AddiziHornets

Charlotte ha portato a termine l’operazione “completamento roster”.
In un periodo nel quale si scriveva, il mercato langue abbiamo sullo sfondo i rumors intriganti ma non convenientissimi per noi ai quali per ora non do molto credito per una possibile trade con Cleveland che porterebbe Irving più Shumpert oltre ad alcune scelte in cambio di Walker e Zeller (scrivo non convenienti perché se Uncle Drew al momento probabilmente ha qualcosa in più, Kemba è in netta crescita e viene da una stagione super anche se deve migliorare in alcuni momenti ma a lui in North carolina si chiedono miracoli… in più si spenderebbero complessivamente circa 29,5 contro i 24,5 che andrebbero a pesare sul monte ingaggi dei Cavalieri per questo tipo d’operazione).
Lo scambio è affascinante ma non risolverebbe i problemi primari che abbiamo  secondo me nel “reparto” ali. 
In più Kemba è una bandiera di Charlotte ormai, ammesso che in un mercato del genere ancora ne possano esistere.
Persino Iverson fu sul punto d’essere ceduto (per altri problemi) in anni nei quali questo business non era ancora così sviluppato, inoltre negli ultimi anni abbiamo assistito a gente come Wade che ha lasciato il suo storico team o a migrazioni inverse come il figliol prodigo LeBron James tornato in quel di Cleveland dopo la lunga parentesi di Miami con lo stsso Wade e Bosh.
Scrivevamo…i Calabroni erano fermi a un roster a 13 giocatori con 3,3 $ da spendere per non superare il tetto massimo salariale, almeno dopo le ultime partenze dei tre play che fecero le riserve a Walker la passata stagione (Roberts, Sessions, Weber).
 
Per non andar troppo distanti da casa, a Chapel Hill gli Hornets devono aver visto giocare Isaiah Hicks, nato il 24 luglio 1994 a Oxford in North Carolina.
Un’ala grande pescata in casa perché ha frequentato l’Università di North Carolina.
Giocatore atletico, buon rimbalzista che alla conclusione della sua stagione da junior, ha ricevuto il premio come “Sesto Uomo”.
Devo dire che vedendo qualche filmato mi hanno impressionato la coordinazione e la velocità con le quali passa da un tipo di movimento all’altro, ad esempio da uno spin alla schiacciata potrebbe mettere in difficoltà centri non molto agili…
Qualcuno dice che la fiducia e i nervi sono i suoi punti deboli ma lui anche dopo prestazioni scadenti (una partita nella quale finì 3/17 dal campo), disse:
“Non direi che sono molto frustrato perché mi sento come se stessi solo cercando… mi sento come quando si prova e non va bene, continuo a cercare”.
Sicuramente, aldilà delle dichiarazioni, questa è l’unica cosa giusta da fare.
Senza fiducia, la focalizzazione dell’obiettivo e ovviamente una buona tecnica, il canestro può apparire un obiettivo irraggiungibile, soprattutto la prima dote è fondamentale.
Un giocatore che potrebbe avere già le spalle grandi se la testa lo aiuterà.
Quando North Carolina perse con Villanova all’ultimo, il giocatore avversario (Jenkins) colpì da tre punti allo scadere e, anche se non era la marcatura diretta di Hicks, il neo Hornets era il giocatore più vicino che potesse tentare di stopparlo e non vi riuscì…
Gli diedero la colpa, tuttavia lo sport è fatto di continue rinascite, per di più a queste giovani età.
Chiusa una parentesi, c’è sempre la possibilità di lavorare e riscattarsi, per lui potrebbe aprirsi un’interessante finestra NBA, anche se per ora sono “mutevoli” sogni estivi.
Nel video si vedono le sue doti ancor prima di andare a giocare per North Carolina…

 
Per il quindicesimo uomo è arrivato T.J. Williams, nato in Texas, una point guard di 191 cm.
Non un grande difensore dicono ma presumibilmente se Charlotte dovesse decidere di provare anche Monk nel ruolo di PG e tenere Williams, sarebbe più un giocatore da propensione offensiva con un tiro che spazia sino a distanze da tre punti, in grado di crearlo attraverso il palleggio, ovviamente le difficoltà che incontrerà saranno quelle di tutti i novizi, esperienza, comprensione di un gioco leggermente differente e atletismo, giacché al contrario del sopracitato Hicks, T.J. da questo punto di vista non è eccezionale.
Discreto passatore, probabilmente dovrà rifinire il suo gioco se rimarrà nel roster.

 
Siamo arrivati ai 15.
Giochi fatti direte voi… no, almeno… anche se questi dovessero essere i 15 giocatori confermati, da quest’anno la NBA ha inventato una nuova formula che permette di aggregare altri due giocatori da inserire nella rosa.
Per farlo si usa il Two-Way Contract, un tipo di contratto che da la possibilità a due giocatori per squadra di firmare per essa e mentre la franchigia manterrà i diritti sulle prestazioni sportive di questi giocatori, loro (probabilmente, giacché è il primo anno che si usa questo sistema…) andranno a giocare nella lega di sviluppo per essere richiamati in prima squadra all’occorrenza.
L’unica clausola di rilievo è che tali giocatori non potranno essere impiegati per più di 45 giorni a stagione. Sostanzialmente il roster diventa in 15+2 con un paio di riserve…
 
Il primo ad essere selezionato per questo tipo di contratto è stato Mangok Mathiang, ventiquattrenne di colore nato in Sudan con cittadinanza australiana e trasferitosi in America.
Con Louisville quest’ ala grande di 208 cm, l’anno scorso ha messo a segno 7,8 punti di media, buona mano, Pitino (non proprio l’ultimo degli arrivati, New York e Boston nei suoi trascorsi NBA) ha speso buone parole per lui, convincendolo a giocare anche all’interno del pitturato, sebbene il giocatore abbia una buona mano in grado di colpire anche dalla media con precisione.
Ha giocato la Summer League a Orlando per gli Hornets con il numero 11.
Un workout di Mathiang:

 
Ultimo ad essere menzionato è Marcus Paige, altra PG di 185 cm, quasi ventiquattrenne che ha frequentato North Carolina.
Ovviamente non ci si aspetta da lui chissà che cosa, per far sfracelli ci vorrebbe ben altro, tutto sommato potrebbe essere l’ennesima soluzione per il tiro da fuori.
Da notare le icone del tracciamento sul tiro dal campo contro Indiana…
Mancino, “Picklehead” l’anno scorso girava a 12,6 punti di media e 3,7 assist, con il 35,6% da tre è un tiratore nella norma…

Vedremo che succederà…

GattopardHornets

Si aspettavano le nuove uniformi per la stagione 2017/18.
Dallo sponsor tecnico Adidas si è passati alla Nike, la NBA ne ha approfittato per lasciare più spazio decisionale alle squadre.
Fino a oggi vi sarete accorti che prevalentemente le squadre di casa indossavano maglie bianche o comunque chiare in casa (vedi i Lakers in gialloviola), anche se qualche volta negli ultimi anni sono state concesse delle eccezioni comunque a numero ridotto, è il caso della divisa nera, indossata dagli Hornets allo Spectrum Center nelle serate “Buzz City”.
Oggi le squadre di casa sono lasciate libere d’indossare la divisa che riterranno opportuno e la squadra in trasferta si adatterà scegliendo una divisa dal colore contrastante.
Tra le squadre che riveleranno le nuove uniformi, ancora ben otto, svelava la NBA, si rifaranno a un disegno classico.
Niente swoosh Nike ma personalizzazione con il brand Jordan, certo che se l’abito facesse il monaco, ora i “nostri” Calabroni avrebbero le ali anche ai piedi (solo per il marchio Jordan, per il resto si è fatto sfoggio dipochissima fantasia), tuttavia, parere personale, le uniformi targate Nike (anche se con Brand Jordan in questo caso), sono troppo lisce e pulite…
Sono “saltate fuori” sostanzialmente gattopardesche divise, copie nemmeno troppo velate di quelle dello scorso anno con ben poche varianti, tra le quali la comparsa della scritta Hornets sulla parte alta dell’uniforme anche su quella teal, al posto del nome della città.
Niente attese pinstripes quindi, almeno… in attesa di vedere quali saranno le altre due alternative che saranno rivelate più avanti.
La presentazione video sul sito ufficiale ha ha svelato, infatti, solamente le divise color acqua e bianca, suppongo che la prima sarà quella con cui prevalentemente Charlotte giocherà in trasferta, sostituendo quella viola.

