Il Punto @ 52

Charlotte-Hornets-New-Logo - CopiaL’ultimo punto della situazione l’avevamo fatto esattamente a metà stagione; gara 41 contro i Pacers in casa aveva fatto intendere che gli Hornets erano caldi, infatti, nelle successive gare hanno rimontato ancora in classifica.

Dal 9° posto sono passati al 7° nella Eastern Conference, con un record di 22-30 (.423). Ora siamo giunti alla pausa dell’All-Star Game e a Charlotte mancano esattamente 30 gare da disputare, avendo raggiunto contro Detroit gara 52.
In queste 11 gare gli Hornets hanno affrontato 3 squadre che al momento si trovano sopra i .500 e 7 sotto i .500, anche se con Washington le sfide sono state 2, quindi le partite con coefficiente di difficoltà sopra i .500 numericamente aumentano di un’unità. Le gare casalinghe giocate sono state 6 contro le 5 disputate in trasferta. Sono arrivate sei vittorie e cinque sconfitte. Il record casalingo è stato 4-2, mentre in trasferta è arrivato un leggero saldo negativo di 2-3.
Vediamo nel dettaglio le undici gare giocate:
42) Vs Minnesota Timberwolves (11-42) W
43) Vs Miami Heat (22-30) W
44) @ Cleveland Cavaliers (33-22) L
45) Vs New York Knicks (10-43) W
46) @ San Antonio Spurs (34-19) L
47) @ Denver Nuggets (20-33) W
48) @ Washington Wizards (33-21) W
49) Vs Washington Wizards (33-21) W
50) @ Philadelphia 76ers (12-41) L
49) Vs Indiana Pacers (21-33) L
52) Vs Detroit Pistons (21-33) L

