Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Game 71: Charlotte Hornets Vs Minnesota Timberwolves 113-106

Intro

Partita crepuscolare allo Spectrum Center.

Se Charlotte avesse una franchigia gemella opposta, sotto certi aspetti questa potrebbe essere Minnesota.

I Timberwolves sono sorti l’anno successivo a quello degli Hornets e come loro non hanno mai portato a casa nulla di realmente importante nonostante le rispettive arene nelle prime disastrate annate (non solo) fossero gremite di fan entusiasti.

I bei tempi sono lontani per ambo le franchigie e i tempi del vero Kevin Garnett sono lontani.

Nel 2003/04 arrivano per l’ottava volta consecutiva ai playoffs, ma dopo esser sempre stati eliminati al primo turno, eccoli arrivare in finale di Conference perdendo contro i Lakers senza i due primi playmaker (infortunati).

La squadra non riesce più a raggiungere i P.O. Sino lo scorso anno, nuovamente eliminata rapidamente al primo round.

Due squadre rappresentate da uno spirito guida buio (Lupi e Calabroni) nell’immaginario collettivo, due animali anche notturni dipinti in maniera affascinante (mezzo muso o capo ombreggiato e l’altra parte illuminata dalla luce nel penultimo stemma Wolves e nell’ultimo Hornets) nei loghi attuali, ma anche nei precedenti.

Le coincidenze non si fermano qui.

Una triste stranezza è quella che vede i due team accomunati nel lutto nell’anno 2000.

L’inizio dell’anno è subito segnato dalla tragedia di Phills, l’apprezzata (dentro e fuori dal campo) guardia degli Hornets che al ritorno da un tranquillo shootaround muore in un incidente stradale dettato probabilmente da una velocità inadeguata alla situazione di traffico.

A maggio invece, nelle fila dei Timberwolves decede Malik Sealy guardia newyorchese che aveva casa nel Bronx.

Il padre faceva il pugile ed era stata una delle guardie del corpo di Malcom X, da qui ecco il nome per il figlio (Malcom X dopo un viaggio alla Mecca tornò con il nome di El-Hajj Malik El-Shabazz) in onore del pensatore di colore.

Sealy, di ritorno da una festa di compleanno del compagno Garnett, venne centrato da un ubriaco alla guida di un pick-up.

Malik Sealy in un’immagine tratta da un American Superbasket del febbraio 2000. La rivista propose solo tre mesi prima un bell’artcolo su di lui prima della sua scomparsa.

Per Sealy non ci fu nulla da fare vista anche la sua Range Rover sprovvista di air-bag che aveva invece l’auto dell’investitore che paradossalmente si salvò grazie a esso…

Due squadre che tuttavia hanno ormai abdicato alla possibilità di raggiungere i P.O..

I Timberwolves hanno un record attuale di 32-39 contro il 31-39 di Charlotte…

Due team che meriterebbero di più, prigioniere di errori societari e delle regole di mercato NBA.

Due squadre che ottengono, nonostante annate non brillanti, in questi anni solo una prima scelta a testa (1991 LJ2 a Charlotte e 2015 Towns a Minneapolis, oltre al paradossale Anthony Davis per i New Orleans Hornets che tuttavia soffiano la prima posizione ai Charlotte Bobcats, oggi Hornets) contro la recente twice di Phila e la triplice (saltando l’anno del Monociglio) dei Cavaliers…

Stranezze statistiche che non mi fanno credere in una lottery pulita…

Anche perdendo, oltre ad avere un record finale migliore sicuramente di squadre come Bulls, Cavs, Knicks, Suns e Hawks, probabilmente non sarebbero così “fortunate” da scalare posizioni alla lottery.

Tra i problemi di Charlotte c’è quello di rifirmare Walker che anche non prendendo il massimo potrebbe andare sui 38 milioni a stagione secondo queste proiezioni di Fox…

Tanto vale giocarsela e provare a vincere contro i Timberwolves le cui sfortune non possono che farmeli risultare simpatici con l’augurio di vedere entrambe le squadre prendere il posto delle solite potenze che monopolizzano il mondo NBA ma per quello serviranno da parte delle proprietà “consistency” e solidità…

Le formazioni:

La partita in breve

Descriverò i quarti in maniera più breve sotto, trovando una formula ibrida con ciò proposto fino a oggi.

Scriviamo che gli Hornets, in serata con le assenze di MKG, Zeller e Parker, compensate da quelle di Teague e Rose nelle fila degli ospiti portano a casa una gara equilibrata attraverso la difesa non sprecando nel finale quella decina (circa) di punti di vantaggio creatisi nelle fasi centrali dell’ultima frazione.

Borrego manda in campo i giovani e sposta Bacon nel quintetto iniziale togliendo a Batum la titolarità (domani nevica a Charlotte visto l’evento).

La squadra come il solito gioca bene in casa e contro dei Timberwolves bravi dalle parti del pitturato basta poco a Charlotte per scavalcare in classifica i Lupi.

Towns finirà ingabbiato, capace comunque di firmare 21 punti e 16 rimbalzi, Wiggins terminerà a 20 punti, Saric a 15 tallonato da Tyus Jones a 14.

Charlotte vince a rimbalzo 55-49 e negli assist 26-23 inoltre tira meglio in lunetta con 18/24 contro il 18/29 dei T. Wolves ( 62,1%, l’incapacità degli ospiti ai liberi sarà fattore determinante sul risultato) mentre i TO saranno 10-13.

Hornets che tirano “peggio” dal campo con il 43,0% a confronto del 44,3% avversario ma i tiri dal campo sono alla fine 100 per Charlotte e 88 per i Lupi e parziale tra panchine di 46-26…

Alcune Honey Bees durante la presentazione del quintetto iniziale.

La partita

1° quarto:

Dopo la palla conquistata sul salto a due e il primo vantaggio ospite firmato da Tyus Jones la partenza degli Hornets era buona in particolar modo per Williams che stoppava Wiggins segnava il 3-2 in ritmo dalla diagonale destra e pareggiava con un lungo due punti dalla diagonale opposta rispondendo a Towns e riportando il match in parità.

Con i Timberwolves avanti 7-8 gli Hornets perdevano un turno in attacco pur conquistando due rimbalzi offensivi ma due tiri da fuori di Walker e uno di Williams, sempre da oltre l’arco non entravano mentre i Timberwolves si dimostravano più concreti portandosi nel giro di poco sul 9-1 con una drive a appoggio di Wiggins.

Bacon invitava con un bound pass verticale in un area affollata Bridges abile ad arrivare in back-door all’appuntamento con la presa e successiva schiacciata dalla linea di fondo e poi da una second chance era proprio Dwayne a riportare sul -1 Charlotte (13-14) ma un parziale di 0-6 per gli ospiti trascinava la gara sul 13-20.

Dentro Batum per Bridges e Frank per Marvin e gli Hornets finalmente a 3:05 ottenevano il primo canestro dal capitano.

Per riportarsi dotto a Charlotte però servivano un tiro di Lamb con spinta sulla schiena di Bates-Diop dall’uscita dal blocco per un’azione complessiva da tre punti e altrettanti diretti da Monk che dall’angolo sinistro sparava bene dopo essersi liberato a 1:07 (21-23).

Timberwolves a pochi istanti dalla fine del primo quarto sopra 22-25 ma d’un soffio ad anticipare la sirena dal corner opposto era ancora Monk a colpire trovando il pari a quota 25.

CHARLOTTE, NC – MARCH 21: Miles Bridges of the Charlotte Hornets dunks the ball during the game against the Minnesota Timberwolves on March 21, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Un tap-in volante con fallo subito portava nelle casse dei Lupi un gioco da tre punti firmato Wiggins a 11:18 mentre sull’altro lato il mirino di Frank the Tank si dimostrava ancora sballato pur con il colpo ravvicinato (0/5 comprese due stoppate subite).

Sul 25-29 era Monk con un’altra bomba dall’angolo destro a riportare Charlotte sul -1 (3/3 per Malik da fuori) mentre su un fast break gli Hornets mostravano una triangolazione verticale chiusa raffinatamente da Hernangomez che da sotto aspettava anche il fallo in ripiegamento di Tolliver.

Due punti senza il jolly mancato in lunetta ma Hornets al comando 30-29.

I Timberwolves però ripassavano sopra i Calabroni in poco tempo e maniera decisa con due triple di Reynolds a evidenziare i problemi di Charlotte nel fermare rapidi parziali degli avversari.

Sul 32-39 era il capitano a caricarsi sulle spalle la squadra iniziando a segnare con un entrata diagonale seguita da un arresto e tiro vincente sopra Dieng.

Su un’altra uscita da un blocco questa volta era Kemba a esser spostato da dietro in salto come Lamb nell’azione descritta nel primo quarto.

Altra giocata da tre punti che a 6:43 riavvicinava i teal sul 37-41 prima che Charlotte approfittasse anche di due liberi mancati da Okogie e di una difesa sorpresa da un accelerata sul lato destro di Bridges che arrivava a canestro segnando con una dirompente tomahawk.

Gli Hornets restituivano anche le due triple in rapida serie, la prima con Kemba e la seconda con Marvin in arresto e tiro in ritmo da fast break dalla sua mattonella (diagonale destra) per il 45-41.

Ribaltato il risultato nel finale Kemba lo manteneva con qualche libero finendo il quarto con 13 punti (6/7 ai liberi) mentre i Lupi finivano con un 12/18 dalla lunetta rimanendo sotto nel punteggio 54-51 con Wiggins unico della squadra ospite in doppia cifra (12 pt.) battuto dai 15 totali di un Walker con un 1/7 da fuori.

Un altro accattivante stacchetto delle Honey Bees.

3° quarto:

Bacon apriva la ripresa con due liberi ma Saric infilava la tripla, la gara era ribaltata con un cambio lato per Wiggins che dal lato debole (il destro) segnava da tre punti il 56-57 prima del contro-sorpasso di Williams a 10:17 in floater.

Con la tripla (3/10) di Jones le squadre impattavano sul 63 pari raggiungendo un equilibrio rotto da un mezzo-gancio di Biz abile ad agguantare un passaggio missile ravvicinato di Miles che poi andando ad attaccare il ferro veleggiava da sinistra a destra oltre un Saric in salto che non resisteva all’allungo di destra del n° 0.

La gara comunque rimaneva in bilico e servivano due punti di Biz, seguiti da due di Walker il layup da fast break per far acquisire alla squadra di Borrego un piccolo vantaggio (73-68) a 5:03 dalla fine del terzo quarto.

Il parziale aumentava sino all’8-0 firmato da sotto alla sinistra del canestro dal nostro centro spagnolo (77-68) ma gli Hornets dimostravano di non saper gestire un vantaggio venendo affondati da due triple di seguito di Tolliver e da un contropiede di Dieng che approfittava della brutta apertura di Monk per segnare in transizione subendo il blocking di Malik in ripiegamento.

Mancando il libero il parziale dei T.Wolves s’interrompeva sull’8-0 e sul 77-76 prima che Graham splittando a 1:36 lo interrompesse.

Bayless pareggiava con un jumper frontale ma ancora Graham con un ½ dalla linea della carità faceva ripartire Charlotte che dal terzo play a :21.7 trovava anche un buon pullup dalla media dopo il tentativo di puntata da crossover.

Tolliver segnava con un circus shot ma dopo la luce rossa e si andava all’ultimo quarto conservando i tre punti di vantaggio sull’81-78.

CHARLOTTE, NC – MARCH 21: Kemba Walker #15 of the Charlotte Hornets handles the ball during the game against the Minnesota Timberwolves on March 21, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

4° quarto:

A rimetter subito in discussione il match ci pensava Wiggins che con balzo da triplista segnava una bimane veleggiando mentre Dieng, scovato in area a 11:21, era fermato da un fallo.

Due liberi splittati, mancato sorpasso ma pareggio quindi le incursioni di Lamb su Bayless e di Monk sui lunghi (pur rischiando seriamente la stoppata) andando a buon fine, tornavano a spinger Charlotte verso la fuga (85-81).

Dieng con finta e lento tiro batteva i cm di Monk da media distanza ma era proprio Monk con uno step-back 3 a battere uno svogliato Wiggins e a favorire la fuga degli imenotteri che ricevevano ulteriore spinta da un jumper di un Lamb bravo a raddrizzare un po’ le statistiche misere di serata del primo tempo (90-83).

Un fallo di Monk su Towns portava 3 punti agli ospiti ma Lamb andava a caparbietà a catturare un rimbalzo offensivo dopo un errore di Frank da fuori, correggendo anche sé stesso in tap-in dopo il primo errore.

Lamb si accomodava momentaneamente in panchina sulla doppia doppia mentre su un’entrata in euro-step di Kemba Jones feriva il capitano con una zampata ma non bastava per fermarlo nell’appoggio vincente (c’era anche un FT mancato).

96-86, un vantaggio che scemava sul 96-90 a 6:01 quando Borrego saggiamente chiamava un time-out.

A 5:42 Kemba pescava con un lungo bullett pass Willy che segnava sdebitandosi poco più tardi alla stessa maniera con il capitano a realizzare il 100-91.

Per Towns arrivavano raddoppi e ormai era Wrestling con falli lamentati o possibili fischiati (pochi dati) a favore degli ospiti che a 2:55, dopo aver lamentato un fallo per Towns in area beneficiavano sul rimbalzo di due FT per Saric che tuttavia splittava portando la gara sul 104-96.

A 2:42 Williams firmava la tripla dalla diagonale sinistra e Kemba ne aggiungeva due facili portando sul +11 la squadra del North Carolina (109-98).

L’ultima reazione dei Lupi li portava a segnare con Towns da tre punti il 111-106.

L’ululato ospite consigliava a Borrego d’accendere un fuoco intorno alla panchina durante il time-out per scacciare le belve del Minnesota.

Charlotte comunque conservando 5 punti a :29.2 dalla fine non soffriva più anche se Williams anticipava d’un soffio il passaggio di un Kemba raddoppiato costretto a scaricar palla con un lob per evitare gli 8 secondi nella metà campo difensiva.

Rifiniva con due FT proprio il capitano per il 113-106 finale e gli Hornets agguantavano la parità nella serie stagionale con i Lupi.

Pagelle

Kemba Walker: 7

31 pt., 5 rimbalzi, 6 assist. 10/22 dal campo. 1/8 da fuori. Finisce il primo tempo con un 1/7 da fuori poi si da una regolata e va a giocare sul facile considerando anche la non enorme pressione distante dal buco nero del pitturato dei T. Wolves. Dalla media distanza trova spazi che nel finale ha a disposizione anche sotto. In entrata è troppo rapido per gli avversari e alla fine giocando intelligentemente porta a casa 31 punti.

Dwayne Bacon: 5,5

4 pt., 5 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. Dalla G-League alla titolarità al posto dell’inamovibile Batum è un bel salto. Benino in difesa ma dal campo fa 1/8… Gioca quasi 19 minuti non sprecando palloni se non al tiro ma si rifà innescando i compagni con 5 assist e appunto, zero TO.

Miles Bridges: 7,5

11 pt., 12 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. 5/8 dal campo. Spreca poco Miles che si spreme anche in difesa volando a rimbalzo anche se alcuni glieli concedono facilmente i Lupi che si retraggono in difesa. Prima doppia doppia di Miles nel giorno del suo compleanno. Su tutti quegli uno consecutivi può accendere le candeline, quella esplosiva la mette con una tomahawk jam sorprendendo la difesa avversaria in corsa.

Marvin Williams: 7

13 pt., 3 rimbalzi, 2 rubate, 3 stoppate. 5/6 al tiro con ¾ da fuori. Segna i primi 5 punti di Charlotte e aggiunge nel finale una tripla importante, inoltre se all’inizio stoppa Wiggins nell’uno contro uno, nel secondo tempo anche in chiusura va a dare una mano in stoppata. O tutto o niente per Marvin che varia con sbalzi di temperatura e umore da serate ottime come questa a serate pessime come quelle contro Miami. Non ha tantissima pressione addosso ma è comunque bravo nel mettere tiri anche in fast break trovando il suo ritmo.

Bismack Biyombo: 6

8 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. In difesa più che la differenza fa densità ma trova una buona mano in attacco dove scarica dei tiri dalla media che vanno a bersaglio. 4/6 dal campo che aiuta un po’ Charlotte ma va sotto nel plus/minus di 5 punti.

Jeremy Lamb: 6

13 pt., 10 rimbalzi, 1 assist. +3 di plus/minus con 6/20 dal campo, numeri un po’ raddrizzati nella seconda parte della gara dopo l’1/8 del primo tempo e i soli tre punti. Caparbio lotta sotto le plance a rimbalzo con foga. Mostra di essere atletico ma sembra aver smarrito il tocco magico in floater dopo l’errore finale della gara precedente. Serve continuare a crederci senza farsi condizionare dal passato. Gli errori capitano e modificare qualcosa si può ma nel caso snatura un po’ il tiro in peggio. I suoi punti nel secondo tempo e i rimbalzi che lo portano in doppia doppia gli garantiscono una sufficienza.

Nicolas Batum: 5,5

2 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. 1/5 dal campo, 3 falli, eppure un +10 di plus/minus pur alternando buone difese ad assenze di fisicità pesanti. Tolliver gli scarica in faccia la seconda tripla e poi lasci andare Towns che poi andrà a stoppare in area con buona resistenza. I suoi due punti arrivano su una piratesca incursione chiusa con una dunk di destro ultrapotente che batte anche l’ultima resistenza di Towns. Zero assist giocando con le riserve nel finale.

Devonte’ Graham: 6

5 pt., 5 assist. Gioca 12:49 riuscendo a dare slancio ai compagni attraverso gli assist. Bello quello per liberare Monk nell’angolo e peccato per il 3/6 dalla lunetta che gli toglie un mezzo voto. Oggi va bene ma in altre partite potrebbero essere tiri decisivi.

Willy Hernangomez: 7

10 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. Buona gara di un’altra faccia rilanciata da coach Borrego. Non sempre in difesa è presente come quando sul post basso sinistro tiene una posizione troppo laterale su Towns che gli gira facilmente oltre andando con lo spin verso la linea di fondo. In altre circostanze resiste meglio influenzando anche qualche tiro e questa è una piacevole novità anche se ricorre a 5 falli, lotta. 5/6 dal campo sprecando poco e buona intesa con Kemba nel finale.

Frank Kaminsky: 5

2 pt., 1 rimbalzo, 2 assist, 2 stoppate. 0/6 dal campo sbagliando da sotto o anche le triple aperte. Subisce due stoppate ma le restituisce. Non una gran serata per Frank a lungo fatto rimaner in panchina per dare poi spazio a Willy.

Malik Monk: 6,5

14 pt., 4 rimbalzi. 5/10 dal campo. Essenzialmente un tiratore. Altra faccia al rientro, parte bene segnando tre tiri dagli angoli che gli fruttano 9 punti nel primo tempo con il GPS dei Lupi che non funziona. Si spegne un po’ al tiro nella parte centrale tornando a realizzare nel finale 5 punti importanti con uno step back da tre e su incursione folle andata a buon fine. L’headband serve a noi per vederlo giocare in possesso di palla. Due TO, una su uno scarico pessimo che consente a Dieng di segnare e subire anche il fallo (suo) in ripiegamento. Fortuna vuole manchi il libero. In generale tendenza a falli a canestro ormai realizzato ma punti importanti.

Coach James Borrego: 6,5

La squadra gioca una partita con i suoi soliti limiti ma si vede, pur con difese protagoniste, qualcosa di meglio sotto il profilo del gioco, ciò che è mancato a Charlotte in qualche partita da febbraio a oggi.

Game 70: Charlotte Hornets Vs Philadelphia 76ers 114-118


Intro

Se dovessi scegliere una fotografia esterna al basket a 13 partite dal termine della stagione per illustrare la situazione l’immagine sarebbe questa.

Nella foto sono presenti Salvador Dalì, genio dell’arte a 360° con il suo ocelot Babou.

L’eccentrico artista aveva come animale domestico un gattopardo.

Se dovessi fare un paragone, nel dorato mondo della NBA, Michael Jordan, proprietario degli Hornets, come giocatore potrebbe essere paragonato al lussuoso Dalì per talento mentre, pur amando molto i felini, l’ocelot mi ricorda l’esperienza non felice dei Bobcats.

Già, perché dopo cinque stagioni dalla rinascita degli Hornets a Charlotte con all’attivo solo una partecipazione playoffs (4 anni fa), due fallimenti con il terzo in arrivo a breve, questa squadra senza grandi progetti, incastrata nella Persistenza della Memoria (gli orologi che si dilatano e sciolgono come nel quadro di Dalì) sembra parente delle Linci arancio più che dei Calabroni teal & purple.

Se dovessi scegliere una fotografia reale sarebbe quella sottostante di Marvin Williams nello spogliatoio dopo la gara a Miami.

C’è del rispetto da parte mia nella sconfitta (quello che dovrebbero avere tutti gli sportivi), nemmeno il giocatore più forte al mondo non è mai stato battuto e spesso la sconfitta da stimoli per provare a migliorarsi ulteriormente attraverso il lavoro.

Se dovessi completare la trilogia scegliendo un’immagine surreale rimarrei su Dalì e il suo quadro: “Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio”.

DALÍ, Salvador_Sueño causado por el vuelo de una abeja alrededor de una granada un segundo antes del despertar, 1944_510 (1974.46)

Lascio a voi l’interpretazione dell’opera nella quale una piccola ape ronza intorno al frutto “provocando” un surreale sogno che alcuni critici hanno interpretato come riferimento alla teoria dell’evoluzione tratto dal racconto di una sua modella…

Personalmente mi piace pensare che questo quadro metta in scena le elaborazioni irrazionali nel sonno del nostro cervello che può elaborare dal giorno razionale gli accadimenti che più lo colpiscono e mettere in scena assurdità nel mondo dei sogni.

Certamente il sogno dei fan di Charlotte è chiaro, avere un team vincente e magari nel giro di qualche anno puntare a ottenere almeno un titolo tuttavia al momento credo che la situazione nella Queen City sia d’oggettiva difficoltà e il risveglio dall’incubo dell’aggressione (tigri, baionetta) della Regina non muterà molto la situazione tanto che il cronista Bonnell del Charlotte Observer, legato indissolubilmente agli Hornets, è tornato a parlare di possibile partenza di Kemba in estate.

13 partite alla fine per tankare o per qualche piccola soddisfazione.

Le motivazioni potrebbero essere quelle indicate una ventina d’anni fa da Dave Cowens coach dell’epoca, il quale diceva di voler battere (una volta almeno) le altre franchigie avversarie.

Quale occasione migliore per provarci se in serata arrivavano i 76ers?

Contro Phila la squadra di Borrego avendo già giocato tre volte perdendo sempre (anche se su un paio di gare episodi pesanti hanno finito per minare le due gare compresa quella da 60 punti, record della franchigia di Walker) cercherà il riscatto o si arrenderà in fretta?

La partita in breve

Altra fotografia della stagione degli Hornets.

Quattro partite contro Phila, tutte perse con uno scarto totale di 10 punti…

Charlotte ci prova anche a vincerla ma mostrando tutti i suoi enormi limiti.

Anche questa volta gli Hornets vanno vicini alla vittoria cercando di sfruttare l’assenza di Embiid (agli Hornets mancava Parker) ma è il solito finale amaro e direi anche beffardo in quest’occasione.

Una partita persa per dettagli tra FT lasciati lì, qualche fallo speso inutilmente e scelte, sebbene sulle possibili svolte offensive della gara siano stati sbagliati i tiri da fuori…

Andiamo con ordine…

Primo quarto con un tentativo d’allungo dei Sixers firmato Simmons che tra schiacciate (buchi della difesa di Charlotte) e l’appoggio per l’11-17 provava subito a incanalare la gara a favore dei suoi.

Gli Hornets rispondevano con una tripla di Lamb per il 23-25 e con due tiri sempre del nostro numero 3 per il vantaggio (28-27).

Si potrebbe chiudere avanti il primo quarto ma un fallo inutile di MKG in uscita su JJ Redick costava il sorpasso sul 30-31 (2/3 ai FT).

Secondo quarto simile al primo ma questa volta era JJ Redick con due triple consecutive a tentare la fuga (39-46), tuttavia gli Hornets resistevano nonostante l’assenza di Walker finito in panchina a metà del primo quarto per aver raggiunto già tre falli.

Nel finale di quarto Lamb apriva (3:08) la rimonta con una tripla e a 2:44 una bimane di Miles riportava Charlotte sul -3.

Dopo il classico elastico nel punteggio Charlotte chiudeva sotto con il medesimo gap sul 59-62.

Rientrava Kemba nel terzo quarto ed era esattamente il suo, Dopo due punti immediati la danza chiusa con lo step-back 3 su JJ Redick valeva il 64-63, a 7:17 un’altra bomba del capitano segnava il 73-72 ma i Sixers cercavano di riprendere il controllo delle operazioni riuscendovi momentaneamente così un turnaround di Butler valeva il 76-82.

Un parziale di 11-0 pro Hornets chiuso da un elegante e stretto reverse layup di Walker trascinava Charlotte sull’87-82 anche se Charlotte rinunciava a MKG colpito involontariamente al capo da Johnson per colpa di una trattenuta si Simmons che sbilanciava il n° 14 in ripartenza.

Terzo quarto chiuso sull’89-85 per i Calabroni che facevano scattare la luce rossa d’allarme nell’ultimo quarto nonostante a 10:40 un gioco da tre punti del Tank issasse sul +5 (92-87) Charlotte.

Gara punto a punto nella quale Walker con un jumper su Ennis III raggiungeva 21 punti in 22 minuti e Charlotte agguantando il 100-97 si portava sopra di tre punti, “annullati” proprio da Ennis II a 5:49 a mezzo tripla.

Butler usando il fisico sotto canestro riusciva in modalità volley a portare la gara sul 103-107 ma la panchina Hornets con due punti di bacon si lanciava all’inseguimento (106-107 e un 53-11 a favore di Charlotte tra le bench).

Dopo una dunk di Simmons, Lamb sparava proprio sull’avversario una tripla no fear dalla destra solo cotone impattando sul 109 pari ma Butler battendo Frank da fuori sembrava voler ripeter il finale dell’ultima gara.

C’era ancora tempo però e due liberi di Jeremy dopo uno scambio con il Tank ci riportavano a -1.

Uno scarico perimetrale di Butler per Ennis III dava modo all’attaccante più improbabile di colpire nuovamente portando sul +4 i suoi.

Lamb forzava un tiro da tre ma Ennis ingenuamente alzando il braccio impattava sul gomito destro dell’attaccante.

3/3 a :12.1 dalla fine e 114-115.

Hornets costretti al fallo su Harris che splittando regalava una possibilità consistente a Charlotte.

Gli Hornets decidevano d’andare in entrata con Lamb che non si accorgeva dell’avversario (McConnell) scivolato all’ultimo sotto canestro, con Lamb sotto tutto solo pronto ad appoggiare ecco l’imprevisto, palla a ballare sui bordi dell’anello e a uscire per il più classico degli errori…

Un errore fatale perché gli Hornets senza time-out erano costretti a ricorrere al fallo e il 2/2 di Harris non lasciava più spiragli nemmeno per un miracle shot che trascinasse ai supplementari la gara.

28 punti di Simmons, 27 punti e 10 rimbalzi per JJ Redick, 23 pt. e 9 assist per Butler e 22 pt. + 11 rimbalzi per Harris.

Ennis III ha provveduto dalla panchina nei momenti decisivi con 14 punti, tutti quelli dei 76ers portati dalla bench, travolta 61-14…

Gara da prendere come cartina tornasole della stagione a livello statistico negli assist, tabellino nel quale siamo stati nettamente surclassati 16-29 anche se Charlotte come spesso accade va molto più spesso in lunetta degli avversari in questi casi. Il 33/44 contro il 21/28 dei Sixers equivale un 75,0% per ambo le squadre ma gli 11 errori degli Hornets costano davvero caro…

Charlotte sotto nelle percentuali al tiro con il 43,4% contro il 50% degli avversari (qui si denota l’incapacità di fermare un play fisico come Simmons giunto in schiacciata diverse volte e anche la fisicità di Butler), calando ancora nel tiro da tre punti con il 25,7% contro il 34,4% (altra pessima percentuale per una squadra che negli anni ’90 faceva fortuna con il tiro da oltre l’arco).

Poco bravi a forzare al TO gli avversari, Charlotte è rimasta sotto la decina con nove ma ha ne ha fatti commettere agli avversari solamente sette.

Hornets che approfittano dell’assenza di Embiid per vincere 46-44 a rimbalzo ma è troppo poco per vincere.

Le formazioni:

Errata corrige: Zeller è out, c’è un errore nella grafica proposta da Fox, il titolare di serata come centro è Biyombo.

La partita

1° quarto:

Apriva le danze Philadelphia che a 11:36 trovava un’inaspettata fulminea tripla di JJ Redick.

Gli Hornets rispondevano con il giro completo in corsa di Bridges che sulla rotta a dritta si elevava poi su Butler per il canestro del 2-3.

Un fallo da dietro su Simmons di Kemba mandava in lunetta il giovane attaccante che splittando portava sul 2-4 la gara.

Era ancora Bridges attaccando il ferro a depositare altri due punti che impattavano la gara.

Poco dopo a Kemba era chiamato il secondo fallo (dubbio), Butler sulle rotazioni era preso da Kemba che subiva il tiro ma vedeva il ferro salvarlo così dall’altra parte il servizio per il catch n’shoot di Marvin da tre punti si trasformava nel vantaggio (7-4) prima che da fuori pareggiasse con un ulteriore bomba JJ Redick.

Williams in transizione trovava a 9:14 il contatto con Harris e riportava gli Hornets avanti di due punti ma dall’altra parte per imitazione due FT di Butler riportavano il match in equilibrio prima che a 8:43 venisse lasciato depositare facilmente A. Johnson con gli Hornets giunti al quarto fallo di squadra.

Walker mancava il primo tiro e Simmons tra difesa latente e preoccupata di commettere il quinto fallo decideva di sfruttare le indecisioni e gli spazi lasciati andando a schiacciare il 9-13.

Walker a 8:08 si rifaceva segnando con l’elbow jumper ma ma era ancora Simmons a colpire l’inconsistente aiuto difensivo di Biz in schiacciata.

Il time-out degli Hornets non fermava Simmons che al rientro metteva dentro anche l’11-17 prima che una drive di Miles con passaggio volante smarcasse Biyombo con passaggio diagonale a sinistra del canestro.

Facile la schiacciata per il centro congolese ma difficile per lui e la difesa geo-localizzare JJ Redick che dalla baseline sinistra tirava da due ravvicinatamente per il 13-19.

