Game 59: Charlotte Hornets @ Toronto Raptors 99-96

Intro

Dalla TV ai mass media in generale, internet compreso, pare che l’intento generale sia quello di frantumare gli zebedei con il Coronavirus.

C’è chi scrive che abbiamo imparato qualcosa da questa vicenda ma dal mio punto di vista non si è imparato nulla.

Un po’ perché tutto finirà nel dimenticatoio in fretta, c’è già la “novità della scopa che si regge in piedi da sola” ma anche perché l’uomo non apprende molto dai propri errori e tende a non osservare la storia oppure a omologarsi ad essa nel pensiero caratterizzante e dominante dell’epoca, il che è sempre un racconto deviante.

Quello che mi è sempre stato chiaro dall’inizio è che questo contagio non si può fermare, l’invisibile non ha barriere “né confini, solo orizzonti, neanche troppo lontani” (cit. G. Grignani) se penso ai comuni del lodigiano fatti piombare nel Medioevo.

Penso che non parlerò più di questa cosa, sperando che, quello che era stato presentato impropriamente come virus mortale, passi di moda.

Ciò che non passa di moda invece è la franchigia canadese dei Raptors, attuali campioni in carica.

I detentori del titolo stanno giocando probabilmente un’altra stagione al di sopra delle aspettative pur avendo perso Leonard, il loro ex leader.

Lo scorso anno Charlotte era stata micidiale strappando due partite su tre ai giocatori dalla foglia d’acero.

Quest’anno non sembrerebbe esserci storia anche perché la partita oltre il confine statunitense sembrerebbe prestarsi all’uopo per il team di Borrego per tentare di scivolare un po’ più in basso in ottica lottery.

Non vorrei preconizzare la sconfitta anticipatamente ma le probabilità di espugnare la Scotiabank Arena non sono alte, crederci oltre il limite è utopia ma quest’ultima è necessaria per il processo di non omologazione che restituisce un pensiero più autentico all’individuo oltre che a essere il motore del cambiamento.

Confronto prematch tra le due guardie.

Analisi

Avrebbe dovuto essere una partita per scivolare indietro in classifica per strizzare l’occhio alla lottery ma l’anima corsara di questo team che in trasferta si esprime al meglio ha fatto si che dei determinati Calabroni conquistassero il parquet dei Raptors.

Certo, i canadesi erano senza tre uomini chiave ma molte volte quest’anno hanno vinto anche senza buona parte dei loro migliori giocatori, quindi questo fattore non deve svalorizzare la meritata vittoria della squadra di Borrego che ha interpretato brillantemente e altruisticamente il gioco di squadra con menzione d’onore per i fratelli Martin, abili passatori.

Charlotte ha comandato per quasi tutto il match dopo un avvio in parità ma è stata superata nel finale da una tripla di Lowry.

Rozier e Bridges da tre punti hanno riposto ai due vantaggi di uno scatenato Lowry nel finale, poi sul 96 pari fissato con l’1/2 di Lowry dalla lunetta e gli errori di Graham e dello stesso numero 7 avversario, ecco il fallo di Hollis-Jefferson (spinta su Rozier in uscita dal blocco e lungo fuori per raggiunto limite di falli) con palla ancora da rimettere in campo.

Un tiro libero messo a segno dal glaciale Rozier a due secondi e un decimo dalla fine, poi il fallo necessario su un Graham che dalla lunetta allungava sul 99-96.

Powell aveva la possibilità finale m il turnaround da tre contro Caleb colpiva il ferro senza troppe paure e il supplementare nell’aria prima dello sciagurato (per i Raptors) intervento di Hollis-Jefferson si dissolveva lasciando il profumo della vittoria insperata agli Hornets.

Per Charlotte: 58 rimbalzi, 23 assist, 9 stoppate, 43,6% al tiro con un alto 43,53% da tre punti (13/30), 72,0% dalla lunetta e 17 TO segnalati ufficialmente anche se dovrebbero esser 18.

Toronto: 45 rimbalzi, 19 assist, 11 rubate, 3 stoppate, 34,7% dal campo, 23,3% da tre punti, 69,0% dalla lunetta e 5 TO.

La partita

Starting five

Dopo l’ultima uscita con “esclusione di Zeller come centro, Borrego sceglieva ancora Biz come starter schierando il seguente quintetto per la trasferta canadese: Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Biyombo.

N. Nurse invece poteva contare su: Lowry (21 pt.), Powell (22 pt.), Anunoby (16 pt. + 9 rimb.), Siakam (24 pt. +9 rimb.) e Hollis-Jefferson ( 4 pt. + 9 rimb.) con VanVleet, Gasol e Ibaka out mentre dalla panchina arrivavano solo 9 punti totali per i Raptors.

1° quarto:

Primo canestro della partita da parte di Charlotte su un pick and roll abile ma gli arbitri chiamavano un discutibile sfondamento del nostro rookie così, dopo un lob lungo per Biz, con palla rubata da Lowry non appena il congolese andava ad agganciare, Powell in transizione colpiva da tre.

Altro baseball pass in area; questa volta nelle mani sicure d P.J. che andava a schiacciare il 2-3.

Le difese facevano un buon lavoro e Biz stoppava Hollis-Jefferson ma le difese facevano un buon lavoro in generale, Graham segnava ma con l’aiuto del timer sopra il canestro e ovviamente non valeva, anche Rozier per un attimo riusciva, deviando il lancio lungo verso Anunoby, a rallentare la manovra dei Raptors, ma la SF avversaria con un rapido spin circle e layup eludeva poi la difesa di Scary per il 2-5.

Bridges, dopo un errore per parte, da sinistra prendeva il centro per realizzare in semi-gancio il 4-5 quindi Powell infilando un catch n’shoot da tre punti portava sul +4 i Raptors ma Bridges completava il triangolo da kick and drive mettendo dentro da oltre l’arco il servizio fornito da Graham dall’angolo.

Lowry a 7:26 realizzava due FT per fallo di Graham e a 6:57 la tripla di Siakam su Biz in uscita valeva il 7-13 che consigliava a Borrego di chiamare il primo time-out del match.

A 6:18 si rivedeva un altro lancio lungo; questa volta era Rozier a passar teso per un Bridges che agganciando sul lato destro del canestro in alta quota la metteva dentro in alley-oop.

Biz, in aiuto, andava a stoppare anche Davis ma i Raptors guadagnavano ancora tre punti quando Anunoby sparava oltre McDaniels, primo cambio di Charlotte.

Un runner di Bridges al vetro con confidenza valeva il 13-16, McDaniels provava per la seconda volta da tre ma con le polveri bagnate mentre Siakam in quarto tempo non era pizzicato dalla terna potendo permettersi il layup con un passo in più.

Un bound pass di Martin raggiungeva Willy sotto canestro così la schiacciata per lo spagnolo diventava facile come il recupero successivo della palla che sbatteva su di lui inaspettatamente sulla difesa alta, transizione portata avanti dall’iberico, un po’ di confusione ma saltavano fuori comunque due FT per Rozier a 2:36.

Scary accorciava sul -1 e a 2:00 dalla prima sirena l’open 3 di P.J. dall’angolo sinistro valeva il sorpasso (22-20).

La tripla di Powell dal corner sinistro scavalcava la squadra di Borrego che ripristinava il vantaggio sulla sirena con la finta di Graham che dall’arco vedeva liberarsi lo spazio sul salto oltre la propria figura di un aggressivo Powell; tiro fuori equilibrio che finiva dentro per il 25-23.

Caleb Martin impegnato in passaggio artistico. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

La prima azione del secondo periodo era dei Raptors ma Powell non avvedendosi di un aggressivo Caleb Martin si faceva letteralmente cancellare da una stoppata del gemello meno conosciuto.

Graham da tre non funzionava ma anche il tiro da due di Hollis-Jefferson rimaneva fuori dalla retina per la buona difesa di Hernangomez mentre su un taglio di Cody Martin il fallo accennato di McCaw valeva due FT per l’altro gemello Martin che affondava entrambi i FT.

Powell in entrata seminava i due Martin appoggiando il 27-25 ma poi Charlotte cominciava a difender fortissimo riuscendo ad allungare.

Un solo punto ricavava Willy dalla lunetta a 10:10 (fallo di Thomas su assist di Graham) ma dalla linea di fondo Caleb Martin forniva i componenti a McDaniels per la schiacciata a 9:35.

Altro Martin pass per l’alley-oop mancato da Willy ma non c’era problema se Thomas andava a vuoto dalla lunga e McDaniels a 8:30 conquistava la lunetta realizzando i liberi del +7 a 8:30.

Hollis-Jefferson da sotto al secondo tentativo spezzava il parziale ma Charlotte batteva la zona di Toronto con un arcobaleno dall’angolo sinistro di Bridges, il quale con tre punti lanciava Charlotte sul 35-27.

Rozier con un morbido floater era aiutato dai ferri magnetici mentre a 7:06 sulla transizione con tiro volante da oltre l’arco era precisissimo con il rumore del cotone a indicare il 40-27 e Nurse a correre ai ripari con una pausa.

A 6:47 Hornets in bonus con due FT di Biz a segno a 6:46 altra palla dentro per Biz che si liberava dei difensori in area virando a sinistra per l’appoggio con and one.

FT mancato ma il canestro che chiudeva il 12-0 di parziale lanciava Charlotte sul 44-27.

Toronto attaccava il canestro guadagnando 4 FT ( 3 i realizzati) ma anche Bridges sull’altro fronte era vittima di reaching segnando a gioco fermo il 46-30.

Anunoby metteva la tripla, Powell sfondava su Graham ma Lowry in infilata realizzava il 46-35.

Charlotte attaccava brillantemente in mismatch procurandosi due FT con P.J. che era toccato da Anunoby in aiuto al più piccolo Lowry impegnato in post con il nostro rookie.

Un solo FT a segno ma Graham sull’attacco successivo seminava il panico battendo tre Raptors in entrata guadagnando il two and one del 50-35.

Finta con elbow open per Thomas e two and one per Siakam con FT mancato, seguiva una puntata laterale di P.J. che dimostrava in corsa ottima coordinazione per realizzare un runner contrastato ma i Raptors finivano con un 2/3 dalla lunetta perché un tecnico contro Rozier (a segno Thomas) antecedeva l’1/2 d Anunoby in lunetta a :20.1.

Il primo tempo andava quindi in archivio sul +11 Charlotte, 52-41.

Statistiche primo tempo.

3° quarto:

I Raptors provavano a partire forte ma due occasioni da tre erano sprecate da Powell tuttavia su un bad pass verticale di Rozier i canadesi ottenevano il primo canestro della terza frazione con la dunk di Anunoby.

Un sicuro e soft runner di P.J. più un passaggio stretto di Graham per la dunk di Biz rassicuravano Charlotte sul vantaggio di 13 punti (56-43) ma Siakam con un semplice reverse otteneva anche il fallo di P.J. in pressione su di lui nel semicerchio.

Two and one del -10, Hollis-Jefferson pur contrastato metteva il -8 e Lowry, schermandosi con il blocco altro portava il parziale sullo 0-8 per il 56-51.

Bridges stoppava letteralmente la corsa dei Raptors opponendosi a un lanciatissimo Hollis-Jefferson bloccando la power dunk.

Miles provava a essere l’eroe della ripresa Hornets con la tripla dall’angolo sinistro ma la sfera saltava oltre, tuttavia McDaniels la recuperava e pur contrastato metteva dentro da sotto a destra.

Un floater di Rozier a 7:14 dal cuore dell’area era contrastato da una contro-azione rapida chiusa da Siakam che a 7:09 però mancava l’addizionale.

Da un’altra transizione nasceva la dunk dello stesso Siakam e Borrego, preoccupato, spezzava il gioco chiedendo il break a 6:37 con 5 punti di vantaggio da conservare (60-55).

Rozier ripartiva con la tripla dalla destra mentre Powell si esibiva in reverse layup tuttavia McDaniels dalla diagonale sinistra sorprendeva Siakam con una tripla rapida per il 66-57 e Charlotte riguadagnava palla anche in difesa dopo un raddoppio in post basso e l’intercetto di un veloce Cody Martin sullo scarico in angolo. A 4:48 eco altri due FT per Biz che segnava il primo dopo due rimbalzi alti sul ferro lungo salutati con un “welcome back” dal commentatore ufficiale degli Hornets mentre il secondo era completamente storto…

La lunetta guadagnava la scena altre due volte con Siakam che su 4 FT ne centrava 3 portandosi su un 5/9 personale, poi tante occasioni sbagliate, soprattutto dai Raptors così a 2:31 usciva un open 3 per P.J. che non tradiva portando sul 70-60 il match.

Dopo due tentativi errati di McCaw da sotto in tuffo P.J. agganciava palla chiamando time-out e tuttavia nel finale Charlotte resisteva con questo spirito difensivo nonostante i due punti di Powell con il tiro dal gomito e altri due punti di Siakam.

Graham a 32 secondi dalla sirena mandava a segno la tripla del 73-64 anche se Siakam finiva forte passando un fragile Willy per segane altri due punti chiudendo il quarto sul 73-66.

Rozier, birillo centrale, attorniato da 4 Raptor. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Persi 4 punti in un quarto bisognava conservarne almeno 6 per vincere e dopo 12 secondi Willy era fluido nell’aumentare da sotto con due punti la distanza di sicurezza.

La partita si accendeva quando Boucher sparava una put-back dunk ma a replicare era Cody Martin che in entrata a ricciolo, passando il blocco di P.J. trovava strada per sparare un raggio gamma con la slam dunk di destra.

Un 2/4 di Powell dalla linea era seguito da un 2/2 di Anunoby per un necessario clear path foul di P.J..

Sul possesso successivo Lowry si faceva toccar palla da Graham la quale rimbalzando sulla sua coscia usciva sul fondo.

McDaniels tirava male ma la rimessa dal fondo per Charlotte era l’occasione buona per il passaggio sulla corsa sul lato sinistro di Graham che agganciando metteva dentro un difficile catch n’shoot da tre punti per l’80-72.

Il +8 però scemava velocemente e la tripla di Powell a 7:41 oltre il close-out in ritardo di Bridges dava luogo a oscuri presagi con i Raptors ormai alle calcagna sull’82-80.

Graham dalla diagonale sinistra oltre il close-out di Anunoby restituiva la bomba a 7:14 mentre McDaniels stoppava un disorientato OG.

Dopo due FT a segno di Lowry McDaniels fuori ritmo provava un pessimo appoggio, mancato, ma si faceva perdonare stoppando un’altra volta il numero 3 oltre il fondo.

Mani nei capelli per Nurse dopo la rimessa deviata con la gamba da Rozier mentre il pubblico intonando un “Let’s go Raptors” vedeva Powell mancare la tripla sul tentativo di stoppata di Bridges e subire Biyombo in “crashing the boards” dopo il tre punti mancato di Graham.

Niente FT e palla persa da Graham in palleggio, floater lungo di Powell per il -1 ma dopo la tripla mancata da Lowry eco Bridges passar dentro a un Biz dimenticatissimo sotto canestro.

Nessuno su di lui, tutto il tempo per voltarsi e regalare ai fotografi la plastica schiacciata.

Un jumper di Siakam su P.J. era seguito da un Terry che in crossover faceva fuori un paio di paletti Raptors per andare ad appoggiare con bravura al suo ritmo.

Palla persa da Biz sulla pressione di Lowry e blocking foul contro Graham.

Primo errore dalla lunetta sul secondo libero di Lowry che con un punto comunque spediva i suoi sul -2 riottenendo palla sull’errore per caricare e segnare la tripla del sorpasso a 2:48.

Charlotte sembrava gettare al vento la gara, passata in svantaggio dopo aver comandato per più di due quarti ininterrottamente ma Rozier dalla diagonale sinistra in ritmo piazzava la tripla del contro-sorpasso (92-90) preparandoci ad un avvincente finale.

Hollis-Jefferson intraprendeva una royal rumble con Biz prima e Graham poi; il primo resisteva al ferro all’appoggio, il secondo era travolto a rimbalzo dalla caduta del lungo avversario.

Finalmente in bonus, Charlotte a 2:04 andava in lunetta splittando i liberi con Gamberone.

Lowry batteva Rozier con la tripla pareggiando e a 1:25 il diciottesimo TO (solo 5 Raptors), questa volta di Graham, lasciava l’inerzia nelle mani dei canadesi.

Entrata di Lowry; lasciato lì Rozier ed eluso uno statico Bridges sotto canestro ecco l’appoggio della quasi disfatta (93-95).

A salvare gli Hornets era una tripla frontale di Bridges che completamente senza ritmo, da fermo, con Lowry davanti segnava lo sconsigliato tentativo.

96-95…

Fallo di P.J. su Lowry a metà con una chiamata da superstar e miracoloso ½ della guardia dei Raptors, ottimo tiratore dalla lunetta in genere, ma comunque in media in percentuale considerando i tanti FT battuti in serata.

:52.8 rimanenti e siamo pari…

Graham e Lowry da tre non segnavano e sul rimbalzo degli Hornets con :02.1 mancanti ci si preparava al time-out ma sulla rimessa laterale, l’uscita dal blocco (portato da Bridges) di Rozier valeva la vittoria perché Hollis-Jefferson compiva una clamorosa ingenuità spingendo con troppo vigore in nostro numero 3 che in corsa finiva a terra.

Un FT perché la sfera non aveva ancora varcato le soglie del rettangolo di gioco e Scary in lunetta.

Vergognosa pantomima Raptors che ovviamente giocandosi il match provavano a rallentare il libero per far deconcentrare Terry.

Probabilmente passavano più di due minuti ma un glaciale Scary metteva dentro.

Sulla rimessa un fischio su Graham, forse anticipato, lasciava un :01.2 sul cronometro e due tiri liberi a Devonte’.

2/2, palla ai Raptors che sulla rimessa laterale da destra ci provavano con Powell chiuso bene da Caleb Martin, palla sul ferro e out per la vittoria insperata dei Calabroni 99-96 a Toronto.

Le pagelle

Terry Rozier: 8,5

18 pt., 6 rimbalzi, 6 assist. 6/12 FG. ¾ da tre punti. -2 in plus/minus. Solo una persa con un brutto passaggio, per il resto è quasi perfetto, ivi compreso lancio spettacolo nel primo tempo per l’alley-oop di Bridges. Si fa passare un paio di volte da Lowry nel finale e subisce una tripla ma segna anche una tripla del sorpasso e resta glaciale sul tiro decisivo della partita nonostante manchi solamente il “pagliaccio Baraldi” con la sua fioca energia a far perder tempo prima di poter battere il libero. Se è vero ciò che dicevano in commento i due commentatori Hornets, non era mai riuscito a vincere a Toronto con Boston, oggi si rifà alla grande con una prestazione convincente anche attaccando il ferro. Non sempre funziona ma un paio di giocate in ritmo sono di alto livello.

Devonte’ Graham: 7,5

18 pt., 4 rimbalzi, 5 assist. 5/13 FG, 4/10 3FG, 5 TO. Ottima partita condita da alcune triple fondamentali nel secondo tempo. Bella dish nello stretto per Biz e offerte varie per la Chiesa che si accendono come lumi di speranza per i beneficiari compagni. Ci sono però anche 5 TO, tre banali perdendo palla malamente nella parte finale. Per fortuna alla fine non peseranno sul risultato. 4/6 ai liberi con un ¾ nel finale.

Miles Bridges: 8

17 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. 6/11 FG, 3/5 3FG. Tre stoppate, capolavoro quella su Hollis-Jefferson lanciatissimo in transizione per la quale indossa istantaneamente la maschera di Alonzo Mourning che spazza via Anthony Peeler. Screzi con Lowry in marcatura nel finale ma vede bene Biyombo isolato sotto canestro regalandogli due punti e regalandosi il suo unico assist, per il resto attacca piuttosto bene e ha buona mano. Incredibile la tripla che salva la partita nel finale, senza ritmo su Lowry. Eroico anche lui.

P.J. Washington: 7

15 pt., 9 rimbalzi in 31.26. 6/15 dal campo. 2 TO. Eroe del primo tempo, sfrutta i mismatch in attacco, segna un paio di canestri con ottima coordinazione, ci prova con decisione e disturba molto in difesa con ottimi posizionamenti e chiusure mettendoci energia. Si perde un po’ nel secondo tempo ma complessivamente è una buona gara.

Bismack Biyombo: 7

13 pt., 11 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 5/10 FG, 2 TO, -5. Sono sempre in dubbio con Biz perché è disarmante notare con quanta facilità possa perder palla sui passaggi lunghi o quando mette palla a terra in palleggio. Anche con Lowry nel finale riesce a farsi sfuggir la palla come se avesse mani super insaponate (sarà per il Coronavirus?) ma poi va in doppia doppia garantendo fisicità sotto le plance avversarie e buonissima difesa nel primo tempo. Ha qualche tentennamento difensivo nel secondo ma è decisivo nel finale non facendo segnare Hollis-Jefferson da sotto dopo aver ingaggiato una lotta senza quartiere. Buona prestazione nel complesso.

Cody Martin: 7,5

4 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. Nel turbinio del gioco a volte finisce che rischi di confonderlo. Lo fanno gli arbitri assegnandogli un fallo poi corretto sul fratello Caleb. Rischi di confonderli anche perché se non sono due campioni, sono due giocatori che si “sbattono” alacremente sul parquet in difesa e in 22:41 mette su buone cifre rivelandosi come ottimo uomo assist. Con lui la squadra gioca, ci sono 2 TO ma dalla sua ha un +9 in plus/minus, abbastanza veritiero e c’è anche una mega-dunk.

Jalen McDaniels: 7,5

9 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 3/9 FG. ¼ 3FG, +18. “Sento che la NBA G-League mi ha preparato. Quando entro so cosa devo fare: difendere, giocare con ritmo alto, colpire sui tiri aperti, cose che ho fatto” aveva detto recentemente Jalen. Anche se parte male al tiro ed è un po’ fuori ritmo in un paio di occasioni, non fa mancare il suo apporto, una tripla la mette in 23:57 e per il resto mostra tanta voglia ed efficacia in difesa. Mette i suoi punti ed è il primo a entrare in campo dalla panchina. Due stoppate su Anunoby…

Willy Hernangomez: 6,5

5 pt., 7 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata in 13:53. Buon primo tempo poi nel secondo esce tutta la sua fragilità difensiva in una partita bicolore tra il rosa e il grigio. Meh… Tutto sommato nel complesso non fa male. Segna due punti in avvio di ultima frazione e prende diversi rimbalzi.

Caleb Martin: 7

0 pt., 5 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. +8. Non segna perché tenta solo una volta il tiro. Volto al passaggio non perde un pallone e regala assist ai compagni. Rimbalzi e difesa compresa quella da francobollo sull’ultimo tiro di Powell.

Coach James Borrego: 7

Gran partita, poco da dire. Squadra giovane, tonica e con voglia che non si abbatte nei momenti di difficoltà finali e con un pizzico di fortuna ma tanta bravura si costruisce una meritata vittoria.

Game 58: Charlotte Hornets Vs New York Knicks 107-101

Intro

“Chi teme di soffrire, soffre già di quel che teme” diceva un filosofo francese, Michel De Montaigne.

Un aforisma che potrebbe descrivere certe partite degli Hornets già segnate in partenza come quella a Indianapolis con sconfitta già preventivabile in partenza.

Contro questi Knicks però cercare di vincere e convincere è d’obbligo.

Le soddisfazioni non sono state molto quest’anno, per il momento, in media, qualcuna in più di quel che mi aspettassi ma perdere contro questa New York in casa sarebbe un brutto episodio in una stagione non certamente partita con i migliori auspici.

Sicuramente nulla è facile e gli avversari vanno sempre rispettati ma non temuti ed è con lo spirito scevro da paure che De Montaigne (filosofo e umanista di Bordeaux vissuto all’interno del 1500) consiglia di avere, che questi ringiovaniti Hornets dovranno battersi per ottenere una vittoria davanti al loro pubblico.

A margine di ciò c’è da segnalare che purtroppo Malik Monk è stato sospeso per positività ai test anti-droga fatti dalla NBA.

Quale sia la sostanza “dopante” o stupefacente ancora non è dato a sapersi ma finché Monk non firmerà alcune carte in tema e “dimostrerà” di poter rientrare nel circuito gli Hornets dovranno privarsi di un giocatore che stava veramente cominciando a far bene ma purtroppo è subito incappato in una spiacevole e spinosa questione dimostrando di essere maturato un po’ sul campo ma non con la testa e la determinazione che potrebbe fare la fortuna per un professionista del suo ramo.

L’organizzazione ha rilasciato una dichiarazione nella quale dice di essere dispiaciuta dalla scelta fatta da Malik, di non perdonare il suo comportamento ma di sostenere il giocatore durante questo lasso di tempo nel quale starà obbligatoriamente fuori dal campo.

Analisi

Charlotte gioca la partita con lo spirito giusto non facendosi intimorire dall’avvio fisicamente aggressivo dei Knicks che guadagnavano punti in area.

La partita rimaneva punto a punto sin quasi le ultime battute del primo tempo quando Rozier con sei punti consecutivi (2 triple) portava il match sul 53-45.

Charlotte chiuderà poi sul +10 i primi 24 minuti non concedendo più nulla.

In avvio di ripresa però la squadra di Borrego prendeva sottogamba gli avversari venendo subito risucchiata mantenendo solo 3pt. di vantaggio dopo poco più di un minuto e mezzo.

La risposta di Charlotte passava per due bombe consecutive di P.J. e una di Graham.

La squadra ritrovava un buon cuscinetto, un margine che scemava nel finale di match quando anche Trier, dopo Portis, dava una mano al suo coach a far rientrare New York sul -2 dopo un canestro di Trier anche perché Borrego favoriva il rientro ospite dopo l’uscita di Biz per raggiunto numero limite di falli, non inserendo un lungo ma Bridges.

Charlotte sul +3 si salvava sulla bomba di Trier a vuoto e risolveva la partita con un’incursione e circus shot allegato di Rozier (:28.7) in reverse layup con appoggio altissimo al plexiglass per evitare la stoppata di Robinson.

TO vicini; 14 per Charlotte, 15 per New York, steal a favore dei newyorchesi 5-7, stoppate anche con un 4-6 così come a rimbalzo con un 37-42.

Gli assist invece sono stati 25-22 pro Hornets così come le percentuali da tre con il 33,3% contro il 26,7% e il 76,0% dalla lunetta contro il 64,7% ospite.

A poco è servito a New York tirare con il 50,6%, superiore al 47,0% di Charlotte.

Alla fine gli 8 tiri liberi in più a segno di Charlotte hanno fatto la differenza.

Rozier, in ottima serata, da una mano a Charlotte chiudendo con 26 punti e de facto con il reverse layup vittoria. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

Starting five

New York presentava a Charlotte il seguente quintetto: E Payton (6 pt.+ 9 assist), RJ Barrett (5 pt.), Harkless (5 pt.), Randle (18 pt. + 9 rimbalzi), Gibson (10 pt).

Tra i migliori in panchina ecco Portis con 17 punti, Trier con 15 e M. Robinson con 12 pt. e 16 rimbalzi oltre a 3 stoppate.

