Game 51: Charlotte Hornets Vs Indiana Pacers 133-126

“Il paradosso della realtà è che non c’è nessuna immagine più convincente di quella che esiste solo nell’occhio della mente.”
Senza tirare in ballo Cartesio e il suo “Cogito ergo sum” (penso, dunque sono, riferimento al fatto che già il pensare o il dubitare d’esistere siano la prova della realtà della nostra mente), nella frase virgolettata soprastante, scritta da Shana Alexander (giornalista americana), applicata al basket, il senso interesserebbe l’identità, le capacità e l’ambiente.

I giocatori nel cunicolo che porta agli spogliatoi prima del match.

Un giocatore che sta vivendo una stagione negativa in un ambiente depresso potrebbe non credere poi tanto nelle sue capacità e perder d’identità, mentre un altro, magari più scarso, in un contesto migliore, potrebbe sviluppare maggiori capacità.
Gli Hornets, reduci dalla bella vittoria ad Atlanta, cercavano d’invertire la rotta della stagione nonostante lo scetticismo generale o le perplessità che tutti quanti abbiamo in base ai risultati sin ora ottenuti.

Una piccola fan (Anna) prima della palla a due al centro del parquet.

“Ogni grande cammino inizia con un piccolo passo” avrebbe detto Lao Tzu e dopo il passetto in Georgia, qual miglior occasione per iniziare la corsa se non contro i battistrada d’Indianapolis?
Oltretutto pochi giorni fa i Calabroni incassavano la sconfitta in quel che fu la terra di larry Bird da giovane, oggi c’era voglia di rivalsa e d’ingranare dopo un periodo negativo.
Charlotte ci credeva iniziando fortissimo stabilendo il proprio record all-time di punti in un quarto (49), resistendo all’82 pari e riallungando nel finale, non dopo aver sudato anche l’anima…
Zeller in campo (anche lui guarda caso a che fare con I’Indiana), qualche buona giocata ma i protagonisti per Charlotte sono stati Batum e Walker.
Il francese ha chiuso con 31 pt. A un passo dalla doppia doppia, Walker ne ha messi 41 mentre per i Pacers, Oladipo ne ha segnati 35 e Turner 19.
Indiana ha rubato 10 palloni contro i 5 di Charlotte ma ha accusato il colpo negli assist (27-21)e ha perso nettamente a rimbalzo 43-31.
Gli Hornets, arrivati a tirare con l’80% dal campo sono calati sino al 53% finale, più alto del pur ottimo 50,6% dei Pacers.

Rispetto alla gara con Indiana a casa Pacers gli Hornets schieravano Kaminsky come titolare (Marvin semre out) e i Pacers mandavano in campo Turner al posto di Sabonis.

 
Gran partenza di Charlotte nonostante il vantaggio di Bogdanovic in sottomano destro oltre Batum.
La risposta era un pick and roll tra Howard e Walker, con il primo a trovare spazio per la schiacciata potente a una mano.
Bogdanovic ci ritentava ma era fermato con il fallo. 2/2 ai liberi, tuttavia Batum continuava a esser propositivo come nell’ultima gara; andando a rimbalzo correggeva da sotto l’errore di Frank da fuori per il 4 pari.
Dopo il turnover di Turner, saliva in cattedra Batum che a 10:01 centrava arrivando in corsa sulla top of the key la prima tripla.
La convinzione lo portava a mettere altri due tentativi da fuori (l’ultimo a 8:56 per il 13-6) prima di esagerare tirando da troppo lontano, tuttavia Kemba recuperava il rimbalzo andando a posizionarsi nell’angolo destro dove riceveva da Kaminsky e sparava da tre colpendo anch’esso per il 16-6. Gli Hornets giocavano un basket fantastico; passaggio alto di Walker in corsa su quella parallela di Howard al centro chiusa dal nostro lungo in devastante alley-oop, a7:36 Frank entrava nel club dei triplisti e gli Hornets volavano sul 21-6…
Iniziavano a segnare con una certa regolarità anche i Pacers, Oladipo a 5:49 ad esempio si metteva in moto segnando da tre da destra magli Hornets continuavano a sciorinare un basket veloce, imprevedibile e fantasmagorico; triangolazione larghissima con un bound pass di Batum (da dx a sx) per la seconda tripla di serata di Kemba che realizzava il 28-13.
Collison ci provava tre volte ricavando 5 punti e mancando i due più facili in transizione (secondo tentativo) per una spinta alle spalle inflitta da Kaminsky non rilevata.
Sulla transizione il canestro di MKG era annullato per la perdita del baricentro, il corpo di MKG finiva per sbatter leggermente sui due difensori posizionati sul semicerchio.
Batum in uno contro uno in turnaround dal mid range stracciava Joseph con grazia, Oladipo rispondeva con 4 punti consecutivi ma Lamb con un passaggio per sé stesso dietro la schiena arrestava l’avanzata segnando in fade-away.
A 3:28 Turner in put-back schiacciava senza che Lamb e Graham riuscissero a fermarlo, anzi, arrivava anche il libero supplementare per un tocco sul braccio, così i Pacers si riaffacciavano sul -7 (32-25).
Howard in attacco portava sotto Turner e lo batteva, ripetendosi poco dopo con una piccola astuzia.
Kaminsky con l’open 3 abbandonava la tripla singola portando gli Hornets sul 7/11 da fuori mentre l’altro lungo Zeller, appena entrato si faceva attendere e anticipare da Young che segnava due punti comodi.
A :41.2 dalla prima sirena Sabonis, in uscita, toccava Frank. 3/3 ai liberi che facevano presagire il record di punti della franchigia in un solo quarto.
Già sul 45-32 gli Hornets spingevano trovando il 47° punto con un’azione tutta costruita e rifinita da Frank, mentre dopo due liberi di Oladipo a poco più di tre secondi dalla fine, sulla rimessa dal fondo la palla era data a MCW che si fiondava veloce dall’altra parte del campo rilasciando il floater vincente un istante prima della luce rossa.
Gli Hornets stracciavano il vecchio record di punti in un quarto chiudendo il primo periodo sul 49-37.
Benissimo l’attacco, non altrettanto la difesa.

