Il Quarto Statement

Non è una carenza grammaticale pensando al Quarto Stato, famoso e simbolico quadro disegnato a inizio 1900 da Giuseppe Pellizza da Volpedo (pittore morto suicida), in realtà ne esistono varie versioni create dall’artista (Ambasciatori della Fame, La Fiumana) che rimase impressionato da una manifestazione di protesta di operai decidendo di compiere anche battaglie sociali.

 

Il Quarto Stato.

 

In realtà qui siamo agli antipodi, non dico si tratti di lusso ma di certo la statement edition edition, ovvero la quarta divisa stagionale degli Hornets appena mostrata al pubblico, non ha consistenza e forma delle vesti dei “poveri abitatori” del famoso quadro, utilizzato tra l’altro nella scermata iniziale del film di Bernardo bertolucci “Novecento”..

Comunque… tornando a Charlotte… con tempistiche da goccia a goccia, la società sta svelando le uniformi per la prossima stagione…

Ormai manca solo la quinta e ultima tenuta da gioco che dovrebbe essere rivelata presto.

Il coming soon della quinta è stato anticipato intanto da questa divisa Statement Edition Edition:

 

Ricapitolando… abbiamo fin ora… la verde acqua da trasferta e la vintage classic che sarà a oggi, dichiaratamente indossata in tre occasioni; il 15 novembre contro i Cavaliers, il 23 dicembre nella notte dell’antivigilia di Natale contro i Bucks e infine il 13 gennaio chiuderemo, salvo cambiamenti in corsa, contro gli Oklahoma City Thunder (grazie a Paolo Motta per l’informazione), squadra che ha aggiunto Paul George (pare convinto dall’ex Durant) oltre al solito Westbrook. In più, ecco spuntare, sempre marchiata dal brand Jordan, la viola, in una tonalità stupenda, contornata da un altro colore affine a comporre il colletto.

Sfortunatamente la poca fantasia nel disegno l’ha resa pressoché identica alla precedente. Parere personale, anche questa sarebbe stata migliorabile, comunque sono gusti… Ieri sera comunque gli Charlotte Hornets hanno presentato le loro Purple Edition all’Innovation Summit di Culver City, in California. La Statement è stata presentata da Fred Whitfield (Hornets & CO):

“Siamo lieti di condividere con i nostri tifosi il quarto pezzo della nostra collezione Hornets Uniform per la stagione 2017-18”. “Non vediamo l’ora di vedere i nostri giocatori che indosseranno queste nuove uniformi in quanto rappresentano la nostra squadra, la nostra città e il nostro presidente sul campo”.

La scritta “Charlotte” ora appare ora sul petto della maglia e la scritta a toni sui pantaloncini dice “Hornets”, sostanzialmente invertendo il disegno precedente.

Come le altre uniformi, l’uniforme Edition Edition è stata realizzata su una versione raffinata del “telaio” Nike Aeroswift. Il nuovo materiale include le modifiche ai pantaloncini, alle spalle posteriori, alle cuciture e ai bordi, oltre a rimuovere il 30% d’umidità in più rispetto alle precedenti uniformi.

Per il resto, sulla barra grigia del menù centrale, ho aggiornato la sezione MJ corner con alcune foto scattate negli anni ’90 a Bormio all’attuale presidente Michael Jordan, del quale abbiamo un’ampia panoramica di foto e filmati realizzati sul parquet, ma meno in altre circostanze.

L’intento era di tornare a rendere pubbliche delle foto magari un po’ dimenticate, oltretutto realizzate in Italia, per chi fosse un fan di Jordan, accontentando così anche l’amico Andrea, gran fan di MJ. In più, sempre sulla stessa barra, ho inserito una nuova paginetta chiamata “Il simbolo”, la quale descrive brevemente la storia della scelta del simbolo facendo riferimento a cenni storici e contesti sportivi precedenti, descrivendo poi anche il calabrone stesso.

Infine, forse ve ne sarete già accorti, oltre al calendario dell’anno con gli orari italiani, è stato aggiornato il roster, infine aggiornati tutti gli head to head all-time contro le altre franchigie.

ClassicHornets

Tutto cambia dicono, ma a volte ritornano…

Sarà l’eterno ripetersi e fluire?

Più prosaicamente qui direi che è stato semplicemente un effetto commerciare per cercare d’intercettare i desideri dei tifosi di ricordare tempi andati e di onorare con maglie storiche un passato non così poi remoto, giacché la prima versione delle divise di Charlotte durarono sino alla season 1996/97, dopo di che arrivarono le uniformi a doppia striscia utilizzate sino al 2002, anno in cui i Calabroni migrarono in Louisiana, dove per i primi anni scomparvero le strisce.

Come avrete capito, non stiamo parlando di filosofia/religione, di Nietzsche e dell’eterno ritorno o altro ancora, ma per questa volta diciamo semplicemente che è stata rivelata la terza divisa, quella dell’edizione classica che gli Hornets indosseranno la prossima stagione, ovvero questa…

 

Note sulla maglietta, dal sito creato appositamente per la divisa.

 

E’ tuttavia un déjà-vu

Si tratta sostanzialemente di una riproposizione della divisa che io chiamerei 1.1, ovvero la maglia storica utilizzata in trasferta color teal la definirebbero gli americani (qua si va a definirlo tra l’acqua, il turchese, il pertrolio, l’alzavola e chi più ne ha più ne metta come varianti di sfumature tra l’azzurro e il verde).

1.1 perché qui abbiamo già il logo con il calabrone Hugo e non il primo simbolo…

Le differenze, a parte il solito Jordan Brand, sono il logo NBA sul retro alto della canotta rispetto al posto precedente, ovvero sul pettorale alto sinistro, poi a vista mi pare che il colletto, sempre a V, sia tuttavia più arrotondato, con uno scollo meno profondo rispetto all’originale, le striscie sulla canotta (le famose pinstripes) siano più grandi mentre sui lati compaiono due sottilissime righine bianche.

La scritta Charlotte permane a ricordare l’identità geografica legata alla divisa.

 

Le 4 grandi strisce che compaiono sul fronte della canotta con il Carolina blue a spegnersi un po’ sul teal, quasi a scomparire confondendosi con il colore di fondo…

 

Il pantaloncino ha delle cuciture differenti, più moderne sulla parte della fascia elastica alta (dove compare il vecchio e stupendo simbolo) e aperure laterali sul genere dei pantaloncini presentati per le prime maglie con un disegno traforato in zona.

