Game 1: Charlotte Hornets Vs Milwaukee Bucks 112-113

Intro
Machan (Cugino) è la storia di una finta squadra proveniente dall’Isola Splendente (Sri Lanka) che sarà impegnata in un torneo di pallamano in Germania.
Uberto Pasolini ne fece un film, ne differiva la parte finale, leggermente più romanzata ma con gran merito ci porta nelle vite di questi ragazzi.
Il film lo trovate anche sul sito della RAI on-line per chi volesse vederlo.
E’ la storia vera di due ragazzi che per colpa della burocrazia non riescono a espatriare in Germania.
Il visto viene sempre negato loro finché uno dei due non scopre un depliant che pubblicizza un torneo di pallamano nelle Deutsch-land.
Una delegazione di 23 persone, con 23 vissuti diversi alle spalle, riuscirà a farsi accreditare per la partecipazione al torneo, rompendo quel muro di plexiglass sul quale avevano sempre sbattuto i loro primordiali tentativi.
Alloggiati in Baviera a Wittislingen, nell’unica partita disputata persero 0-72 la loro prima partita.
Probabilmente, accortisi dei sospetti degli organizzatori, decisero di scappare immediatamente dopo il primo match disperdendosi nei boschi bavaresi dove in un primo momento gli organizzatori pensavano si fossero persi.
La federazione sportiva dello Sri Lanka comunicò agli organizzatori che all’epoca non esisteva nessuna nazionale di pallamano dello Sri Lanka, sport sconosciuto a quelle latitudini, ma l’aura di mistero e anonimato furono armi decisive per la realizzazione di quel sogno che, solo i vari componenti di quel team potrebbero disvelarci oggi (in realtà si diedero alla macchia e a 4 anni di distanza, nessuno dei componenti di questa squadra fantasma era stato ritrovato). Charlotte quest’anno tenterà di fare del mistero, dell’imprevedibilità dovuta a un certo anonimato l’arma principale.
Se il punto di forza della squadra non è avere una stella di classe O, scendendo di 5 categorie arrivando alla G, ecco il nostro Sole Kemba Walker, con gli altri pianeti/giocatori a orbitargli intorno.
Non risplenderemo di luce immensa ma bisognerà mantenere equilibri e distanze per lavorare di squadra e mantenere il perfetto equilibrio per ottenere frutti.
Per questo la squadra deve ruotare intorno al proprio sole ma non troppo vicina per esser bruciata.
E’ successo sull’ultima azione, una differenza minima tra una vittoria e una sconfitta.
Ovviamente tutti noi fan Hornets avremmo voluto iniziare con una W la nuova stagione nella splendida cornice dei 30 anni con un parquet spledido, alla presenza di Tripucka, Bogues, il solito Curry e altri giocatori.

Luci proiettate sul parqut a inizio partita.

 

 

Bogues allo Spectrum Center.

Serve avere un minimo di pazienza, proprio come Machan, le difficoltà incontrate e l’esperienza credo possano servire, a patto d’avere l’intelligenza e capire in fretta i propri errori.
 
La partita in breve
 
Nel primo tempo Charlotte latita in varie fasi del gioco affidandosi troppo a giocate individuali prima di riprender confidenza con il gioco chiesto da Borrego tornando a far circolare efficacemente palla.
In grave difficoltà a rimbalzo e nel lavorare sulla linea dei tre punti, un po’ preoccupata forse da qualche puntata fisica di Antetokounmpo che in termini di punti non farà uno sfacelo, Charlotte cede e concede sull’arco.
Milwaukee tira bene e Charlotte chiude sotto di 13 punti.
Charlotte tenta la rimonta ma nel terzo quarto solo grazie a un canestri di Kemba nel finale riuscirà ad accorciare sul -10.
Borrego mette in campo un piccolo quintetto con MKG come centro e stranamente la cosa funziona mentre Tony Parker fa vedere d’esser l’originale nei suoi momenti sul parquet.
Gli Hornets prima agganciano i Bucks e, dovendo rincorrere nuovamente, riescono anche a sorpassare i rivali di un punto nel minuto finale, tuttavia, per un contatto dubbio (c’è il gomito sinistro di Hernangomez che fa un movimento per aprirsi) su un Antetokounmpo che comunque cerca anche il contatto, costano due FT letali.
E’ -1.
Charlotte, avrebbe la palla per vincere il match ma sulla penetrazione di Kemba, il suo appoggio risulta impreciso, la palla comunque finisce nelle mani di Williams che riapre sulla diagonale sinistra da dove Batum lascia partire una tripla senza aver tempo di fare altro: tabella destra.
Gli Hornets ci sono ma perdono nonostante un Walker da 41 punti un’altra punto a punto, tuttavia se Borrego riuscirà a sistemare le numerose pecche difensive, credo che questa squadra possa anche stupire i suoi detrattori.
Paghiamo a caro prezzo il primo quarto e la rincorsa anche se siamo una squadra con diversi giovani.
Ora si viaggia in trasferta, questo elemento ci dirà già qualcosa sulla personalità del team.
 
