Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Game 27: Charlotte Hornets Vs Detroit Pistons 108-107


Intro

Detroit l’anno scorso basava la propria forza sul froncourt.

Il mondo delle torri nella NBA sta crollando a favore di quello più rapido e veloce degli esterni.

Quella incrollabile e immutabile certezza di cm come vantaggio sta crollando e le torri stesse si adattano anche a un gioco più periferico ma Drummond non è per nulla un tiratore perimetrale mentre Griffin ha un discreto 36,2% da fuori ma anche lui non è certo il prototipo del giocatore moderno.

Ancora una volta la forza corazzata quindi contro le portaerei che durane la seconda guerra mondiale sì capì essere più versatili e importanti delle vecchie e perforabili corazzate.

Una dottrina che anche con il nuovo coach Casey pare cementificarsi perché i Pistons sono terzultimi nella percentuale nel tiro da tre punti da fuori…

Prevedibilmente Charlotte avrebbe quindi tentato d’invogliare i Pistons nel tiro da fuori controllando il perimetro e cercando d’imbrigliare la potenza dei Pistons sotto canestro, operazione che in qualche caso (per citarne un paio), contro Jazz e Pelicans ad esempio, non era riuscita a Charlotte.

Nel gioco di strategie e forze in campo, l’incognita da calcolare era la voglia di riscossa dei Pistons, in striscia negativa da cinque partite contro una squadra,la nostra, vincente da due e che in casa ottiene i maggiori successi.

La partita in breve

Sceglietelo voi uno sceneggiatore, quello più assurdo e incredibile che vi fa vivere emozioni tramite colpi di scena impensabili…

Non raggiungerà il livello di quello virtuale degli Hornets…

Charlotte, partiva benissimo e nel finale di primo quarto, giocando un basket altruista con una tripla di Hernangomez a 9 secondi dalla fine si portava sul 37-25.

Nel secondo quarto la gara andava a strappi: un floater di Parker per il 41-27 sembrava non dare possibilità a Detroit di rientrare ma un parziale di 9-0 successivo, portava a 7:45 i Pistons sul -4 (43-39).

Charlotte rispondeva con lo stesso parziale chiuso da Lamb con l’entrata nel traffico per il 52-39 ma una Detroit a digiuno da 5 partite con un altra corsa da 10-1 andava sul 53-49.

Un parziale di 5-1 pro Charlotte ottenuto interamente ai liberi e una tripla di Kennard nel finale bloccavano il punteggio per una decina di minuti sul 60-55.

Charlotte però andava il tilt nel secondo tempo tirando con uno 0/10 iniziale dal campo, slittando dietro i Pistons.

Kemba da tre punti a 6:45 interrompeva la serie di tiracci degli Hornets che comunque slittavano sempre più indietro sino al -12 firmato da Johnson in fastbreak su una delle poche palle perse da Charlotte (solo una nel primo tempo da Monk).

79-91 e divario ancora ampio anche a fine quarto.

A inizio ultimo quarto Charlotte non ce la faceva a rientrare, tanto che un pull-up di Calderon a 6:23 restituiva i 10 di vantaggio a Detroit (91-101).

Kemba però trascinato forse da MJ in panca metteva dentro 7 punti di fila, gli Hornets si chiudevano bene in difesa mentre Zeller fungeva da vertice mobile della triangolazione che dalla linea di fondo si spostava indietro: assist di Batum per il centro in corsa che faceva partire in schiacciata i fuochi d’artificio.

Nel finale succedeva di tutto: dal sorpasso e all’allungo firmati Kemba, all’azione da tre punti per il 104 pari da parte di Drummond (fallo di Walker) sino all’1/2 ai liberi del nostro capitano e allo 0/2 di Griffin dall’altra parte (con espulsione di Williams) all’1/2 di Lamb dalla lunetta pareggiato dal 2/2 di Galloway a quota 106 per una trattenuta di Parker a metà campo.

Nell’azione finale però, sul raddoppio, Walker scaricava a Lamb sulla diagonale destra e la nostra SG superava Johnson con la tripla, anzi no, il lunghissimo due parso tripla che faceva saltare in aria la panchina ante-litteram.

Per questo arrivava un tecnico (invasione) e si finiva sul 108-107 con un’insperata e importantissima vittoria che valeva anche il sorpasso in classifica sui Pistons stessi alla sesta sconfitta consecutiva viste anche le assenze di Bullock, Smith, G. Robinson III ed Ellenson mentre agli Hornets è mancato l’importantissimo MKG (vuoto difensivo colmato comunque nel finale).

Charlotte quindi partiva con una vittoria nella prima delle 5 partite casalinghe che giocheremo in fila.

Griffin finirà con 26 punti Drummond con 14 e 13 rimbalzi mentre Jackson e Galloway segneranno 18 e 17 punti rispettivamente. 14 i TO per Detroit contro i 7 di Charlotte che dalla lunetta ha tirato con il 78,4% (29/37) contro il 14/21 degli avversari che ha pesato parecchio. 42-49 nei rimbalzi, 21-23 negli assist, 7-4 nelle rubate completano un po’ le statistiche.

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

Prima azione appannaggio dei neri della Motown a vuoto con Drummond da sotto mentre dall’altra parte a 11:31 su un pick and roll tra Walker e Zeller il nostro centro subendo fallo, andava in lunetta fresco per mettere i punti del 2-0 che diveniva 4-0 con l’appoggio di Batum di sinistro dopo un buon dribbling.

Appoggio anche per R. Jackson dall’altra parte per i primi due punti per la squadra di Casey seguiti da un no look pass dalla sinistra di Walker che pescando Lamb sulla linea di fondo sinistra gli dava la possibilità d’alzare facilmente per il 6-2.

Gli arbitri su un’entrata di Griffin assegnavano due liberi agli ospiti e il punteggio tornava sul -2, anche perché per un’invasione della linea consentiva a Griffin disegnare il secondo libero precedentemente fallito.

Walker nel primo quarto si scatenava come uomo assist: da una sua penetrazione sulla quale i Pistons raddoppiavano nasceva la schiacciata di Cody libero in area, Griffin rispondeva da tre punti, Lamb si sostituiva al capitano come passatore dopo la drive mentre Cody come finalizzatore cambiava lato del ferro ma metteva dentro ancora due punti ma a 7:34 Drummond spingendo trovava il vantaggio nel pitturato e nel punteggio anticipando due punti anticipando la tripla di Williams a 7:32 per il13-11.

R. Jackson da tre per il vantaggioospite (13-14) era ancora valido ma dopo il contro-sorpasso dalla lunetta di Walker, quindi arrivava un assist del capitano per un runner fing and roll di un attivo Zeller.

Griffin era ancora il fulcro della manovra ospite e in corsa riuscendo a segnare subiva un fallo di Kemba dopo il tiro.

Libero addizionale realizzato e pareggio raggiunto a quota 17, tuttavia Williams da tre punti si ripeteva a 5:27 scagliando la seconda bomba aperta personale di serata (da posizione frontale questa volta) grazie a un altro assist di Walker.

Drummond andava a sfondare su Zeller dalla linea di fondo, gli arbitri non chiamavano fallo ma Zeller riusciva a toccar palla e a favorire il nostro recupero, così Kemba in entrata reverse rallentata appoggiava al vetro il 22-17.

A 4:16 il capitano vedeva Zeller spuntare a correggere un suo errore in floater mentre dall’altra parte i Pistons andavano a segnar da sotto con uno spin di Griffin in avvicinamento e due punti di Drummond derivanti da un rimbalzo offensivo e un appoggio oltre Bridges.

Entrava Hernangomez il quale fungeva subito da terminale per Walker anche se l’entrata con cambio mano e appoggio di sx era più contrastata delle occasioni in precedenza.

Un caldo Walker segnava due liberi, Calderon inframezzava con un pull-up prima che un arresto e tiro di Walker dalla media distanza finisse di filato dentro il filato stesso per il 32-23.

Griffin in avvicinamento per due punti e un passaggio proiettile di Walker molto ficcante per Willy che rientrando dalla linea di fondo si trovava in campo per agguantare la sfera e aggiunger due punti, erano le armi preferite dalle due squadre al momento.

A queste soluzioni a :09.1 il centro spagnolo apportava la variante da tripla che finendo dentro il cesto gli consentiva di raggiunger 9 punti personali e di far chiudere il quarto a Charlotte avanti 37-25.

2° quarto:

Il piacevole basket di Charlotte si palesava anche a inizio secondo quarto con il bound pass verticale diBatum per Monk che da destra tagliava in back-door dietro tutti in diagonale per raggiunger la sfera in are ed esplodere in schiacciataa una mano.

Galloway da due punti era contrastato da Parker in floater ma ancora un’uscita di Galloway a destra dopo il giro dalla linea di fondo dava a 9:50 altri tre punti agli ospiti colpiti e affondati 15 secondi più tardi da una schiacciata di Willy che dopo esser partito bene in crossover su Pachulia non incontrava ulteriori valide resistenze sul suo cammino.

Tre punti di Leuer a 9:15 erano buoni per il -10 (43-33) mentre pioveva anche il -6 con un’altra bombardadi Galloway (tocco di Batum che in uscita incocciava sulle tibie del tiratore e libero a segno) che trovava il suo luogo magico in campo a 8:42.

Monk commetteva il primo TO e Leuer mettendo dentro un jumper dalla sinistra segnava il 9-0 di parziale con il quale i Pistons tornavano sul -4 a 7:45.

Charlotte dopo il time-out rispondeva con un egual contro-parziale iniziato da 2 FT di Kaminsky, proseguito da Parker in entrata, esaltato da una tripla di Williams a 6:18 (dal corner destro con l’uomo in salto sul close-out) e chiuso a 5:48 con l’entrata di Lamb nel traffico per la mancina del 52-39.

I Pistons però strappavano ancora con un parziale di 10-1 nel quale c’era lo zampino di Jackson con due bombe.

Sull’ultima, quella per il 53-49 si notava come fosse stato lasciato troppo solo…

Kaminsky, toccato sul braccio, guadagnava rollando due FT mali mancava sotto gli occhi di MJ, anche Jackson, questa volta contrastato da Walker mancava una tripla, sobbalzata sui ferri, poi a 2:51due liberi di Lamb davano ossigeno mentre dall’altra parte una sicura schiacciata di Drummond era arrestata con il fallo da Batum che toccando il braccio destro di Drummond lo faceva sbagliare.

Dei due FT solo il secondo entrava così dall’altra parte Kemba, toccato da Brown sul tentativo da tre punti portava il parziale dai liberi sul 5-1 grazie al quale Charlotte si spingeva sul 58-50.

Griffin in post basso sinistro rompeva il raddoppio di Batum e Williams approfittando del salto del secondo sulla finta, allungandosi per il -6.

Zeller subiva una stoppata ma Lamb sull’altro lato della tabella recuperava e segnava perso dai radar della difesa dei Pistons.

A :20.3 una lunga tripla di Kennard quasi frontale chiudeva le ostilità dei primi 24 minuti.

Walker segna in jumper.

Punteggio sul 60-55 con rientro dei Pistons.

3° quarto:

Partiva male il secondo tempo per Charlotte anche se Griffin mancava due liberi ma si rifaceva a 11:00 in schiacciata servito breve in transizione.

Una rubata di Brown a Zeller nella nostra metà campo portava il rookie in schiacciata e dopo untime-out i nostri concedevano la seconda palla persa dopo averne regalata solo una con Monk in tutto il primo tempo.

Detroit passava in vantaggio con una schiacciona di Drummond anche se a 10:20 in lunetta Lamb ci riportava sopra di uno (62-61).

Charlotte però andava in confusione: Da una stoppata di Williams su Drummond si generava il panico in areae un rimbalzo a portata si trasformava in altro materiale per il centro avversario che ringraziava e non sbagliava.

Batum da tre tirava malamente mentre in difesa Williams riusciva a intercettare un verticale versol’attaccante sulla linea di fondo a pochi cm dal canestro dimostrando di poter dare un po’ di difesa ma era l’attacco a non funzionare più, infatti, Walker e Zeller sulla stessa azione mancavano due tiri facili mentre gli ospiti che a 8:03 subivano due liberi di Walker, ilquale era l’unico a far rimaner aggrappato alla gara Charlotte che prendeva in faccia la bomba di Griffin mentre la tripla di Hernangomez segnava lo 0/10 dal campo per Charlotte nel quarto…

A 6:45 Charlotte segnava il primo tirodal campo con Walker che da tre punti in step back freddava il focoso rookie Brown segnando il 67-68 poiché Charlotte nel frattempo era scivolata sotto.

Jackson dalla sua mattonella (diagonale sx) mandava dentro una tripla sul giro palla dei Pistons che colpivano ancora da oltre l’arco con una transizione di Kennard a 5:51.

Il time-out di Charlotte sul 67-74 serviva per la prima azione dove Zeller scaricando a destra trovava il catch n’shoot da tre punti di Walker per il 70-74.

Brown tentava la schiacciata ma la resistenza fallosa di Zeller lo impediva così arrivavano i due liberi che tuttavia il n° 6 non riusciva a segnare mentre Parker a 4:25 ne infilava un paio.

Reggie Jackson in entrata e ancora Parker in bonus dalla linea ad alzare il punteggio ma ad aumentare il divario arrivava la bomba di Griffin a 3:45 per il 74-79.

Un divario che si ampliava poiché Charlotte non selezionava più opzioni valide di tiro come l’uno contro uno di Marvin in pull-up da due lontano.

A 2:52 due FT di Jackson portavano lagara sul 74-81, Parker forzava proprio Reggie al fallo sul primo passo andando in lunetta in bonus a colpire altre due volte ma Galloway da tre punti e Bridges in goaltending sul tentativo di recupero da transizione consentivano agli ospiti di andare su un +10 accumulato in poco tempo.

S. Johnson da destra mandava sul +11 iPistoni che spingevano anche sul +12 con un fast break dello stesso Johnson per il 79-91…

Gli Hornets nel finale cercavano di rosicchiare punti con lo spin in area veloce di Parker al qualeseguiva l’arresto finta che Pachulia interpretava malamente come tentativo unico finendo fuori equilibrio per toccare il francese sul vero di tiro.

Tre punti però a :21.8 Griffin andava a metterne dentro due chiudendo il quarto sull’ 82-93.

4° quarto:

Partiva anche Walker insieme a Parker nell’ultimo quarto, Monk era in campo ma mancava la prima entrata mentre sulla seconda sbattendo su Calderon leggermente nel semicerchio segnava due punti fallendo il libero aggiuntivo a 10:33.

Pachulia aggressivo su Willy in post basso sinistro lo aggirava con rapido movimento per depositare, inoltre un pull-up di Calderon a 6:23 faceva ripiombare sullo svantaggio in doppia cifra i Calabroni (91-101).

Lamb in entrata perdeva palla sbattendo su Griffin ma forse la presenza di MJ in panchina stimolava Walker che andava per la mission impossible nel finale partendo con una bomba a 4:54.

A 4:34 era lo stesso Kemba a mettereuno dei due liberi (10/11 dopo la lunetta) per fallo di Drummond e a 3:29 il settimo punto messo in fila dal capitano ci consentiva di raggiungere l’insperato -3…

L’intensità difensiva di Charlotte, sospinta dal pubblico, nel finale faceva la differenza: Lamb favoriva un recupero sul possesso di Griffin in difesa mentre in attacco Batum dava indietro per l’accorrente Zeller che schivava un paio dimacchine in doppia fila ai bordi del canestro per andare a spazzare via la barriera di Detroit con una schiacciata uragano a una mano a 2:53.

Charlotte sul -1 metteva la swarm defense in azione riuscendo a deviare oltre il fondo un pallone, sulla rimessa poi un’altra deviazione faceva rimbalzare i pallone su un giocatore dei Pistons che finiva per non controllar palla.

Kemba esagerava tirando lunghissimo da tre trovando il secondo ferro ma a 2:13 il capitano cambiando strategia poteva quindi compier l’operazione sorpasso con un dribbling passato lo schermo di Zeller e un floater da pochi passiche faceva gioire anche MJ.

Walker in difesa si rifaceva chiudendosotto insieme all’aiuto di Batum su Jackson che era stoppato mentre un on-fire Walker batteva in step-back la difesa di Detroit per il 104-101.

Finita?

Nemmeno per idea…

Lo sceneggiatore più fantasioso dipingeva a :35 3 dalla fine un fallo di Walker su Drummond che dalla linea di fondo portava a casa canestro e libero dell’aggancio.

Walker in entrata spezzava il raddoppio alto di Drummond sfuggendo a Brown: arresto sotto (forse si poteva chiudere facilmente) aspettando il rientro e il fallo del difensore.

La strategia funzionava a metà a causa dei liberi splittati.

Con :30.6 sul cronometro Griffin pescava il jolly: fallo contro Williams che finiva out per i 6 falli ma dei due liberi clamorosamente l’ex Clippers non ne segnava nemmeno uno.

Un fallo di Brown su Lamb a :21.1 dalla fine portava Jeremy in lunetta ma anche lui non andava oltre l’1/2.

106-104. Detroit in attacco: passaggio verso Galloway e furbescamente Parker da dietro cingendo Galloway vedeva sfilar palla oltre il fondo ma gli arbitri se ne accorgevano chiamando giustamente i liberi a favore dei Pistons.

L’ex Pelicans, tiratore, non falliva il 106 pari.

Lamb al tiro vincente.
Charlotte Hornets’ Jeremy Lamb, jumping right, celebrates with teammates Malik Monk, left, Willy Hernangomez, center and Devonte’ Graham, front, as Kemba Walker (15) celebrates in background after Lamb’s go-ahead and eventual game-winning basket against the Detroit Pistons in the second half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Dec. 12, 2018. Charlotte won 108-107. (AP Photo/Chuck Burton) The Associated Press

Walker sull’ultima azione rallentava il ritmo e si fidava di Lamb scaricando sulla diagonale destra dove Jeremy controllava approssimativamente la sfera portandola un po’ verso l’esterno con la destra, leggermente fuori dalla portata del n°7 Stanley Johnson che saltava sì sul tiro facendo il massimo ma non fermava Lamb che con un lunghissimo due punti (quasi tre, creduto tale da me all’inizio e rivisto dagli arbitri al replay) segnava il canestro vittoria del 108-06 a tre decimi dalla fine anche se gli arbitri, fiscalissimi e inutilmente, davano un tecnico contro Charlotte per l’invasione anticipata del campo e il match finiva 108-107 insperatamente poiché sul -10 a 6:23 dalla fine non sembrava potessero esserci premesse per rientrare se non aggrapparsi alla fioca speranza di quella stella lontana chiamata Kemba Walker che non crede di esser tale ma d’altra parte anche il calabrone vola non sapendo di non poter volare (per sintetizzare un famoso aforisma in realtà rivolto al bombo)…

Pagelle

Kemba Walker: 8

31 pt., 8 rimbalzi, 9 assist, 1 rubata,1 stoppata. 8/25 al tiro. 11/13 a gioco fermo. Voto inspiegabile nei numeri se guardiamo i tiri dal campo ma l’impressionante accelerata che imprime alla navicella degli Hornets è impressionante. Vola in entrata a Mach 10 oltre imiti sconosciuti e bombarda da fuori. Sbagli un libero e fa fallo su Drummond ma poi decide di attirare il raddoppio e di fidarsi di Lamb che non tradisce portandosi così a un solo assist dalla doppia doppia. Dopo i passaggi per Cody nel primo quarto, Walker si prende la scena e ribalta una L già scritta. Pecca un po’ in difesa dove a volte lascia il tiratore troppo libero.

Jeremy Lamb: 7,5

13 pt., 4 rimbalzi, 2 assist. 4/13 altiro. Anche lui al tiro non è preciso, quando in attacco perde palla nell’ultimo quarto sbattendo su Griffin simo sul 5,5 circa come voto poi va a dare una mano in difesa e finisce per segnare il canestro vittoria dopo aver esso stesso sbagliato un libro contribuendo adaumentare la tensione in un finale thriller. Il tiro finale anche sedato da due punti è comunque da manuale, anche perché si sistema bene dopo aver visto la palla uscire dal suo raggio.

Nicolas Batum: 6

2 pt., 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata,1 stoppata. ½ al tiro in più di 30 minuti. Si perde un po’ quando gli Hornets vanno in confusione e scivolano fuori dal match. Una sua tripla affrettata è il suo errore di serata. Non ci prova mai, rimane defilato ma nel finale con l’assist a Zeller per la schiacciata e una buona difesa sull’entrata di Jackson si guadagna anche un + sulla sufficienza.

Marvin Williams: 6,5

9 pt., 10 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata,1 stoppata. Battaglia con Griffin tutta la sera con esiti alterni. Ci mette energia e furbizia, non sempre la seconda è premiata ma a rimbalzo tiene mentre stanco, dopo aver infilato tre bombe ci prova altre 5 volte (4 da fuori ancora) ma il suo tiro non entra mai, contribuendo a bloccare Charlotte in attacco nel terzo quarto, tuttavia la gara rimane positiva poiché come diga, anche se con parecchie falle (Griffin segnerà 26 punti ma prenderà lo stesso numero di rimbalzi) riuscirà a tenere.

Cody Zeller: 7

12 pt., 9 rimbalzi, 1 assist. 5/9 dal campo. Buonissimo inizio come terminale e miglior a a rimbalzo dove tiene di più. Quando non è in campo si perde in solidità mentre lui perde una palla banale regalando due punti in schiacciata nel terzo quarto ai Pistons. Torna a farsi vedere nel finale in maniera evidente, come una casa dipinta di giallo fluorescente in una grigia Coketown spicca elevandosi per una dirompente schiacciata. Anche lui nel finale usa le mani percontribuire a recuperar palloni difensivi.

Malik Monk: 6

7 pt., 1 rimbalzo, 1 stoppata. Sbaglia anche lui tanto (3/9) ma nell’ultimo quarto mette punti fondamentali.Un contributo dalla panchina discreto in 10 minuti che scende a sufficiente perché commette tre TO sui 7 totali della squadra.

Miles Bridges: 5,5

2 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, 1stoppata. Inizia lasciando rimbalzo e due punti al più mastodontico Drummond che gli rifila anche una stoppata. Manca una tripla e va a segno sull’altro tiro effettuato. Gioca 17 minuti ma a me questa sera non piace tantissimo a parte a rimbalzo e nell’energia che mette. 1 TO.

Tony Parker: 6,5

16 pt., 3 assist, 3 rubate. Migliora dal campo con un 5/9 e dalla lunetta con un 6/7. Sbaglia un paio di jumper tirando piuttosto corto ma nel terzo quarto le sue entrate valgono punti preziosi. L’ingenuità su Galloway alla fine sarebbe potuta costar caro ma riusciamo a vincere anche grazie al suo contributo dalla panchina, portabandiera della bench Hornets.

Frank Kaminsky: 5,5

 3 pt., 1 rimbalzo, 2 assist. Accumula un – 8 in altrettanti minuti. Sbaglia tre liberi su sei tentati. Meno bravo rispetto alle ultime apparizioni.

Guillermo Hernangomez: 6

13 pt., 3 rimbalzi. 5/6 dal campo, brillantissimo in attacco nel primo tempo (partenza sprint), poi si spegne un po’ anche se recupererà un paio di liberi nel secondo tempo, inoltre in difesa farà più fatica sui lunghi avversari. Una bella tripla nel primo quarto.

Coach James Borrego: 7

Sull’orlo del tracollo la mossa giusta è Walker in campo da subito nell’ultimo quarto con Parker, Monk eWilly a equilibrare un po’ la small bal con Bridges. Buona anche l’idea nel finale di andare subito con Walker all’azione veloce per conservare l’ultimo tiro in caso di errore, i Pistons non avrebbero avuto l’ultimo tiro a meno che in caso d’errore avessero preso il rimbalzo offensivo. La squadra era partita benissimo ma sie era bloccata al tiro in stato confusionale nel terzo quarto. L’approdo di Parker in campo ha ridato più ordine. Forse i cambi sono stati un po’ tardivi per mantenere le rotazioni a livello di energia più regolari ma alla fine la sua buona stella lo ha premiato.

Game 26: Charlotte Hornets @ New York Knicks 119-107


Intro

Gli Hornets volavano a New York per cercare di dare continuità alla classifica mentre classicamente sulle colonne dei tabloid newyorchesi per riempire le colonne andavano in scena ipotesi su una possibilità Walker ai Knicks l’anno prossimo.

Questo perché Walker sarà free agent ed è natio di New York, è stato da piccolo un fan della squadra di basket della Grande Mela ed ha dichiarato di essere affezionato alla città perché gli ha dato la possibilità di essere ciò che è oggi.

Certo… Walker è affezionatissimo anche a Charlotte che l’ha scelto e lanciato nel mondo del basket professionistico e sembra rimanere iconicamente una delle poche bandiere che nello sport professionistico adottano ancora scelte più di cuore che di denaro, anche perché a quei livelli, dal punto di vista di una persona che guadagna per sopravvivere, non è che a quelle cifre , pur con differenze importanti, si patisca la fame…

Questo aspetto tra scelte di cuore e denaro porta alla luce come il mondo oggi, slittati i valori etici abbia accolto come riferimento prioritario un mezzo quale il denaro come fine che indubbiamente aiuta a vivere meglio ma che non genera vera e costante felicità.

I rapporti umani sono ipocritamente modificati dal denaro e anche le scelte dei giocatori che poi andranno a determinare le forze delle squadre in lizza per l’anello lo sono così come la felicità per una vittoria su Milwaukee precede la delusione di una sconfitta ad Atlanta o l’amarezza per una sconfitta casalinga con New Orleans per tornare a un’insperata vittoria sulla forte Denver.

Saliscendi emozionali che predano l’anima sportiva dei fan ma in generale anche degli sportivi che si cimentano in qualcosa e che si deprimono o gioiscono a seconda di un risultato che domani sarà solo un ricordo.

Sarà solo un ricordo anche Kemba in maglia Hornets o i giornali newyorchesi stanno solo speculandoci sopra?

Intanto nella notte Walker si presentava come il suo solito da “particolare” avversario da quando è entrato a far parte del circuito professionistico NBA mentre i tifosi di Charlotte con l’Unicorno newyorchese out speravano fosse Cardiac Kemba a raccontare la favola di serata.

La partita in breve

Charlotte vince facilmente sul campo di una New York che senza l’Unicorno è poco magica.

Nel primo quarto gli uomini con la divisa bianca vintage, orchestrati da Borrego partivano bene senza mai andar sotto.

Il pareggio a mezzo tripla di Hardawy Jr. (8-8) comunque lasciava intuire che i Knicks, ancora freschi,almeno nel primo quarto non avrebbero avuto tracolli.

Così era e si finiva sul 27-24 grazie all’entrata di Parker sull’ultima azione.

Nel secondo quarto Charlotte piazzavadue stoppate che trasformavano le difese in attacco per 4 punti che uniti alla tripla di Monk davano un parziale di 9-0 a cavallo dei due quarti con il quale gli Hornets andavano sul 34-24.

New York dopo il time-out piazzava un 6-0 di contro-parziale ma Charlotte a 6:55 infilando una bomba con Monk rispondeva con un 10-2 per il 44-32…

Walker nella parte finale del quarto spediva a bersaglio due triple compresa una giocata da 4 punti a 2:07 (fallo di Mudiay) e nonostante la tripla di Hardaway Jr. a 14 secondi dall’intervallo, la squadra di Borrego chiudeva avanti sul +14 (61-47) con un 7/19 da tre punti contro il 4/11 avversari e 26 rimbalzi a 21.

Nel terzo quarto si svegliava ancheLamb che segnava ben 14 punti in 12 minuti aiutando Charlotte a salire ulteriormente nel vantaggio che a fine quarto, grazie alla tripla sulla luce rossa di Walker su Vonleh prendeva le dimensioni diun +21…

New York però approfittava dellarilassatezza di Charlotte e con un Ntilikina già on-fire nel terzo quarto tornava sul -14 dopo due punti di Dotson e due bombe del suo n°11 che arrivava al career-high a 18 punti ma perdeva il ritmo perdendo la sfera in palleggio contro MKG e commettendo fallo su Parker raggiungeva gli spogliatoi per numero di falli raggiunti.

New York si spegneva, Fizdale era espulso per proteste e Charlotte guadagnava punti come una torta inforno a lievitare per sgonfiarsi un po’ raffreddandosi nel finale comunque controllato senza patemi sino al 119-107 finale in una partita ben giocata e gestita.

 26 punti di Knox con 15 rimbalzi anche, 21 pt. da Hardaway Jr. e 18 da Ntilikina. Vonleh, disastroso al tiro e in difesa comunque metteva a referto 10 rimbalzi e 9 assist.

Charlotte si avvantaggia grazie a un 12-17 nei TO e a un 48,3% contro un 47,3% dal campo che tuttavia nella fase interessante della partita vedeva Charlotte circa al 52% contro il 39% di New York… 23/27 per Charlotte dalla lunetta controun bassissimo 6/7 di New York che aveva iniziato prima degli Hornets a tirare a gioco fermo ma che ha poi commesso ben più falli dei nostri che hanno finito per smistare solo 19 assist contro i 28 di New York che c’è da segnalare, è andata bene da oltre l’arco con il 50% grazie anche al 4/4 di Ntilikina.

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

Zeller vinceva la palala due ma sulprimo attacco Lamb sparava da tre sul ferro da sinistra tuttavia anche i Knicks andavano a vuoto così finiva per segnare Cody con unsemi-gancio in area. Pareggiava Kanter da sotto mentre dall’altra parte Walker eludeva la marcatura di Hezonja voluta da coach Fizdale velandosi per prendere un tiro dal mid-range che ci portava avantisul 4-2 prima del lancio lungo millimetrico dello stesso capitano oltre le linee nemiche per l’appoggio in corsa di Zeller appena oltre Kanter nel tentativo di stoppata.

L’ex Vonleh con una tripla frontale accorciava sul -1, gli Hornets rispondevano con un’alzata in corsa di Zeller al vetro oltre Kanter ma una seconda tripla, questa volta di T. Hardaway Jr. riportava in parità a quota 8 la gara. A 8:11 unrunner di Williams era accolto benevolmente dai ferri e un passaggio brevissimo di Walker in entrata per Zeller era spinto dentro dai polpastrelli del centro a pochi cm dal canestro. 12-8 e time-out peri locali che tuttavia a 6:49 erano infilati da Williams da fuori(sulla dx) per il 15-8 ma Kanter in area andava a usare il fisicospostando Zeller sino all’appoggio.

Dall’altra parte Lamb faceva lo stessocontro il lungo bianco tirando a una mano in maniera leggermente più complessa ma il risultato era il medesimo quindi a 6:09 2 FT per T.Hardaway Jr. servivano per il 17-12.

Kanter da sotto e Zeller a 4:48 dopo un reverse layup di Walker mancato erano punti dalla torri ma quella di Charlotte cadeva sull’entrata fisica di Mudiay per il 19-16.

New York infilava il cesto su una transizione sulla quale Knox si permetteva l’elbow jumper mandandoanche la squadra in divisa bianca a rapporto da Borrego sul 19-18.

L’entrata di Parker però portava apunti sicuri: prima un movimento di piede perno del francese in area tagliava fuori Robinson volato via su una finta che lasciava al francese l’appoggio in allungo a 2.55 ma lo stesso Robinson, dimenticato dalla nostra difesa era raggiunto in area per laschiacciata, tuttavia Parker in entrata era rapido ad appoggiare alvetro oltre al lungo, Hardaway Jr. ne metteva dentro due con lanostra difesa non eccelsa al momento e Parker era stoppato da Robinson (al terzo tentativo) oltre il fondo ma in n° 9 si vendicava con l’entrata in area e l’alzata che finiva ancora dentro per il 25-22.

Knox dalla linea a 1:04 segnava due FT dopo vari tentativi mancati sotto dai Knicks premiati poi con dueliberi ma Parker con un crossover frontale velato all’inizio andavaper il 27-24, finale di primo quarto.

Bridges in schiacciata. Foto: Seth Wenig, AP

2° quarto:

 Charlotte partiva a tutto gas nellaseconda frazione con una difesa attacco micidiale: stoppata di MKG suKnox e Monk dunk terrificante in transizione, stoppata di Bridges dadietro su Dotson e passaggio di MKG in area per Kaminsky che dalla linea di fondo inventava il reverse layup mentre al termine del primominuto Monk esplodeva la tripla del parziale di 7-0 che portava sul+10 i Calabroni (34-24).

Time-out per New York che segnava conKnox da posizione frontale e con Dotson a 9:09 dal mid-range e ancora quest’ultimo metteva dentro in entrata lanciando palla al vetrodimostrando che la pausa ai newyorchesi era servita. Parker a 8:31 interrompeva il parziale della squadra di Fizdale guadagnandosi con la finta in area i primi tiri dalla lunetta per Charlotte.

Mancato il primo infilava il secondo, poi toccava a Walker, rientrante al posto del francese segnare su azione il 37-30.

Un euro-step di Bridges in area costringeva ancora New York al fallo.

Il n° 0 era più preciso dalla lunettadi Parker e portati a casa i due punti a gioco fermo si portava acasa ancora pari punti quando dalla linea di fondo sinistra spuntava dietro la difesa arancio-blu per una tremenda schiacciata dopo esserstato servito da uno splendido passaggio di Walker in no look nonostante le strette maglie difensive.

A 6:55 anche Monk da tre punti mettevala sua firma sul parziale di 10-0 che lanciava Charlotte sul 44-32 stoppato da Dotson che dimostrava buone doti per il tiro veloce e inleggero movimento. Walker però in transizione provava il no look a centrocampo per Monk che non riusciva a prender la palla mentre nell’angolo destro Dotson palleggiava per terra senza poter piùriprender palla pena infrazione di passi, così con una danza dell’ape Walker girandogli intorno riprendeva la sfera persa banalmente in precedenza per poi andare a 5:38 a subir fallo in areaa segnar due FT.