 

Il laterale basso del pantaloncino ha lo stesso antico disegno ma cambiano il taglio e ovviamente la traforatura, più “moderna”…

 

Complessivamente la giudico un omaggio alla vecchia tenuta storica, con qualche parte migliorata e altre pacchianamente peggiorate (vedi il retro alto della canotta, si vede che non le ha concepite l’autoe originale, ovvero Julian Alexander, professione stilista…) ma poiché “De gustibus non est disputandum”, ovvero i gusti non si discutono… ecco a voi giudicare dalla pagina con i dettagli dell’uniforme.

Uniform

Insomma una copia, non riuscita benissimo in alcune parti, in altre più bella e moderna, riprendendo però dal lavoro di Alexander, sperando gli interpreti la onorino riportandoci rinverdendo i “fasti” d’un tempo…

 

La vecchia maglia verde indossata da Muggsy Bogues in occasione di un’amichevole di preseason.
Contro la Buckler Bologna a metà anni ’90 a Casalecchio di Reno.

Formazione Monk-a

Steve Clifford venerdì ha dichiarato i suoi starter, e personalmente il tutto mi è parso “filare liscio”, senza sorprese, sulla base dei giocatori a disposizione non si è cambiato molto…

La formazione iniziale sarà quindi quella dello scorso anno, con i giocatori impiegati nelle medesime posizioni risperro alla scorsa stagione con l’unica differenza nella posizione di centro, dove Howard sostituirà Zeller, anche se in alcuni match-up si potrebbe modificare qualcosa.

Walker in Pg, Batum in SG, MKG dato da qualcuno come possibile panchinaro sarà ancora al suo posto (Clifford cercherà di puntare ancora sulla difesa) in SF, Marvin Williams sarà l’ala grande e come detto l’ex centro di Hawks, Rockets, Lakers e Magic giocherà dalle parti del pitturato.

Kaminsky ancora, quindi, partirà dalla panchina, mentre l’atletico ed estroso Monk sta continuando ad avere problemi alla caviglia, sempre lo stesso infortunio che gli ha fatto saltare la Summer League e avrebbe dovuto tenerlo lontano dal parquet per poco.

Purtroppo per bocca dello stesso allenatore Clifford (la soffiata è arrivata da Rick Bonnell), Monk non è in grado di sostenere allenamenti abbastanza duri, l’infortunio è definito dal coach “significativo”…

 

“Charlotte… abbiamo un problema”.

 

La caviglia ancora dolente getta ombre sui tempi di recupero del rookie, il quale avrebbe potuto essere uno dei più interessanti esordienti in questa stagione, ampliando una panchina che con gli inserimenti di Zeller avrebbe potuto essere più efficace dello scorso anno.

Per i fan di base in North Carolina l’appuntamento è per il 30 settembre allo Spectrum Center, quando gli Hornets terranno un allenamento a porte aperte con possibilità di farsi firmare autografi, la domanda tuttavia è lecita, Monk potrà dare una mano in tempo utile ai compagni?

Ce l’auguriamo, nonostante Malik non sia dato come gran difensore, ha qualità offensive che potranno probabilmente aiutare gli Hornets nei momenti in cui la squadra potrebbe trovare difficoltà realizzative.

Sperando la stagione non nasca come la scorsa sotto cattivi auspici, siamo ancora a settembre e anche se la NBA inizierà una settimana prima quest’anno, abbiamo tempo per poter disputare una stagione differente da quella dello scorso anno.

2017/18 Calendario

Sono usciti i calendari NBA di prestagione e di Regular Season per la nuova stagione 2017/18.

Per quel che riguarda la prestagione, le amichevoli saranno ridotte a cinque e un paio di volte Charlotte affronterà Boston.

Ecco il calendario completo:

 

 

Per quel che concerne invece la regular season, le canoniche 82 partite saranno spalmate su qualche giorno in più di calendario poiché si partirà a giocare prima, poco dopo la metà di ottobre…

Gli Hornets inizieranno fuori casa il 18 ottobre (date americane) contro il maestro di Clifford, coach Van Gundy.

Detroit l’anno scorso vinse un paio di partite sul filo, con quel canestro annullato (forse ricorderete) di Belinelli che sulla rimessa fece carambolare la sfera sulla schiena di un giocatore di Detroit prima d’infilare con qualche decimo di secondo di ritardo un canestro pazzesco quanto inutile.

Proprio Marco mancherà nel roster quest’anno, sacrificato insieme a Plumlee per giungere ad Howard, vecchio pallino della dirigenza già inseguito tempo addietro.

Il 20 ottobre ritroveremo marco, come avversario questa volta, allo Spectrum Center, prima partita casalinga per i nuovi Hornets 2017/18.

Il 23 ottobre Charlotte sarà di scena a Milwaukee, prima di tornare a casa contro l’altro team che ospitava un italiano, ovvero, i Denver Nuggets, rimasti orfani però di Gallinari, migrato più a Ovest nella Los Angeles dei Velieri, la quale dirigenza non ha digerito il pugno assestato al lungo olandese che è anche costato l’infortunio al Gallo.

 

Le prime quattro sfide dell’anno per gli Hornets.

 

Per completare il panorama d’ottobre, va segnalata l’affascinante sfida contro i Rockets il 27 settembre, la quale testerà le velleità dei nostri contro la strana coppia Harden/Paul, mentre la telenovela Melo/Rockets va avanti… pare si siano nuovamente intensificati i contatti tra le parti in questi giorni.

Sfida casalinga contro Orlando due giorni più tardi. L’anno scorso i Calabroni spazzarono via i Magic 4-0 e vinsero anche al Fedex Forum a Memphis, i quali tenteranno di rifarsi, forse senza Zach Randolph, il quale qualche giorno fa sembrerebbe abbia venduto della marijuana in California.

Il suo agente Raymond Brothers dice che l’accusa è totalmente falsa, ma se fosse provata, a causa del regolamento NBA, Z-Bo sarebbe espulso dalla Lega.

Tornando a Charlotte… in novembre ospiteremo i Cavaliers il 15, il 17 si andrà a Chicago per far ritorno il giorno dopo in North Carolina, si cercherà di battere i Clippers, squadra che negli ultimi anni (a memoria), credo esser quasi  l’unica che il nuovo corso di MJ targato Hornets non è riuscita a battere nemmeno una volta insieme ai Warriors.

