Game 48; Charlotte Hornets @ Miami Heat 91-95

 
C’era una volta un buon allenatore chiamato Denny Crum, due volte campione NCAA con i Cardinals.
Arrivò primo nel 1977 alle universiadi di Sofia, mentre nel 1987 con la nazionale statunitense selezionata per i giochi panamericani centrò il secondo posto causa un Oscar che per il Brasile ne mise 46.
In squadra aveva Rex Chapman, volto noto ai tifosi Hornets della prima ora.
Non è di questo però che volevo trattare.
Crum ha ottenuto un diploma in matematica a UCLA e forse è per questo che in qualsiasi ambito è abituato a stimare le percentuali.
Siamo a metà anni ‘70 e Crum punta a un giocatore che a 16 anni era già alto 190 cm per passare a 200 due anni più tardi.
Si diceva avesse segnato 30 punti a gara. Nonostante il giovane fosse stato scartato da alcune squadre perché ritenuto lento, il fiuto di Crum lo portò su di lui, ma al biondo giocatore non importava giocare per Louisville.
Il coach dei Cardinals così lo sfidò a H.O.R.S.E., un gioco nel quale il primo che tira sceglie la posizione da dove tentare il canestro e l’avversario deve rispondere.
Crum, fiducioso delle sue percentuali andò nell’angolo, dove linea di fondo e laterale s’intersecano.
Riusciva a piazzarne molti prima dell’allenamento della sua squadra, quindi prese la palla e tirò… ma non fece centro.
Il giovane sorrise, prese la palla e ne mise cinque di fila, poi andò sulla linea di metà campo da dove mise il punto esclamativo chiudendo i giochi.
A coach Crum non rimase che stringere la mano e andarsene sentendosi dire:
“Arrivederci coach”.
Quel giocatore non giocò mai per Louisville ma ritrovò Crum alle Universiadi di Sofia del 1977, il suo nome era Larry Bird. L’analogia con Charlotte è che gli Hornets probabilmente quest’anno hanno sottostimato Miami (basti pensare al rocambolesco finale dell’ultima sfida a Charlotte) che alla vigilia della sfida odierna si presentava sul 3-0 a proprio favore, pronta a spazzare la serie annuale.
A volte non bastano forza fisica e tecnica.
Ci vuole il “cuore” mancato a Charlotte nei finali. Bruciati diverse volte dagli Heat, i Calabroni volavano sulle sponde della Baia di Biscayne per entrare nell’AmericanAirlines Arena.
Dall’esterno la partita era imprevedibile, gli Hornets avrebbero accusato il colpo delle tre sconfitte e la stanchezza per il back to back dopo aver battuto Atlanta ieri notte oppure avrebbero avuto quello spirito di rivalsa per andare a rompere le uova nel paniere di una Miami lanciata verso i playoffs?
Charlotte ci ha provato e ha mostrato un quintetto capace di mostrarsi superiore a quello di Miami (in serata con la maglia dedicata a Miami Vice), ma la panchina steccando (nettamente superiore quella degli Heat) ha concesso ancora ai ragazzi di Spolestra di portare a casa la vittoria.
Kemba nel finale troppo stanco per aver disputato tutto il secondo tempo, qualche errore (Batum un paio d’ingenuità) e i numeri…
46-51, 12-25, 34,5% contro 44,7% sono rispettivamente le cifre di rimbalzi, assist e percentuali dal campo, a nulla è valso il 28/35 dalla lunetta contro l’11/18 di Miami che per quel che riguarda i singoli ha chiuso con un Richardson da 19 punti seguito da Ellington con 17 e Olynyk con 16.
Amarezza per l’ennesimo close game perso (sprecati 15 pt. di vantaggio sul 75-60), ma ora, a frittata fatta, bisogna assolutamente pensare d’alzare la qualità della panchina per avere un gioco e un’identità anche lì.
Le scorribande di Lamb e i tiri di Frank quando non funzionano condizionano la gara.
Zeller è ancora out…
Prossima tappa Indianapolis, dove gli Hornets dovranno necessariamente correre per cercar di rientrare in zona playoffs con la stagione che si sta accorciando sempre più…
La partita
 