Il buon momento del capitano continuava con la tripla a 5:00 esatti dall’intervallo per il +15 (49-34) mentre anche gli altri componenti facevano il loro come Zeller con il recupero difensivo che portava Lamb alla tripla del +18 dalla sinistra…

Mudiay con un soft touch frontaleleniva la sofferenza dei locali che a 3:41 guadagnavano ancoraterreno con due punti in entrata da sx su assist verticale di Hardaway Jr. toccato. FT e terzo punto aggiuntivo seguito da trepunti di Knox che chiudeva il parziale 8-0 di New York sul 52-42 ma Walker a 2:07 usava un blocco di Zeller per sparare da tre, toccatoda Mudiay da dietro in rientro.

Giocata da 4 punti per il capitano checontinuava a 1:38 il momento magico con un’altra bomba e una steal ametà campo con lancio per Williams in area che con un paio di finte guadagnava lunetta e due punti dalla linea.

Sul 61-44 a :58.1 Charlotte era colpitaa :14.8 da un pull-up da tre punti di T. Hardaway Jr. che accorciava sul -14 per i suoi lasciando Charlotte al comando all’intervallo sul 61-47.

Un Walker Zen da tre punti? Foto: Seth Wenig, AP

3° quarto:

Lamb in area guadagnava due punti a contatto con il difensore tirando con schiena all’indietro, Zeller inaiuto a Williams stoppava Vonleh a una mano mentre Kemba in area a10:51 guadagnava altri due punti, Knox con un floater metteva dentroi primi due punti del secondo tempo per la squadra della Grande Mela che però era colpita da un bound pass di Batum per Lamb che in taglio medio dalla destra arrivava a depositare il 67-49.

Grande Mela morsicata ancora da Lamb che in uno contro uno da destra batteva Mudiay in controtempo incaduta appoggiando al vetro il +20.

A 9:39 Batum batteva la difesa di Fizdale con una tripla comoda, Vonleh da tre fendeva solo l’aria frustrando sé stesso e il pubblico che vedeva anche un’entrata di Walker che spediva elegantemente con un no look un palloneorizzontale teso per Williams nell’angolo destro, il quale tutto libero e in poltrona mandava a segno un’altra bomba che affossavaancor di più gli avviliti Knicks che subivano anche l’entrata con il ruggito di Lamb che tirava su palla oltre i difensori per il 77-49 a 8:49 dalla fine del terzo. A 8:18 arrivava il secondo fallo rapido speso da Batum sul tentativo d’anticipo a Kanter in area nell’unocontro uno.

Knox da tre metteva dentro quel chesarà un leitmotiv del quarto con i Knicks a tentar il recupero contriple piazzate ma Batum dall’angolo sinistro con passaggio velo di Zeller spediva dentro anche la seconda bomba in poco tempo.

Hardaway Jr. in transizione conparabola alta batteva Lamb da fuori per l’80-55, quindi toccava a MKG metter dentro due punti estemporanei e a Ntilikina segnare anticipando quel che diventerà poi una consuetudine per il suoproseguo del match.

Knox falliva in entrata sull’uscita diZeller che lasciava scoperto il centro avvantaggiando il rimbalzo e il deposito di Robinson che nulla poteva sul FT jumper di Lamb perl’84-59.

Ntilikina a 4:35 mandava dentro unatripla, Zeller due liberi ma Ntilikina continuava a essere hot da oltre l’arco fulminando la retina di Charlotte per l’86-65.

New York ancora lontanissima conl’entrata prepotente di Hardaway Jr. stoppato dalla resistenza di MKG in stoppata oltre il fondo ma sulla rimessa il jumper dello stessoattaccante portava nel paniere altri due punti per gli arancio-blu.

Walker metteva dentro due punti come Ntilikina a 2:57 ma Kemba in entrata andando a contatto con Robinson guadagnava due FT per altri due punti a 2:43.

L’attacco di New York era rapido esegnava con T. Hardaway Jr. stoppato al vetro in goaltending daBridges.

Due punti più un libero a segno per il-18 (90-72) che iniziava a preoccupare anche perché in attacco Charlotte non segnava ma con 4 uomini aggressivi sulla palla ancorada portar in attacco da parte dei Knicks finiva per recuperar pallacon Lamb a metà campo e segnare con lo stesso numero 3 in entrata aggressiva chiedendo anche il fallo del lungo che ammantava il nostro attaccante.

A 1:42 due FT per MKG ci riportavanosul +22 ma un’altra tripla dell’indiavolato Ntilikina diminuiva il gap sempre a due cifre ma con la prima iniziale a 1…

Il finale vedeva le triple di Knox equella di Kemba sulla sirena che andava oltre il mantello protettivodi un disastroso Vonleh per il 99-78 che accendeva una luce rossa incasa Knicks ma anche nella testa degli Hornets che si rilassavano troppo dopo aver seguito la tabellina del sette e aver guadagnato 7 punti nel terzo quarto che portavano a questa media per quarto essendo sul +21.

MKG stoppa Hardaway Jr. Foto: Seth Wenig, AP

4° quarto:

Charlotte staccava la spina a inizio ultimo quarto subendo un jumper di Dotson a 11:34 e un’altra tripla di Ntilikina ormai on-fire e in career-high a 10:45.

Charlotte chiamava time-out giustamente sul 99-85 con i Knicks tornati sotto e andava sul sicuro con un up &under di Parker oltre Vonleh.

Ntilikina segnava due punti ma per gliarbitri si aiutava sul Tank in ripiegamento con il braccio destro in palleggio e con il sinistro spingendo mentre il nostro n° 44 non era affatto piazzato.

Comunque sia, il canestro era annullato ma in attacco anche al Tank era chiamato un bad screen quindi a 9:19 rientrava Williams per Kaminsky.

Ntilikina sulla pressione di MKG perdeva palla in attacco uscendo dal ritmo gara mentre a 9:00 daltermine per un fallo su Parker per il raggiungimento limite di falli usciva anche dal match spegnendo di fatto New York che incassava idue liberi del francese, una steal del n° 9 a Vonleh (ottima cessione ai tempi) e una tripla di Williams a 8:34 che sigillavano la partita sul 106-85 più di una volpe a 9 code dentro Naruto.

Fizdale contemplando la rovinosa cadutaprotestava eccessivamente (dopo averlo fatto per larghi tratti della gara) e finiva espulso, Monk allungava dalla lunetta di uno mentre Williams si allungava fisicamente in tuffo sul lato destro del campo senza riuscir a intercettar la sfera in difesa.

La gara finiva con un piccolo rientrodei Knicks che a 1:18 con Lee segnavano in transizione due punti il 117-105 sbagliando però il libero addizionale e il solito uomo da finale deciso, Graham, a 1:03 era bravo a trovarsi lo spazio perandare al tiro segnando il 119-105 che di fatto chiudeva la gara ritoccata sul 119-107 da un driving reverse layup di Lee sul quale era chiamata l’interferenza di Bridges.

Pagelle

Kemba Walker: 7,5

25 pt., 6 rimbalzi, 6 assist, 4 rubate. 8/20 al tiro con un 4/11 da fuori. Nel secondo quarto fondamentalmente da quello che vuole (non avendo valide opposizioni) tra accelerazioni e triple, in più durante la gara si permette un paio di assist eleganti no look che mandano a bersaglio Bridges inschiacciata e Williams solissimo da tre punti, poi sulla sirena del terzo batte l’ex Vonleh in ritmo con un’altra bomba. Mani rapide per le steal, trascina Charlotte sul comodo vantaggio prima di sedersicome i grandi capi indigeni nella sua New York.

Jeremy Lamb: 7

 19 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. 8/12 altiro, 1/5 da fuori. Non mi piace molto nel primo tempo ma si scatenanel terzo quarto con un 6/8 dal campo per 14 pt. in 12 minuti chedeterminano poi la maggior parte dei suoi punti nel match. Gli si chiede di segnare e lo fa. Un po’ sfortunato su qualche chiusura e unpo’ distante a volte sui close-out in angolo, presidia la zona oscillando in raddoppio anche nel primo tempo quando comunque si fa vedere tornare a disturbare il tiro da fuori nel caso vi fosse.

Nicolas Batum: 6,5

6 pt., 4 rimbalzi, 5 assist. 2/6 al tiro, non un granché, ma sono le due bombe che in poco tempo lo portano a 6 punti, anche gli unici tiri a bersaglio della gara, tuttavia in difesa si fa vedere resistere meglio rispetto alle folate che prendeva qualche tempo fa e in poco più di 23 minuti smista 5 assist.

Marvin Williams: 6,5

13 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata.4/9 al tiro con un 3/7 da fuori e un +26 di plus/minus. Buona ladifesa (anche quando come nell’ultimo quarto ci prova in tuffo ma non guadagna la sfera) di Williams che come nell’ultima gara trova anchela mano da fuori. Rientro positivo dopo lo stop per infortunio. Forse soffre in qualche caso un pochino a rimbalzo ma è anche perchégioca ancora con il taping nero alla spalla, ma i problemi paionoaverli gli gli avversari. Vonleh si deve dedicare agli assist.

Cody Zeller: 7

12 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate,1 stoppata. Dalle sue parti pass Kanter all’inizio, poi l’ex Jazzsmette di suonare e Cody prende campo riuscendo in difesa a recuperarun pallone che manderà poi Lamb alla tripla e a prender più rimbalzi con un minutaggio più limitato del solito come quasi tuttii titolari, eccezion fatta per Lamb rispetto l’ultima gara. Da sotto inizialmente sfrutta gli assist di Walker ma è anche bravo ad appoggiare selvaggiamente al vetro nell’uno contro uno.

Malik Monk: 7

9 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Altra thunder dunk, questa volta in transizione e due triple pesantinei momenti che contano. Si lascia forse un po’ andare all’imprecisione nel finale ma è una discreta gara senza dubbio inuna ventina di minuti.

Michael Kidd-Gilchrist: 7

8 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 2stoppate. La sua è una buona difesa. Piazza un paio di stoppate. Nel secondo quarto quella di giustezza su Knox apre un parziale di 7-0, poi dice no nel pitturato a Hardaway Jr. lanciatissimo ma spedito out con la palla. Fa perder palla anche a Ntilikina all’apice del suo momento realizzativo. Segna anche punti che servono a mantenere il vantaggio guadagnando anche la lunetta dove il suo 4/4 è sicuro.

Miles Bridges: 6

4 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. 1/5 altiro. Ancora problemi in entrata dove i polpastrelli sono rigidi e lospezzare il polso non c’è ma ci regala una dunk esaltante su assist di Walker. Si fa saltare in difesa rimanendo a metà strada su un passaggio verso Ntilikina che dal corner sinistro infilerà una tripla. Buoni i rimbalzi ma un paio di TO, un goaltending e un’interferenza danno 4 punti, probabilmente realizzabili comunque, ai Knicks.

Tony Parker: 7

16 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Bando alle ciance per Parker che si dedica più a segnare chea smistare assist. Capisce che per lui potrebbe essere una seratasemplice provandoci contro Robinson e avendo la meglio tre sullequattro volte che riesce ad attaccare il lungo dopo aver lasciato sulposto il proprio difensore originale. Altra serata nella quale risplende pur non entrandogli il jumper ma con il piede perno e in entrata fa vedere un campionario illimitato di movimenti. Ai liberi fa un 4/6. Non è ancora affidabilissimo a gioco fermo ma stamigliorando e su due liberi guadagnati in entrata fa buttar fuori il propellente avversario…

Frank Kaminsky: 6

2 pt., 1 rimbalzo. Tre falli chiamati aFrank con un paio di bad screen in attacco. Sull’ultimo Borrego a 9:19 dell’ultimo quarto lo richiama in panchina a masticare una gomma giallastra non si sa a che gusto, comunque oggi gioca lui al posto diWilly. 12 minuti inferiori al solito ma una sufficienza stirata la si può concedere.

Devonte’ Graham: s.v.

2 pt., ½ al tiro in 5:42. Prende un -9 ma segna due punti che non danno grilli per la testa per l’ultimo assalto dei Knicks all’ultimo minuto comunque ancora troppo distanti.

Willy Hernangomez: s.v.

3 pt. (½). Un canestro e un libero in 4:17 nel finale.

Coach James Borrego: 7

La squadra è concentrata e guadagnaterreno ogni quarto eccetto l’ultimo, in relax e con la panchina incampo. New York è poca cosa e lui si riporta a .500. Buono iltime-out chiamato quasi immediatamente nell’ultimo quarto. Rotazioni eque senza far stancar troppo i titolari sostituiti bene o discretamente.

Classifica Southeast Division

La Southeast Division è sicuramente la Divisione con il livello più basso attulmente nella NBA, specialmente da quando LBJ ha traslocato da Miami, il vuoto non è stato riempito.

La Southeast Division è sicuramente la Divisione con il livello più basso attulmente nella NBA, specialmente da quando LBJ ha traslocato da Miami, il vuoto non è stato riempito.

Atlanta, Charlotte e Orlando non sono più nella loro epoca d’oro degli anni ’90 o in qualche annata beata come i Magic con Howard in finale contro i Lakers nel 2009, Washington sembrava poter comodamente prendere il vuoto lasciato da queste squadre poiché l’era Wade in Florida è terminata ma, causa uno spogliatoio più da Bullets che da Wizards, il ritardo in classifica è stato parzialmente colmato solo recentemente.

Charlotte così con la vittoria su Denver, anche se con un record leggermente perdente, ha ripreso il comando di un Division che, exploit delle altre permettendo, potrebbe anche vincere, regalando nell’anno dell’All-Star Game in North Carolina, un banner anche allo Spectrum Center poiché l’unico vinto dagli Hornets (una collezione di secondi posti a partire dal 1994/95 nella Central quando giunsero secondi dietro ai Pacers di Reggie Miller nell’anno del rientro di Jordan dopo aver strappato il comando ai Battistrada diverse volte durante la Regular Season) risale alla stagione 2007/08 ma sta a New Orleans.

Comunque sia, ecco la classifica allo stato attuale prima della serata attuale che vedrà Atlanta ospitare proprio Denver, Washington recarsi a Cleveland e Miami andare a giocare a Los Angeles contro i Velieri dal vento a favore.


  • Gli Hornets sono al settimo posto nella Eastern Conference e anche in caso di vittoria delle rivali stanotte manterrebbero comunque il comando della Divisione in attesa di andare a giocare nella notte italiana di lunedì 10 alla 01:30 AM al Madison contro i Knicks.
  • L’obiettivo è di non steccare per dare continuità a una classifica che potrebbe migliorare poiché con un record attuale di 9-5 casalingo, i Calabroni avranno una striscia di partite da giocare all'”Alveare” di ben cinque gare (Detroit, New York, L.A. Lakers, Cleveland e ancora Detroit).
  • Con 57 partite ancora da giocare, non essendo ancora arrivati a un terzo della maratona stagionale, tutto può ancora succedere ma gli episodi delle battaglie sono determinanti e potranno forse fornirci qualche indicazione aggiuntiva dopo la gara del 22 dicembre contro Detroit nonostante le diafane difficoltà di trovare un striscia di vittorie più consistente.

Game 25: Charlotte Hornets Vs Denver Nuggets 113-107


Intro


Il nemico inaspettato e potente è alle porte per dare l’assalto alla torre di Charlotte dopo esser salito sulle vette dell’Ovest.Un nemico che non si mostra anonimo ma brillando di luce propria riflette lo sfarzo dorato delle pepite di Denver sull’armatura sfolgorante con a capo Jokic e il suo piccone.

La squadra di Borrego, dopo le tre cadute in fila contro squadre della Western non poteva affrontare nemico peggiore dopo esser arretrata in classifica sin dentro le sue mura e dietro il suo fossato.

Per vincere, giocare sullo stesso piano non funzionerebbe, per avere possibilità di vittoria bisognerebbe che in difesa Charlotte usi una swarming defense, una difesa aggressiva su qualsiasi azione, gettandosi su qualsiasi pallone vagante, lanciando il cuore oltre l’ostacolo perché se i Nuggets dovessero passare, mentalmente per gli uomini di Borrego, nonostante tante altre partite da giocare, potrebbe profilarsi l’ennesima stagione anonima in quel suono silenzioso alla Simon e Garfunkel rotto dai boati di Walker qualche partita fa.

La disperazione di Charlotte contro la potenza di Denver…


La partita in breve


Buona partita di Charlotte che provava a scappare nel primo quarto con le triple di Williams e Bridges le quali a metà quarto esatto mandavano Charlotte avanti sul 14-8.Prestissimo per un’eventuale fuga, subito stoppata da Denver che allungava con la tripla di Morris a 1:12 e Beasley in transizione per il 20-25.Parker chiudeva il quarto mettendo una pezza per il 24-25 dei primi 12 minuti.Charlotte partiva alla grande nel secondo quarto quando Kaminsky centrava una tripla e realizzava una giocata da tre punti tirando appena fuori dal semicerchio antisfondamento oltre Murray per il 35-29, Monk con una thunder dunk e una tripla dava brillantezza all’attacco teal che beneficiava anche delle incursioni di Parker, dapprima vincenti, poi anche ma dalla lunetta visto che i Nuggets non riuscendo a fermarlo spendevano falli.Con 13 pt. in 9 minuti il francese segnava il 48-39.Charlotte con un parziale di 16-5 (compresi i punti di Parker) si issava sul 60-44 ma una piccola reazione di Denver era utile agli uomini di coach Michael Malone sul 64-53 il primo tempo.Nella ripresa Jokic cominciava a giocar seriamente dando grattacapi alla difesa di Charlotte.A poco più di due minuti dalla fine i Nuggets rimontando sino al -1 (78-77) sembravano pronti per il sorpasso invece Kaminsky mettendo dentro una tripla cambiava forse il destino al match, anche perché Monk sull’ultima azione riassumeva il buon finale di Charlotte andando con balzo felino a depositare oltre le braccia di Hernangomez trovando anche il fallo. Giocata da tre punti per arrivare a inizio ultimo quarto sull’87-79.Hornets che sembravano poter resistere agli attacchi dei Nuggets con qualche swarming defense, l’elastico rimaneva tirato spesso intorno alla decina di punti ma nel finale, dopo due FT di Zeller per il +11 arrivavano le rapide perturbazioni classiche: Morris a 1:13 dalla fine coglieva il cesto con una bomba che portava sul -3 le Pepite.106-103, palla a Parker che aveva già infilato il canestro poco prima: azione leggermente differente ma tiro sempre dalla diagonale sinistra, questa volta in fade-away dal bordo sinistro dell’area.Canestro gigantesco per il +5 a 56 secondi dal termine per il 108-103.Nel finale la difesa di Charlotte vinceva la gara: Batum disturbava Jokic sotto, MKH stoppava alla grande al vetro Hernangomez e a 23 secondi dalla fine Parker splittando i FT allungava sul +6.

Denver non riuscendo a metter la tripla si accontentava di due punti ormai con il cronometro agli sgoccioli, così Charlotte vinceva contro il top team a Ovest contro ogni pronostico interrompendo la striscia di 7 vittorie consecutive da parte di Denver.

16 punti e 11 rimbalzi per Jokic, sotto di uno in entrambe le statistiche (15 punti e 10 rimbalzi) Juancho Hernangomez, fratello di Willy, 20 i punti e 7 gli assist per Murray. 48-55 a rimbalzo, 20-24 negli assist, 38,4% dal campo contro il 38,6% dei Nuggets, gli Hornets passano avnti decisamente sulla statistica da tre punti dove i Nuggets scendono al 22,9% contro il 37,1% di Charlotte che usa il 34/38 ai liberi contro il 21/26 ospite per avvantaggiarsi una partita dai TO bassi e pari (9).

Le formazioni: 

Charlotte schierava i titolari recuperando Williams inaspettatamente, quindi il quintetto era composto da Walker, Lamb, Batum, M. Williams e Zeller mentre Denver con Barton e G. Harris fuori perderanno anche Millsap (rottura d un dito del piede, durante il secondo tempo) scendendo però inizialmente in campo con uno starting five composto da Murray, Craig, Juancho Hernangomez, Millsap e la punta di diamante Jokic.

La partita

1° quarto:
Si partiva con una doppia occasione per parte grazie ai rimbalzi offensivi ma mentre Charlotte sbagliava con Lamb e Williams, Denver falliva con Murray per segnare con Hernangomez, il fratello di Willy, il quale in entrata trovava la via del canestro piuttosto facilmente.A 10:46 un’entrata da sinistra di Batum era fermata irregolarmente.Due FT a segno e pareggio, così come l’equilibrio si ripristinava dopo i canestri di Millsap da sotto e quello di Lamb, il quale dopo una palla intercettata in difesa andava a segnare da sé in floater il 4-4.Millsap trovava altri due punti a 9:13 ma sbagliava il libero aggiuntivo, tuttavia sull’errore di Batum in attacco poteva tornare in attacco a prender altri due FT per fallo dello stesso francese. A 8:48 il n°4 affondava due liberi per il 4-8.Uno spin rapido di Cody Zeller in uno contro uno in area portava il centro a tirare fuori equilibrio in Torre di Pisa style, la palla però superava il difensore e finiva dentro, poi da una sua rubata gli Hornets avviavano una transizione con la quale Walker passava al volo per il soft touch di Bridges (entrato al posto di Batum) che pareggiava prima che le triple di Williams a 6:47 e di Bridges lanciassero Charlotte sul 14-8. Denver reagiva con il giro di Jokic sulla baseline sinistra con appoggio di Jokic oltre Zeller che in attacco si faceva stoppare da Millsap mentre sempre dalla linea di fondo mancina arrivava l’entrata con schiacciata del “gemello cattivo” Hernangomez per il 14-12.A 3:51 un fing and roll da transizione di MKG restituiva ossigeno alle divise bianche che tuttavia subendo 4 punti da Millsap erano riagganciate sul 16 pari.Kaminsky con un movimento in post basso dx si allungava oltre Millsap per uno scoop da pochi pass che a 2:17 era pareggiato sempre da Millsap (dalla lunetta). Sul 18 pari Kemba si addentrava con partenza da finta in area andando quasi dritto; due FT guadagnati e 20-18 a due minuti esatti dalla fine. Denver perveniva al pari e poi al vantaggio con una tripla di Morris a 1:12, Beasley in transizione incominciava a preoccupare Borrego che vedeva Williams a :37 5 guadagnare due FT lontano dalla conclusione dell’azione. ½ e tripla di Parker dal corner destro a :03.2 per il 24-25 dopo i primi 12 minuti.

Malik Monk in schiacciata.  Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

2° quarto:
La vecchia conoscenza Miles Plumlee apriva con due punti ma Williams infilando dall’angolo sinistro la seconda tripla di serata pareggiava a quota 27 anche grazie all’assist di Parker che si riproponeva come uomo assist per Frank, il quale a 10:33 rilasciava un’altra cannonata che rilanciava (32-27) sul +5 i teal. Murray al primo canestro della gara accorciava ma Kaminsky servito in area andava a contatto con lo stesso Murray ottenendo canestro e libero, poi realizzato. Charlotte continuava a giocare uno splendido inizio di secondo quarto mostrando il passo di danza (spin supersonico nel viola pitturato) con il quale Parker depistava Lyles prima di depositare con eleganza nella serata francese. Lyles rispondeva con una tripla pesante (37-32) ma non se ne curava Monk che in aggressiva penetrazione si esibiva in una thunder dunk stupefacente. Beasley mancava una put-back dunk clamorosamente sparando con violenza sul ferro mentre dall’altra parte Parker e Williams da sotto fallivano diversi tentativi ma erano sempre gli Hornets a segnare con lo schermo di Frank per la tripla di Malik dalla diagonale destra che portava Charlotte sul 42-32 a 8:03. Un alley-oop di Plumlee, una tripla di Beasley da rimbalzo offensivo di Denver consigliava a Borrego il time-out a /:10 dopo aver visto scemare il vantaggio sul 42-37. Parker cominciava attaccando in diagonale da destra a sinistra per l’appoggio con schermo di Zeller a centro area, poi un passi di Plumlee che spingendo Cody metteva dentro non era considerato, tuttavia la spinta su Parker in modalità entrata dell’ex biondo centro era vista. A 6:13 i due FT andavano a segno così come quelli successivi (spinta di Craig) sullo stesso n°9 in missione entrata. 48-39 con 13 punti per il francese in 9 minuti…Parker intercettava anche un passaggio verticale verso la linea di fondo innescando una transizione sulla quale Zeller era fermato dal fallo di Beasley sul tiro da sotto. 2/2 a 5:27 per il 50-39.A 4:53 un fallo di Williams in post basso destro su Millsap costava due punti a Charlotte (rischiando anche l’azione da tre) ma Monk in entrata costringeva Jokic al primo fallo personale della gara. Leggero tocco a 4:37 che consentiva al nostro numero 1 di portarci a gioco fermo sul vantaggio in doppia cifra (52-41). Monk freddava Millsap con un lampo da tre punti elegante e preciso oltre che un po’ incosciente, Denver rispondeva da fuori ma anche Marvin Williams dalla sua mattonella preferita (corner sinistro) esplodeva l’ordigno per il 58-44… Millsap al terzo fallo a 3:04 sul giro palla di Monk per Williams mandava in lunetta il nostro n° 2, abile a portarci sul +16 (60-44).Denver però reagiva partendo con la tripla di Hernangomez, continuando a segnare con lo spagnolo che nello stretto riceveva da Jokic per il facile canestro da pochi passi ma era interrotta da una stoppata di Zeller che con mestiere in area si arrangiava con l’altra mano su Jokic, sulla ripartenza Walker si passava la palla dietro la schiena mandando a farfalle Beasley andando sino in fondo a segnare in fing and roll il canestro dopo la bella azione. Charlotte e Denver finivano dalla lunetta il primo tempo alzando il punteggio sul 64-53.

Nella serata francese, ecco un look un po’ retrò…

3° quarto:

La partenza del secondo tempo era afavore di Denver che iniziava con un libero per fallo di Batum primadella rimessa dal fondo.

Murray lo segnava così come sulla rimessa Hernangomez con lo scambio dentro fuori con Jokic metteva dentrotoccato da Lamb due secondi più tardi. Giocata da tre punti cheportava sul 64-57 la gara. Passi di Millsap in attacco chiamati dallapanchina di Charlotte sull’esitazione degli arbitri mentrel’oscillazione in crossover di Lamb per l’entrata con floater acentro area risolveva i problemi delle secche dell’attacco diCharlotte a 9:53.Il serbo dei Nuggets provava ad accender l’attaccodei suoi iniziando a ricavare dalle miniere due FT a 9:36, Lamb conuna tripla frontale rimandava il carrello dei minatori sotto (69-59) a 9:20, quindi arrivavano le triple di Beasley e Walker che nonmutavano il gap ma Murray dalla media distanza e Millsap da sottoaccorciavano il divario sul 72-66. Jokic con altri due FT portava Denver sul -4 ma MKG incrociava in area andando a trovare lacollisione con il lanciato Millsap. 4° fallo per il n° 4, due FT a bersaglio per il +6, out Millsap (anche per leggero infortunio oltre che per il numero di fallo speso) e Murray era Lyles a ricevere dietro MKG e ad appoggiare da sotto senza che MKG riuscisse a rientrare perla stoppata. Uno spin con turnaround fade-away di Zeller su Jokic stupiva poi Hernangomez con due liberi che a 5:01 mandavano ilmega-schermo sul 76-71 (1/2). Jokic riconoscendo il mismatch con ilpiù piccolo Bridges andava ad appoggiare sulla sinistra per il -3 ma a 4:09 dalla linea di fondo spuntava Bridges che con un reverse layupsegnava il 78-73. Jokic sotto continuava ad essere il fulcrodell’attacco di Denver che ben si affidava al proprio centrone pertrovare il -3 una seconda volta.

Denver arrivava sino al -1 (78-77) con un 5-11 a rimbalzo offensivo…

L’attacco di Charlotte sembrava spentosi ormai ma sotto la cenere covava il fuoco di un rinnovatoKaminsky che s’infiammava da fuori realizzando una tripla dalla diagonale sinistra e andando a recuperare un rimbalzo difensivo dopoi troppi concessi agli ospiti.

Plumlee poi commetteva fallo sulcrossover di Parker, ancora lontano da canestro regalando il bonus a Charlotte. L’1/2 era una briciola ma importante, anche perché dopo un tiraccio di Monk e un errore di Frank a corregger sotto arrivavaWilliams con le lamentele della panchina Nuggets per una possibile interferenza al ferro che gli arbitri non assegnavano.

Morris con il jumper frontale battevala difesa di Charlotte ma c’era ancora tempo per l’ultimo assaltotargato Monk: crossover che sverniciava Plumlee, balzo felino in area tutto verso sinistra e palla mandata a canestro oltre Hernangomez, il tutto recuperando anche il fallo. Canestro e ossigeno puro per l’89-77 con il quale si iniziava l’ultima frazione.

4° quarto:
Parker era stoppato sul reverse layup dal pedinatore Plumlee, poi una tripla del nostro play era sparata fuori dai bordi dell’anello come in un flipper, il pull-up di Murray su Batum invece andava liscio come l’olio su cotone… A 10:37 il nostro numero 5 non segnava con fragranza Chanel ma guadagnava comunque due liberi utili per l’89-81 mentre Denver colpiva con un paio di transizioni sulle quali Murray andava dapprima a bersaglio in schiacciata, poi vedeva il compagno Plumlee andare in lunetta per un ½ a 9:46. Succedeva anche che Denver provando l’ennesima transizione attaccasse 4 contro 5 poiché il n° 11 Morris a rimbalzo difensivo prendeva una gomitata dal compagno Lyles. Lyles riusciva anche a respinger un tentativo di MKG in corsa verso la linea di fondo destra.Rientrava Walker per dare spinta e così era perché dalle sue mani partiva il passaggio per Monk che a 8:47 dalla diagonale sinistra segnava tre punti per il 92-84. Lyles in area in mezzo a Batum e Kaminsky era vittima della swarming defense e del tocco di Frank sul tentativo da sotto, sulla ripartenza Kemba con arresti su Lyles con cambi di velocità diveniva cardiac sino all’attacco decisivo con appoggio al plexiglass che stroncava il n° 7.   MKG dalla sinistra segnava con un lungo due punti alla presenza nell’arena di Mark Price, suo mentore qualche anno fa per la costruzione del tiro. Un canestro prezioso per il 96-86. A 6:01 il ritmo tribale di Kemba si concludeva con l’alzata in palleggio per la tripla frontale che faceva esultare MJ che vedeva il traguardo ormai vicino.+13 (99-86) a mezzo quarto dalla fine…Non si stava però tranquilli se la squadra avversaria era in cima alla Western Conference e Charlotte nell’ultima partita era riuscita a dilapidare un +15 in circa 3 minuti…Jokic segnava due punti, Kemba, toccato da Craig, sulla spalla destra mentre era impegnato al tiro guadagnava dalla lunetta due occasioni. ½ e punteggio ritoccato sino al 100-88.A 4:35 in qualche modo Jokic da sotto con la sinistra aveva la meglio nella battaglia con Zeller che finiva per regalare il libero non trasformato però.In attacco Cody raddoppiato perdeva palla sulla linea di fondo e Murray in attacco segnava il -8. MKG con l’alzata non trovava il cotone ma il metallo, metallo pesante anche per Jokic che da tre mancava il canestro colpendo il bordo dell’anello mentre il buon mestierante Craig finiva fuori per il sesto fallo sull’urlo di Walker in entrata che richiamava l’attenzione degli arbitri. La panca di Denver lo prendeva come un torto subito ma sembrava esserci poi alla fine il contatto da dietro con il difensore.Il 2/2 ripristinava un +10 da mare calmo, addirittura a 2:53 per uno spostamento di Jokic su Zeller a rimbalzo offensivo per Denver dava al nostro centro l’occasione per infilare il +11 (104-93) ma ecco arrivare la burrasca finale: Beasley da tre su Lamb, Murray in jumper da jumper il 104-98…A provar a far da diga ci pensava il rientrante Parker che si prendeva il tiro dalla sua mattonella dalla diagonale sinistra: tiro che finiva dentro con millimetrica precisione a 1:51 per il 106-98.Denver toccava quota 100 con un rimbalzo offensivo di Jokic convertito immediatamente in due punti mentre Zeller in attacco mancava l’appoggio e Morris a 1:13 dimostrava d’essersi ripreso dalla botta scagliando con occhio di falco la tripla del -3 che rendeva avvincente il finale.A :56.5 Parker chiudeva il palleggio con un piede dentro l’area: tir in fade-away su Morris dal mid range sinistro che passava il difensore e piombava come un macigno sulle teste dei Nuggets. 108-103… Denver in attacco trovava Jokic ma disturbato da Batum e Walker non guadagnava altro che una rimessa dal fondo.Murray non segnava ma Denver attaccando ancora sembrava poter accorciare con Hernangomez che tuttavia si faceva incollare la pala al vetro da un superbo intervento rapido e potente di MKG, una stoppata salva partita anche perché dall’altra parte con :23.7 sul cronometro Parker dalla linea allungava di un punto. Murray in entrata da destra segnava oltre Zeller il 109-105 ma a :14.4 Walker non sbagliava in lunetta i due tentativi.Denver chiudeva con l’ultimo time-out mancando però le occasioni create sino al canestro di Morris a :02.9.Jokic a un secondo dalla fine sul -4 commetteva fallo su Walker che ringraziava allungando a gioco fermo sul 113-107, punteggio definitivo che premiava la voglia di Charlotte di vincer la partita.

L’abbraccio tra fratelli. Juancho Hernangomez e Willy Hernangomez a fine match.

Pagelle


Kemba Walker: 7

21 pt., 6 rimbalzi, 8 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 4/11 al tiro. Ha un -10 di plus/minus ma anche un 11/12 dalla lunetta. Quando attacca Craig e gli altri lo fermano come possono. Subisce qualche fallo che non lo porta in lunetta ma che porterà al bonus Charlotte. Dispensa assist e s’impegna in difesa limitando le soluzioni al tiro ma quando parte può sempre regalare numeri come l’entrata che con oscillazioni ritmiche fa perdere il tempo a Lyles o la tripla tutta sicurezza che a 6:01 dalla fine in palleggio. Sigillo con i liberi finali.