Kemba a 6:16 infilava un altro elbow jumper ma poi anche contrastando bene JJ Redick subiva l’anticipo dell’avversario che i corsa tentava di andare ad appoggiare a canestro.

Terzo fallo del capitano immediatamente riportato in panca da Borrego a 6:06.

Dopo i due FT realizzati dai Sixers gli Hornets scendevano a -6 ma Batum lasciato libero a 5:55 realizzava un lungo due punti per il 17-21 prima che Simmons ritentasse la schiacciata nel duello fisico con Biyombo ma vedesse la palla respinta dal ferro.

Tre secondi difensivi Sixers puniti da Batum dalla lunetta e francese che si toglieva lo sfizio della stoppata su Butler che tuttavia recuperando segnava facilmente prima che a 4:46 con un jumper dal mid-range destro Graham alzasse il punteggio anche per Charlotte (20-23).

Un banker di Butler riportava le distanze a 5 e per accorciare servivano un buon close-out di Lamb su Harris (air-ball) e una bomba dello stesso Jeremy a 2:57 che consigliava ai Sixers la pausa.

A 2:33un fallo di Marjanovic su MKG andato a prendere il rimbalzo difensivo e poi in coast to coast costava il -1 agli ospiti (½).

Simmons però colpiva per la terza volta in schiacciata una difesa con i buchi di Charlotte prima che MKG con un alzata e Lamb dalla lunetta (penetrazione a destra e contatto) riportassero sopra Charlotte (28-27) prima dei soliti due punti di Simmons che riportava sopra gli ospiti ma il nuovo sorpasso era firmato da Frank che con il taglio diagonale da sinistra ricevendo nel cuore dell’area il passaggio diagonale sull’altro lato di MKG a formare una possibile V, alzava il 30-29.

Potrebbero finire sopra i Calabroni ma MKG in uscita dal blocco, preoccupato dal tiro di JJ Redick, usciva dal cilindro commettendo fallo sul tiratore.

2/3 e 30-31 a fine quarto.

CHARLOTTE, NC – MARCH 19: Bismack Biyombo #8 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Philadelphia 76ers on March 19, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Per un tecnico a Johnson (3 secondi) Lamb pareggiava immediatamente ma un tap-in di Johnson (0-3 a rimbalzo offensivo) i Calabroni tornavano sotto rimanendovi anche dopo il fallo di Amir su Bacon visto lì1/2 dalla lunetta.

Redick da te punti, Bacon in fing and roll e tripla di MKG da sinistra a 10:11, dopo questi canestri gli Hornets ripassavano avanti sul 37-36 ma dopo due errori al tiro sulla stessa azione di Bacon, bastava un tiro corto frontale di Harris per far riprendere il sopravvento agli ospiti che colpiti dall’uno contro uno di Frank con giro e tiro dal post basso risalivano al comando con l’ennesima schiacciata di Simmons (39-40) in una difesa latitante più di un ricercato.

Una tripla di JJ Redick frontale a 8:11 scavava una differenza di 4 punti prima che arrivasse l’errore del Tank dal lato opposto e un’altra bomba dello scatenato tiratore ospite per il +7 Sixers.

Frank forzava al contatto Butler in post guadagnando e segando due punti ma a parte invertite Butler batteva il Tank tagliandolo come il burro con il jumper con spazio.

Dentro anche Mack dall’utilità di una puntina conficcata in un piede e subito tripla a vuoto quindi allungo dei Sixers con due liberi per il 41-50.

Un pick and pop tra Batum e il Tank non andava a buon fine ma sul rimbalzo si generava confusione e Williams finiva per esser toccato e guadagnar due liberi poi trasformati.

Harris con il turnaround dal post basso recuperava i due punti “persi” ma a a 5:17 uno step back 3 di Batum dall’angolo sinistro faceva incasellare i primi tre punti a Batum in tabellino.

Biz al rimbalzo offensivo appoggiava in caduta oltre tre difensori accorciando sul 48-52 prima di una dunk di Ennis da transizione.

Harris allungava dopo aver beneficiato di un pessimo passaggio di Batum (due FT a 3:24) mentre Lamb era la faccia buona della medaglia delle guardie Hornets con la tripla del 51-56 a 3:08.

A 2:44 la partenza in crossover di Miles e l’entrata da sinistra finivano con una bimane al ferro per il 53-56 ma Johnson sul versante opposto correggeva la leggerezza commessa da sé stesso in appoggio al primo tentativo.

Bacon a 2:09 splittava mentre le belle entrate di Simmons e Lamb alzavano il punteggio sul 56-60.

Simmons si muoveva in salto nell’aria riuscendo a spostare divinamente palla al difensore appoggiando oltre Biz il +6 Phila ma tre liberi (½ Biz e 2/2 di Bacon) chiudevano il quarto sul 59-62.

3° quarto:

Iniziava bene Kemba, fresco dall’insolito riposo nel secondo quarto, con un jumper per il -1.

Simmons dalla lunetta riportava a 2 il vantaggio ospite ma a 9:32 una danza con big step back 3 di Walker su JJ Redick dava la possibilità agli Hornets di passare avanti (64-63).

B. Brown ricorreva al time-out e la sua squadra indovinando una bomba con Harris a 9:16 tornava sopra prima che a 9:05 Walker dalla lunetta procurasse altri due punti per Charlotte impattando a quota 66.

Top shot di Simmons e tripla di Batum a 8:27 per il 69-68, alley-oop di Butler sul ferro ma toccato dietro da Marvin: 2/2 e vantaggio ospite prima del pari firmato da Biz in lunetta grazie allo scarico di Kemba e all’1/2 di Bismack.

Passaggio in ripartenza pessimo di Batum che consegnando palla a Simmons era battuto dall’allungo in reverse dell’avversario e per tornare avanti servivano tre punti dell’infiammabile Kemba a 7:17 (73-72).

Sorpasso di Butler dalla baseline oltre Kemba e Big dunk di Biz da bound pass di Kemba per il contro-sorpasso, roller coaster continuato da Simmons ancora con l’appoggio oltre Biz prima che i Sixers in fast break trovassero anche la dunk di Harris per il 75-78.

Harris andando in entrata segnava il quindicesimo punto personale trascinando sul +5 i Sixers che a 4:34 con il turnaround di Butler raggiungevano il +6 ma gli Hornets rientravano con Bridges in area da due punti e con Lamb e il 2/2 in lunetta per l’80-82 a 3:31.

Mentre Lamb iniziava a giganteggiare in difesa a rimbalzo il fallo personale di Bolden su Bacon portava al pari a gioco fermo ed era lo stesso Dwayne in entrata, passando sotto Scott, a firmare l’appoggio del vantaggio.

JJ Redick mancava una tripla e sulla ripartenza MKG era trattenuto e spinto da Simmons su Johnson che involontariamente faceva da palo per la testa di MKG che rimaneva giù e non rientrava più in campo dopo l’uscita sulle sue gambe.

Era Kemba a battere i liberi splittandoli mentre B. Brown faceva l’indiano chiedendo spiegazioni sul cambio di tiratore.

Walker si riabilitava con lo stretto passaggio nel cunicolo tra la linea di fondo e il difensore per salire in strettissimo reverse a battere Bolden (87-82).

La partita avrebbe potuto prendere un’altra piega se l’assist di Lamb per l’open 3 frontale di Kaminsky fosse stato sfruttato a dovere dal centro ma dal possibile 90-82 si passava all’87-84 con l’entrata di Ennis III su Bacon e andava anche bene per via del libero aggiuntivo errato.

Lamb in correzione sulla parte opposta del ferro rispetto all’errore di Devonte’ in entrata e un ½ di Simmons a :04.4 segnavano l’89-85 di fine terzo quarto.

CHARLOTTE, NC – MARCH 19: The Charlotte Hornets bench reacts during the game against the Philadelphia 76ers on March 19, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Graham, Monk e Bacon festegiano dalla panchina in un momento positivo della gara.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

4° quarto:

L’ultimo giro di lancette si consumava con le prime avvisaglie della nuova caduta quando un tiro di Harris cogliendo il primo ferro rigido s’impennava sulla tabella morbidamente per ricadere dentro.

Frank andando oltre Bolden era toccato.

Two and one a 10:40 per il 92-87.

JJ Redick colpiva lesto da fuori oltre Kemba poi era Butler in area mollato a Walker a salire facilmente sul capitano per il pari.

Era Lamb a far ripartire <Charlotte con due punti (quota 18) su Bolden mentre Bacon si ancorava a Simmons che in lunetta non si dimostrava valido come nei tiri dal campo.

½ per il -1.

Harris di spalla sfondava su Lamb per un Brown infuriato (uno degli allenatori più lamentosi e piagnucoloni della NBA) ma su uno strano terzo tempo orizzontale con scarico di Simmons tutti chiedevano passi (da rivedere) ma sul proseguo era proprio Simmons a prendersi due liberi per il 94-95.

Un off-balance di Frank contro Harris nel pitturato valeva il sorpasso e un 47-6 tra le panchine, Kemba in transizione portava a casa l’appoggio oltre Simmons del +3.

Marvin a 7:21, calpestando la linea laterale buttava via la possibilità dei tre punti (tiro che scoccava comunque finendo corto) ed Ennis III con uno scoop difficile da realizzare in entrata contro due difensori accorciava.

A 6:16 Walker batteva Scott al tiro realizzando il 100-97 per 21 punti in 22 minuti.

dare una mano alla panchina dei Sixers però ci pensava Ennis III che bissava il canestro a 5:49, questa volta con la tripla del 100 pari.

Bacon s’infilava nella difesa avversaria segnando due punti in continuazione con canestro convalidato in un secondo tempo ma dall’altra parte Harris segnava in schiacciata il pari mandando al diavolo Bridges che si lamentava per un possibile fallo.

Bacon attaccava ancora il canestro e Scott finiva fuori per il sesto fallo della sua non lunghissima gara.

½ a 5:04 e sorpasso 76ers con passaggio e blocco di Simmons per un JJ Redick che arrivando a rimorchio era lasciato solo sula tripla del 103-105.

Sfondamento del Tank su JJ Redick in aiuto e due punti da pallavolista di Butler da sotto il ferro con gli Hornets troppo flaccidi sotto le plance.

A 3:25 ancora ½ in lunetta, questa volta era il Tank a commettere l’errore ma Bacon con due punti riportava lo scarto al minimo divario (106-107).

Frustrante l’entrata di Simmons in schiacciata a dimostrare che gli Hornets non hanno protettori del ferro mente in attacco il dai e vai tra Lamb e il Tank si chiudeva in lunetta con Jeremy a realizzare due FT.

JJ Redick esagerava non segnando e dall’altra parte Lamb faceva sussultare i tifosi quando un’intelligente e generosa apertura nel corner sinistro trovava Miles smarcatissimo che non troppo convinto tirava orrendamente.

Canestro sbagliato e canestro subito a :18.4 quando lo scarico di Butler sul lato sinistro per Ennis III, il più improbabile dei tiratori, valeva tre punti per il 111-115.

Brute facce sulla panchina Hornets nel time-out ma al rientro Jeremy, toccato sul gomito destro da un ingenio Ennis III, ridava speranze segnando i tre liberi a :12.1.

Doppio fallo degli Hornets con Harris in lunetta a :08.2.

½ e +2 Phila.

Ultimo time-out di Borrego, sulla rimessa la palla giungeva a Lamb che smarcatosi bene andava in uno contro uno vs McConnell che scivolando sotto canestro vedeva Lamb salire a pochi cm dal pari ma la palla era sputata fuori dal ferro nonostante la distanza brevissima.

Charlotte costretta al fallo dopo l’errore di uno dei più positivi Hornet in campo.

2/2 di Harris che lasciava gli Hornets senza speranze per il 114-118 finale.

Pagelle

Kemba Walker: 6,5

21 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 8/18 dal campo. 4 falli, due spesi subito che lo costringono a passarsi anche un quarto extra (il secondo) in panca. Quando rientra nella ripresa è il Re incontrastato del terzo quarto. Riesce ad arrivare a 21 punti in 22 minuti poi negli ultimi 6 si blocca non segnando più. Lamenta un fallo su un suo tiro che non so se ci sia ma i suoi step-back da due in uno contro uno (o la tripla) vanno a vuoto e gli avversari rimontano. Avrei tentato più la penetrazione ed eventuale scarico viste le doti e l’assenza di Embiid.

Nicolas Batum: 4,5

9 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Sinceramente come difensore perimetrale mi pare poco sveglio e trova i tre punti dal campo abbastanza tardi con un buon step back 3 dall’angolo sinistro. Cosa mi piace… il rimbalzo offensivo sotto canestro strappato nel finale che genera una seconda possibilità. Per il resto è una partita anonima dove procura anche due TO con due pessimi passaggi affrettati che costano punti alla fine pagati salatamente. Questo è il giocatore più pagato a Charlotte…

Miles Bridges: 6,5

8 pt., 10 rimbalzi, 2 assist 2 rubate. 4/10 dal campo ma 0/4 da fuori compresa una tripla nel finale che avrebbe potuto dare un finale differente alla gara. Non è affidabile da fuori e dovrebbe limitare questa soluzione sino a quando non avrà migliori percentuali ma il tiro aperto era invitante e lui gioca sull’esterno, va da sé che si possa trovare in queste situazioni, solo che non è l’uomo ideale per punir difese strette. Brown si sbraccia per fare allargare i suoi che non sempre l’ascoltano. Di Miles bella la penetrazione da sinistra con dunk bimane e un paio d’incursioni con spin e alzata no contro uno nel pitturato oltre a importanti i rimbalzi.

Marvin Williams: 5

7 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. 1 TO, 2 falli in 23:15. 4 punti derivano da liberi, due nemmeno poi così meritati. Completamente sparito nelle ultime partite, sparacchia e a 7:21 dalla fine commette un TO poggando il tallone sulla linea laterale prima di una tripla annullata ma finita comunque corta… La testa… Se questo è un titolare…

Bismack Biyombo: 5

8 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Più in vena offensiva che difensiva. Commette 3 falli e fa 2/4 dalla lunetta. Non stoppa nessuno. Simmons rimane in aria un’eternità contro di lui che fatica a coordinarsi e gli cambia anche mano per l’appoggio se serve. In aiuto è lento e non arriva mai realmente quando se ne ha bisogno. Se non rispettano nemmeno il nostro miglior centro difensivo perché non è in grado di fermare le incursioni avversarie non siamo messi bene nel pitturato…

Jeremy Lamb: 6,5

26 pt., 11 rimbalzi, 3 assist. Beffardo. Probabilmente insieme a Walker il miglior Honet in serata giganteggia a rimbalzo difensivo conservando e inglobando palloni importanti per togliere second chance agli avversari, è lui che spinge le rimonte del primo e del secondo quarto dando una grossa mano nel finale tra la tripla del pari e liberi. Destino vuole che per esser troppo pulito, quel minimo di off-balance da imprecisione gli costi un errore considerato clamoroso sull’ultima opportunità reale di pareggiare ma cantava De Gregori: “Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”… Lamb in serata smista anche due palloni d’oro, il primo per un open 3 frontale fallito da Kaminsky e un alto nel finale per Bridges che sbaglia dall’angolo. Purtroppo gli errori dei compagni fanno sì che abbia due assist reali in meno… Il fisico non lo aiuta in difesa ma a volte riesce comunque a influenzare l’avversario ritentando di dar fastidio, come accade a Butler nel secondo tempo a sbagliar da sotto pur avendolo passato.

Dwayne Bacon: 5,5

13 pt., 3 rimbalzi. 3/10 dl campo e 7/11 ai liberi. Di buono c’è che prende iniziative ma i numeri finali non lo premiano. Ha coraggio ma lascia troppi liberi sul campo e se non subisce fallo le percentuali sono base. O.K., non è facile andare avanti e indietro da Greensboro alla prima squadra ma se devo giudicare la prestazione nel complesso i numeri non mentono sebbene in partita sembri rendere di più.

Devonte’ Graham: 5

2 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Un +8 di plus/minus ma per merito dei compagni. In 13:12 fornisce un assist e segna due punti con un 1/5 dal campo frutto di un tiro dal mid range nel primo tempo. Sbaglia tre triple da fuori…

Michael Kidd-Gilchrist: 6

6 pt., 6 rimbalzi, 1 assist. In 9:10 prende un +4. Un paio di errori grossolani in difesa come concedere i liberi a JJ Redick, ottimo tiratore, poi segna da tre punti e su uno di quei rimbalzi difensivi che strappa purtroppo in ripartenza va a sbattere sulla testa di Johnson in un head to head provocato da una trattenuta poco sportiva di Simmons. Charlotte guadagna due FT ma perde un importante componente difensivo dalla panchina.

Frank Kaminsky: 6

14 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. +6 di plus/minus. Ricorre a 5 falli e in taluni casi genera duello con Butler. Nel primo quarto quando entra si trova spesso sulle rotazioni ad andare a chiudere in close-out ma qualcosa non torna e gli Hornets incassano il colpo. Qualche volta resiste bene all’uno contro uno ma se si è al di fuori del semicerchio antisfondamento. Se si è sotto canestro è lacunoso. Trova buoni punti ma anche lui è tragico da fuori con lo 0/4 accomunandosi a Miles in questa statistica. Sbaglia anche l’open che avrebbe potuto dare alla gara un finale differente.

Shelvin Mack: 4,5

0 pt. (0/3). Due triple mancate e 0/3 totale più un TO in 8:01. Non è colpa sua, è semplicemente scarso. L’acquistone di Kupchak che mi fa rimpiangere Rich Cho che ora starà in qualche programma di cucina in America tipo “Prova del Cuoco”. Alla prova del fuoco invece Mack e Kup si bruciano. Utile come il sugo nel risotto alla milanese.

Coach James Borrego: 6

Di stima. Si vede che ci tiene ma che gli vuoi dire? Oltre ad avere giocatori scarsi e che fisicamente non tengono spesso in area non ne ha nemmeno di fortunati. I dettagli decidono la gara e anche se Charlotte costruisce buoni tiri da fuori piovono errori con giocatori perimetrali inadeguati al suo gioco. A questo punto penso sia meglio andare a cercare più spesso penetrazioni dove ci sono diversi giocatori in grado almeno di recuperare liberi.

Game 69: Charlotte Hornets @ Miami Heat 75-93



Intro

Salvare un pianeta e salvare una stagione.

C’è un nesso per molti impercettibile tra queste due distanti realtà.

In questi giorni, oltre ad altre news, i mass media hanno riportato l’allarme lanciato da Greta Thunberg, la ragazza svedese che ha ricordato al mondo che abbiamo un solo pianeta.

Un pianeta non certamente malato da oggi ma a partire dalla rivoluzione industriale, l’effetto del CO2 nell’atmosfera ha prodotto un effetto serra maggiorato che a partire dagli anni ’60 ha subito un’impennata anche per colpa di un modello di sviluppo piacevole per le élite occidentali ma non sostenibile a livello ecologico.

Nel 1997 a Kyoto si firma l’omonimo protocollo per cercare di salvaguardare l’ambiente ma non ci sono controlli, tutto è su base volontaria e paesi come gli Stati Uniti rimangono in attesa di ratifica.

Nel 2011 il Canada esce dagli accordi, popolosi stati emergenti, pur con grande tecnologia, come India e Cina si aggiungono in maniera importante alle nazioni storiche “inquinanti”.

La demografia in crescita è un problema anche perché gente come Rita Pavone e Maria Giovanna Maglie che hanno commentato il nulla sulla Thunberg, sono onestamente figure che rubano ossigeno agli altri.

Si è arrivati alle polemiche sulla candidatura al Nobel per Greta (come se meritatamente o meno questo potesse cambiare qualcosa nel messaggio positivo lanciato) e a una manifestazione che ognuno può vedere a modo proprio (serve, non serve, è ipocrita, non lo è,), sicuramente scetticamente direi che non servirà a smuovere le politiche di Trump o Bolsonaro (il Brasile aveva già seriamente deforestato l’Amazzonia e il progetto probabilmente prevede di finire l’opera, il che non aiuterà il pianeta visto che gli alberi riescono ad assorbire il CO2) ma anche a tanti altri presidenti non lungimiranti (la Polonia va a carbone visto che è prodotto lì e costa meno), le loro politiche non vanno nella direzione chiesta dai manifestanti che un domani saranno adulti e se anche qualcuno di questi giovani ragazzi cambierà idea immettendosi nel sistema attuale, andranno traditi come il solito i buoni propositi di una generazione, probabilmente una delle ultime a sopravvivere su un pianeta avviato all’autodistruzione.

Possiamo dire che riconvertire costi e qui partiamo finalmente con le analogie con gli Hornets…

MJ aveva detto di voler portare Charlotte tra le 4 migliori squadre a Est ma continuando a navigare anno dopo anno nella mediocrità a causa dello stesso sistema non ha mai ottenuto nulla.

Per sbloccare la situazione occorrerebbe che spendesse superando anche la soglia della luxury tax almeno per un paio d’anni (i soldi non gli mancano), questo porterebbe giocatori differenti e più vittorie, eliminerebbe quella Spada di Damocle che potrebbe essere rappresentata dal disaffezionamento di un pubblico caldo ma che oggi si divide la scena con i Panthers della NFL (effetto Hornets, portati proprio dai loro sell-out) e non dovremmo soffrire ogni stagione rimanendo sempre sul bordo della zona playoffs per sapere se parteciperemo o meno.

Questa sera a Miami, mai nickname fu più azzeccato in tale occasione, il Calore proverà a cuocere i Calabroni che perdendo questa sfida comprometterebbero irreversibilmente la stagione, un po’ come la nostra Gaia senza cambiamenti rapidi per invertire la rotta.

La situazione prima della sfida.

Cambiare costa e comporta mutamenti non piacevoli ma necessari…

Indipendentemente dal risultato finale l’allarme è stato lanciato su due fronti, tocca a chi di dovere raccogliere gli appelli perché anche ammettendo che tutto non servirà a niente, l’averci provato è l’unica soluzione utile.


Le formazioni:

La partita in breve

Gara tesa fin dalle prime battute.

Partita non spettacolare per gli amanti delle triple e dei tiri impossibili.

Normale vista la posta in palio.

Hornets ormai appesi a un filo e Heat che avrebbero perso l’ottava posizione a favore di Charlotte perdendo.

L’inizio era aggressivo da parte delle due squadre e ciò provocava un punteggio basso oltre una gara punto a punto.

Lamb con tre triple consecutive (una notevole) portava sul 20-14 Charlotte rimontata a fine quarto sino al -1 (20-19).

Nel secondo quarto, sorpassi e contro-sorpassi si succedevano più che in Skid (per chi avesse avuto quel vecchio goliardico gioco del Commodore 64) quindi Parker dava una scossa all’attacco degli Hornets grazie alla sua rapidità segnando canestri in serie e quando un gancio di Biz a 4:24 ricadeva nel cesto, i Calabroni si ritrovavano sul 37-29.

Anche questa volta però gli Hornets non tenevano il vantaggio sino alla fine sebbene per trovare il pari, Olynyk ricorreva a una furbizia.

Finta, tiro da tre punti gettandosi a sinistra sull’uscita di Bacon dal proprio cilindro ma ormai fermo.

Arbitri accecati dal sole di Miami?

Tre FT, a segno due e 39 pari all’intervallo.

Non ci si aspettava nulla di differente dal terzo quarto, infatti, la gara rimaneva equilibrata anche se nel finale una tripla di Dragic portava sopra Miami alla quale rimanevano due punti al termine del terzo periodo (60-62).

Il disastro di Charlotte si consumava in fretta.

Whiteside in schiacciata portava a +5 la squadra di Spolestra, Wade con l’euro-step firmava il 60-67.

L’attacco di Charlotte era inesistente e condizionato da una difesa aggressiva con gli uomini di Borrego incapaci di segnare tiri aperti e un Walker in difficoltà.

L’unico giocatore consistente in attacco era il Tank a recuperar FT.

Johnson dall’angolo batteva la zona di Charlotte e Dragic con due punti, firmando a 5:21 il 68-78 metteva fine al senso della gara, in aggiunta un Bacon inguardabile sbagliava un tiro, si faceva stoppare da Wade e metter in faccia una tripla che a portava un finale largo a favore degli Heat.

Per Charlotte, con ancora 13 partite a disposizione, direi che si tratta però di bocciatura definitiva per mancanza di qualità.

Hornets ancora una volta affondati nella fatal Miami per mancanza di bocche da fuoco e una flottiglia modesta messa a disposizione per l’Ammiraglio Borrego che non abbandonerà la nave fino a gara 82 ma anche ripescando i resti, credo poco possa mutare ormai nel panorama di una stagione persa.

Miami vince la lotta a rimbalzo 44-55 quella negli assist 11-25 (bassissimi gli assist per Charlotte) e al tiro va sopra.

31,3% dal campo e pessimo 19,4% da tre pt. per Charlotte contro i corrispettivi 39,5% e 39,4% da tre punti (aumentato nel secondo tempo notevolmente nel caso del tiro da fuori) per Miami che perde anche un pallone meno di Charlotte (12-11) anche se gli Heat tirano peggio dalla lunetta con un 12/19 contro il 16/18 della squadra del North Carolina.

La partita

1° quarto:

Prima palla per Miami ma non segna nessuno fino a 10:33 quando Walker, dopo aver perso palla sul tentativo di passaggio ripiegava in uno contro due e involontariamente andava a frapporsi tra lui e l’alley-oop possibile di Jones Jr. che in lunetta segnava solamente uno dei due tentativi.

Gli Hornets rispondevano sempre a gioco fermo a 10:03 con Batum in penetrazione dalla linea di fondo destra raddoppiato ma fallosamente.

2/2 e Hornets avanti sino al pick and roll two and one di Adebayo (fallo di Biz) che era pareggiato da un lesto spin di Bridges appena fuori dal pitturato a destra.

Il rookie in caduta lasciava esterrefatto Olynyk che vedeva la palla appoggiata entrare.

Adebayo in area metteva dentro un jumper ma a 8:44 Walker abbatteva la zona di Spolestra con una tripla semplice ma Miami in attacco dopo aver sbagliato tre tiri da fuori e aver conquistato tre rimbalzi offensivi andava dentro a segnare con Adebayo.

Primo time-out a 7:16 con gli Heat avanti ma al rientro la squadra di Borrego orchestrava un gioco a due con Batum a restituire per il lungo due punti di Williams per il 9-8.

Olynyk attaccava la zona di Charlotte perdendo palla, Batum, ormai certo di segnare in schiacciata a due mani era stoppato da dietro da Jones Jr. che poi su un extra pass da sinistra segnava la tripla del vantaggio Heat.

Heat che accumulavano vantaggio dopo un ½ di Adebayo dalla lunetta ma uno spin in corsa di Lamb su Waiters con appoggio sinistro faceva tornare la gara a un solo punto di distacco.

Wade, servito da Dragic su perfetto back-door segnava due punti sorprendendo la difesa di Borrego che tuttavia trovava il pari quando uno dei blitz in raddoppio pensati da Spolestra andava a vuoto e su un allungo nell’angolo sinistro il nostro numero 3 trovava altrettanti punti.

Era sempre Jeremy a muovere il punteggio, nella prima occasione con una plexi3 da casa sua, un tiro allo scadere dei 24 forzatissimo che cadeva nel cesto e poi dalla diagonale sinistra replicava per la terza tripla di serata portando Charlotte sul 20-14.

Reagiva Miami che segnava da tre con Dragic dalla diagonale sinistra e con Whiteside che dopo aver visto Wade mancare l’appoggio ma pulire l’area spingendo fuori il difensore, saliva indisturbato per schiacciare il -1.

Finiva così il primo quarto perché Bacon in attacco perdeva palla ma ripiegando fermava Dragic in stoppata conservando il risultato.

MIAMI, FL – MARCH 17: Josh Richardson #0 of the Miami Heat shoots the ball against the Charlotte Hornets on March 17, 2019 at American Airlines Arena in Miami, Florida.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Issac Baldizon/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Dragic sorpassava gli Hornets sfruttando un blocco di Whiteside e un colpo d’anca in caduta di MKG.

Gioco da tre punti a 11:29, poi Lamb, pressato a tutto campo, cercando il ribaltamento per l’uscita di Frank gettava via la sfera e Whiteside sull’azione successiva siglava il 20-24.

Parker provava a portar attacchi rapidi ma se sulla prima azione perdeva la palla, sull’azione seguente si faceva perdonare segnando il 22-24 per sparare da 3 e segnare a 9:51 per il 35-24.

Wade fluttuava in aria segnando da media distanza il pull-up toccato da Lamb.

Gioco da tre punti e sorpasso ma gli Hornets segnavano ancora con Parker che passando il blocco del Tank sparava dalla media il pullup del 27 pari.

Un altra entrata da Parker finita con lo scoop portava sopra Charlotte che beneficiava a 7:51 di due dei pochi liberi concessi nel primo tempo.

Su una fuga di Parker, Johnson calpestando un piede di Tony riusciva nell’impresa di togliergli letteralmente la scarpa.

Due FT a segno e a 7:35 canestr4o annullato per sfondamento di Dragic su Walker.

Adebayo appoggiava due punti di destro scappando a Biz e subendo fallo dal nostro centro.

Il FT finiva lungo e gli Hornets ripartivano con il canestro di Walker (goaltending di Adebayo) e il canestro dalla media di Lamb a 5:26 in più arrivava anche un gancio second chance di Biz a 4:24 per il 37-29.

Due FT per fallo di Batum, battuti da Richardson, consentivano ai bianchi di superare quota 30 poi un’entrata di Jones Jr. riduceva a 4 pt. lo scarto.

Lo stesso Jones Jr mancava però due FT per fallo di Williams sotto canestro, un bad pass di Williams in attacco lanciava l’onnipresente atletico Jones Jr che tuttavia sul palleggio in transizione nell’uno contro uno era fermato dalla mano magnetica di Lamb che gli rubava palla così a 2:05 finiva per segnare il Tank in mezzo all’area.

Gli ultimi sei punti del primo tempo però erano tutti degli Heat che dopo essersi portati sul -2 beneficiavano di tre tiri liberi assegnati generosamente dagli arbitri su un tiro di Olynyk che spingendosi a sinistra andava a cercare il contatto con Bacon.

Due su tre e aggancio a meno di un secondo dalla fine e parità all’intervallo.

MIAMI, FL – MARCH 17: Frank Kaminsky #44 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Miami Heat on March 17, 2019 at American Airlines Arena in Miami, Florida.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Issac Baldizon/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Non ci si aspettava qualcosa di diverso nella ripresa in una partita tesa e infatti i primi due attacchi andavano a vuoto ma Richardson dalla destra dalla media infilava il pullup.

Quasi episodico perché poi si assisteva un TO per bad screen di Olynyk e a una gomitata di Biz in palleggio su Adebayo che avrebbe potuto costar molto più care che al centro che il terzo fallo e palla persa.

