Il Punto @ 17 (2017/18)

Fatica notevole redarre un’analisi simile concentrata per motivi di tempo in due lunghe mezze giornate (lavorando…).
Dopo aver evidenzianto la scritta colorata (sopra il logo degli Hornets) usata da Superbasket trent’anni fa, faccio un piccolo omaggio a quello che fu un periodo nel quale Aldo Giordani, uno dei maggiori diffusori della pallacanestro in Italia, scriveva con maestria sulla copertina di una rivista arrivata fino a noi oggi.
Grazie anche a chi, interloquendo con me, mi ha dato spunti utili per ampliare il pezzo, sicuramente meno attraente di altri, essendo un’analisi della situazione.
Probabilmente molte altre cose avrebbero potuto rientrare nel pezzo, ma credo sia già abbastanza chilometrico, quindi passo direttamente alla…
 
Descrizione Veloce delle Partite:
 
La stagione di Charlotte inizia in salita.
Delle ventinove franchigie nemiche, incontriamo fuori casa quella che sarà senza dubbio la peggior possibile da affrontare:
I Detroit Pistons.
La squadra della Motor City, infatti, “giù in città”, inaugura la nuova struttura chiamata Little Caesars Arena alla presenza del “nemico pubblico n°1”, ovvero Eminem.
Si perde gara uno senza colpo ferire, poco importa se in gara due, dopo una partenza da incubo che lascia perplessità, la squadra schianta gli Atlanta Hawks, i quali comunque non si rivelano un avversario realmente consistente.
Si torna a giocar fuori e a girare male.
I Bucks, che hanno qualcosina più di noi, riescono a vincere sul loro terreno e torniamo allo Spectrum Center (dove avremo tre partite consecutive) dove una convincente vittoria sui Nuggets ci riporta a quota .500.
I primi a espugnare l’Alveare sono i Rockets, i quali con il loro gioco fatto di tiri da oltre l’arco dei tre punti si rivelano letali in un finale nel quale allungano impietosamente. Contro i sorprendenti Magic, gli Hornets vincono giocando una buona gara, così come accade episodicamente, fuori dalle mura amiche, a Memphis.
Con la vittoria in Tennessee che anticipa una bella partita giocata in casa contro i Bucks, gli Hornets sembrano girare a pieno regime nonostante il nostro best defender MKG sia lontano dal parquet per problemi personali.
Il 5-3 però è completamente ribaltato con uno 0-4 in trasferta in partite dall’andamento differente che hanno come unico comun denominatore la L finale.
A San Antonio si gioca bene ma Patty Mills nel finale indovina tre bombe ravvicinate pesanti, così, come contro Houston, nella stessa salsa texana si finisce per aver sullo stomaco questa “bomba”.
A Minneapolis la squadra non regge il passo e si perde senza troppe recriminazioni, mentre a New York giochiamo bene in attacco, ma nell’ultima parte della gara New York rimonta senza che Clifford (ancora out MKG) riuscisse a metterci un freno.
Pessima sconfitta e Hornets che volavano a Boston dove ad attenderli trovavano il colpo di fortuna estremo.
I verdi, già privi di Hayward e Horford, finivano per lasciar sul terreno dopo nemmeno due minuti anche la stella Irving, colpita duro involontariamente da Baynes (proprio compagno) in un’azione di gioco.
Gli Hornets volavano sul +18, conservavano 12 punti a dodici minuti dalla fine e finivano clamorosamente perdere con una panchina imbarazzantemente “anarchica” (nel senso peggiore del termine) in difesa e un Clifford che inseriva tardivamente i titolari, compreso MKG al rientro. Howard contribuiva perdendo alcuni palloni, così sfumava un’occasione ghiottissima.
Cinque giorni per ricompattare il gruppo si frapponevano ai prossimi ostacoli.
Cleveland in casa in risalita si rivelava troppo per gli Hornets che rabbracciavano Batum e sfoggiavano una divisa a strisce che ricordava il passato.
Il punto più basso della storia recente degli Hornets si toccava a Chicago, dove una squadra imperdonabilmente svogliata concedeva ai Bulls (senza LaVine e Mirotic) ben 123 punti vedere la media dei Tori)… finendo per perdere con Walker a fallire il layup del sorpasso a pochi secondi dalla fine dopo aver segnato ben 47 punti.
In crisi nera gli Hornets tornavano a casa per una striscia di tre partite che, stando a ciò visto in precedenza, non davano molte speranze, invece cadevano nell’ordine: Clippers, Timberwolves e Wizards, quest’ultimi all’OT dopo una partita al cardiopalma con aggancio a un paio di secondi dalla fine.
Gli Hornets si dimostravano tenaci in tutte e tre le gare e la difesa faceva la differenza nella seconda parte di queste sfide.
 