Jeremy Lamb: 6

7 pt., 4 rimbalzi, 1 rubata. Minutaggio più breve per Jeremy con una ventina soltanto nella notte. Un -12 con un 3/7 al tiro. Impegno difensivo ma prende una tripla in faccia da Beasley nel finale ed esce lasciando spazio a Parker. Bello il crossover con floater che a 9:53 nel terzo quarto rompe il digiuno offensivo di Charlotte.


Nicolas Batum: 6

4 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Contro Murray non la vede bene. Battuto da qualche arresto e tiro, il francese prova a giocare aggressivo anche in attacco dove prova una schiacciata ma contrastata non va dentro così come un suo jumper nel finale. 0/4 al tiro, 4/4 dalla linea e 4 anche i falli spesi rapidamente in due parti (uscendo all’inizio dopo i primi 2). Lo strano +19 deriva dalle rotazioni ma anche da qualche buona chiusura difensiva come quella su Jokic nel finale o quella precedente che favorisce la stoppata di Frank. Difficile dare un voto equo tra situazioni contrastanti ma l’impegno per dare una mano alla difesa lo rende pi utile di quei numeri pessimi dal campo.


Marvin Williams: 7

14 pt., 10 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Dato per fuori gioca con il taping alla spalla e lo fa discretamente bene, spendendo qualche fallo e andando aggressivamente a rimbalzo. L’inizio di Millsap è buono ma lui tiene botta e con tre triple dall’angolo sinistro costruisce la maggior parte dei punti in serata, il 4/12 dal campo credo sia frutto di una condizione non perfetta anche se lui afferma di sentirsi meglio ogni giorno che passa. Doppia doppia per Marvin…


Cody Zeller: 6

8 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Gioca con agonismo ma a rimbalzo in più di 31 minuti ne prende solamente 4, tutti in difesa dove comunque Denver domina. Troppo impegnato a lottare per prender posizioni e a non farsi spostare, usa un po’ di mestiere come quando stoppa Jokic trattenendolo. Buona la difesa con due recuperi mentre in attacco il 2/7 con l’errore in appoggio finale e la palla persa sulla linea di fondo non è granché sebbene metta dentro i due tiri più incredibili della sua gara con due turnaround in fade-away di livello superiore. Anche per lui alti e bassi da considerare nell’espressione del voto che tiene conto anche di qualche blocco offensivo e di uno spirito combattivo corretto.


Malik Monk: 7

16 pt., 1 assist, 1 stoppata. Una gran difesa su Beasley nel secondo quarto anche quando sembra battuto rientra a dar fastidio sul tiro. Nel secondo quarto da una spinta fantastica all’attacco di Charlotte. Un paio di triple incredibili per velocità e precisione, una thunder dunk, finisce per arrivare a 16 punti. Importante.

Michael Kidd-Gilchrist: 7

6 pt., 5 rimbalzi, 1 stoppata. Prende un rimbalzo in più di Zeller in metà del tempo. Va a dar fastidio a Jokic o al giocatore di turno concedendosi prima un lungo jumper dalla sinistra a segno, poi un mezzo gancio errato in attacco che si fa più che perdonare con la stoppata decisiva sul fratello del nostro Willy per la W della partita. Battaglia anche se in principio non sempre sembra funzionare, come quando si fa sorprendere da dietro da Lyles. Sbatte su Millsap o forse è più il contrario, togliendolo di mezzo dalla partita.


Miles Bridges: 7

7 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 3/7 al tiro. Punti pesanti con una bella tripla e un reverse layup utile ed elegante percorrendo la linea di fondo da destra verso sinistra oltre che un soft touch volante nel primo tempo (da transizione). L’headband viola come fascia della potenza per chi si ricordasse l’anime “L’invincibile Shogun”. Aiuta la difesa e sembra oggi più nel vivo del gioco anche se i suoi tagli spesso sono sulla linea di fondo e le posizioni perimetrali, ha la capacità e la rapidità per andare ovunque.


Tony Parker: 7,5

19 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Chiude con un 6/14 al tiro. Non lo prendono mai nel secondo quarto, poi lo fermano sempre, anche rifilandogli qualche stoppata (4) in entrata. Nel finale però rientra e risolve con due tiri rilasciati sotto l’enorme pressione del difensore. Due canestri che chiudono il match poi sigillato con ceralacca da un suo libero. Se gioca nei finali si esalta e non è la prima volta che si esalta contro una grande. Fa il nano nelle miniere della difesa di Denver torna a scavare tunnell con le entrare e quando trova la roccia la fa saltare con un paio di colpi di dinamite trovando platino…


Frank Kaminsky: 7,5

11 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Sembra funzionare molto più di Zeller a rimbalzo. Anche lui lesto e rapido nel difendere. Un altro giocatore rispetto a quello dello scorso anno che oggi trova sì due triple pesantissime (soprattutto quella dell’81-77) ma anche canestri come quello voltandosi da spalle a canestro allungandosi oltre il difensore in post basso in uno contro uno mantenendo saldo il piede perno. +8 di plus/minus, zero TO in 16 minuti T(h)ank You!

Coach James Borrego: 7

Squadra che in casa da di più che ora vorremmo veder anche in trasferta.La presenza di MJ e la difesa risolvono un match ben giocato in attacco a larghi tratti con qualche secca. Tuttavia i Calabroni dimostrano resilienza e un po’ di inesperienza commista a un po’ di rilassatezza nel finale. Sul +11 si fanno mangiare 8 punti ma poi risolvono. Bene l’entrata di Parker nel finale per un Lamb un po’ in difficoltà.

Sotto: In un altro video, sempre gli highlights della partita a partire dal minuto 1:20 sino a 3:50.

Game 24: Charlotte Hornets @ Minnesota Timberwolves 104-121

 
 
Intro
 
Gli Stati Uniti facendo prestiti alle potenze europee durante la prima guerra mondiale, aumentando di popolazione e spingevano sull’apparato produttivo e commerciale generando un’immensa fiducia nella popolazione sul futuro.
Il bug che si annidava era però che il sistema non era affatto perfetto, così tutti compravano azioni che salivano di prezzo come la gente sperava che fosse ma questo accadeva paradossalmente proprio perché la gente le comprava.
In una situazione simile a un palloncino gonfiato da un compressore che spinto oltre il proprio limite è destinato a scoppiare, nell’ottobre del 1929, infatti, sotto la spinta della vendita delle stesse vi fu il crollo dei titoli azionari in borsa che seguì l’eccessivo squilibrio dei redditi.
Un tracollo abissale dettato dalle aspettative (chi avesse comprato le azioni nel maggio 1924 e le avesse rivendute a inizio settembre 1929 avrebbe guadagnato oltre il 300% senza colpo ferire) che Charlotte questa notte cercava di non imitare.
Dopo una buona partenza con qualche calo di tensione in trasferta nelle ultime partite casalinghe i Calabroni erano riusciti a far cadere Celtics, Pacers e Bucks ma nelle ultime due sfide (sempre a Charlotte) contro rappresentanti dell’Ovest la squadra diretta da Borrego era finita K.O. Dimostrando preoccupanti pecche difensive.
Per rompere il tabù e non crollare come il sistema americano gli Hornets si presentavano a Minneapolis con credenziali in mano che non si trasformassero in carta straccia.
Walker per ripartire e non riviver la grande depressione degli ultimi due anni…
 
La partita in breve

Graham e Monk prima della partita.

 
Timberwolves che prima della partita si presentavano con i parziali di 4-9 con Butler in squadra e 8-3 senza, Hornets che invece in trasferta si trovavano sul 3-7 dopo aver perso le ultime tre gare.
Gara difficile anche se l’obiettivo al Target Center era vincere.
Batum iniziava benissimo aiutando Charlotte a rimontare da un 3-9 iniziale pro Wolves.
Walker con una tripla (unica a bersaglio per il capitano) a 5:49 faceva scattar Charlotte sul 23-18 ma i Wolves rimarginavano la ferita sino ad arrivare al 31 pari a fine prima frazione.
Nel secondo quarto Charlotte partiva con un 8-0 di parziale per poi arrivare sino al 51-37 con un altro parziale di 10-0 chiuso da Zeller con un tre punti insolito.
Monk (buona spinta nel primo tempo) dalla linea a 4:33 metteva dentro il +15 (57-42) ma il finale di quarto per i Timberwolves era travolgente con un Wiggins scatenato e un Gibson che splittando dalla lunetta all’ultimo giro di lancette mancava il sorpasso ma otteneva il pari a quota 62 “rovinato” da Lamb con due punti che all’intervallo facevano tornata vanti Charlotte (64-62).
Il terzo quarto era combattuto e finiva per riportare in parità la gara a quota 86.
Hornets che mettevano una bomba dentro con Batum per il sorpasso sul 92-90, poi toccava a Bridges e Kaminsky con un canestro a testa spinger gli Hornets sul 96-93.
Towns tuttavia metteva dentro sette punti filati e a 7:02 la partita deragliava sui binari locali con un 96-100 dall’odore di sconfitta.
Un FT contro gli Hornets (dopo una serie di rigide, piccole e ricercate ma fastidiose decisioni quasi tutte contro Charlotte) e due punti di Covington estendevano il parziale sul 10-0 Minnie (96-103).
Charlotte finiva fuori giri concedendo la vittoria ai Lupi che raccoglievano 50 rimbalzi contro i 40 di Charlotte che tirava con il 40,8 contro il 53,9% di Minnesota…
Towns finirà con 35 pt. e 112 rimbalzi, Wiggins con 26 punti mentre Teague con soli 3 punti ma 18 assist…
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Prime azioni a vuoto per ambo le squadre, passavano in vantaggio al secondo attacco i padroni di casa con una tripla di Towns sul quale c’era Walker che si staccava anche al momento del tiro ma a pareggiare a 10:57 era MKG dalla sinistra grazie all’assist di Batum.
A 10:41 e a 10:09 piovevano altre due triple nel cesto degli Hornets firmate Wiggins e Towns rispettivamente dalla diagonale e dall’angolo sinistro con le quali i Lupi si portavano sul 3-9.
Charlotte reagiva con un pocket pass di Batum per MKG che da sotto alzava la sfera dentro la retina ma a 9:27 Wiggins con un semplice jumper metteva dentro il 5-11.
Lamb quasi allo scadere alzava dalla diagonale sinistra un pallone che ricadeva da tre dolcemente spedito da oltre l’arco per l’8-11, quindi toccava a Gibson segnare in jumper dal mid range mostrando una Minnesota calda al tiro. Walker in entrata uno contro uno spingeva sulla spalla di Covington girato nello stesso senso di marcia riuscendo a depositare al vetro.
A 8:18 per un fallo su Towns Minnesota guadagnava un punto, poi era Kemba con un floater un po’ fuori equilibrio metter dentro altri due punti per i Calabroni.
Grazie a uno spin di Gibson su Batum arrivava il 12-16 per i locali.
MKG era stoppato ma sulla stessa azione arrivava una tripla di Batum dalla sinistra per il 15-16 che anticipava il sorpasso firmato da un’entrata aggressiva di un Batum che giocava meglio in maniera lampante.
Durava poco il vantaggio perché Towns come un treno andava dentro a depositare il 17-18 ma Lamb in uno contro uno in transizione subiva il fallo sul rientro di Covington finendo l’azione con una giocata da tre punti che reinstallava i Calabroni al comando sul 20-18 a 6:10.
Walker da tre a 5:49 aumentava a 5 il gap con un 4/5 per Charlotte d fuori contro il 3/3 di Minnesota ma a 5:17 Covington con una seconda possibilità realizzava ancora da lontano.
Towns stoppava Walker in entrata ma in attacco sfondava su un ottimo Batum abile a prender posizione sulla linea di fondo destra.
Walker al tiro da tre punti era spinto da dietro da Teague ricavando tre FT dei quali due andavano a segno, utili per un filotto del capitano da 4 punti poiché successivamente una sua steal nella nostra area lo conduceva per inerzia al coast to coast con appoggio per il 27-21.
Anche Gibson riusciva a metter dentro una tripla ma Kaminsky in area usava bene il piede perno per girarsi da spalle a canestro e metter dentro oltre il raggio del difensore A 2:36 Charlotte chiamava un time-out e a 1:30 Biz segnava il secondo dei liberi assegnati grazie al fallo subito e aver visto il suo appoggio girare sull’anello per uscire dopo aver preso velocità.
Saric da tre a 1:15 sfruttava il minimo spazio sull’uscita di Kaminsky per accorciare con una bomba e Rose dalla destra andava oltre Lamb con il reverse lay-up ma lo stesso Jeremy si procurava due FT dei quali solo uno andava a segno “preparando” il pareggio di Wiggins in entrata che chiudeva il quarto.

Bridges schiaccia durante il primo tempo della partita.

 
 
 
2° quarto:
 
Charlotte partiva sparata nel secondo quarto con una dunk di destro di Bridges che affondava la difesa dei Lupi, poi una apertura di Miles meravigliosa verso il corner destro dava la possibilità al Tank di sparare una cannonata da tre punti a 11:25.
Il n° 44 si ripeteva a 10:49 da altra posizione per un 8-0 di parziale che mandava Charlotte sul 39-31.
Covington con un arcobaleno in entrata spezzava la corsa di Charlotte che tuttavia andava a segno con un pull-up frontale di Batum che dalla lunga batteva in ritmo il suo difensore.
Un appoggio di Rose per i bianchi e una steal su Kaminsky rischiavano di riavvicinare i Lupi ma sulla palla rubata a Frank Monk metteva una pezza deviando palla a Saric oltre il fondo rallentando le operazioni di rimonta dei T.Wolves che tuttavia andavano a segno con Rose ancora per il 41-37.
Monk da tre punti non segnava ma Batum a caccia della sfera riusciva a sorprender tre difensori depositando da sotto subendo anche il fallo a 8:52.
Giocata da tre punti per il 44-37, punteggio che si dilatava a favore di Charlotte con un appoggio atletico di Monk di sinistra oltre Covington, Saric e Dieng nei paraggi. Batum metteva dentro altri due punti per un 48-37 e MKG conservava con la difesa il tentativo di Saric da sotto esaltando il gioco di squadra di Charlotte che vedeva Parker fintare l’entrata schiacciando Minnesota per poi dare indietro a Zeller che liberissimo a 7:25 infilava da tre punti il cesto per il 51-37.
Un 10-0 di parziale difeso ancora da MKG che subiva sfondamento d Covington in entrata frontale sul muro del n° 14.
Un bound pass leggermente in diagonale di Batum per un Monk che spuntando dietro la difesa dalla linea di fondo sinistra andava a metter dentro da pochi passi faceva salire il punteggio e da una palla a due vinta da MKG nella nostra area ancora Malik era lesto a partire in transizione per il 55-40 con un 14-0 che sembrava poter far chiudere almeno i primi 24 minuti tranquillamente, invece Charlotte si disuniva prima prendendo un normale piazzato lungo dalla destra di Towns, poi Monk a 4:33 con 2 FT sfruttava la scia per il 57-42 ma Wiggins si esaltava segnando da tre punti prima, mettendo dentro una put-back dunk di prepotenza nel mucchio al terzo tentativo di Minnesota da sotto sulla stessa azione a 3:39 per il 57-47 e segnando dopo uno spin…
Zeller da sotto lavorando su Towns interrompeva il dominio di Wiggins ma in attacco Rose sfuggendo a Cody appoggiava al vetro, Lamb rispondeva da tre dalla diagonale sinistra per il 62-51 ma Charlotte negli ultimi due minuti collassava; fallo di MKG (che usciva) su Wiggins per una giocata mancata da tre pt. a 2:00 esatti dalla fine, rimbalzo offensivo dei lupi e tripla di Towns, un paio di forzature di Walker che non finivano bene e un finale dove Kaminsky prendeva un tecnico davano alla fine ai Wolves la possibilità d’aggancio sul 62 pari a 38 secondi dalla fine.
Lamb a :29.8 con un floater manteneva gli Hornets in vantaggio all’intervallo anche se di soli due pt. (64-62).

Minnesota Timberwolves’ Karl-Anthony Towns scrambles for a loose ball with Charlotte Hornets’ Bismack Biyombo in the second half of an NBA basketball game Wednesday, Dec. 5, 2018, in Minneapolis. Minnesota won 121-104. (AP Photo/Stacy Bengs)

 
3° quarto:
 
Zeller da sotto ricevendo il passaggio dentro portava sul +4 i viola che chiamavano un’infrazione di passi di Towns non rilevata. Sulla rimessa finiva per segnare Wiggins che stoppava in difesa rientrando su Batum. Sulla rimessa dal fondo si sviluppava il tiro di Lamb che toccava il ferro, gli arbitri non lo rilevavano e sulla prosecuzione, con palla ancora out per Charlotte, senza cronometro resettato, i 3 secondi rimasti agli Hornets servivano per prender un tiro volante che rimbalzava sul ferro. I passi di Towns in attacco davano la possibilità a Charlotte di ampliare il vantaggio: Walker si faceva bloccare ma dalla sinistra l’elbow di MKG rilasciava da due punti risolvendo la situazione.
Towns piazzava dalla baseline sinistra un tiro oltre Zeller per il 68-66 e Gibson a 8:43 era fortunato vedendo rimbalzare il suo tiro da fuori da sinistra sul primo ferro per poi alzarsi e finir dentro.
MKG da sotto al secondo tentativo restaurava il comando degli Hornets con un po’ di stucco (70-69) ma Towns in corsa travolgendo MKG andava dentro a segnare.
Per gli arbitri c’era anche il fallo che il centro dei Lupi non trasformava ma era chiamata un’infrazione della linea a Charlotte.
Da uno scambio mancato Zeller/Walker spuntava Teague che in transizione faceva secca la squadra di Borrego a rapporto sul 70-74.
Batum da tre al rientro dava benzina alla macchina di Charlotte che sfruttava la propulsione del motore Kemba per superare i Lupi a metà quarto esatto con il jumper del 75-74. Covington con un’entrata selvaggia al vetro e Towns che da dietro sulla rimessa sorprendeva Kemba rubandogli palla per splittare dalla lunetta a 5:30 davano il 75-77 per Minnie che si avvantaggiava ulteriormente con un gancetto di Towns.
Kemba in reverse lay-up accorciava, poi il capitano con uno skip pass diagonale in direzione corner destro dava la possibilità a Bridges di far esplodere una precisa tripla che riportava Charlotte avanti (80-79) prima che Wiggins in lunetta per tocco di Frank splittasse (6/13 di Minnesota a gioco fermo) per riequilibrare il match.
A 2:35 un lungo due di Covington era restituito dalla nostra SG Lamb con tiro frontale un po’ jordaniano nella parte delle gambe, Cody da sotto fintava la virata interna per girarsi sulla linea di fondo e battere i difensori con l’alzata rapida.
Rose pareggiava e Wiggins superava nel saliscendi emozionale mentre Lamb a :30.3 volando in verticale subiva un tocco di Wiggins forse decisivo per il leggero impreciso appoggio.
Due FT a bersaglio e pareggio a quota 86 che resisteva sino alla fine del quarto.
 
 
4° quarto:
 
Rose metteva dentro i primi due punti ma Bridges in stile montagne russe, con un open 3 a 10:42 realizzava l’89-88. Saric ricevendo un passaggio verticale appoggiava dietro a Bridges della destra ma Batum dalla diagonale sinistra esplodeva ancora colpi mettendo dentro con sicurezza un’altra bordata pesante per il 92-90.
Un reverse lay-up di Dieng sul quale si portava a contatto Frank, valeva tre punti per la squadra locale che subiva l’ultima fiammata di Charlotte con Bridges al vetro nel traffico e con un terzo tempo del Tank in transizione lanciato con i tempi giusti da Parker.
Un 96-93 che a 8.11 preparava a un finale in volata invece Towns ne metteva dentro due, poi a 7:37 un comodo tre punti dello stesso giocatore consigliava a Borrego il time-out sul 96-98 ma Charlotte non si riprendeva più subendo da Towns il settimo punto di fila con il quale la squadra di Thibodeau toccava quota 100.
Minnesota in difesa arrivava anche a 11 stoppate contro una sola di Charlotte e segnava un FT per un fiscalissimo tre secondi in area difensiva di Charlotte.
Covington aggiungeva i punti per arrivare a un parziale di 10-0 che risolveva la partita (96-103).
Batum mandava a canestro con un bound pass Lamb a 5:13 ma un reaching foul di Zeller su Towns (2/2 dalla lunetta) a 4:55 e un fallo di Lamb che appoggiando l’avambraccio su Covington al tiro (3/3 dalla linea) sulla sinistra dava il 98-108 che si ampliava a dismisura con Charlotte frustrata e fuori partita sino al 98-115 con tripla di Wiggins da sinistra a 3 minuti dal termine.
Finiva 104-121 una partita nella quale il risveglio di Batum non bastava.
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 5,5
15 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. 6/16 al tiro. Ancora medie bassine per il capitano che s’intestardisce con soluzioni da fuori anche fuori ritmo. L’1/5 e il -21 preso nel plus/minus sono dati che qualcosa dicono. Difesa meno aggressiva, forse stanco, ha una buona fase nella parte centrale del match ma poi si spegne non riuscendo a dare la solita spinta nel finale con i Lupi a gettar acqua sul fuoco. 502 partenze come starter, superato anche Bogues ma con sconfitta purtroppo.
 
Jeremy Lamb: 5,5
18 pt., 11 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 6/18 al tiro. Peggio di Kemba, anche se almeno in un’occasione manca sicuramente il fischio sull’entrata però sbaglia per leggera imprecisione un paio d’entrate, una semplice e qualche tiro nei momenti cruciali che tuttavia si va a prendere. In doppia doppia cerca di rimaner attento e concentrato riuscendo a deviare anche un pallone pericoloso in un finale di quarto ma soffre un po’ in difesa dove è bravo a rimbalzo.
 
Nicolas Batum: 7
18 pt., 7 rimbalzi, 8 assist, 1 rubata. 7/17 al tiro. Nessun TO e 3/6 da fuori. Inizia con altro piglio la gara. Si vede che oggi vuole giocare e lo fa bene, molto bene. Passaggi, tiri precisi, aggressività. Irriconoscibile da innumerevoli recenti prestazioni scarse. Si perde un po’ nel secondo quarto poi si ritrova. Uno degli ultimi ad alzar bandiera bianca con la tripla del 92-90 e l’ultimo assist speranza per Lamb.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 6
9 pt, 5 rimbalzi, 1 rubata. Buona partita difensivamente parlando per MKG che con la sua presenza riesce a far sbagliare diversi tiri agli avversari o a bloccarli. In attacco segna subito una tripla e poi segnerà in jumper dalla sinistra sempre da smarcato. Non riesce ad attaccare i lunghi bene ma va a rimbalzo. Chiude con un 4/10 dal campo e un solo fallo all’attivo.
 
Cody Zeller: 6
9 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 4/8 al tiro. A volte intercetta palloni con la prontezza di Spider-man, altre volte sembra un supereroe pasticcione. In difesa sgomita per tenere Towns che a volte con delle finte ci prova dalla linea di fondo con esiti alterni. Il rientro non è morbido anche perché i Lupi prendono 10 rimbalzi in più dei quali 6 in più sono di Towns rispetto ai suoi.
 
Malik Monk: 6
10 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata. 3/6 al tiro. 4/4 dalla linea ma 0/3 da fuori oltre un paio di palle perse. Grandissima spinta durante le prime rotazioni dove è bravo ad andare ad attaccare con velocità il ferro. Nel finale non riesce ad aggiungere niente alla manovra di Charlotte.
 
Miles Bridges: 6,5
10 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. 4/9 al tiro. 2/5 da fuori, personalità per prendersi l’entrata in uno contro uno, anche nel finale, dopo un paio di triple, tira su nel traffico un pallone buttatogli lì da un compagno tra le mani per andare a segnare. Il rookie disputa una buona gara anche se deve stare un po’ più attento in difesa. Saric da dietro lo beffa ricevendo un passaggio verticale, lui salta andando fuori tempo anziché accorciare. Più vicino al cilindro dello slavo avrebbe avuto maggiori chance di stoppata, stats che manca in serata. +2 di plus/minus comunque.
 
Tony Parker: 5,5
0 pt., 2 rimbalzo, 5 assist. 0/4 al tiro e una palla persa. Sul +4 on lui in campo, offre assist ai compagni, anche se abbastanza semplici, con i tempi giusti ed esperienza come quello per liberare Kaminsky che beneficerà anche del suo pass orizzontale in transizione. Al tiro però non ne imbrocca una mentre in difesa insegue…
 
Frank Kaminsky: 5,5
10 pt., 1 rimbalzo, 2 assist. 4 falli ma una tonalità d’aggressività più pallida rispetto alle gare precedenti. Tocca Dieng e gli fa fare bella figura facendogli chiudere un gioco da tre punti. Non sempre preciso in chiusura, si chiude su Teague nell’ultimo quarto quando Towns liberissimo colpisce da tre. Un po’ in ritardo anche su Saric nel primo quarto nel close-out. Due belle triple nel primo quarto poi finisce per sbagliarne un paio andando su un 4/7 finale dal campo. Prende anche un tecnico ma non sembra dica nulla dal labiale e la lamentela a braccia aperta è la classica di qualsiasi giocatore.
 
Bismack Biyombo: 5
1 pt., 1 rimbalzo. Gioca a piccoli sprazzi solo 3:49. Non riesce a carburare né a usare il corpaccione in maniera corretta. Un po’ scoordinato non è “fortunato” nell’appoggio né preciso ai liberi splittati.
 
Devonte’ Graham: s.v.
0 pt., 1 assist. 2:24, solita comparsata nel finale che non ha nulla da dire ormai.
 
Dwayne Bacon: s.v.
0 pt. Vedi sopra ma con uno 0/1 al tiro per Dwayne che come Graham ora sta oscillando tra Greensboro e Charlotte.
 
Guillermo Hernangomez: s.v.
4 pt., 2 rimbalzi. Finale anche per lui. Meglio dei compagni ma sempre senza ormai un perché.
 
Coach James Borrego: 6
Squadra che per larghi tratti della gara gioca meglio cercandosi, cosa che era scomparsa un po’ in diverse delle ultime gare. Solito crollo nel finale con attacco apatico e decisioni arbitrali minime ma fastidiose quasi a senso unico se escludiamo un passi di Frank chiamate come quella dei tre secondi in area, un paio di mancati passi di Towns e Covington e il mancato azzeramento del cronometro sul tiro di Lamb non lo favoriscono ma lo fanno protestare senza eccedere.

Game 23: Charlotte Hornets Vs New Orleans Pelicans 109-119

 
Intro
 
“Se da bambino mi fossi scritto una storia, la storia più bella che mi potessi immaginare, l’avrei scritta come effettivamente mi sta accadendo”, così Paolo Maldini descriveva la sua vita.
Per chi invece non sta nell’Olimpo di qualcosa ma in trincea magari gli accadimenti della vita non sono sempre da favola, anzi…
Charlotte è una squadra che ha ritrovato un’identità nel nome recuperato dopo una serie d’avvenimenti particolari che molti di voi conosceranno e riepilogherò in breve vista l’interconnessione tra gli attuali Hornets e i Pelicans di New Orleans ospiti allo Spectrum Center nella notte.
Charlotte nel 2002 era abbandonata dal vecchio presidente George Shinn in rotta con il pubblico, la squadra si accasava a New Orleans fino alla malattia del presidente gli Hornets tra alti e bassi rimanevano tranquilli anche se in una Conference d’acciaio con Spurs, Rockets, Mavericks e Grizzlies.
Venduta la società alla NBA perché non si trovavano acquirenti CP3 dopo essersi già visto in gialloviola, a causa della rivolta di alcuni presidenti, era dirottato sull’altra sponda di L.A. e in un paio d’anni la squadra smantellata.
Interveniva Tom Benson, proprietario dei Saints della NFL, recentemente scomparso (15 marzo 2018, oggi la franchigia è proprietà della moglie Gayle Marie LaJaunie in Benson che ha 71 anni) che decideva per un rebrand totale del team qualche mese dopo l’acquisto.
New Orleans faceva in tempo a vivere l’ultimo anno da Hornets acquisendo Austin Rivers e soprattutto la scelta numero 1 al Draft, ovvero Anthony Davis (più che sospettosamente finito a New Orleans anziché a Charlotte reduce da una stagione drammatica come Bobcats. MJ, nuovo proprietario degli Hornets, sotto pressione di un gruppo di tifosi, liberatosi il brand dopo la trasformazione dei Calabroni in Pellicani, riportava il logo e la storia sino al 2002 a casa ma il destino delle due franchigie s’incrociava soprattutto in quella scelta che premiava Benson e che vedeva Davis e Kidd-Gilchrist (due giocatori oggi importantissimi per le rispettive franchige anche se con differente valore che potrebbe definir la gara) al centro di un intreccio di destini, proprio loro che oggi giocano adattatisi al ruolo di centro…

Alcune statistiche di squadra prima della partita.

 
La partita in breve

Lamb nello shootaround e la sua media punti. Stasera si è fermato a 11.

 
La peggior partita dell’anno di Charlotte vale la quinta vittoria di fila di New Orleans su Charlotte.
Gli Hornets tenevano solo nel primo quarto chiuso avanti 30-29.
Nel secondo i Calabroni non tenevano bene in difesa dove i giocatori di Gentry entravano come il burro, inoltre l’attacco s’inceppava un po’ così a 6:24 Frazier con una tripla spingeva NOLA sul 36-46.
56-65 era il finale di primo tempo.
A 6:58 del terzo quarto Charlotte era colpita da una bordata di W. Johnson che mandava sul -15 Borrego & friends.
60-75 recuperato sino al -7 ma sulla sirena Davis da tre segnava il 77-87 dando un messaggio al match.
Nell’ultimo quarto ancora qualche buon movimento di Kaminsky che segnava anche la bomba dell’87-98, non bastava.
Pelicans in allungo sino al 92-102 prima del rientro con la panchina sino al 109-119 finale.
Davis con 36 punti, 19 rimbalzi e 8 assist e soprattutto un eloquente 14/19 al tiro condito da un 6/6 dalla lunetta dimostrava di valer mezza squadra di New Orleans che si avvantaggiava grazie a lui sotto le plance rendendo evidenti i problemi degli Hornets a difender sotto il canestro.
Holiday ha chiuso con 19 punti e Mirotic con 16 mentre giù dal podio con 13 a testa ci sono Randle e Miller.
Hornets che sono andati sotto a rimbalzo (41-50) e negli assist (25-30) ottenendo una percentuale di tiro dal campo (42,9%) più bassa di quella di NOLA (51,2%) che anche in lunetta con l’83,3% ha tirato meglio del 75% di Charlotte che fa meglio nei TO con 11 contro 17 in una partita pessima tuttavia.
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Davis vinceva la palla a due contro Hernangomez lanciato in quintetto per l’assenza di Zeller mentre Holiday 16 secondi più tardi con un’entrata nel traffico metteva dentro.
Lamb con un percorso più travagliato pareggiava sempre in avvicinamento a canestro quindi toccava a Davis in jumper su Williams metter dentro sfruttando le sue lunghissime braccia e a Frazier pescato sotto il canestro a sinistro depositare dimenticato dalla difesa di Charlotte.
Un tap-in di Willy riavvicinava i viola ma a 9:24 un piccolo arcobaleno di Davis segnava il 4-8 ma una transizione di Williams spostava il punteggio sul 7-8 grazie alla tripla sganciata con sicurezza.
Batum era stoppato da Davis, Lamb sulla transizione da dietro rubava palla a Frazier, in attacco Batum tirava corto e storto da tre dalla sinistra tra le lamentele del pubblico ma anche Holiday da tre non infilava il cesto tuttavia con un passaggio ravvicinato dalla drive di Kemba, Batum trovava la schiacciata negata in precedenza dal Monociglio.
L’alley-oop della star di New Orleans restituiva il vantaggio alla squadra di Gentry che segnava con un lungo tiro da tre di Mirotic dalla diagonale sinistra mandando in time-out la gara a 6:46 sul 9-13.
Gli Hornets a 6:32 segnavano con un reverse lay-up di Walker che raddoppiato passava dentro l’area a Williams che alzando un preciso floater impattava la gara.
Kemba faceva passare avanti gli Hornets con un numero in entrata clamoroso dopo esser sembrato completamente fuori equilibrio e senza speranza oltretutto evitando anche la stoppata di Davis ma proprio su una violenta schiacciata del centro ospite Kemba impattando con MKG in area rimaneva a terra rimanendoci per un po’.
Il capitano era costretto a uscire dal campo raggiungendo gli spogliatoi lasciando spazio a Parker che sul principio di penetrazione scaricava a destra per Lamb che infilando con sicurezza da oltre l’arco dava il 18-15 a favore dell’MJ team. Davis da sinistra si alzava per colpire in jumper da due punti ma Bridges dall’angolo destro metteva dentro un tre punti che issava Charlotte sul 21-17.
Davis con due FT dimezzava lo svantaggio poi Lamb su una transizione e una rimessa riusciva a deviar due volte salvando Charlotte ma nulla poteva sul passaggio rapido di Holiday per Hill che sotto il canestro metteva dentro ancora una volta facilmente trovando il 21 pari.
I due giocatori di Kentucky MKG e Davis infilavano una tripla a testa e a 2:14 ancora MKG in corsa appoggiava oltre Randle il 26-24.
Clark da sotto trovava l’ennesimo pareggio favorendo il vantaggio ospite quando Randle, dapprima stoppato da MKG recuperava palla in area e saliva trovando il fallo chiuso da tre giocatori.
Splittando portava sul +1 i bianchi che con Davis, spalle a canestro potrebbero estendere il vantaggio se non fosse per un’intuizione di Monk che partendo deciso in raddoppio soffiava la palla a Davis lanciando la transizione con Clark accanto a lui. Per sbarazzarsene con la coda dell’occhio vedendo il rimorchio di Bridges lanciava la palla sul plexiglass che rimbalzando indietro tagliava fuori Clark mentre avvicinandosi di prepotenza arrivava Miles afferrando la spicchiata a due mani in aria mandava a bersaglio una jam dinamitarda…
Parker e Davis in lunetta con un 2/2 per entrambi chiudevano il quarto sul 30-29.

