Game 24: Charlotte Hornets Vs Chicago Bulls 111-119 (OT)

 
Star Wars night alle porte contro i Lakers (domani notte) con il bobblehead di kaminsky per una parte dei fan che andranno allo Spectrum.
Io l’anticipo con un pezzo giacché anche commentatori e giocatori lo facevano.
Bene contro male.
Dualismo storico.
Dicotomia tra ciò che è bianco o nero, senza sfumature. Nella sua tragicità parrebbe esser questa fino a un certo punto la trama di Guerre Stellari.
Buoni contro cattivi, almeno sino al pentimento di Dart Fener (ex Anakin Skywalker), davanti al figlio Luke.
Profili psicologici, perle di saggezza del maestro Yoda che paiono tratte dal buddismo, duelli epici a colpi di spade laser ripropongono nuovi canoni ardenti che ricalcano epopee passate attingendo da duelli samurai o western in quell’uno contro uno che è anche alla base del basket.
Sul punto del non ritorno tinte fosche si mischiano alle sorti della galassia tenuta viva dalla speranza incarnata dalle forze ribelli e il frutto di una nuova era… il futuro nelle mani di chi è stato addestrato per il benessere dei suoi abitanti, imparentato con il braccio destro del “Male”…
Kemba Sky-Walker è di casa a Charlotte.
Ancor prima d’esser un Calabrone Jedi fu un Bobcats dell’ex Bulls Jordan.
Ora, proprio Jordan, insieme al popolo teal & purple punta su di lui per raggiungere i playoffs al quarto anno come Hornets.
Dopo due tentativi falliti e uno riuscito, questa sarà la stagione nella quale il potere di Walker potrebbe aumentare a dismisura, il problema è il contorno che offre poco supporto, ma la saga degli Hornets, come quella di Star Wars continua, dopo la sconfitta di stanotte avremo ancora due sfide contro i Bulls quest’anno per completare la quadrilogia ma soprattutto dopo essere scomparsi nel 2013 a New Orleans per volontà dell’attuale presidente dei Pelicans Tom Benson e ricomparsi dopo un anno di puro Spirit (come Yoda e Obi-Wan Kenobi), si sono (a differenza dei due tra parentesi) rimaterializzati, risorti…
Ecco del perché del titolo della pagina (per chi non l’avesse intuito).
Inutile dire che questa L casalinga contro l’unica squadra che in trasferta avesse un record peggiore del nostro rappresenta una solenne e cocente delusione.
Avrei voluto raccontarvi di una W, magari sofferta, la quale sarebbe stata il minimo sindacale ma qui non ci si avvicina nemmeno…
La stagione pare già essere compromessa, oltretutto con un roster così tirato i Calabroni, già vittime di alcuni infortuni dei titolari (Walker, Batum, ecc.), nella notte dovevano far a meno di Kaminsky e Zeller, oltre ai quali si aggiungeva Lamb dopo 8 minuti dal suo ingresso in campo.
Troppo per una squadra che al completo soffre comunque. Un progetto più commerciale che reale (in tutti e due i suoi significati) sembrerebbe.
Cho dorme e Jrdan e i suoi sottoposti non sono altrettanto alacri come i ribelli nel muoversi.
L’Impero dei Bulls non è mai stato così debole nella sua storia ma fa da termometro ai Calabroni (la metà delle vinte dei Bulls, peggior squadra in trasferta sino a questa partita, senza già più nulla da dire che arrivavano da 10 sconfitte consecutive sono arrivate contro Charlotte quest’anno…) che in versione natalizia decidevano comunque di fare il regalo a Hoiberg e ai suoi (Markkanen 24 pt., Dunn 20, Lopez 19, Holiday 17, Nwaba 11 e il rientrante Mirotic 6) facendoli passare al supplementare, tempo in più sulle gambe che potrebbe finire per infastidire ulteriormente Charlotte in back to back domani contro i Lakers.
 
