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La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Draft, parte seconda…

Oggi, intorno alle 17:10 Kupchak ha presentato Miles Bridges e Devonte’ Graham alla stampa nell’ottica introduttiva post Draft.

 

 

Bridges e Graham con le loro nuove canotte.

 

 

Come avrete letto sul blog o in giro per la rete, Bridges arriva dall’accordo-scambio realizzato con i Velieri di Los Angeles che ha portato in California Shai-Gilgeous Alexander, scelto con la n° 11 dagli Hornets e l’ala piccola Miles Bridges (scelto alla n°12 dai Clippers) in North Carolina.

 

 

 

 

Molto contento del suo arrivo, un po’ perché nel ruolo di ala piccola serve qualcosa di meglio, ed è un combattente che ha esplosività e potenza, incarnando lo spirito che dovrebbe avere un giocatore.

Il tiro è discreto ma si vede che ha voglia di migliorarsi com’è giusto che sia.

Contento di essere a Charlotte, durante la fase finale della conferenza stampa ha ricordato che è la difesa a vincere le partite e questo è un concetto, espresso da un giovane, che mi piace molto.

 

 

 

 

Vi dovevo però la seconda parte del Draft, andata in onda a tarda notte e allora partiamo da Devonte’ Graham, il quale invece è un giocatore scelto al secondo giro ma arrivato ancora grazie a uno scambio.

 

 

 

 

Già, perché alla posizione n° 34 la scelta era appannaggio degli Hawks, i quali hanno ritenuto di poter cedere il giocatore in cambio di due scelte future al secondo giro, esattamente ai Draft 2019 e 2023.

Il secondo Graham del roster (dopo Treveon) è nato a Raleigh, quindi sempre in North Carolina e potrebbe attrarre le simpatie del pubblico locale, anche perché in conferenza stampa ha dato qualche sintomo di simpatia in un momento ufficiale un po’ ingessato dalla serietà di Kupchak.

Graham è un playmaker di 188 cm per 84 kg, college a Kansas (Jayhawks) che tra i suoi ricordi non cestistici “vanta”, in senso ironico, anche un arresto.

Tranquilli comunque, non è un criminale, nulla a che vedere con le pistole spuntate a Washington o giocatori con “clan” da mantenere.

Il ragazzo fu arrestato a bordo dell’auto di un ex compagno di squadra con la targa scaduta.

Lui, pur avendo visto la notifica, pensava la posizione fosse stata sanata, invece prese una ramanzina anche dalla società.

Un arresto da chierichetti comunque.

Tuttavia, incidente di percorso a parte, Graham è stato inserito nel 2018 tra i big 12 player of the year.

Dopo aver trascorso gran parte della sua carriera all’ombra dell’ex compagno di squadra Frank Mason, Graham è scoppiato durante la sua stagione da senior mentre portava Kansas nelle Final Four.
Sparatutto da tre punti ha il 40,9% a Kansas, inoltre usa per un terzo delle sue azioni i pick and roll che nella NBA moderna tornano molto utili.

 

 

 

Charlotte è stata molto attiva per quel che riguarda gli scambi cedendo i diritti su Hamidou Diallo a Oklahoma City.

Diallo era stato scelto alla posizione n° 45 da Charlotte figurando però come ennesima meteora per i colori teal & purple.

 

 

 

 

Alla posizione n° 55 invece Charlotte ha finito per scegliere Arnoldas Kulboka, swingman lituano nato a Marijampolė il 4 gennaio 1998.

 

 

 

 

Una conoscenza del campionato italiano perché l’ultimo anno lo ha passato in Sicilia tra le fila dell’Orlandina Basket (29 partite 241 punti) a Capo D’Orlando, in provincia di Messina anche se il suo cartellino era di proprietà dei tedeschi del Bamberg.

 

 

 

 

Che rimanga nel roster non è affatto scontato anche se il suo improvviso tiro da tre potrebbe far comodo in determinate situazioni.

Dovrà probabilmente mostrare le sue doti al camp se non alla Summer League.

Mentre le voci di trade sulle piste di Cleveland per Kemba si susseguono, a Charlotte, che ha già inserito 4 giocatori potenziali nel roster, rilasciandone uno (ahimè Howard) stanno alla finestra per capire che tipo di stagione sarà la prossima in base alle future mosse di mercato.

Under The Bridges

Dopo tanto chiacchericcio e mentre Howard sta trattando il buyout (taglio) con i Nets (vuole giocare in una squadra meno disastrata), proprio dal Barclay Center di Brooklyn sta andando in scena il Draft NBA 2018.

Vediamo la prima dozzina di scelte, appena dopo la prima scelta degli Hornets, com’è andata la nottata, considerando che i Dallas Mavericks si sono portati a casa inaspettatamente un potenziale top player.

Scontata la scelta di Phoenix sul lungo di Arizona:

N° 1: DeAndre Ayton, Phoenix Suns (C, Arizona)

N° 2: Marvin Bagley III, Sacramento Kings (PF, Duke)

N° 3: Luka Doncic, Atlanta Hawks (SG, Real Madrid)

Attenzione: Scambio posizionamento scelte al Draft con gli Hawks che avrebbero avuto originariamente la terza scelta. Una futura prima scelta dai Mavs (protetta) in cambio. Lo sloveno quindi giocherà per Dallas.

N° 4: Jaren Jackson Jr., Memphis Grizzlies (PF Michigan State)

N° 5: Trae Young, Atlanta Hawks (PG, Oklahoma)

Nota: Come già scritto sopra, Young finirà ad Atlanta nello scambio posizionamento fatto con i Mavericks.

N° 6: Mohamed Bamba, Orlando Magic (C, Texas)

N° 7: Wendall Carter Jr., Chicago Bulls (PF, Duke)

N° 8: Collin Sexton, Cleveland Cavaliers (PG, Alabama)

N° 9: Kevin Knox, New York Knicks (SF, Kentucky)

N° 10: Mikal Bridges, Philadelphia 76ers (SF, Villanova)

Nota: Finito ai Suns per Z. Smith e una prima scelta 2021 via Heat.

N° 11: Shai-Gilgeous Alexander, Charlotte Hornets (PG, Kentucky)

Shaivonte Aician Gilgeous-Alexander è un play canadese nato il 12 luglio 1998 a Toronto in Ontario.

Di nazionalità canadese ha buone medie tiro si ai liberi che da fuori, oltre che dal campo per essere un play.

Nel 2017/18 con i Kentucky Wildcats ha fatto registrare in questa statistica il 48,5% dal campo mentre da fuori ha ottenuto il 40,4%.

198 cm, per 82 kg, partito come sesto uomo dietro il play titolare Quade Green, in dicembre è andato affermandosi segnando 24 punti più 5 rimbalzi contro Louisville, tanto da prendere quota dopo l’eleggibilità al Draft.

N° 12: Miles Bridges, Los Angeles Clippers (SF, Mich St.)

Nota: C’è da dire che in questo momento voci da ESPN dicono che i Clippers vorrebbero il play e agli Hornets andrebbe la scelta n°12 oltre a due scelte da secondo giro con le quali gli Hornets stanno riempiendo i cassetti (vedi le due appena ottenute dai Nets per Howard).

Ora è arrivata anche l’ufficialità.

Miles Emmanuel Bridges giocherà quindi, salvo altri scambi successivi, per gli Hornets.

 

Jan 4, 2017; East Lansing, MI, USA; Michigan State Spartans guard Miles Bridges (22) dunks the ball over Rutgers Scarlet Knights forward Issa Thiam (35) during the second half of a game at the Jack Breslin Student Events Center. Mandatory Credit: Mike Carter-USA TODAY Sports

 

Nato il 21 marzo 1998, ha giocato due anni per i Michigan State Spartans.

201 cm e 102 kg, finirà per giocare in NBA come ala piccola, anche se ha ricoperto la doppia posizione di ala.

Con gli Spartans ha tenuto una media punti pari a 17,0.

Costante.

Passando dai 16,9 del primo anno ai 17,1 del secondo, dimostra continuità, anche se le percentuali dal campo sono scese mentre dalla lunetta si è registrato un sensibile miglioramento.

Nella stagione d’esordio è stato nominato ben 5 volte Big Ten Freshman of the Week.

Il ragazzo pare un prospetto completo ma per passare alla NBA bisogna “saltare il fosso”, comunque sia, promette bene:

Il colpo di scena quindi è andato in onda pochi minuti più tardi (scambio pressoché immediato con i Velieri) con Miles Bridges al posto di Alexander (pare non abbia gradito Charlotte).

Per vedere che tipo di stagione sarà per Charlotte bisognerà aspettare le prossime mosse.

Se saremo Under the Bridge-s (sotto a un ponte), per parafrasare una famosa canzone dei Red Hot Chili Peppers o se giocheremo sotto il segno di un possibile talento pronto a esplodere anche in NBA…

A Cavaliers donato non si guarda in bocca…

Siamo giunti ormai alla vigilia del Draft NBA che in Italia sarà trasmesso da Sky Sport 2 a partire dalla una di questa notte.

21 giugno in America, 22 qui.

Facendo un passo indietro, come avrete letto, un po’ a sorpresa, la prima testa a cadere nel roster degli Hornets è stata quella di Dwight Howard, il quale ha insidiato Kemba Walker come miglior Hornet nella scorsa stagione, ma la strategia di Kupchak nel liberare spazio salariale non ha guardato in faccia a nessuno, sebbene poi, ci sia bisogno assolutamente di rimarcare il contratto di Mozgov (arrivato dai Nets per Dwight) non esattamente a buon mercato e più lungo di un anno…

E qui siamo al bivio perché, se si pensava a un rebuild totale in queste ore stanno, stanno “fermentando” rumors secondo i quali la coppia Walker/Batum sarebbe destinata a Cleveland alla corte del Re, mentre nella Queen City arriverebbero non specificati giocatori. Ovvio che la coppia sacrificando Walker, farebbe da traino per il contrattone pluriennale di Batum, indigesto alla maggior parte, se non proprio a tutti gli altri team.

Thomas, possibile merce di scambio è finito a febbraio ai Lakers (mai ambientatosi veramente a Cleveland dal suo arrivo da Boston), J.R. Smith e Tristan Thompson erano già stati segnalati nel mese del Carnevale come possibili partenti verso Charlotte come si parla oggi di Rodney Hood, ma tutto è possibile.

Quindi, storpiando il proverbio, replicando il titolo, direi che a Cavaliers donato non si guarda in bocca.

Va bene tutto, l’importante sembrerebbe “rifilare” il francese.

Si farebbe più interessante la situazione se Cleveland cedesse la propria scelta al Draft (la n° 8 via Nets).

I Calabroni quindi potrebbero scegliere due discreti prospetti, però Jordan smentirebbe ancora sé stesso visto che lo scorso febbraio disse che Walker non si sarebbe mosso se non per un’altra All-Star, e se non Thomas persosi in un labirinto dedalico, allora chi da Cleveland?

Nella Buzz City l’entusiasmo non è al massimo anche se parliamo di rumors e le soluzioni potrebbero essere aperte in ogni direzione.


Se, ipotizzando, al Draft avessimo due scelte si potrebbe puntare su un giovane per farlo crescere insieme a Monk, riportato nella sua posizione originale di SG, dopo l’equivoco PG osato da Clifford…

Tra le PG che dovrebbero girare intorno alla decima posizione troviamo Shai Gilgeous-Alexander e Collin Sexton.

Per alcuni gli Hornets punterebbero sul primo, per altri sul secondo.

Io propenderei più per il “Toro” Sexton (buon fisico), il quale ha tendenza a perder palloni ma è un giocatore che attacca bene il ferro a testa bassa e ciliegina sulla torta, ci sono da ricordare i 40 punti contro Minnesota, come scritto sulla pagina principale di Playit.usa in un articolo sul Draft, giocando in 3 contro 5 per ben 10 minuti, con la squadra falcidiata da una raffica di espulsioni e incredibilmente, la sua squadra (Alabama) ha portato a casa un parziale a favore di 30-22…

 

 

 

 

Collin Sexton.
Grinta ne abbiamo?
Qui pare stia diventando verde in procinto di trasformarsi nell’Incredibile Hulk…

 

Ancora poche ore per svelare il fascino misterioso del futuro, anche se passato il Draft, questa NBA pare ai fan degli Hornets come tenere tra le dita scivolosa e sfuggente sabbia in una lunga notte senza stelle…

Howard saluta Charlotte…

Come un fulmine a ciel sereno arriva in un pomeriggio avanzato di giugno la news che potrebbe dettare due linee sull’imminente futuro degli Charlotte Hornets.