Prossime partite
 
Il calendario riservato agli Hornets nelle prossime 17 partite (fino al 28 dicembre), è abbastanza impegnativo, tuttavia avremo 11 partite casalinghe contro le sei in trasferta.
Si parte da Cleveland domani (la notte del 25 alle ore 02.00 AM italiane), dove sarà molto ostica portare a casa la quarta vittoria di fila, poi avremo un altro big match contro gli Spurs in casa il giorno seguente in back to back, sperando di non aver perso a Cleveland e consumato molte energie al contempo.
Novembre finirà con una partita, sempre rispettando l’orario italiano, con una sfida in Canada a casa Raptors, il 30…
Di questo trittico spero di riuscire a veder vincere gli Hornets almeno contro gli Speroni.
Inizio dicembre è misto.
Si parte da Miami l’uno (qui il 2 notte), per poi aver altri tre giorni di riposso prima d’affrontare in casa l’altra squadra della Florida:
I Magic.
Due giorni più tardi giocheremo la seconda della striscia di quattro partite casalinghe assegnataci.
In questo caso l’avversario è uno dei peggiori:
I GSW, duri da battere anche in casa.
Il nove e il dieci concluderemo contro i Bulls e i Lakers in back to back, due partite da vincere assolutamente, la prima per “vendicare” la sconfitta subita nella Wind City mostrando che il vento è cambiato, la seconda per continuare la marcia verso i playoffs.
OKC e Houston in trasferta non saranno passeggiate, così ci si dovrà affidare alla nuova serie di quattro partite casalinghe successive.
Questa volta le formazioni ospiti saranno in ordine cronologico:
Miami, Portland, New York e Toronto, un ciclo misto più morbido forse del precedente sperando di cogliere almeno tre vittorie.
Il 23 e il giorno dopo, alla vigilia di Natale, avremo una doppia sfida con i Bucks.
Quella più vicina al Natale sarà in casa e sperando di mantenere il fattore campo, un 1-1 pare probabile.
Il 28 tenteremo di rompere la striscia negativa contro Boston, in casa, partita ardua visti i precedenti, ma se la squadra dimostra la grinta recente ce la può fare.
10-7 è il mio pronostico cercando di fare una “media” realistica sulla base del momento attuale di Charlotte.
 
Parte Statistica Descrittiva di Pregi e Difetti:
 
Gli Hornets sembrano andare su e giù vincendo e perdendo lunghe strisce di partite sovvertendo i pronostici in qualche caso.
Questa è la parte preoccupante, l’aspetto mentale più che quello tecnico.
Poiché a fine novembre avremo partite toste, l’eventuale sconfitta a Cleveland potrebbe portare gli Hornets a sfiduciarsi nuovamente.
Uno scenario che potrebbe durare qualche game se non dovessimo poi battere in back to back San Antonio.
Tuttavia, il vantaggio d’affrontare gli Speroni in casa non è trascurabile.
L’ambiente stimola Howard e galvanizza altri giocatori che fuori casa hanno rendimenti inferiori.
ll record leggermente negativo deriva dalle sei sconfitte consecutive partite da game 9 e conclusesi in game 14 a Chicago compensate da tre vittorie precedenti e tre successive.
Il record di 8-9 è invertito per quel che riguarda le partite tra casa e trasferta.
Tra le mura amiche abbiamo disputato, infatti, una partita in più concludendo con un 7-2 di tutto rispetto.
Purtroppo l’1-7 patito fuori casa risulta inficiare la classifica. Una classifica che ci vede attardati di una partita dall’ottava posizione utile per agguantare l’ottavo posto (oggi c’è Milwaukee), con Charlotte 10^ a Est.

La classifica a Est dopo la 17^ “giornata” di Charlotte.

