Game 3: Charlotte Hornets @ Miami Heat 113-112

 
Intro
 
Charlotte e Miami partivano appaiate nella loro avventura NBA a fine anni ’80, momento nel quale le città vivevano una nuova espansione.
Quella di Miami però era alimentata anche dalla criminalità, quella dedita al traffico di droga in particolare.
Al centro dello scambio internazionale del traffico di droga, possiamo ricordare la serie Miami Vice
dove James “Sonny” Crockett (Don Johnson) e Ricardo “Rico” Tubbs, poliziotti dalle tinte color pastello e macchine fastose (una Chevrolet Corvette fu assemblata e travestita da Ferrari 365 GTS/4 Daytona Spyder tanto che la leggenda narra che Enzo Ferrari avesse donato una sua creatura per far cessare una situazione ambiguamente imbarazzante) combattevano il crimine, in particolare proprio il traffico di droga mentre nella reale città di Miami inizialmente si pensava di non concedere le riprese per la serie TV per paura che la situazione peggiorasse dopo che la serie fosse andata in onda, dando un’immagine ancor più brutta della città.
In realtà, dopo un periodo di anonimato, la serie creò diverse mode e contribuì a rilanciare l’immagine della città, oggi meta insieme a Miami Beach di turismo anche da oltreoceano.
Nonostante i successi di Miami a livello di titoli (3), arrivati tutti dal 2006 in poi, contro gli zero degli Hornets che nel frattempo si erano scissi da Charlotte per ricongiungersi nel 2014, i Calabroni (intesi come Charlotte 1.0, New Orleans, OKC e Charlotte 2.0) erano riusciti a rimaner in vantaggio sino alla scorsa stagione negli scontri diretti all-time.
Il 4-0 pro Miami dello scorso anno (6-0 la striscia pro Heat) con una partita casalinga gettata letteralmente al vento, ha però portato in vantaggio la squadra guidata da ormai diversi anni da coach Spolestra.
Per interrompere la serie vincente degli Heat, tagliare lo svantaggio All-Time su una sola gara e andare sul 2-1 in classifica, Borrego e la squadra volavano in back to back per interrompere il vice (il vizio) di Miami.
 
La partita in breve
 
Dopo un avvio al fulmicotone di Miami che si portava sul 4-12, Charlotte iniziava a carburare nel primo tempo, tanto da giocare un buon basket veloce chiudendo in vantaggio il primo quarto sul 34-29.
Nella seconda frazione gli Hornets dilagavano grazie anche a una buona difesa mobile con mani dappertutto aggiungendo altri 15 punti di margine per andare a riposo seduti su un clamoroso 72-52.
Walker aveva già accumulato 22 punti mentre Lamb e Zeller ne avevano infilati 9 a testa con Batum e Marvin Williams a ruota con 8 ognuno.
Nella ripresa però Miami trascinata dal pubblico e da qualche chiamata che nel finale iniziava a esser persecutoria, più ovviamente la propria bravura (canestro da 3+1 di Dragic da menzionare a 1:55 dalla terza sirena), riusciva a dimezzare lo svantaggio (il vantaggio aveva toccato anche un confortante +26).
Solo 10 punti da recuperare negli ultimi 10 minuti.
Charlotte, tra mille traversie riusciva a non far mai sopravanzare Miami nel punteggio, anche se la squadra, trascinata da Dragic e le sue penetrazioni con generosi saltuari oboli offerti ad Adebayo più un Wade che quando ci vede non ci risparmia, arriva sul -1.
Nel finale Wade mancando una tripla recuperava il proprio rimbalzo pareggiando lasciando però sul cronometro una dozzina di secondi circa.
Gli Hornets davano palla a Walker che, nonostante le dichiarazioni di Borrego di variare il gioco, s’infilava verticalmente sulla destra del canestro per tentare l’appoggio.
Il sandwich era visto dagli arbitri come falloso.
In particolare il corpo del reato era il body di McGruder.
Mezzo secondo dalla fine; dentro il primo, mancato intenzionalmente il secondo per non conceder nulla più a Miami.
Gli Hornets sopravvivevano.
Partita tosta giocata sul filo, vinta esattamente con le stesse modalità con le quali i Bucks hanno prevalso su di noi all’esordio.
I tanti punti di vantaggio sprecati e identico punteggio con la squadra in trasferta a guadagnare la sofferta vittoria.
In una gara dove gli Heat hanno avuto la meglio a rimbalzo 40-49 (outrebounded) e come percentuale dal campo 44,1% contro il 46,1%, Charlotte ha colpito però più pesantemente da fuori vincendo in percentuale con il 38,1% a fronte del 32,4% della squadra di Spolestra.
11 i turnover per i man in teal contro i 15 degli Heat, sotto 23-21 anche negli assist, nelle rubate (6-4) e nelle stoppate per 12-11.
Per Walker 39 punti in 40 minuti, bene anche Monk con 15 pt., mentre per Miami Wade con 21 sarà il miglior marcatore, seguito da Dragic con 20 pt. e da McGruder in doppia doppia con 19 pt. e 10 rimbalzi. 11 pt. e 15 rimbalzi per Whiteside.
 
Le formazioni:
 
La partita
 
1° quarto:
Pessimo l’inizio degli Hornets che perdevano la terza palla a due su altrettanti tentativi; nel traffico Whiteside era stoppato ma la palla schizzava a destra uscendo leggermente dalla mischia laddove McGruder recuperava e metteva dentro facilmente.
Una put-back dunk di Whiteside su contropiede con appoggio mancato di Dragic e una tripla di Richardson spingevano gli Heat sullo 0-7.
Charlotte rispondeva con una finta da pochi passi di Williams che si accentrava alzando il pallone con tocco morbido per i primi due punti.
Lamb al secondo tentativo consecutivo correggeva sé stesso segnando il 4-7 ma Miami segnava con uno spin e tiro istantaneo difficile di Richardson su Batum che in entrata era anche stoppato da Whiteside.
Passi non fischiati a Richardson ma sull’azione offensiva Lamb in oscillazione in aiuto trascinava la sfera a terra insieme a Whiteside che scendeva con la palla in mano sul tiro; palla a due che vinceva Miami sino a concludere con la tripla frontale vincente di McGruder a 8:27 per il 4-12.
Borrego era costretto al time-out.
Walker segnava due punti al rientro Jones Jr. tre da sinistra ma Charlotte rispondeva nuovamente con uno screen roll di Zeller che riceveva l’imbeccata da Walker.
Tocco da destra, canestro + FT (realizzato) per il 9-15 a 7:38. Jones Jr. perdeva palla forzando centralmente, Williams recuperava e faceva ripartire la transizione chiusa con una precisa tripla da sinistra da parte di Batum.
Walker in transizione portava a una sola lunghezza Charlotte (14-15) ma Miami dava nuovamente gas con un’entrata di Dragic nel traffico chiusa di mancina per spingersi poi sul 14-19.
Kemba, uscendo da un blocco di Cody, sparava lestamente la tripla del -2 a 6:11 ma Jones Jr. depistava Batum in palleggio liberandosi il corridoio centrale chiudendo in devastante schiacciata a una mano.
Batum si vendicava sparando una tripla in faccia all’avversario per il 20-21 che consigliava Spolestra per la chiamata di un time-out.
Al rientro comunque Walker firmava il sorpasso, Willy allungava con un terzo tempo e tiro arcobaleno, poi a 3:11 i Calabroni entravano anche in bonus; Batum segnava il primo libero personale stagionale a anche il secondo per il 26-21. Kemba portava un’altra veloce minaccia dando palla a Willy; scelta di passaggio veloce, avvitamento altrettanto rapido del centro spagnolo fermato solo con il fallo senza che però gli Heat potessero opporsi al 2/2 dalla lunetta per il 28-21. Iniziava a dar fastidio il neo entrato Wade che segnava in reverse layup e in uno contro uno dalla media baseline sinistra.
Kemba cambiava bloccante (MKG) per andare a presentarsi sulla linea dei tre punti a metter nuovamente una bomba (31-25).
Wade da sotto metteva il tiro, Parker dalla lunetta invece nel confronto tra giocatori espertissimi faceva magra figura con lo 0/2 a:46.0 dalla prima sirena, rimediava il suo pupillo Monk a :32.6 con una bomba da fuori.
Richardson chiudeva il primo quarto con un jumper dal palleggio che valeva il 34-29, parziale di primo quarto.

Walker subisce un fallo da Richardson nel corso del primo tempo.
AP Photo – Lynne Sladky

2° quarto:
Hernangomez iniziava bene il secondo quarto correggendo un tiro da sotto, Lamb costringeva Wade a un air-ball per poi andare a chiudere con un arcobaleno sul posto nel cuore dell’area per il 38-31.
Si entrava nel regno delle stoppate quando Wade la dava a MKG che in rientro si vendicava alla grande su Richardson spazzandolo via.
Sull’azione seguente ancora MKG bloccava Adebayo, ma dall’altra parte chiudeva il cerchio Olynyk che stoppava Willy. 7-4 il conto delle stoppate prima di due FT per Adebayo a 9:11 per il 38-35.
Monk dal corner destro faceva ripartire Charlotte che guadagnava anche un fallo in difesa per spinta di Adebayo su Kemba in uscita dal blocco.
Assist breve di Lamb in corsa (portandosi via tre difensori in chiusura) dentro l’area per Cody che usando il plexiglass ci dava un +8.
Sfondamento di Whiteside netto su Zeller e due liberi a segno di Lamb a 7:36.
Miami andava in difficoltà anche perché Lamb aggiungendo una stoppata riportava in attacco Charlotte che vedeva Williams sparare un air-ball dal corner sinistro recuperato da Zeller sotto, bravo a chiudere in schiacciata.
Olynyk interrompeva il parziale di 9-0 con due punti dalla linea di fondo sinistra ma Williams in aiuto spazzava via l’entrata di Dragic una prima volta, mentre sul secondo tentativo dello sloveno controllava con il corpo la fluttuazione aerea dell’attaccante che si bloccava senza riuscire ad appoggiare, arrivava quindi lesto a 5:36 un fing and roll di Zeller che slalomeggiava leggermente nel giallo pitturato degli Heat per precedere una tripla di Olynyk perso dalla difesa di Charlotte a 5:22.
Faceva paura McGruder dalla distanza segnando una prima bomba ma un gioco dentro fuori tra Lamb e Williams portava quest’ultimo alla tripla come risposta in catch n’shoot. McGruder replicava da tre ma un ribaltamento di Walker verso un liberissimo Lamb nel corner destro non era sprecato dal nostro numero tre che infilava altrettanti punti per il 55-46.
McGruder ci riprovava dopo una finta che mandava al bar Lamb ma depistava anche sé stesso; non in ritmo colpiva il ferro mentre Charlotte colpiva realmente con una tripla da transizione di Walker.
Walker prendeva gusto sparando e segnando da fuori dalla destra vincendo la battaglia dall’arco, poi MKG era bravo a chiudere su altro assist di Lamb in corsa.
Charlotte recuperava altri due punti in transizione e nel finale si affacciava sul quasi +20, ad esempio erano 17 le distanze quando Kemba dopo una drive a impegnare “i neri” (ben inteso colore di divisa utilizzata) nel box, scaricava fuori per un liberissimo Williams che rimanendo concentrato colpiva da tre per il 69-52.
Sulla sirena Walker pastorizzava McGruder con una tripla che infiammava la luce rossa per il +20 (72-52).
 
3° quarto:
Si arrivava tranquillamente a 10:50 con un shot clock violation per parte.
Zeller prendeva anche due rimbalzi offensivi mentre Walker con il ritmo nel sangue tambureggiando il palleggio arretrava scagliando da due un suo classico jumper frontale che affondava sofficemente tra le maglie della retina.
Jones Jr. era battuto ma non domo; ecco una sue entrata per riportare almeno a -20 le lunghezze (74-54) ma a 8:00 minuti Kemba era lanciato in transizione, complice un brutto passaggio di Miami, canestro più fallo per il 77-54.
Miami aveva 4 FT a disposizione sulle seguenti azioni ma un 2/4 con nel mezzo una precisa tripla aperta di Lamb la faceva retrocedere di un altro punticino.
Marvin poi in triangolazione con Kemba evidenziava le lacune degli Heat in marcatura; dal cuore dell’area alzava la parabola quel tanto che bastava per l’82-56.
Jones Jr. in slam dunk non cambiava molto le cose anche perché Wade andava a sfondare sull’azione d’attacco (di Miami) successiva. Kemba pescava Cody al centro dell’area solissimo.
Anche il nostro centro non ci credeva tanto da pensare per un momento cosa fare di fronte al canestro, poi la schiacciata era cosa ovvia.
McGruder alla tabella oltre Lamb per dare una scossa alla squadra della Florida era seguito da Dragic che con una tripla a 5:03 scuoteva nuovamente i compagni con la complicità di una Charlotte meno attiva in difesa e che si accontentava troppo sulle soluzioni d’attacco.
A 4:39 Kemba era costretto a romper un raddoppio per andare con uno scoop a depositare al vetro sul finire del cronometro Wade ne aggiungeva due, Jones Jr. in fuga sulla baseline destra con tocco alto anche ma Monk con un great reverse layup in up & under a superare il n°21 mostrava qualcosa di simile a quanto fatto vedere a Chicago sul finire dello scorso anno.
Una dunk di Wade era campanello d’allarme.
Charlotte chiamava il time-out ma a 1:55 dalla fine Dragic trovava il colpaccio con la tripla più leggero tocco di Monk sull’avambraccio.
Giocata da 4 punti che accorciava notevolmente le distanze (92-81).
Hernangomez si esaltava stoppando Richardson quasi sulla sirena ma gli arbitri iniziavano a perseguitare Charlotte chiamando un fallo di MKG su Whiteside che dalla lunetta splitttando tagliava a metà il divario rispetto all’intervallo per un 92-82 con 12 minuti ancora tutti da giocare.

Walker si allunga oltre Whiteside e Mc Gruder per depositare a canestro.
Steve Mitchell-USA TODAY Sports

 
4° quarto:
Adebayo in schiacciata martellava il ferro con palla rimbalzante nella troposfera.
C’era però il fallo e il 2/2 accorciava ancora il gap che si assottigliava ulteriormente come i ghiacci del polo sull’alley-oop di Adebayo.
92-86…
Williams da destra s’inventava l’entrata con tocco al vetro che ci dava un po’ di respiro a 10:29.
A 9:37 rientrava Kemba in campo mentre gli Hornets avevano già problemi di falli.
Dragic iniziava a usare le sue penetrazioni portando sul 94-90 la partita prima di un time-out saggio chiamato da Borrego a 8:29.
Cody filtrava un pallone per MKG che da sotto realizzava ma mancava il, libero addizionale (Adebayo foul). A 8:01 Miami andava in bonus con Dragic.
Il 2/2 valeva il nuovo -4 e un ½ dello sloveno che beneficiava dell’improvvisa generosità della terna arbitrale spinta dall’entusiasmo del pubblico di Miami segnava il -3 con Lamb out per raggiunto limite di falli.
A 7:18 su una drive, anche Monk (entrato al posto di Lamb) riusciva a portar a casa due liberi che infiocchettava e consegnava come regalo da due punti a Borrego.
Dragic innescava due volte Adebayo per l’alley-oop; andava liscia la prima azione, sulla seconda, con Cody in raddoppio arrivava in rotazione MKG a spender il fallo ma il centro degli Heat era implacabile dalla lunetta.
-1 (98-97) a 6:41 dalla fine con un arbitraggio abbastanza casalingo e gli Hornets abbastanza scoppiati fisicamente e mentalmente.
Ci pensava il fresco Monk dopo un quick crossover in uno contro uno ad affondare un jumper della speranza.
Tornava alla ribalta un prodigioso Monk che da tre punti indirizzava la partita sui binari di Charlotte.
103-97 con Batum per allungare due volte da tre con l’inframezzo del rimbalzo di un generoso MKG ma niente da fare, tuttavia su palla vagante Dragic finiva involontariamente su Kemba che con un ½ ci restituiva un +7 a 4:29 dal termine.
A 4:18 però rientrava in scena il fantasma dell’opera; quel sotterraneo Wade che ci ha dato spesso fastidio in passato, il quale, anche nella sua versione zombesca segnava da tre…
Un catch’n shoot di Walker dalla diagonale valeva il 107-100 ma Wade alzando la parabola oltre a un esterrefatto Batum, siglava il nuovo -4 da fuori.
Una buona azione di Miami in transizione con giro palla rapido faceva mancare la copertura in rotazione sotto canestro dove Whiteside schiacciando segnava il -2…
Kemba a 2:43 era l’anima pulsante di Charlotte, detentore delle speranze di vittoria con la settima saetta da oltre l’arco (110-105).
Whiteside spedito in lunetta a 2:26 non sbagliava riportando a un possesso lungo la squadra di casa mentre in difesa oscurava il jumper di MKG spazzando in rimessa laterale con 4.4 sul cronometro.
Marvin s’inventava l’entrata recuperando due FT a 2:05. Fallo e ½…
Whiteside al centro dell’area e della partita si girava da spalle a canestro per tirar corto contro MKG che sembrava al cospetto suo figlio tanti cm rendeva, poi su un’altra azione offensiva MKG con palla appena conquistata a rimbalzo non si avvedeva di McGruder che da dietro gli soffiava palla.
Due liberi splittati, il secondo era ridicolmente propedeutico alla chiamata per altri due poiché sulla palla vagante Batum era inviso anche agli arbitri.
Fallo inventato su Whiteside ma siccome San Giovanni non fa inganni lo 0/2 era risultato giusto.
McGruder comunque a :45.2 dalla fine con un’entrata in gancio artistico aveva ragione della presenza fisica di MKG. Time-out Charlotte sul 111-110.
Un fallo di Whiteside a :26.8 dalla fine mandava in lunetta un inaffidabile MKG che infatti realizzava solo la prima conclusione.
+2, time-out Miami che al rientro provava il colpaccio con una tripla di Wade, niente da fare, Williams non riusciva a chiuder lo spazio, Richardson faceva da velo a sinistra e gli Hornets non tagliando fuori lo stesso Wade che depositava da sotto per il pari si trovavano con tutto il vantaggio mangiato a :12.3 dalla fine.
Charlotte nonostante le dichiarazioni di Borrego si affidava a Walker che in entrata cercava d’infilarsi in un tunnel composto da due giocatori.
Per l’arbitro c’era il terzo fallo di McGruder.
Kemba ringraziava presentandosi in lunetta a mezzo secondo da termine.
Primo libero pesante che s’infilava, secondo errato intenzionalmente per evitare beffe.
Charlotte portava a casa così una vittoria preziosa contro una rivale divisionale, resistendo al comeback degli Heat.
Oggi, anche se appena iniziata la Regular Season, Charlotte si porta in testa alla Southeast (2-1) grazie a un punteggio e a una modalità che ha ricalcato perfettamente, a parti invertite, la gara con i Bucks.
Pagelle
 
Kemba Walker: 8
39 pt., 5 rimbalzi, 7 assist in 40 minuti. Monopolizza un po’ il gioco a tratti con un 14/31 ma la sua partenza stagionale è ad altissimi livelli e si vede. Porta ancora palla sull’ultima azione. Questa volta né sbaglia né segna. Meno poeticamente recupera un fallo a mezzo secondo dalla fine e pragmaticamente concretizza il libero della vittoria sbagliando appositamente il secondo. Supera i diecimila punti in carriera e dopo le prime tre gare ha una media di 35,3 punti…
 
Jeremy Lamb: 6,5
12 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 3 rubate, 2 stoppate. Basta guardare questo tabellino per capire che a parte il centro, Jeremy sa fare un po’ di tutto. Un 4/12 al tiro non eccelso e i 6 falli (ma spesso ha mani rapide per rubare o intercettare palloni usando una difesa rapida ed attiva anche se non sempre funzionante) che l’estromettono dalla gara nell’ultimo quarto sono le note negative. Paradossalmente entra Monk ed è una benedizione.
 
Nicolas Batum: 5
8 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. Gioca un buon primo tempo tra punti, assist e rimbalzi, poi quasi scompare nella ripresa e non è la prima volta… Non segnerà più un punto nel secondo tempo tanto da abbassare la percentuale al 20% dal campo (2/10). Personalmente avrei dato spazio a Bridges.
 
Marvin Williams: 6,5
13 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. 5/10 al tiro. Lo seguo su un’azione cambiare lato dei bordi dell’area per andare in aiuto tenendo una buona posizione, almeno finché non viene aperto il gioco nell’angolo. Oscilla e ha il senso della posizione per rifilare tre stoppate. Con un paio d’iniziative personali in entrata ci fa recuperare tre preziosi punti. Si perde Wade nel finale quando pareggia ma la differenza di passo sullo scatto c’è.
 
Cody Zeller: 6
11 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 5/7 dal campo. Sorpreso dall’assist di Kemba ci mette un po’ prima di realizzare mentalmente e fisicamente in schiacciata. Alcune buone incursioni senza palla come la giocata da tre punti nel primo tempo. Sembra soffrire meno delle precedenti gare quando è in campo anche se non è facile avere a che fare con i centri degli Heat. Un bel recupero in rientro ad allungare la palla a un giocatore degli Heat, sfera poi recuperata dai nostri.
 
Malik Monk: 7
15 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata. 5/11 al tiro con 3/8 da fuori. Buono per un esterno. Personalità, classe e precisione con un bell’assist da drive smistato sotto. Nel finale i suoi 5 punti consecutivi sono preziosi. Peccato per il tocchetto su Dragic con la giocata da 4 pt. dello sloveno ma Malik sta dando una buona mano nelle realizzazioni. Un reverse layup in up & under da paura passando l’uomo in salto…
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7
7 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 7 stoppate. 3/5 dal campo con un 1/3 ai liberi che avrebbe potuto pesare. Generoso, probabilmente, mano a parte, non educatissima, è la stanchezza a incidere un po’. Si fa vedere dappertutto e qualche volta gli va bene come in marcatura su Whiteside, a volte male come la palla che si fa strappare da McGruder che gli arriva alle spalle. Si prende due stoppate ma balzano all’occhio le 7 che lui rifila agli avversari che diventano importanti, come quella in rientro dopo averne appena presa una. Se non è ancora l’MKG primordiale composto da energia, poco ci manca.
 
Willy Hernangomez: 6
8 pt., 8 rimbalzi, 1 assist. Non felice il suo momento sul parquet con un -9 accumulato ma a parte qualche responsabilità difensiva, a rimbalzo si fa sempre valere e mette anche qualche punto rimanendo concentrato ai liberi per un 2/2.
 
Tony Parker: 5
0 pt., 1 assist. In 9 minuti produce solo un assist. Nel primo tempo è uno dei pochi a esser sotto la sufficienza, sbagliando anche due FT oltre allo 0/1 finale dal campo. Nella ripresa riesce a rallentare anche troppo l’azione tanto che a 9:37 Borrego rispedisce in campo Walker. Brutta serata per i transalpini.
 
Coach Borrego: 7
Con calma disegna l’ultimo schema sulla lavagnetta. Mi piacerebbe sapere che disegna, visto che la palla finisce sempre a Walker. Basterebbe mostrare la prima parte; i movimenti sulla rimessa per liberare Kemba. Per il resto la squadra ha sì in Walker un leader importante ma gioca un basket veloce e frizzante. Non so quanto possa reggerlo a livello fisico visto che in back to back il calo è venuto fuori prepotentemente nel secondo tempo, complice qualche giochino di troppo nel terzo quarto sul +20 e poi sul +26. Comunque grande impresa espugnare Miami con una squadra rivitalizzata e un Monk importante. Io darei qualche chance a Bridges se nei secondi tempi Batum scompare…

Game 2: Charlotte Hornets @ Orlando Magic 120-88

Intro
 
Modi differenti di concepire gli aspetti della vita.
Quando abbiamo di fondo lo sport, entrano in gioco le personalità, osannate o detestate dalla gente che esalta oppure “odia” quel giocatore, quel campione.
Per me che ho dismesso il culto della personalità pur avendo avuto degli idoli sportivi (Dell Curry per il basket), di sovente buoni giocatori ma non stratosferici, è interessante vedere da una posizione equidistante le caratteristiche di tali uomini e atleti perché riflettono un modus vivendi nel quale l’osservatore vorrebbe incarnarsi in qualche modo.
C’è un bel film di qualche anno fa chiamato Rush che mostra una presunta rivalità (sportiva e di concezione della vita e dello sport) tra i piloti Niki Lauda e James Hunt (in realtà amici).
Hunt, per rimanere fedeli al film, fu una scheggia, una meteora che amava divertirsi, le Donne e godersi la vita.
Lauda, austriaco, generazione di banchieri, veniva da quel mondo un po’ più grigio, erede dei fasti degli Asburgo.
Riservato, metodico, calcolatore.
Quando il padre gli rifiutò un prestito per guidare in F1 andò a cercar gloria costruendosi la sua carriera.
Il caos contro una più utile ma fredda serietà.
Due poli estremi che si scontravano.
Due talenti differenti che si batterono il loro sogno:
La conquista di un mondiale di F1.
La storia reale ci dice che Lauda vinse il mondiale nel 1975, nel 1977 e nel 1984.
I primi due con la Ferrari e l’ultimo in McLaren.
Nel mezzo (1976) James Hunt, quasi a giocarsi tutto andando oltre le proprie possibilità per battere il mostro Lauda.
Il film è bello anche se presenta alcune inesattezze storiche come il tipo di ritiro di Lauda nel Gran Premio del Giappone 1976 che consegnò il titolo all’inglese.
Hunt the Shunt (per la sua propensione agli incidenti andando oltre il limite) diede addio al mondo delle corse dicendo:
“Lascio ora e definitivamente perché – nel mondo della F1, l’uomo non conta più!”, anche se forse fu solamente dopo la morte di Senna che la macchina prese il totale sopravvento sul pilota.
Morì nel 1993 e fumo e alcol non furono certamente fattori passivi.
Il suo stile troppo sregolato l’aveva tradito.
Ad ogni modo, anche se il film onora in special modo la vittoria “a sorpresa” dell’inglese a spese della più simpatica (per la maggior parte degli italiani) Ferrari, possiamo tracciare un parallelo tra Borrego e Clifford.
Borrego è un Hunt, più spregiudicato non ha esitato a metter in campo una small-ball rischiosa.
Clifford ritirava la squadra a rimbalzo preventivamente, era noioso fino allo finimento nelle rotazioni, un metodico sergente di ferro.
Nessun rancore verso Clifford, solo stanotte Charlotte chiedeva strada al suo recente passato dopo aver perso beffardamente sul rush finale la prima partita, anche se Clifford aveva il vantaggio di conoscerci bene ma alla fine i suoi giovani giocatori non sembravano utilizzare l’arma della conoscenza.
 
