New Charlotte Hornets uniforms with a mint flavor and Westbrook to the future?

La società, mentre segretamente disegna strade, dipinge alternative (Borrego naturalmente dice che vorrebbe un giocatore in grado di imparare rapidamente gli schemi) e diffonde machiavelliche strategie (nelle ultime ore si è diffuso un rumors secondo il quale la società vorrebbe portare Westbrook nella Queen City ma la cosa avrebbe un senso soltanto con la certezza di avere Wiseman o in alternativa Okongwu al Draft nel caso in cui non vi fosse più Edwards, che a mio avviso, se scendesse alla 3, sarebbe il miglior attuale prospetto disponibile che è ciò che la società ha dichiarato di volere) nella speranza di firmare il giocatore desiderato (tenendoci naturalmente) in trepidante attesa, ha presentato ieri, 11 novembre (single day) una delle nuove divise che sarà indossata per la prossima stagione.

Westbrook guardia che compie proprio oggi 32 anni, l’anno prossimo guadagnerà 41,3 milioni e non è in scadenza di contratto.

Lui, come altri compagni ai Rockets, non è contento della situazione e in più “soffre” la presenza di Harden, così con i Rockets in ricostruzione totale non è difficile ipotizzare che il mal di pancia lo porti lontano dal Texas.

Russell vorrebbe tornare a essere il leader della franchigia e a portare azioni offensive a ripetizione sentendosi libero di farlo.

Uno scorer a Charlotte servirebbe come il pane (penultimi lo scorso anno) ma per il sistema di gioco di Borrego e gli equilibri della squadra in termini di crescita di ragazzi giovani da far giocare responsabilizzandoli e maturandoli attraverso i possessi, difficile credere sia il profilo adatto.

Probabilmente, nonostante Charlotte sarà una delle squadre sul mercato a potersi permettere di spender di più, dal mio punto di vista sembrerebbe più un’azione diversiva (per problemi salariali, probabile sforamento del salary cap o tecnico tattici, sorvolando sui ventilati problemi di spogliatoio) o al massimo uno sforzo per mostrare ad altri team, prendendolo, che Charlotte è tornata davvero, certo… i tre anni di contratto se non dovesse funzionare potrebero pesare anche se un giocatore del genere avrebbe più mercato di un certo tizio francese ormai fossilizzato in North Carolina che dovrebbe fare un gesto nobile e liberare spazio salariale ma dato che quei soldi non li vedrà mai più, al 99,9% è chiaro sceglierà di rimaner con gli Hornets anche per il prossimo anno, l’ultimo finalmente.

Tutto è legato al Draft, se prendessimo uno scorer esterno probabilmente la voce cadrebbe rapidamente nel dimenticatoio, altrimenti per qualche giorno, salvo forti inserimenti di altri team su quella che pare ormai una ex stella di Houston (in ricostruzione), si potrebbe speculare ancora per qualche giorno.

Lasciamo da parte per qualche giorno le notizie di mercato e passiamo al concreto:

“L’uniforme City Edition è progettata per celebrare un aspetto dell’orgoglio locale e siamo lieti di rendere omaggio alla reputazione di Charlotte come faro di speranza che risale a più di due secoli” ha detto in una dichiarazione il presidente degli Hornets Fred Whitfield.

La City Edition Uniform è davvero singolare.

All’apparenza potrebbe sembrare quel turchese che ha sostituito il tradizionale teal negli ultimi anni, invece, il colore utilizzato è il (verde) menta.

Una scelta “ga tooru”, à la page, insomma, alla moda per un colore fresco che ha trovato negli ultimi anni più consenso nel pur futile mondo della moda.

Personalmente nel complesso, per quanto linearmente “semplice”, la divisa mi ha stupito ed è più interessante rispetto alle prime due presentate.

La luminescenza del colore e la sua chiarezza ben contrastano con l’abbinata di colori secondari oro e granito, un nero meno saturo che si sposa particolarmente bene con i colori circostanti per unire, bordare e decorare una divisa che con questi due colori passa in versione Deluxe.

Le strisce a intermittenza (increspate come il bordo di una moneta, come hanno scritto nell’originale versione in inglese) regalano un particolareggiamento innovativo nel dettaglio.

L’uniforme, secondo la società, si ispira a particolarità di Charlotte nella storia come il granito che sarebbe la roccia dello Stato mentre l’oro deriverebbe da un retaggio del 1800.

La (Carolina) Gold Rush, prima corsa all’oro negli Stati Uniti dopo il ritrovo di una pepita d’oro (1799) di 7,7 kg da parte di un ragazzo di 12 anni di nome Conrad Reed mentre giocava.

La pepita fu usata come fermaporte dal padre che non capendone il valore un giorno la vendette a un esperto del settore per un valore molto più basso di quello reale.

Il colore di fondo gioca sul fatto che mint in inglese voglia dire menta ma anche zecca, il che ricorda e celebra quando la N.C. venne dotata di un luogo per coniare l’oro che i locali trasportavano – con qualche rischio – in polvere per esser sciolto e coniato a Philadelphia.

Le autorità centrali concessero una zecca locale dopo alcune indagini che vedevano gli indigeni coniare per conto proprio e con probabile meno precisione, la moneta.

The U.S. Mint building depicted on a 1936 postcard, or the same year the structure became the Mint Museum of Art. It’s now known as the Mint Museum Randolph. (Foto from: Mint Museum)

La scritta che ha preso piede negli ultimi anni “Buzz City” compare ben visibile sul petto con grafica e font che rimangono quelli visti negli ultimi anni.

Il pantaloncino segue molto bene la canotta con il Calabrone secondario oro che a seconda della luce regala (sembrerebbe da foto) languide sfumature arancio.

La City Edition sostituirà la precedente nera della scorsa annata.
Progettata in collaborazione con il marchio Nike / Jordan e il Global Merchandising Group della NBA, il logo del Jordan Brand continua a campeggiare su tutte le maglie degli Hornets.
Questa variante di uniforme dovrebbe essere disponibile al dettaglio negli Stati Uniti (almeno) il tre dicembre.

Questo articolo è stato pubblicato in Inside The Hornets da igor . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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