Game 33: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 91-82

 
 
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“Senza memoria l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore” è una frase di Malcom X.
Se ne potrebbe discutere, anche in base su che cosa intenda per inferiore (per me che amo gli animali, Calabroni in particolare poi… ^_°), di certo non va presa letteralmente ma sta a significare una perdita di valori, di tradizioni che possono far emergere pericoli simili a quelli passati, i quali si possono sventare grazie all’esperienza e al buon senso.
Per un team NBA, il quale replica una partita altre ottantuno volte in regular season, questa frase ha un senso specifico, se anche le avversarie sono tutte differenti e possono mettere in difficoltà con modalità differenti il team di Clifford, è indispensabile ricordare, imparare dai propri errori e cercare di non ripeterli per continuare a vincere.
La squadra di Clifford quindi, dopo aver chiuso sotto il primo tempo, si è ricordata del magnifico terzo quarto contro Orlando e ha vinto la partita, sebbene il Calore di Miami si sia attenuato soltanto nei minuti finali i Calabroni hanno ricostruito il DNA vincente in serata.
Gli Hornets nonostante Whiteside, hanno dominato a rimbalzo (54-46), hanno sfruttato un 6/13 dalla lunetta di Miami (per noi un 14/18) e hanno guadagnato dai turnover (16 Miami, 8 i nostri), mentre altre statistiche hanno margini ridotti o siamo andati peggio (vedi percentuale da tre punti con il tiro un po’ abusato nella notte).
Richardson ha chiuso con 20 punti, poi dalla panchina sono spuntati T. Johnson con 18 ed Ellington con 12. Whiteside si è fermato a 8 con 10 rimbalz e Dragic a 5 con 8 assist, Winslow ha chiuso con un punto e uno 0/9 dal campo nonostante i 5 assist…
Ecco quindi che Charlotte vince la quinta delle ultime sei gare e si appresta a giocarsi il partitone finale dell’anno in casa contro i Cavs.

Walker l’equilibrista, non facile per Winslowindovinare da che parte vada Kemba…
NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
G. Dragic, Richardson, Winslow, Babbitt e Whiteside erano gli uomini mandati sul campo da Spolestra per iniziare, Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e Zeller invece i soliti noti per Clifford.
 
