Game 55: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls 103-93

Intro

Eigth day after l’ultima apparizione degli Hornets, ricomincia la nostra regular season dopo la vittoria, proprio a Chicago, del Calabrone Miles Bridges per quel che riguarda il premio MVP nella categoria Rising Stars (vi erano anche Graham e P.J. Washington sul parquet) grazie a un po’ di show-time e qualche buona tripla.

C’è da segnalare che anche Bacon, in accordo con il giocatore, è finito a Greensboro per aver più spazio e nella prima ha aiutato gli Swarm, ultimi in classifica, a battere le Mad Ants segnando 51 punti.

Nel frattempo, al di fuori dal panorama cestistico e alle nostre latitudini, sull’otto volante dell’interesse pubblico, oltre al Corona-virus, abbiamo ancora paralipomeni sul caso Morgan/Bugo.

Pur non avendo visto Sanremo, ormai non manca il materiale, essendo tappezzato o appestato il web di meme o video sull’accaduto.

Pur detestando il gossip, oggi ho deciso di intraprendere questo argomento per qualche frase sviluppando concetti affini e di mostrarlo sotto un’altra luce che non sia la solito cliché sulla droga per il quale è conosciuto oggi.

Ricordo i Bluvertigo come uno dei gruppi più interessanti degli anni ’90 tanto che comprai all’epoca due CD del gruppo guidato da Morgan (Metallo non Metallo e Zero).

Qui, non voglio né difendere Morgan (difficilmente difendibile per l’accaduto), né dipingerlo come eroe a ogni costo fuori da canoni conformisti ma semplicemente raccontare una storia che ha bisogno di qualche premessa.

Quanto sia vero ciò che è accaduto a Sanremo è già fonte di parecchi dubbi; il complottismo odierno giura che sia stata tutta una messa in scena.

A favore di questa tesi, principalmente c’è l’esigenza della TV di creare programmi reality dove non si esca da una recita concordata precedentemente che tuttavia sconvolga con qualcosa di originale il noioso piano della routine della manifestazione inoltre Morgan è, oltre ad essere un musicista, un artista più completo e pare che stia sempre recitando una parte.

C’è da dire che questo lato di Morgan però è dicotomico poiché fa parte anche dell’artista originale che si presenta in marsina o in altri abiti in stile bohémien vivendo in maniera anticonformista, finendo per rifiutare il compromesso d’obbligo portato, indotto dal bisogno di denaro (non è un mister che Morgan abbia perso la sua amata casa) ma che infine, appunto, finisca per mandare all’aria tutto (nei vari Talent show ha sempre finito per abbandonare in polemica con l’ambiente).

Ovvio che l’esplosione mediatica ricevuta a causa dell’abbandono del palco di Bugo in seguito ai pizzini offesa di Morgan, sia stata enorme, probabilmente maggiore anche in caso di vittoria del pezzo, il quale per me meritava molto poiché il cantante che abitava a Cerano ha fatto centro con questa canzone sull’amicizia anche se paradossalmente il tutto si è risolto nella modalità opposta al messaggio intenzionalmente portato all’origine.

Ciò dimostra che di riflesso, le goliardate eccessive, le situazioni stupide, le cose futili da gossip siano preda facile immediata di una popolazione con un occhio assopito dall’assenza di vita reale che l’illusione morganica creata dai mass media e imposta dalle élite finanziarie internazionali sono riuscite a creare oggi in un meccanismo dal consumo veloce di qualsiasi cosa che lascia poco spazio al pensiero approfondito.

Ma chi è veramente Morgan?

Difficile rispondere a questa domanda e sono convinto che nemmeno lui saprebbe rispondere al costante mutamento, oltretutto la doxa, l’opinione, spesso è solo percezione…

Marco Castoldi nasce il 23 dicembre 1972 a Milano anagraficamente parlando.

Una data che sconvolgerà sicuramente la sua vita è quella dell’11 ottobre 1988 quando il padre si suiciderà per via di una forte depressione.

Probabilmente questo triste evento lascia scoperti nervi sensibili, a maggior ragione per un adolescente, tanto che non sapendo come prenderla Morgan inizialmente pensa a una predestinazione, come se avesse un marchio, un sigillo come quello apposto su Naruto per contenere la Volpe a Nove Code (Kurama) per poi negli anni tornare ad avere una visione molto più lineare di ciò che successe quel giorno.

Quella Fox però è una bestia difficile da governare e da quando inizia ad avere successo con il gruppo Bluvertigo (in collaborazione con “Andy” Fumagalli ed altri componenti), l’utilizzo di alcune droghe come taumaturgia per combattere lo stress iniziano a incidere sul suo carattere e sui suoi comportamenti pubblici.

Il genio a livello musicale c’è, “Fuori dal Tempo” è un pezzo a tratti onirico mentre Altrove è considerata dalla rivista musicale Rolling Stones il miglior pezzo del millennio e poi vince due volte il premio Tenco come solista.

Marco fuori dal tempo prova a rimanerci facendo anche beneficenza nell’epoca del “Dio Denaro” e del suo presunto potere ma lo sperpero e le “esigenze fisiologiche” dell’uomo hanno il sopravvento e dopo il matrimonio (una figlia con Asia Argento) finito male, probabilmente la sensibilità di Marco prende un’altra sbandata sul viale della fragilità, necessaria nel caos dell’artista per avere empatia e comunicare.

Letteralmente, il fatto di parlare troppo non lo aiuta nemmeno però, quando in una controversa intervista, dice di far uso di crack venendo attaccato ipocritamente (per mantener consenso) da quei politici che rifiutarono i test antidroga per entrare in parlamento e fecero bloccare dal garante della privacy un servizio delle Iene (del 2006) che con uno stratagemma promisero di mostrare come uno su tre (una specie di sorpresa Kinder, insomma) facesse uso di svariate droghe.

La cosa gli causa anche l’esclusione da Sanremo dove era già stato con i giovani Bluvertigo ma era arrivato ultimo con “L’Assenzio”.

Il genio e sregolatezza di Marco funziona meno di un tempo e anche l’amico Andy ha dichiarato che andando avanti con l’età, la disciplina e la pratica ad esempio delle arti marziali o della pittura l’abbiano aiutato ad essere meno dispersivo e più creativo.

Dopo varie partecipazioni a dei talent, eccoci arrivati velocemente all’ultima sparata contro l’amico Bugo e relative sparate con l’accusa di esser stato sabotato nonostante lo stesso avesse prestato del denaro all’amico in difficoltà.

Il pezzo merita secondo me.

Rovinare i rapporti, insomma, sembra essere l’hobby preferito da Marco che malato d’istrionismo, pur avendo talento fatica a ritrovare la creatività di un tempo e forse avere intorno qualche amico resiliente gioverebbe molto al pirata Morgan.

Per chiosare questa lunga intro userei le parole di Fabrizio De André’: “Penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni, senza slanci, beh, sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura.”

Per questo speriamo che la parte migliore dall’artista Morgan torni a esistere, eludendo la parte dell’odio in un’era dove il conformismo hater è dimostrazione di squallore e ignoranza (la comprensione è un’utopia per parafrasare una strofa di una canzone dei Bluvertigo) mentre lasciando spazio al basket, l’augurio è che gli Hornets mettano sul parquet passione e slancio ma anche tanta difesa, quella che Morgan, senza ipocriti filtri, non ha.

La partita

Tra due squadre che potrebbero dedicarsi al tanking usciva comunque una partita combattuta con qualche tratto spettacolare anche se non bela nel complesso ma con punte pregevoli di gioco o di azioni personali.

Charlotte aveva il vantaggio di recuperare tutti i suoi effettivi mentre la lista degli infortunati dei Bulls continuava a esser lunga, Markkanen e Dunn in testa.

Andava da sé che gli Hornets fossero favoriti nonostante il campo avverso e allo United Center per due quarti si vedevano dei meravigliosi Hornets, non solo perfetti dalla lunetta (12/12 nel primo tempo) ma anche padroni del parquet per chiudere sul 60-44 i primi 24 minuti.

A inizio ripresa gli Hornets mancavano un FT e i Bulls segnavano la prima tripla dopo ben 18 tentativi ma la squadra dell’Illinois non si fermava lì mettendo in piedi una rimonta colossale a suon di triple che faceva paura agli Hornets.

Un parziale di 22-3 spingeva i Bulls sul -2 (70-68) dopo esser franati sul -21.

Charlotte però lentamente si riprendeva riportandosi grazie al collettivo a distanza di sicurezza: +6 a fine quarto e +10 a inizio ultima frazione.

Un paio di colpi da tre piazzati da Monk e Bridges nel finale servivano ai Calabroni per tenere a distanza i Bulls.

Charlotte giocava un po’ troppo con il cronometro rinunciando a prendersi qualche tiro buono ma dopo il -7 di LaVine, a :40.6, una doppio tentativo di trattenuta sull’entrata di Malik, contestata da Boylen con il coach challenge, costituiva la resa dei Bulls poiché ne usciva un two and one che chiudeva definitivamente i giochi in una partita comunque tirata nonostante il vantaggio degli Hornets (il +21 momentaneo costituiva il massimo vantaggio stagionale).

Gli Hornets portavano a casa così la serie stagionale sul 3-1 ottenendo la terza vittoria di seguito on the road.

Chicago rimane alla fine migliore negli assist (22-24), nei TO (17-13) il che deriva anche dal fatto di esser riuscita a rubare o intercettare più palloni (9-12), specialmente nel terzo quarto quando diversi TO sono stati poi tramutati in punti dai Bulls.

I Bulls però escono sconfitti a rimbalzo 44-38, nelle stoppate (4-3) ma a condannarli è soprattutto la percentuale al tiro: FG% 47,3 CHA, 42,5 CHI con un 28,6% da tre per Charlotte e un ancor più ridotto 22,6% per i Bulls. Dalla lunetta l’86,2% di Charlotte (25/29) ha la meglio sul 63,2% dei Tori.

Starting five

J. Boylen per Chicago, a causa delle diverse assenze sceglieva il seguente quintetto: Arcidiacono (3 pt.), Z. LaVine (19 pt. + 7 assist), T. Satoransky (12 pt., 8 assist), T. Young (22 pt. 11 rimbalzi), L. Kornet (5 pt.).

Dalla panchina dei 4 uomini a disposizione di Boylen (9 in totale in serata), Harrison e White chiudevano in doppia cifra con 13 e 12 punti rispettivamente, Gafford ne aggiungeva 5 collezionando più falli, venendo espulso mentre Felicio chiuderà a 2 pt. e 5 rimbalzi.

1° quarto:

Grazie alla palla a due tra Kornet e Zeller vinta dal secondo gli Hornets partivano in attacco ma mancavano l’alley-oop con P.J. al quale sfuggiva palla dalle mani in alta quota mentre dall’altra parte Young, disturbato, falliva da sotto l’opportunità per sbloccare il punteggio.

Arrivava così a 11:09 la tripla di Rozier dalla diagonale sinistra.

A 10:40, per fallo di Young, gli Hornets rafforzavano il vantaggio sul 5-0 grazie a due FT di P.J..

Arcidiacono mancava la tripla ma Young tenendo vivo il possesso offriva a LaVine la penetrazione del 5-2.

P.J. in entrata saltava molto passando dall’intenzione della schiacciata all’elegante appoggio di destro per evitare il difensore.

Chicago reagiva con una transizione finalizzata da Satoransky a 9:05 più l’and one e il pari di LaVine in reverse layup.

Gli Hornets riprendevano il comando con Zeller in post basso destro ad arrangiarsi in appoggio uno contro uno ma il vantaggio durava poco perché Gafford in schiacciata non dava possibilità alla difesa degli Hornets.

Un floater cortissimo di Zeller era recuperato da Zeller sotto canestro, il che gli consentiva di guadagnare due liberi sul tentativo d’appoggio.

I due liberi caduti dentro per l’11-9 restituivano il vantaggio a Charlotte mentre subentravano Monk e Cody Martin.

Proprio quest’ultimo, in penetrazione dalla sinistra, offriva l’assist all’omonimo per la schiacciata del +4.

A 6:36 una driving dunk di LaVine faceva tornare a due punti i Tori ma Monk nel traffico cambiava mano segnando da sotto di sinistra il 15-11 e a 5:49 la tripla aperta di P.J. faceva volare i Calabroni sul 18-11.

Harrison, liberato in corsa per l’appoggio, non mancava il sottomano ma Chicago si faceva intercettare un pallone di Young per accorciare così Rozier innescava la transizione che portava Monk a schiacciare in maniera decisa ma 5.10.

Satoransky dalla linea di fondo destra batteva dalla media Biz alzando il punteggio sul 20-15 ma commettendo fallo su Monk in entrata regalava due FT al nostro n° 1 a 4:34.

Due FT perfetti che si ripetevano poco più tardi per lo stesso contatto tra i due giocatori.

Harrison aggiungeva un fallo inutile di Bridges in post basso destro così, in bonus, Charlotte si lanciava sul 26-15.

Harrison mancava una tripla e un tiro da due ma dopo il tocco di Graham con errore ecco arrivare l’opportunità per Harrison di mettere altri due punti in appoggio.

Gli Hornets mancavano qualche occasione e per un contatto White/Biyombo la guardia dei Bulls andava a battere due FT realizzandone solamente uno.

Finalmente entrava anche tra i marcatori anche Bridges dopo aver fallito i primi cinque tentativi ma a livello di fallimenti Chicago continuava ad esser terribile da oltre la linea del tiro da tre punti con l’errore di White per lo 0/8 totale dei rossi.

Da un rimbalzo offensivo di Cody Martin nasceva il 30-18 quindi Biz perdeva un pallone sotto canestro e Felicio in put-back dunk piazzava il 30-20.

A :11.5, allo scadere dei 24 secondi offensivi, Monk si vedeva materializzare qui a casa mia per sparare una tripla che sibilava incredibilmente in mezzo alle maglie di cotone della retina portando gli Hornets a chiudere il primo quarto sul 33-20.

Qualcosa di divertente deve aver catturato l’attenzione di P.J., e Monk che aspettano probabilmente la caduta messanica della sfera.

2° quarto:

Chicago partiva benino nel secondo quarto anche se Harrison si faceva stoppare da Biz il tiro ma cinque secondi più tarsi ecco il tip layup di Young.

Charlotte volava sulle ali del vento con Monk (11:12) che dalla destra fluttuava altissimo e rapido per agganciare un pallone lanciato da Graham chiudendo con un meraviglioso alley-oop l’azione.

Harrison sotto il nostro canestro strappava dalle mani una palla appena conquistata da Graham segnando il 35-24 e poi mettendo dentro in transizione sul possibile assist orizzontale di Graham che non si intendeva con P.J. all’incrocio in area portava la squadra dell’Illinois sul -9.

Bridges conquistava un rimbalzo offensivo resistendo a due difensori per salir poi a schiacciare a 9:49 offrendo un’altra dunk riportava a +13 i nostri.

Young sfruttava la debolezza degli Hornets in area continuando a segnar la maggior parte dei punti dei Tori da sotto.

Graham mancava la tripla ma P.J. era svelto a recuperare il rimbalzo e a chiudere abilmente sull’altro lato del canestro proteggendosi con il corpo e il ferro.

White ribatteva con due FT per un contatto con McDaniels (41-30) ma P.J. in armonia con l’universo, dal cuore dell’area, in fade-away mandava dentro un preciso jumper pur contrastato.

Cody posterizzava con una running dunk Gafford mentre dall’altra parte Harrison non trovava nulla di meglio che splittare due FT a 7:24.

A 6:28 LaVine ne metteva altri due a gioco fermo per fallo di Zeller ma Kornet sparava al vetro una tripla e Chicago in generale mancava sulla stessa azione altri due tiri…

Satoransky a 5.24 si affacciava ancora in lunetta a splittare riducendo a 11 lo scarto.

Un floater di Kornet in corsa dalla linea di fondo sinistra e i Bulls si ripresentavano sul -9 ma dopo uno schermo in movimento di Gafford ecco tornare gli Hornets con Martin e il suo appoggio in corsa nel mezzo costruito dalla squadra, l’appoggio di Rozier oltre Kornet e la tripla frontale di Bridges per il 52-36.

Young sfruttava un jumper dallo spin amico ma Rozier, appoggiando alto in entrata rapidissima su Kornet non lasciava scampo al lungo.

Bridges aggiungeva due punti con un tocco che faceva rimbalzare più volte la palla sulla parte piatta del ferro ma poi finiva dentro.

A 2:01 Boylen era costretto al time-out avendo 18 punti di ritardo (56-38).

Young ne metteva due mentre LaVine ci provava ad accorciare attaccando il ferro trovando però la respinta decisa di Biz.

In transizione Monk otteneva altri due FT realizzando il 12/12 per Charlotte dalla linea.

LaVine falliva l’occasione offensiva ma Young in put-back dunk ne approfittava.

Biz e White chiudevano con due punti a destra alzando il punteggio sul 60-44, score con il quale le squadre imboccavano il tunnel degli spogliatoi.

3° quarto:

Charlotte segnava per prima nel terzo quarto con P.J. che recuperando un tocco sbagliato di Miles otteneva anche un FT.

P.J. sbagliandolo rompeva il primo tabù lasciando nell’imperfezione i Calabroni.

Dopo un errore al tiro di Arcidiacono era meravigliosa l’entrata di P.J. che alzava con confidenza uno scoop apparentemente impossibile sulla resistenza posta dal “corpaccione” di Gafford per un perfetto tiro in ricaduta.

A 10:07 arrivava l’easy dunk per Lavine con la nostra difesa spostata mentre Rozier dal palleggio a 9:07 era troppo veloce perché il difensore potesse opporsi alla tripla del 67-46.

+21, nessuno penserebbe che dato l’andamento dell’incontro i Bulls potessero rientrare in partita, invece, a 8:41 anche i Bulls rompevano il tabù da tre punti segnando da fuori un open 3 (1/18) con LaVine.

Lo stesso ex campione dello slam dunk contest affondava in entrata per altri due punti e Borrego ricorreva al time-out per bloccare l’inerzia.

A 7:56 il passaggio di P.J. per la dunk morbida di Zeller sembrava far tornar tutto nella norma ma Arcidiacono, lasciato da Rozier per andar sul portatore di palla, riceveva nell’angolo destro sparando da tre la seconda tripla di serata buona per i Bulls.

Rozier rotolava per terra fornendo a Martin (Cody) la palla per la tripla (mancata) mentre Satoransky segnando la terza di fila per i Bulls portava sul 69-57 il risultato.

A 5:49 si aggiungeva anche Young al club dei “triplisti” dei Bulls.

Passi di Biz sotto il canestro prima di segnare (annullato) e sfondamento di Young su Martin…

Un canestro a 4:52 di Young e un FT a segno di Biz a 3:50 fissavano momentaneamente il rientro dei Bulls sul -7 ma Young con un open 3 a 3:38 e un two and one a 3:05 estendeva il parziale sul 3-22 per far ritrovare i Bulls in scia ai Calabroni che ormai si ritrovavano con il risicato margine di due punti (70-68).

L’appoggio in allungo di Bridges e una transizione confusionaria degli Hornets con restio fischio a favore di Monk (fallo di Felicio) davano più respiro ai Calabroni tornati a 2:09 sul +6 (74-68).

Per Chicago il festival delle triple a segno non era finito: Kornet si aggiungeva alla lista realizzando il -3 ma da una drive a rompere il raddoppio, Monk si incuneava in appoggio sino al ferro per il 76-71.

Harrison batteva Zeller con l’alzata ma nel finale Rozier batteva un FT per tre secondi difensivi in area e P.J. con un bound pass verticale offriva a Zeller la dunk no fear in faccia alla difesa locale per bloccare il punteggio a dodici dalla fine sul 79-73.