Charlotte Hornets guard Malik Monk, right, steals the ball away from New Orleans Pelicans center Anthony Davis as Hornets forward Frank Kaminsky, left, watches in the first half of an NBA basketball game Sunday, Dec. 2, 2018 in Charlotte, N.C. Associated Press

 
2° quarto:
 
Si partiva con una tripla di Miller e con l’immediato time-out chiesto da Borrego dopo il 30-32 subito.
Una pausa che cambiava poco mentre a 10:39 rientrava Walker in campo e da una drive di Monk con passaggio volante modello Spiderman sparato dal polso arrivava la schiacciata di Willy da sotto.
A 10:11 però per un fallo di Batum su un tiro da tre punti di Miller arrivava il vantaggio dei Pels che iniziava a farsi consistente con la scomparsa della difesa da sotto di Charlotte.
Randle ne metteva dentro due così come Mirotic in transizione dopo esser riuscito nell’impresa di rubar palla a Walker in palleggio, oltretutto sull’azione Williams tentando di rubar palla a Hill si faceva male alla spalla…
Serviva Kemba in entrata con decelerazione e accelerazione per andare a canestro Ma Randle e Miller ne mettevano dentro ancora due (punti) a testa così i Pelicans si portavano sul +9 (34-43) senza eccessivi sforzi.
Una virata sul difensore in area con allungo in fing and roll di Kaminsky era un gorgeous move che produceva due punti tuttavia a 6:24 Charlotte incassava anche il -10 con un’altra tripla di Miller (36-46).
Lamb metteva dentro un arcobaleno su Davis che tuttavia in area di Charlotte aveva vita facile.
Un floater di Parker per il 40-48 era illusorio elastico perché da una persa di Lamb in attacco arrivava anche il frustrante canestro di Mirotic in transizione per il 40-50.
Kaminsky continuava a far vedere buone cose con uno spin su Davis a cui seguiva l’arresto nei pressi del canestro a destra; Anthony abboccava lasciando via libera all’appoggio del numero 44.
Parker metteva dentro due punti costringendo questa volta Gentry al time-out sul 44-50.
Miller metteva dentro ancora tre punti contrastati da un’entrata di Parker in allungo, tuttavia con un leggero turnaround dall’altra parte Holiday in area aveva ragione sui cm del n° 9 francese impegnato in difesa.
Frank trovato sotto canestro mancava il tiro spinto come mancava uno dei due liberi ma ancora peggio faceva Walker a 3:04 con uno 0/2 dalla lunetta che era punito da un ½ di Holiday sempre dalla linea in una fase di lunetta calante… Frank da sotto segnava il 45-56 ma Randle imbeccato da un passaggio verticale di Davis metteva dentro al volo dalla sinistra a pochi passi dal canestro.
Bridges segnava in fotocopia da 3 dall’angolo destro il 52-58, Holiday e Walker aggiungevano due punti a testa ai propri colori poi arrivava un altro canestro di Holiday e c’era anche un tiro da tre di Walker mancato con il contatto di Randle falloso dopo il rilascio della palla, gli arbitri non lo chiamavano mentre Randle andava a schiacciare e Walker beffato prendeva anche il tecnico trasformato da Davis che allungava sul 54-65.
Parker con un 2/2 in lunetta per fallo di Randle chiudeva il quarto sul 56-65.

Jeremy Lamb in transizione.

 
 
3° quarto:
 
Partiva Biyombo in campo nella ripresa per limitare le incursioni dei Pelicans nel pitturato ma era Bridges a segnare con un incredibile terzo tempo rallentato che si chiudeva con il tiro a una mano su una gamba sopra il difensore che dal mezzo dell’area finiva al centro della retina.
Biyombo chiudeva tardi sulla diagonale di Holiday in entrata essendo dalla parte opposta poi toccava a Lamb battere in jumper Frazier al quale era fischiato il fallo contro ma questa volta il nostro numero 3 mancava il tiro supplementare lasciando sullo schermo un 60-67 che si dilatava ancora sotto l’ennesimo colpo di Davis ravvicinato.
Walker era bistrattato dagli arbitri quando gli riconoscevano il con tatto subito ma non sul tiro come chiaramente avrebbe dovuto essere e a 8:14 saltava la difesa degli Hornets sulla transizione di NOLA che trovando Mirotic da solo dava il più facile dei canestri al montenegrino.
Anche W. Johnson dall’angolo sinistro contribuiva a segnar da fuori e Charlotte piombava in un cupo -15 (60-75) a 6:58…
Frank con un little teardrop dalla baseline continuava a esser uno dei migliori dei nostri ma poi a 5:33 mancava uno dei due FT assegnatogli così su un air-ball di Randle allo scadere dei 24 da sotto nella nostra area spuntava Davis che metteva dentro.
Gli Hornets rimanevano distanti e quando Kaminsky a 3:45 si ripresentava in lunetta per segnare questa volta entrambi i liberi, il punteggio recitava:
“68-81”…
Borrego mandava in campo anche Graham formando un terzetto inusuale di PG insieme a Walker e Parker supportati da MKG e Kaminsky.
Walker segnava 5 punti in fila con una palla recuperata in transizione su una stoppata presa da Graham e con tre liberi per fallo di Clark sul tiro così a 1:34 i Calabroni rientravano sul -8 (73-81) Con un bound pass verticale il capitano serviva Kaminsky che da sotto ottenendo il suo 14° punto riusciva a portar Charlotte sul -7 (75-82).
Un banker di Randle su MKG per andar sul sicuro, anticipava la tripla mancata di MKG che tuttavia riusciva a entrare nel cilindro di possesso della palla deviando a Randle in palleggio la sfera. Sulla chiusura dell’avversario trovava due FT a :05.3 per il 77-84 ma sulla sirena un passaggio indietro per Davis vedeva il Monociglio sparar da tre sull’uscita di Graham in rotazione.
Canestro a luci rosse per il 77-87 che dava un segnale alla partita definitivo.
 
 
 
4° quarto:
 
MKG partiva bene nell’ultimo quarto rubando palla nel nostro pitturato a Randle e andando su passaggio di Graham a chiudere in appoggio poi a 10:33 guadagnava due FT sul contatto con Randle ma c’era solo un ½ per lui.
Lo svantaggio comunque rimaneva mediamente consistente (80-89) ma non era ancora nulla poiché un parziale di 0-5 chiuso da Hill con una tripla saettata dalla destra su Lamb segnava l’80-94…
Bridges da una second chance accorciava ma in attacco Davis forzato da Kaminsky, pur sotto pressione metteva dentro un turnaround dall’area molto delicatamente. Kaminsky dopo qualche errore durante la gara metteva dentro da tre l’87-98 ma Holiday con un mid-range pull-up riportava a 13 le lunghezze di vantaggio per Gentry e soci facendo toccar quota 100 a NOLA che era colpita da Graham da oltre l’arco (90-101) ma Mirotic rispondendo dalla diagonale sinistra da fuori (su Walker) chiudeva i conti realmente sul 90-104.
A nulla valeva un altro bello spin di Frank se a 6:00 esatti dalla fine il crossover di Davis e la schiacciata terrificante quanto ormai inutile ai fini del risultato dava il 92-107 (c’era il fallo doppio di Frank e Lamb), punteggio che si alzava per New Orleans con la correzione di Davis del tiro non arrivato al ferro da parte di Frazier.
Difesa di Charlotte ormai più che inesistente, fuori i titolari nel finale Charlotte riusciva a finire sul -20 dopo una tripla di Holiday ma a recuperare sino al -10 finale (109-119) una partita tra le più brutte, se non la più brutta disputata quest’anno che fa slittare Charlotte sull’11-12 in classifica…
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6
13 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 5/16 al tiro. 2 TO e -10 di plus/minus. Kemba ci prova ma è una nottata frustrante per lui che non è in una fase brillantissima. 3/5 dalla lunetta con uno 0/2 in un frangente importante. Raggiunge la sufficienza con un paio di numeri, specialmente il canestro in caduta oltre Davis dopo aver perso il passo, da highlights… Di lì a poco si fa male ma fortunatamente rientra. Gli arbitri non lo tutelano nemmeno quando non è lui ad andar a cercare il contatto ma quando gli vanno addosso come nel caso di Randle o quando nel second tempo viene bloccato sul tiro ma arriva solo la rimessa,. Nel primo caso arriva anche il tecnico. A preoccupare leggermente è il cannone che s’inceppa sul tiro da fuori. Uno 0/6 che può capitare ma tutto sommato viene a mancare un po’ quell’arma in più che Charlotte aveva sino a qualche gara fa. Forse un po’ stanco e appannato dopo alcune prestazioni monstre.
 
Jeremy Lamb: 5,5
11 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 4/8. In difficoltà in difesa e a penetrare anche se alcune buone entrate o alcuni falli li prende. Coinvolto un po’ in un attacco spesso impreciso o troppo statico è costretto a calare i punti rispetto alle ultime uscite. Anche lui da fuori è in difficoltà con un ¼ poi incassa una tripla pesante da destra. -16 di plus//minus.
 
Nicolas Batum: 2
2 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 1/7 al tiro in 13:49 e -20 di plus/minus. Campobasso… come la temperatura di Campobasso che spesso negli anni ’80 non perveniva se mi dovessero chiedere sulla prestazione di Batum risponderei: “Quale prestazione?” Con il massimo rispetto di tutti, se non ha voglia si tolga quella maglia e la finisca di disonorarla. Anche il pubblico ulula sui suoi tiri sbilenchi. Poca difesa, coinvolto nei tagli sulla nostra linea di fondo a inizio gara, i Pelicans vanno a nozze, a parte la stoppata presa da Davis segna solo da sotto grazie all’assist come la pappa che arriva col l’aereo nella bocca del bambino… L’unica spiegazione sul fatto che sia ancora titolare è che Batum sappia qualcosa di scottante su MJ perché ormai è più ex giocatore di Phil Jackson…
 
Marvin Williams: 5,5
5 pt., 1 rimbalzi, 1 assist. 2/4 al tiro in poco più di 10 minuti. Si fa male alla spalla cercando di recuperare una palla a Hill su una transizione avversaria. Non gli riesce la cosa e deve sortire… Un 2/4 al tiro equamente diviso in tiri da due e da tre punti. Ci prova in difesa anche se su Davis se capita è mission impossible.
 
Guillermo Hernangomez: 6
11 pt., 8 rimbalzi. 4/7 al tiro. In 14 minuti mette dentro due tiri liberi su due e una bomba su un unico tentativo. Magari sulle chiusure non è perfetto, anche lui fatica e Borrego lo impiega più o meno in media ai suoi minuti in stagione anche se parte da centro titolare. Vista qualche difficoltà, lo alterna con MKG, Frank e Biyombo.
 
Malik Monk: 5,5
4 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 2 rubate. Sarebbe sopra la sufficienza ampiamente ma ancora una volta fa 1/5 al tiro, poi gioca anche per la squadra. Bello un suo passaggio sotto per la schiacciata di Willy e l’assist per Bridges in transizione dopo aver scippato la palla a Davis abilmente. Gioca meno di 10 minuti.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 6
10 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. Lotta con energia andando a inizio ultimo quarto a dare qualche speranza di rientro a Charlotte ma Davis e Randle non sono avversari facili anche se sul secondo nel confronto non ne esce male. Contro l’ex compagno a Kentucky è decisamente più dura anche per i cm di differenza. Piazza comunque 3 stoppate ma fa solo 3/8 dal campo avendo tentato tre triple (libero su scarichi) delle quali solamente una infilava il cesto. Il +6 di plus/minus non è casuale…
 
Miles Bridges: 6,5
16 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 6/13 dal campo. Mette inizialmente due bombe dal corner destro poi in avvio di ripresa s’inventa un terzo tempo su una gamba in uno contro uno ma soprattutto va a schiacciare una jam dinamitarda su passaggio di Monk volutamente picchiato sul plexiglass. In difesa fa fatica se arriva il passaggio sul suo uomo, può perderlo o può farsi girare intorno da giocatori più rapidi. Un paio di stoppate. Tutto sommato in una serata negativa per il tiro lui da una mano pur da rookie.
 
Tony Parker: 6
10 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 1 rubata. 3/6 dal campo e 4/4 ai liberi con lunetta favorevole, lì da dove finalmente raddrizza la mano. Un paio di TO ma 5 assist. Buona spinta dalla panchina ma ancora una volta non basta e finisce a pensare mestamente in panca a fine gara.
 
Frank Kaminsky: 6,5
19 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. Si arrangia con 5 falli e prende un +4 di plus minus. In difesa fa fatica a rimbalzo contro Davis (come tutti) ma in attacco a parte l’1/4 da fuori, quando capisce che può attaccare, riesce a inventarsi anche canestri con spin e finte che si permettono il lusso di mandare all’aria i piani difensivi di Davis su di lui. Sembrava fuori dalle rotazioni ma gli infortuni a turno dei centri gli hnno aperto un varco che sta sfruttando al meglio delle sue posibilità.
 
Bismack Biyombo: 5
0 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. Non riesce a far molto in 5 minuti ma si vede in attacco in area quando non riesce a tener un pallone indirizzato verso di lui. Peccato che in attacco non sappia giocare e abbia mani tremende per poter essere realmente in 5 sul parquet. Le spaziature le otteniamo grazie alla sua presenza fisica in attacco ma manca di pericolosità, eppure fisicamente sarebbe l’unico che potrebbe tenere i vari Embiid, Gobert, Davis e compagnia bella…
 
Devonte’ Graham: 6
8 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 2 rubate. 3/7 al tiro. Buon intercetto nel finale per il giocatore che sale e scende dalla NBA alla G-League. Buona gara di personalità sganciando anche un paio di triple. Ad un certo punto è sul parquet con Parker e Walker…
 
Dwayne Bacon: s.v.
0 pt., 2 rimbalzi. Gioca 5:30 senza valore.
 
Coach James Borrego: 5
La squadra a livello di gioco offensivo sembra sia regredita se non con alcune giocate estemporanee, la difesa è ai livelli di quella dello scorso anno, ovvero, si taglia come un giorno, oltretutto poco cattiva concede palloni sotto le nostre plance troppo invitanti per gli avversari. Time-out a volte precisi altre particolari come particolare è la scelta delle tre PG in campo nella notte. Per favore, basta Batum in quintetto..
I video highlights della partita:

Game 22: Charlotte Hornets Vs Utah Jazz 111-119

 
Intro
 
“E’ necessario credere, bisogna scrivere, per essere invincibile, non dovrei vivere”… è una delle prime strofe di una canzone di Fabri Fibra intitolata appunto “Bisogna Scrivere”.
Chissà se anche i mormoni dello Utah (Jazz squadra ospite all’Alveare nella notte), poi divisi in varie sottotracce oggi credono ciecamente, anche se questa è una religione sempre in divenire, a tutto quello che Joseph Smith “tradusse” da tavole d’oro donategli da un angelo chiamato Moroni.
A me questa storia dell’ottocento ricorda molto quella mandata recentemente in onda dalle Iene.
Si scopre così in un’intervista a un gruppo di “Terrapiattisti” nostrani (una congrega che attacca ciò che è il gotha mondiale economico, confondendolo con un nemico non ben identificato) la realtà conosciuta si ribalti.
Essi asseriscono che la Terra sia piatta e non sferica (comunque un geode simile a un tondo) i vaccini facciano male, che la Terra sia piatta e ai suoi confini vi siano montagne di ghiaccio alte 400 mt. difese da soldati che si nutrirebbero dalla terra (quale terra se è tutto ghiaccio?), che gli allunaggi non siano mai avvenuti, che i dinosauri non siano mai esistiti ma le ossa ritrovate sarebbero di Giganti, la gravità non esisterebbe (questo spiegherebbe il perché Jordan riuscisse a decollare) Einstein e chi crede alla Terra tonda sarebbero servi dei potenti e schiavi strumentalizzati dal mainstream, ecc..
Insultati con dogmatica certezza i non credenti in questo caso, non si capisce bene il perché di tutto questo progetto da parte dell’élite mondiale ma alimentano il mio sospetto nei confronti del gruppo: guadagnare attraverso l’ennesima loggia.
Vagamente si difendono dicendo che l’idea attuale che noi saremmo solo un granello di sabbia nell’universo risulterebbe sminuente e poco importante per l’uomo che grazie a questo e ad altri fattori come le scie chimiche verrebbe controllato…
Probabilmente la visione (anche se inficiata) è soggettiva, credere è spinta necessaria, in cosa credere sta poi alla singola persona, libera di credere e aderire a una religione piuttosto che a cose più profane.
La nostra società ha costruito evidentemente un modello pluralistico dove ognuno ha diritto di diffondere il proprio verbo dando luogo a mini società alternative che viaggiano nell’etere e prendono forma talvolta dando nuove certezze anche a coloro che non hanno un’identità ben definita.
Persone che a volte limitandosi a vivere un modello alternativo libero dai diktat della civiltà cromata del fai da te, della competizione sfrenata, ecc., si credono libere ma spesso sono solo vittime dello stesso sistema che i loro occhi non percepiscono come sistema di sfruttamento e distruzione della persona non integrata o disadattata al principale sistema, (se penso a quanti cervelli spappolati o a morti per droghe ad esempio).
In tutto ciò spesso non si riesce a discernere ciò che è reale e potenzialmente utile da ciò che è irreale o potenzialmente dannoso, poco consci delle proprie capacità e possibilità in una società colpevole verso i giovani, chi si affida senza usare la propria mente all’altrui verità rischia di sopravvalutarsi o d’esser vittima di raggiri, piuttosto che di illusioni.
Ma quasi tutto si ribalta per uno sportivo, specialmente per un giocatore di basket invece è necessario lavorare e credere per aver fiducia in sé in primis.
Lavorare per costruire un tiro, per continuare a giocare e migliorarsi anche quando i risultati non arrivano e vorresti lasciar perder tutto.
Per gli Hornets attuali credere è fondamentale perché per rialzarsi dopo alcune brutte sconfitte serviva non abbattersi e continuare a lottare per giungere al proprio traguardo: i playoffs.
Ed è così che la squadra di Borrego si presentava alla vigilia di questa partita inseguendo un tris di vittorie contro Utah, impresa non ancora riuscita all’altalenante squadra del North Carolina…
 
 
 
La partita in breve
 
Charlotte, come nelle ultime due partite partiva malissimo concedendo agli avversari l’inizio gara.
Jazz che sfruttando soprattutto le transizioni arrivavano sul 2-11…
Pian piano la squadra di Snyder prendeva confidenza con il tiro da fuori e nel finale due bombe di Crowder scaraventavano Charlotte sul -14 (19-33).
Il secondo quarto vedeva gli Hornets lanciarsi al recupero ma dopo esser arrivati a 6:28 sul -4 con una tripla di Williams, incassando un parziale di 2-7 finivano sul 40-49.
Kemba in entrata segnava il riavvicinamento ma due bordate di Rubio con relative risposte di Walker da oltre l’arco chiudevano il primo tempo sul 53-57.
L’operazione aggancio aveva buon gioco a inizio ripresa quando un parziale di 7-0 dopo una tripla di Ingles, favorito da 4 punti consecutivi dl Lamb, abile a pareggiare dalla lunetta a 8:14 (64 pari) consentiva a Charlotte di pensare a un sorpasso solo abbozzato e idealizzato.
Utah metteva dentro due liberi e si ritrovava in mano una rimessa dal fondo che sarebbe dovuta andar evidentemente a Charlotte.
Con Zeller out per problemi fisici e un Kaminsky rimasto in campo poco tempo, Borrego nel secondo tempo si affidava velocemente a una small-ball pratica in attacco con Parker ma troppo leggera (non per colpa del francese) anche se aggressiva in difesa per difender su Gobert che risultava tuttavia inefficace anche sulla linea da tre punti.
Erano infatti le triple di Mitchell (4:54) e di Crowder a farci ripiombare sul -13 (66-79).
Parker era l’arma offensiva preferita da Charlotte che andava sul sicuro con le irresistibili entrate del francese ma il quarto si chiudeva sull’83-91.
Hornets ancora in elastico nell’ultimo quarto che giungeva al -7 a 10:01 con un hook di MKG dal pitturato viola e al -6 un paio di volte con Parker a 9:01 a metter dentro il 93-99 grazie al turbo ma a mancare il -5 dalla lunetta al libero addizionale.
Crowder e Korver, più una ditta che due giocatori, mettevano in piedi la fuga finale, così Charlotte alla fine cedeva 111-119 in una partita dove le scelte difensive di Borrego unite a una difesa incapace di stoppare i Jazz nei momenti che contavano, terminavano per essere le motivazioni principali di una sconfitta per una squadra ancora altalenante.
54,3% e 45,0% rispettivamente per Utah nel tiro dal campo e in quello da tre, 38-41 i rimbalzi ma dominio Utah negli assist con un 19-32.
Partita veloce nello svolgimento perché spesso gli arbitri hanno sorvolato o visto male sui contatti.
13/18 per Utah ai liberi, solo 8/13 per Charlotte con un arbitraggio non certamente casalingo.
Niente da fare nonostante l’8-14 nei turnover con la minor cifra da parte di Charlotte a non influire sul risultato.
Mitchell ha finito con 30 punti, Crowder con 24, Gobert con 20 pt. e 17 rimbalzi favorito dalla tattica di Borrego.
Korver 14 pt. a referto con un 4/6 da fuori…
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Gli Hornets vincevano la palla a due con Zeller (rara nelle prime partite) ma si facevano intercettare un passaggio di Kemba che dava il via alla transizione (leitmotiv fino al primo time-out) che porterà Gobert in girata a metter dentro uno strano banker.
Williams da tre e Walker da due sbagliavano le conclusioni nonostante il rimbalzo nel mezzo di Batum, Utah giocava veloce e sulla linea di fondo Rubio trovava Favors che metteva dentro subendo la manata di Lamb.
Il n° 15 aggiungeva un FT addizionale e i Jazz volavano a 10:57 sullo 0-5. Walker con un’esitazione e una ripartenza puntava dalla destra all’appoggio per i primi due punti ottenuti da Charlotte che tuttavia subiva due punti da Rubio in entrata e un minuto dopo lo 0-5 prendeva anche il 2-9 per “colpa” di un pull-up di Mitchell.
A 9:36 era la stellina dei Jazz a inchiodare un’alley-oop da transizione che portava sul 2-11 il match e richiedeva la sospensione della gara tramite time-out da parte di Borrego. Charlotte provava ancora ad attaccare ma Gobert stoppava Zeller ma a 8:51 lo specialista dei palloni che scottano Jeremy Lamb, con un lungo tre punti batteva il cronometro portando a 5 pt. Charlotte.
Utah si avvantaggiava su una serie di liberi poiché a 8:33 Mitchell toccato da Walker sul tiro segnava tutti e tre i liberi, poi Walker segnava un reverse layup contro Gobert ma a 8:00, toccato da Ingles sul tiro mancava tutti e tre i liberi a disposizione.
A memoria non ricordo Kemba sbagliar tre liberi consecutivi in lunetta sulla stessa azione…
Utah commetteva un paio di TO e Batum ne approfittava con un tiro in uno contro uno per realizzare il 9-14.
Un gioco di squadra con extra pass per Mitchell portava il giocatore dei Jazz a colpire dietro l’arco, poi i Jazz segnandone altri due andavano sul +10 (9-19) con un 64% al tiro contro il 33% di Charlotte…
Lamb decideva d’attaccare il canestro frontalmente facendosi spazio nello spalla a spalla con Gobert riuscendo in caduta ad appoggiar da destra di destro.
Parker in entrata imitava quasi il compagno a 4:54 segnando il 13-19 ma ripartiva la sinfonia Jazz con le triple di Korver e Neto (altro problema nel primo tempo il presidio sull’arco) che a 3:17 lanciavano la squadra di Snyder sul 13-25.
Walker in entrata freddava Gobert con un up & under. Walker recuperava palla in difesa e lanciando MKG in transizione dava il via all’appoggio del n°14 contro Crowder che in infilata sorprendeva le colonne difensive degli Hornets ma ancora MKG correggeva il tiro di un impreciso Monk per il 19-27.
Il finale però era tutto per Crowder che con due triple (la prima da destra, la seconda dalla diagonale sinistra) puniva Charlotte mandandola sul -14 (19-33).
 
 

CHARLOTTE, NC – NOVEMBER 30: Tony Parker #9 of the Charlotte Hornets looks to pass around teammates Derrick Favors #15 and Thabo Sefolosha #22 of the Utah Jazz during their game at Spectrum Center on November 30, 2018 in Charlotte, North Carolina.
Photo by Streeter Lecka/Getty Images)

 
 
2° quarto:
 
Anche nel secondo quarto Charlotte andava all’inseguimento, subendo prima due punti per il -15, segnando poi con un’entrata frontale e tiro in arresto dal pitturato fuori equilibrio di Batum toccato.
Monk sfondava su Korver ma Williams in area in uno contro uno trovava il modo di metter dentro il -12 a 10:26.
Parker puntando il canestro trovava il blocking foul di Neto. 2/2 e -10.
Svantaggio in doppia cifra quando a Lamb rimanendo tre secondi (palla sempre a lui quando ci son pochi secondi) attaccava il ferro con cambio passo per depositare oltre la tenace resistenza di Korver.
Bridges a 8:43 calando una tripla iniziava a far intravedere la luce in fondo al tunnel (30-35), anche perché un floater di Mitchell non bloccava l’attacco di Charlotte che si avvaleva dell’assist di Parker a ribaltare l’azione in corsa sul lato debole e usufruiva della tripla collegata di Williams per ridurre lo scarto a 4 punti.
A 7:45 Charlotte però era colpita da Korver dall’arco dimostrando di dover lavorare ancora molto in quella zona, poi la gara s’intensificava in velocità:
Williams era stoppato da Gobert ma il n° 2 prendendo il rimbalzo passava nel mezzo dietro dove spuntava Bridges (6:53) lesto al decollo per la pirotecnica schiacciata sulla quale il lungo centro francese non provava a rispondere. Gobert però andava dall’altra parte a schiacciare per una bimane rispondendo aggressivamente di potenza a 6:42, a 6:28 Williams andava ancora con la tripla a riportar sul -4 gli imenotteri (38-42).
Arrivavano un tap-in di Gobert a rimorchio i transizione e una stoppata del francese sul tentativo d’appoggio di Bridges che recuperava palla e metteva comunque dentro ma Utah trovando una tripla di O’Neale, un circus shot di sinistro di Rubio a contatto in area con Bridges costringeva Charlotte al time-out a 4:45.
Ripiombata su un -9 la squadra di Borrego vedeva Kemba slittare in partenza centrale sfuggendo a Rubio che osservava l’elegante e interminabile floater del capitano da centro area adagiarsi comodamente tra le maglie della retina. Parker in appoggio da destra sterzando sul contatto basso apportava altri due punti alla causa, Gobert interrompeva con l’alley-oop la rimonta ma Parker con uno spin e un banker batteva i due difensori che pur sapevano dove sarebbe andato a parare il nostro numero 9.
Kemba in entrata con rallentamento e accelerazione batteva la difesa andando dritto per un 48-51 che era rovinato da due triple consecutive di Rubio a respinger lo sforzo di Charlotte.
Charlotte comunque trovava il capitano nel finale a rimediare pareggiando il numero di triple del play spagnolo.
Una rim/glass a 39 secondi esatti dalla fine portava Charlotte a ridosso di Utah nuovamente sul 53-57, punteggio fissato per i 10 minuti dell’intervallo.
 
 
 
3° quarto:
 
Al rientro Zeller non c’era, costretto a rimaner fuori per problemi fisici, andava in scena allora il Tank…
Proprio Frank stoppando Mitchell favoriva la transizione di Batum che appoggiava il -2 ma un palleggio dietro la schiena con step-back e pull-up di Mitchell a 11:23 attardavano ancora Charlotte nell’operazione aggancio.
Lamb posterizzava Gobert con la schiacciata di destro ma Mitchell con l’arcobaleno in area continuava a tener a distanza di sicurezza i suoi.
Ingles poi da tre su Batum allungando sul 57-64 dava forse troppa sicurezza ai suoi che prendevano un parziale di 7-0 (Walker 2/2 FT a 9:13, step-back a 8:48 di Lamb e giro su piede perno con banker del numero tre toccato da Rubio per il tiro addizionale a segno a 8:18) utile a Charlotte per riagganciarsi a quota 64.
Charlotte però subiva due FT di Crowder e la decisione contro completamente errata della terna di dare una rimessa a Utah quando la palla sarebbe andata a Charlotte in attacco.
Crowder partendo da destra si avvantaggiava su rotazioni impazzite anche con l’ausilio del blocco del lungo al centro del pitturato per l’appoggio.
Gobert metteva dentro il 64-70 e Ingles con gli Hornets schiacciati al centro metteva dentro da tre punti on l’uscita tardiva di MKG a far da sfondo al tiro.
0-9 il parziale, 44-73…
Ripartiva con un elbow jumper MKG dallo spigolo alto destro dell’area, Frank teneva Gobert ma mancava l’appoggio in transizione andandosi a sedere in panca con rammarico. Partiva la small-ball per Charlotte che Mitchell colpiva comunque da fuori area per il 66-76.
Lamb da tre mancava il tiro, Crowder no, ma nel giro di triple si aggiungeva Bridges a 4:06 a riportare almeno sul -10 il punteggio (69-79).
Gobert segnava da sotto e Lamb a 3:03 trovando una comoda tripla accorciava sul -9 (72-81).
MKG si arrangiava con un fallo sotto canestro concedendo due liberi e altrettanti punti ai Jazz poi in attacco arrivava la soluzione meno praticabile e credibile:
Scarico di Parker proprio per Kidd-Gilchrist che credeva alla tripla da sinistra tanto che infilava il canestro a 2:34 per il 75-83.
Crowder incominciava a divenir incubo oltre l’arco con l’ennesima fiondata da tre punti utile a raggiunger quota 18 personali, toccava a Bridges saltare per corregger sopra il ferro a due mani un errore di Parker ma i Jazz mantenevano la presa sulla gara con l’appoggio di Gobert su Williams per il 77-88.
Parker nel finale sfoderava due canestri e un assist per MKG intervallato da una tripla di Korver.
Il tutto dava un minestrone con risultato ancora negativo da parte di Charlotte (83-91) prima d’iniziare l’ultimo quarto.

CHARLOTTE, NC – NOVEMBER 30: Frank Kaminsky #44 of the Charlotte Hornets handles the ball against the Utah Jazz on November 30, 2018 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. Copyright: 2018 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
 
4° quarto:
 
Si capiva che non era serata quando un pallone potenzialmente recuperabile, allungato da Kemba in angolo, pescava Crowder che tirando al volo con un secondo sul cronometro batteva la difesa di Charlotte per l’83-94.
Episodio fortunoso che tuttavia evidenziava l’assenza di presenza sul perimetro.
Parker continuando a sfrecciare in entrata con buona velocità riusciva ad accorciare sul -9 ma l’elastico lungo si accorciava di poco anche se Parker allungandosi e depositando basso al plexiglass alla sua maniera e un hook di MKG a 10:01 erano buoni per l’89-96.
Favors dalla lunetta (fallo MKG) splittava, Williams da destra batteva il difensore in turnaround per un -6 (91-97) che rimaneva punta massima del riavvicinamento perché gli Hornets in difesa trovavano una di quelle serate con una difesa incapace di protegger il ferro, così Mitchell con un reverse layup ai confini del wild shot allungava.
Parker metteva però anche il turbo non volendo ancora darla vinta agli avversari:
Canestro e fallo a favore fischiato (Penso il contatto meno falloso di tutti tra altri fischi mancati).
Libero purtroppo mancato e partita chiusa dalla tripla di Crowder a 8:35 (andava in season-high) e dall’entrata di Korver a 7:47 per il 93-104.
Charlotte provava con Kemba a recuperare.
Il capitano sfornava un paio di belle entrate (manca un libero) ma Korver (scambiato con i tempi giusti per romperci le scatole) le inframezzava con un’altra bomba, così il rainbow di Lamb su Gobert era valevole solamente per il 103-113 e poi a Parker era fischiato un fallo per un leggero appoggio sulla schiena di un Rubio in entrata (fallo giusto nonostante le proteste ma tanti uguali non chiamati).
L’1/2 produceva l’ultimo sforzo di Charlotte che con Parker in corsa vedeva il francese raggiungere i 20 punti e il 105-114, Mitchell rispondeva tirando sopra Williams e Lamb con un tiro al vetro angolava la palla in maniera corretta per il 107-116.
A 1:22 era ancora Lamb spinto da Gobert al quinto fallo a presentarsi in lunetta ma il primo tiro era storto, come la luna degli Hornets che raggiungevano il 108-116, troppo lontani per sperar di riagguantar il pari anche perché Rubio intercettava un passaggio di Parker diretto a Walker e la tripla di Marvin a :17.1 era estremamente tardiva.
111-119.
Battuta d’arresto per Charlotte che continua oggi a galleggiare sui .500 a causa di una difesa a intermittenza.
 
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6,5
21 pt., 7 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 9/17 al tiro con la controparte Rubio ad aver un +13 di plus/minus mentre Kemba gela a -17. Una gara con qualche tiro da fuori forzato ma per la maggior parte ponderato a seconda delle sue capacità, in entrata dimostra di non esse secondo a Parker con alcuni appoggi e reverse lay-up di prestigio anche oltre Gobert. Una prestazione “normale” del capitano purtroppo non basta stasera anche se inusualmente parte in quintetto dall’inizio dell’ultimo quarto.
 
 
Jeremy Lamb: 7
24 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Un po’ in imbarazzo se gli capita Mitchell ma non lo fermano nemmeno gli altri compagni… In attacco mette dentro almeno un paio di tiri al limite dei 24 grazie ai compagni che gliela spediscono a pochi secondi dalla sirena. Pareggia pure con una giocata da tre punti a quota 64. Altra buona prestazione offensiva con 10/18 al tiro e 2/3 da fuori. Otto delle ultime nove volte Jeremy ha segnato almeno 18 punti…
 
 
Nicolas Batum: 5,5
6 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. 3/5 dal campo, un paio di falli spesi, gioca bene a inizio gara anche con un rimbalzo in attacco, segna un bel canestro in uno contro uno dalla media distanza, poi come il solito non perviene più giocando ben 31 minuti.
 
