima del salto per l’appoggio) si portava sul +26 (51-77) prima del time-out Hornets.

Ormai gli Heat, come l’universo, espandevano il loro vantaggio più velocemente della luce, a 6:45 ancora Robinson da tre metteva dentro il 51-82 e si vedeva la squadra di Spolestra anche sul +33 prima di una tripla di Monk a 5:38 che apriva un parziale di 10-0 per far tornare Charlotte sul -23 e al 61-84.

Nunn rompeva il digiuno e Herro rubava immediatamente il tempo alla giocata degli Hornets ricacciandoli indietro.

Williams evitava di un soffio un clear path per una trattenuta a metà campo ma il finale di quarto era 63-90 per gli ospiti.

4° quarto

L’entrata di Perkins e altri giocatori a rischio taglio dava un’ulteriore spinta al recupero: Perkins metteva un jumper dalla diagonale destra e serviva un buon assist sulla linea di fondo per PJ Washington che con un’alzata altissima visto il fallo subito, metteva dentro trasformando anche l’addizionale.

La partita però di fatto era già finita da un pezzo visto il divario accumulato, una vetrina per Caleb Martin, il ritrovarsi di PJ Washington al quale erano stati annullati due canestri nel primo tempo (il secondo per blocco in movimento di Zeller) e un 94-108 che mitiga due tempi e mezzo orrendi…

Preseason Game 1: Charlotte Hornets @ Boston Celtics 106-107

Hornets “Fall” short

il key match up si vede solo nel primo tempo chiuso con 9 punti per entrambi anche se Rozier surclasserà un timido Kemba a livello di assist.

Intro

Ciò che si ama si può trasformare in odio?

Credo che la risposta sia personale e che la mia sia no, anche se eventi e persone mutano e sicuramente il tutto può produrre una non forte simpatia verso qualcosa o qualcuno, un discorso ampio ma che a livello sportivo non ha ragione di esistere.

Alla prima partita di preseason eccoci subito di fronte al fantasma Walker, chi lo vede come traditore, chi come uno che ha abbandonato la nave prima che affondasse del tutto, chi lo giustifica dato che MJ come ha scritto qualcuno, lo ha accompagnato alla porta.

Per me è un ex e ora mi è indifferente.

Meglio pensare a Rozier e al nuovo team, fissarsi sul vecchio non ha senso, c’è una nuova strada da tracciare per non morire.

Non sarà una stagione semplice e lo si è capito dalle prime battute anche se, la squadra dovesse mostrare la voglia messa in campo stasera, potrebbe essere meno drammatica del previsto.

Certo, non fa piacere perdere, specialmente di un punto ma la gara era abbastanza scontata anche quando Charlotte si è trovata sul +15 prima che i titolari uscissero per non rientrare più.

Starting Five

Celtics con: Walker (12 pt), Brown (6 pt), Hayward (9 pt), Tatum (20 pt) e Robert Williams III (2 pt).

La partita

1° quarto:

Inizio gara d previsione scontata, alley-oop piovuto in testa agli Hornets da parte di Williams su assist di Hayward, palla persa da Batum con transizione di Tatum per lo 0-4 che realizzava anche lo 0-6 in layup.

Charlotte si riprendeva dal disastro iniziale con l’alzata nel pitturato di Zeller a 9:55 e con 2 FT di Bacon continuando a rimanere in scia a Boston che tentando sempre di allungare si trovava sul 6-11 con Hayward e poi sull’11-17 con il primo canestro di Walker che realizzava da fuori.

Rozier nella battaglia tra ex replicava da tre ma Charlotte non riusciva a passare avanti sino al 24-23.

Brown con 4 punti consecutivi metteva dentro il 26-27 ma Caleb Martin, il meno sponsorizzato dei fratelli, realizzando una tripla (Charlotte chiuderà il quarto con 2/14 contro il 3/8 avversario) porterà i Calabroni a chiudere il primo periodo avanti 29-27.

2° quarto:

Hornets che nel secondo quarto approfittavano delle assenze dei big di Boston per portare più fieno in cascina possibile tanto che a 8:38 una dunk di Bridges faceva svoltare Charlotte a quota 40 lasciando i bianco-verdi sul punteggio di 32.

