Game 3; Charlotte Hornets @ New York Knicks 93-96

Partita circense al Madison Square Garden.
Gli Hornets, dopo aver sfoggiato nella prima gara casalinga la divisa color teal e successivamente quella bianca, sfoggiano la viola da trasferta e scendono sul parquet con la solita formazione; Walker, Stephenson, Kidd-Gilchrist, M. Williams e l’irrinunciabile Jefferson. I Knicks mandano in campo Larkin, Acy, Shumpert, Anthony e Dalembert.
Knicks che vincono la palla a due e vanno subito a canestro con Anthony, andando avanti, poco dopo KG andava a stoppare Anthony lanciato e ribaltata l’azione a 10:32 andava in appoggio a sbloccare lo score degli Hornets. Marv. Williams rispondeva con la classica tripla di giornata ai Knicks per il 5-6 momentaneo, ma erano ancora i Knicks ad allungare con due bombe di Shumpert ed Anthony portandosi sul 5-15.
Copione rispettato, Hornets come nelle prime gare ad inseguire, con i Knicks che mettono pressione, cercano di affidarsi alle cannonate da fuori, ma purtroppo in affanno e sottopressione non riescono ad accendere la miccia. In più Kidd-Gilchrist cadeva dopo un rimbalzo conteso, rovinosamente sulla spalla, restando giù qualche secondo e uscendo dalla gara.

MKG stoppa Anthony.

MKG stoppa Anthony.

Il finale del quarto era a favore dei “Pantaloni alla Zuava” (perchè il nome per esteso sarebbe Knickerbockers, dal nome dei pantaloni larghi che portavano i coloni olandesi che trovano origine però tra gli Zuavi nordafricani) 21-29, con Zeller che comunque a 8 secondi dava una bella stoppata a Stoudamire.
Mischiate le carte in campo con l’ingresso di numerosi panchinari, Roberts in transizione serviva a sinistra Neal che da 45° sprigionava la tripla del 28-36.
A 5:47 i punti di svantaggio però diventano ben 15, con Shumpert che va in driving slam dunk per il 28-43, con gli Hornets che compiono il classico passaggio a vuoto.
Nel finale però gli Hornets quasi ricucivano lo strappo tendendo a diventare più aggressivi, guadagnando liberi e anche Jefferson finalmente nel pitturato faceva valere la sua tecnica ad il suo fisico.
50-52 all’intervallo lungo. Buona comunque l’interpretazione del gioco di squadra da parte dei ragazzi di Coach Clifford.
Il terzo quarto è all’insegna del sorpasso e controsorpasso.
Jefferson dalla lunetta a 10:33 sorpassa (55-54), ancora Jefferson a 9:29 risorpassa i Knicks con un gancetto lasciato andare da quasi dietro la tabella.
A 8:52 il giocoliere Walker finta di andare all’interno, l’avversario abbocca con tutte le scarpe e Kemba può penetrare dritto andando ad appoggiare al vetro.
New York non ci sta e con tre canestri si porta sul 61-64.
Hornets ancora 4 volte in lunetta a fortune alterne.
Walker fa 2/2 e Big Al prende una virgola purtroppo, Anthony sfrutta una discutibile marcatura di Stephenson su di lui e si arresta in aria sfruttando il blocco del centro e risorpassa.
A 5:33 Neal trova un assist vincente per Jefferson che ridà un solo punto di svantaggio agli Hornets 65-66.
Poco dopo, mentre Stephenson è in lunetta il pubblico del Garden canta dei cori per Patrick Ewing, icona anni ’90 dei Knicks, oggi assistent coach a Charlotte.
Walker a 4:25 fronte a canestro, dalla lunga distanza porta a +3 i Calabroni (69-66), ma il domatore della partita Anthony allo scadere di una brutta azione dei Knicks è costretto a tirare decentrato da molto lontano, trova però incredibilmente i punti del pareggio.
Shumpert tocca Jefferson sotto canestro a 3:33 ma gli Hornets non ne approfittano, ancora 0/2 per Jefferson ai liberi.
Risulteranno fatali alla fine.
Ancora a bersaglio Stoudamire, Henderson dalla lunetta, e poi Stephenson, (finalmente disibernato dopo due quarti quasi nulli) che dopo due errori al tiro degli Hornets si prende il rimbalzo, subisce fallo e mette a referto due punti più il libero addizionale per il 76-73 per i ragazzi di coach Clifford.
L’ex New Orleans Hornets Jason Smith spara il suo classico tiro nel finale, Stephenson batte il cronometro e quella manciata di secondi rimasta riuscendo a lasciar partire la palla a meno di un secondo rimasto e ridando il vantaggio agli Hornets alla fine del terzo quarto, 80-79.
Hardaway Jr. per i Knicks e Zeller per i Calabroni si rispondono due volte portando quattro punti alla causa e relativi sorpassi nel punteggio, Anthony porta 4 punti agli arancioblu e Knicks avanti 86-87.
Un grande sottomano dell’equilibrista Neal in entrata con fallo subito, concede un nuovo vantaggio di due punti per gli imenotteri.
Nel finale le azioni e le emozioni si susseguono incesantemente.
A 3:49 Anthony si prende la baseline e fa 89-90. Neal per il 91-90 grazie a uno scarico dell’uomo forzuto Big Al in angolo che era stato raddoppiato, poi è ancora Kemba Walker con un appoggio reverse passando sotto il canestro degno dei migliori giocolieri a portare sul 93-90 i viola.
I Knicks rispondono con una tripla di Shumpert, che seppur marcato trova la via della retina.
A 1:24, mentre gli Hornets pasticciano giocando troppo con il cronometro a 1:24 Anthony trova il canestro decisivo.
A 36 secondi dalla fine gli Hornets, dopo aver difeso bene, hanno la palla per cercare di pareggiare o portarsi avanti, rimessa laterale dopo il timeout, palla a Williams, che non trova nessuno a cui passarla, il tempo sta per scadere, l’arbitro come uno dei migliori pagliacci da circo, decide di rovinare la gara, dissociando il cervello dal fischietto.
Si vede chiaramente da una telecamera in un replay che l’arbitro, conteggiando con le dita i 5 secondi disponibili, non ha ancora esteso l’ultimo dito, la rimessa in gioco di Marvin è fulminea, ma l’arbitro fischia l’infrazione, facendo alterare l’allenatore degli Hornets e lasciando a bocca aperta la panchina, mente il pubblico di fede arancioblu esulta.
Ancora la difesa degli Hornets limita l’attacco di New York e dopo il classico timeout lo schema è sempre quello, palla a Walker, il quale va in penetrazione contro 3 giocatori, riesce a distanziarsi da due e a mandare fuori marcatura Prigioni, ma manda anche se stesso fuori equilibrio, il tiro non va, si fa fallo immediatamente, ma ormai mancano decimi. In lunetta Anthony allunga facendo uno su due. Palla lanciata oltre la metà campo dei Knicks e tentativo volante di Stephenson che prova a fare un numero impossibile girandosi al volo e tentando la tripla, sulle sue tracce c’è J.R. Smith che lo sfiora probabilmente, ma se gli arbitri fischiassero questo al Garden all’ultimo verrebbero fucilati probabilmente. Calabroni che scivolano sull’1-2 in classifica in attesa di più fortuna.

