Game 49 – Charlotte Hornets @ Boston Celtics 86-116

Intro

Hai sentito la notizia?

La festa è finita (1982)

Hai sentito la notizia?

Sto rispondendo di nuovo

Beh, è ​​diventato troppo dopo l’incidente

Non potrebbe sentirsi peggio

Mi voltai e lo vidi cadere a terra

Un po ‘prima, era un gioco

Immagino la barriera

Dev’essere caduto

Non mi piace leggere le notizie

Sai qualcosa che sto passando

Non mi piace leggere le notizie

Sai qualcosa che sto passando

Hai visto la mia fotografia

Era a pagina dieci

L’ho giurato a tutti

Non è colpa mia

Mi voltai e lo vidi cadere a terra

Un po ‘prima era un gioco

Sono così usa e getta

Puoi buttarmi via

Non mi piace leggere le notizie

Sai qualcosa che sto passando

Che stupido sono stato

Non sono arrivato in tempo

‘Cosa sta succedendo?’

È così difficile dormire la notte

È così difficile dormire la notte

È così difficile dormire la notte

Per dormire la notte

La traduzione della canzone Have you Heard the news?

Dall’album The Party’s Over del 1982, mentre l’Italia pallonara era in festa per la vittoria in Spagna, arrivano toni cupi.

La contraddizione che rappresenta il testo e che vive in maniera differente dentro il tifoso di Charlotte oggi è evidente.

Una squadra con il quarto record a Est da difendere sarà priva per diverse settimane di alcun suoi migliori elementi.

Superficialmente il testo sembrerebbe raccontare la storia dell’infortunio di Hayward vista dagli occhi di un fan.

Quale sia l’origine del testo non sono ancora riuscito a scoprirla, qualcuno saprà certamente molte cose più di me sull’argomento ma un’ipotesi suggestiva non mi stupirebbe di certo se Hollis (il cantante) fosse andato alla ricerca della storia di un altro cantante antecedente e contemporaneo a lui: Johnny Cash.

Quando Johnny aveva 12 anni pregò suo fratello Jack (14 anni) di andare a pescare.

Jack rifiutò perché aveva un lavoro nel quale tagliava querce con una sega da tavolo.

Dopo un po’ di tempo – quel giorno – annoiato, si diresse verso casa.

Suo padre lo incontrò per strada in preda al panico: c’era stato un incidente e Jack era gravemente ferito.

Il fratello, trascinato verso la sega era stato gravemente ferito dalle costole all’inguine e dopo due settimane purtroppo il suo corpo cedette, non prima di aver rivelato alla famiglia d’aver visto gli angeli.

Il padre, affranto dal dolore, accusò Johhny e gli disse che era morto il figlio sbagliato.

Il carattere di Johnny divenne più introverso e silenzioso sino ad avere problemi da adulto anche perché probabilmente si sentiva in colpa per non esser rimasto lì e per le dure quanto ossimoricamente incomprensibili comprensibili parole del padre.

“Dopo la morte di Jack, mi sentivo come se fossi morto anch’io”, ricorda Cash, aggiungendo: “Non avevo altri amici”.

“La domanda più importante nella … mia vita”, scrisse Cash, “è stata ‘Qual è la via di Jack? Quale direzione avrebbe preso?'”

Jack si materializzava anche nei sogni di Johnny ogni tanto, in genere quando il suo senso di colpa gli suggeriva che una determinata cosa non sarebbe dovuta essere stata fatta o sarebbe da realizzare.

Cash ha scritto anche: “Non c’è modo di ingannare Jack”.

Forse Hollis si riferisce ad altro ma ricordando la storia di Cash possiamo notare come i panorami mutino velocemente e talvolta in maniera drastica e beffarda.

Purtroppo il fratello di Johnny non ha avuto la possibilità di uscire indenne dal terribile incidente, gli Hornets, è solo un gioco, ce l’hanno anche se in qualche maniera sono stati feriti.

Alla vigilia della partita abbiamo ancora 24 tappe prima di sapere se avremo l’extra premio post stagionale, proviamoci ragazzi…

Analisi

In una serata storta per Charlotte, i Celtics portano a casa la partita in breve tempo.

Il volgere degli eventi muta a inizio secondo quarto quando, sul 26-25, Borrego si affida alla panchina per resistere ma essa viene travolta senza appello.

Se poi P.J. – in campo con essa – evidenziando la sua serata negativa, andava a commetter fallo in close-out su Fournier producendo un gioco da 4 punti usato dalla squadra di Kemba per salire sul +11 (30-41), non c’era storia…

I Celtics hanno tirato meglio specialmente da tre risolvendo una partita con un attacco capace di far girar palla meglio di quello di Charlotte.

Le individualità unite al gioco di squadra hanno fatto la differenza come l’imprevedibilità mal usata di Charlotte che ha contribuito a produrre 17 TO contro i soli 6 dei Celtics.

Troppa la differenza….

Gli Hornets dopo un buon avvio hanno perso il ritmo affidandosi a soluzioni personali a basso impatto con tiri presi singolarmente e ben contrastati.

Queste le statistiche di squadra:

Per i Celtics 22 i punti di Tatum, 17 a testa per Jaylen Brown e Fournier, 16 per Robert Williams III e chiudendo con gli uomini in doppia cifra ecco la coppia di guardie Smart/Walker con 12 pt. ciascuno.

Kemba è partito lentamente al tiro ma poi ha carburato.

Attacco più equilibrato quello dei Celtics con solo tre Hornets in doppia cifra (Rozier 22 pt., Graham 11 e Bridges 10) e 86 punti totali, davvero pochi.

Sapevamo ci sarebbero stati problemi, occorre ricompattarsi e trovare la vitoria a OKC che non sono esattamente la stesa cosa della buona Boston osservata stasera.

La partita

I quintetti:

Il coach dei Celtics Stevens schierava inizialmente la squadra con: Walker, Smart, J. Brown, Tatum e Williams III.

1° quarto:

La partita per i Celtics iniziava in maniera aggressiva sin dal salto a due ma sulle due occasioni avvenute sullo stesso possesso Smart e Walker non trovavano l’armonia giusta per le loro triple così da sinistra finiva per colpire Rozier in catch n’shoot 3.

Brown pareggiava (sempre dalla sinistra con una tripla) quindi su un consegnato di Biz a Bridges vedevamo proseguire la nostra ala sull’arco fino alla top of the key da dove sparava convincentemente una tripla vincente.

Williams accorciava con due punti da sotto ma Rozier dalla diagonale sinistra scoccava un’altra freccia diretta al bersaglio per il 9-5.

Ancora Williams sulla transizione non trovava avversari che lo impensierissero impedendogli la dunk ma Charlotte replicava con la jam di Miles pescato in mismatch con Walker e Graham con due jumper allungava il divario sul +9 (16-7).

Dopo aver segnato due punti per parte la partita tornava nel vivo con l’avvicinamento di Boston che ringraziava Brown e le sue due triple (18-15) ma a 4:23 il time-out chiesto da Charlotte funzionava per Rozier che saltava alto all’altezza della FT line per infilare il 20-15 (decimo punto personale).

Ancora Brown dava la spinta ai suoi passando Bridges e appoggiando il -3 che precedeva il pari realizzato da Fournier con tiro da oltre l’arco con il maltrattato Bridges in inutile close-out.

Un bel passaggio schiacciato di Zeller per Bridges si chiudeva con il fallo di Kornet, fortunato a resistere alla schiacciata di Miles.

I due liberi ci riportavano avanti ma Fournier da fuori mandava per la prima volta avanti i verdi in serata (22-23).

Cody Martin effettuava il controsorpasso sbattendo su Kornet sotto canestro riuscendo però a inarcarsi per far passare il piccolo arcobaleno sul lungo.

L’alzatina di Konet e il rimbalzo offensivo più schiacciata di Zeller (Wanamaker miss 3) chiudevano il punteggio sul 26-25 nel primo quarto.

Rozier finirà con 22 punti ma non basteranno a Charlotte per colmare l’enorme divario. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Iniziava male solo a guardare il parquet il secondo periodo con McDaniels sul parquet.

Langford poi si permetteva il lusso di segnare da tre e murare lateralmente il tentativo di schiacciata di Miles e nonostante Tatum fosse stoppato da un P.J. che si arrangiava un po’ di mestiere, lo spin di Fournier su McDaniels lasciava il lungo nel suo cilindro impossibilitato a fermare il tiro del francese per il 26-30.

Wanamaker usava il fisico per l’alzata in area quindi Tatum con un lungo due ripristinava un +4 destinato a divenire +6 con il canestro di Pritchard che mandava in time-out Borrego il quale tentava di stoppare il ritmo avversario ma non aveva ancora visto il peggio.

Su un’entrata di Fournier, sotto la spinta del francese Rozier in caduta riusciva a toccar la sfera mandandola lontana prima dell’alzata ma la sfera rimasta alla squadra di Stevens finiva per essere girata ancora all’ex Magic che segnava una tripla mentre era anche toccato dal goffo close-out di P.J. Washington.

Gioco da 4 punti, Leprechaun sul +11 (30-41), out P.J. al terzo fallo, dentro il dannoso Caleb Martin.

Da una drive con ottimo scarico di Walker arrivava l’open 3 di Brown che spediva sul -14 gli imenotteri, punti recuperati, gli ultimi, per una volta bene da McDaniels che in transizione, ben imbeccato da Rozier, appoggiava un two and one a 5:27.

Il divario si riduceva a 3:19 con un pullup di Graham e un canestro in transizione di Caleb Martin su altra offerta del n° 3 di Charlotte (39-47 a 2:46).

A raffreddare la rimonta degli Hornets arrivava l’alley-oop dinamico di Williams III che servito da Smart andava a esaltarsi ma Charlotte in bonus potrebbe almeno resistere, invece, per ben tre volte Biz (bene a rimbalzo) in lunetta andava solo con un 2/6 che portava lontani i Calabroni anche perché Walker sbeffeggiava due volte Caleb Martin trovando i primi punti della sua partita e sulla sirena Smart infilava la tripla dalla sinistra che valeva il finale di primo tempo: 43-58 con gli Hornets in difficoltà qualitativa e di gioco.

Troppi tiri presi dal palleggio con l’uomo addosso e problemi di tenuta difensiva soprattutto in giocatori come Caleb Martin e Jalen McDaniels.

3° quarto:

La ripresa cominciava con il buon assist corto di Graham per Biz che trovava due punti facili da sotto ma non sembrava serata quando Smart facendo sbattere sul tiro da tre (chiuso da Biyombo) la palla sul vetro per vederla finir dentro fortunosamente.

Walker a 9:59 aggiungeva altri tre punti prima che Graham al secondo possesso e stesso tentativo da tre correggesse la mira per il 48-64.

La partita però ormai sembrava decisa: Brown da tre metteva il tiro P.J. mancava una prima tripla, infilava la seconda a 7:37 ma mancava la terza in open così Tatum battendo Miles per il 57-73 cominciava a carburare trovando un altro canestro appoggiando oltre la buona difesa di Rozier.

Terry si rifaceva con una drive nel traffico (58-78) ma un open 3 di Walker mandava sul +23 la squadra del Massachusetts mitigato momentaneamente solo dai canestri di Wanamaker in entrata e di Cody Martin dall’angolo destro per il 63-81.

Tatum segnava da tre e poi due FT, Boston navigava anche oltre la boa al largo fino a spingersi sul +28 con un altro buzzer beater: questa volta era Tatum a passare Cody Martin che scivolando apriva la porta per il 70-98.

4° quarto:

Il completo garbage era evitato per un po’ dalla presenza di Rozier che tornava a segnare con una tripla poi subendo fallo da Williams assestava un 3/3 in lunetta ma su un altro tentativo la terna non vedeva il fallo di Langford netto sul piegamento del suo gomito pronto a dar la spinta per il rilascio.

Terry lasciava il parquet sul 77-106, tempo per le new entry quali Richards che si metteva subito a litigare con Wagner.

Wagner realizzava una tripla, Pritchard lo seguiva, Wanamaker metteva dentro l’81-109.

Un circus layup di McDaniels non era seguito dall’and one ma almeno il sophemore diceva no al lunghissimo Fall in alley-oop rallentandolo con un fallo che portava l’africano in lunetta per splittare.

Darling in uscita a ricciolo sparava da tre al volo molto bene, Richards schiacciava mentre Vernon Carey Jr. mancava due triple dagli angoli.

Il primo tiro di Riller non entrava e si andava avanti così, senza troppa importanza per un largo finale sull’86-116 su un campo diventato difficile negli ultimi anni.

Devonte’ Graham: 6,5

11 pt. (4/8), 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, -9 in +/-. 1 TO. Lui fa la sua parte prendendo tiri veloci e precisi ma quando rientra nel secondo quarto la squadra ha sbandato pesantemente così non può più cambiare l’inerzia. L’aveva lasciata sul 26-25… Buoni assist e una steal in 26:45.

Terry Rozier: 6,5

22 pt. (8/19), 7 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, 1 stoppata, -12 in +/-. 3 TO. Buona partenza di Terry nel primo quarto con 10 pt. ma nel secondo sbaglia troppo e la squadra si perde. Ne realizza ancora qualcuno nel finale e gli mancano tre FT per fallo di Langford. Esce su quello che diventa solo un air-ball da tre per la terna. Realizza i suoi punti ma speriamo torni super a OKC…

P.J. Washington: 5

3 pt. (1/6), 3 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata, -19 in +/-. 2 TO e 4 PF in 21:27. Disastroso in contenimento su Brown e anche in attacco. Stoppa Tatum con mestiere ma ha ben pesto problemi di falli. Mette la tripla centrale delle tre tentate in breve tempo ma se sbaglia gli open mentre dall’altra parte li segnano, addio…

Miles Bridges: 5

10 pt. (3/9), 5 rimbalzi, 2 assist, -14 in +/-. 4 TO. 2/3 da fuori ma solo 1/6 da 2 pt…. Palloni buttati via in salto cercando compagni, un primo quarto dove in difesa la cosa migliore la fa su Tatum allo scadere contenendo il tiro da tre ma dopo esser passato per le armi da diversi giocatori. L’impegno c’è ma la serata è un po’ dannata. Manca il suo reale apporto e clienti difficili lo perforano per tutta la partita.

Bismack Biyombo: 5,5

6 pt. (2/2), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate, -10 in +/-. 3 PF in 21:15. Un 2/6 ai liberi nel secondo quarto che non aiuta. Qualche fallo per fermare possibili canestri (buono quello preventivo su Williams in post basso), bene a rimbalzo nel primo tempo ma i suoi limiti sono evidenti anche se piazza due stoppate.

Cody Zeller: 6,5

7 pt. (3/5), 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, -8 in +/-. 2 TO in 13:29. Troppo poco tempo concesso a Zeller che potrebbe tornare più utile di McDaniels o Caleb Martin se Borrego avesse in mente meno small ball. Si perde in agilità forse ma si guadagna in concretezza. Almeno lui cattura rimbalzi e converte in punti. Una bella steal ma da contraltare una palla persa sulla quale commette subito fallo per non far ripartire l’azione. Con un minutaggio limitato non dispiace soprattutto se confrontato in toto agli altri lunghi, rimane il più completo.

Brad Wanamaker: 5,5

7 pt. (3/7), 2 rimbalzi, 3 assist, -25 in +/-. 1 TO. Questa volta aggiunge poco in realtà anche se colleziona qualche punto. La staticità del play non aiuta una squadra di riserva già priva d’iniziativa personale nel secondo quarto. Un bel canestro in entrata. Simbolo della disfatta quando come miglior tiratore di liberi della scorsa stagione manca il primo dei due concessi scuotendo la testa.

Cody Martin: 5,5

6 pt. (2/6), 2 rimbalzi, -24 in +/- in 17:24. Basta guardare il plus/minus e i minuti. Gira per il campo travolto dagli avversari. Un bel canestro inarcandosi oltre Kornet da sotto e un lungo due da destra ma poi fa poco e la sua difesa va in frantumi.

Jalen McDaniels: 5,5

7 pt. (3/6), 1 rimbalzo, 1 assist, -13 in +/-. 2 PF in 16:50. Due buone azioni chiuse con l’and one possibile, uno mancato proprio sulla più bella con un circus shot recuperando la palla sfuggitagli in volo sul salto per l’appoggio elegante. Sbaglia altre situazioni come quando a ricciolo in entrata da una spallata Williams che non fa una piega e lo stoppa ma soprattutto è un buco difensivo e si nota nel secondo quarto.

Caleb Martin: 5

2 pt. (1/5), 6 rimbalzi, 1 assist, -6 in +/-. 1 TO in 18:34. Più o meno avere presente quella situazione nella quale avete bisogno di qualcuno che sappia fare qualcosa senza rivolgersi a un professionista che costerebbe troppo e la soluzione a basso costo arriva dall’amico che vi dice: “Senti, ma io ho un fratello bravo che…”. Ecco, potrebbe essere andata così, Cody avrà sussurrato a Borrego che Caleb è l’uomo giusto per risolvere i problemi in attacco della squadra. In realtà in difesa è imbarazzante e in attacco sembra aver smarrito da tempo la vena offensiva. Se fosse sul bordo dell’Etna con palla in mano forse non riuscirebbe a centrare nemmeno il cratere… A parte i rimbalzi è nullo, riproporlo rasenterebbe il masochismo.

Vernon Carey Jr.: 5,5

0 pt. (0/2), 1 stoppata, -2 in +/-. 1 TO. Bella stoppata su Edwards ma gioca molto periferico mancando due triple dagli angoli e perdendo palla in soli 3:07 concessi da Borrego all’ex Duke che stiamo vedendo pochissimo anche perché gli infortuni non riguardano il suo reparto e gli viene preferito anche Richards.

Nate Darling: 6

3 pt. (1/2), 1 rimbalzo, -2 in +/- in 6:18. Devo aver avuto le traveggole perché avrei giurato che avesse chiuso con un 1/3 al tiro. Sicuramente mette una buona e veloce prima tripla, la seconda che prende è troppo veloce e spara sul ferro lungo. Commovente contro Fall nel prendere uno sfondamento nonostante sembri suo figlio e faccia praticamente tutto Tacko.