Questo nel giorno nel quale riapre a Charlotte il negozio che si era temporaneamente spostato.
Una contemporanea non casuale…
 
Passando dal look al concreto… in questi giorni altre news hanno riguardato i movimenti sul mercato di Charlotte. Tagliato il terzo play Briante Weber (gli Hornets ora sono sotto di 3,3 rispetto alla luxury tax), partiti il quarto Brian Roberts (destinazione Grecia, Olympiacos) e Sessions, ormai fuori dal contratto, in direzione New York, Charlotte è rimasta con Walker, il quale sta recuperando da un’operazione al ginocchio e non giocherà per precauzione in Africa (Johannesburg) ma sarà pronto per il camp con Clifford e Carter-Williams.
Charlotte quindi sta cercando un terzo playmaker, un veterano da affiancare ai primi due.
Personalmente mi ha sorpreso la partenza di Weber, giocatore che si prodiga in difesa ma che alla Summer League di Orlando non dev’esser piaciuto troppo per i suoi continui dribbling fini a sé stessi, sebbene sappia anche passar la palla.
Non è escluso che possa farlo Monk all’occorrenza e Charlotte punti magari su una guardia tiratrice o un’ala piccola, visti gli sviluppi del caso Weber c’è da aspettarsi di tutto, anche se il margine d’azione è ristretto, il mercato sembra essersi arenato e le nostre due ali titolari (MKG e Marvin Williams) non mi convincono pienamente perché per rendere hanno bisogno di essere al top della forma fisica.
La nuova stagione dovrebbe partire intorno a metà ottobre, qualche giorno prima della classica apertura, ma c’è ancora molto tempo perché avvengano mutevoli avvenimenti…
Infine, se è qualche tempo che non passate, aggiornata la pagina ImmaginaziHornets con qualche articolo di rivista italiana sulla storia degli Hornets e aggiunte le nuove nove Honey Bees (Amber F., Amber S., Briana, Britt, Cassandra, Courtney, Kylee, Paige e Sabrina) nell’apposita sezione.

Rischio a Carter

embrerebbe ormai praticamente certa la voce diffusa da Jeff Goodman e Chris Haynes (ESPN).

Il rumors si era diffuso nella notte italiana e sta ritrovando riscontri su altre testate.

Michael Carter-Williams (PG, 10 ottobre 1991, 198 cm X 86 kg), rookie of the year con i 76ers nel 2013-14, sarebbe divenuto nella notte italiana un giocatore degli Hornets.

 

 

Il contratto firmato sarà molto vantaggioso per gli Hornets in termini economici visti i “soli” 2,7 milioni (a Chicago Carter-Williams percepiva $3,183,526) spesi in un mercato che si sta spingendo su cifre “folli” mai viste, forte dei contrati stipulati dalla NBA con le televisioni per quasi un decennio.

Il progetto è a breve termine tuttavia, effettivamente più che di progetto potremmo parlare d’esperimento perché il suddetto giocatore, dopo aver ben esordito a Philadelphia, è passato ai Bucks nel 2014/15 e ai Bulls nell’autunno 2016 finendo per abbassare le sue prestazioni (45 partite totali, 19 da titolari con problemi al ginocchio) tanto che i Tori, visti i suoi soli 6,6 punti e 2,5 assist di media, l’hanno lasciato sul mercato libero d’essere free agent senza estendere una Q.O..

 

Le statistiche in calo del giocatore.

La venticinquenne PG va a coprire il “buco” di playmaker affidabile lasciato dietro a Kemba, anche se trascina i dubbi che si porta dietro negli ultimi anni, come le catene di un fantasma (chissà poi perché un immateriale ectoplasma debba trascinarsi pesanti catene come fardello) le sue prestazioni sono andate calando. Trattasi quindi di un’ennesima scommessa, una specie di rischio per la dirigenza degli Hornets.

A Cho, Jordan, Clifford e ai suoi assistenti il compito di motivarlo per riportarlo a buoni livelli, sebbene principalmente gli si chiederà di sopperire in termini di punti all’assenza sul parquet di Walker nei momenti di riposo.

Non ha un gran tiro da fuori e non è un tiratore eccezionale di liberi, anche se potrebbe dare una mano, grazie alla sua mobilità, a rubare qualche pallone in più, statistica deficitaria per Charlotte.

Cho aveva dichiarato che la PG dietro a Walker sarebbe stata la priorità per Charlotte e visto il basso costo, si potrebbero anche intravedere margini per altri scambi che potrebbero rivoluzionare il volto degli Hornets vista la “presa” su Williams immediata.

Nella mattinata americana di ieri intanto Charlotte ha debuttato sconfiggendo gli Heat per 74-67 alla Pro Summer League di Orlando. Tra i giocatori nel roster ufficiale degli Hornets da segnalare Weber con 17 punti, Graham con 16, O’Bryant con 12 e Bacon con 9.

 

Dwayne Bacon #4 of the Charlotte Hornets handles the ball against the Miami Heat during the 2017 Summer League on July 1, 2017 at Amway Center in Orlando, Florida.
Copyright 2017 NBAE (Photo by Fernando Medina/NBAE via Getty Images)

 

Tornando indietro di qualche giorno, Kemba ha ricevuto il premio NBA Sportsmanship Award, per l’atleta che più rappresenta l’etica lavorativa, la sportività e la lealtà.

Non è il primo Hornets a detenerlo, poiché P.J. Brown lo ricevette nel 2003/04, ma i Calabroni avevano già lasciato la casa madre di Charlotte per accasarsi a New Orleans, di fatto quindi è il primo giocatore a riceverlo in North Carolina.

 

Summer League Monk-a

E’ uscita la lista dei partecipanti per la Summer League che gli Hornets spediranno a Orlando.

Trattasi di una rappresentativa con qualche nome che ha visto la prima squadra lo scorso anno, ma naturalmente non ha giocato molto.

La competizione serve più che altro per visionare rookie, osservare uomini in odore di taglio e magari scoprire qualche talento, provinato o no, l’importante è aver indicazioni dal campo.

Diffusa dal sito ufficiale la lista sottostante:

La lista delle partite:

 

Mentre uno dei partecipanti (Dwayne Bacon), a causa del suo nome è stato confuso con il più famoso Wade dal GM Rich Cho, il quale nella presentazione si è poi quasi subito corretto, resta da vedere l’espressione tra l’imbarazzato e il divertito del novello “Wade”…

 

 

 

Monk e Bacon con le loro nuove maglie. Non dovrebbero esserci problemi per Monk, una steal al Draft scelta alla posizione numero 11, Bacon dovrà mostrare invece le sue doti alla Summer League per convincer lo staff tecnico a inserirlo nei 15 per la futura stagione.

 

C’è da sottolineare che Monk (.39,7% da 3 pt. l’anno scorso con 104/262) già entrato in lista infortunati, non ne avrà per molto, pare dalle due alle quattro settimane per una caviglia (la sinistra) infortunatasi durante il workout.

Poco male… rientrerà per il training camp con Clifford, il quale ora dovrà pensare a sostituire Ramon Sessions, in scadenza di contratto.

Domani sarà il giorno nel quale il contratto scadrà. Teoricamente gli Hornets potrebbero includerlo in un pacchetto per uno scambio vi fosse qualche team interessato, oppure lasciar scadere il contratto e liberare poco più di 6 milioni di spazio salariale per cercar qualche PG di riserva interessante, anche se, senza spostare altre pedine, facendo delle trade, sarà difficile arrivare a giocatori discreti. Lo scorso anno fu deludente per lui.

I suoi numeri in totale caduta fino all’infortunio che interessò il menisco sinistro e lo tolsero di mezzo sino al termine della stagione e gli Hornets, “persa la fiducia” nel giocatore, dichiararono che non sarebbe stato rinnovato.

In cerca di play di riserva affidabili sul mercato si potrebbe guardare a Mudiay (Nuggets), il quale avrebbe potuto approdare ai Phoenix Suns, ma non si è fatto più nulla di questo scambio dettato da un rumors.
Se gli Hornets cercheranno di andare su agenti liberi potranno usare la mid-level exception e pagare uno stipendio di 8,4 milioni al secondo di Kemba (salvo altri scambi futuri).
Altri comprimari svincolati e interessanti nel ruolo di playmaker che da luglio saranno disponibili potrebbero essere: Darren Collison, Shaun Livingston, Patty Mills, Raymond Felton e Brandon Jennings, quest’ultimo controversamente si accasò a New York durante il mercato invernale lo scorso anno dopo esser sembrato sul punto di firmare per Charlotte.

