Il Punto @ 57

Intro

Si rimane affascinati da un giocatore, dai colori, dalla bellezza del simbolo (nel caso un animale spirito guida), da una partita oppure perché si inizia a simpatizzarli per via di amici che li tifano.

A metà anni ’90 una massa di ragazzi indossava cappellini o altri oggetti degli Hornets ignorando più o meno cosa fossero, chi fossero e perché esistessero benché quella sfera arancio immaginariamente palleggiata da Hugo spoilerasse lo sport d’appartenenza.

I tempi sono cambiati, altre realtà ed altri giocatori che hanno fatto le fortune di diversi team sono emersi mentre la travagliata vita dei Calabroni andava sdoppiandosi e dipanandosi per altre città.

Imprevedibili vicende che hanno portato a oggi i reduci e il nuovo popolo teal & purple a riunirsi sotto un’unica bandiera.

L’inimmaginabile in negativo però pare essere un DNA che si srotola ogni qual volta le cose sembrino andar bene.

Andiamo a vedere cosa è successo nel recente passato ripercorrendo una sfortuna che nessun amuleto pare possa riuscire a tener distante.

Da game 39 a game 57

Il nostro flashback mnemonico parte con la serie di trasferte difficilissime a Ovest.

Da game 39 e 40 ricaviamo due nette e previste sconfitte, rispettivamente a Denver e a Los Angeles (con i Lakers), quindi si rimane a L.A. Per quella che in una stagione regolare standardizzata sarebbe stato il giro di boa.

Con i Clippers – Game 41 – non arriva solo una pesante sconfitta ma anche la frattura al polso destro di LaMelo Ball, una bad news terribile per le aspirazioni ai PO di Charlotte.

La squadra rispondeva vincendo le ultime due partite in trasferta nell’ostile Texas sorprendendo San Antonio con il solito “Scary” in crunch time e battendo i ridimensionati Rockets.

Non siamo ancora “quattro gatti” in Game 44 quando gli Hornets vanno in fuga contro gli Heat che rimontano nel finale ma la squadra di Borrego tiene e vince una partita importante contro una rivale divisionale.

Game 45 è sul filo, questa volta si rompe la magia del crunch time.

La partita con Phoenix va al supplementare – complice un madornale errore della terna che annulla a Bridges un possibile two and one per fallo di Paul – così la più attrezzata squadra dell’Arizona riesce a portarla a casa.

Charlotte esce nuovamente dalle mura amiche per affrontare una serie probante di sei trasferte rientrando in un ciclo continuo di vinte e perse: W su Washington nella capitale in Game 46, sconfitta a Brooklyn in Game 47 dove Monk, sull’80-100, tentando un’entrata, rimane giù per problemi alla caviglia e vittoria di Pirro a Indianapolis giacché l’altro nuovo elemento di qualità, Hayward, si infortunava alla caviglia proprio in Game 48 unendosi a Ball e Monk in infermeria.

L’ex Celtics saltava la trasferta contro i suoi ex compagni a Boston dove i Calabroni venivano travolti.

Sembrava girare per il verso giusto in game 50 e 51 quando Charlotte ottenendo una vittoria su una OKC in ricostruzione e una Milwaukee ancor più disastrata dagli infortuni, riprendeva la vetta della propria Division apprestandosi allo scontro domenicale al vertice con Atlanta.

Con gli Hornets avanti di una decina di punti a poco più di sette minuti dalla fine sembrava poter proceder tutto bene, anche perché Bridges reagiva alla rimonta avversaria con una dirompente schiacciata che faceva fare la figura del debuttante a Capela.

Gli Hornets però nel finale perdevano anche P.J. Washington e gli Hawks andavano a vincere la partita prendendo la testa della Southeast.

Charlotte cercava in Game 53 di rispondere indirettamente battendo i Lacustri privi di James e Davis ma al nucleo dei 4 giocatori indisponibili si aggiungeva anche Rozier per un problema al ginocchio.

In un finale incerto la maggior esperienza dei Lakers aveva la meglio mentre anche Darling si univa al “reparto infortunati” per via della caviglia.

In Game 54 la vittoria sui Cavs era d’obbligo ma la squadra dell’Ohio recuperava tutti eccetto Sexton ma con 5 giocatori out (Rozier riusciva a rientrare) l’esperienza della mediocre squadra avversaria aveva la meglio mentre un’altra caviglia andava direttamente verso Roma per la benedizione.

Questa volta era Wanamaker a infortunarsi…

A Brooklyn contro i Nets non c’erano speranze ma la squadra giocava bene e Borrego scopriva anche Vernon Carey Jr. lanciato titolare che chiudeva con 21 punti.

Vernon si ridimensionava notevolmente nelle due partite seguenti ma con Portland, l’assenza di Lillard, unita a due falli del centro ex Duke dopo 20 secondi portavano il fato a mandare in campo P.J. Washington, fresco di imprevisto rientro.

La sua prestazione unita a quella di Rozier e altri Hornet, scardinava la difesa avversaria così Charlotte abbrancava una vittoria importante.

Nello scontro diretto a New York la fisicità maggiore della squadra di Thibodeau aveva la meglio e Charlotte si ritrovava costretta a tentare di recuperare nelle ultime partite.

Mission impossible?

Vedremo.

Blocco delle future partite

Dal comando della propria divisione che garantiva, seppur si poco un quarto prestigioso posto che avrebbe fatto entrare il team nei PO con il vantaggio del fattore campo, si passava a un ottava posizione per via degli infortuni.

La piazza sull’orlo del disastro preoccupa i tifosi ma in linea teorica, se le prognosi dovessero essere rispettate i Calabroni dovrebbero entrare a pieno organico a inizio maggio per tentare un rush finale che li porti diritti ai PO senza passare dalla rischiosa esperienza dei play-in anche grazie a un calendario migliore di moltissime rivali.

Procediamo però con ordine.

A Charlotte mancano 15 partite delle quale 10 saranno da giocare davanti a un ristretto pubblico amico, un fattore che in altre annate avrebbe inciso in forma leggermente maggiore ma che quest’anno garantisce meno del solito viste anche le numerose vittorie ottenute dalle squadre in trasferta in generale nella NBA odierna.

A ogni modo, altro dato saliente, prima di affrontare partita per partita il calendario (in grafica alla fine del capitolo), c’è da dire che Charlotte avrà ben 8 partite contro squadre sotto quota .500 e di queste 5 saranno casalinghe.

Gli Hornets avranno un tour de force rispetto alle altre squadre giacché le partite saltate per via dell’indisponibilità delle avversarie (Nuggets e Clippers) sono state riprogrammate a fine stagione.

