Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Video Top 30 Charlotte Hornets 2019/20

“C’era una volta”… no, non credo iniziasse così la storia…

Un giorno (nemmeno troppo) lontano ho avuto un’idea “strana” all’apparenza, quella di unire i fan degli Hornets presenti sul gruppo FB e le migliori azioni dell’annata di Charlotte.

Per quel che riguarda la concezione di “migliore”, circa 75 video sono stati postati, scelti e votati dai tifosi ed è così, eccezion fatta per i game winner o quasi, che è soerta questa top 30 dove ogni persona che ha voluto partecipare è stata lasciata libera di esprimersi nel presentare o introdurre la/le azioni assegnategli tramite una foto o un video nella maniera nella quale si sentiva di crearle.

Ne è uscito un video interessante e anche divertente in certi frangenti per ripercorrere alcuni dei momenti più emozionanti dell’anno e dare la giusta importanza ai fan, senza i quali la NBA o qualsiasi altro evento simile non avrebbe ragion d’esistere.

Per il resto, se non avevate ancora letto il pezzo su George Shinn, è uscito anche su The-Shot e vi posto il link qui sotto.

Il Punto @ 65

La Teoria delle Catastrofi

La stagione si è interrotta ormai da poco più di due mesi in marzo e la NBA oggi deve ancora prendere una direzione, di sicuro la lega subirà perdite economiche a causa di questa inaspettata pandemia che riporta anche i “marziani” NBA sulla Terra insieme ai comuni mortali.

In biologia, geologia ma anche in economia la morfogenesi è un processo che porta una struttura ad avere determinate caratteristiche.

Se c’è qualcosa di personale che ho appreso in questi anni è che tutto muta, quindi anche i processi che portano allo sviluppo o al crollo di una determinata struttura o sistema, ma anche che, come diceva Socrate: “So di non sapere” nella sua versione meno dotta e più letterale del concetto, specialmente su teorie matematiche come questa sviluppata dal francese René Thom.

Prendo spunto da alcune definizioni generali per creare il mio personale parallelismo tra la Teoria della Catastrofi e la situazione in casa Hornets.

C’è da dire che in casa Charlotte è rimasto tutto fermo per anni ma la scossa tellurica estiva che ha portato all’anno zero ha costretto Kupchak ad adattarsi alla nuova situazione.

La prima era Hornets 2.0 si è chiusa ma per fortuna, quel che metaforicamente dovrebbe essere l’evoluzione “eonica” di Charlotte, prosegue.

Diciamo che tra “una condizione iniziale che porta all’equilibrio 1, e quella che porta all’equilibrio 2, esistono delle condizioni iniziali (instabili), per le quali non è possibile prevedere se il risultato sarà 1 o 2, in questi casi, si dice che il sistema è in condizioni catastrofiche, nel senso che una piccola variazione delle concentrazioni iniziali in una direzione o l’altra, può comportare fortissime differenze sui risultati finali.” e in genere nella NBA queste si chiamano scelte e opportunità, imprevedibili per noi.

Tra gara 45 e gara 66 (lo spettro di partite analizzato) siamo passati a una fase da terza configurazione.

Questa nuova condizione è stata dettata da quattro fattori principali:

1) I tagli di Marvin Williams e di MKG nella finestra di mercato invernale.

Soprattutto la nostra ala grande titolare portava via spazio alla linea verde mentre Kidd-Gilchrist era ormai tristemente relegato in panchina.

2) La scomparsa di Batum dal campo. Batum era rientrato in gioco qualche partita prima della gara a Parigi e nonostante non avesse segnato molto, a livello difensivo e come aiuto alla squadra aveva fornito 2/3 buone prestazioni altalenandole con le solite imbarazzanti uscite.

Partito titolare a Parigi ha finito per giocare una partita indegna e da lì non si è più visto sul parquet, liberando ulteriore spazio.

3) La clamorosa uscita di scena di Malik Monk che si è suicidato su un test “antidroga” (definizione all’inglese generica su vari tipi di sostanze), pena la sospensione decretata dalla NBA.

Malik stava tornando, pur un po’ altalenante, a giocar bene portando punti a Charlotte ma la NBA ha fatto sapere che il nostro numero 1 non ha passato i test richiesti e per questo la nostra SG dalla bench è attualmente out, sospesa a tempo indeterminato in attesa che compili dei moduli per la riammissione anche se quanto starà fuori è impensabile da preconizzare. Se il tempo del passato è quello dei ricordi e della nostalgia, il tempo vissuto dal quale attingere e far tesoro, il presente, specialmente questo è incerto come il tempo futuro che diventa anche una speranza per non precipitare nell’assenza di senso nichilista.

Non importa se sarà utopia non sapendo che riserverà il futuro, di certo la scelta di Borrego, un po’ come sul finire dello scorso anno, di provare le nuove forze provenienti dalla G-League e dar più spazio ai centri come Biyombo e Willy, togliendo qualche minuto magari a Zeller per qualche game è proiettata al domani.

Tornando sulla teoria, Renè Thom praticamente dice che: “I punti di instabilità non sono soggetti a configurazioni caotiche, ma sono soggetti a forme topologicamente stabili e ripetibili, che peraltro, sono anche indipendenti dal substrato, nel senso che le forme di stabilità del caos sono indipendenti dal fenomeno fisico analizzato, sia esso stesso fisico, chimico, biologico, linguistico, storico, psicologico, ecc..”

Da queste considerazioni potrei trarre due considerazioni; la prima è che la sovrastruttura di Charlotte è crollata lasciando intatta la base, come se fosse una piramide, più funzionale e più snella, la seconda è che se i punti di instabilità sono stabili e ripetibili, l’organizzazione oggi deve individuare i punti deboli per far si che la struttura non ceda nuovamente, soprattutto la difesa ha bisogno di esser cementificata alla base (sotto canestro) come si è visto in alcune partite (gara 60 contro i Bucks ad esempio) poiché Borrego ha a disposizione un materiale incompleto.

Biyombo e Hernangomez hanno quasi caratteristiche opposte, il primo è un buon difensore ma è lento, fatica a finalizzare e a costruire, il secondo è abile realizzatore, buon rimbalzista con punte di movenze da ballerino ma difensore di seconda categoria pur avendo migliorato l’abilità di base difensiva.

La seconda è che Charlotte per eliminare questa stabilità verso il basso avrà bisogno di un top scorer ed essendo già proiettati nel futuro in un finale di stagione che difficilmente avrebbe regalato i playoffs ai propri tifosi, oggi si spera in un buon prospetto al Draft, quando questi vi sarà sperando di non vedere gli attuali eroi, detto per iperbole, andare in pensione.

A tal proposito, dovessimo andare su qualche giocatore, ecco un paio di idee:

Se si dovesse orientarsi per un lungo e avessimo la fortuna di poterlo scegliere l’idea (nel video presentato da The Shot) non sarebbe male.

Idea più pazza a quasi km 0 per cercare un giocatore talentuoso che per il momento in casa Charlotte non servirebbe troppo per varie motivazioni di affidabilità, roster, ecc., il classico “rischio”, insomma.

Con un cospicuo spazio salariale, avendo liberato il salary cap dai contratti di Williams, MKG e speriamo anche di Biyombo, più quelli minimi di Hernangomez e Bacon si dovrebbero tagliare circa 50-51 milioni avendo a stipendio giocatori per circa 80 milioni e poi ci sarà da vedere se il tetto salariale subirà modifiche in relazione alla recente situazione poiché la NBA dovrà fare il conto con eventuali varie perdite o se sarà tutto confermato.

Su questi 80, comunque, pesano le incognite Monk (5,3 milioni il suo stipendio eventuale per la prossima stagione), con la società che ha detto di non perdonare per l’episodio ma di sostenerlo, almeno a parole, per ora, oltre l’incognita Batum.

Il francese ha una player option da 27 milioni e mancia ma sta stagnando in panchina e ci sarebbero dei prodromi di “mobbing” anche se i tifosi in primis potrebbero sostenere che ha cominciato lui.

“Tagliarlo” in qualche maniera potrebbe essere costoso anche in termini di anni, spalmando su più stagioni il contratto, una uscita volontaria di Batum personalmente mi sembrerebbe al momento utopica per come funziona la NBA, per logica, per i tempi, solo l’etica e una voglia di giocare che pare però esser scomparsa sul volto del transalpino potrebbero cambiare uno scenario che potrebbe essere appesantito ancora per un anno prima di vedere se a Charlotte si riuscirà davvero a tornare a far del buon basket o il target medio-basso dell'”azienda Jordan” sarà riproposto con contratti spropositati per giocatori non eccelsi, in cerca di lancio o veterani, gli unici che troppo spesso in questi anni si sono affacciati sulla Queen City.

Una firma di Batum a quell’assurdo contratto pare più che scontata perché tra la dignità e i soldi di questi tempi è difficile veder qualcuno che scelga la prima, dopo di che penso che il transalpino abbia finito la sua carriera NBA.

Per quel che riguarda nello specifico il gioco della squadra entrerò più nel dettaglio nella classifica dei singoli e nelle parti statistiche successive, intanto qui una carrellata di numeri che descrivono bene problemi e punti di forza della squadra.

Mi piace sottolinear l’aspetto che i minuti presi dalla coppia di guardie di Charlotte abbiano portato a un notevole miglioramento e crescita dei due giocatori di guarda agli Hornets che l’anno scorso uscivano dalla panchina e che Greensboro, nonostante i risultati, sia una fucina interessante attualmente per la prima squadra.

Nella partita contro Miami si possono notare le statistiche di partite giocate da questi giovani e media punti con la seconda squadra, Greensboro.

Da gara 45 a gara 66

Ripercorriamo velocemente in stile nostalgic vintage l’accaduto da gara 45 a gara 66.

Nelle prime 8 partite gli Hornets lasciavano alle avversarie di turno ben 7 vittorie battendo solamente New York.

Ormai si pensava che la squadra di Borrego fosse intenta a tankare ma arrivavano tre vittorie in trasferta in serie sui parquet di Detroit, Minneapolis e Chicago.

Le sconfitte con Nets e Pacers portavano sostanzialmente al rapporto di una vittoria e due sconfitte, un terzo nel bilancio vinte/perse con un 19-38 in classifica.

Vittoria casalinga su New York un po’ sofferta e grandiosa vittoria a Toronto rimanendo aggrappati al match con un FT decisivo di Rozier a :02.1 dalla fine, quindi sconfitta casalinga contro i Bucks pur mostrando una grande difesa.

Le partite con San Antonio e Denver sono state ben giocate ma perse sul filo, lasciando l’amaro in bocca ai fan dello Spectrum Center con il pubblico di Charlotte (un po’ troppo freddo e imborghesito rispetto a quello anni ’90 secondo me) che ha avuto poche soddisfazioni quest’anno tra le mura amiche.

Per chiudere il ciclo del poker casalingo finalmente arrivava una bella e convincente vittoria di prestigio sugli Houston Rockets.

Ad Atlanta un super Scary da 40 punti non bastava e si finiva K.O. dopo due supplementari ma a Miami, nonostante l’assenza di Rozier e di Butler per gli Heat, dopo una partenza orrenda ad handicap arrivava una grande vittoria prima che la NBA, proprio in quella notte sospendesse la stagione per il caso Gobert legato al Covid 19.

Classifica a Est

Prossimi incroci dell’impossibile sliding door

Da qui alla fine gli Hornets avrebbero avuto un calendario molto variegato composto dalle ultime 16 partite che avrebbero visto la squadra di Borrego impegnata in casa nove volte contro sette trasferte.

Charlotte non ha una netta predominanza di vittorie nelle gare casalinghe rispetto a quelle esterne quindi questo fattore potrebbe essere in parte trascurabile mentre il valore delle squadre avversarie incide di più ma anche in questo caso l’8-8 in perfetta parità non dice molto.

Charlotte stava giocandosi ancora le sue partite senza tankare ma a oggi, con la Regular Season sospesa che forse verrà tagliata o non ripartirà, non ci sarà bisogno di tankare per scendere nel gruppo che avrà le maggior percentuali per la lottery per la scelta migliore.

Atlanta, Orlando, Miami e Philadelphia sarebbero state le squadre che avremmo incrociato più volte (8 partite, la metà esatta delle rimanenti) con le prime tre, rivali divisionali ma adesso…

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Confronto e statistiche

Vediamo i confronti tra giocatori e le zone di tiro, da dove la squadra ha saputo sfruttar meglio l’attacco creato.

La classifica dei singoli

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16) Joe Chealey: 5

La vecchia conoscenza Chealey che aveva accarezzato il campo lo scorso anno con gli Hornets e dopo il camp estivo era finito a Greensboro è tornato a giocare in “prima squadra” a causa della richiesta di Bacon di andare a giocare in G-League visto che anche lui stagnava in panchina con Batum formando un B&B con colazione accanto a Borrego.

Oltretutto ha beneficiato anche dell’autoeliminazione di Monk per un paio di 10 day contract.

Chealey però non ha sfruttando al meglio la situazione e il minutaggio è rimasto bassissimo.

Nelle sue prime uscite è stato piuttosto penoso, roba che ad averla vista nel camp, Kupchak avrebbe subito decretato il taglio (Josh Perkins ne sa qualcosa).

La sua fortuna è sì che ci sono i Martin ma con i due menzionati out è riuscito ad ottenere per due volte il contratto da 10 giorni.

La PG di 190 cm nelle prime tre partite ha tirato con uno 0/7 dal campo in 31 minuti riuscendo a segnare solamente due FT.

Interessanti invece i 4 palloni rubati ma la sua permanenza sul parquet è difficoltosa per ritmo e fisico e al momento oggettivamente la sua dimensione reale sembrerebbe esser la G-League, eppure in preseason lo scorso anno aveva dato decisamente un’altra impressione, migliore della sua dimensione attuale.

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15) Dwayne Bacon: 5,44

Hanno distribuito anche il suo bobblehead (il suo viso contornato da una striscia di pancetta) nella partita casalinga contro Milwaukee ma lui nel frattempo, in accordo con la società, aveva già abbandonato il suo posto in panca per scendere in G-League ed esordire segnando 51 punti contro le “Formiche Pazze”.

Non si può certo biasimare Borrego se negli ultimi tempi “Er Pancetta” vedeva poco il parquet, Bacon nelle sue ultime 7 uscite dal campo ha fatto registrare un bassissimo 4/25 dal campo con un -30 di plus/minus nelle partite prese in considerazione.

Sembrato incapace di regolare un tiro, scendendo in G-League, a un livello più basso, ha subito ripreso confidenza con la realizzazione, eppure anche Borrego a inizio anno l’aveva concessa, ovvio che con le prestazioni siderali di Graham a inizio anno, Dwayne sia stato fatto accomodare in panca ma da lì a perdersi completamente ne passa…

Forse il suo problema è più a livello psicologico che tecnico considerando il fatto che Charlotte lanciandolo da titolare stava chiedendogli di trovare una buona dimensione offensiva oltre a quella difensiva per il quale è conosciuto come un discreto difensore.

Scioltosi come neve al sole non trovando più in attacco i canestri in penetrazione che riusciva a realizzare (non sempre e forse questo gli ha tolto un po’ di smalto e fiducia) in precedenza, andrà in scadenza a fine anno, il dilemma è capire se Borrego avrebbe potuto o voluto provarlo ancora qualche partita verso fine regular season per veder se concedergli o no un’altra possibilità oppure lasciarlo partire per altri lidi.

Bacon ad Atlanta nella penultima uscita stagionale ritorna in panca richiamato in prima squadra.

Certamente con l’ascesa dei due Martin e anche di McDaniels, sebbene giochi in un ruolo differente, Bacon avrebbe comunque poco spazio, sebbene ci sia il caso Monk in sospeso che potrebbe pendere a suo favore.

Di contro c’è anche il Draft sul quale però mi aspetto che gli Hornets non peschino un giocatore nel suo ruolo ma soprattutto uno spazio salariale per acquisire un giocatore che faccia meglio di Dwayne.

Un futuro incerto, insomma, ma al momento io direi che le possibilità di Bacon di rimanere a Charlotte sono del 10,0% circa se non inferiori a meno che si voglia riempire il roster non da giro con salari bassi ma a quel punto si potrebbe puntare sul provare una miriade di giocatori esterni alla lega…

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14) Nicolas Batum: 5,72

L’ultima partita di Batum è stata gara 46 contro Milwaukee e prendendo in considerazione le partite dalla 45 alla 66 rimane difficile quindi aggiungere qualcosa di nuovo o di diverso da quel che già sapevamo.

In gara 45 gioca 16:58 contro Orlando segnando 3 punti grazie a una bomba (½ dal campo) mentre la follia del business lo porta a giocare 33:32 nella trasferta parigina ed “ovviamente” essendo transalpino finisce per partire anche come starter, profeta in patria.

Di buono fa registrare 5 assist ma i punti sono i medesimi con un 1/8 dal campo (0/3 da tre punti) e una prestazione globale poco soddisfacente per non dir peggio che lo porta ad avere un plus/minus di -13.

La società, dopo avergli ipocritamente dato spazio fin lì decide che non sia più cosa farlo giocare, anche se qualche discreta prestazione (per i suoi standard) precedentemente l’aveva fornita, di certo la linea verde nella testa di Borrego ora ha la precedenza.

Batum a Parigi. Ultimo scandaloso tango per lui con gli Hornets o ci sarà ancora spazio per il francese?

E’ evidente che non faccia parte del progetto e si sia al limite del mobbing, da parte di chi non è facile capirlo, se dalla società che lo ha accantonato definitivamente nonostante la squalifica di Monk che avrebbe potuto aprirgli spazi o se da lui che sicuramente fornendo prestazioni deludenti ha contribuito, non solo all’insuccesso della franchigia degli ultimi anni ma alla involontaria complicità della partenza dei pezzi migliori.

Batum, insomma, rappresenta la più grossa zavorra per la franchigia che liberandosi di lui potrebbe esser libera di volar nel cielo alla ricerca di avventure differenti.

Il problema per Charlotte e i suoi fan è che Batum il prossimo anno avrà dalla sua una player option da oltre 27 milioni alla quale un uomo moderno e conformista difficilmente rinuncerebbe.

Bisognerebbe fosse un pazzo per scansare quella cifra che non credo altre franchigie vogliano accollarsi se non per qualche insano scambio.

E’ quindi probabile al 90%, se Batum non si stuferà di scaldar la panchina o abbia un moto d’orgoglio in stile rivoluzionario francese, che la sua testa sarà ancora vicina a quella di Borrego la prossima stagione con Charlotte un po’ più limitata nelle scelte di mercato e se abbiamo detto che liberando sui 51 milioni gli Hornets potrebbero prendere due buoni giocatori, liberandone 78 potrebbero anche provare l’assalto a due top player poiché se si deve pagare almeno il 90% del salary cap, varrebbe la pena avere uno spazio di manovra creato in un tempo unico dove non ci sia bisogno di aggiunte l’anno successivo evitando di firmare giocatori per più anni magari con contratti troppo onerosi per il proprio valore ma puntare su top player, pur consci che i top player negli ultimi anni hanno scansato Charlotte ma potendone firmare due, avendo una buona scelta al Draft e con un young core interessante, la situazione potrebbe cambiare.

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13) Willy Hernangomez: 5,90

Ciò che affligge Willy, come Zeller, è la fase difensiva, solito noto tasto dolente.

Il fisico non è malvagio ma essendo slanciato verso l’alto, in difesa a volte subisce i contatti ed essendo troppo pulito l’avversario guadagna quei cm decisivi per batterlo in separazione.

Lo abbiamo visto comunque molto meglio in attacco nelle ultime uscite dove non solo ha buona mano e un buon repertorio di soluzioni vicino a canestro che ne stanno determinando un minutaggio aumentato ma anche tempismo sul rimbalzo.

Nella partita contro Denver mostra le sue doti e i suoi difetti evidenziando un buonissimo tocco con la mano sinistra.

L’indole europea tecnica la si nota a un miglio di distanza ma per fare il salto di qualità deve lavorare sulla fase difensiva.

Borrego lo impiega da secondo alternando Zeller e Biz da titolare mentre lui sta guadagnando minutaggio e sta fuori raramente da una partita ormai.

Certo, lascia il parquet quando i giocatori a cui si affida Borrego vanno a chiudere le partite ma sta riuscendo a dare il suo contributo, lasciando il segno (da gara 45 a gara 62 è andato in doppia cifra 6 volte) con un massimo di 14 punti Vs Denver nelle partite prese in questione sebbene il suo massimo stagionale sia 15 @ Salt Lake City.

Proprio contro Denver l’abbiamo visto chiuder una triangolazione con touch pass di P.J. in maniera imprevedibilmente decisa e potente schiacciando in corsa.

L’iberico se può non si esime nello schiacciare ma solo quando può mentre è stranamente crollato nella percentuale del tiro da tre punti tirando con meno fluidità, uno strano regresso forse per curar più altri aspetti del gioco o una momentanea “casualità”?

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12) Marvin Williams: 5,93

Finisce dopo cinque anni e mezzo l’avventura di Marvin Williams a Charlotte.

Il buyout l’ha portato alla corte di una seria contender, attualmente interrotta, Milwaukee.

Un cambio di prospettiva in meglio per l’ala grande di Charlotte che lascia libero quel numero 2 che fu di Larry Johnson.

Marvin aveva avuto una buona parte di stagione con Charlotte seppur non in primissimo piano ma tra le riserve mentre nelle ultime cinque partite in divisa Hornets ha fatto registrare un 10/25 dal campo.

Probabilmente i 18 punti contro Milwaukee nella trasferta parigina hanno dato un’ulteriore spinta alla franchigia del Wisconsin per sceglierlo, peccato che nelle successive uscite il suo score sia sceso a 2,2, 4 e ancora 2 punti anche se l’impegno difensivo, compreso a rimbalzo non è mancato come la professionalità.

L’ex Jazz chiude la stagione con i Calabroni con 6,7 punti di media con il 44,8% al tiro in 41 partite (1 da starter) giocate con 19,7 minuti di media come impiego sul parquet.

37,6% da tre punti e 66,0% ai liberi, trascurabili i rimbalzi con 2,7 di media, 1 assist, 0,6 steal e 0,5 block.

Buona fortuna a un giocatore che ha fatto dell’etica del lavoro il suo punto di forza pur non eccellendo in nulla ha sempre dimostrato professionalità e un buon adattamento con discrete qualità da sfruttare.

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11) Malik Monk:

Il numero 1 degli Hornets è più sospeso delle attività bloccate per il Coronavirus grazie a una marachella alla Pierino.

Caduto sul test antidroga (se sia una sostanza dopante, oppure uno stupefacente ancora non è dato sapere) oggi è in quel purgatorio NBA dove la NBA manda i giocatori che violano le norme comportamentali.

Il virus arriva nel momento peggiore con lo studente Monk intento ad apprendere come poter migliorare il suo gioco (specialmente quello offensivo).

Ultimamente sembrava essersi rimesso in carreggiata, aveva capito come sfruttare meglio la sua aumentata fisicità, ovvero fiondandosi a canestro dove ha un repertorio di appoggi vasto, elastico con punte di bravura anche temporeggiando in aria o in controtempo, qualità che non molti giocatori hanno.

Notare la qualità in questo appoggio rovesciato.

Limitare la soluzione dalla lunga distanza sembrerebbe essere una buona idea per Monk (anche se abbiamo visto nell’ultima trasferta a Chicago un missile terra-aria infilarsi da centrocampo nella retina) finché non metterà su un tiro più affidabile ma in tema di affidabilità è il cervello che l’ha lasciato a piedi e ora la mano dovrà compilare scartoffie per poter rientrare in gioco.

La franchigia degli Hornets ha detto che non lo scuserà per il suo comportamento ma che comunque lo sosterrà in questo periodo.

Cosa possa succedere è difficile dirlo, la situazione lascia aperte tutte le porte e se Monk non dovesse rientrare in gioco Charlotte potrebbe anche scaricarlo ma per una squadra che al momento ha bisogno di scorer, rinunciare al Monk attuale sarebbe controproducente a meno che in estate non cambino gli scenari e “Kup” punti a uno scorer che sostituisca il non sempre affidabile attuale n° 1 dei Calabroni.

Il talento sembrerebbe finalmente fluire (ricordarsi la gara a Parigi contro i Bucks come esempio), il ragazzo non è cattivo e non è balzano come un Isaiah Rider ma il punto interrogativo è la sua psiche.

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10) Cody Zeller: 5,93

Zeller è stato, nel contesto mediocre quest’anno per gli Hornets, un ottimo pezzo fino a un paio di anni fa dal mio punto di vista ma un po’ al ribasso oggi.

Il fisico più snello e una salute meno minata dagli infortuni ne hanno fatto sì un giocatore molto più utile di quello che le statistiche dicevano ma scelto troppo in alto al Draft e in fase calante oggi. Zeller, giocatore della vecchia guardia, rimane sempre un giocatore che si impegna ma ha molti più limiti in difesa di qualche anno fa.

Non solo raramente riesce ad essere reattivo ed efficiente atleticamente nell’uno contro uno ma soffre anche talvolta i contatti contro i più piccoli che lo possono battere non poi così difficilmente. Sul fronte opposto, se può correre, diventa interessante e difficile da fermare sulle incursioni con spazio o sui tagli con palla dentro (epicamente unstoppable le sue dunk in corsa), assistiti ed è sempre un giocatore che fa dei blocchi precisi con ottimo angolo per i compagni.

L’aspetto che non gli concede però la titolarità certa è quello difensivo.

Se riuscisse a tornare quello di qualche anno fa avremmo avuto qualche vittoria in più ma molte statistiche dicono che è in fase calante.

I problemi sono molteplici; partiamo dal fatto che Cody non sia un centro moderno e abbia un tiro macchinoso da fuori (a bassa percentuale ma migliore comunque di quello dei due compagni di reparto e di altri centri NBA che proprio non ci provano mai), un tipo di soluzione che quest’anno ha preso molto più spesso come richiesto da Borrego.

Dopo la gara con i Nuggets, il nostro centro aveva già tirato 74 volte da oltre l’arco segnando 17 volte (.230).

Il maggior numero di tentativi in una stagione era stato lo scorso anno con 22 e aveva finito con il realizzare 6 dei tentativi provati.

Che non sia l’uomo adatto per questo tipo di gioco ad allargare il campo come vorrebbe Borrego lo si era già evinto a inizio anno e lo hanno capito anche gli avversari che spesso gli lasciano open con metri potendo raddoppiare su altri giocatori.

La poca reattività, stiamo sempre a dopo la partita di Denver, la dimostra con i TO, statistica ferma a 1,3 come lo scorso anno, tuttavia avendo giocato un po’ meno a livello di minuti di media si registra un peggioramento.

Il 68,2% dalla lunetta ai liberi sfiora il suo peggior dato in NBA (67,9% nel 2016/17) mentre è controverso il dato sui rimbalzi.

La media dello scorso anno è aumentata ma grazie agli offensivi.

Libero di andare a rimbalzo invece di ritrarsi come un paio di anni fa voleva Clifford, per evitar transizioni, riesce spesso almeno a deviar palloni e a tapinare qualche volta.

Lì, sotto le plance avversarie sembra aver più confidenza mentre sotto le nostre a volte è meno reattivo.

Le stoppate sono diminuite drasticamente, segno di minor atletismo e probabilmente concause importanti sono un peso non adeguato al suo fisico e gli infortuni passati.

Per certi versi Cody segue le orme di MKG eppure ha dei buoni momenti ma senza continuità Charlotte è costantemente esposta alle scorribande avversarie nel pitturato.

I suoi milioni, non essendo un centro di primo piano, peseranno anche l’anno prossimo (15,4 per il 2020/21) a meno che Kupchak pensi a uno scambio per aver un giocatore più funzionale a Charlotte, ipotesi comunque remota perché i GM di Charlotte non ci hanno abituato negli ultimi anni a grandi sconvolgimenti.

Non ci sarà la coda per prenderlo magari ma sicuramente Zeller con 11,1 punti di media e il 52,4% al tiro avrebbe più mercato rispetto a Batum o ad altri giocatori scomparsi nei meandri delle panchine NBA.

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09) Bismack Biyombo: 5,96

Altro centro che fa da doppione per certi versi ai due già visti in precedenza.

Anche lui è incompleto ma fa della difesa, al contrario degli altri due, l’arma primaria. Il problema è che pure lui non è velocissimo negli spostamenti con i piedi e sul primo passo dell’attaccante ma la fisicità e la lunghezza a volte gli permettono di recuperare e piazzare qualche stoppata in più oltre a quelle che effettua da sentinella nei pressi dell’area.

Con lui teoricamente Borrego potrebbe rinunciare a una zona match-up perché copre meglio la zona dell’anello e non è costretto a uscire sul perimetro dove diventa battibile preso in velocità.

Le stoppate non sono numericamente, dal mio punto di vista, quelle che mi aspettavo però la sua presenza serve un po’ a intorbidire le acque, far girare più alla larga gli incursori e a far modificar qualche tiro al penetratore sino all’anello.

Purtroppo a livello offensivo, salvo qualche episodica azione, non si registrano miglioramenti costanti in ball-handling, due mani come pale da pizza, classico centro di un tempo che deve metter giù palla poco per non farsela scippare, interessato marginalmente in azioni d’attacco che lo interessano come perno o come finalizzatore qualche volta per punti di rottura quando pensa di poter avere un vantaggio che può sfruttare anche con ganci oltre che la fisicità.

Qui sotto vediamo una rara azione nella quale Biz mostra talento offensivo unito a tecnica e coordinazione in campo aperto.

Altruista (dote che piace a Borrego) non eccede nella soluzione personale e il non forzare, insieme al fatto di tirare pressoché sempre vicino al ferro (non ha tiro da fuori) lo fa tenere alte percentuali, il che aiuta Charlotte, squadra che non è tra le più precise di certo al tiro, oggi.

Contratto in scadenza, a questi prezzi sarebbe follia rifirmarlo se vogliamo migliorar qualitativamente, nonostante la simpatia e il lato umano di spessore del personaggio Biz.

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08) Michael Kidd-Gilchrist: 6,00

Non ci sarebbe molto da scrivere su MKG poiché in accordo con la società le parti hanno optato per il buyout con l’ex n° 14 teal and purple subito accasatosi a Dallas.

MKG non farà parte quindi del futuro degli Hornets, salvo imprevedibili accadimenti futuri da cavallo di ritorno (poco probabili all’odierno “prezzo di mercato”).

C’è però una lettera aperta che MKG ha scritto alla gente di Charlotte e ritengo sia meritevole d’esser pubblicata, almeno nelle sue parti più salienti poiché l’ex ala degli Hornets è sempre stato un anti-divo e anche in virtù di ciò, le sue parole al miele sono ritenute più attendibili rispetto a chi ha altri comportamenti e ha girovagato di più.

“Non dimenticherò mai la prima volta che Michael Jordan mi ha chiamato al telefono.
Qualche giorno dopo che Charlotte mi scelse per la seconda volta nel Draft del 2012, io stavo seduto a casa con la mia famiglia.
Il mio telefono inizia a squillare, guardo in basso e noto che è un numero che non avevo mai visto prima quindi, ovviamente non voglio assolutamente rispondere.
Il numero non è nel mio telefono? Non compare alcun nome? Nah.
Di solito non rispondo a chiamate con numeri non in rubrica ma la cosa folle è che in questo caso, per qualche motivo, sembra che il telefono stia suonando da molto tempo senza segreteria telefonica quindi mi stanco di sentirlo, e rispondo.
“Ciao?”
Dopo una breve pausa sento: “Yo!”
Quindi cosa fai quando rispondi a una chiamata da uno strano numero e la persona all’altro capo dice: “Yo” e nient’altro?
“Who dis?”
Poi c’è una risatina e la voce dall’altra parte…
“È Michael Jordan.”
E intendo… nella mia testa penso… Whaaaaaaaaaaaaaat? È vero?
Mi stai prendendo in giro?
Sono un ragazzo di 18 anni e sono al telefono con il più grande giocatore di basket che abbia mai camminato sulla terra.
E non sono solo al telefono con lui … MI CHIAMA!
Michael Jordan. MJ, the goat sta chiamando.”
MKG si rende conto di essere entrato nel mondo della NBA con il benvenuto speciale di MJ.
“Nei prossimi otto anni, MJ e io parleremmo al telefono dozzine di volte, e io adorerò sempre quelle conversazioni – quei legami che abbiamo costruito, l’amicizia, davvero.

Molte volte mi chiamava semplicemente per offrire supporto e incoraggiamento.

Altre volte, avrebbe cercato di spingermi a dare del mio meglio e sarebbe stato davvero diretto e duro con me.”
La prima telefonata di MJ recava i seguenti messaggi: essere pronto per la sfida, cercare di migliorare ogni singolo giorno, lavorare duramente e che questa città ti amerà se lo fai.
“La cosa bella di quest’ultima parte era che sapevo già che sarebbe stato vero.
Avevo sentito la stessa cosa più volte dai charlottean di lunga data durante il mio viaggio in città per quella prima conferenza stampa il giorno dopo il Draft.
Non dimenticherò mai un signore in particolare.
Stavo camminando per la strada a Uptown con i miei genitori e mia sorella, magari cercando un posto dove mangiare o altro e posso ancora ricordarlo. È stato il pomeriggio di sole più bello, uno di quei giorni in cui non riesci a trovare una sola nuvola in cielo.”
Dal nulla, un alto gentiluomo ben vestito si avvicinò a noi.
Era super educato e si scusò per l’intrusione.

Quello che ha detto dopo è rimasto con me da allora.
“Volevo solo darti il ​benvenuto nella nostra città”, ha detto. “E dirti che questa città non vede l’ora di supportarti in tutto ciò che farai. Charlotte ti abbraccerà.”
Ho davvero apprezzato quel gesto.

