Game 11: Charlotte Hornets Vs Atlanta Hawks 113-102

 
Intro
 
“Vicini per chilometri vicini per stagioni,
traversando frontiere che preparano le guerre di domani
vicini per chilometri vicini per stagioni,
c’è modo e luogo di scoprire che il confine è d’aria e luce“
 
è il ritornello della canzone Vicini dei C.S.I.
Già, perché Atlanta è la città con la franchigia più prossima a Charlotte.
Oltre al confine tra i due Stati, viaggiando sulla I-85 le miglia che separano le due città sono 244 o meglio, per noi europei “solamente” 392 km.
Senza fermarsi il tempo stimato in auto è di tre ore e cinquanta minuti circa.
Va da se che nella storia i confini politici siano stati spesso visti con un certo interesse dalle potenze dell’epoca in cerca d’espansione.
Eventi tragici per le popolazioni che hanno determinato dei cambiamenti geopolitici che tuttavia non hanno finito per trasformare in benessere la situazione per le masse popolari, indotte al conflitto orizzontale.
Anche quando nella NBA i bagliori viola e foglia di tè si mescolavano a quelli amaranto (maglia sfumata degli Hawks rossa e nera), confini meno violenti e più sfumati erano pronti a saturare l’aria di spirito battagliero, fortunatamente senza bisogno di spargimenti di sangue.
Così oggi anche se il conflitto a quasi effetto “derby” scoppiato tra Calabroni e Falchi, nemici naturali talvolta in natura, non è tra i più esaltanti essendo due squadre operaie, ma sulla parità negli scontri diretti in regular season tra nickname Hawks e Hornets la gara della nottata assumeva un pizzico di significato in più, sebbene Charlotte cercasse la vittoria oggi, preparandosi alle battaglie di domani, principalmente per accedere alla post season.
Quarta partita contro una rivale della Southeast dopo le due vittorie su Miami e quella su Orlando la squadra di Borrego cercava il poker per tornare a volare rafforzando la posizione in testa alla Division,
anche perché se gli Hawks stanno andando meglio delle previsioni catastrofiche a inizio stagione sospinti dal rookie Trae Young, fuori casa il loro ruolino di marcia era solamente di 1-4.
 
 
La partita in breve

Hugo e le dance brackets immersi nella penombra poco prima della presentazione dei giocatori di casa.

Charlotte forse sottovalutando gli ospiti con tre rookie nello starting five starter partiva male, complice Len, l’inaspettato centro (non tra i rookie) che a inizio gara producendo punti in serie trascinava sul 3-9 la gara.
Charlotte rimediava presto restando incollata alla gara anche se gli Hawks chiudevano avanti (23-25) il primo quarto con un banker dell’ex Lin.
Una difesa non esattamente ferrea consentiva alla squadra ospite di portarsi anche sul +7 (41-48) quando Young nel mismatch con Zeller si permetteva il lusso si sverniciare il nostro centro, già pallido.
Kemba, piuttosto impreciso da oltre l’arco, infilava due bombe di seguito dando via a un bel duello con il rookie avversario ma lo stesso Young superando Batum chiudeva sul 51-54 i primi 24 minuti.
Charlotte reagiva immediatamente nella ripresa con un parziale di 9-0 che portava sul +6 grazie alla tripla di Lamb dall’angolo destro.
Gli Hawks però si attaccavano alla partita sebbene Charlotte chiudesse il quarto sopra 81-77.
In 1:22 secondi dell’ultimo quarto i Calabroni si trovavano nuovamente senza vantaggio.
Pari di Bembry che evidenziava una difficoltà in area. 34-52 a favore della squadra proveniente dalla Georgia nei punti nel pitturato.
Charlotte si staccava sull’87-86 quando le triple di Williams e Batum arrivavano in fila, inoltre Monk, ricevendo da Parker (lo stesso che aveva smistato l’assist precedente per Batum portando anche il blocco), dopo il time-out dei Falchi volava sopra il loro nido schiacciando con l’alley-oop da onda gravitazionale appesa nell’infinita bellezza cosmica… Rimanevano abbagliati dal lampo anche quelli di Atlanta che nel finale incassavano due canestri di Batum, complici due assist di Monk in fotocopia e una tripla di Williams per il 105-92 che lo portava a 20 pt..
Buona partita per lui, anche difensivamente parlando.
Un parziale di 0-5 per gli ospiti li riportava sul -10 ma un paio di canestri di Kemba in entrata, alternato nel mezzo con uno di Monk ottenuto con le medesime modalità, eliminavano il pericolo di un finale punto a punto.
113-102 pro Hornets con la terza vittoria su 4 gare in questo ciclo unico di partite casalinghe.
9-13 per Atlanta le rubate ma 43-37 a rimbalzo per Charlotte sopra anche negli assist 27-22, Atlanta tira dal campo con il 48,2% ma essendo in gran parte squadra giovane e confusionaria si auto penalizza moltissimo con un 6/30 fuori dall’arco complice Trae Young che con uno 0/7 e alcuni tiri tentati da casa sua, ha finito per inficiare sul risultato sebbene abbia chiuso con 18 punti (buone e veloci incursioni) e 10 assist.  L’ex Jeremy Lin è stato il top scorer dei suoi con 19 punti mentre Bazemore (buon terzo quarto) ha chiuso con 16. Hornets che hanno tirrato dal campo con il 48,9% ma da tre hanno avuto un 41,9%, ben superiore a quello dei Falchi. Male in lunetta con un 10/18 complice un affaticamento da partita confusionaria con 21 TO per Charlotte e 22 per gli ospiti di coach Lloyd Pierce.
 
