Game 37: Charlotte Hornets @ Sacramento Kings 131-111

 

 

La stagione degli Hornets è più controversa di un personaggio come Margaret Thatcher primo ministro nella Gran Bretagna dal maggio 1979 a quasi fine novembre 1990.
Quando ci s’interfaccia con personaggi storici ognuno di noi, a seconda della propria visione filosofica del mondo (a patto d’averne una), inevitabilmente formula un giudizio, positivo o negativo su tale personaggio.
Francamente per me, la Thatcher, pur facendo anche buone cose, rimane una pecora nera nell’universo femminile, del quale ho gran considerazione.
Pur essendo una statista di livello (aveva già capito tutto su questa Europa della moneta e non dei popoli), in patria la Lady di ferro (così la definirono i sovietici) si mosse con le stesse armi con le quali si muovono oggi i grandi gruppi finanziari.
Il suo neoliberismo fatto di privatizzazioni, deregolamentazioni del mercato, cambio di regole su diritti inalienabili dei lavoratori non può che produrre un giudizio altamente negativo.
A oggi gli Hornets sembrano in qualche strana maniera ricalcare questo percorso.
Qualche “coup de théâtre” rappresentato da alcune vittorie fuori casa sulle quali non avrei mai scommesso, ma anche cadute clamorose in circostanze favorevoli, l’ultima solo un paio di giorni fa prima di salutare l’anno vecchio.
E probabilmente servirà più della “Mano de Dios” (fu chiamato così il suo goal di mano all’Inghilterra durante i mondiali di Messico ’86 che vendicò la sconfitta subita dagli argentini per la guerra persa quattro anni prima contro l’U.K., guerra che aveva comunque scatenato il capo della giunta militare argentina Leopoldo Galtieri) di Diego Armando Maradona per vendicare una stagione che langue sul fondo classifica in attesa di tempi migliori ma la voglia stasera sembra esserci per ribaltare la situazione…
La grande serata al tiro degli Hornets era l’elemento principale a far la differenza tra le due squadre.
Un 57,3% dal campo (46,9% da tre) che riusciva a battere il pur alto 51,7% dei Kings.
I liberi sono stati 14/18 per ambo le squadre ma i turnover di Charlotte sono stati limitati ad appena tre, mentre i Kings ne hanno commessi ben 15…
Vittoria anche negli assist (25-22) mentre a rimbalzo, pur essendo stati stranamente (Hornets secondi in classifica generale NBA in questa statistica) surclassati (30-47), la squadra ha tenuto su diverse second chance, sebbene dalle parti dell’anello difensivamente avrebbe dovuto far meglio.
Tra i Kings, 24 punti di Randolph e 17 a testa per la coppia Fox, Labissiere.
Arbitri e starting five di serata.
 