Rientrava lestamente però Boston che con il raddoppio su un macchinoso Zeller riusciva ad averne la meglio in difesa per mano e stoppata di Grant Williams in raddoppio favorendo i due punti di Brown per il 41-40.

Senza esitazioni PJ Washington sparava da tre un catch n’shoot allungando per gli Hornets che con il rientro di Walker & starter finivano presto sott’acqua sul 50-54 poi nel finale gli Hornets trovavano inaspettatamente la mano da fuori ed era ancora PJ Washington con una bomba frontale e una dal corner sinistro a dare linfa a Charlotte, la quale beneficiava anche di una bomba di Bridges dall’angolo opposto per il 61-58 che si estendeva allo scadere con un alzata morbida verticale di Rozier per PJ Washington che nel deserto inchiodava la dunk del 63-58 a chiudere i primi 24 minuti.

3° quarto:

Volava Charlotte nella prima parte del terzo quarto: Biz con 4 punti (2 da sotto e due liberi) portava a +9 gli Hornets che si vedevano spazzar via i tentativi di Bacon e Biyombo rispettivamente da Williams e Tatum con due stoppate nella stratosfera ma ancora Biz da sotto e due aggressive entrate di bacon producevano uno scarto di 15 punti a 9:10 per il 73-58.

Boston non segnerà per più di quattro minuti ma gli Hornets, complici i cambi di Borrego che manderà dentro insieme i due fratelli Martin, Hernangomez e Graham, restituiranno il favore consentendo il rientro ai Celtics che sfiorando più volte il sorpasso rimarranno però a un solo misero punto di scarto nel finale, sul 79-78.

4° quarto:

Hornets che sfruttavano una trip0la di Graham per provare a ripartire ma l’aggancio sull’82 pari arrivava quasi immediatamente per opera di Grant Williams.

La gara rimaneva punto a punto ma il neo entrato Tacko Fall (lungo da Dakar, già idolo dei Leprechaun con i suoi 231 cm e 5 pt a fine gara oltre a 3 rimbalzi e 2 stoppate) e Javonte Green spingevano i locali al vantaggio deciso: Green (15 pt) mostrava dunk atletiche alla Bridges portando sul 92-97 la gara, poi quando Fall stoppando Hill produceva il ribaltamento per altri due punti di Green a 5:05 la partita sfuggiva di mano.

I Celtics, viaggiando sul +7 (95-102) speravano in un tranquillo finale ma Caleb Martin e Robert Franks sparavano le cartucce a loro disposizione con triple o lunghi due (in un occasione Caleb) era di Franks la tripla del 103-105 a 1:09 dal termine.

Due falli offensivi nel minuto finale condannavano Charlotte: prima uno sfondamento di quelli fatti vedere bene dalla difesa di Martin, poi PJ Washington in lotta con Green per prender la posizione lo sopravanzava troppo vistosamente.

Due tiri liberi per Waters a :07.3 dalla fine ma solo un ½, purtroppo però sul rimbalzo difensivo Green aveva ancora la meglio su PJ.

Due FT con brivido, sul primo niente da fare ma il secondo metteva al riparo i Celtics (con personalità e 11 pt. il piccolo rookie di 183 cm Carsen Edwards) e da brutte sorprese che avrebbero potuto arrivare quando Simmons allo scadere, senza più tempo da giocare, scagliava dalla diagonale destra, ben oltre la linea da tre, una bomba svitandosi per il beffardo 106-107 finale.

Inutile dare delle pagelle in preseason.

Bene PJ Washington nel primo tempo, male nel finale ma rimane il top scorer Hornets con 16 punti, Bridges in poco più di 23 minuti ha chiuso in doppia doppia, Caleb Martin ha più spazio del fratello e gioca a sprazzi mostrando un discreto tiro da fuori se ha spazio, Bene Biyombo anche se a confronto con Fall sembrava un bimbo e anche per Rozier con 9 punti e 9 assist, 4 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata in poco più di 22 minuti penso si possa parlare di prestazione positiva.

Male Batum anche se qualche volta in difesa ha mostrato più voglia di contrastare, Zeller, lento e prevedibile, un po’ bolso.

