Il Punto @ 82

 

E’ passata un po’ d’acqua sotto ai ponti dall’ultimo mio scritto che si occupava nient’altro che dell’ultima partita di Regular Season. Non sarà passato un secolo ma… i playoffs, tra una Golden State che si sbarazza di Portland facilmente e serie tirate e un po’ a sorpresa (vedi Boston-Chicago), vanno verso il secondo turno.

Charlotte è rimasta tagliata fuori anche dal primo…

La stagione degli Hornets 2016/17 è stata deludente. Impossibile nasconderselo. Nemmeno il regime più propagandista potrebbe riuscire a celare il “segreto” quando dopo un bombardamento e l’inevitabile risultato finale parla chiaro. Sicuramente ci sono stati problemi in estate nella costruzione della squadra. Il dover rifirmare molti giocatori in blocco che pretendevano più soldi ha costretto a delle scelte il GM Rich Cho che si è orientato sul lasciar partire Lin (chiedeva più di cinque volte il salario percepito lo scorso anno), C. Lee e Jefferson. La priorità, anche su interessamento di Kemba, è stata data a Marvin Williams e Nicolas Batum, due artefici della passata buona stagione di Charlotte. Il primo è calato tremendamente rispetto lo scorso anno, il secondo, sotto certi aspetti, non è riuscito a replicare la prestazione complessiva dello scorso anno. Eppure si sono viste due squadre; partenza sparata e playoffs quasi inevitabili sino alla fine del 2016, poi due mesi d’inverno pieno (gennaio e febbraio) nei quali gli Hornets si sono giocati le possibilità di partecipare alla post season con le ali di cera d’Icaro non scioltesi al sole ma ghiacciatesi in un tremendo gelo. Nonostante fossero un po’ calatate fisicità e tecnica i P.O. a Est erano obiettivo raggiungibile, i soli fondamentali e la tattica non sono bastati poiché gli Hornets hanno iniziato a scivolare in un loop mentale negativo dopo le prime sconfitte in gennaio.

Michael Jordan è deluso del risultato (figuriamoci noi) e questo l’ha fatto sapere direttamente a Rich Cho, il protagonista, anche se un po’ dietro le quinte, della stagione.

Il pubblico, nonostante non siano più i tempi d’oro da sell-out da nove anni consecutivi è costante, passato dal 18° posto dello scorso anno al 17° di quest’anno nonostante il risultato sul campo, la fedeltà c’è, ora tocca a chi lavora in società ricambiare l’amore e il sacrificio dei fan.

Jordan però ha intenzione d’usare l’“anno d’opzione” di Cho, il che significa che il GM birmano dovrebbe rimanere anche per la stagione 2017-18.
Rich Cho, in una recente conferenza stampa ha ricordato che per la prossima Regular Season avrà sei giocatori in roster i quali guadagneranno ognuno 12 milioni o poco più di stipendio garantito…

Non conosco le intenzioni di Cho, ma dopo questa stagione, dovrebbe consultarsi con l’allenatore e il proprietario per cercar di porre rimedio a una situazione che non è delle migliori. Charlotte è calata del 25% nelle vittorie (26 contro le 48 l’anno precedente) e il valore di alcuni giocatori è sceso anche eventualmente cercando di proporli accoppiandoli come asset, forse non sarà così semplice uscire da una situazione paludosa.
La strategia dell’accaparrarsi subito giocatori funzionali al progetto non ha funzionato, anche se potrebbe servire meno di quel che si pensi per raddrizzare un team che con qualche vittoria in più al fotofinish, avrebbe potuto tranquillamente partecipare ai playoffs.
Cho avrebbe anche dichiarato: “Abbiamo avuto modo di crescere da dentro… Kemba ha fatto un grande salto di qualità quest’anno e stiamo sperando che un altro dei nostri ragazzi lo imiti.”
Tuttavia comprimari e speranze future quest’anno si sono rivelati non all’altezza del capitano, così Cho sa che dovrà trovare un altro go-to guy, il problema è che cercandolo all’interno della squadra rischia di commettere lo stesso errore appena compiuto.
Cho: “Dobbiamo trovare un altro go-to guy (oltre Walker), e spero che sia qualcuno nella nostra squadra, ma siamo anche aperti al commercio. Abbiamo un sacco d’opzioni diverse e avremo un buon giocatore al Draft anche.”
Gli Hornets potrebbero oscillare intorno alla decima posizione al Draft a meno un colpo di fortuna (ammesso che al Draft esista) quasi clamoroso che nell’estrazione a sorte con le famose palline (16 maggio) colpisca con il suo basso 2,9%per accaparrarsi una delle prime tre scelte.
Pensiamo che Walker, miglior giocatore di Charlotte, avrà il sesto stipendio più alto della squadra nel 2017-18 a circa 12 milioni e Plumlee (Miles) guadagnerà di più. Plumlee è stato il suo ultimo “affare” e se non sarà ceduto peserà sulle casse degli Hornets altri tre anni.  Un giocatore che può stare nella NBA ma non certamente a quelle cifre, esagerate rispetto al rendimento e ai numeri del campo. A parte Kemba, tutti i contratti stipulati da Cho sono discutibili in termini di cifre, giocatori sovrastimati, anche se in alcuni casi qualcuno avrebbe anche potuto accordarsi altrove come Batum, il quale comunque, a mio giudizio, nonostante l’importanza che riveste nel team, guadagnerà decisamente troppo oltre i 20 milioni.

Cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato in questa stagione? Di buono c’è stata la prima convocazione a un All-Star Game di Kemba Walker suffragata dai fatti. Lo vedremo poi, anche nella mia personale classifica voti, è rimasto altissimo con la media, un traino per il team, anche se da solo non è bastato. Tradito appunto dai singoli, ha dovuto anticipare le vacanze almeno un round, ma analizziamo prima le statistiche di squadra paragonandole allo scorso anno e vediamo che qualche sorpresa viene fuori…

 

Diciamo subito, parentesi, che di buono a livello di statistiche ci sono le poche palle perse. Charlotte con 942 lasciate sul campo è la squadra che ne ha perse di meno grazie a uno stile di gioco accurato, diminuendole dallo scorso anno nel quale gli Hornets erano riusciti comunque ad agguantare la prima posizione in questa classifica.

Le percentuali dal campo sono in leggerissimo aumento così come il tiro da due punti e il tiro dalla lunetta è stato più preciso ma lo spreco si registra nelle conclusioni dal fuori; il 36,2% da tre punti è passato a un odierno 35,1%, un calo ell’1,1% che ha portato Charlotte al 18° posto nel tiro da tre punti contro l’ottavo dello scorso anno.  Questo è un grave problema perché se escludiamo i liberi, i tiri su azione, dal campo, sono stati 7.000 e circa un terzo di questi sono stati tentati da oltre l’arco.

 

Le percentuali da tutte le zone del campo dalle quali gli Hornets quest’anno hanno preso i loro tiri.

L’abbassamento, anche minimo, della percentuale, nel gioco moderno, può portare a far la differenza tra una vittoria e una sconfitta. In effetti, gli Hornets tra supplementari e partite risoltesi sotto i tre punti di scarto hanno finito con un disastroso 0-9 e se considerassimo le punto a punto reali ne annovereremmo delle altre… Non ha fallito solo il tiro rapido ma anche diverse volte, in momenti importanti, triple con praterie davanti, sono state sprecate per troppa fratta, poco ritmo e talvolta impostazioni errate nella meccanica di tiro (Kaminsky ma a volte anche Marvin non mi è parso perfetto ad esempio). A parte il tiro da tre punti, nonostante i 122 punti in più segnati globalmente (1,4 in più dello scorso anno quando erano 8479 punti per arrivare all’11° posto), con alcune difese peggiorate, quest’anno gli Hornets sono scesi al sedicesimo attacco della lega ma secondo il mio modesto parere, il problema principale, evidenziatosi in vari spezzoni di stagione è stata la difesa. Anche Clifford a fine anno ha voluto sottolineare quest’aspetto dicendo che l’attacco è stato buono (in realtà attacco e difesa sulla carta, a livello puramente statistico sono finiti quasi pari, con 108,8 punti segnati e 108,6 incassati per un 14° posto in entrambe le classifiche), ma che la squadra è regredita sotto quest’aspetto. Anche secondo me è vero, l’attacco ha prodotto diverse occasioni, giocando coralmente sono fioccati anche i liberi, ma in mancanza di giocatori più talentuosi come Lin, Jefferson e Lee (per caratteristiche) ci si è dovuti accontentare di vedere un gioco meno piacevole rispetto lo scorso anno anche se l’efficacia non si è persa poi di molto.

In difesa invece i numeri dicono che Charlotte complessivamente ha catturato 28 rimbalzi meno dello scorso anno e che a livello di stoppate ne ha rifilate 47 in meno. Nel vano tentativo di dare più protezione a canestro, consentendo di equilibrare e indirizzare gli esterni più al di fuori del pitturato Cho prese Miles Plumlee in una maldestra e demenziale operazione nel tentativo di spingere Charlotte verso i playoffs. Ovviamente la mancanza di un centro può portare la squadra a schiacciarsi verso il centro, intorno all’area per creare densità e almeno numericamente, mettere in difficoltà l’eventuale penetratore ma soprattutto realizzatore da sotto. Nel far ciò, fatalmente sono rimaste scoperte le brulle zone periferiche dalle quali con passaggi all’antica scuola slava del penetra e scarica (drive and kick all’americana) sono nate numerose occasioni per le squadre avversarie che vi hanno provato ben 2576 (ultimi per triple concesse) volte approfittando di una difesa sin troppo accademica con il braccio alzato troppe volte ma con i piedi dei nostri difensori ben saldamente piantati a metter radici sul parquet… Non è assolutamente facile fare la scelta giusta ma MKG dimostrava più talento lo scorso anno e anche fisicità. Questo è un problema generale degli Hornets che a mio parere hanno bisogno in alcuni ruoli di maggior fisicità e peso. Come percentuali siamo finiti, infatti, al 25% concedendo da fuori agli avversari il 36,9%, da brividi pensando che una volta eravamo “noi” con Del Curry, Glen Rice, Tony Delk e altri a incutere timore… Senza voler gettare addosso la croce a MKG è lui uno dei principali imputati per questa stagione senza playoffs. Bene intesi, nella mia classifica MKG vola ancora alto, ma solo perché gli altri giocatori son stati ancor più modesti, inoltre il nostro n°14 è stato discontinuo. Lo sapevamo da inizio anno che i compagni di reparto di MKG come swingman non fossero portati naturalmente a difendere. Parlo di Belinelli e Lamb, i quali hanno fornito diverse buone prestazioni in attacco ma in difesa non sempre son stati all’altezza. Graham, l’unico in grado di poter difendere bene, è stato limitato da Clifford stesso vedendone una limitatezza offensiva e forse un’eccessiva gioventù.

Nel complesso comunque sono state perse queste “famose e maledette” partite al fotofinish con una difesa troppo pulita e morbida rispetto allo scorso anno, ma non trattandosi di caratteristiche di una grappa, si è assistito a un distillato di sconfitte pesante da digerire. Un’altra statistica potrebbe in parte rivelare quest’aspetto. L’anno scorso gli Hornets commisero 1487 falli per fermare gli avversari e furono la terza squadra più corretta della lega. Quest’anno vincono il premio fair play poiché il ricorso a soli 1360 falli valgono il primo posto. E’ vero che vi sono falli spesi male e altri bene, ma in generale si può denotare una mancanza di mordente in certi frangenti dove magari un fallo tattico su certi giocatori sarebbe servito. Non mi dilungo ulteriormente in altre tipologie di statistiche più complesse. Ciò che servirebbe agli Hornets per evitare di riproporre la solita solfa per la prossima stagione in realtà sarebbero più cose raccolte in più punti:

1) Innanzitutto valutare la coppia Zeller/Mil. Plumlee. Per migliorar l’equilibrio difensivo bisogna che sotto canestro vi sia un centro stabile che non comporti a un lavoro eccessivo di rotazioni extra il resto del team.  Inoltre bisogna calcolare d’avere un sostituto almeno decente nel caso nel quale il titolare sia costretto a saltare per infortunio alcune partite (come accaduto a Zeller quest’anno). Inoltre la posizione di centro, dalla partenza di Jefferson, ha perso spessore e profondità. Un centro che sappia metter la palla dentro darebbe più profondità e variabili più efficaci a Charlotte.

2) Un’ala grande titolare, possibilmente di peso. Marvin Williams non ci farà migliorare in qualità in una Conference già rinforzatasi lo scorso anno.

3) Valutare lo stato di salute e mentale di MKG. Potrebbe essere uno dei pochi asset per giungere a un secondo go to guy in grado di produrre punti.

4) Se MKG dovesse andare via, si potrebbe spostare Batum come SF ponendo in SG una guardia tiratrice con punti nelle mani in grado di risolvere l’ambiguità che ha contraddistinto gli Hornets quest’anno, ovvero mettere Batum, non un tiratore purissimo in quel ruolo, un giocatore che si è diviso l’oneroso compito con Walker di distribuire assist, ognuno con cifre modeste, dividendosi il ruolo.

5) La panchina… Frank Kaminsky è un caso ma si potrebbe aspettare ancora un anno a patto di non utilizzarlo da sparatutto. Un paio di buone aggiunte servirebbero. Un playmaker di riserva al posto di Sessions e magari uno stretch four che sappia anche difendere sarebbero l’ideale.

6) Forse la più importante. Dave Cowens portò una mentalità difensiva a Charlotte che l’ex GM e head coach Bristow non aveva, ebbene, chiunque vi sarà nel roster l’anno prossimo (specialmente se la rosa dovesse rimaner modesta), serve riportare al centro di tutto la difesa. Aggressività, specialmente attorno al nido dei Calabroni a Charlotte, violato troppe volte quest’anno.

Oggettivamente, senza sperare in grandissimi colpi (non si sa mai, mi auguro che possano esserci, ma su queste basi è dura), per cambiare passo e matrice, andrebbero corrette queste situazioni a mio giudizio. Forse troppe scontrandosi con il mercato, ma d’altra parte Cho se vuole rimanere a Charlotte dovrà necessariamente provarci…

 

Classifica Giocatori

 

 20) R. McCallum: s.v.

Mai visto sul parquet. Cho in stato confusionale gli fa firmare un 10 day ma per Clifford nel ruolo evidentemente eravamo già coperti. A far numero, in eccesso…

 

 

 

 

 19) M. Tobey: 4,75

Mike Tobey, aveva fatto intravedere qualcosa di buono in prestagione pur facendo capire di non essere un campione. Rispedito ai Greensboro Swarm dopo due pessimi spezzoni di partita non è più stato preso in considerazione, anzi, gli Hornets sono andati a prendere O’Bryant tra i lunghi, hanno (secondo me) adattato Kaminsky come centro e tenuto Wood in panchina ad ammuffire un po’…

 

 

 18) A. Harrison: 5,25

Chiudiamo il trio di giocatori davvero marginali con Harrison, un ricordo d’inizio stagione non proprio positivo, ma da toccata e fuga sul parquet poiché Clifford lo schierava solo a risultati acquisiti.

 

 17) B. Weber: 5,77

Due contratti da 10 giorni firmati poi il rinnovo sino a fine stagione. Sicuramente non gli difettano grinta e movimento, armi con le quali, a volte anche un po’ istintivamente, cerca di mettere in difficoltà gli attaccanti. A volte vi riesce recuperando palloni o innescando transizioni. Essendo un piccolo (188 cm) leggero (74 kg) l’agilità non gli difetta e anche in attacco mantiene lo stesso stile, a volte rustico, a volte utile a sorprendere la difesa. Era riuscito a finir davanti a Roberts per qualche partita ma poi alcune prestazioni non soddisfacenti l’hanno relegato di nuovo nelle gerarchie di PG come terzo. Molte delle statistiche sottostanti sarebbero da leggere alla luce del maggior impiego nella scorsa stagione, dove Memphis, seppur per poco, lo fece giocare oltre 27 minuti a partita mentre con gli Hornets il minutaggio scendendo a 12,2 va a inficiare diverse cifre. Ad esempio i 3,8 punti con Charlotte sono da considerarsi ottimi se rapportati al totale di 4,8 della stagione precedente quando giocò molti più minuti. Le medie al tiro sono migliorate, anche se l’1/7 da tre punti non è esaltante e l’unico canestro da fuori è arrivato all’ultimo istante di una partita persa. Personalmente mi piace perché ci mette impegno e grinta ma se Charlotte dovesse far sul serio, dovrebbe sceglier di tenere uno tra lui e Roberts come terzo ma prendere un secondo playmaker che ricordi un po’ Lin. Con tutta la simpatia per Brian e Briante, qui siamo su livelli da bassa NBA. E’ il primo del quale pubblico il tabellino poiché essendo sotto contratto potrebbe interessare analizzarne le cifre per farsi un’idea della prospettiva futura.

 

 16) R. Hibbert: 5,78

Gli Hornets cercavano un protector rim e dopo la prima partita di regular season vinta a Milwaukee sembrava l’avessero trovato. Ottima difesa e splendido attacco, tuttavia, come un castello di carte è crollato al primo soffio di vento a Miami nella seconda uscita stagionale. Nemmeno una manciata di minuti e il ginocchio gli fa ciao insieme alle speranze di Charlotte d’aver finalmente risolto qualche problema difensivo sotto canestro.

 

15) B. Roberts: 5,82

Il primo giocatore della classifica che incontriamo ad aver iniziato e terminato la stagione. Stagione sottotono per quello che avrebbe dovuto essere il terzo playmaker degli Hornets per tutta la stagione. Con l’infortunio di Sessions acquisisce spazio passando come sostituto di Walker durante il tempo di riposo del capitano, tuttavia non gioca soddisfacentemente e l’arrivo di Weber mina un po’ le sue ertezze di privilegiato nel cambio di Kemba. Battaglia un po’ con Weber, poi riacquista il suo spazio ma non è il Brian che avevo conosciuto a New Orleans con gli Hornets ed è anche inferiore a quello che aveva giocato a Charlotte nella prima parte dello scorso anno. Riguardo proprio allo scorso anno, Brian finì a Portland la stagione salvo esser ripreso in estate con un contratto per un anno che supera di poco il milione. Andando a comparare le cifre dello scorso anno scopriamo che il suo minutaggio complessivo è aumentato (poiché a Portland giocava meno) così come la percentuale da tre punti così come di un paio di decimi, assist e rimbalzi totali ma è crollato nella percentuale dal campo complici le conclusioni da due punti. Dal 44,8% dal campo dello scorso anno è sceso al 37,7% di questo, così dai 4 punti di media dello scorso anno è sceso di mezzo punto terminando con 3,5 questa regular season. Quasi ininfluenti i turnover (+0,1) mentre ai liberi è sceso dall’89,4% all’84,6% di questa stagione. Cifre buone. C’è da ricordare che Brian con i Pelicans vinse la classifica di miglior tiratore di liberi di tutta la NBA nel 2013/14 con ben il 94%. Cosa fare con lui? Certamente se si vuole uno specialista ai liberi per conservare eventuali vantaggi nel finale può scendere in campo e aiutare la squadra a mantenere il vantaggio, ma gli Hornets di quest’anno si sono trovati spesso a inseguire nei finali, perciò il suo utilizzo non si è reso particolarmente necessario. Bene per il fatto che abbia migliorato il tiro da fuori ma incursioni varie e tiri da due sono stati meno redditizi rispetto al previsto. Se si vuole tenere come terzo play a cifre non lontane dal contratto precedente va bene, considerando che comunque Walker assorbirà (salvo sconvolgimenti estivi) la maggior parte dei minuti sul parquet nel ruolo di PG e Clifford il doppio playmaker lo schiera rarissimamente, altrimenti anche Weber va bene, ma né lui né il quasi omonimo Briante, a mio giudizio, sono in grado di sostituire al meglio Kemba come secondo playmaker.

 14) Mil. Plumlee: 5,87

Preso per dare consistenza alla difesa dalle parti della zona rossa, il centro ex Bucks, ha finito con il farsi male presto. Riapparso nel finale di stagione ha giocato pochi minuti a partita con scarso impatto sulla forza della squadra. Le note positive sono le percentuali. Non forzando e tirando da vicino (come Hibbert ma ancora con un raggio più ristretto) mette quasi il 60% dei tiri, anche se è sceso in questa statistica rispetto al precedente anno interamente giocato a Milwaukee. E’ migliorato dalla lunetta ma molte altre statistiche sono in calo e il minutaggio non è di molto inferiore a quello concessogli da Milwaukee. Assist e punti di media trascurabili, pochi rimbalzi e stoppate quasi assenti, fattore che, per essere un potenziale rim protector da 12,5 milioni a stagione, non è trascurabile. Non voglio male all’ex Duke, ma sarebbe meglio cambiasse aria nonostante i movimenti sotto canestro non siano malvagi, ma non è uno che nella NBA possa far la differenza. Purtroppo, come saprete, Cho l’ha firmato per altri tre anni a 12,5 e questo è un bel pasticcio perché contribuisce a bloccare eventuali risorse economiche che sarebbero potute esser spese certamente meglio. Liberarle non sarà facile, così come non sarà facile cedere Miles a cifre sovrastimate per un giocatore dalle cifre sottostanti.

 

 

 13) F. Kaminsky: 5,88

Frank Kaminsky era atteso al possibile salto di qualità. Tra le fila della panchina degli Hornets avrebbe dovuto essere uno dei protagonisti. Fare la differenza tra second unit avrebbe dovuto esser la sua dimensione. Una dimensione però che, nonostante il secondo anno in NBA, Frank non ha acquisito. La dimensione è rimasta mono, un attacco “migliorato”, passato dai 7,5 punti dello scorso anno agli 11,7 di quest’anno, tuttavia non bisogna farsi ingannare… Clifford gli ha dato estrema fiducia e lui ha aumentato di ben 5 minuti a partita il suo minutaggio (da 21,1 a 26,1) complice anche l’infortunio che ha tenuto fuori Zeller per diverse partite. L’ala/centro è riuscita anche a partire titolare ben 16 volte contro le tre dello scorso anno ma è sceso nelle percentuali di tiro, sia dal campo che da tre punti dove, secondo me, è rimasto vittima del tipo di gioco richiesto al lungo moderno. Sparare da fuori costantemente gli ha fatto guadagnare qualche punto ma se andiamo a guardare le percentuali scopriamo che dal 33,7% dello scorso anno, siamo passati al 32,8%, non distantissimo ma pur sempre un 1/3 circa che per la NBA non è il massimo se si richiede a un giocatore di tirare con costanza… Dalle 202 volte dello scorso anno, Frank è passato alle 354 da oltre l’arco in questa stagione. Meno pressato di Belinelli spesso è riuscito a prendersi buoni tiri per svariati motivi (perché il lungo non segue, per un pick and pop, per uno scarico, ecc.) ma la mano in alcune serate è rimasta congelata finendo per condannare con le sue basse percentuali Charlotte. In ripresa verso fine stagione, in qualche maniera Frank mi sembra parzialmente complementare a Zeller che ha una difesa molto migliore rispetto a Moose (la seconda dimensione), ma non ha assolutamente un tiro da medio raggio. A rimbalzo è migliorato di poco ma i 4,5 di media complessivi non ne fanno certo un protettore dell’anello di grande livello nel caso di possibili seconde possibilità. Un po’ troppo pulito in certi frangenti in difesa dove comunque ha speso 1,9 falli contro gli 1,6 dello scorso anno in un team molto morbido da questo punto di vista. L’attacco di Frank è migliore indubbiamente e potrebbe sposarsi con la difesa di Cody, tuttavia Frank è ancora un po’ filiforme per la massa dei lunghi NBA, quindi se ha a che fare con rudi e/o fisici difensori in alcune serate il suo repertorio dalle parti del canestro può rivelarsi inutilizzabile nell’attesa della crescita fisica e in un leggero miglioramento di movimenti interessanti ma non ancora completi che includano però anche l’opzione assist, statistica nella quale quest’anno è migliorato, anche se un 2,2 (+1 rispetto lo scorso anno) a partita non è cifra certo sublime. Ecco quindi anche la soluzione da tre punti che può sembrar comoda ma evidentemente non ancora perfezionata nella meccanica. Al momento si è rivelato un abuso la soluzione in 3D da oltre l’arco, il progetto Frank come centro e/o stretch four potrebbe richiedere ancora un anno per vedere se la mano migliora, ma lui deve trovare un pochino di ritmo e soprattutto fiducia, cosa che è sembrata non avere in certe fasi della sua stagione. Un enigma… vero che è al secondo anno solamente, vero anche che sembrava il più pronto tra i rookie lo scorso anno, se si vuol tenerlo, bisogna cambiargli la ricetta, l’extra lavoro nel tiro da tre punti è stato più volte controproducente che utile, sia per lui che per il team.

 12) R. Sessions: 5,95

L’ultima partita giocata da Sessions risale alla cinquantesima, quella contro Golden State in California il primo febbraio. Non è stata la sua assenza a pesare gravemente sul bilancio degli Hornets. A gennaio la squadra era già entrata in crisi e se consideriamo che contro i Warriors il suo solo punticino può essere causa solo o quasi dei pochi minuti in campo (7:42), nelle precedenti non era andato meglio. Andando a ritroso; sei punti contro Portland, 5 contro Sacramento, 4 contro New York e 0 contro i GSW in casa, anche se in questo caso torna di poco sotto i 10 minuti giocati. Ebbene… in 50 partite ha toccato o superato i 10 punti solamente sei volte, con un massimo stagionale di 17 punti ottenuto il 21 gennaio contro Brooklyn. Se Cho pensava di prendere un mezzo Lin si sbagliava, qui siamo a un terzo… E’ vero che a Washington di media l’anno scorso giocava circa 4 minuti in più ma statistiche come quelle nella percentuale al tiro dal campo non mentono comunque. Dal 47,3% è passato al 38,0% a Charlotte. Con gli assist è in linea con lo scorso anno considerando il differente minutaggio ma non è un passatore che fa la differenza. Frutto di un sistema di gioco che si è rivelato meno efficace senza le dovute armi a disposizione. Le improvvisazioni di Sessions mi hanno ricordato quelle di Neal un paio d’anni orsono, un uno contro tutti in penetrazione e nella jungla NBA le fronde che disturbano appoggi e tocchi sono numerose anche per i 190 cm da playmaker di Ramon. Ha finito per procurarsi diversi liberi, statistica nella quale è salito di livello in stagione dopo un pessimo inizio, ma terminando con 6,2 pt. a partita contro i 9,9 dello scorso anno… A 31 anni compiuti a poco, sistema di gioco a parte, sembra già sul viale del tramonto, così almeno dicono alcune cifre dei suoi tabellini, calanti negli ultimi anni. Sessions come cavallo di ritorno non ha decisamene funzionato e ora ha anche un’operazione al ginocchio (quella di febbraio) alle spalle, Cho ha detto che probabilmente Charlotte cercherà qualcun altro (nemmeno mi avesse letto, avevo già scritto sopra su Briante che serviva una PG come ricambio, ma d’altra parte anche il più inesperto e occasionale visitatore del cantiere Hornets se ne sarebbe accorto) per sostituire Ramon, giacché in questo caso è Charlotte a poter scegliere con la team option di lasciar libero il giocatore o rinnovargli il contratto e questa volta Cho credo farà la scelta giusta. Qualche fonte riporta una player option a favore di Sessions, ma basandomi sulle parole di Cho e il sito basketball-reference.com preferisco “credere” che sia la franchigia a detenere la scelta.

 11) J. O’Bryant: 6

Su O’Bryant mi devo ripetere scrivendo esattamente le cose evidenziate su l’ultimo Il Punto poiché non ha più giocato dopo l’infortunio a Miami. Preso per coprire gli infortuni nel reparto lunghi, non avrebbe dovuto probabilmente nemmeno giocare se non fosse che Charlotte nel settore lunghi latita un po’ a livello di qualità e di Wood non si fidano, infatti, anche O’Bryant per le tre prime partite fa compagnia a Clifford in panca, poi finisce in injury list. Insignificante 1:38 minuto d’esordio a Phoenix nel road tour (2 pt. 1/1), gioca in maniera sorprendente il 4 marzo a Denver, dove fa un good J.O.B. raggiungendo la doppia cifra (15 pt. con 7/9 dal campo), tuttavia torna nel limbo contro Indiana (1 punto con uno 0/4) e a Miami (0/1) terminando con infortunio la sua prova. Viene rifirmato sino al termine della stagione, anche se guarda le partite da dietro la panchina. Riesce a strappare un contratto da 1,5 milioni per la prossima stagione. Non peserà molto, i dubbi sono sulla qualità e la completezza del giocatore. Grinta ne ha, probabilmente il tiro è scostante, la completezza proprio no ma diciamo che per gli Hornets comunque O’Bryant o no, non è un gran problema. In una specie di anno zero è problema marginale. Le cifre sottostanti sono ovviamente marginali in virtù del fatto che Johnny ha giocato solamente 4 partite con Charlotte, di sicuro salendo, possiamo notare come anche in altre annate le sue stoppate siano assenti e non sia un gran rimbalzista.