Nick Richards: 6

2 pt. (1/1), 1 rimbalzo, 1 assist, -4 in +/-, 2 TO in 8:54. Ancora preferito a Carey Jr. il giamaicano inizia subito a tirar manate a Wagner che gli mette le mani addosso per marcarlo. Spigoloso. Perde due palloni ma realizza una schiacciata. In difesa tiene bene la posizione se rimane vicino a canestro, nonostante ciò, Fall, molto più lungo, riesce a batterlo con un sottomano fortunoso a dir poco per la legge fisica.

Grant Riller: 5,5

0 pt. (0/2), -2 in +/- in 5:22. Descritto come gran tiratore, manca una tripla e un tiro da due punti. Con una carenza di scorer cronica nel periodo avrebbe potuto sfruttare meglio i pochi minuti concessi. Non si presenta bene al suo debutto.

Coach James Borrego: 5,5

Era partito bene con una formazione equilibrata poi nel secondo quarto decide di mischiare gli avanzi. Il risultato è un piatto di spaghetti alla marmellata di albicocche marce. Ne viene fuori un guazzabuglio che risolve la partita per i Celtics. Ok, avremmo perso forse ugualmente ed è stato un utile (?, speriamo) esperimento per non riproporre troppo quel quintetto insieme. Di buono c’è che ha provato con i time-out a interrompere l’inerzia ma la squadra non ha trovato il ritmo sotto pressione e ha finito per prendersi dei tiri individuali che spesso non hanno funzionato.

Matchup key Vs Celtics

Matchup key game 49 (A cura di Igor F.)

Miles Bridges Vs Jayson Tatum

Nell’incrocio tra ex (Walker per i Celtics, Rozier, Wanamaker e Hayward per gli Hornets) i Calabroni saranno privi di Gordon Hayward, infortunatosi nella precedente partita a Indianapolis.

Dopo due L a Dallas e New Orleans Boston ha prevalso 118-102 su una Houston in difficoltà.

Jayson Tatum, che ha una media di 25,3 punti a partita, ne ha segnati 26 venerdì.

Se stesse bluffando oppure nel frattempo il coach ci avrà ripensato non mi è dato a sapere ma una possibilità indicata da Borrego sarebbe quella di schierare Bridges da titolare.

PF o SF, oscillante?

Non saprei ma se così dovesse essere potrebbe toccare a lui il compito di limitare il top scorer dei verdi.

Possibili svantaggi:

Charlotte dovrà cercare di limitare i rimbalzi avversari, concedere second chance e difendere il pitturato.

Ovviamente Tatum rimane la principale minaccia ma dalle parti dell’area potrebbe rendersi pericoloso anche Robert Williams che nell’ultima partita è quasi andato in tripla doppia chiudendo con 20 punti e un 9/9 dal campo (9 rimbalzi e 8 assist per il resto) il che lo pone a essere il terzo centro NBA ad avere una perfetta percentuale di field goal su una prestazione minima di 20/8/8, unendosi a Nikola Jokic e Wilt Chamberlain.

Da quando è entrato nella formazione titolare il 26 marzo, Williams ha una media di 10,8 punti, 5,3 assist e 10,5 rimbalzi a partita.

Naturalmente il rientrante Kemba Walker sarà un altro avversario da tener d’occhio soprattutto in materia d’assist, probabilmente non forzerà come il solito potendo condividere con buoni compagni le responsabilità offensive.

L’ultimo acquisto Fournier si è svegliato nella partita contro i Rockets e sarà da non sottovalutare ma da controllare. Cody Martin in rotazione potrebbe riuscire nell’impresa.

Possibili vantaggi:

L’imprevedibilità è un vantaggio.

Vedere filmati di questi Hornets potrebbe servire poco a coach Stevens che forse conterà su una possibile minor amalgama del gruppo dei Calabroni in termini di connessioni per forzare TO.

James Borrego ha elogiato l’equilibrio dell’attacco e della panchina nella sua conferenza stampa post partita a Indianapolis: “Questo è il tema della nostra stagione, siamo fatti per questo.”

La forza di Charlotte, insomma, è il gruppo.

Se Borrego terrà fede al fatto di usare una small ball in certe fasi potremmo riuscire ad attuare qualche fast break pur senza il “motore” Ball a spinger la transizione.

Tra i singoli, visto lo stato di forma di Walker l’allievo Graham potrebbe prendere esempio dal maestro traendo vantaggio dalla conoscenza e dal minutaggio mentre Rozier che non ha mai particolarmente giocato bene contro la sua ex squadra, dopo un paio di stecche, messo con le spalle al muro (il possibile sorpasso di Atlanta e la situazione difficile) potrebbe prendere sulle spalle la squadra con iniziative e tiri a maggior concentrazione che potrebbero rendersi fondamentali a fine partita.

Almeno per le probabilità statistiche dei numeri Graham e Rozier dovrebbero far meglio dell’ultima partita usando intelligenza e concentrazione.

Bridge’s to the playoffs

Qualcuno a Charlotte dovrebbe dare un premio ai veri tifosi degli Charlotte Hornets, specie se lo sono almeno da qualche anno poiché sono abituati a veder deragliare le situazioni anche sul più bello, come se un destino incomprensibile avesse una volontà propria e si divertisse sempre in qualche modo a mettere il bastone tra le ruote alla squadra teal & purple che evidentemente non deve essergli simpatica.

Interpretare il fato potrebbe essere un’attività interminabile poiché le variabili in causa sono molteplici solamente che l’effetto domino dopo l’infortunio di Ball è andato oltre a ciò che in genere le normali squadre debbono soffrire in una stagione.

Con gli Hornets impegnati a raggiungere una qualificazione playoff da quattro stagioni (se non arrivasse nemmeno quest’anno sarebbe il quinto a terminare fermandosi alla sola regular season) si sono susseguiti rapidamente gli infortuni alla caviglie di Monk e al piede destro di Hayward, un infortunio temuto per l’ex Celtics ma non grave sebbene lo terrà fuori per diverso tempo.

Con gli Hornets imprevedibilmente issatisi su un quarto posto a Est tanto esaltante quanto fragile, le rispettive due e quattro settimane date come prognosi a Monk e Hayward per recuperare dai loro infortuni parrebbero essere un tremendo colpo per le speranze di post season ma… gli Hornets hanno reagito bene dopo l’assenza di Ball ottenendo un record di 5-2 grazie a una ritrovata e imprescindibile difesa che dovrà essere una delle armi principali per rimanere in corsa.

La perdita di tre importanti e fondamentali pedine, come ha scritto Rick Bonnell, però preoccupa perché racconta di una squadra che sta esaurendo velocemente i propri marcatori.

Bisognerà trovare un modo per recuperare quei quasi 49 punti complessivi persi a partita che sono circa il 44% sulla media del punteggio di Charlotte.

Charlotte ultimamente aveva trovato il ritmo per vincere le partite punto a punto (tolta quella con i Suns che rimane molto discutibile) riuscendo a chiudere sul 20-0 quando si trova in vantaggio a 12 minuti dal termine ma senza giocatori che sono riusciti a dare una spinta al team grazie alle loro iniziative individuali in verticale, la faccenda si complica.

Le indispensabili drive hanno portato a infortuni che costringeranno Borrego a cercare alternative se già prima dell’infortunio di Hayward il coach aveva detto:

“Saranno formazioni diverse e armeggerò durante ogni partita. Probabilmente dovrò giocare ancora con meno cm ora per far funzionare l’attacco” proseguendo: “Ovviamente, LaMelo e Malik erano due ragazzi che hanno generato un sacco di (buoni) attacchi per noi.

Da soli, andando in discesa, creando per noi”.

Borrego aveva già pensato a qualche adattamento per ovviare al problema di essere poco efficiente in attacco emerso contro i Nets sebbene le sue scelte di far partire titolare Biyombo e concedere più minuti a Cody Martin siano state votate a migliorare la difesa e la cosa ha funzionato ma l’attacco è rimasto più statico per le limitate capacità offensive dei due giocatori a disposizione del coach.

Nella testa del “mister” hanno quindi hanno iniziato a frullare idee tipicamente italiche, quelle da compromesso per avere una soluzione che sia valida contemporaneamente sia per la difesa che per l’attacco.

L’equilibrio sarà tutto da verificare.

J.B. Ha citato alcuni potenziali aggiustamenti in corsa quali concedere più minuti a Graham, Rozier e Bridges, alcuni tra gli uomini con maggior spessore rimasti disponibili che saranno titolari.

Altro fattore citato: tornare a giocare più spesso una small ball che porterebbe P.J. Washington a giocare come centro e Bridges in ala grande (soluzione già vista molte volte in questa regular season rinunciando ai cm di Biz (problemi nel segnare canestri) e Zeller per più tempo, soluzione che trova il suo negativo nella probabile mancanza di cm, rimbalzi ed esperienza difensiva sotto le nostre plance.

Se Bridges però dovesse utilizzare molti minuti sul parquet come PF, la posizione di Hayward in SF rimarrebbe integralmente scoperta nel minutaggio poiché Monk, anche se in posizione differente, andava a coprire le esigenze offensive di Borrego quando Hayward andava a riposare in panchina.

Ovvio che se quella che era considerata la panchina entra in gioco come starting five, la bench realmente valida si accorcia molto ma Borrego potrebbe rivolgersi anche a quella panchina che fino a oggi è rimasta ai margini e non ha prodotto grandi risultati.

Wanamaker è stato “il colpo” di mercato dell’ultimo minuto e non ha stuzzicato la fantasia dei fan poiché non ha grandi cifre come scorer o attua una regia dinamica, spesso preferendo affidarsi passaggi più controllati da fermo ma contro i Pacers è riuscito a dare una mano sia come marcatore, come regista e anche in difesa per questo probabilmente lo vedremo più spesso in questo periodo anche perché potrebbe compensare al fattore esperienza perso con Hayward.

Personalmente spero di vedere il meno possibile Caleb Martin e Jalen McDaniels, due giocatori per i quali ovviamente faccio il tifo ma che hanno problemi realizzativi e difensivi.

Un’ultima soluzione citata da Borrego è la possibilità di giocare con tre guardie.

Se avete potuto vedere integralmente qualcuna delle ultime partite di Charlotte avrete notato questa soluzione anche quando le rotazioni dei teal & purple avevano portato in campo la panchina.

Borrego però potrebbe sperimentare il trio: Graham, Wanamaker, Rozier, il che darebbe risalto a un attacco più difficile da fermare per gli avversari ma scoprirebbe la difesa sotto canestro e sul perimetro.

Sicuramente i tre potrebbero riuscire a flottare velocemente da un raddoppio all’arco ma in termine di cm un Rozier spostato sull’ala piccola avversaria concederebbe ancora più cm per un eventuale tiro da fuori.

Non sarà facile per il coach compensare e ovviare a queste assenze.

Solo 1 partita e mezza separa il quarto posto dall’ottavo posto dei Celtics alla vigilia della trasferta che i Calabroni giocheranno contro i Leprecauni dell’amato ex Kemba Walker che sarà nostro avversario nella notte.

Alla vigilia della sfida con i Celtics la classifica a Est è la presente.

La trasferta non sembra tra le più agevoli ma l’ultima versione di Charlotte ci ha abituato a stupirci.

Se Borrego riuscirà a equilibrare i quintetti adattandosi alle situazioni di gioco senza fare disastri e la squadra si dimostrerà resiliente potremmo ancora rimanere in corsa senza che i fan si facciano prendere dal panico.

In primis credo nel team perché immagino che arrivati a questo punto la squadra, ancor prima che ai fan, dedichino i loro sforzi a sé stessi e ai compagni “persi momentaneamente” lungo il tragitto in attesa di ritrovarli al rush finale.

Strappare vittorie con gli artigli sembra l’idea di un Bridges scatenato che potrebbe dare molto a questa squadra aiutandola a sopravvivere in aprile, mese dove, guardando il calendario unitamente alla classifica, potremmo riuscire a ottenere qualche W per poi agguantare la post season.

Le variabili in gioco sono tantissime e più si allunga il campo, come le previsioni meteo, diventa difficile indovinare ma sappiamo che aprile sarà piovoso di default: le trasferte a Milwaukee e Brooklyn sarebbero state comunque proibitive da vincere con l’organico al completo, complesse le partite casalinghe con i Lakers e i Trail Blazers ma se gli Hornets, nel migliore dei peggiori possibili scenari dovessero battere due volte Cleveland allo Spectrum Center, vincere almeno una partita su tre con Boston, strappare una W a Chicago o a New York in uno scontro diretto aggiungendo un’altra W su 14 partite rimanenti potremmo sperare nelle ultime 10 partite di maggio – quando la squadra dovrebbe tornare al completo – di compiere un rush finale da 7-3 che ci trascini ai PO in buona posizione su un 37-35 giacché avversarie come Detroit (2 volte), Orlando, New Orleans e Washington non avranno nulla da dire e forse in ottica tanking potrebbero lasciar perdere mentre Chicago e NYK rimangono alla portata…

Insomma, è verissimo che l’attacco numericamente rischia di essere spuntato e più marcabile ma i Nets senza Durant e Irving ci hanno insegnato che si può sopperire con il gioco di squadra alla mancanza dei big, inoltre, dando uno sguardo al calendario, le possibilità non mancano, forse sfumerà l’atteso banner di vincitrice della Southeast Division giacché Miami e Atlanta (Hawks stanotte in casa con i GSW) tallonano Charlotte da un po’ e rischiano di strappare il comando della Division per i problemi d’organico del team di MJ ma Toronto è distante 6,5 partite da noi che almeno potremmo sperare in una sciagurata ipotesi di essere “ripescati” negli scontri play-in.

L’augurio ancora una volta è di superare le aspettative.

Il fardello reale degli Hornets adesso è pesante ma potrebbe fornire nuovi esaltanti stimoli a una squadra che avrà sì difficoltà tecniche ma non dovrà palesarne di psicologiche quindi rimaniamo svegli cara squadra altrimenti come direbbe Hugo…

Un grazie a Paolo Motta che mi ha fatto conoscere i lavori di Michele Pintauro, il quale ci regala una delle sue sculture di argilla polimerica. Qui il link se volete visitare la sua pagina IG: https://www.instagram.com/superstarclays/

10ª intervista – Victor, Instagram Brasil

Italiano

Oggi torniamo in Sudamerica per andare a conoscere un’altra giovane realtà Instagram.

https://www.instagram.com/charlottehornets_br/

“Abbandonata” l’Argentina e la lingua spagnola andiamo a tuffarci nel portoghese e nel mondo verde-oro dei Calabroni e non solo.

Si ringrazia per il lavoro di traduzione Douglas Alves.

1ª domanda:

Buongiorno e grazie per l’intervista Signor Victor (gestore della pagina Instagram brasiliana).

Vorremmo conoscerla un po’ di più.

Le chiediamo quindi dove vive, anni, studia/che lavoro fa e come è nata la passione per Charlotte.

1ª risposta:

Vivo a San Paolo, ho 16 anni e sono nell’ultimo anno di scuola.

Il mio primo oggetto inerente al basket fu un cappello (degli Hornets) con il logo degli anni ’90, così ho cercato di sapere di più (su ciò) e mi è piaciuta davvero la storia della franchigia.

Un cappellino e due canotte recenti testimoniano la passione di Victor per gli Hornets. A dx quella di MKG, a sx ecco quella dell’ex Kemba Walker, nostro avversario stasera.

2ª domanda:

Com’è nata questa pagina?

Qual è il suo scopo?

2ª risposta:

Dopo aver fatto ricerche e imparato di più sulla franchigia, ho creato la pagina a metà della stagione 2017/2018 per offrir contenuti su Hornets, essendo la prima pagina attiva all’epoca sulla franchigia.

Il mio obiettivo è quello di “portare” questa franchigia a più persone, renderla più famosa in maniera originale e unica.

3ª domanda:

Sicuramente conoscerà bene l’attualità degli Charlotte Hornets.

Secondo lei qual è:

il giocatore più forte del roster di Charlotte attualmente?

il più promettente?

il più brasiliano (come temperamento)?

il più folle?

3ª risposta:

Il miglior giocatore al momento può essere considerato Gordon Hayward anche se la sua fase non è così buona.

Il più promettente senza dubbio è LaMelo Ball e lo considero anche il più brasiliano perché è sempre allegro e “zueiro” (scherzoso).

Il più folle è Rozier perché ha uno stile diverso.

4ª domanda:

Passiamo dal calcio alla F1.

Quando sento parlare di Brasile la prima associazione che mi viene in mente è quella con Ayrton Senna, grande pilota e grandissima persona.

Dopo la sua perdita la F1 (in simbiosi la società) è passata all’era della tecnica, ora è la macchina a fare la differenza mentre con Ayrton rappresentava la vittoria dell’uomo sul mezzo.

La sorella Viviane e la famiglia si sono impegnate a portare avanti il suo progetto di beneficenza a favore dei più poveri.

Oltre che in termini concreti c’è in Brasile una parte del paese che apprezza e magari emula il suo esempio?

4ª risposta:

Molti brasiliani ammirano molto Ayrton Senna, considerando uno dei più grandi sportivi del Brasile e del mondo.

È stato un esempio per molte persone e sono certo che sarà ammirato per molto tempo.

5ª domanda:

Un esercizio che non va molto di moda che faccio spesso io è quello di uscire dalla mia persona e dai miei interessi mettendomi nei panni degli altri.

“Ordem e Progresso” è il motto che campeggia sulla bandiera brasiliana.

Le sembra che uno di questi obiettivi possa essere raggiungibile tenendo conto che la definizione di progresso sarebbe un miglioramento per tutti mentre lo sviluppo è un fatto più caotico che si basa non sempre sulle necessità e magari alla portata di pochi?

Cosa manca a questa vasta nazione per fare il salto di qualità?

5ª risposta:

Forse manca un senso generale.

Il popolo brasiliano non capisce ancora che potremmo essere uno dei migliori paesi del mondo – per vari motivi – la politica nazionale e i problemi ostacolano tale sviluppo e credo che negli ultimi anni si stia anche rallentando questo processo.

6ª domanda:

C’è un vecchio e amatissimo film comico italiano nel quale un allenatore di calcio (siamo negli anni ’80 quando i vari Socrates, Edinho, Zico, Junior, ecc. erano protagonisti della Serie A italiana) di una squadra povera si reca in Brasile per cercare di scoprire un calciatore miracoloso.

Due finti mediatori alla fine gli faranno scoprire un fenomeno che salverà la squadra dalla retrocessione.

