Preseason Game 3; Charlotte Hornets @ Miami Heat 106-109

ImpreparaziHornets
Siamo ancora in preseason, chiaro che i team non siano ancora al massimo con parecchi FT sbagliati (19/28 CHA e 18/29 MIA) e giocatori out.
Miami ad esempio teneva fuori Dragic (per la seconda volta dicevano i cronisti, onestamente non ho visto la precedente degli Heat), mentre gli Hornets lasciavano fuori MKG provando varie tipologie di quintetto, vedendo anche a fine secondo quarto in campo Howard come centro e Zeller come ala grande.
Alla fine prevarrà la maggior esperienza degli Heat nel finale rispetto all’impreparazione di alcuni giocatori di Charlotte nel gestire i finali.
 
Charlotte testava il seguente quintetto; Walker, Lamb, M. Williams, Kaminsky e Howard.
Miami rispondeva con; Waiters, Richardson, McGruder, Olynyk e Whiteside.
 
La partita
 
Miami iniziava forte portandosi sul 6-0 a proprio favore (tripla di Olynyk dall’angolo sinistro con Kaminsky in uscita lenta e Waiters da due frontale), Charlotte rompeva il digiuno a 9:53 con una tripla di Lamb dalla destra ma sullo stesso lato, dalla linea laterale, Richardson colpiva da ben oltre la linea da tre punti portando il match sul 3-9.
A 9:16 un pick and roll con corsa parallela tra Walker (portatore della palla) e Howard, si concludeva con l’alley-oop di quest’ultimo, azione rara in questi anni dalle parti di Charlotte…
La partita continuava a comandarla Miami nel punteggio, anche se Charlotte si avvicinava con Monk, il quale appena entrato dal centro sinistra realizzava dalla lunga (3:31) due punti che riportavano a contatto Charlotte (22-23).
Gli Hornets provavano a rimanere lì con Zeller che in entrata costringeva Whiteside al secondo fallo e a subire un’azione da tre punti compreso il libero del 25-29.
Miami però piazzava un 4-7 chiudendo avanti 29-36.

Alcuni giocatori si scambiano “il cinque” durante un time-out nel primo quarto.

 
Il secondo quarto vedeva Charlotte invertire la rotta e trovare un come back clamoroso con i rookie a dare una mano.
Monk da tre segnava il 32-38, poi per una rimessa dal fondo di Winslow effettuata con un piede in campo, la terna invertiva la rimessa, sul pallone rimesso dentro si catapultava Monk, il quale con un arresto e tiro dalla media sinistra non dava scampo al pur veloce difensore.
A 6:05 Monk dalla diagonale destra pareggiava (45-45) con una bomba dopo aver ricevuto e sfruttato i movimenti del nostro lungo a distogliere un po’ d’attenzione.
A 5:46 su una transizione arrivava Adebayo che da dietro colpiva l’arto destro di Kemba impegnato in un tiro da tre. 2/3 il responso dalla lunetta, Charlotte avanti con un parzialone di 15-0 interrotto da un’entrata con appoggio al vetro di Richardson per il 49-47.
A 4:06 Marvin dal corner destro sprigionava un altro colpo deflagrante da tre punti, Howard mancava un alley-oop poco dopo, ma si rifaceva con una schiacciata e un high pick and roll innescato ancora da Walker a circa cinquanta secondi dall’intervallo lungo.
Si andava quindi a riposo sul 62-54 pro Hornets.
 
Nel terzo quarto però si notava subito che l’inerzia del match era cambiata.
Miami recuperava, complice una difesa di Charlotte non efficace, oltretutto su un tiro di Richardson dalla baseline sinistra, Walker era colpito involontariamente al volto dal gomito dell’attaccante di Miami in ricaduta.
Sul 68-67 Marvin Williams insisteva sulla sinistra avvicinandosi con due mezzi giri quasi consecutivi su Richardson, poi faceva parte un jump hook vincente subendo anche il contatto irregolare.
L’azione del 71-67 era da tre punti, poi era Howard, grazie a un pallonetto di Marvin a trovarsi tutto solo e a far tremare il canestro con una schiacciata appesa che provocava la caduta ritardata di un laterale del tabellone.
McGrouder da tre frontalmente realizzava il 75-74, poi un flagrant one di J. Johnson su Howard (trattenuta prolungata con un braccio da dietro che provocava la caduta del nostro centro impegnato al tiro) dava la possibilità a Dwight d’aggiungere due punti a gioco fermo.
A 4:39 dalla diagonale sinistra penetrava Monk appoggiando in mezzo al traffico seguito dai mastini di Miami.
Il 79-74 sopravviveva poco poiché a 3:05 Miami passava avanti in transizione, ma Zeller a 1:54 con due liberi e Bacon con un micidiale jumper dalla media sinistra (colpo d’occhio posteriore per spostarsi di lato prima del tiro ed evitare il recupero, provvidenziale), riportavano avanti Charlotte che chiudeva con una stoppata di Zeller su J. Johnson a fissare l’89-85, finale di terzo quarto.
 
