Game 35: Charlotte Hornets @ Golden State Warriors 111-100

 

La legge la detta il più forte.
Il problema è capire chi è il più forte.
Non sempre chi ha le maggiori possibilità vince per vari motivi.
Amalgama, assenze, motivazioni, deterioramento sono solo alcune cause che possono influire sulla resa…
Sicuramente sulla carta i Warriors sono squadra infinitamente superiore, non solo agli Hornets ma ad almeno altre ventiquattro franchigie dell’attuale NBA, tuttavia si sono fatti sorprendere da degli agguerriti Calabroni, i quali nonostante il pessimo record da trasferta si sono concessi il “lusso” di una serata magica andando a battere i campioni del mondo sul loro terreno.
La domination proposta dalla TV dei Warriors è quindi svanita per una notte e il classico Davide contro Golia si è rimaterializzato facendomi tornare ad amare l’imprevedibilità di questo gioco.
Non perché io odi i Warriors, ma la vittoria dei piccoli sui grandi rappresenta un’utopia così grande nell’era moderna nella quale il grosso si fa forte spalleggiandosi a compari che producono leggi a favore, che, almeno in ambito sportivo NBA (sicuramente più pulito e con meno tensioni e mezzi che diventano fini rispetto alla tecnica/geopolitica mondiale) questi piccoli miracoli se interpretati con il giusto spirito, dovrebbero rappresentare uno stimolo a non cedere mai di fronte alle avversità.
Già, perché la stagione di Charlotte non è solo complicata, è stata fino a oggi una beffa e probabilmente non sarà risolvibile, ma se avessimo visto per le trentaquattro partite precedenti, una squadra sempre così attenta e grintosa, gli Hornets oggi si troverebbero nel gruppetto con Bucks, Wizards, ecc..
Nonostante i 27 punti di Durant (piccolo problema alla caviglia per lui nel secondo tempo, calpestando il piede di Batum), i 24 di Thompson e i 12 di Livingston gli Hornets hanno portato a casa la vittoria giocando di collettivo.
Non può essere gran scusante l’assenza di Curry, il quale già era infortunato all’andata a Charlotte, quando i Warriors passarono molto agilmente allo Spectrum Center.
Gioco di squadra dicevamo; gli Hornets hanno vinto rubando quasi il doppio di palloni che hanno in media durante l’anno. Dodici steal nella serata utilissime, pochi turnover (10 contro 17 dei Warriors), pochi falli (10), tanti liberi (23/34 contro i 12/13 dei GSW) anche frutto di un gioco di passaggi migliorato rispetto al quasi nulla precedente e il predominio a rimbalzo (47-43) che testimonia la voglia di vincere mostrata nella serata, non avuta in altre occasioni.
Non è bastato alla squadra di Kerr smazzare 32 assist contro i 27 di Charlotte, le percentuali al tiro dal campo si sono equivalse: 46,1% per i Calabroni, 46% per i Guerrieri.

 

 

Lo starting five degli Hornets.

I Warriors scendevano in campo con: Livingston, Thompson, Durant, Dr. Green e Pachulia.

Howard tirava giù la palla due senza oppositori, Charlotte si portava in attacco e Batum si prendeva subito la responsabilità del tiro dalla top of the key; preciso infilava il 2-0 ma la risposta immediata di Thompson dietro un blocco era da tre punti.
Gli Hornets passavano nuovamente avanti grazie a un tiro dalla media di MKG a 11:10 che trovava solo il cotone nonostante l’opposizione di Green, ma ancora una volta i californiani segnavano; era Livingston dalla baseline destra in jumper a riportare sul +1 i suoi.
Gli Hornets andavano a vuoto con Howard e Walker, mentre i Warriors continuavano a essere precisi.
In particolare Thompson segnava quasi tutto e a 8:54 raggiungendo i 10 pt. personali portava sul 5-14 la squadra di Kerr.
Walker da tre punti a 8:41 riduceva lo scarto ma un turnaround di Livingston sulla linea di fondo destra anticipava la sospensione utile per il ridoppiaggio (8-16).
Charlotte reagiva e Walker in penetrazione scaricava dietro a un liberissimo Howard che dalla top of the key faceva partire il preciso piazzato per farci toccare quota 10 punti, cifra aumentata da una steal di Marvin e dal contropiede che vedeva la decisa entrata frontale di MKG chiusa da un fing and roll.
A 7:32 ancora MKG in entrata era abbattuto ma per gli arbitri il fallo non era sull’appoggio.
Howard deviava un pallone in difesa e andava a proporsi in transizione ricevendo a pochi passi dal canestro il pallone in corsa, layup facile per il -2 che tuttavia era respinto a 6:27 da un open 3 di Thompson sul quale i giocatori degli Hornets chiedevano uno sfondamento.
L’assistente Delaney era tacciato di proteste eccessive e i Warriors con il libero gratuito si portavano sul +6 ma non incanalavano il match perché, nonostante la stoppata subita da MKG e la beffa del cronometro scaduto producevano un pick and roll tra Batum e Howard che vedeva il secondo andare a schiacciare per la settantaduesima volta in stagione.
A 4:56 di forza Howard sulla baseline destra passava Pachulia, il canestro e appoggiava altissimo al vetro un clamoroso reverse layup sul quale guadagnava anche il FT.
Libero mancato ma negli occhi una prodezza da PG che stimolava gli Hornets; finta d’entrata di Kaminsky, scarico sul lato sinistro e tripla vincente di Batum per il 21-22…
A 3:48 Batum commetteva fallo sul tiro da tre di Durant che era una sentenza a gioco fermo.
Piccola battuta d’arresto che non fermava Frank a 3:32. Finta, avvicinamento e tiro del Tank che cannoneggiava ancora per il -2, gap annullato, da Howard a 2:56 con una virata velocissima su Bell e una schiacciata per il 25 pari che “faceva suonare il campanello”.
Kaminsky stoppava Durant facilmente e O’Bryant da sotto al vetro ci portava anche avanti a 1:32.
Kaminsky in entrata guadagnava un gioco da tre punti e gli Hornets con un parziale di 9-0 si spingevano sul 30-25.
Bell e una correzione di Graham alzavano il punteggio che Durant provava a ritoccare con un canestro capolavoro fortunoso annullato dagli arbitri che consideravano il fallo del nostro n° 21 antecedente al tiro.
O’Bryant però commetteva fallo a :03.9 su Bell che con un 2/2 ritoccava il punteggio finale del primo quarto sul 32-29 pro Hornets.

Frank e Dwight vanno per il five.
Foto: Associated Press.

