Char-Lotta!

E’ iniziata la NBA, inizierà la NBA.
 
Concetto paradossale che intende la partenza di una piccola parte della NBA, dell’élite… Vedi le gare giocate tra Warriors e Rockets nella notte, con i Razzi capaci di sopravanzare nel finale di un solo punto i campioni in carica, con Tucker protagonista nel finale (tripla e due liberi per il sorpasso a 44 secondi dalla fine), la vittoria è sfuggita per un soffio ai Warriors che, grazie al tiro di Durant dalla sinistra, hanno fatto esplodere i propri tifosi, ma dal tiro precedente un po’ lungo di Curry da tre e alle deviazioni volanti che avevano liberato KD, il tempo quantificato è stato eccessivo, così il canestro annullato per un decimo o due, ha finito per contribuire al secondo colpo di scena della serata.

 
Il primo, in ordine cronologico, ammesso che lo sia, ha visto uscire vittoriosi per 102-99 i Cavaliers contro i Celtics, dati da molti come favoriti a Est, i quali ora dovranno però fare i conti con una perdita importante, non certo quella di una singola partita.
Per Gordon Hayward, infatti, dopo cinque minuti la stagione è già finita.
Hayward è dovuto uscire dal campo vittima di un terribile infortunio.
Durante un alley-oop, toccato dall’ex Crowder, atterrando, si è vista uscire dalla scarpa la sagoma bassa della tibia avvolta dalla calza, osso da una parte e piede dall’altra.
Un infortunio terribile (farò a meno di postare foto o video), probabilmente da assegnare in percentuale a quegli infortuni che questi giocatori, divenuti super atleti subiscono a causa dei carichi di lavoro, delle continue sollecitazioni dovute ai ripetuti movimenti e forse a una preparazione che oltreoceano è oltremodo esigente nel costruire “una macchina da guerra”…
Se ne parlava questa mattina tra amici, appassionati di basket e si conveniva su alcuni punti in una discussione che si snodava tra sostanze più o meno legali (dipende sempre dalle latitudini) che possono procurare o contribuire alla lunga a determinate patologie, a una costruzione fisica ai limiti con metodologie che pagano nell’immediato ma non nel tempo.
Anche il fatto stesso che l’Europa e il mondo siano entrate nella NBA, con buona pace di Larry Bird (il quale ai tempi asseriva che negli States avessero già abbastanza giocatori buoni senza dover ricorrere all’estero), probabilmente lo si deve al fatto d’avere giocatori più tecnici e specialisti rispetto agli atleti del continente scoperto da Colombo (sempre più costruiti, curati nel fisico ma in percentuale meno tecnici, ovviamente salvo le varie eccezioni, Curry, Harden, Irving e gli altri fuoriclasse).
Infortunio dolorosissimo e pesantissimo per l’ex Jazz, per il quale si parla di stagione finita, se non peggio, vi sarà da valutare bene da parte dei medici il danno complessivo.
 
Buona fortuna a Gordon e passiamo a “noi Calabroni”.
Quando scrivevo “inizierà” in cima all’articolo, è perché gli Hornets questa sera (01:00 AM orario italiano) andranno in scena a Detroit a battagliare contro una squadra che ha alcuni concetti non dissimili da quelli cliffordiani.
Difesa, rimbalzi, transizioni, in una NBA che vuole giocatori capaci di sviluppare potenziale offensivo a volte anche snaturando le caratteristiche dei singoli per cercare di renderli più completi (penso a molti giocatori “costretti” a cimentarsi da fuori), Detroit e Charlotte hanno puntato ancora sulla difesa e questo genera dubbi sulla forza dei due team che sono dati in lotta per l’accesso ai playoffs.
Una battaglia quasi medioevale nei concetti principalmente difensivi, possibilmente da non perdere, per affermare con decisione che, dopo un anno difficile, gli Hornets si ripresenteranno come squadra competitiva che si aggrapperà alla difesa e ai talenti offensivi di Kemba, Monk e Lamb in primis in questa lotta di 82 sfide.
Qualche preoccupazione per gli infortunati stasera; Batum ovviamente come saprete sarà fuori almeno per almeno un altro mese, Carter-Williams ha ancora problemi e non sarà della partita, così come MKG (motivi personali che ci faranno perdere una torre in uno scontro difensivo), mentre Stone, il terzo play, è in dubbio come Graham, il quale non dovesse esserci aggraverebbe la crisi degli swingman nelle posizioni SG/SF, tuttavia pronti in rampa di lancio potrebbero esserci Bacon e Monk, con il primo ad aver la possibilità di partir da titolare se Lamb non dovesse farcela.
 
