Game 4: Charlotte Hornets Vs Philadelphia 76ers 109-93

chaphi1
 
CopiHornets
 
Nella mitologia Nordica esistono nove mondi.
Essi sono collegati da un enorme albero chiamato Yggdrasill.
Le sue radici si estendono in tre mondi; quello del freddo, quello dei Giganti e quello degli Dei.
Due le stirpi divine, gli Asi e i Vani che si combatterono prima di arrivare alla pace.
Potremmo veder quest’ultimo fatto come la metafora dell’innesto tra i nuovi e i “vecchi” nel roster quest’anno.
Queste difficoltà si son viste nel primo tempo.
Squadra anonima, timida, difficoltà a realizzare e difesa a tratti fumosa.
Giocatori sottotono eccetto forse Walker che viveva in un mondo tutto suo, mentre gli altri erano quasi tutti agli Inferi…
Siamo comunque solo a gara 4.
Impossibile per noi dire se il destino sarà benevolo o meno.
Le Norne, donne che decidono il destino degli uomini e degli dei (ne esistono di buone e cattive, le tre più famose si occupano di nutrire l’albero) sono a noi imperscrutabili.
E’ presto per dire che stagione potranno fare gli Hornets, ma confido nella loro benevolenza.
Questa sera i Calabroni non hanno meritato nei primi 24 minuti, ma hanno ribaltato la gara in cinque minuti nel secondo tempo.
Tutto da copione quindi, per una squadra che ha bisogno di subire schiaffi prima di reagire e vincere.
Philadelphia è squadra che ha buone individualità, ma fa fatica a difendere e pare troppo sfilacciata e anche frenetica in qualche occasione in attacco.
E’ evidente che si tratti di squadra giovane, tra l’altro perseguitata da qualche norna che nella città dell’amore fraterno non dev’essersi trovata bene, visti gli infortuni a catena.
Batum. Secondo tempo da 17 punti per 20 complessivi.

Batum. Secondo tempo da 17 punti per 20 complessivi.

 
Philadelphia agli ordini di Coach Brett Brown arrivava da un back to back, partita quasi vinta contro i Magic buttata via nell’ultimo minuto di gioco.
In serata il quintetto era composto da: Rodriguez, Henderson, Covington, Saric e Holmes.
Clifford schierava i soliti (in assenza di Hibbert): Walker, Batum, Kidd-Gilchrist, M. Williams e C. Zeller.
 
Gli Hornets vincevano la palla a due ma il cronometro non partiva (già visto ieri a Indianapolis), si cominciava nuovamente da una rimessa dopo due secondi consumati.
Ne passavano altri 9 e Zeller era già in lunetta ma falliva entrambe le conclusioni.
Charlotte passava comunque in vantaggio con lo stesso Zeller a 11:16 che dopo un giro nel pitturato arrivava a contatto con il difensore ma in qualche maniera riusciva a mandare dentro la sfera.
Covington con la tripla superava i Calabroni e più tardi l’ex Gerald Henderson infilava in contropiede anche il 4-7.
Gli Hornets costringevano spesso al fallo la difesa di Phila e passavano diverse volte dalla linea della carità per guadagnare punti.
Kemba faceva 2/2, MKG ½, ancora Kemba a 8:03 per un fallo di Okafor in chiusura tirava e realizzava altri due FT per il 9-7. All’improvviso si passava dal punto singolo alle triple, Marvin Williams, intervallato da Ilyasova, colpiva due volte da grande distanza.
L’ultima grazie a un meritevole assist dietro la schiena effettuato da Batum che a 6:39 valeva il 15-10.
Philadelphia pareggiava di tripla (Stauskas) ma a 4:54 Kemba con un lungo e velocissimo jumper in step back allungava e Kaminsky riportava a cinque le distanze con una tripla (20-15), entrava anche Belinelli ma falliva due tiri accontentandosi di restituire un pallone in transizione a Walker che appoggiava senza più difensore assorbito da Marco.
Gli Hornets circa rimanevano al palo mentre Philadelphia prendeva quota; a 1:09 la squadra di Brown sfruttava una tripla di Saric per passare in vantaggio (22-26).
Il primo tempo però era brutto, Thompson in contropiede sbagliava un rigore, i Calabroni perdevano palla con un lungo lob subendo un secondo contropiede, assist di Stauskas ma Covington sparava sul ferro la schiacciata, così Hawes (aveva perso palla all’inizio di tutta questa breve ma intensa sequenza) beffardamente si ritrovava a conquistarsi due liberi a :31.7, poi realizzati.
Il primo tempo si chiudeva con i canestri di Saric e Sessions sul 26 pari.
 
