Il Cody c’è! La Vinci.

Cody Zeller, templare di Charlotte, custode dell’anello. Senza di lui Charlotte stenta (per usare un eufemismo) a vincere…

Dovessimo scrivere del Priorato di Sion non ne usciremmo più.
Tante e troppe sono le interpretazioni legate alla setta che prende il nome del monte “israeliano” tra miti, verità e leggenda.
Dai Cavalieri Templari, alla loro organizzazione attribuita a Goffredo di Buglione (conte belga difensore del Sacro Sepolco in Terra Santa e governatore di Gerusalemme) all’alba del 1100, ai loro presunti ruoli da tesorieri e da custodi del Sacro Graal, all’estinzione nel quattordicesimo secolo e all’organizzazione del 1956 fondata da Pierre Plantard che come aveva come simbolo il Fleur de Lys (un po’ modificato in maniera massonica nella parte alla base) divenuto simbolo di regalità in Francia nell’oscuro (non poi così buio) Medioevo.
Proprio per questo faccio una premessa introduttiva su New Orleans che reca nello stemma il fiore del giglio araldico, retaggio gallico di un passato non troppo remoto.
Oggi i tifosi dei Pelicans si sono svegliati in Paradiso trovandosi Cousins in casa da affiancare a Davis.
Per me, potenzialmente sono la coppia titolare a livello di frontcourt di tutta la NBA.
L’ex Vlade Divac, a Sacramento, probabilmente stufo dei capricci e delle “cousinate” in spogliatoio dell’ex uomo franchigia dei Kings, ha spedito Boogie insieme a Casspi (altre attinenze sioniste?) a New Orleans in cambio di Evans, già ex Kings e in scadenza (probabilmente non avrebbe rifirmato), del prodotto locale (Baton Rouge) Galloway, buono specialista e di Buddy Hield, un rookie che non sta brillando particolarmente (credo diverrà buon giocatore se la testa lo aiuterà), più una prima scelta.
Mentre i Kings mettono sul mercato anche Collison, Afflalo e McLemore (trovo Collison perfetto per sostituire Lin, perché anche in panchina Charlotte ha bisogno di alternative reali) scegliendo di abdicare nella corsa ai playoffs per prime scelte e giocatori “freschi” per un ambiente logoro, ovvio che ora i Pelicans puntino alla post season.
“Divertente” è notare che la storia delle due franchigie spesso corra su binari paralleli e quello che servirebbe a noi è andato a NOLA.
Anche Demps si è riscattato con questa trade, mentre il nostro GM Rich Cho ha “incasinato” il roster andando a prender per 4 anni Miles Plumlee a 12,5.
Mentre Cho dorme sonni tranquilli, forse sognando nella nostra nebbia fitta il film Il Codice da Vinci, il quale s’intrometteva in antiche tematiche legate a quanto scritto sopra, 5-17 è il poco affascinante record degli Hornets targati 2017.
Difficile rientrare in carreggiata con Clifford alla guida di una macchina allo sbando.
A bordo non c’è più Zeller, lasciato in riparazione da qualche parte, forse in uno sperduto Autogrill americano perso nel “nulla”…
Zeller ha giocato nella prima fase dell’anno a intermittenza un totale di sette partite.
Gli Hornets ne hanno vinte tre e perse quattro con lui in campo.
Senza di lui è arrivata una sola vittoria contro Brooklyn.
Se senza Cody perdi, con Cody hai più possibilità di vincere.
Il problema è che non si conoscono i tempi di recupero per Cody per l’infortunio al quadricipite che lo sta tenendo lontano dal parquet.
L’uomo dal profilo spartano aveva iniziato dalla panca dietro a Hibbert, progetto abortito dopo una partita.
Roy a Milwaukee aveva giocato splendidamente, ma il ginocchio aveva dato subito segnali di recidività.
Gli Hornets passati dalle problematiche ginocchia di Jefferson si ritrovavano nella stessa situazione e per non finire in ginocchio si affidavano a Zeller, il quale, dopo una buona prova a Milwaukee, contribuiva subito a Miami ad aiutare il team nella sua partenza sprint di 8-3 nelle prime undici gare.
Proprio nell’undicesima Zeller toccava lo zenit.
Dopo l’ottima prestazione contro gli Hawks, il nostro centro, ormai titolare, era costretto a saltare le sfide con New Orleans, Memphis e San Antonio (gare 12, 13 e 14), le quali finivano con altrettante sconfitte degli Hornets.
Ancora però si sarebbe potuto pensare a sconfitte episodiche, dettate da appagamento, un po’ di stanchezza e qualsiasi altra scusante vogliate inserire.
Invece ecco che il 2017, con le sue ultime due nefaste cifre messe insieme, toglievan di mezzo ancora una volta Cody.
Dopo il finale della 2014/15 con relativo infortunio a “darci una mano” per pescar più alto al Draft, eccoci a oggi.
Senza Cody nel 2017 siamo 2-12 e aggiungendo le 3 L precedentemente menzionate ecco un 2-15…
 

Cody da più solidità al quintetto base. Ha aumentato le sue cifre e messo su un po’ di muscoli rispetto al passato.