Cerchiamo di riordinare le idee tornando indietro di qualche settimana andando in ordine cronologico per tentare di capire cosa è successo nelle ultime partite, anche se affrontando la questione con una visione più olistica (asserendo che tutte le cose sono in relazione le une con le altre) che meccanica della situazione si potrebbe dire che le caratteristiche di una squadra non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Dal punto di vista olistico, la sommatoria funzionale di tutte le componenti è sempre diversa della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente, per questo un’analisi semplicistica sui giocatori, trascurando tutto il resto, l’ambiente, gli schemi, ecc., sarebbe superficiale.
Comunque andando con ordine cronologico; contro i Timberwolves in casa non si poteva sbagliare, con i Lupi impigliati nei rovi dei bassifondi della classifica gli Hornets non potevano permettersi di fallire. Arrivava una facile vittoria casalinga ottenuta ben prima del suono finale della sirena con Big Al al rientro, molto tranquillo. Contro gli Heat la storia non era così facile, gli Hornets s’imponevano nel finale dopo la rimonta Heat che portava la squadra della Florida anche a sfiorare la vittoria, ma i due tiri finali di Miami non entravano, così Charlotte, la sua buona difesa e la sua buona stella (in quest’occasione) avevano la meglio su Bosh e soci. Gara 44 si disputava in trasferta ma era improba per gli uomini di Clifford, che ancora una volta dimostravano di non avere un vaccino contro LeBron James. Cleveland, che aveva avuto nella fase iniziale più di un problema, stava iniziando a fare la voce grossa e la sconfitta non preoccupava più di tanto. Per gara 45 si tornava in North Carolina, all’Alveare, dove i Calabroni aspettavano i New York Knicks per una gara apparentemente facile che si trasformava in un incubo per più di due quarti, con Charlotte a inseguire, per di più senza il suo playmaker Kemba Walker, il quale era alle prese con una ciste al ginocchio che ne aveva minato le recenti prestazioni contro Miami e Cleveland e costretto a saltare le due gare precedenti. Anche New York aveva fuori Anthony, questo salvava la squadra di Jordan, che grazie alla difesa alla fine sconfiggeva gli arancioblù ma a caro prezzo, poiché in due scontri di gioco abbandonavano il campo Marvin Williams (commozione cerebrale) e Biyombo (contusione al ginocchio). Se per il primo si trattava solamente di saltare qualche gara, per il secondo, più importante per la difesa di Charlotte, lo stop si prolungava sino ai giorni nostri, sperando che possa rientrare dopo la pausa dell’All-Star Game.
A San Antonio non c’era troppa storia, anche se gli Hornets che avevano già accumulato troppi punti di distacco, nel secondo tempo tornavano sino al -2 per poi riscivolare via. Sicuramente una gara più a portata dei teal and purple era la n° 47 da disputare in Colorado a Denver. Le alte quote della High Miles stimolavano le prestazioni dei Calabroni, in particolare Zeller nel primo tempo faceva quel che voleva sotto le plance aiutando la squadra a chiudere la pratica con largo anticipo. Charlotte giocava ancora una sfida in trasferta prima di tornare a casa. La gara era da disputarsi a Washington, con la squadra della capitale che si sarebbe recata a sua volta a Charlotte dopo 3 giorni in questa doppia sfida ravvicinata. Washington pur essendo una squadra d’alta classifica sembrava vivere un periodo d’appannamento. Senza rubare nulla e senza playmaker titolare, operato a New York, i Calabroni battevano due volte i Wizards, proponendosi come seria candidata per disputare i playoffs anche grazie alle prestazioni di Henderson e Roberts, ritenuti inferiori a Beal e Wall ma forse stimolati dal duello davano un importante contributo alle due W. Il buon momento di Charlotte però si esauriva sul più bello. Prima della pausa dell’All-Star Game rimanevano tre gare da disputare. L’unica trasferta non sembrava poter essere un ostacolo insormontabile con tutto il rispetto per i 76ers che in casa avevano però vinto le ultime partite disputate. Quando nel secondo quarto le cose sembravano mettersi al meglio per la squadra del North Carolina arrivava l’infortunio di Kidd-Gilchrist, il quale era costretto ad abbandonare il campo. Philadelphia accorciava e Charlotte non riusciva a costruire azioni decenti, finendo per perdere 81-89 in un sabato sera che faceva venire la febbre ai tifosi degli Hornets. Forse colta di sorpresa dall’infortunio del suo collante, capace di tenere insieme tutte le parti, gli Hornets gettavano al vento l’occasione per salire a 23 vittorie. Gara 51 e gara 52 erano due importanti scontri diretti per andare ai playoffs. Charlotte aveva il vantaggio di poterli giocare in casa ma finiva per perdere entrambe le sfide. Contro Indiana Charlotte saliva a più di 20 punti di vantaggio nel terzo quarto ma non era cattiva, con un controparziale di 10-0 i Pacers si avvicinavano e beffavano a pochi secondi dalla fine gli Hornets, per colpa di un disattento Zeller e una mancanza di comunicazione evidente. Roberts provava in corsa il tiro disperato sulla sirena da poco più vicino di metà campo, non avendo Charlotte più time-out a disposizione. Jefferson su questa gara ha detto che è stata persa prima dell’errore di Zeller, per deresponsabilizzare il compagno e fargli ritrovare serenità, in parte ha ragione. Charlotte è andata in tilt e ha consentito un rientro che non si vedeva da un bel pezzo… Contro i Pistons nel terzo quarto la gara sfuggiva di mano definitivamente e arrivava una larga sconfitta che Coach Clifford motivava dicendo che la squadra era stanca. Forse in parte Clifford ha ragione asserendo che la stanchezza potrebbe essere una delle cause per le quali gli Hornets hanno perso le ultime tre gare, vanificando alcune buone prestazioni coincise con altrettante vittorie, il team ha speso molte energie per tenere una difesa che si è elevata al rango di prima categoria NBA, mentre le difficoltà maggiori sono rimaste in attacco con la squadra che ha evidenti limiti offensivi nonostante si vedano anche ottimi giochi di squadra.

Analizziamo ora i giocatori:
Front Court:
Jefferson è rientrato dall’infortunio partendo dalla panchina contro Minnesota in una serata tranquilla. Con l’infortunio di Biyombo è dovuto rientrare in quintetto prima del previsto. Nelle prime gare il suo gioco si è dimostrato più fluido, più parte dello stesso meccanismo di squadra, nelle ultime gare invece ha spesso dovuto forzare, presentandosi come salvatore della patria perché il meccanismo offensivo degli Hornets è spesso andato a vuoto. Nelle due sconfitte contro i Pacers e i Pistons non ha fatto male, anzi, contro Indiana ha segnato 30 punti, ma come capita spesso alle squadre che si aggrappano a un solo giocatore, quei punti non sono bastati per battere gli ostici avversari. Rimane un punto fermo, sperando che intorno a lui arrivino un paio di giocatori in grado di togliergli pressione. E’ il primo rimbalzista della squadra con 8,5 rimbalzi a gara, secondo marcatore della squadra con 17,3 punti a partita, il secondo stoppatore con 1,3 blocchi a partita, il terzo per percentuale dal campo con il 48,7% e terzo anche nei minuti giocati con 1346.