Quando MJ l’ha detto, certo, ma anche quando quell’uomo gentile mi ha tirato da parte per strada per fornirmi una premurosa parola di incoraggiamento.

Ricordo di aver sentito dire quella cosa e di essermi impegnato con me stesso in quel momento. Decisi che avrei lavorato il più duramente possibile per la gente di Charlotte, che avrei fatto tutto il possibile per portare loro un po ‘di gioia e felicità.
Da lì, una vera storia d’amore si è sviluppata tra me e la città di Charlotte.
Penso che il modo migliore per descriverla sia dire che nel corso degli anni la città è diventata per me come un fratello.
Non solo famiglia.
Era anche più di questo.

Qualcosa di più grande.
In realtà era come se la città fosse diventata per me un fratello maggiore o una sorella maggiore durante il mio soggiorno lì.
Sono uno che è andato al college ai 17, ha giocato un anno al Kentucky e poi è stato subito sbalzato in NBA.
Non solo ero giovane ma ero anche molto timido, inoltre soffrivo di balbuzie e non volevo davvero essere social, fare molti amici ed essere ovunque sui media.

Niente di tutto ciò mi ha attratto. Volevo solo dedicarmi al lavoro e lasciare che le mie azioni parlassero da sole.

È così che sono sempre stato.
In un certo senso è stato terrificante: tutte le attenzioni e le aspettative che hanno accompagnato la miglior scelta. Quella roba… mi ha messo al limite ma poi, appena mi sono presentai in città fu come se l’intera città di Charlotte avesse aperto le sue braccia e mi avesse dato un grande, enorme abbraccio.

Le persone di questa incredibile città, mi hanno subito mostrato così tanto amore e incoraggiamento sin dal primo momento in cui ho messo piede qui che questo mi ha aiutato a sentirmi a mio agio.

Mi ha permesso di sentirmi più sicuro di me, di svilupparmi e di conoscere me stesso nel tempo in un ambiente che non avrebbe potuto essere più favorevole.
Questa città, le persone, l’organizzazione, i miei compagni di squadra, proprio ad ogni livello immaginabile, mi sono sentito supportato e amato e quel supporto, più di ogni altra cosa, mi ha permesso di passare da ragazzo a uomo.
Charlotte mi ha insegnato come diventare più coinvolto e parte integrante di una comunità.

Ho imparato a costruire relazioni, a superare la mia timidezza e ad essere responsabile oltre a un milione di altre cose che sono ora fondamentali per l’uomo di 26 anni che vedi oggi con due figli e una futura moglie.
So che potrebbe sembrare un po’ banale ma sai una cosa?

Dai 18 anni in poi Charlotte mi ha cresciuto.
Questa città. Questo posto. Voi tutti.
Mi hai cresciuto.
Ora, ovviamente, non abbiamo vinto tutte le partite che avremmo voluto vincere negli ultimi otto anni, ma posso onestamente dire che ho dato a questa città tutto ciò che avevo.
Volevo vincere, grintoso, come chiunque altro.

Quindi le sconfitte mi hanno eroso ma, allo stesso tempo, quando ripenso agli ultimi otto anni, il basket era davvero solo un pezzo di ciò che era importante per me della mia esperienza a Charlotte. Quando parlo di questa città, è molto difficile per me limitarmi al lato basket perché per me c’è molto di più nel mio tempo qui rispetto al basket.
Il mio obiettivo principale, ancor più che vincere o aumentare i numeri, era aiutare questa città a crescere e ad avere successo in ogni modo possibile.

Il mio desiderio era di abbracciare questa città con quanta più energia, passione e amore possibile perché Charlotte lo faceva costantemente per me.
Ogni volta che ero giù – che fosse dopo la morte di mia nonna, o mentre mi riprendevo dagli infortuni – questa città era lì per sollevarmi.
E non lo dimenticherò mai, Charlotte.
Significa il mondo per me, voglio dire quanto sia speciale questo posto.
Questa sarà sempre a casa per me.
Io sarò amante di Charlotte per la vita.
Potrei non essere più in giro, ora che il mio tempo con gli Hornet è finito ma ricorderò sempre quanto siete stati buoni con me e spero che continuerete a controllarmi ogni tanto per vedere come sto.
Per quanto sia stato difficile andarmene, devo dire che sono eccitato per questo nuovo capitolo a Dallas e sono pronto a seguirlo.

Stiamo cercando di fare un bel giro nei playoffs e sono pronto a fare tutto il possibile per portare alla mia nuova squadra quel fuoco competitivo per cui tutti voi mi conoscete.
Non sarò fissato sui numeri o preoccupato per le mie statistiche.

Non sono mai stato quel ragazzo.

Sto solo cercando di essere il miglior compagno di squadra che possa essere, incluso essere uno dei più accaniti difensori della lega.
Immagino, anche otto anni dopo che me lo disse per telefono, il consiglio di MJ rimanga fedele fino ai nostri giorni, cioè, cerca di migliorare ogni singolo giorno e lavora sodo.
La città ti amerà se lo fai.”

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07) Cody Martin: 6,12

Tratto da un articolo del Charlotte Observer con una traduzione piuttosto fedele nel senso della frase, liberamente modificata in qualche occasione per rendere più veritiero e meno letterale il significato in quel che arriva da una lingua differente (come diceva De André, meglio una traduzione più artistica che letterale andando a perder di significato):

Jenny Bennett (la madre dei gemelli Martin) aveva tre semplici regole per i suoi tre figli che dovevano essere seguite:
Una volta che inizi qualcosa, devi finire.

Non andare da nessuna parte senza dire dove sarai e con chi sarai.

Proteggi sempre i tuoi fratelli poiché essi ti proteggono.
Questa fu la sopravvivenza a Cooleemee, una città con meno di 1.000 abitanti nella Contea di Davie, 35 miglia a sud-ovest di Winston-Salem.

Come madre single di una famiglia interrazziale, Bennett vide cose terrificanti mentre allevava il figlio maggiore Raheem e i gemelli Cody e Caleb.
Una domenica mattina si svegliò con una croce fumante nel suo cortile.

Non è stato un episodio isolato di odio razziale che ha vissuto negli anni ’90 come madre bianca di tre bambini mulatti nel sud degli Stati Uniti.

Insulti a parte, sguardi, commenti diretti e indiretti, vigliacchi sussurri ma anche una volta in cui le si ruppe la macchina tornando con i figli a casa e qualcuno tentò di investirli.
I gemelli Martin li conosciamo, poi c’è Raheem, il fratello maggiore che fa l’allenatore di basket nel suo alma mater, il Greensboro College.

Cody e Caleb sono rookie per gli Hornet; ognuno si è giocato il suo posto nelle rotazioni di Charlotte prima che la stagione NBA fosse interrotta l’11 marzo.

“Nostra madre era con noi. Aveva tre lavori e trovava ancora il tempo di seguirci” ha detto Caleb Martin.
“È davvero difficile da fare. Avevamo amici ai cui genitori non potevano fregare di meno di quello che i loro figli stavano facendo.

Lei ci ha tenuti in riga e ci è voluto per arrivare a sognare in un posto come questo.
Nic Batum ha notato subito lo scorso autunno che c’era qualcosa di diverso nei gemelli Martin. Erano maturi per essere dei principianti ma c’era qualcosa in più, era come se fossero dei problem solver (risolutori di problemi).
Cody e Caleb hanno detto che è il tratto caratteristico, la cosa migliore che hanno imparato da loro madre durante il loro rapporto.
“È pazzesco come Nic l’abbia notato”, ha detto Caleb.

Ogni volta che le cose andavano male o giù di lì, ha sempre trovato un modo per uscirne, in genere, non finanziariamente.”
Uno dei numerosi lavori di Jenny fu presso un Lion Food.

I gemelli erano troppo giovani per restare a casa da soli e non c’erano soldi per una babysitter quindi con la benedizione del gestore del negozio la madre preparava i pranzi e i film preferiti dei bambini e li sistemava davanti alla TV e al videoregistratore nell’ufficio del negozio.
Cody e Caleb sono oggi con Jenny nella zona di Winston-Salem, non solo per la festa della mamma ma per cercare di affrontare insieme anche la pandemia.

C’è un rapporto vero stretto, un senso di protezione reciproco nelle loro relazioni che le rende durature.

Credono che sia questo che li ha portati prima nello Stato di New York, poi in Nevada e ora negli Hornets.

Vivere in un quartiere pericoloso è diventato una lezione iniziale per credere nel lavoro di squadra.
Caleb per andare a gettar la spazzatura usciva con Cody per assicurarsi che tutto andasse bene.
Essere al verde e scegliere magari di non mangiare per darlo ai figli anche per cercare di non mostrargli il lato brutto della società e il pensiero stressante che da esso ne deriva.

Cody ha detto: “Quando sei più giovane non ci pensi molto ma maturando sempre più capisci cosa sta succedendo. Ha fatto molti sacrifici.”
Jenny non lo considerava un sacrificio, per lei, era amore in azione.
“Se non mangio, non mangio”, ha ricordato Jenny di quei tempi.

“Questo è il tuo lavoro di genitore, con qualsiasi mezzo. Erano la mia prima priorità al 100%.”

Reclutati Eric Musselman per la prima volta i Martin uscirono dallo Stato mentre la madre preoccupandosi andò a parlare con il coach, oltre per assicurarsi che le cose andassero bene, chiedendo se ad esempio se valutavano Cody tanto quanto Caleb che era il marcatore più collaudato.
“Quei ragazzi non avevano bisogno di esser seguiti e non ho mai ricevuto una chiamata da Jenny; nessuna lamentela per nulla.” ha detto Musselman.

Cody e Caleb a casa mostrano il loro lato ironico e umano lanciandosi in discussioni (abbastanza inutili quelle politiche) e la semplicità del loro legame familiare non è cambiato nonostante l’approdo in NBA.
“Sono ancora i miei bambini”, ha detto Jenny, “non importa quanti anni abbiano.”
Veniamo al Caleb giocatore dopo aver spiegato questo tratto del suo carattere che lo rende probabilmente più determinato di altri sul campo.

Giocatore piuttosto sveglio, piuttosto rapido e scattante, ideale per dare spesso più forza a una difesa che in certi frangenti rimane troppo passiva e timida riuscendo a metter pressione sull’attaccante o mostrandosi agile e utile nel recuperar qualche palla vagante.

Giocatore elettrico, buona visione di gioco, talvolta esagera nell’arrischiare il passaggio ma riesce spesso a fornire materiale per i compagni in svariate modalità; semplici scarichi, passaggi sul raddoppio, passaggi sotto canestro, ecc..

In difesa deve ancora assestarsi meglio a livello tattico dal mio punto di vista riguardo a ciò che gli chiede Borrego e a tal proposito prendendo in esame la sua partenza contro Miami nell’ultima uscita stagionale non è stato sicuramente tra i più positivi dopo un inizio nel quale ha tentato di flottare su un paio di giocatori rimanendo troppo distante dal suo uomo facendosi passare, ha perso la posizione o è stato battuto da altri giocatori.

Aldilà degli episodi singoli sembra un giocatore abbastanza solido e resiliente alle avversità.

Anche per lui il percorso di crescita è stato interrotto, un peccato perché avrei voluto vederlo nelle partite di fine stagione per cercare di capire se potesse salire ulteriormente di tono o mantenere un discreto voto ma che è poco più della sufficienza, cosa non da poco comunque per un rookie che a inizio anno, nonostante un roster più modesto rispetto a quello passato, non era certo dato a questi minutaggi e pronto a coglier l’occasione della mancanza di Rozier per saltare direttamente nello starting five.

C’è come un sentore che possa ritagliarsi un ruolo in squadra anche se non sarà magari da protagonista grazie alla sua caparbietà.

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06) P.J. Washington: 6,13

P.J. Washington è lo strano caso di un rookie che si è immediatamente trovato ad aver spazio in quintetto a inizio anno a causa di un reparto molto depotenziato rispetto al passato ma anche per meriti poiché ha mostrato buone doti in preseason.

L’esordio contro Chicago, infatti, è stato con il botto e sono piovute triple importantissime dall’ala per vincere il match.

Durante la stagione ha alternato però le classiche prove molto positive ad altre negative.

Questo rollercoaster con picchi altissimi verso l’alto e abissi profondi è dovuto ed è tipico della giovane età.

L’esperienza sarà fondamentale per determinare che tipo di giocatore diverrà in futuro P.J..

Sul lato difensivo non è irreprensibile ma a volte la cosa è anche dovuta a posizioni che flottano dal post basso all’esterno per il sistema di gioco che in quel momento vuole coach Borrego.

Un po’ lento, ingenuo talvolta se non passabile troppo facilmente dall’attaccante quando lo punta, ha bisogno di smaliziarsi e di trovare la sua dimensione in un sistema difensivo che si basa spesso su cambi dovuti ai pick and roll delle altre squadre o su coperture a zona quando si smette, anche momentaneamente, di giocare a uomo ma ha avuto anche momenti di ottima difesa che farebbero vedere delle interessanti possibilità per lui di diventare un buon difensore.

Sul lato offensivo ha più, a 21 anni, “Pistol” mostra una discreta varietà di soluzioni tecniche per colpir in attacco che vanno dal semigancio, all’appoggio, all’entrata molto decisa se ha spazio, iniziando a infilarsi con tempismo sui pick and roll a lui forniti.

L’arma del tiro da fuori è discreta, a volte non gli entra molto ma è capace di mettere due triple nel giro di pochi secondi, un tiratore di striscia o di serata come lo era stato Marvin Williams prima che proprio il ragazzo da Kentucky lo rimpiazzasse.

12,2 punti di media (7 volte con punti pari ai 20 o superiori con il top contro Chicago all’esordio con 27 seguito da una gara contro Detroit il 29 novembre a 26) sono buoni per un rookie che sta avendo spazio per maturare, come vedremo, difetta un po’ come il suo collega Miles a rimbalzo, nelle stoppate e nelle rubate.

La coordinazione c’è, l’agilità e la reattività difensiva dal mio punto di vista debbono sicuramente migliorare per poterne fare un giocatore più completo.

Percentuali troppo basse al tiro libero, strano per un giocatore che fa vedere buone cose tecnicamente con il gioco in movimento ma forse a livello psicologico si perde a gioco fermo.

Beh… considerando che la stagione è stata interrotta qui (peccato per il suo processo di crescita interrotto sul parquet nelle ultime gare) il giudizio è moderatamente positivo tenendo conto del fatto che P.J. è solamente un rookie e non si poteva chiedergli la Luna.

L’ambiente ideale per non bruciarlo era questo, buon minutaggio (30,3 a gara di media) poche aspettative in generale sulla squadra, un in più venuto da molti giocatori che liberi dalla pressione hanno dato spunti interessanti che dovranno migliorare e confermare nella prossima stagione.

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05) Miles Bridges: 6,15

Per me rimane ancor il giocatore più enigmatico degli Hornets.

Indubbiamente il suo percorso di crescita e apprendimento non è completato.

Sarà che agli Hornets il ruolo di ala piccola interpretato ultimamente tra gli altri da MKG, Batum e ora Miles non è stato molto semplice da interpretare ultimamente, sarà che la scelta di Bridges per le sue potenzialità atletiche mi aveva fatto intravedere buone possibilità di affermarsi in una NBA fisica ma a oggi rimane piuttosto ancorato a qualcosa in più di una sufficienza.

Qualche exploit, qualche giocata delle sue di potenza, rare perle che illuminano gli occhi, ma un tiro da tre che non è esattamente in crescendo rossiniano (33,0% con troppi errori nelle ultime uscite) in attacco mentre in difesa avrebbe la fisicità per tenere abbastanza bene l’avversario ma i suoi movimenti quando l’avversario muove palla e uomini talvolta creano buchi in difesa, trascinando qui, per ben due volte, il suo compagno di reparto P.J. in un gioco di spazi mal coperti.

Vediamo qui un caso nel quale Bridges esce sul playmaker degli Heat Nunn tenuto da Graham, questo “show” di Miles costa caro perché innesca una serie di reazioni a catena che creano spazi per gli Heat: Bridges prende un brutto angolo, Zeller non tiene Adebayo che scatta sul pick and roll accennato, a quel punto Miles cercando di seguire il centro nega quasi involontariamente la linea di passaggio a Nunn che è bravo a trovare però in angolo il compagno D. Jones Jr., altrettanto efficace nel segnar la tripla grazie a un altro movimento innescato dalla prima uscita di Miles, ovvero l’aiuto di P.J. Washington in chiusura che oscillando tra l’angolo e il pitturato, sul contemporaneo (al movimento in chiusura) passaggio esterno, non ha più il tempo necessario per contrastare il tiro del suo uomo.

Si ringrazia, riguardo quest’azione coach Erik Chialina per la gentile collaborazione, competenza e confronto.

In quest’altra azione che andremo a vedere tra poco Bridges cerca di marcare, tenendo bene inizialmente S. Hill, il suo uomo, ma poi sulla sinistra si viene a creare un fazzoletto denso di giocatori anche perché Nunn, sfruttando il blocco di Adebayo, esce a ricciolo ricevendo in posizione di ala.

Bridges, seguendo il suo uomo va a cercare di fare un aiuto (piuttosto pigro) mentre Nunn prende d’infilata due giocatori Hornets arrestandosi nel pitturato sulla chiusura di Zeller.

Sulla penetrazione di Nunn, Bridges ha un’incertezza sul fatto di tornar sul suo uomo ma ingolosito dalla palla si schiaccia andando a cercare il raddoppio pur essendo già battuto, a questo punto la palla finisce fuori per Derrick Jones Jr. sul quale si fionda P.J. Washington mentre Miles nel mezzo brancola ancora nel buio.

Contemporaneamente sul lato debole c’è un cambio di marcatura con un blocco flare che rallenta Martin in uscita sull’esterno, il n° 55 Robinson (a dx).

Quando arriva il passaggio orizzontale sul lato sinistro, Hill solissimo, prende vantaggio in partenza mentre Miles, staccato, si fa battere nuovamente e facilmente attirando anche P.J. Washington (uscito in precedenza già a chiudere la PF degli Heat) sulle tracce dell’uomo del numero zero.

La palla viene spostata con l’extra pass finale per D. Jones Jr. che non perdona ma anche in questa azione tatticamente Miles non è sembrato irreprensibile condizionando anche il compagno di reparto P.J. Washington.

Si ringrazia riguardo quest’azione coach Matteo Vezzelli per la gentile collaborazione, competenza e confronto.

Come si può notare, Miles ha qualche svarione in meno rispetto a inizio stagione ma personalmente non mi convince ancora nella metà campo difensiva.

Le sue statistiche nelle rubate e nelle stoppate non sono numericamente piuttosto trascurabili e a rimbalzo potrebbe dare di più (5,6 a partita in poco più di 30 minuti sul parquet) con quel fisico.

Affidabile al tiro libero come da due punti, per fortuna ha affinato un po’ l’appoggio a canestro prendendosi il suo ritmo, cosa che agli esordi non riusciva a fare arrivando a tutta velocità per appoggiar male.

Ottimi, anche se non spesso usati, i movimenti di spin spalle a canestro o 360°, talmente veloci che a volte l’avversario rimane letteralmente sul posto.

Certo… in attacco non è la prima opzione e non gli si chiede di farsi carico del peso offensivo ma di metter punti di rottura e in un certo senso a far questo riesce ma con una squadra con poco tiro da tre nel settore ali/lunghi dovrebbe riuscire a metter su un tiro da fuori almeno leggermente più affidabile sugli scarichi che spesso arrivano negli angoli o a circa sulle due diagonali.

I suoi punti sono aumentati ed è divenuto terzo marcatore della squadra con 13,0 pt. a partita.

Per non affondar nella mediocrità, nonostante numeri in crescita, come altri recenti giocatori scelti al Draft che gli Hornets avevano sperato divenir migliori nei loro anni a Charlotte, dovrà migliorare tatticamente sperando possa acquisire anche più confidenza con l’arte del passaggio dove è passato dall’1,2 nella stagione da rookie a 1,8 in questa da sophemore.

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04) Jalen McDaniels: 6,20

Scelto alla posizione n° 52 la forward di 208 cm per 93 kg non ha avuto spazio nella prima parte di stagione.

Ala molto atletica ed esuberante anche se non dal fisico colossale, è una piacevole e recente scoperta lanciata da Borrego all’interno della sua green line grazie anche alla cessione di Marvin Williams.

Le partite recenti nelle quali è stata impiegata la nostra PF.

Uno dei primi giocatori a uscire dalla panchina di recente ha ottenuto in una partita 10 rimbalzi e in un’altra 5 assist.

Ha sicuramente doti di tempismo ed esplosività (salta piuttosto in alto anche se non è rapido come Miles) come una buona apertura alare, il limite è l’eccesso di agonismo in qualche occasione su close-out e difese che sono utilizzate da qualche volpone della lega per procurarsi il contatto a proprio favore.

Una sua scheda preDraft.

Aveva un 7 sulla scheda Draft per quanto concerne la capacità difensiva ma Kupchak l’ha preso dicendo che da lui si sarebbero aspettati di vederlo crescere, magari prima a Greensboro.

Era partito bene realizzando diverse triple grazie a palloni che sugli scarichi che i compagni cedevano lui specialmente in angolo.

Ultimamente sta segnando un po’ meno in percentuale, compresa qualche tripla mancata ma sembra avere una buona meccanica di tiro ed è uno degli aspetti che Borrego gli chiede quello di colpire sugli scarichi.

E’ abbastanza incosciente anche in attacco ma questo a volte si può trasformare in benefici a rimbalzo o in imprevedibili incursioni per le difese avversarie.

La sua valutazione più bassa al Draft riguardava la resistenza, una sufficienza che non intacca però il suo gioco a Charlotte visto che i minuti a lui concessi non sono tantissimi ma a livello di rimbalzi mostra una buona media.

Un punto a suo favore è la voglia di apprendere.

Borrego non sapeva nulla di McDaniels quando gli Hornets lo arruolarono.
Gli Hornets spedirono McDaniels a Greensboro toccando la prima squadra solo in tre occasioni nelle prime 51 partite ma nella poca interazione che Borrego ebbe, notò una curiosità preziosa.
“Assorbe informazioni e vuole informazioni”, ha detto Borrego. “Non ti sta solo ascoltando, lo sta afferrando. Ci sta pensando. Il più delle volte, non commette più questo errore e se non lo fa (afferrare qualcosa), chiede una seconda volta o una terza volta, inoltre svolge il suo ruolo. Quando dici a un giocatore: “Questo è il tuo ruolo” e lo fa, è accattivante. Non sta cercando di essere qualcosa che non è o qualcosa di cui non abbiamo bisogno in questo momento.”

Questo aspetto avrebbe garantito molto probabilmente a Jalen di chiudere la stagione con buoni minutaggi ma il virus ha interrotto questa crescita e il suo processo d’apprendimento sul parquet di un giocatore pronto ad apprendere spiegazioni e a rubare con gli occhi i segreti del mestiere.

Gli aiuti in raddoppio, gli interventi sulle corsie di passaggio grazie a un fisico slanciato ma non pesante lo rendono agile per dar fastidio sul perimetro ma anche sotto canestro dove non è un muro ma occasionalmente si può unire allo sciame per portar confusione o panico nell’attaccante con la sfera in mano.

Cosa gli riserva il futuro è difficile a dirsi, bisognerà vedere il prossimo mercato in casa Hornets con un paio di centri in scadenza e l’incertezza su Zeller (qualche volta coach Borrego non disdegna quintetti piccoli con un’ala grande come centro) mentre P.J. al momento non sembrerebbe attaccabile come PF.

Potrebbe, per ora, essere un buon comprimario se la testa sarà quella descritta da Borrego (un suo inscusabile comportamento erroneo extra cestistico aveva messo in dubbio la sua capacità di esser utile e costante per il team).

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03) Terry Rozier: 6,31

Terry Rozier è arrivato a Charlotte con l’inevitabile etichetta addosso di sostituto dell’insostituibile Kemba Walker.

Lui sapeva che stavano pensando tutti a Charlotte, quindi lo ha anticipato a settembre.

“Non sono Kemba”, ha affermato Rozier giorni prima del training camp.

Non solo non era un All-Star come Walker ma era anche un panchinaro ai Celtics.

Ad Atlanta, in 2 OT, ha raggiunto il massimo in carriera con un 8/13 da 3 punti che ha contribuito a portarlo a 40 punti.

James Borrego, prima ella partita aveva detto che Rozier è diventato un tiratore d’élite della NBA. Gli Hornets lo stanno pagando circa 19 milioni all’anno, una follia in prospettiva a inizio stagione pensarlo in base al pedigree del giocatore.

Scary però si è messo sotto e il suo spirito guerriero lo sta portando sopra le aspettative dei fan, almeno in attacco, essenziale per restituire qualcosa di ciò che si è perso con Walker.

“Terry è stato fantastico”, ha detto Borrego.

“Ha superato le mie aspettative.”

Rozier avrebbe dovuto giocare da playmaker ma la veloce ascesa di Graham ha fatto si che Terry, pur conservando le proprie caratteristiche diventasse un po’ più guardia tiratrice con diverse caratteristiche dei due sovrapponibili in una fusione che ha portato i “Buzz Brothers” a essere una minaccia nel tiro da fuori l’arco ma non solo, anche con la palla in mano per capacità di distribuire assist, cosa che Terry, anche se in forma minore del compagno, continua a fare come una specie di creatore quasi secondario.

“Ha abbracciato il suo ruolo”, ha detto Biyombo.

Terry si è adattato a un sistema non facile da comprendere immediatamente fidandosi dell’entourage.

Forse Rozier è andato oltre sé stesso prendendosi sicuramente responsabilità importanti in momenti che contavano in tante partite per toglier pressione al giovane Graham.

Un ragazzo che mi piace mentalmente perché cerca di dare il massimo, è duro con sé stesso in quella ricerca di migliorarsi che porta all’impossibile perfezione.

“Ovviamente, non sono soddisfatto per il semplice fatto che posso dare un po’ di più”, ha detto Rozier.

“Questa è la cosa buona di me: cercherò sempre di fare meglio”.

Terry ha alle spalle solo quattro anni con i Leprechaun ma a Charlotte i tanti giovani nuovi giovani giocatori arrivati lo rendono uno nello spogliatoio, se non anziano, di fascia media (consideriamo lo svecchiamento del roster con MKG e Williams).

A Rozier piace essere il ragazzo intermedio: “Mi considero giovane. Ho giocato per quattro anni a Boston e sento di aver imparato molto. Sento che questo è il gioco: impari e poi insegni. Non ho tutte le risposte, ma odio perdere e sento che quello spirito competitivo si lega a tutto.”

Così “Scary” ogni tanto spara qualche partitona a livello offensivo ma aldilà dell’apporto determinante che da a livello offensivo in una delle squadre che più fatica a segnare in NBA è un giocatore che può trascinare la squadra a rompere momenti negativi durante la partita come break presi.

Il suo tiro da tre punti è stato spesso un’arma importante, purtroppo qualche volta, con pochi secondi sul cronometro gli è toccata la palla in mano cercando di essere l’eroe da game winner ma gli è sempre andata male.

Non è ancora stato il suo pane luno contro uno da eroe all’ultimo secondo, contro Toronto la difesa stretta ha limitato il suo tiro e a Cleveland la palla in combutta con il ferro gli hanno detto di no dopo una prestazione monstre negli ultimi minuti che aveva riportato Charlotte a una punto a punto dopo una delle prestazioni di squadra più deprimenti dell’anno che avevano scavato un solco importante tra i nostri e la squadra di Gilbert.

Forse la difesa a tratti è un po’ sacrificata, ha tenacia e gioco fisico sulla palla (come ha fatto notare Borrego) ma delle volte sui blocchi non è velocissimo e insieme a Graham sul perimetro forma una coppia alla quale sparano spesso in testa nonostante una media circa di 190 cm.

Tuttavia Terry rimane una piacevole sorpresa e non un altro giocatore strapagato con poca verve o capacità.

Alcune squadre potrebbero essere interessate a lui ma in questo contesto di crescita e di percorso verso i Playoffs, mi auguro possa far parte del progetto a meno di miglioramenti imprevedibilmente clamorosi sul mercato.

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02) Caleb Martin: 6,42

Gli scout dicono che dei due gemelli sia quello con più talento e un po’ a sorpresa, anche per il minor numero di partite giocate con voto valido (se ve ne fossero di più probabilmente con qualche prestazione opaca o sufficiente la media si abbasserebbe un pochino), eccolo qui sul podio con media altissima.

Era quello tirato dentro per miracolo dalla porta di servizio quando gli Hornets scelsero Cody Martin e quello messo in disparte per la prima squadra, eppure mostrava punti nelle mani e discreta difesa.

Ultimamente si sta affermando come buon giocatore dalla panchina perché Borrego vuol provare e lui lo ricompensa con energia, difesa e anche qualcosa in attacco con attacco e difesa invertite rispetto a ciò che avevo visto in lui con Charlotte in preseason poiché non è ovviamente la stella primaria alla quale affidar palla in fase offensiva e deve migliorare sulle penetrazioni mentre l’ho visto compiere tagli molto buoni.

“Sto trovando il modo di dirigere l’attacco trovando canestri qua e là. Non sono statistiche rilevanti perché abbiamo già ragazzi (in squadra) che lo fanno”, ha detto Martin.

Nelle sue ultime due partite, Martin ha realizzato i punteggi più alto della sua carriera con 19 pt. a Miami e 23 punti ad Atlanta.

Atletismo (sottovalutato dai più) e velocità ci sono come la voglia di far bene su ambo i lati del campo.

In genere si mostrano solo le azioni andate a buon fine ma qui, all’inizio, Caleb Martin mostra doti atletiche sopra la media non andando a segno per la schiacciata dell’anno solo per l’opposizione fisica del difensore dei Pistons che limita il range del suo volo. Alla fine della stessa clip, ecco come Martin, senza paura vada a recuperare in velocità negando un canestro a Detroit.

Gli vengono concessi molti più minuti oggi, ha mani sicure anche se non arrischia passaggi come il fratello Cody (più TO e assist per il fratello), nella gara contro gli Hawks ha messo in mostra un buon tiro da fuori con uno strano scatto delle gambe ma funziona e la dimensione perimetrale se dovesse essere confermata con buone percentuali lo porterebbe quasi certamente a ritagliarsi un discreto ruolo dalla panchina anche per l’anno seguente, salvo stravolgimenti.

All’occorrenza non ha paura di buttarsi dentro e l’impegno difensivo c’è, stesso sangue del fratello ma a volte è eccessivo.

Nella gara contro Atlanta (la 64) ha fatto vedere molto del suo potenziale offensivo ma ha commesso almeno due errori che alla fine son costati la partita con difesa troppo aggressiva specialmente per il close-out che ha determinato i FT contro e la differenza finale.

Sa prender lo sfondamento ma la sua gioventù lo porta a eccessi come appunto il fallo su Hunter che ha portato ai liberi che hanno deciso la partita con Atlanta.

I gemelli da “Nevada” sembrano all’apparenza tipi decisi ma non dovrebbero creare problemi nell’ambiente a Charlotte.

Borrego li sta inserendo in un contesto dove possono dare velocità (ideale per la transizione), energia e buone capacità deduttive sull’azione in corso, talvolta eccedendo nel mezzo fisico come si diceva.

Al momento però sembrerebbero essere perfetti dalla panchina per mettere in difficoltà a uomo o con zona match-up sia da portatore di pressing sulla palla che lontani dalla stessa, gli avversari che si alzano dalle panchine.

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01) Devonte’ Graham: 6,50

Graham è il figlio di un’evoluzione che non l’aveva previsto.

Avrebbe dovuto partire dalla panchina ed essere più o meno relegato lì, il minutaggio da stabilire a seconda delle sue prestazioni ma lui è andato oltre le aspettative, ha eclissato un Bacon che si è eclissato mentalmente nell’ambiente di Charlotte lasciando spazio in pianta stabile a un ragazzo che si è trovato nello starting five ma non solo, in assoluto anno di brackout nel suo year da sophemore.

Una media molto alta, impossibile chieder di più a un ragazzo che, se Rozier sulla carta sta sostituendo Kemba, sta andando a cercare di non far rimpiangere Jeremy Lamb, pur con caratteristiche differenti.

Deve un po’ migliorare in penetrazione, probabilmente Borrego chiederà anche questo a un ragazzo che in un anno è passato da elemento quasi sconosciuto a fulcro dell’attacco degli Hornets.

Devonte’ o “Tae”, per gli amici “Gamberone”, non solo, infatti, è un ottimo scorer e buon realizzatore da tre punti (tra i primi della lega per bombe realizzate) ma è anche un ottimo passatore, talvolta anche da drive and kick.

I suoi tiri siderali un po’ alla Curry, alla Lillard o alla Trae Young talvolta, stanno contribuendo ad allungare paurosamente quel range di tiro in NBA che sta diventando sconfinato.

Abbiamo qualche esempio di tiro pesante sganciato da Devonte’ con freddezza in finali nei quali ha risolto una partita in bilico (A Brooklyn, a Cleveland e a Miami per esempio) e questa sua caratteristica lo rende molto pericoloso quando entra nella metà campo avversaria.

Non per questo ostenta sempre il suo tiro ma varia la soluzione con un buon numero di passaggi, spesso illuminanti e smarcanti.

Non sembra essersi montato la testa, viaggia ancora con umiltà e quello spirito agonistico che lo portano ad avere consapevolezza e fiducia nei suoi mezzi.

Qualche schema migliore attorno a lui lo si potrebbe portare, spesso è lui a farli partire ma a oggi va bene così.

A Parigi vediamo come Graham, dopo essersi ricollocato con un veloce spostamento laterale, batta il difensore creandoda sé stesso l’attacco sullo scarico esterno di Rozier.