Hornets con: Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington, Biyombo.

La partita

1° quarto:

Dopo il primo possesso non sfruttato da Charlotte con l’appoggio di Rozier ben contrastato, sull’altro fronte Harkless attaccava il ferro alla stessa maniera subendo il fallo di Terry.

Il giocatore dei Knicks mandava a segno il secondo libero portando sullo 0-1 la partita.

Charlotte passava avanti con il reverse layup acrobatico di Biz che andava a stoppare Payton in difesa ma Gibson riprendendo cambiava ancora la squadra leader.

I newyorchesi beneficiavano di un altro canestro di Gibson da sotto, quindi anche Randle aveva la meglio contro i nostri lunghi sotto canestro.

Un arresto e tiro con finta di Graham dal pitturato tagliava il divario, Gibson in area continuava a imperversare allegramente, in schiacciata questa volta ma Bridges a 9:13 colpendo da tre punti portava sul -2 Charlotte (7-9).

Randle sferrava un pugno a Charlotte dal corner sinistro rispondendo di tripla ma Bridges percorrendo la diagonale destra in corsa alzava in maniera non convenzionale un appoggio che finiva dentro.

P.J. in pressione difensiva finiva per portar via all’attaccante palla e andando in coast to coast schiacciava, quindi quando Biz scambiando con Graham in attacco contro-riceveva la sfera dopo aver confuso la difesa, andando per la schiacciata tra Randle e Gibson, mandava in time-out gli ospiti in svantaggio 13-12 a 7:07.

Alla ripresa Gibson ci superava con due punti per realizzarne poco dopo altri due giungendo a quota 10 punti personali.

Biz restituiva due punti schiacciando dopo aver ricevuto sotto ma un jumper di Payton superava Biz proteso alla stoppata ma i Knicks tornavano sul +3 (15-18).

McDaniels saltava con l’euro-step un paio di giocatori in diagonale per appoggiare di destra andando sulla sinistra.

Payton e Randle aggiungevano due punti a testa per gli ospiti che scappavano quindi sul +5 ma il rientro degli Hornets passava per le mani di Rozier che ricevendo da Willy, bravo a conquistare un rimbalzo offensivo, sparava quasi frontalmente in ritmo la tripla del 20-22.

Un fast break di Scary valeva il pareggio e da una steal di McDaniels su Gibson ecco un’altra occasione in transizione chiusa magistralmente dal nostro numero 3 che producendo un parziale di 7-0 personale ci trascinava avanti sul 24-22.

A 2:31 Smith Jr. metteva troppo facilmente il layup in entrata verticale mentre l’alzata di Martin era stoppata con veloce tempismo da Robinson che dava ai Knicks l’opportunità di passare avanti con Portis e la sua tripla a segno a 1:32.

Bridges, raggiunto da un passaggio proprio dotto il canestro, si svitava per il -1 e sulla successiva azione offensiva degli Hornets Graham trovava il tempo giusto per non farsi stoppare il fluido floater per il 28-27.

Devonte’ andava a chiudere il quarto dopo uno scambio con un pull-up dalla baseline destra per il 30-27.

McDaniels tenta di sfuggire alla morsa Gibson/Payton. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Smith Jr. partiva subito con i fuochi d’artificio nel secondo quarto con una dinamitarda dunk che faceva saltare la propria panchina ma una zampata di Willy a rimbalzo offensivo, tra due difensori, finiva nella retina avversaria un po’ fortunosamente.

Dopo un minuto esatto ecco due FT per Smith Jr., uno solo realizzato ma rimbalzo Knicks che poco più tardi andranno a pareggiare con Knox a quota 32.

La danza di Willy assomigliava a quella di un D.J. che scratchava sul parquet con sue mezzi giri e finte nel mezzo costruendo una sinfonia che depistava il difensore prima di andare a segno nel cuore del pubblico con due punti ottenuti con magistrale tecnica.

I Knicks per resistere usavano la forza di Robinson che lanciandosi in put-back dunk sull’errore di un compagno non dava il tempo di replica alla difesa Hornets.

Portis batteva il nostro centro spagnolo e Robinson stoppava P.J. ma per la terna si trattava di goaltending così il match tornava in perfetta parità a quota 36.

Un botta di Portis non vista sul tronco di Graham non produceva danni mentre il fallo di Smith Jr. in difesa su Graham dava al nostro Gamberone la possibilità di portare a casa il 38-36 dalla lunetta.

Altro pari con Knox su Caleb Martin ma un bullet pass di P.J. per Biz mandava il congolese alla terza jam in serata.

Robinson in mischia, al terzo tentativo Knicks sulla stessa azione, infilava due punti ottenendo anche il libero supplementare a 6:26 per il 40-41.

Un pull-up da tre punti di Rozier valeva a 6:09 il nuovo sorpasso ma da un blocking foul dello stesso Scary, Randle si procurava il pari a gioco fermo.

McDaniels andava a vuoto in attacco ma non desistendo, toccava una pala che sarebbe stata preda dei Knicks, sulla lotta per la palla Charlotte portava a casa altri due punti con Caleb, immediatamente pareggiati da Payton.

Randle tentava due volte la penetrazione ma P.J. resisteva toccandogli palla tuttavia al terzo tentativo ecco scappare il lungo ex Pelicans sulla destra per la schiacciata alla quale si opponeva Biyombo.

Per gli arbitri la stoppata era fallosa, per Borrego no e credendo in un coach’s challenge ribaltava la chiamata salvando i teal.

Cody Martin appoggiava a sinistra al vetro, Rozier andava in hand-off a prendersi pala per caricare e segnare la tripla con spazio dalla diagonale sinistra replicando da fuori (corner sx) son un solo cotone per il 53-45.

L’8-0 di parziale era chiuso da Randle che splittando due FT accorciava sul -7 ma gli ultimi colpi del quarto erano per Charlotte con Cody Martin e il suo tiro fermato in goaltending da Gibson e l’1/2 di Biz in lunetta a 1:12 dopo aver conquistato un rimbalzo offensivo.

+10 Hornets (56-46) che non concedevano nulla nel finale di tempo agli avversari.

3° quarto:

Pessimo approccio di Charlotte a inizio ripresa; la squadra concedeva il rientro ai bianchi che in un minuto e trentasei secondi piazzavano uno 0-7 iniziato da una dunk di Harkless, proseguito da una tripla di Barrett e chiuso da due punti di Randle da sotto.

Time-out di Borrego a 10:24 ed ecco che i Calabroni ripartivano grazie alle triple; la prima arrivava da una drive and kick di Graham che fornendo a P.J. la sfera nell’angolo sinistro vedeva il compagno mandare a bersaglio con precisione millimetrica la tripla.

Smith Jr. creava la distanza con il difensore mandando a segno un lungo jumper ma ecco il two in a row di P.J. (9:24) questa volta a differenza delle due partite precedenti, utilissimo.

Barrett da sotto dimostrava di essersi svegliato dal torpore del primo tempo realizzando con bravura ma a 8:45 Graham si aggiungeva come tiratore da tre punti realizzando la sua prima in partita.

Randle era fermato dalla quarta stoppata di Biyombo e sul tentativo di Rozier da fuori non riuscito arrivava altissimo per una delle sue esaltanti schiacciate, Miles Bridges che anticipando Harkless sparava la mina del +10 (867-57) a 8:03.

Seguivano due punti di Randle, un FT per 3 sec. difensivi Knicks affondato da Rozier, che andava poco più tardi a mettere altri 3 FT toccato da J.R. Smith sul tentativo di tripla portando sul +12 (71-59) la squadra di M.J. A 7:33.

Biz faceva guadagnare un altro punto a Borrego quando, servito da Rozier con un passaggio artistico in salto, sulla transizione a tutta velocità era toccato da Harkless andando a sbattere sul sostegno struttura.

Un FT realizzato quindi anche i Knicks tornavano a segnare con due pt. di Smith Jr. prima che un brillante floater di Graham valesse il 74-61.

Dopo un’azione convulsa con un paio di recuperi di Cody Martin, proprio lui, servito da un passaggio involontario dei Knicks impegnati a salvar la pala dal fondo, metteva a segno senza problemi da sotto senza opposizione.

Randle mostrava i muscoli con una power dunk e la squadra della Grande Mela recuperava altri due punti dopo la stoppata di Robinson su Bridges e il tiro di Randle su McDaniels.

Randle stoppava Bridges a rimbalzo offensivo e Robinson cancellava un tentativo di Cody Martin.

Knox da tre non funzionava ma la put-back dunk di Robinson valeva il -9.

Un’incursione di Cody Martin procurava il +11 e a 2:08 con l’1/2 di McDaniels si arrivava alla dozzina ma l’entrata di Trier nelle file dei Knicks produceva una spinta offensiva immediata per la squadra di M. Miller.

Due punti del n°14 erano seguiti da altrettanti di Porter che perdeva la maniglia ma ritrovata la pala battendo McDaniels in ara accorciava sul -8.

Doppia cifra di vantaggio ristabilita da McDaniels con il giro e tiro con rimbalzo amico.

Floater di Portis a contrastare l’avanzata Hornets e su uno scambio Willy-P.J. Washington il rookie ripristinava il +10 (83-73).

Charlotte chiuderà sul +10 il quarto grazie al canestro di Graham a nove decimi che seguiva quello di Portis.

Partita aggressiva, Honey Bees leopardate aggressive sul parquet in uno stacchetto durante la ripresa.

4° quarto:

Brutto avvio di Charlotte anche nell’ultimo quarto con due canestri d Péortis giunto a 15 punti nei suoi ultimi 11 minuti.

Trier intercettava un passaggio di Martin ma Graham bloccava la transizione con un fallo e un passaggio sotto canestro di Knox telefonato era bloccato con il corpo da Willy che murava la connessione.

Graham da tre sbagliava ma la spinta a rimbalzo vistosa sulla schiena di McDaniels era punita così Charlotte manteneva palla trovando lo sbocco decisivo centrale con la finta di Willy che facendo saltare Robinson lo attardava sulla sua penetrazione chiusa con due punti e fallo dello stesso centro.

Libero O.K. E Hornets sull’88-79.

Dopo un FT di Robinson, Caleb Martin piazzava la tripla del 91-80.

Tutto sembrerebbe portare a un fiale tranquillo ma Portis ne metteva dentro altri due e Trier con la bomba da fuori a 7:53 ne aggiungeva altri tre.

Non pago da sotto, il panchinaro dei Knicks segnava il 91-87.Caleb Martin con un provvidenziale recupero innescava la dunk di Biz mentre sul lato difensivo finiva per subire sfondamento sull’incursione di Harkless.

Un fallo preventivo a 6:26 di Biz su Robinson (in salto per raggiunger la sfera in alley-oop) ci salvava da due FT che gli arbitri toglievano ai Knicks dopo averli assegnati.

La terna restituiva il “maltolto” dopo un evidente abbraccio modello wrestling di Robinson su Biz nella lotta a rimbalzo, il congolese dopo aver perso palla allargava un po’ l’avambraccio sulla salita del rivale che andava in lunetta mancando entrambi i liberi a 6:17.

Resisteva il +6 mentre Cody Martin con l’1/2 a 5:53 mandava M. Miller al time-out.

Harkless dalla linea della carità riduceva lo scarto ma ecco ancora Graham (5:15) che da tre infilava il canestro avversario per dar respiro a Charlotte sul 97-89.

Qui Borrego compiva l’errore; Biz, out per fallo a 4:21 sulla penetrazione di Trier, decideva di mandare in campo Bridges privandosi del lungo.

Dopo il 2/2 di Trier per il 97-91, un’alzata di Payton per l’alley-oop di Robinson evidenziava la mancanza del centro.

A 2:58 in qualche modo Trier, venuto a contatto con P.J. chiudeva da sotto dopo essere inciampato su P.J., averlo spinto e colpito in faccia sull’appoggio (involontariamente).

P.J. andava giù e i Knicks a -2 (97-95) prima che lo stesso Trier commettesse fallo su Graham per due FT provvidenziali per il +4.

NYK saltava un turno mentre da veterano Graham si procurava due FT alzando palla da fermo su un Payton troppo aggressivo.

½ per il +5 (100-95) prima del turnaround allo scadere dei 24 di Trier su Bridges, un canestro notevole dal mid range che avrebbe potuto cambiare il finale se, dopo l’errore da due pt. di Graham, il numero 14 Trier avesse segnato il tiro con spazio da fuori da dx.

Alla fine a :28.7 a risolvere il match ci pensava Rozier, fuggito da destra verso sinistra per appoggiare andando in rovesciato oltre il ferro; un circus shot altissimo che si appoggiava per un istante al plexiglass prima di rimbalzare sul ferro e finire dentro alla faccia di Robinson che sulle sue tracce andava a vuoto in stoppata battendo un colpo sulla tabella.

102-97… l’alley-oop di sx di Robinson non valeva granché se poi Rozier a :17.1 veniva mandato in lunetta a riprendersi il +5.

Palla persa da Payton sul lato destro cercando si scavalcare Graham, allungo di Bridges con un FT e dunk inutile di Trier a :06.1 invece di tentare la tripla come unica soluzione possibile reale.

Time-out di Charlotte chiesto da Borrego e sulla rimessa altro fallo su Rozier a una manciata di secondi dalla fine.

Altri due punti e fine della partita sul 107-101.

Le pagelle

Terry Rozier: 8

26 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 7/15 dal campo, 3 TO, +14 in plus/minus. La vince lui con un circus shot dopo aver staccato Charlotte nel primo tempo con due bombe (4/7 da tre punti). I suoi mini parziali nel primo e nel secondo quarto scavano il solco e il suo tiro nel finale in reverse layup è pura folle poesia.

Devonte’ Graham: 7

21 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 1 rubata. 7/18 con un 2/9 da tre punti. Buon rientro per Devonte’ nonostante qualche jumper a vuoto e una percentuale da te punti da migliorare. Bravo in floater, a procurarsi liberi, piazza due triple di qualità ma vediamo anche un tiraccio in diagonale a sorvolare il ferro, questo per la maggior pressione rispetto agli altri due tir pesi da fuori a segno. Sembra aver ripreso fiducia, ora serve trovare anche più mano ma per oggi va benissimo così.

Miles Bridges: 6

10 pt., 3 rimbalzi, 2 assist in 27:12. 4/12 FG. 2 TO, -6. Qualche fallo (3) da la sensazione di essere un po’ in difficoltà. Manca troppi tiri pur partendo bene. Tre sono le stoppate subite rimane però memorabile la palla agganciata al volo dopo il rimbalzo sul ferro con una schiacciata delle più fulminanti e potenti delle sue.

P.J. Washington: 6,5

12 pt., 5 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. 5/14 FG. +12. Due triple in fila quando serve, sparacchia un po’ troppo nel finale rischiando di trascinarci nel gorgo di una punto a punto estrema. Parte bene con una steal & dunk mentre più avanti fa vedere nello stretto un bello scambio con Willy.

Bismack Biyombo: 6,5

12 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 4 stoppate. 5/6 dal campo. +10. Inizio in sordina come protector rim nonostante una stoppata ma sul piccolo Payton. Troppo facile da battere poi prende le misure e ricorre a diversi falli, un paio intelligenti ma finisce fuori per 6 foul. Dunk assistite senza paura, tante stoppate compresa quella su Randle che gli arbitri prima danno come fallosa poi con l’intervento di Borrego, eccola tornare buona, giustamente. Manata alla struttura dopo aver dubito un fallo da Robinson, invertito. Coinvolto qualche volta in qualche uscita palla in mano in posizioni anomale per passaggi ai compagni, hand-off o schermi come quello buono che porta Graham alla tripla nell’ultima frazione.

Jalen McDaniels: 6,5

5 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 2/3 FG, 2 TO in 22:10. Si batte e ogni tanto gli riesce la buona giocata. Da un suo eroe e una palla toccata per il recupero di Charlotte vengono fuori due punti.

Cody Martin: 7

9 pt., 9 rimbalzi, 2 assist. 4/8 dal campo subendo due stoppate. Solita energia che lo porta a un passo dalla doppia doppia avesse esso un FT in più e giocato di più del 24:44 concessogli. Un rimbalzo l’avrebbe preso. Calamitatore di palle vaganti, si maschera per vi della frattura al setto nasale subita non molte partite fa. Le sue incursioni sono utili, una in particolare per tagliare l’inerzia degli avversari ma anche il canestro regalatogli da un Knicks, meritato dopo aver preso due rimbalzi sulla stessa azione. Non riesce a tagliare i rifornimenti alla squadra di Miller con delle steal ma pazienza.

Willy Hernangomez: 7

7 punti, 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 3/3 FG in 19 minuti, -1. Intercetta sotto il nostro canestro un passaggio capendo tutto in anticipo costringendo al TO gli avversari. Perfetto 3/3 dal campo con la perla del doppio giro con finte centrali e tocco a battere il difensore depistato e la finta su Robinson con dunk finale entrando nel corridoio centrale anche se mancherà il FT. Utile anche come uomo assist, bello lo scambio in area nel breve con P.J. per la dunk del compagno. In difesa altera cose buone ad altre non positive come delle difese aeree non adeguate sui lunghi avversari ma da più fastidio di un tempo.

Caleb Martin: 6,5

5 pt., 2 rimbalzi. 13:50 sul parquet, 2/4 dal campo, 1 TO, -6. In un momento delicato recupera una palla come in genere fa suo fratello Cody, innescando la jam di Biz e poi va a subir sfondamento da Harkless. Ci prova tre volte da fuori, colpisce una ma è un buon canestro.

Coach James Borrego: 6

Sta per combinare la frittata nel finale non inserendo un centro dopo l’espulsione di Biz, rimedia con l’inserimento di Willy e vince in volata il match. Hornets a mostrare sin da subito troppe crepe in area un po’ stuccate poi con densità e intensità difensiva. Un time-out salva vita nel finale e buona decisione di partire con Biyombo per dar più fisicità. Deve rimediare all’assenza di Monk e va mitigandola con i due Martin che sono utili alla causa.

Game 57: Charlotte Hornets @ Indiana Pacers 80-119

Intro

Diciamo che il 2020 non è stato foriero di grandi miglioramenti su scala globale.

Nei primi giorni del 2020 si parlava ancora della catastrofe australiana dovuta ai grandi incendi che hanno ucciso 28 persone e un numero incalcolabile di animali e per queste morti sono stati arrestati anche 183 individui.

Le temperature continuano ad alzarsi provocando grandi cambiamenti climatici ivi compresi i veloci scioglimenti di ghiacciai ai poli.

A livello cestistico c’è stata anche la morte di Kobe Bryant e anche MJ commosso è andato a portare un ricordo di quello che lui chiama “un fratello minore”.

Mancava solo il Coronavirus a creare una psicosi tale da bloccare follemente interi paesi o a far scattare la psicosi del virus e lanciarsi in scorte ai supermercati, una delle poche attività aperte visto che alcune dite hanno chiuso, le palestre sono serrate, teatri e cinema pure, alcuni eventi sportivi sono stati rimandati a data da destinarsi ma non si sa quando.

Non credo che un nemico invisibile possa essere combattuto con le armi intraprese qui in Lombardia e in altre regioni del nord Italia pur con il principio di massima precauzione.

Mi fermo qui perché sarebbero anche divertenti le profezie catastrofiche di Nostradamus che tra le varie lancia la fine del Regno di Elisabetta sulla Corona britannica, con buona pace di tutti i lanciatori di meme e lo scoppio di una specie di terza guerra mondiale.

Ma siccome tutto torna, vorrei tornare nella terra dei canguri e dei koala dove un bambino di nome Quaden Bayles, affetto da nanismo ha tentato il suicidio alcune volte.

La madre, un giorno ha deciso di riprendere il suo pianto disperato per mostrarlo agli altri e far capire che il bullismo non è una cosa positiva, se poi fatto contro chi non ha gli anticorpi per difendersi diventa una vigliaccata.

Quaden però è stato fortunato perché la sua squadra preferita di Rugby, gli Indigenous All Stars, hanno saputo della cosa e l’hanno invitato allo stadio per la partita contro i Maori All Stars.

Il bimbo di nove anni è così entrato in campo con l’ovale sottobraccio, accompagnato per mano da uno dei suoi giocatori preferiti.

Quaden ha affermato che è stato uno dei giorni più belli della sua vita mentre il capitano della squadra gli ha detto: “Ti sosteniamo e continueremo a farlo, amico.”

Le parole di MJ per Kobe (soprattutto la parte finale) e il gesto di questo team per questo bambino, pur in un contesto di distruzione totale fanno ancora sperare utopicamente che ci possa essere un mondo migliore se si riuscisse a ispirarsi di più a questi campioni.

In fondo, il nemico invisibile peggiore sarà sempre l’ignoranza.

Gli Hornets spero posano prendere esempio dalle parole proferite da MJ su Kobe, cercare di vincere la partita mettendoci tutta la passione possibile andandola a prendere volendola veramente.

L’impresa potrebbe essere impossibile ma il tentativo va fatto, tankare già adesso offrendo un’altra prestazione deludente come quella offerta contro i Nets vorrebbe dire tradire lo spirito del gioco, siamo solo a gara 57…

Analisi

Era una di quelle notti dove si sarebbe potuti stare a letto a dormire invece di seguire il match per poi dover andare a lavorare senza dormire poiché si capiva subito che non ci sarebbe stato confronto.

Da un Graham disponibile ma non sul parquet, all’inizio con uno 0/4 ai liberi, alle difficoltà a tenere difensivamente con un secondo quarto dal parziale di 19-34 che dava il 68,3% dal campo ai Pacers ormai sul +25 (44-69) a fine primo tempo per un non certo invitante (dal punto di vista degli Hornets) secondo tempo, tutto faceva presagire che l’andazzo sarebbe stato il medesimo anche perché gli Hornets in back ti back domani a Charlotte contro New York (a portata vittoria) erano privati a inizio ripresa dei titolari che rientravano alla spicciolata dopo aver visto in campo Biyombo, i gemelli Martin, McDaniels e anche Chealey che mettevano un po’ di intensità difensiva ma la qualità disponibile non era eccelsa.

C’è poco da deprimersi o pensare che la squadra sia così scarsa come da punteggio finale.

Basterebbe pensare che questi Pacers a Toronto hanno finito per soccombere di 46 punti (81-127), eppure sono una buonissima squadra anche senza Oladipo, out tonight, in game decision e Lamb, il quale ha appena subito un grave infortunio contro i Raptors.

Charlotte andava fuori ritmo ben presto, non solo in difesa, mossa dal giro palla Pacers dimostrava di essere incapace di difendere il pitturato ma anche in attacco la squadra di Borrego si accontentava di soluzioni troppo poco ad alta percentuale, inibita da Turner e soci, così i Pacers portavano a casa la serie stagionale 1-3 piuttosto convincentemente dopo la L patita a Charlotte nel supplementare grazie a un eroico Graham, mancato in serata come costruttore di gioco.

Charlotte rimane più scarsa su tutti i fronti salvo nei TO con 10 vs 14 e nelle rubate (10-7), ma negli assist va sotto 22-35, a rimbalzo è 39-57, nelle stoppate 1-12 (Caleb Martin…) e poi al tiro fa registrare il 33,0% dal campo che scende al 30,3% da tre punti con un 44,4% ai liberi (8/18) mentre Indiana finirà con il 57,0% dal campo, il 43,5% da tre e un con 11/13 dalla lunetta giungeva all’84,6% per una meritata vittoria.

La partita

Starting five

Hornets a Indianapolis con Monk al posto di Graham con il seguente quintetto: Rozier, Monk, Bridges, P.J. Washington e Zeller.

Indiana mandava in campo: Brogdon (15 pt. + 7 assist), Aaron Holiday (9 pt.), T.J. Warren (19 pt. con 9/12 da campo), Sabonis (21 pt., 15 rimbalzi, 9 assist) e Turner (6 pt., 10 rimbalzi e 8 stoppate).

Dalla panchina in doppia cifra troviamo Justin Holiday con 16 pt. e la coppia McDermott/Sampson con 10 pt. a testa.

1° quarto:

Discreta partenza a livello offensivo di Charlotte che portava a casa la palla a due con Zeller nonostante il duello con Turner.

Dopo essere andati a vuoto ecco il recupero difensivo con Monk che in cosat to coast azzardava l’appoggio orizzontale in uno contro uno che la Dea della Fortuna premiava dopo il rimbalzo sul ferro.

Brogdon da tre faceva saltare immediatamente il vantaggio e T.J. Warren intercettando un’apertura telefonata di Zeller in angolo verso Monk, chiudeva in transizione in schiacciata.

Charlotte resisteva con il semigancio di sinistro in area ma ancora T.J., che contro di noi si era già recentemente esaltato, ne aggiungeva altri due per il 4-7.

Rozier mancava la tripla e Brogdon il primo dei due liberi assegnatogli a 9:23, realizzando il secondo per doppiare Charlotte che tuttavia rientrava di colpo sul -1 con Bridges da fuori.

T.J. Warren dall’angolo sinistro mostrava di averci in antipatia con la tripla del 7-11 ma Bridges con l’arresto e tiro da due punti ci portava a quota 9.

Ciò che causava tuttavia il primo time-out era l’incapacità di difendere; un passaggio sulla diagonale destra per Turner consentiva al centro di avere tempo e km di spazio per sparare e mettere la tripla del 9:-14 a 7:50.

Sabonis con due capaci e caparbie entrate portava 4 punti nelle casse dei Pacers stoppati dal jumper frontale di Monk (11-18) ma la tripla di Aaron Holiday portava ben presto gli Hornets a collassare con gap in doppia cifra prima che P.J. assistito nell’angolo sinistro scoccasse la freccia da tre punti per il 14-21.

I nuovi entrati McDaniels e Martin producevano due punti, rispettivamente con la steal e il canestro in transizione 4:53.

Turner stoppava Rozier e T.J. Warren chiudeva in transizione ringraziando in una partita nella quale si correva molto per evitare la difesa schierata.

Sabonis riusciva a eludere la nostra difesa con palleggio spalle a canestro evitando un paio di raddoppi e girando su P.J. per batterlo da sotto.

Arrivava anche un FT e Indy allungava a 3:54 nuovamente a 10 pt. (16-26).

Il floater di martin era preda di Turner (terza stoppata) e il floater tagliato di Brogdon valeva lo 0-7 run per i locali.

McDaniels perdeva un pallone ma Charlotte non perdeva il giro punti con lo stesso rookie a rifarsi più tardi sparando la tripla dal corner sinistro (2.15 per il 19-28).

Una ISO di Bridges chiusa avanzando lentamente (contrastato) per l’hook valeva il 21-28 ma l’avanzata degli Hornets si fermava sui ferri dopo lo 0/2 di Biz a 1:14.

Dall’altra parte solo sei secondi più tardi Bitadze affondava i suoi FT.

Bridges rispondeva con un terzo tempo e cambio mano con chiusura di sx ritmato ma J. Holiday da tre a 44 secondi dalla prima sirena aumentava la percentuale di Indy da oltre l’arco inoltre Charlotte andava a vuoto sull’ultima azione offensiva consentendo a Sampson di correre e schiacciare prima della luce rissa per ripristinare il +10 dei gialloblu (25-35).

