Game 11: Charlotte Hornets @ New York Knicks 113-118

New York e la sua vastità mi fanno sentire sempre un po’ inadeguato.
Spazi immensi… d’accordo, non sconfinati come quelli degli scenari spaziali, ma pur sempre in un rapporto di qualcosa di troppo “illimitato” per me.
Metaforicamente, se Pollicino fosse nato a New York, avrebbe ancor di più amplificato la sua indipendenza.
La fiaba di Pollicino (che per chi non la conoscesse posto qui con relativa analisi:
https://psicologia.tesionline.it/psicologia/article.jsp?id=23989 )
è una fiaba sull’indipendenza, sulla “fame” e sul superamento degli ostacoli, temi attualissimi in una società che mostra il sorriso masi sta lentamente smascherando anche agli occhi di chi “da dentro un acquario”, la vede perfetta o quasi.
Così, la piccola Charlotte volava a New York per tentare di superare i sorprendenti Knicks, guidati dall’orco cattivo Porzingis (28 pt. alla fine e bel cognome per un orco) che, con 30,2 pt. di media a partita, si presentava come seria minaccia per gli uomini di Clifford.
Per superare gli ostacoli Walker e i suoi fratelli dovevano aguzzare l’ingegno e battere la paura del bosco e/o mal di trasferta.
Fino a pochi minuti dalla fine i Pollicini in teal sembravano poter dare il lieto fine alla favola, ma le briciole di pane (rappresentate dai punti di vantaggio accumulati) disseminate per ritrovar la strada in finali roventi erano mangiate dagli uccellini O’Quinn (12 pt.) e McDermott (20 pt.) che con dedizione e determinazione regalavano una vittoria insperata al loro pubblico.
Per Charlotte si tratta di una sconfitta bruciante, dopo aver giocato offensivamente bene, ancora una volta la difesa (dovrebbe essere l’arma principale degli Hornets) non è riuscita a fermare gli attacchi avversari e non rimane che augurarsi il rientro di MKG che in 4 partite giocate, sarà un caso (?), ha ottenuto tre vittorie e una sconfitta.
Gli uomini di Hornaceck nel finale hanno aumentato le percentuali finendo con un clamoroso 60% dal campo contro il 46,2% di Charlotte.
La battaglia assist è stata vinta dai Knicks per 24-29 mentre dello stesso scarto, a favore degli Hornets è stata la lotta a rimbalzo (40-35).
Il 40,5% da tre di Charlotte contro il 48% avversario è un dato che dovrebbe far riflettere Clifford.
Un vero peccato poiché complici le vittorie di New Orleans a Indianapolis, di Dallas a Washington e dei Cavaliers sui Bucks, avremmo potuto approfittare per guadagnare una W importante…
 
Le Formazioni:
 