Biyombo ha giocato solo 3 partite e i primissimi minuti contro New York, il suo infortunio ha privato Clifford di un importante stopper (è il primo del roster nella classifica stoppate con 1,4 a partita), speriamo possa tornare a disposizione dopo l’All-Star Game anche perché è il giocatore che ha la miglior percentuale realizzativa dal campo con oltre il 56% (62/109) benché non sia assolutamente un giocatore offensivo ed è anche secondo nella classifica rimbalzi con 6,2 a partita.

Zeller è un giocatore indecifrabile. Forse per la sua gioventù. Ha sfoderato ottime prestazioni (sembra l’anti-Bosh perfetto) benché aiutato dalla squadra, s’inserisce bene e lotta a rimbalzo ma fatica a finalizzare, sbagliando troppo spesso sotto le plance o finendo per farsi stoppare ingenuamente, inoltre a rimbalzo più che tentare di recuperare il pallone lo smanaccia a casaccio, favorendo di solito la difesa avversaria che ha più uomini posizionati intorno al rimbalzista avversario, nel caso Zeller. Nonostante la simpatia per lui, Cody sembra aver perso furore agonistico, quello che lo aveva spinto in quintetto al posto di Marvin Williams, inoltre in difesa contro Indiana, ha finito per sostituirsi sotto canestro a Roberts sulla penetrazione di George Hill, lasciandolo però incredibilmente solo sul giro e tiro da sotto, il che è costata una vittoria certa alla squadra. Direi che andrebbe bene dalla panchina ma con lui come titolare, troppo spesso concediamo un vantaggio agli avversari, ad esempio Monroe nell’ultima gara ha dato un importante contributo per Detroit sfruttando il match up. Forse sarà stanco, ha giocato 51 partite perdendone solamente una ed è il terzo stoppatore della squadra con 0,8 a partita.

Marvin Williams come PF sta andando così così. L’emblema delle sue prestazioni è stata la parte finale contro i Pacers. Marvin ha gettato via un passaggio per Jefferson e in difesa è andato a sbattere su West concedendo due liberi a un ottimo tiratore. Si è fatto perdonare con una tripla che avrebbe potuto essere decisiva, ma il già citato errore di Zeller ha vanificato tutto. Contro i Pistons dopo la prima tripla ha finito per sbagliare le altre e senza quei punti Charlotte è scivolata nel punteggio. Sarebbe sacrificabile nel momento in cui Charlotte prendesse i due giocatori che più le servono. E’ secondo nei FG da 2 punti con il 53,7% mentre è quarto nella classifica dei tiratori da tre punti, ma sarebbe il primo tra quelli che hanno effettuato almeno 25 tentativi da oltre l’arco, ma la media è solo del 33,3%… Buono nella statistica delle palle rubate dove è secondo con 0,9 a partita.

Jason Maxiell si è esaltato in alcune gare, specialmente contro Washington in casa, le 7 stoppate (è terzo con Zeller nella classifica stoppate con 0,8) hanno custodito il tesoretto di vantaggio dei padroni di casa che hanno finito per battere un’avversaria di livello. Anche lui però è naufragato nelle ultime gare.

Il rookie Vonleh continua a giocare pochissimo, terza scelta dopo Zeller e Williams. Nell’economia della squadra pesa come una piuma perché nei garbage time si può solo intravedere qualche potenzialità, ma effettivamente sembra ancora mancare qualcosa a Noah.
Shooting Forward:
Decontestualizzo il ruolo di ala piccola non inserendola nel frontcourt poiché nel basket moderno il loro impiego sovente viene modificato in swingman, da ala piccola a guardia tiratrice e qualche volta se l’ala in questione ha un buon palleggio può essere usata come playmaker, è il caso di Stephenson, impiegato in caso di necessità a tratti come portatore di palla o per fare un esempio più Evidente, Tyreke Evans dei Pelicans, che in assenza di Holiday sta ricoprendo bene quel ruolo.

