Il Cody c’è! La Vinci.

Cody Zeller, templare di Charlotte, custode dell’anello. Senza di lui Charlotte stenta (per usare un eufemismo) a vincere…

Dovessimo scrivere del Priorato di Sion non ne usciremmo più.
Tante e troppe sono le interpretazioni legate alla setta che prende il nome del monte “israeliano” tra miti, verità e leggenda.
Dai Cavalieri Templari, alla loro organizzazione attribuita a Goffredo di Buglione (conte belga difensore del Sacro Sepolco in Terra Santa e governatore di Gerusalemme) all’alba del 1100, ai loro presunti ruoli da tesorieri e da custodi del Sacro Graal, all’estinzione nel quattordicesimo secolo e all’organizzazione del 1956 fondata da Pierre Plantard che come aveva come simbolo il Fleur de Lys (un po’ modificato in maniera massonica nella parte alla base) divenuto simbolo di regalità in Francia nell’oscuro (non poi così buio) Medioevo.
Proprio per questo faccio una premessa introduttiva su New Orleans che reca nello stemma il fiore del giglio araldico, retaggio gallico di un passato non troppo remoto.
Oggi i tifosi dei Pelicans si sono svegliati in Paradiso trovandosi Cousins in casa da affiancare a Davis.
Per me, potenzialmente sono la coppia titolare a livello di frontcourt di tutta la NBA.
L’ex Vlade Divac, a Sacramento, probabilmente stufo dei capricci e delle “cousinate” in spogliatoio dell’ex uomo franchigia dei Kings, ha spedito Boogie insieme a Casspi (altre attinenze sioniste?) a New Orleans in cambio di Evans, già ex Kings e in scadenza (probabilmente non avrebbe rifirmato), del prodotto locale (Baton Rouge) Galloway, buono specialista e di Buddy Hield, un rookie che non sta brillando particolarmente (credo diverrà buon giocatore se la testa lo aiuterà), più una prima scelta.
Mentre i Kings mettono sul mercato anche Collison, Afflalo e McLemore (trovo Collison perfetto per sostituire Lin, perché anche in panchina Charlotte ha bisogno di alternative reali) scegliendo di abdicare nella corsa ai playoffs per prime scelte e giocatori “freschi” per un ambiente logoro, ovvio che ora i Pelicans puntino alla post season.
“Divertente” è notare che la storia delle due franchigie spesso corra su binari paralleli e quello che servirebbe a noi è andato a NOLA.
Anche Demps si è riscattato con questa trade, mentre il nostro GM Rich Cho ha “incasinato” il roster andando a prender per 4 anni Miles Plumlee a 12,5.
Mentre Cho dorme sonni tranquilli, forse sognando nella nostra nebbia fitta il film Il Codice da Vinci, il quale s’intrometteva in antiche tematiche legate a quanto scritto sopra, 5-17 è il poco affascinante record degli Hornets targati 2017.
Difficile rientrare in carreggiata con Clifford alla guida di una macchina allo sbando.
A bordo non c’è più Zeller, lasciato in riparazione da qualche parte, forse in uno sperduto Autogrill americano perso nel “nulla”…
Zeller ha giocato nella prima fase dell’anno a intermittenza un totale di sette partite.
Gli Hornets ne hanno vinte tre e perse quattro con lui in campo.
Senza di lui è arrivata una sola vittoria contro Brooklyn.
Se senza Cody perdi, con Cody hai più possibilità di vincere.
Il problema è che non si conoscono i tempi di recupero per Cody per l’infortunio al quadricipite che lo sta tenendo lontano dal parquet.
L’uomo dal profilo spartano aveva iniziato dalla panca dietro a Hibbert, progetto abortito dopo una partita.
Roy a Milwaukee aveva giocato splendidamente, ma il ginocchio aveva dato subito segnali di recidività.
Gli Hornets passati dalle problematiche ginocchia di Jefferson si ritrovavano nella stessa situazione e per non finire in ginocchio si affidavano a Zeller, il quale, dopo una buona prova a Milwaukee, contribuiva subito a Miami ad aiutare il team nella sua partenza sprint di 8-3 nelle prime undici gare.
Proprio nell’undicesima Zeller toccava lo zenit.
Dopo l’ottima prestazione contro gli Hawks, il nostro centro, ormai titolare, era costretto a saltare le sfide con New Orleans, Memphis e San Antonio (gare 12, 13 e 14), le quali finivano con altrettante sconfitte degli Hornets.
Ancora però si sarebbe potuto pensare a sconfitte episodiche, dettate da appagamento, un po’ di stanchezza e qualsiasi altra scusante vogliate inserire.
Invece ecco che il 2017, con le sue ultime due nefaste cifre messe insieme, toglievan di mezzo ancora una volta Cody.
Dopo il finale della 2014/15 con relativo infortunio a “darci una mano” per pescar più alto al Draft, eccoci a oggi.
Senza Cody nel 2017 siamo 2-12 e aggiungendo le 3 L precedentemente menzionate ecco un 2-15…
 

Cody da più solidità al quintetto base. Ha aumentato le sue cifre e messo su un po’ di muscoli rispetto al passato.

Se Cody Zeller non entra nel novero delle stelle visibili e rispettabili dalla massa dei tifosi NBA, la sua assenza sta mostrando che, dopo Walker, è un secondo astro in un sistema binario, importante per i pianeti che gli gravitano intorno, vero punto di riferimento della squadra.
Ad alcuni sembrerà una bestemmia ma, numeri alla mano e considerazioni sul gioco di squadra vi spiego i miei perché.
 
Clifford dopo la sconfitta contro Phila ha detto: “Siamo ancora in tempo, ma si sta facendo tardi.”, aggiungendo che se la sfida cambia si deve cambiare.
Parole sibilline forse, meno aulico è stato quando ha detto che non è difficile giocar contro gli Hornets, squadra che ha perso fisicità e smalto.
Il 51-33 a favore dei 76ers a rimbalzo (senza Embiid e Okafor) parla chiaro…
Clifford sa che Charlotte ha perso identità e la grinta di Zeller potrebbe aiutare Charlotte a ritrovarsi dopo la pausa dell’All-Star Game.
La fisicità di Cody aiuta.
Nella NBA attuale divenuta meno tecnica degli anni d’oro, se non hai giocatori fisici, come ormai capita a tutti gli sport di contatto spinti allo stremo, “ti disintegrano”…
Tornando a Cody, a parte il fatto di esser stato scelto nel 2013 alla posizione numero 4 (ok, a volte si pescano dei bidoni anche alla uno), altro numero che non porta proprio benissimo per gli scaramantici d’oriente (shi significa 4 ma è anche la radice del verbo shinu, cioè “morire” in giapponese), dal mio punto di vista, lo Zeller di Charlotte è importantissimo per il nostro gioco per due motivi principali.
Intanto perché in un gioco basato essenzialmente su pick and roll e tiro da tre, Cody riesce a fare benissimo da bloccante e rollante, sovente Batum diventa l’uomo assist per lui riuscendo a migliorare le statistiche d’entrambi.
Gli Hornets, mano alle statistiche, sfruttano i pick and roll ampiamente, sono terzi, dietro ai Suns, mentre i Raptors sono primi.
L’intesa c’è e se dalle parti del pitturato c’è Zeller, le difese avversarie devono dargli un’occhiata in più, anche perché se non è uno che porta a casa 20 punti a partita, lasciargli varchi vuol dire concedergli punti facili da sotto (a volte è Kemba a portar la minaccia e a scaricagli facili extra passaggi) o lasciare la pista di decollo sgombra per una delle sue incursioni atletiche che vanno a concludersi con slam dunk da NBA JAM.
In genere le difese gli danno un’occhiata anche perché Cody, se non è un giocatore da temere particolarmente, è pur sempre un giocatore da rispettare, un lungo che mette impegno ed energia, con queste doti può portare a prender più rimbalzi offensivi e a creare differenti spaziature, spazi che possono essere sfruttati anche fuori dal perimetro.

Il GM Rich Cho con Cody Zeller ai tempi dei Bobcats.

 
Zeller attualmente gira a 10,8 punti, 6,5 rimbalzi (dei quali 2,3 offensivi), 1,4 assist, 1,1 stoppate a partita, il tutto tirando con il 58,7% dal campo.
Con Cody in campo Charlotte ha un net rating di +7,8, senza -4,2…
Per 100 possessi, con Cody si riescono a segnare 108,6 punti contro i 102,8 (-5,8) quando non c’è.
In una parola sola, il nostro numero 40 è efficiente, non solo in attacco ma anche in difesa (secondo fattore d’importanza), dove spesso mette in difficoltà avversari più quotati di lui, per dirne uno su tutti, Howard o gente tra i lunghi che non ha la terza dimensione, quella esterna all’arco.
Subiamo 100,8 punti con lui in campo, mentre senza, saliamo a 106,9 (- 6,1)…
22-17 con Cody è il record attuale.
24-32 è il record attuale globale.
Con Cody in campo, tenendo conto anche del calendario, i Calabroni hanno ottenuto un +5, senza un -13, ciò vuol dire almeno in parte, che per come giochiamo, Cody fa la differenza.
Gli Hornets, per pareggiare il record con Zeller sul parquet, dovrebbero aprire una striscia di 18 W consecutive…
Il 31 ottobre 2016 Zeller ha firmato un contratto di 5 anni con gli Hornets a salire.
Se per quest’anno gli emolumenti corrisposti da Jordan saranno intorno ai 5 milioni, dall’anno prossimo saliranno intorno ai 12,5 per arrivare a 15,4 nel 2020/21.
Un contratto complessivo di 56 milioni che si potrebbe giustificare solo se Cody non fosse così “prono” agli infortuni.
Lo avevo scritto a inizio anno. Ci sarebbe stato da soffrire e avremmo dovuto avere tutti a disposizione per puntare alla post season.
Cho non ha coperto adeguatamente i ruoli, la panchina è diventata corta e gli sforzi di Zeller hanno prodotto l’ennesimo infortunio “con ricaduta”.
Onestamente lo ritengo l’unico intoccabile oltre a Walker.
Batum ha dimostrato di saper giocare delle buone partite ma a intermittenza.
Qualcuno dice che lui e Marvin, firmato il ricco contratto, si sono adagiati sugli allori.
Sicuramente non sono due clutch player.
Se consideriamo che MKG come ala piccola da poco apporto in attacco e in fase difensiva sia regredito rispetto ai suoi alti standard mentre Kaminsky, a parte qualche exploit, sta giocando soprattutto a liberarsi per sparar da fuori, non dando consistenza sotto le plance in attacco, risultando poco efficacie anche in difesa, ecco che in quintetto il solo, solito e stanco Walker non può bastare.
 
Manca mezza settimana alla scadenza del mercato NBA.
Gli Hornets sono a 2,5 partite dall’ottavo posto ma sono equidistanti dalle ultime posizioni.
Difficile dire cosa pensi di fare la franchigia.
Tankare e prendere un buon prospetto per il futuro o cercar di dare continuità al progetto per cercare di non far inabissare la stagione.
Nel primo caso i Calabroni hanno disperatamente bisogno di Zeller e non solo.
Personalmente punterei a prendere un giocatore alla Millsap, magari sacrificando anche l’intoccabile Batum o MKG, un giocatore che mi piace molto, ma in un sistema senza altri validi attaccanti intorno acuisce la crisi di punti…

 
Ora, parlando meno di Zeller e più della squadra, facendo un passo indietro… gli Hornets erano divenuti una delle più belle sorprese della stagione 2015-16 con un record di 48-34, prendendosi diverse soddisfazioni sul parquet.
Wade salvò gli Heat dall’eliminazione clamorosa al primo turno e poi in estate i Calabroni si trovavano con diversi F.A. in casa.
Scegliere quali rifirmare era compito di Cho.
Marvin Williams e Nicolas Batum con sontuosi aumenti salariali furono trattenuti a fronte rispettivamente di una buona prima parte di regular e di una stagione super.
Jeremy Lin, Courtney Lee e Al Jefferson invece erano i tre destinati a lasciar la Queen City.
Per Big Al un addio scontato viste, le sue ginocchia che non davano garanzie, Lin chiedeva certamente troppo rispetto al contratto precedente e finiva ai Net in grado d’accontentarlo, mentre Lee, con un po’ più di acume si sarebbe potuto trattenere ma con il rientro di MKG (ricordiamo che l’anno scorso giocò solo sette partite), l’attuale Knicks veniva considerato un doppione, almeno “difensivamente parlando”.
MKG tornava così a far da ala piccola liberando spazio per Batum come guardia tiratrice ma MKG, nonostante provi a trovare anche dei buoni tiri dalla media o ci provi da sotto, si aggiunge ai tiratori occasionali sul campo, tra i quali annoveriamo Marvin Williams. L’anno scorso contribuì da oltre l’arco a portare Charlotte all’ottavo posto in % nel tiro da tre punti.
Aveva il 40,2% contro il 34,7% di quest’annata.
Quest’anno Charlotte è scesa al 21° posto con il 35,2% con Kaminsky a tirare con il 30,8% da fuori….
Peggio ancora va come percentuali in generale dal campo, dove siamo piombati in ventottesima posizione con il 43,9%.
 
Il piano d’attacco “Walker contro tutti” non sta funzionando. Kemba ha migliorato le sue statistiche, compreso il tiro da fuori, ma anche lui non riesce a vincer le partite da solo, in uno sport di squadra.
Miglior qualità della panchina e possibilità d’usare giochi differenti, uno dei pochi a salvarsi fuori dallo starting five è Marco Belinelli, il quale sta tirando con il 37,6% ma anche lui è in fase calante.

Le statistiche di Marvin Williams, giocatore nato il 19 giugno 1986. In calo ovunque rispetto lo scorso anno, salvo nella percentuale ai liberi. Soprattutto manca troppi tiri da tre punti, anche con spazio, causando danno a Charlotte.

Quasi nessuno più in North Carolina sembra essere intoccabile, voci davano i soli Walker, Batum e Zeller sicuri di rimanere con anche MKG in bilico.
Scelta numero due come possibile pedina di scambio, il che equivarrebbe come ammissione di fallimento di un progetto, ma ora urgono delle scelte.
Tempo per pensare ed eventualmente contattare le altre franchigie ve n’è stato molto.
L’ora della verità si avvicina.
Vedremo se Cho a capo della spedizione per ritrovare il Sacro Graal riuscirà a portar a casa almeno qualcosa che gli assomigli e che funzioni…

Il Punto @ 51

 

Il punto della situazione dopo gara 51.

 
Dalla trentacinquesima alla cinquantunesima gara, passando per il giro di boa della quarantunesima.
Come il solito cerchiamo di capir che stia succedendo ogni “tot” partite, riepilogando il momento ma non solo.
Nemmeno a farlo apposta queste diciassette partite partono e coprono tutto gennaio affacciandosi alle prime due di febbraio.
Gennaio è stato un mese terribile per gli Hornets che si sono ibernati.
Sono arrivate 11 sconfitte a fronte di sole 4 vittorie, tutte ottenute in casa, dove gli Hornets hanno statistiche migliori rispetto alle trasferte, affrontate bene solo a inizio stagione e poi divenute un problema perché non si vince fuori casa dal 28 dicembre 2016 a Orlando.

In casa e fuori.
La differenza c’è.

 
Una follia, una lucida follia come quella che diede il via alla prima guerra mondiale.
Caso, sfortuna e follia combinate insieme fecero morire Francesco Ferdinando, erede al trono di “Cecco Beppe” (Francesco Giuseppe), imperatore d’Austria, regnante assolutista d’altri tempi che comunque aveva dovuto concedere ai magiari il nome (Austria-Ungheria), le libertà erano in aumento, anche sotto la spinta della ricercata indipendenza italiana “ottenuta” con il Veneto unificato nel 1866…
Francesco Ferdinando cadde a Sarajevo, insieme alla moglie Sofia, sotto i colpi di Gavrilo Princip, uomo della Mano nera (gruppo nazionalistico serbo).
Un caso che la macchina passasse di lì, dopo il cambio di percorso non programmato causato da un altro attentato (erano diversi gli attentatori piazzati in vari punti della capitale bosniaca).
Un caso non fortuito però, da qui ad arrivare alla guerra per le mire sui Balcani delle superpotenze Austria-Ungheria (ma con Vienna a prender le decisioni militari), Russia (alleata con i Serbi per panslavismo e possibili sbocchi sui Balcani), Francia, Germania (duplice alleanza con gli Asburgo) e anche Italia (che con i patti di Londra rompeva la triplice alleanza per passare dalle parti franco/russe…), il passo fu breve.
Le difese sul campo furono trincee fatte di sacrificio, morte e sangue, se andate a Kobarid (in Slovenia), troverete il museo di Caporetto (il nome in Italiano), per farvi un’idea libera e indipendente su ciò che fu.
 
