Il Punto @ 34

Premessa a lungo termine
 
La stagione degli Hornets è in un cratere.
Questo era su per giù il titolo del Charlotte Observer di qualche settimana fa.
Immagino che anche i più irriducibili detrattori non avrebbero mai pensato che la squadra potesse essere colpita da una bomba così deflagrante.
Basta osservare la classifica dell’Est a oggi, 29 dicembre per accorgersene:
Il progetto a lungo termine di Charlotte è palesemente fallito; sia quello sportivo, sia quello contrattuale.
Quello sportivo vede i giocatori rimasti di lungo corso affievolirsi ogni sera che passa, sotto il peso del vento delle sconfitte anche la fiamma di Walker, il migliore per voti e per talento, oscilla e ondeggia.
Ultimamente non sta rendendo in alcune serate, mentre quella di Batum è completamente spenta MKG va a intermittenza ma la sua sufficienza e i suoi miglioramenti al tiro non bastano se la fiammella di Marvin Williams ha lasciato solo fumo.
Howard sta bruciando velocemente.
Il suo adattamento non è male ma anche lui, come Kemba, ha serate in cui vi sono passaggi a vuoto e non in tutte le situazioni è un top defender, sebbene non vi sia paragone con i centri dello scorso anno.
I contratti a lungo termine fatti stipulare da Cho stanno pesando parecchio, perché in un contesto che non funziona, andare a sbloccarli non sarà semplice.
Giocatori poco interessanti pagati più del loro valore di mercato (vedi Batum) non sono un affare per altri team.
Per invogliar qualcuno gli Hornets avranno bisogno d’inventarsi qualcosa.
Devo dire che per una volta l’idea basilare di Cho non era malvagia; bloccare i salari dei giocatori per qualche anno con gli stipendi in esponenziale aumento sarebbe stata la strategia perfetta per uno small market come Charlotte, ma il tradimento nel rendimento e ancor prima nell’atteggiamento di alcuni giocatori, ha reso la strategia controproducente parlando con il senno di poi.
Tuttavia si è scoperto in dicembre che questa fede nel team da parte di Cho non sia stata così incrollabile secondo Zach Lowe di ESPN.
Lowe in dicembre ha scritto che gli Hornets la scorsa primavera hanno sondato il terreno a Chicago per arrivare a Jimmy Butler.
I Bulls pere però che non avessero interesse per giocatori degli Hornets e Butler alla fine scelse di tornare sotto l’ala protettiva di coach Tom Thibodeau nel frattempo emigrato a Minneapolis come C.T. dei Tmberwolves.
Il volto del team sarebbe stato diverso, ma la pochezza del roster non ha molto da offrire da metter sulla bilancia.
Il 15 gennaio potrebbe sbloccarsi qualcosa ma in genere il GM Rich Cho fa un paio di ritocchi per migliorare la situazione.
Quest’anno però il ritardo nella corsa ai playoffs è notevole, sarebbe lecito quindi aspettarsi un cambio di strategia, anche “sacrificando” la stagione in cambio di scelte future.
Se il prossimo draft potrebbe portare in dono giocatori di puro talento, a questo punto, meglio la gallina domani che l’uovo (alla coque, francese…) oggi, per non rimanere nel limbo.
 
