Il Punto @ 68

Potrei anche evitare di scrivere questo pezzo visto il momento no del team, tuttavia vincere o perdere sono solamente le due facce opposte della stessa medaglia.
Il contrario è semplicemente non giocare, non accettare la sfida. Giacché ho scelto sportivamente di seguir i “vespidi” (impresa sempre più faticosa per altri impegni) nel bene e nel male, eccomi a scrivere (senza risparmiar l’analisi) il penultimo “Il Punto” della stagione.
 
Nelle ultime diciassette partite prese in considerazione (anche se poi numerose statistiche includono tutta l’annata), la squadra del North Carolina ha ottenuto un record di 6-11 con una striscia di 5 L dalla 53^ alla 57^ e ora la squadra naviga in undicesima posizione, probabilmente più interessata al futuro Draft che a raggiungere un’inutile ottava posizione.

La classifica prima delle partite serali del 17 marzo.

 

Il calendario vedrebbe comunque Charlotte dover affronare diversi buoni team (Washington, Boston, Cleveland), sebbene al contrario dei Bucks ad esempio, le gare casalinghe da sfruttare eventualmente siano in maggioranza.

 

Il calendario delle sei aspiranti ai playoffs.
Le prime tre saranno quelle che vi accederanno, occupando le posizioni dalla sesta all’ottava piazza. Tra parentesi il tie-break degli Hornets nei confronti degli altri team.

 
Quando le cose vanno male, ci si chiede il perché, almeno, questo ragionamento dovrebbe essere alla base della capacità successiva di risolvere i problemi, se possibile.
Partiamo da un fattore importante lo scorso anno; la panchina.
La “bench” di Charlotte è franata pesantemente nelle ultime 17 partite, mostrando anche un altro dei problemi principali della stagione che affligge anche i titolari, ovvero la difesa.
La scarsa coesione difensiva degli Hornets, l’alchimia, la capacità di coprire gli spazi (specialmente sull’arco ma anche sotto canestro talvolta) e le normali o accentuate difficoltà di alcuni giocatori nell’uno contro uno, hanno finito per incidere di più rispetto alle problematiche della probabile perdita punti in attacco.
Charlotte, infatti, è 15^ con 104,9 punti realizzati a partita, esattamente a metà classifica.
Con un 35,1% da tre punti scende al 20° posto, un po’ basso per replicare con successo le W dello scorso anno ottenute anche grazie a bune percentuali da oltre l’arco.
Con gli assist Charlotte (23,2 di media) ci sa fare, gli oltre 23 son cifra che pone la Buzz City al decimo posto e siamo anche quinti negli assist potenziali per passare addirittura in prima piazza ai tiri liberi dove il team di MJ comanda con l’81,5% sfruttando le occasioni concesse a gioco fermo, precedendo i Celtics con 81,3%.

L’head coach Steve Clifford (qui in Cina durante la preseason dello scorso anno) sta avendo tanti problemi da risolvere, la sua media voto è scesa a 6,01.

Le statistiche dei singoli.

L’ex C. Lee ormai era un titolare che garantiva difesa ma anche punti, Jefferson realizzava punti dando una dimensione ottimale al pitturato.
Lin invece rappresentava la panchina, enorme problema di Charlotte che ha provato a sostituir la vecchia PG di riserva con Sessions (infortunatosi), Roberts e ora anche Weber (tocca il parquet), ma con scarsi risultati.
Lin, avendo doti da incursore puro portava diversi punti in più nelle casse di Charlotte, giocare insieme a Walker in un quintetto con due PG sul terreno, inoltre poteva ribaltare l’azione o comunque trovare compagni liberi per comodi piazzati.
Sessions è parsa più una pallida imitazione, una “cineseria” dallo scarso valore, Roberts è peggiorato, così Clifford contro i Bulls ha dato un pochino di spazio persino al nuovo arrivato Weber che mette un po’ di pressione in più sul portatore d’acqua avversario per cercar di recuperare qualche pallone.
Le rubate, infatti, sono un problema per Charlotte quest’anno, ultima nella statistica con 6,6 a partita (davanti al 29° posto Cleveland con 6,7).
Sulla difesa gravano problemi d’organizzazione e Clifford si è fatto carico di queste responsabilità dicendo che deve trovare la connessione.
Marvin Williams è uno dei più bistrattati in fase difensiva e lui stesso ha avuto modo di dire: “Quando la nostra difesa va e viene, la prendo personalmente”, parole pronunciate dopo la L casalinga contro i Pelicans.
Marvin dice che l’allenatore e i compagni contano su di lui proprio in fase difensiva.
Cody Zeller ha detto che Williams ha fatto ottime cose in difesa per la squadra, Marvin effettivamente ha finito con 5 doppie doppie nelle ultime 17 partite con un career-high di 18 rimbalzi conquistati contro Orlando in gara 65 e replicato in gara 67 contro Chicago in due match giocati allo Spectrum Center.

Le otto doppie doppie di Marvin quest’anno.
Evidenziate in color malva, le cinque realizzate ultimamente.

