Game 6: Charlotte Hornets Vs Orlando Magic 120-113

 
Scontro tra mortali e Semidei.
I Magic in testa alla classifica 4-1, tornavano a Charlotte dopo aver perso le quattro partite della stagione scorsa cercando vendetta, forti della loro posizione.
Tuttavia in questo scontro quasi mitologico, il katà métron (termine greco che significa il secondo misura, non oltrepassare la propria misura) di Charlotte funzionava a meraviglia producendo l’effetto di battere quella che a inizio campionato era data quasi come una squadra materasso ma che grazie alle prestazioni del trio Gordon/Fournier/Vucevic, (rispettivamente 17, 23,15 pt. in serata) oltre a un Simmons da 27 punti in serata, sta smentendo i pronostici, almeno per ora.
A Charlotte ha funzionato il gioco di squadra con un Kemba superlativo e un contorno importante, offerto da Dwight, Jeremy, ma anche un giocatore al momento fuori forma come Marvin, questa sera ha fatto vedere ottime cose.
Tra le statistiche degne di nota per la comprensione del risultato, oltre al 31-28 negli assist, è stato un 59-40 la lotta a rimbalzo, sempre pro Charlotte, oltre al determinante 54,1% dal campo paragonato al 42,3% di Orlando.
 
Le formazioni:

Frank out per influenza.

 
Howard portava a casa il sesto pallone iniziale su sei, poi catturava il primo rimbalzo offensivo della partita ma sul suo retropassaggio s’infilava Ross (17 pt. finali) sbilanciato da Lamb in transizione.
Due su due e ospiti in vantaggio a mezzo lunetta, stesso punto dal quale MKG dimezzava lo svantaggio splittando.
Magic che si muovevano bene, anche se sbagliavano qualche canestro facile come ad esempio Augustin che alzava corto sul primo ferro senza opposizioni, così l’alzata di Lamb per Howard otteneva l’effetto a 9:25 d’essere il primo tiro dal campo buono per Charlotte.
Fournier però scappava a MKG andando a segnare il 3-6, tuttavia dalla destra Marvin in entrata realizzava un banker che con il canestro simile di Howard (da distanza più ravvicinata, sempre al plexiglass) portavano Charlotte in vantaggio 7-6.
Ross con un fing and roll in transizione riportava avanti i Magic sull’11-12 ma Lamb con tre punti non ci stava, tuttavia i Magic nonostante l’errore di Ross alla conclusione beneficiavano di un Gordon che spuntava in mezzo alle maglie bianche sotto canestro riuscendo a deviare di destra con buon gesto atletico e tecnico per il 14 pari.
Kemba faceva ripartire l’attacco degli Hornets che in poco tempo piazzavano un parziale di 9-0; dopo i primi due pt. di Kemba arrivava il tris di Marvin dall’angolo destro (apertura per mano di Howard), la transizione di Lamb, favorita dal recupero di Bacon, chiusa in schiacciata a due mani, infine l’arcobaleno di Lamb che da sinistra attraversava lo spazio del ferro per finire nelle mani di Howard per l’appoggio da vicino del 23-14.
Monk in jumper frontale alzava il punteggio sul 25-16, Orlando lentamente tuttavia rientrava con le prime avvisaglie di difficoltà della panchina che concedeva a Fournier un gioco da tre punti (a 1:08 appoggio da sotto con fallo di Zeller) per il 27-22.
Chiudevano due punti di Fournier con il mancato aggancio di un Hezonja tutto solo che insolitamente mancava la tripla aperta. 27-24 dopo i primi 12 minuti.

Jeremy Lamb in schiacciata.

