Il Punto @ 41

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Charlotte riparte dai 52 punti di Walker, record di franchigia, aspettando MKG e Jefferson.

Charlotte riparte dai 52 punti di Walker, record di franchigia, aspettando MKG e Jefferson.

Siamo giunti faticosamente ma velocemente a metà stagione per la nostra amata squadra.
E’ sempre molto impegnativo fare il punto della situazione, le proprie sensazioni si confrontano con i dati statistici e a volte per vedere cosa non ha funzionato occorre magari andare a rivedere un’azione.

E’ il caso della partita contro Utah che per noi fa da boa stagionale, la quarantunesima su 82, ora gli Hornets devono dimostrare di saper nuotare fino alla riva centellinando le giuste dosi d’energia per arrivare a riva prima di almeno altre 7/8 concorrenti possibilmente.

Lo tsunami (la grande onda) che pronti via ha colpito Charlotte (infortunio di Kidd-Gilchrist) si è riproposto in alto mare lasciando sul campo prima Jefferson per qualche gara, poi ha affaticato Batum, ora rientrato e Lamb che nelle ultime gare è rimasto sempre fuori (per infortunio così come Nicolas precedentemente).

MKG sta ritornando velocemente alla pratica seria e anche se non c’è un calendario di rientro, qualche sito azzarda che possa rientrare già il 5 febbraio, mentre per Jefferson pare se ne riparli dopo l’All-Star Game.

Un Kemba forza 52 ha virato attorno alla boa raccogliendo il bicchiere mezzo pieno in un momento di difficoltà anche perché la squadra ultimamente denuncia pecche in difesa con rotazioni in ritardo, uscite di Zeller che lascia libero il pitturato costateci una gara a NOLA e un supplementare contro Utah, inoltre ha il mal di trasferta, partite contro squadre modeste come i Suns e i Nuggets (ora un po’ risollevatasi Denver) che dovevamo vincere assolutamente sono finite male, perdiamo da 9 partite consecutive, l’ultima vittoria è arrivata il 12 dicembre a Memphis, oltretutto con irrisoria facilità, poi gli infortuni ma anche una mentalità troppo passiva fuori dal North Carolina.
Tutti entusiasti dei nostri Hornets con un coach che sembrava finalmente far girar magnificamente il team come un ingranaggio quasi perfetto, poi la sfortuna ma non solo, ha presentato il suo conto, come già detto materializzandosi sotto forma d’infortuni.

C’è da dire che Cho in estate ha lavorato molto per rinforzare una panchina che è la seconda migliore a est, ma pur sempre di panchina si tratta, se la città di Charlotte non è molto attraente per alcuni free agent e Jordan non usa il suo carisma per convincere qualche stella, ecco quello che succede, la nostra cattiva stella si accende più puntuale della bolletta a fine mese ed eccoci pagare le carenze strutturali (tecniche e fisiche soprattutto la seconda) in organico.

Come già detto non abbiamo un’ala piccola decente, P.J. Hairston, sophemore, si dice già che verrà tagliato per il prossimo anno e a livello di centro lo scambio Hansbrough/Biyombo è stato deleterio.

Biz proteggeva l’anello mentre Hansbrough guarda sovente le partite dalla panchina. In questo vuoto lasciato da Jefferson, per qualche partita ha ben figurato Zeller, il quale però non ha abbastanza kg ed esperienza per vedersela contro alcuni centri navigati della NBA. Hawes è un ripiego che va a corrente alternata, se rimane in campo garantisce un buon numero di rimbalzi ma non intimidisce nessuno. Lin continua a difendere ma molti avversari stanno sfruttando il vantaggio in cm e anche se offensivamente il Jeremy orientale è indubbiamente un’arma importante ma volte è a doppio taglio.
Vediamo qualche statistica:
Il record attuale dei Calabroni è 19-22 (.463) che vale un dodicesimo posto quando Indiana e Detroit occupano il sesto e il settimo posto con l’identico record inverso di 22-19 e ottava è Boston con un 22-20. Non distantissimi quindi gli ultimi posti playoffs pronosticati da me se tutti fossero rimasti sani, il problema ora sarà combattere contro il mal di trasferta e in emergenza infortuni, sperando che la dirigenza dal mercato invernale tiri fuori qualcosa di utile per invertire la rotta.
Da qui alla pausa per l’All-Star Game dovremo giocare ancora 12 partite delle quali 7 saranno in giro per gli States, ecco il calendario:
42^ 21/01 Hornets @ Thunder
43^ 23/01 Hornets @ Magic
44^ 24/01 Hornets Vs Knicks
45^ 26/01 Hornets @ Kings
46^ 28/01 Hornets @ Jazz
47^ 30/01 Hornets @ Trail Blazers
48^ 01/02 Hornets @ Lakers
49^ 04/02 Hornets Vs Cavaliers
50^ 06/02 Hornets Vs Heat
51^ 07/02 Hornets Vs Wizards
52^ 09/02 Hornets Vs Bulls
53^ 11/02 Hornets @ Pacers
Le gare a OKC e in casa contro i Cavs sono da bollino rosso, da arancione quelle contro Kings, Jazz e Pacers fuori, considerando il fattore campo da bollino giallo quelle contro Knicks, Heat, e Bulls in casa oltre a quelle contro Magic e Trail Blazers fuori, da bollino verde potrebbero essere quelle contro Wizards in casa e Lakers fuori, anche se ogni gara nasconde insidie.

