Game 5: Charlotte Hornets @ Chicago Bulls 110-112

 
Intro
 
Quando entrano in scena i Bulls potremmo parlare di naturale tauromachia sportiva senza spargimenti di sangue.
Richard Klein, il primo proprietario della franchigia scelse il nome Bulls/Tori, perché la zona era la capitale della carne e lui venne folgorato pare dai tori appunto.
Dai suoi giocatori sperava di riveder la stessa forza e resistenza incarnata nello spirito di questo animale.
A Charlotte ci sono ragioni storiche ma, anche se “più lontani” dalla comunicazione con l’uomo, i Calabroni incarnano combattività, velocità e la possibilità di volare.
Un combattimento che potrebbe ricalcare le doti delle squadre di oggi.
Charlotte era ripartita bene nelle sfide contro Chicago dal 2014 ma a inizio 2017, proprio con una sconfitta a Chicago apriva un ciclo negativo contro i Bulls che coincideva con la picchiata della squadra di Clifford durata almeno sino a scorsa fine stagione.
Oggi Charlotte a Chicago andava per uscire da quel tunnel e risollevarsi mentre gli orgogliosi Bulls non erano certo disposti a cedere nulla…
Hornets Vs Bulls, dal mio punto di vista, una delle sfide più affascinanti dell’intera NBA, anche se oggi le squadre non stazionano nel paradiso dei team NBA ma nel limbo oscuro della Lega.
 
 
La partita in breve
 
Bulls senza Lauri Markkanen, Dunn e Valentine per infortunio a cercare la prima W ma Charlotte partiva bene con lo starting five ma il cambio tra questi e la second unit nel finale del primo quarto dava la possibilità ai Bulls di rientrare nonostante Parker con un paio di jumper a inizio secondo quarto provasse a spinger la panchina.
I Bulls però azzeccavano un parzialone di 11-0 con il quale rimanevano in vantaggio per tutto il primo tempo. Charlotte, che sino a quel Hornets con 18-25 i rimbalzi pro Bulls a fine del primo tempo spiegavano il vantaggio dei locali.
Nel terzo quarto si ergeva protagonista Payne che bombardando da tre punti spingeva sul +11 Chicago, un vantaggio che alla fine dei 12 minuti scemava a 6 punti. Charlotte tentava di recuperare nell’ultimo quarto e iniziando bene con una giocata di Bridges tagliava lo svantaggio. Hornets che sul +5 (un paio di canestri da tre, uno di Walker e uno di Williams) giocavano male almeno ¾ attacchi, così Lavine spingeva i suoi con un paio di giocate top.
Charlotte finiva per aver la palla in mano a poco più di sei secondi dalla fine dopo un errore di Lavine ma sulla rimessa Kemba sulla pressione mandava fuori la palla.
Lavine in penetrazione era fermato al casello da Monk ma a pagar dazio con due FT erano gli Hornets che a mezzo secondo dalla fine incassavano due FT della star avversaria. Sconfitta surreale, senza toglier nulla all’impegno dei Bulls. Difesa a tratti inadeguata e la lotta a rimbalzo è stata vinta da Chicago 36-45 mentre gli assist sono stati 23-21 per i Calabroni.
Interessante è stata la statistica al tiro. 48,1% dal campo per i Bulls che da tre son saliti da un 21,4% nel primo tempo a un 34,5% finale grazie all’esplosione di Payne che con un 7/11 complessivo e 21 pt. ha trascinato la squadra di Hoiberg insieme a un Lavine da 32 punti alla vittoria.
Per Charlotte Walker è stato come il solito il top scorer fermandosi a 23 punti mentre dalla panchina da segnalare Parker in doppia cifra con 10 punti.
Hornets dunque sconfitti dalla sete di vittoria dei Bulls senza attenuanti con coach Borrego complice nel finale avendo schierato un quintetto squilibrato.
Partita che dice molto; gli Hornets non sono ancora usciti dal tunnel, anzi, l’harakiri nel finale è stato completo, ci proveranno all’Alveare tra due giorni contro la stessa avversaria per tentare il riscatto immediato.
 
