Scar in the NBA?

Per il fatto che è nato il primo d’aprile avevo pensato ad uno scherzo quando lessi la notizia riportata un pèaio di giorni fa.

E poi c’era stato anche l’interesse sfumato per Ettore Messina, il quale per un breve momento sembrava favorito per sedere come head coach sulla panchina degli Hornets.

Solo che tutto oggi viaggia veloce, più di fasmate (la forma mutevole delle nuvole) trascinate dal vento, tanto da cambiare il panorama all’orizzonte in tempi rapidi.

Spunta così, da parte degli Charlotte Hornets l’interesse per un altro coach italiano dal palmares prestigioso.

Trattasi di Sergio Scariolo, graffiante allenatore nato a Brescia nel 1961 che in Italia ha allenato; Pesaro, Desio, Bologna (sponda Fortitudo) e Milano, anche se la sua immagine recente si lega al doppio triennio intervallato come capo allenatore della Spagna con la quale vince ben tre titoli europei, un argento e un bronzo alle Olimpiadi (2012, 2016 rispettivamente) e così gli viene conferita a Madrid nel 2015 la medaglia d’oro al merito sportivo.

L’esordiente Borrego quindi, se Scariolo dovesse accettare l’offerta degli Hornets, potrebbe essere assistito da un coach delle nostre latitudini, sempre che i Toronto Raptors, anch’essi interessati, non facciano lo scherzetto ai Calabroni.

Si dice che le trattative tra Scariolo e il franchise di MJ siano abbastanza avanzate, anche se ci sono ancora margini da rifinire e a Scariolo magari il fatto di lasciare una Spagna in corsa potrebbe pesare, ma la NBA è un altro mondo…

I Toronto Raptors, però gestiscono diversi scenari e intervistano diversi allenatori, considerando anche Scariolo anche una delle loro alternative per far parte del loro staff tecnico.

Vedremo che succederà… Messina è saltato, ma se Scariolo salperà dalla Spagna approdando dall’altra parte dell’Atlantico come novello Cristoforo Colombo alla scoperta dell’America ancora non lo sappiamo, certo, sarebbe bello nel caso potasse la sua esperienza agli Hornets.

 

Scariolo e Messina girano da tanti anni nel mondo del basket. Qui, molto più giovani li vediamo in un’intervista “doppia” su Giganti del basket in un numero uscito a fine aprile 1990. Un numero nel quale gli allenatori si apprestavano a giocarsi i playoffs. Il titolo lo vinse la Scavolini Pesaro di Scariolo. Messina, con la polo rossa, s’infrangerà per un solo punto sulla Phonola Caserta nella decisiva gara 3 dei quarti di finale, evitando così d’incontrare proprio Scariolo (polo bianca) in semifinale.

 

Scariolo potrebbe aiutare molto lo staff tecnico, sperando che la società con Kupchak, Jordan e Borrego stesso, riescano a formare un team di giocatori validi e funzionali a un sistema di gioco efficace ma questo sarà il lavoro della società da svolgere possibilmente in estate.

(Es)Tr(a)iano la spada nella roccia?

Ingegno, fortuna, bravura, occasione ma soprattutto ricerca… queste dovrebbero essere aspetti fondamentali e/o caratteristiche che il nuovo GM Kupchak, il quale, facendo una piccola digressione, compie 64 anni oggi, dovrà avere in estate per cercare di far svoltare la situazione a Charlotte che oggi appare come una nave incagliata o magari come la spada nella roccia, la quale potrebbe essere estratta da Kupchak per divenire come Artù, re, nella Queen City.

 

Tenterà l’impossibile Mitch?

 

Lo scenario contrapposto dal mio punto di vista sarebbe altrimenti abbastanza deprimente.

Non ho voluto scrivere appositamente nulla sino a oggi per quel che riguarda la conferenza stampa di presentazione tenuta da Borrego, poiché presentava tutti i crismi di una conferenza di facciata nella quale non si era ancora deciso nulla.

Non che sia cambiato molto a oggi.

La situazione sembra ancora in stallo anche se è di poche ore fa la news che l’ex allenatore dei Phoenix Suns Jay Triano si è unito come head coach allo staff degli Hornets.

Triano, sessantenne canadese, ha allenato la nazionale dalla foglia d’acero per anni, prima d’approdare in NBA nel 2002 come vice con i Toronto Raptors per poi passare (2012/16) ai Portland Trail Blazers prima di passare gli ultimi due anni a Phoenix, l’ultimo da head coach (licenziato Watson sullo 0-3 Triano è stato promosso), ruolo che aveva già ricoperto nella parentesi 2008/09 dopo l’allontanamento del coach dei Raptors, Mitchell.

 

 

Triano entra a far parte dello staff tecnico dei nuovi Hornets 2018/19.

 

 

Triano, tradisce il cognome, è d’origine italiana. Il suo bisnonno toccò terra classicamente a Ellis Island in cerca di fortuna, prima di dirigersi verso l’Ontario. Jay, nato a Tillsonburg ha vissuto affacciato sulle cascate del Niagara a Niagara Falls.Ha lavorato anche come commentatore per i Vancouver Grizzlies.

Tornando alle parole di James Borrego in conferenza, spero siano state dettate più dall’esigenza di far fronte alle domande che a reali convinzioni, perché se è vero che Howard, parlando di sistemi di gioco (parlando della sua buona stagione ma citando ad esempio anche Rondo di New Orleans) ha richiamato l’attenzione sui sistemi di gioco che potrebbero dare maggiori/minori chance a un giocatore, è altrettanto vero che chi come me, negli ultimi anni ha visto tutte (ma proprio tutte, comprese le amichevoli prestagionali) partite degli Hornets, monitorando il vecchio nucleo di giocatori, credo non dissenta sul fatto che ci sia bisogno di parecchie novità.

Pazienza e soprattutto fiducia sono terminate.

Problemi fisici, età, forse anche mancanza d’entusiasmo, sono sembrate minare l’ultimo anno e mezzo e se, come dichiarato, Borrego intende rendere Charlotte di nuovo una buona squadra nella Eastern Conference sviluppando i giocatori esistenti nel roster, probabilmente sta per prendere una “cantonata”.