Monk, in bianco, manda la difesa di White in bianco.

4° quarto:

I Bulls nel terzo quarto avevano rosicchiato comunque 10 punti ma Miles al vetro a 11:43 partiva bene con il tocco giusto e Zeller per un blocking foul di Gafford chiudeva l’azione portando dalla lunetta sul +10 la squadra del North Carolina (83-73).

I Bulls provavano a rientrare nuovamente portandosi sull’84-78 dopo una dunk appesa di Gafford ma Kornet in difesa con un paio di falli a spezzare la corsa di P.J. deframmentava il nostro numero 25 che in lunetta però ricompattava i due punti.

Harrison sbagliava in entrata e dal raddoppio isterico di un Monk che in ball-handling faceva impazzire i ragazzi di Boylen nasceva la tripla di Rozier grazie allo scarico di Malik.

A 9:05 gli Hornets riottenevano 11 punti di vantaggio (89-78) prima di esser colpiti da un jumper di LaVine nonostante la buona difesa di Monk.

McDaniels era servito quando non mancava molto allo scadere dei 24; iniziativa del rookie, passaggio rapido dentro per Zeller che si alzava ma venendo colpito da Gafford.

Dopo aver visto al replay l’azione la terna decideva che il contatto avveniva prima dello scadere, Gafford out per raggiunto numero limite di falli e un punticino recuperato da Cody ai liberi faceva piacere.

Satoransky a 6:39 tentava di rimetter in discussione il match a mezzo tripla (90-83) ma Bridges ghiacciava al vetro la sfera per il +9.

Folata laterale di Young che plasticamente chiudeva in reverse allontanandosi dal canestro ma McDaniels, aggressivo, andava a sbattere su un Satoransky che cercando di ottener lo sfondamento, non riusciva a esser perfetto nella posizione.

Due su due del rookie al quale seguiva uno strano 0/2 dalla lunetta per LaVine così a 3:46 Monk provava a dare il colpo di grazia al match con la tripla del 97-85.

P.J. dopo aver concesso due FT a White (97-89) usciva per qualche problemino fisico ma White in entrata non badava a ciò ripetendosi per altri due punti, diretti questa volta (97-91).

Malik in entrata provava ad esser la soluzione ma Young resisteva stoppandolo, la palla però rimanendo nelle mani di Charlotte era sfruttata dall’angolo destro da Bridges che realizzava il 100-91.

LaVine metteva dentro il -7 ma a :40.6 Malik chiudeva i giochi in entrata rilasciando la sfera che andava dentro dopo un paio di trattenute.

Two and one e partita in ghiaccio sul 103-93…

Le pagelle

Terry Rozier: 7

14 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 5/8 al tiro, +14. Pochi errori in serata. Rischia il raddoppio sul portatore di palla lasciando il lato debole scoperto, così arriva una delle triple dei Bulls nel terzo quarto ma in generale è positivo. Attacca con ritmo e naturalezza il ferro, segna una tripla notevole da palleggio (3/5 da fuori) senza strafare. Morigerato, aiuta la squadra attraverso le sue giocate offensive.

Devonte’ Graham: 5,5

0 pt., 2 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate. Lo 0/7 al tiro è costituito da uno 0/5 da fuori e da uno 0/2 da due punti anche se in un’azione manca molto probabilmente un fallo. In generale, giocando più di 32 minuti, perdendo 4 palloni e andando sul -7 di plus/minus non è che giochi proprio benissimo nonostante qualche dish (alley-oop per Monk su tutte) per i compagni.

Più unico che raro vederlo a zero punti, sarà per la prossima, forse era un po’ freddo dopo il break dell’All-Star Game anche se si è divertito un po’ giocandolo nella partita degli astri nascenti.

Miles Bridges: 7,5

22 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 9/23 al tiro. 2/8 da tre punti, +14. Parte con uno 0/5 dal campo non proprio benaugurante ma poi segna due dunk, la tripla del +21, il canestro del +4 quando i Bulls si riportano a -2 e una tripla nel finale molto importante. Nel complesso, nonostante qualche tiro preso un po’ così, impreciso in appoggio o quel paio di triple da lontanissimo per lo scader dei 24, offre una prestazione maiuscola continuando a mostrare progressi su ambo i lati del campo. Mani veloci a disturbare in difesa mentre in attacco prende confidenza accollandosi ben 23 tiri alla fine.

P.J. Washington: 7

17 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 6/11 dal campo, 4/5 dalla lunetta. 3 TO, -6. Attacca il canestro con discreto successo aggiungendo un paio di geme come quella con lo scoop in caduta dal salto su Gafford o l’appoggio di destra dopo aver pensato alla dunk. Sbaglia il primo libero di Charlotte a migliora la media stagionale ai FT e diverse volte riesce a fornire buoni palloni ai compagni come il bound pass verticale per la dunk di Zeller. In difesa qualche volta è ancora un po’ timido per non commetter fallo. La sua verticalità a volte lo aiuta ma in altre concede canestri senza provar a difendere del tutto. Gara nel complesso convincente con un paio di steal. Esce alla fine con una smorfia sul volto per qualche problema fisico anche se non sembrerebbe nulla di grave.

Cody Zeller: 7

16 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 5/5 dal campo e 6/8 dalla lunetta. Zero TO, +8. Posterizza un paio di volte Gafford e soci, si muove bene sotto canestro avversario non sbagliando nulla. Peccato per la difesa da fermo che rimane il suo punto debole. Dovrebbe rimanere più in movimento ma in aiuto, attendendo l’avversario o tenendo troppo spazio fra sé e l’attaccante, finisce per non riuscire a stoppare il tiro. Comunque sia sfodera una buona prestazione andando a prender diversi rimbalzi e dando comunque fastidio agli attaccanti avversari.

Malik Monk: 8

25 pt., 6 rimbalzi, 3 assist. 7/13 dal campo e 9/9 ai liberi. 3 TO, +15. Monk continua a volare. Non solo per l’alley-oop offerto da Graham nel primo tempo ma perché, attaccando il canestro, è diventato difficilmente contenibile da diverse difese incrociate recentemente.

Canestri anche in cambio mano, appoggi o falli recuperati per metter dentro dalla lunetta con buona mano lo portano a segnare ben 25 punti in serata compreso la giocata finale che chiude al partita con il two and one sul quale subisce ben due falli. A fine primo quarto sgancia un meteorite siderale dalle profondità dell’universo che colpisce tutta l’area della Wind City. Grande prestazione offensiva ma nemmeno quella difensiva è scarsa.

Cody Martin: 6,5

4 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. 2/4 al tiro con un appoggio dopo aver conquistato un rimbalzo offensivo e un inserimento con layup su assist laterale. Un paio di TO. L’uomo che cerca di dar fastidio all’attaccante è lui, sempre attivo sul pezzo d’artiglieria avversario. L’ho visto giocare meglio ma nei 25:11 sul parquet lo stress degli avversari aumenta anche se qualche volta lo battono in entrata. Districa un paio di situazioni a rimbalzo e talvolta inibisce le intenzioni di tiro dell’attaccante.

Jalen McDaniels: 6

2 pt., 2 rimbalzi in 16:04. Più che altro fa un lavoro di contenimento ottenendo 4 falli. In attacco per sé crea poco restando anonimo al tiro (0/0 FG). Cerca di passar palla se può ottenendo allo scadere dei 24 due liberi per Zeller con un assist altruista sotto canestro poi nel finale è freddo trasformando due FT.

Bismack Biyombo: 5,5

3pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 1/3 dal campo, 3 TO, +6. Più che delle mani ha delle pale per la pizza. I compagni infornano assist che le sue mani difettose trasformano in TO compreo un brutto passaggio per Bridges, intercettato. C’è da dire che nega ai Bulls un paio di volte canestri facili come quando stoppa LaVine con disinvoltura ma nel complesso non fa una buona prestazione. Splitta un paio di liberi e nonostante dia più difesa pura di Zeller, lascia qualche buco in 15 minuti esatti sul parquet.

Coach James Borrego: 7

Un time-out chiamato nel finale per riordinare le idee dopo un paio di possessi dei suoi al limite del rischio con il cronometro, una gara ben impostata con Zeller a riprender il posto da titolare. I Bulls gli facilitano il compito ma mai dar nulla per scontato. Dopo un po’ di paura la squadra torna a comandare la partita non facendo mai passare in vantaggio i Bulls. Massimo vantaggio stagionale con il +21. meglio di così non si poteva fare forse in considerazione della terza vittoria esterna.

Game 54: Charlotte Hornets @ Minnesota Timberwolves 115-108

Intro

Dopo la quarta vittoria stagionale sui Pistons, Charlotte vola a Minneapolis dove sarà ospite dei Lupi della foresta.

I Timberwolves hanno vinto agevolmente la prima sfida tra le franchigie ma i Lupi di oggi non sembrano molto affamati avendo vinto solamente una volta nelle ultime 10 partite ottenendo l’unica vittoria in una gara pirotecnica contro i Los Angeles Clippers, il che aggrava i sospetti di tanking per una franchigia che spera di avere un impatto migliore il prossimo anno.

Non che a Charlotte si facciano salti di gioia pur vincendo essendo nella medesima situazione ma lo svecchiamento del team con Marvin a Milwaukee e MKG a Dallas ha messo in luce le nuove leve Caleb Martin, Jalen McDaniels e dato più spazio a un Monk sembrato più affamato ultimamente.

Due squadre che sopravvivono oggi (record di presenze per entrambe al loro primo anno NBA, oggi agli ultimissimi posti a livello di spettatori nelle partite interne) attendendo il break per l’All-Star Game prima di riprendere il cammino con l’ultima parte di una stagione che non avrà appendici per Lupi e Calabroni, due animali in difficoltà ma resilienti al cambiamento climatico della NBA.

Analisi

Partita dai due volti a Minneapolis con i Lupi a disputare un ottimo primo tempo mentre i Calabroni mostravano sprazzi orrendi di gioco, il tutto era un polpettone che racchiudeva un 50-66 pro Timberwolves, direi meritato.

L’inizio della ripresa era differente; quanto merito sia da attribuire a Charlotte e quanto demerito ai Lupi per aver mollato la presa è difficile da stabilire, probabilmente la verità sta nel mezzo.

Sta di fatto che il merito di Charlotte è quello di giocare e nel farlo sale di tono mentre i T.Wolves si fanno avvicinare sul -6 per risalire poi in doppia cifra di vantaggio, grazie ad alcune vicissitudini che porteranno anche Borrego a prender un tecnico fino a tornare a fine quarto sul +6 subendo un Monk in versione scorer.

Nell’ultimo quarto gli Hornets completavano il sorpasso con il pari di Caleb dalla lunetta e il rimbalzo/canestro di Willy sul secondo tiro mancato da parte di Martin (91-89).

Gli Hornets sembrerebbero destinati a vincer tranquillamente ma il rientro di D’Angelo Russell sul parquet dava 5 punti ai Lupi per il +2 (96-98).

Charlotte nel finale sfruttava la tripla allo scadere dei 24 di Bridges (2:27, 104-100), la doppia stoppata di Monk su Beasley e Juancho e l’assurda tripla da casa sua di Graham che portava gli Hornets sul 109-102, pronti a resister nell’ultimo minuto dalla lunetta.

Borrego ripescava come detto Biz, ottimo a dare subito una mano sia in difesa che in attacco.

Monk con 25 punti in 31:47 (tanto minutaggio concesso) si conferma in un ottimo stato di forma ma andiamo a vedere le statistiche di squadra.

Charlotte vinceva a rimbalzo 52-48 anche perché l’outscored nei tentativi dal campo di Minnie ci favoriva sotto questo aspetto.

Hornets con un 43/92 (46,7%) contro il 39/101 (38,6%) a evidenziare comunque il crollo delle statistiche al tiro dei T.Wolves nel secondo tempo.

Hornets al 41,2% da tre punti contro il misero 28,6% degli avversari mentre ai liberi gli Hornets superavano numericamente nel finali la squadra di Minneapolis con un 15/23 (65,2%) contro un 16/20 migliore nella percentuale (80,0%)…

Minnesota smistava più assist (22-25) mettendo a referto anche più rubate (7-10) e stoppate (4-7) con le tre di Johnson a far la differenza.

Non bastava nemmeno il 13-11 nei TO a Minnesota per compensare la differenza al tiro se dalla panchina Charlotte batteva gli avversari a livello punti 43-24…

La partita

Starting five

Rozier per Charlotte era indisponibile per la prima volta in stagione per un leggero dolore al ginocchio, Caleb Martin, Graham, Bridges, P.J. Washington e Bismack Biyombo quindi erano gli uomini scelti da Borrego che rilanciava anche il congolese .

Biyombo nel primo tempo parte deciso a non esser più accantonato in panca. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

K.-Anthony Towns out per Minnesota che mandava in campo alcune new faces.

Ryan Saunders spediva sul parquet: D’Angelo Russell (26 pt. +11 rimbalzi), Beasley (28 pt.), Okogie (9 pt.), Juancho Hernangomez (16 pt. + 12 rimbalzi) e James Johnson (5 pt., 5 rimbalzi, 5 assist, 3 rubate, 3 stoppate).

Poco profonda la panchina dei T.Wolves con Reid, unico in doppia cifra a 12 punti e 6 rimbalzi, a seguire McLaughlin con 6 pt..

1° quarto:

Charlotte vinceva la palla a due grazie a Biyombo, di nuovo titolare dopo diverse partite, il primo tiro da tre di Bridges non andava dentro come quello di Minnesota successivo, ci pensava quindi Graham con uno step-back e fade-away a battere James Johnson con un tiro dalla parabola alta proveniente dalla media baseline sinistra.

Juancho Hernangomez a 10:42 pareggiava grazie a due FT, quindi i Timberwolves passavano in vantaggio sfruttando il secondo TO consecutivo di Charlotte che lasciava campo a Beasley per la schiacciata aggressiva sulla quale in rimonta commetteva fallo Caleb Martin facendo volare a terra l’attaccante.

Due più uno pareggiato dalla tripla di Graham a 9:43 ma la tripla di Okogie a 9:15e la dunk appesa a 8:56 di Juancho Hernangomez, liberato in contropiede, portavano Borrego a chieder il time-out sul 5-10.

Gli Hornets reagivano con Biz che sotto canestro segnava sulla stessa azione dopo un tap-out e un rimbalzo offensivo.

Graham splittando a 8:17 accorciava il divario pareggiato poi dallo stesso Biyombo che pur con qualche difficoltà di ricezione sul pocket pass in traffico di Bridges, agganciava salendo per chiudere per i due punti del 10 pari.

Minnesota tuttavia aveva una rapida fiammata che portava a un parziale di 0-8; a 7:36 tripla di Johnson, a 7:07 la bomba frontale di James Johnson, infine Okogie in appoggio per il 10-18.

A rompere il parziale era Biyombo con due FT dei quali solo uno andava a segno a 6:29 ma per un tocco invisibile di Bridges sul tentativo di tripla di Juancho Hernangomez, il fratello di Willy, affondando te liberi, spediva sul +10 i locali (11-21).

McDaniels dall’angolo sinistro infilava la seconda tripla stagionale ma Okogie andava a metterne due dal pitturato.

Biz fungeva da uomo assist con un bound pass dal post basso per l’accorrente Graham che liberatosi sullo scatto appoggiava davanti al difensore attardato.

A 5:03 Beasley era letale con una tripla veloce mentre sull’altro fronte Biz, spalle a canestro lavorava su Juancho fino a disegnare una fuga in semicerchio da sinistra a destra con schiacciata finale.

Culver nel pitturato evidenziava la debolezza difensiva di Charlotte a 4:13 quindi Borrego ricorreva al secondo time-out a 4:13.

A poco serviva se P.J. da tre andava corto e Monk commetteva passi, Mc Daniels non agganciava un rimbalzo difensivo e dopo la rimessa laterale per i Lupi ecco Russell a 3:11 prendersi ed infilare due FT per il 18-30.

Graham da tre non funzionava e P.J. commetteva passi in partenza, continuava l’indecente momento della squadra di MJ che mandava in campo anche Bacon.

Era Monk a segnare l’open 3 da destra su un’azione che vedeva il possibile pick and roll tra McDaniels e Willy con la difesa risucchiata all’interno e il buon scarico del primo.

Reid affondava due liberi, Monk puntava a canestro segnando con un in & out ricalcolando tempi e traiettoria dell’appoggio per una doppia difesa quindi ancora Reid a gioco fermo a :40.3 infilava il dodicesimo su altrettanti tentativi dei Lupi dalla lunetta.

Bridges da tre con la bomba frontale per il 26-34 avvicinava Charlotte poi respinta da Reid in avvitamento in area ma a chiudere era Willy con un soft fast touch dal cuore dell’area per il 28-36 dopo i primi 12 minuti.

Graham in appoggio mentre J. Johnson osserva. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Monk con un sottomano in entrata segnava il -6 ma McLaughlin da tre punti spostava il vantaggio T.Wolves a 9 punti.

Una serie da tre punti fallita da parte delle due squadre e un’apertura volante per i fantasmi in angolo da parte di Johnson costituivano il bagaglio dei primi minuti del secondo quarto fino a quando Bacon, chiuso nel pitturato, lasciava la transizione a Johnson che in coast to coast estendeva a 11 il vantaggio dei bianchi.

Altro TO pagato a caro prezzo con un sottomano di Juancho che andando successivamente a mettere anche il layup spostava il vantaggio dei locali sul +13.

Biz replicava in schiacciata ma Culver segnava due punti dopo una palla persa in uscita da Graham.

Charlotte si affidava a Biz che in corsa andava per una running jam appesa ma Reid metteva a nudo le larghe maglie della difesa di Charlotte piazzando altri due punti (34-47).

Bridges in appoggio falliva l’occasione, Russell da tre no e così la squadra di Minneapolis toccava quota 50.

La gioia per tripla di Graham a 6:17 durava pochi secondi, tempo per Beasley di pareggiare la tripla del nostro numero 4 che in attacco non perdendosi d’animo forniva a Biz materiale per la quinta schiacciata di serata.

Beasley con l’arcobaleno in entrata sulla linea di fondo destra batteva la nostra difesa per il 39-55 e dopo un paio di tentativi a vuoto da tre per ambo le squadre il goaltending di Bridges su Reid consentiva ai T.Wolves di muovere il punteggio.

Da una rimessa dal fondo in attacco arrivavano due punti in taglio per McDaniels.

Gli arbitri sembravano assegnare anche il fallo di Russell ma dopo aver consultato la tecnologia a disposizione propendevano per non dare l’addizionale.

Monk in corsa, arrivando sulla linea di fondo destra all’incrocio del pitturato, segnava a una mano l’alzata in precario equilibrio oltre il n°20 e a 2:30 dall’angolo destro McDaniels da tre sfruttava il buon momento viola per realizzare il 46-57.

Gli Hornets si avvicinavano ulteriormente quando su un’uscita dalla nostra area Devonte’ passava a P.J. in mezzo all’area spalle a canestro, passaggio per lo stesso Devonte che sullo scatto appoggiava ottenendo anche il FT aggiuntivo, poi mancato.

Sul -9 gli Hornets si addormentavano consentendo un parziale di 0-9 ai T.Wolves aperto da Okogie e chiuso dall’alley-oop di Beasley per il 48-66…

A parziale consolazione arrivava il tap-in ad anticipare il suono della sirena da parte di McDaniels in correzione su un tiro corto di Monk.

Charlotte rientrava negli spogliatoi a quota 50 contro i 66 dei Lupi con un gap di 16 punti da recuperare.

Graham e Biz guidavano a 13 punti, seguiva McDaniels a 10.

