Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Nulla di nuovo sul fronte orientale

Jalen Crutcher, aggiunta recente degli Hornets dai Greensboro Swarm.
#10 of the Dayton Flyers on defense in the game against the Duquesne Dukes at UD Arena on February 22, 2020 in Dayton, Ohio. (Photo by Justin Casterline/Getty Images)

Gli Hornets, dopo la grana Akinson ad inizio mercato si sono fossilizzati.

Niente entropia, niente nemici di Buzzati all’orizzonte, niente di niente.

La squadra di MJ è ancora alle prese con la grana Miles Bridges che de facto ha bloccato il mercato.

Il giocatore che avrebbe voluto massimizzare il proprio contratto si è recato più volte in tribunale per rispondere al reato di violenza domestica contro la sua compagna e rischia di massimizzare altro se non interverranno strane dinamiche.

Le diverse udienze fino ad oggi – mentre lui si dichiara innocente ma sembra difficile credergli al momento – hanno solo procrastinato la letargia dell’entourage di Charlotte che dopo la rifirma di Cody Martin non ha messo le mani nemmeno su un backup per LaMelo Ball nonostante si vociferasse un ritorno di uno tra Kemba Walker e Isaiah Thomas.

Al momento trattasi solo di rumors così come quello riguardante Elfrid Payton , elemento tra i tre sul quale ricadrebbe la scelta peggiore della società in ottica potenziale team.

Insomma, niente centro rim protector del quale vi sarebbe un disperato bisogno, quasi nulla di nuovo sul fronte orientale se non piccoli classici movimenti…

Il rookie Bryce McGowens è stato messo sotto contratto come two way mentre la squadra della North Carolina ha messo sotto contratto per il training camp recentemente 4 giocatori: Jalen Crutcher 18/07/1999 (PG), Anthony Duruji 22/07/1998 (SF/PF), Jaylen Sims 11/12/1998 (SG) e Isaiah Whaley 26/03/1998 (C).

Anthony Duruji, ala da Florida.

Per il resto al momento tutto sembrerebbe lasciar presagire che Jordan e Kupchak vogliano lasciar scorrere la stagione in bassa classifica considerando che al momento Miles non è stato rifirmato e al momento il roster è fermo a 18 giocatori (persi Harrell che ha firmato con Philadelphia e lasciato Thomas).

Il ritorno di Steve Clifford in panca si preannuncia complicato anche perché il coach ha utilizzato stili lontani da ciò che gli Hornets si erano immaginati e programmati per gli anni futuri con una squadra giovane ed un gioco veloce.

Insomma, un’estate, mesi nei quali i fan di Charlotte sono rimasti appesi a sempre più flebili speranze finché ormai si sono materializzati i camp.

Forse qualcosina potrebbe ancora arrivare ma ormai l’annata sembrerebbe esser compromessa.

Per chiudere il pezzo ed avere un filo d’entusiasmo in più, andiamo a ripescare alcuni giocatori che hanno esordito lo scorso anno in divisa Charlotte Hornets rivisti in video dedicati.

Off season Hornets

Ci siamo lasciati diverso tempo addietro con la notizia del licenziamento dell’ex coach Borrego e quel posto da capo allenatore a Charlotte è rimasto ancora vacante – forse per poche ore poiché Jordan sta sentendo nuovamente D’Antoni – poiché il coach prescelto in precedenza, Atkinson, dopo aver partecipato alle finali con i Warriors ha deciso di cambiare idea e declinare improvvisamente l’offerta di Charlotte (pareva cosa fatta), la quale nonostante ciò, sta muovendosi anch’essa sul mercato.

Nonostante la moratoria, comme d’habitude il mercato sta entrando nel vivo, tracciando sottobanco ciò che andrà ad essere firmato a luglio in un market di voci ed immagini anamorfiche che solo dal punto di vista degli insider e a volte nemmeno loro, possono essere lette dall’unica giusta angolazione per mostrare la realtà.

I rumors sono molti, alcuni usuali come quelli sulla cessione di Gordon Hayward verso i Pacers per Turner con aggiustamenti, eventuali filler o scelte sono tornati alla ribalta, LAL è un’altra destinazione possibile anche per Rozier, forse Oubre Jr. o Plumlee, indicati come possibili partenti visto che R. Westrbook a Los Angeles si trova in una posizione scottante ed era un altro pallino di MJ, se ricordate, già cercato lo scorso anno.

Altri sono più imprevedibili ma a tener banco – anche per la parte dedicata al salary cap di squadra – è la possibile rifirma di Bridges che vorrebbe il massimo salariale ma Charlotte per ora pare nicchiare, la situazione è intricata e le scelte n°13 e 15 al prossimo Draft potrebbero essere prese come merce di scambio se dovesse saltare tutto e magari accordarsi per una sign and trade a meno che qualche team offra il massimo a Miles e gli Hornets siano disposti a lasciarlo partire senza pareggiare l’offerta perdendo comunque un pezzo pregiato che attualmente oscilla a Charlotte come secondo o terzo violino dopo un’ottima stagione ma che ancora non vale un massimo salariale a meno che le parti non pensino ad un multiyear a salire…

Le ipotesi sul banco per la costruzione, importantissima, di una nuova squadra che non si impantani nel fango della mediocrità sono molte e questi giorni potrebbero essere decisivi…

Vedremo cosa accadrà.

Intanto, se vorrete approfondire vari aspetti su varie tematiche occorse in questi mesi, ecco i podcast da ascoltare ed assaporare di un super attivo Filippo Barresi che ha svolto un gran lavoro per cercare di tener aggiornati i fan su molti aspetti della bassa stagione NBA:

Episodio 27 – Plotone Kenny Atkinson – Casa Hornets | Podcast su Spotify

Episodio 28 – Estate (feat. Teal & Purple) – Casa Hornets | Podcast su Spotify

Episodio 29 – Draft e filosofia – Casa Hornets | Podcast su Spotify

Episodio 30 – Addio, Kenny – Casa Hornets | Podcast su Spotify

Episodio 31 – Draft Room: Duren / Williams / Eason – Casa Hornets | Podcast su Spotify

Episodio 32 – Draft Room: Agbaji / Branham / Wesley – Casa Hornets | Podcast su Spotify

Alla prossima e let’s go Hornets!

Borrego was fired

Come saprete il coach degli Hornets è stato silurato dopo l’uscita degli Hornets ai play-in per il secondo anno consecutivo.

CHARLOTTE, NC – APRIL 7: Head Coach James Borrego of the Charlotte Hornets looks on during the game against the Orlando Magic on April 7, 2022 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2022 NBAE (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

Come ho già espresso nell’ultimo articolo la sua uscita da ruolo da allenatore di Charlotte la trovo piuttosto logica conseguenza di alcuni personali fallimenti anche se le colpe non sono soltanto sue.

Sentiamo però un punto di vista differente.

Ecco come la vede Filippo Barresi con il suo podcast su Spotify:

Episodio 26 – Game over / Borrego out – Casa Hornets | Podcast su Spotify

Il Punto @ 83

Analisi della stagione

Parto con una veloce ma doverosa premessa e un ringraziamento a chi come Matteo Vezzelli, Filippo Barresi, Paolo Motta e Fabrizio Getuli ha contribuito a portare contenuti nei diversi format dedicati agli Hornets condividendo l’amore per questa squadra.

Detto ciò, la stagione degli Hornets si è chiusa esattamente nella stessa identica maniera dell’annata precedente ad un primo sguardo superficiale, ovvero con un’uscita dallo scarto larghissimo.

La superficialità permea ed attanaglia la nostra società in una morsa che occulta bisogni e verità basandosi su uno sviluppo di società e personalità fittizie.

L’eliminazione netta al primo turno dei play-in però, più che un vortice apotropaico di giustificazioni che allontanino la verità, deve essere lo spunto di una seria riflessione perché ciò non avvenga più in futuro con tale imbarazzante e disarmante facilità.

C’è una bellissima lettera/poesia di Frida Kahlo rivolta al marito dalla quale estrapolare una frase che potrebbe essere presa dai tifosi come monito per la società, il che vuol dire proprietà (MJ) in testa.

“Non ti chiederò di fare niente, nemmeno di stare al mio fianco per sempre, perché se devo chiedertelo, non lo voglio più.”

Il senso è che ogni forma d’amore non può essere unilaterale perché anche le forme più estreme finiscono per terminare.

Certamente molto dipende anche da quanto un fan segue questa squadra e dalle sue aspettative, il famoso bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ma queste sono considerazioni e sensazioni personali ma continuare a chiedere l’anima ai fan per un team che non vince (a Charlotte) un turno playoff dal 2002 pare troppo anche se questa squadra a detta di molti pare essere in rampa di lancio.

D’altro canto i fan hanno fatto il loro quest’anno: tra i fattori positivi potremmo citare come Charlotte abbia beneficiato di una serie di partite trasmesse sulla TV nazionale americana come mai prima in questi anni, come i 700,755 spettatori al The Hive abbiano portato Charlotte al 14° posto nella lega per presenze e per la seconda volta in due anni gli Hornets (partendo dal basso) siano riusciti a migliorare di 10 vittorie il proprio record collezionando 43 vittorie rendendoli una delle sole tre squadre a compiere l’impresa.

Gli altri due team sono stati Golden State e Phoenix.

Quelle 43 vittorie (soddisfazione per una stagione dai numeri finalmente vincenti) sono il più numero totale di vittorie per una squadra giunta decima nella propria Conference dal 2000/01 quando i Seattle Supersonics registrarono un record di 44-38.

La classifica 2021/22 ad Est.
La classifica 2021/22 ad Ovest.
Uno dei principali motivi per cui Charlotte ha raggiunto le 43 vittorie è stato indubbiamente un Miles Bidges a tutto campo.

Offensivamente, gli Hornets sono tornati ad avere un buon attacco numericamente parlando salendo dal 23° (110,1 ppp) posto all’8° (113,6).

I 28,1 assist a partita (molto disinibiti) valgono il record della lega anche se gli assist delle squadre contro gli Hornets pongono il team di Borrego in ventinovesima posizione (26,5 subiti) mentre i 1.143 tiri realizzati oltre la linea dei 3 punti sono stati un’enormità sebbene l’abuso sia stato ampio ma Rozier è finito 12° nella lega con 222 3 pts a segno e LaMelo 13° con 220 infilati seguiti da Oubre Jr. al 20° posto con 191 realizzazioni.

Potrebbe sembrare pazzesco scriverlo ma al contempo quegli assist non bastano.

Basti vedere quest’azione che per quanto esteticamente bella non procura reale vantaggio.

Insieme al commento di coach Matteo Vezzelli andiamo ad analizzare lo sviluppo dell’azione partendo dalla destra con un pick and roll dinamico. Sul raddoppio portato a Balla la palla dentro per la rollata in post per Miles è smistata abilmente dalla nostra PF con un fast touch pass che garantirebbe a Rozier sulla sinistra il vantaggio per la tripla ma l’extra pass spettacolare di Scary verso P.J. Washington ed il secondo passaggio del nostro numero 25 verso Ball chiudono il cerchio. E’ poi la bravura di Ball a fare il resto perché il vantaggio ormai è risicato sul close-out di LaVine ma in una serata dalla spettacolare partenza con un 11/11 dal campo anche questa spettacolare azione pare più efficace di quel che in realtà lo è realmente poiché se notiamo la distanza di Ball dalla linea dei tre punti, si può capire come il tiro aumenti come coefficiente di difficoltà anche se LaMelo ci ha abituato anche a realizzare tiri da ben oltre lo stretto arco.

Come l’occidente ha sostituito la collettività, “la squadra” (in questo caso) con l’individuo per poi spersonalizzarlo, quando il singolo ha deciso di far da solo, si è trovato spesso fuori dal suo contesto a forzare situazioni che non appartenevano al suo DNA, un esempio – pur citando i due migliori giocatori di Charlotte – sono le triple uno contro uno di Miles in alcuni finali come le deep 3 di Ball in momenti delicati, azioni che avrebbero meritato scelte più sensate.

Andiamo a ciò che è oggettivo e criticabile per essere migliorato.

La franchigia in estate era tra quelle che avevano più spazio salariale per muoversi ma l’ha fatto troppo tardivamente e certamente – con il senno di poi – male, puntando su giocatori come Plumlee, Kelly Oubre Jr. e Ish Smith che non hanno spostato l’ago della bilancia realmente.

Qualcuno obietterà che le dieci vittorie in più sono state un sostanziale miglioramento dettato dai numeri ma il talento della squadra, a conti fatti, era superiore anche a quella decina di vittorie in più ottenute e gli exploit di Chicago e Cleveland ad esempio non fanno di Charlotte un caso primario.

Dal mio canto le colpe principali le ha la proprietà che non vuole fare quel passo in più, quello decisivo, nello spendere qualcosa in più (leggi entrare in luxury tax) perché la filosofia jordaniana, molto comoda, è che se non sei una contender allora è inutile gettare al vento soldi, una mentalità diametralmente opposta a quella dell’MJ giocatore che non si concedeva comodità per non avere un caso da ripetere in futuro.

Kupchak in sostanza ci ha provato con il borsellino più scarico di ciò che avrebbero richiesto gli articoli desiderati e trovo anche, oltre essere state fatte uscire ad arte prima del match ad Atlanta da un sito piuttosto attendibile, le voci su un possibile licenziamento del GM che a febbraio è riuscito a fare due buoni colpi inserendo due pezzi del puzzle mancanti che servivano a migliorar la squadra, abbastanza preoccupanti.

Thomas e Harrell hanno disputato un buon finale di stagione con i loro pregi e difetti ma hanno dato quella qualità e quella fisicità che spesso mancava a una panchina corta.

Qui entra in gioco il terzo protagonista, coach Borrego che, firmato quattro anni fa perché detto francamente, costava quanto un pacchetto di patatine, era il prospetto ideale per far crescere una giovane scanzonata banda, oltretutto il suo pedigree recitava “San Antonio” a contatto con un santone del gioco di squadra come Popovich.

In quattro anni il coach degli Hornets ha dalla sua il fatto di essere un allenatore abbastanza riflessivo negli atteggiamenti (gestione caso Bouknight), di essere un coach che riesce a gestire lo spogliatoio dando buone motivazioni ai ragazzi mentre sul carisma esterno non mi esprimo perché entrerebbero troppe variabili in gioco.

Di contro troppe cose: il sistema di gioco offensivo è rimasto sostanzialmente lo stesso, affidarsi ai maggiori uomini di talento senza ingabbiarli in schemi ha probabilmente prodotto un appeal migliore tra coach e squadra ma non ha migliorato la funzionalità di un gioco troppo rischioso basato su un’alta percentuale di tiri da tre punti presi spesso senza criterio o muovendo, manipolando la difesa avversaria.

La mezza ruota proposta da Borrego con 4 uomini fuori e a volte un lungo come bloccante alto pronto eventualmente a rollare, è una soluzione inflazionata che funziona solamente contro squadre che non hanno una gran difesa o per il particolare talento dei penetratori (Ball, Bridges e Rozier soprattutto).

Ancor peggio va la difesa che esternamente patisce ogni screen-roll senza validi sistemi di adattamento perché spesso si accetta il cambio o si rimane in posizioni che favoriscono l’azione avversaria, semplice o poco più complessa, magari con l’aggiunta di un extra-pass.

Sempre con Matteo Vezzelli andiamo a visionare questa imbarazzante difesa occorsa nel omento chiave della stagione. La finta di blocco di Bogdanovic con cambio direzione verso l’esterno basta a confondere il sistema di gioco difensivo degli Hornets con Martin e P.J. Washington che cozzano andando entrambi sullo stesso uomo. Per un giocatore di talento come Young con un’autostrada davanti diventa poi facile arrivare a chiudere in floater con ampissimo vantaggio su Bridges staccatosi dal suo uomo in angolo nel veloce ma inutile tentativo di coprire il pitturato.

E’ vero, Charlotte non ha molti uomini perimetrali in grado di difendere benissimo a parte (spesso) Cody Martin (assente nelle due sconfitte con i Bulls e presente all’ultima uscita vittoriosa, invece), i vari Ball, Rozier, Oubre Jr. e ancor peggio Bouknight soffrono, per svariati motivi le situazioni di uno contro uno.

Rozier, arrivato dalla panchina di Boston e conosciuto in primis come difensore, si è adattato soprattutto a un ruolo differente nella Queen City, passando come titolare nel ruolo di SG, laddove c’era bisogno di segnare punti.

Qui abbiamo una classica e basilare azione per Charlotte: Mason con palla in mano pronto per giocare un possibile pick and roll o un hand-off con Ballò ma Dosunmu rimane agganciato alla nostra star spezzando il blocco quindi, dato che i lunghi degli Hornets non hanno grandi capacità di attaccare in uno contro uno (eccetto qualche rara volta Harrell), riparte la mezza ruota con Rozier che prende vantaggio su un LaVine troppo scollegato e riuscendo ad attaccare il ferro grazie alla sua abilità, “scivola” oltre l’aiuto di Vucevic terminando con un appoggio vincente.

Va da se che il dispendio energetico sui due fronti lasci a Terry che già ha qualche problema naturale per via dei cm, meno energie mentre Bouknight è inesperto così come Ball al quale viene spesso mossa la critica di essere più interessato all’attacco che alla difesa, un po’ come pare Oubre Jr..

Altra azione presa ed analizzata insieme a coach Matteo Vezzelli.