Detto ciò (no, non Cho), potrebbe anche non avere altra scelta e la mia personalissima idea (verosimile) è che durante i colloqui con i possibili head coach abbia ipotizzato anche di non riuscire a muovere il roster, sondando la disponibilità dei vari coach in questo caso.

Mitch Kupchak ha ricordato che “Non esiste un piano generale per far saltare questa squadra in questo momento” oltre che a ricordare che Borrego è stato assunto sulla base del roster attuale (ecco perché il mio 1 + 1…).

Il primo allenatore ispano-americano (contratto di 4 anni con opzione per il team all’ultimo) nella storia della NBA in conferenza ha tenuto il gioco a Kupchak:

“La mia mentalità è che questo è il nostro gruppo e stiamo andando avanti con questo”

Dal mio punto di vista si sarebbe potuto risparmiare il:

“Sono eccitato per il gruppo attuale così com’è ora. Penso che il nostro più grande spazio per la crescita sia lo sviluppo interno.”

Kupchak ha detto anche che (al momento della conferenza stampa), le possibilità maggiori sono quelle di andare avanti con il team attuale, probabilmente sia per non generare troppe aspettative nei fan sia perché i pezzi da cedere potrebbero non avere mercato o richiedere esose contropartite.

Certo… puntare sullo sviluppo di quelli che saranno due sophemore (Malik Monk e Dwayne Bacon), come intende fare, è corretto, inoltre vuole migliorare Frank Kaminsky e Michael Kidd-Gilchrist. Al primo dovrebbero dare un’occhiata in difesa, magari non costringendolo sempre a tirare solamente da tre in attacco, al secondo, uno dei miei giocatori preferiti, temo che il doppio infortunio, nonostante la giovane età, gli abbia tolto quell’atletismo spinto che lo consacrava come miglio difensore del team e ottimo rimbalzista, oggi un po’ oscurato dalla presenza del mantello di Howard.

Borrego sa di non avere la bacchetta magica, anche se ritiene d’avere in casa pezzi di qualità come Kemba Walker, Nicolas Batum e Dwight Howard. Personalmente non sono molto d’accordo sul secondo, il quale alterna assist ficcanti a passaggi no look e palle perse che mandano in transizione gli avversari e anche l’intensità difensiva è molto calata. Starà a Borrego motivarlo e dare nuovo entusiasmo alla squadra (vedi la frustrazione di Kemba per i mancati playoffs) se dovesse rimanere più o meno l’attuale, bloccata come saprete dal monte ingaggi e dai lunghi contratti realizzati dal GM precedente Cho.

Il nuovo coach vorrebbe aprire spazi per Walker (fin qui, tutto scontato), il quale però dovrà parlare con la società visto che la scadenza del contratto è fissata per il 2019…

James ha detto che avrebbe intenzione di giocare uno stile up-tempo in attacco (magari concludendo in 8/10 secondi), ponendo in difesa molta attenzione sulla linea dei 3 punti, convinto di avere i pezzi giusti sullo scacchiere per poter fare ciò.

Sono piuttosto scettico sull’attacco modello D’Antoni a Phoenix o per rimanere d’attualità, in stile Golden State, inoltre non è che ami moltissimo questo tipo di gioco, oltretutto non vedo così tanta qualità per poterlo attuare, a meno che i giovani non facciano un deciso salto di qualità e i cosiddetti “tiratori” dedichino più tempo per sviluppare il tiro da fuori in termini di precisione e tempo.

Proprio sui giovani si è soffermato poiancora l’ex vice degli Spurs:

C’è un gruppo di giovani che dopo questa estate dovrebbe fare un grande salto. Se fanno un grande passo avanti, il nostro roster cambia in modo significativo”, altrimenti, aggiungerei io, sarà l’ennesimo salto nel buio in discesa, ma l’estate con le sue lunghe luci deve ancora iniziare, chissà che i fotoni colorino un’estate più allegra della tela attuale…

NBA Lottery 2018

Aggiornamento rapido…

Si è svolta a Chicago nella notte, senza particolari emozioni la lotteria per il Draft di giugno, la lotteria NBA 2018.

Gli Hornets avevano il 2,9% di scegliere tra le prime tre posizioni e lo 0,8 di pescare la miglior scelta.

Come preventivato invece siamo rimasti ben lontani dalle zone nobili cogliendo l’undicesimo posto.

Percentuali basse, ma anche quest’anno la fortuna ha guardato altrove lasciando un Kupchak accigliato presente alla manifestazione..

 

 

Kupchak ieri sera a Chicago al momento della rivelazione sulla posizione per le future scelte.

 

 

Prima di noi la fortuna ha baciato i Suns (primi ), poi i Kings, terzi gli Hawks, Memphis al quarto posto, Dallas in quinta posizione, sesti i Magic, poi anche Bulls, Cavaliers e 76ers di Belinelli al decimo posto.

 

 

 

Charlotte ingaggia il nuovo head coach…

Nella giornata del compleanno di Kemba Walker (Happy Birthday!), tra tutti i nomi citati negli ultimi articoli per sostituire Steve Clifford nel ruolo di head coach, ecco spuntare quello più tenebroso, meno affascinante, quello che non stimola fantasie per intenderci, facendo sembrare forse più nebuloso il futuro di un ambiente che negli ultimi due anni non è stato molto illuminato…

James Borrego (non me ne voglia ma assomiglia un po’ a Béla Lugosi con quella pettinatura, ma non è nemmeno la miglior foto quella presa da USA Today) sarà il nuovo head coach dei Calabroni per la prossima stagione.

 

 

 

 

Borrego vive con la moglie Megan a San Antonio e ha tre figli; Grace, Zachary e Nicholas.

 

 

 

 

Ha vinto la Western Conference Championship nel 2002/03 con San Diego University andando al torneo NCAA.

Niente Ettore Messina (il quale ha sempre aperte altre piste) quindi…

Un po’ deluso (sinceramente) per la scelta, ora dipenderà molto da che cosa riuscirà a fare Kupchak in sede estiva, quando si creano le basi per la futura stagione, organizzando un team vincente o uno destinato a latitare nei bui meandri della bassa classifica.