Sul salto per la palla a due Whiteside riusciva a far cadere la sfera appena oltre la propria metà campo ma Batum s’inseriva e recuperava portando il primo pericolo della gara dalle parti del ferro di Miami.
In realtà il primo tiro di Batum era stoppato, mentre dall’altra parte Babbitt a 11:36 metteva dentro i primi due punti della gara, Charlotte provava a passare diverse volte dall’esterno tentando triple che non s’infilavano, era allora Batum con un lob che sorvolava l’intera difesa di Miami a trovare Marvin Williams posizionato oltre tutti sotto il canestro a sinistra pronto per appoggiare al vetro.
A 9:51 Dragic lasciato libero appena dentro l’arco realizzava il nuovo vantaggio per l’orda nera, ma a 9:15 Williams beneficiava del secondo assist (all’indietro) di Batum, per convertire in tre punti il pallone donatogli.
Il nuovo vantaggio dei ragazzi di Jordan durava sino all’alley-oop di Whiteside (assist di Winslow), tuttavia Batum decideva di mettersi in proprio e andare in ritmo a tentare il tiro nel colorato, Babbitt non era d’accordo e commetteva il fallo ma il pallone si staccava ugualmente dai polpastrelli del nostro numero 5 e finiva dentro la retina regalando il gioco da tre punti dopo la conversione del libero.
A 8:05 MKG preservava il canestro stoppando Winslow su una transizione ormai non più vantaggiosa, dall’altra parte era sempre la nostra ala piccola per mezzo di un jumper dal mid range a spingere il punteggio sul 10-6 prima che Babbitt a 7:28 con una bomba accorciasse sul -1.
Un fade-away di Babbitt (3/3 sino a questo momento) su MKG consentiva il sorpasso ospite ma Marvin Williams con un’entrata e rilascio in alzata della sfera esclusivamente con la mano destra, batteva il proprio difensore e il tentativo di stoppata in aiuto di Whiteside mandando il tabellone su un più consono 12-11, inoltre Batum con una steal e una jam in solitaria portava il gap di Miami a tre punti.
Whiteside a 4:36 dopo aver passato agevolmente Kaminsky sulla linea di fondo appoggiava ma Kemba venti secondi più tardi si creava un buono spazio andando dopo lo step back a colpire centralmente da tre punti raggiungendo i 7.000 punti con Charlotte.
T. Johnson con un pullup accorciava sul -2 e a 3.29 Jam. Johnson andava in lunetta per un fallo assegnato a Zeller sul tentativo di stoppata, il giocatore di Miami tuttavia mancava entrambi i FT lasciando inalterato il vantaggio dei bianchi che allungavano a 3:04 quando Zeller correggeva a rimorchio il fing and roll di Batum terminato sul secondo ferro.
MKG in difesa subiva sfondamento da parte di Whiteside, inoltre in sull’attacco successivo di Miami la difesa di Charlotte teneva, Lamb usciva con la palla in transizione spingendo per il canestro, era ancora Zeller a pulire la tabella in correzione mettendo dentro il 21-15.
Nessuna illusione però perché la partita rimaneva punto a punto. Se Dragic splittava dalla lunetta, Ellington colpiva da tre dalla sinistra oltre Hibbert ben posizionato.
Ellington in transizione da tre mancava il sorpasso tirando dal lato opposto e Kaminsky sulla sirena si ritagliava lo spazio per il tiro, ma fuori equilibrio non segnava lasciando dopo la prima dozzina di minuti il vantaggio di Charlotte fisso sui due punti (21-19).
 
Il tredicesimo minuto di gioco si presentava con il pareggio di T. Johnson a 11:25, un catch and shoot per il 21-21, inoltre Kaminsky con un passaggio pessimo apriva il campo a Miami; McGrouder intercettava e Reed correggeva sul secondo tentativo l’errore di un compagno portando in vantaggio gli uomini di Spolestra.
A 10:54 Clifford chiamava il time-out, Charlotte dietro teneva e Kaminsky a 9:38 schiacciava in contropiede per il nuovo pari, Sessions inoltre a 9:05 era spinto alle spalle da T. Johnson e con i liberi a bersaglio portava la gara sul 25-23.
Niente da fare per Charlotte comunque… un circus shot di Richardson che resisteva a un doppio contatto (aiuto di Hibbert) procurava a Miami un gioco da tre punti che serviva a compiere l’ennesimo sorpasso ravvicinato.
Ellington a 7:22 aumentava la dose di gap con una tripla dal corner destro che andava dentro passando la mano alzata di MKG.
A 7:07 Sessions rispondeva attaccando in un mismatch il lungo Reed che ripiegava, ma per inerzia come un pianeta portato via dalla coda di marea sfregava su Ramon commettendo fallo prima di essere sparato fuori orbita.
Il nostro numero 7 metteva dentro tiro e libero aggiuntivo, così, grazie all’aiuto successivo di Kemba a 6:56, bravo a guadagnare due liberi in transizione, era utile a portare sul 30-29 il punteggio, un +1 firmato dalle due guardie.
A 6:46 tuttavia Charlotte iniziava a dimostrare di avere problemi dall’arco; Ellington firmava la terza tripla di serata e anche se a 6:29 Hibbert correggeva per il 32 pari l’errore di MKG, in difesa si soffriva troppo, se poi Richardson metteva dentro un impressionante tiro frontale oltre il difensore, la piega sul finale di secondo quarto non era quella desiderata nonostante Kemba s’infilasse sul centro destra per andare all’appoggio contro Winslow non in grado di tenere la penetrazione.
A 4:54 altra entrata di Kemba con finta nel cuore del pitturato su Whiteside depistato e vantaggio Hornets, almeno sino all’appoggio volante del centrone di Miami poco più tardi.
Gli Hornets salivano sul +2 ma ancora una bomba dall’angolo destro scoppiava nella retina degli Hornets, questa volta l’artefice era Richardson, Walker era disinnescato in entrata dall’artificiere Whiteside e nonostante Dragic fosse contenuto da Williams, Johnson recuperava da sotto e metteva altri due punti per Miami. A 3.07 Marvin Williams dalle pendici dell’area a destra doveva tirar fuori i colori dell’arcobaleno per infilare magicamente la sfera nella retina passando il Monte Olimpo Whiteside ma Richardson a 2:22 gelava i Calabroni portando il punteggio sul 40-44.
Charlotte beneficiava di due punti di Batum, inoltre Zeller a 1:25 andava in lunetta dopo un crossover con assist no look di Kemba che faceva sussultare il pubblico.
Il nostro centro mancava il pari errando le due conclusioni e Miami a 1:08 ne metteva due con Richardson, ricezione a centro area sulle rotazioni, avanzamento e due punti dal post basso sinistro circa nonostante Zeller in chiusura.
Batum non segnava da tre, Dragic andava in penetrazione, la difesa di Charlotte si accentrava tutta su Goran che sparava l’assist indietro per un liberissimo T. Johnson bravo a mandare a bersaglio il buzzer beater che dava il massimo vantaggio a Miami mai raggiunto nella gara.
Allo stacco lungo arrivava avanti la squadra della Florida quindi sul 42-49.