Marvin Williams: 6
15 pt., 11 rimbalzi, 2 assist. 1 rubata. 5/13 al tiro con diversi errori da fuori quando la partita conta. Anche lui con un buon inizio e un paio di triple aiuta a tener la squadra in partita andando in doppia doppia, non credo poi possa tenere Gobert schierato da centro in una small-ball.
 
Cody Zeller: 5,5
0 pt., 2 rimbalzi,1 stoppata. Una la prende anche di stoppata e chiude con uno 0/2 al tiro con una manciata di secondi in più oltre i 7 minuti giocati. Non ce la fa contro Gobert e non ce la fa dopo aver preso un colpo al costato. Rimane negli spogliatoi ma Borrego lo sostituisce parzialmente con Frank.
 
Malik Monk: 5
2 pt. ¼ al tiro, 0/2 da fuori. Torna impreciso e troppo veloce in attacco nel prender tiri e perde anche un pallone. Borrego decide di lasciarlo in campo solamente 5:44 forse si rende conto che un Monk così in queste serate non aiuta a recuperare.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 5,5
11 pt., 2 rimbalzi. In attacco benissimo con 5/6 al tiro compresa una tripla sganciata con sicurezza da sinistra. In difesa è costretto a spender tre falli e non è efficace in quel box/zona che sembra praticar Charlotte in chiusura sugli attacchi nel pitturato. Avendo a volte Gobert sotto canestro poi non è facile. Come tutta la squadra si fa risucchiare nel pitturato finendo ancora sotto l’effetto del cannoneggiamento che lo scorso anno aveva portato il n°14 ad avere brutti voti. La difesa del perimetro è fondamentale, novello John Snow mancato sulla barriera nella notte…
 
Miles Bridges: 7
12 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubate, stoppate. 5/9 al tiro con un paio di triple ben confezionate. Altra dunk che fa rimbalzare i tifosi sparata sulla testa di Gobert oltre a quella correzione a due mani arrivando dalla linea di fondo sinistra. Da discretamente fastidio anche in difesa in alcune occasioni. +7 in quasi 16 minuti.
 
Tony Parker: 7,5
20 pt., 1 rimbalzo, 9 assist, 1 rubata. 9/17 dal campo. Attacca, attacca e attacca. Ci prova in tutte le salse e spesso gli riesce appoggiare al vetro con equilibrio, precisione millimetrica ed esperienza oltre a una velocità di base buona che gli consente di poter attaccare anche Gobert se serve. 20 punti e 9 assist rispondono a chi diceva che fosse un giocatore finito arrivato a svernare a Charlotte. Nel finale gli fischiano contro un fallo su Rubio veramente veniale ma reale, su di lui ne mancano almeno un paio evidenti invece… La palla persa a un minuto dalla fine non la conto nemmeno poiché a partita persa ormai.

 
Frank Kaminsky: 5,5
0 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Gioca 15:36 fallendo 4 tiri, equamente divisi da dentro l’arco e fuori l’arco. Stoppa bene Mitchell a inizio ripresa e riesce anche a tenere Gobert sulla linea di fondo poco dopo anche se il francese lamenta un fallo. Sbaglia la transizione di lì a poco e ancor più rapidamente finisce in panchina con un gesto di stizza nei confronti di sé stesso per non esser riuscito nemmeno a metter dentro l’appoggio.
 
Devonte’ Graham: s.v.
0 pt. 51 secondi inutili risparmiati a Walker nel finale. Devonte sorride all’ingresso in campo, io un po’ meno visto il risultato.
 
Coach James Borrego: 5
Genio o stupido? A voi l’ardua sentenza. Contro una squadra con Gobert e Favors decide di metter dentro una small-ball dopo aver perso Zeller per infortunio e messo Kaminsky in campo per poco tempo. Dovrebbe esserci a disposizione Hernangomez in panchina visto l’infortunio di Biyombo. Lo spagnolo probabilmente su Gobert avrebbe avuto migliori chance dei vari MKG e Williams, giocatori costretti a ruotare sulle azioni di Utah. Una scelta compiuta per essere aggressivi che paga in attacco. Tra l’altro nel primo tempo mette dentro un quintetto ibrido con i giocatori più in forma e mi piace, poi nel secondo tempo esagera, forse per inesperienza ma l’errore pare evidente. Manca ancora di continuità questa squadra sotto l’aspetto mentale. Bisogna lavorare sulla difesa dal perimetro per non tornare a situazioni viste con Clifford perché se è vero come dicono lui e Parker che Utah ha tirato bene essendo calda, bisogna tornare a chiudere il meglio possibile senza dar nulla per scontato. Pick and roll e scarichi buoni da parte di Utah che costringono a rotazioni non ottimali Charlotte che però deve essere in grado di contrastare meglio questi giochi.

Game 21: Charlotte Hornets Vs Atlanta Hawks 108-94

 
Intro
 
 
Nel mondo le aspirazioni spirituali e le visioni artistiche dell’uomo si sono spesso materializzate in splendidi edifici, celebrativi e non.
L’immaginazione degli uomini per celebrare Dei, imperatori, mogli (Taj Mahal), ecc., hanno creato opere dalla bellezza e dalla spiritualità accentuata per l’osservatore che voglia entrare in simbiosi con il luogo.
Certamente nel basket le arene sono solo il frutto dei mercanti non solo entrati nel tempio, ma che usciti da quel tempio lo hanno ricostruito, specialmente in America dove ci sono tutta una serie di box lussuosi e servizi per chi voglia cullarsi nell’esperienza di una partita NBA ed esser coccolatissimo.
Tuttavia a Charlotte lo spirito di quel luogo che fu il vecchio Charlotte Coliseum sembra essersi trasferito quest’anno allo Spectrum Center (mai nome fu più adatto per una squadra che in origine avrebbe dovuto chiamarsi Spirit) perché e gli Hornets hanno perso contro Chicago, Cleveland e Atlanta fuori dalle mura amiche, in casa sono riusciti già a batter Bucks, Celtics e Pacers.
Una differenza così abissale può esser spiegata con una certa sacralità, quasi shintoista del luogo (lo shinto attribuisce uno spirito al luogo), anche se poi naturalmente la NBA nei personaggi e nelle situazioni quel luogo di chierichetti che Stern e Silver negli anni hanno tentato di dipingere tramite iniziative e proposizione di personaggi simbolo a loro graditi.
Tutti i fan di Charlotte però spingono evidentemente la squadra a dare quel qualcosa in più che in trasferta Walker e compagni non hanno.
In quest’ottica arrivava la terza sfida dell’anno tra Hornets e Hawks.
La prima fu vinta da Charlotte in casa dopo un paio di quarti passati a giocare sullo stesso piano degli Hawks , rimettendo un po’ d’ordine in campo, quella recente (pre Bucks) in Georgia è freschissima ferita.
I Calabroni quindi tentavano di pungere i Falchi all’Alveare per tornare sopra i .500 in una serie di una dozzina di partite iniziate con Milwaukee oserei dire quasi decisiva visto che la squadra di Borrego ne disputerà ancora otto in casa (dopo quella già giocata con Milwaukee e dopo quella di stanotte con Atlanta), contro le sole due in trasferta.

Honey-Bees, bandiere che “garriscono” al vento e pubblico, la coreografia è pronta.

 
 
La partita in breve
 
Atlanta veniva da un back to back vinto a Miami ma con un record di 2-9 in trasferta, Charlotte era 7-3 in casa, con queste premesse gli Hornets tentavano di vincer la partita per aumentare il vantaggio nei confronti delle rivali divisionali. Gli Hornets invece come contro Milwaukee si facevano sorprender da Atlanta che infilava quattro triple regalandosi il 16-26.
Come contro Milwaukee però la nostra panchina reagiva colpendo con Kaminsky da tre punti a 1:28 dalla prima sirena che vedeva gli Hornets rientrare sino al 24-28.
Frank sparava la seconda cannonata in avvio di secondo quarto e Bridges con una schiacciata e un banker dalla baseline destra mandava Charlotte sopra (31-30).
Partita che rimaneva combattuta nonostante Charlotte provasse a strappare con uno Zeller spettacolare nell’ultima parte, raggiungendo il 55-49 all’intervallo con un pessimo 62,8% ai liberi e un 44,2% dal campo contro però il solo 31,3% corrispettivo d Atlanta che si teneva in vita grazie al 21-30 a favore a rimbalzo.
Hornets che continuavano nel secondo tempo a cercar di fuggire per evitare sorprese finali ma le triple di Atlanta tenevano in partita la squadra di Pierce che arrivava sino al -2 (76-74) grazie a una correzione di Anderson su disperata entrata di Bazemore.
A 74 punti però gli Hawks rimanevano sino quasi la fine del quarto non trovando più canestro su azione e sbagliando tutte le triple successive, così l’energia di MKG produceva punti, assist e difesa, gli Hornets lanciavano un parziale di 8-0 chiuso da Parker prima di un ½ a 38 sec. dalla fine del quarto di Bazemore dalla linea.
Un hook di MKG chiudeva sull’86-75 il periodo.
Atlanta non ne aveva più mostrando spesso poca o nulla resistenza intorno al ferro e non solo, così Parker trovando un buco clamoroso con lo slittamento di Huerter e Prince verso l’angolo che lasciava incustodito il pitturato ci s’infilava per l’appoggio, Lamb trovava una tripla e inchiodava una schiacciata.
Tutto facile per Charlotte che grazie alla difesa teneva a distanza i Falchi, rispediti a casa con qualche piuma in meno dopo essersi fatti grandi in Georgia.
108-94 il finale con la serie sul 2-1.
Per gli Hawks 18 punti di un buon Young e 10 di Huerter. Collins invece chiuderà con 9 pt. e 10 rimbalzi ma gli Hawks tireranno con il 34,4% dal campo abbassato dal tiro da fuori solo al 25% (11/44).
19 turnover contro i 14 di Charlotte…
Non bastava il 44-52 a favore della squadra di Pierce a rimbalzo per sovvertire la gara, anche perché se 20 erano gli assist a testa, Charlotte vinceva 15-11 la statistica delle palle rubate…
 
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Iniziava male Charlotte che concedeva un rimbalzo in attacco agli ospiti ben sfruttato poi da Dedmond dietro la linea dei tre punti a 11:34.
Hornets che segnavano a 10:27 con Lamb dalla linea fermato fallosamente (2-3).
Young a 10:20 lanciando un lungo missile frontale colpiva ancora il canestro degli Hornets che reagivano sì con il tap-in di Zeller su iniziativa di Lamb a 9:52 ma erano affondati da una tripla di Prince dalla destra per il 4-9 e da una transizione finalizzata da Collins per il 4-11…
Batum, spostato da Prince sul tentativo di tripla frontale a 8:31 ringraziava infilando tutti i liberi con sicurezza per il 7-11. Atlanta però continuava convintamente a giocare nonostante l’uscita di Prince (entrava Bazemore) e il bonus ai FT eventuale, oltretutto a 8:25 arrivava un tecnico a Prince seduto in panca ma Walker lo mancava in un freddo inizio al tiro.
A 8:17 Huerter fintando su Lamb si spostava sulla diagonale destra più verso il centro esplodendo la quarta tripla di serata a segno per i rapaci predatori che subivano a 8:07 il primo canestro di Kemba in corsa dalla destra con uno scoop ma segnavano ancora, questa volta dal mid-range a 7:34 con Dedmond.
Huerter mancava un fing and roll in transizione ma i Falchi andavano comunque sul 9-18 prima che Lamb in entrata alzasse un pallone che s’infilava alzando solo il cotone oltre la difesa di Carter aggressiva e contro i 24 secondi, anticipati per un soffio.
Bembry a 5:27 realizzava un solo libero dei due concessi e lo stesso giocatore degli Hawks da dietro sfiorava il capo di Walker sul tiro da tre punti.
Per gli arbitri era fallo e Kemba in lunetta accorciava con un 2/3 aiutato da Lamb che sull’azione offensiva seguente appoggiava di destro al plexiglass il 15-19.
Carter chiuso in area andava per due FT e Bembry in infilata metteva dentro il 15-23, Walker raccoglieva le briciole con un tiro libero per tre secondi di Atlanta nella propria area così Huerter dall’angolo sinistro fissava con una tripla il +10 ospite (16-26).
Charlotte reagiva con la panchina:
Kaminsky a 1:28 segnava da tre dalla top of the key, Huerter commetteva un fallo su rimbalzo d’attacco regalando a Bridges dalla lunetta che splittando portava sul 20-26 la gara poi a :36.8 toccava ancora al tank con una finta e un’entrata frontale inchiodare la schiacciata appesa del -4 (22-26). Collins schiacciava ma Monk in attacco batteva il lungo con un’alzata di sinistra perfetta in corsa riuscendo a portare il finale di quarto sul 24-28 nonostante l’8-15 a rimbalzo pro Hawks…

Kaminsky si appende.
Foto: Chuck Burton/AP.

 
 
2° quarto:
 
Limitati i danni scattava l’operazione sorpasso con la panchina ma Young con un’entrata aiutata dal primo ferro rallentava le operazioni che riprendevano con il bound pass dietro la schiena di Parker per la seconda tripla di Kaminsky che poi lanciando in verticale Bridges all’incrocio delle linee tra pitturato e linea di fondo sinistra dava la possibilità al rookie di schiacciare a due mani contro due difensori per il 29-30.
Frank mancava una tripla e veniva conto sui monimenti in area oltre i tre secondi fisicamente ma Bridges a 9:19 sull’altra linea di fondo trovava lo spazio minimo per andare oltre al difensore ed appoggiare i punti del sorpasso (31-10). Ancora Miles trovava questa volta, sfruttando le sue caratteristiche atletiche, una pista per rollare e decollare sino all’elegante appoggio del +3.
Hawks che reagivano con due FT di Bazemore a 8:10 e una tripla di Young che non scomponeva gli Hornets a rapporto da Borrego a 7:47.
Parker raddoppiato da Collins in area perdeva palla concedendo la transizione chiusa da Prince ma Batum con una finta di passaggio trovava il varco a destra per andare a schiacciare indisturbatamente.
Lamb a 6:02 provava il secondo tiro da sotto consecutivo: fallo e due FT a segno per il pari a quota 37 sbloccata da Walker con un ½ dalla linea.
Justin Anderson con un tap-in metteva dentro il nuovo sorpasso per la squadra di Pierce che tuttavia trovava sulla sua strada un protagonista inaspettato, ovvero Cody Zeller, il quale iniziava con un fade-away turnaround difficile in uno contro uno a colpire…
A 4:06 intervallava il regno di Cody il buon Kemba con un coast to coast che depistava Bembry e costringeva Anderson al fallo.
Lampo del capitano in una partenza grigia per due bei punti ma ancora errore per Walker dalla lunetta che costava il pari quando Young in area girando su Lamb era toccato dal nostro numero tre nel tentativo di recupero.
Giocata da tre punti e 42 pari.
Equilibrio rotto da Cody a 3:41 quando decollando dall’altezza del semicerchio interno sganciava un hammer devastante a una mano dimostrando quell’atletismo sopito in difesa.
Cody dalla linea destra di fondo alzava un pallonetto oltre il difensore che si fondeva con il cotone per il 46-42 andando poi in lunetta a 2:16 affossato da Collins su un rimbalzo d’attacco per un 2/2 replicato sull’altro lato del campo da Bazemore a 2:03.
Cody però voleva regalare un’altra perla andando a saltare per una schiacciata a due mani che stordiva i Falchi, colpiti anche da Batum che su una transizione recuperava il rimbalzo in mischia dopo l’errore di Kemba e metteva dentro a 1:23 trovando anche il giro addizionale in lunetta per la giocata da tre punti (53-44) che lanciava il parziale Hornets sull’11-2.
Un floater di un ispiratissimo Zeller finiva ancora dentro senza problemi ma Huerter da te punti segnava il 55-49 che chiudeva il quarto poiché Williams nel finale mancava due liberi contribuendo al basso 68,2% degli Hornets (15/22) dalla lunetta.
 
 

Walker ruba palla a Bembry nel primo tempo.
Foto: Chuck Burton/AP.

 
3° quarto:
 
A 11:04 il nostro capitano smuoveva il risultato con un hand-off dietro Zeller e un’entrata circolare sino all’appoggio a destra della tabella sfruttando la propria velocità.
Prince rispondeva il jumper ma il botta e risposta continuava quando Lamb arrestatosi in area prendeva il tempo giusto a Huerter per alzare l’arcobaleno che valeva anche un tiro in lunetta per fallo del rookie.
Tre punti a 10:06 che allontanavano Atlanta sul -9 (60-51) che cercava di aggrapparsi alla gara sparando triple in serie. Quella di Prince valeva il -6 che Cody conservava rientrando da dietro stoppando Young con un atletismo ritrovato.
Prince riusciva a battere una gran difesa di Zeller per il -4 ma in attacco il nostro centro forniva l’assist per un back-door di Batum che depositava facilmente il 62-56.
Young da tre dava filo da torcere ancora a Charlotte che con due FT di Lamb si assicurava due punti (64-62).
Atlanta tornava sotto ma un pick and roll tra gli attivi Lamb e Zeller portava il centro a 7:11 a metter dentro due liberi per il fallo subito.
Le mani rapide di Walker bloccavano un passaggio facendo scattar la transizione che il capitano mancava cercando il contatto che invece era rilevato dalla terna a 6:39 su Zeller che splittava dalla lunetta per il 67-62.
Young ne metteva dentro due ma Lamb replicava arrivando sino al ferro dove Atlanta mostrava poca resistenza iniziando forse a pagare il back to back.
Charlotte provava ad approfittarne con Walker raggiunto da un passaggio che apriva la strada alla tripla a 5:00 dalla tera sirena ma a strettissimo giro di posta Huerter metteva dentro nonostante la difesa di Lamb sull’arco.
Giungeva a -3 Atlanta con un 2/2 dalla lunetta per un fallo chiamato a Cody che non esisteva mentre si sarebbe potuto chiamar lo sfondamento o il fallo dell’altro difensore Hornets, comunque ripartivano da Walker che prima metteva dentro due punti su azione, poi dalla lunetta (fermato dal fallo in raddoppio sotto il canestro avversario) infilava quei 4 punti di parziale ai quali replicava Bembry dalla diagonale destra con tre punti in un sol colpo.
76-72, poi Anderson in correzione su una disperata entrata di Bazemore portava Atlanta a quota 74 sul -2 ma a quella cifra gli Hawks rimarranno quasi sino a fine quarto sbagliando molte triple mentre gli Hornets a 2:24 con un’entrata di MKG dalla destra ottenevano due FT per l’intervento volante irregolare di Bembry.
Sul +4 MKG era ancora fondamentale: da sinistra scaricava da sotto sul raddoppio per Bridges che dall’altra parte del ferro posterizzava Anderson di destra, terzo rinforzo nel pitturato Hawks.
Bazemore riusciva a stoppare MKG ma Anderson mancava una tripla così MKG si ripresentava sotto canestro senza paura muovendosi bene e segnando evitando le mani dei difensori per l’82-74.
Un open 3 di Spellman non aveva buona sorte, Parker al vetro invece metteva dentro il +10 per un 8-0 di parziale interrotto solamente da due FT a favore di Atlanta (splittati da Bazemore) per un furbo fallo del Tank.
A :24.7 chiudeva i conti MKG che con un arcuato hook s’inarcava oltre il difensore per dare forma al quarto sull’86-75.
 
 
 
4° quarto:
 
MKG usciva però presto dal quarto precauzionalmente visto il quarto fallo speso in avvio d’ultima frazione, Bridges vicino al ferro in salto era fermato inusualmente ma in difesa recuperava un lob grazie al colpo di reni mentre in attacco Parker attaccando in coast to coast vedeva aprirsi la difesa avversaria come il Mar Rosso con Huerter e Prince che sul leggero rallentamento del francese si portavano in angolo destro pensando al passaggio mentre il numero nove quasi incredulo si portava a canestro senza problemi per depositare l’86-77.
Partita che Atlanta adesso cercava di recuperare con punti sotto ma in difesa non ne aveva più; passaggio di Parker, leggero ricciolo con passerella centrale per Lamb che inchiodava la forte schiacciata di destro con un Bembry seduto dietro il canestro che allargava le braccia in senso di disapprovazione per la difesa inesistente dei compagni.
MKG propiziava la running dunk di Batum con la 16^ palla persa dagli Hawks, Young con una bella entrata (un mezzo circus sul quale chiedeva il fallo, non concessogli) realizzava il 94-81 ma Charlotte questa volta non pativa più il rientro avversario trovando giocate come l’arcobaleno di Zeller in area a 6:24 o la doppia giocata di Lamb che a 4:40 metteva dentro due liberi attaccando da sinistra, poi chiudeva sostanzialmente il match con una tripla rapida dall’angolo destro per il 103-84.
Entravano Graham e Bacon (il secondo rientrava in verità) nel finale ma era MKG a non arrestarsi colpendo con la nona dunk di serata di Charlotte che faceva tremar ancora una volta il ferro a soli :45.9 dalla sirena finale.
Si chiudeva così una gara vinta 108-94 che aiuta Charlotte a rimaner in testa alla Division.
 
 
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6
19 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 4 rubate, 1 stoppata. 6/19 al tiro con un 6/10 non da lui dalla lunetta. Litiga un po’ con il canestro nelle ultime gare. Probabilmente è un po’ stanco, comunque profonde impegno difensivo riuscendo a metter mani leste su palloni e passaggi Hawks. Per lui 19 punti sono la norma, chiude con 3 palle perse e un +8 di plus/minus.

 
 
Jeremy Lamb: 7,5
22 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. Un po’ egoista Lamb nella notte, infatti nel tabellino, alla voce assist figura un bello zero. Chi lo vuole però Beal (provocazione) se Lamb è questo? 6/12 dal campo con un ½ da fuori e un 9/9 dalla lunetta guadagnato attaccando il ferro. Al limite dei falli con 5, un po’ sfortunato su alcuni close-out ma efficace comunque sul tiro, deve migliorare sugli spin avversari. Concede a Young una giocata da tre punti ma è una goccia negativa in un mare in tempesta di situazioni positive.
 
 
Nicolas Batum: 7
13 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 4/8 dal campo e 5/6 ai liberi. A parte una evitabile palla persa il francese non forza andando sul sicuro e riuscendo a individuare eventuali punti deboli della inesperta difesa di Atlanta anche tramite azione personale come quando va a speronare il canestro semplicemente con una finta di passaggio iniziale. Partita concreta anche se non eccelsa ma si vede anche a rimbalzo d’attacco con correzione vincente e gioco da tre punti.
 
Marvin Williams: 5
0 pt., 6 rimbalzi, 1 rubata. 0/3 dal campo e 0/2 ai liberi. In quasi 22 minuti offre un po’ di difesa, ma a parte il plus/minus a -3 si nota solo per una rubata. Night off in attacco, anche se si prende una tripla volante ritmata (dal pass di Kemba) dall’angolo sinistro che gli esce rimbalzando sui ferri che avrebbe anche potuto entrare.
 
Cody Zeller: 7,5
19 pt., 5 rimbalzi, 2 assist 2 stoppate. 7/9 dal campo e 5/6 dalla linea in 23 minuti. Peccato per le tre perse e magari qualche rimbalzo in più da prendere ma va a stoppare Young alla grande con atletismo mostrato anche in attacco con due schiacciate paurose a fine secondo quarto dove trova altri modi per andare a segno. Se rimane in movimento e non fa difesa statica riesce a sfruttare i suoi muscoli per lanciarsi in maniera più produttiva e con migliori risultati anche in difesa. Ha più voglia e si vede. Big night nella quale gli riesce quasi tutto, compreso un bell’assist per Batum in back-door nel secondo tempo. Season high personale, ascensore per Charlotte nella notte dopo tanto penare.
 
Malik Monk: 6,5
2 pt., 1 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Esce subendo un colpo e non rientra più con le statistiche ferme a soli 7 minuti e 55 secondi nei quali produce per la squadra accontentandosi di un paio di tiri. Peccato debba uscire dal match. Sperando non sia nulla di grave.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7,5
8 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. 3/5 dal campo e 2/2 ai liberi per un +8 che evidenzia l’impegno difensivo durante tutto il match. Profonde energia in attacco in un momento delicato. Quando Atlanta si avvicina sul -2 trova il modo per andare a canestro o offrire a Bridges la schiacciata. Ben tornato in tutti i sensi a MKG.
 
Miles Bridges: 7
9 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate. Chiude con un 4/8 dal campo mostrando ottime capacità di giocare sulla linea di fondo. Pecca con uno step-back da tre liberissimo ma quando la gara è chiusa. Buona partita, finalmente più coinvolto nel gioco di squadra amplia e alza il tabellino salendo con numeri inusuali come le 3 steal. Sempre terrificante quando va su, regala due schiacciate registrate dai sismografi…
 
Willy Hernangomez: s.v.
0 pt., 1 rimbalzo. Gioca solo i 101 secondi finali perché Zeller stanotte incanta, MKG fa il suo e lui è reduce da problemi fisici. Ad altre gare quando servirà maggiormente…
 
Tony Parker: 6,5
6 pt., 3 assist. Numeri non altissimi in 19 minuti ma c’è sempre quando conta. Una persa forzando sul raddoppio nel pitturato nel primo tempo e una stoppata presa (delle due subite) da Collins nella ripresa ma con palla spedita sul fondo e mantenuta dopo lo spin del francese. Mette punti importanti, in un’occasione anche facilitato e offre palloni (con passaggi dall’alto IQ) solo da spinger dentro… Ottimo ricambio, anzi, qualcosa in più direi…
 
Dwayne Bacon: 6
0 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Prestazione con 2 falli spesi in poco più di 10 minuti un po’ ai margini ma non fa danni guadagnandosi una sufficienza.
 
Frank Kaminsky: 7
8 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 3/9 al tiro, 2 palle perse. Entra nel momento migliore di Charlotte nel primo tempo forse, contribuisce con due pesanti triple (poi non ne segnerà più con un 2/5) alla rimonta. Schiaccia prendendosi il gusto della finta iniziale e si permette anche il lusso di due buon assist e un paio di rubate anche se si perde nel secondo tempo ha un plus/minus di +19 ma la difesa nel secondo quarto è rivedibile sotto il canestro mentre fa meglio se deve contenere.
 
Devonte’ Graham: s.v.
2 pt.. Entra solo bel finale andando con un driving layup comodo a segnare e perdendo poi palla a metà campo s un raddoppio concedendo il canestro agli Hawks.
 
Coach James Borrego: 7
Squadra che gioca benino direi, ma soprattutto mette in campo intensità difensiva andando oltre alle difficoltà al tiro se in qualche frangente della partita ve ne sono. L’unico appunto è la concentrazione in avvio partita dove Atlanta da fuori replica a metà la partenza dei Bucks nel tiro da fuori. In serata oltre ai soliti noti pesca anche il jolly Zeller con quasi tutta la squadra su di giri. 20 gli assist ma in lunetta Charlotte va a tirare 37 volte segnando 28 punti.

Game 20 – Charlotte Hornets Vs Milwaukee Bucks 110-107

 
 
Intro
 
Quando decisi di chiamare ResurreziHornets il blog fu solamente per il discorso che la squadra era stata uccisa a New Orleans.
Tom Benson (R.I.P.) aveva deciso di dare una rinfrescata a quella franchigia che proveniente dal North Carolina aveva cambiato un po’ la forma del calabrone ma mantenuto più o meno nei colori e nel simbolo ovviamente.
Poi un gruppo denominato Bring back the Buzz decideva di riportare a casa marchio e storia, Jordan assecondava i tifosi e la squadra tornava alle origini, anche se per molti, in logica, sarebbero i Bobcats l’ante-litteram degli Hornets 2.0. A ogni modo il nickname e il logo, seppur rifatto risorgevano insperatamente, così come a Charlotte era chiesto di risorgere in una partita difficilissima nella notte dopo l’incredibile sconfitta ad Atlanta.
Si faceva ancor più dura in back to back ma gli Hornets potevano contare sui recuperi di Parker e del super MKG oltre che l’effetto Alveare, luogo più propizio e saturo d’emozioni dei tifosi per spinger Charlotte alla vittoria.

Le Dance Brackets durante la presentazione dello starting five.

 
 
La partita in breve
 
La partita iniziava malissimo per Charlotte che rischiava d’esser travolta subito da Milwaukee che partendo con un irreale 8/10 da tre punti a metà quarto esatto arrivava sul 14-28.
Nel finale, grazie anche a qualche elemento della panchina si accorciava con un parziale di 9-0 sul 30-32.
Finiva 32-35 il primo quarto.
Hornets che continuavano a battagliare rincorrendo gli avversari.
A 5:51 una tripla di Frank era utile per scavalcare la squadra di Budenholzer (48-47).
Gli Hornets nel finale allungavano mostrando buona difesa.
Una tripla di Monk a 3:59 valeva il 57-49, quelle di Williams e Parker all’imbrunire del primo tempo segnavano il 65-52 con Charlotte al 60% da tre (9/5) e Milwaukee calata al 47,6% (10/21)…
In avvio di ripresa Charlotte continuava ad accumulare punti di vantaggio a e 8:30 dalla terza sirena MKG sublimava un momento d’oro fatto di ottime giocate con un open 3 dall’angolo destro per il +25 (77-52).
Bucks che tentavano di rientrare approfittando del momento di rilassatezza degli Hornets e dai ritmi più bassi.
Milwaukee accorciava sino al -13 (90-83) a fine quarto.
Il trend per Charlotte rimaneva negativo e anche se qualche punto lo si riusciva a mettere, erano troppe le occasioni sprecate a inizio frazione.
A 5:44 due FT di Brogdon valevano il 97-91, Bledsoe portava sino al -4 Milwaukee che contro il duo Parker/Batum se la vedeva male; 6 punti per il primo, 2 per il secondo, si arrivava al 101-93.
A 3:19 però una tripla in corsa di DiVincenzo portava a 3 le lunghezze di distacco.
Sul 106-102 Connaughton sbagliava prima da tre, poi sull’azione seguente in transizione mancava tutto libero da zero cm il -2, così come dopo una palla persa da Parker Middleton e Antetokounmpo in put-back dunk non riuscivano a trasformare.
Hornets che si salvavano ma dopo due FT a segno di Walker a circa 29 secondi dalla fine arrivava la tripla di Connaughton a 27 circa dall’ultima luce rossa.
Parker in lunetta sbagliava due FT e dall’altra parte metteva dentro Antetokounmpo infilandosi sino a canestro per il 108-107.
Walker era fermato a 7 secondi e un decimo dalla fine da un fallo del greco per bloccare il cronometro.
Kemba, andando a batter due FT regalava il 110-107.
Sull’ultima azione MKG e Zeller contenevano Bledsoe e Middleton.
Il primo sparava da tre quarti campo la sfera schizzava via regalando una grande gioia ai tifosi.
44-48 il computo dei rimbalzi, 21-25 negli assist,ribaltati con un 9-7 nelle rubate per Charlotte che tirava dal campo con il 46,9% contro il 41,1% avversario. 11-14 i turnover mentre ai liberi Charlotte finiva con un 21/30 contro il 17/21 ospite.
Antetokounmpo finirà con 20 pt. e 13 rimbalzi (7/15), Bledsoe seguiva con 17 e sul podio a pari merito Brook Lopez e il panchinaro Connaughton con 15 pt. a testa.
Hornets con Walker e Lamb con 21 pt. a testa, Williams 15, Parker 15…
 
 
 
 
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Era molto indicativo l’inizio della partita della NBA attuale. Milwaukee che portava avanti il primo pallone realizzava una tripla dal corner destro con Bledsoe.
Charlotte rispondeva con Lamb in turnaround dalla zona della lunetta ma a 11:12 Bledsoe, solo pochi passi più in là, infilava ancora dallo stesso lato da lunga distanza Milwaukee andava sul sicuro con l’entrata di Lopez che trovava la mano di Williams sulla palla ma non era abbastanza per evitare il canestro.
Zeller pescato in area si muoveva bene sotto per evitare la stoppata e depositare il 4-8 ma ecco ancora spuntare le triple come arma della modernità.
Era Lopez a far decollare dalla portaerei Milwaukee un altro aereo con bomba incorporata, Lamb a 9:29 si trovava una palla tra le mani senza tempo (passata da Zeller) e costretto a lanciarla al vetro vedeva la sfera baciarlo e infilarsi in retina per tre punti.
A 9:09 Middleton dalla diagonale sinistra continuava la campagna da tre punti degli ospiti che aggiungevano uno scoop in virata di Antetokounmpo su Williams per raggiunger il 7-16.
A 8:20 Kemba accorciava grazie a due liberi a segno poi toccava a Bledsoe e allo stesso Walker mirare e centrare da oltre l’arco il canestro ma ancora Milwaukee con Middleton segnava da fuori (6/7 per gli ospiti da lontano) il 12-22. Marvin ci portava a quota 14 ma Middleton da tre a 8:36 colpendo ancora da tre faceva decidere Borrego per una sospensione del gioco.
Sul 14-25 Brogdon a 6:01 faceva 8/10 da fuori per i Cervi che passeggiando sul 14-28 raddoppiavano il vantaggio ma Marvin metteva dentro un’altra tripla per non morire.
MKG a sorpresa c’era e contrastava bene Brogdon sotto li ferro, in attacco sbagliava ma Batum a rimorchio correggeva andando anche in difesa a recuperar un pallone forse contagiato da MKG, di fatto apriva il campo per una drive aggressiva di Lamb che segnava in floater il 21-28.
Middleton e Snell in maniera differente ottenevano due punti a testa (21-32) ma Charlotte iniziava a guadagnare punti mixando titolari e panchinari contro i ricambi dei Bucks: Williams a 3:05 in solitaria mandava dentro un’altra tripla, Parker in penetrazione passava con perfetto tempismo un pallone schiacciato per MKG che provenendo dalla baseline sinistra si elevava per la jam.
Hornets che continuavano la corsa con un pull-up di Parker e un appoggio al vero di Williams a 1:32 per un 9-0 di parziale che portava Charlotte sul 30-32.
Clamorosa la stoppata presa da Middleton nel pitturato con tre Moschettieri Hornets con il fioretto sulla palla (Williams, Lamb e MKG) a 1:16.
Antetokounmpo veniva rilanciato sul parquet e trovando due liberi ne realizzava uno mentre Lopez su una palla vagante trovava il corridoio per la schiacciata del 30-35.
Parker in sospensione armonica chiudeva un quarto in recupero per il 32-35.