Tornando agli Hornets, dal mio punto di vista a essere incriminata è proprio la difesa in primis, il gioco moderno in NBA è divenuto una specie di blitzkrieg (guerra lampo), fatto di fisicità estrema, triple e pick and roll, su alcuni di questi elementi Charlotte è troppo latitante per i miei gusti, ma anche l’attacco e l’approccio ai finali punto a punto non sono dei migliori, palloni persi, scelte di tiro non delle migliori e forzature di Kemba monotematiche più protagonisti non all’altezza (vedi recente air-ball di Kaminsky nel finale contro Sacramento per il sorpasso e probabile vittoria).
Periodo nero che potrebbe diradarsi vincendo qualche partita, non è importante come, è essenziale riprendere quota e ridare entusiasmo ai Charlotteans se il progetto di MJ (parole sue) è riportare a medio/breve termine i teal & purple tra le quattro migliori a Est. MJ però ha anche detto che il suo fascino è limitato, facendo capire che “pecunia non olet”, ciò che il denaro non è maleodorante e che i giocatori sono attratti dai soldi e non dall’appeal di ex mostri sacri del parquet.
Per questo Lin ha cercato un contratto migliore per se in estate finendo a Brooklyn ma più spesso nella lista infortunati dei Nets, la squadra di Clifford in estate ha subito quindi mutazioni profonde che hanno mutilato certi tipi di giocate, anche se si sono cercate soluzioni in parte aderenti, Walker era preoccupato che Marvin e Nic scappassero, la società li ha blindati facendoli firmare dei contrattoni (è anche una strategia rifirmare ora per non spendere l’anno prossimo o tra due anni, quando l’inflazione programmata sarà certamente altissima giacché è stata decisa a tavolino in base ai ricavi complessivi della NBA in aumento grazie ai soldi delle TV) ma la resa non è stata quella prevista, gioco di squadra ok, ma meno qualità e profondità nella panchina e nelle soluzioni dal campo.
 
In trasferta gli Hornets hanno perso troppe (otto) partite di fila, continuando con la nona il primo febbraio a Oakland (il campo meno indicato per interrompere la striscia) e con la decima a Salt Lake City, in una sequenza incubo iniziata (per quanto riguarda queste diciassette partite prese in considerazione) a Chicago e terminata con sette sconfitte consecutive, l’ultima delle quali è ferita fresca e brucia salatamente in quel del Lago dei mormoni.
L’occasione per ripartire sarà prossima; la prossima sfida con i Brooklyn Nets, una gara casalinga da giocare al “The Hive” (come lo chiamavano i vecchi tifosi Hornets) da non sbagliare giacché la posizione in classifica vacilla.
 
Nono posto, a mezza partita da Detroit e con i simpatici (almeno, per me…) Bucks dietro di mezza…

La classifica a Est (prime dieci posizioni) con Charlotte nona, fuori dagli otto posti disponibili.

 
I playoffs sono ancora alla portata ma, per non prendere un probabile 4-0 o 4-1 da Cleveland bisognerebbe cercar di raggiungere la settima o sesta posizione.
L’impresa non sarà semplice perché osservando il calendario, dopo “le Retine”, avremo a che fare con Houston e Clippers in casa, due scomode clienti, anche perché la parte meno titolata di Los Angeles ha recuperato Griffin, poi la gara casalinga contro Philadelphia e una trasferta a Toronto che chiuderà le partite in programma prima della pausa per l’All-Star Game.
A determinare il successo o l’insuccesso della stagione saranno comunque le altre sei trasferte dopo la Gara delle Stelle.
Detroit, Sacramento, Los Angeles (prima Clippers e poi Lakers), Phoenix e Denver le avversarie.
Fossimo quelli dello scorso anno, avrei detto 2 perse e 4 vinte, ma quest’anno è anche possibile che si chiuda con uno 0-6 fuori casa ma c’è l’incognita Cho.
Nel frattempo avremo la scadenza del mercato e il “nostro” GM potrebbe riuscire a portare a Charlotte un giocatore utile che determini un’inversione di rotta nei risultati.
 
Per quel che riguarda le statistiche, che gli americani amano molto, io un po’ meno, perché possono spiegare alcune cose, ma non risolvono problemi o danno sempre indicazioni esaustive, specialmente sulle dinamiche di gioco.
 
Comunque… gli Hornets segnano 105,1 punti di media risultando al 17° posto, mentre ne subiscono 104,3 riuscendo a entrare nelle 10 migliori con un nono posto.
Il saldo positivo della differenza canestri si è assottigliato a solo 0,8 e il 23-21 si è trasformato in 23-28 dopo le già citate sconfitte consecutive.
Gli Hornets hanno appena mandato a Milwaukee Hibbert e Hawes per ottenere Miles Plumlee (soldi) e per guadagnare sul campo più atletismo.
Il problema degli Hornets però non è a rimbalzo secondo le statistiche, almeno quello generale, dove Charlotte è sesta.
 
Il rimbalzo offensivo invece è optional, per problemi atletici, fisici, ma anche per la tattica di Clifford che fa ritrarre la squadra per non subir transizioni, anche se la cosa non sempre riesce.
Certamente schierarsi in difesa velocemente è buona norma, ma talvolta esser troppo rinunciatari in attacco in attacco è deleterio e ci porta in questa statistica nelle zone di bassa classifica.
Le steal sono in calo e questo rappresenta una mancanza…

Ultima con 6,5 rubate a partita.

 
Siamo invece sul podio, per quanto riguarda i turnover nonostante Batum perda troppi palloni a partita.
Questi palloni risaltano ancor di più se si pensa che gli Hornets sono secondi, come l’anno scorso i Calabroni riescono a perdere pochi palloni.

Solo 12,0 turnover a partita e secondo posto in classifica nella statistica.

 
Charlotte si è un po’ persa invece al tiro da tre punti, il quale garantiva propellente per rimonte e vittorie.
Ormai aspetto fondamentale del basket odierno nel quale anche PF e C devono saper tirare possibilmente da oltre l’arco, Marvin Williams e Kaminsky da fuori non hanno fatto granché bene, Hawes è crollato nelle percentuali e anche i piccoli faticano…
Sessions non è un super da fuori, Belinelli dopo l’infortunio è sceso molto in questa statistica, anche se contro Utah è tornato a far bene da dietro l’arco, così come da tre è in ripresa Batum, mentre l’uomo in controtendenza è Kemba, il quale sta tirando con oltre il 40% ed è stato chiamato all’All-Star Game anche per questa specialità.

Charlotte tira con il 35,4% da tre, leggermente dietro New Orleans.

Quello che era già chiaro a tutti a inizio stagione si è avverato ed è un problema, poiché rimbalzi, stoppate, pochi turnover, non compensano qualche punto in percentuale perso al tiro.

Charlotte tira dal campo con il 44%.

L’addio di Big Al con le sue possibilità, il gioco dentro fuori, il suo post basso (per movimenti secondo me attualmente il migliore della lega), ha finito per render più prevedibile Charlotte che con i lunghi spesso si è affidata alle conclusioni da fuori di Marvin Williams o ai pick and roll di Zeller firmati Batum, il quale a volte triangola da fermo dal lato per gli inserimenti di Marvin.
Se i punti di Lee li compensa in qualche maniera Marco (anche se non ha la stessa difesa), la perdita di un piccolo folletto imprendibile come Lin si è sentita.
Sessions non mi convinceva e, infatti, l’ho trovato spesso inadeguato come regista e ha apportato molto meno sprint alla panchina di Charlotte che messa insieme in campo, sta rendendo poco.
Il gioco ordinato di Charlotte produce buone giocate durante la partita, gli assist fioccando e siamo tra i primi 10 nella classifica assist, per di più secondi negli assist per tiri da due punti e talvolta arrivano assist non conteggiati per andare ai liberi.

Non male negli assist con 23,5 a partita…

 
Siamo sesti con l’80,4% dalla lunetta.
Riguardo a Clifford poco da imputargli per quel che riguarda il gioco offensivo se la qualità non è quella desiderata.
Difensivamente se ne può discutere all’infinito…
A livello di motivazioni qualcuno sembra scarico.
Batum a volte, sarà l’atteggiamento o l’espressione, sembra giochi più per contratto (dicono i detrattori e a volte anche a me sembra un po’ sovrapensiero), le motivazioni in generale non sempre mi sembra ci siano.
Se contro i Warriors in casa gli Hornets disputarono una partita aggressiva, già dalla seguente la squadra andava adattandosi ai ritmi di quella avversaria.
Bisogna cercare di coprire meglio la linea da tre punti, specialmente negli angoli, gli avversari stanno riuscendo a prender troppi tiri senza esser contrastati.

Classifica giocatori

16° A. Harrison: 5,25

Ormai non fa più parte del roster da poco più di un mese essendo stato tagliato il 3 gennaio. Marginale con 0,6 assist e 0,2 punti di media in scampoli di partita. Nelle sue poche apparizioni aveva mostrato di non essere attualmente da NBA. Al suo posto attualmente, nel reparto guardie è arrivato Ray McCallum con un contratto da 10 giorni.  In classifica solo perché tengo conto di tutti quelli che hanno giocato durante l’anno.

15° B. Roberts: 5,75

Cosa scrivere su Brian Roberts? Io farei scriver direttamente la società. Che cosa aveva in mente con questo cavallo di ritorno? Forse risparmiare visto il suo contratto da 1,050,961 non sia oneroso rispetto ad altri. Gerarchie molto, forse troppo definite in quel di Charlotte e l’imprevedibilità di Roberts è stata limitata a 99 minuti in quindici partite sul parquet. Caratteristiche simili a quelle di Sessions per quel che riguarda le doti incursionistiche, lo trovavo tuttavia migliore, più veloce e anche più abile nel tiro da fuori. Di contro, a Oakland, recentemente, gli hanno messo contro Curry e lui, stampatosi sui blocchi, ha finito per non andarci nemmeno vicino, contro Utah ha giocato male iniziando a minare il mio buon ricordo dello scorso anno, quando giocava 11,1 a partita da “noi”, prima di passare a Portland per la parte finale di stagione.

 

14° R. Hibbert: 5,78

Roy è appena passato a Milwaukee. Per uno scherzo del destino, la squadra contro la quale esordì quest’anno in maglia Hornets e che rappresentò anche il picco di prestazione, il culmine della sua esperienza con coach Clifford. Poi un ginocchio dolorante lo tolse di mezzo già dalla seconda partita e al rientro l’ex Lakers fornì spesso prestazioni sufficienti, scarse o insufficienti. Hibbert ha provato a tornare sui suoi livelli ma è stato immediatamente frenato da un ginocchio che si è gonfiato sul volo Milwaukee/Miami… Un percorso sino a oggi quindi costellato da difficoltà. Roy da scommessa di Cho (il quale cercava un uomo, possibilmente a basso costo da opporre a Whiteside e agli altri centri dominanti in ottica di protezione del ferro), entrando nell’atmosfera terrestre, è parso lasciar la scia di una cometa che per attrito si consuma, così come evidenziato dal suo basso minutaggio. Forse siamo all’epilogo della sua carriera NBA, anche se Milwaukee l’ha preso, non si sa bene perché (se non per ragioni di salario meno oneroso in prospettiva), se voglia cedere magari un Monroe non a proprio agio o attratta dal contratto a basso costo e in scadenza di Hibbert, abbia deciso di puntare su di lui accettando la proposta fatta da Cho, il quale “tecnicamente”, su probabile consiglio di Clifford, si è accorto che sotto canestro la staticità e la verticalità di Hibbert non sono retrò o vintage, ma vera ruota di pietra fantozziana che in Superfantozzi passa attraverso le epoche rendendola obsoleta. In 16 minuti di media sul parquet, 5,2 i punti segnati (54,2% dal campo), 1 stoppata a partita e solo 3,6 di media a rimbalzo…

 

 13° C. Wood: 5,83

Visto pochissimo in un paio di garbage time, mai messo dentro quando la partita conta. L’arrivo di Plumlee pare essere una bocciatura per lui su giudizio di Clifford, anche se l’1X2 da supermercato di Cho libererebbe qualche minuto forse (anche se nelle rotazioni di Clifford, in genere tre centri non giocano, se non nel garbage time) che tuttavia utilizzerà un Plumlee in rodaggio.  Visto da fuori… meriterebbe qualche possibilità in più, è atletico anche se troppo irruento a volte. Stiamo parlando di 16 minuti di garbage time con 4 punti, 6 rimbalzi e 2 stoppate. Non si sta giocando le sue chance come pensava a inizio stagione, ma è ai margini del team e già gli va bene (per come si son messe le cose) che sia rientrato di Greensboro Swarm, nuova squadra gemella della lega di sviluppo.

12° F. Kaminsky: 5,83

Moose (l’altro soprannome di Frank), è il nostro “mistero” della stagione. Lo si aspettava più maturo e pronto al salto di qualità, in realtà in questo blocco di 17 partite ha mostrato gli stessi problemi d’inizio stagione rimanendo più o meno in media al voto precedente. Oklahoma City e Toronto le sue prestazioni migliori, un po’ realmente utile, un po’ cornice. La top però è quella contro i Warriors fuori casa. L’unico giocatore degli Hornets sembrato davvero in forma e che ha provato a tener in piedi una partita mai nata. I 24 punti per lui nella recente (gara 50) serata di Oakland ne hanno certificato il massimo in carriera. Aveva iniziato benissimo anche a Salt Lake City ma poi è sprofondato in un secondo tempo da “ciapa no” (non prendendo il canestro mai) e i numeri di stagione lo testimoniano. 39,4% al tiro e 30,7% da tre punti, stoppate trascurabili, un turnover a partita e 4,3 rimbalzi a match, ma in 24,2 di media a gara… Salito di più di tre minuti rispetto allo scorso anno, segna 10,3 punti contro i 7,5 dello scorso anno, ma commettendo troppi errori. Me lo ricordavo più abile nei movimenti e al tiro, a volte sembra poco fluido su entrate e spin, anche se i suoi 213 cm non aiutano.

11° R. Sessions: 5,95

Da cavallo di ritorno a cavallo zoppo. Netto contropeggioramento di recente e discesa sotto la sufficienza per Ramon, che dopo qualche discreta partita si sta dimostrando sempre più una scommessa persa per Cho. Per certi versi mi ricorda Neal, lui sparava a raffica jumper, Sessions invece ha una passione ossessivo/compulsiva per la finalizzazione in penetrazione. Da questa ricava anche diversi tiri liberi. Per fortuna almeno in questo fondamentale, recentemente è riuscito a correggere un po’ l’ex nota dolente, una percentuale che non era in linea per un piccolo playamker con sensibilità su questo fondamentale.  Al tiro però, rispetto allo scorso anno a Washington, è peggiorato quasi del 10%, da tre punti è circa un 1/3 ma in 16 (minuti) e poco più, ha una media assist di 2,6, la quale non si discosta molto dai 2,9 di Washington giacché aveva più spazio nella città della Casa Bianca. Troppo bassa perché sia il protagonista di quella linea di continuità che avrebbe dovuto rappresentare per il dopo Lin, anche perché al tiro dal 47,3% dello scorso anno, è passato al 38%. 6,2 il suo apporto in punti a partita. Prima di gara 51 è anche arrivata la notizia che Sessions ha subito uno strappo al menisco laterale del ginocchio sinistro. Il play, che era già stato a Charlotte come “Cats”, si è quindi posizionato in lista infortunati e al momento non si conoscono i tempi di recupero. Un’eventuale operazione comporterebbe tempi da poche settimane ad alcuni mesi.