Liberarsi della zavorra forse non sarà facile e sulla testa di Charlotte incombe sempre la spada di Damocle Kemba, il quale ha fatto sapere che si è stufato di non giocare i playoffs e dato che a fine della nuova stagione l’uomo franchigia di Charlotte sarà libero, sicuramente uno degli aspetti primari di Kupchak sarà volger lo sguardo al caso Kemba, per rifirmarlo o scambiarlo per giocatori o scelte.

Impossibile sapere cosa frulli nella mente di Kupchak, il quale sicuramente durante lo svolgimento del suo lavoro dovrà necessariamente far conto di trovare difficoltà più o meno impreviste nel realizzare il progetto che ha in mente, comunque i tifosi di Charlotte sperano e meriterebbero di togliersi un po’ di polvere dalla spalla e qualche sassolino dalla scarpa…

Tornando al nuovo coach, per spender due righe, James fu allenatore a interim a Orlando nel 2015 passando come dal ruolo di allenatore in seconda a coach a vero e proprio allenatore sostituendo Jacque Vaughn.

Finì con un record di 10-20 (.333) con i Magic relegati sul fondo della Southeast Division con sole 25 vittorie contro 57 sconfitte.

Ha già un’esperienza con gli Hornets (2010/12) precedente all’avventura Magic (nel 2012/15) mentre gli ultimi tre anni li ha passati alla corte del Re Pop a San Antonio dove però era già stato dal 2003 al 2010.

L’allenatore, nato ad Albuquerque (New Mexico) nel 1977 (qualche fonte riporta 1978) quindi è stato scelto dalla schiera dei possibili coach provenienti da San Antonio, questo potrebbe significare la ricerca di una matrice che identifichi un gioco di squadra che nell’ultimo anno e mezzo a Charlotte era progressivamente sparito.

Ora la palla passa a Kupchak che da GM dovrà esser l’uomo della svolta cercando di far tornare Charlotte tra le mine vaganti della lega già in estate, un periodo che si presenta comunque ricco d’insidie e pieno di incognite ma fino ad altri movimenti, voglio essere almeno neutrale se non positivo per ora.

In fondo non costa nulla…

La spunterà il folletto?

Il posto come head coach degli Hornets è ancora vacante.

Un candidato ha già firmato con i Knicks e il “nostro” Ettore Messina nel borsino giornaliero sembra ora essere passato dietro a un americano d’origine irish che fa l’assistente allenatore ai Celtics ma non c’è ancora nulla di certo.

Comunque…

l’assistente coach dei Celtics Jay Larrañaga sarebbe emerso come il principale candidato per il posto come capo allenatore degli Hornets, lo riferisce Rick Bonnell del Charlotte Observer.

 

 

Potrebbe essere l’attuale Celtics il volto nuovo sulla panchina di Charlotte.

 

Bonnell, sottolinea che la squadra deve ancora fare una scelta definitiva sulla sostituzione di Steve Clifford, tuttavia, Larrañaga (nativo di Charlotte) sembra sia al momento in pole position.

David Fizdale, l’ex coach dei Grizzlies, è finito ai Knicks ma Charlotte ha colloquiato anche con Ettore Messina (per il quale credo la maggior parte degli italiani faccia il tifo ma oggi è seguito anche dai Milwaukee Bucks che monitorano anche gli ex Monty Williams e Steve Clifford), Ime Udoka, David Vanterpool, James Borrego, Jim Boylen e Jerry Stackhouse.

Lo statunitense d’origine irlandese ha avuto una lunga carriera internazionale come giocatore tanto da passare in Italia più volte per giocare con la Viola Reggio Calabria nella stagione 1997/98 (25 presenze), l’Olimpia Milano, poi la toccata e fuga con la Virtus Roma (una presenza), ancora Reggio Calabria nel 2004/05, Napoli e Caserta dal 2007 al 2009, il tutto con inframezzi con altre società.

 

 

E’ passato all’allenamento dopo essere andato in pensione nel 2009.

Ha svolto il suo lavoro come capo allenatore per, l’Eire, poi modificando le vocali centrali si accasò ai l’Erie BayHawks prima di essere il vice dell’Ucraina, infine eccolo ai Leprechaun come assistente nel 2012.

Il suddetto, nato il 30 gennaio 1975, era già stato considerato per divenire l’head coach dei Celtics, Sixers e Grizzlies.

Non è però chiaro in che modo il lavoro in corso di Larrañaga con i Celtics ai playoffs influenzerà il processo di ricerca di Charlotte.

Tuttavia, se gli Hornets decidessero che Larrañaga è il loro uomo, le due parti potrebbero raggiungere un accordo prima della fine della postseason di Boston, come hanno fatto i Suns con l’assistente dei Jazz Igor Kokoskov.

Non resta che attendere…

Vedremo se lo spuntare del folletto sarà definitivo o gli altri candidati avranno la meglio nella corsa per l’unico possto da head coach…

At-traziHornets europea?

I playoffs proseguono ma nel sottobosco NBA già molte squadre cercano fortune migliori e si muovono per ottenerle.

Come forse avrete letto nel precedente pezzo o in giro su qualche altro sito, Ettore Messina è candidato a diventare il prossimo allenatore degli Charlotte Hornets.

Certamente non è l’unico coach al vaglio del GM Kupchak, ma è ben sponsorizzato…

“Penso che sia giunto il momento”, ha detto Manu Ginobili, il veterano argentino degli Spurs.

A rinforzare la candidatura anche il compagno di squadra Gasol:

“Certo, è molto capace ed esperto. Messina è stata uno dei migliori allenatori in Europa. È difficile ottenere questa opportunità nella NBA, ma se c’è qualcuno che dovrebbe averla, questi è lui.”
Gli Spurs eliminati dalla post season sembrano anch’essi a un bivio.

Non hanno opposto resistenza alla richiesta di Charlotte di poter parlare con Ettore che ora avrà colloqui con la dirigenza di Charlotte (il suo amico Kupchak) e anche con Gregg Popovich e R.C. Buford.

Speriamo che questa volta Pop sia meno avventato nel dare consigli…

Questi due per consulto prima di prendere una decisione.