 
Le formazioni:
 
 
La partita
 
 
1° quarto:
 
Prima palla a disposizione di Atlanta che di mancina metteva dentro con Len dal pitturato. Charlotte andava a vuoto un paio di volte ma un deep 3 troppo pretenzioso di Young restituiva la sfera ai nostro che andavano a perderla in attacco con Batum, il quale rientrando allargava l’alettone sinistro colpendo Bazemore in ripartenza sulla transizione solo dopo un minuto e sette secondi passati.
Gli arbitri andavano a vedere l’azione al monitor e decidevano per un flagrant 1.
Sanzione leggera per Batum quindi, due FT per Bazemore (splittati) e possesso Falchi che segnavano con Len nuovamente a 10:35.
Len a 9:49 commetteva passi in attacco mentre Charlotte sbloccava la propria quota zero a 9:49 quando Kemba servendo Williams sulla diagonale sinistra sprigionava la tripla del compagno per il 3-5.
Len però era protagonista di quest’inizio e prima in schiacciata poi con un jumper da sinistra folgorava un impotente Zeller.
Sul 3-9 a 8:00 dalla fine del primo quarto Williams trovava il contatto con Bazemore.
Due FT e dopo l’1/2 si andava sul -5, gli Hawks a rimbalzo dominavano in attacco finché il carrarmato Spellman non riusciva a recuperare un rimbalzo versando il contenuto dei bicchieri della prima fila a destra per terra schiantandosi su di essa.
Interveniva Hugo per pulire i tifosi e anche in campo si vedeva pasticciare Kemba che perdeva palla in attacco ma come un ninja recuperava posizione e palla in difesa per lanciarsi in un coast to coast chiuso in layup.
A pareggiare ci pensava Lamb che a 6:41 si creava un tiro in uno contro uno dall’angolo destro trovando la tripla del 9-9 ma Young in entrata segnava i primi due pt. mandando avanti gli ospiti.
Lamb tuttavia depistando con la partenza in crossover Huerter trovava spazio fino al mid range per un elegante tiro che finiva ancora dentro, poi un extra pass verso l’angolo destro per Batum era usato dal francese per issarci sul +3 anche se Bembry dalla destra pescava un tiro da tre riportando in equilibrio il match a quota 14.
Kemba in entrata a destra sulla pressione era costretto a un canestro a due mani modello dilettante poi Vince Carter liberandosi sulla sinistra di Lamb lo posterizzava nonostante il tentativo di rientro.
Bridges segnava da due a 3:47, poi Lin appoggiando al vetro pareggiava a quota 18 e anche se Charlotte per un’interferenza a canestro ripassava avanti l’ex Lin riprogrammava il pareggio ottenendolo con un FT jumper.
Lin era avvelenato e in transizione mandando dentro anche una tripla continuava a spinger la squadra in divisa nera che tuttavia subiva dal corner sinistro un tentativo di Bridges da tre che cercava di render la pariglia ma l’anello dicendo no dava vita all’imprevedibile:
Rimbalzo recuperato da Willy, riapertura sulla linea di fondo per lo stesso Bridges che ignorato dava vita all’esplosione sensazionale con una jam a una mano con lancio di raggio gamma a incenerire Dedmond.
Charlotte pareggiava dalla lunetta splittando con Monk ma un banker di Lin a tre secondi dalla prima luce rossa lasciavano attardati i Calabroni di due punti (23-25) dopo i primi 12 minuti.