3° quarto:

Gli Hornets in avvio di terzo quarto erano caldi: apriva dall’angolo sinistro Bridges scoccando un dardo da tre punti, rispondeva da fuori Russell sempre con la cannonata da tre ma dallo stesso punto dove aveva segnato Miles, ecco l’arciere Caleb spuntare per un’altra freccia conficcata sul lato dei Lupi.

Russell fuori equilibrio da tre andava a vuoto ma in entrata su Biz si rifaceva sfruttando la maggior velocità.

Bridges in appoggio rispondeva, quindi, tornato in difesa, non faceva in tempo a posizionarsi in aiuto oltre il semicerchio sull’entrata di Juancho che otteneva due FT mancandoli entrambi.

Graham segnava prima in teardrop e poi da tre dalla diagonale destra per andare a prendersi a 8:29 due FT per un contatto con Russell.

Realizzati i liberi ecco arrivare il 9-0 run che portava Charlotte sul -6 (65-71).

Dopo il time-out di Minnesota Reid riusciva a metter dentro due punti contrastati dai primi due della gara di P.J. in tap-in dopo un clamoroso errore di Graham in layup in solitaria.

-6 ma a 6:53 Russell dal palleggio catapultava da tre nel canestro degli Hornets un rapido tiro.

Ancor più rapido era il taglio di Caleb Martin che agganciava il passaggio schiacciato in diagonale di Graham per folgorare con una thunder la difesa dei Lupi.

Okogie era stoppato da Biz in modalità vintage alla Mourning ma dopo un errore di Martin da tre accadeva che sull’entrata di Monk una di quelle che potremmo definire mazzate, sul dorso della mano fosse data come una palla a due tra Juancho e Malik.

La palla era portata a casa da Charlotte e Monk colpito in testa ma gli arbitri ravvisavano un’irregolarità di Malik per la quale Borrego esplodeva dopo la seconda palla a due vinta e sfruttata in transizione dai Lupi.

Tecnico a Borrego battuto da Russell e +10 T.Wolves.

Monk e Juancho si scambiavano due punti poi Beasley da tre colpiva lanciando sul +13 i suoi prima che Monk a 2:42 ottenesse due FT realizzandoli.

Monk provvedeva ancora con il layup a portare punti in casa Hornets ma McLaughlin con un catch and shoot da tre punti riportava in doppia cifra il vantaggio dei locali (75-87).

Monk non si arrendeva segando dalla diagonale sinistra te punti a 1:41.

Un fallo su Willy (in partenza per la transizione) senza palla da parte di Johnson non provocava effetti essendo lo spagnolo un pessimo tiratore di liberi con lo 0/2 a confermare ciò.

Molto più fluido era Bridges che in crossover si infilava come acqua nella difesa dei Lupi per un two and one che chiudeva sull’81-87 il terzo quarto con 10 punti recuperati.

Monk punta a canestro. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Johnson apriva il quarto con due FT, fallendoli, uno scambio tra Caleb e Willy serviva al taglio del gemello meno utilizzato dei Martin; back-door perfetto sulla sinistra nonostante la pressione e Charlotte arrivava a -4.

Passi di Beasley in partenza per superare Monk, TO sfruttato da Willy in tap-in su un tiro impreciso di Bacon.

Ormai sul -2, Charlotte doveva subire una piccola battuta d’arresto con Vanderbilt in lunetta a 10:37 ad allontanare il volo del Calabrone che però riprendeva subito con la tripla di Monk a 10:24 su McLaughlin.

-1 con Caleb a ottener la lunetta per il sorpasso.

Primo libero a segno per l’aggancio, secondo fallito ma i Lupi, distratti, concedevano a Willy il tap-in per il 91-89.

Caleb passava in mezzo a due difensori una palla che Willy metteva dentro proteggendosi con il ferro ottenendo il +4.

Russell in fade-away accorciava poi arrivavano le sue lamentele e quelle del coach dei Lupi per la mancata concessione di tre tiri liberi per fallo di Caleb Martin che, uscito da un blocco, a onor del vero, andava a commetter fallo nettamente prima della shooting motion.

Russell cercava ancora il fallo sul possesso successivo dopo aver passato il difensore ma perdendo il focus cercando il fallo sulla pressione da dietro e così ne usciva un air-ball da due punti tremendo.

Una stoppata di Willy non bastava a salvare il nostro canestro dall’aggancio se Baesley a rimorchio spuntava sulle teste dei ragazzi di coach Borrego.

Ci pensava Miles con un rapido giro da spalle a canestro a battere un resistente Beasley, il quale finiva per arrendersi alla decisione di Miles che elevandosi in schiacciata da quasi sotto la tabella, schiacciava con veemenza.

Un P.J. disastroso in area andava corto pur avendo cm in mis-match, Biyombo capiva tutto in anticipo recuperando il rimbalzo e subendo una chiave articolare vera e propria da Reed si portava in lunetta ottenendo un ½ per il 96-93.

A complicare i piani di una Charlotte avviata alla vittoria ci pensava Russell che con 5 punti consecutivi trascinava i suoi sul +2 (96-98) dopo la tripla a 4:54.

Dopo 19 secondi Devonte’ replicava con una freccia avvelenata da tre punti al collega per il 99-98 ma Beasley dalla media batteva P.J. per far toccare quota 10 ai suoi.

Allo scadere dei 4:00 (4:01) Monk dimostrava atletismo in entrata con il suo appoggio al vetro scendendo dall’elevazione per evitar la stoppata.

Minnesota mancava tre occasioni sulla stessa azione e a 2:27 era colpita da Bridges che tentava allo scadere dei 24 la tripla anticipando di un soffio il neon giallo.

Punti pesantissimi per il 104-100 che si conserverebbe se dopo l’errore da fuori di Beasley, Biyombo non provvedesse a mandar la sfera dentro cercando il rimbalzo ma de facto trasformando in un auto-canestro clamoroso il tiro del n° 5 avversario.

Russell in uscita su Bridges andava a commettere un fallo pesante perché dall’impostazione del tiro probabilmente il nostro n° 0 avrebbe ottenuto lo stesso numero di punti stampato sulla sua maglia.

Un buon 2/3 per ripristinare il +4 era fieno in cascina se Monk diventava anche un difensore stoppando prima Beasley e poi anche Juancho clamorosamente sulla stessa azione.

La sagra dell’assurdo terminava con un non consigliabile tre punti di Graham che dal confine canadese sparava una tripla che fischiava fin dentro la net avversaria.

109-102, T.Wolves che non replicavano il canestro e tentando di non commetter fallo perdevano secondi finendo per rischiare di riconquistar palla i pressione ma Monk, riuscendo a gestire passaggio ed entrata in fing and roll, scavava 9 punti di distanza tra i due team a :26.2.

Nel finale un paio di triple dei T.Wolves accorciavano il divario ma dalla lunetta Charlotte resisteva portando a casa la seconda vittoria consecutiva in trasferta, questa volta per 115-108.

Le pagelle

Caleb Martin: 6,5

8 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 3/7 dal campo, 0 TO, +6 in +/-. Chiude con 0 punti, 0 assist, 2 falli e un -15 in plus minus un primo tempo penoso. Si sveglia nella ripresa. Pur non essendo precisissimo da tre e rischiando qualche fallo, fa una buona pressione in difesa come il gemello mentre si riscatta sul fronte offensivo con un buon back-door, una puntata a canestro fermata da una trattenuta e una tripla che arriva in un momento fondamentale. Va sul sicuro… un solo assist, nessuna palla persa, la vera regia la fa Devonte’ mentre per lui arriva un voto positivo anche per le iniziative intraprese a canestro culminate con una flash dunk assistita da Graham, dopo l’inenarrabile primo tempo.

Devonte’ Graham: 7

28 pt., 4 rimbalzi, 8 assist. 9/20 FG (5/11 3FG), 4 TO. Croce e delizia. Si mantiene statisticamente in linea su diversi fronti con il primo tempo ma nel secondo è decisivo. La bomba in Lillard style che chiude il match è un azzardo incredibile ma finisce per aver ragione. Qualche tiro fuori equilibrio che non va viene compensato da alcune buone iniziative a canestro tra le quali si annovera un layup mancato clamorosamente ma corretto da P.J. per due punti “sottratti” a un Graham che sarebbe arrivato a 30 altrimenti. Buona partita e top scorer degli Hornets.

Miles Bridges: 7

20 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 6/16 dal campo. 3/8 da tre punti, 5/6 ai liberi, +14 in +/-. Non sempre le sue iniziative vanno a buon fine ma rimangono negli occhi il giro con dunk su Beasley e la tripla allo scadere dei 24 che indirizza il match in favore di Charlotte a 2:27 dal termine. Difesa sull’uomo che va migliorando nel corso del match.

P.J. Washington: 4,5

2 pt., 9 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 1/8 dal campo. 3 TO, 3 falli. A parte i rimbalzi (mezzo voto in più per quelli) e un assist nel finale, veramente imbarazzante. Lento, molle al tiro, senza forza sulle gambe da tre punti ma nemmeno da due, sbaglia tutto tranne un tap-in gentilmente offerto da Graham. Un fallo a metà campo su Okogie che gli va via prendendogli il tempo non crea danni ma da l’indicazione sulla testa di P.J. in serata, già a Chicago per l’All-Star Game.

Bismack Biyombo: 7

14 pt., 10 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata con 6/8 dal campo. Parte subito bene divenendo importante punto di riferimento come bloccante, passatore all’occorrenza ma soprattutto terminale offensivo. Chiude il primo tempo con 13 punti (5 dunk) e 7 rimbalzi. Bene anche nel secondo dove dice no a Okogie con una respinta alla Mourning a una mano. Se preso in velocità soffre contro i piccoli ma se lo aiutano allora può dare una mano a far sbagliare il tocco in entrata. Buona gara al rientro, chiusa in doppia doppia.

Malik Monk: 8

25 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 10/20 FG. 3/7 3FG, 3 TO, +10 in +/-. “Abbiamo bisogno di qualcuno con molto succo (dalla panchina) e mi sono appena messo in mente che sarò io … Quest’anno sono cresciuto e mi sono davvero preso la responsabilità di me stesso.” ha detto recentemente Monk. Dev’essersi preso sul serio perché mostra sul campo che la sua non è stata una dichiarazione avventata ma trasformando in realtà le parole, aiuta Charlotte a vincer la partita. Secondo miglior marcatore, ha potenzialità quando attacca il ferro; se a volte sbaglia di molto, altre volte se la cava con un timing perfetto, con una coordinazione ottima in grado di cambiare mano e tiro all’ultimo o di piazzare tiri anche discendenti dopo il salto. In serata trova anche al mattonella magica da tre punti realizzando tre bombe ma ciò che fa più impressione è la doppia stoppata nel finale su Beasley e Juancho sulla stessa azione che aiuta a conservare il vantaggio. Un Monk più attento in difesa che nel secondo tempo non fornisce assist ma segna 16 punti.

Willy Hernangomez: 6

8 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 4/6 FG. Un altro giocatore che va meglio nel secondo tempo riscattando il brutto primo tempo. Segna due punti anticipando tutti dopo l’errore di Caleb dalla lunetta. Punti preziosi nel secondo tempo. Non sa tirare i liberi e finisce con 0/2 e una tripla mancata, un po’ involuto da oltre l’arco.

Jalen McDaniels: 7

10 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. -14 con un paio di falli ma un 4/4 dal campo con un 2/2 da tre (due triple dagli angoli opposti). Un ragazzo con personalità che prova a star davanti all’avversario e che non si sottrae se c’è da andar a rimbalzo. Mostra un ottimo tiro e in un primo tempo disastroso per Charlotte giunge a 10 punti con la correzione sull’errore di Monk appena prima della luce rossa. Doppia cifra che fa ben sperare per il futuro.

Dwayne Bacon: 5,5

0 pt., 6 rimbalzi, 1 assist in 14:34. 0/3 dal campo, 1 TO. Se dovessimo aspettare lui per far punti saremmo fritti. La panatura croccante del ferro non attrae Bacon che sbaglia sempre per imprecisione prendendosi anche una stoppata, tuttavia prende 6 rimbalzi e gioca un momento felice per Charlotte ottenendo un +12 in plus/minus. Benino in difesa ma per il resto non convince.

Coach James Borrego: 7

Salva due volte i suoi da altrettanti TO nel finale su due rimesse dal fondo. La squadra reagisce bene e gli innesti di McDaniels e Biyombo son positivi così come quello di Caleb alla prima partita da starter. Aiutato da una panchina nettamente migliore di quella avversaria, dosa il giusto minutaggio avvantaggiandosi sulle rotazioni. Seconda vittoria in trasferta, sarebbe spettacolare arrivasse anche la terza a Chicago dopo il break dell’All-Star Game proprio nella Wind City.

Game 53: Charlotte Hornets @ Detroit Pistons 87-76

Intro

C’è un momento nel quale in alcuni cartoni animati, il personaggio impegnato in una folle caccia o corsa finisce sospeso nel vuoto, magari frenando appena dopo il bordo di un precipizio (per citarne uno Willy il Coyote) ma sfidando la legge di gravità, inspiegabilmente non cade finché non guarda giù.

Più o meno Charlotte nella notte si presenterà a Detroit in queste condizioni, sospesa nel vuoto dopo i tagli di Williams e MKG, alla ricerca di un nome pesante da arpionare al Draft per risalire verso la vetta perché la caduta ci lascerà vivi anche se ammaccati.

Ossimoro, Charlotte sembra essere anche come il bip bip in questo caso perché se Willy (o Wile) il Coyote non prenderà mai la sua agognata preda, da un po’ di tempo Detroit perde sempre con Charlotte così come a sua volta gli Hornets vengono sconfitti quasi sempre da altre squadre (Houston, Portland, Utah ad esempio) e questo non giova allo spettacolo per una Lega che dovrebbe essere più equilibrata ma che negli ultimi anni ha intrapreso delle politiche errate dal mio punto di vista.

I Pistons di questa notte però saranno diversi da quelli affrontati recentemente, con Griffin out e Drummond spedito a Cleveland per poco o nulla, nonostante i Pistoni si presentino sulla carta con meno forza, le nuove caratteristiche della squadra potrebbero mettere in difficoltà gli Hornets.

Charlotte ha una buona occasione per rompere il muro delle 5 sconfitte consecutive e mandare un segnale alla macchina che segna una linea piatta ultimamente oppure gettare la maschera e optare per uno sfrenato tank che bisognerà comunque pur rompere ogni tanto…

Analisi

Senza più Drummond, con out Griffin, Rose e Kennard i Pistons provavano a evitar d’incassare la decima sconfitta consecutiva contro Carlotte ma sin dall’avvio si notava che gli Hornets avevano una marcia in più.

Dopo la parità raggiunta dai Pistons sul 7-7 Charlotte si allontanava in doppia cifra.

Detroit aveva un rientro sul -2 grazie all’ingresso in campo di Hernangomez a sostituire Zeller (negli spogliatoi per un taglio).

Un paio di rimbalzi offensivi davano a Charlotte due seconde possibilità risolte con due triple che allontanavano un po’ dal pericolo ingranaggi i Calabroni.

Dopo una tripla di Graham (la prima e unica della sua serata) a 6:15 nell’ultimo quarto, i Pistons, sul -15 andavano incontro all’ennesima sconfitta in una gara dove la squadra di Borrego non ha mai mollato il comando nel punteggio arrivando quasi a battere il proprio record stagionale per punti concessi.

Spazzata òla serie sul 4-0 pur in un anno non semplice per gli Hornets è già tempo di volere lo sguardo a Minneapolis, ultima tappa prima de break dell’All-Star Game.

A livello di statistiche, Detroit vince a rimbalzo nettamente per 52-45 e risicatamente negli assist (19-21) oltre che nelle stoppate (3-5).

Charlotte però, pur basse, ha percentuali migliori dal campo (37,5% FG contro il 35,4% di DET con un 25,0% da tre punti contro il 20,0% dei Pistons).

A pesare sono soprattutto steal e TO, Charlotte con mani veloci ha sottratto sfere, conquistato palloni o intercettato spicchiate; le steal sono 10-4 mente i TO in generale sono stati 10-21, frutto anche del pressing di Charlotte oltre che della poca lucidità di qualche passaggio.

La partita

Starting five

Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Zeller erano i 5 per il solito quintetto degli Hornets.

Detroit invece, per scelta di coach Csey, schierava: Reggie Jackson (8 pt.), Bruce Brown (10 pt., 12 rimbalzi), Tony Snell (3 pt., 4 assist), Christian Wood (10 pt. + 8 rimbalzi) e Thon Maker (12 pt. +12 rimbalzi).

Dalla panchina Markieff Morris con 10 pt., Galloway con 9 ed Henson con 7 rappresentano il podio Pistons.

1° quarto:

Squadre sul parquet con maglie fin troppo somiglianti (grigio perla per Charlotte, bianca per Detroit) e sulla palla a due vinceva il bianco ma quello degli Hornets, Zeller che dava l’opportunità a Bridges di partire bene con un ottimo turnaround in post per il 2-0.

Maker dalla linea di fondo destra pareggiava dalla media in jumper su un imbolsito Zeller quindi Miles, raccogliendo un tiro corto, segnava in fing and roll il 4-2.

Wood commettendo uno sfondamento su Graham appena dopo il passaggio nell’angolo, salvava gli Hornets dalla tripla, P.J. dall’altra parte invece batteva Wood in area con un baby hook prima che a 8:30 Jackson dalla destra infilasse la tripla del 6-5.

Quattordici secondi più tardi erano fischiati i tre secondi difensivi contro Detroit, Rozier ringraziava con un punto supplementare.

Maker si faceva togliere all’ultimo la palla da Zeller, tuttavia sulla transizione rimediava riprendendosi la sfera su un controllo non perfetto di Miles ma sulla contro-transizione Wood commetteva ancora il peccato diabolico di andare a sfondare su Devonte’…

Zeller si dimostrava incapace di difendere quando Brown prendendogli il tempo andava a batterlo in appoggio per il pareggio ma Monk finalmente tornava a muovere lo schermo anche dal lato Charlotte con un catch and shoot (Graham scarico perfetto) dalla destra per il 10-7 (6:15).

Malik aggiungeva due FT a 5:52 prima che Dombouya arrivasse a far battere la palla al vetro per il 12-9.

Henson a 4:34 stoppava oltre il fondo Caleb Martin ma 12 secondi più tardi in penetrazione P.J. Washington saltava in bump davanti al canestro per elevasi in schiacciata e Bridges aggiungendo una tripla dall’angolo destro tentava il primo approccio con la fuga (17-9).

Il vantaggio saliva in doppia cifra dopo l’appoggio di Martin, spuntato a dar manforte a Willy, il quale aveva appena subito una stoppata da Henson e tirato imprecisamente subito dopo, la palla raccolta da Caleb.

Henson a sua volta andava a correggere un errore di Brown da sotto il canestro ma a :02.3 dalla fine del primo quarto il teardrop di Graham chiudeva i giochi sul 21-11.

La potenza di Miles Bridges in azione difficile da contenere per Snell. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Charlotte andava a segno ancora per prima anche nel secondo quarto con P.J. che abbrancando il lob di Graham oltre Wood, scendeva dalle parti del ferro per risalire e battere la coppia Wood-Morris.

Tripla di Markieff Morris frontale a 10:43 ma P.J. andando con fiducia verso il ferro trovava il modo per estender l’appoggio di destra oltre un Wood aggressivo.

Brown andava verso il canestro ma Graham subendo il terzo sfondamento personale faceva recuperare un altro pallone agli Hornets.

Galloway a 9:25 infilava due FT giocando sempre sul filo del singolo/doppio svantaggio (25-16).

McDaniels dalla destra indovinava la sua prima tripla in NBA a 8:42 ma dopo due punti di Galloway che faceva bussare la palla al plexiglass, Borrego decideva per un time-out (8:23).

Charlotte ne beneficiava segnando l’elbow jumper con Graham e con Rozier in transizione.