 
Descrizione Veloce delle Partite passate
La stagione di Charlotte proseguiva (dopo gara 17) su una cattiva strada.
Il mio 10-7 di previsione si è andato a scontrare con catastrofiche prestazioni in qualche match abbordabile.
A volte sono gli episodi a determinare l’esito delle battaglie, altre volte sono i giudici a render vani i tentativi e gli sforzi compiuti per ottener un risultato.
La seconda opzione era proprio quella capitata agli Hornets che andavano a Cleveland per una sfida impossibile con i compagni di James in ripresa.
Sfortunatamente Charlotte, dopo esser stata leggermente agevolata, finiva vittima dell’arbitraggio casalingo della terna che proteggeva una delle Star NBA, la quale riusciva a far annullare anche due FT già fischiati per Charlotte.
Altre decisioni prese con il metro truccato e Cleveland finiva per vincere di un punticino (99-100), con Charlotte complice per aver sprecato alcune occasioni dopo esser stata in vantaggio.
Il road tour proseguiva a San Antonio, dove non c’era nulla da fare.
Solita trasferta texana a vuoto e sconfitta senza recriminazioni.
A Toronto i Calabroni inseguivano i Predatori ma non riusciranno ad agganciare mai il risultato.
A Miami i Calabroni iniziavano male il mese di dicembre.
Sul 96-95 subivano un parziale di 0-9 che portava Charlotte nuovamente alla sconfitta.
Gli Hornets tornavano a giocare in casa e battevano Orlando sfruttando un ottimo ultimo quarto dopo esser partiti sul 75-74 sul finir del terzo.
La vittoria dava un po’ di sollievo perché all’Alveare erano attesi i Warriors che, nonostante il figlio di Curry rimanesse fuori (infortunato), non avevano problemi a passare sul parquet della Buzz City.
MCW mancava il layup del -5, e un parziale veloce dei Warriors ci mandava sul -15.
Archiviata la sconfitta, a Charlotte rimanevano altre due gare casalinghe, decisamente più abbordabili.
La prima partita con i Bulls era drammatica.
Il recupero nei secondi finali per portar una sfida da vincere assolutamente, contro un’avversaria modestissima era già una mezza sconfitta che si concretizzava realmente nell’OT.
Contro i Lakers la scena si ripeteva.
Hornets in crisi e sconfitta contro i gialloviola che battevamo da cinque partite di seguito.
Gara 25 era programmata a Oklahoma City, contro una squadra anch’essa un po’ in crisi, o quantomeno che non stava ottenendo i risultati sperati dopo aver investito in estate e aver affiancato a Westbrook, due pezzi da novanta come Anthony e George.
Gli Hornets sorprendevano tutti riuscendo a vincere senza patemi la loro seconda gara stagionale in trasferta sfruttando un gioco equilibrato.
A Houston si andava per firma, come contro gli Spurs.
Non bastava una gran prestazione di Howard e una buona performance di MKG che quasi ripeteva quella sciorinata in Oklahoma.
Contro gli Heat in casa si scivolava nuovamente senza poterselo più permettere, anche se di poco, mentre per ancora meno, due soli punti i Trail Blazers sopravvivevano al gran rientro degli Hornets nel secondo tempo, quando, sotto di 16 punti la gara sembrava già terminata.
Purtroppo l’incapacità di creare buone azioni nei finali (Walker contro tutti non è una soluzione da squadra di pallacanestro) era ancora una volta situazione compromettente.
Contro i Knicks, sempre allo Spectrum Center, non c’era storia, gli Hornets sciorinavano una delle migliori partite della stagione e travolgevano gli avversari, pur agevolati dall’assenza di Porzingis.
Toronto, praticamente al completo si rivelava altra avversaria non abbordabile per la forza odierna degli Hornets in serata Bobcats, si finiva così prima di Natale a giocarsi una doppia sfida in back to back contro Milwaukee che vedeva la prima gara disputarsi in Wisconsin.
Le padrone di casa avevano la meglio entrambe le volte, Charlotte vinceva la seconda sfida in gran rimonta, agevolata dall’Assenza di Antetokounmpo.
Il Natale regalava un briciolo di serenità ma il post Christmas tornava a essere un incubo senza remissione.
Contro Boston, alla presenza del nostro Paolo che inviava questo video

prima della partita allo Spectrum Center, la partenza era brutta, il secondo quarto anche peggio, finendo sul -20…
Gli Hornets rimontavano nella ripresa e a fine terzo quarto si trovavano sul -1 ma l’inconsistenza della squadra finiva per rivelarsi e il finale era il solito sfacelo, disfacimento tra palloni persi, difese per onore di firma e attacchi rivedibili…
 
 
Prossime partite
Nemmeno facendolo apposta il calendario futuro si aprirà con una serie di trasferte a Ovest.
La prima probabilmente finirà per chiudere il vecchio anno in bruttezza, com’è cominciato. A casa dei Warriors le speranze, ve ne fossero, sarebbero comunque ridotte al lumicino, il back to back in casa Clippers vedrà Charlotte giocare dopo le bollicine (all’una del primo gennaio) la prima partita del nostro nuovo anno e l’ultima ufficiale da calendario americano (essendo ancora il 31 per via del fuso orario).
Il tour proseguirà a Sacramento per rientrare a Los Angeles (sponda gialloviola), due partite almeno giocabili sulla carta nonostante l’idiosincrasia per le vittorie in trasferta.
L’undici gennaio invece inaugureremo un tris di partite casalinghe, ancora contro squadre dell’Ovest:
Dallas, Utah e Oklahoma City saranno le nostre avversarie.
Il 15 si tornerà per la seconda volta in stagione a Detroit, mentre potrebbe rivelarsi il momento decisivo della stagione subito dopo.
La squadra al momento rende molto meno del previsto ed è lontanissima dalla zona playoffs, ma se ingranasse un po’ usando un po’ di passione e un po’ d’orgoglio, potrebbe riavvicinarsi, sfruttando ben cinque partite casalinghe: Washington, Miami, Sacramento, New Orleans, Atlanta.
I Wizards sono l’avversaria più temibile ma siamo riusciti a batterli in casa dopo un OT, Miami quest’anno ci ha già battuto due volte, sebbene con scarti ridotti, ma forse per quella data Whiteside potrà riprender il suo posto in campo mentre il nostro Zeller probabilmente sarà ancora out.
Sacramento rappresenta una partita “facile” (anche se non vene sono), diciamo più facile delle altre, New Orleans con il duo big Cousins/Davis sarà una gara tutta da vedere.
Il matchup tra PF non è favorevole ma potremmo guadagnare qualcosa sugli esterni, mentre Atlanta vedrà Belinelli rientrare a Charlotte per la seconda volta dalla sua partenza prematura.
Tris di trasferte dopo la settimana e mezza passata a giocare in casa:
Ancora Miami, la prima volta contro i sorprendenti Pacers e visita che ricambierà la cortesia ad Atlanta.
Per terminare, gara 51 sarà disputata allo Spectrum Center, dove saranno di scena i sorprendenti Pacers, per la seconda sfida annuale nel volgere di breve tempo.
 