Le formazioni:
 
Charlotte iniziava bene dimostrando buon attacco e difesa vogliosa.
I primi quattro punti della partita erano a favore degli Hornets, regalati da Howard:
Prima un tocco veloce in semigancio a superare Lopez, poi un solido banker in turnaround dal post basso destro.
I Bulls però mettevano a segno un parziale di 6-0 con Charlotte a lasciar molto a desiderare dal punto di vista offensivo.
Holiday infilava in pull-up i primi due punti, poi era Markkanen in tap-in a portare in vantaggio gli ospiti. Charlotte rispondeva liberando nell’angolo sinistro Marvin Williams che iniziava il suo buon primo quarto mirando e segnando un tre punti sul quale era toccato da un Lopez nettamente in uscita in ritardo.
Azione da quattro punti che riportava Charlotte sopra. Howard, dopo esser stato mandato a vuoto da una finta di Lopez, recuperava il tempo e annullava il tentativo del riccioluto centro avversario per andare dall’altra parte come un treno in coast to coast a schiacciare a due mani per il 10-6.
Markkanen infilava la tripla nonostante la marcatura ravvicinata di Williams, poi le squadre si scambiavano i favori in lunetta, ma mentre MKG andava a vuoto sui due suoi tentativi, Dunn (5:11) li trasformava (fallo dello stesso MKG).
Batum da tre dalla diagonale sinistra ci riportava in vantaggio prima che un tap-in di Lopez stabilizzasse la situazione a quota 13.
A 4:27 Batum tentava un’altra entrata, dopo l’errore iniziale in gancio corto, riusciva a correggere siglando il nuovo vantaggio.
Howard con un mid-range catch n’shoot dimostrava i progressi da quelle distanze fatti già intravedere nelle ultime partite, dopo di che, Dunn accorciava ma un Williams ispirato aggiustava la mira da sotto dopo esser salito pochissimo per spalmare la schiacciata sul bordo del primo ferro, riprendeva e segnava contornato da tre giocatori. Ottenendo anche il FT completava un’azione da tre punti in due tempi ma, altri tre punti in un tempo unico erano quelli da lui ottenuti sparando in ritmo a 3:07 per il 23-15.
Marvin raggiungeva i 10 pt. ma gli Hornets stoppavano il loro attacco dando la possibilità di rientro alle forze oscure di Chicago che vedevano rientrare Mirotic tra le proprie fila dopo un lungo stop.
Lo slavo a 1:57 segnava un gioco da tre punti con Kemba a prendere anche un tecnico.
Il gap di quattro punti di svantaggio della squadra di Hoiberg era ripianato e si tornava in parità a quota 23.
Con la panchina in campo e uno small line up Charlotte passava sotto prima di recuperare con Lamb che forzava un tiro a :54.7.
Chicago però segnava tre punti con Holiday (difeso da uno schermo) che subiva anche il tocco di un sempre più irriconoscibile MCW.
Azione da 4 pt. per i Bulls che segnavano con Portis un turnaround hook che andava oltre la difesa di Graham. 25-31 finale di primo quarto.
Preoccupante per i punti concessi agli ospiti…

Howard fa una bela prestazione. Qui schiaccia nel primo tempo davanti al finlandese Markkanen.
Ancora una volta però non basta.
Foto: Nell Redmond, AP