 

 10) S. Hawes: 6,05

Tagliato per la sua improbabile difesa, o troppo molle o ad assorbire i contatti a sfavore, in attacco faceva comodo per i filtranti, in particolare i suoi bound pass che sovente trovavano Lamb o qualche compagno impegnato in back door sulla linea di fondo, tuttavia essendo calato da fuori, non era più una minaccia da tre punti. L’anno scorso mi stupiva per come riuscisse a mettere dentro tre punti con uno stile rudimentale, quest’anno sfortunatamente le cose si sono “normalizzate” e quella sua parabola minima non ha trovato la stessa “fortuna” per finire nella retina. Gli Hornets quindi lo mandavano a Milwaukee insieme a Hibbert per Miles Plumlee cercando di ottenere uno specialista o comunque un giocatore migliore nella difesa dell’anello. Il problema è he stiamo parlando di lunghi chiaramente incompleti e nello scambio tecnico/economico, a mio giudizio, è Milwaukee ad averci guadagnato pur accollandosi per qualche mese un Hibbert ormai “rotto” (in realtà girato subito a Denver).

 

 09) M. Williams: 6,08

A fine anno Williams è salito di oltre un minuto giocato a partita, ma è sceso sotto le cifre dello scorso anno al tiro. Il 45,2% dello scorso anno è sceso a un 42,2%, in particolare nel tiro da tre punti si è dimostrato meno preciso chiudendo con il 35% quando lo scorso anno tirava con il 40,2%. Alcune di queste triple prese senza pressione addosso e in momenti importanti sono state gettate al vento, altre sono state prese affrettatamente. In casa, quando si poteva, gli Hornets hanno tentato spesso di aprire la gara con una sua bomba, qualche rara volta è andata bene ma per la maggior parte dei tentativi, tiri affrettati sconsigliabili, non hanno prodotto nulla. Assist, rimbalzi e rubate sono in linea con lo scorso anno, ma… in attacco è sceso di mezzo punto anche se ha tirato meno (704 volte contro le 747 dello scorso anno) dal campo mentre dalla lunetta ha transitato 131 volte contro le 120 dello scorso anno. Indipendentemente dai numeri, l’attacco è leggermente peggiorato sebbene qualche incursione dal lato terminata con un runner o un floater in area piuttosto che una dirompente schiacciata ce l’ha nel repertorio, mentre in difesa Marvin si è fatto battere troppe volte sulla linea dei tre punti, anche se il suo gioco difensivo lo porta a volte a dare una mano in settori che non sarebbero di sua competenza. Il presunto pericolo (in genere nel pitturato) per gli Hornets si tramuta in danno maggiore se gli avversari scaricando fuori trovano tiratori liberi di colpire. Non è ovviamente il guy to go della squadra e nemmeno il secondo violino ma in un team che ha come titolari Zeller e MKG sicuramente offensivamente era la terza opzione tra i titolari per chiudere l’attacco, sebbene i compagni ne elogino il lavoro difensivo. Per me Marvin quest’anno è stata una mezza delusione a prescindere dal fatto che sono tre anni che dico che in posizione di PF avremmo bisogno di qualcosa di meglio per fare il salto di qualità, preferirei impegnarne una ventina per Millsap piuttosto che i 13 che Marvin percepirà il prossimo anno. Williams inoltre è legato a Charlotte sino al 2019-20 quando percepirà oltre 15 milioni. Se deve rimanere, la speranza è che si ripresenti in super forma fisica come fece al camp nell’estate/autunno 2015.

 08) C. Wood: 6,10

Altro giocatore istintivo ed energico, un Weber ma più alto (211 cm) e grosso. Un cavallone lasciato chiuso nel recinto da Clifford forse perché un po’ tatticamente indisciplinato in campo ma è un 1995… Come Briante cerca di sopperire al dettaglio portando scompiglio tra le fila nemiche infiltrandosi e giocando più aggressivo della media dei compagni. Poco lineare, ha avuto scarse occasioni per poter dimostrare quello che sa o non sa fare), Charlotte non ha puntato su di lui in stagione e ora si conferma intenzionata a non farlo nemmeno l’anno prossimo (non rinnoverà il contratto di Wood avendo una team option a favore) poiché si dice non abbia fatto grandi progressi questa stagione e potrebbe passare magari l’anno successivo dalla D-League per strappare un nuovo contratto che lo riporti nella lega di maggior successo. Sicuramente acerbo, ingeneroso però sparargli addosso dato lo scarso utilizzo e in media ha fatto meglio di altri giocatori dai quali ci si aspettava decisamente di più. D’altra parte è salito nelle percentuali realizzative da due punti, anche se da tre non “ci ha mai preso” quest’anno tirando mattonate fuori dal suo range e nei punti è un po’ calato, ma stiamo parlando di un giocatore rimasto ai bordi del team per tutta la stagione. Migliorato ai liberi, alla voce block lo 0,1 in più è insignificante… in linea con le prestazioni che aveva a Philadelphia. Non so che pretendessero da lui a Charlotte se per di più veniva usato con in contagocce.

 

 07) J. Lamb: 6,11

Sicuramente scostante. Anche per il tipo di lavoro che gli chiede di fare Charlotte, ovvero segnare… Va in base alle sue giornate e all’avversario. Un paio di buchi a inizio stagione e a metà stagione, poi sempre presente nel finale di regular season quando ha trovato un po’ più di continuità ed ha aiutato la squadra a sopperire qualche carenza offensiva. Le armi son sempre quelle; agilità, mobilità e velocità in primis, poi palleggio, penetrazione buon tocco anche in corsa o in arresto e tiro e abilità nel back-door partendo dalla linea di fondo. Le penetrazioni sono facilitate anche da un’area avversaria che talvolta risulta poco intasata se i lunghi non costituiscono grande minaccia per la difesa avversaria o si recano fuori seguendo i nostri pronti a sparar da tre punti. In difesa non è un mastino ma a mio modo di vedere si è applicato di più quest’anno in una squadra che ha avuto notevoli problemi difensivi. Per caratteristiche (196 cm per 83 kg) è qualcosa che a Charlotte mancherebbe lasciandolo partire, un incursore che con semplicità può portare beneficio al tabellino degli Hornets, anche se il suo tipo di gioco è quasi esclusivamente limitato a quello. Un altro fattore importante sono i rimbalzi che riesce a conquistare grazie al suo atletismo, 4,3 quest’anno in salita, così come la media ai liberi, nettamente migliorata con un 85,3% contro il 72,7% dello scorso anno, frutto di crescita e miglior concentrazione, meno affrettato nel batterli. Sceso ancora nel tiro da fuori, non è specialità della casa, ha aumentato al suo attuale massimo la media punti a partita finendo con 9,7 contro gli 8,8 dello scorso anno, pur giocando leggermente meno della stagione passata.

 06) M. Belinelli: 6,12

Marco era partito benissimo facendo ricredere gli scettici sul suo stato di forma e le sue qualità inespresse nel caos di Sacramento. Poi è lui stesso a dire che probabilmente l’infortunio a metà stagione gli ha un po’ tolto il ritmo. Da fuori stava bombardando con percentuali altissime, anche se di fianco non aveva uno come Chris Paul (ai tempi degli Hornets in Louisiana) in grado di smarcarlo con facilità. L’età avanza per tutti, per Marco in particolare poiché nella NBA non ci sta da due giorni. Il suo fisico da uomo e non più da ragazzo è stato spinto oltre per andare a uscire da blocchi, effettuare tagli in back door, marcato da guardie o ali che s’incollano al nostro tiratore come gli avesse appena rubato tutti i soldi in banca. Arduo giocare così, costruendosi anche tiri volanti. Alla fine le percentuali sono calate, anche se lui qualche buona partita è riuscita ancora a disputarla ma come Lamb è stato scostante nella parte centrale della stagione e in quella finale non è riuscito a ripetere i buoni exploit della prima parte. Marco guadagna poco più di 6 milioni e ha un altro anno di contratto a Charlotte. Potrebbe essere un tiratore ideale se il sistema di Charlotte riuscisse a modificarsi divenendo più efficace come due anni fa, altrimenti in North Carolina dovrà sudarsi ancora eccessivamente i suoi punti. 10,5 punti per Marco quest’anno gli hanno fruttato un quinto posto all’interno del team tra i top scorer. Potrebbe ancora dare esperienza, contribuire al gioco con i suoi passaggi (quest’anno si è dilettato nel servire ai compagni buoni palloni) anche se i 2 assist a gara non sono molti, ma sovente di qualità. Per poco più di sei milioni Cho ha fatto un affare perché rispetto a Sacramento le sue cifre quest’anno sono tutte migliorate pur giocando leggermente meno (minutaggio inferiore) e non essendo mai partito da titolare. Ottimo il suo 89,3% a gioco fermo. Dalla lunetta è in testa nella classifica dei tiri liberi a Charlotte. Nessuno ha fatto meglio di lui quest’anno. Ma a questo punto lascerei “parlare” Marco che nelle rituali interviste di fine stagione Marco ha dichiarato: “Ovviamente non siamo contenti di com’è finita, con la mancata qualificazione ai playoff, ma personalmente sono molto felice di come mi sono trovato qui a Charlotte, di quest’organizzazione, del modo in cui mi ha utilizzato coach Steve Clifford e dei miei compagni con cui ho avuto il piacere di scendere in campo sera dopo sera”. Un primo bilancio positivo che assume tinte ancora più rosee se declinato al futuro: “Credo che in questa squadra ci sia il potenziale di fare qualcosa di grande, perché delle squadre che oggi stanno giocando i playoff a Est ce ne sono almeno un paio che non sento superiori a noi. Per questo il nostro obiettivo durante l’estate dev’essere quello di lavorare e migliorarci perché soprattutto in difesa quest’anno ci è mancato qualcosa. Nei quarti quarti il nostro sforzo difensivo spesso non è stato all’altezza e alla fine è stato proprio questo a fare la differenza e a impedirci di vincere un paio di partite punto a punto, in particolare in trasferta”. Marco ha anche fatto altre dichiarazioni simili: “Non sono state le ultime partite della stagione a segnare il nostro destino quanto invece lo sciagurato periodo tra gennaio e febbraio durante il quale abbiamo buttato via gare alla nostra portata, giocate punto a punto ma poi perse come quella contro New York ad esempio (107-110 Knicks, il 27 gennaio) oppure, ancora più recentemente, quella contro Washington in cui eravamo sopra di 12 all’intervallo prima di finire sconfitti (118-111, il 4 aprile). Non possiamo permetterci sconfitte del genere, dobbiamo trovare il modo di far meglio”. Lo swingman continua dicendo: “Sì, so di poter far meglio di quanto fatto vedere questo primo anno, soprattutto nelle percentuali al tiro da tre. Avevo iniziato la stagione bene, attorno al 42%, poi l’infortunio alla caviglia che mi ha tenuto fuori per qualche gara probabilmente mi ha fatto perdere un po’ di ritmo. Nessuno è perfetto, per cui quando parlo di miglioramenti il primo a dover lavorare in estate sono io, per tornare a ottobre già in forma e ancora più forte”. Marco assicura l’impegno anche con la nazionale: “Io in Nazionale ci sarò, ci tengo alla maglia azzurra, ma anche in chiave Hornets è anche un ottimo modo per restare in forma e confrontarmi a livelli di competizione.”

Belinelli si muove molto variando giustamente il suo gioco, sebbene gli avversari abbiano un occhio di riguardo per lui. Non è solo tiro da tre punti (principale ragione per cui gli Hornets l’hanno selezionato), ma anche tagli, back-door, dai e vai, ecc…

Belinelli è già tornato in Italia e si diverte da Cattelan.

 05) T. Graham: 6,18

Come Wood altro giocatore poco impegnato da Clifford poiché in attacco non è propriamente splendido. Poca iniziativa, anche dovuta al fatto di dover lasciar spazio a giocatori considerati più talentuosi di lui nel finalizzar l’azione. 19/40 dal campo quest’anno frutto di ottime selezioni di tiro che includono anche buona mano da fuori (9/15 da tre punti…). L’avevo definito inesistente in attacco ma sarebbe meglio dire “tappabuchi”, tira quando può in genere senza eccedere o forzare situazioni, questo favorisce buone medie che, sia chiaro, rimangono un merito. Finisce la sua stagione con 2,1 pt. di media in 7 minuti per partita. Il suo pezzo forte però è la difesa dove prende anche 0,8 rimbalzi di media e per me è una mezza sorpresa che Clifford non l’abbia utilizzato maggiormente. D’accordo, è al primo anno in NBA, non è un giocatore completo nelle due fasi (attacco/difesa) ma con un MKG in difficoltà e un team in crisi d’identità difensiva l’avrei inserito maggiormente nelle rotazioni. Il problema è che nel ruolo di SF c’è sovrabbondanza (numericamente parlando), oltre al titolare MKG Belinelli e Lamb s’inseriscono a volte come SG o come SF, inoltre anche Williams all’occorrenza è capace di giocare come ala piccola. Treveon però è il più accanito difensore e anche se a volte è stato battuto imparabilmente più per meriti altrui che per demeriti propri, con un allenatore che professa il credo difensivo prima d’ogni altra cosa, noto (pur con i dovuti distinguo già scritti) una piccola incoerenza sull’impostazione.

 04) C. Zeller: 6,24

Cody Zeller secondo me è il giocatore medio in NBA. Un lungo nel limbo. Non di livello stratosferico ma nemmeno scarso. E’ al quarto anno nella NBA e a parte il primo anno come Bobcats, con gli Hornets, a causa d’infortuni di lunga durata non è mai riuscito a terminare la stagione vicino le 82 partite. Quest’anno si è fermato a 62 partite, esattamente come due anni orsono e non è un caso che si sia finiti ancora fuori dai playoffs, perché qualunque sia il vostro giudizio su Cody è indubbio che rivesta un’importanza particolare per Clifford. In primis perché pur non essendo un Mutombo o un qualsiasi altro intimidatore potente d’area è chi là sotto difende meglio tra stoppate, verticalità, palloni rubati (ha iniziato anche ad allungare le mani e a recuperare una palla a partita). Con un fisico migliorato, dopo la perdita di Hibbert non ha avuto rivali. In attacco per lui quasi tutto ruota attorno ai suoi stessi blocchi e ai possibili sviluppi come pick and roll. Esistono chiaramente le varianti dello scarico leggendo la difesa o inserimenti a fari spenti da dietro. In queste occasioni sovente ha concluso con poderose mazzate a canestro favorite da una corsa e uno stacco prepotente. Meglio (per ora almeno) lasci perdere i jumper, specie quelli in diagonale da media distanza. La mano in quel caso pare un piede e i suoi tiri sono spessissimo lunghi o scentrati, non calcoliamo nemmeno l’opzione tripla quindi… E’ un po’ il classico pivot che si fa innescare dalla vecchia combinazione playmaker-centro anche se con modalità da gioco più moderno. Zeller però non va di pari passo con l’aumento contrattuale. I minuti sono aumentati, le statistiche anche in linea di massima ma non di molto… direi più o meno in proporzione con il minutaggio. Dagli 8,7 dello scorso anno è passato ai 10,3 di quest’anno pur tirando pochissimo di più dello scorso anno. E’ calata invece la percentuale dalla lunetta così come i tentativi; da 232 a 196 di quest’anno. Ovviamente terrei Cody a patto che Cho si disfi di “paccottiglia” come Plumlee, Williams e altri che intasano il monte salari. Bisognerebbe tutelarsi con un discreto centro difensivo ma in primis nel settore lunghi serve una vera ala grande titolare, uno stretch four che sappia tirar da fuori e rendersi complementare al gioco di Zeller per portare la reale doppia minaccia del lungo in due parti differenti del parquet.  Dal suo rientro Charlotte ha vinto 10 partite e ne ha perse 12, con le ultime 3 ormai lasciate andare. Durante la sua lunga assenza invece la squadra ha sbandato pesantemente con un 2-11 fatale. Quando Belinelli parlava di difesa in generale, Cody, almeno nel pitturato, è stato sicuramente un utile fattore.

 03) M. Kidd-Gilchrist: 6,31

Suo e mio malgrado (che ne sono divenuto un estimatore sia per la difesa che per la storia personale) è il simbolo della dissoluzione di Charlotte di quest’anno. Giocatore che non stuzzicherà la fantasia ma rimane comunque un importante tassello, un piccolo asset per il team. Nelle interviste a fine anno a diverse domande del cronista non è riuscito a spiegare il perché di questo crollo collettivo che ha coinvolto anche lui in diverse serate non andate benissimo. La media rimane discreta e si è visto un miglioramento della fase offensiva ma il mio dubbio è che per ottenerlo si sia sacrificata la sua freschezza e la sua attitudine prettamente difensiva. Energia per portare transizioni e canestri in infilata ne ha sempre avuta. Ha preso sotto le tabelle qualche stoppata di troppo ma non ha mai desistito, ha continuato a portare i suoi attacchi variandoli anche con jumper da media e talvolta lunga distanza che a volte s’infilavano trovando solo il cotone se non erano forzatissimi. E’ dietro il dilemma. L’anno scorso, oltre ad aver fatto intravedere miglioramenti nel tiro da tre punti (inesistente quest’anno), aveva dato continuità alla sua energia fornendo e garantendo buone prestazioni difensive per Charlotte, mentre quest’anno è stato discontinuo e non mi è parso in regresso solo sui pick and roll che ogni squadra cerca di utilizzare mettendo in difficoltà gli avversari. Ciò potrebbe essere frutto dell’impostazione in campo di una squadra che tende a schiacciarsi come potrebbe essere legato ad altri fattori, in particolare sono dubbioso sul suo stato di salute. Ovviamente mi riferisco alla spalla operata lo scorso anno. Che in qualche maniera, conscia o inconscia si stia tutelando risparmiandosi un po’ potrebbe anche essere. La sua presenza doveva garantire più presenza sul perimetro ma il rebus di una squadra che è stata bombardata dalla linea dei tre punti è rimasto ma ricordo anche il canestro di Anthony che fece vincere New York contro di noi co MKG in marcatura e posizione troppo bassa. Forse sarebbe stato impossibile fermare quel jumper, ma quell’azione con un semplice braccio alzato non ha funzionato molte volte sui tiratori quest’anno. Le sue palle rubate e le stoppate sono in deciso aumento e sono state manna in qualche occasione per Charlotte che ha problemi in questi due aspetti del gioco, in attacco al tiro libero è migliorato ma dal campo è in discesa. Ha finito con 9,2 punti a partita contro i 12,7 dello scorso anno e i 10,9 (più fedeli visto il numero di partite maggiore) di due anni orsono. Tuttavia è un’incognita nonostante quest’anno non si sia infortunato e a Charlotte non mi sorprenderebbe se stessero pensando di scambiarlo. Su Swarm e Sting è già la seconda volta che buttano lì uno scambio proprio con Carmelo Anthony.

 02) N. Batum: 6,32

Nicolas Batum, altro caso spinoso per Charlotte. Sicuramente giocatore di buon livello ma non un top player che secondo alcuni è strapagato (volendo vedere lo sono tutti, ma rimaniamo nella logica delle cifre NBA), anche se in realtà con le cifre che tendono a salire il vantaggio è bloccare più o meno il salario facendo firmare subito i giocatori a cifre che negli anni non si discosteranno molto da quella iniziale. Il problema di Charlotte è però che avendo adottato la stessa strategia con troppi giocatori, ora lo spazio salariale è limitato e se non si crede più in un giocatore bisogna andare alla ricerca di uno scambio per liberare spazio. Sicuramente Nicolas è regredito dallo scorso anno, non è un caso Stephenson ma mezzo sì direi. Alla fine della fiera, con un playmaker più portato a concludere che a servire i compagni, è lui il vero uomo assist della squadra, giocatore destinato a fare da collante cui si chiede anche difesa e tiro, o meglio, almeno importanti punti di rottura in attacco tra una penetrazione, un tiro da tre di Walker e un pick and roll di Zeller in attacco… Le cifre al tiro sono scese e questo per Charlotte è un problema se l’uomo che occupa la posizione di guardia tiratrice titolare ha percentuali non così stratosferiche. Dal 42,6% dello scorso anno è sceso al 40,3% dal campo, dal 44,8% da tre al 33,3% e nell’effective FG dal 50,6% è passato a un 47,3%. Solo nei tiri liberi è riuscito a migliorarsi. Una statistica comunque sempre soddisfacente per lui. Uno dei problemi da affrontare con Nicolas e il gioco di Charlotte è sicuramente lo spirito d’iniziativa. La ricerca del passaggio da zone periferiche del campo può limitarlo, a volte i suoi drive nel tentativo di scaricare si sono rivelati controproducenti con passaggi imprecisi o intercetti degli avversari che hanno portato non solo alla palla persa ma a micidiali contropiedi spesso pagati salatamente. Occorre disegnare qualche gioco per lui che non sia solo il pick and roll ma serve anche che qualche volta vada dentro e si convinca di poter concludere da solo a canestro, cosa che ha fatto poche volte quest’anno accontentandosi di turnaround, jumper vari e tiri da tre… Se è secondo in classifica però lo deve al fatto che parecchie statistiche sono migliorate pur giocando un minuto in meno dello scorso anno. Rimbalzi, assist, rubate e turnover oltre che i punti complessivi sono tutte cifre in leggero rialzo.

 01) Walker: 6,71

Ne abbiamo parlato abbondantemente per tutta la stagione. E’ il giocatore meno sconosciuto di tutto il roster. Trascinatore quasi instancabile delle sorti di Charlotte. Ha avuto un calo in prossimità dell’All-Star Game e qualche passaggio a vuoto, inevitabile non essendo un robot, ma ha disputato una stagione encomiabile. In primis dando respiro alla squadra con i suoi punti, attraverso il gioco o mettendosi in proprio. A volte usando blocchi, a volte andandosi a prendere tiri in equilibrio precario da oltre la linea del tiro da tre punti che è risultata la sua principale novità dell’anno. Dopo il pull-up effettuato successivamente al suo step-back, ecco un tiro da tre al 39,9% che per buona parte della stagione ha visto il 4 come cifra iniziale, ma a confronto del 37,1% dello scorso anno e del 30,4% di due anni fa, è ottimo viatico per aggiungere la terza dimensione alle sue altre due minacce offensive (vi è anche la penetrazione oltre al jumper). Giocando quasi un minuto in meno ha incrementato i punti finendo con 23,2 (diciassettesimo in tutta la NBA), ben 2,3 punti in più di media rispetto lo scorso anno… Il lato debole di Walker è la difesa. E’ pur vero che quest’anno ha preso più sfondamenti di chiunque altro nella NBA eccetto Ilyasova, ma i palloni rubati sono in leggero peggioramento e sul tiro avversario per questioni di cm troppe volte deve accettare la resa, comunque sia rimane uno dei playmaker di stampo moderno più interessanti della lega, specialmente in rapporto alla qualità/prezzo. Nonostante che sul mercato ci sia un Curry da riportare prima o poi a casa (il sogno), a breve termine credo che gli Hornets andranno avanti con Kemba, il quale durante l’anno ha superato diversi giocatori storici degli Hornets in fatto di statistiche, di punti e altro. In attesa che anche gli altri diano un po’ di più, lui c’è, c’è bisogno del contorno.

Kemba, a New Orleans, ha anche partecipato alla gara del tiro da tre punti…

I voti giornata per giornata che…

portano alla classifica finale all’interno del roster.

Alla prossima con i “nostri” #CharlotteHornets .

 

 

Classifica a Est al 22/03/2017

Gli Hornets stanno provando a rimettere in piedi una stagione in modalità last minut.

Al momento i playoffs distano 3,5 partite con l’ultimo posto occupato dagli Heat, squadra contro la quale siamo in vantaggio nei tie-break, sebbene, visti i calendari, “temo” che i Bucks scivoleranno più giù ben presto nonostante il colpaccio della scorsa notte sul campo dei Trail Blazers (93-90).

A osservare la classifica sottostante si può comprendere come troppe serie contro squadre fuori dalla fascia utile a disputare i playoffs, quest’anno siano state perse.

 

 

Vittorie mancanti… Difficile dunque rientrare in orbita.

Stasera (ore 12:00 AM) passeremo da una Orlando abbastanza desertica, marziana, un luogo sabbioso e arrugginito ma pronto a sollevare però un’immensa tempesta di sabbia, perché Vucinic è rientrato, perché i Magic una dozzina di giorni fa persero di 40 punti a Charlotte (motivi possibili di rivalsa quindi), perderebbero la serie 4-0 e poi le due W recenti autorizzano i tifosi locali a sperare in un’altra vittoria per allungare la striscia.

Di contro degli Hornets che non possono più sbagliare. Dovranno giocare con determinazione e sfruttare eventualmente nella successiva gara (casalinga in realtà) contro Cleveland (durissima ovviamente), entrando in orbita gioviana, il calcio gravitazionale del massiccio pianeta per aumentar la propria velocità e cercar di superare anche Phoenix e Milwaukee (scontro diretto) in casa, a quel punto ci troveremmo in scia dell’ottava probabilmente visti i calendari delle altre.

Sul fronte giocatori invece…

gli Hornets hanno fatto firmare recentemente due multi-year contract a due giocatoti.

Il primo è stato Johnny O’Bryant:

http://www.nba.com/hornets/press-releases/hornets-sign-johnny-obryant-multi-year-contract

 

Le statistiche provengono da basketball-reference.com

 

Il secondo invece è il buon play Briante Weber:

http://www.nba.com/hornets/press-releases/hornets-sign-guard-briante-weber-multi-year-contract

 

 

Due contratti di circa 1,5 ml. l’uno di contorno, sperando i due continuino a fornire energia e punti dalla panchina.

 

In ultimo un dato curioso; i Calabroni durante la regular Season hanno tirato meglio dal lato sinistro ma nelle ultime cinque partite disputate Charlotte ha aumentato tutte le percentuali dalle aree ravvicinate di centro/destra mentre da oltre l’arco è peggiorata ulteriormente.

In nero, chiuse nella linea verde fluorescente, le statistiche di tutta la stagione, in viola le percentuali dalle zone in aumento di % nei FG nelle ultime 5 uscite.

 

 

 

 

 

Il Punto @ 68

Potrei anche evitare di scrivere questo pezzo visto il momento no del team, tuttavia vincere o perdere sono solamente le due facce opposte della stessa medaglia.
Il contrario è semplicemente non giocare, non accettare la sfida. Giacché ho scelto sportivamente di seguir i “vespidi” (impresa sempre più faticosa per altri impegni) nel bene e nel male, eccomi a scrivere (senza risparmiar l’analisi) il penultimo “Il Punto” della stagione.
 
Nelle ultime diciassette partite prese in considerazione (anche se poi numerose statistiche includono tutta l’annata), la squadra del North Carolina ha ottenuto un record di 6-11 con una striscia di 5 L dalla 53^ alla 57^ e ora la squadra naviga in undicesima posizione, probabilmente più interessata al futuro Draft che a raggiungere un’inutile ottava posizione.

La classifica prima delle partite serali del 17 marzo.

 

Il calendario vedrebbe comunque Charlotte dover affronare diversi buoni team (Washington, Boston, Cleveland), sebbene al contrario dei Bucks ad esempio, le gare casalinghe da sfruttare eventualmente siano in maggioranza.

 

Il calendario delle sei aspiranti ai playoffs.
Le prime tre saranno quelle che vi accederanno, occupando le posizioni dalla sesta all’ottava piazza. Tra parentesi il tie-break degli Hornets nei confronti degli altri team.

 
Quando le cose vanno male, ci si chiede il perché, almeno, questo ragionamento dovrebbe essere alla base della capacità successiva di risolvere i problemi, se possibile.
Partiamo da un fattore importante lo scorso anno; la panchina.
La “bench” di Charlotte è franata pesantemente nelle ultime 17 partite, mostrando anche un altro dei problemi principali della stagione che affligge anche i titolari, ovvero la difesa.
La scarsa coesione difensiva degli Hornets, l’alchimia, la capacità di coprire gli spazi (specialmente sull’arco ma anche sotto canestro talvolta) e le normali o accentuate difficoltà di alcuni giocatori nell’uno contro uno, hanno finito per incidere di più rispetto alle problematiche della probabile perdita punti in attacco.
Charlotte, infatti, è 15^ con 104,9 punti realizzati a partita, esattamente a metà classifica.
Con un 35,1% da tre punti scende al 20° posto, un po’ basso per replicare con successo le W dello scorso anno ottenute anche grazie a bune percentuali da oltre l’arco.
Con gli assist Charlotte (23,2 di media) ci sa fare, gli oltre 23 son cifra che pone la Buzz City al decimo posto e siamo anche quinti negli assist potenziali per passare addirittura in prima piazza ai tiri liberi dove il team di MJ comanda con l’81,5% sfruttando le occasioni concesse a gioco fermo, precedendo i Celtics con 81,3%.