FG%: Cha 44,6%, Mil 49,4%,
3 FG%: Cha 42,1%, Mil 41,2%,
Rimbalzi: Cha 41, Mil 57,
Assist: Cha 21, Mil 26 ,
Turnover: Cha 11, Mil 21,
FT%: Cha 63,6%, Mil 75%.
 
Le formazioni:
 
1° quarto:
 
Nella splendida cornice del campo rifatto modello metà anni ’90 gli Hornets, un po’ emozionati partivano lentamente.
Milwaukee giocava il primo pallone segnando dopo 13 secondi con un tiro frontale di Lopez che andava dentro nonostante il fallo di Zeller: 0-3.
Poco più di 30 secondi ed era 0-5 con Middleton in transizione.
I primi due punti dell’anno arrivavano per opera del capitano che passando dietro un blocco rilasciava un elbow jumper a 11:18.
Brogdon dal corner destro riceveva lo scarico colpendo da tre punti mentre Kemba un minuto dopo esatto il suo canestro ne aggiungeva tre per il 5-8 ma il 4/4 e poi il 5/5 di Milwaukee che non falliva un colpo lanciava i Bucks sul 5-14 con l’ultimo canestro da tre di Bledsoe.
Dopo il time-out dalla diagonale sinistra arrivava una tripla di Lamb e il primo errore al tiro per i Cervi che incassavano anche tre punti frontali per merito di Cody Zeller (3/5 Hornets da fuori).
Sembrava si potesse rientrare invece un ½ ai liberi di Antetokounmpo era seguito da altri due punti della stella del Wisconsin che schiacciava in solitaria per poi ammirare una tripla dalla destra di Brook Lopez che spingeva i loro sull’11-20.
A 5:26 un bel passaggio per l’infilata centrale e il fing and roll di MKG erano solo l’unico lampo iniziale di parte della second unit entrata in campo.
Milwaukee impressionava in questa parte di partita; Ilyasova da tre, drive di Bledsoe oltre Kemba e Middleton da tre a 3:48.
13-28.
Un +15 stoppato dalla pausa e da Bridges che mostrava l’atletismo straordinario di cui è in possesso bloccando Middleton, block che consentiva a Willy d’andare dall’altra parte e conquistare due FT per flagrant 1 di Ilyasova.
2/2 palla in mano più due punti ottenuti da Parker in jumper sfruttando un blocco dello stesso centro.
Un floater di Brogdon su Willy (cambio rotazione) e due punti di Willy su splendida entrata di Tony Parker con scarico ravvicinato più un altro jumper di Parker facevano tornare gli Hornets a 9 punti di distanza (21-30).
Nel finale però una tripla di DiVincenzo era il differenziale perché gli ospiti potessero chiudere a un vantaggio in doppia cifra (23-34).

Walker chiuderà con 41 punti.
Non sufficienti per vincere.
Qui impegnato a guadagnarsi gli ultimi due punti della partita (poi realizzati dalla lunetta).

 
2° quarto:
 
