Game 79: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 99-112

 
History Repeating
 
La storia si ripete.
Certe volte gli uomini semplicemente non la conoscono, la ignorano, la mal interpretano o ne fanno questioni d’ideologia oppure ancora, “filosoficamente” potremmo dire che l’interpretazione è soggettiva, tuttavia da essa e quindi dall’esperienza, diretta o indiretta, potremmo trarne degli insegnamenti.
Charlotte non l’ha fatto.
E’ durato quasi un anno luce NBA questo viaggio verso questi illusori e tormentati playoffs che, onestamente direi, sono sfumati dopo la sconfitta contro una calda Miami questa notte.
La stessa Miami che ci eliminò in sette partite lo scorso anno al primo turno playoffs e che grazie a noi continua la sua corsa per l’ultima piazza, anch’essa, infatti, essendo al nono posto, aveva bisogno di una W per superare i Pacers.
Altro gioco a somma completamente azzerata…
Charlotte ha giocato, parere personale, con energie non adeguate (potrebbe aver influito anche il back to back, Miami ha giocato certamente partendo più agguerrita), con una difesa da tutto l’anno debole sull’arco che ha finito per incassare 21 triple su 40 tentativi!
Impossibile vincere così.
La storia si è ripetuta ancora una volta quindi e gli Hornets non hanno appreso molto dai due scontri diretti persi in precedenza (in casa) con Bulls e Bucks.
33 i punti di Dragic, 26 quelli di James Johnson, 19 di Richardson più i 12 dalla panchina di Tyler Johnson.
Bassi i turnover delle due squadre (6 a testa), leggera prevalenza a rimbalzo degli Heat (36-40) con gli Hornets che hanno battuto sicuramente più liberi: 21/24 contro l’11/12 di Miami.
 
Miami si presentava allo Spectrum Center con il seguente quintetto; Dragic, Richardson, McGruder, James Johnson e Hassan Whiteside.
Gli Hornets guidati da Clifford schieravano; Walker, Batum, MKG, M. Williams e C. Zeller, i soliti noti.