Il suo pull-up da tre a 6:57 valeva il 33-18 oltre a costringere Casey al time-out. A 6:43 Detroit rompeva il miniparziale di Charlotte con due FT di Jackson mentre Rozier dall’altra parte era praticamente stoppato nel traffico ma resistendo riusciva a correggere con un mezzo circus shot per il 35-20.

Morris da due e l’eccezione Wood da tre (frontale) riportavano a -10 i Pistons che in difesa faticavano però a tenere sui nostri; McDaniels impattava a 5:16 su Snell ottenendo due punti dalla lunetta.

A 4:31 l’ingresso di Wood costava un two and one (fallo leggero di Bridges) per il 37-28 quindi a 4:18 Monk conquistava la lunetta affondando due FT nel mare della tranquillità.

Ad agitare le acque arrivava una tripla dall’angolo destro dopo una strana penetrazione con scarico di Wood.

Sul -8 i Pistons però ricorrevano al fallo di Wood per fermare l’appoggio di Bridges che dalla lunetta non tradiva a 3:47 per tornare a segnare in hook su Dombouya dopo il passaggio a vuoto dei Pistoni.

Monk intercettava un passaggio di Maker per un back-door ma il coast to coast finiva con la stoppata in rimonta dello stesso numero 7 dei Pistons.

Maker rimaneva attivo anche sull’altro lato del campo con una schiacciata in girata anticipando la tripla di Galloway per il -7 (43-36).

Un teardrop di Graham finiva nella retina come uno dei due liberi di Maker dopo un paio di errori dei compagni.

Knight potrebbe crear qualcosa per accorciare ma il suo passaggio all’indietro era preciso per Graham che in transizione aspettava la rimonta di Maker e Galloway per fornire il passaggio all’indietro per Bridges che arrivava a rimorchio per offrire dello show-time in reverse dunk a chiudere il primo tempo sul +10 (47-37).

Graham tenta il jumper contro Brown. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

3° quarto:

Detroit apriva il secondo tempo con la tripla di Snell alla quale rispondeva Rozier in taglio a 10:58.

Il passaggio schiacciato di Zeller raggiungeva il numero 3 che in mezzo avvitamento, spostato da Maker segnava un two and one per il 50-40.

L’ex Wood però dal pitturato racimolava 4 punti trascinando al -6 i bianchi.

Seguiva la reazione di Cody che frontalmente si scontrava con Maker, la palla ballava sui ferri per finir dentro mentre Maker andava giù.

Zeller poco più tardi era costretto a uscire per un taglio sanguinante sopra lo zigomo destro e a 8:33 entrava Willy che da lì a poco prendeva il tiro da tre open senza riuscire a metterlo.

Anche Jackson falliva la tripla ma Charlotte lasciava una voragine senza tagliafuori e Maker a rimbalzo ringraziava segnando con l’invasione di un Borrego giustamente arrabbiato per due punti incredibilmente regalati.

A 7:29 quindi time-out sul 52-46.

Willy era stoppato da Maker ma sull’altro fronte Wood non trovava nulla di meglio che un wild shot in entrata fallendo contro il nostro centro spagnolo.

Brown aveva la meglio su Willy dal post basso nonostante i cm a sfavore, un air-ball di Caleb Martin e due punti da sotto di Maker su un Hernangomez impalpabile sembravano il preludio al sorpasso (52-50) ma Caleb Martin cambiando diagonale, assistito, riusciva a metter la tripla del +5.Una dunk di Henson riavvicinava i Pistoni ma Malik rispondeva andando dentro senza troppa grazia ma con efficacia dopo una palla molto combattuta.

Galloway con un arresto e finta di tiro da fronte a canestro si liberava di Caleb e veniva aiutato dal ferro sul suo tiro quindi i Pistons sul -3 e con la palla in mano potrebbero pareggiare ma un passaggio di Henson era preda di un rapido Monk che partendo in coast to coast arrivando alla slam dunk davanti a Galloway.

Una mazzata di Willy non toglieva palla dalle mani di Henson che riusciva a segnare il tiro e anche l’addizionale del 59-57.

Con Cody negli spogliatoi servivano punti per resistere alla pessima difesa dello spagnolo e per un fallo di Brown uno lo portava a casa Graham.

Devonte’ da tre continuava a essere impreciso ma un rimbalzo di Miles consentiva a Monk di avere una second chance che il numero 1 sfruttava senza timore sparando dalla diagonale sinistra un profondo tre che si inabissava a 1:08 (63-57).

Stesso copione poco più tardi con Graham a non funzionare al tiro ma ancora un tap-out, questa volta di Hernangomez era manna per Miles che bombardava ancora da fuori per il 66-59 a :30.5.

Charlotte si affacciava agli ultimi 12 minuti conservando 7 punti di vantaggio quindi.

4° quarto:

Pessima partenza per Graham, il quale giungeva a 0/6 da tre punti, Morris per fallo di martin in lunetta a 11:12 riduceva il gap a 5 punti ma un floater tagliato di Zeller su Henson serviva come il successivo tocco off-balance in entrata di Rozier a 9:25; 4 punti fondamentali per la squadra di Borrego tornata sul +9 (70-61).

Una serie di errori di Charlotte sullo stesso possesso era punita dall’angolo sinistro da Brown con il 70-63.

Charlotte dava un’accelerata al suo gioco m pescando il liberissimo McDaniels riposizionatosi nell’angolo destro; tempo e spazio per coordinarsi, mirare, segnare una tripla e festeggiare il +10.

McDaniels recuperava un rimbalzo difensivo, Cody uno offensivo smanacciando dentro da un suo errore per il 75-63 e dopo un’altra buona difesa del rookie McDaniels anche Graham si sbloccava da oltre l’arco nel momento giusto.

La sua tripla spediva Charlotte sul +15 a 6:19 e anche se Maker recuperando una giocata da tre punti riduceva lo scarto di un quinto, Brown mancava il tiro, Wood perdeva la palla sbattendo su P.J. portando sul 12-21 i TO.

Graham fingendo il tiro faceva saltar via Brown colpendo senza ostacoli per l’80-66 quindi la drive verticale di Monk con passaggio corto sulla linea di fondo per Bridges serviva per passare un finale tranquillo dopo la dunk del numero zero.

Pull-up di Graham su Maker, Morris in virata e appoggio portava a spasso P.J. subendo anche fallo

A 2:31 l’84-69 non dava comunque speranze ai Pistoni di evitare la decima sconfitta consecutiva contro i Calabroni.

Monk nel finale faceva tutto lui; scivolando rischiava di perder palla ma riuscendo a servire Graham si rimetteva in piedi scattando dentro contro-ricevendo il passaggio per andare in schiacciata appesa ma la trazione all’anello successiva non piaceva agli arbitri che gli affibbiavano un tecnico.

Knight a 1:11 segnava da tre e Brown mettendone altri due evitava agli Hornets di raggiungere il nuovo record stagionale per meno punti subiti in una partita (73 a Chicago).

Rimaneva comunque una buona prestazione difensiva con i ritocchi finali per l’87-76.

Le pagelle

Terry Rozier: 6,5

11 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. 4/13 FG. +12 in +/-. Qualche spreco al tiro ma buona difesa e presenza a rimbalzo. Mette dentro 11 punti, non molti (qualche errore c’è stato) tuttavia la serata è più che sufficiente.

Devonte’ Graham: 7,5

14 pt., 7 rimbalzi, 11 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 6/17 FG (1/9 3FG), +24 in +/-. Doppia doppia per Devonte’ che difetta nell’errare troppo ma in una serata dove le squadre non sono precisissime fa 5/8 da due punti. E’ da tre che si intestardisce mancando quasi tutto tranne una tripla fondamentale per ammazzare la partita.

Miles Bridges: 7

18 pt., 7 rimbalzi, 1 rubata. 7/15 FG, 2 TO, +0. Solito buon inizio per Miles che chiude con 13 punti e 4 rimbalzi il primo tempo, poi picchietta in attacco ma è soprattutto in difesa a mettere insieme buoni stop ai Pistoni. Un fallo di Morris con il gomito sul suo mento nel secondo tempo ci riconsegna palla. Troppo semplice ma bella la reverse dunk show-time su assist di Graham in transizione.

P.J. Washington: 6

8 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate, 1 stoppata. 4/10 FG. Una schiacciata dal punto esclamativo, dopo l’ottimo primo tempo scompare in attacco nel secondo. In avvio fa vedere qualche movimento dei suoi. Nel secondo tempo alterna buone difese ad altre ingenue e dannose

Cody Zeller: 6,5

6 pt., 10 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 3/9 FG, +14. Cody prende lo stesso numero di rimbalzi del primo tempo ma segna anche i suoi 6 punti tutti nel secondo senza troppa eleganza ma con pragmaticità. Deve uscire per una ferita sopra lo zigomo nel terzo quarto. Quando rientra nell’ultimo fa meglio di Willy sui due fronti.

Malik Monk: 7

17 pt. 3 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate. 3 TO. +0. Aiuta la squadra con i suoi punti, tanti ottenuti attaccando il ferro. L’unico assist è realizzato attaccando il ferro con un passaggio verticale per Bridges. Bene dalla lunetta con 5/6 e da tre punti con 2/4. Qualche TO di troppo per diversi motivi come quello sullo scarico.

Caleb Martin: 6,5

5 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. 3 falli, 2/7 FG, +1. Non un granché al tiro ma mette una tripla pesante in un momento delicato. Profonde impegno e se alcune volte viene battuto dall’esperienza in più degli avversari, compensa con generosità e pressione sull’attaccante.

Willy Hernangomez: 4,5

0 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. 0/4 FG, 2 falli, +4. Trascurabile lo 0/4 dal campo e gli zero punti ma se i 4 rimbalzi i 13:50 tutto sommato potrebbero anche starci (non è così perché se ne fa soffiare dai piccoli come Brown nel finale di primo tempo) tra una tripla mancata e due stoppate subite, in difesa nel terzo quarto è il buco che Detroit individua e rischia di costarci caro. Fortuna rientra Zeller.

Jalen McDaniels: 7

8 pt., 3 rimbalzi in 16:45. 2/3 FG, 2/2 FT, 3 falli, -2. Beffardamente prende un -2 in plus/minus, invece, è decisivo nel momento migliore di Charlotte nell’ultimo quarto quando segna una tripla aperta, compie una buona difesa e un ottimo box successivo. Va a dar fastidio in difesa dove prende anche tre rimbalzi. Buona mano se ha tempo di mirare, aiuta molto con la sua energia a mandare in confusione Detroit e a provocare un paio di palle perse.

Coach James Borrego: 6,5

La squadra passa a Detroit in linea con il valore dell’avversario. L’attacco è saltuario. Si vedono tante buone azioni ma anche alcune forzature mentre in difesa a parte un paio di distrazioni fotoniche e l’impossibilità di Hernangomez di difendere, ci siamo am c’è da tenere in conto il livello della squadra avversaria.

Game 52: Charlotte Hornets Vs Dallas Mavericks 100-116

Intro

Spesso le emozioni portano a deviare la realtà su canali inesistenti mostrandoci cose che non esistono o inducendoci in errore.

Potrebbe essere il ad esempio di incomprensioni nei rapporti interpersonali ma anche nel basket il giocare con il cuore, senza piani, giochi preordinati può portare al bivio: l’effetto sorpresa può essere utile qualche volta per spezzare la monotonia e la noia di giochi che, se conosciuti dall’avversario, divengono spesso prevedibili.

Il giusto mix non guasta.

La domandane che frullano nel mio cervello però da qualche partita sono sempre quelle, cioè: Avranno la forza di vincere la partita gli Hornets?, ma anche se davvero se la giocheranno, domanda da anteporre a quella sul valore del team.

Marvin Williams in buyout si sta accordando con i Bucks e MKG probabilmente farà lo stesso con Dallas mentre da Greensboro sono stati fatti rientrare Caleb Martin e Jalen McDaniels.

Un terzo elemento quindi che si aggiunge a una situazione particolare in casa Hornets a mettere in discussione la verità di un match già difficile anche se i Mavs per la serata saranno privi di Doncic e Porzingis.

Analisi

La peggior frazione dell’anno di Charlotte condanna i Calabroni a un lungo purgatorio di 36 minuti.

I Mavericks non sembrerebbero partire alla grande ma gli Hornets fanno ancora peggio mettendo insieme in poco più di 8 minuti la miseria di due punti con un 1/16 al tiro prima che Rozier da tre segnasse il 5-16.

Dallas vince la partita anche senza le sue stelle usando il tiro da tre punti, i tagli che scavano ferite nelle maglie della difesa di Charlotte, invalida spesso nel tenere sotto canestro.

In aggiunta, se “Nemo propheta in patria”, arriva anche la beffa di un Seth Curry scatenato, partito con un 10/10 dal campo prima di spegnarsi nel finale…

Hornets mai in partita, non c’è storia in serata nonostante la bella vittoria dell’andata.

Dallas è un team da trasferta e questi Hornets non assomigliano più a quelli al canto del cigno a fine anno.

Troppi fattori in gioco hanno determinato una sconfitta che si potrebbe provare a spiegare anche con i numeri ma non basterebbero per comprendere l’accaduto.

Vediamo comunque le statistiche di squadra principali.

I TO sono stati 10 per parte mentre le steal sono state 5-4 per gli Hornets e le stoppate 4-6 pro Mavs.

Scarti ridotti anche ai liberi con gli Hornets a guadagnar due punti;13/18 contro il perfetto 11/11 dei texani.

Dallas vince la partita al tiro con Charlotte al 43,7% dal campo (38/87) contro il 50,6% (44/87) mentre da tre il 30,6% (11/36) degli uomini di Borrego è stato molto inferiore al 48,6% dei blu (17/35), inoltre il gioco di passaggi più brillante e fluido ha favorito i Mavs con un 15-29 negli assist e anche a rimbalzo, aspetto chiave indicato da Borrego per vincer il match, Charlotte ha subito un 39-46 in linea con una brutta prestazione.

La partita

Starting five

Brunson (13 pt.), T. Hardaway Jr. (14 pt.), Finney-Smith (13 pt.), Kleber (7 pt.) e Cauley-Stein (15 pt. + 10 rimbalzi) per Dallas.

Dalla panchina un contributo pesante lo danno Se. Curry con 26 pt. (10/14 FG) e Marjanovic con 11 punti.

Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Zeller per Charlotte in assenza di Batum e Cody Martin.

Per il secondo è obbligatorio rimanere fuori come da protocollo dopo la rottura del setto nasale contro Houston.

1° quarto:

Brutto avvio di gara per entrambe le squadre ma con i Mavs al minimo sindacale mentre per Charlotte era inaccettabile l’1/12 dal campo che produceva solamente i due punti di Bridges (al secondo tentativo a rimorchio di un coast to coast di Rozier per pareggiare lo 0-2 iniziale di Cauley-Stein) a fronte di 10 punti ottenuti dai Mavs che dopo il pari subito infilavano le triple di Brunson (9:24) e Hardaway Jr. a 7:31, aggiungendo la dunk in corsa di Finney-Smith per il 2-10.

La situazione non migliorava dopo il time-out quando Charlotte, anzi, cominciava a dare segni di cedimento difensivi: Finney-Smith arrivava al vetro e su un passaggio orizzontale di Monk si inseriva Seth Curry, bravo a chiudere in transizione per il 2-14.

A 4:18 Cauley-Stein ne metteva dentro altri due e iniziava a sentirsi giustamente il brusio del pubblico mentre bisognava attendere una second chance da tre punti di Rozier per salire a 5 (3:49).

Kleber, chiuso da P.J. in aiuto, otteneva due FT per fallo del rookie.

Il lungo non tradiva così come il subentrato Curry, abile a infilare il 5-20 a 3:01.

Bridges dall’angolo destro infilava l’8-20 con un’altra bombarda ma i Mavs chiudevano forte il quarto con Curry che a 1:37 segnava da tre, Marjanovic che a rimbalzo offensivo otteneva il two and one per il 18-26.

Bridges, con una thunder senza paura schiacciava su Marjanovic ma Seth Curry (on-fire) segnava un fast pull-up su Caleb Martin e poi infilava una tripla da casa su uno staccato Monk per il 10-31 a fine primo quarto.

Monk vola per l’alley-oop. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Con un piede già fuori dalla partita dopo soli 12 minuti l’obiettivo di Charlotte era quello di mangiar punti nel secondo e rientrare in partita ma Curry partendo ancora con una tripla mandava sul -24 Charlotte che replicava con un’entrata di Monk.

Alla dunk appesa di Wright rispondeva P.J. con un lungo jumper dalla diagonale sinistra, quindi la sospensione alta di Monk dal lato sinistro su Lee a 10:11 valeva il 17-36.

Broekhoff da tre punti cacciava indietro i Calabroni che si esaltavano sulla linea tracciata da Graham per il volo irreale di Monk che a 9:47, spuntando sulla baseline sinistra, caricava a molla l’alley-oop a una mano per l’attentato a canestro riuscito perfettamente.

Lee depistava P.J. dal palleggio battendolo con il pull-up frontale ma si rifaceva con il giretto sotto canestro prima dell’hook vincente.

Charlotte andava a chiudere in due il penetratore lasciando a Marjanovic tempo e spazio per raccogliere la palla dopo il tocco errato al vetro, facile per il serbo metter dentro a 8:56.

Diciotto secondi più tardi Monk attaccava Broekhoff con l’euro step battendolo da sotto per il -20 (23-43) e Rozier dal mid-range provvedeva al -18.

Zeller si permetteva il lusso di stoppare il centro serbo ma un passaggio verso di lui in attacco era intercettato dalla vecchia volpe Lee quindi la tripla di Broekhoff faceva compiere un salto indietro nel buio a Charlotte impegnata nella rimonta, inoltre P.J. Si faceva stoppare da Lee e sull’azione seguente le soluzioni di due attaccanti come Rozier e Monk non funzionavano.

A 5:46 tornava a farsi vedere Curry che con la bomba spingeva sul 7/7 il suo FG mentre, dopo la tripla fuori misura di Zeller, il suo passaggio verticale tagliava la difesa di Charlotte consentendo un 2+1 a Cauley-Stein…

Charlotte precipitando sul -27 (25-52) trovava la forza di reagire con una tripla di Rozier a 4:53 ed ottenere altri due punti con Scary in appoggio in corsa al vetro.

A 4:11 arrivavano come pioggia acida due FT di Kleber, a 3:59 il pull-up di Graham recuperava i due persi ma sul raddoppio del nostro centro sul portatore di palla, nonostante Bridges cambiasse su Cauley-Smith, il centro avversario non aveva difficoltà in avvicinamento a metter dentro usando i cm in più.

Un tap-in di Zeller per far muovere ancora a Charlotte il punteggio era seguito dalla tripla di Monk dalla diagonale destar che rischiava di essere annullata da un fallo di Bridges sotto canestro.

Charlotte se la cavava solo con il fallo chiamato a Miles (dopo la realizzazione) trovandosi a 2:27 dall’intervallo ancora sul -21 (37-58).

Una mega dunk di Monk che posterizzava Cauley-Stein e un arzigogolato percorso di Graham per arrivare al floater dal cuore viola dell’area non modificavano il gap a fine quarto poiché Kleber colpiva da tre punti e Graham con i primi due liberi pro Hornets chiudeva a :32.1 sul 43-64 il primo tempo.

Fuori Cody, dentro Caleb ma non è sembrato per nulla qualitativamente la stessa cosa del gemello. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.
I tabellini dei singoli dopo il primo tempo.

3° quarto:

Il secondo tempo non dava segni positivi in avvio: Brunson appoggiava su uno Zeller troppo poco atletico per chiudere in stoppata, Cauley-Stein spingeva a terra Zeller in corsa che metteva dentro solo il primo libero…

Nota positiva, la steal rapida di Graham su Brunson, ancora nella propria metà campo; Devonte’ era abile a mantener la palla in campo e dopo aver mancato il primo appoggio si auto-correggeva per il 46-66.