Richardson mancava la tripla facendo girare Miami sul 2/17 fuori poi a 9:53 arrivavano finalmente dei liberi anche per Charlotte.

Erano tre quelli di Batum tirati e realizzati per sorpassare gli Heat (42-41), poi Waiters da posizione frontale saliva su Walker per colpire da tre punti e con un ½ arrotondava dalla lunetta Richardson a 9:11.

Batum entrava deciso ottenendo il primo canestro dal campo anche se era da goaltending (Richardson) poi Richardson otteneva anch’esso il primo canestro dal campo da bordo area su Frank ma Walker a 8:03 calava la tripla del 47 pari.

Waiters a 7:40 replicava al capitano e a 7:22 con un passaggio ricevuto in mezzo all’area e una finta Batum si liberava del lungo sfarfallante in area per depositare il 49-50.

A 6:51 gli Hornets tornavano avanti con Kemba abile a passare il blocco di Williams e a concludere con l’arresto e tiro dalla media diagonale destra (51-50).

Batum aspettandosi il fallo tirava da tre in leggera ricaduta ma arrivavano tre punti per un parziale di 7-0 e un +4 in più Adebayo sull’errore di Richardson spingeva vistosamente alle spalle Lamb lasciando palla nelle mani dei viola.

A 5:10 un’ottima tripla di Waiters dalla diagonale sinistra finiva nella retina nonostante il buon tentativo di copertura di Williams, Lamb da tre era sfortunato mentre Waiters dalla parte opposta azzeccava la seconda bomba di fila per il 54-56.

Il Tank da tre andava corto ma Lamb con un push off si liberava del difensore per appoggiava al vetro a a 3:58 il 56 pari.

Adebayo s’infilava in mezzo all’area segnando su bound pass di Wade ma Lamb, pur sbagliando il tiro, dopo un giro strano della palla lì in zona con Frank a dar fastidio, si ritrovava magicamente la palla in mano sotto canestro, occasione perfetta per ridare alla gara la parità.

Dragic a 2:24 faceva la differenza segnando tre punti e con gli Heat saliti a +4 poco dopo, Lamb convertiva l’azione da difensiva a offensiva parando a due mani un ribaltamento e partendo in coast to coast per andare a schiacciare.

Ultimo lampo, raggio gamma distruttore prima dell’implosione degli Hornets nell’ultimo quarto che partiva comunque da un 60-62…

MIAMI, FL – MARCH 17: Jeremy Lamb #3 of the Charlotte Hornets dunks the ball against the Miami Heat on March 17, 2019 at American Airlines Arena in Miami, Florida.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Issac Baldizon/NBAE via Getty Images)

4° quarto:

Il collasso dei Calabroni si consumava negli ultimi 12 minuti.

Apriva Wade dalla lunetta con un ½, Whiteside a rimbalzo faceva la voce grossa per andare a schiacciare il +5 Heat.

Borrego chiamava il time-out ma una brutta scelta al tiro di Bacon era punita dall’euro-step di Wade che con il floater realizzava il 60-67.

C’era ancora tempo per recuperare, Borrego mandava dentro Walker a 9:49 e Frank a 9:33 subendo un blocco da Dragic in continuazione metteva dentro due punti ma falliva il libero.

Cominciava a mettere un’ipoteca sulla gara Miami che con lo step back 3 di Dragic (su un Williams a vuoto in rincorsa in uscita) metteva 8 punti di distanza tra i due team.

Frank resisteva all’aggressione di Whiteside segnando a 8:53 due liberi ma Wade su Bacon si alzava per colpire da tre punti.

Kaminsky su una rimessa riceveva subendo al contempo un altro inutile fallo di Whiteside.

I due FT ottemperavano alle esigenze degli Hornets di rientrare e bloccare il cronometro a 7:54 (66-73).

Marvin mancava un open 3, Kemba in transizione perdeva l’occasione facendosi quasi portar via palla dall’aggressività dei difensori di Miami.

Dopo qualche azione convulsa e concitata, Lamb in entrata, costringeva al fallo Miami che subendo due FT di Jeremy tornava sul +5 (68-73).

Miami batteva il box di Charlotte dopo una serie di passaggi con la tripla di Johnson dall’angolo sinistro mentre Dragic a 5:21 con due punti chiudeva la gara.

La squadra di Spolestra si portava sul +10 (68-78) con gli Hornets nell’abisso dopo una stoppata di Wade su Bacon e una tripla di Dwayne sull’omonimo.

Stesso nome ma una differenza abissale tra i due giocatori…

A 4:30 Frank racimolava altri due liberi segnandoli per il 70-81, poi toccava a Dragic in floater e a Bacon ben servito sotto a sinistra appoggiare due punti per il 72-83.

Batum da tre non segnava, dentro alla disperata anche Monk per tentare di metter triple ma era lo sloveno degli Heat a realizzarne una mentre sul fronte opposto Monk era stoppato da Johnson.

Gli Hornets non riuscivano a segnar su azione e l’unico che inventava contatti con i suoi movimenti era il Tank che con un ½ realizzava prima il 73-86 e poi con un rimbalzo offensivo da sotto portava a casa altri due punti.

Miami portava a casa gli ultimi 7 punti tra alley-oop, floater e tripla di Johnson chiudendo la gara sul 75-93 e sul 2-2 la serie stagionale dopo esser stata sotto 2-0…

La stagione probabilmente è andata, chissà se il pianeta subirà stessa sorte…

Points in the Paint: Hornets 30, Heat 34,
Second Chance Points: Hornets 16, Heat 16,
Fastbreak Points: Hornets 4, Heat 1,
Biggest Lead: Hornets 8, Heat 18,
Lead Changes: 16,
Times Tied: 9.

Pagelle

Kemba Walker: 4,5

10 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 4/16 dal campo, 3 TO, -13. Molto condizionato dai raddoppi è sottotono. Sbaglia quasi completamente partita. Va a prendere il solito sfondamento difensivo (generoso da parte della terna) ma prende almeno tre tiri in faccia da fuori, uno di Waiters frontale. Infila due triple nel primo tempo su 8 tentativi totali e mette un paio di canestri ma non riesce mai ad andare in lunetta. Sfiduciato, alla squadra viene a mancare la trave portante offensiva e crolla.

Nicolas Batum: 5

12 pt., 7 rimbalzi, 1 assist. 3/11, 1 TO, -18. Sbaglia tutto dal campo sino a un certo punto della partita mentre a gioco fermo è affidabile. Commette tre falli e non compare la sua stoppata in recupero sul tabellino e ne prende una da dietro da Jones Jr nel primo tempo. Con lui in campo Charlotte collassa. Sarà questione di equilibri, non lo so, ma la partita è modesta.

Miles Bridges: 6

2 pt., 3 rimbalzi. 1/3 dal campo in soli 9:54. Mistero della fede perché Borrego lo tolga e aspettiamo rivelazioni da Fatima sul perché giochi Bacon al suo posto oltre a Lamb… Non ha nemmeno senso farlo partire come starter a meno che non abbia avuto problemi fisici ma non mi pare.

Marvin Williams: 5

2 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 3 stoppate. 1/7 dal campo, 2 TO. -5 in 27:45. Il fallimento di una strategia racchiuso in un giocatore. In difesa aiuta e va a prendere anche Whiteside quando entra nel primo tempo ma poi paga in termini di stanchezza in attacco. 1/7 sbagliando una tripla aperta dall’angolo in un momento cruciale. Tre stoppate ma solo due punti per lo stretch four di Charlotte, simbolo di una mediocrità costante.

Bismack Biyombo: 5,5

2 pt., 6 rimbalzi, 1 stoppata. In 17:10, 4 falli, 2 TO. A parte una stoppata e qualche rimbalzo è poca cosa in generale Biz che prende un -12. Qualche rimbalzo lo prende ma per il fisico che ha dovrebbe tenere di più. Regala un FT e due punti ad Adebayo che già lo aveva battezzato dal cuore dell’area nel primo quarto.

Jeremy Lamb: 6,5

21 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 4 rubate. 8/20 dal campo. 1 TO. -16. Altro giocatore che si spegne nell’ultimo quarto ma per tre frazioni ha dato punti importanti a Charlotte. Uno dei pochi errori difensivi è lo spostamento/scostamento su Dragic che lo punisce da fuori, per il resto andrebbe un po’ aiutato dietro anche se va a prendere rimbalzi e difende benissimo nel primo tempo su Adebayo in post basso costringendo il centro avversario a passar palla ma bilancia perfettamente con un attacco consistente anche se la quasi metà dei punti arriva con tre triple consecutive (una fantastica ai 24 che da lontanissimo va a sbatter sul plexiglass prima di scendere nella retina) nel primo quarto. Guadagna due FT nel finale attaccando la difesa avversaria in penetrazione.

Dwayne Bacon: 4,5

2 pt., 4 rimbalzi, 2 assist. 1/6 dal campo e -9 di +/- in 17:42. La conferma che appena trova squadre un po’ più forti e aggressive Bacon torna a ridimensionarsi. Sembra veramente un giocatore da G-League. Sbaglia tiri dalla media, compresi off-balance che si va a cercare. Il fatto di averlo schierato nell’ultimo quarto al posto di Bridges è follia.

Tony Parker: 6

11 pt., 2 rimbalzi. 4/5 dal campo. 2 TO, -3 in +/- in 17:26. Da urlo e da 8 il primo tempo quando s’infila nella difesa di Miami e segna ancora da tre dopo le due bombe della precedente sfida con i Wizards. Si spegne completamente nel secondo tempo (da 4) e non riesce ad avere nemmeno un assist a referto, cosa che per un play del suo spessore non va bene. La media è una sufficienza (risicata) ma non fa la differenza oggi quando conta…

Michael Kidd-Gilchrist: 6

0 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata. +3 in 12:03. 3 falli, nessun TO e 0/1 dal campo. Costringe gli avversari a palle a due, è uno dei migliori giocatori della lega in questo se non il migliore statisticamente, con lui in campo la difesa tiene un po’ di più oggi ma Borrego poi lo toglie. Commette qualche fallo e non porta punti ma almeno una sufficienza la porta a casa.

Frank Kaminsky: 6

13 pt., 7 rimbalzi, 1 assist. 3/10 dal campo, -8 in +/-. Sbaglia un po’ troppo prima, da fuori lo 0/4 non punisce la difesa degli Heat, nell’ultimo quarto prova a resistere con i suoi movimenti che obbligano Whiteside e soci al contatto su di lui. Racimola punti ma ormai sempre più inutili ad ogni minuto che scorre. Nel primo tempo riesce alcune volte a fare massa o a toccare palloni a rimbalzo utili alla difesa di Charlotte.

Malik Monk: s.v.

0 pt. (0/1). Gioca gli ultimi 3:34 ma a partita terminata e nell’angolo si fa stoppare da Johnson per poi prendersi anche una spinta. Non doveva nemmeno entrare ormai…

Coach James Borrego: 5

Questa volta, nonostante l’ottima partenza, la squadra si sfalda, le rotazioni sono discutibili e i senatori lo tradiscono. Era stata una bella favola per gran parte della stagione. Si torna alla dura realtà. 13 partite sulla carta contro squadre per lo più di massimo livello ma la sconfitta di oggi segna la stagione e a livello tattico si fa sorprendere un po’ dai rapidi cambi di strategia di Spolestra che accenna la zona, la difesa a tutto campo, i raddoppi su Walker… Non ha una squadra di qualità ed è rimandabile nel complesso.

Game 68: Charlotte Hornets @ Washington Wizards 116-110


Intro

Ci sono cose che vediamo e sentiamo che non sono come appaiono.

In fisica quantistica piccole particelle lanciate in velocità come una palla sorprendono le telecamere dell’osservatore sdoppiandosi o non risultando misurabili mentre in campo politico probabilmente non vi è più nemmeno uno sforzo reale perché di facciata il politico top di turno non fa altro che ripetere come un mantra ciò che vuol sentirsi dire il popolo finché le promesse non mantenute fanno precipita la situazione e il partito in questione si sgretola.

Un altro campo interessante è quello della realtà virtuale dove una nota azienda, nel giro di pochi anni, è riuscita a creare volti credibili di persone umane.

Volti ricostruiti perfettamente prendendo particolari, fattezze da persone reali che in realtà non esistono come quelli qui sotto…

Foto da Wired.it

Ecco qui sotto una riproduzione piuttosto credibile (non fosse magari per alcuni dettagli come lo sfarfallamento delle labbra della riproduzione) di un giornalista virtuale cinese riprodotto su alcune basi del giornalista dell’agenzia di Stato cinese Xinhua, Zhang Zhao.

Intelligenza artificiale.

Le vecchie foto fake prese per creare profili falsi da social sono obsolete, la tendenza di nascondersi e non metterci la faccia (in senso di responsabilità) laddove il reale e virtuale si fondono è diffusa ma anche in campo sportivo, oggi, alla vigilia di due trasferte cruciali e con l’acqua alla gola, mi chiedo se davvero MJ abbia messo la faccia per cambiare volto a una franchigia che aveva promesso di portare tra le prime 4 a Est dopo aver riportato indietro lo spirito del Calabrone a Charlotte.

Forse quei giocatori che latitano in difesa non hanno ben presente cosa fossero i vecchi Hornets che pur non vincendo nulla, di certo non assomigliavano alla nuova versione dei Bobcats.

A oggi mi pare che il progetto sportivo sia naufragato fra mille avversità, nuove e create dal nuovo approccio della NBA, da una gestione non ottimale di GM e proprietario, forse da allenatori e da giocatori non all’altezza tanto che qualcuno pensa sia meglio chiudere l’esperienza NBA di Charlotte nuovamente e ricollocarla altrove.

E’ frustrante non poter competere nella realtà a causa di regole che garantiscono una quasi parità solo virtualmente sulla carta…

La partita in breve


I parquet di Washington e Miami sono stati spesso fatali negli ultimi anni per le ambizioni degli Hornets, va da sé che una squadra alla vigilia di queste due sfide con solamente 9 vittorie esterne collezionate sia a un passo dal baratro e debba artigliare due vittorie per portare a casa le due serie sul 3-1 contro le rivali divisionali e cercar di rientrare in classifica.

Charlotte sopravvive al primo test contro Washington vincendo al decima partita grazie subito a un approccio forte, fatto di sostanza.

Biz sostituiva Zeller out mentre gli influenzati e MKG recuperavano tutti per la gara nella capitale.

Primo quarto con buona partenza di Charlotte che si vedeva scavalcare un paio di volte minimamente dai rivali anche grazie a un ottimo Beal ma a 5:13 con una tripla di Lamb riprendeva il controllo del match per non abbandonarlo più sino alla fine.

La tripla inaugurava un 9-0 di parziale stoppato da Beal a mezzo tripla ma subito restituita da Kaminsky che vedeva nel compagno Lamb battere il cronometro con il floater in accelerazione a soli 9 decimi dalla fine per il 40-26.

Ottima la panchina di Charlotte nel provvedere ai punti tanto che gli Hornets nel secondo quarto giravano sul 50-29 spinti da un 33-3 nel confronto pt. tra bench…

Di lì a poco arrivava il decimo TO dei Wizards che rientravano sul -10 ma nel finale un’azione di Kemba (spin con hesitation che procurava il fallo di uno scoordinato J. Parker per un two and one) chiudevano il primo tempo su un confortante +13.

Nel terzo quarto gli Hornets tornavano sul +19 (81-62) prima che una tripla di Beal nel finale riportasse sul divario di fine secondo quarto la gara ma una tripla da tre punti di Bacon a 9 decimi dalla terza sirena dava ulteriore vantaggio a Charlotte giunta sul 95-78.

Con Bryant in campo a dare cm ai Wizards le cose miglioravano per la squadra di Brooks che vedeva in una zona 3-2 un altro dei motivi del recupero che portava i capitolini sul -6 (107-101).

Gli Hornets non andavano in panico battendo la zona con una tripla di Batum dall’anglo destro e con un catch n’shoot di Lamb sulla diagonale dello stesso lato ad anticipare l’uscita di Dekker.

Sul 113-101 comunque Washington non mollava la presa rientrando addirittura sul -5 ma a 1:35, ancora una giocata di Lamb (avrà un conto aperto con Washington?) veniva premiata dagli arbitri con un FT aggiuntivo.

Sul contatto in corsa la palla finiva dentro, per la terna c’era la continuazione e sul +8 a Charlotte bastava far scorrere il cronometro anche se due punti di Washington davano la possibilità a Green di crederci ancora con una tripla per il -3 ma la palla sbattendo sui ferri non consentiva altre possibilità ai Wizards di rientrare all’ultimo.

Per Charlotte una W importante prima della sfida a Miami di domenica alle 18:00 PM italiane.

Miami, dopo aver chiuso nel primo tempo con una ventina di punti di vantaggio sui Bucks ha subito la rimonta nel secondo tempo con l’eruzione di Antetokounmpo e soci che hanno largamente vinto la sfida.

Tornando alla gara di Washington, Beal ha chiuso con 40 punti, Jeff Green con 20, J. Parker con 17 e Ariza con 10 come Troy Brown Jr..

57-33 per la panchina di Charlotte che ha segnato più punti in area e l’ha spuntata di uno a rimbalzo (46-45) usufruendo di meno FT (10/12 contro il 15/19 di Washington).

Hornets che curiosamente tirando con il 45,5% dal campo tirano peggio dei Wizards con il 48,8% ma, se guardiamo solamente il tiro da fuori notiamo che Charlotte riesca a tenere quasi invariata la percentuale con il 45,2% contro il molto più basso 38,2% di Washington.

Le formazioni:

La situazione in infermeria…

La partita

1° quarto:

Prima palla per gli Hornets, primo tiro e primo errore per Walker che colpendo il primo ferro lasciava l’attacco alla squadra della capitale che si faceva però deviare un lungo linea di fondo da Bridges così gli Hornets si riportavano in attacco, Kemba lanciava la palla oltre il difensore con un’hesitation e andando in corsa a riprenderla portava in vantaggio Charlotte anche se Beal provvedeva al quasi immediato pari.

Biz in area riceveva un corto passaggio laterale da Batum così arrivava il nuovo appoggio di destro per il fresco vantaggio a 10:54, poi Bridges con uno spin esterno sul proprio difensore metteva dentro dalla media a sinistra in banker e a 10:02 Walker vedeva accogliere dai ferri la sfera arancio che aveva ballonzolato stranamente tra di essi.

Sul 9-2, dopo un paio di transizioni chiuse da Green e Satoransky più due FT della guardia di Washington a 8:54 i Wizards si rifacevano sotto sul 9-8 prima che Batum da sotto segnasse al terzo tentativo.

La squadra di casa segnava con un’entrata di Green mettendo le basi per il sorpasso che avveniva quando su un’apertura intercettata di Walker, Marvin in ripiegamento andava a incrociare in salto la tibia con quella di Ariza.

Intervento piratesco che premiava l’ex Rockets che segnando due liberi metteva dentro l’11-12.

Marvin arrivava su un lob per possibile back-door e Biz nel traffico correggeva un errore di Walker per il 13-12 a 7:24.

Segnavano da tre i Wizards ma un fischio ad annullare la giocata anticipava la giocata per netto fallo dello schermo di Portis che abbatteva Walker e il tentativo di uscita del capitano.

Lamb entrava in campo e piazzandosi nell’angolo destro sparava su un extra-pass la tripla del 16-12, tuttavia Beal realizzava prima due punti e poi altri te con un tiro dalla diagonale sinistra portando per la seconda volta in vantaggio la squadra locale (16-17) prima che Charlotte riprendesse il pallino delle operazioni favoriti dal sesto TO Wizards.

Lamb a 5:13 realizzava la seconda tripla di serata , Kemba in entrata sulla linea di fondo destra spingeva Portis fuori dalla linea palla/canestro appoggiando altri due punti, Bacon con una mini drive guadagnava e segnava due liberi (4:15) e Kemba con altri due punti realizzava il 25-17 (9-0 di parziale nonostante la spinta sul blocco di Frank iniziale su Satoransky a rischiare d’annullare l’azione).

A 3:25 Beal colpiva da fuori ma Frank rispondendo a 3:08 con una bomba con finta riportava Charlotte sul +8, gap che lievitava con due punti di Bacon in uno contro uno sul n° 9 avversario.

J. Parker splittava dalla lunetta a 1:43 e su un altro attacco di Bacon arrivavano canestro più FT (mancato) e anche se Brown dalla media sinistra in fade-away metteva dentro tirando su dal palleggio contro MKG, Charlotte recuperava altri due punti grazie al Tank a un minuto esatto dalla fine e solamente dieci secondi più tardi gli Hornets in transizione ne aggiungevano ancora due con in MKG lanciato in transizione per il 36-23.

Beal cambiava diagonale ma segnava sempre da tre punti ma sull’altro lato del campo la difesa dei Wizards continuando a mostrare poca resistenza favoriva l’entrata di Parker che appoggiava di destro il 38-26.

Passi per l’altro Parker (Jabari) e ottavo TO Wizards mentre sull’altro fronte lanciatissimo Lamb con l’alzata in runner mandava dentro con il floater perfetto a 9 decimi dalla fine la sfera per il 40-26.

2° quarto:

Iniziava bene il secondo quarto la squadra di Borrego che a 11:15, allo scadere dei 24, trovava la tripla di Parker dalla sinistra per poi ottimizzare la confusione in campo con un passaggio di Ariza recuperato da Batum a metà campo che buttando (per non commetter passi essendo in controtempo) la sfera nella metà campo avversaria favoriva Parker che lestamente anticipava il tank per andare ad appoggiare il 45-26.

Sul +19 finalmente segnava anche Washington, troppo timida e uccisa dalla zona di Charlotte.

Era una tripla di Ariza dal corner destro a batterla ma sull’altro fronte un allungo in tuffo del Tank su Ariza valeva i due punti con tiro libero aggiuntivo.

50-29 a 8:41 con un impietoso 33-3 nei punti dalla panchina mentre Beal segnando ancora da tre punti si portava a 16, esattamente la metà dei punti realizzati dalla squadra.

Beal si ripeteva da fuori divenendo un problema così Borrego chiamava il time-out sul 50-35.

Biz era fermato da sotto ma Green commettendo nuovamente passi in attacco non faceva felice Brooks vista la sua squadra al decimo turnover tuttavia erano solo i Maghi a segnare in questo frangente e un canestro di Portis chiudeva il parziale di 0-12 pro locali (50-41).

Batum dalla diagonale sinistra accarezzava la retina interna bloccando la rimonta a 5:44 Miles parava un ribaltamento tentato da Ariza e Biz con il rimbalzo offensivo si andava a procurare un tiro e due FT che splittava a 5:16 portando sul 54-41 la partita.

La squadra di Brooks tentava un nuovo assalto e Green che questa volta aveva spazio per correre andava sino in fondo lasciando Lamb lateralmente e costringendo Williams al fallo per un two and one.

Ariza da tre punti costringeva a una pausa Borrego a 4:21 sul 54-47, Hornets che mancavano 4 tiri ravvicinati sulla stessa azione (due di Lamb e due di Williams) ma una palla deviata da Jeremy in difesa favoriva la transizione che a 3:21 chiudeva il capitano portando sul 34-16 il parziale dei punti nel pitturato.

Beal a 2:56 metteva dentro due punti anticipando quelle di J. Parker liberato sulla liberissima linea di sondo sinistra per la schiacciata del -5 (58-53).

Walker falliva un tiro ma Beal in palleggio si faceva sporcar palla da Walker perdendola, il nuovo attacco sin sotto canestro di Walker andava a vuoto ma Batum da dietro correggeva seguendo l’azione.

A :46.4 Walker sparava la tripla raggiungendo i 16 punti mentre Beal da fuori trovava solo aria su una buona difesa di Bacon mentre Kemba sull’altro lato con spin e hesitation in area costringeva uno scoordinato J. Parker al fallo per una two and one che faceva decollare i Calabroni sul +13 (66-53), vantaggio con il quale si chiudevano i primi 24 minuti.

Charlotte Hornets guard Tony Parker (9) goes to the basket against Washington Wizards forward Jabari Parker, right, during the first half of an NBA basketball game, Friday, March 15, 2019, in Washington. (AP Photo/Nick Wass)

3° quarto:

Out Satoransky, dentro Randle per Washington ma non cambiava il copione quando a 11:21 Marvin era raggiunto sotto tutto solo per facili due punti in appoggio mentre gli Hornets beneficiavano di un Biz che in attacco recuperava un altro pallone su un basso quintetto dei Wizards.

Due FT a 10:53 segnati entrambi per il 70-53 prima dell’entrata vincente di Green e della tripla di Walker che colpendo il primo ferro vedeva il rimbalzo allungarsi verso la tabella e ricadere amichevolmente, dopo un rimbalzo sul secondo ferro, nella retina.

Beal da sotto segnava ma rispondeva Biz che con un anomalo movimento in area si allungava quasi acrobaticamente (per lui, visti gli standard) oltre il marcatore per depositare due leggiadri punti tuttavia a 9:32 Beal rispondeva ancora da on-fire con altri tre punti per il 75-60.

Kemba non voleva esser meno come leader e provvedeva all’attacco di Charlotte con il jumper da due punti. Randle era stoppato e sull’altro fronte il cambio mano in entrata rapida di Bridges era buono per l’ennesimo recupero di Biyombo che metteva dentro due punti in reverse layup per il 79-60.

Charlotte raggiungeva anche il +21 incassando poi un 2/4 ai liberi e una tripla di Green a 6:09 prima che Batum, liberissimo sul diagonale sinistra (servito da Kemba), stoppasse nuovamente un parziale dei Maghi per fissare momentaneamente sul mega schermo l’84-65.

Jabari Parker segnava 4 punti consecutivi per l’84-69 poi toccava a a un pullup di Lamb e a un canestro di Beal spostare il punteggio verso l’alto mentre Lamb con l’appoggio di destro in corsa diagonale sulla sinistra evitava per un soffio la stoppata provvedendo a mantenere un divario di 19 punti (90-71).

Il divario si assottigliava un po’ anche perché gli arbitri, dopo aver favorito un po’ Charlotte nel primo tempo, restituivano qualcosa come due FT ad Ariza a 1:14 che segnava con il quarto passo e mandava K.O. Kemba visto come bloccante irregolare.

Due punti regalati, un FT fatto ribattere per invasione prima segnato e poi mancato per il 92-75 prima che arrivassero le triple di Beal a 24 secondi dalla dine e quella di Bacon in solitaria dall’angolo sinistro ancora a 9 decimi dalla fine a chiudere sul 95-78 il quarto con gli Hornets ad accumulare altri 4 punti di vantaggio in 12 minuti.

4° quarto:

Bacon segnava a 11:14 con lo stop and pop frontale ma Brown con un catch n’shoot laterale segnava da tre.

Bryant cominciava a essere un fattore per i Wizards che in transizione prendevano a piene mani due punti dal centro attingendo a J. Parker per recuperare altri due punti in area.

L’altro Parker, quello di Charlotte, con il floater in area realizzava il 99-85 riuscendo a prendersi poi ancora una tripla vincente per mandare oltre i 100 i Calabroni (102-85) a dispetto delle sue basse percentuali da oltre l’arco in stagione.

Brown replicava a 8:35 da oltre l’arco nella guerra tra missilanti e a 8:04 per una trattenuta di bacon su Bryant in area con spinta del nostro numero 7 nel finale sull’avversario pioveva contro anche un FT realizzato da Beal.

Bryant si esaltava con una dunk da second chance ma Washington rimaneva lontana sul -13 (104-91), inoltre Parker orchestrava uno scarico in corsa nell’angolo sinistro per il connazionale Batum che faceva ricadere la palla perfettamente nella retina con perfetta parabola.
Tre punti che no piegavano il disperato tentativo di rientro dei Wizards che schiacciando nuovamente con Bryant e conservando il punteggio con la stoppata del centro su Tony Parker, dopo un paio d’errori offensivi (compresa una stoppata di Batum) tornavano ad accorciare con Beal che riprendendo palla dal blocco del francese metteva dentro sulla linea di fondo sinistra a due passi dal canestro.

Jabari Parker in corsa, giunto sulla baseline destra (media distanza) superava il tentativo di stoppata in salto da parte di Bacon che a 5:26 riportava la squadra di Brooks sul -10 (107-97).

Batum stoppava con fallo Beal: due FT a 5:04 per il -8, brutta tripla di Walker e due pt. di Brown con l’entrata a ricciolo da destra e alzata da pochi passi per il -6 (107-101)…

Gli Hornets non andavano in panico contro la zona 3-2 di Washington trovando la tripla dall’angolo destro di Batum alla quale seguiva quella di Lamb a 3:26 dalla diagonale dello stesso lato, un catch n’shoot in faccia a Dekker festeggiato prematuramente con un balletto di fronte alla panchina.

113-103, una doppia mazzata per quasi chiunque ma non per Washington che tentava il tutto per tutto: 3:04, dunk appesa di Beal, tripla di Green per il 113-106 e fallo di Williams su Green a 1:56.

-5 (113-108) ma Lamb in corsa dopo 21 secondi spingendosi fuori sul contatto con Beal trovava il floater per il canestro più il fallo tra i fischi del pubblico che non la vedeva alla stessa maniera.

Un’azione da tre punti che riportava Charlotte sul +8 con gli Hornets a incassar due punti e a lasciar scorrere il cronometro ma c’era tempo ancora per un tentativo di Green da tre punti per il -3 che si spegneva sul ferro.

Se fosse entrato la partita avrebbe potuto esser rimessa in discussione nel finale ma visto il margine ampio negli ultimi secondi Washington si arrendeva e Charlotte portava a casa una W per la sopravvivenza.

Pagelle

Kemba Walker: 6,5

28 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, 1 stoppata. 11/30 dal campo. Non tira particolarmente bene il capitano che spesso da due punti va un po’ corto con il classico braccino mentre da fuori il 3/8 è buono. Attacca bene all’inizio poi è strana la sua prestazione che sfiora i 30 punti ma con tanti tiri presi. Un paio di aperture troppo easy, una costa una transizione da due punti, l’altra la persa per rimessa laterale. Buona la sua stoppata da dietro a Randle, subisce uno sfondamento da Ariza che gli arbitri invertono e sporca un pallone a Bel in palleggio per dire che in difesa c’è anche se a volte è un po’ lascivo come nell’ultimo quarto quando lascia scappare Randle che raggiunge facilmente il centro e l’aiuto a quel punto non può far più nulla.

Nicolas Batum: 6,5

16 pt., 5 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 6/10 dal campo. Tre TO e -12 con lui in campo ma indubbiamente con il suo 4/5 da tre punti aperto contribuisce a tenere Charlotte a galla in attacco. In difesa fa quel che può e se stoppa Beal, “quello” riprende palla e segna ma la stella di Washington non è semplice da fermare.