Il secondo quarto si apriva con il buon vecchio David West (che ricordi con gli Hornets a New Orleans) a metter dentro un roulette jumper (palla che girava intorno all’anello tante volte) su O’Bryant, MCW mancava il solito layup in entrata e anche di molto, così i Guerrieri passavano avanti con Thompson che nel pitturato riceveva un passaggio e depositava sfruttando l’urto laterale tra Graham e MCW. Lamb con un’entrata in terzo tempo saltato con cambio direzione appoggiava il teardrop.
MCW in scivolata respingeva involontariamente un tentativo di passaggio dentro, la palla rimaneva ai guerrieri che tentavano un lob sotto ma MCW recuperava la posizione e compiva una gran difesa, sulla transizione (10:14) Graham imitava Lamb, due punti e anche tiro libero (sprecato). Thompson accorciava sul -2 splittando dalla lunetta.
A 9:27 MCW si trovava dietro la linea di passaggio dei Warriors, ma beneficiava del pass non controllato così andava in transizione per segnare in leggera acrobazia il 38-34.
Young con una finta mandava al bar Graham che osservava il jumper infilarsi, dall’altra parte Kaminsky era tirato giù da Iguodala (trattenuta sul braccio) ma gli arbitri vedevano l’opposto inesistente, ne approfittava la squadra della baia che con West e Thompson ripassava in vantaggio 38-40. Frank pareggiava con un jumper dalla media, Thompson, molto mobile, si trovava sulla media a sinistra per battere Walker in sospensione.
Kemba si rifaceva sulla top of the key, passaggio saltato per O’Bryant che si sganciava in verticale e andava a segnare facile facile sfruttando il raddoppio sul capitano.
Charlotte rimetteva il capo avanti grazie a una transizione; Lamb era fermato sulla dunk fallosamente, due FT realizzati e Hornets sul 44-42.
Kaminsky mancava un altro paio di FT e West in schiacciata puniva lo spreco del Tank.
Batum mandava un brutto passaggio in avanti, Bell si produceva in transizione ma appoggiava sotto il ferro facendo carambolare il pallone proprio sotto il metallo. Occasione mancata che sfruttava Batum con la transizione in fing and roll.
A 4:51 MKG vedeva Howard nel pitturato e rilasciando un passaggio fulmineo inceneriva la difesa di casa che subiva la dunk di Dwight.
A 4:32 colpiva Durant da due punti ma MKG a 3:55 mostrava il suo duro lavoro; fade-away in uno contro uno per il canestro da delitto perfetto.
Durant con la tripla accorciava sul 50-49.
Gli Hornets attaccavano mettendo un po’ di scompiglio tra le linee difensive dei gialloblù, MKG e Howard guadagnavano due FT a testa e ne realizzavano uno, sempre “a cranio”…
I Warriors nel finale commettevano anche il decimo turnover del loro primo tempo ma riuscivano comunque a trovare il pari con Iguodala in corsa.
I primi 24 minuti terminavano con una battaglia che finiva 53 pari, nebbia bassa e futuro imperscrutabile per gli altri 24 minuti a venire.
Il secondo tempo si apriva con Walker che cambiava scarpe.
Chissà se le aveva fornite direttamente Michael Jordan… come nel sogno di Calvin, la partita girava grazie a esse. Kemba a 11:25 mostrava subito un ottimo confidenziale jumper frontale per sbloccare il risultato dopo la pausa. Durant falliva una conclusione sull’uscita di Howard dal pitturato ma Thompson poco più tardi pareggiava ugualmente.
A 10:09 un gioco dentro fuori Batum/Howard/Batum vedeva lo scarico del centro raddoppiato, il francese tirava da tre apertamente e centrava il bersaglio mentre Kemba in entrata, andando a contatto con Pachulia guadagnava due FT che realizzava spingendo Charlotte sul 60-55.
Una dunk di Livingston anticipava due buone giocate del grande assente dell’anno:
Nic Batum.
Il francese con un passaggio schiacciato dietro la schiena in avvicinamento forniva a Howard materiale per il piazzato dalla lunga che il centro realizzava tra i rumoreggiamenti del pubblico dell’Oracle, stupito, inoltre era direttamente il numero cinque a realizzare dal mid range (7:28) il +7 (64-57).
Una reverse dunk di Livingston dopo aver passato Kemba in crossover sulla linea di fondo sinistra e un lancio lungo di Green a tagliare campo e area pescava Durant solo che infilava il cesto per la rimonta sul 64-61.
Silas era bravo a capire il momento, così tagliava i rifornimenti mentali dei Warriors chiedendo un time-out. MKG in jumper a 6:35 faceva ripartire gli Hornets che si lanciavano anche in transizione su una persa di Durant, il tempo sembrava perso ma arrivava il lob di Batum per Marvin che rollando verso canestro attraeva su di se il difensore in più; extra pass sulla sinistra per Howard che subiva il tocco di Pachulia (preso in mezzo), la palla messa da Howard finiva nella retina così come il FT.
69-61 a 6:07 dalla terza luce rossa…
Durant non era in gran serata e si faceva portar via la palla da Kemba che in attacco però tirava corto da tre punti dall’angolo destro dimenticandosi delle scarpette.
I Warriors avevano un’altra piccola reazione e Durant riuscendo a segnare il 70-65 ridava voce ai tifosi di casa ma a 4:34 Howard entrava in lunetta grazie al raggiunto numero limite di falli della squadra di Kerr.
2/2 contrastato da un sottomano di Bell, tuttavia a 3:37 Howard si faceva vedere come uomo assist, passaggio dentro per Batum che da solo si divertiva nell’appoggio reverse andando a segnare il personale quindicesimo punto nonché il 74-67.
Young dal corner sinistro falliva la tripla ma sulla seconda possibilità (2:58) Durant metteva dentro la bomba frontale (74-70).
Un tiro di Lamb si schiantava sul ferro ma la palla viaggiava verso destra, Howard s’inarcava e schiacciava di potenza prima che la sfera si allontanasse…
Il nostro numero 12 era ormai lanciatissimo e nell’1 vs 1 contro l’esperto Iguodala ricavava un fallo viste le difficoltà del campione in carica a tenerlo.
Howard sbagliava un tiro ma realizzava l’altro, così come Lamb sull’azione seguente; la sua entrata era contrastata da Bell che lo costringeva all’ultimo a cambiare tipo d’alzata, palla sul ferro ma Lamb toglieva il tempo ai due difensori andando a correggere la sfera in quel mezzo tempo utile per trovare un altro canestro importante a 1:05 per il 79-70.
Nell’ultimo minuto Young infilava due punti e Durant segnava due liberi (primo fallo degli Hornets in tutto il quarto).
Ridotto lo scarto ci si avviava all’ultimo periodo.

Frank Kaminsky ha avuto una buona performance nella notte. Kyle Terada-USA TODAY Sports