Le rotazioni degli Hornets sono cambiate più volte quest’anno.
Difficile delinearle con un roster che non è mai quasi stato completamente a disposizione di Clifford.
In rampa di lancio Monk e Bacon a inizio stagione, con i rientri di Batum e MCW ora stanno trovando zero o meno spazio rispettivamente.
Classicamente i titolari riposano a cavallo tra il primo e il secondo quarto e tra il terzo e il quarto quarto.
Charlotte mostra problemi con i quintetti della panchina, anche se a volte sono rinforzati da uno o due titolari.
Proviamo a scendere ora nel dettaglio per vedere le tendenze di Charlotte secondo i numeri, compresi i problemi della bench.
Partiamo classificando circa tutto a seconda della posizione in classifica di Charlotte in ogni particolare statistica (salvo che non abbia un corrispettivo diretto) rispetto alle altre ventinove squadre, scegliendo d’iniziare da ciò che non va.
Ultima, cioè 30^ nelle deviazioni.
Le deflection sono 9,7 a partita, meno di qualsiasi altro team.
Rimaniamo dietro a tutti gli altri team anche nelle steal. Charlotte non è un team di ladri e le 4,5 a partita, testimoniano, insieme alle deviazioni, oltre a magari caratteristiche personali dei singoli giocatori, la poca reattività in cambio di un gioco più ordinato in difesa fatto più da posizione che da disturbo.
Penultima per quel che riguarda i tiri liberi con il 71%, Charlotte ha fatto un balzo all’indietro clamoroso rispetto alla scorsa stagione, ma con Howard sotto il 50% era preventivabile.
Anche altri giocatori comunque potrebbero in futuro tirare un po’ meglio a gioco fermo avendone le possibilità.
Gli avversari tuttavia contro di noi stanno tirando con l’81,5%, questo vuol dire due cose… che i falli spesi, spesso sono compiuti sugli uomini sbagliati e che in futuro magari potremo aver maggior fortuna, come nel caso dell’errore di Beal, decisivo nel finale.
Per quanto riguarda gli assist non va molto meglio se consideriamo il dato nudo e crudo…
27^ con 19,9 a partita.
Gli Hornets sono ventunesimi nei fast break points, 8,5 di media quelli prodotti.
Concediamo agli avversari 106,5 punti, questo ci porta attualmente a essere il diciottesimo team nella lega per quel che riguarda la statistica per la miglior difesa.
Se non ci saranno molti black-out come quello di Chicago, penso si possa risalire di diverse posizioni, anche perché, per vincere contro formazioni di maggior talento offensivo, come i Timberwolves o i Wizards, la difesa dev’essere parte non solo necessaria ma primaria.
L’attacco, con 106,9 se la passa leggermente meglio ed è in 14^ posizione.
Facendo un balzo all’indietro… quest’attacco è sostenuto da un 45% dal campo, diciassettesima percentuale al tiro che potrebbe migliorare se trovassimo soluzioni più sicure per servire Howard.
Le stoppate sono 4,7 di media e la posizione occupata è la sedicesima.
Per quanto riguarda la nostra percentuale da tre punti è salita nelle ultime cinque partite.
Dopo gara 12 eravamo fermi su un 35,9, oggi il 36,4% ci consente di essere al 12° posto.
I punti ottenuti da seconde possibilità sono 13,4 e questo ci porta all’ottavo posto nonostante la tattica cliffordiana (a doppio taglio) di ritrarsi immediatamente dopo il jumper per non subir transizioni, ricordi quella russa/sovietica sul lasciare campo, mentre qui lasciamo rimbalzi che a volte potremmo recuperare se rimanessimo quasi tutti a occupare spazi nei quali quei palloni ogni tanto cadono eludendo i difensori.
Ad aiutare in questa statistica è soprattutto Howard quindi che sotto i tabelloni avversari si fa valere prendendo posizione e sfruttando il suo fisico.
Capitolo collegato quindi è il rimbalzo offensivo:
La squadra di Jordan è quindicesima con 9,8 rimbalzi a partita mentre in difesa saliamo vertiginosamente al secondo posto catturando 37,7 rimbalzi.
Ciò fa sì che la posizione finale di Charlotte nella statistica generale a rimbalzo sia la terza con 47,5 a partita.
Le squadre avversarie provano un’infinità di triple contro la nostra difesa che l’ano scorso si piazzò ultima in questa statistica.
Siamo ventesimi per tentativi subiti ma decimi per la percentuale concessa (34,7%) e questo è un enorme progresso per un team che ha problemi sul perimetro e sui cambi lato.
Il lato debole e gli angoli che venivano attaccati, oggi sono difesi meglio del recente passato (le sei sconfitte consecutive), anche se non tutti i nostri giocatori sembrano non riconoscere il pericolo lasciando qualche volta troppa distanza all’eventuale tiratore di catch n’shoot avversario.
Lo sforzo generato nelle ultime partite per contrastare questo tipo di situazioni però sta pagando ed è stato decisivo a mio avviso per ghermire le ultime tre sfide. Charlotte rimane una squadra poco cattiva e nello spender falli il 4° posto con 19 a partita ci da in genere la possibilità di batter più liberi degli avversari ma a volte lasciamo qualcosa d’intentato.
Prima posizione invece per i turnover.
Charlotte non perde molti palloni dimostrandosi squadra abbastanza attenta.
Dei 13,4 a partita, molti sono stati i palloni persi da Howard o dai nostri play adattati che tuttavia hanno compensato con assist o punti.
Discorso a parte per la panchina che con 19,4 minuti d’impiego è il nono team ma i punti (36,8) ci fanno scendere al 15° posto.
Se poi pensiamo che la percentuale dei “colpi” andati a bersaglio da parte degli uomini usciti dalla panchina è del 39,8%, capiamo perché al momento la nostra second unit sia un problema.
Siamo penultimi in questa statistica…

Alcune nostre statistiche raffrontate con quelle degli avversar (OPP).

 
Classifica Giocatori
 
 14) D. Bacon: 5,73
 
Dwayne è uno dei cinque Hornets rimasti a esser sceso in campo in tutte le partite.
Come per Monk, che vedremo poco più giù, però, il suo utilizzo è calato da quando Batum ha rimesso piede sul parquet.
Lanciato inizialmente alla grande da Clifford insieme a Monk, è calato alla distanza.
Con caratteristiche più difensive del compagno scelto al primo giro, il 198 cm è sceso a 20,9 minuti a gara tirando con il 37% dal campo.
Ha un buon tiro in sospensione quando riesce a riprodurre la meccanica ideale, ma non sempre sembra in ritmo, così le sue prestazioni attuali dicono che 34 tiri su 92 tentati si sono infilati nella retina.
Interessante notare come si alzi la percentuale da tre punti quando può tirare dagli angoli:
41,7% contro il 33,3% dal fuori in totale.
Non ci sono altre statistiche di rilievo. 3,9 sono i rimbalzi a patita, ma considerando il minutaggio non stiamo parlando di cifre eccezionali e la difesa paga l’inesperienza.
Clifford in un’intervista, parlando in generale ha auspicato proprio il ritorno di uomini d’esperienza, facendo capire il trend futuro di Baco, salvo nuovi infortuni.
4,9 sono i punti di media.