Charlotte sembrerebbe poter allungare in avvio ultimo quarto, quando T. Johnson spingeva Monk in entrata sull’immobile Olynyk.
Gli arbitri se ne accorgevano punendo la spinta con due liberi.
Sul 95-87, una bella steal portava T.J. Williams a dare 10 punti di vantaggio agli Hornets, i quali però s’inceppavano sul più bello.
Una palla persa da Monk (raddoppio di Olynyk), consentiva la dunk indisturbata di Richardson.
Monk nel finale esagerava decisamente, però la sua alzata per Mathiang (appena entrato) produceva un lampo nel buio con l’inchiodata poderosa a una mano del nostro numero 9. Un altro giocatore ai margini (Walton Jr) per Miami realizzava due punti battendo T.J. Williams, inoltre una sua palla recuperata dava la possibilità a Winslow d’allungare (fallo di Mathiang) ma lo 0/2 dava la possibilità a O’Bryant dopo un giro a 360° sul piede perno di ripassare avanti sul 103-102.
Purtroppo O’Bryant non ne azzeccava molte nel finale, compresi dei passi evidentissimi e reiterati, mentre, non sarà fenomenale, ma Mathiang (mi è piaciuto molto questa sera) difendeva strenuamente su Adebayo riuscendogli a negare il canestro ravvicinato per ben due volte consecutive, tuttavia per Miami Mickey centrava il bersaglio grande del 103-105.
Monk sparava un air-ball ma un tap-in di Mathiang era utile per pareggiare.
Lo stesso nostro numero 9 andava in difficoltà sulla finta frontale di Winslow, l’attacco a canestro con appoggio di destra sullo stesso lato era vincente nonostante il tentativo di recupero del nostro lungo.
Bacon ci provava da tre ma era impreciso, Mathiang non riusciva a trattenere il rimbalzo toccatogli e Winslow in transizione a15 secondi dalla fine sembrava aver chiuso la partita con il +4 del 105-109.
Invece a dare uno spiraglio di speranza a Charlotte era un fallo con palla ancora non entrata sul parquet.
Punito con un tiro libero Monk ringraziava riportando a -3 Charlotte, poi nel finale, dalla rimessa successiva si prendeva la responsabilità di provarci ancora da tre per portare la gara all’OT, ma pressato, colpiva dalla diagonale destra solamente il ferro dallo stesso lato, lasciando agli Heat una vittoria probabilmente insperata a pochi minuti dalla fine.

Analisi
 
Niente allarmismi però….
È prestagione e Charlotte ha giocato senza Walker, Lamb, Howard negli ultimi minuti, mentre tra gli altri Monk è calato molto alla distanza finendo per prendersi troppe conclusioni (19 pt. ma 7/22 con 2/11 da tre).
Bacon ha disputato una buona partita difensiva e finché ha retto anche offensiva (12 pt.), mentre nel finale per colpa della stanchezza è subentrata imprecisione.
Mathiang è da rivedere perché ha ben impressionato.
O’Bryant spero sia in ritardo di condizione perché è stato a tratti inguardabile, T.J. Williams ha mostrato velocità e confidenza ma un pochino di fragilità difensiva, mentre Howard è andato così così (16 pt. ma 0 stoppate, 4 steal, 6 rimbalzi), evidenziando sicuramente un calo atletico ma mostrando ancora esplosività se ne ha voglia.
Lamb ha realizzato 11 punti in diciotto minuti così come Kemba che ha gioccato due minuti in meno però.
Peccato per il risultato che lascia un po’ d’amarezza, oltretutto nonostante i 14 turnover di Charlotte e i 20 di Miami, ma oggi contava poco, l’importante è che Clifford abbia ora un quadro più chiaro sui singoli e possa scegliere le migliori alchimie per la regular season.
Prossima tappa contro Boston, all’esordio stagionale casalingo.
Sarà ancora un’amichevole ovviamente.
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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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