Dopo un appoggio mancato da Cody, Dallas riprendeva la marcia con un parziale di 0-7 che a 8:40 lanciava i Mavs sul 46-73.

Dalla lunetta P.J. splittava, poi toccava a Zeller batter due liberi senza fallirli mentre Rozier, uscendo brillantemente da un blocco, riuscendo a contener la penetrazione favoriva il recupero a centro area e la tripla di Monk da transizione per il 52-73 a 6:20.

Ripristinato il -21, gli Hornets tornavano ad allontanarsi con l’effetto red shift, spinti indietro da una tripla di Hardaway Jr. a 5:48 mentre subito dopo Kleber in contenimento finiva giù mentre la sua mano veniva pestata accidentalmente.

Il lungo lasciava il campo mentre Charlotte tornava a provarci in attacco ottenendo due FT con Biz per la trattenuta di Cauley-Stein.

Uno su due, quindi ecco due punti di Curry, altrettanti di Rozier in floater, seguivano quelli di Cauley-Stein in correzione e la tripla di Curry a 3:48 per il 50-84 che mandava Seth al 9/9 dal campo…

Dallas correva ancora con l’alzata da metà campo di Curry per l’alley-oop di Cauley-Stein e si assisteva quindi ancora alla reazione degli Hornets con Bridges dalla lunetta (½) più una steal dello stesso numero zero che in coast to coast andava a metterne altri due punti per il 58-86.

Graham ne metteva due dal pitturato, Lee tre dall’angolo, zona grigia per Charlotte, quindi Monk a 1:40 segnava in floater mentre il contatto contemporaneo tra Cauley-Stein e Biyombo era punito dalla terna con un FT supplementare (a segno) per il 63-89.

Curry da destra chiudeva la partita a calcio balilla con la pallina del 10-0 realizzando anche il decimo tentativo (tripla) e i due punti scambiati da Graham e Marjanovic non alteravano lo scarto, ridotto di sole due unità a fine terzo quarto (65-94) anche perché Curry sulla sirena commetteva il suo primo errore forzando un jumper uno contro uno.

Graham, guardato da Brunson, si appresta a spargere un po’ di pepe nell’ultima frazione. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Borrego lanciava presto nella mischia oltre a Caleb Martin, anche McDaniels vista la situazione compromessa sul -29.

Partenza 3-4 con un 68-98 a 11 minuti esatti dal termine.

Ci sia avviava mestamente a fine gara ma a infiammare imprevedibilmente il match era Graham abile a piazzare un 12-2 personale (due punti di Marjanovic per Dallas) composto da tre triple in fila e un two and one finale con un pull-up a 8:31 per l’80-100.

Dopo due FT di Brunson a 8:02, Graham rispondeva sei secondi più tardi con il poker di triple.

La situazione era rivista dalla terna al replay e si passava dal possibile gioco da 4 punti al canestro annullato per blocco in movimento di Bridges.

Graham non si perdeva d’animo buttandosi dentro per l’appoggio in scoop a 7:21 e passando il pallone in angolo a Miles che trasferendo a mezzo tripla la sfera nel cesto, portava Charlotte sul -19 (85-104).

Dallas però eseguiva un attacco con le proprie caratteristiche: penetrazione e giro palla dal quale ne usciva Brunson con una tripla a sigillare la partita prima di eventuali rientri di Charlotte, ancora distantissima.

Finiva lì anche se McDaniels infilava un turnaround da mille e una notte per un giocatore proveniente dalla G-League affondando più tardi altri due punti in jumper.

A 2:24 Miles in entrata cambiava mano trovando anche il fallo per realizzare il 95-116.

Gli Hornets infilavano gli ultimi 5 punti riducendo lo scarto a 16 in una partita sbagliata dalla partenza.

Le pagelle

Terry Rozier: 6

15 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 6/15 FG, -15 in plus/minus. Tira meglio da tre in proporzione in serata (3/7). Si impegna in difesa tra un paio di stoppate e alcuni buoni contenimenti Tentativi in angolo di close-out generosi ma che spesso non vanno a buon fine. Non è on-fire come Curry ma il suo lo fa su ambo i lati del parquet.

Devonte’ Graham: 6,5

26 pt., 4 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata. 10/20 dal campo. 3/10 3 FG. Segna tre triple nel finale, tutte consecutive. Infila anche la quarta dopo un two and one ma la terna l’annulla per un fallo offensivo di Bridges. Va a metter dentro uno scoop e offre l’assist a Miles. Gamberone si scatena nell’ultimo quarto ma a partita terminata. In difesa a volte i cm fanno la differenza in negativo contro il tiratore avversario. 20 punti nel secondo tempo.

Miles Bridges: 6

20 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata. 8/15 FG. Anche lui segna di più nel secondo tempo, 13 punti. Nell’ultimo quarto segna d tre e anche con un two and one in cambio mano ma compie un blocco irregolare e viene annullata la tripla di Graham. I suoi due punti in correzione su un suo tiro sbagliato, sono gli unici di Charlotte per oltre otto minuti.

P.J. Washington: 5

7 pt., 9 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. 29:10 in campo, in difficoltà sotto canestro. Movimenti buoni ma troppo lento e prevedibile va a finire con un 3/11 a fronte di una stoppata rifilata ne subisce tre e manca anche 4 tiri da fuori con uno 0/4 non bellissimo da leggere. -19, coinvolto nella debacle iniziale.

Cody Zeller: 5

5 pt., 8 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata in 21:02. Disastroso 1/7 dal campo con un paio di tocchi semplici da sotto mancati. A parte la stoppata su Marjanovic e un numero consistente di rimbalzi rispetto il solito, sotto canestro rimane un buco per mancanza d’atletismo rimanendo più o meno fermo.

Caleb Martin: 5,5

0 pt., 4 rimbalzi, 1 assist in 22:54. Ci prova solo una volta e gli va male. Commette due falli e ha un -8 in +/-. Marginale, prova a tenere in difesa ma patisce parecchio inizialmente.

Malik Monk: 6,5

19 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 8/13 FG. 3/6 da 3 pt, -18 in plus/minus. Uno dei complici del disastro iniziale difensivo dove spesso concede troppo spazio ai tiratori (non solo in questa serata), rimedia con tanti punti e due sparate clamorose: una è l’alley-oop su invito di Graham e l’altra è un’iniziativa personale in uno contro uno che si chiude con una schiacciata modello Bridges su Cauley-Stein posterizzato in aiuto sotto canestro.

Bismack Biyombo: 5

3 pt., 1 rimbalzo, 1 assist in 17:33. -13. L’impegno c’è anche ma manca proprio la qualità. In scadenza di contratto a fine anno, probabilmente al 99,9% Charlotte non lo rifirmerà.

Jalen McDaniels: 6

5 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata. 2/4 FG, 1 TO, +13. Aiuta nel finale ed essenzialmente è lì che guadagna nel plus/minus mentre la sua entrata sul parquet precedente non aveva sortito gli effetti sperati. Gioca 18:35 mostrando alcune buone cose in difesa, un turnaround to and one nel finale che si unirà a un jumper per arrivare a 5 punti.

Coach James Borrego: 5

Forse si poteva chiamare immediatamente un time-out dopo lo scempio iniziale ma dubito sarebbe cambiato qualcosa. Gli Hornets sono gelidi nel primo quarto traditi da qualcosa in più oltre che dal minor talento offensivo. La partita non si rimette in piedi più perché la difesa balla. Si fanno esperimenti con i nuovi ma anche con il quintetto titolare si va in difficoltà spesso; sui tagli, sui cambi, sul giro palla per le triple, dagli angoli ma anche quelle con extra pass. Sotto canestro soffriamo. Quanto ci sia da aggiustare e quanto sia dovuto ai singoli è difficile dirlo, una commistione non entusiasmante tra i due fattori probabilmente.

Marvin buyout

La trade deadline era fissata per giovedì, ore 21:00 italiane.

Charlotte non si è mossa, assopita in un letargico e lisergico tepore immobilista tanto che Drummond, più volte menzionato dai rumors verso Charlotte, alla ricerca di un protettore dell’anello, ha finito per accasarsi a Cleveland con il giocatore dispiaciuto di esser stato liquidato dalla squadra dove avrebbe voluto rimanere.

Gli Hornets entrano oggi comunque in fase di ricostruzione totale; dopo l’1-12 nelle ultime 13 uscite che fa avvicinare la squadra in quella zona dove le scelte future del prossimo Draft si fanno veramente interessanti, in queste ore parrebbe essere il turno di Marvin Williams, scadenza del contratto in estate, deciso ad anticipare la sua uscita dalla Queen City sfruttando l’opzione buyout per unirsi a una contender secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski per ESPN.


Il giocatore, nato il 19 giugno 1986, fu la seconda scelta nel Draft NBA 2005 mentre stava caratterizzando l’esperienza degli Hornets 2.0 essendo uno dei volti più famigliari ormai da cinque anni e mezzo, simbolo, suo malgrado, di un ambiente mediocremente stagnante dopo l’esperienza ai playoffs del 2015/16.

Giunto alla sesta stagione, in simbiosi con l’avvio della nuova esperienza di Charlotte come Hornets, Marvin aveva esordito segnando 7,4 punti di media nella stagione 2014/15 per salire al suo massimo (11,7) la stagione seguente, quando gli Hornets centrarono appunto i playoffs ma quest’anno ha toccato il suo minimo con 6,7 punti a match.

Il suo minutaggio, sempre stato oltre i 25 minuti, è sceso a 19,1 questa stagione mentre il numero minimo di partite che il veterano ha disputato con noi in una singola stagione è stato di 75, cifra alla quale al massimo si sarebbe soltanto potuto avvicinare quest’anno.

Ha connesso alla retina il 37,8% delle triple tentate per la squadra di Jordan che lo prese dopo l’esperienza si due anni agli Utah Jazz (reduce da stagioni senza playoffs) mentre nelle sette stagioni iniziali passate agli Atlanta Hawks, dal 2007 al 2012, per ben cinque volte consecutive disputò i playoffs.

Charlotte oggi sta cercando di far crescere i giovani mentre Marvin ha voglia di rinfrescare la memoria di una post season, scelta ottimale per entrambi con gli Hornets pronti a svoltare su una nuova strada e liberarsi immediatamente di un contratto leggermente sopra i 15 milioni.

Marvin aveva firmato per la seconda volta per 4 anni a 54.5 milioni il 10 giugno 2016 mentre l’11 giugno dello scorso ano aveva esercitato la sua opzione per rimanere a Charlotte.
Oggi si vocifera anche sulla guardia Darren Collison, il quale potrebbe unirsi a Williams tra i giocatori che dovranno accasarsi in un team entro il primo marzo per rendere effettivo il buyout.
Il profilo di Marvin oggi sarebbe adatto a uno contender in virtù del suo stipendio poiché altri team non penso vorrebbero spendere questi soldi per il numero 2 di Charlotte, specialmente a questo punto della stagione.

I Los Angeles Lakers potrebbero voler allungare la panchina o magari i Clippers che hanno appena mosso le acque sul mercato (ottenendo comunque Marcus Morris), ma anche Boston potrebbe essere una meta meno impossibile di quel che si pensi o chissà… magari qualche outsider come Toronto o Houston potrebbero farci un pensierino in base alle proprie peculiarità salariali.

Questi team potrebbero pensare a lui come un ricambio utile ad aggiungere un discreto tiro da tre punti (utile anche nel catch n’shoot) e per avere un decente difensore, un veterano esperto da unire allo spogliatoio.

A Charlotte quest’anno, il suo slittamento in panchina, dovuto alla necessità di lasciar spazio ai giovani, non ha comunque impedito a Marvin di lasciare il segno sotto l’impatto offensivo con la media del team di Borrego a migliorare di +2,7 (dai 105,5 ai 108,2).

Oggi però, come accennato qui, qualche tempo fa, l’era Marvin Williams a Charlotte, sembra esser destinata al tramonto dopo cinque stagioni e mezzo passate al servizio di MJ.

A caratterizzare il paesaggio non ci sarà più la simpatica ma onerosa voce del veterano dall’etica lavorativa impeccabile.

Ora bisognerà attendere l’estate quando gli Hornets avranno oltre 50 milioni disponibili da utilizzare sul mercato non rinnovando i free agent Biyombo e MKG magari lasciando andare Bacon e Willy Hernangomez, se si vuole dare una svolta positiva sul parquet a questo team.

Il Payroll degli Hornets secondo Basketball-Reference.com. Il prossimo anno dovremmo ancora pagare contratti pesanti come quelli di Batum (27 milioni) e Zelller (15,4) ma oltre alle scadenze di Williams, MKG e Biyombo, si potrebbero tagliare anche i costi di Bacon e Hernangomez, rispettivamente un giocatore scomparso e uno incompleto.

Nonostante le difficoltà di costruire una squadra a Charlotte, tutto passa nelle mani del GM Kup, di Jordan e dei suoi collaboratori.

Mancano 31 partite alla fine, sperando non siano tutte tappe da Via Crucis ma la testa, dopo questa mossa, è già tutta in una florida e promettente summer.

Game 51: Charlotte Hornets @ Houston Rockets 110-125

Intro

Charlotte oltre a scender la classifica scendeva in Texas in giornata per affrontare gli Houston Rockets, formazione molto ostica per i Calabroni che hanno quasi sempre perso negli ultimi anni anche perché Houston da quando è nata Charlotte, nelle ultime 31 stagioni, è salita 25 volte sopra i .500, 3 volte è arrivata con un record pari e soltanto altrettante 3 episodiche volte è scesa al livello inferiore.

La prima parte del merito va ampiamente data a un giocatore storico.

Vi do qualche indizio: Aveva due fratelli al college, uno di nome Afis e l’altro Taju, era già ricco prima di approdare in NBA perché suo padre aveva un cementificio in Africa, venne scelto al Draft davanti a Michael Jordan.

Ovviamente stiamo parlando di Hakeem “The Dream” Olajuwon, 17 stagioni con Houston e l’ultima a Toronto.

A parte “Il Sogno”, Houston, al contrario di Charlotte, è sempre riuscita ad allestire squadre competitive ed è in questo contesto che si svolgerà la partita di questa notte ambientata nello “spazio aerospaziale” di Houston.

La luce per gli Hornets arriverà a fine stagione, all’uscita del tunnel spazio-temporale Kupchak e Jordan sperano di pescare una stella che risollevi un po’ le sorti della squadra.

Charlotte stava andando bene nei suoi esterni fondamentali ma Graham è entrato in crisi mentre gli altri vanno a giornate o navigano costantemente sul ponte della nave fantasma Titanic facendo affondare Charlotte a ogni uscita.

La squadra è mal bilanciata perché non ha lunghi che siano solidi e completi e a 32 partite dalla fine le sconfitte aumentano anche perché non ci sono grandi scorer e quando la squadra tenta una motion offense ultimamente si perde in TO, tiri mancati e qualche fallo offensivo, troppo spesso.

Insomma, le prospettive per la serata non sono rosee, gli effetti delle ultime partite hanno creato scetticismo per questa seconda parte di annata e magari perdere per ottenere (SE otterremo una delle primissime scelte) a Charlotte non dispiace nemmeno troppo all’entourage e alla dirigenza.

Analisi

Partita agrodolce a Houston.

Ancora una volta non si raccoglie nulla in Texas.

L’oro nero Charlotte lo estrae nel primo quarto con una prestazione maiuscola e intelligente sfruttando i cm a disposizione contro un quintetto più basso.

Già dal secondo quarto però i Calabroni si fanno trascinare nel piacevole ma pericoloso della partita dal ritmo veloce; il drone Harden entra in forma (chiuderà a 40 punti sfiorando la tripla doppia) e i razzi a lunga gittata di Houston cadono spesso a segno nonostante all’intervallo Charlotte mantenga un punto di vantaggio (63-62).

Il terzo quarto è combattuto anche se Houston lo finirà avanti di 4 lunghezze, 88-92, per finire sotto a inizio quarto con Graham da tre e Monk da due a portare sul +1 Charlotte.

Battaglia anche nei primi minuti con i Rockets nuovamente sopra ma due triple di Graham (la seconda dal North Carolina) lanciavano i Calabroni sul +3 (101-98).

Graham però rientrava in panchina mentre gli Hornets lanciavano un brutto segnale con canestri troppo facilmente concessi agli avversari in entrata o da tre e dal 103 pari di passava al break decisivo, uno 0-8 chiuso dalle triple di Harden e House Jr..

Dopo una bella partita Charlotte sanguinava insieme a Martin, colpito da Zeller involontariamente a rimbalzo.

Cody, quello più forte dei due, doveva lasciare il parquet mentre Rozier falliva il secondo tiro consecutivo e House Jr. portava in alley-oop il parziale sullo 0-10…

D’Antoni chiamava il coach challenge su una stoppata data per goaltending a Tucker ma perdeva la chiamata, stucchevole.

Monk otteneva quindi anche un libero per il 106-113 ma nonostante Houston andasse qualche volta a vuoto, Charlotte non riusciva a sfruttare il finale per rientrare, anzi, Harden si permetteva il lusso di segnare 4 pt. in un colpo per fallo di Martin (spostato da una debole gomitata un po’ troppo maliziosa) e la partita finiva come il solito con una sconfitta, per 110-125 nel caso nonostante il 53-41 a rimbalzo pro Hornets e Gordon facesse uno 0/12, una delle peggiori prestazioni dall’arco in NBA se non erro eguagliando Brook Lopez.

47,0% FG e 39,4% da tre per Charlotte al tiro contro il 44,3% di FG e il 33,3% in 3FG.

Charlotte però segnava solo 13 bombe contro le 20 dei Rockets.

Fondamentali i TO, 17 per Charlotte, solo 4 quelli di Houston che con il quintetto più basso ha condizionato troppo Charlotte, incapace di trovare il ritmo e di sfruttare i cm sotto canestro per vari motivi senza riuscir a sfruttar l’occasione delle assenze di Capela e Westbrook.

La partita

Starting five

Inedito quintetto per gli Hornets a Houston.

Borrego, dopo aver provato Williams e Bacon come starter, tentava la carta Cody Martin che aveva ben giocato l’ultima partita.

Houston senza Westbrook (40 pt., 9 rimbalzi, 10 assist) e Capela schierava un quintetto basso composto da: J. Harden, B. McLemore (14 pt.), D. House Jr. (22 pt. + 9 rimbalzi), E. Gordon (16 pt. con 0/12 da 3, una delle peggiori prestazioni NBA nel tiro da fuori), P.J. Tucker (13 pt. + 10 rimbalzi).

1° quarto:

Palla a due anomala tra Zeller e Harden che il nostro centro vinceva facilmente per via dell’altezza, pressione micidiale sin da subito degli uomini di D’Antoni per sfruttare il “vantaggio” di esser piccoli ma Bridges, appena dentro la linea da due punti, dalla sinistra, scagliava un lungo fade-away sorprendentemente vincente.

Gordon in entrata da sinistra veniva girato ma ne usciva un mezzo circus shot con libero, per fortuna fallito.

Hornets ancora all’attacco ed errore per Bridges che, grazie al rimbalzo offensivo dei compagni e alla drive di Graham andava sul sicuro per l’alley-oop a 10:44.

Rozier provava subito a scavare un solco tra l due squadre colpendo dalle due diagonali da tre punti: a 10:28 da destra e a 9:59 da sinistra trascinando i teal sul 10-2.

House Jr. rispondeva da oltre l’arco per il 10-5 quindi capitava anche che Harden perdesse palla su Zeller e anche se Graham esagerando con la distanza da tre falliva, il rimbalzo offensivo portava in lunetta Rozier a 8:42 per il 12-5.