Un anno di crescita importante sperando che il virus, oltre a rallentare le “umane attività” non faccia altrettanto con il suo sviluppo come giocatore ma non credo vista l’etica del lavoro e la voglia di migliorarsi che ha messo in campo la scorsa estate.

Non deve pensare di essere arrivato come fanno alcuni giovani commettendo l’errore più grande della loro carriera ma deve continuare a lavorare seriamente e in questo Devonte’ penso possa darmi garanzie a livello di serietà e leadership nello spogliatoio.

La scorsa estate ha lavorato molto come scrivevo e i numeri in questo caso non mentono anche se vanno presi in considerazione del fatto che nella precedente regular season fosse quasi un signor nessuno con poco minutaggio mentre ora per la situazione venutasi a creare è uno dei pilastri della squadra.

A voler esser pignoli bisognerebbe che raffinasse e ottimizzasse il suo gioco in funzione di aver percentuali migliori al tiro, sovente sono appoggi contrastati, da due punti ma dopo aver rubato qualche movimento all’ex Walker, ultimamente ci ha fatto veder anche qualche movimento alla Parker contro Denver con arresto in corsa e finta aspettando il passaggio in salto a vuoto per depositare da sotto.

L’arma più prolifica degli Hornets, “insidiato” solo da Rozier, aujourd’hui sembrerebbe essere la scoperta più promettente di Kupchak, novello Indiana Jones, anzi no, forse meglio come: giovane “Charlotte Jones” e le sue avventure…

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Nota a margine per Borrego che, nonostante il voto sotto il 6 (per demeriti ma anche risultati) sta facendo un buon lavoro di sviluppo dei giocatori in primis.

E’ riuscito a cambiare qualche partita in corsa con zona o aggiustamenti e ha fatto i suoi errori tattici mentre vorrei vedere qualche gioco più complesso per portare Graham ad avere spazio per andare verso il canestro e alternare il suo gioco di passaggi e triple.

Anche lui sta crescendo con la squadra e ha vinto più partite di quelle che ci aspettavamo, ecco perché nonostante la media voto sotto il 6, per me è promosso e meriterebbe fiducia per la prossima stagione con un nucleo da valorizzare e far ulteriormente crescere.

Per chiudere vediamo le statistiche dei singoli, i voti partita per partita (raccolti) dalla 45 alla 65 e la media classifica se dovesse chiudersi oggi la stagione.

NBA Together

In un periodo triste senza basket da giocare e da osservare, venerdì 17 aprile sono rientrato un po’ in atmosfera cestistica partecipando con piacere e un po’ d’emozione, in qualità di “portavoce” dei fan italiani degli Hornets a una delle puntate di NBA Together che i competenti e simpatici giornalisti della Gazzetta dello Sport, Riccardo Pratesi e Davide Chinellato stanno conducendo per tastare il polso alla fanbase nostrana.

Cercando di far da portavoce del “sentimento” attuale dei fan degli Hornets (al pari dei rappresentanti Hawks, Mavs e Spurs nell’occasione), possiamo tirare alcune somme su una stagione che è rimasta sospesa come il futuro di molte persone e chissà che la riflessione in un mondo che viaggia veloce, non lasciando troppo spesso spazio per noi stessi, sia buona e utile pratica per il futuro.

Vi propongo qui sotto il video andato in onda con la mia parte d’intervista oltre ai saluti finali dei partecipanti.

Come trait d’union al discorso, per curiosità ho scaricato recentemente da una notissima piattaforma on-line, proprio un libro di Riccardo Pratesi intitolato: “30 su 30.”

Riccardo è un giornalista della Gazzetta dello Sport che ha viaggiato per l’America fotografando “lentamente” in questi anni (il contesto spaziotemporale varia leggermente da franchigia a franchigia a seconda della visita) scorci d’America per dipingere un preciso affresco dalle multi-sfaccettate e complicate sfumature che compongono, non solo la realtà delle franchise americane, ma anche il contorno delle città che le ospitano.

Si “parla” di ciò che si respira e ciò che gravita intorno alle varie città per finire nel cuore della squadra NBA e non solo, poiché spesso si parla di NFL e del rapporto tra team nella stessa area, con città che magari sgomitano per trovare consenso e spazio economico in quel contesto urbano.

Ogni capitolo ha un’aura particolare che rende l’idea sul come si viva la pallacanestro e non solo in quello spicchio peculiare d’America.

Mi sono approcciato con spirito neutrale a questo libro, generalmente sono abbastanza scettico su certo giornalismo moderno, su molti autori attuali o pagine che fanno del sensazionalismo per far apparire grandioso ciò che non lo è poiché lo spirito del nostro tempo è ovviamente commerciale.

Pur in corso di lettura, la voglia di scoprire tutte e 30 le squadre da chi le ha toccate con mano da cronista e insider è tanta, perché gli ambienti sono descritti con oggettività, al di fuori dagli stereotipi, alla ricerca della verità in un viaggio vivo dell’autore dentro il cuore dell’America raccontata oggettivamente e crudamente con una breve introduzione scevra da ipocrisia, perbenismo e fanatismo, coerente con i fatti che nel caso dei giocatori citati nel libro va oltre la superficie e la maschera che essi indossano durante le interviste di rito.

Sarà anche a causa del modo coinvolgente e appassionante, che, secondo la mia opinione, questo libro si trasforma in un punto di vista privilegiato e ideale per chi voglia scoprire alcuni aspetti della recente NBA che sta accompagnando la vita di noi appassionati.

Personalmente mi sento di consigliare questo libro (il prezzo della versione on-line è super accessibile e mi sarei perso qualcosa a non leggerlo) a chi è amante del genere e vuole scoprire realmente questo pianeta senza farsi abbagliare dallo scintillio delle stelle NBA.

Giusto per toccar qualcosa di concreto… si parte con l’Atlanta della Coca Cola, delle Olimpiadi e dei bassifondi per passare all’Olimpo dei Warriors con le loro alchimie e i fratelli Curry, ci sono ancora i Bobcats (non ancora Hornets) in un capitolo dove si racconta più di Duke e North Carolina nella “Terra del Basket”, sperando che i nostri Calabroni possano riemergere nell’interesse di un pubblico potenzialmente interessato ma aggiungerei io, imborghesitosi troppo rispetto a quello degli anni ’80 e ’90.

Storie personali, aneddoti, stralci di interviste rendono leggero e piacevole il libro che va a toccare tutte e trenta le squadre NBA e può diventare anche consiglio di viaggio per chi un giorno (free da Covid 19) si vorrà recare negli Stati Uniti.

Entriamo ancora nella tematica guadagno, città, proprietà, fanbase e franchigia per cercar di capire se e come la cosa possa ffunzionare.

Nel video soprastante, se non l’avete ancora guardato, abbiamo toccato tematiche come quella su Michael Jordan e la voglia di portare i Calabroni in alto.

Qui dobbiamo intenderci; per i fan delle varie squadre i risultati sono importanti perché si vorrebbe sempre vedere la propria squadra ad alti livelli vincere qualcosa ma la visione di Riccardo mi ha dato il noumeno nascosto aldilà del fenomeno sportivo che si pone davanti agli occhi di noi tifosi.

Per un fan è ovvio che il franchise cerchi il successo ma proprietario potrebbe non esser fondamentale.

E’ assolutamente vero che si cerchi di lavorare per migliorare la squadra ma fino a che punto un proprietario e/o un entourage vogliono o possono farlo?

I proprietari della NBA sono principalmente uomini d’affari con una visione a stelle e strisce lontana dalla nostra anche se si chiamano MJ e hanno avuto una personale e feroce voglia di vincere sul campo.

Quanto dello spirito di MJ emergerà nei prossimi anni per aiutare Charlotte lo andremo a scoprire, noi fan Hornets abbiamo fiducia ma non incondizionata, in considerazione del fatto che sul Boston Globe è apparso recentemente un articolo che sostanzialmente svelava il fatto che in un incontro nel Principato di Monaco, la scorsa estate, mentre Kemba Walker si trovava lì per un evento Nike insieme alla sorella, avrebbe ricevuto da Jordan una specie di saluto, interpretato da Kemba come quasi un addio.

Fu lì che Kemba (prima del “saluto” di Jordan) iniziò a chiedere qualche informazione a Tatum su Boston, come si fa per possibili viaggi, senza però pensar a nulla di concreto.

Consideriamo che Walker aveva manifestato pubblicamente la frustrazione per non riuscire a raggiungere i playoffs e avrebbe voluto un team all’altezza, cosa che un giocatore come MJ ha capito profondamente ma trovandosi con le mani quasi legate dai contratti come quelli di Batum e le rifirme da player option estive di Williams, Biyombo e MKG non è riuscito a dare, ritenendo probabilmente inutile entrare in luxury tax.

Proprio per la sua attendibilità e oggettività, chiedo a Riccardo se secondo lui Jordan avrebbe potuto tentare di offrire di più a Walker per farlo rimanere o se sia stata la scelta migliore per tutti lasciare che i divergenti interessi si compissero.

La seconda e ultima domanda per lui è, se a Charlotte, secondo lui ci sarà spazio per tornare all’entusiasmo del pubblico più partecipe come quello dei primi Hornets.

C’è spazio per i Calabroni nella Terra promessa del basket per non esser schiacciati tra quello ad alto livello universitario e i Panthers (una “produzione” del successo Hornets) nella NFL?

Serviranno solo i risultati per scaldare il pubblico o questa squadra è destinata magari a emigrare per l’ennesima volta?”

Riccardo Pratesi:

1 – “Purtroppo credo che Jordan abbia perso Walker quando negli anni non è riuscito a costruirgli intorno un cast di supporto adeguato alle ambizioni di Kemba, tra l’altro un vincente naturale, come dimostrato al college, a UConn University.

In questa NBA i mercati più piccoli faticano a veicolare i brand di giocatori anche grandi, ma che rischiano di passare sotto silenzio, rispetto alle loro qualità, se nel contesto “sbagliato.”

Kemba è un naturale secondo violino a livello NBA ma ha dovuto agire da faro spesso solitario, agli Hornets.

Inevitabile che alla fine le sirene di una piazza come Boston, storica e con ambizioni immediate, abbiano avuto il sopravvento.”

2 – “I risultati saranno fondamentali per le prospettive di franchigia..

La realtà è che i rapporti di forza NBA sono molto fluidi, basti pensare al ribaltone dei Warriors che sono passati dall’essere una dinastia tra le più forti e celebrate ogni epoca alla franchigia col peggior record NBA nel corso di 12 mesi o a Memphis che per qualcuno rischiava persino la location e che invece grazie a un Draft sontuoso, con Morant e Clarke come scelte illuminate, vede d’improvviso all’orizzonte un futuro luminoso.

Chiaro che Charlotte debba combattere anche “per il territorio” a differenza di altre franchigie.

Nel senso che il North Carolina è terra di college basket.

Di Tar Heels, di Blue Devils, di Wolfpacks e di Demon Deacons.

Non ha la primogenitura nemmeno nella pallacanestro e deve comunque tener conto dei Panthers ma se Charlotte riuscisse a trovare, magari dal Draft, perché conquistare gli svincolati è impresa improba nonostante Jordan giocatore, per colpa anche del Jordan proprietario, un grande personaggio oltre che un grande giovane talento, ecco che potrebbe cambiare tutto.

Sarebbe il canestro più bello, per gli Hornets.”

Proprio in questo periodo di Covid-19 nel quale alcune persone (per le altre non ci sarà mai speranza) stanno riscoprendo il valore di lavoratori come medici, infermieri e tutti coloro che garantiscono un servizio nel terziario per portare beni essenziali sule proprie tavole, pur permanendo in un contesto “obbligato” di accesso al credito al quale non ho mai creduto, mi preme ringraziare diverse persone partendo da questo presupposto…

Senza i fan la NBA, pur con le loro straordinarie stelle, non sarebbe nulla, in questo caso, parte dell’identità delle star viene dal riconoscimento dei fan.

Se non ci fosse l’interesse della gente qualsiasi macchina da soldi non si muoverebbe, niente business, niente “pari opportunità” di vincere un titolo, concetto che si sta un po’ perdendo anche nel mondo NBA nonostante il tetto salariale, niente di niente.

Ringrazio quindi molto Filippo Barresi per aver girato il mio contatto a Riccardo Pratesi (anche per la disponibilità ulteriore nel rispondere alle domande) e Davide Chinellato (ovviamente ringrazio ancora) , Matteo Vetralla come “first fan” dei miei scritti che mi ha spinto a continuare a lavorare nonostante la fatica del lavoro renda questo hobby non retribuito difficile da continuare come un moderno Sisifo che continua a spinger sulla montagna quel masso che cadrà dalla rupe per andarlo a riprender ancora e ancora ma forse il bello è proprio questo, sta in quella freccia tesa che scagliata continua a viaggiare all’infinito che è tesa al bersaglio ma non l’ha ancora raggiunto, è la passione e la scoperta che sta nel viaggio.

Ringrazio “Max Jordan” che qui sulla piattaforma di Playitusa.com, essendone il Deus ex machina) mi lascia libero di utilizzare il mio stile poco omologato e poi sicuramente mio fratello Daniele che laureatosi in lingue mi da una mano su espressioni particolari o dubbi per le traduzioni in inglese, mia madre il quale lavoro mi permette di aver più tempo per la mia “follia notturna” nel seguir tutte le partite dei Calabroni.

Altresì un “doumou arigatou” o “thank you” va a Fabio Dajocchi, il mio attuale capo reparto, persona stimabile che mi ha permesso il break per poter registrare la puntata, Alberto Figliolia, altra persona intelligente e stimabile che mi fornisce di materiale sul basket in generale, tutti i ragazzi del gruppo FB degli Hornets che sono tanti, per citarne alcuni: Paolo Motta (che ho avuto il piacere di conoscere e vi sono dei live sulla sua esperienza a Charlotte), gli amici Flavio Berra e Guido Zanella, i coach Matteo Vezzelli ed Erik Chialina (con il primo a darmi una mano talvolta su lavagnette tattiche e le nostre follie su possibili declinazioni nello sviluppo dei movimenti segnati da Borrego), Luca Barbieri (uno dei colpevoli della mia passione Hornets), il simpatico Iacopo di Pancrazio, Gastone Dal Molin (frontman principale ai vecchi tempi dei New Orleans Hornets), Daniel Saviola Gasbarrini, Emanuele Paradiso, Luca Giordano, Matteo Spelat from Polska, Michele Conte from Brasil, Francesco Miscio, Gabriel Greotti fan dei Celtics con il quale ogni tanto collaboro, Mario Fammelume e la sua passione al contrario per Batum come tormentone, Matteo France, Simone Bernardi, Riccardo Pozzi, Giovanni Oriolo, Giuliano Marchetti, Riccardo Percuoco, Marco Degli, Gian Luca Cogliati, Jacopo (da Genova), le amiche Giuliana Gasparini, Anita Margetin, Elena Gazzato e diverse colleghe del lavoro per il supporto morale e a tutti i ragazzi del “Campetto di Via Trento” che in questi anni hanno condiviso il gioco e la mia passione, chi ha abbandonato per seguire la sua strada negli studi o lavorativa o chi ancora oggi viene quando possibile nonostante il peso del lavoro come l’amico Andrea Coniglio (cognome uguale a un mitico personaggio interpretato da Paolo Villaggio) che ringrazio anche per la gentilezza della maglia color purple fattami portare da Charlotte.

Speriamo quindi che si possa riuscir a tornare a giocare a ogni livello senza pericoli il prima possibile, dal basket guardato NBA a quello giocato sui campetti dagli appassionati.

Il Shinnprevisto

Premessa

Avrebbe dovuto essere un pezzo scritto per altra sede ma è rimasto lì, dormiente e dato il periodo, se qualcuno volesse leggerlo per ingannare il tempo in giornate pittosto irriconoscibili, è un piccolo contributo.

Il titolo era un calembour tra George Shinn, proprietario degli Hornets e tutti gli imprevisti che hanno caratterizzato la franchigia dalla propria nascita, mai avrei pensato ad un imprecisto così colossale come quello targato Covid 19.

In verità faccio fatica oggi a scrivere (sto comunque lavorando lentamente nel tempo cui dispongo a casa oltre al lavoro che svolgo, per creare una video top 20-30, non so… della prima parte di questa stagione NBA per gli Hornets) , tutto appare più futile di fronte all’emergenza mondiale di un nemico invisibile il quiale si è preso il “rispetto” in maniera aggressiva a dispetto di molti che hanno sottovalutato o ucciso le piccole realtà.

Un pensiero va anche a un amica ed ex collega positiva che sta uscendo pian piano da quello che è stata l’infezione che ha avuto.

Un pensiero va a chi lotta nelle corsie degli ospedali e a chi per questo non c’è più a causa troppo spesso di mancanze strutturali atte a difendere chi è già a rischio.

Non è retorica, nel mio piccolo, immerso in un ambiente a rischio come quello della G.D.O., per fornire un servizio alle persone direi che non va meglio.

Troppa leggerezza nei comportamenti a rischio per sé stessi e per gli altri e ancora qualcuno che non ha capito che solo insieme se ne potrà uscire.

Purtroppo la struttura economica influenza la sovrastruttura culturale e siamo ancora prigionieri di questa economia con visibili limiti e iniquità, in questo posso scorgere un trait d’union con ciò che avevo pensato per l’intro di questo pezzo.

Intro

E’ verosimile che il giudizio non stia nel soggetto giudicato ma nella cultura d’appartenenza.

Ogni persona, in base alla propria cultura, alla società in cui e ad altre variabili (tempo, condizione, ecc.) vive tenderà ad avere un criterio di giudizio differente rispetto al medesimo soggetto giudicato.

Qui sta la verità per Protagora, la verità vista come relativa poiché varia in base all’immersione in una determinata società o alle singole caratteristiche da parte di chi giudica.

Per spiegare il Deus Ex Machina dei Charlotte Hornets, colui che ha dato vita a “questa franchigia” (poi ne parleremo verso la fine), ci vorrebbe un libro ma accontentiamoci di ripercorrere a grandi linee la sua storia, almeno quella che ha a che fare con il basket…

Una storia che per noi, amanti del basket, si intreccia indelebilmente con quella dei Calabroni 1.0.

Proveremo così a toccare qualche aspetto del passato correndo velocemente sulle note del tempo…

Bio & Info

George Shinn nasce a Kannapolis in North Carolina l’ undici maggio 1941.

Attualmente vive a Franklin, vicino Nashville (Tennessee) con la moglie Denise e ha tre figli, Susan, Chris (frontman di una band chiamata Live) e Chad.

Il primo proprietario degli Hornets da giovane fa i lavori più disparati: impiegato in un’industria tessile, lavora in un autolavaggio e fa anche il bidello in una scuola…

Nulla farebbe prevedere un futuro così radioso per George, tuttavia dopo aver frequentato l’Evans Business High School e aver ottenuto la laurea, compra l’Evans stessa e altre scuole con programmi a breve termine (18/24 mesi) mettendole sotto l’insegna “Rutledge Education Systems”.

Ciò che fa per acquistare quella che sarà la ventiquattresima franchigia NBA è semplice dal punto di vista economico, vende le scuole.

Ben più difficile si prospetta far parte della lega di pallacanestro più importante del pianeta, tuttavia la buona stella degli affari di Shinn, splende.

Il sogno americano del self-made man per lui si realizza, anche se in percentuale rimane un miraggio per i più ovviamente.

La NBA a metà anni ’80 è in cerca di nuovi mercati e si dovranno scegliere le città più adatte per espandere il proprio business.

Ah, facendo un passo indietro, a 34 anni, alla Casa Bianca dal presidente Bush riceve anche un American Success Award, uno di quei premi che danno per imprenditoria, patriottismo, ecc., non l’hanno ancora ben capito in America ma a me suona male.

Charlotte nella NBA

George comunque pensa alla Charlotte dell’epoca (una città in espansione con 350.000 abitanti circa contro gli 872,00 attuali), una città che con queste premesse sembrerebbe spacciata ma Shinn ha spiccate doti da self-made man e un destino scritto perché prima di tentare per la nuova franchigia di basket provò a contattare Bobby Brown, presidente dell’American League e Peter Ueberroth (ex commissario della Major League Baseball) per cercare di ottenere una squadra di baseball a Charlotte.

Con il primo non si combinò nulla, il secondo gli rispose che Charlotte era troppo piccola.

Dopo aver lasciato l’ufficio di Ueberroth, Shinn si recò (almeno così dice lui) direttamente alla sede NBA e scoprì che si stavano espandendo.

Shinn con Mulhemann (esperto di marketing) e il governatore Jim Martin si trovano catapultati quindi nell’ufficio di David Stern a New York quando l’ex commissioner, tirando fuori un grosso sigaro lo puntò verso di loro in stile Hannibal Smith, dicendo: “Perché Charlotte?”

Lo stesso Stern, per sua stessa ammissione, nonostante non fosse sicuro dove fosse Charlotte fu colpito di come il “fagiolo saltellante” (così chiamò Shinn in un’intervista successiva) riusciva con enfasi a mostrare le possibilità di un mercato regionale (Carolina, Duke, N.C. State, Wake Forest sono la terra promessa del basket) e non solo cittadino.

Le variabili in gioco però erano tante e le city in lizza per conquistare quattro posti al sole erano ben undici.

20/10/1986: Shinn, insieme ad altri due originari Hornets (Hendrick, Mulheman e Sabates) viaggiano verso Phoenix per presentare il loro piano per portare Charlotte in NBA.

Sabates ricorda che quando arrivarono a Phoenix stavano ridendo di loro come se avessero visto arrivare degli alieni o dei montanari del North Carolina del tutto fuori contesto.

Shinn fece il suo discorso e alla fine concretamente esclamò: “Ho 10.000 prenotazioni per la mia squadra.”

Red Auerbach dei Boston Celtics, fu il primo ad alzarsi e cominciare ad applaudire.

Si avvicinò e abbracciò George.

Il piano di Murdock il pazzo (per tornare al telefilm dell’A-Team) aveva funzionato alla grande.

Una squadra fantasma che ha già venduto tutti quegli abbonamenti…

La mattina seguente il Sacramento Bee, asseriva ironicamente che l’unico franchising che a Charlotte stava per arrivare avesse gli archi dorati, alludendo alla catena McDonald ma Stern chiamò Shinn e gli disse: “George, oggi è il primo di aprile, ma questo non è un pesce d’aprile. Sei stato selezionato come N°1.”

Qui iniziano i problemi per un neofita del settore ma avendo qualche conoscenza, Shinn per le uniformi pesca bene Alexander Julian, famoso stilista di Chapel Hill ma ha in mente di fare le divise bianche, blu Carolina ma soprattutto come colori dominanti un verde che lui definisce teal ma è proprio un verdone chiaro e rosa.

Julian fa slittare il verde in foglia di tè (girandolo un po’ più sull’azzurro) e piazza il viola al posto del rosa che non si combinava.

Il pagamento fu abbastanza strano perché la richiesta di Julian del 5% su eventuali repliche vendute, per via delle entrate condivise sarebbe stata difficile da esaudire, quindi non chiese niente se non una fornitura di Carolina barbecue per due anni…

Julian: “Mi chiesero di riassumere l’intera esperienza. Beh, George è diventato ricco ed io sono divenuto grasso. Ho scambiato 10 milioni di dollari di royalties per ingordigia”.

Spettro

Dopo aver pensato come primo nome a Spirit (certo che con la Sprite avrebbe fatto faville), una votazione tra i fan decise per Hornets, quindi serviva una mascotte e a realizzarla fisicamente poi fu una figlia d’autore: Cheryl Henson, figlia di Jim, il creatore dei Muppets.

Il primo Hugo diverte arbitri e pubblico.

Forse uno stravagante spirit effettivamente nell’arena si aggirava già poiché il nuovissimo megascore, dopo una benedizione, ancor prima dell’apertura, andava frantumandosi sul parquet, fortunatamente non coinvolgendo nessuno, lasciando il danno economico.

Spettro Elettromagnetico

Dell Curry (mio giocatore preferito all-time), papà di Steph è sposato con la splendida Sonya Curry.

Dell and Sonya Curry con le particolari maglie bi-team differenti per i figli che giocavano nei Warriors (Steph ovviamente è ancora lì) e ai Trail Blazers (Seth oggi è ai Dallas Mavericks).

Ora, non si sa bene per quale motivo, il buon George era convinto che la moglie di Dell fosse bianca, allora telefonò a un giocatore bianco del roster dell’epoca dicendogli:

“We drafted you. We know who you like to date. But we just want to tell you to really be careful about letting people see because Dell Curry is married to a white woman and we don’t know how people are going to take them either.”

Che insomma, se non è proprio razzismo, è un bel tentativo di scoraggiare i matrimoni misti…

Dell Curry con il suo futuro ricambio generazionale in NBA.

First Win, 8 Novembre 1988

Charlotte Hornets Vs Los Angeles Clippers 117-105 (3^ stagionale)

Prima della partita ci fu una riunione per cambiare il nome dell’arena che Shinn non voleva cambiare tenendo poi come nome “Charlotte Coliseum”.

Durante la riunione mentre parlava il suo braccio sinistro si contrasse involontariamente più volte.

Si sdraiò sul divano addormentandosi ma un suo collaboratore (Stolpen), lo portò all’ospedale intuendo che qualcosa non andasse.

Aveva avuto un ictus che per due settimane lo cancellarono dalla scena, avvenuto proprio durante la prima vittoria.

Hornetsmania

Il primo dicembre 1988 gli Hornets batterono sul fil di lana i forti Philadelphia 76ers di Sir Charles Barkley ma a far scoppiare la Hornetsmania fu la partita del 23 dicembre 1988 quando tornando in North Carolina un certo Michael Jordan si pensa che i Bulls debbano far un solo boccone di questo expansion team…

A pochi secondi dalla fine però si è sul 101 pari e la spicchiata è nelle mani di Charlotte che sfrutta male il possesso, anyway l’operaio (ex Lakers) Kurt Rambis recuperando la sfera sotto il tabellone convertiva sulla sirena i due punti per la vittoria facendo quasi venir giù il “The Hive” che si gremirà poi con 364 sell-out consecutivi (circa 9 anni) in un’arena da 24.042 posti per il basket (la più grande concepita “solo” per il basket).

I primi anni sul parquet sono comunque di gavetta e sconfitte, come per tutte le squadre recenti NBA, poi con l’acquisizione di Kendall Gill, Larry Johnson e Alonzo Mourning gli Hornets si presenteranno ai playoffs del 1992/93 vincendo la prima serie contro Boston 3-1 grazie a un tiro a fil di sirena di Mourning scioccando l’ambiente NBA.

L’annata successiva il duo Mourning/Johnson ha problemi di infortuni e non basterà il miglior sesto uomo, un gran Dell Curry per portare Charlotte ai playoffs.

Trouble

Nel frattempo Shinn sciocca la NBA firmando un contatto complessivo da quasi 84 milioni di dollari per Larry Johnson, spalmato in 12 anni.

All’epoca era il più ricco contratto complessivo.

Nel 1994/95 gli Hornets vanno alla post season (eliminati dai Bulls con qualche recriminazioni per un paio di falli che avrebbero potuto portare gara 5 a Charlotte) ma il peggio è che l’agente di Mourning, David Falk (lo stesso di MJ) chiede più soldi per il suo assistito in estate.

Zo, ha in atto una tensione nascosta con Grandmama (Johnson) per equipararsi anche monetariamente ed esser riconosciuto come stella della squadra dopo che in passato Shinn aveva definito LJ “leader”.

Hugo, Bogues, Larry Johnson e Alonzo Mourning in stile Willy, Principe di Bel Air davanti a uno dei famosi murales in città.

Shinn decide che la richiesta economica per Mourning sia eccessiva rispetto a ciò che era in grado di offrire e al valore del giocatore, così, alla vigilia della stagione NBA 1995/96 in fretta e furia arriva una multitrade (brutale per i fan) che spedisce Mourning a Miami mentre dalla Florida arriveranno il realizzatore Glen Rice insieme a Matt Geiger, ecc…

Rice si dimostrerà uno dei migliori giocatori mai avuti a Charlotte così come farà anche Anthony Mason arrivato successivamente al posto di Larry Johnson e poi Mashburn, Jones e altri ma di fatto l’anima della squadra è compromessa anche se gli Hornets dei 90s sono una squadra che spessissimo fa i playoffs arrivando magari talvolta al secondo turno nonostante Shinn continui a praticare queste politiche, ma per il nostro “eroe” il peggio deve ancora arrivare…

L’inizio della fine dell’era Charlotte

L’escalation in negativo non si arresta e Shinn viene accusato di molestie sessuali e sequestro di persona da una donna alla quale aveva offerto il suo aiuto per problemi di affidamento del figlio (dopo aver palpeggiato il seno e messo una mano sugli slip della Donna, l’avrebbe condotta a casa sua offrendole dei soldi per del sesso orale)…

Non che Stern dicendo che: “Shinn non sa come prendere un no come risposta” lo abbia aiutato molto…

A ogni modo le due certezze sono che questo è uno dei comportamenti più odiosi e che il suo indice di gradimento, specialmente in un’America puritana (lo stesso Shinn è super religioso) e quasi rurale nel DNA, inizia a cadere pesantemente.

Le accuse di molestie decadranno in seguito (inizialmente un giudice del South Carolina è convinto ci sia stato qualcosa ma non ha prove sufficienti) ma lui ammetterà di aver avuto due storie, una di un paio d’anni con una dance bracket…

La prima moglie Carolyn non prende bene la situazione e chiederà il divorzio.

Carolyn “Shinn” da giovane.

Lo scontro si fa aspro anche con i fan che iniziano a lasciare posti vuoti al Coliseum, sia per lo scandalo che per gli scambi degli iconici giocatori.

Il Diversivo

Shinn, mal consigliato (così asserisce lui) dal socio di minoranza Ray Wooldridge (detentore del 35% delle quote degli Hornets), chiede alla città di Charlotte di contribuire pesantemente alla costruzione di una nuova arena nonostante il Coliseum fosse nuovissimo e avesse la maggior capacità come capienza (come arena specifica per il basket) per ospitare i game dei Calabroni.

La scusa è che non ci siano gli skybox e la franchigia perda moltissimi possibili introiti per questo motivo.

Il 57% dei fan è a sfavore della richiesta dell’owner e glielo fanno sapere con un calo netto dei presenti al Colosium.

Shinn, praticamente “emarginato” decide di trasferire la franchigia a New Orleans (Wooldridge era intenzionato comunque a lasciare Charlotte secondo Shinn) ed è così che i playoffs 2002 si giocheranno in un clima surreale nonostante gli Hornets del Barone Davis al primo turno battano gli Orlando Magic in una memorabile serie.

La sconfitta 1-4 contro i Nets di Jason Kidd è salutata dall’ultimo tiro, una tripla siderale di David Wesley che poi si legherà a New Orleans come giocatore e oggi come commentatore tecnico per NOLA.

Wooldridge e Shinn hanno già una megamaglia ipotetica per i nuovi New Orleans Hornets.

Gli ultimi anni a New Orleans/OKC

Shinn non fa in tempo ad accasarsi a NOLA quasi che dopo un paio d’anni deve ricostruire il roster e vivere la devastazione dell’uragano Katrina a New Orleans, il provvisorio ricollocamento a Oklahoma City (non è che il karma gliel’abbia messa giù facile e favorendo indirettamente anche Oklahoma City fa sparire Seattle, purtroppo), la grande annata di CP3/West, Stojakovic e Chandler prima di ammalarsi di un tumore alla prostata (dal quale poi guarirà).

Shinn ha bisogno di vendere ma non trova acquirenti, la trattativa con il socio di minoranza Gary Chouest stagna, finisce perciò per rivende la squadra alla NBA stessa uscendo di scena dal mondo della grande pallacanestro nonostante poi l’avvento di Tom Benson porti ancora sconvolgimenti d’identità.

Un aereo utilizzato per i trasferimenti dei giocatori dei New Orleans Hornets.

Oltre alla perdita di West/Paul e degli altri Hornets d’oro (famosa la trattativa bloccata per Paul ai Lakers da alcuni proprietari NBA, ricordiamo tutti detentori del team di NOLA, con CP3 che finirà ai Clippers), il rebrand come Pelicans priva di totale identità la consecutio temporum della squadra acquisita successivamente dal proprietario dei New Orleans Saints Tom Benson, mentre in North Carolina Michael Jordan, essendosi liberato il brand per stessa decisione di Benson, sotto la spinta di alcuni tifosi, riacquisiva il marchio oltre alla storia dal 1988 al 2002 restituendo giustamente la storia alla Buzz City (Shinn in un’intervista ha detto di essere felice di questo avvenimento) ma dividendo in maniera inaccettabile il percorso come Hornets, come se ci dicessero che hanno scherzato sulla gestione come Hornets negli anni a New Orleans…

The End

Cosa rimane quindi del modello del cristiano ideale e del filantropo?

Shinn ha anche fatto numerose buone azioni Hoops for Homes è un programma finanziato da Shinn per ricostruire case a New Orleans dopo il passaggio di Katrina, alla Lipscomb University fa piovere aiuti per 15 milioni (nel 2017), l’iniziativa a Haiti per una clinica a tre piani in collaborazione con la Casa della Speranza di Amer-Haitian Bon Zami a Tabarre, un sobborgo situato vicino a Port-au-Prince ha dato aiuto ai bambini poveri e orfani ma oltre ai soliti gala di beneficenza si potrebbe esser retroattivi tornando anche a Charlotte.

