Game 23: Charlotte Hornets Vs Golden State Warriors 87-101

 
Quando hai a che fare con ritmi vertiginosi (82 partite l’anno) e cerchi di proporre qualche introduzione interessante e inerente o crisalide del pezzo puoi essere colpito dal “bloco del scritore”, no, non è un errore di battitura, è per descriverla alla Natalino Balasso.
Qualche idea l’ho già in mente, qualche tematica c’è, ma l’abbinamento al pezzo è sempre scelta difficile.
Oggi sfogliavo un giornale e accorgendomi che al Forum di Assago (MI) c’è Caparezza, leggevo una sua intervista nella quale citava Spirit of Eden.
Lo spirito paradisiaco era quello infuso da Mark Hollis nel disco fatto uscire dai Talk Talk nel 1988, guarda caso l’anno di fondazione degli Hornets.
I Talk Talk passarono da gruppo commerciale (personalmente apprezzo tutta la loro discografia al contrario degli hater che disdegnano il prima o il dopo la loro crescita/mutazione) a gruppo di ricerca sperimentale.
Questo gli costò il distacco dalla loro etichetta discografica (EMI) e strascichi giudiziari.
Il più grande insuccesso del gruppo (mancava anche un pezzo lancio) è oggi stato rivalutato dal pubblico e da molti artisti, compreso colpevolmente con almeno una ventina d’anni di ritardo…
A mio avviso il disco, che etichettare come ambient o altro sarebbe riduttivo, segnava la ricerca di una spiritualità ampia trasmessa da una musica che rallenta e si liquefà leggera, proprio sul fine decennio che segnerà il trionfo delle rese orarie (solo plusvalenze, niente più volti) e il passo alla mutazione antropologica dell’uomo “moderno”.
Un disco coraggioso (segnava inevitabilmente l’uscita del gruppo dai circuiti commerciali) e incantevole e inadatto ai ritmi frenetici di chi ama solamente generi musicali “potenti” che tuttavia ha il pregio d’esser in armonia con l’universo prima di mutare nuovamente in una forma vicina al jazz.
Gli Hornets in serata, ancora privi di coach Clifford (auguri a lui per una pronta guarigione, anche se non c’è ancora dato sapere i tempi di recupero) in panchina ritrovavano per la seconda volta Stephen Silas, figlio d’arte che, come nel disco dei Talk Talk, per compiere l’impresa doveva inventare sul momento qualcosa d’armonico e sorprendente.
Senza Curry (due settimane circa di stop per lui si dice) i Warriors risalivano dalla Louisiana in cerca di un’altra vittoria per non perder il passo dei lanciatissimi Razzi.
Kerr trovava in Thompson (22 pt.), ma soprattutto in Durant (35 pt., 11 rimbalzi, 10 assist) le chiavi di violino per vincer la partita.
Young dalla panchina aiutava con 10 pt..
I secondi e terzi violini degli Hornets stasera si dimostravano scordati finendo per suonare una strana melodia, poco struggente e inefficace.
Nulla da fare nemmeno per l’effetto Spectrum Center, pochi i giocatori di Charlotte che hanno incarnato lo spirito battagliero del gioco in un palazzetto gremito anche di maglie dei Warriors, specialmente con il n°30.
La partita comunque non è mai stata in discussione, messaggio nella bottiglia per Jordan e Cho, i quali non possono recriminare su eventuali assenze, sebbene Kaminsky in serata sia uscito dopo 5 minuti per una distorsione alla caviglia.
 
Le formazioni scelte ai coach:
 