Classica no defense americana con Gallinari a portare un blocco altissimo a metà campo, tanto per veder cosa fa la difesa. Proprio Rozier e la difesa escono allegri su questo blocco altissimo con Terry che rimanendo laterale concede la penetrazione a Young mentre i giocatori in area non chiudono né la penetrazione né l’ingresso laterale sul lato debole rimanendo in una zona ibrida così Young, giunto sulla linea del tiro libero alza la parabola per l’alley-oop di Capela (tenuto da Martin che cerca l’anticipo essendo in mismatch da small Ball). Ovviamente il tutto nasce da una penetrazione talmente semplice che mette in risalto la disorganizzazione e l’impreparazione della difesa di Charlotte.

Il game plan difensivo basico di Borrego, in genere, si basa però sullo stringere attorno al portatore di palla o al futuro portatore di palla cercando di intervenire sul pallone stringendo, raddoppiando o anticipando l’uomo in possesso o destinato ad entrare in possesso della spicchiata.

Si capisce che questa tattica, se saltata, sia rischiosa, specialmente quando mani sapienti riescono a smistare il gioco (Jokic e Young per citarne un paio sui quali ultimamente non è riuscita l’idea).

Inoltre poche volte Borrego è stato capace di cambiare una partita tramite alcuni accorgimenti, in corsa praticamente nullo mentre ha fatto bene contro Milwaukee andando a prendere alto Antetokounmpo per non farlo lanciare a canestro o è riuscito in occasione della vittoria su Philadelphia a limitare Embiid con i Sixers che non si aspettavano, stranamente, una particolare simile pressione.

De facto, il mio principale capo d’imputazione nei confronti di un coach rifirmato frettolosamente durante la stagione (dal mio punto di vista il colpevole massimo è Jordan) si potrebbe riassumere nella famosa frase di massima: “L’attacco vende i biglietti, la difesa vince le partite”…

Il coach non avrà avuto tutti gli elementi adatti per costruire una più solida difesa – a partire da Plumlee, deludente rim protector – ma si è evinto anche come abbia cambiato tardivamente opinione e solo per contingenze, il suo credo da small ball dopo l’infortunio di Hayward, l’inserimento in quintetto di Oubre Jr. che non ha dato i frutti sperati negli equilibri della squadra (da lui citati sul caso Ish Smith) fino a trovare finalmente in P.J. Washington un ruolo più adatto (PF) per farlo rendere meglio rispetto a quello da centro, rispolverato nei play-in a tratti dove, infatti, è stato bistrattato.

La cosa peggiore dal mio punto di vista è stata tuttavia che, Borrego, sentendosi in dovere di far risultato, abbia optato per tutta quella serie di giocatori di talento ed esperti che hanno creato quel suo nucleo di (9 in genere) giocatori da rotazione che garantissero alla fine la maggior possibilità di vittoria.

Quasi nulla da dire trattandosi di basket professionistico ma aver eliminato i giovani inesperti dal progetto li ha fatti crescere meno del previsto in fatto di confronto ed esperienza su un parquet NBA ed il risultato è stato ugualmente il non raggiungimento della post season anche se a parziale discolpa del coach c’è l’argomento Hayward, altro infortunio pesante che tratteremo in classifica singoli sotto il profilo del giocatore sebbene a febbraio il brutto periodo di Charlotte che ha accumulato 13 sconfitte in 17 partite sia coinciso con l’infortunio di Gordon.

L’introduzione di Montrezl Harrell ha dato una spinta alla squadra ma era chiaro sin da subito che quello scambio da solo non avrebbe potuto far volare gli Hornets.

Senza un protector rim, la difesa di Charlotte nei pressi del ferro è stata attaccata ripetutamente perché vulnerabile e gli Hornets non saranno una squadra certa di partecipare ai PO fino a quando non colmeranno questa lacuna.

Le partite perse al supplementare (7 su 7) sono altro materiale su cui recriminar come quelle vinte dalla terna per Cleveland e Miami, proprio allo Spectrum Center con ripetute decisioni che hanno danneggiato gli Hornets ma gli episodi non bastano a spiegare la stagione.

Charlotte ha perso, nonostante una squadra giovane che avrebbe dovuto avere più energia nei finali e negli OT perché spesso in attacco si sono prese decisioni avventate, errate dal punto di vista della selezione dei tiri, anche da parte degli uomini di maggior talento.

Problema rilevato anche da Bridges, il quale che dovrebbe prendersi meno triple rischiose in momenti delicati, che ha detto: “Dobbiamo migliorare la difesa e il nostro processo decisionale, specialmente in tempi di crisi”.

Urge quindi cambiare mentalità da parte dei giocatori ma soprattutto da parte della proprietà perché replicare una lampante uscita al primo turno non è un miglioramento per una città che non vince un turno di playoff dal 2002…

Serve che Kupchak rimanga al suo posto, sia investito di credibilità e denaro (non soldini di cioccolato), non serve che provi a fare miracoli addossandogli poteri taumaturgici e che la guida tecnica cambi perché nonostante la simpatia per il coach, un’altra annata spettacolare, magari anche vincente nel record ma deludente quando conta, da mettere i programma oggi, alla luce dei fatti, sarebbe un suicidio improponibile.

Il mercato

Gli Hornets hanno i contratti di Miles Bridges, Montrezl Harrell, Cody Martin e Isaiah Thomas in scadenza oltre ad avere necessità di trovare davvero un centro che sposti dopo anni di mediocrità.

Ovviamente l’offseason diventa cruciale per costruire una struttura solida che punti a migliorare sensibilmente la squadra per arrivare ai PO.

Ball sarà sicuramente il punto cruciale, mettergli intorno una squadra che non lo porti a frustrarsi come Walker dopo anni di stenti dovrebbe essere la priorità per una squadra che rischierebbe tra un paio d’anni di veder volar via un suo uomo franchigia.

Per fare questo bisognerà cercare di rinnovare Bridges che con il suo agente è intenzionato a chiedere il massimo, limando possibilmente qualcosa nell’ottica di avere un roster più competitivo poiché lui dice di voler rimanere.

Le scadenze contrattuali di Briges e Martin insieme a quelle possibili di Harrell e Thomas sono aspetti in primo piano, in azzurro la team option a favore di Charlotte che vedrà se rifirmare Jalen McDaniels o vedere se lasciarlo andare avendo altre offerte mentre i contratti non garantiti di Oubre Jr., Richards e Plumlee potrebbero anche essere usati come merce di scambio.

Gli altri tre giocatori citati potrebbero essere buoni punti di partenza ma non è detto che vengano rinnovati (soprattutto Harrell e Thomas, Borrego ha detto che lui e società devono ancora decidere sul da farsi e anche sull’ex Wizards non ci sono certezze al momento) ma comunque sia, le aspettative sulla squadra, dopo l’eliminazione preventiva ai PO, saranno sicuramente più alte, anche se la sciagura Borrego (rinnovato lo scorso agosto) dovesse mantenersi in sella come head coach.

Charlotte avrà la tredicesima e la quindicesima scelta, ottenuta grazie a New Orleans che battendo i Clippers ed inserendosi ai playoff (contro Phoenix) è uscita dalle 14 squadre fuori protezione nella sign-and-trade che ha portato Devonte’ Graham a NOLA.

Cosa fare di queste scelte sarà competenza di Kupchak, se siederà ancora sulla sua comoda “cadrega” da GM, traballante (secondo alcune voci).

Di certo, qualsiasi sia il GM, Charlotte avrà le priorità sopraelencate ma c’è una situazione che potrebbe stravolgere un po’ il nucleo del team.

Gordon Hayward guadagnerà oltre 30 milioni per la prossima stagione che per un giocatore così volubile dal punto di vista fisico sono un’enormità.

Charlotte per due anni su due ha sperimentato la sua assenza nei momenti decisivi, un problema reiterato che non può essere più ignorato.

La caviglia di Gordon è così fragile che potrebbe renderlo molto difficilmente scambiabile, per questo le voci di un possibile scambio con Russell Westbrook, già cercato da Charlotte lo scorso anno (altro pallino di Jordan), inviso ormai ai tifosi gialloviola, potrebbe essere una soluzione che accontenterebbe tutte e due le squadre se gli Hornets (anche per compensare all’enorme costo della guardia Lakers) aggiungessero Rozier (voci) o qualcuno dal contratto in scadenza 2023, vedi Oubre Jr. o Plumlee che sarebbero probabilmente ceduti senza eccessivi rimpianti.

Di certo Charlotte non può più nascondersi nell’eterno Giorno della Marmotta e deve uscire dal suo atarassico torpore per volare, altrimenti probabilmente tutto sarà sprecato a Charlotte, “essere belli” non basta.

Statistiche stagionali

Singoli. Statistiche da Basketball-Reference.com
Squadra. Statistiche da Basketball-Reference.com.

Parallelismi

Classifica voti singoli

15) Vernon Carey Jr.: 5,50

Ormai uscito dal roster a febbraio in direzione Washington, l’abbiamo visto proprio contro i nostri Hornets nell’ultima sfida di Regular Season dove ha fatto il suo (sbagliando qualche FT di troppo) ma l’impressione è stata che non abbia voluto forzare e rompere le uova nel paniere ai suoi ex compagni alla ricerca di una vittoria poi inutile.

Sembrava essere un giocatore molto più promettente dopo la gara fatta intravedere l’annata precedente a Brooklyn ma per ora sembra essersi ridimensionato molto e non ci sono particolari recriminazioni o nostalgie sull’operato di Kupchak anche in funzione dell’arrivo di Harrell.

Gli si augura di tornare ad essere un discreto giocatore trovando più spazio di quello che avrebbe probabilmente meritato a Charlotte in un contesto nel quale non avrebbe potuto – anche volendo – far peggio di alcune prestazioni di pari ruolo.

18) Arnoldas Kulboka: 5,75

Nella penultima partita casalinga era stato l’unico uomo tenuto in panchina da Borrego.

Nell’ultima uscita il coach gli ha dato qualche minuto nel garbage time ma, perlopiù ignorato dai compagni, su passaggio di Bouknight non è riuscito a segnare pur avendo provato una tripla dall’angolo.

Per lo più ignorato dai compagni, il giocatore degli Swarm ha bisogno di metter su qualche muscolo in più e di almeno un’altra stagione a Greensboro per migliorare anche le sue statistiche da fuori che dicono 44,2% con l’88,4% ai liberi sono già ottime sebbene non siano state prese in considerazione da Borrego che evidentemente non crede nella sua difesa un po’ deficitaria.

17) Kai Jones: 5,92

La cosa più esaltante della sua stagione chiusa con un 9/14 (½ da tre punti) dal campo per 22 punti totali, a parte qualche jam, è stata la sua chioma bicolore nelle ultime partite.

Un teal e un blu, forse tendente al viola, creato dalla madre che ha preso un abbaglio nel colore come noi su Kai credendo potesse esser più partecipe ma, ancora inesperto, ha terminato la stagione con 21 presenze, molte da garbage time.

Per lui l’appuntamento è rimandato al prossimo anno, le potenzialità atletiche, l’esplosività e la rapidità sono state le caratteristiche sulle quali ha scommesso Kupchak e sembrano più intatte che mai.

16) James Bouknight: 5,95

Mi aspettavo di meglio da James al primo anno.

A livello caratteriale sembra essere il nuovo Monk e questo non fa ben sperare.

Deve cercare di fare buon viso a cattivo gioco nel senso che, se non sai difendere, non puoi pretendere di giocare molti minuti.

9,8 minuti di media, 4,6 punti a partita con un basso 34,8% al tiro che curiosamente non si discosta molto dal 34,7% da tre punti (accettabilissimo per un rookie).

Sopra i 15 punti è salito solamente due volte: a Toronto, pur nella sconfitta ha realizzato 18 pt. (6/11) mentre in casa contro Sacramento è stato decisivo accendendo la lampada magica dell’attacco Hornets terminando con 24 punti (9/14) ed aiutando la squadra ad ottenere una sofferta vittoria.

Il battibecco con Borrego, nonostante le parole di comprensione del coach, ha fatto sì che James rimanesse ancor più in disparte per il cannoniere di Greensboro che in 7 uscite ha tenuto una media di 21,4 punti, 5,9 rimbalzi e 5,0 assist ma al rientro con Charlotte tra infortuni (presunti o veri) e la parziale compromissione del rapporto con il coach ha accumulato solamente 8:44 minuti in tre uscite ad aprile dopo aver saltato interamente marzo.

Punto interrogativo sulla situazione della young SG se dovesse rimanere Borrego: sarà rilanciato o finirà nel dimenticatoio?

Probabilmente in casa Hornets ci saranno alcune cose da sistemare e l’estate potrebbe anche essere rovente, foriera di cambiamenti imprevisti, chissà che i suoi 4,3 milioni da sophemore possano essere indigesti a MJ (il quale aveva già cercato di far rimettere i piedi per terra al ragazzo in prestagione) in una simile condizione.

15) Scottie Lewis: 6,00

Impossibile farsi un’idea su di lui, sul suo possibile apporto alla causa degli Hornets in due uscite per 7 minuti totali dove ha splittato due liberi, servito un assist e rubato un pallone.

La SG del Bronx è parsa molto atletica anche se non muscolosa, piuttosto longilinea ma scattante, avrebbe potuto essere un’arma più utilizzata da Borrego nel suo gioco difensivo fatto di pressing, raddoppi e giocatori flottanti.

L’impressione è che si sarebbe potuto aggiungere a Martin come partner ideale dalla panchina in qualche partita anche se il suo contratto a due vie lo avrebbe limitato numericamente nelle uscite ma insieme a Kulboka è stato pressoché ignorato.

14) Mason Plumlee: 6,01

Il nuovo centro degli Hornets si è rivelato esattamente ciò che mi aspettavo fosse.

Un giocatore che non avrebbe spostato gli equilibri della squadra che necessitava di un rim protector atletico mentre è arrivato un centro piuttosto compassato nei pressi del pitturato che

in 24,6 minuti di media (fiducia concessa a metà anche se in parte per farlo render di più e tutelarlo maggiormente da possibili infortuni a 32 anni) ha messo su 7,7 (5,3 i difensivi) rimbalzi a partita e uno 0,7 nelle stoppate…

In attacco lo sapevamo, non è uno scorer e le iniziative personali sono limitate ma la media a 6,5 punti è bassa anche per via di un drammatico 67/171 (.392) dalla lunetta che ha trascinato anche i fan nello sconforto ogni qual volta Mason si presentasse dalla linea.

L’assistente allenatore (ex Raptors) Triano ha lavorato con lui per fargli cambiar mano di tiro, una soluzione inusuale che ha funzionato meglio del previsto.

Con la mancina Mason è risultato esser più preciso e se prendessimo in esame da game 74 (partita casalinga contro Utah) in poi, almeno avrebbe un 50,0% (8/16) a gioco fermo.

Poi, va bene, tanto pick and (soluzioni come roll per l’alley-oop o drag) a beneficio dei compagni, buoni passaggi schiacciati e filtranti per i back-door degli esterni ma il suo 3,1 negli assist non compensa la mancata presenza difensiva contro centri più validi.

A volte sembra un automa, un soldatino che fa il suo compito, attratto solamente dal suo senza guardare la situazione di pericolo maggiore nei pressi del ferro.

Capela nello scontro play-in l’ha sovrastato e Borrego è dovuto ricorrere anche a una soluzione peggiore svoltando nuovamente con P.J. Come centro lasciando a Mason il parquet per pochi minuti.

Con un contratto biennale a 8,5 milioni per il prossimo anno, Charlotte potrebbe anche tentare di scambiarlo sebbene i suitor non credo siano tantissimi ed esaltati dalla possibilità d’accaparrarselo.

13) Nick Richards: 6,05

Il giamaicano era entrato nelle grazie del coach a inizio annata superando la concorrenza di Vernon Carey Jr. messo in disparte.

Quando c’è stato bisogno di lui, Borrego l’ha sperimentato per qualche minuto ma avendo ancora un’idea da small ball in testa, Nick non è riuscito a giocare quei minuti che gli sarebbero spettati per ruolo.

Quando sembrava potesse giocar di più è arrivato Harrell a togliergli definitivamente quel poco spazio di cui godeva, sintomo che il coach non gli da poi tutta quella fiducia che sembrava riporre in lui a inizio stagione.

Questo anche perché l’isolano ha pochi colpi offensivi nelle mani rimanendo pragmaticamente un centro difensivo, rognoso e spigoloso quel che basta per cercare di farsi rispettare tanto che Boston e Phoenix hanno incassato da lui tre stoppate nonostante la nostra sconfitta mentre Memphis e Washington ne hanno subite due a testa con gli Hornets vincenti in questi casi.

12) JT Thor: 6,10

33 apparizioni, 7,9 minuti di media, spesso ritagliati quando la partita non conta.

Ha avuto il suo momento clou in una partita casalinga con Philadelphia (persa di 3 nonostante gli 8 punti con 3/5 al tiro di JT in 20:24) dove si è esaltato in schiacciata ma poi è tornato nei ranghi con qualche problema psicomotorio nel senso che la sua lunghezza non gli sta ancora permettendo una coordinazione rapida per arrivare sui rimbalzi a portata (nonostante l’altezza) e non lo avvantaggia nel prendersi un tiro, specialmente quello da fuori dove sembra che caricando dalle gambe e passando alla colonna vertebrale ci sia un effetto domino, sia per la lentezza con la quale carica il tiro, sia per la postura che la meccanica.

Va meglio quando può prendersi un open, da marcato il tiro da oltre l’arco è altamente sconsigliabile, infatti, ha terminato con un 7/27 (25,9%) contro, invece, un ottimo 17/28 (60,7%) da due punti.

Giocatore da sviluppare che deve fare esperienza (26 falli commessi, 15 sul tiro), senza fretta, a patto che riesca a superare i suoi limiti in lentezza, la taglia gioca dalla sua ma deve riuscire a farla rendere equilibrando le proprie caratteristiche.

11) Ish Smith: 6,11

L’originale charlottean ormai è già storia.