Potrebbe divenire il primo allenatore extra-americano ad allenare in NBA se la trattativa andasse in porto…

Kupchack non sta perdendo tempo e insieme a Buzz Peterson è volato ad Atene, in Grecia per assistere alla partita tra Real Madrid e Panathinaikos.

L’obiettivo era visionare il giovane Luka Doncic.

 

Luka Doncic, nato nel 1999 a Lubiana. La guardia slovena è considerata una possibile futura Super Star per gli anni in avvenire.
(Photo by Roman Kruchinin/EB via Getty Images)

 


Altri potenziali prospettive da visionare erano Georgios Kalaitzakis, Santi Yusta e Dino Radoncic.

Il nuovo GM quindi sta dando uno sguardo all’Europa per rimodellare il nuovo team.


Il talento slavo però insieme a DeAndre Ayton viene dato come una delle possibili prime due scelte.
A questo punto Charlotte potrebbe pensare di cedere un big per un primo/secondo posto della lottery che si svolgerà martedì 15 maggio, altrimenti partendo undicesimi avremmo solo lo 0,8% di ottenere la prima scelta e il 2,9% d’entrare nelle prime tre posizioni…

Kupchak, anche non dovesse portare Doncic a Charlotte sta svolgendo il suo lavoro in maniera alacre (ha già incontrato i giocatori) con una diligence scouting a uno dei migliori prospetti.

Ci sarà da vedere se il rapporto Kupchak/Howard potrà protrarsi anche agli Hornets dopo la parentesi dei due ai Lakers.

Certamente Howard non è stato aggressivo (anche per età) come Embiid nell’interpretazione del ruolo di centro e per questo qualcuno lo denigra adducendo anche al fatto che nella larghissima vittoria contro i Grizzlies, Howard non ci fosse, fermato per sospensione dalla Lega ma sono illazioni di poco conto su una partita che aveva poco da dire vista la situazione della franchigia nata a Vancouver.

Kupchak tra l’altro come giocatore ha vinto due titoli in gialloviola (1982, 1985 e uno nel 197 con i Washington Bullets.

La grinta non gli manca.

Qui lo vediamo alle prese con “The Dream”, Hakeem Olajuwon, in uno scontro degenerato.

 

 

 


Chi invece pare non avere la stessa grinta ma pacatezza e atteggiamento da crisalide quasi, è Stephen Silas, il quale ha vissuto dieci anni all’interno della franchigia di Charlotte e l’ultimo anno da assistente è passato direttamente a capo allenatore sostituto ad interim per i problemi che hanno tenuto lontano dai parquet Clifford per ben 21 sfide.

All’ex vice allenatore degli Hornets Silas potrebbe essere offerta la panchina degli Atlanta Hawks che tuttavia sta sondando altri attuali assistenti allenatori per sostituire coach Budenholzer:

Nate Tibbetts di Portland, David Vanterpool, James Borrego e Ime Udoka di San Antonio.

Per il quarantacinquenne sarebbe un’opportunità, anche perché se cambiassimo staff, non credo rimarrebbe molto del precedente.
Partite NBA che a Clifford pare manchino già…

L’ex coach dice di amare il mondo NBA, il suo lavoro e questo tipo di competizione.

Per lui si parlerebbe di Phoenix interessata.

I rumors sparata parlano d’interessamento anche per Leonard e addirittura il nostro Kemba Walker che potrebbe trovare Clifford come head coach.

L’ex allenatore dei Calabroni ha addossato su di sé le responsabilità pratiche dei giocatori più volte, ma così ha finito per giustificare certi atteggiamenti poco professionali a livello d’impegno, agonismo e intensità di certi giocatori tanto che Kaminsky ha detto che è frustrante non essere all’altezza delle aspettative del coach.

Frank ha difeso il coach parlando di cambiamento rapido e inaspettato ma dal mio punto di vista già l’anno precedente si sarebbero potute prendere decisioni differenti in merito a qualche giocatore…

Tornando alla franchigia di casa in Arizona, difficile però dal mio punto di vista che bastino Walker e Leonard, due indiscutibili talenti e una prima scelta per rivoluzionare una delle peggiori squadre della lega, inoltre Kemba vorrebbe partecipare ai playoffs e con Phoenix non è detto che possa accadere…

Clifford ha poi detto che vede come finalista i Golden State Warriors o i Rockets a Ovest, mentre a Est sono i Raptors sono favoriti ma dice di stare attenti alla mina vagante Phila perché possiede Ben Simmons e Joel Embiid.

Inoltre non pensa che Charlotte dovrebbe far saltare in aria il proprio roster attuale, ma piuttosto fare una o due piccole mosse.

Dal mio punto di vista posso dire d’esser contento che sia andato via dopo aver letto l’ultima frase…

Kup – chack, si gira?

Dopo la sconfitta con i Pacers arriva l’ufficialità…

La breaking news era nell’aria, Kupchack ha battuto la concorrenza di Rosas e altri GM per il ruolo di nuovo direttore generale delle operazioni di pallacanestro per gli Charlotte Hornets.

 

 

Jordan ha puntato su di lui e come l’uomo Del Monte l’ex LAL ha detto sì.

 

Riporto qui sotto, tradotto e leggermente accorciato, l’articolo dedicato dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets:

 

“Il presidente dei Charlotte Hornets, Michael Jordan, ha annunciato oggi che il team ha nominato Mitch Kupchak, ex LAL, presidente delle operazioni e direttore generale. Kupchak porta a Charlotte oltre 30 anni di esperienza nel front office NBA, sarà responsabile della ricostruzione del team.

“In ogni ruolo e in ogni tappa durante la sua permanenza in NBA, Mitch Kupchak ha portato ai suoi team i massimi livelli di successo. È un vincitore provato”, ha detto Jordan. ” Avendo vinto campionati sia come giocatore sia come dirigente, abbiamo fiducia che Mitch sia la persona giusta per guidare le nostre operazioni di pallacanestro, creare una cultura vincente e portare un successo duraturo alla nostra organizzazione, ai nostri tifosi e alla città di Charlotte.”

“Sono entusiasta di far parte dell’organizzazione degli Hornets e voglio ringraziare Michael per questa opportunità”, ha dichiarato Kupchak. “Sono pienamente consapevole della passione per il basket a Charlotte e in tutto lo stato del North Carolina, così sono fiducioso che potremo costruire gli Hornets come una squadra di successo della quale i nostri grandi fan potranno essere orgogliosi”.