Al contrario ci si prepara per l’All-Star Game riottenuto da Charlotte (2019) cercando di costruire un team migliore di quello dello scorso anno.

L’arrivo di Dwight Howard (maglia numero 12), nonostante qualcuno lo marchi come giocatore ormai passato, se non tinge di celestiale eccellenza, avvampa l’estate degli Hornets.

 

 

Se nelle statistiche di stoppate e rimbalzi gli Hornets non se la passavano benissimo nelle classifiche generali, Dwight porterà con sé i 12,7 rimbalzi e l’1,2 in stoppate di media dello scorso anno ma soprattutto tante motivazioni dovute al retroscena: “Avevo appena fatto un allenamento da due ore e mezzo. Dopo aver parlato con lui, avrei voluto tornare in palestra “, ha detto Howard. “Chiamarmi al telefono e dire: “Io credo in te”. ” Ecco come mi ha motivato. Sto parlando del più grande giocatore di basket. “

Forse poi non è del tutto vero ciò che diceva MJ a proposito di sé stesso, rimanendo una volta tanto con i piedi per terra (riassumendo che i giocatori badano ormai ai soldi o a vincere il titolo), forse ci sono ancora speranze che piccoli mercati possano crescere e coltivare un sogno… Howard è un primo mattone ma il magnetismo di MJ potrebbe in futuro regalarci di più…

Monk & Bacon

E’ andata in scena nella notte a Brooklyn la classica nottata (in Italia) NBA dedicata al Draft.

Siamo molto lontani dalle atmosfere natalizie, Babbo Natale e il giocato NBA sono in ferie, ma per molti team che aspettavano con ansia alte scelte, era un po’ come farsi svegliare da bambini e scartare il regalo di Natale con quell’entusiasmo di poter iniziare a giocare con qualcosa di nuovo che diverta e dia buone prospettive per il futuro, quest’ultima considerazione ovviamente nel caso NBA.

I “regali”, almeno quelli considerati migliori sono stati scartati all’inizio senza troppe sorprese, dunque Markelle Fultz è finito a Philadelphia in un team pieno di giovani promesse, i Lakers sono andati su Lonzo Ball e Boston (la quale aveva scambiato la scelta con i 76ers) ha pescato Jayson Tatum.

Scendendo, dopo Phoenix, Sacramento e Orlando, troviamo alla posizione numero 7 Laurl Markkanen, PF da Arizona che in primavera era stato uno dei primissimi nomi associati agli Hornets.

In realtà il ragazzo è stato preso dai Timberwolves e girato ai Bulls nell’affare che ha portato la stella di Chicago Butler a Minneapolis.

Altri rumors recenti vedevano a Charlotte (che avrebbe scelto alla 11) Luke Kennard o Donovan Mitchell, entrambi rimasti liberi, ma, Rich Cho ha preferito Malik Monk, guardia tiratrice, 191 cm per 91 kg proveniente da Kentucky.

 

Monk mostra anche doti atletiche…

Monk, Fultz e Butler, la notte del Draft riassunta sinteticamente.

 

Il ragazzo nato a Houston il 4 febbraio del 1998 avrebbe potuto essere scelto anche diverse posizioni prima, quindi sostanzialmente a mio parere si tratta di un buon colpo per gli Hornets che scelgono un giocatore interessante in un ruolo che si è andato scoprendo (vedi anche la perdita di Marco) per poi veder successivamente pescare da Detroit (alla 12) e Denver (alla 13), rispettivamente Kennard e Mitchell.

Tornando a Monk, da segnalare che il 17 dicembre dello scorso anno segnò con Kentucky 47 punti in una vittoria contro l’Università del North Carolina.

Un paio di settimane più tardi ne realizzò 34 con un 5/7 da tre punti in una vittoria 99–76 contro Ole Miss.

Il 31 gennaio 2017, ancora, ne fece 37 contro i Georgia Bulldogs. Un buon tiratore quindi con doti atletiche che pare impressionare se si mette in ritmo riuscendo a ritagliarsi spazi per il tiro impensabili.

 

 

 

 

Se Kennard avrebbe potuto arrivare da Duke, anche l’altro prescelto da Charlotte al secondo giro perveniva dalla stessa Università, trattasi di Frank (Willis) Jackson (PG di 191 cm), giocatore che tuttavia gli Hornets hanno scambiato con i New Orleans Pelicans ricevendo in cambio dalla squadra di Tom Benson l’ala piccola/guardia tiratrice (201 cm per 100 kg circa) Dwayne Bacon. Operazione strana se si considera che nello scambio per Howard gli Hornets hanno guadagnato dieci posizioni nella scelta, così facendo, giacché i Pels avrebbero scelto alla 40, sembrerebbero andate in fumo nove posizioni, ma, probabilmente, pensando di non avere crack a quelle latitudini Cho ha optato per uno scambio che porterà nelle casse degli Hornets anche del denaro, inserito dalla squadra della Louisiana nello scambio. Bacon ha quasi ventidue anni essendo nato il 30 agosto del 1995 a Lakeland in Florida. Due anni a Florida State nominato nell’All-ACC second team, ora passerà l’estate con gli Hornets cercando d’entrare nel roster definitivo per la nuova regular season.

 

Dwayne Bacon.

 

 

Riassumendo un po’ le posizioni che c’interessavano, graficamente…

 

 

Personalmente credo Cho ora debba sondare il “mercato” per portare altri pezzi utili a comporre il futuro gioco di Clifford.

Ho notato che non tutti i fan Hornets hanno apprezzato l’arrivo di Howard per differenti motivi; dal giocatore che vuol esser al centro dell’attenzione piuttosto che considerarlo ormai agli sgoccioli, stella cadente dalla notte di San Lorenzo o ancora giustamente criticarlo a livello tecnico dove non è un fenomeno, nemmeno nel tiro libero… Tuttavia a mio parere, anche se Clifford ha dichiarato che non sa chi fra Zeller e Howard partirà titolare il prossimo anno (Zeller considerato parte integrante degli Hornets da Clifford), Dwight è un’acquisizione importante a livello tattico.

In primis perché ha un gran fisico e sotto canestro ora abbiamo un intimidatore e un protettore dell’anello, due fattori pesantemente assenti lo scorso anno. In secundis in fase offensiva giochi dentro/fuori per lui o con lui potrebbero aprire spazi dando tempi agli esterni meno pressati dello scorso anno…

E’ vero che Kemba potrebbe non essere il play alla Paul adattissimo per servire palloni che hanno solo bisogno d’esser spinti dentro ma trovo comunque questa combinazione play/centro molto interessante. Zeller è ottimo negli inserimenti a fari spenti ma per giocare titolare in PF dovrebbe avere un po’ di “tiro” in più… inoltre nella trade ci si è liberati di Plumlee che aveva un contratto eccessivo, l’unico rammarico è aver perso Marco, il quale aveva disputato una buona prima parte della stagione ma dopo l’infortunio del 23 dicembre 2016 occorrso contro i Bulls era calato vistosamene insieme alla squadra tutta ad eccezione di Kemba.

Dal mio punto di vista ora tutto ruota per quanto riguarda i titolari intorno a due posizioni nevralgiche, la SG e la PF… dovesse rimanere Batum dal mio punto di vista andrebbe spostato in PF dove tuttavia c’è già MKG e uno è essenzialmente di troppo come titolare… sul mercato guarderei a una SG con punti nelle mani e a una PF che possa essere più agile di Howard e si complementi con il suo gioco. In panchina servirebbe il sostituto di Kemba… Dovesse veramente partire Rubio da Minneapolis vi farei un pensierino… Direi che l’estate per i tifosi Hornets è iniziata in maniera promettente, letterina a Babbo Natale o stella cadente della notte di San Lorenzo, vista la buona partenza si può ancora fantasticare esprimendo nel desiderio l’arrivo di qualcosa mancante…

La famiglia Howard

Da un po’ di tempo latitavo su questo “blog”, anche se a me piacerebbe chiamarla “pagina dedicata ai tifosi Hornets”…

Scelta un po’ per staccare la spina dopo la lunga maratona di 82 partite stagionali (più preseason), un po’ perché realmente a poco meno di due giorni dal Draft (ricordo che gli Hornets sceglieranno per undicesimi salvo accordi dell’ultimo momento che paiono andare di moda, specialmente nelle alte sfere, vedi accordo Phila/Boston) non era successo molto in North Carolina per quel che riguarda il basket professionistico.