L’head coach Steve Clifford (qui in Cina durante la preseason dello scorso anno) sta avendo tanti problemi da risolvere, la sua media voto è scesa a 6,01.

Le statistiche dei singoli.

L’ex C. Lee ormai era un titolare che garantiva difesa ma anche punti, Jefferson realizzava punti dando una dimensione ottimale al pitturato.
Lin invece rappresentava la panchina, enorme problema di Charlotte che ha provato a sostituir la vecchia PG di riserva con Sessions (infortunatosi), Roberts e ora anche Weber (tocca il parquet), ma con scarsi risultati.
Lin, avendo doti da incursore puro portava diversi punti in più nelle casse di Charlotte, giocare insieme a Walker in un quintetto con due PG sul terreno, inoltre poteva ribaltare l’azione o comunque trovare compagni liberi per comodi piazzati.
Sessions è parsa più una pallida imitazione, una “cineseria” dallo scarso valore, Roberts è peggiorato, così Clifford contro i Bulls ha dato un pochino di spazio persino al nuovo arrivato Weber che mette un po’ di pressione in più sul portatore d’acqua avversario per cercar di recuperare qualche pallone.
Le rubate, infatti, sono un problema per Charlotte quest’anno, ultima nella statistica con 6,6 a partita (davanti al 29° posto Cleveland con 6,7).
Sulla difesa gravano problemi d’organizzazione e Clifford si è fatto carico di queste responsabilità dicendo che deve trovare la connessione.
Marvin Williams è uno dei più bistrattati in fase difensiva e lui stesso ha avuto modo di dire: “Quando la nostra difesa va e viene, la prendo personalmente”, parole pronunciate dopo la L casalinga contro i Pelicans.
Marvin dice che l’allenatore e i compagni contano su di lui proprio in fase difensiva.
Cody Zeller ha detto che Williams ha fatto ottime cose in difesa per la squadra, Marvin effettivamente ha finito con 5 doppie doppie nelle ultime 17 partite con un career-high di 18 rimbalzi conquistati contro Orlando in gara 65 e replicato in gara 67 contro Chicago in due match giocati allo Spectrum Center.

Le otto doppie doppie di Marvin quest’anno.
Evidenziate in color malva, le cinque realizzate ultimamente.

Williams non si trovava molto d’accordo con la valutazione del compagno, probabilmente pretendendo di più da se stesso, sebbene abbia fatto bene contro i Pelicans, gli ex Hornets sono riusciti a sparare un 50,5% finale dal campo con un 41,2% da tre e questo gli ha dato fastidio ma contro i Bulls anche lui è finito in mezzo a una difesa confusionaria, dove ha avuto qualche responsabilità, scegliendo magari di andare in aiuto piuttosto che coprire il canestro e non tenere l’uomo.
Kemba ha puntato il dito contro se stesso e i compagni. Clifford invece ha detto che questi Hornets non sono una squadra tenace ma leggera.
Questo in part è vero se pensiamo che Charlotte spende solo 16,9 falli a partita ed è ultima nella lega, inoltre la difesa, più che pulita a volte sembra asettica, gli avversari così vanno a nozze senza trovar valide opposizioni, specialmente nei momenti cruciali dove qualche malizia aiuta.
“Errore dopo errore”, ha lamentato Clifford dopo che i Bulls (peggior squadra della lega nella percentuale da tre) sono riusciti a realizzare 14 tiri da tre punti contro la nostra squadra. “Giochiamo senza nessun tipo di disciplina difensiva. Una storia ripetutasi troppe volte quest’anno.
Questo problema ricade su di me ora. Devo fare un lavoro migliore e far loro capire che cosa dobbiamo fare.
Lo facciamo, a volte.” Non solo i Bulls, ma anche gli altri team hanno capito che gli Hornets sono attaccabili sull’arco, con 767/2133 gli Hornets sono ultimi nella lega per numero di canestri subiti da tre punti e relativi tentativi, sebbene la percentuale avversaria (35,9%) sia sol la 16^ dell’intera NBA.
“Stiamo solo facendo troppi errori nel complesso”, ha detto la guardia Kemba Walker.
“Non stiamo eseguendo il nostro (difensivo) piano di gioco. Quando siamo in palla facciamo quello che dobbiamo fare in difesa e siamo difficili da battere, ma non stiamo seguendo i piani di gioco per tutti e 48 minuti e questo ci fa male.”
Di chi siano le colpe l’ho chiesto oggi, alcuni tifosi degli Hornets hanno risposto così, accollando (al momento) principalmente le colpe a presidenza e GM che non avrebbero fornito adeguata assistenza a Clifford.
 
Clifford, come scrivevo prima riguardo alla critica fatta dal coach sulla tenacia, è turbato da ciò che percepisce è una mancanza di durezza.
Questo è difficile da quantificare, perché gli Hornets recuperano più rimbalzi rispetto agli avversari in media.
Con 35,7 rimbalzi catturati a partita Charlotte è in testa alla lega ma i soli 8,9 offensivi portano Charlotte a un totale di 44,7 che la fa scalare a un comunque onorevole sesto posto e lascia in ventesima posizione la squadra del North Carolina per quel che riguarda i punti realizzati su seconde possibilità.
Diversi però sono stati i rimbalzi offensivi lasciati agli avversari in fasi cruciali.
“Guardate i nostri ragazzi giocare”, ha detto Clifford.
“Facciamo un sacco di cose buone. Siamo intelligenti; siamo disinteressati, abbiamo un buon livello d’abilità ma (spesso) non siamo fisicamente degli intimidatori. Quello che le ho detto dal primo giorno è che, se non siamo disposti a giocare con fisicità, sarà difficile vincere costantemente. Così è stato.”
La buona reputazione difensiva di Charlotte sta svanendo, battere se stessi sarà la prima regola per il futuro.
“Il compito di un allenatore, tra gli altri, è quello di ottimizzare le caratteristiche della squadra e convincere i giocatori a fare le cose più utili sul parquet” ha detto Clifford.
“Non sto dando la colpa a loro; è il mio lavoro.
Tutti parlano di collegamento.
Dovrei essere bravo a trovare i collegamenti.”
Vediamo un po’ di situazioni critiche nel video dunque:

1) Batum su Caldwell-Pope lo segue sul parquet a tappe ma è un po’ morbido. Detroit è sotto di tre e pareggia con proprio una tripla; Leuer fa un blocco al limite al centro dell’area, Batum si attarda e Caldwell-Pope non sbaglia trascinando il match ai supplementari.
2) Detroit sale sull’irrimediabile +5 quando un blocco alto fa sì che Kaminsky esca su Ish Smith, il quale lasciato indietro Walker minaccia il canestro. Si avvicina anche MKG che erroneamente lascia M. Morris sul lato sinistro incustodito per un catch n’shoot pesante.
3) Vs Clippers: Lo screen roll tra Paul e DeAndre Jordan non si concretizza ma manda fuori giri la difesa di Charlotte; sull’attacco di Paul, Kemba rimane indietro, Wood va a chiuder la via a CP3, il quale però apre sul lato sinistro mentre Marvin aveva stretto al centro su Jordan lasciato incustodito da Wood. La tripla di Griffin, ancora una volta dal lato, vanificava allo scadere i 24 secondi difensivi di Charlotte.
4) A Miami arriva il taddoppio sul passatore, palla a Waiters che subendo la pressione di Kemba rischia di cadere, per gli arbitri non è fallo, Kemba commette la mezza ingenuità di arretrare, il resto lo fa il giocatore degli Heat, bravo a colpire da tre punti.
5) Contro i Pelicans, Anthony Davis partendo con una finta, dopo aver riconosciuto quella frazione di svantaggio di MKG, parte alla ricerca del canestro in uno contro uno. Un tiro in off-balance sullo scontro con un leggero MKG non lascia scampo a Charlotte che tuttavia troverà il pari andando all’OT.
6) Ancora contro i Pelicans insolita marcatura di MKG su Holiday mentre Marvin Williams va a chiudere eventuali scatti sull’esterno del play avversario. Sul lato debole un 3 Vs 3 che facilita l’inserimento di Davis al centro raggiunto da un passaggio di Jrue. Marvin è troppo largo, Batum ormai nel semicerchio non riescono a recuperar nell’impresa di un’impossibile stoppata e anche rivista, la posizione di Marvin trioppo laterale è purtroppo fondamentale per dare il via libera al fenomeno dei Pelicans.
7) Contro i Bulls troviamo Rondo impegnato al tiro, la palla non entra ma il rimbalzo è preso da Butler che lo ruba a MKG e M. Williams, il quiale dopo essersi accentrato per cercare il rimbalzo, lasciava, finendo dalla parte opposta, solo Mirotic che non si faceva pregare segnando il 96-105.
8) Un down scren di Young per George, il quale uscendo dalla destra riceve e si accentra inseguito da MKG, Kaminsky va in chiusura tenendo però una posizione intermedia cercando di coprire anche l’eventuale pallone che avrebbe potuto esser dato dall’ala piccola Pacers a Young vicino canestro. Walker va in chiusura in raddoppio su George ma il pallone spedito fuori da PG13 è buono per Teague che con spazio realizza una tripla.
 
La panchina, eccoci tornati al punto iniziale, un po’ glissato per parlar di difesa, per punti segnati è 14^ con 36 punti di media ma tira con il 43,0% il che porta i ragazzi di Clifford al 23° posto dopo i T.Wolves.
Charlotte è 25^ con un 32,4% realizzato da oltre l’arco da parte di componenti della panchina, con i Lakers davanti di 0,5 punti di percentuale.
Vediamo qui sotto in grafica i principali uomini di Clifford usciti dalla panchina nelle ultime 17 partite.

Qualche dato sulla panchina nelle ultime 17 partite, sia complessivo, sia sui singoli principali.

Con 81,4% (aiutata da Belinelli) è seconda nei tiri liberi, con 4,5 palloni persi sale al quarto posto in questa statistica.
Per quel che riguarda il confronto tra second unit, però la panchina di Charlotte non regge il confronto cedendo un punto agli avversari, risultando così in 19^ posizione.
La panchina è anche corta, Clifford usa regolarmente 9, massimo 10 giocatori dalla coesione non sempre ottimale (qualche volta usa una versione ibrida con Marvin Williams, Batum o MKG all’interno) se non in occasione di partite già largamente perse o vinte.
 
 
Classifica Giocatori
 
 20) R. McCallum: s.v.
 
A “rinforzare” il roster (settore PG), acquistato con un contratto da dieci giorni, non è mai sceso sul parquet, inutile, nella confusione del presidente delle operazioni di mercato viene rilasciato e al suo posto arriva Briante Weber.
 
19) M. Tobey: 4,75
 
Mike Tobey, il ventiduenne nativo di Monroe (New York) aveva giocato in prestagione mostrando qualche punta interessante nonostante si vedesse che la qualità non fosse a livelli eccelsi. Campione del mondo con gli USA nel 2013 nella selezione under 19, ha giocato quattro anni al college (2012-2016) per i Virginia Cavaliers.
Un po’ grezzo è stato ripreso dagli Hornets (due decadale, dopo nessuna presenza nel primo e due nel secondo) che l’hanno rispedito nella NBA Devolopment League alla franchigia gemella dei Greensboro Swarm averlo visto giocare due pessime partite. Usava il numero 10 perché è nato il 10/10 alle 10:00 di mattina, ma il voto è ben lontano da quella cifra, infatti, stiamo parlando ancora di giocatori ai margini della periferia NBA…
 
 18) A. Harrison: 5,25
 
Ormai acqua passata non essendo più nel roster da tempo. Rivedere le precedenti versioni de Il Punto” se interessati, ma non ne vale la pena.
 
 17) R. Hibbert: 5,78
 
Scommessa persa.
Il basso costo era dovuto a un vizio sulla “merce giocatore”.
Oggi si direbbe così reificando l’essere umano.
Oggetto o soggetto (fate voi come meglio vi aggrada) affetto da problemi fisici, girato a Milwaukee che in un batter di ciglia ha finito per spedirlo a Denver dove ha giocato 7 minuti in 4 partite realizzando 4 punti…
Anche lui un ex che sembra già preistoria.
 
 16) B. Roberts: 5,84
 
Le sue migliori prestazioni durante le ultime partite arrivano in simbiosi con tre vittorie.
Contro i Magic si esaltava non trovando controparti valide, altre due discrete prestazioni contro i Kings e i Pacers in casa, per il resto oscilla tra la sufficienza e l’insufficienza migliorando la sua media precedente ma rimanendo briciola per un affamato.
Si ritrova lanciato dietro a Walker a causa dell’infortunio di Sessions e gioca con costanza, anche se non sempre ha minuti ragguardevoli a disposizione, anche perché se i risultati sono questi, non può certo aspirare a ottenerne di più se mediamente i suoi +/- non sono proprio positivi…
Da Lin a Roberts due passi indietro.
Se ne accorge anche Clifford che nelle ultime gare lancia Weber al suo posto nella second unit.
 
 15) F. Kaminsky: 5,85
 
Rispetto ai giocatori marginali scorsi sin ora, due parole in più su “Moose” Frank Kaminsky mi sento di poterle spendere poiché era un sophemore, o meglio, lo sarà ancora sino al termine della stagione, in rampa di lancio.
Non stata assolutamente una buona stagione per lui sino a gara 51, poi gioca un febbraio a intermittenza con alti e bassi nel quale guadagna alcuni buoni voti ma soprattutto sostiene l’attacco in fatto di punti.
Sembrava così aver ritrovato mano e fiducia, ma sul più bello conferma l’annata no di Charlotte.
Agli Hornets non gira nulla quest’anno e l’uscita a Phoenix lo catapulta (out per infortunio) cinque partite più tardi (in sua assenza Charlotte ne vince tre non a caso), fuori forma contro la “sua” Chicago in un match all’ultima spiaggia, aiutando i Bulls a vincere fornendo una prestazione pessima in attacco.
Sembra aver perso la mano e se per Clifford e altri, Frank ha un buon tiro, le statistiche lo smentiscono.
Il progetto da stretch four o comunque da lungo in grado di colpire da oltre l’arco è stato un fallimento.
Questo sistema era una delle basi fondanti della stagione degli Hornets che avrebbero voluto dare continuità al loro project migliorando ancor di più le buone medie ottenute lo scorso anno nella statistica delle percentuali da tre punti.
Tira con il 31,3% da oltre l’arco contro il 33,7% dello scorso anno mentre dal campo è passato dal 41% al 40,1% attuale.
Da 21,1 a partita è passato a 25,9 nei minuti giocati. La fiducia accordata da Clifford è stata ripagata parzialmente per quel che riguarda il fattore punti, ben 4 in più dello scorso anno (da 7,5 a 11,5) ma se questo è abbastanza comprensibile giacché si è preso già 126 tiri in più dello scorso anno giocando venti partite in meno.
Se qualche tempo fa pareva spesso scoordinato o eccessivamente fiducioso di tiri presi con selvagge entrate o dopo spin, ora sembra più coordinato, in grado di poter realizzare con buoni movimenti tiri da tre punti, più consoni per un lungo. L’assurdo è il fattore difensivo nullo. I rimbalzi sono passati da 4,1 a 4,7 poco ancora per un lungo, troppo filiforme e poco tenace per opporsi ai massicci gioviani corpi del sistema planetario NBA. Probabilmente uno degli indiziati di Clifford a fine partita contro i Bulls.
Più che un’annata di conferma, una stagione da sconsacrazione.

Kaminsky è terzo nel team per numero di tiri presi dopo il duo di guardie Walker/Batum.

 14) Mil. Plumlee: 5,90
 
Philadelphia in gara 55 è la sua ultima apparizione.
L’altro anello della catena della sfortuna.
Cho lo prende a cifre impronosticabili per dare un protettore dell’anello a Clifford seppur di basso livello, ora gli Hornets avranno una zavorra da 12,5 a stagione per altri tre anni se non riusciranno a cederlo a qualche team più “disperato” del nostro. Gioca bene gara 51 (la sua prima apparizione con i Calabroni) a Salt Lake City prima d’entrare nelle 17 partite prese in considerazione.
Lo vediamo solo per altre 4 partite.
La seconda contro i Nets è discreta, poi tocca il fondo (nel mezzo due prestazioni sufficienti) contro i Clippers.
 
 13) R. Sessions: 5,95
 
Non gioca nemmeno una partita nelle ultime 17 fuori per infortunio, quindi fa testo lo scritto precedente.
Lo sostituisce Roberts ma giocando come, forse peggio di lui, ovvero fornendo prestazioni scadenti.
Un wormhole.
Io e molti altri tifosi già perplessi in estate avevamo visto più lungo di Cho, il quale dopo aver rifirmato Batum e Williams, ha cercato sul mercato qualcuno a cifre dimezzate rispetto a ciò richiesto da Lin per aver un buon play di riserva.
Il cavallo di ritorno però, dal mio punto di vista, ha avuto l’ingrato compito di trovarsi in una posizione che determinava un compito gravoso.
Non potendolo affrontare è finito nel turbine malsano della panchina degli Hornets, avendo tuttavia buona parte di responsabilità se pensiamo che prima del suo infortunio, in 50 partite, ha tirato dal campo con il 38% al posto del 47,3% della stagione precedente giocata con Washington.
E’ riuscito a migliorare leggermente, prendendo sempre come riferimento lo scorso anno, nel tiro da tre punti e dalla lunetta (dopo aver iniziato male questa stagione in entrambe le statistiche) mentre è sceso un pizzico negli assist ma a causa di qualche minuto in meno (16,2 contro i 20,3 precedenti) sul parquet.
Più che viaggiare in linea di continuità, accorcia attraverso la quarta dimensione proiettandosi in un futuro non troppo lontano che lo fa sembrare quasi un ex giocatore, ma dalla partita con Brooklyn a Indianapolis non ha né colpe né meriti essendo out per la riparazione del menisco laterale sinistro.
 
 12) B. Weber: 6
 
Due contratti da 10 giorni firmati.
Entra con i Suns per pochi istanti e segna due punti dalla lunetta nel profondo garbage time.
Entra per altri minuti (sei) segnando due punti contro i Magic nella larga vittoria casalinga e poi contro i Bulls all’Alveare a cavallo tra il terzo e ultimo periodo mette dentro due floater vincenti per cercare di dare una mano alla possibile rimonta degli Hornets.
Anche contro i Pacers si rende utile segnando qualche canestro e mettendo pressione sulla PG avversaria, spendendo qualche fallo di troppo che tuttavia non incide sul punteggio.
Per il poco visto, anche se il meno accreditato come cambio di Walker, il più utile tra lui e Roberts e in prospettiva anche di Sessions.

 
 11) J. O’Bryant: 6
 
Altro giocatore preso per coprire gli infortuni nel reparto lunghi, non avrebbe dovuto nemmeno giocare, infatti, per le tre prime partite fa compagnia a Clifford in panca, poi finisce in injury list. Insignificante 1:38 minuto d’esordio a Phoenix nel road tour (2 pt. 1/1), gioca in maniera sorprendente il 4 marzo a Denver, dove fa un good J.O.B. raggiungendo la doppia cifra (15 pt. con 7/9 dal campo), tuttavia torna nel limbo contro Indiana (1 punto con uno 0/4) e a Miami (0/1) terminando con infortunio la sua prova.
 
 10) T. Graham: 6,03
 
Raramente impegnato, scende in campo sei volte per un totale di 39 minuti e 3 secondi recuperando due sufficienze, uno “scarso” e un’insufficienza.
Un difensore abbastanza insistente, assiduo in alcune fasi sul pressing contro l’avversario di turno.
Quando tuttavia gli tocca marcare la stellina avversaria viene mortificato nonostante una difesa dignitosa.
Sette i tiri tentati dal campo, uno solo realizzato e un ½ dalla lunetta per tre punti totali.
Non è certo in cima alla lista dei giocatori che devono prendersi un certo numero di tiri, essenzialmente è un difensore che in assenza di MKG può svolgere, non direi assolvere, la sua stessa funzione. Inesistente in attacco.
 
 09) S. Hawes: 6,05
 
Altro giocatore ceduto.
Ai Bucks oggi, in attacco agli Hornets avrebbe fatto più comodo di Miles Plumlee, infortunato o sano.
A oggi Charlotte tira con il 38,3% in area, venticinquesimo posto, qualche suo floater tagliato avrebbe fatto comodo.
 
 08) J. Lamb: 6,05
 
Da Denver a Chicago sale nettamente di tono.
Con gli Hornets spalle al muro e un Belinelli che non rende più come prima, lui dalla panchina apporta punti.
Prima della trasferta nella città un miglio sopra il livello del mare, nelle ultime 17 non aveva giocato molto bene, se non contro Brooklyn gara 51.
Contro i Bulls parte titolare per l’assenza di Batum e finisce per realizzare 26 punti.
La difesa non è il suo pane ma si applica di più, anche se nell’ultima contro i Pacers nel secondo tempo è battuto sia da Robinson sia da George.
Tiene posizioni intermedie che non facilitano l’intervento, difficile dire se sia più sua la responsabilità o del sistema difensivo di Clifford.
Il problema è che partendo da titolare le rotazioni della panchina degli Hornets si mostrano ancor più miserevoli.
In queste ultime gare ha segnato 11 punti di media aumentando il suo score a 9,7 a partita contro gli 8,8 dello scorso anno, incrementando solo di 0,2 il minutaggio (giocando 18,8 al posto dei 18,6 rispetto alla passata Regular Season).
Il tallone d’Achille è il tiro da tre punti, quest’anno è sceso sotto il 30% con un 29,3% ma complessivamente dal campo sta comunque rispettando il 45,1% dello scorso anno, al momento, infatti, ha la stessa identica percentuale.
 
 07) M. Belinelli: 6,06
 
Marco era stato preso come realizzatore.
Dichiaratamente oltretutto da Jordan, che, tuttavia, l’ha visto superare i 20 pt. solo in un’occasione remota nel tempo a New Orleans il 19 novembre dello scorso anno.
In stagione 34 volte ha finito in doppia cifra tra i 10/19 punti e 28 tra gli 0 e 10.
Le sue percentuali attuali lo vedono tirare dal campo con il 42,3% come a San Antonio un paio d’anni fa, prima che l’anno scorso si perdesse negli spogliatoi dei Kings (aveva il 38,6%).
Nel tiro da tre punti è sceso a un più normale 35,8% dopo aver avuto nella prima parte della stagione percentuali da gran tiratore (il suo massimo in carriera da oltre l’arco lo raggiunse nei San Antonio Spurs nella stagione 2013/14 con il 43% ma anche ai New Orleans Hornets 2010/11 con un 41,4% non fece male.
Ha la sfortuna di esser preso in consegna speciale troppe volte, se sul campo Roberts, Kaminsky, Lamb e altri possibili marcatori da tre punti sparano a salve, lui si deve costruire il tiro uscendo da blocchi o passando dietro schermi.
Ultimamente sta rinunciando anche a una parte di questi tiri per non forzare, preferendo la soluzione del passaggio.
E’ una garanzia assoluta invece dalla lunetta poiché sta tirando con l’89,1%, miglior tiratore dalla linea se escludiamo Weber con il suo 2/2.
In totale porta nei forzieri degli Hornets 10,3 pt. a partita.
Non vincerà il premio di sesto uomo dell’anno ma gira sulla sufficienza, credo che tuttavia da lui si aspettassero complessivamente di più, un superamento dei suoi limiti, anche grazie all’esperienza.
Non contribuisce con molte rubate (0,6) o stoppate (0,1), anche a rimbalzo ha toccato i o più solo 6 volte.
Due gli assist smistati a gara.
Ha un -11 di plus minus totale, con lui in campo quindi Charlotte non perde più di tanto apparentemente (Il Beli divide la sua presenza sul parquet non solo con la panchina ma anche con i titolari) ma nelle ultime 17 ha toccato diversi picchi di prestazioni negativi in questa statistica (-24 il 2 marzo a Phoenix, -21 il 13 marzo contro Chicago, -20 l’8 marzo a Miami, e un più moderato -7 nell’ultima partita il 15 a Indiana).
Non sempre un caso.
 
 06) M. Williams: 6,08
 
Con queste diciassette partite Marvin si rimette quasi in linea con le statistiche dello scorso anno (assist, rubate sono identici rimbalzi (-0,1 da 6,4 a 6,3), turnover, falli commessi), rimane leggermente indietro nella casella stoppate (0,7 al posto di 1,0 a partita) ma soprattutto è il tiro che quest’anno non è a livello dello scorso, sia da due che da tre punti.
Segna 11,5 pt. a partita contro gli 11,7 dello scorso anno giocando 30 minuti anziché i 28,9 dello scorso anno tirando con il 42,4% al posto del 45,2 dell’annata precedente, in linea perfetta con le percentuali al tiro di due annate orsono.
Specialmente da oltre l’arco, diverse triple aperte mancate hanno finito per incidere su alcune partite.
La statistica è eloquente: 34,4% contro il 40,2% dell’annata precedente.
Dopo gara 52 contro Brooklyn, ben giocata, ha seguito la squadra alla deriva per la striscia di cinque sconfitte consecutive (nadir contro Philadelphia) tornando ad avere un voto positivo contro Sacramento.
Nelle ultime uscite è riuscito a fornire buone prestazioni o a contribuire con diversi rimbalzi raggiungendo il career high allo Spectrum Center contro Orlando, catturando 18 rimbalzi, bissando la cifra tre giorni più tardi contro i Bulls, anche se su quella prestazione, la sua pur generosa difesa e la protezione fornita a rimbalzo, ha finito per complicare le cose.
Se osserviamo gli ultimi 17 plus/minus, Marvin è risultato un termometro quasi fedele, quando è andato sotto la squadra ha quasi sempre perso e viceversa quando è salito sopra lo zero, i Calabroni hanno quasi sempre vinto.
Solo 3 volte su 17 le statistiche personali del caso non collimano con il risultato finale e purtroppo contro i Bulls e i Pelicans le sue doppie doppie non sono bastate.
Marvin è andato 8 volte in doppia doppia questa stagione.
Se le prime due volte ormai sono lontane (gara 1 a Milwaukeee e gara 8 contro Toronto) delle restanti sei, ben cinque sono comprese nelle ultime 17 partite.
 
Un -9 di plus/minus totale (durante tutta l’annata) per lui.
In una squadra di buon livello sarebbe un ottimo sesto uomo, in una squadra che deve lottare per i playoffs, con diversi team rafforzatisi in estate a Est nel settore lunghi (Horford a Boston, Howard ad Atlanta ma si pensi anche a Milwaukee che comanda ad esempio la statistica dei punti realizzati in area), arranca un po’ nonostante rimanga un giocatore professionale.
 
 05) C. Wood: 6,11
 
Un lungo forse un po’ confusionario, se fosse più considerato da Clifford potrebbe essere più utile al team, sebbene sembri un giocatore tatticamente indisciplinato in certe fasi e per Clifford di questi tempi, questa caratteristica negativa è criptonite. Sopperisce a queste pecche con energia e voglia che lo portano a compiere anche giocate utili.
I suoi 211 cm per quasi 100 kg possono tornare utili in difesa (+8 di plus/minus a Denver, +12 contro Orlando e +8 contro i Pelicans) ma in 8,3 a partita (11 volte ha toccato il parquet) i suoi numeri rimangono marginali.
2,8 punti, 0,5 stoppate, 2,4 rimbalzi di media a partita.
Tira con il 50% (10/20), abbassando con le triple per diletto (0/5) una percentuale che avrebbe potuto esser più alta.
Il coach però gli preferisce Kaminsky anche a mezzo servizio se c’è, scegliendo male.
Contro i Bulls sarebbe servito almeno a preservare di più la zona difensiva da canestri facili e rimbalzi offensivi, tuttavia guarda la partita dalla panchina.
 
