Game 50: Charlotte Hornets @ Atlanta Hawks 123-110

 
Partita trappola ad Atlanta, squadra invisa a Dwight Howard (abbandonato dagli Hawks quest’estate, aveva detto prima della gara casalinga contro di essi di volerli uccidere, ovviamente sportivamente parlando) pur essendo nativo della città della Coke.
I Falchi però delle 15 vittorie ottenute, ben 11 sono state casalinghe (11-15), squadra in grado di dar fastidio alla fantasmagorica Philips Arena che aveva anche una certa voglia di rivalsa.
Strano che la città di CokeTown di Dickens, menzionata nel libro Hard Times (Tempi Difficili) si vesta proprio di nero e di rosso, così come i colori sociali (incorniciati da un bel verde acido che tuttavia nel contesto darebbe l’idea di un liquame velenoso) dei Falchi:
“Era una città di mattoni rossi o, meglio, di mattoni che sarebbero stati rossi, se fumo e cenere lo avessero consentito.”…
“C’erano tante strade larghe, tutte uguali fra loro, e tante strade strette ancora più uguali fra loro; ci abitavano persone altrettanto uguali fra loro, che entravano e uscivano tutte alla stessa ora, facendo lo stesso scalpiccio sul selciato, per svolgere lo stesso lavoro; persone per le quali l’oggi era uguale all’ieri e al domani, e ogni anno era la replica di quello passato e di quello a venire.”
Giacché la situazione degli Hornets al momento è grigio fumo e piatta come a Coke Town, c’è da augurarsi che dalle parti di Charlotte si accenda una colorata fantasia per spazzare via questa triste vena di tristezza ampliata in serata dalla notizia del decesso di Rasual Butler, ex New Orleans Hornets dal 2005 al 2009.
La sua auto si è ribaltata finendo contro un muro a Studio City in California.
Con lui anche la moglie ha perso la vita.
Tremenda news, anche perché gli anni erano solamente 38.
Impossibile non ricordare le sue due clamorose triple a Sacramento e Miami grazie alle quali vincemmo due partite sembrate ormai perse.
Il grazie è per il campo, per il resto non ci sono parole per descrivere l’accaduto…
Un video che realizzai molto tempo fa su Butler…

 
Tornando alla partita gli Hornets hanno dominato grazie a una serata da 38 punti di Kemba, una tripla doppia di Batum (sì, proprio lui!) e la classica doppia doppia di un dominante Superman Howard.
Anche Graham ha disputato un buon match usufruendo di più minuti per l’assenza da infortunio di Marvin Williams.
I rimbalzi a favore degli Hornets (42-29) già da sé erano statistica sufficiente per vincer la gara comunque impreziosita dal 51,1% dal campo contro il 50,6% degli Hawks con le squadre abili a scaricare e a trovare qualche metro di spazio soventemente.
Tra le fila degli Hawks da segnalare i 25 di Bazemore e i 22 del Beli, raffreddatosi nel finale della sua gara.

Lo starting five degli Hawks. Quello degli Hornets si modificava leggermente con l’entrata in campo nel ruolo di PF di Kaminsky, glia ltri erano i soliti; Walker, Batum. Kidd-Gilchrist e Howard.

 
Buona partenza di un Howard con il dente avvelenato che si procurava i primi 4 pt.
Della partita con un gancetto in post basso sinistro (11:40) e un reverse layup (10:35) salutando l’ex Plumlee.
Dopo il 4-2 di Schroeder, MKG segnava dalla media destra sfruttando raddoppio e lettura ottimale di Dwight che apriva verso il compagno libero.
Ilyasova a 9:15 riceveva direttamente dal tabellone che deviava una mattonata proveniente da sinistra per infilare tre punti.
A 8:05 Miles Plumlee si arrangiava con il fallo per evitare la dunk di Howard che, fischiato, passava comunque con un 2/2 dalla lunetta per portarci sul 10-7.
A 8:05 Schröder segnava due punti dalla linea di fondo con l’arresto e tiro dopo esser scappato a Kemba sul primo passo, ma i Falchi a 7:40 incassavano un’azione da 4 pt. Di Batum che ricadendo incocciava su Bazemore; tre pt. Più tiro libero, ottima azione come la transizione che seguiva che vedeva protagonista ancora Batum, abile da destra ad aspettare l’infilata in corsa di MKG, abile ad arrivare sino in fondo.
16-9 a 7:21, time-out Hawks…
Bazemore entrava nei marcatori dopo la pausa ma a 6:58 anche Walker, aprendo il fuoco di tripla.
Un MKG on-fire riusciva a mettere anche il +10 (23-13) ma in un primo quarto ricco di punti, gli Hawks rispondevano con la dunk di Collins, un gancetto laterale di Howard su Dedmond era la risposta dal campo dopo due FT di Graham, a 2:40 Walker, completamente fuori equilibrio faceva ricadere il secondo meteorite dentro il secchiello degli Hawks che rispondevano con l’alley-oop che evidenziava le doti atletiche di Collins (assist Dedmond) e una tripla da San Giovanni in Persiceto del Beli a 1:26 per il 31-26.
Nel finale una finta su Lamb serviva a Belinelli per caricare e segnare altri due punti, dall’altra parte MCW in salto da sotto dopo una veloce drive dava fuori per la tripla quasi frontale di Lamb che rispondendo chiudeva il quarto sul 35-28.

