MercatHornets Ric(h)c(h)o….

L’apocalisse sul vecchio mondo degli Hornets potrebbe scatenarsi a breve.

La persistenza della memoria (o gli orologi molli) di S. Salvador Dalì.
Kemba si sovrappone stagliandosi sul suo dipinto.
Sarà giunta al termine l’era di Kemba a Charlotte?

Ne ho viste talmente tante in questi anni (anche peggiori per altri versi) che dovrei esserci abituato, ma quest’ultima news è arrivata come fulmine a ciel sereno e intacca la serietà di un’idea vincente per affidarsi a un rebuild fumoso.
E’ vero… gli Hornets sono 18-25, non un granché per come sarebbero dovute andar le cose, ma hanno affrontato già diversi top team.
Rimanendo a oggi… a Ovest le dieci partite contro le prime cinque della classe le abbiamo già affrontate… avremo dalla nostra uno tra i calendari più abbordabili della lega.
Invece, un ben informato, per non dire il guru del basket mercato NBA, al secolo Adrian Wojnarowski (Woj per gli amici), ha sganciato la bomba clamorosa in North Carolina mentre ero tranquillo e rilassato a giocare al campetto dopo tanto tempo…
Chissà se quel sole basso là presente ora sarà andato a illuminare Charlotte, minacciata dall’idea di trade di diversi giocatori o sarà l’apocalisse (il disvelamento) a oscurarlo.
Si parla di Batum (bene), M. Williams (ok), MKG (non benissimo), Howard (male), ma soprattutto Walker (malissimo).
Se malauguratamente la società dovesse decidere di ricostruire partendo da un progetto fatto da una scarna contropartita tecnica per Walker con molte prime scelte in cambio, sono sicuro che i fan di base in parte abdicherebbero nell’andare a veder le partite allo Spectrum Center.
Non perché siano aumentati i biglietti quest’anno, ma perché Kemba è l’unica reale e consistente attrattiva che hanno gli Hornets ed è stato un giocatore scelto da Charlotte quando si era ancora sotto l’insegna Bobcats.
Il Capitano oggi ha 27 anni e un contratto ancora da 12 milioni (basso per le follie NBA) per il prossimo anno.
Andare ad aprire prematuramente una finestra per la trade per il tuo miglior giocatore non è ricostruire, è pura pazzia dal mio punto di vista…

La news di ESPN riportata da Woj.

 

Il contratto per anno di Walker…

Anche il progetto multiyear non è decollato e i Calabroni hanno conservato un piccolo nucleo di giocatori che sono cresciuti in North Carolina a livello di basket professionistico.
Oggi, fermo restando l’ipotesi, assisteremmo al completo smantellamento/smembramento di un progetto che per la verità non è stato tra i più memorabili della NBA.
Pochi ritocchi, diversi sbagli nelle scelte di diversi giocatori (vedi il caso Lance Stephenson) e soprattutto non si capisce dove stia l’abilità di un manager disposto a scambiare il giocatore franchigia e la principale spalla (Howard) giunta da solo mezzo anno alla corte di coach Clifford.
Rich Cho, GM di Charlotte di lunga data (14/06/2011) andava lasciato a piedi la scorsa estate insieme a qualche giocatore non combattivo.
Mi dispiace scriverlo perché abitualmente questo non è il mio stile, ma la realtà, dal mio punto di vista è che oggi Cho sta per commettere un danno irreparabile svendendo con un “Fuori Tutto” qualsiasi pezzo richiesto dal mercato per giocatori futuribili?
Naturalmente questa è una soluzione se non caldeggiata, che molti preferirebbero… giunti su un binario morto occorre invertire la marcia e fare rotta indietro piuttosto che vivere in un eteerno limbo, ma per quanto pur comprensibile questa tesi, penso che la maggior parte dei fan di Charlotte di vecchia data non abbiano più la pazienza e la voglia d’aspettare altri 3/4 anni (almeno) per vedere un team che se la giochi al primo turno playoffs, ma sono soprattutto stufi di osservare all’opera una dirigenza incompetente che eliminerebbe le residue speranze di andare ai PO, oggi che abbiamo ancora quattro partite consecutive da giocare in casa, essendo reduci anche da due belle vittorie, a Detroit e su Washington, anche se la squadra è onestamente, inaffidabile.

Dalla pagina FB di Bring Back The Buzz si può notare come crollino le statistiche di rendimento dei giocatori senza Walker sul parquet, mentre migliorino tutti in sua presenza…

Walker è 18° nella NBA (alla pari con J. Butler) nei punti segnati (21,7), primo in squadra per assist con 5,7 e per rubate (1,1). Facile capire che una squadra senza Kemba e una contropartita inadeguata, non vincerebbe molte partite da qui a fine anno.
I contratti di Batum e Williams, spropositati in relazione al rendimento (specialmente quello del francese), uniti ai 47 milioni in due anni per Howard, hanno intasato il salary cap e ora, in ottica futura, quando Kemba andrà a batter cassa, si preferirebbe in società, disfarsi di un giocatore nato nel Bronx ma di casa a Charlotte (al settimo anno) che aumenterà il monte salari complessivo…
Tutto è in divenire ma i rumors riportati da Woj sono sempre preoccupanti, anche quando le trade (raramente) saltano. Forse non dovrei usare toni così drammatici, ma nella NBA business, questo potrebbe anche essere un colpo di grazia per Charlotte se non dovesse attuare incassi.
Le franchige rischiano di saltare per accordi legati ad arene (Sacramento) e ai motivi più disparati (Seattle, fondi richiesti non elargiti dallo Stato di Washington, imprenditore di altro stato), capitò anche agli Hornets (puritana America) per lo scandalo sessuale che coinvolse Shinn, andò avanti con la scusa della costruzione di un nuovo palazzetto (pur avendo il più bello e capiente solamente per il basket, oggi demolito) e terminò con la rilocazione in quel di New Orleans nell’autunno 2002.
Personalmente credo che il terzetto Jordan, Whitfield e Cho non stiano facendo molto meglio della coppia George Shinn e Ray Wooldridge (co-owner dell’epoca) che mise in scena la pantomima.
Per ora sono tutte ipotesi, rumors, scenari preoccupanti, non resta che rimanere alla finestra e andare a osservare gli imperscrutabili accadimenti futuri…
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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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