Miles Bridges imita Vince Carter dopo l’esultanza sulla sua tremenda schiacciata in risposta a quella di Carter precedente.

 
 
2° quarto:
 
Il quarto si apriva con il pareggio degli Hornets; baseball pass verticale di Monk per Williams che da sotto metteva dentro facile ma Len contro MKG sotto canestro era troppo vantaggioso in cm per il centro avversario perché non segnasse, Len ci riprovava ma questa volta trovando Marvin più tosto sulla sua strada che riusciva a farlo sbagliare, Parker lanciato in transizione non era impacchettato dall’abbraccio di Lin, così il francese sulla corsa trovava la continuità del canestro anche se falliva il FT aggiuntivo lasciando il match sul 27 pari.
Huerter in fing and roll Lin dalla lunetta con un 2/2 iniziavano a evidenziare un deperimento rapido della difesa di Charlotte che stentava anche dalla lunetta nonostante il contatto subito da Parker che sfrecciando in attacco andava a sbattere contro un muro illegale.
0/2 però per Tony a cui rimediava Monk con un open 3 dalla diagonale sinistra.
Williams continuava a esser uno dei pochi a difender degnamente ma un paio di passaggi di Young per i compagni sotto tagliavano la difesa di Charlotte che subiva 4 punti intervallandoli con un canestro di Williams bravo a farsi valere sotto la plancia avversaria tra due difensori.
Sul 32-35 arrivava il time-out chiamato da Borrego che giustamente aveva notato situazioni replica da correggere difensivamente.
A 6:47 anche Lamb partecipava alla bassa percentuale ai liberi con un ½ poi Bazemore, mosso a compassione, 8 secondi più tardi, sempre dalla linea della carità con lo 0/2 peggiorava Lamb…
Kemba a 6:11 faceva da sé trovando solo la retina con il jumper dalla media sinistra e mentre la partita tornava in parità MKG usciva dal campo essendosi fatto male forse a un dito.
Young con 4 punti spingeva la squadra di coach Pierce ma Kemba con un pull-up con tiro rapido tirando su dal palleggio e con un great crossover che lasciava sul posto Lin prima di superare con l’allungo di sinistra anche Carter sotto canestro ci restituiva il pari a quota 41.
Tre secondi difensivi e Young in entrata contro uno spento Zeller per il +3 Hawks, Dedmond in transizione per il +5 e ancora Young in entrata contro Zeller per il 41-48…
Bridges in entrata da salto in lungo depositava come Kemba contro Carter trovando anche il fallo per una giocata da tre punti provvidenziale.
Kemba finalmente si metteva in ritmo anche da fuori pescando la prima tripla della serata per il -1, poi Dedmond batteva un sempre più abbacchiato Cody in fade-away ma Walker facendo tutto da solo cambiando diagonale era torrenziale nella pioggia da tripla rilasciando anche la seconda consecutiva per il riaggancio a quota 50.
Young era troppo per un Walker stanco delle auto-produzioni offensive che cercava di resistere lanciando una terza tripla senza fortuna anche se a :09.7 Kemba splittava dalla lunetta chiudendo in 17 minuti sui 17 punti il primo tempo. Young però oltrepassava Batum per il 51-54, finale di primo tempo.

Una versione più campagnola alla Daisy Duke per le dance brackets di Charlotte.