Charlotte Hornets guard Treveon Graham (21) and Atlanta Hawks forward Taurean Prince (12) dive for a loose ball during the first half of an NBA basketball game Wednesday, Jan. 31, 2018, in Atlanta. (John Bazemore/Associated Press)

 
Marco ci metteva 15 secondi nel secondo quarto per procurarsi e realizzare due FT.
O’Bryant sulla linea di fondo destra batteva avversario e cronometro con un tiro che finiva al centro della retina.
Dorsey portava gli Hawks a ridosso di Charlotte con una tripla da appena subentrato (10:59), Frank era stoppato da Collins sul runner e O’Bryant non faceva in tempo a chiudere l’azione… fortunatamente su una transizione Kaminsky si faceva perdonare andando per la tripla (9:39) che riallontanava gli Hornets sul 40-33.
MCW usufruiva del blocco del Tank su Delaney per “cacciare” il pullup frontale mentre sull’altro fronte piovevano le triple di Muscala e Bazemore che spostavano il mega-tabellone sul 42-39.
Correva ai ripari Clifford chiamando un time-out propizio.
A 7:16 l’accelerazione di MCW sfociava in un passaggio breve sotto canestro per il Tank che schiacciava comodamente.
Sempre Carter-Williams proseguiva il suo brillante primo tempo con un passaggino no look corto a destra dove O’Bryant infilava nitidamente la bomba del 47-39.
Graham in transizione si produceva in un terzo tempo con finta e appoggio artistico, poi il gioco a due tra Kemba e lo stesso Graham, con il riavvicinamento di quest’ultimo e lo scarico del primo serviva alla nostra ala per esplodere un’altra tripla che anticipava il tiro corto di Howard raccolto dal passaggio in back door di Batum, bravo a correggere al volo per il 52-43 (3:55).
A 3:16, anche se fuori equilibrio Howard faceva centro dal cuore del pitturato, il francese seguiva come un avvoltoio nel deserto un leone, intuendo che ci sarebbe stato cibo per lui successivamente se il leone avesse lasciato qualcosa.
Così era…
Howard si arrangiava in mezzo all’area ma falliva il tiro, Batum correggeva in schiacciata mentre gli Hawks prendevano un doppio tecnico (coach Budenholzer e Bazemore), così, mentre un arbitro involontariamente si schiantava proprio sul coach dei Falchi, in maniera involontaria, Kemba ringraziava insaccando i 2 FT a 2:43 per un’azione da 4 punti che portava al 60-45.
Kemba mancava la prima tripla ma un rimbalzo di Howard e una successiva finta dall’angolo dello stesso playamker Hornets servivano al capitano per far commetter fallo a Collins.
Dubbio se da tre o da due il tiro con finta, gli arbitri propendevano per i tre, lasciando onestamente qualche dubbio.
Kemba ne metteva due su tre ma nel finale Belinelli centrava una tripla in transizione e se ne vedeva annullare un’altra nell’ultimo minuto perché gli arbitri chiamavano un fallo a Graham un decimo prima della motion sul tiro.
Solo due liberi, comunque infilati, poi nel finale a :26.4 la combinazione Walker/Howard portava all’alley-oop che fissava il punteggio del primo tempo sul 64-52.