DiVincenzo segnava la sua seconda tripla di serata, Brogdon lo imitava mostrando gli atavici problemi degli Hornets a difendere sul perimetro.
9/13 per i verdoni che andavano anche sul +20 in un’azione nella quale conquistavano due rimbalzi offensivi.
Sul 24-44 Monk ridava linfa all’attacco di Charlotte a mezzo tripla, poi in corsa Parker in coast to coast accorciava di un quarto lo svantaggio (29-44).
A menare le danze però era sempre la squadra ospite che segnava con il n°34 per poi colpire con l’ex Wood da fuori.
A 8:13 dall’intervallo i Cervi tornavano sul +20 (29-49). Walker da sotto, poi un intercetto in salto di Batum nel cuore dell’area su un cambio gioco di Milwaukee che portava alla tripla di Lamb dalla sinistra per la nuova oscillazione sul -15…
Un ½ di MKG per il -13 era annullato da due canestri di Ilyasova; il primo battendo Monk nonostante la buona marcatura, il secondo ricevendo da una rimessa a destra in corsa, nessuno degli Hornets sotto canestro e facile layup per il 38-55.
Un caparbio Lamb segnava al terzo tentativo di floater sulla stessa azione poi gli arbitri accordavano a Br. Lopez tre FT per un tocco (?) di Monk sul centro avversario impegnato nella tripla dal corner destro. Tre liberi tramutati in altrettanti punti ma Monk si riscattava immediatamente colpendo frontalmente con una bomba.
Kemba step back elastico e tiro frontale ritardato con pump fake incluso a far saltar il difensore; 45-58 a 3:45 prima che Milwaukee ricominciasse come un implacabile B-29 a bombardare.
Middleton dall’angolo destro nonostante una disperata difesa di Charlotte era preciso nel colpire l’obiettivo da lontano, Kemba con due punti e Cody (dalla lunetta) replicavano per il 49-65 a 1:40 dalla luce rossa.
Un floater di Lamb per il -14 e una formazione schierata da Borrego veramente piccolina in termini di cm per tentare di recuperare (Walker, Monk, Lamb, Batum e MKG) nel finale era beffata da un circus shot di un Ilyasova dal primo tempo quasi perfetto (5/6 al tiro) ma a pochi secondi dalla fine Walker aspettava l’uscita di MKG per creare il blocco che attardava e faceva commetter fallo a Bledsoe in rincorsa; paradossalmente la tripla del capitano s’insaccava ma non il libero.
Tre punti che tagliavano il divario sul 54-67.
Milwaukee chiudeva con un 11/22 da fuori contro l’8/22 di Charlotte i primi 24 minuti.
Da notare i 18 assist dei Bucks di Budenholzer che con una squadra superiore agli Hawks è riuscito a creare un gioco, semplice ma efficace.
Ilyasova chiudeva a 11 punti, top scorer dei suoi, mentre Kemba arrivava già a 17 punti seguito da un Lamb a 10 punti e un Monk da 8, indice che il gioco veloce di Charlotte sposta evidentemente il peso sulle guardie.

Milwaukee Bucks forward Giannis Antetokounmpo, right, of Greece, drives into Charlotte Hornets forward Marvin Williams in the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Oct. 17, 2018. (AP Photo/Nell Redmond)

 
3° quarto:
 
Antetokounmpo a mezzaluna partendo da sx allungava il terzo tempo per schiacciare agilmente a una mano su Zeller che accompagnava solamente, poi da dietro era Williams a stoppare la stella di Budenholzer, Batum andava quindi in transizione a battere un paio di difensori in rientro sotto canestro.
A 9:39 dopo un’azione durata quasi 24 secondi, Kemba doveva lanciare la palla in modalità “Spera in Dio”, andava bene perché la palla finiva dentro ma un 2/2 di Middleton dalla lunetta e una tripla siderale di Lopez dalla diagonale sinistra riconducevano rapidamente i Bucks su un tranquillizzante +18.
A 7:56 Marvin fintando dall’angolo destro si liberava la baseline destra fino ad andare in corsa a speronare liberamente il canestri dei Bucks, un jumper di Kemba (64-76) anticipava due punti di Middleton con un veloce giro verso la baseline sinistra prima dell’appoggio.
Lamb compiva ancora fallo sull’avversario l’azione successiva mostrandosi in difficoltà in difesa ma l’energia di Kemba produceva una palla rubata e due punti in transizione.
La rincorsa sembrava non finire mai anche perché Antetokounmpo segnava un paio di canestri nel pitturato approfittando della marcatura di Bridges con un Willy non in grado di poterlo fermare ma servito da Parker sotto il centro spagnolo chiudeva la giocata con l’appoggio da due punti. FT mancato ma il quarto assist della guardia francese innescava una tripla galattica di Monk per il 74-85.
Bridges aveva qualche difficoltà, Parker no; da destra partendo lasciava di stucco i due difensori chiudendo in layup rovesciato.
Nel finale per gli Hornets arrivavano 5 punti di Kemba con due liberi e una tripla dalla finta ingannatrice anche per sé stesso, quasi perso il passo, con il difensore spedito alle Maldive, c’era comunque il tempo per battere il cronometro.
83-93, -10 per provare l’assalto finale.