Stiamo parlando della cessione di Dwight Howard dopo solo un anno in North Carolina ai Brooklyn Nets.

Un Howard che aveva disputato una buona stagione a Charlotte e nelle partite contro i Nets ha evidentemente impressionato, tanto da arrivare a una doppia doppia da oltre trenta rimbalzi a Brooklyn, cosicché oggi assistiamo all’ennesimo cambio di casacca del centrone.

L’ipotesi più accreditata dai tifosi e plausibile è che, nonostante l’anno dell’All-Star Game a Charlotte, si voglia ricostruire da capo.

L’altra potrebbe essere che, libeati 23,8 milioni di dollari dovuti al maxicontratto di Superman (biennale, in scadenza a fine di questa stagione), ora si possa avere spazio di manovra per andare a smuovere uno scacchiere che difficilmente si sarebbe potuto muovere senza prender Scacco Matto.

Il problema è che Mozgov non guadagna pochissimo e non è certamente al livello qualitativo di Howard…

 

 

 

 

Di certo la patenza di Howard lascia incognite funeste sull’estate dei Calabroni che a questo punto, nonostante avessero già al lavoro sul parquet Kemba Walker per un leggero allenamento, potrebbero ritrovarsi privi del proprio capitano, il quale giustamente si era lamentato di non poter giocare i playoffs e difficilmente li vedrà se l’input iniziale nel tagliare Howard sarà seguito da mosse altrettanto nefaste.

In cambio di Howard è arrivato Timofej Mozgov (centro russo del 1986 di 216 cm) in cambio oltre a due future scelte da second round e contanti.

 

“Timothy” Mozgov con la maglia d’allenamento dei Cavaliers.
Nella NBA ha giocato anche per Knicks, Nuggets, Lakers, oltre ai già citati Cavaliers e Nets. Gli Hornets, potrebbero essere dunque la sua sesta squadra…

 

Il progetto (deprimente) potrebbe essere quello di tankare per ricostruire, al che penso che anche i più accaniti fan in North Carolina, dopo ben quattro anni di speranze a vuoto come Hornets, dopo il disastro Bobcats, non saranno contenti.

Certamente la trade per essere resa ufficiale dovrà necessariamente aspettare la moratoria, quel periodo che intercorre tra le sessioni di mercato nel quale non si possono fare scambi, quindi fino al 6 luglio non avremo l’ufficialità anche se a oggi lo scambio pare certo.

 

Vedremo le prossime mosse della società, che anche quest’anno nonostante l’avvicendamento Cho/Kupchak, si è mossa presto, lasciando intendere eventuali altri scambi imminenti all’orizzonte.

 

http://www.espn.com/nba/story/_/id/23851151/dwight-howard-headed-charlotte-hornets-brooklyn-nets

Scar in the NBA?

Per il fatto che è nato il primo d’aprile avevo pensato ad uno scherzo quando lessi la notizia riportata un pèaio di giorni fa.

E poi c’era stato anche l’interesse sfumato per Ettore Messina, il quale per un breve momento sembrava favorito per sedere come head coach sulla panchina degli Hornets.

Solo che tutto oggi viaggia veloce, più di fasmate (la forma mutevole delle nuvole) trascinate dal vento, tanto da cambiare il panorama all’orizzonte in tempi rapidi.

Spunta così, da parte degli Charlotte Hornets l’interesse per un altro coach italiano dal palmares prestigioso.

Trattasi di Sergio Scariolo, graffiante allenatore nato a Brescia nel 1961 che in Italia ha allenato; Pesaro, Desio, Bologna (sponda Fortitudo) e Milano, anche se la sua immagine recente si lega al doppio triennio intervallato come capo allenatore della Spagna con la quale vince ben tre titoli europei, un argento e un bronzo alle Olimpiadi (2012, 2016 rispettivamente) e così gli viene conferita a Madrid nel 2015 la medaglia d’oro al merito sportivo.

L’esordiente Borrego quindi, se Scariolo dovesse accettare l’offerta degli Hornets, potrebbe essere assistito da un coach delle nostre latitudini, sempre che i Toronto Raptors, anch’essi interessati, non facciano lo scherzetto ai Calabroni.

Si dice che le trattative tra Scariolo e il franchise di MJ siano abbastanza avanzate, anche se ci sono ancora margini da rifinire e a Scariolo magari il fatto di lasciare una Spagna in corsa potrebbe pesare, ma la NBA è un altro mondo…

I Toronto Raptors, però gestiscono diversi scenari e intervistano diversi allenatori, considerando anche Scariolo anche una delle loro alternative per far parte del loro staff tecnico.

Vedremo che succederà… Messina è saltato, ma se Scariolo salperà dalla Spagna approdando dall’altra parte dell’Atlantico come novello Cristoforo Colombo alla scoperta dell’America ancora non lo sappiamo, certo, sarebbe bello nel caso potasse la sua esperienza agli Hornets.

 

Scariolo e Messina girano da tanti anni nel mondo del basket. Qui, molto più giovani li vediamo in un’intervista “doppia” su Giganti del basket in un numero uscito a fine aprile 1990. Un numero nel quale gli allenatori si apprestavano a giocarsi i playoffs. Il titolo lo vinse la Scavolini Pesaro di Scariolo. Messina, con la polo rossa, s’infrangerà per un solo punto sulla Phonola Caserta nella decisiva gara 3 dei quarti di finale, evitando così d’incontrare proprio Scariolo (polo bianca) in semifinale.

 

Scariolo potrebbe aiutare molto lo staff tecnico, sperando che la società con Kupchak, Jordan e Borrego stesso, riescano a formare un team di giocatori validi e funzionali a un sistema di gioco efficace ma questo sarà il lavoro della società da svolgere possibilmente in estate.

(Es)Tr(a)iano la spada nella roccia?

Ingegno, fortuna, bravura, occasione ma soprattutto ricerca… queste dovrebbero essere aspetti fondamentali e/o caratteristiche che il nuovo GM Kupchak, il quale, facendo una piccola digressione, compie 64 anni oggi, dovrà avere in estate per cercare di far svoltare la situazione a Charlotte che oggi appare come una nave incagliata o magari come la spada nella roccia, la quale potrebbe essere estratta da Kupchak per divenire come Artù, re, nella Queen City.

 

Tenterà l’impossibile Mitch?

 

Lo scenario contrapposto dal mio punto di vista sarebbe altrimenti abbastanza deprimente.

Non ho voluto scrivere appositamente nulla sino a oggi per quel che riguarda la conferenza stampa di presentazione tenuta da Borrego, poiché presentava tutti i crismi di una conferenza di facciata nella quale non si era ancora deciso nulla.

Non che sia cambiato molto a oggi.

La situazione sembra ancora in stallo anche se è di poche ore fa la news che l’ex allenatore dei Phoenix Suns Jay Triano si è unito come head coach allo staff degli Hornets.

Triano, sessantenne canadese, ha allenato la nazionale dalla foglia d’acero per anni, prima d’approdare in NBA nel 2002 come vice con i Toronto Raptors per poi passare (2012/16) ai Portland Trail Blazers prima di passare gli ultimi due anni a Phoenix, l’ultimo da head coach (licenziato Watson sullo 0-3 Triano è stato promosso), ruolo che aveva già ricoperto nella parentesi 2008/09 dopo l’allontanamento del coach dei Raptors, Mitchell.

 

 

Triano entra a far parte dello staff tecnico dei nuovi Hornets 2018/19.

 

 

Triano, tradisce il cognome, è d’origine italiana. Il suo bisnonno toccò terra classicamente a Ellis Island in cerca di fortuna, prima di dirigersi verso l’Ontario. Jay, nato a Tillsonburg ha vissuto affacciato sulle cascate del Niagara a Niagara Falls.Ha lavorato anche come commentatore per i Vancouver Grizzlies.

Tornando alle parole di James Borrego in conferenza, spero siano state dettate più dall’esigenza di far fronte alle domande che a reali convinzioni, perché se è vero che Howard, parlando di sistemi di gioco (parlando della sua buona stagione ma citando ad esempio anche Rondo di New Orleans) ha richiamato l’attenzione sui sistemi di gioco che potrebbero dare maggiori/minori chance a un giocatore, è altrettanto vero che chi come me, negli ultimi anni ha visto tutte (ma proprio tutte, comprese le amichevoli prestagionali) partite degli Hornets, monitorando il vecchio nucleo di giocatori, credo non dissenta sul fatto che ci sia bisogno di parecchie novità.

Pazienza e soprattutto fiducia sono terminate.

Problemi fisici, età, forse anche mancanza d’entusiasmo, sono sembrate minare l’ultimo anno e mezzo e se, come dichiarato, Borrego intende rendere Charlotte di nuovo una buona squadra nella Eastern Conference sviluppando i giocatori esistenti nel roster, probabilmente sta per prendere una “cantonata”.

Detto ciò (no, non Cho), potrebbe anche non avere altra scelta e la mia personalissima idea (verosimile) è che durante i colloqui con i possibili head coach abbia ipotizzato anche di non riuscire a muovere il roster, sondando la disponibilità dei vari coach in questo caso.

Mitch Kupchak ha ricordato che “Non esiste un piano generale per far saltare questa squadra in questo momento” oltre che a ricordare che Borrego è stato assunto sulla base del roster attuale (ecco perché il mio 1 + 1…).

Il primo allenatore ispano-americano (contratto di 4 anni con opzione per il team all’ultimo) nella storia della NBA in conferenza ha tenuto il gioco a Kupchak:

“La mia mentalità è che questo è il nostro gruppo e stiamo andando avanti con questo”

Dal mio punto di vista si sarebbe potuto risparmiare il:

“Sono eccitato per il gruppo attuale così com’è ora. Penso che il nostro più grande spazio per la crescita sia lo sviluppo interno.”

Kupchak ha detto anche che (al momento della conferenza stampa), le possibilità maggiori sono quelle di andare avanti con il team attuale, probabilmente sia per non generare troppe aspettative nei fan sia perché i pezzi da cedere potrebbero non avere mercato o richiedere esose contropartite.

Certo… puntare sullo sviluppo di quelli che saranno due sophemore (Malik Monk e Dwayne Bacon), come intende fare, è corretto, inoltre vuole migliorare Frank Kaminsky e Michael Kidd-Gilchrist. Al primo dovrebbero dare un’occhiata in difesa, magari non costringendolo sempre a tirare solamente da tre in attacco, al secondo, uno dei miei giocatori preferiti, temo che il doppio infortunio, nonostante la giovane età, gli abbia tolto quell’atletismo spinto che lo consacrava come miglio difensore del team e ottimo rimbalzista, oggi un po’ oscurato dalla presenza del mantello di Howard.

Borrego sa di non avere la bacchetta magica, anche se ritiene d’avere in casa pezzi di qualità come Kemba Walker, Nicolas Batum e Dwight Howard. Personalmente non sono molto d’accordo sul secondo, il quale alterna assist ficcanti a passaggi no look e palle perse che mandano in transizione gli avversari e anche l’intensità difensiva è molto calata. Starà a Borrego motivarlo e dare nuovo entusiasmo alla squadra (vedi la frustrazione di Kemba per i mancati playoffs) se dovesse rimanere più o meno l’attuale, bloccata come saprete dal monte ingaggi e dai lunghi contratti realizzati dal GM precedente Cho.

Il nuovo coach vorrebbe aprire spazi per Walker (fin qui, tutto scontato), il quale però dovrà parlare con la società visto che la scadenza del contratto è fissata per il 2019…

James ha detto che avrebbe intenzione di giocare uno stile up-tempo in attacco (magari concludendo in 8/10 secondi), ponendo in difesa molta attenzione sulla linea dei 3 punti, convinto di avere i pezzi giusti sullo scacchiere per poter fare ciò.

Sono piuttosto scettico sull’attacco modello D’Antoni a Phoenix o per rimanere d’attualità, in stile Golden State, inoltre non è che ami moltissimo questo tipo di gioco, oltretutto non vedo così tanta qualità per poterlo attuare, a meno che i giovani non facciano un deciso salto di qualità e i cosiddetti “tiratori” dedichino più tempo per sviluppare il tiro da fuori in termini di precisione e tempo.