 
Lamb lo iniziava benino guadagnando due FT che tuttavia splittava per l’80-75.
West in banker e Graham in reverse layup difendendosi con il ferro sul proprio passaggio sulla linea di fondo aumentavano il risultato, West segnava ancora portando a -3 i campioni del mondo (82-79) che potrebbero pervenire al -1 se un ripiegamento difensivo di Lamb non fosse utile a produrre una stoppata memorabile su Green che riprendendo palla si trovava ancora le mani del nostro numero tre a deviargli la sfera, palla recuperata da Frank che tirava malissimo in attacco, tuttavia Graham recuperava due FT a 9:20 e il 2/2 faceva sì che l’elastico tornasse a estendersi sul +5.
Gli Hornets resistevano ancora una volta al canestro di McCaw rispondendo con l’appoggio di Howard al vero per poi colpire ancora con il Tank che si faceva perdonare ricavando un buon canestro dall’altro del pitturato sverniciando Thompson.
La capacità degli Hornets di bloccare le linee di passaggio si rivelava non solo utile, ma decisiva.
Lamb capiva le intenzioni d’Iguodala e allungando un arto intercettava con gran riflesso la sfera che conduceva in solitaria dall’altra parte del campo per farla sposare con la retina.
Il canestro valeva il 90-81, una mazzata per i Warriors che vedevano West perder sfera in attacco su pressione di Howard, palla oltre il fondo e Hornets che giocavano in isolation con Howard in 1 contro 1.
Dwight però scaricava in diagonale sul lato debole, Frank tirava da ben oltre la linea dei tre punti mancando poco sul cronometro ma azzeccava una clamorosa tripla dallo stato dello Utah.
Big Frank, big shot che ci consentiva di raggiungere il +12 (93-81) e quando Green era costretto da Lamb a ballare il mumbo, i punti di distanza divenivano 14 (6:33), troppi per dei Warriors decisamente non in palla.
Lo spirito del finale era quello giusto; Kemba stoppava Green, poi come una tigre lo inseguiva tendendogli un agguato, palla toccata e tuffo oltre la linea di fondo per salvare la sfera destinata all’uscita con passaggio alla cieca perfettamente riuscito per un compagno.
A 4:51 Kemba riattivava le scarpette jordaniane colpendo da tre punti (98-83), inutile a 4:06 una bella giocata di Durant che segnava da fuori subendo il tocco di Batum in uscita da un blocco (99-90).
Kemba in versione monster infilava una bomba a 3:55 per il 102-90 per tornare a segnare due punti a 2:15 dalla fine (107-94).
Con Kemba scatenato nel finale le distanze rimanevano impossibili da colmare per i Warriors che finivano per cedere 111-100 inaspettatamente davanti al loro pubblico vittime della difesa e contrattacco degli Hornets.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
16 pt., 5 rimbalzi, 5 assist, 3 rubate, 2 stoppate. 5/16 al tiro migliorato tutto nel secondo tempo quando serviva. +11 di plus/minus ma soprattutto l’atteggiamento giusto. Spirito di rivalsa. Una tigre nel finale che spinge gli Hornets alla vittoria con canestri pesanti.
 
Batum: 7
15 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata. I soliti palloni persi (3), con qualcosa d’evitabile ma è un Batum decisamente migliore. 6/10 al tiro frutto di maggior concentrazione evitando tiri a bassa percentuale. Sicuramene una buona prova, anche se in difesa è uno di quelli che mi piace di meno, ma si muove almeno.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
12 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Anche in apnea MKG trova canestri importanti. 5/12 dal campo, peccato per il 2/4 ai liberi. In 25 minuti però mostra qualche pecca a livello statistico difensivo, in campo però in difesa il suo lo fa.
 
M. Williams: 6
0 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata in 22 minuti. 0/2 al tiro. Lavora in difesa, anche se prende in faccia qualche canestro. Ci prova poco in attacco e finisce con zero punti ma tutto sommato una sufficienza striminzita la porta a casa.
 
Howard: 8,5
29 pt., 13 rimbalzi, 7 assist, 2 rubate. Pareggia il suo record in carriera a livello d’assist con 7… Finisce con 10/15 al tiro e 9/12 dalla lunetta. Peccato per i 4 turnover ma ha un +9 di +/-, frutto di una prestazione personale del miglior Howard ai tempi d’Orlando. I Warriors non sanno come fermarlo e lui produce rimbalzi e punti con qualche highlight.
 
Lamb: 7
11 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Il 4/13 al tiro è scarso ma ha il merito di piazzare una stoppata in un momento chiave e di ripetersi con rubata e canestro in un altro momento di possibile svolta della gara. Attacco e difesa con un paio di bei canestri in entrata. Altra buona prestazione di Jeremy.
 
Kaminsky: 7,5
14 pt., 6 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Frank finisce con un buon 5/8 al tiro. Il suo apporto in punti dalla panchina è fondamentale. Con queste prestazioni aiuta la squadra a vincere. La tripla siderale dalla galassia d’Andromeda spazza via i Guerrieri dl campo. Big night per big Frank.
 
O’Bryant: 6
4 pt., 2 rimbalzi. Gioca 7 minuti, fa il suo in attacco, in difesa si fa battere mostrando poco atletismo ma pazienza, la serata degli Hornets resta memorabile ugualmente…
 
Carter-Williams: 6,5
2 pt., 1 rimbalzo, 3 assist, 2 rubate in 12 minuti. L’1/4 con l’ennesimo layup in entrata mancato testimonia quanto faccia fatica a segnare. Tiri sballati… non sembra un giocatore da NBA in questo ma porta tanta pressione e recupera palloni oltre che a fornire assist. Grande intensità difensiva che compensa per portarlo a qualcosa di più di una sufficienza.
 
Graham: 6,5
8 pt., 3 rimbalzi in 16 minuti. Buona prova di Graham che sta uscendo dall’anonimato per ritagliarsi qualche minuto. Bacon non gioca più e lui ne ottiene 16. Non tradisce dal punto di vista offensivo con un 3/5 dal campo. In difesa va un po’ per le terre ma gli 8 pt. da un panchinaro profondo sono manna per Charlotte.
 
Coach S. Silas: 7
Squadra incredibilmente viva. Intasa tutte le linee di passaggio possibili. E’ vero che i Warriors incappano in una serata storta, ma gli Hornets mettono del loro mandando in tilt gli attacchi avversari, i quali commettono 10 turnover nei primi 24 minuti. Chiama un time-out con i tempi gusti preservandoci da un’eventuale rimonta e nel finale crea delle buone rotazioni evitando di perder per troppo tempo gli uomini titolari in blocco, cosa che Charlotte non può permettersi, nonostante il buon contributo della bench tonight.

Il Punto @ 34

Premessa a lungo termine
 
La stagione degli Hornets è in un cratere.
Questo era su per giù il titolo del Charlotte Observer di qualche settimana fa.
Immagino che anche i più irriducibili detrattori non avrebbero mai pensato che la squadra potesse essere colpita da una bomba così deflagrante.
Basta osservare la classifica dell’Est a oggi, 29 dicembre per accorgersene:
Il progetto a lungo termine di Charlotte è palesemente fallito; sia quello sportivo, sia quello contrattuale.
Quello sportivo vede i giocatori rimasti di lungo corso affievolirsi ogni sera che passa, sotto il peso del vento delle sconfitte anche la fiamma di Walker, il migliore per voti e per talento, oscilla e ondeggia.
Ultimamente non sta rendendo in alcune serate, mentre quella di Batum è completamente spenta MKG va a intermittenza ma la sua sufficienza e i suoi miglioramenti al tiro non bastano se la fiammella di Marvin Williams ha lasciato solo fumo.
Howard sta bruciando velocemente.
Il suo adattamento non è male ma anche lui, come Kemba, ha serate in cui vi sono passaggi a vuoto e non in tutte le situazioni è un top defender, sebbene non vi sia paragone con i centri dello scorso anno.
I contratti a lungo termine fatti stipulare da Cho stanno pesando parecchio, perché in un contesto che non funziona, andare a sbloccarli non sarà semplice.
Giocatori poco interessanti pagati più del loro valore di mercato (vedi Batum) non sono un affare per altri team.
Per invogliar qualcuno gli Hornets avranno bisogno d’inventarsi qualcosa.
Devo dire che per una volta l’idea basilare di Cho non era malvagia; bloccare i salari dei giocatori per qualche anno con gli stipendi in esponenziale aumento sarebbe stata la strategia perfetta per uno small market come Charlotte, ma il tradimento nel rendimento e ancor prima nell’atteggiamento di alcuni giocatori, ha reso la strategia controproducente parlando con il senno di poi.
Tuttavia si è scoperto in dicembre che questa fede nel team da parte di Cho non sia stata così incrollabile secondo Zach Lowe di ESPN.
Lowe in dicembre ha scritto che gli Hornets la scorsa primavera hanno sondato il terreno a Chicago per arrivare a Jimmy Butler.
I Bulls pere però che non avessero interesse per giocatori degli Hornets e Butler alla fine scelse di tornare sotto l’ala protettiva di coach Tom Thibodeau nel frattempo emigrato a Minneapolis come C.T. dei Tmberwolves.
Il volto del team sarebbe stato diverso, ma la pochezza del roster non ha molto da offrire da metter sulla bilancia.
Il 15 gennaio potrebbe sbloccarsi qualcosa ma in genere il GM Rich Cho fa un paio di ritocchi per migliorare la situazione.
Quest’anno però il ritardo nella corsa ai playoffs è notevole, sarebbe lecito quindi aspettarsi un cambio di strategia, anche “sacrificando” la stagione in cambio di scelte future.
Se il prossimo draft potrebbe portare in dono giocatori di puro talento, a questo punto, meglio la gallina domani che l’uovo (alla coque, francese…) oggi, per non rimanere nel limbo.
 