Charlotte Hornets guard Kemba Walker, left, and Milwaukee Bucks guard Eric Bledsoe fight for a loose ball in the second half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Oct. 17, 2018. Milwaukee won 113-112. (AP Photo/Nell Redmond)

 
4° quarto:
 
Ilyasova con un taglio sulla baseline destra andava a girarsi ricevendo dall’altro lato per schiacciare in un tempo unico. DiVincenzo provava a metter la pietra tombale sul match scappando in transizione ma il fing and roll, troppo lento, era “deleted” da un balzo felino di Monk.
La pazzia di Borrego consisteva nel posizionare in campo un quintetto bassissimo che aveva il merito di ravvivare la gara; Walker da tre, Antetokounmpo nel nulla schiacciava (MKG non proprio così reattivo), Batum da tre con assist del connazionale, poi un salvataggio difensivo a rimbalzo di Monk e una stoppata di Batum in raddoppio sul 34 greco era utile per la ripartenza di Monk che faceva tremare lo Spectrum Center con una schiacciata di potenza con la destra.
Un fallo di Bledsoe su MKG e due tiri per l’ex Bobcats a 8:26 e si viaggiava sul 94-101 con gli Hornets ad avere tutta l’inerzia, infatti, MKG a rimorchio di Parker chiudendo in schiacciata portava a solo 5 le lunghezze di distacco. Antetokounmpo sfondava su Kemba (5° fallo).
MKG con due punti artistici ci portava a un solo possesso, poi ci pensava un eroico Kemba a colpire da tre per completare l’operazione aggancio.
Middleton da tre non era un problema se con la stessa moneta Kemba rispondeva e risplendeva.
Passi di Antetokounmpo che cercando di sfruttare il mismatch con Kemba facendo da solo, faceva disperare il proprio coach.
Middleton ne metteva dentro due.
Williams mancava la tripla aperta del sorpasso e poi con uno 0/2 fatale dalla lunetta avvantaggiava i Bucks che con il quintetto basso mandavano a nozze Antetokounmpo. 104-110.
Hernangomez con un ½ e un tocco da sotto al secondo tentativo accorciava di tre, poi un ½ del lungo greco per il 107-11.
Una tripla folle di Monk a :54.9 decideva che dovessimo avere ancora una partita, anche perché una steal del nostro centro spagnolo si rivelerà utile in seguito a darci il vantaggio ottenuto da Kemba a mezzo lunetta.
112-111, primo vantaggio di serata a :36.3 dalla fine. Sembrerebbe una beffa per i Bucks che tuttavia, per un contatto ambiguo tra Hernangomez e Antetokounmpo (25 pt. e 18 rimbalzi in totale) in entrata beneficiavano di due liberi che mandavano avanti i Cervi.
Kemba portava palla sull’ultima situazione, ispirato cercava spazio e grazie a una finta lo trovava sotto canestro a destra, ma pressato da due giocatori appoggiava in maniera imprecisa, così finiva per recuperare Williams che aprendo sulla diagonale sinistra trovava un Batum che poteva solo provare a tirare per battere il cronometro.
Il suo tiro picchiava sul plexiglass destro dove s’infrangevano palla e speranze di vittoria degli Hornets, sconfitti in una punto a punto, sconfessando le parole di Borrego per quel che riguarda i giochi più variegati nei finali, dato che il tiro del francese è stato solo l’estremo casuale tentativo di vincere una partita impossibile.
La squadra però c’è ed è attesa da 4 trasferte dove dovrà mostrare personalità per non affondare sin da subito in una mediocre stagione.
Le capacità ci sono, ora tocca ai giocatori impegnarsi al massimo.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
41 pt., 2 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. 15/29 al tiro, 7/13 da 3 pt.. Dalle sue mani partono saette. Si vede subito che non è il Kemba un po’ passivo di prestagione. Riprende il suo posto al comando e trascina la squadra a suon di punti. Nel finale pareggia due volte e mette la freccia del sorpasso. Al quarto tentativo (numero della morte in Giappone il shi) fallisce. Troppo prevedibile. La colpa non è sua però. Si piega disperato al termine della partita ripensando alla gravità dell’errore ma questi tiri all’ultimo falliti non sono una novità. “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”… Ecco, magari un po’ d’altruismo in più, anche se in serate magiche come queste, non farebbe male. Gran partita comunque coronata dal record battuto sul maggior numero di punti in una partita inaugurale (apparteneva a Curry con 38 punti).
 
