Game 78: Charlotte Hornets Vs Philadelphia 76ers 102-119

 
Il riferimento del blog alla resurrezione, per chi abbia un minimo di conoscenza della storia degli Hornets venne facile. Un chiaro riferimento al ritorno nella città madre (dopo la cancellazione per mano di Benson con il suo rebrand a New Orleans), portando con sé nickname, colori e storia.
In una sola parola, identità.
“Non le pop star, le campane suonano per secoli”… canterebbe Caparezza in “Migliora la tua memoria con un click”.
Chissà quanto potrà durare una squadra di basket come Charlotte.
Se continuerà il suo cammino seguendo le orme del tempo di Celtics e Lakers o sarà nuovamente polverizzata nel dimenticatoio con risultati che potrebbero minare la passione locale.
Per ora, il piccolo miracolo sportivo in carte bollate è stato compiuto e la squadra per la quale io e altre persone della mia generazione (ma non solo) tifavamo a metà anni ’90 è rinata, almeno sulla carta.
Manca ancora un progetto vincente nonostante una leadership forte come quella di Jordan, non esente da colpe nella costruzione di un nucleo che in quattro anni ha racimolato solamente una partecipazione ai playoffs, bloccata al primo turno a gara 7, cosa che comunque ai Bobcats non era minimamente riuscita, anzi, non erano mai riusciti a vincere una singola partita nella post season.
Comunque nel giorno di Pasqua il riscatto e la resurrezione per gli Hornets erano una suggestiva possibilità che si volatilizzava nuovamente (come nella serata precedente) a Washington.

Le cifre dei due team prima del match.

Kemba Walker riceve il pallone con impressa la cifra dei punti realizzati in maglia Charlotte dal “vecchio” primatista Dell Curry.

Dopo un clamoroso rientro sino al -1, nel terzo quarto un parziale di 0-14 ci estrometteva dalla gara e nell’ultimo quarto addirittura, ancora tre triple (analogie con la serata precedente anche se con un quarto di ritardo) ci facevano uscire definitivamente dalla gara.
17-36 gli assist a favore dei 76ers la dicono lunga sulla serata. Phila è stata abile e veloce a mandare a segno i suoi uomini tra fast break e passaggi fulminei che hanno coinvolto anche i tiratori da tre punti.
Charlotte, troppo lenta e compassata per quasi tutta la gara ha battuto nettamente più FT (27/34 contro i 9/10 della squadra di Brown) ma non è bastato.
Phila porta così a casa la gara senza Embiid e Saric anche se negli Hornets si registravano altrettante defezioni:
 
 
Top scorer ospite Belinelli, autore di un altra buona prestazione complessiva, in special modo a livello punti (22) con 9/10 dal campo e assist (3), Simmons ha chiuso con 20 pt. e 15 assist mentre JJ Redick l’ha pareggiato nel punteggio.
Covington vinceva la medaglia di legno con 17 punti e 11 rimbalzi.

Pochi sorrisi in serata se non quelli delle Honey Bees.

