Playoffs Game 7; Charlotte Hornets @ Miami Heat 73-106

Kaminsky e Whiteside alla palla a due (vinta dal centro di Miami) al via.

Kaminsky e Whiteside alla palla a due (vinta dal centro di Miami) al via.

Sottotitolo; IllusiHornets
Jefferson probabilmente finirà la sua avventura agli Hornets con i 4 punti segnati stasera. Difficile pensare a un rinnovo nonostante la stima come giocatore e professionista che la società nutre per lui. Troppi infortuni e troppo altalenante.

Jefferson probabilmente finirà la sua avventura agli Hornets con i 4 punti segnati stasera. Difficile pensare a un rinnovo nonostante la stima come giocatore e professionista che la società nutre per lui. Troppi infortuni e troppo altalenante.

 
Ho creduto al passaggio del turno e forse dovrei smetterla, ma non ho ancora imparato.
Ho la testa dura o forse sono uno spirito romantico fuori dal tempo, adesso che vago per la casa senza riuscire a scrivere ora che la ferale presupposizione d’altri è realtà; gli Hornets escono dalla serie playoffs spinti fuori dagli Heat 4-3.
La stagione degli Hornets è terminata dove era iniziata, a Miami, dove i Bobcats avevano preso uno 0-4 da LeBron all’epoca, ma oggi Charlotte è un’altra cosa e prima di cedere è riuscita da underdog a portare a casa tre partite illudendoci sul 3-2 di poter chiudere in casa.
Desideri quasi a zero, uno però era veder passare il primo turno di playoffs a Charlotte, ma i sogni non muoiono all’alba, piuttosto in uno sventurato pomeriggio dalle parti di Miami Beach.
Il teatro è fuori luogo, gli Hornets si sgretolano come materia inanimata, polverosa, lasciando spazio al vuoto che ora pervade il mio animo.
Lo spettro delle annate passate si manifesta violentemente; per la terza volta nella loro storia, dopo essere stati in vantaggio, prima con Milwaukee 3-2 e San Antonio (a New Orleans) con il medesimo punteggio, i Calabroni si sono sciolti sul più bello consegnando ancora una volta la serie agli avversari.
In quella che era praticamente una finale, gli Heat hanno meritato il passaggio del turno costringendo Walker, forse anche un po’ stanco per aver predicato nel deserto in gara 6, a una serata da incubo.
I numeri già dicono tutto; 14 assist contro 24, 32,1% contro 48,3% dal campo, 36-58 a rimbalzo, una pioggia a favore di Miami, 1-8 nelle stoppate per Miami (Whiteside 5) e anche sui punti dalle palle perse questa sera Charlotte ha lasciato il passo; 6-18…
Della partita non c’è molto da dire, il buon vantaggio degli Heat nel primo periodo, l’allungo di Miami nel secondo quarto, la galoppata nella terza frazione e la panchina di casa in campo nell’ultimo.
Non ho proprio voglia di raccontarla tutta la partita, mi dispenserete dalla precisa ma “noiosa” descrizione azione, giunto alla novantasettesima in quest’annata… anche perché Charlotte cedeva 73-106 come punteggio finale e 42-54 alla fine del primo tempo quando a pochi secondi dalla sirena Dragic arrestava la sua penetrazione con Walker che per forza d’inerzia superava la linea di fondo staccandosi dallo sloveno che metteva dentro.
Nel secondo tempo Miami nettamente in vantaggio si è concessa il lusso di dimenticarsi completamente Zeller che chiudeva con questo facile appoggio.

Nel secondo tempo Miami nettamente in vantaggio si è concessa il lusso di dimenticarsi completamente Zeller che chiudeva con questo facile appoggio.