CHARLOTTE, NC – FEBRUARY 2: Dwight Howard #12 of the Charlotte Hornets dunks the ball during the game against the Indiana Pacers on February 2, 2018 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2018 NBAE (Photo by Brock Williams-Smith/NBAE via Getty Images)

 
Stephenson ci graziava con un incredibile errore da sotto in avvio secondo quarto, MKG infilava i suoi primi due punti, poi il fischiatissimo ex Lance infilava la tripla a 10:52.
Cody a 10:31 segnava il suo primo punto dopo 27 partite a mezzo lunetta per metterne due su azione poco dopo: Passaggio in back-door passaggio schiacciato frontale di Lamb dopo un lungo lavoro per liberarsi della marcatura e successive azioni che vedevano Lamb sbagliare da tre per recuperar palla in difesa e segnare da fermo in uno contro uno da sinistra.
Grazie al suo canestro Charlotte saliva sul 57-40 ma Sabonis in appoggio dalla corsa e un’altra beffarda (chi si ricorda le sue percentuali a Charlotte da oltre l’arco?) tripla di Stephenson facevano toccare quota 45 agli ospiti, guidati per l’occasione da Coach Dan Burke a sostituire coach Nate McMillan).
Walker non se ne curava innescando Zeller che andava dentro ad appendersi in schiacciata dopo aver eseguito il pick and roll da manuale.
A 6:50 Kemba passando dietro lo schermo di Howard caricava tre punti fissati oltre Collison, Charlotte mollava ancora un po’ d’intensità difensiva e Clifford correva ai ripari a 4:53 sul 62-49.
Kaminsky andava in lunetta un paio di volte dopo due pt. di MKG.
Sulla seconda volta era bravo a rollare vedendo Batum raddoppiato alto; il francese restituiva palla ma trovava il contatto sotto.
In entrambi i casi il Tank splittava salendo a 5/7 dalla linea. Stephenson prendeva un tecnico per i tre secondi in area, Batum ringraziava trasformando l’occasione così come Lamb da sotto, ricevendo un passaggio dalla linea di fondo d’attacco, con una leggera finta faceva perder il tempo della stoppata ai difensori per depositare salendo il 69-51.
Oladipo segnava 4 punti consecutivi, poi il pubblico sommergeva di fischi gli arbitri per un fallo (molto dubbio) di Howard su Bogdanovic in preparazione al tiro.
Sta di fatto che altri due FT a 1:09 costituivano materiale per il 69-57 dei Pacers in leggera rimonta.
Kemba segnava due liberi a un minuto esatto dall’intervallo lungo, proprio mentre entrava l’ex Al Jefferson, applaudito al contrario di Stephenson…
Il quarto si chiudeva sul 71-57.