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 13) J. Stone: 5,75
 
L’ex Reyer Venezia colleziona un paio di voti ma esce di scena contro Atlanta in gara 2.
Da allora sta osservando le partite da dietro la panchina. Potrebbe essere un discreto terzo play ma marginale.
A lui potrebbe ritagliarsi su misura il ruolo di mastino, pressatore sul portatore di palla.
In preseason aveva svolto egregiamente questo compito. Senza aspettarsi miracoli ne aspettiamo il ritorno, ma probabilmente passerebbe dalla fila dietro alla “bench”, alla panchina stessa.
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 12) M. Monk: 5,75
 
Che Monk non fosse un eccezionale difensore lo era stato detto da più parti.
Quello che si poteva prevedere era un adattamento non immediato al mondo NBA, anche se si sperava il rookie fosse già abbastanza svezzato da avere impatto immediato sull’attacco di Charlotte.
In realtà con il rientro di Batum, Monk ha smesso di giocare e questo era meno prevedibile.
Monk conserva una media di 18,5 minuti a partita ma se il nuovo infortunio di Batum dovesse rivelarsi una bazzecola, The God of Dunk, potrebbe non rivedere il campo per lungo tempo con Clifford.
La sua scomparsa ha coinciso con tre vittorie di fila di Charlotte e forse non è del tutto un caso.
In qualche circostanza si è fatto battere troppo facilmente e in altri casi, l’aiuto portatogli ha scoperto zone che gli avversari hanno utilizzato abilmente.
In attacco tira con il 34,6% dal campo che si abbassa a un 33,3% da fuori con qualche tripla sibilante il ferro.
La media punti tuttavia non è malvagia con 8,2 a partita, frutto però di un 45/130 al tiro.
L’equivoco, secondo me, di Clifford, è stato pensarlo come una combo guard, in grado di portare (già aggiungerei io) palla.
Utilizzato come playmaker ha finito per perder 16 palloni in 15 partite.
Il ragazzo ha indubbiamente del talento offensivo, ma servirà un po’ di tempo per utilizzarlo al meglio.
Si sono visti lampi di classe contro Milwaukee in casa, quando in una partita strepitosa, ha scaldato l’Alveare trascinando al successo Charlotte.

Poi il ritorno a livelli sufficienti ma con percentuali al tiro che Clifford, uno che i rookie li utilizza con il contagocce, pensa di non potersi permettere.
 

Le aree di tiro suddivise da dove Monk ha lasciato partire i suoi tiri. Il colore di fondo è in relazione alle medie degli altri giocatori della NBA. Il rosso sta a indicare che è sotto media, il giallo che è circa, più o meno nella fascia media e il verde è ovviamente il sopra la media…

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 11) F. Kaminsky: 5,87
 
Un filotto di tre partite convincenti a inizio stagione, sembrava avesse svoltato nonostante già al media day facesse intravedere eccessivi segni di simpatico squilibrio mentale.
Ovviamente il ragazzo è simpatico ma un po’ esagerato. Le sue statistiche non riguardanti i tiri sono quasi tutte in calo, anche se ciò può esser dipeso da un minutaggio leggermente inferiore (da 26.1 a 24.9).
Di certo non sta tirando benissimo ma selezionando un po’ meglio le azioni al momento ha toccato il 42,6% dal campo contro il 39,9% dello scorso anno.
E’ discontinuo nel tiro da tre punti, dove non ha grandi percentuali con il 33,3%, leggermente migliorato rispetto al 32,8% della stagione passata.
La soluzione per migliorare le sue statistiche sarebbe, come fa più spesso, tentare azioni che lo portino più vicino a canestro senza forzare eccessivamente, ma a volte tali azioni risultano scriteriate.
Anche in difesa si fa spostare o subisce troppo.
Senza eccedere, dovrebbe dare maggior fastidio almeno sui jumper avversari, cosa che non sempre fa, anzi, talvolta rimane a eccessiva distanza dall’attaccante, ciò ha comportato diverse volte (Scott con due triple l’ha testimoniato nell’ultima partita) una mancata pressione sulla palla in caso di catch’n shoot avversario.
Per il momento quindi è quasi una bocciatura…
Qui l’”Ad maiora!” potrebbe risultare un’utopia, anche se il lunatico Frank va al passo di Charlotte su e giù.
D’altra parte tra le riserve è importante e delle sue prestazioni ne risente anche il punteggio.
Con 11,3 pt. di media influisce sui punti segnati dalla panchina.
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 10) J. O’ Bryant: 5,90
 
O’ Bryant ha giocato ottenendo il suo ultimo voto utile contro Orlando in Game 6.
Poi un s.v. a Minnesota.
Ultimamente sta scaldando la panchina, anche se non gli è passato davanti nessuno.
Semplicemente Kaminsky ha aumentato il minutaggio e il buon Johnny non ha più trovato spazio.
Sotto la sufficienza, soprattutto perché in difesa uno con i suoi mezzi (206 cm per 116 kg) avrebbe potuto dare di più, anziché rimanere passivo in certe situazioni vicino a canestro.
Sarà stato questo, oltre all’esigenza di dare più minutaggio a un nucleo ristretto di giocatori ai quali dare fiducia (in genere Clifford usa 9/10 giocatori a serata) a estromettere, senza troppi rimpianti per ora, O’Byant, il quale in attacco è stato bravo dalla lunetta rimanendo “perfetto” dalla linea con un 8/8 ma peggiorando dal campo con un 40,0% contro il 53,3% dello scorso anno, sebbene si stia parlando in ambo i casi di un esiguo numero di tiri presi.
Al momento resta ai margini, dove probabilmente rimarrà se Clifford manterrà sani i suoi lunghi.
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 09) T. Graham: 5,90
 