Monk parte da titolare. Foto tratta dalal pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Poco da dire sul secondo quarto, quasi tutta una sinfonia dei Battistrada che iniziavano sparando un parziale di 0-11 iniziato con una schiacciata di Sampson e chiuso da un pull-up di Holiday dalla baseline destra per il 25-46.

Charlotte favoriva il parziale limitandosi a prender tiri da troppo lontano e per rompere questo frustrante ritmo Pacers serviva la magia di Monk che con un passaggio di destra dietro la schiena faceva giungere a Zeller la palla nel pitturato; il nostro centro andava su a 8:12 e schiacciava nonostante un paio di mosconi intorno.

Il bottino si Sampson aumentava di due unità, quello di Sabonis di tre e Charlotte, precipitata sul -24 (27-51) era costretta al nuovo time-out a 7:29.

Rozier segnava da tre punti ma per Charlotte era tutto episodico; anche Martin più tardi scagliava un dardo da tre punti portando il totale Hornets da fuori sul 5/15 contro il 7/10 avversario e Bridges con la tripla frontale realizzava il 38-62.

Il problema principale risultava l’incapacità di fermare regolarmente il buon attacco di Indy, ispirato in serata; a fermare la tripla di Brogdon ci pensava lo shot clock sull quale la sfera rimbalzava almeno tre volte in alternanza con la parte alta della tabella e ovviamente a termini di regolamento il canestro era annullato.

T.J. Warren segnava il settimo canestro su altrettanti tentativi e nonostante a 2:16 Miles guadagnasse un brillante fluttuante 2 +1, gli Hornets distavano ancora 23 punti dalla squadra leader, sotto 41-64.

Aaron Holiday chiuderà poi i primi 24 minuti con un floater in corsa sopra Biz per il 44-69 facendo chiudere ai suoi su un surreale 68,3% dal campo accompagnato da un 66,7% da tre con gli Hornets bloccati a un 36,0% dal campo…

Statistiche dei singoli nel primo tempo.

3° quarto:

La partenza del terzo quarto risultava in linea con i due precedenti; dal canestro di T.J. Warren (giunto a un 8/9) al due punti di Zeller da sotto per passare a un parziale di 0-8 pro Pacers che evidenziava un parziale nel pitturato di 18-42 per i locali a far risaltare le difficoltà di Charlotte di difendere nel pitturato sui pick and roll e sugli scarichi ma anche a livello individuale nell’uno contro uno.

Era Sabonis a fissare prima del time-out il 46-79 per un -33 molto eloquente.

Da lì a breve Borrego mandava sul parquet, oltre a Biz, quattro facce da G-League, le due enigmatiche e molto simili dei gemelli Martin oltre a McDaniels e Chealey dando riposo ai titolari.

La cosa funzionava solo dal punto di vista dell’esperienza accumulata dai singoli perché al time-out 4:51 i punti di differenza divenivano 35 (50-85) con due FT precedentemente realizzati da Cody Martin a 5:09.

a 12 minuti dal termine tra FT e il rientro sul parquet alla spicciolata di Zeller, Monk e Bridges con Chealey e McDaniels ancora in campo, i Pacers arrivavano alle soglie dei 40 punti di vantaggio (55-94) continuando a giocare un buon basket.

In campo anche il 10- day contract Joe Chealey. Foto tratta dalal pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Sarebbe stucchevole raccontare anche l’ultima frazione, passata come garbage time.

Di buono si vedevano un canestro dal pitturato di Rozier; caduto all’indietro sul tiro la palla andava comunque dentro dopo aver battuto sul plexiglass, altre due triple (recentemente gli era successo) in fila di P.J. Washington e un paio di canestri di Willy Hernangomez.

Nel finale, Chealey rubava palla con mani leste a Leaf lanciando de facto Cody martin che resisteva al fallo ed alzava a 1:27 per il canestro two and one pur con errore al libero annesso.

Si chiudeva sull’80-119, una sconfitta pesante ma che ci lascia in zona buone scelte al Draft, pronti a invertire però la rotta domani sera con gli arancioblù per dare qualche soddisfazione anche al pubblico amico dello Spectrum Center.

Le pagelle

Terry Rozier: 5

5 pt., 3 rimbalzi, 7 assist. 1 TO in 26:19. -27 in +/-. Plus/minus glaciale, senza il vero costruttore di gioco riesce comunque a dare ai compagni qualche buon pallone ma dal campo è freddissimo al tiro. Segna una tripla e nell’ultimo quarto un bel canestro cadendo all’indietro ma non da la spinta offensiva in termini di punti che ci sia aspetterebbe da lui. Sia in penetrazione o al jumper è impreciso finendo con un 2/13 dal campo.

Malik Monk: 5,5

8 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 1 rubata in 26:58. Nessun TO, -33… 0/4 da fuori a dimostrazione che questo tiro da tre deve “allenarlo” prima di provarlo costantemente. Chiude con un 4/13 dal campo riuscendo a mettere un paio di mezzi circus o comunque canestri acrobatici, rallentando o battendo l’avversario con bravura nello stretto. Sa farlo, continui a farlo con fiducia anche se una volta lo stoppano. Titolare a sorpresa per la defezione di Graham, non è ficcante come quando entra dalla panchina ma è coinvolto in una serata no della squadra.

Miles Bridges: 6

17 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 7/16 dal campo, nessun TO, -23. Coinvolto nella tragedia è uno dei pochi che ogni tanto riesce a spezzare il ritmo dei Pacers infilando qualche canestro, soprattutto nel primo quarti dove dimostra che in partenza è sempre pimpante. Va un po’ spegnendosi inevitabilmente nei suoi 25:37 sul parquet.

P.J. Washington: 4,5

9 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. 3/9 dal campo, 2 TO. 3/6 da fuori. Mezzo voto in meno perché da lui mi aspettavo di più su ambo i fronti. La difesa non mi piace e in attacco si accontenta spesso del tiro da fuori che sbaglia sino a quei due di fila nell’ultimo quarto che non servono a nulla se non ad alzare il punteggio nel suo tabellino. Si può dare di più senza essere eroi… In 25:12 è -33.

Cody Zeller: 5

9 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/9 al tiro. -27. In attacco qualcosa di buono lo fa riuscendo ad appoggiare in corsa o a battere i lunghi da sotto ma dietro è panico più del Coronavirus. Non fa paura a nessuno e gli scambi rapidi dei Pacers lo eludono facilmente. Finisce, infatti, con zero stoppate e troppa libertà concessa agli avversari.

Jalen McDaniels: 5,5

4 pt., 5 rimbalzi, 2 rubate. 2 TO. 1/5 dal campo, -20 in 19:06. Anche il negativo del suo plus/minus supera i minuti nei quali è stato impiegato sul parquet. Alterna buone cose ad altre peggiori come palle perse e recuperate. A parte una bomba dall’angolo manca gli altri 4 tiri tentati. Prova a mettere intensità difensiva ma viene preso spesso in mezzo. Abbastanza atletico riesce a catturare qualche rimbalzo, in partite così sviluppa resilienza.

Cody Martin: 5,5

9 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate in 29:30. -12 e un solo TO. Altro giocatore, se non il giocatore principale del team per intensità difensiva, purtroppo dimostra perché non è un big sull’altro fronte del parquet dove finirà con un 3/12 in FG. 0/4 come Monk da fuori e 3/5 dalla lunetta. Buonissimo minutaggio per il giocatore mascherato. La mascherina non fa intaccare al virus le energie di Cody ma l’accompagnamento offensivo con lui in campo non è granché.

Bismack Biyombo: 5,5

2 pt., 5 rimbalzi in 12:28. Un unico tentativo dal campo ed è canestro ma anche un TO, 4 falli e uno 0/2 dalla lunetta dopo aver subito fallo sul suo rolling hook. Limita un po’ qualche attacco come può anche se regala qualche FT ma coglie 5 rimbalzi, peccato in attacco sia inesistente.

Caleb Martin: 6,5

11 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 4/10 FG. Bravo da fuori con un ¾ dalla grande distanza, completa con altri due punti non andando mai in lunetta. Una stoppata più simile a una schiacciata da pallavolo rientrando su Aaron Holiday anche se sull’azione seguente l’avversario piazzerà due punti. 2 TO e -11 in +/-. Ci prova.

Joe Chealey: 5,5

0 pt., 1 assist, 3 rubate. Mani rapide, chiude con la steal su Leaf per i tre palloni recuperati. C’è anche un assist ma pure uno 0/2 dal campo e una difesa poco valida.

Willy Hernangomez: 6

6 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Entrato nell’ultimo quarto segna subito in schiacciata. Gioca 9:19 chiudendo sul +0 in plus/minus, unico a non averlo in negativo. Si districa nel garbage time.

Coach James Borrego: 5

Sarebbe quasi un senza voto. Non mi dispiace l’idea delle rotazioni che da, anche quella per risparmiare i titolari successivamente. Lancia Monk in quintetto come prova ma dov’è l’anima di questo team e dov’è la difesa di squadra in area e sulle situazioni di pick and roll e sotto canestro? Si ferma così l sriscia di vittorie in trasferta degli Hornets con la squadra di Borrego al secondo stop consecutivo ma domani c’è da andare a vincer la partita per giustificare questo match.

Bird – (Larry Johnson) – Magic e lo spot fantasma mai andato in onda

Dopo quello su “The Chief”, ecco un altro pezzo scritto da me e pubblicato su From The Corner (per l’amico Gabriel e gli altri ragazzi del gruppo) a fine novembre o nel frimaio (21 novembre/20 dicembre se fossimo nel periodo post rivoluzione francese).

Il pittore Louis Lafitte e la sua rappresentazione di questo periodo.

Se non avete mai sentito parlare di Larry Johnson probabilmente siete troppo giovani o non avete approfondito la conoscenza sulla NBA anni ’90, quella della generazione d’oro e in effetti LJ un dente d’oro l’ha anche…
LJ, ala grande di Charlotte e New York, prima scelta assoluta al Draft 1991…
Niente proprio?

Comunque sia, per chi non lo sapesse, posso darvi un aiutino.
Avete mai visto il film cult Space Jam?
Se l’avete visto probabilmente vi ricorderete le divertenti scene dopo che i giocatori/attori del film vennero privati del loro talento.
Dopo un lento e impacciato Sir Charles Barkley al campetto, la divertente scena nella quale il dottore camminando parla a Muggsy Bogues (altro storico Hornets player) cercando di capire il perché i suddetti player non abbiano più una briciola di talento.
Mentre Muggsy, 158 cm, e il dottore camminano tranquilli, di sfondo da sinistra a destra ci sono: Larry Johnson, Shawn Bradley (non ditemi che vi ricordate di lui e non di Johnson) e Pat Ewing (centro dei Knicks e qualche anno fa aiuto allenatore negli Hornets di Jordan) che vanno a sbattere sullo stipite alto della porta auto-abbattendosi essendo dei giganti divenuti anche un po’ maldestri e stupidi…

Comunque sia, per darvi un’infarinatura su Larry Johnson: giocò 11 stagioni NBA, fu un’ala grande che attraversò gli anni ’90 dividendo la carriera tra Charlotte e New York.
LJ (primo nella foto a sx, qui sul set di Space Jam), nato a Tyler (Texas) il 14 marzo 1969, verrà poi scelto dai bisognosi Hornets nel Draft 1991 uscendo da UNLV (Nevada) dove avendo già messo in mostra il suo vasto repertorio, aiutato da un fisico da armadio a quattro ante, sbaragliando la concorrenza andò subito alla numero uno.
La sua carriera non si protrasse a lungo perché i problemi alla schiena la limitarono costringendolo a un ritiro anticipato ma se volete vedere un po’ di LJ, eccolo qua:

Comunque sia a Charlotte diviene subito rookie of the year e nel 1993 viene selezionato come primo Hornets (i Calabroni nacquero nel 1988) della storia per un All-Star Game.
Chiude la regular season con 22,1 punti e 10,5 rimbalzi di media portando Charlotte oltre il primo turno playoffs.
In ottobre firma il contratto complessivo più ricco dell’epoca: 84 milioni per 12 anni ma qui cominciano i guai.

Charlotte Hornets forward Larry Johnson, right, drives past Minnesota Timberwolves forward Kevin Garnett (21) in the second quarter in Minneapolis, Friday night, March 1, 1996. Johnson was called for traveling on the play. (AP Photo/Ann Heisenfelt)

Lui e Mourning si infortunano l’annata successiva per diverse partite e Charlotte non arriva per un pelo ai playoffs.
Vince i mondiali del 1994 insieme a Mourning e nel 1994/95 i due trascinano Charlotte alle 50 vittorie però la rivalità latente sul parquet e per questioni di cifre tra Johnson e Mourning si inizia a sentire pur rimanendo sottotraccia ancora una stagione ma alla richiesta del procuratore di Zo (D. Falk, lo stesso di MJ) di “foraggiare” maggiormente il suo assistito, il presidente Shinn decide che non se lo può permettere e alla vigilia della regular season 1995/96 gira in uno scambio Alonzo a Miami.

L.J. schiaccia su Pat Ewing in una mia stampa dell’epoca da un’immagine tratta dal sito ufficiale dei Calabroni.

LJ rimane un’altra stagione (la migliore per Carlotte ancora attualmente), ma quando il contratto inizia a incrementare le sue cifre contrattuali viene girato a New York per Anthony Mason e Brad Lohaus.
Il destino beffardo vuole che ai playoffs davanti a lui (purtroppo) si trovino proprio gli ex compagni di Charlotte e nonostante la miglior stagione di sempre a Charlotte degli Hornets, arriva uno 0-3 a favore di LJ che aveva voglia di rivalsa su un presidente che l’aveva definito leader prima di scaricarlo.
I nervi si faranno sempre più tesi nei vari playoffs con Mourning visto che Heat e Knicks si troveranno spesso fino a sfociare in una scazzottata accennata tra i due.
Nel 1999 una sua giocata da 4 punti (26 i suoi punti in partita con un 3/6 da 3) allo scadere alle Finals dell’Est contro i Pacers servirà per vincer gara 3 (la serie la vincerà 4-2 NYK).

Comunque sia in questo pezzo vorrei accennarvi più che altro alla storia che sta dietro al personaggio iconico di Grandmama che magari non molti conoscono.
LJ, ex pugile dal fisico incredibile, con un’autostima infinita come l’universo decide di proporre alla Nike una partnership.
La Nike prende una cantonata rifiutando (un’ala grande di 201 cm secondo la Nike non avrebbe avuto una grande carriera) l’affare perché ancora LJ deve dimostrare di più nella NBA ed è così che la Converse, la quale accetta l’offerta, ha un’idea meravigliosa.

8 Apr 1996: Charlotte Hornets forward Larry Johnson tries to drive around Chicago Bulls forward Dennis Rodman at the United Center in Chicago, Illinois. Mandatory Credit: Jonathan Daniel/ALLSPORT

Sfruttando il soprannome del famoso “Magic” dei Lakers (Earvin) e il nome del Bird dei Lakers (i due più iconici giocatori anni ’80 prima del sorgere di MJ) propone a LJ la seguente trama:
Bird e Magic travestiti da dottori (e dai, ci risiamo… gli americani devono avere una strana mania per i medici) in sala operatoria stanno operando un paziente misterioso cercando di creare il giocatore perfetto (o.k., perché io che sono Igor non sono stato inserito come assistente?) ma i due hanno un battibecco sul nome.
Bird lo vuole chiamare Larry e Magic preferirebbe Johnson, quando durante il battibecco si alza Larry Johnson, saluta i due e se ne va…

Non vi torna?
Non avete mai visto questo spot?
Non c’è problema, non siete pazzi, è semplicemente che l’entourage Converse chiama Johnson, il quale aveva già firmato un contratto da un milione e gli dice di recarsi in studio.
Lì i referenti Converse gli rivelano d’aver cambiato idea (costi?) informando Johnson che dovrà travestirsi da Donna anziana abile nel giocare a pallacanestro.
Johnson rimane un po’ stupito ma accetta ed eccolo qui in tutta la sua magnificenza.

Charlotte Hornets forward Larry Johnson, center, drives past Boston Celtics players Eric Montross, right, and Dina Radja, left, for two of his 27 first-half points at the Charlotte Coliseum in Charlotte, N.C., Wednesday, Nov. 22, 1995. (AP Photo/Chuck Burton)

Lo spot diventerà un cult dei 90s e ne saranno prodotti altri e sull’onda di questo successo LJ farà anche un cameo in un telefilm chiamato Family Matters (in Italia “Otto Sotto un Tetto) interpretando appunto Grandmama (Clarabella in Italia) al playground intento ad aiutare Steve Urkel (colui che diverrà protagonista della serie) ad aver fiducia in sé.
Steve, aiutato da Grandmana segnerà il canestro della vittoria dopo l’infortunio (anche questa è una mania però…) nel finale del LJ sotto mentite spoglie nonostante sia un imbranato cronico, un simpatico pasticcione, impacciato anche nel basket, abile nel commettere disastri vari…
L’apparizione di LJ come Grandmama nel telefilm credo resterà qualcosa di indimenticabile anche se non l’avremmo mai visto probabilmente se la Converse avesse optato per ‘idea originaria…

Il trailer nel quale compare Larry Johnson come Grandmama con il suo dente brillante…

E per chiudere, se volete gustarveli un po’, ecco i commercial in questione, anche se in genere ho un’idiosincrasia per gli spot pubblicitari, trovo questi piuttosto divertenti.

Sperando che presto Charlotte possa rivivere quelle belle stagioni con personaggi altrettanto iconici mi tuffo nella nostalgia di uno dei giocatori più impattanti in ogni senso per Charlotte nominato al 4° posto nella classifica all-time realizzata dai fan lo scorso anno…

The Chief

Robert Parish premiato dall’organizzazione degli Hornets dopo aver frantumato il record di presenze di Abdul-Jabbar. Robert Parish was gifted a grandfather clock from the Hornets organization At halftime after breaking Kareem Abdul-Jabbar’s NBA record for career games played after taking the court against the Bulls for his 1,560th game!

Ho fatto uscire questo articolo per l’amico Gabriel tre giorni fa sulla pagina FB di From The Corner, lo ripropongo qui con qualche immagine e video in più per chi fosse interessato a ripercorrere un po’ la vita di Robert Parish.

Robert Lee Parish nasce il 30 agosto 1953 a Shreveport, da Robert Senior e Ada Parish (primo di quattro figli) nel profondo sud degli Stati Uniti, in Louisiana.

Gioca nella Woodlawn High School e poi al Centenary College (108 partite, 21,6 punti di media con uno zenit di 50 pt. contro South Mississipi) per quattro stagioni.
Nel 1975 partecipa alle universiadi con Dave Gavitt (futuro GM a Boston) come allenatore, ottenendo la Gold Medal.
Dopo esser stato incluso nel primo quintetto nazionale dei college viene scelto da Golden State alla numero 8 nel Draft 1976.

Dopo altri quattro anni dorati passati sulla costa pacifica in gialloblu, segna gli anni ’80 del basket NBA passando ai Boston Celtics di McHale e Bird con i quali riuscirà a vincere tre titoli NBA (1981/1984/1986) formando un big 3 per chiudere la carriera nel 1996/97 con il poker di anelli realizzato con i Bulls di Jordan.
A inizio stagione 1992/93 detiene con 552 rimbalzi offensivi il record NBA di questa particolare statistica grazie ai suoi 213 cm.
Con i Warriors, Parish disse di aver giocato la sua miglior partita il 30 marzo 1979.
Contro i Knicks, The Chief, segnò 30 punti strappando 32 rimbalzi ma i Warriors lo cedettero con una futura prima scelta ai verdi in cambio di due prime scelte…

L’affare fu tutto a favore di Boston (Parish e McHale contro Joe Barry Carroll e Rickey Brown) e retroattivamente fu visto come una trappola organizzata da Red Auerbach, un affare che spinse molti GM a non trattare più con lui per timore che il “Rosso” potesse colpire ancora.
Presente in nove All Star Game, in quello del 1982 mise a referto 21 punti.
Entra nel secondo quintetto della Lega 1982 e nel terzo, anno 1989.

Il famoso soprannome “The Chief”, (Il Capo), glielo diede a inizio anni ’80 Cedric Maxwell, suo compagno di squadra.
“Robert Parish non sorride mai, ha sempre l’aria decisa, tipica del capo di una tribù indiana. Mi ricorda quel personaggio del film con Jack Nicholson (Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo). Nicholson lo chiamava Grande Capo e io chiamo Robert: “The Chief.”

Parish è stato un esempio di longevità paragonabile all’epoca a quella fornita da Jabbar o a quella di Vince Carter offerta ancora ai giorni nostri.
1.611 partite a fine carriera per il recordman di presenze NBA.
Lo yoga, le arti marziali e l’essere vegetariano fecero parte del modus vivendi di Parish.
A 40 anni Parish era ancora primattore a Boston anche se la presenza contemporanea di McHale e Bird limitavano i numeri e i riconoscimenti di Parish, in cambio arrivavano vittorie.
Parish finì la carriera a fine Regular Season 1996/97 militando nei Chicago Bulls, dopo esser transitato per due stagioni ai Charlotte Hornets, il tutto finì “after” 21 stagioni passate nella NBA.
Nel 2003 entra nella Naismith Hall Of Fame, Olimpo dei giocatori di Basket NBA.

Parish venne spinto dall’allenatore Coleman a giocare a basket, sport quasi totalmente alieno per lui sino a quel momento (Robert sostenne che la pallacanestro agli inizi non gli piacesse ma che Coleman l’abbia spinto molto su questa scelta).
In seconda media Parish era già alto 6,6 piedi e a proposito di numeri, quando le divise passarono alle superiori, l’unica divisa rimasta era quella dal doppio numero 00, cifra particolare che il Capo mantenne e distinse poi Parish nella sua carriera NBA.
La doppia cifra segnò anche la sua carriera: solo il primo anno a Golden State con 9,1 punti di media non riuscì ad accedervi, poi, per tutti gli anni in gialloblu e in verde eccolo andare sopra fino alla parabola finale dove i suoi sprazzi di partita o minuti di qualità se preferite, tra le riserve a Charlotte e Chicago, abbassarono notevolmente le sue medie.
Solo agli sgoccioli di carriera con Chicago giocherà poche partite (43) mentre in tutta la sua carriera non scenderà mai sotto le 72.

Parish deve questa sua longevità alla fortuna di non aver mai subito durante la fase più importante della sua carriera un grave infortunio grazie a un regime alimentare severissimo e un programma di condizionamento seguito alla lettera per venti anni.
Nel 1984 a Phoenix supera già i diecimila punti in carriera e per sette anni rimane tra i primi 10 per percentuale di tiro, d’altra parte quel suo gancetto vicino a canestro…
Parish si fa valere anche nelle stoppate detenendo alla sua epoca il maggior numero piazzate in una partita di Regular Season e quelle nei Playoffs.
Nel 1991/92 passa il traguardo dei ventimila punti (massimo in una partita fu a San Antonio il 17 febbraio 1981 con 40) e dei dodicimila rimbalzi, cifre astronomiche.
Su Boston dice: “Non ho mai messo in dubbio il loro amore o la loro lealtà nei miei confronti.

Boston mi ha trattato eccezionalmente bene. Non posso lamentarmi dei fan o dell’organizzazione Celtics. Mi sento come se avessi preso una bella scossa. Tutto amore da entrambe le parti, si spera. So che non c’è nient’altro che amore dalla mia parte”.
Bill Walton nel 1986 disse che Parish era probabilmente il miglior lungo tiratore dalla media ma nonostante l’amore prima o poi le storie finiscono e sul mercato si affaccia l’emergente Charlotte.

A Charlotte

Gli ultimi tre anni della sua carriera da giocatore, con Charlotte e i Chicago Bulls, sono stati essenzialmente lavoro di coaching.
“Ho fatto un sacco di tutoraggio (qui a Charlotte)”, dice Parish e in effetti è vero.
Nell’estate 1994, il 4 agosto, dopo l’ultimo anno passato ai Celtics e l’eliminazione ai playoffs della stagione precedente subita proprio per mano degli Hornets, Parish accetta di andare a Charlotte e far da secondo (backup) allo sfrontato Alonzo Mourning, un tipo born ready che non avrebbe bisogno di una chioccia ma che può apprendere ancora molto da un veterano come Robert.

Charlotte Hornets Robert Parish gets a grip on the ball under the basket as he is guarded by Horace Grant, (54), and Dennis Scott, (3), during action at the Orlando Arena Friday March 8, 1996.(AP Photo/Peter Cosgrove)
Charlotte Hornets center Robert Parrish (00) drives in on Atlanta Hawks center Sean Rooks in the first half of their NBA game at the Charlotte Coliseum in Charlotte, N.C., Friday, March 22, 1996. Parrish scored his 23,000th point to place him 12th on the all-time scorers list.(AP Photo/Chuck Burton)


Il 26 novembre 1994 Parish rimane in campo 31 minuti (suo massimo in stagione) segnando 8 punti e gli Hornets vincono a New York.
Il 5/11 e il 3/12 dello stesso anno segna 16 punti a partita (massimo in stagione) contro Cleveland e a Denver (7/10 nella Mile-High City) ma Charlotte perde entrambe le volte.
La stagione seguente a Sacramento gioca 44 minuti segnando 14 punti.
Il massimo in stagione lo ottiene con San Antonio eguagliando i 16 punti dell’anno precedente ottenuti due volte mentre ne mette 15 in una vittoria a Denver.
Il suo lavoro comunque, dovuto all’esperienza, aiuta Zo e i compagni e a fine 1994 sostituendo lo stesso Mourning infortunato, aiuta Charlotte a battere i Magic di O’Neal.

Parish nell’amichevole 1994 con la Buckler Bologna.

L’anno seguente la sua verticalità sotto canestro riesce in qualche modo a far sbagliare ben quattro tiri vittoria ai Bulls che cadono di un solo punto in casa, 98-97, battuti in casa propria dopo una lunghissima serie di W, dagli Hornets a sorpresa.
Sul campo la sua difesa fisica rende meno ma la sua verticalità è intatta, a rimbalzo dà ancora una mano anche se meno degli anni migliori e ogni tanto lascia ancora partire quel tiro inarrestabile con parabola arcobaleno che lo caratterizzò per tutta la durata della sua carriera.
Sono 4,8 punti nel 1994/95 (16,7 minuti di media) e 3,9 nel 1995/96 (14,7 minuti di media) di media con i Calabroni.
Il 2 aprile 1996 Parish dice che la sua carriera non è ancora finita rifilando 7 stoppate ai Lakers e catturando 14 rimbalzi così contribuisce per Charlotte a portar a casa la partita per 102-97 (27 punti di Rice e 23 di Curry).
Quattro giorni più tardi, il 6 aprile 1996 Parish rompe il muro di games played (maggior numero di partite giocate in NBA) superando un mostro sacro come Kareem-Abdul Jabbar e gli Hornets lo omaggiano al Charlotte Coliseum con un bell’orologio con struttura a terra.

Il 25 settembre 1996 firma come free agent per Chicago, vince 69 partite in stagione regolare pur con minutaggio limitato e porta un altro anello a casa giocando insieme a Jordan.