Se gli chiedete se gli Hornets avrebbero potuto rimanere a Charlotte, lui dice:

“Non lo so. Gli errori sono stati fatti. Le persone commettono tutti i tipi di errori. Negli affari, commetti errori, gli individui commettono errori, in qualunque cosa. Gran parte della mia vita è guidata dalla mia fede e anche quando le cose accadono, pensi che non siano buone, è perché Dio ha piani più grandi per te. All’epoca avevo un partner (Wooldridge) che era davvero intenzionato a uscire da Charlotte. Venivo trascinato in tutte le diverse direzioni. Era una situazione che, con il senno di poi, se le cose avessero potuto andare meglio”…

L’agatodemone e il cacodemone dormono in noi e anche in Shinn, le condizioni circostanti come la scalata al successo possono aver manipolato i due angeli, di certo il “Rodman dei presidenti NBA” (scusate se ho coniato questa definizione al volo) ha fatto pagare il conto anche a Charlotte per i suoi errori (dai quali mi auguro abbia appreso qualcosa), l’eventuale giudizio se l’avete lo lascio a voi, giudicare è uno sport ipocrita a volte, a me interessava capire e ricordare l’uomo dell’ascesa e della caduta degli Hornets originali, quelli che forse i più giovani non hanno conosciuto ma popolarissimi a metà anni ’90 tanto da vender nel 1995 più merchandise dei Bulls di Jordan che oggi è il proprietario degli Hornets.

Il fondale della piscina di George Shinn in disuso. Sommersi, riaffiorano i ricordi e le passioni in tempi calmi e irrequieti al contempo.

NBA sospesa

Rudy Gobert degli Utah Jazz è risultato poitivo ai test per il Covid – 19 e la partita tra Jazz e OKC ha finito per essere la gara fantasma che ha chiuso di fatto la stagione NBA o almeno “sospesa” per ora anche se non promette nulla di buono il prossimo futuro AMERICANO avevdo già visto in Italia l’accaduto riguardo un virus che non è certamente mortale come l’Ebola ma è molto facilmente trasmissibile e oltre a portare a possibili complicazioni polmonari ha portato a una pandemia che sta stressando il nostro sistema sanitario pubblico (tagliato da più di 30 anni colpevolmente e scientemente in nome del profitto seguendo logiche neoliberiste, quelle imposte oggi sul mercato e sottoforma di controllo del pensiero di massa), figuraiamoci in America dove è pressoché privato…

Ciò che dice Wikipedia sulla malattia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Pandemia_di_COVID-19_del_2019-2020

Giusto prendere questa iniziativa nonostante dispiaccia molto non veder più la NBA prossimamente ma necessario sperando che anche negli altri Stati si rendano conto dell’espansione veloche che questa settima forma di virus ha avuto anche in Europa dopo esser partita dalal Cina e più precisamente da Wuhan.

Sulla pagina FB degli Hornets l’annuncio, qui sotto, NEL LINK, lo statement della NBA.

https://www.nba.com/article/2020/03/11/nba-suspend-season-following-wednesdays-games?fbclid=IwAR2MjldJh9V4vCQtyC6hyRa8MXxjiyLYn5GQcHcYaYV_wR1mfbOblvmpShY

Particolare l’assioma sul fatto che Gobert, toccando recentemente i microfoni per dimostrare la non contagiosità del virus, per minimizzarlo o esorcizzarlo, l’abbia contratto da lì.

Personalmente vista l’incubazione media direi che sia difficile che vi siano state le tempistiche giuste in percentuale, anche se possibile.

Rimane una scenrtta fantozziana che mi ricorda questa, molto sfortunata:

Game 65: Charlotte Hornets @ Miami Heat 109-98

Intro

Si apre con la scritta “In the midnight hour” il video del brano Eyes Without a Face di Billy Idol.

Una versione live del pezzo.

Il 3 dicembre 1983 usciva questo pezzo (leggermente distonico dal suo gusto musicale se non per l’assolo di chitarra elettrica) senza tempo che Idol in un primo momento non voleva cantare.

La canzone è scritta dallo stesso Billy Idol e del suo chitarrista Steve Severin con la bella voce femminile di controcanto di Perri Lister, la fidanzata inglese (per nove anni) del cantante inglese.

Il titolo, Les Yeux Sans Visage (Occhi senza volto), si ispira a quello di un film horror piuttosto truce nella storia (1960, regista francese Georges Franju) in una produzione italo-francese.

La percezione di assenza di umanità, la freddezza e l’insensibilità del mondo moderno che c’è nel film viene trasportata anche all’interno del brano che sembra parlar d’amore e di delusione nell’ottica precedentemente descritta.

Gli Hornets, dopo aver vinto la partita casalinga contro i Rockets ed aver ceduto ad Atlanta dopo una bella ma stramba partita condizionata da una terna imbarazzante nel suo operato sul caso Rozier, proveranno a riscaldarsi a South Beach.

Analisi

Dopo la sconfitta patita ad Atlanta con molti problemi perimetrali, per Charlotte in serata era fondamentale mantener le giuste distanze, soprattutto sulla linea dei tre punti, per giocarsi il match.

La partita iniziava malissimo; Miami muovendo benissimo e velocemente palla travolgeva gli Hornets che subivano 15 delle prime conclusioni avversarie comprese 9 bombe a segno. Il terrificante inizio proseguiva per tutto il primo quarto che arrideva ai locali con un incredibile punteggio di 22-40 dopo esser stata sotto di 20 punti.

Mal si combinava però l’attacco degli Heat quando la zona di Charlotte era supportata dai gemelli Martin.

Le carte si invertivano; rapidità, decisione e precisione arrivavano dall’altra parte ora e a 2:47 la seconda tripla di Graham in a row consentiva agli Hornets l’incredibile sorpasso sul 49-47.

Un’inerzia che gli Hornets mantenevano chiudendo sul 59-51 all’intervallo con un parziale di 37-11 come se si fossero giocate due partite separate.

Gli Hornets incrementavano di altri due punti nel terzo quarto dovendo conservare 10 punti di vantaggio dall’arrembaggio della ciurma del capitano Spolestra.

Ad uncinar la partita ci provava Nunn che da dietro un blocco approfittava dell’indecisione sul cambio marcatura per oltrepassare Zeller (100-95) ma seguiva uno scriteriato deep 3 di Graham che non zittiva però il pubblico ancora a spingere i propri idoli.

Crowder a 1:40 dalla fine da fuori arrivava a far tornare sul -5 i suoi (103-98) ma Graham forzando l’entrata in corsa alzava dal bordo sinistro dell’area dalla media un pallone al vetro che eludeva la strettissima marcature di D. Jones Jr. che rimaneva di sasso per la stoppata mancata.

Charlotte gestiva il finale riuscendo con un coach’s challenge a farsi toglier due FT contro anche se la rimessa era di Miami ma il tocco di P.J. su Nunn che salvava il possibile canestro e un rimbalzo offensivo con gestione lenta del doppio possesso facevano commetter fallo alla squadra di Spolestra a :29.1 dalla fine.

La clessidra per Miami era impietosa e le sabbie che scendevano da essa erano mobili.

Miles nel finale realizzando 4 FT portava il punteggio finale sul 109-98 per una imprevista meravigliosa vittoria di Charlotte con un comeback da 20 punti.

Le squadre perdevano un numero pari di palloni (14) mentre Miami dimostrava la sua buona vena assist con un 20-32 in questo settore, grazie soprattutto al primo quarto.

Gli Heat rimanevano sopra anche per steal (8-7) e stoppate (5-4) sebbene di poco quindi a far girare a favore di Charlotte la partita nonostante il 45,1% dal campo contro il 46,4% erano proprio le percentuali paradossalmente.

Intanto, quando Charlotte riesce a tenere sotto il 50,0% le squadre avversarie ha molte chance di vittoria, poi il fatto di andar dentro prendendo il mezzo e scaricare ha prodotto ben 17/34 3FG (50,0%) per i Calabroni contro il 34,1% avversario degli Heat raffreddatisi andando avanti nel match.

Hornets puliti in difesa con un 81,8% (18/22) in lunetta a fronte sì di un 83,3%, ottenuto però con un 5/6 dalla linea…

Importantissimo anche il dominio a rimbalzo con un 50-36 sebbene ci siano stati dei momenti nei quali Borrego abbia fatto a meno dei centri reali nel finale.

La partita

Starting five

Fuori Butler, Spolestra metteva sul parquet codesto starting five: K. Nunn (24 pt.), D. Robinson (12 pt.), S. Hill (0 pt.), D. Jones Jr. (23 pt.), B. Adebayo (21 pt. +10 assist).

Dalla panchina Crowder è stato il migliore con 8 pt. e 10 rimbalzi, dagli altri contributi numerici trascurabili con un Dragic a 5 assist e altrettanti rimbalzi ma a 3 pt. con un 1/9 dal campo.

Anche Borrego doveva rinunciare a un pezzo da 90, Rozier, fresco di 40 punti ma con la febbre ed ecco quindi il quintetto con Cody Martin in quintetto schierato nella sua splendida classic livrea viola: Graham, Co. Martin, Miles Bridges, P.J. Washington, C. Zeller.

1° quarto:

Partenza perfetta degli Heat nonostante la palla a due vinta dagli Hornets con Zeller su Adebayo.

Dopo una tripla mancata da P.J. su ottima circolazione di palla, D. Jones Jr. da sx replicava alla stessa maniera trovando il fondo del secchiello, Jones stoppava anche Bridges costringendolo a una palla a due vinta poi dal nostro numero zero che dava vita ai primi due punti di Cody Martin in jumper dalla media approfittando dello scivolamento del difensore sul contatto.

Altri tre punti da Miami erano ottenuti sempre da D. Jones Jr. ma gli Hornets sul raddoppio portato a P.J. in drive trovavano sullo scarico la tripla aperta di Zeller dalla diagonale sinistra per il riavvicinamento (5-6).

Charlotte però cominciava subito a distanziarsi seriamente non riuscendo a fermare nessun attacco Heat; a 9:43 Adebayo in gancetto segnava e anche se Cody Martin agganciava un passaggio sotto mettendo dentro, ecco Nunn arrivar al ferro di fisico e sempre la PG Heat con la tripla aperta (problemi sulle chiusure a causa del gioco rapido della squadra di Spolestra) portava sul 7-15 la gara prima che P.J. con lo scatto in taglio verticale sorprendesse la difesa ricevendo da P.J.

Adebayo a 7:45 da sotto ne metteva due facili non arrestando la corsa degli Heat giunta al 7/7 dal campo con Borrego deciso a fermare il gioco finalmente vedendo una difesa colabrodo.

A 7:22 Graham commetteva il terzo TO Charlotte ma da un entrata di Bridges in qualche maniera arrivavano due punti targati Zeller da sotto.

Robinson replicava da tre e l’alley-oop di Jones Jr. mandava al doppiaggio (11-22) gli uomini della Florida.

Bridges in entrata non trovava lo spazio per l’appoggio mentre sull’altro fronte Nunn era come Flash ad andare in appoggio.

Adebayo in Alley-oop svettava sulla difesa degli Hornets, altra entrata mancata di Miles, dentro Iguodala a 4:51, stoppata di D. Jones Jr. sul gancio di Biz che subiva anche la tripla dello stesso per l’assurdo 11-29…

Secondo time-out degli Hornets a 4:24 con buona partenza di P.J. in jump hook nel cuore dell’area gialla su Robinson.

Nunn continuava a bombardare da tre nonostante l’uscita di Biz in close-out.

Uno skip pass raggiungendo Caleb Martin sul lato debole era sfruttato dallo stesso per la tripla del 16-32 a 3:29, dentro Crowder (panchina lunga per Miami) e tripla di Robinson dall’angolo sinistro dopo la finta su McDaniels.

A 2:51 nonostante la palla toccatagli dal difensore recuperava in aria e correggendo il tiro metteva dentro in qualche maniera ma anche il veterano Iguodala dal corner sinistro metteva la sua mano pesante per trascinare gli Heat sul +20 (18-38).

Con 15/16 dal campo comprese 9 bombe a segno sembrava serata stregata e maledetta per Charlotte che tuttavia a 1:37 si portavano a quota 20 dopo due FT di Caleb Martin su iniziativa in entrata.

Herro da sx sfondava le difese degli Hornets sino ad appoggiare atleticamente vicinissimo al ferro quello che diveniva il 20-40 prima di vedere Caleb Martin nuovamente in lunetta a :52.3 per un 2/2 a chiudere i punti segnati nel primo quarto (22-40).

P.J. Washington in palleggio scruta la situazione mentre Iguodala prova a negargli la via del canestro.

2° quarto:

Borrego provava a incitare i suoi e l’effetto su McDaniels funzionava a 11:04 con il numero 6 a metter dentro da oltre l’arco il 25-40.

La zona degli Hornets dava gli effetti sperati con Miami in tilt e sebbene Charlotte in attacco dovesse ancor prender le misure per aggredire più in velocità gli avversari, ecco arrivare cinque punti di Bridges (prima una tripla a 9:53 e poi dopo la stoppata su Hill la stoppata presa dallo stesso valeva due punti in goaltending) che portavano la situazione sul 30-40.

Cody Martin metteva dentro con lo spin in appoggio subendo fallo, la lamentela del n° 11 però chiudeva il parziale di 12-0 poiché il FT tecnico battuto da Dragic andava a segno a 8:36.

Di fatto gli Heat faticavano a segnare e Dragic insieme ad Adebayo andavano a vuoto sul possesso successivo così su uno scambio con restituzione ai quasi 24 secondi ecco la tripla di P.J. sul raddoppio sull’uomo assist Graham.

Un’ottima steal di Cody Martin continuava a dare agli Hornets quella dinamicità e velocità mancata nel primo quarto mentre Bridges mancava sì ancora il tiro in entrata ma continuando ad aggredir il canestro si auto-correggeva in schiacciata a una mano a 7:14.

Devonte’ da tre punti realizzava il 40-41 ma sul più bello arrivavano le preoccupazioni sul fatto di aver speso troppo perché Miami sii allontanava con i canestri di Jones Jr. (dunk da back-door su assist di Crowder), tripla di Nunn in transizione e Adebayo a 5:03 con un libero (su due) per il 40-47.

Bridges da tre non funzionava e nemmeno Graham da due ma era provvidenziale Zeller in tap-in per far ripartire l’attacco.

Un libero (splittati) di Bridges, una tripla sul lato debole di Graham ed ecco gli Hornets pronti al sorpasso.

Sorpasso che avveniva per mano dello stesso Graham (perso dalla difesa) bravo a colpire ancora da oltre l’arco a 2:47 (drive di Miles che scaricava invece di concludere) per il 49-47 producendo il parziale di 9-0.

Adebayo con un tocco al vetro pareggiava ma gli Hornets andavano ad attaccare nel mezzo come richiesto da Borrego e sul palleggio dietro la schiena di Caleb arrivava un fallo poco furbo di Nunn con il cronometro dei 24 agli sgoccioli.

+2 Hornets che diveniva +5 dopo l’undicesima palla persa da Miami e la tripla di P.J. Washington dall’angolo sinistro con imbeccata di Zeller.

Adebayo con il tiro frontale su Zeller era propellente per i suoi ma l’errore di Zeller era corretto da P.J..

Ottimo finale degli Hornets che grazie a una palla bloccata da Graham su un tentativo di passaggio corto Heat andava dall’altra parte sorprendendo Robinson con un’ottima tripla dal palleggio per il 59-51, finale di primo tempo.

3° quarto:

Il primo canestro della ripresa era targato Nunn da oltre l’arco (frontale), Charlotte andava un po’ in difficoltà non riuscendo a muover palla a livello superiore e Jones Jr. metteva dentro la schiacciata del -3.

Graham si buttava dentro tra esitazioni e finte trovando Cody con il tempo giusto per eludere i difensori e farlo appoggiar comodamente.

Adebayo si lanciava in una dunk a una mano per i fotografi a 9:29 mentre molto meno bello era il tocco in entrata a ricciolo di Zeller ma l’efficacia era la stessa.

Graham da 3 punti (5ì freccia avvelenata della sua gara) provvedeva a 8:47 al 66-58 ma Jones Jr. rimanendo una spina nel fianco, metteva dentro anche in reverse il 66-60.

Bridges sulla linea di fondo sinistra faceva a spallate con Robinson per alzare da vicino il +8.

Gli Hornets andavano sul +11 quando su una palla murata da Zeller arrivava su passaggio dello stesso l’appoggio elegante di Graham per il 73-62 ma Jones Jr. da second chance continuava a esser quasi perfetto riportando il divario alla singola cifra di svantaggio.

Graham a 6:13 era lasciato colpevolmente solo così il tiro scoccato dalla nostra PG finiva ad accarezzar la retina per il 76-64.

Adebayo alzava un affidabile gancio su Biz dal pitturato ma McDaniels in entrata, intuendo le possibilità di floater sul più basso Dragic era arpionato dallo stesso a 5:12.

Due FT concessi e non sbagliati e mentre lo slavo degli Heat andava a vuoto da oltre l’arco, sulla corsa di Graham verso il centro con scarico rapido sul lato destro, Caleb Martin andava a segno con una tripla che spediva sul +15 (81-66) Charlotte.

Adebayo con un’alzata risolveva un’azione alla quale dalla rimessa dal fondo mancavano 5 secondi e Un in coast to coast metteva dentro l’81-70 con Borrego a dichiarare un time-out per riorganizzare le difese.

P.J. con un passaggio interno riusciva a far segnare anche Biyombo, Crowder fucilava da tre, passi di P.J. raddoppiato e Adebayo, spingendo di fisico McDaniels in entrata allontanava il rookie riuscendo comodamente ad alzar la sfera per l’83-75.

Caleb a 1:43 era schiacciato da Crowder e Adebayo su un’entrata super aggressiva così piovevano due FT validi per il nostro numero 10.

A 1:21 un driving floater jump shot di Caleb Martin aumentava ancora il suo bottino personale ma il nostro n° 10 si dannava anche in difesa in tuffo su Crowder ma la palla gettata contro l’avversario finiva in rimessa dal fondo secondo la terna per gli Heat che andranno poi a segnar due punti per il -10 (87-77).

Cody Martin perdeva possesso palla ma suo fratello con il teletrasporto la guadagnava una prima volta intercettando un passaggio lungo per poi ripresentarsi subito sulla palla vagante poco prima della sirena entrando un tiro difficile che non entrava.

Devonte’ Graham si infila tra Derrick Jones Jr. e Kendrick Nunn. Per Tae gran serata con finale vincente.

4° quarto:

Hornets che entrando nel quarto sul +10 (87-77) avevano buone chance di portare a casa il match ma c’erano da considerare la voglia di non perdere di Miami e i parziali nettamente a favore dei due team nel primo quarto, molto contrastanti.

P.J. Washington dall’angolo sinistro metteva fieno in cascina con tre punti (90-77) su assist di Caleb.

Dentro Olynyk che metteva due punti da sotto poi sfondamento di McDaniels su Dragic, “Palo” di P.J. dal corner sinistro e 0/2 di P.J. ai liberi a 8:55.

Alla fine Robinson accorciava da tre punti mentre la paura d Miles, eluso dalla finta dello stesso bianco attaccante lo faceva intervenire in seconda battuta ma con il fallo essendo fuori tempo.

Tre liberi a segno che a /:08 portavano la partita sul 93-87.

Il divario rimaneva costante finché a 5:34 Miles Bridges in entrata con crossover attaccava nel traffico piazzando il suo difficile appoggio (97-89).

A 3:58 uno scarico di McDaniels per Caleb valeva oro per il nostro n° 10 che ci trascinava a +11 (100-89).

Gli Hornets rallentavano un po’ il ritmo e beccavano la tripla da fermo di Nunn dall’angolo destro con Martin attaccato e la tripla di Nunn che dopo lo schermo preso sparava nell’incertezza del cambio difensivo di Charlotte che non consentiva a Zeller di arrivarci.

A salvare Charlotte, ridimensionata sul +5 (100-95) ci pensava Graham (2:25) che con una sconsigliabile zona 3 pericolo, lanciava la sua lancia da guerriero direttamente da Charlotte per un deep 3 incredibile.

Nonostante il poco tempo a disposizione Miami sospinta dal pubblico, non si arrendeva sebbene Jones Jr. arrivasse corto proprio nel momento sbagliato per la sua energica schiacciata abortita.

Miles sbagliava da fuori ma Crowder no e a 1:40 dalla fine ecco gli Heat a riaffacciarsi minacciosamente.

Graham rallentava ma a 1:17 in corsa anticipava l’intervento in stoppata del francobollo Jones Jr. quasi ponendo fine alla contesa con due punti al vetro anche perché successivamente due FT per Adebayo erano revocati dal coach’s challenge di Borrego che vedeva però assegnar comunque il fallo sul pulito intervento a contrasto di Caleb Martin in salto verticale nel semicerchio antisfondamento contro il tiro in corsa di Adebayo.

P.J. a 1:02 stoppava in rincorsa Nunn e sul possesso offensivo di Charlotte nonostante l’errore di Graham ecco il rimbalzo di Cody Martin che chiudeva il match con quelli del Calore poi costretti al fallo.

4/4 di Miles in lunetta e 109-98 finale.

La shot Chart dell’ultimo quarto delle due squadre.

Le pagelle

Devonte’ Graham: 9

30 pt., 1 rimbalzo, 6 assist, 1 rubata. Graham, inizialmente un po’ timido, prende confidenza nel secondo quarto e con due triple consecutive ci porta in vantaggio. Numero limitato di assist ma letali come quello con il passaggio sotto per Zeller o quello scaricando sul lato destro per la tripla di Caleb. Nel finale rallenta e tiene il ritmo della partita. Gli Heat sono costretti a seguire la sua legge fisica. Mette un tiro al vetro off-balance da marcato, realizza una tripla direttamente da Charlotte definibile sconsiderata passando Adebayo e mette anche dentro alzando dalla media al vetro un difficile tentativo con Jones Jr. a francobollarlo. Tre giocate importanti che decidono la gara. Senza Rozier trova più spazio in attacco arrivando a 30 pt. con un 11/19 al tiro e un fantastico 8/11 da fuori per un +3 in plus/minus. Peccato i 5 TO, uno facendosi chiudere sulla linea di fondo sul quale ho qualche dubbio…

Cody Martin: 6,5

6 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 3/5 FG, 2 TO, +8. Promosso titolare per assenza di Rozier. Buona partita con la solita energia a livello fisico anche se come tutti viene travolto all’inizio e il fratello Caleb tende un po’ a oscurarlo ma pur non essendo altissimo è importante a rimbalzo (prende quello finale sull’errore di Graham che poi porterà gli Heat a commetter fallo) e mette su 6 pt. con qualche punto di rottura.

Miles Bridges: 7

16 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 5/16 FG, +10. L’inizio è il peggiore della squadra. Sbaglia tanto forzando entrate fisiche e in difesa si allinea ai compagni facendosi devastare poi però, sempre nel primo tempo piazza una bella stoppata su S. Hill andando a metter due punti in goaltending. Ha qualche fiammata offensiva. Una bella dunk a una mano correggendo sé stesso. Discreto finale dove sbaglia solo una chiusura su Robinson che regala tre liberi poi segnati da Robinson. Mette dentro un mezzo circus shot nel traffico dopo un crossover in entrata con palla a girare sul ferro e a entrare. Segna gli ultimi 4 FT senza problemi.

P.J. Washington: 7

17 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 7/17 FG (3/10 FG), 1 TO. Sorregge Charlotte in avvio e in alcuni momenti difficili. Ha un brutto momento a inizio ultimo quarto dopo aver sganciato la bomba del 90-77 con un TO per passi e diversi errori, specialmente da tre dove prende un palo dalla sinistra mancando poi anche due liberi. Borrego lo vede stanco e lo tira fuori. Nel finale si riprende e piazza la stoppata decisiva su Nunn.

Cody Zeller: 7

14 pt., 11 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. 5/8 FG, +8. Inizio in sordina poi qualche buon difesa, punti piuttosto semplici ma importanti. Va in doppia doppia e non stona.

Jalen McDaniels: 6,5

5 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. 3 TO, +17 in 28:56. Partenza difficilissima anche per lui con qualche errore come la tripla concessa a Robinson dall’angolo ma poi piano piano, senza far cose eccezionali lievita sino a far segnare una bomba e 2/2 dalla lunetta attaccando intelligentemente il più basso Dragic. Bell’assist con scarico per Caleb nel finale.

Bismack Biyombo: 5

2 pt., 2 rimbalzi in 11:11. ½ FG, -7. Non tiene il passo degli Heat. Pachidermico, viene battuto su close-out sul tiro ma anche in alley-oop non riuscendo a presidiare lo spazio aereo a difesa del ferro. Sicuramente Borrego se ne accorge e non dura molto preferendogli alla fine i due rookie in PF. In attacco fa da comparsa segnando solo su invito di P.J..

Caleb Martin: 8,5

19 pt., 7 rimbalzi, 3 assist, 4 rubate. 4/12 FG (3/6 FG), 8/8 FT, 1 TO, +15. Tremendo. Questa volta non sbaglia nulla ingenuamente e il plus/minus dice tutto, anzi, è anche ingeneroso. Nel finale contrasta Adebayo saltando all’interno del suo cilindro andando a contatto. Borrego lo salva da due FT anche se il fallo permane ma non è sul tiro. Un’azione difficile da rielaborare che costringe gli arbitri a non chiamar il fallo per la pulizia dell’intervento. Ha il teletrasporto, intercetta palloni e arriva a 4 rubate, all’occorrenza sa fornire assist e si butta anche a rimbalzo o per terra se può cercar di avere anche una piccola chance di recupero. La zona con lui diventa una trappola per Miami. Non supera il suo record in carriera ottenuto ad Atlanta ma mette a segno altri 19 importantissimi punti. Buona mano da fuori, è uno degli interpreti migliori e più aggressivi nel buttarsi dentro per scaricare o ottenere liberi. Mette dentro un perfetto 8/8. Se continua così dovremo incatenarlo per non farcelo rubare.

Joe Chealey: s.v.

0 pt.. In 2:10 sul parquet, niente di niente, tutto a zero. Coinvolto come spettatore sul parquet si ritrova con un -1 in +/- m non è giudicabile.

Coach James Borrego: 7

Ottima idea la zona con la quale vince la partita portando gli Heat dove voleva lui. Alla fine la difesa riesce a tener meglio sulle spaziature e sui giochi Heat sotto canestro. A livello tattico la vince lui. Non si arrende dopo il primo quarto. Attacco bilanciato, strategia giusta, mentalità appropriata e arriva una insperata, inaspettata splendida vittoria a South Beach.

Game 64: Charlotte Hornets @ Atlanta Hawks 138-143 (2OT)

Intro

Gli Charlotte Hornets dopo la serie di partite casalinghe escono dal North Carolina per rotolare verso sud in un mondo alieno.

Due trasferte, destinazione finale Miami, tappa intermedia Atlanta, pianeta Georgia.

Per il fatto di giocar fuori casa e perché i Falchi hanno sempre avuto il rosso come colore simbolo potremmo dire che gli Hornets esploreranno il pineta Marte in cerca di forme di vita proprie per vedere se in un prossimo futuro i giovani giocatori a disposizione di Borrego, avranno ancora vita e un futuro florido.

Alcune nuove teorie dicono che su Marte, dopo un violentissimo impatto con un qualcosa di simile a un pianeta nano si sia formato ciò che viene chiamato “Bacino Boreale”, si sia formata una buca del diametro di 10,400 km, profondità di 8 km che oggi conferisce un aspetto molto meno circolare del pianeta che nella parte australe è più ampio.

Questo impatto avrebbe ucciso le prime potenziali forme di vita, organismi unicellulari che qualcuno pensa si siano formati su Marte per via delle dimensioni ridotte rispetto alla Terra e al suo raffreddamento “precoce” rispetto a quello del nostro pianeta.

Altri ipotizzano abbia ripreso vita con feroce resilienza anche dopo l’impatto grazie al medium acqua ma oggi non ci sono forme di vita; le sonde, i satelliti e i robot che scandagliano “Mars” hanno trovato qualche possibile indizio di vita passata ma nulla oggi, ovviamente.

L’atmosfera è rarefatta come quella surreale che si respira qui in molte parti del Nord Italia in questi giorni da “contagio” in città quasi fantasma che assomigliano al Far West e sembrano entrate in un torpore per nulla atarassico dal quale si riverberano virtuali ondate di gogne mediatiche, varie ed eventuali su qualsiasi tema…

Per ora in America si gioca, gli States non sono ancora al centro dell’emergenza ma la minaccia che la Lega si possa fermare, anche se non manca molto alla fine della Regular Season esiste.

Analisi

Inimmaginabile partita ad Atlanta da commentare su due piani; il primo è squisitamente di gioco, il secondo è su come la NBA gestisca paradossalmente certe situazioni che divengono scabrose alla fine non facendo bene alla propria immagine.

Partiamo dal gioco: Franco Scoglio vi avrebbe, riguardo al calcio che la partita perfetta è quella da 0-0 dove le squadre non sbagliano nulla ma nella NBA, mentalità da spettacolo americana le cose cambiano e queste due squadre in serata sono sembrate spesso due pugili pronte a darsele tenendo la guardia abbassata.

Il ritmo veloce ha favorito questa impressione e anche le numerose triple cadute tra le maglie della retina remano in questa direzione.

La partita è meravigliosa, il risultato no…

E’ successo di tutto dopo cambi di squadra leader gli Hawks hanno preso qualche punto di vantaggio allungando nel finale di quarto quarto quando Hunter da tre punti mandava sul -9 i Calabroni.

A rivitalizzare gli Hornets ci pensava Rozier che sganciando triple in serie riusciva a portar sul 120-119 pro Hornets il match.

Siamo al minuto finale, Cody Martin manca il colpo del K.O. Da tre punti, transizione banale presa da Charlotte che si faceva affondare da Collins in alley-oop.

Poco male perché il piano degli Hornets funzionava; chiusura di Reddish fallosa su Graham e due liberi perfetti del nostro numero 4 che a :05.5 dal termine portava sopra gli Hornets.

Time-out Atlanta, palla a Young con chiusura di Caleb Martin (fino a quel momento gran partita) e partita praticamente persa ma dopo aver infilato il primo libero, il talento degli Hawks mancava il secondo arrivando così miracolosamente al supplementare.

Al primo supplementare non cambiava molto, partita sempre punto a punto con la schiacciata di Biz e Collins al terzo tentativo per il 131 par prima di veder Charlotte in un rarissimo TO, per 24 secondi scaduti, e il floater rimbalzante sul secondo ferro di Young che decideva di non entrare.

Biyombo nel traffico agganciava il rimbalzo e dopo il time-out Rozier era servito nell’angolo destro, fronteggiato dall’ex Treveon Graham.

Con pochi secondi da giocare era naturale Rozier provasse a portarsi sulla linea di fondo e provar un tiro sicuro ma sul suo movimento in partenza arrivava la beffa.

Gli arbitri chiamavano fallo contro il Graham avversario, al replay la scelta era confermata ma il colpo di scena era che Pierce giocava il jolly per chiedere un fallo offensivo di Scary che fisiologicamente con il braccio sinistro andava a far quel classico movimento per circumnavigare il difensore prima che Treveon appoggiasse la mano in faccia al nostro numero 3.

Dopo due chiamate pro Hornets la terna si smentiva concedendo il fallo offensivo pro Hawks.

Dinamica di difficile interpretazione, non è uno scandalo la chiamata (probabilmente è corretta per vi del vantaggio che prende Scary ma non si vede spesso fischiar questa cosa) se non per il fatto che spesso si sia vittime di falli a favore non visti e situazioni simili corrette o viste benissimo.

Un secondo da giocare, floater di Young corto dopo essersi liberato di Caleb e secondo OT.

Altro finale tirato con gli Hawks a un passo dalla vittoria a :33.6 dalla fine quando Reddish agganciava e depositata la sfera passata da Young (135-138).

Charlotte non poteva sbagliare e per pareggiare faceva la cosa più difficile con un un contro uno di Rozier che in corsa e in fade-away correggendosi per evitar la stoppata del 22 avversario, mandava a bersaglio un tiro incredibile.

A rovinar tutto il buono fatto in partita da sé stesso c’era il fallo sul tiro da tre in angolo commesso da Caleb Martin su Hunter.

Il young player avversario realizzava i 3 FT a :13.3 mentre Rozier andava in taglio con cambio di direzione repentino ad agganciar il passaggio tentando ancora di pareggiare ma questa volta non funzionava e gli Hornets costretti al fallo regalavano a Reddish i 2 punti finali dalla lunetta per un 138-143 che decideva finalmente il team di serata vincente dopo aver visto le squadre entrambe a un passo dalla vittoria sprecare tante occasioni.

Charlotte ha sfruttato molto di più i punti da TO commettendone pochissimi, 3 contro i 15 Hawks con 9 rubate a una e ha chiuso sopra 6-5 nelle stoppate.

Hornets nettamente migliori dalla lunetta con il 91,3% contro il 59,3% avversario ma negli assist sono andati sotto 31-33.

Molto peggio è stato fatto a rimbalzo con un 35-53 eloquente nonostante in serata Willy sia rimasto out a beneficio di un Biyombo sul parquet 34:26 con 6 rimbalzi totali.

Gli Hornets hanno tirato con il 47,1% dal campo e con il 39,6% da tre punti concedendo troppo però ai Falchi che ne hanno approfittato con il 55,2% FG e il 48,8% da 3 punti.

La partita

Starting five

Pierce provava a mettere in campo il seguente starting five: Young (31 pt. + 16 assist), Huerter (10 pt.), Hunter (13 pt. +11 rimbalzi), Collins (28 pt. + 11 rimbalzi), Dedmond (14 pt. +9 rimbalzi).

Dalla panchina importante per la squadra georgiana Reddish con 22 punti e poi un Carter da 9 punti.

Hornets con i soliti 5: Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Zeller.