Nicolas Batum Charlotte Hornets va per un lay up.
Nic finirà con 24 punti complice un 12/12 ai liberi.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Iniziava la sfida da non sbagliar per entrambe le squadre… Whiteside conquistava la palla a due, Dragic tentava la penetrazione che sembrava vincente, ma l’aiuto di MKG lo costringeva a cambiar la parabola dell’appoggio e il play di Miami fallendo il primo tiro dava la possibilità a Charlotte d’attaccare, tuttavia il primo canestro della gara era opera (ante-litteram rispetto al 6/7 nella sua serata di triple) di James Johnson per Miami; a 10:55 una drive con layup bastava per lo 0-2.
A 10:41 Batum in allungo sulla baseline destra era spostato fallosamente in volo fuori dal campo.
Due tiri liberi e parità a quota due.
Dragic con penetrazione, spin e appoggio in area realizzava il 2-4, ma il pari lo trovava MKG dal mid-range (10:14), oltretutto fendendo solo il cotone interno della retina.
A 9:40 Kemba fuggiva sulla sinistra per andare a depositare a canestro ma sulla sua strada trovava Whiteside, in salto Kemba cambiava progetto originale e mano appoggiando di dx effettuando istintivamente e felicemente la scelta.
Dragic solo otto secondi più tardi infilava la prima tripla in quello che per Miami dall’arco rimane un quarto molto proficuo, il nuovo vantaggio Hornets era però ottenuto da Batum che da sotto a destra trovava tempo e spazio per battere i difensori.
MKG in tuffo forzava a una jump ball Miami, ma gli Heat riguadagnavano il possesso e Dragic sorprendendo da tre la difesa di Charlotte rimandava sopra i neri (8-10).
Williams era stoppato in uno contro uno da Richardson che tuttavia andava a sbagliare dall’altra parte, si battagliava, MKG in tuffo recuperava un pallone a Dragic che lo colpiva con la sinistra in caduta, dava l’idea.
Niente di serio comunque… dopo un po’ d’errori da ambo le parti e la seconda persa di Walker sulla gran pressione di Dragic, Richardson colpendo da tre punti da sinistra allungava il vantaggio ospite.
A 5:42 da uno spin in area Cody ricavava lo spazio per un tiro baciato dal ferro e dalla fortuna, James Johnson tuttavia con una penetrazione, arresto e appoggio mandava sul 10-15 il punteggio.
A 5:17 quindi Clifford chiamando un time-out provava a bloccare l’inerzia a favore di Miami.
Cody con un floater segnava al rientro ma anche McGruder partecipando alla festa di triple degli Heat spostava verso il rosso infuocato di Miami la partita, ancora Zeller tentava da minor distanza dell’avversario ma il ferro diceva no, fortuna che il rimbalzo scendesse a destra dove il solo Williams poteva correggere facilmente a canestro per il 14-18.
A 3:47 un fade-away di James Johnson dal centro destra dava il +6 agli ospiti che venivano sorpresi da un passaggio rapido per MKG sotto canestro; Whiteside, abbastanza lungo, rientrava sul tentativo di schiacciata della nostra ala spostandogli l’avambraccio.
Poco male perché il numero 14 riusciva ugualmente a realizzare i due pt. ma Miami ottenendo 4 punti da T. Johnson (1/2 ai liberi e altra tripla) saliva sul +8.
A 2:23 una parabola altissima di Kemba, scagliata come freccia per superare la difesa alta a scudo di Whiteside, colpiva in pieno centro il bersaglio lasciando incredulo il centro avversario ma l’incredibile si materializzava anche dalla parte opposta, dove Ellington realizzando da tre spediva non solo sul 19-27 il match, ma faceva toccare un 6/7 agli Heat da fuori eccezionale.
Gli Hornets non si curavano e continuando il loro gioco più interno trovavano la via di Kaminsky e il suo teardrop per realizzar due punti.
Belinelli intanto era pescato da un replay, passando dietro un blocco si faceva male a una mano mentre Roberts qualche secondo più tardi con un lungo step back jumper accorciava sul 23-27.
Finivano così i primi 12 minuti.

Marco Belinelli gioca solo 8 minuti infortundosi a un dito della mano sinistra.
Probabilmente in parte pesa la sua assenza nel proseguo della serata, anche se lo 0/2 iniziale da fuori non era promettente.
2017 NBAE (Photo by Kent Smith/NBAE via Getty Images)

 
Iniziava il secondo quarto e Roberts riprendeva da dove aveva interrotto; un suo scatto sulla baseline era visto da Lamb che sempre dalla destra gli forniva l’assist con un bound pass, facile per il nostro play di riserva andare a depositare poi senza resistenza a canestro…
A 11:21 il rientro di Dragic spingeva gli Heat; altri tre punti “facili” per il 25-30.
Rispondeva Lamb avanzando e creandosi spazio per la sospensione fai da te ma efficace.
A 10:07 Kaminsky facendo fuori il suo uomo partendo da destra realizzava il driving layup ottenendo anche il libero supplementare per pareggiar l’incontro momentaneamente a quota 30.
Tyler Johnson dalla diagonale sinistra segnava battendo Belinelli, Dragic ne aggiungeva due e gli Heat tornavano sopra il break, Frank si liberava dei difensori ruotando il perno verso canestro, soft touch da metà area a segno e -3.
Kemba andava in lunetta per un gomito sfiorato da Ellington su un tiro da tre del capitano dietro lo schermo di Kaminsky, ma l’1/3 lasciava attardati di due lunghezze i Calabroni.
Dragic con un pullup dalla top of the key e altri due punti realizzati in area contro Kemba, scavava un solco complessivo di 6 pt. (33-39).
A 5:49 Kemba tornava in lunetta aggiustando la mano con un 2/2 ma James Johnson batteva Marvin Williams da appena oltre la linea dei tre punti continuando la saga di triple.
Un cambio gioco in diagonale dalla baseline sinistra fin fuori l’arco diagonale destro tra Batum e Walker, era propedeutico alla tripla del secondo che si esaltava saltando sul palleggio nettamente Whiteside per andar sotto canestro in salto in mezzo a due colonne degli Heat a passar un pallone rapidamente sulla destra da dove spuntava MKG bravo a chiuder in schiacciata.
Whiteside su una palla vagante in attacco commetteva il terzo fallo della sua partita venendo tolto da Spolestra, ne approfittava subito Zeller che rollando frontalmente su assist di Kemba, schiacciava per il 42 pari.
Richardson a 2:42 infilava il jumper ma gli Hornets trovavano anche il vantaggio grazie a una tripla di Kemba.
Miami non si arrestava nel gioco da oltre l’arco scoccando l’ennesimo dardo avvelenato; era Richardson a colpire Batum e gli Hornets, tuttavia il nostro numero 5 si rifaceva in attacco sfruttando un contatto con McGruder per trovar il canestro e il libero del nuovo vantaggio (48-47).
Dragic colpiva con un lungo due su MKG in rientro laterale e Johnson (James) a un secondo e mezzo dalla fine puniva un’azione d’attacco scriteriata di Charlotte.
Williams tentava il miracle con un tiro da tre quarti campo e la palla a spicchi benedetta entrava con cornice di luce rossa regalando un insperato 51-52 a fine primo tempo.
 