La partita è iniziata in un American Airlines tutta esaurita con quattro punti di Deng, il quale spesso nella serie ha segnato il primo canestro, è proseguita con i problemi a rimbalzo di Charlotte (0-6) nel primo quarto ed è durata sino a 3:38 dalla luce rossa dell’intervallo quando Jefferson scaricava fuori per Lee bravo a colpire da tre punti per il 40-44 che riavvicinava Charlotte, oltre che autore di un buon primo tempo.
Kemba partiva con un jumper spostandosi sulla linea del libero a destra per segnare il canestro iniziale della ripresa ma Miami rispondeva con un tiro di Johnson che rimbalzava sul ferro, buono per Whiteside (10 pt., 12 rimbalzi, 5 stoppate) che raggiungendo la sfera in aria la schiacciava violentemente nel canestro difeso malamente da Jefferson.
Dragic (25 pt.) stoppava Walker in difesa e Kemba (solo 9 pt. con 3/16 dal campo) nel tentativo di recupero toccava la palla senza afferrarla mandandola oltre la linea di fondo.
L’attacco in pick and roll di Miami costringeva a uscire Jefferson (4 pt.) con Walker attardato, Goran alzava per Hassan che in alley-oop schiacciava. Miami ne metteva altri 7 completando un parziale di 11-0 quando Deng (15 pt.) penetrava, Lee lo conteneva, ma sull’apertura a destra, dalla diagonale Johnson a 7:43 aveva spazio mentre Williams era piazzato in area per raddoppiare Whiteside, uscita tardiva di Marvin e tripla precisa per il 44-65. Era Batum a 7:35 a interromperlo con un jumper frontale su Deng dal semicerchio interno del libero.
Charlotte andava comunque in tilt; su una palla a due vinta da Kemba su Johnson i nostri si mettevano a pasticciare, Dragic ringraziava e schiacciava in transizione.
Ormai la gara era andata per i teal & purple (che non hanno mai usato la viola in tutta la serie stranamente) anche perché Dragic si accendeva e batteva la difesa di Charlotte con le sue penetrazioni nonostante una tripla di Kemba ai 24 secondi, un catch n’shoot dalla diagonale sinistra direttamente dalla rimessa dal fondo portasse sul 53-77 il punteggio, si giungeva comunque con una squadra in divisa nera sciolta alla fine del quarto e a risultato deciso; 53-83 con Johnson a conquistare un altro offensive board e a realizzare da sotto il +30 per i bianchi di casa che nell’ultimo quarto lasciavano ampiamente spazio alla panchina.
Ci si trascinava alla fine vedendo negli ultimi minuti gente mai impiegata nella serie da Clifford.
Finiva mestamente 73-106 in quella che era una finale e gli Heat hanno saputo interpretare meglio attraverso la difesa e la decisione, sfruttando come in una partita a scacchi, la prima mossa bianca avendo il fattore campo.
Non eravamo da titolo e ora non ci resta che sperare che MJ, presente nel suo box (insieme a Cho anche lui presente sugli spalti) si comporti da campione anche da presidente portando a Charlotte qualche giocatore in grado di cambiare le partite per renderci meno fragili, questa squadra ha dato quello che ha potuto stupendo tutti fino al finale di gara 6, oggi ha palesato i limiti nella sua costruzione, se Bosh è mancato a Miami, vanno ricordati anche un Batum a mezzo servizio, un Hawes infortunato e un MKG out per tutta la stagione quasi che ci hanno resi più deboli.
La stagione è finita ma la virta degli Hornets è appena cominciata e spero che la società possa regalarci presto delle gioie. Arrivare ai playoffs è stato bello, uscire in questo modo lascia l’amaro in bocca…
 
Lee, tra i più positivi dei nostri è riuscito a segnare anche dalla baseline tirando sopra Whiteside.

Lee, tra i più positivi dei nostri è riuscito a segnare anche dalla baseline tirando sopra Whiteside.

 
Le formazioni:
 
Charlotte si presentava all’appuntamento in nero con; Walker, Lee, M. Williams, Kaminsky e Jefferson, mentre Miami, in bianco, schierava il quintetto usato per tutta la serie; Dragic, Wade, J. Johnson, Deng e Whiteside.
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Pagelle:
 
Walker: 4,5
9 pt. (3/16), 2 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. Perde tre palloni e si fa stoppare 4 volte. Forse stanco fisicamente per aver predicato nel deserto di gara 6, non c’è né in attacco né in difesa. Solo alcuni assist, ma il giocatore chiave che aveva dichiarato che sarebbe stata una battaglia come in tutta la serie questa sera ha “tradito”.
 
Lee: 6,5
11 pt. (5/8), 3 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Buon primo tempo con punti che riavvicinano Charlotte. Difesa e attacco ma è l’unico in palla.
 
