Game 22: Charlotte Hornets Vs Detroit Pistons 87-77

 
 
DifesHornets
 
Arrivavano i Pistons dalla Motor City.
I Calabroni, che volano circa a 22 km orari, erano pronti ad accoglierli in una partita nella quale i nomi dei team ci parlavano di velocità. Tempi, velocità, gestione e meccanica rispondono a vari aspetti delle nostre vite e anche al basket.
Se il folle progetto di globalizzazione utilizza le prime due per sfruttare l’aberrante concetto di risorse umane finendo per meccanizzarlo spersonalizzando e deprivando l’essere delle sue capacità critiche, delle sue qualità umane, nel basket tali parole assurgono a un ruolo positivo; i tempi sono fondamentali per la buona riuscita delle giocate se accompagnati dalla qualità (che sovente in molti settori nelle aziende manca determinando meno servizi), la velocità e la meccanica combinate fanno la differenza tra un giocatore medio e uno ad alto livello, mentre la gestione è fondamentale per controllare le altre tre caratteristiche.
Coach Clifford ha visto sfumare tre possibili W all’OT e un paio di partite nei finali per mancanza d’energia.
Se contro i Pistons era necessario mettere in campo fisicità, occorreva farlo con organizzazione, per non sprecare energie importanti e, anche grazie alle rotazioni, mantenerle per il finale. Ecco il bello del basket in questo paragone; valorizzazione e utilizzo (non sfruttamento) dei giocatori a disposizione, tutti uniti per un unico obiettivo, nella fattispecie la tredicesima W stagionale, anche se talvolta le singole prestazioni di serata non sono ottimali per tutti.
La vittoria è arrivata sfruttando tutte queste caratteristiche ma soprattutto una difesa in grado di bloccare le qualità avversarie. Solo Drummond (26 pt. e 20 rimbalzi) è riuscito realmente a dar parecchio fastidio.
Harris ha finito con 14 ma con uno 0/7 da tre pt., Jackson ha raggiunto i 10 a malapena.
5/8 per i Pistons dalla lunetta contro i 21/29 di Charlotte che ha sfruttato la qualità del gioco per ottenere vantaggi.
Nonostante sei rimbalzi in più, i Pistons cadevano a Charlotte, bravi i ragazzi di Clifford a commettere solo cinque turnover contro i dodici di Detroit.
 
Stan Van Gundy schierava il suo quintetto iniziale: R. Jackson, Caldwell-Pope, T. Harris, Marcus Morris e Drummond.
Gli Hornets recuperavano Marvin Williams, l’ideale per questo tipo di partite, e piazzavano sul parquet per risposta: Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e C. Zeller.