 
I Tori iniziavano anche il secondo quarto caricando a testa bassa, Nwaba saltava di netto MCW ma trovava sotto canestro Lamb che splendidamente annullava due punti già in tasca per il sicario di Hoiberg.
A 11:03 Graham segnava una tripla e O’Bryant in difesa scipava un pallone aprendo la transizione a destra verso il liberissimo Graham, tutto inutile per un clear path di Mirotic che dava comunque beneficio a Charlotte poiché il lungo di riserva trasformava i liberi riavvicinandoci a un solo punto di distanza.
Le squadre sbagliavano qualche canestro con MCW ancora a fallire da sotto svitandosi male, tuttavia a colpire era ancora Charlotte dal corner destro con Monk che bombardava da tre per riottenere il vantaggio (33-31).
I Bulls andavano in lunetta due volte ricavando altrettanti punti per riequilibrare la situazione sugli anni raggiunti da Cristo, poi finalmente Carter-Williams con un eurostep chiuso in fing and roll faceva qualcosa di buono prima del nuovo pareggio di Grant.
Partita punto a punto: botte e risposte:
Lamb, Grant, Howard, Lopez, Batum erano i nomi di coloro che aumentavano il proprio tabellino prima che anche Walker, clamorosamente a secco sino a 5:15 del secondo quarto s’iscrivesse alla voce punti segnando un tecnico (3 secondi).
Un perfetto bound pass di Batum (in movimento circolare) innescava MKG che da sotto segnava in schiacciata dopo diversi errori personali al tiro.
Valentine però sorprendeva la distratta difesa di Charlotte che commetteva fallo concedendo il nuovo pari ai Bulls a quota 44.
A 3:31 Valantine, sottodimensionato rispetto a Howard, commetteva fallo in anticipo sul passaggio verso in nostro centro.
Due FT tirati benino ma solo un ½ per l’uomo che compiva gli anni in giornata.
Il punto di divario consentiva alle squadre di superarsi più volte fino che uno scambio mobile tra Walker e Graham vedeva riposizionarsi il primo nel corner sinistro sfruttando il passaggio del secondo che dava la possibilità di portarsi sul 52-50 a mezzo tripla del capitano.
Valentine segnava a :04.9 l’ultimo canestro dei primi 24 minuti restituendo totale incertezza al match sul 52 pari.
 
Chicago iniziava male la ripresa.
A pochi secondi dall’inizio batteva una rimessa dal proprio fondo campo ma l’intesa non era perfetta e MKG arrivava sulla palla per la più comoda delle schiacciate.
Lopez in flash dunk pareggiava ma Dunn danneggiava i suoi commettendo fallo su Walker.
Dal mio punto di vista la stoppata sulla tripla era buona ma l’uscita dal cilindro e il tocco successivo sul tiratore ancora in salto costringevano gli arbitri al fischio ritardato.
Tre liberi a segno più un’entrata di Walker che non riusciva a battere Lopez ma lo lanciava in verticale sopra di se vicino a canestro erano pane per il rimorchio di Howard che raggiungeva la sfera e schiacciava.
Valentine e Markkanen riavvicinavano i Bulls a -1 ma a 8:16 per un fallo di Holiday MKG mancava l’appoggio in entrata. Due liberi e +3 Hornets (61-58).
Canestro di Holiday oltre MKG che lamentava un blocco in movimento di Lopez (c’era) ma finiva per prendere un tecnico che i Bulls fallivano…
A 7:36 una tripla lunga del finlandese avversario era premiata dagli arbitri che vedevano il tocco di Williams in uscita.
Tre liberi giustamente concessi che il glaciale rookie venuto dalle galassie del nord non falliva.
Howard lanciava un gancio senza parabola e la combinazione stretta nel pitturato Dunn/Lopez mandava sul +4 gli ospiti (61-65).
Howard però segnava appoggiando al vetro e il ferro salvava i Calabroni da un tiro di Dunn.
Gli avvenimenti prendevano una piega benevola per la squadra orchestrata da Silas che riusciva a pareggiare a 6:24 con una poderosa schiacciata frontale bimane di MKG che raccoglieva l’entrata di Batum in dribbling dalla sinistra. Il francese in difesa stoppava Grant cancellando il nuovo vantaggio Bulls, il punteggio invece volgeva a favore di Charlotte con Williams che raccoglieva un’apertura bassa ma non esitava a sparare da tre punti dalla diagonale sinistra infilando la retina a 5:59 per il +3.
Dunn, Howard e Lopez alzavano il punteggio sul 70-69. MKG segnava in tap-in su errore di Batum, Chicago replicava, poi la nostra ala tirava corto andando a ricercare la sfera, contesa da un paio di Bulls.
Si finiva con la palla alzata dagli arbitri tra lui e Valentine.
MKG aveva la meglio, ma Kemba s’incartava in palleggio e veniva salvato dalla voce di Silas che dalla panchina usava il time-out con il giusto tempismo Nwaba stoppava Charlotte ma dall’altra parte Holiday era cancellato da un Howard alla quarta stoppata in serata.
A 2:35 la soluzione interstellare esterna di Walker connetteva sfera e retina con gli Hornets a scappare sul +4 (75-71) prima che Holiday con due canestri di buona fattura raggiungesse nuovamente i fuggitivi.
Howard nel finale riusciva a dare un margine di vantaggio a Charlotte di 4 pt.
Prima un rolling hook su Lopez a 1:06 dalla sirena, poi sulla luce rossa l’ex Magic, Lakers, Rockets e Hawks inventava un pull-up su una gamba che chiudeva il quarto sul 79-75.