Walker al tiro oltre il tedesco di colore Schroeder.
Foto: Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

 
Si riprendeva pericolosamente; Atlanta tentava subito la rimonta partendo forte con una tripla di Muscala dopo 13 secondi.
Il Tank era fermato in stoppata oltre la linea di fondo dallo stesso Muscala a 1.7 dalla fine dei 24 secondi.
Rimessa e tiraccio da tre del Tank che non trovava che la lontana tabella…
A 10:42 ricevevamo un po’ di respiro da MKG che alla fine del suo percorso in corsa a ricciolo andava in corsa a elevarsi su Schröder grazie al mismatch.
Tornava però prepotentemente in partita Bazemore che in entrata era spinto da Howard senza che questi riuscisse a farlo sbagliare.
In aggiunta il libero realizzato, l’inframezzo di Kemba con la tripla del 69-58, poi ancora Bazemore in reverse e su un blocco di Muscala esplodendo la tripla era toccato da Graham che perdeva il controllo andando a sbattere sullo schermo del lungo.
Tre punti più libero addizionale per il 69-64…
Walker era fermato sotto ma raccoglieva Howard che andava per la schiacciata.
La semina era effettuata anche da Frank che andando dentro perdeva un pallone contrastato, la sfera schizzava sotto ad Howard che era fermato irregolarmente.
Ancora 2/2 dalla lunetta con gli Hornets a trovar spazio quando Frank mancava la tripla ma Batum in correzione per ben due volte da sotto faceva 77-70.
Un break di 6-0 per gli uomini di casa riportava a contatto i nostri avversari divisionali ma un passaggio per Batum sembrava portare il francese al solito catch’n shoot in girata, invece l’apertura intelligente sulla sinistra pescava Walker che con i piedi a terra non falliva l’open 3…
Ilyasova da sotto rispondeva ma gli Hornets riconoscevano il vantaggio sull’esterno dando a Graham che con spazio non sbagliava a 4:20 segnando altri tre punti pesanti (83-78). Schroeder in entrata era spostato da Batum e guadagnava due liberi dei quali riusciva a finalizzarne solamente uno, il secondo.
Usciva Bazemore, entrava Lamb, segnava Kemba che, grazie al lavoro di Graham riusciva a staccarsi da Belinelli per colpire.
Rispondeva subito il Beli da fuori dal corner sinistro, poi era Lamb ad aiutarsi con il ferro sul pullup che scavalcava Prince in marcatura stretta.
Si raffreddava il Beli mancando due triple (sfortunato sulla prima), dall’altra parte Kemba era in the zone e con il crossover killer lasciava Prince senza corona; spostamento a sinistra con l’ausilio dello schermo di Graham e tripla del 91-82.
Beli dalla lunetta, Walker in teardrop ci conducevano al finale di terzo quarto che vedeva Kemba realizzare la settima tripla in transizione per il 97-84 dopo 36 minuti.
Uno scoop dello stesso capitano apriva le marcature nell’ultimo quarto per il +15.
L’incognita era capire se il margine di vantaggio sarebbe bastato…
Gli Hawks iniziavano a raddoppiare Kemba che tuttavia faceva girar palla, su una second chance ne usciva un canestro di Lamb, prima che il capitano usasse lo stesso verbo per un problema alla gamba.
Kemba tornava sul parquet quasi immediatamente mentre a 7:02 Lamb realizzava un importante tripla dalla diagonale sinistra (105-92) con gli Hawks abili nel frattempo tornati al -10.
A 6:38 arrivava anche il massimo in carriera per quel che riguarda le triple realizzate dal capitano, l’ottava valeva il 108-94.
Una triangolazione con bound pass verticale di Howard per lo scatto di Kaminsky era chiusa dal 44 con due punti in schiacciata e un libero (realizzato) per una manata di Collins alle spalle.
Howard nel pitturato metteva dentro due punti girandosi con buona angolazione rispetto alla difesa di Muscala che veniva vaporizzato poco dopo quando una dunk di Howard in versione Superman lo vedeva ricoperto di fischi dai suoi ex fan.
Il canestro a 4:45 mandava il tabellone sul 115-96 (FT aggiuntivo mancato)… poco da dire sino alla fine se non una tripla aperta di Dedmond e l’esagerazione di Kemba, bravo a ricever palla da Howard e a alzarsi rapidamente per la nona tripla di serata, questa da fronte a canestro.
A :27 realizzava anche Monk da tre con la panchina profonda in campo a chiudere un match nel quale gli Hawks non hanno mai visto un minimo vantaggio.
123-110 il punteggio finale con le parole di Kemba che nel dopo partita diceva che gli Hornets non hanno scelta… devono spingere verso i playoffs…
 
Pagelle
 
Walker: 9
38 pt., 2 rimbalzi, 6 assist. 12/20 dal campo con ben 9 triple sulle 13 tentate. Record in carriera nella statistica delle triple infilate in una gara per il capitano. Eccezionale. In the zone, mano calda, perde solo un pallone e finisce con +24 di plus/minus. Rapido e coordinato, trova spazio grazie alle sue prodezze (vedi tripla fuori equilibrio nel primo tempo) e a qualche “lentezza” nella difesa dei Falchi.
 