 
Il pari era solamente rimandato di una quarantina di secondi in avvio di secondo quarto con Mack da tre punti (frontale), tuttavia O’Bryant, raggiunto da un pass di Cody orizzontale, scaricava dalla diagonale sinistra la tripla del 30-27. Mack e O’Bryant si ripetevano da due punti, poi erano Zeller da sotto e due volte Ross ad apportare punti per le due squadre che si ritrovavano sul 34 pari.
Kemba rientrando in campo, in entrata regalava due punti a Clifford, preludio di due giocate successive più spettacolari. Era tuttavia Mack dalla destra a cercare e trovare un contatto con Kemba a 3 decimi dai 24 secondi: tre liberi a segno e Magic sopra di un punto.
Giro palla Charlotte, partenza di Graham dalla baseline sinistra avvantaggiata, apertura sul lato debole per Kemba che infilava il catch’n shoot prima di spezzare due volte nel mezzo il raddoppio (dopo esser passato in un’azione dietro il velo di Zeller).
I tre canestri in serie di Kemba portavano Charlotte sul 42-37 prima che “Vuc” con un soft touch dalla media destra si elevasse sopra Dwight interrompendo il break.
Kemba comunque si mostrava on-fire e passando in entrata Vuc e ferro era spinto dal primo con il corpo mentre in avvitamento realizzava il sottomano che avrebbe portato al libero supplementare e al 45-39.
Monk a 5:32 tentava anche il passaggio al vetro per se stesso trovando però sulla presa un Gordon che riusciva a stopparlo, privandoci di una meraviglia per gli occhi.
Lo stesso Gordon, grazie a una transizione, scaricava da 3 pt. a 3:35 il 49-42, ma Lamb notava l’avvicinamento di Vucevic in raddoppio su di lui fuori dalla linea dei tre punti; Jeremy allora alzava il lob per Howard tutto solo che scaricava l’alley-oop nel canestro a 2:50 dall’intervallo. Lamb sulla linea di fondo destra si creava lo spazio per metter altri due pt. che erano ”sorpassati” dal gioco da tre di Howard, aiutato dal ferro dopo il tocco di Biz che permetteva di festeggiare Dwight anche dalla lunetta (ogni volta che Howard segna a gioco fermo ormai è rumorosa festa).
Si chiudeva con Simmons da tre sulla sinistra a vanificare una buona difesa di Charlotte e una persa di Monk che apriva il contropiede di Augustin, il quale cercava l’appoggio al vetro tutto solo ma un millimetro prima MKG si catapultava sulla sfera inchiodandola al vetro.
Si andava a bere qualcosa negli spogliatoi sul 61-49.

Walker appoggia al vetro superando l’ex compagno di team Biyombo.

 
L’inizio di terzo quarto era favorevole agli ospiti che, anche grazie a sei punti di Vucevic risalivano la china portandosi sul -7 (64-57), poi Kemba spostandosi a sinistra dietro un blocco centrale di Howard trovava la coordinazione per un pullup vincente ma arrivava come un fulmine una devastante dunk appesa di Gordon a far tremare la struttura del ferro, Clifford quindi chiedeva un time-out a 9:21 sul 66-59. Williams interrompeva il momento negativo degli Hornets segnando e ben difendendo su Gordon che tirava corto, MKG infilava due jumper con comodità (assist di Kemba sul secondo) per il +10 (74-64) Kemba forniva nel lasso di breve tempo sue alzate per Howard, alley-oop a una mano la prima e rim run la seconda per l’80-66 con la quale i Calabroni si ridistanziavano.
C’era ancora tempo tuttavia per la slam volante più bella della serata di Dwight che sull’errore di Bacon da tre dall’angolo destro, si alzava con perfetto tempismo e la potenza di un uragano gioviano non lasciava scampo alla difesa blu.
Lamb fuori equilibrio sulla linea di fondo sinistra realizzava il jumper dell’86-70 e a 3:47 arrivava anche un beautiful fing and roll di Kemba in caduta per l’88-72.
A Fournier da tre rispondeva Lamb a 1:57 con la stessa moneta, tuttavia Fournier nel finale si ripeteva anticipando una giocata di Simmons che in transizione (altra persa Monk) alzava lo score con un gioco da tre punti per il 93-86 che chiudeva i primi 36 minuti.
 