Il primo dicembre Charlotte volerà in Florida, a Miami, squadra che dalle ceneri è rinata nella seconda parte dello scorso anno e ora incuriosisce…

Il 9 dicembre ospiteremo i Lakers, mentre il 22 si andrà a Milwaukee, i quali giocheranno poi il 23 a Charlotte nell’ultima sfida prenatalizia.

A fine anno i Calabroni saranno in tour a Ovest, Oakland il 29, L.A. (Clippers) il 31, per inaugurare il nuovo anno a Sacramento il 2 gennaio.

Il 14 febbraio Charlotte giocherà a Orlando, l’ultimo match prima dell’All-Star Game per riprendere il 22 in casa contro i Brooklyn Nets.

Si chiuderà il 10 aprile e gli Hornets in quella data avranno a che fare con i Pacers a Indianapolis, mentre due giorni prima, Charlotte chiuderà la Regular Season in casa proprio contro Indiana.

Vi lascio al link con il calendario completo, più avanti proporrò una piccola analisi su back to back (curiosamente tre volte su quattro affronteremo Chicago avendo un back to back il giorno seguente) e simili.

http://www.nba.com/hornets/schedule

AddiziHornets

Charlotte ha portato a termine l’operazione “completamento roster”.
In un periodo nel quale si scriveva, il mercato langue abbiamo sullo sfondo i rumors intriganti ma non convenientissimi per noi ai quali per ora non do molto credito per una possibile trade con Cleveland che porterebbe Irving più Shumpert oltre ad alcune scelte in cambio di Walker e Zeller (scrivo non convenienti perché se Uncle Drew al momento probabilmente ha qualcosa in più, Kemba è in netta crescita e viene da una stagione super anche se deve migliorare in alcuni momenti ma a lui in North carolina si chiedono miracoli… in più si spenderebbero complessivamente circa 29,5 contro i 24,5 che andrebbero a pesare sul monte ingaggi dei Cavalieri per questo tipo d’operazione).
Lo scambio è affascinante ma non risolverebbe i problemi primari che abbiamo  secondo me nel “reparto” ali. 
In più Kemba è una bandiera di Charlotte ormai, ammesso che in un mercato del genere ancora ne possano esistere.
Persino Iverson fu sul punto d’essere ceduto (per altri problemi) in anni nei quali questo business non era ancora così sviluppato, inoltre negli ultimi anni abbiamo assistito a gente come Wade che ha lasciato il suo storico team o a migrazioni inverse come il figliol prodigo LeBron James tornato in quel di Cleveland dopo la lunga parentesi di Miami con lo stsso Wade e Bosh.
Scrivevamo…i Calabroni erano fermi a un roster a 13 giocatori con 3,3 $ da spendere per non superare il tetto massimo salariale, almeno dopo le ultime partenze dei tre play che fecero le riserve a Walker la passata stagione (Roberts, Sessions, Weber).
 
Per non andar troppo distanti da casa, a Chapel Hill gli Hornets devono aver visto giocare Isaiah Hicks, nato il 24 luglio 1994 a Oxford in North Carolina.
Un’ala grande pescata in casa perché ha frequentato l’Università di North Carolina.
Giocatore atletico, buon rimbalzista che alla conclusione della sua stagione da junior, ha ricevuto il premio come “Sesto Uomo”.
Devo dire che vedendo qualche filmato mi hanno impressionato la coordinazione e la velocità con le quali passa da un tipo di movimento all’altro, ad esempio da uno spin alla schiacciata potrebbe mettere in difficoltà centri non molto agili…
Qualcuno dice che la fiducia e i nervi sono i suoi punti deboli ma lui anche dopo prestazioni scadenti (una partita nella quale finì 3/17 dal campo), disse:
“Non direi che sono molto frustrato perché mi sento come se stessi solo cercando… mi sento come quando si prova e non va bene, continuo a cercare”.
Sicuramente, aldilà delle dichiarazioni, questa è l’unica cosa giusta da fare.
Senza fiducia, la focalizzazione dell’obiettivo e ovviamente una buona tecnica, il canestro può apparire un obiettivo irraggiungibile, soprattutto la prima dote è fondamentale.
Un giocatore che potrebbe avere già le spalle grandi se la testa lo aiuterà.
Quando North Carolina perse con Villanova all’ultimo, il giocatore avversario (Jenkins) colpì da tre punti allo scadere e, anche se non era la marcatura diretta di Hicks, il neo Hornets era il giocatore più vicino che potesse tentare di stopparlo e non vi riuscì…
Gli diedero la colpa, tuttavia lo sport è fatto di continue rinascite, per di più a queste giovani età.
Chiusa una parentesi, c’è sempre la possibilità di lavorare e riscattarsi, per lui potrebbe aprirsi un’interessante finestra NBA, anche se per ora sono “mutevoli” sogni estivi.
Nel video si vedono le sue doti ancor prima di andare a giocare per North Carolina…

 
Per il quindicesimo uomo è arrivato T.J. Williams, nato in Texas, una point guard di 191 cm.
Non un grande difensore dicono ma presumibilmente se Charlotte dovesse decidere di provare anche Monk nel ruolo di PG e tenere Williams, sarebbe più un giocatore da propensione offensiva con un tiro che spazia sino a distanze da tre punti, in grado di crearlo attraverso il palleggio, ovviamente le difficoltà che incontrerà saranno quelle di tutti i novizi, esperienza, comprensione di un gioco leggermente differente e atletismo, giacché al contrario del sopracitato Hicks, T.J. da questo punto di vista non è eccezionale.
Discreto passatore, probabilmente dovrà rifinire il suo gioco se rimarrà nel roster.