Inciderà molto oltre alla fortuna di trovare squadre magari non eccessivamente motivate senza nulla da dire (i Wizards come esempio, magari già out o in in una posizione intoccabile) all’ultima sfida oltre che lo status infortuni dei vari team, quest’anno colpiti dal Covid-19 e da infortuni imputabili all’assiepamento delle partite, troppo concentrate in breve tempo.

Si partirà contro i Bulls (ore 03:00 italiane) privi di LaVine a Chicago.

Partita da non perdere assolutamente per vendicare la sconfitta della prima uscita stagionale e soprattutto cercare di recuperare terreno alle tre squadre ancora a portata per l’accesso diretto ai PO.

Seguirà un trittico di partite casalinghe con i Cavs ospiti.

Di rigore batterli dopo il loro allontanamento dalla zona PO.

Boston e Milwaukee saranno due clienti scomode, quindi si andrà ancora a Boston per chiudere un terzetto di partite non semplici ma con l’inizio di maggio il calendario andrà in discesa.

Detroit in casa sarà la prima sfidante, poi toccherà a Miami far visita allo Spectrum Center in una sfida spareggio.

Trasferta a Detroit e serie di 5 gare casalinghe: Chicago, Orlando e New Orleans sono tutte alla portata con le due squadre del sud che ormai non hanno più nulla da chiedere in questa stagione.

Nuggets e Clippers saranno sfide più toste ma se fossero sufficientemente sicure del loro piazzamento potrebbero anche non giocare alla morte.

Le ultime due sfide hanno un orario ancora da programmare.

Si andrà a New York per stabilire chi vincerà la serie annuale e poi back to back a Washington sperando i Maghi non siano in lizza sino all’ultima giornata per una posizione benché la sfida rimanga comunque abbordabile se i nostri saranno al completo, presupposto fondamentale per raggiungere almeno 9/10 vittorie sperando bastino a strappare almeno la sesta piazza a una delle squadre che occupano attualmente le posizioni con accesso diretto ai PO.

Il calendario completo delle squadre in lotta con posizione, record attuale e grado delle partite da affrontare, casa o trasferta. Il pronostico non ha pretese. Vi sarebbe un interessante arrivo a pari merito tra New York, Miami e Charlotte al sesto posto secondo questa tabella, forse leggermente di parte pro Charlotte ma avendo fiducia nella squadra con il recupero di tutti… In questo caso sarebbe la classifica avulsa a decidere con Charlotte sul 2-0 con Miami e sull’1-1 con New York. A ogni modo sarà un finale avvincente con tante squadre in lotta sebbene Boston dal mio punto di vista (salvo infortuni) sia leggermente favorita.

Classifiche

La classifica a Est.
La classifica a Ovest.

Il gioco

Questa parte di stagione frammentaria è stata poco indicativa del vero potenziale della squadra, i continui infortuni tra le nostre fila e a volte anche in quelle avversarie hanno stravolto il volto di alcune partite.

Borrego ha sperimentato uomini, ha adattato i suoi in base alla sua percezione di necessità rispetto alla specificità della singola partita o del singolo momento ma rimanendo rimaneggiatissimi non sempre le soluzioni ideali sono state trovate.

In quest’ottica si spiegano risultati altalenanti.

Mi ero prefisso però per rimanere in corsa otto vittorie e quelle sono state.

Avremo bisogno d’intensità e di difesa piazzata nei punti strategici, con 15 partite in 24 giorni la freschezza di Ball, Monk e Hayward potrebbe fare la differenza.

Per quando riguarda la video-analisi volevo mostrare come sia importante sfruttare l’ampiezza del campo per aprire spazi per i tiratori.

Molte squadre usano questa strategia creando vantaggi da differenti situazioni, in genere Charlotte ne mostra una abbastanza comune: un possibile pick and roll di base.

Qui abbiamo analizzato insieme a coach Matteo Vezzelli (grazie come sempre per l’ottimo lavoro) una di queste situazioni.

Possiamo notare come Charlotte giochi larga con 4 uomini esterni e uno interno, nella fattispecie Biyombo.

Il congolese si alza per andare a fintare un blocco per Wanamaker in possesso di palla, in realtà virando va a portare un blocco orizzontale per Rozier (tra l’altro la terna perde la visione del fallo che Biz commette piuttosto nettamente allargando la gamba sul passaggio del difensore) che riceve e sfruttando il nuovo blocco del numero 8 attira l’attenzione su di sé rollando in area per occupare lo spazio ma Terry, raddoppiato, fa scorrere indietro la palla su Wanamaker che essendo marcato allarga immediatamente il gioco in angolo dove Bridges ha uno spazio sufficiente per prendere un catch n’shoot con i piedi per terra sebbene sia senza ritmo vista la posizione da flottante di Bogdanovic “stirato” tra Bismack e Miles.

Una buona soluzione per Bridges che può tirare da una zona con cerchio “frontale” laddove la distanza scende.

Una soluzione però molto praticata anche da altre squadre contro di noi quando la zona voluta da Borrego implica talvolta i medesimi meccanismi di copertura in rotazione.

Se la squadra avversaria, come in questo caso Charlotte, riesce a far girare velocemente la palla sull’ex lato debole, il flottante che al bivio tra il possibile raddoppio nel pitturato o l’angolo rimane indeciso o non ce la fa a recuperare (qui Charlotte giocando perimetralmente elude anche la possibilità che Bogdanovic possa tentare l’anticipo su un ribaltamento con passaggio in diagonale diretto verso l’angolo da parte di Rozier) va a soffrire del primo raddoppio portato dalla difesa – concentrata sul pick and roll – così, quel leggero vantaggio concesso all’attacco dovuto alla perdita di posizione sui due esterni (Wanamaker in posizione di guardia e Bridges in ala) diventa quel meccanismo fondamentale per muovere la difesa di quel tanto che basta per avere uno spazio per andare a un tiro non contrastato.

In questa seconda azione invece vediamo un pick and roll laterale portato alto per allontanare la difesa da canestro.

Possiamo notare i due giocatori in posizione di guardia e i due di ala negli angoli mentre Zeller blocca per Wanamaker che non ha difficoltà a superare Goodwin rimasto sul blocco, Capela insegue e Knight va a chiudere a canestro staccandosi da Caleb Martin in angolo il quale riceve intelligentemente da Wanamaker che chiudendo la drive and kick vede il compagno libero in angolo destro.

