Game 73: Charlotte Hornets Vs Memphis Grizzlies 140-79

 
Dopo cinque trasferte consecutive i Calabroni volavano alla loro casa madre per giocarsi il countdown (dieci le partite alla fine conteggiando questa).
Chi non ha più la sede originale invece è Memphis, franchigia trasferitasi nel Tennessee dalle ghiacciate lande originarie canadesi di Vancouver.
Purtroppo i primi anni di vita di Vancouver, come per tutte le ultime franchigie introdotte nella NBA non poterono esser brillanti.
La serrata del 1998 poi contribuì a far perder interesse per il basket ai fan della franchigia della foglia d’acero occidentale così, ciò che è particolare sapere e accomuna le due società, fu la richiesta dei proprietari attuali di trasferimento a Memphis.
La NBA scelse a favore del vecchio proprietario dei Grizzlies Michael E. Heisley in una situazione peggiore.
La situazione a Charlotte migliorò apparentemente ma il braccio di ferro tra Shinn che chiedeva una nuova Arena (dopo solo 10 anni di vita del The Hive) e i tifosi/istituzioni locali continuò, tanto che alla fine, l’anno seguente al trasferimento degli ex canadesi, anche gli Hornets si accasarono per una dozzina d’anni a New Orleans ridisegnando la geografia della NBA.
Oggi gli Hornets sono tornati a casa, anche se non più al vecchio spettacolare Charlotte Coliseum ma allo Spectrum Center, Arena programmata e costruita per i Charlotte Bobcats (in uptown), franchigia promessa alla città nell’accordo per la perdita dell’amata franchigia originaria. Mentre Charlotte mantiene sul filo un record leggermente positivo tra le mura amiche (19-17), gli attuali Grizzlies sono il peggior team nelle trasferte giocate a oggi (5-29).
Penultima franchigia NBA con mezza partita di vantaggio sui Suns, una sconfitta avrebbe potuto pareggiare il record dei Suns per cercare alla lottery la prossima prima chiamata e rilanciarsi proprio come quando agli albori del 2000 intuirono le possibilità di Pau Gasol giratogli da Atlanta.
Per Charlotte vincere non avrebbe costituito un problema nell’ottica tanking, anzi, avrebbe regalato una piccola gioia in una stagione avara di soddisfazioni.
Le premesse c’erano tutte ma la gioia è stata grande. Record all-time come più ampio margine di punti mai ottenuto dalla franchigia, record stagionale di punti, 35 per Kemba nel primo tempo, così venivano giù anche i muri (di cartongesso) costruiti dai Grizzlies. 53,3% e 47,5% le percentuali dal campo di Charlotte che a rimbalzo finiva per comandare 53-38 così come negli assist con un 25-13 e nelle rubate con un 10-4.
Meglio ai liberi con 23/27 contro i 15/21 degli ospiti che finivano anche per pagare l’8-19 incassato nei turnover. Kemba terminava con 46 punti mentre tra le fila “nemiche” Selden risultava il top scorer con 18 punti seguito da Evans con 16.
Sul terzo gradino del podio dell’attacco impoverito di Memphis si trova Jarell Martin con 12, unico altro Grizzlie in doppia cifra.
 