 
Siamo arrivati ai 15.
Giochi fatti direte voi… no, almeno… anche se questi dovessero essere i 15 giocatori confermati, da quest’anno la NBA ha inventato una nuova formula che permette di aggregare altri due giocatori da inserire nella rosa.
Per farlo si usa il Two-Way Contract, un tipo di contratto che da la possibilità a due giocatori per squadra di firmare per essa e mentre la franchigia manterrà i diritti sulle prestazioni sportive di questi giocatori, loro (probabilmente, giacché è il primo anno che si usa questo sistema…) andranno a giocare nella lega di sviluppo per essere richiamati in prima squadra all’occorrenza.
L’unica clausola di rilievo è che tali giocatori non potranno essere impiegati per più di 45 giorni a stagione. Sostanzialmente il roster diventa in 15+2 con un paio di riserve…
 
Il primo ad essere selezionato per questo tipo di contratto è stato Mangok Mathiang, ventiquattrenne di colore nato in Sudan con cittadinanza australiana e trasferitosi in America.
Con Louisville quest’ ala grande di 208 cm, l’anno scorso ha messo a segno 7,8 punti di media, buona mano, Pitino (non proprio l’ultimo degli arrivati, New York e Boston nei suoi trascorsi NBA) ha speso buone parole per lui, convincendolo a giocare anche all’interno del pitturato, sebbene il giocatore abbia una buona mano in grado di colpire anche dalla media con precisione.
Ha giocato la Summer League a Orlando per gli Hornets con il numero 11.
Un workout di Mathiang:

 
Ultimo ad essere menzionato è Marcus Paige, altra PG di 185 cm, quasi ventiquattrenne che ha frequentato North Carolina.
Ovviamente non ci si aspetta da lui chissà che cosa, per far sfracelli ci vorrebbe ben altro, tutto sommato potrebbe essere l’ennesima soluzione per il tiro da fuori.
Da notare le icone del tracciamento sul tiro dal campo contro Indiana…
Mancino, “Picklehead” l’anno scorso girava a 12,6 punti di media e 3,7 assist, con il 35,6% da tre è un tiratore nella norma…

Vedremo che succederà…

GattopardHornets

Si aspettavano le nuove uniformi per la stagione 2017/18.
Dallo sponsor tecnico Adidas si è passati alla Nike, la NBA ne ha approfittato per lasciare più spazio decisionale alle squadre.
Fino a oggi vi sarete accorti che prevalentemente le squadre di casa indossavano maglie bianche o comunque chiare in casa (vedi i Lakers in gialloviola), anche se qualche volta negli ultimi anni sono state concesse delle eccezioni comunque a numero ridotto, è il caso della divisa nera, indossata dagli Hornets allo Spectrum Center nelle serate “Buzz City”.
Oggi le squadre di casa sono lasciate libere d’indossare la divisa che riterranno opportuno e la squadra in trasferta si adatterà scegliendo una divisa dal colore contrastante.
Tra le squadre che riveleranno le nuove uniformi, ancora ben otto, svelava la NBA, si rifaranno a un disegno classico.
Niente swoosh Nike ma personalizzazione con il brand Jordan, certo che se l’abito facesse il monaco, ora i “nostri” Calabroni avrebbero le ali anche ai piedi (solo per il marchio Jordan, per il resto si è fatto sfoggio dipochissima fantasia), tuttavia, parere personale, le uniformi targate Nike (anche se con Brand Jordan in questo caso), sono troppo lisce e pulite…
Sono “saltate fuori” sostanzialmente gattopardesche divise, copie nemmeno troppo velate di quelle dello scorso anno con ben poche varianti, tra le quali la comparsa della scritta Hornets sulla parte alta dell’uniforme anche su quella teal, al posto del nome della città.
Niente attese pinstripes quindi, almeno… in attesa di vedere quali saranno le altre due alternative che saranno rivelate più avanti.
La presentazione video sul sito ufficiale ha ha svelato, infatti, solamente le divise color acqua e bianca, suppongo che la prima sarà quella con cui prevalentemente Charlotte giocherà in trasferta, sostituendo quella viola.

Questo nel giorno nel quale riapre a Charlotte il negozio che si era temporaneamente spostato.
Una contemporanea non casuale…
 
Passando dal look al concreto… in questi giorni altre news hanno riguardato i movimenti sul mercato di Charlotte. Tagliato il terzo play Briante Weber (gli Hornets ora sono sotto di 3,3 rispetto alla luxury tax), partiti il quarto Brian Roberts (destinazione Grecia, Olympiacos) e Sessions, ormai fuori dal contratto, in direzione New York, Charlotte è rimasta con Walker, il quale sta recuperando da un’operazione al ginocchio e non giocherà per precauzione in Africa (Johannesburg) ma sarà pronto per il camp con Clifford e Carter-Williams.
Charlotte quindi sta cercando un terzo playmaker, un veterano da affiancare ai primi due.
Personalmente mi ha sorpreso la partenza di Weber, giocatore che si prodiga in difesa ma che alla Summer League di Orlando non dev’esser piaciuto troppo per i suoi continui dribbling fini a sé stessi, sebbene sappia anche passar la palla.
Non è escluso che possa farlo Monk all’occorrenza e Charlotte punti magari su una guardia tiratrice o un’ala piccola, visti gli sviluppi del caso Weber c’è da aspettarsi di tutto, anche se il margine d’azione è ristretto, il mercato sembra essersi arenato e le nostre due ali titolari (MKG e Marvin Williams) non mi convincono pienamente perché per rendere hanno bisogno di essere al top della forma fisica.
La nuova stagione dovrebbe partire intorno a metà ottobre, qualche giorno prima della classica apertura, ma c’è ancora molto tempo perché avvengano mutevoli avvenimenti…
Infine, se è qualche tempo che non passate, aggiornata la pagina ImmaginaziHornets con qualche articolo di rivista italiana sulla storia degli Hornets e aggiunte le nuove nove Honey Bees (Amber F., Amber S., Briana, Britt, Cassandra, Courtney, Kylee, Paige e Sabrina) nell’apposita sezione.

Rischio a Carter

embrerebbe ormai praticamente certa la voce diffusa da Jeff Goodman e Chris Haynes (ESPN).

Il rumors si era diffuso nella notte italiana e sta ritrovando riscontri su altre testate.

Michael Carter-Williams (PG, 10 ottobre 1991, 198 cm X 86 kg), rookie of the year con i 76ers nel 2013-14, sarebbe divenuto nella notte italiana un giocatore degli Hornets.

 

 

Il contratto firmato sarà molto vantaggioso per gli Hornets in termini economici visti i “soli” 2,7 milioni (a Chicago Carter-Williams percepiva $3,183,526) spesi in un mercato che si sta spingendo su cifre “folli” mai viste, forte dei contrati stipulati dalla NBA con le televisioni per quasi un decennio.