Durato soltanto mezza stagione nella sua città natia, paga il rollercoaster delle prestazioni pessime fornite al tiro in qualche serata.

La scheggia impazzita degli Hornets ci ha regalato parti importanti di punti (principalmente con le sue rapidissime incursioni e jumper in arresto e tiro) in vittorie prestigiose (Brooklyn alla prima uscita esterna, Denver e L.A. Lakers) ma la sa maniera di giocare un po’ scollegata dal resto della squadra anche andando a prendersi dei tiri senza rimbalzisti attorno, ha fatto sì che gli Hornets lo rispedissero al mittente non appena avuta la possibilità di accaparrarsi Harrell.

2,6 assist in 13,8 minuti (a Washington ne ha giocati 22 di media con 5,2 assist) non sono una statistica scarsissima ma il 39,5% al tiro ed il 63,2% (non è mai stato un gran tiratore dalla lunetta) nei FT non sono dati esaltanti.

10) Jalen McDaniels: 6,11

Giunto alla fine del terzo anno in un ruolo ormai definito di subentrante dalla panchina, ci si chiede quale giocatore sia realmente McDaniels.

Se durante la sua prima annata, quando Borrego ha potuto permettersi di schierare tutta la linea verde poiché non aveva nulla da perdere ormai, Jalen era sembrato un giocatore inaspettatamente quasi da favola, lo scorso anno un deciso passo indietro ha caratterizzato lo sviluppo di questo giocatore.

La sua prima parte di annata ha girato tra alti e bassi ma è stata tranciata da un infortunio alla caviglia che gli ha fatto saltare la bellezza di ben 19 partite consecutive.

Al rientro ci ha messo un po’ per riprendersi fino al finale di stagione dove ha fornito qualche prova decisamente convincente ma il suo leggero abbassamento di voto è dovuto anche a qualche partita in non perfette condizioni fisiche.

Il suo minutaggio ed i suoi punti sono leggermente calati (16,3 e 6,2 rispettivamente) a confronto dello scorso anno (19,2 e 7,4) ma sono aumentate le percentuali al tiro con un buon 48,4% dal campo e un 38,0% (41/108) da tre punti.

Jalen rimane sempre un giocatore longilineo e filiforme che ha scarso peso a rimbalzo (il 3,1 d media è il suo peggior dato in tre anni) ma l’utilizzo che ne ha fatto Borrego difensivamente (spesso) ha fatto sì che grazie alla sua mobilità e alla sua pressione, si riuscisse in determinate partite a confondere e forzare TO da parte di squadre sorprese da un lungo, se non atipico, abbastanza particolare.

In attacco se la cava meglio (116 di ORtg contro il 114 di DRtg) anche perché ha maturato più esperienza ed è in grado di tentare fade-away su una gamba in uno contro uno, questo gli ha fatto evitare almeno di prendere stoppate (lo scorso anno aveva ottenuto 9 and1 contro 23 stoppate subite) che quest’anno sono state 5 a fronte di 6 and1…

Un giocatore che potrebbe essere utile se inserito in un buon contesto per essere per gli avversari quel fastidio proveniente dalla panchina, oltretutto sugli scarichi mi piace come sta trovando mano con ottima precisione.

Con un contratto da un milionenovecentotrentamila dollari per il prossimo anno, difficile Charlotte se ne privi poiché il costo è risibile.

E’ uno dei tanti contratti che andranno in scadenza nel 2023 e Charlotte forse vorrà vederlo ancora all’opera per una rifirma o pensare di lasciarlo libero alla naturale scadenza.

09) Kelly Oubre Jr.: 6,14

Un po’ la delusione personale della stagione.

Che fosse discontinuo si sapeva, che Borrego riuscisse a portare al parossismo le sue caratteristiche era difficile da pensare.

Un giocatore quasi interamente dedicato al perimetro come un omino del calcio balilla ancorato alla stecca, Kelly trova spazio negli angoli e sulle diagonali per farsi servire per il tiro.

553 tiri da tre punti sui 932 totali, un 59,3% di fiondate da oltre l’arco che hanno prodotto 191 canestri (battendo il record Hornets per canestri dalla bench appartenuto a Dell Curry con 164/406 e il 40,4% in un’epoca dove si tirava molto meno da oltre l’arco) con il 34,5%, spesso in serate da striscia dove l’esagerazione (vedi ad Indianapolis) è stata inutile regola a fare da contraltare a serate nerissime durante le quali l’apporto da scored di Oubre Jr. sarebbe servito davvero.

Più raramente si è andato ad avventurare nel pitturato anche se quando l’ha fatto è riuscito a volte a far valere la sue esplosività con schiacciate esplosive sebbene 43 volte abbia subito l’onta di una stoppata ma abbia prodotto anche 28 and one soltanto che la piaga del tiro libero ha colpito anche lui quest’anno.

66,7% dalla lunetta, escluso il suo anno da rookie (63,3%) è il peggior dato statistico di Kelly nei suoi 7 anni di carriera NBA.

Il suo contratto biennale, esattamente come quello di Plumlee si presta perfettamente per uno scambio.

Un contratto formulato per una rifirma nel caso in cui fosse andato bene ma nella valutazione complessiva di un Kelly da una sufficienza risicata anche in funzione dell’apporto previsto, valutarlo come moneta di scambio non sarebbe impensabile giacché la sua difesa ha lasciato parecchio a desiderare con una palla rubata a partita per compensare le lacune di posizionamento, scivolamento e close-out.

Alla fine ha disputato per ORtg (statistica che si basa sui punti segnati o subiti ogni 100 possessi) una stagione da 111 punti realizzati (la migliore in carriera) ma ben 115 subiti (la sua peggiore in NBA) in DRtg…

08) P.J. Washington: 6,25

P.J. Washington ha iniziato la stagione con voci che l’hanno infastidito parecchio e che riguardavano sua moglie Brittany Renner e un possibile divorzio con mantenimento tanto da farlo uscire allo scoperto dicendo: “Stop the cap”, ovvero, “Basta bugie”…

Se mentalmente la cosa può averlo scosso un po’, i problemi peggiori sono arrivati dal campo dove ha passato tutta la prima parte abbondante di stagione in un ruolo non suo, quello di centro ritagliato da Borrego in funzione di un’ideologia da small ball ispirata più da qualche sciamano drogato che dalle reali possibilità di P.J. di adattarsi a quel ruolo.

Anche e vi sono state serate nelle quali P.J. ha lottato contro i migliori centri della lega riuscendo a limitarli, spesso non è accaduto e ha sofferto peso e cm delle controparti, inoltre per diverse caratteristiche è poco adattabile al ruolo anche se la sua aggressività, prima pressoché nulla, è aumentata.

La svolta con l’infortunio di Hayward e la necessità del coach di ripristinare una difesa almeno decente che stava imbarcando acqua da tutte le parti.

Tornato titolare in quintetto come ala grande, le sue prestazioni sono migliorate e ha variato anche il suo gioco recentemente andandosi a prendere tiri dal pitturato (alcuni importanti e un po’ wild nel finale di stagione) o fiondandosi a canestro per schiacciate o appoggi, indipendentemente dal fatto di esser servito o in palleggio perché pare avere acquisito più convinzione e una bidimensionalità offensiva dopo averlo visto quasi soltanto dedicarsi al gioco della tripla.

Alla fine della stagione è riuscito a salire sul carro degli uomini oltre i 10 punti (7° scorer del team con 10,3 punti) grazie a un 47,0% al tiro, dato più interessante è lo 0,9 nelle stoppate che gli basta per essere in testa al team nonostante la cifra non sia stratosferica.

Gli assist sono sempre pochi (2,3, media perfetta tra le annate precedenti chiuse a 2,1 e 2,5), ma soprattutto in 27,2 minuti di media sul parquet i suoi 5,2 rimbalzi (solamente 3,9 i difensivi) fanno sì che Charlotte soffra sotto le plance.

L’avrei bocciato nettamente fino a qualche tempo fa anche perché mantiene alcuni difetti… avrebbe bisogno di più rapidità e reattività sia nell’andare a rimbalzo che nel contenere il primo passo ma almeno è tornato ad essere un giocatore più che sufficiente sebbene un upgrade si potrebbe trovare ma nella situazione salariale in cui versa Charlotte, la versione migliore di P.J. Washington potrebbe andar anche bene se il contorno fosse ricco.

07) Isaiah Thomas: 6,38

La point guard Isaiah Thomas è arrivato a sorpresa in febbraio quando l’occhio lungo di Kupchak ha scorto l’occasione per accaparrarsi l’ex campione NBA che in tre partite stava viaggiando all’astronomica cifra (chieder anche a Greensboro) di 41,3 punti di media.

D’accordo, gli oltre 37 minuti e una titolarità che a Charlotte non avrebbe avuto ma chi meglio di lui per puntare come scommessa dopo aver visto la sessione di riparazione scadere?

C’era da rimpiazzare il ruolo di PG di riserva rimasto orfano dopo la partenza di Ish Smith ed Isaiah Thomas, ancorché fossi scettico, ha saputo ritrovare una breve seconda giovinezza dando verve all’attacco di Charlotte dimostrando di aver ancora molti punti nelle mani.

Nonostante qualche serata a vuoto con basse percentuali è stata una buona acquisizione perché diverse volte ha fatto scattare la scintilla dalla panchina trovando punti preziosi fuoriusciti dai suoi polpastrelli e nonostante un’altezza di soli 175 cm ha avuto due o tre serate durante le quali si è speso molto e ha difeso bene dando vantaggi a Charlotte in una fase, quella difensiva, critica.

17 partite, 12,9 minuti, 8,3 punti e 1,4 assist di media per “Pizza Guy” che ha chiuso anche con un 39,7% da oltre l’arco e un 14/15 (una garanzia) dalla lunetta.

Il plus/minus totale di +14, giocando spesso con elementi dalla panchina dice che non ha fatto affatto male, anzi, è stato uno degli artefici del miglioramento di Charlotte nel finale di stagione.

Il suo attuale contratto da 276,039 dollari è ridicolo per la NBA e se le parti si accorderanno per un aumento non eccessivo (se non ci saranno squadre concorrenti che offriranno di meglio a Isaiah), perché non tenerlo anche l’anno prossimo come ricambio di Ball?

Charlotte, da quel che si dice, non ha probabilmente in programma Thomas (che ha ringraziato la città e ha detto che questa squadra ha qualcosa di speciale) per il prossimo anno ma il trentatreenne IT potrebbe far da chioccia a LaMelo e fornire un buon contributo dalla panchina quando chiamato in causa.

06) Gordon Hayward: 6,44

Il giorno dopo che gli Hornets persero al play-in contro Atlanta, Gordon Hayward è entrato nella sala stampa dello Spectrum Center con il piede sollevato e ingessato.

Mentre cercava di salire su un palco dove c’era il microfono ha messo il ginocchio sinistro sul palco, si è spinto su un piede e ha zoppicato fino al microfono.

La partita contro Atlanta l’ha vista da casa sua, impossibilitato a viaggiare a causa di una frattura ossea al piede sinistro.

Oltre ad aver preso il Covid-19 due volte questa stagione, come sappiamo, l’ennesimo K.O. subito contro i Raptors gli ha fatto perdere due mesi di stagione.

La caviglia pareva esser guarita e il 2 aprile è rientrato sul parquet partendo dalla panchina ma già dalla partita successiva Gordon era nuovamente ed inaspettatamente out avendo scoperto in seguito di avere una frattura ossea causata dalla distorsione.

“Fa schifo che tu debba guardare la partita e non essere in grado di essere là fuori e contribuire”, ha detto Hayward.

“Giochi a basket e metti tanto lavoro per esserci in quei momenti”.

Hayward, giunto a metà del suo quadriennale da 120 milioni di dollari, ha saltato 28 partite la scorsa stagione e 34 partite quest’anno.

Quando è sano e gioca, Charlotte è indubbiamente più equilibrata ed efficiente.

È indubbiamente uno dei migliori giocatori degli Hornets che da equilibrio alla squadra anche facendo cose secondarie non disdegnando l’attacco.

Ha una media di 15,9 punti, 4,6 rimbalzi e 3,6 assist in 49 partite in questa stagione.

L’allenatore degli Hornets James Borrego ha detto che contro gli Hawks è mancata l’esperienza da veterano di Hayward.

Ha definito Hayward una “forza stabilizzatrice”.

“È probabilmente il nostro giocatore più affermato”, ha detto Borrego.

Ovviamente, sebbene Gordon dica che vede un futuro brillante per questa giovane squadra e che cercherà d tornare a posto fisicamente (ammettendo che sarà difficile dopo questa travagliata stagione), Charlotte, nonostante un contratto penalizzante da 30 milioni per il prossimo anno e con un’aggiunta da trade kicker del 15% che Charlotte dovrebbe pagare in caso di cessione (a meno che il giocatore non vi rinunci), gli Hornets potrebbero fare un pensierino per cederlo.

Per conto di recenti voci, il sostituto potrebbe essere Russell Westbrook, già cercato la scorsa estate dagli Hornets, altro pallino di Jordan dal contratto esoso, ormai inviso ai tifosi losangelini sponda gialloviola che potrebbe anche accasarsi in North Carolina in una trade tra più giocatori per bilanciare i contratti (considerando la possibilità di una rifirma di Bridges al massimo stipendio possibile) ma anche per offrire a Los Angeles qualcosa di più di un giocatore che potrebbe aumentare l’affluenza di un’infermeria già parecchio intasata a casa dei Lacustri.

05) Montrezl Harrell: 6,46

Il suo contratto scade questa estate e ha una player option a favore.

Con il mercato degli Hornets in possibile fermento con decisioni importanti da prendere per il futuro della squadra, “Trezz” nonostante la buona parte di stagione giocata con gli Hornets (uno dei pochi a salvarsi al play-in) potrebbe non essere una priorità per la franchigia.

Oltretutto il giocatore della North Carolina non ha risolto del tutto i problemi sotto le plance di Charlotte essendo sottodimensionato.

Intendiamoci, Harrell ha svolto un gran lavoro per quello che ha potuto fare con il suo fisico, ha pareggiato il record di Anthony Mason per tiri consecutivi realizzati dal campo dimostrandosi molto concreto grazie anche a un fisico compatto in grado di spostar diversi avversari di peso sotto canestro, eppure… con la concorrenza meno costosa di Jalen McDaniels in PF e un JT Thor alla finestra non ci sarebbe da stupirsi se gli Hornets (anche in chiave Bridges) rinunciassero a fargli un offerta per tenerlo vicino casa (lui è di Tarboro N.C.).

Lui ha dato un’iniezione di fiducia alla squadra, ha messo grinta e coinvolto i compagni assumendosi una parte di leadership (anche se non è esattamente il mio modello ideale ricordandomi – detto ironicamente – più qualcuno che aiuta ad attraversare la strada alle vecchiette ma poi va a fare le rapine) nello spogliatoio gestito da Borrego.

28 anni, 6 anni di esperienza, 11,4 punti di media con Charlotte (64,5% al tiro, terzo nella NBA tra WAS e Charlotte) in 21,0 minuti di media.

Il problema è che in fondo, Charlotte cerca un centro con cm, capacità difensive a rimbalzo (lui ha chiuso con 4,9 totali) e da intimidatore con una stoppata (solo 0,5 a partita) facile, non è un difensore molto reattivo.

Se poi sapesse anche tirare da tre come Turner sarebbe perfetto ma gli Hornets negli ultimi anni si sono accontentati di centri più classici (purtroppo mediocri per lo più) che non hanno mai avuto la capacità di allargare il campo o essere un fattore determinante offensivo in grado di sviluppare da soli molti punti.

Harrell non ha un tiro da fuori ma riesce a farsi rispettare sotto i tabelloni.

Il difetto è un carattere fumantino dalla parlantina facile che gli costa di tanto in tanto qualche espulsione, il lato oscuro che gli serve per darsi la carica.

Viene da chiedersi se non dovesse essere rifirmato che esultanza mostrerà Ball giacché spesso nelle ultime partite l’avevamo visto imitare “Trezz” nel battersi i pugni sulla testa, un po’ come i fratelli Slag del Wacky Races e le loro clavate che ogni tanto distruggevano la Macigno-mobile.

04) Cody Martin: 6,47

Cody Martin è un altro di quei giocatori al quale andrà in scadenza il contratto.

Come Miles ha fatto sapere di amare la città che gli ha dato un’opportunità (anche se si è disgiunto dal gemello Caleb a Miami) ma al contrario del numero zero (al momento) non pare aver chiesto cifre particolari, anche se in opportuna sede sarà sicuramente d’uopo un adeguamento contrattuale che lo gratifichi per gli sforzi fatti giacché il giocatore uscito da Nevada che aveva firmato un contratto di tre anni con gli Hornets al suo ultimo anno (quello appena scorso) ha guadagnato “appena” $1,782,621, cifra bassissima (in aumento per il prossimo anno come da tabella mercato e forse più) per il suo apporto anche paragonata a contratti di gente che la NBA la vive da più tempo ma non ha la sua voglia e la sua resa.

120 in ORtg contro un 114 in DRtg, l’ala piccola Cody Martin, al momento, risulta essere uno dei migliori difensori di Charlotte anche se mantiene i suoi limiti.

Giocatore poliedrico capace anche di servire assist, incunearsi tra le maglie difensive e colpire da tre all’occorrenza, è il classico giocatore non ingombrante che si sacrifica per la squadra sputando polmoni e anima anche se non tutte le serate lo vedono al top.

Praticamente fa quello che fa Caruso per i Bulls, porta pressione, segna punti di rottura lasciando spazio ai compagni e non si tira indietro.

Una determinazione che giunge da lontano, “grazie” a un background nei suo anni da infante, non esattamente da famiglia ricca ed in un contesto eccessivamente sicuro.