Proprio sui giovani si è soffermato poiancora l’ex vice degli Spurs:

C’è un gruppo di giovani che dopo questa estate dovrebbe fare un grande salto. Se fanno un grande passo avanti, il nostro roster cambia in modo significativo”, altrimenti, aggiungerei io, sarà l’ennesimo salto nel buio in discesa, ma l’estate con le sue lunghe luci deve ancora iniziare, chissà che i fotoni colorino un’estate più allegra della tela attuale…

NBA Lottery 2018

Aggiornamento rapido…

Si è svolta a Chicago nella notte, senza particolari emozioni la lotteria per il Draft di giugno, la lotteria NBA 2018.

Gli Hornets avevano il 2,9% di scegliere tra le prime tre posizioni e lo 0,8 di pescare la miglior scelta.

Come preventivato invece siamo rimasti ben lontani dalle zone nobili cogliendo l’undicesimo posto.

Percentuali basse, ma anche quest’anno la fortuna ha guardato altrove lasciando un Kupchak accigliato presente alla manifestazione..

 

 

Kupchak ieri sera a Chicago al momento della rivelazione sulla posizione per le future scelte.

 

 

Prima di noi la fortuna ha baciato i Suns (primi ), poi i Kings, terzi gli Hawks, Memphis al quarto posto, Dallas in quinta posizione, sesti i Magic, poi anche Bulls, Cavaliers e 76ers di Belinelli al decimo posto.

 

 

 

Charlotte ingaggia il nuovo head coach…

Nella giornata del compleanno di Kemba Walker (Happy Birthday!), tra tutti i nomi citati negli ultimi articoli per sostituire Steve Clifford nel ruolo di head coach, ecco spuntare quello più tenebroso, meno affascinante, quello che non stimola fantasie per intenderci, facendo sembrare forse più nebuloso il futuro di un ambiente che negli ultimi due anni non è stato molto illuminato…

James Borrego (non me ne voglia ma assomiglia un po’ a Béla Lugosi con quella pettinatura, ma non è nemmeno la miglior foto quella presa da USA Today) sarà il nuovo head coach dei Calabroni per la prossima stagione.

 

 

 

 

Borrego vive con la moglie Megan a San Antonio e ha tre figli; Grace, Zachary e Nicholas.

 

 

 

 

Ha vinto la Western Conference Championship nel 2002/03 con San Diego University andando al torneo NCAA.

Niente Ettore Messina (il quale ha sempre aperte altre piste) quindi…

Un po’ deluso (sinceramente) per la scelta, ora dipenderà molto da che cosa riuscirà a fare Kupchak in sede estiva, quando si creano le basi per la futura stagione, organizzando un team vincente o uno destinato a latitare nei bui meandri della bassa classifica.

Liberarsi della zavorra forse non sarà facile e sulla testa di Charlotte incombe sempre la spada di Damocle Kemba, il quale ha fatto sapere che si è stufato di non giocare i playoffs e dato che a fine della nuova stagione l’uomo franchigia di Charlotte sarà libero, sicuramente uno degli aspetti primari di Kupchak sarà volger lo sguardo al caso Kemba, per rifirmarlo o scambiarlo per giocatori o scelte.

Impossibile sapere cosa frulli nella mente di Kupchak, il quale sicuramente durante lo svolgimento del suo lavoro dovrà necessariamente far conto di trovare difficoltà più o meno impreviste nel realizzare il progetto che ha in mente, comunque i tifosi di Charlotte sperano e meriterebbero di togliersi un po’ di polvere dalla spalla e qualche sassolino dalla scarpa…

Tornando al nuovo coach, per spender due righe, James fu allenatore a interim a Orlando nel 2015 passando come dal ruolo di allenatore in seconda a coach a vero e proprio allenatore sostituendo Jacque Vaughn.

Finì con un record di 10-20 (.333) con i Magic relegati sul fondo della Southeast Division con sole 25 vittorie contro 57 sconfitte.

Ha già un’esperienza con gli Hornets (2010/12) precedente all’avventura Magic (nel 2012/15) mentre gli ultimi tre anni li ha passati alla corte del Re Pop a San Antonio dove però era già stato dal 2003 al 2010.

L’allenatore, nato ad Albuquerque (New Mexico) nel 1977 (qualche fonte riporta 1978) quindi è stato scelto dalla schiera dei possibili coach provenienti da San Antonio, questo potrebbe significare la ricerca di una matrice che identifichi un gioco di squadra che nell’ultimo anno e mezzo a Charlotte era progressivamente sparito.

Ora la palla passa a Kupchak che da GM dovrà esser l’uomo della svolta cercando di far tornare Charlotte tra le mine vaganti della lega già in estate, un periodo che si presenta comunque ricco d’insidie e pieno di incognite ma fino ad altri movimenti, voglio essere almeno neutrale se non positivo per ora.

In fondo non costa nulla…

La spunterà il folletto?

Il posto come head coach degli Hornets è ancora vacante.

Un candidato ha già firmato con i Knicks e il “nostro” Ettore Messina nel borsino giornaliero sembra ora essere passato dietro a un americano d’origine irish che fa l’assistente allenatore ai Celtics ma non c’è ancora nulla di certo.

Comunque…

l’assistente coach dei Celtics Jay Larrañaga sarebbe emerso come il principale candidato per il posto come capo allenatore degli Hornets, lo riferisce Rick Bonnell del Charlotte Observer.

 

 

Potrebbe essere l’attuale Celtics il volto nuovo sulla panchina di Charlotte.

 

Bonnell, sottolinea che la squadra deve ancora fare una scelta definitiva sulla sostituzione di Steve Clifford, tuttavia, Larrañaga (nativo di Charlotte) sembra sia al momento in pole position.

David Fizdale, l’ex coach dei Grizzlies, è finito ai Knicks ma Charlotte ha colloquiato anche con Ettore Messina (per il quale credo la maggior parte degli italiani faccia il tifo ma oggi è seguito anche dai Milwaukee Bucks che monitorano anche gli ex Monty Williams e Steve Clifford), Ime Udoka, David Vanterpool, James Borrego, Jim Boylen e Jerry Stackhouse.

Lo statunitense d’origine irlandese ha avuto una lunga carriera internazionale come giocatore tanto da passare in Italia più volte per giocare con la Viola Reggio Calabria nella stagione 1997/98 (25 presenze), l’Olimpia Milano, poi la toccata e fuga con la Virtus Roma (una presenza), ancora Reggio Calabria nel 2004/05, Napoli e Caserta dal 2007 al 2009, il tutto con inframezzi con altre società.

 

 

E’ passato all’allenamento dopo essere andato in pensione nel 2009.

Ha svolto il suo lavoro come capo allenatore per, l’Eire, poi modificando le vocali centrali si accasò ai l’Erie BayHawks prima di essere il vice dell’Ucraina, infine eccolo ai Leprechaun come assistente nel 2012.

Il suddetto, nato il 30 gennaio 1975, era già stato considerato per divenire l’head coach dei Celtics, Sixers e Grizzlies.

Non è però chiaro in che modo il lavoro in corso di Larrañaga con i Celtics ai playoffs influenzerà il processo di ricerca di Charlotte.

Tuttavia, se gli Hornets decidessero che Larrañaga è il loro uomo, le due parti potrebbero raggiungere un accordo prima della fine della postseason di Boston, come hanno fatto i Suns con l’assistente dei Jazz Igor Kokoskov.

Non resta che attendere…

Vedremo se lo spuntare del folletto sarà definitivo o gli altri candidati avranno la meglio nella corsa per l’unico possto da head coach…

At-traziHornets europea?

I playoffs proseguono ma nel sottobosco NBA già molte squadre cercano fortune migliori e si muovono per ottenerle.

Come forse avrete letto nel precedente pezzo o in giro su qualche altro sito, Ettore Messina è candidato a diventare il prossimo allenatore degli Charlotte Hornets.

Certamente non è l’unico coach al vaglio del GM Kupchak, ma è ben sponsorizzato…

“Penso che sia giunto il momento”, ha detto Manu Ginobili, il veterano argentino degli Spurs.

A rinforzare la candidatura anche il compagno di squadra Gasol:

“Certo, è molto capace ed esperto. Messina è stata uno dei migliori allenatori in Europa. È difficile ottenere questa opportunità nella NBA, ma se c’è qualcuno che dovrebbe averla, questi è lui.”
Gli Spurs eliminati dalla post season sembrano anch’essi a un bivio.

Non hanno opposto resistenza alla richiesta di Charlotte di poter parlare con Ettore che ora avrà colloqui con la dirigenza di Charlotte (il suo amico Kupchak) e anche con Gregg Popovich e R.C. Buford.

Speriamo che questa volta Pop sia meno avventato nel dare consigli…

Questi due per consulto prima di prendere una decisione.

Potrebbe divenire il primo allenatore extra-americano ad allenare in NBA se la trattativa andasse in porto…

Kupchack non sta perdendo tempo e insieme a Buzz Peterson è volato ad Atene, in Grecia per assistere alla partita tra Real Madrid e Panathinaikos.

L’obiettivo era visionare il giovane Luka Doncic.

 

Luka Doncic, nato nel 1999 a Lubiana. La guardia slovena è considerata una possibile futura Super Star per gli anni in avvenire.
(Photo by Roman Kruchinin/EB via Getty Images)

 


Altri potenziali prospettive da visionare erano Georgios Kalaitzakis, Santi Yusta e Dino Radoncic.

Il nuovo GM quindi sta dando uno sguardo all’Europa per rimodellare il nuovo team.


Il talento slavo però insieme a DeAndre Ayton viene dato come una delle possibili prime due scelte.
A questo punto Charlotte potrebbe pensare di cedere un big per un primo/secondo posto della lottery che si svolgerà martedì 15 maggio, altrimenti partendo undicesimi avremmo solo lo 0,8% di ottenere la prima scelta e il 2,9% d’entrare nelle prime tre posizioni…

Kupchak, anche non dovesse portare Doncic a Charlotte sta svolgendo il suo lavoro in maniera alacre (ha già incontrato i giocatori) con una diligence scouting a uno dei migliori prospetti.

Ci sarà da vedere se il rapporto Kupchak/Howard potrà protrarsi anche agli Hornets dopo la parentesi dei due ai Lakers.

Certamente Howard non è stato aggressivo (anche per età) come Embiid nell’interpretazione del ruolo di centro e per questo qualcuno lo denigra adducendo anche al fatto che nella larghissima vittoria contro i Grizzlies, Howard non ci fosse, fermato per sospensione dalla Lega ma sono illazioni di poco conto su una partita che aveva poco da dire vista la situazione della franchigia nata a Vancouver.

Kupchak tra l’altro come giocatore ha vinto due titoli in gialloviola (1982, 1985 e uno nel 197 con i Washington Bullets.

La grinta non gli manca.

Qui lo vediamo alle prese con “The Dream”, Hakeem Olajuwon, in uno scontro degenerato.

 

 

 


Chi invece pare non avere la stessa grinta ma pacatezza e atteggiamento da crisalide quasi, è Stephen Silas, il quale ha vissuto dieci anni all’interno della franchigia di Charlotte e l’ultimo anno da assistente è passato direttamente a capo allenatore sostituto ad interim per i problemi che hanno tenuto lontano dai parquet Clifford per ben 21 sfide.

All’ex vice allenatore degli Hornets Silas potrebbe essere offerta la panchina degli Atlanta Hawks che tuttavia sta sondando altri attuali assistenti allenatori per sostituire coach Budenholzer:

Nate Tibbetts di Portland, David Vanterpool, James Borrego e Ime Udoka di San Antonio.

Per il quarantacinquenne sarebbe un’opportunità, anche perché se cambiassimo staff, non credo rimarrebbe molto del precedente.
Partite NBA che a Clifford pare manchino già…

L’ex coach dice di amare il mondo NBA, il suo lavoro e questo tipo di competizione.

Per lui si parlerebbe di Phoenix interessata.

I rumors sparata parlano d’interessamento anche per Leonard e addirittura il nostro Kemba Walker che potrebbe trovare Clifford come head coach.

L’ex allenatore dei Calabroni ha addossato su di sé le responsabilità pratiche dei giocatori più volte, ma così ha finito per giustificare certi atteggiamenti poco professionali a livello d’impegno, agonismo e intensità di certi giocatori tanto che Kaminsky ha detto che è frustrante non essere all’altezza delle aspettative del coach.