Risultato dato per scontato e un po’ beffardo, 25 TO commessi contro i 23 di Boston, molti passi fischiati alle due squadre, arbitri molto più fiscali di ciò che di solito si vede in NBA, vedremo se il next game degli Hornets avrà più fortuna e la squadra riuscirà ad avere più concretezza anche se di certo il tourbillon di cambi non aiuta.

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Sfida ai Numeri

Quando Michael Jordan, anche per quest’anno, ha deciso di non superare la soglia della luxury tax è andato incontro a un rischio.

Parker si era già ritirato e il piano sul Tank da parte della franchigia era già quello di non rifirmarlo ma, dalla scacchiera il rischio di perdere Walker e Lamb diveniva concreto.

Tralasciando che la trattativa con i due nuovi investitori newyorchesi per aquisire quote della franchigia è andata in porto, de facto Jordan, che secondo questa vecchia immagine pubblicitaria, andava bene in matematica (ironicamente sarebbe colpa di Janice Hardy quindi?), ha sfidato i numeri, i quali ci consegnano oggi una squadra che da molti analisti è giudicata poverissima di talento che potrebbe anche arrivare ultima quest’anno o giù di lì.

A dire il vero MJ ultimamente ai fan degli Hornets produce un po’ più effetto Space Jam…

Difficile trovare una vera quadra che dalle cifre ci porti ad individuare esattamente come sarà la nuova stagione degli Hornets poiché il fattore umano e le numerose variabili, nonché l’interpretazione o la parzialità dei contenuti presi in esame, possono essere mine che facendo sbalzare un’ analisi, discostano alla fine il risultato ma i vecchi numeri non mentono…

Vediamo allora cosa hanno perso gli Hornets lo scorso anno in funzione di una possibile compensazione dei nuovi elementi.

Quanto dovranno “pedalare” i nuovi per colmare la voragine lasciata dagli ex?

Lo faremo con otto tabelle considerando i sei ex, sebbene Mack e JP Macura siano molto marginali (non ci vorrà molto a far meglio) ma per la precisione debbono essere inclusi.

Partiamo con l’istogramma sul minutaggio che i sei hanno ottenuto:

Il minutaggio sta alla base per comprendere diversi fattori.

Innanzitutto quanto spazio potrebbero ricavare i giovani già solo dai minuti che lasceranno i giocatori fuoriusciti dal roster, gli “out” nella tabella per comodità.

19830 minuti sono stati i minuti giocati in totale dallo starting five lo scorso anno.

Di questi, 6930 (il 34,9%, più di un terzo del totale) saranno quelli da redistribuire al nuovo roster.

Direi che spazio per la crescita ce n’è…

Walker polarizzava il minutaggio con 2863 minuti sul parquet (Rozier prenderà il suo posto ma quanta resistenza unita a qualità avrà l’ex Celtics abituato a esser giocatore da rotazione? Dubbi legittimi ai quali spero Scary risponderà positivamente…) e un 14,4% complessivo, a seguire gli altri in grafica.

Continuiamo osservando i punti realizzati:

Qui la cosa si fa preoccupante.

9081 furono i punti realizzati, la media è di 110,7 ma senza i principali realizzatori con punti nelle mani (Walker, la spalla Lamb, ma anche Parker e Frank), il punto interrogativo è chi compenserà e se riuscirà a compensare un gap tecnico evidente, nonostante i minuti per migliorare il proprio gioco ci siano.

Walker aveva una media di 25,6 punti, Lamb di 15,3 (secondo miglior marcatore) e per salir sul podio, ex aequo, ecco la strana coppia Marvin Williams e Cody Zeller che ritroveremo quest’anno ma con solo 10,1 punti a testa, rasentando la singola cifra.

Il 46,9% dei punti dello scorso anno però proveniva da giocatori che non ci saranno più quest’anno.

Cerchiamo di capire quanti tiri a partita prendevano gli ex:

Notiamo subito come differenziale che, gli “Out”, prendevano il 46,8% dei tiri della squadra realizzando poi lo 0,1% in più, come da tabella precedente.

Questo discostamento ha un valore positivo ma è minimo.

Bisognerà fare scelte oculate e magari evitare troppo spesso personalismi avventati.

Walker lo scorsoo anno tentò 1684 volte dal campo seguito da Lamb come spalla con 979 mentre Parker dalla panchina, puntava sì l’area ma tra riposi e parte finale della stagione in panca ha finito per non esser a ruota del nuovo Pacers ma è andato nettamente staccandosi.