10° J. Lamb: 6,03

Rientrato da un infortunio (era out dal 10 gennaio per un’infiammazione al metatarso), contro i Knicks (nella persa 107-110) si pensava potesse giocare per aiutare la squadra in un momento poco felice, invece Clifford l’ha tenuto in panchina. Contro Sacramento all’Alveare non ha visto il parquet, tornando in campo a Portland in gara 49, giocando maluccio e ancor peggio a Oakland gara 50 con i Warriors. Clifford lo sta facendo rientrare gradualmente, ma nelle rotazioni è dietro a Batum, MKG e Belinelli, non l’ideale per uno che dovrebbe portar punti freschi a provvista. Nel minor minutaggio che ha a disposizione, spesso prende e tira facendolo in svariate maniere ma rischia di bruciarsi definitivamente. Come Sessions, anzi, più di Sessions, mi ricorda Neal nelle serate no. Charlotte paga anche la sua imprecisione in alcune partite ma è il rischio del mestiere di sharpshooters… Dopo una buona partenza, come lo scorso anno, Jeremy si andava spegnendo e, se dovesse rimanere nel roster oltre la deadline, continuando a fornire scarse prestazioni, non è escluso che Clifford gli faccia veder le partite dalla panchina, come sul finir dello scorso anno e nei playoffs. Ovviamente questo sarebbe un problema perché con la perdita di punti in estate, l’apporto di Lamb era ritenuto fondamentale. Non è mai stato un gran tiratore da tre punti in percentuale, ma quest’anno la sua media è notevolmente peggiorata (22,2%), marginale in quasi tutte le stats se non relativamente a rimbalzo e ai punti segnati, che in rapporto ai minuti giocati, sono saliti leggerissimamente rispetto lo scorso anno se si pensa che l’8,8 dello scorso anno è diventato un 9,0 (parliamo di punti a partita) con circa un minuto in meno sul terreno di gioco. Sono saliti i rimbalzi a 4,7 (+0,9) e spero anche la fiducia grazie all’ultima discreta gara contro Utah, nella quale ha evidenziato velocità, coordinazione e fluidità nel tiro dalla media distanza.

9° S. Hawes: 6,05

Da tre punti quest’anno era credibile come un’eventuale minaccia d’invasione del governo ugandese nei confronti degli States. Parabola dritta al ferro, tecnica più che discutibile, il risultato era spesso un tiro storto. L’anno scorso con le stesse modalità colpiva spesso, quest’anno ha chiuso con un inglorioso 29,1% contro il 37,3% dello scorso anno. Da due punti invece è salito al 54% contro il 42,2% dello scorso anno. Se per Charlotte continuava a costituire un ottimo terminale per le finalizzazioni dei compagni (passaggi in stile McRoberts), era però anche un pozzo senza fondo in difesa, quando la sponsorizzazione non era Telepass, spesso franava o colpiva avversari consentendogli giocate da tre punti troppo facili. Se poi la coppia sul parquet di lunghi per Charlotte era costituita da Kaminsky e Hawes, in difesa spesso erano dolori… Nelle ultime 17 gare conteggiate è sceso in campo 11 volte e solo in un paio d’occasioni ha raggiunto un voto di serata soddisfacente (due 6,5 a Houston e contro Toronto). Teoricamente il terzo centro, ha finito per giocare in 35 partite partendo anche una volta in quintetto, grazie alle problematiche di salute di Hibbert e Zeller. Finito nell’operazione Plumee a Milwaukee insieme a Hibbert nello strano scambio.

 8° M. Williams: 6,11

Per me è il più enigmatico e rappresentativo dei giocatori degli Hornets. Mi spiego meglio… In una squadra operaia Marvin è il prototipo perfetto dell’etica professionale, dell’impegno, della costanza, tutte qualità che io apprezzo, ma è anche un simbolo di un team ancor poco attraente sul mercato forse. Giocare con Marvin Williams come ala titolare, nonostante i suoi 30 anni di esperienza, non ti fa fare quel salto di qualità. In quel ruolo servirebbe ben altro. Marvin è desaparecido negli scorsi playoffs contro Miami e quest’anno vivacchia sulla sufficienza, anche se, come Lamb, sta dando piccoli segnali di ripresa come la doppia doppia recente a Salt Lake City. Rimbalzi, difesa e tre punti, le cose principali che si chiedono a Marvin. 40,7% e 36,7% rispettivamente dal campo e da tre punti quest’anno, contro i 45,2% e i 40,2% dello scorso anno. Per lui che non può costruirsi il tiro da tre alla Steph Curry, è importante ricevere scarichi e avere un minimo di spazio, tuttavia, sebbene non sia sempre facile metterlo in ritmo, quest’anno ha sbagliato troppi open. E’ in calo in tutte le statistiche, anche se forse, speriamo, i piccoli segnali di ripresa potrebbero rimetterlo in linea con le statistiche dello scorso anno.

7° M. Belinelli: 6,22

Marco scende al settimo posto e cala anche nella media voto. A lui Jordan chiede di segnare e nonostante continui a farlo, le medie di tiro sono scese. Consideriamo la statistica da tre punti, specialità nella quale è sempre stato considerato maestro… Prima dell’infortunio il Beli tirava con il 45,2% (53/117), dopo l’infortunio è sceso al 27,6 (18/65)%. E’ vero che il trattamento su di lui è particolarmente spietato. Giocare con la panchina non l’aiuta, giacché, se i titolari hanno pochi punti nelle mani, la panchina è anche peggio. Kaminsky si è afflosciato, Sessions sta vivendo una stagione pessima, Hibbert era marginale in attacco e Hawes ha offerto poco se non conclusioni private e qualche assist. Giocando un po’ con la panchina e un po’ con i titolari, riesce a ricevere qualche assist di Batum, spettacolari e acrobatiche alcune sue finalizzazioni in back-door. Il minutaggio di 24,7 è da sesto uomo, lui porta a casa di media 10,8 punti. Sono convinto possa fare di più se gli Hornets sapranno creargli situazioni migliori che passare dietro un blocco in corsa per un tiro da tre punti. Buone invece le uscite dai blocchi per i catch’n shoot da due punti, così come l’88,3% ai liberi, tolto Wood e il suo 2/2, Marco è in testa alla classifica degli Hornets a gioco fermo. Porta esperienza per Charlotte, io lo vedrei bene in alcuni finali.

6° T. Graham: 6,25

Treveon è uno swingman di 198 cm finite in campo ben poche volte. Non arriva nemmeno a 100 minuti giocati (98), quindi la sesta posizione in classifica sembrerebbe fuori luogo per lui. E’ un po’ come nella NBA; per entrare nei ranking al tiro ad esempio ci vogliono un minimo di tentativi, tuttavia, il giocatore nato a Washington, ha un 5/7 da tre punti che, anche se ottenuto in garbage time, testimonia la qualità al tiro. Vero anche è che nel complesso scende a un più modesto 7/16 complessivamente e che l’impatto in Regular Season è pressoché inesistente avendo giocato piccoli spezzoni in 16 partite e fallito l’unica possibilità (con Toronto nella prima casalinga si avvicinò ai 25 minuti) concessagli da titolare. Favorito da avversari non propriamente eccezionali e da un gioco tanto per finir le partite, in brevi spezzoni di gara (non da garbage), ha dimostrato anche di saper fare una buona difesa. Strano non giochi qualche minuto di più in un team che nelle ultime partite ha difeso abbastanza bene solo contro i Warriors allo Spectrum Center.

5° C. Zeller: 6,34

Cody è fuori dalla partita contro i Warriors in casa. Una manciata di partite con gli Hornets senza energia sotto canestro che hanno evidenziato la penosità difensiva di Hawes e la staticità di Hibbert. Cody non sarà un fenomeno ma, delle 7 partite che ha giocato in questo periodo, ne ha vinte 3 e considerando che in totale Charlotte ne ha vinte 4, direi che risulta essenziale per il gioco di Clifford. Gioca principalmente con pick and roll o con inserimenti, siano essi su passaggi illuminanti o entrate potenti, di sovente chiuse con schiacciate da highlights. Non è il centro alla Horford capace di tirar da tre punti, ma nemmeno quello alla Brook Lopez che prova a tirar da tre punti, per Cody c’è ancora da lavorare sul piazzato da due e da tre non ha mai avuto l’esigenza di provarci quest’anno. “The Big Handsome” usa i suoi 213 cm per tirare con il 59,0% dal campo. Supera la barriera della doppia cifra nei punti segnati (10,9 di media) e ha di media 1,1 nelle stoppate a partita. Peccato dalla lunetta sia un po’ sceso, complice il suo gioco generoso, gli serve una boccata d’ossigeno. Anche a rimbalzo potrebbe far di più, mentre in difesa è sicuramente il miglior lungo che abbiamo nel roster, bravo anche a chiudere gli spazi quando i compagni incanalano l’attaccante e discretamente utile anche quando ingaggia duelli mitici persi, ad esempio con Embiid (stoppò Cody lanciatissimo regalandosi un highlight) o vinti come quello con Valanciunas o tornando ancor più indietro, quello con Howard degli Hawks.

4° M. Kidd-Gilchrist: 6,41

MKG è uno dei pochi che risale in classifica, nonostante alcune serate “difensive” non a livello dei fasti passati. Nelle quattro vittorie ottenute a gennaio, tre volte è stato fondamentale con l’impegno e l’energia a rimbalzo e/o la marcatura sul giocatore avversario. Lui è sceso nei turnover oltre che nei punti segnati, è salito nelle stoppate, sta tirando dal campo e ai liberi meglio dell’anno scorso (45,3 dal campo, stessa statistica di Walker, con lui il migliore tra gli esterni, anche se Kemba tira molto più spesso da tre di MKG limitatosi a un 1/8) e ruba il doppio di palloni dello scorso anno (anche se le cifre qui son modeste). Paradossalmente, per questioni d’equilibrio credo sia anche il nostro punto debole. Mi spiego meglio… Batum, anche se potremmo considerarlo tranquillamente uno swingman e qualcuno di voi obbietterà che i ruoli di SG e SF sono simili, è finito a giocar da SG (complice il rientro di MKG quest’anno, dopo l’infortunio he lo tolse di mezzo per quasi tutta la stagione) ma non è una guardia tiratrice pura. Se poi paragoniamo il tutto alla seconda parte dello scorso anno, con Lee a far da SG e Batum da SF, ecco allora che tutto torna. Lee era un giocatore in grado di colpire anche da tre punti (ricordate gara 5 a Miami?), MKG no. Aprire il campo per Batum così è più difficile avendo MKG un tiro dal range limitato, anche se talvolta, nonostante un tiro non esteticamente dei più belli da vedere e un gomito piegato all’interno, è estremamente e insospettabilmente preciso anche quando tenta due punti da distanze ragguardevoli. Proprio l’interscambiabilità dei ruoli per tirare dall’arco sta sfavorendo Charlotte, che, più di blocchi stagger, pick and pop o giro palla, hand-off e quant’altro, si serve di semplici blocchi per andare al tiro da tre punti. La media è buona, ma lui è troppo discontinuo, non so se l’infortunio alla spalla lo stia limitando.  Detto che, per carattere (tenace e grintoso) è un giocatore che mi piace, ci sono da calcolarne i vantaggi e gli svantaggi nell’averlo sul parquet con questa formazione. Credo Clifford se ne sia accorto se, negli ultimi quarti, ha variato a seconda delle esigenze, quintetti con lui out e magari Batum e Belinelli in campo contemporaneamente. Le rubate sono passate da 0,4 a 0,8 a partita ma quelle incursioni in transizione e i coast to coast dello scorso anno, sono più rari. Erano “punti facili”, benzina per far ripartire Charlotte in momenti di difficoltà. Paradossalmente meno fastbreak e meno punti, da 12,7 a 9,1. Aggressivo anche n attacco in alcune ispirate serate, è troppo “discontinuo” a livello difensivo, dovrebbe essere più aggressivo quando è vicino al tiratore da tre punti e non limitarsi ad alzar la mano, facile a dirsi più difficile a farsi, ma gli Hornets si affidano a MKG come stopper.

 3° Mil. Plumlee: 6,50

Una sola partita giocata per il numero 18. Appena arrivato, catapultato a Salt Lake City, ha giocato discretamente contro Utah ma l’esordio non è stato vincente. Contro i Nets potrebbe rifarsi con una W. Vedremo se Clifford continuerà a preferire Kaminsky come centro titolare o Plumlee acquisterà il ruolo di titolare (anche se per poco), se non più minuti, aspettando il rientro di Zeller che è destinato pare alle calende greche… Fisicità, rimbalzi e stoppate. Se non garantisce una protezione perfetta del ferro, è l’antivirus free che blocca le principali minacce. Il peso attualmente è il suo contrattone che supera quello di Kemba. 12,5 per 4 anni fanno 50 milioni. Ammesso e non concesso che i soldi si possano trasformare nel valore sul campo, avrà il suo bel da fare per giustificare quelle cifre.

2° N. Batum: 6,51

Croce e delizia. Ormai tramutatosi da SF in SG, Nicolas è il leader negli assist per Charlotte con 6,0 a partita staccando Walker di 0,5. Purtroppo è anche colui che perde più palloni (128 in 1656 minuti giocati), a volte per leggerezza o passaggi non esattamente consigliatissimi. Qualche drive rimasta tale senza il kick, per aperture in mano agli avversari abili a intercettare e a colpire in transizione o qualche sufficienza nel controllare il pallone dando poco peso all’avversario mentre si da uno sguardo intorno e si decide il da farsi. La media punti è equivalente a quella dello scorso anno, ma è ottenuta specialmente grazie a liberi (buonissimo tiratore da 84,7%) e alle triple da oltre l’arco (per fortuna le percentuali sono in risalita dopo un avvio di stagione parecchio impreciso da questo punto di vista), le quali coprono più di un terzo dei suoi tiri dal campo. Quando ci prova da due punti a volte si affida a fade-away in turnaround, dimostrando una scarsa propensione per l’entrata. In quest’aspetto il gioco è regredito, talvolta preferisce fornire un filtrante sulla linea di fondo, diverse volte il destinatario è stato Marco, spesso bravo a concludere veloci giocate emozionanti. Mi smentisce finalmente nell’ultima partita, gli va bene tre volte su quattro entrate tentate, una stoppata di Gobert ci può stare… E’ il secondo tiratore di Charlotte avendo tentato la conclusione 586 volte (237 le realizzazioni) ed ha un 40,4% dal campo. Discreto a rimbalzo, è meno performante tuttavia dello scorso anno in difesa, nonostante la furbizia di qualche canotta tirata, a volte subisce troppo dal diretto avversario. Come scritto in precedenza nell’area dedicata a MKG, credo gioverebbe a Batum esser collante, partendo da ala piccola. Fa molto per Charlotte ma nei momenti decisivi spesso quest’anno fallisce l’obiettivo.

 1° K. Walker: 6,81

Convocato per il primo All-Star Game della sua carriera, Kemba è rimasto su livelli da partita delle stelle fino alla gara contro Toronto (n° 43), poi una serie di discrete prestazioni e un paio di battute a vuoto. A volte sembra, nonostante Clifford voglia coinvolgere tutta la squadra offensivamente, che Kemba sia Charlotte e Charlotte sia Kemba, questo perché i titolari hanno pochi punti nelle mani. I punti di rottura di Batum, le sporadiche triple di Williams, le iniziative di MKG e i pick and roll di Zeller non bastano a colmare il vuoto lasciato da giocatori partiti verso altri lidi in estate. Kemba in difesa non è un fenomeno nonostante le rubate siano poco più di una a partita e sia sul podio per sfondamenti ricevuti (molto bravo a piazzarsi davanti al semicerchio), ma sul tiro di rapidi e micidiali avversari, nonostante non lesini energie, i cm non lo aiutano. In regia condivide le chiavi con Batum, rispetto al quale perde meno palloni, ma non è un regista puro alla Paul, è un playmaker più portato alla finalizzazione. Non ha mai tirato così bene dal campo con un 45,3% e al momento è sopra di 1,9 punti a partita rispetto alla media punti dello scorso anno (20,9 contro i 22,8 attuali). Scende un pochino con la media voto, normale, complice anche il gennaio tremendo di Charlotte, tuttavia è stato anche recentemente convocato per la gara da tre punti (sempre all’All-Star Game), essendosi costruito un tiro dal 40,2%. Certo… non è quello rapido e da ogni longitudine del parquet che ha Steph Curry, sovente deve mettersi in ritmo e meccanizzarlo dopo esser passato dietro un blocco, ma sta diventando davvero preciso. Ecco… al tiro vorrei vedere meno pullup tirati su dal palleggio e qualche entrata in più, anche se giocare con la scritta Hornets sulla maglia non aiuta (qualche fallo non fischiato) e qualche specialista d’area a volte lo stoppa, tuttavia meglio magari una rimessa da oltre il fondo o due punti più facili, che un “ponticello” dalle basse percentuali. Qui però è lui a dover fare un distinguo, la fiducia ce l’ha, il ball handling anche, la convocazione per il Week End delle Stelle è arrivata, gli manca solo un compagno che segni regolarmente e gli tolga pressione, rendendolo bersaglio più mobile e meno individuabile.