Frank ha difeso il coach parlando di cambiamento rapido e inaspettato ma dal mio punto di vista già l’anno precedente si sarebbero potute prendere decisioni differenti in merito a qualche giocatore…

Tornando alla franchigia di casa in Arizona, difficile però dal mio punto di vista che bastino Walker e Leonard, due indiscutibili talenti e una prima scelta per rivoluzionare una delle peggiori squadre della lega, inoltre Kemba vorrebbe partecipare ai playoffs e con Phoenix non è detto che possa accadere…

Clifford ha poi detto che vede come finalista i Golden State Warriors o i Rockets a Ovest, mentre a Est sono i Raptors sono favoriti ma dice di stare attenti alla mina vagante Phila perché possiede Ben Simmons e Joel Embiid.

Inoltre non pensa che Charlotte dovrebbe far saltare in aria il proprio roster attuale, ma piuttosto fare una o due piccole mosse.

Dal mio punto di vista posso dire d’esser contento che sia andato via dopo aver letto l’ultima frase…

Il Punto @ 82

@82

 

Il Passato Prossimo

In un mondo dove il sensazionalismo è la regola, in stagione, la coerenza e la costanza degli Hornets sono state quasi noiose.

L’annata ha seguito la piega presa a inizio 2017 terminando come logica imponeva, poiché, nonostante un’altra buona stagione di Kemba e all’insperato aiuto ad alti livelli di Lamb dalla panchina (solita partenza con il botto per poi finire le ultime gare in sufficienza), poco altro ha spostato in positivo la stagione di Charlotte.

Howard ha vissuto una seconda giovinezza insidiando e superando talvolta le prestazioni di Kemba ma il contorno è stato il medesimo.

Coach Clifford non è riuscito a restituire un gioco alla squadra né tanto meno un aspetto mentale aggressivo per sopperire a qualche deficit tecnico.

Alla fine una squadra senza identità con giocatori eccessivamente pagati per le prestazioni offerte, hanno decretato il fallimento della stagione 2017/18.

Gli Hornets hanno chiuso con un record negativo di 36-46 (21-20 in casa e 15-26 fuori, 11-5 nella Southeast ma sono andati 22-30 nelle 52 partite giocate contro l’Est), il medesimo della stagione 2016/17…

In generale la squadra ha giocato meglio contro le squadre dell’Ovest, anche dando battaglia contro le più forti, mentre a Est si è sempre arresa in stagione a Boston, Cleveland, Toronto e anche Miami, la quale ha portato a suo favore la serie all-time tra i due nickname/brand delle franchigie, ma di questo tratteremo un’altra volta.

Decimi a Est dietro ai Pistons anticipando solamente le due newyorchesi, Chicago, Atlanta e Orlando.

 

 

Da quando ci siamo lasciati (Il Punto @ 68) il record è stato di 7-7 pur avendo qualche partita facile sulla carta poi lasciata sul campo ma si era realmente fuori dai PO almeno dalla sconfitta casalinga con i Nets in Game 66.

Per la terza volta su quattro anni i Calabroni in un Est non all’altezza dell’Ovest hanno fallito l’obiettivo playoffs scontentando Kemba, il quale si è lamentato della situazione.

A febbraio era saltato formalmente il GM R. Cho, qualche giorno fa anche l’head coach Clifford è stato messo alla porta dal nuovo GM Kupchak seguendo logica.

A fine regular season ha salutato anche Steve Martin, nato il 14 agosto del 1952 a Millinocket (Maine), storica voce degli Hornets, dagli albori a oggi è passato dalla radio alla TV per tornare al vecchio amore fino all’ultima partita a Indianapolis.

Si dedicherà di più alla moglie e alla figlia, peccato aver chiuso sì con una vittoria ma amaramente senza playoffs.

 

 

 

 

Il Futuro

 

Gli Hornets avrebbero già sondato l’ex fenomeno Jerry Stackhouse (seguito anche dai Magic), David Fizdale (ex vice di Warriors, Hawks e Heat e attuale head coach dei Grizzlies) classe 1974 che era dato per favorito, ultimamente anche I. Udoka (attualmente assistente agli Spurs che dovrebbe avere un colloquio a fine settimana), ma l’ipotesi più affascinante per noi che seguiamo il team dal bel paese, sarebbe l’ingaggio di Ettore Messina, attuale vice degli Spurs.

San Antonio ha accordato il permesso agli Hornets per un colloquio con l’allenatore catanese che dovrebbe avvenire a breve.

 

 

LONDON, ENGLAND – MAY 12: Ettore Messina, Head Coach of CSKA Moscow gestures during the Turkish Airlines EuroLeague Final Four game 3rd and 4th place between CSKA Moscow v FC Barcelona Regal at O2 Arena on May 12, 2013 in London, United Kingdom. (Photo by Luca Sgamellotti/EB via Getty Images)

 

 

L’allenatore siciliano ha lavorato in giallo-viola con Kupchak e la stima tra i due è reciproca.

Se andasse in porto la trattativa, Messina potrebbe diventare il primo allenatore non statunitense a orchestrare un team NBA, quindi da queste parti abbiamo una ragione in più per fare il tifo per lui che vanta una lunga carriera da coach in Europa e un palmares invidiabile 4 Eurolega, 1 Coppa delle Coppe, 4 campionati italiani, 6 russi con il CSKA Mosca, l’argento ai campionati europei 1997, ecc.).

Da San Antonio potrebbe portare l’idea di gioco mancata a Charlotte nell’ultimo anno e chissà che Leonard, ora lanciato verso altri lidi, possa seguire il suo vice.

Per fare ciò però Kupchak dovrà compiere il capolavoro di smantellare una parte della squadra che sta intasando il salary cap.

Vediamo la tabella con i costosi contratti dei colpevoli (segnati da un riquadro rosso) che purtroppo si dovrebbero protrarre per altri anni e qualcuno, segnato in verde, vanta anche una player option.

 

 

 

 

Il primo nome sulla lista è il francese Nic Batum, stagione tormentata da problemi fisici al gomito sin da subito ma resa calata drasticamente da due anni.

Il suo è un contratto da eliminare assolutamente se si vuol tentare di prendere un big free agent.

Anche MKG, Williams, Cody Zeller e Stone credo non siano più funzionali al progetto considerando costi e attuale roster.

Il grosso punto di domanda è come si muoverà o come potrà muoversi Kupchak in una situazione piuttosto bloccata.

Smantellare tutto, fatto cadere il primo tassello potrebbe essere semplice, oppure impossibile.

Di certo le cifre nel riquadro rosso (cinque contratti) pesano complessivamente sul monte salari per 66 milioni e 271 mila dollari, ben più della metà del salary cap consentito il prossimo anno proiettato per il 2018/19 a 101 milioni e a 108 milioni la stagione successiva (luxury tax a 123 e 131 milioni rispettivamente che incrementerebbe così il margine con il salary cap)…

L’idea Leonard potrebbe essere vincente per attrarre altri buoni giocatori.

Mantenendo Kemba (rinnovo del contratto più oneroso) e Howard, con qualche innesto giusto non arrivasse la pazza idea Leonard (un tiratore in SG o SF e una PF difensiva) potremmo già passare avanti a diverse squadre a Est, ma questo è fantabasket, fantastichiamo sulla scia del possibile arrivo di Messina (attrazihornets italiana?) al quale manca solo l’esperienza da Head Coach in NBA.

 

Walker passerà a un altro team oltre che la palla?
Penso che la maggior parte dei tifosi di Charlotte si auguri di rivederlo nel team presieduto da MJ ovviamente…

 

 

 

Statistiche di squadra e confronto singoli

 

Iniziamo da un dato non interessante a livello sportivo ma “totemo omoshiroi” (molto interessante per dirla alla giapponese) dal punto di vista del business.

Charlotte è arrivata solamente venticinquesima nelle presenze.

Lo Spectrum Center complessivamente ha ospitato in 41 gare 671404 spettatori, 16.375 di media.

I continui risultati deludenti della squadra e una città più imborghesita rispetto ai tempi del 1988 stanno determinando una classifica un po’ preoccupante da questo punto di vista.

 

Prima di passare all’insieme, facciamo una piccola digressione e vediamo quali dei giocatori targati Hornets sono entrati nei primi 20 posti nelle varie classifiche NBA dedicate.

 

 

 

 

La squadra ha dimostrato preoccupante fragilità nelle gare punto a punto.

 

 

L’istogramma che mostra sulla barra del tempo della regular season, gli scarti in vittorie (verde) e sconfitte (rosso).

 

 

Otto le partite perse dai quattro punti in giù contro le due vinte avendo a favore sempre il medesimo scarto dal punto ai quattro.

Non stiamo parlando di tutte le punto a punto che magari tra FT finali hanno finito per avere anche scarti di 5/6 punti o gare terminate all’OT, tuttavia questa statistica da l’idea dell’inconsistenza alchemica difensiva del team, uno dei punti cardine persi da Clifford che Kupchak dovrà tenere in considerazione per restituire un team vincente a Jordan.

Charlotte è stata sotto per gran parte della stagione, ma alla fine ha portato a favore il bilancio tra canestri segnati e subiti infilando 8874 punti (108,2 di media) subendone 8853 (108,0).

 

 

Le percentuali al tiro complessive della squadra a fine stagione divise per aree di tiro.

 

 

Questo fa sì che gli Hornets siano stati il decimo attacco in NBA ma solamente la 19^ difesa e questo conferma la mia visione negativa sulla parte difensiva anche se offensive e defensive rating sono pari a quota 107 e quindi ciò determina un net rating (la differenza tra i due rating) a zero.

Un’altra statistica interessante è che la stagione si è chiusa con un margine galattico tra FT tentati (2216) e fischiati contro (1494).

Il problema è che Howard e altri giocatori hanno iniziato male la stagione in lunetta chiudendo alla fine della stagione con il 74,7% di realizzazioni (24° posto) mentre gli avversari con il 79,5% ci hanno relegato in ultima posizione per quel che riguarda la percentuale di FT subiti.

Certamente a parte la “scelta” o l’esigenza del fallo o compiuta sul tiratore e il più esiguo numero di FT subiti a influenzare la statistica, non siamo stati nemmeno fortunatissimi…

La squadra comunque si è dimostrata poco “cattiva” compiendo solamente 17,2 falli a partita terminando al secondo posto tra le squadre più corrette dopo esser stata a lungo prima.

Gli avversari invece hanno fatto largo uso della possibilità d’interventi irregolari con 22,4 a partita (30° posto complessivo per le squadre che ci hanno affrontato).

La squadra di Clifford anche quest’anno ha proseguito il trend delle poche palle perse concesse agli avversari finendo terza, mentre a sia a rimbalzo difensivo sia in quello complessivo è arrivata quarta grazie a Howard che ha calamitato moltissimi rimbalzi.

Il 36,9% da tre punti ci issa all’ottavo posto finale ma Charlotte non è più quella dei vari Glen Rice, Dell Curry, Tony Delk, ecc… tutti tiratori mefitici e soprattutto dall’arco la difesa è parsa un colabrodo.

Gli avversari da oltre l’arco hanno fiondato a canestro il 37,5% dei palloni relegandoci in 27^ posizione e questo era uno dei problemi indicato a inizio anno nella mia personale analisi.

Una difficoltà da risolvere assolutamente vista l’evoluzione del gioco che contempla e offre una parte molto importante ai vari shooter da oltre l’arco.

Una componente che diventa fondamentale per aprire il gioco anche sotto canestro e diventa arma letale se concessa in massicce dosi.

Per chiudere il ciclo delle statistiche basilari c’è da notare le pessime statistiche nel tiro dal campo, negli assist (in parte però qui c’è da considerare qualche fallo che ha interrotto azioni che sarebbero potute esser chiuse con il passaggio decisivo) e nelle rubate.

A livello steal siamo solamente ventottesimi mentre negli assist e nel tiro dal campo (45,0%) ci siamo assestati al ventiquattresimo posto finale in entrambi i casi. Entrando a livello più avanzato possiamo vedere che il rapporto tra assist e turnover per gli Hornets è di 1,70, il che non è malaccio visto il nono posto in classifica anche se l’assist ratio, formula complicata (Assist Ratio Formula=(Assists)*100)/ [(Field Goal Attempts)+(Free Throw Attempts*0.44)+(Assists)+(Turnovers)] ci pone in ventisettesima posizione…

A livello di percentuale di rimbalzi difensiva non c’è miglior squadra di Charlotte che ha catturato l’80,7% dei rimbalzi.