In avvio di ultimo quarto Hezonja accorciava sul -5, così, Kemba a 11:01 rientrava sul parquet precipitosamente ma Simmons con il suo diciassettesimo punto riportava a tre lunghezze gli ospiti.
Cody correggeva al ferro con una schiacciata l’errore di Graham ma Biz approfittando di un po’ di confusione sugli sviluppi dell’azione d’Orlando riportava a tre il gap.
Kemba si caricava la squadra sulle spalle segnando da tre (la sua prima tripla in serata) e andando a sfidare Biz in entrata (duello tra un ghepardo e un elefante in velocità) con il risultato di portar a casa un gioco da tre punti per il 101-94.
Kemba vestiva i panni dell’uomo assist quando in penetrazione arrivava sotto il ferro allargando sulla sinistra dove Marvin, percorrendo la linea di fondo, usava il corpo per appoggiare nonostante il contatto con un difensore.
A 5:52 con un buon tiro Ross riportava a -5 Orlando ma Kemba piazzandosi nell’angolo destro riceveva l’aperura, facendo ripartire Bacon che in salto da sotto cambiava mano appoggiando di sinistra per evitare la stoppata.
A 3:50 un irrefrenabile Walker usava lo schermo gigante di Howard per scagliare il dardo avvelenato mortale da tre punti che valeva il 110-99.
Orlando tentava la tattica del fallo sistematico (hack a Shaq) su Howard che andava un paio di volte in lunetta completando il gioco dei FT alla prima e fallendo i due liberi alla seconda.
Clifford lo farà accomodare poco più tardi in panchina rilanciando Zeller, ma a cercare ancora di riaprir la partita ci pensava Simmons spostato (sulla bsl sx) sul tiro da Kemba; azione da tre punti con il FT per il 114-105.
A 1:47 Lamb, come un fantasma a trascinar pesanti catene, si portava ostinatamente il pallone in giro sul lato sinistro in palleggio con la difesa d’Orlando anche a raddoppiare cercando disperatamente di rubar palla, ma caparbiamente Jeremy resisteva inventandosi un fade-away laterale da distanza non consigliabile con l’uomo appiccicato.
Il risultato era però insospettabilmente buono: due punti d’oro che mitigavano i tre successivi di Simmons, l’ultimo ad arrendersi tra gli ospiti.
Marvin su una seconda possibilità, da fuori spingeva un pallone nel corridoio centrale, dove Zeller abbrancava la sfera e facendola passare nella retina ci regalava il 118-108 a 1:12 dalla fine, una quasi garanzia di successo.
Finiva con il mistero di un time-out che l’arbitro di colore affibbiava a Clifford, salvo dopo conciliabolo tra la terna smentirlo, più tre punti di Vucevic e una provvidenziale stoppata salva coronarie (in recupero da dietro) di Williams su un tentativo di Ross da tre, oltre a due punti a testa finali per lo stesso Marvin e Simmons a fissare il soddisfacente (per noi) 120-113 finale.
 
Pagelle
 
Walker: 8
Kemba porta in dote 34 punti in 35 minuti andando in doppia doppia con 10 assist, facilitato da Howard negli alley-oop ma anche smistando buoni palloni da penetrazioni o smarcando l’uomo. Aggiungiamo 6 rimbalzi, 2 rubate e una stoppata, oltre al +22 di +/-. Perde tre palloni, uno lanciano sul lato in diagonale, passaggio intercettato d’istinto da un avversario, istinto che porta spesso Kemba però a fare la cosa giusta quando scarica da tre o inventa pullup ma usa anche la testa sfidanzo più volte l’ex compagno di squadra Biyombo che cede sempre in velocità.