M. Williams: 4,5
5 pt. (1/3), 5 rimbalzi. Una sola tripla messa a segno nella seconda frazione, per il resto buio. Va a fare un raddoppio su Whiteside ma lascia Johnson indisturbato di colpire nel terzo quarto. In generale troppo remissivo.
 
Kaminsky: 4
12 pt. (3/15), 6 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. A Clifford non poteva bastare per tutta la serie un rookie al quale I compagni talvolta hanno scaricato la patata bollente in attacco. Frank a parte una stoppata su Whiteside nel primo quarto si è fatto spesso trovare impreparato come in un tagliafuori mancato su Deng nella prima frazione sempre, al quale non faceva mancare il fallo da dietro per recuperare e consentiva un gioco da tre punti che concedeva ancora su una transizione andando in recupero a spendere un fallo ormai inutile. Dal campo una tragedia, ma è un rookie, ha le sue qualità, questa sera non sono emerse.
 
Jefferson: 4,5
4 pt. (2/7), 2 rimbalzi, 1 assist in 18:37. Troppi acciacchi per Big Al che segna un bel canestro dei suoi in turnaround hook nel primo quarto alando sopra Whiteside nel pieno della vernice facendo ben sperare, poi una serie d’errori e Charlotte senza il suo appoggio si spegne. Il canto del cigno è il suo assist per Lee. Probabilmente l’anno prossimo Charlotte, nonostante la stima per l’uomo e per il professionista, opterà per arrivare a qualcos’altro di più affidabile, anche perché la sua difesa non è sempre affidabile, anche se in questa serie, tolta stasera, a rimbalzo si è visto più deciso.
 
Lin: 6
9 pt. (4/8), 1 rimbalzo, 2 rubate. Un po’ in difficoltà in difesa, colpa dei cm che gli danno anche un vantaggio quando deve attaccare. Chiude una bella penetrazione in diagonale con mano sinistra in uno contro uno, poi Clifford lo fa rientrare quando la gara è compromessa e la sua faccia è un programma.
 
Batum: 5
10 pt. (3/9), 5 rimbalzi, 2 assist. Triple troppo fuori bersaglio, non era al 100% e si è visto. Quasi claudicante in pochissime azioni ha innestato il turbo come una drive sulla sinistra chiusa in appoggio.
 
Zeller: 6
6 pt. (3/7), 7 rimbalzi. Cody si salva dal naufragio aggrappandosi all’albero maestro. Sotto le plance prende qualche rimbalzo e fa il suo in attacco. Un bel piazzato lungo dalla diagonale su retropassaggio di Batum.
 
Daniels: 5
0 pt. (0/5), 2 rimbalzi. Entra a giochi già fatti, ma se si deve costruire il tiro, i risultati non sono lusinghieri.
 
Lamb: 6,5
7 pt. (3/5), 1 rimbalzo, 1 assist. Nel garbage time, inutile anche farlo giocare, avrebbe potuto essere utile prima, così come in gara 6 per attaccare con le sue penetrazioni insieme a Kemba e Lin. Una delle poche pecche di Clifford quest’anno secondo me non aver avuto fiducia in lui in questo finale…
 
Harrison: s.v.
0 pt. (0/0), 1 rimbalzo. :5.56 per lui, così come Lamb e Gutierrez.
 
Gutierrez: s.v.
0 pt. (0/1), 1 rimbalzo. Il messicano sbaglia un’entrata e prende un rimbalzo a giochi sepolti.
 
Coach Clifford: 5
Coperta corta. Sui raddoppi Miami punisce diverse volte, tenere Whiteside o le penetrazioni più i pick and roll ha portato a situazioni open per Miami che ha discretamente sfruttato. La squadra non c’è, parte con uno 0-6 nel primo quarto nei rimbalzi offensivi. L’energia si esaurisce sul finire del secondo quarto, nel terzo rientrano in campo neri fantasmi. Fa rientrare Lin troppo tardi e Lamb proprio quando è finita. Vero è che fa fatica in difesa il primo Jeremy, ma in attacco c’era bisogno di sbloccarsi. La stagione è stata da applausi per lui comunque.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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