Williams non si trovava molto d’accordo con la valutazione del compagno, probabilmente pretendendo di più da se stesso, sebbene abbia fatto bene contro i Pelicans, gli ex Hornets sono riusciti a sparare un 50,5% finale dal campo con un 41,2% da tre e questo gli ha dato fastidio ma contro i Bulls anche lui è finito in mezzo a una difesa confusionaria, dove ha avuto qualche responsabilità, scegliendo magari di andare in aiuto piuttosto che coprire il canestro e non tenere l’uomo.
Kemba ha puntato il dito contro se stesso e i compagni. Clifford invece ha detto che questi Hornets non sono una squadra tenace ma leggera.
Questo in part è vero se pensiamo che Charlotte spende solo 16,9 falli a partita ed è ultima nella lega, inoltre la difesa, più che pulita a volte sembra asettica, gli avversari così vanno a nozze senza trovar valide opposizioni, specialmente nei momenti cruciali dove qualche malizia aiuta.
“Errore dopo errore”, ha lamentato Clifford dopo che i Bulls (peggior squadra della lega nella percentuale da tre) sono riusciti a realizzare 14 tiri da tre punti contro la nostra squadra. “Giochiamo senza nessun tipo di disciplina difensiva. Una storia ripetutasi troppe volte quest’anno.
Questo problema ricade su di me ora. Devo fare un lavoro migliore e far loro capire che cosa dobbiamo fare.
Lo facciamo, a volte.” Non solo i Bulls, ma anche gli altri team hanno capito che gli Hornets sono attaccabili sull’arco, con 767/2133 gli Hornets sono ultimi nella lega per numero di canestri subiti da tre punti e relativi tentativi, sebbene la percentuale avversaria (35,9%) sia sol la 16^ dell’intera NBA.
“Stiamo solo facendo troppi errori nel complesso”, ha detto la guardia Kemba Walker.
“Non stiamo eseguendo il nostro (difensivo) piano di gioco. Quando siamo in palla facciamo quello che dobbiamo fare in difesa e siamo difficili da battere, ma non stiamo seguendo i piani di gioco per tutti e 48 minuti e questo ci fa male.”
Di chi siano le colpe l’ho chiesto oggi, alcuni tifosi degli Hornets hanno risposto così, accollando (al momento) principalmente le colpe a presidenza e GM che non avrebbero fornito adeguata assistenza a Clifford.
 
Clifford, come scrivevo prima riguardo alla critica fatta dal coach sulla tenacia, è turbato da ciò che percepisce è una mancanza di durezza.
Questo è difficile da quantificare, perché gli Hornets recuperano più rimbalzi rispetto agli avversari in media.
Con 35,7 rimbalzi catturati a partita Charlotte è in testa alla lega ma i soli 8,9 offensivi portano Charlotte a un totale di 44,7 che la fa scalare a un comunque onorevole sesto posto e lascia in ventesima posizione la squadra del North Carolina per quel che riguarda i punti realizzati su seconde possibilità.
Diversi però sono stati i rimbalzi offensivi lasciati agli avversari in fasi cruciali.
“Guardate i nostri ragazzi giocare”, ha detto Clifford.
“Facciamo un sacco di cose buone. Siamo intelligenti; siamo disinteressati, abbiamo un buon livello d’abilità ma (spesso) non siamo fisicamente degli intimidatori. Quello che le ho detto dal primo giorno è che, se non siamo disposti a giocare con fisicità, sarà difficile vincere costantemente. Così è stato.”
La buona reputazione difensiva di Charlotte sta svanendo, battere se stessi sarà la prima regola per il futuro.
“Il compito di un allenatore, tra gli altri, è quello di ottimizzare le caratteristiche della squadra e convincere i giocatori a fare le cose più utili sul parquet” ha detto Clifford.
“Non sto dando la colpa a loro; è il mio lavoro.
Tutti parlano di collegamento.
Dovrei essere bravo a trovare i collegamenti.”
Vediamo un po’ di situazioni critiche nel video dunque:

1) Batum su Caldwell-Pope lo segue sul parquet a tappe ma è un po’ morbido. Detroit è sotto di tre e pareggia con proprio una tripla; Leuer fa un blocco al limite al centro dell’area, Batum si attarda e Caldwell-Pope non sbaglia trascinando il match ai supplementari.
2) Detroit sale sull’irrimediabile +5 quando un blocco alto fa sì che Kaminsky esca su Ish Smith, il quale lasciato indietro Walker minaccia il canestro. Si avvicina anche MKG che erroneamente lascia M. Morris sul lato sinistro incustodito per un catch n’shoot pesante.
3) Vs Clippers: Lo screen roll tra Paul e DeAndre Jordan non si concretizza ma manda fuori giri la difesa di Charlotte; sull’attacco di Paul, Kemba rimane indietro, Wood va a chiuder la via a CP3, il quale però apre sul lato sinistro mentre Marvin aveva stretto al centro su Jordan lasciato incustodito da Wood. La tripla di Griffin, ancora una volta dal lato, vanificava allo scadere i 24 secondi difensivi di Charlotte.
4) A Miami arriva il taddoppio sul passatore, palla a Waiters che subendo la pressione di Kemba rischia di cadere, per gli arbitri non è fallo, Kemba commette la mezza ingenuità di arretrare, il resto lo fa il giocatore degli Heat, bravo a colpire da tre punti.
5) Contro i Pelicans, Anthony Davis partendo con una finta, dopo aver riconosciuto quella frazione di svantaggio di MKG, parte alla ricerca del canestro in uno contro uno. Un tiro in off-balance sullo scontro con un leggero MKG non lascia scampo a Charlotte che tuttavia troverà il pari andando all’OT.
6) Ancora contro i Pelicans insolita marcatura di MKG su Holiday mentre Marvin Williams va a chiudere eventuali scatti sull’esterno del play avversario. Sul lato debole un 3 Vs 3 che facilita l’inserimento di Davis al centro raggiunto da un passaggio di Jrue. Marvin è troppo largo, Batum ormai nel semicerchio non riescono a recuperar nell’impresa di un’impossibile stoppata e anche rivista, la posizione di Marvin trioppo laterale è purtroppo fondamentale per dare il via libera al fenomeno dei Pelicans.
7) Contro i Bulls troviamo Rondo impegnato al tiro, la palla non entra ma il rimbalzo è preso da Butler che lo ruba a MKG e M. Williams, il quiale dopo essersi accentrato per cercare il rimbalzo, lasciava, finendo dalla parte opposta, solo Mirotic che non si faceva pregare segnando il 96-105.
8) Un down scren di Young per George, il quale uscendo dalla destra riceve e si accentra inseguito da MKG, Kaminsky va in chiusura tenendo però una posizione intermedia cercando di coprire anche l’eventuale pallone che avrebbe potuto esser dato dall’ala piccola Pacers a Young vicino canestro. Walker va in chiusura in raddoppio su George ma il pallone spedito fuori da PG13 è buono per Teague che con spazio realizza una tripla.
 