Miles Bridges: 6,5

2 pt., 5 rimbalzi, 2 rubate. 13:07 in campo per lui con un 1/3 dal campo ma inizia bene con una difesa forte deviando un pallone sulla linea di fondo e poi intercetta una sfera sparatogli addosso da Ariza per un ribaltamento con parata a centro area del nostro numero zero. Si fa valere a rimbalzo difensivo aiutando a sigillare una zona messa in campo da Borrego.

Marvin Williams: 5,5

2 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata. L’impegno difensivo c’è. Parte meglio ma nel finale un suo fallo, dopo aver sbagliato due facili punti in attacco, regala il -5 agli avversari. Trova l’unico canestro da sotto su passaggio smarcante, gli altri 8 tentativi li fallisce tutti, polpastrelli freddi, si salva un po’ nel voto perché gli riconosco il contributo difensivo (plus/minus a zero).

Out a Houston, Marvin interrompe la striscia (in gare giocate) nell’aver segnato almeno una tripla consecutivamente.

Bismack Biyombo: 6,5

11 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Lo strano caso Biyombo che parte subendo un paio d’entrate da parte di Green. Finisce la gara non prendendo nessun rimbalzo difensivo tra effetto della zona e mancanze personali eppure domina in attacco con 4 rimbalzi offensivi laddove sfrutta i suoi cm per convertire gli errori dei compagni in punti e FT. 16:32 in campo, poi Borrego preferisce un quintetto differente.

Jeremy Lamb: 7,5

18 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 7/13 dal campo. Inizia bene, si perde un po’ al tiro ma nel finale rientra prepotentemente con una tripla e una two and one non facile (più un rimbalzo difensivo in mischia importante) che decidono la gara. Direi uomo partita per Charlotte. Lo scorer che serviva per mantenere la partita sui binari giusti.

Dwayne Bacon: 7

13 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 5/8 dal campo, +16 di +/-. Ottima partenza in attacco e anche in difesa lo si vede forzare Beal a un air-ball da tre punti, una delle pochissime azioni sbagliate di tanto dalla star avversaria. Un altro che ha conti in sospeso con Washington o forse trova nelle mediocrità di un team avversario senza Wall e Howard, le qualità per esprimersi?

Tony Parker: 7

16 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 7/12 dal campo. Torna Tony in formato old years ed è provvidenziale per Charlotte. Si toglie il lusso di realizzare due triple su tre nonostante non stia tirando bene da fuori in stagione e da l’assist a Batum per la tripla dell’ultimo quarto. Orchestra bene la manovra e cerca di attaccare anche in area andando con il floater passando oltre i blocchi. Una sola volta in corsa è stoppato da Bryant sul tentativo d’appoggio laterale a sinistra.

Michael Kidd-Gilchrist: 6,5

2 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. ½ dal campo. A parte i due punti in transizione del 36-23, durante i non moltissimi minuti della sua gara, riesce a dare solidità alla difesa nonostante incassi un fade-away dal mid-range sinistro in uno contro uno.

Frank Kaminsky: 6,5

8 pt., 6 rimbalzi, 1 assist. Più consistente a rimbalzo in 23:08 accumula un +10 di plus/minus. 3/8 dal campo, altra presenza positiva dalla panchina per Charlotte che a 3:08 dalla prima luce rossa vede una finta di Frank prima di tirare e segnare la bomba mandando al bar Green.

Coach James Borrego: 7

La squadra parte mentalmente bene e per una volta la zona messa in campo funziona a nostro favore. La 3-2 di Washington nel finale è battuta con un paio di bombe. Per fortuna il cuscinetto di punti era sufficiente a non andare in panico ma contro Miami servirà ancor più determinazione e grinta perché le possibilità di vincere ci sono e Charlotte in serata ha dimostrato di saper attaccare in maniera intelligente anche se favorita tatticamente da Brooks che ha schierato Portis come centro e Green in alternativa prima di Bryant. Cm che ci hanno favorito a rimbalzo, quelli da non concedere a Miami nella prossima gara.

Il Punto @ 67

Premessa Finale

Quindici partite al termine della stagione per Charlotte per cercare d’approdare ai playoffs.

Ciò che tiene in vita la speranza è solamente la matematica.

Non confortano le ultime prestazioni della squadra che ha mostrato sia difetti psicologico/caratterali sia fisici dei singoli (mancanza di kg sotto le plance e di tecnica da parte di alcuni, la qualità non è eccelsa) e nemmeno il calendario restante è facile.

Vediamolo qui sotto unitamente a quello degli altri team che rimangono in lizza per la corsa dei playoffs a Est.

Rapida analisi del calendario delle contendenti

Nets: 12 partite rimanenti con un giro di 5 trasferte consecutive a Ovest.

4 partite casalinghe contro 8 trasferte, 10 delle 12 squadre che le “Retine” dovranno affrontare attualmente si trovano a quota .500 o sopra con i Lakers, unica squadra al di sotto di tale quota visto che anche nell’ultima sfida della regular season la squadra di Brooklyn dovrà affrontare gli Heat, anche se avrà il vantaggio del fattore campo.

Hanno il vantaggio su tutte le altre pericolanti, sono una squadra tosta ma bisognerà vedere se sopravviveranno a un calendario non certamente facile con tre partite consecutive contro i due top team a Est.

Pistons: 15 duelli rimanenti con 4 trasferte a Ovest.

7 partite casalinghe contro 8 trasferte, 8 partite contro squadre sopra i .500 e 5 contro team al di sotto e due scontri diretti da giocare in casa.

Un calendario medio che, considerando il buon periodo di forma dei Pistons, dovrebbe consentire alla squadra di Drummond e Griffin di strappare almeno 6/7 vittorie come minimo che dovrebbero bastare per accedere ai P.O..

Heat: 14 gare rimanenti, nessun giro di lunghe trasferte a Ovest.

6 partite casalinghe e 8 in trasferta.

In 8 partite se la dovranno vedere contro squadre sopra i .500 e solo due volte avrenno gare teoricamente più agevoli contro team sotto i .500.

4 gli scontri diretti equamente divisi tra casa e trasferta.

In bilico ma la squadra di Spolestra ha mostrato le solite doti di resilienza per sopravvivere.

Rimane sul filo con un calendario nel quale gli scontri diretti e quel paio di gare contro Mavs e T. Wolves potrebbero fare la differenza in un senso o nell’altro.

Magic:

13 sfide da giocare.

Una delle due squadre prese in considerazione che ha più partite casalinghe rispetto alle trasferte (7-6).

Niente più giri a Ovest ma tre scontri diretti tutti fuori casa.

Buono il calendario con 4 sfide contro squadre sopra i .500 e 6 sotto i .500.

Basteranno alla squadra dell’ex Clifford, risvegliatasi in primavera, a strapare almeno l’ottava piazza alle tre squadre davanti a loro?

Hornets: 15 match rimasti.

Non un gran calendario considerando il digiuno da vittorie in trasferta di Charlotte che avrà ben 9 sfide lontane dallo Spectrum Center e 6 in North Carolina.

7 saranno contro squadre sopra i .500 e 4 sotto.

Anche volendo correre (cosa che mi sembra non stia avvenendo), l’ipotesi migliore (forzando un po’) sarebbero 8/9 vittorie (considerando un giro a Ovest di 4 partite) ma si arriverebbe a 38/39 W, le quali potrebbero non bastare e la mia ipotesi, visto il momento non positivo della squadra è abbastanza ottimistica.

Wizards: 14 partite rimaste.

Squadra che sembra ormai spacciata e arrivata da una stagione sofferta tra infortuni e liti in spogliatoio.

Senza Wall direi che sarà durissima, anche il calendario che ha sì un giro a Ovest di 4 partite ma vede i Maghi avere ben 8 sfide interne e 6 esterne con un bilanciato 6-6 tra squadre da affrontare sopra o sotto i fatidici .500, potrebbe non bastare.

Due gli scontri diretti.

Bisogna capire anche se qualcuno di questi team preferirà perder qualche gara finendo per tankare e avere più palline a disposizione per la lottery.

Per le tre peggiori tre squadre ci saranno palline equivalenti al 14% e poi a scemare:

Per la quarta peggiore squadra: 12,5%,

Quinta peggiore squadra: 10,5%,

Sesta peggiore squadra: 9%,

Settima peggiore squadra: 7,5%,

Ottava peggiore squadra: 6%,

Nona peggiore squadra: 4,5%,

Decima peggiore squadra: 3%…

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Descrizione veloce delle partite passate

Febbraio era iniziato bene con due vittorie ma queste facevano ancora parte del blocco già descritto sino a gara 52.

C’eravamo lasciati sul 26-26 quindi gli Hornets avevano aperto la nuova serie con la rocambolesca sfida persa in casa con i Clippers di due punti all’ultimo istante seguita dalla sconfitta in back to back a Dallas.

La parentesi vincente ad Atlanta conduceva gli Hornets ad altre due trasferte, entrambe perse malamente a Indianapolis e a Orlando.

Si arrivava quindi all’All-Star Game di Charlotte con la squadra sul 27-30 in classifica.

Il 22 febbraio per Charlotte era “buona la prima”, in casa contro Washington poi tuttavia, delle altre tre partite casalinghe restanti, non se ne vinceva una.

La gara con i Nets era la solita gara strampalata con un finale che lasciava l’amaro in bocca e finiva con lo stesso punteggio della sconfitta contro i Clippers ma nel caso di Brooklyn un fallo sul tiro da tre di Walker all’ultimo istante non era visto quindi Charlotte tornava a mani vuote a giocare contro Warriors e Rockets, altre due gare che si dimostravano fuori dalla portata dei ragazzi di Borrego in calo ma ancora incredibilmente al comando della Division e sempre in ottava piazza a Est anche se ormai scricchiolante.

Orlando perdeva rocambolescamente a New York e anche Miami cedendo in casa a Phoenix dava speranze a Charlotte che tuttavia nella stessa serata nella quale veniva sconfitta dai Razzi vedeva gli Heat, avversari a distanza, battere i Warriors a tre decimi dalla fine grazie a una tripla di Wade che dopo esser stato stoppato, tirava al volo su una gamba scavalcando i campioni in carica.

Charlotte andava convinta di potercela fare a Brooklyn vincendo senza patemi 123-112 ma poi Portland si dimostrava la solita squadra troppo forte dell’Ovest per noi anche se nell’ultimo quarto Kemba mancava il sorpasso e Nurkic dall’altra parte metteva dentro una giocata da tre punti dando il via al finale tutto per gli ospiti.

Si arrivava al match clou con Miami allo Spectrum Center, un autentico spareggio con le squadra appaiate ma Charlotte lasciava la vittoria agli avversari che sorpassavano gli Hornets costretti a battere poi Washington in casa e la vittoria arrivava sul filo per merito di una tripla di Lamb a 50 secondi dal termine.

Contro Milwaukee e Houston non c’era molto da fare, due trasferte segate anche se Charlotte contro i Bucks giocava un buon primo tempo mentre Walker a Houston finiva con 40 pt…

Con questo record Charlotte si trova attualmente al 10° posto nella Eastern Conference sul 36-37 e in terza piazza nella propria Division, un raggruppamento che con una squadra appena migliore si sarebbe potuto vincere tranquillamente con un record positivo ma anche l’occasione migliore capitata a oggi di piazzare il primo banner a Charlotte sta sfumando.

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Prossime partite

A livello di logica avrà ancora un senso la Regular Season per noi se vincessimo le prossime due trasferte (WAS-MIA) ma solo 6 squadre hanno fatto peggio del 9-23 da trasferta di Charlotte, la quale ha gettato al vento numerose occasioni di recente per cui appare improbabile possa strappare due vittorie esterne consecutive sebbene le squadre avversarie siano al nostro livello.

Il calendario l’avete già visto sopra e si rischia seriamente che le sfide contro Pistons (80^) e Orlando (82^) non abbiano già più senso.

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Breve parte statistica descrittiva

Dopo l’All-Star Game, consultandosi con i suoi aiutanti, Borrego decideva inaspettatamente di cambiare il quintetto base.

Fuori Lamb, dentro Bridges con Batum a tornare nel ruolo di guardia tiratrice, questo per cercare di equilibrare di più lo starting five che nelle ultime gare non era andato bene dando un impronta più difensiva al team coinvolgendo maggiormente Bridges nel gioco di squadra e dando a Lamb la possibilità d’entrare dalla panchina con una rotazione teoricamente che lo porterebbe ad affrontare avversari più morbidi sebbene finisca poi per giocare più di Miles.

La mossa funzionava bene contro Washington ma rendeva poco contro Brooklyn, Warriors e Rockets con un Lamb altalenante, talvolta al minimo o bravo ad andare in doppia doppia contro i Rockets partendo dalla panchina.

La mossa toglieva spazio a un Monk che continuando a giocar sempre peggio non dava rimpianti ai tifosi per l’acquisizione dei suoi spazi a favore di Lamb ma anche Parker per certi versi finiva per il pestarsi i piedi talvolta con il compagno giocando alcune gare pessime.

Anche Bridges in quintetto oscillava dalla bella gara contro Washington a quella con un plus/minus negativo da doppia cifra con i texani dei Rockets.

Di fondo, se consideriamo l’attacco e le zone del campo dalle quali poter colpire, Charlotte ha un problema da inizio anno.

I tiratori da tre non sono estremamente affidabili (15^ in %), il peso offensivo, ma anche difensivo (17^ nelle stoppate), dei lunghi intorno a canestro è scarso tra realizzazioni e rimbalzi (19^ a rimbalzo offensivo e 23^ difensivo) e ciò che ha garantito spesso buoni risultati sono stati i punti generati dalle guardie Parker, Walker e Lamb tra incursioni con appoggio, floater, pull-up, ecc…

Non a caso la classifica dei singoli li premia.

Qui sotto ho creato degli istogrammi dei principali giocatori degli Hornets dalla gara contro Atlanta a quella contro Milwaukee.

Ho escluso l’ultima contro i Rockets perché gran parte dei giocatori principali è rimasta fuori anche se Kemba ha segnato 40 punti ma, per il possibile, volevo mostrare le correlazioni tra punti realizzati (l’altezza della colonna insieme alle barre orizzontali numerate identificano i punti realizzati in quella gara) plus/minus e risultato della gara.

Certamente la correlazione a volte esiste altre no, oppure andrebbe analizzata più approfonditamente in un contesto titolari/panchina e relative rotazioni in quella determinata sfida…

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Nota Tecnica

New York aveva fatto da apripista in una gara allo Spectrum Center.

Una gara nella quale gli Hornets stavano letteralmente dominando era mutata nel secondo tempo quando il coach degli arancio-blu, Fizdale, aveva pensato alla zona per mutare le sorti della gara e vi era incredibilmente riuscito.

Nella gara più importante dell’anno per Charlotte, Miami, tra raddoppi sul miglior elemento (Walker), pressioni, flottaggi e la zona 2-3 ha finito per mostrare i limiti di Charlotte che tra ingenuità ed errori, ha perso ben 19 palloni, tantissimi rispetto all’ottima media stagionale in TO.

Qui sotto ho selezionato 4 differenti casi che hanno in comune la zona difensiva di Miami e il finale con la palla persa.

Un ringraziamento va anche all’amico coach Matteo Vezzelli con il quale ci siamo confrontati per meglio descrivere le differenti azioni in questione:

Azione 1: Prima decisa azione di zona da parte di Miami.

Una 2-3 (due avanti e tre dietro, si sente chiaramente nel video Dell Curry pronunciare “zone”) ad affrontare Charlotte che in partenza è in situazione di 1-3-1.

Gli Hornets portano tra le linee di conflitto della zona Zeller, Bridges e Williams mentre Kemba si trova oltre l’ultima linea difensiva degli Heat ma esce sul lato sinistro (per chi attacca) a ricever palla da Batum mentre Williams sale fin sulla linea del tiro libero offrendo una seconda soluzione (per avere una palla più interna) al francese ancora in possesso di palla.

Batum sceglie Kemba su quello che diventa il lato forte (Bridges in angolo e Zeller sulla linea di fondo) ma il capitano ha solamente sei secondi quando palla in mano scruta la situazione.

Walker decide di provare a penetrare in velocità ma i due uomini degli Heat periferici chiudono la strada al capitano, il quale decide giustamente di scaricarla a Batum stesso che potrebbe tirare provando un catch n’shoot con un secondo sul cronometro ma perdendo il tempo del tiro con la salita di Waiters dai tre dietro e sbagliando a scaricare su Williams in angolo perché il tempo scade, commette un doppio errore.

Buona difesa di Miami, discreto giro di palla di Charlotte con extra-pass finale per trovare una soluzione con un uomo libero che possa prendere un tiro non forzato con i piedi a terra ma l’azione è troppo lenta e il tiro sarebbe comunque finito soltanto sul ferro.

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Azione 2: Stessa situazione difensiva per la squadra di Spolestra con la 2-3.

Batum esce dall’area per andare a ricever il passaggio di Walker per poi andare a giocare un pick and roll con Zeller sulla destra.

Richardson difende bene rimanendo sulla linea del possibile passaggio tra il francese e il centro anche se l’azione si sta sviluppando in corsa.

Nonostante il pick and roll mancato il transalpino riesce poi a schiacciare palla dentro per Zeller che non si avvede dell’avvicinamento alle sue spalle di Winslow, lesto (al contrario di Zeller, pigro e lento) a portar via la palla al nostro centro con l’anticipo per la ripartenza Heat che elimina tutti i possibili scenari dopo l’eventuale palla ricevuta da Cody.

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Azione 3: Una zona 2-3 ancora una volta anche se inizialmente sembra una 3-2 ma quando Olynyk vede Batum avanzare, arresta seguendolo a uomo schiacciandosi in area ed è proprio un suo intervento sul tentativo d’alzata per il tiro da parte di Batum a non far propender gli arbitri per la ricaduta del francese con la palla in mano.

Bloccato e senza spazi, con gli esterni degli Heat larghi il francese scarica dietro su Lamb che quasi di forza prova ad attaccare la stessa zona già piazzatasi (evitando il gioco di passaggi per trovar spazi), così Richardson tenendo nell’uno contro uno, andando a subire uno sfondamento da parte di Jeremy, tramuta l’azione d’attacco dei Calabroni nell’ennesima palla persa.

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Azione 4: Miami sta rientrando per tornare a schierarsi con la 2-3 mentre Charlotte ha 4 uomini sul perimetro e Zeller al centro.

L’idea è probabilmente quella di ribaltare il lato ma il passaggio in orizzontale di Williams verso Batum è intercettato da un reattivo Olynyk che approfitta di una clamorosa ingenuità degli Hornets.

Passaggio in orizzontale, una delle cose peggiori che si possano fare nel basket specialmente se la linea degli attaccanti è quella più arretrata.

Un errore davvero grave che ci costa due punti semplici per una superficialità che un giocatore dell’esperienza di Williams non dovrebbe commettere.

Charlotte in quel frangente stava andando in tilt con decisioni in attacco piuttosto rivedibili…

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Le principali statistiche di squadra in grafica:

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Qui sotto ecco i confronto tra giocatori con lo stesso ruolo (circa) con il primo a sinistra titolare e il ricambio a destra nelle prime cinque jpg:

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Qui sotto troverete la classifica dei giocatori con la relativa media voti.

Più stringata delle precedenti versioni cercando di sintetizzare, riassumendo l’ultima parte di stagione ma in generale l’anno con le caratteristiche salienti dei vari giocatori.

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Classifica Giocatori

17°, Shelvin Mack: 4,75

Per la forma ricorda Derrick Coleman ma in un altro ruolo, con meno cm e senza lo stesso talento. Imbolsito, sembra poter esplodere in un assist clamoroso quando pompa palla ma si affloscia.

Preso da Kupchak per accontentare la piazza dopo il mancato acquisto di Gasol, gioca due gare e per Borrego (giustamente) sono già abbastanza…

Un’intervista a Mack dopo un allenamento circa un mesetto fa…

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16°, Joe Chealey: 5,5

Mai visto in questa serie di partite. Ha giocato solo del garbage time a Boston in tutta la stagione.

Borrego usa ancora meno di Clifford i two-way contract, eppure in preseason aveva mostrato buona mano da fuori e il coach chiedeva molto tiro da tre punti.

Nemmeno come specialista è riuscito a trovar spazio ma io in certi frangenti, senza qualche titolare, qualche occasione gliel’avrei concessa anche perché Charlotte non è una macchina da guerra nel tiro da oltre l’arco.

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15°, Devonte’ Graham: 5,76

Purtroppo mostra d’esser giocatore ancora acerbo in attacco e lacunoso in difesa.

Senza cambio passo, molto elementare di solito nei passaggi, sforna pochi assist, non è facile magari mettersi in relazione in partita con i compagni giocando poco ma negli allenamenti dovrebbe acquisire sicurezza sebbene poi trovarsi in partita non sia la stessa cosa.

Era una piccola speranza tra i rincalzi in preseason ma in stagione regolare non va aldilà del compitino anche se ogni tanto piazza qualche tripla ma nelle ultime otto partite nelle quali è sceso sul parquet i suoi +/- sono tutti negativi anche se c’è la discriminante di dover giocare con la panchina.

Ogni tanto fa la differenza, ma in G League con gli Swarm…

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14°, Guillermo Hernangomez: 5,79

Accantonato perché risulta esser nullo a livello difensivo, spesso sembra guardare i lunghi avversari metter dentro come se lui non facesse parte della partita.

Altre squadre hanno lunghi che vanno a disturbar tutto preferendo commetter fallo piuttosto che lasciar un tiro semplice.

Lui è troppo arrendevole.

Peccato perché in attacco qualcosina di buono riesce a farla anche grazie alla scuola europea e a inizio stagione regolare aveva dato sicuramente un buon contributo dalla panchina.

Finte e tiri ma anche rimbalzi su ambo i lati del campo che numericamente non sono male rispetto ai minuti giocati a partita effettivamente.

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13°, Malik Monk: 5,84

La delusione dell’anno, eppure avevo creduto in lui ma forse la testa ancora non c’è tanto e sicuramente non ha trovato il ritmo.

Patisce meno in difesa anche se di certo siamo lontani da standard accettabili ma è in attacco il problema.

Tira male, troppo velocemente e le tante occasioni sprecate hanno abbassato la media nel tiro da fuori mentre rispetto allo scorso anno è salita la media dal campo ora al 38,6% ma pur sempre solidamente al di sotto del 40%…

Tira molto bene dalla linea ma la tendenza a perder palloni dovuta alla confidenza nel palleggio, alla frenesia o alle cattive scelte di passaggio per inesperienza anche se è entrato nell’anno da sophemore (secondo anno) minano la solidità della squadra che prende punti in transizione evitabili.

Sparito nelle ultime gare per scelta tecnica perchè le stava giocando peggio rispetto a inizio e centro stagione.

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12°, J.P. Macura: 6,00

Altro two way non più rivisto sul parquet e impossibile da valutare realmente vista la sola presenza che lo rende satellitare più che periferico.

Difficile probabilmente considerarlo pronto a livello complessivo ma peggio di Graham e Mack difficilmente avrebbe fatto se fosse stato schierato nuovamente sul parquet dopo l’unico spezzone finale con Dalla sin casa…

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11°, Bismack Biyombo: 6,00

Involontariamente, l’icona dei problemi degli Hornets sotto due aspetti.

Il primo è quello economico, il suo contrattone, infatti, non vale di certo ciò che riesce a offrire sul parquet.

Se poi è inappuntabile dal punto di vista dell’etica lavorativa (lavorando anche di più per cercare di migliorarsi e colmare qualche lacuna), sfortunatamente dal punto di vista tecnico dimostra scarsa qualità al tiro. Migliorato ai liberi, ogni tanto riesce a piazzare qualche due punti in jumper “sorprendente” per lui ma da fuori non ha tiro.

In generale manca di quelle qualità cestistiche complessive che fanno la differenza tra un buon e un mediocre un giocatore e che garantirebbero al buon giocatore di potersi destreggiare in ogni circostanza invece d’esser considerato uno specialista in grado di fare solamente una o due cose..

Nello skill set (abilità/capacità) non ha poi la velocità nel coordinarsi in risposta agli attaccanti rapidi avversari e questo gli crea qualche problema di falli spesi, oppure qualche canestro subito per Charlotte sebbene in stoppata possa sempre dir la sua.

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10°, Nicolas Batum: 6,00

Stesso discorso per quel che riguarda il rapporto qualità/prezzo.

La colpa primaria di Batum è quella e oggi Charlotte, a causa del non voler andare oltre la luxury tax per un team che non ambisce all’anello, rischia di perder Kemba Walker avendo uno stipendio così pesante a piombare il salary cap…

Sempre presente fino alla trasferta a Houston dove è rimasto fuori, fermato da un virus influenzale.

Scostante nel rendimento, non essendo uno scorer ma un tuttofare che da una mano a Walker sotto il punto di vista degli assist, rimbalzi, rubate, ecc., non garantisce picchi di punti elevati.

Quest’anno, grazie a qualche serata migliore dello scorso anno, ha una media dal campo (compreso nel tiro da fuori) superiore a quella dello scorso anno ma è calato nella media punti realizzata.

Ha diminuito i TO, la media rimbalzo e quella nelle stoppate sono leggermente migliorate (quella nei blocchi impercettibilmente, rimanendo comunque esigua) ma smazza due assist in meno (da 5,5 a 3,5) a gara e sono parecchi.

Probabilmente l’esser costretti spesso ad andare sul piccolo di maggior talento avversario incide così come aveva inciso lo slittamento nel ruolo di SF ma, nonostante qualche episodico buon intervento difensivo, in attacco usa ancora poco la penetrazione preferendo andare in fade-away o provare il tiro da tre punti.

Nel complesso sarebbe un giocatore da scambiare per tentar di salir di livello perché una sufficienza sul filo per il giocatore più pagato del roster equivale a una sconfitta.

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09°, Dwayne Bacon: 6,02

Riapparso ultimamente nelle rotazioni di Borrego (il coach sta dando spazio a tutti riprovando player out da tempo) dopo tanta gavetta a Greensboro ha esordito bene contro Washington sublimando la sua buona gara tenendo bene sull’ultimo possesso Beal ma contro avversarie più toste come Bucks e Rockets ha finito per sciogliersi mostrando i suoi limiti.

Principalmente dovrebbe essere un difensore, uno di quelli che per Charlotte devono cercare di fermare i buoni momenti avversari ma quest’anno ha finito diverse volte per alternare buone giocate difensive ad altre, complice la bravura altrui e qualche ingenuità sua, che son costate care.

Contro Houston ha avuto problemi nel tenere da tre punti non riuscendo a fissare la giusta distanza tra lui e l’attaccante.

Probabilmente non esiste questa distanza perché più ravvicinatamente l’avrebbero battuto sul primo passo ma pur con una buona impostazione di base per disturbare il tiro, il fallo su Harden e le due bombe prese in faccia hanno lasciato il segno.

Non mi aspettavo Borrego lo mandasse a farsi le ossa agli Swarm nell’anno di sophemore ma ancora dimostra una certa mediocrità, non so se risolvibile.

La voce di Bacon dopo la buona prova contro Washington. __________________________________________________________________________

08°, Cody Zeller: 6,02

La sua serata da leone ce l’ha con Golden State.

Il ruggito in attacco lascia l’eco laddove s’infilano in qualche varco gli avversari e anche Cousins fa una buona gara.

L’impegno non manca e nel ruolo è quello che ha un voto migliore di tutti al momento (escludendo Frank tornato a giocare anche come PF) ma è solo un 6,02 e questo la dice lunga su quale sia uno degli aspetti più problematici di Charlotte che non ha centri completi se non lui che tuttavia, nonostante la lotta, mostra limiti di qualità, sebbene in attacco porti blocchi dall’ottima angolazione anche per andare a giocare eventuali pick and roll, continui a offrirsi come incursore in qualche caso, oppure lavori le sotto le plance tentando il classico gioco da pivot tra rapide alzate e appoggi ma in difesa contro centri di valore spesso soffre perché non è rapidissimo anche se lui come Biz (a differenza di Frank e Willy) non disdegna nello spendere il fallo se serve.

Anche lui non riesce a bloccare gli avversari con efficacia nel pitturato non avendo una grande esplosività difensiva.

Rimane su medie da carriera con un tiro più consistente senza troppi sprechi tentando anche qualche open da tre se c’è la possibilità, pur non avendo grandi numeri da fuori…

Anche guardando Cody (invecchiato in due anni incredibilmente…) si ha la sensazione di trovarsi di fronte al classico bicchiere mezzo pieno/mezzo vuoto ma, pur in maniera differente da Batum, Marvin Williams e MKG, dopo vari anni nei quali Zeller ha militato a Charlotte, si può affermare che se la sufficienza la merita e migliora le prestazioni della squadra di Borrego in assenza di meglio, per fare il salto di qualità servirebbe ben altro.

Curioso l’episodio nel quale, tornando da un time-out, avvicinandosi furtivo ad Antetokounmpo con la palla tra le mani dopo il suo errore dalla lunetta, va a rubar palla e a schiacciare con il greco e tutti i Bucks colpiti dal flash di Will Smith…

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07°, Miles Bridges: 6,03

Borrego vede che qualcosa non funziona più.

Orlando prima dell’All-Star Game è un campanello d’allarme.

La squadra in difesa non c’è e lui pensa di buttare nella mischia, almeno per i minuti iniziali, il rookie per garantire più mentalità difensiva.

La cosa non funziona spesso comunque nonostante l’atletismo garantito in difesa ma anche in attacco.

Charlotte nelle ultime partite spesso si è trovata pesantemente a inseguire anche se non si può sparare addosso a un giocatore all’esordio che prova a fare del proprio meglio e non costituisce un buco principale come singolo.

Più coinvolto nel gioco, ancora deve diventare uno scorer consistente e affinare le abilità in attacco dove si è rivista qualche schiacciata ma non così accattivante e potente come quelle rilasciate a inizio stagione.

Mi aspettavo qualcosa di più in attacco dove deve ancora lavorare un po’ su un tiro da tre punti che potrebbe lievitare mentre usa abbastanza bene la linea di fondo piazzandosi in determinate occasioni vicino a canestro per ricevere il passaggio.

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06°, Frank Kaminsky: 6,05

Rispedito con costanza da Borrego in campo contro Brooklyn, il Tank è la versione buona di Hernangomez.

Come lui non ha una grande utilità difensiva anche se un minimo ci prova rispetto allo spagnolo, ha buoni movimenti e sa usare le fine anche se non è di scuola europea, spin e ampi giri di compasso e tiro da tre punti (gran finale contro Miami con il tiro da fuori per batter la zona degli Heat) le sue armi principali in attacco.

