Preseason, Game 3: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 122-113

 
Il 2 ottobre 1951 nasceva Gordon Matthew Thomas Sumner, meglio conosciuto come Sting, cantante singolo e dei Police, direi senza bisogno di ulteriori presentazioni, il quale si è cimentato anche in italiano.
L’omaggio, nasce dall’idea di una strofa della canzone trasformata da Zucchero Sugar Fornaciari:
“Non ci sono vittorie nelle nostre storie senza amor.” Charlotte ama giocare un basket divertente e veloce, una squadra senza grandissimi fenomeni a parte Kemba che fa dell’unione di squadra un’arma per compensare a carenze di super player.
Sicuramente la canzone merita una lettura molto più attenta e anche aderente al testo originale.
Qualcuno sosteneva avesse in sé tracce bibliche di Re Davide che manda a morire un suo ufficiale, Uria l’Ittita perché per un caso s’innamora della moglie, la seduce ed escogita un piano per mischiare le carte per nasconder la paternità del bambino.
Fa richiamare il suo ufficiale dall’assedio che però nemmeno con il piano B, fatto ubriacare, decide di unirsi alla moglie, così Davide lo spedisce in prima linea da solo dove morirà. Questa però è un’altra storia e se per parafrasare la canzone:
“Gerusalemme è solo a un miglio dalla Luna”, Miles Bridges non è poi così distante sembra da esser pronto per la NBA con tutti i dovuti distinguo del caso.

Bridges prima della partita di stasera. Aggiungiamo un altro 2/3 da fuori…

Stanotte si è vista una partita iniziata a ritmi più alti, più fisica, sempre inficiata da rotazioni non realistiche per la stagione, tuttavia il ragazzo attacca e difende, mentre Charlotte ha trovato ancora difficoltà, soprattutto fragilità in difesa all’inizio per uscire alla distanza come contro Boston.
Sembrerebbe esserci però ancora un problema a rimbalzo lì in mezzo.
Contro Whiteside si è sofferto e di 4 centri, pur avendo buone caratteristiche (ottimo Willy stanotte), non ce n’è uno che veramente possa competere contro alter ego del n° 21 di Miami.
Comunque sia, buona vittoria e gioco offensivo in crescita, soprattutto da parte della panchina mentre la first unit per troppo tempo si è accontentata di jumper senza attaccare il canestro nel primo tempo.
Miami ha tirato con il 41,5% dal campo, 51 i rimbalzi e 21 gli assist.
Solo 4 le stoppate con due dell’intimidatore Whiteside. Charlotte ha finito con un 50,6% dal campo, 43 rimbalzi, 29 assist, 10 stoppate aggiustando la mira ai liberi con un 24/28.
 
Ecco gli starting five:
 
1° quarto:
I primi ad andare a bersaglio erano gli Hornets; anticipo su passaggio basso verticale di Williams che passando a Kemba lo lanciava in coast to coast nel traffico per l’appoggio del 2-0.
Raddoppiava Zeller con un gancetto nel pitturato, anche se Olynyk mostrava segni del buon inizio con un giro e tiro baciato dall’anello per il 4-2.
Dopo il jumper in ritmo di Batum arrivava il quinto canestro della partita senza che nessuno sbagliasse; era un jumper di Dragic per il 6-4 prima che Lamb fallisse sull’entrata il primo tentativo del match.
Marvin iniziava una serie di stoppate rapide, Zeller ne rimaneva vittima ma restituiva sull’azione successiva, solamente che Olynyk concretizzava la second chance con tre punti per il sorpasso.
Whiteside stoppava anche Lamb mentre Olynyk da due incrementava il vantaggio.
Lamb attaccava con un’entrata circolare Winslow battendolo e tagliando fuori di fatto l’aiuto del centrone avversario mentre sull’altro lato del parquet Whiteside recuperava rimbalzo offensivo, fallo e due pt. ai liberi a 7:23 per l’8-11. Giro e gancio di Zeller a ridurre un divario destinato ad aumentare; McGruder dall’angolo destro dimostrava di continuare a possedere un minaccioso tiro da fuori ma Cody a 6:35, lasciato solo, teneva fede ai dettami di Borrego provando la tripla, infilandola (13-14).
Olynyk mandava dentro da tre dalla diagonale sinistra oltre Batum.
L’entrata di Bridges sulla destra, avvalorata dalla comprensione del fallo imminente chiusa a una mano per una giocata complessiva da tre punti, era l’ultimo tentativo buono di penetrazione di Charlotte che troppo spesso, condizionata da Whiteside si accontentava di jumper che non vedevano mai il fondo della retina.
Miami ne approfittava per piazzare un parzialone di 12-0 con punte di gioco spettacolare come l’alley-oop in transizione di Jones Jr. per il 16-23 o la tripla di McGruder da sinistra. Chiudeva Whiteside da sotto per il 16-29.
Nel marasma generale Monk non poteva entrare per essersi dimenticato la canotta.
Finalmente nel finale poteva entrare ma era Parker con un’entrata di destro a sbloccare il punteggio per Charlotte. Monk da tre aggiungeva punti alla rimonta, mentre la nostra PG di riserva Parker sfidava età e avversari in corsa con l’entrata frontale; contatto con T. Johnson e appoggio a eludere Olynyk e il tentativo di stoppata dalle retrovie.
Un 2/4 ai liberi e un canestro di Jones Jr. però riportavano Miami sul vantaggio a due cifre (23-34) mentre, tornati a -9, Bridges cancellando l’entrata di Winslow evitava guai peggiori. 25-34 era il finale di un veloce, anche nel ritmo, primo quarto.

