Game 4; Charlotte Hornets @ New Orleans Pelicans 91-100

Charlotte Hornets contro New Orleans Pelicans, non sono solo due franchigie NBA, non sono tra quelle consegnate alla storia immortale del campionato più difficile e bello al mondo, ma sono tra quelle più a rischio d’identità, di trasferimento, di rebranding se le cose dovessero andare male a media distanza di tempo nonostante stiano provando ad emergere in questo competitivo mondo.
Charlotte s’identifica con il nome Hornets, antico retaggio storico dovuto alla guerra d’indipendenza contro gli inglesi, Charlotte amava assordantemente i suoi vecchi beniamini tanto da portarla in testa alle classifiche di pubblico con sell-out durato diversi anni, ma la rottura tra Shinn ed i suoi tifosi e conseguente calo di pubblico faceva volare gli Hornets sulle sponde del Missisipi nell’affascinante New Orleans dove la franchigia mantiene il suo nickname e si trasforma in New Orleans Hornets.
Poi a New Orleans arriva l’uragano Katrina, la malattia di Shinn (un tumore dal quale poi è guarito) e la decisione di vendere alla NBA visto che non vi era un compratore. Con la franchigia nelle mani della NBA i giocatori non vedono futuro, essa viene smembrata, i migliori giocatori come Paul e West vanno via.
L’attuale presidente Tom Benson decide di comprarla ma annuncia che vuole cambiare tutto, a partire dal logo, i colori perché la città non s’identifica con gli Hornets. Pura e comprensibile operazione commerciale. Dopo un anno gli Hornets divengono Pelicans, animale autoctono, anche in omaggio alla tragedia che questa specie ha subito durante lo sversamento di petrolio da parte della BP nelle paludi della Louisiana.
Un piccolo gruppo di tifosi a Charlotte, chiedeva a Michael Jordan, ormai divenuto presidente della franchigia, di riportare il vecchio nome, ormai libero, in città. Jordan accoglieva la richiesta e bizzarramente questa sera si sono scontrati gli originali ed attuali Hornets, contro gli ex Hornets del recente passato.
Rimane un passato comune, riaffiorano alla mente vecchi ricordi dei Calabroni, come se il fantasma del passato inventato da Dickens nel suo romanzo Canto di Natale fosse venuto a trovarmi. Le varie imprese, la scomparsa di Phills (giocatore della Louisiana), la cui maglia è tornata nella penultima gara a Charlotte proveniente da New Orleans, la serie playoffs con Baron Davis quasi rubati contro Orlando… e ancora a NOLA, l’uragano Katrina, i due anni passati a Oklahoma City (decisivi per l’ingresso della squadra dell’Oklahoma nella NBA visto l’entusiasmo del pubblico), la rinascita nell’anno del rientro con la miglior stagione di sempre, con Chandler, Stojakovic, West e Paul, schiantata Dallas nei playoffs e caduti di un soffio contro gli Spurs, gli anni di Belinelli nelle difficoltà già menzionate.
Il fantasma del presente però incombe sulla gara e visto che le squadre partono da 1-2 entrambe, c’è la paura che questo fantasma si polverizzi per lasciare posto a un fantasma del futuro, tetro e scuro, se il pubblico dovesse disaffezionarsi. Tuttavia queste due squadre oggi sono in rampa di lancio, hanno tutto per far bene, oltretutto i Pelicans hanno Anthony Davis come superstar, dall’altra parte c’è Al Jefferson, meno appariscente ma concreto.
Confidiamo che queste due franchigie abbiano lunga vita, anzi immortale. Nel caso degli Hornets (i Calabroni) si avvalgono della collaborazione e della bellezza delle Honey Bees (le loro dance bracket) cioè le api mellifere, che in epoca napoleonica erano rappresentate sui vessilli a simboleggiare immortalità e resurrezione. I Pelicans invece in araldica simboleggiano pietà (verso il prossimo), ma non ne hanno avuta molto stasera.
Si parte, ma le prime file dello Smooth King Center sono mezze vuote, chissà che la vittoria di stanotte non porti qualche spettatore in più tra le prime file.