 
Descrizione Veloce delle Partite passate
La stagione di Charlotte proseguiva (dopo gara 17) su una cattiva strada.
Il mio 10-7 di previsione si è andato a scontrare con catastrofiche prestazioni in qualche match abbordabile.
A volte sono gli episodi a determinare l’esito delle battaglie, altre volte sono i giudici a render vani i tentativi e gli sforzi compiuti per ottener un risultato.
La seconda opzione era proprio quella capitata agli Hornets che andavano a Cleveland per una sfida impossibile con i compagni di James in ripresa.
Sfortunatamente Charlotte, dopo esser stata leggermente agevolata, finiva vittima dell’arbitraggio casalingo della terna che proteggeva una delle Star NBA, la quale riusciva a far annullare anche due FT già fischiati per Charlotte.
Altre decisioni prese con il metro truccato e Cleveland finiva per vincere di un punticino (99-100), con Charlotte complice per aver sprecato alcune occasioni dopo esser stata in vantaggio.
Il road tour proseguiva a San Antonio, dove non c’era nulla da fare.
Solita trasferta texana a vuoto e sconfitta senza recriminazioni.
A Toronto i Calabroni inseguivano i Predatori ma non riusciranno ad agganciare mai il risultato.
A Miami i Calabroni iniziavano male il mese di dicembre.
Sul 96-95 subivano un parziale di 0-9 che portava Charlotte nuovamente alla sconfitta.
Gli Hornets tornavano a giocare in casa e battevano Orlando sfruttando un ottimo ultimo quarto dopo esser partiti sul 75-74 sul finir del terzo.
La vittoria dava un po’ di sollievo perché all’Alveare erano attesi i Warriors che, nonostante il figlio di Curry rimanesse fuori (infortunato), non avevano problemi a passare sul parquet della Buzz City.
MCW mancava il layup del -5, e un parziale veloce dei Warriors ci mandava sul -15.
Archiviata la sconfitta, a Charlotte rimanevano altre due gare casalinghe, decisamente più abbordabili.
La prima partita con i Bulls era drammatica.
Il recupero nei secondi finali per portar una sfida da vincere assolutamente, contro un’avversaria modestissima era già una mezza sconfitta che si concretizzava realmente nell’OT.
Contro i Lakers la scena si ripeteva.
Hornets in crisi e sconfitta contro i gialloviola che battevamo da cinque partite di seguito.
Gara 25 era programmata a Oklahoma City, contro una squadra anch’essa un po’ in crisi, o quantomeno che non stava ottenendo i risultati sperati dopo aver investito in estate e aver affiancato a Westbrook, due pezzi da novanta come Anthony e George.
Gli Hornets sorprendevano tutti riuscendo a vincere senza patemi la loro seconda gara stagionale in trasferta sfruttando un gioco equilibrato.
A Houston si andava per firma, come contro gli Spurs.
Non bastava una gran prestazione di Howard e una buona performance di MKG che quasi ripeteva quella sciorinata in Oklahoma.
Contro gli Heat in casa si scivolava nuovamente senza poterselo più permettere, anche se di poco, mentre per ancora meno, due soli punti i Trail Blazers sopravvivevano al gran rientro degli Hornets nel secondo tempo, quando, sotto di 16 punti la gara sembrava già terminata.
Purtroppo l’incapacità di creare buone azioni nei finali (Walker contro tutti non è una soluzione da squadra di pallacanestro) era ancora una volta situazione compromettente.
Contro i Knicks, sempre allo Spectrum Center, non c’era storia, gli Hornets sciorinavano una delle migliori partite della stagione e travolgevano gli avversari, pur agevolati dall’assenza di Porzingis.
Toronto, praticamente al completo si rivelava altra avversaria non abbordabile per la forza odierna degli Hornets in serata Bobcats, si finiva così prima di Natale a giocarsi una doppia sfida in back to back contro Milwaukee che vedeva la prima gara disputarsi in Wisconsin.
Le padrone di casa avevano la meglio entrambe le volte, Charlotte vinceva la seconda sfida in gran rimonta, agevolata dall’Assenza di Antetokounmpo.
Il Natale regalava un briciolo di serenità ma il post Christmas tornava a essere un incubo senza remissione.
Contro Boston, alla presenza del nostro Paolo che inviava questo video

prima della partita allo Spectrum Center, la partenza era brutta, il secondo quarto anche peggio, finendo sul -20…
Gli Hornets rimontavano nella ripresa e a fine terzo quarto si trovavano sul -1 ma l’inconsistenza della squadra finiva per rivelarsi e il finale era il solito sfacelo, disfacimento tra palloni persi, difese per onore di firma e attacchi rivedibili…
 