Primo posto davanti ai Bulls con 80,6%…

Si scende al quinto posto con il 51% nella percentuale totale.

Anche nei TO in % Charlotte è prima (a pari merito con Dallas) pur giocando un basket abbastanza veloce.

La domanda è…

Un basket più veloce in era moderna garantisce migliori risultati?

Per avere una risposta seria basta scorrere la classifica.

Charlotte di piazza al nono posto con un ritmo di 100,53 ma se consideriamo che al primo posto c’è New Orleans, seguita da Phoenix (retaggio D’Antoniano?) e ancora i Lakers, Philadelphia, i Warriors, i Nets, i Clippers e gli Hawks prima dei Calabroni, beh… possiamo capire che tutto dipenda dalla qualità degli interpreti e un gioco più ragionato a volte si faccia preferire perché se la velocità porta indubbiamente più sorpresa/imprevedibilità, per lo spettacolo e i risultati dipende dalle circostanze.

Proseguendo, troviamo l’Opponent’s Effective Field Goal Percentage che da una dimensione della difesa non ottimale di Charlotte che ha subito il 53,2% in questa statistica (23° posto) mentre si peggiora di due posizioni guardando la statistica delle palle perse degli avversari.

Con 13,4 Charlotte mostra una difesa troppo statica, poco aggressiva e abile a indurre l’avversario alla palla persa.

Si migliora nettamente salendo al decimo posto nelle second chance con 13,2 punti a gara ma l’attacco è stato poco lampo con i fast break points fermi a 9,3 punti a sfida (28^ posizione).

Con 43,7 punti a partita nel pitturato Charlotte, nonostante Howard è clamorosamente ventesima… Nelle “negative”, Charlotte sale al terzo posto con 14,8 punti concessi dai turnover salendo al primo per canestri concessi da second chance (OPP 2ND PTS) con 10,6.

10,7 invece i fast break pts.

Concessi agli avversari (sesti sulle trenta squadre) mentre in area concediamo 45,2 punti di media precipitando in diciassettesima fila perché se Howard non riesce a intervenire su tutti i palloni per molteplici motivi, la panchina per buona parte di stagione, ha lasciato a desiderare ancor di più.

Con il 53,5% da due punti Charlotte è ventunesima nella statistica ma a medio raggio con 13,1 saliamo al tredicesimo posto. Importante è la componente liberi se pensiamo che in percentuale siamo primi in NBA con il 17,8%.

75,6% è il valore della 3FGM%AST, ovvero, la percentuale dei tiri da tre punti realizzati grazie all’assist, però dobbiamo pensare di essere solamente ventisettesimi in questa classifica, benché i Rockets siano ultimi con 68,9%.

Con il 24,4% Charlotte sale al quarto posto (Rockets con Harden e soci primi) nelle triple realizzate senza assist, ciò è dato dal fatto che Walker e soci spesso sfruttino i blocchi di Howard o del lungo per andare alla conclusione da tre punti senza costruire alcun tipo di schema che non sia l’avvantaggiarsi passando o colpendo da dietro uno schermo.

In generale nei tiri dal campo affondati Charlotte dimostra la stessa tendenza con la venticinquesima posizione nel gioco di squadra e la sesta nei pullup o azioni solitarie nelle quali spesso Lamb è stato maestro.

24,7 gli assist concessi agli avversari (26^) a dimostrazione di un team poco propenso a spender falli o comunque a reagire in maniera più forte nelle zone critiche, e questo ha determinato alla lunga sconfitte che avrebbero potuto tramutarsi in vittorie se l’atteggiamento fosse stato meno blando.

 

 

Le statistiche principali di squadra riassunte.

 

 

 

I reparti

Iniziamo ad analizzare ruolo per ruolo la stagione dei singoli degli Hornets in maniera rapida prima di passare alla vera e propria classifica.

PG

La buona salute di Walker ha permesso di non soffrire in regia, anche se più che parlare di regia classica qui stiamo parlando di un giocatore tutto fare che smista qualche assist ma soprattutto ama andare alla conclusione.

Non importa se da tre, in penetrazione o step back, lui ama fare centro.

Trascinatore della squadra, alle sue spalle purtroppo c’è il vuoto.

Il cambio di playmaker voluto da Cho non ha sortito benefici, anzi, ha peggiorato la situazione con le due PG di riserva in fondo alla classifica dei singolo.

Da quando Lin ha scelto di andare a “fare la crana” (per dirla come Crozza travestito da On. Razzi) a Brooklyn gli Hornets non hanno più avuto un ricambio di livello.

Clifford si è ostinato a far partire Monk come PG di riserva ma la cosa non è stata che un buon esercizio di ball handling e visione di gioco, purtroppo però in termini di risultati non è stata mossa intelligente affidare a un rookie un compito non (almeno ancora) nelle sue corde.

Paige, prodotto locale, ha giocato quasi tutta la stagione per gli Swarm giocando qualche raro spezzone di partita nel garbage time.

Non pare sicuramente un fenomeno ma con un salary cap intasato, firmarlo come terzo play stabile potrebbe essere una buona mossa a patto d’andare a prendere finalmente un ricambio di Walker consistente con il quale magari possa coesistere in alcuni momenti della gara per una small ball in casi estremi.

 

 

 

 

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SG

Qui variamo un po’ dalla posizione di guardia tiratrice ad ala, oscilliamo come swingman, comunque vado sul classico…

Nicolas Batum gioca da SG ma sarebbe stato meglio spostarlo in posizione d’ala piccola, forse avrebbe prodotto un gioco diverso.

Stagione nata male con un infortunio sembrato grave (poi rientrato) che ne ha minato l’integrità fisica, ha però dimostrato di non essere un tiratore costante che prende buone scelte.

Se Kupchak avesse offerte potrebbe girarlo a qualche team per liberare qualche milione di spazio visto il suo lauto contratto.

Lamb dietro di lui ha fatto la solita stagione con partenza sprint e finale in calando ma è stato superlativo per gran parte della stagione aiutando i titolari.

Una stagione da breakdown per Jeremy che vorrei riavere il prossimo anno anche perché non ha il contratto di Batum.

Monk ha patito la partenza da rookie, subito gettato nella mischia per qualche infortunio nel settore dove opera.

Come PG non bene, come tiratore nel finale di stagione si è ripreso da una partenza orrenda e anche se la difesa non è eccelsa, non è più quel buco (vedi stoppata a Chicago sul n° 0) d’inizio regular season.

 

 

 

 

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SF

Kidd-Gilchrist, il titolare, è lontano parente di quello vero.

Vuole aiutare ma finisce per farlo nella maniera sbagliata.

Ha serate d’attività e intensità ma spesso o finisce per perder l’uomo sui passaggi, sui blocchi e sul tiro alzare la mano sembra ormai più una resa al destino, nella speranza che il tiro non vada dentro. Meno atletico d’un tempo nonostante la giovane età, i problemi fisici sembrano averne minato l’atletismo anche se paradossalmente compensa con entrati e jumper, nettamente migliorato da inizio carriera. Bacon… per Dwayne vale il discorso di Monk.

Meno talento ma kg a disposizione per entrate e difesa divenuta più rapida.

In miglioramento da inizio stagione.

Graham da terza SF si attesta poco sotto la sufficienza ma per una terza linea ci può stare.

In fondo non è andato male, anche se come la maggior parte della panchina, raramente è riuscito a dare la spinta alla squadra, però non ha ovviamente avuto un minutaggio congruo.

 

 

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PF

Marvin Williams e lo stretch four. No… non è il titolo d’un libro, è l’incarnazione del gioco moderno secondo la quale il lungo deve saper tirare.

Marvin abbassando il minutaggio si è dedicato sporadicamente ai tentativi da fuori, specialmente in avvio di primo e terzo quarto le sue bombe, a segno o meno, sono state una presenza quasi costante, tuttavia sulla schiena ha un interruttore.

Quando si spegne Charlotte gioca senza PF titolare…

Dietro di lui Kaminsky, il quale non è ancora divenuto titolare perché ha l’etica professionale di un truffatore e una difesa più molle di un cioccolatino squagliato al sole di mezzogiorno all’equatore.

Ciò non è bene ma il suo stipendio basso potrebbe anche convincere la dirigenza a rinnovargli la fiducia nella speranza oltre che a mostrare iniziative interessanti in attacco, si appassioni anche alla difesa vera, non di presenza.

 

 

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C

Dwight Howard è stato l’innesto giusto.

Rimbalzi, stoppate… non forse un difensore eccellente dal punto di vista dell’esplosività ma tanta presenza.

Se dall’altra parte il centro non è in serata o all’altezza, Dwight con il suo fisico in attacco può prendere facilmente il sopravvento, grazie al suo fisico ma anche alle varie soluzioni tecniche in suo possesso.

Si passa dal rolling hook, alla virata con alley-oop o magari un piazzato, anche da non vicino, sia banker che direttamente in retina.

In quest’aspetto è migliorato molto.

Cody Zeller si è estromesso da una lotta per il ruolo di titolare comunque già persa in partenza giocando pochissimo, tormentato dai soliti problemi fisici.

Abbiamo patito finché è rimasto nel roster O’Bryant che assomiglia molto per certi versi nel gioco a Kaminsky (difesa troppo passiva e buon attacco), poi con l’arrivo di Hernangomez abbiamo colmato i minuti senza Howard sul parquet.

L’iberico potrebbe essere un prospetto interessante per il futuro.

Contratto basso, intelligente nei movimenti, usa molto le finte.

Credo che salvo rivoluzioni totali, potrebbe rimanere.

 

 

 

 

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Passiamo ora alla “Vostra Classifica”…

 

Escludendo i due two way contract, scesi in campo con il lanternino, ho chiesto agli amici del gruppo FB italiano riguardante i Calabroni che ne pensassero della stagione dei vari player impiegati da Clifford.

Grazie a chi ha speso del tempo per dire la sua.

Devo dire che per molti il voto è stato in linea con quello che le mie medie hanno assegnato.

Certamente la tendenza è stata la sonora bocciatura per chi avrebbe dovuto farci fare il salto di qualità e invece ci ha “traditi”.

Il più votato numericamente è stato Batum, il meno votato Stone.

Eccovi comunque la classifica:

01° K. Walker: 7,86

02° D. Howard: 7,42

03° J. Lamb: 6,59

04° Hernangomez: 6,23

05° T. Graham: 6,08

06° D. Bacon: 5,94

07° Kaminsky: 5,94

08° M. Monk: 5,83

09° C. Zeller: 5,46

10° M. Williams: 5,44

11° J. Stone: 5,35

12° J. O’Bryant: 5,19

13° Kidd-Gilchrist: 5,16

14° N. Batum: 4,75

15° Carter-Williams: 4,50

 

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Passiamo ora per terminare l’articolo alla mia classifica, quella basata su tutti i voti assegnati ai giocatori in ogni singola partita in stagione e relativa media finale…

 

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Classifica Singoli

 

1) K. Walker: 6,65  

SkyWalker è l’uomo della speranza.

La speranza di ribaltare un passato e un presente non troppo soddisfacente sfidando sé stessi e i padri della NBA.

L’uomo con più talento; velocità, ball handling, crossover e step back micidiali ne fanno il pericolo n°1 per le difese avversarie.

E’ calato un po’ da tre punti rispetto allo scorso anno quando era stato sopra il 40 per chiudere al 39,9%.

Quest’anno ha chiuso con il 38,4% che rimane comunque la sua seconda miglior prestazione complessiva d’annata da oltre l’arco.

Forse si è anche abusato anche troppo di questa soluzione prendendo il vantaggio e costruendo meno a livello di gioco.

Già entrato nel mirino di molti team che necessitano di una PG per migliorare il proprio roster, Kemba, da qui fino alla fine dell’estate, salvo nuovo contratto e rassicurazioni varie di MJ, sarà nell’occhio del ciclone, che, paradossalmente è la zona più tranquilla del vortice.

Al buon Kemba non è bastato roteare su se stesso come Taz o sdoppiarsi come Multiman, aggiungendo qualche serata da trascinatore, purtroppo intorno al piatto principale il contorno si è rivelato inadeguato tanto che, a record di punti all-time ottenuto, ha iniziato ad andare in vacanza anche se è riuscito a continuare ancora un po’ la serie di FT consecutivi realizzati (interrotta a Chicago dopo 53 FT consecutivi realizzati).