Kupchak si unisce agli Hornets dopo una carriera molto distinta e di successo come dirigente di front office e giocatore dei Los Angeles Lakers. Ha iniziato a lavorare nel front office del team nel 1986 sotto due NBA Hall-of-Famers: il leggendario dirigente NBA Jerry West e Bill Sharman, la prima persona a vincere un campionato come giocatore, allenatore ed esecutivo. Kupchak è stato nominato direttore generale nel 2000, prestando servizio in quella veste per 17 stagioni. Durante il mandato di Kupchak come direttore generale, i Lakers hanno vinto quattro campionati NBA e sei titoli nella Western Conference con un record complessivo da stagione regolare di 747-607 (.552) e vincendo il 63% (111-66) delle loro partite postseason.

Pur essendo il direttore generale dei Lakers, Kupchak era responsabile della gestione quotidiana della squadra, comprese le decisioni relative al personale, le trattative contrattuali, la strategia sulle retribuzioni salariali e i giocatori di college internazionali in cerca di scouting.

13^ scelta assoluta nel primo turno del Draft NBA del 1976, Kupchak ha giocato nove stagioni NBA a Washington e Los Angeles prima che un infortunio al ginocchio lo costringesse al ritiro. Ha segnato 10.2 punti e 5.4 rimbalzi a partita in 510 gare di regular season.

Si è guadagnato l’onore degli NBA All-Rookie Team durante la stagione 1976-77 e ha raggiunto in media 15.9 punti e 6.9 rimbalzi a partita durante la stagione di campionato a Washington nel 1977-78. Fu ceduto a Los Angeles nel 1981, dove giocò un ruolo chiave dalla panchina nel campionato NBA 1985 per i Lakers.

Kupchak ritorna nello stato in cui è stato un fuoriclasse americano insieme alla University of North Carolina. Divenne la prima matricola a giocare all’università dopo che le regole di eleggibilità per le matricole furono cambiate prima della stagione 1972-73. Kupchak è stato nominato giocatore dell’anno ACC per il 1975-76 come senior ed è uno dei 49 membri dell’UNC che hanno fatto sì che la sua maglia (n. 21) fosse onorata e appesa sotto al soffitto del Dean Smith Centre a Chapel Hill (novembre 1994).”

 

Chissà se la nuova stagione di Charlotte, proclami a parte, finalmente voltando pagina, girerà nel verso migliore…

Kup-chack, si gira!

Botto-M-onk

È iniziato con il botto il 2018 di Monk.
No, non parliamo di risultati sul campo.
Quelli possono attendere nonostante sicuramente il suo impiego abbia svelato che il giocatore non era pronto come si pensava.
Gli Hornets, nonostante siano circolate anche voci su un suo possibile approdo ai Bucks (squadra contro la quale a inizio stagione Malik disputò una gran partita), hanno deciso di tenerlo per dargli più tempo per sviluppare il suo potenziale.

Fino a oggi è stato un prendi e tira ma con i tempi sbagliati.

Monk fotografato mercoledì 19 marzo 2014 con la divisa dei Tigers Bentonville.
Qui al Tyson Park in Springdale for Arkansas Democrat-Gazette All-Arkansas.

Tornare a casa per riprendersi un po’ avrebbe potuto essere salutare, ma è stato anche rischioso, pensando che alle 5:46 del 18 febbraio, la sua Lexus rossa del 2002 è finita contro un cancello…
Malik Monk è nativo di Jonesboro, Arkansas appunto, e ha giocato per Lepanto e Bentonville (entrambe le città sono nello stesso Stato) prima d’approdare a Kentucky.

In verde, il luogo di nascita di Monk, in rosso, il luogo dell’incidente e in azzurro, una delle due città dell’Arkansas, dove Malik ha giocato da adolescente.

 
Per fortuna, nonostante l’auto sia andata in pezzi (la parte anteriore e il motore sono stati seriamente danneggiati nell’impatto) il giocatore è rimasto incolume.
L’incidente è occorso a Fayetteville domenica mattina.
All’entrata di Road Hog Park (appena a sud-est del Baum Stadium) nel blocco 1100 della West 15th Street l’incidente avrebbe potuto avere conseguenze peggiori ma ha avuto un lieto fine anche perché il giocatore indossava le cinture di sicurezza.

Foto di Jim Eden all’interno del RoadHog Park (3 novembre scorso).

 
Il dipartimento di polizia dell’Università dell’Arkansas però non l’ha presa bene e ha citato Monk con l’accusa di guida incauta, inoltre al momento Malik non ha fornito nessuna prova di assicurazione del mezzo scrivendo “NA” sotto i campi dedicati alla compagnia e al numero di polizza… Monk ha detto alla polizia d’aver guardato in basso per un attimo e di essersi trovato fermo contro il cancello, aggiungendo che il fatto è accaduto velocemente…
Il tribunale però ha già fissato una data per l’udienza.
Sarà il 9 marzo, data nella quale gli Hornets non avranno partite (l’8 e il 10 giocheremo in casa però contro i Nets e poi i Suns).
Guardando at the bottom quindi ha avuto questo contrattempo, speriamo che sui parquet torni a guardare in alto, bene a canestro per riprendersi gli spazi persi e poter essere una nuova freccia all’arco della squadra di MJ…

Supernova Cho…

La notizia avrebbe potuto anche non sorprendere nessuno, ma è deflagrata durante la pausa dell’All-Star Game.
Oggi è scaturita, o meglio, si è rivelata al pubblico, la scelta della società di non rinnovare più il contratto a Rich Cho, GM attuale dei Calabroni.
Sicuramente non esattamente una scelta di stile tempisticamente parlando, ma la forza di gravità e la pressione esercitata intorno alla squadra ha finito per collassare e la stella di Cho è esplosa.