Partendo da Lance Stephenson, un uomo con le valigie in mano da almeno un paio di mesi, c’è da dire che è troppo incostante. A Charlotte servirebbe più concretezza, mentre lui a volte cerca giocate troppo complesse. Quando il pallone passa, l’assist è quasi garanzia i successo, poiché mette veramente nelle condizioni ideali i compagni per un facile canestro, ma questo gioco rischioso lo porta a perdere troppi palloni. Spesso inizia bene al tiro, quando entra nel primo tempo riesce a mettere anche dei buoni canestri, poi inspiegabilmente finisce per tirare peggio o addirittura con troppa superficialità al suo rientro dalla panchina nel secondo tempo. Nel complesso direi che si tratta di un elemento sacrificabile avendo una contropartita adeguata, non facendosi strozzare dalle altre squadre a conoscenza del fatto che Lance pare non rientrare nei piani della società da un bel pezzo. Lance ha tirato dal campo con il 37,1% (142/383), dalla lunetta con il 59,2% e da tre la prestazione è stata terrificante con il solo 15,2%. Di buono c’è che è il secondo uomo assist con 4,9 di media a partita, il terzo ruba palloni con 0,7 a gara e il sesto realizzatore con 9 punti a sfida.

Kidd-Gilchrist ha continuato a fornire buone prestazioni. In difesa la sua mancanza nelle ultime due partite e mezzo si è sentita parecchio. L’infortunio occorsogli a Philadelphia ha evidenziato un problema della squadra a difendere senza di lui in campo. Dopo la sua uscita dal campo, la squadra è andata alla deriva a Phila prendendo 89 punti dai Sixers (con lui in campo i Sixers avevano un punteggio bassissimo), 103 dai Pacers in casa e addirittura 106 dai Pistons sempre alla Time Warner Cable Arena. La sua capacità di catturare rimbalzi, unita all’intensità difensiva, all’aiuto intelligente ai compagni unite alle capacità di transizione che fanno scoccare la scintilla in attacco (in qualche gara ha ripreso in mano la partita creando giochi da 3 punti) ne fanno un elemento quasi imprescindibile per coach Clifford. MKG sta cercando di migliorare il suo jumper ulteriormente con l’ass. coach Price e deve fare qualcosa di meglio dalla lunetta. Va sul podio al secondo posto per rimbalzi presi a partita con 7,2 di media, ed è quarto tra gli scorer dei Calabroni con 10,2 punti a gara.

P.J. Hairston ha messo piede in campo 5 volte in queste 11 gare, ha giocato bene contro le squadre più deboli e male contro quelle più forti. E’ un rookie che deve maturare. La sua media voto è in leggerissimo aumento, in mancanza di tiratori da 3 titolari che possano essere letali per gli avversari può essere importante dalla panchina, purché non abusi dell’arma. In difesa deve cercare di ricorrere meno al fallo imparando qualche malizia che ancora gli manca. Dal campo ha solo un 32,1%, troppo basso per i livelli NBA.