Prima era riuscito a battere il record di franchigia per triple realizzate in una sola partita con ben 10 massacrando Atlanta o i Grizzlies come in questo caso.

 

 

 

Con la sua minor partecipazione al gioco ha limitato la possibilità d’infortuni ma non mi è piaciuto molto l’atteggiamento poiché dal mio punto di vista avremmo dovuto cercare di portare a casa più partite possibile anche se l’obiettivo era sfumato.

Comprendo l’amarezza, condivisa passivamente dall’esterno ma continuare a perdere non aiuta, nemmeno in ottica lottery, visto il limbo di classifica nel quale si trovavano a fluttuare gli Hornets, dietro i Pistons e su per giù alla pari con i Lakers.

Sicuramente Kemba non è più un ragazzino e pare abbia espresso frustrazione nel guardare i playoffs quasi sempre da casa.

Il suo futuro quindi pare legato a un progetto serio di rebuilding del team che lo veda coinvolto.

Di certo con la franchigia dal cap intasatissimo il suo rinnovo a cifre superiori potrebbe non aiutare…

D’altro canto, pur guadagnando moltissimo per un comune mortale, il suo valore di mercato in NBA non è certamente sui 12 milioni attuali.

Considerando il livello, le sue pretese eventuali n questo contesto (nel dorato mondo NBA) sono legittime.

Un giocatore che generalmente salta poche partite all’anno, affidabile e integro nonostante un’operazione avvenuta durante la prima stagione dei nuovi Charlotte Hornets.

Vedremo dall’altra parte i pensieri della dirigenza.

Jordan a febbraio disse che Kemba non si sarebbe mosso se non per un’altra All-Star.

Sarà ancora dell’idea?

Personalmente se si dovesse cedere non mi dispiacerebbe proprio il nome che citò Jordan, ovvero Leonard, poiché Charlotte ha un bisogno disperato di gente che ci sappia fare in difesa, anche se indubbiamente poi bisognerebbe tornare a compensare l’attacco, magari cedendo altri pezzi in una multitrade ma qui rientriamo nella modalità fantabasket estivo…

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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2) D. Howard: 6,63  

Superman ha disputato una stagione di alto livello riuscendo anche a fare la differenza in alcune partite.

Ad esempio ha maltrattato i Nets più volte sino a raggiungere una doppia doppia da +30 (punti e rimbalzi), un fatto che perfino nella NBA è raro…

Ha dato una grossa mano alla vittoria su Golden State a Oakland e ha battuto anche il record di Larry Johnson per quel che riguarda le doppie doppie (punti/rimbalzi) in una singola stagione.

Non gli si poteva chiedere molto di più onestamente anche perché a 32 anni, sebbene sia ancora molto possente, l’atletismo ovviamente non è quello dei 20.

Una piccola critica gli si può muovere parlando di difesa a intermittenza dell’anello.

Delle volte, in base alla situazione di partenza rinuncia a provarci lasciando qualche spazio o varco, la cosa però la faceva in maniera molto più accentuata anche Al Jefferson, l’ultimo centro con pedigree che ha avuto Charlotte, tuttavia rimane uno dei migliori centri in stoppate e rimbalzi.

Qualche passaggio a vuoto in recenti partite ai liberi, ma in stagione, dopo una pessima falsa partenza è andato migliorando molto a gioco fermo tanto da indurre altri team a rinunciare a commettere il fallo sistematico.

Anche Dallas si è arresa dopo un 2/2 dalla lunetta del nostro centro.

Si parlava di una possibile cessione di Howard per motivi di ricostruzione, ma personalmente credo che una eventuale ricostruzione vada fatta intorno a Howard o mal che vada, attorno a un perno simile.

E’ vero che Dwight fagocita molti palloni (senza restituirne fuori tanti) e se non è in serata può essere controproducente tra tecnici, tiri dal campo e liberi storti, ma porta in dote stoppate, una miriade di rimbalzi, alta percentuale nelle realizzazioni dal campo, insomma… anche con i suoi difetti l’eventuale cessione potrei avallarla solamente nel caso di un sistema di gioco valido, efficace e differente dal presente con un centro che nel pitturato si faccia rispettare, altrimenti torneremmo ad avere un buco ancor più netto in mezzo al pitturato e problemi nelle realizzazioni allo stato attuale visto che i nostri esterni non si sono dimostrati sempre brillantissimi da oltre l’arco.

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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3) J. Lamb: 6,36  

L’Agnello è andato un po’ come al suo solito calando verso fine stagione, soprattutto difensivamente dal mio punto di vista (confermato dai dati difensivi), ma le prestazioni complessivamente sono rimaste di tutto rispetto.

Qualche tiro da selezionare meglio dovrebbe prenderlo ma Lamb è un assaltatore da floater, un tiratore (non uno sparatutto) che all’occorrenza sa prendersi la responsabilità del tiro per cercare d’aiutare la panchina comunque andrà a finire.

Aumentato il minutaggio, sono aumentati anche i punti, dai 9,7 dello scorso anno ai 12,9 a fine stagione 207/18.

Ha praticamente raddoppiato le rubate, anche se non sono consistenti ma anche i turnover purtroppo, con passaggi non sempre perfetti.

Da tre punti è migliorato molto con il 37% mai raggiunto in carriera (soprattutto dai lati) rispetto alla scadenti prestazione da oltre l’arco fornita lo scorso anno, ma anche rispetto alle annate precedenti, infatti, praticamente tutti gli analisti dicono che questa sia stata la miglior stagione di Lamb nella NBA e concordo con il giudizio.

L’atletismo è ad alti livelli, lo spirito d’iniziativa non manca, qualche volta dovrebbe essere meno wild ma ci ha regalato anche splendide giocate in slam dunk giocando in questa maniera.

Sarà una lunga estate calda nella quale nessun giocatore sarà al riparo da possibilità di trade, ma se dovesse continuare a lavorare seriamente per migliorare, dato che ha ancora 25 anni lo tratterrei, salvo possibili upgrade, magari da multitrade, ma prima di cederlo bisognerà pensarci bene.

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

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4) G. Hernangomez: 6,20  

Partito male, ultimo alla tornata precedente de Il Punto, con sole tre presenze all’attivo, Willy, dopo un breve periodo d’apprendimento (? cosa avrà avuto da apprendere nella povertà degli schemi da lettura da Clifford, per non parlare di una difesa inesistente, non si sa) ha fatto vedere le cose che sa fare.

Un buon lavoro a rimbalzo, sotto canestro da ambo i lati del parquet è abile a catturare rimbalzi (forse dovrebbe cambiare stile su quelli offensivi dove a volte va per il tap-out o un po’ a vuoto) anche se il suo fisico muscoloso non avendo kg (108 kg X 211 cm) in più (modello Felicio “Gabibbo”), a volte può essere spostato.

Bravo nei movimenti con il piede perno, finte, ancora bisogna vederlo meglio presumibilmente nella sua veste di passatore poiché a Charlotte senza un vero gioco anche le sue statistiche (non alte essendo un centro) sono scese.

Non lo sto dipingendo come un fenomeno, anche perché a Charlotte ha mancato alcuni tiri da sotto se disturbato, ma è in grado di lottare ed eventualmente convertire in punti.

Sicuramente come un giocatore interessante che uscendo dalla panchina può colmare bene i minuti di vuoto lasciati da Howard.

Forse un suo altro piccolo limite attuale sono certi tipi di difesa, specialmente in uno contro uno. In certe circostanze mi è parso abboccare troppo a certi movimenti.

Mani comunque rapide in difesa a cercare la steal, alla fine comunque le sue cifre in punti e rimbalzi sono interessanti in rapporto ai minuti giocati.

 

 

 

 

Voto stagione:

Promosso.

 

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5) N. Batum: 6,06  

Avete presente la ruota di pietra in Superfantozzi che attraversa tutte le epoche fino a divenire curioso e misterioso oggetto nel futuro?

Ok, quello metaforicamente è Nic Batum, giocatore sul quale abbiamo ampiamente scritto e dibattuto, dalla non partenza con la nazionale transalpina in estate all’infortunio al gomito, alla crisi sul campo dovuta al dolore, ecc…

Per lui è d’obbligo parlarne in chiave futura.

E’ quel pezzo (dal mio punto di vista) inutile, se non dannoso ma soprattutto dispendioso, che gli Hornets si trovano in casa.

E’ probabile che per rifirmare Kemba quest’estate uno, almeno, tra Howard e Batum venga messo presto sul mercato.

Se Batum si trova al quinto posto in classifica, avendo raddrizzato qualche cifra nel finale non è difficile intuire la pochezza del resto del roster (varie le motivazioni).

Sicuramente Batum ha dalla sua l’età.

Tre anni in meno rispetto a Dwight e uno skill set maggiore rispetto al monotematico centro. Tuttavia sul mercato, visto il trend, è sicuramente più appetibile Howard, anche perché, non dovesse più andare bene al potenziale acquirente, allo stato attuale delle cose, non avrebbe obbligo di tenerlo altri anni poiché il suo contratto con gli Hornets scade il prossimo anno.

Purtroppo le due ultime stagioni di Batum sono state deludenti e in calando.

Più che nei numeri, nelle prestazioni sul parquet.

Nicolas, giocando qualche minuto in meno ha accusato molto il colpo a livello di media punti realizzata, c’è da dire che ha raddrizzato i suoi numeri dal campo che più o meno sono in linea con quelli dello scorso anno, ma come molti altri giocatori di Charlotte, le sue night off (notti spente) con pessime percentuali dal campo e tiri falliti in momenti importanti (quando non scompare del tutto lasciando ad altri l’onere) non hanno aiutato Charlotte ad a fare il salto di qualità che gli era stato commissionato.

Sicuramente come collante negli ultimi tempi è tornato a distribuire assist in quantità, almeno Q.B… per il resto pare che il suo gioco non si adatti molto con Howard, servito qualche volta in alley-oop ma il francese sembra giocare su lampi improvvisi più che sulla continuità e comunque ha ragione lui, non è una PG come Clifford (che ha la mania di riadattare tutti, Monk compreso) vorrebbe.

Dal mio punto di vista la ricostruzione passa forzosamente per lui che, volendo potrebbe tornare più utile come ala piccola se MKG andasse via, ma mentre Kidd-Gilchrist acquisirà 13 milioni, Batum ne porterà a casa 24, ben 11 in più che potrebbero fare la differenza per la firma di Kemba e l’acquisizione di un giocatore discreto considerando anche di cedere eventuale contropartita magari non proprio selezionata ma con più mercato…

29 anni non sono molti, ma è tra i più anziani nello spogliatoio di Charlotte, cederlo potrebbe essere un obiettivo intelligente e prioritario, ovviamente la domanda è:

Chi lo vorrà o come potrà essere scaricato ?

 

 

 

 

Voto stagione in relazione allo stipendio: 4,5

Bocciato.

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6) M. Paige: 6  

Uno dei two-way contract che ha giocato pochissimo in stagione.

Con tre voti utili guadagna un po’ per caso la sesta piazza.

Sicuramente l’impatto avuto sulla stagione di Charlotte è stato nullo per lui che ha passato gran parte della stagione con gli Swarm a Greensboro giocando 46 partite finendo con 699 punti.

Il play di 183 cm per 74 kg ha giocato con i Tar Heels in North Carolina quindi è un beniamino del pubblico locale ma per rivederlo la prossima stagione dovremo aspettare le grandi manovre di Kupchak.

Potrebbe essere anche promosso come terzo play se le esigenze monetarie dovessero farsi sentire dopo (speriamo) l’eventuale rinnovo di Kemba e l’acquisizione di un secondo play valido che comunque gli chiuderebbe la porta in faccia salvo eventuali infortuni (ipotesi che non ci auguriamo).

Ha sparacchiato un po’ dal campo in alcuni scampoli di partita concessi alla panchina profonda da Clifford ma nelle partite con più minuti ha trovato la sufficienza, sebbene il suo valore sia tutto da dimostrare a 24 anni (è del 1993).

 

 

 

Voto stagione:

Da rivedere.

 

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7) M. Kidd-Gilchrist: 5,99  

Sono rimasto abbastanza sconcertato durante l’anno da alcune prestazioni altamente negative di MKG, un uomo al quale MJ e Clifford chiedono molto sacrificio.