 

La classifica dei singoli riepilogata.

 

 

I voti nelle 17 ultime e singole partite.

 

Le principali statistiche individuali dei giocatori, complete.

 

Kemba contro Toronto in una delle ultime vittorie di rilievo degli Hornets.

Stanotte si gioca contro Brooklyn, come sempre presente, proviamo a spezzare la nefasta striscia.

“Let’s go Hornets!”

Il Punto @ 34

E’ stata dura seguire questo ciclo di 17 partite degli Hornets (anche perché il mese dicembrino è ricco di altri impegni) partito il 29 novembre con la sconfitta casalinga contro Detroit e terminato con un’altra sconfitta interna contro Cleveland (squadra comunque che a sua volta è 5-0 contro le prime 5 e 9-1 contro le prime 10).
Nel mezzo all’Alveare un unico altro passo falso; quello con Minnesota dopo un supplementare e una partita che sembrava già vinta, con i Timberwolves a realizzare tre bombe nell’ultimo minuto per portare all’OT la partita.
Questo sarà uno dei temi fondamentali del pezzo, ossia la difesa sul perimetro…
A fronte delle tre citate sconfitte, Charlotte ha vinto le restanti sei partite casalinghe (Dallas, Detroit, Orlando, Los Angeles sponda Lakers, Chicago e Miami) facendosi rispettare, ma in trasferta ha subito un 3-5 (complici le 4 L consecutive a Cleveland, Indiana, Washington e Boston) che, contando solo le partite prese in esame, ha fatto chiudere questo periodo agli Hornets su un 9-8 che unito al 10-7 precedente li ha portati al record attuale di 19-15.
In 33 giorni i Calabroni hanno giocato 17 partite, il che significa più di una ogni due giorni, a gennaio l’intervallo scemerà impercettibilmente con 15 partite su 31 giorni, così come a inizio febbraio (sette in quindici), prima dell’All-Star Game spostato a New Orleans.
I colpi più rilevanti Charlotte, a parte lo sweep su Dallas, li ha portati a casa contro due squadre dell’Est, soprattutto nella vittoria contro Atlanta, al momento diretta concorrente per la vittoria in una Southeast Division non esattamente irresistibile.
L’altra vittoria contro Chicago, casalinga, è stata seguita, però da una sconfitta esterna sul campo dei Brooklyn Nets (squadra che in casa, nonostante la bassissima classifica è 7-8) all’ultimo secondo per “colpa” di Foye; il suo buzzer beater da tre punti ha sorpassato gli Hornets di due.
Il resto è storia recente; le vittorie su Orlando e Miami hanno reso la classifica più florida, mentre l’ultima recente L con i Cavs ha riportato gli Hornets a terra.

Le statistiche dei singoli arrivati alla trentaquattresima “giornata” per Charlotte. Da basketball-reference.com.

 
Osservando un po’ di statistiche complessive di squadra si nota che Charlotte è dodicesima nella statistica stoppate con 5,2 a partita ma solo ventisettesima per palle rubate (6,6), è sesta per assist con 23,5 a partita, ottima se si pensa che diverse volte i Calabroni da assist non conteggiati abbiano rimediato punti dalla lunetta, nei turnover concessi è prima insieme a Toronto, regalando solo 11,9 a partita agli avversari.
Gli Hornets concedono solo nove rimbalzi offensivi agli avversari addensandosi intorno all’anello, così facendo però scoprono il fianco per le triple degli avversari che tirano con il 35,5% facendo di Charlotte la quattordicesima difesa sul perimetro.
Una statistica interessante che ritroveremo tra le righe leggendo ad esempio le “voci” Batum e Zeller, è che gli Hornets sono la squadra meno cattiva della lega giacchè vanno commettendo solamente 16,6 falli a partita.
Questo gli vale il primo posto nei tiri concessi alle avversarie, ma non sempre è un fatto positivo se si può spendere un buon fallo piuttosto che lasciare un canestro facile.
Infine Charlotte è ottava a rimbalzo e decima per punti segnati (104,9), mentre difensivamente è 15^ con 102,6 concessi.
 
Questa volta per poseguire l’analisi… anziché andare per reparto, parlerò dei giocatori uno per uno partendo dalla loro posizione nella classifica interna basata sui miei voti.
 
Coach Clifford: 6,27 – Esula dalla classifica, ha proposto il solito gioco ibrido tra moderno e passato fatto di tanti tiri da tre punti (blocchi stagger o alti per Walker che portano a tiri veloci e buoni risultati) ma anche movimento palla, con Batum e Walker nel ruolo di passatori e realizzatori.
Gli si è infortunato Belinelli, che con i suoi 11 punti a partita è terzo tra i ragazzi in teal & purple, ha purtroppo lunghi incompleti, da lì spicca la promessa Zeller, Marvin risale un po’, ma Hibbert e Kaminsky scendono.
Le loro prestazioni sono state abbastanza scadenti ultimamente e anche se Hawes ha giocato male con Boston, sarebbe da riproporre con più continuità visto il materiale che ha in mano. Non osservo la squadra tutti i giorni e Clifford è senz’altro più competente di me, ma Spencer in certe gare dovrebbe avere più chance, così come le darei a Wood che in taluni casi potrebbe risolvere alcuni problemi difensivi e offensivi con il suo atletismo.
La forma fisica di alcuni non è sembrata ottimale, il gioco di movimento è dispendioso e abbiamo finito per pagare dazio già in tre OT quest’anno e qualche altra gara punto a punto, ci vuole più compattezza…
Deve anche trovare la quadra sul perimetro contro squadre come Cleveland che tirano bene dall’arco, rischiamo troppo spesso di collassare schiacciandoci nel pitturato e un passaggio, un cambio gioco, un semplice blocco alto (per non conceder magari il pick and roll sul cambio) o un rimbalzo offensivo, innescano possibilità pericolose.
E’ il gioco ma bisogna riuscire a dar più fastidio e lui deve realizzare la tensiostuttura difensiva.
Per il resto nulla da eccepire con il materiale che ha in mano, anzi, la squadra perde pochi palloni in attacco, è ordinata e discretamente mobile, usa buone spaziature (qui potremmo parlare d’interpreti magari) e sfrutta bene i fast break.
 
Classifica Giocatori
 
 15^ A. Harrison: 5,25 – Spedito ai Greensboro Swarm non sta facendo male in D-League, richiamato da Cho per l’ultima partita dell’anno ha toccato il campo nel garbage time, ma l’ultimo voto l’ha preso alla diciottesima contro Detroit.
Al momento e probabilmente non solo, totalmente marginale.

Harrison in una buona prestazione agli Swarm.

 
 
14^ C. Wood: 5,5 – L’altro giocatore spedito a Greensboro. Storia parallela a quella di Harrison.
Buone prestazioni nella squadra affiliata, richiamato anch’esso a Charlotte per l’ultima sfida a Cleveland non ha visto il parquet per essere in inactive list.
Su di lui avrei scommesso di più, anche perché i nostri lunghi ultimamente sono tutti in difficoltà.
 
13^ B. Roberts: 5,75 – Visto altre quattro volte in questo break, ha mantenuto il suo livello, purtroppo scarso.
Contro Boston non ha approfittato dell’assenza di Walker per entrare dalla panchina e dar vita a una partita che lo riabilitasse agli occhi di Clifford.
Anche lui ai margini come i due precedenti descritti, comunque sempre presente.
 
12^ F. Kaminsky: 5,85 – Mai avrei pensato di trovarlo così basso, ma i dati parlano chiaro; il suo minutaggio è aumentato di 3,8 a partita ma al tiro dal campo è calato del 3,1% (37,9 attuale), in più ha un 5,9% in meno al tiro da tre, sceso dal 33,7% al 27,8% (con anche diversi open falliti) e quest’ultimo dato si sta rivelando un problema per Charlotte che dopo Belinelli ha nel Tank un’unità base tra le riserve.
Il tiro libero è sceso leggermente, mentre i rimbalzi sono saliti dello 0,6% (4,7 a partita).
I punti sono saliti a 10,3 contro i 7,5 a partita dello scorso anno. A prescindere dalle statistiche la difesa è ancora scarna.
 
11^ R. Hibbert: 5,98 – Sceso sotto la sufficienza, purtroppo non è certo il Roy d’Indiana, ultimamente si sforza di rientrare più velocemente sulle transizioni avversarie, ma in genere la velocità e la mobilità non sono le sue armi principali.
Non è nemmeno un ninja nel controllo della palla, ha uno 0,8 di turnover a gara contro lo 0,9 dello scorso anno ai Lakers quando tuttavia giocava molti più minuti.
Con 15,6 a partita l’ex gialloviola sta segnando 5 punti esatti a partita, totalizza inoltre 3,7 rimbalzi e 1,1 stoppata a partita.
Tira con il 49% dal campo ma è quasi corpo estraneo all’attacco soventemente, quando può giocare più lentamente e in vecchio stile non fa male, dietro però la sua verticalità non basta, non è il protector rim che Clifford sperava d’avere.
L’atletismo imperante di alcuni avversari lo rende inefficace in diverse occasioni perché poco aggressivo e “troppo pulito” a volte, anche perché quando commette fallo si nota…
 
10^ R. Sessions: 6,01 – Ramon invece passa dall’insufficienza alla sufficienza ma per Charlotte, nonostante alcune discrete partite (in ripresa dopo l’avvio di stagione drammatico) contro Dallas e Orlando in casa soprattutto, è comunque come se fosse una Cinquecento a confronto di una Ferrari se paragonato con Lin. Come lui è uno stakanovista e per ora è l’unico Calabrone ad aver disputato tutte le partite programmate.
Gli Hornets hanno risparmiato dall’addio del mercenario Lin, ma l’uomo di Myrtle Beach sta segnando 6,4 punti a partita, smistando 2,9 assist, tirando con il 38,5% dal campo (che include un pessimo 29,5% da tre), il che lo dava come uno dei giocatori “più peggiorati” (passatemi l’americanata) dell’intera NBA rispetto allo scorso anno, quando a Washington giocava qualche minuto in più ma sfiorava con 9,9 pt. i 10 di media. Ramon gioca tentando d’incunearsi spesso nelle difese avversarie, alla Lin, ma l’efficacia e la velocità non sono le stesse, guadagna anche qualche FT e dalla lunetta per fortuna le percentuali sono in aumento.
Vedremo come proseguirà la stagione, ma che il cambio non fosse favorevole era già evidente sin dall’estate.
 
 9^ T. Graham: 6,12 – Difficile dire qualcosa su di lui perché come i primi due della classifica gioca poco ma lo fa con più qualità mostrando un buon tiro da tre (4/6).
2,4 i punti di media in 7,4 minuti sul parquet, si potrebbe rivedere qualche volta in più…

Intervista (in inglese) a Graham.

 
8^ M. Williams: 6:12 – Altro giocatore in lieve risalita dopo un inizio abbastanza scostante.
Rientrato in gara 22 contro Detroit, ha preso l’ultima insufficienza contro Washington in gara 26, poi si è sempre guadagnato la pagnotta sebbene il suo 38,9% dal campo non sia eccezionale per aprire spazi per i compagni.
Da tre punti tira con il 35,5% che paradossalmente è meglio se paragonato a tiro da due con le relative difficoltà.
Dall’11,7 è sceso al 10,3 nella statistica punti rispetto lo scorso anno, inoltre l’anno scorso dava una stoppata a partita, quest’anno è fermo allo 0,4 e i rimbalzi sono scesi dal 6,3 al 5,4 attuale mostrando probabilmente una preparazione fisica meno esplosiva dello scorso anno.
 
7^ J. Lamb: 6,13 – Lamb rimane davanti a Williams e Graham ma scende terribilmente nei voti.
La partenza prologo sprint di Jeremy (5 gare a 6,70 di media) coincide con il super avvio dello scorso anno, purtroppo il seguito dell’opera se non è da tragedia greca è stato di scarso livello. Quest’anno sta tirando con il 45,4% al posto del 45,1 dell’anno precedente, le altre statistiche sono in saliscendi, su ai tiri libero (82,6% al posto del 72,7% dell’anno precedente), giù al tiro da tre punti (23,5%), su negli assist e giù lievemente nelle stoppate, giù ma in senso positivo, leggerissimamente anche nei turnover. A lui si chiede di segnare e mette 9,0 punti a partita, certo… poi sta a Clifford trovare un equilibrio difensivo, anche perché le sue rubate si sono dimezzate dallo 0,6 a gara allo 0,3…
 
6^ S. Hawes: 6,19 – Ha giocato poco nelle ultime gare.
Da presenza fisa si è trasformato a sporadica apparizione.
Si è visto con continuità sino a gara 21, poi Zeller e Hibbert in buona salute hanno dato la forma delle sue terga alla panchina. Sceso dello 0,11 nei voti anche a causa dell’incostanza sul parquet, ha mostrato un buon gancetto dal pitturato e un’aumentata fluidità nonché confidenza in questo tipo di situazioni.
Se non è in serata però meglio correre ai ripari e toglierlo quasi immediatamente, vedi Boston e la sua insistenza al tiro…
Il 216 cm di Seattle sta segnando 6,3 punti a match in 15,7 minuti a partita.
47,4% dal campo e 80,0% ai liberi, 3,8 rimbalzi, 1,6 assist e 0,6 blocchi a partita.
In alcune gare per me dovrebbe passare davanti a Hibbert nelle rotazioni, quando ci vuole più energia o in attacco si ha bisogno di dare più profondità alla manovra può sempre trovare una soluzione nel passaggio o alla conclusione, cosa che Roy ha meno nelle sue corde.
Nota negativa, come per altri, anche lui è sceso tanto nella conclusione da fuori l’arco, attualmente spara con un 24,2 dal 37,3 dello scorso anno, il che potrebbe voler dire (non credendo sia diventato improvvisamente inabile) che l’anno scorso tirava più comodamente sugli scarichi e che il gioco di Charlotte avrebbe bisogno di altri piccoli grimaldelli oltre a Walker…
 
 5^ C. Zeller: 6,33 – Scende leggermente dello 0,06 nei miei voti, roba da poco ma conferma le difficoltà dei nostri lunghi.
Anche se ha messo su più massa e si fa rispettare di più su qualche contatto, specialmente quelli offensivi dove ora può segnare tiri che prima non avrebbe messo, in difesa è leggerino, nel senso di battibile, questo rende anche lui un lungo incompleto sebbene sia il migliore di Charlotte nel reparto al momento.
Nella notte di ieri Thompson l’ha battuto più volte.
Le nostre due vittorie “più belle” del periodo sono coincise con sue due ottime prestazioni, così come le vittorie migliori dalla uno alla diciassette, spesso portavano pagelle alte a Cody, il quale comunque anche nei voti rimane nella top five. 131 i tiri finiti nel secchio su 220 tentativi, un 59,5% dal campo che lo aiuta a prender buoni voti, pick and roll, dunk in copertura o senza, infilate…
Cody avanti gira bene attorno Batum o Walker e ormai schiaccia con una certa frequenza d’autorità, collezionando diversi poster da appendere poi nella sua cameretta.
Il 65,1% dalla lunetta è rivedibile perché sta tirando con il 13% in meno dello scorso anno, tuttavia gioca dispendiosamente.
6,2 rimbalzi, 1,1 stoppate, spende 3,2 falli a partita in 26,1 sul parquet che gli valgono 10,7 punti dal campo (+2 punti a partita rispetto al finale dello scorso anno)…
 
 4° M. Belinelli: 6,34 – Marco sorpassa Cody di un’unghia aumentando di 0,08 il suo voto complessivo.
Le sue serate migliori sono arrivate nella sfida a Dallas, nella seconda contro Detroit e soprattutto ad Atlanta, quando con tre bombe non certo semplici da far esplodere nella retina degli Hawks, nella parte finale della gara, è stato superlativo e ha aiutato Charlotte a vincere una gara senza di lui persa senza dubbio.
Anche a lui come Lamb si chiede di segnare, complessivamente però, nonostante qualche disattenzione nei back-door difensivi e una difesa troppo pulita a volte, lo valuto meglio rispetto a Jeremy sia complessivamente sia difensivamente. Il 45,7% dal campo è un numero che sta a indicare (al momento) la sua miglior stagione al tiro, inferiore solo a quella del primo anno a San Antonio, il 45,3% da tre invece batte anche quella stagione con gli Spurs e ripaga la fiducia di Jordan che lo voleva come tiratore.
Evidentemente MJ gli ha dato degli stimoli in più e lui da sesto uomo si sente calato perfettamente nell’importante parte.
Deve aiutare a realizzare, solo così Charlotte ha speranze di portare a casa vittorie avendo perso gente come Lin e Jefferson in grado di portare punti in altra maniera.
Tira con l’86,3% dalla lunetta (molto alto) e questo lo sta aiutando a realizzare 11,0 punti di media.
Per sfortuna un infortunio alla caviglia, dopo essere entrato per pochi minuti sul parquet contro i Bulls, lo sta tenendo lontano dal campo nelle ultime gare.