La panchina, eccoci tornati al punto iniziale, un po’ glissato per parlar di difesa, per punti segnati è 14^ con 36 punti di media ma tira con il 43,0% il che porta i ragazzi di Clifford al 23° posto dopo i T.Wolves.
Charlotte è 25^ con un 32,4% realizzato da oltre l’arco da parte di componenti della panchina, con i Lakers davanti di 0,5 punti di percentuale.
Vediamo qui sotto in grafica i principali uomini di Clifford usciti dalla panchina nelle ultime 17 partite.

Qualche dato sulla panchina nelle ultime 17 partite, sia complessivo, sia sui singoli principali.

Con 81,4% (aiutata da Belinelli) è seconda nei tiri liberi, con 4,5 palloni persi sale al quarto posto in questa statistica.
Per quel che riguarda il confronto tra second unit, però la panchina di Charlotte non regge il confronto cedendo un punto agli avversari, risultando così in 19^ posizione.
La panchina è anche corta, Clifford usa regolarmente 9, massimo 10 giocatori dalla coesione non sempre ottimale (qualche volta usa una versione ibrida con Marvin Williams, Batum o MKG all’interno) se non in occasione di partite già largamente perse o vinte.
 
 
Classifica Giocatori
 
 20) R. McCallum: s.v.
 
A “rinforzare” il roster (settore PG), acquistato con un contratto da dieci giorni, non è mai sceso sul parquet, inutile, nella confusione del presidente delle operazioni di mercato viene rilasciato e al suo posto arriva Briante Weber.
 
19) M. Tobey: 4,75
 
Mike Tobey, il ventiduenne nativo di Monroe (New York) aveva giocato in prestagione mostrando qualche punta interessante nonostante si vedesse che la qualità non fosse a livelli eccelsi. Campione del mondo con gli USA nel 2013 nella selezione under 19, ha giocato quattro anni al college (2012-2016) per i Virginia Cavaliers.
Un po’ grezzo è stato ripreso dagli Hornets (due decadale, dopo nessuna presenza nel primo e due nel secondo) che l’hanno rispedito nella NBA Devolopment League alla franchigia gemella dei Greensboro Swarm averlo visto giocare due pessime partite. Usava il numero 10 perché è nato il 10/10 alle 10:00 di mattina, ma il voto è ben lontano da quella cifra, infatti, stiamo parlando ancora di giocatori ai margini della periferia NBA…
 
 18) A. Harrison: 5,25
 
Ormai acqua passata non essendo più nel roster da tempo. Rivedere le precedenti versioni de Il Punto” se interessati, ma non ne vale la pena.
 
 17) R. Hibbert: 5,78
 
Scommessa persa.
Il basso costo era dovuto a un vizio sulla “merce giocatore”.
Oggi si direbbe così reificando l’essere umano.
Oggetto o soggetto (fate voi come meglio vi aggrada) affetto da problemi fisici, girato a Milwaukee che in un batter di ciglia ha finito per spedirlo a Denver dove ha giocato 7 minuti in 4 partite realizzando 4 punti…
Anche lui un ex che sembra già preistoria.
 
 16) B. Roberts: 5,84
 
Le sue migliori prestazioni durante le ultime partite arrivano in simbiosi con tre vittorie.
Contro i Magic si esaltava non trovando controparti valide, altre due discrete prestazioni contro i Kings e i Pacers in casa, per il resto oscilla tra la sufficienza e l’insufficienza migliorando la sua media precedente ma rimanendo briciola per un affamato.
Si ritrova lanciato dietro a Walker a causa dell’infortunio di Sessions e gioca con costanza, anche se non sempre ha minuti ragguardevoli a disposizione, anche perché se i risultati sono questi, non può certo aspirare a ottenerne di più se mediamente i suoi +/- non sono proprio positivi…
Da Lin a Roberts due passi indietro.
Se ne accorge anche Clifford che nelle ultime gare lancia Weber al suo posto nella second unit.
 