 04) C. Zeller: 6,28
 
Su Cody ho già scritto poco tempo fa un pezzo.
Indubbia la sua importanza nel team.
Charlotte è prima negli screen assist con 13 e Cody ne sa qualcosa.
Come un pignone nella bici spesso riceve energia sotto forma di passaggi da Walker, Batum o altri assist man che attraverso questa catena irradiano l’energia di Zeller che fa girar la ruota della squadra segnando punti.
Pick and roll, canestri da sotto o entrate, The Big Handsome ottimizza senza rischiar troppo aumentando le percentuali dal campo oggi al 56,4% (l’anno scorso fu un 52,9% finale).
Cody inoltre è importante anche in difesa, grazie a qualche minuto in più sul parquet, ha aumentato leggermente le medie di stoppate e rimbalzi, l’anno scorso rispettivamente ferme a 0,9 e 6,2 contro i team opposti.
L’anno prossimo Zeller andrà più che a raddoppiare il suo stipendio, dai 5,3 attuali (circa) ai 12,5, il contratto è garantito poiché lo scorso 31 ottobre Cody firmò un quadriennale, ovviamente garantito, che scadrà nel 2020/21 che vedrà il nostro lungo percepire 15,4, non molti per la NBA odierna se si pensa che gli stipendi nei due prossimi anni si gonfieranno a dismisura, anche se ovviamente le cifre di cui stiamo parlando non sono “umane” nel senso più ampio del termine.
C’è da dire un bravo a lui per l’impegno, il quale onora questo “privilegio” concesso, anche se i 6,6 rimbalzi a partita e il 66,7 alla lunetta sono migliorabili.
La squadra nelle ultime 17 partite ne ha vinte 5 e perse 6, con lui in campo, senza, nelle altre 7 in cui è rimasto fuori, il team ha vinto 2 volte e perso 5.
 
 03) M. Kidd-Gilchrist: 6,33
 
Va sotto la sufficienza contro Philadelphia a Houston e a Los Angeles contro i Velieri, la raggiunge in diverse partite, contro Brooklyn e Sacramento ricorda un po’ quello di due anni orsono ma oggi è un giocatore discreto, non più “buonissimo” parlando di difesa, la sua arma primaria sul parquet.
Ha, prendendo come riferimento due anni fa (l’anno scorso giocò solo 7 partite, campione troppo piccolo), diminuito la percentuale al tiro e la media punti, ma questo è anche il frutto di un attacco concepito in maniera differente.
Oggi non solo cerca di arrivare sino al ferro ma tira più dal campo affidandosi e concedendosi tiri in sospensione, anche in momenti difficili, quando gli altri giocatori di Charlotte non riescono a smarcarsi o ad andar dentro arrivano i suoi tentativi che diverse volte son riusciti a stupire per precisione e difficoltà, sebbene a volte pare caricare spudoratamente dall’anca.
Non uno stile raffinato ma funzionale al suo equilibrio.
Stoppate e rubate sono in aumento (una a partita al posto delle 0,4 dello scorso anno in ambo le statistiche), i rimbalzi sono a livello (i 7,6 a partita di due anni fa sono quasi raggiunti con i 7,4 attuali) e ne fanno il miglior rimbalzista del team in una squadra che li recupera in maniera bilanciata.
E’ migliorato nei liberi dell’8,5% arrivando quest’anno al 77,5%. Ha già giocato più partite rispetto agli altri anni escludendo la stagione da rookie (2012/13) nella quale toccò le 78 in divisa Bobcats.
Con 67 attuali lo stakanovista MKG potrebbe superare il record personale della sua prima stagione in NBA.
La sua mancanza nella lista infortunati dall’altra parte è controbilanciata da una presenza meno potente atleticamente, forse per la stanchezza, forse perché dopo l’intervento alla spalla non è più integro al 100%.
Cercando di compensare con più esperienza, spesso, ha anche il compito ingrato di trovarsi faccia a faccia con il fenomeno di turno che magari lo costringe a inseguirlo dietro un blocco alto cercando di puntare direttamente a canestro o sfruttando magari un pick and roll, abusati ormai nel gioco moderno e importanti anche per la stessa Charlotte ma diverse volte non è riuscito a bloccare in azioni decisive la star di turno, penso a Carmelo Anthony o magari Anthony Davis per citare qualcosa di più recente.
L’efficacia difensiva è da valutare attentamente, aldilà dei numeri, l’attacco rimane quasi secondario rispetto a ciò che serve primariamente al team, ovvero un difensore arcigno e formidabile. La realtà è che in certi frangenti il suo fisico leggero non l’aiuti in situazioni di duello contro big che usano il corpo come arma per portare i loro attacchi spingendo o per “separazioni”.
 
 
 02) N. Batum: 6,40
 
Nicolas Batum ha recentemente avuto problemi d’emicrania. Fastidiose, forti e continue, esse hanno fatto sì che il francese saltasse la partita casalinga con i Bulls e quella successiva con i Pacers.
Dopo la tac, scongiurato il peggio, pare possa rientrare contro i Wizards nella domenica notte italiana.
Al centro di discussioni per la sua resa paragonata al suo lauto stipendio.
Il rapporto “qualità/prezzo” sostanzialmente, per scriverla con la pochezza della filosofia da supermarket.
Allora se il collante di Charlotte è stato utile proporzionalmente al salario iniziamo a vederlo con i numeri; da 14,9 punti dell’anno scorso è passato ai 15,4 di quest’anno, obbligato ad alzare la sua media punti poiché se Jefferson, Lin e anche Lee (tutti potenziali scorer) hanno abbandonato in estate la Buzz City, al francese è toccato fare anche da secondo violino.
Dal 42,6 dello scorso anno è sceso a un 40% dal campo mentre da oltre l’arco è rimasto costante con un 34,8% di media. Affidabile tiratore dalla lunetta passa dal già redditizio 84,9 % (il parametro di riferimento è sempre lo scorso anno) all’86,3% di quest’anno.
I rimbalzi sono saliti da 6,1 ai 6,7 mentre gli assist da 5,8 a 5,9 (miglior uomo assist del team), anche le rubate sono in aumento (da 0,9 a 1,1).
Ridotti invece i turnover (da 2,9 a 2,7, migliorando durante la stagione, troppi palloni persi per approssimazione o attenzione superficiale rispetto ai pericoli che lo circondano in campo.
Il tutto riducendo il minutaggio da 35,0 ai 34,8 della stagione in corso.
I numeri quindi gli darebbero ragione e anche la mia media voto lo issa al secondo posto vista la pochezza dimostrata dal roster di Charlotte quest’anno.
Uno dei principali capi d’imputazione del francese è la media al tiro.
Contro gli Heat ha mostrato di voler tornare ad attaccare il ferro e anche se Whiteside spesso l’ha fermato, Nic non si è fermato iniziando subito con una giocata da tre punti contro i Magic.
E’ importante che continui a puntarlo, dalle drive possono nascere assist per aprire le difese, semplici layup, runner o fade-away.
Le principali attività di Batum sono gli assist e i rimbalzi, nelle rubate, settore critico per Charlotte ha aumentato come già scritto, allora a parte le scelte di tiro, troppo speso affidate a triple, triple forzate usando schermi che magari portino il difensore nella trappola di sbatter sul suo corpo per guadagnar tre liberi, laddove è maestro, cos’altro manca al francese?
Non posso dire che la difesa sia malvagia ma sicuramente è più soft dello scorso anno, almeno, questa è la mia opinione, i falli commessi (1,6 a partita) sono gli stessi ma vedo meno trattenute e in generale mostra anche una certa lentezza in chiusura sulle rotazioni su tiratori che tentino di colpire dalle parti dell’arco.
Il plus/minus attuale è di +55, facilitato ovviamente giocando tra i titolari a fianco di Walker.
 
 01) Walker: 6,71
 
K. Walker giocatore a Est della settimana a cavallo tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo.
Sopra la media dei giocatori di Charlotte, un paio di livelli sopra.
Kemba era partito in sordina per quanto riguarda questo break di partite, stanco fisicamente di tirare la carretta.
Poi il break dell’All-Star Game al quale il capitano ha partecipato finendo terzo nella gara da tre punti e divertendosi nella partita delle stelle.
Il rientro è stato positivo, se non immediatamente sul campo per la squadra (sconfitta a Detroit), lo è stato a livello personale con 34 punti nella Motown, cifra bissata in un altro OT.
Da gara 59 a gara 64 è andato oltre i 25 punti, ben oltre la sua media, toccando i 34 punti contro i Clippers a Los Angeles e i 33 a Miami in due sconfitte che portano i numeri di Kemba alle stelle, ma dimostrano che da solo non può farcela, specialmente se è costretto a forzare.
Purtroppo quando Kemba gioca in trasferta molti compagni “l’abbandonano” e lui diviene l’unico giocatore capace di portare a casa punti in maniera costante.
Avrebbe raggiunto i 25 tranquillamente se contro i Magic in gara 65 non avesse giocato solo 24 minuti terminando con 23 punti… Nelle ultime gare tuttavia sembra un po’ aver anche lui raggiunto il livello d’entropia del team.
Le giocate di squadra faticose, a volte forse un po’ casuali per difese avversarie arcigne o lettura della situazione non ottimale, risultano anche anarchiche o semplicemente palesemente controproducenti per le caratteristiche di alcuni giocatori.
Alcune di quelle controproducenti sono replicate da Kemba, il quale cercando di portar punti, esagera con il tiro da tre punti (nonostante si sia costruito un buon tiro) o si accende a sprazzi costringendosi a rifinire, magari anche in solitaria, per la squadra. I punti sono a oggi 22,9 contro i 20,9 dello scorso anno, nonostante ciò Charlotte al momento (14 le partite ancora da disputare) è sotto il record vinte dello scorso anno di ben 19 partite.
Record quindi che non potrebbe esser raggiunto nemmeno se, utopisticamente, vincessimo tutte le rimanenti.
Commette 0,2 falli in più a partita, perde lo 0,1 in più di palloni, ha uno 0,2 in meno nelle stoppate (risibile statistica per lui con lo 0,3 attuale), cattura 0,3 rimbalzi in meno ma sono tutte stats di contorno o dalle differenze minime per un play che sta giocando un minuto in meno rispetto lo scorso anno.
Dove invece è peggiorato è nelle steal, grave problema degli Hornets, il suo 1,1 attuale contro l’1,6 dello scorso anno pota un differenziale di mezzo pallone a partita rubato in meno, mentre le note positive vengono dalle medie al tiro partendo dal 44,8% dal campo (42,7% lo scorso anno), proseguendo con il tiro da tre punti (40,0% contro il 37,1% precedente) e terminando con i liberi, statistica nella quale aveva già un buon 84,7% migliorato a 85% quest’anno.
Gli assist sono in aumento, anche nelle ultime uscite.
Dai 5,2 regalati ai compagni a partita oggi sale a 5,5, secondo miglior assist man.
+174 complessivo di plus/minus.

I voti ai singoli durante le ultime 17 sfide.

 

Riassunta la classifica dei singoli da inizio stagione.

La mia nottata tipo seguendo gli Charlotte Hornets 2016/17.

L’avevo scritta anche lo scorso anno a rappresentazione di una stagione vincente, la scrivo anche quest’anno ma terminando il pezzo con una L anziché una W poichè intendo dare una rappresentazione di una stagione fino a oggi quasi fallimentare (si doveva giungere almeno al primo turno playoffs ancora una volta, ora sono poche le speranze di raggiungere la post season ma non demordiamo), quindi sulla scia de “La giornata tipo” (e/o simili), una descrizione un po’ romanzata della nottata seguendo i Calabroni di Charlotte.
Un po’ d’ironia senza voler offender nessuno, compreso il simpatico Ewing.
 
Venerdì notte:
 
Ore 02:55 – La doppia sveglia fa tremare mezza provincia, i sismologi aggiornano immediatamente il rischio sisma per la mia zona (da 4 a 2).
 
Ore 02:58 – Rientra l’allarme sisma ma “nella city” subentra quello “mariuoli”.
A una coppietta sotto casa che si sta scambiando effusioni in macchina, sono asportate rapidamente tutte e quattro le gomme che… cambi ai box di Formula 1 levatevi.
La coppia tentando di ripartire si accorge che la macchina non si muove.
Scendendo oltre ai classici mattoni si ritrovano anche dei consigli su come migliorare il rapporto.
 
Ore 03:00 – Parte il collegamento, tensione massima perché vorrei la coppia Ready/Curry (oltre al commentatore Collins).
Curry non era stato bene recentemente ma c’è per fortuna.
Senza di lui sarebbe come mangiare un risotto allo zafferano senza quest’ultimo ingrediente però.
 
Ore 03:05 – Purtroppo, come l’anno scorso, siamo in trasferta ancora una volta.
Mentre qualcuno passa in strada sparando a tutto volume dalle casse un remake di “Volare” di dubbio gusto, parte l’inno nazionale a stelle e strisce.
Questa volta lo canta uno dei naufraghi dell’Isola dei famosi ma s’interrompe a metà per mangiar delle merendine.
Donald Trump non gradisce e lo fa espellere dal “suolo americano”.
 
Ore 03:07 – Presentazione degli Hornets in stile funereo.
Un corvo gracchia sulla spalla di Zeller pronto al rientro, la famiglia Addams al completo è dietro la nostra panchina mentre “Mano” batte sulla spalla di Clifford facendogli coraggio.
Ewing si concede il primo spuntino della serata.
 
Ore 03:08 – Scintillante presentazione della squadra locale conclusasi con bomba atomica sganciata nel New Mexico.
 
Ore 03:10 – Come stampato sulle confezioni dei biscotti della “Mulino Bianco” (pubblicità non occulta)…
“Questa storia inizia con…” Kaminsky, non abituato a partir da starter non salta nemmeno sulla palla a due chiedendosi perché l’arbitro l’avesse lanciata in aria.
 
Ore 03:11 – Kaminsky, ricordandosi delle indicazioni di Clifford, le quali recitavano:
“Quando gli avversari hanno la palla in mano, tu alza il braccio e saluta il pubblico”, faceva sbagliare involontariamente l’avversario.
 
Ore 03:18 – Dopo esser passati in vantaggio giocando bene, Batum illude tutti segnando una tripla bullandosi con la panchina. Siamo sul 20-11.
Time-out del coach avversario che impassibile appende una corda allo scoreboard in caso di sconfitta finale contro “questi” nostri Hornets.
 
Ore 03:29 – Guadagnamo punti di vantaggio, la squadra gira bene ma sta per compiersi la tragedia.
Dalla panchina si alzano nell’ordine; Matusalemme, Lazzaro, Garfield, Belinelli e puffo pigrone.
Con questa compagine gli avversari rimontano.
 
Ore 04:10 – Dopo aver “visto all’opera” la panchina ed esser finiti sotto, rientra Walker che inizia a giocar da solo resosi conto che la maggior parte dei compagni sono in realtà dei cartonati prestati dalla vecchia dirigenza della Triestina per riempir il parquet.
Kemba tiene in piedi la baracca ma sbaglia l’ultimo tiro. Si va a riposo sotto di tre 58-61 con l’ottimo lavoro della difesa cartonata di Charlotte assunta quasi in blocco da una nota marca di formaggi con i buchi.
 
Ore 04:14 – Negli spogliatoi i giocatori invece di ritemprarsi scommettono su chi segnerà più punti, prenderà più rimbalzi ma anche su chi ruberà più palloni.
In genere con uno hanno già buone chance di vittoria.
L’unico che sprona realmente i ragazzi e Pat Ewing, solo perché al raggiungimento del novantacinquesimo punto degli Hornets potrà usare i suoi buoni “promo-code” per sbafarsi enormi tranci di pizza alla faccia dei salutisti.
 
Ore 04:21 – Si riprende con un minuto di ritardo.
Clifford ha già visto la Madonna.
Paolo Brosio prende la notizia alla lettera e si teletrasporta nell’Arena di Phoenix, alle spalle di Clifford per aspettare la visione.
 
Ore 04:24 – Batum o l’orsetto del circo che sta giocando di questi tempi al suo posto, inizia a sciorinare tutta la sua classe; tiri da tre sbagliati, difese svogliate (l’unica volta che si tuffa trascina fuori la palla dal campo e se stesso a pelle d’orso), palloni persi, riuscendo anche a scontrarsi con i compagni regalando rimesse.
 
Ore 04:25 – Un po’ perplesso inizio a chiedermi perché, benché in panchina non ci sia un granché, Clifford faccia questo proprio a me.
Veder giocare Batum è uno spettacolo paragonabile solo a un’esplosione di una supernova visto relativamente da vicino.
In entrambi i casi impossibile sopravvivere.
Nella mia mente si fa strada l’ipotesi che sia un reality come “Campioni” e in stile Ciccio Graziani/Gullo, Clifford sia costretto a farlo giocare a causa delle votazioni che arrivano da casa.
 
Ore 04:30 – Si chiude il terzo quarto ed entra in scena il Gorilla (la mascotte di Phoenix) con un mitra sparamagliette.
Una di queste colpisce Maude Flanders, la quale cade dalla balaustra precipitando nel vuoto mentre Homer si china per raccogliere una monetina.
La consorte di Ned si salva perché atterra morbidamente su Ewing sdraiato sopra sei poltrone nel tentativo di disincastrare un pezzo di pizza rimasto lì abbandonato da un bambino.
Ore 04: 33 – Cho tiene una conferenza da un balcone declamando le virtù della squadra costruita da lui. Nello sproloquio dice di aver costruito un team fortissimo che arriverà in finale…
 
Ore 04:45 – In qualche modo gli Hornets rimangono attaccati alla partita, anche se gli avversari cercano di scappare oscillando al +2 a +6 ma i Calabroni, che ormai tirano solo da tre punti, comprano una catapulta e ogni tanto infilano qualche macigno nella retina per rimanere in scia mentre Belinelli che aveva iniziato bene la stagione, ma ora non mette più nulla dalla distanza nemmeno barando (usa un amo attaccato a una canna da pesca). Sfortunatamente i palloni si bucano e noi prendiamo contro tecnici, anche se lui lasciando lestamente la lenza va via fischiettando. L’Instant Replay lo inchioda alle sue responsabilità.
 
Ore 04:46 – Kaminsky si fa male contendendo un pallone all’avversario pensando fosse tiro alla fune.
Un ologramma di Germano Mosconi appare nel palazzetto lasciando Brosio esterrefatto.
Clifford intuendo la nuova e rovinosa caduta esclama:
“O cacchio!”, al che anche Peter Griffin si ritrova stranamente all’interno del palazzetto.
 
Ore 04:48 – Telefonata nel cuore della notte.
Pensando sia successo qualcosa d’importante mi reco al telefono ma parte una spudorata videochiamata di un operatore della Tim che ballando come nella pubblicità odierna m’irrita ancor di più. L’eterno duello tra gli operatori della telefonia (non me ne vogliano) e il possibile cliente.
Attacco al volo perché se è vero che nell’altra stanza ci sono due liberi di Batum (almeno quelli li segna), cerco di sfruttare il momento per annotarmi qualcosa sulla partita; sedano, carote, patate, zucchine, pomodori da tirargli addosso a fine match.
 
Ore 04:50 – Ordino tutto su Amazon, ma incredibilmente mi dicono di non poter far fronte all’ordine con Amazon Prime adducendo motivazioni insensate.
Dopo aver indagato per mio conto, scopro che inconcepibilmente si sono registrati suicidi in massa.
Inconcepibile visto “l’ottimo trattamento” evidenziato da alcuni servizi televisivi.
 
Ore 04:52 – Gli avversari fanno il break e scappano sul +10. Clifford, dopo esser stato consigliato da Peter Griffin, si rivolge all’unica persona seria che lo possa aiutare.
Paolo Brosio con il suo talismano/santino.
 
Ore 04:53 – Gli agenti della security salvano Paolo Brosio dalla furia omicida di Clifford, adiratosi dopo un parziale di 8-0 degli avversari.
 
Ore 04:59 – Ormai a partita persa, la sfida diventa simile a quella tra scapoli e ammogliati di Fantozzi.
 
Ore 05:15 – Finisce 103-120, iniziano ad arrivare i primi insulti all’indirizzo di Batum e della squadra via Whats App da parte di un paio di componenti del gruppo.
 
Ore 05:30 – Dopo aver scritto metà pezzo devo abbandonare l’impresa, prepararmi e uscire per andare a lavorare.
Allegria da Carnevale di Rio, coriandoli e botti da tappi di Champagne che saltano fanno da sfondo al tragitto.
 
Ore 05:45 – Arrivo in loco rimuginando su cosa non abbia funzionato.
 
Ore 05:46 – Risposta trovata. Tutto.
 
Ore 13:45 – Rientro alla base.
Mattinata pesante con richieste ai limiti della realtà.
Disquisizione sulla bontà del cibo per animali con un signore che mi zittisce asserendo di esserne un fiero consumatore. Probabilmente piace mangiare saporito.
Dopo essermi sistemato e rifocillato apertura canali dei gruppi, “riga di simpatici improperi” contro mister 20 milioni di dollari, il buonumore dal 2% sale al 25% circa e si va a cercar un’idea per l’intro del pezzo successivo.
“Dopotutto, domani è un altro giorno!”, citando l’O’Hara in Via col Vento (perché non usare sarà al futuro rimane un mistero)…
La paura è, parafrasando Rhett, del “Francamente me ne infischio” (riferito al giocare) di Batum…
Buona NBA a tutti!

Il Silenzio dei Colpevoli + classifiche.

Il GM birmano/americano Rich Cho. Ci si aspettava qualcosa da lui e dal suo staff ma non è arrivato nulla d’interessante per aiutare Charlotte nella risalita.
Il solo Plumlee (MIles) oltretutto è già in lista infortunati.
Per mio conto quindi il GM sale sul banco degli imputati.

Aldilà di vittorie e sconfitte che danno momentanei entusiasmi oppure disinteresse, folgoranti arrabbiature miste a deprimenti stati d’animo (dipende ovviamente dal carattere d’ognuno), ritengo che fondamentalmente questo sia il peggior momento mai vissuto dagli Hornets, ovunque essi siano volati.
Gli Charlotte Hornets 1988/89, gli originali, erano una squadra composta all’expansion draft, dopo tre o quattro anni incominciarono a risalir la china grazie alle aggiunte di Gill, Johnson e Mourning. Andammo bene sino al 2002, l’anno nel quale Shinn trasferì la franchigia a New Orleans.
In realtà anche i primi due anni in Louisiana si conclusero con l’approdo ai playoffs, poi nella disastrata stagione 2004/05, la peggiore di sempre, si stava in realtà ricostruendo.
Katrina, l’uragano arrivò a devastare la Big Easy, gli Hornets si trovarono per due anni a OKC in una situazione di medio/bassa classifica ma tra l’entusiasmo del pubblico locale che pose le basi per una franchigia (i Thunder), purtroppo non nuova ma a discapito della rimpianta Seattle.
L’annata stupenda del rientro a “casa”, poi anni in discesa con il tumore di Shinn, la vendita alle altre 29 franchigie in attesa di ricostruire.
Biglietti a poco prezzo e team smembrato ma in attesa di acquirenti “seri”. La vendita al businessman locale Tom Benson, il rebrand e il ritorno del Calabrone a Charlotte voluto dai tifosi e concesso da Jordan che probabilmente non vedeva l’ora di scrollarsi di dosso un po’ di polvere, accumulata dalla gestione Bobcats, sempre più suoi.
Il primo anno le cose non girarono bene a causa degli infortuni nella parte finale della stagione, lo scorso anno fu una stagione da 48 vittorie, sorprendente, si sarebbe dovuto dare continuità a un progetto che non facesse rimpiombare Charlotte negli anni di piombo dei Bobcats.
L’incubo però sembra riproporsi oggi. Alla chiusura del mercato il verdetto è inequivocabile.
Dal mio punto di vista la società è colpevole.
5-17 da gennaio fino all’All-Star game.
La squadra andava aiutata per conseguire i playoffs e invece non è stato fatto nulla per migliorare un team in crisi se non operazioni marginali o senza senso.
L’arrivo di Miles Plumlee in cambio di Hawes e Hibbert (girato ieri dai Bucks a Denver per una seconda scelta futura) non sposta nulla, anzi, ha finito per peggiorar le cose perché il fato ha voluto che il fratello meno conosciuto dei Plumlee si stirasse un polpaccio.
Il suo atletismo non garantirebbe comunque una protezione del ferro ottimale, mancante dall’addio di Biyombo.
Ancor peggio l’operazione Chris Andersen preso per soldi dai Cavaliers e poi tagliato, ai limiti della società satellite.
Scorrendo gli screen di Wojnaroski ieri sera i tifosi si aspettavano almeno una piccola scossa, invece nulla, più fermi di quei bravissimi mimi truccati nelle piazze o di montagne lì, ferme da secoli…
Nessuna voce, nessun player utile…
Il silenzio della società è assordante e parafrasando la canzone di Caparezza “Il silenzio dei colpevoli”, potremmo definire il GM Cho, il suo staff e Jordan, colpevoli di tradimento verso le aspettative dei tifosi.
MJ oggi, dietro la scrivania sembra l’ombra del magnifico giocatore che fu.
Non sembra minimamente interessato a render veramente competitiva la sua creatura e il contratto collettivo (sebbene rechi differenze in sé) fa da sfondo a un team che pare senza “ambizioni” sportive.
E’ già stato annunciato che l’anno prossimo il prezzo dei biglietti si alzerà anche allo Spectrum Center e lo spettacolo sul campo offerto potrebbe non essere degno, anche perché se si fosse puntato a tankare oggi avremmo già dovuto vedere mosse per liberare spazio salariale.
Vero è che liberarsi di certi contratti in una finestra di mercato particolare è difficile, ma non impossibile…
Charlotte aveva fatto anche una buona mossa rifirmando diversi free agent in estate, ma con il senno di poi (nemmeno molto), possiamo dire che le cifre di alcuni (Batum e Marvin Williams) sono troppo esose, qualche contratto è troppo lungo e finisce per incidere sul monte ingaggi per troppi anni (compresa l’aggiunta di Plumlee), ma il vero problema attuale è il valore dei giocatori che sta scendendo a picco.
I giocatori si stanno deprezzando, Batum sembra più essere interessato al contratto che al gioco, Marvin è sceso di un paio di gradini così come Sessions, seguito da Belinelli che ultimamente non sta avendo un buon momento.
I contro di una strategia buona (se pensiamo a contratti meno onerosi da rifirmare, senza stare ad aver l’incubo dello scambio a febbraio perché il giocatore potrebbe non firmare), sta mostrando i suoi limiti.
Sicuramente anche coach e giocatori sono colpevoli a oggi. Perdere partite sul +17 e +18 (a fine terzo quarto o quasi) in serie, nella NBA è osceno.
La squadra si mangia margini di vantaggio più voracemente di quanto Hannibal Lecter possa fare, tirando da tre punti e giocando con sufficienza a parte un Kemba isolato che quasi ci prova da solo visto l’ambiente circostante.
Lo scenario quindi potrebbe essere, comunque vada a finire la stagione, che Jordan vada pesantemente mettendoci la faccia sul mercato per stravolger il team scegliendo in secundis un GM più acuto dell’attuale, altrimenti “Il Silenzio degli Innocenti” potrebbe essere il rumore dello Spectrum l’anno prossimo, con tifosi delusi dalla nuova gestione, anche se una scelta alta al Draft fa sempre gola.
La classifica ci vede ormai in un limbo tra la possibilità di approdare i playoffs e la bassa classifica.
 
Ultima spiaggia per cercare una via d’uscita alla bassa classifica, Sacramento, un’eventuale e ulteriore L certificherebbe la fine anticipata della stagione.
 
Per completezza d’informazione, stavolta, ecco anche la classifica anche a Ovest.
 
Per l’amarcord invece il 17 febbraio 2001 Baron Davis centrava il canestro più lungo mai registrato su un campo NBA, alla faccia della scaramanzia, ma se ci si prova si può anche riuscire nell’impresa (messaggio subliminale per i giocatori di Charlotte)…

Il Cody c’è! La Vinci.