Il problema è che sommando attacco e difesa le due cose si bilanciano più o meno.

Fosse stato un difensore un po’ più consistente, Borrego non l’avrebbe ignorato per gran parte della stagione.

Un altro giocatore incompleto che a qualche team potrebbe far comodo come specialista in frangenti per recuperare punti tra tiro da fuori e movimenti se adeguatamente coperto dai compagni ma da noi non abbiamo nessuno a coprirlo se gioca anche da ultimo baluardo.

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05°, Marvin Williams: 6,15

Giocatore costante nelle presenze e uomo che non si risparmia in allenamento né in campo ma troppo scostante a livello di prestazioni.

Non è uno scorer primario ma se mancano i suoi punti di rottura che spesso ottiene con passaggi scarico dei compagni che servono ad aprire il campo e liberarlo, la serata diventa nightmare perché passa da ottime serate al tiro a pessime, giocatore da striscia…

Ha le abilità per andar dentro a ritmarsi in floater e dovrebbe provarci qualche volta di più quando gli spazi lo consentono.

Discreto difensore ma anche per il veterano della Buzz City vale il discorso fatto per altri.

Per galleggiare nella mediocrità come titolare va bene ma per aspirare a qualcosa di meglio non è l’ala grande ideale rimanendo un giocatore incompleto ed in inevitabile calo fisico.

Penso a Gallinari, Griffin o anche semplicemente a un Tobias Harris, giocatori che in maniera differente, con armi diverse e peculiari, hanno molto più impatto sull’attacco della propria squadra…

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04°, Michael Kidd-Gilchrist: 6,19

Partito benissimo tanto che qualcuno lo paragonava a Draymond Green nell’avere successo nel cambio di ruolo, il doppio salto da SF a C e il salto indietro da titolare (scelta numero 2 al Draft dietro il Monociglio) sembrava non averlo penalizzato ma dopo esser tornato a giocar da PF, soffrendo cm e kg avversari a volte, minutaggi e rotazioni di Borrego forse l’hanno danneggiato un po’.

Lui è sicuramente calato stabilizzandosi su scarse prestazioni.

Al momento resta al quarto posto ma il voto è sensibilmente calato e a Charlotte è venuto a mancare un difensore che sembrava capace di stoppare le folate avversarie.

Dopo tre partite di stop (scelta tecnica di Borrego avendolo visto soffrire parecchio) l’head coach lo rispediva sul parquet ma ciò che chiamiamo destino era in agguato.

Pochi minuti contro Washington e infortunio al ginocchio sinistro per il quale ancora oggi permane in day to day.

Ragazzo dalla storia personale da amare ma sul parquet si è disperso.


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03°, Jeremy Lamb: 6,35

Con Jeremy Lamb sul podio inauguriamo la categoria di “Giocatori che fanno realmente la differenza”.

Sull’onda, sulla scia della buona stagione dello scorso anno Lamb è finito in quintetto per poi riaccomodarsi in panca dopo l’All-Star Game ma a parte un paio di brutte “stecche”, continua ad attaccare il canestro e a dare respiro (ora) alla panchina di Charlotte che beneficia di uno scorer consistente poiché flessibilità, coordinazione ed equilibrio non gli mancano oltre a una discreta dose di velocità.

Giocatore che occasionalmente può anche stupire a rimbalzo o se inserito in un determinato contesto in versione assist anche se la sua ipotesi primaria con palla in mano è attaccare il canestro come un cavallo con il paraocchi.

Latita un po’ nelle percentuali da fuori ma se ha i piedi per terra e un po’ di spazio sa colpire come si è accorta Washington, sorpassata all’ultimo giro di lancette proprio da una tripla di Lamb che poi ha conservato il risultato con una stoppata su Portis.

Altro aspetto sottovalutato di Lamb, la difesa che non è un granché efficace contro avversari abili nel crossover/dribbling o particolarmente veloci ma è discreta sul tiro e negli spazi, sia in aiuto, in mischia che negli spazi, laddove riesce a intervenire ogni tanto sulle limnee di passaggio grazie a velocità e agilità.

Potrebbe partire in estate, vedremo che vorrà fare Charlotte che ha sicuramente come prioritario il caso Walker.

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02°, Tony Parker: 6,46

L’unico acquisto dell’estate ha portato sicuramente un upgrade al ruolo di PG dalla panchina sino a “mascherare” molto bene in termini di risultati i problemi di Charlotte ma poi son saltati fuori i problemi.

Delle ultime 14, tra infortuni e rinunce ai back to back (purtroppo l’età e l’usura di giocare a certi livelli si fa sentire) 5 partite sono state saltate al transalpino che ha cominciato a perder qualche colpo andando 4 volte sotto la sufficienza.

In altre 5 occasioni ha giocato bene riuscendo a dare un paio di volte un contributo importante per la vittoria ma per Charlotte che non ha tanti altri sbocchi offensivi (inteso in termini di punti ma anche assist) è poco e il 4-10 accumulato dalla squadra da Borrego si poggia anche in parte sulle problematiche sopraelencate.

Il giudizio rimane positivo nonostante qualche serata (da inizio anno) non proprio eccelsa al tiro (specialmente nel tiro da tre punti non ha mai tirato così male in carriera risultando spesso impreciso e con poca forza sul tiro già a partire dalle gambe) o altre nelle quali il poco minutaggio in campo ha coinciso con la non incidenza sul match, certo… per il futuro rimane sempre un rischio perché si è sub judice, sospesi tra un apporto di qualità e la possibilità di mancanza di tale apporto.

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01°, Kemba Walker: 6,80

E’ andato sotto la sufficienza tre volte in questo blocco di partite, purtroppo due volte in gare delicate contro Portland e Miami.

Il linguaggio del corpo a volte e il volto tradiscono un’insoddisfazione visibile mista a pena.

Perdere spesso non piace a nessuno, soprattutto se hai le qualità per vincere spesso.

Indubitabilmente il trascinatore della squadra, in una mediocrità disarmante si staglia sopra le figure degli altri player vincendo per distacco mostrando anche qualche talento difensivo come quello di piazzarsi per andare a ricevere le charge avversarie.

Una delle poche cose che gli si possono imputare è quella di aver usato troppo l’arma del tiro da fuori anche quando per un certo periodo era evidente portasse scarsi risultati.

A Houston ha finito per segnar 40 punti, con mezza squadra fuori si è caricato il team sulle spalle e più concentrato, quasi preso dalla disperazione di non mancare nemmeno un tiro per cercar di sostener la squadra, ha finito con un 6/6 da oltre l’arco con un paio di tiri non semplici.

Una stagione vissuta a pieno senza infortuni con 67 partite giocate.

Il miglior giocatore sempre in campo a disposizione, eppure…

La sua vittoria è già stata quella di non abbandonare la nave che affonda ma se Jordan farà come fece il governo militare nipponico con la Yamato (la più grossa corazzata giapponese, fatta partite nella battaglia di Okinawa in una missione suicida con il solo carburante per l’andata), nessuno potrà accusare Walker in caso di partenza, d’essere un novello Schettino.

Molti tifosi stessi di Charlotte lo incitano a partire ma nel caso di questa ipotesi, non è detto che Charlotte metta basi migliori per il futuro, sempre MJ e soci vogliano ambire ad avene veramente uno roseo.

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Qui troverete la tabella voti che porta alla classifica provvisoria riepilogata nella seconda scheda sottostante.

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Game 67: Charlotte Hornets @ Houston Rockets 106-118

Intro

Quando Ronald Reagan lanciò la guerra spaziale, ancora in epoca di guerra fredda, dopo il primo lancio dei sovietici di un razzo (1957, Sputnik) nello spazio e il successivo atterraggio sulla Luna di Neil Armstrong nel 1969, con l’”hard power” si cercava una militarizzazione dello spazio, oggi non è più così perché primariamente chi è in grado di lanciare razzi e satelliti lo fa per il controllo e la comunicazione passando per la sorveglianza e gli studi sul mutamento del clima ad esempio.

In ordine cronologico: Francia, Giappone, Cina, India, Israele, Iran, Corea del Nord e Corea del Sud ma gli Stati Uniti oggi spendono 35 miliardi di euro, più di ogni altra nazione.

Ovviamente guardando i Paesi elencati possiamo comprendere che Israele e Iran o Corea del Nord e Corea del Sud usino questa tecnologie (potendo costruire e lanciare razzi a uso bellico) per dissuadere il vicino.

Ovviamente un satellite può sorvolare qualsiasi angolo del pianeta senza nessun tipo di restrizione legale al contrario di visibili intrusioni di aerei di altri Stati sul suolo di una nazione.

A 36.000 km di quota stazionano 1.800 satelliti, privati e militari mentre oggi 62 nazioni possiedono un satellite (almeno) attivo, molti piazzati sulla linea equatoriale da dove si possono controllare meglio vaste aree del Pianeta.

Come saprete il Global Positioning System o GPS, era stato studiato dagli Stati Uniti per un uso esclusivamente militare ma ne 2000 con l’apertura al pubblico ha preso piede il grande successo della navigazione satellitare e mentre Russia e Cina ne hanno uno proprio, in Europa ancora utilizziamo quello statunitense in attesa che venga completato nel 2020 quello locale denominato Galileo.

Russi e americani hanno collaborato però ad alcuni progetti e cooperato insieme mostrando che il progresso scientifico può mettere da parte rivalità e prestigio e che la Terra vista dallo spazio è solo un piccolo pianeta isolato, proprio come il mondo NBA, una lega chiusa che oggi utilizza il tiro da tre punti come minaccia principale mentre il controllo degli spazi è praticato dalle difese tramite gli allenatori che provano con il GPS a geolocalizzare le minacce avversarie prima della gara.

E mentre in Texas a Dallas e a San Antonio (quest’anno) siamo riusciti a portare a casa almeno una W da quando siamo tornati Hornets nel 2014, nella città che prende il nome dal generale Sam Houston (nel 1836 fermò l’avanzata messicana vincendo un’importante battaglia), non è mai riuscita l’impresa e anche alla vigilia di questa gara le possibilità appaiono ridotte a un lumicino.

La Bayou City ne ha fatta di strada da quando prese il nome dal generale Sam.

Sede della NASA, i Rockets sono una degna espressione sportiva della tecnologia proiettata nello spazio, un buon prodotto che nella notte ospitava Charlotte, Buzz satellite in avaria a sorvolare Houston tentando di strappare un importante vittoria nella battaglia.

La partita in breve

Partita già improponibile per il livello delle forze in campo sin da subito, in più nelle fila di Charlotte si potevano contare numerose assenze.

Uno strano virus colpiva Charlotte peggio di quello “strano virus” che colpì la Germania vincente i mondiali di calcio del 1954 contro l’Ungheria.

Batum era influenzato, MKG infortunato, inoltre Parker, Williams e Zeller rimanevano out.

Spazio quindi alla linea verde per accompagnare Kemba nel tentativo dell’impresa impossibile.

Charlotte partiva bene con un 5-0 ma Houston con un contro-parziale da 8-0 si portava in vantaggio sino ad arrivare sul 10-11.

Con due azioni da tre punti, unitamente a qualche fischio pro Houston, gli arbitri decidevano di rovinare ulteriormente l’equilibrio del match, già molto precario.
La squadra di D’Antoni arrivava così a fine quarto a doppiarci sul 19-38.

Un altro parziale di 5-0 apriva il secondo quarto ma Houston a 7:05 si riportava sul +18 (30-48) dopo un 2/3 dalla lunetta dei Rockets che dalla linea arrivavano a 17/19 contro lo 0/0 di Charlotte che attaccava meno l’area ma alla quale mancava qualche libero.

Ad ogni modo la giovane difesa di Charlotte si mostrava un po’ indisciplinata e poco esperta, Houston volava sul +29 prima che Kemba sulla sirena andasse a metter dentro il floater del 44-71.

Sembrava sprecato il secondo tempo e Houston entrando in campo un po’ distratta beccava un parziale di 8-0 (10-0 nei due quarti unendoli) che portava Charlotte sul 52-71 ma una tripla di Harden e una di Gordon a testa, entrambe sulla capoccia di Bacon, mandavano i Rockets nuovamente in orbita sul 63-89.

Sul 63-91 Charlotte portava un parziale di 15-0 prevalentemente a mezzo triple con Kemba ad aprirlo e chiuderlo da fuori con un half-court traps che portava la squadra di D’Antoni a perder diversi palloni.

A 1:12 dalla terza sirena gli Hornets rimontavano sino al -13 (78-91) ma un alley-oop di Faried bloccava il rientro.

80-93 alla fine del quarto con due FT di Monk tra i fischi.

Charlotte provava a rientrare trovando anche un ultimo quarto discreto per i punti segnati ma non riusciva a riavvicinarsi per le spallate di Green (tripla dell’85-100), di Harden (altra bomba per il 94-109 e del 2+1 del Barba a 2:41 (99-112) che respingeva così Charlotte tornata sul -10 per una dunk di Bridges in precedenza.

Miles correggeva per il -11 ma Frank mancando l’appoggio del -9 mentre l’orologio D’Alìniano si scioglieva vedeva Harden metter due punti e chiuder la gara a 28 prima di sedersi in panchina.

106-118, buon tentativo nonostante tutto, purtroppo inesperienza, cm sotto le plance e cattiveria agonistica mancante dei lunghi, kg e qualche lacuna tattica hanno decretato una sconfitta annunciata.

Saranno interessanti le prossime due trasferte a Washington e Miami per vedere se gli Hornets hanno i progetto di tankare o provare a raggiungere una post season non troppo lontana ma ostacolata da un calendario non semplice e una squadra che ultimamente sembra un po’ in disfacimento.

Harden ha chiuso a 28 pt., Gordon a 22, Capela a 19 con 15 rimbalzi, Faried si è fermato a un 16+9 mentre CP3è andato in doppia doppia con 10 pt. e 10 rimbalzi.

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

Salto a due portato a casa dai Rockets che si affidavano inizialmente al tiro da tre punti senza riuscire ad andare a bersaglio così Charlotte sbloccava il risultato con Hernangomez che in area, dopo un paio di finte, metteva dentro il tiro comodo a 11:17 mentre Lamb da tre punti a 10:22 firmava il 5-0 ma la reazione di Houston si concretizzava con Capela che segnava due volte da second chance e in più nella seconda occasione veniva anche toccato dal centro spagnolo che regalando il libero consentiva il pari a Houston.

La squadra texana passava avanti con la tripla di Gordon (parziale 8-0) a 9:05 dopo una palla persa di Willy, quindi per interrompere il break serviva un’entrata di Bacon che in fing and roll riportava Charlotte sul -1.

Sulla pressione in uscita sul lato destro Walker finiva per perder palla in rimessa.

Nessun fallo per gli arbitri o tocco avversario, CP3 ringraziava e portando a casa tre punti distanziava i Razzi che tuttavia erano colpiti da Walker dalla diagonale sinistra proprio da tre punti per il 10-11 a 8:07.

Capela metteva dentro la terza second chance personale e nonostante due ottime difese personale di Bacon su Harden e di Lamb di P.J. Tucker gli Hornets cominciavano a esser perseguitati dai solerti arbitri che chiamavano un bad screen a Willy sul passaggio di Walker a 6:45.

I Razzi cominciavano a spingere e su un’entrata di Gordon potente Monk commetteva il fallo per il two and one del piccolo di Houston che anticipava lo 0/1 dalla lunetta di Harden (3 secondi fischiati contro Charlotte) e la tripla di Rivers che spediva Houston in orbita sul 10-19.

Bacon al vetro superava il balzo di Capela in chiusura per il dodicesimo punto Hornets che tuttavia erano colpiti da un altro missile da fuori targato Gordon prima che Monk tentando un passaggio perdesse palla e poi da tre mancasse il tiro rovinando il buon lavorio di Frank per smarcarlo sul lato debole.

Biz diceva no a Faried a 3:38 abbattendolo per il 12-24 dopo i due liberi a segno, tecnico a Lamb per una lamentela su un contatto con Faried durante una sua penetrazione e altro FT Houston (12-25) prima che Frank riuscisse a sdoppiarci con due punti ma Houston mettendo dentro altri due liberi e un tiro da tre con Harden dal lato sinistro su un Graham improponibile di portava sul 14-30…

Finalmente anche Monk contribuiva in attacco segnando tre punti ma Harden in entrata era coperto dall’ombrello di Biz irregolarmente.

Altri due FT a 1:50 così come a 1:22 per fallo di Graham sulla partenza di Harden che realizzando ancora dalla lunetta portava il match sul 17/34 con gli Hornets fermi a zero tiri battuti e i Rockets a 11/12…

A :36.1 fallo di Frank (spinta alle spalle su Faried a rimbalzo) dopo la tripla mancata da Harden e 17-36 ma a :25.4 finalmente Lamb con l’entrata sbloccava Charlotte per il diciannovesimo punto sebbene chiudesse ancora Houston il quarto con due punti dalla linea della carità di CP£ per un fallo inesistente chiamato a Graham che trattenuto dal bloccante non commetteva nessun fallo contro l’ex Clippers che realizzando il 19-38 chiudeva il quarto.

HOUSTON, TX – MARCH 11 : Dwayne Bacon #7 of the Charlotte Hornets goes to the basket against the Houston Rockets on March 11, 2019 at the Toyota Center in Houston, Texas.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Bill Baptist/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

L’apertura del secondo quarto risultava già insignificante anche se Walker in entrata e Monk su uno scarico da tre ripetevano il parziale iniziale del primo tempo da 5-0 ma dall’altra parte colpiva Shumpert da fuori per il 24-43 prima che Monk colpisse ancora da due punti seguito da Walker che con un reverse dribble e step back dalla media faceva fuori Rivers per il 28-43.

La fiammata Hornets si esauriva lì perché Green segnava da tre e anche se sull’azione seguente era bloccato da Willy e gli Hornets recuperavano in transizione due punti con Walker dopo aver visto l’incredibile potente schiacciata sbagliata di Bridges in solitaria (30-46), il divario cominciava a tornare importante dopo un 2/3 di Gordon che sull’alzata era toccato da Bacon.

0/0 Hornets contro il 17/19 dalla linea di Houston che arrivava sul 30-52 con perfetto passaggio di Harden su taglio di Gordon e appoggio da sotto…

Dopo due punti di Capela nel pitturato ecco i primi 3 pt. dalla lunetta di Charlotte a 5:16 per un tocco con il gomito sull’uscita dal blocco di Gordon su Kemba.

3/3 del capitano nonostante le proteste dell’ex Pelicans ma dopo una rubata (a Bacon) e assist di Gordon per Shumpert da 3 il mega-schermo girava sul 33-57.

Walker segnava due punti dalla media ma si entrava in zona Manimal che segnava con una dunk appesa ai limiti della provocazione (facile da scarico ravvicinato) e anche se Graham a 3:032 mettendo dentro la bomba dall’angolo alzava il punteggio dei neri, l’alley-oop di Faried faceva superare quota 60 a Houston (38-61).

Kemba tornava in lunetta su un floater arrestato da un bump irregolare di Harden le quali proteste raggiungevano vette piuttosto vergognose visto il fallo netto, il trattamento delle due squadre da parte della terna e le forze in campo.

Walker comunque splittava a 2:14 e Rivers da tre segnava dal corner sinistro un catch n’shoot, Manimal seguiva con la terza schiacciata personale, Kemba a 1:15 si prendeva altri tre punti dalla distanza ma P.J. Tucker dalla stessa posizione del tiro precedente di Rivers segnava da fuori approfittando dell’oscillazione di Lamb che non faceva in tempo a chiuder sul tiro dell’avversario per il 42-69.

Harden segnava due punti in entrata ma Kemba batteva anche la luce rossa dopo aver lasciato sul posto tre difensori con l’entrata stretta verticale per metter dentro il floater in corsa del 44-71.

Il tiro con il quale l’ombreggiato Walker raggiunge i 20 punti nel primo tempo a batter Harden e la sirena.

3° quarto:

Catapultati nel secondo tempo era tutto surreale.

24 minuti ancora da giocare erano solo una perdita di tempo con gli Hornets sul -27…

Charlotte però partiva sparata sfruttando i numerosi TO di una Houston un po’ distratta aprendo con Lamb da tre punti, proseguendo con le marcature da Walker (anch’esso da fuori) e di Bacon da sotto che segnando il 52-71 portava un parziale di 10-0 a cavallo dei due quarti.

Houston bloccava il break con una tripla di Gordon un po’ al di fuori della normale zona di lancio (8:58) e uno step back di Harden su Bacon era premiato con tre liberi.

Naturalmente era un 3/3 mentre dall’altra parte Bridges insistendo a rimbalzo offensivo recuperava la sfera in mezzo alle maglie rosse dopo l’errore di bacon da fuori per aiutare Kemba a segnare il 54-79.

Harden metteva dentro il 54-81 ma Frank (6:25) con un buon movimento passava dal post alto al post basso sulla sinistra per un turnaround vincente arricchito da un libero a segno.

A 5:56 scendeva ancora il distacco con una bomba di Frank da transizione armata da Walker (60-81), prima che Walker in area fermasse Capela irregolarmente.

2/2 ma un’entrata rapida e atletica di Bridges a destra non era fermata con il fallo da P.J. Tucker che regalando il libero addizionale a 5:27 vedeva Charlotte tornare sul -20 (63-83).

A 5:10 tripla di Harden su Bacon e subito dopo anche Gordon missilava da tre sul nostro numero 7 rilanciando lontano i Razzi (63-89) ma nonostante i Calabroni tornassero sul -28 dopo due tiri di Harden tentavano nuovamente di recuperare aprendo con una tripla di Walker a 4:03 seguita da un’altra mina esterna di Frank a 3:29 prima che Walker danzasse tra i paletti rossi e mettesse in entrata il tiro subendo anche il fallo a 2:56.

Charlotte riusciva ancora a segnare da tre con Miles a 2:21 e con Kemba (sempre da fuori in una gara stellare) portando un parziale di 15-0 con il quale Charlotte tornava a 13 punti dai Razzi (78-91).

Il parziale era rotto da Harden che lanciando Faried per l’alley-oop sbloccava l’attacco dei locali.

Due tiri liberi di Monk sul finire del tempo tra i fischi (stoppata di Capela buona da dietro ma dopo una spinta e un tocco del centro a inseguire) davano a Charlotte il -13 (80-93) in vista del quarto finale.

Kemba Walker chiude con 40 punti…
Copyright 2019 NBAE (Photo by Bill Baptist/NBAE via Getty Images)

4° quarto:

Capela e il Tank aprivano da sotto con due punti a testa, un tiro da tre su transizione di Lamb girava sul ferro uscendo mentre sul raddoppio alto Charlotte perdeva Capela che andava a nozze da sotto servito troppo facilmente.

A 8:50 Walker tirava su dal palleggio e in step-back metteva dentro tre punti incredibili portando sul -12 la squadra di Borrego (85-97) ma Green da tre punti bloccava le velleità di rientro degli Hornets mandando Houston su quota 100.

Triangolazione verticale vincente per Charlotte che innescava il solissimo Bacon (assist Willy) sulla linea di fondo sinistra ma a mettere un freno alle ambizioni degli Hornets questa volta era Gordon da oltre la linea dei tre punti a 7:55.

Bacon da due punti, Paul e Graham da tre erano i marcatori che alzavano il punteggio, Frank a 4:33 attaccando i piccoli nel pitturato ricavava due FT per fallo di Gordon ma nonostante il 2/2 per il -12 (94-106) Charlotte vedeva l’orologio sciogliersi come in un quadro di Dalí…

Harden poi tentava di piazzare la mazzata finale con la tripla dal corner destro (a segno) ma Kemba in entrata a destra subiva fallo da P.J. Tucker e il suo bump.

Due punti con schiena all’indietro e terzo recuperato in lunetta e a 3:23 Charlotte giungeva sul -10 con Miles che lanciato in corsa sulla transizione si liberava sul lato in palleggio dell’ultimo difensore per andare ad appendersi indisturbatamente.

Harden in corsa appoggiava al vetro nonostante l’intervento di Lamb, nettamente falloso sull’avambraccio dell’attaccante.

Un aggiuntivo FT e 99-112.

Miles in correzione schiacciava ma la palla data a Frank per portare sul -9 Charlotte era sprecata dal Tank che aspettandosi il fallo di Paul arrivava con passo troppo veloce all’appoggio così dall’altra parte Harden andava a metterne due per il 101-116 e chiudere il match prima di sedersi in panca fermo a 28 punti.

Altra dunk di Miles in correzione e poi si arrivava alla fine con due punti di Rivers e tre di Bacon per il 106-118 finale.

Un tifoso isolato di Charlotte che è rimasto in piedi tutta la gara a incitare la squadra rimane un po’ sconsolato a fine gara ma la conclusione era piuttosto scontata. Per Houston è la nona vittoria consecutiva.

Pagelle

Kemba Walker: 8,5

40 pt., 10 rimbalzi, 7 assist, 1 stoppata. 1/20 dal campo. A parte i 4 TO è quasi incredibile. 6/6 da fuori dopo aver passato tante partite a litigare con il canestro tirando da oltre la linea dei 3 pt e 6/7 dalla lunetta. Sembra dire: “Tankare? No, grazie!” Lui i playoffs li vuole giocare ma attorno ha poco e il suo voto sembra irreale. La faccia scura della luna di un giocatore stellare non ben coadiuvato che trova il tempo per smistare anche 7 assist. Sbaglia poco rispetto il solito anche quando forza la tripla su Rivers o sale dal palleggio in mezzo ai difensori.

Jeremy Lamb: 5

8 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 3/12 dal campo e -10 di plus/minus. Stecca in attacco nonostante parta bene con una tripla ma poi non trova il ritmo anche nelle entrate sebbene subisca un fallo nel primo tempo su una di esse sui quali gli arbitri sorvolano e lui protesta beccandosi anche il fallo contro. Benino con gli assist ma per il resto il ritorno da titolare non produce gli effetti desiderati.

Dwayne Bacon: 5

13 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 5/11 dal campo giocando più di 34 minuti. Se in attacco i numeri sono discreti (anche lui da fuori non eccelle con l’1/4) in difesa commette fallo sull’alzata di Gordon (forse), tocca leggermente e ingenuamente Harden sullo step-back 3 (arbitri fiscali) e poi prende in faccia in serie le bombe di Harden e Gordon. Mano in avanti in posizione corretta ma nessuno crede sia una minaccia nella stoppata e così, infatti, gli avversari ci provano senza troppo timore. -1 di plus/minus.

Miles Bridges: 6,5

12 pt., 6 rimbalzi. 5/12 dal campo. Riesce diverse volte a fermare i tiratori che ci provano contro di lui. Harden e Paul ad esempio ne fanno le spese, aiuta l’attacco nel finale anche se la mano da tre punti è fredda. Gioca quasi 30 minuti, più del solito viste le assenze. Due belle correzioni sopra le teste dei Rockets ma anche un’incredibile errore su una schiacciata in solitaria alla quale rimedia Walker dietro di lui.

Willy Hernangomez: 4,5

2 pt., 6 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 1/3 dal campo con i due punti in avvio. Inconsistente su ambo i lati del campo. Sembra quasi diafano per gli attaccanti avversari. Mani di pasta frolla a rimbalzo pur giocando più di metà gara è spesso surclassato. Capela gli mangia in testa. 2 TO, 3 falli e -7.Più che El Toro, El Fantasma…

Malik Monk: 5

10 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 3/12 al tiro e 2 TO. Stesso score di Lamb dal campo ma con due pt. in più grazie a un paio di liberi. Entra e si distingue subito sbagliando un tiro e perdendo palla poi sale un po’ di tono mettendo dentro un paio di triple, risulta però ancora inconsistente come scorer e non ancora un difensore di livello accettabile.

Devonte’ Graham: 5

6 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. -17, frutto di una difesa non all’altezza anche se Harden inizia con un tre punti non semplice su di lui nell’angolo destro con Devonte a mette su un close-out con pressione ma laterale. Indovina un paio di triple poi ne manda una completamente fuori bersaglio. Inizia male ma poi si riprende un po’, tuttavia manca nel ruolo di uomo assist dove spesso fa il compitino non forzando, infatti, registra zero TO ma con i suoi passaggi semplici e perimetrali non smarca nessuno e finisce solo con un assist, semplice, sull’uscita esterna di Walker che da tre era bravo a far secco Rivers davanti a lui.

Frank Kaminsky: 6

15 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 5/12 dal campo, 1 TO. Sempre inconsistente a rimbalzo, mitiga e compensa bene la pecca aiutando Walker in attacco anche con tiri da fuori sebbene il 2/6 non sia fantastico. Bella l’azione in post basso sinistro in turnaround con la quale porta a casa un two and one, dimostrazione che ha buoni e ampi movimenti per meter in difficoltà i difensori. Altra buona idea attaccare i piccoli nel pitturato nel secondo tempo per procurarsi due liberi.

Bismack Biyombo: 5

0 pt., 1 rimbalzo, 1 stoppata. Due falli, 1 TO e -16 in appena 6:49. L’esperimento Biz fallisce. Porta fisicità ma non ritmo. Il guaio è che è l’unico che avrebbe il fisico per bloccare gli avversari nella zona nevralgica del pitturato. Riesce a dare una stoppata, anzi, due, ma una è sul braccio di Harden che ringrazia perché con una media da sempre vicina al 90% in lunetta…

Coach James Borrego: 6

MKG e Zeller infortunati, gli rimangono tre centri ma è come il gioco delle tre carte, anzi qui non si pesca quello buono, difensivamente parlando, nemmeno girandole tutte. Avrei schierato Frank al posto di un impalpabile Willy ma era il momento di dare spazio a tutti, la partita non aveva molte possibilità di W. Adesso bisognerà vedere chi ci sarà per le prossime due trasferte che saranno le gare che potrebbero restituire un senso alla stagione o vedere gli Hornets tankare…

Cronaca di un disastro annunciato

Intro

Dopo ¾ di stagione regolare giocati a buoni livelli nonostante tutti i limiti del caso, gli Hornets si trovavano ancora in corsa ma nelle ultime partite Charlotte sta gettando al vento la stagione e i playoffs sembrano una chimera per il terzo anno consecutivo.

La situazione salari è intricata e Walker è sempre l’uomo con le valige in mano secondo qualcuno.

Inutile dire che la delusione reale ci sia, per sdrammatizzare un po’ ho deciso di getto di buttare lì un pezzo ironico a fare da antistress…

La situazione reale la conosciamo (tradotta in numeri da classifica eccola qua sotto):

Gettiamo un po’ di calce colorata sul grigio muro, fantasia per ricordare che nonostante il grande attaccamento è comunque un gioco…

Cronaca di un disastro annunciato

Parte male la stagione degli Hornets nonostante il licenziamento del vecchio allenatore Steve Clifford e l’abbandono prematuro del vecchio GM Rich Cho, appassionato cuoco.