 15) F. Kaminsky: 5,85
 
Rispetto ai giocatori marginali scorsi sin ora, due parole in più su “Moose” Frank Kaminsky mi sento di poterle spendere poiché era un sophemore, o meglio, lo sarà ancora sino al termine della stagione, in rampa di lancio.
Non stata assolutamente una buona stagione per lui sino a gara 51, poi gioca un febbraio a intermittenza con alti e bassi nel quale guadagna alcuni buoni voti ma soprattutto sostiene l’attacco in fatto di punti.
Sembrava così aver ritrovato mano e fiducia, ma sul più bello conferma l’annata no di Charlotte.
Agli Hornets non gira nulla quest’anno e l’uscita a Phoenix lo catapulta (out per infortunio) cinque partite più tardi (in sua assenza Charlotte ne vince tre non a caso), fuori forma contro la “sua” Chicago in un match all’ultima spiaggia, aiutando i Bulls a vincere fornendo una prestazione pessima in attacco.
Sembra aver perso la mano e se per Clifford e altri, Frank ha un buon tiro, le statistiche lo smentiscono.
Il progetto da stretch four o comunque da lungo in grado di colpire da oltre l’arco è stato un fallimento.
Questo sistema era una delle basi fondanti della stagione degli Hornets che avrebbero voluto dare continuità al loro project migliorando ancor di più le buone medie ottenute lo scorso anno nella statistica delle percentuali da tre punti.
Tira con il 31,3% da oltre l’arco contro il 33,7% dello scorso anno mentre dal campo è passato dal 41% al 40,1% attuale.
Da 21,1 a partita è passato a 25,9 nei minuti giocati. La fiducia accordata da Clifford è stata ripagata parzialmente per quel che riguarda il fattore punti, ben 4 in più dello scorso anno (da 7,5 a 11,5) ma se questo è abbastanza comprensibile giacché si è preso già 126 tiri in più dello scorso anno giocando venti partite in meno.
Se qualche tempo fa pareva spesso scoordinato o eccessivamente fiducioso di tiri presi con selvagge entrate o dopo spin, ora sembra più coordinato, in grado di poter realizzare con buoni movimenti tiri da tre punti, più consoni per un lungo. L’assurdo è il fattore difensivo nullo. I rimbalzi sono passati da 4,1 a 4,7 poco ancora per un lungo, troppo filiforme e poco tenace per opporsi ai massicci gioviani corpi del sistema planetario NBA. Probabilmente uno degli indiziati di Clifford a fine partita contro i Bulls.
Più che un’annata di conferma, una stagione da sconsacrazione.

Kaminsky è terzo nel team per numero di tiri presi dopo il duo di guardie Walker/Batum.

 14) Mil. Plumlee: 5,90
 
Philadelphia in gara 55 è la sua ultima apparizione.
L’altro anello della catena della sfortuna.
Cho lo prende a cifre impronosticabili per dare un protettore dell’anello a Clifford seppur di basso livello, ora gli Hornets avranno una zavorra da 12,5 a stagione per altri tre anni se non riusciranno a cederlo a qualche team più “disperato” del nostro. Gioca bene gara 51 (la sua prima apparizione con i Calabroni) a Salt Lake City prima d’entrare nelle 17 partite prese in considerazione.
Lo vediamo solo per altre 4 partite.
La seconda contro i Nets è discreta, poi tocca il fondo (nel mezzo due prestazioni sufficienti) contro i Clippers.
 
 13) R. Sessions: 5,95
 
Non gioca nemmeno una partita nelle ultime 17 fuori per infortunio, quindi fa testo lo scritto precedente.
Lo sostituisce Roberts ma giocando come, forse peggio di lui, ovvero fornendo prestazioni scadenti.
Un wormhole.
Io e molti altri tifosi già perplessi in estate avevamo visto più lungo di Cho, il quale dopo aver rifirmato Batum e Williams, ha cercato sul mercato qualcuno a cifre dimezzate rispetto a ciò richiesto da Lin per aver un buon play di riserva.
Il cavallo di ritorno però, dal mio punto di vista, ha avuto l’ingrato compito di trovarsi in una posizione che determinava un compito gravoso.
Non potendolo affrontare è finito nel turbine malsano della panchina degli Hornets, avendo tuttavia buona parte di responsabilità se pensiamo che prima del suo infortunio, in 50 partite, ha tirato dal campo con il 38% al posto del 47,3% della stagione precedente giocata con Washington.
E’ riuscito a migliorare leggermente, prendendo sempre come riferimento lo scorso anno, nel tiro da tre punti e dalla lunetta (dopo aver iniziato male questa stagione in entrambe le statistiche) mentre è sceso un pizzico negli assist ma a causa di qualche minuto in meno (16,2 contro i 20,3 precedenti) sul parquet.
Più che viaggiare in linea di continuità, accorcia attraverso la quarta dimensione proiettandosi in un futuro non troppo lontano che lo fa sembrare quasi un ex giocatore, ma dalla partita con Brooklyn a Indianapolis non ha né colpe né meriti essendo out per la riparazione del menisco laterale sinistro.
 