Miami Heat center Hassan Whiteside, left, who grew up in Gastonia, passes the ball as Charlotte Hornets’ Cody Zeller, right, defends during the first half of Tuesday’s preseason exhibition at Spectrum Center. Chuck Burton AP
Read more here: https://www.charlotteobserver.com/sports/nba/charlotte-hornets/article219283830.html#storylink=cpy

 
2° quarto:
Il secondo periodo invece pareva rallentare enormemente a livello di ritmo e lunghezza.
Le panchine in campo e i numerosi falli spesi facevano da cornice per larghi tratti. Bacon da sinistra da tre provava la rimonta (28-36) mentre una finta dalla stessa posizione non appena ricevuto un passaggio lo portava a scattare battendo il difensore, appoggio con fallo di Olynyk e giocata da tre punti per il 33-38 a 9:37. Monk, servito da Parker, sulla diagonale sinistra teneva il ritmo per la rimonta rapida in triple (36-40) A 8:08 Dragic metteva due liberi per fallo di Monk mentre su Whiteside tornava Willy (marcato momentaneamente da Batum nel pitturato) per una stoppata volante precisa e potente.
Una tripla di Williams e un 2/2 di Batum dalla lunetta sembravano essere il preludio dell’operazione aggancio (41-42) ma dopo una rovinosa caduta di Jones Jr. che si catapultava su un rimbalzo offensivo tentando di schiacciare, Miami riprendeva il largo.
Jones rimaneva a terra dopo aver preso il tagliafuori involontario di Marvin Williams come ponte ed esser andato a sbatter la spalla a destra violentemente a terra.
Ripresosi e uscito sulle sue gambe tenendosi la spalla, accompagnato dagli applausi del pubblico, non vedeva i compagni riallungare.
Nel giro di poco Miami tornava a +6 anche se Zeller ricevendo l’assist schiacciato laterale di Batum andava a fiondarsi con potenza dentro; incursione vincente che faceva tremare la struttura del ferro.
Whiteside all’altra parte rispondeva con altrettanta potenza; su assist di McGruder l’alley-oop appeso valeva anche un FT supplementare.
McGruder percorreva il pitturato e alzava la parabola sull’azione successiva segnando facilmente con gli Hornets intimoriti per una replica dell’azione precedente.
Time-out per riordinare le idee che non serviva a molto se il vecchio Wade mettendo dentro il 44-55 preoccupava.
Si arrivava a un finale ancora con qualche FT di troppo con Charlotte sotto 49-63 che iniziava una rimonta che vedeva nel finale Zeller metter dentro un’alzata dalla linea di fondo sinistra e continuava con una transizione con palla nascosta dietro la schiena dal palleggio di Walker che a metà campo eludeva il difensore prima di andare a lanciare i componenti per Bridges robot d’acciaio che stupendamente chiudeva con un altro fantasmagorico alley-oop.
Lamb pochi secondi dopo, lanciato in solitaria, segnava in transizione il 55-63, Miami perdeva la bussola e Kemba in contropiede aggiungeva due FT più un libero supplementare (tecnico a Wade per aver lanciato la palla sul parquet) che portavano il parziale sul 9-0 per il 58-63, finale di primo tempo.
 