NOVEMBER 26: Brook Lopez #11 of the Milwaukee Bucks collides with Miles Bridges #0 of the Charlotte Hornets during their game at Spectrum Center Foto: Streeter Lecka/Getty Images

 
2° quarto:
 
Iniziava male Monk che commettendo fallo su Connaughton regalava tre FT dei quali due finivano dentro.
Monk sbagliava un tiro ma Zeller correggeva ma mentre Parker mancava un paio di tiri di fila, Lopez segnava ancora dalla baseline destra per il 34-39.
Parker per Cody faceva fare al centro bella figura in schiacciata ma Snell colpendo da tre ci ridistanziava (36-42).
Charlotte tornava un po’ a ridurre lo svantaggio con Bridges che a 8:41 e a 8:28 si guadagnava due giri di lunetta mettendo 3 dei 4 tentativi per il 39-42.
Bridges metteva una pezza andando a stoppare alto l’appoggio di Brogdon ma Frank mancava l’aggancio con la tripla così Connaughton da ben più distante della linea da tre punti lasciava partire il tracciante del 39-45 a 7:57.
Un secondo più tardi Charlotte era in time-out e funzionava perché al rientro un extra pass di Kaminsky verso l’angolo destro per Batum era sfruttato al francese per tornare al -3. Antetokounmpo (poco attivo) da sotto metteva dentro, poi toccava a Walker splittare due FT e a Monk in entrata a 6:26 trovare un circus shot tra due difensori con palla alzata sul tronco di Maker.
A 5:51 un passaggio fuori per Kaminsky valeva il sorpasso sul 48-47poi iniziava una fase confusa e convulsa che vedeva le squadre sbagliare e cercar palloni vaganti, su uno di questi Frank allungava, Kemba recuperava e segnava il 50-47 in transizione.
Brown recuperava un rimbalzo in attacco e subiva fallo. Il libero andava fuori ma il canestro precedente riportava Milwaukee a contatto, tuttavia a 3:59 il tiro istantaneo di Monk da tre inceneriva la retina e Lamb da sotto con altri due punti dava una mano per cercar una piccola fuga (55-49). Middleton s’involava verso il canestro ma da dietro arrivando come un lampo violento MKG esplodeva sparando la palla contro il plexiglass.
Lamb in transizione ringraziava anche se era spinto a terra. Due liberi a segno per il 57-49.
Bledsoe per un fallo di Williams da sotto trovava l’azione da tre punti ma a 1:45 Hornets in bonus con Walker per il 59-52.
Un passaggio volante di Parker innescava un Marvin on-fire da fuori che esplodeva la cartuccia da tre punti che valeva il 62-52.
MKG conquistando un rimbalzo offensivo poi dava la possibilità a Parker di sparare tranquillamente in ritmo per infilare il 65-52 che chiudeva il primo tempo dando a Charlotte una certa consistenza per la fuga.

Le Dance Brackets impegnate in uno stacchetto.

Walker in reverse layup mentre Frank osserva. Foto: Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

3° quarto:
 
Cody e Lamb apportavano due punti a testa Antetokounmpo non segnava e Lamb strappando un pallone a Middleton in attacco e andando a metter dentro al vetro spingeva Charlotte sul 71-52 a 9:39 dalla terza luce rossa. Marvin stoppava Middleton e Batum passava per Lamb che fronte a canestro metteva dentro altri tre punti a 9:04 per il 77-52. Tutto sembrava girare a meraviglia per Charlotte che vedeva anche Antetokounmpo forzare il palleggio e perder la sfera sulle tibie di Zeller.
MKG a 8:30 sublimava il momento con la bomba dall’angolo destro per il 77-52.
Charlotte si compiaceva troppo del momento lasciando libero Antetokounmpo sulla linea dei tre punti da posizione frontale.
La stella dei Bucks ne approfittava e anche se MKG mettendo dentro al vetro sembrava continuare a far vivere il buon momento degli Hornets, in difesa si calava d’intensità consentendo ad Antetokounmpo di metter dentro un potenziale gioco da tre punti che si arrestava a soli due per il libero fallito.
Bledsoe però metteva dentro dall’angolo da una second chance, così ci voleva un super Kemba in uno contro uno a sparare da tre per l’82-60 a 5:44.
Walker in attacco decideva di penetrare sull’azione seguente: il suo arresto con finta sotto canestro costava la cravatta volante da parte di Bledsoe che tuttavia concedeva a 5:21 altri due punti a Charlotte dalla lunetta.
Lopez dalla destra con una drive violentava il ferro con la dunk appesa ma Williams da tre su scarico di Kemba dietro la testa in salto era bravo a valorizzare l’assist per l’87-62.
Dopo due punti Milwaukee e un paio d’errori di Bridges si entrava nell’ennesimo time-out dal quale Bridges ne usciva peggio dando a Lopez due FT per l’87-66.
Ci pensava Monk con una drive fin sotto canestro a passar la palla al volo a Bridges che lanciatissimo sparava una violenta bimane sulla quale Lopez rinunciava all’intervento.
Middleton recuperava tre punti e DiVincenzo con la tripla a 2:48 realizzava l’89-72.
Monk a 2:38 dalla lunetta con un 2/2 teneva ancora lontani i Cervi che tuttavia incominciavano la rincorsa con una cornata di Antetokounmpo che a una mano andava a speronare il canestro degli Hornets in schiacciata.
Lopez segnava andando a infilarsi oltre Bridges poi a 1:25 Parker era colpito a metà campo.
Qualche problemino per lui al costato ma continuava a giocare provando un paio di tiri il primo dei quali era buono per il 93-76.
DiVincenzo metteva dentro da sotto conquistando il rebound sopo l’errore di Lopez da fuori e dall’altra parte Zeller, in lunetta con il fiatone, non riusciva a metter dentro nemmeno un libero così Milwaukee segnando due liberi si portava sul 93-80 anche perché Zeller era stoppato da Antetokounmpo sulla sirena.

Jeremy Lamb (sullo sfondo), reagisce così alla schiacciata di Bridges che ribalta la retina…

 
 
4° quarto:
 
Continuava la rincorsa al pari di Milwaukee che grazie a due FT di Connaughton tornava sul -11 ma a far rimbalzare indietro la squadra del Wisconsin era Lamb che rimbalzava sulla spanzata di DiVincenzo dalle parti della baseline sinistra ma trovando la coordinazione per la continuazione, mandava dentro la sfera con una bella alzata così come il libero addizionale del 96-82.
Hornets che riuscivano nell’impresa di far scadere i 24 secondi d’attacco ai Bucks (8-16 i TO) ma i Cervi a 8:02 scendevano di gap sino a -10 (97-87).
Il trend non era favorevole e se Middleton sparando da tre mancava il bersaglio Connaughton sorprendentemente anticipava Lamb per una put-back dunk violentissima a una mano.
Parker e Walker mancavano un’occasione a testa e a 5:44 Brogdon in lunetta con un 2/2 lasciava sole sei le lunghezze di vantaggio a favore degli Hornets che subivano anche il canestro di Bledsoe con Milwaukee brava a rientrare con un parziale di 9-0.
Parker interrompeva il parziale arrischiandosi in un uno contro uno: pull-up dalla diagonale sinistra dalla sua mattonella perfetto e dopo la tripla mancata da Brogdon era ancora Parker a portar in area Connaughton e a batterlo con un gancetto delizioso per il 101-93.
Problema risolto?
Nemmeno per sogno… gli Hornets ci tenevano a dare ancora emozioni e spettacolo così Antetokounmpo non si offendeva se veniva lasciato libero di schiacciare.
Un offensive foul di Williams (schermo in movimento) a 4:00 dalla fine davano a Brogdon la possibilità di accorciare ma due errori da sotto non glielo consentivano, Lamb in entrata cambiava idea all’ultimo con un tiro che risultava una mezza via tra un floater e un appoggio mentre dall’altra parte sul bordo sinistro in transizione il rookie DiVincenzo aveva le idee chiare sparando e colpendo da tre punti per il -3.
101-98…
Batum segnava dalla corta baseline sinistra andando oltre il difensore con parabola morbida ricevendo da Parker in una french connection.
Brogdon con una spin si procurava spazio per batter un Lamb ora in difficoltà in difesa, Parker da tre non segnava, sembrava girare a favore di Milwaukee il rimbalzo ma Batum riusciva a sottrarlo restituendo a Parker che dalla destra s’involava in diagonale per un fing and roll alla Superman.
Brogdon rusticamente in area buttava giù Lamb e segnava. Per gli arbitri andava bene ma a 1:40 Walker in penetrazione s’arrestava ancora una volta sotto, questa volta era DiVincenzo a travolgerlo con una ginocchiata alla nuca dopo aver abboccato alla finta.
Kemba splittava portando sul 106-102 il match, Borrego individuava le difficoltà di Lamb e metteva dentro MKG per dare una dimensione difensiva a Charlotte.
Milwaukee mancava un tiro, sul rimbalzo entrava in scena l’instant replay per una rimessa contesa ma alla fine gli arbitri decidevano per l’ultimo tocco di MKG.
Sulla rimessa Parker chiudeva Connaughton che da sinistra sparava in maniera imprecisa da fuori ma Milwaukee potrebbe rientrare quando Kemba in attacco si faceva intercettar palla da Bledsoe, sulla transizione Connaughton pescato sotto liberissimo da zero cm riusciva a fallire clamorosamente, la palla rimaneva a Milwaukee che sul proseguo pescava Middleton che dal corner destro scheggiava il ferro, rimbalzo di Walker, palla a Parker che sul raddoppio perdeva palla prima di metà campo contro Antetokounmpo, altra tripla di Middleton a cui il metallo verniciato d’arancio diceva di no e put-back dunk in mischia per il geco ancora non a segno,
Walker dopo 4 errori avversari si trovava con la sfera in mano abbracciato dal n°34…
Due FT a :29.8 per un 2/2 da 108-102 ma in :2.6 Connaughton metteva dentro da tre.
Il fallo su Parker arrivava a 21 secondi dalla fine da parte di Lopez e nonostante le lamentele di coach Budenholzer il francese andava in lunetta dove incredibilmente continuava la sua serie negativa.
0/2 e cuore in gola quando il greco era lasciato andar dentro per il -1.
Kemba però riusciva a girare un po’ sul bordo del campo prima di tornare verso la linea di metà campo dove l’allungo della mantide Antetokounmpo valeva due FT per Charlotte.
A :7.01 Walker infilava i liberi del 110-107.
Time-out e ultima azione di Milwaukee che era ben contenuta alta dalla coppia Zeller/MKG.
Lo scambio tra Bledsoe e Middleton riportava Bledsoe a tirar da tre quarti campo contro MKG.
La palla picchiava la parte bassissima del vetro e carambolava sui ferri illuminata dalla luce rossa.
Era finita.
Partita incredibile che gli Hornets riuscivano a portare a casa nonostante un convulso finale portando sul 3-8 i finali in corsa.
 
 
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6,5
21 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Un’altra notte passata a litigare con il ferro per Kemba che dal campo fa 3/12. Riesce a sopperire andando a prendersi tiri liberi come se piovesse e ne mancano almeno altri 4, comunque sia mediamente il voto tiene conto dell’impegno difensivo, anche se paga spesso i cm, specialmente in avvio con i Bucks freschi ma nel finale è lui con un 5/6 dalla lunetta a regalar la vittoria ai nostri, sebbene le scelte azzardate di tiro in precedenza abbiano aiutato Milwaukee un pochino a rientrare.
 
 
Jeremy Lamb: 7
21 pt., 8 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. 8/15 dal campo e 2/4 da fuori. Per una guardi tiratrice sono cifre di tutto rispetto. Lamb in attacco in buona serata, trova un paio di giocate meravigliose attaccando il canestro, una conro Makere e l’altra sulla spinta di DiVincenzo per un gioco da tre punti. Nel finale cala e in difesa tra mancanza fisica personale (facile aggirarlo con lo spin) e spinta di Brogdon non tiene. Sostituito da MKG ma gran contributo nella notte comunque.
 
 
Nicolas Batum: 6
7 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Marginale, prende un -15 di plus/minus. Il suo rientro in campo nell’ultimo quarto coincide un po’ con lo sprint dei Bucks ma non è tutta colpa sua. Cifre basse ma si guadagna la sufficienza nel finale quando duetta con Parker segnando, recuperando un rimbalzo e fornendo l’assist. Tra i due quello che si vede aver personalità nelle due azioni è Parker, ma almeno Nic è utile in quel frangente.
 
Marvin Williams: 7
16 pt., 8 rimbalzi, 1 rubata. 4/6 da fuori e un paio di TO. Tante buone difese e un inizio caldo da tre punti. Scema anche lui un po’ commettendo anche a quattro minuti dalla fine un fallo offensivo ma come Lamb è elemento importante nella notte.
 
Cody Zeller: 6
8 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. 4/5 al tiro e un paio di TO. 3 falli e -6 di plus/minus. Dall’altra parte Lopez di rimbalzi ne prende solamente 8. Un po’ meglio a rimbalzo, ferma Antetokounmpo una prima volta ma poi se attaccato in uno contro uno va in difficoltà. Se gli danno una mano i suoi cm sono preziosi. Anche lui commette uno schermo in movimento in attacco e anche se sbaglia due FT con il fiatone per stanotte si guadagna la sufficienza con la buona percentuale da campo e l’ultima difesa insieme a MKG sul duo Middleton/Bledsoe, poi considerando che gioca solo 19 minuti…
 
Malik Monk: 6
7 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata. Una bella tripla poi c’è da ricordare l’entrata rapida per scarico volante su Bridges che la chiude in dunk. 2/7 dal campo al quale aggiunge due liberi, entrambi a segno.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7,5
7 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Perde un solo pallone finendo con un 3/6 dal campo grazie a una tripla aperta dall’angolo destro messa senza paura. La costruzione del tiro è sempre originale ma efficace nel caso… Tanta energia, stoppa al vetro Middleton da dietro e ancor prima insieme a Lamb e Williams mette mano sulla palla alzata da Middleton che si sognerà MKG stanotte… Rientra e la difesa migliora. Si vede anche nell’ultima azione quando oscilla contenendo Bledsoe insieme a Zeller. Letale +18 di plus/minus…
 
Miles Bridges: 6
5 pt., 1 rimbalzo, 2 stoppate. Guadagna tre punti dalla lunetta e finisce con un 1/5 dal campo frutto dell’immane schiacciata offerta da Monk ma al tiro non c’è… C’è un po’ di più in difesa, non con i piedi a terra, se lasciato solo va in difficoltà, ma quando ha il tempo e l’intuito che stia per avvenire un tiro sul quale fiondarsi. Due stoppate magnifiche che fanno da contraltare a una prestazione marginale in attacco con 0/3 al tiro e un -11 di plus/minus.
 
 
Tony Parker: 6,5
15 pt., 1 rimbalzo, 6 assist, 1 rubata. Da ordine alla squadra quando scende in campo durante le prime rotazioni. Nel secondo tempo con un bel passaggi per Parker, un pull-up, un gancetto e un fing and roll è importante. Peccato che scenda un po’ di voto mancando due liberi importanti nel finale e perdendo palla sul raddoppio. Avrebbe potuto costar caro ma va bene così, si è vinto… In 21 minuti fa 7/14 dl campo.
 
Frank Kaminsky: 6,5
3 punti, 2 rimbalzi, 1 assist. Entra in un buon momento e nonostante un TO va sul +8 di plus/minus in soli 4 minuti grazie anche a una sua tripla e a un assist smarcante per Batum in angolo destro. La grinta in difesa c’è.
 
Coach James Borrego: 6,5
Molto meglio la squadra con i rientranti Parker e MKG, Forse qualche cambio è leggermente tardivo e si rischia. Milwaukee ci grazia un paio di volte con errori banali da sotto e si porta a casa la gara. Travolti dalle triple all’inizio forse aspetta troppo per chiamare il time-out, po riesce a dare equilibrio ai quintetti in campo equilibrando lo Yin e Yang di attacco e difesa. Si torna sul 10-10. L’effetto Alveare si fa sentire.

Game 19: Charlotte Hornets @ Atlanta Hawks 123-124

 
Intro
 
Nel nido dei Falchi la formazione della City of flight, definizione introdotta piuttosto di recente dopo le classiche “Queen City” e “Buzz City”, planava per volare alto e rincorrere il lungo sogno playoffs.
In una giornata che ha in comune il colore rosso (colore sociale principale degli Hawks, quello delle scarpette e dei segni rossi dipinti sul volto per ricordare di combattere la violenza contro le Donne) gli Hornets, con un bilancio in equilibrio, cercavano di non mandarlo in rosso volando alto.
E se parliamo d’altezze e di sacralità, i 3778 mt. d’altezza del Monte Fuji fanno al caso nostro come trait d’union per presentare la partita.
Rosso come il lavico vulcano, gli Ainu, popolazione che oggi dimora nella grande isola più a nord del Giappone (Hokkaido) diedero il nome di Fuchi (strano che in italiano siano i maschi delle api) al vulcano poiché rappresentava la loro Dea del Fuoco, altro rosso elemento.
Charlotte per vincere su un campo di una squadra in netto affanno (veniva da 10 sconfitte consecutive) ma ad ogni partita persa sempre più affamata e pericolosa doveva mettere in campo il rosso della passione e del sangue per non farsi sorprendere su un campo trappola che potrebbe indurre alla superficialità i giocatori.
 
 
 
 
 
 
La partita in breve
 
Le assenze di Parker (botta al costato), Hernangomez e di MKG (dietro la panchina con una maglietta di Scarface) si fanno sentire ad Atlanta dove la formazione di casa cercava la vittoria per far gioire il proprio pubblico ormai striminzito e affamato dopo 10 L consecutive.
L’operazione riusciva agli Hawks perché i Calabroni dimostravano di non saper difender in area.
28-58 era il pesante verdetto finale del pitturato.
Troppo pesanti forse le assenze del centro spagnolo a rimbalzo e di MKG come difensore.
Charlotte così finiva K.O. Per la terza volta in trasferta su un campo di una squadra di bassissima classifica.
Meritata comunque la vittoria degli Hawks, anche se Charlotte avesse vinto non avrebbe rubato nulla ma tra la decisione di Borrego di giocarsi l’ultima azione come contro Chicago con una small ball con Williams come centro e Bridges come ala grande, inserendo un Bacon dannoso, non in serata, hanno finito per decretare ancora una sconfitta in volata, ormai tragicomiche perché non si contano più.
Ciò che è parso evidente, a parte la carenza di difesa sul perimetro, è stata la presenza in area.
Poco efficaci ad accompagnar entrate o tagliati fuori da passaggi, gli uomini di Borrego hanno disputato una partita che se nel primo tempo sembrava potersi incanalare bene con un +12 lestamente recuperato da Atlanta sino al 66-65 dei primi 24 minuti, scivolava via a suon di triple nel terzo quarto.
Un grande Monk restituiva durante il match sette bombe agli avversari e nel finale Kemba segnava 7 punti che ci portavano sul +1 a :15.4 dalla fine ma Bazemore coglieva il momento giusto per puntare Bacon sfuggendogli per appoggiare facile il +1 per i georgiani.
Con :04.6 Walker puntava il canestro dopo esser andato in punta a prender la palla.
Toccato da Bembry, rallentato da Huerter e stoppato da Collins avrebbe potuto forse scaricare per Monk in angolo sinistro ma la decisione era già stata presa.
Cadeva così Charlotte per la terza volta su un campo sul quale si sarebbe dovuto assolutamente vincere per alimentare il fuoco della speranza ma Charlotte, squadra senza vento, dovrà iniziare a soffiare se vuole uscire da questo maledetto loop nei finali…
Una brutta caduta in volo per una squadra dalle ali di cera che ha giocato con il fuoco.
43 rimbalzi, 30 assist, 40% da tre punti, 82,1% dalla linea e 10 TO per Charlotte, Atlanta ha avuto 41 rimbalzi, 34 assist, 53,2% dal campo, 41% da tre punti, vincendo nonostante i 15 TO.
Collins ha finito con 23 punti e 11 rimbalzi, Bazemore con 20, Young con 18 anche se con qualche forzatura eccessiva da tre) seguito da Bembry con 16 (7/10 al tiro).
Per Charlotte domani sera ci sarà occasione di riscatto in back to back contro Milwaukee allo Spectrum Center in un match estrememente difficile.
 
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Iniziala la partita ad Atlanta che con il primo pallone in mano mancava la tripla in una gara nella quale si tentavano solo inizialmente soluzioni da fuori.
Era Marvin Williams in uscita a ricever il passaggio e a scagliare un catch n’shoot dalla diagonale destra per i primi tre punti della partita.
Charlotte perdeva palla in attacco per colpa di un brutto passaggio di Batum e Prince in transizione da tre puniva a 11:00 pareggiando.
Batum mancava una tripla ma era ancora Marvin Williams, l’ex a segnar da fuori a 9:55.
A interromper la serie ci pensava Batum in transizione in schiacciata dopo una palla recuperata da Lamb in difesa. Atlanta andava in time-out e raggiungeva grazie anche ad esso il pari rapidamente: tripla lunga di Young frontale a segno e appoggio di Collins per l’8-8.
A far tornare avanti Charlotte era Walker che in area andava alla ricerca dell’appoggio ma trovava il fallo e due liberi per il 10-8.
Young nel duello tra PG sul cambio difensivo portava Zeller fuori per batterlo in entrata grazie alla maggior velocità e Collins alzando una palla al volo sotto canestro portava in vantaggio gli Hawks per la prima volta in serata con un alley-oop morbido rudimentale.
Zeller dalla baseline destra pareggiava con l’alzata dolce a un amano su passaggio di Kemba a 7:53.
Young da tre a 7:44 metteva dentro dalla top of the key ma Walker accettando la battaglia replicava nella stessa maniera alla giovane point guard avversaria.
Prince tentava un passaggio dentro ma Batum a braccia alzate respingeva, attaccava allora il giocatore in livrea rossa ma l’alzata sopra il muro mobile Batum s’infrangeva sui ferri così a 6:55 Charlotte con due FT di Zeller tornava sopra.
A 6:33 in transizione Williams lanciava un scoop run stoppato ma sul contatto con un difensore.
Due FT per il +4 ridotto a +1 dopo la tripla di Spellman dal corner destro.
A 6:02 rispondeva Lamb che al suo primo tiro della partita faceva centro da oltre l’arco e da un rimbalzone difensivo di Walker nasceva lo scambio cambio lato tra il capitano e Jeremy che restituendo la sfera vedeva il capitano bombardare da tre incendiando il cotone.
Bembry e Walker ne mettevano due a testa prima che Bazemore (in dubbio ma alla fine partente dalla panchina) segnasse da tre punti il 27-23.
A 4:14 sull’entrata resisteva al contatto Frank che metteva dentro appoggiando sulla destra al plexiglass oltre Bembry.
Libero supplementare per il 30-23, trampolino per il +10 ottenuto dallo stesso Kaminsky a 3:50 grazie a una tripla.
Bazemore in transizione spingeva per ridurre lo scarto a una cifra ma a 2:55 Lamb dopo un crossover stretto rilasciava un veloce e frontale pull-up per il 35-25.
Bembry stoppava Lamb e segnava dopo un’azione offensiva mancata da Lin una tripla in transizione con un generoso Kaminsky in rientro.
Time-out CHA sul 35-28 e due FT per Charlotte al rientro con Lamb affossato sul rimbalzo d’attacco.
A 1:11 primi due FT anche per Atlanta che muoveva di due il punteggio sul 37-30.
Un floater di Monk in entrata a contatto con Bembry lanciatosi in avanti oltre il proprio cilindro valeva un gioco da tre punti a :58.1 (40-30).
Un bel pull-up di Bazemore era contrastato da una tripla aperta di Monk che riceveva sullo scarico di Walker, bravo in salto a lanciare all’indietro i componenti per Malik.
Finiva così con l’alto punteggio di 43-32 il primo quarto.
 
 
2° quarto:
 
Bridges si manifestava immediatamente con un driving layup ma un hook di Collison e due FT di Young indicavano la via del rientro ad Atlanta anche se su una transizione il potente passaggio ritmato volante per la triangolazione verso il finalizzatore Kaminsky era rovinato da un fallo.
½ dalla lunetta per il 46-36 mantenuto da Bridges che in aiuto sotto canestro dopo le finte di Collins saliva a stoppare il suo appoggio.
Kaminsky raddoppiato in area trovava l’ultimo lampo con due FT a segno ma la panchina di Charlotte scemava d’intensità e di brillantezza.
Graham non riusciva a innescare l’attacco in maniera ficcante mentre la difesa subiva due canestri di Bazemore e una tripla di Len che a 8:58 facevano calare il gap da 12 punti a 5 per la squadra di Pierce.
Collins da sotto e un’entrata di Lin, nonostante il rientro di Kemba mettevano pressione all’attacco di Charlotte recuperata e ora a solo un punto (48-47), si scaldava Monk con un tiro in assenza di gravità a segno sopra la lunetta, poi facendo piovere una tripla a 6:14 dalla diagonale destra mandava Atlanta in time-out sul 53-47.
Al rientro era sempre lui a rimanere hot colpendo ancora una volta da fuori raggiungendo quota 14.
Lin da due e Bembry con una flash dunk in transizione non ci stavano ma un double team in uscita su Walker vedeva il capitano allungar palla dentro a Zeller che vedendo la rotazione in uscita continuava ad allungare in diagonale per Batum che in taglio sotto metteva dentro facilmente.
Bembry da tre a 4:14 e un piazzato dalle parti della baseline destra di Len portavano Atlanta sul -2 (58-56).
Lo stesso Len su una second chance potrebbe pareggiare dalla lunetta ma splittando lasciava indietro di uno gli Hawks comunque non disposti a cedere.
Batum con un’entrata circolare depositava al vetro ma Prince dal corner destro scagliava la tripla del pari a quota 60.
A 1:45 Batum in bonus ci restituiva due pt. di vantaggio e Marvin ne aggiungeva due ma a a 1:10 sulla continuazione Prince realizzava spostato da Lamb al primo intervento irregolare.
64-63 allungato dai canestri di Lamb (cutting layup a :59.3) perso dalla difesa sul filtrante di Zeller e da Spellman in transizione.
66-65 a fine primo tempo con una difesa da migliorare per vincer la gara.

Foto: Dale Zanine-USA TODAY Sports

 
 
3° quarto:
 
Batum dalla baseline destra portava Charlotte sul +3 (4/6 al tiro per il francese e 10 punti raggiunti), poi a 10:58 un ½ di Collins dalla lunetta e una tripla di Lamb dal corner sinistro davano il 71-66 (10/20 di Charlotte da tre punti) ma a 10:20 una tripla lunghissima di Young dalla diagonale sinistra finiva incredibilmente dentro e l’assist del rookie sotto per Prince valeva anche il pari a quota 71.
Hornets però che rispondendo con un parziale di veloce da 7-0 si ritiravano su.
Tripla di Marvin dall’angolo sinistro ed entrata imprecisa del n° 2 corretta in tap-in da Zeller e ancora tripla dell’ex Hawks a 8:35 per il 79-71…
Hornets però che non scappavano perché Pierce riordinava le sue truppe che segnavano con Collins, subivano la bordata di Walker da fuori ma andavano ancora a segno con le triple di Young e Prince.
Zeller, spinto da dietro da Dedmond splittava dalla lunetta a 7:05 così con l’incredibile serie da tre degli Hawks allungata da Huerter i Falchi tornavano rapaci sul -1 (13/27 per i padroni di casa da oltre l’arco).
Lamb non segnava ma prendeva rimbalzo e subiva fallo sulla second chance andando stremato a mettere solamente il secondo libero.
Entrava Bacon per Batum, Collins a 6:16 inchiodava l’alley-oop del pareggio mandando Charlotte al time-out ma al rientro un’infilata di Bazemore ci rispediva sotto.
Marvin pareggiava andando in corsa a segnar con un dolce arcobaleno ma a 5:13 anche Lin s’iscriveva all’album dei “triplisti” degli Hawks del terzo quarto.
Un tap-in di Collins innalzava il livello di difficoltà di rientro di Charlotte che si accontentava di tirar da fuori anche se Lamb metteva leadership in campo avendo come compagni i ragazzi della bench.
Una steal, un rimbalzo e un floater in entrata dopo esser sfuggito al marcatore con un buon crossover per l’89-91 davano fiducia ma i Falchi della Georgia ripartivano con uno 0-5 di parziale che li portava a viaggiare sull’89-96.
Frank a 2:06 dalla lunetta splittava, Bacon in entrata con l’appoggio al vetro faceva una buona cosa dopo due errori da tre dall’angolo in precedenza ma tornava a far perder turni in attacco a Charlotte poco dopo con passi in partenza…
Bembry quindi metteva dentro il +8 Hawks (92-100) prima che Bacon dal mid-range iniziasse il parziale di 5-0 chiuso da Monk da tre punti a :17.9 per il 97-100 che chiudeva il quarto.
 
 

Foto: Dale Zanine-USA TODAY Sports

 
 
 
4° quarto:
 
Bembry segnava in avvio ultimo quarto il suo 14° punto poi era Batum a ricever un filtrante letale da Monk e a andando in corsa a pendersi due liberi per il 99-102.
Collins lanciava una jam infuocata alla quale rispondeva Graham dalla diagonale destra in sospensione.
Dedmond da sotto dimostrava perché gli Hornets non avrebbero mai vinto questa partita segnando il quarantaseiesimo punto nel pitturato degli Hawks contro i soli 24 di Charlotte.
A 8.22 però ancora Monk giungeva in soccorso dei Calabroni con l’ennesima tripla che fissava il risultato sul 106-108 prima della pausa.
Non perdeva il ritmo Monk che al rientro sul parquet scaraventava un’altra volta la spicchiata dentro per il sorpasso (109-108) Bazemore da tre e un ½ di Huerter dalla lunetta a 6:36 davano il +3 ad Atlanta che usufruiva del vantaggio di avere un Collins pronto alla schiacciata sfruttando le debolezze dei nostri lunghi.
-5… anche Kemba da fuori tirava storto ma Monk su uno scarico di Kemba ghermiva la sfera scaricandola istantaneamente nel canestro dall’angolo destro nonostante il buon close-out difensivo.
114-116 e Walker a pareggiare dopo uno spin a crearsi spazio e pull-up su Dedmond dal bordo destro.
116 pari che diveniva 116-118 grazie a una second chance sotto canestro per gli Hawks.
Massiccia tripla di Kemba a a 2:32 per il 119-118 ma si aveva un’anticipazione del finale quando Bazemore segnava innescato da un passaggio orizzontale tagliando a fette la larga difesa in maglia nera. Hawks che andavano sul +3 ma Walker a 1:16 andava il lunetta per un blocking foul segnando i liberi e segnando su Collins con uno step-back jumper dalla media distanza mandava i Calabroni sul 123-122.
Young mancava un layup parso già realizzato ma Walker faceva scadere i 24 secondi sul raddoppio in pressione di Atlanta.
Borrego mandava dentro il disastroso Bacon che si distraeva sull’entrata di Bazemore il quale andava liscio non trovando altri validi oppositori dalle parti del ferro per depositare a :04.6 i punti vittoria, anche perché Walker andando in punta a ricever la rimessa attaccava subito il ferro ma gli arbitri non chiamavano il braccio di Bembry infilato sotto l’ascella destra di Walker che rallentato da Huerter che riusciva a toccargli la palla, riusciva solamente ad alzare la sfera stoppata da Collins in maniera pulita.
Kemba lamentava un tocco sul braccio ma se quello di Collins era pulito così non era quello di Bembry.

Walker toccato sulla partenza dell’ultima azione.

Troppo poco per recriminare l’ennesima partita persa contro dei meritevoli Hawks.
Gli Hornets se vogliono migliorare la classifica devono andare a prendere un protector rim non ingombrante, altro che Beal per evitare queste sconfitte ormai di rito in finali indifesi e indifendibili ormai…
 
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6
22 pt., 5 rimbalzi, 9 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 4/9 da fuori ma solo 7/23 dal campo. Si accende nel finale dopo aver passato la partita tra assist e tiri mancati. Croce e delizia perde anche una palla importante sul penultimo possesso dopo averla tenuta troppo e si fa stoppare sull’ultima azione della gara anche se Bembry commette fallo in partenza e Huerter lo rallenta di conseguenza. Avrebbe potuto forse scaricare per Monk libero a sinistra in forma ma aveva già deciso di puntare il canestro da solo dopo la tripla mancata da Williams contro OKC. Partita strana ma ha un +4 di plus/minus.
 
 
Jeremy Lamb: 6,5
13 pt., 8 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. 5/11 dal campo. Leadership per la panchina con un bel rimbalzo, un recupero palla e un canestro in penetrazione. Aggressivo a rimbalzo, latita un po’ da fuori con un 2/6 viste le medie stratosferiche del match ma gioca sicuramente una buona partita cercando anche di forzare i blocchi se necessario. Un solo fallo all’attivo.
 
 
Nicolas Batum: 6,5
14 pt., 4 rimbalzi, 5 assist, rubate. 5/8 al tiro e 4/4 dalla lunetta. Nel primo tempo lancia via un pallone regalando la transizione agli Hawks ma a parte lo 0/2 fuori mette un 5/6 da dentro l’arco mostrando d’esser capace d’andare in entrata se vuole. 4/4 dalla lunetta. Non si perde per colpa sua ma per molto demerito del sostituto stanotte.
 