Problemi con la legge

Qui si entra nel lato umano oscuro del giocatore…
Parish passa per anni come un tipo rigido, compassato, non incline all’irrazionalità e senza problemi come altri giocatori.
Misterioso, “The Chief”, parlava raramente con i media e non ha mai frequentato i compagni di squadra di Celtics dopo una partita.
La sua reputazione è intatta ma un giorno, nel 1993, iniziano a presentarsi le prime pesanti crepe su un muro che frana velocemente e che il capo non riesce a stuccare.
A parte la legittima (pur triste) scelta di vender l’anello da campione del 1986 per spendere i soldi ricavati, una prima luce negativa si accende quando una busta parte da Oakland via FedEx per raggiungere la sua casa di Weston.
Tutto normale se non fosse che un cane poliziotto fiutando della marijuana nel pacco fece scattare un mandato di perquisizione nei suoi confronti.
Accusato di possesso di sostanza stupefacente (in America la cosa era presa più seriamente anche se la NBA all’epoca ignorava quella sostanza) fu accusato di possesso pagando 30 dollari e rimanendo in stato di libertà vigilata per cinque anni.
In Italia oggi la cosa, essendo piuttosto diffusa, non crea sconvolgimenti particolari ma nel contesto di Parish le cose sono differenti.
“Non andrà mai via” (il marchio d’infamia), dice Parish, che afferma di aver fumato marijuana per rilassarsi dopo le partite ma di aver smesso nel 1995. “Ma la gente non ci crede” disse ancora Robert.

Ben più grave fu la violenza domestica del 2 giugno 1987 perpetrata contro l’allora moglie Nancy Saad.
“Eravamo a Los Angeles per giocare contro i Lakers le finali NBA.
Parish asserì che una lite scoppiò in hotel per gelosia asserendo poi di averla spinta e di esser stato provocato.
“Non la minimizzerò in nessun caso, me ne pento. Non dovresti mai mettere le mani su una donna, in nessun caso.” continuò Parish ma come li chiama lui di “scheletri nel suo armadio” probabilmente ce ne sono ancora.
Dal ricovero in ospedale nel 1987 per trauma cranico si torna indietro al 1981 quando secondo l’ex moglie partirono gli abusi.
Reputazione intatta, dicevamo, o quasi.

Pur parlando male rarissimamente di compagni e allenatori Parish una volta aveva colpito con un pugno il centro dei Pistons Bill Laimbeer che qualche problema l’aveva avuto non solo con Parish.


Fu un episodio singolo ma indicativo di come a casa evidentemente Parish si potesse trasformare in un’altra persona.

Un articolo del 1995 dice che secondo l’ex moglie, l’ex marito di 230 libbre la prese a calci giù da una rampa di scale quando era incinta di otto mesi, una delle cose peggiori che si possano fare.
Nel 1990/91 Parish è nel pieno di una seconda giovinezza, i media attribuiscono questa rinascita al divorzio ottenuto a settembre 1990 anche perché la moglie aveva un carattere più fumantino ed era ritenuta una mezza pazza, soprattutto a confronto del più “compassato” Parish.

Oggi

Parish vorrebbe tornare nella NBA ma le macchie lasciate sul curriculum paiono essere indelebili.

Nel 2013 rilascia un’intervista dicendo che Bird e McHale (McHale è stato l’allenatore degli Houston Rockets), non hanno fatto nulla per aiutarlo a tornare nella NBA con un incarico, anche se sono stati contattati da lui personalmente.
Chiama i suoi compagni di squadra “conoscenti”.
Robert dice: “Sono irrequieto e ho bisogno di soldi”.
Nel mio caso, non ho amici”, prosegue: “Ho visto Kevin a un evento; ha detto che mi avrebbe chiamato. Non ha mai chiamato. Ho chiamato Larry due volte quando era agli Indiana Pacers, non ha mai risposto alla mia chiamata. E non solo Larry.

Su tutta la linea, la maggior parte delle squadre NBA non richiama.

Hai bisogno di un ordine del tribunale solo per ricevere una telefonata da queste organizzazioni. Non faccio parte della loro confraternita.”
Bird si difende dicendo di non aver mai ricevuto chiamate e McHale esprime rammarico per non esser riuscito a portare a Minneapolis l’ex compagno vista la posizione instabile dell’epoca.

Il feeling anche con Ainge era in campo ma il vecchio capo ricorda che non ci furono rapporti extra lavorativi e quindi non rientrerebbe logicamente nella loro cerchia stretta.
Bill Walton che Parish definisce la persona più onesta che conosca, gli rispose di non prenderla sul personale ma che probabilmente nessun team l’avrebbe richiamato per questioni di protocollo.

In realtà i Celtics lo assunsero nel 2004 per lavori di pubbliche relazioni, ma Parish trovò lo stipendio di $ 80.000 troppo basso.
“Voglio chiarire, non sto piagnucolando e i Celtics non mi devono nulla” ma lui oggi vorrebbe un lavoro come vice coach, commentatore oppure nel front office.
Parish, che ha guadagnato all’incirca 24 milioni di dollari in 21 anni nella NBA, afferma di aver bisogno di un lavoro con un sostanziale stipendio da sei a sette cifre.
“Non voglio dover ricominciare da capo. Non sono un senzatetto e non sono senza un soldo, ma ho bisogno di lavorare.”

La sua casa marrone ai piedi di un campo da golf a Cornelius in North Carolina non sembrerebbe far intravedere difficoltà finanziarie per l’ex centrone ma dicendo che non avendo lavorato ed avendo elargito generose somme a amici e parenti sente l’esigenza reale di lavorare.
Ciò che ha fatto a sua moglie rimarrà un fatto ignobile e condannabile al 100% senza se e senza ma, oggi Parish sta espiando le proprie colpe fuori dal campo e qui si potrebbe discutere per anni tra scuole di pensiero sul fatto se sia corretto o no dare a una persona una seconda possibilità.

Game 56: Charlotte Hornets Vs Brooklyn Nets 86-115

Analisi

Charlotte torna sulla Terra allo Spectrum Center, terra di conquista per compagini avversarie che abbiano da dir qualcosa in stagione.

Probabilmente i Calabroni sono sazi delle tre vittorie ottenute in striscia on the road mentre i Nets vogliono continuare il loro cammino verso i playoffs.

La combinazione di questi due elementi rende subito l’idea che la squadra ospite sia più motivata oltre che più abile a far girar la palla e a sfruttar il fisico.

Charlotte va in difficoltà, passa in vantaggio 17-14 ma a fine primo quarto è già sotto di 5 (25-30).

A metà tempo il divario si amplia raddoppiando a 10 punti.

Un parziale di 0-7 pro Nets fa sì che Charlotte esca di scena accumulando a 12 minuti dalla fine altri 15 punti precisi di svantaggio (63-88).

Nonostante qualche tripla di P.J. nell’ultima frazione i Nets rimangono sempre avanti su cifre che non scendono e piazzando l”ultimo parziale di 12-0 vincono 86-115 portando a casa la serie stagionale 1-3.

Le statistiche principali sono tutte a favore dei Nets, dai rimbalzi con un 45-54, agli assist con un 22-26 per allargarci alle rubate con un 5-10 e le stoppate a 2-6…

I TO cono stati 12 per Charlotte e 10 per i Nets mentre al tiro le percentuali di Charlotte sono state il 35,2% FG, il 34,3% 3FG e un pessimo 57,1% dalla lunetta (12/21).

I Nets hanno tirato dal campo con il 48,3% (36,2% da tre) e con il 73,3% dalla lunetta.

La sconfitta ha il solo lato positivo di mantenerci in una zona accattivante per la lottery ma la prestazione non è stata positiva.

Livello di singoli i Nets hanno avuto Luwawu-Cabarrot come top scorer (molti ottenuti nel finale) a 21 punti, LeVert a 17 pt., Temple a 15, Prince a 14 pt., Allen, DeAndre Jordan e Joe Harris a 12 mentre a chiuder la pattuglia a doppia cifra troviamo Dinwiddie con 10 punti.

Bridges nele ultime 9 partite prima di giocare contro i Nets.

La partita

Alcune dance brackets con la versione top femminile della canotta Hornets vintage viola. Purtroppo ancora una volta si esce con una L con indosso questa bella divisa.

Starting five

1° quarto:

Partenza a favore dei Nets dopo la palla a due vinta da Allen; LeVert, lasciato libero caricava e segnava la tripla dopo 15 secondi poi andava a commetter fallo su Zeller, Hornets a vuoto e ancora passi di LeVert in partenza.

A pareggiare ci pensava il carico Miles Bridges con un top shot rapido da tre punti.

I Nets andavano per via aerea segnando con LeVert in allontanamento nonostante una buonissima difesa di Rozier.

Ancora una volta era Bridges a pareggiare con una tripla, questa volta dall’angolo destro (6-6).

Tre punti frontali di Prince e la stoppata di Allen su Bridges sembravano dire che la sensazione di supremazia cominciava a pendere dalla parte delle Retine ma Zeller con un terzo tempo con esitazione appoggiava il -1.

Dinwiddie indovinava la quarta tripla di serata per i Nets e Allen, dopo un meraviglioso gioco di passaggi con qualche drive in partenza, chiudeva l’azione in schiacciata.

Charlotte raggiungeva i 10 punti con la jam di Zeller, anche lui assistito da una drive.

A 6:38 Rozier batteva al vetro il 12-14 nonostante il difensore si parasse davanti a lui così Atkinson bloccava per la prima volta la partita.

Martin a 6:07 con un movimento aggressivo si buttava dentro ottenendo il fallo ma il possibile pareggio sfumava per la mancanza di precisione da parte del rookie su ambo i liberi.

Era Monk a 3:31 a portare in vantaggio i Calabroni a mezzo tripla mentre Biz andava a bloccare Allen e su una palla persa in uscita dai bianchi, Biz colpiva tutto solo per il 17-14.

Dinwiddie andava stretto per battere Biz a tabella ma riuscendoci preparava il sorpasso firmato da Luwawu-Cabarrot con la tripla (dopo il time-out di Borrego e la stoppata ricevuta da parte di Chandler su Biz).

Monk pareggiava a quota 19 con un fade-away tra gli esagoni colorati dell’area ma Temple si aggiungeva al listone di tiratori da oltre l’arco con la bomba a 2:26.

Miles accorciava in floater al secondo tentativo grazie al rimbalzo di Biz ma a 2:00 esatti Dinwiddie affondava due FT mitigati dall’1/2 di Biyombo che portava il punteggio sul 22-24 a 1:19.

Da una palla persa di Monk e relativo fallo in recupero nascevano altri due FT per Temple (realizzati) e d un’altra transizione concessa Jordan appoggiava facile per il +6 Nets.

A tagliare il divario era Monk a :29.6 che prendeva palla sulla diagonale sinistra sparando da tre dopo una confusionaria azione d’attacco.

A chiudere i conti nel primo quarto era Luwawu-Cabarrot che segnava due punti tra Biz e McDaniels in chiusura ottenendo anche il FT, mancato, per il tondo 25-30 parziale.

Terry Rozier. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Dopo un minuto e sei secondi Charlotte muoveva appena appena il punteggio con Monk in lunetta (Jordan foul) per l’1/2 ma Jordan di forza andava in mezzo all’area, contatto con McDaniels e canestro sul rilascio palla più fallo.

Anche lui fallendo il tiro dalla lunetta lasciava inalterato il 26-32 ottenuto in precedenza.

Il centro di riserva dei Nets si rifaceva andando sicuro in schiacciata a 10:13.

McDaniels mancava un layup facilissimo senza oppositori e Jordan a 9:23 in dunk appesa inguaiava i Calabroni caduti sul 26-32.

Chandler stoppava Cody ma anche per lui poco più tardi arrivava il momento del riscatto con il tap-in del 28-36.

LeVert in layup otteneva altri due punti ma Rozier a 8:14 da tre muoveva il mega-schermo appeso allo Spectrum Center sul 31-38.

Dopo due falli di Luwawu-Cabarrot che potrebbero portare gli Hornets in bonus (4° fallo di squadra) ecco il teardrop di Zeller per il -5.

Purtroppo Prince a 6:24 metteva la terza tripla personale sulle cinque tentate anche se McDaniels con un tap-out e la ricollocazione in angolo destro seguita dalla tripla perfetta (5:52), recuperava i punti persi (36-41).

Harris metteva due punti ma a 4:20 un fallo a metà campo su Bridges mandava in lunetta il nostro numero zero che non sbagliava a gioco fermo.

Dopo due FT a segno di Allen arrivavano quelli di Monk ma solo uno finiva dentro per il 39-45.

Harris ai 24 metteva dentro in area e dopo la tripla mancata da Monk nel mezzo della difesa in divisa bianca spuntava Monk che fluttuando chiudeva l’appoggio correggendo tutto in unico movimento.

Harris da tre punti faceva toccar quota 50 ai suoi (41-50) e Dinwiddie la superava con altri due punti per un vantaggio in doppia cifra (41-52) prima che Graham a 1:35 ottenesse due FT per il -9.

LeVert ne metteva altri due facendo oscillare il gap mentre Charlotte risparmiava due punti subiti con il fallo di Rozier sul blocco di Allen prima della tripla (annullata) di Harris.

Il centro afro metteva un solo tiro libero e Graham a :34.5 chiudeva il primo tempo con altri due liberi dopo una finta su Prince per il 45-55.

Statistiche singoli dopo il primo tempo.

3° quarto:

Partiva bene Charlotte nel secondo tempo con Rozier e il suo floater in area ma si trattava solo di un fuoco di paglia perché Harris segnava ancora allo scadere dei 24 secondi d’attacco e anche se Bridges metteva un libero a 11:04 il 7-0 di parziale pro Nets lanciava al massimo vantaggio la squadra di Atkinson (48-64 a 9:22).

Charlotte, già sembrata con la pancia piena dall’inizio, mettendo meno intensità, si afflosciava pian piano anche se Zeller due volte si esaltava elevandosi ben servito dal no look pass d Miles e dal laterale di P.J. (rim run dunk la seconda).

Gli Hornets però tornavano solo sul -12 (52-64) con un -10 annullato poiché il tiro di Zeller arrivava dopo i 24 mentre la bomba di Temple del -15 valeva ed era pesante.

Zeller continuava a spremersi arrivando a una potente schiacciata tomahawk su due difensori Nets.

Allen dall’altra parte in alley-oop replicava quindi a 4:46 P.J. batteva un colpo da fuori ma anche in questo caso arrivava pronta la replica dei Nets con Harris per il 57-72.

Allen ne aggiungeva altri de da sotto per il 24-34 in area.

L’ennesima tripla (di Temple questa volta) mandava Charlotte a 19 punti sul 59-80.

Non si discostava molto il divario a fine quarto tra il runner incredibilmente veloce di Graham con contatto sul difensore, la tripla di LeVert su McDaniels e la stoppata di Graham su LeVert.

In totale i Nets guadagnavano ancora 4 punti per chiudere sul 63-88.

P.J. Washington top scorer Hornets, partito decisamente troppo tardi dopo aver chiuso il primo tempo a zero punti. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Ultimo quarto completamente garbage anche se P.J. a 11:17 e 30 secondi più tardi si connetteva due volte da oltre l’arco alla retina per il 69-90.

McDaniels correggeva un errore di Bridges in alley-oop nonostante una manata in faccia di Chandler, vergognosamente non d’accordo.

Il libero comunque non entrava ma il nostro rookie andava a rifarsi più tardi con un giro a u sotto canestro per evitare Jordan e batterlo in girata con una run hook per il 73-90.

Brooklyn però aveva i numeri per resistere ed estendere il vantaggio nonostante le triple episodiche di Monk a 8:00 su assist di Bridges e di Rozier a 6:35 in allontanamento nell’angolo destro (81-100).

Anche P.J. continuava a segnare da fuori a 5:19 ma solamente per l’86-103, il finale era tutto di marca ospite con uno 0-12 che chiudeva la partita sull’86-115.

Le pagelle

Terry Rozier: 6

10 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/11 dal campo (2/4 da tre punti) in 33 minuti esatti. -13 in +/-. Appena sufficiente. Tra la prestazione scarsa se lo consideriamo oggi uomo di punta e quella reale, sufficiente. Niente di che nonostante un paio di triple affondate. Non sempre è fortunato in chiusura come nel primo tempo quando LeVert, dopo esser stato contenuto magistralmente in penetrazione gli tira in fade-away una tripla in faccia. Nel secondo tempo blocca bene in un’occasione le cattive intenzioni di Prince.

Devonte’ Graham: 4,5

6 pt., 1 rimbalzo, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 1/10 dal campo (0/3 da tre punti), 4/4 ai liberi, -17. Purtroppo Devonte’, anche nel giorno del suo compleanno continua ad andare in apnea. La difesa avversaria a volte lo marca stretto ma prende poche iniziative personali per spezzare il ritmo agli avversari. Regredito a percentuali dello scorso anno, sta diventando un piccolo caso nelle ultime uscite. Mette dentro l’unico canestro sul tentativo più difficile provato in serata, una corsa disperata sbattendo sul difensore con rilascio veloce poi sbaglia tutto tranne i liberi. Pochi gli assist, “compensati” numericamente negativamente da due TO. In difesa i cm non lo aiutano ma il contenimento è spesso fonte di alta produttività per la realizzazione avversaria.

Miles Bridges: 5,5

13 pt., 5 rimbalzi, 5 assist. 3/9 FG, 5/6 FT. 0 TO, -23. Meno performante del solito scende sotto i 15 punti ma sopratutto è abbastanza impreciso dopo le due triple iniziali. Guadagna diversi FT ed è piuttosto preciso nel trasformarli. Bello il no look pass per Zeller.

P.J. Washington: 5,5

16 pt., 7 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 6/13 dal campo (4/7 da tre). 2 TO, -12. Segna solo quando è inutile. Chiude il primo tempo a 0 punti e mette tre bombe nell’ultimo quarto a partita chiusa. Apprezzabile al servizio dei compagni a livello assist come il passaggio a Zeller in corsa.

Cody Zeller: 6,5

14 pt., 9 rimbalzi in 21:29. 7/12 al campo, -9. Fiammata clamorosa a inizio ripresa tra canestri e rimbalzi decisi. Gli ultimi istanti di speranza li regala lui che sale tre volte deciso a schiacciare poi il buoi. Anche lui non riesce a segnare o ad arpionare la sfera di poco in attacco a rimbalzo in un paio di occasioni.

Malik Monk: 5,5

15 pt., 4 rimbalzi, 2 assist. 5/15 in 26:55. 3/9 da fuori, 2 TO, -21… Usa troppo il tiro da tre, forse intimidito dai lunghi avversari e dai buoni marcatori in divisa Nets. Se si butta dentro può ottenere almeno dei liberi, da fuori va un po’ come il fischio di un theremin, non è controllabile e costante ancora quel tiro. Mette comunque 15 punti dando una spinta ma perde anche banalmente un pallone, rimedia con il fallo ma concede due pt. in lunetta. In difesa non mi convince ma è coinvolto nel sistema che non funziona.

Cody Martin: 5

0 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata in 17:04. -11 con 0/5 dal campo. Più che un tiratore sembra un fabbricatore di mattoni. L’impegno difensivo c’è ma i risultati non sono buoni anche se mette a referto una stoppata e una rubata. E’ soprattutto l’attacco a soffrire della sua sterilità ma anche di due palloni persi sebbene in qualche caso mostri una visione semplice ma efficace.

Bismack Biyombo: 5,5

5 pt., 4 rimbalzi, 1 assist in 9:37. 2/3 FG. Parte bene poi si “smolla” un po’ in attacco dove si fa anche stoppare facilmente una volta mentre in difesa lascia qualche varco nel complesso.

Jalen McDaniels: 6

7 pt., 9 rimbalzi, 1 assist. 3/9 al tiro. Qualche errore di troppo e fallo di troppo soprattutto. Con 4 è il peggiore della squadra. Bello il canestro in gancio in corsa su Jordan e abile in quello dove riceve la manata di Chandler per segnare ugualmente anche se mancherà il libero. Ha voglia, le cose riescono a metà e a rimbalzo da una buona mano e merita la sufficienza almeno.

Joe Chealey: s.v.

0 pt. (/1). Comparsata di 3:09 con un tiro mancato. -8, nulla da segnalare se non la sua firma con la formula del contratto da 10 giorni, probabilmente perché Bacon è in G-league.

Caleb Martin: 6

0 pt. (0/0 FG), 1 rimbalzo, 2 assist. 1 TO, in 7:38. Sufficienza risicata per altruismo ma la prestazione non è granché.

Coach James Borrego: 5,5

La squadra cade ancora in casa presentandosi con poche energie e stimoli. Strano minutaggio per qualcuno ma non sarebbe cambiato nulla sostituendo i giocatori anche più volte di quelle effettuate.

Game 55: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls 103-93

Intro

Eigth day after l’ultima apparizione degli Hornets, ricomincia la nostra regular season dopo la vittoria, proprio a Chicago, del Calabrone Miles Bridges per quel che riguarda il premio MVP nella categoria Rising Stars (vi erano anche Graham e P.J. Washington sul parquet) grazie a un po’ di show-time e qualche buona tripla.

C’è da segnalare che anche Bacon, in accordo con il giocatore, è finito a Greensboro per aver più spazio e nella prima ha aiutato gli Swarm, ultimi in classifica, a battere le Mad Ants segnando 51 punti.

Nel frattempo, al di fuori dal panorama cestistico e alle nostre latitudini, sull’otto volante dell’interesse pubblico, oltre al Corona-virus, abbiamo ancora paralipomeni sul caso Morgan/Bugo.

Pur non avendo visto Sanremo, ormai non manca il materiale, essendo tappezzato o appestato il web di meme o video sull’accaduto.

Pur detestando il gossip, oggi ho deciso di intraprendere questo argomento per qualche frase sviluppando concetti affini e di mostrarlo sotto un’altra luce che non sia la solito cliché sulla droga per il quale è conosciuto oggi.

Ricordo i Bluvertigo come uno dei gruppi più interessanti degli anni ’90 tanto che comprai all’epoca due CD del gruppo guidato da Morgan (Metallo non Metallo e Zero).

Qui, non voglio né difendere Morgan (difficilmente difendibile per l’accaduto), né dipingerlo come eroe a ogni costo fuori da canoni conformisti ma semplicemente raccontare una storia che ha bisogno di qualche premessa.

Quanto sia vero ciò che è accaduto a Sanremo è già fonte di parecchi dubbi; il complottismo odierno giura che sia stata tutta una messa in scena.

A favore di questa tesi, principalmente c’è l’esigenza della TV di creare programmi reality dove non si esca da una recita concordata precedentemente che tuttavia sconvolga con qualcosa di originale il noioso piano della routine della manifestazione inoltre Morgan è, oltre ad essere un musicista, un artista più completo e pare che stia sempre recitando una parte.

C’è da dire che questo lato di Morgan però è dicotomico poiché fa parte anche dell’artista originale che si presenta in marsina o in altri abiti in stile bohémien vivendo in maniera anticonformista, finendo per rifiutare il compromesso d’obbligo portato, indotto dal bisogno di denaro (non è un mister che Morgan abbia perso la sua amata casa) ma che infine, appunto, finisca per mandare all’aria tutto (nei vari Talent show ha sempre finito per abbandonare in polemica con l’ambiente).

Ovvio che l’esplosione mediatica ricevuta a causa dell’abbandono del palco di Bugo in seguito ai pizzini offesa di Morgan, sia stata enorme, probabilmente maggiore anche in caso di vittoria del pezzo, il quale per me meritava molto poiché il cantante che abitava a Cerano ha fatto centro con questa canzone sull’amicizia anche se paradossalmente il tutto si è risolto nella modalità opposta al messaggio intenzionalmente portato all’origine.

Ciò dimostra che di riflesso, le goliardate eccessive, le situazioni stupide, le cose futili da gossip siano preda facile immediata di una popolazione con un occhio assopito dall’assenza di vita reale che l’illusione morganica creata dai mass media e imposta dalle élite finanziarie internazionali sono riuscite a creare oggi in un meccanismo dal consumo veloce di qualsiasi cosa che lascia poco spazio al pensiero approfondito.

Ma chi è veramente Morgan?

Difficile rispondere a questa domanda e sono convinto che nemmeno lui saprebbe rispondere al costante mutamento, oltretutto la doxa, l’opinione, spesso è solo percezione…

Marco Castoldi nasce il 23 dicembre 1972 a Milano anagraficamente parlando.

Una data che sconvolgerà sicuramente la sua vita è quella dell’11 ottobre 1988 quando il padre si suiciderà per via di una forte depressione.

Probabilmente questo triste evento lascia scoperti nervi sensibili, a maggior ragione per un adolescente, tanto che non sapendo come prenderla Morgan inizialmente pensa a una predestinazione, come se avesse un marchio, un sigillo come quello apposto su Naruto per contenere la Volpe a Nove Code (Kurama) per poi negli anni tornare ad avere una visione molto più lineare di ciò che successe quel giorno.

Quella Fox però è una bestia difficile da governare e da quando inizia ad avere successo con il gruppo Bluvertigo (in collaborazione con “Andy” Fumagalli ed altri componenti), l’utilizzo di alcune droghe come taumaturgia per combattere lo stress iniziano a incidere sul suo carattere e sui suoi comportamenti pubblici.

Il genio a livello musicale c’è, “Fuori dal Tempo” è un pezzo a tratti onirico mentre Altrove è considerata dalla rivista musicale Rolling Stones il miglior pezzo del millennio e poi vince due volte il premio Tenco come solista.

Marco fuori dal tempo prova a rimanerci facendo anche beneficenza nell’epoca del “Dio Denaro” e del suo presunto potere ma lo sperpero e le “esigenze fisiologiche” dell’uomo hanno il sopravvento e dopo il matrimonio (una figlia con Asia Argento) finito male, probabilmente la sensibilità di Marco prende un’altra sbandata sul viale della fragilità, necessaria nel caos dell’artista per avere empatia e comunicare.

Letteralmente, il fatto di parlare troppo non lo aiuta nemmeno però, quando in una controversa intervista, dice di far uso di crack venendo attaccato ipocritamente (per mantener consenso) da quei politici che rifiutarono i test antidroga per entrare in parlamento e fecero bloccare dal garante della privacy un servizio delle Iene (del 2006) che con uno stratagemma promisero di mostrare come uno su tre (una specie di sorpresa Kinder, insomma) facesse uso di svariate droghe.

La cosa gli causa anche l’esclusione da Sanremo dove era già stato con i giovani Bluvertigo ma era arrivato ultimo con “L’Assenzio”.

Il genio e sregolatezza di Marco funziona meno di un tempo e anche l’amico Andy ha dichiarato che andando avanti con l’età, la disciplina e la pratica ad esempio delle arti marziali o della pittura l’abbiano aiutato ad essere meno dispersivo e più creativo.

Dopo varie partecipazioni a dei talent, eccoci arrivati velocemente all’ultima sparata contro l’amico Bugo e relative sparate con l’accusa di esser stato sabotato nonostante lo stesso avesse prestato del denaro all’amico in difficoltà.

Il pezzo merita secondo me.