Justise Winslow oscurato da Michael Kidd-Gilchrist.
NBAE (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

 
Si ripartiva nel secondo tempo e Charlotte riproponeva un quarto da favola come quello visto contro i Magic ieri notte… iniziava un parziale di 8-0 a 11:27 con Batum che guadagnava un punto splittando dalla lunetta, concludendo con lo stesso Batum che a 9:47 metteva dentro dalla diagonale destra (media distanza) un tiro in sospensione per il 50-49.
A 9:06 Richardson interrompeva il digiuno ospite regalando il vantaggio a coach Spolestra per il quattordicesimo cambio di squadra leader in serata…
Whiteside allungava di due facendo toccare al pallone il primo ferro e successivamente la retina interna.
Babbitt mancava un colpo dalla sinistra, la tripla non entrava e gli Hornets, scampato il pericolo, colpivano a 7:46 con un off-balance di Batum… dopo il tiro a fenicottero, un tiro a fenice che riduceva lo scarto a un punto…
La partita si vivacizzava e Richardson affondava una tripla da destra su Batum ma a 7:11 una martellata di Zeller posterizzava Richardson e Winslow, il coprifuoco a Miami suonava dopo un’altra mazzata a canestro.
Questa volta era Marvin Williams a partire battendo il proprio difensore con una finta sulla destra, via libera per l’attacco a canestro a tutta velocità, Whiteside si guardava bene dal tentativo di stoppata su una slam dunk a una mano della nostra ala grande che inceneriva Miami, panchina compresa.
Appena raggiunto il pareggio però Dragic metteva dentro a 6:21 sfruttando la tabella, ci voleva più di un minuto (per la precisione 1:11) prima che Frank dalla lunetta riuscisse a pareggiare la situazione.
Walker con una penetrazione in dribbling girava intorno al fusto di Whiteside sotto canestro, l’alzata non aveva angolazione ma Batum spuntava per la correzione e il nuovo vantaggio degli imenotteri che tornavano a condurre, ora sul 60-58.
La squadra di Spolestra si disuniva un po’ dopo un canestro di Lamb, il quale passeggiando sulla linea di fondo riceveva a destra, andava a sinistra e tirava oltre il difensore mettendo dentro il +4, inoltre Batum forniva l’assist a Walker per la tripla dalla leggera diagonale destra e quando a 3:16 Lamb infilava il layup in corsa su gentile assist di Kaminsky (facile aprire il campo in transizione), Charlotte volava sul 67-58.
Richardson con un FT jumper preciso e in ritmo batteva il difensore interrompendo il parziale ma Lamb in terzo tempo lento riusciva a dribblare il difensore e a presentarsi dalle parti del ferro, rilascio in floater e canestro del 69-60 ottenuto con tempo e armonia.
A 1:48 Batum sfruttava il vantaggio contro il piccolo McGrouder, spalle a canestro si girava e colpiva dallo spigolo destro del colorato.
J. Johnson e T. Johnson mettevano dentro tre punti in toto e Miami accorciava sul -5 ma l’ultima parola l’aveva Sessions che a :03.4 spediva dentro dall’area per un parziale di 31-17 che dava il 73-66 dopo 36 minuti di gioco.