Duello Howard/Labissiere sula palla a due vinto dal primo che tentava d’andare a canestro in gancio, ma il primo tentativo era un esperimento cortissimo tuttavia Kemba in difesa deviava un pallone a Fox, Marvin s’impadroniva della spicchiata conducendola in transizione dentro la retina in appoggio.
Temple tuttavia faceva salire i Kings sul 2-3 a mezzo tripla a 11:07, ma gli Hornets erano aggressivi sui due lati; MKG in attacco in gancio si procurava l’azione del 3-4, la seconda persa di Fox (sbattendo su Kemba) lasciava agli Hornets la possibilità di attacco che Walker sfruttava conducendo se stesso e palla sul fondo per un passaggio breve e veloce per Howard che arrivava con i tempi giusti per la schiacciata.
La difesa aggressiva di Charlotte costringeva i Kings a un tiro ai 24 non realizzato, purtroppo arrivava il tap-in di Labissiere a vanificare il buon lavoro fatto. Nessun problema se Kemba segnava 5 pt. di fila; a 9:48 Kemba da tre otteneva da un rim/glass altri tre punti per il 9-5 e con una drive con schermo involontario di Labissiere concludeva in appoggio di destra senza avversari intorno…
Randolph iniziava il suo buon primo tempo segnando a 9:08 un lungo due, Howard segnava con un’inclinazione da montagne russe in salita, un gancio in entrata.
Le squadre continuavano a segnare senza che le rispettive difese riuscissero a fermare gli attacchi; era ancora la volta di Randolph in jumper seguito da una dunk di Labissiere in correzione su mancato tagliafuori di Howard, Howard si faceva perdonare segnando il dodicesimo punto degli Hornets nel pitturato ma Fox arrivava facilmente al ferro per depositare il 15-13.
A 6:44 un pullup di Batum dalla linea di fondo destra trovava il fondo del secchiello e il fallo.
Il FT non era concretizzato ma gli Hornets salivano sul 17-13, punteggio ritoccato di due per i Re dal solito Randolph.
Marvin da tre saltava un turno e Labissiere pareggiava con un gancio in turnaround abbastanza wild, oltretutto aiutato dal ferro.
Gli Hornets ritrovavano immediatamente il vantaggio con una tripla di Batum che guadagnava anche due FT sull’azione successiva, quando una manata di Temple sulla mano del francese bloccava il tiro.
Questa volta il transalpino era preciso a gioco fermo, mentre Lamb dalla diagonale destra segnava da tre punti (4:14) il 25-19.
Fox in penetrazione metteva dentro due punti e un open di Randolph (Howard a raddoppiare sul portatore di palla in penetrazione) a 3:29 riducevano il vantaggio a 4 pt. Howard tuttavia a 3:12 con un arresto e tiro da sotto otteneva altri due punti, dall’altra parte i Kings si affidavano al trentaseienne Randolph che spediva dentro un jumper con un piede sulla linea da tre.
Howard schiacciava con forza eccessiva sul ferro e così anche Cauley-Stein ma il suo errore era dovuto a un fallo di Lamb ben speso giacché il numero 00 non schiodava il punteggio per i suoi ottenendo un altro zero.
In una partita dal ritmo vertiginoso anche Carter-Williams in entrata trovava il suo momento di gloria offensivo appoggiando la sfera in maniera plastica.
Rispondeva Cauley-Stein in schiacciata facendo registrare il 63% al tiro per ambo i team. I Kings rovinavano la schiacciata a Howard commettendo fallo su di lui a 1:15.
½ dell’ex Hawks che serviva a portare la gara sul 30-25, punteggio incrementato da Lamb quando su un passaggio orizzontale di Bogdanovic rubava la sfera e schiacciando a due mani in contropiede faceva segnare la parola fine al punteggio dei primi 12 minuti perché MCW si produceva in un’incredibile stoppata su Koufos.

Charlotte Hornets guard Michael Carter-Williams, center, drives between Sacramento Kings’ Buddy Hield, left, and Willie Cauley-Stein, during the first quarter of an NBA basketball game Tuesday, Jan. 2, 2018, in Sacramento, Calif. (AP Photo/Rich Pedroncelli)
Photo: The Associated Press.

 
Il secondo quarto inizialmente era il regno di Cauley-Stein che approfittava di un Howard andato a riposarsi in panchina.
Subito due punti per lui contrastati però da una tripla di Graham a 11:12.
A 10:28 alley-oop di Cauley-Stein contrastato da una separation fisica sulla baseline sinistra di O’Bryant che lasciava patire dopo la spanzata un tiro preciso per il 37-29 (10:09).
I Kings rimontavano approfittando della second unit in calo; Bogdanovic in jumper otteneva il 37-36 riportando i locali sul -1.
MCW da play assumeva le sue responsabilità andando in entrata a guadagnar un fallo.
Abbattuto fisicamente ma non nel morale segnava due liberi a 8:20 ma Cauley-Stein subendo un fallo da Kaminsky ne metteva altrettanti per rimaner agganciato al match.
Imprevedibilmente gli Hornets segnavano da tre (7:53 dalla diagonale sx) con O’Bryant e trentun secondi più tardi su assist di Kemba un catch n’ shoot da tre punti di Frank mandava sul 45-38 la gara.
Cauley-Stein appoggiava di destra in entrata ma gli Hornets tornando a metter pressione in difesa conquistavano un pallone con Graham che in fast break si produceva in un artistico appoggio in caduta da transizione per il 47-40.
A 5:24 Charlotte era ancora letale da tre punti; Lamb senza pressione ci portava sul +10 fino alla tripla dell’ex Pelicans Hield che era seguita tuttavia da un’altra bomba, questa volta firmata da Batum dal corner sinistro per il 53-43 (4:54). Howard deviava in palleggio la sfera a Cauley-Stein, palla riottenuta da Charlotte che chiudeva con lo stesso Howard in dunk.
Kings in difficoltà e palla rubata da Kemba in difesa per la sesta steal degli Hornets in serata, arrivava però il fallo immediato per evitare atri punti da turnover/fastbreak (già 16 incassati dai Kings).
Howard a 4:00 al vetro in semigancio spediva il tabellone sul 57-43 e cinque secondi più tardi coach Dave Joerger per i suoi chiamava time-out.
Niente da fare per il Kings nemmeno dopo la sfuriata del coach, decima palla persa, questa volta da Hill ma a 3:21 la seconda tripla di Hield serviva per attenuare il vantaggio Charlotte che nel finale vedeva tornare in cattedra Kemba (2:45) con una giocata da tre punti sulla quale non era furbo Fox.
A 2:14 altra bombarda da tre di Charlotte da second chance targata Marvin per il 66-48.
Marvin nel finale con un ½, Kemba in entrata con appoggio a tabella contro due avversari e Batum a :01.2 alzavano l’altissimo punteggio degli Hornets dei primi 24 minuti fino ad arrivare a chiudere su un vantaggio comodo come una soffice nuvola di 20 pt. (72-52).