Il rientrante Marvin Williams segna il 5-2. Buona prova per la nostra PF che chiuderà con 12 pt. e 5 rimbalzi.
NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Drummond vinceva la palla a due su Zeller, tuttavia i Pistons non trovavano varchi sul primo attacco, Jackson forzava la tripla sulla destra ma colpiva solo il ferro.
Dopo una palla persa da Zeller in entrata, Jackson si rifaceva mettendo i primi due punti della serata imitando Cody ma con più qualità.
A Walker non serviva la messa a punto sulle triple e infilava la cinquantanovesima personale di stagione (secondo a Est nel numero di triple realizzate) portando in vantaggio i Calabroni che si portavano sul +3 grazie a una penetrazione dalla sinistra di Marvin; runner con la mano destra e 5-2.
C.-Pope in jumper accorciava, ma proprio lui abboccava a una finta di hesitation dribbling di Batum che andava dritto, dietro i Pistons non coprivano e il transalpino chiudeva in comoda schiacciata.
Marvin con un bel movimento si smarcava rapidamente in area, Batum da fuori l’arco faceva viaggiare in verticale il pallone sopra testa del proprio difensore, l’aggancio e il rilascio ravvicinato di Marvin producevano il 9-4, tuttavia R. Jackson segnava una tripla, Pope dava la possibilità a Drummond di schiacciare un alley-oop a 6:15 e a 5.39 due FT di dello stesso Drummond. Leuer realizzava portando il parziale ospite sul 9-0 (9-13), a interromperlo era Zeller (brutta partenza al tiro) che arrestandosi, ritagliava il suo cilindro nel pitturato per metter dentro da pochi passi.
Walker s’infiammava e a 4:18 saltava come birilli i difensori in maglia blu, l’ultimo era Leuer prima di affrontare il ciclopico Drummond sul quale faceva passare la palla sopra appoggiando alto al vetro, ricaduta perfetta e Hornets nuovamente in parità.
A 4:01 Kemba dopo una rubata andava in solitaria per il sottomano e a 3:38 un pallone intercettato in difesa da Kaminsky produceva l’azione offensiva per i ragazzi di Clifford; Zeller era spinto sul tiro in area e guadagnava due FT che realizzava per il 17-13.
Drummond, segnando con un gancio contro Zeller, arrestava il controparziale degli Hornets (8-0) e un reverse di Leuer a tabella arrivato sulla lucina gialla dei ventiquattro rimetteva in completo equilibrio la gara (17-17).
Nel finale M. Morris segnava da tre punti a 2:14, ma dodici secondi più tardi Batum con fluidità gli rispondeva con un catch n’shoot da oltre l’arco per il sorpasso sul 21-20.
Caldwell-Pope in jumper effettuava il controsorpasso e Drummond prima guardava un pessimo turnaround di Hibbert che sbatteva frontalmente sulla tabella, poi realizzava sul nostro numero 55 guadagnando metri per i suoi Pistons che conservavano il vantaggio di un punto a fine quarto poiché Sessions sbagliava una tripla, ma era toccato da Smith sul reverse layup in transizione, riuscendo a portare il punteggio sul 23-24.
 
In avvio secondo quarto un Kaminsky un po’ in rodaggio metteva comunque la freccia del nuovo sorpasso, Belinelli dopo aver sbagliato una tripla guadagnava la lunetta a 10:46.
Glaciale regalava a Clifford il + 3, ma se Lamb teneva Morris, Kaminsky non faceva altrettanto con Harris così i Pistoni tornavano sul -1 (27-26).
Hilliard in palleggio regalava palla a Kemba, il quale portava la transizione, cedeva rapido a destra per Lamb che arrivava con i tempi giusti per il fing and roll.
Uno spin in area di Harris su Kaminsky con tiro in allontanamento non dava possibilità di difesa a Frank, Belinelli però in allungo anticipava il passaggio per l’attaccante e in transizione appoggiava il fing and roll che ci riportava sul +3 (31-28).
Hilliard per Detroit a 5:31 usava il paraurti su un tocco di Belinelli, gioco da tre punti e parità riottenuta.
A 4:46 Hornets nuovamente in vantaggio; chiusura sulla penetrazione centrale di MKG, scarico indietro della nostra ala, Marvin aveva tempo per mirare il canestro e con la sua tripla aperta ci riportava sul +3.
Hilliard e Drummond rientravano in pista in attacco e i ragazzi di Van Gundy tornavano al comando di uno.
Nel finale alcune buone difese e anche errori degli attacchi troppo frettolosi contribuivano a tener basso il punteggio, lo stesso Harris sbagliava da vicino andando corto, ma sul rimbalzo offensivo non mancava la seconda possibilità mandando Detroit sul +3.
L’ultimo canestro del primo tempo era ottenuto da Batum; Walker andava in penetrazione e dalla linea di fondo destra scaricava su quella opposta, dove in arrivo c’era Batum che appoggiava (1:11) il 38-39 che chiudeva i conti nei primi 24 minuti.