La notizia data da Woj…

In ciò forse avremo dei prodromi per l’accensione di nuove stelle future.
A proposito di stelle, faccio una digressione essendo nel break finale dopo lo svolgimento l’All-Star Game a Los Angeles, altro trait d’union con il futuro…
Era stato presentato qualche tempo fa il logo per il prossimo All-Star Game, riassegnato a Charlotte dopo che la città l’aveva perso per i noti problemi con l’amministrazione locale, la quale non pensò ad arretrare di un passo sulle proprie posizioni.
La corona, simbolo della Queen City, ancor prima della Buzz City, è posta in un esagono che ne sormonta altri due con dei simboli (pallone da basket e stella) che non hanno bisogno di ulteriori delucidazioni…
 
Jordan ha preso il testimone per il prossimo anno e Walker ha giocato nella gara All-Star finendo con un 5/10 dal campo, 11 punti e la vittoria (per quel che conta) del suo team, o meglio… quello targato LBJ, per 148-145…

L’intervista a Walker che ribadisce l’amore per la città ricambiato dalla stessa…

 
Non è andata benissimo nemmeno a Howard, il quale, come simpatico partecipante a una specie di Talent, ha dovuto fare i conti con il poco senso autoironico di Shaq. Pazienza…

Tornando al ruolo di GM ormai vacante…
Kupchak, proprio un ex LAL, sembra uno dei favoriti per prendere il posto del birmano che, negli ultimi 4 anni targati Hornets, pur avendo a che fare con un Est complessivamente meno attrezzato e ostile della controparte Ovest è riuscito a mettere in campo forze che ci hanno condotto solamente una volta ai playoffs, mentre due volte siamo stati esclusi e a stagione in corso si rischia fortemente la terza esclusione dalle magnifiche 16.
Sicuramente la sua strategia a lungo termine, a mio giudizio, è stata un’arma a doppio taglio.
Avrebbe potuto essere un’abilissima mossa per bloccare i salari in espansione in uno small market come Charlotte e se consideriamo che Walker, ancora oggi guadagni “solamente” 12 milioni, da questo punto di vista Cho è stato geniale.
Il problema tuttavia torna indietro come un boomerang (risultati a parte) quando si pensa a un contratto sontuoso fatto firmare a Batum, oggi sui 23 milioni, il quale sta intasando notevolmente il salary cap di Charlotte e, inutile dirselo, il francese non sta rendendo nemmeno per un quarto del suo lauto stipendio.
Certamente quando fu fatto firmare ci si trovava di fronte a una buonissima stagione del transalpino, il quale, coadiuvato da altri protagonisti, era stato un giocatore polifunzionale, molto importante per gli Hornets.
A tradire l’erede dell’antico Siam, anche il doppio infortunio a MKG che l’ha reso un giocatore molto meno esplosivo, gli errori poi commessi su scelte fatte di rinnovo a lungo termine come Marvin Williams, o a breve come i vari Sessions lo scorso anno e MCW quest’anno, PG in cerca di rilancio, sono stati rischi che non hanno pagato, anzi… probabilmente hanno avuto un peso specifico nella situazione.
Non era facile certamente portare qualcuno d’importante a Charlotte di questi tempi.
Ricordiamo Dwight Howard, il quale sta vivendo una seconda giovinezza ma ci è costato un tiratore come Belinelli, oltre che all’errore Miles Plumlee, commesso sempre dallo stesso GM il febbraio dell’anno precedente.
Il tutto gli si è ritorto contro…
In una situazione sempre più incandescente ha iniziato a produrre ferro, finendo per autodistruggersi dall’interno come una Supernova.
Dopo esattamente un anno, sono spuntate voci di una possibile cessione di Kemba, ma alla fine non si è mosso nulla, è stato ceduto JOB (O’Bryant) in cambio di un buon giocatore come Willy Hernangomez, il quale potrebbe anche divenire un giocatore sopra le aspettative di molti, ma tuttavia per ruolo e caratteristiche va ad affollare un settore nel quale avevamo meno bisogno.
La carenza in alcuni settori di buoni ricambi che hanno reso inconsistente anche uno dei marchi di fabbrica di Clifford, come la difesa ha finito per pesare molto.
A mio parere, sarà proprio Clifford a rischiare molto in questo finale di stagione.
Se non arriverà almeno l’ottavo posto, potrebbe salutare.
Oggettivamente il suo tipo di gioco si è impoverito e Walker a parte, pochi giocatori sono stati in grado di svilupparsi a Charlotte.
Blocchi alti e tiri da tre punti volanti, il risolutore Howard sotto canestro non bastano, la squadra per caratteristiche tende a non allargare il campo e fa fatica nelle spaziature, sia offensive che difensive.
L’arrivo di Howard avrebbe dovuto rimettere un po’ d’ordine sul perimetro, ma errori individuali a parte soffriamo ancora troppo e nemmeno il teismo degli irriducibili nei confronti di Jordan sembra porti a un regno del parquet per gli Hornets.
Una questione d’equilibri quindi, che proprio come nello spazio può creare e distruggere, aggregare o scomporsi… tutto potrebbe succedere quindi in estate, alla ricerca della formazione di un vortice capace di generare una nuova generazione di stelle lucenti che non baluginino nel buio ma che rimangano stabili…

Guillermo Tell me about the future

Lo statista vede più in là e questa capacità è affascinante.
 
È in grado di prevedere lo scenario futuro sulla base degli accadimenti analizzandoli.
Mi piacerebbe però incontrare uno statista che sia in grado di conoscere le future mosse degli odierni Charlotte Hornets.
Oggi vi sono statisti improvvisati o mezzi analisti non tengono conto di mille variabili…
Vorrei chiedergli come saremo messi domani alle 21:00 italiane, quando chiuderà il mercato NBA perché nella sfera a spicchi della maga, la situazione è sempre più nebulosa.
Nel frattempo, ad agitar un po’ le acque ci ha pensato il GM di Charlotte R. Cho, il quale ha appena compiuto la sua prima operazione invernale scambiando Johnny O’Bryant e due second round pick (2020 e 2021) per Guillermo “Willy” Hernangomez (27/05/1994, C, 211 cm, 108 kg) di New York.

Guillermo Gustavo “Willy” Hernangomez in maglia Knicks.
Ha anche un fratello, Juan, il quale gioca per i Denver Nuggets.

