Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Game 3: Charlotte Hornets @ Miami Heat 113-112

 
Intro
 
Charlotte e Miami partivano appaiate nella loro avventura NBA a fine anni ’80, momento nel quale le città vivevano una nuova espansione.
Quella di Miami però era alimentata anche dalla criminalità, quella dedita al traffico di droga in particolare.
Al centro dello scambio internazionale del traffico di droga, possiamo ricordare la serie Miami Vice
dove James “Sonny” Crockett (Don Johnson) e Ricardo “Rico” Tubbs, poliziotti dalle tinte color pastello e macchine fastose (una Chevrolet Corvette fu assemblata e travestita da Ferrari 365 GTS/4 Daytona Spyder tanto che la leggenda narra che Enzo Ferrari avesse donato una sua creatura per far cessare una situazione ambiguamente imbarazzante) combattevano il crimine, in particolare proprio il traffico di droga mentre nella reale città di Miami inizialmente si pensava di non concedere le riprese per la serie TV per paura che la situazione peggiorasse dopo che la serie fosse andata in onda, dando un’immagine ancor più brutta della città.
In realtà, dopo un periodo di anonimato, la serie creò diverse mode e contribuì a rilanciare l’immagine della città, oggi meta insieme a Miami Beach di turismo anche da oltreoceano.
Nonostante i successi di Miami a livello di titoli (3), arrivati tutti dal 2006 in poi, contro gli zero degli Hornets che nel frattempo si erano scissi da Charlotte per ricongiungersi nel 2014, i Calabroni (intesi come Charlotte 1.0, New Orleans, OKC e Charlotte 2.0) erano riusciti a rimaner in vantaggio sino alla scorsa stagione negli scontri diretti all-time.
Il 4-0 pro Miami dello scorso anno (6-0 la striscia pro Heat) con una partita casalinga gettata letteralmente al vento, ha però portato in vantaggio la squadra guidata da ormai diversi anni da coach Spolestra.
Per interrompere la serie vincente degli Heat, tagliare lo svantaggio All-Time su una sola gara e andare sul 2-1 in classifica, Borrego e la squadra volavano in back to back per interrompere il vice (il vizio) di Miami.
 
La partita in breve
 
Dopo un avvio al fulmicotone di Miami che si portava sul 4-12, Charlotte iniziava a carburare nel primo tempo, tanto da giocare un buon basket veloce chiudendo in vantaggio il primo quarto sul 34-29.
Nella seconda frazione gli Hornets dilagavano grazie anche a una buona difesa mobile con mani dappertutto aggiungendo altri 15 punti di margine per andare a riposo seduti su un clamoroso 72-52.
Walker aveva già accumulato 22 punti mentre Lamb e Zeller ne avevano infilati 9 a testa con Batum e Marvin Williams a ruota con 8 ognuno.
Nella ripresa però Miami trascinata dal pubblico e da qualche chiamata che nel finale iniziava a esser persecutoria, più ovviamente la propria bravura (canestro da 3+1 di Dragic da menzionare a 1:55 dalla terza sirena), riusciva a dimezzare lo svantaggio (il vantaggio aveva toccato anche un confortante +26).
Solo 10 punti da recuperare negli ultimi 10 minuti.
Charlotte, tra mille traversie riusciva a non far mai sopravanzare Miami nel punteggio, anche se la squadra, trascinata da Dragic e le sue penetrazioni con generosi saltuari oboli offerti ad Adebayo più un Wade che quando ci vede non ci risparmia, arriva sul -1.
Nel finale Wade mancando una tripla recuperava il proprio rimbalzo pareggiando lasciando però sul cronometro una dozzina di secondi circa.
Gli Hornets davano palla a Walker che, nonostante le dichiarazioni di Borrego di variare il gioco, s’infilava verticalmente sulla destra del canestro per tentare l’appoggio.
Il sandwich era visto dagli arbitri come falloso.
In particolare il corpo del reato era il body di McGruder.
Mezzo secondo dalla fine; dentro il primo, mancato intenzionalmente il secondo per non conceder nulla più a Miami.
Gli Hornets sopravvivevano.
Partita tosta giocata sul filo, vinta esattamente con le stesse modalità con le quali i Bucks hanno prevalso su di noi all’esordio.
I tanti punti di vantaggio sprecati e identico punteggio con la squadra in trasferta a guadagnare la sofferta vittoria.
In una gara dove gli Heat hanno avuto la meglio a rimbalzo 40-49 (outrebounded) e come percentuale dal campo 44,1% contro il 46,1%, Charlotte ha colpito però più pesantemente da fuori vincendo in percentuale con il 38,1% a fronte del 32,4% della squadra di Spolestra.
11 i turnover per i man in teal contro i 15 degli Heat, sotto 23-21 anche negli assist, nelle rubate (6-4) e nelle stoppate per 12-11.
Per Walker 39 punti in 40 minuti, bene anche Monk con 15 pt., mentre per Miami Wade con 21 sarà il miglior marcatore, seguito da Dragic con 20 pt. e da McGruder in doppia doppia con 19 pt. e 10 rimbalzi. 11 pt. e 15 rimbalzi per Whiteside.
 
Le formazioni:
 
La partita
 
1° quarto:
Pessimo l’inizio degli Hornets che perdevano la terza palla a due su altrettanti tentativi; nel traffico Whiteside era stoppato ma la palla schizzava a destra uscendo leggermente dalla mischia laddove McGruder recuperava e metteva dentro facilmente.
Una put-back dunk di Whiteside su contropiede con appoggio mancato di Dragic e una tripla di Richardson spingevano gli Heat sullo 0-7.
Charlotte rispondeva con una finta da pochi passi di Williams che si accentrava alzando il pallone con tocco morbido per i primi due punti.
Lamb al secondo tentativo consecutivo correggeva sé stesso segnando il 4-7 ma Miami segnava con uno spin e tiro istantaneo difficile di Richardson su Batum che in entrata era anche stoppato da Whiteside.
Passi non fischiati a Richardson ma sull’azione offensiva Lamb in oscillazione in aiuto trascinava la sfera a terra insieme a Whiteside che scendeva con la palla in mano sul tiro; palla a due che vinceva Miami sino a concludere con la tripla frontale vincente di McGruder a 8:27 per il 4-12.
Borrego era costretto al time-out.
Walker segnava due punti al rientro Jones Jr. tre da sinistra ma Charlotte rispondeva nuovamente con uno screen roll di Zeller che riceveva l’imbeccata da Walker.
Tocco da destra, canestro + FT (realizzato) per il 9-15 a 7:38. Jones Jr. perdeva palla forzando centralmente, Williams recuperava e faceva ripartire la transizione chiusa con una precisa tripla da sinistra da parte di Batum.
Walker in transizione portava a una sola lunghezza Charlotte (14-15) ma Miami dava nuovamente gas con un’entrata di Dragic nel traffico chiusa di mancina per spingersi poi sul 14-19.
Kemba, uscendo da un blocco di Cody, sparava lestamente la tripla del -2 a 6:11 ma Jones Jr. depistava Batum in palleggio liberandosi il corridoio centrale chiudendo in devastante schiacciata a una mano.
Batum si vendicava sparando una tripla in faccia all’avversario per il 20-21 che consigliava Spolestra per la chiamata di un time-out.
Al rientro comunque Walker firmava il sorpasso, Willy allungava con un terzo tempo e tiro arcobaleno, poi a 3:11 i Calabroni entravano anche in bonus; Batum segnava il primo libero personale stagionale a anche il secondo per il 26-21. Kemba portava un’altra veloce minaccia dando palla a Willy; scelta di passaggio veloce, avvitamento altrettanto rapido del centro spagnolo fermato solo con il fallo senza che però gli Heat potessero opporsi al 2/2 dalla lunetta per il 28-21. Iniziava a dar fastidio il neo entrato Wade che segnava in reverse layup e in uno contro uno dalla media baseline sinistra.
Kemba cambiava bloccante (MKG) per andare a presentarsi sulla linea dei tre punti a metter nuovamente una bomba (31-25).
Wade da sotto metteva il tiro, Parker dalla lunetta invece nel confronto tra giocatori espertissimi faceva magra figura con lo 0/2 a:46.0 dalla prima sirena, rimediava il suo pupillo Monk a :32.6 con una bomba da fuori.
Richardson chiudeva il primo quarto con un jumper dal palleggio che valeva il 34-29, parziale di primo quarto.

Walker subisce un fallo da Richardson nel corso del primo tempo.
AP Photo – Lynne Sladky

2° quarto:
Hernangomez iniziava bene il secondo quarto correggendo un tiro da sotto, Lamb costringeva Wade a un air-ball per poi andare a chiudere con un arcobaleno sul posto nel cuore dell’area per il 38-31.
Si entrava nel regno delle stoppate quando Wade la dava a MKG che in rientro si vendicava alla grande su Richardson spazzandolo via.
Sull’azione seguente ancora MKG bloccava Adebayo, ma dall’altra parte chiudeva il cerchio Olynyk che stoppava Willy. 7-4 il conto delle stoppate prima di due FT per Adebayo a 9:11 per il 38-35.
Monk dal corner destro faceva ripartire Charlotte che guadagnava anche un fallo in difesa per spinta di Adebayo su Kemba in uscita dal blocco.
Assist breve di Lamb in corsa (portandosi via tre difensori in chiusura) dentro l’area per Cody che usando il plexiglass ci dava un +8.
Sfondamento di Whiteside netto su Zeller e due liberi a segno di Lamb a 7:36.
Miami andava in difficoltà anche perché Lamb aggiungendo una stoppata riportava in attacco Charlotte che vedeva Williams sparare un air-ball dal corner sinistro recuperato da Zeller sotto, bravo a chiudere in schiacciata.
Olynyk interrompeva il parziale di 9-0 con due punti dalla linea di fondo sinistra ma Williams in aiuto spazzava via l’entrata di Dragic una prima volta, mentre sul secondo tentativo dello sloveno controllava con il corpo la fluttuazione aerea dell’attaccante che si bloccava senza riuscire ad appoggiare, arrivava quindi lesto a 5:36 un fing and roll di Zeller che slalomeggiava leggermente nel giallo pitturato degli Heat per precedere una tripla di Olynyk perso dalla difesa di Charlotte a 5:22.
Faceva paura McGruder dalla distanza segnando una prima bomba ma un gioco dentro fuori tra Lamb e Williams portava quest’ultimo alla tripla come risposta in catch n’shoot. McGruder replicava da tre ma un ribaltamento di Walker verso un liberissimo Lamb nel corner destro non era sprecato dal nostro numero tre che infilava altrettanti punti per il 55-46.
McGruder ci riprovava dopo una finta che mandava al bar Lamb ma depistava anche sé stesso; non in ritmo colpiva il ferro mentre Charlotte colpiva realmente con una tripla da transizione di Walker.
Walker prendeva gusto sparando e segnando da fuori dalla destra vincendo la battaglia dall’arco, poi MKG era bravo a chiudere su altro assist di Lamb in corsa.
Charlotte recuperava altri due punti in transizione e nel finale si affacciava sul quasi +20, ad esempio erano 17 le distanze quando Kemba dopo una drive a impegnare “i neri” (ben inteso colore di divisa utilizzata) nel box, scaricava fuori per un liberissimo Williams che rimanendo concentrato colpiva da tre per il 69-52.
Sulla sirena Walker pastorizzava McGruder con una tripla che infiammava la luce rossa per il +20 (72-52).
 
3° quarto:
Si arrivava tranquillamente a 10:50 con un shot clock violation per parte.
Zeller prendeva anche due rimbalzi offensivi mentre Walker con il ritmo nel sangue tambureggiando il palleggio arretrava scagliando da due un suo classico jumper frontale che affondava sofficemente tra le maglie della retina.
Jones Jr. era battuto ma non domo; ecco una sue entrata per riportare almeno a -20 le lunghezze (74-54) ma a 8:00 minuti Kemba era lanciato in transizione, complice un brutto passaggio di Miami, canestro più fallo per il 77-54.
Miami aveva 4 FT a disposizione sulle seguenti azioni ma un 2/4 con nel mezzo una precisa tripla aperta di Lamb la faceva retrocedere di un altro punticino.
Marvin poi in triangolazione con Kemba evidenziava le lacune degli Heat in marcatura; dal cuore dell’area alzava la parabola quel tanto che bastava per l’82-56.
Jones Jr. in slam dunk non cambiava molto le cose anche perché Wade andava a sfondare sull’azione d’attacco (di Miami) successiva. Kemba pescava Cody al centro dell’area solissimo.
Anche il nostro centro non ci credeva tanto da pensare per un momento cosa fare di fronte al canestro, poi la schiacciata era cosa ovvia.
McGruder alla tabella oltre Lamb per dare una scossa alla squadra della Florida era seguito da Dragic che con una tripla a 5:03 scuoteva nuovamente i compagni con la complicità di una Charlotte meno attiva in difesa e che si accontentava troppo sulle soluzioni d’attacco.
A 4:39 Kemba era costretto a romper un raddoppio per andare con uno scoop a depositare al vetro sul finire del cronometro Wade ne aggiungeva due, Jones Jr. in fuga sulla baseline destra con tocco alto anche ma Monk con un great reverse layup in up & under a superare il n°21 mostrava qualcosa di simile a quanto fatto vedere a Chicago sul finire dello scorso anno.
Una dunk di Wade era campanello d’allarme.
Charlotte chiamava il time-out ma a 1:55 dalla fine Dragic trovava il colpaccio con la tripla più leggero tocco di Monk sull’avambraccio.
Giocata da 4 punti che accorciava notevolmente le distanze (92-81).
Hernangomez si esaltava stoppando Richardson quasi sulla sirena ma gli arbitri iniziavano a perseguitare Charlotte chiamando un fallo di MKG su Whiteside che dalla lunetta splitttando tagliava a metà il divario rispetto all’intervallo per un 92-82 con 12 minuti ancora tutti da giocare.

Walker si allunga oltre Whiteside e Mc Gruder per depositare a canestro.
Steve Mitchell-USA TODAY Sports

 
4° quarto:
Adebayo in schiacciata martellava il ferro con palla rimbalzante nella troposfera.
C’era però il fallo e il 2/2 accorciava ancora il gap che si assottigliava ulteriormente come i ghiacci del polo sull’alley-oop di Adebayo.
92-86…
Williams da destra s’inventava l’entrata con tocco al vetro che ci dava un po’ di respiro a 10:29.
A 9:37 rientrava Kemba in campo mentre gli Hornets avevano già problemi di falli.
Dragic iniziava a usare le sue penetrazioni portando sul 94-90 la partita prima di un time-out saggio chiamato da Borrego a 8:29.
Cody filtrava un pallone per MKG che da sotto realizzava ma mancava il, libero addizionale (Adebayo foul). A 8:01 Miami andava in bonus con Dragic.
Il 2/2 valeva il nuovo -4 e un ½ dello sloveno che beneficiava dell’improvvisa generosità della terna arbitrale spinta dall’entusiasmo del pubblico di Miami segnava il -3 con Lamb out per raggiunto limite di falli.
A 7:18 su una drive, anche Monk (entrato al posto di Lamb) riusciva a portar a casa due liberi che infiocchettava e consegnava come regalo da due punti a Borrego.
Dragic innescava due volte Adebayo per l’alley-oop; andava liscia la prima azione, sulla seconda, con Cody in raddoppio arrivava in rotazione MKG a spender il fallo ma il centro degli Heat era implacabile dalla lunetta.
-1 (98-97) a 6:41 dalla fine con un arbitraggio abbastanza casalingo e gli Hornets abbastanza scoppiati fisicamente e mentalmente.
Ci pensava il fresco Monk dopo un quick crossover in uno contro uno ad affondare un jumper della speranza.
Tornava alla ribalta un prodigioso Monk che da tre punti indirizzava la partita sui binari di Charlotte.
103-97 con Batum per allungare due volte da tre con l’inframezzo del rimbalzo di un generoso MKG ma niente da fare, tuttavia su palla vagante Dragic finiva involontariamente su Kemba che con un ½ ci restituiva un +7 a 4:29 dal termine.
A 4:18 però rientrava in scena il fantasma dell’opera; quel sotterraneo Wade che ci ha dato spesso fastidio in passato, il quale, anche nella sua versione zombesca segnava da tre…
Un catch’n shoot di Walker dalla diagonale valeva il 107-100 ma Wade alzando la parabola oltre a un esterrefatto Batum, siglava il nuovo -4 da fuori.
Una buona azione di Miami in transizione con giro palla rapido faceva mancare la copertura in rotazione sotto canestro dove Whiteside schiacciando segnava il -2…
Kemba a 2:43 era l’anima pulsante di Charlotte, detentore delle speranze di vittoria con la settima saetta da oltre l’arco (110-105).
Whiteside spedito in lunetta a 2:26 non sbagliava riportando a un possesso lungo la squadra di casa mentre in difesa oscurava il jumper di MKG spazzando in rimessa laterale con 4.4 sul cronometro.
Marvin s’inventava l’entrata recuperando due FT a 2:05. Fallo e ½…
Whiteside al centro dell’area e della partita si girava da spalle a canestro per tirar corto contro MKG che sembrava al cospetto suo figlio tanti cm rendeva, poi su un’altra azione offensiva MKG con palla appena conquistata a rimbalzo non si avvedeva di McGruder che da dietro gli soffiava palla.
Due liberi splittati, il secondo era ridicolmente propedeutico alla chiamata per altri due poiché sulla palla vagante Batum era inviso anche agli arbitri.
Fallo inventato su Whiteside ma siccome San Giovanni non fa inganni lo 0/2 era risultato giusto.
McGruder comunque a :45.2 dalla fine con un’entrata in gancio artistico aveva ragione della presenza fisica di MKG. Time-out Charlotte sul 111-110.
Un fallo di Whiteside a :26.8 dalla fine mandava in lunetta un inaffidabile MKG che infatti realizzava solo la prima conclusione.
+2, time-out Miami che al rientro provava il colpaccio con una tripla di Wade, niente da fare, Williams non riusciva a chiuder lo spazio, Richardson faceva da velo a sinistra e gli Hornets non tagliando fuori lo stesso Wade che depositava da sotto per il pari si trovavano con tutto il vantaggio mangiato a :12.3 dalla fine.
Charlotte nonostante le dichiarazioni di Borrego si affidava a Walker che in entrata cercava d’infilarsi in un tunnel composto da due giocatori.
Per l’arbitro c’era il terzo fallo di McGruder.
Kemba ringraziava presentandosi in lunetta a mezzo secondo da termine.
Primo libero pesante che s’infilava, secondo errato intenzionalmente per evitare beffe.
Charlotte portava a casa così una vittoria preziosa contro una rivale divisionale, resistendo al comeback degli Heat.
Oggi, anche se appena iniziata la Regular Season, Charlotte si porta in testa alla Southeast (2-1) grazie a un punteggio e a una modalità che ha ricalcato perfettamente, a parti invertite, la gara con i Bucks.
Pagelle
 
Kemba Walker: 8
39 pt., 5 rimbalzi, 7 assist in 40 minuti. Monopolizza un po’ il gioco a tratti con un 14/31 ma la sua partenza stagionale è ad altissimi livelli e si vede. Porta ancora palla sull’ultima azione. Questa volta né sbaglia né segna. Meno poeticamente recupera un fallo a mezzo secondo dalla fine e pragmaticamente concretizza il libero della vittoria sbagliando appositamente il secondo. Supera i diecimila punti in carriera e dopo le prime tre gare ha una media di 35,3 punti…
 
Jeremy Lamb: 6,5
12 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, 2 stoppate. Basta guardare questo tabellino per capire che a parte il centro, Jeremy sa fare un po’ di tutto. Un 4/12 al tiro non eccelso e i 6 falli (ma spesso ha mani rapide per rubare o intercettare palloni usando una difesa rapida ed attiva anche se non sempre funzionante) che l’estromettono dalla gara nell’ultimo quarto sono le note negative. Paradossalmente entra Monk ed è una benedizione.
 
Nicolas Batum: 5
8 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. Gioca un buon primo tempo tra punti, assist e rimbalzi, poi quasi scompare nella ripresa e non è la prima volta… Non segnerà più un punto nel secondo tempo tanto da abbassare la percentuale al 20% dal campo (2/10). Personalmente avrei dato spazio a Bridges.
 
Marvin Williams: 6,5
13 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. 5/10 al tiro. Lo seguo su un’azione cambiare lato dei bordi dell’area per andare in aiuto tenendo una buona posizione, almeno finché non viene aperto il gioco nell’angolo. Oscilla e ha il senso della posizione per rifilare tre stoppate. Con un paio d’iniziative personali in entrata ci fa recuperare tre preziosi punti. Si perde Wade nel finale quando pareggia ma la differenza di passo sullo scatto c’è.
 
Cody Zeller: 6
11 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 5/7 dal campo. Sorpreso dall’assist di Kemba ci mette un po’ prima di realizzare mentalmente e fisicamente in schiacciata. Alcune buone incursioni senza palla come la giocata da tre punti nel primo tempo. Sembra soffrire meno delle precedenti gare quando è in campo anche se non è facile avere a che fare con i centri degli Heat. Un bel recupero in rientro ad allungare la palla a un giocatore degli Heat, sfera poi recuperata dai nostri.
 
Malik Monk: 7
15 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata. 5/11 al tiro con 3/8 da fuori. Buono per un esterno. Personalità, classe e precisione con un bell’assist da drive smistato sotto. Nel finale i suoi 5 punti consecutivi sono preziosi. Peccato per il tocchetto su Dragic con la giocata da 4 pt. dello sloveno ma Malik sta dando una buona mano nelle realizzazioni. Un reverse layup in up & under da paura passando l’uomo in salto…
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7
7 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 7 stoppate. 3/5 dal campo con un 1/3 ai liberi che avrebbe potuto pesare. Generoso, probabilmente, mano a parte, non educatissima, è la stanchezza a incidere un po’. Si fa vedere dappertutto e qualche volta gli va bene come in marcatura su Whiteside, a volte male come la palla che si fa strappare da McGruder che gli arriva alle spalle. Si prende due stoppate ma balzano all’occhio le 7 che lui rifila agli avversari che diventano importanti, come quella in rientro dopo averne appena presa una. Se non è ancora l’MKG primordiale composto da energia, poco ci manca.
 
Willy Hernangomez: 6
8 pt., 8 rimbalzi, 1 assist. Non felice il suo momento sul parquet con un -9 accumulato ma a parte qualche responsabilità difensiva, a rimbalzo si fa sempre valere e mette anche qualche punto rimanendo concentrato ai liberi per un 2/2.
 
Tony Parker: 5
0 pt., 1 assist. In 9 minuti produce solo un assist. Nel primo tempo è uno dei pochi a esser sotto la sufficienza, sbagliando anche due FT oltre allo 0/1 finale dal campo. Nella ripresa riesce a rallentare anche troppo l’azione tanto che a 9:37 Borrego rispedisce in campo Walker. Brutta serata per i transalpini.
 
Coach Borrego: 7
Con calma disegna l’ultimo schema sulla lavagnetta. Mi piacerebbe sapere che disegna, visto che la palla finisce sempre a Walker. Basterebbe mostrare la prima parte; i movimenti sulla rimessa per liberare Kemba. Per il resto la squadra ha sì in Walker un leader importante ma gioca un basket veloce e frizzante. Non so quanto possa reggerlo a livello fisico visto che in back to back il calo è venuto fuori prepotentemente nel secondo tempo, complice qualche giochino di troppo nel terzo quarto sul +20 e poi sul +26. Comunque grande impresa espugnare Miami con una squadra rivitalizzata e un Monk importante. Io darei qualche chance a Bridges se nei secondi tempi Batum scompare…

Game 2: Charlotte Hornets @ Orlando Magic 120-88

Intro
 
Modi differenti di concepire gli aspetti della vita.
Quando abbiamo di fondo lo sport, entrano in gioco le personalità, osannate o detestate dalla gente che esalta oppure “odia” quel giocatore, quel campione.
Per me che ho dismesso il culto della personalità pur avendo avuto degli idoli sportivi (Dell Curry per il basket), di sovente buoni giocatori ma non stratosferici, è interessante vedere da una posizione equidistante le caratteristiche di tali uomini e atleti perché riflettono un modus vivendi nel quale l’osservatore vorrebbe incarnarsi in qualche modo.
C’è un bel film di qualche anno fa chiamato Rush che mostra una presunta rivalità (sportiva e di concezione della vita e dello sport) tra i piloti Niki Lauda e James Hunt (in realtà amici).
Hunt, per rimanere fedeli al film, fu una scheggia, una meteora che amava divertirsi, le Donne e godersi la vita.
Lauda, austriaco, generazione di banchieri, veniva da quel mondo un po’ più grigio, erede dei fasti degli Asburgo.
Riservato, metodico, calcolatore.
Quando il padre gli rifiutò un prestito per guidare in F1 andò a cercar gloria costruendosi la sua carriera.
Il caos contro una più utile ma fredda serietà.
Due poli estremi che si scontravano.
Due talenti differenti che si batterono il loro sogno:
La conquista di un mondiale di F1.
La storia reale ci dice che Lauda vinse il mondiale nel 1975, nel 1977 e nel 1984.
I primi due con la Ferrari e l’ultimo in McLaren.
Nel mezzo (1976) James Hunt, quasi a giocarsi tutto andando oltre le proprie possibilità per battere il mostro Lauda.
Il film è bello anche se presenta alcune inesattezze storiche come il tipo di ritiro di Lauda nel Gran Premio del Giappone 1976 che consegnò il titolo all’inglese.
Hunt the Shunt (per la sua propensione agli incidenti andando oltre il limite) diede addio al mondo delle corse dicendo:
“Lascio ora e definitivamente perché – nel mondo della F1, l’uomo non conta più!”, anche se forse fu solamente dopo la morte di Senna che la macchina prese il totale sopravvento sul pilota.
Morì nel 1993 e fumo e alcol non furono certamente fattori passivi.
Il suo stile troppo sregolato l’aveva tradito.
Ad ogni modo, anche se il film onora in special modo la vittoria “a sorpresa” dell’inglese a spese della più simpatica (per la maggior parte degli italiani) Ferrari, possiamo tracciare un parallelo tra Borrego e Clifford.
Borrego è un Hunt, più spregiudicato non ha esitato a metter in campo una small-ball rischiosa.
Clifford ritirava la squadra a rimbalzo preventivamente, era noioso fino allo finimento nelle rotazioni, un metodico sergente di ferro.
Nessun rancore verso Clifford, solo stanotte Charlotte chiedeva strada al suo recente passato dopo aver perso beffardamente sul rush finale la prima partita, anche se Clifford aveva il vantaggio di conoscerci bene ma alla fine i suoi giovani giocatori non sembravano utilizzare l’arma della conoscenza.
 