La partita in breve
 
Dopo lo 0-4 iniziale e un ritmo impostato a folle velocità, i Magic si scioglievano immediatamente.
Batum trovando tre triple in serie dava una mano a Charlotte che con un paio di parziali di 7-0 e 13-0 rispettivamente nel primo e nel secondo quarto, mostrava buona propensione alla sfida, forse anche psicologica perché Orlando accusava il colpo (serie che Charlotte vinceva da 11 partite consecutive) con Walker (dopo qualche tiro corto a prender la mira) a dilagare nel finale di secondo quarto tra punti e assist.
Gli Hornets chiudevano così sul 51-31 i primi 24 minuti complice un infausto 2/17 dei Magic da oltre l’arco.
Nella ripresa ancora una falsa partenza degli Hornets aiutava i Magic ad accorciare di 5 ma a fine quarto le lunghezze addirittura arrivavano a toccare i 28 pt..
Spazio alle panchine, anche quelle profonde, così, dopo l’ultimo quarto la gara finiva 120-88 con un eloquente +32 per la dodicesima vittoria (record di franchigia contro un team) di Charlotte su Orlando.
46,7% di Charlotte dal campo, 55 rimbalzi e 32 assist contro il 38,3%, 44 rimbalzi e 18 assist. 10/14 dei Magic ai liberi.
A lungo tempo fermi a solo un 1/1.
Nel finale implementano i loro FT.
Terrence Ross sarà il miglior marcatore dei magic con 14 punti seguito dalla coppia Vucevic – Fournier con 12 a testa.
 
Le formazioni:
 
La partita
 
1° quarto:
Zeller perdeva la seconda palla a due stagionale ma dopo 4 secondi gli arbitri bloccavano la gara perché il cronometro dei 24 non partiva.
Quando partiva la gara Charlotte sembrava deconcentrata e i Magic più decisi.
Vucevic partiva forte con il tap-in mischia, una stoppata su Kemba e altri due punti da sotto per lo 0-4.
Charlotte a 10:25 segnava ai liberi i primi due punti della partita con Lamb per passare in vantaggio a 9:08 grazie a una tripla di Batum, chiudendo il parziale di 7-0 con altri due FT questa volta a firma Kemba.
Un back-door verticale in transizione chiuso da D.J. Augustin interrompeva il parziale dando il 7-6 parziale.
Ritmo veloce ma numerosi errori su ambi i fronti prima della prima pausa.
Al rientro Charlotte piantava un parziale di 9-0 (deciso fing and roll in entrata di Batum, Lamb che in entrata nel pitturato frontale resisteva al contatto volante, tripla del francese dalla diagonale sinistra e due punti di MKG su veloce transizione con assist di Walker) per portarsi sul 16-6.
Clifford bloccava ancora il tempo con un time-out temendo che i suoi giovani giocatori stessero affondando in un body language negativo.
Nel finale Batum lanciava Monk per due facili punti (unici su 4 tentativi nel primo quarto), Ross affondava un jumper, MKG in taglio orizzontale recuperava un bound pass verticale di Batum per appoggiare, Lamb ai liberi a 1:25 metteva gli ultimi due punti di Charlotte nel quarto chiuso da Simmons con altri due dalla baseline destra per il 22-10 parziale.

Charlotte Hornets’ Michael Kidd-Gilchrist (14) goes after the ball in front of Orlando Magic’s Mohamed Bamba during the first half of an NBA basketball game, Friday, Oct. 19, 2018, in Orlando, Fla. John Raoux AP Photo

 
2° quarto:
Charlotte si portava sul +15 a 11:37 grazie a una tripla di Hernangomez ma un 2+1 di Gordon e una tripla di Ross tagliavano lo scarto sui 9 punti (25-16) prima che MKG stando fermo bloccasse le entrate di Simmons e Ross.
Monk da tre firmava il ventottesimo punto dei bianchi con stripes, poi un mini parziale di 0-4 Magic portava il gap dei ragazzi di Clifford a sole 8 lunghezze a 8:20.
Borrego qui chiamava un time-out notando scelte un po’ confuse in attacco con un Parker incapace d’innescare l’offesa efficacemente.
Il rientro della first unit portava qualche beneficio; Simmons e Kemba si rispondevano, Isaac in entrata veleggiava sul cambio mano per appoggiare mentre a 6:18 Batum dalla diagonale destra sparava un altro tre punti (33-24) prima di un difficile canestro di Grant che da destra si avvicinava al centro per avvantaggiarsi su una difesa di Walker tignosa e rilasciare concentrato il jumper vincente.
Orlando a 5:25 però accusava il colpo nel 2 vs 1 sul lato destro.
Batum passava a un liberissimo Walker che colpendo da tre segnava il 36-26 mandando in pausa la partita sulla chiamata di Clifford.
Lamb con un lungo due e Walker con un jumper frontale allungavano, anche perché i Magic riuscivano nell’impresa (grazie a una difesa di Charlotte attiva) nel far scadere per ben due volte i 24 secondi a disposizione per l’offesa.
A 3:34 uno step back di Walker seguito da un canestro di Zeller da sotto che beneficiava di un assist abbagliante di Walker per far salire il parziale che non si arrestava.
Zeller per fallo di Isaac metteva dentro due FT a 2:32 quando Charlotte toccando il +20 metteva già una buona ipoteca sul match.
Simmons su assist di Vuc fermava il parziale di 13-0 Hornets, ma in transizione i Magic si perdevano Kemba che veniva aiutato da ferro e plexiglass sull sua tripla per poi dargli troppa attenzione quando un fulmineo assist no look trovava sotto il canestro a sinistra un liberissimo Zeller che appoggiava semplicemente a canestro il 51-22 a un minuto esatto dalla fine.
Negli ultimi 60 secondi si assisteva solo a una violenta schiacciata di Vuc che posterizzando Zeller, chiudeva i primi 24 minuti sul 51-31.
Il 2/17 da fuori dei Magic era fattore determinante per il vantaggio sulla doppia decina degli Hornets che con un 7/18 da fuori e un 8/8 ai liberi mostravano un approccio più forte al match rispetto a quello con i Bucks.
Walker con 14 pt. e Batum con 11 guidavano la pattuglia dei top scorer Hornets, mentre inusualmente per i Magic Simmons dalla panchina con 7 diveniva il miglior realizzatore momentaneo per i nerazzurri.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) talks with head coach James Borrego while waiting for a teammate to shoot a free throw against the Orlando Magic during the second half of an NBA basketball game, Friday, Oct. 19, 2018, in Orlando, Fla.
John Raoux AP Photo

 
3° quarto:
Il rientro sul parquet degli Hornets era piuttosto superficiale e i Magic punivano due volte; la prima su un rimbalzo corretto al volo da Vucevic che approfittava del mancato tagliafuori di Zeller, poi da tre con Fournier dalla diagonale sinistra.
Ci volevano 2:36 prima di vedere un canestro degli Hornets, ottenuto con una tripla a 9:24 da Walker.
Fournier dalla diagonale sinistra replicava ma accendeva la sfida con Walker che passando rapidamente oltre il blocco di Zeller si presentava all’arco leggermente sulla sinistra per pareggiare i conti.
Fournier da due punti per il 57-41 si riportava in vantaggio nel parziale punti ma una strong drive di Walker sulla baseline destra con assist per il rimorchio di Williams e relativo appoggio valeva altrettanto.
A 7.42, Williams, dopo aver sbagliato due triple in avvio quarto, ne metteva dentro una per il +21 (62-41) mentre Vucevic metteva dentro due punti e stoppava Zeller cercando di dare carica ai suoi.
Lamb però parava un passaggio di Gordon in transizione diretto all’uomo sotto canestro e a 6:54 Marvin si portava sul 2/4 da fuori nel quarto grazie al lavoro di passaggi dei compagni che lo smarcavano nell’angolo sinistro, ma Vuc in un uno contro uno sul post basso sx nell’azione seguente batteva il nostro centro titolare con un gancio.
Batum in avvicinamento a canestro con passaggio dietro la schiena per sé stesso e finta sotto canestro per far perdere il tempo ai due difensori era bravo a segnare.
A 5:29 MKG sbagliava il primo tiro libero degli Hornets ma infilando il secondo lanciava Charlotte sul 68-47, punteggio esteso da Cody a 5:07 con una puntata innescata da un passaggio a medio raggio di Batum; una mazzata terrificante che pietrificava Gordon che per un attimo sbiancava da ex re delle schiacciate.
Orlando in shock si faceva rubare una palla nella propria metà campo da Batum che schiacciava, Kemba dalla diagonale sinistra a 3:58 da fuori segnava il +26 e a 2:52 il +29 rischiando su un’altra tripla di infilare il tiro con il fallo. Ci si accontentava dei tre liberi a segno mentre Orlando brancolava nel buoi anche quando un air-ball di Willy era recuperato da MKG che subiva un inutile fallo.
Un parziale di 3-5 “riavvicinava” i Magic sull’82-54 ma con un -28 l’ultimo quarto diventava il regno delle second unit.

Charlotte Hornets’ Cody Zeller, left, dunks as he goes past Orlando Magic’s Aaron Gordon during the second half of an NBA basketball game, Friday, Oct. 19, 2018, in Orlando, Fla.
John Raoux AP Photo

 
 
4° quarto:
Ross ne infilava due in avvio ma Bridges faceva meglio bombardando da fuori.
MKG in jumper per poi andare in corsa a prender sotto canestro a destra e depositare un magnifico passaggio basso diagonale nel traffico di Parker più una drive con scarico esterno sempre fornita dal nostro n°14 per il siluro di Monk davano l’idea dell’energia apportata dalla nostra nuova PF di riserva.
92-59 con i Magic che subivano un canestro da sotto di Bridges e una tripla dalla diagonale destra del nostro numero 0 che saliva in poco tempo a 8 punti grazie all’ultimo catch n’shoot.
MKG segnava il 99-65 alternandosi a un Bridges che portava a spasso il difensore prima di tirargli inaspettatamente in faccia dalla diagonale sinistra vedendo inabissarsi dentro la retina ancor più incredibilmente il tentativo.
102-67 a 7:03 dall’ultima luce rossa, partita con poco da dire che vedeva le terze linee di Charlotte entrare in campo.
A 5:06 una dunk di Bridges faceva segnare per il rookie il tredicesimo punto in 9 minuti.
Bridges perdeva palla in palleggio regalando a Iwandu due pt. in transizione (goaltending di Monk) senza il FT per la mancata conversione del giocatore di Clifford.
Biyombo segnava con l’alley-oop e Bridges si rifaceva a 2:20, quando nell’aria si sentiva il profumo di una palla vagante fluttuante; Miles staccava teletrasportandosi in vetta alle teste di compagni e avversari, torreggiando per schiacciare alla sua maniera, regalando un’altra gemma fatta di plasticità, agilità, ritmo e potenza.
A 1:33 dalla fine spazio tripla anche per Bacon per il 117-82.
Finiva 120-88 con un insindacabile +32 a favore.
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 7,5
26 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. 8/17 dal campo con 5/10 da fuori e 5/5 ai liberi. A parte 3 TO e un inizio passato a calibrare il tiro, quasi perfetto. Sale di tono, tra assist e canestri, pareggia in punti il numero di minuti nei quali è rimasto sul parquet. Prende uno sfondamento in aiuto sulla linea di fondo destra, ed è già il terzo in due partite. Fattore determinante.
 
Jeremy Lamb: 6
8 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubate, 1 stoppata. 25 minuti. Ha il merito di provar a penetrare nella cortina di burro dei Magic che nel primo tempo gli assestano un paio di mazzate ridefinendogli il volto. Ora non passerà più all’esame del riconoscimento facciale al computer. Presente a rimbalzo, ne strappa uno a un suo compagno, un po’ approssimativo al tiro (2/7), però un sei lo merita.
 
Nicolas Batum: 7
15 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Inizia bene. Tre triple fondamentali per costruire il vantaggio. ¾ da fuori, un +32 grazie anche ai suoi assist. Bello il canestro in proprio con palleggio dietro la schiena, avvicinamento e pump fake da pochi passi con successivo appoggio a depistare due Magic.
 
Marvin Williams: 6
8 pt., 4 rimbalzi. Una buona difesa sulla quale i Magic perdono palla, poi un 2/6 da fuori con i due canestri vicini nel tempo che danno una mano a Charlotte nel momento giusto. 20 minuti per lui.
 
Cody Zeller: 6,5
8 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Parte male e Vucevic a inizio quarti dispari lo sovrasta posterizzandolo anche nel finale di secondo quarto, poi inizia a dar fastidio, anche se il 3/7 figlio di troppi errori/orrori sotto con appoggi molli e poco atletici pesa un po’. Quando invece si fionda a canestro con “cattiveria” sportiva posterizzando Gordon su imbeccata di Batum sembra Mr. Hyde…
 
Malik Monk: 6
11 pt., 1 rimbalzo, 2 assist. Con un 33,3% al tiro non è che faccia poi benissimo ma in una serata del genere prova a ritagliarsi spazi e gloria. Fa il suo rimanendo combattivo.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 7,5
12 pt., 9 rimbalzi, 5 assist, 2 stoppate. 5/8 al tiro. Tanta energia in tutti i settori. Il nuovo ruolo gli si s’addice. Stoppa anche senza volerlo gli avversari che gli sbattono contro. Carta moschicida e senso della posizione. Non rischia l’intervento ma così non sempre gli andrà bene. Personalità in jumper e bravo a infilarsi in entrata, rimbalzi e assist, questi ultimi come valore aggiunto.
 
Willy Hernangomez: 6
6 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 2/5 dal campo, non preciso e troppo falloso (4 i commessi). In 17 minuti però non demorde mai nonostante qualche difficoltà.
 
Miles Bridges: 7,5
15 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 6/8 al tiro. Pensare che ha giocato solamente 14 minuti nei quali ci ha regalato triple catch n’shoot, schiacciate sino alla put-back dunk nell’atmosfera di nessuno, dove regna. Se contro Milwaukee aveva fatto scena muta, oggi domina nell’ultimo quarto.
 
Tony Parker: 6
0 pt., 3 rimbalzi, 6 assist, rubate, stoppate. 0/5 al tiro, un paio di TO e un primo tempo dove fatica a far girar la panca. Nel secondo sforna qualche assist al bacio dei suoi che gli fa valer la sufficienza.
 
Dwayne Bacon: 6,5
7 pt., 1 assist in 7 minuti. Si toglie la voglia di segnare da fuori, poi gioca i minuti finali dignitosamente.
 
Bismack Biyombo: 6
2pt.. gioca 5 minuti e commette un fallo. Un unico tiro che in realtà è semplicemente un bell’alley-oop. Va sotto nel differenziale +/- con un -5.
 
Frank Kaminsky: 6
2 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Segna di sinistra su un pick and drive frontale. Un paio di rimbalzi in 7 minuti.
 
Coach Borrego: 7
Intelligente vince il duello con l’ex Clifford. Fa giocare nell’ultimo quarto le riserve facendo riposare i titolari per il back to back contro Miami. Vittoria convincente con un attacco e una difesa validi. Prossimo test: Miami.

Game 1: Charlotte Hornets Vs Milwaukee Bucks 112-113

Intro
Machan (Cugino) è la storia di una finta squadra proveniente dall’Isola Splendente (Sri Lanka) che sarà impegnata in un torneo di pallamano in Germania.
Uberto Pasolini ne fece un film, ne differiva la parte finale, leggermente più romanzata ma con gran merito ci porta nelle vite di questi ragazzi.
Il film lo trovate anche sul sito della RAI on-line per chi volesse vederlo.
E’ la storia vera di due ragazzi che per colpa della burocrazia non riescono a espatriare in Germania.
Il visto viene sempre negato loro finché uno dei due non scopre un depliant che pubblicizza un torneo di pallamano nelle Deutsch-land.
Una delegazione di 23 persone, con 23 vissuti diversi alle spalle, riuscirà a farsi accreditare per la partecipazione al torneo, rompendo quel muro di plexiglass sul quale avevano sempre sbattuto i loro primordiali tentativi.
Alloggiati in Baviera a Wittislingen, nell’unica partita disputata persero 0-72 la loro prima partita.
Probabilmente, accortisi dei sospetti degli organizzatori, decisero di scappare immediatamente dopo il primo match disperdendosi nei boschi bavaresi dove in un primo momento gli organizzatori pensavano si fossero persi.
La federazione sportiva dello Sri Lanka comunicò agli organizzatori che all’epoca non esisteva nessuna nazionale di pallamano dello Sri Lanka, sport sconosciuto a quelle latitudini, ma l’aura di mistero e anonimato furono armi decisive per la realizzazione di quel sogno che, solo i vari componenti di quel team potrebbero disvelarci oggi (in realtà si diedero alla macchia e a 4 anni di distanza, nessuno dei componenti di questa squadra fantasma era stato ritrovato). Charlotte quest’anno tenterà di fare del mistero, dell’imprevedibilità dovuta a un certo anonimato l’arma principale.
Se il punto di forza della squadra non è avere una stella di classe O, scendendo di 5 categorie arrivando alla G, ecco il nostro Sole Kemba Walker, con gli altri pianeti/giocatori a orbitargli intorno.
Non risplenderemo di luce immensa ma bisognerà mantenere equilibri e distanze per lavorare di squadra e mantenere il perfetto equilibrio per ottenere frutti.
Per questo la squadra deve ruotare intorno al proprio sole ma non troppo vicina per esser bruciata.
E’ successo sull’ultima azione, una differenza minima tra una vittoria e una sconfitta.
Ovviamente tutti noi fan Hornets avremmo voluto iniziare con una W la nuova stagione nella splendida cornice dei 30 anni con un parquet spledido, alla presenza di Tripucka, Bogues, il solito Curry e altri giocatori.

Luci proiettate sul parqut a inizio partita.

 

 

Bogues allo Spectrum Center.

Serve avere un minimo di pazienza, proprio come Machan, le difficoltà incontrate e l’esperienza credo possano servire, a patto d’avere l’intelligenza e capire in fretta i propri errori.
 
La partita in breve
 
Nel primo tempo Charlotte latita in varie fasi del gioco affidandosi troppo a giocate individuali prima di riprender confidenza con il gioco chiesto da Borrego tornando a far circolare efficacemente palla.
In grave difficoltà a rimbalzo e nel lavorare sulla linea dei tre punti, un po’ preoccupata forse da qualche puntata fisica di Antetokounmpo che in termini di punti non farà uno sfacelo, Charlotte cede e concede sull’arco.
Milwaukee tira bene e Charlotte chiude sotto di 13 punti.
Charlotte tenta la rimonta ma nel terzo quarto solo grazie a un canestri di Kemba nel finale riuscirà ad accorciare sul -10.
Borrego mette in campo un piccolo quintetto con MKG come centro e stranamente la cosa funziona mentre Tony Parker fa vedere d’esser l’originale nei suoi momenti sul parquet.
Gli Hornets prima agganciano i Bucks e, dovendo rincorrere nuovamente, riescono anche a sorpassare i rivali di un punto nel minuto finale, tuttavia, per un contatto dubbio (c’è il gomito sinistro di Hernangomez che fa un movimento per aprirsi) su un Antetokounmpo che comunque cerca anche il contatto, costano due FT letali.
E’ -1.
Charlotte, avrebbe la palla per vincere il match ma sulla penetrazione di Kemba, il suo appoggio risulta impreciso, la palla comunque finisce nelle mani di Williams che riapre sulla diagonale sinistra da dove Batum lascia partire una tripla senza aver tempo di fare altro: tabella destra.
Gli Hornets ci sono ma perdono nonostante un Walker da 41 punti un’altra punto a punto, tuttavia se Borrego riuscirà a sistemare le numerose pecche difensive, credo che questa squadra possa anche stupire i suoi detrattori.
Paghiamo a caro prezzo il primo quarto e la rincorsa anche se siamo una squadra con diversi giovani.
Ora si viaggia in trasferta, questo elemento ci dirà già qualcosa sulla personalità del team.
 
FG%: Cha 44,6%, Mil 49,4%,
3 FG%: Cha 42,1%, Mil 41,2%,
Rimbalzi: Cha 41, Mil 57,
Assist: Cha 21, Mil 26 ,
Turnover: Cha 11, Mil 21,
FT%: Cha 63,6%, Mil 75%.
 
Le formazioni:
 
1° quarto:
 
Nella splendida cornice del campo rifatto modello metà anni ’90 gli Hornets, un po’ emozionati partivano lentamente.
Milwaukee giocava il primo pallone segnando dopo 13 secondi con un tiro frontale di Lopez che andava dentro nonostante il fallo di Zeller: 0-3.
Poco più di 30 secondi ed era 0-5 con Middleton in transizione.
I primi due punti dell’anno arrivavano per opera del capitano che passando dietro un blocco rilasciava un elbow jumper a 11:18.
Brogdon dal corner destro riceveva lo scarico colpendo da tre punti mentre Kemba un minuto dopo esatto il suo canestro ne aggiungeva tre per il 5-8 ma il 4/4 e poi il 5/5 di Milwaukee che non falliva un colpo lanciava i Bucks sul 5-14 con l’ultimo canestro da tre di Bledsoe.
Dopo il time-out dalla diagonale sinistra arrivava una tripla di Lamb e il primo errore al tiro per i Cervi che incassavano anche tre punti frontali per merito di Cody Zeller (3/5 Hornets da fuori).
Sembrava si potesse rientrare invece un ½ ai liberi di Antetokounmpo era seguito da altri due punti della stella del Wisconsin che schiacciava in solitaria per poi ammirare una tripla dalla destra di Brook Lopez che spingeva i loro sull’11-20.
A 5:26 un bel passaggio per l’infilata centrale e il fing and roll di MKG erano solo l’unico lampo iniziale di parte della second unit entrata in campo.
Milwaukee impressionava in questa parte di partita; Ilyasova da tre, drive di Bledsoe oltre Kemba e Middleton da tre a 3:48.
13-28.
Un +15 stoppato dalla pausa e da Bridges che mostrava l’atletismo straordinario di cui è in possesso bloccando Middleton, block che consentiva a Willy d’andare dall’altra parte e conquistare due FT per flagrant 1 di Ilyasova.
2/2 palla in mano più due punti ottenuti da Parker in jumper sfruttando un blocco dello stesso centro.
Un floater di Brogdon su Willy (cambio rotazione) e due punti di Willy su splendida entrata di Tony Parker con scarico ravvicinato più un altro jumper di Parker facevano tornare gli Hornets a 9 punti di distanza (21-30).
Nel finale però una tripla di DiVincenzo era il differenziale perché gli ospiti potessero chiudere a un vantaggio in doppia cifra (23-34).

Walker chiuderà con 41 punti.
Non sufficienti per vincere.
Qui impegnato a guadagnarsi gli ultimi due punti della partita (poi realizzati dalla lunetta).

 
2° quarto:
 
DiVincenzo segnava la sua seconda tripla di serata, Brogdon lo imitava mostrando gli atavici problemi degli Hornets a difendere sul perimetro.
9/13 per i verdoni che andavano anche sul +20 in un’azione nella quale conquistavano due rimbalzi offensivi.
Sul 24-44 Monk ridava linfa all’attacco di Charlotte a mezzo tripla, poi in corsa Parker in coast to coast accorciava di un quarto lo svantaggio (29-44).
A menare le danze però era sempre la squadra ospite che segnava con il n°34 per poi colpire con l’ex Wood da fuori.
A 8:13 dall’intervallo i Cervi tornavano sul +20 (29-49). Walker da sotto, poi un intercetto in salto di Batum nel cuore dell’area su un cambio gioco di Milwaukee che portava alla tripla di Lamb dalla sinistra per la nuova oscillazione sul -15…
Un ½ di MKG per il -13 era annullato da due canestri di Ilyasova; il primo battendo Monk nonostante la buona marcatura, il secondo ricevendo da una rimessa a destra in corsa, nessuno degli Hornets sotto canestro e facile layup per il 38-55.
Un caparbio Lamb segnava al terzo tentativo di floater sulla stessa azione poi gli arbitri accordavano a Br. Lopez tre FT per un tocco (?) di Monk sul centro avversario impegnato nella tripla dal corner destro. Tre liberi tramutati in altrettanti punti ma Monk si riscattava immediatamente colpendo frontalmente con una bomba.
Kemba step back elastico e tiro frontale ritardato con pump fake incluso a far saltar il difensore; 45-58 a 3:45 prima che Milwaukee ricominciasse come un implacabile B-29 a bombardare.
Middleton dall’angolo destro nonostante una disperata difesa di Charlotte era preciso nel colpire l’obiettivo da lontano, Kemba con due punti e Cody (dalla lunetta) replicavano per il 49-65 a 1:40 dalla luce rossa.
Un floater di Lamb per il -14 e una formazione schierata da Borrego veramente piccolina in termini di cm per tentare di recuperare (Walker, Monk, Lamb, Batum e MKG) nel finale era beffata da un circus shot di un Ilyasova dal primo tempo quasi perfetto (5/6 al tiro) ma a pochi secondi dalla fine Walker aspettava l’uscita di MKG per creare il blocco che attardava e faceva commetter fallo a Bledsoe in rincorsa; paradossalmente la tripla del capitano s’insaccava ma non il libero.
Tre punti che tagliavano il divario sul 54-67.
Milwaukee chiudeva con un 11/22 da fuori contro l’8/22 di Charlotte i primi 24 minuti.
Da notare i 18 assist dei Bucks di Budenholzer che con una squadra superiore agli Hawks è riuscito a creare un gioco, semplice ma efficace.
Ilyasova chiudeva a 11 punti, top scorer dei suoi, mentre Kemba arrivava già a 17 punti seguito da un Lamb a 10 punti e un Monk da 8, indice che il gioco veloce di Charlotte sposta evidentemente il peso sulle guardie.

Milwaukee Bucks forward Giannis Antetokounmpo, right, of Greece, drives into Charlotte Hornets forward Marvin Williams in the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Oct. 17, 2018. (AP Photo/Nell Redmond)

 
3° quarto:
 
Antetokounmpo a mezzaluna partendo da sx allungava il terzo tempo per schiacciare agilmente a una mano su Zeller che accompagnava solamente, poi da dietro era Williams a stoppare la stella di Budenholzer, Batum andava quindi in transizione a battere un paio di difensori in rientro sotto canestro.
A 9:39 dopo un’azione durata quasi 24 secondi, Kemba doveva lanciare la palla in modalità “Spera in Dio”, andava bene perché la palla finiva dentro ma un 2/2 di Middleton dalla lunetta e una tripla siderale di Lopez dalla diagonale sinistra riconducevano rapidamente i Bucks su un tranquillizzante +18.
A 7:56 Marvin fintando dall’angolo destro si liberava la baseline destra fino ad andare in corsa a speronare liberamente il canestri dei Bucks, un jumper di Kemba (64-76) anticipava due punti di Middleton con un veloce giro verso la baseline sinistra prima dell’appoggio.
Lamb compiva ancora fallo sull’avversario l’azione successiva mostrandosi in difficoltà in difesa ma l’energia di Kemba produceva una palla rubata e due punti in transizione.
La rincorsa sembrava non finire mai anche perché Antetokounmpo segnava un paio di canestri nel pitturato approfittando della marcatura di Bridges con un Willy non in grado di poterlo fermare ma servito da Parker sotto il centro spagnolo chiudeva la giocata con l’appoggio da due punti. FT mancato ma il quarto assist della guardia francese innescava una tripla galattica di Monk per il 74-85.
Bridges aveva qualche difficoltà, Parker no; da destra partendo lasciava di stucco i due difensori chiudendo in layup rovesciato.
Nel finale per gli Hornets arrivavano 5 punti di Kemba con due liberi e una tripla dalla finta ingannatrice anche per sé stesso, quasi perso il passo, con il difensore spedito alle Maldive, c’era comunque il tempo per battere il cronometro.
83-93, -10 per provare l’assalto finale.