 12) B. Weber: 6
 
Due contratti da 10 giorni firmati.
Entra con i Suns per pochi istanti e segna due punti dalla lunetta nel profondo garbage time.
Entra per altri minuti (sei) segnando due punti contro i Magic nella larga vittoria casalinga e poi contro i Bulls all’Alveare a cavallo tra il terzo e ultimo periodo mette dentro due floater vincenti per cercare di dare una mano alla possibile rimonta degli Hornets.
Anche contro i Pacers si rende utile segnando qualche canestro e mettendo pressione sulla PG avversaria, spendendo qualche fallo di troppo che tuttavia non incide sul punteggio.
Per il poco visto, anche se il meno accreditato come cambio di Walker, il più utile tra lui e Roberts e in prospettiva anche di Sessions.

 
 11) J. O’Bryant: 6
 
Altro giocatore preso per coprire gli infortuni nel reparto lunghi, non avrebbe dovuto nemmeno giocare, infatti, per le tre prime partite fa compagnia a Clifford in panca, poi finisce in injury list. Insignificante 1:38 minuto d’esordio a Phoenix nel road tour (2 pt. 1/1), gioca in maniera sorprendente il 4 marzo a Denver, dove fa un good J.O.B. raggiungendo la doppia cifra (15 pt. con 7/9 dal campo), tuttavia torna nel limbo contro Indiana (1 punto con uno 0/4) e a Miami (0/1) terminando con infortunio la sua prova.
 
 10) T. Graham: 6,03
 
Raramente impegnato, scende in campo sei volte per un totale di 39 minuti e 3 secondi recuperando due sufficienze, uno “scarso” e un’insufficienza.
Un difensore abbastanza insistente, assiduo in alcune fasi sul pressing contro l’avversario di turno.
Quando tuttavia gli tocca marcare la stellina avversaria viene mortificato nonostante una difesa dignitosa.
Sette i tiri tentati dal campo, uno solo realizzato e un ½ dalla lunetta per tre punti totali.
Non è certo in cima alla lista dei giocatori che devono prendersi un certo numero di tiri, essenzialmente è un difensore che in assenza di MKG può svolgere, non direi assolvere, la sua stessa funzione. Inesistente in attacco.
 
 09) S. Hawes: 6,05
 
Altro giocatore ceduto.
Ai Bucks oggi, in attacco agli Hornets avrebbe fatto più comodo di Miles Plumlee, infortunato o sano.
A oggi Charlotte tira con il 38,3% in area, venticinquesimo posto, qualche suo floater tagliato avrebbe fatto comodo.
 
 08) J. Lamb: 6,05
 
Da Denver a Chicago sale nettamente di tono.
Con gli Hornets spalle al muro e un Belinelli che non rende più come prima, lui dalla panchina apporta punti.
Prima della trasferta nella città un miglio sopra il livello del mare, nelle ultime 17 non aveva giocato molto bene, se non contro Brooklyn gara 51.
Contro i Bulls parte titolare per l’assenza di Batum e finisce per realizzare 26 punti.
La difesa non è il suo pane ma si applica di più, anche se nell’ultima contro i Pacers nel secondo tempo è battuto sia da Robinson sia da George.
Tiene posizioni intermedie che non facilitano l’intervento, difficile dire se sia più sua la responsabilità o del sistema difensivo di Clifford.
Il problema è che partendo da titolare le rotazioni della panchina degli Hornets si mostrano ancor più miserevoli.
In queste ultime gare ha segnato 11 punti di media aumentando il suo score a 9,7 a partita contro gli 8,8 dello scorso anno, incrementando solo di 0,2 il minutaggio (giocando 18,8 al posto dei 18,6 rispetto alla passata Regular Season).
Il tallone d’Achille è il tiro da tre punti, quest’anno è sceso sotto il 30% con un 29,3% ma complessivamente dal campo sta comunque rispettando il 45,1% dello scorso anno, al momento, infatti, ha la stessa identica percentuale.
 
 07) M. Belinelli: 6,06
 
Marco era stato preso come realizzatore.
Dichiaratamente oltretutto da Jordan, che, tuttavia, l’ha visto superare i 20 pt. solo in un’occasione remota nel tempo a New Orleans il 19 novembre dello scorso anno.
In stagione 34 volte ha finito in doppia cifra tra i 10/19 punti e 28 tra gli 0 e 10.
Le sue percentuali attuali lo vedono tirare dal campo con il 42,3% come a San Antonio un paio d’anni fa, prima che l’anno scorso si perdesse negli spogliatoi dei Kings (aveva il 38,6%).
Nel tiro da tre punti è sceso a un più normale 35,8% dopo aver avuto nella prima parte della stagione percentuali da gran tiratore (il suo massimo in carriera da oltre l’arco lo raggiunse nei San Antonio Spurs nella stagione 2013/14 con il 43% ma anche ai New Orleans Hornets 2010/11 con un 41,4% non fece male.
Ha la sfortuna di esser preso in consegna speciale troppe volte, se sul campo Roberts, Kaminsky, Lamb e altri possibili marcatori da tre punti sparano a salve, lui si deve costruire il tiro uscendo da blocchi o passando dietro schermi.
Ultimamente sta rinunciando anche a una parte di questi tiri per non forzare, preferendo la soluzione del passaggio.
E’ una garanzia assoluta invece dalla lunetta poiché sta tirando con l’89,1%, miglior tiratore dalla linea se escludiamo Weber con il suo 2/2.
In totale porta nei forzieri degli Hornets 10,3 pt. a partita.
Non vincerà il premio di sesto uomo dell’anno ma gira sulla sufficienza, credo che tuttavia da lui si aspettassero complessivamente di più, un superamento dei suoi limiti, anche grazie all’esperienza.
Non contribuisce con molte rubate (0,6) o stoppate (0,1), anche a rimbalzo ha toccato i o più solo 6 volte.
Due gli assist smistati a gara.
Ha un -11 di plus minus totale, con lui in campo quindi Charlotte non perde più di tanto apparentemente (Il Beli divide la sua presenza sul parquet non solo con la panchina ma anche con i titolari) ma nelle ultime 17 ha toccato diversi picchi di prestazioni negativi in questa statistica (-24 il 2 marzo a Phoenix, -21 il 13 marzo contro Chicago, -20 l’8 marzo a Miami, e un più moderato -7 nell’ultima partita il 15 a Indiana).
Non sempre un caso.
 