La partita in breve
 
Dopo lo 0-4 iniziale e un ritmo impostato a folle velocità, i Magic si scioglievano immediatamente.
Batum trovando tre triple in serie dava una mano a Charlotte che con un paio di parziali di 7-0 e 13-0 rispettivamente nel primo e nel secondo quarto, mostrava buona propensione alla sfida, forse anche psicologica perché Orlando accusava il colpo (serie che Charlotte vinceva da 11 partite consecutive) con Walker (dopo qualche tiro corto a prender la mira) a dilagare nel finale di secondo quarto tra punti e assist.
Gli Hornets chiudevano così sul 51-31 i primi 24 minuti complice un infausto 2/17 dei Magic da oltre l’arco.
Nella ripresa ancora una falsa partenza degli Hornets aiutava i Magic ad accorciare di 5 ma a fine quarto le lunghezze addirittura arrivavano a toccare i 28 pt..
Spazio alle panchine, anche quelle profonde, così, dopo l’ultimo quarto la gara finiva 120-88 con un eloquente +32 per la dodicesima vittoria (record di franchigia contro un team) di Charlotte su Orlando.
46,7% di Charlotte dal campo, 55 rimbalzi e 32 assist contro il 38,3%, 44 rimbalzi e 18 assist. 10/14 dei Magic ai liberi.
A lungo tempo fermi a solo un 1/1.
Nel finale implementano i loro FT.
Terrence Ross sarà il miglior marcatore dei magic con 14 punti seguito dalla coppia Vucevic – Fournier con 12 a testa.
 
Le formazioni:
 
La partita
 
1° quarto:
Zeller perdeva la seconda palla a due stagionale ma dopo 4 secondi gli arbitri bloccavano la gara perché il cronometro dei 24 non partiva.
Quando partiva la gara Charlotte sembrava deconcentrata e i Magic più decisi.
Vucevic partiva forte con il tap-in mischia, una stoppata su Kemba e altri due punti da sotto per lo 0-4.
Charlotte a 10:25 segnava ai liberi i primi due punti della partita con Lamb per passare in vantaggio a 9:08 grazie a una tripla di Batum, chiudendo il parziale di 7-0 con altri due FT questa volta a firma Kemba.
Un back-door verticale in transizione chiuso da D.J. Augustin interrompeva il parziale dando il 7-6 parziale.
Ritmo veloce ma numerosi errori su ambi i fronti prima della prima pausa.
Al rientro Charlotte piantava un parziale di 9-0 (deciso fing and roll in entrata di Batum, Lamb che in entrata nel pitturato frontale resisteva al contatto volante, tripla del francese dalla diagonale sinistra e due punti di MKG su veloce transizione con assist di Walker) per portarsi sul 16-6.
Clifford bloccava ancora il tempo con un time-out temendo che i suoi giovani giocatori stessero affondando in un body language negativo.
Nel finale Batum lanciava Monk per due facili punti (unici su 4 tentativi nel primo quarto), Ross affondava un jumper, MKG in taglio orizzontale recuperava un bound pass verticale di Batum per appoggiare, Lamb ai liberi a 1:25 metteva gli ultimi due punti di Charlotte nel quarto chiuso da Simmons con altri due dalla baseline destra per il 22-10 parziale.

Charlotte Hornets’ Michael Kidd-Gilchrist (14) goes after the ball in front of Orlando Magic’s Mohamed Bamba during the first half of an NBA basketball game, Friday, Oct. 19, 2018, in Orlando, Fla. John Raoux AP Photo

 
2° quarto:
Charlotte si portava sul +15 a 11:37 grazie a una tripla di Hernangomez ma un 2+1 di Gordon e una tripla di Ross tagliavano lo scarto sui 9 punti (25-16) prima che MKG stando fermo bloccasse le entrate di Simmons e Ross.
Monk da tre firmava il ventottesimo punto dei bianchi con stripes, poi un mini parziale di 0-4 Magic portava il gap dei ragazzi di Clifford a sole 8 lunghezze a 8:20.
Borrego qui chiamava un time-out notando scelte un po’ confuse in attacco con un Parker incapace d’innescare l’offesa efficacemente.
Il rientro della first unit portava qualche beneficio; Simmons e Kemba si rispondevano, Isaac in entrata veleggiava sul cambio mano per appoggiare mentre a 6:18 Batum dalla diagonale destra sparava un altro tre punti (33-24) prima di un difficile canestro di Grant che da destra si avvicinava al centro per avvantaggiarsi su una difesa di Walker tignosa e rilasciare concentrato il jumper vincente.
Orlando a 5:25 però accusava il colpo nel 2 vs 1 sul lato destro.
Batum passava a un liberissimo Walker che colpendo da tre segnava il 36-26 mandando in pausa la partita sulla chiamata di Clifford.
Lamb con un lungo due e Walker con un jumper frontale allungavano, anche perché i Magic riuscivano nell’impresa (grazie a una difesa di Charlotte attiva) nel far scadere per ben due volte i 24 secondi a disposizione per l’offesa.
A 3:34 uno step back di Walker seguito da un canestro di Zeller da sotto che beneficiava di un assist abbagliante di Walker per far salire il parziale che non si arrestava.
Zeller per fallo di Isaac metteva dentro due FT a 2:32 quando Charlotte toccando il +20 metteva già una buona ipoteca sul match.
Simmons su assist di Vuc fermava il parziale di 13-0 Hornets, ma in transizione i Magic si perdevano Kemba che veniva aiutato da ferro e plexiglass sull sua tripla per poi dargli troppa attenzione quando un fulmineo assist no look trovava sotto il canestro a sinistra un liberissimo Zeller che appoggiava semplicemente a canestro il 51-22 a un minuto esatto dalla fine.
Negli ultimi 60 secondi si assisteva solo a una violenta schiacciata di Vuc che posterizzando Zeller, chiudeva i primi 24 minuti sul 51-31.
Il 2/17 da fuori dei Magic era fattore determinante per il vantaggio sulla doppia decina degli Hornets che con un 7/18 da fuori e un 8/8 ai liberi mostravano un approccio più forte al match rispetto a quello con i Bucks.
Walker con 14 pt. e Batum con 11 guidavano la pattuglia dei top scorer Hornets, mentre inusualmente per i Magic Simmons dalla panchina con 7 diveniva il miglior realizzatore momentaneo per i nerazzurri.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) talks with head coach James Borrego while waiting for a teammate to shoot a free throw against the Orlando Magic during the second half of an NBA basketball game, Friday, Oct. 19, 2018, in Orlando, Fla.
John Raoux AP Photo

 
3° quarto:
Il rientro sul parquet degli Hornets era piuttosto superficiale e i Magic punivano due volte; la prima su un rimbalzo corretto al volo da Vucevic che approfittava del mancato tagliafuori di Zeller, poi da tre con Fournier dalla diagonale sinistra.
Ci volevano 2:36 prima di vedere un canestro degli Hornets, ottenuto con una tripla a 9:24 da Walker.
Fournier dalla diagonale sinistra replicava ma accendeva la sfida con Walker che passando rapidamente oltre il blocco di Zeller si presentava all’arco leggermente sulla sinistra per pareggiare i conti.
Fournier da due punti per il 57-41 si riportava in vantaggio nel parziale punti ma una strong drive di Walker sulla baseline destra con assist per il rimorchio di Williams e relativo appoggio valeva altrettanto.
A 7.42, Williams, dopo aver sbagliato due triple in avvio quarto, ne metteva dentro una per il +21 (62-41) mentre Vucevic metteva dentro due punti e stoppava Zeller cercando di dare carica ai suoi.
Lamb però parava un passaggio di Gordon in transizione diretto all’uomo sotto canestro e a 6:54 Marvin si portava sul 2/4 da fuori nel quarto grazie al lavoro di passaggi dei compagni che lo smarcavano nell’angolo sinistro, ma Vuc in un uno contro uno sul post basso sx nell’azione seguente batteva il nostro centro titolare con un gancio.
Batum in avvicinamento a canestro con passaggio dietro la schiena per sé stesso e finta sotto canestro per far perdere il tempo ai due difensori era bravo a segnare.
A 5:29 MKG sbagliava il primo tiro libero degli Hornets ma infilando il secondo lanciava Charlotte sul 68-47, punteggio esteso da Cody a 5:07 con una puntata innescata da un passaggio a medio raggio di Batum; una mazzata terrificante che pietrificava Gordon che per un attimo sbiancava da ex re delle schiacciate.
Orlando in shock si faceva rubare una palla nella propria metà campo da Batum che schiacciava, Kemba dalla diagonale sinistra a 3:58 da fuori segnava il +26 e a 2:52 il +29 rischiando su un’altra tripla di infilare il tiro con il fallo. Ci si accontentava dei tre liberi a segno mentre Orlando brancolava nel buoi anche quando un air-ball di Willy era recuperato da MKG che subiva un inutile fallo.
Un parziale di 3-5 “riavvicinava” i Magic sull’82-54 ma con un -28 l’ultimo quarto diventava il regno delle second unit.

Charlotte Hornets’ Cody Zeller, left, dunks as he goes past Orlando Magic’s Aaron Gordon during the second half of an NBA basketball game, Friday, Oct. 19, 2018, in Orlando, Fla.
John Raoux AP Photo

4° quarto:
Ross ne infilava due in avvio ma Bridges faceva meglio bombardando da fuori.
MKG in jumper per poi andare in corsa a prender sotto canestro a destra e depositare un magnifico passaggio basso diagonale nel traffico di Parker più una drive con scarico esterno sempre fornita dal nostro n°14 per il siluro di Monk davano l’idea dell’energia apportata dalla nostra nuova PF di riserva.
92-59 con i Magic che subivano un canestro da sotto di Bridges e una tripla dalla diagonale destra del nostro numero 0 che saliva in poco tempo a 8 punti grazie all’ultimo catch n’shoot.
MKG segnava il 99-65 alternandosi a un Bridges che portava a spasso il difensore prima di tirargli inaspettatamente in faccia dalla diagonale sinistra vedendo inabissarsi dentro la retina ancor più incredibilmente il tentativo.
102-67 a 7:03 dall’ultima luce rossa, partita con poco da dire che vedeva le terze linee di Charlotte entrare in campo.
A 5:06 una dunk di Bridges faceva segnare per il rookie il tredicesimo punto in 9 minuti.
Bridges perdeva palla in palleggio regalando a Iwandu due pt. in transizione (goaltending di Monk) senza il FT per la mancata conversione del giocatore di Clifford.
Biyombo segnava con l’alley-oop e Bridges si rifaceva a 2:20, quando nell’aria si sentiva il profumo di una palla vagante fluttuante; Miles staccava teletrasportandosi in vetta alle teste di compagni e avversari, torreggiando per schiacciare alla sua maniera, regalando un’altra gemma fatta di plasticità, agilità, ritmo e potenza.
A 1:33 dalla fine spazio tripla anche per Bacon per il 117-82.
Finiva 120-88 con un insindacabile +32 a favore.
Pagelle
Kemba Walker: 7,5
26 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. 8/17 dal campo con 5/10 da fuori e 5/5 ai liberi. A parte 3 TO e un inizio passato a calibrare il tiro, quasi perfetto. Sale di tono, tra assist e canestri, pareggia in punti il numero di minuti nei quali è rimasto sul parquet. Prende uno sfondamento in aiuto sulla linea di fondo destra, ed è già il terzo in due partite. Fattore determinante.
Jeremy Lamb: 6
8 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubate, 1 stoppata. 25 minuti. Ha il merito di provar a penetrare nella cortina di burro dei Magic che nel primo tempo gli assestano un paio di mazzate ridefinendogli il volto. Ora non passerà più all’esame del riconoscimento facciale al computer. Presente a rimbalzo, ne strappa uno a un suo compagno, un po’ approssimativo al tiro (2/7), però un sei lo merita.
Nicolas Batum: 7
15 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Inizia bene. Tre triple fondamentali per costruire il vantaggio. ¾ da fuori, un +32 grazie anche ai suoi assist. Bello il canestro in proprio con palleggio dietro la schiena, avvicinamento e pump fake da pochi passi con successivo appoggio a depistare due Magic.
Marvin Williams: 6
8 pt., 4 rimbalzi. Una buona difesa sulla quale i Magic perdono palla, poi un 2/6 da fuori con i due canestri vicini nel tempo che danno una mano a Charlotte nel momento giusto. 20 minuti per lui.
Cody Zeller: 6,5
8 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Parte male e Vucevic a inizio quarti dispari lo sovrasta posterizzandolo anche nel finale di secondo quarto, poi inizia a dar fastidio, anche se il 3/7 figlio di troppi errori/orrori sotto con appoggi molli e poco atletici pesa un po’. Quando invece si fionda a canestro con “cattiveria” sportiva posterizzando Gordon su imbeccata di Batum sembra Mr. Hyde…
Malik Monk: 6
11 pt., 1 rimbalzo, 2 assist. Con un 33,3% al tiro non è che faccia poi benissimo ma in una serata del genere prova a ritagliarsi spazi e gloria. Fa il suo rimanendo combattivo.
Michael Kidd-Gilchrist: 7,5
12 pt., 9 rimbalzi, 5 assist, 2 stoppate. 5/8 al tiro. Tanta energia in tutti i settori. Il nuovo ruolo gli si s’addice. Stoppa anche senza volerlo gli avversari che gli sbattono contro. Carta moschicida e senso della posizione. Non rischia l’intervento ma così non sempre gli andrà bene. Personalità in jumper e bravo a infilarsi in entrata, rimbalzi e assist, questi ultimi come valore aggiunto.
Willy Hernangomez: 6
6 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 2/5 dal campo, non preciso e troppo falloso (4 i commessi). In 17 minuti però non demorde mai nonostante qualche difficoltà.
Miles Bridges: 7,5
15 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 6/8 al tiro. Pensare che ha giocato solamente 14 minuti nei quali ci ha regalato triple catch n’shoot, schiacciate sino alla put-back dunk nell’atmosfera di nessuno, dove regna. Se contro Milwaukee aveva fatto scena muta, oggi domina nell’ultimo quarto.
Tony Parker: 6
0 pt., 3 rimbalzi, 6 assist, rubate, stoppate. 0/5 al tiro, un paio di TO e un primo tempo dove fatica a far girar la panca. Nel secondo sforna qualche assist al bacio dei suoi che gli fa valer la sufficienza.
Dwayne Bacon: 6,5
7 pt., 1 assist in 7 minuti. Si toglie la voglia di segnare da fuori, poi gioca i minuti finali dignitosamente.
Bismack Biyombo: 6
2pt.. gioca 5 minuti e commette un fallo. Un unico tiro che in realtà è semplicemente un bell’alley-oop. Va sotto nel differenziale +/- con un -5.
Frank Kaminsky: 6
2 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Segna di sinistra su un pick and drive frontale. Un paio di rimbalzi in 7 minuti.
Coach Borrego: 7
Intelligente vince il duello con l’ex Clifford. Fa giocare nell’ultimo quarto le riserve facendo riposare i titolari per il back to back contro Miami. Vittoria convincente con un attacco e una difesa validi. Prossimo test: Miami.

Game 1: Charlotte Hornets Vs Milwaukee Bucks 112-113

Intro
Machan (Cugino) è la storia di una finta squadra proveniente dall’Isola Splendente (Sri Lanka) che sarà impegnata in un torneo di pallamano in Germania.
Uberto Pasolini ne fece un film, ne differiva la parte finale, leggermente più romanzata ma con gran merito ci porta nelle vite di questi ragazzi.
Il film lo trovate anche sul sito della RAI on-line per chi volesse vederlo.
E’ la storia vera di due ragazzi che per colpa della burocrazia non riescono a espatriare in Germania.
Il visto viene sempre negato loro finché uno dei due non scopre un depliant che pubblicizza un torneo di pallamano nelle Deutsch-land.
Una delegazione di 23 persone, con 23 vissuti diversi alle spalle, riuscirà a farsi accreditare per la partecipazione al torneo, rompendo quel muro di plexiglass sul quale avevano sempre sbattuto i loro primordiali tentativi.
Alloggiati in Baviera a Wittislingen, nell’unica partita disputata persero 0-72 la loro prima partita.
Probabilmente, accortisi dei sospetti degli organizzatori, decisero di scappare immediatamente dopo il primo match disperdendosi nei boschi bavaresi dove in un primo momento gli organizzatori pensavano si fossero persi.
La federazione sportiva dello Sri Lanka comunicò agli organizzatori che all’epoca non esisteva nessuna nazionale di pallamano dello Sri Lanka, sport sconosciuto a quelle latitudini, ma l’aura di mistero e anonimato furono armi decisive per la realizzazione di quel sogno che, solo i vari componenti di quel team potrebbero disvelarci oggi (in realtà si diedero alla macchia e a 4 anni di distanza, nessuno dei componenti di questa squadra fantasma era stato ritrovato). Charlotte quest’anno tenterà di fare del mistero, dell’imprevedibilità dovuta a un certo anonimato l’arma principale.
Se il punto di forza della squadra non è avere una stella di classe O, scendendo di 5 categorie arrivando alla G, ecco il nostro Sole Kemba Walker, con gli altri pianeti/giocatori a orbitargli intorno.
Non risplenderemo di luce immensa ma bisognerà mantenere equilibri e distanze per lavorare di squadra e mantenere il perfetto equilibrio per ottenere frutti.
Per questo la squadra deve ruotare intorno al proprio sole ma non troppo vicina per esser bruciata.
E’ successo sull’ultima azione, una differenza minima tra una vittoria e una sconfitta.
Ovviamente tutti noi fan Hornets avremmo voluto iniziare con una W la nuova stagione nella splendida cornice dei 30 anni con un parquet spledido, alla presenza di Tripucka, Bogues, il solito Curry e altri giocatori.

Luci proiettate sul parqut a inizio partita.

 

 

Bogues allo Spectrum Center.

Serve avere un minimo di pazienza, proprio come Machan, le difficoltà incontrate e l’esperienza credo possano servire, a patto d’avere l’intelligenza e capire in fretta i propri errori.
 
La partita in breve
 
Nel primo tempo Charlotte latita in varie fasi del gioco affidandosi troppo a giocate individuali prima di riprender confidenza con il gioco chiesto da Borrego tornando a far circolare efficacemente palla.
In grave difficoltà a rimbalzo e nel lavorare sulla linea dei tre punti, un po’ preoccupata forse da qualche puntata fisica di Antetokounmpo che in termini di punti non farà uno sfacelo, Charlotte cede e concede sull’arco.
Milwaukee tira bene e Charlotte chiude sotto di 13 punti.
Charlotte tenta la rimonta ma nel terzo quarto solo grazie a un canestri di Kemba nel finale riuscirà ad accorciare sul -10.
Borrego mette in campo un piccolo quintetto con MKG come centro e stranamente la cosa funziona mentre Tony Parker fa vedere d’esser l’originale nei suoi momenti sul parquet.
Gli Hornets prima agganciano i Bucks e, dovendo rincorrere nuovamente, riescono anche a sorpassare i rivali di un punto nel minuto finale, tuttavia, per un contatto dubbio (c’è il gomito sinistro di Hernangomez che fa un movimento per aprirsi) su un Antetokounmpo che comunque cerca anche il contatto, costano due FT letali.
E’ -1.
Charlotte, avrebbe la palla per vincere il match ma sulla penetrazione di Kemba, il suo appoggio risulta impreciso, la palla comunque finisce nelle mani di Williams che riapre sulla diagonale sinistra da dove Batum lascia partire una tripla senza aver tempo di fare altro: tabella destra.
Gli Hornets ci sono ma perdono nonostante un Walker da 41 punti un’altra punto a punto, tuttavia se Borrego riuscirà a sistemare le numerose pecche difensive, credo che questa squadra possa anche stupire i suoi detrattori.
Paghiamo a caro prezzo il primo quarto e la rincorsa anche se siamo una squadra con diversi giovani.
Ora si viaggia in trasferta, questo elemento ci dirà già qualcosa sulla personalità del team.
 
FG%: Cha 44,6%, Mil 49,4%,
3 FG%: Cha 42,1%, Mil 41,2%,
Rimbalzi: Cha 41, Mil 57,
Assist: Cha 21, Mil 26 ,
Turnover: Cha 11, Mil 21,
FT%: Cha 63,6%, Mil 75%.
 
Le formazioni:
 
1° quarto:
 
Nella splendida cornice del campo rifatto modello metà anni ’90 gli Hornets, un po’ emozionati partivano lentamente.
Milwaukee giocava il primo pallone segnando dopo 13 secondi con un tiro frontale di Lopez che andava dentro nonostante il fallo di Zeller: 0-3.
Poco più di 30 secondi ed era 0-5 con Middleton in transizione.
I primi due punti dell’anno arrivavano per opera del capitano che passando dietro un blocco rilasciava un elbow jumper a 11:18.
Brogdon dal corner destro riceveva lo scarico colpendo da tre punti mentre Kemba un minuto dopo esatto il suo canestro ne aggiungeva tre per il 5-8 ma il 4/4 e poi il 5/5 di Milwaukee che non falliva un colpo lanciava i Bucks sul 5-14 con l’ultimo canestro da tre di Bledsoe.
Dopo il time-out dalla diagonale sinistra arrivava una tripla di Lamb e il primo errore al tiro per i Cervi che incassavano anche tre punti frontali per merito di Cody Zeller (3/5 Hornets da fuori).
Sembrava si potesse rientrare invece un ½ ai liberi di Antetokounmpo era seguito da altri due punti della stella del Wisconsin che schiacciava in solitaria per poi ammirare una tripla dalla destra di Brook Lopez che spingeva i loro sull’11-20.
A 5:26 un bel passaggio per l’infilata centrale e il fing and roll di MKG erano solo l’unico lampo iniziale di parte della second unit entrata in campo.
Milwaukee impressionava in questa parte di partita; Ilyasova da tre, drive di Bledsoe oltre Kemba e Middleton da tre a 3:48.
13-28.
Un +15 stoppato dalla pausa e da Bridges che mostrava l’atletismo straordinario di cui è in possesso bloccando Middleton, block che consentiva a Willy d’andare dall’altra parte e conquistare due FT per flagrant 1 di Ilyasova.
2/2 palla in mano più due punti ottenuti da Parker in jumper sfruttando un blocco dello stesso centro.
Un floater di Brogdon su Willy (cambio rotazione) e due punti di Willy su splendida entrata di Tony Parker con scarico ravvicinato più un altro jumper di Parker facevano tornare gli Hornets a 9 punti di distanza (21-30).
Nel finale però una tripla di DiVincenzo era il differenziale perché gli ospiti potessero chiudere a un vantaggio in doppia cifra (23-34).

Walker chiuderà con 41 punti.
Non sufficienti per vincere.
Qui impegnato a guadagnarsi gli ultimi due punti della partita (poi realizzati dalla lunetta).

 
2° quarto:
 
DiVincenzo segnava la sua seconda tripla di serata, Brogdon lo imitava mostrando gli atavici problemi degli Hornets a difendere sul perimetro.
9/13 per i verdoni che andavano anche sul +20 in un’azione nella quale conquistavano due rimbalzi offensivi.
Sul 24-44 Monk ridava linfa all’attacco di Charlotte a mezzo tripla, poi in corsa Parker in coast to coast accorciava di un quarto lo svantaggio (29-44).
A menare le danze però era sempre la squadra ospite che segnava con il n°34 per poi colpire con l’ex Wood da fuori.
A 8:13 dall’intervallo i Cervi tornavano sul +20 (29-49). Walker da sotto, poi un intercetto in salto di Batum nel cuore dell’area su un cambio gioco di Milwaukee che portava alla tripla di Lamb dalla sinistra per la nuova oscillazione sul -15…
Un ½ di MKG per il -13 era annullato da due canestri di Ilyasova; il primo battendo Monk nonostante la buona marcatura, il secondo ricevendo da una rimessa a destra in corsa, nessuno degli Hornets sotto canestro e facile layup per il 38-55.
Un caparbio Lamb segnava al terzo tentativo di floater sulla stessa azione poi gli arbitri accordavano a Br. Lopez tre FT per un tocco (?) di Monk sul centro avversario impegnato nella tripla dal corner destro. Tre liberi tramutati in altrettanti punti ma Monk si riscattava immediatamente colpendo frontalmente con una bomba.
Kemba step back elastico e tiro frontale ritardato con pump fake incluso a far saltar il difensore; 45-58 a 3:45 prima che Milwaukee ricominciasse come un implacabile B-29 a bombardare.
Middleton dall’angolo destro nonostante una disperata difesa di Charlotte era preciso nel colpire l’obiettivo da lontano, Kemba con due punti e Cody (dalla lunetta) replicavano per il 49-65 a 1:40 dalla luce rossa.
Un floater di Lamb per il -14 e una formazione schierata da Borrego veramente piccolina in termini di cm per tentare di recuperare (Walker, Monk, Lamb, Batum e MKG) nel finale era beffata da un circus shot di un Ilyasova dal primo tempo quasi perfetto (5/6 al tiro) ma a pochi secondi dalla fine Walker aspettava l’uscita di MKG per creare il blocco che attardava e faceva commetter fallo a Bledsoe in rincorsa; paradossalmente la tripla del capitano s’insaccava ma non il libero.
Tre punti che tagliavano il divario sul 54-67.
Milwaukee chiudeva con un 11/22 da fuori contro l’8/22 di Charlotte i primi 24 minuti.
Da notare i 18 assist dei Bucks di Budenholzer che con una squadra superiore agli Hawks è riuscito a creare un gioco, semplice ma efficace.
Ilyasova chiudeva a 11 punti, top scorer dei suoi, mentre Kemba arrivava già a 17 punti seguito da un Lamb a 10 punti e un Monk da 8, indice che il gioco veloce di Charlotte sposta evidentemente il peso sulle guardie.