A questo punto Huerter deve andare a chiudere sul tiratore (facendo anche un buon lavoro tentando di chiudere il passaggio) ma l’extra pass di Caleb Martin per Rozier mostra come la difesa sia ormai collassata e l’uscita dal pitturato per il close-out, lenta.

Rozier a quel punto ha tutto lo spazio per una tripla aperta.

Sfruttando la strategia di portar fuori la difesa e usando ancora l’ampiezza dell’angolo, ecco un’altra triangolazione che ha portato ottimi frutti con l’uomo giusto al posto giusto.

Charlotte si basa molto sulla costruzione del tiro da fuori ma se vuole essere efficace deve sapere anche variare il gioco concludendo più volte da due punti per non essere troppo prevedibili.

Saper sfruttare i punti specifici di debolezza degli avversari sarà compito di coach Borrego che sta crescendo insieme alla squadra e pare quasi più un “ragazzo del gruppo” come spirito che uno di quei santoni zen intoccabili o furiosi elementi in panchina.

Nel video possiamo notare come appena dopo aver ceduto la parola a Hayward per le note di serata (vs Portland nel caso) venga inondato da goliardia, affetto e soprattutto acqua, mostrando così una particolare unione con la squadra.

Qualche opinabile scelta l’ha fatta (a New York rinunciando a Carey Jr. dopo 3 minuti e giocando con una squadra poco fisica) ma adesso deve cercare di cambiare le partite in corsa eventualmente.

Possiamo permetterci di sbagliare poco e le sue letture di partita saranno fondamentali quanto i giocatori sul parquet.

Statistiche di squadra e singoli

Qui sotto ecco il riepilogo attuale di ciò che funziona e non funziona a livello di squadra e nei singolo, espresso sotto la forma dei numeri nelle tabelle di Basketball Reference.

Qui possiamo notare un buon rapporto tra i falli commessi e le realizzazioni avversarie.
Rozier guida la classifica dei marcatori della squadra.

Parallelismi: confronto giocatori

Percentuali di tiro per zona

Classifica giocatori

17) Caleb Martin: 5,74

Quello che definiremmo dalle nostre parti un lottatore benché con tanti esterni Hornets in lista infortunati Borrego ha deciso di preferirlo al fratello – invertendo minutaggio e gerarchie – essenzialmente per le sue (quasi totalmente inespresse) potenzialità offensive.

Il fisico da Maciste non c’è, nella terra dei giganti non svetta per fisicità e suda cercando di fare di tutto per la squadra.

Prende rimbalzi, smista assist ma in difesa appena trova un avversario mediamente valido fatica mentre in attacco, laddove dovrebbe fornire l’apporto maggiore essendo considerato il principale attaccante tra i due fratelli, quello con più talento e spiccate doti offensive, non brilla affatto continuando a sbagliare molto in percentuale specialmente prendendosi molto spesso tiri da lontano, anche da oltre l’arco che paiono essere al di fuori dal suo range presi spesso con un meccanismo che tende da qualche parte impercettibilmente a incepparsi risultando meno fluido del previsto, insomma, un comprimario, un gregario che, se portato a giocar da titolare come accaduto un paio di volte quest’anno (per via delle assenze), si rivela poco incline a sostituire validamente il titolare ma anche solo a rimpiazzarlo dalla panca benché, a onor del vero, contro LAL, partito per la seconda volta in quintetto in stagione, non ha affatto demeritato.

Nonostante la sua media di performance non sia certo eccelsa, lo scorso anno si fermò a 18 partite giocate, quest’anno, invece, Borrego l’ha già impiegato più del doppio e in momenti importanti poiché la sua adattabilità e la sua professionalità (il che vuol dire non mettere in discussione le scelte fatte dal coach) lo rendono un soldatino utilizzabile nei momenti di bisogno anche se non ha estro o qualità offensive particolari se non atletismo e coraggio simili a quello del fratello che sicuramente regalano anche ai fan momenti di impreviste e sorprendenti emozioni come quelle che ha regalato contro Atlanta e Los Angeles.

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16) Grant Riller: 5,75

Comparso anche lui recentemente, è uno dei two-way degli Hornets, ruolo che ha sempre avuto bassa incidenza sugli esiti degli eventi nel team.

Probabilmente il voto è più basso di quello realmente meritato sul campo ma le frattaglie di partita dovute al refrattario Borrego raccontano forse frottole sul voto che necessariamente è basato sulla mancanza di adeguato spazio perché il giocatore possa esprimere il suo gioco su basi più lunghe.

Mi piacerebbe vederlo in campo in futuro, specialmente se gli Hornets in bevi frangenti dovessero aver bisogno di un tiratore ma se il coach senza Monk gli ha preferito i Martin, dubito che lo vedrò ancora molto sul parquet.

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15) Nick Richards: 5,75

Il centro giamaicano sembra essere fedelmente rimasto alla precedente descrizione de Il Punto, ovvero giocatore spigoloso, da contatto, anche preventivo con l’avversario che non si tira indietro in eventuali piccole schermaglie.

Ruvido e non ancora pronto, quasi al pari di Vernon Carey Jr. per molto tempo, a differenza del compagno, è rimasto un giocatore da garbage time.

Giocatore che rimangono ai margini della squadra poiché la concezione del gioco di Borrego spesso non prevede offensivamente un vero centro di ruolo e quando può va a schierare P.J. piuttosto che affidarsi a un giocatore di ruolo con scarso feeling con il canestro.

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14) Cody Zeller: 5,80

Una clessidra scorre accanto a Zeller e al suo contratto.

Quei soldi sono decisamente troppi per un giocatore che può fornire qualche buona prestazione alternata con altre meno brillanti e che non ha la tridimensionalità del tiro da fuori.

L’età avanza e il raffronto tra lui e i nuovi centri emergenti con fisici possenti si fa sempre più problematico per Charlotte che, infatti, quest’anno, dopo la titolarità durata un nonnulla per l’infortunio a Cleveland, l’ha visto alternarsi con Biyombo, Carey Jr. e P.J. Washington all’occorrenza.

Una storia d’amore quella con Charlotte che forse è destinata a concludersi in estate a meno che “Kup” non pensi di lasciare a piedi Biyombo (auspicabile) e tenere Zeller tra le riserve offendo cifre simili a quelle che percepisce quest’anno il congolese.

Avrebbe senso nel ruolo di chioccia ma non sul parquet dove le sue prestazioni affosserebbero un po’ una squadra che se vuole emergere, avrà bisogno di un giocatore che possa offrire un gioco più solido, moderno e con punti nelle mani, inoltre se Richards potrebbe passarsi un altro anno tranquillamente negli Swarm, Carey Jr. potrebbe reclamare un ruolo da centro di riserva.