La palla a due era vinta da Howard su Porzingis per un soffio, Charlotte iniziava in attacco e su uno scarico diagonale indietro Marvin Williams trovava due FT per un contatto con Jack.
Dopo 16 secondi quindi Charlotte sbloccava la propria cifra, cosa che faceva anche New York poco dopo con una correzione di Kanter.
Marvin colpiva con un deep 3 frontale mentre Bacon spendeva il secondo fallo, mandando questa volta in lunetta T. Hardaway Jr. che tuttavia non segnava nessun libero (0/2).
Howard incrementava il vantaggio andandosi a prendere un rimbalzo offensivo su Kanter e usando il corpo metteva dentro.
A 10:15 tuttavia Porzingis iniziava la sua partita colpendo dalla media per trovar la parità con una tripla poco più tardi. Lamb usufruiva di una baseline dribble drive di Kemba con relativo assist fuori per la tripla del 10-7.
Charlotte accumulava qualche punto con un 2/2 di Howard dalla linea e un no look bound pass in avanzamento di Lamb per Williams, che, sulla linea di fondo destra appoggiava da distanza ravvicinata.
Hardaway Jr. tuttavia batteva la difesa di Charlotte con un’altra tripla evidenziandone i problemi di rotazione, una quasi zona sui cambi accettati…
A 7:44 Howard continuava a produrre offensivamente; un ortodosso crossover era ben chiuso a canestro produceva un libero aggiuntivo (a segno) ma Porzingis pareggiava il numero di punti della giocata di Howard a 6:59 bombardando da tre.
Lamb alzava una cortina di fumo denso, la scia dietro un pallone teso lanciato in diagonale da metà campo sul quale l’aggancio con schiacciata volante di Howard produceva l’effetto highlight, ma Porzingis continuava a stupire con una tripla e un alley-oop altrettanto importante, così New York passava avanti sul 19-20.
Clifford a 5:43 chiamava un time-out che Charlotte sfruttava al meglio presentandosi con un alley-oop solitario di Howard su assist di Walker, poi era lo stesso Kemba a passare alla tripla a 5:01 mandando la gara sul 24-22.
Kemba approfittava dell’ingresso del rookie Ntilikina per fintare da sx e batterlo sul salto.
Il nostro capitano attirava anche il raddoppio in entrata e lo scarico indietro su Frank era provvidenziale per la tranquilla bomba di Kaminsky.
Kemba a 2:50 faceva secco ancora il rookie con la maglia n°11 da grande distanza e Charlotte volava sul 32-24 con un 8-0 di parziale.
Ntikilina lo interrompeva splittando dalla lunetta, usata altre volte dai padroni di casa (in bonus) nel finale.
Monk si faceva stoppare da O’Quinn in attacco e abboccava a una finta di Thomas che piazzava poi il jumper solitario avanzando ma il nostro numero 1, liberato da un paio di passaggi perimetrali, si faceva perdonare saettando una freccia avvelenata dall’angolo destro per il 38-31.
Malik poi congelava il gioco sull’ultimo possesso liberando Lamb a :03.4 sulla prima sirena; Jeremy dall’esterno sinistro bombardava da tre e gli Hornets salivano sul 41-32 a chiudere la frazione.

Monk prova il tiro contro O’Quinn.
Foto: Frank Franklin II.

 
Con la panchina in campo si tornava a soffrire nella seconda frazione:
O’Quinn e McDermott usavano le loro caratteristiche per assottigliare il divario, tanto da tornare sul -1 (43-42).
Monk per fortuna respingeva l’assalto arancioblù a 8:29, a un paio di secondi dalla scadenza dei 24 inventava la bomba centrale e Zeller su un successivo attacco, al secondo tap-in faceva centro dando letteralmente una mano.
McDermott sorprendeva la difesa tagliando in diagonale sulla sinistra su un bound pass per schiacciare aggressivamente ma Monk a 7:19 piantava un’altra tripla imitato da Thomas.
Carter-Williams si dava da fare in difesa, così, grazie a un suo recupero Charlotte innescava un fast break con Lamb a servir un passaggio schiacciato a Monk che da sotto in facile e artistico reverse layup di sinistra, ampliava il vantaggio.
Charlotte giocava di squadra e un pallone mosso velocemente dava la possibilità a Cody di piazzare un lungo due per il 55-49.
Il rientro di Porzingis produceva l’entrata ai quasi 24 dell’unicorno con l’alzata nel pitturato che non lasciava scampo alla buona difesa di Williams.
A 4:37 la difesa produceva ancora l’offesa.
La transizione guidata da Lamb con un passaggio diagonale con il contagiri lanciava Williams frontalmente; il suo allungo in salto con appoggio a oltrepassare Porzingis era buono, così come il libero addizionale.
Del 58-51, Walker s’inventava un’entrata con un’alzata/tiro altissimo (per evitare il lungo) che finiva dentro, preludio a una deflection di Howard che lanciava Monk in transizione per il 62-51.
Hornaceck chiamava il time-out a 3:33 schiaffeggiando nervosamente la palla dopo il 7-0 run.
New York si dimenticava Monk a sinistra, così Malik puniva la formazione di casa realizzando il suo diciottesimo punto in serata grazie a un altro dardo da tre punti.
Un lob di Monk per Howard e si andava sul 67-53. MCW continuava a dar fastidio in difesa, mentre in attacco serviva un run pass a Howard che rimpinguava le sue cifre in schiacciata.
Chiudeva con 4 punti Jack a ridare qualche speranza ai newyorkesi che sulla sirena che portava all’intervallo tornavano sul -11 (68-59).