Milwaukee Bucks forward Giannis Antetokounmpo, right, of Greece, drives into Charlotte Hornets forward Marvin Williams in the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Oct. 17, 2018. (AP Photo/Nell Redmond)

 
3° quarto:
 
Antetokounmpo a mezzaluna partendo da sx allungava il terzo tempo per schiacciare agilmente a una mano su Zeller che accompagnava solamente, poi da dietro era Williams a stoppare la stella di Budenholzer, Batum andava quindi in transizione a battere un paio di difensori in rientro sotto canestro.
A 9:39 dopo un’azione durata quasi 24 secondi, Kemba doveva lanciare la palla in modalità “Spera in Dio”, andava bene perché la palla finiva dentro ma un 2/2 di Middleton dalla lunetta e una tripla siderale di Lopez dalla diagonale sinistra riconducevano rapidamente i Bucks su un tranquillizzante +18.
A 7:56 Marvin fintando dall’angolo destro si liberava la baseline destra fino ad andare in corsa a speronare liberamente il canestri dei Bucks, un jumper di Kemba (64-76) anticipava due punti di Middleton con un veloce giro verso la baseline sinistra prima dell’appoggio.
Lamb compiva ancora fallo sull’avversario l’azione successiva mostrandosi in difficoltà in difesa ma l’energia di Kemba produceva una palla rubata e due punti in transizione.
La rincorsa sembrava non finire mai anche perché Antetokounmpo segnava un paio di canestri nel pitturato approfittando della marcatura di Bridges con un Willy non in grado di poterlo fermare ma servito da Parker sotto il centro spagnolo chiudeva la giocata con l’appoggio da due punti. FT mancato ma il quarto assist della guardia francese innescava una tripla galattica di Monk per il 74-85.
Bridges aveva qualche difficoltà, Parker no; da destra partendo lasciava di stucco i due difensori chiudendo in layup rovesciato.
Nel finale per gli Hornets arrivavano 5 punti di Kemba con due liberi e una tripla dalla finta ingannatrice anche per sé stesso, quasi perso il passo, con il difensore spedito alle Maldive, c’era comunque il tempo per battere il cronometro.
83-93, -10 per provare l’assalto finale.

Charlotte Hornets guard Kemba Walker, left, and Milwaukee Bucks guard Eric Bledsoe fight for a loose ball in the second half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Oct. 17, 2018. Milwaukee won 113-112. (AP Photo/Nell Redmond)

 
4° quarto:
 
Ilyasova con un taglio sulla baseline destra andava a girarsi ricevendo dall’altro lato per schiacciare in un tempo unico. DiVincenzo provava a metter la pietra tombale sul match scappando in transizione ma il fing and roll, troppo lento, era “deleted” da un balzo felino di Monk.
La pazzia di Borrego consisteva nel posizionare in campo un quintetto bassissimo che aveva il merito di ravvivare la gara; Walker da tre, Antetokounmpo nel nulla schiacciava (MKG non proprio così reattivo), Batum da tre con assist del connazionale, poi un salvataggio difensivo a rimbalzo di Monk e una stoppata di Batum in raddoppio sul 34 greco era utile per la ripartenza di Monk che faceva tremare lo Spectrum Center con una schiacciata di potenza con la destra.
Un fallo di Bledsoe su MKG e due tiri per l’ex Bobcats a 8:26 e si viaggiava sul 94-101 con gli Hornets ad avere tutta l’inerzia, infatti, MKG a rimorchio di Parker chiudendo in schiacciata portava a solo 5 le lunghezze di distacco. Antetokounmpo sfondava su Kemba (5° fallo).
MKG con due punti artistici ci portava a un solo possesso, poi ci pensava un eroico Kemba a colpire da tre per completare l’operazione aggancio.
Middleton da tre non era un problema se con la stessa moneta Kemba rispondeva e risplendeva.
Passi di Antetokounmpo che cercando di sfruttare il mismatch con Kemba facendo da solo, faceva disperare il proprio coach.
Middleton ne metteva dentro due.
Williams mancava la tripla aperta del sorpasso e poi con uno 0/2 fatale dalla lunetta avvantaggiava i Bucks che con il quintetto basso mandavano a nozze Antetokounmpo. 104-110.
Hernangomez con un ½ e un tocco da sotto al secondo tentativo accorciava di tre, poi un ½ del lungo greco per il 107-11.
Una tripla folle di Monk a :54.9 decideva che dovessimo avere ancora una partita, anche perché una steal del nostro centro spagnolo si rivelerà utile in seguito a darci il vantaggio ottenuto da Kemba a mezzo lunetta.
112-111, primo vantaggio di serata a :36.3 dalla fine. Sembrerebbe una beffa per i Bucks che tuttavia, per un contatto ambiguo tra Hernangomez e Antetokounmpo (25 pt. e 18 rimbalzi in totale) in entrata beneficiavano di due liberi che mandavano avanti i Cervi.
Kemba portava palla sull’ultima situazione, ispirato cercava spazio e grazie a una finta lo trovava sotto canestro a destra, ma pressato da due giocatori appoggiava in maniera imprecisa, così finiva per recuperare Williams che aprendo sulla diagonale sinistra trovava un Batum che poteva solo provare a tirare per battere il cronometro.
Il suo tiro picchiava sul plexiglass destro dove s’infrangevano palla e speranze di vittoria degli Hornets, sconfitti in una punto a punto, sconfessando le parole di Borrego per quel che riguarda i giochi più variegati nei finali, dato che il tiro del francese è stato solo l’estremo casuale tentativo di vincere una partita impossibile.
La squadra però c’è ed è attesa da 4 trasferte dove dovrà mostrare personalità per non affondare sin da subito in una mediocre stagione.
Le capacità ci sono, ora tocca ai giocatori impegnarsi al massimo.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
41 pt., 2 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. 15/29 al tiro, 7/13 da 3 pt.. Dalle sue mani partono saette. Si vede subito che non è il Kemba un po’ passivo di prestagione. Riprende il suo posto al comando e trascina la squadra a suon di punti. Nel finale pareggia due volte e mette la freccia del sorpasso. Al quarto tentativo (numero della morte in Giappone il shi) fallisce. Troppo prevedibile. La colpa non è sua però. Si piega disperato al termine della partita ripensando alla gravità dell’errore ma questi tiri all’ultimo falliti non sono una novità. “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”… Ecco, magari un po’ d’altruismo in più, anche se in serate magiche come queste, non farebbe male. Gran partita comunque coronata dal record battuto sul maggior numero di punti in una partita inaugurale (apparteneva a Curry con 38 punti).
 
Lamb: 5,5
10 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Jeremy va in difficoltà in difesa e in attacco con un 4/11 non è eccelso nonostante il 2/4 da fuori. Caparbio, segna un floater sulla stessa azione dopo tre tentativi personali.
 
Batum: 5
5 pt., 7 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 2 stoppate. 2/8 al tiro… Il francese manca un po’ come ingranaggio atto a far girare i titolari e al tiro. Deciso a rimbalzo, epica la stoppata su Antetokounmpo ma episodi sporadici non determinano una buona gara.
 
M. Williams: 5,5
5 pt., 9 rimbalzi, 1 assist, 4 stoppate. Nel finale manca una tripla aperta e due liberi cruciali. Buona la sua schiacciata con finta sul posto partendo dal corner destro e le sue 4 stoppate fatte di senso di posizione e aiuto, non molto atletismo. Prende quasi rimbalzi da doppia cifra ma finisce male.
 
C. Zeller: 5
5 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 21 minuti per Cody. In difficoltà… Facile profeta quando in preview spostavo l’attenzione sui problemi dei lunghi. Mediocri. Kaminsky e Biyombo non hanno nemmeno giocato… Blocca e va a rimbalzo più per il panorama che per altro. Rimbalzi pochi, anche perché i Bucks all’inizio massacrano da fuori mancando pochi tiri però fa una partita bruttina…
 
T. Parker: 7
8pt., 3 rimbalzi, 7 assist. 4/8 al tiro, con Tony in campo la squadra beneficia di palloni con spazio per tirare. Fa girare la squadra ma qualche volta decide di fare per conto proprio. Fa vedere che non è venuto a svernare. Ci crede. Occhi sgranati su un tentativo d’anticipo quando gli arbitri gli fischiano fallo contro e i commentatori l’apostrofano come uno che ha l’espressione di Depardieu
 
Monk: 6,5
18 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 7/16 dal campo giocando 33 minuti, più dei 20 di Lamb. 4/8 da fuori. Personalità e gioco velocizzato rispetto agli esordi. Pulito in difesa, non sempre nonostante gli sforzi ce la fa per questione di cm a bloccare gli avversari, comunque seria minaccia per le difese avversarie. Un suo tiro da fuori ci riporta a -1 nel finale.
 
Miles Bridges: 4,5
1 pt., 1 assist in 14 minuti. Un solo tiro, abbastanza fuori dal gioco, commette un paio di falli (uno intelligente per evitare la ripartenza) e perde una palla sotto canestro sulla linea di fondo. Servirà un altro Miles per conquistar le partite. Peggio di così non poteva fare, attendiamo la risalita.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
10 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Doveva esser l’ala grande (passando da ala piccola) ma viene addirittura schierato come centro in un quintetto da small-ball fa quel che può sulle entrate di Antetokounmpo (poco). Si posiziona però bene e qualche volta tenta anche di stoppare le triple da fuori, anche se nel finale viene battuto incolpevolmente. Vivace, si “sbatte” sul parquet procurandosi, rimbalzi, FT e punti.
 
G. Hernangomez: 6
9 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. La sua rubata nel finale ci consente il vantaggio anche se l’azione offensiva è spezzata da una rimessa. In difesa non può tenere il greco ma cattura alcuni rimbalzi importanti e da sotto segna bene aggiungendo un 3/5 ai liberi. Qui deve migliorare necessariamente.
 
Coach Borrego: 6,5
Gioie e dolori. L’ultima palla concessa a Kemba in quasi stato di grazia sconfessa il suo credo. Fatica a trovare contromisure difensive valide, poi nel secondo tempo sembra riuscirci, a volte non preoccupandosi tanto di difendere il pitturato o facendolo sembrare. Milwaukee in parte cambia stile e affonda con Antetokounmpo e altri player ma tira meno da fuori dove la percentuale cala un pochino. Con Parker si rivede il gioco di squadra mancato nel primo quarto ma la squadra rimonta dal -20 sino al +1 con la sua insana idea di small-ball, very small-ball direi io con Lamb SF, Batum PF e MKG centro… Adesso deve rinfrancare e rincuorare una squadra che ha preso un duro colpo e potrebbe rivivere fantasmi del recente passato, ma questa sconfitta non ha la stessa matrice. Rimango convinto che i ragazzi possano risollevarsi presto.

Charlotte Hornets 2018/19 Preview

Un Malik Monk visto da me. Malik partirà dalla panchina ma potrebbe avere un impatto forte per le sorti di Charlotte.

Intro
 
 
Il confine tra virtuale e reale, tra finzione/alienazione e verità oggi si assottiglia sempre di più, in un mondo sempre più tecnologico, una specie di Matrix sembra incombere anche sulle sorti della NBA, dove la forza aggregatrice del mercato sembra formare nuclei di stelle vicine che risplendono e comandano stando al di sopra di tutto, con i piccoli mercati tagliati fuori de facto, erranti nel freddo spazio aperto dove non si vede luce.
Oltre alle proprie colpe gestionali, queste franchigie scontano la pena di veder fuggire, farsi sfilare giocatori o peggio ancora “dover pagare” player mediocri più del loro valore effettivo.
Oggettivamente, quest’anno gli analisti vedono volare i Calabroni piuttosto rasenti al suolo.
Sicuramente la perdita di Howard ha fatto scendere le quotazioni di Charlotte, la quale ha mantenuto un nucleo collaudato ma stantio che non ha generato buoni risultati negli ultimi due anni.
A parte Kemba Walker che si staglia dalla massa di giocatori mediocri, tra i titolari dello scorso anno sono rimasti Batum, MKG e M. Williams.
Il nuovo GM Kupchak non ha voluto/potuto piazzarli a qualche altro team, anche perché c’è chi, come il francese, porta in dote sotto forma di contratto e si qualità mostrata sul parquet, un fardello più pesante dell’anello scortato da Frodo sul Monte Fato.
Oneri che peseranno ancora sulle casse degli Hornets per qualche anno se il buon vecchio Kupchak non saprà “magheggiare” con il mercato.
In questa situazione di stallo è stato preso un nuovo coach, Borrego, il quale accettando questa condizione, ha per esigenza, ridefinito il gioco del team.
 
Strategia
 
Se la squadra è più o meno la stessa come potrebbero fare i Calabroni per ribaltare pronostici non dalla loro parte?
Chimica… semplicemente alchimia.
Charlotte è in cerca di quella chimica come il nostro pianeta sopravvive in equilibrio grazie a una serie di fattori quali; la distanza dalla Stella Madre (spaziature), rotazione non sincrona, ovvero non mostrando la stessa faccia alla propria stella (giro palla) e acqua in abbondanza (gioco fluido).
Charlotte dovrà però avere un’atmosfera capace di proteggerla dalle espulsioni di masse coronariche provenienti dagli attacchi avversari se non vuole essere incenerita, ecco perché Borrego ha posto l’attenzione sulla propria linea dei tre punti.
Qui vediamo Bacon contrastare Ojeleye nella maniera migliore possibile (il tiro si spegnerà sul ferro) non rimanendo passivo.
Ma qui siamo sulle metafore, andando sul concreto, in attacco ovviamente serviva un’idea nuova e questa soluzione non poteva che provenire dal nuovo allenatore capo.
Necessariamente il team dovrà giocare in maniera differente cercando attraverso il gioco di migliorare i giocatori in un contesto di squadra.
Le sue scelte impatteranno sui risultati dei Calabroni?
Onestamente non saprei dirlo perché la qualità degli interpreti è la medesima da due anni a questa parte e le cose non sono andate benissimo, ma, una “redenzione” in senso positivo (sportiva in questo caso) è uno degli accadimenti più belli che vi possano essere.
Riassumendo la filosofia offensiva di Borrego potremmo dire che gli Hornets cercheranno di spiazzare gli avversari aumentando il ritmo (faster pace) con un attacco up-tempo cercando di concludere velocemente le azioni (indicazioni danno anche un rilascio più veloce della sfera al tiro), inoltre, la soluzione da fuori dovrebbe essere implementata secondo le idee del nuovo coach.
Sostanzialmente Borrego vorrebbe che la squadra tirasse in 8 secondi se possibile.
Tornando indietro nel tempo mi ricorda i primi Hornets mixanti un po’ alla filosofia offensiva D’Antoniana.
Nulla di nuovo forse, un adeguamento al resto della NBA visto che l’anno scorso coach Clifford, ancorato a un fascinoso medioevo era rimasto uno dei pochi paladini a difendere un tipo di gioco che purtroppo si è mostrato non redditizio, vedi anche i Pistons che insieme ai Calabroni erano l’altra squadra a utilizzare quel tipo di gioco, finiti anch’essi fuori dai playoffs.
E così via la torre Howard (più per motivi economici che per qualità/tattica), ora senza di lui, naturalmente la situazione ideale sarebbe quella di andare a giocare in transizione, forzando gli avversari all’errore e/o recuperando palla.
Non solo Walker, Parker e Graham avranno la possibilità di spingere il contropiede, ma anche Monk, Lamb e MKG sono autorizzati a farlo e sembrerebbe possano portare a termine agevolmente il compito.
Per quanto riguarda i finali, una delle mie critiche più accentuate nei confronti di Clifford era l’incapacità di coinvolgere altri giocatori nelle punto a punto.
Sovente si è finito per perdere partite alle quali sarebbe bastato poco per cambiare storia.
Troppo facile individuare Walker come giocatore clutch.
Troppo scontato.
L’attenzione finiva inevitabilmente su di lui che, senza un fisico da LBJ non poteva ripetere miracoli in serie.
Il nono posto offensivo dello scorso anno non diceva però molto sulla prevedibilità dei pick and roll e delle situazioni che portavano Walker ad avere la pesante spicchiata tra le mani.
L’inefficienza è dimostrata dalle statistiche della NBA per quel che riguarda il clutch time:
98,2 punti concessi per 100 possessi (quinti, non male), ma erano scarsi appunto nell’efficienza offensiva (24°, con una media di 98,8 punti per 100 possessi che spesso non bastavano a risollevare la situazione).
Borrego ha detto:
“Guardate da dove vengo (riferendosi a San Antonio).
C’era un numero di Hall of Fame lì e nessuno ha mai dominato la palla:
Tony Parker, Manu Ginobili, Tim Duncan. Il successo è venuto fuori dalla squadra.
Quando entri nell’ultimo quarto e hai molte minacce sul pavimento sei più dinamico e più difficile da proteggere.”
“La nostra sfida ora è essere in partita nell’ultimo quarto con le squadre (avversarie) che non sanno dove stiamo andando.
Tutto quello che stiamo facendo è cercare il tiro migliore.
Potrebbe venire da Kemba, ma potrebbe venire anche da Malik Monk, Jeremy Lamb o da Marvin Williams.
Questo sarà fuori controllo per le altre squadre.
Tireranno a indovinare.
Questo ci renderà più difficili da bloccare.”
 
 
Punti deboli
 
 
Dal mio punto di vista paradossalmente l’attenzione sui punti deboli si sposta dalla panchina (lo scorso anno) al quintetto titolare, specialmente nel reparto lunghi.
In preseason Zeller ha fatto vedere buone cose in attacco tranne a Dallas ma in difesa rende troppi rimbalzi ad avversari più tosti e granitici, inoltre a volte, come alcuni compagni tende a pasticciare un po’ sotto le plance invece di andare ad afferrare saldamente la sfera.
Marvin Williams potrebbe essere l’altro giocatore non all’altezza delle controparti.
L’età sta salendo e l’atletismo non è eccelso.
Se da tre punti indovina la serata può essere importante ma a volte rimane freddo.
E’ scostante e dietro di lui c’è MKG rivalutato in un nuovo ruolo.
Bridges potrebbe anche giocare al loro posto forse ma a parte i dubbi sulla prontezza per entrare in NBA, dal lato difensivo, non sarebbe esattamente il suo ruolo naturale.
Frank Kaminsky è finito a giocar da centro e probabilmente anche fuori da rotazioni importanti.
Con un surplus di uomini digradanti di livello medio e basso, per lui potrebbero aprirsi trade a febbraio, ma chi sarà interessato a lui se dovesse scomparire dai radar?
Sicuramente il suo stipendio da rookie è basso, più appetibile di Biyombo ma cosa potrebbero ricevere i Calabroni in cambio se non un altro uomo mediocre o una scelta futura magari?
A livello di PG sembriamo esser coperti ma slittando sulle SG/SF l’inesperienza potrebbe giocare brutti scherzi, anche se il talento di Monk, Lamb e Bridges c’è e il gioco agile e veloce potrebbe esaltarne le caratteristiche
 
Obiettivo
 
Se il nuovo GM Kupchak avrà in mente di movimentare il mercato probabilmente lo scopriremo a gennaio quando la posizione degli Hornets in classifica potrebbe determinare anche uno sliding doors per la franchigia.
Se la squadra dovesse navigare in basse acque, sul fondo di una Eastern Conference non irresistibile, allora qualche giocatore potrebbe anche magari partire.
Lamb è uno tra i più gettonati, così bloccati da contratti pesanti, Jordan non vorrà pagare soldi per finire sopra la luxury tax.
Non escluderei nulla nella peggiore delle ipotesi, ma questo è un discorso simile a una previsione meteorologica fatta troppo in anticipo, quindi non affidabile anche perché se le cose dovessero prendere una buona piega, una rivalutazione di certi giocatori a fine anno darebbe più forza a Kupchak per eventuali trade.

Nel grafico a torta preso da Hoops Hype, ecco la situazione contrattuale di Charlotte.
Quasi sicuramente a fine anno per trattenere Kemba ci vorrà un adeguamento che sarà almeno del doppio del su attuale stipendio…

Torniamo al parquet…
Un po’ rinfrancato da questa preseason, se non sarà un fuoco di paglia (partite sempre da prendere come test attendibili sino a un certo punto quelle di preseason), Charlotte credo potrà essere in lotta per i playoffs a Est.
L’obiettivo rimane quello…
Leggevo che un noto sito ci avrebbe posizionati intorno alla decima posizione, ma talvolta non passano molte partite di differenza tra una settima/ottava e una decima posizione.
Agguantare un posto playoffs dopo due anni passati a guardare gli altri divertirsi nella post season, sarebbe già un successo che potrebbe passare per i giovani (forse troppo?) esterni di Charlotte.
Movimenti di Mercato Estivi
 
In estate questi sono stati i movimenti dei Calabroni:
 
Arrivi:
Bismack Biyombo (C, Orlando Magic), Tony Parker (PG, San Antonio Spurs), Miles Bridges (SF, rookie), Devonte’ Graham (PG, rookie), J.P. Macura (SG, rookie two-way contract), Jaylen Barford (PG, rookie, tagliato), Joe Chealey (PG, rookie, contratto two-way), Zach Smith (PF, rookie, tagliato), Isaiah Wilkins (rookie, tagliato).
 
Partenze:
Michael Carter-Williams (PG, Houston Rockets), Treveon Graham (SF, Brooklyn Nets), Dwight Howard (C, Brooklyn Nets, ora ai Washington Wizards), Mangok Mathiang (C, Vanoli Cremona), Timofey Mozgov (C, arrivato in estate dai Brooklyn Nets, girato agli Orlando Magic), Marcus Paige (PG, Partizan Belgrado), Julyan Stone (PG, Chicago Bulls).
 
 
Vediamo ora
 
 
 
 
I Singoli per reparto
Guardie
 
PG – Playmaker
 
Kemba Walker
N° 15. 28 anni, 185 cm, 83,5 kg.
Point guard titolare, uomo franchigia pescato al Draft ai tempi dei Bobcats.
Credo non abbia bisogno di grandi presentazioni, comunque, per eventuali neofiti Kemba è un “piccolo“ giocatore di 185 cm che fa grandi cose.
Rapido, capace di rompere anche raddoppi per fiondarsi a canestro, nell’arco degli anni ha unito la sua rapidità alla coordinazione per bombardare anche da fuori, dove i compagni possono portargli blocchi per veloci tiri dal palleggio.
Ha vinto per il secondo anno consecutivo l’NBA Sportmanship Award ma di lui si è parlato più che altro in estate dopo un suo sfogo durante il quale ha detto che si è stufato di vedere gli altri giocare i playoffs.
E il nuovo GM Kupchak che ha fatto?
Gli ha tolto la spalla Howard…
Certo, è arrivato Tony Parker, un ricambio più affidabile degli ultimi avuti che porta esperienza.
Kemba comunque ha giurato fedeltà alla franchigia che gli ha dato una possibilità lanciandolo in NBA e se sul mercato nessuno vuole fare uno scambio alla pari per Kemba (Jordan disse che l’avrebbe ceduto solo per uno scambio alla pari), l’anima di Charlotte è ben felice di rimanere, anche se a fine stagione il suo contratto andrà in scadenza e toccherà alzarlo per adeguarlo al suo valore di mercato rispetto ai salari da capogiro che negli ultimi anni percepiscono anche giocatori ai margini.
La dichiarazione:
“Mi piace molto, non dover essere sempre in ballo, non dover giocare a essere sempre in pick and roll.
Mi dà la possibilità di riposarmi in attacco e di essere più fresco alla fine difensiva.”
Dichiarazione rilasciata dopo la partita di preseason contro i Bulls dopo aver appreso da Borrego che le soluzioni offensive nei finali saranno un po’ diversificate rispetto a un passato nel quale Walker era costretto a portare la croce in maniera prevedibilissima.
 