1° quarto:

Avvio di partita drammatico per gli Hornets che incassavano una tripla siderale di Young nonostante il braccio alzato di P.J. Washington, facevano scadere i 24 secondi in un attacco diviso in due tronchi e subivano un alley-oop da Collins che interveniva su un floater-assist di Young.

Graham mitigava il distacco grazie alla bomba dalla diagonale sinistra a 10:47 ma un altro alley-oop di Collins, una tripla di Dedmond e un two and one con FT mancato di Dedmond a 9:26 (fallo di P.J. in area costretto dall’imbeccata di Young) davano un parziale si 0-7 pro Atlanta.

Borrego notava la mancanza di energia e propendendo per un time-out faceva la cosa giusta scatenando un contro-parziale da 9-0 iniziato da Rozier che con uno step-back da due punti lunghissimo metteva a segno prima di ripetersi dalla diagonale sinistra in transizione da tre punti grazie a una steal con coast to coast fermato con assist di Graham al quale seguiva un altro canestro di Scary che sfuggendo a Hunter metteva dentro un floater con fallo ma non il libero.

A 8:14 P.J. usciva per il secondo fallo ma su una rimessa laterale Hawks, Graham rubava palla e si involava per la bimane del pari (12-12).

Da un passaggio pallottola di Young ecco lo scontro Collins-Bridges.

Contatto e due FT con un ½ per l’attaccante Hawks che rompeva così anche il parziale teal.

Lo step-back di Rozier dalla baseline saltava sui ferri mentre la connessione Young-Collins funzionava ancora son un soft touch volante.

Esagerazione con errore di Young da tre, fing and roll di Zeller, tripla di Hunter e due di Collins da sotto così gli Hawks tentavano di distanziarsi sino ad arrivare al 14-20.

Charlotte salvava una palla con McDaniels sulla sinistra e sviluppando un’azione imprevista arrivava a Graham che dalla corta diagonale destra metteva dentro da oltre l’arco il 17-20.

Un tap-in di Zeller era valutato come interferenza e Young, colpendo da tre, restituiva i sei punti di vantaggio alla squadra locale prima di vedere un wow step back da tre di Rozier che seguiva alla ricollocazione con finta precedente.

Atlanta beneficiava del buon avvio di Young che ne metteva altri due, Rozier teneva botta rispondendo ma Atlanta ne metteva altri due.

A dir la verità le squadre non finivano più di segnare con le difese spesso vanificate, succedeva così anche quando Cody Martin infilando il FT jumper metteva dentro il 24-27.

Una driving dunk di Hunter era mancata per la buona presenza del subentrato Biz, Rozier dava concretezza al buon lavoro del centro pareggiando con una tripla che girava sull’anello come la pallina di una roulette prima di fermarsi sul tre.

Una running hook di P.J. sbancava per il 29-27 mentre Biz perdeva palla, Reddish in transizione trovava un contatto con P.J., il quale sosteneva che l’avversario stesse bluffando ma nonostante ciò arrivavano i due liberi.

Hunter però calando solo una carta portava sul -1 i suoi che si facevano sorprendere da Graham e la sua tripla da ben oltre la top of the key per il 32-28.

Teague un entrata accorciava e sul finire un open jumper di un precisissimo Dedmond impattava il match sul 32 pari, finale di primo quarto.

Graham e Young uno contro l’altro. Devonte’ ha chiuso con 27 punti e 10 assist. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Il punteggio, altissimo, non arrestava a fermarsi; dopo 14 secondi Biyombo schiacciando ci riportava sopra nonostante il FT addizionale fallito che costava però il sorpasso per mano di Teague a mezzo tripla.

Qualche errore per parte ma era ancora Atlanta a spuntarla con l’appoggio da sotto di Fernando che usciva vivo dal pressing dei fratelli Martin.

Elegante reverse layup su assist di Graham per Cody Martin, tripla di Reddish,entrata frontale di Caleb che portato sul lato sinistro del ferro chiudeva con la torsione del braccio destro.

Atlanta però esaltandosi a suon di triple si distanziava, nell’occasione con quella del veterano Carter, Miles affondava l’alley-oop a una mano Reddish con il jumper da due dalla baseline destra era perfetto per il 40-45.

Caleb Martin trovava la mattonella dalla diagonale sinistra per tre punti Huerter no e Cody Martin con il crossover e l’alzata da destra nei pressi del ferro serviva Biz che si sforzava poco per correggere a canestro il 45 pari.

Time-out ATL a 7:29, tripla di Carter a far ripartire la squadra della Georgia ma l’errore di lasciar solo Caleb a 7:00 era pagato caro con il secondo pugno lungo di martin che impattava a quota 48.

Carter-Collins la mano lunga per l’alley-oop ma P.J. in drive da sotto canestro con un pocket pass invitava McDaniels all’appoggio dei 100 punti complessivi passati da Bridges in reverse layup dopo un gioco dentro-fuori con Graham che serviva un bersaglio mobile.

Partita vivace e tripla di Huerter a restituir il vantaggio agli Hawks che incassavano un’altra tripla firmata Caleb Martin prima di riportarsi in vantaggio con la tripla di Dedmond dalla diagonale destra (troppo spazio concesso).

Il time-out di Borrego non fermava il buon momento di Atlanta che allungava con Reddish trovato su una rimessa dal fondo e Dedmond.

A 2:01 un dai e vai con Zeller a servir Graham, con fallo di Dedmond serviva alla nostra PG per portar a casa tre punti (58-60) ma un long 3 di Young e due FT di Huerter (splittati)portavano la situazione ad aggravarsi sul 58-64.

Due FT di Young a :33.7 dall’intervallo appesantivano al situazione sul -8 ma Graham a :30.3 metteva dentro due liberi a sull’ultima azione buona per gli Hornets con poco più di 9 secondi da giocare, ecco McDaniels sorgere con la tripla del -3 a :01.4.

63-66 e squadre negli spogliatoi.

3° quarto:

Sembrava poter partire bene Charlotte con Zeller a ricucire sul -1 ma Young da tre era ormai show, Collins di sinistra batteva Zeller di fisico e Huerter in jumper mandava sul 73 i suoi.

Zeller, triplicato sotto canestro, vorticava lentamente per trovarsi con lo spazio necessario per salir a schiacciare ma gli Hawks pescavano tre FT quando P.J. Washington voltandosi sul close-out finiva per toccare Collins in angolo per il 2/3 ai liberi (67-75).

Il momento di difficoltà si protraeva sino al 69-77 prima che Zeller e Rozier portassero a casa due FT a testa per il 73-77.

Blocking foul di McDaniels confermato anche dopo la chiamata di Borrego ma ai due punti ottenuti dal player dei Falchi non si combinava il libero quindi un bel turnaround del nostro prodotto uscito da San Diego State ripristinava lo svantaggio sul -4 (75-79).

Quarta dunk di Collins (alley-oop) ma Hornets subito in bonus sul fallo su Biz che metteva dentro con concentrazione le occasioni.

Young da tre non la metteva forzando contro Biz ma i due Martin e McDaniels non avevan la meglio sotto sul rimbalzo preso da Collins e trasformato in due punti.

A 5:14 Caleb era spinto in entrata e andando in lunetta aumentava il suo bottino di un paio di unità.

Atlanta sbagliava un attacco 5 vs 4 con Graham a terra dopo essersi agganciato con un lungo la caviglia sinistra per rimaner a terra dovendo uscire poi mentre dall’altra parte Cody Martin otteneva due FT realizzandoli per l’81-83.

Carter bombardava dal lato su Cody Martin ma il fratello lo vendicava con due punti anche se in goaltending.

Su un’azione a vuoto offensiva dei Falchi, la rapida ripartenza di McDaniels in transizione non faceva ragionare Young che commettendo fallo nella nostra metà campo regalava altri due liberi agli Hornets in bonus che approfittavano per risalir sul -1.

Treveon Graham, l’ex, dal corner sinistro metteva la tripla ma Rozier con un lungo due chiedeva ai suoi di non cedere, floater di Teague, McDaniels da due, Reddish da tre seguito e imitato da Cody Martin e l’open a :54.6, gli Hornets resistevano in scia sul 92-94 prima che Reddish riuscisse a realizzare la tripla oltre Rozier.

Gli Hornets segnavano due FT con Cody Martin dopo la stoppata di Dedmond sul nostro gemello più famoso.

La stoppata era buona ma gli arbitri vedevano la mano sul volto di Cody e si andava per i due liberi del nuovo 94-96.

Young comunque metteva gli ultimi due punti per chiudere sul 94-98.

I gemelli Martin impegnati in campo. Qui Cody scarica verso Caleb (n° 10). Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Partiva freddo Rozier nell’ultimo quarto ma Caleb Martin in terzo tempo appoggiava gelando Dedmond e il suo tentativo di stoppata.

Dedmond era stoppato da P.J. ma recuperando mandava sui 100 punti gli Hawks.

Hunter spingeva i Falchi sul 96-103 a 7:48 con un macigno da oltre l’arco ma Graham con la quarta tripla personale (open dall’angolo sinistro) accorciava su quello che era divenuto il classico gap a 4 punti.

101-105, 101-107 fino alla sorprendente e rapida tripla no fear di Caleb Martin che a 5:48 realizzava il 104-107.

Altra tripla meteoritica piovuta dal cielo, questa volta di Reddish poi Huerter in correzione volante e Hornets in crisi sul -8 ma un appoggio forzato di Graham restituiva un barlume di luce.

Lo spiragli a 4:25 provava a stuccarlo Huerter che da tre la metteva comodamente con gli Hornets incapaci di andare a contrastarlo.

-9… ma a 4:05 un uno contro uno difficile di Rozier era concluso con il sibilo da oltre l’arco della sfera ad accarezzar la retina e a 3:40 Dedmond finiva fuori per il sesto fallo commesso su Biz in presa su una palla vagante sulla nostra linea di fondo.

Caleb caricava ancora quel suo strano tiro (movimento delle gambe) ma funzionava ancora… altra tripla e Hornets sul -3 (112-115).

Passaggio lollypop rischiato per Collins che agganciava nel cuore dell’area tra Rozier e Martin con il fallo di Caleb che mandava in lunetta Collins, 10/10 dal campo ma al 50% in lunetta.

Anche qui l’uno su due non faceva bene ai suoi perché la drive di Caleb Martin si chiudeva con un pocket pass per la jam aggressiva del -2 di Biyombo.

Hunter provava ancora ad ammazzar la partita per la squadra di Pierce ma non succedeva perché alla sua tripla rispondeva da fuori Rozier (rivista dagli arbitri) per il 117-119.

Young non la metteva da fuori mentre l’extra pass per Rozier sulla circolazione di palla dava buoni frutti con gli Hornets a riaffacciarsi avanti nel momento decisivo.

Quando Reddish mancava la tripla agli Hornets basterebbe poco per vincerla ma sul fallo in anticipo (su Biz) non arrivavano i liberi e Cody Martin dalla destra da fuori mancava il colpo del K.O. Generando una transizione che portava Collins a insaccare in alley-oop.

:20.1 per segnare o morire, Graham lanciatissimo era chiuso da Reddish fallosamente non tenendo il passo.

Due FT a :05.5 a segno e sorpasso sul 122-121.

Ultima possibilità per Atlanta, palla a Young, Caleb Martin commetteva fallo provando a rientrar su di lui e arrivavano due liberi per la stella Hawks.

Primo a segno, secondo inaspettatamente mancato; gli Hornets sopravvivevano al regolamentare.

1° OT:

Teoricamente gli Hornets, sopravvissuti all’ultimo libero avrebbero dovuto entrare nel supplementare con una marcia in più ma nonostante la palla a due guadagnata e la successiva steal di Graham difensiva con appoggio in floater di Rozier a 3:59 (arrivato a 30 punti), ma l’effetto Young si faceva sentire.

Per farsi perdonare dell’errore eccolo a 3:34 sparare un’altra deep tre che finiva dentro.

Banker di Graham (126-125), Young in entrata oltre Rozier per il sorpasso, Terry in corsa otre il blocco e tre punti rapidi a 2:34 metteva dentro il 129-127.

Ancora Young in penetrazione non trovava validi oppositori per fermarlo dal proposito di aggancio.

Graham da tre mancava il tiro, Caleb Martin stoppava il floater di Young ormai destinato alla retina, all’ultimo istante.

Reddish non funzionava e da una drive di Cody Martin ecco la chiusura nel pitturato ma il passaggio verticale filtrando dava modo a Biz (sulla linea di fondo) di schiacciare e agli Hornets di prender vantaggio.

Dall’altra parte Collins al terzo tentativo la metteva dentro grazie alla perdita d’equilibrio della difesa che non teneva sotto.

Charlotte non trovava lo spazio per capitalizzare nei 24 a disposizione ed Atlanta avendo la palla per chiudere il match a pochi secondi dalla fine la vedeva rimbalzare un paio di volte sul secondo ferro ed uscir fuori nonostante l’idea del floater di Young fosse buona.

Biz usciva in mischia con il rimbalzo e Charlotte giocando il time-out andava alla rimessa sulla quale Rozier prendeva palla sul lato destro; movimento per battere Treveon Graham aiutandosi con la mano sinistra di richiamo, una move fisiologica, mano in faccia a Terry, l’azione prosegue con la fuga sulla linea di fondo del numero 3 che cade dopo aver impattato sulla nostra ex ala.

Per la terna sono due tiri liberi.

Due FT che garantirebbero al 99,0% la vittoria con un secondo da giocare sul cronometro e Terry in lunetta.

Decisione delicata su un contatto controverso confermata dopo il primo instant replay e sottolineo primo perché arrivava il colpo di scena con Pierce che chiedendo il fallo offensivo di Rozier ribaltava la situazione.

Arbitri a riveder per la seconda volta la stessa azione che smentivano sé stessi.

Aldilà che si possa ritenere legittima e non scandalosa l’interpretazione arbitraria finale ciò che andava in onda aveva del surreale e si ripercuoteva sul morale della squadra inconsciamente.

Fallo offensivo e ultimo possesso Atlanta con Charlotte che si salvava dal floater di Young (altro errore in crunch time) solo per il tiro andato corto visto che Caleb in marcatura si faceva allegramente seminare dal movimento ella PG avversaria.

2° OT:

Si prolungava quindi al secondo OT; pala a due ancora per Charlotte che la metteva dentro ancora per prima grazie a un rimbalzo offensivo di Rozier e due punti in area.

Young dalla zona logo ricalcava la tripla precedente mandando in onda un surreale lead change che Atlanta provava a rinforzare ma Collins sbattendo addosso a Cody Martin commetteva TO.

Una certa stanchezza consentiva alle difese di resistere ai tentativi meno precisi da fuori ma quando Reddish in area agganciava il passaggio corto da destra di Young mettendo dentro a :33.6 i Calabroni iniziavano a trovarsi in situazione critica.

Ancor più incredibile che Rozier in corsa si arrestasse modificando l tripla dalla diagonale destra in fade-away che passando il n° 22 finiva dentro la retina con l’ex Celtics a toccar quota 40 punti, massimo in carriera.

Charlotte gettava al vento il match quando Hunter, tentando una tripla dall’angolo era toccato da Caleb Martin (anche lui già al suo massimo in carriera), il quale, già graziato due volte sugli errori di Young, cedeva ai tre liberi del giovane dei Falchi, affidandosi ai compagni per il tentativo di disperato pareggio.

Gli Hornets provavano ancora ad affidarsi a Terry ma anche questa volta nonostante il buon movimento con il taglio a L e l’aggancio con giro e tiro da tre punti non funzionava.

Fallo di Charlotte finale che serviva solo a far allungare Atlanta di due punti (Reddish 2 FT) per il 138-143 finale in una partita bella che Atlanta ha meritato di vincere come l’avrebbe meritata Charlotte (visto che non è previsto il pari in NBA) ma che dovrebbe far rifletter sulla coerenza di certe decisioni prese, infatti, nel finale Borrego aveva giustamente da dir qualcosa alla terna.

Le pagelle

Terry Rozier: 8

40 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 1 rubate. 15/26 FG (8/13 3 FG), 1 TO, -2. Quasi eroico. Gli manca sempre “quell’ultimo tiro” anche se questo è un concetto abbastanza astratto, almeno finché gli Hornets non riusciranno a mettere ordine in difesa continuando a conceder canestri nei momenti decisivi. Rozier è sempre alla rincorsa, gioca uno splendido primo quarto e ci trascina nell’ultimo quarto dei regolamentari. Sul finire del primo OT potrebbe aver preso il fallo della vittoria ma gli arbitri dopo due decisioni a favore, arrivano alla Cassazione e danno fallo contro. Tira la carretta anche nel secondo OT agganciando a mezzo tripla dalla diagonale destra il pari con un tiro in fade-away, corretto per evitar la stoppata. Va a sbagliar l’ultimo tentativo per il pari dopo il fallo di Caleb. Non gli riesce il miracolo ma in una serata da 40 punti (massimo in carriera) ha ricordato Kemba e i suoi sforzi per tenere a galla gli Hornets nelle partite difficili.

Devonte’ Graham: 7,5

27 pt., 4 rimbalzi, 10 assist, 4 rubate. 9/26 FG (4/14 3FG), 5/5 FT, 0 TO, -5. Secondo violino in serata, trova il modo per andare a segno diverse volte, si ferma nel finale, soprattutto mancando qualche tripla, forse un po’ stanco o con la caviglia sinistra magari con qualche problema dopo esser uscito dal campo per un contatto con un lungo. Doppia doppia con ben 10 assist.

Miles Bridges: 5

4 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. 2/10 FG in 26:12. Tradisce un po’ Miles che non sempre è irreprensibile in chiusura ma soprattutto sbaglia tantissimo al tiro in una serata dove quasi tutti in attacco si son ritagliati il loro spazio. Iniziative verso canestro o triple che si trasformano in “stai fermo un giro”. Bella la palal che gli lanciano per affondare l’alley-ooop a una mano e poi una schiacciata a elicottero quasi ma il gioco era già ampiamente fermo per un fallo subito in transizione dai nostri.

P.J. Washington: 4,5

2 pt., 2 rimbalzi, 1 stoppata. 1/6 FG. 1 TO, 4 falli. Gioca poco, 16:27, limitato dai falli e da Borrego che lo vede in una serata nella quale proprio non c’è, di quelle che si dicono: “non esser scesi in campo o sul parquet”. La difesa non mi piace e l’1/6 in attacco parla da solo, manca un paio di triple in avvio di ultimo quarto nei regolamentari che in genere di recente ci aveva abituato a veder trasformare.

Cody Zeller: 5,5

10 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. In attacco mette i suoi punti di rottura da sotto ma spesso lascia scoperte le vie aeree e i 22:49 pur partendo da titolare rappresentano l’incapacità di arrivare a difender l’anello in certe circostanze. 3/5 dal campo 4/4 ai liberi ma anche -16 in plus/minus.

Cody Martin: 6

11 pt., 4 rimbalzi, 5 assist. 3/8 dal campo, 4/4 FT. Peccato che non abbia un tiro da tre come quello del fratello e nell’1/5 da fuori è compreso il fatal errore al tiro che avrebbe potuto chiudere il discorso. Alcuni assist veri e solito impegno ottenendo due FT in 4 vs 5 quando Graham rimane a terra e uno sfondamento subito da Collins nei supplementari resistendo senza paura con esultanza da terra.

Bismack Biyombo: 5,5

10 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. 1 TO ci sarebbe ma non gli è riconosciuto. Per il resto anche lui non è formidabile sotto le plance ma mette due dei tre liberi assegnatigli. Non è lesto nel ripiegare sull’alley-oop di Collins del sorpasso, buono invece il rimbalzo difensivo nel traffico che potrebbe portare Rozier poi in lunetta ma né lui, né Zeller danno l’impressione di dominare almeno la nostra area.

Jalen McDaniels: 5,5

11 pt. 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 4/8 dal campo, -8. Scorci di buona difesa e altri di gravità zero con una certa assenza a livello di distanze. Bene o male se la cava per essere un rookie in 28:12. Tre falli commessi ma a rimbalzo a volte non è stato perfetto come contro Collins che lo ha battuto sul rimbalzo da tripla di Young.

Caleb Martin: 5,5

23 pt., 4 assist, 3 rubate, 2 stoppate. 8/10 FG (5/6 3FG), 0 TO, 6 falli, +2. Gioca come un titolare, 36:31 rimanendo dentro sempre nei due supplementari finché non commette il sesto fallo a pochi secondi dalla fine del secondo OT. Chi avrebbe scommesso che Caleb sarebbe finito sopra i 20 pt. a inizio gara? Nessuno, forse nemmeno lui. Ne fa 23, suo career-high nella sua giovane carriera NBA, gioca una gran partita a livello offensivo ma il voto finale è molto abbassato a causa di tre gravissimi errori a dimostrazione che se anche in attacco sei il fenomeno di serata (Caleb ha buone doti per ripetersi), se non riesci a difendere diventa un gravissimo problema. Il suo problema è l’ossimoro che sprigioni troppa energia senza controllo; a fine primo quarto viene graziato dall’errore di Young in lunetta sul suo fallo, si fa scappare ancora l’avversario a fine 1° quarto ma Young gli vuol bene e manca il floater mentre combina la frittata finale sul close-out su Hunter che varrà i tre pt. vittoria per la squadra rosso-lime. Eppure aveva giocato benissimo non sbagliando quasi nulla in attacco tenendoci in partita ma se la butti via più volte alla fine il voto non può che esser negativo. Dispiace perché avrebbe meritato molto di più ma è inesperto ma migliorerà sicuramente.

Coach James Borrego: 5,5

Ha qualcosa da dire giustamente agli arbitri alla fine. Il finale in generale non mi è piaciuto, qualche contato non chiamato e la discussione Rozier. Su quella probabilmente Atlanta ha ragione ma se avessimo giocato in casa scommetto che dopo il fischio iniziale e alla seconda visione, il fallo al difensore sarebbe stato chiamato. La squadra gioca bene in attacco ma in difesa non c’è molto aldilà di un paio di triple da quasi logo di Young, troppi spazi aperti concessi per triple ma anche jumper. Peccato perché si poteva vincere ed episodio a parte il mea cupla per una difesa non all’altzza delle ultime uscite c’è.

Game 63: Charlotte Hornets Vs Houston Rockets 108-99

ParzialHornets

Intro

Per la partita contro i Rockets ho pensato a cosa potessi scrivere come intro e visto che Houston si presta bene a essere il luogo perfetto per esser lanciati nello spazio e nel futuro verso l’ignoto, la fantasia di Isaac Asimov mi pareva l’ambientazione perfetta.

Il problema è che avendo una serie di elementi scollegati tra loro, trovare la giusta mescolanza non era semplice.

Il fatto d’esser a casa in ferie per una settimana (mancavano da giugno) con un tallone dolorante che limita la mia uscita più dell’allarme Coronavirus mi ha fatto entrare un po’ in un discorso entropia/neghentropia, dove per la seconda si intende rimettere in ordine un po’ al caos che domina sull’universo e ora che nelle ultime ore è arrivata la notizia che sarà bloccato più di un sesto del paese a livello numerico ne avrò ancor di più.

Sicuramente gli Hornets rimarranno un amore anche nel momento in cui le condizioni esterne magari non mi permetteranno più di condividere questo lavoro gratuito con voi poiché le variabili economiche e le condizioni circostanti potrebbero cambiare.

Le condizioni mutano ed è bastato un microscopico virus a ricordarcelo anche se per ora sta aggredendo solo la sovrastruttura e non la struttura materiale della società che in parte potrebbe esser corrosa a breve nelle sue forme più “deboli”.

La diminuzione dei contatti fisici mi ha fatto pensare a diverse cose ed essendomi imbattuto in questo scritto di Asimov ho tratto alcune considerazioni su cosa possa esser definito amore.

La storia si chiama Vero Amore ed è del 1977.

Il libro racconta una sorprendente mutazione e parte con le parole di Joe in prima persona ma questo Joe, nonostante il nome non è una forma umano, esso è parte di un colossale computer (apparirà anche in altri racconti) chiamato Multivac.

Joe è un software semi-senziente che tra le molte abilità riesce a parlare.

Elaborato da Milton Davidson, scapolo a quarant’anni, la storia si incentra su questo aspetto.

Milton decide di trovar l’anima gemella grazie a Joe immettendo dei dati nel software che gestisce (operazione illegale fatta a titolo personale).

Joe quindi è costretto a setacciare, in segreto, tutta la popolazione mondiale con dei parametri ben precisi.

“Ovviamente” eliminerà gli uomini, eliminerà le donne sopra i 40 anni o sotto una certa età, quelle con meno di 150 cm o quelle con più di 175 cm o quelle con i capelli rossi ma anche quelle con un quoziente intellettivo a una cifra stabilita dallo stesso Milton (120) passando da 235 a 8 dopo un ulteriore scrematura.

Quello che succede è che tuttavia, pur riuscendo a uscir con queste otto splendide ragazze, Milton non troverà feeling con loro e viceversa.

Milton, pensa allora, dialogando con Joe, di raccontare la sua storia, i suoi pensieri e le sue emozioni al computer per cercar di trovare la figura adatta tra le 228 donne preselezionate.

Joe trova la candidata, tale Charity Jones di Wichita, nel Kansas e decide di spostarla dal posto in cui era stata assegnata, al laboratorio dove si trovava (altra operazione illegale).

Ciò che Milton non calcola è che il programma che sta utilizzando diventi, non solo una serie di dati ma anche una copia di sé stesso a livello emotivo.

Joe non ha un corpo ma ha “un anima”, è un concentrato di emozioni anche se duplicate e la sua umanità lo porta a denunciare Milton per reati che il suo amico umano aveva commesso dieci anni prima.

Milton è arrestato e Joe, alla vigilia di San Valentino gongola perché domani sarà in compagnia della sua amata in arrivo dal Kansas per poterle dire: “quando questa sarebbe arrivata, lui le avrebbe potuto dire: “ Sono Joe e tu sei il mio vero amore.”

Un software che prova amore e necessita del contatto e di affinità elettive, una storia che potrebbe far riflettere sui condizionamenti esterni socio-culturali, una storia che ha tanti lati su cui riflettere ed è un piccolo grande capolavoro di Asimov che anticipa anche i siti di incontri odierni anche se agenzie matrimoniali (Dating agency) varie vi erano anche all’epoca.

Analisi

Charlotte tiene al di sotto dei 100 punti la seconda miglior squadra della lega in attacco.

Il miglior marcatore NBA finirà in quadrupla doppia con 30 punti, 10 rimbalzi e 14 assist ma anche con 10 TO e un 2/11 da tre punti.

Proprio questi saranno fatali a Houston (17-20 alla fine) che ne produce ben sette sotto varie forme a inizio partita.

L’inizio partita è una incredibile sinfonia degli Hornets che concertano tra attacco e difesa un ritmo tambureggiante che rapisce i Razzi in balia di esso.

Il risultato è un assurdo ma meritato 20-0.

I texani si riprendono però e si portano sul -3 a suon di triple, ultima quella di Carroll per il 30-27 nel secondo quarto.

Charlotte non demorde e riprendendo a correre nel finale del secondo tornava avanti di 14 prima di raggiunger gli spogliatoi.

Gli Hornets conservavano sei punti di vantaggio a 12 minuti dalla fine ma poi nell’ultima frazione non avevano particolari problemi a frenare i Rockets che rimanevano sempre a distanza grazie ad abili conclusioni dei vari interpreti con Graham ad ammazzar la partita con un appoggio e una tripla ce davano la sicurezza della vittoria.

Charlotte vinceva meritatamente con lo young core sugli scudi con Graham a 23 punti, Rozier a 24 e P.J. Washington a 22 pt..

Per Houston, già detto di Harden, seguiranno Covington con 25 pt. (7/13 3FG) e il veterano Jeff Green con 20. McLemore, sostituito subito nella ripresa, chiuderà con 2 punti, House Jr. e P.J. Tucker, gli altri due titolari, con 3.

Carroll dalla panchina ne aggiungerà 9, Rivers 7.

Nelle statistiche di squadra a evidenziare un aspetto importante per la vittoria degli Hornets sono le inversioni delle percentuali al tiro delle squadre con la squadra in viola a tirar meglio.

52,9% dal campo con il 46,9% da tre punti e il 76,0% ai liberi contro il 46,1% FG, 33,3%3FG e il 70,0% di Houston.

Meraviglioso anche lo spostamento palla con 29 assist a 22 e poco importa se nelle rubate siamo 7-9 e nelle stoppate 1-3.

Non serve nemmeno il 30-42 a rimbalzo a Houston (6-13 gli offensivi), Charlotte ha più fame e vince.

La partita

L’inno nazionale (statunitense) cantato da una Honey Bees.
Il campo Vintage e le Honey Bees.

Starting five

D’Antoni deve rinunciare a Westbrook ed Eric Gordon mentre gli Hornets sono tutti disponibili eccetto Malik Monk, squalificato.

1° quarto:

Incredibile partenza di Charlotte che forzava subito Houston al primo TO su un cambio lato di P.J. Tucker non tenuto da McLemore, Charlotte passava in vantaggio dopo aver fatto circolar palla sul perimetro con la palla data in mezzo all’area e girata nuovamente sull’esterno con extra-pass per P.J. che sparava a 10:59 il 3-0 seguito dall’appoggio di Bridges per il 5-0.

Graham da tre aggravava la situazione, House commetteva un TO toccando la linea di fondo, Harden si faceva intercettare un passaggio da Graham quindi lo stesso Barba cercando il fallo andava a spostar Cody ma la terna non propendendo per il fallo decretava il sesto TO per Houston che a 8:26 subiva anche l’11-0 di Rozier.

Dalle cellette che costituivano l’area degli Hornets si elevava un floater di Bridges perfetto e lo shot clock violation di Houston dava un’ulteriore occasione a Charlotte che recuperando due FT con Graham a 7:07 si portava sul 15-0.

Un fallo offensivo di Covington su Bridges (sfondamento) e il canestro era annullato.

Con i Razzi ancora a zero, Bridges aggravava la situazione andando in uno contro uno a battere in appoggio il difensore mentre dopo due triple mancate sulla stessa azione (la seconda di Harden), Houston capitolava nuovamente quando Cody Martin trovando luce sul raddoppio passava sotto il canestro a Zeller che metteva dentro indisturbato e dimenticato.

A metter la fragolina sul gelato ci pensava Willy con un ½ dalla lunetta a 5:25 a realizzare un incredibile 20 di partenza.

Pensare di tenere questo vantaggio per una squadra del genere sarebbe impossibile e, infatti, ecco arrivare il 20-3 di Covington anche se solo a 5:04 dalla fine del primo quarto.

McDaniels in corsa evitava un paio di difensori perdendo il ritmo per l’entrata in terzo tempo ma l’arcobaleno alzato era magico per il perfetto 22-3.

A 4:26 Harden infilava i primi due punti del suo match, Bridges dieci secondi più tardi era stoppato ma anche spinto e i suoi due FT soffiavano sul vantaggio di 19 punti per il 24-5.

Green si fiondava dentro non trovando difensori per chiudere in potente bimane ma Cody Martin dal palleggio arrivava dalla media a battere Harden con un banker.

Covington da tre dalla top of the key realizzava il 26-10, P.J. a 2:38 con l’entrata in appoggio il 28-10, ma ancora il mefitico giocatore avversario pensava a metter benzina per i suoi con altri tre punti.

Palla persa da Graham e due FT di Harden a 1:18 ma le parti si invertivano quando da un tiro non realizzato dal Barba, Graham in coast to coast con fatica appoggiava appena oltre l’anello il 30-15.

Green chiudeva il quarto sul 30-7 anche perché sull’ultima azione Graham veniva cancellato da Covington in stoppata.

Terry Rozier, paradenti e lingua spesso fuori al tiro, ottima serata per lui soprattutto da oltre l’arco. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Un TO di McDaniels e una rubata di Rivers a P.J. mandavano il figlio del DOC in lunetta nonostante la stoppata di Caleb Martin, giudicata fallosa.

½, poi due punti di Green e da un close-out con sfioramento di McDaniels su Harden ecco il 2/3 per la guardia Rockets.

House Jr. e Carroll (9:23) mettevano paura agli Hornets con due bombe incendiarie che portavano il parziale a 0-12 ma soprattutto lo score sul 30-27.

Caleb Martin trovava il momento giusto per sganciar la bomba del 33-27 ma Rivers a 8:31 si aggiungeva alla batteria di tiratori di Houston per ripristinar il -3.

Dunk di Zeller a 8:03 E floating jumper di Carroll per il 35-32.

A 6:18 Rozier si esaltava da tre punti ma un assist teso e verticale per McLemore da parte di Harden era materiale per il 38-34.

Un fallo di Rivers su Martin valeva due liberi mancati, ma dopo la tripla a vuoto di McLemore ci pensava Cody a disegnare un giro sul parquet facendo seguire l’alzata che non lasciava scampo a Harden.

Il Barba, forse toccato personalmente, si prodigava in attacco segnando due FT a 4:32 e una tripla dal palleggio ritmata da destra per il 42-39 ma dopo il fallo offensivo di Zeller, proprio Harden con una spinta opinabile alla fine della sua drive (su Zeller) costringeva Houston al TO.

Graham si prendeva la tripla su McLemore realizzandola ma Harden con altri due liberi trascinava sopa la quarantina anche Houston (45-41).

A 2:58 Rozier era provvidenziale scagliando un dardo da tre punti avvelenato perché sull’arciere dei Calabroni incrociava House che secondo la terna commetteva fallo.

Tiro aggiuntivo per la giocata da 4 punti che lanciava il Borrego team sul 49-41.

il quattordicesimo TO dei texani era sfruttato da P.J. con una strong drive e appoggio, Harden con lo step-back da tre su Zeller non funzionava mentre il lob di Cody Martin per Cody Zeller produceva il 54-41.