Notizia fresca fresca, la scelta delle nuove Honey Bees (sul sito ufficiale troverete le prescelte) che daranno quel tocco di freschezza e femminilità durante le partite e poi andando a ritroso vi sono i provinati in attesa del Draft che in questi giorni stanno passando per Charlotte, una piccola operazione per Kemba Walker in artroscopia al ginocchio andata bene e poi per trovare una qualche notizia di rilievo sugli Hornets di questi tempi si potrebbe girare con Diogene il cinico (fosse ancora vivo) con il lanternino in pieno giorno, cercando la notizia anziché l’uomo…

Ebbene… nonostante il GM Cho lo scorso anno fu uno degli artefici (a mio parere) della costruzione di una squadra sicuramente inferiore a livello tecnico ma anche caratteriale, devo dire che la breaking news arrivata nella notte italiana lo riscatta poiché se un guru come Wojnarowski aveva dato la notizia di Superman D12 a Charlotte come ufficiosa, ora è arrivata anche l’ufficialità che Dwight Howard sarà un nuovo giocatore degli Hornets.

In cambio, in questa trade con gli Hawks, Belinelli (questo mi dispiace e auguro a Marco buona fortuna) e il “catafalco” Miles Plumlee (stipendio altissimo in rapporto alla qualità prezzo) si accomoderanno ad Atlanta.

 

La news riportata anche sul gruppo FB Bring Back the Buzz.

 

E’ vero che Howard ha 32 anni  e percepità più di 23 milioni a stagione per due anni (il risparmio degli Hawks di 5 milioni a stagione è quasi l’unico vantaggio di Coca-Cola City oltre ad aver acquisito Marco, tiratore che li avrà impressionati lo scorso anno a “Coke Town”) ma permetterà di risolvere molti problemi difensivi provvedendo da sé a difendere l’anello e consentendo agli altri quattro uomini di andare a difendere meglio sul perimetro (l’anno scorso fu tragica per noi in fatto di triple subite), inoltre un classico asse play-pivot, come lo chiamavano gli “antichi”, si formerebbe in maniera devastante grazie alle improvvisate di Walker e alla potenza di Howard, avremmo anche più soluzioni offensive, oltre che difensive, vero motivo per il quale Clifford, memore di Dwight a Orlando, avrà sicuramente spinto per riportarlo “in famiglia”.

 

 

Chissà se ora Zeller sarà spostato in PF, in panca o sarà ceduto. La mia opinione è che sarebbe meglio cedere Marvin Williams, sostituendolo con un giocatore più economico che sia in grado di colpire da fuori.

Gli Hornets cederanno poi la scelta numero 41 acquisendo la 31, quindi ipoteticamente, altro vantaggio… sarebbe stata troppa grazia riuscire a prendere D’Angelo Russell visto che i Lakers l’hanno messo sul mercato in cambio di una delle prime 12 scelte. Poteva sicuramente fare gola a un team che sceglierà prima di noi, infatti è finito ai Nets con Mozgov, mentre Brook Lopez si è accasato nella L.A. gialloviola. Lakers che avranno in cambio anche la scelta numero 27.

Intanto dalle parti di Charlotte si è posato un mattone per la costruzione di una buona annata, un benvenuto a Dwight, sperando Rich Cho non si limiti a Dwight, ma convenga che anche per la panchina serve qualcosa.

 

 

 

Miles Plumlee, tutto ok dopo l’operazione.

Martedì, Miles Plumlee ha subito un intervento in artroscopia che ha portato a uno sbrigliamento (alla rimozione di un tessuto infetto, devitalizzato o in necrosi) che lo terrà fuori dalle 6 alle 8 settimane, quindi per lui, nessun problema né per la prossima Regular Season né per la prossima preparazione.

Miles Plumlee iconizzato con la grafica ufficiale del sito degli Hornets.

Intanto prosegue la mia personale opera di video dedicati ai giocatori che durante l’appena passata stagione regolare hanno  vestito la canotta di Charlotte.

Oggi tocca al giovane Christian Wood, ala grande che ha trovato poco spazio sul parquet nonostante una passata esperienza ai 76ers.

Gli Hornets, leggendo i rumors e le dichiarazioni in società, non dovrebbero riconfermare per la prossima stagione.

 

 

La pluralità dell’multiversHornets.

In tempi in cui il basket per 22 delle 30 franchigie si gioca solo sulla carta (ultima a uscire la Los Angeles dei Clippers caduti in casa per mano dei tosti Jazz), mettermi a scrivere del nulla tanto per occupare spazi, non ne vale la pena, però… dunque… come tutti gli anni vado realizzando piccoli spezzoni video su giocatori che hanno vestito o stanno indossando la “nostra” divisa.

Qualcuno come Hibbert, Plumlee e O’Bryant l’avete già visto probabilmente nell’ultimo pezzo, oggi aggiungo Treveon Graham, difensore puro ma poco utilizzato da Clifford in questa stagione, quasi monodimensionale ma con una buona mando da tre quando può tirare.

 

 

In secundis, segnalo che c’è una sotto-pagina in più nel blog nel caso non ve ne foste accorti. Si chiama “Ritagli di TempHornets”, aperta grazie all’innumerevole materiale che mi ha concesso il Sig. Figliolia.

In questa pagina si ripercorre un po’ la storia degli Hornets tramite articoli di giornale; da Super Basket a riviste specializzate in inglese, ma c’è qualcosa anche in spagnolo… Piano piano o “soro soro” come scriverebbero i giapponesi, cercherò d’integrare ulteriormente questo spazio già ricco di articoli sulla nascita del team ma non solo.

Tornando al titolo… la scienza oggi si spiega la materia, l’universo nel quale viviamo come prodotto dal big bang, l’esplosione iniziale dal quale tutto nacque. Senza voler entrare in diatribe scientifico/religiose (non entro nel merito di sovrastrutture di un Dio onnipotente), quel che è certo è che la materia si divide, si scinde, si compone, si assimila, insomma, muta a causa delle condizioni…  oggi realizziamo “un’intervista” con un giovane Oliver Formato che ha voluto creare un’altra pagina su FB oltre a quella preesistente di mia fattura, sulla quale interagiscono i tifosi degli Hornets ai quali vanno i miei personali complimenti per l’attaccamento dimostrato nonostante le difficoltà, ma anche perché, ognuno con il proprio carattere e le proprie opinioni, contribuiscono a rendere viva la pagina FB specialmente durante le lunghe battaglie della stagione autunno/inverno, non importa arrivino vittorie o sconfitte, si va oltre la sorte.

Il mio apprezzamento quindi anche a persone vere che con il loro contributo sono l’anima della page.

Tornando a Giulio, sarà lui a raccontarsi, sul perché e sul percome ha voluto dedicarsi a tale progetto, a prescindere che quando qualcuno s’impegna e dedica a scrivere, cercando continuamente di migliorarsi (almeno, questo tento di fare io), è degno di nota, per questo, ma anche per una differenza generazionale che potrebbe far sì che le cose si raccontino in maniera differente, ho accettato di dargli una mano nella creazione del logo e tempo permettendo qualche collaborazione. Spero si possa realizzare un interscambio su temi che magari durante l’anno per problemi di tempo io non tratto. Più che una scissione di una pagina su una squadra che al momento ha sicuramente molti meno tifosi (specialmente in Italia) rispetto alle più propagandate protagoniste attuali, sarà sostanzialmente un’altra maniera di vedere Charlotte.

Questa è la copertina dell’altro gruppo, che al momento, si chiama nella medesima maniera, ovvero, Charlotte Hornets Italia.

 

 

Allora iniziamo con le domande, anche se fortunatamente non è un’interrogazione:

1D) Giulio Oliver Formato. Partiamo dai dati anagrafici, anni, dove vive, cosa fa nella vita, hobby, sogni, anche in un mondo spesso ormai nel quale le persone sono costrette a vivere alla giornata e a non programmare troppo in là…

1R) Innanzitutto mi chiamo Giulio Formato, ho 17 anni e vivo a Marco Simone, Roma. Nella vita frequento lo studente presso il liceo classico Amedeo di Savoia di Tivoli, come hobby ho quello d’ascoltare musica, scrivere testi e soprattutto guardare il basket. Come sogno ho quello di poter fare una vita al di fuori dall’Italia, con una ragazza al mio fianco girando il mondo, facendo lavori part time ma che ci diano opportunità di viaggiare e di coltivare le nostre passioni.

 

2D) Com’è scattata la scintilla? Perché voler aprire una seconda pagina dedicata a una piccola franchigia, la quale attualmente nella NBA non veleggia tra i top team?