48,2% dal campo con il 38,4% da tre punti, per un giocatore di 196 cm non è male.

Evidentemente ha lavorato sul tiro anche in lunetta (lo scorso anno era a 58,1%, quest’anno ha toccato il 70,1%) mentre i parametri delle principali statistiche sono tutti in aumento ma perché Borrego, volendo giocare una small ball aggressiva e mascherare i problemi sotto canestro, gli ha concesso ben 10 minuti in più di media rispetto l’annata precedente passando da 16,3 a 26,3 minuti sul parquet.

Nonostante ciò, le statistiche negative come TO e falli commessi sono rimaste pressoché invariate e i punti sono passati da 4,0 a 7,7.

Il suo high di punti in carriera è arrivato in questa stagione, il 15 dicembre a San Antonio, 21 pt. partendo da starter con 8/13 al tiro.

Giocatore che si è messo in risalto per la mancanza di alternative con le sue caratteristiche da non perdere assolutamente se possibile (con contratto da adeguare a cifre moderate) mettendogli intorno altri giocatori che creino sul perimetro una barriera solida riuscendo a difendere bene in uno contro uno con martin che potrebbe, grazie alle sue doti di rapidità, raddoppiare ed essere ancora più performante.

03) Terry Rozier: 6,64

“Scary” ha chiuso il suo terzo anno a Charlotte giocando meno partite ed avendo un minutaggio leggermente inferiore a quello dello scorso anno (34,5 contro il 33,7 della 2021/22), eppure, nonostante una stagione più appannata e meno clutch della precedente mi è parso che in alcuni settori sia migliorato.

Il risultato della squadra, no.

Terry Rozier non ricordava le parole esatte quando gli furono ricordate: “L’ho detto?” ha chiesto ironicamente Terry?

“Oh amico.”

A settembre, mentre Charlotte si preparava alla nuova stagione, Rozier ha menzionato come la stagione non sarebbe stata davvero un successo a meno che gli Hornets non avessero staccato un biglietto per la post season, pensiero condivisibile espresso dalla maggior parte dei tifosi.

Le speranze come sappiamo sono scomparse quasi subito ad Atlanta nel torneo play-in.

“Beh, abbiamo fatto il play-in, quindi credo di non essere super deluso”, ha detto Rozier.

“Volevo essere però nei playoff, solo per avere ragazzi come Miles Bridges e Melo, solo per averli in una serie per la prima volta. Volevo davvero che i miei fratelli più piccoli e un sacco di ragazzi in quello spogliatoio sperimentassero i PO per la prima volta solo per poter avere quella fame e solo per avere quel piede nella porta per tutta l’estate e lo sperimenteremo, che si tratti di noi insieme o qualunque cosa sia. Lo sperimenteranno. Ma lo volevo solo per loro più di ogni altra cosa”.

Tornando a parlare dei miglioramenti di Rozier a livello personale, sono andato quindi a vedere in cifre se l’assioma corrispondesse realmente anche in cifre e debbo dire che effettivamente è così sulle palle rubate, aver mantenuto un 1,3 è buon riscontro (l’attenzione molto vigile sui passaggi e raddoppi flottanti chiesti da Borrego hanno dato frutti in questa direzione), mentre nella gestione della palla ha dimostrato di aver saputo migliorarsi.

Ha più visione di gioco ed è altruista: passato da 4,2 assist a 4,5 passaggi decisivi a partita, perde anche meno palloni, da 1,9 è sceso a un impressionante 1,3 anche se il coach gli ha chiesto in alcuni momenti di portar palla, specialmente durante l’assenza del secondo play tanto che la stima di Basketball-reference.com lo da al 31,0% in PG contro il 69,0% della sua classica posizione da SG.

Rimane ancora uno dei principali scorer Hornets essendo terzo come lo è per numero di tiri presi.

E’ più efficiente al tiro di Ball ed Oubre Jr. ma meno di Hayward e Bridges.

Ciò che non va è spesso la perdita di aggressività difensiva accompagnata da problemi sugli screen roll portati da altre squadre che, uniti ai cm non himalayani lo costringe spesso ad essere in difficoltà difensivamente parlando anche perché, fattore chiave, il bisogno di Charlotte ed il suo sbilanciamento in funzione della fase offensiva, gli lascia meno energie per la fase opposta.

In qualche partita, specialmente ad inizio anno (penso contro Golden State), l’abbiamo visto annichilirsi come particella antimaterica a Curry e agli attaccanti avversari riuscendo a compiere un’ottima difesa ma questo tipo di situazione, adattata all’occorrenza su richiesta di Borrego, è stata una rarità.

115 di DRtg, dato alto, ovviamente le colpe non sono solamente sue, i difensori perimetrali di Charlotte che riescono a portare pressione con costanza e spesso con buoni risultati, praticamente non esistono se non si considerasse Martin e gli aiuti in suo soccorso non sono poi così validi tuttavia nello scambio, il suo 117 di ORtg racconta di come il suo stare sul parquet non sia poi così svantaggioso per gli Hornets…

In stagione ci ha regalato qualche numero da playground offensivamente parlando e mantiene, nonostante le critiche e la visibile scomparsa momentanea di fiducia in alcune partite – quando il tiro non gli entra – dove comincia a litigare con il ferro creando un reale problema per l’annacquato attacco di Charlotte, un buon valore ma deve tornare ad avere meno alti e bassi e più costanza per questo valuto la sua stagione come “rimandabile” anche se da voto alto perché avrebbe potuto rendere di più in alcune partite totalmente OFF.

02) Miles Bridges: 6,78

Bridges, il partner alley-oop di Ball, ha avuto un anno di carriera che lo ha portato a essere nominato per un posto tra i “giocatori più migliorati” per poi esser “scartato”.

Ha segnato 7,5 punti in più a partita ed è emerso come il miglior marcatore degli Hornets con 20,2 punti a partita, classificandosi al 23° posto nella lega.

Ha anche totalizzato il sesto maggior numero di punti segnati da un giocatore degli Hornets nelle ultime 20 stagioni e lo ha fatto con la free agency incombente che cercherà di massimizzare.

I numeri sono in parte dalla sua.

Il problema è che, nonostante la consistenza, la costanza e le folli cifre sempre in salita riguardanti i salari NBA, quei soldi Miles non li vale ancora e – anche se in un futuro non lontano, se i contratti dovessero impennarsi ancora potrebbe essere un buon affare firmarlo oggi con un multiyear – potrebbero limitare le esigenze degli Hornets nel completare il roster se Jordan tenesse fede al suo proverbiale braccino corto come proprietario, indisposto a spendere per la luxury tax.

La sua apparizione ai play-in ha poi dimostrato come lui e tutta la squadra non siano ancora in grado di competere ed essere maturi per giustificare contratti così onerosi anche perché nell’ultima uscita, dopo un’interferenza chiamata dalla terna su un tentativo di De’Andre Hunter la terna chiama un goaltending, dopo una serie di piccole decisioni – a torto o ragione – parse a favore di Atlanta, Miles si lamenta e prende due tecnici in pochi istanti e viene espulso mentre dice cose non simpatiche agli arbitri e li va a cercare, trattenuto dai compagni, con il pubblico di casa che festeggia vedendo ormai vicinissimo il traguardo.

Un idiota (come altro definirlo?) con una t-shirt gialla lo sbeffeggia, non capendo il momento e la frustrazione, lo ha preso in giro gesticolando e Bridges, diretto verso il tunnel degli spogliatoi, ha perso la testa cercando di scaraventargli addosso il paradenti che purtroppo ha colpito una sedicenne che non aveva nulla a che fare con la situazione.

“Quello che ho fatto è inaccettabile e me ne assumo pienamente la responsabilità” ha detto Miles che nel frattempo è già stato multato dalla lega per cinquantamila dollari.

“E’ stato un gesto che non appartiene al mio modo d’essere, non mi comporto così. Travolto dalle emozioni non ho avuto controllo: spero di poter essere messo in contatto con la ragazza per chiedere scusa di cuore e fare qualcosa di carino per farmi perdonare.”

Miles ha dimostrato di essere umano e fallibile al contempo e la sua completa stagione è stata messa un po’ in ombra dall’episodio ma non può cancellare le tantissime partite (scrivendo sul gioco) nelle quali è stato importante per la squadra.

01) LaMelo Ball: 6,85

LaMelo è l’emblema di una squadra che si è dissolta nel momento della verità ad Atlanta.

La sua stagione è stata senza dubbio di crescita esponenziale sotto diversi aspetti ma la cosa che mi preoccupa, dopo essermi sembrato abbastanza centrato, è un’immaturità in alcuni aspetti, simbiotica con la squadra.

Tatuaggio “Rare” ed esultanze discutibili a parte (vedi il ricaricare l’avambraccio come un’arma dopo una tripla), LaMelo non è mai stato troppo “ingabbiato” nei pochi schemi scelti da Borrego perché il numero 2 (cifra che non vorrebbe più mantenere sulla canotta, altro segno preoccupante da delirio di onnipotenza giacché dal prossimo anno punta alla 1) è arrivato con il marchio di giocatore talentuoso, fantasioso, in grado di accendere la squadra con i suoi passaggi.

In parte questo è vero ma la “disorganizzazione” lasciata volutamente da Borrego non sempre ha portato buoni frutti.

La lettura in corsa di Ball al gioco difensivo avversario è discreta ma non ottima, viene mitigata se non occultata dalla sua capacità di segnare runner e floater dalla media distanza che altri giocatori non hanno mentre sa dar anche palla al volo per gli alley-oop sugli sviluppi dei pick and roll (pur non avendo giocatori particolarmente forti fisicamente e adatti a chiudere spesso in codesta maniera) che lo portano spesso a chiudere queste azioni come già descritto.

Mettergli di fianco una serie di giocatori che si muovano senza palla sarebbe l’ideale ma a volte l’idea di 4 giocatori fuori, con la drive di Ball, diviene statica e prevedibile dalle difese avversarie.

Ball salì alle stelle nella sua seconda stagione e fiorì a livello Di All-Star, collezionando 20,1 punti, 7,6 assist e 6,7 rimbalzi a partita.

È solo il quarto giocatore nella storia della NBA ad avere una media di almeno 20 punti, cinque rimbalzi e cinque assist prima di compiere 21 anni, insieme a LeBron James, Luka Doncic e Tyreke Evans. I 1.508 punti, 571 assist e 501 rimbalzi che ha già accumulato lo mettono in compagnia del solo James. Nessun altro ha accumulato quei numeri in quelle tre categorie prima del loro 21 ° compleanno.

Il resto l’avete visto sul campo e la sua media altissima dice che Ball ha raramente steccato partite malamente (una purtroppo è stata quella dei play-in) dimostrando di dare dinamismo offensivo ad una squadra che secondo le impostazioni del coach ne aveva bisogno.

Ha bisogno di massimizzare il suo talento con giocatori intorno ottimali per dare al suo gioco più efficacia, limitando qualche soluzione da fuori range e puntando su gente che sappia farsi innescare per doti atletiche o tecniche sebbene una guida l’abbia ancora bisogno.

Nonostante ne abbia descritto i difetti, la sua stagione rimane – sotto gli occhi di tutti – positiva.

Charlotte potrebbe riuscire a “trattenerlo” ancora per tre anni ma per farlo rimanere e sentire a casa serve un progetto che oltre a dare una stagione vincente portino lui e la squadra ad essere una contender prima che le sibilline voci che già oggi mormorano lontane lo vogliano “ad Ovest”…

Tabella riassuntiva voti finali stagione

Voti ultime 10 partite.
Voti finali di stagione con personale giudizio.

Game 83: Charlotte Hornets @ Atlanta Hawks 103-132

Intro

Countdown: 0.

Zero, come il titolo di un album e la traccia contenuta in esso di un album dei Bluvertigo che riprendeva lo zero barometrico per riferirsi alla temperatura del disco dal suono glaciale (non a caso il sottotitolo è “ovvero la famosa nevicata dell’85).

A riprendere il concetto i Subsonica con “La Glaciazione” mentre in ambito sociologico, in occidente la generazione Z o zero (Zoomer, Digitarian, ecc.) è quella generazione che oscilla dal (1995/97 (non tutti sono d’accordo) a circa il 2012, a volte incriminata come poco incline ai sentimenti e al rischio, insomma, generalizzando (ed è sempre pessima cosa farlo), una sintesi tra l’ignavia e la mancanza di stimoli a causa del fatto d’esser cresciuti in recessione economica, problema grave per il loro (e non solo) futuro.

Per me, incluso (io mi escludo da un tempo e dall’omologazione della nostra società) nella generazione X, quella “invisibile” sorta dopo i baby boomer, come un ponte che attraversa cielo e tempo, osservare come sia cambiata la società dalla prospettiva del “sogno americano” a quella odierna che vede quel sogno come promessa non mantenuta, primavera di un’era che oggi stritola in un abbraccio mortale il tessuto sociorganico della nostra società stritolando i singoli enti, le singole persone in difficoltà già presenti dall’origine (che il mercato si regolasse da solo è stata semplicemente la più grande bugia o abbaglio della storia) che oggi sono calcolate scientificamente per portare a ribasso i costi e chi non ha possibilità di uscire dal loop non avrà una gran costruzione di una seconda dimensione (quella umana) oltre a quella lavorativa.

Gli Hornets, per battere gli Hawks (dati per favoriti da quasi tutti visto il fattore campo e al loro buon momento) dovranno ricordare la sensazione poco piacevole dell’eliminazione contro Indiana l’anno scorso, per farlo dovranno sorprendere i Falchi con una prestazione non X (ovvero omologata continuando sul filone delle citazioni musicali con Ligabue) giacché si tratta di una partita da vivi o morti, una partita dove i giovani e i meno giovani riescano ad esprimere il loro potenziale colmando quel gap che c’è in squadra tra difetti e problematiche varie.

Remare con il mindset giusto e tutti uniti sarà fondamentale se si vuole proseguir la corsa.

Andamento

Charlotte conquistava la palla a due ma né Rozier né Hunter riuscivano a piazzare il jumper da due, era Ball con un deep 3 rim/glass (il primo ferro) a portare in vantaggio Charlotte.

Young da due segnava i primi punti Hawks ma sul giro palla P.. Washington aveva l’occasione di sparare frontalmente, non sprecando mandava sul 6-2 l’incontro.

Jumper di Gallinari dal mid range e flash dunk di P.J. Washington per l’8-4 prima che Huerter segnasse da tre punti, Plumlee con un passaggio schiacciato pescasse il taglio di Bridges per la jam solitaria e Hunter con un open 3 pareggiasse prima di vedere anche il vantaggio Hawks a 6:59 con un 2+1 di Capela intervallato dal primo time-out.

Dal 10-13 si passava al 13 pari grazie a un tap-in di Plumlee che successivamente splittava anche due FT ma Charlotte incassava uno 0-7 di parziale tra la tripla (ancora aperta) di Huerter, il tap-in di Capela che segnava ancora da sotto con un tocco falloso di Ball.

Charlotte in time-out sul 13-20 e con un FT pendente a sfavore che era mancato da Capela a 5:07.

Hornets in difficoltà offensiva con due errori di Rozier e colpiti nuovamente da Huerter.

Oubre mancava una tripla ma scadevano anche i 24 offensivi per Atlanta con Young in possesso della sfera che non riusciva a trovare un varco oltre Martin.

Floater di Ball mancato e fallo sul tentativo di rimbalzo.

Due FT bonus per Okongwu, uno buono a 3:05.

A 2:30 i due liberi affondati da Young portavano sul +10 i padroni di casa (16-26) che volavano sul +13 dopo la tripla di Bogdanovic trovato da un secondo passaggio dopo il raddoppio di Ball su Young.

Harrell andava in lunetta segnando due FT, stoppava in aiuto Young e subendo fallo a rimbalzo tornava in lunetta per completare il 4/4 che portava Charlotte sul 20-29.

Il divario a una cifra si spostava nuovamente a 2 (Atlanta sul +12) fino a tornare sul -9 con la tripla di McDaniels dalla diagonale sinistra che chiudeva il quarto (20-29) visto anche l’errore di Young in penetrazione.

Dopo due errori di Thomas nel traffico, Okongwu realizzava dal pitturato il +11 Hawks ma Harrell tirava fuori un impressionante fast crossover di partenza contro Okongwu arrivando alla schiacciata prima di un jumper lungo da due di Huerter dalla baseline sinistra.

Tripla di P.J. Washington dal lato mancino (catch n’shoot) sganciata con disinvoltura ma quella di Wright dietro il blocco, meno bella, aveva la stessa valenza.

Drive decisa di P.J. Washington in diagonale con appoggio di destra sui difendenti e due FT di Bogdanovic (fallo chiamato su rimbalzo offensivo): 30-41.

La tripla con velo, sganciata in corsa da Thomas dalla diagonale destra ci riportava sul -8 e dopo qualche errore, conservando lo stesso punteggio, a 7:53 si andava in time-out.

Il divario rimaneva lì… un tap-in di Bridges valeva il 35-43, Bridges di forza a sinistra appoggiava altri due punti e McDaniels guadagnava in transizione due FT, splittati per il 38-44.

La tripla di Gallinari ripristinava il comodo vantaggio aumentato dallo stesso gallo che su un pick and roll andava a rollare schiacciando con l’appesa, approfittando dell’errore di P.J. In raddoppio sul portatore di palla.

Con due punti di Young i falchi salivano sul 38-51 ma Ball con un’altra deep 3 accorciava sul 41-51.

Gallinari (da tre) batteva il close-out di P.J. Washington che trovato lateralmente da Ball rispondeva con un catch n’shoot 3: 44-54.