Foto da USA Today di The Asociated Press.

 
L’avvio dell’ultimo quarto era un monologo dei Bulls che sfondavano i rimasugli della panchina di Charlotte che prendeva un parziale di 8-0 prima che Graham si buttasse dentro e con una finta costringesse al fallo un difensore.
Il 2/2 riportava i Calabroni a -2 (81-83) ma i Bulls non sbagliavano un colpo in attacco entrando con facilità nel pitturato, riuscendo anche a colpire con Mirotic da tre dall’angolo sinistro.
Una mazzata che valeva l’83-88 ma Graham fluttuando nel pitturato diveniva insperata fonte di punti, confermandosi con uno step-back a cui seguiva il canestro dell’87-88. Portis a 6:57 realizzava da tre ma Graham non mollava la presa, all’inseguimento colpiva anch’esso da fuori con una bomba frontale.
I Bulls segnavano con un pull-up di Dunn e tornavano sul +5 quando l’ultimo scorer imbeccava Nwaba in back-door bravo a sfuggire alla marcatura di Batum.
A 5:37 arrivava il time-out di Charlotte che era salutato subito dopo da tre punti di Walker che dopo aver assistito al primo errore di tiro dal campo dei Bulls andava in entrata a guadagnarsi un gioco da tre punti con il quale ribaltare il vantaggio (96-95) a 5:07 dal termine.
Nwaba spingeva i suoi sul +3 con un’entrata in schiacciata che aiutata dall’anello finiva dentro, poi salvava su Howad a pochi passi dal canestro.
Il nostro numero 12 si rifaceva stoppando Lopez mentre Batum a 3:08 offriva la possibilità a Dwightone di rifarsi anche offensivamente, trascinando in corsa tre difensori di Chicago su di se per saltarli con il passaggio verso il numero 12 che ne metteva due semplici.
Un canestro in jumper di MKG a 1:53 dalla fine dei regolamentari ci portava sopra, ma un parziale di 0-5 chiuso da Markkanen a mezzo tripla (1:12) ci dava per sfavoriti nel finale.
Dopo un paio di punti per parte MKG si presentava in lunetta per due tiri cruciali a 34:4 dalla fine.
Primo con il brivido che saltava dentro e secondo perfetto. 104-106…
Dunn non uccideva la partita con il suo tiro dalla lunga, Howard afferrava il rimbalzo e Walker tracciava traiettorie imprendibili in accelerazione, ma Dunn andava a dare una manata al capitano sull’appoggio.
:05.3 dalla fine e due liberi ancor più tragici di quelli di MKG.
Il capitano non tremava e portava la partita ai supplementari giacché Dunn sull’ultima azione non trovava il canestro.
 
Nell’OT si partiva sul 106 pari e a sbloccare il punteggio era Lopez dal pitturato alto, troppo solo.
Holiday sbagliava una tripla e passava malamente un pallone mentre Howard batteva quattro liberi segnandone due.
Ristabilita la parità, restavano ancora 2:49 da giocare.
Dunn riusciva ad arrampicarsi sulla materia oscura andando a segnare da pochi passi dal canestro oltre la montagna Howard, poi un passaggio verso Howard, forse leggermente forte, non era controllato dal nostro centro, che perdeva un pallone importante.
Markkanen, infatti, era trovato libero da oltre la linea e non sbagliava per il 108-113.
Kemba in entrata riportava a un possesso lungo il divario, Charlotte potrebbe pareggiare ma Batum dalla sinistra falliva la bomba, così per un paio di falli di Williams sul finlandese si arrivava al bonus che il rookie dei Bulls sfruttava pienamente.
A 1:04 dalla fine i Tori viaggiavano sul +5 ma a :55.4 ancora un’iniziativa di MKG… solo due liberi e ancor peggio solo uno realizzato…
A 26 secondi dalla fine Howard si presentava in lunetta per fallo di Lopez (espulso) ma il suo zero su due era grave, tuttavia il tap-out di Williams concedeva un frontale lungo il capitano che non ci pensava sparando d’istinto un tiro che gli dava torto.
Costretti al fallo con MKG su Dunn, l’1/2 allungava il brodo sul 111-116.
Un paio di palle perse nel finale dagli Hornets, ormai in tilt, lasciavano perplessi con la gente che già sfollava prima del tempo, ancora una volta delusa da un team che pare più un progetto commerciale che una squadra ben amalgamata.
 