Il progetto è a breve termine tuttavia, effettivamente più che di progetto potremmo parlare d’esperimento perché il suddetto giocatore, dopo aver ben esordito a Philadelphia, è passato ai Bucks nel 2014/15 e ai Bulls nell’autunno 2016 finendo per abbassare le sue prestazioni (45 partite totali, 19 da titolari con problemi al ginocchio) tanto che i Tori, visti i suoi soli 6,6 punti e 2,5 assist di media, l’hanno lasciato sul mercato libero d’essere free agent senza estendere una Q.O..

 

Le statistiche in calo del giocatore.

La venticinquenne PG va a coprire il “buco” di playmaker affidabile lasciato dietro a Kemba, anche se trascina i dubbi che si porta dietro negli ultimi anni, come le catene di un fantasma (chissà poi perché un immateriale ectoplasma debba trascinarsi pesanti catene come fardello) le sue prestazioni sono andate calando. Trattasi quindi di un’ennesima scommessa, una specie di rischio per la dirigenza degli Hornets.

A Cho, Jordan, Clifford e ai suoi assistenti il compito di motivarlo per riportarlo a buoni livelli, sebbene principalmente gli si chiederà di sopperire in termini di punti all’assenza sul parquet di Walker nei momenti di riposo.

Non ha un gran tiro da fuori e non è un tiratore eccezionale di liberi, anche se potrebbe dare una mano, grazie alla sua mobilità, a rubare qualche pallone in più, statistica deficitaria per Charlotte.

Cho aveva dichiarato che la PG dietro a Walker sarebbe stata la priorità per Charlotte e visto il basso costo, si potrebbero anche intravedere margini per altri scambi che potrebbero rivoluzionare il volto degli Hornets vista la “presa” su Williams immediata.

Nella mattinata americana di ieri intanto Charlotte ha debuttato sconfiggendo gli Heat per 74-67 alla Pro Summer League di Orlando. Tra i giocatori nel roster ufficiale degli Hornets da segnalare Weber con 17 punti, Graham con 16, O’Bryant con 12 e Bacon con 9.

 

Dwayne Bacon #4 of the Charlotte Hornets handles the ball against the Miami Heat during the 2017 Summer League on July 1, 2017 at Amway Center in Orlando, Florida.
Copyright 2017 NBAE (Photo by Fernando Medina/NBAE via Getty Images)

 

Tornando indietro di qualche giorno, Kemba ha ricevuto il premio NBA Sportsmanship Award, per l’atleta che più rappresenta l’etica lavorativa, la sportività e la lealtà.

Non è il primo Hornets a detenerlo, poiché P.J. Brown lo ricevette nel 2003/04, ma i Calabroni avevano già lasciato la casa madre di Charlotte per accasarsi a New Orleans, di fatto quindi è il primo giocatore a riceverlo in North Carolina.

 

Summer League Monk-a

E’ uscita la lista dei partecipanti per la Summer League che gli Hornets spediranno a Orlando.

Trattasi di una rappresentativa con qualche nome che ha visto la prima squadra lo scorso anno, ma naturalmente non ha giocato molto.

La competizione serve più che altro per visionare rookie, osservare uomini in odore di taglio e magari scoprire qualche talento, provinato o no, l’importante è aver indicazioni dal campo.

Diffusa dal sito ufficiale la lista sottostante:

La lista delle partite:

 

Mentre uno dei partecipanti (Dwayne Bacon), a causa del suo nome è stato confuso con il più famoso Wade dal GM Rich Cho, il quale nella presentazione si è poi quasi subito corretto, resta da vedere l’espressione tra l’imbarazzato e il divertito del novello “Wade”…

 

 

 

Monk e Bacon con le loro nuove maglie. Non dovrebbero esserci problemi per Monk, una steal al Draft scelta alla posizione numero 11, Bacon dovrà mostrare invece le sue doti alla Summer League per convincer lo staff tecnico a inserirlo nei 15 per la futura stagione.

 

C’è da sottolineare che Monk (.39,7% da 3 pt. l’anno scorso con 104/262) già entrato in lista infortunati, non ne avrà per molto, pare dalle due alle quattro settimane per una caviglia (la sinistra) infortunatasi durante il workout.

Poco male… rientrerà per il training camp con Clifford, il quale ora dovrà pensare a sostituire Ramon Sessions, in scadenza di contratto.

Domani sarà il giorno nel quale il contratto scadrà. Teoricamente gli Hornets potrebbero includerlo in un pacchetto per uno scambio vi fosse qualche team interessato, oppure lasciar scadere il contratto e liberare poco più di 6 milioni di spazio salariale per cercar qualche PG di riserva interessante, anche se, senza spostare altre pedine, facendo delle trade, sarà difficile arrivare a giocatori discreti. Lo scorso anno fu deludente per lui.

I suoi numeri in totale caduta fino all’infortunio che interessò il menisco sinistro e lo tolsero di mezzo sino al termine della stagione e gli Hornets, “persa la fiducia” nel giocatore, dichiararono che non sarebbe stato rinnovato.

In cerca di play di riserva affidabili sul mercato si potrebbe guardare a Mudiay (Nuggets), il quale avrebbe potuto approdare ai Phoenix Suns, ma non si è fatto più nulla di questo scambio dettato da un rumors.
Se gli Hornets cercheranno di andare su agenti liberi potranno usare la mid-level exception e pagare uno stipendio di 8,4 milioni al secondo di Kemba (salvo altri scambi futuri).
Altri comprimari svincolati e interessanti nel ruolo di playmaker che da luglio saranno disponibili potrebbero essere: Darren Collison, Shaun Livingston, Patty Mills, Raymond Felton e Brandon Jennings, quest’ultimo controversamente si accasò a New York durante il mercato invernale lo scorso anno dopo esser sembrato sul punto di firmare per Charlotte.

Al contrario ci si prepara per l’All-Star Game riottenuto da Charlotte (2019) cercando di costruire un team migliore di quello dello scorso anno.

L’arrivo di Dwight Howard (maglia numero 12), nonostante qualcuno lo marchi come giocatore ormai passato, se non tinge di celestiale eccellenza, avvampa l’estate degli Hornets.