3° quarto:
Kemba e un floater fluido fronte a canestro per due punti vanificato da un intervento di Williams in uscita su una tripla di McGruder (2/3 ai liberi) lasciavano inalterato il divario. Zeller aggirando Whiteside per andare ad appoggiare veniva spinto dallo stesso.
2/2 ai liberi e palla recuperata in difesa per una gomitata di Olynyk su Lamb ma a segnare era Miami che con Winslow sfruttava l’entrata fisica su Batum.
Kemba dalla diagonale sinistra produceva tre punti per il 65-67, mentre a 9:46 dall’angolo destro Marvin Williams sorpassava con una tripla (68-67).
Miami reagiva segnando 4 punti consecutivi ma sempre Williams, cambiando corner, realizzava da fuori per il 71 pari. Olynyk a 7:50 mandava a segno un’altra bomba così gli Hornets si affidavano al jumper di Lamb per riavvicinarsi al -1. Walker mancava un libero e si rimaneva sul 73-74 prima che Marvin Williams segnasse con un catch n’shoot da tre per la terza bombarda consecutiva.
A 6:30 gli Hornets si portavano sul +2 (76-74) prima di andare sull’80-74 a 5:35 grazie a due jumper di Batum che nella seconda occasione sfruttava passaggio e blocco di Zeller per liberarsi della marcatura.
Miami tornava a -3 ma Charlotte reagiva con uno scambio rapido tra Hernangomez e Monk che finiva per agevolare il centro e la sua schiacciata; splendida azione a sinistra che valeva l’83-77.
Walker e Wade si rispondevano da fuori ma a chiudere il quarto era lo slalom di Walker fermato con il fallo.
Due FT a segno per l’88-82, finale di terzo quarto.

Miles Bridges.
Jeremy Brevard-USA TODAY Sports

 
4° quarto:
Charlotte approfittava dell’entrata delle terze linee di Miami per prendere il largo; Hernangomez era abbattuto da Lee sul tentativo di schiacciata.
I due liberi a segno andavano in controtendenza rispetto alle sue ultime prestazioni, Robinson probabilmente non lo sapeva nemmeno ma tirando anche da marcato, infilava contrastato il fondo del secchiello da grande distanza per il 90-85.
Bacon sfruttava l’entrata fisica contro il fuscello Weber, ex che non riusciva a tener fisicamente.
Layup facile mentre anche Willy con un tiro anomalo metteva dentro da sinistra da poca distanza per poi andare in corsa a depositare allungandosi sempre a sinistra del canestro.
Altro fallo di Lee per un’azione da tre punti che a 9:18 valeva il 97-85.
Weber e Monk alzavano di due punti per le loro squadre il punteggio mentre una stoppata eterna di Willy su Lee salvava Charlotte prima che un’entrata di Bridges, liberatosi con una virata di Weber, trovasse anche il fallo tra l’ex e Lee. Giocata da tre punti per il 102-87.
Miami con Maten mandava a segno tre punti ma Parker dimostrava di avere paradossalmente equilibrio anche fuori asse per depositare di destro in entrata oltre il difensore per il 104-92.
Ormai pareva cosa fatta anche se l’ex Weber infilava una tripla a 6:37 ci pensava Hernangomez a mantener le distanze realizzando altri due punti.
“Smile” Bridges faceva sorridere il pubblico con una tripla mentre l’entrata di Parker facilitava la fisica presa di posizione di Willy che sgombrava il campo dagli uomini in nero, come antico eroe dalla spada infallibile, si appendeva al ferro dopo aver sgominato la scapestrata banda di Spolestra.
Hernangomez si permetteva anche il lusso di una tripla (114-99) seguito da Bridges che golosamente replicava a 3:45 (117-99).
Nel finale Miami rientrava di qualche punto mente Charlotte a sua volta mandava sul parquet le terze linee come Chealey e JP Macura.
Finiva 122-113 con una tripla frontale di Maten a :01.8 dalla fine.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
18 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Finisce con un 4/10 al tiro e un -3 indice delle difficoltà dei titolari da non sottovalutare in chiave futura, comunque cresce alla distanza. Un finale di primo tempo ottimo come il paio di bombe sganciate e uno slalom dei suoi che gli procurano due FT.
 
Lamb: 5
6 pt., 4 assist, 3 stoppate. Partenza slow. Finirà con 3/10 dal campo e -7 di plus/minus. Bravo in difesa ma l’attacco stasera non c’è.
 
Batum: 5,5
9 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. Mezzo voto in più perché infila 4 punti fondamentali per l’allontanamento, poi anche Borrego lo chiama a sedersi un attimo in panchina per parlargli. Alcune scelte di tiro al limite e un 3/8 dal campo con 2 palle perse.
 