Nel secondo quarto Philadelphia prendeva più confidenza intuendo le falle della difesa di Clifford.
A 10:04 un gioco da tre punti di Saric portava il punteggio sul 28-33.
Finalmente si svegliava Belinelli che segnava in jumper da destra prima e dalla diagonale destra da oltre l’arco poi, il catch’n shoot del nostro swingman valeva il 33 pari a 9:22, una fortunata tripla di Henderson seguita da un canestro di Rodriguez più un gancio di Okafor trascinavano sott’acqua i Calabroni.
35-43 prima che Sessions splittando dalla lunetta a 5:46 interrompesse il break degli ospiti.
I 76ers divenivano padroni del parquet e un runner dal pitturato di Thompson a 2:49 mandava negli abissi profondi Charlotte.
-13 sul 38-51…
Per fortuna bastava affondare un po’ per procurare seri problemi ai lunghi in divisa blu…
Walker andava in angolo e attraeva su di se le attenzioni, lo scarico valeva una tripla aperta di Batum per il -10.
Williams e Zeller conquistavano la lunetta ma continuavano a consumare il ferro splittando entrambi.
Walker dalla lunetta e ancora Sessions portavano altri tre punti alla causa (2 Kemba, 1 Sessions, tra l’altro in campo contemporaneamente) e l’orrendo primo tempo terminava 46-53 a favore degli ospiti, va detto… meritatamente.
Kaminsky contro Ilyasova e Okafor. Frank ha chiuso con 14 punti. Getty Images.

Kaminsky contro Ilyasova e Okafor.
Frank ha chiuso con 14 punti.
Getty Images.

 
Nel terzo quarto cambiava tutto però.
Il primo attacco dei 76ers era disastroso poiché nonostante avessero la possibilità di concludere esitavano facendo scadere i 24 secondi.
Batum andava in lunetta per un’infrazione dei tre secondi nella propria area chiamata a Philadelphia e lì forse si sbloccava da un brutto inizio regular season.
Intanto Kemba si faceva consegnare alla mano e partiva per recapitare due punti in penetrazione a 10:55.
Gli Hornets cercavano velocemente l’operazione sorpasso.
Batum a 10:31 arrestandosi in corsa dalla diagonale sinistra segnava tre punti (dati per due al momento e poi successivamente corretti a tre), Walker a 9:47 da tre punti (scarico di MKG) era come Re Mida, tutto ciò che toccava diveniva oro, la tripla issava in testa i Calabroni (55-53).
Hornets on fire e su un invito di Batum, screen roll, partenza di Zeller dalla linea, un paio di passi e furiosa schiacciata a due mani ad attraversare la difesa di Brown.
A 8:10 Marvin Williams metteva a segno la giocata difensiva della gara rubando palla e andando in contropiede in uno contro uno a realizzare abilmente il 59-53.
Saric provava a rispondere… il rookie croato eseguiva uno spin in area e batteva la difesa di Charlotte con la mano sinistra ad appoggiare.
Zeller a 4:05 giocava un pick and roll con Kemba, anticipando i tempi dal pitturato alzava un teardrop che spioveva nella retina con semplicità ed efficacia.
A 3:01 Batum infilava una tripla e portava a +10 i bianchi di casa (75-65), il francese veniva trovato con un bel passaggio schiacciato da Hawes, Nicolas lo agganciava in corsa, realizzava e potava a casa un gioco da tre punti a 1:38 per l’80-69.
Kaminsky dalla diagonale sinistra rincarava la dose da oltre l’arco (83-70) e ai 12 minuti finali si arrivava sull’85-73.
 
L’ultimo quarto era in parte il festival delle marcature degli Hornets, anche se dopo l’iniziale canestro di Kaminsky, Rodriguez centrava due triple nel giro di poco tempo.
A 10:07 con la seconda costringeva Clifford al time-out sull’87-78.
A 9:48 però Kaminsky con il difensore davanti a lui, fermo sulla sinistra, si muoveva solo con il piede perno, finte e tiro messo nonostante la marcatura stretta.
A 9:02 una drive sulla baseline di Kaminsky era la base per l’assist a Belinelli; The Tank lanciava dritto in angolo a Marco smarcato che da tre bruciava la retina per il 93-79.
Rispondeva Saric da fuori ma ancora Marco, lanciatissimo, metteva una tripla più scomoda rispetto a quella precedente.
A 7:34 passaggio no look a terra di Belinelli… dalla transizione bastava questo assist per far arrivare Hawes in corsa a pochi passi dal ferro per appoggiare il 100-84.
La partita terminava con Walker che si dedicava ad accumulare qualche punto in più per le statistiche.
Il match si chiudeva 109-93 per gli Hornets, capaci di ribaltare in poco un match nato male.
chaphi2
 
Pagelle: (associate alla mitologia nordica):
 
Walker: 7
22 pt. (7/14), 4 rimbalzi, 7 assist. Balder. Il Dio della luce è coraggioso e saggio. Muore per incolpevole mano del fratello cieco armato da Loki. Tornerà dagli inferi per regnare in tempo di pace. Nel primo tempo ha una faccia triste. Non si vede nemmeno l’inquadratura di sua mamma sugli spalti. I suoi compagni gli combinano scherzi. Lui con le sue penetrazioni costringe Brown a cambiare due volte i lunghi per problemi di falli. E’ anche preciso dalla lunetta. Garanzia, lui c’è ed è effettivamente coraggioso e saggio. Unica nota negativa le 4 palle perse. Nel primo tempo gli Hornets ne lasciano giù tante, nel secondo non regalano quasi nulla.
 