Hornets in maglia viola con il solito quintetto fatta eccezione per Kidd-Gilchrist (sostituito da Henderson); Walker, Stephenson, Henderson, M. Williams, Jefferson, KG non ce la fa a scendere sul parquet a causa del colpo alla spalla rimediato contro New York. In bianco i Pelicans con; Holiday, Gordon, Evans, Davis e Asik.
Marvin Williams finito su Asik spende subito un fallo da sotto il canestro, questa volta il turco non tradisce (rispetto alla gara contro Memphis) e fa 2/2.
Il primo sorpasso Hornets è una tripla senza esitazione di Walker da 60° circa a sinistra per il 5-4.
A 8:45 Stephenson trova anche il 7-4 ben imbeccato sotto il tabellone.
Holiday a 8:22 da marcato non ha altra soluzione che far piovere la palla dal cielo, tiro arcobaleno, solo retina. 7-6. Poco dopo Asik schiaccia.
Evans compie il suo secondo sfondamento e va a sedersi, il neoentrato Rivers in corsa riceve un assist di Holiday e va a realizzare il sottomano al ferro.
A 4:35 è Walker a realizzare una sua personale seconda tripla ripareggiando la partita sul 14-14.
Nel finale Davis schiaccia, Holiday è aiutato dal canestro, un rimbalzo strano fa finire la palla a spicchi dentro e Asik guadagna due liberi realizzati, così a 3:20 New Orleans allunga sul 14-21.
La difesa di Charlotte è troppo lenta e Asik sotto le plance si fa valere.
A completamento del quarto Neal e Anderson si rispondono con due triple, poi Maxiell gira su se stesso e tira dalla media della baseline sinistra per il 19-24. Prima frazione che si chiude 21-26.
Il secondo quarto è inaugurato da un appoggino di Cody Zeller per il 23-26.
Botta e risposta tra i due team; Ryan Anderson risponde con il suo movimento classico, giro fintato veloce e tiro di prima classe che entra, Neal serve Zeller per il più comodo dei canestri, dall’altra parte Ajinça sfrutta la sua superiore velocità rispetto a Maxiell e va a referto attivo punti. Stephenson in entrata scarica un assist schiacciato dietro la schiena per Zeller, libero fronte a canestro che con un lungo 2 pt. e riporta a -2 i Calabroni (28-30). A 9:04 Roberts penetra e pareggia la partita.
Pelicans sugli scudi con Davis che stoppa uno Stephenson che non tira praticamente mai… azione ribaltata per la tripla di Anderson che a 6:53 da un +5 a New Orleans. Henderson conclude una bella triangolazione ma poi si lascia battere da un più convinto Rivers che attacca l’anello battendo anche i difensori appoggiando in penetrazione al vetro dopo aver preso la linea di fondo.
Walker riceve un passaggio e s’infila centralmente nella difesa di NOLA spiazzata, extra-pass per Jefferson che inizia a dominare nel pitturato. Dall’altra parte però Big Al è intermezzato da una bella realizzazione di Davis, con un mezzo fade-away ben marcato da Zeller.
A 1:01 Neal con un arresto e tiro riavvicina i Calabroni che sorpassano a pochi secondi dalla fine quando Gordon si fa portar via palla da Henderson che prova a correre in transizione.
E’ lo stesso Gordon che va a fare fallo sul tiro. Due liberi realizzati per il 48-47 parziale all’intervallo lungo.
Dopo l’intervallo, sono i Pelicans a rendersi più concreti, nonostante la mobilità di Charlotte Anthony Davis trova tre jumper e Asik a 6:46 segna su assist di Evans in schiacciata rimanendo appeso al ferro per il 50-58.
A 6:02 tripla di Evans lasciato colpevolmente solo, New Orleans trova l’allungo nonostante Neal faccia del suo meglio prendendosi e realizzando dei tiri che esegue velocemente senza l’aiuto dei compagni se non qualche blocco.
Notte fonda per i ragazzi di Clifford quando Davis servito da Holiday va a segnare in alley-oop facendo esplodere l’arena. 56-71, 15 punti di vantaggio per i bianchi di casa. PJ Hairston e poi Neal con un tre punti e un’azione in entrata più fallo davano 8 punti ai Calabroni, ora si era sul 64-73.