Prima partenza in quintetto per Quinn Cook nella Queen City e difese fresche a farla da padrone nel primo minuto e mezzo.
Il primo canestro arrivava per merito di Thompson che a 10:23 colpiva in transizione dalla diagonale destra.
Charlotte rispondeva a 9:54 con l’appoggio di Walker in solitaria, verificatosi perché bravo a intercettare un passaggio orizzontale.
Durant segnava un tiro pur marcatissimo e un canestro di Howard non era convalidato per fallo precedente sul passaggio lob di Batum.
Charlotte cercava ancora con un pallonetto il centrone che nel traffico agguantava la sfera e appoggiava a tabella il 4-5. Golden State a 8:25 segnava alla sua maniera; tripla da tre di Durant mentre Charlotte rispondeva a stretto giro con il passaggio dal post basso sinistro di Howard per il taglio di Williams con appoggio.
I Warriors toccavano quota 10 ma Charlotte con una penetrazione di MKG dalla linea di fondo destra conclusa da oltre il ferro in reverse pareggiava a 6:04.
Cook sfruttava un raddoppio sulla sinistra per farsi trovare libero e pronto all’appuntamento sulla conclusione dalla destra da tre e anche se Howard segnava il -1 prendendo un rimbalzo offensivo, gli Hornets cedevano il passo agli ospiti che mettevano a segno un parziale di 9-0 iniziato a 5:17 da un 2/2 di Durant dalla linea della carità (fallo chiamato a Howard in ripiegamento/marcatura) e concluso dallo stesso Durant con un pull-up frontale.
A 3:01 quindi Silas era costretto a chiamare il time-out sul 12-22.
Batum faceva ripartire il punteggio degli Hornets e Lamb saltava Iguodala in palleggio per andare a depositare nella retina ma ancora Durant segnava passando in dribbling veloce Batum per ripristinare i 10 pt. di vantaggio (16-26). Zeller in tap-in correggeva l’errore al tiro di MCW (il secondo sulla stessa azione) per poi lottare e vincere su un rimbalzo difensivo ed esser spostato irregolarmente sul possibile rimbalzo in attacco.
L’ultima azione rischiava di sfumare ma Batum si ritrovava palla tra le mani, tuttavia si accontentava di un tiro dalla media che rimbalzava sul ferro lasciando le squadre sul 18-26.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) drives on Golden State Warriors’ Kevin Durant (35) during the first half of Wednesday’s game at Spectrum Center. Chuck Burton AP

 
Il secondo quarto al via vedeva avvantaggiarsi i Warriors che con Iguodala segnavano da sotto e sebbene a 10:45 Carter-Williams accelerasse in palleggio nel pitturato fino a chiudere di destra in maniera vincente, Livingston tagliava in diagonale evitando le chiusure di sorta per farsi trovare al momento giusto per chiudere in schiacciata sul passaggio ficcante.
Kaminsky si faceva male in attacco arrestandosi male in punta di piede destro in modalità zampa di gatto (neko ashi dachi di karate), la differenza consisteva nel non appoggiare le dita a terra, sulla punta la caviglia compiva un movimento innaturale in avanti costringendolo al rientro immediato (sulle sue gambe) negli spogliatoi.
I Warriors allungavano.
La differenza la faceva Young che centrava due triple mentre dall’altra parte in negativo il protagonista era MCW che da sotto appoggiava oltre il canestro pur godendo di libertà assoluta grazie a un’idea vincente di Lamb che eseguiva un passaggio smarcante.
Lamb mancava però il tiro mentre dall’altra parte sulla baseline destra Thompson scavalcava in jumper anche l’ultimo baluardo difensivo Zeller (7:56).
Charlotte rimaneva a secco con le sue bocche da fuoco, vittime della difesa ospite ma Zeller tornando su Iguodala lanciato in appoggio in transizione inchiodava la sfera alla tabella.
Il vecchio campione però s’inseriva su una connessione Walker/Williams un po’ telefonata e andava da solo a schiacciare in transizione rifacendosi.
A 7:26 il punteggio di 20-40 era eloquente. Lamb a 7:08 per il -18 e una schiacciata di Bell sul ferro interno non cambiavano la sostanza.
I bianchi allungavano sfruttando la coppia Dutant/Thompson. Era quest’ultimo a infilare il 22-48 dal corner destro.
Un black-out offensivo e difensivo fatale a Charlotte. Charlotte, sull’incredibile -26, trovava una penetrazione di Walker chiusa con il fallo di Pachulia per una giocata da tre punti e una bomba di Batum (la prima a segno di tutta la squadra) per riportarsi sul -20 (28-48) prima che Kerr usasse un time-out.
West in attacco portava uno schermo non fermo, il suo slittare in anticipo costringeva al turnover i suoi mentre dall’altra parte un assist teso leggermente in diagonale da Walker a Zeller sulla sinistra vedeva il nostro ex centro titolare abbassare le molle del canestro per andare alla schiacciata bimane.
Un mortifero Thompson da tre colpiva ancora ma Walker si svegliava definitivamente andando in dribbling a superare il suo marcatore prima di fintare il passaggio in corsa e depositare saltando le ultime protezioni a canestro.
A 1:03, da oltre l’arco, Kemba raggiungeva Batum per numero di triple in serata e anche se la difesa di Charlotte non era premiata su un buon tentativo di recupero palla, con canestro finale da pochi passi di Durant, il capitano superava il nostro francese realizzando la seconda bomba a :31.3 mandando la gara sul 38-53.
Il punteggio resisteva sino alla seconda sirena.
La differenza di 15 punti stava soprattutto nelle percentuali.
Un 50% per i Warriors (21/42) e un 31,5% per Charlotte (17/54) compresi il 50% da oltre l’arco dei primi e il 27,3 dei nostri.