Se Cody Zeller non entra nel novero delle stelle visibili e rispettabili dalla massa dei tifosi NBA, la sua assenza sta mostrando che, dopo Walker, è un secondo astro in un sistema binario, importante per i pianeti che gli gravitano intorno, vero punto di riferimento della squadra.
Ad alcuni sembrerà una bestemmia ma, numeri alla mano e considerazioni sul gioco di squadra vi spiego i miei perché.
 
Clifford dopo la sconfitta contro Phila ha detto: “Siamo ancora in tempo, ma si sta facendo tardi.”, aggiungendo che se la sfida cambia si deve cambiare.
Parole sibilline forse, meno aulico è stato quando ha detto che non è difficile giocar contro gli Hornets, squadra che ha perso fisicità e smalto.
Il 51-33 a favore dei 76ers a rimbalzo (senza Embiid e Okafor) parla chiaro…
Clifford sa che Charlotte ha perso identità e la grinta di Zeller potrebbe aiutare Charlotte a ritrovarsi dopo la pausa dell’All-Star Game.
La fisicità di Cody aiuta.
Nella NBA attuale divenuta meno tecnica degli anni d’oro, se non hai giocatori fisici, come ormai capita a tutti gli sport di contatto spinti allo stremo, “ti disintegrano”…
Tornando a Cody, a parte il fatto di esser stato scelto nel 2013 alla posizione numero 4 (ok, a volte si pescano dei bidoni anche alla uno), altro numero che non porta proprio benissimo per gli scaramantici d’oriente (shi significa 4 ma è anche la radice del verbo shinu, cioè “morire” in giapponese), dal mio punto di vista, lo Zeller di Charlotte è importantissimo per il nostro gioco per due motivi principali.
Intanto perché in un gioco basato essenzialmente su pick and roll e tiro da tre, Cody riesce a fare benissimo da bloccante e rollante, sovente Batum diventa l’uomo assist per lui riuscendo a migliorare le statistiche d’entrambi.
Gli Hornets, mano alle statistiche, sfruttano i pick and roll ampiamente, sono terzi, dietro ai Suns, mentre i Raptors sono primi.
L’intesa c’è e se dalle parti del pitturato c’è Zeller, le difese avversarie devono dargli un’occhiata in più, anche perché se non è uno che porta a casa 20 punti a partita, lasciargli varchi vuol dire concedergli punti facili da sotto (a volte è Kemba a portar la minaccia e a scaricagli facili extra passaggi) o lasciare la pista di decollo sgombra per una delle sue incursioni atletiche che vanno a concludersi con slam dunk da NBA JAM.
In genere le difese gli danno un’occhiata anche perché Cody, se non è un giocatore da temere particolarmente, è pur sempre un giocatore da rispettare, un lungo che mette impegno ed energia, con queste doti può portare a prender più rimbalzi offensivi e a creare differenti spaziature, spazi che possono essere sfruttati anche fuori dal perimetro.

Il GM Rich Cho con Cody Zeller ai tempi dei Bobcats.

 
Zeller attualmente gira a 10,8 punti, 6,5 rimbalzi (dei quali 2,3 offensivi), 1,4 assist, 1,1 stoppate a partita, il tutto tirando con il 58,7% dal campo.
Con Cody in campo Charlotte ha un net rating di +7,8, senza -4,2…
Per 100 possessi, con Cody si riescono a segnare 108,6 punti contro i 102,8 (-5,8) quando non c’è.
In una parola sola, il nostro numero 40 è efficiente, non solo in attacco ma anche in difesa (secondo fattore d’importanza), dove spesso mette in difficoltà avversari più quotati di lui, per dirne uno su tutti, Howard o gente tra i lunghi che non ha la terza dimensione, quella esterna all’arco.
Subiamo 100,8 punti con lui in campo, mentre senza, saliamo a 106,9 (- 6,1)…
22-17 con Cody è il record attuale.
24-32 è il record attuale globale.
Con Cody in campo, tenendo conto anche del calendario, i Calabroni hanno ottenuto un +5, senza un -13, ciò vuol dire almeno in parte, che per come giochiamo, Cody fa la differenza.
Gli Hornets, per pareggiare il record con Zeller sul parquet, dovrebbero aprire una striscia di 18 W consecutive…
Il 31 ottobre 2016 Zeller ha firmato un contratto di 5 anni con gli Hornets a salire.
Se per quest’anno gli emolumenti corrisposti da Jordan saranno intorno ai 5 milioni, dall’anno prossimo saliranno intorno ai 12,5 per arrivare a 15,4 nel 2020/21.
Un contratto complessivo di 56 milioni che si potrebbe giustificare solo se Cody non fosse così “prono” agli infortuni.
Lo avevo scritto a inizio anno. Ci sarebbe stato da soffrire e avremmo dovuto avere tutti a disposizione per puntare alla post season.
Cho non ha coperto adeguatamente i ruoli, la panchina è diventata corta e gli sforzi di Zeller hanno prodotto l’ennesimo infortunio “con ricaduta”.
Onestamente lo ritengo l’unico intoccabile oltre a Walker.
Batum ha dimostrato di saper giocare delle buone partite ma a intermittenza.
Qualcuno dice che lui e Marvin, firmato il ricco contratto, si sono adagiati sugli allori.
Sicuramente non sono due clutch player.
Se consideriamo che MKG come ala piccola da poco apporto in attacco e in fase difensiva sia regredito rispetto ai suoi alti standard mentre Kaminsky, a parte qualche exploit, sta giocando soprattutto a liberarsi per sparar da fuori, non dando consistenza sotto le plance in attacco, risultando poco efficacie anche in difesa, ecco che in quintetto il solo, solito e stanco Walker non può bastare.
 