P.J. si faceva medicare un ginocchio sanguinante ma rientrando in campo andava a piazzarsi un paio di azioni più tardi sulla sinistra, da dove, ricevendo un altro passaggio (scarico) di Cody Martin infilava la tripla che dava il 12-0 di parzialHornets.

Il primo tempo si chiudeva sul 57-43 con gli Hornets ad aver riconquistato un margine di 14 punti di vantaggio nel finale di secondo quarto.

3° quarto:

Buona partenza offensiva dei due team con Rozier in step-back 3 in 1 vs 1 ad aprire la ripresa (60-43) e risposta del solito Covington, più fastidioso del Covid-19 (11:15 60-46).

Green per McLemore era la soluzione di D’Antoni in avvio mentre la soluzione offensiva era Harden che superando Bridges in crossover segnava poi toccato da Zeller in chiusura laterale.

A 10:23 Rozier batteva Harden per il 62-49, errori da fuori di P.J. Tucker e di House Jr. ma Harden arrivava a 20 punti in entrata a 8:32.

Green al terzo tentativo da sotto la metteva dentro (62-53) e con Houston a prender il sopravvento Borrego andava in time-out.

Green in tip layup portava sul -7 i suoi che a 7:10 incassavano tuttavia la tripla di un solido Rozier su assist di Graham.

Green con un layup tagliato tirava su Houston ma Rozier a 6:33 mandava dentro ancora da fuori un’altra sfera pesantissima per vi del fallo di Covington (assist di P.J.).

FT a segno, Hornets sul 69-57 colpiti da una running dunk di Green e da una sua steal per la schiacciata in corsa di Covington del 69-61 ma due liberi di Zeller e un appoggio in corsa di P.J. restituivano il maltolto (73-61 a 5:28).

Caleb Martin stoppava Harden portandolo alla palla a due, la vinceva a il fratello Cody mancava il layup.

Tre punti mancati da Harden e fallo offensivo di Rozier che sbracciando per farsi spazio su Rivers finiva per esagerare e prendersi un flagrant 1.

½ di Rivers dalla lunetta, tre punti mancati da Green mentre Washington non andrà a fallir i due liberi.

Si riscattava il veterano Green con due punti e Rivers a tre minuti dalla fine ne aggiungeva altri tre mandando il megaschermo sul 75-67.

Un paio di triple mancate d Charlotte, una a segno di Carroll ed ecco avvicinarsi sensibilmente sul -5 gli uomini in bianco.

A 1:42 Bridges metteva dentro uno dei pochi tiri riuscitigli in partita e Graham 30 secondi più tardi calava la granata incendiaria da oltre l’arco per l’80-70.

Covington da tre, Bridges con un 2/2 dalla linea della carità e Harden da tre punti a :25.8 chiudevano il quarto sull’82-76.

Cody Martin ha chiuso con un 1/6 al tiro ma ha smazzato ben 9 assist. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Partiva bene Charlotte che su una second chance vedeva arrivare in aiuto l’esercito dei non morti concretizzato dall’appoggio in avvicinamento da McDaniels a 11:10.

Covington mancava una tripla ma Carroll guadagnava il decimo rimbalzo offensivo di Houston (5 quelli di Charlotte) e al contempo due FT poi splittati.

Un fallo offensivo di Tucker non faceva danni ma quello difensivo sull’alzata da sotto di Graham sì perché il nostro numero 4 mandava a segno due FT. Harden con due liberi, Willy con contatti in post basso dx più giro e tiro veloce, elegante e fluido con il centro avversario muovevano il punteggio.

Harden in terzo tempo provava a riportar Houston a contatto ma Graham saltando con maestria Carroll e P.J. Tucker depositava a 8:14 il 91-78 grazie al fallo aggiuntivo.

Per l-H-Town, Green in entrata si elevava per speronare a una mano gli Hornets poi succedeva un po’ di tutto compreso un tecnico a Sefolosha (in panchina) con errore di Rozier in lunetta.

Una tripla mancata da Harden ben difesa da P.J. con Zeller a recuperar il rimbalzo continuava con la perdita della sfera da parte del nostro centro, Cody però, inseguiva Harden che in palleggio la deteneva, tocco doppio per allungarla ai compagni che costruendo la transizione la restituivano al centro che sparava un missile lungo la linea di fondo per evitare il difensore ma Martin non riusciva ad agganciar per la troppa forza.

Il n° 13 di Houston si faceva intercettar un passaggio ma si rifaceva a 3:48 con due FT per il 95-87.

Hornets a segno da tre con P.J. e risposta di Covington sempre da oltre l’arco.

Su un occasione mancata dai texani Rozier prendeva un gran rimbalzo offrendo a Graham la transizione, lancio lungo diagonale per P.J. che sulla sinistra del canestro agganciava ad alta quota per metter dentro l’alley-oop del 100-87.

Altra tripla di Covington mitigata da n FT di Zeller ma Harden con altro passaggio verticale pescava Green in taglio back-door, poi era facile l’appoggio soft.

A 1:10 dl termine la freccia di P.J. da tre colpiva per il 103-95 mentre la arrow successiva di Graham dalla diagonale sinistra a :47.3 abbatteva le ultime resistenze della squadra di D’Antoni crollata sul 106-95.

Harden, Zeller in schiacciata con il punto esclamativo e Covington in appoggio chiudevano il match sul 108-99 con Charlotte finalmente a uscir vincente con la splendida livrea vintage viola indosso.

Le pagelle

Terry Rozier: 8

24 pt., 3 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. 8/15 dal campo con 6/9 da tre punti. 3 TO, +10 in plus/minus. Qualche TO non bello da vedere ma da tanta spinta in attacco a Charlotte. Aveva avuto in passato un breve periodo nel quale era stato on fire da oltre la linea da tre punti, lo ritrova alla grande questa notte con frecce che vanno a colpire i texani con regolarità. Un rimbalzone nel finale dal quale parte l’alley-oop di P.J. sul Graham pass. Un paio di errori per frettolosità verso la fine trascurabili, gestisce bene in generale i possessi pescando anche sei assist. L’impegno difensivo c’è, qualche volta troppo pulito ma la serata è più che positiva.

Devonte’ Graham: 8

23 pt., 6 assist, 1 rubata. 7/12 FG, 4/8 3FG, 5/5 FT. 3 TO, +18. Non è una macchina ma ci si avvicina in serata. Sicuro ai liberi, con il 50% da tre punti e un 7/12 complessivo che prende forma nel finale con un tiro dal centro dell’area in corsa ruotando il busto per appoggiare al vetro e la tripla finale scaccia paura dalla diagonale sinistra. Praticamente abbatte i Razzi nel finale e in difesa spesso fa da scudo su tiri da fuori e altre situazioni. Buona regia anche per lui che sbaglia poco e regala un artistico alley-oop a P.J. Washington ma regala anche un paio di perle in penetrazione in terzo tempo saltando un paio di uomini per volta come birilli e appoggiando con ritmo.

Miles Bridges: 6

10 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Limitato a 27:28 sul parquet, nella parte finale lascia spazio a Cody Martin perché non funziona molto dal punto di vista offensivo. I suo 3/11 comprende lo 0/4 da fuori mentre ai liberi è abile e concentrato. Finisce con un +2 di plus/minus e 0 TO ma sbaglia troppo. Il primo errore della partita per Charlotte è suo così come il secondo canestro ottenuto in penetrazione. Lascia passare troppo facilmente Harden quando Cody in chiusura regala anche il terzo punto. Sussulto offensivo alla fine del terzo con 4 punti.

P.J. Washington: 8

22 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. 8/11 dal campo con 3/6 da tre punti. 3/3 dalla lunetta, un solo TO. Ottima partita di P.J. che sbaglia solo la metà delle triple tentate ma per il resto è precisissimo e grazie alle sue abilità e ai suoi cm può attaccare la difesa dei Rockets trovando il ritmo giusto per non farsi mai praticamente fermare dalle parti dell’anello. Ho trovato che anche in difesa abbia fatto una buona prestazione sebbene le statistiche non presentino palloni rubati o stoppate.

Cody Zeller: 7

13 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate. 5/6 FG, ¾ FT, +25 con 4 TO. Riesce a perder la palla due volte nel finale sulla stessa azione ma è un record credo perché la stessa palla la recupera praticamente lui toccandola due volte da dietro a Harden, la seconda volta in tuffo. Da qui si evince molto della serata di Zeller che si danna fino a farsi venir i capelli come il povero Keith Flint dei Prodigy. Qualche buona difesa e rimbalzo, ottima conclusione con lo spin e alzata su Harden e punto esclamativo finale con dunk aggressiva quando Houston non difende più. Insieme agli altri regge nel fortino finale quando Houston inizia a sparar da tre per recuperare ma non riesce grazie alle chiusure degli Hornets.

Jalen McDaniels: 5,5

4 pt., 2 rimbalzi. 2/3 FG. 2 TO, 2 falli in 13:17. Regala un fallo a Harden ma lì la terna ci mette del suo come su tanti altri contatti sfiorati tra le due squadre sui tiri. Di certo salta in avanti oltre il suo cilindro e atterra nei pressi del ghigno sotto la barba che aspettava il rookie per farsi fischiar fallo a favore. Un po’ di incertezza difensiva e 2 TO. A inizio ultimo quarto arriva dalle retrovie per agguantare una sfera e metterla dentro dando due punti di vantaggio in più importanti a Charlotte.

Cody Martin: 6,5

3 pt., 1 rimbalzo, 9 assist, 2 rubate, 1/6 dal campo, 1 TO. Il TO è pessimo perché dal palleggio prova ad andar in crossover in verticale e viene scippato come Fantozzi alle poste ma il fratello Caleb lo salva con il fallo a metà campo per quel che riguarda l’azione ma non dalle ire di Borrego che mima evidentemente di scaricar palla. Tira veramente male da due punti ma un paio di steal e soprattutto 9 assist che danno punti pesanti a Charlotte lo riscattano aldilà degli aspetti negativi compreso l’1/4 dalla lunetta. Sull’1/2 che lo porta per la seconda volta lo slalom su Harden e Carroll è celestiale e la dunk che tenta di sparare è un raggio cosmico di rara potenza che si annichilisce sul ferro dopo aver subito fallo, se fosse entrata avremmo la dunk del mese. Scarichi, lob, passaggi rapidi sui raddoppi, ecc… c’è un po’ di tutto nella visione celestiale di Cody Martin che da la solita ottima mano in difesa.

Willy Hernangomez: 6,5

3 pt., 11 rimbalzi, 1 assist. ½ FG, 1 TO, -6 in +/-. Buona partita di Willy che non prova tanto ad andare alla conclusione personale, infatti, anche quando potrebbe tirare, provando a passare orizzontalmente la palla si fa toccare e rubare la sfera. Un bel pallone dato fuori per l’open 3 di Graham per l’80-70. Segna dopo autoscontri con P.J. Tucker con forza e velocità in girata a mostrar coordinazione ma soprattutto 11 rimbalzi dei quali 7 difensivi.

Caleb Martin: 6,5

6 pt., 2 assist, 1 stoppata. 2/4 FG, 2 TO, 3 falli. Realizza due triple in due momenti delicati nei quali risolleva Charlotte un po’ in difficoltà. Si batte aldilà del successo o insuccesso della singola azione, la sua azione difensiva stanca gli avversari. Una bella stoppata su Harden costretto alla palla a due ma la vince ancora lui. Non viene ritenuta buona quella su Rivers nel primo tempo. Partita nella quale rimane 22:07 e termina bene.

Coach James Borrego: 7,5

La squadra lascia sì qualche spazio a volte sulla linea da tre punti ma è molto più presente di altre serate. Il quintetto basso dei Rockets in qualche maniera è quasi speculare a quello degli Hornets talvolta ma i cm in più del reparto lunghi servono, il movimento palla serve e in alcuni frangenti è spettacolare anche se almeno in tre azioni il tiro finale non sublima come meriterebbe le azioni dinamiche e armoniche corali della squadra . Harden è il miglior marcatore della lega e finisce con il segnar 30 punti ma lui da scacco subito a D’Antoni con una difesa aggressiva che porta al 20-0 di parziale. A livello tattico la vince lui. D’Antoni si lamenta un po’ in tutta la partita ma non ci capisce molto e i suoi sono in balia di TO da subito.

Game 62: Charlotte Hornets Vs Denver Nuggets 112-114

Intro

C’è qualcosa che lega l’Italia, inteso come spazio di territorio moderno rapportato a ciò che furono gli Stati in altre epoche, Genova (oltre a Colombo e le sue caravelle, per altro offerte da Isabella di Castiglia), l’America e Charlotte.

Potreste non aver sentito mai parlare di Amadeo Peter Giannini, un signore statunitense con la famiglia di origine italiana (Favale di Malvaro) nato a San José il 6 maggio 1870 poi deceduto nel 1949.

A dir la verità, non fosse stato per mio fratello, non ne avrei forse mai sentito parlare nemmeno io anche perché non sono interessato a certe icchie di argomenti e sono un po’ allergico ad accondiscendere alle ideologie delle classi dominanti del tempo, sia a livello filosofico che pratico, poiché non funzionano certamente bene.

Comunque sia questa è la storia di un figlio di immigrati italiani che fonda nel 1904 la Bank of Italy, a San Francisco.

La banca venne fondata per fornire servizi ai lavoratori ed agli operai della zona, specialmente gli Italiani nel quartiere North Beach di San Francisco.

Gli italiani spesso soffrivano del mancato appoggio delle banche americane e questo ottemperava alle loro esigenze.

Fu il primo a finanziare la vendita a rate delle automobili e il primo a concepire la banca come un bene di largo consumo, un servizio per tutti.

Giannini viene considerato l’inventore delle moderne pratiche bancarie, il primo a offrire servizi bancari anche per la classe media.

Il terremoto di San Francisco del 1906 aiutò paradossalmente Giannini a guadagnare il monopolio dei prestiti.

Mentre le altre banche andavano distrutte e gli incendi, uniti al terremoto andavano in pochissimi giorni a distruggere una parte della città, Giannini, riuscendo a salvare i suoi beni.

Giannini prese un tavolo, lo piazzò in mezzo alla strada con il cartello Banca d’Italia: aperto ai clienti, e cominciò a fornire soldi ai clienti per ricostruire.

Dopo l’espansione in California grazie al lavoro e agli interscambi con gente umile come anche agricoltori e varie vicissitudini (nel 1927 diventa Bank of America) la sua banca arrivò a fondersi con La Bank of America (a Los Angeles), creando la nuova e vera Bank of America.

Ad oggi, dopo ulteriori fusioni con altre società, la Bank of America è la prima compagnia di servizi finanziari al mondo anche se il suo principale fondatore ci ha abbandonato da più di 70 anni…

La Bank of America oggi ha sede a Charlotte, città divenuta negli ultimi anni a vocazione finanziaria.

Entra anche negli “aiuti” (qui ci sarebbe un po’ da scrivere) per il piano Marshall e finanzia anche i primi film di Walt Disney, Frank Capra e Charlie Chaplin.

Insomma, pur in un contesto che personalmente non amo, una persona che si muove incerta del proprio destino (come tutti noi, marionette del bunraku di fronte al fato), calata come tutte nel suo contesto spaziotemporale, con le modalità a disposizione è riuscito ad avere il meglio per sé e per le persone intorno.

Questa ottimizzazione stanotte è richiesta agli Hornets che dovranno attingere dalle proprie qualità per splendere più dei giocatori lingotto ricavati dalle Pepite di Denver.

Hugo anticipa la presentazione dello starting five.

Analisi

Avremmo dovuto esse perfetti o quasi per avere una chance contro i Nuggets, sconfitti contro Golden State e in cerca di riscatto.

Gli Hornets sbagliano quel poco di più che consente ai Nuggets di portare a casa una punto a punto non semplice per la squadra di M. Malone.

Charlotte, in un’annata che si sapeva sarebbe stata difficile, ancora una volta non raccoglie ciò che avrebbe meritato.

Ancora una sconfitta pesante con un’ultima palla “sprecata” con un tempo insufficiente per costruir qualcosa di più complesso e i Nuggets sopravvivono all’ultimo assalto.

La squadra lotta ma alla fine paga qualche TO e qualche fallo evitabile e la maggior esperienza di elementi come Jokic che alla fine, nonostante un inizio non proprio alla grande, riescono a dare quello spessore e quelle spaziature che ai Nuggets sono servite in talune circostanze per colpir da fuori con molta libertà.

Gli Hornets devono rivedere questo aspetto.

Pur giocando con cuore e gettandosi spesso su ogni palla, alla fine pagano troppo le loro mancanze.

Terza sconfitta consecutiva in serie allo Spectrum Center in un finale molto concitato dove la differenza la fa Murray che in fade-away, dalla linea di fondo sinistra, in equilibrio instabile riesce a battere Cody Martin inutilmente prodigatosi come ombrello protettivo.

Il nefasto presentimento su quell’azione l’avevo, Charlotte aveva rischiato di recuperar palla ma non ce l’aveva fatta e lo sforzo massimo di Martin non è bastato perché se qualcosa può andarci storto è sicuro lo farà anche se la solidità tra i due team è differente.

Con cinque secondi rimasti Charlotte riusciva a trovare Rozier che agganciata palla provava a depistare Grant, quasi scivolato, il nostro numero 3 ritrovava palla mentre il numero 9 tornava su di lui stretto per contrastare il tiro, la palla scagliata da Terry non aveva fortuna e mentre andava a colpire il ferro si accendeva la luce rossa e su quel rimbalzo alto ma purtroppo non amichevole, la sfera si incendiava lasciando con un mucchietto di cenere i ragazzi di Borrego che osservando il tabellone sul 112-114 uscivano dal parquet.

Per i Nuggets tra i titolari Murray finirà con 18 punti, Barton con 16, Jokic ed Harris con 14 a testa con il primo ad aggiungere 11 rimbalzi e 8 assist mentre Millsap ne faceva registrare 11.

Dalla panchina Monte Morris usciva per segnar 11 punti seguito da Grant con 11.

A livello di statistiche globali i Nuggets sono andati sopra nei rimbalzi (34-38), negli assist (24-29), nelle stoppate (2-5), nei liberi con il 90,0% contro l’82,1% di Charlotte che tuttavia ha fatto registrare un maggior numero di FT ottenuti con un 23/28 contro il 18/20 della squadra di Malone.

Il 53,0% dal campo di Denver è stato migliore del pur buon 49,4% di Charlotte che ha tirato meglio del solito ed è andata sopra nel tiro da tre con il 39,4% contro il 30,8% avversario.

13 i TO di Charlotte contro i 12 di Denver con 7 rubate per parte.

Non sono bastati Graham da 24 pt., P.J. Washington da 20, Rozier da 19 e nemmeno un Willy in aiuto con 14 pt..

La partita

Starting five

Lo starting five dei Nuggets.

Borrego invece sceglieva i “soliti” cinque confemando Zeller al posto di Biz (Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Zeller).

1° quarto:

Jokic guadagnando la palla a due dava la prima possibilità ai suoi ma Murray mancava la tripla.

Charlotte sbagliava con Bridges ma sul giro palla molto esteso dei Nuggets Graham recuperava palla all’ultimo e Bridges con un po’ di spazio a 10:55 metteva dentro il 3-0 prima che Barton pareggiasse con molto spazio dalla top of the key.

A 10:03 Rozier si elevava su Jokic, molto stretto, dopo un palleggio prolungato per trovar luce da oltre l’arco; tiro difficile che si infilava in retina per il 6-3.

Bridges arrivando d dietro stoppava Murray andando poi ad infilarsi in appoggio sino in fondo per il +5.

Harris in reverse layup accorciava ma P.J. scaricando una precisa tripla a 9:09 faceva saltare gli Hornets in doppia cifra.

A 7:45 Millsap, beneficiando di due liberi, realizzava i punti dell’11-7 tuttavia Charlotte non mancava di distanziare nuovamente gli avversari con l’appoggio sicuro di Graham.

Le squadre trovavano spesso la via del canestro pur mantenendo una discreta pressione difensiva, era il caso dei due punti di Barton ottenuti in avvicinamento o dei tre di P.J. che a 6:58 infilava la seconda bomba personale di serata.

Un lob di Jokic per Millsap ed ecco due punti facili Nuggets, una possibile kick ball non assegnata apriva il campo a Harris per il 16-13 in transizione.

Jokic stoppava la tripla di P.J. ma Cody Martin intercettava palla in transizione lanciando la contro-transizione sulla quale Zeller guadagnava due liberi a 5:40.

Il 2/2 ci portava sul 18-13 e l’ottimo spin sul posto verso la linea di fondo di P.J. in post basso destro con alzata di destra oltre Millsap faceva segnare il 20-13.

Millsap lanciava un missile da tre indisturbatamente poiché McDaniels si toglieva dalla traiettoria del tiro cercando di coprire un eventuale passaggio in angolo.

P.J. mancava il tiro ma un offensive rebound di McDaniels e una tripla di Rozier a 3:44 (altro 1 vs 1 contro Harris questa volta) davano a Charlotte il +5 (23-18).

Una steal su Rozier in uscita dalla nostra area e per Harris era un gioco da ragazzi realizzare il 23-20.

McDaniels attaccava in diagonale mettendo dentro, le squadre ormai andavano a segno con regolarità e dopo due punti Nuggets Willy con un gancetto ravvicinato la metteva dentro oltre Plumlee.

Seguivano due punti di Craig in area, due di Willy con tocco altissimo al vetro su possibile fallo non assegnato, un jumper sicuro di Murray e un running hook di McDaniels, selvaggio ma glorioso per il 31-26.

Murray da tre punti accorciava sul -2, Bridges tentava la mega dunk, Grant toccava palla ma gli arbitri vedevano qualcosa assegnando due FT comunque splittati che davano a Morris la possibilità di mandare i suoi sul -1 a :03.9.

Rimessa in gioco dal fondo e Graham percorrendo il campo velocemente saltava l’ultima barriera con Jokic come una delle due colonne di Gibilterra, realizzando il non plus ultra in floater battendo la sirena.

34-31 Hornets alla fine del primo quarto.

Willy è uscito dalla panchina segnando 14 punti. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Buon attacco ma il problema era rallentare l’attacco dei Nuggets: Charlotte si salvava sulla doppia occasione Craig, Murray da fuori andando anche a guadagnare due liberi che CalebMartin andrà splittando favorendo l’aggancio di Plumlee che in qualche maniera, poco bella da vedere, segnava il 35 pari da sotto.

Willy in attacco spingendo Grant con l’avambraccio rischiava davvero il fallo ma gli arbitri lasciavano correre venendo ripagati esteticamente con un bell’hook.

Murray mancava il tiro ma gli Hornets lasciavano colpevolmente il rimbalzo a un Craig aggressivo che metteva dentro.

A 9:25 Graham da tre dalla top of the key batteva Craig per realizzare il 40-37 e dopo un’azione molto confusa, l’uscita di Cody martin dalla nostra area e i due FT guadagnati da Graham a 8:51 ci lanciavano sul + 5 (42-37).

Su un errore di P.J. e sviluppi dell’azione, Zeller travolgeva una signora in giacca leopardata che finiva negli spogliatoi al posto dei giocatori per cure mediche.

Morris da tre punti mandava sul -2 le Pepite e Grant, saltando sulla linea di fondo sinistra P.J. andava a metter un semi-gancio pur toccato da McDaniels.

Il fallo valeva il primo vantaggio Nuggets a 6:58.

Charlotte continuava a mancar tiri scendendo sul 42-47 quando i Nuggets completando il parziale di 10-0 con un jumper di Grant su P.J. dalla media destra si catapultavano sul 42-47.

A fermare la penuria di canestri Hornets era P.J. dalla destra che ristabilendo un buon punto d’appoggio in arretramento, realizzava da tre su Harris sfruttando i cm in più.

Il canestro era piuttosto episodico perché gli Hornets non riuscendo a trovar buoni varchi sulla pressione avversaria subivano altri 5 punti prima di metter dentro con uno scoop sulla drive frontale ancora di P.J. Washington (47-52).

Jokic allontanava sul 47-56 i suoi, quindi Barton con altri due punti dava il vantaggio in doppia cifra alla squadra del Colorado.

Gli Hornets, crollati nel gioco, beneficiavano di un passaggio sotto di Graham per un reverse layup stretto di Cody Martin ma sempre il n°11 su una drive sbatteva via palla sui Nuggets facendo segnare un TO.

Un fallo di Jokic a rimbalzo sotto il nostro tabellone mandava in lunetta Caleb mentre Malone sprecava il coach’s challenge inutilmente.

51-58 dopo i due liberi ma l’ultima parola era per quelli della M.H. City che subivano la stoppata di Miles su Plumlee ma il tutto era vanificato dal recupero con jumper corto e preciso di Millsap.

+9 Nuggets, 51-60 a fine primo tempo con l’urgenza di Charlotte di fermar l’attacco delle Pepite nel secondo tempo.

Statistiche dei singoli dopo 24 minuti.

3° quarto:

Gli Hornets si rimettevano subito inaspettatamente in carreggiata segnando con Zeller e sopravvivendo al jumper dalla media di Jokic contro Zeller.

Murray, aspettandosi il fallo in entrata sganciava un cortissimo floater che non si avvicinava al ferro mentre in transizione Rozier passava alle sue spalle all’accorrente Graham che si esaltava nel catch n’shoot del 56-63 dalla diagonale destra.

Ancora Graham, questa volta in transizione sulla bisettrice opposta sparava tre punti per riavvicinare i teal and purple sul -4.

Denver mancava tre tiri consecutivi (due con Jokic da sotto) sulla pressione difensiva, saltava anche la tripla dietro il blocco di Graham con alzata troppo veloce ma anche Millsap non metteva dentro raddoppiato sotto canestro.

Zeller mancava l’occasione offensiva ma riconquistando palla dava una possibilità a Rozier, bravo a sfruttarla con una finta che lo auto-liberava oltre l’arco prima di infilare il 62-63.

Jokic da tre non metteva il tiro mentre Graham in penetrazione si arrestava nei pressi del bordo sinistro laterale dalle parti della linea di fondo, Murray in ritardo saltava via aggrappandosi all’avambraccio ma Devonte’ metteva dentro il two and one per il 65-63 a 7:29.

Graham faceva segnar 9 punti ci riprovava quindi in transizione da fuori ma non funzionava tuttavia Jokic in attacco lottando con P.J estendeva troppo il braccio sx e gli arbitri chiamavano un fallo in attacco contro il centro avversario.

Charlotte sfruttava l’occasione con un ottimo no look bound pass verticale di Graham per Zeller che a 6:56 infilava i due liberi.

Murray però segnava due liberi prima e colpiva in transizione poi ristabilendo l’equilibrio a quota 67.

Giro e tiro di P.J. in post basso destro con contatto sul difensore (Millsap).

Dalla lunetta Charlotte avanzava di un punto prima di andar sotto di uno a causa di un gancio senza parabola di Plumlee su Willy ma McDaniels, raggiunto da un passaggio di Cody Martin, provava a metter dentro facendosi stoppare da Grant in rimonta ma la palla rimaneva lì e sul comodo tiro arrivava anche il fallo di Plumlee che dava il two and one e il +2 Hornets (71-69).

Una steal di Cody Martin e un azione triangolo laterale con touch pass di P.J. al centro verso Willy era chiusa in corsa con un hammer sorprendentemente potente dal centro spagnolo che polverizzava Grant.

Un bad pass laterale di un Cody Martin chiuso e successivo fallo sulla palla regalata a Morris consentivano alla guardia avversaria di accorciar di un paio di punti quindi un floater di Miles bucava la retina ma Harris, spinto alle spalle bersagliava con un 2/2 dalla lunetta per il 75-73.

Rozier si riprendeva il +4 dalla linea dei liberi, il punteggio oscillava ad elastico tra il +2 e il +4 fino a quando Craig, con troppo spazio, dalla diagonale destra infilava il 79-78 a mezzo tripla.

A 1:10 Rozier in palleggio riusciva insperatamente a battere da tre la difesa dei Nuggets ma M. Morris metteva dentro dal pitturato con la difesa Hornets a guardare.

Denver mancava due occasioni consecutive facendo scadere il tempo a disposizione e si arrivava all’ultimo quarto con due punti di vantaggio di Charlotte dopo un bel quarto chiuso sull’82-80.

Ottima prova del rientrante Grahm con un bon secondo tempo che lo porterà a chiudere a 24 punti. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Ad annullare il vantaggio degli Hornets ci pensava subito Plumlee ma Rozier spezzando un raddoppio raccoglieva palla da terra andando a segnare con il dubbio passi ma per gli arbitri l’unica interpretazione può esser quella del tocco del difensore nel mezzo.

Il saliscendi emozionale proseguiva rapidamente: soft touch morbido di Grant, tripla di Caleb Martin su assist da drive del fratello, extra pass di Cody Martin per la Willy dunk (89-84), due FT di Murray a 10:00 esatti dalla fine per fallo di Bridges che all’ultimo muoveva la posizione all’interno del semicerchio antisfondamento e Caleb Martin che a 9:4 si fiondava dentro dalla sinistra in velocità per restituire i 5 pt. di vantaggio ai nostri (91-86).

Un paio di azioni a vuoto per ambo i team e Rozier da 3 a 8:37 faceva compiere un balzo in avanti agli Hornets sul +8.

Elbow libero dalla FT line di Morris e occasione mancata di Willy da tre punti più tredicesimo TO di Charlotte ed ecco la tripla di Harris che ricevendo dall’accentrato Jokic, raddoppiato, godeva dello spazio per metter il 94-91.

Willy, al secondo tentativo su Jokic metteva dentro ma Grant con il reverse layup passava per ultimo proprio Willy che non poteva tenere.

Un gancio di Willy corto e Borrego tentava di correre ai ripari mettendo dentro Zeller, la mossa sbagliata perché In “Nic” dei Nuggets batteva Cody realizzando il 96-94.

Tripla di Graham sul ferro e oltre tabella contro Jokic e Charlotte difendendo bene mandava la palla oltre il fondo.

Purtroppo sul raddoppio su Jokic, Martin, dando le spalle era vittima della giocata da playground di Barton che passandosi la palla da solo, utilizzando il fondoschiena di Cody, metteva dentro indisturbato con una giocata furba.

Rozier mancava la tripla, su un possibile alley-oop per Grant a Martin, in arretramento era chiamato fallo, confermato anche sul coach’s challenge.

Martin resisteva alla tripla di Murray e un tiro d due veloce di Graham ci dava il vantaggio a 4:16 dalla fine.

Sul giro palla Nuggets però Murray metteva dentro l’open ma a 3:40 P.J. guadagnava due FT tentando un reverse su Grant.

100-99 ma il fallo a 3:28 di Zeller i pressione su Jokic restituiva un flebile +1 alla squadra di Malone.

Graham si allungava armonioso per cambiar ancora squadra leader a Harris a tre minuti dalla fine rilasciando in aria un’altra granata incendiaria dava il 102-104 agli ospiti.

Altri due FT glaciali per P.J. a 2:41 con Jokic al quinto fallo non d’accordo con la terna a scuoter la testa ma proprio lui per i visitor mandava dentro il gancetto del +2.

Cody imitava P.J. buttandosi dentro ricavando un allo di Harris.

Il nostro centro metteva dentro il primo ma mancava il secondo però sul rimbalzo altissimo emergeva sopra tutti per andar ad appoggiare il 107-106.

Un pallone per Jokic che batteva Zeller e P.J. in recupero, ed ecco ancora gli ospiti sopra a 1:57.

Graham mancava un tiro da due punti e quando nello stretto, Jokic raggiungendo Grant lo mandava a bersaglio con tiro libero aggiuntivo sospeso la gara sembrava prendere i binari avversari.

Grant però sbagliava il libero a 1:26 e 12 secondi più tardi la dunk coraggiosa di P.J. valeva il 109-110.

Nuggets a mancare in attacco un’azione offensiva, ripartenza Graham, avambraccio sinistro di Barton ad abbassare quello dx di Devonte’ a due FT in arrivo.

Due su due erano i FT realizzati anche da Barton quando i ruoli si invertivano e Graham in pressione andava troppo da vicino a francobollare l’attaccante avversario.

Zeller a :31.6 otteneva due FT per fallo di Graham.

Dentro il primo, non il secondo ma la gara era pari a quota 112.

L’azione offensiva dei Nuggets si prolungava fino a che Jokic, che aveva rischiato di perder la palla trovava sulla sinistra Murray in uscita che andando dritto sul lato, rincorso da Martin, lo batteva con un fade-away precisissimo nonostante lo sforzo di Cody.

Nella manciata di secondi rimasti Zeller metteva dentro palla con Rozier in uscita dal lato opposto da un doppio blocco; ricezione palla nonostante la pressione di Grant, palleggio sul taglio del difensore, equilibrio quasi perso, poi ritrovato tripla che partiva a un secondo dalla fine con gli altri Hornets tutti marcati, tiro troppo lungo sul secondo ferro a confermare che i miracoli non sono fatti per Charlotte con Rozier seduto a terra deluso.

Rimane solo un home game nel poker che stiamo attraversando, c’è Houston e gli Hornets hanno ricominciato ad avere il problema dei finali, forse i Rockets potranno aiutare Charlotte ma è difficile vogliano farlo anche perché usciti sconfitti dai Clippers tonight…

Le pagelle

Terry Rozier: 6,5

19 pt., 3 assist. 6/13 FG con 5/9 da tre punti. +5 in +/-, 1 solo TO. 34:43 sul parquet, si crea da solo tre tiri da fuori micidiali contro il difensore di turno, lungo o corto che sia… Prima del tiro finale alla disperata è 5/8 da fuori, avesse messo anche l’ultimo in palleggio sarebbe stato eroico ma nonostante il quasi perso equilibrio e lo sforzo per recuperar palla e provare a chiudere il match niente da fare ancora una volta per lui su tiri decisivi… Troppa pressione e il colorato anello arancione dice di no come gli Dei del basket che non sono con Charlotte… Si limita abbastanza all’attacco mentre in difesa è più statico e meno attivo dei Martin. La partita è discreta con vette offensive tirando senza paura. Sia lui che Graham disputano un buon secondo tempo.