Altro giocatore sparito dai radar, un po’ più avanti, dopo gara 11 per un infortunio.
Uscito da poco dalla injury list non risulta essere comunque un giocatore che avrà molto minutaggio e peso nelle partite degli Hornets.
Sicuramente meglio in difesa che in attacco, Treveon ha ceduto il numero 12 a Howard per prendere il 21 e il minutaggio salito a 20,5 rispetto ai 7 minuti concessi a partita lo scorso anno, con il rientro di Batum, è destinato necessariamente e drasticamente a scendere.
I suoi numeri sono in aumento anche nei punti realizzati dove, grazie al minutaggio, è passato dai 2,1 ai 4,5 in questa stagione da sophemore.
Qualche fallo speso di troppo e numeri in calo. Le sue percentuali migliori al tiro sono quelle vicino a canestro con il 50,0% da 0/3 piedi e un 42,9% da 3/10 feet mentre da tre punti è passato dal 60% della stagione scorsa al 29,4%. Con lui in campo, nonostante l’impegno, Charlotte ha un differenziale di -9,2 punti ogni 100 possessi.
Probabilmente, chi di dovere in società, visto che gli americani sono eccessivamente maniacali sulle stats, avrà notato già il particolare.
 
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 08) M. Williams: 5,91
 
Williams è l’unico titolare sotto la sufficienza attualmente. E’ meno utilizzato da Clifford.
Il tempo perso sul parquet stimato è tra i 4 e i 5 minuti. I 25,9 minuti sul campo però lo fanno rendere un po’ di più dal punto di vista difensivo ultimamente, sebbene non sempre in quest’avvio sia stato così.
Forse a 31 anni, alla tredicesima stagione NBA, la scelta di Clifford per quel che riguarda il riposo maggiore assegnato è giusta.
Non abbiamo grandissime opzioni come PF, se non quella di mettere magari Zeller accanto a Howard, ma poi le rotazioni andrebbero cambiate completamente e a mio giudizio, né O’Bryant né Kaminsky come centri sarebbero dei buoni protettori dell’anello.
Con un 44,9% dal campo è leggermente sopra la sua percentuale dello scorso anno, mentre da tre punti ha compiuto un deciso balzo in avanti arrivando al 41,0% dal 35,0% del 2016/17.
L’insufficienza deriva però dal calo dei rimbalzi, dove i 6,6 dello scorso anno non sono stati riconfermati e il 4,1 rappresenta il secondo peggior dato della sua carriera NBA in questa singola casella.
Anche le rubate, le stoppate e i punti (8,8) sono in calo, così, scendendo nel dettaglio di quest’ultima statistica, le sue percentuali sono superiori al 50% dagli 0 ai 10 piedi per scender drasticamente nella fascia compresa tra gli undici e la linea da tre punti.
Il +4,0 ogni 100 possessi però potrebbe dire che tutto sommato, insieme alla first unit, in qualche maniera, riesce ancora a essere meno fragile del previsto, sebbene sia l’anello debole offensivo e debba mantenere concentrazione e pressione difensiva per essere performante.
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 07) M. Carter-Williams: 6,00
 
MCW per gli amici, ma più per abbreviare, ha iniziato la sua stagione a Minnesota in gara 10.
Dopo tre sconfitte Clifford l’accantonava per tre partite, ma la sconfitta di Chicago, con un paio di palloni rubati a Monk e Bacon a centrocampo costringevano il coach a richiamarlo per fargli portar palla nei momenti di relax di Walker.
Con 14,5 minuti in campo e poche partite alle spalle a causa dell’infortunio che gli ha fatto saltare tutta la prima parte della stagione, MCW sta carburando.
I 3,7 punti a partita per lui sono una miseria ma si è mosso bene durante l’ultima partita infilando un paio di bombe utilissime.
Il 2,2 segnato nella casella di media assist è proporzionato al minutaggio ed è discreto, mentre con 1,5 rubate è utile a una squadra che tende ad assestarsi e al massimo a intercettare palloni piuttosto che giocar sin troppo pulita in difesa aspettando di far sbagliare l’avversario con il lavoro difensivo fatto da posizionamenti e atletismo.
MCW porta pressione sulla palla.
A tratti può essere indisciplinato e costare qualche tiro facile quando va a raddoppiare o esce in zone pericolose lasciandone scoperte altre, però se non eccede è senza dubbio un difensore affidabile per Clifford che l’ha giocato anche negli ultimi secondi di partita contro Washington.
Chissà se rivedremo più spesso l’opzione con lui e Walker in campo per una small ball che non si concretizza a buoni livelli da due anni orsono quando sulle mattonelle esagonali dello Spectrum Center calcava il parquet Jeremy Lin.
La maggior parte delle sue conclusioni sono costituite da entrate rapide con alzate sopra il difensore con le quali procurarsi eventualmente tiri liberi.
Vedremo se il gioco di passaggio fatto vedere dalla second unit riuscirà a metter più spesso in condizione il nostro portatore di palla di sfruttare il tiro da fuori, arma che comunque negli anni passati si è rivelata poco efficace con medie sempre sotto il 30%.
 