Sarebbe, se fosse un calciatore, unitamente il mediano, lo stopper e a oggi anche un incursore centrale poiché, se Ligabue cantando “Una vita da mediano” indicava la fatica di questo tipo di giocatori che devono recuperar palloni, frenare gli assi avversari e portare acqua, al tiro è indubbiamente migliorato.

Non stilisticamente forse, a come efficacia.

Probabilmente il fatto di dover attaccare lo sfianca ancor di più dovendo spesso occuparsi dei totem offensivi avversari.

Ciò finisce per costituire, insieme al minor atletismo d’un tempo (dovuto all’infortunio) un giocatore molto meno decisivo rispetto un tempo.

Penso che Clifford se ne sia accorto dandogli minor minutaggio.

Prima della partita di Chicago aveva ben 4 minuti in meno concessi a partita (da 29 a 25).

Anche per lui vale in parte il discorso fatto per Marvin Williams sui black-out.

Iconica la partita a Washington quando nel terzo periodo la scelta di ripiegare tre volte verso l’area ha lasciato la possibilità a Beal di chiudere la gara con tre open 3 a segno in meno di due minuti. Abbastanza sconcertato tatticamente perché non sempre sono schermi o blocchi (legittimi) a fermare la sua azione difensiva sul tiratore ma posizionamenti o scelte di raddoppio piuttosto discutibili e lui avrebbe dovuto far la differenza sul perimetro, invece Charlotte ha incassato troppi canestri a causa di posizionamenti errati ma anche d’uscite lente da blocchi o atteggiamenti troppo passivi. Gode ancora di discreta fama forse ma a guardar bene le partite ci si accorge che non è più il vero MKG.

Avremmo bisogno d’un paio d’ali nuove per volare…

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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8) M. Williams: 5,97  

Sicuramente un elemento da eliminare dal roster.

Il mio giudizio potrà sembrare netto, tagliente e ingeneroso per certi versi verso un giocatore che per un attimo aveva occupato le più alte vette nel tiro da tre punti ma lo stretch four (concetto fisso degli Hornets negli ultimi anni) di Charlotte, pur avendo anche disputato indubbiamente alcune buone gare (coincise con alcune vittorie ottenute grazie anche al suo apporto), ha dei black-out clamorosi e molti dei palloni che gli vengono offerti sono passaggi per triple aperte.

Ovviamente un giocatore NBA con tanti anni d’esperienza e mano educata ne segnerà qualcuno essendosi specializzato offensivamente in questo nel corso degli ultimi anni.

Sceso a 39,5% da tre punti prima della gara contro i Bulls del tre aprile, ha abbassato il minutaggio e numero di conclusioni tentate ma non è salito ai livelli di FG% che aveva ad Atlanta.

Entrate a parte, non ha il killer instinct per uccidere la partita.

Poche volte ha vissuto serate eroiche (@ Detroit) e il suo atletismo è limitato, anche se quando ne ha voglia, con i piedi a terra, ginocchia piegate e sedere basso a difendere, non è semplice superarlo in palleggio, inoltre dimostra spesso buon senso della posizione, non male nelle spaziature, può aiutare andando anche talvolta in stoppata ma io credo che anche lui a Charlotte abbia fatto il suo tempo.

Anche per me che sono persona poco propensa a cambiare e si affeziona al “vecchio”, credo che Marvin giostrasse in un contesto non più compatto benché il suo riconosciuto ruolo di uomo spogliatoio sia rimasto intatto integralmente, il problema forse è che però almeno a livello di gioco la squadra si dimostrava disgregata e poco unita.

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

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9) F. Kaminsky: 5,96  

E’ stato l’ultimo a essere recensito in classifica nonostante la posizione, questo perché Frank secondo me è caso emblematico per la franchigia di Charlotte e il suo limbo.

Se anche i cronisti di Atlanta si sono accorti che Frank non è un buon difensore, perché mai Clifford in diversi finali si è ostinato a schierarlo?

Sicuramente l’idea era di portare qualcosa in più all’attacco ma in realtà ha finito per peggiorare le cose.

Difensore verticale blando, in attacco ha trovato punti variando un po’ il suo gioco rispetto al recente passato nel quale interpretava il ruolo di stretch four in senso stretto limitandosi a provare triple.

Il suo contratto è basso, tanto vale dargli un’altra possibilità come ala grande di riserva per vedere se continuerà a creare entrate artistiche che portano punti e saprà migliorarsi nelle percentuali da oltre l’arco.

C’è da lavorare però veramente tanto in difesa altrimenti sarebbe un buco come lo è attualmente…

Nell’ultima uscita con 10/17 dal campo ha raggiunto a Indianapolis il suo season high ottenendo 24 punti ma in una partita resa facile dalle assenze altrui…

 

 

 

 

Voto stagione:

Rimandato a ottobre (con diverse materie da recuperare).

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10) T. Graham: 5,95  

Treveon è un po’ il classico soldatino che si fa trovare pronto all’occorrenza.

Coach S. Silas che l’ha diretto in campo in una elle sue migliori prestazioni dice che Graham è un grande “ascoltatore”.

“Ascolta durante le battute. Ascolta durante il tempo di pratica, durante i tiri di lancio, quando è al lato”, ha detto Silas.

“È un talento speciale, perché molti ragazzi non hanno lo stesso obiettivo.”

Il fatto di prestare attenzione alle indicazioni ma anche ai movimenti dei compagni di reparto lo pone in una condizione speciale che affascina i coach, anche se purtroppo è innegabile che manchi di un po’ d’atletismo ma soprattutto di talento.

Graham però porta con sé due buone doti che sono: una difesa migliore di molti elementi nel roster, anche se nullo alla stoppata, e una buona precisione nello sganciare triple con piedi a terra e spazio. In questo non esagera, prende i suoi tiri, limite e pregio al contempo, anche se nel caso propenderei più per la seconda se sai di non avere la stessa precisione in alte situazioni.

Gioca con criterio ed è coscienzioso, può smistare qualche assist o provare saltuariamente la penetrazione.

Ha aumentato il suo minutaggio anche se le sue cifre non fanno la differenza ed è rimasto ai margini per gran parte della stagione con Clifford a dare spazio spesso solamente a 9/10 giocatori.

Ha il contratto in scadenza che attualmente è appena superiore a 1,3 milioni.

Come terza SF si potrebbe mantenere stando su quella cifra su per giù, altrimenti, pur apprezzando la sua buona mano da fuori sugli scarichi (tripla della sicurezza contro Phoenix) , non mi strapperei i capelli dovessimo perderlo…

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

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11) C. Zeller: 5,94  

Zeller è rimasto fuori per tutta l’ultima parte della stagione.

Dall’otto marzo nella sconfitta casalinga contro Brooklyn non è più riuscito a giocare una partita, tornando ad avere problemi al ginocchio sinistro che l’avevano già frenato in stagione.

Da cinque anni a Charlotte, ovvero da sempre da quando è in NBA, tolto il primo anno da rookie come Bobcats dove ha partecipato a ogni singola partita, è sceso negli anni a un numero di gare sempre inferiore negli ultimi tre anni.

Dalle 73 2015/16, alle 62 dello scorso anno, mentre quest’anno è andato chiudendo la stagione a sole 33 gare, pur giocando meno (solo 19 minuti) a causa dello slittamento in panchina complice l’arrivo di Howard.

C’è da fare una riflessione seria su questo giocatore che statisticamente ha chiuso per me sulla sufficienza la stagione.

Migliorato in jumper, a causa della penuria di giocatori in panchina con i quali poter attuare con semplicità i suoi proverbiali pick and roll ha cambiato un po’ il modo di giocare, questo però non l’ha fermato del tutto.

Cody è riuscito comunque a far registrare 7,1 punti, 5,4 rimbalzi (secondo dietro a Howard in questa graduatoria) e 0,6 stoppate di media.

Cifre che per un centro part time che ha perso quasi nove minuti in campo rispetto allo scorso anno, non sono per niente male se le rapportiamo a quelle dello scorso anno (10,3 pt., 6,5 rimbalzi e 0,9 stoppate).

Come difensore forse è stato limitato da guai fisici.

Pur provandoci, mi è sembrato meno efficace e meno atletico che in passato.

Non un grandissimo tiratore di liberi, ha chiuso con il 71,8%, sempre meglio del 67,9% dello scorso anno.

Il fulcro del discorso è che caviglie e soprattutto ginocchia di Zeller destano un po’ di preoccupazione.

Una valutazione medica che si confronti anche con il peso di una nuova regular season e gli urti/impatti che potrà avere va fatta essendo un giocatore injury prone, inoltre il prossimo anno Cody guadagnerà 13,5 milioni, il che blocca, unitamente ad altri contratti il nostro salary cap.

Nel ruolo però potremmo essere coperti anche senza di lui se lanciassimo come centro di riserva Hernangomez, giocatore giocane dal basso costo che potrebbe lavorare bene sui minuti lasciati dal titolare Howard.

Mathiang sarebbe un degno terzo centro dal mio punto di vista.

Pur piacendomi molto per impegno e dedizione quindi, nello stato attuale delle cose, vi fossero richieste per Cody, penserei seriamente di lasciarlo partire poiché necessitiamo di liberare salary cap e coprire maggiormente altri ruoli che attualmente sono “scoperti”.

 

 

 

A livello di stagione:

Rimandato a ottobre.

Per il futuro: Cedibile.

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12) M. Monk: 5,90  

Stagione partita in salita per il rookie che si credeva essere nettamente più preparato.

In realtà la NBA è un’altra cosa e il suo fisico, ma soprattutto i suoi tempi di gioco, non gli permisero d’inserirsi immediatamente in un contesto già collaudato pur avendo avuto numerose occasioni a inizio anno con minutaggio importante in virtù di alcune assenze (vedi Batum o MCW).

Purtroppo Clifford si è intestardito nel volerlo far giocare come PG, cosa che attualmente il buon Malik non è ed è un ruolo che non svolge con successo.

Questo ha creato per un periodo l’alternanza Monk/MCW e dire chi abbia fatto peggio come regista è ardua…

Troppe palle perse e ingenuità oltre che una difesa troppo lenta e approssimativa anche per colpa dell’apprendimento degli schemi non immediati ma per ognuno ci vuole il giusto tempo.

I suoi plus/minus erano tremendi e lentamente è scomparso dai radar per occupare la panchina profonda.

Con il venir meno delle ambizioni di Charlotte riguardo i playoffs e con l’infortunio a MCW, è rispuntato il n°1 che inizialmente ha giocato sulla sufficienza, per trovare buone partite, culminate in quel di Chicago con 21 punti, esplosi nel secondo tempo in larga parte con triple e una dunk da highlights vera.

Se non esagera e trova la mano come shooter capendo i tempi di gioco può diventare ciò che auspicavamo.

Un tiratore letale (fatto “in casa”) che tanto è mancato a Charlotte.

Nelle serate di luna storta di Williams, Walker, Kaminsky e altri tiratori da oltre l’arco , avere un tiratore affidabile può fare la differenza tra una W e una L.

 

 

 

Sommate la falsa partenza e la rinascita, se devo dare un giudizio complessivo alla stagione, considerandolo come rookie sarebbe:

Rimandato a ottobre (da tenere nel roster).

 

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13) D. Bacon: 5,87  

Dwayne non è Dwayne, o meglio… non è Wade, così come lo aveva presentato Rich Cho in estate sbagliando clamorosamente in conferenza stampa strappando un sorriso tra l’imbarazzato e il divertito del buon “Pancetta”.

Imbarazzato anche perché tutti i riflettori puntavano su Monk, mentre per il second round pick il futuro era più nebuloso.

C’era da guadagnarsi un posto in squadra.

La sua stagione è andata un po’ in parallelo con quella di Monk. Questo fa pensare anche all’inserimento dei rookie in un contesto di squadra che evidentemente li ha fatti maturare poco per volta.

Sicuramente il suo impatto, così come quello di Monk, sono stati trascurabili per le sorti del team, soprattutto se spalmati lungo tutta la stagione, tuttavia nell’ultima fase dell’annata è andato migliorando.

Dopo la vittoria contro Memphis, coach Clifford ha dichiarato:

“Ha la possibilità di essere uno starter”, precisando:

“Sto parlando di uno starter con cui puoi vincere.”

Ora… non ho le competenze tecniche di Clifford e la visione del giocatore tutti i giorni durante gli allenamenti per poterlo dire, di certo Dwayne ha migliorato molto il tiro, mostrando sempre un atletismo invidiabile grazie a balzi altissimi spiccati per la sospensione senza che questi incidano sulla sorte del tiro.