 06) M. Williams: 6,08
 
Con queste diciassette partite Marvin si rimette quasi in linea con le statistiche dello scorso anno (assist, rubate sono identici rimbalzi (-0,1 da 6,4 a 6,3), turnover, falli commessi), rimane leggermente indietro nella casella stoppate (0,7 al posto di 1,0 a partita) ma soprattutto è il tiro che quest’anno non è a livello dello scorso, sia da due che da tre punti.
Segna 11,5 pt. a partita contro gli 11,7 dello scorso anno giocando 30 minuti anziché i 28,9 dello scorso anno tirando con il 42,4% al posto del 45,2 dell’annata precedente, in linea perfetta con le percentuali al tiro di due annate orsono.
Specialmente da oltre l’arco, diverse triple aperte mancate hanno finito per incidere su alcune partite.
La statistica è eloquente: 34,4% contro il 40,2% dell’annata precedente.
Dopo gara 52 contro Brooklyn, ben giocata, ha seguito la squadra alla deriva per la striscia di cinque sconfitte consecutive (nadir contro Philadelphia) tornando ad avere un voto positivo contro Sacramento.
Nelle ultime uscite è riuscito a fornire buone prestazioni o a contribuire con diversi rimbalzi raggiungendo il career high allo Spectrum Center contro Orlando, catturando 18 rimbalzi, bissando la cifra tre giorni più tardi contro i Bulls, anche se su quella prestazione, la sua pur generosa difesa e la protezione fornita a rimbalzo, ha finito per complicare le cose.
Se osserviamo gli ultimi 17 plus/minus, Marvin è risultato un termometro quasi fedele, quando è andato sotto la squadra ha quasi sempre perso e viceversa quando è salito sopra lo zero, i Calabroni hanno quasi sempre vinto.
Solo 3 volte su 17 le statistiche personali del caso non collimano con il risultato finale e purtroppo contro i Bulls e i Pelicans le sue doppie doppie non sono bastate.
Marvin è andato 8 volte in doppia doppia questa stagione.
Se le prime due volte ormai sono lontane (gara 1 a Milwaukeee e gara 8 contro Toronto) delle restanti sei, ben cinque sono comprese nelle ultime 17 partite.
 
Un -9 di plus/minus totale (durante tutta l’annata) per lui.
In una squadra di buon livello sarebbe un ottimo sesto uomo, in una squadra che deve lottare per i playoffs, con diversi team rafforzatisi in estate a Est nel settore lunghi (Horford a Boston, Howard ad Atlanta ma si pensi anche a Milwaukee che comanda ad esempio la statistica dei punti realizzati in area), arranca un po’ nonostante rimanga un giocatore professionale.
 
 05) C. Wood: 6,11
 
Un lungo forse un po’ confusionario, se fosse più considerato da Clifford potrebbe essere più utile al team, sebbene sembri un giocatore tatticamente indisciplinato in certe fasi e per Clifford di questi tempi, questa caratteristica negativa è criptonite. Sopperisce a queste pecche con energia e voglia che lo portano a compiere anche giocate utili.
I suoi 211 cm per quasi 100 kg possono tornare utili in difesa (+8 di plus/minus a Denver, +12 contro Orlando e +8 contro i Pelicans) ma in 8,3 a partita (11 volte ha toccato il parquet) i suoi numeri rimangono marginali.
2,8 punti, 0,5 stoppate, 2,4 rimbalzi di media a partita.
Tira con il 50% (10/20), abbassando con le triple per diletto (0/5) una percentuale che avrebbe potuto esser più alta.
Il coach però gli preferisce Kaminsky anche a mezzo servizio se c’è, scegliendo male.
Contro i Bulls sarebbe servito almeno a preservare di più la zona difensiva da canestri facili e rimbalzi offensivi, tuttavia guarda la partita dalla panchina.
 