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 06) C. Zeller: 6:19
 
Cody è l’unico giocatore che è stato fatto regredire da Clifford.
Non nelle prestazioni ma a livello “gerarchico”, tuttavia è l’unico oltre a Lamb ad aver fornito dalla panchina, qualcosa di più che una risicata sufficienza.
Con l’arrivo di Howard pareva abbastanza scontato dall’inizio che Cody entrasse a partita in corso, anche se Howard ha sempre sofferto Cody tanto che i due hanno detto di non amare giocare uno contro l’altro già da tempo.
Ovviamente le statistiche risentono di un minutaggio inferiore, ma in difesa continua a essere lo stesso mastino. Qualche fallo in più speso ma i rimbalzi sono aumentati in proporzione.
Sono 6,1 al posto di 6,5 ma la media è sicuramente più alta se la rapportiamo ai minuti giocati:
27,8 la passata stagione e 19,2 in questo scorcio di stagione.
Le stoppate sono addirittura in reale aumento:1,2 al posto dello 0,9 passato.
Forse favorito dal fatto di giocare contro giocatori non sempre titolarissimi o quasi nelle squadre avversarie.
Il Tallone D’Achille o da Killer (come sostenuto da qualcuno in vecchi provini di un noto Reality Show), come per Howard, sono i liberi che, tira nettamente meglio rispetto al collega, ma la percentuale rimane ancora inferiore al 70%, ovvero 66,7%.
La percentuale da due punti si è abbassata (da tre non tira quasi mai), probabilmente perché da sotto sta rendendo meno (dal 65,5% al 48,8% dai 0 ai tre piedi) senza tanti pick and roll che giocava lo scorso anno ed è apparso meno preciso negli appoggi come evidenziato tra parentesi, mentre sulle correzioni è sembrato abbastanza presente a prescindere dal risultato, così come sta continuando a portare ottimi blocchi per i compagni che se ne avvantaggiano.
In più, tenta più spesso il piazzato dalla diagonale oltre i 16 Feet se è libero, un tiro che stilisticamente appare migliorato (pessime le percentuali dello scorso anno da quella mattonella con un 26,4%) e leggermente più fluido del passato e che, infatti, colpisce molto più frequentemente il bersaglio rispetto allo scorso anno facendo notare un progresso spaventoso se pensiamo che al momento vanno a bersaglio il 60% di questo tipo di tiri. L’anno scorso viaggiava sul +10,5 ogni 100 possessi, quest’anno è a -4,6 giocando con la seconda unità.
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  05) N. Batum: 6,30
 
Prima parte limitata dall’infortunio al gomito per il francese che rientrava per la gara casalinga contro Cleveland anticipando I tempi.
L’inizio era molto buono; concentrato e aggressivo rubava un pallone dalla rimessa dal fondo avversaria per segnare.

Nonostante la sconfitta, Batum, nelle poche prestazioni successive offerte, ha continuato a giocar più che discretamente, salvo prendersi in alcuni casi tiri ravvicinati non troppo convincenti che spesso hanno dato cattivi esiti. Molto buona la sua prestazione nel finale con i Timberwolves invece.
Nic, potrebbe aumentare le nostre statistiche nel settore palloni rubati, i cui numeri sono deficitari.
Una delle critiche che gli si muove più frequentemente è di non avere un cambio di marcia deciso che lo porti a dare beneficio alla squadra in momenti topici o di estrema difficoltà.
Non sempre è così, ma spesso ha dato questa sensazione, di continuare a fare il suo gioco senza cercare soluzioni in entrata o di forza.
Gioca più sul fioretto in attacco con tiri da tre punti fade-away, turnaround o cerca di servire compagni meglio piazzati, il che non è un male, ma non sempre è ben consigliato dalla sua testa nel prendersi tiri.
Alcuni duelli in uno contro uno in momenti delicati sarebbero da evitare, ma a volte ha ragione lui.
Nic nella percentuale tiri non è sui livelli dei sette anni a Portland da quando è arrivato a Charlotte.
Con il 41,2% dal campo è leggermente migliorato dall’annata scorsa, dove tirava con il 40,3%, peggio aveva fatto solo l’anno nel quale Portland l’aveva ceduto (40,0%). Da tre punti al momento colpisce con un 25% dovuto a un eccessivo uso del tiro uscendo dai blocchi, catch’n shoot non proprio consigliati o si fa prendere dall’impeto personale, tirando continuamente a pochi secondi di distanza.
11,2 punti di media con un minutaggio al di sotto della passata season di oltre 8 minuti.
Controverso… con lui in campo ogni 100 possessi, quest’anno siamo sul +14,1, ma ovviamente non è tutto merito suo.
Nuovo stop nell’ultima partita contro Washington, ma l’infortunio non sembra serissimo.
 
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 04) M. Kidd-Gilchrist: 6,50
 
Dall’infortunio alla spalla a oggi MKG sembra aver perso un po’ di quella straordinaria aggressività che lo portava a uscire dalla difesa per portare assalti in coast to coast che provavano a riaprire partite con la squadra in difficoltà.
Oggi pare forse, complice la salute, esser meno prorompente ma sempre prezioso elemento difensivo. L’anno scorso giocò una stagione normale, venendo un po’ preso in mezzo sul perimetro, cercando all’occorrenza di ripiegare o spostarsi sul lato debole contro la velocità del pallone mosso dagli avversari, sfida impossibile.
Se pensiamo che anche gli altri team usavano blocchi, tiri da tre con i loro migliori elementi e lui spesso si trovava ad affrontarli pur non essendo il naturale marcatore perché in un altro ruolo, ecco la stagione affannosa di MKG che oggi però può contare su un protector rim come Howard e può permettersi di usare in maniera più efficace la sua energia che gli serve in attacco dove i jumper dalla media cadono nella retina più frequentemente.
Evidentemente il lavoro di vecchia data fatto da Mark Price sta dando i suoi frutti, anche se lo stile adattato di MKG rimane comunque particolare.
Se prendiamo in esame (volutamente) i jumper o piazzati dai 10 ai 16 piedi (media distanza) il miglioramento è notevole, anche se i tentativi sono relativamente esigui.
Dal 46,7% dello scorso anno è passato all’88,9% per un giocatore sempre bollato come esempio di non essere in grado d’attaccare.