I problemi sotto le plance di Charlotte erano evidenti sia a rimbalzo che strutturalmente in aria quando Capela schiacciava un alley-oop senza resistenza.

Rozier, dopo una transizione prolungata e più complicata del previsto, appoggiava da sotto come Gallinari in tap-in quindi a 1:01 Rozier con un cambio mano in area era toccato e completando il two and one restituiva il -9 a Charlotte (49-58).

Tripla solo cotone di Ball che in allungo mancava l’appoggio e Young dall’altezza della FT line segnava il 52-60 che imbucava le squadre negli spogliatoi all’intervallo.

L’alzata di Capela nel pitturato, compensata a livello di punti da due liberi di Ball a 11:30, anticipava i punti di Young dalla lunetta a 11:14 e quelli di Capela che in solitaria (servito da Young con passaggio artistico volante) schiacciava il 54-65.

Dopo la tripla di Young dal palleggio su Plumlee gli Hornets si ritrovavano a un passo dall’eliminazione, -14 ma Charlotte infilava un 6-0 di parziale con 5 punti di Rozier (tripla da sx con km dall’uomo in chiusura grazie a un passaggio di Bridges ribaltante e runner con scambio da Plumlee) riportava a 8 punti (62-70) Charlotte.

Bridges stoppava Capela brillantemente ma il centro riprendeva segnando appena oltre Miles e gli Hawks scappavano con Hunter in appoggio al vetro con la giusta angolazione da destra e a rimbalzo offensivo (sull’errore di Young da fuori) per infilare l’and one nell’ampio buco concesso da Charlotte (Martin sotto con pochi cm e P.J. e Miles troppo larghi e in ritardo nel convergere).

La situazione precipitava con due punti di Capela da sotto, facili facili per il -16 e time-out Charlotte a 6:46 ma nonostante un sottomano di mancina di Miles erano i padroni di casa a prendere il deciso sopravvento.

A Charlotte girava tutto male ed il ritmo degli Hawks li portava ad uscire da una situazione bloccata con palla in mano a Young per segnare in uno contro uno (Hunter su Harrell dalla sinistra) da tre punti.

Il divario toccava i 24 punti e nonostante Ball in floater e in caduta realizzasse un two and one a 2:01, la squadra della Georgia arrivava sul +26 finale (di quarto) con un 76-102 grazie al 24-42 ottenuto nella terza frazione.

Impossibile recuperare un divario del genere e gli Hornets, frustrati dal risultato nonostante le triple di McDaniels e Ball in avvio quarto, prendevano un tecnico (Rozier, stoppato ma anche toccato) e sparavano una schiacciata sul ferro con Oubre Jr. ma il top lo si raggiungeva con Bridges che perdeva palla e rientrava per tentare la stoppata sul running layup di Hunter.

Goaltending contro la terna e due liberi contro Miles per due tecnici comminati per proteste con linguaggio poco formale.

L’espulsione arrivava mentre il numero zero era trattenuto dai compagni cercando gli arbitri.

Finale inutile con tentativi da tre a ripetizione di Ball e scarto finale a 29 punti: 103-132.

Jalen McDaniels in palleggio. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

Analisi

This is the end.

La stagione degli Charlotte Hornets si arresta nuovamente alla prima partita da play-in nonostante le 10 vittorie ottenute in più in regular season rispetto lo scorso anno.

Il problema è che a conti fatti, emerge ancora una volta quel substrato di malfunzionamenti che a catena producono una squadra non solida.

In molte partite bella, spettacolare, esaltante a tratto offensivamente parlando che fa da alter ego a quella vista stanotte.

Una squadra ombra che, nel caso, ha pagato l’incapacità di trovare trame offensive (20-30 negli assist) consistenti e continue per replicare all’attacco degli Hawks.

Già, perché i Falchi hanno un ottimo attacco ma la difesa di Charlotte – sovrastata a rimbalzo 52-63 – ha amplificato questo fattore pro padroni di casa concedendo diverse triple aperte che hanno scavato inizialmente un primo mini solco che ha tracciato nel terzo quarto la via per chiuder la partita con un parziale di 24-42…

Le percentuali – soprattutto quella da fuori, sono state determinanti (potrete vederle sotto in grafica) – notando anche come il 7-19 da second chance, unito o sovrapposto al 40-54 nel pitturato siano stati altri fattori chiave.

Squadra che dopo il buon inizio si è scollata con un allenatore – brava persona per carità – che dovrebbe fare l’assistente vista la prestazione, anche se sul mercato, rispetto allo scorso anno, le colpe principali sono della società che non ha trovato elementi validi per fare il salto di qualità nonostante si sia visto un buon Harrell nel primo tempo che da solo non è bastato a compensare un team “tradito” dai senatori e migliori giocatori con un mindset ancora troppo morbido.

Per Atlanta 24 punti e 10 assist per Young, 22 pt. Per Hunter, 18 per Gallinari, 15 pt. e 17 rimbalzi per Capela e 13 punti a testa per la coppia Bogdanovic/Huerter.

LaMelo Ball: 5

26 punti (7/25), 5 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. Fuori giri, finisce con un 3/13 il primo tempo (9 pt. Contro 8 di Young), poi cerca di combinar qualcosa ma nella bolgia della State Farm finisce solo per prendersi tante triple giusto per tentare il disperato riavvicinamento con l’artiglieria pesante ma chiude segnandone 4/14. 7 assist ma fatica con la pressione addosso.

Terry Rozier: 5

21 punti (8/22), 4 rimbalzi, 3 assist, 5 TO in 36:29. parte male sbagliando troppi tiri. Si riprende a brevi tratti, utili i suoi 5 punti di fila con tripla e runner in una delle ultime fasi con qualche speranza. Innervosito da una stoppata subita (ci stava anche il contatto del difensore) protesta ed arriva un tecnico. Troppi tiri mancati e troppi TO per il mezzo veterano Hornets dal quale mi aspettavo di più giacché diversi punti inutili giungono nel finale.

Miles Bridges: 5

12 punti (5/11), 4 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata in 29:55. 0/4 da fuori… qualcuno dovrebbe riprogrammarlo per renderlo più efficiente in partite da dentro o fuori. Quando attacca il ferro è difficile da fermare ma lui ama anche tirar da tre e si perdono occasioni. Espulso per doppio tecnico dopo una palla persa e recupero con stoppata su Hunter (goaltending dato) finisce negli spogliatoi dopo aver cercato gli arbitri ed esser stato trattenuto dai compagni e calmato da Harrell che è già un programma. Vuole massimizzare il suo contratto ma se sbagli sfide decisive come questa probabilmente ancora tutti quei soldi non li vale sebbene sia uno dei giocatori più migliorati della lega.

P.J. Washington: 6

17 punti (7/10), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate in 38:10. Nel marasma difensivo Hornets anche lui commetter qualche errore come il raddoppio che lascia via libera al Gallo per la slam dunk appesa o semplicemente non riesce a catturare molti rimbalzi anche se riportato a tratti da centro. Funziona meglio in attacco dove il suo 3/5 da fuori aiuta.

Mason Plumlee: 5

3 punti (1/1), 4 rimbalzi, 2 assist in 11:27. Pochi minuti mostrando buchi sotto le plance nonostante i rimbalzi afferrati ma anche gli assist per i tagli di Bridges e soci. Manca un centro dominante e Capela avvantaggia gli Hawks, ecco perché poco tempo sul parquet.

Cody Martin: 5,5

2 punti (0/3), 6 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate in 21:51. Lotta a rimbalzo e ruba anche due palloni. Non sempre riesce a chiudere in maniera corretta e manca due liberi su quattro oltre i tre tiri dal campo.

Kelly Oubre Jr.: 5

3 punti (1/5), 4 rimbalzi in 15:53. Finisce la stagione con una prestazione classicamente incolore dove sbaglia 4 tiri da fuori e spalma, frustrato, una jam sul ferro.

Jalen McDaniels: 5,5

7 punti (2/6), 4 rimbalzi, 1 assist in 25:58. Qualche buona difesa anche se fa passare Young per un reverse e due triple a segno.

Montrezl Harrell: 6

9 punti (2/3), 3 rimbalzi, 1 stoppata in 16:00. Buon primo tempo con 4 liberi inframezzati da una stoppata in aiuto su Young e poi mostra un veloce crossover per attivare alla schiacciata.

Isaiah Thomas: 5,5

3 punti (1/4), 2 rimbalzi, 1 assist in 5:57. Due errori nel traffico consecutivi, altro floater sbagliato poi arresto e tiro dalla diagonale destra dopo aver passato il velo. Tre punti per un passaggio rapido.

Coach Borrego: 5

Squadra vistosamente messa peggio sul parquet aldilà dei difetti presi in esame in analisi. Squadra senza costrutto dalla quale ci si aspettava di meglio anche in caso di sconfitta.

Matchup key 83 (Play-in): Charlotte Hornets @ Atlanta Hawks

LaMelo Ball Vs Trae Young

A cura di Filippo Barresi, note a margine di Igor F.

La sfida di questa notte vedrà come assoluti protagonisti i due principali portatori di palla delle rispettive formazioni.

Young e Ball sono due stelle atipiche nella pallacanestro moderna: il loro gioco, fatto di passaggi tanto spettacolari quanto funzionali, è completamente al servizio della squadra. Young è decisamente più avvezzo a situazioni di questo tipo ed è in grado di gestire raddoppi difensivi senza rinunciare alle sue abilità nel trovare il canestro.

Ball è ancora piuttosto acerbo e deve cominciare ad immergersi nell’ottica playoff, dove le difese saranno completamente concentrate nel tentativo di neutralizzarlo.

Possibili svantaggi:

Il vantaggio casalingo ottenuto per questioni di millimetri dopo il posizionamento finale in Regular Season potrebbe essere decisivo per le sorti della partita.

Da gennaio, gli Hawks sono 20-5 nelle gare disputate alla State Farm Arena che è a tutti gli effetti un fortino quasi inespugnabile.

Gli Hornets dovranno evitare che i padroni di casa trovino il ritmo offensivo devastante che in questo periodo ha contraddistinto le loro uscite casalinghe.

Possibili vantaggi:

La sfida di questa notte vedrà come protagonisti due squadre improntate su ottimi sistemi offensivi.

Per questo motivo, gli Hornets dovranno cercare di vincer la partita nella metà campo offensiva di Atlanta provando a mettersi nelle condizioni di disputare una serata magica nella ricerca del canestro.

Uno schema chiave sarà il coinvolgimento di Trae Young nei pick And roll con giocatori che hanno più taglia di lui.

Sfiancare la stella avversaria potrebbe garantire un duplice vantaggio: in primis canestri facili vista la scarsa attitudine difensiva della star dei Falchi e successivamente la possibilità di ridurre le sue energie da utilizzare nella metà campo offensiva.

Note a margine (Igor):

Gli Hornets si giocano, dopo la netta e pesante sconfitta subita lo scorso anno ad Indianapolis, la prima delle due partite per cercare di ottenere i PO dalla porta di servizio nonostante un record alto per essere giunti in decima piazza.

Per ottenere la vittoria Charlotte dovrà lavorare sui lunghi impedendogli di prender quota sin da subito senza staccare l’occhio dalla linea dei tre punti ma soprattutto, sì è visto nelle precedenti sfide, quando gli Hornets sono riusciti ad asfissiare Young, gli Hawks hanno patito molto nel trovare canestri facili dovendosi affidare ai vari Hunter, Gallinari, Huerter, sul perimetro.

Importante che siano fuori dai giochi: John Collins e Lou Williams oltre al marginale Chaundee Brown Jr. per Atlanta mentre i Calabroni continuano ad avere indisponibile Gordon Hayward, il quale difficilmente tornerà sul parquet questa stagione (al momento l’aggiornamento sulla sua assenza è prolungata e data fino al 24 aprile).

Qui sotto troverete il pezzo del nostro Filippo Barresi e di Matteo Berta sulle previsioni del match.

Oneste anche se la mia speranza è che Charlotte ricordi la gara dello scorso anno ad Indianapolis e abbia più fame degli Hawks, anche se nel loro nido.

Preview Hawks-Hornets 2021/22: la speranza è viva – True Shooting

Game 82: Charlotte Hornets Vs Washington Wizards 124-108

Intro

Countdown: -1.

Il numero 1 è per antonomasia il numero primo, singolo, rappresentativo dell’idea del guerriero e della creazione perché lo zero è il nulla e l’uno è la radice individuale verso l’ignoto che proietta eventualmente altri numeri.

Eppure, se pensassi a un paragone calcistico, il numero 1 tradizionale è quello del portiere, colui che guarda lo svolgersi delle azioni da una prospettiva diversa e ha quasi tutto da perdere essendosi dedicato al ruolo di ultimo baluardo nel difendere la porta come rappresentazione di un risultato che potrebbe arridere ai propri compagni.

Il possibile salvatore, in solitudine quando l’azione si svolge lontana dalle sue parti, l’uno è anche il numero più individualista che incarna una visione delle cose che può oscillare tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è utile contro ciò che è dannoso per la comunità, una mira dettata dalla possibilità di scelta umana non rigida come negli animali.

Il numero 1 però è anche il più solitario, quello che letteratura ci ha consegnato (penso semplicemente al Piccolo Principe alla ricerca di amici sulla Terra ma anche a infinite storie di protagonisti soli circondati da così poco vero amore da sentirsi ancora più spersi) così come tante canzoni come queste due…

La scritta iniziale è eloquente.

Un tumbleweed o rotolacampo, una pianta che vaga tra deserti e praterie e può riattaccare radici precede il suono di questa famosa canzone mentre i fan di Charlotte sperano i sogni PO non si rompano…

L’uno potrebbe anche non bastare a se stesso e gli Hornets nella notte dovranno ottenere una vittoria che potrebbe non essere sufficiente per scalare posizioni se anche le altre squadre in gioco (Cleveland, Brooklyn ed Atlanta) dovessero vincere.

Gli Hornets non saranno soli nell’Alveare e si augurano di poter tornare a Charlotte per la prima dei play-in (le speranze risiedono soprattutto nei Bucks).

Andamento della partita

Partenza in sordina di Charlotte che vedeva Avdija segnare due canestri e Gafford mancar due liberi per portare i suoi sullo 0-6 mentre P.J. Washington, posterizzava ancora Gafford (ricordo una dunk contro Chicago) con una bimane lanciata ottenendo anche l’and one per il 3-4 a 10:05.

Non cambiava la solfa però perché Avdija segnava in fing and roll e anche se Mason ne metteva due da sotto, Gafford in area e Kispert dal corner sinistro costringevano Borrego al time-out a 8:33 sul 5-11.

Ball riprendeva accorciando di due ma non mollavano i capitolini portandosi sul +6 con l’ala israeliana (9-15), un divario momentaneamente ridotto dal lancio di Ball per Plumlee che schiacciava in alley-oop quindi Hachimura dalla baseline destra e un reverse layup di P.J. Washington nato da un passaggio schiacciato in back-door di Plumlee ripristinavano l’elastico.

Satoransky si infilava frontalmente in una difesa inesistente e Rozier segnava da tre ma su un lob per Gafford, il centro manteneva palla al volo, rallentato dalla stoppata a contrasto di Bridges ma sulla risalita, il lungo ospite prendeva il tempo a Miles fuori gioco ormai.

Harrell segnava contro Gafford ma Kispert da tre punti allontanava la squadra di Unseld sul 18-24, ci voleva un fallo con goaltending su Martin a 3:32 per dimezzare uno svantaggio che tornava oltre il singolo possesso dopo l’1/2 dell’ex Carey Jr. dalla lunetta.

La tripla di Oubre frontale ed il rimbalzo offensivo con appoggio di Gill sull’altro fronte ripristinavano il -3 che veniva annullato da Ball in entrata a 2:26 con un two and one per tocco di Carey Jr.: 27-27.

Era ancora Ball a risolvere al terzo tentativo Hornets sullo stesso possesso dalla grande distanza a 1:48 portando finalmente in vantaggio Charlotte.

Ball cercava e trovava Harrell per la schiacciata ma Smith segnava un pull-up e una tripla troppo buzzer unbeater perché arrivava una frazione dopo la luce rossa anche se notevole perché da metà campo…

Salvi, gli Hornets chiudevano sul 32-29 il primo quarto.

Il secondo si apriva con le triple di LaMelo e Avdija, Melo imbeccava Harrell e McDaniels a 9:59 trovava anche il 39-32 ma i risultati sugli altri parquet sembravano tutti estremamente ostili a Charlotte con larghi distacchi delle tre avversarie interessate. Charlotte conquistava il +10 con la tripla di Oubre Jr. ma tra lo sfondamento di P.J. Washington su Neto, il canestro di Hachimura e una gomitata destra e maldestra di McDaniels incrociando Neto lontano dalla palla che costava tecnico e tiro libero contro, i Maghi dimezzavano lo svantaggio (46-41) prima che Miles sparasse una fast dunk di sinistra su un Gafford inutilmente lanciato a cercar la stoppata.

Un giro con appoggio di Mason su Gafford e gomitata, era questa volta considerata movimento naturale, quindi il centro dei Wizards poco più tardi andando a commettere il suo quarto fallo (sacrosanta chiamata questa volta) lasciava il campo e due tiri (falliti) a 4:04 da Mason.

Troppe palle perse per gli Hornets che vedevano splittare ancora l’ex Carey Jr. dalla lunetta, Hachimura colpire in transizione così come Neto a 2:10: i Wizards ormai si portavano sul -2 (52-50).

Gli Hornets resistevano segnando un hook di pregevole fattura con Plumlee su Carey Jr. che tuttavia dalla lunetta manteneva la media i serata dalla lunetta, un 50,0% che chiudeva i primi 24 minuti su un risicato 56-54 pro Charlotte.