Batum: 7
20 pt. (7/15), 7 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. Niödhr. Dio del mare vive a Noatun, la città delle navi. E’ però anche il Dio del fuoco e del vento. Sospinge e brucia nel secondo tempo, dopo i primi due quarti da de profundis. 17 punti arrivano nel secondo quarto, quando sembra essere tornato il vero Batum, per fortuna.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
6 pt. (2/4), 13 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate, 1 stoppata. Vidharr. Detto anche il Dio silenzioso, è poco noto. Figlio di Odino, dopo Thor è il Dio più potente. Comprimario importante quindi nel team come stopper, dall’energia insospettabile. Fa un primo tempo da 5, con tre falli si siede in panca. Nel secondo ottimizza le occasioni.
 
Marvin Williams: 6,5
11 pt. (4/12), 8 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Heimdallr. Altro figlio di Odino e delle onde del mare. Pare sia stato partorito da queste sul bagnasciuga, quindi racchiude caratteristiche di mobilità (mare) e forza (terra). E’ il guardiano della fortezza dell’Asgardhr, vista acuta, conoscitore del futuro, controlla il ponte arcobaleno (Bifröst) che collega l’Asgardhr alla terra. Triple arcobaleno, mobilità in campo ma anche forza. La sua onesta partita con qualche tripla e rimbalzi.
 
Zeller: 6,5
13 pt. (5/7), 1 rimbalzo, 1 stoppata. Come Mundilfaeri. Ovvero colui che si muove con ritmi e tempi precisi. Un paio di teardrop, inserimenti, una flash dunk da highlights con i tempi giusti. Bene in attacco, tempismo perfetto. Male in difesa dove fatica a rimbalzo e commette qualche fallo di troppo.
 
Kaminsky: 6,5
14 pt. (6/12), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Elfo. Genericamente gli elfi sono creature cui viene attribuito un forte legame con la natura. Bianco e splendente, capaci di dare profumo e colore ai fiori. Il lungo che stupisce con le sue triple. Fresco d’opzione di rinnovo per l’anno prossimo, si dice contento. Entra meglio in ritmo partita rispetto a Boston e gioca una buona gara.
 
Belinelli: 7
11 pt. (4/9), 3 rimbalzi, 2 assist. Luna. Contrariamente al nome femminile in italiano è il figlio di Mundilfaeri. Gli dei offesi dall’arroganza del nome rapirono il bambino e lo misero in cielo. Inseguito perennemente da un lupo di nome Hati, l’ultimo giorno del mondo sarà inseguito e divorato ma non è ancora il tempo. Per ora corre e illumina con le triple… Pareggia la situazione di svantaggio nel secondo quarto dopo uno 0/3 da paura iniziale. Nel secondo tempo mette un paio di canestri che allontanano gli ospiti, in più arriva la ciliegina dell’assist per Hawes. Porta via l’uomo in caso di penetrazione, se nell’angolo l’attenzione ricade su di lui, i piccoli possono creare gioco o segnare.
 
Hawes: 6,5
8 pt. (3/3), 2 assist, 1 stoppata. Thor. Oltretutto perché così conciato (versione Marvel) è andato in ospedale insieme a Zeller a trovare i bambini malati. Con il suo martello Miöllnir distribuisce mazzate al canestro avversario, anche se durante la serata è buono e si limita a una. Thor odia i nani e i giganti, forse per questo il suo passaggio schiacciato beffa entrambi. A parte due palloni persi e un paio di difese sicuramente migliorabili, in attacco non sbaglia niente.
 
Sessions: 6,5
4 pt. (1/3), 3 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata. Askr. E’ l’uomo normale. Popolerà il Midhgardhr, il recinto di mezzo. Tratto dal frassino. Gioca a sprazzi insieme a Kemba. Destinato a fargli da secondo ma anche a giocare con lui una small balla momenti. Roberts rimane in panca, lui finalmente si dedica oltre alle sue incursioni, allo smistamento assist. Un paio di liberi cortissimi ma non malvagio questa sera.
 
Graham: s.v.
0 pt. (0/0), in 01:19. Austri. Era un verme nato dalla morte del Gigante malvagio Ymir, ora è un nano. Insieme a Vestri, Nodhri e Sudhri regge il cielo agli angoli della Terra. A lui che insieme a Sudhri sorregge la volta della Southeast Division vanno le preghiere perché il cielo non cada su Charlotte e si possa fare una bella stagione. Esordisce per pochi minuti nel secondo tempo quando MKG ha problemi di falli. Più portafortuna che giocatore per ora.
 
Clifford: 6,5
Odino. Il padre degli dei. Dopo la sconfitta con Boston cerca di far tornate il parquet amico simile alla fortezza dell’Asgardhr. Nel bene e nel male deve cercare di dare un’identità a questa squadra che soffre ancora troppo di sbalzi d’umore. Male la prima parte, bene la reazione. Speriamo che il wake up sia definitivo.

Questo articolo è stato pubblicato in Games da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.