Kaminsky segnava il 46,3% dei suoi tiri sfruttando il fattore altezza e dei tiri presi più comodamente (non sempre), Tony Parker il 46,0%, Lamb il 44,0%, Walker il 43,4%.

Nel gioco di Borrego le conclusioni da fuori sono considerate arma importante, ecco quanti tiri prendevano i ragazzi “out” e quanti sono riusciti a infilarne la scorsa stagione:

Il 45,1% dei tiri è stato preso dagli “Out” che ne hanno realizzati il 44,8% sul totale di tutta la squadra.

Walker ne prendeva il 26,2% riuscendo però a metterne il 26,6% del team (35,6% è stata la sua percentuale lo scorso anno, da non confondere con le percentuali fuori parentesi che sono quelle rispetto al team, le complessive), Lamb ne prendeva l’11,8% realizzandone l’11,7% (34,8%) mentre Frank The Tank con il 4,99% preso ne realizzava il 5,11% per un suo personale 36,0%.

Penultimo aspetto da trattare è il tiro libero, è sempre importante avere la capacità di mettere in difficoltà la difesa avversaria e riuscire ad andare in lunetta nelle situazioni di irregolarità, ancor di più lo è realizzare le occasioni a disposizione:

Qui saliamo addirittura sopra la metà del totale squadra nonostante si stia parlando di solo 6 giocatori su un roster di 17…

Questo testimonia la qualità dei vari giocatori che sapevano trovar spazio in penetrazione o il contatto, per non parlare di qualche and one ben riuscito.

Lamb con l’88,8% e Walker con l’84,4% in lunetta erano garanzie, con il 73,8% Kaminsky precedeva Parker con il 73,4% ma purtroppo Biyombo con il 63,7% è rimasto in roster mentre da Willy, terzultimo lo scorso anno con il 69,4% (peggio di loro solo Mack con il 55,6%) mi aspetto di più.

Ce la faranno i vari Monk, Bacon e compagni a non far rimpiangere i partenti?

Inutile dire che se già Charlotte non ha quell’appeal della squadra un po’ più tutelata per inerzia delle altre, senza i top player qualche non fischio arbitrale, detto senza ipocrisie, potrebbe arrivare.

Infine uno sguardo ai rimbalzi totali:

Cosa perde Charlotte, considerando che in realtà l’unico lungo andato perso è stato Kaminsky?

Non molto, Lamb e Walker insieme ne catturavano il 22% sul 29,1% totale degli “Out”, considerando che Kaminsky nella prima parte della stagione non ebbe spazio, il suo contributo finale fu limitato.

Il pacchetto lunghi è rimasto pressoché inalterato e il neo-campione del mondo Willy Hernangomez è uno che in pochi minuti mette su buone cifre a rimbalzo, Biyombo c’è, sperando che Cody riesca a dare un po’ di protezione in più sotto questo aspetto.

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Traendo delle conclusioni direi che sia corretto pensare che dove non arriverà il talento, il gioco di squadra dovrà essere essenziale in attacco, Borrego ha detto che la difesa sarà un aspetto fondamentale e questo dovrà essere realmente un aspetto fondante per una squadra di questo genere anche se conciliare una run and gun con una squadra di giovani e una difesa attiva sarà impresa non semplice, speriamo non utopica.

Bacon, Batum, Hernangomez e Williams sono rispettivamente i primi 4 giocatori per percentuale nella realizzazione da tre punti della scorsa annata e sono rimasti tutti.

Rozier da fuori lo scorso anno da noi sarebbe arrivato settimo con le percentuali 2018/19 ma l’anno precedente aveva fatto meglio.

A rimbalzo potremmo anche bastare nonostante qualche preoccupazione, specialmente se PJ Washington dalla panchina saprà imporsi subito mentre c’è curiosità per Bridges spostato in PF.

Fondamentalmente perdiamo in qualità, il punto interrogativo a questo punto, se non siete già proiettati verso il prossimo Draft è: “Ce la faranno i nostri eroi a compensare alle statistiche perdute?”

Direi che è una vibrante o sfibrante (fate voi) sfida ai numeri…