 
Prima palla disposizione dei 76ers persa da Simmons oltre fondo campo.
Hornets che realizzavano un 5-0 di parziale con MKG in jumper lungo dalla destra e una tripla dal centro sinistra di Williams.
Replicava in maniera analoga Phila che segnava in reverse layup con Simmons e JJ Redick in transizione da tre ma il parziale non si arrestava perché due turni in lunetta favorivano gli ospiti con i 2/2 di Johnson e Covington.
Sul 5-9, dopo diversi errori e una stoppata da dietro di Howard su A. Johnson, il nostro centro appoggiava al vetro riavvicinandoci.
Phila da una rimessa dal fondo apriva l’uovo; Simmons per rimetter in gioco la sfera la tirava addosso a MKG (sulla schiena) segnando poi facilmente da sotto.
Batum si creava lo spazio per un banker da sinistra ma i 76 continuavano la fuga segnando il tredicesimo punto a opera di McConnell in transizione a 6:48.
Marvin passando a MKG nel pitturato vedeva il compagno librarsi nell’aria per appoggiare a canestro evitando il braccio proteso di un difensore.
Coach Brown a 6:22 chiamava il time-out dopo il quale arrivava il layup di Belinelli seguito dal FT jumper di MKG (con spazio).
Era sempre MKG a procurarsi a 4:49 due FT per il pareggio a quota 15 ma due dunk consecutive di Holmes ci riportavano velocemente sul -4.
Howard tra FT e gancio portava alle casse dei Calabroni tre punti riducendo lo scarto sul -1 ma ancora una volta Phila si trovava sul +4 dopo la bomba di JJ Redick dal corner sinistro. Entrava Lamb in tutti i sensi; la penetrazione a dx si chiudeva con il floater sulla baseline sopra il difensore per il -2.
Ilyasova toccato da Howard segnava due FT e da una persa di Monk però partiva Fultz a tutta birra verso il canestro per l’appoggio oltre Willy.
Lamb a 1:28 infilando la bomba ci riportava a -3.
Jeremy, vestendo poi i panni dell’uomo assist serviva prima Kaminsky e Monk decidendo di rischiare sulla transizione; in entrambi i casi andava bene, così gli Hornets passavano avanti a poco dalla fine del quarto che si chiudeva sul 29-28.

Howard in gancio.
AP Photo/Nell Redmond

 
Il secondo iniziava con un FT jumper di Lamb e una sua steal che portava alla tripla fallita di Kaminsky e al rimbalzo offensivo di Hernangomez.
2/2 a 11:13, vantaggio di 5 punti (33-28) colmato in parte dalla tripla di Ilyasova.
Monk fermava Fultz ma nonostante lo sforzo per recuperare la sfera, il suo piede destro in torsione calpestava la linea laterale destra annullando così la buona azione compiuta, ma era dura mantenerla in campo…
Redick a 9:22 si esibiva in un circus shot, proveniente da destra, dopo aver passato Lamb e Stone, chiudendo in reverse oltre Willy con parabola altissima, faceva baciare la retina all’oggetto del desiderio.
Willy a 9:01 aveva la forza per trovare altri due FT e anche splittando ci portava avanti, purtroppo da una lunga azione convulsa con occasioni su entrambi i fronti, il turco dei 76ers pescava la tripla seguita a 7:24 da quella del Beli che segnava anche su passaggio di Simmons in transizione.
Decisamente troppi i fast break concessi dai nostri…
Gli Hornets rischiavano ancora ma MKG coprendo il pitturato intercettava l’ultimo passaggio di Belinelli, ne usciva una buona occasione per la transizione e due FT guadagnati a 5:34, che, insaccati, portavano il megaschermo sul 40-43. Troppo facile però per Simmons andare ad appoggiare in mezzo alla immobile difesa Hornets, il bel pullup di MKG dalla diagonale sinistra in uno contro uno non serviva a molto se se anche Ilyasova riusciva ad appoggiare un fing and roll arrivando decisamente sotto canestro.
Kemba a 2:34 poteva beneficiare di tre FT che messi a segno lo portavano a ben 53 FT consecutivi realizzati, record migliorato per un giocatore di Charlotte.
JJ Redick da sinistra mostrava le sue doti di shooter infilando il jumper e Beli andando oltre MKG metteva in difficoltà gli ex compagni.
Walker con un jumper lungo da posizione frontale infilava il primo FG personale in serata m Belinelli si ripeteva andando a realizzare un catch n’shoot oltre Batum.
Kemba si faceva portar via una palla e la killer dunk di Simmons (una flash reverse) congelava il primo tempo sul 51-60.

Williams e MKG stringono nela morsa il fantasista Simmons. Pessima gara per Williams, buona per MKG, molto buona per il rookie avversario.