Voti:

Walker: 6,5
Qualche buono spunto ma io mi aspetto di più da lui, 16 punti, un solo assist.

Stephenson: 6,5
Si ritrova dopo due quarti passati a fare da uomo assist. Non può difendere su Anthony ma fa intravedere in atttacco di essere in recupero con le sue finte, con i suoi movimenti. 14 punti, 9 rimbalzi e 8 assist.

Kidd-Gilchrist: 6
Esce dalla gara per infortunio dopo 9 minuti con 6 punti, 3 rimbalzi e una stoppata, speriamo di rivederlo in campo presto.

Williams: 5,5
5 punti e 5 rimbalzi.
Difesa sufficiente ma forse Zeller è già più produttivo di lui.

Jefferson: 6,5
21 punti e 4 rimbalzi. 3/8 dalla lunetta però. Stanco, si porta tutto il peso dei lunghi di Charlotte dentro il pitturato.

Neal: 6,5
Il signore degli anelli con 17 punti, 3 rimbalzi e 3 assist. Lui c’è e si vede.

Roberts: 5,5
Orchestra bene un contropiede nel secondo quarto, nella fase finale però butta via un pallone prezioso.

Maxiell: 5,5
L’ippopotamo del circo, nonostante 2 pt. e 2 rimbalzi e la proverbiale simpatia dell’ippopotamo.

Zeller: 7
Questo ragazo mi piace, sembra il Jason Smith dei vecchi Hornets. La tigre degli Hornets si batte e prova i suoi tiri dalla lunga da due punti con buone percentuali. Termina con 6 punti, 5 rimbalzi e 3 assist.

Henderson: 5
Serata no al tiro nonostante i 4 punti, dal campo è 0/5.

Clifford: 5,5
Pazzia far marcare a Stephenson Anthony, il quale gli rende 7 cm ed è capace di galleggiare in aria, meglio forse per il materiale che ha, quando lo marca Williams.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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