 

 

Se nelle statistiche di stoppate e rimbalzi gli Hornets non se la passavano benissimo nelle classifiche generali, Dwight porterà con sé i 12,7 rimbalzi e l’1,2 in stoppate di media dello scorso anno ma soprattutto tante motivazioni dovute al retroscena: “Avevo appena fatto un allenamento da due ore e mezzo. Dopo aver parlato con lui, avrei voluto tornare in palestra “, ha detto Howard. “Chiamarmi al telefono e dire: “Io credo in te”. ” Ecco come mi ha motivato. Sto parlando del più grande giocatore di basket. “

Forse poi non è del tutto vero ciò che diceva MJ a proposito di sé stesso, rimanendo una volta tanto con i piedi per terra (riassumendo che i giocatori badano ormai ai soldi o a vincere il titolo), forse ci sono ancora speranze che piccoli mercati possano crescere e coltivare un sogno… Howard è un primo mattone ma il magnetismo di MJ potrebbe in futuro regalarci di più…

Monk & Bacon

E’ andata in scena nella notte a Brooklyn la classica nottata (in Italia) NBA dedicata al Draft.

Siamo molto lontani dalle atmosfere natalizie, Babbo Natale e il giocato NBA sono in ferie, ma per molti team che aspettavano con ansia alte scelte, era un po’ come farsi svegliare da bambini e scartare il regalo di Natale con quell’entusiasmo di poter iniziare a giocare con qualcosa di nuovo che diverta e dia buone prospettive per il futuro, quest’ultima considerazione ovviamente nel caso NBA.

I “regali”, almeno quelli considerati migliori sono stati scartati all’inizio senza troppe sorprese, dunque Markelle Fultz è finito a Philadelphia in un team pieno di giovani promesse, i Lakers sono andati su Lonzo Ball e Boston (la quale aveva scambiato la scelta con i 76ers) ha pescato Jayson Tatum.

Scendendo, dopo Phoenix, Sacramento e Orlando, troviamo alla posizione numero 7 Laurl Markkanen, PF da Arizona che in primavera era stato uno dei primissimi nomi associati agli Hornets.

In realtà il ragazzo è stato preso dai Timberwolves e girato ai Bulls nell’affare che ha portato la stella di Chicago Butler a Minneapolis.

Altri rumors recenti vedevano a Charlotte (che avrebbe scelto alla 11) Luke Kennard o Donovan Mitchell, entrambi rimasti liberi, ma, Rich Cho ha preferito Malik Monk, guardia tiratrice, 191 cm per 91 kg proveniente da Kentucky.

 

Monk mostra anche doti atletiche…

Monk, Fultz e Butler, la notte del Draft riassunta sinteticamente.

 

Il ragazzo nato a Houston il 4 febbraio del 1998 avrebbe potuto essere scelto anche diverse posizioni prima, quindi sostanzialmente a mio parere si tratta di un buon colpo per gli Hornets che scelgono un giocatore interessante in un ruolo che si è andato scoprendo (vedi anche la perdita di Marco) per poi veder successivamente pescare da Detroit (alla 12) e Denver (alla 13), rispettivamente Kennard e Mitchell.

Tornando a Monk, da segnalare che il 17 dicembre dello scorso anno segnò con Kentucky 47 punti in una vittoria contro l’Università del North Carolina.

Un paio di settimane più tardi ne realizzò 34 con un 5/7 da tre punti in una vittoria 99–76 contro Ole Miss.

Il 31 gennaio 2017, ancora, ne fece 37 contro i Georgia Bulldogs. Un buon tiratore quindi con doti atletiche che pare impressionare se si mette in ritmo riuscendo a ritagliarsi spazi per il tiro impensabili.

 

 

 

 

Se Kennard avrebbe potuto arrivare da Duke, anche l’altro prescelto da Charlotte al secondo giro perveniva dalla stessa Università, trattasi di Frank (Willis) Jackson (PG di 191 cm), giocatore che tuttavia gli Hornets hanno scambiato con i New Orleans Pelicans ricevendo in cambio dalla squadra di Tom Benson l’ala piccola/guardia tiratrice (201 cm per 100 kg circa) Dwayne Bacon. Operazione strana se si considera che nello scambio per Howard gli Hornets hanno guadagnato dieci posizioni nella scelta, così facendo, giacché i Pels avrebbero scelto alla 40, sembrerebbero andate in fumo nove posizioni, ma, probabilmente, pensando di non avere crack a quelle latitudini Cho ha optato per uno scambio che porterà nelle casse degli Hornets anche del denaro, inserito dalla squadra della Louisiana nello scambio. Bacon ha quasi ventidue anni essendo nato il 30 agosto del 1995 a Lakeland in Florida. Due anni a Florida State nominato nell’All-ACC second team, ora passerà l’estate con gli Hornets cercando d’entrare nel roster definitivo per la nuova regular season.

 

Dwayne Bacon.

 

 

Riassumendo un po’ le posizioni che c’interessavano, graficamente…

 

 

Personalmente credo Cho ora debba sondare il “mercato” per portare altri pezzi utili a comporre il futuro gioco di Clifford.

Ho notato che non tutti i fan Hornets hanno apprezzato l’arrivo di Howard per differenti motivi; dal giocatore che vuol esser al centro dell’attenzione piuttosto che considerarlo ormai agli sgoccioli, stella cadente dalla notte di San Lorenzo o ancora giustamente criticarlo a livello tecnico dove non è un fenomeno, nemmeno nel tiro libero… Tuttavia a mio parere, anche se Clifford ha dichiarato che non sa chi fra Zeller e Howard partirà titolare il prossimo anno (Zeller considerato parte integrante degli Hornets da Clifford), Dwight è un’acquisizione importante a livello tattico.

In primis perché ha un gran fisico e sotto canestro ora abbiamo un intimidatore e un protettore dell’anello, due fattori pesantemente assenti lo scorso anno. In secundis in fase offensiva giochi dentro/fuori per lui o con lui potrebbero aprire spazi dando tempi agli esterni meno pressati dello scorso anno…

E’ vero che Kemba potrebbe non essere il play alla Paul adattissimo per servire palloni che hanno solo bisogno d’esser spinti dentro ma trovo comunque questa combinazione play/centro molto interessante. Zeller è ottimo negli inserimenti a fari spenti ma per giocare titolare in PF dovrebbe avere un po’ di “tiro” in più… inoltre nella trade ci si è liberati di Plumlee che aveva un contratto eccessivo, l’unico rammarico è aver perso Marco, il quale aveva disputato una buona prima parte della stagione ma dopo l’infortunio del 23 dicembre 2016 occorrso contro i Bulls era calato vistosamene insieme alla squadra tutta ad eccezione di Kemba.