“Oronzo Canà” scopre Aristoteles in Brasile. Penso che quasi tutti gli spettatori di questo cult abbiano finito per immedesimarsi in qualche maniera in questi personaggi e di conseguenza abbiano “tifato” per la salvezza di quella squadra sconquassata denominata Longobarda. ©Dania Film, Filmes International, National Cinematografica.

C’è attualmente in Brasile un giovane promettente e interessante che in futuro potrebbe essere un crack per gli Hornets o un buon giocatore che consiglierebbe a MJ?

6ª risposta:

“Riguardo il basket, giovani promettenti appaiono sempre nell’NBB.

Pochi riescono ad andare nella NBA e molti dopo un po’ di tempo in Europa ma c’è l’esempio di Marcos Louzada che è stato scelto dai Pelicans e gioca in Australia che potrebbe diventare un buon giocatore nella lega.

Se parliamo di calcio, ogni anno nel paese emergono grandi promesse.”

7ª domanda:

Per chiudere lanciamo un messaggio.

C’è un giocatore che vorrebbe per essere sicuri di partecipare ai PO da consigliare a MJ?

7ª risposta:

“Come ho già detto, c’è un Marcos Louzada, un altro giovane giocatore brasiliano è Yago Matheus che gioca in Brasile che tra gli altri potrebbe spiccare.”

Per saperne di più su Louzada:

Português

Hoje voltamos à América do Sul para conhecer mais uma jovem realidade do Instagram.

https://www.instagram.com/charlottehornets_br/

Argentina “abandonada” e a língua espanhola, vamos mergulhar no português e no mundo verde-ouro dos Hornets e muito mais.

Questäo 1:

Bom dia, Sr. Victor, gostaríamos de conhecê-lo um pouco mais.

Onde vive, anos, estudos/ que trabalho faz e como nasceu a sua paixão por Charlotte.

Reacção 1:

Moro em São Paulo, tenho 16 anos e estou no último ano da escola.

Meu primeiro item de basquete foi um boné dos Hornets com a logo dos anos 90, então pesquisei pra saber mais e gostei muito da história da franquia.

Questäo 2:

Como nasceu esta página?

Qual é o seu propósito?

Reacção 2:

Depois de pesquisar e saber mais sobre a franquia, criei a página na metade da temporada 2017/2018 com o intuito de trazer conteúdo sobre o Hornets, sendo a primeira página ativa na época da franquia.

Minha meta é poder levar essa franquia a mais pessoas, torná-la mais famosa e de um modo original e único.

Questäo 3:

Tenho certeza que você está familiarizado com os assuntos atuais de Charlotte Hornets.

O que você acha: o jogador mais forte no plantel de Charlotte atualmente? o mais promissor? o mais brasileiro (como temperamento)? o mais louco?

Reacção 3:

O melhor jogador atualmente talvez seja Gordon Hayward, embora sua fase não esteja tão boa. O mais promissor sem sombra de dúvidas é LaMelo Ball, e também considero ele ser o mais brasileiro por ser sempre alegre e ‘zueiro’. Já o mais louco é Rozier, por ter um estilo despojado e diferente.

Questäo 4:

Passamos do futebol para a F1.

Quando eu ouço sobre o Brasil a primeira associação que vem a minha mente é essa com Ayrton Senna, grande piloto e grande pessoa.

Após a sua perda, F1 (em simbiose com a empresa) mudou-se para a era da tecnologia, agora é a máquina que faz a diferença enquanto com Ayrton representou a vitória do homem sobre a máquina. Irmã Viviane e sua família estão empenhadas em realizar seu projeto de caridade para os pobres. Além de termos concretos há uma parte do Brasil que aprecia e talvez emula seu exemplo?

Reacção 4:

Muitos brasileiros admiram muito Ayrton Senna, considerando um dos maiores esportistas do Brasil e do mundo. Ele foi exemplo pra muita gente e tenho certeza que será admirado por muito tempo.

Questäo 5:

Um exercício que não está muito na moda que eu faço muitas vezes é sair da minha pessoa e pelos meus interesses colocando-me no lugar dos outros. “Ordem e Progresso” é o lema que compete na bandeira brasileira.

Parece-lhe que um desses objectivos pode ser alcançado tendo em conta que a definição de progresso seria uma melhoria para todos, enquanto o desenvolvimento é um fato mais caótico que se baseia sempre nas necessidades e talvez ao alcance de alguns?

O que falta a esta vasta nação para dar um salto qualitativo?

Reacção 5:

Talvez o que falta é um senso geral.

As pessoas brasileiras ainda não entendem que poderíamos ser um dos melhores países do mundo, por vários motivos, mas a política e os problemas nacionais dificultam esse desenvolvimento, e que até nos últimos anos estamos desacelerando ness processo.

Questäo 6:

Há um velho e amado filme em quadrinhos italiano em que um treinador de futebol (estamos nos anos ‘80 quando os vários Sócrates, Edinho, Zico, Junior, etc. foram protagonistas da Serie A italiana) de uma equipe pobre vai para o Brasil para tentar descobrir um futebolista milagroso.

Dois falsos mediadores no final o farão descobrir um fenômeno que salvará a equipe do rebaixamento.

Reacção 6:

Na parte do basquete sempre aparecem jovens promissores no NBB.

São poucos que conseguem ir para a NBA e muitos após um tempo jogam na europa, mas há o exemplo do Marcos Louzada que foi escolhido pelos Pelicans e atua na Austrália, mas pode vir a se tornar um bom jogador na liga.

Se falarmos do futebol todos os anos aparecem grandes promessas daqui do país.

Questäo 7:

Há atualmente no Brasil um jovem promissor e interessante que no futuro poderia ser uma rachadura para os Hornets ou um bom jogador que aconselharia o MJ?

Para fechar, enviamos uma mensagem. Existe um jogador que gostaria de ter certeza de participar do PO para recomendar ao MJ?

Reacção 7:

Como citei acima tem um Marcos Louzada, outro jogador brasileiro jovem é Yago Matheus que atua no Brasil, e entre outros que poderiam aparecer.

Game 48 – Charlotte Hornets @ Indiana Pacers 114-97

Intro

La storia è storia del modo di produzione e degli antagonismi che esso genera.

Più che un assioma, scienza che si fonde con la storia la quale si muove sotto gli impulsi di cambiamenti e necessità.

Anche se Karl Mark non aveva ancora visto l’evolversi della situazione dei Grandi Magazzini fino ad arrivare ai giorni nostri, aveva compreso bene lo spirito storico materialistico.

In ambito di Grande Distribuzione Organizzata la prossimità oggi viene ritenuta la strategia più adatta e vincente eppure è un ossimoro, retaggio dal passato utile a ripercorrere lo spirito di quei negozietti che nella seconda parte del novecento caratterizzarono l’Italia per andare fondersi con il futuro, ovvero l’avvento delle nuove tecnologie con strategie commerciali atte a implementare i servizi.

Cosa sia la prossimità lo lascio descrivere dall’articolo:

https://mangiare.moondo.info/gdo-e-negozi-di-prossimita-gli-effetti-del-covid-e-i-nuovi-scenari/

Ora, per realizzare questo scenario vi sono diverse criticità e conflitti che più o meno nell’ombra hanno trasformato un settore in crisi in qualcosa che funziona di più, almeno per ora, in un ambito particolare che ha spostato i consumi.

Certamente non siamo qui a parlare di ciò, anche perché mi farebbe orrore parlare in maniera positiva delle strategie di mercato, della flessibilità e dei tragicomici slogan e pubblicità messe in campo per fidelizzare la clientela, gli aspetti interessanti che voglio mettere in risalto sono 2:

La contingenza, ovvero il cambio di passo di Charlotte avuto sotto la spinta delle necessità di rifondare una squadra partendo da un nucleo giovane che ha assimilato un concetto di gioco moderno con pregi e difetti,

la funzionalità di un sistema ibrido che unisce un nucleo giovane per la maggior parte ottenuto tramite scelte al Draft, traghettato dall’esperienza di Hayward, Biyombo, Rozier ai quali si è aggiunto Wanamaker, il quale ha detto che se Monk non dovesse farcela, vedrà i suoi minuti salire contro Indiana.

La folle corsa del mondo moderno non poteva che andare in scena a Indy dove gli Hornets vogliono continuare a volare più veloci dei rivali cercando di stabilire nuove gerarchie a Est.

Se la partita di ieri a Brooklyn ha detto che gli Hornets non sono evidentemente pronti per essere ai massimi livelli del trittico che comanda a Est, lo scontro con i Pacers diventa fondamentale per mantenere l quarta piazza, stagliarsi dalla mediocrità e non essere risucchiata nell’incertezza del gruppone.

Indianapolis e poi Boston saranno due passaggi a livello con i Calabroni lanciati in corsa.

Riusciranno a passare prima che la sbarra li blocchi?

Analisi

Charlotte si ritrova dopo la sconfitta a Brooklyn.

La squadra di Borrego mette in piedi una partita fisica non facendosi intimidire dagli avversari che prima del match ritrovano Sabonis anche se non in perfette condizioni fisiche ma rinunciano a Lamb e a Brogdon all’ultimo momento.

Gli Hornets devono fare a meno di Monk e nel secondo tempo anche di Hayward per un altro infortunio (si spera nulla di serio) alla caviglia le quali richiederanno una grazia con pellegrinaggio in qualche santuario…

Scherzi a parte, la vittoria di Charlotte (a parte le preoccupazioni per gli uomini out) è convincente nonostante Rozier e Graham al tiro non siano in serata.

Ecco però uscire da una buona panchina l’esperienza di Wanamaker e l’imprevedibilità di Bridges che da uomo ovunque in difesa decide di risolvere la partita nel secondo quarto ottenendo quello scarto di punti che ci accompagnerà sino alla fine.

Un margine ottenuto grazie a 4 bombe sulle quali altrettanti difensori diversi non sono riusciti a opporsi validamente.

Vedere quella a tre decimi dalla sirena dell’intervallo…

Gli Hornets vincono 2-1 la serie e l’eventuale tie-break con i Pacers e ora dovranno già pensare a Boston dove sarà necessaria un’altra prestazione fisica come quella fornita stasera sperando che Graham e Rozier si trovino in uno stato di forma migliore al tiro sebbene la loro gara odierna non sia stata insufficiente.

Per i Pacers LeVert ha chiuso con 16 pt., McDermott segue con 13, McConnell e Aaron Holiday ne hanno infilati 12 a testa mentre Bitadze e Sumner ne hanno aggregati 10 a testa chiudendo gli uomini in doppia cifra per la squadra di Bjorkgren.

Per le statistiche vi lascio alla grafica:

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Palla a due vinta da Biyombo molto aggressivo come l’inizio di Charlotte che sulla prima azione sbagliava due tiri da tre punti con Graham e Rozier ma i due rimbalzi offensivi consentivano a Hayward di realizzare il 3-0 con finta e tiro dalla diagonale sinistra.

Il pari arrivava immediato per mano di LeVert ma un gancetto di Biz e una drive con finta iniziale di P.J. Washington trascinavano sul 7-3 Charlotte.

Bastava poco però ai locali per trovare il sorpasso: una bomba coi un po’ di spazio a sinistra di Justin Holiday e un TO di Hayward per una fuga di Sumner costituivano il +1 Indiana.

P.J. Washington in entrata rilasciava in controtempo un appoggio vincente prima che Turner d sotto agganciasse e segnasse tra due Hornet il 9-10 ma uno scambio volante Hayward-Biyombo con restituzione della sfera nelle mani del veterano consentivano un buon arresto e tiro e canestro da due punti a un Hayward in avanzamento verso la FT line.

Era sempre la nostra ala piccola a procacciare punti con la penetrazione e appoggio che non funzionava sotto la spinta del corpo di Turner ma gli arbitri riconoscendo il contatto davano due liberi a Gordon per il 13-10.

Veloce entrata di Sumner e risposta di Biyombo di sinistra oltre a un paio di difensori (15-12) poco prima del primo time-out del match a 6:38.

Il vantaggio veniva rimpinguato da un appoggio di Zeller ma scendeva a tre punti con un’entrata di LeVert prima che il nostro centro bianco riuscisse a mettere un largo appoggio in corsa di destra appoggiando al vetro.

Justin Holiday si ripeteva da oltre l’arco (19-17) a 4:39 anticipando l’open 3 sorpasso di McDermott.

Wanamaker sorprendeva la difesa dei Pacers partendo dal fondo della baseline sinistra appoggiando al vetro per un goaltending di Sabonis in chiusura tardiva mentre Hayward tornava a farsi vedere con uno spin e un appoggio sapiente da sotto il ferro contro due difensori.

Un TO di Rozier favoriva la transizione dei gialli che mancavano il tiro con LeVert ma non la correzione con Sabonis (23-22).

Ancora Hayward andava al vetro a guadagnare punti, Bridges stoppava McDermott e gli Hornets sembravano poter prendere un leggero vantaggio quando un ¾ ai liberi conduceva Charlotte sul 28-22 a :47.9 (Zeller) e i due liberi mancati da Sampson legittimavano il vantaggio.

Miles Bridges “fermato” irregolarmente dal numero 8 Holiday. Nonostante lo stop che produrrà due FT, spesso Miles è parso inarrestabile in serata. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

La reazione dei Pacers, approfittando dello sbandamento della panchina Hornets conduceva la squadra dell’Indiana al pari con Bitadze in reverse prima e al vantaggio poi (28-30) con l’appoggio in corsa di Aaron Holiday che avendo un passo più lesto di P.J. gli sfuggiva facilmente.

McDermott trovava un tempo per fiammeggiare conducendo sul +4 i Pacers sotto l’influenza della sua vena offensiva (nell’occasione una tripla per il 32-36) ed era sempre lui a rispondere a un canestro di P.J. per il 34-38.

Iniziava a girare vorticosamente Bridges che in area con uno spin da diavolo di Tasmania spostava Bitadze appoggiando velocissimamente la sfera oltre il lungo.

Il pari potrebbe arrivare da un rimbalzo offensivo e un assist di Bridges che pescato in angolo dx P.J. vedeva il compagno battere in entrata Turner ma schiacciare aggressivo sul ferro piegandolo per una palla rimbalzante che graziava il centro di Indiana.

Le squadre puntavano a superarsi tramite triple ma ben poche ne funzionavano gli Hornets scendevano sull’1/13 prima di recuperare il vantaggio (42-41) grazie a una correzione di Zeller.

Dopo un tecnico contro Charlotte per il pari eco Wanamaker, affidabile nell’utilizzare il fisico in entrata per reperire il nuovo vantaggio che durava poco giacché Sabonis in area si liberava con un buon movimento del perno di Zeller e trovava il punto numero 44 anche per i gialloblu.

La situazione di stallo era rotta dall’irruzione di Bridges che cambiava faccia al match trovando i canestri da oltre l’arco mancanti agli Hornets: triple in back to back su Turner e Sabonis per nulla aggressivi su di lui (50-44) prima dell’entrata fisica di Justin Holiday quindi, dopo un ½ di Hayward in lunetta ancora Miles dal corner sinistro calava la terza tripla di quarto per il 54-46.

Un’entrata di Graham e il terzo fallo di Turner produceva le proteste dei Pacers con LeVert a prendersi un tecnico.

Hornets in bonus, Graham ringraziava conquistando tre punti rintuzzati nel finale dal buon lavoro di Sumner che dalla baseline sinistra appoggiava ravvicinatamente trovando anche l’and one.

C’era tempo anche per l’ultimo tiro per gli Hornets reso difficile dalla pressione di LeVert su Bridges che in turnaround very deep trovava un canestro solo cotone per tre punti che bruciando la retina disegnavano un fumante 60-49.

3° quarto:

Charlotte rientrava preoccupantemente sul parquet senza Hayward ma continuava a difendere: pala a due tra Sumner e Biyombo vinta dal congolese sfruttata da un attacco di Bridges che vedeva il suo appoggio fermato da una trattenuta del numero 8 Holiday.

Due perfetti liberi a 11:29 e uno stop di Bridges al numero 8, assist di Graham in angolo per P.J. e una tripla liberatoria che anticipava una fase un po’ confusionaria, tuttavia il +16 resisteva dopo lo scambio Sumner/Biyombo, ben servito in transizione da un bound pass diagonale di Graham dalla trequarti.

Turner entrava in una fase intensa segnando in entrata, stoppando Rozier per poi vedersi assegnare un fallo contro sull’azione successiva difensiva per una trattenuta a Biyombo.

Il fallo più grave secondo la terna lo commetteva però Holiday, numero 8, che andando a tentare di stoppare Wanamaker regalava tre liberi al miglior tiratore della specialità lo scorso anno.

Tre su tre con chiusura artistica per il +17 (70-53) 8:03.

Charlotte tuttavia mancando 5 tiri consecutivi consentiva un taglio del divario ai Pacers che andavano più volte in lunetta con LeVert in lunetta ottenendo a 4:03 il -10 con il 2/2 dell’ex Nets.

Bridges a 3:45 partiva con il crossover deciso e la sterzata a destra su LeVert che seguiva ma riuscendo solo a commetter fallo sull’appoggio di Miles che mancava l’and one.

Il problema degli Hornets nel finale erano i liberi: all’errore del numero 0 si sovrapponevano gli errori a gioco fermo dei Cody con Martin e Zeller a sparare uno 0/2 che lasciava al palo i Calabroni.

Bitadze da tre punti batteva il close-out di Zeller per l’82-76.

Per fortuna rientrando Rozier nel finale la pala a lui affidata era sfruttata con una tripla che procurava tre liberi per il close-out di Holiday fuori cilindro a colpire la parte inferiore del numero tre.

2/3 e Charlotte a 12 minuti dalla fine tornava sul +8.

4° quarto:

Cominciava bene McConnell che batteva Zeller in reverse layup passando oltre il ferro ma sull’altro fronte Cody Martin con un bound pass in corsa serviva l’omonimo per la dunk a una mano.

Tornava a farsi vedere Graham con finta e lungo “ponticello” dalla diagonale destra e Rozier che dall’angolo destro catapultava una tripla che faceva girare il maxi-schermo sul 91-82.

Graham recuperava un rimbalzo da un suo errore su una palla tenuta viva da Zeller per segnare due punti e poi ringraziava il centro fornendo sulla drive i componenti per due punti facili del lungo (95-82).