C’è da invertire la tendenza che nelle ultime 10 gare ci ha visto vincere solo due volte a fronte di 8 sconfitte consecutive.

C’è da tener duro e cercare di vincere più gare possibili arrivando a un inizio marzo con un calendario favorevole, diverse squadre non irresistibili o comunque alla portata, la maggior parte da affrontare in casa, ma gli ultimi giorni di gennaio e febbraio sono lunghi, sperando la squadra torni a mettere intensità, gioco di squadra e movimento senza palla, ma soprattutto difesa, bisognerà superarsi.

Clifford non lo farà (parole sue riesposte da me) shakerando lo starting five, quindi ci si aspetta di risolvere il problema dei punti incassati in altra maniera.

L’attacco di Charlotte sta segnando 101,7, tenendo come riferimento il nostro precedente punto risalente a gara 17 che segnava i 102,5 punti a partita, ne stiamo segnando 0,8 in meno ed è tredicesimo nella NBA, arretrato di 6 posizioni rispetto alle prime 17 contese.

Quello che fa più difetto ed è evidente, sotto gli occhi di tutti recentemente, è la difesa che mentre fino a gara 17 concedeva “soltanto” (senza MKG) 98,8 pt. a gara, ora ne subisce 100,8, ben due in più a partita e dal decimo scende al quindicesimo posto.

Ai FT tiriamo con il 78,7% e ci piazziamo in ottava posizione, non male per una squadra che deve sfruttare al massimo ogni difficoltà degli avversari, mentre siamo noni a rimbalzo difensivo, ma solo ventisettesimi in quello offensivo, sia per questioni di cm e tattica, complessivamente siamo al 21° posto in classifica rimbalzi, mentre nei turnover ci piazziamo al primo posto.
La squadra ha tirato dal campo con il 43,2 contro il 44,8% precedente.

Charlotte scende anche nella percentuale nel tiro dalla grande distanza, dove fa registrate il 34,8% contro il 35,9% precedente.

Per quanto riguarda i singoli Walker dopo i 52 punti realizzati contro Utah, sfiora i 20 a partita con 19,9 di media seguito da Batum con 15,2, Jefferson è sul podio con 12,5 ma è out, lo tallona al quarto posto Lin con 12,2 dalla panchina.

Nel tiro da 3 punti primo è… Hansbrough, no, non avete letto male, ha segnato 2 dei 3 tiri tentati (l’ultimo l’ha sbagliato recentemente) e con il 66,7% è primo, Daniels è secondo con il 46,2% mentre tra i tiratori più assidui il primo è Marvin Williams con il 38,1%, segue Walker con il 37,6% al quarto posto.

Nella classifica assist gli unici due giocatori con una certa consistenza a partita sono Batum con 5,5 e Kemba con 5,00, mentre nella classifica rimbalzi un’ala sottodimensionata come Marvin Williams è al primo posto, sa qui si possono capire in certe serate le difficoltà della squadra.

Ecco comunque le statistiche dei singoli giocatori in toto a metà stagione esatta:

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Marvin (che è l’unico Hornets sopra l’1.0 nella statistica stoppate insieme a Jefferson con 1,1 a testa) ne cattura 6,5 a partita, Batum 6,3, Jefferson 6,1 e Zeller 6.
Sotto vediamo le zone di tiro arrivati alla quarantunesima partita giocata:

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In basso troverete la classifica con la media voti dei giocatori che ho assegnato (senza pretese) in tutte le gare disputate a oggi:

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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