Lamb: 5,5
10 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Jeremy va in difficoltà in difesa e in attacco con un 4/11 non è eccelso nonostante il 2/4 da fuori. Caparbio, segna un floater sulla stessa azione dopo tre tentativi personali.
 
Batum: 5
5 pt., 7 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 2 stoppate. 2/8 al tiro… Il francese manca un po’ come ingranaggio atto a far girare i titolari e al tiro. Deciso a rimbalzo, epica la stoppata su Antetokounmpo ma episodi sporadici non determinano una buona gara.
 
M. Williams: 5,5
5 pt., 9 rimbalzi, 1 assist, 4 stoppate. Nel finale manca una tripla aperta e due liberi cruciali. Buona la sua schiacciata con finta sul posto partendo dal corner destro e le sue 4 stoppate fatte di senso di posizione e aiuto, non molto atletismo. Prende quasi rimbalzi da doppia cifra ma finisce male.
 
C. Zeller: 5
5 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 21 minuti per Cody. In difficoltà… Facile profeta quando in preview spostavo l’attenzione sui problemi dei lunghi. Mediocri. Kaminsky e Biyombo non hanno nemmeno giocato… Blocca e va a rimbalzo più per il panorama che per altro. Rimbalzi pochi, anche perché i Bucks all’inizio massacrano da fuori mancando pochi tiri però fa una partita bruttina…
 
T. Parker: 7
8pt., 3 rimbalzi, 7 assist. 4/8 al tiro, con Tony in campo la squadra beneficia di palloni con spazio per tirare. Fa girare la squadra ma qualche volta decide di fare per conto proprio. Fa vedere che non è venuto a svernare. Ci crede. Occhi sgranati su un tentativo d’anticipo quando gli arbitri gli fischiano fallo contro e i commentatori l’apostrofano come uno che ha l’espressione di Depardieu
 
Monk: 6,5
18 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 7/16 dal campo giocando 33 minuti, più dei 20 di Lamb. 4/8 da fuori. Personalità e gioco velocizzato rispetto agli esordi. Pulito in difesa, non sempre nonostante gli sforzi ce la fa per questione di cm a bloccare gli avversari, comunque seria minaccia per le difese avversarie. Un suo tiro da fuori ci riporta a -1 nel finale.
 
Miles Bridges: 4,5
1 pt., 1 assist in 14 minuti. Un solo tiro, abbastanza fuori dal gioco, commette un paio di falli (uno intelligente per evitare la ripartenza) e perde una palla sotto canestro sulla linea di fondo. Servirà un altro Miles per conquistar le partite. Peggio di così non poteva fare, attendiamo la risalita.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
10 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Doveva esser l’ala grande (passando da ala piccola) ma viene addirittura schierato come centro in un quintetto da small-ball fa quel che può sulle entrate di Antetokounmpo (poco). Si posiziona però bene e qualche volta tenta anche di stoppare le triple da fuori, anche se nel finale viene battuto incolpevolmente. Vivace, si “sbatte” sul parquet procurandosi, rimbalzi, FT e punti.
 
G. Hernangomez: 6
9 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. La sua rubata nel finale ci consente il vantaggio anche se l’azione offensiva è spezzata da una rimessa. In difesa non può tenere il greco ma cattura alcuni rimbalzi importanti e da sotto segna bene aggiungendo un 3/5 ai liberi. Qui deve migliorare necessariamente.
 
Coach Borrego: 6,5
Gioie e dolori. L’ultima palla concessa a Kemba in quasi stato di grazia sconfessa il suo credo. Fatica a trovare contromisure difensive valide, poi nel secondo tempo sembra riuscirci, a volte non preoccupandosi tanto di difendere il pitturato o facendolo sembrare. Milwaukee in parte cambia stile e affonda con Antetokounmpo e altri player ma tira meno da fuori dove la percentuale cala un pochino. Con Parker si rivede il gioco di squadra mancato nel primo quarto ma la squadra rimonta dal -20 sino al +1 con la sua insana idea di small-ball, very small-ball direi io con Lamb SF, Batum PF e MKG centro… Adesso deve rinfrancare e rincuorare una squadra che ha preso un duro colpo e potrebbe rivivere fantasmi del recente passato, ma questa sconfitta non ha la stessa matrice. Rimango convinto che i ragazzi possano risollevarsi presto.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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