Il nuovo GM Kupchak si dimostra subito molto attivo e vola a destra e a manca, tutti pensano per scoprire nuovi talenti, in realtà è tutta una scusa per essere spesato da Jordan e andare a provare le specialità locali.

Il problema è che Jordan da un budget limitato e “Kup”, goloso di dolci sfora, tutt’oggi ci sono pendenze tra i migliori ristoratori internazionali e Mitch promette a Cracco un posto in squadra dopo aver frainteso le parole di Jordan di portargli un crack, ma lo chef, dopo aver saputo dell’accaduto lo insegue con un cric mentre Kup sgranocchiando delle Crik Crok ammette di non aver capito un kazz.

Mitch, presente al Draft, sceglie Gilgeous-Alexander ma poi, essendo bipolare ci ripensa e prova a barattarlo per due fustini di Dash, nessuno accetta ma i Clippers gli offrono Bridges.

Lui, pensando di andare a vivere sotto un ponte dopo questa stagione accetta e Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers gli dedica un rifacimento di Under the Bridge.

Come seconda scelta strappa il contratto di Gamberone del telefilm My Name is Earl dandogli il nome di Devonte’ Graham.

Gamberone quando scopre di esser stato selezionato da Charlotte reagisce così…

Devonte’ “Gamberone” Graham quando faceva l’attore al momento del cambio mestiere.

Nel frattempo saluta cordialmente Howard con una frase del tipo: “Mitico, grande, come stai?” promettendogli che starà con noi a vita visto che tra l’altro l’aveva portato proprio lui ai Lakers quando era GM dei gialloviola.

Si scopre però che quella frase l’aveva pronunciata con l’intonazione alla Galeazzi, infatti, Howard, dopo esser stato offerto ai venditori di armi, a organizzazioni criminali e a discoteche locali per far da buttafuori, viene tradato ai Nets dove lui, come tutti sanno, ha ben piacere di rimanere…

Ad inizio agosto c’è l’appuntamento con NBA Africa Game 2018 ai quali partecipa Biyombo come congolese naturale per il team di casa mentre tra i colored d’origine africana si viene a scoprire che dovrebbe partecipare Batum perché d’origine camerunense ma a Pretoria si scatena un putiferio ma questa volta l’apartheid non c’entra.

Semplicemente non vogliono avere un giocatore del genere ad abbassare il livello della competizione.

Scoppia un caso diplomatico tra States e Sud Africa nel quale vengono coinvolte altre nazioni con Putin pronto a sposare la causa sudafricana.

Il mondo rimane con il fiato sospeso sull’orlo della terza guerra mondiale.

Passa quindi in secondo piano l’acquisizione di Parker tirato fuori da un ospizio a San Antonio.

Parker accetta di buon grado solo perché pensa che Batum, il quale nel frattempo aveva tentato di raggiungere le coste sudafricane con una barchetta, è circondato dalle rispettive marine che minacciano d’affondarlo se dovesse girare i remi nella loro direzione.

La condizione di Parker è che avendo mal di schiena (back) non giochi i back to back.

Nell’aria permangono le voci su Walker che dovrebbe andare a giocare nel campionato CSI, scambiato per un cameraman senza Parkinson, tutte le puntate de “Tutti in campo con Lotti”, anime sul golf nel tentativo di arruffianarsi Jordan, una macchina per lo zucchero filato dentro la quale “Kup” si cotona i capelli e due esterni fortissimi da comprare da Enrico Preziosi che nel frattempo stava cercando di vendere il Genoa e comprare tutto il possibile, anche in campo cestistico, pur di far plusvalenza.

Anche quest’anno i ragazzi si preparano in palestra ma dopo aver visto Zeller ieri e oggi, a distanza di due anni, aver messo su un po’ di massa ma aver perso tutti i capelli ed essergli spuntato il mento/sedere in io me ed Irene, oltre che sembrare ormai il padre di sé stesso, gli appassionati fanno uno più uno e la parte che faceva uso di stupefacenti decide di smettere.

E’ un duro colpo perché cala il consumo di droghe prima considerate “fighe” e ora non più.

L’effetto Zeller push down the seller passa in secondo piano perché parte la preseason e Charlotte sembra stupire giocando bene e vincendo ma in una partita Monk dimentica la canotta negli spogliatoi, almeno così ci viene fatto credere…

In realtà la canotta, che già aveva capito tutto, si dissocia da tale giocatore e si rifiuta di scendere in campo.

Borrego, il quale nel frattempo aveva partecipato a una selezione per allenatori indetta da Kupchak nella quale oltre a Messina erano stati invitati anche il Gabibbo, Roberto Sedinho, il mio omonimo Igor Kokoskov, tutti “stranieri” purché MJ riesca a far un dispetto a Trump, spera di farcela.

Alla fine la spunta proprio il primo allenatore d’origine ispanica Borrego ma solo perché viene ingannato da Kup che, dopo aver incassato il no degli altri allenatori, gli dice di essere in grado di clonare altri 4 Walker.

James decide ovviamente di far giocare Walker come PG, d’inserire Lamb come SG e Batum (nel frattempo rientrato in patria di nascosto nottetempo con l’aiuto di Borrego stesso solamente sotto la promessa di pagamento del francese) come SF e schierare nuovamente come in passato Williams e Zeller come lunghi titolari tenendo accanto a se Parker, il quale durante una partita prestagionale armeggia con strani fogli.

Borrego avvicinatoglisi gli chiede di che si tratti e Parker, entusiasta del progetto di Kup, risponde che si tratta di moduli per andare in pensione anticipata grazie a quota 100.

Anche in Italia c’è fervore per la partenza della nuova stagione NBA, Mattarella invita al senso di responsabilità dell’Hornets nation, Salvini è fan Hornets per un giorno ma viene colpito dal fenomeno di bandwagonerismo e inizia a cambiare una canotta al giorno (a oggi sposa il verde bostoniano), Berlusconi compra un pacchetto solo per cercare di circuire qualche dance braket raccontandole qualche incomprensibile barzelletta tranciata a metà perché non se la ricorda, Renzi, ormai ridotto a decantare le bellezze delle città parte per Charlotte e fa uno speciale ma sulla Charlotte del Michigan, dimostrando ancora una volta di sbagliare essendo un abile stratega, Di Maio promette ai Lakers di mandargli Toninelli per costruire un ponte con dentro il circo se i Lakers si qualificheranno ai PO, a Casa Pound si picchiano per decidere chi sarà il fortunato vincitore dell’unico biglietto per assistere a Warriors-Hawks e così finisce per non partire nessuno così come in Rifondazione Comunista indignata per il contratto a Batum (come dargli torto) mentre Ignazio La Russa intercettato all’aeroporto con destinazione Washington rivela d’andare in America solo per comprare un parrucchino per cambiar look rimanendo indeciso se quello di Trump, Hulk Hogan o Kim Jong-un, il quale tra l’altro viene accusato di fare troppo bordello dai vicini ma tutto si risolve facilmente quando spunta Rodman autoaccusandosi d’aver movimentato un po’ troppo la festa nella quale si trovava a partecipare anche il senatore Antonio Razzi…


La stagione parte tra l’entusiasmo dei fan che nonostante tutte le delusioni precedenti sono programmati per ripartire…

“Quest’anno ce la facciamo” si pensa ma è subito sconfitta di misura (pur giocando bene) contro la squadra che si rivelerà essere la più forte a Est (Milwaukee) ma rimboccandosi le maniche la squadra salirà anche sopra quota .500 per poi stabilizzarsi circa a quella quota anche se spesso sotto di essa tra qualche vittoria inaspettata e sconfitte sul filo, ormai un classico.

I Playoffs sembrano essere a portata e si arriva all’All-Star Game di Charlotte nonostante tutto ancora tra “le magnifiche 8”.

Dalle stelle alle stalle in poco tempo…

La squadra barcolla e tracolla e il tifoso di Charlotte “Sta come d’autunno sugli alberi le foglie” (cit. Ungaretti) ma nel frattempo si “incazza anche un attimo”…

Tipico panorama e tipica espressione rivolta dal fan di Charlotte ai propri giocatori…

La partecipazione ai PO sembra ormai solo illusoria, la delusione c’è ma quel piccolo gruppo di tifosi Hornets è ancora qua, nonostante tutto il tradimento non è contemplato, fino alla fine…

Game 66: Charlotte Hornets @ Milwaukee Bucks 114-131

Intro

Quando Lucifero precipitò sulla Terra, lo fece nell’emisfero australe.

Tutte le terre emerse si ritirarono nell’emisfero boreale per timore di contatto con il Maligno, mentre in quello australe sui creò una montagna altissima attorniata dalle acque collegata da un cunicolo sotterraneo alla voragine infernale.

Siamo ne La Divina Commedia e la spiegazione di Virgilio.
Secondo Dante le anime destinate al purgatorio si raccolgono alla foce del Tevere in attesa d’esser trasportate da un angelo nocchiero nel Purgatorio attese da Catone l’Uticense.

Se avessimo una trasposizione nel basket, le anime dei fan degli Hornets dovrebbero accedere al paradiso avendo già scontato la pena di un limbo che pare esser eterno.

Anime salve che andranno in Paradiso prima o poi, al massimo nel Giorno del Giudizio, quello che si profila esser per Charlotte, cestisticamente scrivendo, la sfida a Milwaukee.

Prolungata l’agonia con la vittoria sui Wizards al cardiopalma, ecco arrivare quattro trasferte non semplici dove non ci si possono permettere passi falsi per approdare al Paradiso dei Playoffs.

Le sette “Cornici” corrispondono ad altrettanti gironi ma usciti dalle otto posizioni che contano, con lo stesso record attuale dei Lakers, come i giallo-viola di LeBron servirebbe un miracolo per arrivare ottavi laddove probabilmente la squadra di Borrego andrebbe a incrociare (Toronto permettendo) proprio i Bucks in testa alla Eastern Conference.

Nelle tre gare precedenti Charlotte aveva perso all’esordio casalingo solamente di un punto, poi aveva battuto i Bucks allo Spectrum Center e perso a Milwaukee dopo esser stata in vantaggio convincendo ma con il solito cedimento nell’ultimo quarto a decretare l’ennesima amarezza mitigata dalla forza dei Cervi attuale.

La partita in breve

Charlotte saliva a Milwaukee nel disperato tentativo di strappare una vittoria e l’inizio sembrava confermare che la voglia di provarci c’era ma nonostante tutto la gara sembrava già segnata.

Hornets bravi a reggere il passo dei Bucks inizialmente mostrando una buona difesa e propensione per il gioco di squadra.

Gli Hornets iniziavano a staccarsi nel primo quarto quando le triple di Batum e Walker cadevano nel cesto portandoci sul 24-16, un vantaggio di 8 punti che a fine quarto rimarrà invariato anche per merito di Bridges bravo a calare l’ultima tripla per il 32-24…

Nel secondo quarto, quando tutti si aspettavano il rientro dei Bucks, ecco arrivare l’insospettabile allungo dei Calabroni che era favorito da Frank a 11:06 a mezzo tripla (37-26) arrivando a toccare anche il +13 (42-29) grazie a una giocata di Graham two and one (l’aiuto d’Ilyasova in chiusura risultava falloso).

Di Vincenzo con una tripla e 4 liberi consecutivi dei Bucks riportavano a -10 la formazione di Budenholzer che tuttavia solo nel finale iniziava a rientrare seriamente, favorita da un paio di triple di Mirotic.

La seconda a 1:14 valeva il 57-33, 4 punti che dividevano le due squadre che resistevano sino all’intervallo segnato dal tabellone sul 59-55.

Il trend non era buono, anche perché, oltre alla forza dei Bucks, quasi tutte le decisioni dubbie e non (eccetto l’episodio nel quale Zeller sottraeva palla all’ingenuo Antetokounmpo dopo il secondo tiro libero nel primo tempo per segnar due punti e poco altro) andavano in direzione pro Bucks ormai prossimi al rientro.

Charlotte respingeva un paio d’assalti, l’ultimo ottenendo uno sfondamento su Kemba che provvedeva anche all’attacco segnando tre punti per il 73-68.

Un break di 5 punti iniziali Bucks valeva il pari (fallo su Kemba non fischiato in attacco e fallo di Walker su Lopez fischiato)…

La beffa arrivava per il 4° fallo del capitano che si sedeva in panca.

Dopo il pari Milwaukee guadagnava 4 FT ma lo 0/2 di Bledsoe e il primo errore di Mirotic, non solo rovinavano al perfezione della squadra locale sino a quel momento, ma lasciavano il sorpasso al secondo tiro di Mirotic che allungava il break a 6 punti, stoppato da Frank a 4:36 che finalmente guadagnava due FT per realizzarli e riportare sopra di uno i Calabroni.

Charlotte però, dopo aver ottenuto un sorpasso, faticava a difender sotto dove Lopez e Antetokounmpo spesso avevano la meglio e sotto di 3 (77-80) lavoro in post basso di Lopez su Frank a 3:00 dalla terza sirena, raggiungevano il pari per l’ultima volta a 2:43 con una bordata di Frank.

I Bucks iniziavano a staccarsi anche se Lamb con una two and one provvedeva a riportarci sull’83-85 ma un break di 0-6 Bucks portava Milwaukee sull’85-94.

A 8 secondi dalla luce rossa rientrava Kemba che mandando in corsa la palla a sbatter sul vetro portava a casa due punti per il -7.

Ultimo quarto che si apriva con due FT per il greco dei Bucks (24/27 Milwaukee e 10/11 Charlotte sino a quel momento dalla linea) poi Kemba e Antetokounmpo si davano battaglia con il nostro capitano a inventarsi prima un up & under e poi una finta con appoggio che faceva saltar via un paio di difensori ma nel mezzo e dopo il secondo canestro la stella greca piazzava due bombe in faccia a Marvin così il punteggio saliva sul 91-102…

A 9:31 Williams segnava i primi tre punti della sua gara quando il 94-104 era divario ormai incolmabile.

Hornets che si arrendevano quando Walker a 7:11 mancava due liberi e Di Vincenzo susseguentemente metteva dentro da tre dall’angolo destro con il quinto fallo del capitano in close-out.

Si dimostrava ancora una volta l’incapacità di Charlotte nel fermare gli attacchi avversari, specialmente quando in campo i cm dei lunghi non sono poi molti ma in generale anche i nostri centri mancano di peso o abilità nell’uno contro uno contro avversari di valore.

Williams passava corto e male a Zeller e dall’altro lato del campo ancora una second chance per Mirotic faceva volare i Cervi che pur già nei PO non facevano sconti.

114-131 era il punteggio finale con un evidente superiorità dei Bucks a rimbalzo (35-55) mentre negli assist gli Hornets limitavano i danni 25-27. 11/14 per Charlotte dalla lunetta contro il 26/30 avversario, frutto anche di qualche chiamata francamente ridicola o di mancate chiamate per Charlotte come quella su Walker spintonato lateralmente in area sul tiro in salto. Simili le percentuali nel tiro da fuori con il 38,5 per Charlotte contro il 38,6% per Milwaukee che ha chiuso con 26 pt. e 13 rimbalzi per Antetokounmpo, 25 pt. per Lopez (importante a rimbalzo e nei punti offensivi), 18 per Brogdon e Mirotic con citazione anche per la coppia DiVincenzo/Bledsoe a raggiunger la doppia cifra con 11 a testa .

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

Partiva bene Milwaukee con una tripla di Brogdon da second chance ma Charlotte rispondeva con un pullup dalla media sinistra di Batum a 11:06 e passava anche avanti con Zeller ad appoggiare di destro in corsa su assist laterale a media distanza dal canestro.

Bledsoe realizzava la seconda bomba per Milwaukee ma Walker rispondeva con lo stesso tipo di tiro per rimandare Charlotte avanti (7-6) quindi Antetokounmpo realizzava la duecentotrentaseiesima schiacciata stagionale prima che Kemba, velato da Williams, lesto a recuperare un rimbalzo lungo, partisse per la transizione e fosse fermato in goaltending, comunque ovviamente valido per il 9-8.

Lopez, servito sulla sinistra infilava da tre punti liberissimo con tiro immediato ma Kemba con un floater riusciva a pareggiare a 7:06.

Bledsoe da tre torturava Charlotte ancora da oltre la linea dei tre punti (4/8 Milwaukee) ma l’entrata in campo di Frank serviva a Charlotte per pareggiare: assist di Batum indietro ravvicinato per la cannonata del 14 pari del Tank e a 4:36 Charlotte ripassava avanti con un jumper di Walker da mezza distanza più rapido dei due difensori intorno.

In taglio alla linea di fondo destra si piazzava Bridge, il quale, servito dal Tank, andava a metter dentro la potente jam indisturbato.

Un tap-i di Connaughton riduceva lo scarto ma Batum ricevendo sulla top of the key scagliava una tripla in ritmo per il 21-16 e dopo un buon rimbalzo difensivo di Bridges anche Kemba si divertiva a segnare una bomba per il +8 (24-16).

Un taglio di Brogdon non seguito ci costava due punti e Kemba vistosi chiuso si faceva intercettare un passaggio che conduceva ancora la guardia avversaria a segnar due punti in transizione.

A 2:22 Bridges in area infilava il tiro del 26-20 e Frank si cimentava in un altra tripla dal buon esito per il +9…

Graham era abbattuto ma nessun fallo era assegnato, Bucks comunque a vuoto così come Lamb dall’altra parte, toccava quindi a Snell con l’appoggio di destro ridurre lo scarto prima che Lamb mancasse un altro tiro e Brogdon venisse fermato da Bridges ma per gli arbitri si trattava di un intervento irregolare e Borrego dalla panchina iniziava a scuoter la testa, in disaccordo con la terna un po’ troppo a senso unico…

Bridges comunque dall’angolo destro trovando spazio usava il bazooka per mandar dentro il tracciante del 32-24 che chiudeva il quarto.

I giovani Hornets tentano di fermare la stella de Cervi. Foto: Kamil Krzaczynsky, USA TODAY Sports

2° quarto:

Lamb apriva con il terzo errore personale ma Antetokounmpo era sovrastato all’improvviso dall’atletico Bridges che sparava una schiacciata volante con le molle sotto ai piedi.

A 11:22 il greco dei Bucks in mischia metteva dentro con rimbalzi amici del ferro poi Frank a 11:03 segnava ancora tre punti mentre Snell andava a vuoto attaccando ferro e Bridges che ne influenzava il tiro mentre sull’altro fronte Lamb faceva centro al quarto tentativo mandando Charlotte al 57% dal campo contro il 37% avversario e la partita sul 39-26…

Milwaukee, in un pessimo momento, non trovava spazi e Williams deviando palla due volte, favoriva lo scadere dei 24 della squadra dell’ex coach degli Hawks.

Altro muro difensivo di Charlotte e passi in corsa del greco così a 9:11 a tutta velocità Graham individuava un corridoio nel quale fiondarsi, aiuto di Ilyasova, contatto, fallo, two and one tutto a segno per il sorprendente 42-29.

Antetokounmpo schiacciava ancora ma l’azione era viziata da un interferenza sopra il ferro nel recupero della sfera…

Zeller in post up lavorava attaccando Antetokounmpo e guadagnava due FT.

Canestro sul primo, interruzione di Budenholzer con il time-out e sul secondo l’errore di Zeller lasciava spazio a una cosa mai vista: Antetokounmpo reggeva da fermo il pallone con la destra ancora piazzato nella sua posizione, Zeller dopo un esitazione si prendeva la palla e metteva dentro.

Discussioni tra giocatori, allenatori e arbitri fino all’assegnazione del canestro del 45-31…

Di Vincenzo mandava a segno la tripla ma D. Graham dall’altra parte rispondeva per il 48-34 a 7:04.

Milwaukee cominciava a recuperare sfruttando 4 tiri liberi tutti a segno (Lopez/Bledsoe), Charlotte evidenziava problemi a rimbalzo concedendo tre rimbalzi offensivi sulla stessa azione alla squadra del Wisconsin ma arrivava alla palla a due vinta da Bacon su DiVincenzo, tuttavia lo stesso numero 7 in maglia viola finiva per perderla da solo in palleggio in attacco…

Lopez firmava il 50-40 e Middleton da tripla faceva ritornare a soli 7 punti la squadra locale a 4:35 quando Borrego chiamava l’interruzione.
Lamb metteva una pezza con un FT jumper ma Mirotic su uno scarico mostrava la specialità di casa a 2:59.

Tre punti recuperati a 2:11 da Lamb che in entrata alzava la sbarra dello slavo nel mezzo forzando un tiro che diventava un circus con and one a segno per il 55-46.

Antetokounmpo con due FT, Brogdon da sotto a destra con appoggio su lancio di Mirotic per il 55-50 mandavano in affanno Charlotte che rispondeva con Lamb ancora una volta: crossover su Mirotic e teardrop su altri due uomini sotto canestro per il 57-50.

Mirotic di nuovo da tre punti a 1:14, Batum con la decisa drive e appoggio a destra più due punti di Brogdon mandavano in archivio il primo tempo sul 59-55.

Charlotte Hornets center and former Wisconsin star Frank Kaminsky faces the Bucks twice this weekend. Darren Hauck, Associated Press

3° quarto:

Dopo qualche errore per parte Miles apriva le marcature con un soft touch al vetro, Milwaukee apriva invece le proprie con due FT di Lopez a 10:32 per un 10/10 complessivo e con due punti del greco in corsa per il 61-59.

Sembrava approssimarsi il sorpasso ma Kemba con una ritmata alzata al vetro a una mano, Zeller con due FT a 9:24 e Batum con finta in corsa e appoggio appena sufficiente di destro portavano a casa 6 punti per respinger l’assalto (67-59) prima che Antetokounmpo andasse in fing and roll allungandosi oltre un Bridges attento a non commettere fallo e Lopez (8:44) segnasse un gioco da tre punti per terzo fallo di Zeller.

67-64 prima che Zeller, abbandonato sulla linea da tre punti della diagonale destra ricevesse e sparasse da te per il 70-64…

Lopez rispondeva con una violenta schiacciata a una mano e Middleton sulla transizione a rimorchio aveva la meglio sulla difesa di Charlotte.

Sul -2 Antetokounmpo mancava il pari andando a sbattere su Kemba lesto sullo scivolamento ed era sempre il capitano a provvedere con tre punti al rallentamento del rientro Bucks (73-68).

I Bucks però pescavano tre punti da Mirotic (appena rientrato) a 7:01 e due FT di Lopez a 6:32 per un tocco di Kemba sul corpo del centro, leggero…

Sul 73 pari, Lamb non riusciva a esser utile ma Bledsoe in attacco perdeva palla mandando il collera Budenholzer, tutto rosso in volto, lamb da tre mancava il tiro e Antetokounmpo mancava il sorpasso tentando di posterizzare Frank ma la sua violenta schiacciata schizzava via per eccesso di foga, Kemba in entrata subiva il netto body bump di Antetokounmpo ma glia rbitri non ci vedevano da una parte mnentre dall’altra il fallo su Bledsoe era sanzionato ccon due FT ma lo 0/2 riaccendeva l’ira dell’allenatore di Milwaukee.

Il tank mancava un appoggio semplice poi un fallo di marvin su Lopez in area anticipava il fallo su Mirotic che in bonus a 4:49 estendeva a tre gli errori consecutivi dalla linea i Bucks che tuttavia finivano per passare avanti con il secondo libero.

A 4:36 anche per Charlotte arrivavano finalmente due FT e il nuovo vantaggio ma Lopez era bravo a giocare in post per spostarsi in area e superare con un tirello i nostrio lunghi non aggressivi, anche per paura dei liberi contro.

A 3:46 un running layup di Lamb valeva l’ultimo sorpassHornets e Milwaukee tra due FT e due punti di Lopez realizzava il +3 (77-80) ma c’era ancora spazio per l’ultimo pari agguantato dal Tank con una tripla che a 2:43 dalla terza sirena sembrava poter far arrivare alal fine del quarto la partita tranquillamente in discussione invece Milwaukee accelerava trovando due punti di Brogdon e tre di Lopez (un FT per contatto con bacon) così ci doveva pensar Lamb a provvedere a una giocata simile a quella del centro avversario per tornare a -2: l’attacco a canestro e il floater erano buoni, in più Snell entrando di lato lo spostava senza riuscire a farlo sbagliare ma incredibilmente sull’altro lato Ilyasova nel pitturato guadagnava la terza giocata da tre punti nel finale per fallo di Frank a 1:26.

Libero a segno e 83-88 prima di due liberi del Tank a segno ma Snella rrivando da destra metteva dentro la dunk dell’85-90.

Graham commetteva passi e si faceva stopapre da Ilyasova mentre il 2-4 di parziale nel finale dava l’87-94 solamente grazie ai due punti finali di Kemba (rientrato a 8 secondi dalla sirena) che con il runner faceva batter la palla al vetro prima della luce rossa.

Brook Lopez gave the Bucks a charge with 18 points in the third quarter, with most coming from shots inside the paint and free throws, against the Hornets on Saturday night. TANNEN MAURY, European Press Agency

4° quarto:

Dopo 30 secondi Charlotte andava sul -9 subendo due liberi del greco (10/11 FT per Charlotte contro il 24/27 dei locali), Williams mancava un floater poi però Kemba con un up & under sul lungo segnava un ottimo canestro.

Il problema era che Antetokounmpo segnando da tre su Williams costringeva acora Kemba a metter dentro due punti un po’ forzati ma di bravura: finta sotto canestro sull’entrata, due difensori andavano fuori causa e appoggio buonissimo ma un altro tiro da tre del greco che battezzava nuovamente Marvin poneva il distacco tra i due team ormai a 11 pt. (91-102).

Scesi a -13 gli Hornets vedevano Marvin metter dentro i suoi primi tre punti a 9:31 per il 94-1004 poi c’erano i canestri dello stesso Williams usando il vetro e le triple di Brogdon (8:18) e Bacon (7:57) per il 99-107 ma DiVincenzo in transizione metteva dentro due punti su persa di Walker il quale sbagliava due FT a 7:11 e sull’azione seguente commettendo fallo in close-out nell’angolo destro vedeva il giocatore dal cognome italiano metter dentro la tripla per poi sbagliare il libero della possibile azione da 4 punti.

A 6:55 comunque era ormai 99-112 e quando Marvin, tentando uno stretto e improbabile passaggio in corsa per Zeller si vedeva portar via palla sul mezzo lob, ecco arrivare la transizione con tripla da second chance di mirotic a sigillare la gara (99-115).

16 pt. di vantaggio che finivano per esser 17 alla fine con l’ingresso in campo nelle fila degli Hornets di Willy e Malik.

Una sconfitta destinata a pesare sulle velleità di playoffs degli Hornets che saranno a Houston nella prossima sfida, una trasferta che non si preannuncia certamente morbida.

Pagelle

Kemba Walker: 6,5

25 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. 11/22 dal campo. La mano da fuori è migliore e non esagera se non nel finale nel tentativo di recuperare. Seleziona meglio i tiri tra rapide entrate e azioni intelligenti come l’up & under sul lungo nell’ultimo quarto con allungo perfetto. Sbaglia due liberi e commette il quinto fallo su DiVincenzo nel finale. Charlotte salta lì ma lui è uno di quelli che tiene a galla Charlotte e lo aveva fatto anche in precedenza subendo uno sfondamento e segnando la bomba del 73-68 subito dopo.

Nicolas Batum: 6

14 pt., 8 rimbalzi, 4 assist. 6/11 al tiro ma solo 2/7 da fuori. Mi piace una sua entrata decisa quando serbrve per cercare di bloccare un parziale dei locali. Purtroppo pesca un -18 nel plus/minus, figlio del rientro dei Bucks al quale non può opporsi certamente da solo.

Miles Bridges: 7

15 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. Molto bene nel primo tempo, specialmente in doifesa dove influenza tiri e da fastidio. la novità è in attacco dove sino a oggi aveva mostrato di non aver molto tiro se non per qualche piazzato da fuori.Anche in serata ne mette uno e sfrutta il suo lavoro sulla linea di fondo facendosi trovar pronto all’occasione, poi dimostra l’altra sua caratteristica: l’esplosività, quando anticipa il tagliafuori di Antetokounmpo e gli schiaccia in testa girandosi in volo di scatto dopo essersi appeso. 7/9 dal campo, nessun TO e 5 falli.

Marvin Williams: 4,5

5 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Sbaglia tutto fino a quando non serve, poi mette dentro i suoi 5 pt.. Come ala grande titolare va bene se non ha davanti mostri. Prende due triple in faccia da Antetokounmpo e cerca un passaggio volante nello stretto assurdo per Zeller così arriva una second chance di Mirotic da te punti sull’altro fronte. Qualche rimbalzo non compensa un’altra giornata di Marvin negativa che più che voti collezziona montagne russe. Troppo discontinuo nelle prestazioni e questo influisce sulla squadra che se non ha i suoi punti di rottura e un approcio difensivo diverso (i rimbalzi non colmano tali lacune) finisce per soffrire.

Cody Zeller: 5

10 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Quasi idem con patate con Williams a differenza che lui mette una triola e qualche punto quando serve tra un 3/8 dal campo e un 3/4 ai liberi con l’ilare episodio del canestro mancato dalla lunetta e la palla soffita ad Antetokounmpo che forse aspettava l’ascensione con la palla in mano. Tuttti fermi, lui non ci crede ma poi la recupera e la mette dentro per un 3 point play. In difesa però nemmeno lui sembra avere i kg per fermare gli avversari quando serve. Se con gli altri centri Lopez spoadroneggia, con lui non scherza. Poca reattività quando sembra finir la benzina perché nel primo tempo aveva fatto meglio. Rimbalzi nulli e questo è un problema…

Jeremy Lamb: 6,5

14 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. 6/12 al tiro. 2/2 dalla lunetta ma un pessimo 0/4 da fuori. Una di quelle serate che sai che tirerà sul ferro quando ci prova da fuori ma per il resto rimane attivo e attacca il ferro. Bello il canestro realizzato alzando le braccia e lanciando la palla verso il canestro dopo la mannaiata di Mirotic. Mette un paio di two and one ma anche essendo uno degli ultimi ad essere realmente utile in attacco, miracoi non ne può fare.

Devonte’ Graham: 5,5

6 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, stoppata. Un TO e -5 di +/-. Inizia benissimo tanto che prospetto di dargli già un voto positivo. Sostituisce Parker e sembra non farlo rimpiangere, anzi, a tratti sembra il buon Devonte’ di preseason, poi tra tiri sbagliati (anche un open 3 da destra aggiustandosi i piedi) e scelte di giocate sbagliate (passi e stoppata presa da Ilyasova sul finire del terzo quarto) cala tanto e in quel frangente i Bucks piazzano un discreto break.