Rovinare i rapporti, insomma, sembra essere l’hobby preferito da Marco che malato d’istrionismo, pur avendo talento fatica a ritrovare la creatività di un tempo e forse avere intorno qualche amico resiliente gioverebbe molto al pirata Morgan.

Per chiosare questa lunga intro userei le parole di Fabrizio De André’: “Penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni, senza slanci, beh, sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura.”

Per questo speriamo che la parte migliore dall’artista Morgan torni a esistere, eludendo la parte dell’odio in un’era dove il conformismo hater è dimostrazione di squallore e ignoranza (la comprensione è un’utopia per parafrasare una strofa di una canzone dei Bluvertigo) mentre lasciando spazio al basket, l’augurio è che gli Hornets mettano sul parquet passione e slancio ma anche tanta difesa, quella che Morgan, senza ipocriti filtri, non ha.

La partita

Tra due squadre che potrebbero dedicarsi al tanking usciva comunque una partita combattuta con qualche tratto spettacolare anche se non bela nel complesso ma con punte pregevoli di gioco o di azioni personali.

Charlotte aveva il vantaggio di recuperare tutti i suoi effettivi mentre la lista degli infortunati dei Bulls continuava a esser lunga, Markkanen e Dunn in testa.

Andava da sé che gli Hornets fossero favoriti nonostante il campo avverso e allo United Center per due quarti si vedevano dei meravigliosi Hornets, non solo perfetti dalla lunetta (12/12 nel primo tempo) ma anche padroni del parquet per chiudere sul 60-44 i primi 24 minuti.

A inizio ripresa gli Hornets mancavano un FT e i Bulls segnavano la prima tripla dopo ben 18 tentativi ma la squadra dell’Illinois non si fermava lì mettendo in piedi una rimonta colossale a suon di triple che faceva paura agli Hornets.

Un parziale di 22-3 spingeva i Bulls sul -2 (70-68) dopo esser franati sul -21.

Charlotte però lentamente si riprendeva riportandosi grazie al collettivo a distanza di sicurezza: +6 a fine quarto e +10 a inizio ultima frazione.

Un paio di colpi da tre piazzati da Monk e Bridges nel finale servivano ai Calabroni per tenere a distanza i Bulls.

Charlotte giocava un po’ troppo con il cronometro rinunciando a prendersi qualche tiro buono ma dopo il -7 di LaVine, a :40.6, una doppio tentativo di trattenuta sull’entrata di Malik, contestata da Boylen con il coach challenge, costituiva la resa dei Bulls poiché ne usciva un two and one che chiudeva definitivamente i giochi in una partita comunque tirata nonostante il vantaggio degli Hornets (il +21 momentaneo costituiva il massimo vantaggio stagionale).

Gli Hornets portavano a casa così la serie stagionale sul 3-1 ottenendo la terza vittoria di seguito on the road.

Chicago rimane alla fine migliore negli assist (22-24), nei TO (17-13) il che deriva anche dal fatto di esser riuscita a rubare o intercettare più palloni (9-12), specialmente nel terzo quarto quando diversi TO sono stati poi tramutati in punti dai Bulls.

I Bulls però escono sconfitti a rimbalzo 44-38, nelle stoppate (4-3) ma a condannarli è soprattutto la percentuale al tiro: FG% 47,3 CHA, 42,5 CHI con un 28,6% da tre per Charlotte e un ancor più ridotto 22,6% per i Bulls. Dalla lunetta l’86,2% di Charlotte (25/29) ha la meglio sul 63,2% dei Tori.

Starting five

J. Boylen per Chicago, a causa delle diverse assenze sceglieva il seguente quintetto: Arcidiacono (3 pt.), Z. LaVine (19 pt. + 7 assist), T. Satoransky (12 pt., 8 assist), T. Young (22 pt. 11 rimbalzi), L. Kornet (5 pt.).

Dalla panchina dei 4 uomini a disposizione di Boylen (9 in totale in serata), Harrison e White chiudevano in doppia cifra con 13 e 12 punti rispettivamente, Gafford ne aggiungeva 5 collezionando più falli, venendo espulso mentre Felicio chiuderà a 2 pt. e 5 rimbalzi.

1° quarto:

Grazie alla palla a due tra Kornet e Zeller vinta dal secondo gli Hornets partivano in attacco ma mancavano l’alley-oop con P.J. al quale sfuggiva palla dalle mani in alta quota mentre dall’altra parte Young, disturbato, falliva da sotto l’opportunità per sbloccare il punteggio.

Arrivava così a 11:09 la tripla di Rozier dalla diagonale sinistra.

A 10:40, per fallo di Young, gli Hornets rafforzavano il vantaggio sul 5-0 grazie a due FT di P.J..

Arcidiacono mancava la tripla ma Young tenendo vivo il possesso offriva a LaVine la penetrazione del 5-2.

P.J. in entrata saltava molto passando dall’intenzione della schiacciata all’elegante appoggio di destro per evitare il difensore.

Chicago reagiva con una transizione finalizzata da Satoransky a 9:05 più l’and one e il pari di LaVine in reverse layup.

Gli Hornets riprendevano il comando con Zeller in post basso destro ad arrangiarsi in appoggio uno contro uno ma il vantaggio durava poco perché Gafford in schiacciata non dava possibilità alla difesa degli Hornets.

Un floater cortissimo di Zeller era recuperato da Zeller sotto canestro, il che gli consentiva di guadagnare due liberi sul tentativo d’appoggio.

I due liberi caduti dentro per l’11-9 restituivano il vantaggio a Charlotte mentre subentravano Monk e Cody Martin.

Proprio quest’ultimo, in penetrazione dalla sinistra, offriva l’assist all’omonimo per la schiacciata del +4.

A 6:36 una driving dunk di LaVine faceva tornare a due punti i Tori ma Monk nel traffico cambiava mano segnando da sotto di sinistra il 15-11 e a 5:49 la tripla aperta di P.J. faceva volare i Calabroni sul 18-11.

Harrison, liberato in corsa per l’appoggio, non mancava il sottomano ma Chicago si faceva intercettare un pallone di Young per accorciare così Rozier innescava la transizione che portava Monk a schiacciare in maniera decisa ma 5.10.

Satoransky dalla linea di fondo destra batteva dalla media Biz alzando il punteggio sul 20-15 ma commettendo fallo su Monk in entrata regalava due FT al nostro n° 1 a 4:34.

Due FT perfetti che si ripetevano poco più tardi per lo stesso contatto tra i due giocatori.

Harrison aggiungeva un fallo inutile di Bridges in post basso destro così, in bonus, Charlotte si lanciava sul 26-15.

Harrison mancava una tripla e un tiro da due ma dopo il tocco di Graham con errore ecco arrivare l’opportunità per Harrison di mettere altri due punti in appoggio.

Gli Hornets mancavano qualche occasione e per un contatto White/Biyombo la guardia dei Bulls andava a battere due FT realizzandone solamente uno.

Finalmente entrava anche tra i marcatori anche Bridges dopo aver fallito i primi cinque tentativi ma a livello di fallimenti Chicago continuava ad esser terribile da oltre la linea del tiro da tre punti con l’errore di White per lo 0/8 totale dei rossi.

Da un rimbalzo offensivo di Cody Martin nasceva il 30-18 quindi Biz perdeva un pallone sotto canestro e Felicio in put-back dunk piazzava il 30-20.

A :11.5, allo scadere dei 24 secondi offensivi, Monk si vedeva materializzare qui a casa mia per sparare una tripla che sibilava incredibilmente in mezzo alle maglie di cotone della retina portando gli Hornets a chiudere il primo quarto sul 33-20.

Qualcosa di divertente deve aver catturato l’attenzione di P.J., e Monk che aspettano probabilmente la caduta messanica della sfera.

2° quarto:

Chicago partiva benino nel secondo quarto anche se Harrison si faceva stoppare da Biz il tiro ma cinque secondi più tarsi ecco il tip layup di Young.

Charlotte volava sulle ali del vento con Monk (11:12) che dalla destra fluttuava altissimo e rapido per agganciare un pallone lanciato da Graham chiudendo con un meraviglioso alley-oop l’azione.

Harrison sotto il nostro canestro strappava dalle mani una palla appena conquistata da Graham segnando il 35-24 e poi mettendo dentro in transizione sul possibile assist orizzontale di Graham che non si intendeva con P.J. all’incrocio in area portava la squadra dell’Illinois sul -9.

Bridges conquistava un rimbalzo offensivo resistendo a due difensori per salir poi a schiacciare a 9:49 offrendo un’altra dunk riportava a +13 i nostri.

Young sfruttava la debolezza degli Hornets in area continuando a segnar la maggior parte dei punti dei Tori da sotto.

Graham mancava la tripla ma P.J. era svelto a recuperare il rimbalzo e a chiudere abilmente sull’altro lato del canestro proteggendosi con il corpo e il ferro.

White ribatteva con due FT per un contatto con McDaniels (41-30) ma P.J. in armonia con l’universo, dal cuore dell’area, in fade-away mandava dentro un preciso jumper pur contrastato.

Cody posterizzava con una running dunk Gafford mentre dall’altra parte Harrison non trovava nulla di meglio che splittare due FT a 7:24.

A 6:28 LaVine ne metteva altri due a gioco fermo per fallo di Zeller ma Kornet sparava al vetro una tripla e Chicago in generale mancava sulla stessa azione altri due tiri…

Satoransky a 5.24 si affacciava ancora in lunetta a splittare riducendo a 11 lo scarto.

Un floater di Kornet in corsa dalla linea di fondo sinistra e i Bulls si ripresentavano sul -9 ma dopo uno schermo in movimento di Gafford ecco tornare gli Hornets con Martin e il suo appoggio in corsa nel mezzo costruito dalla squadra, l’appoggio di Rozier oltre Kornet e la tripla frontale di Bridges per il 52-36.

Young sfruttava un jumper dallo spin amico ma Rozier, appoggiando alto in entrata rapidissima su Kornet non lasciava scampo al lungo.

Bridges aggiungeva due punti con un tocco che faceva rimbalzare più volte la palla sulla parte piatta del ferro ma poi finiva dentro.

A 2:01 Boylen era costretto al time-out avendo 18 punti di ritardo (56-38).

Young ne metteva due mentre LaVine ci provava ad accorciare attaccando il ferro trovando però la respinta decisa di Biz.

In transizione Monk otteneva altri due FT realizzando il 12/12 per Charlotte dalla linea.

LaVine falliva l’occasione offensiva ma Young in put-back dunk ne approfittava.

Biz e White chiudevano con due punti a destra alzando il punteggio sul 60-44, score con il quale le squadre imboccavano il tunnel degli spogliatoi.

3° quarto:

Charlotte segnava per prima nel terzo quarto con P.J. che recuperando un tocco sbagliato di Miles otteneva anche un FT.

P.J. sbagliandolo rompeva il primo tabù lasciando nell’imperfezione i Calabroni.

Dopo un errore al tiro di Arcidiacono era meravigliosa l’entrata di P.J. che alzava con confidenza uno scoop apparentemente impossibile sulla resistenza posta dal “corpaccione” di Gafford per un perfetto tiro in ricaduta.

A 10:07 arrivava l’easy dunk per Lavine con la nostra difesa spostata mentre Rozier dal palleggio a 9:07 era troppo veloce perché il difensore potesse opporsi alla tripla del 67-46.

+21, nessuno penserebbe che dato l’andamento dell’incontro i Bulls potessero rientrare in partita, invece, a 8:41 anche i Bulls rompevano il tabù da tre punti segnando da fuori un open 3 (1/18) con LaVine.

Lo stesso ex campione dello slam dunk contest affondava in entrata per altri due punti e Borrego ricorreva al time-out per bloccare l’inerzia.

A 7:56 il passaggio di P.J. per la dunk morbida di Zeller sembrava far tornar tutto nella norma ma Arcidiacono, lasciato da Rozier per andar sul portatore di palla, riceveva nell’angolo destro sparando da tre la seconda tripla di serata buona per i Bulls.

Rozier rotolava per terra fornendo a Martin (Cody) la palla per la tripla (mancata) mentre Satoransky segnando la terza di fila per i Bulls portava sul 69-57 il risultato.

A 5:49 si aggiungeva anche Young al club dei “triplisti” dei Bulls.

Passi di Biz sotto il canestro prima di segnare (annullato) e sfondamento di Young su Martin…

Un canestro a 4:52 di Young e un FT a segno di Biz a 3:50 fissavano momentaneamente il rientro dei Bulls sul -7 ma Young con un open 3 a 3:38 e un two and one a 3:05 estendeva il parziale sul 3-22 per far ritrovare i Bulls in scia ai Calabroni che ormai si ritrovavano con il risicato margine di due punti (70-68).

L’appoggio in allungo di Bridges e una transizione confusionaria degli Hornets con restio fischio a favore di Monk (fallo di Felicio) davano più respiro ai Calabroni tornati a 2:09 sul +6 (74-68).

Per Chicago il festival delle triple a segno non era finito: Kornet si aggiungeva alla lista realizzando il -3 ma da una drive a rompere il raddoppio, Monk si incuneava in appoggio sino al ferro per il 76-71.

Harrison batteva Zeller con l’alzata ma nel finale Rozier batteva un FT per tre secondi difensivi in area e P.J. con un bound pass verticale offriva a Zeller la dunk no fear in faccia alla difesa locale per bloccare il punteggio a dodici dalla fine sul 79-73.

Monk, in bianco, manda la difesa di White in bianco.

4° quarto:

I Bulls nel terzo quarto avevano rosicchiato comunque 10 punti ma Miles al vetro a 11:43 partiva bene con il tocco giusto e Zeller per un blocking foul di Gafford chiudeva l’azione portando dalla lunetta sul +10 la squadra del North Carolina (83-73).

I Bulls provavano a rientrare nuovamente portandosi sull’84-78 dopo una dunk appesa di Gafford ma Kornet in difesa con un paio di falli a spezzare la corsa di P.J. deframmentava il nostro numero 25 che in lunetta però ricompattava i due punti.

Harrison sbagliava in entrata e dal raddoppio isterico di un Monk che in ball-handling faceva impazzire i ragazzi di Boylen nasceva la tripla di Rozier grazie allo scarico di Malik.

A 9:05 gli Hornets riottenevano 11 punti di vantaggio (89-78) prima di esser colpiti da un jumper di LaVine nonostante la buona difesa di Monk.

McDaniels era servito quando non mancava molto allo scadere dei 24; iniziativa del rookie, passaggio rapido dentro per Zeller che si alzava ma venendo colpito da Gafford.

Dopo aver visto al replay l’azione la terna decideva che il contatto avveniva prima dello scadere, Gafford out per raggiunto numero limite di falli e un punticino recuperato da Cody ai liberi faceva piacere.

Satoransky a 6:39 tentava di rimetter in discussione il match a mezzo tripla (90-83) ma Bridges ghiacciava al vetro la sfera per il +9.

Folata laterale di Young che plasticamente chiudeva in reverse allontanandosi dal canestro ma McDaniels, aggressivo, andava a sbattere su un Satoransky che cercando di ottener lo sfondamento, non riusciva a esser perfetto nella posizione.

Due su due del rookie al quale seguiva uno strano 0/2 dalla lunetta per LaVine così a 3:46 Monk provava a dare il colpo di grazia al match con la tripla del 97-85.

P.J. dopo aver concesso due FT a White (97-89) usciva per qualche problemino fisico ma White in entrata non badava a ciò ripetendosi per altri due punti, diretti questa volta (97-91).

Malik in entrata provava ad esser la soluzione ma Young resisteva stoppandolo, la palla però rimanendo nelle mani di Charlotte era sfruttata dall’angolo destro da Bridges che realizzava il 100-91.

LaVine metteva dentro il -7 ma a :40.6 Malik chiudeva i giochi in entrata rilasciando la sfera che andava dentro dopo un paio di trattenute.

Two and one e partita in ghiaccio sul 103-93…

Le pagelle

Terry Rozier: 7

14 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 5/8 al tiro, +14. Pochi errori in serata. Rischia il raddoppio sul portatore di palla lasciando il lato debole scoperto, così arriva una delle triple dei Bulls nel terzo quarto ma in generale è positivo. Attacca con ritmo e naturalezza il ferro, segna una tripla notevole da palleggio (3/5 da fuori) senza strafare. Morigerato, aiuta la squadra attraverso le sue giocate offensive.

Devonte’ Graham: 5,5

0 pt., 2 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate. Lo 0/7 al tiro è costituito da uno 0/5 da fuori e da uno 0/2 da due punti anche se in un’azione manca molto probabilmente un fallo. In generale, giocando più di 32 minuti, perdendo 4 palloni e andando sul -7 di plus/minus non è che giochi proprio benissimo nonostante qualche dish (alley-oop per Monk su tutte) per i compagni.

Più unico che raro vederlo a zero punti, sarà per la prossima, forse era un po’ freddo dopo il break dell’All-Star Game anche se si è divertito un po’ giocandolo nella partita degli astri nascenti.

Miles Bridges: 7,5

22 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 9/23 al tiro. 2/8 da tre punti, +14. Parte con uno 0/5 dal campo non proprio benaugurante ma poi segna due dunk, la tripla del +21, il canestro del +4 quando i Bulls si riportano a -2 e una tripla nel finale molto importante. Nel complesso, nonostante qualche tiro preso un po’ così, impreciso in appoggio o quel paio di triple da lontanissimo per lo scader dei 24, offre una prestazione maiuscola continuando a mostrare progressi su ambo i lati del campo. Mani veloci a disturbare in difesa mentre in attacco prende confidenza accollandosi ben 23 tiri alla fine.

P.J. Washington: 7

17 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 6/11 dal campo, 4/5 dalla lunetta. 3 TO, -6. Attacca il canestro con discreto successo aggiungendo un paio di geme come quella con lo scoop in caduta dal salto su Gafford o l’appoggio di destra dopo aver pensato alla dunk. Sbaglia il primo libero di Charlotte a migliora la media stagionale ai FT e diverse volte riesce a fornire buoni palloni ai compagni come il bound pass verticale per la dunk di Zeller. In difesa qualche volta è ancora un po’ timido per non commetter fallo. La sua verticalità a volte lo aiuta ma in altre concede canestri senza provar a difendere del tutto. Gara nel complesso convincente con un paio di steal. Esce alla fine con una smorfia sul volto per qualche problema fisico anche se non sembrerebbe nulla di grave.

Cody Zeller: 7

16 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 5/5 dal campo e 6/8 dalla lunetta. Zero TO, +8. Posterizza un paio di volte Gafford e soci, si muove bene sotto canestro avversario non sbagliando nulla. Peccato per la difesa da fermo che rimane il suo punto debole. Dovrebbe rimanere più in movimento ma in aiuto, attendendo l’avversario o tenendo troppo spazio fra sé e l’attaccante, finisce per non riuscire a stoppare il tiro. Comunque sia sfodera una buona prestazione andando a prender diversi rimbalzi e dando comunque fastidio agli attaccanti avversari.

Malik Monk: 8

25 pt., 6 rimbalzi, 3 assist. 7/13 dal campo e 9/9 ai liberi. 3 TO, +15. Monk continua a volare. Non solo per l’alley-oop offerto da Graham nel primo tempo ma perché, attaccando il canestro, è diventato difficilmente contenibile da diverse difese incrociate recentemente.

Canestri anche in cambio mano, appoggi o falli recuperati per metter dentro dalla lunetta con buona mano lo portano a segnare ben 25 punti in serata compreso la giocata finale che chiude al partita con il two and one sul quale subisce ben due falli. A fine primo quarto sgancia un meteorite siderale dalle profondità dell’universo che colpisce tutta l’area della Wind City. Grande prestazione offensiva ma nemmeno quella difensiva è scarsa.

Cody Martin: 6,5

4 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. 2/4 al tiro con un appoggio dopo aver conquistato un rimbalzo offensivo e un inserimento con layup su assist laterale. Un paio di TO. L’uomo che cerca di dar fastidio all’attaccante è lui, sempre attivo sul pezzo d’artiglieria avversario. L’ho visto giocare meglio ma nei 25:11 sul parquet lo stress degli avversari aumenta anche se qualche volta lo battono in entrata. Districa un paio di situazioni a rimbalzo e talvolta inibisce le intenzioni di tiro dell’attaccante.

Jalen McDaniels: 6

2 pt., 2 rimbalzi in 16:04. Più che altro fa un lavoro di contenimento ottenendo 4 falli. In attacco per sé crea poco restando anonimo al tiro (0/0 FG). Cerca di passar palla se può ottenendo allo scadere dei 24 due liberi per Zeller con un assist altruista sotto canestro poi nel finale è freddo trasformando due FT.

Bismack Biyombo: 5,5

3pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 1/3 dal campo, 3 TO, +6. Più che delle mani ha delle pale per la pizza. I compagni infornano assist che le sue mani difettose trasformano in TO compreo un brutto passaggio per Bridges, intercettato. C’è da dire che nega ai Bulls un paio di volte canestri facili come quando stoppa LaVine con disinvoltura ma nel complesso non fa una buona prestazione. Splitta un paio di liberi e nonostante dia più difesa pura di Zeller, lascia qualche buco in 15 minuti esatti sul parquet.

Coach James Borrego: 7

Un time-out chiamato nel finale per riordinare le idee dopo un paio di possessi dei suoi al limite del rischio con il cronometro, una gara ben impostata con Zeller a riprender il posto da titolare. I Bulls gli facilitano il compito ma mai dar nulla per scontato. Dopo un po’ di paura la squadra torna a comandare la partita non facendo mai passare in vantaggio i Bulls. Massimo vantaggio stagionale con il +21. meglio di così non si poteva fare forse in considerazione della terza vittoria esterna.

Game 54: Charlotte Hornets @ Minnesota Timberwolves 115-108

Intro

Dopo la quarta vittoria stagionale sui Pistons, Charlotte vola a Minneapolis dove sarà ospite dei Lupi della foresta.

I Timberwolves hanno vinto agevolmente la prima sfida tra le franchigie ma i Lupi di oggi non sembrano molto affamati avendo vinto solamente una volta nelle ultime 10 partite ottenendo l’unica vittoria in una gara pirotecnica contro i Los Angeles Clippers, il che aggrava i sospetti di tanking per una franchigia che spera di avere un impatto migliore il prossimo anno.

Non che a Charlotte si facciano salti di gioia pur vincendo essendo nella medesima situazione ma lo svecchiamento del team con Marvin a Milwaukee e MKG a Dallas ha messo in luce le nuove leve Caleb Martin, Jalen McDaniels e dato più spazio a un Monk sembrato più affamato ultimamente.

Due squadre che sopravvivono oggi (record di presenze per entrambe al loro primo anno NBA, oggi agli ultimissimi posti a livello di spettatori nelle partite interne) attendendo il break per l’All-Star Game prima di riprendere il cammino con l’ultima parte di una stagione che non avrà appendici per Lupi e Calabroni, due animali in difficoltà ma resilienti al cambiamento climatico della NBA.

Analisi

Partita dai due volti a Minneapolis con i Lupi a disputare un ottimo primo tempo mentre i Calabroni mostravano sprazzi orrendi di gioco, il tutto era un polpettone che racchiudeva un 50-66 pro Timberwolves, direi meritato.

L’inizio della ripresa era differente; quanto merito sia da attribuire a Charlotte e quanto demerito ai Lupi per aver mollato la presa è difficile da stabilire, probabilmente la verità sta nel mezzo.

Sta di fatto che il merito di Charlotte è quello di giocare e nel farlo sale di tono mentre i T.Wolves si fanno avvicinare sul -6 per risalire poi in doppia cifra di vantaggio, grazie ad alcune vicissitudini che porteranno anche Borrego a prender un tecnico fino a tornare a fine quarto sul +6 subendo un Monk in versione scorer.

Nell’ultimo quarto gli Hornets completavano il sorpasso con il pari di Caleb dalla lunetta e il rimbalzo/canestro di Willy sul secondo tiro mancato da parte di Martin (91-89).

Gli Hornets sembrerebbero destinati a vincer tranquillamente ma il rientro di D’Angelo Russell sul parquet dava 5 punti ai Lupi per il +2 (96-98).

Charlotte nel finale sfruttava la tripla allo scadere dei 24 di Bridges (2:27, 104-100), la doppia stoppata di Monk su Beasley e Juancho e l’assurda tripla da casa sua di Graham che portava gli Hornets sul 109-102, pronti a resister nell’ultimo minuto dalla lunetta.

Borrego ripescava come detto Biz, ottimo a dare subito una mano sia in difesa che in attacco.

Monk con 25 punti in 31:47 (tanto minutaggio concesso) si conferma in un ottimo stato di forma ma andiamo a vedere le statistiche di squadra.

Charlotte vinceva a rimbalzo 52-48 anche perché l’outscored nei tentativi dal campo di Minnie ci favoriva sotto questo aspetto.

Hornets con un 43/92 (46,7%) contro il 39/101 (38,6%) a evidenziare comunque il crollo delle statistiche al tiro dei T.Wolves nel secondo tempo.

Hornets al 41,2% da tre punti contro il misero 28,6% degli avversari mentre ai liberi gli Hornets superavano numericamente nel finali la squadra di Minneapolis con un 15/23 (65,2%) contro un 16/20 migliore nella percentuale (80,0%)…

Minnesota smistava più assist (22-25) mettendo a referto anche più rubate (7-10) e stoppate (4-7) con le tre di Johnson a far la differenza.

Non bastava nemmeno il 13-11 nei TO a Minnesota per compensare la differenza al tiro se dalla panchina Charlotte batteva gli avversari a livello punti 43-24…

La partita

Starting five

Rozier per Charlotte era indisponibile per la prima volta in stagione per un leggero dolore al ginocchio, Caleb Martin, Graham, Bridges, P.J. Washington e Bismack Biyombo quindi erano gli uomini scelti da Borrego che rilanciava anche il congolese .

Biyombo nel primo tempo parte deciso a non esser più accantonato in panca. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

K.-Anthony Towns out per Minnesota che mandava in campo alcune new faces.

Ryan Saunders spediva sul parquet: D’Angelo Russell (26 pt. +11 rimbalzi), Beasley (28 pt.), Okogie (9 pt.), Juancho Hernangomez (16 pt. + 12 rimbalzi) e James Johnson (5 pt., 5 rimbalzi, 5 assist, 3 rubate, 3 stoppate).

Poco profonda la panchina dei T.Wolves con Reid, unico in doppia cifra a 12 punti e 6 rimbalzi, a seguire McLaughlin con 6 pt..

1° quarto:

Charlotte vinceva la palla a due grazie a Biyombo, di nuovo titolare dopo diverse partite, il primo tiro da tre di Bridges non andava dentro come quello di Minnesota successivo, ci pensava quindi Graham con uno step-back e fade-away a battere James Johnson con un tiro dalla parabola alta proveniente dalla media baseline sinistra.

Juancho Hernangomez a 10:42 pareggiava grazie a due FT, quindi i Timberwolves passavano in vantaggio sfruttando il secondo TO consecutivo di Charlotte che lasciava campo a Beasley per la schiacciata aggressiva sulla quale in rimonta commetteva fallo Caleb Martin facendo volare a terra l’attaccante.