Il terzo quarto era completamente da dimenticare a partire dalla notizia dell’infortunio al dito di Belinelli che non si vedeva più sul parquet.
Se Batum illudeva tutti con un buon inizio mettendo due jumper intervallato dal solito J. Johnson (solita tripla di serata), Richardson con un’entrata e appoggio di sinistra otteneva anche un libero con il quale portare i suoi sul 55-61 a 10:25.
Era ancora Batum a far rimaner in scia i Calabroni con un’altra giocata da tre punti su McGruder per il 58-61.
Sotto il canestro di Charlotte si accendeva una mischia a rimbalzo, a Zeller era fischiato il fallo sulla contesa con Whiteside ma il centro allargava il gomito sfiorando MKG che con un movimento del busto e della testa all’indietro matrixiano, evitava per un soffio l’uso del paradenti.
Tecnico a Whiteside e Hornets su -2 con Batum. Sull’attacco MKG stoppava Whiteside ma il pallone ripreso dal centro era poi messo dentro dallo stesso da pochi passi.
Zeller ai 24 non segnava, Whiteside con la dunk contrastata e resa meno violenta da MKG riusciva ugualmente a infilar la retina, Batum da tre era sfortunato e il centro di Miami appendendosi in schiacciata si dichiarava difficilmente contenibile…
James Johnson da tre, Dragic su Williams con altrettanti punti… Miami volava con un parziale di 12 punti mentre gli Hornets rimanevano a zero.
Anche l’attacco successivo di Kemba era stoppato dal centro onnipresente di Miami.
Ai 5:29 Richardson per un fallo di MKG realizzava un 2/2 dalla lunetta chiudendo il parziale decisivo di 14-0 con il quale la squadra della Florida si portava sul 59-75…
A interromperlo era Batum quindici secondi più tardi, con un tiro che colpendo primo ferro e tabella, ricadeva dentro.
Le distanze rimanevano siderali sino alla fine del quarto, anche se Kaminsky segnando da tre punti :18.5 dalla fine regalava il -11 (73-84) a coach Clifford che tuttavia incassava prima della sirena uno spin e il banker di Dragic andando oltre Kaminsky.
Finiva il terzo quarto con Miami avanti di 13 (73-86) con un parziale di 22-34 che uccideva il match a dare la cifra delle difficoltà di Charlotte in serata.
 
