Draft, parte seconda…

Oggi, intorno alle 17:10 Kupchak ha presentato Miles Bridges e Devonte’ Graham alla stampa nell’ottica introduttiva post Draft.

 

 

Bridges e Graham con le loro nuove canotte.

 

 

Come avrete letto sul blog o in giro per la rete, Bridges arriva dall’accordo-scambio realizzato con i Velieri di Los Angeles che ha portato in California Shai-Gilgeous Alexander, scelto con la n° 11 dagli Hornets e l’ala piccola Miles Bridges (scelto alla n°12 dai Clippers) in North Carolina.

 

 

 

 

Molto contento del suo arrivo, un po’ perché nel ruolo di ala piccola serve qualcosa di meglio, ed è un combattente che ha esplosività e potenza, incarnando lo spirito che dovrebbe avere un giocatore.

Il tiro è discreto ma si vede che ha voglia di migliorarsi com’è giusto che sia.

Contento di essere a Charlotte, durante la fase finale della conferenza stampa ha ricordato che è la difesa a vincere le partite e questo è un concetto, espresso da un giovane, che mi piace molto.

 

 

 

 

Vi dovevo però la seconda parte del Draft, andata in onda a tarda notte e allora partiamo da Devonte’ Graham, il quale invece è un giocatore scelto al secondo giro ma arrivato ancora grazie a uno scambio.

 

 

 

 

Già, perché alla posizione n° 34 la scelta era appannaggio degli Hawks, i quali hanno ritenuto di poter cedere il giocatore in cambio di due scelte future al secondo giro, esattamente ai Draft 2019 e 2023.

Il secondo Graham del roster (dopo Treveon) è nato a Raleigh, quindi sempre in North Carolina e potrebbe attrarre le simpatie del pubblico locale, anche perché in conferenza stampa ha dato qualche sintomo di simpatia in un momento ufficiale un po’ ingessato dalla serietà di Kupchak.

Graham è un playmaker di 188 cm per 84 kg, college a Kansas (Jayhawks) che tra i suoi ricordi non cestistici “vanta”, in senso ironico, anche un arresto.

Tranquilli comunque, non è un criminale, nulla a che vedere con le pistole spuntate a Washington o giocatori con “clan” da mantenere.

Il ragazzo fu arrestato a bordo dell’auto di un ex compagno di squadra con la targa scaduta.

Lui, pur avendo visto la notifica, pensava la posizione fosse stata sanata, invece prese una ramanzina anche dalla società.

Un arresto da chierichetti comunque.

Tuttavia, incidente di percorso a parte, Graham è stato inserito nel 2018 tra i big 12 player of the year.

Dopo aver trascorso gran parte della sua carriera all’ombra dell’ex compagno di squadra Frank Mason, Graham è scoppiato durante la sua stagione da senior mentre portava Kansas nelle Final Four.
Sparatutto da tre punti ha il 40,9% a Kansas, inoltre usa per un terzo delle sue azioni i pick and roll che nella NBA moderna tornano molto utili.

 

 

 

Charlotte è stata molto attiva per quel che riguarda gli scambi cedendo i diritti su Hamidou Diallo a Oklahoma City.

Diallo era stato scelto alla posizione n° 45 da Charlotte figurando però come ennesima meteora per i colori teal & purple.

 

 

 

 

Alla posizione n° 55 invece Charlotte ha finito per scegliere Arnoldas Kulboka, swingman lituano nato a Marijampolė il 4 gennaio 1998.

 

 

 

 

Una conoscenza del campionato italiano perché l’ultimo anno lo ha passato in Sicilia tra le fila dell’Orlandina Basket (29 partite 241 punti) a Capo D’Orlando, in provincia di Messina anche se il suo cartellino era di proprietà dei tedeschi del Bamberg.

 

 

 

 

Che rimanga nel roster non è affatto scontato anche se il suo improvviso tiro da tre potrebbe far comodo in determinate situazioni.

Dovrà probabilmente mostrare le sue doti al camp se non alla Summer League.

Mentre le voci di trade sulle piste di Cleveland per Kemba si susseguono, a Charlotte, che ha già inserito 4 giocatori potenziali nel roster, rilasciandone uno (ahimè Howard) stanno alla finestra per capire che tipo di stagione sarà la prossima in base alle future mosse di mercato.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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