The Charlotte Hornets’ Dwight Howard (12) works against the Sacramento Kings’ Zach Randolph (50) in the first half on Tuesday, Jan. 2, 2018 at the Golden 1 Center in Sacramento, Calif. (Hector Amezcua/Sacramento Bee/TNS via Getty Images)

La missione per i secondi 24 minuti finali era resistere al rientro degli avversari che sicuramente, come i Clippers, avrebbero forzato in avvio per recuperare il largo svantaggio. Randolph faceva subito capire che sarebbe stato faticoso resistere andando sotto a sbagliare contro due difensori ma trovando con il suo corpaccione, lo spazio per ridefinire il tocco sulla sfera rimbalzante Howard in uscita su Randolph commetteva fallo (2 liberi a segno) e Fox dal corner sinistro facevano infervorare i tifosi locali.
Ovazione a 9:32 quando per un abbraccio al collo di Randolph su Howard i due liberi del nostro centro non trovavano la retina, Temple in pull-up riduceva lo scarto a 11 pt. (74-63).
Batum, l’unico ad aver già segnato nel secondo tempo, arrestava ancora la corda dei Kings con un jumper dalla diagonale destra, si continuava così, con le due squadre che rispondendosi trovavano il canestro da due punti, il vantaggio oscillava così dai 13 agli 11 punti fino a quando, dopo due FT di Kemba a 5:11 per l’84-71, i Kings si bloccavano, mentre MKG in due azioni consecutive segnava quattro punti (pullup oltre Bogdanovic e appoggio al ferro in corda da sinistra grazie all’assist di Walker).
A 4:22 gli Hornets tornavano così sul +17 (88-71) e anche se Randolph guadagnava due punti da Howard (goaltending), a 3:09 Batum continuava la sua buona serata con un turnaround fadeaway dal post alto destro che batteva il difensore per accarezzare il cotone (90-73).
A 2:43 iconica giocata partita; assist di Kemba, Howard sta per devastare il canestro in alley-oop ma Randolph interviene sul braccio sinistro di Howard facendo perdere il contatto mano/palla al centro, la sfera sorvolava il cielo dell’anello e ricadeva a piombo nella retina.
Giocata completata con il libero per il 93-73…
Provava a rispondere Sacramento che tornava sul -17, ma sulla sirena Frank sullo spigolo dell’area danzava in cerchio prima di sganciarsi da Koufos in ripiegamento; fade-away che faceva toccare quota 100 (contro gli 81 dei Kings) già a fine terzo quarto.

Walker,Howard e Batum si scambiano il cinque dopo un time-out nel secondo tempo.
Saprà Batum ricongiungersi ai livelli delle due superstar degli Hornets?
Foto: Ap/Rich Pedroncelli.

 
Ultima frazione che vedeva partire gli Hornets con la panchina in campo; bound pass sulla sinistra per il taglio in back-door di Lamb e canestro più fallo.
Giocata da altri tre punti per il 103-81.
Charlotte controllava ormai divertendosi; Lamb da tre dal corner sinistro (11:03), O’Bryant da tre frontalmente su drive e scarico all’indietro di MCW…
Reagivano con cinque pt. di fila i Kings e così a 9:12 Silas arrestava il tempo per bloccare l’inerzia avversaria.
A 8:49 un clamoroso fade-away di J.O.B. (su Cauley-Stein) che rimaneva assolutamente “perfetto” nelle conclusioni dal campo.
A 7:38 degno di nota un wild shot di Frank che s’inabissava nel cesto per il 113-96…
O’Bryant da sinistra continuava la sua serata magica aiutato dai ferri e Frank da tre a 4:54 faceva abdicare i Re sul 122-97.
Il massimo vantaggio ottenuto (+25), scemava nel finale a diciassette ma Monk, al terzo tentativo da fuori, nel minuto finale (:37.6) chiudeva le ostilità sul 131-111.
 