Gli Hornets avevano qualche problema a controllare McConnell e sulla tripla di McDermott nel finale valevole per il 97-91 arrivavano le ultime paure ma Zeller batteva Turner acrobaticamente, LeVert mancava la tripla e Wanamaker in entrata metteva dentro tornava a mettere la doppia cifra tra le due squadre (101-91) mentre il fade-away di Rozier aumentava a una dozzina di punti il divario.

Nel finale due TO di Turner (bad screen e una palla non agganciata con “il campo”) e il suo ultimo allo speso su Zeller mandavano il centro fuori a 2:44 con l’and one per il 108-93 che dissolveva gli ultimi dubbi su chi avrebbe portato a casa la vittoria.

Le ultime nuvole scomparivano quando Bridges illuminava con l’alley-oop il perfetto passaggio offerto da Rozier e nel finale dentro qualche riserva per vedere McDaniels conquistare due punti.

Una spolverata di Carey Jr. mandava Bitadze in lunetta ma poco importava, gli Hornets, pur privi di Monk e Hayward ottenevano una convincente vittoria per 114-97 su un terreno ostico.

Devonte’ Graham: 6,5

12 pt. (3/15), 3 rimbalzi, 6 assist, 5 rubate, +21 in +/-. 2 TO. 1/8 da fuori, con Rozier combinano un 2/17 piuttosto controproducente ma la coppia trova altri modi per farsi apprezzare. In particolare Graham su penetrazioni o bound pass trova spesso il lungo da servire per regalargli due punti e se l’altezza non lo aiuta le 5 palle rubate dicono che ha mani veloci e attive, anche quando è più stanco nel terzo quarto e recupera prima un a palla a Holiday e poi sembra destinato a soccombere a McConnell ma riesce ancora a strappare un pallone importante.

Terry Rozier: 6

15 pt. (6/23), 6 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata, +25 in +/-. 1/9 da tre gli abbasserà la media del tiro da fuori. Rozier non trova il ritmo da oltre l’arco ed è frustrante vederlo sparare a salve. A parte una stoppata subita da Turner (normale con i Pacers secondi in NBA per stoppate), va meglio da due punti trovando il suo range ideale per colpire dalla media distanza. Fa la sua parte anche se non è super come spesso gli capita nelle partite casalinghe. Nel finale oltre a due punti regala l’assist per l’alley-oop di Bridges.

Gordon Hayward: 7

13 pt. (4/8), 8 rimbalzi, 6 assist, +18 in +/-. 1 TO. Ottimo inizio nel quale indica la strada ai suoi con penetrazioni che raggiungono il ferro e portano a casa punti preziosi in un inizio nel quale la squadra stenta da tre punti. Non si accontenta e gioca, qualche compagno lo imita e dal pitturato le due squadre si danno battaglia. Peccato per il problema alla caviglia che si verifica in partita e lo costringe a saltare tutto il secondo tempo dopo aver provato a rimanere in campo. Sembrava ancora muoversi bene ma meglio non rischiare.

P.J. Washington: 6,5

13 pt. (6/15), 2 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata, +2 in +/-. 3 TO. Torna ad attaccare il ferro con maggior decisione dopo aver preso un po’ di confidenza e se nel primo tempo dopo aver fulminato Turner sul primo passa la schiacciata appesa era spalmata sul bordo arancio metallico, eccolo nel finale ancora contro Turner usare la corsa per inchiodare una schiacciata che non lascia scampo al centro avversario. Commette qualche errore al tiro e in difesa non è sempre rapido sulle gambe se i piccoli dei Pacers lo puntano ma torna utile sporcando e recuperando palloni riuscendo a difendere spesso in discreta maniera sebbene la sua serata a rimbalzo sia sotto media.

Bismack Biyombo: 6,5

6 pt. (3/4), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, -2 in +/- in 13:39. Buono a rimbalzo, trova frequentemente senza eccessivo sforzo il canestro se richiesto. Fa il suo.

Miles Bridges: 8,5

23 pt. (8/12), 10 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 1 stoppata, +22 in +/-. 1 TO in 31:21. Decide la partita con un poker di triple nel secondo quarto poi apporta altri punti attaccando il ferro nel secondo tempo e in difesa mette in campo le energie per limitare l’attacco dei Pacers conquistando con 10 rimbalzi la doppia doppia. Guadagna minuti con l’uscita di Hayward e non lo fa rimpiangere, uomo ovunque continua a girare vorticosamente come il diavolo di Tasmania dei cartoon risultando un’arma micidiale che spazza via i Pacers. La tripla in turnaround su LeVert a 3 decimi dalla seconda sirena è strepitosa.

Cody Zeller: 7,5

17 pt. (7/7), 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, +28 in +/- in 27:50. Se non fosse per quei due liberi mancati il suo attacco sarebbe stato perfetto. Trovato dai compagni sotto il canestro avversario riesce anche a recuperare un and one finendo con un 53/5 ai FT. Bello l’attacco a Turner nel finale riuscendo a batterlo in qualche maniera. Due punti importanti. In difesa si fa sverniciare troppo facilmente da McConnell a inizio ultimo quarto ma poi tante volte contribuisce sotto le plance a recuperare palloni giocando un po’ sporco e con esperienza. Mai cattivo, torna utile (guardare il plus/minus) nella terra dove l’ha lanciato…

Brad Wanamaker: 7

13 pt. (5/8), 3 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, -10 in +/-. 3 TO. 4 PF. Le note negative sono poche: la tendenza a emettere passaggi orizzontali leggibili e intercettabili anche se rilasciati con la dovuta forza e il fatto di non essere considerato una star altrimenti sull’azione che lo porta a segnare in entrata uno degli arbitri avrebbe visto la manata sul volto che Turner gli rifila. Lui si alza dopo poco, rientra in difesa ma il close-out è tardivo e subiamo tre punti ingiusti comunque sia emerge dalla panchina fornendo altri tipi di assist e prendendosi anche responsabilità in entrata dove fa vedere di non essere ancora “vecchio” per la NBA. Mandato in lunetta da Justin Holiday fa vedere perché è tra i migliori se non il miglior tiratore di liberi quando ne scaraventa dentro due perfetti con confidenza e il terzo, leggermente impreciso danza sul raggio del ferro prima di entrare magicamente o quasi… Un in più provvidenziale vista l’assenza di Monk che in una partita del genere usa il fisico e rimane più ordinato del compagno.

Cody Martin: 5,5

0 pt. (0/1), 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, -13 in +/- in 19 minuti esatti. 0/2 ai liberi. Una steal e un passaggio in corsa per Zeller sono il suo meglio. Affondato dalla distanza manca un tiro ma non è tanto quello, è che forse a parità di cm e rapidità contro gli attaccanti dei Pacers si esalta meno che in altre serate andando un po’ in difficoltà.

Jalen McDaniels: s.v.

2 pt. (1/2), -2 in +/- in 1:41. Comparsata da due punti in meno di due minuti.

Caleb Martin: s.v.

0 pt. (0/0), 1 rimbalzo, -2 in +/-. Vedi sopra ma senza punti e un rimbalzo.

Vernon Carey Jr.: s.v.

0 pt. (0/0), -2 in +/-. Idem con patate ma senza nulla di positivo e un fallo su Bitadze.

Coach James Borrego: 7

Ottimo lavoro psicologico per ricompattare il gruppo. Da fiducia a Miles e a Brad Wanamaker. La squadra non sbanda riuscendo a essere concreta. Vittoria importante anche senza serata magica da tre punti dei big.

Game 47 – Charlotte Hornets @ Brooklyn Nets 89-111

Intro

La trasferta degli Hornets sul campo dei Brooklyn Nets appare proibitiva poiché la disparità tra le forze sul parquet, nonostante i miglioramenti di Charlotte, resta evidente.

Le Retine puntano al titolo, gli Hornets ai playoff e per farlo devono cercare di accumulare più vittorie possibili ovunque sia fattibile.

Fattibilità dev’essere però parola sconosciuta a Im Dong-hyun, coreano, professione arciere, vincitore a Losanna nel 2008 della World Cup e di due medaglie olimpiche nel 2004 e ancora nel 2008.

Considerato uno dei migliori arcieri d’arco ricurvo al mondo (sebbene i suoi migliori anni sembrino passati) tutto sembrerebbe essere tutto normale se non fosse che il sudcoreano deve fare i conti con un problema non indifferente per la sua professione.

“Quando guardo il bersaglio non vedo bene i contorni e i colori sono sfocati”, così descrive Im la sua acutezza visiva che a sinistra è molto inferiore a una normale vista tanto da essere considerata una specie di cecità.

“Non uso un bastone, non ho un cane guida, trovo spiacevole che le persone mi considerino disabile. Tutta questa attenzione nei confronti della mia cecità non mi piace”.

Ovviamente Im in gara non si dovrà difendere da Kevin Durant e dall’armata black & white messa in piedi a Brooklyn ma gli arcieri di Charlotte dovranno prendere da lui tre esempi indipendentemente dal risultato finale: 1-Tentare di vincere la partita usando la concentrazione per creare precisione al tiro, non partire scoraggiati sentendosi menomati ma cercare di giocarsela alla pari, attrarre l’attenzione su sé stessi per spostarla rapidamente su un compagno meglio piazzato per coinvolgerlo in un tiro più semplice.

Se il pronostico sul risultato non gasa, Charlotte potrà (dovesse andar male) comunque sicuramente avere un ottimo banco di prova per confrontarsi con i prossimi team in trasferta per acquisire esperienza e ottenere una qualificazione alla quale gli esperti non hanno mai creduto.

Analisi

La partita che non c’è.

Si sapeva che il match avrebbe potuto essere il “stai fermo un turno” nel Monopoli per Charlotte che intravedeva uno spiraglio nell’assenza dei due big rivali: Harden e Durant out per infortunio in serata.

Brooklyn però risolveva la partita a inizio match chiudendo il primo quarto su un eloquente 11-32 pur senza il proprio fantastic duo.

Tra le fila delle Retine erano presenti Irving e il nuovo Aldridge (buona partita) ma a creare il vantaggio è soprattutto il sistema di gioco impostato da Nash con un penetra e scarica che Borrego non riusciva a fermare né a zona né a uomo, accennando poi a una zona press a tutto campo subito rientrata.

Si potrebbe guardare il match in maniera negativa sostenendo che gli Hornets visti questa notte non sono per nulla la quarta forza a Est mentre sul bicchiere mezzo pieno potremmo dire che, andati male i primi minuti, gli Hornets, come i sovietici nella seconda guerra mondiale, hanno guadagnato tempo risparmiando gli uomini (quasi perché Monk si è infortunato) titolari arroccandosi sui propri contrafforti per affrontare il back to back a Indianapolis in una partita verità che ci dirà se i Pacers potranno rientrare completamente in lotta per una delle prime 4 posizioni e se Charlotte sarà veramente la forza emergente della stagione a Est oppure dovrà rientrare nei ranghi di una classifica miscelata ogni sera finemente.

Sulla partita poco da dire, Charlotte è stata irretita da subito e non ha creduto di poter competere dopo aver fallito qualche tiro ed essere stata affossata dalla distanza dalla precisione dei Nets oltre ad aver mostrato gravi problemi a rimbalzo (a volte finiti lunghi con la squadra tutta nel pitturato).

Per fortuna non tutte le sere affronteremo la prima della classe sul terreno avversario per cui ora occorre chiudere il capitolo, ricompattarsi e guardare con fiducia e ardore alla partita d domani notte.

Nei Nets Green ha chiuso con 21 punti, Shamet con 17, Irving (+11 assist per l’ex Celtics) e Tyler Johnson con 15 a testa seguiti dai 14 di Bruce Brown per arrivare all’ultimo della lista in doppia cifra, Aldridge con 11 pt. e 9 rimbalzi.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Nonostante la palla a due conquistata da Biyombo più i due liberi ottenuti e realizzati da Graham a 11:21, l’inizio della squadra di Borrego era piuttosto traumatico giacché se Brown andava ad appoggiare al volo indisturbato e Harris non falliva al secondo tentativo da fuori (portando la partita sul 2-5), gli Hornets, dopo essersi portati sul 4-5 grazie a un passaggio di Rozier in drive per Biyombo che fintava e segnava (mancando l’addizionale per fallo di Aldridge), collassavano:

due triple di Green e due FT di Aldridge a 7:31 portavano i locali sul 4-13.

Rozier con un tiro lungo dalla sinistra e Irving in entrata a 5:59 chiudevano i primi sei minuti di gioco sul 6-15 con Charlotte in time-out.

Niente da fare nemmeno al rientro per gli Hornets che apparivano più imbambolati che in precedenza e dopo vari errori da ambo le parti, tornati a uomo, subivano il tap-in di Irving prima di riuscire finalmente a segnare con P.J. Washington da tre punti (frontale) a 4:35 per il 9-17.

Charlotte però faceva girar poco la palla in attacco accontentandosi di triple mancate (Hayward, P.J. e ancora Hayward) mentre i ragazzi in maglia vintage passavano a triplicare l punteggio sulla squadra del North Carolina con altri 10 punti (parziale da 12-0) chiuso da T. Johnson con la tripla del 9-27.

Hayward con un turnaround nel pitturato rompeva l’incantesimo ma ancora T. Johnson era precisissimo nel catapultare la sua seconda personale tripla di fila (11-30) quindi Green in transizione non incrociava maglie bianche per la bimane.

Zeller rubava un pallone a pochi secondi dalla fine sulla rimessa ma contrastato si allungava nell’angolo a destra fallendo la tripla sulla sirena.

Hornets non pervenuti e un po’ intimiditi nel primo quarto che rischiava di decidere la partita.

2° quarto:

Iniziava bene anche Shamet nel secondo quarto grazie a una tripla sebbene gli Hornets rispondessero con Bridges che batteva proprio il n° 20 per andare a depositare in fing and roll.

Una steal di Brown su un passaggio appena toccato da Zeller valeva la fuga da due punti mentre un fallo di Luwawu-Cabarrot su un tiro di Graham da tre mandava in lunetta il nostro play che a 9:15 portava a casa 3 punti per il 16-37.

Aldridge da tre e da due in fade-away mostrava le sue qualità mentre per Charlotte in attacco spuntava Zeller in tap-in ma T. Johnson da tre e Aldridge in post alto su Zeller avevano buon gioco nel portare sul +29 (18-47) le Retine.

Si svegliavano anche gli Hornets offensivamente con Monk bravo a fintare, far saltar l’avversario e a ricollocarsi nell’angolo destro con passo laterale prima di colpire con una bomba.

Brown metteva dentro due pt. facili ma Graham dall’altro angolo ne catapultava dentro altri tre e dopo l’entrata vincente di Irving, ecco Monk dalla diagonale sinistra trovare ancora il canestro dalla distanza.

Monk prendeva troppa confidenza provandoci dalle profondità del parquet ma il suo pallone rimbalzante sul ferro era catturato da Charlotte che sfruttava meglio la second chance per colpire dal corner sinistro a 3:56 con Bridges per il 32-54.

Hayward in fade-away andava da solo poi in taglio agganciava un passaggio di Monk realizzando in appoggio mentre P.J. Washington era limitato fallosamente da Claxton a 2:00 esatti dall’intervallo.

Le due realizzazioni valevano il 38-61, punteggio difeso spettacolarmente da Bridges che, aiutato, saliva a stoppare Irving al ferro producendo i prodromi per la transizione di Monk da due punti.

Shamet da tre frontalmente era lesto e iconico nel mostrare quanto fossero precisi i Nets in serata al tiro da fuori (13/21 nel primo tempo per un 61,9%…) tuttavia Bridges in entrata scaricando su Rozier nell’angolo a destra vedeva il nostro numero tre segnare un catch n’shoot mobile prima di entrare nel ricco finale dove Claxton splittava, Hayward ne metteva due in lunetta, Shamet colpiva nuovamente da fuori su uno sviluppo di un salvataggio procurato da Irving sulla linea di fondo ma P.J. agganciando l’assist di Monk (raddoppiato in entrata) era toccato da Claxton sotto senza che questi riuscisse a fermarlo.

Two and one, scarto ridotto di un solo punto rispetto al primo quarto ma rispetto al -29 sul quale era caduta Charlotte, la tardiva reazione era positiva.

Certamente era ancora poco poiché la difesa faticava a contenere e sarebbe servito un super terzo quarto per riportare in partita i lontanissimi Hornets…

3° quarto:

Non era esattamente il quarto da favola che serviva a Charlotte per rientrare in partita poiché lo scambio tra i maghi G (Graham e Green) da tre punti portava a uno 0-3 che allungava il brodo per la squadra di Nash abile a sfruttare il proprio sistema di gioco aldilà delle assenze importanti.

L’entrata di Rozier costituiva la fonte degli unici punti per Charlotte sino a 7:30 quando si entrava in time-out sul -30 (50-80).

Servivano altri 11 secondi a P.J. Washington in driving layup per portare a casa finalmente il secondo canestro dal campo (7:19) del terzo quarto ma c’era poco da fare nonostante Rozier in entrata, con un ½ ai liberi (errato mentre si illuminavano sui tabelloni a terra laterali le immagini del classico iettatore dei Nets intento nel gesto delle corna) e in step-back da tre punti su Claxton ritoccasse il punteggio sul 59-87.

Nel finale i Calabroni riprecipitavano oltre i trenta punti di divario con una tripla piuttosto fortunata di T. Johnson per il 60-92 ma Hayward in fade-away riusciva a metter due punti prima e anche a realizzare l’ultimo canestro del quarto grazie a una bomba che portava il punteggio a 12 dalla fine sul 65-97.

Da sx a dx per Charlotte: Wanamaker, McDaniels (sul fondo), Richards e Darling nel finale di partita. Foto tratta del sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Garbage time puro e classico quello degli ultimi minuti (estendibile comunque già dal secondo quarto) con Wanamaker a realizzare in entrata con appoggio sulla destra i primi suoi due punti in divisa Hornets per poi assistere alla tripla di Cody Martin dalla destra alla running dunk a una mano (72-92) di Zeller che a 10:21 costringeva Nash a un time-out per cercare di far concentrare i suoi un po’ troppo molli nella fase e rispedire in campo i titolari.