Le formazioni:
 
La partita
 
1° quarto:
Prima palla a due dell’anno vinta da Cody Zeller sfruttata a dovere da Charlotte che con Batum dalla diagonale destra colpivano da tre punti a 11:37.
Holiday con un arresto e tiro dalla media andava oltre il braccio proteso di Lamb per il 3-2, toccava poi a LaVine portare in vantaggio i locali che subivano tuttavia a 10:20 una tripla di Lamb dopo un ottimo giro palla sul perimetro da parte degli Hornets.
Open da una parte ma anche open dall’altra con la tripla di Holiday per il 6-7.
A riportare i Calabroni avanti era un folle coast to coast di Walker che centralmente a insana velocità passava in mezzo a due difensori per chiudere in reverse subendo fallo da Holiday.
Giocata da tre punti per il 9-7.
Felicio da sotto pareggiava, poi Zeller in un’azione più utile che bella, si procurava il nuovo vantaggio andando a concluder da sotto dopo aver rischiato di perder palla.
Marvin con un’alzata dal post sinistro segnava il 13-9 per poi beneficiare del vantaggio sul proprio difensore grazie al gioco di passaggi per uno swooping scoop sul numero 34 (15-9).
Time-out per i Bulls a 6:16…
Lavine accorciava ma a 4:52 Lamb da destra infilava ancora tre punti ma su una transizione Payne servendo Portis trovava compagno e due punti facili, tanto che a sua volta Borrego ricorreva al primo time-out.
A 3:51 Walker entrava in ritmo dal palleggio colpendo da tre punti per il 21-13 poi Batum recuperava fallo sulla rimessa dal fondo dei Bulls con un’originale sfondamento subito da Lavine.
C’era anche una possibilità per un FT di Kemba per tre secondi in area dei Bulls ma dopo lo 0/1 lasciando spazio a Parker e alla panchina, gli Hornets si facevano mangiare qualche punto.
Una palla persa di Batum era buona per una two hands flash dunk di Holiday anche se un passaggio verticale di Monk per Willy rimediava ai due punti regalati ai rossi.
Lentamente Charlotte rinculava nel punteggio, Felicio giganteggiava a rimbalzo e mettendo anche qualche punto come quello del 25-21 (da sotto ricevendo palla), aiutava i suoi nel comeback.
Parker in entrata provava a rimetter un cuscinetto come margine di sicurezza ma Arcidiacono da tre a :33.6 chiudeva il primo quarto sul 27-24 facendo tornare i suoi a un possesso di distanza.

La palla a due vinta da Zeller a inizio gara.
La prima per lui.

