Il quarto stato

No, non stiamo ancora parlando di basket (cosa che spero di tornare  fare al più presto sperando questa vicenda si risolva), di geografia o di Pellizza da Volpedo e della sua più famosa opera realizzata ad inizio novecento.

Il quarto stato rappresentava una marcia di protesta di contadini, operai e ultimi della classe ritratta a cuneo in un cammino verso la luce, in America oggi il quarto stato sarebbe dipinto principalmente componendolo con protagonisti con la pelle scura, rappresentando  l’allegoria di chi si trova a manifestare per i propri diritti, indipendentemente dal luogo e dal tempo e denuncia una condizione di disparità di trattamento che può provocare anche situazioni estreme come quella accaduta con Keith Scott.

Quarta è anche numericamente la notte di protesta a Charlotte, una manifestazione pacifica fatta di cartelli e slogan, dissoltasi appena dopo mezzanotte quando è entrato in vigore il coprifuoco, quando  la Terra ruotando volge l’altra sua faccia al sole e in mancanza di onde elettromagnetiche e di luci artificiali, tutti sembrano dello stesso colore.

Oscura è anche una vicenda dai contorni sempre più foschi in termini di trasparenza, la sindaca di Charlotte, Jennifer Roberts e il capo della polizia continuano a negare il video che tutti vorrebbero vedere, non per piacere horror, ma per confermare o smentire la versione ufficiale di una polizia sempre meno credibile dopo che Rakeyia Scott, la moglie del defunto, ha  messo in circolazione un video registrato con il proprio telefonino e sta facendo il giro del mondo.

http://video.corriere.it/moglie-implora-non-sparate-non-armato-video-drammatico-dell-uccisione-keith-scott-parte-polizia-charlotte/f7670c10-81b1-11e6-bb54-ccc86a7805dc

Il video non è chiarissimo e non si vede cosa stesse facendo Scott nel momento in cui gli agenti decidono d’aprire il fuoco, ma si sente la moglie avvertire gli agenti che il marito ha una lesione cerebrale traumatica, prende le medicine e non rappresenti un pericolo per loro. Le parole della moglie come di vede rimarranno inascoltate.

Il New York Times aveva già accusato di “ostruzionismo” la sindaca democratica Jennifer Roberts dicendo che è “tristemente fuori dal mondo” su questioni di trasparenza, quindi è partito il gioco dei rimpalli di responsabilità, arte che evidentemente non è diffusa solo nel nostro paese.

La sindaca Jennifer Robets e il capo della polizia Kerry Putney.

La sindaca Jennifer Robets e il capo della polizia Kerry Putney.

The State Bureau of Investigation che sta investigando  deve decidere, ha detto Kerr Putney, uomo di colore a capo della polizia locale e sembra che non abbiano fretta aggiungerei io.

La polizia di Charlotte-Mecklenburg però resta custode del video e pare faccenda tra funzionari locali per quel che riguarda il rilascio del video.

E’ una questione di trasparenza e affidabilità, non solo per quel che riguarda la filosofia di “Black Lives Matter” (le vite dei neri contano), ma soprattutto di fiducia verso chi dovrebbe garantire la sicurezza in città. La gente prende non si fida più, specialmente quando si tratta di giustificare l’uso della forza  ai massimi livelli contro i neri in circostanze discutibili.

Più preoccupante ancora è che ora, dopo quattro giorni, salti fuori una pistola che avrebbe le impronte di Keith Scott, anche se nel video e in una foto che corre sui mass media non ve n’è traccia.

Una menzogna triste che nell’intenzione di chi l’ha esposta come tesi difensiva, ha l’evidente compito di giustificare quegli agenti.

Questo diminuisce ulteriormente la fiducia tra la gente e i tutori dell’ordine.

A poche settimane dalla preseason, Charlotte è alla ricerca della verità, quella che spero venga data al più presto senza ulteriori reticenze, in modo che si possa passare a una fase migliore di quella che è costata irreparabilmente la vita a Keith Scott e che il bianco e il nero siano non colori sostituiti dal teal & purple per tutti.
#charlotteprotest

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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