Monk da tre riusciva a metter dentro il -17 (75-92) ma cinque punti di Brooklyn (ecco un’altra tripla, questa volta per mano di Harris) riallontanavano una Charlotte capace sì di riprendersi il -17 con una steal e assist di Wanamaker per Bridges da tre nell’angolo sinistro (80-97) ma l’evento era lo sfondamento di Monk sul quale il giocatore si faceva male alla caviglia destra e doveva esser trasportato fuori a braccia.

Finiva in super garbage con gli elementi quasi sconosciuti della panchina (Richards, Darling) per un 89-101 che comprime ancor di più la lotta per il quarto posto a Est.

Devonte’ Graham: 5,5

13 pt. (3/9), 5 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata, -24 in +/-.1 TO in 20:31. Non sforna assist ma qualche buon pallone lo distribuisce (vedi Cody Martin che non prende un tiro dalla sinistra pur avendone il tempo nel primo tempo) sembrando più attivo dei compagni e meno intimidito. Chiude con 10 pt. la prima frazione guadagnando 3 FT ma con un totale di 13 e 5 FT (tutti a segno) in poco più di 20 minuti d’impiego. Travolto dai titolari opposti non solo per propri demeriti, risulta comunque meno malvagio di ciò che possano dire i numeri.

Terry Rozier: 5,5

12 pt. (4/11), 5 rimbalzi, 3 assist, -29 in +/-. 3 TO in 26:30. Tre assist in un primo tempo cominciato in sordina ma continua meglio nel secondo tempo quando trova qualche canestro nel terzo quarto provando di più a mettersi in gioco. Arrivano anche errori ma pazienza, non avremmo comunque recuperato.

Gordon Hayward: 5,5

13 pt. (5/11), 4 rimbalzi, 1 assist, -20 in +/-. 28:48 per lui. Si muove in maniera intelligente sul parquet e lo mostra con il taglio back-door i diagonale sul quale va ad appoggiare. Sfodera soltanto un assist però mentre si prende responsabilità al tiro, tutto sommato non va male anche se l’1/4 da fuori stona.

P.J. Washington: 5

8 pt. (3/11), 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate, -16 in +/-. 2 TO. Una tripla e un two and one nel finale di primo tempo. In difesa spesso è un buco come quando Shamet lo prende in velocità appoggiando mentre in attacco non ha il passo per batter la difesa risultando lento e macchinoso. E’ quel giocatore che ti può creare la giocata estemporanea (vedi le due buone stoppate) e ti garantisce un discreto numero di rimbalzi ma soffre sia in difesa che in attacco (nel secondo tempo si nota la sua lentezza in entrata quando Shamet gli tocca la palla sull’entrata e gliela porta via mentre P.J. è in salto). Più di un quarto dei tiri arrivano da fuori ma è soltanto ¼. Impreciso.

Bismack Biyombo: 4,5

2 pt. (1/4), 3 rimbalzi, 1 assist, -19 in +/-. 2 TO. Date una mazza da baseball a quell’uomo. Non è il suo sport il basket. Un paio di buone difese (una su un tiro di Irving) ma poi in attacco non combina quasi nulla se non un canestro assistito con finta. Pasticcia sotto il tabellone sia nel primo che nel secondo tempo su passaggi differenti che non trattiene mostrando impaccio e pochi riflessi. Lo si vede immobile sull’arco in un’azione del primo tempo con attacco statico di Charlotte, servito si limita a cercare un compagno in maniera semplice. Fondamentalmente si gioca in 4 in attacco con lui, se poi viene preso in mezzo dal penetra e scarica i 10:31 sul parquet sono anche troppi.

Miles Bridges: 6

10 pt. (3/9), 5 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate, +2 in +/-. Finisce per giocare 29:39 con un 2/5 da fuori, peccato per l’1/4 da due punti. Porta un po’ di energia che si concretizza tra assist e rimbalzi (in difesa qualche volta lo battono) e qualche punto per tentare di accorciare inoltre compie una notevole stoppata su Irving.

Cody Zeller: 6

6 pt. (2/3), 5 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, -6 in +/- in 20:36. Un paio di palloni rubati e un 2/3 dal campo condito dalla classica schiacciata in corsa. Qualche rimbalzo lo ottiene sebbene soffra con la squadra. Fa il suo senza poter modificare la sostanza.

Caleb Martin: 5

0 pt. (0/3), 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, -8 in +/- in 11:44. Gioca il garbage time dove cattura qualche rimbalzo ed è veloce nel sottrarre un pallone ma poi non entra mai in ritmo al tiro. Dovrebbe essere il miglior marcatore tra i due fratelli e servirebbe trovare punti con costanza ma lui si è disperso.

Jalen McDaniels: 6

2 pt. (1/2), 1 rubata, -4 in +/- in 4:52. Si fa notare per un canestro in entrata poi manca una tripla dalla destra andando molto corto. Un buon close-out nell’angolo destro con altre difese meno brillanti e rapide. Difficile dire in un garbage time…

Malik Monk: 6

11 pt. (4/11), 3 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata, +9 in +/-. 2 TO. Forse abita nell’emisfero australe perché gira alla rovescia. Rientrato dopo un paio di assenze per problemi a un piede, finisce fuori per infortunio mentre compie uno sfondamento atterrando male sulla caviglia destra. Uscito a braccia verso gli spogliatoi sarà difficile rivederlo domani. Comincia bene la sua partita (al contrario dei compagni) segnando due triple poi la sua concretezza si perde in iniziative che non vanno a buon fine. Almeno da una scossa all’ambiente sebbene per invertire questa partita ci sarebbe voluto qualche supereroe e non Monk che dimostra di essere mortale e vulnerabile nella zona bassissima del corpo.

Cody Martin: 5,5

3 pt. (1/7), 2 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate, -6 in +/- in 18:22. Tre rubate non sono poca cosa in 18:22 e il voto si alza di mezzo punto perché l’1/7 i partita con gli unici tre punti con un tiro da oltre l’arco arrivano quando non servono. Prova a metterci del suo collezionando qualche statistica ma anche lui gira nei sistemi di Borrego, errante senza fortuna.

Nick Richards: s.v.

0 pt. (0/0), -1 in +/- in 4:15. Fatemi sapere voi se l’avete avvistato nel garbage time. In difesa nemmeno ma rimane poco sul parquet.

Brad Wanamaker: 6,5

9 pt. (3/5), 3 assist, +5 in +/-. 1 TO in 14:18. Il migliore in una partita surreale. Dal mio punto di vista gli viene affibbiato un fallo ingiusto su una possibile steal in pressione e anche se va fuori controllo in entrata potrebbe essere chiamato un fallo su di lui che comunque gioca in maniera ordinata, gestisce palla regalando qualche assist come quello a Bridges per la tripla dall’angolo e andando a mettere i suoi punti, in entrata, ai liberi o in pullup finendo per completare l’opera con una tripla sulle due tentate. La volontà difensiva c’è. Potrebbe essere più utile di Cody Martin in quelle fasi dove si ha maggiormente bisogno di un realizzatore e un giocatore con capacità di smistamento superiori.

Nate Darling: s.v.

0 pt. (0/0), -2 in +/- in 2:05. Garbage time very fast e senza produzione per il numero 30 di Charlotte.

Coach James Borrego: 5

Le prova tutte ma non riesce a contenere una squadra profonda che usa i mismatch e i tiratori al meglio pur avendo assenze importanti. A Charlotte mancano un creatore di gioco come Ball e un paio di lunghi titolari decenti. Emergono i soliti difetti compreso un abbassamento della precisione al tiro contro difese ostiche.

Game 46 – Charlotte Hornets @ Washington Wizards 114-104

Intro

La possibile qualificazione degli Hornets ai playoff passerà esplorando ostici territori.

In realtà a Charlotte mancano 27 partite alla fine della stagione regolare e ben 14 saranno da giocare allo Spectrum Center mentre 13 saranno le trasferte ma gli Hornets inaugureranno stanotte un giro di ben sei trasferte che rappresentano quasi il 50% di tutti i futuri impegni fuori casa.

Un ampio blocco di partite casalinghe arriverà nel finale di stagione quindi Charlotte dovrà artigliare un discreto numero di vittorie esterne per garantirsi la sicura partecipazione a partire da quella a Washington.

Vincere a Washington però non è un’astratta possibilità come quella visionaria proposta da Elon Musk, ovvero andare su Marte per colonizzarlo.

Elon, interessante innovatore (grazie al lavoro del suo gruppo) a volte va oltre la decenza con delle idee balzane come quella di terraformare il pianeta rosso a suon di bombe nucleari ai poli (già che ci sei magari lanciamo anche un anatema del mago Otelma contro Marte per surriscaldare l’atmosfera), ed ecco… gli Hornets per vincere nella capitale dovranno essere concreti senza ricorrere a stramberie innovative.

Certo, i Wizards sono meno malvagi di quello che la loro classifica dica e possono contare sui meganoidi (ricordando gli avversari del Daitarn 3 che arrivavano proprio da Marte) Westbrook e Beal ma la loro difesa richiama gli odiati nemici del Daitarn 3, ovvero ha problemi strutturali tattici “psicologici” (prima che tecnici) che potrebbero trasformarsi in un possibile colabrodo ma dato che nel mondo NBA non si deve sottovalutare nessuno, gli Hornets dovranno continuare a giocare bene in difesa garantendo però ai nostri scorer un po’ di riposo in più rispetto all’ultima partita con i Suns poiché sia Terry che soprattutto P.J. Washington sono sembrati poco precisi nell’ultima partita (Rozier nella seconda parte, P.J. in tutto il match), stremati dall’eccesso su ambo i lati del campo.

Ieri Westbrook è parso un marziano, riusciranno gli Hornets a catturarlo e a riportarlo sulla Terra?

Analisi

Charlotte passa a Washington nella serata “Pride” a stelle e strisce.

A emergere però è il mezzo figlio del sol levante Hachimura che finirà con 30 punti.

Westbrook otterrà un’altra tripla doppia (15 rimbalzi e 15 assist) fermandosi a 22 pt. (7/20) ben limitato dalla squadra di Borrego in penetrazione o al tiro.

I due combinano 52 punti, uno in meno della coppia Rozier-Hayward che però ha più materiale intorno e si avvantaggia dell’inesperienza e della serata negativa dell’israeliano Avdija che dopo una brutta prestazione viene letteralmente surclassato nel finale dai due che decidono la gara.

Giocatore della settimana a Est (22-28 marzo) è stato Terry Rozier.

Il rookie esce per falli e Washington esce di scena così gli Hornets dopo aver già portato a casa il tie-break con Miami e Atlanta guadagnano anche quello eventuale con i Maghi (tutte sul 2-0 con una partita mancante) dominando gli scontri divisionali sul 7-1 (l’unico in parità è quello con i Magic e vi sarà una partita casalinga a fine stagione).

Buona vittoria riuscendo a rimanere in testa per quasi tutta la partita anche se la squadra di Brooks si è avvicinata spesso ma senza riuscire realmente a mettere in difficoltà i Calabroni che sono riusciti a far sparare 37 tiri da fuori ai Wizards (senza Bertans e anche Beal anche è rimasto out come Monk per Charlotte) che ne hanno usati ben 18 in più della precedente partita realizzandone lo stesso numero: 10.

Charlotte, tornata a giocare con un centro stabile nel finale, ha catturato 59 rimbalzi contro 54, ma soprattutto ha tirato meglio con il 46,7% dal campo contro il 41,0% avversario abbassato dal tiro da fuori.

Da segnalare anche le 6 stoppate a 1 con 3 di Biz e 2 di Bridges, provvidenziali un paio nel finale del congolese.

16 punti per Lopez, 12 di Robinson e 10 per A. Len tra gli altri capitolini.

La partita

I quintetti:

1° quarto:

La prima palla era guadagnata da Charlotte che tuttavia mancando il tiro con Hayward lasciava il tracciante verso Hachimura in area e il canestro al mezzo giapponese che schiacciava lo 0-2.

Gli Hornets segnavano il loro primo canestro a 10:50 grazie a un wide open 3 di Graham che riprendeva la buona mano mostrata contro Phoenix.

Penetrazione ancora del nostro play, bound pass all’indietro per Biyombo e 5-2 attutito da un tap-in di Len per il 5-4.

Gli Hornets trovavano il punto numero 8 a 8:55 con la tripla in transizione di Rozier dalla sua mattonella diagonale sinistra.

Westbrook calcolava un’esitazione di Biz per prendergli il tempo e colpire da tre ma Hayward a 8:05 colpiva seguito però ancora da un Wizard, la guardia Jerome Robinson che portava sull’11-10 una partita dal ritmo alto.

Il passaggio orizzontale telefonato di Hachimura era preda di Graham che fuggendo in transizione andava a schiacciare ma una tripla di Westbrook impattava la partita a quota 13.

Gli Hornets raddoppiavano Westbrook mentre Bridges stoppava Len e andava a far sbagliare Hachimura al tiro con buon close-out mentre da un altro passaggio di Graham si liberava, segnando dal corner sinistro Hayward a 6:21 (16-13).

Due FT per Westbrook a ridurre lo scarto poi attacco frontale di Miles in appoggio di sinistra con cambio mano oltre tutta la difesa ma a trovare il nuovo pari ci pensava Robinson dalla sinistra.

Un fade-away di Lopez su Zeller (appena entrati) valeva il secondo sorpasso di serata ma Hayward con mano calda otteneva il sorpasso colpendo da tre (21-20 estendendo poi il vantaggio di altri due punti prima che Hachimura a 3:15 trovasse un two and one per il nuovo equilibrio.

Da un tiro errato di Rozier e un rimbalzo di Zeller, Hayward a 2:48 recuperava altri due punti, quindi, dopo il pari dovuto alla drive con cambio mano di Hachimura che non voleva far cedere i suoi, ecco arrivare la tripla del ciclone Bridges.

Nel finale a Robinson in jumper per il -1 seguivano: Zeller in appoggio, Lopez in hook e Hayward con jumper frontale per il 32-29 di primo quarto.

Bridges in entrata. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

2° quarto:

Quintetto d’inizio periodo non proprio invidiabile per i viola che, incassato un tap-in di Lopez e un two and one di Hutchison (scappando sull baseline con lo spin a Graham trovava il contatto con Zeller) si trovavano superati 32-34 prima di riuscire a livellare esattamente il piatto della bilancia con un floater tagliato di Zeller che rimbalzava sui ferri prima di essere accolto.

Mathews da tre punti rimandava sopra i padroni di casa che tuttavia tornavano a immergersi nello svantaggio dopo i canestri di Caleb Martin e Cody Zeller.

Gli Hornets trovavano la tripla di Graham passando il blocco di Zeller prima che Lopez riuscisse a metter dentro il facile -3 (42-39).

L’accelerazione di Charlotte passava anche per P.J. Washington che sbloccandosi sembrava essere il portale magico per gli altri Hornet che segnavano a turno: da sotto Zeller (mancava il fallo di Mathews) a 7:26, Rozier in fade-away banker contro Hachimura e persino Caleb Martin per il 50-39.

La reazione della squadra di Brooks passava per 5 punti e il -6 prima che ancora P.J. trovasse una bomba dal palleggio tracciando il segno sulla diagonale destra.

Drive di Hachimura e due da vicino, Len dunk,la rimonta dei Wizards arrivava sul 53-48 prima che Hayward a 2:50 splittasse due FT trovando il fallo in close-out da parte di Avdija.

L’open 3 di Westbrook valeva un solo possesso tra i due team (54-51) ma Hayward capitanava la purple army infilando altri due FT a 2:27 e Rozier dalla diagonale destra usava lo spazio a disposizione per colpire da tre.

Hachimura con un turnaround frontale segnava il -6 (59-53 ma un pocket pass centrale di Graham liberava il corridoio a Zeller che schiacciava un tomahawk da triplista.

Il +8 resisteva all’intervallo dopo la tripla in solitaria (viziosa) di Graham dalla diagonale lunga destra alla quale rispondeva in buzzer beater Hachimura per il 64-56.

3° quarto:

Una palla intercettata da Hayward a inizio quarto e un’alzata a una mano di Biyombo dal pitturato sulla seconda azione offensiva del quarto dei calabroni valevano il +10 (66-56) ma il divario scendeva rapidamente sino al +2 poiché gli unici due punti che collezionavano gli Hornets ancora sino a 8:12 erano quelli di Hayward, per il resto, gli errori di Rozier, la tripla di Westbrook e la dunk in solitaria di Len segnavano il 68-66.

Per fortuna di Borrego arrivavano due FT per Rozier che cominciava a riprendersi il ritmo infilando il +4.

Si lamentava Hayward che in entrata era limitato con più falli compreso sul tiro, nessun fischio ma la terna non poteva esimersi dal commissionare alla squadra di Brooks quello su Biz.

Le lamentele funzionavano perché all’israeliano su Hayward poco dopo era fischiato subito un fallo in marcatura.

Charlotte passava sempre con Hayward che in lenta corsa rilasciava con eleganza dal pitturato il punto numero 72.

Westbrook andava in lunetta subendo il fallo di Cody Martin dopo la finta con l’arresto.

Primo FT OK, secondo errato ma dal rimbalzo produceva il 72-70.

Gli Hornets si affidavano a Rozier che sentendo il pericolo tornava in versione killer a 5:40 colpendo da tre punti per poi mettere dentro un reverse layup in transizione a 4:41 (77-70).

I capitolini tornavano sul -3 (77-74) a 3:56 per andare anche sul -2 quando erano fischiati i tre secondi difensivi a Charlotte (tecnico di Hachimura).

Un lunghissimo jumper di Rozier da due (piede destro a toccare l’arco) a 3:15 valeva l’allungo che resisteva poco, tuttavia un catch n’shoot da tre punti di Rozier allontanava nuovamente la minaccia così gli Hornets si stendevano anche in transizione dove il duo doppio Cody si esaltava con Martin in un fulminante no look pass dalla destra sulla corsa di Zeller che chiudeva jammando, oscurando le stelle di Washington.

Charlotte andava sul +10 con un tiro di Graham lungo dalla destra dopo essersi fatto passare la palla in palleggio dietro la schiena per disorientare il difensore quindi Hachimura ritoccava nel finale sull’89-81 ma con 12 minuti in meno sul cronometro Charlotte manteneva il vantaggio inalterato.

Biyombo in schiacciata. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Dopo varie vicissitudini (una palla a due tra Lopez e Martin) più una palla persa da Westbrook pressato sempre da Martin, ecco arrivare un canestro acrobatico di Cody Martin che dopo aver passato Westbrook grazie al blocco di Zeller aveva la meglio su due difensori per il +10 (91-81).