Charlotte Hornets guard Kemba Walker, left, and Milwaukee Bucks guard Eric Bledsoe fight for a loose ball in the second half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Oct. 17, 2018. Milwaukee won 113-112. (AP Photo/Nell Redmond)

 
4° quarto:
 
Ilyasova con un taglio sulla baseline destra andava a girarsi ricevendo dall’altro lato per schiacciare in un tempo unico. DiVincenzo provava a metter la pietra tombale sul match scappando in transizione ma il fing and roll, troppo lento, era “deleted” da un balzo felino di Monk.
La pazzia di Borrego consisteva nel posizionare in campo un quintetto bassissimo che aveva il merito di ravvivare la gara; Walker da tre, Antetokounmpo nel nulla schiacciava (MKG non proprio così reattivo), Batum da tre con assist del connazionale, poi un salvataggio difensivo a rimbalzo di Monk e una stoppata di Batum in raddoppio sul 34 greco era utile per la ripartenza di Monk che faceva tremare lo Spectrum Center con una schiacciata di potenza con la destra.
Un fallo di Bledsoe su MKG e due tiri per l’ex Bobcats a 8:26 e si viaggiava sul 94-101 con gli Hornets ad avere tutta l’inerzia, infatti, MKG a rimorchio di Parker chiudendo in schiacciata portava a solo 5 le lunghezze di distacco. Antetokounmpo sfondava su Kemba (5° fallo).
MKG con due punti artistici ci portava a un solo possesso, poi ci pensava un eroico Kemba a colpire da tre per completare l’operazione aggancio.
Middleton da tre non era un problema se con la stessa moneta Kemba rispondeva e risplendeva.
Passi di Antetokounmpo che cercando di sfruttare il mismatch con Kemba facendo da solo, faceva disperare il proprio coach.
Middleton ne metteva dentro due.
Williams mancava la tripla aperta del sorpasso e poi con uno 0/2 fatale dalla lunetta avvantaggiava i Bucks che con il quintetto basso mandavano a nozze Antetokounmpo. 104-110.
Hernangomez con un ½ e un tocco da sotto al secondo tentativo accorciava di tre, poi un ½ del lungo greco per il 107-11.
Una tripla folle di Monk a :54.9 decideva che dovessimo avere ancora una partita, anche perché una steal del nostro centro spagnolo si rivelerà utile in seguito a darci il vantaggio ottenuto da Kemba a mezzo lunetta.
112-111, primo vantaggio di serata a :36.3 dalla fine. Sembrerebbe una beffa per i Bucks che tuttavia, per un contatto ambiguo tra Hernangomez e Antetokounmpo (25 pt. e 18 rimbalzi in totale) in entrata beneficiavano di due liberi che mandavano avanti i Cervi.
Kemba portava palla sull’ultima situazione, ispirato cercava spazio e grazie a una finta lo trovava sotto canestro a destra, ma pressato da due giocatori appoggiava in maniera imprecisa, così finiva per recuperare Williams che aprendo sulla diagonale sinistra trovava un Batum che poteva solo provare a tirare per battere il cronometro.
Il suo tiro picchiava sul plexiglass destro dove s’infrangevano palla e speranze di vittoria degli Hornets, sconfitti in una punto a punto, sconfessando le parole di Borrego per quel che riguarda i giochi più variegati nei finali, dato che il tiro del francese è stato solo l’estremo casuale tentativo di vincere una partita impossibile.
La squadra però c’è ed è attesa da 4 trasferte dove dovrà mostrare personalità per non affondare sin da subito in una mediocre stagione.
Le capacità ci sono, ora tocca ai giocatori impegnarsi al massimo.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
41 pt., 2 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. 15/29 al tiro, 7/13 da 3 pt.. Dalle sue mani partono saette. Si vede subito che non è il Kemba un po’ passivo di prestagione. Riprende il suo posto al comando e trascina la squadra a suon di punti. Nel finale pareggia due volte e mette la freccia del sorpasso. Al quarto tentativo (numero della morte in Giappone il shi) fallisce. Troppo prevedibile. La colpa non è sua però. Si piega disperato al termine della partita ripensando alla gravità dell’errore ma questi tiri all’ultimo falliti non sono una novità. “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”… Ecco, magari un po’ d’altruismo in più, anche se in serate magiche come queste, non farebbe male. Gran partita comunque coronata dal record battuto sul maggior numero di punti in una partita inaugurale (apparteneva a Curry con 38 punti).
 
Lamb: 5,5
10 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Jeremy va in difficoltà in difesa e in attacco con un 4/11 non è eccelso nonostante il 2/4 da fuori. Caparbio, segna un floater sulla stessa azione dopo tre tentativi personali.
 
Batum: 5
5 pt., 7 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 2 stoppate. 2/8 al tiro… Il francese manca un po’ come ingranaggio atto a far girare i titolari e al tiro. Deciso a rimbalzo, epica la stoppata su Antetokounmpo ma episodi sporadici non determinano una buona gara.
 
M. Williams: 5,5
5 pt., 9 rimbalzi, 1 assist, 4 stoppate. Nel finale manca una tripla aperta e due liberi cruciali. Buona la sua schiacciata con finta sul posto partendo dal corner destro e le sue 4 stoppate fatte di senso di posizione e aiuto, non molto atletismo. Prende quasi rimbalzi da doppia cifra ma finisce male.
 
C. Zeller: 5
5 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 21 minuti per Cody. In difficoltà… Facile profeta quando in preview spostavo l’attenzione sui problemi dei lunghi. Mediocri. Kaminsky e Biyombo non hanno nemmeno giocato… Blocca e va a rimbalzo più per il panorama che per altro. Rimbalzi pochi, anche perché i Bucks all’inizio massacrano da fuori mancando pochi tiri però fa una partita bruttina…
 
T. Parker: 7
8pt., 3 rimbalzi, 7 assist. 4/8 al tiro, con Tony in campo la squadra beneficia di palloni con spazio per tirare. Fa girare la squadra ma qualche volta decide di fare per conto proprio. Fa vedere che non è venuto a svernare. Ci crede. Occhi sgranati su un tentativo d’anticipo quando gli arbitri gli fischiano fallo contro e i commentatori l’apostrofano come uno che ha l’espressione di Depardieu
 
Monk: 6,5
18 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 7/16 dal campo giocando 33 minuti, più dei 20 di Lamb. 4/8 da fuori. Personalità e gioco velocizzato rispetto agli esordi. Pulito in difesa, non sempre nonostante gli sforzi ce la fa per questione di cm a bloccare gli avversari, comunque seria minaccia per le difese avversarie. Un suo tiro da fuori ci riporta a -1 nel finale.
 
Miles Bridges: 4,5
1 pt., 1 assist in 14 minuti. Un solo tiro, abbastanza fuori dal gioco, commette un paio di falli (uno intelligente per evitare la ripartenza) e perde una palla sotto canestro sulla linea di fondo. Servirà un altro Miles per conquistar le partite. Peggio di così non poteva fare, attendiamo la risalita.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
10 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Doveva esser l’ala grande (passando da ala piccola) ma viene addirittura schierato come centro in un quintetto da small-ball fa quel che può sulle entrate di Antetokounmpo (poco). Si posiziona però bene e qualche volta tenta anche di stoppare le triple da fuori, anche se nel finale viene battuto incolpevolmente. Vivace, si “sbatte” sul parquet procurandosi, rimbalzi, FT e punti.
 
G. Hernangomez: 6
9 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. La sua rubata nel finale ci consente il vantaggio anche se l’azione offensiva è spezzata da una rimessa. In difesa non può tenere il greco ma cattura alcuni rimbalzi importanti e da sotto segna bene aggiungendo un 3/5 ai liberi. Qui deve migliorare necessariamente.
 
Coach Borrego: 6,5
Gioie e dolori. L’ultima palla concessa a Kemba in quasi stato di grazia sconfessa il suo credo. Fatica a trovare contromisure difensive valide, poi nel secondo tempo sembra riuscirci, a volte non preoccupandosi tanto di difendere il pitturato o facendolo sembrare. Milwaukee in parte cambia stile e affonda con Antetokounmpo e altri player ma tira meno da fuori dove la percentuale cala un pochino. Con Parker si rivede il gioco di squadra mancato nel primo quarto ma la squadra rimonta dal -20 sino al +1 con la sua insana idea di small-ball, very small-ball direi io con Lamb SF, Batum PF e MKG centro… Adesso deve rinfrancare e rincuorare una squadra che ha preso un duro colpo e potrebbe rivivere fantasmi del recente passato, ma questa sconfitta non ha la stessa matrice. Rimango convinto che i ragazzi possano risollevarsi presto.

Preseason – Game 5: Charlotte Hornets @ Dallas Mavericks 123-118

 
Avevo iniziato con Hegel l’intro di preseason, chiudo con lo stesso filosofo questa interessante prestagione.
Forse perché queste sono levatacce che a inizio stagione devi ancora smaltire e carburare per sopportarle alle nostre latitudini quando si gioca in piena notte e tendi a seguirle tutte, dovendo poi spesso recarti al lavoro senza più dormire, allora anch’io mi chiedo perché farlo, soprattutto quest’anno…
Confesso d’esser partito con poco entusiasmo, un po’ scettico nei confronti di una squadra che non ha saputo rinnovarsi e cambiar pelle ma ora sono curioso di vedere Monk e Bridges, i progressi degli uomini intorno e di capire se Borrego oltre all’entusiasmo donato riuscirà a ribaltare la squadra attraverso il gioco.
Diciamo che forzando un po’ Hegel, l’amore per la squadra (in questo caso il team, ma lui parla di un altro sé stesso) sarebbe appunto identificarsi nell’altro riconoscendosi, rinunciando a sé stessi come forma di “sacrificio” (userei questo termine per far comprender meglio il significato ) per ritrovarsi nell’altro.
Personalmente credo sia un concetto fuori dal tempo ma che vale sempre quando siamo portati a fare qualcosa d’irrazionale e che sembra sconveniente a favore di qualcuno o qualcosa uscendo dall’ego.
Così Charlotte mi/ci ha premiato questa notte, chiudendo bene la prestagione mostrando un gioco frizzante e sparagnino.
 
La partita in breve
 
Durante il primo tempo Charlotte, nonostante i problemi a rimbalzo (18-25) che collimavano con uno Zeller sottotono, chiudeva in vantaggio 58-53 grazie a un 11/19 da fuori (57,9%).
Un 5/5 dalla lunetta contro un 15/18 Mavericks ricordando un team di Clifford tra le squadre meno fallose della NBA.
Nella ripresa tra cambi e sorpassi si arrivava a un finale nel quale Monk e Bridges mostravano i loro lati positivi e negativi, spingevano però Frank, Graham e soprattutto un Macura da 13 punti in 9 minuti che mandava al tappeto la formazione di Carlisle dimostrando un repertorio offensivo variegato, anche senza palla.
Charlotte chiude quindi la prestagione sbancando il parquet dei Mavs per un 4-1 interessante.
29-21 gli assist a favore degli Hornets, 22/27 ai liberi contro un 32/42 per i Mavs, fattore che indica, oltre a qualche decisione pro Mavs, una propensione a utilizzare anche giocate non consentite come mezzo estremo per bloccare l’azione.
35-42 a rimbalzo (-7) e 23 turnover per Charlotte, un po’ troppi (21 Mavs), con qualche forzatura in palleggio di Bridges e Monk che hanno comunque compensato ai loro errori.
57,6% da tre per Charlotte, chiave della vittoria oltre il 41-32 del quarto finale, effetto e merito dei rookie ed esordienti.
Per i Mavs Doncic e Jordan hanno realizzato 18 punti a testa, Smith Jr., 16.
Non sarà sempre facile mantenere queste percentuali in stagione.
 
La partita
Le formazioni:
 
1° quarto
Iniziava bene Dallas che colpiva da tre su una second chance con Matthews.
Pareggiava immediatamente Walker ma al culmine di una triangolazione veloce DeAndre Jordan si esibiva in una slam dunk.
Doncic guadagnava due FT a 9:06 che infilava, ne sbagliava un terzo per tre secondi in area di Zeller così Kemba a 8:32 accorciava sul 6-7 con un’altra bordata da fuori.
Una palla persa da Kemba in attacco però portava Doncic alla transizione chiusa da un alley-oop di Smith jr..
Problemi a rimbalzo per Charlotte anche se la terna non si avvedeva di una spinta di Jordan alle spalle di Zeller che toccava a rimbalzo Smith Jr..
Due FT dei quali solo uno a segno che portavano Dalla s a doppiare Charlotte ma un’altra tripla di Batum tagliava il divario.
Dallas accelerava con due FT di Matthews, una bomba di Smith Jr. mentre Charlotte tornava a segnare quando su Batum, un raddoppio non andava a buon fine e il passaggio per Lamb costava ai Mavs la quarta tripla consecutiva subita che valeva il dodicesimo punto Hornets.
Sul 12-22 finalmente Charlotte segnava un due punti, merito di Batum che in penetrazione depositava un layup vincente. Un assist a sinistra per una schiacciata mancina di Willy guidava la riscossa poiché anche se Charlotte spendeva qualche fallo, Willy in uno contro uno Vs Jordan segnava appoggiando la palla al vetro da media distanza.
Batum da tre ancora tagliava lo scarto andando a far girare il tabellone sul 21-25 (5/8 da te per Charlotte).
Parker con un bound pass a sx innescava sulla corsa MKG che convergendo a canestro segnava con l’and-1.
24-25 che diventava un +3 per i locali per un fallo in raddoppio difensivo dello stesso MKG su Harris.
Una transizione di J.J. Barea con assist per la tripla aperta di Kleber faceva volare i Fuorilegge sul 24-30 a 1:25 dalla prima sirena. Barea dal pitturato segnava inarcandosi il 26-32 prima che Broekhoff segnasse il trentacinquesimo punto con un pick and pop a poco più di due secondi dalla luce rossa che Monk batteva da oltre metà campo, silurando i Mavs allo scadere per il 29-35 con un incredibile disperato tiro.

Zeller contro Jordan.
Serata negativa per Cody.
Foto: Jerome Miron-USA TODAY Sports

 
2° quarto:
La seconda frazione del primo tempo vedeva MKG accorciare di due su un rimbalzo intorno al ferro dei Mavs, poi una penetrazione con scarico volante di Malik per Willy dava il -2 a Charlotte che tornava alla parità con Bridges che dopo aver ricevuto sulla destra un passaggio in diagonale schiacciato di Parker si portava sotto canestro controllando la sfera con qualche difficoltà ma battendo un paio di difensori con un giretto in svitamento.
A 9:23 una tripla di Kemba dava anche il vantaggio alla squadra del North Carolina che con una bomba di Willy si portava sul 43-37.
A 7:28 Doncic da sinistra sparava da fuori convincendo poi Bridges in cima all’area pitturata creava il suo tiro mettendo 5 punti di distanza tra i due team (45-40).
Zeller mancava un gancio ravvicinato mentre Jordan segnava correggendo su un errore di un compagno a 5:57.
Un open 3 frontale di Williams evidenziava la mancanza di copertura dei Mavs sul perimetro.
Lampi di classe di Doncic con passaggio per sé stesso dietro la schiena in corsa e assist per l’uomo libero nell’angolo non eran sfruttati così dopo un’entrata a dalla baseline destra di Walker in uno contro uno con canestro da giocoliere e relativa protesta del capitano che ci costava un FT contro e un punto, i Mavs accorciavano con Charlotte un po’ in difficoltà.
I Mavs arrivavano sul 50-48 con una drive di Smith Jr. alla quale Zeller non riusciva a opporsi.
Lamb da tre a 3:09 ridava fiato all’offesa color teal poi era ancora Marvin a mettere in luce impietosamente la copertura zero dei Mavs sul perimetro con un’altra bomba facilitata dall’assenza di marcature.
56-48 che diveniva 56-51 dopo la tripla del rookie sloveno dei Mavs a 1:57.
Rimaneva invariato il distacco all’intervallo anche se si saliva nel punteggio sul 58-53.
 
3° quarto:
Zeller iniziava bene la ripresa con un’incursione che vedeva la palla arancio come ciliegina rimanere in bilico sul ferro prima d’esser inghiottita dalla retina.
Arrivava anche il libero aggiuntivo, così Charlotte si portava sui 61 punti.
Graham con calma si procurava il tiro in jumper per il 63° punto, quello del +10, Lamb da sinistra da tre grazie al giro palla chiuso da Graham con l’assist laterale per il 66-57 era fieno in cascina prima che Dallas iniziasse a rimontare.
Lo slavo dei Mavs segnava prima da tre, poi su assist di Smith Jr. metteva dentro in schiacciata in infilata centrale.
Un rimbalzo conteso da due Hornets finiva nelle mani dei Mavs che chiudevano con la second chance di Finney-Smith da fuori.
Tripla letale per il 68-65 a 7:38.
Il time-out di Borrego serviva a romper per un breve tratto l’inerzia poiché Monk esaltava la chimica del team chiudendo con la bomba da fuori a 7:22 per il 71-65.
Una violenta schiacciata di Jordan segnava un possesso tra i due team (71-69), il pareggio arrivava per opera di Finney-Smith dalla lunetta a quota 73.
Una rubata di Doncic su Monk chiusa a 5:20 in transizione dava il là ai Mavs che a 4:27 con altri due liberi per Smith Jr. (un po’ generosi con la squadra locale gli arbitri) correvano sul +6 (73-79).
Due FT di Frank interrompevano il break dei texani ma un alley-oop plastico di Jordan offerto da Smith Jr. davano ulteriore vantaggio alla squadra di Cuban e Carlisle.
Alley-oop in transizione a 3:05 per Bridges a tripla di Smith Jr. prima della stoppata di Monk sulla transizione di J.J. Barea. Harris in jumper e Frank a :46.5 dalla terza sirena più due punti di Monk a chiudere un quarto che vedeva comunque avvantaggiarsi i Mavs fino all’82-86 parziale.
 
4° quarto:
Ulteriori sostituzioni preventivabili nell’ultimo quarto; running di Bridges e due punti del magrebino Mejri che falliva però il libero supplementare.
Consueta dunk di potenza per Miles e rubata per Monk con passaggio a Graham davanti a tutti in transizione a chiudere facilmente per l’88 pari.
La gioia durava poco perché Barea segnava il +2 per i suoi ma delittuosamente Bridges era lasciato solo sulla linea dei tre punti.
Arrivava quindi il sorpasso (91-90), prima che il play di riserva dei Mavs (ancora lui) controsorpassasse per il 91-93. A 8:13 Biz pescava il jolly in girata dal pitturato tirando su palla subendo il contatto dalla controparte magrebina in un duello tribale.
2+1 e sorpasso alla curva dei Calabroni per il 94-93…
Partita eccitante sul filo; bonus per i Mavs per fallo di Bacon sulla propria baseline sx e sorpasso di Cuban e soci a otto minuti dal termine…
Un doppio vantaggio di tre punti dei Mavs era pareggiato prima da un tiro sicuro di Graham dalla diagonale sinistra e poi da Joe Chealey, n° 31 molto abile da fuori.
100 pari, poi 100-102 fino al riscatto di Macura che grazie al rilascio veloce veniva toccato mentre provava a sortire una bomba dal cilindro.
Lo 0/2 precedente ai liberi era annullato. Il nuovo 3/3 consentiva a Charlotte di ripassare avanti e a 4:49 quando dal corner sinistro si elevava Graham per affondare la tripla del 106-102, Charlotte prometteva di rimanerci.
Dopo il -2 Mavs, un passaggio perfetto schiacciato di Bridges con perfetto taglio di Macura già in atto dava a Charlotte una giocata da tre punti importantissima.
109-104, poi l’oscillazione di punteggio ad elastico ma i Mavs rimanevano dietro, anche perché Macura in back-door sulla linea di fondo sinistra finiva per andare addirittura a schiacciare su cioccolatino di Graham.
118-113.
I Mavs tornavano al -1 quando Macura tentava di aprire da sinistra a destra con un passaggio avventato.
La transizione e il fallo su Broekhoff non fermavano il rientro; 2/2, 115-114.
Spalding a :59.4 lanciato in area potrebbe superarci ma il controllo difficile indicava agli arbitri i passi così, con non noncuranza Macura scagliando un’altra bomba in faccia all’uomo a :48.4 realizzava il +4.
Una tripla pessima di Broekhoff si schiantava sul plexiglass ma l’avvitamento artistico volante di Kostas Antetokounmpo valeva il 118-116.
Si entrava in fase di lunetta; risplendeva Macura con un 2/2, era calante Brunson con l’1/2 per il 120-117.
Graham con l’1/2 teneva a due i possessi di distanza (½) e una pesa dei Mavs a :14.7 dalla fine segnava la fine delle ostilità.
123-118 sbancando Dallas per un 4-1 in preseason non è male per una squadra già data per spacciata da tutti anche se è solo preseason.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
13 pt., 2 assist, 2 rimbalzi. Gioca un buon primo tempo (lascia spazio nel secondo) anche se con 4 turnover non da lui. 3/5 dal campo in 17 minuti con un 2/2 dalla linea. Gli manca un FT che per proteste prende contro…
 
Lamb: 6,5
11 pt., 2 assist, 5 rimbalzi. 3/7 dal campo accumulando un -10 preoccupante in 18 minuti ma non per colpe sempre sue. ¾ da fuori non è niente male come inizio…
 
Batum: 6
8 pt., 1 assist, 3 rimbalzi. Gioca 18 minuti chiudendo con un 3/7 dal campo. Fatica a trovare i compagni chiudendo con un assist. Schierato sul bordo dell’area può ora cercare il rimbalzo più frequentemente in difesa, utile da fuori con un 2/5.
 
M. Williams: 6
6 pt., 2 assist, 2 rimbalzi, 1 stoppata. Chiude con un 2/5 dal campo dei quali 2/4 da fuori. Colpevolmente lasciato solo un paio di volte, il veterano punisce ma non mi convince a livello tattico in difesa dove commette anche 4 falli.
 
C. Zeller: 5
3 pt., 1 assist, 2 rimbalzi. Poco convincente nella notte. Jordan lo surclassa sotto canestro mentre lui sbaglia anche tiri facili. Finirà con un ¼ dal campo frutto del canestro 2+1 a inizio ripresa.
 
T. Parker: 5,5
2 pt., 3 assist, 1 rubata. ¼ dal campo. 1 persa e un fallo speso che c’era ma prima del tiro. Il fallo viene chiamato su un contatto sul quale Tony avrebbe dovuto smaterializzarsi forse… Bene nello smistamento assist, male al tiro provando anche forzando un paio di tiri.
 
Monk: 6
8 pt., 5 assist, 1 rimbalzo, 2 rubate, 1 stoppata. Tabellino pieno per Monk che in 19 minuti fa 3/11 dal campo mettendo dentro paradossalmente 2 delle 3 bombe provate. Abbandona quota zero anche nei falli spesi (1) e soprattutto nelle palle perse. Troppe tre, troppa la confidenza palleggiando in faccia all’avversario che può ripartire in transizione. Compensa con assist di valore e una difesa non sempre valida ma sul pezzo.
 
Miles Bridges: 6,5
13 pt., 1 assist, 7 rimbalzi, 2 rubate. 6/11 dal campo tra schiacciate e alley-oop. Mostra la potenza e l’atletismo dei quali è in possesso oltre a un buon tiro da fuori se lasciato solo. Come Monk deve migliorare il ball handling in uno contro uno. Un paio di scippi ai suoi danni costano qualcosa ma il ragazzo torna utile anche a rimbalzo nei suoi 27 minuti in campo.
 
Kidd-Gilchrist: 6
7 pt., 1 assist, 2 rimbalzi. 2/2 dal campo, 3/3 ai liberi, spende un paio di falli in copertura per evitare facili canestri da sotto. Due palle perse. Apre un contropiede lanciando che porterà a due FT. Ci sarebbe bisogno di vederlo qualche minuto in più per giudicarlo più approfonditamente.
 
W. Hernangomez: 7
9 pt., 2 assist, 3 rimbalzi, 2 rubate in 10 minuti. 4/4 dal campo e +11. Si muove bene contro Jordan. Segna in post basso sinistro girandosi. Più mobile rispetto a Cody, sembrerebbe poterai inserire nei titolari agilmente nonostante la minor esperienza rispetto al compagno.
 
D. Graham: 7,5
15 pt., 4 assist, 1 rimbalzo. Un ragazzo che è parso già abbastanza pronto. Meglio anche di Parker in serata. Perfetto con 5/6 al tiro se consideriamo il sesto mai arrivato a destinazione. Stoppato sul tentativo da tre punti Devonte’ va a riprender palla e a segnare in entrata. Bell’assist per Macura nel finale. Tranquillo. Gioco e regia, forse un pochino di difesa in più sui jumper come unica nota stonata.
 
Kaminsky: 7
9 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 2/3 al tiro. Gioca uno spezzone di partita in bilico riuscendo a non sfigurare, anzi, a esser utile. In 14 minuti contribuisce alla vittoria di Charlotte grazie al rimbalzo e ai suoi canestri. Non si deconcentra dalla linea con un 4/4.
 
Bacon: 5
0 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Un paio di buone chiusure ma anche una difesa non troppo stabile. Lascia la linea di fondo su un’entrata a sinistra che ci procura due FT contro. A parte l’assist per Bridges in transizione per l’alley-oop non sembra sia in gran serata e lo 0/4 al tiro ne è la riprova. 3 falli spesi e un turnover ma il suo plus/minus dice +11.
 
Biyombo: 6
3 pt., 1 rimbalzo. Più impegnato sbraitare con i compagni che altro, riprende Bridges che non c fa troppo caso. Conversazione interrotta dalla chiamata in panca per il n° 0 degli Hornets. Segna i suoi tre punti facendo più nero Mejri nel pitturato con una giocata elegante e coordinata. In difesa però è rivedibile nei 4 minuti.
 
J. Chealey: 6,5
3 pt., 1 assist in 2 minuti. Pareggia a mezzo tripla la gara in una fase delicatissima. Fornisce un assist. Nel suo ruolo è ciò che gli si chiede, cosa domandargli di più? Buon giocatore, oscurato dai pari ruolo ma utile a dare profondità al roster se chiamato in causa.
 
Z. Smith: s.v.
Se per Barford e Wilkins c’è da chiedere a Chi l’Ha Visto, Smith entra per un minuto, fa sapere a tutti a casa che sta bene, poi si eclissa.
 