 
Parte Statistica Descrittiva di Pregi e Difetti:
Da gara 18 a gara 34 è stato un calvario.
Il bilancio di 4-13 non avrebbe potuto prevederlo nemmeno il famoso Colonnello Bernacca.
I playoffs sono a 6,5 partite, tantissime perché oltre a vincerle, bisogna sperare che le altre squadre davanti, le perdano. In realtà è come se le gare fossero doppie e la post season è realmente a 13 partite dal gruppone che vede attualmente Milwaukee al quinto posto, precedere Washington, Indiana e Miami che ha l’ultima seed utile per accedere alle partite della seconda metà d’aprile.
Come scritto in apertura, tra qualche settimana, potremmo assistere a un piano B, semmai ve ne fosse uno.
Charlotte non ha tantissimi giocatori giovani e promettenti. E’ un roster studiato per vincere subito e i vari Malik Monk, Dwayne Bacon e Frank Kaminsky sono tutti in difficoltà.
I due rookie poi, sono stati spediti a Greensboro per poi esser velocemente reintegrati per la sfida contro Boston di ieri notte.
Se pensiamo che Batum, MKG, M. Williams e Zeller guadagno oltre 60 milioni quest’anno portando a casa statistiche non eccezionali, il termine underperforming pare permeare e fotografare la realtà odierna.
In questo momento, gli Hornets sono mediocri, costosi e piuttosto vecchi.
Dwight Howard ha giocato 13 stagioni NBA, Marvin Williams 12, Batum 9.
Giocatori veterani che sono qui per cercare di vincere qualcosa subito, non tra tre o quattro stagioni.
Howard e Batum costano più di ventidue milioni a testa in questa stagione e Williams più di tredici milioni e nessuno di loro è in gran miglioramento.
Se Howard tiene, Williams rimane un sufficiente comprimario, Batum è svanito insieme al suo fade-away.
Se Zeller ormai è cronico agli infortuni, quello patito da Batum ha condizionato in parte il suo rendimento, ma questo non può essere una scusa per le sue scelte di passaggio e tiro.
In difesa è molle e scostante, sebbene si lamenti di non riuscir a subire i contatti a causa del dolore al gomito, dovrebbe farsi da parte o chiedere alla società di esser lasciato fuori.
Avessimo una società e un allenatore intelligente a questo punto Lamb sarebbe titolare fisso e inamovibile in questo contesto.
Dei singoli comunque scriverò più sotto nella classifica a loro dedicata.
Far saltare in aria il roster sarà difficile, specialmente nella sessione invernale di mercato, la cosa più sensata sarebbe riuscire a liberarsi di gente come Batum, M. Williams e M. Carter-Williams, inserendo magari un paio di giovani come Bacon e Kaminsky per rendere un pochino più appetibile lo scambio.
Stephen Silas è incapace di spiegare le prestazioni di Nicolas Batum.
Il record di 12-22 è la facciata di una stagione non solo deludente a livello sportivo ma è l’icona dell’ibernazione a livello di gioco della squadra a meno che gli arresti e tiro di Walker dopo aver passato il blocco o gli uno contro uno di Howard, piuttosto che le penetrazioni solitarie e inconcludenti di Carter-Williams siano degli schemi.
Non c’è nemmeno il vantaggio derivante dal prendersi lo spazio per il tiro o quei mt. verso il canestro in alcune situazioni.
Il viaggio verso la West Coast è stato anticipato dallo tsunami sulla East Coast.
Charlotte, seppur molto all’interno, è stata raggiunta dallo tsunami anche allo Spectrum Center e il record di 10-10 casalingo è pessimo, specialmente dopo la buona partenza tra le mura amiche.
Gli Hornets non tengono sul perimetro e se anche Toronto da 3 punti in un fazzoletto di tempo è riuscita a metter 6/9 da fuori, vuol dire che non c’è speranza…
Aggiorniamo qualche statistica di squadra del team partendo dalle negative.
Charlotte si trova all’ultimo posto in palloni rubati con soli 6,3 a partita.
La situazione non migliora molto guardando una statistica con un peso specifico nettamente maggiore, ovvero, le percentuali dal campo:43,6% e penultimo posto.
Terzultimo posto negli assist con soli 20,4 a partita e si sale ancora di una posizione (ventisettesima) ai liberi.
Il 73% è molto limitante per una squadra che ne batte tantissimi (prima per FT guadagnati con 23 di media).
Da tre punti Charlotte arranca al 23° posto con il 35,1% e si capisce come osservando tutte queste percentuali al tiro, manchino degli shooter affidabili.
Con 106,4 punti subiti abbiamo la ventesima difesa in campionato, con 104,2 punti segnati il nostro attacco si trova al diciasettesimo posto.
Howard ha colmato la lacuna del pitturato se pensiamo che ora, i punti segnati dagli avversari sono 43,2 di media in vernice, il che vale un onorevole 14° posto.
Tra le statistiche positive troviamo i punti concessi agli avversari dai turnover che sono 14,5, il che ci vale un terzo posto, la seconda piazza condivide diversi record, dai rimbalzi (46,7 a partita), alla percentuale di rimbalzi difensiva (81,7% dietro i Bulls con 81,8%) ai turnover (13,4 dietro a Dallas con 13,0)…
Al primo posto vi sono i punti incassati dagli avversari su seconde possibilità.
Solamente 9,6, anche grazie ai rimbalzi, ovviamente.
Nel complesso, salvo che non accada qualcosa di totalmente imprevedibile, come scritto dal Charlotte Observer… febbraio, marzo e aprile, saranno come Ground Zero per lo Spectrum Center.
Scendiamo ora nel dettaglio dei singoli.
Le statistiche in grafica sono state estratte dal sito: www.basketball-reference.com
 