CHARLOTTE, NC – FEBRUARY 2: Kemba Walker #15 of the Charlotte Hornets high fives Frank Kaminsky #44 of the Charlotte Hornets against the Indiana Pacers on February 2, 2018 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2018 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Al rientro dagli spogliatoi Oladipo faceva chiaramente capire di non esser venuto a Charlotte per una passeggiata segnando subito due punti.
Mancava il fallo di Turner sul tentativo d’appoggio di Kemba ma i Pacers, preoccupati per il fallo pasticciavano concedendo la rimessa dal fondo.
Sull’azione successiva si sviluppava la trama che portava Batum a sminare da fuori con l’ennesima tripla di serata ma Bogdanovic rispondendo immediatamente teneva il gap a 12 punti (74-62).
Collison batteva Howard dall’angolo destro e la rimonta d’Indy si faceva sempre più serrata, un pick and pop per Turner valeva il 76-69.
Clifford chiamava il time-out a 8:33 ma la squadra rimaneva impaurita e subiva il pari grazie alle triple di Oladipo e Turner che servivano ad agganciare i Calabroni a quota 82 a 4:42 dalla terza sirena.
Scossa, Charlotte ripartiva da Batum che segnando da tre punti evitava ai Calabroni di finir pericolosamente sott’acqua, in immersione totale della partita però c’era lo squalo Oladipo che aggrediva in entrata anche l’amico Zeller per batterlo con un’elastica entrata.
Charlotte teneva qualche punto di vantaggio anche quando Oladipo si catapultava ancora verso canestro segnando toccato da Zeller, raro errore dalla lunetta ma i due punti infilati servivano ai gialloblu per rimanere a tre punti di distanza (91-88).
Walker usava un blocco centrale spostandosi rapidissimamente sulla sinistra per regalare movimento e tripla ai fotografi.
Dal 94-88 si passava sul 96-91 quando Stephenson, l’ex con il dente avvelenato, pescava un altro coniglio dal cilindro realizzando 3 punti a 31 secondi dalla terza luce rossa. Cinque punti bastavano per aprire l’ultimo quarto… sempre meglio della situazione nella quale si era arrivati sull’82 pari.

CHARLOTTE, NC – FEBRUARY 2: Nicolas Batum #5 of the Charlotte Hornets handles the ball against the Indiana Pacers on February 2, 2018 at Spectrum Center in Charlotte, North Carolina. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2018 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Si apriva il quarto con due punti grazie al Lamb style; floater rimbalzando sul difensore che non inficiava la qualità della perfetta soluzione.
Dopo due pt. di Joseph in elbow Kemba saliva per la quinta tripla di serata (11:03) andando fuori equilibrio dalla diagonale sinistra contro il lungagnone Bogdanovic.
Lamb dava il suo contributo a 10:34 quando era bloccato sull’inizio del movimento per il tir da Joseph.
Due FT a segno come l’1/1 a 10:04 derivante da un rientro con spinta dello stesso Joseph che mandava per terra lateralmente Lamb mentre era in salto per il tiro, ne usciva però un canestro di quelli impossibili, con palla perfettamente rilasciata a fianco della mattonella “Buzz City”.
Canestro epico che aiutava Charlotte a tornare sul +9 (106-97), un margine ampliato da Walker in transizione dopo una deflection difensiva di MCW.
Indy rientrava anche perché una cattiva lettura della situazione di gioco faceva sì che Zeller si facesse intercettare il passaggio e sugli sviluppi dell’azione offensiva d’Indiana commettesse anche fallo.
2/2 per Sabonis e 108-101.
Partita interminabile cheKemba riusciva in qualche maniera a portare a casa; dal rischio persa a due FT guadagnati e realizzati, Stephenson, MCW, Stephenson ancora con un buon spin layup su Frank e Oladipo erano i successivi marcatori; Indy rientrava sul -5 (112-107) fino al banker di Kaminsky a 6:24 sul gioco dentro fuori con Lamb che depistava i difensori prima di dare dentro con qualche finta sul posto compreso il pallone passato in mezzo alle gambe.
Oladipo da tre segnando il suo trentatreesimo punto riusciva a portare il gap a soli 4 pt, Howard però, dopo un periodo d’appannamento spuntava in attacco per correggere l’errore di MCW, Kemba in corsa arrestava la penetrazione e con una finta mandava a vuoto il difensore per appoggiare comodamente il 118-110.
La palla scottava ma Batum andava senza paura a 3:15 per la sesta tripla esagerando a 2:10 con la settima (126-114). Nel mezzo anche una stoppata liberatoria di Howard sulla penetrazione con tentativo d’appoggio di dx di Oladipo.
Sembrava finita ma 5 punti consecutivi di Bogdanovic riportavano più a contatto i Battistrada, ma proprio uno sfondamento dello stesso giocatore (Kemba bravo a posizionarsi per prendere il contatto dell’indeciso giocatore) dava più tranquillità a Charlotte che tuttavia su una rimessa dal fondo, nell’ultimo minuto, evocava recenti spiacevoli ricordi.
Questa volta era MCW a regalar palla e fallo sull’entrata di Joseph che ringraziava aumentando di tre punti il suo score.
A :40.9 il tentativo di suicidio degli Hornets che si trovavano sul 128-124 era parziale, Graham faceva ¾ dalla lunetta.
Gli Hornets resistevano e vincevano 133-126 dopo aver sudato le classiche sette camicie.
 