JP Macura: 7,5
13 pt., 1 assist in 19 minuti. A parte un pallone che Frank gli spara un po’ fuori dal corpo sulla sua destra che non può raggiungere e un inizio molto lento nel quale fa 0/2 ai liberi, si sghiaccia ai FT con un 3/3. Poi segna da fuori, in taglio diagonale e in back-door con personalità chiuso in schiacciata dimostrando di saper giocare senza palla e di avere un rilascio molto veloce. Aiuta Charlotte a vincere. Sto rivalutando un po’ Dennis the Menace (Dennis la Minaccia), almeno offensivamente. In difesa commette tre falli.
 
Coach Borrego: 7
Gli darei 5 solo per aver schierato 17 giocatori costringendomi ad altrettante pagelle, ma in realtà anche se forza la mano con i colpi da fuori, a questi ritmi ha ragione. Dallas copre male il perimetro e Charlotte ringrazia. Probabilmente nei finali contro squadre più brave sul perimetro dovrà valutare anche soluzioni per aprir più varchi all’interno come Macura ha trovato comunque un paio di volte in serata. La squadra è spensierata e divertente ma le percentuali irreali da fuori dovranno saper esser mantenute o almeno avvicinate in regular season se vogliamo giocar così.

Preseason- Game 4: Charlotte Hornets Vs Chicago Bulls 110-104

Noè, il 17 luglio di tempi nei quali affondavano favole, mezzi e radici, si trovò con la leggendaria arca posata sull’Ağri Daği (oggi all’estremo lembo della Turchia orientale), 5165 metri di montagna meglio conosciuta con il nome biblico di Ararat.

Dopo i 40 giorni di diluvio universale scatenato da un Dio deluso dei comportamenti degli uomini, Noè e la sua famiglia (unici risparmiati da Dio), dopo qualche settimana, al ritiro delle acque poterono toccare il suolo, così come gli animali che lo stesso Onnipresente aveva ordinato di salvare.

Allo Spectrum Center l’aura di luogo mistico forse non è così forte ma speciale per noi tifosi teal & purple lo è sicuramente.

Anche qui il campionario animali di certo non manca a chi, nel corso degli anni ha deciso i nomi delle franchigie esaltando le caratteristiche di questi esseri.

I Cervi, i predatori (Dinosauri) di Toronto, i Falchi, i Lupi della foresta, i Grizzlies, i Pellicani, oltre a Tori e Calabroni che si affrontavano nella notte sono esempi di come da sempre queste forme di vita, siano importanti per l’uomo, nonostante l’homo sapiens, oggi troppo faber spesso si dimentichi del loro valore.

A richiamarlo nei loghi degli sport,a volte discesi dall’araldica, sarebbe interessante immaginare i giocatori trascendere sul campo ispirandosi allo spirito guida animale della franchigia. Una simbiosi per gli Hornets quest’anno che per volontà di coach Borrego vorrebbe avere una squadra rapida, veloce, scattante, con riflessi pronti, protesa a ripartenze fulminee pungenti, proprio come calabroni.

La partita in breve

Una partita che Charlotte ha incanalato presto sui binari giusti, approfittando anche di qualche mancanza d’esperienza dei rookie o dei provvisori dei Bulls che hanno trovato anche un primo tempo di Jabari Parker non eccezionale mentre Lavine è sembrato essere già in forma. Gli Hornets, fedeli al credo di Borrego, si sono cercati con passaggi atti a far saltare una difesa facilmente scardinabile. Qualche canestro extra, dovuto alla bravura dei singoli e il +20 nel terzo quarto era raggiunto. Si finiva con un tourbillon di giocatori in campo, alcuni dei quali non vedranno la partenza della stagione probabilmente, ma Charlotte, dopo aver rischiato il pari, reggeva l’urto, dimostrando anche un buon Graham in serata. Dunque vincono i Calabroni che nell’amichevole hanno potuto osservare una Chicago (pur mascherata) che affronteranno presto in regular season hanno dimostrato di poter prevalere nel confronto. L’anno scorso andò spesso male a Charlotte (1-3), ma quest’anno senza il finlandese dei Bulls Markkanen, infortunato per la prima parte della stagione, gli Hornets avranno meno difficoltà sulla carta, anche se le partite sono tutte da giocare e la carta a volte diventa straccia. 26 punti di Lavine, 17 di Portis per i Bulls, 20 di Walker e 16 di Lamb nelle file di Charlotte per i singoli. 47 rimbalzi e 16 assist per i Bulls, 50 rimbalzi e 23 assist per gli Hornets che hanno tirato con il 45,3% dal campo contro il 44% dei Tori. 37% da tre per Chicago, 29,4% per Charlotte che nel finale con uno 0/6 ha abbassato la media.

Le formazioni:

La partita

1° quarto:

A vuoto il primo attacco dei Bulls era un’infilata di Marvin Williams con runner a una mano a essere buona per il vantaggio di Charlotte. Batum stoppava Jabari Parker ma nessuno a 10:49 riusciva a fermare la tripla del primo vantaggio Bulls firmata Lavine da fronte a canestro. Hornets nuovamente sopra grazie a un jumper medio di Lamb; l’allungo con una transizione di Kemba e un altro tiro in salto di Jeremy dopo un’accelerazione con arresto e tiro. Sull’8-3 Charlotte smettendo di segnare agevolava il lento rientro della mandria di Tori che dopo aver rubato palla a Walker per merito di Holiday riuscivano a pareggiare con un ½ ai liberi di Lavine (fermato da Zeller irregolarmente). Hornets che, nonostante qualche imprecisione, compresa quella sulla tripla di Williams, si riportavano sopra con il tap-in di Lamb mentre un passaggio sotto per Zeller era buono per il +4. Bulls al palo che soffrivano ancora Lamb; prima due FT a 4:56, poi una tripla dalla diagonale sinistra ricevendo palla e tirando subitaneamente senza esitazioni. 17-8 grazie a 11 punti di Lamb e Bulls al time-out… Un distacco di 9 punti destinato a scemare con i cambi nonostante Charlotte mantenesse spesso un gioco di passaggi fluido. Era il caso dell’assist liberatorio per Monk che dall’angolo sinistro infilava la prima tripla di serata. Rispondeva Holiday da fuori per il 21-15 mentre Monk dalla diagonale destra faceva 2/2 da fuori per il 24-17.Una rubata di MKG in rientro non serviva agli Hornets per sfruttare un contropiede 3 contro due poiché Kemba si faceva intercettare un passaggio saltato mentre dall’altra parte saltava il fortino quando a :55.7 Portis sganciando una bomba accorciava sul 24-20. Bridges, un po’ fuori dal gioco, mancava il primo tiro ma non poteva rifiutare sull’assist di Monk per l’alley-oop a una mano, frutto di una giovane transizione. Bulls che a mezzo tripla si portavano sul -3 ma sulla sirena Walker, dopo aver lasciato sul posto il n°44, mandava a segno il runner a una mano per il 28-24, finale di primo quarto (un punto in più ai Bulls riassegnato su un tiro di Porter assegnato in prima istanza da due ma in realtà da tre).

 

 

Robin Lopez e Cody Zeller si contendon la sfera.

 

 

2° quarto:

Willy iniziava in maniera attiva il secondo quarto recuperando una palla ballerina e realizzando un ½ ai FT, oltre a due pt. facili successivi grazie a un assist ravvicinato emesso in corsa da Monk. Hernangomez cambiava uomo assist (Parker) ma i punti erano sempre 2 per un parziale personale di 5-0. A 9:26 Monk con un bound pass diagonale verso destra serviva in corsa Zeller per una delle sue entrate da dietro a fari spenti chiusa in schiacciata. Un recupero difensivo di Zeller era finalizzato in attacco da Monk che a 7:44 esplodeva una tripla in step back dall’equilibrio provvisorio per il 40-31. Portis con un pump fake su Williams si apriva un breve varco frontale chiudendo a metà strada con un arcobaleno in corsa. Lavine esplodeva in velocità e potenza con una bimane mentre Dunn danneggiava in jumper gli Hornets con altri due punti che facevano scattare la sirena d’allarme sulla panchina di Borrego lesto a chiamare una pausa a 6:15 sul 42-37. Un anticipo netto nell’area difensiva di Charlotte da parte di Kemba lo portava in coast to coast a segnare in reverse layup pur marcato. Batum passava a Williams in area, bravo a oscillare dopo essersi staccato dal pick and roll per andare a depositare sotto punendo il raddoppio. Nel duello tra numeri 5 Batum/Portis, l’euro-step del francese era arma utile per procurarsi due FT e un tecnico. 3/3, allungo deciso di Charlotte che sul 49-39 incassava un canestro a opera di Lavine ma si riportava sul vantaggio in doppia cifra con uno dei classici canestri di Walker in uno contro uno con step back laterale. A 3:01 un pump fake di Zeller da sotto era preludio al salto in contemporanea di Lavine e Carter Jr. che lasciavano sguarnito l’anello che era così infilato da Zeller. Parker (quello dei Bulls, Jabari) non sembrava esser troppo in forma, gomitata sul giro in area a Walker con canestro annullato mentre dall’altra parte dal pitturato viola, Monk con un tiro (inarcato) arcobaleno sprigionava anche gli altri colori dell’iride lasciando negli occhi degli spettatori un canestro artistico battendo il proprio difensore per il 55-43. Lamb schiacciava al ferro una palla vagante (tiro di MKG non a segno)mentre nel finale Walker con una tripla dietro lo schermo era comodo per realizzare il 60-44 ritoccato dalla lunetta dai Bulls per il 60-46, finale di primo tempo.

 

 

Le dance braket nel terzo quarto.

 

 

3° quarto:

Iniziava bene Chicago la ripresa; palla intercettata da Dunn, transizione con dunk appesa di Lopez… Dall’altra parte Lamb rinunciando alla tripla serviva un Zeller con spazio a sinistra del pitturato che andava a depositare due punti ma non c’era tempo di gioire perché Holiday infilando la tripla continuava a far alzare un punteggio che saliva anche sull’arrischiato jumper frontale (marcato) di Batum. Dunn ne metteva dentro altri due, poi Zeller sbagliava da fuori e Parker in entrata, depistato Zeller, schiacciava violentemente a una mano il 64-55. Borrego coglieva l’attimo esatto per bloccare l’inerzia con un time-out dopo il quale Charlotte tornava a volare; Walker s’infilava in dribbling sotto canestro sino a battere Lopez poi ricevendo da Batum esplodeva una tripla dalla diagonale sinistra con totale naturalezza e ritmo per il 69-55.A far scavallare quota 70 era Williams che in transizione riceveva e subiva fallo e successivamente infilava i due liberi. Batum, con un passaggio breve, aspettava Williams che in transizione arrivava per ultimo trovando spazio sulla linea da tre punti per portare i Calabroni a quota 74.A 6:40, con la difesa dei Bulls in ritardo sul passaggio verso Williams, quest’ultimo si avvantaggiava ulteriormente fintando epicamente, leggero spostamento a sinistra sul volo inutile del difensore e tripla del +20 (77-57). La gara oscillava intorno ai 320 punti, poi a 3:14, quando sul cronometro non c’era ormai più tempo per tirare, Lamb fintando l’entrata eseguendo uno step back con tripla lanciata in diagonale batteva il proprio difensore con un canestro dal coefficiente di difficoltà piuttosto alto. Coordinazione che valeva punti pesanti ma Lavine con due triple consecutive provava a lasciar aperta una gara che sembrava chiudersi. Hernangomez replicava da tre per un complessivo 10/28 da fuori per Charlotte m nel finale Portis e Lavine aggiungendo due punti a testa chiudevano la frazione sul 91-76.

 

 

Batum ha offerto rimbalzi e assist. Non tanti punti ma la sua è stata una buona pretazione.

 

 

4° quarto:

Portis in schiacciata e Portis stoppato da MKG erano la doppia faccia della stessa medaglia; i Bulls stavano provando a rientrare. Walker provava a fermarli con uno scoop in entrata in separation per il 95-80 ma dopo una tripla di Payne il risultato volgeva su un -10 inaspettato, tagliando lo svantaggio. Una brutta apertura di un Graham appena entrato, consentiva a Dunn la transizione del -8. Monk interrompeva le preoccupazioni di Borrego cambiando strategia; dalla tripla all’uno contro uno era più facile l’appoggio. Kaminsky a 6:33, da spalle a canestro compiva mezzo giro su Payne, cadendo lanciava la palla verso la retina che accoglieva un circus shot con fallo. Peccato per il libero mancato ma Frank si rifaceva in entrata a sx con l’appoggio al vetro spazzato tardivamente da Felicio. Un bound pass verticale di Kaminsky per Graham era solo sfiorato dalle mani dei Bulls, infilata perfetta del rookie per due pt. che a 3:34 davano un margine di sicurezza che, complici i cambi nel finale da parte di ambo i team, scemava ancor più preoccupantemente. Hutchison dall’angolo sinistro metteva dentro il 105-100, Graham rispondeva con un lungo due in jumper ma Felicio e Sampson con 4 FT a 1:11 mandavano la squadra di Hoiberg sul -3 (107-104). Brivido lungo la schiena quando una tripla di Blakeney per il pari non s’infilava, a rimbalzo MKG prendeva posizione e una “spanzata” di Felicio sulla palla vagante mandava MKG in lunetta a :39.5. Primo libero mancato, secondo fortunatamente a segno per portarsi sui due possessi di vantaggio. Un rigore sbagliato da Sampson (liberato a pochi passi dal canestro colpiva classicamente il secondo ferro), consentiva a Graham di andare in lunetta non essendoci più tempo da perder per i Bulls. Il n° 4 regolava i conti con un 2/2, togliendo dubbi sulla squadra vincitrice e chiudendo le ostilità.

 

 

 

 

Pagelle

Walker: 7

20 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. Torna sui suoi livelli, punti a grappolo quando servono, buono smistamento, difesa. Chiude con un 8/16 al tiro in 27 minuti.

Lamb: 7

16 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. Parte forte dopo un paio di partite a vuoto, spina nel fianco dei Bulls, poi esce presto. Gioca un paio di minuti in meno di Kemba. Bello il passaggio a inizio ripresa per Cody.

Batum: 7

7 pt., 12 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Un fattore. Subito si fa notare in stoppata. Poi, oltre ai rimbalzi, smista diversi assist, alcuni filtranti, altre volte anche semplici ma efficacissimi. Come SF sembra rendere maggiormente. Ci prova 5 volte, va a segno 2, una volta favorito dall’attacco a un rookie, ma ora che Monk è cresciuto, Lamb ha preso il posto in SG, il numero di conclusioni va bene.

M. Williams: 7

12 pt., 4 rimbalzi. 4/8 al tiro. +14 di plus/minus. Ottima la finta con la quale sgancia una bomba nell’angolo sinistro nel secondo tempo così come la tripla su assist di Batum arrivando in corsa con passo ritmato. 21 minuti, anche difesa.

C. Zeller: 7

14 pt., 4 rimbalzi, 2 assist. 7/11 dal campo. Giostra nei pressi del canestro, anche se un tiro da tre smarcato se lo prende, sbagliandolo. Sbaglia poco sotto, anche se lo 0/3 dalla lunetta non va bene, è un centro mobile che Chicago fa fatica a prendere.

Kidd-Gilchrist: 6,5

3 pt., 7 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Stoppata di potenza e rimbalzi. Prezioso quello nel finale su Felicio. Un ½ successivo che da a Charlotte la garanzia di portare a casa una W, anche se in un’amichevole prestagionale, per un gruppo che era in crisi, è importante.

W. Hernangomez: 6,5

11 pt., 1 rimbalzo. 4/5 dal campo. Anche lui dalla lunetta con un 2/4 non fa onore come l’altro centro Zeller ma dal campo si permette di non sbagliare quasi nulla. Il terzo quarto è il suo regno. Accumula punti in serie. Un paio di falli in attacco evitabili.

Miles Bridges: 5

2 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Fuori serata. Probabilmente anche poco coinvolto dai compagni, a parte l’alley-oop offerto da Monk in contropiede, va un po’ giù di morale compiendo tre falli. Sono convinto che tornerà a splendere.

T. Parker: 6,5

0 pt., 4 assist. In 12 minuti manca un paio di conclusioni ma si fa vedere come uomo assist ed è soprattutto come facilitatore che è stato preso. Bene così per oggi.

Monk: 6,5

13 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 3 rubate. Attivo su tutto il fronte, parte con due bombe in serie. Finisce con un 5/14 dal campo non fantastico ma sta salendo di personalità. Troppi tiri da fuori nel finale, stanco inizia a sbagliare, quando mixa con entrate, ecco arrivare qualche punto.

Kaminsky: 6,5

4 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Entra e dopo poco sbaglia da sotto un tiro facile, poi si fa battere in difesa da un jumper telefonato. Quando sembra che sia la solita gara, svolta con un circus shot, un passaggio schiacciato perfetto per Graham e un appoggio che Felicio respinge tardi.

D. Graham: 7,5

8 pt., 1 rimbalzo, 1 assist in 8 minuti. Mezzo voto in più perché dopo la palla persa subito dopo la sua entrata nel finale, non si scoraggia segnando punti importanti. 3/5 dal campo, un fallo speso bene sulla linea di fondo sinistra (per lui) su Parker in mismatch. Fa girare la palla anche se poi l’assist che figura è solo uno, fa vedere che sa anche tagliare rapidamente concludendo con la giusta coordinazione.

Bacon: 6

0 pt., 2 rimbalzi. Sbaglia un tiro da fuori in 8 minuti. Importante un suo rimbalzo difensivo.

JP Macura: 5

0 pt. in 3 minuti. In difesa sembra più o meno una lumaca su un’autostrada. Se l’attaccante lo punta, lo passa sfrecciando. Ha da lavorare per entrare in NBA…

Coach Borrego: 7,5

Se ci si diverte più dello scorso anno non è solo per il risultato o per le prodezze dei singoli. E’ merito di un gioco dove in difesa si attacca qualche volta la palla rischiando l’anticipo e in attacco si fa girar bene la palla nonostante, son convinto, non arriveremo tra le prime tre nei palloni persi quest’anno. 14 turnover sono comunque pochi contro i 18 di Chicago.

 

Preseason, Game 3: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 122-113

 
Il 2 ottobre 1951 nasceva Gordon Matthew Thomas Sumner, meglio conosciuto come Sting, cantante singolo e dei Police, direi senza bisogno di ulteriori presentazioni, il quale si è cimentato anche in italiano.
L’omaggio, nasce dall’idea di una strofa della canzone trasformata da Zucchero Sugar Fornaciari:
“Non ci sono vittorie nelle nostre storie senza amor.” Charlotte ama giocare un basket divertente e veloce, una squadra senza grandissimi fenomeni a parte Kemba che fa dell’unione di squadra un’arma per compensare a carenze di super player.
Sicuramente la canzone merita una lettura molto più attenta e anche aderente al testo originale.
Qualcuno sosteneva avesse in sé tracce bibliche di Re Davide che manda a morire un suo ufficiale, Uria l’Ittita perché per un caso s’innamora della moglie, la seduce ed escogita un piano per mischiare le carte per nasconder la paternità del bambino.
Fa richiamare il suo ufficiale dall’assedio che però nemmeno con il piano B, fatto ubriacare, decide di unirsi alla moglie, così Davide lo spedisce in prima linea da solo dove morirà. Questa però è un’altra storia e se per parafrasare la canzone:
“Gerusalemme è solo a un miglio dalla Luna”, Miles Bridges non è poi così distante sembra da esser pronto per la NBA con tutti i dovuti distinguo del caso.

Bridges prima della partita di stasera. Aggiungiamo un altro 2/3 da fuori…

Stanotte si è vista una partita iniziata a ritmi più alti, più fisica, sempre inficiata da rotazioni non realistiche per la stagione, tuttavia il ragazzo attacca e difende, mentre Charlotte ha trovato ancora difficoltà, soprattutto fragilità in difesa all’inizio per uscire alla distanza come contro Boston.
Sembrerebbe esserci però ancora un problema a rimbalzo lì in mezzo.
Contro Whiteside si è sofferto e di 4 centri, pur avendo buone caratteristiche (ottimo Willy stanotte), non ce n’è uno che veramente possa competere contro alter ego del n° 21 di Miami.
Comunque sia, buona vittoria e gioco offensivo in crescita, soprattutto da parte della panchina mentre la first unit per troppo tempo si è accontentata di jumper senza attaccare il canestro nel primo tempo.
Miami ha tirato con il 41,5% dal campo, 51 i rimbalzi e 21 gli assist.
Solo 4 le stoppate con due dell’intimidatore Whiteside. Charlotte ha finito con un 50,6% dal campo, 43 rimbalzi, 29 assist, 10 stoppate aggiustando la mira ai liberi con un 24/28.
 
Ecco gli starting five:
 
1° quarto:
I primi ad andare a bersaglio erano gli Hornets; anticipo su passaggio basso verticale di Williams che passando a Kemba lo lanciava in coast to coast nel traffico per l’appoggio del 2-0.
Raddoppiava Zeller con un gancetto nel pitturato, anche se Olynyk mostrava segni del buon inizio con un giro e tiro baciato dall’anello per il 4-2.
Dopo il jumper in ritmo di Batum arrivava il quinto canestro della partita senza che nessuno sbagliasse; era un jumper di Dragic per il 6-4 prima che Lamb fallisse sull’entrata il primo tentativo del match.
Marvin iniziava una serie di stoppate rapide, Zeller ne rimaneva vittima ma restituiva sull’azione successiva, solamente che Olynyk concretizzava la second chance con tre punti per il sorpasso.
Whiteside stoppava anche Lamb mentre Olynyk da due incrementava il vantaggio.
Lamb attaccava con un’entrata circolare Winslow battendolo e tagliando fuori di fatto l’aiuto del centrone avversario mentre sull’altro lato del parquet Whiteside recuperava rimbalzo offensivo, fallo e due pt. ai liberi a 7:23 per l’8-11. Giro e gancio di Zeller a ridurre un divario destinato ad aumentare; McGruder dall’angolo destro dimostrava di continuare a possedere un minaccioso tiro da fuori ma Cody a 6:35, lasciato solo, teneva fede ai dettami di Borrego provando la tripla, infilandola (13-14).
Olynyk mandava dentro da tre dalla diagonale sinistra oltre Batum.
L’entrata di Bridges sulla destra, avvalorata dalla comprensione del fallo imminente chiusa a una mano per una giocata complessiva da tre punti, era l’ultimo tentativo buono di penetrazione di Charlotte che troppo spesso, condizionata da Whiteside si accontentava di jumper che non vedevano mai il fondo della retina.
Miami ne approfittava per piazzare un parzialone di 12-0 con punte di gioco spettacolare come l’alley-oop in transizione di Jones Jr. per il 16-23 o la tripla di McGruder da sinistra. Chiudeva Whiteside da sotto per il 16-29.
Nel marasma generale Monk non poteva entrare per essersi dimenticato la canotta.
Finalmente nel finale poteva entrare ma era Parker con un’entrata di destro a sbloccare il punteggio per Charlotte. Monk da tre aggiungeva punti alla rimonta, mentre la nostra PG di riserva Parker sfidava età e avversari in corsa con l’entrata frontale; contatto con T. Johnson e appoggio a eludere Olynyk e il tentativo di stoppata dalle retrovie.
Un 2/4 ai liberi e un canestro di Jones Jr. però riportavano Miami sul vantaggio a due cifre (23-34) mentre, tornati a -9, Bridges cancellando l’entrata di Winslow evitava guai peggiori. 25-34 era il finale di un veloce, anche nel ritmo, primo quarto.

Miami Heat center Hassan Whiteside, left, who grew up in Gastonia, passes the ball as Charlotte Hornets’ Cody Zeller, right, defends during the first half of Tuesday’s preseason exhibition at Spectrum Center. Chuck Burton AP
Read more here: https://www.charlotteobserver.com/sports/nba/charlotte-hornets/article219283830.html#storylink=cpy

 
2° quarto:
Il secondo periodo invece pareva rallentare enormemente a livello di ritmo e lunghezza.
Le panchine in campo e i numerosi falli spesi facevano da cornice per larghi tratti. Bacon da sinistra da tre provava la rimonta (28-36) mentre una finta dalla stessa posizione non appena ricevuto un passaggio lo portava a scattare battendo il difensore, appoggio con fallo di Olynyk e giocata da tre punti per il 33-38 a 9:37. Monk, servito da Parker, sulla diagonale sinistra teneva il ritmo per la rimonta rapida in triple (36-40) A 8:08 Dragic metteva due liberi per fallo di Monk mentre su Whiteside tornava Willy (marcato momentaneamente da Batum nel pitturato) per una stoppata volante precisa e potente.
Una tripla di Williams e un 2/2 di Batum dalla lunetta sembravano essere il preludio dell’operazione aggancio (41-42) ma dopo una rovinosa caduta di Jones Jr. che si catapultava su un rimbalzo offensivo tentando di schiacciare, Miami riprendeva il largo.
Jones rimaneva a terra dopo aver preso il tagliafuori involontario di Marvin Williams come ponte ed esser andato a sbatter la spalla a destra violentemente a terra.
Ripresosi e uscito sulle sue gambe tenendosi la spalla, accompagnato dagli applausi del pubblico, non vedeva i compagni riallungare.
Nel giro di poco Miami tornava a +6 anche se Zeller ricevendo l’assist schiacciato laterale di Batum andava a fiondarsi con potenza dentro; incursione vincente che faceva tremare la struttura del ferro.
Whiteside all’altra parte rispondeva con altrettanta potenza; su assist di McGruder l’alley-oop appeso valeva anche un FT supplementare.
McGruder percorreva il pitturato e alzava la parabola sull’azione successiva segnando facilmente con gli Hornets intimoriti per una replica dell’azione precedente.
Time-out per riordinare le idee che non serviva a molto se il vecchio Wade mettendo dentro il 44-55 preoccupava.
Si arrivava a un finale ancora con qualche FT di troppo con Charlotte sotto 49-63 che iniziava una rimonta che vedeva nel finale Zeller metter dentro un’alzata dalla linea di fondo sinistra e continuava con una transizione con palla nascosta dietro la schiena dal palleggio di Walker che a metà campo eludeva il difensore prima di andare a lanciare i componenti per Bridges robot d’acciaio che stupendamente chiudeva con un altro fantasmagorico alley-oop.
Lamb pochi secondi dopo, lanciato in solitaria, segnava in transizione il 55-63, Miami perdeva la bussola e Kemba in contropiede aggiungeva due FT più un libero supplementare (tecnico a Wade per aver lanciato la palla sul parquet) che portavano il parziale sul 9-0 per il 58-63, finale di primo tempo.
 