A Charlotte non si vede un centro decente dopo aver avuto Al Jefferson e Dwight Howard.

A dire il vero complessivamente non è andato male in questo gruppo di partite mettendo lo zampino anche dalla panchina in alcun importanti vittorie con contributo in rimbalzi (anche offensivi come a Milwaukee quando su 12 rimbalzi ben 7 sono stati quelli offensivi) e aggiungendo qualche punto di rottura con l’ottima prestazione nel suo Indiana contro i Pacers (7/7 dal campo per 17 punti totali) nonostante il minutaggio sia leggermente calato rispetto a metà stagione.

In compenso sta trovando più continuità, raramente salta una partita e chissà se anche il lunatico giocatore potrà avere la soddisfazione di essere importante per il gruppo fino a trovare la personale gioia di tornare ai PO dopo 5 anni senza, una motivazione in più per Cody per darsi da fare visto un gruppo migliore rispetto gli ultimi anni.

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13) Brad Wanamaker: 5,81

L’acquisto last minute degli Hornets è stato impacchettato da Golden State e spedito a Charlotte.

I Warriors, ben felici di risparmiare qualcosa sul salario complessivo in una stagione che senza Thompson rimane a metà, non devono averci pensato troppo a sbarazzarsene.

Wanamaker avrebbe dovuto portare esperienza, difesa e assist in mancanza di Ball come sostituto affidabile di Graham.

Dopo il primo passo falso all’esordio (comprensibile, ci vuole calma per aspettare di vederlo apprendere alcuni meccanismi) aveva disputato qualche buona partita ma nel momento più atteso, quando altri giocatori si sono uniti ai già illustri infortunati, è mancato sotto quasi tutti gli aspetti.

19 TO in 10 partite con la gara a OKC che ne registrava 3 per scendere a 2 costantemente nelle 5 partite successive con un minutaggio mai arrivato a 30 minuti.

Nelle stesse 10 partite prese in questione (fino a Brooklyn) ha sfornato 38 assist e in questo possiamo essere discretamente soddisfatti anche per la qualità del passaggio più europea che “retorica” come in NBA.

Quello che non va è decisamente il tiro.

Passa da iniziative per andare ad appoggiare vicino al ferro usando il suo peso per sfondare come un ariete (risultati davvero differenti) a triple dalla distanza.

L’1/5 contro Brooklyn e ancor prima l’1/11 contro i Lakers sono dati drammatici che nel caso dei gialloviola hanno pesantemente contribuito a far perder la partita.

Da fuori poi è passato da un 3/10 a un 3/18 non segnando più nelle 5 partite intercorse tra le trasferte di Milwaukee e Brooklyn, comprese.

In circostanze normali probabilmente limiterebbe qualche tiro e avrebbe dei minuti in meno ma in ben tre partite ha preso 11 conclusioni a serata e solo contro Atlanta è andato bene (6/11).

Va da sé che non sia il profilo ideale per una squadra che ha un disperato bisogno di punti in assenza di scorer.

Sapevamo che non fosse un fenomeno, di certo l’abbiamo visto combinare qualcosa di buono tra assist ed entrate ma complessivamente per ora il giudizio è negativo, anche perché la difesa si è adattata alle performance in attacco, ovvero, dopo un buon inizio nel portar pressione (vedi le tre steal a Indy e le 2 Milwaukee) è scemata.

Poco mi sono piaciuti suoi close-out a Brooklyn a ridosso dell’uomo ma senza disturbalo senza nemmeno la mano alzata.

Sono sicuro possa rendere più di così.

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12) Jalen McDaniels: 5,81

Il sophemore cugino di Juwan Howard aveva avuto un’occasione di partire in quintetto a Sacramento ma era rimasta isolata.

Con la perdita di Hayward e la pesante sconfitta a Boston Borrego ha pensato di mescolare le carte ancora una volta e McDaniels è riemerso dalla panchina per partite titolare a OKC, posto che ha mantenuto in quintetto dopo le prime due buone prestazioni che hanno dato spinta all’attacco di Charlotte.

Purtroppo queste performance sono scemate successivamente magari anche in partite dove il suo buon preludio in avvio del primo tempo non ha mantenuto le promesse nei secondi 24 minuti.

Dagli Swarm a titolare viste le molteplici assenze, un passo piuttosto lungo ma non certo avventato visto che Jalen già lo scorso anno aveva ottenuto un minutaggio importante nella prima squadra a fine stagione.

Di certo l’ultimo Jalen assomiglia più al giocatore talentuoso che si è messo in mostra lo scorso anno a Charlotte piuttosto a quello irriconoscibile di inizio stagione.

Qualche pala persa evitabile ancora ma meno passaggi avventati e un miglior controllo palla, fattori che si uniscono a un ritrovato buon tiro da tre dagli angoli.

Certo, giocare come titolare e anche con il peso sulle spalle che possa risolvere metà dei problemi della squadra è utopia, specialmente in un contesto dove anche professional scorer come Rozier faticano avendo minor qualità a disposizione intorno.

Le cifre però sono in aumento: 5 assist a Milwaukee, 4 rubate nella seconda a Brooklyn, 8 rimbalzi con i Lakers, numeri che in una singola partita non era mai riuscito a ottenere prima in stagione nella singola partita e d’altro canto avendo acquisito un minutaggio serio, oltre i 30 minuti spesso (da quando è titolare) è andato in doppia cifra 5 volte nelle ultime 19 partite su 7 totali in stagione.

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11) Bismack Biyombo: 5,85

Uomo spogliatoio che porta qualcosa di differente nello spogliatoio attraverso la sua cultura base benché in parte sia stata assorbita dal mondo nordamericano.

Uno dei mentori di Ball e in alcune partite utile stopper difensivo ma molto altalenante e nonostante qualche block, ogni tanto sembra il nuovo Shawn Bradley con cartello “non sparate sul cestista” annesso.

Ha avuto i suoi momenti viste le assenze di pari ruolo e non solo, ma si è visto in assenza di scorer è difficile inserirlo in una formazione con pochi punti nelle mani soprattutto quando ai liberi fa 2/6 (vedi a Boston) nel primo tempo aiutando la partita a a scivolar via.

In una formazione al completo che comprenda gente come Ball, Rozier, Hayward e magari Monk in sostituzione, potrebbe funzionare discretamente in certe serate per equilibrare il quintetto donandogli quel tocco difensivo che mancherebbe con tanti scorer in campo più dediti volitivamente all’attacco che alla difesa.