In ultimo veniamo a quella che è divenuta l’ala titolare dopo l’infortunio di MKG; “Jeff” Taylor, il quale è sceso in campo 6 volte nelle gare in questione. Era andato bene da riserva, da titolare la sua media voto è un 6. Ha alcune doti, si sacrifica e gioca per la squadra, ma non è certamente MKG, inoltre ha perso moltissime partite a inizio stagione per una brutta storia di violenza domestica. Taylor con il suo 18/36 dal campo è secondo per la media di tiro dal campo con il 50,0% e il suo 6/13 da 3 punti gli vale il secondo posto, ma stiamo parlando ancora di pochi tiri tentati in entrambi i casi. Dalla lunetta invece è stato il peggiore fino ad oggi con il 40%.
Back Court:
Henderson ha fornito due ottime prestazioni contro Washington partendo da svantaggiato sulla carta, ha finito per perdersi, però a Cleveland e non ha giocato benissimo la seconda parte di gara contro Philadelphia e nemmeno contro Detroit la sua performance è stata sufficiente. Forse nelle ultime gare ha dovuto ricoprire un po’ i ruoli lasciati vacanti da Walker e Kidd-Gilchrist, ha fornito assist e preso qualche rimbalzo in più, questo forse lo ha stancato un po’ di più e ha finito per pagare al tiro lo sforzo fatto. Lo preferisco in fase di penetrazione con gli avversari costretti al fallo su di lui, oltretutto dalla lunetta sta andando bene, un peccato non attacchi più frequentemente il canestro. Il tiro va serate, se si affida alla sospensione è sempre un rischio. A volte mette tiri pazzeschi, altre, com’è normale, non prende mai il bersaglio. Il Gerald recuperato non mi dispiace, ma continua a essere altalenante, se Charlotte avesse la possibilità di fare un salto di qualità potrebbe farlo ora. Henderson è il terzo miglior marcatore della squadra con 11,2 punti a partita ed è terzo anche nelle gare giocate, ben 50, dalla lunetta conferma il gradino più basso del podio con l’87,5% ed è secondo nei minuti giocati; 1368. Pecca nel tiro da 3 punti dove al momento ha solo il 30,4%. Mi dispiacerebbe perderlo, ma con un contratto in scadenza e un’opzione a favore del giocatore ci si potrebbe trovare anche con niente in mano.

Walker, ça va sans dire, è lui il fulcro di questo team, ma un infortunio lo ha tolto di mezzo proprio in uno dei momenti migliori della sua breve carriera. La sua assenza priva Charlotte del proprio top scorer (18,8 a gara), del miglior uomo assist con 5,2 e del miglior rubapalloni del team con 1,4 a partita. L’operazione al ginocchio avvenuta a New York dovrebbe restituire un Kemba nuovo si spera per gli inizi di marzo (si era parlato di circa 6 settimane di stop). La riabilitazione potrebbe restituirci un giocatore in forma in un momento decisivo della stagione, sempre che gli Hornets senza di lui non si trovassero nella condizione di essere già tagliati fuori dai giochi. Senza di lui la squadra ha fatto quadrato ed ha vinto alcune difficili o comunque non scontate partite (a Denver, a Washington), poi però, nelle ultime tre gare l’assenza è pesata poiché Roberts non può sostituire tutte le qualità che possiede Kemba.

Roberts ha trovato due serate esaltanti contro New York e Washington con importanti canestri, ma è sprofondato a bassissimi livelli a Philadelphia non sapendo gestire per nulla la gara. Niente assist, niente scintilla per accendere il gioco e sconfitta per Charlotte in quel dell’amore fraterno. Anche contro Detroit nell’ultima gara, la sua prestazione è stata mediocre. Brian è l’unico giocatore che è riuscito a scendere in campo in tutte le partite fino ad ora, è il secondo (il primo se escludiamo il 2/2 di J. Pargo) nei tiri liberi con il 90%, e da 3 è pari a Marvin Williams con il 33,3% a partita. Probabilmente alla ripresa della Regular season tornerà in panchina per essere sostituito dall’uomo che è arrivato come contropartita principale nell’affare Neal.

Neal è finito a Minnesota in uno scambio di cui parleremo più avanti. Purtroppo le prestazioni di Gary hanno continuato a essere abbastanza deludenti, fatta eccezione per le gare contro la stessa Minnesota, contro i Nuggets e la prima a Washington, dove aveva messo alcuni tiri importanti, però contro New York, San Antonio, Philadelphia e Indiana ha contribuito a far perdere le partite a Charlotte e contro New York solo per poco, togliendolo dal campo, la squadra di Jordan è riuscita a vincere. Neal è quasi sul fondo nella classifica dei FG dal campo con il 35,9%, da 3 punti ha il 29,3% (solo Lance ha fatto peggio), mentre è al quinto posto tra i marcatori con 9,6 punti a partita e al quarto dalla lunetta con l’86,3%. Con un contratto in scadenza e prestazioni al ribasso Charlotte ha deciso di scambiarlo.

Pargo è stato liberato dal contratto. Il suo perenne mal di schiena ha costretto a un roster effettivo di 14 giocatori la squadra per troppo tempo. L’uomo spogliatoio di Charlotte era stato sostituito da Elliot Williams che a sua volta è già stato scaricato dalla società per mantenere il numero di 15 giocatori nel roster, visto che al posto di Neal sono arrivati due giocatori.