3° quarto:
Kemba e un floater fluido fronte a canestro per due punti vanificato da un intervento di Williams in uscita su una tripla di McGruder (2/3 ai liberi) lasciavano inalterato il divario. Zeller aggirando Whiteside per andare ad appoggiare veniva spinto dallo stesso.
2/2 ai liberi e palla recuperata in difesa per una gomitata di Olynyk su Lamb ma a segnare era Miami che con Winslow sfruttava l’entrata fisica su Batum.
Kemba dalla diagonale sinistra produceva tre punti per il 65-67, mentre a 9:46 dall’angolo destro Marvin Williams sorpassava con una tripla (68-67).
Miami reagiva segnando 4 punti consecutivi ma sempre Williams, cambiando corner, realizzava da fuori per il 71 pari. Olynyk a 7:50 mandava a segno un’altra bomba così gli Hornets si affidavano al jumper di Lamb per riavvicinarsi al -1. Walker mancava un libero e si rimaneva sul 73-74 prima che Marvin Williams segnasse con un catch n’shoot da tre per la terza bombarda consecutiva.
A 6:30 gli Hornets si portavano sul +2 (76-74) prima di andare sull’80-74 a 5:35 grazie a due jumper di Batum che nella seconda occasione sfruttava passaggio e blocco di Zeller per liberarsi della marcatura.
Miami tornava a -3 ma Charlotte reagiva con uno scambio rapido tra Hernangomez e Monk che finiva per agevolare il centro e la sua schiacciata; splendida azione a sinistra che valeva l’83-77.
Walker e Wade si rispondevano da fuori ma a chiudere il quarto era lo slalom di Walker fermato con il fallo.
Due FT a segno per l’88-82, finale di terzo quarto.

Miles Bridges.
Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

 
4° quarto:
Charlotte approfittava dell’entrata delle terze linee di Miami per prendere il largo; Hernangomez era abbattuto da Lee sul tentativo di schiacciata.
I due liberi a segno andavano in controtendenza rispetto alle sue ultime prestazioni, Robinson probabilmente non lo sapeva nemmeno ma tirando anche da marcato, infilava contrastato il fondo del secchiello da grande distanza per il 90-85.
Bacon sfruttava l’entrata fisica contro il fuscello Weber, ex che non riusciva a tener fisicamente.
Layup facile mentre anche Willy con un tiro anomalo metteva dentro da sinistra da poca distanza per poi andare in corsa a depositare allungandosi sempre a sinistra del canestro.
Altro fallo di Lee per un’azione da tre punti che a 9:18 valeva il 97-85.
Weber e Monk alzavano di due punti per le loro squadre il punteggio mentre una stoppata eterna di Willy su Lee salvava Charlotte prima che un’entrata di Bridges, liberatosi con una virata di Weber, trovasse anche il fallo tra l’ex e Lee. Giocata da tre punti per il 102-87.
Miami con Maten mandava a segno tre punti ma Parker dimostrava di avere paradossalmente equilibrio anche fuori asse per depositare di destro in entrata oltre il difensore per il 104-92.
Ormai pareva cosa fatta anche se l’ex Weber infilava una tripla a 6:37 ci pensava Hernangomez a mantener le distanze realizzando altri due punti.
“Smile” Bridges faceva sorridere il pubblico con una tripla mentre l’entrata di Parker facilitava la fisica presa di posizione di Willy che sgombrava il campo dagli uomini in nero, come antico eroe dalla spada infallibile, si appendeva al ferro dopo aver sgominato la scapestrata banda di Spolestra.
Hernangomez si permetteva anche il lusso di una tripla (114-99) seguito da Bridges che golosamente replicava a 3:45 (117-99).
Nel finale Miami rientrava di qualche punto mente Charlotte a sua volta mandava sul parquet le terze linee come Chealey e JP Macura.
Finiva 122-113 con una tripla frontale di Maten a :01.8 dalla fine.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
18 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Finisce con un 4/10 al tiro e un -3 indice delle difficoltà dei titolari da non sottovalutare in chiave futura, comunque cresce alla distanza. Un finale di primo tempo ottimo come il paio di bombe sganciate e uno slalom dei suoi che gli procurano due FT.
 
Lamb: 5
6 pt., 4 assist, 3 stoppate. Partenza slow. Finirà con 3/10 dal campo e -7 di plus/minus. Bravo in difesa ma l’attacco stasera non c’è.
 
Batum: 5,5
9 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Mezzo voto in più perché infila 4 punti fondamentali per l’allontanamento, poi anche Borrego lo chiama a sedersi un attimo in panchina per parlargli. Alcune scelte di tiro al limite e un 3/8 dal campo con 2 palle perse.
 
M. Williams: 7
12 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Vive il suo momento magico nel terzo quarto quando con tre triple consecutive riavvicina, porta in vantaggio gli Hornets e pareggia il risultato, cronologicamente parlando. Ci tiene a galla. In 18 minuti ottiene un +5, unico nel plus/minus positivo tra i titolari.
 
Zeller: 6
15 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 6/9 dal campo. Sensibilità nei polpastrelli per le sue conclusioni in gancio o a una mano ma in difesa nonostante tanto impegno, in 23 minuti cattura solo tre rimbalzi. Mette in difficoltà in difesa Whiteside in qualche occasione.
 
Miles Bridges: 7
14 pt., 6 rimbalzi. 5/9 dal campo con un 2/3 da fuori in 27 minuti. +11 di plus/minus. Smile Bridges. Possiamo sorridere. Credo che i Clippers si mangeranno le mani per aver scelto di scambiare il ragazzo che se continuasse così si candiderebbe come rookie of the year. Il fisico c’è e si nota in una stoppata rifilata con burbanza al malcapitato di turno. Bisogna solo vedere se reggerà quando ritmi e fisicità diverranno maggiori ma non mi sembra uno che si tiri indietro…
 
Kaminsky: 4
0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist in 7 minuti. 0/4 dal campo e una palla persa. Usando l’espressione di un amico toscano: “Un trabogano a pedali”… a parte il contratto bassissimo ha iniziato la stagione facendomi domandare come possa giocare in NBA. Appoggio sbagliato, difesa a km di distanza. Battuto anche da Weber, si tuffa in avanti con un braccio come superman ma non stopperebbe nemmeno la marmotta che confeziona il cioccolato.
 
Bacon: 7
11 pt., 5 rimbalzi. 3/5 dal campo. Bacon ha l’innegabile qualità di buttarsi dentro, anche se a volte si capisce dalla velocità o dal passo che ha che il tiro/layup non finirà dentro. Belle alcune azioni dove va a trovarsi spazio fluidamente nel traffico per andare a concludere. 4/5 ai libri, +17 di +/-…
 
Monk: 6,5
8 pt., 1 rimbalzo, 7 assist. 3/7 al tiro. 4 falli e 2 perse. Deve stare attento nei passaggi, da ultimo uomo rischiamo di prendere infilate ma nella notte fa girar molto la sfera concedendo ben 7 assist ai compagni. A parte aver incredibilmente lasciato la canottiera da gioco negli spogliatoi, discreta prestazione con un paio di triple a bersaglio.
 
T. Parker: 7
8 pt., 2 rimbalzi, 7 assist. 4/6 al tiro. +18. Dopo la prima uscita modello: “Dove sono?”, sembra essersi ambientato. Decide di condurre entrate solitarie chiuse a suo modo, ovvero con canestri che sembrano impossibili per la presenza di mastini avversari o che sfidano la fisica. Sa sfrecciare lasciando scie infuocate chiudendo con assist perfetti.
 
W. Hernangomez: 8
16 pt., 10 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 4 stoppate in 16 minuti. 6/7 al tiro. Rasenta la perfezione. In attacco sfalda le terze linee di Miami perforandole nel pitturato a sinistra ma anche da fuori o ai liberi. In difesa Miami si ritrova le mani di Willy su ben 4 palloni, se ne accorge Lee stoppato di giustezza con il pallone incollato con il cianoacrilicato sulla mano di Hernangomez.
 
D. Graham: s.v.
3 pt., 3 rimbalzi in 4 minuti. Entra nel finale, segna una bomba, poi guarda gli avversari (come i compagni) accorciare per l’onore.
 
J. Chealey: s.v.
2 pt.. Frutto di un 2/2 ai liberi, gioca solamente 4 minuti.
 
JP Macura: s.v.
0 pt., 0/1 al tiro. Un fallo commesso in 4 minuti.
 
I. Wilkins: s.v.
0 pt.. Gioca 2 minuti prendendo un -7.
 
Coach Borrego: 6,5
Un po’ preoccupato, accigliato in alcune circostanze. Al momento sembra più la panchina dare garanzie rispetto ai titolari che vanno un po’ a sprazzi. Il buco lì in mezzo potrebbe essere un problema se non s trovano soluzioni. Attacco che inizia a metabolizzare il gioco veloce, fatto di passaggi e tira anche senza paura come nel caso di Zeller da fuori.

Preseason, Game 2: Charlotte Hornets @ Boston Celtics 112-115

SprecHornets

Walker è ancora in rodaggio ma s’intravedono i suoi classici lampi di classe.
Bob DeChiara-USA TODAY Sports

 
Come in un film già visto non poteva finire altrimenti.
Dopo aver perso in casa Boston era costretta a riscattarsi e con un po’ di difficoltà, pur sull’orlo del baratro, traeva dalla panchina le forze per il rush finale.
Agli Hornets comunque rimane la buona sensazione di essersi giocati ad armi pari la gara quando la partita vedeva affrontarsi i titolari.
Qualche buco dietro, specialmente con Hernangomez che non ha semplicemente il fisico per tenere alcuni avversari come Baynes… mentre in attacco, pur senza esplodere fisicamente, continua a brillare la stella di Miles Bridges che sarà top scorer di serata con 23 punti (9/12).
Fondamentalmente ciò che risulta esiziale per il match a Charlotte è stato il tiro libero.
24/36, ovvero un 66,7% (2/3) contro il 18/21 avversario.
Da non dimenticare, ad assist pari (26), i soli 39 rimbalzi conquistati contro i 50 dei Celtics, altro fattore determinane per la realizzazione di diverse second chance parse troppo facili.
E’ preseason, partita sprecata nel risultato ma qualche indicazione inizia a venir fuori…
 
Walker, Lamb, Batum, MKG e Hernangomez erano l’idea di coach Borrego per inizio gara al TD Garden mentre i Celtics schieravano; Irving, Brown, Hayward, Tatum e Baynes dovendo fare a meno di Horford per un problema al polso.

Hernangomez segna i primi 2 pt. della partita.

 
1° quarto:
Dopo un’azione a vuoto per parte, su un rimbalzo offensivo Hernangomez portava in vantaggio Charlotte che a 10:55 si vedeva recuperare da due FT di Baynes, bravo a prender un rimbalzo offensivo. Brown da tre e Walker a 10:05 erano speculari così come i due punti successivi dello stesso Brown erano recuperati ancora da Willy.
Sul 7-7 lo scarico verso Irving con la patata bollente nella mani ai quasi 24 secondi produceva una tripla allo scadere mentre gli Hornets iniziavano a collezionare tiri liberi; il 2/2 di Lamb faceva rimanere in scia i teal mentre era Hernangomez, su passaggio smarcante dello stesso Lamb, a fare risvoltare i Calabroni sulla strada del vantaggio per mezzo tripla a 6:54 (14-12).
Mugugnava un po’ il pubblico per altri due FT di MKG ottenuti per un tocco di Hayward in chiusura sulla linea di fondo sull’avambraccio della nostra “nuova” PF mentre non c’era nulla da dire quando Monk andava in serpentina per depositare al plexiglass di sinistro per il 20-16.
Quattro punti consecutivi di Rozier (pareggio ottenuto con intercettata e chiusa in transizione) però costringevano al time-out a 4:39 (sul 20 pari) coach Borrego.
Ripreso il gioco, nonostante i primi due punti di Charlotte, Boston passava in vantaggio con due canestri dii un caldo Rozier ma una combinazione dai e vai in corsa tra Kaminsky e Batum come passatore, vedeva Frank staccarsi dal marcatore e rollare velocemente sul pass di ritorno per depositare il pareggio.
A rimandare sotto i verdi era Walker a 3:02 con una tripla sembrata facile mentre su un tentativo di recupero palla dei Celtics veniva meno la copertura sull’arco per i Leprechaun; giro palla da sinistra a destra; sulla diagonale destra Monk sprigionava un’altra tripla trovando il pentolone con l’oro per il 30-24.
Secondo gli arbitri Irving sfondava su Monk e lo stesso Malik in jumper otteneva con ritmo il 32-24 che resisteva sino alla fine del primo quarto.
 
2° quarto:
Charlotte tornava in campo senza troppa convinzione con i ricambi, così veniva lentamente riassorbita con l’alley-oop potente di Tatum, la tripla dello stesso giocatore a 10:08 seguita da quella di Rozier per l’aggancio a quota 32.
Smart potrebbe scattare in contropiede su un anticipo se non sbattesse sull’arbitro, poi un fallo di Marcus regalava a Biz due FT; ½ e piccolo vantaggio Hornets esteso da Bacon in transizione (Monk pass).
Tatum però era on-fire e segnando da tre anticipava una chiusura di transizione da parte sua su passaggio all’indietro immediato di Rozier che depistava l’ultima resistenza Hornets dopo l’apertura lunga di Theis.
Monk, Tatum, Bridges e Morris erano gli autori della pioggia di triple che portavano al time-out a 7:17 sul 41-43.
Charlotte iniziava a sfaldarsi nel finale; a 6:03 una tripla di Morris (43-48) a 4:22 una tripla di Smart dopo un lungo possesso palla culminato nel canestro del 45-51 anche grazie alla lotta a rimbalzo persa dai nostri davano l’idea che Boston avesse più qualità, anche se il passaggio corto schiacciato dal pitturato di Lamb per Batum che realizzava da sotto a destra riportava a -5 i nostri (50-55).
Irving a 1:35 dalla sirena penetrava facilmente contro Batum finendo con un gioco da tre punti, Brown ne metteva altri due raddoppiando il vantaggio (52-62) prima che Batum nel finale accorciasse di tre con un giro e tiro a :02.7 che valeva il 57-64 sul quale si andava a riposo.
 
3° quarto:
Inizio non promettente quello della ripresa con Batum attardato da un blocco, non particolarmente veloce a recuperare sulla penetrazione di Hayward che segnando ci graziava poi sul libero per fallo dello stesso francese.
Willy fintando un passaggio sulla linea di fondo in terzo tempo metteva dentro un fing and roll poi Bridges lanciato per l’alley-oop da Walker era spinto da Brown; due punti messi dentro ugualmente con atletismo a il FT faceva la fine del precedente della controparte SF.
Walker ne metteva due poi falliva l’aggancio a quota 66 con un tiro da tre fuori equilibrio passando un blocco.
Segnava Irving e poi Baynes recuperando un rimbalzo decretava la quasi inutilità fisica di Willy sotto canestro mentre Brown ne approfittava.
A dare un senso alla gara ci pensava Bridges con una tripla a 7:41 per il 66-70.
Baynes aggressivo metteva dentro in schiacciata, Batum si accontentava del pull-up ma il risultato era sempre di due punti.
Biz dalla lunetta metteva il 73-75 ma mancava in transizione il pari, cosa che non si faceva sfuggire Lamb in appoggio in uno contro uno.
Poco più tardi però (4:28) Irving ottenendo due FT riportava in vantaggio la squadra di Stevens che allungava sempre con lo stesso play ma su azione “viva”… Kyrie servendo Williams dava il +6 ai suoi mentre Morris battezzava da tre uno spento Frank al rientro sul parquet.
Per fortuna la precisione di Monk da fuori faceva rimanere agganciati alla gara i nostri (80-84) ma a 2:05 Morris rispondeva dal corner sinistro.
Si arrivava anche a 9 punti di distacco prima che Bridges da sotto inventasse un piccolo circus shot.
Agli sgoccioli del quarto Smart rubava facile la spicchiata a Monk e s’involava segnando sulla sirena.
Sembrava l’82-91, ma…

Bridges in entrata va a canestro nell’ultima frazione.

 
4° quarto:
Il quarto quarto iniziava con la sorpresa dell’annullamento dell’ultimo canestro di Boston, fuori tempo per un soffio, Bridges, forse rinfrancato, continuava a non sbagliare un colpo; tripla per l’85-89 e nonostante Boston riacquistasse ben 7 punti di vantaggio con Theis per l’87-94, Charlotte iniziava ad attaccare il canestro avversario con continuità, non trovando grandi difficoltà nel penetrare, guadagnando FT o segnando direttamente.
Era così che partiva la rimonta; Bacon con un ½ e con un canestro faceva scender il divario a due soli punti, poi Bridges dal corner sinistro dimostrava mano caldissima per il 95-94 anche grazie a Chealey con l’ottima apertura.
I Celtics avevano un sussulto portandosi nuovamente avanti sul 97-99 ma Bridges pareggiava andando in uno contro uno dalle parti del canestro.
Per un fallo di Lemon sull’inizio transizione Hornets, Bridges allungava ai liberi di un punto, poi Bacon in entrata e una steal di Chealey in transizione per il 2/2 ai liberi davano, insieme al canestro dello stesso Chealey (metteva dentro liberissimo da dx), la sensazione di una fuga per la vittoria, invece sul 106-99, Charlotte mollava un po’ la presa mentre Yabusele pareggiava a quota 106.
Graham si faceva stoppare dallo stesso giocatore sulla tripla in angolo e a sbloccare il risultato per le due squadre ci volevano degli ½ ai liberi, poi una serie di passaggi rapidi faceva saltare la copertura di Boston a destra dove Chealey non sprecava per la bomba del 110-107.
A :44.9, dopo aver accorciato, Boston beneficiava di un cambio rimessa.
Gli arbitri decidevano per l’ultimo tocco di un giocatore Hornets e non di Williams come decretato in precedenza.
Dubbi a parte, Boston con una second chance si portava avanti.
Era Dozier sfruttando una piccola spinta di Yabusele sulla schiena di un flaccido Frank The Tank a firmare il sorpasso.
Contro-sorpasso ottenuto da Bridges che alzando la parabola oltre Williams, accanito difensore, stuzzicava un finale dove l’assist di Wanamaker per il layup di Guerschon Yabusele e la stoppata di Williams sul tentativo troppo ingenuo di tripla di Monk, erano preludio alla sconfitta, anche perché sulla persa di Malik era facile il running layup del n° 30 di Boston Yabusele, insospettabile e decisivo uomo partita.
Bridges finiva per tirare da ben oltre la linea da tre non avendo tanto tempo (si era ripartiti con poco più di 10 secondi da giocare e la palla sulla rimessa era finita nelle mani di Graham) ma la sua conclusione da fuori era sbilenca. Come da copione vinceva Boston a casa propria.
Ora per Charlotte ci sarà l’esame Miami (sconfitta di 4 a SAS nella notte) allo Spectrum Center.
 
Pagelle
 
Walker: 6
10 pt., 6 rimbalzi, 3 assist in 22 minuti. Deve carburare, 3/8 dal campo, fa sembrare facili un paio di canestri che proprio semplici non sono. 2/4 inusuale ai liberi.
 
Lamb: 5
8 pt., 6 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 2/8 al tiro. Si vede che non è in forma stranamente. Lui che non sbaglia un colpo a inizio stagione. Sbaglia troppi tiri anche se ai liberi è perfetto. Recupera un po’ con assist e rimbalzi ma la prestazione non raggiunge la sufficienza.
 
Batum: 5,5
8 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 3 perse, 1/3 ai liberi ma 1/3 dal campo in 23 minuti. In difesa, a parte la rubata a volte arriva tardi, un po’ “mollo”, come dicevano a Malesani.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
7 pt, 1 rimbalzo, 1 assist 1 stoppata. A parte qualche libero e una bella schiacciata non contrastata, partendo dalla linea di fondo sinistra, inizia male al tiro e finisce per metterne due su sei tentativi.
 
W. Hernangomez: 5,5
14 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata in 17 minuti. Troppo leggero per altri lunghi. Un fuscello che si fa spostare. Stasera parte titolare e si fa valere in attacco con entrate e altro.
 
Kaminsky: 4,5
6 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. Altro 2/6 dal campo. Troppo molle in difesa, sbaglia anche il colore dell’headband. Quella fascetta bianca non gli sta bene, cambi colore e aggiusti la mano. Costa poco per il contratto d rookie ma in serate così è una disgrazia averlo in campo.
 
Monk: 6
13 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. Prima uscita stagionale, buona. Peccato si faccia stoppare nel finale. Costa caro, ma prima la sensazione è che avesse finalmente capito cosa dovesse fare per trovare il ritmo. Tradito nel finale ma il 3/8 da fuori è discreto.
 
Miles Bridges: 7,5
23 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 9/12 al tiro con un 4/6 da fuori. Top scorer. Un piccolo circus shot da sotto, triple, giocate in uno contro uno senza paura ad andar appoggiando con la mano destra al plexiglass. Segnasse anche nel finale sarebbe un fenomeno ma comunque emerge ancora nel finale… Senza paura.
 
Dev. Graham: 5,5
0 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 1 rubata. Giocatore che sembra ancora un po’ impacciato. Si fa stoppare nell’angolo da Yabusele, un po’ troppo lento nella meccanica e nel pensiero, non è però egoista.
 
Bacon: 6
9 pt., 1 assist, 2 rubate. In attacco bene. Attacca il canestro e ottiene punti importanti. Un paio di turnover e un -13 di plus/minus…
 
Biyombo: 5,5
6 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata, 1 stoppata. 9 minuti al nuovo esordio. Anche lui, per altri motivi (tecnici) non impressiona. In attacco fallisce un canestro in solitaria, paradossalmente fa 4/5 ai liberi nonostante una meccanica lenta.
 
Chealey: 6,5
8 pt., 1 rimbalzo, 2 assist in 11 minuti. Propensione assist. Fa viaggiare la palla anche su rotte non scontate. Se ha la possibilità non disdegna il tiro. Potrebbe rimanere nel roster se continua così…
 
JP Macura: s.v.
0 pt., 1 rimbalzo. Nel finale gioca 4 minuti ma non si vede nonostante il capello biondo spicchi.
 
Coach Borrego: 6,5
Arriva la prima sconfitta stagionale ma è solo preseason. Poco male. Peccato perché arriva in una punto a punto ma la squadra mi piace quando attacca il ferro e tiene il passo dei Celtics in numero assist e anche in qualità, trovando passaggi dentro l’area ma anche smarcamenti sul perimetro, uomini ben posizionati.

RimontHornets

Preseason – Game 1: Charlotte Hornets Vs Boston Celtics 104-97
 
Hegel il filosofo e la fenomenologia dello Spirito con il suo procedimento, il suo processo dialettico, si adattano molto alla prima partita stagionale, anche per descrivere la forza dei “nuovi” Hornets.
Tesi, antitesi e sintesi, ovvero l’idea (la concezione che ognuno di noi si fa rispetto alla squadra sulla base delle proprie conoscenze), lo scontro (l’analizzare i punti di forza e di debolezza della squadra quando affronta altri team) e il risultato che ovviamente è la sintesi delle due precedenti che determina il giudizio finale sulla squadra.
Ovviamente siamo solo alla prima partita stagionale, un’amichevole, quindi vanno tenute in considerazione una molteplicità di fattori quali il nuovo coach, il tipo di gioco (anch’esso nuovo) richiesto, l’inserimento dei nuovi, ecc..
L’idea, rapportandosi con la realtà, diventa scontro uscendo da sé e noi, uscendo da questo discorso neohegeliano, proveremo nella sintesi finale e nelle pagelle a ragionare sui pochi dettagli che la squadra ha lasciato negli occhi perché avremo bisogno di nuove prove per confutare queste tesi…
Per i Celtics fuori Jabari Bird e Marcus Smart infortunati, per Charlotte tutti presenti anche se Monk non ha giocato. Charlotte ha schierato; Walker, Lamb, Batum, M. Williams e C. Zeller come starting five.

Oltre a quella di Jordan, appesa a Chapel Hill, nel regno degli Tar Heels c’è appesa anche quella di Kupchak, presente al Dean Smith Center.

I giocatori prima della partita si caricano.

 
Si partiva dunque al Dean Smith Center con Zeller che non riusciva a conquistare la palla a due ma costringeva Horford a una successiva palla a due stoppandolo.

La palla a due iniziale.

1° Quarto:
Cody non riesce a vincerla ma sul proseguo il centro avversario commette passi, così come lo stesso Zeller poco più tardi.
A passare in vantaggio è Charlotte a 10:56 con un mid range jumper dell’infaticabile Zeller.
La reazione di Boston non tarda ad arrivare complice un’uscita molle di Williams dietro un blocco, i verdi piazzavano un parziale di 7-0.
A tenere in piedi la baracca è uno strepitoso Lamb che prima s’infilava in mezzo alla difesa di Boston costringendo anche Tatum al fallo per un’azione complessiva da tre punti a 8:58 per il 5-7, poi, sul 5-9, subiva una spinta di Zeller, a sua volta sospinto da Brown mentre provava una tripla che andava a segno, così come il FT aggiuntivo.
9-9 con gli Hornets capaci di passare avanti con un gioco a due tra Batum e Zeller che si sganciava dal difensore per realizzare da sotto facilmente.
Boston pareggiava con Tatum e scattava con la tripla di Irving sull’11-14.
A 7:07 arrivava il time-out.
Qualche cambio nelle file degli Hornets che iniziavano a schierare qualche elemento dalla panchina. Il gioco diveniva più farraginoso lentamente anche se un taglio di Kemba in diagonale lo portava (su un Lamb pass) a chiudere per il 13-18 e una tripla frontale di Batum riportava i Calabroni a -2.
Un turnaround di Marcus Morris per il 18-23 e un piccolo arcobaleno dello stesso giocatore che andando oltre Bacon distanziava Charlotte di 7 punti erano solo il preludio al crollo sul finire del tempo, iniziato con uno scontro Brown/Bridges, il quale si distanziava dall’attaccante dei Leprechaun che segnava da tre subendo anche il fallo a 2:13.
Gioco da 4 punti a “pareggiare” quello di Lamb per un distacco di 11 punti che saliva nel finale quando solo MKG metteva dentro punti, 4 per la precisione, ottenuti con un 2/4, gli altri panchinari mettevano a referto uno 0/6 che portava il risultato parziale di primo quarto sul 20-37.
2° Quarto:
Il secondo periodo vedeva rientrare qualche titolare.
Lamb e Walker si mixavano a Bridges che dal corner destro infilava un tiro da tre per il 24-39 Frank e Jeremy mancavano due open da fuori mentre Baynes un paio di volte nel pitturato aveva vita facile, segnando 4 punti.
Borrego, vedendo una difesa “troppo dinamica” (nella seconda occasione il centro avversario era attorniato da Walker e Lamb) chiamava un break a 8:13.
Lamb al rientro produceva altri due punti, unico Hornet parso già in forma (come suo uso e costume lanciatissimo a inizio stagione), poi però commetteva passi in partenza e subiva un tiro rapidissimo dal palleggio di Tatum mentre Morris con un’altra bordata da fuori, mirava a quota 20 di differenza (27-46).
La partita sembrava non esserci, anche perché, a parte un’altra tripla di Lamb (12 pt. raggiunti) a 4:54 per il 34-49, Horford approfittava di un minimo distacco di Hernangomez per mettere a segno da fuori un altro tiro pesante. Implacabile e rapido era anche Brown che piazzava un jumper nonostante un Cody a presidio della zona in uscita.
Più che la difesa degna di un’Alveare in questa fase gli Hornets sembavano abitare sulle ali di un enorme falansterio abbandonato; troppo spazio nel mezzo e un presidio limitato sulla zona da tre.
Un goaltending di Zeller che respingeva la spicchiata dopo averla vista toccare il plexiglass valeva il +20 Celtics (36-56) a 2:52.
Zeller in attacco però si trasformava per un paio di azioni in Rodman e portava a casa qualche punto tra tiro da sotto e liberi ma nel finale gli arbitri diventavano irritanti e più che fiscali regalando ad Hayward almeno 4 liberi tra un fallo lontano dalla palla “commesso” da Batum e uno contestato da Borrego a un secondo dalla fine che serviva al redivivo ex Jazz per arrotondare il risultato sul 45-60.
Nel gioco non cambiava molto.
Gli Hornets in un quarto rosicchiavano 2 punti avendo come top scorer Lamb a 12 pt..
A 8 si fermava Zeller, a 4 Hernangomez, MKG e un Kemba un po’ modalità scampagnata con un 1/5 al tiro e 2/2 dalla lunetta (tiri ottenuti nel finale).

