Game 2: Charlotte Hornets @ Orlando Magic 120-88

Intro
 
Modi differenti di concepire gli aspetti della vita.
Quando abbiamo di fondo lo sport, entrano in gioco le personalità, osannate o detestate dalla gente che esalta oppure “odia” quel giocatore, quel campione.
Per me che ho dismesso il culto della personalità pur avendo avuto degli idoli sportivi (Dell Curry per il basket), di sovente buoni giocatori ma non stratosferici, è interessante vedere da una posizione equidistante le caratteristiche di tali uomini e atleti perché riflettono un modus vivendi nel quale l’osservatore vorrebbe incarnarsi in qualche modo.
C’è un bel film di qualche anno fa chiamato Rush che mostra una presunta rivalità (sportiva e di concezione della vita e dello sport) tra i piloti Niki Lauda e James Hunt (in realtà amici).
Hunt, per rimanere fedeli al film, fu una scheggia, una meteora che amava divertirsi, le Donne e godersi la vita.
Lauda, austriaco, generazione di banchieri, veniva da quel mondo un po’ più grigio, erede dei fasti degli Asburgo.
Riservato, metodico, calcolatore.
Quando il padre gli rifiutò un prestito per guidare in F1 andò a cercar gloria costruendosi la sua carriera.
Il caos contro una più utile ma fredda serietà.
Due poli estremi che si scontravano.
Due talenti differenti che si batterono il loro sogno:
La conquista di un mondiale di F1.
La storia reale ci dice che Lauda vinse il mondiale nel 1975, nel 1977 e nel 1984.
I primi due con la Ferrari e l’ultimo in McLaren.
Nel mezzo (1976) James Hunt, quasi a giocarsi tutto andando oltre le proprie possibilità per battere il mostro Lauda.
Il film è bello anche se presenta alcune inesattezze storiche come il tipo di ritiro di Lauda nel Gran Premio del Giappone 1976 che consegnò il titolo all’inglese.
Hunt the Shunt (per la sua propensione agli incidenti andando oltre il limite) diede addio al mondo delle corse dicendo:
“Lascio ora e definitivamente perché – nel mondo della F1, l’uomo non conta più!”, anche se forse fu solamente dopo la morte di Senna che la macchina prese il totale sopravvento sul pilota.
Morì nel 1993 e fumo e alcol non furono certamente fattori passivi.
Il suo stile troppo sregolato l’aveva tradito.
Ad ogni modo, anche se il film onora in special modo la vittoria “a sorpresa” dell’inglese a spese della più simpatica (per la maggior parte degli italiani) Ferrari, possiamo tracciare un parallelo tra Borrego e Clifford.
Borrego è un Hunt, più spregiudicato non ha esitato a metter in campo una small-ball rischiosa.
Clifford ritirava la squadra a rimbalzo preventivamente, era noioso fino allo finimento nelle rotazioni, un metodico sergente di ferro.
Nessun rancore verso Clifford, solo stanotte Charlotte chiedeva strada al suo recente passato dopo aver perso beffardamente sul rush finale la prima partita, anche se Clifford aveva il vantaggio di conoscerci bene ma alla fine i suoi giovani giocatori non sembravano utilizzare l’arma della conoscenza.
 
La partita in breve
 
Dopo lo 0-4 iniziale e un ritmo impostato a folle velocità, i Magic si scioglievano immediatamente.
Batum trovando tre triple in serie dava una mano a Charlotte che con un paio di parziali di 7-0 e 13-0 rispettivamente nel primo e nel secondo quarto, mostrava buona propensione alla sfida, forse anche psicologica perché Orlando accusava il colpo (serie che Charlotte vinceva da 11 partite consecutive) con Walker (dopo qualche tiro corto a prender la mira) a dilagare nel finale di secondo quarto tra punti e assist.
Gli Hornets chiudevano così sul 51-31 i primi 24 minuti complice un infausto 2/17 dei Magic da oltre l’arco.
Nella ripresa ancora una falsa partenza degli Hornets aiutava i Magic ad accorciare di 5 ma a fine quarto le lunghezze addirittura arrivavano a toccare i 28 pt..
Spazio alle panchine, anche quelle profonde, così, dopo l’ultimo quarto la gara finiva 120-88 con un eloquente +32 per la dodicesima vittoria (record di franchigia contro un team) di Charlotte su Orlando.
46,7% di Charlotte dal campo, 55 rimbalzi e 32 assist contro il 38,3%, 44 rimbalzi e 18 assist. 10/14 dei Magic ai liberi.
A lungo tempo fermi a solo un 1/1.
Nel finale implementano i loro FT.
Terrence Ross sarà il miglior marcatore dei magic con 14 punti seguito dalla coppia Vucevic – Fournier con 12 a testa.
 