Cody Zeller, templare di Charlotte, custode dell’anello. Senza di lui Charlotte stenta (per usare un eufemismo) a vincere…

Dovessimo scrivere del Priorato di Sion non ne usciremmo più.
Tante e troppe sono le interpretazioni legate alla setta che prende il nome del monte “israeliano” tra miti, verità e leggenda.
Dai Cavalieri Templari, alla loro organizzazione attribuita a Goffredo di Buglione (conte belga difensore del Sacro Sepolco in Terra Santa e governatore di Gerusalemme) all’alba del 1100, ai loro presunti ruoli da tesorieri e da custodi del Sacro Graal, all’estinzione nel quattordicesimo secolo e all’organizzazione del 1956 fondata da Pierre Plantard che come aveva come simbolo il Fleur de Lys (un po’ modificato in maniera massonica nella parte alla base) divenuto simbolo di regalità in Francia nell’oscuro (non poi così buio) Medioevo.
Proprio per questo faccio una premessa introduttiva su New Orleans che reca nello stemma il fiore del giglio araldico, retaggio gallico di un passato non troppo remoto.
Oggi i tifosi dei Pelicans si sono svegliati in Paradiso trovandosi Cousins in casa da affiancare a Davis.
Per me, potenzialmente sono la coppia titolare a livello di frontcourt di tutta la NBA.
L’ex Vlade Divac, a Sacramento, probabilmente stufo dei capricci e delle “cousinate” in spogliatoio dell’ex uomo franchigia dei Kings, ha spedito Boogie insieme a Casspi (altre attinenze sioniste?) a New Orleans in cambio di Evans, già ex Kings e in scadenza (probabilmente non avrebbe rifirmato), del prodotto locale (Baton Rouge) Galloway, buono specialista e di Buddy Hield, un rookie che non sta brillando particolarmente (credo diverrà buon giocatore se la testa lo aiuterà), più una prima scelta.
Mentre i Kings mettono sul mercato anche Collison, Afflalo e McLemore (trovo Collison perfetto per sostituire Lin, perché anche in panchina Charlotte ha bisogno di alternative reali) scegliendo di abdicare nella corsa ai playoffs per prime scelte e giocatori “freschi” per un ambiente logoro, ovvio che ora i Pelicans puntino alla post season.
“Divertente” è notare che la storia delle due franchigie spesso corra su binari paralleli e quello che servirebbe a noi è andato a NOLA.
Anche Demps si è riscattato con questa trade, mentre il nostro GM Rich Cho ha “incasinato” il roster andando a prender per 4 anni Miles Plumlee a 12,5.
Mentre Cho dorme sonni tranquilli, forse sognando nella nostra nebbia fitta il film Il Codice da Vinci, il quale s’intrometteva in antiche tematiche legate a quanto scritto sopra, 5-17 è il poco affascinante record degli Hornets targati 2017.
Difficile rientrare in carreggiata con Clifford alla guida di una macchina allo sbando.
A bordo non c’è più Zeller, lasciato in riparazione da qualche parte, forse in uno sperduto Autogrill americano perso nel “nulla”…
Zeller ha giocato nella prima fase dell’anno a intermittenza un totale di sette partite.
Gli Hornets ne hanno vinte tre e perse quattro con lui in campo.
Senza di lui è arrivata una sola vittoria contro Brooklyn.
Se senza Cody perdi, con Cody hai più possibilità di vincere.
Il problema è che non si conoscono i tempi di recupero per Cody per l’infortunio al quadricipite che lo sta tenendo lontano dal parquet.
L’uomo dal profilo spartano aveva iniziato dalla panca dietro a Hibbert, progetto abortito dopo una partita.
Roy a Milwaukee aveva giocato splendidamente, ma il ginocchio aveva dato subito segnali di recidività.
Gli Hornets passati dalle problematiche ginocchia di Jefferson si ritrovavano nella stessa situazione e per non finire in ginocchio si affidavano a Zeller, il quale, dopo una buona prova a Milwaukee, contribuiva subito a Miami ad aiutare il team nella sua partenza sprint di 8-3 nelle prime undici gare.
Proprio nell’undicesima Zeller toccava lo zenit.
Dopo l’ottima prestazione contro gli Hawks, il nostro centro, ormai titolare, era costretto a saltare le sfide con New Orleans, Memphis e San Antonio (gare 12, 13 e 14), le quali finivano con altrettante sconfitte degli Hornets.
Ancora però si sarebbe potuto pensare a sconfitte episodiche, dettate da appagamento, un po’ di stanchezza e qualsiasi altra scusante vogliate inserire.
Invece ecco che il 2017, con le sue ultime due nefaste cifre messe insieme, toglievan di mezzo ancora una volta Cody.
Dopo il finale della 2014/15 con relativo infortunio a “darci una mano” per pescar più alto al Draft, eccoci a oggi.
Senza Cody nel 2017 siamo 2-12 e aggiungendo le 3 L precedentemente menzionate ecco un 2-15…
 

Cody da più solidità al quintetto base. Ha aumentato le sue cifre e messo su un po’ di muscoli rispetto al passato.

Se Cody Zeller non entra nel novero delle stelle visibili e rispettabili dalla massa dei tifosi NBA, la sua assenza sta mostrando che, dopo Walker, è un secondo astro in un sistema binario, importante per i pianeti che gli gravitano intorno, vero punto di riferimento della squadra.
Ad alcuni sembrerà una bestemmia ma, numeri alla mano e considerazioni sul gioco di squadra vi spiego i miei perché.
 
Clifford dopo la sconfitta contro Phila ha detto: “Siamo ancora in tempo, ma si sta facendo tardi.”, aggiungendo che se la sfida cambia si deve cambiare.
Parole sibilline forse, meno aulico è stato quando ha detto che non è difficile giocar contro gli Hornets, squadra che ha perso fisicità e smalto.
Il 51-33 a favore dei 76ers a rimbalzo (senza Embiid e Okafor) parla chiaro…
Clifford sa che Charlotte ha perso identità e la grinta di Zeller potrebbe aiutare Charlotte a ritrovarsi dopo la pausa dell’All-Star Game.
La fisicità di Cody aiuta.
Nella NBA attuale divenuta meno tecnica degli anni d’oro, se non hai giocatori fisici, come ormai capita a tutti gli sport di contatto spinti allo stremo, “ti disintegrano”…
Tornando a Cody, a parte il fatto di esser stato scelto nel 2013 alla posizione numero 4 (ok, a volte si pescano dei bidoni anche alla uno), altro numero che non porta proprio benissimo per gli scaramantici d’oriente (shi significa 4 ma è anche la radice del verbo shinu, cioè “morire” in giapponese), dal mio punto di vista, lo Zeller di Charlotte è importantissimo per il nostro gioco per due motivi principali.
Intanto perché in un gioco basato essenzialmente su pick and roll e tiro da tre, Cody riesce a fare benissimo da bloccante e rollante, sovente Batum diventa l’uomo assist per lui riuscendo a migliorare le statistiche d’entrambi.
Gli Hornets, mano alle statistiche, sfruttano i pick and roll ampiamente, sono terzi, dietro ai Suns, mentre i Raptors sono primi.
L’intesa c’è e se dalle parti del pitturato c’è Zeller, le difese avversarie devono dargli un’occhiata in più, anche perché se non è uno che porta a casa 20 punti a partita, lasciargli varchi vuol dire concedergli punti facili da sotto (a volte è Kemba a portar la minaccia e a scaricagli facili extra passaggi) o lasciare la pista di decollo sgombra per una delle sue incursioni atletiche che vanno a concludersi con slam dunk da NBA JAM.
In genere le difese gli danno un’occhiata anche perché Cody, se non è un giocatore da temere particolarmente, è pur sempre un giocatore da rispettare, un lungo che mette impegno ed energia, con queste doti può portare a prender più rimbalzi offensivi e a creare differenti spaziature, spazi che possono essere sfruttati anche fuori dal perimetro.

Il GM Rich Cho con Cody Zeller ai tempi dei Bobcats.

 
Zeller attualmente gira a 10,8 punti, 6,5 rimbalzi (dei quali 2,3 offensivi), 1,4 assist, 1,1 stoppate a partita, il tutto tirando con il 58,7% dal campo.
Con Cody in campo Charlotte ha un net rating di +7,8, senza -4,2…
Per 100 possessi, con Cody si riescono a segnare 108,6 punti contro i 102,8 (-5,8) quando non c’è.
In una parola sola, il nostro numero 40 è efficiente, non solo in attacco ma anche in difesa (secondo fattore d’importanza), dove spesso mette in difficoltà avversari più quotati di lui, per dirne uno su tutti, Howard o gente tra i lunghi che non ha la terza dimensione, quella esterna all’arco.
Subiamo 100,8 punti con lui in campo, mentre senza, saliamo a 106,9 (- 6,1)…
22-17 con Cody è il record attuale.
24-32 è il record attuale globale.
Con Cody in campo, tenendo conto anche del calendario, i Calabroni hanno ottenuto un +5, senza un -13, ciò vuol dire almeno in parte, che per come giochiamo, Cody fa la differenza.
Gli Hornets, per pareggiare il record con Zeller sul parquet, dovrebbero aprire una striscia di 18 W consecutive…
Il 31 ottobre 2016 Zeller ha firmato un contratto di 5 anni con gli Hornets a salire.
Se per quest’anno gli emolumenti corrisposti da Jordan saranno intorno ai 5 milioni, dall’anno prossimo saliranno intorno ai 12,5 per arrivare a 15,4 nel 2020/21.
Un contratto complessivo di 56 milioni che si potrebbe giustificare solo se Cody non fosse così “prono” agli infortuni.
Lo avevo scritto a inizio anno. Ci sarebbe stato da soffrire e avremmo dovuto avere tutti a disposizione per puntare alla post season.
Cho non ha coperto adeguatamente i ruoli, la panchina è diventata corta e gli sforzi di Zeller hanno prodotto l’ennesimo infortunio “con ricaduta”.
Onestamente lo ritengo l’unico intoccabile oltre a Walker.
Batum ha dimostrato di saper giocare delle buone partite ma a intermittenza.
Qualcuno dice che lui e Marvin, firmato il ricco contratto, si sono adagiati sugli allori.
Sicuramente non sono due clutch player.
Se consideriamo che MKG come ala piccola da poco apporto in attacco e in fase difensiva sia regredito rispetto ai suoi alti standard mentre Kaminsky, a parte qualche exploit, sta giocando soprattutto a liberarsi per sparar da fuori, non dando consistenza sotto le plance in attacco, risultando poco efficacie anche in difesa, ecco che in quintetto il solo, solito e stanco Walker non può bastare.
 
Manca mezza settimana alla scadenza del mercato NBA.
Gli Hornets sono a 2,5 partite dall’ottavo posto ma sono equidistanti dalle ultime posizioni.
Difficile dire cosa pensi di fare la franchigia.
Tankare e prendere un buon prospetto per il futuro o cercar di dare continuità al progetto per cercare di non far inabissare la stagione.
Nel primo caso i Calabroni hanno disperatamente bisogno di Zeller e non solo.
Personalmente punterei a prendere un giocatore alla Millsap, magari sacrificando anche l’intoccabile Batum o MKG, un giocatore che mi piace molto, ma in un sistema senza altri validi attaccanti intorno acuisce la crisi di punti…

 
Ora, parlando meno di Zeller e più della squadra, facendo un passo indietro… gli Hornets erano divenuti una delle più belle sorprese della stagione 2015-16 con un record di 48-34, prendendosi diverse soddisfazioni sul parquet.
Wade salvò gli Heat dall’eliminazione clamorosa al primo turno e poi in estate i Calabroni si trovavano con diversi F.A. in casa.
Scegliere quali rifirmare era compito di Cho.
Marvin Williams e Nicolas Batum con sontuosi aumenti salariali furono trattenuti a fronte rispettivamente di una buona prima parte di regular e di una stagione super.
Jeremy Lin, Courtney Lee e Al Jefferson invece erano i tre destinati a lasciar la Queen City.
Per Big Al un addio scontato viste, le sue ginocchia che non davano garanzie, Lin chiedeva certamente troppo rispetto al contratto precedente e finiva ai Net in grado d’accontentarlo, mentre Lee, con un po’ più di acume si sarebbe potuto trattenere ma con il rientro di MKG (ricordiamo che l’anno scorso giocò solo sette partite), l’attuale Knicks veniva considerato un doppione, almeno “difensivamente parlando”.
MKG tornava così a far da ala piccola liberando spazio per Batum come guardia tiratrice ma MKG, nonostante provi a trovare anche dei buoni tiri dalla media o ci provi da sotto, si aggiunge ai tiratori occasionali sul campo, tra i quali annoveriamo Marvin Williams. L’anno scorso contribuì da oltre l’arco a portare Charlotte all’ottavo posto in % nel tiro da tre punti.
Aveva il 40,2% contro il 34,7% di quest’annata.
Quest’anno Charlotte è scesa al 21° posto con il 35,2% con Kaminsky a tirare con il 30,8% da fuori….
Peggio ancora va come percentuali in generale dal campo, dove siamo piombati in ventottesima posizione con il 43,9%.
 
Il piano d’attacco “Walker contro tutti” non sta funzionando. Kemba ha migliorato le sue statistiche, compreso il tiro da fuori, ma anche lui non riesce a vincer le partite da solo, in uno sport di squadra.
Miglior qualità della panchina e possibilità d’usare giochi differenti, uno dei pochi a salvarsi fuori dallo starting five è Marco Belinelli, il quale sta tirando con il 37,6% ma anche lui è in fase calante.

Le statistiche di Marvin Williams, giocatore nato il 19 giugno 1986. In calo ovunque rispetto lo scorso anno, salvo nella percentuale ai liberi. Soprattutto manca troppi tiri da tre punti, anche con spazio, causando danno a Charlotte.

Quasi nessuno più in North Carolina sembra essere intoccabile, voci davano i soli Walker, Batum e Zeller sicuri di rimanere con anche MKG in bilico.
Scelta numero due come possibile pedina di scambio, il che equivarrebbe come ammissione di fallimento di un progetto, ma ora urgono delle scelte.
Tempo per pensare ed eventualmente contattare le altre franchigie ve n’è stato molto.
L’ora della verità si avvicina.
Vedremo se Cho a capo della spedizione per ritrovare il Sacro Graal riuscirà a portar a casa almeno qualcosa che gli assomigli e che funzioni…

Il Punto @ 51

 

Il punto della situazione dopo gara 51.

 
Dalla trentacinquesima alla cinquantunesima gara, passando per il giro di boa della quarantunesima.
Come il solito cerchiamo di capir che stia succedendo ogni “tot” partite, riepilogando il momento ma non solo.
Nemmeno a farlo apposta queste diciassette partite partono e coprono tutto gennaio affacciandosi alle prime due di febbraio.
Gennaio è stato un mese terribile per gli Hornets che si sono ibernati.
Sono arrivate 11 sconfitte a fronte di sole 4 vittorie, tutte ottenute in casa, dove gli Hornets hanno statistiche migliori rispetto alle trasferte, affrontate bene solo a inizio stagione e poi divenute un problema perché non si vince fuori casa dal 28 dicembre 2016 a Orlando.

In casa e fuori.
La differenza c’è.

 
Una follia, una lucida follia come quella che diede il via alla prima guerra mondiale.
Caso, sfortuna e follia combinate insieme fecero morire Francesco Ferdinando, erede al trono di “Cecco Beppe” (Francesco Giuseppe), imperatore d’Austria, regnante assolutista d’altri tempi che comunque aveva dovuto concedere ai magiari il nome (Austria-Ungheria), le libertà erano in aumento, anche sotto la spinta della ricercata indipendenza italiana “ottenuta” con il Veneto unificato nel 1866…
Francesco Ferdinando cadde a Sarajevo, insieme alla moglie Sofia, sotto i colpi di Gavrilo Princip, uomo della Mano nera (gruppo nazionalistico serbo).
Un caso che la macchina passasse di lì, dopo il cambio di percorso non programmato causato da un altro attentato (erano diversi gli attentatori piazzati in vari punti della capitale bosniaca).
Un caso non fortuito però, da qui ad arrivare alla guerra per le mire sui Balcani delle superpotenze Austria-Ungheria (ma con Vienna a prender le decisioni militari), Russia (alleata con i Serbi per panslavismo e possibili sbocchi sui Balcani), Francia, Germania (duplice alleanza con gli Asburgo) e anche Italia (che con i patti di Londra rompeva la triplice alleanza per passare dalle parti franco/russe…), il passo fu breve.
Le difese sul campo furono trincee fatte di sacrificio, morte e sangue, se andate a Kobarid (in Slovenia), troverete il museo di Caporetto (il nome in Italiano), per farvi un’idea libera e indipendente su ciò che fu.
 
Tornando agli Hornets, dal mio punto di vista a essere incriminata è proprio la difesa in primis, il gioco moderno in NBA è divenuto una specie di blitzkrieg (guerra lampo), fatto di fisicità estrema, triple e pick and roll, su alcuni di questi elementi Charlotte è troppo latitante per i miei gusti, ma anche l’attacco e l’approccio ai finali punto a punto non sono dei migliori, palloni persi, scelte di tiro non delle migliori e forzature di Kemba monotematiche più protagonisti non all’altezza (vedi recente air-ball di Kaminsky nel finale contro Sacramento per il sorpasso e probabile vittoria).
Periodo nero che potrebbe diradarsi vincendo qualche partita, non è importante come, è essenziale riprendere quota e ridare entusiasmo ai Charlotteans se il progetto di MJ (parole sue) è riportare a medio/breve termine i teal & purple tra le quattro migliori a Est. MJ però ha anche detto che il suo fascino è limitato, facendo capire che “pecunia non olet”, ciò che il denaro non è maleodorante e che i giocatori sono attratti dai soldi e non dall’appeal di ex mostri sacri del parquet.
Per questo Lin ha cercato un contratto migliore per se in estate finendo a Brooklyn ma più spesso nella lista infortunati dei Nets, la squadra di Clifford in estate ha subito quindi mutazioni profonde che hanno mutilato certi tipi di giocate, anche se si sono cercate soluzioni in parte aderenti, Walker era preoccupato che Marvin e Nic scappassero, la società li ha blindati facendoli firmare dei contrattoni (è anche una strategia rifirmare ora per non spendere l’anno prossimo o tra due anni, quando l’inflazione programmata sarà certamente altissima giacché è stata decisa a tavolino in base ai ricavi complessivi della NBA in aumento grazie ai soldi delle TV) ma la resa non è stata quella prevista, gioco di squadra ok, ma meno qualità e profondità nella panchina e nelle soluzioni dal campo.
 
In trasferta gli Hornets hanno perso troppe (otto) partite di fila, continuando con la nona il primo febbraio a Oakland (il campo meno indicato per interrompere la striscia) e con la decima a Salt Lake City, in una sequenza incubo iniziata (per quanto riguarda queste diciassette partite prese in considerazione) a Chicago e terminata con sette sconfitte consecutive, l’ultima delle quali è ferita fresca e brucia salatamente in quel del Lago dei mormoni.
L’occasione per ripartire sarà prossima; la prossima sfida con i Brooklyn Nets, una gara casalinga da giocare al “The Hive” (come lo chiamavano i vecchi tifosi Hornets) da non sbagliare giacché la posizione in classifica vacilla.
 
Nono posto, a mezza partita da Detroit e con i simpatici (almeno, per me…) Bucks dietro di mezza…

La classifica a Est (prime dieci posizioni) con Charlotte nona, fuori dagli otto posti disponibili.

 
I playoffs sono ancora alla portata ma, per non prendere un probabile 4-0 o 4-1 da Cleveland bisognerebbe cercar di raggiungere la settima o sesta posizione.
L’impresa non sarà semplice perché osservando il calendario, dopo “le Retine”, avremo a che fare con Houston e Clippers in casa, due scomode clienti, anche perché la parte meno titolata di Los Angeles ha recuperato Griffin, poi la gara casalinga contro Philadelphia e una trasferta a Toronto che chiuderà le partite in programma prima della pausa per l’All-Star Game.
A determinare il successo o l’insuccesso della stagione saranno comunque le altre sei trasferte dopo la Gara delle Stelle.
Detroit, Sacramento, Los Angeles (prima Clippers e poi Lakers), Phoenix e Denver le avversarie.
Fossimo quelli dello scorso anno, avrei detto 2 perse e 4 vinte, ma quest’anno è anche possibile che si chiuda con uno 0-6 fuori casa ma c’è l’incognita Cho.
Nel frattempo avremo la scadenza del mercato e il “nostro” GM potrebbe riuscire a portare a Charlotte un giocatore utile che determini un’inversione di rotta nei risultati.
 
Per quel che riguarda le statistiche, che gli americani amano molto, io un po’ meno, perché possono spiegare alcune cose, ma non risolvono problemi o danno sempre indicazioni esaustive, specialmente sulle dinamiche di gioco.
 
Comunque… gli Hornets segnano 105,1 punti di media risultando al 17° posto, mentre ne subiscono 104,3 riuscendo a entrare nelle 10 migliori con un nono posto.
Il saldo positivo della differenza canestri si è assottigliato a solo 0,8 e il 23-21 si è trasformato in 23-28 dopo le già citate sconfitte consecutive.
Gli Hornets hanno appena mandato a Milwaukee Hibbert e Hawes per ottenere Miles Plumlee (soldi) e per guadagnare sul campo più atletismo.
Il problema degli Hornets però non è a rimbalzo secondo le statistiche, almeno quello generale, dove Charlotte è sesta.
 
Il rimbalzo offensivo invece è optional, per problemi atletici, fisici, ma anche per la tattica di Clifford che fa ritrarre la squadra per non subir transizioni, anche se la cosa non sempre riesce.
Certamente schierarsi in difesa velocemente è buona norma, ma talvolta esser troppo rinunciatari in attacco in attacco è deleterio e ci porta in questa statistica nelle zone di bassa classifica.
Le steal sono in calo e questo rappresenta una mancanza…

Ultima con 6,5 rubate a partita.

 
Siamo invece sul podio, per quanto riguarda i turnover nonostante Batum perda troppi palloni a partita.
Questi palloni risaltano ancor di più se si pensa che gli Hornets sono secondi, come l’anno scorso i Calabroni riescono a perdere pochi palloni.

Solo 12,0 turnover a partita e secondo posto in classifica nella statistica.

 
Charlotte si è un po’ persa invece al tiro da tre punti, il quale garantiva propellente per rimonte e vittorie.
Ormai aspetto fondamentale del basket odierno nel quale anche PF e C devono saper tirare possibilmente da oltre l’arco, Marvin Williams e Kaminsky da fuori non hanno fatto granché bene, Hawes è crollato nelle percentuali e anche i piccoli faticano…
Sessions non è un super da fuori, Belinelli dopo l’infortunio è sceso molto in questa statistica, anche se contro Utah è tornato a far bene da dietro l’arco, così come da tre è in ripresa Batum, mentre l’uomo in controtendenza è Kemba, il quale sta tirando con oltre il 40% ed è stato chiamato all’All-Star Game anche per questa specialità.

Charlotte tira con il 35,4% da tre, leggermente dietro New Orleans.

Quello che era già chiaro a tutti a inizio stagione si è avverato ed è un problema, poiché rimbalzi, stoppate, pochi turnover, non compensano qualche punto in percentuale perso al tiro.

Charlotte tira dal campo con il 44%.

L’addio di Big Al con le sue possibilità, il gioco dentro fuori, il suo post basso (per movimenti secondo me attualmente il migliore della lega), ha finito per render più prevedibile Charlotte che con i lunghi spesso si è affidata alle conclusioni da fuori di Marvin Williams o ai pick and roll di Zeller firmati Batum, il quale a volte triangola da fermo dal lato per gli inserimenti di Marvin.
Se i punti di Lee li compensa in qualche maniera Marco (anche se non ha la stessa difesa), la perdita di un piccolo folletto imprendibile come Lin si è sentita.
Sessions non mi convinceva e, infatti, l’ho trovato spesso inadeguato come regista e ha apportato molto meno sprint alla panchina di Charlotte che messa insieme in campo, sta rendendo poco.
Il gioco ordinato di Charlotte produce buone giocate durante la partita, gli assist fioccando e siamo tra i primi 10 nella classifica assist, per di più secondi negli assist per tiri da due punti e talvolta arrivano assist non conteggiati per andare ai liberi.

Non male negli assist con 23,5 a partita…

 
Siamo sesti con l’80,4% dalla lunetta.
Riguardo a Clifford poco da imputargli per quel che riguarda il gioco offensivo se la qualità non è quella desiderata.
Difensivamente se ne può discutere all’infinito…
A livello di motivazioni qualcuno sembra scarico.
Batum a volte, sarà l’atteggiamento o l’espressione, sembra giochi più per contratto (dicono i detrattori e a volte anche a me sembra un po’ sovrapensiero), le motivazioni in generale non sempre mi sembra ci siano.
Se contro i Warriors in casa gli Hornets disputarono una partita aggressiva, già dalla seguente la squadra andava adattandosi ai ritmi di quella avversaria.
Bisogna cercare di coprire meglio la linea da tre punti, specialmente negli angoli, gli avversari stanno riuscendo a prender troppi tiri senza esser contrastati.

Classifica giocatori

16° A. Harrison: 5,25

Ormai non fa più parte del roster da poco più di un mese essendo stato tagliato il 3 gennaio. Marginale con 0,6 assist e 0,2 punti di media in scampoli di partita. Nelle sue poche apparizioni aveva mostrato di non essere attualmente da NBA. Al suo posto attualmente, nel reparto guardie è arrivato Ray McCallum con un contratto da 10 giorni.  In classifica solo perché tengo conto di tutti quelli che hanno giocato durante l’anno.

15° B. Roberts: 5,75

Cosa scrivere su Brian Roberts? Io farei scriver direttamente la società. Che cosa aveva in mente con questo cavallo di ritorno? Forse risparmiare visto il suo contratto da 1,050,961 non sia oneroso rispetto ad altri. Gerarchie molto, forse troppo definite in quel di Charlotte e l’imprevedibilità di Roberts è stata limitata a 99 minuti in quindici partite sul parquet. Caratteristiche simili a quelle di Sessions per quel che riguarda le doti incursionistiche, lo trovavo tuttavia migliore, più veloce e anche più abile nel tiro da fuori. Di contro, a Oakland, recentemente, gli hanno messo contro Curry e lui, stampatosi sui blocchi, ha finito per non andarci nemmeno vicino, contro Utah ha giocato male iniziando a minare il mio buon ricordo dello scorso anno, quando giocava 11,1 a partita da “noi”, prima di passare a Portland per la parte finale di stagione.

 

14° R. Hibbert: 5,78

Roy è appena passato a Milwaukee. Per uno scherzo del destino, la squadra contro la quale esordì quest’anno in maglia Hornets e che rappresentò anche il picco di prestazione, il culmine della sua esperienza con coach Clifford. Poi un ginocchio dolorante lo tolse di mezzo già dalla seconda partita e al rientro l’ex Lakers fornì spesso prestazioni sufficienti, scarse o insufficienti. Hibbert ha provato a tornare sui suoi livelli ma è stato immediatamente frenato da un ginocchio che si è gonfiato sul volo Milwaukee/Miami… Un percorso sino a oggi quindi costellato da difficoltà. Roy da scommessa di Cho (il quale cercava un uomo, possibilmente a basso costo da opporre a Whiteside e agli altri centri dominanti in ottica di protezione del ferro), entrando nell’atmosfera terrestre, è parso lasciar la scia di una cometa che per attrito si consuma, così come evidenziato dal suo basso minutaggio. Forse siamo all’epilogo della sua carriera NBA, anche se Milwaukee l’ha preso, non si sa bene perché (se non per ragioni di salario meno oneroso in prospettiva), se voglia cedere magari un Monroe non a proprio agio o attratta dal contratto a basso costo e in scadenza di Hibbert, abbia deciso di puntare su di lui accettando la proposta fatta da Cho, il quale “tecnicamente”, su probabile consiglio di Clifford, si è accorto che sotto canestro la staticità e la verticalità di Hibbert non sono retrò o vintage, ma vera ruota di pietra fantozziana che in Superfantozzi passa attraverso le epoche rendendola obsoleta. In 16 minuti di media sul parquet, 5,2 i punti segnati (54,2% dal campo), 1 stoppata a partita e solo 3,6 di media a rimbalzo…

 

 13° C. Wood: 5,83

Visto pochissimo in un paio di garbage time, mai messo dentro quando la partita conta. L’arrivo di Plumlee pare essere una bocciatura per lui su giudizio di Clifford, anche se l’1X2 da supermercato di Cho libererebbe qualche minuto forse (anche se nelle rotazioni di Clifford, in genere tre centri non giocano, se non nel garbage time) che tuttavia utilizzerà un Plumlee in rodaggio.  Visto da fuori… meriterebbe qualche possibilità in più, è atletico anche se troppo irruento a volte. Stiamo parlando di 16 minuti di garbage time con 4 punti, 6 rimbalzi e 2 stoppate. Non si sta giocando le sue chance come pensava a inizio stagione, ma è ai margini del team e già gli va bene (per come si son messe le cose) che sia rientrato di Greensboro Swarm, nuova squadra gemella della lega di sviluppo.

12° F. Kaminsky: 5,83

Moose (l’altro soprannome di Frank), è il nostro “mistero” della stagione. Lo si aspettava più maturo e pronto al salto di qualità, in realtà in questo blocco di 17 partite ha mostrato gli stessi problemi d’inizio stagione rimanendo più o meno in media al voto precedente. Oklahoma City e Toronto le sue prestazioni migliori, un po’ realmente utile, un po’ cornice. La top però è quella contro i Warriors fuori casa. L’unico giocatore degli Hornets sembrato davvero in forma e che ha provato a tener in piedi una partita mai nata. I 24 punti per lui nella recente (gara 50) serata di Oakland ne hanno certificato il massimo in carriera. Aveva iniziato benissimo anche a Salt Lake City ma poi è sprofondato in un secondo tempo da “ciapa no” (non prendendo il canestro mai) e i numeri di stagione lo testimoniano. 39,4% al tiro e 30,7% da tre punti, stoppate trascurabili, un turnover a partita e 4,3 rimbalzi a match, ma in 24,2 di media a gara… Salito di più di tre minuti rispetto allo scorso anno, segna 10,3 punti contro i 7,5 dello scorso anno, ma commettendo troppi errori. Me lo ricordavo più abile nei movimenti e al tiro, a volte sembra poco fluido su entrate e spin, anche se i suoi 213 cm non aiutano.