Charlotte subiva il -8 con l’hook di Lopez ma la tripla di Caleb Martin dall’angolo su assist di Rozier spingeva i Calabroni sul +11 (96-85).

Charlotte sembrava poter entrare in un finale senza patemi ma la squadra di Brooks riuscendo a recuperare 6 punti faceva entrare in crunch time la partita a 4:52 con la schiacciata di Hachimura per il 98-93.

Step-back frontale di Rozier, stoppata in aiuto di Biyombo su Robinson più altri due di Scary che in area fintava con un movimento che faceva saltare Robinson per andare a rialzarsi e colpire (102-97).

Hachimura mancava un tiro ma avendo una seconda possibilità risultava in grado di gestirla meglio segnando il nuovo -5.

Gli Hornets si avvantaggiavano nel finale grazie all’esperienza di Hayward opposta all’inesperienza di Avdija che regalava due FT a Hayward per il +7.

Biyombo andava ancora a fermare Robinson e Rozier dalla diagonale sinistra trovava in uno spaesato Avdija l’avversario perfetto per elevarsi e colpire sull’affaticato close-out: 107-97 a 1:53 dal termine.

Proprio Avdija riusciva a infilare la tripla (quasi una beffa essendo gli unici suoi punti in partita dopo una serie interminabile di errori) ma sull’altro fronte Bridges fintava per poi penetrare, Lopez gli dava la schiena mente il numero 0 cambiava direzione in crossover e salutava il “codinato” con una schiacciata a una mano al ferro.

Biz allungava in lunetta per un fallo di Lopez a :42.0 (111-101) poi Westbrook decideva di far esplodere il proprio fisico mettendo a repentaglio l’incolumità di Biyombo con un poster disintegratore sul quale la terna, commossa, regalava anche un FT omaggio.

Nel finale non cambiava nulla: Washington ricorreva al fallo per fermare il cronometro facendo uscire mestamente l’israeliano dal parquet e così si finiva sul 114-104 con gli Hornets a strappare una buona W su una serie di sei trasferte dalle quali si spera di far piover almeno tre vittorie per rimanere in media playoff.

Devonte’ Graham: 7

17 pt. (5/12), 5 rimbalzi, 6 assist, 3 rubate, +11 in +/- in 29:20. Restituiamo qualcosa a Devonte’ che in partita mette un paio dei suoi “tiri ignoranti” alla Basile ma soprattutto mostra una buona regia non perdendo palloni e offendo diversi passaggi interessanti come il pocket pass nel primo tempo per l’imbucata di Zeller. Riesce anche a intercettare un pallone in orizzontale fuggendo in transizione per la schiacciata. Meglio nel primo tempo che nel secondo ma in attesa rientri Ball non se la cava male.

Terry Rozier: 7,5

27 pt. (10/20), 7 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata, +8 in +/-. 2 TO. A parte una fase nel terzo quarto dove pare aver fatto un patto con la NASA per lanciare qualsiasi cosa gli passi tra le mani tentando senza ritmo, si riprende coi i sensi da Uomo Ragno quando la squadra torna in pericolo. Segna da tre e mette un reverse nel terzo quarto e nel finale batte da fuori Avdija. Bello l’assist in angolo per l’unica tripla di Caleb Martin della serata. A rimbalzo c’è, è appena stato nominato il giocatore della settimana a Est (22-28 marzo) e sta andando spesso oltre i 20 punti. Il giocatore che spezzo c’è quando serve.

Gordon Hayward: 7,5

26 pt. (9/19), 11 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, +3 in +/-. 4 TO. A parte un air-ball fuori equilibrio da sotto che non tocca il ferro e costituisce un TO, migliora un po’ il tiro rispetto le ultime uscite andando a cercarsi spesso anche il fallo. La terna per un po’ lo ignora pensando che se non ci sono lividi forse non c’è fallo ma dopo le proteste su un’entrata dove gli mancava solo gli fosse messa la catena con la palla al piede ecco che gli arbitri si ricordano di lui così nel finale può portare a casa qualche punto in più grazie all’esperienza mostrando che il rookie israeliano su di lui è blasfemia. Fa una discreta partita in contenimento su Westbrook.

P.J. Washington: 6

5 pt. (2/5), 5 rimbalzi, +4 in +/-. 3 TO in 23:22. Lo vediamo poco sostituito da Bridges ma anche dai centri. Mette un paio di tiri (finalmente dopo lo 0/7 con Phoenix) compresa una tripla dalla diagonale destra dopo averne mancata una dalla stessa posizione e non va male a rimbalzo. Peccato per i TO (nel secondo tempo lo scontro con Robinson sul quale gli veniva data ragione era cancellato dal challenge che decretava lo sfondamento offensivo).

Bismack Biyombo: 7

6 pt. (2/4), 4 rimbalzi, 3 stoppate, -3 in +/-. 3 TO in 23:56. Troppi TO ma mette due liberi nel finale (già è un successo) e soprattutto due pezze contro Robinson in stoppata. Nel primo tempo appare come il freno a mano per l’attacco degli Hornets che paiono giocare in 4 ma fa la differenza nel finale. Westbrook lo polverizza con un megaposter dopo le stoppate ma lui fa in tempo a far sbagliare anche Hachimura mentre la sua saltuaria permanenza sul perimetro ha più successo. A fine partita se la ride con Westbrook sull’episodio della schiacciata dell’ex Thunder al quale è stato dato anche il FT sebbene sia stato lui a spazzare via con il braccio Biyombo proteso in stoppata.

Miles Bridges: 7

8 pt. (3/8), 3 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate, +9 in +/- in 25:14. ¼ da tre punti. Praticamente è Taz. Lo ricorda nell’espressione del viso e la sua travolgente trottola spazza via tutto ciò che trova. L’energia che porta sul parquet serve alla a difesa (ottime chiusure, tempestive e intelligenti) e all’attacco anche se in serata non esplode in numero di punti ma lo fa bene, prima con un attacco frontale cambio mano e poi nel finale quando finta, va dentro, Lopez gli da le spalle convinto che Bridges vada verso il centro ma lui cambia passo e con un crossover anche direzione per andare in schiacciata a una mano a violare il ferro dei Wizards che in serata non è stato difeso benissimo. Sempre nell’ultimo quarto lo notiamo per una finta di tiro che adesca il difensore liberando Hayward in mezzo al quale il numero zero cede la palla per due punti facili.

Cody Zeller: 7

16 pt. (7/13), 13 rimbalzi, 2 assist, +11 in +/-. 1 TO. Sarebbe da 7,5 se non soffrisse i ganci di Lopez ma con 16 pt. e 13 rimbalzi in 24:01 dimostra che questi Wizards al ferro sono conciati peggio di noi . Tuttavia diamo merito a Cody che riesce a ottenere punti, segue l’azione, porta blocchi e se gli offrono palla nello spazio non si fa pregare ad attaccare. Ottima schiacciata in corsa a una mano nel primo tempo come due pt. su Mathews e mancherebbe il libero addizionale. Da fastidio e provoca situazioni nelle quali recuperiamo palla. Dopo l partita con Phoenix non bella, eccolo ritornare ad antichi splendori anche se i capelli sono molti meno ma la voglia di star lì è la stessa.

Caleb Martin: 6,5

7 pt. (3/6), 2 assist, -1 in +/- in 15:45. ¼ da tre punti. Anche Caleb, a parte un tiro da tre tutto da costruire ancora poiché ha limiti ed è poco confidente (basta vedere i tentennamenti dall’angolo dopo la tripla realizzata), gioca una buona gara tra pressing difensivo e un paio di buoni canestri. Utilizzato a sorpresa più a lungo del solito, sembra in difficoltà inizialmente, invece contribuisce alla vittoria con punti e un paio d’assist.

Cody Martin: 6,5

2 pt. (1/3), 2 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, +8 in +/-. 1 TO in 20:35. Anche lui porta pressione in difesa. Dopo una palla rubata cede dalla destra un pallone fulmineo a Zeller con un no look pass da antologia. Ottimo per far stancare gli avversari di turno. Sarà la voglia, l’altezza ma sembra passo dopo passo prendere velocità con i suoi muscoli a spingere con delle scarpette chiodate sul tartan.

Coach James Borrego: 6,5

Può andare. Buon piano partita e time-out corretti. Arrivano diversi raddoppi sin dall’inizio su Westbrook e anche se Hachimura in assenza di Beal esplode, i Maghi, sebbene sfruttino qualcosa con Lopez da sotto, scaricano a salve da tre punti. Buona idea di lasciare i centri di ruolo. Bastano due centri come i nostri per surclassare gli avversari.

Matchup key Vs Wizards

Matchup key game 46 (A cura di Filippo Barresi)

Russell Westbrook Vs Gordon Hayward

I Wizards arrivano a questo incontro dopo aver trovato la vittoria ieri notte contro i Pacers trascinati da un incredibile prestazione di Russell Westbrook.

La stella di Washington è in un ottimo stato di forma e non ha fatto rimpiangere l’assenza di Bradley Beal (in dubbio per questa notte).

Indiana ha decisamente sbagliato il piano partita nei suoi confronti e sarà compito di Hayward, Borrego e Bridges dalla panchina provare a contenere al meglio le sue iniziative.

Possibili svantaggi:

Il punto di forza di questa squadra sta nella spiccata vena offensiva dei suoi interpreti.

Coach Scott Brooks ha la possibilità di utilizzare diversi elementi per gestire l’attacco e così sarà anche con l’eventuale assenza di Beal.

Gli Hornets nelle ultime partite hanno alzato il livello difensivo sensibilmente e dovranno continuare su questi standard.

Possibili vantaggi:

La metà campo che più penalizza Washington è quella difensiva dove si registra una somma di disorganizzazione a livello di schemi e alla mancanza di personale adatto per incidere con continuità.

Mettere pressione a questa struttura poco stabile sarà l’obiettivo della gara, proprio come fatto nelle prime gare senza LaMelo Ball.

Totopaolo 15ª settimana

Il pronostico della 15ª settimana a cura di Paolo Motta.

Gli Hornets sono reduci da una settimana chiusa sul 3-1 con un paio di importanti vittoria a San Antonio e sulla rivale divisionale Miami sebbene l’ultima sconfitta all’OT con Phoenix abbia rappresentato una battuta d’arresto per la squadra di Borrego che per riprendere il filo e correre verso la post season dovrà affrontare altri quattro nuovi ostacoli questa settimana.

Andiamo a scoprirli:

Mercoledì 31 marzo ore 01:00 AM italiane @ Washington Wizards (16-28)

A dispetto del record negativo, i Maghi sono un avversario scomodo che negli ultimi anni ci ha sempre fatto penare – sebbene il primo match della stagione sia finito 119-97 per noi – ma nel Distretto le cose si complicano.

Guidati dalla coppia Beal (31.3 ppp) e Westbrook (21.4 ppp), gli Hornets dovranno rimanere concentrati per non incappare in un brutto passo falso.

Partita ampiamente alla portata considerata la scarsa difesa degli “stregoni” e la possibile assenza di Beal causa infortunio al fianco destro.

Venerdì 02 aprile ore 01:30 AM italiane @ Brooklyn Nets (31-15)

Reti pigliatutto a strascico sul mercato.

Dopo la trade che ha portato Harden a New York (ovviamente sponda ex franchigia ABA), i bianconeri si sono assicurati anche i lunghi Griffin e Aldridge formando un roster stellare.

Nella prima partita stagionale Charlotte sorprese le retine 106-104 ma quella pur fortissima Brooklyn, impallidisce rispetto a quella attuale che punta al titolo.

Sconfitta prevedibile sulla carta anche se Durant e Irving sono in dubbio.

Sabato 03 aprile ore 02:00 AM italiane @ Indiana Pacers (21-23)

I Pacers, alle prese con un’annata altalenante sembrano aver perso lo smalto di qualche stagione fa come testimoniato dall’unica vittoria nelle ultime sette partite casalinghe ma hanno vinto le ultime due di fila passando a Dallas 94-109.

Contro la squadra di Indianapolis sarà la terza (ed ultima) gara della serie con il parziale fermo sull’1-1.

Partita spigolosa, ci sarà da osservare in maniera speciale il tridente Sabonis, Brogdon, LeVert.

Considerato anche che l’incontro è in back to back, una sconfitta non mi sorprenderebbe.

Domenica 04 aprile ore 00:00 AM italiane @ Boston Celtics (23-23)

Primo scontro stagionale con i Celtics.

Sarà la partita degli “ex”, da una parte Walker, dall’altra Rozier, Hayward e Wanamaker (ebbene sì, anche il play di riserva degli Hornets ha militato nel titolato club biancoverde).

Negli ultimi anni abbiamo faticato ma quest’anno, visto il momento non brillante dei biancoverdi e il roster degli Hornets più competitivo rispetto a molte annate precedenti, ci sono possibilità in più per fare lo sgambetto alla squadra allenata da Brad Stevens, inoltre gli “ex” attualmente in forza ai Calabroni potrebbero sentire la partita.

Lo spettacolo è dietro l’angolo.

Mi sbilancio con un “2”.

Il pronostico della settimana: 2-2

Game 45 – Charlotte Hornets Vs Phoenix Suns 97-101 (OT)

Intro

Mi sono a volte chiesto se scrivere sul basket non sia stata una perdita di tempo rispetto ad affrontare tematiche più serie.

La domanda resta aperta ma perde di peso in alcuni suoi punti quando penso che basterebbe chiedere al “più grande eroe canadese” (così fu definito in Canada) se per lui correre fosse una perdita di tempo.

Terry Fox è un giovane nato nel 1958 quando a 19 anni scopre di essere affetto da un osteosarcoma, un tumore che dalle ossa si spande ad altri organi quali i polmoni.

Terry è un ottimo sportivo ma deve subire l’amputazione della gamba destra e praticare chemioterapia.

In ospedale vede soffrire e andarsene persone che entravano a far parte della sua vita e decide di far qualcosa perché ciò in futuro avvenga il meno possibile.

Terry così decide di unire la sua passione con l’utile e nel 1980 cerca di lanciare una campagna di sensibilizzazione correndo dall’Est all’Ovest del Canada ogni giorno per 42 km, una vera e propria maratona a tappe sostanzialmente.

Nonostante lo faccia su un arto e una protesi e il suo tentativo venga inizialmente ignorato se non accusato di essere solo una pubblicità egocentrica, le fortune cominciano a cambiare quando il proprietario della catena di alberghi Four Seasons, Isadore Sharpe, che ha perso un figlio per tumore si offre di aiutarlo creando un effetto farfalla.

La polizia inizia a scortarlo, per la gente il suo passaggio diventa un evento e qualcuno lo incita correndo insieme a lui.

A Toronto ci sono circa centomila persone ma dopo 143 giorni, nonostante i numerosi problemi fisici che ha deve fermarsi poiché inizia ad avere dolori al petto.

Portato in ospedale scopre di avere nuovamente il tumore ai polmoni.

Ha raccolto un milione e settecentomila dollari quando riceve nel settembre 1980 la massima onorificenza civile del paese facendo in tempo ad assaporarne il gusto ma la maratona non sarà da lui mai completata poiché Terry Muore il 28 giugno 1981.

A Fox vengono intitolate vie, strade, monete ed esiste ancor oggi una fondazione che persegue il suo obiettivo di raccolta fondi.

Forse in un’era che appare appiattirsi mediocremente su nessun valore la storia di Fox può essere considerata pazzia, novello Don Chisciotte ma può essere richiamata facilmente forse solo da altre “gesta epiche” di qualche sportivo del cuore e chissà che Rozier essendone un omonimo non ci regali un’altra serata magica serata.

Il messaggio di fondo per gli Hornets e nella vita è quello di non arrendersi, così lo riassume lo stesso Isadore Sharp tributando a Fox l’onore di aver fatto partir qualcosa di speciale: “Terry è stato come una meteora che passa nel cielo, la cui luce viaggia al di là della nostra vista. Una luce che ancora brilla, nella notte più buia.”

Analisi

Charlotte affrontava la seconda corazzata a Ovest cercando di mantenere imbattuta dopo la pausa la propria arena.

La squadra di MJ cerca di alzare il ritmo nel primo tempo dei Suns che non sono eccessivamente a proprio agio nel farlo così i primi 24 minuti si chiudono in perfetta parità.

Il rientro sul parquet degli Hornets è diesel, la squadra viene colpita da un parziale di 0-11 quando abbassa il ritmo e investita anche da alcune decisioni dubbie che sfoceranno in vere e propri controversi fischi nell’ultima frazione quando gli Hornets, alla disperata rincorsa dopo aver accumulato un ritardo di 16 punti con la panchina dei Suns già a festeggiare visto il quintetto inedito e con tre guardie posto sul parquet da Borrego, riusciva a rientrare.

Da un canestro, a mio avviso annullato ingiustamente a Bridges in alley-oop, dal possibile -3 si passava al -8 grazie a due punti di Booker ma Graham riusciva con 8 punti a portare la partita al supplementare prima di forzare la palla della possibile vittoria sbagliandola.

All’OT Mikal Bridges spareggiava la partita, l’altro nostro Miles commetteva un fallo ingenuo su CP3 3 e sul -5 era ancora Graham a realizzare la bomba della speranza.

Nel finale Graham si profondeva per il recupero toccando palla a CP3 che sul tuffo del n° 4 calciava la sfera fuori.

Charlotte, ancora una volta affidava a Graham la palla ma il suo tiro non proprio in equilibrio non entrava e sul finire, nonostante da una sua deviazione sembrava potesse nascere la transizione del nuovo pari, arrivava il recupero di Phoenix con CP3 in lunetta a mandare oltre il possesso i Suns che se la cavavano dopo una partita tiratissima.

In negativo da segnalare a mio avviso l’uso smodato che Borrego è tornato a fare della small ball perpetuando anche un gioco con il centro sul perimetro che non ha aiutato sotto le plance spesso dove i Soli sono riusciti a sfruttare meglio le seconde possibilità a rimbalzo offensivo con un 16-21 pro Suns nell’OREB.

Questo tipo di gioco ha sfibrato P.J. Washington nell’impegno difensivo, apparso in attacco più che opaco.

A condannare Charlotte anche il 16/23 dalla lunetta mentre i Suns hanno tirato meglio (a Phoenix era avvenuto il contrario).