 04) C. Zeller: 6,28
 
Su Cody ho già scritto poco tempo fa un pezzo.
Indubbia la sua importanza nel team.
Charlotte è prima negli screen assist con 13 e Cody ne sa qualcosa.
Come un pignone nella bici spesso riceve energia sotto forma di passaggi da Walker, Batum o altri assist man che attraverso questa catena irradiano l’energia di Zeller che fa girar la ruota della squadra segnando punti.
Pick and roll, canestri da sotto o entrate, The Big Handsome ottimizza senza rischiar troppo aumentando le percentuali dal campo oggi al 56,4% (l’anno scorso fu un 52,9% finale).
Cody inoltre è importante anche in difesa, grazie a qualche minuto in più sul parquet, ha aumentato leggermente le medie di stoppate e rimbalzi, l’anno scorso rispettivamente ferme a 0,9 e 6,2 contro i team opposti.
L’anno prossimo Zeller andrà più che a raddoppiare il suo stipendio, dai 5,3 attuali (circa) ai 12,5, il contratto è garantito poiché lo scorso 31 ottobre Cody firmò un quadriennale, ovviamente garantito, che scadrà nel 2020/21 che vedrà il nostro lungo percepire 15,4, non molti per la NBA odierna se si pensa che gli stipendi nei due prossimi anni si gonfieranno a dismisura, anche se ovviamente le cifre di cui stiamo parlando non sono “umane” nel senso più ampio del termine.
C’è da dire un bravo a lui per l’impegno, il quale onora questo “privilegio” concesso, anche se i 6,6 rimbalzi a partita e il 66,7 alla lunetta sono migliorabili.
La squadra nelle ultime 17 partite ne ha vinte 5 e perse 6, con lui in campo, senza, nelle altre 7 in cui è rimasto fuori, il team ha vinto 2 volte e perso 5.
 
 03) M. Kidd-Gilchrist: 6,33
 
Va sotto la sufficienza contro Philadelphia a Houston e a Los Angeles contro i Velieri, la raggiunge in diverse partite, contro Brooklyn e Sacramento ricorda un po’ quello di due anni orsono ma oggi è un giocatore discreto, non più “buonissimo” parlando di difesa, la sua arma primaria sul parquet.
Ha, prendendo come riferimento due anni fa (l’anno scorso giocò solo 7 partite, campione troppo piccolo), diminuito la percentuale al tiro e la media punti, ma questo è anche il frutto di un attacco concepito in maniera differente.
Oggi non solo cerca di arrivare sino al ferro ma tira più dal campo affidandosi e concedendosi tiri in sospensione, anche in momenti difficili, quando gli altri giocatori di Charlotte non riescono a smarcarsi o ad andar dentro arrivano i suoi tentativi che diverse volte son riusciti a stupire per precisione e difficoltà, sebbene a volte pare caricare spudoratamente dall’anca.
Non uno stile raffinato ma funzionale al suo equilibrio.
Stoppate e rubate sono in aumento (una a partita al posto delle 0,4 dello scorso anno in ambo le statistiche), i rimbalzi sono a livello (i 7,6 a partita di due anni fa sono quasi raggiunti con i 7,4 attuali) e ne fanno il miglior rimbalzista del team in una squadra che li recupera in maniera bilanciata.
E’ migliorato nei liberi dell’8,5% arrivando quest’anno al 77,5%. Ha già giocato più partite rispetto agli altri anni escludendo la stagione da rookie (2012/13) nella quale toccò le 78 in divisa Bobcats.
Con 67 attuali lo stakanovista MKG potrebbe superare il record personale della sua prima stagione in NBA.
La sua mancanza nella lista infortunati dall’altra parte è controbilanciata da una presenza meno potente atleticamente, forse per la stanchezza, forse perché dopo l’intervento alla spalla non è più integro al 100%.
Cercando di compensare con più esperienza, spesso, ha anche il compito ingrato di trovarsi faccia a faccia con il fenomeno di turno che magari lo costringe a inseguirlo dietro un blocco alto cercando di puntare direttamente a canestro o sfruttando magari un pick and roll, abusati ormai nel gioco moderno e importanti anche per la stessa Charlotte ma diverse volte non è riuscito a bloccare in azioni decisive la star di turno, penso a Carmelo Anthony o magari Anthony Davis per citare qualcosa di più recente.
L’efficacia difensiva è da valutare attentamente, aldilà dei numeri, l’attacco rimane quasi secondario rispetto a ciò che serve primariamente al team, ovvero un difensore arcigno e formidabile. La realtà è che in certi frangenti il suo fisico leggero non l’aiuti in situazioni di duello contro big che usano il corpo come arma per portare i loro attacchi spingendo o per “separazioni”.
 