 
 3^ M. Kidd-Gilchrist: 6,39 – Michael perde solo lo 0,01 del voto complessivo rispetto al precedente.
In queste ultime 17 partite nel voto è andato sotto solo due volte, entrambe con Cleveland, dove la sua fisicità al cospetto di James è paragonabile a un Mercurio contro il Sole.
LBJ finisce sempre per inghiottirlo.
Avessimo altre armi valide potrebbe stare Marvin Williams su James provando a dirottare MKG, comunque sempre miglior difensore degli Hornets, uno strallo difensivo a protezione dei lunghi alberi maestri sotto canestro.
Spesso ho premiato la sua dedizione difensiva, anche se i risultati sono altalenanti, non sempre l’efficacia è stata quella di due anni fa e quella intravista lo scorso.
Michael, al contrario di Belinelli e Lamb, è uno specialista difensivo (MKG Security vi dice nulla?); recupera 6,9 rimbalzi a partita, dei quali 1,9 vengono dalle tabelle offensive, ruba 0,8 palloni a partita (statistica migliorata rispetto al passato), da una stoppata di media a partita (anche questa statistica è nettamente migliorata) e ha diminuito i turnover a 0,8 a match.
E’ sceso un po’ al tiro, durante le prime giornate aveva preso diverse stoppate, ma ora sembra attaccare meglio il ferro e proteggere di più il pallone, tutto sommato il 44,8% con cui tira dal campo è buono.
Gioca 29,2 minuti a partita e sta segnando di media 9,1 punti contro il 12,7 dello scorso anno ma a prescindere dall’attacco c’è bisogno di ancor più difesa da parte sua per abbassare i punteggi delle avversarie e arginare le numerose ali in grado di colpire da tre punti sul perimetro, lì deve essere bravo ad accorciare e a dar fastidio ancora di più.
 
2^ N. Batum: 6,57 – Il francese fa registrare un’impennata di 0,29 nella media complessiva voti figlia di tante buone prestazioni. Con un 7 ha svoltato il primo dicembre e poi non è mai sceso sotto la sufficienza inanellando una serie di buone performance, scemate solo un po’ durante le 4 trasferte consecutive perse. Sta riempendo tabellini non fini a se stessi, ma è giocatore in grado di smistare assist veri e lumeggiare la tela di Clifford fatta da brevi o larghe spaziature, pick and roll, passaggi in transizioni, cambi gioco e passaggi schiacciati con angolazione ottimale l’hanno portato a salire a 5,9 assist (diciannovesimo nella NBA) a partita (l’anno scorso si fermò a 5,8) giocando 34,7 minuti (ventiduesimo nella lega) a partita contro i 35 dello scorso anno.
7,6 rimbalzi, 1,2 steal, 82,0% dalla lunetta e 40,5% dal campo a partita.
Troppo spesso a inizio stagione commetteva numerosi turnover, ma ora, grazie a una scelta più oculata e a una forma ritrovata, è sceso anche rispetto allo scorso anno, quando concedeva 2,9 TOV a partita, ora si assesta su un 2,4…
I 14,7 a partita che sta segnando sono quasi in linea con il 14,9 dello scorso anno.
Piccolo difetto, personalmente mi sembra un po’ calato in pressione, nonostante le steal siano buone, nelle stoppate è sceso da 0,6 a 0,4, tiene una distanza media dall’avversario per non farsi passare, talvolta l’attaccante riesce a batterlo con il tiro nonostante alzi magari il braccio per interrompere il contatto visivo del canestro all’offendente.

Una carrellata di assist di Batum tra la 17 e la 34^.

 
 1^ K. Walker: 6,95 – Media pazzesca.
Scende dello 0,05 ma è un risultato assurdo.
Se c’è un fenomeno a Charlotte è lui a prescindere dai 37 punti realizzati contro Cleveland nella notte.
Ha steccato solo la partita con Indiana e avrebbe dovuto far di più a Brooklyn ma porta nelle casse degli Hornets 22,7 punti e da quando è in NBA non aveva mai raggiunto queste vette.
Si sta dedicando meno alla parte difensiva; rimbalzi, rubate ed eventuali stoppate, i turnover con 2,2 sono in linea con la sua carriera.
Non è uomo assist di prima grandezza; smista 5,4 palloni a sera, però sta tirando con il 40,7% da tre punti e dal campo il suo 46,2 è un ottimo dato per un play.
Il ball handling e la velocità, uniti a un sempre più perfetto controllo del corpo con il quale può decidere di cambiare ritmo e direzione impercettibilmente anche per tentare le sue sortite con layup verso canestro, ne fanno la sedicesima minaccia dell’intera NBA (tra i marcatori).
Punto debole la difesa.
E’ migliorato dagli albori in divisa Bobcats ma se si deve sobbarcare il peso dell’attacco, tra crossover, cambi di velocità, direzione, comprese schermature alte per tentativi da tre punti, risulta meno efficace, nonostante qualche volta sia abilissimo a piazzarsi fuori dal semicerchio e a subire sfondamenti utili a portare a casa fischi a favore di Charlotte.
La speranza è che continui così ma magari vedendo un gioco più equilibrato.
L’unico proveniente dalla Queen City, con possibilità di andare all’All-Star game nella Big Easy come Walker Charlotte Ranger.
 
Ora… guardando il cielo notturno buio non vedo le fasmate (le immagini che compongono le nuvole per l’effetto delle luce) che potrebbero dare forma a “romantici” vaghi e vacui pensieri sulla prossima Charlotte, al momento la realtà dice che dobbiamo ancora lottare per emergere, quindi la parola d’ordine per fare la differenza sarà tenacia, la quale potrebbe sopperire a carenze e aiutarci a vincere più partite punto a punto o negli OT.

Il Punto @ 17

il-punto-charlotte-hornets
 
Ecco il primo punto sulla situazione dell’anno, il quale serve essenzialmente a valutare la forza del nuovo team composto in estate e a considerare le scelte operate dalla società nelle assolate giornate.
Sarà relativamente “veloce” visto il poco tempo per realizzarlo e aggiornarlo con le statistiche a causa del back to back odierno contro Detroit, ma sostanzialmente cercherò d’esporre il cammino della squadra sino a oggi e di corredarlo con statistiche e dinamiche.
C’è da dire che, complice un discreto calendario, gli Hornets hanno ottenuto la miglior partenza della loro storia portandosi sul 6-1, purtroppo poi sono arrivati big team o squadre sicuramente in forma e nelle successive sette gare gli Hornets hanno incassato un parziale di 2-5 prima di tornare a giocare con squadre del proprio livello.
Buona anche la partenza in trasferta, il che ha denotato personalità; i Calabroni si sono imposti alla prima giornata sul campo dei Milwaukee Bucks per poi proseguire la striscia vincente esterna a Miami, infine a Brooklyn prima di cadere nel finale a Cleveland.
Passo falso esterno anche a New Orleans dove i Calabroni si sono fatti mangiare un largo vantaggio e hanno finito per lasciare la vittoria ai locali nei supplementari, così come l’OT è costata un’altra sconfitta a New York nella prima sfida tra Hornets e Knicks in back to back.
I Calabroni si sono rifatti in casa contro i newyorkesi per proseguire la nuova striscia di vittorie a Memphis.
Con essa gli Hornets tornavano al primo posto nella Southeast Division (quarto a est), strappando il comando dalle grinfie degli Hawks, caduti a Oakland nella notte, solo qualche ora più tardi.
Charlotte guida con mezza partita di vantaggio e ha anche uno scontro diretto dalla sua contro i Falchi, i quali si trovano sul 10-8 contro il 10-7 di Charlotte.
Charlotte ha ottenuto questo record rimontando come detto a diverse squadre, ma talvolta ha subito diversi parziali in maniera troppo veloce e questo fattore c’è costato sconfitte beffarde, vedi a New Orleans e a New York, due L maturate nell’ultimo quarto e nell’OT, non unico comun denominatore delle due sciagure.
La squadra di Clifford è precipitata sino allo svantaggio in doppia cifra, toccando anche il -19 a Miami nella seconda “giornata”, partita comunque vinta nel finale.
Questa doppia faccia ha consigliato a Clifford di far giocare in taluni casi MKG o Batum insieme alla second unit per limitare i danni.
L’ex attendente di Van Gundy non è mancato di scelte originali come quella di schierare le tre PG contemporaneamente contro New York per circa cinque minuti.
Il gioco c’è, anche se Kemba è una spanna sopra tutti ed è uno dei pochissimi che può risolvere i problemi da siccità di punti per Charlotte.
Kemba Walker #15 è il tredicesimo marcatore NBA. NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Kemba Walker #15 è il tredicesimo marcatore NBA.
NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

Tra lui e il secondo marcatore/violino (Batum) passano ben 10,5 pt. di differenza…
Per valutare la forza della squadra si era data un’occhiata anche alla preseason, quando l’amalgama era evidentemente ancora da trovare; dopo le prime tre uscite ecco un break provvidenziale per lavorare e risistemare dettagli ci ha riconsegnato una seconda parte di prestagione nettamente migliore, a parte l’ultima con Minnesota, dove Clifford ha dato ampio spazio alle riserve per capire chi sarebbe potuto rimanere nel roster.
Le stats odierne da basketball-reference.com.

Le stats odierne da basketball-reference.com.

Sulla scia del buon inizio in regular, i Calabroni, come già detto, hanno dato il via a questa scia di vittorie “illusorie”, poi sono arrivati i problemi; con Lamb già out, Clifford ha dovuto rinunciare a Zeller, appena reduce da una buonissima prestazione contro gli Hawks, il che ha determinato il rilancio in quintetto di un Hibbert uscito di scena a inizio gara a Miami.
Purtroppo l’ex losangelino ha un minutaggio limitato per un problema al ginocchio e non può contribuire più “pesantemente”.
 
La squadra, per quanto riguarda il complesso, denota ancora la buona abitudine di perdere pochi palloni.
Concede pochi turnover agli avversari, è attualmente seconda nella lega con 11,7 a partita.
Davanti c’è solo Detroit che ne concede 11,5 a partita.
Gli Hornets nonostante le catastrofiche previsioni sui pochi punti realizzati stanno sfruttando un Kemba da All-Star e sono undicesimi nella Lega per punti segnati con 105,7 mentre nel terzo quarto (spesso propizio alle rimonte della squadra del North Carolina) salgono al terzo con 27,7 da media di quarto.
Hornets undicesimi anche per punti concessi agli avversari, con 102,3, mentre per quel che riguarda i falli fatti agli avversari è terza con 288, il che dimostra una non eccessiva cattiveria nell’andare a commettere falli inutili.
Gli Hornets sono ventitreesimi come percentuale dal campo ma le differenze con altri team sono decimali e si possono assolutamente limare, salgono invece al tredicesimo posto nella percentuale dei tiri da tre punti con un 35,5% (San Antonio comanda con il 39,9%) che li mette per il momento davanti a New York.
Qualche statistica di squadra. Offensive e difensive.

Qualche statistica di squadra.
Offensive e difensive.

 
Reparti
Alcune statistiche dei singoli giocatori.

Alcune statistiche dei singoli giocatori.

 
Guardie:
 
PG-
 
Brian Roberts è il terzo play, praticamente inesistente, ha avuto pochi scampoli di fine partita giusto per assaggiare il parquet, ma nell’economia del team non è presente.
Ancora poco considerato da Clifford che contro New York in casa però l’ha saggiato in un quintetto con tutte e tre le PG presenti sul parquet nello stesso momento.
 
Nonostante Ramon Sessions non sia partito affatto bene, rimane il secondo di Kemba e ultimamente sembra in ripresa fortunatamente.
Ramon ha una pessima percentuale a gioco fermo, il 60,5%, autentico cruccio per me, vedendo un piccolo tirare maluccio a gioco fermo, sprecando punti talvolta potenzialmente decisivi.
Ci ha regalato una dunk da highligts dell’anno ma soprattutto più concretezza nelle ultime uscite.
Per quanto mi riguarda Ramon è salito sopra la sufficienza cinque volte in 17 incontri.
 
Un po’ poco per pensare di rimpiazzare seriamente Lin nel ruolo di backup di Kemba Walker.
Il nostro play titolare era partito alla grande contribuendo all’incredibile 6-1 d’inizio stagione, ma poi, nonostante alcuni finali degni di lui, si è affievolito un po’, anche a causa dei compagni che non avendo grande pericolosità non riescono a distogliere più di tanto l’attenzione dalla minaccia principale di Charlotte.
Ultimamente è tornato sulla cresta dell’onda e dopo un po’ d’insistenza Charlotte è tornata alla vittoria contro i Knicks e contro Memphis in Tennessee, dove Walker ha chiuso la gara con due bombe.
Kemba è l’unico che può rompere i raddoppi e catapultarsi in un attimo sino a canestro, dove spesso segna ma a volte si trova imbottigliato nel traffico e il miracolo non gli riesce, specie se sull’ultima azione è l’unica prevedibile opzione in tema di clutch shoot.
Qui Clifford dovrebbe inventarsi qualcosa di differente sulla lavagna se rimangono secondi disponibili da giocare e si è sotto o in parità.
Quest’anno, lavorando, ha migliorato le sue statistiche e nel tiro da tre punti (spesso passa dietro un blocco alto o lo sfrutta per prendersi quel minimo vantaggio sul difensore) ha alzato notevolmente la percentuale, da circa il 33% oggi si ritrova con un 42,6% che ha aggiunto notevole pericolosità all’attacco di Charlotte, questo gli ha consentito d’arrivare a oggi a essere il tredicesimo marcatore della lega dietro a Leonard ma davanti a James “il passatore”.
Nella classifica steal per foul è quarto dietro a Paul, dalle transizioni aggiunge altri punti ma non è egoista, anche se istintivamente è portato ad andare a segnare riuscendo a essere più veloce di molti difensori, unisce il ball handling e la confidenza con la marcatura, tuttavia creando spazi e movimento è anche in grado di passare, non è un accentratore forzato (vedi Cousins o altri simili), Charlotte grazie a lui e agli altri passatori, qualche settimana fa aveva una percentuale di realizzazione del 65% dei propri canestri su assist.
A Est pur essendoci Irving e altri buoni playmaker (Lowry, Thomas, Teague e anche Wall, seppur nella nuova versione isterica non sia il massimo), rischia di ritrovarsi a New Orleans per l’All Star Game.

 
SG-
 
Aaron Harrison era finito agli Swarm, anche se saltuariamente può tornare indietro, come nell’occasione della sfida contro suo fratello a Memphis, comunque non tocca quasi mai il campo.
 