Si partiva senza Howard che osservava immediatamente un turno di squalifica con le due squadre che mostravano attacchi farraginosi tra stoppate ricevute e date (Hernangomez su entrambi i lati) o tiracci fino a 10:14 quando in corsa Marvin Williams infilava agilmente il floater del 2-0.
Il 2-2 era firmato da Martin con un arcobaleno sopra il tentativo in salto di stoppata da parte di Lamb.
Gli Hornets però segnavano a 9:38 con una tripla di Kemba continuando con un fade-away uno contro uno di Lamb e finendo con un catch n’shoot da tre punti dalla diagonale sinistra di Williams su rimessa dal fondo.
I Grizzlies chiamavano un time-out e al rientro Evans rubava sotto canestro un pallone sull’alzata di Hernangomez chiudendo in fing and roll il coast to coast.
Walker a 6:24 guadagnava e realizzava due FT per il nuovo +10 (14-4) mentre a 5:51il capitano si ripeteva da tre punti prima che Evans in entrata battesse due difensori con l’alzata sotto canestro ottenendo un FT (fallito) per il fallo di MKG. Kemba trovava l’entrata centrale di Williams che appoggiava in scoop, poi era la nostra PG a partire dalla difesa per chiudere di sx evitando il taglio del n°3 avversario nel tentativo di rubare la sfera un attimo prima dell’ultimo palleggio.
Altro time-out per Bickerstaff sul 21-6 ma purgatorio che non terminava per i Grizzlies che dovevano fare mea culpa per lo spazio lasciato a Kemba il quale colpendo ancora da fuori non perdonava con il suo 3/3 da oltre l’arco a 4:30.
Per i Grizzlies iniziava ad attivarsi Selden che segnava con una semplice sospensione frontale.
Walker mancava la sua prima tripla di serata ma Williams raccoglieva il rimbalzo sotto canestro a destra e realizzava appoggiando al plexiglass.
Entrava qualche componente della panchina come il Frank che mostrava una buona difesa mandano a vuoto l’attacco dei Grizzlies che incassavano dalla diagonale destra la tripla dello stesso Tank che valeva per il 29-8.
Due canestri di Selden consecutivi facevano superare i 10 punti agli ospiti ma una rollata di Frank che ricevendo sulla destra un diagonale di Kemba dallo stesso lato faceva ripartire gli Hornets in attacco con due punti in appoggio. Walker si sentiva caldo andando per un pullup dalla baseline destra in uno contro uno dimostrando d’aver ragione.
La difesa dei Grizzlies dimostrava d’esser disastrata quando Lamb arrivando sotto a destra fintava mandando al bar un paio di giocatori trovandosi comodo per l’appoggio al vetro.Seldon segnava ancora per Memphis ma il quarto lo chiudeva Walker con due FT a :06.8 per un eloquente 37-14.

Un passaggio di Monk che porterà a una delle 4 triple di serata offerte da Kaminsky.

Nella seconda frazione MKG fintava d’uscire in palleggio poi rientrava trovando il deserto dei tartari nel pitturato per l’appoggio comodissimo (39-14) una flash dunk del n°14 ospite Johnson accennava una reazione tagliata da Monk in transizione che si arrestava per un pullup vincente nell’uno contro uno a distanza.
Lo spin di Martin su MKG con appoggio era poca cosa se Frank su assist di Malik infilava un’altra bomba anche se Simmons con due liberi tentava di replicare, il compagno Johnson segnava ma sbagliando canestro sul tocco a rimbalzo.
Erano due pt. per i Calabroni che incassavano comunque una dunk di Martin in entrata e il layup di Green da second chance per il 46-24 che consigliava a Clifford di fermare.
Bacon, dopo qualche brutto tiro e una stoppata presa in precedenza da Johnson (pulitissima) s’infilava nell’atmosfera quasi rarefatta della difesa dei bianchi che incassavano così il 50-28.
Evans segnava ancora guadagnando nuovamente un libero riuscendo a replicare l’errore precedente lasciando sul +20 gli imenotteri (50-30).
Kemba con uno step back in ritmo si portava fuori dall’arco per colpire da tre, Evans rispondeva dallo spazio profondo a 4:12 ma dall’altra parte piovevano letali meteoriti kembici; a 3:51 Walker realizzava la quinta bombarda, trenta secondi più tardi arrivava anche la sesta mentre sul settimo tentativo i Memphis ricorreva al fallo mandando il nostro n°15 in lunetta a realizzare tre FT che a 3:08 spedivano Charlotte sul 62-37.
Le squadre con diverse azioni tra le quali un paio di FT aumentavano di tre unità nel punteggio prima che un pick and roll tra Monk e Hernangomez venisse mancato e corretto in maniera vincente dallo stesso spagnolo sotto canestro. Marvin stoppava Martin e a :46.8 Monk aumentava il personale bottino con due FT recuperati piratescamente.
L’ex Weber in entrata mancava l’appoggio influenzato dalla resistenza di Monk mentre a 26 secondi dalla fine Kemba sfruttava il blocco sinistro dello spagnolo per scaricare incredibilmente anche la settima tripla del primo tempo… Weber segnava due liberi mentre sull’entrata Walker realizzava agilmente, per gli arbitri c’era la continuazione sul fallo di Green così il libero portava la squadra di Jordan sul 75-42 con ben 35 punti del capitano…

Alcune Honeybees in uno stacchetto musicale in serata.