Il tiro da tre rimane un’utopia ma oggi MKG non è più un fardello offensivo, è un giocatore che può anche provare a tirare se la squadra non trova sbocchi con il suo 53,2% dal campo, forse destinato a scendere ma per ora resiste ed esiste…
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  03) D. Howard: 6,52
 
Partiamo da discorso protezione canestro, ossia, il motivo per cui Dwight è stato preso.
Buon intimidatore, nei rimbalzi sotto le plance sta andando piuttosto bene.
Quarto nella NBA con 12,9 a partita.
Vicino alle cifre dello scorso anno in questa statistica, così come a livello stoppate la media è simile.
Nei “Blocks” è 17° con 1,3 stoppate a partita.
Le note contrastanti arrivano quando deve attaccare.
Segna 15,2 punti a partita e nove volte su 17 è andato in doppia doppia…
Nelle double double è in leader in attività e il soprannome o meglio, uno dei suoi soprannomi è proprio questo…
Nella percentuale dal campo è 6° con un 59,8% (98/164) e addirittura secondo nella conversione rimbalzo d’attacco/punti.
I punti in area sono 11,4 ed è sempre sesto in tutta la NBA. Sembrerebbe tutto bene, invece a gioco fermo si palesano i limiti: se l’anno scorso tirava con un 53,3% dalla lunetta, in questo inizio di stagione le sue percentuali sono inspiegabilmente calate.
A oggi tira solamente con il 44,1%, (per fortuna ultimamente sta tornando a segnarne di più) il che è un problema se le squadre avversarie piuttosto che concedergli due punti vanno a spendere un fallo che quasi mai porterà ai due punti che si sarebbero materializzati, inoltre, cosa meno evidente, i turnover sono troppi.
Aumentati a livello esponenziale, da 2,3% dello scorso anno al 3,8 di questa prima parte di R.S..
Qualche volta è mal servito, ma in altre occasioni si è dimostrato troppo lento, con una protezione della palla troppo sufficiente o è andato in palleggio a cercar la conclusione finendo per esporsi alla rubata.
Per fortuna nelle ultime tre partite vinte ha invertito queste tendenze e tirando meglio dalla lunetta e perdendo meno palloni, Charlotte ha portato a casa la vittoria.
Deve rimanere calmo.
Nell’ultima partita è finito per terra da dove ha trattenuto l’ex compagno Gortat per una caviglia non facendolo ripartire su un’azione offensiva che non gli era andata a buon fine… Quando inizia a sorridere e le cose gli vanno bene è una specie di mastodontico simpaticone oltre a uno dei due/tre pezzi del puzzle che nell’estate scorsa ci mancavano.
 
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 02) K. Walker: 6,67
 
12° tra i marcatori con 23,0 punti a gara.
13° negli assist con 6,2 di media a partita.
Uomo al quale Clifford affida la palla per l’ultima azione decisiva.
Purtroppo la soluzione è semplice da individuare e al momento non è un gran clutch player (vedi l’errore a Chicago, dopo aver comunque segnato 47 punti) ma contro Washington si è procurato i due liberi decisivi per il pareggio rimanendo tranquillo per portarci al pareggio e alla vittoria nei supplementari.

Sarò breve perché sull’uomo sotto i riflettori di Charlotte non c’è molto se non niente di nuovo da scoprire.
Ormai Kemba a Charlotte è di casa e la targa Bobcats cambiata con quella Hornets non è stata l’unica cosa sostituta sulla macchina “Kemba”.
Le migliorie apportate in questi anni sono state notevoli. Walker sta girando quasi sulle statistiche dello scorso anno, il livello rimane alto quindi, nonostante qualche pausa.
La percentuale nel tiro da tre punti è aumentata rispetto al suo primo anno (30,5%), oggi ha il 38,9% da fuori.
Blocchi per lui e tiri rapidi non gli consentono ancora di raggiungere il 39,9% dello scorso anno da fuori, ma talvolta, specialmente quando siamo costretti a rimontare, preferisce risolvere da solo che costruire complicate azioni coinvolgendo compagni che in determinati momenti latitano sul piano offensivo.
Predilige passaggi dietro blocchi per puntare a canestro aiutato da sterzate impossibili, cambi direzione repentini, esitazioni e ripartenze, svitamenti sotto canestro… Un repertorio di un giocatore agile che, complice la scarsa copertura mediatica (rispetto agli altri team) della NBA, è considerato una stella minore.
La pecca è la misura (185 cm).
Fosse stato un pochino più alto avrebbe senza dubbio fermato più tiri avversari, mentre rimane abile nel posizionarsi davanti al semicerchio antisfondamento per recuperare charge.
Un po’ in calo nelle rubate, meglio ancora ai liberi (88,4%), Walker cede, almeno per ora, la prima posizione, alla sorpresa di quest’inizio stagione.
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 01) J. Lamb: 6,70
 