2R) La scintilla per i Calabroni è nata tre anni fa, proprio nel tempo della rifondazione della franchigia e anno in cui mi sono avvicinato alla NBA. Ho deciso di tifare questa franchigia per la storia sregolata e per aver conosciuto moltissimi tifosi Hornets che mi hanno fatto sentire come membro di una famiglia.

 

3D) Ora… ovviamente, io mi auguro, come scrivevo nell’intro, sia una pagina con personalità. Il tutto osservato dal proprio punto di vista personale. Certamente non sarà facile essere costanti ma soprattutto originali. Ha in mente qualcosa di particolare oltre alla collaborazione?

3R) Per la pagina ho in mente molte cose che si vedranno a lungo andare. Oltre ai soliti recap e statistiche generali, ho in mente di creare una famiglia. Dal punto di vista contenutistico voglio portare tutte le notizie possibili e magari fare interviste con personaggi vicini al mondo degli Hornets e in futuro organizzare viaggi (come accade per altre tifoserie italiane NBA) a Charlotte per vedere una partita e stare insieme e coltivare la nostra passione.

 

4D) Domanda di rito essendo tifoso degli Hornets. Personalmente cerco di rimanere co i piedi per terra, Lei invece come vede il futuro prossimo di Charlotte? Riusciranno i nostri a costruire una squadra migliore per la prossima annata e a qualificarsi per i playoffs?

4R) Per quanto riguarda il futuro di Charlotte sono positivo. Siamo una squadra giovane e inesperta, ma che con le giuste mosse riuscirà a fare qualcosa di grande. Molte mosse di Cho sinceramente non le capisco, ma essendo questa l’ultima chiamata per lui, spero riesca a fare mosse appropriate per renderci competitivi.

 

5D) In ultimo, faccio un po’ come Gigi Marzullo… per darLe la possibilità di parlare di un argomento che le sta a cuore, a piacere, spaziando oltre al basket… “Si faccia una domanda e si dia una risposta”…

5R) Più che una domanda a piacere vorrei dire una cosa a piacere. Vorrei ringraziare tutti voi tifosi degli Hornets per avermi sempre fatto sentire come già detto, membro di una famiglia, per avermi fatto appassionare a questa squadra che è una delle più affascinanti e particolari di tutta la NBA. Spero che vada tutto bene con la pagina e che s’instauri un grande rapporto tra me e voi. Per il resto forza Hornets e forza #Buzz city.

Pazzo Wacky Races a Est.

E’ domenica e nel pomeriggio (senza la lega per eccellenza dello sport prediletto dalla maggior parte degli italiani) si darà il via alla ripartenza della caccia ai playoffs dei team impegnati alla ricerca di un posto al sole.

Il prolungamento della stagione è a un passo, le squadre sono entrate nel conto alla rovescia finale; -10, -9, -8… le speranze di raggiungere la post season però non sono uguali per tutte.

Ovviamente figlie dei risultati di questa stagione la bagarre avvantaggia alcuni team rispetto ad altri in una specie di pazza e mitica corsa (cartone animato) come il Wacky Races prodotto da Hanna & Barbera arrivato in italia a inizio anni ’80.

 

Si “riparte” da qui con Hugo attardato, il quale cercherà di tagliar la curva per guadagnar posizioni utili…

 

Sette squadre per quattro posti considerando che fino a Toronto le prime 4 non hanno problemi essendo già qualificate…

Vediamo un po’ come sono messe le concorrenti in lotta allora.

Ovviamente non ho la pretesa di dire forzosamente quali saranno le partecipanti e quali no, è solo un’analisi sul momento delle squadre, sempre smentibile dai fatti che potrebbero variare di giorno in giorno a seconda di esigenze (conseguimento di una posizione), strategie (sconfitte per aver più palline alla lottery per il Draft) delle avversarie che affronteranno queste squadre di volta in volta.

Per fortuna o sfortuna, non essendo una novella Cassandra, non ho poteri conoscitivi rispetto al futuro.

L’unica nota è che essendo fan dei Calabroni, proverò a “forzare” un po’ la tabella di Charlotte, la quale per accedere ai playoffs dovrà superarsi, stimando approssimativamente al momento direi io, un 20% come possibilità di rientro.

Qui sotto ecco la tabella aggiornata delle squadre in lotta per i Playoffs a Est con qualche dato in più rispetto a quella pubblicata precedentemente.

 

 

Breve analisi delle 7 in gara

5^ Atlanta Hawks (80%)

In vantaggio con: Chicago (3-0), Milwaukee (3-1). Ininfluente ai fini della vittoria nella serie stagionale l’ultima sfida contro i Bulls.

In parità con: Miami (2-2), Indiana (1-1). Da giocarsi ancora una gara contro Indiana.

In svantaggio con: Charlotte (0-3), Detroit (1-2). Manca anche una partita contro Charlotte che anche in caso di vittoria non muterà l’esito della serie stagionale.

A proposito di Wacky Races (abbinerò un mezzo a ogni contendente), gli Hawks potrebbero esser paragonati a “L’Armata Speciale”. Veramente il Sergente Blast assomiglierebbe più a Clifford, ma il cannone in estate l’acquistarono i Falchi. Howard ha sparato cannonate troppo lentamente, rinculando dal colpo di cannone ora i Falchi poggiano i loro lenti cingoli sul terreno senza Paul Millsap e Kent Bazemore out. Senza di loro Atlanta è rientrata nel gruppo delle pericolanti rispetto alla partecipazione playoffs, la quale sembrava ormai acquisita e ora con 4 back to back (il peggiore tra le squadre in lotta) la situazione si complica un pochino. Dovrebbe partire Ilyasova in quintetto al posto di Millsap stanotte (nonostante gli Hawks avessero sperato di poterlo schierare già contro i Nets), il quale è alle prese con un ginocchio sinistro dolorante e sta incidendo parecchio sui risultati dei Falchi. C’è di buono che per la partita contro una Brooklyn piuttosto giù, l’assenza di Millsap potrebbe pesare relativamente. Atlanta deve cercare di spezzare una serie di sei sconfitte consecutive e il gioco di Budenholzer unita alla modestia dell’avversario di turno potrebbe far tornar a muover la classifica. Tra le pericolanti è quella messa meglio, mantiene quindi buone possibilità di partecipazione ai playoffs anche se il rientro di Millsap (sembrato probabile) è un’incognita. Sperando per loro di non dover ricorrere alle ultime due giornate in cu i Falchi avranno due dei tre scontri diretti. Uno in casa e due fuori. Devono sfruttare le prossime partite assolutamente se vogliono restar tranquilli.

6^ Milwaukee Bucks (85%)

In vantaggio con: Chicago (3-0), Indiana (3-0), Detroit (2-1). Una partita da disputare ancora contro tutti e tre i team con i quali i Bucks sono in vantaggio.

In parità con: nessuno.

In svantaggio con: Atlanta (1-3), Miami (1-3) e Charlotte (0-1). Due le partite da disputare ancora contro i Calabroni.

Rufus Roughcut. Il boscaiolo con camiciona a scacchi potrebbe adattarsi nel Wisconsin, le sue ruote a sega circolare per segare gli ostacoli si adattano a Giannis, talento dei Bucks le cui prestazioni stanno sostenendo i Cervi in mancanza dell’ala “gemella” J. Parker. Il calendario sarà determinante. Cinque scontri diretti, tre da giocare in casa e due fuori. Nel mezzo le partite contro i Mavs in casa e i Thunder fuori, qui bisognerà vedere le motivazioni dei due team, quella contro Dallas appare relativamente facile, a Oklahoma City invece i ci sarà da sudare. Solo quattro le casalinghe e sei le esterne, per coach Kidd, però potrebbe esser un gioco da ragazzi vincerne in totale almeno cinque sfruttando il buon momento di forma e giungere così probabilmente ai playoffs dove Milwaukee negli ultimi trenta anni non ha mai percorso troppa strada se non nell’occasione a inizio secolo in cui i verdoni sconfissero gli Hornets 4-3 per perder la finale di Conference contro Philadelphia con il medesimo punteggio. Philadelphia in questo periodo è una mina vagante, può vincere o perdere in maniera imprevedibile, la trasferta sul campo dei Sixers però dovrebbe essere vinta dai Bucks che aspirano ai playoffs, molte possibilità in meno invece vedo per i Cervi di sbancare Boston durante le due trasferte al TD Garden. Jabari Parker è out ormai da tempo, Beasley a causa dell’iperestensione del ginocchio sinistro richiede ancora del tempo per il rientro. Antetokounmpo con 23,2 pt. e Middleton (rientrato a febbraio), portano punti (nonostante l’1/13 del secondo contro gli Hawks nell’ultima uscita) dando la spinta per cercar di ottenere i playoffs non molto distanti ma minati da qualche difficoltà.