Le formazioni:
 
La partita
 
1° quarto:
Zeller perdeva la seconda palla a due stagionale ma dopo 4 secondi gli arbitri bloccavano la gara perché il cronometro dei 24 non partiva.
Quando partiva la gara Charlotte sembrava deconcentrata e i Magic più decisi.
Vucevic partiva forte con il tap-in mischia, una stoppata su Kemba e altri due punti da sotto per lo 0-4.
Charlotte a 10:25 segnava ai liberi i primi due punti della partita con Lamb per passare in vantaggio a 9:08 grazie a una tripla di Batum, chiudendo il parziale di 7-0 con altri due FT questa volta a firma Kemba.
Un back-door verticale in transizione chiuso da D.J. Augustin interrompeva il parziale dando il 7-6 parziale.
Ritmo veloce ma numerosi errori su ambi i fronti prima della prima pausa.
Al rientro Charlotte piantava un parziale di 9-0 (deciso fing and roll in entrata di Batum, Lamb che in entrata nel pitturato frontale resisteva al contatto volante, tripla del francese dalla diagonale sinistra e due punti di MKG su veloce transizione con assist di Walker) per portarsi sul 16-6.
Clifford bloccava ancora il tempo con un time-out temendo che i suoi giovani giocatori stessero affondando in un body language negativo.
Nel finale Batum lanciava Monk per due facili punti (unici su 4 tentativi nel primo quarto), Ross affondava un jumper, MKG in taglio orizzontale recuperava un bound pass verticale di Batum per appoggiare, Lamb ai liberi a 1:25 metteva gli ultimi due punti di Charlotte nel quarto chiuso da Simmons con altri due dalla baseline destra per il 22-10 parziale.

Charlotte Hornets’ Michael Kidd-Gilchrist (14) goes after the ball in front of Orlando Magic’s Mohamed Bamba during the first half of an NBA basketball game, Friday, Oct. 19, 2018, in Orlando, Fla. John Raoux AP Photo

 
2° quarto:
Charlotte si portava sul +15 a 11:37 grazie a una tripla di Hernangomez ma un 2+1 di Gordon e una tripla di Ross tagliavano lo scarto sui 9 punti (25-16) prima che MKG stando fermo bloccasse le entrate di Simmons e Ross.
Monk da tre firmava il ventottesimo punto dei bianchi con stripes, poi un mini parziale di 0-4 Magic portava il gap dei ragazzi di Clifford a sole 8 lunghezze a 8:20.
Borrego qui chiamava un time-out notando scelte un po’ confuse in attacco con un Parker incapace d’innescare l’offesa efficacemente.
Il rientro della first unit portava qualche beneficio; Simmons e Kemba si rispondevano, Isaac in entrata veleggiava sul cambio mano per appoggiare mentre a 6:18 Batum dalla diagonale destra sparava un altro tre punti (33-24) prima di un difficile canestro di Grant che da destra si avvicinava al centro per avvantaggiarsi su una difesa di Walker tignosa e rilasciare concentrato il jumper vincente.
Orlando a 5:25 però accusava il colpo nel 2 vs 1 sul lato destro.
Batum passava a un liberissimo Walker che colpendo da tre segnava il 36-26 mandando in pausa la partita sulla chiamata di Clifford.
Lamb con un lungo due e Walker con un jumper frontale allungavano, anche perché i Magic riuscivano nell’impresa (grazie a una difesa di Charlotte attiva) nel far scadere per ben due volte i 24 secondi a disposizione per l’offesa.
A 3:34 uno step back di Walker seguito da un canestro di Zeller da sotto che beneficiava di un assist abbagliante di Walker per far salire il parziale che non si arrestava.
Zeller per fallo di Isaac metteva dentro due FT a 2:32 quando Charlotte toccando il +20 metteva già una buona ipoteca sul match.
Simmons su assist di Vuc fermava il parziale di 13-0 Hornets, ma in transizione i Magic si perdevano Kemba che veniva aiutato da ferro e plexiglass sull sua tripla per poi dargli troppa attenzione quando un fulmineo assist no look trovava sotto il canestro a sinistra un liberissimo Zeller che appoggiava semplicemente a canestro il 51-22 a un minuto esatto dalla fine.
Negli ultimi 60 secondi si assisteva solo a una violenta schiacciata di Vuc che posterizzando Zeller, chiudeva i primi 24 minuti sul 51-31.
Il 2/17 da fuori dei Magic era fattore determinante per il vantaggio sulla doppia decina degli Hornets che con un 7/18 da fuori e un 8/8 ai liberi mostravano un approccio più forte al match rispetto a quello con i Bucks.
Walker con 14 pt. e Batum con 11 guidavano la pattuglia dei top scorer Hornets, mentre inusualmente per i Magic Simmons dalla panchina con 7 diveniva il miglior realizzatore momentaneo per i nerazzurri.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) talks with head coach James Borrego while waiting for a teammate to shoot a free throw against the Orlando Magic during the second half of an NBA basketball game, Friday, Oct. 19, 2018, in Orlando, Fla.
John Raoux AP Photo