Jeremy Lamb sta senza dubbio giocando il miglior basket della sua carriera giunto al terzo anno con Charlotte.
I suoi inizi sono stati sempre entusiasmanti, poi si è sempre andando spegnendo e intristendo in panchina, ha sicuramente bisogno che gli si dia fiducia.
Gratificarlo potrebbe essere la benzina che lo fa muovere.
L’anno scorso si divideva gli spazi dalla panchina con il nostro Belinelli in un “duello” a distanza finito sostanzialmente pari, mentre quest’anno ha avuto quel colpo di fortuna da mors tua vita mea ed è partito titolare in quintetto favorito da un infortunio di Batum.
Il francese ha però ripreso il suo posto in tempi più rapidi di quelli previsti e Clifford non ci ha pensato troppo prima di fargli riprendere il suo posto in squadra, anche se Lamb stava giocando sicuramente il miglior basket della sua carriera da professionista.

Tornato in panca, oggi può andare a dare quei punti che sono mancati alla second unit in alcuni momenti chiave delle partite a cavallo tra terzo e ultimo quarto, anche se il nuovo infortunio di Batum patito proprio nell’ultima sfida, potrebbe rilanciarlo.
L’ex Oklahoma City Thunder fu scelto alla 12^ posizione dai Rockets che lo girarono immediatamente in Texas.
Con alcuni contratti da rinnovare i Thunder decisero di sacrificare Lamb spedendolo a Charlotte per non pagare la tassa sul lusso.
I suoi avvii sono sempre stati buoni, tanto da convincere Michael Jordan a rifirmarlo.
Durante la stagione però la sua discontinuità lo portava a peggiorare le prestazioni e gli allenatori a relegarlo a un minutaggio sempre più marginale con altri giocatori che s’inserivano dalla panchina nelle rotazioni prima di lui.
Lamb questa estate ha lavorato con serietà per aumentare la sua resistenza, per aggiungere un po’ di peso, ma soprattutto è l’approccio mentale quello che ha portato in vetta Lamb in questo periodo alla mia classifica interna. Steve Clifford dice che il suo giocatore quest’estate si è applicato tanto quanto qualsiasi altro Hornet.
Clifford sulla lunga estate di Jeremy ha dichiarato:
“Sono davvero entusiasta di quello che ha fatto e di dove si trova”’ al Charlotte Observer.
L’anno scorso con 9,7 punti di media a partita ottenne il suo record stagionale ma quest’anno il nostro numero 3 sta viaggiando a 16,5 di media arrivando al 47° posto totale nella classifica marcatori NBA…
Dal 28,1% da tre è passato al 40,9%, quando la pressione non è così forte sugli esterni perché hai Howard in campo puoi permetterti qualche tiro in più con cm di spazio e Lamb non sta disdegnando questi tiri anche con l’uomo che gli arriva addosso, “catch-and-shoot” che finiscono nella retina spesso superando il difensore con precise parabole.
I floater, gli arcobaleni da runner sono in aumento.
Il tocco è spesso buono e quando non lo è, spesso capita perché arriva il fallo del difensore.
Con lui l’attacco è più mobile e spesso grazie alla sua agilità, scatto, rapidità e mobilità, ha tolto le castagne dal fuoco a Clifford durante alcuni momenti in cui la squadra denotava problemi offensivi.
Un giocatore più coinvolto che è arrivato a 28,8 minuti di media in campo, dieci in più di quelli dello scorso anno (18,4).
Dai 75 assist dello scorso anno a oggi è arrivato a 54…
Forse nei pull-up non sarà un maestro, ma sta imparando anche a usare bene l’arresto e tiro passando dietro i blocchi dei vari lunghi.
Clifford disse che è il nostro “miglior giocatore a tutto campo”, considerando rimbalzi e altre statistiche, questo perché probabilmente è aiutato dalla versatilità di un’ala. Non è troppo piccolo né troppo grande, quindi usando bene le sue caratteristiche, riesce a mettere in difficoltà chiunque.
Lamb però, oltre a fornire rimbalzi, assist e punti, per essere un giocatore completo aveva bisogno di maturare sul piano difensivo, dove le amnesie si facevano spesso sentire. Quest’anno è migliorato molto.
Non sempre si è attestato su ottimi livelli, ma ad esempio nell’ultima gara contro Washington a messo a referto tre stoppate e ha contrastato quasi tutti i tiri dalle sue parti. In difesa, se continuerà così potrebbe stupire, anche se Clifford, allenatore piuttosto tradizionale, difficilmente lo preferirà a Batum nelle gerarchie, sebbene appaia evidente che, al momento, sebbene Jeremy possa non reggere a questi livelli tutta la stagione, il numero tre è nettamente più utile alla squadra e in forma del francese al momento.
Lamb è quel pezzo matto come il cavallo sulla scacchiera che potrebbe sorprendere e trascinare gli Hornets ai Playoffs alla faccia dei critici.
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Altre Grafiche e classifiche:

Le statistiche principali dei giocatori alla 17^, evidenziando la colonna punti segnati.

 

La distribuzione per posizione dei tiri tentati fino a oggi e la lotro frequenza.

 

Le aree di tiro di tutta la squadra di Charlotte.

 

I voti assegnati partita per partita.

 

La classifica in base ai voti assegnati.
La media voti in sostanza.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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