Nella disastrata situazione attuale sembrava poter essere una buona idea difensivamente ma anche Borrego ha dovuto far marcia indietro nonostante sia partito titolare in stagione ben 30 volte (dopo Brooklyn), alternandolo a seconda delle esigenze di serata con altre soluzioni.

Era rimasto per vedere come sarebbe andato a finire il progetto, en passant guadagna 3,5 milioni, non una cifra altissima per gli standard NBA ma comunque inadeguata alla sua media voto.

Ha avuto buone serate ma in genere pare un giocatore bisognoso d’accompagnamento: palla in mano ruota su sé stesso o cerca un compagno, non ha un tocco dal mid range e vive in attacco sui passaggi smarcanti sotto canestro degli uomini assist di Charlotte.

A rimbalzo è scostante nonostante abbia trovato buone serate e non aiuta di certo il minutaggio sceso rispetto a inizio stagione, questo perché come descritto, Biz, nonostante la simpatia, è un giocatore incompleto senza punti nelle mani e con un tiro libero che definire rivedibile sarebbe poco (lo soffre troppo anche a livello psicologico non avendo fluidità nel meccanismo).

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10) Vernon Carey Jr.: 5,94

Questa non è l’annata per Vernon Carey Jr. di mettersi in mostra.

Nonostante qualche defezione nel reparto lunghi vi sia (P.J. in ultimo ma a inizio stagione la lunga assenza di Zeller), non è stato preso seriamente in considerazione dal coach fino alla partita n° 55 contro Brooklyn.

Con la squadra all’osso e con problemi nel segnare, sicuramente, la sua presa in considerazione al di Biyombo che fa ristagnare l’attacco e ha pochi punti nelle mani (punti spesso serviti da assist con consegne prettamente vicino a canestro) è dovuta al fatto che potenzialmente Carey Jr. potrebbe essere un attaccante migliore del congolese.

Contro Brooklyn ha sciorinato tutto il suo repertorio: eurostep, canestro ravvicinato, jumper da tre punti, fade-away in turnaround… anziché tentare tiri da fuori (0/4 da tre in stagione prima di Brooklyn) ha avuto il tempo di mettere in piedi un attacco senza la fretta di mostrarsi nel garbage time.

Il suo avvio potrebbe creare più equilibrio in una squadra latente di talento.

Le sue capacità difensive con i big sarebbero da verificare ma una sua partenza dalla panchina dietro P.J. Washington o Zeller sarebbe auspicabile per shakerare un po’ il mix di Charlotte che stava andando a male.

Contro Portland ha dimostrato tutta la sua inesperienza difensiva e 4 falli giocati a coppie di due in intervalli brevi gli hanno consentito di restare sul parquet solo qualche secondo in più oltre i 7 minuti.

Se il coach sarà ancora Borrego e per ora non paiono esserci motivi da parte della società che facciano pensare a un suo allontanamento visti i risultati sul campo, non so quanto spazio potrà trovare nemmeno se P.J. Washington, già offerto in un pacchetto ai Pacers, seguisse le eventuali uscite di Zeller e Biyombo entrambi in scadenza.

Il pacchetto lunghi è l’attuale problema di Charlotte che dovrà reperire qualcosa sul mercato per avere una forza sotto le plance e non solo, giocatori come Richards e Vernon Carey Jr. potrebbero trovare una loro collocazione nel momento in cui gli Hornets andassero su un giocatore unico dal buon e si liberassero numericamente posti occupati attualmente da giocatori che in PF e C non convincono ma al mercato sarà l’occasione a fare la differenza quindi il futuro è incerto perché Vernon si è giocato le sue possibilità in maniera altalenante.

Borrego ha sottolineato il fatto che se l’impatto dell’ex Duke fosse quello avuto a Brooklyn (21 pt.) sarebbe stupido da parte sua non farlo giocare però nell’ultima sfida con partenza falsa a New York Carey Jr. è stato fatto evaporare dal parquet dopo soli 3:02…

La squadra non è andata meglio senza di lui ma che sia stata una bocciatura prematura?

Vedremo che accadrà nel prossimo futuro con un giocatore che deve maturare più esperienza anche se tantissima dovrebbe acquisirla direttamente sul parquet.

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09) Nate Darling: 6,00

La “cara” visione mi appare contro i Lakers.

Dopo aver giocato pochissimi minuti e tutti in garbage time, il numero 30 di Charlotte viene spedito sul parquet da Borrego contro i gialloviola sperando in una pesca miracolosa giacché il two-way contract sembra essere specializzato in soluzione dalla grande distanza.

Le retine dei Calabroni sono scarsamente popolate di punti così il coach pensa di aggiungere un tiratore alla batteria, nella fattispecie la guardia di Delaware che dopo la partita conto i californiani farà segnare un complessivo d’annata di 2/7 dal campo, tutto da tre punti.

Nate però passa diverso tempo appostato in angolo, marcato senza troppa fatica dagli avversari che gli danno un’occhiata finché non va a prendersi un tiro da fuori da posizione molto più frontale.

Il problema è che la maledizione colpisce anche lui: l’atterraggio sul piede di Horton-Tucker in avanzamento piega e distorce la caviglia a contatto con il legno del floor.

Segnerà i tre liberi ma poi farà poco altro in partita sparendo nella gara successiva contro Cleveland, indisponibile, inghiottito anche lui dal buco nero degli infortuni.

Certamente non ha fornito una prestazione entusiasmante al suo reale debutto mentre in altri frangenti si è preso tiri troppo frettolosi alternandoli con un paio di buoni canestri da fuori.

Con il rientro di Monk potrebbe tornare a sparire tra i meandri oscuri della panchina anche perché dovrebbe mettere su un po’ d’esperienza e furbizia prima di togliere il posto a uno dei Martin (Caleb specialmente, più nel suo ruolo di SG) che in attacco non rendono ma apportano più intensità difensiva con una qualità superiore.

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08) Cody Martin: 6,03

Chiamato a riempire i vuoti d’organico per assenze, il buon Cody ha retto fisicamente provando a battagliare sera per sera contro le torreggianti minacce avversarie con risultati alterni.

La sua posizione è quella di un pedone che blocca il passaggio al pedone avversario negli scacchi ma potrebbe essere minacciato da altri pezzi più potenti, così, nonostante la tenuta atletica, la corsa, l’impegno del sophemore che l’hanno portato a deviar palloni per tap-out, catturar rimbalzi diretti e sfornare assist, resta indietro nel segnare punti che non ha molto tra i polpastrelli.