 
Tony Parker
N° 9. 36 anni, 188 cm, 83 kg.
Arrivato da San Antonio ormai a carriera quasi spesa, Tony non avrebbe più nulla da dimostrare ma sciolto il legame indissolubile con San Antonio e coach Popovich, ha accettato a sorpresa il ruolo di secondo di Kemba, ma coach Borrego ha detto che potrebbe esserci anche occasione per farlo giocare in tandem con la nostra star, magari durante gli ultimi quarti perché Tony ovviamente porterà quell’esperienza/sapienza che potrebbe fare la differenza tra una W e una L.
Non più velocissimo (alla diciassettesima stagione) in preseason però ha fatto vedere che si ricorda ancora bene come si fa a segnare un canestro, trovando tempi e modi non convenzionali per depositare a canestro.
Il ritmo c’è e l’upgrade della PG di riserva (ritenuta dalla società come prioritaria) potrebbe essere un punto di forza della squadra nei confronti tra panchine nonostante la superficialità, lo scetticismo e lo snobismo di alcuni fan italiani che pensano giocare negli Hornets non sia confacente per uno come il francese.
Lo scorso anno fu frenato da un infortunio e in 55 partite (21 come starter) collezionò 7,7 punti e 3,5 assist.
E’ un po’ stano vederlo giocare per noi ma sicuramente lui è contento di giocare per Borrego che fu allievo di Pop.
La dichiarazione:
“Penso che (la stabilità) sia qualcosa che posso portare in questa squadra.
Sono sicuro di essere nel posto giusto per giocare insieme condividendo la palla.
Malik Monk è un grande tiratore e top scorer, il mio lavoro sarà cercare di trovarlo.”
 
Devonte’ Graham
N° 4. 23 anni, 188 cm, 83 kg.
Il rookie di casa (nato a Raleigh in North Carolina) in preseason è stato quasi oggetto misterioso fino agli 8 minuti finali con Chicago.
Entrato in campo ha regalato subito un pallone, poi ha dimostrato di non esser egoista facendo girar la sfera ma oltre al tiro, personalmente mi hanno impressionato i suoi tagli e l’abilità fatta di velocità e coordinazione con la quale ha chiuso le azioni dopo aver ricevuto in corsa un paio di passaggi.
Anche con Dallas si è confermato a buoni livelli mostrando mano calda.
Sarà il terzo play e augurandosi che i primi due godano di ottima salute, non so quanto lo vedremo in campo.
Per ascendere avrebbe bisogno di giocare qualche minuto ma quando le cose si faranno serie, non credo che il suo minutaggio sarà altissimo, a meno che Parker non abdichi. Certamente avere davanti Kemba e Tony gli sarà molto utile per apprendere finezze tecniche e imitare le giocate dei compagni visto che le possibilità fisiche e l’IQ cestistico per quel ruolo non gli mancano.
 
Joe Chealey
N° 31. 22 anni, 190 cm, 86, 2 kg.
Il N° 31 degli Hornets ha dimostrato di poter essere un giocatore utile.
Freddo nella partita contro i Mavs ha realizzato da fuori senza sentir la pressione in un finale che ci ha consentito di riagguantare i Mavs a quota 100 ma il tiro da fuori è una soluzione che potrebbe avere nel DNA.
34,7% di media al college di Charleston e un 80,5% ai liberi. Pochi gli assist al college con 3,4 a partita ma buon realizzatore.
Negli ultimi due anni la sua media punti si è assestata sul 17,9 (14,2 la totale dopo una prima annata a sfiorare i 7 pt.) e si capisce perché intravedendolo in campo.
Mano educata, mi piace. Purtroppo nel ruolo soffre la concorrenza di altri tre buoni giocatori e il suo problema è questo ma ha trovato spazio come giocatore degli Swarm con un two-way contract che gli potrebbe permettere di giocare con gli Hornets limitatamente, se ve ne fosse bisogno.
Un tiratore freddo e inaspettato potrebbe servire alla squadra in alcuni frangenti come outsider per colpire pesantemente visto che Borrego aspira ad avere minacce sul parquet sparse.
 
Jaylen Barford
N° 10. 22 anni, 190 cm, 92 kg.
Nemmeno un minuto dopo le prime tre partite di preseason, tagliato l’11 ottobre.
 
SG – Guardie Tiratrici
 
Jeremy Lamb
N°3. 26 anni, 196 cm, 83 kg.
Riconfermarsi ad alti livelli per Jeremy Lamb sarà la parola d’ordine.
Giunto al suo settimo anno di NBA a Charlotte ha trovato lo scorso anno la stagione che potrebbe rappresentare la personale svolta per i prossimi anni.
Da eterna promessa a giocatore “solido”, nel senso di affidabile e costante.
Il passaggio è stato rapido, frutto del lavoro svolto.
Ci sono le premesse perché anche quest’anno, promosso titolare in SG, svolga il suo ruolo al meglio.
Sarà stimolato da Monk e Bridges, i quali scalpitano dietro di lui.
Lo scorso anno era lui a partire dalla panchina ma i 12,9 punti, i 4,1 rimbalzi e i 2,3 assist di media, hanno convinto Borrego che avrebbe dovuto essere lui il titolare con Batum spostato in un ruolo più naturale.
I tasselli sembrano andare al loro posto ora.
Incursioni, voli in schiacciata, back-door ma anche qualche tiro forzato che non ha mai avuto paura di prendere nonostante non sempre le idee siano state buone.
Le proiezioni di basketball-reference.com per la prossima stagione di Lamb lo danno a 18,8 punti, 3,1 assist e 6,6 rimbalzi per partita.
In considerazione del minutaggio e del ruolo da titolare se tenesse questi livelli, gli Hornets potrebbero fare anche un pensierino ai playoffs ma gli avversari on saranno d’accordo. Stime ottimistiche o meno, mi è parso di vederlo tirare anche meglio, anche da oltre la linea dei tre punti, da dove non sempre era riuscito a esprimersi al massimo.
Lamb, in una stagione di rinnovo, sarà sicuramente seguito da altre squadre e se in futuro Monk e Bridges si dimostreranno all’altezza, la società potrebbe anche pensare a uno scambio per Jeremy o essere obbligata a cederlo se il contratto divenisse troppo oneroso, avendo pezzi bloccati del roster (speculazioni di mercato).
Qualcuno ipotizza che Jeremy finirà la stagione in un altra squadra, magari se Miles e Malik faranno intravedere di poter fare le stesse cose del nostro numero 3 ma personalmente se dovesse partire aspetterei la prossima estate.
Per lui comunque la parola d’ordine sarà cementare il posto da starter negli Hornets per dimostrare di poter giocare da buon titolare in una squadra NBA, abbandonando definitivamente la panchina.
 
Malik Monk
N° 1. 20 anni, 190 cm, 90 kg.
Durante la sua prima parte di stagione da rookie Monk ha raramente esaltato i fan in attacco, ma ancora peggio aveva fatto in difesa.
Il differenziale tra punti segnati e subiti quando era sul parquet era il peggiore del team, poi, a fine stagione è sembrato aver più fiducia, capire di più ritmi e tempi della NBA fino a splendere di luce propria quando a Chicago mostrò una schiacciata che faceva intendere un futuro più radioso per il numero 1 degli Hornets, sembrato poco NBA ready nella prima parte di stagione.
Il cambio d’allenatore potrebbe essere manna dal cielo per Monk.
Lo stile più agile e veloce potrebbe metterlo sul parquet, partendo dalla panchina, per ben più dei 13 minuti che l’ex coach Steve Clifford gli concedeva.
Potrebbe essere il sesto uomo degli Hornets se confermasse le buone cose intraviste in Summer League e nella preseason.
Malik manterrà l’energia, l’agilità e l’atletismo di Lamb.
Passaggi e un tiro più consistente con un miglioramento in difesa tracciano un futuro più florido per lui che di riflesso aiuterà ovviamente il team.
Se Borrego attiverà Tony Parker in modalità assist-man quando sul parquet ci saranno avversari provenienti dalle panchine, Malik, tra tiri e incursioni potrebbe esprimere alla grande il suo potenziale.
Il ruolo è affollato perché anche Miles Bridges e Dwayne Bacon vorranno minuti da giocare ma se il primo è ancora un rookie (buono), il secondo ha qualità ma non a livello del “Monaco”.
Con la benedizione di Borrego, quest’anno potremmo vedere un giocatore entusiasmante.
Anche Monk ha detto che il nuovo sistema (up-tempo style) di Borrego dovrebbe aiutarlo, aggiungendo che per lui lo scorso anno fu difficile perché giocava poco.
 
 
 
J.P. Macura
N° 55. 23 anni, 196 cm, 86 kg.
Una pessima difesa quella vista nei pochi minuti di preseason.
Più lento e spaesato di Monk all’inizio della sua avventura in NBA,
Il contratto di Macura comunque è di quelli da 45 giorni, i famigerati two-way.
Sarà inviato a Greensboro a farsi le ossa.
Giocatore chiave per Xavier nei 4 anni passati all’università.
Se in NCAA le palla rubate di media sono state 2,7 a partita continuando a fare discretamente in Summer League, difficilmente dal mio punto di vista a oggi riuscirà a dare lo stesso contributo immediatamente in NBA.
Una difesa perimetrale che sarebbe interessante per Charlotte ma che non c’è al momento.
In attacco come shooter è stato sottovalutato al college nonostante la varietà di soluzioni offensive proposte riuscendo anche a crearsi in proprio il tiro.
Wolf proverà a migliorarlo ulteriormente come tiratore da fuori e soprattutto come uomo assist, pochi i suoi 2,6 assist di media.
Bisognerà vedere se saprà anche localizzare i compagni.
Charlotte ha tanti tiratori ma forse qualche passatore in meno.
Avere un giocatore bidimensionale potrebbe essere la chiave per trovare qualche minuto in NBA se qualche giocatore dovesse essere indisponibile per qualche tempo.
Il rapido rilascio gli permetterà di essere propedeutico al gioco di Borrego anche dall’esterno, laddove come minaccia potrebbe aprire vie per tagli di giocatori rapidi pronti a inserirsi ma al momento rimane ai margini.
Ali – Forward
 
 
SF – Ali Piccole
 
Nicolas Batum
N° 5. 29 anni, 203 cm, 91 kg.
Tornerà a giocare probabilmente come ala piccola.
“Dirottato” in un ruolo più confacente alle sue caratteristiche cestistiche personalmente mi aspetto almeno un piccolo miglioramento.
Il peso della pressione negli ultimi due anni era salito.
Sulle sue spalle gravava un ruolo da SG come tiratore che dal mio punto di vista non gli si addiceva.
La frequenza con la quale era “costretto” a tirare (spesso da fuori evitando molto spesso di attaccare il canestro) abbassava le sue medie, anche se ancora non tocca la trentina (li compirà in dicembre i trenta) il fatto di doversi preoccupare anche del settore assist facilitava i compagni ma non il suo compito.
Doveva “dividere” lo spazio con Jeremy Lamb che, partendo sempre forte, aveva fatto impallidire il francese a inizio stagione.
Jeremy aveva trovato spazio per un infortunio di Batum al gomito che di certo non aveva aiutato il transalpino a uscire dalle proprie difficoltà.
Limitare il numero di tiri, produrre punti di rottura attaccando qualche volta il canestro in più, anche senza palla, oltre a smistare palloni (se è in forma ha una buona visione di gioco) per facilitare i compagni in attacco dovrebbero essere le sue scelte.
In difesa, senza più acciacchi, deve tornare a metter più pressione all’avversario di turno.
Il suo contratto è pesante e gli Hornets per invertire la rotta hanno bisogno di lui.
Le possibilità le ha, ora tocca a lui cancellare parzialmente gli ultimi due anni non a livelli sufficienti per uno come lui.
 
Miles Bridges
N° 0. 20 anni, 201 cm, 102 kg.
Balza.
Salta all’occhio immediatamente l’atletismo del rookie ma se vuole sa anche passare precisamente nel traffico.
Sembrerebbe avere due razzi ai piedi che sprigionano potenza.
In preseason ha mostrato sfacciataggine andando a schiacciare più volte; alley-oop, put-back dunk o jam dirette, la potenza sprigionata è stata dirompente.
Sapeva di doversi stagliare dalla concorrenza e in parte vi è riuscito.
Rispetto ad altri giocatori che hanno avuto gli Hornets nel recente passato sembrerebbe anche essere più pronto alla NBA (NBA ready), anche se le selezioni di tiro avute nella Summer League non sono state eccelse mentre in un contesto nel quale deve dividersi i tiri con compagni al suo livello è migliorato.
Ha beneficiato anche di spaziature migliori mostrando di saper colpire anche da fuori, fattore che per Borrego è importante.
Questa doppia dimensione potrebbe concedergli spazio nel settore swingman (SG-SF), un doppio ruolo simile, che pare abbastanza affollato.
La dichiarazione di Borrego su Bridges:
“Si adatta all’odierna NBA: è versatile, può difendere diverse posizioni, ha un tiro migliore rispetto al credito dato, può metterlo.
E’ molto più pronto per la NBA di quanto pensassi quando inizialmente lo abbiamo selezionato.”
 
 
Dwayne Bacon
N° 7. 23 anni, 198 cm, 100 kg.
Bacon probabilmente soffrirà della concorrenza nel ruolo da parte delle giovani stelle degli Hornets.
In estate sembra aver migliorato il suo gioco.
Una difesa discreta e un attacco che mi piace perché punta a canestro, specialmente perché a volte è una soluzione ad alta percentuale realizzativa se hai le caratteristiche per poterla adottare.
Troppo spesso Charlotte si è accontentata negli anni passati di andare al jumper senza avvicinarsi a canestro.
Bacon però potrebbe finire a giocare come terza SF, dietro a Batum e Bridges, ma anche volendo vederlo come SG non c’è da stare molto più allegri per Dwayne visto che Lamb e Monk occupano il posto di starter e back-up nelle gerarchie di Borrego.
Dipenderà quindi anche da come gli alti pari ruolo si esibiranno durante la stagione e se Bacon saprà migliorarsi ulteriormente guadagnando qualche minuto.
Bacon comunque pare un giocatore abbastanza solido e utile, anche se non eclatante ma probabilmente per ora, con Lamb, Monk e Bridges che sanno attaccare il ferro, sarà fuori dalle rotazioni.
 
 
Isaiah Wilkins
N° 21. 23 anni, 203 cm, 93 kg.
Tre minuti contro Miami, tagliato l’11 ottobre.
 
PF – Ali Grandi
 
Marvin Williams
N° 2. 32 anni, 206 cm, 106 kg.
Sarà ancora lui il titolare come ala grande.
MKG sarà il suo ricambio.
Slittato dal ruolo di SF a PF con Kaminsky, precedente back-up a sua volta scivolato nel reparto centri.
Borrego ha preso due giocatori per portarli a livello superiore dal punto di vista fisico ma intorno a Marvin sembra non esserci dubbio per quel che riguarda la titolarità.
Giocatore non molto atletico difensivamente parlando, in attacco qualche volta dimostra di avere ancora esplosività con rare incursioni in schiacciata mentre sono interessanti, ma pur sempre non frequenti, i suoi inserimenti e i suoi pick and roll che qualche volta chiude in equilibrio perfetto a una mano.
In qualsiasi altra squadra sarebbe probabilmente un sesto o settimo uomo, l’ideale per un giocatore che ha superato la trentina ed è avvezzo a colpire da fuori senza eccedere in soluzioni forzate.
Questo gli ha permesso d’avere una buona media realizzativa da fuori (41,3% lo scorso anno, miglior stagione personale), specialmente perché i suoi tiri sono presi in momenti nei quali la rotazione difensiva avversaria non garantiva copertura adeguata o comunque avendo qualche metro di spazio, arrivando in corsa su passaggi.
Borrego oggi però vorrebbe aumentare il tiro da fuori, ciò vuol dire che Williams probabilmente sarà costretto a prendersi qualche tiro in più rispetto al passato per dare l’esempio ai giovani compagni.
Personalmente non la ritengo un’idea fantastica nel momento in cui la conclusione sarà a basso coefficiente realizzativo.
Forse fino a oggi spesso è stato “opportunista” nel concludere a difesa spiazzata ma nelle prime tre partite di preseason su 16 tentativi ha segnato 7 volte.
La percentuale potrebbe calare ma sarà figlia di una richiesta di gioco ancora da valutare nel suo complesso.
 
 
Michael Kidd-Gilchrist
N°14. 25 anni, 201 cm, 104 kg.
Scelto al Draft NBA dopo Anthony Davis, MKG non ha certamente dato lo stesso contributo in termini di qualità rispetto a quello che il Monociglio ha dato ai Pelicans in questi anni.
Parlando con un ragazzo che giocava in una società di C al campetto, mentre io sostenevo all’inizio non mi piacesse molto (era ai Bobcats e non l’avevo ancora visto realmente in azione se non saltuariamente), mentre a lui non dispiaceva per ché lo reputava un giocatore utile.
Chi dei due avesse ragione decidetelo voi, io ho iniziato ad apprezzarlo di più vedendolo giocare i primi anni agli Hornets.
In difesa a a rimbalzo era molto presente, poi gli infortuni, il calo atletico, un fisico ferito che come una pianta stenta a riprendersi.
Dal mio punto di vista la vera domanda è se riuscirà a uscire da questo tunnel.
Ma uno come MKG che si è ripreso dalla morte del padre avvenuta quando lui aveva pochi anni (ucciso da arma da fuoco), nonostante le difficoltà e un balbettio iniziale nelle interviste avrà gli anticorpi necessari per superare anche questa prova.
Borrego, visto l’eccesso di swingman l’ha slittato nel ruolo di ala grande, dove i fisici possenti aumentano e il Re Leone (solea vedere con suo papà questo cartoon) MKG potrebbe avere più problemi in termini di scontro fisico, anche se in attacco la sua maggior versatilità e velocità sarà l’arma a suo favore in questo tipo di scontri diretti.
Dirottato però in panchina, alle spalle di Marvin Williams, gli si chiede di portare avanti la transizione, cosa che MKG sa fare, anche senza palla sa andare a rimorchio o creare spazio per il compagno.
Mark Price l’ha migliorato al tiro, un’arma che non ha mai avuto il jumper e se qualche volta ha dimostrato di riuscire a realizzare da medie distanze con buona percentuale, nonostante uno stile di tiro particolare, ancora rimane inaffidabile, soprattutto da fuori dove la tripla manca nel suo bagaglio tecnico.
Ai tempi di Belinelli si discusse se fosse lui o il nostro connazionale il giocatore migliore da mettere sul parquet nei finali, poiché con MKG le spaziature andavano accorciandosi.
SE dimostrerà di avere un buon primo passo e l’esplosività necessaria, potrebbe anche andare in entrata a colpire giocatori pari ruolo meno veloci di lui.
In difesa dovrà usare un po’ più d’agilità ma sarebbe lo stile voluto da Borrego, quello di recuperar palla.
Certo… da numero 2 al Draft a riserva potrebbe sembrare un fallimento, ma per gli Hornets avere un buon difensore su gente meno talentuosa in attacco potrebbe essere una buona mossa per recuperare punti nel caso i 5 titolari avessero accumulato gap nel punteggio.
Intorno a lui gente come Hernangomez e Monk, passatori e buoni tiratori al contempo, potrebbero aiutare la sua causa, avere schemi per tagli all’interno sarà probabilmente un’opzione avendo tiratori larghi sulle ali pronti a creare varchi.
Fing and roll tocchetti da pochi passi o tiri dalla media, in prestagione si è visto essere efficace da sotto.
Forse potremmo vedere un giocatore in grado di far la differenza partendo dalla panchina, aiutando la squadra in termini d’esperienza, lasciando al contempo a Charlotte uno starting five più equilibrato.
Se Borrego avrà trovato la soluzione per l’enigma MKG lo vedremo nel corso della Regular season.
Io faccio il tifo per lui…
 
 
Zach Smith
N° 11. 22 anni, 2013 cm per 99,8 kg.
Ha tenuto una media di 5,5 punti, 4,3 rimbalzi e 1,4 recuperi per partita con gli Atlanta Hawks in Summer League attirando l’interesse degli Hornets che però l’hanno lasciato in panchina per quasi tutto il tempo della Summer League.
Al campo di addestramento Smith potenzialmente avrebbe potuto ottenere o il posto in squadra (manca un giocatore) o un posto per il two-way contract.
17 posti, sarebbe stato il terzo rincalzo come ala grande ma è caduto in dirittura d’arrivo (a favore di Joe Chealey), nonostante l’ottimismo di fonti a lui vicine.
Poco importa se dietro MKG non ci sarà nessuno, slitterà qualcuno del roster…
L’ambiente C per esempio ora pare affollatissimo e un po’ mal assortito e lui avrebbe potuto fare da quindicesimo come PF pura (nel momento in cui scrivo il roster di Charlotte è fermo a 14 unità più i due two-way contract).
 
 
 
Centri
 
Cody Zeller
N° 40. 26 anni, 213 cm, 109 kg.
Torniamo a due anni fa.
Dopo il regno di Howard durato solamente un anno, Cody rientra come centro titolare.
Relegato in panchina, la scorsa stagione ha finito per giocare solamente 33 partite a causa dei suoi frequenti problemi con gli infortuni.
Lo strappo al menisco gli ha fatto perdere le ultime 27 partite di una stagione a intermittenza.
Il ruolo di centro però potrebbe tornare a essere il problema di Charlotte in questa stagione.
Non disponendo di un pivot completo, gli Hornets potrebbero ruotare i giocatori indicati nel ruolo da Borrego per sopperire a tale mancanza.
Cody comunque sembra essere per ora inamovibile come starter perché è il C più completo; in attacco ha buoni movimenti intorno a canestro, dalla media era migliorato, inoltre pick and roll e incursioni da dietro a fari spenti non difettano nel bagagliaio tecnico di the “Big Handsome”.
Il tiro da tre non è mai esistito ma quest’anno non lo disdegna se ha spazio.
Borrego lo stimola a provarci ma per ora le percentuali non credo saranno una minaccia per gli altri team, inoltre, le occasioni saranno rarefatte ma potrebbero comunque dar vita a spaziature migliori se solo Cody mostrasse di essere una minaccia saltuaria ma affidabile…
Senza Cody il record degli Hornets in questi anni è stato 35-59, frutto anche del lavoro che Zeller mette sul campo su ambo i lati del parquet ma nonostante si sia irrobustito fisicamente nella parte superiore del corpo, ancora non è un centro di peso anche se a livello di stoppate per due anni di fila ha avuto una media di 0,9 che l’anno scorso complici i problemi fisici e l’abbassamento del minutaggio si è ridotta a 0,6. Il 6,5 a rimbalzo (massimo in carriera), sceso al 5,4 lo scorso anno, da la dimensione di qualche difficoltà fisica, sebbene quest’anno Borrego potrebbe portare anche Batum sotto i tabelloni per dare una mano a Cody ma anche per far ripartire l’azione istantaneamente con palla in mano al francese.
Proprio il francese ha un feeling particolare con Cody, bravo a presentarsi al momento giusto per puntare a canestro quanto Nic a cedergli palla al momento giusto.
La dichiarazione:
“Sono finalmente sano ed entusiasta di andare a giocare una stagione rimanendo in salute.
Questo è il mio più grande obiettivo per l’annata. Ho perso troppe partite l’anno scorso”.
 
 
Willy Hernangomez
N° 41. 24 anni, 211 cm, 109 kg.
Il giovane centro spagnolo ha il solo difetto di esser troppo leggero per la NBA in questo ruolo.
Per il resto si adatta perfettamente al prototipo di centro moderno sapendo tirare con naturalezza e precisione anche da grande distanza.
Il bagaglio europeo tecnico se lo porta in dote ed è un vantaggio nel pitturato districandosi con ottimo movimento di piedi.
Giocatore versatile che in post basso batte tutta la concorrenza dei lunghi di Charlotte.
Meno pesante e più muscoloso rispetto a prima, potrebbe beneficiare delle spaziature dei tiratori quando sarà nei dintorni dell’area.
Potrebbe essere il backup preferito di coach Borrego, giocando insieme a MKG che non ha tiro da fuori, Willy potrebbe ottemperare anche a questa carenza del compagno per dare alla bench più profondità quando sarà impegnata sul parquet.
Ottimo passatore, potrebbe essere adatto in transizione più di Biyombo e a rimbalzo più abile di Frank visto che lo spagnolo in 11,9 minuti ha catturato 5,3 rimbalzi.
Inserendolo tra i titolari come centro, la percentuale punti della squadra dal campo è aumentata del 25% mentre il rimbalzo è aumentato del 13%.
È evidente che Hernangomez ha avuto un ottimo impatto con gli starter e in prospettiva potrebbe superare anche gli altri in un breve tempo o a medio termine, anche se io son più propenso per la seconda ipotesi, se continuerà a lavorare, potrebbe avere un impatto maggiore degli altri centri a Charlotte.
 