Pagelle
 
Walker: 6
20 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 1 rubata. 5/16 al tiro. Luke SkyWalker. Abbinamento già fatto. Non esce sempre vittorioso dagli scontri nella saga di Lucas ma è un valoroso guerriero che riesce a sconfiggere il padre, Fener che lo aiuta contro i fulmini di Palpatine uccidendo il suo corruttore, prima di tornare purificato come spirito. Starkiller avrebbe dovuto essere il cognome originale, ma, giudicato troppo minaccioso, il camminatore dei cieli in serata inizia timidamente, non esiste come nei prequel sino alla fine. Va a fiammate, forse condizionato dalla spalla. Spara troppo da tre, tornando sulla terra in fatto di percentuali. Se si ferma lui tutto è perduto. Dai 47 a Chicago ai 20 oggi, ma non è quello il punto. Soffre in difesa.
 
Batum: 5
9 pt., 6 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Jabba the Hutt. Questa specie d’escargot molliccia e gelatinosa mi ricorda qualche tratto di Batum, senza offesa… Sarà che da quando ha firmato il contrattone le sue prestazioni risultano inferiori (anche se intorno ha compagni meno abili di un tempo), tuttavia il cinico personaggio è bravo a gestire i propri interessi. Fornisce assist a profusione ma con 4/14 e qualche errore di troppo nei momenti che contano non può essere nemmeno il terzo violino. Scelte di tiro azzardate in turnaround fade-away che potevano esser gestite meglio. Chicago sceglie cose semplici, noi no…
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
15 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. C1-P8. Un drone capace di comunicare con ogni tipo di sistema informatico. Potrebbe specializzarsi nell’infiltrazione e anche se dimostra limitate capacità offensive, grazie alla sua intelligenza cestistica può essere in grado di vincere duelli contro avversari meglio equipaggiati di lui. In realtà avrebbe bisogno di doti atletiche superiori. Credo sia, dall’infortunio alla spalla, calato di un paio di gradi a livello fisico, anche se la sua mobilità sul parquet e il suo impegno restano elevati. 5/10 al tiro anche se si fa stoppare facilmente e perde un paio di palloni, va a cercarsi la lunetta dimostrando d’aver capito come attaccare la difesa di Chicago. Sfortunatamente manca un FT abbastanza importante.
 
M. Williams: 5
17 pt, 9 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Chewbecca. Lo wookiee di oltre due metri non ha un ruolo ben definito, ma in alcune occasioni può divenire prezioso aiuto. Comprimario d’élite. Finisce con 6/11 al tiro, inizia alla grande e mette buoni canestri ma nel finale si scorda Markkanen o non riesce più a tenerlo nel duello tra una vecchia e una giovane volpe.
 