Charlotte Hornets’ Malik Monk, left, and Memphis Grizzlies’ Mario Chalmers, right, chase the ball during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Thursday, March 22, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
Dopo la pausa lunga iniziava la ripresa, correva Brooks in coast to coast per cercar di far recuperare terreno ai suoi, ma sulla replica, anche se MKG andava a vuoto, il tap-in di Hernangomez era utile a non regalare eventuali clamorosi rientri stoppando sul nascere eventuali velleità belliche ospiti.
Lo spagnolo poi si produceva in una stoppata alle spalle di Green mentre in attacco Walker su una second chance (mancato il primo tentativo) calibrava l’ottava tripla di serata che rimaneva un ricordo quando a 7:47, su una drive accennata da Lamb con scarico a sinistra, riuscendo a infilare anche la nona lanciava in orbita Charlotte sull’85-51.
A 7:34 Williams aggiungeva una tripla dal corner destro per l’88-51.
Difficoltà enormi nella difesa dei Grizzlies che non parevano nemmeno una squadra NBA.
Lamb dietro lo schermo scagliava l’ennesima freccia a segno che feriva ancora i plantigradi, a 4:29 arrivava la saetta di Frank da tre e quando lo stesso Tank rubava a Chalmers un pallone innescando la transizione sulla quale Kemba perdeva per un attimo l’equilibrio tentando comunque la tripla vista la mancanza di difensori, gli Hornets toccavano quota 99 con la decima bomba di serata di un incontenibile capitano.
+46, massimo vantaggio stagionale che aumentava con due FT di Kemba che faceva scavallare quota 100 ai Calabroni.
Kemba recuperava anche il 24 sfondamento stagionale (Selden) mentre continuava il monologo dei giocatori della Buzz City nel finale di quarto con 4 punti consecutivi di Bacon (tiro in area con elevazione da razzi ai piedi e soft touch più un reverse layup in allungo nell’uno vs uno proveniente da baseline sx), 4 tiri liberi consecutivi (primi due di Bacon che recuperava palla e un flagrant 1 di McLemore che metteva Lamb sul possesso supplementare) e una difficile tripla che anticipava d’un soffio la sirena, dardo gentilmente offerto da Robin Hood Lamb che chiudeva i primi 36 minuti sul 112-57.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) celebrates with Willy Hernangomez (41) during the second half of an NBA basketball game against the Memphis Grizzlies in Charlotte, N.C., Thursday, March 22, 2018. (AP Photo/Chuck Burton)

 
Kemba, uscito nel finale di terzo quarto continuava a rimanere a riposo, gli Hornets schieravano la coppia di guardie Paige/Stone negli ultimi 12 minuti nei quali entravano entrambi i two-way contract (Mathiang compreso quindi).
Frank non si fermava restando “perfetto” da oltre l’arco, Paige arrivando da sinistra alzava una parabola solo cotone che superava il tentativo di stoppata di Davis, segnando così i suoi primi due punti in NBA. Non tardavano ad arrivare anche i primi due per Mathiang che veniva favorito da una drive fin sotto canestro di Bacon che scaricava spettacolarmente in salto il più classico degli assist per la pronta schiacciata dell’australiano.
Mathiang si ripeteva più tardi in schiacciata e Paige infilava la retina dalla destra per il 133-72.
A 1:45 dalla fine i due interagivano con il lob dentro di Paige verso Mathiang che resisteva in mezzo a due avversari, sulla girata Weber lo toccava consegnando anche un FT (mancato) al nostro numero 9 bravo comunque a realizzare il canestro sull’azione.
A :27.1 per gli Hornets la chiudeva Bacon con l’entrata e FT supplementare.
140-77 ritoccato da due FT di Simmons a poco più di 4 secondi dalla fine per un 140-79 che dava una differenza clamorosa di 61 punti, massimo margine Hornets mai raggiunto in tutta la storia della franchigia.
 