 
Frank Kaminsky
N° 44. 25 anni, 213 cm, 110 kg.
Non vorrei fosse un giudizio tranciante, ma sono in accordo su ciò che ho letto su un altro sito riguardo Frank.
Kaminsky è alla sua quarta stagione in NBA e a fine regular season dovrà fare i conti con l’incostanza prodotta in questi anni se non saprà trovare una stabilità di rendimento.
Nell’estate 2019 Kaminsky sarà un restricted free agent.
Se, partendo spesso dalla panchina ha una buona media di oltre 10 punti per partita nel corso della sua carriera, non supera il 43% dal campo, il che per un big man non è un fattore positivo.
C’è da dire che è stato spinto in passato a tirare molto da fuori, a volte ha forzato anche soluzioni ma se andiamo ad analizzare i rimbalzi, anche qui vediamo che non è all’altezza.
Troppo facile da spostare, troppo molle, anche in difesa.
In 23,4 minuti a gara ha finito per racimolare solamente 4,1 rimbalzi di media e le stoppate sono sullo 0,4 di media con un nadir di 0,2 lo scorso anno.
Personalmente più che il futuro a lungo termine di Frank m’interessa “il futuro di oggi” (per parafrasare quasi il titolo di un libro), ovvero, quello che farà in questa stagione.
Dovrà migliorarsi in fase difensiva ed essere più efficiente in attacco.
Può farlo, lavorando.
L’hanno fatto Walker, Lamb e tantissimi altri giocatori saliti a livello più alto.
Ovviamente, Kaminsky è un giocatore diverso da Lamb e Walker, ma è in grado di migliorare il suo gioco.
Potrebbe essere l’annata buona perché c’è questo contratto pendente o la testa di Frank sarà sempre svagata?
Ha trovato qualche minuto in preseason e lo slittamento possibile come centro potrebbe favorirlo contro i classici centri più lenti su schemi che prevedano la sua presenza all’esterno della linea dei tre punti, a patto migliori anche lì.
L’ex star del Wisconsin dovrà lottare per ottenere minuti quest’anno.
Ciò che mi chiedo è se “avrà fame” poiché mi sembra un giocatore meno tenace rispetto a molti compagni e avversari…
 
 
Bismack Biyombo
N° 8. 26 anni, 206 cm, 116 kg.
Nel giro a tre tra Hornets, Magic e Bulls ecco tornare Biyombo.
Ci si libera di Mozgov, idea iniziale bizzarra per cedere il contratto di Howard.
Alla fine del giro a due tempi, il russo lascia la North Carolina mentre Stone partirà per la Wind City (tornerà poi in Italia) per far tornare Biz alla casa base:
4,4 punti, 6,1 rimbalzi e 1,6 stoppate a partita con Charlotte nelle quattro stagioni passate sino al 2015 sono le sue medie.
Il contratto di Biyombo però è molto oneroso.
I Magic avevano deciso di puntare su di lui, ma alla prova dei fatti, potrebbe essere uno dei peggiori della NBA, comunque meglio rispetto a quello di Mozgov per qualità/prezzo.
Difesa ed esperienza saranno le armi che Biz potrà mettere in campo ma dal mio punto di vista il congolese potrebbe essere solamente uno specialista difensivo da utilizzare quando i centri di Charlotte saranno in difficoltà fisica.
Se Zeller partirà titolare e Willy come secondo, al momento Kaminsky, spostato come C, sembra essere preferito da Borrego come terzo ricambio davanti a lui.
Nonostante il contrattone quindi Biz potrebbe non vedere quasi mai la luce del parquet, anche se personalmente lo preferisco a Kaminsky
Atletico, intorno al cerchio nella vernice può dire la sua e ha il vantaggio di conoscere già i compagni di squadra storici.
Potrebbe essere un uomo squadra rimembrando anche quando in una sua puntata a Chicago qualche anno fa, portò un clochard al gelo a mangiare in un ristorante.
Un piccolo gesto che tuttavia dice molto sulle qualità di un giocatore disposto a lavorare duro per migliorarsi anche sul campo, sebbene il suo gioco sia limitato in termini di distanza in attacco.
 
In conclusione, ecco qualche giocata con le quali Charlotte ha ottenuto un buon 4-1 in preseason, da tagli centrali, a back-door, pick and pop e triple, semplici, da aperture negli angoli o schermate.
Per Borrego la parola d’ordine sarà imprevedibiltà (notare il cambio degli interpreti)…

Preseason – Game 5: Charlotte Hornets @ Dallas Mavericks 123-118

 
Avevo iniziato con Hegel l’intro di preseason, chiudo con lo stesso filosofo questa interessante prestagione.
Forse perché queste sono levatacce che a inizio stagione devi ancora smaltire e carburare per sopportarle alle nostre latitudini quando si gioca in piena notte e tendi a seguirle tutte, dovendo poi spesso recarti al lavoro senza più dormire, allora anch’io mi chiedo perché farlo, soprattutto quest’anno…
Confesso d’esser partito con poco entusiasmo, un po’ scettico nei confronti di una squadra che non ha saputo rinnovarsi e cambiar pelle ma ora sono curioso di vedere Monk e Bridges, i progressi degli uomini intorno e di capire se Borrego oltre all’entusiasmo donato riuscirà a ribaltare la squadra attraverso il gioco.
Diciamo che forzando un po’ Hegel, l’amore per la squadra (in questo caso il team, ma lui parla di un altro sé stesso) sarebbe appunto identificarsi nell’altro riconoscendosi, rinunciando a sé stessi come forma di “sacrificio” (userei questo termine per far comprender meglio il significato ) per ritrovarsi nell’altro.
Personalmente credo sia un concetto fuori dal tempo ma che vale sempre quando siamo portati a fare qualcosa d’irrazionale e che sembra sconveniente a favore di qualcuno o qualcosa uscendo dall’ego.
Così Charlotte mi/ci ha premiato questa notte, chiudendo bene la prestagione mostrando un gioco frizzante e sparagnino.
 
La partita in breve
 
Durante il primo tempo Charlotte, nonostante i problemi a rimbalzo (18-25) che collimavano con uno Zeller sottotono, chiudeva in vantaggio 58-53 grazie a un 11/19 da fuori (57,9%).
Un 5/5 dalla lunetta contro un 15/18 Mavericks ricordando un team di Clifford tra le squadre meno fallose della NBA.
Nella ripresa tra cambi e sorpassi si arrivava a un finale nel quale Monk e Bridges mostravano i loro lati positivi e negativi, spingevano però Frank, Graham e soprattutto un Macura da 13 punti in 9 minuti che mandava al tappeto la formazione di Carlisle dimostrando un repertorio offensivo variegato, anche senza palla.
Charlotte chiude quindi la prestagione sbancando il parquet dei Mavs per un 4-1 interessante.
29-21 gli assist a favore degli Hornets, 22/27 ai liberi contro un 32/42 per i Mavs, fattore che indica, oltre a qualche decisione pro Mavs, una propensione a utilizzare anche giocate non consentite come mezzo estremo per bloccare l’azione.
35-42 a rimbalzo (-7) e 23 turnover per Charlotte, un po’ troppi (21 Mavs), con qualche forzatura in palleggio di Bridges e Monk che hanno comunque compensato ai loro errori.
57,6% da tre per Charlotte, chiave della vittoria oltre il 41-32 del quarto finale, effetto e merito dei rookie ed esordienti.
Per i Mavs Doncic e Jordan hanno realizzato 18 punti a testa, Smith Jr., 16.
Non sarà sempre facile mantenere queste percentuali in stagione.
 
La partita
Le formazioni:
 
1° quarto
Iniziava bene Dallas che colpiva da tre su una second chance con Matthews.
Pareggiava immediatamente Walker ma al culmine di una triangolazione veloce DeAndre Jordan si esibiva in una slam dunk.
Doncic guadagnava due FT a 9:06 che infilava, ne sbagliava un terzo per tre secondi in area di Zeller così Kemba a 8:32 accorciava sul 6-7 con un’altra bordata da fuori.
Una palla persa da Kemba in attacco però portava Doncic alla transizione chiusa da un alley-oop di Smith jr..
Problemi a rimbalzo per Charlotte anche se la terna non si avvedeva di una spinta di Jordan alle spalle di Zeller che toccava a rimbalzo Smith Jr..
Due FT dei quali solo uno a segno che portavano Dalla s a doppiare Charlotte ma un’altra tripla di Batum tagliava il divario.
Dallas accelerava con due FT di Matthews, una bomba di Smith Jr. mentre Charlotte tornava a segnare quando su Batum, un raddoppio non andava a buon fine e il passaggio per Lamb costava ai Mavs la quarta tripla consecutiva subita che valeva il dodicesimo punto Hornets.
Sul 12-22 finalmente Charlotte segnava un due punti, merito di Batum che in penetrazione depositava un layup vincente. Un assist a sinistra per una schiacciata mancina di Willy guidava la riscossa poiché anche se Charlotte spendeva qualche fallo, Willy in uno contro uno Vs Jordan segnava appoggiando la palla al vetro da media distanza.
Batum da tre ancora tagliava lo scarto andando a far girare il tabellone sul 21-25 (5/8 da te per Charlotte).
Parker con un bound pass a sx innescava sulla corsa MKG che convergendo a canestro segnava con l’and-1.
24-25 che diventava un +3 per i locali per un fallo in raddoppio difensivo dello stesso MKG su Harris.
Una transizione di J.J. Barea con assist per la tripla aperta di Kleber faceva volare i Fuorilegge sul 24-30 a 1:25 dalla prima sirena. Barea dal pitturato segnava inarcandosi il 26-32 prima che Broekhoff segnasse il trentacinquesimo punto con un pick and pop a poco più di due secondi dalla luce rossa che Monk batteva da oltre metà campo, silurando i Mavs allo scadere per il 29-35 con un incredibile disperato tiro.

Zeller contro Jordan.
Serata negativa per Cody.
Foto: Jerome Miron-USA TODAY Sports

 
2° quarto:
La seconda frazione del primo tempo vedeva MKG accorciare di due su un rimbalzo intorno al ferro dei Mavs, poi una penetrazione con scarico volante di Malik per Willy dava il -2 a Charlotte che tornava alla parità con Bridges che dopo aver ricevuto sulla destra un passaggio in diagonale schiacciato di Parker si portava sotto canestro controllando la sfera con qualche difficoltà ma battendo un paio di difensori con un giretto in svitamento.
A 9:23 una tripla di Kemba dava anche il vantaggio alla squadra del North Carolina che con una bomba di Willy si portava sul 43-37.
A 7:28 Doncic da sinistra sparava da fuori convincendo poi Bridges in cima all’area pitturata creava il suo tiro mettendo 5 punti di distanza tra i due team (45-40).
Zeller mancava un gancio ravvicinato mentre Jordan segnava correggendo su un errore di un compagno a 5:57.
Un open 3 frontale di Williams evidenziava la mancanza di copertura dei Mavs sul perimetro.
Lampi di classe di Doncic con passaggio per sé stesso dietro la schiena in corsa e assist per l’uomo libero nell’angolo non eran sfruttati così dopo un’entrata a dalla baseline destra di Walker in uno contro uno con canestro da giocoliere e relativa protesta del capitano che ci costava un FT contro e un punto, i Mavs accorciavano con Charlotte un po’ in difficoltà.
I Mavs arrivavano sul 50-48 con una drive di Smith Jr. alla quale Zeller non riusciva a opporsi.
Lamb da tre a 3:09 ridava fiato all’offesa color teal poi era ancora Marvin a mettere in luce impietosamente la copertura zero dei Mavs sul perimetro con un’altra bomba facilitata dall’assenza di marcature.
56-48 che diveniva 56-51 dopo la tripla del rookie sloveno dei Mavs a 1:57.
Rimaneva invariato il distacco all’intervallo anche se si saliva nel punteggio sul 58-53.
 
3° quarto:
Zeller iniziava bene la ripresa con un’incursione che vedeva la palla arancio come ciliegina rimanere in bilico sul ferro prima d’esser inghiottita dalla retina.
Arrivava anche il libero aggiuntivo, così Charlotte si portava sui 61 punti.
Graham con calma si procurava il tiro in jumper per il 63° punto, quello del +10, Lamb da sinistra da tre grazie al giro palla chiuso da Graham con l’assist laterale per il 66-57 era fieno in cascina prima che Dallas iniziasse a rimontare.
Lo slavo dei Mavs segnava prima da tre, poi su assist di Smith Jr. metteva dentro in schiacciata in infilata centrale.
Un rimbalzo conteso da due Hornets finiva nelle mani dei Mavs che chiudevano con la second chance di Finney-Smith da fuori.
Tripla letale per il 68-65 a 7:38.
Il time-out di Borrego serviva a romper per un breve tratto l’inerzia poiché Monk esaltava la chimica del team chiudendo con la bomba da fuori a 7:22 per il 71-65.
Una violenta schiacciata di Jordan segnava un possesso tra i due team (71-69), il pareggio arrivava per opera di Finney-Smith dalla lunetta a quota 73.
Una rubata di Doncic su Monk chiusa a 5:20 in transizione dava il là ai Mavs che a 4:27 con altri due liberi per Smith Jr. (un po’ generosi con la squadra locale gli arbitri) correvano sul +6 (73-79).
Due FT di Frank interrompevano il break dei texani ma un alley-oop plastico di Jordan offerto da Smith Jr. davano ulteriore vantaggio alla squadra di Cuban e Carlisle.
Alley-oop in transizione a 3:05 per Bridges a tripla di Smith Jr. prima della stoppata di Monk sulla transizione di J.J. Barea. Harris in jumper e Frank a :46.5 dalla terza sirena più due punti di Monk a chiudere un quarto che vedeva comunque avvantaggiarsi i Mavs fino all’82-86 parziale.
 
4° quarto:
Ulteriori sostituzioni preventivabili nell’ultimo quarto; running di Bridges e due punti del magrebino Mejri che falliva però il libero supplementare.
Consueta dunk di potenza per Miles e rubata per Monk con passaggio a Graham davanti a tutti in transizione a chiudere facilmente per l’88 pari.
La gioia durava poco perché Barea segnava il +2 per i suoi ma delittuosamente Bridges era lasciato solo sulla linea dei tre punti.
Arrivava quindi il sorpasso (91-90), prima che il play di riserva dei Mavs (ancora lui) controsorpassasse per il 91-93. A 8:13 Biz pescava il jolly in girata dal pitturato tirando su palla subendo il contatto dalla controparte magrebina in un duello tribale.
2+1 e sorpasso alla curva dei Calabroni per il 94-93…
Partita eccitante sul filo; bonus per i Mavs per fallo di Bacon sulla propria baseline sx e sorpasso di Cuban e soci a otto minuti dal termine…
Un doppio vantaggio di tre punti dei Mavs era pareggiato prima da un tiro sicuro di Graham dalla diagonale sinistra e poi da Joe Chealey, n° 31 molto abile da fuori.
100 pari, poi 100-102 fino al riscatto di Macura che grazie al rilascio veloce veniva toccato mentre provava a sortire una bomba dal cilindro.
Lo 0/2 precedente ai liberi era annullato. Il nuovo 3/3 consentiva a Charlotte di ripassare avanti e a 4:49 quando dal corner sinistro si elevava Graham per affondare la tripla del 106-102, Charlotte prometteva di rimanerci.
Dopo il -2 Mavs, un passaggio perfetto schiacciato di Bridges con perfetto taglio di Macura già in atto dava a Charlotte una giocata da tre punti importantissima.
109-104, poi l’oscillazione di punteggio ad elastico ma i Mavs rimanevano dietro, anche perché Macura in back-door sulla linea di fondo sinistra finiva per andare addirittura a schiacciare su cioccolatino di Graham.
118-113.
I Mavs tornavano al -1 quando Macura tentava di aprire da sinistra a destra con un passaggio avventato.
La transizione e il fallo su Broekhoff non fermavano il rientro; 2/2, 115-114.
Spalding a :59.4 lanciato in area potrebbe superarci ma il controllo difficile indicava agli arbitri i passi così, con non noncuranza Macura scagliando un’altra bomba in faccia all’uomo a :48.4 realizzava il +4.
Una tripla pessima di Broekhoff si schiantava sul plexiglass ma l’avvitamento artistico volante di Kostas Antetokounmpo valeva il 118-116.
Si entrava in fase di lunetta; risplendeva Macura con un 2/2, era calante Brunson con l’1/2 per il 120-117.
Graham con l’1/2 teneva a due i possessi di distanza (½) e una pesa dei Mavs a :14.7 dalla fine segnava la fine delle ostilità.
123-118 sbancando Dallas per un 4-1 in preseason non è male per una squadra già data per spacciata da tutti anche se è solo preseason.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
13 pt., 2 assist, 2 rimbalzi. Gioca un buon primo tempo (lascia spazio nel secondo) anche se con 4 turnover non da lui. 3/5 dal campo in 17 minuti con un 2/2 dalla linea. Gli manca un FT che per proteste prende contro…
 
Lamb: 6,5
11 pt., 2 assist, 5 rimbalzi. 3/7 dal campo accumulando un -10 preoccupante in 18 minuti ma non per colpe sempre sue. ¾ da fuori non è niente male come inizio…
 
Batum: 6
8 pt., 1 assist, 3 rimbalzi. Gioca 18 minuti chiudendo con un 3/7 dal campo. Fatica a trovare i compagni chiudendo con un assist. Schierato sul bordo dell’area può ora cercare il rimbalzo più frequentemente in difesa, utile da fuori con un 2/5.
 
M. Williams: 6
6 pt., 2 assist, 2 rimbalzi, 1 stoppata. Chiude con un 2/5 dal campo dei quali 2/4 da fuori. Colpevolmente lasciato solo un paio di volte, il veterano punisce ma non mi convince a livello tattico in difesa dove commette anche 4 falli.
 
C. Zeller: 5
3 pt., 1 assist, 2 rimbalzi. Poco convincente nella notte. Jordan lo surclassa sotto canestro mentre lui sbaglia anche tiri facili. Finirà con un ¼ dal campo frutto del canestro 2+1 a inizio ripresa.
 
T. Parker: 5,5
2 pt., 3 assist, 1 rubata. ¼ dal campo. 1 persa e un fallo speso che c’era ma prima del tiro. Il fallo viene chiamato su un contatto sul quale Tony avrebbe dovuto smaterializzarsi forse… Bene nello smistamento assist, male al tiro provando anche forzando un paio di tiri.
 
Monk: 6
8 pt., 5 assist, 1 rimbalzo, 2 rubate, 1 stoppata. Tabellino pieno per Monk che in 19 minuti fa 3/11 dal campo mettendo dentro paradossalmente 2 delle 3 bombe provate. Abbandona quota zero anche nei falli spesi (1) e soprattutto nelle palle perse. Troppe tre, troppa la confidenza palleggiando in faccia all’avversario che può ripartire in transizione. Compensa con assist di valore e una difesa non sempre valida ma sul pezzo.
 
Miles Bridges: 6,5
13 pt., 1 assist, 7 rimbalzi, 2 rubate. 6/11 dal campo tra schiacciate e alley-oop. Mostra la potenza e l’atletismo dei quali è in possesso oltre a un buon tiro da fuori se lasciato solo. Come Monk deve migliorare il ball handling in uno contro uno. Un paio di scippi ai suoi danni costano qualcosa ma il ragazzo torna utile anche a rimbalzo nei suoi 27 minuti in campo.
 
Kidd-Gilchrist: 6
7 pt., 1 assist, 2 rimbalzi. 2/2 dal campo, 3/3 ai liberi, spende un paio di falli in copertura per evitare facili canestri da sotto. Due palle perse. Apre un contropiede lanciando che porterà a due FT. Ci sarebbe bisogno di vederlo qualche minuto in più per giudicarlo più approfonditamente.
 
W. Hernangomez: 7
9 pt., 2 assist, 3 rimbalzi, 2 rubate in 10 minuti. 4/4 dal campo e +11. Si muove bene contro Jordan. Segna in post basso sinistro girandosi. Più mobile rispetto a Cody, sembrerebbe poterai inserire nei titolari agilmente nonostante la minor esperienza rispetto al compagno.
 
D. Graham: 7,5
15 pt., 4 assist, 1 rimbalzo. Un ragazzo che è parso già abbastanza pronto. Meglio anche di Parker in serata. Perfetto con 5/6 al tiro se consideriamo il sesto mai arrivato a destinazione. Stoppato sul tentativo da tre punti Devonte’ va a riprender palla e a segnare in entrata. Bell’assist per Macura nel finale. Tranquillo. Gioco e regia, forse un pochino di difesa in più sui jumper come unica nota stonata.
 
Kaminsky: 7
9 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 2/3 al tiro. Gioca uno spezzone di partita in bilico riuscendo a non sfigurare, anzi, a esser utile. In 14 minuti contribuisce alla vittoria di Charlotte grazie al rimbalzo e ai suoi canestri. Non si deconcentra dalla linea con un 4/4.
 
Bacon: 5
0 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Un paio di buone chiusure ma anche una difesa non troppo stabile. Lascia la linea di fondo su un’entrata a sinistra che ci procura due FT contro. A parte l’assist per Bridges in transizione per l’alley-oop non sembra sia in gran serata e lo 0/4 al tiro ne è la riprova. 3 falli spesi e un turnover ma il suo plus/minus dice +11.
 
Biyombo: 6
3 pt., 1 rimbalzo. Più impegnato sbraitare con i compagni che altro, riprende Bridges che non c fa troppo caso. Conversazione interrotta dalla chiamata in panca per il n° 0 degli Hornets. Segna i suoi tre punti facendo più nero Mejri nel pitturato con una giocata elegante e coordinata. In difesa però è rivedibile nei 4 minuti.
 
J. Chealey: 6,5
3 pt., 1 assist in 2 minuti. Pareggia a mezzo tripla la gara in una fase delicatissima. Fornisce un assist. Nel suo ruolo è ciò che gli si chiede, cosa domandargli di più? Buon giocatore, oscurato dai pari ruolo ma utile a dare profondità al roster se chiamato in causa.
 
Z. Smith: s.v.
Se per Barford e Wilkins c’è da chiedere a Chi l’Ha Visto, Smith entra per un minuto, fa sapere a tutti a casa che sta bene, poi si eclissa.
 
JP Macura: 7,5
13 pt., 1 assist in 19 minuti. A parte un pallone che Frank gli spara un po’ fuori dal corpo sulla sua destra che non può raggiungere e un inizio molto lento nel quale fa 0/2 ai liberi, si sghiaccia ai FT con un 3/3. Poi segna da fuori, in taglio diagonale e in back-door con personalità chiuso in schiacciata dimostrando di saper giocare senza palla e di avere un rilascio molto veloce. Aiuta Charlotte a vincere. Sto rivalutando un po’ Dennis the Menace (Dennis la Minaccia), almeno offensivamente. In difesa commette tre falli.
 
Coach Borrego: 7
Gli darei 5 solo per aver schierato 17 giocatori costringendomi ad altrettante pagelle, ma in realtà anche se forza la mano con i colpi da fuori, a questi ritmi ha ragione. Dallas copre male il perimetro e Charlotte ringrazia. Probabilmente nei finali contro squadre più brave sul perimetro dovrà valutare anche soluzioni per aprir più varchi all’interno come Macura ha trovato comunque un paio di volte in serata. La squadra è spensierata e divertente ma le percentuali irreali da fuori dovranno saper esser mantenute o almeno avvicinate in regular season se vogliamo giocar così.

Preseason- Game 4: Charlotte Hornets Vs Chicago Bulls 110-104

Noè, il 17 luglio di tempi nei quali affondavano favole, mezzi e radici, si trovò con la leggendaria arca posata sull’Ağri Daği (oggi all’estremo lembo della Turchia orientale), 5165 metri di montagna meglio conosciuta con il nome biblico di Ararat.

Dopo i 40 giorni di diluvio universale scatenato da un Dio deluso dei comportamenti degli uomini, Noè e la sua famiglia (unici risparmiati da Dio), dopo qualche settimana, al ritiro delle acque poterono toccare il suolo, così come gli animali che lo stesso Onnipresente aveva ordinato di salvare.

Allo Spectrum Center l’aura di luogo mistico forse non è così forte ma speciale per noi tifosi teal & purple lo è sicuramente.

Anche qui il campionario animali di certo non manca a chi, nel corso degli anni ha deciso i nomi delle franchigie esaltando le caratteristiche di questi esseri.

I Cervi, i predatori (Dinosauri) di Toronto, i Falchi, i Lupi della foresta, i Grizzlies, i Pellicani, oltre a Tori e Calabroni che si affrontavano nella notte sono esempi di come da sempre queste forme di vita, siano importanti per l’uomo, nonostante l’homo sapiens, oggi troppo faber spesso si dimentichi del loro valore.

A richiamarlo nei loghi degli sport,a volte discesi dall’araldica, sarebbe interessante immaginare i giocatori trascendere sul campo ispirandosi allo spirito guida animale della franchigia. Una simbiosi per gli Hornets quest’anno che per volontà di coach Borrego vorrebbe avere una squadra rapida, veloce, scattante, con riflessi pronti, protesa a ripartenze fulminee pungenti, proprio come calabroni.

La partita in breve

Una partita che Charlotte ha incanalato presto sui binari giusti, approfittando anche di qualche mancanza d’esperienza dei rookie o dei provvisori dei Bulls che hanno trovato anche un primo tempo di Jabari Parker non eccezionale mentre Lavine è sembrato essere già in forma. Gli Hornets, fedeli al credo di Borrego, si sono cercati con passaggi atti a far saltare una difesa facilmente scardinabile. Qualche canestro extra, dovuto alla bravura dei singoli e il +20 nel terzo quarto era raggiunto. Si finiva con un tourbillon di giocatori in campo, alcuni dei quali non vedranno la partenza della stagione probabilmente, ma Charlotte, dopo aver rischiato il pari, reggeva l’urto, dimostrando anche un buon Graham in serata. Dunque vincono i Calabroni che nell’amichevole hanno potuto osservare una Chicago (pur mascherata) che affronteranno presto in regular season hanno dimostrato di poter prevalere nel confronto. L’anno scorso andò spesso male a Charlotte (1-3), ma quest’anno senza il finlandese dei Bulls Markkanen, infortunato per la prima parte della stagione, gli Hornets avranno meno difficoltà sulla carta, anche se le partite sono tutte da giocare e la carta a volte diventa straccia. 26 punti di Lavine, 17 di Portis per i Bulls, 20 di Walker e 16 di Lamb nelle file di Charlotte per i singoli. 47 rimbalzi e 16 assist per i Bulls, 50 rimbalzi e 23 assist per gli Hornets che hanno tirato con il 45,3% dal campo contro il 44% dei Tori. 37% da tre per Chicago, 29,4% per Charlotte che nel finale con uno 0/6 ha abbassato la media.