Una carrellata delle splendide “Api Mellifere” in serata, attive anche nell’intervallo.

 

 

 
Charlotte iniziava ambiguamente l’ultimo quarto… Hibbert stoppava fallosamente J. Johnson, nel cambio canestro sicuro/fallo, gli Hornets guadagnavano vedendo il giocatore di Miami andare a vuoto su entrambi i tentativi.
A 11:05 un fast break portava Sessions sui bordi dell’area destra a dare dentro per Hibbert che mettendo dentro una schiacciata pesante, intesa proprio come sensazione del peso del suo corpaccione inarrestabile in discesa, dava il +9 (75-66) ai ragazzi del North Carolina.
W. Reed prendeva un passaggio in corsa e dopo un istante metteva dentro frontalmente toccato istintivamente da Hibbert, gioco da tre punti e Miami ancora alla ricerca della W quindi giacché una stoppata dell’indemoniato T. Johnson su Sessions dava la possibilità alla quarta tripla di serata di Ellington (4/8) di accorciare sul -3 (75-72)…
Kemba portava a casa quattro punti, con una seconda azione da applausi; Reed e Johnson chiudevano alti, ma lui rompeva la difesa passando in mezzo e andando a concludere in layup dalle parti del ferro.
A 8:31 anche Johnson colpiva da tre per il 79-75, nessun problema per Charlotte comunque che riprendeva a macinare punti; Lamb a 7:24 guadagnava sotto canestro due FT per un charge e Sessions sull’attacco seguente lasciava sul posto con la finta Richardson, dalla linea di fondo destra arrivava sullo stesso lato del ferro dove appoggiava comodamene difendendo palla da eventuali rientri.
A 6:12 T. Johnson metteva dentro un lungo due con Lamb in leggero ritardo in chiusura, il nostro numero 3 si faceva perdonare in attacco con un tiro che colpiva il primo ferro ma finiva comunque in fondo al sacco.
Johnson da vicino accorciava sull’85-79 ma Miami vedeva le sue possibilità ridursi vedendo scorrere i minuti mancanti in modo non redditizio; Dragic e Whiteside sbagliavano due tiri piuttosto semplici per loro, era T. Johnson a dare qualche speranza intercettando un passaggio corto orizzontale di Batum e volando in contropiede a 3:14 innalzava il punteggio sull’85-81.
Le squadre iniziavano a copiarsi come ninja… Zeller e Winslow splittavano dalla lunetta, poi due entrate selvagge di MKG e Winslow portavano solo a qualche rimbalzo dell’oggetto del gioco sul ferro, Batum e Zeller su un incrocio perdevano palla ma T. Johnson non segnava tirando corto da tre, a questo punto Kemba tergiversava ma decideva di non seguire più il copione e sfruttando un blocco rapido di Cody, passando a sinistra catapultava la tripla decisiva a 1:40 dalla fine.
Era l’89-82, puntellato da MKG nel finale che con un tiro ferro, plexiglass/ferro chiudeva i conti sul 91-82 regalando a Charlotte la seconda vittoria consecutiva e una buona classifica con un record di 19-14.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
22 pt. (8/20), 7 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. Beh… si rischia di scadere nella ripetitività estrema. Giocatore fondamentale, arriva a 7.019 punti con Charlotte… Risolve la partita. Le sue caratteristiche le conosciamo, nonostante sbagli qualcosa di troppo (anche se la media è buona ma ha serate migliori come percentuali), i suoi attacchi al ferro sono raramente bloccati, in più tira con il 40% (4/10) da tre…
 