M. Williams: 7
12 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Vive il suo momento magico nel terzo quarto quando con tre triple consecutive riavvicina, porta in vantaggio gli Hornets e pareggia il risultato, cronologicamente parlando. Ci tiene a galla. In 18 minuti ottiene un +5, unico nel plus/minus positivo tra i titolari.
 
Zeller: 6
15 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. 6/9 dal campo. Sensibilità nei polpastrelli per le sue conclusioni in gancio o a una mano ma in difesa nonostante tanto impegno, in 23 minuti cattura solo tre rimbalzi. Mette in difficoltà in difesa Whiteside in qualche occasione.
 
Miles Bridges: 7
14 pt., 6 rimbalzi. 5/9 dal campo con un 2/3 da fuori in 27 minuti. +11 di plus/minus. Smile Bridges. Possiamo sorridere. Credo che i Clippers si mangeranno le mani per aver scelto di scambiare il ragazzo che se continuasse così si candiderebbe come rookie of the year. Il fisico c’è e si nota in una stoppata rifilata con burbanza al malcapitato di turno. Bisogna solo vedere se reggerà quando ritmi e fisicità diverranno maggiori ma non mi sembra uno che si tiri indietro…
 
Kaminsky: 4
0 pt., 2 rimbalzi, 1 assist in 7 minuti. 0/4 dal campo e una palla persa. Usando l’espressione di un amico toscano: “Un trabogano a pedali”… a parte il contratto bassissimo ha iniziato la stagione facendomi domandare come possa giocare in NBA. Appoggio sbagliato, difesa a km di distanza. Battuto anche da Weber, si tuffa in avanti con un braccio come superman ma non stopperebbe nemmeno la marmotta che confeziona il cioccolato.
 
Bacon: 7
11 pt., 5 rimbalzi. 3/5 dal campo. Bacon ha l’innegabile qualità di buttarsi dentro, anche se a volte si capisce dalla velocità o dal passo che ha che il tiro/layup non finirà dentro. Belle alcune azioni dove va a trovarsi spazio fluidamente nel traffico per andare a concludere. 4/5 ai libri, +17 di +/-…
 
Monk: 6,5
8 pt., 1 rimbalzo, 7 assist. 3/7 al tiro. 4 falli e 2 perse. Deve stare attento nei passaggi, da ultimo uomo rischiamo di prendere infilate ma nella notte fa girar molto la sfera concedendo ben 7 assist ai compagni. A parte aver incredibilmente lasciato la canottiera da gioco negli spogliatoi, discreta prestazione con un paio di triple a bersaglio.
 
T. Parker: 7
8 pt., 2 rimbalzi, 7 assist. 4/6 al tiro. +18. Dopo la prima uscita modello: “Dove sono?”, sembra essersi ambientato. Decide di condurre entrate solitarie chiuse a suo modo, ovvero con canestri che sembrano impossibili per la presenza di mastini avversari o che sfidano la fisica. Sa sfrecciare lasciando scie infuocate chiudendo con assist perfetti.
 
W. Hernangomez: 8
16 pt., 10 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 4 stoppate in 16 minuti. 6/7 al tiro. Rasenta la perfezione. In attacco sfalda le terze linee di Miami perforandole nel pitturato a sinistra ma anche da fuori o ai liberi. In difesa Miami si ritrova le mani di Willy su ben 4 palloni, se ne accorge Lee stoppato di giustezza con il pallone incollato con il cianoacrilicato sulla mano di Hernangomez.
 
D. Graham: s.v.
3 pt., 3 rimbalzi in 4 minuti. Entra nel finale, segna una bomba, poi guarda gli avversari (come i compagni) accorciare per l’onore.
 
J. Chealey: s.v.
2 pt.. Frutto di un 2/2 ai liberi, gioca solamente 4 minuti.
 
JP Macura: s.v.
0 pt., 0/1 al tiro. Un fallo commesso in 4 minuti.
 
I. Wilkins: s.v.
0 pt.. Gioca 2 minuti prendendo un -7.
 
Coach Borrego: 6,5
Un po’ preoccupato, accigliato in alcune circostanze. Al momento sembra più la panchina dare garanzie rispetto ai titolari che vanno un po’ a sprazzi. Il buco lì in mezzo potrebbe essere un problema se non s trovano soluzioni. Attacco che inizia a metabolizzare il gioco veloce, fatto di passaggi e tira anche senza paura come nel caso di Zeller da fuori.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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