Più marginale di Roberts non insidia nel minutaggio Marco Belinelli, il quale da swingman e sesto uomo rimane sul parquet molti minuti.
Marco è stato un po’ scostante, capita agli shooter, tuttavia è in netto miglioramento e anche i voti lo confermano.
Gli avversari lo trattano come se fosse Steph Curry e lo tengono sempre d’occhio, al che l’uomo di San Giovanni in Persiceto ha dovuto per forza lavorare per uscire dai blocchi o nascondersi dietro schermi per prendersi tiri, poiché di open gliene capitano pochi.
Comunque sia sfrutta talvolta i ritardi degli avversari in rientro su di lui per fintare e poi provare la tripla o passare la palla in maniera adeguata.
Qualche amnesia difensiva sui tagli in back-door ma una difesa non di certo malvagia. Dovrebbe tenere un po’ di più sulla spinta in corsa frontale dell’avversario.
Finisce per rimanere in campo a sprazzi anche nei finali ma non si riesce a farlo rimanere tranquillo, anche perché se ci sono in campo MKG e magari Kaminsky contemporaneamente si da preferibilmente un’occhiata supplementare a lui e a Kemba.
Le medie di tiro sono comunque elevate, specialmente nella percentuale nel tiro da tre punti ha attualmente un 46,3% (se escludiamo quattro tiri di Graham e il suo 75%), lo portano in testa ai tiratori “da casa” di Clifford.
Il Beli ha anche il primato nei tiri liberi tra i Calabroni.
Il suo 85,7 lo porta a precedere Hibbert.

 
Nicolas Batum invece è uscito dall’olimpica estate di Rio.
Non ha riposato, qualcuno sospetta si sia sopito dopo aver strappato un ricco contratto pluriennale a Jordan.
Forse perché gli capita d’iniziare bene, per poi magari estraniarsi dal gioco e chiudere con statistiche non esattamente da secondo violino per quel che riguarda i punti realizzati.
Il transalpino però campeggia nelle classifiche dei primi 100 in varie statistiche (22° negli assist, 50° a rimbalzo, 64° per le rubate) nonostante l’apporto reale a beneficio del team sia stato discontinuo.
Batum ha curiosamente lo stesso numero di tiri tentati da due punti e da tre punti: 89, ma se da due gliene sono entrati 41, da oltre l’arco si è fermato a 29, facendo vedere una scarsa dimestichezza con la statistica.
La meccanica potrebbe anche esserci, la mira un po’ meno, si prende dei catch n’shoot uscendo dai blocchi o in ritmo girandosi, talvolta cerca la furbata mascherandosi con il blocco alto, se il difensore sulla lenta sospensione gli finisce addosso sono liberi sonanti, altrimenti sovente tiri fuori equilibrio. Ultimamente si è preso poche responsabilità nei momenti decisivi.
Una è arrivata a New Orleans ma la sua tripla ricevendo in corsa e andando sulla destra a sparare una sgangherata tripla in faccia a Anthony Davis non è sembrata una grande idea con nove secondi sul cronometro da giocare…
Si è riposato una partita per un infortunio all’occhio, è rientrato contro Memphis, dove ha fatto il compitino, lo attendiamo questa notte contro Detroit, il francese cercherà di migliorare il suo 5,2 in classifica assist, con il quale comanda sugli altri giocatori a disposizione di Clifford.
Un po’ troppi 2,3 turnover a partita, più che altro perché a volte sono frutto di superficialità.
 
Ali:
 
SF-
 
Treveon Graham è partito titolare per l’assenza di Kidd-Gilchrist contro ma alla fine della partita era evidente non potesse ancora ambire a un ruolo di titolare scorrendo le sue statistiche.
A parte aver realizzato la sua prima tripla in NBA, ne ha messe un altro paio nell’ultima a Memphis.
 
Tuttavia Graham è chiuso da swingman come Belinelli e Jeremy Lamb, il secondo, dopo un infortunio (solo 5 presenze), è stato rilanciato da Clifford come SG in occasione della sfida vinta in casa contro New York.
Lo inserisco nelle SF, anche se sarebbe più una SG, ma la sovrabbondanza e la sovrapposizione nel ruolo mi porta a considerarlo come cambio in tal ruolo, anche se con Belinelli sono interscambiabili sul parquet.
Si diceva a inizio stagione… in una squadra che ha perso indubbiamente punti nelle mani e non ha più il micidiale post basso di Al Jefferson, un tiratore atletico, versatile e agile come Lamb è indispensabile, a patto che sia in buona giornata.
A Memphis l’era ancora, se dovesse andare avanti così, replicando il buon inizio dello scorso anno, Charlotte avrebbe ritrovato l’ideale tipo d’arma tattica in grado di dare disturbo alle difese più chiuse e lente.
 
Michael Kidd-Gilchrist è rientrato dalla scorsa sfortunata stagione e sembrava essersi ripreso bene, nonostante un buon inizio è calato e Charlotte ne ha risentito.
Un fisico quasi normale che per tre quarti ha tenuto a bada James a Cleveland, prima che la matrioska più grande decidesse di vincere nel finale approfittando della stanchezza di MKG, il quale a tratti non è sembrato essere al top della forma. Ultimamente è tornato sui suoi livelli in difesa.
Probabilmente ha accusato anche il lavoro che sta svolgendo in attacco, oggi più presente a causa della mancanza di punti nelle mani di alcuni compagni.
Contro Memphis ha giocato un buon primo tempo e quando è potuto affondare nel pitturato l’ha fatto senza buttare via palloni inutilmente.
Con le sue transizioni guadagna anche tanti liberi, ma da lì dovrebbe migliorare la mano.
Con 37/56 ha il 66,1% a gioco fermo.
Dopo Zeller, è l’uomo che ha commesso più falli in squadra, naturalmente avendo a che fare sovente contro top player, questa tendenza però, quando si manifesta aggressivamente, l’ha portato a salire al terzo posto nelle palle rubate.
Con quindici palle recuperate, è solo a due da Batum.

PF-
 
Christian Wood è stato utilizzato solo una volta da Clifford e il 17 novembre era stato mandato all’affiliata degli Hornets in D-League (i Greensboro Swarm) ma tre giorni più tardi è stato richiamato nel roster.
Just wait è la scritta che compare sul suo profilo di Twitter. Vedremo se anche Clifford se ne accorgerà e vorrà concedere qualche minuto, anche spazzatura a Christian.
 
Frank Kaminsky sta sostituendo attualmente l’ala titolare per infortunio. Caratteristiche simili nel gioco a quelle di Marvin, nel senso che Clifford gli richiede di saper tirare anche da tre, cosa che per ora non sta facendo benissimo (anche se gli è capitato di risolvere qualche partita) visto il 30,4% da oltre l’arco.
Dal campo sale a un 43,6 frutto di ogni tipo di canestro, floater, banker, lavoro in avvicinamento con gancio o spin.
E’ il terzo miglior marcatore del team ma non è statistica sorprendente se pensiamo che è anche il terzo tiratore dietro a Walker e Batum con i suoi 163 tiri presi dal campo.
Ha parecchie variabili in mano, solo che non sempre sembra coordinato e convinto.
Forse si demoralizza troppo velocemente.
Deve un po’ crescere a rimbalzo e soprattutto in difesa, dove alcuni clienti più esperti lo possono battere facilmente se non usa anche altre armi oltre che la verticalità.
Nelle ultime due gare mi è sembrato in ripresa anche da quel punto di vista, tentativi di stoppata, rotazioni migliori e minori incertezze difensive, a volte è solo questione di un attimo ma diventa fatale…
Qualche turnover di troppo (anche dal palleggio) con 1,3.
Ottimo il suo finale contro i Knicks in casa che l’ha un po’ rilanciato.
 
Marvin Williams è un giocatore spogliatoio, esperto, rispettato dai compagni e con un’ottima etica del lavoro.
Lo scorso anno partì meglio, preparandosi bene ma finendo tra i fantasmi di Charlotte nella serie contro Miami.
In quest’inizio scorcio di stagione spesso ha ricordato più l’ectoplasma che il buon giocatore passato.
Non sempre però.
In difesa quando ha messo fisicità, è riuscito a ottenere buoni risultati.
Beffardamente contro New York e in particolare come cambio su Melo stava svolgendo un buon lavoro difensivo, ma un infortunio (Walker finitogli addosso dalla penetrazione) l’ha tolto di mezzo causandogli un iperestensione del ginocchio.
L’infortunio sembra lo terrà ancora poco lontano dal parquet tuttavia.
Marvin avrebbe anche dovuto essere il lungo moderno che sul lato debole o sugli scarichi avrebbe colpito da oltre l’arco, tuttavia, se escludiamo Graham è vero che s trova al terzo posto ma a un abisso da Belinelli e Walker che lo distanziano.
Marvin ha un 34,1% ma è sotto il nostro play di 8,5 punti percentuale.
Con 27,5 minuti in campo è il quarto Hornets mediamente più impiegato, posizione che conferma nel team a rimbalzo con 6,1 di media catturati a partita.
Marvin sta tenendo una media di 9,9 punti a partita che avrebbe potuto essere più alta se in alcune partite non si fosse messo a litigare con il ferro dalla distanza anche sparando comodi jumper.
 
Centri:
 
Spencer Hawes da terzo centro ha fatto più del suo.
Generoso da battaglia anche se a volte commette qualche ingenuità a livello di falli.
I centri titolari degli Hornets hanno denotato problemi di salute già in prestagione, l’ex Clippers ne ha approfittato per giocare minuti e trovare buone prestazioni.
Unica nota negativa contro Toronto, dove preso dalla frenesia ha sbagliato troppo.
In generale da vicino ha comunque trovato il tiro a una mano, non è un gancio, non è un floater, è quasi un suo marchio di fabbrica, un “hook floater” che non si capisce come possa essere così efficace.
Se ci sono Hibbert e Zeller insieme finisce per giocare quasi nulla o non giocare proprio.
 
La battaglia tra Cody Zeller e l’excentro dei Lakers Roy Hibbert è continuata per tutte le prime giornate.
Roy era partito come titolare ma subito alla seconda giornata è arrivato lo stop per un problema al ginocchio destro.
Rientrando ha aumentato il minutaggio, ha dato una mano a rimbalzo e ha provato a difendere il canestro con la sua verticalità senza ricercare ossessivamente la stoppata.
Dopo la prima buona uscita però non si è più ripetuto su alti livelli e l’attacco con lui si è mostrato troppo statico, gli esterni hanno diminuito la loro pericolosità non avendo più un’arma come Al Jefferson in post basso.
 
Quando è rientrato Cody Zeller, reduce da una grande serata contro gli Hawks, l’attacco si è fatto più rapido e imprevedibile, per questo al momento sembra aver vinto il ballottaggio come starter.
L’uomo proveniente dall’Indiana trotta e lotta sui due lati del campo.
Non sarà un centro stellare ma è utile e le sue insufficienze sono poche, anche se qualche volta, nonostante abbia più peso, si fa spostare o battere in difesa con troppa facilità.
La sua versatilità, il suo dinamismo, i suoi pick and roll a volte finiscono con il rullaggio sulla pista e decollo per la schiacciata pirotecnica.
In attacco ha una percentuale dal campo di 59,8 molto buona (58/97).
La sua tenacia difensiva lo porta a dar fastidio agli avversari qualunque sia l’esito dell’azione.
Talvolta finisce per subire colpi proibiti come quello di Gasol con il gomito durante l’ultima gara, il suo naso incassa ma non ringrazia, lui lottator si rialza.
E’ mancato parecchio quando Charlotte ha dovuto fare i conti con la staticità di Hibbert al centro dell’attacco, un centro mobile come Zeller per questo team pare essere l’ideale se altre stelle non se ne possono avere.

I voti nelle singole giornate dei giocatori e di Coach Clifford da me assegnati sino a oggi.

I voti nelle singole giornate dei giocatori e di Coach Clifford da me assegnati sino a oggi.

 

La classifica della squadra in base ai voti. Media e partite giocate.

La classifica della squadra in base ai voti. Media e partite giocate.

 

 
Charlotte è alla viglilia di un’importante sfida contro una rivale in ottica playoffs.
Dovremo cercare di sfruttare le gare casalinghe d’inizio dicembre e la doppia sfida con Dallas, a metà arriveranno alcune trasferte insidiose (Atlanta, Boston), nel prenatale invece due sfide dal sapore di grande basket da giocare a Charlotte; i Lakers e i Bulls visiteranno la Queen City, ma la squadra di Clifford penso vorrà regalare un felice Natale ai propri fan…

PresentaziHornets

QuotaziHornets
L'assordante ronzio dei Calabroni torna per il terzo anno consecutivo a rombare nella NBA.

L’assordante ronzio dei Calabroni torna per il terzo anno consecutivo a rombare nella NBA.

 
Utilitarismo contro fantasia… fatti crudi e analisi spietate contro adrenaliniche scosse elettriche a fior di esoscheletro dei giocatori, che, dovranno generare tempeste magnetiche per mandare in tilt gli avversari e spazzare le loro atmosfere con azioni fulminee di squadra o invenzioni di Kemba per vincere le partite, anche se i Calabroni faranno molto affidamento sulla propria atmosferica difesa, con Hibbert e MKG a frizionare l’attrito degli attacchi avversari e generare aurore boreali da battaglie cosmiche.
 
Volare ad alta quota con entusiasmo e fiducia che sono le due parole chiave per gli Charlotte Hornets questa stagione.
 
L’entusiasmo porta a lavorare sentendo meno la fatica, con piacere e da frutti, la fiducia quando si esegue un tiro, una giocata, ma anche nella vita, è un aspetto mentale imprescindibile che non si può trascurare per vivere bene e arrivare al risultato.
Non è tutto così semplice però perché nella vita, come nella NBA, fattori esterni concorrono a ostacolare la buona riuscita delle nostre intenzioni.
A Est alcune squadre si sono mosse bene e paiono essersi rafforzate, ad esempio Atlanta, Boston e Indiana, mentre anche Chicago e New York se troveranno la chimica e non avranno infortuni importanti, potrebbero dar del filo da torcere.
Gli Hornets prima di sconfiggere gli avversari dovranno battere se stessi superandosi, la stagione da 48 vittorie è già soltanto un piacevole ricordo che sfuma quando la pressante attualità ci costringe a occuparci dell’oggi, dell’immediato.
Paradossalmente il fulcro del meccanismo sarà Steve Clifford, perché il duo Cho/Jordan non ha portato in estate nomi di grido in North Carolina, quindi si cercherà ancora una volta di sorprendere passando attraverso il gioco, grazie ad un gruppo che ha mantenuto un nucleo ma perso almeno tre pezzi importanti (Jefferson, Lee e Lin).
I dubbi si assiepano nella mente dei tifosi proprio per la contraddizione estiva.
Jordan dichiarò di voler far grande questa squadra sostanzialmente, di portarla tra le prime a est ma nessun colpo stratosferico è stato messo a segno dalla dirigenza.
Ci si chiede quindi cosa vorrà e potrà fare MJ da grande, anche perché in una delle culle del basket, con tifosi appassionati che non hanno mai gioito per un titolo NBA, l’attesa è molta, specialmente dopo che gli Hornets tornarono redivivi tre anni orsono.
Clifford quindi cercherà trame, schemi e rotazioni equilibrate per ottimizzare le caratteristiche dei nuovi giocatori, ovviando a qualche mancanza ma esaltando caratteristiche del singolo e gioco di squadra.
Un team che cercherà ancora una volta l’accesso ai playoffs pur affrontando probabilmente ostacoli superiori alla scorsa stagione.
La lineup attuale sembra essere composta da 3/5 dei titolari della scorsa stagione: Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, Marvin Williams e Hibbert.
Kaminsky, Belinelli, Sessions e Lamb saranno riserve chiave per i Calabroni durante le rotazioni, si spera in loro per avvantaggiarsi mentre i titolari riposano. Senza il loro apporto potremmo fallire la stagione clamorosamente senz’appello.
MKG è al rientro dopo sole sette gare giocate nella scorsa stagione e, come altri compagni, in preseason (chiusa 3-4), ha dimostrato notevoli progressi nella settimana intercorsa tra il primo e il secondo grappolo di partite.
Il calendario per alcuni versi ricalca quello dello scorso anno, con un febbraio prettamente esterno e un marzo molto più casalingo, dove l’anno scorso gli Hornets trovarono lo slancio, presero velocità per un rush finale che li fece chiudere con un 48-34 al sesto posto, sfortunatamente ultimi in un gruppo di quattro squadre a pari record.
Molte squadre a Est si equivalgono quest’anno sulla carta, ci sarà da lottare e tener duro probabilmente, tutto può succedere in un anno incerto e impronosticabile che dovrebbe portare gli Hornets ad avere una certa stabilità e dimestichezza con le zone alte della classifica nelle intenzioni di Jordan.
L’assortimento, per caratteristiche, è buono, basterà per arrivare ai playoffs e magari passare finalmente il primo turno?
 