Gli Hornets non hanno saputo sfruttare il misero 20,0% di Phoenix da tre punti contro un 30,9% superiore ma scarso.

Mentre gli Hornets hanno contenuto Paul a 16 pt. (in media) ma solo un assist, Booker è esploso con 35 punti aiutato da 14 pt. e 14 rimbalzi di Ayton. Mikal Bridges ha chiuso con 13 punti anticipando Craig con 9 mentre 2 sono stati i punti di Crowder con uno 0/9 al tiro…

Charlotte perde in crunch time dopo tanto tempo ma esce a testa alta e con qualche recriminazione sebbene di errori ve ne siano stati su entrambi i fronti.

La squadra c’è ma Borrego deve gestirla meglio…

La partita

I quintetti:

1° quarto:

Balzava più lesto sulla sfera il centro dei Suns che dava la possibilità ai suoi di portare il primo attacco chiuso in maniera vincente da Booker con una tripla frontale.

Graham, replicava a 11:23 alla stessa maniera trovando il pari prima che i contatti di Ayton su P.J. finissero per dargli una piccola separazione sul gancio del 3-5.

Charlotte sorpassava con Rozier che zigzagava invertendo la rotta per ricevere il passaggio del perno/schermo Biyombo.

Alla prima tripla seguiva la seconda a 8:54 per il 9-5 ancora con la firma di Rozier.

Booker batteva Biz sul tiro ma il congolese imbeccato sotto canestro si elevava come una ballerina per depositare un elegante reverse a una mano anticipando a 7:55 il canestro di Graham che dal runner lasciava partire l’arcobaleno perfetto per il 13-7.

La reazione dei Suns li portava sul -2 prima che una finta nel pitturato di Hayward valesse due liberi (a segno) a 6:37.

Mikal Bridges pescava Ayton in alley-oop e Paul pareggiava a quota 15 ma gli Hornets riprendevano il vantaggio con l’entrata in diagonale di Hayward che fintando il passaggio a sinistra addormentava e passava il guardiano Ayton così il deposito finale era facile.

Ancora palla dentro per Ayton e nuovo pari per i Suns.

Gli Hornets provavano a staccarsi con tre bombe sul medesimo possesso ma nessuna andava a segno tuttavia Charlotte conquistando anche il terzo rimbalzo offensivo andava dentro con Bridges dalla baseline destra per un reverse vincente.

Un pull-up di Rozier su Ayton valeva il +4 che resisteva poiché Saric, spinto via Hayward sotto canestro riusciva solo a colpire il ferro così lo stesso Terry ne approfittava segnando da tre punti il +7.

Sbarazzarsi così semplicemente dei Suns però non era così semplice e il secondo rientro in orbita dei Soli passava per una tripla di Booker che ai 24 realizzava il 25-23 prima che Bridges decidesse di fulminare la difesa di Phoenix con un cambio passo che ne esaltava lo stacco e la thunder jam di destra.

Paige dal corner destro trovava il -1 ma Hayward ritoccava sul 29-26 il finale di primo quarto.

2° quarto:

Ci mettevano un po’ le squadre a segnare il primo canestro della seconda frazione.

Accadeva che sull’entrata con scarico di Graham nel pitturato, Saric mancasse l’anticipo e Zeller, agganciata la palla in qualche maniera appoggiasse in mezzo a tre difensori poco reattivi il 31-26.

Graham dava una spinta in più con una confidente tripla per il +8 ma Charlotte cominciava a subire anche perché Caleb Martin non solo non è Monk ma faceva anche danni.

Paine con un two and one cominciava la rimonta che Mikal Bridges in corsa completava con sorpasso a 8:49 per il 34-35.

A 8:34 Craig mancava due liberi ma lo stesso Mikal Bridges estendeva il parziale sullo 0-11…

Era Cody Martin da fermo con una caparbia alzata oltre il corpo di Saric a far piovere la sfera nella retina per il -1 e ancora lui ad intercettare un lob per ripartire in coast to coast, depistare in crossover CP3 e appoggiare in fing and roll il 38-39.

Partita molto equilibrata che aveva cambi di squadra leader frequentemente: Paul da due, Rozier in tap-in, floater di Paul, reverse layup di Hayward e tap-in di Mikal Bridges su errore di Booker fino a che a 3:26 Cody Martin non incocciava sull’incrocio di CP3 per andar a battere due liberi che splittati impattavano la partita a quota 43.

Booker e Paul dalla lunetta portavano avanti gli ospiti sul 43-46 ma a 2:09 un fallo di Booker in uscita dallo schermo su Graham valeva il pari per il nostro numero quattro in lunetta.

Peccato che P.J. mancasse due liberi e che Booker dopo l’errore da due fosse perso in angolo sinistro sulla medesima azione e ancora una volta il ferro si dimostrasse benevolo con i rimbalzi risucchiando almeno il terzo tiro di quel genere dei Suns mentre agli Hornets ne erano già usciti un paio.

La precisione non mancava però a Graham che in palleggio tambureggiava freneticamente prima di spostarsi con il teletrasporto a destra e colpire in ritmo con un velocissimo tre che chiudeva il punteggio nel primo tempo.

49 pari, partita in bilico ancora tutta da giocare con gli Hornets a provare a metterla più sul ritmo.

3° quarto:

Charlotte rientra abbassando il ritmo nel secondo tempo e subisce dal canestro di Paul dalla sinistra su Biyombo – con rimbalzo sul ferro a scavalcare lo stesso – alla tripla di Paul a 9:02 un parziale di 0-9 che porta avanti la squadra dell’Arizona 49-58.

Booker dalla baseline batteva Hayward estendendo a 0-11 il parziale e dopo alcune azioni controverse con falli fischiati in attacco a Charlotte e Phoenix, Bridges, nel tentativo forse di andare a prender posizione, rifilava una gomitata a Crowder.

Gli arbitri interrompevano la partita per un discreto numero di minuti, infine, propendevano per un tecnico (battuto e segnato da Rozier) a Crowder e Flagrant 1 a Miles con due liberi e un possesso per gli avversari che portavano a casa 4 punti dalla lunetta allungando sul 50-64 nel momento più drammatico di una Charlotte incapace di segnare.

La tripla di Hayward dal corner destro interrompeva la stregoneria della difesa di Phoenix mentre P.J. stoppava lo “scarpette gialle” di Phoenix e sul ribaltamento Rozier resisteva allo strappo di CP3 e metteva dentro di sinistro con palla che girava sul ferro prima di entrare.

Difficile rientrare se Booker segnava ancora (55-66) ma gli Hornets ci provavano a rientrare con una putback dunk di Bridges (errore di Hayward al tiro) un two and one di Miles a 4:03 (altro errore di Hayward al tiro) e anche Cody Martin riusciva a prendere un rimbalzo costringendo Crowder al fallo ma il suo ½ aiutava a metà per raggiungere il -9 (61-70).

Anche Rozier a 2:24 splittava quindi arrivavano un reverse di Miles e una steal di Cody Martin su un bad pass di Craig, sulla prosecuzione il tiro di Martin era fortunato e portava la partita sul 66-72.

L’ingresso di Wanamaker dava poco e il quarto terminava con un +9 Suns (67-76).

Cody Martin in entrata. Foto tratta dal sito ufficiale degli Charlotte Hornets.

4° quarto:

Hornets alla disperata nell’ultimo quarto ma la panchina aiutava poco la causa nel complesso finendo sul -16 (67-83) con una formazione da small ball completamente sballata.
Graham a 9:55 indovinava la tripla e Rozier realizzava il 72-83.

Bridges con la dunk a una mano sopra il ferro a 8:31 faceva raggiungere agli Hornets quota 74 superata dallo stesso Bridges in alley-oop sull’assist di Cody Martin.

Il 9-0 run dava qualche speranza che sembrava infrangersi sulla tripla del -10 ma a 5:02 Rozier colpiva da tre per il 79-88 a 4:19 Bridges imitava il compagno per l’82-88.

Charlotte potrebbe andare sul -3 ma sulla transizione con alzata altruista di Rozier per Bridges la terna valutava che il nostro numero zero non avesse la continuità sull’azione poiché il fallo dell’ex Wake Forest era stato commesso prima che questi toccasse la palla, quindi niente two and one ma solo rimessa laterale.

Onestamente rimango dell’idea che questo giudizio per il metro NBA (anche visto in partita) rimanga ipocrita.

Gli Hornets sembravano crollare quando Rozier mancava il tiro mentre Booker trovava l’angolazione giusta per battere P.J. Washington.

-8… a questo punto entrava in scena il Deus ex machina di Charlotte Graham che in penetrazione si affidava agli angeli per mandar dentro una palla contrastata fino all’ultimo dal difensore e poi a 1:21 e :33.5, mentre la difesa teneva in qualche maniera, catapultando dalle opposte diagonali due triple che facevano 6 punti, pareggiava la partita.

Booker mancava il tiro contro Miles ma l’ultima possibilità era mancata da un Graham che sentendosi caldo andava da solo non coinvolgendo la squadra.

OT

Charlotte entrava meglio mentalmente nel supplementare ma subiva due liberi di Booker a 4:15 (sullo step-back P.J. aggressivo andava a toccarlo in chiusura) ma ecco il pari di Hayward che a 3:37, lanciato in transizione, sbatteva su Booker che tagliandogli la strada in corsa commetteva fallo.

Sul 92 pari la sfortuna di Charlotte era che Mikal Bridges indovinasse la tripla dalla sinistra.

Hayward mancava il tiro, altrettanto da oltre l’arco faceva Phoenix con Bridges e Crowder, P.J. non in ritmo prendeva un open tre corto e Graham era leggermente impreciso nell’alzata per Miles che toccava con le due mani la sfera senza riuscire a farla finire dentro.

Un fallo di Miles con il braccio troppo avanti in marcatura su CP3 provocava due liberi quando Paul, semplicemente alzando le braccia disegnava il contatto per il -5 ai liberi.

Rozier mancava la tripla ma Booker, raddoppiato dallo stesso Rozier in angolo a metà campo, andava in panico lanciando un pallone raggiunto da Hayward e capitalizzato da Graham a :45.8.

La pressione di Charlotte valeva la steal: Graham toccava la sfera a Paul che calciandola involontariamente in rimessa laterale dava a Charlotte la possibilità del pari o del vantaggio.

Graham provava ancora a far da solo ma falliva una tripla con poco equilibrio contrastata da Mikal Bridges.

A pochi secondi dalla fine, il botta e risposta ai liberi tra Booker e Graham valeva il 97-99 a :08.3.

Sul lob da rimessa laterale di Phoenix Graham riusciva a toccare la palla ma quando Rozier sembrava potesse avanzare da dietro Crowder toccava palla e così si finiva per dover commettere fallo su CP3 che a :03.2 non falliva i liberi portando oltre il possesso la squadra di Monty Williams per il 97-101 che interrompeva una lunga serie di successi degli Hornets in crunch time senza togliere però il merito all’impegno della squadra.

Devonte’ Graham: 6

30 pt. (9/21), 1 rimbalzo, 3 assist, -9 in +/-.4 TO. Fa e disfa, i genitori danno al diciottenne talentuoso pilota le chiavi della macchina. Borrego si affida a lui che sembra on-fire, percorre i vicoli su sue ruote segnando 8 punti nel finale incrociando le due triple del pari (7/16 da tre punti) poi ridà speranza nell’OT con 5 punti finendo a quota 30 ma congela un pallone che andava giocato con la squadra sul finire del quarto periodo ed esagera con un paio di triple sentendosi invincibile. Va bene non aver paura ma giocare un attacco ragionato negli ultimi secondi dovrebbero essere le istruzioni di Borrego, invece no. Lui esagera e va a sbattere fornendo pochi assist ai compagni in serata. L’impegno difensivo c’è, non è incredibilmente efficace ma nel finale compie un ottimo lavoro su CP3 toccandogli la palla e poi in tuffo recuperando la sfera che finisce fuori per l’ultimo tocco dell’ex Clipper. Difficile assegnargli un voto per la meraviglia di partita che ha fatto e la sciagura su quel paio di azioni che avrebbero potuto farci vincere.

Terry Rozier: 6

22 pt. (8/19), 10 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, +9 in +/-. 4 TO. Alcuni canestri dal lato e dalla diagonale da tre punti notevoli scavalcando Ayton ma il 4/12 da fuori abbassa le sue medie, inoltre nel crunch time sbaglia un tiro importante. La determinazione c’è (anche quando resiste al tentativo di Paul di strappargli la palla finendo per segnare di sinistra) la precisione non sempre. Sembrato fuori ritmo e stanco dall’applicazione difensiva non riesce a essere il solito uomo in più che emerge nel momento decisivo anche se causa la tripla di Graham andando a raddoppiare Booker in OT.

Gordon Hayward: 5,5

15 pt. (4/15), 6 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, +1 in +/-. 1 TO. Discreto primo tempo con iniziative atte a chiudersi al ferro o in lunetta poi stenta un po’, perde un po’ ritmo e tiro. Sono queste le partite che mi aspetto di veder giocare meglio dall’ex Celtic. Un uomo della sua caratura non può rimanere troppo avulso dal gioco. Nell’OT segna due liberi e recupera una palla preziosa ma non basta per lui.

P.J. Washington: 5,5

0 pt. (0/7), 12 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 2 stoppate, +4 in +/-. 2 TO. 5 PF. Passo indietro deciso per P.J. che ha la complicità di Borrego a mio avviso. P.J. va a prendere chiunque, anche chi ha un passo più veloce, vedi Booker che ogni tanto lo saluta o lo batte ma P.J. in generale fa una buona prestazione difensiva catturando rimbalzi, dando qualche stop e due stoppate oltre a due steal. Il problema è l’attacco dove arriva appannato e affannato, sbaglia tutto ciò che c’è da sbagliare compresi due liberi e una tripla aperta senza ritmo nell’OT. Finisce con zero punti. Partita controversa.

Bismack Biyombo: 5

2 pt. (1/2), 4 rimbalzi, 2 assist, -9 in +/-. 2 TO in 15:11.Gioca poco e viene punito dai tiri di CP3 che usa il palleggio e il tiro rapido per batterlo sul tempo. Troppo basso fatica su Ayton, troppo alto è inutile in difesa. A parte l’elegante reverse in attacco non combina nulla oltre un paio d’assist.

Miles Bridges: 7

18 pt. (8/13), 12 rimbalzi, 1 assist, +7 in +/-. 4 TO. Parte male poi si esalta a suon di schiacciate e alley-oop. Peccato per qualche TO di troppo, un 1/5 da tre e il fallo su Paul nel finale, evitabile. Diverse buone difese e ben 12 rimbalzi (5 offensivi che gli portano punti) sprecando poco in attacco.

Caleb Martin: 5

0 pt. (0/1), -4 in +/-, 1 TO in 3:11. Sciagura. Fa più danni della grandine in poco tempo sbagliando anche un layup in torsione che nell’idea originaria avrebbe dovuto essere forse una dunk da all-star game. Quasi impossibile da commentare a parte la rubata. Monk, torna presto.

Brad Wanamaker: 5

0 pt. (0/0), -7 in +/-, 1 TO in 3:46. Altro elemento che entra sul parquet inutile. OK, è spaesato poiché è alla prima ed entra in un quintetto allestito in maniera inguardabile ma anche lui partecipa con una palla persa in maniera inguardabile. Il talebano del parquet fa esplodere solo la pazienza dei fan.

Cody Martin: 7

8 pt. (3/6), 6 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata, -7 in +/-. 1 TO. Gran partita in pressione su Paul e non solo. Si lancia sui palloni e sull’avversario non temendo nulla. Conquista 6 rimbalzi andando anche a battere dei tiri in lunetta. Peccato faccia solo un 2/4. Gioca per la squadra e in 26:15, 13 minuti esatti meno di Graham, offre un assist in più del compagno. Incarna lo spirito di questa Charlotte.

Cody Zeller: 5,5

2 pt. (1/1), 1 rubata, -5 in +/- in 11:24. Qualcuno gli dica che non è vietato prendere un rimbalzo. Oggi se ne dimentica. Posso capire che con due centri nella forma odierna tenti di far giocare P.J. ma giacché in attacco danno poco e in difesa faticano a rimbalzo, l’acerbo Carey Jr. siamo sicuri sia poi così peggio?

Coach James Borrego: 5

Sbaglia tatticamente nel proporre poco un centro. I Suns mangiano in testa alla sua squadra e capitalizzano cannibalizzando la patita. Graham gliela risolleva ma poi come l’aveva ripresa la getta via. Sono favorevole a qualche libertà presa dai giocatori ma devono giocare anche con intelligenza e nei momenti decisivi sarebbe preferibile muover palla anziché congelarla. Più performanti sull’arco ma vulnerabili in mezzo.

Matchup Key Vs Suns

Matchup key Game 45 (A cura di Igor F.)

Gordon Hayward Vs Chris Paul

Phoenix si presenta a Charlotte praticamente integra e altissima in classifica a minacciare l’imbattibilità degli Hornets del dopo Ball.

Charlotte ha Monk e P.J. Washington in non perfette condizioni fisiche (primo out secondo i last minute e secondo presente) dopo la battaglia contro Miami ma può vantare sul fattore campo e sull’esperienza di Gordon Hayward da contrapporre a quella di Chris Paul, giocatore simbolo ai New Orleans Hornets.

L’eterno CP3 è il cervello al centro di un trittico dove Booker è il braccio armato e Ayton rappresenta la materia fisica.

Ovviamente lo scontro tra il play dei Suns e l’ala degli Hornets sarà solo a distanza, non intendendolo come un vero e proprio matchup key, un duello fisico.

Probabilmente Gordon potrebbe essere adattato su Booker difensivamente alternandosi con Rozier e Biyombo sul possibile maggiore problema di Charlotte.

Possibili svantaggi:

Messa in conto la vena offensiva di Booker da limitare, il gioco dal mid range di Paul potrebbe dare problemi a Graham che passerà probabilmente il testimone in partita a un cambio più difensivo come Cody Martin.

Potrebbe essere un terzo mini-fattore Ayton che darà una mano al restante gruppo, rispettabile ma non eccelso.

L’attacco dei Suns è solo 26° per ritmo ma non fatevi ingannare, con al centro del gioco CP3 diventa ragionato ed è secondo con il 48,8% per efficacia così sarà un valido test per i nuovi compatti Hornets.