Dwayne Bacon: 5

3 pt., 1 rubata. A parte questi numeri (i punti arrivano da tripla ma ormai a gara direi terminata) non è il Dwayne visto contro i Wizards e il -12 di +/ lo testimonia.Meno brillante in difesa della gara precedente e anche in attacco non ha ritmo (1/5 dal campo).

Willy Hernangomez: s.v.

3 pt.. 1/1 dal campo con un 1/1 ai liberi sfruttando un fallo subito nel finale per il two and one. 3:52 in campo. Troppo poco per dargli un giudizio ma El Toro non mi era piaciuto molto in difesa contro i Wizards.

Frank Kaminsky: 6,5

16 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. Un -2 di plus/minus pur con un 4/4 dalla lunetta e un 4/5 da tre. Ha ritrovato la mano da fuori ma quel -2 si accompagna all’unico rimbalzo difensivo e a una difesa fragile contro gli avanti dei Bucks. Lui segna e aiuta in avanti ma poi dietro si dimostra troppo friabile e in 21:02 prender solamente un rimbalzo lo dimostra anche se spesso lo battono direttamente sull’azione. Sarebbe interessante vederlo con Biyombo più che altro o con Zeller, lui come stretch four. Serve che qualcuno equilibri il suo scompenso difensivo e che si dia un minimo da fare su quel fronte perché in attacco è uno dei pochi che ultimamente fornnisce benzina nelle soluzioni da fuori e non solo.

Malik Monk: s.v.

3 pt., 2 assist, rubata. 1/2 dal campo in tre minuti e qualche secondo. Gioca con un headband colorata gli ultimi scampoli di partita quando il risultato è nero e fa meglio del solito non essendo sotto pressione ma il tempo è poco sul parquet e il contesto per assegnare un voto reale non è adeguato.

Coach James Borrego: 6,5

La squadra parte alla grande, poi qualche decisione arbitrale come tiri liberi contro, interferenza spra canestro di Antetokounmpo, falli su Lamb e Walker non chiamati in penetrazione con il 4° fallo del capitano a uscire per precauzione oltre a un tocco di piede di Antetokounmpo che involontariamente favorisce una transizione fanno una serie di episodi a favore dei Bucks che già sono un passo e mezzo avanti a noi. Il buon dicario in doppia cifra scende, la squadra resiste finché può ma la panchina fatta di giovani fa quel che può e dalle parti dei lunghi non ha granché, ecco perché non lo condanno per quei quintetti orientati verso il basso ma deve trovare una dimensione nella quale i cm stiano sul parquet perché la differenza a rimbalzo nella notte è stata troppa e Lopez, discreto giocatore, ha esagerato…

Game 65: Charlotte Hornets Vs Washington Wizards 112-111

Intro

C’è chi decide di legarsi a una persona e condividere la stessa strada nel viaggio chiamato vita, c’è chi ha intrapreso strade differenti magari dedicandosi quasi esclusivamente al lavoro, c’è chi ha molte, “troppe” amicizie che magari, non avendo letto nulla di Erich Fromm, si sono decimate o allontanate negli anni, c’è chi ha degli hobby per compagno di viaggio.

Sulla mia autostrada, sulla corsia accanto alla mia, parallelamente e alla stessa velocità ecco viaggiare gli Hornets che per almeno 25 anni mi hanno fatto compagnia.

Ogni relazione però si caratterizza, si lega a delle aspettative, seppur minime.

Nel mezzo sella corsia di Charlotte è come se si fosse aperta una crepa ai bordi della quale una lampo (zip/cerniera) che la teneva chiusa si è aperta e viaggia più velocemente della macchina di MJ e soci.

Quella crepa ora rischia di raggiungere la Hornets-car e d’inghiottirla.

Mi è capitato di leggere la delusione su un paio di post di fan d’oltreoceano.

Da qui alla fine della stagione regolare non mi aspetto più nulla, probabilmente sono figlie dei nostri tempi le delusioni, si vive alla giornata come spesso questa società ha indotto le persone a vivere.

Bloccare la striscia di 5 sconfitte casalinghe tornando a battere i Wizards (ultimo team battuto allo Spectrum Center) e raggiungere la trentesima vittoria di stagione sono gli obiettivi di serata.

Di Playoffs non ne parlo più nemmeno per errore.

Quando le cose si ripetono così a lungo non si può pensare più al caso e se in un mio pezzo riassuntivo scrivevo di non chiedere a me come mai andassero male gli Hornets, spulciando tra statistiche, elementi singoli per poi concatenarli con il gioco di difesa/attacco, oggi la visione è molto più limpida, ma non si tratta solo di questione tecnica.
Sicuramente non abbiamo gran qualità, manca un protector rim, dei tiratori affidabili da tre (si nota bene quando dobbiamo attaccare la zona) ma il peggio è l’irreversibilità di un inconscio approccio mentale perdente.
I parziali subiti e le lunghe rincorse quando ormai è troppo tardi, oppure partite con vantaggio o sul filo rovinate quasi sistematicamente nei finali sono segnali di una squadra che molla troppo facilmente la presa.

La partita in breve

Erano stati tra i peggiori contro Miami ma oggi risorgono e danno una spinta decisiva alla vittoria di Charlotte su Washington.

Si tratta di Lamb e Williams, decisivi tra canestri e azioni difensive.

Si rivedono anche Bacon, Hernangomez e MKG in campo visto che nelle ultime due partite le cose non erano andate bene, l’inserimento di uomini più freschi e mentalmente meno provati sembrava essere una buona idea del coach.

Il primo quarto sembrava scorrer via equilibrato sino a quando a 2:42 Batum con una giocata two and one portava a casa tre punti e il 26-20.

Gli Hornets giungevano sul 32-22 con l’appoggio di Walker al vetro sul finire del periodo.

Un +10 recuperato integralmente dai Maghi a metà quarto: a 6:01, complice una panchina che aveva in Parker (0/2 dal campo e due palle perse) un simbolo negativo, ecco arrivare l’aggancio a quota 40 con due FT di Bryant.

Charlotte dopo un air-ball da tre di Lamb si trovava sul 17% nella statistica e anche sul -5 un paio di volte prima di rientrare a fine quarto con una transizione, spin e circus shot di Bacon che andando oltre Green firmava il 51-52.

Nel terzo quarto Charlotte andava sotto ancora di 5 (56-61) ma due bombe si Williams consecutive ci portavano sul 65-61e una incendiaria di Lamb a 6:09 valeva il 72-65.

Hornets che mantenevano i 7 di vantaggio sino al 77-70 ma con il rientro della panchina chiudevano sotto di uno (82-83) quando a tre decimi dalla fine Bryant da sotto scavalcava…

Anche nell’ultimo quarto la squadra di Brooks accumulava inizialmente 5 pt. di vantaggio ma con un parziale di 7-0 Lamb dalla linea firmava il sorpasso a 9:09 (91-89).

La gara rimaneva lì, punto a punto, Beal e Walker sganciavano le loro prime triple di serata ma era Williams a 4:45 a creare il divario proprio con un altro razzo da fuori.

106-100, poi 108-102…

Sembrava ormai essere finita la gara ma nelle praterie della difesa di Charlotte (Zeller, Frank o Willy faceva poca differenza) consentivano agli ospiti di agguantare il pari a quota 108.

Quando Portis a 2:18 (quando ci vede si esalta) infilava la tripla dello 0-9 run WAS Charlotte sembrava andare K.O. Ancora una volta.

La linguaccia beffarda del n°5 ospite e la faccia di Kemba dopo aver splittato in lunetta per il 109-111 non promettevano nulla di buono ma a :50.9 dalla fine Lamb con la tripla riusciva a sorpassare ed era ancora lui a piazzare la zampata/stoppata su Portis, ormai cero di segnare.

Kemba provava da tre mal consigliato dando agli avversari un ultima possibilità con Bela che ben tenuto da Bacon e infastidito forse da un raddoppio di Batum dietro Dwayne, mancava da pochi passi il tiro, poi la palla tra Williams, Portis e Batum era preda di quest’ultimo che veniva toccato a sei decimi dalla fine.

Troppo pochi per Washington per provar a far qualcosa.

Beal l’ultima volta ne aveva piazzati 46, oggi si ferma a 15 così come J. Parker, battuti da Portis con 23 pt. e 9 rimbalzi.12 pt. per Bryant e 11 per Satoransky.

Charlotte scende nei TO rispetto alla gara precedente con 12 contro i 14 dei Wizards.

Hornets che tirano peggio dal campo con il 41,7% contro il 46,5% avversario ma meglio da tre con il 34,1% contro il 33,3% ospite così come tirano meno liberi 18/20 contro il 22/26 della squadra capitolina ma hanno una miglior percentuale (90% contro l’84,6%).

52-45 nei rimbalzi, 24-28 gli assist e un 8-6 nelle stoppate grazie a tre di Lamb…

Purtroppo Orlando, Miami e Detroit vincono tutte nella notte…

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

11:47, Cody attaccava il ferro e appoggiava di destro il 2-0 ma l’inizio di Williams e Bridges non era eccelso tra tiri sbagliati e palle perse quindi a 10:37 Satoransky segnava da tre per il sorpasso e toccava a Batum in correzione e con un lungo step-back jumper portare sul 6-3 la squadra di Borrego che tuttavia incassava una tripla aperta da Green, due tiri di Portis e un tap-in di Satoransky per il 6-12…

CHARLOTTE, NC – MARCH 8: Nicolas Batum #5 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Washington Wizards on March 8, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Williams a 7:25 finalmente segnava da tre punti, poi, dopo due FT splittati da Ariza per un fallo dello stesso Marvin, era sempre la nostra PF a segnar tre punti dopo essersi allungato nell’angolo sinistro.

Una stoppata di Cody apriva al vantaggio Hornets a 6:26 a mezzo lunetta targato Walker prima del contro-sorpasso Ariza sempre a gioco fermo.

Portis in area metteva dentro il +3 Wizards ma Lamb, servito comodamente sulla diagonale destra, libero, segnava i tre del pari a quota 17.

La zona di Washington era ben attaccata da Charlotte con passaggio diagonale di Kemba per Zeller che dalla media prolungava con un bound pass diagonale per Williams sotto liberatosi da ogni marcatura per marcare facilmente il 19-17.

Una steal di Kemba con transizione e passaggio no look favoriva la runner hammer jam di Zeller e anche se a 4:01 Portis indovinava la bomba del 21-20, Charlotte saliva ancora con un piazzato di Kemba dopo il palleggio tambureggiante in crossover di Walker per un pull-up dalla diagonale media sinistra e con una giocata di Batum (rimbalzo conquistato dopo l’errore di Frank) a 2:42 two and one (fallo di Portis) per il 26-20.

Kaminsky e MKG facevano gran pressione sul proprio lato sinistro del campo facendo scadere a Washington i 24 per l’attacco inoltre Walker subiva il secondo sfondamento in poco tempo (Dekker questa volta), così Lamb con gran primo passo superava il difensore per andar a metter dentro due punti.

Passi di Beal e piazzato di MKG dalla baseline destra con gli Hornets a salire sul +10 in controllo della partita.

Dekker in reverse layup e Kemba, superando con il crossover J. Parker per andar a depositare al vetro in allungo con la destra chiudevano il primo quarto.

Nella giornata dedicata alle Donne un po’ di bellezza femminile male non fa anche se fermarsi lì sarebbe piuttosto limitante come punto di vista…

2° quarto:

Come ogni tanto accade la panchina si dimostrava inadeguata e i Wizards iniziavano subito a recuperare due punti a 11:33 con due punti di Dekker che graziava dalla lunetta gli Hornets (fallo di Frank) con l’addizionale.

J. Parker da fuori realizzava il -5 (32-27) e anche se Frank inventava l’entrata per muover il punteggio, dall’altro lato una flash dunk di Dekker portava la gara sul 34-30 prima che Satoransky cadesse di peso nell’area dei Wizards su MKG impegnato in palleggio nel tentativo di trovar la via del canestro.

Problemi al ginocchio sinistro per Kidd-Gilchrist e Hornets costretti al time-out.

Il Tank inventava un’altra entrata, ancora più complessa, andando a batter cassa con la palla sul vetro per il 36-30 ma nonostante arrivassero a 7:50 due FT (realizzati) per Lamb e due punti di Zeller sul pick and roll con Lamb, Washington teneva botta e pareggiava a metà tempo (6:01) anche con la complicità del nostro Parker che con uno 0/2 l tiro e due palle perse dava modo agli avversari di rientrare e coglier il pari con Bryant dalla lunetta con un 2/2 per fallo di Zeller.

Bacon, altro redivivo dopo MKG, appoggiava di sinistro resistendo a Bryant e andando a metter dentro un gioco da tre punti prima di vedere il sorpasso dei Wizards con l’avvicinamento di Beal in dunk e il canestro ravvicinato dalla baseline destra di J. Parker per il 43-44…

Beal andava per l’appoggio del +3 oltre Zeller ma sull’altro fronte, nonostante Kemba continuasse testardamente a mancar tre punti, dal lato debole spuntava Marvin che anticipando Satoransky radeva al suolo tutta l’area avversaria sganciando una insospettabile jam potentissima in correzione.

Batum mancava il fing and roll del sorpasso in transizione e sulla veloce contro-transizione Cody era costretto al fallo su J. Parker che riportava a gioco fermo gli ospiti sul +3.

Un tiro da tre di Lamb fendendo solamente l’aria mandava gli impietosi sottotitoli grafici a ricordare il 17% da fuori Hornets sino a quel momento…

Marvin, croce e delizia, stoppava Beal in entrata ma lo stesso Beal subendo un fallo realizzava dalla linea il 45-50.

Kemba dal mid-range, Portis in area, Lamb con un 2/2 dalla lunetta a :36.1 e Bacon con una transizione sulla quale mostrava uno spin fluido e un appoggio in uno contro uno che diventava un circus shot, chiudevano il primo tempo con Washington sopra di un punto 51-52.

Curry e Collins osservano la versione di NBA Jam stampata sulla maglietta, prossimo regalo ai fan con le figure di Mourning e lo stesso Dell Curry.

3° quarto:

Apriva male il quarto Charlotte che dopo 14 secondi vedeva Ariza segnare un 2+1 (fallo Zeller) e anche se sull’altro versante Zeller, dopo una finta, mandava dentro due punti al vetro subendo fallo da Portis in aiuto, l’errore dalla linea costava agli Hornets il -2 (53-55).

Dopo il-4 incassato da Portis a 10:52 Williams iniziava a infiammarsi segnando da tre punti a 10:58 e nonostante i Wizards portassero un parziale di 0-4, gli Hornets rispondevano con quello da 11-0 iniziato da Batum con un altro colpo da tre (9:39), proseguito da Williams, prima in transizione dalla diagonale sinistra staccato dalla linea (9:14) e poi con bomba frontale e chiuso da Walker a 8:12 con lungo pullup per il 67-61.

Beal con due FT a 7:14 metteva fine all’allungo di Charlotte che andava comunque a segno con una second chance grazie a un rimbalzo offensivo di Williams e assist sul taglio di Bacon a depositar da sotto e tripla di Lamb per il 72-65 a 6:09.

Lamb anticipava anche sul post basso portando una steal a Charlotte ma Walker da tre non segnava ancora e Marvin colpendo il ferro sulla seconda occasione vedeva la palla impennarsi e incastrarsi dietro la tabella.

A 4:56 era Portis a indovinare la tripla e mentre sul fronte offensivo un close-out un po’ d’anca di Green era fiscalmente chiamato dagli arbitri per il 3/3 di Williams, su quello difensivo la squadra iniziava ad aver qualche mancanza con l’avvento della panchina.

MKG non rientrava per un problema al ginocchio sinistro e dal 77-70 si passava rapidamente al 77-74 dopo i canestri di Beal e Portis in entrata sul Tank.

Il bobblehead distribuito in serata allo Spectrum Center, chissà che Marvin non si sia esaltato ricevendone uno essendo “l’erede” attuale nello stesso ruolo.

Se poi Brown segnava da second chance a Charlotte rimaneva solo un punto di vantaggio.

Fortuna a 2:22 Lamb procurandosi due FT aggiungeva altrettanti punti ma Parker per questioni di cm non teneva sulla sinistra a Brown che da tre scaricava il pari a quota 79.

Con un area congestionata Lamb e Willy, altro giocatore rilanciato da Borrego, non trovavano spazio ma l’allungo del centro nell’angolo destro per Bridges valeva tre punti.

Un fing and roll di Brown era seguito da due punti a tre decimi dalla fine per Bryant e l’82-83.

CHARLOTTE, NC – MARCH 8: Dwayne Bacon #7 of the Charlotte Hornets handles the ball against the Washington Wizards on March 8, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

4° quarto:

Bacon aggiungeva un air-ball a quel paio scagliati da Lamb e J. Parker con la bimane appesa muoveva i suoi sul +3., un pullup del nostro Parker a 11:10 valeva per il nuovo -1 ma a 10:52 Bryant era completamente ignorato sulla linea dei tre punti nonostante il possesso palla così il centro ci provava realizzando da tre e dopo un errore al tiro di Tony Parker arrivavano due FT per un altro fiscale fischio arbitrale (questa volta Willy appena appoggiato con un avambraccio su Bryant) e quindi l’84-89.

Bacon sbagliava un tiro ma lo spagnolo tapinava quindi il nostro numero 7 si faceva perdonare aggiustando la mira con la tripla del pari a quota 89.

Lamb recuperava la sfera in difesa e saltando il primo difensore nella nostra metà campo che arrischiava sul palleggio di Jeremy un abbozzo di steal, trovava incustodita la fascia destra da percorrere sino in fondo se a 9:09 non fosse arrivato un fallo per spedirlo in lunetta a segnar due punti per il 7-0 di parziale.

Satoransky con passaggio ravvicinato mandava Bryant alla dunk del pari ma un two hands di Willy a 7:39 costringeva Brooks alla pausa.

Sul fronte occidentale (quello difensivo Hornets, almeno secondo l’inquadratura) le cose non andavano bene.

Green con due FT pareggiava ma dall’altra parte Willy faceva tutto da solo andando ad appoggiare sul post basso destro sfruttando il mismatch in cm.

Beal dalla diagonale sinistra si elevava sopra Williams per trovare la prima tripla di serata e il sorpasso sul 95-96 ma a 6:36 la mano di Marvin Williams era benedetta.

Altra tripla (6/9 per lui) e nuovo vantaggio, subito recuperato da un terzo tempo lento e arzigogolato di Green.

Walker a 6:00 dalla fine finalmente mandava a bersaglio la sua prima tripla di serata per il 101-98 quindi seguivano una dunk di J. Parker su scarico ravvicinato e uno step-back da due punti di Walker per il 103-100 a 5:13 dall’ultima sirena.

A 4:45 la tripla di Williams su assist di Batum dava molto respiro a Charlotte anche se una doppia correzione di J. Parker trovava il fondo della retina.

Era sempre Marvin a portar punti al mulino dei Calabroni forzando a sinistra in uno contro uno con l’alzata sul difensore prima che arrivasse l’aiuto di Ariza in salto, anch’esso scavalcato dalla perfetta parabola del nostro numero 2.

108-102.

Sembrerebbe finita ma l’area degli Hornets tra Hernangomez e Zeller sembra una prateria e Green in entrata lo dimostrava con due punti.

Hornets ancora colpiti da due e su una palla persa da Walker a 2:52 la transizione con schiacciata di Portis costava l’aggancio e il solito finale drammatico.

L’errore di Zeller sull’alzata in area non era perdonato da Portis che colpendo da tre mostrava la linguaccia a 2:18mentre Kemba a 2:04 con la finta in area ricavava due FT ma un solo punto per il 109-111.

Beal mancava un tiro ravvicinato contro Zeller e a :50.9 tutti con il fiato sospeso quando Lamb decideva di alzarsi per tentare la tripla: la parabola era velocemente seguita con lo sguardo da tutto il pubblico che non credeva ai propri occhi vedendo la sfera arancio passare la retina per il 1112-111.

Lamb salvava la gara quando da sotto Portis sul tentativo di gancetto si vedeva spostare la palla dal nostro difensore che piazzava un’altra zampata decisiva.

Time-out a 12 dalla fine: schema disegnato un autentica follia se realmente era quello voluto da Borrego.

Rimessa, palla a Kemba, velo/blocco di Zeller sull’avanzamento e tiro da tre rapido di Walker che non facendo centro concedeva un’altra possibilità ai ragazzi di Brooks.

Ultimo time-out, palla a Beal che andava in area controllato da bacon che non cedendo lasciava il tentativo in alzata all’asso avversario che forse vedendo arrivare Batum (in salto verticale) alle spalle di Dwayne, modificava leggermente il tiro di quel tanto che bastava per non vederlo entrare, sul rimbalzo lotta rude Williams/Portis, palla strappata da Batum che a :0.06 aspettava le decisioni degli arbitri che non avevano fretta come nel caso della sconfitta contro Brooklyn e i tiri non assegnati a Kemba.

Si giocava ancora ma non c’era più tempo sulla rimessa.

Gli Hornets vincevano la trentesima gara stagionale sul filo.

Pagelle

Kemba Walker: 6

18 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 6/19 dal campo, 1/9 da fuori, 3 TO. 5/6 ai liberi con un errore nel finale. Qualche buon step-back da due punti ma la metà dei tiri che prende è da tre e li sbaglia quasi tutti come ormai spesso gli accade. Ha abbassato le percentuali da fuori. Spesso non si trova in armonia con il tutto quando prende il tiro. Sembra un ostinato automobilista che in autostrada viaggia a ottanta all’ora sulla corsia più a sinistra quando prende quei tiri. Riavvicinare il range per il target è l’obiettivo per poi ritrovarsi. Spreca troppo ma è indubbio che qualche colpo lo abbia però nel finale esagera con l’ultima tripla e da modo ai Wizards di passarci. Per fortuna va bene. Prende due sfondamenti consecutivi. Maestro nel piazzarsi davanti l semicerchio antisfondamento.

Nicolas Batum: 6

10 pt., 8 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. 4/11 dal campo con 1/5 da fuori. Torna a smistare un numero ragionevole di assist e a rimbalzo c’è, tanto che va a prendersi quell’ultimo pallone prima che Portis ci beffi. Non sempre contiene Portis ma guadagna una sufficienza.

Miles Bridges: 5

3 pt., 1 rimbalzo. Calo netto per il rookie che non ha una mano raffinata al tiro. L’unico tiro che mete è quello open da tre dal corner destro. Ci riprova poco più tardi ma già il leggero spostamento sulla destra per evitare possibili stoppate inficia il tiro stesso.1/8 dal campo con 2 stoppate prese e un errore abbastanza incredibile da sotto. -8 di plus/minus.

Marvin Williams: 8,5

30 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 10/16 dal campo con un 7/10 da fuori. Oggi esagera. Una di quelle giornate nelle quali è in super forma al tiro ma deve dimostrare di poterne ottenere anche quando contano le partite. Sotto pressione rende meno. Non inizia benissimo con qualche sbavatura difensiva, un TO che saranno 3 alla fine ma è determinante scatenandosi nel tiro da fuori e non solo, anche in post basso supera due uomini con un bel tocco nel secondo tempo e c’è anche una dunk da veri highlight.

CHARLOTTE, NC – MARCH 8: Marvin Williams #2 of the Charlotte Hornets backwards dunks the ball against the Washington Wizards on March 8, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Cody Zeller: 5,5

8 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. 4/7 al tiro e un TO. -12 di plus/minus. Un po’ troppo facile nel finale scavalcare anche lui. Ci mette una pezza difendendo bene su Beal sulla terzultima azione offensiva di Washington e mette a referto due stoppate ma se una volta Mourning, dopo aver vinto il premio come miglior difensore dell’anno ringraziava ironicamente i compagni per essersi fatti saltare sul perimetro, lui, pur nella stessa condizione, non li ringrazia, andando in difficoltà…

Jeremy Lamb: 8,5

19 pt., 10 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 3 stoppate. Ancor meglio di Williams perché non si limita solo a segnare. Un giocatore che se avesse militato in qualche squadra olandese negli anni ’70 avrebbe militato negli range. Un giocatore a tutto campo che spinge attaccando il ferro e nonostante almeno tre air-ball da fuori contati e il 4/10 dal campo, segna da tre il canestro decisivo e piazza subito dopo la stoppata decisiva. Do lo stesso voto di Marvin ma ancora più decisivo nel momento che conta e per una squadra come la nostra che ha preoccupanti pause è tanto.

Michael Kidd-Gilchrist: 6

2 pt..C’est tout. 1/1 dal campo e una buona difesa sul lato sinistro del campo. Gioca solo 6:51 perché sul palleggio, mentre si trova in area, cade e Satoransky con l’effetto domino gli piomba addosso di peso. Una strain al ginocchio sinistro e deve rimaner fuori per il resto della gara. E dire che Borrego l’aveva rilanciato in serata dopo averlo “panchinato” nelle gare precedenti.

Tony Parker: 5

2 pt., 1 rimbalzo. 1/6 al tiro. Solito pullup ma poi niente assist a fronte di due TO. Non riesce a spingere e a creare. Se anche lui non da una mano alla panchina è inevitabile si venga sempre sovrastati e recuperati. A lui si chiede almeno un po’ di continuità…

Dwayne Bacon: 7

10 pt., 2 rimbalzi, 3 rubate. 4/7 al tiro con un ½ da fuori (air-ball quello mancato). Rigettato nella mischia alla fine ha un impatto positivo. Tiene magnificamente Beal scivolando con lui in area sull’ultima azione anche se deve concedergli l’alzata, per il resto oltre la tripla anche un bel taglio con il pass per Williams e sicuri due pt. con appoggio al vetro. Difesa impattante, molto meglio del famigerato episodio di Atlanta.

Frank Kaminsky: 6

4 pt., 9 rimbalzi, 1 assist. 2/8 dal campo. Due piccole invenzioni per andare a canestro in serie e poi stop ai punti. Sbaglia anche lui tante volte da fuori e in difesa la tenuta non è Polident… Tuttavia mentre rimane in campo lui è un +8. Gioca anche come centro.

Willy Hernangomez: 6

6 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. In 9:38 commette due falli e ha un +2 di plus/minus. Dietro è abbastanza disastroso. Un buco, tanto che si presenta anche la bollicina dell’acqua Lete a chiedersi se ci sia nessuno che difende il canestro. In attacco rimedia con un 3/3 con un paio di giocate ben costruite, una in solitaria.

Coach James Borrego: 6,5

C’è ancora da lavorare ma la zona meno pressante e di qualità dei Wizards è più facilmente battibile. Per fortuna nel secondo tempo spesso i tiri da fuori entrano e il coach può vedere concretizzarsi almeno parte del gioco. Mi chiedo se l’ultimo schema per Walker l’abbia disegnato lui. Spero di no…

Game 64: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 84-91


Intro

Si nasce fortunati?

Alcune ricerche dicono che la fortuna e la sfortuna dipendono dalla psicologia piuttosto che dalla probabilità.

Secondo la ricerca la fortuna e la sfortuna deriverebbero da giudizi soggettivi legati a fattori contingenti piuttosto che da effetti statistici.

Che la fortuna aiuti davvero gli audaci dal mio punto di vista non è sempre vero perché certe fortune diventano merito in base a fattori esterni o comunque serve un intelligenza o un istinto nel valutare determinate situazioni.

Di certo chi sostiene la prima tesi dice che pensare che la fortuna sia dalla propria parte allevia gli stati d’ansia e si possa vedere la propria vita come un bicchiere quasi pieno più che mezzo vuoto.

Questi fattori renderebbero più attivi e più propensi a cogliere le occasioni quando si presentano.

Il tipo di racconto che si fa di un avvenimento poi sarebbe decisivo tramite i toni e l’enfasi per migliorare la percezione della propria vita rispetto a toni fatalisti o più consueti.

L’argomento è vasto e i tipi di fortuna sono diversi tra loro, si potrebbe anche dibattere su che cosa si possa effettivamente chiamare fortuna perché anche se descrivessimo con enfasi una situazione, i fatti non subirebbero alcun cambiamento.

Nella canzone Otherside dei Red Hot Chili Peppers c’è una strofa che fa così:

“Quanto tempo, quanto tempo scivolerò?”

Ci si riferisce alla droga in una visione di dipendenza e all’impossibilità di uscirne anche volendo.

La visione interna del cantante (Anthony Kiedis) quindi è cupa come il video, tuttavia penso che questo sia un discorso di volontà il quale si lega nel campo cestistico a un discorso di crederci.

Provarci veramente non darà forse sempre buoni frutti ma la volontà potrebbe aiutare l’effetto “fortuna” la quale va cercata senza timori attraverso la fiducia e la tenacia.

Atteggiamento… curioso di vedere se questa squadra, indipendentemente dal risultato, saprà andare a cercar fortuna…

La partita in breve

Quattro le considerazioni primarie:

Charlotte come il solito quando c’è da portare a casa qualcosa finisce per tornare a mani vuote non essendo propensa evidentemente a cogliere le occasioni che si presenano,

I rimbalzi li prende Kupchak dopo aver tagliato Howard (indipendentemente dalla stagione di Dwight a Washington),

Se il tuo miglior giocatore di serata è un player (Kaminsky) che aveva chiesto di esser rilasciato perché non giocava mai, qualcosa non torna,

la squadra ha smarrito la brillantezza che l’aveva contraddistinta a inizio stagione e contro la zona perde il lume della ragione.

Nota a margine, inutile non parlare di grande delusione ancora una volta.

La partita di per sé è una gara tra tattica e fisicità, la qualità è saltuaria.

La zona delle squadre finisce per premiare Miami che ha in Whiteside l’arma giusta per colpire dall’interno mentre sugli esterni Olynyk trova un 5/7 da tre punti…

Wade (8 pt., 4 rimbalzi, 6 assist) è solo uno spauracchio all’ultima partita allo Spectrum ma anche quando sarà in pensione, gli Hornets non risolveranno i loro problemi se non cambiano mentalità.

La gara parte con una sostanziale parità ma ben presto si trasforma nel solito brutto primo quarto quando una dunk di Whiteside porta sul 12-25 la compagine di Spolestra.

Hornets sul -11 a fine primo quarto (18-29) capaci di recuperare nella seconda frazione anche se il punteggio rimaneva basso a causa delle difese e degli errori da fuori.

Le palle rubate a favore di Charlotte fioccavano (dopo un primo quarto da 7 TO di Charlotte) e Kemba a 5:15 a mezzo tripla trovava il pari per andare dalla lunetta a colpire altre tre volte sebbene una boma di Olynyk ristabilisse la parità alla bassa cifra di 38.

Non aumentavano di molto i numeri con la perfetta parità all’intervallo a quota 43.