Manca mezza settimana alla scadenza del mercato NBA.
Gli Hornets sono a 2,5 partite dall’ottavo posto ma sono equidistanti dalle ultime posizioni.
Difficile dire cosa pensi di fare la franchigia.
Tankare e prendere un buon prospetto per il futuro o cercar di dare continuità al progetto per cercare di non far inabissare la stagione.
Nel primo caso i Calabroni hanno disperatamente bisogno di Zeller e non solo.
Personalmente punterei a prendere un giocatore alla Millsap, magari sacrificando anche l’intoccabile Batum o MKG, un giocatore che mi piace molto, ma in un sistema senza altri validi attaccanti intorno acuisce la crisi di punti…

 
Ora, parlando meno di Zeller e più della squadra, facendo un passo indietro… gli Hornets erano divenuti una delle più belle sorprese della stagione 2015-16 con un record di 48-34, prendendosi diverse soddisfazioni sul parquet.
Wade salvò gli Heat dall’eliminazione clamorosa al primo turno e poi in estate i Calabroni si trovavano con diversi F.A. in casa.
Scegliere quali rifirmare era compito di Cho.
Marvin Williams e Nicolas Batum con sontuosi aumenti salariali furono trattenuti a fronte rispettivamente di una buona prima parte di regular e di una stagione super.
Jeremy Lin, Courtney Lee e Al Jefferson invece erano i tre destinati a lasciar la Queen City.
Per Big Al un addio scontato viste, le sue ginocchia che non davano garanzie, Lin chiedeva certamente troppo rispetto al contratto precedente e finiva ai Net in grado d’accontentarlo, mentre Lee, con un po’ più di acume si sarebbe potuto trattenere ma con il rientro di MKG (ricordiamo che l’anno scorso giocò solo sette partite), l’attuale Knicks veniva considerato un doppione, almeno “difensivamente parlando”.
MKG tornava così a far da ala piccola liberando spazio per Batum come guardia tiratrice ma MKG, nonostante provi a trovare anche dei buoni tiri dalla media o ci provi da sotto, si aggiunge ai tiratori occasionali sul campo, tra i quali annoveriamo Marvin Williams. L’anno scorso contribuì da oltre l’arco a portare Charlotte all’ottavo posto in % nel tiro da tre punti.
Aveva il 40,2% contro il 34,7% di quest’annata.
Quest’anno Charlotte è scesa al 21° posto con il 35,2% con Kaminsky a tirare con il 30,8% da fuori….
Peggio ancora va come percentuali in generale dal campo, dove siamo piombati in ventottesima posizione con il 43,9%.
 
Il piano d’attacco “Walker contro tutti” non sta funzionando. Kemba ha migliorato le sue statistiche, compreso il tiro da fuori, ma anche lui non riesce a vincer le partite da solo, in uno sport di squadra.
Miglior qualità della panchina e possibilità d’usare giochi differenti, uno dei pochi a salvarsi fuori dallo starting five è Marco Belinelli, il quale sta tirando con il 37,6% ma anche lui è in fase calante.

Le statistiche di Marvin Williams, giocatore nato il 19 giugno 1986. In calo ovunque rispetto lo scorso anno, salvo nella percentuale ai liberi. Soprattutto manca troppi tiri da tre punti, anche con spazio, causando danno a Charlotte.

Quasi nessuno più in North Carolina sembra essere intoccabile, voci davano i soli Walker, Batum e Zeller sicuri di rimanere con anche MKG in bilico.
Scelta numero due come possibile pedina di scambio, il che equivarrebbe come ammissione di fallimento di un progetto, ma ora urgono delle scelte.
Tempo per pensare ed eventualmente contattare le altre franchigie ve n’è stato molto.
L’ora della verità si avvicina.
Vedremo se Cho a capo della spedizione per ritrovare il Sacro Graal riuscirà a portar a casa almeno qualcosa che gli assomigli e che funzioni…
Questo articolo è stato pubblicato in Inside The Hornets da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.