Palla a due vinta da Whiteside, Miami in attacco, Richardson e Whiteside mancavano i loro tiri, rimbalzo del centro di Miami, fallo di Howard che affossava Whiteside.
A 11:20 agli sgoccioli della seconda azione il play di Miami trovava il canestro.
Stessa sorte per Walker, “costretto” a prender le misure, errore da due e bomba da tre valida per il sorpasso a 10:39…
Dwight dalla media destra lanciava la sfera contro il vetro per il 5-2 ma dal corner destro ancora Richardson trovava la parità.
Batum si arrestava in area; giro e tiro vincente, MKG invece non si fermava se non sotto canestro dopo aver “litigato” di fisico con Dragic riusciva a passarlo per depositare di destra. Un assist di Batum a scavalcare Whiteside lasciava la via libera a Howard che andava diretto a schiacciare virando leggermente a sx in volo per evitare l’intervento di T. Johnson (11-6).
Dragic non metteva il tiro ma Whiteside dava parecchi problemi; suo il tap-in per l’11-8.
Dalle vette di Whiteside si passava alla pianura di Walker che non era piatto nelle giocate; 1 FT realizzato e tre punti da dietro l’arco sull’azione successiva (6:24) grazie a un Howard che portava a spasso Richardson (in pressione) per il campo; spin con intervento a vuoto di Richardson nell’angolo sinistro e pass per Walker per l’open del quale risultato abbiamo scritto.
Gli Hornets con due FT di Williams a 4:27 si portavano sul 19-14, Dragic sette secondi più tardi splittava dalla lunetta mentre al secondo tap-in Howard metteva dentro il 21-15. Johnson segnava in dunk sugli sviluppi di una transizione poi Miami si avvantaggiava con Olynyk nel duello tra bianchi con Kaminsky.
Gancetto ravvicinato che non lasciava possibilità di replica al Tank.
Un canestro di Kemba dalla FT line era seguito dall’entrata di Richardson (24-21), un turnaround di Lamb era utile per portarci a quota 26, ma un suo intervento irregolare mandava in lunetta Olynyk.
Il fallo speso si rivelava buono perché il lungo mettendo solo un FT chiudeva il quarto sul 26-22.

Charlotte Hornets guard Nicolas Batum, center, prepares to take a shot against Miami Heat guard Josh Richardson (0) during the first half of an NBA basketball game, Saturday, Jan. 27, 2018, in Miami. (Wilfredo Lee/Associated Press)

 
Si apriva bene il secondo quarto con una buona azione di O’Bryant che ricavava due punti.
Illusorio però che potesse continuare.
Tre secondi contro gli Hornets, altro gancio dal post basso di Olynyk, svantaggio dimezzato dagli Heat che subivano due liberi perfetti di Frank a 11:01 (30-25) ma rimediavano con la deviazione volante di Adebayo sugli sviluppi di un pick and roll.
Lo stesso Adebayo sfruttava l’assenza di O’Bryant per prodursi nella dunk appesa che portava Miami sul -1 (30-29), preludio al sorpasso firmato da Ellington con una bomba in transizione (10:01, 30-32).
Su uno scambio di palla con Lamb ai bordi dell’arco Kaminsky trovava uno dei pochi momenti positivi del suo primo tempo; finta sulla quale Olynyk cadeva con i due piedi travolgendolo.
Altro 2/2 per il sorpasso ma durava poco perché lo stesso Olynyk chiudeva con abilità in appoggio andando sino al ferro riuscendo a eludere il tentativo d’intervento del lento Tank.
Perdeva palla Lamb (sul fondo) chiuso da Olynyk, Ellington da tre su uno scambio di marcature bombardava da destra sulla testa di Frank mentre Monk, in campo dal finale di primo quarto mancava il tiro (finirà con 0/4 la prima frazione), ci provava Kaminsky ma ottenendo lo stesso risultato: zero…
La panchina mostrava tutti i suoi limiti fino a quando Frank riusciva a impossessarsi di un pallone e a chiudere in transizione per il 34-37.
Rientravano Walker, Batum e Howard ma ci si dimenticava di difendere su Winslow che dalla baseline andava a trasformare in due punti la pecca, così come a 6:18 Olynyk, grazie alla mancata chiamata arbitrale sul contatto con Frank che volava a terra, depositava facilmente da due passi il 34-41.
Miami cavalcava l’onda con Adebayo in tap-in sulla miss di Olynyk. Kemba fermava l’inerzia con due punti furbi al vetro ma prendeva anche una stoppatona da Winslow, tuttavia la tattica suggerita da Lamb nel finale era valida; attaccare il canestro così come stava facendo Miami.
A 3:58 lo schianto di Lamb su Olynyk era visto dai vigili arbitri come incidente causato dal bianco, due FT realizzati che aprivano un finale nel quale Kemba trovava diverse volte punti dalla linea aiutato da Batum che con un 2/2 riportava gli Hornets in gara sul 48-52 prima del canestro finale a nove decimi di Johnson con giri sul posto per il 48-54.

Charlotte Hornets guard Jeremy Lamb, center, loses control of the ball as he drives against Miami Heat forward Kelly Olynyk, left, and guard Josh Richardson (0) during the first half of an NBA basketball game, Saturday, Jan. 27, 2018, in Miami
Foto: Wilfredo lee (AP).