 
Lamb: 7,5
20 pt., 6 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate. A parte il vizio al turnover in serata (3), il 9/15 dal campo con un paio di canestri dalla sinistra davvero notevoli (uno fuori equilibrio e l’altro in fade-away dopo parecchi secondi di palleggio), indicano come ottimo sostituto di Batum il nostro numero tre. Rientra con generosità, procurando qualche FT evitabile ma nel complesso è un giocatore che sta andando a difendere in copertura di rotazione anche su avversari con metri di spazio per il tiro, riuscendo a volte nel disturbarli. L’unico difetto della serata sono i tatuaggi, abbastanza discutibili, però non sono oggetto di discussione baskettare.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
10 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Alla distanza sale di tono. Gioca 22 minuti segnando tutti e 4 i tiri dal campo, sporcando con un 2/4 ai liberi la sua perfezione. Una bella stoppata in un momento chiave, in attesa di vederlo con più regolarità in campo.
 
M. Williams: 7
13 pt., 11 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate. Con 6/8 dal campo (manca un paio di triple) torna ad avere una buona scelta offensiva ma è la difesa con rimbalzi e stoppate, compresa quella che congela il match a creare il voto. Speriamo di vedere Marvin più spesso convinto. Un “C’mon” nel finale per caricarsi dopo un suo canestro spero possa preludere ad altre prestazioni convincenti.
 
Howard: 7
22 pt., 10 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Con 9/13 al tiro e una buona presenza difensiva (peccato non aver superato ma solo pareggiato il record di Barkley che a inizio stagione aveva catturato almeno 15 rimbalzi) arriva a metter a segno un’altra doppia doppia. In attacco da a Kemba la possibilità di salire nel numero degli assist. A inizio gara si mantiene sulla sufficienza, forse anche meno, poi si scatena. Punti deboli i FT (4/9) e le palle perse (5). Dovrebbe evitare partenze in palleggio con tragitti medio/lunghi.
 
Bacon: 6,5
4 pt, 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Un 2/7 dal campo non eccelso, ma ha meriti difensivi e porta in dote un +4 come plus/minus. In alcuni minuti gioca insieme a Graham con il quale condivide statistiche non molto differenti. Se può mirare con spazio e tempo il canestro senza fastidi, mostra un buon jumper dalla media.
 
Graham: 6,5
4 punti, 7 rimbalzi, 1 rubata, 3 assist, 0 perse. Non è cosa da poco in 21 minuti giocando da comprimario nonostante il 2/8 dal campo. Inizia un po’ in sordina in difesa con un fisico che ricorda un po’ quello di un tricheco ma meno aggraziato. Il body però funziona e alla distanza mostra una discreta difesa. In un paio d’azioni d’attacco s’intestardisce ma riesce comunque in qualche maniera o a segnare o a mandare Cody a bersaglio.
 
Monk: 5
2 pt, 3 assist, 1 stoppata. Una delle poche note stonate di serata. Partecipa al gioco corale, anche se s’innamora spesso del tiro finendo con un 1/8 dal campo ma soprattutto perde tre palloni, due dei quali aprono praterie sul parquet e costano caro in termini di punti. Poco confidente il palleggio, troppo alto, spesso gli toccano la sfera. Sfrontato, prova anche il backboard pass, passsaggio per se stesso ma Gordon gli nega la gioia.
 
Zeller: 6,5
6 pt., 6 rimbalzi. Ha dei momenti di difficoltà, però nel finale, nonostante un canestro subito da Gordon, tra pt. e rimbalzi porta sostanza a Charlotte che in qualche occasione sfrutta i suoi blocchi. Gliene viene fischiato uno dagli arbitri che lo vedono in movimento, sul quale non sono d’accordo, ma anche gli arbitri sono mortali.
 
O’Bryant: 6,5
5 pt. in 4 minuti. Un -1 di plus minus quasi irrilevante giocando con la panchina. Stavolta non dispiace seppur eclissato dal rientro di Zeller.
 
Coach Clifford: 7
Lo spirito difensivo della squadra c’è. Tutti lottano e l’attacco è calibrato, frutto di un gioco di squadra che produce ben 31 assist, quasi il doppio se non oltre certe partite. I cambi mi sembrano “azzeccati”, lucidi. Buona vittoria.

Questo articolo è stato pubblicato in Games da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.