Classifica Giocatori
 
 
 14° M. Carter-Williams: 5,45
 
Il rischio si è rivelato un azzardo senza pari, un bluff impossibile da mascherare.
Il giocatore rookie of the year a Philadelphia non c’è più.
E’ rimasta solo la sua ombra.
E’ vero che i 16,4 minuti concessi dalla coppia di coach Clifford/Silas rappresentano la minor cifra nella sua carriera e potrebbe esser difficile ingranare quando il tempo sul parquet non è molto, ma è fin troppo per come sta giocando.
Sostenevo dovesse giocare lui come PG piuttosto che Monk, ma solamente per il fatto che si tratta del suo ruolo. Non si discosta molto dalle statistiche della scorsa stagione a Chicago, se poi facessimo la differenza con i pochi minuti in più concessi a Chicago, staremmo a guardar il capello.

Dopo un brutto avvio ha migliorato un po’ nei FT ma è sceso tremendamente nelle percentuali dal campo, unica sostanziale differenza con la stagione nella Wind City.
Se il 36,6% con i Bulls aveva rappresentato il pico più basso della sua carriera, il 25,5% dal campo con Charlotte non è presentabile.
Iniziative in penetrazione inefficaci e clamorosi errori da fermo sotto canestro, anche tutto solo, fanno di lui un giocatore che dovrebbe esser mandato per decenza, come minimo nella lega di sviluppo o fermato in panchina e riempito di naftalina, avessimo dei coach intelligenti.
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 13° M. Monk: 5,70
 