 
Un floating jumper di Marvin Williams era utile per far ripartire Charlotte nella ripresa, ma Covington replicava in maniera simile.
MKG e Simmons, due giocatori che stavano facendo bene per le rispettive squadre si rispondevano da due punti ma Redick da tre faceva cadere la palla nel cesto e in depressione lo Spectrum Center che incassando il 55-68 a 10:21 dalla fine aspettava di vedere gli sviluppi del resto del match dopo il time-out voluto da Clifford.
Sembrava portare beneficio il time-out voluto da Clifford perché gli Hornets riuscivano in qualche maniera a impostare un ritmo alla gara; Batum dalla linea con un 2/2 iniziava segnando due liberi a 9:44 (fallo di Covington sull’alzata per il pullup) e continuava con uno step back.
A 8:48 Kemba dal palleggio tirava su sparando in faccia a Ilyasova una tripla e anche se Simmons segnava in salto di destro risolvendo il duello a contatto con MKG, il ritmo rimaneva a vantaggio di Charlotte con un crossover di MKG su Simmons e dunk aggressiva a 8:15 per il 64-70.
Gli Hornets incassavano un goaltending chiamato contro Howard ma uno scoop di Batum a contatto con il difensore rimbalzava dentro.
Purtroppo Williams mancava un paio di tiri ma gli Hornets a 6:25 pescavano il jolly con Howard che batteva Holmes e il raddoppio alle spalle di Covington toccando palla sul ferro aiutata dalle classiche manine.
Simmons mancava un tiro, MKG a rimbalzo difensivo percorreva il parquet in coast to coast ma Belinelli mostrava il classico passaggio a livello con botta sull’avambraccio a 6:00. In lunetta la nostra ala piccola non sbagliava le due occasioni portandoci sul -1 (71-72).
Gli Hornets però finivano probabilmente la benzina mancando anche un po’ di concentrazione.
Un mega parziale di 0-14 lanciava i Sixers sino alla vittoria finale.
A 2:25 l’ultima azione dei Sixers del parziale era iconica; lancio per Simmons in reverse alley-oop per il 71-86…
Monk in transizione segnava dal corner destro servito da un extra pass che lo liberava ma il 74-86 non durava molto a causa della tripla di Belinelli.
Holmes assaltava alle spalle Hernangomez a :41.2 e lo spagnolo in bonus entrava in lunetta per segnare due dei suoi numerosi FT.
Monk in entrata chiudeva il quarto sul 78-91.
Partita fotocopia di quella contro Washington, l’ultimo quarto era garbage time anche perché due triple d’Ilyasova e una di Belinelli l’inauguravano mentre di contro arrivavano solo due FT di Willy.
Punteggio sull’80-100 e partita in ghiaccio.
Tornavano a -13 i Calabroni a 8:27 grazie a una tripla di Monk ma anche se lo stesso play/guardia a 6:42 replicando ci faceva tornare alla stessa distanza (91-104), la cifra del gap scendeva al massimo di uno con un FT dello spagnolo. Covington da tre, Simmons con una schiacciata e Lamb da sinistra firmavano il 97-111.
102-119 era il finale di una partita che gli Hornets chiudevano senza gloria.
 
 
Pagelle
 
Walker: 5
10 pt., 1 rimbalzo, 4 assist, 1 stoppata. 2/7 dal campo e ben 4 turnover in 25 minuti. Segna 5 liberi su 5 portandosi a 53 consecutivi. Record di franchigia ma ancora una volta fatica nel palleggio e si fa portare via un paio di palloni che gli ospiti capitalizzano in fast break. Raggiunge a malapena la doppia cifra. Si sta riposando facendo giocare di più i compagni, ma qualche iniziativa in più potrebbe prenderla.

Walker in lunetta prima dei tre liberi che lo porteranno a quota 53 consecutivi.