Pagelle
 
Walker: 8
41 pt., 3 rimbalzi, 9 assist. 11/22 dal campo. Per un assist manca la doppia doppia ma soprattutto è utile pensare che Kemba è tornato convincente. Pari i punti ai minuti chiude con un 5/12 da tre e rimane perfettamente immacolato dalla linea con un 14/14 che avrebbe potuto estendersi se gli arbitri non avessero sorvolato su alcuni chiari tocchi dei difensori su alcune sue entrate. Fantastico, abbasso però leggermente il voto per qualche palla data in salto in entrata intercettata e che ha portato gli avversari a transizioni pericolose. Vuol fare tutto in velocità e qualche volta perde la maniglia ma è mostruoso se lo si vede spostarsi lateralmente per andare a prendersi delle triple pazzesche.

Batum: 9
31 pt., 9 rimbalzi, 2 assist. Un solo turnover. Chiude con 11/18 dal campo (7/11 da tre) partecipando, anzi, costruendo la fuga iniziale. Mette lo zampino nella ripartenza sull’82 pari infilando una tripla e nel finale ne aggiunge altre due per chiuderla definitivamente. I minuti sono 34 ma la prestazione è esattamente in controtendenza con le molte pessime fornite quest’anno. Gran prova in 34 minuti e decisamente il migliore in serata per importanza dei canestri, anche se qualche volta esagera e tenta ben tre triple da parecchio lontano. Vado con i piedi di piombo, ma speriamo sia tornato…
 
Kidd-Gilchrist: 6
6 pt., 1 rimbalzo. 3/5 dal campo. Qualche intervento poco appariscente ma efficace come un recupero su un fotball pass peer la transizione di Indy. Tenere Oladipo però è compito gravoso.
 
F. Kaminsky: 6,5
15 pt., 6 rimbalzi, 5 assist. Gioca 29 minuti partendo come starter, Clifford lo fa ruotare co Zeller e Howard. Lui regala buone giocate offensive come quella del 47à punto costruita in proprio. chiudendo con un 4/8 dal campo riesce con l’aiuto della lunetta (5/7) a toccare la dignitosa quota 15. Tre palloni persi e +10 di plus/minus.
 
Howard: 6,5
12 pt., 11 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Due soli turnover, 4 falli e nessun tiro libero stranamente. Quasi in media rimbalzi, porta a scuola all’inizio Turner. Nel secondo tempo entra un po’ in crisi per spuntare nel finale con una buona correzione e una stoppata su Oladipo. Undicesima doppia doppia consecutiva.
 
Graham: 6,5
5 pt., 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. Gioca 15 minuti. Clifford lo butta dentro nel finale per difendere e lui recupera il rimbalzo che chiude la partita. Anche in lunetta il suo 5/6 (record personale di tiri dalla linea messi e tentati) è utile.
 
Lamb: 6,5
14 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 5/9 al tiro in 21 minuti con la perla del tiro in ricaduta sul fallo di Joseph (spinta laterale vigorosa). Spreca poco, anche se in difesa qualche metro a volte lo lascia al tiratore, magari impegnandosi a seguire altro nell’azione, tuttavia i suoi punti arrivano, aiutando in avvio d’ultimo quarto Charlotte in un momento delicato.
 
Zeller: 6,5
5 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Al rientro dopo la sosta forzata per l’operazione subita, gioca con minutaggio limitato: 15. Una difesa volenterosa utile il più delle volte alla buona riuscita della difesa del castello, commette 4 falli e qualcuno regala anche il FT, ma ha un +11 di plus/minus, il migliore di Charlotte. In una serata dove la difesa è passata in secondo piano, la sua prestazione è stata comunque discreta.
 
Carter-Williams: 6,5
4 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Gioca 24 minuti con un 2/6 al tiro, non la specialità della casa e si è capito. Fornisce qualche assist ed è attivo in difesa a rimbalzo e si muove sulle possibili linee di passaggio. Intercetta un buon pallone nel secondo tempo e si fa valere a rimbalzo. Nota negativa quella palla persa nel finale, l’unica ma avrebbe potuto esser pesante come macigno.
 
Coach S. Clifford: 7
Ritrova Zeller e accorcia le rotazioni. Solo nove i giocatori scesi sul parquet. Sarà un caso ma ho idea che senza Marvin Williams, troppo lento, la squadra giochi più fluidamente. Il miglior quarto di tutto l’anno il primo, coronato con 49 punti. Preoccupante il terzo, ma riemersi con Batum, gli Hornets non hanno più mollato, anche se hanno rischiato nel finale a causa di un Oladipo in formissima e di un paio d’errori grossolani. Due time-out al momento giusto.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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