Due più uno pareggiato dalla tripla di Graham a 9:43 ma la tripla di Okogie a 9:15e la dunk appesa a 8:56 di Juancho Hernangomez, liberato in contropiede, portavano Borrego a chieder il time-out sul 5-10.

Gli Hornets reagivano con Biz che sotto canestro segnava sulla stessa azione dopo un tap-out e un rimbalzo offensivo.

Graham splittando a 8:17 accorciava il divario pareggiato poi dallo stesso Biyombo che pur con qualche difficoltà di ricezione sul pocket pass in traffico di Bridges, agganciava salendo per chiudere per i due punti del 10 pari.

Minnesota tuttavia aveva una rapida fiammata che portava a un parziale di 0-8; a 7:36 tripla di Johnson, a 7:07 la bomba frontale di James Johnson, infine Okogie in appoggio per il 10-18.

A rompere il parziale era Biyombo con due FT dei quali solo uno andava a segno a 6:29 ma per un tocco invisibile di Bridges sul tentativo di tripla di Juancho Hernangomez, il fratello di Willy, affondando te liberi, spediva sul +10 i locali (11-21).

McDaniels dall’angolo sinistro infilava la seconda tripla stagionale ma Okogie andava a metterne due dal pitturato.

Biz fungeva da uomo assist con un bound pass dal post basso per l’accorrente Graham che liberatosi sullo scatto appoggiava davanti al difensore attardato.

A 5:03 Beasley era letale con una tripla veloce mentre sull’altro fronte Biz, spalle a canestro lavorava su Juancho fino a disegnare una fuga in semicerchio da sinistra a destra con schiacciata finale.

Culver nel pitturato evidenziava la debolezza difensiva di Charlotte a 4:13 quindi Borrego ricorreva al secondo time-out a 4:13.

A poco serviva se P.J. da tre andava corto e Monk commetteva passi, Mc Daniels non agganciava un rimbalzo difensivo e dopo la rimessa laterale per i Lupi ecco Russell a 3:11 prendersi ed infilare due FT per il 18-30.

Graham da tre non funzionava e P.J. commetteva passi in partenza, continuava l’indecente momento della squadra di MJ che mandava in campo anche Bacon.

Era Monk a segnare l’open 3 da destra su un’azione che vedeva il possibile pick and roll tra McDaniels e Willy con la difesa risucchiata all’interno e il buon scarico del primo.

Reid affondava due liberi, Monk puntava a canestro segnando con un in & out ricalcolando tempi e traiettoria dell’appoggio per una doppia difesa quindi ancora Reid a gioco fermo a :40.3 infilava il dodicesimo su altrettanti tentativi dei Lupi dalla lunetta.

Bridges da tre con la bomba frontale per il 26-34 avvicinava Charlotte poi respinta da Reid in avvitamento in area ma a chiudere era Willy con un soft fast touch dal cuore dell’area per il 28-36 dopo i primi 12 minuti.

Graham in appoggio mentre J. Johnson osserva. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Monk con un sottomano in entrata segnava il -6 ma McLaughlin da tre punti spostava il vantaggio T.Wolves a 9 punti.

Una serie da tre punti fallita da parte delle due squadre e un’apertura volante per i fantasmi in angolo da parte di Johnson costituivano il bagaglio dei primi minuti del secondo quarto fino a quando Bacon, chiuso nel pitturato, lasciava la transizione a Johnson che in coast to coast estendeva a 11 il vantaggio dei bianchi.

Altro TO pagato a caro prezzo con un sottomano di Juancho che andando successivamente a mettere anche il layup spostava il vantaggio dei locali sul +13.

Biz replicava in schiacciata ma Culver segnava due punti dopo una palla persa in uscita da Graham.

Charlotte si affidava a Biz che in corsa andava per una running jam appesa ma Reid metteva a nudo le larghe maglie della difesa di Charlotte piazzando altri due punti (34-47).

Bridges in appoggio falliva l’occasione, Russell da tre no e così la squadra di Minneapolis toccava quota 50.

La gioia per tripla di Graham a 6:17 durava pochi secondi, tempo per Beasley di pareggiare la tripla del nostro numero 4 che in attacco non perdendosi d’animo forniva a Biz materiale per la quinta schiacciata di serata.

Beasley con l’arcobaleno in entrata sulla linea di fondo destra batteva la nostra difesa per il 39-55 e dopo un paio di tentativi a vuoto da tre per ambo le squadre il goaltending di Bridges su Reid consentiva ai T.Wolves di muovere il punteggio.

Da una rimessa dal fondo in attacco arrivavano due punti in taglio per McDaniels.

Gli arbitri sembravano assegnare anche il fallo di Russell ma dopo aver consultato la tecnologia a disposizione propendevano per non dare l’addizionale.

Monk in corsa, arrivando sulla linea di fondo destra all’incrocio del pitturato, segnava a una mano l’alzata in precario equilibrio oltre il n°20 e a 2:30 dall’angolo destro McDaniels da tre sfruttava il buon momento viola per realizzare il 46-57.

Gli Hornets si avvicinavano ulteriormente quando su un’uscita dalla nostra area Devonte’ passava a P.J. in mezzo all’area spalle a canestro, passaggio per lo stesso Devonte che sullo scatto appoggiava ottenendo anche il FT aggiuntivo, poi mancato.

Sul -9 gli Hornets si addormentavano consentendo un parziale di 0-9 ai T.Wolves aperto da Okogie e chiuso dall’alley-oop di Beasley per il 48-66…

A parziale consolazione arrivava il tap-in ad anticipare il suono della sirena da parte di McDaniels in correzione su un tiro corto di Monk.

Charlotte rientrava negli spogliatoi a quota 50 contro i 66 dei Lupi con un gap di 16 punti da recuperare.

Graham e Biz guidavano a 13 punti, seguiva McDaniels a 10.

3° quarto:

Gli Hornets in avvio di terzo quarto erano caldi: apriva dall’angolo sinistro Bridges scoccando un dardo da tre punti, rispondeva da fuori Russell sempre con la cannonata da tre ma dallo stesso punto dove aveva segnato Miles, ecco l’arciere Caleb spuntare per un’altra freccia conficcata sul lato dei Lupi.

Russell fuori equilibrio da tre andava a vuoto ma in entrata su Biz si rifaceva sfruttando la maggior velocità.

Bridges in appoggio rispondeva, quindi, tornato in difesa, non faceva in tempo a posizionarsi in aiuto oltre il semicerchio sull’entrata di Juancho che otteneva due FT mancandoli entrambi.

Graham segnava prima in teardrop e poi da tre dalla diagonale destra per andare a prendersi a 8:29 due FT per un contatto con Russell.

Realizzati i liberi ecco arrivare il 9-0 run che portava Charlotte sul -6 (65-71).

Dopo il time-out di Minnesota Reid riusciva a metter dentro due punti contrastati dai primi due della gara di P.J. in tap-in dopo un clamoroso errore di Graham in layup in solitaria.

-6 ma a 6:53 Russell dal palleggio catapultava da tre nel canestro degli Hornets un rapido tiro.

Ancor più rapido era il taglio di Caleb Martin che agganciava il passaggio schiacciato in diagonale di Graham per folgorare con una thunder la difesa dei Lupi.

Okogie era stoppato da Biz in modalità vintage alla Mourning ma dopo un errore di Martin da tre accadeva che sull’entrata di Monk una di quelle che potremmo definire mazzate, sul dorso della mano fosse data come una palla a due tra Juancho e Malik.

La palla era portata a casa da Charlotte e Monk colpito in testa ma gli arbitri ravvisavano un’irregolarità di Malik per la quale Borrego esplodeva dopo la seconda palla a due vinta e sfruttata in transizione dai Lupi.

Tecnico a Borrego battuto da Russell e +10 T.Wolves.

Monk e Juancho si scambiavano due punti poi Beasley da tre colpiva lanciando sul +13 i suoi prima che Monk a 2:42 ottenesse due FT realizzandoli.

Monk provvedeva ancora con il layup a portare punti in casa Hornets ma McLaughlin con un catch and shoot da tre punti riportava in doppia cifra il vantaggio dei locali (75-87).

Monk non si arrendeva segando dalla diagonale sinistra te punti a 1:41.

Un fallo su Willy (in partenza per la transizione) senza palla da parte di Johnson non provocava effetti essendo lo spagnolo un pessimo tiratore di liberi con lo 0/2 a confermare ciò.

Molto più fluido era Bridges che in crossover si infilava come acqua nella difesa dei Lupi per un two and one che chiudeva sull’81-87 il terzo quarto con 10 punti recuperati.

Monk punta a canestro. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Johnson apriva il quarto con due FT, fallendoli, uno scambio tra Caleb e Willy serviva al taglio del gemello meno utilizzato dei Martin; back-door perfetto sulla sinistra nonostante la pressione e Charlotte arrivava a -4.

Passi di Beasley in partenza per superare Monk, TO sfruttato da Willy in tap-in su un tiro impreciso di Bacon.

Ormai sul -2, Charlotte doveva subire una piccola battuta d’arresto con Vanderbilt in lunetta a 10:37 ad allontanare il volo del Calabrone che però riprendeva subito con la tripla di Monk a 10:24 su McLaughlin.

-1 con Caleb a ottener la lunetta per il sorpasso.

Primo libero a segno per l’aggancio, secondo fallito ma i Lupi, distratti, concedevano a Willy il tap-in per il 91-89.

Caleb passava in mezzo a due difensori una palla che Willy metteva dentro proteggendosi con il ferro ottenendo il +4.

Russell in fade-away accorciava poi arrivavano le sue lamentele e quelle del coach dei Lupi per la mancata concessione di tre tiri liberi per fallo di Caleb Martin che, uscito da un blocco, a onor del vero, andava a commetter fallo nettamente prima della shooting motion.

Russell cercava ancora il fallo sul possesso successivo dopo aver passato il difensore ma perdendo il focus cercando il fallo sulla pressione da dietro e così ne usciva un air-ball da due punti tremendo.

Una stoppata di Willy non bastava a salvare il nostro canestro dall’aggancio se Baesley a rimorchio spuntava sulle teste dei ragazzi di coach Borrego.

Ci pensava Miles con un rapido giro da spalle a canestro a battere un resistente Beasley, il quale finiva per arrendersi alla decisione di Miles che elevandosi in schiacciata da quasi sotto la tabella, schiacciava con veemenza.

Un P.J. disastroso in area andava corto pur avendo cm in mis-match, Biyombo capiva tutto in anticipo recuperando il rimbalzo e subendo una chiave articolare vera e propria da Reed si portava in lunetta ottenendo un ½ per il 96-93.

A complicare i piani di una Charlotte avviata alla vittoria ci pensava Russell che con 5 punti consecutivi trascinava i suoi sul +2 (96-98) dopo la tripla a 4:54.

Dopo 19 secondi Devonte’ replicava con una freccia avvelenata da tre punti al collega per il 99-98 ma Beasley dalla media batteva P.J. per far toccare quota 10 ai suoi.

Allo scadere dei 4:00 (4:01) Monk dimostrava atletismo in entrata con il suo appoggio al vetro scendendo dall’elevazione per evitar la stoppata.

Minnesota mancava tre occasioni sulla stessa azione e a 2:27 era colpita da Bridges che tentava allo scadere dei 24 la tripla anticipando di un soffio il neon giallo.

Punti pesantissimi per il 104-100 che si conserverebbe se dopo l’errore da fuori di Beasley, Biyombo non provvedesse a mandar la sfera dentro cercando il rimbalzo ma de facto trasformando in un auto-canestro clamoroso il tiro del n° 5 avversario.

Russell in uscita su Bridges andava a commettere un fallo pesante perché dall’impostazione del tiro probabilmente il nostro n° 0 avrebbe ottenuto lo stesso numero di punti stampato sulla sua maglia.

Un buon 2/3 per ripristinare il +4 era fieno in cascina se Monk diventava anche un difensore stoppando prima Beasley e poi anche Juancho clamorosamente sulla stessa azione.

La sagra dell’assurdo terminava con un non consigliabile tre punti di Graham che dal confine canadese sparava una tripla che fischiava fin dentro la net avversaria.

109-102, T.Wolves che non replicavano il canestro e tentando di non commetter fallo perdevano secondi finendo per rischiare di riconquistar palla i pressione ma Monk, riuscendo a gestire passaggio ed entrata in fing and roll, scavava 9 punti di distanza tra i due team a :26.2.

Nel finale un paio di triple dei T.Wolves accorciavano il divario ma dalla lunetta Charlotte resisteva portando a casa la seconda vittoria consecutiva in trasferta, questa volta per 115-108.

Le pagelle

Caleb Martin: 6,5

8 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 3/7 dal campo, 0 TO, +6 in +/-. Chiude con 0 punti, 0 assist, 2 falli e un -15 in plus minus un primo tempo penoso. Si sveglia nella ripresa. Pur non essendo precisissimo da tre e rischiando qualche fallo, fa una buona pressione in difesa come il gemello mentre si riscatta sul fronte offensivo con un buon back-door, una puntata a canestro fermata da una trattenuta e una tripla che arriva in un momento fondamentale. Va sul sicuro… un solo assist, nessuna palla persa, la vera regia la fa Devonte’ mentre per lui arriva un voto positivo anche per le iniziative intraprese a canestro culminate con una flash dunk assistita da Graham, dopo l’inenarrabile primo tempo.

Devonte’ Graham: 7

28 pt., 4 rimbalzi, 8 assist. 9/20 FG (5/11 3FG), 4 TO. Croce e delizia. Si mantiene statisticamente in linea su diversi fronti con il primo tempo ma nel secondo è decisivo. La bomba in Lillard style che chiude il match è un azzardo incredibile ma finisce per aver ragione. Qualche tiro fuori equilibrio che non va viene compensato da alcune buone iniziative a canestro tra le quali si annovera un layup mancato clamorosamente ma corretto da P.J. per due punti “sottratti” a un Graham che sarebbe arrivato a 30 altrimenti. Buona partita e top scorer degli Hornets.

Miles Bridges: 7

20 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 6/16 dal campo. 3/8 da tre punti, 5/6 ai liberi, +14 in +/-. Non sempre le sue iniziative vanno a buon fine ma rimangono negli occhi il giro con dunk su Beasley e la tripla allo scadere dei 24 che indirizza il match in favore di Charlotte a 2:27 dal termine. Difesa sull’uomo che va migliorando nel corso del match.

P.J. Washington: 4,5

2 pt., 9 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 1/8 dal campo. 3 TO, 3 falli. A parte i rimbalzi (mezzo voto in più per quelli) e un assist nel finale, veramente imbarazzante. Lento, molle al tiro, senza forza sulle gambe da tre punti ma nemmeno da due, sbaglia tutto tranne un tap-in gentilmente offerto da Graham. Un fallo a metà campo su Okogie che gli va via prendendogli il tempo non crea danni ma da l’indicazione sulla testa di P.J. in serata, già a Chicago per l’All-Star Game.

Bismack Biyombo: 7

14 pt., 10 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata con 6/8 dal campo. Parte subito bene divenendo importante punto di riferimento come bloccante, passatore all’occorrenza ma soprattutto terminale offensivo. Chiude il primo tempo con 13 punti (5 dunk) e 7 rimbalzi. Bene anche nel secondo dove dice no a Okogie con una respinta alla Mourning a una mano. Se preso in velocità soffre contro i piccoli ma se lo aiutano allora può dare una mano a far sbagliare il tocco in entrata. Buona gara al rientro, chiusa in doppia doppia.

Malik Monk: 8

25 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 10/20 FG. 3/7 3FG, 3 TO, +10 in +/-. “Abbiamo bisogno di qualcuno con molto succo (dalla panchina) e mi sono appena messo in mente che sarò io … Quest’anno sono cresciuto e mi sono davvero preso la responsabilità di me stesso.” ha detto recentemente Monk. Dev’essersi preso sul serio perché mostra sul campo che la sua non è stata una dichiarazione avventata ma trasformando in realtà le parole, aiuta Charlotte a vincer la partita. Secondo miglior marcatore, ha potenzialità quando attacca il ferro; se a volte sbaglia di molto, altre volte se la cava con un timing perfetto, con una coordinazione ottima in grado di cambiare mano e tiro all’ultimo o di piazzare tiri anche discendenti dopo il salto. In serata trova anche al mattonella magica da tre punti realizzando tre bombe ma ciò che fa più impressione è la doppia stoppata nel finale su Beasley e Juancho sulla stessa azione che aiuta a conservare il vantaggio. Un Monk più attento in difesa che nel secondo tempo non fornisce assist ma segna 16 punti.

Willy Hernangomez: 6

8 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 4/6 FG. Un altro giocatore che va meglio nel secondo tempo riscattando il brutto primo tempo. Segna due punti anticipando tutti dopo l’errore di Caleb dalla lunetta. Punti preziosi nel secondo tempo. Non sa tirare i liberi e finisce con 0/2 e una tripla mancata, un po’ involuto da oltre l’arco.

Jalen McDaniels: 7

10 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. -14 con un paio di falli ma un 4/4 dal campo con un 2/2 da tre (due triple dagli angoli opposti). Un ragazzo con personalità che prova a star davanti all’avversario e che non si sottrae se c’è da andar a rimbalzo. Mostra un ottimo tiro e in un primo tempo disastroso per Charlotte giunge a 10 punti con la correzione sull’errore di Monk appena prima della luce rossa. Doppia cifra che fa ben sperare per il futuro.

Dwayne Bacon: 5,5

0 pt., 6 rimbalzi, 1 assist in 14:34. 0/3 dal campo, 1 TO. Se dovessimo aspettare lui per far punti saremmo fritti. La panatura croccante del ferro non attrae Bacon che sbaglia sempre per imprecisione prendendosi anche una stoppata, tuttavia prende 6 rimbalzi e gioca un momento felice per Charlotte ottenendo un +12 in plus/minus. Benino in difesa ma per il resto non convince.

Coach James Borrego: 7

Salva due volte i suoi da altrettanti TO nel finale su due rimesse dal fondo. La squadra reagisce bene e gli innesti di McDaniels e Biyombo son positivi così come quello di Caleb alla prima partita da starter. Aiutato da una panchina nettamente migliore di quella avversaria, dosa il giusto minutaggio avvantaggiandosi sulle rotazioni. Seconda vittoria in trasferta, sarebbe spettacolare arrivasse anche la terza a Chicago dopo il break dell’All-Star Game proprio nella Wind City.

Game 53: Charlotte Hornets @ Detroit Pistons 87-76

Intro

C’è un momento nel quale in alcuni cartoni animati, il personaggio impegnato in una folle caccia o corsa finisce sospeso nel vuoto, magari frenando appena dopo il bordo di un precipizio (per citarne uno Willy il Coyote) ma sfidando la legge di gravità, inspiegabilmente non cade finché non guarda giù.

Più o meno Charlotte nella notte si presenterà a Detroit in queste condizioni, sospesa nel vuoto dopo i tagli di Williams e MKG, alla ricerca di un nome pesante da arpionare al Draft per risalire verso la vetta perché la caduta ci lascerà vivi anche se ammaccati.

Ossimoro, Charlotte sembra essere anche come il bip bip in questo caso perché se Willy (o Wile) il Coyote non prenderà mai la sua agognata preda, da un po’ di tempo Detroit perde sempre con Charlotte così come a sua volta gli Hornets vengono sconfitti quasi sempre da altre squadre (Houston, Portland, Utah ad esempio) e questo non giova allo spettacolo per una Lega che dovrebbe essere più equilibrata ma che negli ultimi anni ha intrapreso delle politiche errate dal mio punto di vista.

I Pistons di questa notte però saranno diversi da quelli affrontati recentemente, con Griffin out e Drummond spedito a Cleveland per poco o nulla, nonostante i Pistoni si presentino sulla carta con meno forza, le nuove caratteristiche della squadra potrebbero mettere in difficoltà gli Hornets.

Charlotte ha una buona occasione per rompere il muro delle 5 sconfitte consecutive e mandare un segnale alla macchina che segna una linea piatta ultimamente oppure gettare la maschera e optare per uno sfrenato tank che bisognerà comunque pur rompere ogni tanto…

Analisi

Senza più Drummond, con out Griffin, Rose e Kennard i Pistons provavano a evitar d’incassare la decima sconfitta consecutiva contro Carlotte ma sin dall’avvio si notava che gli Hornets avevano una marcia in più.

Dopo la parità raggiunta dai Pistons sul 7-7 Charlotte si allontanava in doppia cifra.

Detroit aveva un rientro sul -2 grazie all’ingresso in campo di Hernangomez a sostituire Zeller (negli spogliatoi per un taglio).

Un paio di rimbalzi offensivi davano a Charlotte due seconde possibilità risolte con due triple che allontanavano un po’ dal pericolo ingranaggi i Calabroni.

Dopo una tripla di Graham (la prima e unica della sua serata) a 6:15 nell’ultimo quarto, i Pistons, sul -15 andavano incontro all’ennesima sconfitta in una gara dove la squadra di Borrego non ha mai mollato il comando nel punteggio arrivando quasi a battere il proprio record stagionale per punti concessi.

Spazzata òla serie sul 4-0 pur in un anno non semplice per gli Hornets è già tempo di volere lo sguardo a Minneapolis, ultima tappa prima de break dell’All-Star Game.

A livello di statistiche, Detroit vince a rimbalzo nettamente per 52-45 e risicatamente negli assist (19-21) oltre che nelle stoppate (3-5).

Charlotte però, pur basse, ha percentuali migliori dal campo (37,5% FG contro il 35,4% di DET con un 25,0% da tre punti contro il 20,0% dei Pistons).

A pesare sono soprattutto steal e TO, Charlotte con mani veloci ha sottratto sfere, conquistato palloni o intercettato spicchiate; le steal sono 10-4 mente i TO in generale sono stati 10-21, frutto anche del pressing di Charlotte oltre che della poca lucidità di qualche passaggio.

La partita

Starting five

Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Zeller erano i 5 per il solito quintetto degli Hornets.

Detroit invece, per scelta di coach Csey, schierava: Reggie Jackson (8 pt.), Bruce Brown (10 pt., 12 rimbalzi), Tony Snell (3 pt., 4 assist), Christian Wood (10 pt. + 8 rimbalzi) e Thon Maker (12 pt. +12 rimbalzi).

Dalla panchina Markieff Morris con 10 pt., Galloway con 9 ed Henson con 7 rappresentano il podio Pistons.

1° quarto:

Squadre sul parquet con maglie fin troppo somiglianti (grigio perla per Charlotte, bianca per Detroit) e sulla palla a due vinceva il bianco ma quello degli Hornets, Zeller che dava l’opportunità a Bridges di partire bene con un ottimo turnaround in post per il 2-0.

Maker dalla linea di fondo destra pareggiava dalla media in jumper su un imbolsito Zeller quindi Miles, raccogliendo un tiro corto, segnava in fing and roll il 4-2.

Wood commettendo uno sfondamento su Graham appena dopo il passaggio nell’angolo, salvava gli Hornets dalla tripla, P.J. dall’altra parte invece batteva Wood in area con un baby hook prima che a 8:30 Jackson dalla destra infilasse la tripla del 6-5.

Quattordici secondi più tardi erano fischiati i tre secondi difensivi contro Detroit, Rozier ringraziava con un punto supplementare.

Maker si faceva togliere all’ultimo la palla da Zeller, tuttavia sulla transizione rimediava riprendendosi la sfera su un controllo non perfetto di Miles ma sulla contro-transizione Wood commetteva ancora il peccato diabolico di andare a sfondare su Devonte’…

Zeller si dimostrava incapace di difendere quando Brown prendendogli il tempo andava a batterlo in appoggio per il pareggio ma Monk finalmente tornava a muovere lo schermo anche dal lato Charlotte con un catch and shoot (Graham scarico perfetto) dalla destra per il 10-7 (6:15).

Malik aggiungeva due FT a 5:52 prima che Dombouya arrivasse a far battere la palla al vetro per il 12-9.

Henson a 4:34 stoppava oltre il fondo Caleb Martin ma 12 secondi più tardi in penetrazione P.J. Washington saltava in bump davanti al canestro per elevasi in schiacciata e Bridges aggiungendo una tripla dall’angolo destro tentava il primo approccio con la fuga (17-9).

Il vantaggio saliva in doppia cifra dopo l’appoggio di Martin, spuntato a dar manforte a Willy, il quale aveva appena subito una stoppata da Henson e tirato imprecisamente subito dopo, la palla raccolta da Caleb.

Henson a sua volta andava a correggere un errore di Brown da sotto il canestro ma a :02.3 dalla fine del primo quarto il teardrop di Graham chiudeva i giochi sul 21-11.

La potenza di Miles Bridges in azione difficile da contenere per Snell. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Charlotte andava a segno ancora per prima anche nel secondo quarto con P.J. che abbrancando il lob di Graham oltre Wood, scendeva dalle parti del ferro per risalire e battere la coppia Wood-Morris.

Tripla di Markieff Morris frontale a 10:43 ma P.J. andando con fiducia verso il ferro trovava il modo per estender l’appoggio di destra oltre un Wood aggressivo.

Brown andava verso il canestro ma Graham subendo il terzo sfondamento personale faceva recuperare un altro pallone agli Hornets.

Galloway a 9:25 infilava due FT giocando sempre sul filo del singolo/doppio svantaggio (25-16).

McDaniels dalla destra indovinava la sua prima tripla in NBA a 8:42 ma dopo due punti di Galloway che faceva bussare la palla al plexiglass, Borrego decideva per un time-out (8:23).

Charlotte ne beneficiava segnando l’elbow jumper con Graham e con Rozier in transizione.

Il suo pull-up da tre a 6:57 valeva il 33-18 oltre a costringere Casey al time-out. A 6:43 Detroit rompeva il miniparziale di Charlotte con due FT di Jackson mentre Rozier dall’altra parte era praticamente stoppato nel traffico ma resistendo riusciva a correggere con un mezzo circus shot per il 35-20.

Morris da due e l’eccezione Wood da tre (frontale) riportavano a -10 i Pistons che in difesa faticavano però a tenere sui nostri; McDaniels impattava a 5:16 su Snell ottenendo due punti dalla lunetta.

A 4:31 l’ingresso di Wood costava un two and one (fallo leggero di Bridges) per il 37-28 quindi a 4:18 Monk conquistava la lunetta affondando due FT nel mare della tranquillità.

Ad agitare le acque arrivava una tripla dall’angolo destro dopo una strana penetrazione con scarico di Wood.

Sul -8 i Pistons però ricorrevano al fallo di Wood per fermare l’appoggio di Bridges che dalla lunetta non tradiva a 3:47 per tornare a segnare in hook su Dombouya dopo il passaggio a vuoto dei Pistoni.

Monk intercettava un passaggio di Maker per un back-door ma il coast to coast finiva con la stoppata in rimonta dello stesso numero 7 dei Pistons.

Maker rimaneva attivo anche sull’altro lato del campo con una schiacciata in girata anticipando la tripla di Galloway per il -7 (43-36).

Un teardrop di Graham finiva nella retina come uno dei due liberi di Maker dopo un paio di errori dei compagni.