La difesa dei Suns concede solo 107,3 punti a partita ed è terza.

Possibili vantaggi:

La perdita di Ball dovrà essere compensata anche con attacchi al ferro di altri giocatori poiché i Suns non sono grandissimi stoppatori (26° posto) sebbene abbiano una difesa attenta che a oggi si è dimostrata non semplice da superare.

L’attacco degli Hornets potrebbe allungare e stressare i Suns anche dal perimetro con un gioco di passaggi giacché i Soli sono al ventiseiesimo posto in palloni rubati.

Costruire buoni tiri e avere tiratori in serata sarà fondamentale per Charlotte che si affiderà a verve ed esperienza per provare a sovvertire anche i pronostici pro Suns.

“Enemy” vintage

Anni ottanta, dopo il tramonto il Sole è risorto su Superbasket.

The life after Ball

Intro

“Adesso che la scienza è sacra chi ci salverà da noi stessi?” recitava Kevin Grivois (al secolo Ké) in una poesia maledetta in musica.

Strange World forse è un brano ormai disperso nelle nebbie del tempo che all’epoca riscosse un grande successo in Italia.

Questa frase sottende a più concetti.

Dalla caduta di ogni ideale con la punta dell’iceberg consistente nella “morte di Dio” (Nietzsche) al lancio illimitato della tecnica come elemento indispensabile alla scienza per il suo continuo sviluppo.

In tutto questo pare che la nostra decadente società abbia abbandonato qualsiasi idea d’umanesimo.

Per uscire dal Medioevo, sulla nostra penisola grazie al Petrarca e altre illuminate figure, si era passati a mettere al centro l’uomo riscoprendo i classici, oggi, in una società che persegue l’idea centrale artefatta degli affari, l’essere umano è stato scisso e ucciso insieme alla natura (primo elemento centrale della speculazione filosofica) così la persona vale pari a quanto il suo portafogli riesca a coestendersi al proprio braccio in genere.

Prima di analizzare gli aspetti positivi (principalmente) che hanno permesso agli Hornets, prima di rimanere – impensabilmente per gli analisti – in scia playoff, poi di installarsi in quarta piazza a Est oggi ecco…

La copertina

Nota sulla copertina – anche se un mio amico “poeta” dice che le poesie non si spiegano – posso permettermi di farlo dovendo parlare della copertina e non di poesia.

La copertina unisce il tipo di gioco creato da Borrego (un gioca e lascia giocare) fino alla perdita di Ball.

Questo pezzo sarebbe dovuto uscire integralmente prima della partita con San Antonio per un sito online ma essendo non completamente conforme alla linea editoriale questa – a mio avviso – indispensabile parte che era la causa mentre i numeri rappresentavano l’effetto, risulta mancante.

Con i Calabroni secondi (al momento in cui scrivevo) per assist sfornati a partita (27,2) e trentesimo (28,2) per quelli subiti a creare un gioco godibile ma non sempre ottimale la squadra galleggiava nel mucchio selvaggio delle pretendenti a Est.

Avendo sviluppato uno stile poco asettico poiché la vita e lo sport possono essere anche comunicanti come un’osmosi, il perché di questo trait d’union è presto detto…

Il Crazy Hornets indicava – oltre a essere al di sopra delle più rosee aspettative – il tipo di gioco offensivo e difensivo praticato da Borrego, rifacendo il verso graficamente al celebre Crazy Horse, il famoso locale di cabaret parigino, conosciuto soprattutto per gli spogliarelli di avvenenti giovani ragazze.

Questo mi porta ad addentrarmi in un altro simbiotico paragone, quello dell’analisi sugli Hornets, il behind the scenes con al centro la psicologia (fattore troppo sottovalutato in ogni campo umano oggi quando tutto è pervaso di analisi pseudoscientifiche).

Se oggi tutti gli analisti pensano a considerare soltanto i numeri scordandosi l’aspetto fondamentale di qualsiasi sportivo che si rispetti (quello motivazionale), penso che alla stessa maniera a nessun avventore del locale interessino le motivazioni per le quali tutte quelle Donne abbiano deciso di intraprendere quel percorso che sovente è anche ipocritamente malgiudicato portando forme di giudizio irrispettose nei loro confronti mentre bisognerebbe utilizzare un approccio da storico alla ricerca del saper e capire prima di giudicare.

Nella schizofrenica giostra perpetua e gaudente abbiamo dimenticato molte cose ed ecco trasalire l’altra figura che si staglia sul fondale della copertina, quella di Cavallo Pazzo, la mitica leggenda indiana giunta fino a noi che combatté coraggiosamente le forze federali di Washington, nella “Guerra di Nuvola Rossa” fino alla sua morte a 37 anni.

“La sindrome dell’indiano” ben simboleggia la presa di posizione in favore dei deboli sui forti, la sfida al potere che oggi è sempre più impari nell’era dei mastodontici colossi e agglomerati commerciali che decidono tutto avendo spazzato via ogni forma di resistenza.

Psicologia

Con le dovute proporzioni, in NBA, Charlotte è di sicuro attualmente l’outsider che vorrebbe sovvertire lo scontato pronostico anche a giudicare dalle tre vittorie arrivate nella life after Ball.

Inoltre debbo dire che dappertutto mi sarei aspettato di trovare forme di resistenza al pensiero unico meno che nel dorato mondo della NBA.

Già, perché se gli Hornets hanno stupito molti a livello di risultati e di godibilità di gioco, ancora più imprevedibile è la filosofia sposata da Borrego e dal suo staff quando parliamo di lavoro e impegno.

Il Covid-19 ha atomizzato i vecchi concetti scombinando gli schemi assunti sino a oggi come metodologia per migliorare le proprie prestazioni.

Con i giocatori che due volte al giorno (la mattina presto e alla sera) sono obbligati a stravolgere il loro normale iter per sottoporsi ai test rilevatori del virus allo Spectrum Center e una stagione che da condensata diventerà invivibile (37 partite in 67 giorni per i Calabroni, virus permettendo), coach James e il suo staff hanno rielaborato strategie per sopravvivere e pare che né datore di lavoro e GM abbiano da obiettare.

Borrego capisce come tutto ciò si sia aggiunto all’usura fisica e mentale quindi ha deciso di rielaborare le routine.

Gli imenotteri sono passati gradatamente a un ritmo ridotto nel blocco in viaggio di sei partite contro team di Western Conference quando sui quattro giorni di riposo in tre sono stati cancellati gli allenamenti formali (comprese le sessioni di tiro) riservati solo su base volontaria ai giocatori maggiormente fuori dalle rotazioni.

P.J. Washington, Cody Zeller e Devonte Graham sono rimasti fuori per alcune partite nel road tour e i Calabroni sono arrivati consumati fisicamente a livello di rotazioni.

Le visioni dei video per preparare la partita sono state tagliate su suggerimento dello staff.

“Non possiamo visionare video della durata di un’ora. È semplicemente troppo per i ragazzi in questo momento. C’è una fatica mentale, una fatica fisica, non solo per noi, ma per tutte le persone coinvolte in pandemia.”

Insomma, l’entourage degli Hornets ha fatto proprio il motto: “Mens sana in corpore sano”, va da sé che Borrego non cambierà le cose in corsa per scaricare la difesa a zona o inserisca nuove manovre all’offensiva di Charlotte.

“Voglio che questi ragazzi crescano e si sviluppino, ma la finestra per far questo non è la parte restante della stagione.

“Non cercherò di aggiungere altro (al playbook). Faremo ciò che facciamo, essere ciò che siamo. “

Perfezionare l’esistente sarà quindi il credo di Borrego per raggiungere la seconda parte della stagione.

Borrego, che dal punto di vista difensivo sta crescendo, ma ancora delle lacune, ha però instillato nei suoi ragazzi una reazione automatica.

Il gruppo si è compattato ancora di più dopo l’infortunio di Ball e in tutta umiltà e pragmatismo ha cominciato a difendere e San Antonio, Houston e Miami ne hanno fatte le spese.

Il tremendo calendario degli Hornets e l’inesperienza della giovane green line (attualmente quello dei teal & purple era il terzo roster più giovane di tutta la NBA, ecco perché l’inserimento di Wanamaker) potrebbero giocare a sfavore della squadra ma Borrego che sotto questo aspetto si affiderà soprattutto a un verde più scuro e deciso (quello degli ex Celtics Hayward e Rozier) per portare a casa dopo cinque anni una partecipazione a una serie playoff.

Il coach immagina anche di dare una rotazione più profonda al match per non consumare i giocatori chiave giacché diversi elementi della panchina si stanno dimostrando all’altezza.

“Non posso usare otto uomini a notte. Dovrò girare con nove costantemente e alcune notti anche con dieci.”

Per il resto il coach sta cercando di svolgere il suo ruolo in chiave psicologica:

“Sii presente in quelle due ore (alludendo a una partita). Dai il meglio di te. Rimani concentrato. Fai il tuo lavoro”, che sull’ultima frase personalmente direi potremmo tradurre con “divertiti”…

L’instabilità e la poca solidità di Charlotte saranno i lati negativi della squadra ma i Calabroni hanno mostrato di poter trascinare dalla loro parte qualsiasi partita (nove vittorie vittorie su nove negli ultimi arrivi punto a punto) comprese quelle considerate impossibili da rimontare (a Miami, con Golden State e a Sacramento oltre il fotofinish con gli Speroni) grazie alla loro determinazione e al coinvolgimento del gruppo.

“Devo essere consapevole del fatto d’avere una squadra molto giovane che sta per essere messa alla prova” ha detto il coach che chiosa: “Chiedere di più a se stessi, chiedetevi di più l’un l’altro.”

La sfida contro “l’eccedente della tecnica” (Charlotte ottimizzerà al ribasso) è lanciata, gli Hornets al di fuori dalle partite da giocare duramente hanno bisogno di ritrovare l’uomo e freschezza confidando che questa strategia si riveli intelligente e porti frutti (basterà a scalare l’insormontabile montagna dei difficili impegni contro avversari ostici?) insieme all’aspetto motivazionale per scardinare due dei mantra distopici del nostro secolo, quella tecnica che come il prometeico fuoco è sfuggito di mano agli uomini e quello dei numeri che non sono immutabili, non sono stati gettati lì da qualche strano Dio ma possono essere modificati e plasmati in innumerevoli contesti.

Parte tecnica

Insieme a coach Matteo Vezzelli – che ringrazio per la parte tecnica – abbiamo quindi analizzato qualche situazione nelle ultime tre partite che ha portato Charlotte a essere capofila delle pretendenti all’ultimo posto per avere il vantaggio del fattore campo ai Playoff 2021.

La classifica è corta, molte squadre sono più quotate ma i Calabroni vanno sul parquet e giocano…

Difesa

Azione 1:

Qui vediamo subito una difesa contro San Antonio: la difesa varia da 2-3 a 3-2 ma il fattore principale da considerare è che questa non è la solita difesa a zona di Borrego ma una a uomo sebbene i continui cambi portino gli adattamenti. Sullo scambio tra Gay e White con il secondo a ricever palla gli Hornets cambiano marcatura con P.J. sempre sul portatore di palla che penetra su una uomo molto flottata che serve a coprire il pitturato. Lo scarico di White, raddoppiato al ferro, trova Gay in angolo con Monk a coprire due eventuali tiratori. Alla fine il n° 22 degli Spurs è costretto a tirare ai 24 ma il close-out di Malik impedisce una maggior precisione.

Azione 2:

Difesa 2-3 di Charlotte con il flottante Rozier che da un aiuto a Biyombo nel tenere DeRozan, il quale scaricando in angolo trova Gay che in penetrazione viene accompagnato da Monk sul fondo mentre le eventuali linee di passaggio (opzione ignorata dal n° 22) sono chiuse da maglie teal. Alla fine Cody Martin esalta la difesa ponendosi davanti al semicerchio confermando di essere uno dei leader in NBA per quanto riguarda le situazioni di sfondamento subite.

Azione 5:

Ancora Biyombo alto (visto svariate volte in queste partite) a contrastare l’uomo di punta avversario: Wall. L’ex Wizards lo sfida al tiro fallendo la conclusione. Qui possiamo vedere pregi e difetti di questo tipo di difesa con il lungo che potrebbe guidare Wall in una posizione dove dovrebbe arrivare un aiuto oppure semplicemente come accade in questo caso, utilizzare al sua lunghezza per dar fastidio al tiratore. D’altro canto i Rockets guadagnano il rimbalzo con un Rozier stranamente disattento nel tagliafuori mostrando anche la carenza di cm se il lungo è portato sul perimetro.

Attacco

Azione 3:

Charlotte prova a imbastire l’azione con la classica mezza ruota che caratterizza diversi avvii d’azione a difesa avversaria schierata ma la difesa di San Antonio è attenta a non concedere l’hand-off a Hayward che si disinteressa della sfera non avendo vantaggi così P.J. rivolge le sue attenzioni verso Rozier che va a giocare un pick and roll statico sul quale la difesa cambia. Tanto basta a Rozier per prendere un metro di vantaggio con lo step-back e colpire da tre spareggiando la partita e dimostrando di essere il valore aggiunto della squadra.

Azione 4:

Una delle importanti giocate in transizione per gli Hornets che con Graham percorrono il campo: passaggio dalla punta all’indietro per il rimorchio di P.J. che sovrapponendosi al play viene chiuso in raddoppio mentre Graham, portatosi in posizione di ala, va a ricevere il passaggio sul nuovo scambio da Washington colpendo con un open catch n’shoot per tre punti.

Azione 6:

Drag pick and roll con Rozier (palla in mano) e Biyombo che attaccano dinamicamente l’area mentre sul lato Graham va in angolo e Hayward sale a liberargli lo spazio così, mentre la difesa di Miami è in soprannumero per chiudere la penetrazione, Terry scarica il passaggio in uscita al liberissimo Hayward che fa centro indisturbatamente.

Azione 7:

Altra transizione con palla spostata rapidamente sul lato opposto da Rozier a Graham per P.J. Washington che dalla sinistra attacca il centro prendendo in controtempo Duncan Robinson (l’uomo che accennava a inizio azione il raddoppio su Rozier).

L’ala degli Heat oppone una sgangherata resistenza ed è facile a quel punto per P:J. andare ad appoggiare.

The life after Ball

Come avevamo già scritto, LaMelo è diventato cervello e braccio armato di questa squadra.

Dalle sue mani passa la maggior parte delle iniziative dei Calabroni che hanno potuto, seppur con enormi difficoltà, aggiungere atipicamente la soluzione del gioco nel pitturato che – in maniera diretta o per via della capacità di facilitatore del nostro numero 2 – continuano a creare vantaggi per gli esterni ma anche per i nostri limitati lunghi.

La duttilità di LaMelo ha permesso a coach Borrego di snellire, rendere più fluido l’attacco togliendo responsabilità a Hayward e Rozier (il secondo sta vivendo la miglior stagione in carriera tirando con il 41,9% da tre punti), enfatizzando di riflesso i loro punti di forza lasciandoli più integri e meno affaticati nei finali.

I due sono tornati ad assumersi responsabilità maggiori con l’assenza di Ball, Rozier ha chiuso con 11 assist la partita contro Miami e Hayward nella stessa partita ne ha smistati nove con P.J. Washington, passatore secondario da non sottovalutare.

Sebbene le intuizioni di Ball dovute al talento personale e alla visione di gioco abbiano reso più semplice l’attacco, i “nuovi” Calabroni stanno comunque onorando il gioco d’attacco con schemi abbastanza semplici ma efficaci.

Se il recente pezzo “Game Over?” si chiudeva con un punto interrogativo lasciando aperti varchi, spiragli di luce dovuti alla reazione della squadra, sono felice di aver messo quel segno.

Pur consci delle aumentate difficoltà, ogni giocatore si è preso le proprie responsabilità, in primis chi è andato a sostituire proprio Ball che sta ritrovando feeling con il parquet dopo aver abbandonato le paure di inizio stagione.

Graham è riemerso dalla panchina aggiungendo quelle triple richieste da Borrego ma per garantire più difesa, esperienza e una palla maggiormente in cassaforte (vedere Graham nel finale con Miami e i suoi TO) è arrivato Brad Wanamaker, play del quale Golden State si è sbarazzata felicemente per pagare meno denaro in luxury tax visto che l’annata per il titolo ai Warriors pare proibitiva e l’ex “italiano” non sposta così tanto di certo.

La difesa si è compattata.

La soluzione con Biyombo (che scherzando avevamo definito come panettiere per via delle sue mani a pala poco educate ma anche per una certa staticità) sul perimetro è stravagante ma spesso efficace (il congolese si muove molto di più oggi) anche se mostra qualche risvolto negativo tuttavia la squadra si aiuta di più riuscendo a muoversi in maniera più veloce e intelligente su cambi, raddoppi e, intensificata la difesa pare essere più funzionale anche per ripartire con fast break interessanti.

Salvo improbabili sorprese da buyout il gruppo dovrebbe rimanere lo stesso, ovviamente con Wanamaker a puntellare il reparto in attesa del rientro di Ball che potrebbe avvenire prima della fine della stagione.

Se gli Hornets saranno ancora in corsa per un posto al sole il rientro del numero 2 potrebbe essere quell’upgrade necessario per mettere nero su bianco la partecipazione ai playoff.

Al momento non esiste un centro dominante (buono comunque il rientro di Zeller a livello di rimbalzi, anche offensivi) che addensi la consistenza di questo sogno e nei finali viviamo sulle fiammeggianti ali dell’entusiasmo di Rozier & friends riuscendo – incredibilmente – grazie a difesa, tenacia, concentrazione e forma fisica a vincere tutte le partite punto a punto.

Alla vigilia della partita con Phoenix (ore 19:00, anche su Sky per chi l’avesse), Charlotte senza Ball ha vinto a San Antonio e Houston oltre a battere la rivale divisionale Miami in casa.

La recente tradizione ha messo in piedi record negativi ma i numeri sono lì per essere buttati giù.

Non so se questi Hornets ci riusciranno ma l’importante è che continuino a giocare con grinta e a difendere facendo del loro meglio, se così fosse si potrebbero reperire quelle vittorie necessarie a ribaltare ogni pronostico di inizio stagione sulla partecipazione alla post season e a Charlotte, come direbbe un altro amico in gergo dialettale: “Non sarebbe fuffa”…

La classifica dell’Est a oggi.