 
3° quarto:
Il rientro sul parquet degli Hornets era piuttosto superficiale e i Magic punivano due volte; la prima su un rimbalzo corretto al volo da Vucevic che approfittava del mancato tagliafuori di Zeller, poi da tre con Fournier dalla diagonale sinistra.
Ci volevano 2:36 prima di vedere un canestro degli Hornets, ottenuto con una tripla a 9:24 da Walker.
Fournier dalla diagonale sinistra replicava ma accendeva la sfida con Walker che passando rapidamente oltre il blocco di Zeller si presentava all’arco leggermente sulla sinistra per pareggiare i conti.
Fournier da due punti per il 57-41 si riportava in vantaggio nel parziale punti ma una strong drive di Walker sulla baseline destra con assist per il rimorchio di Williams e relativo appoggio valeva altrettanto.
A 7.42, Williams, dopo aver sbagliato due triple in avvio quarto, ne metteva dentro una per il +21 (62-41) mentre Vucevic metteva dentro due punti e stoppava Zeller cercando di dare carica ai suoi.
Lamb però parava un passaggio di Gordon in transizione diretto all’uomo sotto canestro e a 6:54 Marvin si portava sul 2/4 da fuori nel quarto grazie al lavoro di passaggi dei compagni che lo smarcavano nell’angolo sinistro, ma Vuc in un uno contro uno sul post basso sx nell’azione seguente batteva il nostro centro titolare con un gancio.
Batum in avvicinamento a canestro con passaggio dietro la schiena per sé stesso e finta sotto canestro per far perdere il tempo ai due difensori era bravo a segnare.
A 5:29 MKG sbagliava il primo tiro libero degli Hornets ma infilando il secondo lanciava Charlotte sul 68-47, punteggio esteso da Cody a 5:07 con una puntata innescata da un passaggio a medio raggio di Batum; una mazzata terrificante che pietrificava Gordon che per un attimo sbiancava da ex re delle schiacciate.
Orlando in shock si faceva rubare una palla nella propria metà campo da Batum che schiacciava, Kemba dalla diagonale sinistra a 3:58 da fuori segnava il +26 e a 2:52 il +29 rischiando su un’altra tripla di infilare il tiro con il fallo. Ci si accontentava dei tre liberi a segno mentre Orlando brancolava nel buoi anche quando un air-ball di Willy era recuperato da MKG che subiva un inutile fallo.
Un parziale di 3-5 “riavvicinava” i Magic sull’82-54 ma con un -28 l’ultimo quarto diventava il regno delle second unit.

Charlotte Hornets’ Cody Zeller, left, dunks as he goes past Orlando Magic’s Aaron Gordon during the second half of an NBA basketball game, Friday, Oct. 19, 2018, in Orlando, Fla.
John Raoux AP Photo