Batum prova a controllare Durant che finirà in tripla doppia.

 
L’avvio di terzo quarto mostrava ancora ancora un Durant in gran forma; buono il suo arresto e tiro dal palleggio oltre un MKG che sembrava un normale difensore.
Marvin Williams però ci regalava 5 punti di seguito.
Prima andando in fing and rolla infilare il cesto da pochi passi, poi scattando sul passaggio di Walker, metteva a segno l’appoggio da pochi passi sfruttando il pick and roll sul quale i Warriors spendevano un fallo inutile aggravando la loro posizione.
Marvin a 10:50 si presentava in lunetta chiudendo la giocata da tre punti facendo scendere il distacco a 12 pt. (43-55).
Il time-out di Kerr era ben speso perché i Guerrieri mettevano a segno un mini break di 6-0 prima che MKG dallo spigolo destro del pitturato mettesse fine alla corsa dei gialloblù.
Le difficoltà però rimanevano palesi e con Charlotte tutta schiacciata in area, bastava il passaggio fuori per innescare la tripla aperta di Durant che non si faceva pregare per un tiro automatico da tre punti che lanciava sul 45-64 la formazione ospite.
Charlotte provava a riemergere a 7:56 con un fast break, la triangolazione iniziata da Walker era allungata da Williams che vedeva Howard chiamare l’alley oop, realizzarlo, insieme al libero supplementare per un disperato tentativo d’arrestarlo in volo.
Un ½ di Walker dalla lunetta ottenuto con uno shake n’bake su Bell ci portava sul -13 (51-64), i Guerrieri tuttavia rimanevano in controllo del match riuscendo a trovare azioni che li portavano a canestri semplici.
Durant tracciava la geometria del bound pass per la dunk di West prima, nel mezzo Howard guadagnava FT realizzandone buona parte seguito da 4 punti di Batum prima che il n°35 ospite disegnasse il rainbow per l’alley-oop di McGee che solo schiacciava a una mano.
Batum in uno contro uno avanzava sino alla FT line per realizzare il 63-75, inoltre a 1:15 il francese, realizzando una tripla, riavvicinava a “soli” 11 pt. (66-77) i teal & purple. Casspi da sotto e Zeller, lanciato da un passaggio football di Batum ritoccavano il punteggio ma non mutavano il divario prima della terza luce rossa.

Alcune Honey Bees in serata, sorridenti (almeno loro) intrattengono il pubblco.

 
Thompson apriva l’ultimo atto segnando due punti poi apriva la strada nel pitturato a Livingstone che tagliando mostrava le sguarnite retrovie di Charlotte.
A 10:31 Graham mostrava responsabilità prendendosi tre punti facendo slittare i Calabroni a quota 71.
Batum usciva per riposarsi, Kemba rientrava dopo la tirata del terzo quarto, anche Howard, con un po’ di riposo in più rimetteva piede sul parquet e a 9:45 centrava il canestro con un gancio in turnaround al vetro.
A 6:56 si apriva un’improvvisa possibilità per Charlotte: tripla di Walker in prendi e tira su assist di Carter-Williams.
Il tabellone segnava il 78-85, Charlotte si lanciava per un fast break guidato da Walker che serviva in maniera magnifica a pochi passi dal canestro tutto solo MCW che sbagliava ancora clamorosamente l’appoggio del -5.
La colpevole Charlotte pagava a caro prezzo colpita da un parziale di 8-0:
Young al tiro dalla FT line bravo ad andare oltre Walker, Thompson con una tripla volante passando dietro lo schermo e Iguodala a 4:33 in transizione (in media i TO concessi ma troppi punti presi da fast break) superava Walker per passare tra Batum e MKG con quest’ultimo a spender un fallo per i tre punti del n° 9 avversario.
80-95… dal possibile -5 al rapido -15.
Qualche spettatore lasciava l’Arena intuendo il risultato finale nonostante la lunga e incompiuta rincorsa.
C’era solo il tempo per un grande appoggio in left hand di Walker e un tiro di Durant che s’insaccava proveniente dal settore destro dopo aver fintato un paio di volte su MKG prima che venisse concesso del tempo alle panchine fino a fine gara.
La partita si chiudeva sull’87-101, mai veramente in discussione.
 