7^ Indiana Pacers (75%)

In vantaggio con: Detroit (4-0).

In parità con: Charlotte (2-2), Chicago (2-2) e Atlanta (1-1). Contro gli Hawks vi sarà ancora una partita da disputare.

In svantaggio con: Miami (1-2), Milwaukee (0-3). Ancora una sfida da giocare contro Milwaukee.

Clyde e la sua banda (di malavitosi). Macchina antiproiettile e settimo posto, numero della macchina e posizione che coincide in classifica. La squadra fa spuntare i piedini (non avendo fondo) e rema verso il traguardo guidata da Paul “Clyde” George. Indiana sul suo parquet (Bankers Life Fieldhouse) ha dato il via alla rincorsa ai playoffs. Il 25-11 casalingo è nettamente record migliore rispetto alle concorrenti in lizza. Indy ne avrà ancora cinque da disputare in casa. Difficile pensare possa portarne a casa meno di tre. Le prime due sono abbordabili (76ers e Timberwolves), lo scontro diretto con i Bucks è casalingo, diventerà più arduo affrontare Raptors e un’incognita l’ultima contro gli Hawks. A parte Glenn Robinson III, i Battistrada di Coach Nate McMillan hanno tutti i giocatori a disposizione. Con 22,6 pt. a partita e il 90,9% ai liberi, Paul George guida la pattuglia dei Pacers aiutato dai 15,3 pt. e dai 7,8 assist di media di Jeff Teague, play esperto trasferitosi nella fila gialloblù dopo sette anni di militanza in quel di Atlanta. Probabile ce la possano fare ma devono stare attenti a eventuali classifiche avulse. Contro Heat e Bucks non c’è possibilità di recupero, contro Atlanta giocheranno una partita spareggio che varrà doppio visto che le squadre con le quali i Battistrada sono in svantaggio sono quelle più prossime.

8^ Miami Heat (65%)

In vantaggio con: Milwaukee (3-1) e Indiana (2-1).

In parità con: Atlanta (2-2).

In svantaggio con: Chicago (1-2), Detroit (1-2), Charlotte (1-2). Contro Charlotte e Detroit, Miami disputerà ancora una partita a testa.

Miami potrebbe essere il Diabolico Coupé. Funesta cassa da morto, agli Heat avevano già fatto tutti (quasi) il funerale a inizio stagione, ma poi è spuntato il drago dalla torre a dar la fiammata decisiva per tornar a competere. Miami potrebbe essere determinante anche quest’anno per il futuro a breve termine degli Hornets. Gli Heat sono avanti tre partite rispetto a Charlotte (gli Hornets affronteranno in casa gli Heat ancora una volta partendo da un 2-1 a proprio favore) e occupano quell’ottava posizione “ambita” anche da Detroit e Chicago, l’ultima per giocare almeno qualche partita di post season facendo respirare l’inebriante (non insolito per Miami) profumo dei playoffs propri tifosi. Miami stava andando piuttosto bene ultimamente. Per me è la rivelazione dell’anno. Con l’uscita di scena di Bosh e l’abbandono di Wade sembrava ormai destinata a un anno da ricostruzione, invece nella parte centrale, dopo un inizio costellato da sconfitte e poche vittorie, l’inversione di rotta con Spolestra, bravo a disciplinare il gruppo, fortunato nell’esplosione di Waiters. Molte W quindi, come Waiters e Whiteside. I due però sono al momento out. Il primo è dato fuori almeno sino a fine marzo per problemi alla caviglia, il secondo si è infortunato nella sconfitta a Toronto imitando il compagno, ma la sua distorsione alla caviglia pare meno grave del previsto. Non si è allenato quindi recentemente, bisognerà vedere se effettuerà il riscaldamento a Boston. Molti danno il centro titolare di Miami come possibile starter al TD Garden. Whiteside aveva preso 14 rimbalzi e segnato 16 punti contro i Grizzlies, qualche punto in più di quelli di sutura (13) dategli a un dito della mano destra che sembra però non averlo limitato nelle medie stagionali durante l’ultima uscita. Con due dei tre migliori marcatori fuori (anche se Hassan potrebbe tornar presto), Dragic sarà anche finalizzatore. Già guida il team con 20,1 pt. a partita smistando 5,9 assist a serata, saranno Tyler e James Johnson con le loro incursioni a cercar di provveder all’attacco del Calore. Un po’ più complesso in difesa se non rientrasse subito Whiteside, visto che i 14,2 rimbalzi di medi a partita a Miami non li prende nessuno, Winslow (anche lui out) è il secondo con 5,2 a match, J. Johnson e Reed sono sotto i 5…

9^ Chicago Bulls (40%)

In vantaggio con: Charlotte (2-1), Miami (2-1).

In parità con: Detroit (2-2) e Indiana (2-2).

In svantaggio con: Atlanta (0-3), Milwaukee (0-3). Ininfluenti per gli esiti nelle due serie le gare contro Hawks e Bucks finali.

Peter Perfect. Le sue auto si distruggono spessissimo, nemmeno le avesse montate lui a caso comprandole all’Ikea in un’ipotetica area dedicata alla meccanica. Le rimette in sesto per magia con un calcio ma a coach Fred Hoiberg la magia senza Wade potrebbe non riuscire. Dwayne è out almeno sino il primo maggio e il progetto Playoffs potrebbe naufragar ancora. Questo significa niente più partite di Regular Season per lui. Cadendo contro i Grizzlies si è procurato una piccola frattura al gomito. Niente operazione per un giocatore fondamentale per i Bulls che l’anno prossimo dovrebbe guadagnare 23,8 milioni e forse la canotta dei Bulls potrebbe averla indossata per l’ultima volta contro i plantigradi. L’instabilità nell’essersi affidati a un buonissimo giocatore, ma con problemi fisici non sta premiando i Bulls, i quali si son dati la zappa sui piedi nel mercato invernale con scelte dubbie in ottica playoffs. Jimmy Butler sarà quindi il fulcro dell’azione, Denzel Valentine e Paul Zipser potrebbero avere più minutaggio, Mirotic cercherà di sopperir dall’arco alle carenze dei Tori, ma basteranno a Chicago per invertire il recente trend negativo culminato con l’inopinata sconfitta contro Philadelphia?

10^ Detroit Pistons (35%)

In vantaggio con: Charlotte (3-1), Atlanta (2-1) e Miami (2-1). Pistons che devono affrontare Miami ancora una volta, con la serie quindi non ancora vinta.

In parità con: Chicago (2-2).

In svantaggio con: Milwaukee (1-2), Indiana (0-4). Importante la sfida che vedrà opposti i Pistons ai Pacers per cercar di pareggiare la serie.

Red Max che assomiglia anche un po’ a Van Gundy… Arriva balzellon balzelloni con il suo aereo che non decolla ma rimbalza sull’asfalto, metafora per dire che i Pistons rimangono sempre a metà strada tra due situazioni. Nove piccoli spezzoni di partita per l’unico infortunato dei Pistons (Gbinije) che hanno l’infermeria vuota praticamente, ma non trovano in bandolo della matassa. Ai Pistoni mancano 9 partite, le prime sono abbordabili così come l’ultima, nel mezzo però Raptors, Rockets, Grizzlies e Wizards saranno scogli difficili da superare. Motown ha perso anche con i Magic e Stan Van Gundy tra un urlaccio e l’altro, paonazzo in volto a bordo campo, ha trovato anche il tempo per autoaccusarsi del non gioco dei suoi che nonostante lunghi come Drummond e giocatori utili come Leuer o Marjanovic (impegnato all’occorrenza), più un attacco equilibrato, non sembrano in grado di accedere alla post season, salvo che dalla partita contro New York (priva di Noah già out in lista infortunati e per di più sospeso per 20 partite per l’uso di un integratore che dall’anno prossimo pare sarà legale) al MSG se ne ricavi uno sprint per vincerne qualcuna di seguito.

 

11^ Charlotte Hornets (20%)

In vantaggio con: Milwaukee (1-0), Miami (2-1) e Atlanta (3-0). Hornets che dovranno giocare ancora quattro partite contro questi team. Una contro Atlanta ininfluente per la W nella serie, una contro Miami e due contro i Bucks che, ipoteticamente, potrebbero ribaltare la serie.

In parità con: Indiana (2-2).

In svantaggio con: Chicago (1-2) e Detroit (1-3).