 
Si tornava in campo dopo la decina di minuti di riposo e Miami con Dragic infilava i primi due pt., J. Johnson ci graziava mancando l’open dal corrner destro e dopo un tiraccio di Batum che colpiva la bassa tabella, Kemba rimetteva in moto gli Hornets passando lo schermo di Howard per andare a chiudere nel cuore del giallo pitturato in floater.
Buona difesa di Batum che contrastava sino all’ultimo Richardson sul tentativo d’appoggio e a 9:26 MKG sotto canestro aveva la meglio a rimbalzo (pessimo banker di Howard) correggendo.
Correggeva caparbiamente anche Batum a 9:01 da sotto su un suo errore per il quale richiedeva il fallo sul primo tentativo, poco male se la difesa di Charlotte costringeva ai 24 a far concludere da casa sua J. Johnson che marcato non poteva fare di meglio che fender l’aria.
Howard in movimento frontale eseguiva un giro su Whiteside per concludere da sinistra da sotto.
Il pareggio raggiunto dl numero 12 a 8:18 invogliava gli Hornets che passavano in vantaggio con la combo Kemba/Howard; il primo portava scompiglio in area servendo velocemente il secondo che usava l’angolazione perfetta sotto canestro per l’appoggio.
Eluso l’intervento di Whiteside (se non quello falloso) chiudeva dalla lunetta la giocata da tre punti.
Howard stoppava Whiteside e MKG saliva in cima a Richardson per piazzare il jumper.
Il momento d’oro degli Hornets non si arrestava:
Si vedeva Howard partire in crossover e tentare il reverse layup su Whiteside che ricorreva al fallo mandando in lunetta il nostro centro.
Uno su due ma Dwight si rifaceva andando a prendere un rimbalzo (tiro in fade-away di Batum che saltava via dal ferro) per schiacciare a una mano.
J. Johnson dalla destra andava a vuoto con il jumper mentre MKG dallo stesso lato infilava un big shot per il 68-58 a 5:03 dalla fine del terzo quarto.
Howard stoppava Winslow, la palla rimaneva a Miami che andava corto con Dragic di tripla, la quale non sarebbe comunque valsa per lo scadere dei 24.
Due punti in appoggio destro di Marvin che non incontrava resistenza (4:22), poi un’entrata di Ellington a fermare il parziale degli Hornets.
Calabroni che guadagnavano comunque ancora punti se Winslow ostacolando irregolarmente Walker al tiro concedeva la giocata da tre punti (73-60).
Richardson si staccava da Walker scattando al centro, ricezione perfetta ma clamoroso errore in appoggio in solitaria.
Un fallo preventivo di Olynyk su Howard si rivelava una soluzione pessima perché Dwight realizzava i due FT a 3:26 spostando le cifre sul 75-60.
Gli Heat però iniziavano a rimontare; Olynyk sfruttava il rientro del Tank per segnar due punti, Howard per la legge del contrappasso su uno scontro con Olynyk non segnalato finiva per schiacciare ma Adebayo realizzava con la jam. Frank sparava a vuoto e Lamb si faceva battere da Winslow, un catch n’shoot di Ellington dal corner destro spingeva Miami sul 77-69.
Si finiva con due FT di Richardson per il 78-71.
 