Pagelle
 
Walker: 6
24 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Finisce con un 8/21 dal campo. Perde solo un pallone e rianima Charlotte nella seconda parte ma quando i Warriors fanno il vuoto nemmeno lui c’è, fermato diverse volte (4 stoppate prese). Crea molto ma può poco.
 
Batum: 6
15 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. 6/12 al tiro, ne sbaglia qualcuno importante ma ne mette altri difficili. Potrebbe dare qualcosina di più, anche se è uno dei protagonisti del riavvicinamento sul -7 in una partita con luci e ombre.
 
Kidd-Gilchrist: 4,5
6 pt., 3 rimbalzi, 1 stoppata. Ne prende tre di stoppate provando ad andare troppo semplicemente al ferro senza difender palla. Purtroppo viene martorizzato da Durant che quando alza i suoi lunghi arti da fermo unisca velocità e precisione. Nulla da fare per il nostro numero 14 che non riesce a star dietro al n° 35 avversario.
 
M. Williams: 5
7 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. Un -23 come +/- da brividi. Aiuta Charlotte a inizio ripresa con 5 pt. ma sbaglia tre bombe, una scagliata con troppa fretta dalla top of the key. Per fare il salto di qualità servirà più di un M. Williams che gioca 29 minuti “grazie” all’infortunio di Kaminsky.
 
Howard: 5,5
14 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Non posso dire che domini. Finisce con un 4/10 al tiro e un 6/7 ai liberi, dove dimostra buona mano ma le sue cifre rispetto a inizio stagione sono in calo e fa un po’ fatica a usare armoniosamente il suo potenziale fisico.
 
Kaminsky: s.v.
0 pt. (0/1), 1 rimbalzo. Gioca 5 minuti e si fa male alla caviglia. Una distorsione alla caviglia. Vedremo per quanto ne avrà…
 
Lamb: 5
6 pt., 6 rimbalzi, 1 assist in 19 minuti con 3/11 dal campo. Walker tenta di rincuorarlo dopo una scorribanda andata male, ma lui non trova il tocco magico in serata. Meno performante d’inizio stagione perde anche un paio di palloni, uno incuneandosi nel pitturato facendosi sporcar palla dall’old West.
 
Carter-Williams: 3,5
4 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Gioca 15 minuti. Gli assist sono, anzi, è solamente uno… Disastroso al tiro con 2/9 migliorato nel garbage time con una dunk solitaria, riesce a mancare almeno due facili appoggi da sotto completamente libero. Polpastrelli di marmo, costa la possibilità di andare sul -5… Se questo è il sostituto di Walker il rischio a Carter non ha pagato…
 
Zeller: 6,5
6 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. E’ l’unico Hornet, di quelli che non giocano il garbage time ad avere un plus/minus positivo, anche se solo di un punto. Lotta come ultimo baluardo difensivo e a me piacciono la garra e la grinta che dimostra. Meno importante di altri giocatori e incisivo in attacco ma la via per un team come Charlotte dovrebbe essere questa.
 
Bacon: s.v.
0 pt., 3 rimbalzi in 6 minuti. 0/1 al tiro, un po’ al di fuori dagli schemi.
 
Monk: s.v.
0 pt. (0/1). Gioca solo gli ultimi 4 minuti di partita. Priva un tiro frettoloso, un lungo due dalla destra, un po’ scentrato.
 
Graham: 6,5
5 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. 2/3 al tiro, una persa e +11 di plus/minus in 13 minuti. Merita per la difesa e per la tripla a inizio ultimo quarto. Poco spazio per un giocatore che, vista la panchina, potrebbe prendere un po’ più di minutaggio, anche se davanti è abbastanza chiuso.
 
O’Bryant: 5,5
0 pt. (0/2), 1 rimbalzo, 1 assist. Prova un paio di tiri come il suo solito quando gioca gli ultimi minuti, ma questa volta non gli entrano. Troppo egoista, anche se non giocando mai lo posso comprendere.
 
Coach S. Silas: 6
Fa quello che può (cioè poco) con la squadra a disposizione. Tira le rotazioni comprendendo che i migliori sarebbero dovuti rimanere in campo nel terzo quarto e il più possibile comunque a cavallo dei due decisivi quarti. Nulla da fare. Incrocia un Durant in serata super e qualche giocatore lo “tradisce” in fase offensiva.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo “Muggsy” Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più “cuore”), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l’armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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