Cody andava corto ma l’ennesimo rimbalzo offensivo portava Zeller in lunetta dopo aver battuto House Jr. in entrata.

Tutto filava liscio e Charlotte a 8:17 si portava sul 15-5 forte della supremazia a rimbalzo.

A 7:58, in transizione, Graham era lasciato solo così il nostro numero 4 non si faceva pregare per segnare 3 punti solo cotone.

A 7:44 un fallo commesso su Harden portava in lunetta il Barba per il 18-7, lo stesso trascinatore dei razzi segnando da tre tagliava il divario sul -8 ma Bridges, correggendo un air-ball di Zeller (tocco ravvicinato) faceva risalire il gap in doppia cifra (20-10).

Due palloni persa sui tentativo di servire Zeller nel mezzo servivano a McLemore per chiudere in appoggio e a Harden per segnare (goaltending)il 20-14.

Borrego chiamava un time-out a 6:08 quindi Bridges sbagliava il tir ma un vigoroso tap-out di Willy finiva per favorire l’iniziativa di Rozier in entrata; spinta di Harden, gioco da tre a 5.34 con Charlotte sul 23-14.

Due FT affondati da Willy a 4:52 ed era +11, +13 quando a rimorchio lo stesso spagnolo correggeva a rimorchio l’unico errore dal campo del primo tempo di Monk.

House Jr. da tre punti portava a casa il 27-17 quindi a 3.35 un pick and roll mandava Willy dentro a infilare il +12.

Hartenstein da sotto dava qualche cm in più ai Rockets ed ecco arrivare i due punti in area per Houston ma sul fronte opposto il giocatore dei Rockets non era una roccia nel contenere Miles.

Due FT splittati a 2:26 e punteggio mosso nella stessa maniera dallo stesso giocatore a 1:42 con Charlotte sul 31-19.

Rivers in crossover depistava Monk fino ad arrivare al ferro morbido per l’alzata semplice poi nel finale Graham, in palleggio su P.J. Tucker, perdeva pala con la stessa a scorrere sulla sinistra verso Monk che andava da tre per accender la prima candelina pesante del suo compleanno sulla sirena.

Hornets-Rockets 34-22 dopo un primo quarto intenso.

Monk chiude a 19 punti nella giornata del suo birthday. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Ritmo veloce anche nel secondo quarto con Gordon ad accorciare dalla lunetta doppio un minuto, Monk sganciava un runner da centro area per il nuovo +12 per poi esaltarsi da tre e accender la seconda candelina a 10.25 (39-249 quindi toccava a Houston con un tecnico per tre secondi difensivi e la tripla di McLemore per il 39-28.

McLemore ci riprovava da fuori ma la palla, dopo aver colpito il ferro entrava nel cilindro di Rivers in salto, da dietro Martin la contendeva facendo cadere pesantemente Rivers (problemi al gomito) a terra ma gli Hornets non combinavano nulla e venivano infilati da un Harden che provava a entrare in partita.

P.J. in uno contro uno in area aveva la meglio sul Barba, Rivers, ripresosi, sfruttava il giro palla e l’open 3 dall’angolo sinistro quindi dopo l0’errore ravvicinato di Zeller ecco ancora la classica infilata di Harden con due punti più FT per sandwich Martin/Zeller.

FT affondato per il 41-36 a 8:15.

Passaggio rapido orizzontale dal post basso di P.J. per Rozier in taglio frontale e Hornets sul +9 dopo un’entrata frontale di martin con chiusura cambio mano di sx proteggendosi con il ferro.

House Jr. da tre metteva il 45-39 ma Rozier attaccando il corridoio centrale ricavava un fallo da Rivers per un 2/2 dalla lunetta.

Tucker dal corner destro da tre riduceva il divario a 5 pt. (47-42).

Bridges conteneva Harden toccando palla e salvandola in salto all’indietro sulla potenziale uscita ma Charlotte andava a vuoto e per un fallo di Rozier Harden affondava tre FT che facevano tornare a tiro i Calabroni per i razzi.

Martin da tre a vuoto ma Willy in mezzo a Harden e House Jr. era bravo a conquistare il rimbalzo e a salire per due punti.

House Jr. da tre punti metteva nel mirino gli Hornets (49-48) che segnavano a 4:15 con il giro di Bridges e l’appoggio da sotto la tabella.

Per un fallo assegnato contro Willy il Barba ne andava mettendo altri due quindi l’apertura di Willy in angolo per Graham consentiva di portare a casa tre punti, peccato gli Hornets pasticciassero in due a rimbalzo difensivo solidamente conquistato, House Jr. portava via palla e Harden a contatto con Rozier creava altri tre FT.

Implacabile il Barba portava il tabellone sul 54-53 ma lo stesso James, volendo mettere il punto esclamativo in schiacciata, spalmava sul ferro il possibile vantaggio quindi Monk in coast to coast resisteva allungando sul 56-55.

Un goaltending di Bridges poi due punti di Monk a 2:42 con errore dalla lunetta e due punti di Harden a 2:30 ripristinavano il +1 Charlotte (58-57) che dopo l’errore di Graham si trovava per la prima volta in svantaggio in partita grazie all’appoggio di House Jr.

P.J. Tucker dal corner destro aggravava la situazione con la seconda tripla personale (58-62) ma Martin correggendo l’errore di Bridges portava gli Hornets in rampa di lancio per il sorpasso finale che avveniva per mano dello stesso Martin che da tre sorprendeva.

Gordon da tre non funzionava, Martin prendeva un rimbalzo e tornando in difesa andava anche a chiudere in salto P.J. Tucker facendogli sbagliare la tripla per conservare all’intervallo il punto di vantaggio.

Altra buona prestazione di Bridges condita con il record a rimbalzo. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

3° quarto:

Rientrati sul parquet però P.J. Tucker si riprendeva la tripla mancante ma Martin batteva Gordon dalla diagonale sinistra per il contro-sorpasso (66-65) quindi un blocking foul su Bridges che splittava i liberi, portava sopra i nostri di due punti.

Gordon, sbattendo in entrata su Zeller nel semicerchio, otteneva due FT segnandone uno, seguiva però, dopo qualche errore per parte, il sorpasso per mano dello stesso ex Pelicans.

Terzo tempo da triplista di P.J. in appoggio e Hornets di nuovo al comando, Rozier a 8:49 dalla diagonale sinistra per il 72-68 davano un buon margine ma veniva assegnato un fallo dopo la stoppata di P.J. su Harden.

Il barba finalmente sbagliava un libero mentre in difesa era costretto a incassare l’hook di P.J. per il 74-69.

Gordon realizzava il -3, Martin forzava l’entrata veloce diagonale su Harden e funzionava tuttavia da una second chance ecco arrivare due punti di Gordon seguiti da tre di House Jr. per impattare la partita a quota 76.

Charlotte segnava con Bridges da sotto che correggeva sé stesso dopo esser stato contrastato da House Jr. e Rozier, dopo aver saltato in euro-step due difensori era bloccato fallosamente da Gordon.

2/2 per l’80-76 a 5:25 ma McLemore inviava un razzo che colpiva il canestro di Charlotte.

La squadra di Borrego trovava il passaggio corto lungo linea in ara tra P.J. e Bridges per la finalizzazione stretta di quest’ultimo in un due contro due ma il drone Harden pilotava a 4:22 il two and one (fallo di Bridges) per ritrovare il pari perduto.

Un passaggio di Cody martin dentro per P.J. era sfruttato al secondo tiro dal nostro rookie, bravo a riprender la palla e a schiacciare dopo l’errore.

Sefolosha e Monk andavano a vuoto, McLemore da tre dall’angolo no, altri due punti Rockets ai quali rispondeva Monk per l’86-87 ma Rivers replicava da tre da destra allungando sul +4.

Il botta e risposta finale tra Bridges (fing and rolla da transizione) e due punti di Houston da second chance lasciavano inalterato il divario con il punteggio di 88-92.

4° quarto:

In genere Charlotte recentemente è sempre uscita rapidissimamente dalla partita in avvio di ultimo quarto ma questa volta Graham apriva da tre punti e Monk in appoggio di destro ne aggiungeva due così Charlotte tornava avanti.

Gordon, in entrata rallentata su Willy, aveva la meglio sul centro spagnolo poi P.J. Tucker, in tuffo scivolato sulla schiena varcava la metà campo, passava indietro la palla, per la terna era tutto buono, Sefolosha ringraziava portando a casa due punti in transizione.

Bacon dalla lunetta a 10:13 otteneva i suoi unici due punti con un parziale bench di 34-17 quindi Tucker alzava a una mano il runner dalla destra per il 95-98.

Gli Hornets rimanevano sempre in scia e Graham si esaltava segnando a 8:44 la bomba del pareggio per sparare con confidenza e fiducia quella da casa sua a 8.13 che valeva il +3 Hornets.

Devonte’ però era fatto risedere presto in panca da Borrego per un po’ di riposo e Houston ne approfittava con Sefolosha da tre (dimenticato) quindi Harden in entrata provocava il sorpasso, proprio lui in netta chiusura fallosa su Willy concedeva due possibilità ai liberi all’iberico, non un gran tiratore dalla lunetta ma questa volta a 7:01 dalla fine non sbagliava trasformando i due pt. del 103 pari.

In un paio minuto gli Hornets però gettavano al vento la punto a punto finale; Tucker in entrata diagonale da due punti, Harden da tre (frontale a 6:19) e House Jr. d tre in second chance mettevano dentro 8 punti per il 103-111.

Lo scontro difensivo tra i due Cody (mischia a rimbalzo) era la fotografia della gara; Charlotte si pugnalava da sola a 5:42 con la botta sul naso di Martin che, accasciatosi, sanguinante dal naso, era costretto ad abbandonare il campo lasciando solo una piccola chiazza di sangue sul parquet.

Rozier mancava un tiro forzato e House andava sopra al ferro per l’alley-oop che estendeva il parziale sullo 0-10.

Charlotte segnava due punti con un goaltending e Monk trepidante di calarsi in lunetta per giunta ma D’Antoni chiamando uno stucchevole coach challenge (perso) ritardava le operazioni. Per il 106-113.

I Rockets mancavano due occasioni sulla medesima azione, Monk usciva in corsa ala ricerca della sfera vagante abbracciato a House alla ricerca del pallone, per gli arbitri il fallo era di Monk che incredulo lasciava l’ennesimo possesso ai Razzi, bravi a trasformarlo con Harden con il tocco in entrata sopra Zeller.

Troppo tardi ormai se anche Graham dalla lunetta finiva per splittare a 4.18 (107-115).

Graham aggiungeva ancora punti e Bridges da tre ritoccava i suo score per il 110-118 a 2:33 ma Harden infilava una tripla e chiudeva con una gomitataina su Martin (per eludere la stoppata) prima di tirare da tre ed essere sfiorato chiudendo con la giocata da 4 punti.

Terminava 110-125 una partita che gli Hornets non hanno giocato male ma avrebbero dovuto continuare a giocare in maniera differente sfruttando il loro vantaggio, questa volta non è stata solo colpa del materiale scadente ma anche di qualche scelta di Borrego che non è riuscito a sfruttare le assenze di due pilastri dei Rockets.

Le pagelle

Terry Rozier: 6,5

20 pt., 5 rimbalzi, 4 assist. 5/12 FG, 2 TO, -11 in +/-. Buon realizzatore Terry. Quando decide di andare in entrata trova il passo per il terzo tempo o per esser al massimo fermato con il fallo. Apre con due triple, poi ne mette soltanto una ancora a fronte di 7 tentativi finali. Sbaglia un paio di tiri in entrata forzando troppo nel momento decisivo della gara invece magari di passar la palla e questi pesano parecchio. Nel complesso al sua prestazione rimane discreta anche se non sgranocchia nel crunch time.

Devonte’ Graham: 7

16 pt., 4 rimbalzi, 10 assist. 5/11 FG, 2 TO, +2 in +/-. Graham in netta ripresa in serata anche se continua a sballare ampiamente alcune triple che prova un po’ troppo frettolosamente. Ne mette un paio anche da casa sua e quando sta entrando on-fire, Borrego decide di farlo riposare. La mossa si rivela letale per Charlotte che dal +3 passa rapidamente al -8 nell’ultimo quarto. Smistando 10 assist entra in doppia doppia. Nel finale poi non trova più il ritmo ma la partita era praticamente persa.

Cody Martin: 6,5

12 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. 5/9 dal campo (2/4 da tre), 3 TO, -20 in 36:14. Prestazione generosa. Quando sta su Harden (la squadra cambia marcatura spesso a seconda delle circostanze) è una lotta che qualche volta vince anche se fermarlo è quasi impossibile, su Tucker funziona benissimo un paio di volte andando in close-out in angolo. Colpito da Zeller nel finale deve abbandonare il parquet sanguinante. Non si risparmia e sale in doppia cifra con due bombe a segno. Lesto nel recuperar qualche rimbalzo, alla sua prima apparizione da titolare non sfigura, meglio di Williams e tre gradini sopra Bacon. Un paio di TO evitabili ma è un rookie.

Miles Bridges: 6,5

20 pt., 15 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. 8/17 FG, +0 in +/-. Record in carriera per rimbalzi per Miles. Continua a giocare bene Bridges che va in doppia doppia. Il secondo tempo è leggermente inferiore al primo quando porta ancora molta più energia che nel secondo andando ad attaccare più convintamente. Sembra in un momento positivo e la squadra in attacco lo supporta un po’ di più.

Cody Zeller: 4,5

3 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 1/5 FG, 2 TO, 4 falli, -4 in +/- in 13:05. Il giraffone là in mezzo non sfrutta i cm a disposizione non riuscendo a elevarsi sopra i più piccoli giocatori avversari. Con un centro alla Howard questa partita credo si sarebbe potuta vincere. Giochiamo senza un vero centro in attacco mentre anche in difesa nonostante raccolga tre rimbalzi in non moltissimi minuti, rimane troppo timido e soggetto ad entrate, esposto come un fragile albero in mezzo a un tornado, subisce nel finale le entrate di Harden ma non solo.

P.J. Washington: 6

8 pt., 6 rimbalzi, 3 assist in 24:07. 4/9 FG, -20 in +/-. Rientra dopo le assenze contro Spurs e Magic ma non è lui e si vede. Limitato e un po’ timido in difesa, forse per paura di forzare la caviglia, parte dalla panchina, fa vedere qualche movimento da manuale tecnico del basket ed è intelligente ad attaccare il ferro contro i giocatori più bassi in mismatch solo che l’esecuzione rimane a metà. Segna in controtendenza più punti nel secondo tempo (6).

Malik Monk: 6

19 pt., 6 rimbalzi, 1 stoppata. 8/13, 3 TO, -21 in +/-. Compleanno amaro per Monk che sfiora sì la doppia cifra con una buona media tiro. 7 i suoi punti nel secondo tempo quando peggiora la media tiro. Due bombe nel primo tempo, iniziative interessanti, purtroppo come quasi tutta la squadra fatica ne momenti decisivi anche se prova a rimetterla in piedi nel finale con qualche tentativo ma sul lato difensivo si può dare di più.

Willy Hernangomez: 5,5

10 pt., 8 rimbalzi, 2 assist. 3/7 FG, 3 TO, -3 in +/-. Bel primo tempo di Willy, nel secondo aggiunge solo due liberi, un rimbalzo… risulta poso solido in difesa. Ha il merito di segnare i punti del 103 pari ma è un altro giocatore quello sceso nel secondo tempo. Non ha abbastanza mezzi e fisico per spaccare la difesa di Houston anche se nel primo tempo ci mostra un campionario interessante di buoni movimenti, tuttavia è anche “prone” al TO.

Dwayne Bacon: 5

2 pt., 1 rimbalzo in 10:41. +2 in +/-, senza quasi nessun merito. Ricava due liberi solo perché sul fade-away l’avversario commette fallo, in difesa se lo puntano è un buco. Non sembra giocare con grinta ma magari fin troppo rilassato vagamente addormentato. Non so che gli sia successo ma fa rimpiangere Batum, il che è tutto dire…

Coach James Borrego: 5

Non ha molto materiale ma avrebbe dovuto strutturate un gioco soto maggiormente efficace e tranquillizzar la squadra, tagli improvvisi e ritmo più lento non avrebbero favorito i Rockets, aiutati da troppo spazio concesso al tiro, non solo sul giro palla ma anch da parecchie dimenticanze. Direi di cercare di ripartire dal buono visto ma questa squadra tra tanking e demeriti sembra in caduta libera nonostante in serata si riveda Graham.

Game 50: Charlotte Hornets Vs Orlando Magic 100-112

Intro

Trentatré game alla fine di quel vicolo cieco che si sapeva già sarebbe stata la stagione odierna degli Hornets.

Una lunga condanna per chi negli ultimi anni ha già patito abbastanza.

Negli USA però pare vi sia una nuova moda per ridurre sostanziosamente la pena.

Quando un imputato viene colto con le mani nel sacco, ecco la brillante idea: rivolgersi a dei professionisti che realizzeranno dei semplici video da mostrare al giudice prima dell’udienza.

Nel 2005 la Corte Suprema ha deciso che anche la difesa poteva servirsi dei video come strumento per il processo.

Per una “modica somma” queste persone, pur non pentendosi realmente magari, gli imputati vengono umanizzati, ritratti pronti al cambiamento, remissivi, dispiaciuti, singhiozzanti, addossandosi tutte le colpe dell’accaduto.

Lo scopo è ovviamente impietosire i giudici e ridurre la pena il più possibile e sembra che la cosa in molti casi funzioni.

Il montatore del video ricorda che “la semplicità paga”.

Niente fronzoli, lusso sfrenato o vestiti griffati, l’imputato deve apparire in maniera più anonima, mesta, arrendevole e condiscendente possibile.

In qualche caso esistono anche delle associazioni che tutelano con mezzi minori persone più a rischio.

Gli Stati Uniti hanno circa 2,2 milioni di detenuti (trequarti sono afroamericani o “latinos”), la stima più alta al mondo, prezzo da pagare per una società che non ha nel DNA la giusta misura mentre “Hollywood” entra in aula.

Se l’imputato avrà il vantaggio di non esser intimorito dalla corte visto che hanno già raccontato tutto lui, amici, ecc., nel video, gli Hornets non dovranno farsi intimidire invece dalla vittoria.

Le recenti prestazioni con uscite di scena nei finali possono essere considerate normali per un team dal nucleo che possiede un cuore giovane con altri problemi correlati ma il sospetto si tratti di tanking per le modalità con i quali avvengono questi collassi, c’è.

Per la gara contro Orlando si spera che la squadra non segua il solito copione.

In cerca di autenticità c’è da chiedersi se lo sport possa staccarsi, isolarsi dai vizi di una società, qualsiasi essa sia, alle nostre latitudini i politici sono costantemente il bersaglio di una società che troppo spesso però ne ricalca i comportamenti.

E se il montatore video ricordava che la semplicità, in alcuni casi, paga, Charlotte dovrà ricordare i fondamentali e ricorrere alla difesa visto lo scarso peso offensivo recentemente mostrato, solo così si potranno battere i Magic a patto che sia partita vera e non menzogna.

Analisi

Solito copione drammatico a Charlotte.

La squadra regge per un tempo poi si disfa nel terzo quarto abbandonando la scena velocemente a inizio ultimo quarto.

Un piccolo tentativo di rientro nel finale c’è stato ma dal -16 al -7, temperature troppo glaciali per coinvolgere la squadra della vecchia volpe Clifford in un finale punto a punto.

La squadra mostra lacune preoccupanti in difesa con Willy troppo spesso battuto in entrata e in attacco anche se oggi si toccano i 100 punti.