“Ha lavorato duramente con (assistenti) Bruce (Kreutzer) e Pat Delaney. Il suo livello di abilità da settembre è migliorato drasticamente “, ha detto Clifford.

Ai Seminoles, infatti, sotto la guida del coach nato a Gastonia James Leonard Hamilton (coach difensivo), Bacon ha iniziato a sviluppare la sua caratteristica veloce difesa nei movimenti, nonostante pesi 100kg distribuiti su 198 cm.

Contro i Nets ha fatto una buona partita nella nostra vittoria in rimonta, contro Memphis anche, peccato che la maledizione di Washington (c’è sempre qualcuno destinato a farsi male tra le nostre fila) abbia colpito ancora.

Su un atterraggio dopo un tentativo d’entrata, una piccola distorsione alla caviglia destra l’ha tolto di mezzo.

Stava lavorando sodo, andando in palestra anche una domenica mattina di riposo per tutti dopo il rientro dalla vittoria a Dallas.

“Mi sento a mio agio, davvero a mio agio. Mi sento come se stessi facendo ancora i miei errori, ma sto migliorando ogni giorno “, ha detto Bacon giovedì.

“Sparare”, ha detto Bacon su quello che sarà il suo prossimo obiettivo.

“Mi dicono di continuare a sparare, e lo faccio ogni giorno.”

Prima della sfida con i Magic Bacon infatti tirava, complice il pessimo avvio, con il 37,5% dal campo e con il 25,6% da tre punti.

In questo deve migliorare e lo sta lentamente facendo.

Voto stagione:

Rimandato a ottobre.

 

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14) J. O’Bryant III: 5,82  

Ormai fuori da un pezzo dal roster degli Hornets, tagliato anche dai Knicks immediatamente, credo rimarrà fuori dal futuro dei Calabroni senza troppi ripensamenti.

Difficile sia un cavallo di ritorno poiché, pur avendo un soft turnaround con il quale infilava spesso solo il cotone in maniera abbastanza sorprendente, mancava totalmente d’atletismo, cosa che vanificava le possibilità derivanti dal suo fisico, compresa l’altezza.

Nello scambio tra J.O.B. (più due future second round pick) e Willy, al momento (salvo scelte oculatissime dei Knicks) vi hanno guadagnato sicuramente i Calabroni che hanno portato a casa un giocatore di prospettiva futura interessante e utile.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato (anche da Cho).

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15) M. Carter-Williams: 5,80  

MCW non ha più giocato nelle ultime 14 partite prese in considerazione per infortunio.

52 totali, due volte è partito in quintetto.

Anche se era migliorato leggermente (non che ci volesse molto dal disastro iniziale), il giudizio negativo, avallato da cifre da basso playground, permane.

La decisione, unita all’esigenza di uno stipendio basso, di andare a pendere un giocatore con cifre al ribasso da anni e che ai Bulls aveva lasciato più di qualche perplessità si è dimostrato un azzardo che gli Hornets hanno pagato a caro prezzo non avendo un degno sostituto di Walker nel ruolo di playmaker.

Tiri liberi falliti, palle perse banalmente e layup mancati clamorosi compongono la galleria degli orrori della sua stagione.

Mi stupirei e non poco di rivederlo in divisa Hornets, anche perché il suo contratto (di un solo anno) è terminato e un nuovo GM si appresta a prendere il posto di R. Cho.

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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16) J. Stone: 5,75  

A parte la faccia simpatica Julyan è stato poco Rolling Stone.

Più che altro l’ex Venezia ha occupato la panchina per quasi tutta la stagione giocando un pochino a fine anno, palesando però evidenti limiti.

Prova poco il tiro e fatica un po’ nella costruzione del gioco.

La pressione difensiva è sufficiente ma non sopperisce alla mancanza d’offesa.

Delle due triple tentate a Chicago la prima si schianta sul plexiglass ricadendo involontariamente dentro, sulla seconda la cometa scagliata dall’angolo destro sfiora solamente il ferro che si salva dalla rovina di un tiro con poca parabola, discendente come le sue prestazioni.

Ampiamente marginale, ha un contratto ancora per il prossimo anno a poco più di 1,6 milioni ma se si potesse promuovere Paige come terza PG cedendo Stone, risparmieremmo qualcosa, tanto, anche in caso d’assenza della seconda PG per infortunio potrebbe giocare benissimo Monk (pur non essendo il suo ruolo) senza far rimpiangere Stone.

 

 

 

 

Voto stagione:

Bocciato.

 

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Fuori Classifica

M. Mathiang (Two Way Contract)  

Valutiamo qui l’altro giocatore del TWC parcheggiato ai Greensboro Swarm, ovvero Mangok Mathiang in panchina contro i Grizzlies (unico voto 6,5), sceso sul parquet nell’ultimo quarto oltre a rarissimi minuti in altre partite.

Si potrebbe scrivere che, attualmente, allo stato delle cose, Mathiang potrebbe benissimo venire a fare il terzo centro in una situazione contrattuale complessiva al limite.

Non mi era dispiaciuto in preseason nei pochi minuti giocati.

Non è agilissimo nei movimenti ma garantisce rimbalzi e sa muoversi per mandare a bersaglio tiri e schiacciate ravvicinate.

 

 

 

 

Se si vuol risparmiare in terza battuta il profilo fa al caso.

 

 

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Le tabelle per ripercorrere i voti dei singoli in ogni partita giocata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La media finale seguendo le tabelle soprastanti.

 

 

 

I Coach

Rapidissima disamina sugli allenatori.

Steve Clifford,

 

 

abbiamo già detto, perso spogliatoio e gioco, in stagione ha avuto anche problemi di salute che l’hanno tenuto lontano dal parquet per diverso tempo, tanto da saltare 21 partite gestite sa Stephen Silas,

 

 

Stephen Silas (a sx) con il padre Paul Silas, anch’esso ha allenato gli Hornets a più riprese per diversi anni (anche a New Orleans) sino al rientro come sfortunato capo allenatore ai Bobcats.

 

 

suo assistente.

Al suo posto il figlio d’arte subentrante Silas ha ottenuto un record di 9-12 con una personale media voto di 6,11.

La squadra sotto la sua egida è riuscita comunque a vincere contro forti squadre dell’Ovest (GSW, OKC e Utah).

La squadra sembrava più pimpante e in ripresa a cavallo fra l’anno vecchio e il nuovo ma in realtà l’assistente di Clifford ha cambiato poco riguardo a gerarchie e rotazioni rispetto alla gestione dell’head coach titolare, tanto da sembrare quasi telecomandato da casa.

Steve invece ha finito ancor peggio assistendo a delle partite in cui i suoi ragazzi non sembravano avere un “anima sportiva”, nonostante lui provasse a infondere tranquillità e fiducia.

Qualche errore è stato fatto e ciò che MJ ha rimandato lo scorso anno è accaduto inevitabilmente, cioè la rimozione di head coach e allenatore, ma dato che i colpevoli si trovano anche sul parquet, se non soprattutto sul parquet, speriamo si assistere finalmente a un cambio mirato ma epocale del roster.

Per Clifford (media voto stagione 5,89) oggi pare ci sia un interessamento di Phoenix.

Auguri a lui ma soprattutto ai nuovi Hornets per un futuro più brillante e soddisfacente.

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Per terminare, come nelle puntate di NBA Action, non poteva mancare la (mia) personale classifica sulle migliori giocate della stagione, estesa a 25 azioni.

Buon divertimento!

 

Game Open e Classifiche finali.

Dopo il Game Over 2017/18, MJ ha deciso di continuare il gioco inserendo il gettone Kupchak.

L’ex LAL avrà un compito titanico nella ricostruzione della squadra avendo diversi giocatori in squadra non appetibili (in relazione alle prestazioni offerte) per la maggior parte delle altre franchigie.

Il quintetto mandato in onda da Clifford per gran parte dell’anno. Il coach ha dimostrato zero apertura mentale sulle gerarchie insistendo su una formazione che non funzionava.
La mia opinione è che dovrebbero rimanere solamente Kemba e Howard riguardo lo starting five attuale.

Inoltre a fine marzo Kemba Walker, già nel mirino di altri team a febbraio, aveva dichiarato:
 
“A questo punto voglio vincere. Voglio essere nei playoffs”. “Sono stanco di non essere nei playoffs… Odio guardarli in TV”.
“Ho partecipato due volte in sette anni e non è affatto divertente, mi mancano”.
 
Walker però è legatissimo a Charlotte e questa frase, dovuta sicuramente alla frustrazione che tutti noi proviamo vedendo un team, infatti, non detti molto peso a questa frase perché poi disse anche:
“Spero d’esser qui per molto tempo”.
 
Walker però dovrebbe fare un minimo di mea culpa, non certo per le brillanti prestazioni in campo (22,1 pt. di media in questa stagione e 20° posto ottenuto in classifica NBA) ma per aver “consigliato” alla direzione i rinnovi di Batum e Marvin Williams, due giocatori che complessivamente hanno chiuso la stagione sulla sufficienza, ma da loro ci si aspettava molto di più, soprattutto dal transalpino che con il suo contratto blocca lo spazio di manovra per il prossimo mercato.
Certo che la gestione 2.0 di MJ non è stata positiva.
In quattro anni, tirando le somme, per tre volte abbiamo visto i playoffs degli altri e una sola volta abbiamo partecipato, stoppati da Miami in gara 7.
153 vittorie contro 175 sconfitte per un -22 di differenza.
Non benissimo nonostante Kemba…
E mentre Walker attende di parlare con il nuovo GM per decidere eventualmente il rinnovo contrattuale (scade a fine stagione), stanno per partire i playoffs 2018.
Lo scontro più drammatico per accedervi è andato in scena nella notte a Minneapolis dove i padroni di casa hanno aggiunto una camicia sudata alle classiche sette, prima di riuscire a eliminare i Nuggets in quel che era uno scontro diretto.
Gara finita all’OT, anche per merito di Gibson che a pochi secondi dal termine ha strappato un pallone in angolo con notevole abilità evitando ai Lupi di subire la possibile beffa.
All’OT dopo un breve saliscendi, nel finale Butler e soci si sono imposti.
Complimenti anche a New Orleans che battendo nettamente gli Spurs privi ancora di Leonard, ufficialmente per infortunio (anche Pop ha detto che il suo fuoriclasse tornerà a giocare quando lui e il suo clan si decideranno), non c’è da esser super ottimisti in casa San Antonio.
Pare che Leonard voglia emigrare in un mercato più ricco…
I Pels se la vedranno ora con Portland.
Contro Lillard e soci la stagione regolare è stata chiusa con un 2-2 ma ora si sale di livello in una sfida che promette comunque un certo possibile equilibrio per come è andata la stagione a Ovest, più che una classifica finale normale pare essersi inserita la fisica quantistica da quante combinazioni avrebbero potuto uscire alla vigilia dell’ultima “giornata”.
Ecco le classifiche finali di Est e Ovest:

EST

 

 

OVEST

 

Comunque sia, alla luce delle classifiche finali, gli abbinamenti per i playoffs saranno i seguenti:
 
EST
 
Toronto (1) Vs Washington (8)
Boston (2) Vs Milwaukee (7)
Philadelphia (3) Vs Miami (6)
Cleveland (4) Vs Indiana (5)
 
OVEST
 
Houston (1) Vs Minnesota (8)
Golden State (2) Vs San Antonio (7)
Portland (3) Vs New Orleans (6)
Oklahoma City (4) Vs Utah (5)
 
Diverse sfide interessanti sulle quali non faccio pronostici mentre per gli Hornets il presente è già futuro con Kupchak a lavorare sottotraccia per costruire un team vincente come ha promesso per tornare a far ronzare e rombare forte le uncinate ali degli Hornets sui parquet di tutta la NBA.
 
Il pezzo di chiusura di stagione classico con le classifiche dei singoli, video per i nuovi giocatori, ecc. probabilmente arriverà entro domenica 21.
Dopo la lunga maratona di quest’anno mi concedo un po’ di vacanza e del tempo per lavorare sul numeroso materiale, pur avendo già iniziato a preparare qualcosa.
Giusto per mostrare una statistica semplice, avvalorando la tesi sulla buona stagione di Howard, si noti il quarto posto in classifica del nostro centro a rimbalzo…