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

A vuoto il primo attacco dei Bulls era un’infilata di Marvin Williams con runner a una mano a essere buona per il vantaggio di Charlotte. Batum stoppava Jabari Parker ma nessuno a 10:49 riusciva a fermare la tripla del primo vantaggio Bulls firmata Lavine da fronte a canestro. Hornets nuovamente sopra grazie a un jumper medio di Lamb; l’allungo con una transizione di Kemba e un altro tiro in salto di Jeremy dopo un’accelerazione con arresto e tiro. Sull’8-3 Charlotte smettendo di segnare agevolava il lento rientro della mandria di Tori che dopo aver rubato palla a Walker per merito di Holiday riuscivano a pareggiare con un ½ ai liberi di Lavine (fermato da Zeller irregolarmente). Hornets che, nonostante qualche imprecisione, compresa quella sulla tripla di Williams, si riportavano sopra con il tap-in di Lamb mentre un passaggio sotto per Zeller era buono per il +4. Bulls al palo che soffrivano ancora Lamb; prima due FT a 4:56, poi una tripla dalla diagonale sinistra ricevendo palla e tirando subitaneamente senza esitazioni. 17-8 grazie a 11 punti di Lamb e Bulls al time-out… Un distacco di 9 punti destinato a scemare con i cambi nonostante Charlotte mantenesse spesso un gioco di passaggi fluido. Era il caso dell’assist liberatorio per Monk che dall’angolo sinistro infilava la prima tripla di serata. Rispondeva Holiday da fuori per il 21-15 mentre Monk dalla diagonale destra faceva 2/2 da fuori per il 24-17.Una rubata di MKG in rientro non serviva agli Hornets per sfruttare un contropiede 3 contro due poiché Kemba si faceva intercettare un passaggio saltato mentre dall’altra parte saltava il fortino quando a :55.7 Portis sganciando una bomba accorciava sul 24-20. Bridges, un po’ fuori dal gioco, mancava il primo tiro ma non poteva rifiutare sull’assist di Monk per l’alley-oop a una mano, frutto di una giovane transizione. Bulls che a mezzo tripla si portavano sul -3 ma sulla sirena Walker, dopo aver lasciato sul posto il n°44, mandava a segno il runner a una mano per il 28-24, finale di primo quarto (un punto in più ai Bulls riassegnato su un tiro di Porter assegnato in prima istanza da due ma in realtà da tre).

 

 

Robin Lopez e Cody Zeller si contendon la sfera.

 

 

2° quarto:

Willy iniziava in maniera attiva il secondo quarto recuperando una palla ballerina e realizzando un ½ ai FT, oltre a due pt. facili successivi grazie a un assist ravvicinato emesso in corsa da Monk. Hernangomez cambiava uomo assist (Parker) ma i punti erano sempre 2 per un parziale personale di 5-0. A 9:26 Monk con un bound pass diagonale verso destra serviva in corsa Zeller per una delle sue entrate da dietro a fari spenti chiusa in schiacciata. Un recupero difensivo di Zeller era finalizzato in attacco da Monk che a 7:44 esplodeva una tripla in step back dall’equilibrio provvisorio per il 40-31. Portis con un pump fake su Williams si apriva un breve varco frontale chiudendo a metà strada con un arcobaleno in corsa. Lavine esplodeva in velocità e potenza con una bimane mentre Dunn danneggiava in jumper gli Hornets con altri due punti che facevano scattare la sirena d’allarme sulla panchina di Borrego lesto a chiamare una pausa a 6:15 sul 42-37. Un anticipo netto nell’area difensiva di Charlotte da parte di Kemba lo portava in coast to coast a segnare in reverse layup pur marcato. Batum passava a Williams in area, bravo a oscillare dopo essersi staccato dal pick and roll per andare a depositare sotto punendo il raddoppio. Nel duello tra numeri 5 Batum/Portis, l’euro-step del francese era arma utile per procurarsi due FT e un tecnico. 3/3, allungo deciso di Charlotte che sul 49-39 incassava un canestro a opera di Lavine ma si riportava sul vantaggio in doppia cifra con uno dei classici canestri di Walker in uno contro uno con step back laterale. A 3:01 un pump fake di Zeller da sotto era preludio al salto in contemporanea di Lavine e Carter Jr. che lasciavano sguarnito l’anello che era così infilato da Zeller. Parker (quello dei Bulls, Jabari) non sembrava esser troppo in forma, gomitata sul giro in area a Walker con canestro annullato mentre dall’altra parte dal pitturato viola, Monk con un tiro (inarcato) arcobaleno sprigionava anche gli altri colori dell’iride lasciando negli occhi degli spettatori un canestro artistico battendo il proprio difensore per il 55-43. Lamb schiacciava al ferro una palla vagante (tiro di MKG non a segno)mentre nel finale Walker con una tripla dietro lo schermo era comodo per realizzare il 60-44 ritoccato dalla lunetta dai Bulls per il 60-46, finale di primo tempo.

 

 

Le dance braket nel terzo quarto.

 

 

3° quarto:

Iniziava bene Chicago la ripresa; palla intercettata da Dunn, transizione con dunk appesa di Lopez… Dall’altra parte Lamb rinunciando alla tripla serviva un Zeller con spazio a sinistra del pitturato che andava a depositare due punti ma non c’era tempo di gioire perché Holiday infilando la tripla continuava a far alzare un punteggio che saliva anche sull’arrischiato jumper frontale (marcato) di Batum. Dunn ne metteva dentro altri due, poi Zeller sbagliava da fuori e Parker in entrata, depistato Zeller, schiacciava violentemente a una mano il 64-55. Borrego coglieva l’attimo esatto per bloccare l’inerzia con un time-out dopo il quale Charlotte tornava a volare; Walker s’infilava in dribbling sotto canestro sino a battere Lopez poi ricevendo da Batum esplodeva una tripla dalla diagonale sinistra con totale naturalezza e ritmo per il 69-55.A far scavallare quota 70 era Williams che in transizione riceveva e subiva fallo e successivamente infilava i due liberi. Batum, con un passaggio breve, aspettava Williams che in transizione arrivava per ultimo trovando spazio sulla linea da tre punti per portare i Calabroni a quota 74.A 6:40, con la difesa dei Bulls in ritardo sul passaggio verso Williams, quest’ultimo si avvantaggiava ulteriormente fintando epicamente, leggero spostamento a sinistra sul volo inutile del difensore e tripla del +20 (77-57). La gara oscillava intorno ai 320 punti, poi a 3:14, quando sul cronometro non c’era ormai più tempo per tirare, Lamb fintando l’entrata eseguendo uno step back con tripla lanciata in diagonale batteva il proprio difensore con un canestro dal coefficiente di difficoltà piuttosto alto. Coordinazione che valeva punti pesanti ma Lavine con due triple consecutive provava a lasciar aperta una gara che sembrava chiudersi. Hernangomez replicava da tre per un complessivo 10/28 da fuori per Charlotte m nel finale Portis e Lavine aggiungendo due punti a testa chiudevano la frazione sul 91-76.

 

 

Batum ha offerto rimbalzi e assist. Non tanti punti ma la sua è stata una buona pretazione.

 

 

4° quarto:

Portis in schiacciata e Portis stoppato da MKG erano la doppia faccia della stessa medaglia; i Bulls stavano provando a rientrare. Walker provava a fermarli con uno scoop in entrata in separation per il 95-80 ma dopo una tripla di Payne il risultato volgeva su un -10 inaspettato, tagliando lo svantaggio. Una brutta apertura di un Graham appena entrato, consentiva a Dunn la transizione del -8. Monk interrompeva le preoccupazioni di Borrego cambiando strategia; dalla tripla all’uno contro uno era più facile l’appoggio. Kaminsky a 6:33, da spalle a canestro compiva mezzo giro su Payne, cadendo lanciava la palla verso la retina che accoglieva un circus shot con fallo. Peccato per il libero mancato ma Frank si rifaceva in entrata a sx con l’appoggio al vetro spazzato tardivamente da Felicio. Un bound pass verticale di Kaminsky per Graham era solo sfiorato dalle mani dei Bulls, infilata perfetta del rookie per due pt. che a 3:34 davano un margine di sicurezza che, complici i cambi nel finale da parte di ambo i team, scemava ancor più preoccupantemente. Hutchison dall’angolo sinistro metteva dentro il 105-100, Graham rispondeva con un lungo due in jumper ma Felicio e Sampson con 4 FT a 1:11 mandavano la squadra di Hoiberg sul -3 (107-104). Brivido lungo la schiena quando una tripla di Blakeney per il pari non s’infilava, a rimbalzo MKG prendeva posizione e una “spanzata” di Felicio sulla palla vagante mandava MKG in lunetta a :39.5. Primo libero mancato, secondo fortunatamente a segno per portarsi sui due possessi di vantaggio. Un rigore sbagliato da Sampson (liberato a pochi passi dal canestro colpiva classicamente il secondo ferro), consentiva a Graham di andare in lunetta non essendoci più tempo da perder per i Bulls. Il n° 4 regolava i conti con un 2/2, togliendo dubbi sulla squadra vincitrice e chiudendo le ostilità.

 

 

 

 

Pagelle

Walker: 7

20 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. Torna sui suoi livelli, punti a grappolo quando servono, buono smistamento, difesa. Chiude con un 8/16 al tiro in 27 minuti.

Lamb: 7

16 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. Parte forte dopo un paio di partite a vuoto, spina nel fianco dei Bulls, poi esce presto. Gioca un paio di minuti in meno di Kemba. Bello il passaggio a inizio ripresa per Cody.

Batum: 7

7 pt., 12 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Un fattore. Subito si fa notare in stoppata. Poi, oltre ai rimbalzi, smista diversi assist, alcuni filtranti, altre volte anche semplici ma efficacissimi. Come SF sembra rendere maggiormente. Ci prova 5 volte, va a segno 2, una volta favorito dall’attacco a un rookie, ma ora che Monk è cresciuto, Lamb ha preso il posto in SG, il numero di conclusioni va bene.

M. Williams: 7

12 pt., 4 rimbalzi. 4/8 al tiro. +14 di plus/minus. Ottima la finta con la quale sgancia una bomba nell’angolo sinistro nel secondo tempo così come la tripla su assist di Batum arrivando in corsa con passo ritmato. 21 minuti, anche difesa.

C. Zeller: 7

14 pt., 4 rimbalzi, 2 assist. 7/11 dal campo. Giostra nei pressi del canestro, anche se un tiro da tre smarcato se lo prende, sbagliandolo. Sbaglia poco sotto, anche se lo 0/3 dalla lunetta non va bene, è un centro mobile che Chicago fa fatica a prendere.

Kidd-Gilchrist: 6,5

3 pt., 7 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Stoppata di potenza e rimbalzi. Prezioso quello nel finale su Felicio. Un ½ successivo che da a Charlotte la garanzia di portare a casa una W, anche se in un’amichevole prestagionale, per un gruppo che era in crisi, è importante.

W. Hernangomez: 6,5

11 pt., 1 rimbalzo. 4/5 dal campo. Anche lui dalla lunetta con un 2/4 non fa onore come l’altro centro Zeller ma dal campo si permette di non sbagliare quasi nulla. Il terzo quarto è il suo regno. Accumula punti in serie. Un paio di falli in attacco evitabili.

Miles Bridges: 5

2 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Fuori serata. Probabilmente anche poco coinvolto dai compagni, a parte l’alley-oop offerto da Monk in contropiede, va un po’ giù di morale compiendo tre falli. Sono convinto che tornerà a splendere.

T. Parker: 6,5

0 pt., 4 assist. In 12 minuti manca un paio di conclusioni ma si fa vedere come uomo assist ed è soprattutto come facilitatore che è stato preso. Bene così per oggi.

Monk: 6,5

13 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 3 rubate. Attivo su tutto il fronte, parte con due bombe in serie. Finisce con un 5/14 dal campo non fantastico ma sta salendo di personalità. Troppi tiri da fuori nel finale, stanco inizia a sbagliare, quando mixa con entrate, ecco arrivare qualche punto.

Kaminsky: 6,5

4 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Entra e dopo poco sbaglia da sotto un tiro facile, poi si fa battere in difesa da un jumper telefonato. Quando sembra che sia la solita gara, svolta con un circus shot, un passaggio schiacciato perfetto per Graham e un appoggio che Felicio respinge tardi.

D. Graham: 7,5

8 pt., 1 rimbalzo, 1 assist in 8 minuti. Mezzo voto in più perché dopo la palla persa subito dopo la sua entrata nel finale, non si scoraggia segnando punti importanti. 3/5 dal campo, un fallo speso bene sulla linea di fondo sinistra (per lui) su Parker in mismatch. Fa girare la palla anche se poi l’assist che figura è solo uno, fa vedere che sa anche tagliare rapidamente concludendo con la giusta coordinazione.

Bacon: 6

0 pt., 2 rimbalzi. Sbaglia un tiro da fuori in 8 minuti. Importante un suo rimbalzo difensivo.

JP Macura: 5

0 pt. in 3 minuti. In difesa sembra più o meno una lumaca su un’autostrada. Se l’attaccante lo punta, lo passa sfrecciando. Ha da lavorare per entrare in NBA…

Coach Borrego: 7,5

Se ci si diverte più dello scorso anno non è solo per il risultato o per le prodezze dei singoli. E’ merito di un gioco dove in difesa si attacca qualche volta la palla rischiando l’anticipo e in attacco si fa girar bene la palla nonostante, son convinto, non arriveremo tra le prime tre nei palloni persi quest’anno. 14 turnover sono comunque pochi contro i 18 di Chicago.

 

Preseason, Game 3: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 122-113

 
Il 2 ottobre 1951 nasceva Gordon Matthew Thomas Sumner, meglio conosciuto come Sting, cantante singolo e dei Police, direi senza bisogno di ulteriori presentazioni, il quale si è cimentato anche in italiano.
L’omaggio, nasce dall’idea di una strofa della canzone trasformata da Zucchero Sugar Fornaciari:
“Non ci sono vittorie nelle nostre storie senza amor.” Charlotte ama giocare un basket divertente e veloce, una squadra senza grandissimi fenomeni a parte Kemba che fa dell’unione di squadra un’arma per compensare a carenze di super player.
Sicuramente la canzone merita una lettura molto più attenta e anche aderente al testo originale.
Qualcuno sosteneva avesse in sé tracce bibliche di Re Davide che manda a morire un suo ufficiale, Uria l’Ittita perché per un caso s’innamora della moglie, la seduce ed escogita un piano per mischiare le carte per nasconder la paternità del bambino.
Fa richiamare il suo ufficiale dall’assedio che però nemmeno con il piano B, fatto ubriacare, decide di unirsi alla moglie, così Davide lo spedisce in prima linea da solo dove morirà. Questa però è un’altra storia e se per parafrasare la canzone:
“Gerusalemme è solo a un miglio dalla Luna”, Miles Bridges non è poi così distante sembra da esser pronto per la NBA con tutti i dovuti distinguo del caso.

Bridges prima della partita di stasera. Aggiungiamo un altro 2/3 da fuori…

Stanotte si è vista una partita iniziata a ritmi più alti, più fisica, sempre inficiata da rotazioni non realistiche per la stagione, tuttavia il ragazzo attacca e difende, mentre Charlotte ha trovato ancora difficoltà, soprattutto fragilità in difesa all’inizio per uscire alla distanza come contro Boston.
Sembrerebbe esserci però ancora un problema a rimbalzo lì in mezzo.
Contro Whiteside si è sofferto e di 4 centri, pur avendo buone caratteristiche (ottimo Willy stanotte), non ce n’è uno che veramente possa competere contro alter ego del n° 21 di Miami.
Comunque sia, buona vittoria e gioco offensivo in crescita, soprattutto da parte della panchina mentre la first unit per troppo tempo si è accontentata di jumper senza attaccare il canestro nel primo tempo.
Miami ha tirato con il 41,5% dal campo, 51 i rimbalzi e 21 gli assist.
Solo 4 le stoppate con due dell’intimidatore Whiteside. Charlotte ha finito con un 50,6% dal campo, 43 rimbalzi, 29 assist, 10 stoppate aggiustando la mira ai liberi con un 24/28.
 
Ecco gli starting five:
 
1° quarto:
I primi ad andare a bersaglio erano gli Hornets; anticipo su passaggio basso verticale di Williams che passando a Kemba lo lanciava in coast to coast nel traffico per l’appoggio del 2-0.
Raddoppiava Zeller con un gancetto nel pitturato, anche se Olynyk mostrava segni del buon inizio con un giro e tiro baciato dall’anello per il 4-2.
Dopo il jumper in ritmo di Batum arrivava il quinto canestro della partita senza che nessuno sbagliasse; era un jumper di Dragic per il 6-4 prima che Lamb fallisse sull’entrata il primo tentativo del match.
Marvin iniziava una serie di stoppate rapide, Zeller ne rimaneva vittima ma restituiva sull’azione successiva, solamente che Olynyk concretizzava la second chance con tre punti per il sorpasso.
Whiteside stoppava anche Lamb mentre Olynyk da due incrementava il vantaggio.
Lamb attaccava con un’entrata circolare Winslow battendolo e tagliando fuori di fatto l’aiuto del centrone avversario mentre sull’altro lato del parquet Whiteside recuperava rimbalzo offensivo, fallo e due pt. ai liberi a 7:23 per l’8-11. Giro e gancio di Zeller a ridurre un divario destinato ad aumentare; McGruder dall’angolo destro dimostrava di continuare a possedere un minaccioso tiro da fuori ma Cody a 6:35, lasciato solo, teneva fede ai dettami di Borrego provando la tripla, infilandola (13-14).
Olynyk mandava dentro da tre dalla diagonale sinistra oltre Batum.
L’entrata di Bridges sulla destra, avvalorata dalla comprensione del fallo imminente chiusa a una mano per una giocata complessiva da tre punti, era l’ultimo tentativo buono di penetrazione di Charlotte che troppo spesso, condizionata da Whiteside si accontentava di jumper che non vedevano mai il fondo della retina.
Miami ne approfittava per piazzare un parzialone di 12-0 con punte di gioco spettacolare come l’alley-oop in transizione di Jones Jr. per il 16-23 o la tripla di McGruder da sinistra. Chiudeva Whiteside da sotto per il 16-29.
Nel marasma generale Monk non poteva entrare per essersi dimenticato la canotta.
Finalmente nel finale poteva entrare ma era Parker con un’entrata di destro a sbloccare il punteggio per Charlotte. Monk da tre aggiungeva punti alla rimonta, mentre la nostra PG di riserva Parker sfidava età e avversari in corsa con l’entrata frontale; contatto con T. Johnson e appoggio a eludere Olynyk e il tentativo di stoppata dalle retrovie.
Un 2/4 ai liberi e un canestro di Jones Jr. però riportavano Miami sul vantaggio a due cifre (23-34) mentre, tornati a -9, Bridges cancellando l’entrata di Winslow evitava guai peggiori. 25-34 era il finale di un veloce, anche nel ritmo, primo quarto.

Miami Heat center Hassan Whiteside, left, who grew up in Gastonia, passes the ball as Charlotte Hornets’ Cody Zeller, right, defends during the first half of Tuesday’s preseason exhibition at Spectrum Center. Chuck Burton AP
Read more here: https://www.charlotteobserver.com/sports/nba/charlotte-hornets/article219283830.html#storylink=cpy

 
2° quarto:
Il secondo periodo invece pareva rallentare enormemente a livello di ritmo e lunghezza.
Le panchine in campo e i numerosi falli spesi facevano da cornice per larghi tratti. Bacon da sinistra da tre provava la rimonta (28-36) mentre una finta dalla stessa posizione non appena ricevuto un passaggio lo portava a scattare battendo il difensore, appoggio con fallo di Olynyk e giocata da tre punti per il 33-38 a 9:37. Monk, servito da Parker, sulla diagonale sinistra teneva il ritmo per la rimonta rapida in triple (36-40) A 8:08 Dragic metteva due liberi per fallo di Monk mentre su Whiteside tornava Willy (marcato momentaneamente da Batum nel pitturato) per una stoppata volante precisa e potente.
Una tripla di Williams e un 2/2 di Batum dalla lunetta sembravano essere il preludio dell’operazione aggancio (41-42) ma dopo una rovinosa caduta di Jones Jr. che si catapultava su un rimbalzo offensivo tentando di schiacciare, Miami riprendeva il largo.
Jones rimaneva a terra dopo aver preso il tagliafuori involontario di Marvin Williams come ponte ed esser andato a sbatter la spalla a destra violentemente a terra.
Ripresosi e uscito sulle sue gambe tenendosi la spalla, accompagnato dagli applausi del pubblico, non vedeva i compagni riallungare.
Nel giro di poco Miami tornava a +6 anche se Zeller ricevendo l’assist schiacciato laterale di Batum andava a fiondarsi con potenza dentro; incursione vincente che faceva tremare la struttura del ferro.
Whiteside all’altra parte rispondeva con altrettanta potenza; su assist di McGruder l’alley-oop appeso valeva anche un FT supplementare.
McGruder percorreva il pitturato e alzava la parabola sull’azione successiva segnando facilmente con gli Hornets intimoriti per una replica dell’azione precedente.
Time-out per riordinare le idee che non serviva a molto se il vecchio Wade mettendo dentro il 44-55 preoccupava.
Si arrivava a un finale ancora con qualche FT di troppo con Charlotte sotto 49-63 che iniziava una rimonta che vedeva nel finale Zeller metter dentro un’alzata dalla linea di fondo sinistra e continuava con una transizione con palla nascosta dietro la schiena dal palleggio di Walker che a metà campo eludeva il difensore prima di andare a lanciare i componenti per Bridges robot d’acciaio che stupendamente chiudeva con un altro fantasmagorico alley-oop.
Lamb pochi secondi dopo, lanciato in solitaria, segnava in transizione il 55-63, Miami perdeva la bussola e Kemba in contropiede aggiungeva due FT più un libero supplementare (tecnico a Wade per aver lanciato la palla sul parquet) che portavano il parziale sul 9-0 per il 58-63, finale di primo tempo.
 
3° quarto:
Kemba e un floater fluido fronte a canestro per due punti vanificato da un intervento di Williams in uscita su una tripla di McGruder (2/3 ai liberi) lasciavano inalterato il divario. Zeller aggirando Whiteside per andare ad appoggiare veniva spinto dallo stesso.
2/2 ai liberi e palla recuperata in difesa per una gomitata di Olynyk su Lamb ma a segnare era Miami che con Winslow sfruttava l’entrata fisica su Batum.
Kemba dalla diagonale sinistra produceva tre punti per il 65-67, mentre a 9:46 dall’angolo destro Marvin Williams sorpassava con una tripla (68-67).
Miami reagiva segnando 4 punti consecutivi ma sempre Williams, cambiando corner, realizzava da fuori per il 71 pari. Olynyk a 7:50 mandava a segno un’altra bomba così gli Hornets si affidavano al jumper di Lamb per riavvicinarsi al -1. Walker mancava un libero e si rimaneva sul 73-74 prima che Marvin Williams segnasse con un catch n’shoot da tre per la terza bombarda consecutiva.
A 6:30 gli Hornets si portavano sul +2 (76-74) prima di andare sull’80-74 a 5:35 grazie a due jumper di Batum che nella seconda occasione sfruttava passaggio e blocco di Zeller per liberarsi della marcatura.
Miami tornava a -3 ma Charlotte reagiva con uno scambio rapido tra Hernangomez e Monk che finiva per agevolare il centro e la sua schiacciata; splendida azione a sinistra che valeva l’83-77.
Walker e Wade si rispondevano da fuori ma a chiudere il quarto era lo slalom di Walker fermato con il fallo.
Due FT a segno per l’88-82, finale di terzo quarto.

Miles Bridges.
Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

 
4° quarto:
Charlotte approfittava dell’entrata delle terze linee di Miami per prendere il largo; Hernangomez era abbattuto da Lee sul tentativo di schiacciata.
I due liberi a segno andavano in controtendenza rispetto alle sue ultime prestazioni, Robinson probabilmente non lo sapeva nemmeno ma tirando anche da marcato, infilava contrastato il fondo del secchiello da grande distanza per il 90-85.
Bacon sfruttava l’entrata fisica contro il fuscello Weber, ex che non riusciva a tener fisicamente.
Layup facile mentre anche Willy con un tiro anomalo metteva dentro da sinistra da poca distanza per poi andare in corsa a depositare allungandosi sempre a sinistra del canestro.
Altro fallo di Lee per un’azione da tre punti che a 9:18 valeva il 97-85.
Weber e Monk alzavano di due punti per le loro squadre il punteggio mentre una stoppata eterna di Willy su Lee salvava Charlotte prima che un’entrata di Bridges, liberatosi con una virata di Weber, trovasse anche il fallo tra l’ex e Lee. Giocata da tre punti per il 102-87.
Miami con Maten mandava a segno tre punti ma Parker dimostrava di avere paradossalmente equilibrio anche fuori asse per depositare di destro in entrata oltre il difensore per il 104-92.
Ormai pareva cosa fatta anche se l’ex Weber infilava una tripla a 6:37 ci pensava Hernangomez a mantener le distanze realizzando altri due punti.
“Smile” Bridges faceva sorridere il pubblico con una tripla mentre l’entrata di Parker facilitava la fisica presa di posizione di Willy che sgombrava il campo dagli uomini in nero, come antico eroe dalla spada infallibile, si appendeva al ferro dopo aver sgominato la scapestrata banda di Spolestra.
Hernangomez si permetteva anche il lusso di una tripla (114-99) seguito da Bridges che golosamente replicava a 3:45 (117-99).
Nel finale Miami rientrava di qualche punto mente Charlotte a sua volta mandava sul parquet le terze linee come Chealey e JP Macura.
Finiva 122-113 con una tripla frontale di Maten a :01.8 dalla fine.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
18 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Finisce con un 4/10 al tiro e un -3 indice delle difficoltà dei titolari da non sottovalutare in chiave futura, comunque cresce alla distanza. Un finale di primo tempo ottimo come il paio di bombe sganciate e uno slalom dei suoi che gli procurano due FT.
 