Graham ha iniziato a segnar punti veri solo quando orma era troppo tardi, Bridges dopo un buon inizio ha cominciato a sparire come scorer mentre il rilancio di Bacon in quintetto per assestarsi meglio vista la mancanza di MKG e la resa non elevata di Williams nell’ultima partita con partenza da starter, ha prodotto solamente effetti nefasti.

Se uno degli obiettivi era vedere ciò che c’è di buono in questa squadra e farla crescere, da salvare questa sera trovo poco se non un Martin tosto, con qualche incertezza difensiva data dai cambi, di zona o da situazioni di pressing alto di Charlotte ma valido sotto il profilo dell’impegno, della difesa aggressiva e in serata anche come scorer di scorta.

Da segnalare come nota positiva anche le numerose belle jam realizzate ma come fuochi d’artificio fini a sé stessi o come la bellezza che il samurai contempla nel fiore di ciliegio che cade, l’effimera caducità di Charlotte si materializzava nel secondo tempo lasciando queste giocate come fini a sé stesse esaurirsi, inutili per il risultato finale.

Charlotte ha vinto a rimbalzo 46-37 (15-8) gli offensivi ma i Magic dai loro rimbalzi in attacco sono stati capaci di sfruttare maggiormente le situazioni da second chance.

Gli assist sono stati nettamente a favore dei nerazzurri con un 24-35 impietoso.

Gli Hornets continuano a conceder troppo al tiro segnando il 46,1% dei propri tiri ma subendo il 53,8% dagli avversari e le cifre peggiorano se andiamo a vedere le medie da tre punti con gli Hornets crollati al 29,0% contro il 47,1% avversario.

Il basso 64,3% (9/14) ai liberi è migliore del 58,8% (10/17) dei Magic ma marginale mentre i TO sono stati 12 per la squadra di Borrego contro 9 per quella di Clifford.

Gli Hornets saranno in back to back a Houston, sarebbe bello vincere una volta con i Rockets ma con queste premesse e certi giocatori sul parquet sarà dura…

La partita

Starting five

Orlando scendeva a Charlotte con il seguente quintetto: Fultz (12 pt. + 14 assist), Fournier (17 pt.), Iwundu (9 pt.), Gordon (16 pt. + 12 rimbalzi) e Vucevic (22 pt.).

Dalla panchina Ross con 13 punti e Bamba con 12 fornivano benzina per un tabellino da doppia cifra che aiutava la squadra di Clifford in momenti importanti.

Hornets ancora senza P.J. con coach Borrego a provare un nuovo quintetto: Rozier, Graham, Bacon, Bridges, Zeller.

1° quarto:

Orlando provava a partire forte in difesa pressando molto ma da un hand-off e uno scarico per Bridges gli uomini di Borrego ricavavano i primi tre punti della partita.

Orlando segnava con il taglio dietro di Vucevic, Miles in attacco ci riprovava d fuori ma questa volta essendo impreciso, tuttavia sulla palla toccata da un difensore e Zeller ecco rispuntare in corsa Bridges che con mezzo avvitamento andava per la reverse dunk.

La squadra della Florida segnava ancora con un taglio di Fournier sul quale Bridges commetteva goaltending ma Charlotte metteva dentro il pallone ancora in attacco con Rozier che dopo la finta in area sull’arresto eseguendo un leggero fade-away su Fournier infilava precisamente il cesto per il 7-4.

Vucevic con il jumper dalla media segnava il -1 quindi Cody, appostato in post basso sinistro, metteva dentro tagliando l’alzata a una mano su passaggio brillante di Rozier.

Orlando replicava con 4 punti di Iwundu e tre di Fournier, così a 7:31, Borrego, incassato lo 0-7 di parziale chiamava un time-out sul 9-13.

Zeller con un passaggio verticale schiacciato serviva Bridges appostato tra la linea di fondo e l’inizio del pitturato a destra per la schiacciata che non ammetteva repliche difensive e su un’iniziativa dello stesso numero zero in entrata non andata a buon fine era Zeller a correggere invertendo i ruoli.

Sul 13 pari gli Hornets cominciavano a mancare di energia difensiva: da un brutto passaggio di Bacon arrivava un fallo di Zeller su Gordon che salvava il canestro poiché il liberi non finivano dentro ma Vucevic segnava 4 punti di fila con confidenza, Fournier da tre segnava l’open con la difesa completamente sfaldata, Rozier arrestava il parziale con un floater ma poi Vucevic superando Willy segnava con Bacon in aiuto falloso (gioco da tre punti) e Gordon in coast to coast ne metteva dentro altri due per il 15-25…

Uno stop and pop di Malik faceva ripartire Charlotte che continuava a rimontare con la tripla dello stesso Monk a 2:31 alla quale seguiva una stoppata di Williams in aiuto su MCW che facendo partire un fast break dava modo al nostro n°1 di servire in corsa Martin bravo a metter dentro solidamente l’alley-oop del 22-25.

24 secondi scaduti ai Magic in attacco, quindi passi di Willy, Graham da tre non funzionava ma un recupero di Martin portava Monk in transizione per andar a metter due punti, tuttavia Bamba decidendo di fermare il nostro giocatore con un fallo ritardava la rimonta.

Due su due dalla lunetta per il -1 (24-25)con un recupero di 9 punti (9-0 run) a chiuder il quarto.

Miles Bridges in reverse dunk nel primo tempo. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Un passaggio dalla sinistra di Ross per un veloce Bamba da sotto (al volo) interrompeva il parziale, Cody al vetro però, pur marcato, metteva dentro per farci rimanere in scia ma Bamba pescando il jolly da tre ci mandava oltre l’unico possesso.

Martin, dall’angolo sinistro, pareggiava il jolly con la bomba del 29-30 a 10:33 ma a 10:11 seguiva la replica di Bamba lasciato solo sulla finta dall’uscita di Bacon che dava tempo e spazio al lungo per sorprendere ancora.

Bacon non segnava ma sulla palla vagante Martin era il più feroce e dal suo recupero la drive di Williams attirava il centro avversario; passaggio corto sotto per l’arrivo di Cody a martellare in schiacciata il canestro a 9:38 per il 31-33.

L’anticipo di Zeller in allungo su una rimessa laterale, poi, portava il nostro centro a schiacciare per il apri a quota 33.

La Torcia Umana Ross si accendeva per la tripla e Orlando continuando le prove di fuga segnava al terzo tentativo sulla stessa azione con Bamba in schiacciata da sotto con una difesa Hornets letteralmente scomparsa nell’occasione.

Due FT splittati di Zeller e altra mazzata dei Magic con Fournier in entrata bravissimo a sfuggire al tentativo di stoppata di Cody con l’appoggio alto al vetro.

Bacon pestava ancora la linea di fondo ma Ross si spegneva da tre così l’alzata di Cody riduceva il divario anticipando la giocata in anticipo visionario di Martin che intercettando un passaggio di Gordon in angolo continuava da solo per il coast to coast dunk a una mano su Gordon (38-40).

Per un fallo di Gordon su Willy nello scontro tra numeri 9 arrivavano due FT ma se ne ricavava un bello zero, tuttavia gli Hornets conquistando il rimbalzo mettevano dentro sugli sviluppi dell’azione con Monk in corsa sulla linea di fondo a sfuggire a Vuc sino alla schiacciata del 40 pari.

Altro TO offensivo di Willy punito da Vucevic da sotto su un altro assist di Fultz e a 4:53 serviva un time-out dopo l’entrata con appoggio dell’ex MCW.

A 4:45 Bridges recuperava due punti dalla linea poi Rozier a 4:07 con la tripla ci portava avanti ma la gioia durava poco perché a 3:52 Fultz replicava da fuori per riportar sopra la squadra di Clifford.

Graham tirava un mattone da tre mentre Fultz ne metteva due quindi anche Monk da tre tirava male ma la palla rimbalzava nella direzione del tiratore che poteva così riscattarsi arrivando dal fondo all’appoggio artistico per il 47-49.

Il destino degli ex ischerzava i Calabroni con addirittura una “cariatide” come MCW a metter dentro da tre punti.

Willy da sotto proteggeva la sinistra per il gancetto vincente e per un fallo di Fultz sul close-out in angolo Rozier a 1:59 il nostro numero 3 otteneva altrettanti liberi ma il 2/3 lasciava sul -1 (51-52) i Calabroni.

Nel finale Vucevic faceva scappare sul 51-56 i Magici ma Rozier mandava dentro il tiro da tre del 54-56 a chiudere i primi 24 minuti.

Tabellino singoli del primo tempo.

3° quarto:

Fournier da due punti segnava, Bacon con il jumper dalla FT line ancora una volta andava a vuoto. Il numero 7 si faceva perdonare intercettando un passaggio in difesa che Miles trasformava in oro con una tripla dall’angolo destro a 10:55 (57-58).

Gli Hornets in raddoppio su Fultz in palleggio contro Bacon portavano via palla con Bridges trovando spazio per i due punti in appoggio di Rozier per il nuovo vantaggio.

Ancora una volta i Magic rispondevano con Fournier (jumper lungo da due pt.) per mostrare che la difesa di Charlotte non riusciva a mantenere il vantaggio, inoltre un fing and roll di Vucevic, spostato da Zeller a 8:50 valeva anche il libero supplementare che, sebbene fosse fallito, dava preoccupanti avvisaglie.

Gordon, infatti, raccoglieva un rimbalzo offensivo per segnare il 59-64.

Graham da due era aiutato dal primo ferro e dal vetro ma una dunk di Iwundu in corsa era il richiamo per Borrego del tempo di un nuovo time-out a 7:45.

Niente da fare alla ripresa, Gordon subiva fallo e questa volta dopo lo 0/4 non falliva i due tentativi dalla lunetta e il suo step-back 3, dopo qualche errore per parte, lanciava gli ospiti sul +10 (61-71).

Rozier in entrata arrivava a 16 punti, e un passaggio lungo verticale di Martin per Zeller (dietro a tutta la difesa Magic) risultava perfetto per la trasformazione facile del centro.

Charlotte si portava sul -4 in transizione quando Monk alzava corto per Marvin al quale in mischia serviva un po’ d’abilità da giocoliere per trasformare l’alley-oop del 67-71.

A 3:43 tuttavia Gordon provava a uccidere i sogni di rimonta con una schiacciata in transizione ma Charlotte teneva botta con due punti tuttavia Fultz metteva il pull-up sopra Hernangomez e Vucevic da tre sfruttava l’uscita lenta di Willy per il 69-78.

Un gioco a due tra Monk e Willy era sfruttato dallo spagnolo con due punti ottenuti da vicino quindi altri due punti di Vucevic erano seguiti da altri due dell’iberico nella lotta tra lunghi.

Iwundu la faceva finita con il tiro ravvicinato colpendo da tre nonostante il tentativo di close-out di Williams.

Il canestro valeva il nuovo vantaggio in doppia cifra (73-83) quindi un paio di canestri Hornets (Willy e Martin) tagliavano il divario ma l’ultima parola nel quarto spettava a Gordon che in area in fade-away realizzava il 77-85.

Cody Martin in entrata. Buona prestazione per lui. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

La partenza sul -8 non era prerogativa di sconfitta benché gli Hornets faticassero a trovare il passo in attacco ma era la difesa ancora una volta a lasciar per strada la gara: MCW da spalle a canestro in avvicinamento da palleggio con il turnaround, dopo il contatto con un debole Graham, otteneva la giocata da tre punti.

Zeller si faceva influenzare da Bamba sotto il canestro avversario e Fournier da tre metteva dentro dopo l’incertezza della sfera che ballando sull’anello finiva dentro sconfortando il pubblico di casa.

77-91, un -14 che rappresentava il massimo vantaggio per Orlando in serata.

Ne rimanevano una dozzina dopo lo scoop di Cody ma Bamba da sotto raccoglieva e ringraziava.

Bamba dall’altra parte fermava anche Miles ma poi era proprio il giovane centro a fallire un’occasione clamorosa da sotto mancando il tiro.

Martin in entrata provava a scuoter la squadra con l’appoggio oltre MCW e Bamba ottenendo anche il libero che mancherà nonostante il 6/6 dal campo.

Le triple di Ross e Clark, intervallate da due punti di Graham, chiudevano il match definitivamente con i Magic sull’83-99.

Graham cominciava a segnare triple quando ormai non serviva: era il caso di quella messa a 7:29 e quella a 3:28 che mandava Gordon per le terre per il 95-102.

Charlotte decideva di pressare a tutto campo commettendo però l’errore di lasciare libero Ross: tripla del giocatore che da qualche partita Charlotte e soffre e +10.

Un altra tripla di Ross su Martin assicurava un finale senza sorprese alla squadra dell’ex Clifford che vedeva i suoi ex giocatori gestire male gli ultimi possessi complice il tempo mentre Martin continuava a battersi ma finiva 100-112 per la squadra ospite.

Le pagelle

Terry Rozier: 6

18 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. 7/14 FG, -11 in +/-. Mette dentro i suoi punti (12 nel primo tempo). Tra tentativi riusciti e falliti bilancia la sua serata ma non riesce a trascinare Charlotte nel momento decisivo lasciando in mano le chiavi della partita a giocatori meno consoni a farlo. C’è da ricordare che arriva dalla panchina di Boston e non si possono chiedere miracoli. Scary tuttavia fa il suo pur in un contesto che si sta afflosciando.

Devonte’ Graham: 5

15 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 1 rubata. Rientrato ampiamente nei ranghi della mediocrità, segna solo quando non serve. 6/13 FG, 3/9 3 FG. Tre TO, 4 falli spesi e uno su MCW al quale regala una giocata da 3 punti dopo aver subito il contatto dell’ex. Troppo molle nella circostanza. Recupera con un paio di triple nel finale sino al -7 con l’ankle breaker su Gordon ma in serata tira molto male precedentemente da tre con un paio di air-ball oltre a smistare qualche assist in meno. Ripartire dal finale è l’augurio.

Dwayne Bacon: 4

0 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 0/4 dal campo in 17:41 partendo da starter. Esce di scena dopo l’oscena prestazione prima che Charlotte paradossalmente esca di scena. A parte una steal per intercetto piuttosto semplice e una buona difesa che aiuta Miles a rubar un pallone, Dwayne in attacco si mostra ancora nullo facendo pere delle occasioni alla squadra di Borrego. C’è qualche rimbalzo, materia nella quale gli Hornets latitano ma la prestazione è stata scadente a dir poco.

Miles Bridges: 6

16 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 5/15 FG. 0 TO, 2/7 3 FG, 4/4 FT. Miles parte ancora forte risultando una spina nel fianco dei Magic con la sua aggressività favorendo indirettamente i compagni qualche volta. Dall’angolo piazza anche due triple. Si batte ma scompare nel secondo tempo come energia e risultato anche se segnerà ancora 7 punti.

Cody Zeller: 6

17 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 8/13 FG, 13 pt. arrivano nel primo tempo giocato bene da parte sua. Bello il suo anticipo sulla rimessa laterale per la dunk in transizione e un’altra mazzata in entrata ma quando la squadra inizia a soffrire manca qualche tocco di troppo in attacco influenzato da Bamba e soci. 26:37 in campo, -13.

Cody Martin: 6,5

13 pt., 8 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate. Nessun TO, 6/6 FG, +1 in plus/minus. I lati negativi di Martin sono che in una difesa a zona o in situazioni particolari possa rimanere tagliato fuori sugli scarichi dal suo uomo o quello a lui più vicino. Prende una tripla di Ross in faccia nel finale e regala anche due liberi per un close-out eccessivo ma in attacco trova la perfezione se non fosse per un libero manato ma le sue drive, l’alley-oop, la tripla sono slancio vitale offensivo, quell’energia dinamica che mette a disposizione della squadra anche in difesa. Super attivo va a intercettare, rubare e recuperar palloni.

Marvin Williams: 6

2 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata in 17:32. Sembra non voglia disturbare lasciando creare ai ragazzi più giovani, d’altra parte lui è abituato a finalizzare e al massimo a crearsi qualcosa per sé stesso in entrata. Nella notte bella dish ravvicinata per Cody e una stoppata in aiuto s MCW. Il close-out su Iwandu a tre va male ma almeno prova.

Willy Hernangomez: 4,5

8 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. 4/10 FG. Troppi errori al tiro e se puntato viene battuto facilmente in velocità. Si strappa come carta velina commettendo anche 4 TO in 21:23 per passi in partenza o falli offensivi. Gancetti o appoggi ravvicinati non fanno la differenza se dall’altra parte non si è solidi e con lui in camp i Magic ne approfittano nonostante il +1 in plus/minus, in questo caso piuttosto fasullo.

Malik Monk: 5,5

11 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 4/12 FG. -7 in +/-. 22:26 in campo. Nel primo tempo gioca 14 minuti segnando 11 pt., nel secondo fa scena muta con uno 0/3 dal campo. Player del primo tempo, avendo già accumulato i 5 rimbalzi da poco nel secondo con le sue iniziative. Il primo recupero dal -10 di Charlotte è quasi tutto merito suo con 5 pt consecutivi e un assist per l’alley-oop per tornare in lunetta a metter dentro altri due pt. per il 24-25, poi quasi si eclissa…

Coach James Borrego: 5

Probabilmente l’assenza di P.J. pesa. Ultimamente sta riducendo le scelte a un nucleo ristretto di giocatori, forse per testarli. Martin risponde bene, Marvin è quasi anonimo, Monk sta scendendo ancora di livello mentre Willy sta tradendo le aspettative nonostante parta come backup e non da terza o quarta scelta, Bacon sembra un ex giocatore di basket. La squadra ha un’atmosfera rarefatta in difesa e in attacco stenta senza i punti di Graham. Voto negativo perché nonostante i fuochi d’artificio delle dunk, lo spettacolo è fine a sé stesso e si esaurisce sempre nel secondo tempo.

Game 49: Charlotte Hornets @ San Antonio Spurs 90-114

Intro

Per sdrammatizzare varie situazioni negative legate al basket in casa Hornets (non solo) che negli ultimi tempi hanno caratterizzato un periodo pesante, proverò ad alleggerire il pezzo ricordando vari personaggi di Mai Dire TV, trasmissione commentata dalla Gialappas Band che riprendeva le stranezze di TV italiane ed estere a inizio anni ’90.

Personaggi improbabili che sono poi entrati nelle case degli italiani all’epoca saranno inseriti nelle pagelle, trait d’union perfetto con la “farsa” di San Antonio.

Analisi

Imbarazzante partita degli Hornets modello Dr. Jekyll and Mr. Hyde a San Antonio.

La squadra gioca un meraviglioso primo tempo fatto di difesa e rimbalzi (quelli mancati a Washington) mentre in attacco a un certo punto mi chiedo se quelli in divisa viola siano gli Spurs, invece siamo proprio noi.

Bel gioco di passaggi, punti di riferimento importanti in area con Zeller e Willy a sfruttare i loro cm mentre anche Miles portava energia e punti grazie al mirino ben posizionato.

Dopo aver chiuso sul 63-50 il primo tempo, proprio Bridges in avvio di ripresa sfruttava un gioco a due tra Zeller e Rozier per sparare la tripla aperta dall’angolo destro che trascinava Charlotte sul +18 (68-50) e poi sul +19 (70-51) giungendo al ventunesimo punto ma Charlotte scaricava la batteria in un sol colpo pendendo un parziale di 2-25 incredibile (72-76) che dava adito a qualche sospetto di tanking se non fosse per un Borrego mai visto così arrabbiato (giustamente) con i suoi per 9 TO pessimi nella frazione.

Dopo averli incoraggiati, nonostante i cambi, non riuscendo a frenate i TO nonostante i cambi era costretto a scoraggiarsi definitivamente quando, dopo esser partiti per gli ultimi 12 minuti con un recuperabile -5 (74-79), Mills in avvio di ultimo quarto trovava tre triple rapide con le quali gli Spurs si allontanavano definitivamente volgendo al delitto perfetto la partita.

