Preseason Game 1; Charlotte Hornets @ Boston Celtics 82-94

Il pianeta cade a pezzi sotto i colpi dell’economia.

Chi non se ne accorge è un pazzo, è complice, vive in un acquario, oppure ha la fortuna di stare fuori dalla mischia.

Non era esattamente l’intro che avrei voluto realizzare, non era nemmeno pensata, avrei voluto parlare degli Hornets e basta per oggi, per la prima partita prestagionale, inoltre sarebbe sfacciatamente supponente da parte mia trattare un tema così vasto e delicato, sempre attuale, il quale apparentemente non avrebbe a che fare con la tematica trattata in questo blog.

Invece, può succedere che mentre l’azienda NBA si trova in forma smagliante e amplia i suoi orizzonti e i suoi introiti, nel macrocosmo terrestre la Catalogna cerchi di staccarsi dalla Spagna.

A mio parere non credo sia solo la fierezza del popolo catalano a sfidare, a contrapporsi al potere centrale madrileno, con il quale è in atto una rivalità storica, ma il nodo principale è economico con la Spagna sino a pochi anni fa a superarci salvo ripiombare in crisi acuta dopo il boom.

E’ quasi sempre l’economia (con i suoi ganci e le sue conseguenze come l’accaparramento di risorse in altri territori) a scatenare conflitti.

Ma l’economia è semplicemente un complesso sistema artificiale costruito dall’uomo per autodeterminare un sistema di convivenza che si dovrebbe basare su parametri che assicurino futuro, stabilità e sicurezza a un determinato gruppo, a una determinata nazione, una divisione che fraziona e contrappone…

Oggi l’economia, è trasformista (l’economia reale è colpita a morte dalla degenerazione virtuale, quella dei derivati, delle scommesse contro i paesi, della moltiplicazione di soldi inesistenti con banche compiacenti con riserve frazionarie più vicine allo zero che altro) e l’esatto contrario (dalla teoria alla pratica le cose spesso cambiano), così può accadere che chi la gestisce e la manipola possa creare tabelle, parametri che porteranno a instaurare vere e proprie cancrene, spezzando i già fragili e imperfetti (per usare un eufemismo), oltre che finti equilibri che oggi evaporano velocemente.

Influisce quindi anche nel mio modesto microcosmo lavorativo, dove v’è stato un cambio repentino di mansione, d’orari, di gestione (la cosiddetta riorganizzazione aziendale) e questo mio hobby (messo a servizio degli appassionati di Charlotte e della NBA), rischia di saltare a tempo indeterminato dopo aver raccontato per tre anni la rinascita della franchigia e qualche anno prima, annate sfuse dei New Orleans Hornets…

Tornado alla partita… alla prima uscita Charlotte cade contro una delle favorite per la prossima stagione, la quale impressiona per la qualità della panchina, di Tatum si sapeva ma elementi come Theis e Nader (oltre a Rozier più conosciuto) se dovessero confermarsi, garantirebbero a coach Stevens quella continuità nelle seconde linee che potrebbe fare la differenza in partite importanti.

Charlotte paga anche un po’ d’inesperienza con Monk, mentre l’amalgama appare ancora un pochino indietro rispetto a quella dei Celtics che pur tanto hanno cambiato.

La Partita

Gli Hornets scendevano in formazione tipo con: Walker, Batum, MKG, M. Williams e Howard, mentre i nuovi Celtics schieravano: Irving, Hayward, Brown, Horford e Baynes con l’oceanico molto fastidioso in serata… Le squadre dimostrano subito d’essere in rodaggio mentre Carter-Williams è infortunato, Walker, Howard e Monk pur acciaccati, ci sono.

Un paio d’attacchi dei Celtics vanno subito a vuoto (compresso un tentativo di tripla di Hayward) così come il gancio di Howard, il quale in difesa spende un fallo sull’entrata di Brown procurando i primi due punti per i padroni di casa a 11:09. Charlotte deve rodare decisamente di più, Howard è stoppato e un Walker ancora fuori forma commette passi però Batum a 10:22 pareggia con un lungo diagonale dalla destra. Boston rimane sempre avanti e al limite Charlotte pareggia come nel caso del 7-7 dopo ave visto una stoppata di Howard su Brown nel cuore dell’area. Boston però prende decisamente il sopravvento con l’entrata di Smart il quale indovina due triple (nel mezzo un tiro libero di Howard da dimenticare) aiutando i Leprechaun a installare il 12-22 ma un controparziale di 7-0 caratterizzato da una bella tripla di Monk dal lato destro (spostamento laterale veloce di piedi per evitare la marcatura) e due punti di Kaminsky da sotto mandavano in archivio il primo quarto sul 19-22.