Dal mio punto di vista ora tutto ruota per quanto riguarda i titolari intorno a due posizioni nevralgiche, la SG e la PF… dovesse rimanere Batum dal mio punto di vista andrebbe spostato in PF dove tuttavia c’è già MKG e uno è essenzialmente di troppo come titolare… sul mercato guarderei a una SG con punti nelle mani e a una PF che possa essere più agile di Howard e si complementi con il suo gioco. In panchina servirebbe il sostituto di Kemba… Dovesse veramente partire Rubio da Minneapolis vi farei un pensierino… Direi che l’estate per i tifosi Hornets è iniziata in maniera promettente, letterina a Babbo Natale o stella cadente della notte di San Lorenzo, vista la buona partenza si può ancora fantasticare esprimendo nel desiderio l’arrivo di qualcosa mancante…

La famiglia Howard

Da un po’ di tempo latitavo su questo “blog”, anche se a me piacerebbe chiamarla “pagina dedicata ai tifosi Hornets”…

Scelta un po’ per staccare la spina dopo la lunga maratona di 82 partite stagionali (più preseason), un po’ perché realmente a poco meno di due giorni dal Draft (ricordo che gli Hornets sceglieranno per undicesimi salvo accordi dell’ultimo momento che paiono andare di moda, specialmente nelle alte sfere, vedi accordo Phila/Boston) non era successo molto in North Carolina per quel che riguarda il basket professionistico.

Notizia fresca fresca, la scelta delle nuove Honey Bees (sul sito ufficiale troverete le prescelte) che daranno quel tocco di freschezza e femminilità durante le partite e poi andando a ritroso vi sono i provinati in attesa del Draft che in questi giorni stanno passando per Charlotte, una piccola operazione per Kemba Walker in artroscopia al ginocchio andata bene e poi per trovare una qualche notizia di rilievo sugli Hornets di questi tempi si potrebbe girare con Diogene il cinico (fosse ancora vivo) con il lanternino in pieno giorno, cercando la notizia anziché l’uomo…

Ebbene… nonostante il GM Cho lo scorso anno fu uno degli artefici (a mio parere) della costruzione di una squadra sicuramente inferiore a livello tecnico ma anche caratteriale, devo dire che la breaking news arrivata nella notte italiana lo riscatta poiché se un guru come Wojnarowski aveva dato la notizia di Superman D12 a Charlotte come ufficiosa, ora è arrivata anche l’ufficialità che Dwight Howard sarà un nuovo giocatore degli Hornets.

In cambio, in questa trade con gli Hawks, Belinelli (questo mi dispiace e auguro a Marco buona fortuna) e il “catafalco” Miles Plumlee (stipendio altissimo in rapporto alla qualità prezzo) si accomoderanno ad Atlanta.

 

La news riportata anche sul gruppo FB Bring Back the Buzz.

 

E’ vero che Howard ha 32 anni  e percepità più di 23 milioni a stagione per due anni (il risparmio degli Hawks di 5 milioni a stagione è quasi l’unico vantaggio di Coca-Cola City oltre ad aver acquisito Marco, tiratore che li avrà impressionati lo scorso anno a “Coke Town”) ma permetterà di risolvere molti problemi difensivi provvedendo da sé a difendere l’anello e consentendo agli altri quattro uomini di andare a difendere meglio sul perimetro (l’anno scorso fu tragica per noi in fatto di triple subite), inoltre un classico asse play-pivot, come lo chiamavano gli “antichi”, si formerebbe in maniera devastante grazie alle improvvisate di Walker e alla potenza di Howard, avremmo anche più soluzioni offensive, oltre che difensive, vero motivo per il quale Clifford, memore di Dwight a Orlando, avrà sicuramente spinto per riportarlo “in famiglia”.

 

 

Chissà se ora Zeller sarà spostato in PF, in panca o sarà ceduto. La mia opinione è che sarebbe meglio cedere Marvin Williams, sostituendolo con un giocatore più economico che sia in grado di colpire da fuori.

Gli Hornets cederanno poi la scelta numero 41 acquisendo la 31, quindi ipoteticamente, altro vantaggio… sarebbe stata troppa grazia riuscire a prendere D’Angelo Russell visto che i Lakers l’hanno messo sul mercato in cambio di una delle prime 12 scelte. Poteva sicuramente fare gola a un team che sceglierà prima di noi, infatti è finito ai Nets con Mozgov, mentre Brook Lopez si è accasato nella L.A. gialloviola. Lakers che avranno in cambio anche la scelta numero 27.

Intanto dalle parti di Charlotte si è posato un mattone per la costruzione di una buona annata, un benvenuto a Dwight, sperando Rich Cho non si limiti a Dwight, ma convenga che anche per la panchina serve qualcosa.

 

 

 

Miles Plumlee, tutto ok dopo l’operazione.

Martedì, Miles Plumlee ha subito un intervento in artroscopia che ha portato a uno sbrigliamento (alla rimozione di un tessuto infetto, devitalizzato o in necrosi) che lo terrà fuori dalle 6 alle 8 settimane, quindi per lui, nessun problema né per la prossima Regular Season né per la prossima preparazione.

Miles Plumlee iconizzato con la grafica ufficiale del sito degli Hornets.

Intanto prosegue la mia personale opera di video dedicati ai giocatori che durante l’appena passata stagione regolare hanno  vestito la canotta di Charlotte.

Oggi tocca al giovane Christian Wood, ala grande che ha trovato poco spazio sul parquet nonostante una passata esperienza ai 76ers.

Gli Hornets, leggendo i rumors e le dichiarazioni in società, non dovrebbero riconfermare per la prossima stagione.

 

 

La pluralità dell’multiversHornets.

In tempi in cui il basket per 22 delle 30 franchigie si gioca solo sulla carta (ultima a uscire la Los Angeles dei Clippers caduti in casa per mano dei tosti Jazz), mettermi a scrivere del nulla tanto per occupare spazi, non ne vale la pena, però… dunque… come tutti gli anni vado realizzando piccoli spezzoni video su giocatori che hanno vestito o stanno indossando la “nostra” divisa.