Non lusinghiere le stats di Charlotte dopo 24 minuti…

3° Quarto:
Al rientro dagli spogliatoi bastava una finta sotto a Zeller per appendersi al ferro in schiacciata.
Tatum con 2 FT indicava ai suoi di non distrarsi ma Marvin Williams con un tiro a una mano uscito dal cilindro pescava i suoi primi due punti di partita, poi, a 9:47 finalmente si vedeva una giocata voluta da Borrego, palla recuperata da Walker che aveva l’imbarazzo della scelta con due Hornets davanti lui pronti a scattare aperti sui lati; palla a Batum che depositava facilmente.
Williams dal corner sinistro ci provava un paio di volte, la seconda valeva tre punti che riportavano sotto le due cifre il distacco di Charlotte (55-64).
Lamb a 8:31 velocemente tirava da tre dopo aver incrociato e ricevuto da Batum.
Le difese sembravano divenire friabile e anche Boston colpiva con Brown ma Batum avanzando in palleggio faceva partire un passaggio schiacciato dietro la schiena raccolto da Zeller fuori dall’arco.
Cody senza paura tirava realizzando una tripla importante salutata festosamente anche dai commentatori.
A 7:48 gli Hornets dunque tornavano a -5 con la complicità di un Batum tornato in versione assist-man.
Kemba dal corner destro metteva la firma sul -3 a 6:59, Morris in transizione mandava il match sul 69-73 ma Bacon, attaccando il canestro a 5:09 trovava un grande varco dove fiondarsi.
Fallo e schiacciata.
A segno il gioco da tre punti; 72-73, c’è ancora una partita, anche perché sul pick and roll di Hayward Bacon arrangiandosi con il fallo vedeva l’avversario non massimizzare dalla lunetta realizzando solamente un libero.
A 4:45 con un semicerchio in entrata Batum finiva per scontrarsi con il difensore e tirare dal mid range su una gamba ma il pareggio a quota 74 arrivava ugualmente.
A 3:30 la connection francese Parker/Batum si esprimeva in contropiede; passaggio di Tony dietro di lui, sulla diagonale destra a 45° dove arrivava Nic in corsa per un tiro da tre che ci issava sopra di tre unità.
La partita rimaneva lì.
Rozier con un’entrata costringeva Bacon al fallo.
Due punti realizzati, FT mancato, risultato in equilibrio sul 78 pari.
Nel finale Hernangomez e Bacon non erano precisissimi dalla lunetta, comunque sia Charlotte andava a riposo sull’84-81.

Charlotte’s Kemba Walker (15) and Jeremy Lamb (3) help teammate Marvin Williams (2) to his feet during their NBA exhibition against the Boston Celtics on Friday at the Smith Center in Chapel Hill. Charlotte won 104-97.

Inframezzo con le classic night, durante le quali gli Hornets vestiranno divise vintage su un parquet vintage…

 

Alcuni dei gadget che distribuiranno durante queste notti speciali.

4° Quarto:
Boston passava avanti quando Ojeleye batteva nel pitturato Kaminsky con un gancio mentre a 10:03 uno sfondamento di Wanamaker su Graham mostrava anche il lato debole delle seconde/terze linee dei Celtics.
Bridges si univa allo spreco ai liberi a 9:24 mentre Ojeleye chiudeva una transizione iniziata per un passaggio orizzontale di Lamb verso Frank sul lato destro risultato troppo debole.
Yabusele e il suo corpaccione nel pitturato procuravano altri due punti alla squadra di Stevens che a 7:32 sul 96-101 provava a staccarsi prima di un pericoloso finale corpo a corpo.
Charlotte non ci stava e Bridges tentava di suonare la carica con una prepotente schiacciata non a segno, il rimbalzo rimaneva nella mani di Charlotte e MKG, contagiato dal compagno rookie ci riprovava in modalità schiacciata ortodossa; fallo di Theis, due FT (a segno).
A 5:56 ottima azione di Bridges che con un piccolo arretramento batteva il difensore con la tripla del 91 pari. Miles (Bridges) dava la spinta per la vittoria vendicandosi della schiacciata mancata in precedenza; primo tomahawk grazie alla chiusura trappola di tre giocatori dei Celtics che dirottano su Graham in entrata, il pallone però vaga sulle loro teste dove spunta Bridges come la peste; la morte nera colpisce con il primo carico dinamitardo per il 93-91…
Bacon in entrata attaccando e metteva a nudo le debolezze dei noi titolari dei Celtics lasciati sul parquet da Stevens ma uno splendido reverse di Lemon sulla baseline con fallo di MKG faceva tornare la squadra di Boston sul -1 (95-94). MKG a rimbalzo offensivo guadagnava due FT che realizzava, poi in contropiede serviva in angolo destro un cioccolatino da tre punti a Graham che scartandolo mandava sul 100-96 la gara a 3:30 dall’ultima sirena.
Wanamaker rimaneva un augurio e personalmente, quando dall’altra parte del parquet si materializzava l’augurio, mi veniva realmente la pelle d’oca… sull’entrata di Bacon piuttosto scarna fluttuava Bridges su un’altra palla vagante, altra tomahawk jam, ancora più caricata e potente; splendido e limpido quasar, spot per il basket…
102-94, 7-0 di parziale…
Il punteggio era ritoccato nel finale dopo altri due errori del nostro centro spagnolo che dalla lunetta non “ci prendeva molto” stasera.
Finiva 104-97, una partita di preseason, con tutte le considerazioni del caso, in primis ovviamente i giocatori utilizzati dai due team, ma partire con il piede giusto, per una squadra come la nostra potrebbe fare la differenza tra il cadere in depressione e arrendersi, oppure continuare a lottare quando verranno momenti bui…
38,2% al tiro per i nostri contro il 34,6% di Boston, 30,6% da tre per Charlotte contro il 19,1% dei verdi… 65 rimbalzi e 17 assist per Charlotte contro i rispetivi 56 e 12 di Boston legittimano comunque una vittoria cercata con intensità nella seconda parte del match.
 
Pagelle
 
Walker: 6
12 pt., 3 rimbalzi, 3 stoppate. Parte veramente in sordina con un 1/5 nel primo tempo, fuori anche un po’ dal gioco reale, avulso… Nel secondo tempo prende campo, segna 8 punti, recupera qualche pallone mettendo anche mano alla difesa. Nel finale da qualche consiglio al rookie Graham che recepisce.
 
Lamb: 7
Player of the game insieme a Bridges per noi. 15 pt., 4 rimbalzi, 3 assist. Nel diluvio di punti preso da Charlotte nel primo tempo, segna più di un quarto dei punti della squadra. Si ferma un po’ nelle realizzazioni nel secondo dove comunque manda a segno una tripla importane, poi cerca di smistare assist anche se la palla persa indirizzata verso Kaminsky arriva in un momento delicato.
 
Batum: 7
10 pt., 6 rimbalzi, 6 assist (4/9 al tiro). Il solito Batum penso all’inizio. Si rivaluta nel secondo tempo quando a suon di passaggi, anche intelligenti e non banali, procura materiale per la rimonta degli Hornets fornendo assist. Pareggia a quota 74 con un bel jumper ed esaltato dall’assist di Parker mette anche una tripla in corsa.
 
M. Williams: 5,5
5 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. 2/6 al tiro. Obsoleto. Ha un buon momento all’inizio secondo tempo quando procura 5 punti. Nel primo un rimbalzo orizzontale quasi gli va addosso ma lui si fa scavalcare, fortuna dietro non ci sia nessuno se non Graham come compagno. Forse lì in PF Frank o MKG potrebbero essere più utili.
 
Zeller: 6,5
13 pt., 7 rimbalzi, 3 stoppate. Battaglia trasformandosi in Rodman per qualche secondo nel secondo tempo. Non sempre gli riesce bene la difesa. Nel primo tempo usa il suo atletismo fuori tempo. Le posizioni e la velocità devono essere riviste e migliorare rispettivamente, ma mette anche jumper e tiro da tre punti. Cosa chiedere di più a un giocatore che non sarà un top player e rientra da un anno passato in infermeria, all’ombra di Howard?
 
 
Kidd-Gilchrist: 7
10 pt., 12 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Redivivo. Torna a fare l’MKG originale. Borrego sprigiona le sue caratteristiche e lui si libera come uno spirito che può correre senza limiti in un prato verde. Transizioni, rimbalzi, MKG ci prova. Apre su Graham nel finale con un bel passaggio in corsa e se dal campo fa 2/6 ai liberi non sbaglia un colpo con un 6/6. Perfetto.
 
Miles Bridges: 7
10 pt., 8 rimbalzi. Tira con 4/10 dal campo. Qualche tiro è rivedibile. Dovrebbe selezionare meglio il tiro ma è giovane. Per ora è tanta potenza che va benissimo vicino a canestro quando con due schiacciate esalta pubblico e sottoscritto. La tripla con step back nel finale è un’altra perla. Dopo un inizio stentato è uno dei principali artefici della vittoria.
 
Bacon: 6
11 pt., 4 rimbalzi. Soldatino Bacon. In attacco bravo all’idea di attaccare il ferro a prescindere dal risultato che non è fantastico. Chiude con 3/11 al tiro. In difesa il risultato dipende dall’azione. Non disdegna il fallo se necessario. Giocatore da battaglia.
 
T. Parker: 5,5
0 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Gioca 9 minuti ma non è ancora in forma. Un paio di falli e un paio di palle perse. Un tentativo di passaggio ristretto nel pitturato avversario quasi sulla linea di fondo che colpisce la gamba di un difensore. Bello l’assist per il compagno transalpino Batum. In fase di rodaggio.
 
Kaminsky: 5
2 pt., 5 rimbalzi. Il Tank non c’è. Un +/- di -15 in parte lo testimonia così come lo 0/4 al tiro. Ottiene i suoi due punti ai liberi, per il resto un pelino di difesa in più non farebbe male.
 
D. Graham:6
7 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Prova a giocare come sa, a volte rallentando un po’ la manovra. Tra lui e Willy in società fanno scadere i 24 secondi l’unica volta in partita nell’ultimo quarto. Ottima la bomba nel finale. 3/5 dal campo.
 
W. Hernangomez: 5
9 pt., 8 rimbalzi, 2 assist. Si avvicina a cifre da doppia doppia ma 18 minuti non gli bastano. Se sembra poter battersi alla pari con gli avversari a rimbalzo, ciò che fa precipitare il voto è, a parte la palla persa citata sopra, il 3/10 ai liberi. Proprio male… Il 3/7 dal campo è nella norma. Si svita bene muovendo i piedi ottimamente sulla sua prima realizzazione, subisce falli su palloni vaganti ma la presenza a rimbalzo va poi concretizzata.
 
Coach Borrego: 6,5
La squadra rischia di crollare nel primo quarto. Sul finale la panchina ci capisce poco o niente e non si vede uno straccio di transizione o qualcosa che assomigli a un gioco di squadra ficcante. Lentamente il team si riprende e sapientemente, oltre che inaspettatamente, va a riprendere una partita dal -20 che sembrava già persa. Aiutato dalle seconde e terze linee bostoniane, oltre che da qualche elemento dei nostri, nella ripresa si vede molto di più l’idea di gioco rapido anche con soluzioni da fuori.

Game 82: Charlotte Hornets @ Indiana Pacers 119-93

 
 irca 24 anni fa,
insieme a Senna moriva la vera Formula 1.
Una F1 che per antonomasia, pur essendo sport tecnologico principe, ancora aveva al centro i piloti, mitici eroi che affermavano la supremazia del pilota sulla macchina permettendosi di fare la vera differenza.
Oggi le parti si sono invertite, lo spettacolo non è paragonabile a quello dell’epoca nel quale Senna ebbe duelli mitici con i vari Piquet, Mansell, Prost e quello con Schumacher, teutonico pilota (perfetta icona d’acciaio per la nuova era), appena accennato.
Avversari, non nemici, poiché diceva che la vita è troppo breve per avere nemici.
Grande pilota ma ancor di più grande uomo.
Elargiva donazioni anonime che faceva per aiutare i bisognosi nel suo paese ma aveva in mente di fare di più.

Alcuni pensieri di Senna presi dal sito: www.ayrtonthemagic.com .

La progettazione di una fondazione sarà realtà avvenuta solo post mortem
Viviane Senna, la sorella ha portato avanti il desiderio di Ayrton dando alla nuova fondazione il loro cognome.
Per questo e per tanti altri motivi il pilota brasiliano non sarà dimenticato come il giornalista de L’Unità (ricordo d’aver comprato in stile Fantozzi alle elezioni parecchi quotidiani che parlavano l’evento per capire cosa fosse successo visto che si parlava di piantone dello sterzo assottigliato e altro riguardo al tragico incidente di Imola) scrisse con amarezza e provocazione, centrando problemi legati ai nostri tempi che non hanno un confine tra sport e il mondo esterno ad esso.

Con Senna muore la F1 era il titolo completo.

E’ vero che la corsa necessariamente continua, “the show must go on” non fosse altro per legge universale del movimento cosmico, ma gli aforismi di Senna e soprattutto il suo essere concreto e non retorico, dal mio punto di vista, lo eleggono ancora oggi come uno di quei campioni che faticano a scomparire nell’oblio.
Persone non solo amate a prescindere dai colori difesi, ma che travalicano gli sport inserendosi nella società come esempio positivo.
Un esempio che anche gli Hornets avrebbero dovuto seguire quando Senna diceva di credere nel duro lavoro.
Un duro lavoro che alcuni componenti dei Calabroni non hanno mostrato sul parquet troppe volte durante l’anno.
Troppi canestri semplici concessi agli avversari, poca difesa aggressiva sul tiro (vedere le statistiche dei liberi concessi) per non parlare di strenua resistenza, inesistente.
Il trend negativo in difesa è iniziato a gennaio 2017, la squadra dal mio punto di vista avrebbe potuto anche approdare ai playoffs nonostante i limiti se avesse interpretato la difesa con più intensità e qualche accorgimento tattico a livello di spaziature e movimenti differenti, ma questo è stato…
Questo imputo alla squadra, per il resto, nonostante la delusione, sarò sempre con gli Hornets, a prescinder dal primato del risultato, anche se ci auguriamo che per il prossimo anno la squadra di MJ possa iniziare ad avere successi simili a quelli ottenuti dal pilota carioca.

Kemba Walker alla FieldHouse Arena.

 
La partita… i lunatici Hornets indossavano il colore più mistico esistente (il viola), sarà per questo che, dopo aver incassato una pesante L nell’ultima casalinga stagionale proprio dai Pacers, imprevedibilmente si riscattavano sul parquet avverso.
Certamente la L era ampiamente favorita dai riposi di Oladipo, Bogdanovic e Young, con i Pacers senza più nulla da chiedere in attesa inizino i playoffs.
Charlotte dal suo canto schierava la formazione titolare per raggiungere almeno la cifra di 36 vittorie, esattamente quelle dello scorso anno.
 
La voglia c’era, la mano calda anche (18/42 da tre per un 42,9%) così gli Hornets sbancavano la FieldHouse Arena con una buona prestazione di squadra lasciando almeno un buon ricordo finale in una stagione amara e avara di successi.
2-2 il parziale stagionale contro i Pacers.
Top scorer per Charlotte è stato Kaminsky con 24 punti, seguito da Monk con 17.
Per i Battistrada, terzetto a 13 punti come top scorer (Leaf, Robinson III e Collison).
Pari il duello a rimbalzo con 54, vittoria negli assist per gli Hornets con 27-22, agevolati da una squadra non eccessivamente fallosa.
Gli Hornets sono andati in lunetta 12 volte contro le 8 dei Pacers, a testimoniare una partita vera ma piuttosto giocata tecnicamente e “rilassata” anche se Charlotte ha messo come i Pacers intensità difensiva, senza eccedere.
 
Il tip-off era vinto da Howard ma Batum in attacco commetteva passi in partenza.
Indy partiva forte senza perder colpi con Collison che, seguito da Marvin (il quale si staccava dalla marcatura del proprio uomo sul pick and roll), metteva un lungo tiro da due nonostante la nostra PF gli si parasse davanti.
Ancora peggio andava poco dopo (10:59), quando Collison, in testa alla classifica dei 3 pt% centrava la bomba rischiando di essere il primo Pacers a vincere questo titolo.
Batum da tre punti rispondeva con semplicità dalla top of the key ma Stephenson mandava a bersaglio un tiro da due, Howard segnava un banker dalla media destra battendo Turner ma Lance, l’ex, pareva indicare una super serata per i Pacers nonostante il turno di riposo di parecchi titolari. Dwight mancava un appoggio ma la palla rimaneva a Charlotte, Batum rioffriva il pallone al centro che in schiacciata accorciava prima che con una tripla dalla diagonale sinistra uno scatenato Williams riequilibrasse la situazione (10-10).
Booker, dopo due tiri mancati infilava il cesto in floater ma un passaggio all’indietro di Batum che schermava il catch and shoot frontale di Williams da tre punti era utile per il vantaggio dei Calabroni.
In transizione Batum tagliava con un bound pass in diagonale la difesa dei Pacers, facile per l’isolato Kemba arrivare ad appoggiare alto il 15-12.
Dopo un paio d’aggiustamenti Turner arriva a a schiacciare a una mano ma Williams a 6:04 dimostrava d’essere in una di quelle serate ON con un’altra tripla dalla diagonale sinistra ricevendo sulla rimessa dal fondo di Batum.
Turner da tre con un in & out faceva perdere un turno ai suoi mentre a 4:47 Williams bombardava ancora da oltre l’arco portando il match sul 22-15.
La fuga targata Marvin era continuata da MKG che schiacciava violentemente a una mano dopo che un recupero di Stephenson su Howard aveva consentito momentaneamente ai Pacers di bloccare un divario destinato comunque ad aumentare.
Sabonis entrava in campo presentandosi con un jumper frontale ma a 3:10 Kemba scacciava i cattivi pensieri segnando da tre nonostante il contatto di Collison.
Hornets sul +10 (27-17) nonostante il mancato fischio mentre in un duello tra centri Turner mancava la tripla, Howard giocando alla vecchia maniera segnava da sotto il 29-17 prima che Kaminsky con un mezzo turnaround a molla, leggermente fuori equilibrio segnasse anche il 31-17.
A 1:29 Sabonis realizzava il secondo canestro della sua partita mentre Stephenson spezzava la difesa sotto canestro veleggiando in fing and roll per il 31-21 ma Joe Young commettendo fallo nella metà campo difensiva degli Hornets regalava due FT a Monk che si metteva in ritmo appena entrato con un 2/2.
Un runner al vetro del rookie Leaf riportava sul -10 i Pacers ma una trattenuta fallosa di Sabonis su Willy, cercato con un lob in area serviva al nostro centro per mandare a segno almeno un FT.
Indy segnava da due a pochi istanti dalla sirena ma Frank da metà campo, pur con due difensori davanti a mani alzate trovava il tiro che una frazione prima della luce rossa partiva per infilarsi incredibilmente.
Hornets 37, Pacers 25 a fine primo quarto.

Charlotte Hornets’ Frank Kaminsky (44) goes to the basket against Indiana Pacers’ Domantas Sabonis during the first half of an NBA basketball game Tuesday, April 10, 2018, in Indianapolis. (AP Photo/Darron Cummings)

 
Indy iniziava forte il secondo ottenendo 6 punti con Sabonis bravo a ricevere nel pitturato battendo Kaminsky per un 3/3 dal campo.
37-31…
Monk restituiva vigore all’attacco segnando nel traffico ma Leaf con una second chance realizzava il 39-33.
Frank in entrata sbatteva leggermente sul rookie andando ad appoggiare al vetro ottenendo anche il libero addizionale (trasformato).
Dopo un time-out voluto da McMillan, Young infilava la tripla per poi sbagliare da due, ma un attivo Leaf correggendo da sotto riavvicinava ulteriormente i padroni di casa.
Per restituire margine di vantaggio ai Calabroni c’era però Monk, il quale a 7:23 puniva la distratta difesa dei bianchi che lo lasciava troppo solo a sinistra, poi, a 6:52 lo stesso Malik in transizione, arrestandosi appena fuori dall’arco, sparava nella retina il 48-38.
Entrava Big Al Jefferson che aveva la meglio con il piazzato su Lamb che falliva un runner ma Willy in tap-in dava una mano al compagno per il 50-41.
L’ex Big Al in reverse accorciava sino al -7, Monk tentava ancora da tre ma questa volta in maniera imprecisa, poco male se Frank in versione Howard schiacciava una bimane con la putback dunk.
Il n° 22 dei Pacers (Leaf) dimostrava di saper fare di tutto un po’ mandano a segno la bomba da destra ma un passaggio telefonato offensivo dei Pacers diretto a Joseph intercettato da Hernangomez faceva ripartire Charlotte in contropiede con la chiusura del Tank da sotto.
A 3:34 Joseph commetteva l’errore di lasciare lo spazio a Walker in palleggio per mettersi in ritmo e sganciare l’ennesima bomba del primo tempo di Charlotte (57-45).
Il duello Howard/Jefferson favoriva il secondo che guadagnando due FT aggiungeva al proprio tabellino altri due punti.
A 2:21 Kemba in corsa apriva al volo sulla sinistra cambiando lato dove Batum solissimo faceva fuoco da tre punti realizzando il 60-48.
Stephenson segnava un libero (fallo Williams), Kemba in step back dall’area pitturata due a 1:37 ma Young con un paio di canestri nel finale aggiustava il punteggio tentando di dire ai suoi che la notte era ancora giovane.
I Pacers correvano sino al -8 finendo sul 63-55 il primo tempo.

Charlotte Hornets’ Dwight Howard (12) shoots between Indiana Pacers’ Myles Turner, left, and Trevor Booker during the first half of an NBA basketball game Tuesday, April 10, 2018, in Indianapolis. (AP Photo/Darron Cummings)

 
Dopo l’intervallo era un crossover di Howard con soft touch al plexiglass a 10:41 restituirci il vantaggio in doppia cifra.
Uno stop and pop di Batum si risolveva con due punti al vetro e contatto con Robinson per il libero aggiuntivo (realizzato) a 9:50 che spediva gli Hornets sul +13 (68-55).
A 9:34 Collison segnava un’altra tripla mentre a 9:06 da destra su una second chance Robinson III apriva ancora una volta la scatola con il tiro da fuori.
Un paio di bombe che riportavano Indy a 7 punti, c’era da non distrarsi…
Kemba in corsa s’incaricava dell’uno contro uno con appoggio alto su Turner per il 70-61, Batum con un perfetto pullup dalla diagonale ci regalava altri due punti prima che un gioco a due tra Batum e Williams con la rollata del secondo si trasformasse in un’azione pregevole con il preciso assist volante a una mano all’indietro per il piazzato di Howard (74-61).
Williams riusciva anche a salvare un pallone destinato oltre la linea di fondo dei Pacers dandolo a Batum che avendo preso posizione davanti ai difensori Pacers appoggiava subendo fallo.
77-63 seguito da un fing and roll di MKG per il +16 prima del reverse layup “comodo” di Leaf e del piazzato di Howard ancora dalla media distanza.
Collison passando dietro gli schermi si ritagliava un paio di sospensioni da due punti che non falliva ma a 3:56 la nostalgia di Marvin per la tripla gli consigliava un catch’n shoot con il quale trafiggeva la difesa d’Indiana.
Turner in corsa si arrestava con la finta scivolando però sino all’infrazione di passi, Kemba lasciava passare Collison sulla finta di tiro da tre punti e in caduta verso canestro trovava la bomba frontale che legittimava la probabile vittoria.
Howard stoppava Joseph, Frank mancava due triple, finiva per segnare Booker con la presa sul passaggio e il rilascio immediato nel pitturato a una mano.
Questo canestro chiudeva il terzo periodo sull’87-71.

Indiana Pacers’ T.J. Leaf goes to the basket against Charlotte Hornets’ Malik Monk during the first half of an NBA basketball game Tuesday, April 10, 2018, in Indianapolis. (AP Photo/Darron Cummings)

 
L’ultimo quarto iniziava con reminiscenze da tripla di Robinson III che dal corner dimostrava d’avere buona mano, Booker in atletico appoggio difendeva palla con la schiena ma Lamb con il primo canestro personale di serata a 10:13 realizzava il 93-76.
Troppo lontani i Pacers per tentare la rimonta, anche se Sabonis sparava il suo ultimo fuoco d’artificio battendo facilmente Stone sotto canestro.
Frank in fede-away e Lamb con l’appoggio sulla destra del tabellone davano un margine consistente agli Hornets.
Il vantaggio di 19 punti, se poi Booker da sotto, tentando di fare l’artista si mangiava un rigore, la sorte per i locali era segnata.
Robinson da tre comunque affondava una bomba questa colta dal centro destra, a Jefferson veniva la voglia d’imitare il compagno da oltre l’arco ma il suo tiro lento e mal costruito da fuori trovava la base del ferro rimbalzando via veloce… Joseph e Frank si rispondevano, poi a 5:03 Jefferson sciorinava la sua classe battendo con un tocco perfetto l’ottima difesa di Willy che ci riprovava poco più tardi sulla baseline sinistra ma Big Al era clamoroso ancora nei movimenti nonostante età e salute ripetendosi con un tiro solo cotone.
Nel mezzo Stone era riuscito a infilare una tripla, cosa che accadeva ancora da destra poco più tardi.
Sul 105-89 gli Hornets si permettevano il lusso di trovare un altro missile da fuori (assist Stone, tripla Kaminsky) a 3:13. Hernangomez stoppava alla grande Robinson e Kaminsky sviolinando un’altra tripla non dava retta a Paganini ripetendosi a 2:42 (111-89).
Frank in palleggio arrivava sulla destra da dove con un rapido e sicuro tocco confermava la sua buona serata.
Gli Hornets dilagavano con Sumner a commetter fallo sotto contro Willy che recuperava due punti e un libero.
Sulle parole di Steve Martin di commiato, Monk allietava il momento con la tripla del 119-91.
Sumner si riscattava con due punti chiudendo il match sul 119-93.
Chiudiamo dinque la stagione con una buona W, aspettando di vedere cosa faranno MJ e Kupchack (sembrato convinto ieri in conferenza stampa di poter costruire una buona squadra) in estate.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
15 pt., 2 rimbalzi, 5 assist. Gioca. Ha voglia di tornare a vincere dopo la breve vacanza presa. 6/11 dal campo con 11 punti costruiti a mezzo tripla (3/6) e da un’entrata con tocco alto su Turner, non semplice. Un paio d’entrate fallite non semplici, per il resto, in 24 minuti fa il suo contribuendo anche in zona assist ad esempio smarcando letteralmente con un ribaltamento Batum che manderà a a segno una comoda tripla.
 