Arrivi:
 
Marco Belinelli (dai Sacramento Kings)
Treveon Graham (dagli Idaho Stampede)
Roy Hibbert (dai L.A. Lakers)
Brian Roberts (dai Portland Trail Blazers)
Ramon Sessions (dai Washington Wizards)
Christian Wood (Philadelphia 76ers/Delaware 87ers)
 
Partenze:
 
Troy Daniels (Memphis Grizzlies)
Jorge Gutierrez (Brooklyn Nets ma già rilasciato)
Tyler Hansbrough
Al Jefferson (Indiana Pacers)
Courtney Lee (New York Knicks)
Jeremy Lin (Brooklyn Nets)
 
Movimenti:
 
Jeremy Lin è tornato nella Grande Mela ma sulla sponda opposta a quella che lo aveva lanciato, preferendo il profumo dei “verdoni” a ragionamenti di altro tipo, Courtney Lee invece è volato a New York, poiché gli Hornets in estate per convincere Marvin Williams ma soprattutto Nicolas Batum a rimanere, hanno deciso di alzare le cifre degli stipendi.
Così è stato fatto (175 milioni spalmati su vari anni), purtroppo per le possibilità e le regole salariali agli Hornets non rimaneva moltissimo da spendere, anche se da un’idea di Clifford, ecco saltar fuori in uno scambio con Sacramentto per la nostra ventiduesima scelta al Draft, il connazionale Marco Belinelli, che, interrotta l’esperienza negativa ai Kings (“non eravamo squadra”, parole sue), cerca rilancio nella città regina, così come Hibbert, stagione pessima in maglia gialloviola.
Proprio per questo preso a basso prezzo da Cho e ora con Marco rappresentano due scommesse su cui puntare per il buon esito della nuova Regular Season.
Lin, l’anno scorso giocava anche contemporaneamente a Kemba, il nuovo sostituto, Sessions, è partito male in preseason ma ha fatto vedere qualche miglioramento nelle ultime gare.
Se Lin disputò una stagione buona, ci auguriamo che Sessions vada almeno su discreti livelli.
Giocherà in velocità, pick and roll, incursioni, un po’ alla Lin, anche se le armi sono inferiori.
In questo cambio perdiamo leggermente, così come nella sostituzione tra Al Jeffeson e Roy Hibbert.
Roy è un centro prettamente difensivo.
Non porta molti punti, però di lui si dicono convinti Clifford e altri addetti ai lavori losangelini, a livello offensivo come passatore e questo per una squadra come la nostra che passa principalmente attraverso il gioco, non è cosa da poco.
In difesa dovrà ritrovare voglia e condizione.
Lo svantaggio è non avere un giocatore di post basso e di movimenti sopraffini come Jefferson, che tuttavia peccava in difesa negli ultimi anni, anche a causa di problemi al ginocchio, proprio per questo il rapporto si è interrotto e gli Hornets hanno risparmiato una decina o forse più (in prospettiva di nuovo contratto) di milioni.
 
Reparti:
Le point guard di Charlotte 2016/17.

Le point guard di Charlotte 2016/17.

Guardie tiratrici e ali piccole.

Guardie tiratrici e ali piccole.

Ali grandi e centri.

Ali grandi e centri.

 
Il reparto guardie vedrà Kemba Walker prendere ancora in mano le chiavi della regia, anche se non è un uomo assist di primo piano e preferisce più spesso essere un finalizzatore che un playmaker alla Nash o alla CP3.
E’ il suo anno per dimostrare di essere sottostimato e magari meritarsi una convocazione all’All-Star Game di New Orleans. Sessions sarà il playmaker di riserva come già detto, mentre torna in North Carolina come terza PG, Brian Roberts, altro giocatore sfuggente che se in serata potrebbe far cambiar passo alla squadra e aiutarla a recuperare punti velocemente.
La SG titolare sarà ancora Batum, più di una semplice guardia tiratrice, ma un divoratore di zeri nel tabellino.
Uomo assist, rimbalzista e scorer, ma soprattutto un collante per la squadra.
Per questo le cifre alle quali è stato rifirmato sono alte, anche se nei prossimi anni, complici i contratti della NBA con le televisioni, potrebbero rivelarsi eque per Charlotte.
Al momento però è pagato come una stella e si spera renda altrettanto, in termini di prestazioni e continuità.
Dietro di lui il nostro Marco Belinelli, swingman, in cerca di rivincite e ancora affamato di vittorie, fiducioso ed entusiasta di giocare per Jordan.
Da lui ci si aspetta una pioggia di fuoco dall’arco (giocherà come avatar di Daniels ma presumibilmente starà in campo molti più minuti), ma i compagni dovranno saperlo mettere in condizione.
Harrison sarà la terza SG, ma difficilmente metterà piede sul parquet.
Giocatore che, a mio giudizio, attualmente vive a un livello superiore rispetto a dove sta.
Come ali titolari troviamo Michael Kidd-Gilchrist e Marvin Williams.
Il primo rientra da una ricaduta da un infortunio alla spalla che l’ha tenuto fermo più di metà stagione e ora si spera essere integro e pronto a riprendere il suo posto titolare in quintetto.
Energia, rimbalzi, transizioni e difesa dovrebbero più che compensare la perdita di Lee, in un certo qual modo sua copia la scorsa stagione.
Stopper della squadra cercherà di fermare molti top player avversari.
Marvin Williams darà una mano a rimbalzo, nelle stoppate e soprattutto si spera, aiutando a mettere punti, che sia di tripla o altro.
Gli Hornets ne hanno bisogno avendo perso due scorer come Lin e Jefferson.
Lamb potrebbe trovare minuti importanti, anche perché i Calabroni hanno perso realizzatori e Jeremy in questo potrebbe aiutare Clifford, a patto diventi affidabile.
Sperando non siano troppo pochi i minuti per le sue caratteristiche (a volte ha bisogno di scaldarsi un po’), nel ruolo di ala, che può ricoprire con giocate.
Sull’esterno, anche grazie all’intesa con Hawes, spesso riceve buoni palloni.
Starà a lui sfruttarli per dimostrare il talento attribuitogli ai tempi di OKC, scemato da troppa panchina.
Kaminsky sarà un’ottima scelta dalla panchina.
Sembra migliorato e più veloce in alcuni movimenti, se userà meglio i suoi cm in attacco, potrebbero esser dolori per gli avversari di turno.
Variegato arsenale, dovrà migliorare il suo tiro da fuori se vuole utilizzarlo con costanza.
Ha visione di gioco ma talvolta preferisce fare da solo, sia un jumper o un’entrata.
Ci aspettiamo una difesa migliorata, sua vera sfida personale per rimanere a buoni livelli in NBA.
Graham si è visto poco nella preseason e sarà probabilmente ai margini delle rotazioni, ma da ala piccola o guardia, ha fatto intravedere doti di agilità.
Wood invece è un’ala grande cui piace giocare di potenza se può, ma anche lui sarà limitato dalla presenza degli altri lunghi.
Hibbert per ora è partito come centro titolare ma le dichiarazioni di Clifford fanno intendere che il ruolo di centro titolare non è assegnato.
Zeller è l’altro indiziato per quel ruolo ma ha avuto un infortunio al ginocchio ed è rimasto out per tutta la prestagione.
Dalle ultime news pare possa giocare la prima gara di Regular Season.
Hawes è sostanzialmente il vecchio McRoberts, assist deliziosi, buon tiratore da tre punti, un po’orso (non troppo preciso) a volte negli interventi difensivi.
Diverse di queste rotazioni potrebbero essere però interscambiabili, anche a livello di ruoli ovviamente.
 
Roster:

2016/17 Roster

Il roster2016/17.

Il calendario:
http://hornets.playitusa.com/category/cr15-15/

Incurante dei giudizi positivi o negativi lo spettacolo va avanti, le quotazioni dei Calabroni 2016/17 sono valutazioni cartacee ancora per poche ore.

Gli Hornets scenderanno sul parquet dei Bucks per un’interessante sfida tra squadre che ambiscono ai playoffs per raccontarci la prima di 82 verità in questa stagione.

La Regular Season è lunga da svoltolare, ma i Calabroni devono cercare di sfruttare tutte le occasioni possibili, ogni gara per noi sarà più preziosa di altri team.

Entusiasmo, fiducia e tenacia da portare sempre con se.

Let’s go Hornets!

 

Rice Sun

Manca sempre meno all’inizio della nuova stagione e girando un po’ sui vari siti per farmi un’idea su cosa stia accadendo, mi sono imbattuto in un articolo su Glen Rice.
 
Ho cercato quindi di ricostruire una veloce, sicuramente superficiale biografia dentro e fuori dal campo, anche se le notizie di oggi, non positive per l’ex Michigan potrebbero indurre il lettore a pensare che io faccia gossip.
In realtà ho una particolare idiosincrasia per il gossip e la fiera del dolore che certe malcelate persone portano nelle case attraverso i mass media solo per avere più audience.
La curiosità di capire che fine avesse fatto mi ha fatto fare qualche indagine in più.
 
Se vi dico “Glen Rice”, vi verrà in mente, almeno chi può tornare a ricordare quindici, vent’anni fa, uno dei più letali tiratori della NBA.
Fino a qualche giorno fa era anche uno di quei giocatori che avevo scelto per il fondale della mia pagina perché tra i giocatori più rappresentativi avuti a Charlotte.
Nato il 28 maggio 1967 a Jacksonville in Arkansas, 203 cm, trascinò Michigan nel 1989 alla vittoria alle Final Four.
Miami lo scelse come quarta scelta al Draft 1989.
Oggi è un po’ sparito dalla circolazione, almeno tra i volti noti degli ex giocatori che popolano come commentatori, opinionisti o fanno comparsate oltreoceano.
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Glen Rice schiaccia su Starks e B. Williams dei Knicks.

 
I miei personalissimi ricordi viaggiano indietro nel tempo in una placida e uggiosa giornata nella quale vidi piacevolmente, con mio fratello, una puntata di NBA Action nella quale, ai tempi di Charlotte, si scomodarono per intervistare Glen Rice (all’apice della sua carriera).
Viveva in una bella casetta (di mattoni, bianca e con molta luce all’interno, circondata da natura se non erro, vado a memoria) con un enorme peluche di Hugo per i suoi bambini.
 
Giunse a Charlotte in un maxi scambio che stravolse il volto degli Hornets all’alba della stagione 1995/96, quando i Calabroni sarebbero dovuti arrivare ai nastri di partenza con un frontcourt di tutto rispetto costituito da Larry Johnson e Alonzo Mourning.
Purtroppo una diatriba tra Mourning e Shinn, storico presidente della franchigia (sulla quale oggi ognuno ha la propria versione, quella storica vuole che Mourning puntò a 13 milioni a stagione, non accettò nessuna rinegoziazione del contratto puntando ad essere uomo franchigia avendo a distanza poi uno screzio con Johnson), nonostante David Falk (agente di Mourning) in un primo momento disse che non vi fosse alcuna trattativa con gli Heat, portò il nostro centro alla corte di Pat Riley, l’allora allenatore dei Miami Heat insieme a Leron Ellis e Pete Myers.
In cambio, Charlotte ottenne il centro Matt Geiger, il playmaker Khalid Reeves una futura prima scelta nell’anno seguente ma soprattutto Glen Rice, già importante scorer a Miami. Il 15 aprile 1995 mise a segno 56 punti contro i Magic di O’Neal, lui dice per impressionare la sua nuovissima fiamma Cristina Fernandez che diventerà poi moglie il 5 settembre 1997.
 
Avranno due figli insieme, Brianna (26 febbraio 1999) e Giancarlo (28 agosto 2001, non mi chiedete perché del nome italiano).
Inoltre, Glen ha altri figli. Il maggiore e più conosciuto è Glen Jr. (nato il primo gennaio 1991 in epoca Heat) che ha militato nella NBA e attualmente gioca per i Rio Grande Valley Vipers nella Lega di sviluppo NBA. Purtroppo sembra avere già avuto un paio di problemi con la giustizia. Sparatoria (fuori da un locale di Atlanta dove fu colpito ad una gamba) e possesso di marijuana una prima volta (fermato sanguinante all’interno di una Porsche in compagnia del suo amico Steven Pryor), rapina e percosse più possesso di marijuana la seconda.
Glen Rice Jr. con i Washington Wizards nella NBA che poi rinunciarono a lui.

Glen Rice Jr. con i Washington Wizards nella NBA che poi rinunciarono a lui.

In possesso di notevole quantitativo di denaro entrambe le volte. 
Lui e G’mitri (22 aprile 1992) avuti dalla sua ex moglie Tracey Starwood. Giovanni (altro nome italiano) Rice (nato il 5 febbraio 2004) e Bella Rice (nata il 28 luglio 2010).
Tornando alla stagione degli Hornets, alla fine dell’anno pagò il già sotto processo A. Bristow, allenatore che curava più la parte offensiva che la difensiva secondo i detrattori negli addetti ai lavori.
 
Venendo mancare il suo protettore dell’anello, nonostante una storica vittoria in casa Bulls, vennero a mancare anche i Playoffs nonostante i 21,6 punti di media e il 42,4% dal campo di Rice durante la stagione.
La stagione si chiuse con un bilancio in parità (41 W, 41 L) e i Calabroni furono superati nel finale proprio dagli Heat che chiusero all’ottavo posto con un record di 42-40 vincendo a Charlotte gara settantasette per 95-116.
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Partecipò a tre All-Star Game vincendo anche titolo di MVP nel secondo dove divenne punta di diamante della squadra sino a trascinare gli “Charlotte Hornets” a una stagione di 54 vittorie, la migliore di sempre (per ora) a Charlotte.

Lui, Curry e altri specialisti che si susseguirono in quegli anni tipo Delk o Pierce, rendevano gli Hornets una delle squadre più temibili da fuori l’arco.
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Con il trofeo MVP dell’All-Star Game nel 1997.

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Andò via dopo tre anni (durante il secondo segnò il suo massimo in carriera in media punti, 26,8) mostrando segni d’insofferenza a una situazione caotica a Charlotte, lockout a parte, l’allenatore Cowens (che aveva migliorato il gioco di Rice da tiratore puro convincendolo avesse anche i mezzi fisici per penetrare, infondendogli fiducia e migliorandone le prestazioni) si dimise, Mason si ruppe un tendine del bicipite e sarebbe stato fuori un anno, lui avrebbe dovuto saltare almeno una ventina di partite e Shinn aveva problemi con la “giustizia”, così i Lakers che cercavano il pezzo mancante da affiancare a Bryant e O’Neal per vincer l’anello lo presero.
I gialloviola sacrificarono l’idolo Eddie Jones (spettacolare giocatore) ed Elden Campbell per arrivare a Rice nel 1999.
I Lakers vinceranno con Rice l’anello l’anno successivo.
Glen cala un pochino le sue medie con Bryant e O’Neal come punti di riferimento primari ma è sempre importante.
Tende già un po’ alla pinguetudine e dopo due anni in California torna ad est, a New York, poi Houston, Utah e L.A. sponda Clippers furono le sue ultime squadre prima del ritiro nella stagione 2003/04.
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Le statistiche di Rice in carriera.

Il suo talento sul parquet gli ha permesso ingenti guadagni che spesso si pensa possano bastare a garantire una vita futura serena.
Con quei guadagni qualcuno oserebbe dire abbondante dal punto di vista economico.
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Gli stipendi secondo Basketball-Reference.com.

