The Longest Day (Il giorno più lungo)

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La mia inconsapevole attrazione per squadre “maledette” mi porta ad amare spessissimo squadre che arrancano in classifica, fino a oggi sempre tagliate fuori dalla corsa per un titolo. Quest’anno tutti pensavno che Charlotte potesse fare meglio, ma un roster sopravvalutato e qualche infortunio di troppo hanno fatto si che ci trovassimo a giocarci oggi e domani (se teniamo fede alle date americane) un week-end decisivo per la stagione degli Hornets e casualmente capita proprio nel periodo pasquale.

Per me, figlio dei tempi successivi all’illuminismo, questa importante ricorrenza religiosa, 1982 anni dopo nell’era della scienza e dei computer, questa celebrazione, la più importante ricorrenza religiosa cattolica (la più importante, ancor prima che il Natale) pare quasi più un evento folkloristico che altro, con tutto il rispetto per i credenti.

Senz’altro non posso testimoniare a favore o contro l’esistenza di un Dio, “ci sono troppi elementi che mancano per esser certi delle proprie scelte”(cit. Bluvertigo).

Qualcuno si chiederà allora come mai ho deciso di dare al blog questo “bizzarro nome”.
La scelta è stata dettata da molteplici fattori.

In primo luogo, il più banale è che il vecchio e caro “Guerin Sportivo” ha fatto scuola, inoltre Charlotte aveva lasciato partire gli Hornets nel 2002 quando la lucida follia di Wooldrige e del proprietario George Shinn avevano determinato una frattura insanabile tra la proprietà e i tifosi, già sul piede di guerra per una politica di cessione dei pezzi pregiati della società unite a uno scandalo sessuale in cui Shinn era stato coinvolto, salvo venire assolto (a torto o a ragione) più tardi.

La paventata nuova arena che non serviva a Charlotte fu solo un pretesto; dopo 9 anni di tutto esaurito il pubblico per questi motivi era sempre meno presente all’Alveare e il fondatore Shinn decise di trasferire gli Hornets a New Orleans mantenendo il nickname e il brand.

Quando Shinn, è storia recente, decise di lasciare (per un tumore dal quale è guarito) e la NBA comprò la franchigia che nessuno era disposta a comprare, salvo rivenderla a Tom Benson più tardi, il gioco era fatto…

Benson volle cambiare tutto dando un’identità nuova alla franchigia della Louisiana e Charlotte che aveva nel frattempo ottenuto una nuova franchigia come promesso dalla NBA, si apprestava (nella persona di Michael Jordan) a riprendere il vecchio nome per far rivivere gli Charlotte Hornets.

I Calabroni erano defunti da un anno a New Orleans, ma l’amore della città del Nord Carolina per quest’insetto simbolo che la rappresentava sportivamente e storicamente e la contraddistingue tutt’oggi ha fatto si che gli Hornets tornassero in vita, sostanzialmente risorgendo, inoltre la resurrezione rappresenta aldilà della promessa di una vita eterna (la più grande forma di proselitismo e reclutamento che possa esistere aldilà delle verità e delle bugie) un messaggio di contatto con la spiritualità (che manca in questi tempi) e di speranza, il più grande.

Come disse in un suo concerto Fabrizio De Andrè: “Se non esistesse Dio l’uomo avrebbe bisogno d’inventarselo” (se non ricordo male, dovrebbe essere questo il virgolettato), per cui il bisogno di credere in qualcosa, in un’entità suprema o semplicemtente per tornare in tema e rimanere a livello parquet credere nella “fede” (si usa dire così impropriamente) in una squadra è condizione imprescindibile per vedere la luce in fondo al tunnell.

Così, dopo essersi riappropriata dell’identità, noi che tifiamo Charlotte, speriamo che i Calabroni possano tornare ai fasti di metà anni ’90 e inizio 2000, anzi, anche meglio, avendo come presidente il più grande giocatore di tutti i tempi, anche se mi ha dato qualche dispiacere in passato.

Gli Hornets, che nelle ultime 13 partite hanno un record di 4-9, sperano di uscire dal sepolcro e stupire tutti in questo pazzo campionato nel quale ad esempio i Brooklyn Nets sembravano essere sull’orlo dell’eliminazione e ora grazie a un grande Brook Lopez invece sembrano destinati alla post season.

Oggi è “Il giorno più lungo” (titolo di un romanzo che poi darà origine a un film del 1962 sullo sbarco in Normandia degli alleati) con molti famosi attori come ad esempio John Wayne, Robert Mitchum, Henry Fonda, Sean Connery e Richard Burton.

A otto partite dalla fine questo back to back per gli Hornets sarà cruciale, vincere le due sfide significherebbe rientrare nel gruppo delle contendenti e aspiranti ai playoffs in maniera seria.

La sfida di stanotte alla 1:00 AM a Indianapolis sarà il D-Day, un difficile scontro diretto con i Pacers che al momento si trovano mezza partita dietro noi in classifica:

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La squadra di Clifford dopo aver perso gli ultimi due scontri diretti con Brooklyn e Boston dovrà assolutamente vincere lo scontro diretto per rimanere in corsa.

Vediamo gli scontri e le gare restanti che le cinque protagoniste dovranno affrontare nella tabella sottostante.

Curiosità; i Raptors con ben sei sfide contro queste cinque squadre (due contro di noi) potrebbero fare da ago della bilancia, così come Detroit che con quattro gare potrebbe dar fastidio, ma ormai con un piede e mezzo fuori i Pistons potrebbero tankare, avvantaggiando chi si trova avanti in classifica, perciò nella gradazione dei colori che ho scelto per rappresentare il livello di difficoltà di queste sfide ho deciso d’inserire oltre alla forza dell’avversaria e il fattore campo, anche una certa predisposizione per il tanking o il back to back. miami sembrerebbe avere un calendario migliore, mentre Charlotte dovrà lottare.

Ecco la tabella:

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Let’s go Hornets!

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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