 
Prossime partite
Nemmeno facendolo apposta il calendario futuro si aprirà con una serie di trasferte a Ovest.
La prima probabilmente finirà per chiudere il vecchio anno in bruttezza, com’è cominciato. A casa dei Warriors le speranze, ve ne fossero, sarebbero comunque ridotte al lumicino, il back to back in casa Clippers vedrà Charlotte giocare dopo le bollicine (all’una del primo gennaio) la prima partita del nostro nuovo anno e l’ultima ufficiale da calendario americano (essendo ancora il 31 per via del fuso orario).
Il tour proseguirà a Sacramento per rientrare a Los Angeles (sponda gialloviola), due partite almeno giocabili sulla carta nonostante l’idiosincrasia per le vittorie in trasferta.
L’undici gennaio invece inaugureremo un tris di partite casalinghe, ancora contro squadre dell’Ovest:
Dallas, Utah e Oklahoma City saranno le nostre avversarie.
Il 15 si tornerà per la seconda volta in stagione a Detroit, mentre potrebbe rivelarsi il momento decisivo della stagione subito dopo.
La squadra al momento rende molto meno del previsto ed è lontanissima dalla zona playoffs, ma se ingranasse un po’ usando un po’ di passione e un po’ d’orgoglio, potrebbe riavvicinarsi, sfruttando ben cinque partite casalinghe: Washington, Miami, Sacramento, New Orleans, Atlanta.
I Wizards sono l’avversaria più temibile ma siamo riusciti a batterli in casa dopo un OT, Miami quest’anno ci ha già battuto due volte, sebbene con scarti ridotti, ma forse per quella data Whiteside potrà riprender il suo posto in campo mentre il nostro Zeller probabilmente sarà ancora out.
Sacramento rappresenta una partita “facile” (anche se non vene sono), diciamo più facile delle altre, New Orleans con il duo big Cousins/Davis sarà una gara tutta da vedere.
Il matchup tra PF non è favorevole ma potremmo guadagnare qualcosa sugli esterni, mentre Atlanta vedrà Belinelli rientrare a Charlotte per la seconda volta dalla sua partenza prematura.
Tris di trasferte dopo la settimana e mezza passata a giocare in casa:
Ancora Miami, la prima volta contro i sorprendenti Pacers e visita che ricambierà la cortesia ad Atlanta.
Per terminare, gara 51 sarà disputata allo Spectrum Center, dove saranno di scena i sorprendenti Pacers, per la seconda sfida annuale nel volgere di breve tempo.
 
 
Parte Statistica Descrittiva di Pregi e Difetti:
Da gara 18 a gara 34 è stato un calvario.
Il bilancio di 4-13 non avrebbe potuto prevederlo nemmeno il famoso Colonnello Bernacca.
I playoffs sono a 6,5 partite, tantissime perché oltre a vincerle, bisogna sperare che le altre squadre davanti, le perdano. In realtà è come se le gare fossero doppie e la post season è realmente a 13 partite dal gruppone che vede attualmente Milwaukee al quinto posto, precedere Washington, Indiana e Miami che ha l’ultima seed utile per accedere alle partite della seconda metà d’aprile.
Come scritto in apertura, tra qualche settimana, potremmo assistere a un piano B, semmai ve ne fosse uno.
Charlotte non ha tantissimi giocatori giovani e promettenti. E’ un roster studiato per vincere subito e i vari Malik Monk, Dwayne Bacon e Frank Kaminsky sono tutti in difficoltà.
I due rookie poi, sono stati spediti a Greensboro per poi esser velocemente reintegrati per la sfida contro Boston di ieri notte.
Se pensiamo che Batum, MKG, M. Williams e Zeller guadagno oltre 60 milioni quest’anno portando a casa statistiche non eccezionali, il termine underperforming pare permeare e fotografare la realtà odierna.
In questo momento, gli Hornets sono mediocri, costosi e piuttosto vecchi.
Dwight Howard ha giocato 13 stagioni NBA, Marvin Williams 12, Batum 9.
Giocatori veterani che sono qui per cercare di vincere qualcosa subito, non tra tre o quattro stagioni.
Howard e Batum costano più di ventidue milioni a testa in questa stagione e Williams più di tredici milioni e nessuno di loro è in gran miglioramento.
Se Howard tiene, Williams rimane un sufficiente comprimario, Batum è svanito insieme al suo fade-away.
Se Zeller ormai è cronico agli infortuni, quello patito da Batum ha condizionato in parte il suo rendimento, ma questo non può essere una scusa per le sue scelte di passaggio e tiro.
In difesa è molle e scostante, sebbene si lamenti di non riuscir a subire i contatti a causa del dolore al gomito, dovrebbe farsi da parte o chiedere alla società di esser lasciato fuori.
Avessimo una società e un allenatore intelligente a questo punto Lamb sarebbe titolare fisso e inamovibile in questo contesto.
Dei singoli comunque scriverò più sotto nella classifica a loro dedicata.
Far saltare in aria il roster sarà difficile, specialmente nella sessione invernale di mercato, la cosa più sensata sarebbe riuscire a liberarsi di gente come Batum, M. Williams e M. Carter-Williams, inserendo magari un paio di giovani come Bacon e Kaminsky per rendere un pochino più appetibile lo scambio.
Stephen Silas è incapace di spiegare le prestazioni di Nicolas Batum.
Il record di 12-22 è la facciata di una stagione non solo deludente a livello sportivo ma è l’icona dell’ibernazione a livello di gioco della squadra a meno che gli arresti e tiro di Walker dopo aver passato il blocco o gli uno contro uno di Howard, piuttosto che le penetrazioni solitarie e inconcludenti di Carter-Williams siano degli schemi.
Non c’è nemmeno il vantaggio derivante dal prendersi lo spazio per il tiro o quei mt. verso il canestro in alcune situazioni.
Il viaggio verso la West Coast è stato anticipato dallo tsunami sulla East Coast.
Charlotte, seppur molto all’interno, è stata raggiunta dallo tsunami anche allo Spectrum Center e il record di 10-10 casalingo è pessimo, specialmente dopo la buona partenza tra le mura amiche.
Gli Hornets non tengono sul perimetro e se anche Toronto da 3 punti in un fazzoletto di tempo è riuscita a metter 6/9 da fuori, vuol dire che non c’è speranza…
Aggiorniamo qualche statistica di squadra del team partendo dalle negative.
Charlotte si trova all’ultimo posto in palloni rubati con soli 6,3 a partita.
La situazione non migliora molto guardando una statistica con un peso specifico nettamente maggiore, ovvero, le percentuali dal campo:43,6% e penultimo posto.
Terzultimo posto negli assist con soli 20,4 a partita e si sale ancora di una posizione (ventisettesima) ai liberi.
Il 73% è molto limitante per una squadra che ne batte tantissimi (prima per FT guadagnati con 23 di media).
Da tre punti Charlotte arranca al 23° posto con il 35,1% e si capisce come osservando tutte queste percentuali al tiro, manchino degli shooter affidabili.
Con 106,4 punti subiti abbiamo la ventesima difesa in campionato, con 104,2 punti segnati il nostro attacco si trova al diciasettesimo posto.
Howard ha colmato la lacuna del pitturato se pensiamo che ora, i punti segnati dagli avversari sono 43,2 di media in vernice, il che vale un onorevole 14° posto.
Tra le statistiche positive troviamo i punti concessi agli avversari dai turnover che sono 14,5, il che ci vale un terzo posto, la seconda piazza condivide diversi record, dai rimbalzi (46,7 a partita), alla percentuale di rimbalzi difensiva (81,7% dietro i Bulls con 81,8%) ai turnover (13,4 dietro a Dallas con 13,0)…
Al primo posto vi sono i punti incassati dagli avversari su seconde possibilità.
Solamente 9,6, anche grazie ai rimbalzi, ovviamente.
Nel complesso, salvo che non accada qualcosa di totalmente imprevedibile, come scritto dal Charlotte Observer… febbraio, marzo e aprile, saranno come Ground Zero per lo Spectrum Center.
Scendiamo ora nel dettaglio dei singoli.
Le statistiche in grafica sono state estratte dal sito: www.basketball-reference.com
 
Classifica Giocatori
 
 
 14° M. Carter-Williams: 5,45
 
Il rischio si è rivelato un azzardo senza pari, un bluff impossibile da mascherare.
Il giocatore rookie of the year a Philadelphia non c’è più.
E’ rimasta solo la sua ombra.
E’ vero che i 16,4 minuti concessi dalla coppia di coach Clifford/Silas rappresentano la minor cifra nella sua carriera e potrebbe esser difficile ingranare quando il tempo sul parquet non è molto, ma è fin troppo per come sta giocando.
Sostenevo dovesse giocare lui come PG piuttosto che Monk, ma solamente per il fatto che si tratta del suo ruolo. Non si discosta molto dalle statistiche della scorsa stagione a Chicago, se poi facessimo la differenza con i pochi minuti in più concessi a Chicago, staremmo a guardar il capello.