Gli Charlotte Hornets hanno selezionato Malik Monk, 19 anni, con la scelta n. 11 nel Draft NBA 2017.
Considerato una stella dal punto di vista offensivo, dal passaggio a Kentucky a Charlotte ha trovato molte difficoltà.
Non voglio dargli una condanna definitiva, è un esordiente e ha bisogno di tempo per imparare.
Soprattutto sta faticando ad adattarsi alla difesa in NBA. Steve Clifford stava provando a spiegargliela, almeno fino al suo problema di salute che l’ha costretto ad abbandonare la squadra.
Monk è finito rapidamente fuori dal giro delle rotazioni per un duplice motivo.
Il primo è la difesa.
Anche lui a inizio stagione diceva d’aver problemi a causa de:
“La velocità del gioco e tutti sono più intelligenti; sanno dove sono gli spazi aperti perché hanno giocato molto più a lungo “.
Questo ha permesso agli avversari d’aver una percentuale di tiro migliore quando sono stati controllati da Monk.
Fino a qualche partita fa, con Monk in campo, gli Hornets hanno concesso 108,8 punti ogni 100 possessi avversari. Uno scarto di 15,4 punti ogni 100 possessi.
Da qui si capisce che anche l’attacco, pur essendo uno shooter, non è stato eccezionale.
I suoi tiri non hanno il giusto ritmo.
Spesso gli avversari si trovano davanti a lui in un lampo e lui non è ancora riuscito a ovviare a questo problema.
I 5,9 punti in 14,5 minuti in campo con un 34,6% al tiro, non spingono Charlotte da nessuna parte.
Lo si pensava decisamente più pronto per la NBA, invece l’abbiamo visto tirare anche agli Swarm con percentuali da 33,3% periodico.

Monk a Greensboro.

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 12° J. O’ Bryant III: 5,71
 
Per un soffio davanti a Monk, ma più deludente di Monk. Ora che Zeller è out, il buon Johnny ha conquistato spazi imprevisti prima. Howard e Zeller, insieme a Kaminsky, gli chiudevano le porte del parquet.
Lo scorso anno nelle poche partite in campo fu discreto, in questa stagione invece, troppe sono state le prestazioni mediocri nelle quali ha opposto una difesa più all’europea più statica, da posizionamento.
Migliorato in diverse statistiche, segna 4,8 punti di media a partita in 10,1 minuti ma le percentuali sono in cabrata.
Dal 53,3% dello scorso anno, al 38,8% di questo. Un problema per una squadra che ha bisogno di canestri dalla panchina.
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 11° D. Bacon: 5,72
 
Vedi il discorso fatto per l’altro rookie. Gemello di Monk nelle difficoltà incontrate, sta avendo la stessa sorte di Malik.
Uscito dalle rotazioni per gli stessi motivi (anche se essendo meno attaccante, tira meno), rimane ai margini del gruppo con i suoi 3,6 punti in 15,9 minuti di media a partita.
Le altre cifre sono irrisorie, compresi i 3,1 rimbalzi a partita.
Non riesce a sprigionare il suo potenziale al tiro (ha una buona sospensione) e in entrata contro i colossi NBA.
Qui, in G-League con gli Swarm, possiamo vedere una gran prestazione di Dwayne:

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 10° J. Stone: 5,87
 
Visto pochissimo in campo anche perché alle prese con un infortunio. La coppia d’allenatori continua a preferirgli MCW che si sta rivelando una calamità naturale.
A lui e a MCW Clifford aveva chiesto pressione sulla palla, cosa che entrambi stanno facendo nel loro piccolo, ma l’ex Venezia nel contesto di Charlotte è stato più marginale di un libro impolverato, abbandonato su qualche scaffale da biblioteca.
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 9° N. Batum: 5,87
 
Numericamente la sua stagione presenta parecchie analogie con l’ultima disputata a Portland.
Dovessi racchiudere il succo del discorso in una parola sola sarebbe: “stimoli”.
Evidentemente il francese dopo qualche anno non ne ha più nonostante la rinuncia alla nazionale quest’estate e la maledizione che qualche tifoso dei “Galletti” deve avergli mandato che l’ha colpito al gomito. Cambiando parte anatomica, nemmeno uno spillo voodoo potrebbe penetrar la sua pancia che sembra piena. Il suo atteggiamento gandhiano in campo fa inferocire qualche tifoso.
Batum sembra, non solo aver perso smalto, ma aver cambiato completamente tipo di gioco dai tempi di Portland.
L’atletismo e gli inserimenti in back-door sono scomparsi. Rare le puntate verso canestro.
L’interpretazione del ruolo di passatore è quasi fissa.
Gioca circa da fermo ma riesce ugualmente a gettare qualche pallone al vento.

Il numero di assist è calato a 4,8 e anche se il minutaggio è scemato anch’esso, registriamo minori rimbalzi, minor precisione al tiro e ai liberi.
Scelte di tiro in turnaround fade-away in uno contro uno risultano alla lunga stucchevoli e inappaganti dal punto di vista meramente pratico.
Tiri a bassa percentuale e ad alto coefficiente, a volte belli da vedere se entrano ma poco pratici.
Il 28,4% da tre per una SG in NBA (l’anno scorso aveva il 33,3%) è roba da metter i brividi.
Da 15,1 punti a partita lo scorso anno è sceso a 10,0…
Attacco a parte, anche in fase difensiva sembra, appena gli avversari forzano, lasciare il passo ogni volta all’avversario.
Le stoppate sono sempre 0,4 a partita e le rubate 1,1, esattamente come lo scorso anno ma la sensazione di sicurezza difensiva con lui in campo è notevolmente peggiorata e non credo sia solo per il problema al gomito che ne limita un po’ i contatti.
Un bug virtuale che sta pesando molto.
Gli zero punti contro Toronto sono stati la descrizione del momento del transalpino se non il Canto del Cigno del galletto dalle ricchezze lussemburghesi a Charlotte…
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 8° F. Kaminsky: 5,90
 
