Classifica a Est all’11/01/2017.

Gli Charlotte Hornets hanno aperto nel peggiore dei modi il nuovo anno.

Il 2017 è iniziato male e ha portato in “dono” una sola vittoria a fronte di ben quattro sconfitte, sconfinando nell’orario italiano cinque con quella rimediata a Cleveland nel fine anno americano.

Inevitabile scendere in un’Eastern Conference più incerta del mercato del lavoro odierno. Dopo le prime tre forze abbastanza definite, Cleveland, Toronto e Boston, anche Atlanta si sta unendo al terzetto per elevarsi sopra il gruppo e cercare magari di piazzare uno sprint finale strappando una o due posizioni se possibile.

La marcia degli Hawks è ripresa imprevedibilmente dopo un periodo grigio. La cessione di Korver a Cleveland non sembra avere inciso sul morale della squadra e nella notte è arrivata la settima vittoria consecutiva sul campo di Brooklyn.

Tra i team che al momento non avrebbero il vantaggio del fattore campo in eventuali playoffs, ecco spuntare Indiana, anch’essa in serie positiva da cinque partite e con un fattore campo determinante a concorrere al record.

Al sesto posto troviamo Washington, rivale divisionale che ha superato gli Hornets, essendo in serie positiva da tre partite.

A pari record troviamo Milwaukee, la quale, dopo aver perso in casa qualche tempo addietro con San Antonio, nella notte ha sbancato il campo degli Spurs di due con Ginobili a colpire il lato della tabella a sinistra sul tentativo di sorpasso all’ultimo secondo.

Ecco quindi gli Hornets, scesi dal quarto all’ottavo posto, ultimo per partecipare ai playoffs. Tre sconfitte consecutive e un record di 20-19 piuttosto anonimo.

L’head to head contro gli ultimi team per Charlotte quest’anno potrebbe rappresentare una cartina tornasole di buona affidabilità, visto che al momento i top team sembrano essere irraggiungibili per le possibilità della squadra mostrate sul campo.

Unica positiva eccezione, la doppia vittoria su Atlanta. A distanza di una sola partita troviamo Chicago, per alcuni forse la delusione a Est rispetto al livello del roster ma tant’è al momento…

Decimi sono i Pistons, che, impegnati nel tour sul Pacifico, dopo aver sbancato in maniera corsara (nel finale) Portland, nella notte hanno fatto la fine inversa cadendo a Sacramento.

Dietro i Pistons la New York dell’unicorno Porzingis, di Melo, dell’ex Lee e di Rose sta cercando di portare a casa vittorie importanti ma nelle ultime 4 al Madison è stata “tragedia sportiva”, culminata con la sconfitta contro i Pelicans di un mostruoso Anthony Davis. Orlando, propaggine avanzata del fondo, secondo me ha già esaurito le sue chance ma… se in preseason la pensavo più vicina, a meno di trade prima della scadenza del mercato, direi che non ce la farà.

Sul fondo Phila ha superato momentaneamente Miami, mentre Brooklyn è in crisi… chissà tra infortuni e risultati se l’ex Lin (andato lì per soldi) si sta divertendo…

 

Devo dire che sul nostro gruppo FB degli Hornets, il mio pronostico d’inizio stagione (data non sospetta quindi) più o meno si sta confermando abbastanza preciso nonostante una Minnesota data come outsider, evidentemente ancora acerba e con qualche lacuna, che sta deludendo.

Sfortunatamente sulle partite punto a punto sappiamo tuuti come incredibilmente sta andando a finire…

Detroit è out e Washington (alla quale non credo ancora oggi molto se non troverà continuità esterna) sono leggermente invertite, ma le forze sembrano quelle… Vero è che le squadre sono tutte vicinissime e la lunga serie di vittorie di Atlanta ha addirittura portato i Falchi, dall’esterno del sistema playoffs, oltre la fascia meteoritica dei posti interni per giocarsi la prima dei PO in casa…

Le prossime tre gare vedranno gli Hornets andare a giocare a Philadelphia e Boston (completando il ciclo di cinque trasferte consecutive) per poi tornare all’Alveare ad affrontare i Portland Trail Blazers.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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