Si era partiti a parlare di Kemba con i Knicks e si è finiti per scambiare due pedine che non spostano nulla.
Attualmente il centro spagnolo che è stato di casa sino a oggi nella Grande Mela è di un livello superiore a J.O.B., ma come si suol dire: “Non sposta” (gli equilibri).
Chiuso dall’arrivo di Enes Kanter, New York, che ha appena perso Porzingis per un grave infortunio, ha deciso comunque di spedirlo a Charlotte in cambio di un altro lungo che potrebbe adattarsi meglio al ruolo di PF, aImeno sulla carta.
Hornacek non lo vedeva tantissimo e l’europeo frustrato ha preferito cambiare aria, ma non è detto che trovi sazio a Charlotte se uno tra Zeller, Kaminsky o Howard non sarà scambiato…

Un video (grazie Filippo per avermi fatto risparmiare tempo postandolo su altra pagina) sullo spagnolo versione scorsa stagione.

Qui sotto alcune statistiche da Basketball Reference oltre alla tabella stipendio.
Potrebbe non significare nulla ma… impazza ora, a 24 ore circa dalla chiusura del mercato, il toto scambi finale perché qualcuno ipotizza questa possa essere una trade apripista per scambi più consistenti e massicci.
 
No, non il Massiccio Centrale (monti francesi), ma il massiccio centro Howard, è proprio nell’epicentro delle voci dei fan nelle ultime ore, perché nelle discussioni imbastite con i Cavaliers si parla proprio di tutto.
Dovesse partire Howard, MJ sconfesserebbe sé stesso.
Il più grande giocatore del basket che rinuncia a inseguire i playoffs.
Da presidente sino a oggi non è certo stato all’altezza della sua fama, ma arrendersi addirittura, sarebbe troppo per uno come lui che sul parquet era ostinatamente alla ricerca di quel traguardo chiamato vittoria.
Successo da raggiungere grazie al duro allenamento, alla pertinacia e ostinazione difensiva, oltre che al suo benedetto talento offensivo in combo con l’atletismo.
Tornando sul pianeta Terra… l’iberico guadagna 1,435,750 dollari questa stagione mentre O’Bryant ne percepisce 1,524,305.
Stipendi in linea, valore dello spagnolo più alto compensato dalle due scelte future.
Tutto bene se fosse finita così.
I rumors sugli Hornets però sono molti, il tempo per finalizzare altre trade è sempre di meno e il destino degli Hornets è alle Sliding Doors (chi si ricorda il film di Peter Howitt?)… due dimensione parallele (supposte) che si riuniranno domani sera in un’unica verità, quando sapremo se Cho avrà tenuto fede al suo modus operandi (due piccoli scambi nel mercato di riparazione) o premerà il grilletto nel tentativo di far raggiungere a Charlotte i playoffs.
Detto che già girano voci e articoli su un possibile interessamento di Jordan all’ex LAL Mitch Kupchak, c’è da chiedersi se Cho cerchi un altro upgrade, giacché ha sempre lavorato in questo senso, o vorrà stravolgere la squadra pensando magari di migliorarla.
Difficile però… potrebbe avere anche un pessimo senso della funzionalità al progetto tecnico e finir per peggiorar la squadra.
Se invece per incompetenza personale o fosse proprio Jordan a volere un refresh e a chiedere al GM birmano di rinnovare tutto (vedi ipotesi Howard), allora ci troveremmo davanti alla terza e ultima opzione…
Salutiamo O’Bryant, un giocatore che passava da turnaround fade-away perfetto alla mattonata da lontano (in miglioramento il tiro da fuori) ai troppi errori da sotto. Hernangomez è benvenuto. Lo stile di tiro non mi piace molto ma è un giocatore mobile e scaltro che ha dei buoni movimenti, almeno, così mi è parso nelle occasioni nelle quali ho avuto modo d’osservarlo.
Future is now, future is back o no future, ancora una giornata per capirci qualcosa di più…

MercatHornets Ric(h)c(h)o….

L’apocalisse sul vecchio mondo degli Hornets potrebbe scatenarsi a breve.

La persistenza della memoria (o gli orologi molli) di S. Salvador Dalì.
Kemba si sovrappone stagliandosi sul suo dipinto.
Sarà giunta al termine l’era di Kemba a Charlotte?

Ne ho viste talmente tante in questi anni (anche peggiori per altri versi) che dovrei esserci abituato, ma quest’ultima news è arrivata come fulmine a ciel sereno e intacca la serietà di un’idea vincente per affidarsi a un rebuild fumoso.
E’ vero… gli Hornets sono 18-25, non un granché per come sarebbero dovute andar le cose, ma hanno affrontato già diversi top team.
Rimanendo a oggi… a Ovest le dieci partite contro le prime cinque della classe le abbiamo già affrontate… avremo dalla nostra uno tra i calendari più abbordabili della lega.
Invece, un ben informato, per non dire il guru del basket mercato NBA, al secolo Adrian Wojnarowski (Woj per gli amici), ha sganciato la bomba clamorosa in North Carolina mentre ero tranquillo e rilassato a giocare al campetto dopo tanto tempo…
Chissà se quel sole basso là presente ora sarà andato a illuminare Charlotte, minacciata dall’idea di trade di diversi giocatori o sarà l’apocalisse (il disvelamento) a oscurarlo.
Si parla di Batum (bene), M. Williams (ok), MKG (non benissimo), Howard (male), ma soprattutto Walker (malissimo).
Se malauguratamente la società dovesse decidere di ricostruire partendo da un progetto fatto da una scarna contropartita tecnica per Walker con molte prime scelte in cambio, sono sicuro che i fan di base in parte abdicherebbero nell’andare a veder le partite allo Spectrum Center.
Non perché siano aumentati i biglietti quest’anno, ma perché Kemba è l’unica reale e consistente attrattiva che hanno gli Hornets ed è stato un giocatore scelto da Charlotte quando si era ancora sotto l’insegna Bobcats.
Il Capitano oggi ha 27 anni e un contratto ancora da 12 milioni (basso per le follie NBA) per il prossimo anno.
Andare ad aprire prematuramente una finestra per la trade per il tuo miglior giocatore non è ricostruire, è pura pazzia dal mio punto di vista…

La news di ESPN riportata da Woj.