Knight potrebbe crear qualcosa per accorciare ma il suo passaggio all’indietro era preciso per Graham che in transizione aspettava la rimonta di Maker e Galloway per fornire il passaggio all’indietro per Bridges che arrivava a rimorchio per offrire dello show-time in reverse dunk a chiudere il primo tempo sul +10 (47-37).

Graham tenta il jumper contro Brown. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

3° quarto:

Detroit apriva il secondo tempo con la tripla di Snell alla quale rispondeva Rozier in taglio a 10:58.

Il passaggio schiacciato di Zeller raggiungeva il numero 3 che in mezzo avvitamento, spostato da Maker segnava un two and one per il 50-40.

L’ex Wood però dal pitturato racimolava 4 punti trascinando al -6 i bianchi.

Seguiva la reazione di Cody che frontalmente si scontrava con Maker, la palla ballava sui ferri per finir dentro mentre Maker andava giù.

Zeller poco più tardi era costretto a uscire per un taglio sanguinante sopra lo zigomo destro e a 8:33 entrava Willy che da lì a poco prendeva il tiro da tre open senza riuscire a metterlo.

Anche Jackson falliva la tripla ma Charlotte lasciava una voragine senza tagliafuori e Maker a rimbalzo ringraziava segnando con l’invasione di un Borrego giustamente arrabbiato per due punti incredibilmente regalati.

A 7:29 quindi time-out sul 52-46.

Willy era stoppato da Maker ma sull’altro fronte Wood non trovava nulla di meglio che un wild shot in entrata fallendo contro il nostro centro spagnolo.

Brown aveva la meglio su Willy dal post basso nonostante i cm a sfavore, un air-ball di Caleb Martin e due punti da sotto di Maker su un Hernangomez impalpabile sembravano il preludio al sorpasso (52-50) ma Caleb Martin cambiando diagonale, assistito, riusciva a metter la tripla del +5.Una dunk di Henson riavvicinava i Pistoni ma Malik rispondeva andando dentro senza troppa grazia ma con efficacia dopo una palla molto combattuta.

Galloway con un arresto e finta di tiro da fronte a canestro si liberava di Caleb e veniva aiutato dal ferro sul suo tiro quindi i Pistons sul -3 e con la palla in mano potrebbero pareggiare ma un passaggio di Henson era preda di un rapido Monk che partendo in coast to coast arrivando alla slam dunk davanti a Galloway.

Una mazzata di Willy non toglieva palla dalle mani di Henson che riusciva a segnare il tiro e anche l’addizionale del 59-57.

Con Cody negli spogliatoi servivano punti per resistere alla pessima difesa dello spagnolo e per un fallo di Brown uno lo portava a casa Graham.

Devonte’ da tre continuava a essere impreciso ma un rimbalzo di Miles consentiva a Monk di avere una second chance che il numero 1 sfruttava senza timore sparando dalla diagonale sinistra un profondo tre che si inabissava a 1:08 (63-57).

Stesso copione poco più tardi con Graham a non funzionare al tiro ma ancora un tap-out, questa volta di Hernangomez era manna per Miles che bombardava ancora da fuori per il 66-59 a :30.5.

Charlotte si affacciava agli ultimi 12 minuti conservando 7 punti di vantaggio quindi.

4° quarto:

Pessima partenza per Graham, il quale giungeva a 0/6 da tre punti, Morris per fallo di martin in lunetta a 11:12 riduceva il gap a 5 punti ma un floater tagliato di Zeller su Henson serviva come il successivo tocco off-balance in entrata di Rozier a 9:25; 4 punti fondamentali per la squadra di Borrego tornata sul +9 (70-61).

Una serie di errori di Charlotte sullo stesso possesso era punita dall’angolo sinistro da Brown con il 70-63.

Charlotte dava un’accelerata al suo gioco m pescando il liberissimo McDaniels riposizionatosi nell’angolo destro; tempo e spazio per coordinarsi, mirare, segnare una tripla e festeggiare il +10.

McDaniels recuperava un rimbalzo difensivo, Cody uno offensivo smanacciando dentro da un suo errore per il 75-63 e dopo un’altra buona difesa del rookie McDaniels anche Graham si sbloccava da oltre l’arco nel momento giusto.

La sua tripla spediva Charlotte sul +15 a 6:19 e anche se Maker recuperando una giocata da tre punti riduceva lo scarto di un quinto, Brown mancava il tiro, Wood perdeva la palla sbattendo su P.J. portando sul 12-21 i TO.

Graham fingendo il tiro faceva saltar via Brown colpendo senza ostacoli per l’80-66 quindi la drive verticale di Monk con passaggio corto sulla linea di fondo per Bridges serviva per passare un finale tranquillo dopo la dunk del numero zero.

Pull-up di Graham su Maker, Morris in virata e appoggio portava a spasso P.J. subendo anche fallo

A 2:31 l’84-69 non dava comunque speranze ai Pistoni di evitare la decima sconfitta consecutiva contro i Calabroni.

Monk nel finale faceva tutto lui; scivolando rischiava di perder palla ma riuscendo a servire Graham si rimetteva in piedi scattando dentro contro-ricevendo il passaggio per andare in schiacciata appesa ma la trazione all’anello successiva non piaceva agli arbitri che gli affibbiavano un tecnico.

Knight a 1:11 segnava da tre e Brown mettendone altri due evitava agli Hornets di raggiungere il nuovo record stagionale per meno punti subiti in una partita (73 a Chicago).

Rimaneva comunque una buona prestazione difensiva con i ritocchi finali per l’87-76.

Le pagelle

Terry Rozier: 6,5

11 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. 4/13 FG. +12 in +/-. Qualche spreco al tiro ma buona difesa e presenza a rimbalzo. Mette dentro 11 punti, non molti (qualche errore c’è stato) tuttavia la serata è più che sufficiente.

Devonte’ Graham: 7,5

14 pt., 7 rimbalzi, 11 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 6/17 FG (1/9 3FG), +24 in +/-. Doppia doppia per Devonte’ che difetta nell’errare troppo ma in una serata dove le squadre non sono precisissime fa 5/8 da due punti. E’ da tre che si intestardisce mancando quasi tutto tranne una tripla fondamentale per ammazzare la partita.

Miles Bridges: 7

18 pt., 7 rimbalzi, 1 rubata. 7/15 FG, 2 TO, +0. Solito buon inizio per Miles che chiude con 13 punti e 4 rimbalzi il primo tempo, poi picchietta in attacco ma è soprattutto in difesa a mettere insieme buoni stop ai Pistoni. Un fallo di Morris con il gomito sul suo mento nel secondo tempo ci riconsegna palla. Troppo semplice ma bella la reverse dunk show-time su assist di Graham in transizione.

P.J. Washington: 6

8 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate, 1 stoppata. 4/10 FG. Una schiacciata dal punto esclamativo, dopo l’ottimo primo tempo scompare in attacco nel secondo. In avvio fa vedere qualche movimento dei suoi. Nel secondo tempo alterna buone difese ad altre ingenue e dannose

Cody Zeller: 6,5

6 pt., 10 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 3/9 FG, +14. Cody prende lo stesso numero di rimbalzi del primo tempo ma segna anche i suoi 6 punti tutti nel secondo senza troppa eleganza ma con pragmaticità. Deve uscire per una ferita sopra lo zigomo nel terzo quarto. Quando rientra nell’ultimo fa meglio di Willy sui due fronti.

Malik Monk: 7

17 pt. 3 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate. 3 TO. +0. Aiuta la squadra con i suoi punti, tanti ottenuti attaccando il ferro. L’unico assist è realizzato attaccando il ferro con un passaggio verticale per Bridges. Bene dalla lunetta con 5/6 e da tre punti con 2/4. Qualche TO di troppo per diversi motivi come quello sullo scarico.

Caleb Martin: 6,5

5 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. 3 falli, 2/7 FG, +1. Non un granché al tiro ma mette una tripla pesante in un momento delicato. Profonde impegno e se alcune volte viene battuto dall’esperienza in più degli avversari, compensa con generosità e pressione sull’attaccante.

Willy Hernangomez: 4,5

0 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. 0/4 FG, 2 falli, +4. Trascurabile lo 0/4 dal campo e gli zero punti ma se i 4 rimbalzi i 13:50 tutto sommato potrebbero anche starci (non è così perché se ne fa soffiare dai piccoli come Brown nel finale di primo tempo) tra una tripla mancata e due stoppate subite, in difesa nel terzo quarto è il buco che Detroit individua e rischia di costarci caro. Fortuna rientra Zeller.

Jalen McDaniels: 7

8 pt., 3 rimbalzi in 16:45. 2/3 FG, 2/2 FT, 3 falli, -2. Beffardamente prende un -2 in plus/minus, invece, è decisivo nel momento migliore di Charlotte nell’ultimo quarto quando segna una tripla aperta, compie una buona difesa e un ottimo box successivo. Va a dar fastidio in difesa dove prende anche tre rimbalzi. Buona mano se ha tempo di mirare, aiuta molto con la sua energia a mandare in confusione Detroit e a provocare un paio di palle perse.

Coach James Borrego: 6,5

La squadra passa a Detroit in linea con il valore dell’avversario. L’attacco è saltuario. Si vedono tante buone azioni ma anche alcune forzature mentre in difesa a parte un paio di distrazioni fotoniche e l’impossibilità di Hernangomez di difendere, ci siamo am c’è da tenere in conto il livello della squadra avversaria.

Game 52: Charlotte Hornets Vs Dallas Mavericks 100-116

Intro

Spesso le emozioni portano a deviare la realtà su canali inesistenti mostrandoci cose che non esistono o inducendoci in errore.

Potrebbe essere il ad esempio di incomprensioni nei rapporti interpersonali ma anche nel basket il giocare con il cuore, senza piani, giochi preordinati può portare al bivio: l’effetto sorpresa può essere utile qualche volta per spezzare la monotonia e la noia di giochi che, se conosciuti dall’avversario, divengono spesso prevedibili.

Il giusto mix non guasta.

La domandane che frullano nel mio cervello però da qualche partita sono sempre quelle, cioè: Avranno la forza di vincere la partita gli Hornets?, ma anche se davvero se la giocheranno, domanda da anteporre a quella sul valore del team.

Marvin Williams in buyout si sta accordando con i Bucks e MKG probabilmente farà lo stesso con Dallas mentre da Greensboro sono stati fatti rientrare Caleb Martin e Jalen McDaniels.

Un terzo elemento quindi che si aggiunge a una situazione particolare in casa Hornets a mettere in discussione la verità di un match già difficile anche se i Mavs per la serata saranno privi di Doncic e Porzingis.

Analisi

La peggior frazione dell’anno di Charlotte condanna i Calabroni a un lungo purgatorio di 36 minuti.

I Mavericks non sembrerebbero partire alla grande ma gli Hornets fanno ancora peggio mettendo insieme in poco più di 8 minuti la miseria di due punti con un 1/16 al tiro prima che Rozier da tre segnasse il 5-16.

Dallas vince la partita anche senza le sue stelle usando il tiro da tre punti, i tagli che scavano ferite nelle maglie della difesa di Charlotte, invalida spesso nel tenere sotto canestro.

In aggiunta, se “Nemo propheta in patria”, arriva anche la beffa di un Seth Curry scatenato, partito con un 10/10 dal campo prima di spegnarsi nel finale…

Hornets mai in partita, non c’è storia in serata nonostante la bella vittoria dell’andata.

Dallas è un team da trasferta e questi Hornets non assomigliano più a quelli al canto del cigno a fine anno.

Troppi fattori in gioco hanno determinato una sconfitta che si potrebbe provare a spiegare anche con i numeri ma non basterebbero per comprendere l’accaduto.

Vediamo comunque le statistiche di squadra principali.

I TO sono stati 10 per parte mentre le steal sono state 5-4 per gli Hornets e le stoppate 4-6 pro Mavs.

Scarti ridotti anche ai liberi con gli Hornets a guadagnar due punti;13/18 contro il perfetto 11/11 dei texani.

Dallas vince la partita al tiro con Charlotte al 43,7% dal campo (38/87) contro il 50,6% (44/87) mentre da tre il 30,6% (11/36) degli uomini di Borrego è stato molto inferiore al 48,6% dei blu (17/35), inoltre il gioco di passaggi più brillante e fluido ha favorito i Mavs con un 15-29 negli assist e anche a rimbalzo, aspetto chiave indicato da Borrego per vincer il match, Charlotte ha subito un 39-46 in linea con una brutta prestazione.

La partita

Starting five

Brunson (13 pt.), T. Hardaway Jr. (14 pt.), Finney-Smith (13 pt.), Kleber (7 pt.) e Cauley-Stein (15 pt. + 10 rimbalzi) per Dallas.

Dalla panchina un contributo pesante lo danno Se. Curry con 26 pt. (10/14 FG) e Marjanovic con 11 punti.

Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Zeller per Charlotte in assenza di Batum e Cody Martin.

Per il secondo è obbligatorio rimanere fuori come da protocollo dopo la rottura del setto nasale contro Houston.

1° quarto:

Brutto avvio di gara per entrambe le squadre ma con i Mavs al minimo sindacale mentre per Charlotte era inaccettabile l’1/12 dal campo che produceva solamente i due punti di Bridges (al secondo tentativo a rimorchio di un coast to coast di Rozier per pareggiare lo 0-2 iniziale di Cauley-Stein) a fronte di 10 punti ottenuti dai Mavs che dopo il pari subito infilavano le triple di Brunson (9:24) e Hardaway Jr. a 7:31, aggiungendo la dunk in corsa di Finney-Smith per il 2-10.

La situazione non migliorava dopo il time-out quando Charlotte, anzi, cominciava a dare segni di cedimento difensivi: Finney-Smith arrivava al vetro e su un passaggio orizzontale di Monk si inseriva Seth Curry, bravo a chiudere in transizione per il 2-14.

A 4:18 Cauley-Stein ne metteva dentro altri due e iniziava a sentirsi giustamente il brusio del pubblico mentre bisognava attendere una second chance da tre punti di Rozier per salire a 5 (3:49).

Kleber, chiuso da P.J. in aiuto, otteneva due FT per fallo del rookie.

Il lungo non tradiva così come il subentrato Curry, abile a infilare il 5-20 a 3:01.

Bridges dall’angolo destro infilava l’8-20 con un’altra bombarda ma i Mavs chiudevano forte il quarto con Curry che a 1:37 segnava da tre, Marjanovic che a rimbalzo offensivo otteneva il two and one per il 18-26.

Bridges, con una thunder senza paura schiacciava su Marjanovic ma Seth Curry (on-fire) segnava un fast pull-up su Caleb Martin e poi infilava una tripla da casa su uno staccato Monk per il 10-31 a fine primo quarto.

Monk vola per l’alley-oop. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Con un piede già fuori dalla partita dopo soli 12 minuti l’obiettivo di Charlotte era quello di mangiar punti nel secondo e rientrare in partita ma Curry partendo ancora con una tripla mandava sul -24 Charlotte che replicava con un’entrata di Monk.

Alla dunk appesa di Wright rispondeva P.J. con un lungo jumper dalla diagonale sinistra, quindi la sospensione alta di Monk dal lato sinistro su Lee a 10:11 valeva il 17-36.

Broekhoff da tre punti cacciava indietro i Calabroni che si esaltavano sulla linea tracciata da Graham per il volo irreale di Monk che a 9:47, spuntando sulla baseline sinistra, caricava a molla l’alley-oop a una mano per l’attentato a canestro riuscito perfettamente.

Lee depistava P.J. dal palleggio battendolo con il pull-up frontale ma si rifaceva con il giretto sotto canestro prima dell’hook vincente.

Charlotte andava a chiudere in due il penetratore lasciando a Marjanovic tempo e spazio per raccogliere la palla dopo il tocco errato al vetro, facile per il serbo metter dentro a 8:56.

Diciotto secondi più tardi Monk attaccava Broekhoff con l’euro step battendolo da sotto per il -20 (23-43) e Rozier dal mid-range provvedeva al -18.

Zeller si permetteva il lusso di stoppare il centro serbo ma un passaggio verso di lui in attacco era intercettato dalla vecchia volpe Lee quindi la tripla di Broekhoff faceva compiere un salto indietro nel buio a Charlotte impegnata nella rimonta, inoltre P.J. Si faceva stoppare da Lee e sull’azione seguente le soluzioni di due attaccanti come Rozier e Monk non funzionavano.

A 5:46 tornava a farsi vedere Curry che con la bomba spingeva sul 7/7 il suo FG mentre, dopo la tripla fuori misura di Zeller, il suo passaggio verticale tagliava la difesa di Charlotte consentendo un 2+1 a Cauley-Stein…

Charlotte precipitando sul -27 (25-52) trovava la forza di reagire con una tripla di Rozier a 4:53 ed ottenere altri due punti con Scary in appoggio in corsa al vetro.

A 4:11 arrivavano come pioggia acida due FT di Kleber, a 3:59 il pull-up di Graham recuperava i due persi ma sul raddoppio del nostro centro sul portatore di palla, nonostante Bridges cambiasse su Cauley-Smith, il centro avversario non aveva difficoltà in avvicinamento a metter dentro usando i cm in più.

Un tap-in di Zeller per far muovere ancora a Charlotte il punteggio era seguito dalla tripla di Monk dalla diagonale destar che rischiava di essere annullata da un fallo di Bridges sotto canestro.

Charlotte se la cavava solo con il fallo chiamato a Miles (dopo la realizzazione) trovandosi a 2:27 dall’intervallo ancora sul -21 (37-58).

Una mega dunk di Monk che posterizzava Cauley-Stein e un arzigogolato percorso di Graham per arrivare al floater dal cuore viola dell’area non modificavano il gap a fine quarto poiché Kleber colpiva da tre punti e Graham con i primi due liberi pro Hornets chiudeva a :32.1 sul 43-64 il primo tempo.

Fuori Cody, dentro Caleb ma non è sembrato per nulla qualitativamente la stessa cosa del gemello. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.
I tabellini dei singoli dopo il primo tempo.

3° quarto:

Il secondo tempo non dava segni positivi in avvio: Brunson appoggiava su uno Zeller troppo poco atletico per chiudere in stoppata, Cauley-Stein spingeva a terra Zeller in corsa che metteva dentro solo il primo libero…

Nota positiva, la steal rapida di Graham su Brunson, ancora nella propria metà campo; Devonte’ era abile a mantener la palla in campo e dopo aver mancato il primo appoggio si auto-correggeva per il 46-66.

Dopo un appoggio mancato da Cody, Dallas riprendeva la marcia con un parziale di 0-7 che a 8:40 lanciava i Mavs sul 46-73.

Dalla lunetta P.J. splittava, poi toccava a Zeller batter due liberi senza fallirli mentre Rozier, uscendo brillantemente da un blocco, riuscendo a contener la penetrazione favoriva il recupero a centro area e la tripla di Monk da transizione per il 52-73 a 6:20.

Ripristinato il -21, gli Hornets tornavano ad allontanarsi con l’effetto red shift, spinti indietro da una tripla di Hardaway Jr. a 5:48 mentre subito dopo Kleber in contenimento finiva giù mentre la sua mano veniva pestata accidentalmente.

Il lungo lasciava il campo mentre Charlotte tornava a provarci in attacco ottenendo due FT con Biz per la trattenuta di Cauley-Stein.

Uno su due, quindi ecco due punti di Curry, altrettanti di Rozier in floater, seguivano quelli di Cauley-Stein in correzione e la tripla di Curry a 3:48 per il 50-84 che mandava Seth al 9/9 dal campo…

Dallas correva ancora con l’alzata da metà campo di Curry per l’alley-oop di Cauley-Stein e si assisteva quindi ancora alla reazione degli Hornets con Bridges dalla lunetta (½) più una steal dello stesso numero zero che in coast to coast andava a metterne altri due punti per il 58-86.

Graham ne metteva due dal pitturato, Lee tre dall’angolo, zona grigia per Charlotte, quindi Monk a 1:40 segnava in floater mentre il contatto contemporaneo tra Cauley-Stein e Biyombo era punito dalla terna con un FT supplementare (a segno) per il 63-89.

Curry da destra chiudeva la partita a calcio balilla con la pallina del 10-0 realizzando anche il decimo tentativo (tripla) e i due punti scambiati da Graham e Marjanovic non alteravano lo scarto, ridotto di sole due unità a fine terzo quarto (65-94) anche perché Curry sulla sirena commetteva il suo primo errore forzando un jumper uno contro uno.

Graham, guardato da Brunson, si appresta a spargere un po’ di pepe nell’ultima frazione. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Borrego lanciava presto nella mischia oltre a Caleb Martin, anche McDaniels vista la situazione compromessa sul -29.

Partenza 3-4 con un 68-98 a 11 minuti esatti dal termine.

Ci sia avviava mestamente a fine gara ma a infiammare imprevedibilmente il match era Graham abile a piazzare un 12-2 personale (due punti di Marjanovic per Dallas) composto da tre triple in fila e un two and one finale con un pull-up a 8:31 per l’80-100.

Dopo due FT di Brunson a 8:02, Graham rispondeva sei secondi più tardi con il poker di triple.

La situazione era rivista dalla terna al replay e si passava dal possibile gioco da 4 punti al canestro annullato per blocco in movimento di Bridges.

Graham non si perdeva d’animo buttandosi dentro per l’appoggio in scoop a 7:21 e passando il pallone in angolo a Miles che trasferendo a mezzo tripla la sfera nel cesto, portava Charlotte sul -19 (85-104).

Dallas però eseguiva un attacco con le proprie caratteristiche: penetrazione e giro palla dal quale ne usciva Brunson con una tripla a sigillare la partita prima di eventuali rientri di Charlotte, ancora distantissima.

Finiva lì anche se McDaniels infilava un turnaround da mille e una notte per un giocatore proveniente dalla G-League affondando più tardi altri due punti in jumper.

A 2:24 Miles in entrata cambiava mano trovando anche il fallo per realizzare il 95-116.

Gli Hornets infilavano gli ultimi 5 punti riducendo lo scarto a 16 in una partita sbagliata dalla partenza.

Le pagelle

Terry Rozier: 6

15 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 6/15 FG, -15 in plus/minus. Tira meglio da tre in proporzione in serata (3/7). Si impegna in difesa tra un paio di stoppate e alcuni buoni contenimenti Tentativi in angolo di close-out generosi ma che spesso non vanno a buon fine. Non è on-fire come Curry ma il suo lo fa su ambo i lati del parquet.

Devonte’ Graham: 6,5

26 pt., 4 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata. 10/20 dal campo. 3/10 3 FG. Segna tre triple nel finale, tutte consecutive. Infila anche la quarta dopo un two and one ma la terna l’annulla per un fallo offensivo di Bridges. Va a metter dentro uno scoop e offre l’assist a Miles. Gamberone si scatena nell’ultimo quarto ma a partita terminata. In difesa a volte i cm fanno la differenza in negativo contro il tiratore avversario. 20 punti nel secondo tempo.

Miles Bridges: 6

20 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata. 8/15 FG. Anche lui segna di più nel secondo tempo, 13 punti. Nell’ultimo quarto segna d tre e anche con un two and one in cambio mano ma compie un blocco irregolare e viene annullata la tripla di Graham. I suoi due punti in correzione su un suo tiro sbagliato, sono gli unici di Charlotte per oltre otto minuti.

P.J. Washington: 5

7 pt., 9 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. 29:10 in campo, in difficoltà sotto canestro. Movimenti buoni ma troppo lento e prevedibile va a finire con un 3/11 a fronte di una stoppata rifilata ne subisce tre e manca anche 4 tiri da fuori con uno 0/4 non bellissimo da leggere. -19, coinvolto nella debacle iniziale.

Cody Zeller: 5

5 pt., 8 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata in 21:02. Disastroso 1/7 dal campo con un paio di tocchi semplici da sotto mancati. A parte la stoppata su Marjanovic e un numero consistente di rimbalzi rispetto il solito, sotto canestro rimane un buco per mancanza d’atletismo rimanendo più o meno fermo.

Caleb Martin: 5,5

0 pt., 4 rimbalzi, 1 assist in 22:54. Ci prova solo una volta e gli va male. Commette due falli e ha un -8 in +/-. Marginale, prova a tenere in difesa ma patisce parecchio inizialmente.

Malik Monk: 6,5

19 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 8/13 FG. 3/6 da 3 pt, -18 in plus/minus. Uno dei complici del disastro iniziale difensivo dove spesso concede troppo spazio ai tiratori (non solo in questa serata), rimedia con tanti punti e due sparate clamorose: una è l’alley-oop su invito di Graham e l’altra è un’iniziativa personale in uno contro uno che si chiude con una schiacciata modello Bridges su Cauley-Stein posterizzato in aiuto sotto canestro.

Bismack Biyombo: 5

3 pt., 1 rimbalzo, 1 assist in 17:33. -13. L’impegno c’è anche ma manca proprio la qualità. In scadenza di contratto a fine anno, probabilmente al 99,9% Charlotte non lo rifirmerà.

Jalen McDaniels: 6

5 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata. 2/4 FG, 1 TO, +13. Aiuta nel finale ed essenzialmente è lì che guadagna nel plus/minus mentre la sua entrata sul parquet precedente non aveva sortito gli effetti sperati. Gioca 18:35 mostrando alcune buone cose in difesa, un turnaround to and one nel finale che si unirà a un jumper per arrivare a 5 punti.

Coach James Borrego: 5

Forse si poteva chiamare immediatamente un time-out dopo lo scempio iniziale ma dubito sarebbe cambiato qualcosa. Gli Hornets sono gelidi nel primo quarto traditi da qualcosa in più oltre che dal minor talento offensivo. La partita non si rimette in piedi più perché la difesa balla. Si fanno esperimenti con i nuovi ma anche con il quintetto titolare si va in difficoltà spesso; sui tagli, sui cambi, sul giro palla per le triple, dagli angoli ma anche quelle con extra pass. Sotto canestro soffriamo. Quanto ci sia da aggiustare e quanto sia dovuto ai singoli è difficile dirlo, una commistione non entusiasmante tra i due fattori probabilmente.

Marvin buyout

La trade deadline era fissata per giovedì, ore 21:00 italiane.

Charlotte non si è mossa, assopita in un letargico e lisergico tepore immobilista tanto che Drummond, più volte menzionato dai rumors verso Charlotte, alla ricerca di un protettore dell’anello, ha finito per accasarsi a Cleveland con il giocatore dispiaciuto di esser stato liquidato dalla squadra dove avrebbe voluto rimanere.

Gli Hornets entrano oggi comunque in fase di ricostruzione totale; dopo l’1-12 nelle ultime 13 uscite che fa avvicinare la squadra in quella zona dove le scelte future del prossimo Draft si fanno veramente interessanti, in queste ore parrebbe essere il turno di Marvin Williams, scadenza del contratto in estate, deciso ad anticipare la sua uscita dalla Queen City sfruttando l’opzione buyout per unirsi a una contender secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski per ESPN.


Il giocatore, nato il 19 giugno 1986, fu la seconda scelta nel Draft NBA 2005 mentre stava caratterizzando l’esperienza degli Hornets 2.0 essendo uno dei volti più famigliari ormai da cinque anni e mezzo, simbolo, suo malgrado, di un ambiente mediocremente stagnante dopo l’esperienza ai playoffs del 2015/16.

