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L'ultimo arrivo Roy Hibbert e le cifre non proprio esaltanti dell'ultima stagione nella L.A. gialloviola.

L’ultimo arrivo Roy Hibbert e le cifre non proprio esaltanti dell’ultima stagione nella L.A. gialloviola.

Tutte le squadre si stanno muovendo alacremente sul mercato.

C’è molto fervore e fermento in queste calde giornate estive nelle quali si decidono le forze in gioco la prossima stagione, anche più del previsto e se Kevin Durant è finito ai Warriors (poster già rimosso fuori dalla Chesapeake Arena) a rinforzare (se la chimica funzionasse) una squadra già fortissima, in casa Hornets non si è puntato a nulla di clamoroso a livello mediatico.

Dwight Howard le cui voci a più riprese sono ora solo sirene lontane, è finito agli Hawks, diretta concorrente, Al Horford è stato strapagato da Boston, Ibaka è finito a Orlando, Rondo ai Bulls, Pau Gasol ai San Antonio Spurs, Rose ai Knicks, Gordon e R. Anderson da NOLA ai Rockets e altre numerosissime trattative sembrano essere andate in porto come da accordi tra le parti in questi giorni.

Cho aveva dichiarato che la priorità sarebbe stata trattenere Batum, questo è stato fatto ed è stato riconfermato anche Marvin Williams che con 54,5 milioni per 4 anni (circa 13,6 a stagione di media che sembrano tanti ma con i tetti salariali e la luxury tax in rialzo sono cifra discreta/sufficiente), i due al momento dovrebbero partire titolari insieme a Kemba Walker e a Michael Kidd-Gilchrist (questi ultimi due già sotto contratto).

Dopo la partenza di Al Jefferson (era al suo ultimo anno di contratto e anche se in fase offensiva come movimenti e gioco in post è fantastico, preoccupavano le sue continue mancanze a causa delle condizioni delle ginocchia) in direzione Indianapolis, ecco arrivare dalla giornata di ieri un’altra scommessa di Cho; Roy Hibbert, ex centro perso a Los Angeles, sponda Lakers, che l’anno scorso è parso a tutti l’ombra di se stesso.

Gli Hornets l’hanno firmato per un anno a 5 milioni, il che se dovesse funzionare ne fa un affare e se non dovesse funzionare si volterà pagina senza essere appesantiti da contratti garantiti onerosi.

Sino a due anni fa ai Pacers era stato un ottimo difensore, chissà che Clifford con il suo gioco difensivo lo rivitalizzi e Ewing gli insegni qualcosina anche per l’attacco.

L’incognita rimane, i dubbi sono tanti ma evidentemente i Calabroni puntano su di lui per proteggere l’anello sperando di ritrovare il vero Roy.

L’anima del team l’anno scorso fu la panchina e se Lin è volato per altri lidi, esattamente è tornato a New York sponda Brooklyn cercando molto più denaro rispetto al contratto che avrebbero potuto offrirgli gli Hornets (i Nets gli hanno offerto 36 milioni in tre anni con 12 di media…), ecco arrivare da Washington, Ramon Sessions per 2 anni a 12,5 milioni. Una cifra che ha fatto risparmiare Charlotte rispetto a un rinnovo di Lin ma che lascia anche qui diversi punti interrogativi in fatto di qualità, inoltre Sessions (30) ha due anni in più di Lin (28) ma a Charlotte conosce già l’ambiente.

Se Courtney Lee ha firmato per New York a oltre 10 milioni a stagione (era scontata la sua partenza anche se mi dispiace lasciarlo andare era un buon difensore e gregario), ecco arrivare dallo scambio per la posizione numero 22 al Draft 2016 il nostro Marco Belinelli (sta giocando in questi giorni con la nazionale italiana con una maschera protettiva per il viso dopo un duro colpo preso nella gara contro il Canada che ha fatto registrare una frattura non grave per fortuna e un occhio tumefatto), il quale potrà giocare come guardia tiratrice nei momenti di bisogno o allungarsi anche in SF all’occorrenza.

Tra gli altri Hawes è sul piede di partenza ma ancora in roster, mentre Charlotte vorrebbe trattenere Daniels.

Se Sessions (un ritorno) e il Beli hanno esperienza da vendere per la panchina, i dubbi rimangono sull’attacco meno “sparky”, ovvero meno scintillante (che accende e innesca una reazione immediata, brillante e potente), l’anno scorso talvolta la panchina riusciva con azioni veloci, di transizione, d’agilità a cambiare le sorti di partite segnate (vedi Spurs in casa), dal mio punto di vista Sessions e Belinelli non potranno avere lo stesso impatto di Lin e Lee sul gioco, quindi da questo punto di vista secondo me abbiamo assistito a un regresso, d’altra parte Sessions non si discosta molto dalle stats di Lin dello scorso anno (ma spesso inferiori) e Belinelli potrebbe aggiungere tiro da tre e qualche giocata particolare.

Sostanzialmente per ora sono stati sostituiti centro titolare, e le guardie di riserva, in linea di massima l’idea del nucleo è quella, tutto dovrà girare alla perfezione se dovessimo rimanere così, la squadra dovrà essere operaia, lottare e superarsi per vincere le partite, non sarà semplice, ma se Kemba divenisse definitivamente un affidabile go tu guy, potremmo ancora lottare per i playoffs, anche se diverse concorrenti a Est si sono rinforzate, mentre a Charlotte il processo di miglioramento non è così certo… inutile dire che nell’anno dell’All-Star Game mi sarei aspettato finalmente un top player alla corte di MJ, il quale è stato in Italia a trascorrere delle vacanze sulla costiera amalfitana scorrazzando con la moto d’acqua e poi pare si sia trasferito in Sardegna.

A noi piacerebbe che tra le onde e i flutti del mercato NBA saltasse fuori un pesce grosso da qui alla fine del mercato per soffrire di meno, ma la politica della franchigia sembra improntata ancora sul risparmio e “troppo” oculata, il che ne fa un bene da una parte ma dall’altra immagino che sul campo ci costringerà a superarci per riconfermarci puntando sulla chimica e il gioco di squadra anche senza top player.

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Informazioni su igor

La mia Hornetsmania comincia nel 1994, quando sui campi della NBA esisteva la squadra più strana e simpatica della Lega, capace di andare a vincere anche su campi ritenuti impossibili. Il simbolo, il piccolo "Muggsy" Bogues, il giocatore più minuscolo di sempre nella NBA (che è anche quello con più "cuore"), la potenza di Grandmama, alias Larry Johnson, le facce di Alonzo Mourning e l'armonia presente nella balistica di Dell Curry, sono gli ingredienti che determinano la mia immutabile scelta.

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