 
Batum: 5,5
8 pt., 4 rimbalzi, 3 assist., 1 stoppata. Dal campo fa peggio di Kemba. Fa partire e alimenta l’ultima fiammata dei Calabroni. Purtroppo si spegne anche lui. In difesa non mi piace.
 
Kidd-Gilchrist: 7
16 pt., 5 rimbalzi, 2 rubate. 6/13 dal campo. Non do retta al -21 di plus/minus. Simmons, rookie che gioca come un esperto (per me rookie of the year) lo mette in difficoltà ma lui lo contiene diverse volte molto bene dopo la dormita sulla quale Simmons gli fa sbatter la palla sulla schiena da rimessa di fondo campo. Non sempre può arrivarci ma vive una serata, senza i comprimari Bacon e Graham infortunati, old style con transizioni rapide, FT e al tiro anche se non è perfetto si dimostra migliorato.
 
M. Williams: 4,5
5 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 2/9 dal campo. Sbaglia tre tiri nel momento migliore degli Hornets che avrebbero potuto far sviluppare la gara in maniera differente. 22 minuti d’inabilità cestistica.
 
Howard: 6
10 pt., 10 rimbalzi, 1 rubata. Giusto per pareggiare il record di Larry Johnson in fatto di doppia doppia. I numeri minimi ci sono. Qualche buona giocata ma senza Embiid ci si aspettava più dominio. Manca un paio di liberi sul parzialone Sixers. 25 minuti, 4/7 dal campo.
 
Lamb: 5,5
12 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Non brillantissimo al rientro con 5/13, soffre anche sulle triple avversarie ma non è evidentemente al 100%. In attacco aiuta la squadra offrendo nel primo quarto due assist per due bombe dei compagni.
 
Kaminsky: 5,5
10 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 3/8 al tiro. Partita nella norma. Niente d’eccezionale ma nemmeno da disprezzare. Qualcosa in più in copertura di poteva fare così come sul tiro da fuori. L’1/5 non è buono ovviamente…
 
Monk: 6
16 pt., 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 6/13 dal campo con alcuni arresto e tiro da tre buonissimi. 5 turnover. Lui con Stone in campo sono una nuova “mossa” di Clifford ma a portare palla è lui che non avendo maturato ancora molta esperienza commette ingenuità grosse sui passaggi che causano qualche danno. Non è un playmaker naturale e i 3 assist contro le 5 perse lo testimoniano, ma in attacco si fa sentire.
 
Stone: 5,5
0 pt., 2 assist, 1 stoppata in 15 minuti. Commette un fallo e smazza due assist. Gioca un po’ di più ma viene sostanzialmente ignorato dai compagni. Sui 5 in campo è la sesta opzione. Ignorato da tutti, alla fine comunque ottiene, anche grazie a un po’ di pressione difensiva personale, un plus/minus di +4. Nulla d’eccezionale.
 
G. Hernangomez: 6,5
15 pt., 11 assist, 2 rubate. Per lo spagnolo 11/14 ai liberi e attivissimo sui due fronti, sotto le plance avversarie cattura ben 6 rimbalzi. Buon movimento nel finale mostrando giro e uso del piede perno magistrale in allungo. Doppia doppia, in uscita su Korkmaz (credo) nel finale o un altro tiratore, si dispiace d’aver incassato la tripla. Gioca con un po’ d’orgoglio.
 
Coach S. Clifford: 4,5
Possibile non si riesca a risolvere il problema sulla linea dei tre punti? Ancora una volta periamo, in attesa di resurrezione prendendo contro ben 42 punti ottenuti dagli avversari (14/32) a mezzo tripla, oltre che inusualmente molti fast break. Direi che la squadra non aiuta ma la situazione è esasperantemente reiterata sino ad arrivare a momenti d’insipienza cestistica dove la squadra molla gli ormeggi mostrando cali di tensione gravi. Time-out ok ed espressioni alla Van Gundy a parte occorre ripensare anche all’allenatore.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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