Batum: 8,5
10 pt., 11 rimbalzi, 10 assist e 2 rubate con 4/9 dal campo in35 minuti. Ottava tripla doppia per il frelon (calabrone) francese che gioca come al gatto con il topo contro la difesa dei Falchi. Più che uno zoo, il transalpino esce dalla gabbia disputando una gara old time. Gli serve dar continuità a queste prestazioni. Particolarmente propositivo sotto canestro e brillante nello smistamento palloni, vedi assist volante sulla sinistra per Walker.
 
Kidd-Gilchrist: 7
10 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Solita gara d’applicazione difensiva con diversi interventi a far sbagliare gli avversari. 5/7 dal campo, buona prova per MKG che inizia bene in attacco, poi passa la mano ai compagni.
 
Kaminsky: 6,5
11 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 4/10 dal campo, buon tre punti in transizione ad allungare, poi un paio di giocate utili per i compagni. Fa il suo movimento da pianeta in una serata dove le stelle degli Hornets brillano.
Howard: 8
20 pt., 12 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 8/13 dal campo. 4 turnover che come al solito sono conditi da qualche storia tesa sotto le plance ma nel complesso è una gara da dominatore con i centri d’Atlanta non in grado d’impensierirlo seriamente. “Odiato” da una parte del pubblico per qualche dichiarazione al vetriolo contro la sua ex squadra, posterizza Muscala nel finale come ciliegina sulla torta.
 
Lamb: 6,5
10 pt., 4 rimbalzi. Gioca 19 minuti e finisce con un 4/8 dal campo. Ottimo il canestro del +13 nel finale e la forzatura su Prince a dar respiro. Inizia con fatica sul Beli ma risponde da tre sul finire del primo quarto, facendo un passo indietro nel tempo…
 
Carter-Williams: 7
2 pt. 4 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. Chiude con un ¼ dal campo, con gli errori da fuori (0/3), dove dimostra di non avere mano. Nonostante ciò lo premio perché interpreta la partita al meglio nel ruolo di playmaker fornendo buoni assist. Al centro di smistamento di riserva serve questa versione più che tiri impossibili e giocate forzate.
 
Graham: 7
14 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Nonostante il -7 in plus/minus esegue una difesa migliore rispetto alle ultime uscite. Il minutaggio di 26 min. è alto e lui è bravo a trovare la mano per le realizzazioni che alla fine sono importanti. Cecchino comprimario da un buon pallone per la tripla di Kemba dopo aver attratto s di se gli sguardi in arresto con finta di tiro sul palleggio.
 
O’Bryant: 6
5 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 stoppata. Alterna cose buone ad altre molto meno. Infila tiri difficili e ne sbaglia di facili, prende uno sfondamento netto da Prince che perde il controllo del corpo in entrata, mentre in altre occasioni mostra la solita lentezza, però, nonostante il 2/8 dal campo, una sufficienza la merita.
 
Monk: s.v.
3 pt.. Entra nel garbage time per due minuti, sbaglia i primi due tiri da due, poi centra dalla destra la tripla.
 
Bacon: s.v.
0 pt.. Commette un fallo ma per il resto accompagna il cronometro alla fine del gioco.
 
Stone: s.v.
0pt., 1 assist. A parte l’assist, troppo poco il tempo a disposizione per giudicare.
 
Coach S. Clifford: 6,5
Superiamo nel numero degli assist gli Hawks. Capita raramente di vincer questa statistica ma la squadra è in buona serata, aiutata dalle percentuali dei suoi big e non solo. Fa scorrer palla quando serve, ma il banco di prova era semplice, ora attendiamo gli Indiana Pacers in casa, ci sarà da riconfermarsi per tornare a sperare nei playoffs. Un time-out al momento giusto. Tranquillo, non protesta eccessivamente, modi abbastanza pacati, sempre in controllo di sé stesso e del match.

Sopra, gli highlights del match, qui sotto quelli di Kemba.

 

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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