Batum: 7
14 pt., 4 rimbalzi, 6 assist. A parte le due perse, è più preciso. 5/9 dal campo, buoni assist e un 2/4 da oltre l’arco oltre a un bel jumper in uno contro uno. Buona gara in soli 20 minuti.
 
Kidd-Gilchrist: 6
4 punti, 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. La difesa c’è, ad esempio ruba con caparbietà a Robinson sulla destra un pallone. Si nota poco in attacco in 22 minuti ma mete due dei tre tiri tentati.
 
M. Williams: 8
15 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Merito suo se gli Hornets passano a condurre con buon margine comandando per tutta la partita. Nel primo quarto affonda varie triple ripetendosi ancora una volta nel secondo tempo. 5/9 da oltre l’arco e difesa attenta con eventuali cambi inclusi. Piazza anche un paio di stoppate e sulla rollata con Batum ha l’idea geniale di servire al volo con una mano all’indietro Howard che realizzerà il piazzato.
 
Howard: 6,5
14 pt., 17 rimbalzi, 1 stoppata. Solo 6/14 dal campo. Mani un po’ lisce sotto le plance offensive ma mette diversi piazzati mentre in difesa è una tenaglia. Afferra 17 rimbalzi e va in doppia doppia per l’ennesima volta. In qualche caso potrebbe chiudere meglio sul penetratore in appoggio ma sa anche andare a dar fastidio quando vuole.
 
Lamb: 6
4 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 2/6 dal campo. Lamb segna solo 4 punti in 24 minuti ma a parte tre ottimi rimbalzi, serve anche 4 assist e in difesa è attento.
 
Kaminsky: 8,5
24 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Serata magica per Frank che finisce con 10/17 dal campo incluso il buzzer beater sulla prima sirena da metà campo… Top scorer, trova varie maniere per andare a segno, dalla tripla siderale all’appoggio sotto, turnaround fuori equilibrio e incursioni personali interessanti.
 
Monk: 6,5
17 pt., 2 assist. Chiude con 6/16 dal campo, non un percentuale altissima ma infila due bombe (3 in totale su 10 tentativi) consecutive in un momento delicato. In crescita, aspettiamo percentuali migliori.
 
Stone: 7
6 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. Stone chiude l’annata senza aver segnato un tiro da due punti. Non ci prova mai. Questa sera nel finale riscatta una prestazione un po’ opaca a livello difensivo mandando a bersaglio ben due triple oltre che a servire un assist per Frank. Da play fa un lavoro di smistamento per i compagni discreto. Dopo molti giudizi negativi questa sera è da premiare per la voglia e la prestazione che offre.
 
Hernangomez: 7
6 pt., 10 rimbalzi, 1rubata, 2 stoppate. 2/7 dal campo. Si arresta a 6 punti non andando in doppia doppia, perché 10 rimbalzi li cattura. Vive un momento di difficoltà con Jefferson pur facendo il massimo. Bravo a prender rimbalzi e nel finale si concede la stoppata su Robinson III più un’azione complessivamente da tre punti.
 
Paige: s.v.
0 pt. (0/1). Tre minuti, un tentativo da fuori sul ferro.
 
Coach Clifford: 6,5
Chiudiamo la regular season mostrando di saper giocare un po’ di più a basket rispetto a quanto mostrato in stagione regolare. Le percentuali dal campo aiutano.

Game 81: Charlotte Hornets Vs Indiana Pacers 117-123

 
 
Ultima partita casalinga della stagione in quel che una volta a Charlotte chiamavano Fantastic Fanale.
Stagione poco “fantastic” chiusa per il terzo anno su quattro nel limbo della mediocrità, né fanalini di coda, né squadra da playoffs.
Ospiti gli Indiana Pacers, i quali a scapito della maggior parte delle previsioni pessimistiche nei loro confronti (dopo il saluto della stella George), hanno saputo creare una stagione capace di regalare soddisfazioni ai loro fan.
Seduta comodamente al quinto posto, con un record di 47-33 (prima della partita), i Battistrada hanno tenuto per tutta la stagione invernale.
Indy tra l’altro sarà ancora la nostra futura e ultima avversaria nell’ultima gara da disputare in trasferta.
Finiva come il solito.
Hornets battuti da una delle squadre di medio/alto livello senza troppe storie, salvo un finale nel quale la panchina ha provato a rimettere in discussione una gara che era sul -20 poco dolo l’inizio dell’ultimo quarto.
Sul -4 però Charlotte si è fermata consegnando la W ai Pacers.
L’addio di Steve Martin, storica voce degli Hornets, dalla notte dei tempi, dagli albori del 1988, avrebbe meritato altro saluto.
Oladipo (giocatore rapido a tirare uscendo dai blocchi o bravo in penetrazione) per i Pacers chiudeva con 27 punti in 27 minuti, Domantas Sabonis faceva meglio con 30 (credo career high) e l’ex lance Stephenson con 10 rimbalzi, e 10 assist andava in doopia doppia fermandosi a 8 pt., tutti nel secodo periodo.
Charlotte ha tirato con il 50% ma ha concesso il 53,8% agli avversari…
 
La partita iniziava con Turner a mandare il primo pallone nella propria metà campo.
Doveva passare un minuto esatto prima che qualcuno segnasse; gli Hornets passavano in vantaggio 3-0 con una tripla di Williams dal corner sinistro, immediatamente pareggiata da Oladipo, uno che ha i numeri per sostituire George…
Turner era costretto a due falli in poco tempo e dopo un minuto e mezzo abbandonava il parquet, Charlotte si avvantaggiava momentaneamente con Howard che in area si arrangiava sul neo entrato Sabonis per depositare il 5-3.
A 9:37 da una palla a due MKG scappava in transizione ricevendo da Walker.
Fallo di Oladipo e due FT a segno per il 7-3.
Sabonis però rispondeva a livello offensivo segnando in jumper prima e in fing and roll poi chiudendo un fast break. Toccava a Williams riportarci in vantaggio con la seconda tripla personale di serata prima che Sabonis da sotto correggesse un errore di un compagno.
Oladipo dalla diagonale sinistra mandava a segno un tiro pesante, così i Battistrada passavano a condurre 10-12, anche se un buon Marvin Williams rimediava due FT a 7:36 impattando il match a quota 12.
I Pacers allungavano con i canestri di Bogdanovic e del centro tiratore Sabonis, inoltre Young intercettando un brutto passaggio di Batum si trovava la strada spianata per chiudere con la bimane veleggiando solitario in transizione.
Howard catturando un rimbalzo offensivo segnava due punti nonostante il difensore a ridosso e a 4:15 Marvin Williams dava una mano per la rimonta infilando una tripla (3/3) per il 17-18.
Oladipo però si schermava per una tripla vincente, Howard commetteva il terzo fallo (in attacco) e Sabonis a una mano andava a metter dentro l’ennesimo tiro.
Kaminsky entrava segnando un jumper dalla diagonale destra ma Oladipo faceva fuori in velocità un paio d’uomini in difesa per appoggiare lo scoop a canestro sguarnito.
Kaminsky infilava il tiro da sinistra oltre il bordo area sinistro su Oladipo (21-25) ma Joseph segnava il +6.
Il divario rimaneva uguale sino alla fine del quarto nonostante Monk entrasse in campo mostrando una buona elevazione per un perfetto jumper.
Anche Hernangomez dava il suo contributo in uno contro uno in area appoggiando al vetro ma dopo un gioco di passaggi Sabonis dalla mattonella Buzz City a sinistra si dimostrava implacabile affondando un altro piazzato che lo portava a 14 punti e chiudeva il quarto sul 25-31.

Willy prova a zittire l’ex Stephenson.

 
Il secondo quarto l’apriva Monk da tre a 11:27, gli rispondeva G. Robinson III da due, canestro controreplicato da Lamb che ricevendo fintava sul difensore facendolo saltare per poi chiudere comodamente.
Glen Robinson III teneva fede al numero dopo il cognome bombardando dal corner destro per ben due volte portando sul 34-41 il match.
Monk, che tra una tripla e l’altra aveva messo un circus shoot dal pitturato dopo essersi quasi sfracellato al suolo (ritrovando il passo), segnava anche da tre punti per il 37-44.
La difesa di Charlotte era abbastanza penosa dalle parti del ferro e Booker deviando un tiro (per una volta) sbagliato da Sabonis non faceva perdere un colpo ai gialli.
I Pacers correvano allontanandosi con i canestri di Joseph, Booker e Bogdanovic prima che i titolari di Charlotte rientrassero e conquistassero con Walker (4:55) un gioco da tre punti.
Fallo di Lance sul terzo tempo, appoggio comodo in continuazione del capitano che dalla lunetta non tradiva fissando il 42-54.
Oladipo segnava in reverse layup su Howard, ma per Charlotte rispondevano MKG in jumper e Kemba con un paio d’entrate che ci riportavano sul -10 (48-58).
Il divario però non si assottigliava, anzi… nonostante una momentanea dunk di Howard a una mano, Bogdanovic segnava due canestri consecutivi, Oladipo infilava il 50-64 prima che due FT di Howard (lotta per la posizione con Turner a 1:36) cadessero nel cesto.
Collison nel finale segnava il suo primo canestro della partita, basket che subito replicava “grazie” a una palla persa da Batum che tentava di farsi perdonare elargendo una tripla dalla diagonale sinistra a :50.4 (55-68).
I Calabroni finivano tirando un paio di volte dalla lunetta con Howard e Walker che aiutavano il team con un 13/13 complessivo dalla lunetta mentre lo 0/0 dei Pacers ai FT testimoniava la difesa allentata di Charlotte che concedeva ancora un canestro a Oladipo in entrata selvaggia su un MKG che nemmeno in piovra style riusciva ad arrestare il veloce avversario.

Charlotte Hornets’ Malik Monk (1) shoots over Indiana Pacers’ Cory Joseph (6) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Sunday, April 8, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
Oladipo non perdeva il vizio di segnare dopo l’intervallo, firmando con l’entrata in caduta il primo canestro della ripresa.
A proposito di riprendere, c’era da andare a recuperare una partita…
Ci provava Kemba che a 10:03, nonostante la trattenuta in area, chiudeva da sotto per due punti e FT aggiuntivo.
Alla giocata in due tempi di Walker da tre punti si aggiungevano quelle da altrettanti punti in un’unica soluzione da parte di Batum e Williams, nel secondo caso dopo che Howard avesse gettato un po’ di scompiglio partendo in coast to coast prima d’esser raddoppiato.
Questi canestri permettevano a Charlotte di riaffacciarsi sul -6 (66-72) finché due penetrazioni di MKG con esito diverso avvantaggiassero ulteriormente Charlotte; sulla prima il canestro, sulla seconda l’errore serviva ad Howard per rimbalzo e correzione che ci portava incredibilmente sul -2 (70-72).
Gli Hornets però erano sfortunati; su una palla vagante Marvin prendeva una spallata involontaria da Sabonis che controllava la palla lanciando il 5 vs 4 per i suoi, sul tentativo di tiro di Bogdanovic un fischio ritardato di un arbitro dava ai Battistrada i primi tre FT della partita che il lungo avversario affondava dopo aver cambiato una lente a contatto.
MKG riportava sotto i nostri quando a 6:49 Oladipo commetteva un blocking foul al limite del semicerchio antisfondamento.
Libero ok per il 73-75 ma Charlotte si perdeva; Oladipo con un pullup frontale, Sabonis con il piazzato tirando con due metri di spazio su un Howard troppo rintanato erano l’antipasto della fuga Pacers nonostante il breve runner dalla sinistra di Williams che mandava a segno il 75-79.
Collison da tre (uno che è in testa alla classifica dal tiro da oltre l’arco) di addome correggeva la tripla mandandola a bersaglio dalla top of the key, MKG potrebbe ridurre il gap ma in transizione era fermato in maniera decisa da Oladipo.
Due FT mancati che unitamente a quelli di Howard a 3:17 lasciavano gli Hornets alla stessa distanza.
Joseph da tre, Sabonis in schiacciata più una rimessa per Charlotte invertita per errore dagli arbitri allontanavano i Pacers che finivano per incassare un tiro lesto di Monk prima della sirena, il quale tuttavia faceva solamente varcare la soglia degli 80 punti alla squadra di MJ.
81-95 il finale di quarto…
 
Un paio di canestri di Lamb a inizio ultimo quarto non davano esiti positivi perché l’ex Stephenson in entrata segnava un circus shot sulla trattenuta di Stone con palla saturniana a ballare sul l’anello prima di finire nella retina.
Libero aggiuntivo per l’85-100 e altra giocata in appoggio di Stephenson che anticipava la tripla di Joseph che sembrava ammazzare la partita sull’85-105.
Nonostante una tripla di Monk e una boom dunk di frustrazione firmata Lamb a una mano che fintando su Stephenson si apriva il varco, la partita sembrava poter scorrere sonnacchiosamente sino all’ultima luce rossa, invece il neo entrato Paige al primo tiro scaricava dalla laterale sinistra una bomba per il 105-116.
Monk in reverse e in entrata mostrava la sue verve dando altri 4 punti a Charlotte che con Stone recuperava una palla a Oladipo (rispedito in campo da McMillan per evitare brutte sorprese nel finale), reo d’aver toccato sul pressing di Julyan la linea di centrocampo commettendo infrazione.
Willy segnava due liberi mentre quelli a favore di Oladipo erano incredibilmente mancati dal numero 4 che a 1:03 doveva assistere al 3/3 di Monk dalla lunetta (toccato da Joseph sul gomito durante il tiro).
Charlotte tornava a poco più di un minuto dalla fine a 4 punti (114-118) riaprendo il match.
Una drive di Oladipo serviva Robinson, arrivava Stone a due man che prendendo tutto regalava due FT a Robinson III. Nessun errore e +6. Purtroppo Charlotte sbagliava le triple finali con Monk e Paige.
Dalla lunetta allungava Indy sino alla bomba di Frank a 4 decimi dalla sirena che suggellava il 117-123 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 6
12 pt., 1 rimbalzo, 5 assist. 4/9 al tiro, troppi (4) turnover. Vampate di Kemba che non ci sta a perdere. Gioca solo 25 minuti dando spazio alla panchina.
 
Batum: 5
8 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 3/6 dal campo con 2/3 da fuori in 22 minuti. Veramente tanti i turnover che ci costano qualche punto. Ci prova con le triple e con un tentativo di stoppata al quale però gli viene chiamato goaltending. Prestazione controversa inficiata dai palloni persi e passaggi fuori misura come un lob nettamente fuori portata anche per Howard.
 
Kidd-Gilchrist: 5
11 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. 3/7 al tiro, 2 palloni persi. Difesa difficoltosa su Oladipo (27 pt. In 27 minuti) e due FT mancati in un momento delicato. Attacca il canestro trovando anche una giocata da tre punti ma non basta la verve.
 
M. Williams: 6,5
16 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata., 2 stoppate. Finisce con un 5/8 al tiro. Inizia con un 3/3 da fuori, poi si rende utile in vari modi, anche in difesa. Buona prestazione per Williams, uno dei pochi a salvarsi in serata.
 
Howard: 5
10 pt., 12 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/5 dal campo, 2/4 dalla linea, 3 TO. Lascia troppo spazio a Sabonis che prende ben presto le misure e confidenza. Gli arbitri lo vessano fischiandogli o non fischiandogli a seconda dei casi falli contro o a favore non ottenuti. Ennesima doppia doppia ma stasera la protezione del ferro non mi è piaciuta.
 
Lamb: 5,5
12 pt., 1 assist. 5/9 al tiro. Non bene quando entra, sbaglia un paio di tiri poi lascia troppo spazio in difesa. Meglio durante la seconda rotazione dove da il suo contributo al rientro. Serata old style (quasi solo punti).
 
Kaminsky: 5
9 pt., 4 rimbalzi, 6 assist. 3 falli, 3/11 al tiro. Partecipa al festival dell’allegra difesa. La sua è una delle più frustranti. Non riesce quasi mai a fermare l’avversario lanciato. Sbaglia un paio di canestri semplici in stile MCW, mette la tripla finale che non serve a molto…
 
Monk: 6,5
22 pt., 5 assist, 2 rubate. 8/17 per colpa di un 3/11 da oltre l’arco da dove deve migliorare un pochetto, anche se quando sembra in ritmo, difficilmente sbaglia. Solita spinta in 24 minuti, compreso ultimo quarto, ma non basta ancora purtroppo.
 
G. Hernangomez: 5,5
14 pt., 8 rimbalzi, 2 asssit. Come cifre c’è. Qualche giocata, anche all’europea ce l’ha ma anche lui fatica sotto le plance tra rimbalzi mancati e difesa su Sabonis. Piccolo passo indietro.
 
Stone: 5,5
0 pt., 1 assist, 1 rubata. Male all’inizio, surclassatissimo in difesa, aumento di mezzo voto per un finale nel quale mette pressione e recuperando un paio di palloni ci prova. Il fallo speso su Robinson era necessario, deciso ma non cattivo. Corretta la decisione della terna di non assegnare il flagrant perché Julyan cerca la palla.
 
Paige: 6
3pt., 1 rimbalzo. Entra e segna tre punti, cattura anche un rimbalzo. Manca la seconda tripla che avrebbe potuto riavvicinarci per un finale da brividi…
 
Coach S. Clifford: 5
Una squadra piuttosto scarsa da smontare in estate, pena la ripetizione dell’odierna stagione ad andar bene… Nessuna difesa nel primo tempo, la partita prende la via d’Indianapolis. Howard sotto non sarà un passatore ma nemmeno gli altri sviluppano un granché nonostante Charlotte riesca ad andare in lunetta spessissimo avendo un differenziale tra FT tentati e subiti favorevolmente impressionane, così come negativamente rilevante è il dato della percentuale realizzativa.

Un dato rilasciato a partita in corso riguardante l’enorme differenziale a favore tra FT pro e contro…

 

Game 80: Charlotte Hornets @ Orlando Magic 137-100

Collins e Curry prima della partita.

 
Terzultima partita della stagione per Charlotte impegnata sul parquet d’Orlando.
Personalmente e contrariamente il solito la partita era guardata con poco entusiasmo vista la stagione e le ultime prestazioni di molti giocatori, scadenti o già in vacanza.
Negli ultimi tempi solamente Howard, Bacon, Monk e Hernangomez (partito male), hanno alzato il loro rendimento e Dwayne non era nemmeno presente per infortunio, mentre Dwight e Willy si dividevano i minuti come centro.
Charlotte vince ininterrottamente con Orlando da 11 partite (compresa quella nella notte) e le premesse per i Magic non erano buone senza i vari Vucevic, Fournier e Gordon.

Le statistiche delle ultime 10 parite (prima della gara della notte).

Per Charlotte era tutto facile sin dall’inizio, anche la panchina questa sera spingeva giocando bene, facilitata dalla pochezza dei Magic, inabili chiudere gli spazi per il tiro, così Charlotte faceva una buona figura nonostante la stagione ormai non abbia più nulla da dire.
Magic per il tanking e Hornets a raggiungere la vittoria numero 35 in stagione.
Per i Magic bene D.J. Augustin con 19 punti in 18 minuti e benino Speights con 14 in 24.
Cifre complessive a favore degli Hornets con 50-36 a rimbalzo, 32-27 negli assist, 55,8% al tiro contro il 44,7% dei Magic.
Charlotte da tre poi ha tirato con il 54,8%…
24/26 per gli Hornets ai liberi contro il 7/13 avversario.
I Magic hanno perso una palla in meno degli Hornets (9-8) come unica nota positiva della serata…
 
Tip-off risolto da Howard e inizio facile per gli Hornets che grazie a un’entrata con tiro acrobatico di Walker recuperavano due FT (fallo Hezonja).
Il capitano ripartiva dopo aver interrotto la serie a Chicago con due liberi a segno prima che su un giro palla D.J. Augustin punisse una difesa in rotazione lenta.
No problem però poiché gli Hornets ripassavano avanti con un gancetto di Howard e un lob di Batum pescando Williams dietro al proprio difensore lo facilitava molto per l’appoggio al vetro.
Kemba aumentava le distanza fintando all’esterno più volte sul suo difensore fino a chiudere in scoop andando però all’interno.
Howard splittando portava la partita sul 9-3 a 8:48 mentre 26 secondi più tardi mandava gli Hornets in doppia cifra con un alley-oop appeso che consigliava a coach Vogel il primo time-out per Orlando.
Segnava Hezonja alla ripresa delle ostilità ma Walker centrava la tripla, Howard respingeva il tentativo a una mano di Biz dal pitturato mentre lo stesso Biyombo respingendo MKG lo mandava in lunetta per un 2/2.
Dopo due FT di Hezonja (fallo di Marvin) Batum lanciava ancora Howard che questa volta chiudendo in reverse layup anticipava un dai e vai veloce chiuso da D.J. Augustin che s’inventava anche un’entrata nel traffico poco più tardi per chiudere con un gioco da tre punti che portava i Magic sul -6 (18-12 a 6:10).
Un tap-in di Batum e un tocco al vetro su assist di D.J. Augustin da parte di Hezonja aumentavano il punteggio, Kemba aggiungeva un punto dalla lunetta e Batum in uno contro uno, tirando dall’altezza dei liberi altri due, Marvin dal corner sinistro infilava indisturbato una tripla in transizione e gli Hornets toccando il +13 (27-14) tornavano a sedersi in panchina con la seconda chiamata di Vogel per l’interruzione della gara (4:25).
Riprendeva ancora Marvin da sotto canestro a sinistra per due punti, mentre nel finale uscendo Biyombo per un paio di falli spesi, gli Hornets iniziavano a trovare molta facilità d’azione oltre spazi per tirare…
14-8 i punti fino a questo momento pro Charlotte in area che rimanevano tali dopo un jumper da oltre la linea dei liberi di Purvis che pescava altri due punti vedendosi fischiare a favore un goaltending dubbio (Howard) dopo una drive su Lamb.
I due incriminati si rifacevano in attacco; Howard con due FT a 2:52, Lamb con una tripla a 2:14.
Gli Hornets volavano con l’alley-oop in corsa ravvicinato di Monk per Howard e anche se Mack centrando la tripla siglava il 36-23, il finale era pro Hornets.
Scoop di Lamb facile in entrata, transizione di Howard con passaggio allungato a Frank sulla diagonale destra per la tripla in ritmo del numero 44 che assisteva anch’esso nel finale a un tap-in di Iwundu e un’entrata di Monk con palla appoggiata al vetro, azioni che chiudevano il primo periodo sul 43-25…

Charlotte Hornets’ Malik Monk (1) shoots next to Orlando Magic’s Wesley Iwundu (25) during the first half of an NBA basketball game Friday, April 6, 2018, in Orlando, Fla. (AP Photo/John Raoux)

 
Il secondo quarto vedeva Charlotte far girare palla sul perimetro fino al passaggio per Kaminsky che a 11:23 pescava la seconda bomba di serata, Speights rispondeva da due poi Lamb fallendo un tiro recuperava il rimbalzo fornendo la sfera in area a Willy che si arrangiava da solo per depositare il 48-27.
Frank centrava la terza tripla su altrettanti tentativi, Stone invece la mancava così a 9:22 Speights correggendo un suo errore da sotto anticipava un canestro di Biz per il -20 Orlando (51-31).
Un jumper di Lamb era seguito da un air-ball di Frank con tipica parolaccia in inglese pronunciata…
Forse Biz non si esprimeva altrimenti dopo lo 0/2 in lunetta ma a 7:14 qualche pensiero per la mente gli sarà passato guardando Lamb colpire da tre dalla top of the key.
Uno dei pochi giocatori consistenti d’Orlando rispondeva da tre (Speights) ma dalla top of the key anche Monk trovava spazio per colpire pesantemente prima della chiusura tardiva…
Hezonja da destra continuava la guerra di triple a 5:51 aiutato ancora una volta da Speights (4:56) per il 59-40.
Un hook di Hernangomez interrompeva il buon momento offensivo dei Magic che incassavano un 2/2 dalla linea di Monk oltre al pullup lungo a 3:55 sempre firmato dal rookie per il 65-40.
D.J. Augustin interrompeva il digiuno offensivo dei Magic con due punti ma Batum con una finta e tiro mandava al bar il difensore infilando il cesto in maniera precisa per il 67-42.
Nel finale uno swooping hook di MKG portava Charlotte a quota 70 contro i 46 dei Magic che dalla top of the key aumentavano di tre unità i propri punti grazie a D.J. Augustin ma chiudeva il quarto Charlotte con una drive di Kemba che trovando Howard sotto mostrava tutta la fragilità di un team senza Gordon, Fournier e Vucevic con la schiacciata a una mano del nostro numero 12 a chiudere il primo tempo sul 72-49.

Le statistiche a fine primo tempo.

 
La ripresa iniziava sullo stesso tenore; due FT a segno per Williams, stoppata di Howard su Biz e due punti per il nostro centro dopo il bump in area a evitare un difensore con arresto e tiro ravvicinato.
Hezonja da tre e DJ Augustin (goaltending di Howard) provavano a invertire il trend ma dopo una stoppata di Biz su Howard la flipperata dall’angolo sinistro di Williams valeva tre punti.
D.J. Augustin infilava ancora in jumper con affidabilità a 8:13 ma a 7:55 Batum infilava uno splash da tre punti per l’84-57.
A 7:05 s’infiammava la partita con Williams che servito in corsa si elevava per speronare la difesa dei Magic con la dunk a una mano e posterizzazione sull’ex Biyombo…
A 6:43 Biz rispondeva con una boom dunk per prendersi più tardi anche due FT dei quali ne realizzava solamente uno.
Un pullup preciso di Kemba dalla baseline destra vanificava il buon lavoro difensivo avversario.
Toccava a Birch segnare nella saga della net night, dopo altri canestri Speights incastrava la sua tripla dalla diagonale destra tra ferro e vetro; palla a due a metà campo vinta da Charlotte che risolveva a 2:05 con un tiro fortunoso da tre punti di Lamb che si serviva del plexiglass in maniera migliore dell’avversario.
Monk a 1:34 con semplicità calibrava la sua tripla (98-68) ma Purvis rispondeva da tre punti per alleviare il pesante passivo.
Si arrivava al finale di quarto sul 103-75 (+28 Charlotte)…

Stone su Afflalo. Julyan non ha segnato nemmeno un due punti in stagione.
Anche questa sera per lui i punti sono arivati da una tripla realizzata.