Si iniziava l’ultimo quarto con Kemba ad accompagnare la panchina in campo.
Walker senza tregua però non bastava; Lamb, O’Bryant due volte mancavano i loro tiri, Miami rimontava fino a che Jeremy con un tiro da veramente lontano riusciva a sorprendere Adebayo per l’81-75 (9:57).
J. Johnson commetteva sfondamento su Frank, entrava Howard, cercato da Lamb un paio di volte con passaggi brutti che finivano preda delle mani di Miami.
Kemba con una pazzia segnava da casa sua a 7:16 (84-78). Richardson sbagliava il tiro con un Kemba indemoniato in difesa, senza riposo correva per forza d’inerzia recuperando su ogni blocco portato contro di lui…
Lamb commetteva anche diversi falli in difesa non riuscendo a tenere.
Su uno di essi Winslow andava in lunetta con un air-ball sul primo tentativo, si sperava fosse un auspicio del destino ma seguendo il titolo di un album di Frankie HI-NRG (La morte dei Miracoli), Miami si ripresentava sul -1 a 5:53 con una tripla di Olynyk che faceva denotare l’atteggiamento passivo di Frank.
A 5:24 un turnaround di Frank sulla baseline destra finiva dentro J. Johnson tagliava sotto canestro a destra, dove era raggiunto da un bullett pass che sfruttava per segnare l’86-85.
Dalla lotta a rimbalzo offensiva di Howard scaturivano due trasformazioni ai liberi, Charlotte si mangiava le mani quando sulla stessa azione Kemba mancava due triple (troppo frettolose ma con spazio e Marvin la terza), J. Johnson andava a rimbalzo ma apriva malamente la transizione verso Olynyk che salutava il pallone uscito in rimessa laterale sinistra. Un floater di Marvin e un errore da tre di Winslow con tutto lo spazio del mondo non servivano; Richardson in entrata per ben due volte riusciva a segnare, ottenendo anche un libero sulla seconda.
Sorpasso Miami a 1:21 (90-92).
Purtroppo oggi avrebbe avuto ragione Crum, tre precedenti sconfitte e idiosincrasia nelle punto a punto, il calcolo delle probabilità non era a favore pur avendo un quintetto anche superiore a quello di Miami…
Si arrivava a :30.4 quando Walker guadagnava due Ft. Messo il primo, sbagliava il secondo, questo inficiava il proseguo del match.
Charlotte, sbagliando dal mio punto di vista (con :28.3 sul cronometro sarebbe rimasto pochissimo tempo a Charlotte per costruire un’azione), lasciava scorrere i secondi non commettendo fallo e non portando pressione sulla palla. Miami faceva girare la sfera che raggiungeva Ellington da fuori, MKG tornava su di lui, ma la finta del tiratore degli Heat con spostamento breve verso sinistra gli consentiva di metter la giocata per chiuder la gara con la tripla del 91-95.
La giocata arrivava a :04.6, in tempo utile…
Si finiva con Frank a sparare inutilmente e malamente sul ferro così come aveva fatto per tutta la gara.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
30 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Gli si può imputare la troppa voglia e fretta di chiuder la partita nel finale come ingenerosamente l’errore che ha costretto Charlotte alla resa sul secondo libero ma gioca 41 minuti correndo come un ossesso. Qualche fallo di troppo (4) per la foga, finisce con 8/22 dal campo e 4/9 da fuori. Solo un turnover e buoni assist. Una tripla siderale.
 
Batum: 5
9 pt., 4 rimbalzi, 3 assist. Chiude con 3/13 dal campo. In qualche azione si rivede la difesa ma nel finale forza un jumper contrastato e consegna un pallone a Miami sul tentativo di scambio con Williams.
 
Kidd-Gilchrist: 6
8 pt., 6 rimbalzi, 1 rubata. Si fa stoppare da dietro in transizione, per il resto infila tutti i suoi tiri con perizia. Avrebbe dovuto controllare meglio Ellington nel finale ma forse avrebbe segnato ugualmente.
 
M. Williams: 5
6 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 24 minuti. Scende nella percentuale del tiro da tre. Nel finale manca due open che avrebbero potuto regalarci un esito diverso. Purtroppo, a parte qualche canestro facile, non è in serata.
 
Howard: 7
20 pt., 16 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 4 stoppate. Inizia male su Whiteside che gli ruba tutti i rimbalzi come un adulto malvagio ruberebbe del pane a un bambino. Poi inizia a ingranare e va in doppia doppia. Nessun turnover, 6/7 ai liberi. Ci prova quasi sempre a stoppare.
 
Lamb: 5
8 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. Chiude con 2/6 dal campo, perde tre palloni e i 4 falli evidenziano le difficoltà difensive. Il momento magico è la tripla lunghissima ma poi combina poco finendo sul -18 di +/-. Due serate negative, momento preoccupante, speriamo non s’involva come il solito.
 
Kaminsky: 4
8 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Pietoso 2/8 dal campo contenente uno 0/4 da fuori. Olynyk con il pennarello gli disegna il bersaglio in fronte. Il Tank colpito e affondato. I zero falli indicano l’aggressività della sua difesa costituita solo da presenza fisica o verticalità. Se ci sarà una trade si prega di spedirlo ovunque lo richiedano.
 
Monk: 5
Gioca 7 minuti nel primo tempo al posto di MCW (problemi alla spalla sinistra) e tra entrate e tiri finisce con 0/4. Ancora impreparato. Torni a settembre.
 
O’Bryant: 5,5
2 pt., 1 rimbalzo in 10 minuti. A inizio ultimo quarto si accontenta del tiro un paio di volte ma gli va male. Un buon canestro poi l’oblio. Come il resto della panchina… limitato.
 
Graham: 5
0 pt., 3 rimbalzi. In 15 minuti prende un -17 di plus/minus. Ricordo una buona difesa e poco altro.
 
Coach S. Clifford: 4,5
L’idea di cambiare rotazione indica che ci avrebbe tenuto a vincere Miami se è disposto a sacrificare i polmoni di Kemba, sudatissimo… L’idea non è malvagia ma va perfezionata scegliendo un paio di uomini per aiutare la panchina in campo, lasciando riposar Walker. Assurda la gestione del finale non commettendo fallo o ancor meglio, portando pressione. La beffa poi arriva da tre punti e con i poco più di 4 secondi rimasti non possiamo comprare nemmeno degli inutili Gratta e Vinci…

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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