Nicolas Batum.
Un’altra doppia doppia per lui stanotte.
NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Il secondo tempo iniziava con Zeller abile a far abboccare Drummond al proprio pump fake, entrata decisa, manata in aiuto su di lui ma inutile, anzi, dannosa vista la slam dunk e il gioco da tre punti ottenuto dal nostro centro che a 11:50 riportava sopra di due la squadra della Buzz City.
Harris riportava il piatto della bilancia in parità agli sgoccioli dei 24 d’attacco per la Motor City, Jackson da destra colpiva da tre punti sfruttando il movimento palla.
A 10:38 Walker mostrava la sua velocità con sprint sul rettilineo e appoggio sulla sinistra del plexiglass.
Gli Hornets riuscivano a stoppare Drummond con MKG in aiuto, Williams recuperava un pallone in difesa ma Zeller era in difficoltà su ambo i lati del campo; dopo una pessima entrata, sbilanciato regalava palla ai Pistons che sfruttavano il duello tra lui e Drummond per andare sul +3.
Cody in attacco veniva anche stoppato ma sull’azione seguente Batum con una finta si faceva venire addosso guadagnando tre tiri liberi.
Il 2/3 ci riportava in scia (45-46) a 8:32.
Drummond continuava a fare danni nel pitturato segnando velocemente, anche se raddoppiato, dall’altra parte volava Kemba, fermato necessariamente con la mazzata.
Due FT a 8:08 per il nuovo -1. Morris dava a Drummond un pallone per la schiacciata solitaria ma al centro avversario scivolava il pallone così dall’altra parte arrivavano tre punti pesanti di Marvin Williams che riportava sopra la Queen City (49-48).
Il trend rimaneva lo stesso; sorpasso Pistons ad opera di Drummond (gancio su Zeller in netta difficoltà) e controsorpasso per mano di Williams che sganciava un’altra tripla con confidenza.
A 7:01 gli Hornets salivano sul +2. Zeller spendeva un fallo su Drummond ma in questo caso era produttivo.
Lo 0/2 dalla lunetta non portava punti agli ospiti che comunque dopo due errori di Batum al tiro finivano per pareggiare con una bella azione di Morris conclusa con un veloce elbow jumper a 5:42.
Batum finalmente tornava a segnare; un’entrata a fari spenti lo portava a contatto con Harris, il francese capiva il movimento e anticipava il tiro ma sul contatto finiva per girarsi di parecchi gradi, ne usciva un circus shot a una mano che veniva premiato con il libero addizionale che Nicolas non falliva.
Harris falliva un tiro contrastato da Batum ma su un mismatch con Sessions si rivaleva a 2:53 con un FT jumper.
Sessions a sua volta andava dall’altra parte a realizzare con un floater dei suoi, quelli un po’ artistici e scombinati.
Gli Hornets non approfittavano della produzione da destra Belinelli/Kaminsky, palla dentro per il movimento del lungo che prendeva due FT ma li mancava entrambi, così Smith era bravo a correre in contropiede e a controllare l’arresto e tiro nel pitturato che dava il 57-56 sul tabellone.
Kaminsky sbagliava un tiro non difficile ma si rifaceva più tardi, quando Batum con un passaggio schiacciato in mezzo alle gambe di Harris gli dava fiducia… dal post basso Kaminsky metteva dentro.
Nel finale Leuer realizzava a :21.8 dalla sirena.
L’ultimo pallone era per gli Hornets.
Un tiraccio di Batum (air-ball) si trasformava in assist per Hibbert, il quale raccoglieva da sotto e a un secondo dalla luce rossa metteva dentro per avere un minimo margine di sicurezza vista la palla a favore dei Pistons nell’ultimo quarto.

Le Api in serata.