Devonte’ Graham: 7

24 pt., 1 rimbalzo, 7 assist, 1 rubata. 8/15 FG, 5/5 FT, 3 TO, +5. Partita positiva e top scorer del match ma non basta. Un TO evitabile come un fallo finale su Barton che regala due punti pesantissimi. Poco prima attaccando era stato lui a realizzarli invertendo i ruoli. Non c’è molto da dire… ci prova, non avrebbe forse dovuto giocare per il dolore alla caviglia ma alla fine ce la fa, fa 3/9 da fuori segnando qualche tripla che ci riporta sotto a inizio ripresa. Un bound pass micidiale e incursioni efficaci chiuse con modalità differenti. Apprezzabile tentativo.

Miles Bridges: 6,5

8 pt., 9 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 3/8 dal campo in 27:56. Miles si prodiga in difesa, non sempre irreprensibile chiude però a +20 il suo plus/minus. Tanti rimbalzi, meno è il successo offensivo anche se ricordo un perfetto swooping hook oltre alla tripla di apertura poi è 1/3 da fuori e ½ ai liberi. Bridges produce punti di rottura e prova a far stancare gli attaccanti avversari.

P.J. Washington: 7

20 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 6/15 dal campo prendendo un paio di stoppate con 3/8 da tre punti. Un paio le sgancia subito poi si vede molto bene nel finale quando va aggressivo dentro.Guadagna FT che trasforma con precisione e freddezza. Inchioda anche una schiacciata provvidenziale senza paura. Tornando indietro nel terzo quarto è un capolavoro il touch pass volante per la dunk di Willy. Recupera un pallone in difesa lottando per la posizione con Jokic e compie un paio di buone chiusure in aiuto sugli esterni dei Nuggets che tirano malamente. Un solo TO, buona gara nonostante il -6 in plus/minus.

Cody Zeller: 5,5

10 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 2/6 dal campo con uno 0/2 da tre (un tiro inguardabile da fuori) e 6/8 dalla lunetta. Aveva fatto registrare uno 0/3 nell’ultimo match dalla linea dei liberi, questa sera praticamente ne sbaglia solo uno (quello finale ma comunque pareggia e chissà, magari i Nuggets avrebbero segnato ugualmente) perché sull’errore che compie nell’ultimo quarto va a prendere un rimbalzone con palla altissima trasformando in due punti ciò che avrebbe dovuto essere uno. Va da se che fatichi un po’ in attacco ma è peggio in difesa nel finale quando patisce troppo Jokic pur cercando di contenerlo. Lo slavo lo batte con abilità alcune volte e trova anche un passaggio two and one nello stretto per Grant. Lo penalizza lo scontro con un giocatore non top nel fisico ma nei fatti. Quasi uccide una spettatrice in prima fila cercando di salvar palla. La spettatrice esce contusa mentre lui continua il match anche iniziando poi bene il terzo quarto su ambo i fronti ma questa sera la differenza alla fine è saltata fuori.

Jalen McDaniels: 6

7 pt., 2 rimbalzi in 17:33. 3/5 dal campo, le altre due occasioni mancate sono tiri stoppati anche se su un’azione gli serve per guadagnare un two and one. Preciso, troppo accalorato in difesa va a commetter tre falli. Probabilmente deve entrare meglio in connessione difensiva con gli altri. Patisce un -10 e da poco alla difesa nonostante le lunghe leve visto che anche i due rimbalzi sono offensivi.

Cody Martin: 6

2 pt., 4 rimbalzi, 7 assist, 3 rubate. Discorso disciplina anche per lui. Deve trovar la giusta misura tra la sua aggressività, molto utile in certi frangenti e il posizionamento utile. Lui e altri girano nel gioco di interscambi in rotazione difensiva ma poi sono soggetti a triple o a lasciar quel pelo di spazio prima di riconnettersi e francobollarsi all’attaccante che ha ricevuto palla. E’ veloce e ruba tre palloni però ne regala anche uno con un passaggio orizzontale dopo essersi fatto chiudere il palleggio. In attacco distribuisce e regala assist, anche lui con un no look mentre limita a un solo tiro il suo ego, affamato di punti. Altruista e positivo, incassa però un -12 in plus/minus. Poco da rimproverare sull’ultimo tiro. Murray è bravo in fade-away, lui prova a schermare ma più di così non può fare.

Willy Hernangomez: 6,5

14 pt., 6 rimbalzi in 22:55. +1, un solo fallo e zero TO. Se fosse più aggressivo in difesa sarebbe perfetto. Lo ricordo osservare insieme ai compagni un tiro di Barton senza uscire sperando vada fuori e nel finale quando Borrego si accorge che fatica a contenere il pari ruolo lo sostituisce anche se era fisiologico a livello di tempi. In attacco fa faville con aggressività, spinge, salta, recupera da suoi errori, mette buoni hook e si esalta sul touch pass di P.J. andando in terzo tempo per la slam dunk a una mano che polverizza Grant. Poi non può essere lui quello che con regolarità ferma le minacce avversarie sotto canestro.

Caleb Martin: 6

8 pt., 2/3 FG. 1 TO, -8. Discorso simile sul posizionamento, Caleb non offre assist ma punti con buone giocate. Una bella tripla dalla diagonale sinistra e una fiondata in area partendo sempre dallo stesso lato. ¾ dalla lunetta, gioca solo 14:18.

Coach James Borrego: 6

Questa volta chiama il time-out, necessario a canestro subito per portar palla in attacco e riordinare le idee a 5 second dalla fine. Non so se avesse disegnato quella rimessa, non credo, ma a 5 secondi dalla fine, sulla pressione Nuggets è andata così. O la va o la spacca e purtroppo spesso parlando di Charlotte “la spacca”… Poco da rimproverare se non posizionamenti in generale sulle spaziature Nuggets ma il lavoro svolto e la mentalità data vanno bene. E’ un po’ di precisione che manca anche perché correre, stanca. Paga TO banali su cui lui può far poco in serata. Unico “rimprovero” è non aver giocato la carta Biyombo nel finale su Jokic, Zeller l’ha sofferto anche se poi dalla lunetta è andato anche lui a prendersi dei punti.

Ballast-um-h…

Nicolas Batum in un’intervista rilasciata al Charlotte Observer ha rilasciato alcune dichiarazioni che riguardano la situazione tra lui e la franchigia.

Ringrazio Paolo M. per avermi procurato l’articolo e quello qui sottto sostanzialmente sarà l’articolo del giornale della città del North Carolina arrichito con qualche considerazione più qualche necessario taglia e cuci.

Batum, inutile negarlo, è il più grande rimpianto di Charlotte dell’epoca moderna.

Certamente, sono arrivati altri giocatori che non hanno risposto alle aspettative, vedi Stephenson, Neal e chi magari si ricorda Hibbert?

Sembra passato un secolo ma in realtà il volto familiare di Batum lo avveriamo tutti i giorni e il dramma per i tifosi è che il contratto di Batum abbia fatto da zavorra in questi ultimi quattro anni per Charlotte non solo nel non raggiungere i playoffs, ma anche per il drastico cambio di otta a livello di roster con l’uscita o il ritiro dei nostri migliori ex giocatori l’estate scorsa.

Ballast in inglese, tedesco e secondariamente in francese, significa zavorra.

Ed è proprio questo che oggi Batum rappresenta per Charlotte, bloccata a terra da un contratto pesante che ha insabbiato il volo dei Calabroni.

E’ vero, a Charlotte negli ultimi anni non ha mai voluto venir nessun top player che non fossero di secondo piano o campioni del passato come Howard (se la cava ancora bene ma non è certo quello di Orlando) o Tony Parker, come se la città fosse avvolta ante-litteram di una specie di Coronavirus che avesse portato psicosi nelle Star della NBA e questa condizione ha fatto sì che Charlotte pagasse tenenzialmente più deglle altre franchigie, giocatori che quei soldi non li valevano, ma torniamo all’argomento principale.

In un’intervista esclusiva di Observer martedì, un Batum “umile”, si è scusato per non aver giocato a livelli paragonabili a quelli che ci si aspetterebbe a causa del suo enorme contratto.

Batum è in linea con Borrego per il fatto che Charlotte oggi dipenda dai giovani in questa stagione, anche se perdente e a sue spese.
“Questo franchise ha un futuro brillante, ma non credo che ne farò parte.” ha detto il francese.
Batum, non vuol dire che se ne andrà presto.

Il contratto quinquennale da 120 milioni firmato nell’estate del 2016 lo rende praticamente incommutabile e la scadenza commerciale di quest’anno è già passata.

Il contratto di Batum (è ancora il più redditizio nella storia dello sport di Charlotte) non si esaurirà fino alla fine della stagione 2020-21.

Lui e gli Hornets non hanno realizzato quello che tutti speravano quando lo hanno firmato.

“Mi sono scusato con la gente qui, perché hanno riposto tanta fiducia in me” ha detto Nic.

“Non è andata bene… non ha funzionato ma cosa devo fare? Perché sono ancora qui.”
Batum ha deciso che la cosa migliore che possa fare è essere la cheerleader più costosa del mondo, cercando di salvare questa situazione imbarazzante.
E’ una situazione davvero surreale quella che si è venuta a creare a Charlotte con Batum.

Batum è il giocatore nettamente più pagato nel roster degli Hornets.

È sano eppure non ha giocato nemmeno un minuto a febbraio.

L’allenatore di Calabroni, Borrego, deciso a impegnarsi nel monitorare e sviluppare i giovani giocatori a disposizione, ha panchinato Batum per 15 partite di fila prima della partita di stanotte contro i Denver Nuggets.

L’ultima volta che Batum ha giocato è stata il 24 gennaio quando i Calabroni gli concesso trentatre minuti sul parquet, non casualmente, la partita si svolgeva a Parigi, sua madrepatria.

Un Batum (a dx) sorridente insieme al “fratello” Willy Hernangomez (a sx) davanti alla Tour Eiffel a Parigi nella trasferta francese di gennaio degli Hornets. Foto tratta dal profilo Instagram di Nicolas Batum.

Uscito dal parquet tra gli applausi, su “suolo americano” non ha più giocato, eppure guardate Batum in panchina: Applaude costantemente, si alza così spesso che i fan seduti dietro di lui dovrebbero ottenere un rimborso parziale.

Ha mediato anche su diverse controversie tra “officiating” e compagni in più, invece di mettere il broncio, Batum ha aggiunto di non essere “arrabbiato” per la situazione che si è venuta a creare anche se ha ammesso di esser “frustrato.”

Batum però sta controllando quella frustrazione, non vuole che si diffonda nel suo comportamento in una squadra nella quale un numero di giovani giocatori lo sta osservando inevitabilmente per vedere come gestirà questa situazione.
“Non voglio essere uno stronzo”, ha detto Batum all’Observer, “Non voglio essere egoista, non voglio essere quel ragazzo che è tipo: “OK, usciamo stasera. L’allenatore fa schifo, non presentarti, spara 25 volte a partita, non ascoltarlo. No, non ne ho bisogno. Non ne hanno bisogno.”

Rimpianto Batum


Batum, ala di 6 piedi e 8, conosciuta per la sua versatilità, è arrivato agli Hornets in uno scambio con Portland per Gelald Henderson e Noah Vonleh nell’estate del 2015.

Sembrava un furto, quella che viene definita steal, a favore degli Hornets.

Batum era esattamente ciò di cui Kemba Walker aveva bisogno: qualcuno che togliesse un po’ di pressione dalla regia.

Batum ha detto che voleva fare di Kemba Walker una stella della NBA e lo ha fatto, più volte.
Batum può gestire la palla, giocare offensivamente, lanciare ficcanti bound pass tra difensori che arrivano sotto canestro per il bersaglio mobile, pronto a schiacciare.

Passaggi così, da fermo o su pick and roll ne abbiamo visti.

Ha fatto segnare in media 14,9 punti, 6,1 rimbalzi e 5,8 assist in quella prima stagione.
I Calabroni adoravano Batum allora, tanto da dargli più soldi di quanti non abbiano mai pagato nessuno, durante una perfetta tempesta finanziaria nell’estate del 2016, quando i soldi offerti dalle TV alla NBA sono aumentati e le squadre hanno pagato in eccesso anche per giocatori mediocri a destra e manca.

Se i Calabroni non avessero firmato Batum per 120 milioni, molte pretendenti sarebbero state pronte per offrirgli qualcosa di simile

E’ facile dire ora che Charlotte avrebbe dovuto semplicemente lasciare Batum a piedi, ma a quel tempo un sacco di persone (incluso Kemba Walker e cosa molto più importante, anche il proprietario degli Hornets Michael Jordan e il direttore generale Rich Cho) pensavano che fosse una buona idea mantenere lui nel roster.
Ma subito dopo aver firmato quel contratto, Batum è sparito velocemente.

E’ stato pagato come una superstar, ma ha sempre preferito recitare nel ruolo di miglior attore non protagonista.

Non cerca il suo tiro con abbastanza ferocia.

Non ti dà 25 punti e 10 rimbalzi per partita.

Il suo stato quasi permanente può sembrare la passività.

Rick Bonnell scrisse abilmente in una colonna:

“Batum è un tipo di colla, e si è scoperto che gli Hornets hanno ampiamente pagato per questa colla.”
Nel suo insieme, sugli ultimi anni, Batum ha detto: “Potrei fare un lavoro migliore (ovviamente) e mi pento.”
La migliore stagione di Batum con gli Hornets è stata la prima, nel 2015-16.

Gli Hornets ebbero un record di 48-34, fecero i playoffs come sesta forza nella Eastern Conference (ultima di quattro squadre con lo steso record) e poi trascinarono Miami alla settima partita in una serie di playoffs al primo round prima di soccombere a qualche magia di Dwayne Wade dopo esser stata avanti 3-2.

Quell’estate, Batum prese i 120 milioni che Charlotte gli aveva offerto.
Dal giorno in cui è stato firmato l’accordo, gli Hornets non sono più tornati ai playoffs (questa sarà la quarta stagione consecutiva senza post season, salvo improbabili miracoli).

Charlotte ha vinto solo il 43% delle proprie partite perdendone il 57%.

Batum si considera parte di quella che definisce “la vecchia era”, in una squadra nella quale i giocatori del primo e del secondo anno giocano la metà dei minuti totali.

Ha detto di apprezzare i giocatori veterani di Portland che gli hanno mostrato “le corde” da adolescente della NBA.

Ora sta cercando di portare avanti giocatori come Devonte ‘Graham, Miles Bridges, P.J. Washington, Malik Monk e i gemelli Martin.

“Sono un grande gruppo di giovani”, ha detto Batum.

“E se nel prossimo anno o due saranno una squadra da playoffs, ne sarò orgoglioso.”

La busta paga di Batum (guadagna l’incredibile cifra di $ 292.683 a partita per tutta la durata del contratto, indipendentemente dal fatto che giochi) e il giornalista dell’Observer osserva che da ogni parte è incluso come uno dei “peggiori contratti NBA.” continuando a dire che questi soldi pagati non sono spesi da noi ma da Jordan che se lo può permettere.

Sinceramente non sono d’accordo con questa affermazione da inquadrare nell’ottica dello spirito della proprietà privata, ciò che viene considerato lo spirito del tempo come concetto di borghesia e proprietà privata si rivela drasticamente fragile quando l’interesse svanisce.

Voglio dire.. se non vi fosse nessun fan a seguir la squadra a pagare le partite allo Spectrum Center, a comprare gadget e qualsiasi cosa affine, se mancasse l’afflato, la spinta vitale che sta sostenendo una franchigia che da più dispiaceri che gioie ai propri fan e non è sicuramente astratta dal mercato (purtroppo), probabilmente subiremmo velocemente la stessa sorte che hanno subito in passato altre franchigie con spostamenti di città o stravolgimenti nell’immagine, nel nome e nei colori.

Batum comprende la frustrazione che i fan degli Hornets hanno per lui.

“Non ho soddisfatto le aspettative nei primi 2-3 anni”, ha detto Batum, lo capisco. Lo so.”

I dubbi di Batum

Al termine di questa stagione, Batum ne avrà un’altra “disponibile” a Charlotte, ciò presupporrebbe che il numero cinque voglia raccogliere l’opzione a favore del giocatore da 27,1 milioni.

Da mio punto di vista Batum si potrebbe riscattare lasciando Charlotte non esercitando la player option ma non essendo nell’iperuranio, la situazione di Charlotte potrebbe restare ancora in criostasi.

Batum ha detto che non penserà a queste cose fino alla fine della stagione, ma sarebbe folle per lui non prendere i soldi.
C’è anche la possibilità che la prossima stagione a febbraio, quando l’accordo sarà scaduto solo da un paio di mesi, Batum possa negoziare un buyout con i Calabroni per far parte di un’altra squadra. Questo è quello che hanno fatto Marvin Williams e MKG il mese scorso.
Batum ha detto che non discuterà presto di nessuna delle questioni finanziarie.
“Non ci penso ora, perché ci sono così tante cose in corso con la squadra”, ha detto.

“Non voglio mettere cose nella testa della gente… Come ho detto, non voglio essere un stronzo (il termine che usa l’Observer è –hole), devo rimanere concentrato su questi giovani ragazzi fino al 15 aprile (quando la stagione di Charlotte sarà conclusa).”

Game 61: Charlotte Hornets Vs San Antonio Spurs 103-104

Intro

E’ la serata Empower Woman a Charlotte.

Probabilmente un papà, sorridente, potra le figlie allo Spectum Center a veder la partita.

Empower potrebbe essere tradotto come dar forza, incoraggiare o emancipare…

Parto dal dire che siamo nel 2020 e ritengo sia triste ci sia bisogno ancora di dover mandar questi messaggi, non perché il messaggio in sé stesso sia sbagliato ma perché evidentemente c’è ancora bisogno di questo.

La suddivisione in categorie che talvolta possono avere interessi contrapposti è la semplice realtà storica dei rapporti intercorsi tra gli uomini che ci hanno portato a oggi.

Impossibile in poche righe afrontare tematiche molto complesse che toccano diversi campi diciamo che spesso in passato ho sentito la Chiesa Cattolica parlare di: “Aiutare i poveri”, io vorrei invece eliminare la povertà (questo avrebbe ricadute notevoli in termini socio-ambientali), sia essa economica sia quella culturale con la seconda a volte diretta responsabile dell’ignoranza nella quale ci troviamo.

La responsabilità nel determinare le differenze è della nostra società che usa come medium (ormai fine) il denaro, va da sé che le categorie più fragili non possano trovare un loro posto, emanciparsi.

Succede quindi che per questo in talune circostanze una persona non possa svincolarsi da dogmi imposti in famiglia.

Succedeva un tempo e succede ancora anche in Italia se chi porta a casa l’unico stipendio decida di relegare in secondo piano l’altra vita, succede in culture conservatrici che tendono a negare libertà spesso le vittime siano donne.

C’è anche chi nei paesi occidentali è scappato dalle proprie responsabilità lasciando non solo la moglie ma anche i figli, ci sono genitori che hanno reso la vita impossibile ai figli, soprattutto femmine, apostrofandole con immeritate parole del tutto gratuite che hanno finito per creare una vita nuova e non semplice a chi avrebbe dovuto attingere come esempio positivo.

I casi menzionati non sono campati in aria ma reali, donne che provano a ritagliarsi un futuro migliore.

Questa che riporterò sotto ad esempio è una storia di una ragazza pakistana che ha incontrato per sua fortuna una mia amica.

Una storia questa che non conoscevo finché questa amica non decise di scriverla in internet condividendola con gli amici.

Queste due ragazze abitano in un paese dell’hinterland di Milano ma la ragazza pakistana (chiamiamola M.) vive praticamente in un mondo alieno, confinata tra le quattro mura domestiche essendole concesso solamente di poter uscire accompagnata da uno dei fratelli o dai genitori.

Praticamente isolata dal mondo, questa ragazza iniziò a gettare dei bigliettini o a far cader volontariamente dei panni stesi (per poter parlare) sul balcone sottostante di questa mia amica che per comodità chiamerò G..

G., procura un cellulare a questa ragazza che come novella Giulietta moderna trova un ragazzo in rete che vorrebbe sposarla.

La trama diventa da film quando i suoi (c’era da aspettarselo), scoprono il cellulare con i messaggi tra lei e il mondo esterno, compresa G. e qui uso le parole della mia amica: “Scoprirono quel pezzo di vita personale che aveva osato ritagliarsi” e chi aveva fornito il mezzo.

Succede però che il ragazzo che avrebbe “voluto sposarla” non fosse esattamente Romeo, pavido, si sciolse come neve al sole scomparendo.

La ragazza pakistana, ormai sola e priva di cellulare decide di scappare e rifugiarsi al piano sottostante al calare delle tenebre.

Un taxi chiamato con una luce che in quell’oscurità sarà sembrata al neon e via, verso una casa di protezione per donne maltrattate, alternativa sempre migliore alla paralisi della propria vita.
Rimase solo la folle ansia di chi l’aveva aiutata con i famigliari della ragazza scomparsa che bussavano a turno per cercare di reperire informazioni su quella sparizione, convinti che ne sapesse qualcosa.

Della ragazza pakistana si perdono le tracce finché un giorno non torna a ringraziare G..

Ha un lavoro e degli amici e può programmare una sua vita, libera dal controllo e anche se si è riavvicinata alla sua famiglia d’origine ha la sua autonomia.

Analisi

Tornando al basket purtroppo non possiamo dire che la partita abbia avuto lo stesso lieto fine della storia raccontata sopra.

C’è un po’ di amarezza per come è finita la partita, un po’ perché sarebbe stato bello vincerla nella serata Empower Woman (verranno presentate tre artiste italiane per lo show di metà tempo che troverete nel racconto tra secondo e terzo quarto), un po’ perché l’illusorio e meritato grande vantaggio del primo quarto (36-19) aveva fatto ben sperare, se non per una larga vittoria per una prestazione che continuasse con del bel gioco e culminasse in una vittoria, anche meno eclatante.

Gli Hornets sono stati in vantaggio a lungo ma nel terzo quarto i primi vantaggi Spurs hanno reso la partita punto a punto.

Quello che si può dire è che Charlotte paga la sua gioventù e inesperienza.

DeRozan e Gay danno una mano ai compagni nei momenti decisivi con canestri e passaggi e la ritrovata buona mano da fuori già nel secondo quarto da parte degli esterni texani instaura una partita a stretto gomito non rispettando la distanza di un metro posta in alcune regioni italiane per il Coronavirus.

Gli Hornets, sotto di 7 punti (97-104) hanno saputo reagire portandosi a -1 con l’occasione finale di poter vincer la gara ma a completare la sensazione di rammarico, oltre a una difesa che ha concesso troppo da fuori, c’è anche il time-out finale non chiamato da Borrego e quello scarico di Rozier su Cody Martin che se agganciato avrebbe potuto produrre il sorpasso.

Purtroppo la sfera ha finito per frantumare quasi un dito al nostro numero 11 e Charlotte non è riuscita nella manciata di secondi finali a commetter fallo per provar l’ultimo possesso.

Perdere di un punto in questa modalità lascia spazio a tanti se ma la squadra con i suoi pregi e difetti è questa e ci si augura potrà apprendere da qualche errore di troppo commesso.

Certo, innegabilmente avremmo preferito vincerla ma la sconfitta in ottica lottery non è poi un dramma, ora sotto con i Nuggets sperando in una big night come quella contro Toronto anche se sarà durissima.

A livello di statistiche complessive, nonostante gli Hornets abbiano dominato nelle second chance e a rimbalzo (47-33) hanno lasciato sul campo 17 TO contro i 10 avversari con 4 rubate a 12…

Il 13/18 di Charlotte dalla lunetta (72,2%) ha contribuito alla sconfitta a fronte del 17/20 (85,0%) degli Spurs.

Gli assist sono stati 25 per parte ma Charlotte ha tirato peggio dal campo con il 47,0% contro il 47,5% e il 29,0% da tre contro il 34,4% degli Spurs.

La partita

Classica presentazione del quintetto con Hugo e le dance brackets di contorno.

Starting five

San Antonio, guidata da Tim Duncan (Popovich non era presente per motivi personali) doveva rinunciare a Aldridge e Poeltl, quindi finiva per schierare il seguente quintetto: Forbes (15 pt.), Murray (21 pt.), DeRozan (12 pt. +10 assist), Lyles (6 pt.), Eubanks (3 pt.).

Dalla panchina Mills ha guidato con 13 punti i suoi seguito da White a 12 e Gay a 10, quindi Keldon Johnson a 7 e Lonnie Walker IV a 5 hanno dato il loro contributo.

Borrego, al quale mancava Graham per il piccolo infortunio riportato alla caviglia nello scontro con Antetokounmpo, replicava con: Terry Rozier, Cody Martin, Miles Bridges, P.J. Washington, Cody Zeller.

1° quarto:

Palla a due vinta da Zeller, cambio lato micidiale per l’open dalla sinistra di Bridges che a 11:38 faceva 3-0…

DeRozan mancava il tiro dalla media baseline sinistra ben marcato da Miles che in attacco appoggiava male il layup ma Zeller facendosi spazio appoggiava il 5-0 mancando il libero aggiuntivo.

Lyles mancava la tripla, Cody Martin andava a rimbalzo e con una leggera finta si fiondava in area per una rapida bimane.

Forbes con un reverse layup faceva abbandonare quota zero ai suoi ma era sempre Charlotte a continuare a segnar pun5ti con Rozier che arrivava sino all’appoggio facile al plexiglass e con lo stesso Scary che con le finte di crossover ricavava spazio per il pull-up da tre punti che portava la partita sul 12-2 e consigliava a Duncan il time-out a 8:57.

A 8:31 passaggio laterale verso il centro da Rozier per Zeller che si scatenava in una delle sue run dunk quindi Cody rimaneva caldo anche mezzo minuto dopo quando dopo uno spin nel pitturato alzava in movimento un anticonvenzionale hook che finiva dentro.

16-2 impensabile ma anche S. Antonio cominciava a metter qualche tiro, nella fattispecie era Forbes a realizzare da tre punti nel duello tra numeri 11.

Lyles a 7:14 batteva P.J. Washington subendo fallo sul 2+1.

Dentro McDaniels in attesa del libero per il 16-8 ma in attacco il canestro passava per le mani di Bridges che con un bound pass passava a Cody Martin in taglio back-door a destra bravo a chiudere deciso in schiacciata.

San Antonio guadagnava due FT con il rimbalzo d’attacco di Eubanks che a 6:36 affondava solo una delle due occasioni per il 18-9 quindi toccava a Miles dall’angolo destro trascinare Charlotte sul 21-9.

DeRozan con un cambio direzione in euro-step metteva dentro il punto SAS n° 11 ma Caleb Martin dalla diagonale destra, ricevendo da Willy il passaggio fuori, sparava da tre con sicurezza e spazio ottenendo il 24-11.

Mills andava due volte in lunetta accorciando di 4 punti ma un tocco sull’avambraccio di Bridges da parte di White mandava in lunetta il nostro numero zero che realizzava le tre occasioni in lunetta per portare il risultato sul 27-15.

Floater di White e correzione di McDaniels dopo errore di Willy, ma il nostro rookie commetteva anche l’ingenuità di rimaner per tre secondi in area anche se il FT di San Antonio non otteneva punti.

Mills metteva dentro il -10, Chealey entrava in campo ma tirava malamente fendendo solo l’aria, ci pensava Willy in difesa all’ultimo istante a negare a Gay il canestro con una stoppata al limite (forse in goaltending) ma sull’altro fronte da sx McDaniels non lasciava dubbi sulla power dunk del 31-19.

Martin in difesa intercettava in modalità teletrasporto ninja un passaggio di White ma Mills con il fallo subitaneo privava Charlotte della fuga in transizione.

Walker IV spalmava sul ferro una dunk e Gay mancava la second chance così Caleb Martin dal lato destro realizzando da oltre l’arco siglava il 34-19.

Mills portava a 1/7 i tentativi da fuori di SAS sbagliando e Chealey sigillava sul 36-19 il primo quarto con due FT.

Zeller rientra come titolare portando buona dinamicità all’attacco ma poco alla difesa. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Charlotte partiva concedendo tre punti a C. Johnson e due dalla lunetta a Gay, quindi Johnson tornava a segnarne due anche contrastato al ferro.

Willy agganciava a fatica un lob ma liberatosi del lungo poi metteva dentro facile sul più piccolo Mills quindi Cody Martin a 9:35 andava dentro selvaggiamente per la thunder del 42-26.

Walker IV mancava un tiro mentre Caleb rientrava negli spogliatoi ma Murray con un pull-up frontale faceva tornare alla realtà del parquet anche il medesimo preoccupato per un Caleb che comunque rientrerà.

Brillante swooping hook in avvicinamento di Willy con soft touch a 8:24 ma i texani mettevano dentro 4 punti e gli Hornets con Chealey nel mezzo non ottenevano nulla con altrettanti tiri.

McDaniels da sotto lottava a muro contro la difesa Spurs mettendo al multi-tentativo dentro da pallavolista ma a 6:24 Lyles sganciava la tripla del 46-35.Cody Martin recuperava un passaggio e segnava da tre dopo una pirotecnica azione il 49-35 ma gli Spurs ingranando da tre tornavano sotto con la bomba di Murray (49-38) che anticipava il tocco bono di White sotto canestro per il 49-40.

Cody Martin aggiungeva due punti ma a 2:44 White, dalla diagonale, faceva secchi gli Hornets.

Visto il risultato negativo andiamo a compensare con qualcosa di esteticamente (in senso generale) di più bello…

P.J. rispondeva dalla diagonale sinistra da oltre l’arco a 2:29 ma ancora White dava il bianco da fuori piazzando l’ennesima bomba.

Rozier con l’euro-step finiva per dover tirare in fade-away, rallentato e contrastato dalla difesa ma il suo jumper finiva dentro aggiustando sul +10 il punteggio (56-46).

Rozier mancava il tiro andando sul secondo ferro ma spuntava Caleb a deviare a una mano dentro.

Chiudere il primo tempo era la tripla sicura di Mills su Cody Martin e per effetto di questa si andava negli spogliatoi sul 58-49 con un 22-30 pro Spurs.

A fine primo tempo Cody Martin fa registrare 11 punti, Miles 9, quindi ecco Caleb a 8.

3° quarto:

Rimanevano 9 punti da difendere anche dopo lo 0/2 ai liberi di Zeller.

DeRozan batteva dal post basso destro Zeller e Bridges con il jumper e un floater di Forbes segnava il -5 per la squadra di Duncan.

P.J. ai 24 secondi infilava il 61-53 per un 16-1 Hornets nelle second chance.

Murray da due punti con un jumper frontale metteva dentro “contrastato” dal più complicato spin e floater in the paint di Bridges che andava comunque a realizzare il 63-57.

Murray perdeva palla ma riuscendo a rubarla immediatamente nella metà campo degli Hornets a Cody Martin in palleggio, andava a schiacciare facilmente.

Bridges prendeva la via dell’appoggio in corsa in mischia e funzionava tuttavia ancora il tiro da fuori era micidiale per Charlotte che accusando la tripla di Murray si trovava a difendere un unico possesso (65-62).

Un pocket pass serviva a Zeller per ritagliarsi lo spazio in corsa per realizzare il +5 ma nonostante l’entrata di Murray non andasse a buon fine, Eubanks, correggendo, riportava a tre le distanze tra le compagini.

Eubanks stoppava anche il tentativo di Rozier mentre a 7:13 DeRozan in transizione andava a prendersi due liberi per il -1.

Forbes a 6:48 trascinava da tre per la prima volta i neri in vantaggio a mezzo tripla mentre si festeggiava sulla panchina di San Antonio.

15 secondi più tardi però, Rozier, dalla diagonale destra segnava su invito di P.J. dall’angolo con ottima esecuzione riportando la partita dalla parte di Charlotte sul 70-69.

Gli Hornets aggiungevano altri due punti dalla lunetta con P.J. (Gay foul) ma White subiva fallo da McDaniels un po’ in difficoltà a seguir il passo del più piccolo attaccante.

Quarto fallo per il numero 6 che usciva dal campo.

Charlotte mancava la bomba con Caleb tuttavia P.J. a rimbalzo offensivo prendeva la sfera salvando capra e cavoli con la schiacciata del 74-71.

Su un lancio lungo per Willy, inevitabile in contatto Hennangomez-White ed ecco altri due FT per Charlotte che tornando sul +5 a 3:27 poteva tener il capo avanti per più di una lunghezza.

Charlotte però non riuscendo a concretizzare le proprie azioni subiva i canestri di Mills, di Gay (2/2 a 1:37 in lunetta) e ancora di Mills che in transizione andava facile per portare gli Speroni al secondo vantaggio in serata (76-77).

Chealey muoveva i piedi ricevendo palla almeno due volte ma gli arbitri non fischiavano, ricordandosi di fischiarli quando arrestandosi nei pressi dell’area tentava il tiro.

Charlotte a fine terzo quarto soccombeva di un punto.

Buon finale per P.J. che in serata ha realizzato 5/9 nel tiro da tre punti. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Canestro annullato in tap-in a Charlotte per partir male e old school bucket di Gay in entrata.

Chealey era stoppato da White e Bridges per evirar la transizione a 11:05 commetteva fallo istantaneamente.

San Antonio mostrava più esperienza e freddezza con gay al tiro su Willy dalla destra per il 76-81.