Il gioco da tre punti di Marvin oltrepassando Porzingis.
Foto: Frank Franklin II

 
Il terzo periodo iniziava male per Charlotte che addormentata dalla Mela della strega di Biancaneve subiva 4 pt (2/3) da T. Hardaway Jr. e un’entrata di jack a ricciolo che tagliava il gap a soli 5 pt. (69-64).
Lamb andava a vuoto due volte ma Howard conservava il vantaggio andando a stoppare all’ultimo il pallone che Kanter aveva appena scagliato da sinistra, così Jeremy al terzo tentativo faceva centro interrompendo il digiuno di Charlotte a 9:14.
Una mattonata di Hardaway Jr. al vetro accorciava le distanze a 4 pt. ma Lamb era servito da Bacon un paio di volte: sulla prima il nostro numero 3 tagliava perfettamente per virare a L in area verso canestro e depositare, sulla seconda la baseline drive con passaggio fuori gli consentiva una tripla dalla diagonale sinistra per l’80-71.
A 6:33 una finta in partenza di Marvin che precedeva l’entrata con extrapass per Howard ci dava l’82-73 che precedeva una rubata di Kemba su Porzingis, la quale portava a due punti di Graham servito da un non egoista Walker.
Un’altra recuperata era convertita da Graham in due punti per il 91-79.
MCW serviva un assist a Frank rovinato dal fallo di New York e dallo 0/2 di Kaminsky, nessuno poi gli rovinava l’ottima difesa su Kanter che usava il blocco illegalmente sul suo transito…
Kemba realizzava da tre schermandosi con Frank.
 
Quando Cody nell’ultimo quarto correggeva da sotto per ovviare a un errore di Graham si viaggiava sul +10 (96-86), quasi impensabile con la partita in controllo aspettarsi una vittoria di New York propiziata da O’Quinn che segnando da sotto faceva scattar la molla della rimonta.
Lo stesso O’Quinn la proseguiva schiacciando (anche grazie a un velo di Thomas) mettendo dentro il 104-98.
Era ancora il barbuto giocatore ad avere la meglio contro Kaminsky da sotto con l’appoggio al vetro.
Rimanevano solo quattro punti da difendere a Charlotte a 6:59 ma un minuto più tardi Howard da sotto segnava sull’errore di Walker che a 5:34 realizzava fuori equilibrio sfruttando il vetro da posizione centrale.
Nove punti di vantaggio non bastavano però perché New York con due triple rapide (Thomas e Hardaway) si portava a un solo possesso lungo, raggiungendo la parità a 2:32 dalla fine con un 2/2 di Porzingis ai liberi per un fallo chiamato a Howard sotto il tabellone opposto.
Dal 111-111 si passava sul + 3 arancioblù con la tripla dell’Unicorno su Howard dal mezzo.
Monk si prendeva una tripla da sinistra ma non era preciso, Howard catalizzava il pallone e Lamb attaccava il ferro guadagnando e segnando due Ft a 1:48 per il -1.
Kemba prendeva uno sfondamento epico andandosi a mettere davanti al semicerchio apposito ma la sua tripla non andava a buon fine, così New York usava i 24 secondi con Hardaway che attirava Williams su di se, Monk e il nostro numero due tenevano una posizione ibrida e sulla possibilità di pick and pop da tre di Porzingis usciva Kemba che in salto era facilmente battuto, Monk non teneva il dribbling dell’Unicorno che con un fing and roll depositava il canestro della sicurezza aiutato dall’assenza di un protettore del ferro.
Clifford aveva schierato un quintetto basso per cercar di rubar palla presumibilmente (Williams, Monk, Bacon, Carter-Williams e Walker).
Sull’ultimo tentativo di Charlotte la palla finiva alta in mano a Monk che tentava da posizione quasi centrale la tripla ma il n°11 avversario dava fastidio e il ferro diceva no, Kemba recuperava e dopo uno scambio con Malik il suo tentativo di riapertura da sx verso il compagno era toccato da Thomas che sfortunatamente faceva carambolare la palla addosso al nostro capitano.
Senza più time-out, palla in mano agli avversari e con :01.8 sul cronometro la partita era chiusa.
Il fallo di Walker allungava solo di due la vittoria dei Knicks.
 