 
Il cronometro registrava solo 15 secondi consumati quando il jumper di Morris incollava nuovamente i Pistons agli Hornets. Con le riserve in campo e le squadre in riserva di punti, Clifford si fermava al distributore Belinelli, il quale realizzava tre catch’n shoot uscendo dai vari blocchi in post basso.
Il secondo, in quick release (blocco di Hibbert) a 10:17 dallo spigolo destro, valeva il 66-60 ed il terzo a 9:50 (bel fade-away) aumentava di due il vantaggio con i Pistons ancora fermi dal loro benzinaio.
Dopo essere finiti sul -10, Caldwell-Pope sfruttava un blocco alto e faceva ripartire di slancio i suoi con una tripla, alla quale (7:55) rispondeva immediatamente Kemba imitando il collega (73-63), ripristinando così il vantaggio in doppia cifra.
Drummond e Walker si rispondevano con le loro caratteristiche primarie, poi i Pistons cercavano di far valere la loro cilindrata; Jackson sulla baseline destra metteva dentro un arcobaleno sopra Hibbert, il quale spingeva Drummond che realizzava due liberi, Kemba andava cortissimo e Harris dal pitturato faceva intravedere il bagliore dei fari di Van Gundy (75-71).
Il time-out di Clifford produceva due FT per Zeller, il quale andava a terra e mancava anche i due FT lasciando a piedi Charlotte.
Un secondo air-ball di Walker dava la possibilità a Drummond di muovere il punteggio sul -2, facendolo in spettacolare e potente alley-oop a 4:48 dalla fine.
La squadra di Stan Van Gundy rientrava in partita ma concedeva agli Hornets una chance troppo ghiotta per non essere sfruttata. Un doppio blocco stagger confondeva la difesa dei Pistons; Harris si girava e lasciava a Marco lo spazio per mirare e segnare una tripla dalla diagonale destra (78-73) che dava il via al mini parziale con il quale gli Hornets mantenevano il comando e la sicurezza della vittoria.
Kemba si riprendeva dagli errori precedenti e realizzava in entrata con il servosterzo, mostrando controllo del corpo e ball-handling perfetti, uno screen roll alto ne esaltava le qualità di velocità poco più tardi, tuttavia a 3:35 Drummond preferiva spendere un fallo piuttosto che concedergli ampie possibilità d’appoggio.
L’1/2 mandava sull’81-73 il match ma Kemba aveva ancora il tempo di portare il parziale sull’8-0 con un pullup (scavalcando la difesa di Jackson) appena fuori il pitturato destro. Nel finale la difesa di Charlotte faceva la differenza; Marvin Williams scivolando all’indietro costringeva Caldwell-Pope in corsa ad alzare un pallone sul ferro sinistro, grave errore in transizione per la guardia tiratrice ospite, che falliva altre conclusioni con Belinelli a dargli fastidio.
Nel finale Drummond prendeva un rimbalzo e lo convertiva in due punti per l’85-77, chiudeva Kemba a :40.6 dalla lunetta dando il +10 finale allo Spectum Center.
87-77 per Charlotte che vinceva la sua settima partita tra le pareti amiche.
 
Pagelle
 
Walker: 7
25 pt. (9/22), 3 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. Sterzo. E’ lui il volante della macchina di Clifford. Decide i gradi di sterzata, gira e guida il resto della macchina. Provano a mettergli il bloccasterzo ma se di scatto si gira finisce per farlo frantumare per effetto della forza centrifuga sul vetro. Nel finale aggiunge punti importanti per la vittoria.
 
Batum: 7
14 pt. (4/10), 15 rimbalzi, 3 assist. Non dovrebbe avere bisogno di sospensioni autolivellanti. Il peso della palla è sempre lo stesso. Una regolata prima di andare in pista e arriva un discreto 4/10, meglio del solito perlomeno, comunque centra l’unica tripla tentata e su un’altra porta a casa i liberi. Un solo turnover ama anche meno assist. Come altri, fa una buona difesa, non solo a rimbalzo.
 
Kidd-Gilchrist: 6
0 pt. (0/6), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Pneumatico. Aderenza al parquet, scivolamenti, ecc.. Purtroppo non si riscalda mai e finisce con uno 0/6, nella serata delle difese fa un discreto lavoro con la ciliegina della stoppata in aiuto su Drummond ma in attacco è impreciso anche quando arriva al ferro.
 