Batum: 7
16 pt. (7/17), 13 rimbalzi, 8 assist, 3 rubate, 1 stoppata. A parte I soliti tre turnover, no nel finale un po’ pesantuccio, spalma punti e assist per tutta la gara compreso un tiro fuori equilibrio in un momento delicato, inoltre cattura qualche buon rimbalzo e finisce in doppia doppia.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
4 pt. (2/7), 6 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata. Su Winslow va bene, benissimo, su altri giocatori prende qualche punto in faccia, l’impegno c’è, alla fine stanca gli avversari che a volte prendono e tirano senza far circolare bene il pallone.
 
M. Williams: 6,5
13 pt. (6/12), 2 assist, 1 rimbalzo, 1 rubata. Partita sufficiente o forse qualcosina di più di Marvin che fa squillare le tromba con una schiacciata da paura nel terzo quarto.
 
C. Zeller: 6,5
9 pt. (3/4), 2 assist, 7 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Due palle perse e un 3/6 sono le note negative. In attacco spreca poco, in difesa copre bene sulle incursioni, anche nel finale è determinante in una situazione. Anche per lui dunk in corsa da paura. Limita Whiteside a 8 punti e nemmeno li fa tutti contro di lui.
 
Sessions: 6
9 pt. (3/9), 2 rimbalzi, 1 assist. Inizia fuori giri, sembra quello d’inizio stagione, poi trova i sui canestri. Un bell’assist per Hibbert in 18 minuti.
 
Lamb: 6
10 pt. (4/10), 8 rimbalzi, 1 stoppata. Nessun turnover e nessun assist, gli si chiede di segnare, lo fa con il 40% provandoci quasi sempre da distanze non eccessive. In difesa deve essere più accorto, T. Johnson o meno deve migliorare sotto questo punto di vista. In attacco ottiene una sufficienza striminzita. A parte un brutto tiro mette un paio di canestri importanti.
 
Kaminsky: 5,5
4 pt. (1/11), 1 assist, 6 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. Torna in netta difficoltà in attacco, anche da sotto, uno 0/4 da tre e tanto da correggere da fuori. Mezzo voto in più per rimbalzi e stoppate, anche se in difesa un paio di volte gli scrivono “arrivederci” con il pennarello sulla fronte. Probabilmente gli annullano un canestro (goaltending non chiamato) valido, ma siamo sempre lì…
 
Hibbert: 6,5
4 pt. (2/3), 4 rimbalzi, 2 stoppate. Un Pallone perso e due falli spesi, uno bene e uno male, istintivo. Sotto in 14 minuti fa il suo e si fa sentire. Presenza marginale ma cementante per la difesa se l’attacco non è esplosivo. Rientra in difesa correndo più velocemente del solito…
 
Coach Clifford: 7
Con il Beli out impiega solo 9 giocatori in un back to back ma ha ragione lui. Forse anche Hawes si sarebbe potuto inserire al posto di Frank per qualche minuto. I centri stanotte hanno giocato bene, la squadra anche, sebbene i 18 assist siano inferiori alle solite cifre, diversi sono stati dirottati dalla lunetta con Miami che ha preferito spender falli. Da tre forse si esagera… un 5/26 che non fa nemmeno il 20% non ferma comunque Charlotte che ha dominato (54-46 a rimbalzo). Kemba e Batum, iniziative personali, ma anche lavoro di squadra rispetto a molti altri team moderni.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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