Bridges partiva bene stoppando Gafford che si vendicava poco più tardi fermando proprio Miles in maniera impeccabile in un inizio votato alla sterilità offensiva.

L’appoggio di Kispert a 10:04 portava in parità la situazione così come Ball a 9:48 riprendeva il vantaggio con arco e freccia da tre sebbene un reverse dello stesso Kispert (raggiunto da un passaggio verticale sotto canestro) valesse il -1 per i Maghi.

Miles a 9:18 segnava dalla sinistra ancora da fuori per il 62-58 ma Washington trovava la forza per pareggiare a 8:40 con Gafford e ribaltare il match con la tripla di Kispert a 8:08: 62-65.

Per fortuna LaMelo con palleggio tambureggiante e crossover con step-back trovava il canestro più fallo di Avdija completando un gioco da 4 punti dopo essersi fatto spalmare un cicatrizzante per una ferita sotto l’occhio sinistro.

Di lì a poco LaMelo andava a sedersi ancora frastornato dal problema ed entrava Thomas.
Bridges, a ricciolo, sfruttava la partenza per avvantaggiarsi in appoggio ma i coriacei Wizardsresistevano avendo anche la possibilità di passare avanti con carey Jr. che segnava il canestro del pari ma mancava un altro libero a 5:20.

Vantaggio solo rimandato perché Kispert con un runner al vetro metteva dentro il 70-72 ma saliva in cattedra Thomas che segnava nel pitturato un fade-away uno contro uno, replicava da 3 a 3.22, si ripeteva da fuori per l’84-76 prima di mandare a bersaglio un floater su Carey Jr. che valeva l’86-80.

McDaniels da tre segnava dalla sinistra l’89-82 e più tardi girava perdendo contatto con la palla ma riuscendo a riprenderla al volo batteva al plexiglass per il 93-86 a 10:30 dalla fine.

Tecnico a Thomas e tripla di Gill dall’angolo sinistro, Washington tornava a preoccupare sul 93-90…

Time-out per Borrego che tra gli altri, ricacciava dentro anche Rozier, bravissimo a presentarsi per sue volte sulla sinistra con due triple micidiali che allungavano sul 99-90 prima di riuscire con finta, avanzamento e tiro a far superare ai viola anche quota 100 (lungo 2 per il 101-90).

Terry segnava ancora con un’alzata dal pitturato e Harrell schiacciava in corsa appendendosi ed ondeggiando come l’Uomo Ragno.

Partita quasi in pugno in un finale quasi da sogno dove anche i Wizards trovavano i loro colpi ma Rozier a 5:14 continuava a stupire dalla sua mattonella andando oltre il muro di Hachimura per la tripla del 111-97.

Ball con due triple inframezzate da un time-out (la prima siderale) allungava il punteggio sino al +20 (122-102) e anche Dan Peterson questa volta poteva dire: “Mamma butta la pasta!”, finiva con la panchina in campo compreso Kulboka che mancava di poco una tripla dall’angolo mentre Bouknight segnava un paio di punti.

124-108 era il risultato finale.

Rozier al tiro durante il primo tempo prende le misure. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

Analisi

Charlotte stenta per tre quarti risultando confusionaria, perdendo palloni ed accettando la sfida fisica degli avversari prima di affidarsi a talento e precisione delle sue guardie.

Il primo a creare un possibile break decisivo è un Thomas che segna diversi canestri importanti ma la squadra capitolina rimontava sino al -3.

Entrava quindi in gioco Rozier che con una decina di punti consecutivi trascinava di forza la gara a favore di Charlotte sigillata poi da due triple di Ball che aveva iniziato la rimonta dal -3 con una giocata da 4 punti in precedenza.

Nel primo tempo, nonostante il vantaggio a rimbalzo (33-23) e negli assist (20-13), i troppi TO generati dalla squadra di Borrego avevano dato modo agli avversari di rimanere aggrappati al -2 ma quando Charlotte è riuscita a venir fuori dal pantano del pitturato Wizards attaccando anche la zona con saette da fuori l’arco (54,5% finale contro il 34,8% avversario), la partita ha preso la direzione decisiva.

Gli Hornets finiscono sul 43-39 questa buona stagione ma non scalano posizioni in classifica perché tutte le avversarie vincono come formalità le loro partite e i Calabroni, rimanendo in decima posizione andranno mercoledì ad Atlanta nel nido fortificato degli Hawks cercando di strappare una vittoria che ci farebbe proseguire la corsa accesso alla post season.

La classifica, definitiva per ciò che riguarda le posizioni comprese tra la settima e la decim,a a un passo da quella finale.

Partita di commiato davanti al proprio pubblico, sperando di ritrovarlo ai playoff dopo due mezze imprese in trasferta ai play-in.

Per i Wizards 21 punti di Hachimura, 20 di Kispert, 13 di Gafford, 12 di Avdija e 11 per l’ex Carey Jr. che con un 3/8 dalla lunetta ha contribuito a lasciar baso il 16/26 dei Maghi a gioco fermo.

LaMelo Ball: 7,5

24 pt. (8/16), 10 rimbalzi, 9 assist, 1 rubata. Tantissimi gli 8 TO ma arriva a un passo dalla tripla doppia mancandogli beffardamente un assist. Trascinato al tiro da una serata particolarmente ispirata al tiro da fuori con un 6/7 da oltre l’arco (un paio dalle remote profondità), si toglie lo sfizio di segnar una tripla con and one che restituisce il +1 a Charlotte in un momento difficile. Si va a sedere in panca poco dopo per un taglio sotto l’occhio destro e quando rientra, oltre a mandare a bersaglio Harrell in corsa, sigilla la gara con due triple.

Terry Rozier: 8

25 pt. (10/18), 3 rimbalzi, 6 assist. Abbastanza cheto sino al quarto finale dove si scatena al tiro dalla sinistra, la mattonella dall’angolo poi sembra magica quando segna oltre il muro di Hachimura. Ricezioni veloci, coordinazione e spezzare del polso perfetti dopo aver faticato molto nei quarti precedenti. Lui dice di aver sempre fiducia in se, i compagni lo assecondano fornendogli il materiale per il tiro ma sa anche procurarsi da solo la retina andando in uno contro uno come gli capita ancora nell’ultima frazione. Abbatte le ultime resistenze nemiche.

Miles Bridges: 6

9 pt. (3/12), 7 rimbalzi, 5 assist, 1 stoppata. Lavoro difensivo, aggressività ma tanti errori nel duello fisico in appoggio e da fuori (¼) mentre una bella schiacciata di sinistra posterizza Gafford, poi gli rifila una stoppata a inizio ripresa ma subito ne prende una dall’avversario. Il 3/12 però è dato basso, compensa un po’ con rimbalzi e assist.

P.J. Washington: 6,5

9 pt. (4/4), 1 rimbalzo, 1 assist, 1 stoppata. Bimane imperiale su Gafford nel primo tempo, segna anche un bel reverse da baseline. Peccato che a rimbalzo sia inesistente anche se pure lui prova a mettere l fisico nelle confusionarie situazioni sotto le plance.

Mason Plumlee: 6

8 pt. (4/6), 8 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. Stoppa Avdija e Hachimura poi gli fischiano un fallo inesistente contro sul proseguo con il giapponese. Una bella reverse dunk per andare sul sicuro e un hook laterale dal pitturato che scavalca Carey Jr. finendo perfettamente nel cesto. Inizio difficoltoso però, troppo modello Colosseo in difesa. Bene a rimbalzo ma casualmente è colui che ottiene il minor +/-, -9.

Kelly Oubre Jr.: 6

6 pt. (2/5), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Un paio di triple ancora per il giocatore che n una singola stagione ha superato il record di Dell Curry in triple affondate (con un numero maggiore di tentativi ovviamente).

Montrezl Harrell: 6,5

8 pt. (4/6), 2 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Lotta come un leone (si dice) sotto le plance urtando qualsiasi cosa si muova. Un autoscontro umano vivente che a volte si impantana in mischia come quando Gafford lo costringe alla palla a due (persa da Trezz) oppure riesce con maestria o forza a metterla dentro da sotto come quando LaMelo lo imbuca nel corridoio centrale in corsa e arriva il poster con una jam da Spideman appesa e ondeggiante.
Un po’ meno “fantastico” di altre volte nel complesso ma utilissimo.

Cody Martin: 6,5

5 pt. (1/3), 5 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Nella mischia sguazza alzando un po’ le sue cifre tra rimbalzi, assist e rubate.

Isaiah Thomas: 7,5

14 pt. (5/8), 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata. La sua entrata fa trovare alla squadra una dimensione di fiducia. Lui segna con bravura con un paio di floater intervallati da due triple. La dimensione da scorer aiuta la squadra anche a trovare un modo per battere la zona per imitazione.

Jalen McDaniels: 7,5

14 pt. (6/8), 6 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. In crescita. Nonostante il fisico si prende la soddisfazione di stoppare Gafford con potente gesto atletico. A parte il 2/2 da tre punti (ottima la seconda bombarda dal corner sinistro), il capolavoro è sullo spin sul quale perde la maniglia e, ritrovata la palla al volo con ottimi riflessi, la fa batter al vetro per segnare due punti che mostrano ottima coordinazione.

J.T. Thor: s.v.

0 pt. (0/0), 1 rimbalzo in 2:35. Presenza oscura ma niente di che. Una tripla fuori tempo per esigenza che non conta e finisce distante.

James Bouknight: 6

2 pt. (½), 1 rimbalzo in 2:35. Va da solo un paio di volte, per fortuna la seconda volta segna e poi comincia a passare anche palla. Il potenziale assist per Kulboka non va a buon fine.

Kai Jones: 6,5

0 pt. (0/0), 2 stoppate in 2:35. Due stoppate con atletismo e tempismo su Gill e Winston (non quello di “Una Poltrona per due”) di pregevole fattura ma la cosa più nella rimangono i capelli bicolore.

Arnoldas Kulboka: 6

0 pt. (0/1) in 2:35. Un fallo su Carey Jr. (totale mismatch prolungato) che costa l’and one e un tiro sbagliato ma non gli passano praticamente mai la palla nonostante lui faccia molto movimento che non gli viene riconosciuto. Peccato per la tripla buona stilisticamente ma leggermente corta. Per lui entrare sul parquet è merce rara, peccato non abbia segnato.

Coach James Borrego: 6

Squadra distratta e un po’ confusionaria che sfrutta il proprio gioco grazie alle star della squadra un po’ tardi ma meglio che mai… Time-out direi bene o male corretti, la squadra vince anche se per tre quarti non convince prima di esplodere 35-26 nell’ultimo periodo.

Matchup key 82: Charlotte Hornets Vs Washington Wizards

A cura di Igor F.

P.J. Washington Vs Rui Hachimura

Ultima partita di Regular Season per gli Hornets che tenteranno di chiudere la prima fase con un record di 43-39 e salire di posizione anche se le W di Brooklyn ed Atlanta nella notte appaiono quasi scontate quanto quella degli Hornets mentre bisognerà vedere cosa faranno i lunatici Bucks contro i Cavaliers, ipoteticamente raggiungibili da Charlotte con tie-break a favore.

Washington, invece, pare una squadra in disarmo, out Porzingis, Caldwell-Pope, Kuzma e il lungodegente Beal, i maggiori punti di forza della squadra saranno tutti fuori e non rimarrà a coach Unseld che affidarsi alle due ali ”forestiere”: l’israeliano Dani Avdija e il giapponese Rui Hachimura, partite titolari nell’ultimo match dopo gli out dei primi due nomi menzionati.

Sul “Black Samurai” potrebbe presentarsi P.J. Washington che atleticamente e per kg potrebbe contrastare validamente l’avversario.

Possibili svantaggi:

Washington non è una squadra che abbia grandi percentuali da tre punti (occhio però a non lasciare spazio ad Avdija e soci sul perimetro) ma, anche dovuto al fatto che i migliori uomini saranno out, Hachimura, Gafford e Thomas Bryant (a rimbalzo quest’ultimo) proveranno probabilmente a concentrarsi nei pressi del pitturato mettendo peso sotto le plance e per gli Hornets che non hanno grandi rimbalzisti e difensori al ferro potrebbe essere un fastidio.

Le incursioni di Neto e del recente ex Ish Smith dovranno essere prese in considerazione ed in consegna ma la squadra di Unseld, nonostante abbia una buona percentuale al tiro complessivo, è solamente 22ª tra le 30 squadre NBA per media punti realizzati.

Possibili vantaggi:

Borrego ha avvisato la squadra di rimanere affamata ed aggressiva perché la deconcentrazione e la sottovalutazione potrebbero essere un problema in questa partita.

Tolti i principali scorer e con meno amalgama difensiva, per Charlotte, giocando con ritmo e “prendendosi cura della palla e difendendo ad alto livello”, come ha detto Cody Martin (leggi anche condivisione della spicchiata sebbene Hayward non sarà ancora una volta della partita e le sue condizioni permangono incerte e misteriose), non dovrebbe essere molto disagevole trovare le chiavi per una vittoria alla portata contro un team che non ha più nulla da chiedere alla stagione ma guai a sottovalutare i Wizards che lo scorso anno ci rovinarono il finale di stagione anche se questa è una squadra diversa e Charlotte ha tutte le possibilità per regolare i conti prima del finale di partita.

Game 81: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls 133-117

Intro

Un Gordon Hayward (visto da me) rappresentativo per metafora (con la sua caviglia) delle difficoltà degli Hornets nella lunga maratona verso i playoff. Charlotte ha raggiunto i play-in ma in che posizione terminerà? Il castello dei PO è ancora lontano e gli Hornets continuano a correre per scalarlo. Dedicata all’amico Fabrizio Get. e la sua passione per la corsa.

Il countdown scende al numero 2 ma sale di tono.

Sfida decisiva a Chicago con i Bulls ormai ad aver raggiunto il proprio equilibrio finale in regular season, praticamente ancorati al sesto posto vista classifica (contro i Cavs hanno gli scontri diretti a favore) e calendario.

Gli Hornets, che nelle recenti uscite non sono più riusciti a battere i Tori, proveranno ad abbatterli stanotte allo United Center avendo una motivazione in più oltre alla striscia negativa da rompere nello scontro diretto: un miglior piazzamento play-in potrebbe produrre un vantaggio decisivo mentre anche Cleveland e Brooklyn, a portata di Charlotte, collideranno nella notte.

Il numero due, oltre essere il titolo di una canzone di Raf anni ’90, è alla base dell’armonia e del conflitto a mio modo di vedere, è quella parte complementare o conflittuale presente nel dualismo delle forze in gioco.

Il rapporto tra forze che può essere devastante o paradisiaco, è il confronto con una realtà differente, l’incontro tra due entità che possono divergere fino alle forme più estreme (singole o sociali) o volendo potrebbero scorgersi e riconoscersi sino ad arrivare ad una relazione di fusione armonica atta ad annullare l’io e ad accogliere il noi, l’egoismo contro l’altruismo, il bivio tra due scelte che fa sì che alla fine sia quell’opposto, quell’antitesi che genera la verità uscita dal confronto con una controparte con la quale misurarsi inevitabilmente anche quando non richiesto.

Un percorso di crescita anche nell’affrontare la vita, quel punto d’equilibrio in noi tra le nostre personalità che si scontrano (a meno che non abbiate un ego dalla personalità super lineare e noiosa) generando conflitti.

Gli Hornets, parsi piuttosto lunatici ed imprevedibili nell’annata da sembrar quasi bipolari a fasi tra belle vittorie impreviste e cadute nel vuoto scoraggianti provano a scoprire le carte nell’ultimo test match impegnativo della stagione.

Una vittoria in trasferta consentirebbe alla squadra di Borrego di chiudere incredibilmente con un record positivo i road game ma i Tori potrebbero non essere così disposti a far concessioni.

Andamento della partita

Chicago vinceva la palla a due con Vucevic e DeRozan in alto pull-up batteva un Plumlee in close-out ma gli Hornets partivano con uno strepitoso Ball che riconosceva lo screen roll e mandava dentro Bridges in fing and roll con un passaggio verticale quindi LaMelo raddoppiava e con l’aiuto di P.J. Portava a casa due punti in transizione prima di toccare palla LaVine oltre il fondo ottenendo anche la rimessa, completando il tutto con una drive al ferro per un 6-2 che mandava in time-out Donovan.

Al rientro DeRozan mancava un jumper e Ball in corsa mandava P.J. Washington diretto a canestro a schiacciare prima di una correzione da sotto di Vucevic su errore di LaVine.

Charlotte trovava un grande LaMelo in avvio che segnava un deep 3 dalla diagonale destra, LaVine rispondeva frontalmente ma il nostro numero due replicava con un secondo deep 3 in a row per il 14-7.

Contatto Washington-LaVine e per l’esterno di Chicago arrivavano due FT a 8:34 (realizzati) ma LaMelo, on-fire, si permetteva il lusso di uno step-back 3 sul close-out di Vucevic 17-9.

Reverse baseline di DeRozan e pocket pass dalla linea di fondo di Rozier per la schiacciata di Plumlee, gli attacchi continuavano a funzionare con gli Hornets a 8/8 dal campo e 19-11 nel punteggio.

Chicago sorprendeva Charlotte da una rimessa e la tripla di Ball era annullata forse per un leggero tocco del piede sinistro sul ricollocamento laterale e successivamente non era data la continuazione a Ball su un altro canestro con fallo subito.

Finiva per segnare Rozier con uno scoop su Vucevic mentre DeRozan segnava con il suo style in jumper frontale da due per il 21-15.

Fallo di DeRozan nel pitturato su Plumlee (mismatch) e l’ex di Denver non sbagliava a 6:15 per il 23-15, peccato la difesa di Charlotte non fosse a tenuta stagna e Chicago recuperasse i due punti con Williams trovato sotto canestro.