Dopo un brutto avvio ha migliorato un po’ nei FT ma è sceso tremendamente nelle percentuali dal campo, unica sostanziale differenza con la stagione nella Wind City.
Se il 36,6% con i Bulls aveva rappresentato il pico più basso della sua carriera, il 25,5% dal campo con Charlotte non è presentabile.
Iniziative in penetrazione inefficaci e clamorosi errori da fermo sotto canestro, anche tutto solo, fanno di lui un giocatore che dovrebbe esser mandato per decenza, come minimo nella lega di sviluppo o fermato in panchina e riempito di naftalina, avessimo dei coach intelligenti.
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 13° M. Monk: 5,70
 
Gli Charlotte Hornets hanno selezionato Malik Monk, 19 anni, con la scelta n. 11 nel Draft NBA 2017.
Considerato una stella dal punto di vista offensivo, dal passaggio a Kentucky a Charlotte ha trovato molte difficoltà.
Non voglio dargli una condanna definitiva, è un esordiente e ha bisogno di tempo per imparare.
Soprattutto sta faticando ad adattarsi alla difesa in NBA. Steve Clifford stava provando a spiegargliela, almeno fino al suo problema di salute che l’ha costretto ad abbandonare la squadra.
Monk è finito rapidamente fuori dal giro delle rotazioni per un duplice motivo.
Il primo è la difesa.
Anche lui a inizio stagione diceva d’aver problemi a causa de:
“La velocità del gioco e tutti sono più intelligenti; sanno dove sono gli spazi aperti perché hanno giocato molto più a lungo “.
Questo ha permesso agli avversari d’aver una percentuale di tiro migliore quando sono stati controllati da Monk.
Fino a qualche partita fa, con Monk in campo, gli Hornets hanno concesso 108,8 punti ogni 100 possessi avversari. Uno scarto di 15,4 punti ogni 100 possessi.
Da qui si capisce che anche l’attacco, pur essendo uno shooter, non è stato eccezionale.
I suoi tiri non hanno il giusto ritmo.
Spesso gli avversari si trovano davanti a lui in un lampo e lui non è ancora riuscito a ovviare a questo problema.
I 5,9 punti in 14,5 minuti in campo con un 34,6% al tiro, non spingono Charlotte da nessuna parte.
Lo si pensava decisamente più pronto per la NBA, invece l’abbiamo visto tirare anche agli Swarm con percentuali da 33,3% periodico.

Monk a Greensboro.

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 12° J. O’ Bryant III: 5,71
 
Per un soffio davanti a Monk, ma più deludente di Monk. Ora che Zeller è out, il buon Johnny ha conquistato spazi imprevisti prima. Howard e Zeller, insieme a Kaminsky, gli chiudevano le porte del parquet.
Lo scorso anno nelle poche partite in campo fu discreto, in questa stagione invece, troppe sono state le prestazioni mediocri nelle quali ha opposto una difesa più all’europea più statica, da posizionamento.
Migliorato in diverse statistiche, segna 4,8 punti di media a partita in 10,1 minuti ma le percentuali sono in cabrata.
Dal 53,3% dello scorso anno, al 38,8% di questo. Un problema per una squadra che ha bisogno di canestri dalla panchina.
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 11° D. Bacon: 5,72
 
Vedi il discorso fatto per l’altro rookie. Gemello di Monk nelle difficoltà incontrate, sta avendo la stessa sorte di Malik.
Uscito dalle rotazioni per gli stessi motivi (anche se essendo meno attaccante, tira meno), rimane ai margini del gruppo con i suoi 3,6 punti in 15,9 minuti di media a partita.
Le altre cifre sono irrisorie, compresi i 3,1 rimbalzi a partita.
Non riesce a sprigionare il suo potenziale al tiro (ha una buona sospensione) e in entrata contro i colossi NBA.
Qui, in G-League con gli Swarm, possiamo vedere una gran prestazione di Dwayne:

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 10° J. Stone: 5,87
 
Visto pochissimo in campo anche perché alle prese con un infortunio. La coppia d’allenatori continua a preferirgli MCW che si sta rivelando una calamità naturale.
A lui e a MCW Clifford aveva chiesto pressione sulla palla, cosa che entrambi stanno facendo nel loro piccolo, ma l’ex Venezia nel contesto di Charlotte è stato più marginale di un libro impolverato, abbandonato su qualche scaffale da biblioteca.
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 9° N. Batum: 5,87
 
Numericamente la sua stagione presenta parecchie analogie con l’ultima disputata a Portland.
Dovessi racchiudere il succo del discorso in una parola sola sarebbe: “stimoli”.
Evidentemente il francese dopo qualche anno non ne ha più nonostante la rinuncia alla nazionale quest’estate e la maledizione che qualche tifoso dei “Galletti” deve avergli mandato che l’ha colpito al gomito. Cambiando parte anatomica, nemmeno uno spillo voodoo potrebbe penetrar la sua pancia che sembra piena. Il suo atteggiamento gandhiano in campo fa inferocire qualche tifoso.
Batum sembra, non solo aver perso smalto, ma aver cambiato completamente tipo di gioco dai tempi di Portland.
L’atletismo e gli inserimenti in back-door sono scomparsi. Rare le puntate verso canestro.
L’interpretazione del ruolo di passatore è quasi fissa.
Gioca circa da fermo ma riesce ugualmente a gettare qualche pallone al vento.

Il numero di assist è calato a 4,8 e anche se il minutaggio è scemato anch’esso, registriamo minori rimbalzi, minor precisione al tiro e ai liberi.
Scelte di tiro in turnaround fade-away in uno contro uno risultano alla lunga stucchevoli e inappaganti dal punto di vista meramente pratico.
Tiri a bassa percentuale e ad alto coefficiente, a volte belli da vedere se entrano ma poco pratici.
Il 28,4% da tre per una SG in NBA (l’anno scorso aveva il 33,3%) è roba da metter i brividi.
Da 15,1 punti a partita lo scorso anno è sceso a 10,0…
Attacco a parte, anche in fase difensiva sembra, appena gli avversari forzano, lasciare il passo ogni volta all’avversario.
Le stoppate sono sempre 0,4 a partita e le rubate 1,1, esattamente come lo scorso anno ma la sensazione di sicurezza difensiva con lui in campo è notevolmente peggiorata e non credo sia solo per il problema al gomito che ne limita un po’ i contatti.
Un bug virtuale che sta pesando molto.
Gli zero punti contro Toronto sono stati la descrizione del momento del transalpino se non il Canto del Cigno del galletto dalle ricchezze lussemburghesi a Charlotte…
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 8° F. Kaminsky: 5,90
 
Uno dei pochi giocatori a risalire nella media voto dopo le prime 17 partite anche se di soli 3 centesimi di punto.
Frank ha migliorato un po’ il tiro, ma ha peggiorato in rimbalzi difensivi, rubate e stoppate, regredendo a 10,6 nella tabella punti segnati, indice di minor minutaggio (22,9 contro 26,1 dell’annata precedente).
La difesa rimane il suo tallone d’Achille e in una squadra che ha già i due rookie in difficoltà, più O’Bryant, Batum, gente che abbiamo già scorso in classifica e altri che arriveranno, incide in maniera negativa, infatti, il suo voto è ancora sotto la sufficienza.
La sua media è stata influenzata dall’enorme prestazione offerta contro New York, ma la luce da fuoco fatuo si è ripersa nella nebbia per affacciarsi nuovamente contro i Bucks in casa.