Cody martin arrischiava un’entrata in diagonale dalla sinistra che sbancava il casinò con l’up & under quindi era il fratello Caleb a risolver la spinosa questione del successivo possesso offensivo scagliando un tiro dalla destra nonostante la mano in faccia di Walker IV.

Canestro dato da due punti, al limite ma Walker IV non si preoccupava di ciò andando a sorprender la difesa di Charlotte in entrata.

Un passaggio “invisibile” di Cody Martin liberava Bridges che si appendeva all’anello per la slam dunk dell’82-83.

Canestro annullato anche a White per sfondamento su Cody Martin nonostante il coach’s challenge di Duncan, molto compassato in panca.

A 8:50 altro episodio con Rozier in step back da tre o da due?

Gli arbitri confermavano solo due punti che servivano a Charlotte per il sorpasso (84-83) ma un punto mancherà molto alla fine…

Nessuno riusciva a fermare Murray dall’angolo sinistro per altri tre punti ma Rozier a 7:28 in fade-away pareggiava dalla media.

San Antonio provava a scattare con 4 punti ma P.J. con la tripla la “riprendeva” sull’89-90.

DeRozan però di fisico si faceva spazio su Zeller quel tanto che bastava per piazzare il tiro oltre l’ombrello del nostro centro, staccatosi troppo sul contatto.

Rozier mancava l’aggancio con la tripla mentre Walker IV sfruttava il movimento palla dei compagni per celebrare da tre punti il gioco di squadra e l’89-95.

Giunta al suo massimo svantaggio Charlotte non demordeva ma a 5:28 P.J. mancava due FT fatalmente sebbene si facesse perdonare andando a cancellare il floater di DeRozan, il quale aveva appena lasciato lì i nostri numeri 10 e 40.

Murray mancava la tripla, Miles non aveva valide soluzioni tecniche ma McDaniels recuperando il rimbalzo offriva a P.J. la tripla del -3.

San Antonio tuttavia andava in lunetta a 4:24 con Forbes che secondo la terna era toccato sul o dopo il tiro da Caleb Martin, scontratosi con troppa foga sul close-out con McDaniels.

3/3 per il giocatore texano e 6 punti riconquistati dagli uomini di Duncan che 20 secondi più tardi incassavano tuttavia un’altra tripla per mano di P.J. (95-98).

Charlotte non riusciva a dare uno stop agli attacchi degli Spurs subendo il jumper di DeRozan dal mid range e nonostante lo scoop di Rozier che cominciava a buttarsi dentro con frequenza disperatamente, gli Hornets lasciavano troppa libertà a Gay che dalla linea del tiro libero si elevava quel tanto che bastava per realizzare sicuro il 97-102.

La situazione si faceva tragica quando Caleb Martin in entrata nel traffico lasciava alle mani degli Spurs (a rimbalzo) la palla che Murray trasformerà come tiro decisivo segnando a 2:12 dalla fine un tiro ai 24 secondi.

La possibilità di rimontare però gli Hornets l’avevano e spinti da un pubblico finalmente degno del vecchio Alveare, ecco l’appoggio in terzo tempo di Caleb e due FT di Rozier a segno sull’ennesima incursione disperata che lo faceva sbattere al sostegno del canestro dopo esser stato toccato.

Gay mancava il canestro, Murray la second chance mentre ancora Rozier con il layup in entrata a :42.7 dipingeva la statica difesa degli Spurs.

DeRozan sfidava Bridges sul possesso finale per San Antonio ma questa volta la scommessa non andava a buon fine sul tiro corto, rimbalzo Cody Martin e Borrego nonostante i due Time-out a disposizione non chiamava nulla.

Rozier con un’esitazione trovava un varco su Murray ma il raddoppio di Forbes consigliava a Terry di scaricar palla a Martin (Cody), forse un po’ troppo appostato avanti, forse raggiunto da un passaggio troppo forte da quella distanza.

Di fatto Martin non riuscendo a trattener la palla a pochi secondi dalla fine per quello che sarebbe stato forse il canestro vittoria a circa sei secondi dalla fine (Gay era rimasto arretrato ma in recupero) decretava la sconfitta degli Hornets che con palla nel limbo, non riuscivano a commetter nemmeno fallo lasciando spegner la partita sul 103-104, lasciando più di un rammarico per un altro close game finito male.

Le pagelle

Terry Rozier: 6

20 pt., 6 rimbalzi, 5 assist. 8/18 FG, (2/7 3FG), 1 TO, +3 in +/-. Gioca 35:32 ed è un po’ la mia disperazione vederlo troppo spesso andar dentro ed appoggiar male. Trova molto ritmo nel finale nel quale mette uno scoop, due liberi e un layup, poi sembrerebbe poter arrivar sino in fondo sull’ultima azione ma il rientro rapido di Forbes lo rende troppo altruista facendogli tentare un passaggio volante in salto sul raddoppio sotto canestro invece di rischiare un floater tagliato, va male ma l’idea non era malvagia. Con un po’ più di costanza e meno spreco da parte sua avremmo magari portato a casa la vittoria, nonostante non circoli in NBA da un decennio è un po’ il go to guy, specialmente in serata visto che Graham era fuori.

Cody Martin: 6

13 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. 6/8 FG, (1/1 3 FG), 4 TO, -13 in +/-. Stramba partita. Ottimo inizio, una bella schiacciata e 4 assist che sono pareggiati da 4 palle perse, una in uscita che ci costa contro due punti facili. Gioca senza paura anche accettando lo scambio eventuale con il lungo in area. Lanciato in quintetto cerca di dare subito energia, ne perde un po’ per strada poi la ritrova, assist artistico al bacio per Miles da menzionare, conquista anche l’ultimo rimbalzo ma sul passaggio di Rozier è poco reattivo, anche se probabilmente quella palla arrivava in maniera troppo violenta per poterla trattenere meglio. Episodio decisivo a parte, nonostante un plus/minus non favorevole una sufficienza la merita.

Miles Bridges: 5,5

15 pt., 7 rimbalzi, 1 assist. 5/14 FG (2/5 3 FG), +0 in +/-. Non una cattiva partita a livello difensivo, qualcosa gli sfugge ma altre volte è bravo a fermare gli avversari, vedi DeRozan sull’ultimo possesso. Da tre va al 40,0% ma è in attacco a esser deficitario. Le sue iniziative prese in mezzo al traffico o in uno contro uno spesso vanno a vuoto. Miles prova a usare la forza ma manca di tecnica nelle finalizzazioni in queste circostanze e il suo 3/9 da due punti lo dimostra e una è dunk facile grazie a Cody Martin. Troppi errori forzando invece di render più fluida la manovra, un solo TO in 32:14.

P.J. Washington: 6,5

19 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. 6/13 FG (5/9 3 FG), 2 TO, +4. Anche lui meglio da fuori, specialmente nel finale quando ci tiene in partita con un paio di dardi da oltre l’arco, scagliati al momento giusto. Bell’assist per la tripla di Rozier nel secondo tempo, ottima stoppata su DeRozan dopo aver mandato in fumo due liberi, fatali (ma certamente meno dello 0/3 di Zeller) alla fine ma lo spirito di non arrendersi è quello giusto. Gioca 34:59, a volte come centro sostituendo Zeller e Willy in panchina ma i rimbalzi sono pochi, specialmente i difensivi, soltanto 2.

Cody Zeller: 5,5

8 pt., 7 rimbalzi, 3 assist. 4/6 FG, 0/3 FT. 2 TO, -1 in +/- in 19:17. In attacco non gioca male riuscendo spesso in movimento a prendere in infilata le linee nemiche indebolite dall’assenza di due lunghi ma è in difesa che nel momento decisivo non riesce a dare gli stop necessari a DeRozan e compagni che lo distanziano bene usando o non usando il fisico. Troppo poco reattivo in queste circostanze e tre tiri liberi mancati su tre… Borrego continua il tourbillon di centri ma non ne ha uno completo anche se in serata alla fine io avrei fatto subentrare Biz per blocchi, ecc. e non posto P.J. come centro.

Jalen McDaniels: 6

6 pt., 9 rimbalzi, 5 assist. 3/7 FG. Non sempre irreprensibile difensivamente, gli vengono fischiati due blocking foul ravvicinati anziché sfondamenti presi e sostanzialmente si potrebbe esser d’accordo per la non perfetta posizione presa anche se siamo molto “close”. Finisce per commettere altri tre falli e al quarto torna a sedersi in panchina non tenendo il passo del piccolo. Ogni tanto spunta a rimbalzo ed è utile per far guadagnare ai compagni second chance, fornisce anche un numero discreto di assist anche se si limita nello score in 27:10. Buona l’energia, un po’ ingenuo il close-out su Forbes nell’ultimo quarto che fa carambolare un po’ di più Martin sul tiratore ma in questa circostanza è più il compagno a dar fastidio l close-out del numero 6. Non si può pretendere prenda in mano le redini della situazione ma il suo aiuto lo fornisce.

Caleb Martin: 6,5

12 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 5/9 FG (2/4 3FG), 2 TO. +9 in +/-. 26:31 in campo, due triple a segno, difesa che voglio rivedere in toto. Mi è sembrata buona ma c’è qualcosa che non convince in linea generale, non tanto in lui ma nel gioco di Borrego che deve trovare sui raddoppi e sui box verso l’area le soluzioni per coprir meglio l’arco. Lui fa il suo anche se non fornisce molti assist questa sera, sono uno per la verità ma è bravo anche a lanciarsi dentro, a volte segna un bel canestro ma ricordo anche un tiro gettato lì in mischia. Un po’ di inesperienza come altri young player ma coraggio nel tentare di sbloccare attacchi troppo statici o senza reali linee di passaggio a volte.

Willy Hernangomez: 6

8 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. 3 TO, -4. Ottimo inizio, peccato per qualche palla persa di troppo in 17:35. Il discorso è sempre lo stesso, tecnica buona, in qualche frangente raffinata ma poi quando conta la difesa è un po’ blanda, Gay se ne accorge e lo trafigge in jumper. Era riuscito a stoppare Gay al limite della parabola ma non da più sicurezza nel finale ma considerando la prima parte inscindibile per il giudizio complessivo, una sufficienza la raggiunge.

Joe Chealey: 4,5

2 pt., 1 rubata in 12:28. Appena rifirmato per altri 10 giorni con Bacon in G-League e Monk squalificato, o meglio, sospeso… riesce a far rimpiangere entrambi con uno 0/4 al tiro composto da uno 0/3 dal campo (0/2 da tre) con air-ball e una stoppata presa imperiosamente. Aggiungiamo due TO ed eco la differenza tra una vittoria e una sconfitta. Sprecati tiri e possessi Charlotte da lui ottiene solo una steal e due liberi affondati a fine primo quarto. Prende un contenuto -4 in +/- nonostante la scadente prestazione.

Coach James Borrego: 5

La squadra gioca benissimo in attacco all’inizio e la difesa non è da sottovalutare, poi gli Spurs cominciano a colpir da fuori e sarà una costante per tutta la partita. Non riesce ad adottare le giuste contromisure. Sbaglia a non far entrare anche Biz quando nel finale servirebbe anche della difesa supplementare per far estendere gli altri 4 giocatori più lontani dall’area a presidiare la linea dei tre punti. In qualche maniera San Antonio segna spesso da due poi nel finale con due time-out a disposizione rischia scegliendo di far giocare e seguire il flow di Rozier che tuttavia sull’ultima azione è interrotto. In genere si blocca il tempo e si fa una scelta ragionata. Qua siam al famoso senno di poi ma l’azione gli da torto anche se non era stata mal congegnata.

Game 60: Charlotte Hornets Vs Milwaukee Bucks 85-93

Intro

Charlotte torna a casa dopo aver vinto quattro delle ultime cinque partite giocate in trasferta in maniera corsara.

Se dovessimo fare un parallelismo, sulle ultime quattro partite casalinghe, il bilancio vittorie/sconfitte sarebbe quasi invertito con un 2-3 (le vittorie su New York).

Il concetto di casa che è arrivato fino a noi si è affermato su alte parole come villa, palazzina, talamo, maniero, ecc., forse perché più popolare e rappresentativo di una modestia abitativa plastica che indica un luogo amato, sicuro e vissuto…

Per estensione casa indica ormai tante altre cose, dalla casa zodiacale alla White House come luogo simbolo rappresentativo degli States a un’azienda (casa automobilistica, casa madre, ecc.) oppure si usa in espressioni come: “A casa mia”… indicando un particolare comportamento…

La casa dovrebbe però essere un luogo piacevole per trascorrere con gli amici e la famiglia bei momenti o per tagliar fuori il mondo esterno e rifugiarsi nel pensiero e nella tranquillità in alcuni momenti.

La casa degli Hornets, detta “The Hive”, l’Alveare dai suoi stessi tifosi, a partire dagli anni ’80 è diventata iconica per i fan che amano questa franchigia.

Brillano ancora gli occhi ripensando ai vecchi iconici parquet riproposti anche negli ultimi anni in talune occasioni ma troppo spesso, proprio in Charlotte, i Calabroni si sono dimostrati troppo “ospitali” facendosi depredare.

Con la partita di oggi inizia un ciclo di ben quattro partite casalinghe, non semplici (in ordine temporale: Bucks, Spurs, Nuggets e Rockets) e dal mio punto di vista perderne almeno tre significherebbe un mezzo tradimento in nome dei bei ricordi passati sebbene la logica suggerirebbe di “rientrare” ai piani più bassi in ottica lottery.

Sappiamo che la forza del team non è quella passata ma i giovani che stanno emergendo in queste ultime settimane come i due gemelli Martin, McDaniels ma anche la coppia Biz/Willy, ce la stanno mettendo tutta per vincer le partite.

Cosa potranno fare da qui a sabato prossimo è difficile dirsi, di certo una piccola critica al pubblico la si può fare.

Al vecchio Hive Drive 100, ormai abbattuto, fuori città immerso nel verde, metaforicamente, forse erano i kami (gli spiriti, in particolare quelli della natura) ad esaltare lo sventolio di towel di un caldissimo pubblico, il più imborghesito spettatore dello Spectrum Center oggi si sente poco, si esalta solo in particolari momenti nei quali è la squadra a trascinarlo e non viceversa.

Mi piacerebbe riascoltare quell’entusiasmo, quell’ardore che era nell’aria, immersi in un liquido infiammabile che oggi accende poco la scintilla.

I Bucks sono una corazzata e per battere una poderosa nave così ben fortificata, i Calabroni avranno bisogno d’essere uno sciame imprevedibile in volo come uno stormo di caccia decollato da una portaerei pronto a colpire da ogni posizione ma qui fortunatamente non si faranno morti, aldilà del risultato.

Analisi

Charlotte è viva e vegeta e si vede ma vincer la seconda partita contro un big team, mh… “Troppa grazia sant’Antonio” e dato che la prossima partita sarà proprio con San Antonio chissà non si riesca a recuperare una vittoria mancante.

Charlotte se la gioca alla pari contro dei Bucks ai quali manca Middleton ma possono contar sempre su un team di ottimo livello, un Antetokounmpo in forma smagliante al quale però è concesso qualcosa di troppo anche in relazione alla scarsa qualità difensiva dei nostri che compensano dando tutto e alla terna affascinata dal greco.

In generale, in una partita nella quale ci cono stati molti contatti, Charlotte è penalizzata da almeno tre decisioni più che dubbie, se non macroscopiche a sfavore, dai passi di Giannis (quelli non contano) a una stoppata di Caleb assegnata come fallo contro e a una palla a due trasformata in fallo contro.

Anche Milwaukee può recriminar qualcosa ma credo che nel complesso il metro di giudizio abbia favorito la squadra ospite.

Da lì si vede meno intensità nella difesa di Charlotte che esce di scena dopo aver ben retto per tutto il confronto (dall’81-82 si passerà all’83-92) avendo tenuto Milwaukee bassa nel punteggio pagando la versione XXL di un Giannis da 4 pt. e 20 rimbalzi.

Gli Hornets però sparano un 8/35 da fuori con una punta negativa di 2/15 sganciata dal duo “alare” Bridges-P.J: che finisce per dare adito a qualche recriminazione su taluni fischi.

Pazienza, sarà per la prossima si spera, contando su due mastini formidabili e atletici come i gemelli Martin.

A livello di statistiche ci penalizza molto il 47-61 a rimbalzo con Milwaukee decisamente con più cm e talento sotto le plance ma a sorpresa gli Hornets grazie al movimento e all’intensità difensiva vincono 8-6 nelle stoppate e nei TO 10-16.

La terna premia Milwaukee ai liberi con Charlotte al 90,0% (9/10) contro il 76,2% (16/21) avversario.

Dal campo scendiamo al 35,4% contro il 40,2% mentre da tre ambo le squadre sono bassissime con il 22,9% per i Calabroni e il 22,6% per i Cervi.

Chiudiamo con gli assist, 22-20 in favore degli Hornets.

La partita

Starting five

Milwaukee a Charlotte messa in campo da coach Budenholzer era la seguente: Bledsoe (4 pt.), DiVincenzo (2 pt.), Matthews (8 pt.), Antetokounmpo (41 pt. +20 rimbalzi), Brook Lopez (16 pt.). Dalla panchina George Hill segnava 11 pt. mentre Connaughton ne aggiungeva 6.

Hornets con il quintetto delle ultime uscite: Rozier, Graham, Bridges, P.J. Washington e Biyombo.

1° quarto:

Pessima partenza difensiva di Charlotte che concedendo due possibilità sul primo possesso dei Bucks concedeva a Matthews la tripla dalla diagonale destra.

Gli Hornets avevano l’unico buon momento nei primissimi minuti grazie a due azioni consecutive: nella prima Rozier puntava il canestro e con un esitazione andava ad appoggiare in mischia, poi lo stesso Scary recuperava in salto un lob in area e in transizione a 10:50 arrivava il goaltending di Antetokounmpo sull’alzata di Biyombo.

4-3 ma in attacco Charlotte faceva fatica a sfondare mancando anche le soluzioni da fuori mentre in difesa non riusciva a tenere Antetokounmpo.

A 10:26 il greco saliva in jumper contro P.J. scivolato sul contatto e non bastavano le mani di altri due giocatori in aiuto poi a 9:53 con una finta faceva passar avanti Biyombo per appoggiare il two and one del 4-8.

Seguiva la dunk a 8:19 e lo scoop di Bledsoe per il 4-14.

Dopo due occasioni mancate dai Bucks entrava Cody Martin che piazzandosi sulla sinistra sganciava subito la bomba per portare gli Hornets a quota 7 ma su un contatto Cody Martin/Antetokounmpo il secondo secondo la terna beneficiava anche dell’and one oltre il canestro a 6:26.

Lopez stoppava oltre il fondo Rozier che non demordendo si piazzava largo a destra per scaricar dall’angolo un lungo due che a 5:28 mutava la situazione sul 9-17.

Bledsoe rompendo un raddoppio andava dentro in fing and roll ma su un passaggio di Marvin Williams, Bridges otteneva una steal e un assist per McDaniels che lanciatissimo in transizione schiacciava toccato da dietro da Connaughton.

Schiacciata buona, nessun fallo per la terna ma il cattivo atterraggio mandava negli spogliatoi Jalen.

Charlotte provava ad accorciare con foga e sul tentativo a luci spente di Caleb Martin che arrivando da dietro in salto per la dunk sul rimbalzo alto invadeva il cilindro di Connaughton che in bonus andava in lunetta a splittare dopo questa decisione arbitrale.

L’elbow jumper di Rozier e la tripla di Caleb Martin (2:20) da circa la medesima posizione di quella sganciata dal fratello prima, riportavano Charlotte a galla (16-20) ma Connaughton da tre dall’angolo destro faceva arretrare i nostri ancora una volta.
I nostri però non arrancavano più cominciando anche a prender rimbalzi, quello offensivo di Willy sulla tripla mancata da Bridges valeva la jam diretta quindi ecco un pezzo di euro-bravura del centro spagnolo con la swooping hook a :38.3 per il 20-23.

Hill a :29.3 tuttavia chiudeva il quarto con la tripla del 20-26.

Hernangomez contro Robin Lopez. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Partiva bene il greco dei Bucks nel secondo quarto tirando giù un’altra schiacciata dopo aver passato facile Willy ma gli Hornets rispondevano con un parziale di 10-0; Cody Martin segnava gettandosi senza paura fino all’appoggio al plexiglass subendo il tocco di Lopez per il two and one poi P.J. Washington aggiustava la mira da tre punti (ben assistito) e Bridges con un floater in area pareggiava prima che su una steal prodigiosa di Caleb Martin la P.J. spin dance nel pitturato servisse a portarci avanti 30-28.

Milwaukee raggiungeva il pari dopo un errore di Bledsoe sul quale indisturbato Antetokounmpo segnava raccogliendo e schiacciando.

Caleb Martin subiva uno sfondamento, l’ex Marvin Williams mancava la tripla dall’angolo, Charlotte resisteva segnando due liberi con Biyombo e dopo un suo blocco sulla transizione era il congolese a correggere troppo presto il layup di Caleb in uscita facendo risultare palese l’interferenza a canestro con palla ancora sull’anello.

Ci provava anche il gemello Cody senza fortuna ma questa volta la correzione di Biz era buona.

Un gancio in corsa di Cody Martin dal post basso destro faceva fuori Lopez ma il +4 Hornets diveniva -1 con i due canestri di Antetokounmpo che con una tripla a 3:24 portava sul 36-37 il megascore.

A 2:52 Graham rilasciava il tiro del sorpasso frontalmente ma G. Hill in appoggio e Antetokounmpo che finalizzando una transizione portavano sul +3 i Bucks sembravano far pender la partita dal lato Cervi finché, ancora Graham, passando il blocco di Willy da fronte a canestro, mandando a bersaglio la tripla, impattava a quota 41.

L’ex Marvin Williams si lancia in tuffo sulla panchina di Charlotte con Joe Chealey che tenta di pescarlo.

Hill e Connaughton mettevano dentro due punti a testa ma Graham staccandosi dal difensore realizzava il -2 conservato da Cody Martin in stoppata su Hill al termine del primo tempo per il 43-45.

Statistiche individuali del 1° tempo.

3° quarto:

Brutta partenza di Charlotte che concedeva a Lopez una drive and dunk e a 10:12 un’altra jam al greco in transizione, in più il FT jumper di Matthews su un raddoppio mancato, valeva a 9:34 il +8 Bucks.

Un floater corto di Graham era accolto benevolmente dal primo ferro ma Lopez segnando oltre il passaggio a livello posto da Bridges a 8:55 coglieva l’occasione per un two and one.

P.J. con terzo tempo e fing and roll ravvivava l’attacco spento degli Hornets ma un suo fallo su Lopez mandava in lunetta il lungo a 8:28 per il 2/2.

Graham da sinistra risultava perfetto al tiro da tre (50-56)ma diveniva impossibile fermare Antetokounmpo con il suo lungo euro-step che anticipava il fing and roll.

Biz lamentava su fallo sul tiro, gli arbitri accoglievano la richiesta mandandolo in lunetta.

Il congolese piazzava i FT, tuttavia il greco regalava il punto numero 60 ai suoi.

Gli Hornets erano resistenti e con Rozier andavano a prendersi un long two per il 54-60 ma sembrava tutto perduto quando dalla diagonale sinistra Lopez mandava a segno un lungo tre punti e Caleb Martin sparando un tre affrettato e mancando un alley-oop faceva perder due turni a Charlotte.

L’altro Lopez, Robin, mancava però il canestro, Charlotte prendeva la palla al balzo e trasformava dall’angolo sinistro l’occasione con Cody Martin per il 57-63 a 4:33.

Tripla dell’ombroso Brown venti secondi più tardi con Hill alla steal sulla seguente azione con appoggio ad aggravar la situazione (57-68).

A 3:05 step-back 3 di Miles ma Lopez segnava il 60-70 buttando giù Willy.

Insperatamente Charlotte trasformava gli ultimi minuti del quarto in un monologo per l’8-0.

Si partiva con il 2/2 di Willy per fallo di Connaughton, si continuava con il magnifico alley-oop in reverse di Caleb Martin su assist del fratello in transizione per passare alla transizione con appoggio più fallo di Graham a 1:34.

Il libero purtroppo non entrava ma sull’ennesima ripartenza Willy in mischia correggeva a 1:06 per il 68-70 prima che Hill venisse stoppato da Bridges sul finir di tempo.

P.J. Washington in entrata sul blocco di Biz sotto canestro. Foto tratta dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

DiVincenzo era fermato da Miles e Willy da Lopez, Antetokounmpo segnava ma probabilmente commettendo passi, a Willy in attacco non restava altro che segnare alzando morbido dal pitturato per riparare all’ingiustizia quindi uno sfondamento di Antetokounmpo su McDaniels dava la possibilità a Charlotte d pareggiare ma il legnoso Biz non vi riusciva e si finiva così per incassare la tripla di Matthews chiuso da McDaniels con un attimo di ritardo (70-75).

Graham mancava un tiro e in ripiegamento per bloccare il greco, a metà campo finiva per tagliargli la strada finendo sotto.

Caviglia sinistra con qualche problema e uscita dal parquet.

Big Ragù mancava la tripla, rimbalzone di McDaniels che apriva la giocata di PJ. Per il two and one a 7:57.

McDaniels in difesa faceva buona guardia sulla linea di fondo su Matthews ma P.J. mancava il sorpasso ben due volte su due azioni offensive differenti andando sull’1/8 da oltre l’arco.

Matthews sbagliava ancora (contro Caleb) ma da terra recuperava andando in time-out, senza però esimersi dal prendersi un tecnico per recriminazioni su un fallo del Martin meno famoso.

Rozier per il 74-75…

Biz forzava Giannis al tiro alla Nowitzki ma dopo un rimbalzo alto sul ferro ecco la palla spiovere al centro della retina per nostra sfortuna.

Rozier a 6:11 andava dentro in appoggio nel traffico senza problemi ma Antetokounmpo eludeva con agilità sorprendente Biz con uno spin completo andando a sparare una dinamitarda schiacciata senza che McDaniels potesse realmente intervenire con tempismo.

Fallo oltre il canestro, Milwaukee sul +4.

P.J. in avvicinamento in area dava dentro corto in verticale sotto canestro a Bridges che aveva il tempo per salir in schiacciata per la bimane a 5:19.

Brook Lopez a contatto con Caleb Martin ed ecco altri due liberi a segno.

Crossover micidiale di Graham che dalla top of the key, dopo aver lasciato il difensore disorientato lateralmente, realizzava la tripla del -1 a 4:49.

81-82 ma qui finiva il match perché dopo una stoppata di P.J. su Giannis la palla arrivava a Lopez che sa sotto subiva la stoppata alle spalle di Martin (Caleb).

La mano-pala del n° 10 andava sullo spicchio di palla libero, poi finiva per toccare inevitabilmente sull’alzata anche la mano.

Coach’s challenge voluto da Borrego sul fischio pro Milwaukee ma niente da fare, la decisione controversa rimaneva e Lopez si apprestava a batter i liberi.

Finalmente un errore per il centro che tornava in lunetta poco dopo quando sulla pressione del solito Martin finiva per ingaggiare un uno contro uno con P.J. ma alla possibile palla a due la terna preferiva assegnare altri due FT che Lopez splittava nuovamente.

81-84, niente di perduto ma Charlotte mancava la tripla con Rozier e Hill, questa volta seriamente, sul reverse layup subiva fallo da Graham.

Sull’81-86, la perdita di ritmo di Charlotte era palese, la difesa si affievoliva e l’attacco si affidava a un’altra tripla che non entrava (Bridges) ma la stoppata del nostro n° 0 su Giannis e la jam di P.J. in sandwich tra due difensori dava speranza di ritrovarsi.

Illusione, perché Antetokounmpo in fade-away in post basso su Miles metteva dentro con bravura e la partita scappava via definitivamente quando anche Graham collezionava l’errore da oltre l’arco e i compagni concedendo il rimbalzo e due FT ad Antetokounmpo facevano scattare la squadra del Wisconsin sull’83-90.

Antetokounmpo batteva Cody Martin sula baseline con buon primo passo, Rozier al vetro batteva dalla linea del tiro libero il greco.

L’ultimo punto dalla lunetta di Giannis poi andava a fissare l’85-93 finale.

Diversi giocatori nelle pagella avrebbero potuto “ballare con un mezzo voto inferiore” ma voglio premiare l’imegno in relazione al rapporto di forze tra le due squadre ritenendo più corretto il voto effettivamente elargito.

Le pagelle

Terry Rozier: 6

13 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 2 TO, 6/18 FG (0/3 3 FG) e -20 di +/-. Qualche buona puntata a canestro e qualche buon tiro dalla media ma manca tre triple segnando un due molto lungo dall’angolo. In difesa è più molle dei fratelli Martin perché porta pressione ma non in maniera esasperata anche se in qualche occasione è brillante.

Devonte’ Graham: 6,5

17 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 7/18. -14 in +/-. Tre tiri a segno da fuori, l’ultimo in crossover lascia lì il difensore e porta la gara sull’81-82. Continua a rimanere impreciso su alcuni floater, probabilmente la distanza o la visione in diagonale non sempre gli danno quella fiducia necessaria. Si fa male la caviglia lanciandosi sotto Antetokounmpo in transizione ma rientra. Compie un paio di buone difese in contenimento riuscendo solamente a portar via un pallone in 32:21. Come Rozier è un pelo meno intenso del backup ma è il top scorer dei nostri. I pochi assist non fanno testo se Charlotte la mette raramente.

Miles Bridges: 6

7 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 2 stoppate. In 35:15 fa 3/13 dal campo ma l’1/7 da fuori è ancor peggio. Sbaglia troppo anche se colleziona statistiche per eliminare gli zero e gli uno. Non ha uno schema binario ma quando stoppa Hill va a dirgli che il binario è morto. La difesa nel complesso l’ho trovata discreta anche se quando fa fallo su Lopez in area regalia nell’occasione un two and one. -4 in plus/minus.

P.J. Washington: 6

12 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. 5/14 dal campo con un 1/8 da tre punti. Da fuori condanna Charlotte alla sconfitta. Ha poco vigore e ritmo sulla tripla, preoccupato all’eccesso della precisione inizia corto poi segna ma successivamente torna a sbagliare. Nel finale fa diverse belle giocate ad esempio buttandosi dentro e schiacciando in mezzo a due difensori Bucks stretti o dicendo di no in stoppata ad Antetokounmpo anche se star su di lui (quando vi è lui, non è semplice). Partita controversa.

Bismack Biyombo: 5,5

8 pt., 9 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. In un tempo limitato (22:07) prende un -15 in plus/minus, perde solo un pallone e trasforma tutti e 4 i liberi assegnatogli. Peccato poi faccia 2/8 dal campo, subendo due stoppate, facendosi inghiottire sotto canestro dai raddoppi Bucks in aiuto. Non riesce a dominare, anzi, eppure prende comunque rimbalzi e segna almeno 8 punti ma non ha mano nemmeno sui tocchi ravvicinati per la mia disperazione… Non è completo e purtroppo si nota.

Jalen McDaniels: 6

2 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 stoppata. Gioca 9:21, condizionato anche dalla sua uscita per andar verso il tunnel degli spogliatoi quando schiaccia in transizione atterrando male sul tocco di Connaughton. Manca una tripla e conquista un bel rimbalzo alto.

Cody Martin: 6,5

11 pt., 5 rimbalzi, 2 assist. 4/8 dal campo con 2/5 da te punti in 29:08. Un solo TO, un assist per l’alley-oop del fratello e due bombe sulle cinque tentate. Tanta difesa fino all’eccesso, sono solo due però i falli chiamati contro e uno è un blocking su Antetokounmpo che gli sfugge nel finale sulla linea di fondo ma il greco ha un primo passo lungo. In genere è bravo a fronteggiare gli avversari. Da anima e animo alla squadra.

Willy Hernangomez: 6,5

10 pt., 13 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. 4/9 dal campo con un +11 in plus/minus. Sprite player of the game per Charlotte, Willy mostra ottime qualità offensive in alcune occasioni mettendo su anche un ottimo servizio assist per i compagni accompagnando con due steal. Tiene anche più del solito benché una volta Giannis lo lasci lì come un merluzzo. Lui si consola con la doppia doppia ottenuta in 20:21.

Caleb Martin: 7

5 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 2/6 FG, 1 TO. E’ vero che sbaglia un paio di canestri che un giocatore di livello dovrebbe metter dentro ma la sua intensità sul parquet stanca gli avversari e un +13 in plus/minus è realmente indicativo del fastidio che da agli avversari, se poi è con il gemello diventano un incubo. Mani in aria, sugli avversari, sulla palla, dappertutto, “butta in aria le mani e poi falle girare” potrebbe non esser più il ballo di Simone ma quello di Caleb che dal mio punto di vista si vede togliere una stoppata su Lopez regolare. Ha commesso altri falli non sul tiro non fischiati. Mastino, tiene ottime posizioni e va a prendersi anche uno sfondamento, segna una tripla ma il canestro più bello è quello in alley-oop rovesciato.

Coach James Borrego: 6,5

Non ha gli uomini adatti per vincerla. La difesa di Milwaukee inizialmente intimidisce i giocatori di Charlotte in penetrazione, poi i nostri si liberano dal condizionamento mostrando che non potranno stoppar tutto Lopez e soci. Affidarsi troppo spesso però al tiro da tre come nel finale, quando hai speso tanto e la precisione può calare è un rischio mal calcolato se non hai specialisti più freschi. La mettiamo sul piano fisico, a rimbalzo non vinciamo ma siamo più rapidi e tempisti. Bella difesa, peccato per l’attacco, troppo sterile pur avendo visto qualche trama offensiva se non sconvolgente utile ma non sempre ben finalizzata.