2° quarto:
Felicio continuava a recuperar rimbalzi mentre in breve tempo a MKG erano conteggiati tre falli (in 5 minuti), il tecnico che si prendeva a 10:44 aiutava i Bulls a passare avanti con l’1/2 di Blakeney (27-28), vantaggio che durava poco dopo l’insistito gioco di passaggi tra Monk e Zeller che portava quest’ultimo a segnare in schiacciata.
Il nostro Parker aggiungeva un paio di jumper ma l’altro Parker (Jabari) a 8:55 pareggiava segnando dal cuore dell’area grazie anche a un FT addizionale (fallo di Williams). Hutchison segnava altri due punti mentre Charlotte mancava in attacco.
Blakeney a 7:27 continuava a estendere un parziale che si bloccava solamente sullo 0-11 dopo un floater dello stesso Hutchison per il 33-41.
Charlotte piombava nell’incubo ma Cody metteva dentro due punti su assist di Kemba e Monk sfruttando una fitta trama di rapidi passaggi mandava dentro il jumper frontale da fuori l’arco per il 38-41.
Quando sembrava che gli Hornets si fossero ripresi, gli arbitri chiamavano un fallo di Walker su un abbozzo di tiro di Arcidiacono, che segnava dalla lunetta un 3/3 con Hoiberg a chiamare anche il terzo FT dopo che tutti si erano già allontanati dalla lunetta dopo il secondo.
Marvin con due punti accorciava sul -4 (40-44) ma Parker Jr. con un assist facile dietro la schiena dovuto alla transizione pescava LaVine che realizzava.
Gli Hornets protestavano per una mancata chiamata sulla loro azione offensiva e si prendevano un doppio tecnico. Quello a Walker e quello a Borrego che rispedivano la squadra sul -7 (½ ai FT).
Charlotte sino a quel momento rimaneva a ½ dalla lunetta e a 9/11 invece si trovava Chicago…
Finalmente Kemba forzando l’entrata costringeva Payne al fallo mettendo dentro un 2/2 a 4:00 dalla sirena dell’intervallo.
Chicago sbagliava da sotto con LaVine, in mischia poi succedeva di tutto, tanto che si vedeva anche Carter Jr. esser stoppato da Batum.
Jabari Parker da due metteva dentro più tardi mentre Kemba si creava dal palleggio lo spazio per andare a colpire da fuori dalla diagonale sinistra accorciando sul 47-51.
Lamb stoppava Lavine e gli Hornets grazie ad alcuni liberi si riportavano sotto.
Zeller e Walker ne infilavano due a testa, Batum intercettava palla sull’ultimo attacco dei Bulls conservando almeno il -1 per un 53-54 che dava ancora un senso alla gara.
 
 
3° quarto:
Lamb conquistava un rimbalzo difensivo e infilando un floater ci portava sopra di uno (55-54) ma su un’azione offensiva dei Bulls, LaVine in salto con una gomitata mandava uno Zeller sanguinante (colpito involontariamente al volto) negli spogliatoi consegnando a Payne la palla per il sorpasso.
Tre punti per l’esterno per il 55-57 a 10:36.
A Batum era lasciato un corridoio sul centro-destra e il francese vi s’infilava per schiacciare senza opposizioni di sorta trovando il pari a quota 57.
La partita rimaneva in bilico, Batum segnava con un fade-away ai bordi del pitturato sinistro, canestro che tuttavia valeva solamente il 62-63 mentre a 7:23 un assist orizzontale di MKG per un catch n’shoot del transalpino valeva due pt. più un FT non concretizzato che lasciava gli Hornets a distanza di un punto (64-65).
Portis posterizzava MKG con la schiacciata a una mano. Charlotte arrancava ma Willy a 6:22 in area si procurava due FT senza fatica per un fallo preventivo.
2/2 e -1 ma un passaggio in diagonale verso l’angolo per Payne era mancato dal tentativo d’intercetto di Kemba che lasciava al quasi infallibile triplista l’onore del 66-70.
Un inaspettato tre punti di MKG dall’angolo destro teneva in corsa Charlotte che tuttavia subiva dalla diagonale destra lo step-back da tre da parte di uno scatenato Payne.
Hornets in bonus a 4:58 con Hernangomez che trasformava i liberi in punti per il 71-73.
Lavine depistava Hernangomez per andare a schiacciare con una dunk frontale ma MKG servito dalla drive di Walker aveva tutto lo spazio per colpire da tre nuovamente dall’angolo destro.
Sul 74-75 gli Hornets subivano due FT di Lavine e la terza tripla dal corner sinistro nel quarto da parte di Payne che sembrava inabissare Charlotte colpendo ancora più tardi dall’altro lato per un 74-85 devastante.
Zeller rientrava in campo e si rendeva utile con due punti da sotto e un rimbalzo difensivo.
Difficile rimontare, specialmente perché Batum da destra a contatto con un difensore alzava la palla in jumper ma alla fine aveva ragione lui, Monk aggiungendo due liberi anticipava nel finale una banale palla persa da Hutchison a :03.7 dalla luce rossa.
Sulla rimessa Parker trovava un Monk che la difesa dei Bulls perdeva sotto canestro.
Due punti che fissavano l’82-88 che ridava speranze.