Giunto alla sesta stagione, in simbiosi con l’avvio della nuova esperienza di Charlotte come Hornets, Marvin aveva esordito segnando 7,4 punti di media nella stagione 2014/15 per salire al suo massimo (11,7) la stagione seguente, quando gli Hornets centrarono appunto i playoffs ma quest’anno ha toccato il suo minimo con 6,7 punti a match.

Il suo minutaggio, sempre stato oltre i 25 minuti, è sceso a 19,1 questa stagione mentre il numero minimo di partite che il veterano ha disputato con noi in una singola stagione è stato di 75, cifra alla quale al massimo si sarebbe soltanto potuto avvicinare quest’anno.

Ha connesso alla retina il 37,8% delle triple tentate per la squadra di Jordan che lo prese dopo l’esperienza si due anni agli Utah Jazz (reduce da stagioni senza playoffs) mentre nelle sette stagioni iniziali passate agli Atlanta Hawks, dal 2007 al 2012, per ben cinque volte consecutive disputò i playoffs.

Charlotte oggi sta cercando di far crescere i giovani mentre Marvin ha voglia di rinfrescare la memoria di una post season, scelta ottimale per entrambi con gli Hornets pronti a svoltare su una nuova strada e liberarsi immediatamente di un contratto leggermente sopra i 15 milioni.

Marvin aveva firmato per la seconda volta per 4 anni a 54.5 milioni il 10 giugno 2016 mentre l’11 giugno dello scorso ano aveva esercitato la sua opzione per rimanere a Charlotte.
Oggi si vocifera anche sulla guardia Darren Collison, il quale potrebbe unirsi a Williams tra i giocatori che dovranno accasarsi in un team entro il primo marzo per rendere effettivo il buyout.
Il profilo di Marvin oggi sarebbe adatto a uno contender in virtù del suo stipendio poiché altri team non penso vorrebbero spendere questi soldi per il numero 2 di Charlotte, specialmente a questo punto della stagione.

I Los Angeles Lakers potrebbero voler allungare la panchina o magari i Clippers che hanno appena mosso le acque sul mercato (ottenendo comunque Marcus Morris), ma anche Boston potrebbe essere una meta meno impossibile di quel che si pensi o chissà… magari qualche outsider come Toronto o Houston potrebbero farci un pensierino in base alle proprie peculiarità salariali.

Questi team potrebbero pensare a lui come un ricambio utile ad aggiungere un discreto tiro da tre punti (utile anche nel catch n’shoot) e per avere un decente difensore, un veterano esperto da unire allo spogliatoio.

A Charlotte quest’anno, il suo slittamento in panchina, dovuto alla necessità di lasciar spazio ai giovani, non ha comunque impedito a Marvin di lasciare il segno sotto l’impatto offensivo con la media del team di Borrego a migliorare di +2,7 (dai 105,5 ai 108,2).

Oggi però, come accennato qui, qualche tempo fa, l’era Marvin Williams a Charlotte, sembra esser destinata al tramonto dopo cinque stagioni e mezzo passate al servizio di MJ.

A caratterizzare il paesaggio non ci sarà più la simpatica ma onerosa voce del veterano dall’etica lavorativa impeccabile.

Ora bisognerà attendere l’estate quando gli Hornets avranno oltre 50 milioni disponibili da utilizzare sul mercato non rinnovando i free agent Biyombo e MKG magari lasciando andare Bacon e Willy Hernangomez, se si vuole dare una svolta positiva sul parquet a questo team.

Il Payroll degli Hornets secondo Basketball-Reference.com. Il prossimo anno dovremmo ancora pagare contratti pesanti come quelli di Batum (27 milioni) e Zelller (15,4) ma oltre alle scadenze di Williams, MKG e Biyombo, si potrebbero tagliare anche i costi di Bacon e Hernangomez, rispettivamente un giocatore scomparso e uno incompleto.

Nonostante le difficoltà di costruire una squadra a Charlotte, tutto passa nelle mani del GM Kup, di Jordan e dei suoi collaboratori.

Mancano 31 partite alla fine, sperando non siano tutte tappe da Via Crucis ma la testa, dopo questa mossa, è già tutta in una florida e promettente summer.

Game 51: Charlotte Hornets @ Houston Rockets 110-125

Intro

Charlotte oltre a scender la classifica scendeva in Texas in giornata per affrontare gli Houston Rockets, formazione molto ostica per i Calabroni che hanno quasi sempre perso negli ultimi anni anche perché Houston da quando è nata Charlotte, nelle ultime 31 stagioni, è salita 25 volte sopra i .500, 3 volte è arrivata con un record pari e soltanto altrettante 3 episodiche volte è scesa al livello inferiore.

La prima parte del merito va ampiamente data a un giocatore storico.

Vi do qualche indizio: Aveva due fratelli al college, uno di nome Afis e l’altro Taju, era già ricco prima di approdare in NBA perché suo padre aveva un cementificio in Africa, venne scelto al Draft davanti a Michael Jordan.

Ovviamente stiamo parlando di Hakeem “The Dream” Olajuwon, 17 stagioni con Houston e l’ultima a Toronto.

A parte “Il Sogno”, Houston, al contrario di Charlotte, è sempre riuscita ad allestire squadre competitive ed è in questo contesto che si svolgerà la partita di questa notte ambientata nello “spazio aerospaziale” di Houston.

La luce per gli Hornets arriverà a fine stagione, all’uscita del tunnel spazio-temporale Kupchak e Jordan sperano di pescare una stella che risollevi un po’ le sorti della squadra.

Charlotte stava andando bene nei suoi esterni fondamentali ma Graham è entrato in crisi mentre gli altri vanno a giornate o navigano costantemente sul ponte della nave fantasma Titanic facendo affondare Charlotte a ogni uscita.

La squadra è mal bilanciata perché non ha lunghi che siano solidi e completi e a 32 partite dalla fine le sconfitte aumentano anche perché non ci sono grandi scorer e quando la squadra tenta una motion offense ultimamente si perde in TO, tiri mancati e qualche fallo offensivo, troppo spesso.

Insomma, le prospettive per la serata non sono rosee, gli effetti delle ultime partite hanno creato scetticismo per questa seconda parte di annata e magari perdere per ottenere (SE otterremo una delle primissime scelte) a Charlotte non dispiace nemmeno troppo all’entourage e alla dirigenza.

Analisi

Partita agrodolce a Houston.

Ancora una volta non si raccoglie nulla in Texas.

L’oro nero Charlotte lo estrae nel primo quarto con una prestazione maiuscola e intelligente sfruttando i cm a disposizione contro un quintetto più basso.

Già dal secondo quarto però i Calabroni si fanno trascinare nel piacevole ma pericoloso della partita dal ritmo veloce; il drone Harden entra in forma (chiuderà a 40 punti sfiorando la tripla doppia) e i razzi a lunga gittata di Houston cadono spesso a segno nonostante all’intervallo Charlotte mantenga un punto di vantaggio (63-62).

Il terzo quarto è combattuto anche se Houston lo finirà avanti di 4 lunghezze, 88-92, per finire sotto a inizio quarto con Graham da tre e Monk da due a portare sul +1 Charlotte.

Battaglia anche nei primi minuti con i Rockets nuovamente sopra ma due triple di Graham (la seconda dal North Carolina) lanciavano i Calabroni sul +3 (101-98).

Graham però rientrava in panchina mentre gli Hornets lanciavano un brutto segnale con canestri troppo facilmente concessi agli avversari in entrata o da tre e dal 103 pari di passava al break decisivo, uno 0-8 chiuso dalle triple di Harden e House Jr..

Dopo una bella partita Charlotte sanguinava insieme a Martin, colpito da Zeller involontariamente a rimbalzo.

Cody, quello più forte dei due, doveva lasciare il parquet mentre Rozier falliva il secondo tiro consecutivo e House Jr. portava in alley-oop il parziale sullo 0-10…

D’Antoni chiamava il coach challenge su una stoppata data per goaltending a Tucker ma perdeva la chiamata, stucchevole.

Monk otteneva quindi anche un libero per il 106-113 ma nonostante Houston andasse qualche volta a vuoto, Charlotte non riusciva a sfruttare il finale per rientrare, anzi, Harden si permetteva il lusso di segnare 4 pt. in un colpo per fallo di Martin (spostato da una debole gomitata un po’ troppo maliziosa) e la partita finiva come il solito con una sconfitta, per 110-125 nel caso nonostante il 53-41 a rimbalzo pro Hornets e Gordon facesse uno 0/12, una delle peggiori prestazioni dall’arco in NBA se non erro eguagliando Brook Lopez.

47,0% FG e 39,4% da tre per Charlotte al tiro contro il 44,3% di FG e il 33,3% in 3FG.

Charlotte però segnava solo 13 bombe contro le 20 dei Rockets.

Fondamentali i TO, 17 per Charlotte, solo 4 quelli di Houston che con il quintetto più basso ha condizionato troppo Charlotte, incapace di trovare il ritmo e di sfruttare i cm sotto canestro per vari motivi senza riuscir a sfruttar l’occasione delle assenze di Capela e Westbrook.

La partita

Starting five

Inedito quintetto per gli Hornets a Houston.

Borrego, dopo aver provato Williams e Bacon come starter, tentava la carta Cody Martin che aveva ben giocato l’ultima partita.

Houston senza Westbrook (40 pt., 9 rimbalzi, 10 assist) e Capela schierava un quintetto basso composto da: J. Harden, B. McLemore (14 pt.), D. House Jr. (22 pt. + 9 rimbalzi), E. Gordon (16 pt. con 0/12 da 3, una delle peggiori prestazioni NBA nel tiro da fuori), P.J. Tucker (13 pt. + 10 rimbalzi).

1° quarto:

Palla a due anomala tra Zeller e Harden che il nostro centro vinceva facilmente per via dell’altezza, pressione micidiale sin da subito degli uomini di D’Antoni per sfruttare il “vantaggio” di esser piccoli ma Bridges, appena dentro la linea da due punti, dalla sinistra, scagliava un lungo fade-away sorprendentemente vincente.

Gordon in entrata da sinistra veniva girato ma ne usciva un mezzo circus shot con libero, per fortuna fallito.

Hornets ancora all’attacco ed errore per Bridges che, grazie al rimbalzo offensivo dei compagni e alla drive di Graham andava sul sicuro per l’alley-oop a 10:44.

Rozier provava subito a scavare un solco tra l due squadre colpendo dalle due diagonali da tre punti: a 10:28 da destra e a 9:59 da sinistra trascinando i teal sul 10-2.

House Jr. rispondeva da oltre l’arco per il 10-5 quindi capitava anche che Harden perdesse palla su Zeller e anche se Graham esagerando con la distanza da tre falliva, il rimbalzo offensivo portava in lunetta Rozier a 8:42 per il 12-5.

Cody andava corto ma l’ennesimo rimbalzo offensivo portava Zeller in lunetta dopo aver battuto House Jr. in entrata.

Tutto filava liscio e Charlotte a 8:17 si portava sul 15-5 forte della supremazia a rimbalzo.

A 7:58, in transizione, Graham era lasciato solo così il nostro numero 4 non si faceva pregare per segnare 3 punti solo cotone.

A 7:44 un fallo commesso su Harden portava in lunetta il Barba per il 18-7, lo stesso trascinatore dei razzi segnando da tre tagliava il divario sul -8 ma Bridges, correggendo un air-ball di Zeller (tocco ravvicinato) faceva risalire il gap in doppia cifra (20-10).

Due palloni persa sui tentativo di servire Zeller nel mezzo servivano a McLemore per chiudere in appoggio e a Harden per segnare (goaltending)il 20-14.

Borrego chiamava un time-out a 6:08 quindi Bridges sbagliava il tir ma un vigoroso tap-out di Willy finiva per favorire l’iniziativa di Rozier in entrata; spinta di Harden, gioco da tre a 5.34 con Charlotte sul 23-14.

Due FT affondati da Willy a 4:52 ed era +11, +13 quando a rimorchio lo stesso spagnolo correggeva a rimorchio l’unico errore dal campo del primo tempo di Monk.

House Jr. da tre punti portava a casa il 27-17 quindi a 3.35 un pick and roll mandava Willy dentro a infilare il +12.

Hartenstein da sotto dava qualche cm in più ai Rockets ed ecco arrivare i due punti in area per Houston ma sul fronte opposto il giocatore dei Rockets non era una roccia nel contenere Miles.

Due FT splittati a 2:26 e punteggio mosso nella stessa maniera dallo stesso giocatore a 1:42 con Charlotte sul 31-19.

Rivers in crossover depistava Monk fino ad arrivare al ferro morbido per l’alzata semplice poi nel finale Graham, in palleggio su P.J. Tucker, perdeva pala con la stessa a scorrere sulla sinistra verso Monk che andava da tre per accender la prima candelina pesante del suo compleanno sulla sirena.

Hornets-Rockets 34-22 dopo un primo quarto intenso.

Monk chiude a 19 punti nella giornata del suo birthday. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Ritmo veloce anche nel secondo quarto con Gordon ad accorciare dalla lunetta doppio un minuto, Monk sganciava un runner da centro area per il nuovo +12 per poi esaltarsi da tre e accender la seconda candelina a 10.25 (39-249 quindi toccava a Houston con un tecnico per tre secondi difensivi e la tripla di McLemore per il 39-28.

McLemore ci riprovava da fuori ma la palla, dopo aver colpito il ferro entrava nel cilindro di Rivers in salto, da dietro Martin la contendeva facendo cadere pesantemente Rivers (problemi al gomito) a terra ma gli Hornets non combinavano nulla e venivano infilati da un Harden che provava a entrare in partita.

P.J. in uno contro uno in area aveva la meglio sul Barba, Rivers, ripresosi, sfruttava il giro palla e l’open 3 dall’angolo sinistro quindi dopo l0’errore ravvicinato di Zeller ecco ancora la classica infilata di Harden con due punti più FT per sandwich Martin/Zeller.

FT affondato per il 41-36 a 8:15.

Passaggio rapido orizzontale dal post basso di P.J. per Rozier in taglio frontale e Hornets sul +9 dopo un’entrata frontale di martin con chiusura cambio mano di sx proteggendosi con il ferro.

House Jr. da tre metteva il 45-39 ma Rozier attaccando il corridoio centrale ricavava un fallo da Rivers per un 2/2 dalla lunetta.

Tucker dal corner destro da tre riduceva il divario a 5 pt. (47-42).

Bridges conteneva Harden toccando palla e salvandola in salto all’indietro sulla potenziale uscita ma Charlotte andava a vuoto e per un fallo di Rozier Harden affondava tre FT che facevano tornare a tiro i Calabroni per i razzi.

Martin da tre a vuoto ma Willy in mezzo a Harden e House Jr. era bravo a conquistare il rimbalzo e a salire per due punti.

House Jr. da tre punti metteva nel mirino gli Hornets (49-48) che segnavano a 4:15 con il giro di Bridges e l’appoggio da sotto la tabella.

Per un fallo assegnato contro Willy il Barba ne andava mettendo altri due quindi l’apertura di Willy in angolo per Graham consentiva di portare a casa tre punti, peccato gli Hornets pasticciassero in due a rimbalzo difensivo solidamente conquistato, House Jr. portava via palla e Harden a contatto con Rozier creava altri tre FT.

Implacabile il Barba portava il tabellone sul 54-53 ma lo stesso James, volendo mettere il punto esclamativo in schiacciata, spalmava sul ferro il possibile vantaggio quindi Monk in coast to coast resisteva allungando sul 56-55.

Un goaltending di Bridges poi due punti di Monk a 2:42 con errore dalla lunetta e due punti di Harden a 2:30 ripristinavano il +1 Charlotte (58-57) che dopo l’errore di Graham si trovava per la prima volta in svantaggio in partita grazie all’appoggio di House Jr.

P.J. Tucker dal corner destro aggravava la situazione con la seconda tripla personale (58-62) ma Martin correggendo l’errore di Bridges portava gli Hornets in rampa di lancio per il sorpasso finale che avveniva per mano dello stesso Martin che da tre sorprendeva.

Gordon da tre non funzionava, Martin prendeva un rimbalzo e tornando in difesa andava anche a chiudere in salto P.J. Tucker facendogli sbagliare la tripla per conservare all’intervallo il punto di vantaggio.

Altra buona prestazione di Bridges condita con il record a rimbalzo. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

3° quarto:

Rientrati sul parquet però P.J. Tucker si riprendeva la tripla mancante ma Martin batteva Gordon dalla diagonale sinistra per il contro-sorpasso (66-65) quindi un blocking foul su Bridges che splittava i liberi, portava sopra i nostri di due punti.

Gordon, sbattendo in entrata su Zeller nel semicerchio, otteneva due FT segnandone uno, seguiva però, dopo qualche errore per parte, il sorpasso per mano dello stesso ex Pelicans.

Terzo tempo da triplista di P.J. in appoggio e Hornets di nuovo al comando, Rozier a 8:49 dalla diagonale sinistra per il 72-68 davano un buon margine ma veniva assegnato un fallo dopo la stoppata di P.J. su Harden.

Il barba finalmente sbagliava un libero mentre in difesa era costretto a incassare l’hook di P.J. per il 74-69.

Gordon realizzava il -3, Martin forzava l’entrata veloce diagonale su Harden e funzionava tuttavia da una second chance ecco arrivare due punti di Gordon seguiti da tre di House Jr. per impattare la partita a quota 76.

Charlotte segnava con Bridges da sotto che correggeva sé stesso dopo esser stato contrastato da House Jr. e Rozier, dopo aver saltato in euro-step due difensori era bloccato fallosamente da Gordon.

2/2 per l’80-76 a 5:25 ma McLemore inviava un razzo che colpiva il canestro di Charlotte.

La squadra di Borrego trovava il passaggio corto lungo linea in ara tra P.J. e Bridges per la finalizzazione stretta di quest’ultimo in un due contro due ma il drone Harden pilotava a 4:22 il two and one (fallo di Bridges) per ritrovare il pari perduto.

Un passaggio di Cody martin dentro per P.J. era sfruttato al secondo tiro dal nostro rookie, bravo a riprender la palla e a schiacciare dopo l’errore.

Sefolosha e Monk andavano a vuoto, McLemore da tre dall’angolo no, altri due punti Rockets ai quali rispondeva Monk per l’86-87 ma Rivers replicava da tre da destra allungando sul +4.

Il botta e risposta finale tra Bridges (fing and rolla da transizione) e due punti di Houston da second chance lasciavano inalterato il divario con il punteggio di 88-92.

4° quarto:

In genere Charlotte recentemente è sempre uscita rapidissimamente dalla partita in avvio di ultimo quarto ma questa volta Graham apriva da tre punti e Monk in appoggio di destro ne aggiungeva due così Charlotte tornava avanti.

Gordon, in entrata rallentata su Willy, aveva la meglio sul centro spagnolo poi P.J. Tucker, in tuffo scivolato sulla schiena varcava la metà campo, passava indietro la palla, per la terna era tutto buono, Sefolosha ringraziava portando a casa due punti in transizione.

Bacon dalla lunetta a 10:13 otteneva i suoi unici due punti con un parziale bench di 34-17 quindi Tucker alzava a una mano il runner dalla destra per il 95-98.

Gli Hornets rimanevano sempre in scia e Graham si esaltava segnando a 8:44 la bomba del pareggio per sparare con confidenza e fiducia quella da casa sua a 8.13 che valeva il +3 Hornets.

Devonte’ però era fatto risedere presto in panca da Borrego per un po’ di riposo e Houston ne approfittava con Sefolosha da tre (dimenticato) quindi Harden in entrata provocava il sorpasso, proprio lui in netta chiusura fallosa su Willy concedeva due possibilità ai liberi all’iberico, non un gran tiratore dalla lunetta ma questa volta a 7:01 dalla fine non sbagliava trasformando i due pt. del 103 pari.

In un paio minuto gli Hornets però gettavano al vento la punto a punto finale; Tucker in entrata diagonale da due punti, Harden da tre (frontale a 6:19) e House Jr. d tre in second chance mettevano dentro 8 punti per il 103-111.

Lo scontro difensivo tra i due Cody (mischia a rimbalzo) era la fotografia della gara; Charlotte si pugnalava da sola a 5:42 con la botta sul naso di Martin che, accasciatosi, sanguinante dal naso, era costretto ad abbandonare il campo lasciando solo una piccola chiazza di sangue sul parquet.

Rozier mancava un tiro forzato e House andava sopra al ferro per l’alley-oop che estendeva il parziale sullo 0-10.

Charlotte segnava due punti con un goaltending e Monk trepidante di calarsi in lunetta per giunta ma D’Antoni chiamando uno stucchevole coach challenge (perso) ritardava le operazioni. Per il 106-113.

I Rockets mancavano due occasioni sulla medesima azione, Monk usciva in corsa ala ricerca della sfera vagante abbracciato a House alla ricerca del pallone, per gli arbitri il fallo era di Monk che incredulo lasciava l’ennesimo possesso ai Razzi, bravi a trasformarlo con Harden con il tocco in entrata sopra Zeller.

Troppo tardi ormai se anche Graham dalla lunetta finiva per splittare a 4.18 (107-115).

Graham aggiungeva ancora punti e Bridges da tre ritoccava i suo score per il 110-118 a 2:33 ma Harden infilava una tripla e chiudeva con una gomitataina su Martin (per eludere la stoppata) prima di tirare da tre ed essere sfiorato chiudendo con la giocata da 4 punti.

Terminava 110-125 una partita che gli Hornets non hanno giocato male ma avrebbero dovuto continuare a giocare in maniera differente sfruttando il loro vantaggio, questa volta non è stata solo colpa del materiale scadente ma anche di qualche scelta di Borrego che non è riuscito a sfruttare le assenze di due pilastri dei Rockets.

Le pagelle

Terry Rozier: 6,5

20 pt., 5 rimbalzi, 4 assist. 5/12 FG, 2 TO, -11 in +/-. Buon realizzatore Terry. Quando decide di andare in entrata trova il passo per il terzo tempo o per esser al massimo fermato con il fallo. Apre con due triple, poi ne mette soltanto una ancora a fronte di 7 tentativi finali. Sbaglia un paio di tiri in entrata forzando troppo nel momento decisivo della gara invece magari di passar la palla e questi pesano parecchio. Nel complesso al sua prestazione rimane discreta anche se non sgranocchia nel crunch time.

Devonte’ Graham: 7

16 pt., 4 rimbalzi, 10 assist. 5/11 FG, 2 TO, +2 in +/-. Graham in netta ripresa in serata anche se continua a sballare ampiamente alcune triple che prova un po’ troppo frettolosamente. Ne mette un paio anche da casa sua e quando sta entrando on-fire, Borrego decide di farlo riposare. La mossa si rivela letale per Charlotte che dal +3 passa rapidamente al -8 nell’ultimo quarto. Smistando 10 assist entra in doppia doppia. Nel finale poi non trova più il ritmo ma la partita era praticamente persa.

Cody Martin: 6,5

12 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. 5/9 dal campo (2/4 da tre), 3 TO, -20 in 36:14. Prestazione generosa. Quando sta su Harden (la squadra cambia marcatura spesso a seconda delle circostanze) è una lotta che qualche volta vince anche se fermarlo è quasi impossibile, su Tucker funziona benissimo un paio di volte andando in close-out in angolo. Colpito da Zeller nel finale deve abbandonare il parquet sanguinante. Non si risparmia e sale in doppia cifra con due bombe a segno. Lesto nel recuperar qualche rimbalzo, alla sua prima apparizione da titolare non sfigura, meglio di Williams e tre gradini sopra Bacon. Un paio di TO evitabili ma è un rookie.

Miles Bridges: 6,5

20 pt., 15 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. 8/17 FG, +0 in +/-. Record in carriera per rimbalzi per Miles. Continua a giocare bene Bridges che va in doppia doppia. Il secondo tempo è leggermente inferiore al primo quando porta ancora molta più energia che nel secondo andando ad attaccare più convintamente. Sembra in un momento positivo e la squadra in attacco lo supporta un po’ di più.

Cody Zeller: 4,5

3 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 1/5 FG, 2 TO, 4 falli, -4 in +/- in 13:05. Il giraffone là in mezzo non sfrutta i cm a disposizione non riuscendo a elevarsi sopra i più piccoli giocatori avversari. Con un centro alla Howard questa partita credo si sarebbe potuta vincere. Giochiamo senza un vero centro in attacco mentre anche in difesa nonostante raccolga tre rimbalzi in non moltissimi minuti, rimane troppo timido e soggetto ad entrate, esposto come un fragile albero in mezzo a un tornado, subisce nel finale le entrate di Harden ma non solo.

P.J. Washington: 6

8 pt., 6 rimbalzi, 3 assist in 24:07. 4/9 FG, -20 in +/-. Rientra dopo le assenze contro Spurs e Magic ma non è lui e si vede. Limitato e un po’ timido in difesa, forse per paura di forzare la caviglia, parte dalla panchina, fa vedere qualche movimento da manuale tecnico del basket ed è intelligente ad attaccare il ferro contro i giocatori più bassi in mismatch solo che l’esecuzione rimane a metà. Segna in controtendenza più punti nel secondo tempo (6).

Malik Monk: 6

19 pt., 6 rimbalzi, 1 stoppata. 8/13, 3 TO, -21 in +/-. Compleanno amaro per Monk che sfiora sì la doppia cifra con una buona media tiro. 7 i suoi punti nel secondo tempo quando peggiora la media tiro. Due bombe nel primo tempo, iniziative interessanti, purtroppo come quasi tutta la squadra fatica ne momenti decisivi anche se prova a rimetterla in piedi nel finale con qualche tentativo ma sul lato difensivo si può dare di più.

Willy Hernangomez: 5,5

10 pt., 8 rimbalzi, 2 assist. 3/7 FG, 3 TO, -3 in +/-. Bel primo tempo di Willy, nel secondo aggiunge solo due liberi, un rimbalzo… risulta poso solido in difesa. Ha il merito di segnare i punti del 103 pari ma è un altro giocatore quello sceso nel secondo tempo. Non ha abbastanza mezzi e fisico per spaccare la difesa di Houston anche se nel primo tempo ci mostra un campionario interessante di buoni movimenti, tuttavia è anche “prone” al TO.

Dwayne Bacon: 5

2 pt., 1 rimbalzo in 10:41. +2 in +/-, senza quasi nessun merito. Ricava due liberi solo perché sul fade-away l’avversario commette fallo, in difesa se lo puntano è un buco. Non sembra giocare con grinta ma magari fin troppo rilassato vagamente addormentato. Non so che gli sia successo ma fa rimpiangere Batum, il che è tutto dire…

Coach James Borrego: 5

Non ha molto materiale ma avrebbe dovuto strutturate un gioco soto maggiormente efficace e tranquillizzar la squadra, tagli improvvisi e ritmo più lento non avrebbero favorito i Rockets, aiutati da troppo spazio concesso al tiro, non solo sul giro palla ma anch da parecchie dimenticanze. Direi di cercare di ripartire dal buono visto ma questa squadra tra tanking e demeriti sembra in caduta libera nonostante in serata si riveda Graham.