Pagelle
 
Walker: 7
12 pt., 4 rimbalzi, 10 assist, 2 rubate in 29 minuti. 4/11 al tiro e +29 nel +/-. Si diverte a far girar la squadra. Veloce nei tempi di passaggio per gli inserimenti dei compagni o negli assist filtranti. Va in doppia doppia con un po’ di fortuna grazie ad Howard che in qualche maniera segna sull’alley-oop rovinato da Z-Bo.
 
Batum: 7,5
21 pt., 4 rimbalzi, 4 assist. Evidente l’8/12 dal campo. Nei tiri dal campo era stato spesso penoso nel 2017 ma lui vuole iniziare l’anno nuovo nel migliore dei modi e sembra riuscirci. Ritrova precisione e fiducia.

 
Kidd-Gilchrist: 7
10 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 5/7 dal campo con un 2/2 propizio per far riallungare gli Hornets nel terzo quarto. Giocando solo 20 minuti va in doppia cifra. Non ci pensa su tanto a provare il tiro o l’entrata.
 
M. Williams: 6,5
10 pt., 1 rimbalzo, 1 stoppata. Anche lui in doppia cifra in soli 19 minuti. Non granché a rimbalzo ma aiuta segnando qualche canestro.
 
D. Howard: 7
20 pt., 8 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. 9/13 dal campo, nessun turnover. Solo il 2/5 ai liberi stona un po’. E’ sottopressione in trasferta ma dovrebbe non sentire e vedere nessuno intorno a lui, cosa che fa su azione credendoci e dominando in attacco. In difesa potrebbe far meglio qualche tagliafuori o difender più agguerritamente, ma è più che sufficiente l’attacco in serata.
 
Lamb: 7,5
16 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 3 rubate in 23 minuti. Chiude con 6/11 al tiro. Oltre ai punti le statistiche di Jeremy variano spesso. Nella notte si traveste anche da uomo assist. Bravo a portar via palloni chiudendo in fast break.
 
Kaminsky: 7
12 pt., 1 rimbalzo, 3 assist. Perde 2 dei tre palloni totali di Charlotte ma è importante che continui a segnare con fluidità dalla panchina. Se lui, Lamb e qualche altro uomo uscendo dalla panca continuano su questi livelli, riusciremo a non esser sommersi nel punteggio dagli avversari nel momento in cui i titolari si riposano. Un bel canestro a fil di sirena depistando Koufos con un 360° sul posto prima del tiro.
 
Carter-Williams: 6,5
4 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Nonostante il -11 nel plus/minus è attivo. Limita a un paio di tiri il suo raggio d’azione dal campo ma va a rimbalzo, infila un paio di liberi (non scontatissimo per lui quest’anno) e compie un capolavoro in stoppata imitando un grillo (non Beppe), anche se un vaffa dopo la rejection potrebbe averlo tirato per esaltarsi.
 
Graham: 6,5
7 punti, 2 rimbalzi, 1 rubata. Forse un po’ meno tenace di un tempo, se la gioca in difesa, anche se non sempre fa bella figura. In attacco però esce dai confini della panchina profonda per ritagliarsi un minutaggio più cospicuo. Un 3/6 dal campo è buono per la panchina e la squadra tutta.
 
O’Bryant: 7,5
16 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. In 18 minuti mostra un campionario offensivo interessante. Good J.O.B. stanotte che chiude con un 7/9 dal campo con un paio di colpi persi nel finale. 2/4 da fuori… se ha un po’ di spazio inizia a prenderci. Sembra aver aggiustato il tiro e per Charlotte potrebbe essere una soluzione più affidabile che in passato. Difesa non eccelsa, ma si sapeva.
 
Monk: 6
Spara tre volte da fuori mettendo l’ultimo tiro. Cinque minuti da garbage time, una difesa lasciva e poco altro.
 
Bacon: 5,5
0 pt., 1 rimbalzo. 0/2 dal campo in 4 minuti. Reduce dai 45 in G-League con gli Swarm al garbage time. Un paio di tiri che non funzionano.
 
Stone: s.v.
0 pt. Due minuti, un fallo speso. Comparsata dell’ex Venezia.
 
Coach S. Silas: 6,5
Partita alla Bristow. Ritmi veloci, giocate ragionate velocizzate o attacchi in fast break Triple e rubate come ai tempi di Curry e Bogues. Partita divertente ma difesa rivedibile.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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