 
 
3° quarto:
 
Charlotte ribaltava subito il risultato con i floater di Williams, di Lamb e un lungo due ancora di Marvin, oltre a una tripla di Lamb ci portavano sul 60-54 (9-0 il parziale) ma un alley-oop di Spellman in transizione costava il 60-56 prima che Bazemore a 8:17 mettesse a referto tre punti iniziando il suo ottimo quarto. Kemba da destra in lay-up batteva il lungo ma un gancio di Len con buon movimento di passi nel pitturato su un Cody onestissimo lasciava la partita ancorata all’incertezza.
A provar a soffiarla via c’era Kemba che infilando la terza tripla di serata senza paura mandava il tabellone sul 65-61. Un floater di Young riavvicinava Atlanta, poi Williams in attacco in salto dava una manata in volontaria a Carter che crollato a terra beneficiava di due FT per trovare il pari.
Il flagrant 1 e l’extra possesso però non portavano ad altro per gli ospiti e Kemba calando il poker da oltre l’arco dimostrava di saper giocare a Carter…
Partita sempre in bilico con Lamb a forzare su Lin e a ottenere in jumper due punti per il 70-67.
Dopo un canestro di Bazemore Willy el toro da sotto non falliva ma Kemba e MKG mancavano due appoggi facili così Atlanta sferrava un parziale da 4 punti con il quale passare sopra (72-73).
A riportare sopra gli Hornets ci pensava Willy dalla lunetta a 3:44 per fallo di Bazemore.
A 2:35 su un tiro allo scadere dei 24 un po’ dubbio Willy recuperava rimbalzo e fallo tornando in lunetta per rimaner perfetto (76-73).
Un passaggio di Lin per nessuno finiva fuori dal rettangolo di gioco mentre dall’altra parte Willy godendo di libertà fuori dall’arco puniva la difesa ospite.
Nemmeno il tempo per metabolizzare l’euforia che Bazemore rispondeva da fuori ma da una drive di Parker nasceva la bellezza: arresto nel pitturato con pump fake, spin sul recupero di Poythress e seconda finta, caffè al bar per due con canestrello dolcissimo da due punti.
Poythress dalla linea ritoccava il punteggio di un solo punticino e si chiudeva sull’81-77 il quarto.

MKG prova la stoppata.
Foto: Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

 
 
 
4° quarto:
 
Atlanta provava a rimaner in partita e a 10:38 riusciva anche ad agganciare la squadra di Borrego grazie a un Bembry che segnava l’81 pari in area consegnando alle statistiche parziali un 34-52 nei punti nel pitturato a favore dei georgiani d’America.
Monk in salto superava la barriera degli ultimi difensori sotto canestro cedendo corto per Zeller che schiacciava ma Poythress dal corner destro faceva metter il capo sopra ad Atlanta con la bomba dell’83-84.
Cody si riprendeva dal torpore atarassico con il quale aveva iniziato la partita prendendo l’iniziativa di un’entrata chiusa con un buon sottomano, Len commetteva passi a pochi cm dal canestro invece di metter dentro facile mentre Monk, dopo un hand-off con Zeller continuava a circolare per il campo puntando a canestro, trafitto con un lay-up acrobatico.
Huerter a 8:49 prendeva due liberi (fallo di Marvin) e riportava la squadra di Pierce sul -1.
Charlotte però cambiava il match fluendo inarrestabile da oltre l’arco con le triple in serie di Williams e di Batum che beneficiava dell’assist con schermo di Parker.
Huerter non reggeva all’urto e i Calabroni a 8:11 si affacciavano su una terrazza con bella vista (+7, 93-86). Pierce provava a chiamare un time-out per riportare i suoi con la mente in partita ma ancora distratti lasciavano a Parker l’invenzione che Monk chiudeva passando dietro a Young esaltando il pubblico con l’alley-oop vigoroso appeso. Monk trovava Batum sotto, inoltre su un’altra azione offensiva fatta di una ragnatela di passaggi Williams aveva gioco facile nel liberarsi del difensore che in rotazione tentava d’approcciarsi contro per andare a depositare in entrata contro una difesa sbilanciata.
100-88, partita in ghiaccio che riprovava ad aprire Lin infilando un paio di jumper che lo portavano a 7/8 al tiro in serata (102-92) ma a risolvere definitivamente la pratica ci pensava ancora Marvin da tre che da sinistra centrava il bersaglio come un arciere portandosi a 20 punti.
105-92, piccolo contro parziale di 5-0 Hawks ma Kemba, Monk e Kemba garantivano con le loro entrate (l’ultima rallentata in slow motion) i punti necessari per non farsi risucchiare nel gorgo di un finale punto a punto.
Si chiudeva sul 113-102 con Charlotte sul 3-1 in questa serie di 4 partite casalinghe.
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 7,5
29 pt., 3 rimbalzi, 7 assist, 3 rubate, 1 stoppate. 12/22 dal campo, 4/10 da fuori, un po’ troppi i 5 TO su uno dei quali però rimedia. Leggermente superiori gli assist rispetto alla media. Oltre che colonna portante della squadra, spina nel fianco degli Hawks che subiscono il suo dinamismo tra entrate, pull-up o triple, risulta difficilmente marcabile.
 