Mancano tre giorni e qualche ora alla chiusura del mercato, la deadline delle trade prevista per il 19 febbraio incombe. Il GM birmano/americano Cho ha regalato a Jordan Mo Williams e Troy Daniels da Minnesota in sostituzione di Neal. La trade è avvenuta prima della gara contro i Pistons, ma i due non sono stati schierabili poiché la trade era ancora “pending”. Verranno utili alla ripresa della regular season contro i Thunder. Mo Williams dovrebbe sostituire Walker fino al rientro, il battesimo del fuoco in maglia Hornets sarà contro Westbrook e i suoi Thunder, non l’avversario più facile del mondo da affrontare visto l’ottimo periodo di forma di Russell. Daniels potrebbe giocare qualche minuto sperando metta i tiri.

I Calabroni sono in corsa per fare i playoffs, ma per essere più sicuri di spuntarla in una battaglia a sei squadre ravvicinatissime dovrebbero riuscire a prendere una PF di qualità. Si era parlato di Gibson dei Bulls, ma a Chicago pare vogliano mantenere uno dei loro migliori difensori nonché attaccante. D’altro canto è evidente che oltre a una mancanza in quel ruolo Charlotte necessita anche di un tiratore che alzi il punteggio, unire un tiratore da 3 punti affidabile all’idea di semplice scorer sarebbe perfetto. Mo Williams è stato un discreto colpo ma bisogna mettere questi due tasselli per aumentare la qualità del roster. Ovviamente i ruoli sono importanti ma nella concezione olistica è bene che i giocatori che eventualmente gli Hornets dovessero acquisire, siano motivati da qualsiasi squadra provengano. Corpo e mente per unirsi alla squadra e raggiungere l’obiettivo dei playoffs.
Con 94,3 punti a partita (-1,2 a gara rispetto al punto precedente), Charlotte ha solo il 27° attacco in NBA mentre la difesa con 96,9 (-1,3 punti concessi agli avversari rispetto il precedente punto della situazione) è passata dalla 9^ posizione alla 5^ anche se nelle ultime gare senza MKG la difesa è peggiorata. La difesa rimane il punto di forza del team, senza avere un grande attacco deve basarsi sulla struttura difensiva per fermare le stelle NBA e vincere le partite.
La squadra ha tirato con il 42,2% dal campo e con il 30,8% da tre punti, mentre nell’Offensive Rating calcolato su 100 possessi Charlotte è penultima.

Nelle ultime 30 gare gli Hornets, oltre che i Raptors, dovranno affrontare tre volte a testa Pistons e Bulls, serve qualcosa nel reparto lunghi per contrastare gli avversari… Due sfide invece arriveranno contro Atalanta, Boston, Brooklyn e Sacramento. Quattordici saranno contro avversarie sopra i .500 e 16 contro avversarie inferiori ai .500…
Le zone di tiro con le relative percentuali arrivati alla quarantunesima partita giocata:

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Sotto, la classifica con la media dei voti dei giocatori che ho assegnato (senza pretese) nella prima metà di regular season:
Classifica Provvisoria:
01) K. Walker: 6,44 (in 42 partite nelle quali ha preso un voto valido) = posiz. risp. precedente classifica (-0,04)
02) A. Jefferson: 6,41 (43) = (+0,12)
03) M. Kidd-Gilchrist: 6,26 +2 (+0,12)
04) J. Pargo: 6,20 (5) -1 (=0,00)
05) B. Biyombo: 6,18 (36) -1 (-0,01)
06) G. Henderson: 6,10 (49) = (+0,03)
07) J. Taylor: 6,06 (8) +8 (+0,81)
08) N. Vonleh: 5,94 (9) +3 (+0,14)
09) C. Zeller: 5,92 (51) -2 (-0,08)
10) B. Roberts: 5,88 (51) = (+0,06)
11) M. Williams: 5,84 (48) -2 (-0,01)
12) L. Stephenson: 5,82 (38) -4 (-0,08)
13) J. Maxiell: 5,82 (34) +1 (+0,08)
14) P.J. Hairston: 5,80 (33) -1 (+0,04)
15) G. Neal: 5,74 (43) -3 (-0,04)
Coach Clifford: 5,87 (52) (+0,12 media voto rispetto alla precedente)

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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