Andamento scostante.
Mi aspetto qualcosa di più da lui a livello difensivo, mentre sta andando meglio con il tiro da fuori grazie a un 34,3% contro il 32,8% dello scorso anno.
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 7° M. Williams: 5,91
 
Incontriamo il secondo titolare sotto la sufficienza.
Marvin mi pare il sesto uomo in una formazione di cinque immutabili elementi.
Il peso offensivo a 31 anni non è paragonabile al contratto da oltre 13 milioni.
Il trentunenne giocatore ha preso 238 tiri in 34 partite (unico Hornet ad averle giocate tutte) tirando con un 47,1%.
Non sarebbe male se il suo attacco fosse marginale o limitato a qualche fase di partita.
E’ l’ultima opzione d’attacco o quello che va a provarci sugli scarichi.
Il 42,1% da tre è percentuale nettamente migliore rispetto a quella dell’annata scorsa ma il suo minutaggio è stato fatto scendere dagli allenatori; 26,5 oggi, contro il 30,2 della passata stagione.
9,5 punti a partita, contratto in aumento, cifre e minutaggio in discesa come il fisico che sembra limitarne la capacità di resistenza.
A Charlotte, nonostante siano presenti tante banche, forse gli affari non li sanno fare benissimo.
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 6° T. Graham: 6,05
 
Alcune buone prestazioni recenti, come quella contro Milwaukee, ne hanno alzato il voto.
Altro giocatore che era ai margini delle rotazioni ma il suo impiego è lievitato da sette minuti (lo scorso anno) agli attuali 17 di media a partita, 43,2% da fuori (mano educata da tre punti) e FT in aumento anche se paradossalmente a gioco fermo ha qualche difficoltà in più.
Sarà colpa della stanchezza perché in difesa si spende (con alterni risultati) e mancanza di concentrazione.
Lo1,1 negli assist e i 2,1 a rimbalzo non sono molta roba per il ventiquattrenne giocatore che rimane sulla sufficienza.
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 5° C. Zeller: 6,10
 
Cody Zeller è uno di quei giocatori non eccezionali ma utili alla causa.
L’arrivo di Howard l’ha spinto in panchina ma non l’ha preservato dall’ennesimo infortunio in carriera.
Il menisco mediale sinistro lacerato nella prima sfida contro i Warriors il 6 dicembre e l’operazione per la quale oggi è ancora in convalescenza…
Undici partite senza di lui e un 3-8 come bilancio.
Senza la sua difesa la panchina è divenuta più vulnerabile dal punto di vista difensivo giacché né Kaminsky né O’Bryant posseggono caratteristiche difensive simili e di far giocare Mathiang non se ne parla fino all’Apocalisse…
Lo Zeller part-time funziona per certi versi meglio del full-time.
Il taglio dei minuti ne ha aumentato la resa nelle stoppate e in proporzione i 19,9 minuti a partita contro i 27,8 dello scorso anno da titolare non hanno fatto calare moltissimo i punti.
7,2 a partita attuali contro i 10,3, 5,5 i rimbalzi totali contro i 6,5 dello scorso anno.
Calano un po’ le percentuali al tiro; il 49,5% attuale dal campo contro il 57,1% è frutto del gioco inesistente della panchina.
Cody beneficiava lo scorso anno di passaggi più smarcanti o si produceva in pick and roll dai tempi giusti.
Le sole entrate non bastano e così quest’anno ha messo in piedi un tiro dalla distanza (da due punti) molto più efficiente.
Mi dispiacerebbe se fosse ceduto perché è uno di quei giocatori che non rinuncia, va a correggere a canestro, lotta, ma in un roster così corto i suoi infortuni influenzano le stagioni.
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 4° M. Kidd-Gilchrist: 6,14
 
Scelta numero due al draft NBA 2011.
Criticatissimo per il suo jumper, ha lavorato per migliorarlo e vi è riuscito.
Grazie a ciò, anche se non è ancora una minaccia seria, gli Hornets non hanno più la classica palla al piede capace solamente in fase difensiva.
Prende le sue responsabilità in sospensione e non solo in entrata.
Porta adrenalina talvolta con qualche azione ma gli eventi di tal genere sono più rari, aurore boreali che scompaiono velocemente anche perché i compagni non hanno atmosfera da contrapporre al plasma solare portato da MKG.
Kidd-Gilchrist ha lavorato al suo tiro con Mark Price all’inizio della sua carriera, prima che l’ex Cavs lasciasse gli Hornets come coach degli Charlotte 49ers.
Da allora, Kidd-Gilchrist ha lavorato con lo specialista al tiro Bruce Kreutzer.
Sfortunatamente ha imparato a tirare unicamente da due punti, mentre la nuova matematica da NBA impone il tiro da tre punti, un settore nel quale MKG non pensa nemmeno a entrare.
“Cambia molto”, ha detto l’allenatore degli Hornets Stephen Silas.
“Le squadre negli anni precedenti l’hanno solo sorvegliato sul fondo della vernice.
È uno sparatutto sicuro come non l’era mai stato in passato”, ha detto ancora Silas, aggiungendo:
“Se manca un tiro, prenderà il prossimo, e questo dice molto su di lui.”
“Sono sempre stato fiducioso in me stesso nel corso degli anni, nonostante quello che tutti dicono o pensano del mio gioco”, ha detto Kidd-Gilchrist.
“Non mi crea o distrugge la giornata quello che pensano gli altri. So quanto duramente lavoro. Questo è tutto ciò che conta e lo sto dimostrando.”
Kidd-Gilchrist ha detto che i compagni di squadra, in particolare Walker e Williams gli ricordano costantemente di tirare ogni volta che ha un open.
Il suo movimento è migliorato al tiro e nonostante il team non esegua giochi per lui, trova ancora la sua strada per andare a bersaglio.