Chicago Bulls guard Cameron Payne, left, is defended by Charlotte Hornets guard Kemba Walker during the first half of Wednesday’s NBA game in Chicago. David Banks AP
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4° quarto:
Charlotte tentava di giocare cum grano salis (con un pizzico di buon senso) per rientrare in partita e a 11:41 uno scoop di sinistro di Bridges era premiato da due punti più un FT (a bersaglio) per fallo di Felicio.
Arcidiacono sfondava su MKG mentre Tony Parker con un pull-up frontale ci ridava almeno il minimo scarto.
Una palla persa dai Bulls dava la possibilità al nostro numero 9 francese di sorpassare ma anche se il tiro non entrava arrivava MKG a rimbalzo a restituirgli una seconda possibilità che il play non falliva con l’arresto e tiro dal bordo del pitturato destro per l’89-88 a 10:35.
L’italo-americano Arcidiacono a 10:05 tramite la lunetta firmava in contro sorpasso ma un lob verticale di Batum pescava Bridges oltre la difesa dei Bulls che non riusciva a bloccarne il reverse layup.
Un bound pass di Parker per Batum che chiudeva la transizione in schiacciata consigliava Hoiberg per un time-out sul 95-94 a favore degli Hornets.
A 7:40 si ripresentava Payne con una delle sue triple di serata, Walker pareggiava a quota 97 dalla lunetta, Bridges stoppava LaVine e ancora Kemba, da tre punti dava a Charlotte una spinta, nel caso per salire sul +3 (100-97). Marvin da destra colpendo con il suo primo tre punti di serata ci portava sul +5 (103-98) ma LaVine metteva punti in serie, compresa la dunk scappando a sinistra a Batum che non riusciva a contenerlo.
Un crossover di Kemba a 3:55 per il +3 non faceva demordere i Tori che a 3:34 pareggiavano con l’incredibile serata di Payne da oltre l’arco.
7/11 e parità a quota 105. In un finale concitato il rookie Carter Jr. mancava per i Bulls qualche FT di troppo, se ne avvantaggiava Charlotte che con Kemba andava a battere tre FT per un contatto procuratosi dal capitano in maniera furbesca sul quale LaVine abboccava.
110-108, poi 110-110 con un turnaround di LaVine veramente da alta NBA.
Bridges dal corner destro sprecava l’assist di Kemba per ridarci il vantaggio ma su un errore al tiro di LaVine gli Hornets rimanevano con :06.2 sul cronometro e palla in mano dopo il rimbalzo di Monk.
Sulla rimessa laterale destra la pressione portata su Kemba spingeva il nostro capitano ad allungarsi in uscita per recuperar la sfera ma il contatto era difettoso, così i Bulls si procuravano l’ultima occasione con 5 secondi da giocare. Entrata di LaVine, spin su Bridges, da dietro la manata di Monk nel tentativo di rubar palla costava la sconfitta a Charlotte.
Due FT a mezzo secondo dalla fine.
2/2 e sulla rimessa degli Hornets la luce rossa si accendeva ancor prima che la palla si staccasse dai polpastrelli di Monk.
110-112, prossima partita in casa contro i Bulls per tentare una rivincita dopo una sconfitta imperdonabile per una squadra che voglia realmente risollevarsi e riportarsi a quota .500.
 
 
Pagelle
 
Kemba Walker: 6
23 pt., 3 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 5/14 al tiro. Meno preciso rispetto a inizio stagione. Anche in difesa lascia troppi cm a Payne che ci punisce. Nel finale tenta un paio di triple colpendo una volta e sbagliando l’altra. Porta palla e quando la smista nell’angolo destro per Bridges che lo tradisce e quando non riesce ad agganciare pala sull’ultima nostra rimessa utile la disfatta è servita.

 
Jeremy Lamb: 6
12 pt., 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, stoppata. 5/9. Offensivamente fa il suo procacciandosi anche i punti in penetrazione. Non molto da rimproverare, compresi un paio di falli per bloccare Lavine.
 