Qualcuno come Hibbert, Plumlee e O’Bryant l’avete già visto probabilmente nell’ultimo pezzo, oggi aggiungo Treveon Graham, difensore puro ma poco utilizzato da Clifford in questa stagione, quasi monodimensionale ma con una buona mando da tre quando può tirare.

 

 

In secundis, segnalo che c’è una sotto-pagina in più nel blog nel caso non ve ne foste accorti. Si chiama “Ritagli di TempHornets”, aperta grazie all’innumerevole materiale che mi ha concesso il Sig. Figliolia.

In questa pagina si ripercorre un po’ la storia degli Hornets tramite articoli di giornale; da Super Basket a riviste specializzate in inglese, ma c’è qualcosa anche in spagnolo… Piano piano o “soro soro” come scriverebbero i giapponesi, cercherò d’integrare ulteriormente questo spazio già ricco di articoli sulla nascita del team ma non solo.

Tornando al titolo… la scienza oggi si spiega la materia, l’universo nel quale viviamo come prodotto dal big bang, l’esplosione iniziale dal quale tutto nacque. Senza voler entrare in diatribe scientifico/religiose (non entro nel merito di sovrastrutture di un Dio onnipotente), quel che è certo è che la materia si divide, si scinde, si compone, si assimila, insomma, muta a causa delle condizioni…  oggi realizziamo “un’intervista” con un giovane Oliver Formato che ha voluto creare un’altra pagina su FB oltre a quella preesistente di mia fattura, sulla quale interagiscono i tifosi degli Hornets ai quali vanno i miei personali complimenti per l’attaccamento dimostrato nonostante le difficoltà, ma anche perché, ognuno con il proprio carattere e le proprie opinioni, contribuiscono a rendere viva la pagina FB specialmente durante le lunghe battaglie della stagione autunno/inverno, non importa arrivino vittorie o sconfitte, si va oltre la sorte.

Il mio apprezzamento quindi anche a persone vere che con il loro contributo sono l’anima della page.

Tornando a Giulio, sarà lui a raccontarsi, sul perché e sul percome ha voluto dedicarsi a tale progetto, a prescindere che quando qualcuno s’impegna e dedica a scrivere, cercando continuamente di migliorarsi (almeno, questo tento di fare io), è degno di nota, per questo, ma anche per una differenza generazionale che potrebbe far sì che le cose si raccontino in maniera differente, ho accettato di dargli una mano nella creazione del logo e tempo permettendo qualche collaborazione. Spero si possa realizzare un interscambio su temi che magari durante l’anno per problemi di tempo io non tratto. Più che una scissione di una pagina su una squadra che al momento ha sicuramente molti meno tifosi (specialmente in Italia) rispetto alle più propagandate protagoniste attuali, sarà sostanzialmente un’altra maniera di vedere Charlotte.

Questa è la copertina dell’altro gruppo, che al momento, si chiama nella medesima maniera, ovvero, Charlotte Hornets Italia.

 

 

Allora iniziamo con le domande, anche se fortunatamente non è un’interrogazione:

1D) Giulio Oliver Formato. Partiamo dai dati anagrafici, anni, dove vive, cosa fa nella vita, hobby, sogni, anche in un mondo spesso ormai nel quale le persone sono costrette a vivere alla giornata e a non programmare troppo in là…

1R) Innanzitutto mi chiamo Giulio Formato, ho 17 anni e vivo a Marco Simone, Roma. Nella vita frequento lo studente presso il liceo classico Amedeo di Savoia di Tivoli, come hobby ho quello d’ascoltare musica, scrivere testi e soprattutto guardare il basket. Come sogno ho quello di poter fare una vita al di fuori dall’Italia, con una ragazza al mio fianco girando il mondo, facendo lavori part time ma che ci diano opportunità di viaggiare e di coltivare le nostre passioni.

 

2D) Com’è scattata la scintilla? Perché voler aprire una seconda pagina dedicata a una piccola franchigia, la quale attualmente nella NBA non veleggia tra i top team?

2R) La scintilla per i Calabroni è nata tre anni fa, proprio nel tempo della rifondazione della franchigia e anno in cui mi sono avvicinato alla NBA. Ho deciso di tifare questa franchigia per la storia sregolata e per aver conosciuto moltissimi tifosi Hornets che mi hanno fatto sentire come membro di una famiglia.

 

3D) Ora… ovviamente, io mi auguro, come scrivevo nell’intro, sia una pagina con personalità. Il tutto osservato dal proprio punto di vista personale. Certamente non sarà facile essere costanti ma soprattutto originali. Ha in mente qualcosa di particolare oltre alla collaborazione?

3R) Per la pagina ho in mente molte cose che si vedranno a lungo andare. Oltre ai soliti recap e statistiche generali, ho in mente di creare una famiglia. Dal punto di vista contenutistico voglio portare tutte le notizie possibili e magari fare interviste con personaggi vicini al mondo degli Hornets e in futuro organizzare viaggi (come accade per altre tifoserie italiane NBA) a Charlotte per vedere una partita e stare insieme e coltivare la nostra passione.

 

4D) Domanda di rito essendo tifoso degli Hornets. Personalmente cerco di rimanere co i piedi per terra, Lei invece come vede il futuro prossimo di Charlotte? Riusciranno i nostri a costruire una squadra migliore per la prossima annata e a qualificarsi per i playoffs?

4R) Per quanto riguarda il futuro di Charlotte sono positivo. Siamo una squadra giovane e inesperta, ma che con le giuste mosse riuscirà a fare qualcosa di grande. Molte mosse di Cho sinceramente non le capisco, ma essendo questa l’ultima chiamata per lui, spero riesca a fare mosse appropriate per renderci competitivi.

 

5D) In ultimo, faccio un po’ come Gigi Marzullo… per darLe la possibilità di parlare di un argomento che le sta a cuore, a piacere, spaziando oltre al basket… “Si faccia una domanda e si dia una risposta”…

5R) Più che una domanda a piacere vorrei dire una cosa a piacere. Vorrei ringraziare tutti voi tifosi degli Hornets per avermi sempre fatto sentire come già detto, membro di una famiglia, per avermi fatto appassionare a questa squadra che è una delle più affascinanti e particolari di tutta la NBA. Spero che vada tutto bene con la pagina e che s’instauri un grande rapporto tra me e voi. Per il resto forza Hornets e forza #Buzz city.