Gli Hornets sarebbero i fratelli Slag anche se l’insetto scoppiettante o l’Armata Speciale calzerebbero anch’esse. Numero uno a Est a inizio stagione, ora a colpi di clavate provano a darsi una rudimentale spinta per entrare nel paradiso dei Playoffs. Charlotte è la più arretrata nel gruppone e teoricamente le speranze sono ridotte a un lumicino ma questo 20% sul 400% totale, vincendo tre delle prossime 4, potrebbe trasformarsi in percentuale più alta, almeno per me che vado in direzione ostinata e contraria (cit. F. De André). I back to back sono ben tre ma gli Hornets stanno vivendo un buon momento, pur confermando che contro i top team proprio non hanno le armi giuste per realizzare il colpaccio. Contro Boston sarà dura, contro Toronto in Canada anche, sebbene i Calabroni si siano registrati sulle frequenze dei Raptors e potrebbero metterli in difficoltà. Contro Denver, team alla ricerca dei playoffs, ci sarà il “problema SKY” ma la sfida si giocherà in casa dando un vantaggio agli Hornets che nel 6-4 (tra casa e fuori) finale, affronteranno una volta anche Bucks e Heat all’Alveare, sebbene quest’anno lo Spectrum Center (vecchia Time Warner Cable Arena) non sia stato un fortino quasi inespugnabile come lo scorso anno. Dopo la sconfitta con Cleveland i playoffs distano tre partite. Pesano molto alcune sconfitte, ad esempio le due con Detroit (una al supplementare e una con un tiro di Belinelli annullato fuori tempo massimo che ci avrebbe consegnato la W). Gli Hornets, ahimè, si augurano quindi anche qualche passo falso dei team davanti a loro, in difficoltà per infortuni o gioco sufficiente per approdare ai playoffs. Dal mio punto di vista Miami e Milwaukee porrebbero essere due delle candidate ad approdarvi rispetto a Bulls e Pistons, quindi vincere i due scontri diretti più almeno altre cinque partite nelle ultime dieci, diventa fondamentale per cercar l’accesso dall’ultima porta disponibile per i playoffs.

In nome della Rosa

 
 
Nelle ultime giornate si era alzato un rumor secondo il quale Brandon Jennings, tagliato dai Knicks ieri, si sarebbe quasi accasato agli Hornets che avevano sondato il terreno nelle ultime giornate di mercato sia per lui sia per Lance Thomas.
La notizia sarebbe uscita dalla bocca di Stan Van Gundy (ieri mattina), il quale avrebbe parlato di lui con l’agente del play e troverebbe altre “conferme” in quest’articolo in inglese.
 
Jennings con i Knicks partendo dalla panchina ha fatto registrare una media di 12,5 punti e 7,2 assist in 36 minuti, statistica ritenuta non soddisfacente dalla dirigenza newyorkese osservando anche il suo 38% dal campo.
 
Jennings è calato dal momento del suo infortunio ma può dire ancora certamente la sua, anche se aspettarsi di più che di un giocatore di livello medio sarebbe illusorio.
Brandon è un giocatore ricco di dettagli, di episodi da raccontare.
Il primo è che sfortunatamente il padre si uccise quando era piccolo.
Per ricordare avvenimenti più recenti avvenuti alle nostre longitudini, il play è anche ricordato per aver scartato l’ipotesi universitaria (probabilmente Arizona Wildcats) per giocare un anno in Europa.
Roma fu la squadra con la quale disputò una stagione non brillante chiusa con 5,5 punti di media e 2,2 assist in 17 minuti di media per 27 partite.
Dopo la deludente stagione tornò in America dichiarandosi eleggibile per il Draft, così fu il primo caso di giocatore professionista ad aver giocato in un campionato professionista saltando la NCAA per poi giocare nella “massima serie” statunitense.
Jennings ha anche donato 50.000 dollari (sperando siano andati a buon fine) per il terremoto de L’Aquila nel 2009.
A Detroit, ritrovato anche “Gigi” Datome nel team, nel 2014 (12 gennaio) smistò 16 assist in un quarto infrangendo questo tipo di record precedentemente ottenuto dal mitico Isiah Thomas. Solamente nove giorni dopo però arrivò l’infortunio al tendine d’Achille che successivamente probabilmente limitò l’ex promessa scelta dai Milwaukee Bucks nel 2009.

Il GM Rich Cho (a sx), un po’ meno brillante e acuto di Sean Connery, interprete originale del film ispirato al romanzo di Umberto Eco “Il Nome della Rosa”. Forse per lui si profila una minima redenzione se riuscirà a portare l’aiutante “Adson”, alias Brandon Jennings (a dx) sulla via di Charlotte.

 
Da un arrivo non ancora certo (anche perché forse la società aspetta di vedere il risultao nella Los Angeles gialloviola per capire se sia il caso di “aiutare” il team?), parliamo ora di un acquisto sicuro, anche se di minor impatto.
L’ala grande Johnny O’Bryant ha firmato un contratto di 10 giorni. Nativo di Cleveland ma college alla LSU State nel (2011-14).
L’ex Northern Arizona aveva già firmato un contratto di una decina di giorni con le Pepite di Denver, esteso per un numero pari di giorni dalla dirigenza dei Nuggets sino al 6 febbraio.
Sette le partite con Denver, media punti di 2,9 e 1,6 rimbalzi in 6,6 minuti a partita abbastanza trascurabile.
Venticinque invece le partite con i Soli di Northern Arizona con medie decisamente più alte; 18,4 punti, 8,8 rimbalzi e 1,7 assist a game, anche lui stato selezionato per l’All-Star Game di categoria.
Clifford tuttavia, nonostante le perdite di Zeller e Miles Plumlee, ha introdotto Wood nelle rotazioni da un paio di partite.
Difficile pensare che la scelta numero 36 del Draft 2014 (stranamente ancora targata Milwaukee Bucks) possa ritagliarsi spazio nonostante 107 partite in NBA (19 da titolare tra Milwaukee e Denver) e medie di carriera di 3,0 punti, 2,3 rimbalzi in 11,9 minuti a partita.

O’Bryant in azione contro gli Hornets.
L’ala grande nata a Cleveland il primo giugno 1993 misura 206 cm e pesa circa 117 kg.

 
Ieri, 27 febbraio 2017, il direttore generale Rich Cho ha anche annunciato che il playmaker Brianté Weber (188 cm x 75 kg), nato a Chesapeake in Virginia il 29/12/1992, ha sottoscritto un contratto di 10 giorni con gli Hornets.
La guardia quest’anno aveva già firmato due contratti consecutivi di 10 giorni con i Golden State Warriors.
In questa stagione con i Warriors, Weber ha messo piede sul parquet in sette partite tenendo una media di 1,7 punti, 0,6 rimbalzi e 0,7 assist in 6,6 minuti a partita.
Seguendo le informazioni ufficiali derivanti dal sito degli Hornets, si registrano nella sua carriera NBA 14 partite (quattro da titolare) con oltre due stagioni passate ai bordi delle panchine di Grizzlies, Heat e Warriors appunto. In totale ha una media di 3,1 punti, 2,1 rimbalzi e 1,9 assist in 15,4 minuti a partita.
Il giocatore formatosi alla Virginia Commonwealth University ha anche giocato con i Sioux Falls Skyforce nella NBA Development League in questa stagione.
31 partite (tutte da titolare) con medie di 16,5 punti, 7,5 rimbalzi, 7,4 assist e 3,3 palle rubate in 36,8 minuti a partita, cifre che gli sono valse il titolo di giocatore del mese di gennaio e la chiamata all’All-Star Game della D-League.

Brianté Weber cerca di passare Xavier Munford dei Greensboro Swarm in una gara disputata il 29 novembre.
2016 NBAE (Photo by Dave Eggen/NBAE via Getty Images)

 
A lasciar spazio ai nuovi arrivi Mike Tobey che il 24 febbraio si è ritrovato con il secondo contratto da 10 giorni scaduto ma non a piedi, il centro provato da Clifford, infatti, è tornato a giocare per i Greensboro Swarm insieme a gente che aveva saggiato “la prima squadra” come Perry Ellis e Rasheed Sulaimon.
 
Stessa sorte temporale per Ray McCallum Junior che dopo esser stato lasciato libero dagli Hornets è tornato a giocare per i Grand Rapids.
La guardia tuttavia, al contrario di Tobey, non è riuscita a scender in campo un solo minuto con Clifford.
 
Dopo questi piccoli movimenti il roster degli Hornets sale ai canonici quindici in attesa di poter abbracciare forse Jennings.
 