Uno dei pochi giocatori a risalire nella media voto dopo le prime 17 partite anche se di soli 3 centesimi di punto.
Frank ha migliorato un po’ il tiro, ma ha peggiorato in rimbalzi difensivi, rubate e stoppate, regredendo a 10,6 nella tabella punti segnati, indice di minor minutaggio (22,9 contro 26,1 dell’annata precedente).
La difesa rimane il suo tallone d’Achille e in una squadra che ha già i due rookie in difficoltà, più O’Bryant, Batum, gente che abbiamo già scorso in classifica e altri che arriveranno, incide in maniera negativa, infatti, il suo voto è ancora sotto la sufficienza.
La sua media è stata influenzata dall’enorme prestazione offerta contro New York, ma la luce da fuoco fatuo si è ripersa nella nebbia per affacciarsi nuovamente contro i Bucks in casa.

Andamento scostante.
Mi aspetto qualcosa di più da lui a livello difensivo, mentre sta andando meglio con il tiro da fuori grazie a un 34,3% contro il 32,8% dello scorso anno.
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 7° M. Williams: 5,91
 
Incontriamo il secondo titolare sotto la sufficienza.
Marvin mi pare il sesto uomo in una formazione di cinque immutabili elementi.
Il peso offensivo a 31 anni non è paragonabile al contratto da oltre 13 milioni.
Il trentunenne giocatore ha preso 238 tiri in 34 partite (unico Hornet ad averle giocate tutte) tirando con un 47,1%.
Non sarebbe male se il suo attacco fosse marginale o limitato a qualche fase di partita.
E’ l’ultima opzione d’attacco o quello che va a provarci sugli scarichi.
Il 42,1% da tre è percentuale nettamente migliore rispetto a quella dell’annata scorsa ma il suo minutaggio è stato fatto scendere dagli allenatori; 26,5 oggi, contro il 30,2 della passata stagione.
9,5 punti a partita, contratto in aumento, cifre e minutaggio in discesa come il fisico che sembra limitarne la capacità di resistenza.
A Charlotte, nonostante siano presenti tante banche, forse gli affari non li sanno fare benissimo.
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 6° T. Graham: 6,05
 
Alcune buone prestazioni recenti, come quella contro Milwaukee, ne hanno alzato il voto.
Altro giocatore che era ai margini delle rotazioni ma il suo impiego è lievitato da sette minuti (lo scorso anno) agli attuali 17 di media a partita, 43,2% da fuori (mano educata da tre punti) e FT in aumento anche se paradossalmente a gioco fermo ha qualche difficoltà in più.
Sarà colpa della stanchezza perché in difesa si spende (con alterni risultati) e mancanza di concentrazione.
Lo1,1 negli assist e i 2,1 a rimbalzo non sono molta roba per il ventiquattrenne giocatore che rimane sulla sufficienza.
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 5° C. Zeller: 6,10
 
Cody Zeller è uno di quei giocatori non eccezionali ma utili alla causa.
L’arrivo di Howard l’ha spinto in panchina ma non l’ha preservato dall’ennesimo infortunio in carriera.
Il menisco mediale sinistro lacerato nella prima sfida contro i Warriors il 6 dicembre e l’operazione per la quale oggi è ancora in convalescenza…
Undici partite senza di lui e un 3-8 come bilancio.
Senza la sua difesa la panchina è divenuta più vulnerabile dal punto di vista difensivo giacché né Kaminsky né O’Bryant posseggono caratteristiche difensive simili e di far giocare Mathiang non se ne parla fino all’Apocalisse…
Lo Zeller part-time funziona per certi versi meglio del full-time.
Il taglio dei minuti ne ha aumentato la resa nelle stoppate e in proporzione i 19,9 minuti a partita contro i 27,8 dello scorso anno da titolare non hanno fatto calare moltissimo i punti.
7,2 a partita attuali contro i 10,3, 5,5 i rimbalzi totali contro i 6,5 dello scorso anno.
Calano un po’ le percentuali al tiro; il 49,5% attuale dal campo contro il 57,1% è frutto del gioco inesistente della panchina.
Cody beneficiava lo scorso anno di passaggi più smarcanti o si produceva in pick and roll dai tempi giusti.
Le sole entrate non bastano e così quest’anno ha messo in piedi un tiro dalla distanza (da due punti) molto più efficiente.
Mi dispiacerebbe se fosse ceduto perché è uno di quei giocatori che non rinuncia, va a correggere a canestro, lotta, ma in un roster così corto i suoi infortuni influenzano le stagioni.
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 4° M. Kidd-Gilchrist: 6,14
 