Marvin Williams: 6,5
20 pt., 13 rimbalzi, 1 assist, rubata. 7/14 al tiro e 4/9 da fuori. Doppia doppia per l’ex Hawks esaltante ma inizia a sbagliare tiri sul più bello dopo un inizio sfolgorante. Scema alla distanza anche se a livello difensivo non va male ma se con la small ball gli capita di giocare come centro senza averne l’altezza, sono guai, non per colpa sua però…
 
Cody Zeller: 5
7 pt., 5 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 2/5 al tiro, alcuni buoni giochi che si tramutano anche in assist come quello che prolunga il passaggio di Walker ma è dietro che non tiene. Stavo per dargli anche un discreto voto ma nel finale Borrego lo toglie per rimetterlo in campo sull’ultima azione offensiva (su quella che costa la vittoria no c’è) dove è spettatore marginale.
 
Malik Monk: 7,5
26 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata. 7/11 da fuori per un 9/15 totale dal campo. Grande serata per Monk che ritrova la mano sparando da fuori alla grandissima pareggiando il suo career-high. Peccato che manchi un paio d’entrate ma da un contributo prezioso, anche nel finale con la bomba del -2. Purtroppo non sempre la difesa è a livello dell’attacco ma ha un +4 di plus/minus.
 
Miles Bridges: 5
4 pt., 1 rimbalzo, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Gioca 19 minuti riempiendo il tabellino, cancellando gli zeri… Sale solo di uno però dal numero del nulla inventato dagli arabi nei tiri dal campo con un 1/6 penalizzante. In difesa riesce a intervenire bene un paio di volte in stoppata ma non a rimbalzo, anche lui vaga un po’ nelle praterie delle maglie larghe della difesa.
 
 
Dwayne Bacon: 4
4 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. Gioca 14 minuti con un 2/5 al tiro e 3 TO. Fa più danni della grandine e Borrego lo manda in campo a tenere Bazemore, il più pericoloso degli avversari. Evidentemente non gli portano bene i giocatori che iniziano con la sua stessa lettera del cognome. Dopo Butler anche Bazemore lo batte, anche se in entrata. Avrebbe potuto farsi battere sul tiro o almeno provare a spender il fallo prima, invece lascia andare Bazemore sino alla fine.
 
Frank Kaminsky: 6,5
11 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. Gioca bene segnando 11 pt. in 12 minuti, ma ci sta un mezzo voto in meno per l’approssimazione dalla lunetta. Tira cortissimo un libero e i tre sbagliati alla fine costano caro ma attacca bene il ferro andando a prendersi tiri ravvicinati o falli. Ha un +3 di plus/minus, non commette falli, sta giocando bene e con grinta ma Borrego nel finale lo ignora e fa male.
 
Devonte’ Graham: 5,5
2 pt., 1 rimbalzo, 3 assist. 15 minuti al posto di un Parker ancora in lista infortunati. E’ un rookie che si prende tre tiri trasformandone solo uno da due nell’ultimo quarto. Ne sbaglia due da fuori e nonostante i 3 assist accumula un -8 di plus/minus non riuscendo a dare vera pericolosità, vera profondità all’attacco della squadra.
 
Coach James Borrego: 4,5
Reiterato nello schierare una small ball nel finale in fase difensiva. Non c’è un protector rim e il tentativo di Williams di steal su Bazemore in entrata in palleggio con Collins largo a sinistra da tenere non può essere efficace. Le assenze non lo aiutano ma rimette del suo dopo la L a Chicago. La tragedia era nell’aria già dal +1 perché gli Hornets, specialmente fuori casa e su campi di squadre da fondo classifica non sanno difendere.

Game 18: Charlotte Hornets @ Oklahoma City Thunder 104-109

 
Intro
 
Nel venerdì del Black Friday i Calabroni cercavano di non finire perdenti a OKC, fatto che per molti davano più scontato del venerdì dei saldi.
Troppe cose vengono date per scontate, comprese le percezioni che si hanno delle persone intorno a noi, non sempre le impressioni in superficie colgono l’essenza.
Cogliere l’essenza della partita era compito di Borrego che provava a sistemare strategicamente una situazione da portare a nostro vantaggio sul parquet di fronte alla forza degli avversari installando un parafulmine difensivo capace di bloccare i fulmini dei Thunder.
Compito non facile se MKG rimaneva fuori insieme a Willy e a Parker, tutti in lista infortunati.
 
 
 
La partita in breve
 
Charlotte giocava una partita gagliarda in quel di OKC rimontando uno svantaggio in doppia cifra dopo il tentativo di fuga dei Thunder operato nel terzo quarto con strappo nel quarto che sembrava far rimaner intatta la fiducia di semplice vittoria della squadra dell’Oklahoma.
Nel finale però Charlotte rimontava giocando di squadra oltre che con il solito Walker e potrebbe tornare avanti dopo essersi portata sul 104-105 con una pesantissima tripla dalla diagonale destra di Marvin Williams a 37 secondi dalla finema le triple di Marvin Williams per il vantaggio e Kemba Walker per l’aggancio, infrangendosi sull’anello, intervallate dai liberi della sicurezza di Westbrook, costringevano Charlotte necessariamente a fermare il cronometro decretando ai liberi la sconfitta degli Hornets ancora in volata.
Sicuramente la situazione di questo tipo di partite perse al fotofinish che si protrae non è positiva ma vorrei vedere il bicchiere mezzo pieno.
Charlotte ha giocato con grinta, dimostrando di saper giocare di squadra con i sostituti che sono stati all’altezza degli assenti, purtroppo la grave pecca che ha compromesso la gara è stata la bassissima percentuale nel tiro da fuori.
Un 6/31 (19,4%) che paragonata al 33,3% dei Thunder da 3 ha pesato molto.
Curiosamente rimbalzi e assist son finiti pari con 46 e 24 per squadra mentre Westbrook ha segnato 30 punti smistando 12 assist seguito da Schroeder con 23 punti e George 19. Per Charlotte 25 di Walker e 18 di Lamb, non però particolarmente precisi.
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Iniziava male la partita per Charlotte tanto da sembrar segnata.
Un tiro innocuo corto ravvicinato di Adams colpiva il primo ferro ma a rimbalzo andavano tre Hornets, il tocco decisivo di Williams produceva un auto-canestro ridicolo senza pressioni di maglie bianche sulla palla.
Lamb perdendo palla lasciava spazio alla transizione di George e sempre Jeremy riceveva la chiamata arbitrale contro a 10:50.
Westbrook ringraziava segnando i liberi per lo 0-6…
A 10:39 dalla linea di fondo Zeller metteva dentro grazie a un bound pass verticale smarcante di Walker che in transizione in salto faceva rimbalzar un altro pallone verso destra dove sulla linea da tre punti dalla diagonale si proponeva Williams per un catch’n shoot da tre punti che faceva 5-6…
Dopo il 5-8 era Kemba a tener il passo inarcandosi sotto canestro per un fade-away sotto la torre bianca.
Lamb non riuscendo a prender un rimbalzo difensivo alla portata dava il via per un secondo possesso che OKC sfruttava al massimo con la tripla di Schroeder.
Charlotte subiva anche l’alley-oop da sopra il canestro di un atletico Grant a 8:55 e un altro canestro che portava la situazione sul 7-15.
Gli Hornets non si scomponevano trovando due liberi con l’ex Lamb che continuava a dimostrare buona mano realizzandoli.
Ancora Lamb coglieva Westbrook impreparato con il crossover sul lato esterno penetrando tra tre difensori appoggiando e subendo il fallo.
Azione da tre punti che portava a -3 Charlotte e rivalutava il voto di Lamb dopo una brutta partenza.
Un jumper che picchiava il vetro alto e ricadeva dentro di Westbrook dava il +5 per i locali ma Walker in fade-away dalla baseline destra dopo uno stretto e schiacciato crossover restituiva un gap di un solo possesso lungo dopo essersi visto sull’azione precedente un canestro per fallo di Westbrook che abbracciando Cody sul blocco dava un vantaggio ai suoi.
Due possibilità anche per George che prima segnava da posizione frontale poi andava a sfondar su Walker che in attacco cercava ancora Zeller bravo da sotto a destra a fintare un pump fake contro il difensore, palleggio, cambio lato canestro e appoggio comodo a difensore fuori causa.
A 4:50 Lamb era spostato sul tentativo da tre.
Dalla lunetta era ancora impeccabile:
3/3 e pari ottenuto a quota 19 e Hornets pronti a spiccare il balzo per andare in vantaggio.
Non tradiva Walker che schiacciava marcatore e centro avversario verso il canestro con l’entrata, lo spin e la cessione della sfera a Zeller accanto a lui che alzando un floater vincente mandava Charlotte a 21 punti.
Kemba segnava splittando dalla lunetta per un fallo di Luwawu-Cabarrot ma i Thunder da fuori con una tripla tonavano in parità.
Lamb al vetro dal post basso in uno contro uno segnava ma a 2:44 Adams dalla lunetta pareggiava.
Anche gli Hornets però potevano usufruire della lunetta a 2:17 andando in bonus con Lamb bravo a continuare la sua striscia a gioco fermo con un 2/2.
Adams troppo sotto il ferro lo colpiva nel traffico e sulla transizione Kemba segnava dall’angolo destro per tre punti ma i Thunder restituivano subito il canestro con la stessa moneta riducendo il vantaggio Hornets a soli 2 pt. (29-27).
Schroeder nel finale colpiva con un uno-due micidiale in infilata su passaggio di Westbrook e attaccando Bacon con rapido movimento caracollante per l’imprendibile appoggio per il 29-31.
Frank metteva dentro un runner oltre Adams ma l’oceanico centro sulla sirena al secondo tentativo da sotto metteva dentro poiché Lamb in rotazione riusciva a opporsi lanciandosi sul kiwi solo al primo tentativo.
31-33 alla fine di un primo quarto combattuto.

Una stoppata pulita di Kaminsky su Grant. Buona prova per un più grintoso Frank the Tank.

 
 
2° quarto:
 
Provava Charlotte in avvio di secondo quarto ad approfittare del vantaggio panchina:
Bacon con un ½ dalla lunetta a 11:43 ci riavvicinava, Bridges sbagliava in transizione ma l’avvoltoio Frank ripuliva correggendo per il sorpasso (34-33).
Schroeder dimostrava d’esser in gran forma con la bomba del contro sorpasso ma Batum con un great bound pass in diagonale faceva rimbalzar la sfera in mezzo alla difesa dei Thunder colti impreparati sul back-door di Bacon che dalla destra metteva dentro facile giungendo rapace sotto canestro.
Bridges sparava una schiacciata sul ferro ma ancora Frank, sempre sulla spalla di Miles recuperava e metteva dentro altri due punti a 9:51 per un vantaggio che a 9:24 saliva a 5 punti con una precisa tripla di Graham dalla diagonale destra.
Bacon poi s’inventava uno spin nel cuore dell’area in uno contro uno per alzare la parabola a una mano oltre il difensore appiccicato a lui.
45-36… panchina Hornets micidiale ma a 8:44 per un fallo su Schroeder i Thunder coglievano un’azione globale da tre punti.
Tornava rapidamente in campo Westbrook viste le difficoltà… il suo scarico per Burton era ben utilizzato dal n°30 avversario per la bordata da fuori che faceva 45-42…
Batum a 7:48 dopo un giro palla di squadra culminato con la drive e lo scarico assist di Kaminsky nell’angolo destro per il francese, esaltava il gioco di squadra con tre punti per il 48-42.
Bacon faceva buona guardia sul n°0 costringendolo a perder palla ma a 7:15 era ancora Schroeder da tre punti a dar la spinta ai locali.
Frank sbagliava ma questa volta era Bridges, viaggiando in coppia con lui a ringraziare con uno spin sul difensore che si auto-estrometteva tentando l’anticipo.
Dunk di Miles terrificante seguita da un’altra di Cody che resistendo al tentativo di rubata di Westbrook con uno spin andava a trovare un varco centrale per la poderosa rim run a una mano.
Anche OKC però dimostrava di saper schiacciare, nella fattispecie Burton con una poderosa dunk a 5:30 ricambiava consigliando a Borrego il time-out sul 51-48.
Poco da fare perché OKC passava avanti anche per colpa di un paio di triple mancate di Lamb che faceva da sfondo a quella infilata da George per il 51-56.
Batum segnava un pull-up dimostrando personalità ma Burton dopo un paio di interventi sospetti su Kemba la buttava dentro con un’altra jam importante.
Kemba e Frank mettevano dentro due punti a testa giungendo entrambi a quota 10 nel personale bottino portando Charlotte sul -1 (57-58) ma Burton splittando dalla lunetta per il terzo fallo di Frank e una tripla di Westbrook realizzata ben oltre la linea da tre dalla diagonale sinistra portavano il risultato sul 57-62.
A far la differenza le percentuali da fuori (3/16 per Charlotte) con molte statistiche simili.
 
 
3° quarto:
 
Dopo un paio di punti a testa Charlotte a 10:29 segnava il 61-67 con un brillante floater di Cody su Adams che in attacco andando a ricever sotto in corsa da Westbrook alzava il gomito su Marvin.
Due FT per il centro dei Thunder, un canestro solo, Lamb sbagliava il tiro, recuperava in difesa un passaggio verticale verso la baseline vicino a canestro, poi era Kemba a 9:13 a segnare con un teardrop dopo aver preso il mezzo su un blocco che attardava George.
Adams con uno spin sotto canestro stretto metteva dentro per il 63-70 e Westbrook in ricaduta sul jumper a gambe larghe vedeva il tiro finir dentro la retina.
Lamb rubava la sfera ma mancava la transizione in uno contro uno e gli Hornets rimanendo sul filo quando dopo una battagli a rimbalzo vedevano palla messa fuori per la tripla di Schroeder speravano nel fallo precedente a rimbalzo su Zeller che spinto finiva a terra.
Gli arbitri guardando il replay decidevano per il settantacinquesimo punto Thunder che andavano in fuga sul +12…
Batum restituiva la tripla e prendeva un rimbalzo difensivo, Williams completava la spinta data dai veterani con due punti da sotto mentre Adams sparava al ferro l’alley-oop fallendo l’occasione così Kemba a mezzo secondo dai 24 cercando il contatto con Abrines guadagnava in maniera molto furba due FT (forse la SG sfiorava solamente la gamba del nostro capitano).
Comunque il 2/2 ci restituiva un gap più morbido (70-75).
George in entrata usava la palla come edera; la sfera rampicando sul primo ferro tracciava una traiettoria irregolare ma utile per due punti e Westbrook battendo con un tiro al vetro l’attentissima difesa di Bacon sembrava mandare in crisi Charlotte ripiombata a 9 punti di distanza (70-79).
Kemba con uno spin e uno stop nel cuore dell’area su Abrines segnava ma vedeva Westbrook passeggiare sulla linea di fondo per apprestarsi alla dunk appesa.
Rispondeva Walker con un pull-up dalla media per il 74-81.
Dopo altri due punti Thunder, Walker fintava a elastico il passaggio dentro dandolo con un attimo di ritardo a Bacon che vedeva aprirsi la difesa per appoggiare comodamente da sotto a destra.
Nel finale però OKC riprendeva quota con Adams e Westbrook, il quale mettendo in serie 4 punti trascinava sul 76-89 i suoi.
Bacon con 4 punti consecutivi reagiva per Charlotte che chiudeva sull’80-89 la terza frazione.
 
 
 
4° quarto:
 
Dopo due punti Thunder Frank in corsa che ben usava il vetro arrivava l’alley-oop no look di Graham per Bridges ma su un possesso difficoltoso d’attacco dei Thunder esplodeva la velocità di Schroeder che frontalmente dribblava la difesa di Charlotte per appoggiare altri due punti.
Le guardie degli Hornets Lamb e Walker ne mettevano due a testa per l’88-93 e ancora Jeremy a 6:10 dal mid-range sinistro off-balance infilava l’anello trovando solo cotone per il 90-93.
Charlotte vivendo un buon momento difensivo accorciava ulteriormente con un rimbalzone d’attacco di Williams che metteva dentro dopo l’errore di Walker.
92-93… si scuotevano i Thunder che dalla destra con George cercavano spazio per il tiro, spintonato Graham per gli arbitri non c’erano presupposti per il fallo, troppo tardi arrivava un generoso Lamb in chiusura sull’ex stella d’Indiana che calava la tripla da smarcato.
Borrego lamentava anche un contatto su Lamb in entrata ma dall’altra parte si correva in transizione con Grant a rimorchio fermato dal primo fallo di Walker.
½ e tripla successiva di Walker per il 95-97 a 3:49 dopo uno scambio con Zeller che portava anche il blocco sulla diagonale destra.
Westbrook però a 3:31 trovava il jolly con l’entrata in penetrazione: un rustico Cody lo abbatteva agganciandolo alto ma il lancio della sfera al vetro era propedeutico al canestro e al libero supplementare che segato, portava i Thunder a toccar quota 100.
Gli Hornets però non erano ancora pronti per la pensione e accorciavano con un extra pass di Zeller per Lamb che appoggiava bene solissimo.
I Thunder allungavano sul 97-103 a 1:49 dalla fine ma Walker appoggiava il venticinquesimo punto e una steal di Walker sulla stella avversaria costava ai locali l’appoggio in transizione di Graham per il 101-103.
Schroeder a :56.7 freddava la difesa con un pull-up dalla media passando dietro un blocco ma a :37.1 una pesantissima tripla di Williams dalla diagonale destra ci dava il 104-105.
Westbrook in attacco poi forzava in salto mandando la palla oltre il fondo a contatto con il difensore.
La palla, con :20.5 da giocare, rimaneva a Charlotte che istantaneamente correva con Walker fin sotto canestro:
Drive and kick con scarico in angolo sulla sinistra dove Williams provava a ripetersi da tre punti ma questa volta mancando il tiro costringeva al fallo Charlotte che subiva due liberi di Westbrook a :11.2.
Westbrook spendeva un fallo avendone facoltà prima di raggiungere il bonus per i Thunder.
Charlotte rimaneva con :09.4 da giocare.
Una buona esecuzione sulla rimessa per un tiro di Walker dalla diagonale destra da tre punti avrebbe potuto pareggiar la gara ma ancora una volta il tiro da fuori risultava impreciso con due Thunder in chiusura seppur ritardata, quindi con altri due FT la star dei Thunder chiudeva il match sul 104-109 irimediabilmente.
 
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6
25 pt., 2 rimbalzi, 8 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 6 TO e 2/10 da fuori. 10/23 totale al tiro ma -11 di plus/minus. Partita generosa di spinta. Purtroppo sbaglia una tripla importante ma contribuisce al rientro in maniera decisiva. Buono il suo avvio di gara con diversi assist per Zeller.
 
 
Jeremy Lamb: 5,5
18 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Un po’ in difficoltà in difesa anche quando non sta più su Westbrook. Peccato che il suo 5/15 con lo 0/4 da tre abbassi molto le medie da fuori. Bravo quando attacca, si lamenta spesso e in un paio di casi ha ragione perché viene toccato sul tiro e gli arbitri non fischiano. Dalla lunetta è un cecchino. 8/8…
 
 
Nicolas Batum: 6
9 pt., 9 rimbalzi, 4 assist. 4/7 dal campo, tende a sparire un po’ ma quando ci prova dimostra personalità e se gli capita l’occasione mette più aggressività a rimbalzo. Non sempre la difesa è rapida ma sembra abbastanza attenta. Una sua tripla importante evita il collasso anticipato.
 
Marvin Williams: 6
10 pt., 6 rimbalzi, 1 rubata. Gran finale per Marvin che spara un paio di botti. Pirotecnico il missile dalla diagonale destra per il -1, impreciso l’ordigno dall’angolo sinistro che rimanendo inesploso non aiuta a scavalcare i Thunder. Torna a giocare un minutaggio alto (30 minuti) conquistando 6 rimbalzi. Una discreta difesa ma decisiva la carambola a inizio partita con il pasticcio con due compagni che vedeva mandar dentro la spicchiata regalando il jolly ad Adams che si vedeva assegna due punti per un autocanestro del nostro numero 2.
 
Cody Zeller: 6,5
10 pt., 4 rimbalzi, 5 assist, 1 stoppata. 5/9 al tiro. Ok, rimbalzi ancora non eccellenti e difesa su Adams qualche volta un po’ così. In attacco però porta un bel blocco nel finale per Kemba che spara la tripla e da un extra pass smarcante a Lamb risultando un buon passatore di serata. In avvio riceve diversi palloni che spedisce dentro. Sbaglia poco e dato che vince chi sbaglia meno, peccato che i compagni in questo non l’abbiano seguito.
 
Miles Bridges: 5,5
4 pt., 7 rimbalzi, 1 rubata. Sbaglia una schiacciata solitaria, ne mette dentro un’altra dopo un giro che vede il difensore togliersi di mezzo tra lui e il canestro tentando la steal. Sbaglia diverse entrate. Come scrivevo recentemente, sugli appoggi c’è tanto da lavorare. Ha poca sensibilità nei polpastrelli nei tocchi, alcuni troppo forti. Non è facile con l’avversario addosso ma deve migliorare. Bravo a rimbalzo. 2/6 dal campo ma non tenta mai da tre punti.
 
Frank Kaminsky: 7
12 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 6/9 dal campo. A parte un 3 secondi in possesso della palla fischiato dagli arbitri (non trovando nessuno) e una palla data male di lì a poco, Frank gioca una partita grintosa in difesa dimostrando a rimbalzo di saperci anche fare. Da fastidio e trova un gioco più congegnale in attacco muovendo palla o trovando soluzioni che non sian dalla distanza dove fa 0/2… Se si muove più vicino a canestro è bravo ad appoggiare e pericoloso nel recuperar palloni. Non fa rimpianger Willy. Inaspettato.
 
Dwayne Bacon: 6,5
11 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 5/11 al tiro e +1 di plus/minus. Spinge la panchina con punti e in difesa è tenace anche se è uno dei più sfortunati beccandosi in faccia un paio di canestri di difficile fattura dopo due difese francobollato all’avversario. Nessuna palla persa e nessun tiro tentato da fuori. Va sul sicuro.
 
Devonte’ Graham: 6
5 pt., 3 assist, 2 rimbalzi, 1 rubata. Tenuto in campo nel finale anche sulle rimesse, è bravo a trovar un paio di volte i compagni (Walker e Lamb). Segna da tre punti un solo tiro sui cinque tentati. Il limite è questo. Deve prenderseli in situazioni con più ritmo e meglio, però fornisce un bell’alley-op no look per Miles e difensivamente lo si vede anche riuscire in un’azione fermare Westbrook. Deve lavorare un po’ sulla difesa in generale comunque.
 
Coach James Borrego: 6,5
La squadra ha un gioco e si vede. Bisogna fargli i complimenti. Coraggiosa anche la scelta sull’ultima azione con la drive and kick di Walker per Williams ma troppo frettolosa. Bene l’idea di scaricar palla ma si poteva tentare di muover la difesa per prendersi un tiro da più vicino con un vantaggio. Purtroppo nel “o la va o la spacca” non è andata… La squadra però è viva e vivace. Non deve calare d’attenzione su altri campi. Bisogna trovare continuità e andare a vincere sul prossimo campo.

Il Punto @ 17 (2018/19)

Premessa a lungo termine
 
Incastrati da una situazione pregressa, gli Hornets in estate cedevano immediatamente Dwight Howard in cambio di Timofey Mozgov.
Una trade da brividi motivata dal fatto di dover abbassare il monte ingaggi prossimo a superare la luxury tax visto che al momento la squadra non ha ambizioni per l’anello.
In una multitrade a tre con Bulls e Magic poi Mozgov finirà a Orlando da dove arriverà invece Biyombo, altro centro dallo stipendio comunque alto come i primi due.
Partiva così in salita la stagione degli Hornets che per il resto puntellavano il roster solo con piccoli aggiustamenti con la punta di diamante Tony Parker da San Antonio a dare finalmente un buon backup per Kemba come playmaker.
Dopo aver sondato vari candidati tra i quali anche l’italiano Ettore Messina, Kupchak, nuovo GM, sceglieva quello che diverrà il primo allenatore ispano-americano della NBA, ovvero James Borrego, il quale a colloquio con Mitch, oltre a convincerlo con le proprie credenziali pop-antoniane avrà dovuto sicuramente esser accondiscendente all’ipotesi prospettata dall’erede di Cho, cioè quella di non riuscire a ripulire l’alveo di quel fiume esondato sotto il crollo del monte ingaggi che ha finito per intasare il cap.
Con due stagioni mediocri e giocatori in involuzione, al nuovo coach non restava che inventarsi qualcosa, confidando anche nell’apporto dei giovani, in particolar modo del rookie Miles Bridges e del sophemore Malik Monk e partire per vedere che sarebbe accaduto in stagione perché nel caso in cui fossimo messi male a metà stagione avrebbero potuto trovar posto le speculazioni sullo smembramento del team durane la sessione invernale viste le scadenze di Kaminsky, Lamb e Walker che avrebbero potuto abbattere l’indistruttibile castello del monte salari.
La squadra però, a parte le partite in trasferta a Chicago e Cleveland perse malamente, ha sempre dimostrato di potersela giocare anche se magari risultando perdente sul filo, in qualche caso danneggiata pesantemente da grossi “errori” arbitrali.
Negli ultimi giorni si è diffusa la voce che gli Hornets starebbero chiedendo informazioni ai Wizards per attuare uno scambio che li porti alla SG Beal visto che la squadra della capitale è in disfacimento.
Non è certamente detto che il giocatore arrivi ma questo dimostra che MJ e Kupchak, pur in una situazione simile a quella dello scorso anno vogliono tentare di giungere ai playoffs e non di tankare in pieno spirito sportivo.

Da Rotoworld, una ricostruzione del roster diviso per ruolo e relative gerarchie, anche se qualche giocatore è intercambiabile almeno in un paio di ruoli.

 
 
 
Descrizione veloce delle partite passate
 
In preseason Charlotte dimostrava di poter competer contro le altre squadre ma per aver test più affidabili bisognava aspettare la gara d’esordio, giocata sul magnifico parquet vintage di metà anni ’90 contro i Bucks.
Charlotte cedeva contro una delle attuali principali forze della Eastern Conference di solo un punto con l’errore di Walker da sotto e la tripla di Batum sulla sirena mancata che avrebbero potuto dare una svolta diversa all’inizio degli Hornets che rivedevano così gli antichi fantasmi della sconfitta nelle punto a punto.
Charlotte si trasferiva quindi in Florida per due trasferte, la prima morbida a Orlando, la seconda a Miami.
A Orlando non c’era storia a Miami dopo aver dominato nel primo tempo i teal & purple si facevano risucchiare nel finale vincendo solo nel secondo finale quando Walker questa volta trovando il contatto portava sul +1 dalla lunetta i Calabroni per poi sbagliare intenzionalmente il secondo non dando più tempo agli Heat per un tentativo beffa.
A Toronto Charlotte franava mentre a Chicago arrivava una sconfitta incassata nella stessa modalità W a Miami, solo che era LaVine dalla lunetta a punirci nel finale per un fallo di Monk intervenuto in seconda battuta.
La rivincita con i Bulls arrivava dopo due giorni a campi invertiti ed era tutta una sinfonia Hornets, musica che s’interrompeva ancora a Philadelphia per un altro fall short (103-105).
Charlotte tornava a vincere in casa contro gli Heat nella prima di 4 gare consecutive casalinghe, perdeva contro OKC dopo esser stata sul +19 nel terzo quarto, asfaltava una Cleveland sbrindellata dal vuoto lasciato da James e chiudeva il ciclo travolgendo Atlanta nel secondo tempo dopo una partita un po’ allegra…
La squadra di Jordan però si affacciava a un ciclo di tre trasferte consecutive perdendo di un solo punto al supplementare contro Philadelphia dopo aver incassato il 117 pari nel finale dell’ultimo quarto con una tripla di Embiid che commetteva infrazione di passi per ben due volte.
Gli arbitri non la vedevano e all’OT la spuntava Phila anche perché Zeller e Bacon finivano scientificamente out e Embiid dalla lunetta continuava il suo show favorito dagli arbitri. 132-133…
A Detroit in una partita serale gli Hornets disputavano una partita gagliarda dal punto di vista fisico costringendo i Pistons a sparare a salve da fuori vincendo in maniera lineare.
Ci si sarebbe aspettati di passare a Cleveland priva di Love e altri giocatori ma la difesa faceva acqua dall’inizio e non si rientrava più in gara perdendo malamente.
L’occasione di riscatto arrivava contro Philadelphia in casa nella notte nella quale erano onorati i 10 giocatori all-time più votati dai tifosi.
Nell’intervallo scendevano sul parquet: Muggsy Bogues, Baron Davis, Dell Curry, Kendall Gill, Alonzo Mourning e mentre Gerald Wallace dato per presente era fermato da lutto della madre (condoglianze), Al Jefferson era in Cina e LJ assente (foto di gennaio).
Sul campo esplodeva letteralmente Walker con 60 punti ma si perdeva sulla sirena per colpa di una tripla di Butler ma soprattutto di un arbitraggio assurdo che dimenticava uno dei tre tiri di Walker in lunetta nei regolamentari, assegnava uno scontro Simmons/Williams come fallo alla nostra PF che veniva espulsa e subivamo due liberi…
Amareggiato Kemba dopo un paio di giorni provava a ripartire da dove era rimasto e ci riusciva segnando 43 punti (21 nell’ultimo quarto) trascinando la squadra al recupero da -10 vincendo la partita quasi da solo (Parker spalla decisiva) e allontanando lo spettro di quei finali ravvicinati sempre così malauguratamente tristi e uguali.
Nell’ultima gara presa in esame Kemba si sedeva in panchina nell’ultimo quarto poiché la squadra risolveva la pratica Indiana già nel terzo finendo con il tirare oltre il 62% da fuori a fine partita…
Walker segnerà 16 punti con 11 assist.
9-8 dopo 17 partite, nonostante qualche amarezza una classifica più rosea delle previsioni catastrofiche dell’estate grazie alle ultime due convincenti vittorie su Boston e Indiana.

Charlotte si trova attualmente al sesto posto nella Eastern Conference e al comando della propria Division con mezza partita di vantaggio su Orlando, altra mezza sorpresa d’inizio stagione.

 
 
 
 
Prossime partite
 
Gli Hornets riprenderanno la corsa verso i playoffs il 23 novembre a Oklahoma City e il 25 saranno di scena ad Atlanta in una trasferta potenzialmente più morbida.
Gara 20 vedrà la rivincita tra Hornets e Bucks dopo la delusione della sconfitta all’esordio. Sarà ancora lo Spectrum Center ad accoglier le due squadre così come accoglierà in fila Hawks, Jazz e Pelicans, questi ultimi nella prima partita dicembrina il 2.
Minnesota fuori casa e Denver in casa continueranno ad esser sfide contro squadra a Ovest poi al Madison Square Garden gli Hornets affronteranno gli arancio-blu di Spike Lee, amico personale del presidente degli Hornets MJ.
Dopo New York Charlotte affronterà un ciclo importante di sfide casalinghe che andrà dal 12 al 21 dicembre.
Gara 27 nella notte di Santa Lucia (il 13 alla 01:00 in Italia) Charlotte vedrà le candele dei Pistons scintillare in uno scontro importante, poi ci saranno New York, i L.A. Lakers di James, Cleveland e ancora Detroit che aprirà e chiuderà questo mini-ciclo di partite nella Queen City.
Boston (il 23, ultima gara prima di Natale) e Brooklyn (a S. Stefano) saranno due trasferte che interromperanno le gare casalinghe ma la 34^ giornata vedrà Charlotte ancora in casa nella Buzz City ad affrontare nuovamente Brooklyn.
11 gare casalinghe e 6 in trasferta.
Per Charlotte, se riuscisse a ottenere almeno il numero di vittorie delle partite da disputar in casa, vorrebbe dire dare una piccola svolta alla stagione portandosi ipoteticamente sul 20-14…
Le doppie sfide con New York, Atlanta, Brooklyn e Detroit, tutte squadre dell’Est, saranno molto importanti per Charlotte che attualmente, nonostante gli infortuni di MKG e Willy Hernangomez (probabile il suo rientro stasera a OKC mentre MKG sarà ancora out) gode di un buon momento di forma.
 
 
Parte statistica descrittiva di pregi e difetti
 
Anche se non amo i paragoni, iniziare a vedere la differenza sostanziale tra il gioco che Clifford proponeva ultimamente e quello sviluppato da Borrego potrebbe essere già una prima chiave psicologica per capire il perché una squadra data da tutti gli analisti come destinata ai bassifondi di classifica in realtà stia andando meglio del previsto.
Clifford negli ultimi anni predicava la difesa a oltranza.
E’ vero, difendere è il primo passo per contrattaccare, specialmente su un campo da basket che non è lungo come quello di Holly e Benji o Capitan Tsubasa.
Questo lo sa anche Borrego che ha esaltato le caratteristiche offensive della squadra cercando di metterla a proprio agio, lasciandola libera di correre in transizione e d’esprimer la propria anima.
Con Clifford nell’ultimo anno e mezzo la squadra è parsa frenata, sui rimbalzi offensivi si utilizzava la tattica che i russi adottavano contro gli eserciti invasori nei lunghi inverni; lasciare campo senza far trovar nulla ai nemici ma sulle tavole di legno rinunciare ai rimbalzi offensivi per non esser infilati in transizione era diventato troppo oneroso, inoltre il gioco si era smarrito.
Non dico che quello voluto da Borrego sia uguale a quello che praticava quando era in Texas agli Spurs, anche perché la sua idea di gioco pare essere un ibrido tra movimento palla e un run & gun, ovvero giocate più rapide possibili, correre e sparare nel minor tempo possibile per affondare colpi “semplici”.
Questo riporta alla mente la filosofia d’antoniana ma anche i primi Hornets che sul finire degli anni ’80 e poi ’90, fino all’ultimo anno con coach Bristow, facevano del ritmo un’arma per sorprender gli avversari.
Anche il fatto che tutti possano contribuire maggiormente in fase offensiva, oltre a creare una pluralità di minacce, probabilmente convince i giocatori di poter attuare quel gioco che se finalizzato, li aiuterà a far crescere la loro autostima.
Un vantaggio che Borrego ha indubbiamente oggi, è il poter utilizzare Parker anziché Carter-Williams.
Con una PG di riserva più affidabile, migliore su tutti i fronti, la squadra migliora.
Bridges da quell’atletismo che MKG lo scorso anno sembrava aver perso, un po’ ritrovato quest’anno con lo spostamento in PF (a volte anche come C).
In attacco, oltre alle soluzioni citate e alla spinta di Kemba che continua a creare per sé e per i compagni, quando Zeller o il lungo di turno non giocano nel mezzo il pick and roll o il suo abbozzo, Charlotte usa anche a difesa avversaria schierata, spaziature molto larghe con gli esterni negli angoli e i lunghi a bordo pitturato pronti a creare il vantaggio per eventuali penetra e scarica.
Qui vediamo un’azione molto bella contro Chicago in tema.