Lamb: 5
6 pt., 4 assist, 3 stoppate. Partenza slow. Finirà con 3/10 dal campo e -7 di plus/minus. Bravo in difesa ma l’attacco stasera non c’è.
 
Batum: 5,5
9 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Mezzo voto in più perché infila 4 punti fondamentali per l’allontanamento, poi anche Borrego lo chiama a sedersi un attimo in panchina per parlargli. Alcune scelte di tiro al limite e un 3/8 dal campo con 2 palle perse.
 
M. Williams: 7
12 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Vive il suo momento magico nel terzo quarto quando con tre triple consecutive riavvicina, porta in vantaggio gli Hornets e pareggia il risultato, cronologicamente parlando. Ci tiene a galla. In 18 minuti ottiene un +5, unico nel plus/minus positivo tra i titolari.
 
Zeller: 6
15 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 6/9 dal campo. Sensibilità nei polpastrelli per le sue conclusioni in gancio o a una mano ma in difesa nonostante tanto impegno, in 23 minuti cattura solo tre rimbalzi. Mette in difficoltà in difesa Whiteside in qualche occasione.
 
Miles Bridges: 7
14 pt., 6 rimbalzi. 5/9 dal campo con un 2/3 da fuori in 27 minuti. +11 di plus/minus. Smile Bridges. Possiamo sorridere. Credo che i Clippers si mangeranno le mani per aver scelto di scambiare il ragazzo che se continuasse così si candiderebbe come rookie of the year. Il fisico c’è e si nota in una stoppata rifilata con burbanza al malcapitato di turno. Bisogna solo vedere se reggerà quando ritmi e fisicità diverranno maggiori ma non mi sembra uno che si tiri indietro…
 
Kaminsky: 4
0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist in 7 minuti. 0/4 dal campo e una palla persa. Usando l’espressione di un amico toscano: “Un trabogano a pedali”… a parte il contratto bassissimo ha iniziato la stagione facendomi domandare come possa giocare in NBA. Appoggio sbagliato, difesa a km di distanza. Battuto anche da Weber, si tuffa in avanti con un braccio come superman ma non stopperebbe nemmeno la marmotta che confeziona il cioccolato.
 
Bacon: 7
11 pt., 5 rimbalzi. 3/5 dal campo. Bacon ha l’innegabile qualità di buttarsi dentro, anche se a volte si capisce dalla velocità o dal passo che ha che il tiro/layup non finirà dentro. Belle alcune azioni dove va a trovarsi spazio fluidamente nel traffico per andare a concludere. 4/5 ai libri, +17 di +/-…
 
Monk: 6,5
8 pt., 1 rimbalzo, 7 assist. 3/7 al tiro. 4 falli e 2 perse. Deve stare attento nei passaggi, da ultimo uomo rischiamo di prendere infilate ma nella notte fa girar molto la sfera concedendo ben 7 assist ai compagni. A parte aver incredibilmente lasciato la canottiera da gioco negli spogliatoi, discreta prestazione con un paio di triple a bersaglio.
 
T. Parker: 7
8 pt., 2 rimbalzi, 7 assist. 4/6 al tiro. +18. Dopo la prima uscita modello: “Dove sono?”, sembra essersi ambientato. Decide di condurre entrate solitarie chiuse a suo modo, ovvero con canestri che sembrano impossibili per la presenza di mastini avversari o che sfidano la fisica. Sa sfrecciare lasciando scie infuocate chiudendo con assist perfetti.
 
W. Hernangomez: 8
16 pt., 10 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 4 stoppate in 16 minuti. 6/7 al tiro. Rasenta la perfezione. In attacco sfalda le terze linee di Miami perforandole nel pitturato a sinistra ma anche da fuori o ai liberi. In difesa Miami si ritrova le mani di Willy su ben 4 palloni, se ne accorge Lee stoppato di giustezza con il pallone incollato con il cianoacrilicato sulla mano di Hernangomez.
 
D. Graham: s.v.
3 pt., 3 rimbalzi in 4 minuti. Entra nel finale, segna una bomba, poi guarda gli avversari (come i compagni) accorciare per l’onore.
 
J. Chealey: s.v.
2 pt.. Frutto di un 2/2 ai liberi, gioca solamente 4 minuti.
 
JP Macura: s.v.
0 pt., 0/1 al tiro. Un fallo commesso in 4 minuti.
 
I. Wilkins: s.v.
0 pt.. Gioca 2 minuti prendendo un -7.
 
Coach Borrego: 6,5
Un po’ preoccupato, accigliato in alcune circostanze. Al momento sembra più la panchina dare garanzie rispetto ai titolari che vanno un po’ a sprazzi. Il buco lì in mezzo potrebbe essere un problema se non s trovano soluzioni. Attacco che inizia a metabolizzare il gioco veloce, fatto di passaggi e tira anche senza paura come nel caso di Zeller da fuori.

Preseason, Game 2: Charlotte Hornets @ Boston Celtics 112-115

SprecHornets

Walker è ancora in rodaggio ma s’intravedono i suoi classici lampi di classe.
Bob DeChiara-USA TODAY Sports

 
Come in un film già visto non poteva finire altrimenti.
Dopo aver perso in casa Boston era costretta a riscattarsi e con un po’ di difficoltà, pur sull’orlo del baratro, traeva dalla panchina le forze per il rush finale.
Agli Hornets comunque rimane la buona sensazione di essersi giocati ad armi pari la gara quando la partita vedeva affrontarsi i titolari.
Qualche buco dietro, specialmente con Hernangomez che non ha semplicemente il fisico per tenere alcuni avversari come Baynes… mentre in attacco, pur senza esplodere fisicamente, continua a brillare la stella di Miles Bridges che sarà top scorer di serata con 23 punti (9/12).
Fondamentalmente ciò che risulta esiziale per il match a Charlotte è stato il tiro libero.
24/36, ovvero un 66,7% (2/3) contro il 18/21 avversario.
Da non dimenticare, ad assist pari (26), i soli 39 rimbalzi conquistati contro i 50 dei Celtics, altro fattore determinane per la realizzazione di diverse second chance parse troppo facili.
E’ preseason, partita sprecata nel risultato ma qualche indicazione inizia a venir fuori…
 
Walker, Lamb, Batum, MKG e Hernangomez erano l’idea di coach Borrego per inizio gara al TD Garden mentre i Celtics schieravano; Irving, Brown, Hayward, Tatum e Baynes dovendo fare a meno di Horford per un problema al polso.

Hernangomez segna i primi 2 pt. della partita.

 
1° quarto:
Dopo un’azione a vuoto per parte, su un rimbalzo offensivo Hernangomez portava in vantaggio Charlotte che a 10:55 si vedeva recuperare da due FT di Baynes, bravo a prender un rimbalzo offensivo. Brown da tre e Walker a 10:05 erano speculari così come i due punti successivi dello stesso Brown erano recuperati ancora da Willy.
Sul 7-7 lo scarico verso Irving con la patata bollente nella mani ai quasi 24 secondi produceva una tripla allo scadere mentre gli Hornets iniziavano a collezionare tiri liberi; il 2/2 di Lamb faceva rimanere in scia i teal mentre era Hernangomez, su passaggio smarcante dello stesso Lamb, a fare risvoltare i Calabroni sulla strada del vantaggio per mezzo tripla a 6:54 (14-12).
Mugugnava un po’ il pubblico per altri due FT di MKG ottenuti per un tocco di Hayward in chiusura sulla linea di fondo sull’avambraccio della nostra “nuova” PF mentre non c’era nulla da dire quando Monk andava in serpentina per depositare al plexiglass di sinistro per il 20-16.
Quattro punti consecutivi di Rozier (pareggio ottenuto con intercettata e chiusa in transizione) però costringevano al time-out a 4:39 (sul 20 pari) coach Borrego.
Ripreso il gioco, nonostante i primi due punti di Charlotte, Boston passava in vantaggio con due canestri dii un caldo Rozier ma una combinazione dai e vai in corsa tra Kaminsky e Batum come passatore, vedeva Frank staccarsi dal marcatore e rollare velocemente sul pass di ritorno per depositare il pareggio.
A rimandare sotto i verdi era Walker a 3:02 con una tripla sembrata facile mentre su un tentativo di recupero palla dei Celtics veniva meno la copertura sull’arco per i Leprechaun; giro palla da sinistra a destra; sulla diagonale destra Monk sprigionava un’altra tripla trovando il pentolone con l’oro per il 30-24.
Secondo gli arbitri Irving sfondava su Monk e lo stesso Malik in jumper otteneva con ritmo il 32-24 che resisteva sino alla fine del primo quarto.
 
2° quarto:
Charlotte tornava in campo senza troppa convinzione con i ricambi, così veniva lentamente riassorbita con l’alley-oop potente di Tatum, la tripla dello stesso giocatore a 10:08 seguita da quella di Rozier per l’aggancio a quota 32.
Smart potrebbe scattare in contropiede su un anticipo se non sbattesse sull’arbitro, poi un fallo di Marcus regalava a Biz due FT; ½ e piccolo vantaggio Hornets esteso da Bacon in transizione (Monk pass).
Tatum però era on-fire e segnando da tre anticipava una chiusura di transizione da parte sua su passaggio all’indietro immediato di Rozier che depistava l’ultima resistenza Hornets dopo l’apertura lunga di Theis.
Monk, Tatum, Bridges e Morris erano gli autori della pioggia di triple che portavano al time-out a 7:17 sul 41-43.
Charlotte iniziava a sfaldarsi nel finale; a 6:03 una tripla di Morris (43-48) a 4:22 una tripla di Smart dopo un lungo possesso palla culminato nel canestro del 45-51 anche grazie alla lotta a rimbalzo persa dai nostri davano l’idea che Boston avesse più qualità, anche se il passaggio corto schiacciato dal pitturato di Lamb per Batum che realizzava da sotto a destra riportava a -5 i nostri (50-55).
Irving a 1:35 dalla sirena penetrava facilmente contro Batum finendo con un gioco da tre punti, Brown ne metteva altri due raddoppiando il vantaggio (52-62) prima che Batum nel finale accorciasse di tre con un giro e tiro a :02.7 che valeva il 57-64 sul quale si andava a riposo.
 
3° quarto:
Inizio non promettente quello della ripresa con Batum attardato da un blocco, non particolarmente veloce a recuperare sulla penetrazione di Hayward che segnando ci graziava poi sul libero per fallo dello stesso francese.
Willy fintando un passaggio sulla linea di fondo in terzo tempo metteva dentro un fing and roll poi Bridges lanciato per l’alley-oop da Walker era spinto da Brown; due punti messi dentro ugualmente con atletismo a il FT faceva la fine del precedente della controparte SF.
Walker ne metteva due poi falliva l’aggancio a quota 66 con un tiro da tre fuori equilibrio passando un blocco.
Segnava Irving e poi Baynes recuperando un rimbalzo decretava la quasi inutilità fisica di Willy sotto canestro mentre Brown ne approfittava.
A dare un senso alla gara ci pensava Bridges con una tripla a 7:41 per il 66-70.
Baynes aggressivo metteva dentro in schiacciata, Batum si accontentava del pull-up ma il risultato era sempre di due punti.
Biz dalla lunetta metteva il 73-75 ma mancava in transizione il pari, cosa che non si faceva sfuggire Lamb in appoggio in uno contro uno.
Poco più tardi però (4:28) Irving ottenendo due FT riportava in vantaggio la squadra di Stevens che allungava sempre con lo stesso play ma su azione “viva”… Kyrie servendo Williams dava il +6 ai suoi mentre Morris battezzava da tre uno spento Frank al rientro sul parquet.
Per fortuna la precisione di Monk da fuori faceva rimanere agganciati alla gara i nostri (80-84) ma a 2:05 Morris rispondeva dal corner sinistro.
Si arrivava anche a 9 punti di distacco prima che Bridges da sotto inventasse un piccolo circus shot.
Agli sgoccioli del quarto Smart rubava facile la spicchiata a Monk e s’involava segnando sulla sirena.
Sembrava l’82-91, ma…

Bridges in entrata va a canestro nell’ultima frazione.

 
4° quarto:
Il quarto quarto iniziava con la sorpresa dell’annullamento dell’ultimo canestro di Boston, fuori tempo per un soffio, Bridges, forse rinfrancato, continuava a non sbagliare un colpo; tripla per l’85-89 e nonostante Boston riacquistasse ben 7 punti di vantaggio con Theis per l’87-94, Charlotte iniziava ad attaccare il canestro avversario con continuità, non trovando grandi difficoltà nel penetrare, guadagnando FT o segnando direttamente.
Era così che partiva la rimonta; Bacon con un ½ e con un canestro faceva scender il divario a due soli punti, poi Bridges dal corner sinistro dimostrava mano caldissima per il 95-94 anche grazie a Chealey con l’ottima apertura.
I Celtics avevano un sussulto portandosi nuovamente avanti sul 97-99 ma Bridges pareggiava andando in uno contro uno dalle parti del canestro.
Per un fallo di Lemon sull’inizio transizione Hornets, Bridges allungava ai liberi di un punto, poi Bacon in entrata e una steal di Chealey in transizione per il 2/2 ai liberi davano, insieme al canestro dello stesso Chealey (metteva dentro liberissimo da dx), la sensazione di una fuga per la vittoria, invece sul 106-99, Charlotte mollava un po’ la presa mentre Yabusele pareggiava a quota 106.
Graham si faceva stoppare dallo stesso giocatore sulla tripla in angolo e a sbloccare il risultato per le due squadre ci volevano degli ½ ai liberi, poi una serie di passaggi rapidi faceva saltare la copertura di Boston a destra dove Chealey non sprecava per la bomba del 110-107.
A :44.9, dopo aver accorciato, Boston beneficiava di un cambio rimessa.
Gli arbitri decidevano per l’ultimo tocco di un giocatore Hornets e non di Williams come decretato in precedenza.
Dubbi a parte, Boston con una second chance si portava avanti.
Era Dozier sfruttando una piccola spinta di Yabusele sulla schiena di un flaccido Frank The Tank a firmare il sorpasso.
Contro-sorpasso ottenuto da Bridges che alzando la parabola oltre Williams, accanito difensore, stuzzicava un finale dove l’assist di Wanamaker per il layup di Guerschon Yabusele e la stoppata di Williams sul tentativo troppo ingenuo di tripla di Monk, erano preludio alla sconfitta, anche perché sulla persa di Malik era facile il running layup del n° 30 di Boston Yabusele, insospettabile e decisivo uomo partita.
Bridges finiva per tirare da ben oltre la linea da tre non avendo tanto tempo (si era ripartiti con poco più di 10 secondi da giocare e la palla sulla rimessa era finita nelle mani di Graham) ma la sua conclusione da fuori era sbilenca. Come da copione vinceva Boston a casa propria.
Ora per Charlotte ci sarà l’esame Miami (sconfitta di 4 a SAS nella notte) allo Spectrum Center.
 
Pagelle
 
Walker: 6
10 pt., 6 rimbalzi, 3 assist in 22 minuti. Deve carburare, 3/8 dal campo, fa sembrare facili un paio di canestri che proprio semplici non sono. 2/4 inusuale ai liberi.
 
Lamb: 5
8 pt., 6 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 2/8 al tiro. Si vede che non è in forma stranamente. Lui che non sbaglia un colpo a inizio stagione. Sbaglia troppi tiri anche se ai liberi è perfetto. Recupera un po’ con assist e rimbalzi ma la prestazione non raggiunge la sufficienza.
 
Batum: 5,5
8 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 3 perse, 1/3 ai liberi ma 1/3 dal campo in 23 minuti. In difesa, a parte la rubata a volte arriva tardi, un po’ “mollo”, come dicevano a Malesani.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
7 pt, 1 rimbalzo, 1 assist 1 stoppata. A parte qualche libero e una bella schiacciata non contrastata, partendo dalla linea di fondo sinistra, inizia male al tiro e finisce per metterne due su sei tentativi.
 
W. Hernangomez: 5,5
14 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata in 17 minuti. Troppo leggero per altri lunghi. Un fuscello che si fa spostare. Stasera parte titolare e si fa valere in attacco con entrate e altro.
 
Kaminsky: 4,5
6 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. Altro 2/6 dal campo. Troppo molle in difesa, sbaglia anche il colore dell’headband. Quella fascetta bianca non gli sta bene, cambi colore e aggiusti la mano. Costa poco per il contratto d rookie ma in serate così è una disgrazia averlo in campo.
 
Monk: 6
13 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. Prima uscita stagionale, buona. Peccato si faccia stoppare nel finale. Costa caro, ma prima la sensazione è che avesse finalmente capito cosa dovesse fare per trovare il ritmo. Tradito nel finale ma il 3/8 da fuori è discreto.
 
Miles Bridges: 7,5
23 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 9/12 al tiro con un 4/6 da fuori. Top scorer. Un piccolo circus shot da sotto, triple, giocate in uno contro uno senza paura ad andar appoggiando con la mano destra al plexiglass. Segnasse anche nel finale sarebbe un fenomeno ma comunque emerge ancora nel finale… Senza paura.
 
Dev. Graham: 5,5
0 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 1 rubata. Giocatore che sembra ancora un po’ impacciato. Si fa stoppare nell’angolo da Yabusele, un po’ troppo lento nella meccanica e nel pensiero, non è però egoista.
 
Bacon: 6
9 pt., 1 assist, 2 rubate. In attacco bene. Attacca il canestro e ottiene punti importanti. Un paio di turnover e un -13 di plus/minus…
 
Biyombo: 5,5
6 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata, 1 stoppata. 9 minuti al nuovo esordio. Anche lui, per altri motivi (tecnici) non impressiona. In attacco fallisce un canestro in solitaria, paradossalmente fa 4/5 ai liberi nonostante una meccanica lenta.
 
Chealey: 6,5
8 pt., 1 rimbalzo, 2 assist in 11 minuti. Propensione assist. Fa viaggiare la palla anche su rotte non scontate. Se ha la possibilità non disdegna il tiro. Potrebbe rimanere nel roster se continua così…
 
JP Macura: s.v.
0 pt., 1 rimbalzo. Nel finale gioca 4 minuti ma non si vede nonostante il capello biondo spicchi.
 
Coach Borrego: 6,5
Arriva la prima sconfitta stagionale ma è solo preseason. Poco male. Peccato perché arriva in una punto a punto ma la squadra mi piace quando attacca il ferro e tiene il passo dei Celtics in numero assist e anche in qualità, trovando passaggi dentro l’area ma anche smarcamenti sul perimetro, uomini ben posizionati.

RimontHornets

Preseason – Game 1: Charlotte Hornets Vs Boston Celtics 104-97
 
Hegel il filosofo e la fenomenologia dello Spirito con il suo procedimento, il suo processo dialettico, si adattano molto alla prima partita stagionale, anche per descrivere la forza dei “nuovi” Hornets.
Tesi, antitesi e sintesi, ovvero l’idea (la concezione che ognuno di noi si fa rispetto alla squadra sulla base delle proprie conoscenze), lo scontro (l’analizzare i punti di forza e di debolezza della squadra quando affronta altri team) e il risultato che ovviamente è la sintesi delle due precedenti che determina il giudizio finale sulla squadra.
Ovviamente siamo solo alla prima partita stagionale, un’amichevole, quindi vanno tenute in considerazione una molteplicità di fattori quali il nuovo coach, il tipo di gioco (anch’esso nuovo) richiesto, l’inserimento dei nuovi, ecc..
L’idea, rapportandosi con la realtà, diventa scontro uscendo da sé e noi, uscendo da questo discorso neohegeliano, proveremo nella sintesi finale e nelle pagelle a ragionare sui pochi dettagli che la squadra ha lasciato negli occhi perché avremo bisogno di nuove prove per confutare queste tesi…
Per i Celtics fuori Jabari Bird e Marcus Smart infortunati, per Charlotte tutti presenti anche se Monk non ha giocato. Charlotte ha schierato; Walker, Lamb, Batum, M. Williams e C. Zeller come starting five.

Oltre a quella di Jordan, appesa a Chapel Hill, nel regno degli Tar Heels c’è appesa anche quella di Kupchak, presente al Dean Smith Center.

I giocatori prima della partita si caricano.

 
Si partiva dunque al Dean Smith Center con Zeller che non riusciva a conquistare la palla a due ma costringeva Horford a una successiva palla a due stoppandolo.

La palla a due iniziale.

1° Quarto:
Cody non riesce a vincerla ma sul proseguo il centro avversario commette passi, così come lo stesso Zeller poco più tardi.
A passare in vantaggio è Charlotte a 10:56 con un mid range jumper dell’infaticabile Zeller.
La reazione di Boston non tarda ad arrivare complice un’uscita molle di Williams dietro un blocco, i verdi piazzavano un parziale di 7-0.
A tenere in piedi la baracca è uno strepitoso Lamb che prima s’infilava in mezzo alla difesa di Boston costringendo anche Tatum al fallo per un’azione complessiva da tre punti a 8:58 per il 5-7, poi, sul 5-9, subiva una spinta di Zeller, a sua volta sospinto da Brown mentre provava una tripla che andava a segno, così come il FT aggiuntivo.
9-9 con gli Hornets capaci di passare avanti con un gioco a due tra Batum e Zeller che si sganciava dal difensore per realizzare da sotto facilmente.
Boston pareggiava con Tatum e scattava con la tripla di Irving sull’11-14.
A 7:07 arrivava il time-out.
Qualche cambio nelle file degli Hornets che iniziavano a schierare qualche elemento dalla panchina. Il gioco diveniva più farraginoso lentamente anche se un taglio di Kemba in diagonale lo portava (su un Lamb pass) a chiudere per il 13-18 e una tripla frontale di Batum riportava i Calabroni a -2.
Un turnaround di Marcus Morris per il 18-23 e un piccolo arcobaleno dello stesso giocatore che andando oltre Bacon distanziava Charlotte di 7 punti erano solo il preludio al crollo sul finire del tempo, iniziato con uno scontro Brown/Bridges, il quale si distanziava dall’attaccante dei Leprechaun che segnava da tre subendo anche il fallo a 2:13.
Gioco da 4 punti a “pareggiare” quello di Lamb per un distacco di 11 punti che saliva nel finale quando solo MKG metteva dentro punti, 4 per la precisione, ottenuti con un 2/4, gli altri panchinari mettevano a referto uno 0/6 che portava il risultato parziale di primo quarto sul 20-37.
2° Quarto:
Il secondo periodo vedeva rientrare qualche titolare.
Lamb e Walker si mixavano a Bridges che dal corner destro infilava un tiro da tre per il 24-39 Frank e Jeremy mancavano due open da fuori mentre Baynes un paio di volte nel pitturato aveva vita facile, segnando 4 punti.
Borrego, vedendo una difesa “troppo dinamica” (nella seconda occasione il centro avversario era attorniato da Walker e Lamb) chiamava un break a 8:13.
Lamb al rientro produceva altri due punti, unico Hornet parso già in forma (come suo uso e costume lanciatissimo a inizio stagione), poi però commetteva passi in partenza e subiva un tiro rapidissimo dal palleggio di Tatum mentre Morris con un’altra bordata da fuori, mirava a quota 20 di differenza (27-46).
La partita sembrava non esserci, anche perché, a parte un’altra tripla di Lamb (12 pt. raggiunti) a 4:54 per il 34-49, Horford approfittava di un minimo distacco di Hernangomez per mettere a segno da fuori un altro tiro pesante. Implacabile e rapido era anche Brown che piazzava un jumper nonostante un Cody a presidio della zona in uscita.
Più che la difesa degna di un’Alveare in questa fase gli Hornets sembavano abitare sulle ali di un enorme falansterio abbandonato; troppo spazio nel mezzo e un presidio limitato sulla zona da tre.
Un goaltending di Zeller che respingeva la spicchiata dopo averla vista toccare il plexiglass valeva il +20 Celtics (36-56) a 2:52.
Zeller in attacco però si trasformava per un paio di azioni in Rodman e portava a casa qualche punto tra tiro da sotto e liberi ma nel finale gli arbitri diventavano irritanti e più che fiscali regalando ad Hayward almeno 4 liberi tra un fallo lontano dalla palla “commesso” da Batum e uno contestato da Borrego a un secondo dalla fine che serviva al redivivo ex Jazz per arrotondare il risultato sul 45-60.
Nel gioco non cambiava molto.
Gli Hornets in un quarto rosicchiavano 2 punti avendo come top scorer Lamb a 12 pt..
A 8 si fermava Zeller, a 4 Hernangomez, MKG e un Kemba un po’ modalità scampagnata con un 1/5 al tiro e 2/2 dalla lunetta (tiri ottenuti nel finale).