Neal contro Ajinça.

65-73 era il finale di quarto per un fallo (loose ball) di Ajinça su Maxiell, sfruttato solo a metà dal lungo degli Hornets.
L’ultimo atto si apriva con due liberi di Davis, una gran conclusione del rookie PJ Hairston e un bel movimento di Anderson, giro sul piede perno, finta a mandar fuori marcatura il difensore e allungo per altri due punti. Davis sfruttava una chiusura tardiva di Maxiell, andato a raddoppiare Holiday per giocare un pick and roll vincente. Gli ultimi bagliori in maglia viola li avevano Neal e Zeller, tuttavia la reazione degli Hornets si andava affievolendo, i Pelicans trovavano una buona serata al tiro e a metà quarto la partita poteva dirsi conclusa con una tripla di Evans che portava sul + 15 i padroni di casa (75-90).
Ultimi minuti buoni per rimpinguare lo score di alcuni protagonisti di serata.
New Orleans si porta sul 2-2 in classifica tornando a galla, per Charlotte che sperava in un avvio migliore, domani notte dovrà necessariamente battere Miami in casa se vuole dare un senso alla sua stagione e non deludere nuovamente i suoi tifosi che si aspettavano una buona stagione.

Voti

Hornets

K. Walker: 5,5
11 punti e 3 assist, il suo dirimpettaio fa meglio però.

L. Stephenson: 4,5
Passa la palla anche quando potrebbe segnare, dal punto di vista offensivo è un mistero. Prende rimbalzi e s’impegna ma è l’uomo in meno in questo momento per le aspettative che aveva quest’estate. 2 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, ma anche 5 palle perse.

G. Henderson: 5,5
Parte in quintetto al posto di KG, assenza pesante per gli Hornets. Lui prova a non farlo rimpiangere.
6 punti, 2 rimbalzi e altrettante rubate sono i numeri nonostante l’impegno indubbio.

M. Williams: 5,5
9 punti, 5 rimbalzi e 3 assist, tornato ben presto sulla terra dopo la notte d’apertura.

A. Jefferson: 6
20 punti, 5 rimbalzi. I 20 punti gli vengono quasi automatici, i 5 rimbalzi denotano la scarsa propensione difensiva della serata.

G. Neal: 8
Bravissimo. 21 punti, 6 rimbalzi e 2 assist. Si crea dei tiri passando dietro blocchi, azioni personali dall’esecuzione veloce e morbida.

J. Maxiell: 5
5 punti e un rimbalzo in 13 minuti abbondanti. Difesa? Mah… l’atletismo non lo aiuta di certo.

B. Roberts: 6
4 punti e 6 assist in 20 minuti, prova a creare gioco ma non è serata per alcuni compagni.

C. Zeller: 6,5
9 punti, 5 rimbalzi e 2 assist in 23 minuti. Sempre attivo.

PJ Hairston: 6,5
Non molto sul parquet, ma il rookie trova subito due bellissime conclusioni, sbagliando di pochissimo la terza da fuori e marcato, dimostrando di essere una minaccia al tiro e un’arma in più per i Calabroni.

Coach S. Clifford: 5
Per la prima volta gli Hornets non arrivano punto a punto. L’ostinazione di schierare Maxiell per più di 10 minuti è controproducente, specie contro gente molto più atletica. La squadra prova a giocare il suo basket, ma non vorrei che in qualche modo Stephenson fosse condizionato dai suoi schemi. Difesa da rivedere.

Pelicans

J. Holiday: 6,5
16 pt. e 9 assist, perla e per la schiacciata di Davis volante.

E. Gordon: 6
4 punti e due assist. Partenza interessante, poi si perde un po’, tuttavia da la sensazione che sia utile. Il plus/minus più alto dei suoi (+17) dice così.

T. Evans: 7,5
Qualcosa sbaglia e concede, ma è quel tipo di giocatore che sa andare in entrata, scaricare e anche tirare, finendo in doppia doppia. I suoi tiri sono “casualmente” quelli che siglano dei parziali pesanti. 16 pt. 10 rimbalzi e 5 assist.

A. Davis: 8
24 punti, 13 rimbalzi e 3 stoppate. Niente di nuovo. Nel terzo quarto è lui a fare il vuoto. Il pubblico gli grida “MVP, MVP”.

O. Asik: 7
Attivo sotto le plance finisce con 10 punti e 11 rimbalzi, molti offensivi. Approfitta anche della scarsa vena di Charlotte in difesa.

J. Fredette: 5
1 rimbalzo e una palla persa, fondamentalmente nullo.

A. Ajinça: 6,5
2 punti e due rimbalzi in 5 minuti. Fallo stupido su Maxiella a 0,04 dalla fine del quarto ma in precedenza in attacco aveva batttuto lo stesso sfruttandone intelligentemente le caratteristiche.

A. Rivers: 7,5
12 punti, 5 rimbalzi e 3 assist. Forse doveva aspettare proprio gli Hornets per sbloccarsi. Apparso più sicuro, fa delle belle entrate con tempismo e proteggendo bene il pallone. Forse la difesa di Charlotte avrebbe potuto fare meglio ma lui è uno dei 5 migliori in campo nella notte.

Anderson: 7
16 punti e 3 rimbalzi. La classe al tiro e di trovarsi delle conclusioni da marcato con movimenti studiati e ripetuti.

Russ Smith: s.v.

Coach M. Williams: 6,5
Evans in SF che gioca più come una guardia è una mossa ache darà I suoi frutti. Per il resto normale amministrazione, quando hai Anthony Davis…

Recap Video: Hornets @ Pelicans 91-100

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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