Pagelle
 
Walker: 6
21 pt., 5 rimbalzi, 7 assist. In media stagionale punti, fa qualcosina in più per quanto riguarda gli assist e trova un paio di giocate delle sue ma i 5 turnover, compreso quello finale abbassano il voto. L’errore da tre nel finale fa parte del gioco ma stasera si è fatto vedere meno.
 
Lamb: 5,5
15 pt., 5 rimbalzi, 4 assist. Segna gli ultimi 2 pt. di Charlotte. Non sfigura con Lee. In media punti, tuttavia anche lui mi lascia un po’ perplesso. Nel suo caso su alcune giocate, come un tentativo nel finale fuori equilibrio e una difesa peggiorata rispetto all’ultima gara come sul 111-109 sembra uno che non abbia mai visto un campo da basket.
 
Bacon: 5,5
0 pt., 2 rimbalzi, 3 assist. Gioca 18 minuti e si evidenzia per due assist a favore di Lamb, per il resto rimane anonimo. Come ala titolare avremmo bisogno di più spinta.
 
M. Williams: 5,5
12 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. 5/5 dalla lunette e un buon inizio non bastano. Finisce con un 3/8 dal campo, con difese sulle quali non sempre può fare molto su Porzingis ma nel finale rimane su Hardaway dando, sul cambio, via libera alla letale giocata dell’Unicorno. Lui ha più esperienza di Monk ma nel caso ha avuto poco occhio.
 
D. Howard: 6,5
21 pt., 9 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Domina a tratti. S’inverte a volte su Porzingis e lo fa abbastanza bene salvo nel finale, quando subisce una tripla sulla quale comunque mette la mano davanti all’Unicorno.
 
Graham: 5,5
7 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. La parola foul e la parola Graham vanno di pari passo. Cinque i falli spesi. Giocatore che si spende generosamente ma ingenuamente a volte come a fine secondo quarto quando tampona Hardaway a centrocampo regalando due liberi. Mette solo un ¼ da fuori però realizza 7 punti a parità di minuti con Bacon.
 
Kaminsky: 5
5 pt., 2 rimbalzi. Con lui in campo il +/- è positivo (+3), ma credo sia ironia della sorte. A parte una tripla aperta e un’entrata autoritaria (questa nel finale), tira in maniera scomposta e in difesa è troppo facile spostarlo. Se ne accorge O’Quinn, mentre Clifford se ne avvede troppo tardi.
Monk: 6
21 pt., 2 rimbalzi, 3 assist. Ottimo da fuori fino quasi alla fine con un 5/10 che diventa un 5/13 dopo gli ultimi tre errori costati caro, tuttavia è un rookie e chiedergli anche da shooter, di segnare sempre è ancora prematuro. Non riesce a tenere Porzingis nel finale ma nell’occasione le colpe sono da suddividere in tre.
 
Carter-Williams: 7
4 pt., 3 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate. Non perde un pallone e si batte come un leone in difesa recuperando palloni e cercando alla bisogna anche a rimbalzo di dare una mano sebbene non abbia possibilità grandiose. Buono lo smistamento per i compagni. Speriamo continui così. +9 di plus/minus.
 
Zeller: 6
7 pt., 7 rimbalzi, 1 stoppata. Se ne prende due di stoppate in un’unica azione sulla quale ci prova quattro volte finendo per andare in lunetta a splittare. Importante dalle parti del ferro avversario per ribadire a canestro qualche tentativo.
 
Coach Clifford: 5,5
Buon gioco di squadra ma difesa che patisce sempre il gregario di turno. Da Forbes a Dieng a McDermott oggi. MKG forse è l’unica soluzione con la quale non avere rotazioni imbarazzanti sui pick and roll. Brutta sconfitta contro una possibile concorrente.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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