Nella terza frazione Williams, dopo esser partito male, mandava a bersaglio due bombe e Batum lo imitava con una a 8:55 così Charlotte saliva sul 52-47 tuttavia dopo un rimbalzo offensivo del Tank per il 58-55 la panchina degli Hornets nel finale era inadeguata contro quella ospite.

Parziale di 0-6 con due FT di Biz mancati e salvi per la luce rossa ad anticipare il tiro di Richardson.

58-61, tutto ancora da decidere con Kaminsky in campo a non tradire la fiducia.

I suoi canestri facevano rimanere agganciata Charlotte che a 8:18 tornava sul -2 grazie a due FT di Walker (67-69).

Dopo una tripla di Olynyk, Charlotte andava in tilt, si faceva fatica a contenere Whiteside e le scelte frettolose in attacco scavavano un solco irrimediabilmente ampio.

Un parziale rapido di 0-14 costava il 67-83 dopo una tripla di un liberissimo McGruder.

Frank con 5 punti di fila apriva una corsa contro il tempo ma due punticini di risposta degli Heat, ormai a giocar con il cronometro (turnaround di Richardson a 2:28 allo scadere del possesso) davano alla squadra di Spolestra una certezza.

Kemba a :51.7 realizzava una tripla per l’84-88 ma dopo l’errore di Olynyk in attacco, Batum, non curandosi della palla si lasciava sfuggire il rimbalzo nella sua direzione pur essendo davanti a Wade che spuntava più rapido visto che il francese avendo la schiena a canestro non riusciva a fermare lo spunto di Dwayne né si avvedeva del rimbalzo.

Errore che si pagava a :20.6 con un ½ di Richardson per il -5 e partita chiusa da Whiteside dalla lunetta dopo la tripla incerta finita sul ferro di Kemba nel finale.

84-91, scivolati fuori dai posti utili per i playoffs, non più padroni del proprio destino.

Per Miami Olynyk ha finito con 22 pt. e 11 rimbalzi, Whiteside con la doppia doppia da 18 pt. e 15 rimbalzi mentre Richardson e Adebayo (uscito prematuramente perché Zeller in tuffo è finito sulla sua gamba) chiuderanno con 13 e 10 pt. rispettivamente.

40-52 nei rimbalzi e 36,6% dal campo contro il 41,8% ospite più 19 TO contro i 18 Heat.

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

L’opening tip era vinto da Miami che con una drive and kick serviva Winslow nell’angolo destro, spazio a disposizione e tripla per lo 0-3, dall’altra parte il passaggio per Williams, sempre nell’angolo destro, costava agli Heat il pari quindi a 11:00 Kemba portava in vantaggio i Calabroni che erano tuttavia sorpassati dalla tripla da destra di Waiters imitata poco più tardi (9:39) da Batum per l’8-6.

Adebayo in corsa approfittava dell’assenza di Zeller per depositare il pari e poi andando a recuperare un rimbalzo schiacciava violentemente per l’8-10 prima che Walker trafiggesse con il pullup gli Heat dal mid range gli Heat per il 10 pari a 7:43.

Un errore di Marvin da sotto lasciava comunque la palla agli Hornets per la rimessa in attacco, dentro Lamb a 7:19 per Bridges ma un bad screen di Williams faceva perder palla a Charlotte in attacco.

Time-out di Borrego a 7:07 ma a scappare era Miami con due punti di Adebayo in area e la tripla di Olynyk a 5:33 per il 10-15 parzialmente mitigato dall’alzata semplice in area di Zeller.

Sul gioco delle triple, dopo gli errori di Olynyk e Batum, ecco arrivare quella buona di Waiters (2^) dalla sinistra, quindi altro errore di Batum da fuori e risposta buona di Olynyk dalla diagonale sinistra per il 12-21…

I TO non aiutavano Charlotte a rimontare, la zona di Miami faceva faticare Walker che tentando il passaggio verticale per Zeller era impreciso e favoriva il recupero della squadra di Spolestra che dopo qualche errore per parte allungava con una doppia dunk di Whiteside.

Sul 12-25, con gli Heat in controllo della gara arrivavano due reverse layup, il primo di Biyombo nel traffico, il secondo di Winslow servito da un breve verticale dell’eterno Wade.

Frank era stoppato e dalla rimessa dal fondo rimanevano 5 secondi per gli Hornets, tempo sufficiente per Parker per ricevere e andare sulla sua mattonella a metter dentro il 16-27.

Wade infilava un tiro oltre Bridges ma dall’altra parte la drive di Parker consentiva a Biz di metter dentro l’elegante gancio che chiudeva i primi 12 minuti per il 18-29.

Un ritardo accusato di 11 punti causa 7 TO sulla pressione della zona voluta da Spolestra.

CHARLOTTE, NC – MARCH 6: Cody Zeller #40 of the Charlotte Hornets looks to pass the ball during the game against Bam Adebayo #13 of the Miami Heat on March 6, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

2° quarto:

Whiteside recuperava una palla in attacco dopo una stoppata di Biz per metter dentro in schiacciata e aggravare la situazione di Charlotte che tuttavia improvvisamente si risollevava grazie ai liberi e alle intercettate.

Un tentativo di dunk di Bridges era premiato dagli arbitri con due FT (leggero contatto con Whiteside).

Solo un punto per il rookie ma una palla intercettata da Lamb con transizione e fallo di Richardson all’ultimo momento permetteva al n° 3 di portare a casa due punti che a 10:30 arrivavano con un’altra bimane in transizione, questa volta favorita dalle leste mani difensive di Parker.

L’ottavo TO degli Hornets in serata non impediva il recupero: Frank realizzava la tripla del 26-31 a 9:45 anche se Jones Jr. dopo due rimbalzi offensivi e altrettanti errori, segnava subendo fallo.

FT aggiuntivo ed errore ma Olynyk, sparando la palla addosso a Lamb conquistava una rimessa laterale sulla quale tuttavia Parker intercettava il lungo passaggio telefonato di Wade anche se il francese in attacco commetteva passi dopo l’arresto in area.

Frank si raffreddava con un errore da fuori e due liberi mancati a 8:10 dopo esser andato bene ad attaccare il canestro con finta e partenza bruciante.

Ci pensava Batum a 7:42 ad accorciare sul 29-33 a mezzo tripla quindi Wade dopo un layup mancato (1/6) tornava a sedersi in panca. A 7:05.

Batum mancava una tripla ma da dietro non andava per il sottile per stoppare Olynyk sotto il ferro favorendo il rientro di Charlotte che a 6:29 ne approfittava con Kemba da oltre l’arco lasciato solo.

Un solo punto che diventavano tre causa FT line jumper di un Olynyk abbandonato.

A 5:15 ci pensava Kemba a trovare il pari andando a colpire da tre dalla diagonale destra, oltre due difensori e la zona.

Un raddoppio su Kemba favoriva la palla persa sul passaggio verso Zeller ma anche se gli Hornets recuperavano immediatamente la sfera, non segnavano per il wild shot di Cody in area.

Batum commetteva un fallo da dietro atterrando Olynyk sul taglio mentre quello di Winslow (4:11) sulla shooting motion di Kemba costava tre punti dalla linea agli Heat.

38-35 ma pareggio di Olynyk dalla destra ai 24.

Adebayo stoppava Cody dopo un contatto iniziale non chiamato e Olynyk dall’altra parte realizzava un punto a causa dei tre secondi difensivi violati da Zeller a 2:44.

Richardson dal mid range segnava il +3 Heat poi un floater con rimbalzo amico favoriva Zeller per il 40-41 mentre Adebayo era favorito dall’assist del rientrante Wade per realizzare il 40-43.

Wade ci graziava dall’angolo sinistro e Lamb dal centro-sinistra a :50.8 pareggiava arrestandosi rapidamente oltre la linea.

Il quarto finiva così sul 43 pari.

CHARLOTTE, NC – MARCH 6: Kemba Walker #15 of the Charlotte Hornets looks to pass the ball during the game against Miami Heat on March 6, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

3° quarto:

Dopo una tripla che non toccava nemmeno il ferro tentata da Williams scadevano i 24, dall’altra parte Adebayo realizzava il personale 5/5 dal mid range grazie anche allo schermo e su un tuffo di Cody in difesa Adebayo finiva dolorante per terra.

Passi di Waiters a 10:15 e a 10:00 finalmente arrivava una tripla di Williams (2/8 dal campo) per il vantaggio Hornets (46-45) che durava poco perché Winslow in area sorpassava ma a 9:27 Williams migliorava le sue percentuali calando la seconda tripla consecutiva e Batum a 8:55 imitando il compagno (sulla sinistra) scagliava un’altra frecciata da tre punti per il 52-47.

Due punti frontali di Richardson, uno sfondamento di Walker su Winslow a 8:32 non mutavano la situazione cambiata da un alzata altissima frontale di Bridges che arrestatosi per l’assembramento in mezzo all’area inventava un banker originale per il 54-49.

Un teardrop di Winslow anticipava i passi non visti con errore sull’appoggio dello stesso player, poi il fallo di Olynyk sulla palla vagante non era ben sfruttato in attacco da Kemba che faceva partire un tiro da troppo lontano così Richardson passando oltre il blocco metteva dentro due punti per il -1.

Zeller mancava un tiro ravvicinato ma recuperando la palla schiacciava a 5:40 per il +3.

A 5:16 Wade in lunetta mancava due liberi mentre sull’altro fronte l’entrata in corsa era buona per il quarto fallo degli Heat e di Winslow contemporaneamente.

Lamb mancava un’entrata ma Frank recuperando il quarto rimbalzo offensivo di Charlotte realizzava il 58-55 ma la panchina degli Hornets in attacco si fermava lì così nel finale con un parziale di 0-6 chiuso da Whiteside con il tap-in vincente dopo l’errore sulla stessa azione di Wade e dello stesso centro sul primo tentativo di appoggio, Miami si portava sul 58-61 che resisteva anche a :04.9 sui due errori di Biz dalla lunetta.

Richardson segnava da sinistra ma appena oltre la luce rossa.

CHARLOTTE, NC – MARCH 6: Frank Kaminsky #44 of the Charlotte Hornets handles the ball during the game against Kelly Olynyk #9 of the Miami Heat on March 6, 2019 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina.
Copyright 2019 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

4° quarto:

Whiteside tornava a far la voce grossa in area a 11:50 con due punti in girata uno contro uno, Frank dall’altra parte con lo spin in area riusciva a ricavar lo spazio per il 60-63 a una mano.

Wade segnava due punti contro Batum che mancava la tripla ma Whiteside andava corto contro il Tank che a 9:54 realizzava la tripla del 63-65.

Un floater di Wade a 9:33 faceva esplodere un palazzetto evidentemente zeppo di fan di Wade poi a 8:58 il lancio di Richardson per Whiteside costava alla squadra di Borrego l’alley-oop più il FT comunque fallito per una spinta ormai inutile di Lamb.

Whiteside presidiava l’area anche in difesa dove stoppava Williams ma gli Hornets avevano una fiammata ancora con il dribbling e l’appoggio di Kaminsky più due FT di Kemba a 8:18 riportavano sul -2 la squadra locale (67-69).

Charlotte iniziava a imbarcare pesantemente acqua quando subiva dal lato sinistro la tripla di Olynyk con Borrego infuriato mentre in campo Williams dal corner destro si prendeva un tiro con i piedi non sistemati e Wade aggravava la situazione a 7:14 in floater.

Diciannovesimo TO per Charlotte poi colpita da Richardson per il 7-0 di parziale che lanciava gli Heat a 6:46 sul 67-76, punteggio ancora rimediabile ma l’attacco di Charlotte andava in tilt: tripla di Kemba mancata, rimbalzi sulla stessa azione di Williams e di Batum che da sotto a sinistra influenzati dalla difesa mancavano le loro occasioni, Lamb sull’azione seguente spingeva via con il gomito Richardson quando restava esattamente metà tempo per recuperare.

Su un passaggio orizzontale incerto di Williams verso Batum s’infilava Olynyk che rapidamente andava a chiudere in transizione per il +11.

Zeller di corsa andava incontro alla morte facendosi eclissare da Whiteside che al secondo rimbalzo offensivo in serie firmava il 67-80.

Time-out di Charlotte che non serviva a nulla all’inizio perché McGruder, liberissimo nel corner destro metteva dentro la tripla del +14 e mentre qualche tifoso, avendo già capito l’antifona, lasciva il palazzetto Charlotte interrompeva il break da 14-0 degli Heat con due liberi di Walker.

Charlotte lasciava ancora spazio a Olynyk che metteva dentro anche il +17, massimo vantaggio raggiunto dagli Heat mentre dall’altra parte si accendeva Frank in una corsa disperata contro il Dio Crono con due punti in area e una tripla a 3:33 per il -12.

Batum stoppava Richardson e Zeller metteva dentro a 3:00 dalla fine riprendendo da un suo errore.

Un turnaround di Richardson allo scadere dei 24 dai bordi sinistri dell’area dava sinistre connotazioni alla sfida ma a 2:18 un’altra confidente tripla del Tank recuperava ancora tre punti (15 nel quarto) per Charlotte arrivata sul 79-88 e poi sull’81-88 con due punti di sinistra di Zeller oltre Whiteside.

Kemba a :51.7 realizzava da tre punti l’incredibile -4 ma su un errore di Olynyk al tiro la palla prendeva la direzione del corner sinistro (per chi attacca), Batum, non accorgendosi del tiro e della piega presa dalla palla, schiena a canestro, si lasciava sfuggire Wade che catturava così il rimbalzo partita perché gli Hornets a :20.6 saranno costretti così al fallo su Richardson (Bridges) che anche splittando portava sul +5 gli ospiti.

Kemba con una tripla indecisa lasciava solo cenere sul bordo del ferro con il fallo a :16.1 su Whiteside che mandando a segno i due liberi chiudeva la gara sull’84-91…

Ora i playoffs, salvo improbabili impennate d’orgoglio che non colmeranno la qualità mancante sempre, sono un miraggio.

Pagelle

Kemba Walker: 5,5

20 pt., 2 rimbalzi, 7 assist. 5/17 al tiro con un 3/10 da tre pt. e un 7/7 dalla linea della carità. Forse è il giocatore che più di tutti attacca in corsa la difesa degli Heat cercando d’arrivare sino in fondo, questo gli costa un paio di TO, ammissibili ma nonostante i 20 pt. e la tripla nel -4 nel finale è spento dai raddoppi degli Heat che gli fanno perdere un altro paio di palloni. Magra consolazione vincere il duello a distanza con Wade.

Nicolas Batum: 5

9 pt., 7 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Buoni alcuni rimbalzi aggressivi e anche due stoppate, pregiata quella non di fino da dietro su Olynyk ma ci sono 4 TO e un 3/13 dal campo con un 3/9 da fuori. Sbaglia troppi tiri dagli angoli, qualcuno anche aperto e giocando in posizione di SG se non segna lui… Dorme sul rimbalzo concesso a Wade a meno di 30 secondi dalla fine ed è un rimbalzo che avrebbe dovuto conquistare…

Miles Bridges: 5,5

3 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. Parte da starter ma gioca poco e finisce con un ¼ al tiro segnando con un banker fantasioso e splittando dalla lunetta. Non è cambiato nulla da quando è titolare. La gente festeggia come sulla legge per la legittima difesa in Italia, anche lì non è cambiato nulla con l’introduzione della parola sempre totalmente inutile alla fine della frase e nella sostanza.

Marvin Williams: 4,5

9 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Non mi piace la difesa stanotte e l’attacco funziona solo da tre punti con il 3/5 e le triple messa di seguito nel terzo quarto, poi è quasi un danno.

Cody Zeller: 5,5

10 pt., 10 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Arriva in doppia doppia sul finale di gara quando probabilmente ormai non serve più e serve solo ad allungare l’agonia ai tifosi di Charlotte che s’illudono di poter rientrare. In difficoltà contro Adebayo o Whiteside a volt riesce a batterli ma il 5/10 dal campo per 10 punti non è molto se i centri avversari combinano 28 pt. e 20 rimbalzi… La sua generosità in tuffo su Adebayo lascia a terra il centro titolare e lancia in pista Whiteside, non proprio un bene…

Jeremy Lamb: 4,5

7 pt., 5 rimbalzi 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 2/8 dal campo, 5 palle perse e -24 di plus/minus. I suoi passaggi costano TO o a volte quasi come il tocco di Olynyk non recuperato per poco da Miami. Parte bene con steal e punti ma poi attacca male in generale e raramente il canestro influenzato dai centri avversari e vengono a mancare i suoi punti. In un’occasione spinge anche andando a commetter fallo in attacco. Flop of the night per uno dei più positivi in stagione.

Bismack Biyombo: 5,5

4 pt., 3 rimbalzi, 1 stoppata. Biz manca un paio di tiri liberi sul finire del primo tempo e prova a barcamenarsi in difesa ma non sempre riesce a contenere gli avversari. Modesto operaio del basket non si può chiedergli molto di più.

Tony Parker: 5

2 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 2 rubate. Attacca poco il canestro rispetto il solito e gli capita anche di commetter passi o sbagliare quando lo fa. Prova a ispirare gli altri con gli assist ma il suo apporto in punti e leadership viene a mancare in un momento delicato come il finire del terzo quarto. Un solo pullup a bersaglio.

Frank Kaminsky: 7

20 pt., 3 rimbalzi, 1 stoppata. Meglio in versione PF che in quella da C, accompagnato da qualche centro con i cm. Riesce a tenere in difesa un paio di volte bene sui lunghi ma a rimbalzo non è molto bravo. Ne cattura uno offensivo che vale due punti e gioca una serata in attacco con autorità. Ci tiene in partita a inizio ultimo quarto e nel finale va ancora a metter punti pesanti del rientro ma ormai è tardi. Peccato per due liberi mancati anche da parte sua. Con un 4/4 da parte di Frank e Biz dalla lunetta saremmo arrivati apri al finale dopo la tripla di Walker…

Coach James Borrego: 5,5

Mi piacerebbe vederlo con qualche giocatore di valore in più. Probabilmente ci divertiremmo. Manca qualità e quando si arrabbia sulla tripla di Olynyk fa capire che qualche rotazione non è andata come voleva. Purtroppo dopo il buon antipasto di inizio stagione per gli Hornets è arrivato l’amaro e a fine stagione è probabile che l’oste presenti un conto salato.

Classifica, infortuni e formazioni…

Alla vigilia della sfida tra Charlotte e Miami questa è la situazione a Est:

Inutile ricordare l’importanza cruciale della partita mentre come si può notare Milwaukee è già qualificata così come i Knicks sono già out, sperando magari di pescare il tanto chiaccherato Zion, Phoenix e sorte permettendo…

Per gli Hornets ci sarà anche un piccolo vantaggio perché se numericamente gli infortunati sono uno per parte, quello di Charlotte è J.P. Macura, giocatore da two way contract sceso sul parquet solo in occasione della larga sconfitta casalinga subita contro Dallas.

L’assenza degli Heat è più pesante.

Si tratta di Goran Dragic che non sarà con la squadra secondo Ira Winderman del “Sun Sentinel”.

Lo sloveno perderà la sua terza partita consecutiva a causa di un problema al polpaccio sinistro.

Dopo la sconfitta di Orlando a Philadelphia e relativo scivolone al decimo posto, nella notte andranno in scena anche i Wizards contro i Mavericks, i Pistons contro i Timberwolves e i Nets contro i Cavaliers, tre partite casalinghe per le rivali di Charlotte che sulla carta dovrebbero vincere, dovrebbero…

A margine, interrogati su quale possa essere il miglior quintetto iniziale per Charlotte (scelto tra alcune possibilità indicate), vediamo come si è espresso un gruppo di tifosi di Charlotte (11 i voti):

C’è da segnalare un’altra preferenza inoltre per il seguente quintetto che non avevo inserito tra le varie possibilità, ovvero: Walker, Lamb, Bridges, Williams e Zeller.

Larga fiducia quindi alla formazione proposta da coach Borrego dopo l’All-Star Game con Bridges titolare e Lamb a portar punti dalla panchina, sebbene Jeremy finisca per giocare come un titolare nel minutaggio e Bridges dopo 8/9 minuti lasci spazio agli altri, nel primo e nel terzo quarto.

L’ora della verità del dentro o fuori si avvicina e allora, Let’s go Hornets!

Miami Tied

Un disegno collage (lo sfondo del cielo con il canestro) creato per l’occasione. Charlotte e Miami si affrontano ancora con i playoffs in palio. Calabroni contro il Calore, chi avrà la meglio questa notte?

Una storia partita insieme quella degli Charlotte Hornets e dei Miami Heat,

rivali a incrociarsi sulla strada con destini differenti ma legati allo stesso filo che oggi riconduce a una parità in classifica alla vigilia dello scontro tra compagini (questa notte ore 01:00 AM italiane) sulla rotta playoffs…

Una storia di successo per Miami mentre per Charlotte si aprono le porte di una dannatamente problematica storia che pare più umana che quella di una franchigia di basket.

Le due entità vengono pensate a metà degli anni ’80 quando tra i proprietari di Miami troviamo Billy Cunningham (ex coach dei Sixers) e il cantante Julio Iglesias.

Diverse le squadre in lizza per entrare in una NBA in espansione.

Toronto arriverà sette anni più tardi (con Vancouver) mentre Anhaeim, della quale, insieme a Las Vegas si era parlato sono ancora delle eterne incompiute.

Decisiva la vendita di biglietti.

A Charlotte, Shinn, il proprietario originale, aveva venduto 7.000 abbonamenti senza nemmeno aver avuto l’ufficializzazione dell’entrata del team nella NBA…

Nel 1988 le squadre partecipano allo stesso Draft d’espansione con Miami a vincere la prima scelta, mal spesa per Arvid Kramer.

Le prime 20 scelte (fonte Wikipedia) delle due squadre sulla base dei gioatori messi a disposizione dagli altri team.

Gli Hornets pescheranno decisamente meglio con gli iconici Dell Curry alla seconda e Bogues alla sesta in un sistema alternato con Charlotte più brava a recuperare dei giocatori più utili sin da subito.

Pro Baskeball Illustrated 1988/89 presenta la prima Miami.

La stagione si apre, infatti, con gli Hornets, pur in fondo alla classifica, meglio rispetto agli Heat che devono attendere la quattordicesima partita per avere la loro prima soddisfazione in NBA con la vittoria sui Clippers (14 dicembre) già battuti dagli Hornets (coincidenza, anche per Charlotte la prima vittoria arrivò contro i Velieri) alla terza partita.

La prima partita tra le due franchigie è a Charlotte (29 novembre) dove la squadra locale si afferma facilmente mentre al ritorno gli Heat prevalgono di un punto.

Il tabellino (da Basketball-Reference) degli Hornets nella vittoria contro Miami del 29 novembre 1988. Da notare lo 0/3 da fuori, stesse cifre anche per Miami da oltre l’arco. Una NBA cambiata profondamente oggi nel modo di giocare…

Parlo di andata e ritorno perché il primo anno Miami è inserita nella Western e il secondo nella Eastern, mentre Charlotte l’anno successivo fa il percorso inverso per poi tornare prontamente nella Eastern.

Le squadre navigano sul fondale e per i primi anni pagano lo scotto d’esser due novizie.

Recuperando qualche scelta al Draft dopo 4/5 anni iniziano ad avere risultati migliori e gli Heat nel 1991/92 giungono ai playoffs, stoppati dall’attuale proprietario degli Hornets, tale MJ, con un secco 3-0.

L’anno dopo vi arriverà anche Charlotte che battendo i Celtics al primo turo farà rumore…

Tra i protagonisti dell’approdo di Miami e di Charlotte ai relativi Playoffs vi sono Glen Rice e Alonzo Mourning rispettivamente.

I due saranno al centro di uno scambio tra le due franchigie prima dell’inizio della stagione 1995/96, il tutto nato da una richiesta economica di Falk per il suo assistito (Mourning) con Shinn a giudicarla troppo esosa e non disposto ad assecondarla.

Le due franchigie si ritrovano in lotta nella stagione 1995/96 e, nonostante sul finale di stagione Charlotte strappi una memorabile vittoria di un punto allo United Center (i tifosi non ricordavano nemmeno più l’ultima sconfitta interna di MJ e soci), Miami ha la meglio arrivando a strappare l’ottavo posto ai Calabroni con un record di 42-20 contro il 41-41 di Charlotte anche grazie a una vittoria in North Carolina nello scontro diretto dopo l’impresa degli Hornets sul campo dei Bulls appena menzionata coon i Bulls a polarizzare l’attenzione nei PO battendo subito Miami senza repliche.

Si apre per Miami la stagione 1996/97 dopo la precedente chiusa con l’eliminazione al primo turno PO e una rivista spagnola specializzata ne analizza le prospettive.

Per Miami si apre una parentesi di sei anni consecutivi di partecipazioni ai playoffs nei quali sorge la rivalità con New York che, dopo esser stati battuti dalla squadra di Riley nella semifinale di Conference, si rifanno per tre anni consecutivi eliminando la squadra della Florida per tre volte sempre e solamente con una partita di scarto.

Tratto dallo Speciale de La Gazzetta dello Sport, ecco la presentazione degli Heat 1999/2000.

Il ciclo di questi Heat si chiude nel 2000/01 quando il Calore di Miami arriva terzo nella Eastern e al primo turno di Playoffs arrivano proprio gli Hornets, sesti alla fine della Regular season ma con un 2-2 in stagione regolare negli scontri diretti.

Charlotte, anche grazie a un motivato ex, Mashburn (c’era stato uno scambio a partire dalla stagione 2000/01 che aveva portato Monster Mash e P.J. Brown a Charlotte in cambio di Eddie Jones e Anthony Mason), spazza la serie 3-0 andando a vincere le prime due gare all’American Airlines Arena e continuando a dominare anche in gara 3 al Charlotte Coliseum.

Dopo due anni nei quali gli Heat vanno a picco di vittorie ma si apre l’era Wade.

A Charlotte non esiste più una squadra ma solo una promessa (di riaverla) e, nonostante i Calabroni giungano spesso ai Playoffs, Shinn, per diversi motivi porta i Calabroni in Louisiana, a New Orleans.

Il destino incrocia ancora le due franchigie ai playoffs del primo turno e un buzzer beater del rookie Wade in gara 1 sarà decisivo per la serie.

Gli Heat vinceranno quella gara 81-79, nelle altre 6 verrà sempre rispettato il fattore campo e così per i nuovi Calabroni di NOLA l’avventura si fermerà al primo turno.

La maggior attrattiva di Miami notturna e le spiagge la fanno indubbiamente preferire rispetto a New Orleans o alla rinata Charlotte (come Bobcats) così finiscono per giocare insieme i rivali di un tempo: O’Neal e Mourning ma nel 2004/05 gli Heat s’infrangono 4-3 sullo scoglio dei duri Pistons in finale di Conference.

L’anno successivo arriva il primo titolo con gente come Gary Payton, James Posey nonostante nella finale contro i Mavs partissero 0-2…

Partite punto a punto e vittoria per 4-2 contro Dallas, che gli Heat ritroveranno, dopo qualche annata non brillante, in finale nel 2010/11.

Questa volta, nonostante arrivi LeBron James (a formare poi i “Big 3”), stufatosi di non arrivare all’ambito trofeo a Cleveland, il risultato sarà inverso, con i texani a vincere 4-2.

Facendo una parentesi (scrivendo sugli scontri diretti), tornando indietro di un anno, ecco una vittoria incredibile degli Hornets al supplementare raggiunto a un incredibile tripla sulla sirena di Butler (7 aprile 2009).

I due anni successivi (2011/12 e 2012/13) valgono due trionfi a Miami che la stagione successiva si ripresenta ai nastri di partenza da favorita (2013/14) mentre negli anni di LeBron arriva al capolinea anche la travagliata avventura Hornets a New Orleans tra una vittoria di una tremenda Division, il tumore di Shinn, la vendita alla NBA, la partenza di Paul e l’acquisizione di Benson che determina poi l’approdo di Davis ai Pelicans mutando probabilmente qualche destino minore nella NBA.

Qui sotto ecco un video del 5/11/2010, a NOLA arrivano i potentissimi Heat ma gli Hornets riusciranno a prevalere grazie a Paul e ad Ariza.

Tra le fila degli Hornets anche Belinelli che giocherà poi un anno anche a Charlotte…

Bosh, James e Wade aprono l’era degli agglomerati Big 3. Una bella illustrazione (non realizzata da me) per i vincitori di due titoli consecutivi.

I Calabroni si trasformano in Pelicans mentre Charlotte (come Bobcats e le loro pessime stagioni) recupera un 10-29 negli scontri con Miami…

Gli Heat sono anche gli ultimi avversari dell’esperienza delle Linci arancio quando nei playoffs 2013/14 al primo turno le squadre si scontrano con un esito già segnato.

I Bobcats alla seconda apparizione playoffs cercano la prima vittoria post season dopo il 4-0 rimediato da Orlando ma anche in questo caso escono senza nemmeno una soddisfazione.

Ad ogni modo, calcolando solo le gare degli Hornets (personalmente conteggio quelle della serie Heat/Hornets solamente), Miami velocizza e agevola la trasformazione da Bobcats a Hornets, prevista per la stagione 2014/15 sulla spinta di un gruppo denominato Bring Back The Buzz.

Ripreso il marchio gli Hornets al secondo anno si torna ai playoffs ma dopo esser stati sotto 0-2 e poi in vantaggio 3-2 nella serie con una convincente vittoria a Miami, si getta al vento tutto quando Wade in gara 6 si mette di nuovo di traverso.

In gara 7 Charlotte non sembra nemmeno esserci con la testa e gli Heat vincono facilmente così, dopo due anni da 36-46 per Charlotte, fallimentari, eccoci a oggi impegnati a rincorrere dei playoffs con il vecchio avversario alle calcagna.

Wade, dopo aver girovagato in questi anni tra Chicago e Cleveland è tornato alla casa base e il vecchio leone non è intenzionato a mollare la presa sui playoffs.

Dopo l’aggancio in classifica a Charlotte avvenuto un paio di giorni fa con la vittoria di un punto dei suoi Heat sugli Hawks, eccolo riprovare a rovinare i piani agli imenotteri che hanno un vantaggio di 2-0 nella serie e il fattore campo.

A oggi tra Heat e Hornets (non calcolo quelle delle Linci ma quelle degli Hornets a NOLA) il bilancio è di 46-46 con un 9-8 pro Hornets ai Playoffs ma un 1-2 nei passaggi del turno.

Se i Calabroni giocheranno dimenticando il passato con grinta sapranno dimenticare qualche delusione del passato provando a scrivere una nuova storia perché gli eventi ripetuti troppo a lungo annoiano e la NBA moderna dovrebbe ricordarselo…