La classifica dice undicesimo posto a tre partite dall’ottavo e a cinque dal settimo dopo la sfortunata prima prova di L.A..
In bilico a rollare in mezzo al mare tra le voci di creature marine che richiamano alla tentazione della bassa classifica per il tank estremo e le sirene di un’altra apparizione playoffs non certo impossibile a est a patto di non fallire più le gare da vincere.

Dalla terza in giù a Est.
Tre partite dall’ottavo, cinque dal settimo nonostante la classifica non certo esaltante.

Nella notte andremo a giocare a Los Angeles contro i Los Angeles Lakers (4:30 italiane), per motivi di lavoro purtroppo però il recap arriverà inevitabilmente più tardi, in giornata.

OperaziHornets

 
 
Aggiustramenti e piccole operazioni nel “mercato” di Charlotte.
Ray McCallum è un nuovo giocatore degli Hornets.
 
Ray è un playmaker di 191 cm per 86 kg nato a Detroit il 12 giugno 1991.
Nella sua carriera NBA ha girato tra Sacramento, San Antonio e Memphis.
 
Attualmente giocava per i Grand Rapids Drive, franchigia della NBA Development League situata a Walker, nel Michigan, “gemellata” con i Detroit Pistons.
Tagliato a sorpresa proprio dai Pistoni a metà di questa prestagione, per il Finals MVP NBA Summer League Las Vegas (2014) si dischiudono nuovamente le porte della NBA grazie a un contratto da 10 giorni.

Un buzzer beater a un decimo dalla fine in prestagione di McCallum.

Forse ci sarà la possibilità d’esordire (Roberts e Clifford permettendo) con la quarta squadra NBA giacché dall’operazione McCallum, si passa alla meno simpatcia possibilità d’operazione per Ramon Sessions (stesso ruolo) che si è infortunato.
Non si capisce ancora bene l’entità del danno, ma pare che il menisco laterale del ginocchio sinistro si sia strappato e non sono previsti tempi di rientro certi.
 
A poche ore dalla partita di Salt Lake City contro i Jazz, Kemba pare aver la febbre e la sua presenza è incerta, spazio quindi a Roberts se dovesse mancare anche il play titolare con Kaminsky nel ruolo di centro da starter dopo le perdite di Hawes e Hibbert.
 
Non una grande prospettiva per stasera ma ogni gara ha storia a se.
Off-Topics
Dedicato ai fenomeni (o magari sempre lo stesso che cambia e-mail) che mi stanno scrivendo commenti ignoranti…
Amici di quello che mi aveva scritto qualche giorno fa il primo…
Ma per caso…

 

 

 

 

 

Milestone?

L’accordo è ufficiale, da poco.
Più che una pietra miliare (milestone), non volendo scrivere di una pietra tombale, diciamo che è una pietra rotolante, di quelle che rotolano giù a valle.
Un pesante macigno forse sulle ambizioni degli Hornets per questa stagione.
Se Melo come secondo scorer, per toglier pressione a Kemba è sogno irraggiungibile, con le già citate e più quotate Cleveland, Los Angeles (sponda Velieri) e Boston alla finestra, in questi giorni si era scritto di un Ibaka lasciato libero a Orlando.
Per Clifford sarebbe il giocatore perfetto, per la sua idea di difesa con una squadra che al momento latita in questo fondamentale aspetto…
Invece è arrivato Miles Plumlee acquistato dal GM Rich Cho.
 
Chi è costui?
 
Miles (Christian) Plumlee, nato a Fort Wayne (Indiana), è il fratello maggiore (due anni in più) del Mason di Portland, ed è un nuovo giocatore degli Charlotte Hornets.
In cambio, Milwaukee (che taglierà Steve Novak), detentrice del “cartellino”, riceverà Roy Hibbert e Spencer Hawes più “cash considerations”.
Miles è un centro di 211 cm e ha 28 anni (nato il primo settembre 1988).
Quest’anno ha giocato 32 partite partendo 12 volte come titolare. Miles ha iniziato nella NBA con gli Indiana Pacers, poi ha giocato per i Phoenix Suns e attualmente era ai Bucks.
La sua migliore stagione è stata quella del 2013-14 con i Suns, quando ha tenuto una media di 8,1 punti e 7,8 rimbalzi.
Premesso che trovo l’affare piuttosto marginale dal punto di vista tecnico, lo trovo abbastanza sconveniente dal punto di vista economico e assurdo da quello dell’utilità.
Mi spiego meglio… partiamo dall’utilità.
Per utilità intendo dire che, giacché Charlotte sarebbe stata costruita per partecipare ai Playoffs, quindi possibilmente avere un record vincente, oggi, nella condizione particolare nella quale siamo finiti, sei sconfitte consecutive e ormai ai bordi dei Playoffs (che comunque ci vedrebbero eventualmente uscire ben presto contro Cleveland), la prima operazione di Cho sul “mercato di riparazione” è stata pessima.
Pessima, non solo perché Miles Plumlee è giocatore che ha poco minutaggio (in una sola occasione quest’anno ha superato i 20 minuti ed era il 3 novembre), ma perché a noi serve qualcosa che faccia la differenza, pronto e possibilmente subito.
Recentemente si è ritagliato qualche minuto ma le sue statistiche non sono fantastiche.
In 9,7 minuti giocati di media ha a referto 2,6 punti, 1,7 rimbalzi, 0,6 assist, 0,3 stoppate e il 62,9% ai liberi.

Le statistiche di Miles Plumlee in NBA.

Marginale appunto si diceva nonostante Cho si dica eccitato per la sua fisicità, l’abilità a rimbalzo e l’etica professionale.
E’ vero che Hibbert ha deluso, gioca poco (anche per problemi a un ginocchio e non so se rimarrà ancora molto in NBA a causa di questi dolori) e raramente bene.
Non è riuscito a essere il rim protector desiderato dopo la buona partenza a Milwaukee (chissà che in Wisconsin abbiano visto solo quella di partita del buon Roy?), è altresì vero che se Hawes porta punti, in difesa è sponsorizzato Telepass ultimamente, inoltre le percentuali da tre sono crollate sotto l’effetto di una tecnica di tiro da fuori, completamente da rivedere.
A chi giova questa trade?
Dal punto di vista tecnico non credo che Plumlee, cifre alla mano (spero di sbagliarmi), non possa portare grandi miglioramenti alla causa degli Hornets, con il rientro di Zeller giocherà dietro di lui.
Charlotte sicuramente voleva qualcosa di più atletico rispetto al zampettante Cervo Hawes e al pachidermico Hibbert.
Da quest’angolazione, per ipotesi euristica, Charlotte avrebbe fatto un affare, poiché, se Plumlee giocasse con voglia e intensità, non sarebbe certo compagno degli zombie vaganti sotto il canestro (Hibbert e Hawes) visti recentemente.
H&H da Hero Quest quindi out, dentro M.P., peccato non via sia una V in mezzo…

Dal punto di vista economico Milwaukee fa un affare liberandosi del contratto quadriennale del fratello meno nobile dei Plumlee. Già, perché i 12,5 milioni a stagione per quattro anni sono ben cinquanta milioni per un giocatore che non sembrerebbe valerli, salvo miracolose riabilitazioni dalle parti di Charlotte.
Hibbert costava cinque milioni (contratto in scadenza), mentre Hawes avrebbe avuto due anni di contratto; quest’anno 6,3 mil., la stagione prossima 6,0 mil., in diminuzione.
Paradossalmente gli Hornets superano il salary cap e prendendosi questo contratto potrebbero avere di più da spendere come MLE (mid level-exception) durante la prossima stagione non attiva.

Grazie a Paolo Motta per avermi indirizzato su questo dettaglio.

A Charlotte comunque mancano un giocatore in post basso che possa attrarre l’attenzione e fare gioco dentro fuori (vedi il Jefferson dello scorso anno), un incursore e playmaker dalla panchina e un 4 o un 5 (eventualmente da invertir con Zeller) che sappia difendere.
Gli arrivi estivi sono sembrati in maggior parte “cinesate” copie, più scarse (salviamo Belinelli che ha a altre caratterisiche rispetto ai ceduti) dei giocatori dello scorso anno dalle qualità migliori.
Qualcos’altro dovrebbe arrivare, in genere gli Hornets sono soliti muoversi per un paio di trade negli ultimi anni, il problema è il livello.
 
In ultimo da registrare un contratto da dieci giorni fatto firmare a Mike Tobey (vista la perdita di due centri), pivot bianco già visto in preseason, tagliato prima della stagione regolare.