Finiva dentro anche un arresto e tiro dal mid range in fade-away di Rozier dopo aver rimbalzato sui ferri e Miles a 5:17 indovinava ancora la tripla per Charlotte portando i viola sul clamoroso 28-17.

Vucevic segnava in post, Cody Martin dalla baseline destra con pull-up dimostrando di esser pronto alla zona di Chicago.

Dopo un altro back-door incassato da Charlotte, unito a un libero di LaVine per 3 secondi in area, la guardia dei Bulls batteva Martin con un fade-away frontale ma era anche protagonista di un fallo in recupero su un Ball lanciato dopo aver rubato palla.

Fischio ritardato ma due liberi a segno per LaMelo al quale si univa Oubre jr. che trovava una prateria nella difesa dei Tori andando a schiacciare una bimane dirompente.

McDaniels dal corner sinistro trovava gloria per il 37-28 e rifinivano il quarto il tap-in di Harrell e due punti di Thompson in area per il 39-30.

LaMelo ball fronteggiato da Z. LaVine. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

Gli Hornets provavano a strappare nel secondo quarto concedendo meno in difesa.

Partiva bene subito McDaniels che dopo 11 secondi realizzava due FT dopo un fallo di Thompson su un tentativo di schiacciata, DeRozan si incuneava nel traffico convergente della difesa purple mancando il tiro da sotto mentre McDaniels con un open 3 dall’angolo portava sul +14 Charlotte che si vedeva dar contro un fallo di Harrell su un tiro di DeRozan.

2/2, nessun flagrant come ipotizzato dalla terna e Ball da casa sua segnava da tre ancora e poi ancora, due bombe che lanciavano Charlotte sul 50-32 e P.J., da dietro, stoppava anche Thompson.

Tre secondi difensivi anche per il Donovan team e ball ringraziava per il punto supplementare, Cody Martin colpiva con la flash dunk e McDaniels chiudeva benissimo sul tentativo di LaVine da tre facendolo sbagliare.

Hornets da favola con Harrell e la strong drive e lasciamo perdere mancasse anche il fallo.

P.J. Stoppava Williams ma sulla 2nd chance l’attaccante trovava il contatto ma solo un libero a segno.

Dopo la tripla di LaVine, open, perdevano terreno i Tori che raspavano il parquet scivolando sul posto, altro open 3 di McDaniels ignorato in angolo, catch n’shoot volante in transizione di P.J. Washington per il 61-36.

Williams dava sollievo ai biancorossi con una tripla in risposta ma Harrell di destra andava oltre il contatto in chiusura di Vucevic appoggiando il 63-39 e Bridges si alzava sul montenegrino (stoppandolo) lesto a tentare dal pitturato di alzare a canestro.

Vucevic mancava anche la tripla sulla difesa di Bridges e gli Hornets sparavano un paio di colpi con l’euro rallentato in area di Miles sufficiente a far varcare alla spicchiata l’anello e con McDaniels, bordata di destra: 67-39.

Nel finale, Ball con un colpo di reni andava in tap-in e faceva perder palla a DeRozan sulla rimessa.

Williams segnava per i Bulls la personale seconda tripla di serata ma un reverse di Miles oltre Vuc e Martin che sfruttava la zona difensiva di Charlotte per recuperar palla, andava in contropiede a segnare il 73-45.

Coby White in bonus splittava due liberi, Bridges appoggiava di sinistra oltre il contatto falloso di un LaVine poco arrendevole trovando anche l’and one del +30 (76-46) a :43.4.

Nel finale arrivavano due FT di Vucevic, Bridges che da tre dalla diagonale destra con step-back segnava in uno contro uno e la tripla di White allo scadere per il 79-51 con gli Hornets al 66,7% al tiro contro il 50,0% avversario.

Nella ripresa si partiva più lenti a ragionare ma Bridges in alzata si faceva amico il ferro e dall’altra parte DeRozan in crossover saltava Plumlee e Ball alti per allungarsi in fing and roll.

Bridges segnava da sinistra forzando palleggio e tiro su un aggressivo LaVine e Rozier disegnava un arcobaleno sul quale per una volta Plumlee usava i razzi per affondare la sfera in alley-oop a una mano gravitante sopra l’anello.

Rozier batteva White in uno contro uno e sulla steal di Plumlee che si involava a schiacciare il pubblico fischiava il centro ma più la prestazione dei propri beniamini che si vedevano sotto 90-53.

Chicago tentava di riprendersi con la tripla di White e il canestro di LaVine (double dribble netto non ravvisato) ma a 6:57, su un passaggio in salto da sotto in girata di Washington, Rozier segnava da tre raffreddando la corsa dei Tori.

Rozier metteva anche un tiro dal pitturato trascinando sul 95-58 i Calabroni che fiatavano venendo colpiti dal duo di scorer di Chicago: DeRozan e Lavine costruivano un parziale da 0-8 che faceva giungere Chicago a quota 66, Oubre jr. dalla sinistra lo rompeva con una tripla ma Brown, proprio su Kelly, replicava da oltre l’arco.

Bridges mancava la tripla ma spuntava Martin che saliva per una put-back dunk imperiale per il 100-69.

Thompson aveva fortuna su una deviazione in mischia a Harrell non serviva segnando di peso portandosi pari al record di Mason per tiri consecutivi realizzati ma dopo il jumper di LaVine, Borrego andava precauzionalmente in time-out vedendo una difesa meno resistente.

Harrell, dopo aver mancato un tiro, segnava agganciando e battendo da sotto, alternandosi con Dosunmu per segnarne altri due da sotto e riprendere il via.

Chicago nel finale trovava un two and one con Thompson e una transizione di Green.

Martin segnava un lungo due ma White, ancora una volta, a un secondo e mezzo dalla sirena, infilava una tripla che l’avrebbe acceso: 110-83.

Partiva male l’ultimo quarto per Charlotte anche se si vedeva restituire un punto di Martin, Dosunmu otteneva un gioco da tre punti dopo 10 secondi e Harrell commetteva un TO con una palla a due a 0,5 dai 24.

La tripla di White aggravava la situazione ma Oubre rispondeva una prima e una seconda volta alla seconda tripla di White nell’inframezzo quindi Harrell metteva dentro due punti ma White a 9:45 infilava la terza di quarto per il 119-94.

Ball usciva per il quinto fallo ma non c’era più storia anche se i Tori si avvicinavano e la bench degli Hornets (Thomas, Thor, Oubre Jr.) sembrava disconnettersi dal match.

Il cronometro giocava a favore e quando Chicago mancava un paio di tiri con P.J. A dare una zampata in tap-in, la partita andava in archivio anche perché Donovan aveva già rinunciato a rischierare da un pezzo i suoi big player.

133-117 per una vittoria importantissima poiché si potrebbero raggiungere i Cavaliers (perdenti contro Brooklyn) e cercare di passare gli Hawks (battuti nel finale arroventato a Miami ma difficile visto il calendario) con i quali abbiamo parità negli scontri diretti ma un record peggiore negli scontri divisionali rispetto a loro.

Trezz Harrell, concretissimo in serata. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

Analisi

Charlotte vince a Chicago un test match potenzialmente decisivo con una prova dirompente di un incredibile LaMelo Ball, inarrestabile nel primo quarto che prende a pallonate la squadra del fratello Lonzo, seduto in panca, per lui stagione ufficialmente terminata.

Nella seconda frazione Charlotte si ricorda di giocare anche in difesa e chiude la partita andando a riposo in vantaggio su un fantastico ed imprevisto 79-51.

I Bulls non sono sembrati brillanti come ad inizio stagione ma, mettendo sul parquet LaVine hanno provato comunque a infastidire gli Hornets che hanno trovato (è vero) canestri abbastanza semplici su mancanze degli avversari dovute a svogliatezza ma più che altro è stato il ritmo avvolgente di Charlotte (34-25 negli assist) a mandare in tilt la squadra di Donovan che non è riuscita ad utilizzare al meglio Vucevic, preso tra due fuochi.

Il piano partita di Charlotte ha portato a un 23-15 nei fast break e i Calabroni chiudendo con un 60,5% al tiro complessivo (47,5% da fuori) hanno sbaragliato i Tori che hanno tirato ancor meglio da fuori (54,2%) ma hanno chiuso con il 53,7% dal campo, buon dato ma non sufficiente.

Se pensiamo al 62-48 nel pitturato e al 59-37 ottenuto nel confronto tra panchine, ecco come Charlotte è riuscita a mantenere il vantaggio sino alla fine quando dal +37 i Bulls hanno chiuso recuperando 11 punti.

23 punti per LaVine, 19 per White, 17 quelli di DeRozan seguito da Dosunmu con 16 e P. Williams da 15 punti per la squadra di Donovan mentre Charlotte ha mandato ben 7 elementi in doppia cifra…

Charlotte ottiene un record vincente in stagione e in trasferta proprio nei giorni nei quali nel 1996, i Calabroni originali ottenevano un’incredibile vittoria allo United Center contro i Bulls di MJ.

LaMelo Ball: 8,5

24 pt. (8/16), 5 rimbalzi, 9 assist. On-fire. Parte con un attacco scintillante al tiro dove non sbaglia nulla nemmeno dalla distanza o quando gli annullano un paio di canestri (riga laterale toccata di poco forse e una continuazione non accordata) e serve i compagni in maniera brillante ma aggiunge anche una difesa indemoniata. Continuando a pressare aiuta a rubare palloni toccandoli, deviandoli o mandando fuori campo gli avversari (un paio di brillanti azioni su DeRozan) ma commette anche falli che lo porteranno a giungere precauzionalmente fuori a inizio ultimo quarto. Per fortuna il suo apporto, già affievolitosi nel terzo quarto chiuso a zero punti, non è più necessario perché la sua lama era già affondata per trafiggere mortalmente i Tori (in vita ma destinati a cadere) in soli 24 minuti.

Terry Rozier: 7

15 pt. (7/14), 4 rimbalzi, 8 assist. Al contrario di Ball si sveglia nel secondo tempo dopo aver spiluccato assist per i compagni (5) nei primi 24 minuti. Segna buoni canestri variando sul tema e fa da discreto supporto per tenere a bada il rientro dei Bulls.

Miles Bridges: 7,5

20 pt. (8/12), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Step-back 3 in uno contro uno (3/6 da oltre l’arco) a parte è fondamentale per l’attacco che porta in scioltezza anche quando segna quasi da fermo con un euro bloccato dal corpo del difensore o si allunga al limite rischiando di pestare la linea di fondo rovesciando oltre il ferro e Vucevic. 28:41 di talento, +19 in +/- come Ball e Rozier.

P.J. Washington: 7

7 pt. (3/6), 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Uno dei pochi Hornets che hanno giocato diversi minuti (lui ne fa 29:06) a non salire in doppia cifra ma fa una buona gara limitando gli avversari, chiedere a Williams quando si prende una stoppata decisa ed aggressiva. Fornisce anche qualche pallone interessante e chiude comunque al 50,0% la propria prestazione, anche da tre, laddove spara un catch n’shoot in transizione senza paura su un close-out che non impedisce alla sfera di dirigersi ed entrare con armonia tra le maglie della retina, gioia per la retina degli occhi e per la mente in un momento ancora d’incertezza della partita.

Mason Plumlee: 7

8 pt. (3/3), 3 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate. In 19:43 non sbaglia nulla, anche perché l’alley-oop su passaggio di Rozier era solo da mandar dentro ma lo fa con autorevolezza e andando nello spazio, stranamente per lui che non è super reattivo (soprattutto in difesa) ma in attacco su situazioni da pocket pass è abbastanza rapido. Bel passaggio per mandar dentro McDaniels e non sbaglia all’inizio due FT importanti. La steal a Vucevic per la jam in transizione è la deliziosa ciliegina sulla torta.

Kelly Oubre Jr.: 7

18 pt. (6/10), 4 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Inizio e fine non benissimo ma nel mezzo, in particolar modo nel secondo tempo e nel quarto quarto, trova dei canestri d oltre l’arco, 3 frecce che servono a rispondere a quelli di White e a far veleggiare verso un finale tranquillo gli Hornets. Qualche fallo di troppo ma bene sui palloni rubati (ottimo raddoppio) e ai liberi sul 2/2, concentrato.

Montrezl Harrell: 7,5

14 pt. (7/8), 6 rimbalzi. Raggiunge niente di meno che un grande Anthony Mason per tiri consecutivi realizzati, poi gli viene in mente un jumper dal mid range e salomonicamente si spartisce con la nostra old point forward (purtroppo deceduta) il record. Molto concreto, aggiunge peso e presenza sotto le plance facendo valere il proprio fisico quando viene chiamato in causa. Quel pezzo in più rispetto alle precedenti uscite per mettere in difficoltà i Bulls su tutto il parquet.

Cody Martin: 7

11 pt. (5/7), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. L’alta pressione non abbandona il bacino di Chicago. L’abbacinante giocatore degli Hornets è un folletto in difesa e folleggia in attacco arrivando ancora al ferro con una jam entusiasmante ma anche con una put-back dunk lanciata con i razzi. Energia in ogni atomo.

Isaiah Thomas: 5,5

3 pt. (1/3) in 5:32. Una palla persa, un abbraccio su Williams per necessità oltre a una tripla su due tentativi in un garbage time sconnesso da tutta la bench degli Hornets.

Jalen McDaniels: 7,5

13 pt. (4/7), 5 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. In soli 19:09 aiuta a cambiare la partita, soprattutto nel primo tempo, quando, ignorato, segna tre volte dagli angoli ma si prodiga anche in difesa dando fastidio a diversi tiratori che – come LaVine da tre – falliscono il tentativo sotto la sua pressione che produce anche una rubata. Buona prestazione, sicura a parte un brutto hook e un tiro dovuto prendere ai 24 in fade-away che quasi…

J.T. Thor: 5,5

0 (0/0) in 5:32. Niente di niente nel garbage time se non una palla persa banalmente a pochi secondi dalla fine che costa un canestro ininfluente ai fini del risultato.

Coach James Borrego: 7

Pressione e sulla zona Charlotte porta a casa diversi palloni recuperati. La squadra, dopo un primo tempo brillante in attacco ma non a livello difensivo, si chiude e fa collassare l’attacco dei Bulls che si trovano all’intervallo a una rimonta impossibile. L’atteggiamento è stato quello giusto, energia anche in back to back per sfatarlo (una sola vittoria prima di oggi).

Matchup key 81: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls

A cura di Filippo Barresi.

DeMar DeRozan Vs Miles Bridges

La grande stagione dei Bulls coincide con un’annata stellare del proprio miglior giocatore: DeMar DeRozan.

La sua vena realizzativa permette a Chicago di trovare il canestro anche in situazioni difficili, fornendo sempre una via di fuga quasi sicura.

L’unico giocatore che può essere in grado di contenerlo è Miles Bridges, il quale, grazie al suo mix di taglia e agilità ha tutte le carte in regola per disputare una buona prova difensiva. La battaglia tra i due sarà decisiva per le sorti della gara.

Possibili svantaggi:

Negli scorsi due incontri stagionali tra queste due squadre abbiamo visto i Bulls ottenere entrambe le vittorie vivisezionando la difesa degli Hornets con un meticoloso gioco di in & out che cerca di sfruttare allo stesso tempo la presenza di Vucevic nel pitturato oltre le tante guardie che lo contornano.

Le prestazioni difensive degli Hornets non furono all’altezza e una maggiore solidità a livello di rotazioni potrebbe aiutarli nella gara di questa notte.

Possibili vantaggi:

L’assenza di alcuni specialisti difensivi come Williams e Lonzo Ball, nelle ultime uscite ha finito per gravare e trascinare a fondo la squadra dopo un inizio scoppiettante.

Charlotte si troverà davanti una squadra attaccabile e dovrà cercare di sfruttare al meglio gli spazi concessi dagli avversari.

Game 80: Charlotte Hornets Vs Orlando Magic 128-101

Intro

Countdown, -3.

Il numero 3 è tipico dei chi prende la vita come un gioco, in maniera illimitata e nel suo aspetto positivo divertente e potremmo parlare anche del “lato ombra” e del Joker (no, non Jokic ma l’antagonista di Batman) ma servirebbe un recap molto più lungo, ad ogni modo chi si ispira al numero 3 è pervaso dall’entusiasmo.

L’etimo di entusiasmo, altra parola greca, deriverebbe da en (dentro) e theos (Dio), ovvero colui che è ispirato, posseduto dallo spirito di un Dio.

Poeti, artisti, oracoli e altri “folli” agli occhi di una persona estremamente raziocinante, insomma…

La vena creativa del 3 supera illimitatamente la vita e la morte guardando tutto come una bolla di sapone, come un’illusione temporanea.

Charlotte ha basato molto sulla vena creativa dei propri principali protagonisti l’attacco, la follia nel non avere un sistema difensivamente valido (ok, potremmo parlare anche di che cosa “offre” il roster) che cerca di compensare con l’intensità e la velocità situazioni di mancata solidità non ha fatto altro che aumentare uno spettacolo fine a sé stesso.

Gli Hornets però per giungere a quota .500 anticipatamente a due partite dalla fine (augurandosi di superarla) e rimanere in scia a Brooklyn ed Atlanta (vittoriose la notte precedente) hanno bisogno di una vittoria che faccia da trampolino all’assalto a Chicago in back to back.

Mancano tre partite, appunto, fondamentali per cercare di risalire dalla decima posizione in classifica dalla quale servirebbero due mezzi miracoli, poi, per accedere alla vera post season-

Andamento della partita

I quintetti.