Scelta numero due al draft NBA 2011.
Criticatissimo per il suo jumper, ha lavorato per migliorarlo e vi è riuscito.
Grazie a ciò, anche se non è ancora una minaccia seria, gli Hornets non hanno più la classica palla al piede capace solamente in fase difensiva.
Prende le sue responsabilità in sospensione e non solo in entrata.
Porta adrenalina talvolta con qualche azione ma gli eventi di tal genere sono più rari, aurore boreali che scompaiono velocemente anche perché i compagni non hanno atmosfera da contrapporre al plasma solare portato da MKG.
Kidd-Gilchrist ha lavorato al suo tiro con Mark Price all’inizio della sua carriera, prima che l’ex Cavs lasciasse gli Hornets come coach degli Charlotte 49ers.
Da allora, Kidd-Gilchrist ha lavorato con lo specialista al tiro Bruce Kreutzer.
Sfortunatamente ha imparato a tirare unicamente da due punti, mentre la nuova matematica da NBA impone il tiro da tre punti, un settore nel quale MKG non pensa nemmeno a entrare.
“Cambia molto”, ha detto l’allenatore degli Hornets Stephen Silas.
“Le squadre negli anni precedenti l’hanno solo sorvegliato sul fondo della vernice.
È uno sparatutto sicuro come non l’era mai stato in passato”, ha detto ancora Silas, aggiungendo:
“Se manca un tiro, prenderà il prossimo, e questo dice molto su di lui.”
“Sono sempre stato fiducioso in me stesso nel corso degli anni, nonostante quello che tutti dicono o pensano del mio gioco”, ha detto Kidd-Gilchrist.
“Non mi crea o distrugge la giornata quello che pensano gli altri. So quanto duramente lavoro. Questo è tutto ciò che conta e lo sto dimostrando.”
Kidd-Gilchrist ha detto che i compagni di squadra, in particolare Walker e Williams gli ricordano costantemente di tirare ogni volta che ha un open.
Il suo movimento è migliorato al tiro e nonostante il team non esegua giochi per lui, trova ancora la sua strada per andare a bersaglio.

I punti sono passati da 9,2 a 10,0 di media giocando un paio di minuti in meno a partita.
Le critiche potrebbero provenire paragonando la sua difesa prima e dopo l’infortunio.
Purtroppo, dal mio punto di vista, energia ed efficienza difensiva non sono più quelle di due anni fa.
I rimbalzi sono passati da 7 a 5 a gara e le stoppate e le rubate da 1 a 0,8 per entrambe le statistiche.
Le spedizioni dei coach sugli uomini di maggior talento sono delle mission impossible che un tempo erano affrontate spesso riuscendo nell’impresa almeno di limitare il potenziale delle stelle avversarie.
Oggi non è così.
Qualche volta vi riesce, ma troppe volte le star avversarie impongono il loro bello e cattivo tempo.
Come Zeller, un altro giocatore di lungo corso da valutare.
Uno dei pochi elementi che con scambi adeguati, potrebbe portare in dote agli Hornets qualcosa di buono.
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 3° D. Howard: 6,42
 