La squadra in divisa teal provava a reagire dopo il fing and roll di Dragic attraverso una bomba sganciata da Williams per il -12, Frank aiutato dal ferro a 10:44 portava a -10 lo scarto che scendeva ancora (dopo una transizione) a soli 8 punti; Batum dalla sinistra, passaggio forte tagliato in diagonale per Williams che arrivava sotto canestro a destra, finta per farsi superare da Ellington in corsa e facile appoggio (10:11) in un secondo tempo per l’80-88.
Time-out Miami ma una palla orizzontale intercettata da Batum nel mezzo spingeva il francese in transizione, James Johnson quasi recuperava ma non rischiava l’intervento, Batum andava per la schiacciata ma la sfera si scolava dal palmo prima di effettuare la dunk, palla sul ferro, schiacciata mancata e a 9:37 Whiteside scuotendo il ferro a due mani con una jam aggressiva riportava gli imenotteri sul -10.
Alcune giocate da tre punti decidevano poi la gara; J. Johnson da tre, con troppo spazio lasciato da Marvin colpiva per primo, Batum era il secondo; tripla tentata, fallo e tre liberi a bersaglio, Whiteside era il terzo e con una modalità ancora differente, ovvero a 8:44 sfuggendo a Frank appoggiava da sotto ottenendo anche il libero addizionale poi trasformato per l’83-96.
La fatica di Charlotte per rientrare era inutile, si tornava sul -13, Roberts frontalmente realizzava il -10 (86-96) ma successivamente chiudeva male con l’appoggio estendendo la mano sinistra da sotto, rovinando un assist di Batum dalla destra dopo avergli lui stesso dato palla ed esser scattato bene per chiuder la triangolazione.
Nel finale James Johnson e Tyler Johnson con una tripla a testa spedivano sul -17 (90-107) Charlotte che a 2:45 segnava grazie a un circus shot di Kemba, Zeller metteva anche una rim run dunk a 2:05 per il 96-110 ma ormai si viaggiava verso la fine del match senza speranze.
Finiva, infatti, 99-112 la quarantesima gara casalinga.
L’ultima partita stagionale sarà tra sabato e domenica a partir da mezzanotte (ora italiana).
Charlotte ospiterà temibili Celtics in quella che potrebbe al massimo essere una vittoria di prestigio.
 
Pagelle
 
Walker: 5,5
18 pt. (6/17), 2 rimbalzi, 5 assist. Lampi di classe a intermittenza ma per vincere questa gara serviva più cuore e intelligenza. Kemba ci prova a tratti ma è troppo poco. Finisce con un parziale di -14 perdendo il duello con Dragic.
 
Batum: 6
24 pt. (6/13), 3 rimbalzi, 7 assist, 1 rubata, 1 stoppata. In una partita in cui Miami pressa molto, paradossalmente mantiene attenzione, si procura diversi liberi che sfrutta (12/12) dalla lunetta, finisce nonostante tutto travolto sul -16 di +/- con i titolari ma non è colpa sua. I difetti però sono almeno due; in difesa una tendenza (poi generale di Charlotte) a difendere alzando solo il braccio sui tiri da tre avversari senza rischiare in alcune circostanze la stoppata o almeno tentare di ridurre maggiormente il campo visivo dell’attaccante e in attacco scelte di tiro non sempre felici. Mezzo voto in meno per una rubata che lo porta in transizione ma sulla schiacciata per il -6 facile sbaglia con la palla che si stacca dal contatto con la mano e si va sul -10 successivo.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
8 pt. (3/5), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. In attacco trova un paio di canestri difficili in uno contro uno. In difesa va ad azioni. Riesce a piazzare un paio di stoppate e nel finale si batte strappando aggressivamente un rimbalzo caduto a destra del nostro canestro. Anche nel primo tempo lotta lanciandosi due volte in tuffo, più che l’impegno è la qualità della difesa inferiore al passato.
 
Marvin Williams: 5
15 pt. (6/10), 12 rimbalzi, 1 stoppata. 3/6 da fuori ma un paio quando ormai è tardi. Controverso. Sbaglia alcuni tiri in momenti di possibile importanza per rientrare, nel finale si fa in 4 appunto ma è tardi. Bene a rimbalzo, centra una tripla miracolosa a metà tempo ma sulla difesa da tre punti è un buco. Più di Batum alza la mano, ma se l’avversario sa già che non salterai, eccolo tirar tranquillo, anche se è vero che lui cerca d’aiutare i compagni in alcune situazioni. Quest’ultimo elemento inficia pesantemente le sue discrete statistiche che tuttavia mancano di assist e rubate.
 