Dopo una buona partenza degli Hornets che vedeva Charlotte far perdere un pallone oltre il fondo a Mo Wagner, segnare con Plumlee al volo in mischia (correzione su alzata fuori misura di Bridges), recuperare un secondo pallone grazie alla pressione di Rozier, lo stesso Terry mancava una tripla e Fultz con uno spin e un reverse oltre il ferro e P.J. Washington pareggiava mostrando il proprio talento.

Un’alzata di P.J. Washington allargando la destra era utile per battere il proprio difensore ma Orlando segnava con un elbow di Fultz passando avanti con una drive dunk di Okeke che sorprendeva Rozier in marcatura e allungava con lo stesso giocatore in pull-up: 4-8.

I Calabroni a 8:36 recuperavano due punti grazie a due liberi di Plumlee ma venivano affondati da una tripla di Suggs su Plumlee e da una transizione sulla quale Suggs passando orizzontalmente palla da terra imbeccava Bamba per la schiacciata in corsa: 6-13.

Errore dio Bamba da fuori e prima tripla della partita di Ball (dopo averne mancate un paio): 9-13 ma Fultz alzava in corsa sulla chiusura di P.J. Che dall’altro lato del campo in lunetta segnava un libero sui due assegnati e il divario si alzava a 7 punti quando Fultz ne infilava altri due per il 10-17.

Una veloce incursione diagonale di ball con sottomano cominciava una rimonta proseguita con P.J. Washington che dalla destra allargava leggermente su Mo Wagner battendolo in partenza per arrivare alla schiacciata del -3 ma Orlando con un sol colpo – la tripla di Mo Wagner su Washington – riprendeva il +6 toccando quota 20.

Ball passava un blocco di P.J. Per segnare un runner e Cody Martin con un crossover verticale lasciava lì la difesa sparando a una mano su Mo Wagner una jam che esaltava la panchina: 18-20.

In back-door il lungo di Orlando si rifaceva agganciando il passaggio e schiacciando ma a 3:41 Rozier in entrata correggeva se stesso prima di vedere il compagno di reparto Martin arrivare a un altro due punti, questa volta in fing and roll, sempre grazie ad un’entrata decisa.

Il jumper di Rozier segnava il sorpasso: 24-22, mentre la tripla di Hampton non funzionava, Harrell, toccato da Robin Lopez metteva comunque dentro in girata mancando la cosa più facile, il libero supplementare.

La panchina di orlando nel finale era “no damage” per Charlotte e un blocking al limite di Lopez su Harrell consentiva al nostro centro di realizzare i due FT del +6: 30-24.

Nei secondi finali era ancor più al limite il fallo invertito chiamato dalla terna tra centri con Lopez a splittare e un deep 3 sulla sirena di Hampton finiva dentro per il 30-28.

Uno stacchetto delle Honey Bees in serata.

Il secondo quarto vedeva partire bene Harrell che si lanciava in una schiacciata super atletica in salto in girata andando oltre il ferro e Robin Lopez quindi la stoppata di McDaniels su Schofield che andava anche a commettere fallo su Ball portavano LaMelo e gli Hornets ad avvantaggiarsi allungando di due punti, facili in lunetta.

Harrell in corsa si girava in salto mettendo uno strano reverse oltre le due torri davanti al ferro mentre Orlando rompeva il parzialino con Brazdeikis: 36-30.

A 9:31, però, P.J. Washington accarezzava il solo cotone con la tripla e Ball approfittava delle incomprensioni difensive dei neri per realizzare una wide open 2: 42-30.

P.J. Washington stoppava in recupero Brazdeikis e Jalen dall’altra parte segnava due punti al ferro, Harrell stoppava anche Hampton mandando un messaggio agli ospiti che non ci stavano a lasciar via libera ad Oubre Jr. commettendo un altro fallo a 7:57.

2/2 di Kelly, altri due punti di Harrell che vessava la panca avversaria anche con un recupero portando Oubre Jr. a infilare altri due punti per il 50-30.

Il parziale da 14-0 era spezzato da Brazdeikis che con una tripla dall’angolo destro accorciava e mentre arrivava la notizia di un Mo Bamba che rimaneva out per un problema alla caviglia destra, Charlotte in lunetta allungava di 4 punti prima di vedere un super Harrell staccarsi da Lopez e andare a stoppare Fultz pronto all’appoggio solitario ravvicinato.

Okeke ed Oubre Jr. alzavano di tre per squadra il punteggio, Mo Wagner a 4:40 di uno per gli ospiti splittando due liberi prima che 15 secondi più tardi Kelly fallisse entrambi i tentativi a gioco fermo.

Il divario si orientava sempre tuttavia sulla ventina di punti di scarto con Rozier a segnare un pull-up prima e una tripla sempre sullo stesso Wagner al quale prendeva rapidamente il tempo due volte.

Terry appoggiava anche il 66-45 poi si svegliava Bridges che con un layup prima e un terrificante schiacciata a una mano in corsa poi risvegliava l’assopito Spectrum Center a 10 secondi dall’intervallo.

Peccato che da una 2nd chance Hampton avesse modo di segnare un altro buzzer beater, questa volta da due oltre la buona difesa di Rozier.

Rimanevano 20 punti tra le due squadre al rientro negli spogliatoi: 70-50.

Faceva male l’intervallo agli Hornets che “camomillati” rimettevano piede sul parquet fuori ritmo subendo il canestro da 3 di Mo Wagner a 10:42 che iniziava un parziale da 0-8 completato da Cannady a 9:29 prima che Borrego chiamasse un time-out sul 70-58.

Quel po’ di paura che Orlando rientrasse aumentava dopo l’ennesimo TO restituito da un bad block di Mo Wagner su Ball e quando in uno contro uno Plumlee si opponeva a Suggs che gli finiva contro, il blocco, unito al rimbalzo offensivo di Rozier su miss 3 di Washington, consentiva agli Hornets di sbloccarsi in lunetta a 8:36.

In poco più di due minuti gli Hornets si riportavano a regime con la steal di ball su Fultz per la jam in fuga e nonostante la tripla rimbalzante di Cannady anche Bridges dall’altra parte nel traffico aveva il ferro amico cosa che non serviva a Terry realizzando prima una tripla dalla sinistra e un canestro di sinistra in allungo centrale per l’81-61 a 6:23.

Dopo una tripla di Miles dall’angolo sx per il +21, Rozier e Schofield prendevano il comando delle operazioni offensive finalizzando un appoggio da rimbalzo spuntando sull’altro lato del ferro e mettendo dentro con un cambio passo con finta il primo e realizzando due triple dagli angoli opposti il secondo: 90-73 a 2:31.

Nonostante la tripla di Ball a 1:44 e la corsa con appoggio appena oltre il ferro, sempre ad opera della nostra point guard, Orlando arrivava agli ultimi 12 minuti accorciando di altri due: 97-82, una quindicina di punti buoni come margine ma non infiniti per non giocare l’ultima frazione.

McDaniels la inaugurava con due FT a 11:36, Ball la proseguiva con un’entrata a ricciolo per un perfetto little floater anticipando anche Lopez che avrebbe dovuto essere raggiunto da un passaggio e sulla fuga da transizione l’alzata con palla passata sotto le gambe in salto e fatta battere sul vetro per la jam dell’accorrente Harrell valeva il 103-82 a 10:14.

Ormai a partita pressoché chiusa si accendeva una rissa inutile cominciata con una piccola scaramuccia tra Hampton e McDaniels nella quale si inseriva P.J. Washington a separare gli avversari con irruenza, Lopez alle spalle spingeva P.J. che dava una manata al braccio del centro mentre arrivava tutto il resto del reame compreso Harrell, il quale non le mandava a dire e tra chi cercava di dividere e chi cercava la rissa, il tutto rimaneva entro certi limiti anche se la cosa si prolungava per un istante di troppo.

Il fallo tecnico di McDaniels faceva scattare i doppi tecnici per Harrell, Lopez e Schofield che finivano tutti e tre espulsi.

Lungo stop che faceva perder il ritmo a Charlotte che ripreso conduceva con la panchina profonda in porto la partita senza problemi.

Thor stoppava Brazdeikis e Bouknight sul contropiede serviva Jones in alley-oop (126-123) per chiudere la trilogia dei rookie.

Si lasciavano a Cannady un paio di triple ma il 128-101 finale diceva tutto su questo match.

Terry Rozier in buona serata offensiva. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

Analisi

L’injury report su Orlando prima della partita.

Missione compiuta.

Charlotte vince una partita piuttosto facilmente trascinandola nella propria sfera magnetica nel secondo quarto quando Harrell, McDaniels e la panchina impazzano producendo un parziale da 14-0 che faceva allungare gli Hornets sul +20 (50-30), un divario mantenuto all’intervallo (70-50) e messo leggermente in discussione solo nei momenti in cui Charlotte ha perso il ritmo; inizio partita, avvio secondo tempo e dopo la lunga pausa dovuta a un accenno di rissa che ha portato all’espulsione di Harrell, Robin Lopez e Schofield che si univano a Mo Bamba, il quale aveva abbandonato in precedenza il parquet per un infortunio alla caviglia destra.

48 punti, 16 rimbalzi e 12 assist le cifre messe a referto dal duo in back-court di Charlotte.

Ball e Rozier hanno dato sostanza all’attacco che ha chiuso con il 52,2% contro il 40,0% avversario di una squadra che rimaneggiata, ha perso pezzi in partita.

Gli Hornets hanno controllato i tabelloni e sono riusciti a mettere in sicurezza uno degli aspetti più critici della squadra.

66-42 i punti in area e 17-5 nei fast break…

Per Orlando Okeke ha chiuso con 20 punti, Moritz Wagner con 17, mentre il quartetto composto da Fultz, Cannady, R.J. Hampton e Brazdeikis ha realizzato 12 punti a testa.

LaMelo Ball: 8

26 pt. (10/21), 8 rimbalzi, 9 assist, 4 rubate. Buona prestazione con una tripla doppia sfiorata soltanto ma dopo un inizio nel quale sembra voglia strafare tutto da solo con diversi errori, si rimette in carreggiata trovando le soluzioni migliori per se stesso sfruttando spazi e blocchi e la squadra limitando i TO (uno non è nemmeno troppo colpa sua con un passaggio basso per P.J. in contro-tempo) e si permette il lusso (dopo una palla intercettata diretta a Lopez) di un piccolo show-time con il passaggio in salto sotto le gambe con sfera rimbalzante al vetro per l’accorrente Harrell.

Terry Rozier: 7,5

22 pt. (9/17), 8 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata in 26:28. Torna lui in attacco grazie a una difesa coriacea (leggi anche fallosa) ma non eccezionale con qualche errore da fuori di troppo (2/7) certamente ma anche con voglia e soluzioni per avvicinarsi al ferro sempre differenti anche se a volte sono appoggi leggermente fuori equilibrio come i due punti da rimbalzo volante convertiti nel secondo tempo. Ad un paio di rimbalzi dalla doppia doppia, peccato…

Miles Bridges: 6

13 pt. (4/12), 6 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, Un po’ in sordina, manca i primi tre tentativi da fuori prima di realizzar dall’angolo mancino. A volte in chiusura sui close-out è sfortunato (questo gli capita spesso in tutta la stagione anche se a volte è leggermente in ritardo ma li compie meglio di alcuni compagni) mentre in attacco è incisivo quando riesce ad arrivare bene al ferro. In una di queste occasioni, anziché appoggiare, sparava a una mano una bordata esaltando il pubblico.

P.J. Washington: 6,5

10 pt. (4/7), 6 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Nonostante l’inizio (dopo la palla toccata a Wagner finita sul corpo del giocatore avversario e oltre il fondo) sia stato un po’ difficoltoso sugli avversari (vedi anche Fultz in penetrazione), prende un po’ il ritmo segnando anche una buona tripla messa con fiducia toccando la doppia cifra da media stagionale o quasi.

Mason Plumlee: 5,5

4 pt. (1/2), 6 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate in 14:57. Prende un -8 di parziale nonostante un paio di stoppate e 6 discreti rimbalzi. A volte è attratto dall’avversario diretto (vedi Lopez) e non si avvede dell’esterno che sta marciando a canestro indisturbato ed anche se le colpe non sono sue, qualche aiuto non dispiacerebbe. Segna i primi due liberi poi ne manca un paio. Partita da comparsa quasi.

Kelly Oubre Jr.: 6,5

16 pt. (5/9), 6 rimbalzi, 1 assist in 23:43. La partita è discreta, buona in attacco anche se il suo 2/5 da 3 arriva con un tre punti nel finale inutile mentre in difesa è appena sufficiente con tentativi di anticipo o difese a volte un po’ larghe mentre a rimbalzo riesce a garantirsene 5 difensivi. Quando attacca il ferro, con semplicità, riesce a trovare punti o liberi anche se ne manca un paio in un unico giro. Pazzesco il +41 di plus/minus.

Montrezl Harrell: 7,5

14 pt. (6/6), 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 12 punti con 5/5 nel primo tempo dove è un fattore determinante sotto le plance. Segna in attacco con atletismo (schiacciata in girata oltre Lopez e il ferro o acrobatic in reverse passando due difensori) e blocca in difesa, chiedere a Fultz quando lo vede arrivare staccandosi da Lopez per rispedire il suo tiro lontano da canestro. Poi il suo carattere, il suo temperamento poco riflessivo, nel secondo tempo (leggermente in calo) non gli fa giocare tutti i minuti dovuti. L’espulsione durante l’accenno di rissa per fortuna non costa cara a Charlotte che aveva già chiuso la pratica, tuttavia il suo primo tempo aiuta a produrre il gap decisivo.

Cody Martin: 7

7 pt. (3/3), 4 rimbalzi, 1 assist in 21:43. Fa il suo non sbagliando i tiri che prende, i quali sono per inciso due azioni al ferro (una schiacciona a una mano per posterizzare Mo Wagner arrivando da un crossover verticale e un fing and roll) e una tripla accurata.

Isaiah Thomas: 6,5

7 pt. (3/6), 1 rimbalzo, 1 assist nei 7:45 finali. A parte un fallo che ci costa un and one, un paio di penetrazioni consecutive nel garbage time sono buona cosa.

Jalen McDaniels: 7,5

6 pt. (2/4), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Decisivo come Harrell nel mettere pressione, rubare, stoppare e conquistare rimbalzi, nel primo tempo è un fattore e Schofield ne fa esperienza prendendosi una stoppata netta da lui. Il suo fallo (normale) su Hampton scatena la rissa. Altra buona uscita dalla panchina.

J.T. Thor: 6,5

1 pt. (0/1), 1 stoppata, 1 assist in 5:25. Cancella Brazdeikis nel finale con una stoppata che eclissa il lungo bianco facendo partire la transizione chiusa da Jones.

James Bouknight: 6

0 pt. (0/2), 3 rimbalzi, 3 assist in 4:01. Manca un paio di conclusioni ma innesca i compagni. Suo l’assist per Jones in alley-oop. Cattura anche tre rimbalzi, ha voglia di giocare e si nota anche se il tiro è da rivedere.

Kai Jones: 6,5

2 pt. (1/1), 1 rimbalzo in 2:34. Si presenta con i capelli blu-verdi, il blu per gli Hornets (tendente un po’ al viola ma sarebbe il viola il colore secondario) e il verde teal fatto da sua mamma per lui. Dice di amare molto questo colore di capelli che gli porta bene quando esplode a canestro per l’alley-oop offertogli da Bouknight. Assomiglia a un giovane Hulk in erba. Piccolo momento di gloria anche per lui nel finale.

Nick Richards: 6

0 pt. (0/0), 2 rimbalzi in 4:35. Un paio di rimbalzi poi relax da spiaggia giamaicana nel garbage time.

Coach James Borrego: 6,5

Dopo un inizio un po’ preoccupante trova una panchina che gli da una mano a chiuder la partita. Questi Hornets un po’ diesel giocano sul ritmo e non devono perderlo. Vedi le difficoltà iniziali e quelle al rientro degli spogliatoi. Con Orlando tutto facile ma bisogna mantenere alta la concentrazione per le prossime due sfide.

Matchup key 80: Charlotte Hornets Vs Orlando Magic

A cura di Filippo Barresi

Terry Rozier Vs Jalen Suggs

Lo scontro della serata vedrà contrapposte le due guardie titolari.

Sul versante Hornets abbiamo un Terry Rozier non molto in forma nelle ultime uscite e protagonista in negativo dal punto di vista difensivo nell’uscita contro gli Heat.

Tra le fila dei Magic troviamo Jalen Suggs, ormai al termine di una prima stagione da rookie al di sotto delle aspettative.

La matricola cercherà di mettersi in mostra grazie alle proprie abilità difensive e renderà dura la vita a Rozier, già parecchio fuori ritmo.

Chi avrà la meglio in questo duello avvantaggerà la propria formazione nell’ottenere la vittoria finale.

Possibili svantaggi:

Nonostante la pessima stagione in corso, i Magic hanno sempre dimostrato una buona energia e forte fisicità dal punto di vista difensivo.

Questi due fattori permisero a Orlando di ottenere la vittoria nell’ultimo scontro diretto – giocato proprio a Charlotte – con gli Hornets e queste caratteristiche potrebbero ricalcare nuovamente, essere elementi di difficoltà nella gara di questa notte.

Charlotte dovrà cercare di trovare ritmo con una buona circolazione palla per evitare di essere schiacciata dalla pressione avversaria.

Possibili vantaggi:

Dal punto di vista offensivo i Magic hanno delle enormi difficoltà e faticano a trovare il canestro con continuità.

Questo punto può essere un sollievo per gli Hornets che nelle ultime due uscite hanno concesso 144 punti a Philadelphia e a Miami non riuscendo ad avere la giusta consistenza nel fermare le offensive avversarie.