11° R. Sessions: 5,95

Da cavallo di ritorno a cavallo zoppo. Netto contropeggioramento di recente e discesa sotto la sufficienza per Ramon, che dopo qualche discreta partita si sta dimostrando sempre più una scommessa persa per Cho. Per certi versi mi ricorda Neal, lui sparava a raffica jumper, Sessions invece ha una passione ossessivo/compulsiva per la finalizzazione in penetrazione. Da questa ricava anche diversi tiri liberi. Per fortuna almeno in questo fondamentale, recentemente è riuscito a correggere un po’ l’ex nota dolente, una percentuale che non era in linea per un piccolo playamker con sensibilità su questo fondamentale.  Al tiro però, rispetto allo scorso anno a Washington, è peggiorato quasi del 10%, da tre punti è circa un 1/3 ma in 16 (minuti) e poco più, ha una media assist di 2,6, la quale non si discosta molto dai 2,9 di Washington giacché aveva più spazio nella città della Casa Bianca. Troppo bassa perché sia il protagonista di quella linea di continuità che avrebbe dovuto rappresentare per il dopo Lin, anche perché al tiro dal 47,3% dello scorso anno, è passato al 38%. 6,2 il suo apporto in punti a partita. Prima di gara 51 è anche arrivata la notizia che Sessions ha subito uno strappo al menisco laterale del ginocchio sinistro. Il play, che era già stato a Charlotte come “Cats”, si è quindi posizionato in lista infortunati e al momento non si conoscono i tempi di recupero. Un’eventuale operazione comporterebbe tempi da poche settimane ad alcuni mesi.

10° J. Lamb: 6,03

Rientrato da un infortunio (era out dal 10 gennaio per un’infiammazione al metatarso), contro i Knicks (nella persa 107-110) si pensava potesse giocare per aiutare la squadra in un momento poco felice, invece Clifford l’ha tenuto in panchina. Contro Sacramento all’Alveare non ha visto il parquet, tornando in campo a Portland in gara 49, giocando maluccio e ancor peggio a Oakland gara 50 con i Warriors. Clifford lo sta facendo rientrare gradualmente, ma nelle rotazioni è dietro a Batum, MKG e Belinelli, non l’ideale per uno che dovrebbe portar punti freschi a provvista. Nel minor minutaggio che ha a disposizione, spesso prende e tira facendolo in svariate maniere ma rischia di bruciarsi definitivamente. Come Sessions, anzi, più di Sessions, mi ricorda Neal nelle serate no. Charlotte paga anche la sua imprecisione in alcune partite ma è il rischio del mestiere di sharpshooters… Dopo una buona partenza, come lo scorso anno, Jeremy si andava spegnendo e, se dovesse rimanere nel roster oltre la deadline, continuando a fornire scarse prestazioni, non è escluso che Clifford gli faccia veder le partite dalla panchina, come sul finir dello scorso anno e nei playoffs. Ovviamente questo sarebbe un problema perché con la perdita di punti in estate, l’apporto di Lamb era ritenuto fondamentale. Non è mai stato un gran tiratore da tre punti in percentuale, ma quest’anno la sua media è notevolmente peggiorata (22,2%), marginale in quasi tutte le stats se non relativamente a rimbalzo e ai punti segnati, che in rapporto ai minuti giocati, sono saliti leggerissimamente rispetto lo scorso anno se si pensa che l’8,8 dello scorso anno è diventato un 9,0 (parliamo di punti a partita) con circa un minuto in meno sul terreno di gioco. Sono saliti i rimbalzi a 4,7 (+0,9) e spero anche la fiducia grazie all’ultima discreta gara contro Utah, nella quale ha evidenziato velocità, coordinazione e fluidità nel tiro dalla media distanza.

9° S. Hawes: 6,05

Da tre punti quest’anno era credibile come un’eventuale minaccia d’invasione del governo ugandese nei confronti degli States. Parabola dritta al ferro, tecnica più che discutibile, il risultato era spesso un tiro storto. L’anno scorso con le stesse modalità colpiva spesso, quest’anno ha chiuso con un inglorioso 29,1% contro il 37,3% dello scorso anno. Da due punti invece è salito al 54% contro il 42,2% dello scorso anno. Se per Charlotte continuava a costituire un ottimo terminale per le finalizzazioni dei compagni (passaggi in stile McRoberts), era però anche un pozzo senza fondo in difesa, quando la sponsorizzazione non era Telepass, spesso franava o colpiva avversari consentendogli giocate da tre punti troppo facili. Se poi la coppia sul parquet di lunghi per Charlotte era costituita da Kaminsky e Hawes, in difesa spesso erano dolori… Nelle ultime 17 gare conteggiate è sceso in campo 11 volte e solo in un paio d’occasioni ha raggiunto un voto di serata soddisfacente (due 6,5 a Houston e contro Toronto). Teoricamente il terzo centro, ha finito per giocare in 35 partite partendo anche una volta in quintetto, grazie alle problematiche di salute di Hibbert e Zeller. Finito nell’operazione Plumee a Milwaukee insieme a Hibbert nello strano scambio.

 8° M. Williams: 6,11

Per me è il più enigmatico e rappresentativo dei giocatori degli Hornets. Mi spiego meglio… In una squadra operaia Marvin è il prototipo perfetto dell’etica professionale, dell’impegno, della costanza, tutte qualità che io apprezzo, ma è anche un simbolo di un team ancor poco attraente sul mercato forse. Giocare con Marvin Williams come ala titolare, nonostante i suoi 30 anni di esperienza, non ti fa fare quel salto di qualità. In quel ruolo servirebbe ben altro. Marvin è desaparecido negli scorsi playoffs contro Miami e quest’anno vivacchia sulla sufficienza, anche se, come Lamb, sta dando piccoli segnali di ripresa come la doppia doppia recente a Salt Lake City. Rimbalzi, difesa e tre punti, le cose principali che si chiedono a Marvin. 40,7% e 36,7% rispettivamente dal campo e da tre punti quest’anno, contro i 45,2% e i 40,2% dello scorso anno. Per lui che non può costruirsi il tiro da tre alla Steph Curry, è importante ricevere scarichi e avere un minimo di spazio, tuttavia, sebbene non sia sempre facile metterlo in ritmo, quest’anno ha sbagliato troppi open. E’ in calo in tutte le statistiche, anche se forse, speriamo, i piccoli segnali di ripresa potrebbero rimetterlo in linea con le statistiche dello scorso anno.

7° M. Belinelli: 6,22

Marco scende al settimo posto e cala anche nella media voto. A lui Jordan chiede di segnare e nonostante continui a farlo, le medie di tiro sono scese. Consideriamo la statistica da tre punti, specialità nella quale è sempre stato considerato maestro… Prima dell’infortunio il Beli tirava con il 45,2% (53/117), dopo l’infortunio è sceso al 27,6 (18/65)%. E’ vero che il trattamento su di lui è particolarmente spietato. Giocare con la panchina non l’aiuta, giacché, se i titolari hanno pochi punti nelle mani, la panchina è anche peggio. Kaminsky si è afflosciato, Sessions sta vivendo una stagione pessima, Hibbert era marginale in attacco e Hawes ha offerto poco se non conclusioni private e qualche assist. Giocando un po’ con la panchina e un po’ con i titolari, riesce a ricevere qualche assist di Batum, spettacolari e acrobatiche alcune sue finalizzazioni in back-door. Il minutaggio di 24,7 è da sesto uomo, lui porta a casa di media 10,8 punti. Sono convinto possa fare di più se gli Hornets sapranno creargli situazioni migliori che passare dietro un blocco in corsa per un tiro da tre punti. Buone invece le uscite dai blocchi per i catch’n shoot da due punti, così come l’88,3% ai liberi, tolto Wood e il suo 2/2, Marco è in testa alla classifica degli Hornets a gioco fermo. Porta esperienza per Charlotte, io lo vedrei bene in alcuni finali.

6° T. Graham: 6,25

Treveon è uno swingman di 198 cm finite in campo ben poche volte. Non arriva nemmeno a 100 minuti giocati (98), quindi la sesta posizione in classifica sembrerebbe fuori luogo per lui. E’ un po’ come nella NBA; per entrare nei ranking al tiro ad esempio ci vogliono un minimo di tentativi, tuttavia, il giocatore nato a Washington, ha un 5/7 da tre punti che, anche se ottenuto in garbage time, testimonia la qualità al tiro. Vero anche è che nel complesso scende a un più modesto 7/16 complessivamente e che l’impatto in Regular Season è pressoché inesistente avendo giocato piccoli spezzoni in 16 partite e fallito l’unica possibilità (con Toronto nella prima casalinga si avvicinò ai 25 minuti) concessagli da titolare. Favorito da avversari non propriamente eccezionali e da un gioco tanto per finir le partite, in brevi spezzoni di gara (non da garbage), ha dimostrato anche di saper fare una buona difesa. Strano non giochi qualche minuto di più in un team che nelle ultime partite ha difeso abbastanza bene solo contro i Warriors allo Spectrum Center.

5° C. Zeller: 6,34

Cody è fuori dalla partita contro i Warriors in casa. Una manciata di partite con gli Hornets senza energia sotto canestro che hanno evidenziato la penosità difensiva di Hawes e la staticità di Hibbert. Cody non sarà un fenomeno ma, delle 7 partite che ha giocato in questo periodo, ne ha vinte 3 e considerando che in totale Charlotte ne ha vinte 4, direi che risulta essenziale per il gioco di Clifford. Gioca principalmente con pick and roll o con inserimenti, siano essi su passaggi illuminanti o entrate potenti, di sovente chiuse con schiacciate da highlights. Non è il centro alla Horford capace di tirar da tre punti, ma nemmeno quello alla Brook Lopez che prova a tirar da tre punti, per Cody c’è ancora da lavorare sul piazzato da due e da tre non ha mai avuto l’esigenza di provarci quest’anno. “The Big Handsome” usa i suoi 213 cm per tirare con il 59,0% dal campo. Supera la barriera della doppia cifra nei punti segnati (10,9 di media) e ha di media 1,1 nelle stoppate a partita. Peccato dalla lunetta sia un po’ sceso, complice il suo gioco generoso, gli serve una boccata d’ossigeno. Anche a rimbalzo potrebbe far di più, mentre in difesa è sicuramente il miglior lungo che abbiamo nel roster, bravo anche a chiudere gli spazi quando i compagni incanalano l’attaccante e discretamente utile anche quando ingaggia duelli mitici persi, ad esempio con Embiid (stoppò Cody lanciatissimo regalandosi un highlight) o vinti come quello con Valanciunas o tornando ancor più indietro, quello con Howard degli Hawks.

4° M. Kidd-Gilchrist: 6,41

MKG è uno dei pochi che risale in classifica, nonostante alcune serate “difensive” non a livello dei fasti passati. Nelle quattro vittorie ottenute a gennaio, tre volte è stato fondamentale con l’impegno e l’energia a rimbalzo e/o la marcatura sul giocatore avversario. Lui è sceso nei turnover oltre che nei punti segnati, è salito nelle stoppate, sta tirando dal campo e ai liberi meglio dell’anno scorso (45,3 dal campo, stessa statistica di Walker, con lui il migliore tra gli esterni, anche se Kemba tira molto più spesso da tre di MKG limitatosi a un 1/8) e ruba il doppio di palloni dello scorso anno (anche se le cifre qui son modeste). Paradossalmente, per questioni d’equilibrio credo sia anche il nostro punto debole. Mi spiego meglio… Batum, anche se potremmo considerarlo tranquillamente uno swingman e qualcuno di voi obbietterà che i ruoli di SG e SF sono simili, è finito a giocar da SG (complice il rientro di MKG quest’anno, dopo l’infortunio he lo tolse di mezzo per quasi tutta la stagione) ma non è una guardia tiratrice pura. Se poi paragoniamo il tutto alla seconda parte dello scorso anno, con Lee a far da SG e Batum da SF, ecco allora che tutto torna. Lee era un giocatore in grado di colpire anche da tre punti (ricordate gara 5 a Miami?), MKG no. Aprire il campo per Batum così è più difficile avendo MKG un tiro dal range limitato, anche se talvolta, nonostante un tiro non esteticamente dei più belli da vedere e un gomito piegato all’interno, è estremamente e insospettabilmente preciso anche quando tenta due punti da distanze ragguardevoli. Proprio l’interscambiabilità dei ruoli per tirare dall’arco sta sfavorendo Charlotte, che, più di blocchi stagger, pick and pop o giro palla, hand-off e quant’altro, si serve di semplici blocchi per andare al tiro da tre punti. La media è buona, ma lui è troppo discontinuo, non so se l’infortunio alla spalla lo stia limitando.  Detto che, per carattere (tenace e grintoso) è un giocatore che mi piace, ci sono da calcolarne i vantaggi e gli svantaggi nell’averlo sul parquet con questa formazione. Credo Clifford se ne sia accorto se, negli ultimi quarti, ha variato a seconda delle esigenze, quintetti con lui out e magari Batum e Belinelli in campo contemporaneamente. Le rubate sono passate da 0,4 a 0,8 a partita ma quelle incursioni in transizione e i coast to coast dello scorso anno, sono più rari. Erano “punti facili”, benzina per far ripartire Charlotte in momenti di difficoltà. Paradossalmente meno fastbreak e meno punti, da 12,7 a 9,1. Aggressivo anche n attacco in alcune ispirate serate, è troppo “discontinuo” a livello difensivo, dovrebbe essere più aggressivo quando è vicino al tiratore da tre punti e non limitarsi ad alzar la mano, facile a dirsi più difficile a farsi, ma gli Hornets si affidano a MKG come stopper.

 3° Mil. Plumlee: 6,50

Una sola partita giocata per il numero 18. Appena arrivato, catapultato a Salt Lake City, ha giocato discretamente contro Utah ma l’esordio non è stato vincente. Contro i Nets potrebbe rifarsi con una W. Vedremo se Clifford continuerà a preferire Kaminsky come centro titolare o Plumlee acquisterà il ruolo di titolare (anche se per poco), se non più minuti, aspettando il rientro di Zeller che è destinato pare alle calende greche… Fisicità, rimbalzi e stoppate. Se non garantisce una protezione perfetta del ferro, è l’antivirus free che blocca le principali minacce. Il peso attualmente è il suo contrattone che supera quello di Kemba. 12,5 per 4 anni fanno 50 milioni. Ammesso e non concesso che i soldi si possano trasformare nel valore sul campo, avrà il suo bel da fare per giustificare quelle cifre.

2° N. Batum: 6,51

Croce e delizia. Ormai tramutatosi da SF in SG, Nicolas è il leader negli assist per Charlotte con 6,0 a partita staccando Walker di 0,5. Purtroppo è anche colui che perde più palloni (128 in 1656 minuti giocati), a volte per leggerezza o passaggi non esattamente consigliatissimi. Qualche drive rimasta tale senza il kick, per aperture in mano agli avversari abili a intercettare e a colpire in transizione o qualche sufficienza nel controllare il pallone dando poco peso all’avversario mentre si da uno sguardo intorno e si decide il da farsi. La media punti è equivalente a quella dello scorso anno, ma è ottenuta specialmente grazie a liberi (buonissimo tiratore da 84,7%) e alle triple da oltre l’arco (per fortuna le percentuali sono in risalita dopo un avvio di stagione parecchio impreciso da questo punto di vista), le quali coprono più di un terzo dei suoi tiri dal campo. Quando ci prova da due punti a volte si affida a fade-away in turnaround, dimostrando una scarsa propensione per l’entrata. In quest’aspetto il gioco è regredito, talvolta preferisce fornire un filtrante sulla linea di fondo, diverse volte il destinatario è stato Marco, spesso bravo a concludere veloci giocate emozionanti. Mi smentisce finalmente nell’ultima partita, gli va bene tre volte su quattro entrate tentate, una stoppata di Gobert ci può stare… E’ il secondo tiratore di Charlotte avendo tentato la conclusione 586 volte (237 le realizzazioni) ed ha un 40,4% dal campo. Discreto a rimbalzo, è meno performante tuttavia dello scorso anno in difesa, nonostante la furbizia di qualche canotta tirata, a volte subisce troppo dal diretto avversario. Come scritto in precedenza nell’area dedicata a MKG, credo gioverebbe a Batum esser collante, partendo da ala piccola. Fa molto per Charlotte ma nei momenti decisivi spesso quest’anno fallisce l’obiettivo.

 1° K. Walker: 6,81

Convocato per il primo All-Star Game della sua carriera, Kemba è rimasto su livelli da partita delle stelle fino alla gara contro Toronto (n° 43), poi una serie di discrete prestazioni e un paio di battute a vuoto. A volte sembra, nonostante Clifford voglia coinvolgere tutta la squadra offensivamente, che Kemba sia Charlotte e Charlotte sia Kemba, questo perché i titolari hanno pochi punti nelle mani. I punti di rottura di Batum, le sporadiche triple di Williams, le iniziative di MKG e i pick and roll di Zeller non bastano a colmare il vuoto lasciato da giocatori partiti verso altri lidi in estate. Kemba in difesa non è un fenomeno nonostante le rubate siano poco più di una a partita e sia sul podio per sfondamenti ricevuti (molto bravo a piazzarsi davanti al semicerchio), ma sul tiro di rapidi e micidiali avversari, nonostante non lesini energie, i cm non lo aiutano. In regia condivide le chiavi con Batum, rispetto al quale perde meno palloni, ma non è un regista puro alla Paul, è un playmaker più portato alla finalizzazione. Non ha mai tirato così bene dal campo con un 45,3% e al momento è sopra di 1,9 punti a partita rispetto alla media punti dello scorso anno (20,9 contro i 22,8 attuali). Scende un pochino con la media voto, normale, complice anche il gennaio tremendo di Charlotte, tuttavia è stato anche recentemente convocato per la gara da tre punti (sempre all’All-Star Game), essendosi costruito un tiro dal 40,2%. Certo… non è quello rapido e da ogni longitudine del parquet che ha Steph Curry, sovente deve mettersi in ritmo e meccanizzarlo dopo esser passato dietro un blocco, ma sta diventando davvero preciso. Ecco… al tiro vorrei vedere meno pullup tirati su dal palleggio e qualche entrata in più, anche se giocare con la scritta Hornets sulla maglia non aiuta (qualche fallo non fischiato) e qualche specialista d’area a volte lo stoppa, tuttavia meglio magari una rimessa da oltre il fondo o due punti più facili, che un “ponticello” dalle basse percentuali. Qui però è lui a dover fare un distinguo, la fiducia ce l’ha, il ball handling anche, la convocazione per il Week End delle Stelle è arrivata, gli manca solo un compagno che segni regolarmente e gli tolga pressione, rendendolo bersaglio più mobile e meno individuabile.

 

La classifica dei singoli riepilogata.

 

 

I voti nelle 17 ultime e singole partite.

 

Le principali statistiche individuali dei giocatori, complete.

 

Kemba contro Toronto in una delle ultime vittorie di rilievo degli Hornets.

Stanotte si gioca contro Brooklyn, come sempre presente, proviamo a spezzare la nefasta striscia.

“Let’s go Hornets!”

Il Punto @ 34

E’ stata dura seguire questo ciclo di 17 partite degli Hornets (anche perché il mese dicembrino è ricco di altri impegni) partito il 29 novembre con la sconfitta casalinga contro Detroit e terminato con un’altra sconfitta interna contro Cleveland (squadra comunque che a sua volta è 5-0 contro le prime 5 e 9-1 contro le prime 10).
Nel mezzo all’Alveare un unico altro passo falso; quello con Minnesota dopo un supplementare e una partita che sembrava già vinta, con i Timberwolves a realizzare tre bombe nell’ultimo minuto per portare all’OT la partita.
Questo sarà uno dei temi fondamentali del pezzo, ossia la difesa sul perimetro…
A fronte delle tre citate sconfitte, Charlotte ha vinto le restanti sei partite casalinghe (Dallas, Detroit, Orlando, Los Angeles sponda Lakers, Chicago e Miami) facendosi rispettare, ma in trasferta ha subito un 3-5 (complici le 4 L consecutive a Cleveland, Indiana, Washington e Boston) che, contando solo le partite prese in esame, ha fatto chiudere questo periodo agli Hornets su un 9-8 che unito al 10-7 precedente li ha portati al record attuale di 19-15.
In 33 giorni i Calabroni hanno giocato 17 partite, il che significa più di una ogni due giorni, a gennaio l’intervallo scemerà impercettibilmente con 15 partite su 31 giorni, così come a inizio febbraio (sette in quindici), prima dell’All-Star Game spostato a New Orleans.
I colpi più rilevanti Charlotte, a parte lo sweep su Dallas, li ha portati a casa contro due squadre dell’Est, soprattutto nella vittoria contro Atlanta, al momento diretta concorrente per la vittoria in una Southeast Division non esattamente irresistibile.
L’altra vittoria contro Chicago, casalinga, è stata seguita, però da una sconfitta esterna sul campo dei Brooklyn Nets (squadra che in casa, nonostante la bassissima classifica è 7-8) all’ultimo secondo per “colpa” di Foye; il suo buzzer beater da tre punti ha sorpassato gli Hornets di due.
Il resto è storia recente; le vittorie su Orlando e Miami hanno reso la classifica più florida, mentre l’ultima recente L con i Cavs ha riportato gli Hornets a terra.

Le statistiche dei singoli arrivati alla trentaquattresima “giornata” per Charlotte. Da basketball-reference.com.

 
Osservando un po’ di statistiche complessive di squadra si nota che Charlotte è dodicesima nella statistica stoppate con 5,2 a partita ma solo ventisettesima per palle rubate (6,6), è sesta per assist con 23,5 a partita, ottima se si pensa che diverse volte i Calabroni da assist non conteggiati abbiano rimediato punti dalla lunetta, nei turnover concessi è prima insieme a Toronto, regalando solo 11,9 a partita agli avversari.
Gli Hornets concedono solo nove rimbalzi offensivi agli avversari addensandosi intorno all’anello, così facendo però scoprono il fianco per le triple degli avversari che tirano con il 35,5% facendo di Charlotte la quattordicesima difesa sul perimetro.
Una statistica interessante che ritroveremo tra le righe leggendo ad esempio le “voci” Batum e Zeller, è che gli Hornets sono la squadra meno cattiva della lega giacchè vanno commettendo solamente 16,6 falli a partita.
Questo gli vale il primo posto nei tiri concessi alle avversarie, ma non sempre è un fatto positivo se si può spendere un buon fallo piuttosto che lasciare un canestro facile.
Infine Charlotte è ottava a rimbalzo e decima per punti segnati (104,9), mentre difensivamente è 15^ con 102,6 concessi.
 
Questa volta per poseguire l’analisi… anziché andare per reparto, parlerò dei giocatori uno per uno partendo dalla loro posizione nella classifica interna basata sui miei voti.
 
Coach Clifford: 6,27 – Esula dalla classifica, ha proposto il solito gioco ibrido tra moderno e passato fatto di tanti tiri da tre punti (blocchi stagger o alti per Walker che portano a tiri veloci e buoni risultati) ma anche movimento palla, con Batum e Walker nel ruolo di passatori e realizzatori.
Gli si è infortunato Belinelli, che con i suoi 11 punti a partita è terzo tra i ragazzi in teal & purple, ha purtroppo lunghi incompleti, da lì spicca la promessa Zeller, Marvin risale un po’, ma Hibbert e Kaminsky scendono.
Le loro prestazioni sono state abbastanza scadenti ultimamente e anche se Hawes ha giocato male con Boston, sarebbe da riproporre con più continuità visto il materiale che ha in mano. Non osservo la squadra tutti i giorni e Clifford è senz’altro più competente di me, ma Spencer in certe gare dovrebbe avere più chance, così come le darei a Wood che in taluni casi potrebbe risolvere alcuni problemi difensivi e offensivi con il suo atletismo.
La forma fisica di alcuni non è sembrata ottimale, il gioco di movimento è dispendioso e abbiamo finito per pagare dazio già in tre OT quest’anno e qualche altra gara punto a punto, ci vuole più compattezza…
Deve anche trovare la quadra sul perimetro contro squadre come Cleveland che tirano bene dall’arco, rischiamo troppo spesso di collassare schiacciandoci nel pitturato e un passaggio, un cambio gioco, un semplice blocco alto (per non conceder magari il pick and roll sul cambio) o un rimbalzo offensivo, innescano possibilità pericolose.
E’ il gioco ma bisogna riuscire a dar più fastidio e lui deve realizzare la tensiostuttura difensiva.
Per il resto nulla da eccepire con il materiale che ha in mano, anzi, la squadra perde pochi palloni in attacco, è ordinata e discretamente mobile, usa buone spaziature (qui potremmo parlare d’interpreti magari) e sfrutta bene i fast break.
 
Classifica Giocatori
 
 15^ A. Harrison: 5,25 – Spedito ai Greensboro Swarm non sta facendo male in D-League, richiamato da Cho per l’ultima partita dell’anno ha toccato il campo nel garbage time, ma l’ultimo voto l’ha preso alla diciottesima contro Detroit.
Al momento e probabilmente non solo, totalmente marginale.

Harrison in una buona prestazione agli Swarm.

 
 
14^ C. Wood: 5,5 – L’altro giocatore spedito a Greensboro. Storia parallela a quella di Harrison.
Buone prestazioni nella squadra affiliata, richiamato anch’esso a Charlotte per l’ultima sfida a Cleveland non ha visto il parquet per essere in inactive list.
Su di lui avrei scommesso di più, anche perché i nostri lunghi ultimamente sono tutti in difficoltà.
 
13^ B. Roberts: 5,75 – Visto altre quattro volte in questo break, ha mantenuto il suo livello, purtroppo scarso.
Contro Boston non ha approfittato dell’assenza di Walker per entrare dalla panchina e dar vita a una partita che lo riabilitasse agli occhi di Clifford.
Anche lui ai margini come i due precedenti descritti, comunque sempre presente.
 
12^ F. Kaminsky: 5,85 – Mai avrei pensato di trovarlo così basso, ma i dati parlano chiaro; il suo minutaggio è aumentato di 3,8 a partita ma al tiro dal campo è calato del 3,1% (37,9 attuale), in più ha un 5,9% in meno al tiro da tre, sceso dal 33,7% al 27,8% (con anche diversi open falliti) e quest’ultimo dato si sta rivelando un problema per Charlotte che dopo Belinelli ha nel Tank un’unità base tra le riserve.
Il tiro libero è sceso leggermente, mentre i rimbalzi sono saliti dello 0,6% (4,7 a partita).
I punti sono saliti a 10,3 contro i 7,5 a partita dello scorso anno. A prescindere dalle statistiche la difesa è ancora scarna.
 
11^ R. Hibbert: 5,98 – Sceso sotto la sufficienza, purtroppo non è certo il Roy d’Indiana, ultimamente si sforza di rientrare più velocemente sulle transizioni avversarie, ma in genere la velocità e la mobilità non sono le sue armi principali.
Non è nemmeno un ninja nel controllo della palla, ha uno 0,8 di turnover a gara contro lo 0,9 dello scorso anno ai Lakers quando tuttavia giocava molti più minuti.
Con 15,6 a partita l’ex gialloviola sta segnando 5 punti esatti a partita, totalizza inoltre 3,7 rimbalzi e 1,1 stoppata a partita.
Tira con il 49% dal campo ma è quasi corpo estraneo all’attacco soventemente, quando può giocare più lentamente e in vecchio stile non fa male, dietro però la sua verticalità non basta, non è il protector rim che Clifford sperava d’avere.
L’atletismo imperante di alcuni avversari lo rende inefficace in diverse occasioni perché poco aggressivo e “troppo pulito” a volte, anche perché quando commette fallo si nota…
 
10^ R. Sessions: 6,01 – Ramon invece passa dall’insufficienza alla sufficienza ma per Charlotte, nonostante alcune discrete partite (in ripresa dopo l’avvio di stagione drammatico) contro Dallas e Orlando in casa soprattutto, è comunque come se fosse una Cinquecento a confronto di una Ferrari se paragonato con Lin. Come lui è uno stakanovista e per ora è l’unico Calabrone ad aver disputato tutte le partite programmate.
Gli Hornets hanno risparmiato dall’addio del mercenario Lin, ma l’uomo di Myrtle Beach sta segnando 6,4 punti a partita, smistando 2,9 assist, tirando con il 38,5% dal campo (che include un pessimo 29,5% da tre), il che lo dava come uno dei giocatori “più peggiorati” (passatemi l’americanata) dell’intera NBA rispetto allo scorso anno, quando a Washington giocava qualche minuto in più ma sfiorava con 9,9 pt. i 10 di media. Ramon gioca tentando d’incunearsi spesso nelle difese avversarie, alla Lin, ma l’efficacia e la velocità non sono le stesse, guadagna anche qualche FT e dalla lunetta per fortuna le percentuali sono in aumento.
Vedremo come proseguirà la stagione, ma che il cambio non fosse favorevole era già evidente sin dall’estate.
 