M. Williams: 6,5
12 pt. (5/10), 5 rimbalzi, 1 rubata. Bentornato Marvin. Va subito in doppia doppia, esegue buone difese, fisiche e con posizionamenti intelligienti. In attacco mette un paio di triple importanti. Un tergicristallo che va avanti e indietro, utile anche in inserimenti solitari o su assist. Sicuramente un upgrade come starter rispetto al giovane Frank se rimane su questi standard.
 
C. Zeller: 5
9 pt. (2/9), 6 rimbalzi, 1 stoppata. Passo. In attacco se gioca pick and roll deve mantenere la giusta distanza dell’asse con il piccolo, anche se talvolta l’altro gli si avvicina usandolo come boa per hand-off. A parte gli aspetti tattici, fisicamente e tecnicamente è messo in difficoltà da Drummond. Nella fase centrale non tiene e anche in attacco finisce per sbagliare nel finale due liberi a gioco fermo.
 
Belinelli: 7,5
13 pt. (5/10), 5 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Benzina dalla panchina. ¼ da tre (non dovremmo contare però quella sparata dagli spogliatoi sulla sirena del primo quarto, generosamente per tentare il miracle shot del possibile e disperato vantaggio di fine primo quarto) ma 5/10 dal campo. I suoi non sono punti carburante, ma punti necessari per far raggiungere alla vettura di Clifford più km rispetto all’auto avversaria. In una squadra uscita dall’estate con una modifica (un serbatoio meno capiente), la nuova Belibenz deve essere necessariamente più performante per ottenere le prestazioni dello scorso anno. Gli mancava d’esser decisivo in una gara. Ecco la partita… aumenta il gap in avvio ultimo quarto e poi con una tripla spartiacque incanala la partita sulla strada della vittoria.
 
Sessions: 5,5
4 pt. (1/5), 1 assist, 1 rubata. Porta USB. In attesa rientri Kemba, I compagni si collegano all’accessorio per utilizzare varie periferiche. Se decide di far da solo talvolta rimane un accessorio da cruscotto. Non perde comunque palloni. L’incastro è buono.
 
Lamb: 5
3 pt. (1/4). Il cambio manuale della macchina di Clifford. Se s’innesta a marcia più alta non lo fermano più, questa sera, però si rompe subito. Male al tiro e anche in lunetta splitta, inoltre perde due dei cinque palloni di Charlotte durante la serata, uno calpestando la linea laterale destra nel finale. Lo aspettiamo comunque in ripresa per la prossima.
 
Hibbert: 5
2 pt. (1/5), 7 rimbalzi, 1 assist. Vetri oscurati. La sua verticalità unita alla sua altezza può indurre all’errore o bloccare le giocate avversarie. Il canestro a volte è nascosto come un conducente nel suo abitacolo. Per i lunghi di Detroit, eccetto Baynes (con il quale vince il duello), tuttavia non è un problema. Roy a parte i rimbalzi difensivi è in difficoltà su altri giocatori e anche in attacco i tiri sono forzati e poco brillanti.
 
Kaminsky: 5,5
5 pt. (2/7), 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Quattro frecce. Ancora scostante Frank avvisa della sosta in carreggiata, ma se è serata può anche sparare quattro dardi a bersaglio. Stasera prova un paio di triple ma non entrano. Noi ci auguriamo che partendo dalla panchina ritrovi più fiducia. Fa vedere dei buoni movimenti ma poi spreca dalla lunetta dove fa 1/4. Troppo pulito in difesa talune volte. Manca ancora di qualche malizia.
 
Coach Clifford: 6,5
La sua squadra per antonomasia. Difesa, fisicità… in serate contro squadre toste e difensive, si specchia con Van Gundy. Alla fine non da spazio alle triple di Caldwell-Pope, alle penetrazioni di Harris e Marcus Morris è silenziato subito. Soffre veramente solo Drummond, il quale però non basta ai Pistons.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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