Monk & Bacon

E’ andata in scena nella notte a Brooklyn la classica nottata (in Italia) NBA dedicata al Draft.

Siamo molto lontani dalle atmosfere natalizie, Babbo Natale e il giocato NBA sono in ferie, ma per molti team che aspettavano con ansia alte scelte, era un po’ come farsi svegliare da bambini e scartare il regalo di Natale con quell’entusiasmo di poter iniziare a giocare con qualcosa di nuovo che diverta e dia buone prospettive per il futuro, quest’ultima considerazione ovviamente nel caso NBA.

I “regali”, almeno quelli considerati migliori sono stati scartati all’inizio senza troppe sorprese, dunque Markelle Fultz è finito a Philadelphia in un team pieno di giovani promesse, i Lakers sono andati su Lonzo Ball e Boston (la quale aveva scambiato la scelta con i 76ers) ha pescato Jayson Tatum.

Scendendo, dopo Phoenix, Sacramento e Orlando, troviamo alla posizione numero 7 Laurl Markkanen, PF da Arizona che in primavera era stato uno dei primissimi nomi associati agli Hornets.

In realtà il ragazzo è stato preso dai Timberwolves e girato ai Bulls nell’affare che ha portato la stella di Chicago Butler a Minneapolis.

Altri rumors recenti vedevano a Charlotte (che avrebbe scelto alla 11) Luke Kennard o Donovan Mitchell, entrambi rimasti liberi, ma, Rich Cho ha preferito Malik Monk, guardia tiratrice, 191 cm per 91 kg proveniente da Kentucky.

 

Monk mostra anche doti atletiche…

Monk, Fultz e Butler, la notte del Draft riassunta sinteticamente.

 

Il ragazzo nato a Houston il 4 febbraio del 1998 avrebbe potuto essere scelto anche diverse posizioni prima, quindi sostanzialmente a mio parere si tratta di un buon colpo per gli Hornets che scelgono un giocatore interessante in un ruolo che si è andato scoprendo (vedi anche la perdita di Marco) per poi veder successivamente pescare da Detroit (alla 12) e Denver (alla 13), rispettivamente Kennard e Mitchell.

Tornando a Monk, da segnalare che il 17 dicembre dello scorso anno segnò con Kentucky 47 punti in una vittoria contro l’Università del North Carolina.

Un paio di settimane più tardi ne realizzò 34 con un 5/7 da tre punti in una vittoria 99–76 contro Ole Miss.

Il 31 gennaio 2017, ancora, ne fece 37 contro i Georgia Bulldogs. Un buon tiratore quindi con doti atletiche che pare impressionare se si mette in ritmo riuscendo a ritagliarsi spazi per il tiro impensabili.

 

 

 

 

Se Kennard avrebbe potuto arrivare da Duke, anche l’altro prescelto da Charlotte al secondo giro perveniva dalla stessa Università, trattasi di Frank (Willis) Jackson (PG di 191 cm), giocatore che tuttavia gli Hornets hanno scambiato con i New Orleans Pelicans ricevendo in cambio dalla squadra di Tom Benson l’ala piccola/guardia tiratrice (201 cm per 100 kg circa) Dwayne Bacon. Operazione strana se si considera che nello scambio per Howard gli Hornets hanno guadagnato dieci posizioni nella scelta, così facendo, giacché i Pels avrebbero scelto alla 40, sembrerebbero andate in fumo nove posizioni, ma, probabilmente, pensando di non avere crack a quelle latitudini Cho ha optato per uno scambio che porterà nelle casse degli Hornets anche del denaro, inserito dalla squadra della Louisiana nello scambio. Bacon ha quasi ventidue anni essendo nato il 30 agosto del 1995 a Lakeland in Florida. Due anni a Florida State nominato nell’All-ACC second team, ora passerà l’estate con gli Hornets cercando d’entrare nel roster definitivo per la nuova regular season.

 

Dwayne Bacon.

 

 

Riassumendo un po’ le posizioni che c’interessavano, graficamente…

 

 

Personalmente credo Cho ora debba sondare il “mercato” per portare altri pezzi utili a comporre il futuro gioco di Clifford.

Ho notato che non tutti i fan Hornets hanno apprezzato l’arrivo di Howard per differenti motivi; dal giocatore che vuol esser al centro dell’attenzione piuttosto che considerarlo ormai agli sgoccioli, stella cadente dalla notte di San Lorenzo o ancora giustamente criticarlo a livello tecnico dove non è un fenomeno, nemmeno nel tiro libero… Tuttavia a mio parere, anche se Clifford ha dichiarato che non sa chi fra Zeller e Howard partirà titolare il prossimo anno (Zeller considerato parte integrante degli Hornets da Clifford), Dwight è un’acquisizione importante a livello tattico.

In primis perché ha un gran fisico e sotto canestro ora abbiamo un intimidatore e un protettore dell’anello, due fattori pesantemente assenti lo scorso anno. In secundis in fase offensiva giochi dentro/fuori per lui o con lui potrebbero aprire spazi dando tempi agli esterni meno pressati dello scorso anno…

E’ vero che Kemba potrebbe non essere il play alla Paul adattissimo per servire palloni che hanno solo bisogno d’esser spinti dentro ma trovo comunque questa combinazione play/centro molto interessante. Zeller è ottimo negli inserimenti a fari spenti ma per giocare titolare in PF dovrebbe avere un po’ di “tiro” in più… inoltre nella trade ci si è liberati di Plumlee che aveva un contratto eccessivo, l’unico rammarico è aver perso Marco, il quale aveva disputato una buona prima parte della stagione ma dopo l’infortunio del 23 dicembre 2016 occorrso contro i Bulls era calato vistosamene insieme alla squadra tutta ad eccezione di Kemba.

Dal mio punto di vista ora tutto ruota per quanto riguarda i titolari intorno a due posizioni nevralgiche, la SG e la PF… dovesse rimanere Batum dal mio punto di vista andrebbe spostato in PF dove tuttavia c’è già MKG e uno è essenzialmente di troppo come titolare… sul mercato guarderei a una SG con punti nelle mani e a una PF che possa essere più agile di Howard e si complementi con il suo gioco. In panchina servirebbe il sostituto di Kemba… Dovesse veramente partire Rubio da Minneapolis vi farei un pensierino… Direi che l’estate per i tifosi Hornets è iniziata in maniera promettente, letterina a Babbo Natale o stella cadente della notte di San Lorenzo, vista la buona partenza si può ancora fantasticare esprimendo nel desiderio l’arrivo di qualcosa mancante…

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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