 
Secondo un sito on-line americano che si occupa di basket (ClutchPoints.com), non sarebbe così… l’immagine tranquillizzante di quei tempi del fantastico giocatore franchigia, tranquillo, beato e felice sembrerebbe svanire.
L’incessante aggressione del mercato non risparmia nessuno finanziariamente, e qui, sostiene José Lambiet del “The Miami Herald”, Rice starebbe per andare in bancarotta.
Almeno, questo secondo i documenti del tribunale di Miami-Dade County resi pubblici all’inizio di questo mese in una causa di paternità intentata contro Rice da parte di una donna di Fort Lauderdale (causa che risale all’origine dal 2010).
 
Da quando si ritirò nel 2004, sostengono che Rice si sia guadagnato dei soldi solamente attraverso “lavoretti” legati al basket come tutore per bambini, camp, oppure firmando accessori per farli divenire memorabilia, oppure sfruttando la sua immagine per qualche apparizione.
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Inoltre, secondo i documenti del tribunale, avrebbe fatto un gran numero d’investimenti sbagliati, più probabilmente penso io, pur non conoscendo nello specifico le operazioni, sarà stata solo un’altra vittima della speculazione finanziaria partita prioprio dagli States.
Nel 2005 i suoi 2442 punti con Michigan gli valsero il ritiro della sua maglia universitaria, la 41, la stessa indossata a Charlotte.
 
Nel 2008, altra brutta faccenda, fu incarcerato e liberato dopo il pagamento di una cauzione perché pare avesse aggredito un uomo dentro l’armadio (Alberto Perez) dell’ex moglie.
Le accuse furono però in seguito ritirate.
 
Mi auguro quindi che la situazione economica di Rice non sia quella esposta dalle fonti e non viva una sorta di complesso di Brandao.
Chi era Brandao?
Brandao fu un uomo inconsapevolmente alzato fisicamente e portato in trionfo da dei tifosi elvetici che, durante un tour del Santos di Pelé in Svizzera (fece quattro goal in quella partita), lo scambiarono per O Rei.
Quando si accorsero del vero Pelé, gettarono per terra il povero Brandao (fonte Natalino Balasso) che visse il suo momento “dalle stelle alle stalle”.
 
Le foto del suo matrimonio con Tia Santoro (in) Rice sembrano andare in direzione opposta (dovessimo giudicare dalla bellezza del luogo scelto e dall’eleganza dei vestiti) a quanto asserito dalle solite fonti.
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Al matrimonio con Tia Santoro.

 
Allora tanti auguri a Glen Rice e alla sua famiglia e thank you for the memories, ovvero, grazie per i ricordi.
Rice combatte contro il centro E. Johnson per una palla persa.

Rice combatte contro il centro E. Johnson per una palla persa.

Rice sorge tra Grant Hill e Otis Thorpe dei Pistons.

Rice sorge tra Grant Hill e Otis Thorpe dei Pistons.

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Tempo d’estate…

la NBA ora riposa, almeno dal punto di vista del gioco, ma nel sottobosco la brace è ardente, anche se di “carne al fuoco” quest’anno pare essercene pochina per i rialzi contrattuali e per le poche uscite reali dai contratti.

Adesso che LBJ è riuscito nell’impresa di far vincere un titolo a Cleveland (il primo) e rilancia un feud con Curry per il prossimo anno, Durant in prima fila e altri talenti permettendo… si sente già il profumo di una nuova stagione, sperando in geografie ridisegnate un po’ più favorevoli al piccolo mercato di Charlotte…

Mentre nella Queen City hanno fatto sapere che il rinnovo di Batum sarà una delle priorità in ottica di mercato, ecco spiegato in video il perché di questa scelta.

Ci sarebbero stati da insrire altri canestri e innumerevoli assist smarcanti e illuminanti, ma il video è già lungo e denso.

L’anno prossimo “ospiteremo” l’All-Star Game e personalmente mi aspetto una miglioria concretizzabile con un pezzo pregiato che possa dare una mano senza che i ragazzi debbano superarsi ogni volta. Un lungo “almeno” dalle caratteristiche difensive servirebbe, questo è tornato a evidenziarsi nella serie contro Miami.

Jordan e Cho per ora sicuramente cercheranno di trattenere con adeguamenti a cifre ragionevoli sia Nicolas che il Jeremy d’origine orientale che nel frattempo all’Università di Taipei…

Per il futuro, non ci resta che attendere…

Lamb, Lee e Lin video.

Mentre la serie tra i Guerrieri e i Cavalieri si appresta a entrare al sesto atto, la sesta colossale battaglia sul 3-2 per i campioni in carica di Oakland, continuiamo la carrellata video con le azioni dei “primo anno” a Charlotte.

Protagonisti più consistenti sono stati i 3L (Lamb, Lee e Lin), ecco alcune tra le loro migliori azioni dell’anno, compresa l’impressionante prestazione di Linsanity tramutatosi in una specie di MJ (anche senza schiacciare) contro gli Spurs all’Alveare.

Nessuno l’aveva avvisato che non lo fosse, lui ci ha creduto e ha guidato Charlotte alla vittoria…

Buona visione.

 

Jorge Gutierrez video

Rivivendo la stagione di Charlotte, ora che i playoffs stanno raggiungendo il proprio culmine, facciamo un passo indietro e riviviamo l’annata dei nuovi acquisti degli Hornets partendo dall’ultimo arrivato che ha avuto poco spazio per mettersi in mostra.

Per il play messicano Jorge Gutierrez spezzoni in 12 partite con 22 punti messi a segno e un interessante 10/11 dalla lunetta…

CalendariHornets

Al tramonto di questa regular Season, a levante s’infiamma la lotta playoffs.
Il Sole che discende pare aver infiammato il cielo NBA, gli Hornets nel mezzo della bagarre proveranno ad accedere ai Playoffs, a vincere la loro prima gara di post season da quando la nuova franchigia prese piede a Charlotte. Magari, conquistando il fattore campo, rischiare anche di passare il primo turno, cosa che a Charlotte manca dagli albori degli anni 2000 (ed erano gli Hornets originali) e se guardiamo a New Orleans come Hornets, al 2008, quando CP3, West e Stojakovic sbalordirono forse parte della NBA rifilando un perentorio 4-1 alla Dallas di Cuban prima di cedere in gara 7 agli Spurs gettando via l’occasione casalinga.
 
Nelle ultime due settimane o poco più, si decideranno le posizioni e le partecipanti ai playoffs NBA della stagione 2015/16.
Riepiloghiamo allora la situazione delle concorrenti in lotta tra di loro in questo conto alla rovescia finale.
 
Cleveland e Toronto ormai sono fuori portata per Atlanta e le inseguitrici, a darsi battaglia, oltre ai già citati Hawks, quindi saranno (ordinate secondo l’attuale posizione in classifica): i Celtics, gli Heat, gli Hornets, i Pacers, i Pistons, i Bulls e i Wizards.
Scendiamo velocemente nel dettaglio completando la breve analisi con tabelle che aiutano ad avere visivamente una situazione più chiara sott’occhio.
 
Atlanta (terza) è in un buon periodo di forma (striscia di tre W aperta) e ha una partita di vantaggio sugli Heat che potrebbero comunque raggiungerli in classifica avendo due gare in meno rispetto ai georgiani (74 Hawks, 72 Heat) e nel caso gli Heat avrebbero dalla loro un 3-1 negli scontri diretti. Ha fuori Millsap, che comunque è addirittura in Game Time Decision. L’unico infortunato attualmente è T. Splitter, ma pare che i Falchi se la cavino bene anche senza di lui.
Scontri diretti e partite difficili a fare da trabocchetti però ce ne sono.
C’è di buono per la squadra di Budenholzer che qualche gara difficile o scontro diretto sarà da giocare in casa.
La forza della squadra c’è ma il calendario non è semplicissimo.
 
Boston (quarta) ha un calendario equilibrato e vince da quattro partite di fila nonostante il rasta Crowder sia out.
Ora andranno a Ovest, dove li aspettano al varco per tre partite difficili, seguiranno tre partite sulla carta abbastanza comode e chiuderanno con tre scontri diretti dei quali due saranno da giocare in casa.
A mezza partita dagli Hawks la squadra di Brad Stevens, rischia comunque di perdere il vantaggio del fattore campo se le prime partite dovessero andare male.
 
I Miami Heat (quinti) hanno fuori Bosh (del quale stanno imparando loro malgrado farne meno) e il più marginale Johnson.
Hanno quattro scontri diretti ma i primi due saranno in casa, in più gare che teoricamente, contro squadre che non chiedono molto alla stagione, dovrebbero essere abbastanza abbordabili.
Un calendario che, come quello dei Pacers, li agevola anche se le trasferte saranno due in più delle gare che Isaiah Thomas & Company giocheranno in Massachusetts.
 
Ed ecco i nostri eroi.
Gli Charlotte Hornets (sesti), proveranno a migliorare il loro attuale record in trasferta (15-20), andando a giocare su campi ritenuti abbastanza semplici ma non certo privi d’insidie.
Passerà di lì il loro tentativo di raggiungere almeno il quarto posto che ci darebbe un vantaggio nel primo turno playoffs, il quale potrebbe fare la differenza, giacché nel loro nido i Calabroni quest’anno hanno punto avversari illustri.
Due le gare quasi fuori portata; a Cleveland e Toronto, dopo la doppia sfida con Philadelphia.
Si andrà anche a Washington (che potrebbe però essere già fuori dalla lotta) e a Boston in uno scontro diretto.
Gli Hornets per vincere dovranno mantenere calma, concentrazione e non sottovalutare nessuno.
L’atteggiamento farà la differenza, sperando in qualche sconfitta delle squadre attualmente davanti a noi.
 
Settimi sono i Pacers che non hanno infortunati, un buon calendario (con anche più gare casalinghe) escluse le gare contro Raptors e Cavaliers. Bisognerà guardarsi le spalle da loro che attualmente rimangono tre partite dietro di noi.
Contro i Battistrada però, in caso di parità, avremmo gli scontri diretti a favore con un 3-0 che ha spazzato la serie.
 
Ottavi e quindi detentori dell’ultimo posto per partecipare ai playoffs, sono i Pistoni di Van Gundy, che “fortuna” loro, sono inseguiti da Bulls e Wizards, le quali o non hanno calendari semplici (Bulls) o sembrano essere troppo distanti in classifica (Wizards), potrebbero riuscire a portare in porto il loro progetto di qualificazione playoffs ma l’appearance contro i Cavaliers probabilmente sarà breve.
 
I Bulls (noni) dietro di loro probabilmente sono stati una delle delusioni a Est, ma per i numerosi infortuni che hanno martoriato la squadra guidata da Fred Hoiberg, che oltre allo “storico” infortunio di Noah, ha gente che esce ed entra nella lista infortunati (anche importanti; Butler, Gasol, Dunleavy, ecc.) più velocemente dei clienti che passano attraverso la porta girevole di un albergo…
 
I Wizards (decimi e sotto i .500) hanno Markieff Morris fuori e sono più indietro dei Bulls.
A confronto però c’è da dire che a vantaggio dei maghi, rispetto ai Tori, sono squadra capace di vincere più facilmente esternamente, mentre i rossi di Chicago in trasferta hanno latitato parecchio quest’anno…
Ecco le tabelle poco più in basso.
Lo smile comprende in generale; stato di forma, partite in casa e trasferta, difficoltà calendario, attuale posizione di classifica, record, infortunati, ecc..
Seguono il record, le vinte/perse nelle ultime dieci partite, più il calendario a sfondo colorato.
Le partite segnate in verdino sono quelle considerate facili (con tutto il rispetto per questi team), anche se poi il fattore campo potrebbe farsi sentire, ma l’idea è che queste squadre, ormai tagliate fuori dalla lotta, preferirebbero quasi tankare, Quelle in giallo/arancio sono gli scontri diretti a gruppi (avversaria playoffs e avversaria playoffs della stessa fascia, 3^/6^ e 7^/10^), quelle in marrone contro squadre difficili, impegnate magari a Ovest nella lotta playoffs o di alta classifica.
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Dove arriveremo? Non lo so ma… let’s go Hornets!

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Ogni diciassette partite quest’anno mi sono ripromesso di stilare e aggiornare la classifica dei giocatori degli Hornets che si basa sulla media dei voti che ho assegnato ai giocatori gara dopo gara.
Dopo questa ci sarà la finale di regular season, sperando di allungarla con quella dei playoffs.
Intanto siamo giunti a gara 68 e mancano solo 14 partite alla fine della regular season.
Velocemente compio una superficiale analisi dei giocatori…
Al comando troviamo sempre Kidd-Gilchrist che a gara 53 purtroppo ci ha abbandonato nuovamente.
Una ricaduta del suo infortunio alla spalla ci ha tolto un giocatore che, entrato in quintetto al posto di P.J. Hairston ha aiutato indubbiamente a far svoltare la stagione degli Hornets che hanno in Kemba Walker forse il protagonista principale dei recenti successi ottenuti.
Kemba ha segnato 52 punti contro Utah, da lì gli Hornets sono ripartiti dopo alcune inopinate sconfitte.
Non l’hanno chiamato all’All-Star Game, meglio… si è riposato e ora sta trascinando gli Hornets ai playoffs in posizioni che la maggior parte degli addetti ai lavori non avrebbero mai osato immaginare.
Al terzo posto l’uomo che fa tutto; Nicolas Batum. Ghiacciato nel primo tempo a Miami è tornato nel secondo per andare a vincere la gara, spesso da quella scintilla che può capovolgere la gara.
Passatore sopraffino (vedi l’assist per Jefferson nel finale di gara a Miami fatto con semplicità disarmante) e utilissimo su entrambi i lati del campo è tallonato dal nuovo acquisto Lee, che ha spinto il francese a giocare in SF inserendosi nello starting five come SG.
La sua capacità difensiva sta determinando (insieme al lavoro dei compagni) i risultati di alcune partite (fantastico su Wade), la media, soprattutto per meriti difensivi, è buona, ha anche un jumper interessante dalla media.
Marvin Williams continua a essere on-fire.
Terminale ideale sugli scarichi colpisce da tre punti con continuità, ma anche in difesa rimbalzi e stoppate non mancano.
Saltando più giù abbiamo i due Jeremy in difficoltà, sperando si riprendano un po’.
Lamb è finito recentemente out dalle rotazioni, Clifford gli preferisce Daniels.
Lin al tiro sta andando male ma dalla lunetta è una garanzia.
Peccato per i cm che in difesa lo penalizzano, anche se lui si prova sempre strenuamente.
Tra i lunghi, Jefferson (in recupero sarà utile in questo fine stagione) e Zeller (in dubbio contro Denver per un problema al ginocchio) sono pari, Kaminsky galleggia sulla sufficienza (benino in attacco ma maluccio in difesa generalmente), mentre Hawes è fuori per problemi alla schiena da troppe partite, ma era dato per recuperabile a breve.
Hansbrough è un lottatore ma per ora si è dimostrato poco più che mediocre.
Come saprete Hairston e Roberts sono stati ceduti mentre è arrivato il messicano Gutierrez che in pochi scampoli finali di partita ha dimostrato di poter giocare qualche minuto in NBA.
Clifford sta facendo bene, è sopravvissuto anche all’ultimo back to back contro le squadre della Florida e ha migliorato le rotazioni, anche se in qualche caso Lamb lo inserirei, sebbene credo abbia bisogno di più minuti sul parquet per esprimersi al meglio.
Il risultato complessivo è stato che Charlotte ha vinto 14 delle ultime 17 partite ed è attualmente quinta a Est, nella notte i Rockets andranno ad Atlanta a sfidare gli Hawks e i Cleveland Cavaliers si recheranno a Miami per giocare contro gli Heat in due sfide abbastanza equilibrate con squadre che in classifica non si possono permettere di regalare.
Su SKY alle ore 11.00 invece andrà in scena Charlotte che alla Time Warner Cable Arena ospiterà Denver senza il Gallo e con Faried in dubbio.
Partita trappola da non lasciarsi sfuggire.

Giocare concentrati e vedere cosa succede sugli altri due campi, se tutto andasse male torneremmo sesti, ma se tutto andasse bene saremmo terzi, io mi accontenterei anche di esser quarti…

Ecco le classifiche (generale e nel dettaglio singolo delle ultime 17):

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Il verde sotto la scritta P.R. B. sta per promozione, il giallo per il rimandato, il rosso per il bocciato. Mancano da lungo tempo perché infortunati Hawes e MKG (quest’ultimo non rientrerà come saprete).

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