Jeremy Lamb: 6,5
13 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 5/11 al tiro. In difesa si oppone ai tiri andando a saltare, 3 i TO, fa la sua partita anche se è l’unico titolare con un leggero+/- negativo ma un po’ di spinta la da anche se è qualche punto sotto le cifre che ci saremmo aspettati da lui in media.
 
Nicolas Batum: 6,5
10 pt., 5 rimbalzi, 4 assist. Tre palle perse anche per lui ma nel finale oltre alla tripla del +7 la mette dentro un paio di volte presentandosi all’appuntamento sotto canestro sugli assist di Monk.
 
Marvin Williams: 8
20 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Si perde un po’ dopo l’avvio del terzo quarto, quando, dopo aver messo due tiri, ne sbaglia un paio e prende anche un flagrant 1 per manata su faccia di Carter involontaria. La partita però è bella. S’impegna in difesa dove spesso riesce a limitare nel corpo a corpo l’avversario e in attacco con un 8/14 al tiro aiuta la squadra, anche nei momenti finali dove ci da la tripla della certezza, giocando con il cronometro.
 
Cody Zeller: 5
4 pt., 6 rimbalzi, 1 assist. Inizia malissimo, non riesce a tenere né i lunghi né Young che ne abusa. Si rifà leggermente nel finale tra punti e utilità varie. Gli fischiano contro anche un fallo offensivo durante una battaglia dove più che alto lo spostano ma lui usa gli avambracci in maniera eccessiva sulla contro-spinta.
 
Malik Monk: 7
13 pt., 6 assist, 1 rubata. Buona prestazione che sorprende per la qualità degli assist. Usa qualità atletiche volando in alley-oop agganciando la sfera lanciata da Parker e anche se non sempre tutto gli gira bene, ha subito il carattere per non deprimersi.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 6
0 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Se dal campo fa 0/5, almeno si rende utile in difesa, si fa anche male a un dito ma rientra con più energia di prima e gli serve per guadagnare una sufficienza perché io a uno che fa 0/5 dal campo, salvo altre qualità mostrate in partita la sufficienza non la darei.
 
Miles Bridges: 7
9 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 4/9 dal campo. Ancora non riesce a creare il suo tiro quando tenta delle entrate improbabili che raramente si chiudono bene e ti ricordano quel tuo amico scarso al campetto che sai già al 99% come finirà quando inizia l’entrata, ovvero con una debacle clamorosa e palla lanciata su Marte… Lui però si fa valere a rimbalzo, sa tagliare ma soprattutto sa schiacciare. L’interferometro Liro ne rivela le onde gravitazionali sulla schiacciata con la quale sprigiona un cataclisma nel cesto di Atlanta. Mezzo voto in più per quello perché rappresenta la bellezza di uno sport.
 
Willy Hernangomez: 7,5
9 pt., 9 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppate. Molto più attivo di Zeller è un cambio passo notevole e importante in serata. Prende rimbalzi con decisione, da fastidio in difesa e in un pitturato dove avvenivano troppe scorribande mentre in attacco guadagna liberi e se serve mostra anche un tiro lento ma dalla mano educata con precisione da fuori l’arco. Il tutto in 15 minuti…
 
Tony Parker: 7
6 pt., 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Inizio lento, in difficoltà, sul finale del primo tempo offre a Kemba una tripla, poi nel secondo con una drive, arresto, pump fake, spin sul rientro di un secondo difensore anche questo con finta, fa volare i giocatori di Atlanta rimanendo in perfetta solitudine per l’appoggio. Assist e schermo per Batum da tre sulla tripla che spinge in là Charlotte. Aiuta a rimettere ordine in una partita confusionaria con molti TO, partita che Charlotte con il suo run and gun aveva accettato ma che non  si era rivelata mossa strategicamente esatta.
 
 
Coach James Borrego: 7
Una squadra che parte con il piglio sbagliato e si fa trascinare in un finale pericoloso ma al momento giusto ingrana l’overdrive e saluta la meno forte squadra ospite. Time-out in momenti giusti.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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