Il tiro è un po’ problematico (29/82 in queste 19 partite), quello libero anche di più ecco perché ha perso un po’ di minutaggio “regalato” al fratello Caleb.

Il suo ruolo è quello di una guardia che intende dar fastidio a chiunque passi dalle sue parti e in alcune serate il suo contributo diventa importante (Portland come esempio) anche se poi magari lo svantaggio in cm non permette ai suoi close-out di essere efficaci come abbiamo visto a volte (per rimanere alla sfida contro Portland ricordiamo Anthony che comunque ha segnato anche contro McDaniels e non solo).

Non è mai andato in doppia cifra in stagione anche s a Houston e contro Phoenix è arrivato a 8 punti con un rispettivo 3/12 e 3/6 dal campo che non gli ha consentito di arrivare almeno a 10 punti tuttavia utilizza armi similari al fratello Caleb: tiro da tre (poco funzionale), incursioni con violente affondate a una mano (queste sì che ogni tanto regalano qualche momento esaltante) sono il suo pane.

Con il rientro di tutti gli effettivi tornerà fuori dalla formazione titolare (senza Graham contro Brooklyn e Portland è stato gettato in quintetto come SG titolare spostando Rozier in PG) ma Borrego potrebbe sempre recuperarlo dalla panchina qualora avesse bisogno di uno specialista difensivo che copra i minuti di un Rozier a riposare in panchina e un Monk meno adatto alla fase, inoltre un’eventuale small ball, concetto spesso presente nella mente di Borrego lo sovrappone anche a questi giocatori eventualmente.

Da rilevare tre begli assist nella terza frazione contro Portland con il pregevole tocco istintivo e rapido sulla persa di McDaniels verso P.J. per la tripla…

Qui sotto vediamo la sua difesa e il suo atletismo.

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07) P.J. Washington: 6,29

Bluff, giocatore nella norma o proto-campione?

P.J. Washington e il suo anno da sophemore con prestazioni altalenanti che lo fanno sembrare nello stato di pupa rendono il profilo del giocatore altamente enigmatico, anche perché nel ruolo Charlotte non parrebbe avere giocatori così pronti e affidabili per cui le prestazioni dell’ex Kentucky spesso incidono su una vittoria o una sconfitta.

Sicuramente P.J. è tra quei giocatori che devono sostenere in pieno la bidimensionalità del gioco.

Prende il suo spazio in attacco ma cerca di reggere anche il reparto lunghi in difesa, spesso switchando tra la posizione originaria di ala grande e quella di centro sottodimensionato da small ball, il che non gli rende la vita facile.

Contenere centri con caratteristiche differenti non è sempre semplice, specialmente se peso e cm non giocano a suo favore ma a volte riesce a farsi valere sebbene il dispendio energetico a cui si sottopone probabilmente vada a incidere (oltre a una tecnica leggermente da migliorare) in attacco, specialmente quando utilizza l’arma del tiro da oltre l’arco.

La precisione richiesta ancora non c’è se non in qualche serata magica (a quella di Sacramento ha aggiunto quella contro Portland in casa) ma almeno è un lungo che abbia la capacità di poter colpire con una certa costanza anche se fortunatamente anche Bridges e McDaniels stiano aiutando una squadra che dovrebbe aver miglior percentuali da fuori vivendo su di esse.

La sua mancanza si è fatta comunque sentire recentemente dopo il suo infortunio contro Atlanta.

Dalla sua uscita a pochi minuti dalla fine la squadra si è disfata ed è incappata in una disfatta con Capela che ha pasteggiato sotto canestro.

Il suo rientro imprevisto (anche perché Carey Jr. ha fornito le chiavi della macchina a P.J: avendo commesso due falli in 2 secondi) con Portland ha portato più verve alla squadra su ambo i lati del parquet.

Dopo un inizio ectoplasmatico di stagione è più aggressivo in difesa e a rimbalzo finalmente e ciò contribuisce a dare qualche stop in attacco alle squadre avversarie.

La sua presenza in campo per questa squadra è importante poiché difficilmente Borrego riesce a trovare una serata top da due lunghi titolari.

Magari non sempre farà faville ma è diventato una presenza difensiva di maggior spessore considerando che attualmente è anche il miglior stoppatore della squadra con 1,3 block a partita.

In questa parte finale la sua fisicità e la sua grinta diventeranno determinanti per la buona o la cattiva sorte della squadra.

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06) Devonte’ Graham: 6,35

Dopo aver perso il posto da titolare sotto l’incontenibile spinta di Ball, Graham è tornato prepotentemente alla ribalta come titolare dopo la frattura al polso del numero 2 degli Hornets.

Il destino gli ha dato un’altra occasione da titolare da subito.

Nella partita seguente a San Antonio Borrego lo ricacciava sul parquet per direttissima ma a ben vedere non si fidava eccessivamente di lui, sia perché rientrato da un infortunio (vi è ricascato recentemente), sia perché il suo modo di giocare non è completo sebbene Borrego fondi il suo credo su una delle caratteristiche “migliori” di Graham, ovvero il tiro da tre punti.

Raramente però è andato sopra i 30 minuti di impiego a partita.

Contro Phoenix, complice il supplementare e la sua verve che ha trascinato Charlotte a riprender la partita per poi buttarla via con due scelte eccessive e scriteriate, ha giocato più di 39 minuti, un tempo salito anche dalla partita con Atlanta sino a quella di Cleveland prima dell’infortunio che lo ha costretto a bordo campo contro Brooklyn.

Si è preso molti tiri e mentre nella partita a Milwaukee ha inciso pesantemente grazie alle sue triple, i troppi errori contro LAL e Cleveland hanno contribuito alle sconfitte di Charlotte.

Se prendiamo in esame da gara 39 a gara 54, nel range di queste 16 partite, Devonte’ ha tirato ben 143 volte segnandone 57 (39,8%) con un tiro da due punti a 19/44 (43,1%) su un totale di 187 tiri totali con 76 realizzazioni complessive (40,6%).

Percentuali no distantissime tra loro, uno scostamento che invoglia sicuramente il piccolo play a pendersi anche tiri deep da fermo o fuori ritmo piuttosto che tentare di penetrare per poi modificare la soluzione con pull-up, floater dalla media piuttosto che arrivare al ferro.

Soluzioni più rare che hanno regalato un paio di highlight ma che spesso non sono andate a buon fine per un tocco approssimativo o difficoltà a battere la chiusura dei lunghi vicino al ferro.