Un grazie ad Alberto Figliolia e a Matteo Vez. per il raffronto e l’aiuto sulla dinamica dell’azione.
 
Se contro Indiana abbiamo visto una triangolazione rapida dall’angolo sinistro a quello destro con vertice alla top of the key da tre punti per ribaltare il gioco e trovar la tripla, in questa situazione vediamo un taglio back-door di Batum.

Arduo poi riepilogare tante, troppe situazioni di gioco che si creano in campo.
Queste sono solo due situazioni che Charlotte ha mostrato per far muover la difesa.
Borrego aveva detto che avrebbe voluto imprevedibilità nelle giocate, così Parker e altri giocatori inventano passaggi o sfruttano un blocco per andare a prendersi il tiro, Walker e Monk sono bravi a spinger fin sotto il canestro per delle drive and kick, ma in tutto questo si possono notare il maggior movimento della squadra rispetto allo scorso anno che porta ad avere soluzioni praticabili.
Chiuso il capitolo a raffronto con il passato, cerchiamo di capire cosa funziona e cosa non funziona anche attraverso i numeri che la NBA propone.
La panchina è senza dubbio un punto di forza maggiore rispetto lo scorso anno grazie all’arrivo di un veterano come Parker che ben interagisce con un gruppo di giovani accanto a lui.
La panchina, a confronto delle altre é 5^ per minuti giocati con 20,6 di media, 3^ negli assist (10,2), 4^ nei punti segnati con 46,8 a gara (11^ per FG% con 45,6), 7^ nei rimbalzi con 19,4, 3^ nelle stoppate con 3,0 a match e 9^ nel Deff, ovvero nella differenza tra la propria efficienza e quella avversaria con un coefficiente di 3,9.

Le migliori panchine NBA per punti realizzati.

Un altro fattore determinante nei successi degli Hornets è il comparto playmaker.
Lo vedremo nel dettaglio dei singoli nella classifica sottostante ma sicuramente se un discreto rookie come Devonte’ Graham sta facendo da pendolo tra Greensboro e Charlotte è perché coach Borrego deve dare spazio all’accoppiata Walker/Parker la quale, numeri alla mano aiuta Charlotte moltissimo.
Il Deff è di +12,8 che pone Charlotte come miglior reparto Point guard dell’intera NBA, soprattutto grazie all’esplosione di Walker che determina anche una media di 38 pt. a partita insieme a Parker.
Anche qui non c’è concorrenza, Portland, seconda, è staccata da un abisso di 7,4 pt. a gara con 30,6…
Negli assist con 10,5 a partita Kemba e Parker spingono Charlotte in quinta posizione.

Le squadre al top in PG per punti.

I migliori backcourt NBA per punti.

Nel ruolo di SG Charlotte non va così bene, anzi, ondeggia nelle statistiche ma dalla lunetta è terza con un 88,7% come è terza nel reparto ali piccole nella statistica della percentuale da tre punti con il 43,7%.
Sorprende il reparto PF che almeno nelle stoppate è primo con 2,5 a gara con un Deff di +2,7 (10^ posizione).
Con 18,1 punti invece il reparto centri è 28° migliore solo di quelli di Chicago e Golden State, si sale solamente di una posizione a rimbalzo con gli 11,4 di media e al 23° posto nelle stoppate con 1,8 ma con il 46,7%, grazie specialmente a Willy, i Calabroni sono al secondo posto per % nel tiro da tre con il 46,7%.
Il Deff però è in rosso con un -7,6 per un 27° posto.
Per quel che riguarda invece il quintetto iniziale, nel Deff, Charlotte è quindicesima galleggiando su un +1,4 aiutata tantissimo da Walker.
23,6 i rimbalzi di media che conquista nel pitturato (24^ piazza) ma passiamo ora alle statistiche complete da parte di tutto il team iniziando dal netto miglioramento della difesa sull’arco.
Gli avversari segnano con il 33,2% e Charlotte ha la quinta miglior difesa della NBA in questo particolare ambito…
Nei punti segnati è sesta con 115,7 a game, negli assist è decima con 24,7 così come nelle stoppate con 5,8 di media, nei turnover è seconda solo a San Antonio con 12,2 palloni dimostrando di poter rimanere ad alti livelli anche quest’anno nel possesso palla, anche se personalmente pensavo saremmo scesi.
Siamo decimi nella FG% con il 46,1 e 8^ nel 3FG% con 36,7 sale al 6° posto dalla lunetta con l’80,9…
Subendo 110,3 punti a gara la difesa di Charlotte è nel mezzo con un 15° posto.
Si scende al 17° se parliamo di Pace con 99,8…
Il pubblico di Charlotte è 18° in 9 partite con 145,364 spettatori totali per una media di 16,151 spettatori a gara.

Le principali statistiche di squadra.

 

Quelle più complete comprese quelle delle avversarie rapportate contro di noi…

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Vediamo qualche confronto tra giocatori con lo stesso ruolo (almeno inizialmente), partendo dal ruolo di PG:
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Aggiungiamo anche le percentuali della squadra suddivise per zone di tiro:
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Classifica Giocatori
 
 
 14°, Devonte’ Graham: 5,50
Uscito un Graham dal roster, Treveon, eccone un altro. Devonte’ è uscito da questo giro al Draft come second round pick ma è sembrato più promettente del previsto. Charlotte però ha deciso di farlo maturare facendogli fare il pendolare con i Greensboro Swarm, squadra affiliata della Lega di sviluppo. Con Charlotte ha avuto poco minutaggio e non ha potuto realmente mostrare il suo talento, anche se acerbo che lo porta a volte a esagerare con soluzioni coraggiose in passaggio ma ha visione di gioco. Davanti nel reparto playmaker ha i due mostri del roster degli Hornets, la stella Walker e il veterano Parker che stanno trascinando la squadra in questo inizio aldilà delle aspettative, il suo ruolo quindi rimane marginale e la sua annata di crescita. In tre partite ha giocato 8,3 minuti di media con un 37,5% dal campo e un 20,0% da oltre l’arco (1/5), 1,3 assist di media con 2,3 punti a game chiudono le statistiche principali, sperando abbia modo d’espanderle in qualche finale che non ha nulla da dire.
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 13°, Cody Zeller: 5,76
Cody è il giocatore che ha fatto più passi indietro in questa stagione. Da giocatore non eccezionale che si batteva riuscendo talvolta a competer con centri più fisici di lui è diventato troppo facile da battere, paradossalmente quando ha messo su più muscoli. A volte usa la posizione alzando le braccia tenendo la verticalità vista di Hibbert dalle nostre parti ma non sempre questa soluzione passiva può funzionare. A rimbalzo è stato spesso sovrastato e Borrego ha preferito correre ai ripari preferendogli per alcuni tratti della gara Hernangomez oppure Biyombo a seconda delle necessità. Spesso decisivo in passato con il suo lavoro oscuro, fino a oggi conserva il posto perché anche gli altri centri mostrano lacune difensive sotto canestro. Cody ne dimostra anche in fase di rimbalzo offensiva per andare a metter le mani su una palla a volte preferisce tap-out oppure va su scoordinatamente a una mano su alcuni palloni che potrebbe catturare così come in attacco su scarichi rapidi di Walker spesso non riesce ad afferrare palloni che poi viaggiano sul parquet preda dei difensori visto che il nostro lungo è incapace di elasticità nella parte bassa del corpo dimostrando una certa goffaggine nell’abbassarsi… Non difetta di generosità ma è anche poco reattivo sul primo passo dei brevilinei o sui passaggi corti verso di lui nel traffico i riflessi non sono eccelsi. In attacco la musica spesso cambia perché tra blocchi (il migliore dei lunghi nel roster a portarli), pick and roll, inserimenti e canestri da sotto riesce a rendersi utile ed è per questo e per il vantaggio in fatto d’anzianità sugli altri concorrenti che conserva il posto, inoltre sta tirando dalla lunetta con un irreale 91,2%. In attacco in realtà è migliorato in quasi tutte le statistiche principali a eccezione del tiro da tre punti che l’anno scorso era irrisorio avendo centrato 2 su 3 tentativi. Da 19 minuti è passato a 24,3 e da 7,1 punti a 9,5 ma forse qualcuno degli infortuni passati, ultimo quello al ginocchio, pesa leggermente sul rendimento di Zeller. Ci si augura torni a esser più efficace in difesa, ciò che lo penalizza (forse eccessivamente) nel voto, perché a Charlotte serve soprattutto lì. Sapevamo che avremmo avuto problemi sotto le plance ma a oggi sembriamo averne più del previsto.
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 12°, Nicolas Batum: 5,82
Fondamentalmente a parte pochissime partite (tra le quali quella a Miami e l’ultima a Indiana) è quello dello scorso anno anche se è passato nel ruolo di ala piccola, più congegnale a lui rispetto a quello di guardia tiratrice che aveva lo scorso anno. Calato di rendimento nell’ultima parte di questa striscia di partite (eccetto l’ultima), la squadra rimane ostaggio di un contrattone che andrà a gravare sulle casse degli Hornets sino al termine della stagione 2020/21, anno nel quale il francese eserciterà la player option (27,1 milioni) che difficilmente rifiuterà se per caso dovesse essere ancora nel roster. “Sbarazzarsene” non è nemmeno semplice perché, mistero buffo, Borrego, uno abbastanza sveglio, lo sta facendo partire ancora da starter per cercare di fargli prendere una boccata d’ossigeno e di utilizzarlo come fine passatore per collegare la palla al tiratore meglio piazzato. La pazienza dei tifosi però è finita e se sui social è comparso qualche ironico commento come il fatto che il backcourt degli Hornets avesse segnato 60 punti (Kemba 60, Batum 0) in una serata o più “cattivelli” come una ragazza diceva dovrebbe ritirarsi ora, il cattivo affare lo stanno facendo i Calabroni che lo vedono tirar male dal campo, difendere a sprazzi, magari utile su qualche aiuto su giocate che balzano agli occhi ma che sono discontinue. Troppo facile passarlo a volte e troppo facile a passaggi brutti. La rimessa floscia a Chicago nei secondi finali è costata cara, una palla persa contro Boston in un tentativo di hand-off con Bridges riuscito male sono due esempi di un turnover a 2,1 a partita anche se il francese è richiesto ancora il ruolo di collante movimenta diversi palloni ma mentre il minutaggio è uguale praticamente (da 31,0 a 30,8) gli assist di media sono scemati da 5,5 a 3,6… Con il 44,1% contro il 41,5% dello scorso anno almeno sta tirando meglio, anche perché si è preso circa il doppio di tiri ravvicinati (0/3 piedi) di quelli che cercava lo scorso anno. I punti però rispetto all’anno precedente sono in calo: da 11,6 è passato a 9,2 di media.
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 11°, Malik Monk: 5,85
Lo scorso anno aveva finito bene la stagione e anche quest’anno, pur saltellando di tanto in tanto come la puntina di un vecchio giradischi stava facendo bene, poi un passo e mezzo indietro nelle tre trasferte tra Philadelphia e Cleveland sino a gara 16 che gli costano un bel passo indietro in classifica. Tiri forzati con poco ritmo, molta velocità non seguita da altrettanta coordinazione anche se di potenziale ne avrebbe (vedere l’esaltante reverse lay-up a Miami per l’88° punto di Charlotte) dimostra di essere un giocatore “da striscia”, probabilmente anche a causa della sua giovane età. Rimane per ora quindi inaffidabile specialmente sul lato difensivo dove seppur si palesano progressi rispetto l’inizio carriera, ancora fatica a difender nell’uno contro uno e manca di visione sui tagli e back-door avversari, riuscendo ogni tanto a intercettare qualche pallone in difesa. Migliorato in lunetta, peggiorato dal campo a livello di percentuali ha però incrementato il suo bottino arrivando a toccare i 10,9 punti a partita in virtù di un netto aumento di minuti (da 13,6 dello scorso anno ai 21,3 attuali). Gli assist da 1,4 son passati a 2,3 ma il plus/minus per 100 possessi on court è ancora in saldo negativo con un -0,6 mentre l”anno scorso tuttavia era nettamente superiore con -11,8.

In preseason si era dimenticato la canotta negli spogliatoi.
I compagni gli risordano spiritosamente di portarsela questa volta… l’importante è che non si sia dimenticato come si segna.
Lo aspettiamo magari già questa notte con un contributo importante, magari l’aria da trasferta lo renderà più libero mentalmente visto che qualche accenno di disapprovazione ultimamente è arrrivato su qualche suo errore di troppo al tiro allo Spectrum Center.
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 10°, Bismack Biyombo: 5,87
Rispedito in North Carolina come un pacco smarrito, nel frattempo il contrassegno è aumentato. Questo perché Charlotte per abbassare il monte ingaggi e non pagare sovrattasse ha deciso di liberarsi dell’unico rim protector che aveva a disposizione, ovvero Dwight Howard. In cambio però dai Nets ci era pervenuto Mozgov e in questa specie d’interminabile telefilm non mancavano colpi di scena, mentre Superman si liberava dal contratto con i Nets preferendo accasarsi dai rivali divisionali di Washington, Charlotte intavolava trattative a tre con Bulls e Magic che portavano il centro russo a svernare in Florida mentre da noi tornava Biyombo dopo tre anni tra Toronto e Orlando. Il bagaglio di 17 milioni rimane tuttavia inappropriato rispetto alle prestazioni fornite ma rispetto ai 23,8 che avrebbe percepito Howard, il nuovo GM ha preferito risparmiare inserendo nel mezzo la valvola di passaggio Mozgov (firmato per 4 anni dallo stesso Kupchak quando faceva lo stesso mestiere in gialloviola) che ci sarebbe costato quest’anno 16 milioni per salire a 16,7 il prossimo anno, l’ultimo di contratto per l’europeo. A ogni modo Charlotte ha risparmiato 6,8 milioni ma ha acquisito sostanzialmente un terzo centro. Dietro Zeller e Willy ecco spuntare il congolese che forte della sua enorme mole fisica può ritagliarsi spazi limitati in momenti nella squadra ha bisogno che saranno prevalentemente per limitare avversari molto fisici, guadaganre rimbalzi e stoppare tutto il possibile. Difesa insomma… anche se la sua coordinazione e i suoi tempi in situazioni rapide a volte lo espongono al rischio di commetter fallo o di subire un canestro semplice. Embiid ha mostrato tutti i suoi limiti in una manciata di minuti… In attacco le mani non sono educatissime ed è questo lo scotto che alla fine paga finendo dietro a Cody e allo spagnolo. Se dal campo giocando sotto mette il 58,3% a oggi, dalla linea tira con il 42,9% (3/7), segnando 2,1 punti in 8,5 minuti di media. Statistiche insignificanti se non i due falli a partite e l’alto1,1 nella casella stoppate.
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 09°, Frank Kaminsky: 6,00
Frank è stato depistato da Borrego come quarto centro nelle rotazioni. Questo ha significato rimettere il Tank nell’hangar. Poco corazzato e vulnerabile in difesa, andrebbe rinforzato lo spessore sotto canestro che, nei pochissimi minuti intravisto in campo, pare sempre essere il medesimo. Probabilmente gli anni sotto la gestione Clifford l’hanno anche danneggiato in attacco dove troppo spesso si è affidato a cannoneggiare da tre punti invece di andare in avvicinamento e usare le sue mitragliatrici composte da buoni movimenti, anche se a volte un po’ troppo free style. Di fatto visto l’inutilizzo e uno stipendio che il prossimo anno sfiorerà i 5 milioni, Charlotte potrebbe tentare di scambiarlo per un giocatore più utile alla causa anche se qui entriamo nel mondo del fantamercato ma sarebbe auspicabile tentare per prendere un tipo di giocatore più utile alla causa. Un giocatore che lo scorso anno tirava con il 79,9% ai liberi, il 38% da fuori per 11,1 punti di media in 23,2 minuti. Il 45,9% però non era dato altissimo per un lungo essendo atipicamente portato a sparar da lontano. Se da due punti aveva tentato 442 volte da fuori sono stati ben 274 i tentativi… Borrego non disdegna la soluzione da fuori ma tra la difesa e forse per il suo carattere un po’ guascone e un atteggiamento difensivo che paradossalmente diventa offensivo per chi lo guarda, ora siede nella panchina profonda. Anche contro Philadelphia a Charlotte, nonostante Zeller avesse problemi a rimbalzo contro Embiid e Willy non riuscisse a difendere è stato mandato in campo il più fisico Biyombo che ha fatto danni. Nel finale con l’espulsione di Zeller e MKG in infermeria, coach Borrego ha scelto Willy ignorando ancora il Tank. Il suo minutaggio è sceso a soli 8 minuti a partita (6 le gare o gli scampoli di partita disputati), i punti a 3,3, i rimbalzi a 1,7 mentre i TO sono saliti a uno a match. Dal campo tira con il 36,8%, in attesa di statistiche (eventualmente) più consistenti anche perché ha finito per giocare minuti veri contro Indiana vista la doppia assenza di MKG e di Hernangomez per infortuni ma lo spagnolo è in day to day…
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 08°, Marvin Williams: 6,08
Il veterano degli Hornets dalla strana voce, pur partendo titolare, a 32 anni deve rifiatare di più. Borrego in oltre concedendo più spazio ai rookie lo lascia giocare circa metà gara. Dai 30,2 minuti di due stagioni or sono ai 23,7 di quella attuale. E’ così che cambiano le cifre nei punti segnati che a oggi si abbassano a 7,4. In attacco spesso viene trovato in situazioni con piedi a terra sull’arco libero di tirare e punire sullo scarico oppure a volte s’infila in taglio su giochi a due. Saltuariamente se la gioca classicamente in post basso ma non è un’azione tipica e frequente di Marvin che continua a esser valorizzato come stretch four. Dal 41,3% dello scorso anno, è sceso al 30% da oltre l’arco. Quest’anno ha sbagliato qualche open di troppo ma il su contributo in difesa è tornato a farsi sentire maggiormente. Nonostante i due minuti in meno è salito nelle rubate a 0,8 (0,7 lo scorso anno) e nelle stoppate oggi è arrivato a 0,9 (0,5 l’annata precedente). I rimbalzi sono 4,3 invece di 4,7 e sembra più stanco quando va in lunetta tanto che il 9/16 per un 56,3% che non si avvicina alle sue percentuali in carriera sopra l’80% è probabilmente figlio di questa situazione. Tirando abbastanza poco, cercando di fornire punti di rottura, è in controtendenza con ciò su scritto su Zeller sull’attacco e la difesa. Uscito per un colpo di tibia ricevuto da Young durante l’ultima partita contro Indy mentre era a terra, dovrebbe tornare presto in campo. Si guadagna la sufficienza.
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 07°, Miles Bridges: 6,21
Miles, la nostra ala piccola di riserva, all’occorrenza anche ala grande, è una specie di bomba pronta ad esplodere ma per ora in attacco ha dimostrato soprattutto di essere un dunker e saltuariamente di poter metter qualche tiro da fuori dimostrando qualche problema in più sul palleggio e sui tiri dal mid range (gioca prevalentemente sul bordo dell’arco e negli angoli accentrandosi guidato dalla linea bianca di fondo) che si deve creare. Anche negli appoggi in uno contro uno spesso va fuori misura non riuscendo bene a spingere o a ritagliarsi spazio per il tiro nonostante nelle gambe abbia due razzi. Sa muoversi bene sulla linea di fondo ma è ancora un po’ avulso dal gioco di squadra (in 21,1 minuti di media smista 0,9 assist) fornendo prestazioni discontinue, anche perché il minutaggio concessogli da Borrego è variabile a seconda della serata e questo non lo aiuta a trovare subito il ritmo. Dopo la 17^ “giornata” ha una media al tiro dal campo del 55,7 che sale al 66,7% considerando solamente i tiri da due punti, anche perché risulta difficile fermare le sue lanciate schiacciate, ma anche i tiri da tre punti dove il 40,5% (15/37) lo aiuta ad avere una media punti di 7,7. In difesa ha ancora da lavorare ma il fisico lo aiuta, rispetto a Monk poi è già un passo avanti, inoltre usa le sue capacità atletiche per arrivare dove altri non oserebbero, chiedere a Joseph stoppato da dietro da un Miles staccato da dietro, lanciatosi nell’iperspazio… Un giocatore quindi che ha margini di miglioramento che già oggi però riesce a far più cose bene. Mi ero detto entusiasta potenzialmente quando Charlotte questa estate al Draft, scambiandolo con i Clippers per Gilgeous-Alexander (l’attuale Clippers gioca più di lui e segna qualche punto in più ma ha meno dimensione perimetrale e atletica), per ora sta ripagando la fiducia.
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 06°, Guillermo Hernangomez: 6,32
Il centro spagnolo è finito in infermeria contro Indiana sfoggiando dietro la panchina una strana giacca ciclamino a quadratoni accennati bianchi. Questo dimostra la sua vivacità anche quando è seduto in panchina. Sicuramente un uomo “squadra”, nel senso che anche quando è seduto in panchina festeggia e gioisce per i compagni se producono qualcosa di buono, a Charlotte si sente sicuramente più parte del progetto visto che, nonostante la giovane età, Borrego si fida più di lui rispetto a Frank e Biz, inoltre, quando giocava per New York aveva dovuto subire un drastico calo nel minutaggio. D’altra parte Borrego vorrebbe un centro in grado di colpire anche da fuori aumentando così la spaziatura ed estendendo la minaccia sul parquet per allargare le maglie della difesa avversaria o punire sullo scarico. Con i suoi 211 se servito fuori, ha dimostrato d’esser minaccia consistente con i piedi a terra. Con un 10/17 per un 58,8% ha spesso battuto le difese avversarie con una percentuale più elevata anche dei tiri dall’interno della linea da due punti quando qualche volta dalle parti del ferro è stato stoppato. Anche lui però in difesa dimostra d’esser un po’ troppo leggero anche se in 14,2 minuti di media ha uno 0,6 in stoppata e 4,9 rimbalzi, risultando aggressivo sui palloni vaganti in difesa, spesso bravo nel recuperarli con rapidità, grinta e coordinazione. Ha un assist di media a partita e segna 7,5 punti a game. Se non è un muro in difesa è sicuramente un giocatore giovane che sta aiutando Charlotte ad avere una stagione migliore delle precedente.
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 05°, Dwayne Bacon: 6,43
Dwayne Bacon è un giocatore che nella dimensione difensiva si ritaglia il suo spazio. In difesa contro Philadelphia aveva fermato Butler nei regolamentari mentre nel supplementare aveva provato onestamente a bloccarlo ma la mano alzata è rimasta lì in maniera inefficace. Le sue stoppate sono pari a zero ma guadagna 2,2 rimbalzi a partita ed è un difensore che limita l’avversario scivolando piedi a terra mostrando buon piazzamento e velocità nell’esecuzione di questo fondamentale. Fuori dalle rotazioni a inizio stagione, quando si è fatto male MKG, quasi in concomitanza con una sua brillante prestazione di pochi minuti. A livello offensivo, ha guadagnato minutaggio rispetto a un inizio di stagione che lo aveva visto tenuto in naftalina, ma è stato poco brillante nelle successive partite per ciò che riguarda le sue incursioni per tornar sopra le righe nel finale. Ama attaccare il ferro andando sino in fondo se possibile oppure arrestarsi balzando in aria per un jumper uno contro uno o fade-away. Mostra buone doti di coordinazione se trova il ritmo della giocata. Sfrontato nell’uno contro uno, può sbagliare o segnare mostrando buona coordinazione in mezzo al traffico con tiri ricavati in spazi angusti che si ritaglia in aria, anche usando poi il plexiglass come amico. Saltuariamente può colpire da tre punti da dove è un jolly per Borrego visto che 9 delle 16 triple tentate sono andate a bersaglio (56,3%). Le cifre sono modeste essendo sceso in campo 10 volte ma con 13,5 minuti giocati, una media più consistente di altri giocatori tenuti come terza scelta nel ruolo. Il suo 9/10 dalla lunetta sino ad ora ha garantito un alto standard a gioco fermo mentre ha il 52,1% dal campo, una percentuale che lo porta a passare dai 3,3 punti segnati l’anno scorso ai 6,8 attuali. Questo fattore potrebbe mettere in difficoltà coach Borrego perché oggi anche Bacon chiede un posto al sole.
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 04°, Jeremy Lamb: 6,47
Lamb è un giocatore dal contratto in scadenza, per questo a oggi a Charlotte si parla di lui come una possibile pedina di scambio visto che lo scorso anno e in questo inizio sta dimostrando un livello superiore rispetto al passato che richiederebbe una nuova firma a cifre più alte in un discorso di salary cap già intasato. Certo… Beal costerebbe molto di più ma viene ritenuto un upgrade rispetto all’ex Thunder. Il ventiseienne scelto dai Rockets però ha aumentato ancora la sua media punti toccando il 14,1 con un 44,8% dal campo (leggermente più basso dello scorso anno), rimanendo utile in un contesto dove ha come compagno di reparto la star Walker a monopolizzare i palloni. Aggressivo nelle sue incursioni riesce a trovare anche qualche giocata “and one” con canestro e tiro libero. Con un 40/44 dalla linea sta tirando con il 90,9%.. Da fuori non è sempre affidabile ma nell’ultima gara con i Pacers ha sparato molto bene da oltre l’arco toccando oggi un totale di 38,2 di media. Guadagna un rimbalzo di media in più rispetto lo scorso anno ed è in difesa che ha aumentato i giri dove ruba 1,2 palloni a partita contro gli 0,8 dello scorso anno e spesso va a disturbare l’avversario in jumper in salto o anche in uscita in rotazione se non è il suo prova a farlo sbagliare. Non è un difensore di prima categoria o riesce a piazzarsi sempre bene come Bacon risultando a volte in difficoltà con giocatori rapidi a cambiar direzione ma guadagna sul campo con fatica i suoi 26,1 minuti. Jeremy non è una sorpresa anche se in controtendenza aveva stentato all’inizio in qualche partita ma se Charlotte dovesse arrischiarsi in qualche avventuroso scambio per arrivare a Beal o ad altri giocatori, sarebbe uno dei pezzi più interessati di Charlotte anche se mi dispiacerebbe perderlo.
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 03°, Tony Parker: 6,65
Tony doveva essere la PG di riserva, l’uomo assist della second unit che avrebbe fornito palloni ai ragazzi giovani, uomo spogliatoio che apportando esperienza migliorava gli altri ma il francese si è messo anche a giocare in proprio con gusto trovando in diverse serate la forza di spingere l’attacco di Charlotte sovrapponendosi anche qualche volta a Walker quando il capitano torna in campo. E’ lui a portar palla a dettare i ritmi. Spesso non disdegna la soluzione personale in penetrazione avendo ancora a 36 anni un discreto cambio passo ed esperienza per trovare varchi (quasi invisibili per i normali umani) sotto canestro in uno contro uno o nella selva di mani alzate protese alla difesa dell’anello oppure può battere la difesa avversaria con jumper dal mid range. In genere gioca intelligentemente riuscendo a metter ordine tra le nostre giovani fila. Sicuramente un acquisto ben riuscito da parte di Kupchak.Il giocatore nato a Bruges 36 anni fa ricava da coach Borrego 18,6 minuti a partita con un 56,8% da sotto che cala a un dignitosissimo 38,7% entro l’ultima fascia del tiro da due punti d dove spesso Parker ha messo tiri importanti. Al momento difetta del tiro da fuori con solo un 29,4% e soprattutto ai liberi dove stranamente ha un 67,6% che c’è da scommetterci, salirà durante la stagione. A lui si è chiesto anche di far da collante (che abbiano aperto una fabbrica di colle in Francia chiamandola “Premiata Ditta Parker e Batum”?) e oltre i 9,4 punti a partita di media riesce a sfornare 4,2 assist.
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 02°, Michael Kidd-Gilchrist: 6,69
Salsola, in inglese tumbleweed, pianta del deserto che sembra sterpaglia rotolante nei film western. Come lei all’apparenza morta, secca, MKG si è rigenerato cambiando ruolo, tornando a giocare in attacco anche un basket prossimo alle sue caratteristiche attaccando il canestro, anche in transizione. Un rotolacampo insomma, come il nome meno noto della pianta in italiano. Borrego l’aveva fatto salire al ruolo di PF partendo dal suo naturale ruolo di SF, ma spesso l’abbiamo visto giocare anche da centro marcando elementi avversari più alti e grossi di lui con discreti risultati. Pur perdendo il ruolo di starter sta dimostrando resilienza, capacità d’adattamento all’ambiente che serve alla squadra per caratterizzare e stabilizzare il suo assetto difensivo quando MKG è in campo. Il venticinquenne è stato accostato a Draymond Green come cambio di ruolo, la storia, anche se è presto per dire se continuerà così, è cambiata al momento. In difesa sembra più forte di prima nelle stoppate dove dimostra tempismo e un certo atletismo che aveva perso. Il suo 1,3 a partita è il record personale (lo scorso anno viaggiava a 0,4) e con quasi 5 minuti in meno d’utilizzo a partita è passato da 4,1 rimbalzi la scorsa stagione ai 5,9 attuali… Poche invece le rubate ma se ha possibilità spinge o segue la transizione volentieri. Da 9,2 punti a partita è sceso a 8,6 ma come detto qui sta anche nel minutaggio e nella selezione di tiro che privilegiano i compagni. Lui attacca comunque senza paura il canestro in uno contro uno riuscendo spesso a metter dentro punti preziosi ed è da sotto che un “non tiratore” come lui può contribuire efficacemente per la squadra. Al momento sta tirando con un 48,3% al tiro e da fuori ha già provato 8 volte segnando due triple, quando il suo record di triple tentata in stagione è fermo a 9 (per ben tre volte).
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 01°, Kemba Walker: 7,14
Kemba è partito fortissimo andando di media oltre i trenta punti, poi l’inevitabile calo che spesso non ha però pregiudicato buone prestazioni. Raramente è andato sotto la sufficienza come a Cleveland anche se sui palloni nelle punto a punto finali è stato decisivo solo a Miami e in casa contro Boston mentre nella serata d’apertura ha sbagliato l’ultimo tiro, a Chicago è finito per terra sulla pressione di LaVine per colpa di un passaggio floscio di Batum, a Philadelphia è stato stoppato da Simmons al quale non sono stati fischiati i 3 secondi (dopo aver messo dentro un buon canestro in penetrazione al quale gli arbitri sbagliando non hanno fatto seguire il libero addizionale) e a Charlotte sempre contro Phila, dopo un’incredibile prestazione da 60 punti sulla quale c’è veramente poco da contestargli, è stato stoppato da Butler sul tiro finale mentre nei regolamentari aveva perso palla dopo esser riuscito a pareggiar dalla lunetta in una partita a livello personale strepitosa. Dopo la partita casalinga con Philadelphia, punto nell’orgoglio ha disputato una delle migliori gare nella sua carriera mostrando un gioco a tutto campo fatto di finte, crossover, ball handling rapido e preciso, spin, difesa, coast to coast, rimbalzi, entrate, triple e step-back. Praticamente una gamma sterminata nel suo repertorio che l’ha portato a segnar 21 punti nell’ultimo quarto contribuendo decisivamente a far rimontar la squadra dal -10 e a vincer la partita. Una gara da brividi nel lanciarsi su ogni pallone anche da stremato. Più calmo, anche se dall’inizio caldo con almeno un paio di perle regalate ai fan a inizio gara, era la partita con Indiana dove si dedicava anche all’arte dell’assist finendo con 11 andando in doppia doppia terminando con 16 punti dopo i 60 di Phila e i 43 rifilati a Boston. Kemba per un turno è stato anche in testa alla classifica marcatori di tuta la NBA, scendendo dietro a Curry nell’ultima gara anche perché non essendoci bisogno di lui nell’ultimo quarto ha guardato i compagni riposando in panchina. Il giocatore più hot del momento potrebbe aiutare a convincer “Beal” a trasferirsi a Charlotte creando una coppia di guardie esplosiva. Inutile sprecar aggettivi per un Kemba, stella brillantissima ma lontana da palcoscenici più prestigiosi, mal calcolata da molti che non vedono nella galassia Charlotte una variabile cefeide per rapportarsi al grado di bravura della nostra PG, comunque sempre al centro di speculazioni sul mercato per i risultati mediocri ottenuti da Charlotte in diverse annate precedenti. Oggi comunque vola altissimo come non mai con 28,8 punti di media in 34,8 minuti (circa sugli standard delle annate precedenti), tira dal campo con il 46,6% (mai così bene) e da fuori è al 39,4%. Negli assist è salito a 6,4 rispetto ai 5,6 dello scorso anno mentre rubate e stoppate son rimaste invariate con 1,1 e 0,3 rispettivamente. Per ogni 100 possessi con Kemba in campo la squadra guadagna 6,6 punti di media. In difesa ha problemi di statura con u suoi 185 cm ma continua a essere un abile difensore nel posizionarsi davanti all’attaccante in corsa per prender sfondamento e non è arrendevole nelle chiusure. Aveva segnato 52 punti in una partita nel 2015/16 ma quest’anno ha battuto il proprio record e quello della franchigia arrivando a 60.
Vediamo qualche record che ha infranto recentemente.

Anche l’inizio stagione non era stato affatto male, infatti…

eccolo come giocatore della settimana a Est…

Qui vediamo una grafica dopo la partita di Philadelphia che indica i vari record infranti…

 

La classifica marcatori dopo Phila. Dopo Boston Walker passerà in testa per tornare in seconda posizione dopo Indiana.

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Qui troverete la tabella voti che porta alla classifica provvisoria riepilogata nella seconda scheda sottostante.
__________________________________________________________________________Stanotte si riparte dalla dificile trasferta di OKC alle ore italiane 02:00…