Bravi gli Speroni ma si tratta sicuramente ci un concorso di colpe dove gli Hornets hanno nettamente la responsabilità maggiore per il risultato finale.

Se dovessi analizzare la partita come un game giocato seriamente dovrei scrivere che questa squadra, composta da molti giovani, ha staccato la spina, accontentandosi di provare a vincer la partita con il tiro da fuori e azioni troppo telefonate a partire dal terzo quarto, troppo presto.

Quello che non è scusabile è una difesa che si è diradata sino a scomparire nel finale.

Certo, Charlotte non si giocava nulla e San Antonio qualche speranza di playoffs ma è pur vero che perdere così: “Non è cosa” come direbbe una mia amica.

La partita

Starting five

All’AT&T Center Borrego si affidava a: Rozier, Graham, Bridges, M. Williams e C. Zeller con P.J.

Spurs messi in campo da Popovich con il seguente quintetto: D. Murray (9 pt. +10 rimbalzi), B. Forbes (6 pt.), DeRozan (24 pt.), Aldridge (8 pt.), Tr. Lyles (11 pt.).

Dalla bench Jakob Poeltl chiudeva con 17 punti, White con 12 e Mills con 11 (3 triple in avvio di ultima frazione) mentre Belinelli chiuderà a 1 in 15:00 minuti ma si riavvierà sicuramente su cifre più consone a lui.

1° quarto:

La partenza della gara era subito vivace con ritmi che si mostravano alti e marcature vere.

Il primo canestro della partita valeva tre punti.

DeRozan con la finta in area mandava Bridges in crisi; salto fuori cilindro, contatto di schiena, canestro e libero affondato.

Rozier a 10:29 si eclissava dalla portata del difensore per il tempo necessario ad aver lo spazio necessario per la tripla dalla diagonale destra pareggiando.

Aldridge con il jumper dalla destra e DeRozan (virata su Miles poco aggressivo) in layup portavano il risultato sul 3-7.

A 9:19 Bridges si dimostrava più aggressivo in attacco percorrendo la linea di fondo sinistra per arrivare a una potente bimane ma Lyles dal corner destro a 8:55, infilando il tiro pesante, realizzava il 5-10.

Miles in taglio diagonale riceveva segnando in scoop nonostante la stretta marcatura mentre Zeller con il tap-in correggeva un’altra iniziativa di un iper-attivo Miles.

Lyles con la finta in partenza si liberava del difensore arrivando in un attimo al ferro in schiacciata e DeRozan trovando spazio per alzar lateralmente su Cody segnava il 9-14.

Zeller perdeva un pallone in attacco ma in difesa Rozier resisteva bene a un possibile blocco da pick and roll seguendo il portatore di palla anticipando il bloccante mentre sul proseguo dell’azione slittando su Murray lo costringeva al palo dalla baseline tuttavia un passaggio breve, leggermente forte per un Cody non troppo sveglio, finiva sul fondo.

Zeller si rifaceva a 6:17 con un tap-in su un tiro corto di Rozier e un jumper da due lungo di Martin si infilava in retina per il 13-14.

Forbes da tre dalla diagonale destra faceva riprendere le operazioni di sganciamento alla squadra del capitano Pop quindi a 4:27 in entrata lampo Martin era colpito da una mazzata di DeRozan sotto canestro: 2 FT, 1 solo punto e -3 (14-17).

Una palla persa da Monk sembrava poter costare due punti in transizione di Mills, contatto con l’anca con lo stesso Monk, stoppata oltre il fondo senza nessun fischio.

Sulla rimessa Monk era notevole ad andar a recuperar nell’angolo con una stoppata sul tiro da tre dello stesso tiratore ma alla fine alla terza occasione, dal buco nero degli Hornets nell’angolo destro, appariva la tripla di gay per il 14-20.

Time-out Hornets a 3:19, attacco con Bridges abile al bound pass corto in area per la schiacciata di Hernangomez alla quale però seguiva un altro canestro di Gay per il 16-22.

A 2:47 una coraggiosa tripla frontale di Bridges tagliava il divario ma nel duello ispano-austriaco Poeltl aveva la meglio facilmente in attacco su Willy.

Il duello si spostava sull’altro fronte e questa volta lo spagnolo aveva la meglio sull’asburgico lungagnone: due FT guadagnati con brillante finta e liberi infilati.

Il giocatore del Regno dell’Est batteva ancora “El Toro” grazie a una buona partenza che sorprendeva tutta la nostra difesa.

Willy pareggiava i punti nel duello europeo con un gancetto sopra il lungo austriaco per il 23-26 a 1:39.

Uno scoop in entrata di Walker IV era pareggiato da uno scoop in entrata di Bridges che appoggiando a sinistra del ferro faceva scorrere il punteggio sul 25-28.

In area Poelt otteneva altri due punti ma a due secondi dalla fine gli Hornets in transizione trovavano un Graham concentrato nel prender la mira dalla destra e catapultare i tre punti che andavano a chiuder la prima frazione sul 28-30.

Buon primo tempo di Bridges, poi scomparso insieme alla squadra dopo 26 minuti lasciando così gli Hornets al solito risultato, zero… Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Buona partenza per Charlotte che con una triangolazione, ancora in transizione, andava dentro con la schiacciata in corsa di martin servito dal passaggio volante di un super Bridges.

White da tre punti sfruttava lo spazio lasciato ma Graham con un teardrop a 10:47 riduceva lo scarto sul -1 (32-33).

TO Spurs e Charlotte tornando in attacco faceva valere la bravura di Willy nei fondamentali con buon movimento e appoggio sulla destra della tabella (tiro molto ravvicinato) per il vantaggio (34-33).

Poeltl stoppava Graham ma gli Spurs andavano a vuoto due volte in attacco così Willy, ottenendo un altro fallo da Poeltl, a 9:11 infilava altri due tiri dalla lunetta per il 36-33.

Lyles, lasciato troppo solo con la palla in mano, su una mancata comunicazione difensiva degli Hornets, puniva da tre agganciando i viola sul punteggio di 36-36 ma Miles rimaneva indemoniato andando a metter altri due punti che anticipavano quelli di Zeller che da sotto riceveva il passaggio volante all’indietro di Zeller.

In un lampo Charlotte accelerava finendo con una bomba di Rozier dalla sinistra per portarsi sul +9 (45-36).

Monk in entrata otteneva due FT a 4:57 (fallo di Lyles) per il 47-38.

Una dunk di White era “easy” vista la non resistenza degli Hornets che in generale rimanevano tosti in difesa.

Per aggiustarsi alla zona chiamata dagli Spurs Borrego mandava la pubblicità e Zeller al rientro in schiacciata portava il parziale dei punti nel pitturato sul 28-18 pro Charlotte.

Buon passaggio di Zeller per Miles che da sotto attendeva il passaggio in salto di due speroni in ritardo e dopo la sua finta l’appoggio fruttava il 51-42.

Monk trovava Zeller, buon punto di riferimento in area, per mandare a bersaglio ancora il nostro centro (10 pt.).

Una palla persa da DeRozan era sfruttata in attacco da Charlotte con una saetta da tre punti per il 56-42 e il lancio di Graham per Monk che andava alto a prender palla sulla sinistra del canestro per schiacciare in alley-oop esaltava anche la panchina oltre che alimentare ulteriormente la fuga.

Beli, appena entrato, mancava il suo primo tiro ma Lyles in schiacciata andava per il -14.

Charlotte rimaneva hot segnando con Bridges da fuori con un ponte che collegava la terra al cielo per il +17 a 1:46.

White rispondeva con una giocata da tre punti ma Zeller andava soft con il floater da centro area per il 63-47.

DeRozan in appoggio e Belinelli splittando due liberi a :01.6 facevano toccare a San Antonio quota 50 ma gli Hornets chiudevano sopra 63-50 i primi 24 minuti.

Monk ha provato ancora a fornire punti dalla panchina ma le sue percentuali si sono nuovamente abbassate. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

3° quarto:

Partenza illusoria per Charlotte con Zeller e il suo preciso lob per Williams senza difficoltà ad appoggiare vista la marcatura in anticipo del difensore.

Oltretutto Bridges da tre dall’angolo destro infilava la bomba finalizzando il buon lavoro di Zeller e Rozier per aprire il campo al suo open (68-50).

Sul +18 gli Hornets smettevano di giocate; TO copiosi in attacco e difesa senza energia rispetto a quella del primo tempo.

Zeller metteva una pezza sulla transizione di Lyles ma solo con il fallo.

A 9:39 due liberi splittati non preoccupavano, poi Aldridge finiva in panca per scelta di Pop mentre sul parquet tornava Poeltl e Bridges faceva seguire il proprio ventunesimo punto.

Gli Spurs, affidandosi al pitturato, al cuore dell’area, inanellavano sei punti (due di DeRozan e quattro di Murray) per il 70-57.

Time-out Spurs a 6:54 con DeRozan che in appoggio andava a metter dentro prima di cadere sul parquet ma a precipitare erano gli Hornets: jumper di DeRozan (0-10 nel parziale) per il -9, fallo in chiusura di Willy su White per due FT splittati…

San Antonio aveva una pausa realizzativa ma Charlotte commetteva ancora due TO, il secondo con Monk in sfondamento (quinto totale per CHA nel quarto).

Poeltl in tap-in segnava due punti per il -6 ma finalmente Bridges sbreccava il muro argenteo con un floater ravvicinato dalla bsl sx (72-64).

Poeltl segnava due liberi e poi in euro-step faceva saltar la propria panchina.

Il pubblico capiva che la rimonta era cosa fatta mentre Borrego a 3:43 chiamando il time-out urlava qualcosa ai suoi, arrabbiatissimo con la rimessa di Martin per Willy con lob troppo alto ad offrire poi a 3:32 il passaggio di Mills per il two and one di White del -1.

Il pari lo trovava a 2:25 Poeltl con due liberi splittati e il vantaggio era opera di DeRozan con un classico mid range mentre l’estensione sul +4 (72-76) arrivava dopo la nona palla persa da Charlotte che pasticciava con Bridges e Hernangomez.

Graham passava bene (questa volta) a Monk per la jam (74-76) ma gli ultimi tre punti eran targati DeRozan (¾ dalla lunetta).

4° quarto:

L’inerzia era chiaramente tutta dalla parte di San Antonio, la partita però non era ancora chiusa.

Ci metteva poco però San Antonio a dissipare i dubbi su quale squadra avrebbe vinto alla fine.

Mills, dalla panchina, si ergeva a protagonista: tripla a 11:37, ancora lui 27 secondi più tardi da fuori , bordata in risposta di Martin dalla diagonale destra (10:43) ma dopo l’appoggio di Poeltl su Marvin, ecco ancora Mills on-fire, segnare la sua terza tripla a 9:51…

Hornets sotto di 13 (77-90), partita in ghiaccio.

La dunk di Cody, le triple di Bridges e Monk erano episodi che non modificavano l’andamento del match, San Antonio viveva del vantaggio giocando meglio di una Charlotte un po’ frustrata ma soprattutto scomparsa nel finale a livello di intensità difensiva.

Terminava 90-114 per gli Spurs e ora Charlotte tornerà tra le mura amiche contro gli Orlando Magic, si spera per prova a vincer la partita.

Le pagelle

Terry Rozier: 5

10 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. 3/12, 3 TO. Vito Colomba, il prolisso e scontato regista dei film spaghetti-western siciliani più ridicoli che drammatici. Preamboli che non portano mai da nessuna parte, banalità a “manetta”… Un po’ scapestrato nelle iniziative, deve mettere ordine nelle sue giocate. Un TO glielo regalano gentilmente gli arbitri nel secondo tempo quando Murray gli mette una mano in faccia colpendolo nell’occhio, palla in possesso appena catturata a rimbalzo lasciata al giocatore degli Spurs che senza remore andava a metter dentro. Episodio a parte, pochissimo ritmo nel secondo tempo dopo aver lottato nel primo mostrando il Terry di Boston in difesa e con qualche buono spunto in attacco.

Devonte’ Graham: 5

8 pt., 1 rimbalzo, 9 assist, 2 rubate. 3/11 dal campo e 5 TO. -9 in +/- in 37:10 sul parquet. Anche lui sparisce. Il Mago Gabriel (Salvatore Gulisano), con il suo modo di parlare comprato in edicola e gli occhi spiritati, più che associazioni di idee erano associazioni a delinquere i suoi sproloqui ma il suo pezzo forte rimaneva il rituale magico. Dall’uovo dell’upupa per rendersi invisibili (almeno secondo il Mago Gabriel che sosteneva il fatto che bevendo “a sua volta”, come direbbe lui, l’uovo di questo magnifico uccello si scomparirebbe) traggo il paragone. Gabriel, è scomparso nel luglio scorso dopo una lunga malattia. I Buzz Brothers collezionano un poco invidiabile 6/23 dal campo ma soprattutto mancano nella seconda parte di buona e sicura visione di gioco anche se è lui ad offrire a Monk la palla per la schiacciata a rompere il parziale che cambierà il match. Troppi To, troppo piantato in difesa con i cm che non parlano a suo favore. Senza i suoi punti Charlotte finirà spesso sotto i 100 pt. e le vittorie non saranno molte di certo.

Miles Bridges: 6,5

25 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. Donato Mitola, un volto segnato dalla follia, infatti, il suo più grande successo fu “Licantropo” (evitiamo quella del pianeta Caracallo con il suo bastone di metallo). Come un lupo affamato parte benissimo, il pezzo è piacevole ma la voce stona, alla fine qualcosa purtroppo stona sempre per rimaner ad alto livello. Tanta energia con un contorno che non va a tempo. Grandissimo primo tempo con il solito paio di lacune difensive alle quali però “rimedia” ampiamente con altre buone marcature e un apporto offensivo notevole offrendo energia su ambo i lati del campo e precisione offensiva. Parte bene anche nel terzo quarto e la sua tripla per il +18 sembrerebbe far involare Charlotte alla vittoria, magari anche risicata ma sia lui che compagni iniziano a perder palloni (suoi 2 TO) e a sbagliare troppo. “Scende” al 52,6% (10/19) al tiro ma prima era stato quasi perfetto, purtroppo nel crunch time si perde…

Marvin Williams: 5,5

4 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. Parte da titolare, gioca una mezza partita (23:47) senza lasciare molte tracce di sé. Pierino Brunelli, l’esilarante fondatore della Magna Romagna, Stato inesistente se non nella sua mente che appariva in pose improbabili, con abiti improbabili ma soprattutto idee assurde come cambiare i nomi dei mesi (cosa già comunque fatta all’epoca dei giacobini durante la loro esperienza di governo). Ricorda qualcuno sia visivamente che nelle idee poco progressiste, abbastanza anacronistico. Fuori dal tempo però potrebbe avere altri significati come quello per dire che Marvin è troppo anziano e non un top player per rimanere a massimi livelli nella NBA. Il suo minutaggio è limitato e le sue prestazioni lo sono anche. Rimane marginale. Borrego lo richiama nel terzo quarto per cercare di dare affidabilità a una squadra che andava commettendo troppi TO ma anche lui finisce per commetterne uno, tra i peggiori tra l’altro, spianando la strada alla transizione avversaria. Bella invece la stoppata su Walker IV aspettato sotto canestro in aiuto e poi cancellato.

Cody Zeller: 5,5

14 pt., 12 rimbalzi, 8 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 7/10 FG. Lorenz (Lorenzo Cerotti), il Loris Batacchi post Elvis, vestito alla Elvis (pettinato no per via di qualche problema naturale e un riportone notevole) o alla Blues Brothers che dall’Emilia-Romagna regalava neo-inglesismi shackerando il suo corpo come fosse colpito dal Parkinson, aveva il merito di entusiasmare come in “Romagna mia” in versione Rock. Purtroppo è scomparso nel 2006. Screen-roll o hand-off per facilitare i compagni ma anche floater o tap-in nel primo tempo. Qualche inchiodata in corsa e rimbalzi. Ottimo primo tempo, scompare come un fantasma nel secondo e anche se è un solo TO quello addebitatogli, palloni tra le sue mani o che transitano dalle sue parti a rimbalzo sono preda degli avversari per la lentezza modello bradipo che ci mostra quando è invischiato in mischia mentre in difesa va fuori giri. Zeller roccheggia con il massimo in carriera negli assist m scompare alla lunga.

Malik Monk: 5,5

11 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. 4/12 FG. Jessy Malò (Gregorio Alia), il ballerino che ha anticipato Billy Ballo dai gesti inconsulti e discutibili, mosse inutili, un po’ scoordinate. Talento acerbo, l’original Jessy mi era simpatico. Regala qualche giocata e un highlight ma poi fa tanto fumo… L’unico raggio di luce in un parziale di 2-20 nel terzo quarto lo lancia lui ma in realtà non trova mai il ritmo per eludere la marcatura dei difensori. Buone sono le sue iniziative sulla baseline con o senza palla come quando Graham gli offre un pallone per il suo esaltante alley-oop. Due TO, uno sul quale rimedia con un mezzo fallo stoppando Mills che verrà nuovamente bloccato da Monk in allungo, proteso nell’angolo destro per compiere una prodezza atletica. I mezzi li ha, sta a lui gestirli al meglio.

Willy Hernangomez: 5,5

10 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 3/7 FG (0/2 3FG), 4/4 FT. Concetta “Mobili”. La presentatrice, televenditrice dei suoi mobili presentati in pompa magna, passando da accostamenti Ikea di mobili poco solidi e rifiniti non benissimo, alla magnificenza kitsch che oggi si riscontra solo in qualche casa di arricchiti che volendo mostrare il loro vano potere ostentano un lusso pacchiano. Comunque sia i mobili in arrabbla, materiale ancora a me sconosciuto oggi (se qualcuno sa cosa sia me lo dica) rimarranno nella storia. Il concetto di solidità comunque è quello che interessa e Willy non ne mostra molta in difesa ultimamente, peggiorando a rimbalzo. Incendia il primo tempo con il duello contro Poeltl che ai punti gli avrei assegnato. Poi nel secondo tempo va decisamente sotto indovinando poco in tutto, dalla difesa all’attacco. Segna tutti i liberi ma manca un paio di conclusioni da fuori, sempre un po’ macchinoso nel caso, questa volta anche con scarsa precisione. Manca anche questa volta a rimbalzo dove è troppo molle e se inizia a mancare il suo apporto lì, inizio a non vederne l’utilità visto che è capace sì di segnare ma finisce per diventare un botta e risposta come nel primo tempo contro Poeltl.

Cody Martin: 5

8 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. 3/7 FG (1/5 3FG), 2 TO in 27:33. Michele Giordano, proprietario di Tele Ciociaria, l’opinionista con la sedia di vimini dallo schienale ovale gigante. Esprimeva opinioni più che dubbie nel suo editoriale con una dizione ilare. Pian piano andando infervorandosi regalava invettive finali (“fetentone time”) degne di memoria nel suo crunch time. Lui si infervora ma solo per commetter qualche fallo su quel fetentone di DeRozan e nulla più. L’impegno c’è e una tripla (da posizione inusuale per lui) la mette ma c’è molta frustrazione anche per lui e per noi quando proprio non riesce a fermare DeRozan e se lo fa a volte è solamente con l’intervento irregolare. Viene a mancare la sua caratteristica primaria, la difesa. -28 in plus/minus dice che Martin in serata non funziona.

Coach James Borrego: 5,5

Squadra imbarazzante che non ha né capo né coda, inspiegabile la differenza tra i due tempi se non in ottica playoffs. Lui si arrabbia me poi è costretto guardare i suoi alla deriva che lo privano della terza vittoria consecutiva contro i texani. Non servono gli aggiustamenti, i suoi commettono errori banali nei singoli.