Un po’ calato negli assist ( a inizio stagione aveva due volte messo insieme 10 assist a partita dedicandosi con più spirito di ricerca), è tornato ultimamente a dividersi tra soluzioni personali e passaggi anche se i marcatori meno prolifici che attualmente Charlotte impiega lo privano di qualche numero in più.

In difesa non è ancora un mastino ma sembra leggermente migliorato rispetto a una difesa che spesso aveva offerto il fianco agli avversari.

Gioca circa cinque minuti meno dell’anno scorso ma conserva lo stesso numero di steal e soprattutto ha quasi tagliato del 50% i suoi turnover, aspetto non trascurabile.

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05) Malik Monk: 6,40

Ci eravamo lasciati con il suo Game Winner a Sacramento nell’ultima partita già presa in considerazione nel pezzo precedente.

In generale, osservando la classifica della NBA (il 15 aprile) nella percentuale di triple realizzate ho notato che il primo Hornet in classifica era Malik Monk, il quale con un rilevante 42,4% si trovava in 15ª piazza, appaiato a un mostro come Steph Curry avendo la medesima percentuale.

Purtroppo Monk l’abbiamo visto poco nell’ultima fase presa in considerazione.

Sei partite contrastanti giocate di fila, dalle due pessime a Los Angeles a quelle meravigliose contro Houston e Miami con gli Heat che devono evidentemente stimolarlo giacché sfodera spesso prestazioni buone se non decisive contro di loro.

Out contro Phoenix e Washington, il suo rientro a Brooklyn è stato il momentaneo canto del cigno, in attesa di risorgere come una fenice e aiutare con le sue ali infuocate la squadra a raggiungere i PO.

Sull’80-100 per i Nets la sua entrata frontale costava la caviglia per un giocatore che non vive solo di triple ma sa attaccare anche il pitturato, ecco perché tra lui e Graham, nonostante la simpatia per il secondo, al fine di poter vedere una squadra più completa in attacco, se la società fosse costretta in estate a fare una scelta su questi due giocatori (restricted free agent) pronti a batter cassa, terrei Monk perché Devonte’ non ha l’atletismo di Monk né il pull-up da due punti di Malik, il che porta Gamberone a prendere soluzioni troppo semplici e molto spesso errate.

Malik ultimamente era migliorato anche in difesa.

Più concentrato e attento era riuscito a intercettare qualche pallone per ripartire in transizione.

Potrebbe essere il classico uomo importante dalla panchina, un propellente punti che sta migliorandosi, sperando non sia solo il classico effetto del giocatore che vuole mettersi in mostra andando su standard elevati per poi accucciarsi nuovamente una volta strappato il contratto ma Malik non mi pare corrisponda a questa descrizione.

La sua ritrovata verve, unita alla costanza (qui deve migliorare) sarà fondamentale per Charlotte se vuole agguantare i PO.

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04) Miles Bridges: 6,45

Il ponte verso i playoff è stato il titolo di un recente articolo pubblicato in pagina.

Con quasi tutti i big out (anche Rozier si è eclissato per una partita) non rimaneva che Bridges a portare il fardello dell’anello verso il monte Fato dei playoff.

La fiducia in lui si è lentamente sedimentata grazie a prestazioni sempre più incandescenti.

Tutti gli osservatori superficiali hanno potuto notare negli highlight la strabordante potenza atletica di Miles che ultimamente pare avere reinventato il concetto di schiacciata come triplista dunker: rincorsa, terzo tempo, stacco che non possiamo definire dietro la linea ma comunque da lontano, planata con galleggiamento durante il quale si notano microgocce di potenza sprigionate dalla sua chioma e si prepara la mazzata da rifilare alla povera vittima di turno che tenterà di difendere l’anello.

Il risultato sarà l’adrenalina in circolo per gli osservatori.

Capela e McCollum ancora devono riprendersi dall’onda d’urto che Miles sgancia con le sue schiacciate ma non solo perché Miles sta diventando un giocatore completo che difende, recupera rimbalzi, tenta le entrate riuscendo nell’intento meglio di una volta e nonostante qualche fantasioso tentativo da due punti (bello il turnaround fade-away contro Portland) che non sempre gli riesce, ha costruito anche un valido tiro da oltre l’arco.

Naturale che con tutti questi miglioramenti possa essere l’arma in più di Charlotte.

Lo scorso anno partì 64 volte su 65 come titolare mentre quest’anno (il suo terzo in NBA) ha goduto solamente 10 volte dell’inserimento nello starting five ma questo non lo ferma.

Che sia titolare o panchinaro, ala grande (circa il 52,0% in questo ruolo) o ala piccola (circa il 45,0% nel suo vecchio ruolo) per Miles non fa differenza battendosi sempre con le sue armi.

Avere un giocatore così atletico è importante.

Come note negative sceglierei (non per colpa sua) l’ignominoso canestro annullatogli contro Phoenix con fallo di Paul e la brutta scelta di non chiudere Caruso nel finale con i Lakers, flettendo la posizione su un flottaggio ibrido tra il tiratore bandanato e il possibile tiratore in angolo (tra l’altro non accortosi dello scadere dei 24 sul cronometro).

Un po’ di esperienza mancante lo fa incappare in qualche fallo però è altrettanto valido nell’uno contro uno quando flette sulle gambe e mostra rapidità di spostamento/slittamento laterale.

Terzo nelle stoppate (0,7) e a rimbalzo (6,0), nella media punti è salito a 11,5 (settimo e ultimo marcatore in doppi cifra Hornets) mentre l’ultima volta in cui pubblicai Il Punto era rimasto a 9,7.

La sua media punti è salita grazie a una maggior precisione con un tiro da fuori che sfiora il 40,0% (39,5%) mentre da due punti è estremamente concreto (ricordo anche un errore da sotto tutto solo ma fu un episodio) anche grazie ad alley-oop, schiacciate ed appoggi ravvicinati che l’hanno portato a una media impressionante nel 2pt% di 60,4% che per un giocatore non gigante è moltissimo.

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03) Gordon Hayward: 6,67

Altro elemento che non volutamente ha lasciato Charlotte in balia degli eventi.

La sua esperienza in questa banda di partite è durata una decina di giochi, poi a Indianapolis (game 48), il giocatore dal “ciuffo croccante” ha dovuto arrendersi per infortunio alla caviglia.

Purtroppo, nonostante in un primo momento si pensasse che potesse essere una cosa leggera, Gordon è stato dichiarato out per ben quattro fondamentali settimane, confermando in parte le preoccupazioni per la sua salute.