In realtà Lamb è il più probabile tra i menzionati in infermeria e Monk e Bacon avranno sicuramente la possibilità di ritagliarsi spazi importanti nel match.
I Pistons hanno Galloway in dubbio, ma come per Lamb la sua presenza è probabile, più un Bullock sospeso per cinque partite.
 
La trasferta è insidiosa quindi, ma partire bene darebbe già un segnale prima della gara casalinga contro gli Hawks di Marco Belinelli, il quale su Sport Week di sabato scorso ha parlato a tutto campo di NBA dicendo che non ha mai pensato di rimanere in un posto per sempre anche se a Chicago e San Antonio sarebbe rimasto, che allenatori e giocatori lo stimano, continuando con altri pensieri…
Uno dei tanti è che Budenholzer (ex vice di Popovich a S.A.) lo considera un giocatore intelligente e quindi l’ha voluto.
 
Secondo il Beli la partenza di Millsap è stata un “brutto colpo”, mentre quella del nostro Howard non lo è stata per Atlanta, Dwight giocatore da lui mai considerato decisivo.
Non è stato ipocrita dicendo che in alcune sue scelte il peso economico ha fatto la sua parte, anche se mi chiedo (pour écrire) quando parla di “sicurezza economica”, cosa possa cambiargli il fatto di guadagnare magari quattro anziché sei milioni, stipendi che fa il cosiddetto “mercato”, qui nella versione meno impersonale e da slogan proposta da molti statisti/economisti/politici, ecc., ma ovviamente spropositati in rapporto alla media planetaria.
 
Infine, a margine, anche su Il Giorno di oggi, ecco spuntare un articolo sulla NBA che ricorda qualche recente vicissitudine, compresa la polemica Trump/giocatori, la quale si è estesa con il caso Curry/Trump in estate, sulla quale anche Michael Jordan non si è sottratto, riassumendo l’MJ pensiero…

L’articolo odierno de “Il Giorno” sulla NBA.

 
His Airness sosteneva che la nazione si fondi sulla libertà d’opinione e d’espressione, insomma, aggiungerei io, il diritto di parola è sempre un requisito fondamentale per dissentire, spiegare e cercare di migliorare sistemi non perfetti, cosa che a Trump, possessore di granitiche certezze, sembra non interessi troppo, con il rischio d’inimicarsi, oltre i paesi con i quali Obama aveva stretto accordi oggi rimangiati parzialmente almeno (Cuba, Iran, la crisi nord coreana/statunitense e altri paesi che subiranno economicamente il “First America”), anche l’intero mondo sportivo a stelle e strisce.

Secondo la versione cartacea della Gazzetta dello Sport  (Sport Week) a Est Boston e Cleveland partiranno in Pole Position con 5 stelle (il massimo in una scala da uno a cinque), Milwaukee e Toronto sono valutate a 4, a tre si fermano Detroit, Miami e Washington, quindi saremmo arrivati a già sette qualificate o favorite. l’ottava sarebbe da decidere tra quelle giudicate a due stelle; Charlotte, Indiana e Philadelphia. Le non menzionate vengono tutte date a una stella. A Ovest “La Gazza” dice: Golden State, Oklahoma City 5 stelle, Houston, San Antonio 4, Denver Nuggets, Los Angeles Clippers, Minnesota Timberwolves, New Orleans Pelicans, Portland Trail Blazers e Utah Jazz 3, Dallas Mavericks, Memphis Grizzlies e Los Angeles Lakers 2, Phoenix Suns e Sacramento Kings 1.

 
Secondo la Gazzetta dello Sport (versione online) così al via…
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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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