 
 02) N. Batum: 6,40
 
Nicolas Batum ha recentemente avuto problemi d’emicrania. Fastidiose, forti e continue, esse hanno fatto sì che il francese saltasse la partita casalinga con i Bulls e quella successiva con i Pacers.
Dopo la tac, scongiurato il peggio, pare possa rientrare contro i Wizards nella domenica notte italiana.
Al centro di discussioni per la sua resa paragonata al suo lauto stipendio.
Il rapporto “qualità/prezzo” sostanzialmente, per scriverla con la pochezza della filosofia da supermarket.
Allora se il collante di Charlotte è stato utile proporzionalmente al salario iniziamo a vederlo con i numeri; da 14,9 punti dell’anno scorso è passato ai 15,4 di quest’anno, obbligato ad alzare la sua media punti poiché se Jefferson, Lin e anche Lee (tutti potenziali scorer) hanno abbandonato in estate la Buzz City, al francese è toccato fare anche da secondo violino.
Dal 42,6 dello scorso anno è sceso a un 40% dal campo mentre da oltre l’arco è rimasto costante con un 34,8% di media. Affidabile tiratore dalla lunetta passa dal già redditizio 84,9 % (il parametro di riferimento è sempre lo scorso anno) all’86,3% di quest’anno.
I rimbalzi sono saliti da 6,1 ai 6,7 mentre gli assist da 5,8 a 5,9 (miglior uomo assist del team), anche le rubate sono in aumento (da 0,9 a 1,1).
Ridotti invece i turnover (da 2,9 a 2,7, migliorando durante la stagione, troppi palloni persi per approssimazione o attenzione superficiale rispetto ai pericoli che lo circondano in campo.
Il tutto riducendo il minutaggio da 35,0 ai 34,8 della stagione in corso.
I numeri quindi gli darebbero ragione e anche la mia media voto lo issa al secondo posto vista la pochezza dimostrata dal roster di Charlotte quest’anno.
Uno dei principali capi d’imputazione del francese è la media al tiro.
Contro gli Heat ha mostrato di voler tornare ad attaccare il ferro e anche se Whiteside spesso l’ha fermato, Nic non si è fermato iniziando subito con una giocata da tre punti contro i Magic.
E’ importante che continui a puntarlo, dalle drive possono nascere assist per aprire le difese, semplici layup, runner o fade-away.
Le principali attività di Batum sono gli assist e i rimbalzi, nelle rubate, settore critico per Charlotte ha aumentato come già scritto, allora a parte le scelte di tiro, troppo speso affidate a triple, triple forzate usando schermi che magari portino il difensore nella trappola di sbatter sul suo corpo per guadagnar tre liberi, laddove è maestro, cos’altro manca al francese?
Non posso dire che la difesa sia malvagia ma sicuramente è più soft dello scorso anno, almeno, questa è la mia opinione, i falli commessi (1,6 a partita) sono gli stessi ma vedo meno trattenute e in generale mostra anche una certa lentezza in chiusura sulle rotazioni su tiratori che tentino di colpire dalle parti dell’arco.
Il plus/minus attuale è di +55, facilitato ovviamente giocando tra i titolari a fianco di Walker.
 
 01) Walker: 6,71
 
K. Walker giocatore a Est della settimana a cavallo tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo.
Sopra la media dei giocatori di Charlotte, un paio di livelli sopra.
Kemba era partito in sordina per quanto riguarda questo break di partite, stanco fisicamente di tirare la carretta.
Poi il break dell’All-Star Game al quale il capitano ha partecipato finendo terzo nella gara da tre punti e divertendosi nella partita delle stelle.
Il rientro è stato positivo, se non immediatamente sul campo per la squadra (sconfitta a Detroit), lo è stato a livello personale con 34 punti nella Motown, cifra bissata in un altro OT.
Da gara 59 a gara 64 è andato oltre i 25 punti, ben oltre la sua media, toccando i 34 punti contro i Clippers a Los Angeles e i 33 a Miami in due sconfitte che portano i numeri di Kemba alle stelle, ma dimostrano che da solo non può farcela, specialmente se è costretto a forzare.
Purtroppo quando Kemba gioca in trasferta molti compagni “l’abbandonano” e lui diviene l’unico giocatore capace di portare a casa punti in maniera costante.
Avrebbe raggiunto i 25 tranquillamente se contro i Magic in gara 65 non avesse giocato solo 24 minuti terminando con 23 punti… Nelle ultime gare tuttavia sembra un po’ aver anche lui raggiunto il livello d’entropia del team.
Le giocate di squadra faticose, a volte forse un po’ casuali per difese avversarie arcigne o lettura della situazione non ottimale, risultano anche anarchiche o semplicemente palesemente controproducenti per le caratteristiche di alcuni giocatori.
Alcune di quelle controproducenti sono replicate da Kemba, il quale cercando di portar punti, esagera con il tiro da tre punti (nonostante si sia costruito un buon tiro) o si accende a sprazzi costringendosi a rifinire, magari anche in solitaria, per la squadra. I punti sono a oggi 22,9 contro i 20,9 dello scorso anno, nonostante ciò Charlotte al momento (14 le partite ancora da disputare) è sotto il record vinte dello scorso anno di ben 19 partite.
Record quindi che non potrebbe esser raggiunto nemmeno se, utopisticamente, vincessimo tutte le rimanenti.
Commette 0,2 falli in più a partita, perde lo 0,1 in più di palloni, ha uno 0,2 in meno nelle stoppate (risibile statistica per lui con lo 0,3 attuale), cattura 0,3 rimbalzi in meno ma sono tutte stats di contorno o dalle differenze minime per un play che sta giocando un minuto in meno rispetto lo scorso anno.
Dove invece è peggiorato è nelle steal, grave problema degli Hornets, il suo 1,1 attuale contro l’1,6 dello scorso anno pota un differenziale di mezzo pallone a partita rubato in meno, mentre le note positive vengono dalle medie al tiro partendo dal 44,8% dal campo (42,7% lo scorso anno), proseguendo con il tiro da tre punti (40,0% contro il 37,1% precedente) e terminando con i liberi, statistica nella quale aveva già un buon 84,7% migliorato a 85% quest’anno.
Gli assist sono in aumento, anche nelle ultime uscite.
Dai 5,2 regalati ai compagni a partita oggi sale a 5,5, secondo miglior assist man.
+174 complessivo di plus/minus.

I voti ai singoli durante le ultime 17 sfide.

 

Riassunta la classifica dei singoli da inizio stagione.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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