C. Zeller: 5
8 pt. (4/12), 4 rimbalzi, 3 assist, 1 stoppata. Per un po’ di tempo controlla bene Whiteside che rimane a secco, però si deve dedicare esclusivamente a lui. Primo tempo discreto. Nella fase principale della partita però perde il duello in attacco e in difesa, abbassa le sue statistiche errando un paio di conclusioni da vicino. Sul piazzato non ne parliamo, da come costruisce il tiro, si capisce già che sarà ferro. Se deve forzare contro alcuni centri va in difficoltà.
 
Kaminsky: 6
13 pt. (5/9), 1 rimbalzo, 1 assist. In 21 minuti l’apporto difensivo non è molto, compensa con un attacco variegato. Trova soluzioni valide finché può, poi nel finale sbaglia due triple consecutive e il castello di carte di Charlotte cade.
 
Belinelli: s.v.
0 pt. (0/2) 1 rimbalzo, 1 assist. Marco sbaglia due triple giocando 8 minuti. Deve uscire per un infortunio al dito ma anche negli ultimi minuti in campo si vede (nonostante lo tocchi) scavalcare dal pallone cadutogli vicino a rimbalzo. La sindattilia fattagli con bendatura nera non basta e deve rientrare negli spogliatoi. Credo sia mancata anche la sua presenza, sebbene non sia la causa della sconfitta.
 
Miles Plumlee: s.v.
0 pt. (0/0), 1 rimbalzo. Si vede poco in 8 minuti. Sta in campo in maniera sufficiente (un po’ poco reattivo per usar un eufemismo su un pass di Roberts ravvicinato ma comunque non semplice) ma per dargli un voto valido sarebbero serviti magari 4/5 minuti in più.
 
Lamb: 6
6 pt. (2/5), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Finisce con un +4 di plus/minus in 23 minuti. Non ci prova moltissimo. Si accontenta di 6 punti dividendo l’attacco con i compagni. Parla con Kemba durante dei tiri liberi di Miami ma i due alla fine ancora probabilmente non si capiscono a giudicare dai segni e dai segnali.
 
Roberts: 6,5
7 pt. (3/5), 2 rimbalzi, 1 stoppata. A parte il tiro rovinato a Batum, Brian in 13 minuti ci prova. Gli danno un pallone perso tentando nella mischia da sotto canestro il classico assist con passaggio sotto di fino, solo che Miles è reattivo come un cetaceo spiaggiato e la palla colpisce le sue gambe finendo oltre il fondo. Rischia la persa con un tocco di piede di Dragic a mandar sul suo corpo e poi fuori la palla ma gli arbitri cambiano idea dopo aver dato rimessa a Miami. Una tripla e 7 pt..
 
Coach Clifford: 5
Squadra con poca energia, avrà pesato anche la trasferta di Washington, ma nella gara più importante dell’anno devi trovare energie extra, indipendentemente dal risultato. La funzione motivazionale quest’anno è saltata diverse volte, ovviamente dipende anche dai giocatori che hai a disposizione. Miami ne aveva di più e il pressing per non far ragionare i Calabroni ha funzionato. A me insegnavano a uscire dal campo comunque contento per aver dato tutto (anche se parliamo d’ambito calcistico), non so se qualche giocatore sia contento stanotte. Sono tutti professionisti, forse qualcuno non la vive poi così male indipendentemente del risultato che parla di una stagione di regresso. Difesa sul tiro da tre punti oscena, non si è mai riusciti a far di meglio, manca proprio anche l’impostazione dell’andare a contrastare. Spolestra in alcune fasi ha rischiato piazzando alto Whiteside, non solo per seguire il lungo ma anche per cambiare e non consentire a Kemba di prendersi triple facili dietro lo schermo.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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