 9^ T. Graham: 6,12 – Difficile dire qualcosa su di lui perché come i primi due della classifica gioca poco ma lo fa con più qualità mostrando un buon tiro da tre (4/6).
2,4 i punti di media in 7,4 minuti sul parquet, si potrebbe rivedere qualche volta in più…

Intervista (in inglese) a Graham.

 
8^ M. Williams: 6:12 – Altro giocatore in lieve risalita dopo un inizio abbastanza scostante.
Rientrato in gara 22 contro Detroit, ha preso l’ultima insufficienza contro Washington in gara 26, poi si è sempre guadagnato la pagnotta sebbene il suo 38,9% dal campo non sia eccezionale per aprire spazi per i compagni.
Da tre punti tira con il 35,5% che paradossalmente è meglio se paragonato a tiro da due con le relative difficoltà.
Dall’11,7 è sceso al 10,3 nella statistica punti rispetto lo scorso anno, inoltre l’anno scorso dava una stoppata a partita, quest’anno è fermo allo 0,4 e i rimbalzi sono scesi dal 6,3 al 5,4 attuale mostrando probabilmente una preparazione fisica meno esplosiva dello scorso anno.
 
7^ J. Lamb: 6,13 – Lamb rimane davanti a Williams e Graham ma scende terribilmente nei voti.
La partenza prologo sprint di Jeremy (5 gare a 6,70 di media) coincide con il super avvio dello scorso anno, purtroppo il seguito dell’opera se non è da tragedia greca è stato di scarso livello. Quest’anno sta tirando con il 45,4% al posto del 45,1 dell’anno precedente, le altre statistiche sono in saliscendi, su ai tiri libero (82,6% al posto del 72,7% dell’anno precedente), giù al tiro da tre punti (23,5%), su negli assist e giù lievemente nelle stoppate, giù ma in senso positivo, leggerissimamente anche nei turnover. A lui si chiede di segnare e mette 9,0 punti a partita, certo… poi sta a Clifford trovare un equilibrio difensivo, anche perché le sue rubate si sono dimezzate dallo 0,6 a gara allo 0,3…
 
6^ S. Hawes: 6,19 – Ha giocato poco nelle ultime gare.
Da presenza fisa si è trasformato a sporadica apparizione.
Si è visto con continuità sino a gara 21, poi Zeller e Hibbert in buona salute hanno dato la forma delle sue terga alla panchina. Sceso dello 0,11 nei voti anche a causa dell’incostanza sul parquet, ha mostrato un buon gancetto dal pitturato e un’aumentata fluidità nonché confidenza in questo tipo di situazioni.
Se non è in serata però meglio correre ai ripari e toglierlo quasi immediatamente, vedi Boston e la sua insistenza al tiro…
Il 216 cm di Seattle sta segnando 6,3 punti a match in 15,7 minuti a partita.
47,4% dal campo e 80,0% ai liberi, 3,8 rimbalzi, 1,6 assist e 0,6 blocchi a partita.
In alcune gare per me dovrebbe passare davanti a Hibbert nelle rotazioni, quando ci vuole più energia o in attacco si ha bisogno di dare più profondità alla manovra può sempre trovare una soluzione nel passaggio o alla conclusione, cosa che Roy ha meno nelle sue corde.
Nota negativa, come per altri, anche lui è sceso tanto nella conclusione da fuori l’arco, attualmente spara con un 24,2 dal 37,3 dello scorso anno, il che potrebbe voler dire (non credendo sia diventato improvvisamente inabile) che l’anno scorso tirava più comodamente sugli scarichi e che il gioco di Charlotte avrebbe bisogno di altri piccoli grimaldelli oltre a Walker…
 
 5^ C. Zeller: 6,33 – Scende leggermente dello 0,06 nei miei voti, roba da poco ma conferma le difficoltà dei nostri lunghi.
Anche se ha messo su più massa e si fa rispettare di più su qualche contatto, specialmente quelli offensivi dove ora può segnare tiri che prima non avrebbe messo, in difesa è leggerino, nel senso di battibile, questo rende anche lui un lungo incompleto sebbene sia il migliore di Charlotte nel reparto al momento.
Nella notte di ieri Thompson l’ha battuto più volte.
Le nostre due vittorie “più belle” del periodo sono coincise con sue due ottime prestazioni, così come le vittorie migliori dalla uno alla diciassette, spesso portavano pagelle alte a Cody, il quale comunque anche nei voti rimane nella top five. 131 i tiri finiti nel secchio su 220 tentativi, un 59,5% dal campo che lo aiuta a prender buoni voti, pick and roll, dunk in copertura o senza, infilate…
Cody avanti gira bene attorno Batum o Walker e ormai schiaccia con una certa frequenza d’autorità, collezionando diversi poster da appendere poi nella sua cameretta.
Il 65,1% dalla lunetta è rivedibile perché sta tirando con il 13% in meno dello scorso anno, tuttavia gioca dispendiosamente.
6,2 rimbalzi, 1,1 stoppate, spende 3,2 falli a partita in 26,1 sul parquet che gli valgono 10,7 punti dal campo (+2 punti a partita rispetto al finale dello scorso anno)…
 
 4° M. Belinelli: 6,34 – Marco sorpassa Cody di un’unghia aumentando di 0,08 il suo voto complessivo.
Le sue serate migliori sono arrivate nella sfida a Dallas, nella seconda contro Detroit e soprattutto ad Atlanta, quando con tre bombe non certo semplici da far esplodere nella retina degli Hawks, nella parte finale della gara, è stato superlativo e ha aiutato Charlotte a vincere una gara senza di lui persa senza dubbio.
Anche a lui come Lamb si chiede di segnare, complessivamente però, nonostante qualche disattenzione nei back-door difensivi e una difesa troppo pulita a volte, lo valuto meglio rispetto a Jeremy sia complessivamente sia difensivamente. Il 45,7% dal campo è un numero che sta a indicare (al momento) la sua miglior stagione al tiro, inferiore solo a quella del primo anno a San Antonio, il 45,3% da tre invece batte anche quella stagione con gli Spurs e ripaga la fiducia di Jordan che lo voleva come tiratore.
Evidentemente MJ gli ha dato degli stimoli in più e lui da sesto uomo si sente calato perfettamente nell’importante parte.
Deve aiutare a realizzare, solo così Charlotte ha speranze di portare a casa vittorie avendo perso gente come Lin e Jefferson in grado di portare punti in altra maniera.
Tira con l’86,3% dalla lunetta (molto alto) e questo lo sta aiutando a realizzare 11,0 punti di media.
Per sfortuna un infortunio alla caviglia, dopo essere entrato per pochi minuti sul parquet contro i Bulls, lo sta tenendo lontano dal campo nelle ultime gare.

 
 3^ M. Kidd-Gilchrist: 6,39 – Michael perde solo lo 0,01 del voto complessivo rispetto al precedente.
In queste ultime 17 partite nel voto è andato sotto solo due volte, entrambe con Cleveland, dove la sua fisicità al cospetto di James è paragonabile a un Mercurio contro il Sole.
LBJ finisce sempre per inghiottirlo.
Avessimo altre armi valide potrebbe stare Marvin Williams su James provando a dirottare MKG, comunque sempre miglior difensore degli Hornets, uno strallo difensivo a protezione dei lunghi alberi maestri sotto canestro.
Spesso ho premiato la sua dedizione difensiva, anche se i risultati sono altalenanti, non sempre l’efficacia è stata quella di due anni fa e quella intravista lo scorso.
Michael, al contrario di Belinelli e Lamb, è uno specialista difensivo (MKG Security vi dice nulla?); recupera 6,9 rimbalzi a partita, dei quali 1,9 vengono dalle tabelle offensive, ruba 0,8 palloni a partita (statistica migliorata rispetto al passato), da una stoppata di media a partita (anche questa statistica è nettamente migliorata) e ha diminuito i turnover a 0,8 a match.
E’ sceso un po’ al tiro, durante le prime giornate aveva preso diverse stoppate, ma ora sembra attaccare meglio il ferro e proteggere di più il pallone, tutto sommato il 44,8% con cui tira dal campo è buono.
Gioca 29,2 minuti a partita e sta segnando di media 9,1 punti contro il 12,7 dello scorso anno ma a prescindere dall’attacco c’è bisogno di ancor più difesa da parte sua per abbassare i punteggi delle avversarie e arginare le numerose ali in grado di colpire da tre punti sul perimetro, lì deve essere bravo ad accorciare e a dar fastidio ancora di più.
 
2^ N. Batum: 6,57 – Il francese fa registrare un’impennata di 0,29 nella media complessiva voti figlia di tante buone prestazioni. Con un 7 ha svoltato il primo dicembre e poi non è mai sceso sotto la sufficienza inanellando una serie di buone performance, scemate solo un po’ durante le 4 trasferte consecutive perse. Sta riempendo tabellini non fini a se stessi, ma è giocatore in grado di smistare assist veri e lumeggiare la tela di Clifford fatta da brevi o larghe spaziature, pick and roll, passaggi in transizioni, cambi gioco e passaggi schiacciati con angolazione ottimale l’hanno portato a salire a 5,9 assist (diciannovesimo nella NBA) a partita (l’anno scorso si fermò a 5,8) giocando 34,7 minuti (ventiduesimo nella lega) a partita contro i 35 dello scorso anno.
7,6 rimbalzi, 1,2 steal, 82,0% dalla lunetta e 40,5% dal campo a partita.
Troppo spesso a inizio stagione commetteva numerosi turnover, ma ora, grazie a una scelta più oculata e a una forma ritrovata, è sceso anche rispetto allo scorso anno, quando concedeva 2,9 TOV a partita, ora si assesta su un 2,4…
I 14,7 a partita che sta segnando sono quasi in linea con il 14,9 dello scorso anno.
Piccolo difetto, personalmente mi sembra un po’ calato in pressione, nonostante le steal siano buone, nelle stoppate è sceso da 0,6 a 0,4, tiene una distanza media dall’avversario per non farsi passare, talvolta l’attaccante riesce a batterlo con il tiro nonostante alzi magari il braccio per interrompere il contatto visivo del canestro all’offendente.

Una carrellata di assist di Batum tra la 17 e la 34^.

 
 1^ K. Walker: 6,95 – Media pazzesca.
Scende dello 0,05 ma è un risultato assurdo.
Se c’è un fenomeno a Charlotte è lui a prescindere dai 37 punti realizzati contro Cleveland nella notte.
Ha steccato solo la partita con Indiana e avrebbe dovuto far di più a Brooklyn ma porta nelle casse degli Hornets 22,7 punti e da quando è in NBA non aveva mai raggiunto queste vette.
Si sta dedicando meno alla parte difensiva; rimbalzi, rubate ed eventuali stoppate, i turnover con 2,2 sono in linea con la sua carriera.
Non è uomo assist di prima grandezza; smista 5,4 palloni a sera, però sta tirando con il 40,7% da tre punti e dal campo il suo 46,2 è un ottimo dato per un play.
Il ball handling e la velocità, uniti a un sempre più perfetto controllo del corpo con il quale può decidere di cambiare ritmo e direzione impercettibilmente anche per tentare le sue sortite con layup verso canestro, ne fanno la sedicesima minaccia dell’intera NBA (tra i marcatori).
Punto debole la difesa.
E’ migliorato dagli albori in divisa Bobcats ma se si deve sobbarcare il peso dell’attacco, tra crossover, cambi di velocità, direzione, comprese schermature alte per tentativi da tre punti, risulta meno efficace, nonostante qualche volta sia abilissimo a piazzarsi fuori dal semicerchio e a subire sfondamenti utili a portare a casa fischi a favore di Charlotte.
La speranza è che continui così ma magari vedendo un gioco più equilibrato.
L’unico proveniente dalla Queen City, con possibilità di andare all’All-Star game nella Big Easy come Walker Charlotte Ranger.
 
Ora… guardando il cielo notturno buio non vedo le fasmate (le immagini che compongono le nuvole per l’effetto delle luce) che potrebbero dare forma a “romantici” vaghi e vacui pensieri sulla prossima Charlotte, al momento la realtà dice che dobbiamo ancora lottare per emergere, quindi la parola d’ordine per fare la differenza sarà tenacia, la quale potrebbe sopperire a carenze e aiutarci a vincere più partite punto a punto o negli OT.

Il Punto @ 17

il-punto-charlotte-hornets
 
Ecco il primo punto sulla situazione dell’anno, il quale serve essenzialmente a valutare la forza del nuovo team composto in estate e a considerare le scelte operate dalla società nelle assolate giornate.
Sarà relativamente “veloce” visto il poco tempo per realizzarlo e aggiornarlo con le statistiche a causa del back to back odierno contro Detroit, ma sostanzialmente cercherò d’esporre il cammino della squadra sino a oggi e di corredarlo con statistiche e dinamiche.
C’è da dire che, complice un discreto calendario, gli Hornets hanno ottenuto la miglior partenza della loro storia portandosi sul 6-1, purtroppo poi sono arrivati big team o squadre sicuramente in forma e nelle successive sette gare gli Hornets hanno incassato un parziale di 2-5 prima di tornare a giocare con squadre del proprio livello.
Buona anche la partenza in trasferta, il che ha denotato personalità; i Calabroni si sono imposti alla prima giornata sul campo dei Milwaukee Bucks per poi proseguire la striscia vincente esterna a Miami, infine a Brooklyn prima di cadere nel finale a Cleveland.
Passo falso esterno anche a New Orleans dove i Calabroni si sono fatti mangiare un largo vantaggio e hanno finito per lasciare la vittoria ai locali nei supplementari, così come l’OT è costata un’altra sconfitta a New York nella prima sfida tra Hornets e Knicks in back to back.
I Calabroni si sono rifatti in casa contro i newyorkesi per proseguire la nuova striscia di vittorie a Memphis.
Con essa gli Hornets tornavano al primo posto nella Southeast Division (quarto a est), strappando il comando dalle grinfie degli Hawks, caduti a Oakland nella notte, solo qualche ora più tardi.
Charlotte guida con mezza partita di vantaggio e ha anche uno scontro diretto dalla sua contro i Falchi, i quali si trovano sul 10-8 contro il 10-7 di Charlotte.
Charlotte ha ottenuto questo record rimontando come detto a diverse squadre, ma talvolta ha subito diversi parziali in maniera troppo veloce e questo fattore c’è costato sconfitte beffarde, vedi a New Orleans e a New York, due L maturate nell’ultimo quarto e nell’OT, non unico comun denominatore delle due sciagure.
La squadra di Clifford è precipitata sino allo svantaggio in doppia cifra, toccando anche il -19 a Miami nella seconda “giornata”, partita comunque vinta nel finale.
Questa doppia faccia ha consigliato a Clifford di far giocare in taluni casi MKG o Batum insieme alla second unit per limitare i danni.
L’ex attendente di Van Gundy non è mancato di scelte originali come quella di schierare le tre PG contemporaneamente contro New York per circa cinque minuti.
Il gioco c’è, anche se Kemba è una spanna sopra tutti ed è uno dei pochissimi che può risolvere i problemi da siccità di punti per Charlotte.
Kemba Walker #15 è il tredicesimo marcatore NBA. NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Kemba Walker #15 è il tredicesimo marcatore NBA.
NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Tra lui e il secondo marcatore/violino (Batum) passano ben 10,5 pt. di differenza…
Per valutare la forza della squadra si era data un’occhiata anche alla preseason, quando l’amalgama era evidentemente ancora da trovare; dopo le prime tre uscite ecco un break provvidenziale per lavorare e risistemare dettagli ci ha riconsegnato una seconda parte di prestagione nettamente migliore, a parte l’ultima con Minnesota, dove Clifford ha dato ampio spazio alle riserve per capire chi sarebbe potuto rimanere nel roster.
Le stats odierne da basketball-reference.com.

Le stats odierne da basketball-reference.com.

Sulla scia del buon inizio in regular, i Calabroni, come già detto, hanno dato il via a questa scia di vittorie “illusorie”, poi sono arrivati i problemi; con Lamb già out, Clifford ha dovuto rinunciare a Zeller, appena reduce da una buonissima prestazione contro gli Hawks, il che ha determinato il rilancio in quintetto di un Hibbert uscito di scena a inizio gara a Miami.
Purtroppo l’ex losangelino ha un minutaggio limitato per un problema al ginocchio e non può contribuire più “pesantemente”.
 
La squadra, per quanto riguarda il complesso, denota ancora la buona abitudine di perdere pochi palloni.
Concede pochi turnover agli avversari, è attualmente seconda nella lega con 11,7 a partita.
Davanti c’è solo Detroit che ne concede 11,5 a partita.
Gli Hornets nonostante le catastrofiche previsioni sui pochi punti realizzati stanno sfruttando un Kemba da All-Star e sono undicesimi nella Lega per punti segnati con 105,7 mentre nel terzo quarto (spesso propizio alle rimonte della squadra del North Carolina) salgono al terzo con 27,7 da media di quarto.
Hornets undicesimi anche per punti concessi agli avversari, con 102,3, mentre per quel che riguarda i falli fatti agli avversari è terza con 288, il che dimostra una non eccessiva cattiveria nell’andare a commettere falli inutili.
Gli Hornets sono ventitreesimi come percentuale dal campo ma le differenze con altri team sono decimali e si possono assolutamente limare, salgono invece al tredicesimo posto nella percentuale dei tiri da tre punti con un 35,5% (San Antonio comanda con il 39,9%) che li mette per il momento davanti a New York.
Qualche statistica di squadra. Offensive e difensive.

Qualche statistica di squadra.
Offensive e difensive.

 
Reparti
Alcune statistiche dei singoli giocatori.

Alcune statistiche dei singoli giocatori.

 
Guardie:
 
PG-
 
Brian Roberts è il terzo play, praticamente inesistente, ha avuto pochi scampoli di fine partita giusto per assaggiare il parquet, ma nell’economia del team non è presente.
Ancora poco considerato da Clifford che contro New York in casa però l’ha saggiato in un quintetto con tutte e tre le PG presenti sul parquet nello stesso momento.
 
Nonostante Ramon Sessions non sia partito affatto bene, rimane il secondo di Kemba e ultimamente sembra in ripresa fortunatamente.
Ramon ha una pessima percentuale a gioco fermo, il 60,5%, autentico cruccio per me, vedendo un piccolo tirare maluccio a gioco fermo, sprecando punti talvolta potenzialmente decisivi.
Ci ha regalato una dunk da highligts dell’anno ma soprattutto più concretezza nelle ultime uscite.
Per quanto mi riguarda Ramon è salito sopra la sufficienza cinque volte in 17 incontri.
 
Un po’ poco per pensare di rimpiazzare seriamente Lin nel ruolo di backup di Kemba Walker.
Il nostro play titolare era partito alla grande contribuendo all’incredibile 6-1 d’inizio stagione, ma poi, nonostante alcuni finali degni di lui, si è affievolito un po’, anche a causa dei compagni che non avendo grande pericolosità non riescono a distogliere più di tanto l’attenzione dalla minaccia principale di Charlotte.
Ultimamente è tornato sulla cresta dell’onda e dopo un po’ d’insistenza Charlotte è tornata alla vittoria contro i Knicks e contro Memphis in Tennessee, dove Walker ha chiuso la gara con due bombe.
Kemba è l’unico che può rompere i raddoppi e catapultarsi in un attimo sino a canestro, dove spesso segna ma a volte si trova imbottigliato nel traffico e il miracolo non gli riesce, specie se sull’ultima azione è l’unica prevedibile opzione in tema di clutch shoot.
Qui Clifford dovrebbe inventarsi qualcosa di differente sulla lavagna se rimangono secondi disponibili da giocare e si è sotto o in parità.
Quest’anno, lavorando, ha migliorato le sue statistiche e nel tiro da tre punti (spesso passa dietro un blocco alto o lo sfrutta per prendersi quel minimo vantaggio sul difensore) ha alzato notevolmente la percentuale, da circa il 33% oggi si ritrova con un 42,6% che ha aggiunto notevole pericolosità all’attacco di Charlotte, questo gli ha consentito d’arrivare a oggi a essere il tredicesimo marcatore della lega dietro a Leonard ma davanti a James “il passatore”.
Nella classifica steal per foul è quarto dietro a Paul, dalle transizioni aggiunge altri punti ma non è egoista, anche se istintivamente è portato ad andare a segnare riuscendo a essere più veloce di molti difensori, unisce il ball handling e la confidenza con la marcatura, tuttavia creando spazi e movimento è anche in grado di passare, non è un accentratore forzato (vedi Cousins o altri simili), Charlotte grazie a lui e agli altri passatori, qualche settimana fa aveva una percentuale di realizzazione del 65% dei propri canestri su assist.
A Est pur essendoci Irving e altri buoni playmaker (Lowry, Thomas, Teague e anche Wall, seppur nella nuova versione isterica non sia il massimo), rischia di ritrovarsi a New Orleans per l’All Star Game.

 
SG-
 
Aaron Harrison era finito agli Swarm, anche se saltuariamente può tornare indietro, come nell’occasione della sfida contro suo fratello a Memphis, comunque non tocca quasi mai il campo.
 
Più marginale di Roberts non insidia nel minutaggio Marco Belinelli, il quale da swingman e sesto uomo rimane sul parquet molti minuti.
Marco è stato un po’ scostante, capita agli shooter, tuttavia è in netto miglioramento e anche i voti lo confermano.
Gli avversari lo trattano come se fosse Steph Curry e lo tengono sempre d’occhio, al che l’uomo di San Giovanni in Persiceto ha dovuto per forza lavorare per uscire dai blocchi o nascondersi dietro schermi per prendersi tiri, poiché di open gliene capitano pochi.
Comunque sia sfrutta talvolta i ritardi degli avversari in rientro su di lui per fintare e poi provare la tripla o passare la palla in maniera adeguata.
Qualche amnesia difensiva sui tagli in back-door ma una difesa non di certo malvagia. Dovrebbe tenere un po’ di più sulla spinta in corsa frontale dell’avversario.
Finisce per rimanere in campo a sprazzi anche nei finali ma non si riesce a farlo rimanere tranquillo, anche perché se ci sono in campo MKG e magari Kaminsky contemporaneamente si da preferibilmente un’occhiata supplementare a lui e a Kemba.
Le medie di tiro sono comunque elevate, specialmente nella percentuale nel tiro da tre punti ha attualmente un 46,3% (se escludiamo quattro tiri di Graham e il suo 75%), lo portano in testa ai tiratori “da casa” di Clifford.
Il Beli ha anche il primato nei tiri liberi tra i Calabroni.
Il suo 85,7 lo porta a precedere Hibbert.

 
Nicolas Batum invece è uscito dall’olimpica estate di Rio.
Non ha riposato, qualcuno sospetta si sia sopito dopo aver strappato un ricco contratto pluriennale a Jordan.
Forse perché gli capita d’iniziare bene, per poi magari estraniarsi dal gioco e chiudere con statistiche non esattamente da secondo violino per quel che riguarda i punti realizzati.
Il transalpino però campeggia nelle classifiche dei primi 100 in varie statistiche (22° negli assist, 50° a rimbalzo, 64° per le rubate) nonostante l’apporto reale a beneficio del team sia stato discontinuo.
Batum ha curiosamente lo stesso numero di tiri tentati da due punti e da tre punti: 89, ma se da due gliene sono entrati 41, da oltre l’arco si è fermato a 29, facendo vedere una scarsa dimestichezza con la statistica.
La meccanica potrebbe anche esserci, la mira un po’ meno, si prende dei catch n’shoot uscendo dai blocchi o in ritmo girandosi, talvolta cerca la furbata mascherandosi con il blocco alto, se il difensore sulla lenta sospensione gli finisce addosso sono liberi sonanti, altrimenti sovente tiri fuori equilibrio. Ultimamente si è preso poche responsabilità nei momenti decisivi.
Una è arrivata a New Orleans ma la sua tripla ricevendo in corsa e andando sulla destra a sparare una sgangherata tripla in faccia a Anthony Davis non è sembrata una grande idea con nove secondi sul cronometro da giocare…
Si è riposato una partita per un infortunio all’occhio, è rientrato contro Memphis, dove ha fatto il compitino, lo attendiamo questa notte contro Detroit, il francese cercherà di migliorare il suo 5,2 in classifica assist, con il quale comanda sugli altri giocatori a disposizione di Clifford.
Un po’ troppi 2,3 turnover a partita, più che altro perché a volte sono frutto di superficialità.
 
Ali:
 
SF-
 
Treveon Graham è partito titolare per l’assenza di Kidd-Gilchrist contro ma alla fine della partita era evidente non potesse ancora ambire a un ruolo di titolare scorrendo le sue statistiche.
A parte aver realizzato la sua prima tripla in NBA, ne ha messe un altro paio nell’ultima a Memphis.
 
Tuttavia Graham è chiuso da swingman come Belinelli e Jeremy Lamb, il secondo, dopo un infortunio (solo 5 presenze), è stato rilanciato da Clifford come SG in occasione della sfida vinta in casa contro New York.
Lo inserisco nelle SF, anche se sarebbe più una SG, ma la sovrabbondanza e la sovrapposizione nel ruolo mi porta a considerarlo come cambio in tal ruolo, anche se con Belinelli sono interscambiabili sul parquet.
Si diceva a inizio stagione… in una squadra che ha perso indubbiamente punti nelle mani e non ha più il micidiale post basso di Al Jefferson, un tiratore atletico, versatile e agile come Lamb è indispensabile, a patto che sia in buona giornata.
A Memphis l’era ancora, se dovesse andare avanti così, replicando il buon inizio dello scorso anno, Charlotte avrebbe ritrovato l’ideale tipo d’arma tattica in grado di dare disturbo alle difese più chiuse e lente.
 
Michael Kidd-Gilchrist è rientrato dalla scorsa sfortunata stagione e sembrava essersi ripreso bene, nonostante un buon inizio è calato e Charlotte ne ha risentito.
Un fisico quasi normale che per tre quarti ha tenuto a bada James a Cleveland, prima che la matrioska più grande decidesse di vincere nel finale approfittando della stanchezza di MKG, il quale a tratti non è sembrato essere al top della forma. Ultimamente è tornato sui suoi livelli in difesa.
Probabilmente ha accusato anche il lavoro che sta svolgendo in attacco, oggi più presente a causa della mancanza di punti nelle mani di alcuni compagni.
Contro Memphis ha giocato un buon primo tempo e quando è potuto affondare nel pitturato l’ha fatto senza buttare via palloni inutilmente.
Con le sue transizioni guadagna anche tanti liberi, ma da lì dovrebbe migliorare la mano.
Con 37/56 ha il 66,1% a gioco fermo.
Dopo Zeller, è l’uomo che ha commesso più falli in squadra, naturalmente avendo a che fare sovente contro top player, questa tendenza però, quando si manifesta aggressivamente, l’ha portato a salire al terzo posto nelle palle rubate.
Con quindici palle recuperate, è solo a due da Batum.

PF-
 
Christian Wood è stato utilizzato solo una volta da Clifford e il 17 novembre era stato mandato all’affiliata degli Hornets in D-League (i Greensboro Swarm) ma tre giorni più tardi è stato richiamato nel roster.
Just wait è la scritta che compare sul suo profilo di Twitter. Vedremo se anche Clifford se ne accorgerà e vorrà concedere qualche minuto, anche spazzatura a Christian.
 
Frank Kaminsky sta sostituendo attualmente l’ala titolare per infortunio. Caratteristiche simili nel gioco a quelle di Marvin, nel senso che Clifford gli richiede di saper tirare anche da tre, cosa che per ora non sta facendo benissimo (anche se gli è capitato di risolvere qualche partita) visto il 30,4% da oltre l’arco.
Dal campo sale a un 43,6 frutto di ogni tipo di canestro, floater, banker, lavoro in avvicinamento con gancio o spin.
E’ il terzo miglior marcatore del team ma non è statistica sorprendente se pensiamo che è anche il terzo tiratore dietro a Walker e Batum con i suoi 163 tiri presi dal campo.
Ha parecchie variabili in mano, solo che non sempre sembra coordinato e convinto.
Forse si demoralizza troppo velocemente.
Deve un po’ crescere a rimbalzo e soprattutto in difesa, dove alcuni clienti più esperti lo possono battere facilmente se non usa anche altre armi oltre che la verticalità.
Nelle ultime due gare mi è sembrato in ripresa anche da quel punto di vista, tentativi di stoppata, rotazioni migliori e minori incertezze difensive, a volte è solo questione di un attimo ma diventa fatale…
Qualche turnover di troppo (anche dal palleggio) con 1,3.
Ottimo il suo finale contro i Knicks in casa che l’ha un po’ rilanciato.
 