 

Dopo 15 secondi, nel secondo quarto, Kaminsky sfruttava un mismatch finalizzando anche il libero aggiuntivo assegnatoli per il fallo subito, ottenendo così il pari a mono-cifre 22-22. A 11:01 Lamb colpendo da tre dall’angolo portava avanti gli Hornets ed era sempre lui a tenerceli grazie a un altro paio di canestri che portavano il match sul 29-25. Purtroppo una rubata di Rozier consentiva ai biancoverdi il pari alla soglia di quota trenta ma Howard dopo un errore personale da sotto raccoglieva sfruttando il fisico e riequilibrava la sfida. Boston però sfruttava le palle perse degli Hornets per portarsi sul 31-36 grazie a una bomba di Horford a 4:56. Charlotte tentava di rimanere in scia con Batum, spinto senza successo sulla linea di fondo sinistra. Canestro più fallo per il 34-36. Dopo un blocco di Baynes su MKG definito illegale dagli arbitri e ridicolo dai telecronisti pro Celtics, si accendeva un’animata discussione tra giocatori interrotta dagli arbitri prima che Walker e Irving azzeccassero le triple che nulla cambiavano… Gli Hornets, sotto di sette a pochi secondi dalla fine, trovavano il colpo di coda con Kemba a colpire in diagonale dalla destra da tre punti, ben oltre la linea delle specialità curryane o alleniane, per restare in tema dei due team.  I teal di MJ andavano quindi a riposo staccati di quattro lunghezze sul 43-47.

 

Kaminsky contro Hayward.

 

Charlotte segnava per prima nel secondo tempo con una schiacciata di MKG ma le spaziature e gli equilibri degli Hornets sul giro palla dei Celtics venivano meno; Rozier dall’angolo sinistro caricava e segnava una tripla nonostante l’ombra di Howard in uscita gli si parasse davanti. Dwight rispondeva da marcato con una tabellata sulla destra che finiva dentro. A pareggiare a quota 50 ci pensava Batum con una morbida tripla. MKG portava avanti Charlotte con un jumper dalla media sinistra e Zeller da sotto a destra firmava il 59-56 ma si aveva l’impressione che Boston potesse andare molto più facilmente a bersaglio in caso d’accelerazione, infatti, in un batter d’occhio il vantaggio degli uomini di Stevens (59-60) era servito. Charlotte con la panchina andava un po’ in difficoltà, Monk si faceva scappare il 28 e Zeller in attacco soffriva la stoppata di Tatum ma Lamb a centro area si girava segnando, tuttavia senza Howard i Celtics infilavano un altro appoggio con Nader per il 61-66, punteggio che saliva a 62-68 (Theis dunk in correzione per Boston) alla penultima rossa sirena.

Dopo una tripla di Monk, i Celtics iniziavano a staccarsi, la panchina ha bisogno d’amalgama è c’è anche qualche errore di piazzamento personale. Lamb in attacco produceva due punti ma sull’azione successiva si faceva sfuggire Tatum che dalla linea di fondo appoggiava al vetro due punti. Una tripla di Theis, una controspecie di Olynyk, uno stretch four/five mandava sul 67-82 la partita… Clifford manteneva la panchina in campo che reagiva accorciando un pochino il gap ma i biancoverdi non tornavano a tremare chiudendo agevolmente il match sull’82-94.

I numeri

Howard ha finito con 7 punti, 3 stoppate e 10 rimbalzi, Walker ha messo 12 punti ma le percentuali al tiro sono state basse, mentre a fare più sul serio è stato Lamb, il quale si è presentato al Media Dai, la giornata dedicata al pubblico ai microfoni di Matt & Matt piuttosto serio, asserendo d’aver lavorato quest’estate e, infatti, ha realizzato 18 punti, ha catturato 8 rimbalzi e smistato 3 assist, anche se la sua difesa non è stata sempre perfetta, sempre meglio di quella di Kaminsky, il quale al Media Dai è stato abbastanza divertente presentandosi con gli occhiali da sole per poi passare alle battute fino a raccontare di voler bloccare sua mamma sui social (commenti imbarazzanti) per arrivare alla mimica di sfondo quando vi erano compagni intervistati. Il -15 del plus/minus è eloquente, anche se 7 punti e 4 rimbalzi li porta a casa ma come i 5 turnover, battuto solo da Howard con 6 (per quest’ultimo anche un pessimo 3/8 dalla lunetta). Niente di che… misureremo (forse, se riuscirò) meglio la forza del team nelle prossime due trasferte, a Detroit e Miami…

 

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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