Pagelle
 
Walker: 9,5
46 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 13/18 al tiro tra cui un 10/14 da fuori e 10/10 ai liberi. Sale per la nona volta in carriera sopra i 40 punti realizzando il record di triple che quest’anno era fermo a 9 (artefice lo stesso Kemba). +47 di plus/minus giocando solo 27 minuti. Un paio di turnover ma su uno è Hernangomez a far la cosa sbagliata. Praticamente inarrestabile. Ispiratissimo, trova spazi e tempi per tirare dall’arco con Memphis in difficoltà nelle chiusure. Fa quello che vuole in attacco sopperendo alla mancanza di Howard. Se per assurdo avesse giocato 48 minuti forse avrebbe segnato più punti dei Grizzlies…
Lamb: 6,5
12 pt., 9 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. Si accontenta di 7 tiri mettendone 4 più un 2/2 ai liberi. Tre palle perse ma +51 di +/-. Aiuta la squadra con assist e cattura con decisione rimbalzi sostituendo Howard degnamente sotto le plance.
 
Kidd-Gilchrist: 6
4 pt., 7 rimbalzi. Gioca 19 minuti con un 2/5 dal campo. Prestazione sufficiente.
 
M. Williams: 7
15 pt., 6 rimbalzi, 2 rubate. 5/8 dal campo, ¾ ai liberi. Si prende qualche tiro in più rispetto ad altre recenti occasioni e in serata fa bene perché spesso fa centro. Un paio di rubate e discreto numero di rimbalzi in meno di mezz’ora.
 
Hernangomez: 6,5
10 pt., 12 rimbalzi, 2 assist. Sostituisce Dwight partendo centro titolare. Finirà per giocare 18 minuti sostituito da Frank e Mangok. Gioca bene finendo in doppia doppia dopo un inizio dove gli è toccato prender le misure fallendo qualche tiro prendendosi subito anche una stoppata da Davis. Buoni i blocchi o le giocate a due con Kemba. C’è intesa. Fa vedere i giusti movimenti.
 
Bacon: 6,5
15 pt., 3 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Chiude con un 6/14 dal campo. Inizia anche lui in sordina, poi si scatena nel finale contribuendo a far aumentare il gap tra i team. Bello l’assist volante dopo la baseline drive per Mathiang.
 
Kaminsky: 7,5
14 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 5/6 dal campo con un 4/4 incredibile da oltre l’arco. Buona gare per il nostro n°44.
 
Monk: 6
4 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata ¼ al tiro. +4 di +/-. Prende un colpo e la contusione lo lascia fuori dal campo per il finale.
 
Graham: 5
3 pt., 1 rimbalzo, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Riempie il tabellino ma abbassa la media con un 1/7 inconsistente nel quale spicca lo 0/5 da fuori.
 
Stone: 5,5
0 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. Spende un paio di falli e manca la sua unica occasione prendendosi una stoppata ma cattura rimbalzi in 13 minuti.
 
Paige: 6,5
9 pt., 1 rimbalzo, 2 rubate. +6 di plus minus con un 3/6 dal campo e doppia cifra sfiorata. Spunta nell’ultimo quarto il two-way contract degli Swarm e mette dentro i primi due punti nella NBA, ci prova ottenendo anche un tiro pesante a bersaglio. In difesa qualcosa di più potrebbe fare a livello d’efficacia nonostante non manchi l’impegno.
 
Mathiang: 6,5
8 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Anche per Mathiamg, come per Paige, anche per lui la prova è positiva, rimbalzi, punti e anche una buona stoppata in soli 9 minuti. Chissà se li rivedremo sul parquet ancora.
 
Coach S. Clifford: 7,5
Partiamo dall’ottima scelta di far scontare a Howard la giornata di squalifica imposta dalla NBA per 16° tecnico fischiato contro proprio oggi. In qualche maniera, visto che la palla è solo una, libera Walker che ha spazio per provarci. Capisce d’essere in serata e continuando a colpire regala a Clifford la più grande vittoria di franchigia in termini numerici. Massimo di punti in stagione e più ampio margine all-time per la franchigia. Giocate dei singoli, scarichi, penetrazioni e qualche giocata di squadra più complessa. La difesa avversaria non è stata all’altezza ma Charlotte si è mossa bene.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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