Marvin Williams è un giocatore spogliatoio, esperto, rispettato dai compagni e con un’ottima etica del lavoro.
Lo scorso anno partì meglio, preparandosi bene ma finendo tra i fantasmi di Charlotte nella serie contro Miami.
In quest’inizio scorcio di stagione spesso ha ricordato più l’ectoplasma che il buon giocatore passato.
Non sempre però.
In difesa quando ha messo fisicità, è riuscito a ottenere buoni risultati.
Beffardamente contro New York e in particolare come cambio su Melo stava svolgendo un buon lavoro difensivo, ma un infortunio (Walker finitogli addosso dalla penetrazione) l’ha tolto di mezzo causandogli un iperestensione del ginocchio.
L’infortunio sembra lo terrà ancora poco lontano dal parquet tuttavia.
Marvin avrebbe anche dovuto essere il lungo moderno che sul lato debole o sugli scarichi avrebbe colpito da oltre l’arco, tuttavia, se escludiamo Graham è vero che s trova al terzo posto ma a un abisso da Belinelli e Walker che lo distanziano.
Marvin ha un 34,1% ma è sotto il nostro play di 8,5 punti percentuale.
Con 27,5 minuti in campo è il quarto Hornets mediamente più impiegato, posizione che conferma nel team a rimbalzo con 6,1 di media catturati a partita.
Marvin sta tenendo una media di 9,9 punti a partita che avrebbe potuto essere più alta se in alcune partite non si fosse messo a litigare con il ferro dalla distanza anche sparando comodi jumper.
 
Centri:
 
Spencer Hawes da terzo centro ha fatto più del suo.
Generoso da battaglia anche se a volte commette qualche ingenuità a livello di falli.
I centri titolari degli Hornets hanno denotato problemi di salute già in prestagione, l’ex Clippers ne ha approfittato per giocare minuti e trovare buone prestazioni.
Unica nota negativa contro Toronto, dove preso dalla frenesia ha sbagliato troppo.
In generale da vicino ha comunque trovato il tiro a una mano, non è un gancio, non è un floater, è quasi un suo marchio di fabbrica, un “hook floater” che non si capisce come possa essere così efficace.
Se ci sono Hibbert e Zeller insieme finisce per giocare quasi nulla o non giocare proprio.
 
La battaglia tra Cody Zeller e l’excentro dei Lakers Roy Hibbert è continuata per tutte le prime giornate.
Roy era partito come titolare ma subito alla seconda giornata è arrivato lo stop per un problema al ginocchio destro.
Rientrando ha aumentato il minutaggio, ha dato una mano a rimbalzo e ha provato a difendere il canestro con la sua verticalità senza ricercare ossessivamente la stoppata.
Dopo la prima buona uscita però non si è più ripetuto su alti livelli e l’attacco con lui si è mostrato troppo statico, gli esterni hanno diminuito la loro pericolosità non avendo più un’arma come Al Jefferson in post basso.
 
Quando è rientrato Cody Zeller, reduce da una grande serata contro gli Hawks, l’attacco si è fatto più rapido e imprevedibile, per questo al momento sembra aver vinto il ballottaggio come starter.
L’uomo proveniente dall’Indiana trotta e lotta sui due lati del campo.
Non sarà un centro stellare ma è utile e le sue insufficienze sono poche, anche se qualche volta, nonostante abbia più peso, si fa spostare o battere in difesa con troppa facilità.
La sua versatilità, il suo dinamismo, i suoi pick and roll a volte finiscono con il rullaggio sulla pista e decollo per la schiacciata pirotecnica.
In attacco ha una percentuale dal campo di 59,8 molto buona (58/97).
La sua tenacia difensiva lo porta a dar fastidio agli avversari qualunque sia l’esito dell’azione.
Talvolta finisce per subire colpi proibiti come quello di Gasol con il gomito durante l’ultima gara, il suo naso incassa ma non ringrazia, lui lottator si rialza.
E’ mancato parecchio quando Charlotte ha dovuto fare i conti con la staticità di Hibbert al centro dell’attacco, un centro mobile come Zeller per questo team pare essere l’ideale se altre stelle non se ne possono avere.

I voti nelle singole giornate dei giocatori e di Coach Clifford da me assegnati sino a oggi.

I voti nelle singole giornate dei giocatori e di Coach Clifford da me assegnati sino a oggi.

 

La classifica della squadra in base ai voti. Media e partite giocate.

La classifica della squadra in base ai voti. Media e partite giocate.

 

 
Charlotte è alla viglilia di un’importante sfida contro una rivale in ottica playoffs.
Dovremo cercare di sfruttare le gare casalinghe d’inizio dicembre e la doppia sfida con Dallas, a metà arriveranno alcune trasferte insidiose (Atlanta, Boston), nel prenatale invece due sfide dal sapore di grande basket da giocare a Charlotte; i Lakers e i Bulls visiteranno la Queen City, ma la squadra di Clifford penso vorrà regalare un felice Natale ai propri fan…

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L'assordante ronzio dei Calabroni torna per il terzo anno consecutivo a rombare nella NBA.

L’assordante ronzio dei Calabroni torna per il terzo anno consecutivo a rombare nella NBA.

 
Utilitarismo contro fantasia… fatti crudi e analisi spietate contro adrenaliniche scosse elettriche a fior di esoscheletro dei giocatori, che, dovranno generare tempeste magnetiche per mandare in tilt gli avversari e spazzare le loro atmosfere con azioni fulminee di squadra o invenzioni di Kemba per vincere le partite, anche se i Calabroni faranno molto affidamento sulla propria atmosferica difesa, con Hibbert e MKG a frizionare l’attrito degli attacchi avversari e generare aurore boreali da battaglie cosmiche.
 
Volare ad alta quota con entusiasmo e fiducia che sono le due parole chiave per gli Charlotte Hornets questa stagione.
 
L’entusiasmo porta a lavorare sentendo meno la fatica, con piacere e da frutti, la fiducia quando si esegue un tiro, una giocata, ma anche nella vita, è un aspetto mentale imprescindibile che non si può trascurare per vivere bene e arrivare al risultato.
Non è tutto così semplice però perché nella vita, come nella NBA, fattori esterni concorrono a ostacolare la buona riuscita delle nostre intenzioni.
A Est alcune squadre si sono mosse bene e paiono essersi rafforzate, ad esempio Atlanta, Boston e Indiana, mentre anche Chicago e New York se troveranno la chimica e non avranno infortuni importanti, potrebbero dar del filo da torcere.
Gli Hornets prima di sconfiggere gli avversari dovranno battere se stessi superandosi, la stagione da 48 vittorie è già soltanto un piacevole ricordo che sfuma quando la pressante attualità ci costringe a occuparci dell’oggi, dell’immediato.
Paradossalmente il fulcro del meccanismo sarà Steve Clifford, perché il duo Cho/Jordan non ha portato in estate nomi di grido in North Carolina, quindi si cercherà ancora una volta di sorprendere passando attraverso il gioco, grazie ad un gruppo che ha mantenuto un nucleo ma perso almeno tre pezzi importanti (Jefferson, Lee e Lin).
I dubbi si assiepano nella mente dei tifosi proprio per la contraddizione estiva.
Jordan dichiarò di voler far grande questa squadra sostanzialmente, di portarla tra le prime a est ma nessun colpo stratosferico è stato messo a segno dalla dirigenza.
Ci si chiede quindi cosa vorrà e potrà fare MJ da grande, anche perché in una delle culle del basket, con tifosi appassionati che non hanno mai gioito per un titolo NBA, l’attesa è molta, specialmente dopo che gli Hornets tornarono redivivi tre anni orsono.
Clifford quindi cercherà trame, schemi e rotazioni equilibrate per ottimizzare le caratteristiche dei nuovi giocatori, ovviando a qualche mancanza ma esaltando caratteristiche del singolo e gioco di squadra.
Un team che cercherà ancora una volta l’accesso ai playoffs pur affrontando probabilmente ostacoli superiori alla scorsa stagione.
La lineup attuale sembra essere composta da 3/5 dei titolari della scorsa stagione: Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, Marvin Williams e Hibbert.
Kaminsky, Belinelli, Sessions e Lamb saranno riserve chiave per i Calabroni durante le rotazioni, si spera in loro per avvantaggiarsi mentre i titolari riposano. Senza il loro apporto potremmo fallire la stagione clamorosamente senz’appello.
MKG è al rientro dopo sole sette gare giocate nella scorsa stagione e, come altri compagni, in preseason (chiusa 3-4), ha dimostrato notevoli progressi nella settimana intercorsa tra il primo e il secondo grappolo di partite.
Il calendario per alcuni versi ricalca quello dello scorso anno, con un febbraio prettamente esterno e un marzo molto più casalingo, dove l’anno scorso gli Hornets trovarono lo slancio, presero velocità per un rush finale che li fece chiudere con un 48-34 al sesto posto, sfortunatamente ultimi in un gruppo di quattro squadre a pari record.
Molte squadre a Est si equivalgono quest’anno sulla carta, ci sarà da lottare e tener duro probabilmente, tutto può succedere in un anno incerto e impronosticabile che dovrebbe portare gli Hornets ad avere una certa stabilità e dimestichezza con le zone alte della classifica nelle intenzioni di Jordan.
L’assortimento, per caratteristiche, è buono, basterà per arrivare ai playoffs e magari passare finalmente il primo turno?
 
Arrivi:
 
Marco Belinelli (dai Sacramento Kings)
Treveon Graham (dagli Idaho Stampede)
Roy Hibbert (dai L.A. Lakers)
Brian Roberts (dai Portland Trail Blazers)
Ramon Sessions (dai Washington Wizards)
Christian Wood (Philadelphia 76ers/Delaware 87ers)
 
Partenze:
 
Troy Daniels (Memphis Grizzlies)
Jorge Gutierrez (Brooklyn Nets ma già rilasciato)
Tyler Hansbrough
Al Jefferson (Indiana Pacers)
Courtney Lee (New York Knicks)
Jeremy Lin (Brooklyn Nets)
 
Movimenti:
 
Jeremy Lin è tornato nella Grande Mela ma sulla sponda opposta a quella che lo aveva lanciato, preferendo il profumo dei “verdoni” a ragionamenti di altro tipo, Courtney Lee invece è volato a New York, poiché gli Hornets in estate per convincere Marvin Williams ma soprattutto Nicolas Batum a rimanere, hanno deciso di alzare le cifre degli stipendi.
Così è stato fatto (175 milioni spalmati su vari anni), purtroppo per le possibilità e le regole salariali agli Hornets non rimaneva moltissimo da spendere, anche se da un’idea di Clifford, ecco saltar fuori in uno scambio con Sacramentto per la nostra ventiduesima scelta al Draft, il connazionale Marco Belinelli, che, interrotta l’esperienza negativa ai Kings (“non eravamo squadra”, parole sue), cerca rilancio nella città regina, così come Hibbert, stagione pessima in maglia gialloviola.
Proprio per questo preso a basso prezzo da Cho e ora con Marco rappresentano due scommesse su cui puntare per il buon esito della nuova Regular Season.
Lin, l’anno scorso giocava anche contemporaneamente a Kemba, il nuovo sostituto, Sessions, è partito male in preseason ma ha fatto vedere qualche miglioramento nelle ultime gare.
Se Lin disputò una stagione buona, ci auguriamo che Sessions vada almeno su discreti livelli.
Giocherà in velocità, pick and roll, incursioni, un po’ alla Lin, anche se le armi sono inferiori.
In questo cambio perdiamo leggermente, così come nella sostituzione tra Al Jeffeson e Roy Hibbert.
Roy è un centro prettamente difensivo.
Non porta molti punti, però di lui si dicono convinti Clifford e altri addetti ai lavori losangelini, a livello offensivo come passatore e questo per una squadra come la nostra che passa principalmente attraverso il gioco, non è cosa da poco.
In difesa dovrà ritrovare voglia e condizione.
Lo svantaggio è non avere un giocatore di post basso e di movimenti sopraffini come Jefferson, che tuttavia peccava in difesa negli ultimi anni, anche a causa di problemi al ginocchio, proprio per questo il rapporto si è interrotto e gli Hornets hanno risparmiato una decina o forse più (in prospettiva di nuovo contratto) di milioni.
 
Reparti:
Le point guard di Charlotte 2016/17.

Le point guard di Charlotte 2016/17.

Guardie tiratrici e ali piccole.

Guardie tiratrici e ali piccole.

Ali grandi e centri.

Ali grandi e centri.

 
Il reparto guardie vedrà Kemba Walker prendere ancora in mano le chiavi della regia, anche se non è un uomo assist di primo piano e preferisce più spesso essere un finalizzatore che un playmaker alla Nash o alla CP3.
E’ il suo anno per dimostrare di essere sottostimato e magari meritarsi una convocazione all’All-Star Game di New Orleans. Sessions sarà il playmaker di riserva come già detto, mentre torna in North Carolina come terza PG, Brian Roberts, altro giocatore sfuggente che se in serata potrebbe far cambiar passo alla squadra e aiutarla a recuperare punti velocemente.
La SG titolare sarà ancora Batum, più di una semplice guardia tiratrice, ma un divoratore di zeri nel tabellino.
Uomo assist, rimbalzista e scorer, ma soprattutto un collante per la squadra.
Per questo le cifre alle quali è stato rifirmato sono alte, anche se nei prossimi anni, complici i contratti della NBA con le televisioni, potrebbero rivelarsi eque per Charlotte.
Al momento però è pagato come una stella e si spera renda altrettanto, in termini di prestazioni e continuità.
Dietro di lui il nostro Marco Belinelli, swingman, in cerca di rivincite e ancora affamato di vittorie, fiducioso ed entusiasta di giocare per Jordan.
Da lui ci si aspetta una pioggia di fuoco dall’arco (giocherà come avatar di Daniels ma presumibilmente starà in campo molti più minuti), ma i compagni dovranno saperlo mettere in condizione.
Harrison sarà la terza SG, ma difficilmente metterà piede sul parquet.
Giocatore che, a mio giudizio, attualmente vive a un livello superiore rispetto a dove sta.
Come ali titolari troviamo Michael Kidd-Gilchrist e Marvin Williams.
Il primo rientra da una ricaduta da un infortunio alla spalla che l’ha tenuto fermo più di metà stagione e ora si spera essere integro e pronto a riprendere il suo posto titolare in quintetto.
Energia, rimbalzi, transizioni e difesa dovrebbero più che compensare la perdita di Lee, in un certo qual modo sua copia la scorsa stagione.
Stopper della squadra cercherà di fermare molti top player avversari.
Marvin Williams darà una mano a rimbalzo, nelle stoppate e soprattutto si spera, aiutando a mettere punti, che sia di tripla o altro.
Gli Hornets ne hanno bisogno avendo perso due scorer come Lin e Jefferson.
Lamb potrebbe trovare minuti importanti, anche perché i Calabroni hanno perso realizzatori e Jeremy in questo potrebbe aiutare Clifford, a patto diventi affidabile.
Sperando non siano troppo pochi i minuti per le sue caratteristiche (a volte ha bisogno di scaldarsi un po’), nel ruolo di ala, che può ricoprire con giocate.
Sull’esterno, anche grazie all’intesa con Hawes, spesso riceve buoni palloni.
Starà a lui sfruttarli per dimostrare il talento attribuitogli ai tempi di OKC, scemato da troppa panchina.
Kaminsky sarà un’ottima scelta dalla panchina.
Sembra migliorato e più veloce in alcuni movimenti, se userà meglio i suoi cm in attacco, potrebbero esser dolori per gli avversari di turno.
Variegato arsenale, dovrà migliorare il suo tiro da fuori se vuole utilizzarlo con costanza.
Ha visione di gioco ma talvolta preferisce fare da solo, sia un jumper o un’entrata.
Ci aspettiamo una difesa migliorata, sua vera sfida personale per rimanere a buoni livelli in NBA.
Graham si è visto poco nella preseason e sarà probabilmente ai margini delle rotazioni, ma da ala piccola o guardia, ha fatto intravedere doti di agilità.
Wood invece è un’ala grande cui piace giocare di potenza se può, ma anche lui sarà limitato dalla presenza degli altri lunghi.
Hibbert per ora è partito come centro titolare ma le dichiarazioni di Clifford fanno intendere che il ruolo di centro titolare non è assegnato.
Zeller è l’altro indiziato per quel ruolo ma ha avuto un infortunio al ginocchio ed è rimasto out per tutta la prestagione.
Dalle ultime news pare possa giocare la prima gara di Regular Season.
Hawes è sostanzialmente il vecchio McRoberts, assist deliziosi, buon tiratore da tre punti, un po’orso (non troppo preciso) a volte negli interventi difensivi.
Diverse di queste rotazioni potrebbero essere però interscambiabili, anche a livello di ruoli ovviamente.
 
Roster:

2016/17 Roster

Il roster2016/17.

Il calendario:
http://hornets.playitusa.com/category/cr15-15/

Incurante dei giudizi positivi o negativi lo spettacolo va avanti, le quotazioni dei Calabroni 2016/17 sono valutazioni cartacee ancora per poche ore.

Gli Hornets scenderanno sul parquet dei Bucks per un’interessante sfida tra squadre che ambiscono ai playoffs per raccontarci la prima di 82 verità in questa stagione.

La Regular Season è lunga da svoltolare, ma i Calabroni devono cercare di sfruttare tutte le occasioni possibili, ogni gara per noi sarà più preziosa di altri team.

Entusiasmo, fiducia e tenacia da portare sempre con se.

Let’s go Hornets!

 

Rice Sun

Manca sempre meno all’inizio della nuova stagione e girando un po’ sui vari siti per farmi un’idea su cosa stia accadendo, mi sono imbattuto in un articolo su Glen Rice.
 
Ho cercato quindi di ricostruire una veloce, sicuramente superficiale biografia dentro e fuori dal campo, anche se le notizie di oggi, non positive per l’ex Michigan potrebbero indurre il lettore a pensare che io faccia gossip.
In realtà ho una particolare idiosincrasia per il gossip e la fiera del dolore che certe malcelate persone portano nelle case attraverso i mass media solo per avere più audience.
La curiosità di capire che fine avesse fatto mi ha fatto fare qualche indagine in più.
 
Se vi dico “Glen Rice”, vi verrà in mente, almeno chi può tornare a ricordare quindici, vent’anni fa, uno dei più letali tiratori della NBA.
Fino a qualche giorno fa era anche uno di quei giocatori che avevo scelto per il fondale della mia pagina perché tra i giocatori più rappresentativi avuti a Charlotte.
Nato il 28 maggio 1967 a Jacksonville in Arkansas, 203 cm, trascinò Michigan nel 1989 alla vittoria alle Final Four.
Miami lo scelse come quarta scelta al Draft 1989.
Oggi è un po’ sparito dalla circolazione, almeno tra i volti noti degli ex giocatori che popolano come commentatori, opinionisti o fanno comparsate oltreoceano.
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Glen Rice schiaccia su Starks e B. Williams dei Knicks.

 
I miei personalissimi ricordi viaggiano indietro nel tempo in una placida e uggiosa giornata nella quale vidi piacevolmente, con mio fratello, una puntata di NBA Action nella quale, ai tempi di Charlotte, si scomodarono per intervistare Glen Rice (all’apice della sua carriera).
Viveva in una bella casetta (di mattoni, bianca e con molta luce all’interno, circondata da natura se non erro, vado a memoria) con un enorme peluche di Hugo per i suoi bambini.
 
Giunse a Charlotte in un maxi scambio che stravolse il volto degli Hornets all’alba della stagione 1995/96, quando i Calabroni sarebbero dovuti arrivare ai nastri di partenza con un frontcourt di tutto rispetto costituito da Larry Johnson e Alonzo Mourning.
Purtroppo una diatriba tra Mourning e Shinn, storico presidente della franchigia (sulla quale oggi ognuno ha la propria versione, quella storica vuole che Mourning puntò a 13 milioni a stagione, non accettò nessuna rinegoziazione del contratto puntando ad essere uomo franchigia avendo a distanza poi uno screzio con Johnson), nonostante David Falk (agente di Mourning) in un primo momento disse che non vi fosse alcuna trattativa con gli Heat, portò il nostro centro alla corte di Pat Riley, l’allora allenatore dei Miami Heat insieme a Leron Ellis e Pete Myers.
In cambio, Charlotte ottenne il centro Matt Geiger, il playmaker Khalid Reeves una futura prima scelta nell’anno seguente ma soprattutto Glen Rice, già importante scorer a Miami. Il 15 aprile 1995 mise a segno 56 punti contro i Magic di O’Neal, lui dice per impressionare la sua nuovissima fiamma Cristina Fernandez che diventerà poi moglie il 5 settembre 1997.
 
Avranno due figli insieme, Brianna (26 febbraio 1999) e Giancarlo (28 agosto 2001, non mi chiedete perché del nome italiano).
Inoltre, Glen ha altri figli. Il maggiore e più conosciuto è Glen Jr. (nato il primo gennaio 1991 in epoca Heat) che ha militato nella NBA e attualmente gioca per i Rio Grande Valley Vipers nella Lega di sviluppo NBA. Purtroppo sembra avere già avuto un paio di problemi con la giustizia. Sparatoria (fuori da un locale di Atlanta dove fu colpito ad una gamba) e possesso di marijuana una prima volta (fermato sanguinante all’interno di una Porsche in compagnia del suo amico Steven Pryor), rapina e percosse più possesso di marijuana la seconda.
Glen Rice Jr. con i Washington Wizards nella NBA che poi rinunciarono a lui.

Glen Rice Jr. con i Washington Wizards nella NBA che poi rinunciarono a lui.

In possesso di notevole quantitativo di denaro entrambe le volte. 
Lui e G’mitri (22 aprile 1992) avuti dalla sua ex moglie Tracey Starwood. Giovanni (altro nome italiano) Rice (nato il 5 febbraio 2004) e Bella Rice (nata il 28 luglio 2010).
Tornando alla stagione degli Hornets, alla fine dell’anno pagò il già sotto processo A. Bristow, allenatore che curava più la parte offensiva che la difensiva secondo i detrattori negli addetti ai lavori.
 
Venendo mancare il suo protettore dell’anello, nonostante una storica vittoria in casa Bulls, vennero a mancare anche i Playoffs nonostante i 21,6 punti di media e il 42,4% dal campo di Rice durante la stagione.
La stagione si chiuse con un bilancio in parità (41 W, 41 L) e i Calabroni furono superati nel finale proprio dagli Heat che chiusero all’ottavo posto con un record di 42-40 vincendo a Charlotte gara settantasette per 95-116.
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Partecipò a tre All-Star Game vincendo anche titolo di MVP nel secondo dove divenne punta di diamante della squadra sino a trascinare gli “Charlotte Hornets” a una stagione di 54 vittorie, la migliore di sempre (per ora) a Charlotte.

Lui, Curry e altri specialisti che si susseguirono in quegli anni tipo Delk o Pierce, rendevano gli Hornets una delle squadre più temibili da fuori l’arco.
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Con il trofeo MVP dell’All-Star Game nel 1997.

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Andò via dopo tre anni (durante il secondo segnò il suo massimo in carriera in media punti, 26,8) mostrando segni d’insofferenza a una situazione caotica a Charlotte, lockout a parte, l’allenatore Cowens (che aveva migliorato il gioco di Rice da tiratore puro convincendolo avesse anche i mezzi fisici per penetrare, infondendogli fiducia e migliorandone le prestazioni) si dimise, Mason si ruppe un tendine del bicipite e sarebbe stato fuori un anno, lui avrebbe dovuto saltare almeno una ventina di partite e Shinn aveva problemi con la “giustizia”, così i Lakers che cercavano il pezzo mancante da affiancare a Bryant e O’Neal per vincer l’anello lo presero.
I gialloviola sacrificarono l’idolo Eddie Jones (spettacolare giocatore) ed Elden Campbell per arrivare a Rice nel 1999.
I Lakers vinceranno con Rice l’anello l’anno successivo.
Glen cala un pochino le sue medie con Bryant e O’Neal come punti di riferimento primari ma è sempre importante.
Tende già un po’ alla pinguetudine e dopo due anni in California torna ad est, a New York, poi Houston, Utah e L.A. sponda Clippers furono le sue ultime squadre prima del ritiro nella stagione 2003/04.
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Le statistiche di Rice in carriera.

Il suo talento sul parquet gli ha permesso ingenti guadagni che spesso si pensa possano bastare a garantire una vita futura serena.
Con quei guadagni qualcuno oserebbe dire abbondante dal punto di vista economico.
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Gli stipendi secondo Basketball-Reference.com.

 
Secondo un sito on-line americano che si occupa di basket (ClutchPoints.com), non sarebbe così… l’immagine tranquillizzante di quei tempi del fantastico giocatore franchigia, tranquillo, beato e felice sembrerebbe svanire.
L’incessante aggressione del mercato non risparmia nessuno finanziariamente, e qui, sostiene José Lambiet del “The Miami Herald”, Rice starebbe per andare in bancarotta.
Almeno, questo secondo i documenti del tribunale di Miami-Dade County resi pubblici all’inizio di questo mese in una causa di paternità intentata contro Rice da parte di una donna di Fort Lauderdale (causa che risale all’origine dal 2010).
 
Da quando si ritirò nel 2004, sostengono che Rice si sia guadagnato dei soldi solamente attraverso “lavoretti” legati al basket come tutore per bambini, camp, oppure firmando accessori per farli divenire memorabilia, oppure sfruttando la sua immagine per qualche apparizione.
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Inoltre, secondo i documenti del tribunale, avrebbe fatto un gran numero d’investimenti sbagliati, più probabilmente penso io, pur non conoscendo nello specifico le operazioni, sarà stata solo un’altra vittima della speculazione finanziaria partita prioprio dagli States.
Nel 2005 i suoi 2442 punti con Michigan gli valsero il ritiro della sua maglia universitaria, la 41, la stessa indossata a Charlotte.
 
Nel 2008, altra brutta faccenda, fu incarcerato e liberato dopo il pagamento di una cauzione perché pare avesse aggredito un uomo dentro l’armadio (Alberto Perez) dell’ex moglie.
Le accuse furono però in seguito ritirate.
 
Mi auguro quindi che la situazione economica di Rice non sia quella esposta dalle fonti e non viva una sorta di complesso di Brandao.
Chi era Brandao?
Brandao fu un uomo inconsapevolmente alzato fisicamente e portato in trionfo da dei tifosi elvetici che, durante un tour del Santos di Pelé in Svizzera (fece quattro goal in quella partita), lo scambiarono per O Rei.
Quando si accorsero del vero Pelé, gettarono per terra il povero Brandao (fonte Natalino Balasso) che visse il suo momento “dalle stelle alle stalle”.
 
Le foto del suo matrimonio con Tia Santoro (in) Rice sembrano andare in direzione opposta (dovessimo giudicare dalla bellezza del luogo scelto e dall’eleganza dei vestiti) a quanto asserito dalle solite fonti.
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Al matrimonio con Tia Santoro.

 
Allora tanti auguri a Glen Rice e alla sua famiglia e thank you for the memories, ovvero, grazie per i ricordi.
Rice combatte contro il centro E. Johnson per una palla persa.

Rice combatte contro il centro E. Johnson per una palla persa.

Rice sorge tra Grant Hill e Otis Thorpe dei Pistons.

Rice sorge tra Grant Hill e Otis Thorpe dei Pistons.

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Batum video

Tempo d’estate…

la NBA ora riposa, almeno dal punto di vista del gioco, ma nel sottobosco la brace è ardente, anche se di “carne al fuoco” quest’anno pare essercene pochina per i rialzi contrattuali e per le poche uscite reali dai contratti.

Adesso che LBJ è riuscito nell’impresa di far vincere un titolo a Cleveland (il primo) e rilancia un feud con Curry per il prossimo anno, Durant in prima fila e altri talenti permettendo… si sente già il profumo di una nuova stagione, sperando in geografie ridisegnate un po’ più favorevoli al piccolo mercato di Charlotte…

Mentre nella Queen City hanno fatto sapere che il rinnovo di Batum sarà una delle priorità in ottica di mercato, ecco spiegato in video il perché di questa scelta.

Ci sarebbero stati da insrire altri canestri e innumerevoli assist smarcanti e illuminanti, ma il video è già lungo e denso.

L’anno prossimo “ospiteremo” l’All-Star Game e personalmente mi aspetto una miglioria concretizzabile con un pezzo pregiato che possa dare una mano senza che i ragazzi debbano superarsi ogni volta. Un lungo “almeno” dalle caratteristiche difensive servirebbe, questo è tornato a evidenziarsi nella serie contro Miami.

Jordan e Cho per ora sicuramente cercheranno di trattenere con adeguamenti a cifre ragionevoli sia Nicolas che il Jeremy d’origine orientale che nel frattempo all’Università di Taipei…

Per il futuro, non ci resta che attendere…