 
Logico che l’ultimo quarto fosse garbage time ma le squadre continuavano a giocare infondendo piacevolezza alla partita; soprattutto Charlotte che con un fast pick and roll mandava a canestro Willy in schiacciata (assist di Monk).
Monk segnava un rapido pullup da due punti e la difesa di Charlotte con la stoppata di Lamb su Artis si trasformava in transizione con il lancio di Stone per Frank toccato da Purvis senza che il fallo riuscisse a bloccare il Tank in movimento.
Gioco da tre punti che era buono per il 110-75.
Birch con l’alley-oop segnava ma tre punti diretti arrivavano da Hernangomez che faceva carambolare la palla dentro il ferro dalla top of the key.
Monk rimaneva giù dopo un’entrata di Birch (colpo sotto al mento), un po’ d’apprensione ma il rookie dimostrava d’essersi ripreso con il pullup in palleggio sul posto a 8:36 che shakerava Afflalo costringendolo alla resa sulla veloce tripla dalla diagonale destra.
Monk forniva l’assist in corsa al Tank che questa volta prendeva la carezza d’Iwandu sulla nuca.
Ancora due punti e tiro libero nonostante un po’ di mal di testa…
Hornets sul velluto con la tripla di Lamb per il 124-79, quindi entrava anche Paige che sbagliava un paio di triple e un’entrata nel traffico prima di vedere l’assist d Monk per la passeggiata con alzata perfetta di Frank che faceva ricader la palla nella retina senza quasi toccarla.
Paige capiva la giocata e allargava su Stone che dal corner sinistro mandava a bersaglio la tripla del 133-95 (1:55). Charlotte aggiungeva 2 punti, i Magic 5, così si chiudeva comodamente su un +37 (137-100)…
 
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
13 pt., 1 rimbalzo, 4 assist, 1 rubata. 3/9 al tiro e 6/6 ai liberi. Torna a giocare Walker (dopo la vacanza mentale) che riapre la serie dei liberi dopo aver interrotto a quota 53 la precedente a Chicago. Qualche buon canestro e propensione anche all’assist, sottolineata generosamente da Monk prima dell’inizio gara riferita all’ultima partita prima di questa.
 
Batum: 7
9 pt., 6 rimbalzi, 6 assist. 4/7 al tiro e 2 TO. Un paio d’alzate per Howard in alley-oop, anche al tiro è preciso, più del solito realizzando due buoni canestri in uno contro uno e una tripla nel secondo tempo messa con facilità. Tutto in soli 20 minuti.
 
Kidd-Gilchrist: 6
4 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. A parte la persa direi discreta tenuta difensiva e nei 22 minuti guadagna la sufficienza con alcuni rimbalzi ma soprattutto un paio d’azioni offensive nelle quali tenta d’andare sul sicuro.
 
M. Williams: 7
18 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 7/9 al tiro prendendo una stoppata. Notte accesa come realizzatore da parte di Marvin che da una buona mano a più riprese. Imbianca i Magic con 2/3 da fuori e gettate di pitturato. Buona prestazione.
 
Howard: 7
16 pt., 17 rimbalzi, 2 assist, 4 stoppate. Chiude con un 5/10 dal campo, basso per i suoi soliti standard ma regala schiacciate e alley-oop. D’altra parte prende un paio di stoppate ma rimedia recuperando palla. Comunque sia domina su Biz e se non arriva a un 20/20 è perché gli mancano alcuni minuti. Si ferma a 28 passando il finale di serata a scherzare con due bambini dietro la panchina.
 
Lamb: 7
16 pt., 3 rimbalzi, 2 assist in 19 minuti. Chiude con un 6/9 dal campo incluso un 4/5 da tre punti che lo porta a +27 di plus/minus. Scampato alla tradizione pasquale, l’Agnello viene a redimere i peccati della stagione dei compagni scatenando la sua buona mano. In difesa fatica su finte e palleggi modello crossover, tuttavia la sua prestazione è buona.
 
Kaminsky: 7
21 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. 8/15 al tiro. Inizia bene da tre colpendo per tre volte consecutive finendo con un 3/6 ma nel finale tra lanci e passaggi in transizione chiude bene con altre due giocate da tre punti e un arcobaleno perfetto da due che trova il pentolone d’oro del Leprechaun. Da abbattere a Chicago, da lodare questa sera.
 
Monk: 8
26 pt., 1 rimbalzo, 8 assist. 8/14 al tiro, 6/6 ai liberi, +23 di plus/minus, 1 solo turnover. Altra prestazione di spessore del Monaco che, uscito dall’eremo, incanta anche stasera. Trovato il ritmo, la sua crescita pare essere come il risveglio improvviso di primavera. Peccato che solo nell’ultimo periodo si sia potuto usufruire di buone prestazioni di un Monk, che agevolato sicuramente da difese non eccelse è riuscito a ritagliarsi spazio per i suoi tiri ma a osservarlo bene, ha preso molta più velocità nel meccanismo di shooting motion e questo ne fa un pericolo serio per le difese avversarie. Smista poi anche 8 assist in una serata “Magic”…
 
G. Hernangomez: 7
11 pt., 12 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Concede qualcosa a Birch nel finale ma tira con 5/6 dal campo (tripla compresa) realizzando una doppia doppia in soli 19 minuti sul parquet. Qualche fallo di troppo (4) che non influisce sul giudizio complessivo.
 
Stone: 6
3 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. Sfiora appena la sufficienza mandando Frank a canestro e segnando nel finale tre punti. In 25 minuti, assist a parte, rimane sempre troppo marginale.
 
Paige: 5,5
0 pt., 1 assist. 0/3 dal campo e 1 assist per la tripla di Monk in 6 minuti. -8 di +/- nel garbage time.
 
 
Coach S. Clifford:7
Tutto facile per la squadra che mostra anche di sapere giocare a basket quando la pressione avversaria è per larghi tratti inconsistente. Si può rilassare in serata. Va a stringere la mano a un affranto Vogel cercando di consolarlo. Tanking a parte la NBA deve riflettere un po’ sulla situazione di alcune franchigie per cercare di riequilibrare lo scenario da troppi anni monopolizzato, non dico dagli stessi team ma da lunghe dinastie che tra buon lavoro organizzativo di GM (nulla da eccepire) e discorsi su small e big market, vincere titoli, alla fine creano divari che rendono meno interessante lo spettacolo.

Game 79: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls 114-120

 
Nuvole attuali rapide cariche di foschi e loschi presagi, storie che s’intrecciano in nebbie passate profonde, labirinti del tempo, dolci e amari ricordi che si fondono accompagnando la nostra storia personale con sensazioni ed emozioni “d’epoca”, di quel basket dorato, provate a suo tempo.
Nell’occasione risorgono a bassa quota, rivalità un tempo più accese, quando Michael Jordan (attuale proprietario di Charlotte) dominava la NBA mettendo a servizio il suo talento a favore dei Bulls.
Tori a parte, devo confessare che non mi è simpaticissima la Wind City, in primis per un motivo che nulla a che vedere con il basket.
Forse qualcuno avrà sentito parlare di “scuola di Chicago”… un vento nuovo che negli anni ’70 cominciò a spirare malignamente su questo pianeta fino a produrre danni antropologici e concreti, per il pianeta, per gli Stati ma soprattutto concretamente per le persone.
Sostanzialmente sto parlando di neoliberismo, sorto proprio all’Università di Chicago, la dottrina “rifondata” dall’austriaco Von Heyek e portata avanti da Milton Friedman in maniera molto astuta e di cui oggi si sta dimostrando empiricamente l’infondatezza di tesi numeriche atte a portare benessere nella società autoregolata dal mercato come esposto dai sostenitori di questa truffa ai danni del pianeta.
Il cambio di rotta avvenuto dagli anni ’80 in poi consisteva in tre punti fondamentali:
(1) Privatizzazione di tutto (compreso parchi nazionali, ecc.), (2) Deregolamentazione (togliere dazi doganali e qualsiasi norma che impedisca il profitto illimitato),
(3) Riduzione delle spese sociali (tagliare i fondi per le pensioni, per i disoccupati, assistenza sanitaria, ecc,) indicando una bassa tassazione uguale per tutti indipendentemente dal reddito.
Ovviamente tutte queste misure non fanno altro che creare sempre maggiori diseguaglianze che intaccano il livello della sicurezza della società e incidono sulla qualità della vita delle persone.
Individuato come falso nemico il comunismo (in realtà all’epoca era impensabile d’andare a mutare un sistema economico oltrecortina), l’attacco di Von Heyek e Friedman fu rivolto relmente contro Keynes e il suo sistema che utilizzava con più successo un sistema ibrido in cui lo Stato facesse la sua parte, cosa tra l’altro che fece anche Roosvelt con il suo New Deal dopo la crisi del 1929 dovuta al laissez faire d’impostazione liberista.
Insomma… la perdita di diritti fondamentali spacciata e bollata dai neoliberisti come richieste “stataliste”.
Sarà per questo che anche nella NBA, tra regole ed eccezioni, differenziazioni tra small e big market, introduzione sponsor, la lotta delle piccole squadre contro le più grandi sta diventando impari.
Ci sono squadre che negli ultimi anni stanno vivendo momenti di lunga depressione, anche peggio di quelli ottenuti dalle parti del North Carolina, basti pensare a Sacramento e Orlando a esempio.
La partita è stata quasi lo specchio dell’annata.
Una punto a punto persa con un team sulla carta più debole, anche perché nella notte “rinunciava” a giocatori come Lopez, LaVine, ecc…
Pochi a salvarsi per Charlotte, squadra simpatia dell’anno in versione Babbo natale anche fuori periodo più volte…
Tra tutti i giocatori oggi citerei Howard che ha battuto il record storico di doppie doppie appartenuto fino a oggi a Larry Johnson.

Howard e i suoi record prima della partita.

Ben 50 per Dwight.
Non è bastato Monk con la sua verve da tripla nell’ultimo quarto.
Ci si è svegliati troppo tardi e soprattutto si sono palesati i soliti limiti difensivi.
44,1% da tre pt. per i Bulls contro il nostro 38,2% oltre a ben 20 turnover di Charlotte contro i soli 7 commessi dai tori sonos tate statistiche pesanti non compensate dalla lotta a rimbalzo vinta 49-44.
Di questa squadra mi auguro proprio di non vedere più diverse facce l’anno prossimo che, per usare un vecchio slogan di Charlotte in era Cowens, non sono esattamente da Hard Ball…
Per i Bulls da citare Markkanen con 24 pt. in 24 minuti frutto principalmente di un 5/6 da oltre l’arco…
Justin Holiday ha chiuso con 19 dando una mano ai Tori a vincer la serie stagionale per 3-1…
 
Palla a due vinta da Felicio ma non concretizzata dai Bulls con il tiro di Payne da tre che si spegneva sul ferro, dall’altra parte Batum correva schiacciando un passaggio verticale a terra, contemporaneo taglio sulla linea di fondo da parte di MKG che chiudendo in reverse layup ci portava sul 2-0. Markkanen a 11:11 colpiva da tre, tuttavia a 10:19 era ancora MKG con un’entrata a ricciolo e un tocco sopra i difensori a un metro dal canestro a riportarci in vantaggio.
Payne con un driving floater cambiava ancora leader team ma Howard splittando dalla lunetta a 9:11 pareggiava (5-5).
MKG recuperava fortunosamente un passaggio deviato a Kemba chiudendo con due punti più fallo subito da Holiday. FT mancato, rimbalzo di Howard che non riusciva a segnare tuttavia, quindi pareggiava il finlandese Markkanen dalla linea di fondo sinistra con un pullup dal mid range.
Williams sulla diagonale destra appena fuori dall’area dei tre punti era raggiunto dalla sfera in transizione, catch n’shoot 3 per il 10-7 buono…
Chicago si riavvicinava con Felicio (goaltending di Howard) ma a 6:42 Williams, dopo aver fatto fuori un difensore con la rapida finta da tre punti chiudeva con un runner pullup per il nuovo +3.
A 5:37 Holiday in jumper lasciava nuovamente un solo punto tra le squadre con il jumper tuttavia un’altra tripla di Williams ci mandava su un buon +4 prima che Howard stoppasse Felicio. Sfortunatamente la palla rimaneva ai Bulls e Payne chiudeva agilmente con un fing and roll in entrata.
A 4:32 i Bulls si riaffacciavano sul vantaggio con la tripla di Markkanen (16-15) che si ampliava dopo due FT del finlandese per fallo di Williams nel pitturato.
Walker con un fade-away in area e un tiro ritardato a 3:05 da sotto riportava avanti i Calabroni che a 2:09 beneficiavano di un rimbalzo offensivo di Howard convertito in un gioco da tre punti dallo stesso con FT aggiuntivo per un fallo di Portis.
Sul 22-18 la situazione cambiava poco.
A 1:07 un “buon” fallo di Stone sotto canestro serviva ai Bulls per ritoccare il punteggio e portarsi a fine primo quarto sotto di tre punti (22-19).
 
Come di consueto il secondo quarto vedeva presentarsi in campo tutta la nostra panchina che subiva il canestro di Portis (marcatura di Kaminsky).
Frank, inguardabile, almeno passava dentro per Willy che chiudeva in appoggio per due punti.
A 11:02 uno 0/2 di Vonleh in lunetta serviva ad Arcidiacono per recuperare il rimbalzo offensivo e far convertire la second chance a Grant che con tre punti impattava la partita a quota 24.
A 10:45 un fallo su “Willy” consentiva alla squadra di Clifford di tornare sul +2, vantaggio dimezzato dall’1/2 dalla linea di Arcidiacono (fallo del Tank).
Hernangomez ancora da sotto ci provava due volte ottenendo due contatti, zero fischi, primo tiro corto e secondo centrato. Monk da sinistra potrebbe segnare da tre ma Killpatrick lo stoppava nettamente mandando la sfera oltre il fondo. Dall’altra parte (sulla destra) ci provava anche Stone che mandava un tiraccio a baciare il plexiglass prima di finire dentro.
Anche lo stesso Julyan rimaneva sorpreso ma il vantaggio si ampliava comunque sul +6 (31-25).
Frank da tre mancava il tiro, Grant segnava in pullup subendo fallo del Tank. -3…
Monk si faceva portare via palla da Arcidiacono e Killpatrick chiudendo la transizione realizzava il -1 per i Tori.
A 8:22 Portis con il jumper dalla media faceva piombare gli Hornets in negativo d’un punto, Stone cacciava dalla laterale un air-ball da tre e una palla deviata a Lamb portava Portis a chiudere in transizione.
Clifford chiedeva il time-out a 7:35 e dopo soli 6 secondi dal rientro sul parquet Monk appoggiava facile, senza incontrare resistenza in entrata.
Hernangomez di sinistro depositava in entrata oltre il difensore e Lamb allungava sul 37-34 con la sospensione lunga da due dalla diagonale destra.
Willy aveva la mano lesta sul dribbling di Arcidiacono ma dalla parte opposta si faceva stoppare dal rientro di Portis che gli appoggiava una mano dietro la schiena…
A 5:52 la terza tripla su altrettanti tentativi del finlandese equilibrava il match a quota 37 prima che Lamb pescato sotto chiudesse facilmente per il nuovo vantaggio.
La partita rimaneva aperta e una transizione chiusa dal riccioluto finlandese con fallo di Monk cambiava ancora il team sopra nel punteggio.
Howard realizzava di sinistra su Felicio restituendoci il vantaggio e Batum a 3:58 subiva il tocco di Killpatrick.
Due FT realizzati per il +3.
Gli Hornets però rimanevano ancorati a quota 43 mentre Markkanen da due, Holiday da tre più una transizione (persa Walker) di Nwaba spingevano i Bulls (parziale di 7-0) sul 43-47…
A 1:12 per un fallo preventivo di Felicio (lontano dalla palla) su Howard tornava a far muovere il punteggio anche a Charlotte che con il 2/2 di Howard si riportava in scia.
Kemba sbagliava una tripla ma la dunk appesa di Howard in correzione impattava ancora una volata la gara.
Purtroppo nel finale piovevano le triple di Holiday e di Portis a poco più di un secondo dalla fine del primo tempo.
I Bulls quindi si portavano sul +6 chiudendo in vantaggio sul 47-53.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) makes a reverse layup past Chicago Bulls’ Sean Kilpatrick (0) during the second half of an NBA basketball game Tuesday, April 3, 2018, in Chicago. The Bulls won 120-114. (AP Photo/Charles Rex Arbogast)

 
Batum apriva dopo sei secondi con due FT a segno ma rispondeva Felicio dal campo.
Howard in girata rapidissima congelava sotto canestro i due difensori ai lati appendendosi per una schiacciata dirompente andando a rifilare anche in difesa una stoppata al malcapitato di turno consentendo a MKG di realizzare in area il -2 (53-55). Purtroppo gli Hornets come il solito si distraevano in difesa consentendo a Holiday e Payne due facili canestri in entrata. Batum da tre mancava la conclusione ma sull’azione seguente l’allungo e il tocco portato a destra del canestro finiva per essere una giocata da tre punti per il -3 (56-59).
Nwaba da due e un pessimo passaggio che apriva la strada a Portis in transizione per altri due punti erano terreno perso parzialmente colmato dalla tripla dello stesso Batum che tuttavia assisteva alla tripla di Markkanen (schermato) sulla diagonale destra senza che Williams riuscisse a intervenire. Il canestro del 59-66 non prometteva nulla di buono, anche perché Howard, in lunetta a 6:58, splittando, portava solamente sul divario iniziale di quarto il risultato.
Markkanen poi con la tripla frontale su Walker spingeva i rossi sul +9, gli Hornets a 4:03 rientravano sul -5 con la tripla di Williams dopo un buon giro palla di squadra.
Howard continuava a giocare forte (unico dei nostri) andando a battere dopo rapide finte sul posto Portis, passato dalle parti della linea di fondo, spettatore della potente reverse dunk a una mano del nostro centro.
Con il rientro in campo del Tank Nwaba trovava facili canestri in entrata, Portis centrava la tripla a 1:40 e i Calabroni ripiombavano nel baratro sino al -12 (74-86) riuscendo a chiudere il quarto sul 79-86 grazie a una bomba di Monk che anticipa quanto accadrà negli ultimi 12 minuti.

Charlotte Hornets’ Malik Monk, second from right, flies past Chicago Bulls’ David Nwaba for a dunk during the second half of an NBA basketball game Tuesday, April 3, 2018, in Chicago. The Bulls won 120-114. (AP Photo/Charles Rex Arbogast)

 
I primi a segnare nell’ultimo quarto erano i Tori con Grant in pullup, Kaminsky faceva una delle poche cose buone della sua partita recuperando due FT e infilandoli a 10:51.
Gli Hornets però ripiombavano sul -10 per colpa di Killpatrick ma si accendeva improvvisamente Monk al tiro.
A 10:21, e a 9:47 infilando due bombe faceva rimontare Charlotte ma ripetendosi dopo aver conquistato un rimbalzo difensivo ci portava incredibilmente sul -1 (90-91).
Killpatrick schiacciava in transizione dopo un tentativo di passaggio di Monk stoppato.
Il nostro numero 1 però si faceva perdonare a 8:46 chiudendo un palleggio su Arcidiacono per il pullup da tre che portava al pareggio a quota 93.
Purtroppo Charlotte si avvantaggiava finendo sul +5 con un gioco in transizione di Killpatrick che trovava il corpo di MKG sulla transizione per un blocking.
93-98 ma tripla di Willy dal corner sinistro che precedeva due punti di Grant per il 96-100.
Lamb al vetro da destra segnava il nuovo -2, purtroppo però in difesa avevamo Kaminsky che perdendo il duello a rimbalzo con Felicio lasciava una second chance ai Bulls sfruttata magistralmente da Holiday da tre punti.
98-105…
Charlotte tornava ad affidarsi a Monk che con il runner ci riportava sul -5 mentre a 5:09 un numero di Kemba che passando dietro lo schermo di Willy lasciava indietro Arcidiacono per saltare in lungo (da dx verso sx) oltre Killpatrick, era costretto al colpo di reni da taekwondo per chiudere con un numero in reverse subendo anche fallo. Il libero però era fallito, così Kemba fermava la sua lunga striscia di FT consecutivi.
Killpatrick in lunetta per l’1/2 (102-106) costringeva all’inseguimento disperato Charlotte che tuttavia riceveva l’aiuto razzo di Monk, il quale partendo dalla baseline sinistra evitava un difensore con un up & under in salto per chiudere una bimane dalla potenza sorprendente (104-106).
Nwaba dall’area era aiutato dal primo ferro sul suo tiro corto, dall’altra parte Kemba da tre punti sembrava poter riportare nella completa incertezza il match con la tripla (107-108) prima che Killpatrick segnasse e Williams pescasse Howard al centro del pitturato al limite dei tre secondi.
Esplosiva dunk a una mano e Hornets ancora a -1 (109-110). Una tripla di Killpatrick rischiava d’ammazzare la partita anche perché il tempo scorreva ma a 3:04 Williams segnava un’altra bomba, quindi lo stesso ex Nets, ora Bulls, mancava un runner su Kemba ma anche Batum dal corner destro mancava il canestro.
Nwaba segnava nuovamente mentre gli Hornets ansavano poco più tardi in lunetta con Howard.
A 2:00 esatti dalla fine il 2/2 del centro era valevole per il 114-115.
Grant sbagliava un tiro, Kemba falliva la tripla, finiva così per segnare Chicago.
Williams andava a sinistra sul blocco portato a Killpatrick infilandosi esattamente dietro, nessuno copriva adeguatamente e da posizione quasi frontale il numero zero apportava tre punti decisivi per i suoi.
Monk non riusciva nel miracolo dell’ennesima tripla e nei secondi finali i Bulls ritoccavano dalla lunetta sino al 114-120 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 5
9 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. Da dove iniziare? Kemba è in vacanza. Gli mancano le ciabatte. Ogni tanto si alza dalla sdraio e si ricorda per passione di voler fare un canestro al campetto in spiaggia. Stupendo il numero con il reverse layup su Killpatrick poi quasi il nulla. Tiro libero sulla stessa azione mancato (l’unico di serata, vuol dire che attacca poco in penetrazione), una tripla su sei tentativi con una bomba pesante mancata nel finale. Una palla persa che ci costa due punti.
Nel primo quarto e ancora una volta sotto i 10 pt. In 30 minuti…
 
Batum: 5,5
11 pt., 4 rimbalzi, 5 assist. Croce e delizia. Buoni gli assist ma il 2/9 al tiro grida vendetta con due triple tentate nel finale a vuoto, soprattutto la prima con spazio e piedi a terra tirata senza fluidità. La seconda in girata era già più disperata. Segna un paio di canestri che ci rimettono un po’ in pista nel terzo quarto ma si prende in faccia nell’ultimo una bomba veloce di Holiday da destra con la mano alzata più come resa che per stoppare il tiro…
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
10 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. 5/9 al tiro e tre turnover. Fa un fallo ingenuo in rientro tentando di prender lo sfondamento, non parte male, ma poi si perde un po’. I tentativi sono quasi tutti intelligenti tranne un jumper forzato altissimo in uno contro uno finito sulla base del ferro inevitabilmente.
 
M. Williams: 6,5
18 pt., 8 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. 6/8 al tiro. Big night come shooter con 4/6 da fuori, un bel passaggio per Howard in verticale, peccato che la difesa non sia sempre all’altezza e commetta un’ingenuità clamorosa andando da solo a infilarsi dietro il blocco portato per Killpatrick sulla tripla decisiva della gara. Alla fine del blocco non lo trova, non viene aiutato ed ecco il danno finale… Non fantastico anche prima in alcune circostanze ma porta a casa diversi rimbalzi, non tutti difficili.
 
Howard: 7,5
23 pt., 17 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. Termina con 7/11 dal campo e 9/13 ai liberi. Ci prova in tutte le salse in attacco, rimane attivo in difesa dove tenta anche diverse stoppate, alcune finite in goaltending. Batte il record di doppie doppie storico che era di Larry Johnson arrivando a 50 in stagione. Lotta e lo ringrazio per questo. Ad averne altri così…
 
Lamb: 5,5
6 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Tre turnover, un paio evitabili e un fallo mal speso sui due totali. +10 di plus/minus, il migliore, nonostante la serata con pochi punti (3/6 al tiro) in 20 minuti. Non arriva alla sufficienza con tutta la simpatia e stima che ho da quest’anno per lui per la serietà dimostrata.
 
Kaminsky: 2
2 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. 0/3 dal campo e 2/2 ai liberi in 19 minuti parsi anche troppi. Questi sono i numeri di “Big Frank” nella notte nella sua Chicago. Praticamente un infiltrato che fa danni collaterali come falli inutili che procurano FT addizionali o difese lascive come su Nwaba… Uno dei volti che non vorrei più rivedere anche in considerazione del solito rimbalzo a portata che si fa strappare da Felicio non tentando il tagliafuori ma andando a rimbalzo normalmente. Da lì arriva una second chance di Chicago con tripla…
 
Monk: 8
21 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Credo sia il season high di Monk… se non lo è mi scuso ma poco ci manca. Big night. Esplode a fine terzo periodo con una bomba, poi ne mette altre 4 riportandoci in partita. Perde un pallone e non gli riesce il miracolo di riportarci in gara negli ultimi secondi dell’ultimo quarto lo si vede in difesa andare in stoppata e dall’altra parte del campo percorrere la linea di fondo sinistra, abbassarsi sotto il corpo del difensore con entrambe le silhouette in salto per rielevarsi e schiacciare una slam dunk bimane dalla potenza devastante. Entusiasmante. Peccato per la L. Lui avrebbe meritato di vincerla.

 
J. Stone: 5
3 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 15 minuti, 2 palle perse e tre assist. Ci prova due volte da fuori pretenziosamente. Sul primo tiro incontra l’amica tabella che gli manda a segno il colpo, sul secondo dal lato sinistro devo far notare che la tabella laterale non l’hanno ancora messa… air-ball clamoroso. Giocatorino buono per l’Europa.
 
G. Hernangomez: 6,5
11 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 4/7 dal campo cerca di giocare sotto canestro ma se c’è bisogno non ha paura, infatti dal corner sinistro usa la sua mattonella da tripla per un tiro pesante nell’ultimo quarto che da una mano a Charlotte. Soffre un po’ il duello con Felicio nella parte finale della sua partita ma fa una discreta prestazione.
 
Coach S. Clifford: 4
Va beh… se uno nasce quadrato non può morire rotondo. La stagione è finita, lui ha defezioni, ma un paio di volti nuovi nel quintetto li potrebbe anche schierare, ad esempio Monk al posto di Batum. Il problema è che lui gli fa fare il playmaker e anche un non vedente si è accorto che non è una PG… Glielo dimostra in serata nella versione PG e SG… Solita sconfitta punto a punto. Con la stima per la persona, credo che nei momenti decisivi non ci sia uno straccio d’idea per liberare un giocatore e mandarlo a canestro semplicemente. La palla a Howard o le triple non sempre funzionano…