Non lusinghiere le stats di Charlotte dopo 24 minuti…

3° Quarto:
Al rientro dagli spogliatoi bastava una finta sotto a Zeller per appendersi al ferro in schiacciata.
Tatum con 2 FT indicava ai suoi di non distrarsi ma Marvin Williams con un tiro a una mano uscito dal cilindro pescava i suoi primi due punti di partita, poi, a 9:47 finalmente si vedeva una giocata voluta da Borrego, palla recuperata da Walker che aveva l’imbarazzo della scelta con due Hornets davanti lui pronti a scattare aperti sui lati; palla a Batum che depositava facilmente.
Williams dal corner sinistro ci provava un paio di volte, la seconda valeva tre punti che riportavano sotto le due cifre il distacco di Charlotte (55-64).
Lamb a 8:31 velocemente tirava da tre dopo aver incrociato e ricevuto da Batum.
Le difese sembravano divenire friabile e anche Boston colpiva con Brown ma Batum avanzando in palleggio faceva partire un passaggio schiacciato dietro la schiena raccolto da Zeller fuori dall’arco.
Cody senza paura tirava realizzando una tripla importante salutata festosamente anche dai commentatori.
A 7:48 gli Hornets dunque tornavano a -5 con la complicità di un Batum tornato in versione assist-man.
Kemba dal corner destro metteva la firma sul -3 a 6:59, Morris in transizione mandava il match sul 69-73 ma Bacon, attaccando il canestro a 5:09 trovava un grande varco dove fiondarsi.
Fallo e schiacciata.
A segno il gioco da tre punti; 72-73, c’è ancora una partita, anche perché sul pick and roll di Hayward Bacon arrangiandosi con il fallo vedeva l’avversario non massimizzare dalla lunetta realizzando solamente un libero.
A 4:45 con un semicerchio in entrata Batum finiva per scontrarsi con il difensore e tirare dal mid range su una gamba ma il pareggio a quota 74 arrivava ugualmente.
A 3:30 la connection francese Parker/Batum si esprimeva in contropiede; passaggio di Tony dietro di lui, sulla diagonale destra a 45° dove arrivava Nic in corsa per un tiro da tre che ci issava sopra di tre unità.
La partita rimaneva lì.
Rozier con un’entrata costringeva Bacon al fallo.
Due punti realizzati, FT mancato, risultato in equilibrio sul 78 pari.
Nel finale Hernangomez e Bacon non erano precisissimi dalla lunetta, comunque sia Charlotte andava a riposo sull’84-81.

Charlotte’s Kemba Walker (15) and Jeremy Lamb (3) help teammate Marvin Williams (2) to his feet during their NBA exhibition against the Boston Celtics on Friday at the Smith Center in Chapel Hill. Charlotte won 104-97.

Inframezzo con le classic night, durante le quali gli Hornets vestiranno divise vintage su un parquet vintage…

 

Alcuni dei gadget che distribuiranno durante queste notti speciali.

4° Quarto:
Boston passava avanti quando Ojeleye batteva nel pitturato Kaminsky con un gancio mentre a 10:03 uno sfondamento di Wanamaker su Graham mostrava anche il lato debole delle seconde/terze linee dei Celtics.
Bridges si univa allo spreco ai liberi a 9:24 mentre Ojeleye chiudeva una transizione iniziata per un passaggio orizzontale di Lamb verso Frank sul lato destro risultato troppo debole.
Yabusele e il suo corpaccione nel pitturato procuravano altri due punti alla squadra di Stevens che a 7:32 sul 96-101 provava a staccarsi prima di un pericoloso finale corpo a corpo.
Charlotte non ci stava e Bridges tentava di suonare la carica con una prepotente schiacciata non a segno, il rimbalzo rimaneva nella mani di Charlotte e MKG, contagiato dal compagno rookie ci riprovava in modalità schiacciata ortodossa; fallo di Theis, due FT (a segno).
A 5:56 ottima azione di Bridges che con un piccolo arretramento batteva il difensore con la tripla del 91 pari. Miles (Bridges) dava la spinta per la vittoria vendicandosi della schiacciata mancata in precedenza; primo tomahawk grazie alla chiusura trappola di tre giocatori dei Celtics che dirottano su Graham in entrata, il pallone però vaga sulle loro teste dove spunta Bridges come la peste; la morte nera colpisce con il primo carico dinamitardo per il 93-91…
Bacon in entrata attaccando e metteva a nudo le debolezze dei noi titolari dei Celtics lasciati sul parquet da Stevens ma uno splendido reverse di Lemon sulla baseline con fallo di MKG faceva tornare la squadra di Boston sul -1 (95-94). MKG a rimbalzo offensivo guadagnava due FT che realizzava, poi in contropiede serviva in angolo destro un cioccolatino da tre punti a Graham che scartandolo mandava sul 100-96 la gara a 3:30 dall’ultima sirena.
Wanamaker rimaneva un augurio e personalmente, quando dall’altra parte del parquet si materializzava l’augurio, mi veniva realmente la pelle d’oca… sull’entrata di Bacon piuttosto scarna fluttuava Bridges su un’altra palla vagante, altra tomahawk jam, ancora più caricata e potente; splendido e limpido quasar, spot per il basket…
102-94, 7-0 di parziale…
Il punteggio era ritoccato nel finale dopo altri due errori del nostro centro spagnolo che dalla lunetta non “ci prendeva molto” stasera.
Finiva 104-97, una partita di preseason, con tutte le considerazioni del caso, in primis ovviamente i giocatori utilizzati dai due team, ma partire con il piede giusto, per una squadra come la nostra potrebbe fare la differenza tra il cadere in depressione e arrendersi, oppure continuare a lottare quando verranno momenti bui…
38,2% al tiro per i nostri contro il 34,6% di Boston, 30,6% da tre per Charlotte contro il 19,1% dei verdi… 65 rimbalzi e 17 assist per Charlotte contro i rispetivi 56 e 12 di Boston legittimano comunque una vittoria cercata con intensità nella seconda parte del match.
 
Pagelle
 
Walker: 6
12 pt., 3 rimbalzi, 3 stoppate. Parte veramente in sordina con un 1/5 nel primo tempo, fuori anche un po’ dal gioco reale, avulso… Nel secondo tempo prende campo, segna 8 punti, recupera qualche pallone mettendo anche mano alla difesa. Nel finale da qualche consiglio al rookie Graham che recepisce.
 
Lamb: 7
Player of the game insieme a Bridges per noi. 15 pt., 4 rimbalzi, 3 assist. Nel diluvio di punti preso da Charlotte nel primo tempo, segna più di un quarto dei punti della squadra. Si ferma un po’ nelle realizzazioni nel secondo dove comunque manda a segno una tripla importane, poi cerca di smistare assist anche se la palla persa indirizzata verso Kaminsky arriva in un momento delicato.
 
Batum: 7
10 pt., 6 rimbalzi, 6 assist (4/9 al tiro). Il solito Batum penso all’inizio. Si rivaluta nel secondo tempo quando a suon di passaggi, anche intelligenti e non banali, procura materiale per la rimonta degli Hornets fornendo assist. Pareggia a quota 74 con un bel jumper ed esaltato dall’assist di Parker mette anche una tripla in corsa.
 
M. Williams: 5,5
5 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. 2/6 al tiro. Obsoleto. Ha un buon momento all’inizio secondo tempo quando procura 5 punti. Nel primo un rimbalzo orizzontale quasi gli va addosso ma lui si fa scavalcare, fortuna dietro non ci sia nessuno se non Graham come compagno. Forse lì in PF Frank o MKG potrebbero essere più utili.
 
Zeller: 6,5
13 pt., 7 rimbalzi, 3 stoppate. Battaglia trasformandosi in Rodman per qualche secondo nel secondo tempo. Non sempre gli riesce bene la difesa. Nel primo tempo usa il suo atletismo fuori tempo. Le posizioni e la velocità devono essere riviste e migliorare rispettivamente, ma mette anche jumper e tiro da tre punti. Cosa chiedere di più a un giocatore che non sarà un top player e rientra da un anno passato in infermeria, all’ombra di Howard?
 
 
Kidd-Gilchrist: 7
10 pt., 12 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Redivivo. Torna a fare l’MKG originale. Borrego sprigiona le sue caratteristiche e lui si libera come uno spirito che può correre senza limiti in un prato verde. Transizioni, rimbalzi, MKG ci prova. Apre su Graham nel finale con un bel passaggio in corsa e se dal campo fa 2/6 ai liberi non sbaglia un colpo con un 6/6. Perfetto.
 
Miles Bridges: 7
10 pt., 8 rimbalzi. Tira con 4/10 dal campo. Qualche tiro è rivedibile. Dovrebbe selezionare meglio il tiro ma è giovane. Per ora è tanta potenza che va benissimo vicino a canestro quando con due schiacciate esalta pubblico e sottoscritto. La tripla con step back nel finale è un’altra perla. Dopo un inizio stentato è uno dei principali artefici della vittoria.
 
Bacon: 6
11 pt., 4 rimbalzi. Soldatino Bacon. In attacco bravo all’idea di attaccare il ferro a prescindere dal risultato che non è fantastico. Chiude con 3/11 al tiro. In difesa il risultato dipende dall’azione. Non disdegna il fallo se necessario. Giocatore da battaglia.
 
T. Parker: 5,5
0 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Gioca 9 minuti ma non è ancora in forma. Un paio di falli e un paio di palle perse. Un tentativo di passaggio ristretto nel pitturato avversario quasi sulla linea di fondo che colpisce la gamba di un difensore. Bello l’assist per il compagno transalpino Batum. In fase di rodaggio.
 
Kaminsky: 5
2 pt., 5 rimbalzi. Il Tank non c’è. Un +/- di -15 in parte lo testimonia così come lo 0/4 al tiro. Ottiene i suoi due punti ai liberi, per il resto un pelino di difesa in più non farebbe male.
 
D. Graham:6
7 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Prova a giocare come sa, a volte rallentando un po’ la manovra. Tra lui e Willy in società fanno scadere i 24 secondi l’unica volta in partita nell’ultimo quarto. Ottima la bomba nel finale. 3/5 dal campo.
 
W. Hernangomez: 5
9 pt., 8 rimbalzi, 2 assist. Si avvicina a cifre da doppia doppia ma 18 minuti non gli bastano. Se sembra poter battersi alla pari con gli avversari a rimbalzo, ciò che fa precipitare il voto è, a parte la palla persa citata sopra, il 3/10 ai liberi. Proprio male… Il 3/7 dal campo è nella norma. Si svita bene muovendo i piedi ottimamente sulla sua prima realizzazione, subisce falli su palloni vaganti ma la presenza a rimbalzo va poi concretizzata.
 
Coach Borrego: 6,5
La squadra rischia di crollare nel primo quarto. Sul finale la panchina ci capisce poco o niente e non si vede uno straccio di transizione o qualcosa che assomigli a un gioco di squadra ficcante. Lentamente il team si riprende e sapientemente, oltre che inaspettatamente, va a riprendere una partita dal -20 che sembrava già persa. Aiutato dalle seconde e terze linee bostoniane, oltre che da qualche elemento dei nostri, nella ripresa si vede molto di più l’idea di gioco rapido anche con soluzioni da fuori.

ReaziHornets

La fine dell’estate segna inesorabilmente e ciclicamente la partenza di una nuova stagione NBA e delle mie “pazze” nottate insonni (per fortuna in compagnia di molti) per vedere le partite della squadra del cuore.

Mancano una dozzina di giorni alla partenza della preseason che vedrà, oltre a Philadelphia, proprio Charlotte (contro Boston) segnare il nuovo via.

Bene o male al momento il roster è il medesimo dello scorso anno, salvo l’innesto di Tony Parker, del rookie Bridges, scelto alla dodicesima posizione dai Clippers e immediatamente scambiato con Gilgeous-Alexander che Charlotte aveva scelto alla undici, dell’altro rookie Devonte’ Graham e di “Biz” Biyombo, il quale però è sostanzialmente un cavallo di ritorno.

Delle aspettative e del potenziale della squadra spero di riuscire a parlarne durante la preseason, dopo aver visto (sperando vi sia un’adeguata copertura mediatica della NBA che al momento parrebbe non esserci su tutte le partite prestagionali) almeno 2/3 partite, durante le quali Borrego sperimenterà nuove soluzioni.

Con almeno 2/3 di “materiale umano” (scriviamo così, ma in senso buono, anche se non mi piace poiché si avvicina a quel “risorse umane” utilizzato in ambito lavorativo) non nuovissimo, Borrego dovrà inventarsi soluzioni.

Il pezzo odierno però vira volutamente sull’ironia.

Ho pensato, visto che la maggior parte di giocatori li ho visti tantissime volte, come potrebbe essere la mia reazione, a seconda delle loro prestazioni, quando saranno nuovamente presentati o entreranno in campo.

Magari potreste identificarvi, nell’entusiasmo o nella “disperazione” che quel giocatore vi farà provare, specialmente se siete tifosi di Charlotte e avete seguito un po’ del percorso degli Hornets degli ultimi anni.

Un pezzo, spero abbastanza originale nell’idea (magari mi son perso qualcosa ma fatto così in serie non mi pare d’averne mai visti), trait d’union che vuol essere anche un omaggio alla comicità, specialmente quella nostrana, la quale, con la sua fantasia, inventiva e descrittività di alcuni comportamenti tipicamente italiani, è sempre stata brillante, regalando momenti divertenti.

Mancherebbero moltissimi comici, ma in realtà ho scelto, andando un po’ a memoria, gli spezzoni che più si adattavano a tale fine.

Partiamo con un possibile starting five per arrivare alle riserve, tenendo conto che Bridges e Graham ancora non li ho visti, quindi sono esclusi da questa lista:

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KEMBA WALKER

 

L’unico Hornets da urlo, da svenimento. Conosciuto, apprezzato anche da tifosi degli altri team, Kemba con i suoi crossover, i suoi cambi di ritmo e i suoi step back letali è il cuore e l’emozione per un tifoso attuale di Charlotte.

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JEREMY LAMB

 

Lamb è stato sempre un discreto attaccante ma dalla stagione scorsa ha lavorato duramente per  migliorarsi anche in difesa. Reduce dalla sua miglior stagione di sempre, potrebbe anche partire in quintetto. Esplosivo, specialmente agli inizi della stagione, va sempre un po’ calando. Un giocatore che comunque con le sue entrate e il miglioramento nel tiro da fuori, entusiasma.

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NICOLAS BATUM

 

Qui, nel finale del video troviamo una citazione dal libro Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. Soventemente “l”orrore” è aver visto giocare Batum negli ultimi due anni.

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MARVIN WILLIAMS

 

Lo stretch four o bombarolo di Charlotte, spesso prova a sparare da tre a inizio primo e terzo quarto, quando è meno affaticato. Per un certo periodo lo scorso anno ha avuto splendide percentuali e alcune buone serate ma per lo più le sue triple scoppiano in mano alla squadra o sono realizzate a partita persa. Non mi esalta personalmente come giocatore, anche se ne riconosco il merito del lavoro.

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CODY ZELLER

 

Non so se Cody Zeller sia di Gallarate (nelle info non è scritto così) ma ha quell’aria da bianco, un po’ fuori dal contesto di super fenomeni. Tuttavia, anche se arrivasse dal basso varesotto, sarebbe comunque un giocatore che potrebbe fare il suo modesto lavoro tranquillamente. Quando entra in campo so che non sarà uno che cambierà la gara, ma farà del lavoro sporco per vincerla.

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TONY PARKER

 

Dopo aver perso Jeremy Lin e aver provato a rimpiazzarlo con i vari Sessions, MCW, Roberts, Stone e altri giocatori “minori” fallendo, anche quest’anno gli Hornets provano come backup di Kemba un giocatore esperto il cui unico limite è la salute. Tony non ha bisogno di presentazioni (pure lo slogan in rima), una garanzia insomma… La sensazione potrebbe essere questa. Vado sulla fiducia.

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MICHAEL KIDD-GILCHRIST

 

Uno dei classici giocatori con una storia drammatica alle spalle. Già per questo suo trascorso (anche se ovviamente mi auguro nessuno ne debba avere) mi piaceva molto essendo riuscito ad affrontare i suoi traumi e ad affermarsi nella NBA giocando duro. Sfortunatamente il doppio infortunio sembra averlo ridimensionato e anche tatticamente negli ultimi due anni non mi è sembrato perfetto. Quando gli avversari sono sulla linea dei tre punti e li marca lui, io…

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FRANK KAMINSKY

 

Se fossi l’allenatore degli Hornets direi la stessa cosa al Fantoz., ehm, al Frank del quale parliamo. A volte trova ottime serate, ma spesso va così. C’è di buono che ha variegato il suo gioco, mostrandosi più a suo agio serpeggiando vicino a canestro.

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MALIK MONK

 

 

Incatenato dall’inesperienza, si è messo a rombare nella parte finale della stagione dove si è auto sublimato con una schiacciata in quel di Chicago, veramente strepitosa anche se poi inutile ai fini del risultato. Chissà che da Renoldo non si trasformi in fiammante Ferrari… Ne avremmo bisogno. La sensazione è di un player con potenzialità inespresse ancora che tuttavia dovrà affrontare forze maggiori non avendo a disposizione un totale altissimo di qualità eccelsa in squadra.

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DWAYNE BACON

 

Bacon diceva d’amare la pancetta e le uova. Chissà che alito la prima mattina. Potrebbe sfruttarlo per difendere sui top player avversari. Il classico “fiato sul collo”. L’anno scorso fece vedere cose buone in difesa. In attacco ancora non esalta.

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“WILLY” HERNANGOMEZ

 

Willy quando gioca usa la testa, ha buoni movimenti, a volte anche lunghi e complessi sul piede perno, come diversi europei d’altronde. L’importante è che non si faccia trascinare da un gioco tutto fisico. Aiuta, ma in attacco deve restare lucido e non cedere alla tentazione di competere con gente più pesante provando a forzare sullo stesso piano. In difesa deve usare più vigore. La sensazione in realtà è buona, è un discreto giocatore, a patto che non si perda, magari già nelle troppo ampie rotazioni tra lunghi di Charlotte.

 

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BISMACK BIYOMBO

 

Inadeguato o no? Come tradotto da Paolo in maniera scorretta, Biz è bravo a stoppare, più adeguato in difesa che in attacco, laddove è migliorato un po’ ai liberi, ma per segnare deve trovarsi molto vicino a canestro, altrimenti con i suoi tiri il ferro farebbe la stessa fine del naso della statua sbreccata dal poliziotto durante la partita notturna di basket in piazza contro Aldo, Giovanni e Giacomo (altra scena che si sarebbe potuta mettere).

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Bob-Bass

E’ trascorso un mese esatto dall’ultimo pezzo scritto, lentamente, con cadenze assolate agostane e primo settembrine attendevo che si sbloccasse qualcosa nel mercato degli Hornets che, hanno sì diversi giovani interessanti (Monk, Bridges, Hernangomez e Bacon), ma hanno mantenuto l’ossatura dal contratto garantito composta da MKG, Marvin Williams e il pluriaggravato Nic Batum.

Lemme lemme il tempo è scivolato via, fluido, come liquida ed evanescente scia e nemmeno Kupchak, assoldato da Jordan che sfidava la forza di gravità con fluttuazioni eterne in aria, è riuscito a modificare la staticità di una situazione non esattamente idilliaca.

Più che aggiungere pezzi gli Hornets ne hanno pesi, se consideriamo minimale l’uscita del buon Mathiang, centro che faceva da spola tra Greensboro e Charlotte con un two way contract, passato nella città delle tre T; “turòon, turàs, tetàss” (Torrone, Torrazzo e Maggiorate), ovvero Cremona. Alla Vanoli quindi potranno ammirare un giocatore che qualche minuto nella NBA l’ha giocato.

C di Cremona, C di Charlotte… sull’altra sponda si parla di ruoli a questo punto.

Borrego sa che dovrà fare i conti con il materiale che avrà a disposizione (immagino che durante il colloquio con Kupchak questo non sia stato un dettaglio) e se Walker è l’unica certezza, punto fisso intoccabile, già si parla di slittamenti in alcuni ruoli.

Sicuramente gli esterni, le ali o gli swingman, spesso sono intercambiabili nel basket moderno, è così che sta prendendo corpo l’ipotesi di vedere partire come starter Jeremy Lamb (dopo la sua buona stagione) o magari Malik Monk, uno che nelle ultime partite ha fatto capire di comprendere meglio la NBA, riuscendo a gestire meglio palloni che prima perdeva banalmente.

Lamb, in scadenza, dovesse confermarsi, attrarrà sicuramente tante attenzioni da parte di altri team e potrebbe anche partire a fine stagione se Charlotte non riuscirà a trattenerlo, ma questo è argomento prematuro.

E Nic Batum?

Ci si può permetter di tenere fuori un giocatore dal contratto così pesante?

Vedremo… per adesso pare si possa spostare in posizione di ala piccola, dove potrebbe, dal mio punto di vista, rendere meglio, limitando magari qualche soluzione offensiva forzata da guardia tiratrice.

Lì la concorrenza giovanile non manca, gravitano intorno anche Bacon, Bridges, il secondo ha mezzi atletici ma per ora sembra essere una versione Monk 1.0, con scelte di gioco da maturare, inoltre c’è un MKG da rivedere se Borrego dovesse optare come dichiarato per un gioco veloce e di transizione ma per lui si parla di possibile slittamento.

MKG rischia di finire a giocare in PF, pare essere un’idea di Borrego, anche se peso e cm non paiono essere dalla sua.

In avanti Kaminsky potrebbe passare al ruolo di centro (altro slittamento ventilato dal coach da provare in preseason), anche se nel reparto (mal assortito numericamente) però ci sono già i vari Zeller, Hernangomez e Biyombo, non tre fenomeni di primo piano ma tre discreti giocatori con caratteristiche diverse ad affollare il reparto.

Al momento a mio giudizio, il tutto sembra ancora un brodo primordiale, con reparti galassia troppo caldi e vicini e altri vuoti, più sguarniti, come quello di PF, dove Marvin Williams rischia di partire ancora titolare (vista l’incapacità di MKG di tirare da fuori) per fornire triple e punti di rottura.

Walker, Lamb, Batum, Williams e Zeller potrebbero essere un’idea iniziale con Parker, Monk, Bacon (o Bridges), MKG e Kaminsky pronti a subentrare. Un peccato che Hernangomez e Biz rischino d’aver poco spazio, a meno che Willy non slitti anche lui in PF.

Altre news recenti sono:

  1. La scelta nei 12 del roster per il team USA che affronterà l’Uruguay in casa il 14 settembre e Panama da “Visitor” il 17.
  2. Joe Wolf, giocatore che giocò tra le riserve degli Hornets 64 partite nel 1994/95 per poi chiudere ancora a Charlotte nel 1999 dove toccò il campo in tre occasioni e compagno di MJ a NC, sarà il nuovo allenatore della franchigia affiliata di Greensboro Swarm. Nel mezzo delle sue parentesi charlottiane, giocò per Orlando, Milwaukee e Denver. Wolf oggi ha 53 anni e sarà il secondo allenatore di Greensboro. Kupchak pensa che Wolf sia la persona adatta per sviluppare i giovani avendo esperienza nel settore.

    Nel video, eccolo un po’ più giovane, alle prese con Shaq…

  3. Purtroppo c’è da segnalare anche che venerdì 17 agosto a San Antonio è scomparso all’eta’ di 89 anni Bob Bass, GM degli Hornets dal 1995 per ben nove anni.

    Bass nel 1996 risponde ad alcune questioni poste dai giornalisti su Charlotte.
    Foto:
    Peter A. Harris, AP

    Fu premiato sia nel 1990 e nel 1997 (nel secondo caso con gli Hornets) come miglior dirigente dell’anno. Bass fu allenatore nell’ABA, poi passò ai San Antonio Spurs, dove fece sia il direttore generale che il vicepresidente. “Bob ha avuto un impatto enorme su ABA e NBA”, ha detto il capo allenatore degli Speroni Gregg Popovich, che aveva lavorato con Bass nei primi tempi. Di Bass ricordiamo anche la trade che portò Bryant ai Lakers, una trattativa però con poco margine che portò Divac a Charlotte per un paio di stagioni. Sotto la sua egida gli Charlotte Hornets non finirono mai sotto i .500… Condoglianze alla famiglia, ricorderò sempre con simpatia Bass.

Calendario 2018/19

E’ uscito il nuovo calendario NBA 2018/19,

qui sotto troverete il collegamento per andare a vedere quando saranno disputate tutte le partite degli Hornets:

https://www.nba.com/hornets/schedule

Le date e gli orari, essendo state prese dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets sono ovviamente quelle americane.

Quest’anno le quattro squadre dell’Est contro le quali giocheremo tre partite anziché quattro (un effetto matematico dovuto al classico calendario di 82 partite diviso per trenta squadre) saranno; Chicago, Indiana, New York e Toronto.

Per il resto in aggiornamento le diverse categorie di pagine come quella di “ImmaginaziHornets”, un po’ la storia degli Hornets fissata in alcuni momenti rivisitata attraverso giornali e riviste non solo italiane ma qualche volta internazionali, come nel caso di questa foto presa dalla rivista francofona Basket in Action, la quale “parla” di Divac, del suo scambio con gli Hornets per Bryant e della sua volontà di ritiro (di giocare agli Hornets inizialmente pare non volesse saperne).

 

 

Divac non prese bene lo scambio per un rookie, anche se ancora non sapeva che quel rookie si sarebbe trasformato in uno dei giocatori più forti della NBA.
Alla fine comunque optò per Charlotte e si trovò insiema Mason a disegnare pallacanestro, fornendo sotto le plance tecnica e visione di gioco, la forza la metteva Mason, il tiro lo fornivano Rice e Curry…

 

 

Dopo aver vinto l’argento ad Atlanta con la squadra jugoslava, la quale mancava dal 1988 alle Olimpidi per la guerra che ne portò alla disgregazione, Vlade vide che Charlotte non era poi così male e vi giocò per un paio d’anni su buoni livelli.

Tornò poi sulla costa pacifica dopo il lockout, avendo una villetta a Marina del Rey e con la moglie che aveva velleità artistiche, La città degli angeli e la California meglio si adattavano in quel campo.

Andò ai Kings di Sacramento dove oggi fa il GM.