 

Il contratto per anno di Walker…

Anche il progetto multiyear non è decollato e i Calabroni hanno conservato un piccolo nucleo di giocatori che sono cresciuti in North Carolina a livello di basket professionistico.
Oggi, fermo restando l’ipotesi, assisteremmo al completo smantellamento/smembramento di un progetto che per la verità non è stato tra i più memorabili della NBA.
Pochi ritocchi, diversi sbagli nelle scelte di diversi giocatori (vedi il caso Lance Stephenson) e soprattutto non si capisce dove stia l’abilità di un manager disposto a scambiare il giocatore franchigia e la principale spalla (Howard) giunta da solo mezzo anno alla corte di coach Clifford.
Rich Cho, GM di Charlotte di lunga data (14/06/2011) andava lasciato a piedi la scorsa estate insieme a qualche giocatore non combattivo.
Mi dispiace scriverlo perché abitualmente questo non è il mio stile, ma la realtà, dal mio punto di vista è che oggi Cho sta per commettere un danno irreparabile svendendo con un “Fuori Tutto” qualsiasi pezzo richiesto dal mercato per giocatori futuribili?
Naturalmente questa è una soluzione se non caldeggiata, che molti preferirebbero… giunti su un binario morto occorre invertire la marcia e fare rotta indietro piuttosto che vivere in un eteerno limbo, ma per quanto pur comprensibile questa tesi, penso che la maggior parte dei fan di Charlotte di vecchia data non abbiano più la pazienza e la voglia d’aspettare altri 3/4 anni (almeno) per vedere un team che se la giochi al primo turno playoffs, ma sono soprattutto stufi di osservare all’opera una dirigenza incompetente che eliminerebbe le residue speranze di andare ai PO, oggi che abbiamo ancora quattro partite consecutive da giocare in casa, essendo reduci anche da due belle vittorie, a Detroit e su Washington, anche se la squadra è onestamente, inaffidabile.

Dalla pagina FB di Bring Back The Buzz si può notare come crollino le statistiche di rendimento dei giocatori senza Walker sul parquet, mentre migliorino tutti in sua presenza…

Walker è 18° nella NBA (alla pari con J. Butler) nei punti segnati (21,7), primo in squadra per assist con 5,7 e per rubate (1,1). Facile capire che una squadra senza Kemba e una contropartita inadeguata, non vincerebbe molte partite da qui a fine anno.
I contratti di Batum e Williams, spropositati in relazione al rendimento (specialmente quello del francese), uniti ai 47 milioni in due anni per Howard, hanno intasato il salary cap e ora, in ottica futura, quando Kemba andrà a batter cassa, si preferirebbe in società, disfarsi di un giocatore nato nel Bronx ma di casa a Charlotte (al settimo anno) che aumenterà il monte salari complessivo…
Tutto è in divenire ma i rumors riportati da Woj sono sempre preoccupanti, anche quando le trade (raramente) saltano. Forse non dovrei usare toni così drammatici, ma nella NBA business, questo potrebbe anche essere un colpo di grazia per Charlotte se non dovesse attuare incassi.
Le franchige rischiano di saltare per accordi legati ad arene (Sacramento) e ai motivi più disparati (Seattle, fondi richiesti non elargiti dallo Stato di Washington, imprenditore di altro stato), capitò anche agli Hornets (puritana America) per lo scandalo sessuale che coinvolse Shinn, andò avanti con la scusa della costruzione di un nuovo palazzetto (pur avendo il più bello e capiente solamente per il basket, oggi demolito) e terminò con la rilocazione in quel di New Orleans nell’autunno 2002.
Personalmente credo che il terzetto Jordan, Whitfield e Cho non stiano facendo molto meglio della coppia George Shinn e Ray Wooldridge (co-owner dell’epoca) che mise in scena la pantomima.
Per ora sono tutte ipotesi, rumors, scenari preoccupanti, non resta che rimanere alla finestra e andare a osservare gli imperscrutabili accadimenti futuri…

InstaGraham

Mentre le voci (per ora francamente assurde nei termini di scambio ipotetici) su un possibile addio, anche imminente di Walker si sprecano, gli Charlotte Hornets hanno deciso di garantire pienamente il contratto – in scadenza il 29 giugno – dell’ala Treveon Graham.

Graham in una recente foto tratta dal suo profilo Instagram.

 
Il contratto del giovane giocatore nato il 28 ottobre 1993 è divenuto garantito ieri, mercoledì 10 gennaio, anche se per la rinuncia gli Hornets, sarebbero dovuti intervenire entro il 7 gennaio.
Treveon percepirà quindi 1,3 milioni in questa stagione.
Probabilmente ora sarà felice e soddisfatto come i suoi procuratori Ron Shade e Jeff Austin, quest’ultimo procuratore anche dei vari Stephen Curry, Ryan Anderson, Wesley Matthews, Giannis Antetokounmpo, David West, ecc.
Se gli Hornets volessero estendere ancora il contratto all’ex VCU dovrebbero versare 1,8 milioni.
 
Andato undrafted, nell’agosto 2015 i Jazz lo presero ma lo rilasciarono il 20 ottobre, così gli Hornets il 26 luglio 2016 lo misero sotto contratto.
Lo scorso anno in 7 minuti di media segnò 2,1 punti a partita mentre quest’anno, con 17,2 minuti di media a disposizione, ha fatto registrare ben 5,3 pt. a match.
 
198 cm, SG/SF, di mano destra, sta tirando con il 44,5% dal campo (49/110), il 44,7% da tre punti (21/47)… giocando 26 partite a oggi contro le 27 totali della stagione precedente.
Il career high è stato ottenuto in una sfida contro i Bucks (14 punti).
Con la crescita estiva, l’energetico Graham è divenuto in breve tempo da comparsa a panchinaro stabile in rotazione grazie alla sua applicazione difensiva e alla buona mano da fuori..
 
Dopo aver firmato il contratto garantito, Graham ha pubblicato una foto sul suo Instagram con la didascalia:
“Disciplina e costanza sono le doti che mi hanno portato qui, non me ne andrò via!”

La foto con l’enunciato didascalico su Instagram di Graham.

Il collegamento lla sua pagina:
 
Alla fine Graham ha colto il suo momento o instagraham meritatamente.