4° quarto:
Ross ne infilava due in avvio ma Bridges faceva meglio bombardando da fuori.
MKG in jumper per poi andare in corsa a prender sotto canestro a destra e depositare un magnifico passaggio basso diagonale nel traffico di Parker più una drive con scarico esterno sempre fornita dal nostro n°14 per il siluro di Monk davano l’idea dell’energia apportata dalla nostra nuova PF di riserva.
92-59 con i Magic che subivano un canestro da sotto di Bridges e una tripla dalla diagonale destra del nostro numero 0 che saliva in poco tempo a 8 punti grazie all’ultimo catch n’shoot.
MKG segnava il 99-65 alternandosi a un Bridges che portava a spasso il difensore prima di tirargli inaspettatamente in faccia dalla diagonale sinistra vedendo inabissarsi dentro la retina ancor più incredibilmente il tentativo.
102-67 a 7:03 dall’ultima luce rossa, partita con poco da dire che vedeva le terze linee di Charlotte entrare in campo.
A 5:06 una dunk di Bridges faceva segnare per il rookie il tredicesimo punto in 9 minuti.
Bridges perdeva palla in palleggio regalando a Iwandu due pt. in transizione (goaltending di Monk) senza il FT per la mancata conversione del giocatore di Clifford.
Biyombo segnava con l’alley-oop e Bridges si rifaceva a 2:20, quando nell’aria si sentiva il profumo di una palla vagante fluttuante; Miles staccava teletrasportandosi in vetta alle teste di compagni e avversari, torreggiando per schiacciare alla sua maniera, regalando un’altra gemma fatta di plasticità, agilità, ritmo e potenza.
A 1:33 dalla fine spazio tripla anche per Bacon per il 117-82.
Finiva 120-88 con un insindacabile +32 a favore.
Pagelle
Kemba Walker: 7,5
26 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. 8/17 dal campo con 5/10 da fuori e 5/5 ai liberi. A parte 3 TO e un inizio passato a calibrare il tiro, quasi perfetto. Sale di tono, tra assist e canestri, pareggia in punti il numero di minuti nei quali è rimasto sul parquet. Prende uno sfondamento in aiuto sulla linea di fondo destra, ed è già il terzo in due partite. Fattore determinante.
Jeremy Lamb: 6
8 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubate, 1 stoppata. 25 minuti. Ha il merito di provar a penetrare nella cortina di burro dei Magic che nel primo tempo gli assestano un paio di mazzate ridefinendogli il volto. Ora non passerà più all’esame del riconoscimento facciale al computer. Presente a rimbalzo, ne strappa uno a un suo compagno, un po’ approssimativo al tiro (2/7), però un sei lo merita.
Nicolas Batum: 7
15 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Inizia bene. Tre triple fondamentali per costruire il vantaggio. ¾ da fuori, un +32 grazie anche ai suoi assist. Bello il canestro in proprio con palleggio dietro la schiena, avvicinamento e pump fake da pochi passi con successivo appoggio a depistare due Magic.
Marvin Williams: 6
8 pt., 4 rimbalzi. Una buona difesa sulla quale i Magic perdono palla, poi un 2/6 da fuori con i due canestri vicini nel tempo che danno una mano a Charlotte nel momento giusto. 20 minuti per lui.
Cody Zeller: 6,5
8 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Parte male e Vucevic a inizio quarti dispari lo sovrasta posterizzandolo anche nel finale di secondo quarto, poi inizia a dar fastidio, anche se il 3/7 figlio di troppi errori/orrori sotto con appoggi molli e poco atletici pesa un po’. Quando invece si fionda a canestro con “cattiveria” sportiva posterizzando Gordon su imbeccata di Batum sembra Mr. Hyde…
Malik Monk: 6
11 pt., 1 rimbalzo, 2 assist. Con un 33,3% al tiro non è che faccia poi benissimo ma in una serata del genere prova a ritagliarsi spazi e gloria. Fa il suo rimanendo combattivo.
Michael Kidd-Gilchrist: 7,5
12 pt., 9 rimbalzi, 5 assist, 2 stoppate. 5/8 al tiro. Tanta energia in tutti i settori. Il nuovo ruolo gli si s’addice. Stoppa anche senza volerlo gli avversari che gli sbattono contro. Carta moschicida e senso della posizione. Non rischia l’intervento ma così non sempre gli andrà bene. Personalità in jumper e bravo a infilarsi in entrata, rimbalzi e assist, questi ultimi come valore aggiunto.
Willy Hernangomez: 6
6 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 2/5 dal campo, non preciso e troppo falloso (4 i commessi). In 17 minuti però non demorde mai nonostante qualche difficoltà.
Miles Bridges: 7,5
15 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 6/8 al tiro. Pensare che ha giocato solamente 14 minuti nei quali ci ha regalato triple catch n’shoot, schiacciate sino alla put-back dunk nell’atmosfera di nessuno, dove regna. Se contro Milwaukee aveva fatto scena muta, oggi domina nell’ultimo quarto.
Tony Parker: 6
0 pt., 3 rimbalzi, 6 assist, rubate, stoppate. 0/5 al tiro, un paio di TO e un primo tempo dove fatica a far girar la panca. Nel secondo sforna qualche assist al bacio dei suoi che gli fa valer la sufficienza.
Dwayne Bacon: 6,5
7 pt., 1 assist in 7 minuti. Si toglie la voglia di segnare da fuori, poi gioca i minuti finali dignitosamente.
Bismack Biyombo: 6
2pt.. gioca 5 minuti e commette un fallo. Un unico tiro che in realtà è semplicemente un bell’alley-oop. Va sotto nel differenziale +/- con un -5.
Frank Kaminsky: 6
2 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Segna di sinistra su un pick and drive frontale. Un paio di rimbalzi in 7 minuti.
Coach Borrego: 7
Intelligente vince il duello con l’ex Clifford. Fa giocare nell’ultimo quarto le riserve facendo riposare i titolari per il back to back contro Miami. Vittoria convincente con un attacco e una difesa validi. Prossimo test: Miami.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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