D. Howard: 6,5
25 pt., 20 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 6 stoppate. Mace Windu. Interpretato da Samuel L. Jackson che chiede per partecipare al film di utilizzare una spade laser dalla luce violetta per distinguersi dai buoni o cattivi (verdi e blu per i primi, rosse per i secondi) è un maestro Jedi potentissimo che rimane vittima del tradimento di Anakin SkyWalker. Il giovane infatti mozza la mano al membro del consiglio che stave sconfiggendo senza particolari problem il temibile Palpatine, capo di quello che sarà L’Impero Galattico. Howard non è così saggio e non ha parole misurate come il personaggio interpretato da Jackson ma se riuscisse a usare la Forza in maniera adeguata sempre… Finisce con un 11/23 dal campo e sole due palle perse. Purtroppo una è in un momento topico e anche il 3/8 ai liberi è un passo indietro rispetto agli ultimi tempi. Due FT sono mancati nel momento meno propizio ma una doppia doppia con un 2 davanti è tanta roba per Charlotte che lo vede anche fermare i Bulls per sei volte in stoppata. Non sempre però è attivo e reattivo in difesa.
 
J. Lamb: 6,5
4 pt., 2 rimbalzi, 2 stoppate. Ian Solo. Ex contrabbandiere di canestri pro statistiche, quest’anno è divenuto un factotum. Rimbalzi, assist e difesa oltre all’attacco. Un solista che si è messo a disposizione del gruppo intuendone l’importanza per cercare di raggiungere insieme con esso il benessere dei playoffs. Finisce con 2/5 al tiro e la partita in anticipo (solo 8 minuti) per una contusione rimediata. Bravo in difesa, in attacco si arrangia ma non deve esagerare da tre punti. Senza Kaminsky e Zeller, perso anche lui dalla panchina, Charlotte fatica in maniera enorme a trovar punti prima di trovare Graham.
 
Carter-Williams: 4,5
2 pt. (1/5), 1 rubata. Palpatine. Troppo spesso ha finito per tradire la fiducia del team giocando contro, anche se non volontariamente. E’ il lato oscuro della panchina, continua a fallire tanti tiri e a fare sciocchezze o a farsi battere troppo facilmente in difesa. Una buona rubata e un fing and roll sono le uniche cose buone della sua partita.
 
Monk: 5,5
3 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata in 10 minuti. Yoda. Jedi di bassissima statura, guai a darlo già perdente contro i colossi NBA. Può sorprendentemente confondere i difensori usando le sue finte, può scagliare onde di forza da tre punti da grande distanza o stordire gli avversari con le sue finte ma per diventare maestro deve affinare le sue armi con l’esperienza e usarle con consapevolezza e saggezza. Troppo frettoloso al tiro, è uno shooter che non ha ancora trovato il suo ritmo nella NBA. Non riesce a capire come crearsi spazio e quando tirare. Non è facile ma può farlo. Peccato che continui a sparare a vuoto, anche se in un’occasione il ferro gli dice no beffardamente. 1/5 al tiro.
 
Graham: 7
Obi-Wan Kenobi. 12 pt. 2 rimbalzi, 2 assist. 4/7 al tiro. Esce a sorpresa dalla panchina. Silas gli da fiducia e fa bene. Un giocatore che s’impegna in difesa e che trova buoni canestri per tenere in partita nel quarto quarto Charlotte. Corre in soccorso dei compagni e usa il suo tiro laser per sezionare la difesa avversaria.
 
O’Bryant: 4
2 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. Il panchinaro O’Bryant che aveva mostrato buone cose in precedenza nella sera è Dart Maul. Brutto da vedere, oltre al tabellino a suo favore c’è uno sfondamento conquistato su Zipser, ma il suo 0/3 dal campo e la sua difesa un po’ scimmiottesca non rimarranno nella memoria dei tifosi.
 
Bacon: 6
2 pt. (1/1). Gioca soli 4 minuti, trascinato nel gorgo negative del plus/minus dalla panchina. In attacco mette dentro un bel reverse layup con personalità e abilità.
 
Coach S. Silas: 6,5
Simpaticissimo. Sfortunatamente ha una parte della squadra che non ha grinta o capacità. Persi i due lunghi e il principale rifinitore dalla panchina in serata s’inventa Graham e chiama un time-out per salvare Walker. Stile moderato, chiede fermamente ma pacatamente alcuni falli non concessi sino al replay finale sulla ripartenza di Batum. Gli arbitri non concedono il clear path e Charlotte finisce ancora k.o.. Lo si vede fare gesti disperati nel finale quando i suoi buttano via gratis un paio di passaggi… Non merita questo scempio.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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