Nicolas Batum: 5
13 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Guardi il tabellino e lo trovi pieno, guardi il plus/minus e ti accorgi che è a +14 ma tra buone giocate scopriamo anche un 6/15 dal campo con un 1/6 da fuori. Trova un paio di canestri in schiacciata(uno offerto da Parker e uno in proprio), poi troppe forzature dall’arco specialmente nel secondo tempo. Con un paio d’assist in più e un paio di tiri da fuori in meno un voto in più l’avrebbe guadagnato. Ci avrebbe consentito anche di vincere probabilmente, invece ecco l’incompiuta Batum. Incomprensibile per un giocatore della sua esperienza. Vero è che senza Kemba sul parquet si prende qualche responsabilità in più ma manca IQ cestistico a questo punto.
 
Marvin Williams: 6
11 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata. In difesa spesso contiene bene anche se qualche volta deve lasciare il passo come a Lavine nel finale ma non può essere de facto il centro. Una sua tripla nel finale avrebbe potuto dare spinta ma niente, non siamo ancora usciti dal tunnel.
 
Cody Zeller: 6
14 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. Colpito in faccia da Lavine nel terzo quarto esce dal campo e i Bulls in qualche maniera si avvantaggiano. Rientra in campo segnando due punti, poi Borrego nel finale lo toglie lasciando Bridges, Williams e MKG in campo, anche se non ha ancora commesso un fallo. 5/8 al tiro e 4/4 ai liberi.
 
Malik Monk: 4,5
9 pt., 2 rimbalzi, 3 assist. A parte il 4/4 ai liberi serataccia. 2/8 dal campo pareggiando Batum da fuori, difesa lenta che MKG salava in un’occasione andando a prendersi sfondamento in raddoppio. Il fallo finale su LaVine è la ciliegina sulla torta purtroppo.
 
Michael Kidd-Gilchrist: 6,5
6 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Martoriato dagli arbitri che nei suoi primi 5 minuti gli fischiano contro tre falli e un tecnico finisce anzitempo la gara e questo ci costa la sconfitta. Senza il sacrificio difensivo di MKG e senza rimpiazzi la squadra non ha difesa sotto canestro. Segna le prime due triple di stagione con un 2/2 dall’angolo destro e per uno che non sa tirare da fuori e non ci prova mai non è niente male. 6 punti in un momento importante per Charlotte.
 
Willy Hernangomez: 5
7 pt., 5 rimbalzi. In 13 minuti accumula un -15. Mai in partita durante l’uscita sulla prima rotazione, trova qualche punto durante la seconda, quando si procura diversi FT ma Zeller in serata fa meglio.
 
Miles Bridges: 6
5 pt., 2 rimbalzi, 1 stoppata. Prova a usare il suo atletismo al servizio della squadra. Attergato a Felicio lo fa sbagliare, poi va a stoppare un paio di volte anche se in un caso arriva un fischi per fallo precedente di un compagno. Mette energia e intensità. Sbaglia dall’angolo la tripla che avrebbe potuto regalarci la W.
 
Tony Parker: 6,5
10 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Più per sé che per i compagni, comunque il 5/10 dl campo a fronte dei due assist, anche se è una proporzione sbilanciata per un playmaker, funziona. Nel secondo tempo meglio che nel primo. Direi che se proprio Borrego volesse giocare con un quintetto basso, nei finali a portar palla o a rifinire lui ci starebbe insieme a Walker. Ha l’esperienza e la calma per vincer le partite.
 
 
Coach Borrego: 5
Prima bocciatura per il coach. Con MKG fuori per falli inserisce Monk lasciando in panca Zeller, Willy, Biz e Frank. Giochiamo un finale senza centri intimidatori e con il solo Marvin Williams disperato a tener sotto, oltre a un Bridges sì attivo ma senza i cm necessari per il ruolo. Si fatica a tenere Zach  LaVine ma qualcosa di meglio si sarebbe potuto escogitare. Sconfitta che ha responsabilità dei giocatori ma tatticamente la scelta è stata scellerata.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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