Capita… l’infortunio non è gravissimo e ci si augura che a inizio maggio l’ex green possa rientrare in buono stato di forma e riposato poiché nelle gare disputate in questo scorcio preso in esame ha offerto performance da montagne russe con le partite a Denver e a Los Angeles (con LAL) giocate malamente mentre al contrario ben ci comportava a San Antonio e Washington.

Un saliscendi dovuto forse a un po’ di stanchezza (è il giocatore che in media rimane più sul parquet con 34,0 minuti), un po’ al modo di giocare della squadra, cambiato dopo l’infortunio di Ball.

La SF ha lasciato spazio offensivo anche ai compagni prendendosi meno responsabilità ma in alcune serate non è stato ugualmente brillante come in avvio di stagione quando era stato senza dubbio il migliore prima dell’ascesa della sorpresa Ball prima e di Rozier, più meno in contemporanea, poi…

Ovviamente in tutto ciò la sua media punti ne ha risentito benché lui ne abbia beneficiato per rimanere più attivo in difesa.

Di fondo rimane una stagione positiva con il 47,3% al tiro dal campo, un 49,9% da due punti e il 41,5% da tre punti, secondo in squadra.

L’84,3% dalla lunetta gli consente di rimanere sul podio sul terzo gradino mentre offre il suo discreto contributo anche a rimbalzo con un 5,9 che lo porta nella medesima posizione precedente.

Terzo anche negli assist con 4,1, secondo miglior marcatore con 19,6 punti a serata.

In genere non è spettacolare nel realizzare i suoi punti usando tiri semplici ma a parte la bellezza di alcune finte e alcuni fade-away, in concreto mancano proprio le sue doti realizzative a una squadra che si è scoperta senza scorer alternativi come swingman oltre a Rozier quando anche Monk è finito out.

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02) LaMelo Ball: 6,71

Eppure qualcosa di importante ce lo racconta anche questo piccolo frangente perché se le sue sufficienti prestazioni sul campo contro tre big team rientrano nella norma per un teenager, è sotteso che aggiunga un altro elemento sorprendente al suo pacchetto qualitativo.

Dichiarato Rookie Of the Year in un mese nemmeno completato, avrà la possibilità di tornare sul parquet per andare oltre il 60% delle partite stagionali giocate (attualmente è al 57%) per ottenere legalmente la possibilità di essere nominato rookie dell’anno.

Rimasto in campo contro i Clippers finché c’è stato bisogno, nonostante la frattura, solo a San Antonio ha scoperto l’amara verità che ha affranto tutti noi ma al contempo mi ha anche personalmente affascinato perché non è sicuramente da tutti riuscire a giocare con una rottura ossea.

Se l’avevamo già visto stupire andando a conquistare rimbalzi oltre che sfornare assist e segnare (ha preso anche a penetrare con decisione nelle difese come una lama anche se di tanto in tanto qualche stoppata la subisce), impressiona ancora di più l’aspetto mentale di un giocatore che vuole vincere, in contrasto con il suo sgargiante look mostrato con una felpina rosa cocktail e una collana con appeso un ciondolo che i greci non definirebbero kata metron, dalle proporzioni enormi, il quale riproduceva un suo logo personale.

Questi però sono aspetti pittoreschi personali che riguardano la sua giovane età e una cultura bisognosa di mostrarsi, per noi tifosi il miglior modo che ha di splendere non è quello di far luccicare il suo ciondolo ma quello di trascinarci ai playoff di peso.

Attendiamo con ansia il suo ritorno poiché come l’ha definito Borrego, il motore della squadra capace di spingerla in veloci transizioni, è indispensabile per l’innalzamento del livello qualitativo di tutto il team.

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01) Terry Rozier: 6,82

“Scary” ha fatto davvero paura negli ultimi tempi tanto che il 29 marzo la NBA l’aveva nominato giocatore della settimana della Eastern Conference.

Ha brillato nella prima parte di questo gruppo di partite (ricordiamo lo step-back 3 che ha spareggiato e risolto la difficile trasferta di San Antonio) ma nonostante mantenga cifre di tutto rispetto si è andato progressivamente spegnendo un po’ nei momenti che contano.

Inutile nascondersi dietro un dito: il formato eroico di Rozier manca da un po’ (probabilmente era impossibile sostenerlo con questa costanza) e le ragioni appaiono piuttosto lineari.

La perdita di peso offensivo ha fatto sì che un giocatore come lui letale nel catch n’shoot fosse guardato a vista anche da più uomini a volte, pronti a fermare la minaccia principale degli Hornets rimasta, quasi l’unica ad agire con costante moto perpetuo se escludiamo Bridges.

Costretto a forzare per far rimanere in partita i suoi, non ha sempre potuto ovviamente mettere insieme alte percentuali, inoltre la stanchezza si fa sentire visto il maggior impiego in termini di minuti.

Aveva già varcato tre volte la soglia degli oltre 40 minuti in una singola partita in stagione (una occasione però era stata la partita contro Phoenix terminata al supplementare) ma contro Cleveland e Brooklyn ne ha aggiunte altre due con ben 43:14 contro Cleveland senza OT…

Paga anche dalla distanza dove le sue percentuali sono calate (dopo la partita con Brooklyn scendeva esattamente al 40,0%), la forzatura da tre nel finale contro Atlanta ne è l’emblema ma in compenso è riuscito a smazzare 11 assist contro Miami e altri 10 a Brooklyn quando è stato spostato in posizione di playmaker per le assenze di Ball e Graham.

Con il rientro progressivo degli sviluppatori di gioco Ball e Hayward, un tiratore come T-RO dovrebbe giovarne ricevendo palloni con più spazio per tornare a essere micidiale.

Gli Hornets hanno bisogno di qualcosa in più da lui in termini di punti (è comunque recentemente entrato nella classifica all-time per la franchigia di Charlotte con 343 triple a segno dopo Brooklyn andando a insidiare DJ Augustin al nono posto con 350 e Felton con 375 all’ottavo, in soli due anni non ancora completi e incompleti nel calendario) decimo nella benché in stagione si sia elevato al di sopra delle aspettative in maniera considerevole.

Terry gioca 34,1 minuti a partita, più di ogni altro Hornet.

Sfrutta questo tempo per realizzare 20,7 pt. di media, cifra che gli consente di esser il miglior marcatore della squadra visto che ha un buon 40,5% da tre punti (182/449) , inoltre è il secondo stealer (1,3) del team.

Contro Portland ha fatto vedere di poter essere ancora uno scorer importante per Charlotte, gioca tanto ma sarebbe importante ritrovare la costanza delle sue conclusioni, ossigeno per Charlotte.

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Voti partite

Classifica giocatori e coach partite

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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