Il veterano Howard andava a riempire il buco più evidente nel roster.
Quello del ruolo di centro titolare, orfano dopo l’addio di Jefferson.
Howard ha fornito prestazioni che numericamente non hanno nulla da obiettare.
15,5 punti a partita e 12,2 rimbalzi di media a partita oltre a 1,3 stoppate a partita.
Più coinvolto nel progetto rispetto a quello che avrebbe potuto essere giocare con Zeller, perde più palloni che con Atlanta, anche per falli di posizionamento o di reazione.
In queste ultime 17 partite la mano di Howard è decisamente migliorata dalla lunetta.
Le percentuali precedenti erano infime e non è che il 53,8% globale attuale sia quella di Dell Curry, ma sta tirando decisamente meglio a gioco fermo, se poi pensiamo che l’anno scorso con gli Hawks finì con il 53,3%…
La mia sensazione personale è che anche lui, come Walker, sera dopo sera veda sfumare i playoffs e si stia deprimendo, questo lo porta a chiudere appoggi in maniera più imprecisa per frutto di mancanza di concentrazione.
L’Howard contro tutti sotto canestro regge finché la testa gli dice qualcosa.
Il limite non è il cielo ma l’entusiasmo.
Da professionista continua a produrre ma le percentuali al tiro si sono abbassate rispetto ad Atlanta e da fuori non tira questo fa si che nello starting five gli Hornets abbiano un centro old style e MKG che non prova mai da fuori, se Batum tira malissimo, Kemba si è raffreddato, ogni tanto arriva solo qualche tracciante di Marvin Williams come desolante stella cometa a riscaldar i cuori dei tifosi Hornets e questo è un problema che comunque non può ricader sulle spalle di Howard.
Il problema degli Hornets con Howard è la difesa su certi tipi d’attacco.
Pick and roll o alcuni tipi d’entrata lo trovano impreparato. Se la strategia è lasciarlo sotto canestro contro centri come Horford o altri player, gli Hornets devono trovare la quadratura sugli esterni per rimediare a possibili giochi che vedrebbero coinvolto il centro avversario.
Il citato Horford nell’ultima partita ha tirato con un 4/6 da fuori…
Nonostante una discreta copertura della vernice, gli Hornets non sono riusciti a difendere decentemente sul perimetro, ma questo fatto dal mio punto di vista è dipeso molto di più da demeriti da difesa individuale.
Howard comunque resta un punto fermo di questo team, ma è arrivato in un momento sbagliato, alla fine di un ciclo.
Che farà se Walker dovesse decider d’andar via?
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 2° J. Lamb: 6,43
 
Jeremy Lamb scende in seconda piazza ma continua a essere uno dei migliori tra gli Hornets pur partendo dalla panchina.
Unico produttore di punti affidabile dalla bench, continua a sforzarsi su ambo i lati del campo.
I risultati sono stati meno soddisfacenti rispetto all’inizio stagione nelle ultime 17 partite ma il breackout di Lamb ormai pare conclamato.
Sta dando continuità al suo gioco offensivo spingendo Charlotte quantomeno a giocarsela.
Non avesse segnato 14 punti in un quarto contro Toronto sarebbe finita come USA-Angola alle Olimpiadi…

Gli si chiedono punti e lui riesce a ottemperare alle richieste.
26,8 minuti contro i 18,4 dello scorso anno, 35,5% da tre contro il 28,1% dell’anno scorso…
Più generoso negli assist con 2,5 a partita (1,2 la passata season) e punti aumentati da 9,7 a 14,5…
I numeri non dicono tutto ma possono spiegare alcune dinamiche.
Gli sono capitati un paio di palloni difficili in finali di partite e non è riuscito a metterli ma sarebbe forse stato pretender troppo da un giocatore che potrebbe anche essere titolare viste le prestazioni del pari ruolo, preservato a questo punto solo per il danno d’immagine e di portafoglio (significherebbe ammettere che Batum è un giocatore da panchina) che la società avrebbe nel farlo sedere in panca.
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 1° K. Walker: 6,51
 
Cala un pochino nella media ma va in testa alla classifica pur fornendo prestazioni scostanti.
Il blocco di Howard o del lungo di turno per il suo passaggio e l’arresto e tiro da tre punti è una soluzione semplice ma non sempre redditizia.
Nelle ultime partite ha faticato parecchio dalla lunga distanza dopo aver subito quel contatto che l’ha portato ad aver problemi alla spalla.
Ha ancora un anno di contratto (2018/19) ma credo che ormai, come noi fan sia un po’ frustrato dalla situazione e potrebbe anche cedere alla tentazione di chiedere anticipatamente la sua cessione a fine stagione.
Il progetto di Cho sul dar fiducia a un team spento, pur inserendo qualche miccia nuova come Howard, è fallito.
Cedere Kemba significherebbe almeno ricavarne un pari.
Se lo scenario dovesse essere privarsi dell’uomo franchigia del team non si potrebbe transigere su uno scambio equo, fosse anche solidale, tanto meglio.
Ma questi sono scenari futuri da think tank.
Rimaniamo ancorati a oggi…
Kemba garantisce ancora 21,6 punti di media, 5,8 assist, 1,1 rubate a partita e l’85,1% dalla lunetta.
Ciò che è calata è la percentuale al tiro.
42,0% al posto di 44,4% dello scorso anno e aprendo il cassetto della 3FG%, il 34,2% è cifra inferiore al 39,9% dello scorso anno, quando sorprese tutti mostrando anche un costante e preciso tiro da fuori.
In ogni caso Kemba è l’unica speranza per uscire attualmente da questa situazione, ma se i compagni (specialmente quelli della panchina) non daranno una mano, non potrà certamente bastare…

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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