I punti sono passati da 9,2 a 10,0 di media giocando un paio di minuti in meno a partita.
Le critiche potrebbero provenire paragonando la sua difesa prima e dopo l’infortunio.
Purtroppo, dal mio punto di vista, energia ed efficienza difensiva non sono più quelle di due anni fa.
I rimbalzi sono passati da 7 a 5 a gara e le stoppate e le rubate da 1 a 0,8 per entrambe le statistiche.
Le spedizioni dei coach sugli uomini di maggior talento sono delle mission impossible che un tempo erano affrontate spesso riuscendo nell’impresa almeno di limitare il potenziale delle stelle avversarie.
Oggi non è così.
Qualche volta vi riesce, ma troppe volte le star avversarie impongono il loro bello e cattivo tempo.
Come Zeller, un altro giocatore di lungo corso da valutare.
Uno dei pochi elementi che con scambi adeguati, potrebbe portare in dote agli Hornets qualcosa di buono.
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 3° D. Howard: 6,42
 
Il veterano Howard andava a riempire il buco più evidente nel roster.
Quello del ruolo di centro titolare, orfano dopo l’addio di Jefferson.
Howard ha fornito prestazioni che numericamente non hanno nulla da obiettare.
15,5 punti a partita e 12,2 rimbalzi di media a partita oltre a 1,3 stoppate a partita.
Più coinvolto nel progetto rispetto a quello che avrebbe potuto essere giocare con Zeller, perde più palloni che con Atlanta, anche per falli di posizionamento o di reazione.
In queste ultime 17 partite la mano di Howard è decisamente migliorata dalla lunetta.
Le percentuali precedenti erano infime e non è che il 53,8% globale attuale sia quella di Dell Curry, ma sta tirando decisamente meglio a gioco fermo, se poi pensiamo che l’anno scorso con gli Hawks finì con il 53,3%…
La mia sensazione personale è che anche lui, come Walker, sera dopo sera veda sfumare i playoffs e si stia deprimendo, questo lo porta a chiudere appoggi in maniera più imprecisa per frutto di mancanza di concentrazione.
L’Howard contro tutti sotto canestro regge finché la testa gli dice qualcosa.
Il limite non è il cielo ma l’entusiasmo.
Da professionista continua a produrre ma le percentuali al tiro si sono abbassate rispetto ad Atlanta e da fuori non tira questo fa si che nello starting five gli Hornets abbiano un centro old style e MKG che non prova mai da fuori, se Batum tira malissimo, Kemba si è raffreddato, ogni tanto arriva solo qualche tracciante di Marvin Williams come desolante stella cometa a riscaldar i cuori dei tifosi Hornets e questo è un problema che comunque non può ricader sulle spalle di Howard.
Il problema degli Hornets con Howard è la difesa su certi tipi d’attacco.
Pick and roll o alcuni tipi d’entrata lo trovano impreparato. Se la strategia è lasciarlo sotto canestro contro centri come Horford o altri player, gli Hornets devono trovare la quadratura sugli esterni per rimediare a possibili giochi che vedrebbero coinvolto il centro avversario.
Il citato Horford nell’ultima partita ha tirato con un 4/6 da fuori…
Nonostante una discreta copertura della vernice, gli Hornets non sono riusciti a difendere decentemente sul perimetro, ma questo fatto dal mio punto di vista è dipeso molto di più da demeriti da difesa individuale.
Howard comunque resta un punto fermo di questo team, ma è arrivato in un momento sbagliato, alla fine di un ciclo.
Che farà se Walker dovesse decider d’andar via?
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 2° J. Lamb: 6,43
 
Jeremy Lamb scende in seconda piazza ma continua a essere uno dei migliori tra gli Hornets pur partendo dalla panchina.
Unico produttore di punti affidabile dalla bench, continua a sforzarsi su ambo i lati del campo.
I risultati sono stati meno soddisfacenti rispetto all’inizio stagione nelle ultime 17 partite ma il breackout di Lamb ormai pare conclamato.
Sta dando continuità al suo gioco offensivo spingendo Charlotte quantomeno a giocarsela.
Non avesse segnato 14 punti in un quarto contro Toronto sarebbe finita come USA-Angola alle Olimpiadi…

Gli si chiedono punti e lui riesce a ottemperare alle richieste.
26,8 minuti contro i 18,4 dello scorso anno, 35,5% da tre contro il 28,1% dell’anno scorso…
Più generoso negli assist con 2,5 a partita (1,2 la passata season) e punti aumentati da 9,7 a 14,5…
I numeri non dicono tutto ma possono spiegare alcune dinamiche.
Gli sono capitati un paio di palloni difficili in finali di partite e non è riuscito a metterli ma sarebbe forse stato pretender troppo da un giocatore che potrebbe anche essere titolare viste le prestazioni del pari ruolo, preservato a questo punto solo per il danno d’immagine e di portafoglio (significherebbe ammettere che Batum è un giocatore da panchina) che la società avrebbe nel farlo sedere in panca.
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 1° K. Walker: 6,51
 
Cala un pochino nella media ma va in testa alla classifica pur fornendo prestazioni scostanti.
Il blocco di Howard o del lungo di turno per il suo passaggio e l’arresto e tiro da tre punti è una soluzione semplice ma non sempre redditizia.
Nelle ultime partite ha faticato parecchio dalla lunga distanza dopo aver subito quel contatto che l’ha portato ad aver problemi alla spalla.
Ha ancora un anno di contratto (2018/19) ma credo che ormai, come noi fan sia un po’ frustrato dalla situazione e potrebbe anche cedere alla tentazione di chiedere anticipatamente la sua cessione a fine stagione.
Il progetto di Cho sul dar fiducia a un team spento, pur inserendo qualche miccia nuova come Howard, è fallito.
Cedere Kemba significherebbe almeno ricavarne un pari.
Se lo scenario dovesse essere privarsi dell’uomo franchigia del team non si potrebbe transigere su uno scambio equo, fosse anche solidale, tanto meglio.
Ma questi sono scenari futuri da think tank.
Rimaniamo ancorati a oggi…
Kemba garantisce ancora 21,6 punti di media, 5,8 assist, 1,1 rubate a partita e l’85,1% dalla lunetta.
Ciò che è calata è la percentuale al tiro.
42,0% al posto di 44,4% dello scorso anno e aprendo il cassetto della 3FG%, il 34,2% è cifra inferiore al 39,9% dello scorso anno, quando sorprese tutti mostrando anche un costante e preciso tiro da fuori.
In ogni caso Kemba è l’unica speranza per uscire attualmente da questa situazione, ma se i compagni (specialmente quelli della panchina) non daranno una mano, non potrà certamente bastare…

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Game 34: Charlotte Hornets Vs Boston Celtics 91-102

 
La vita è un viaggio verso l’ignoto, attraverso l’inconscio.
Un percorso diverso per ogni persona, una via da percorrere con pochi ostacoli oppure un labirinto con demoni terribili da affrontare.
Sicuramente a Charlotte sanno che la prima strada non è stata sino a oggi la loro condizione e nella nuova NBA che tende a emarginare gli small market, sfondare barriere lunghe km potrebbe anche rivelarsi utopico fino a divenire insostenibile anche dal punto di vista del business, così importante nella NBA.
La delusione per la penuria nei risultati di questi due ultimi anni non ha ancora sopito l’incendio che ogni tifoso possiede, nemmeno in una stagione così imponderabile come questa.
Come me, anche Paolo M. deve pensarla così, l’amico che è volato a Charlotte per concedersi (insieme alla Sua compagna di viaggio) un momento adrenalinico, ha vissuto una partita insieme a compagni più “virtuali” solitamente, ma non per questo non importanti nel viaggio.
Alla fine del pezzo troverete qualche suo video.
Charlotte, nonostante la netta vittoria a rimbalzo (52-43) ha dimostrato poca propensione per gli assist fulminanti (15 contro 20), finendo per tirare solamente con il 36,8% dal campo contro il 44,1% da tre dei Celtics che hanno usufruito specialmente nel primo tempo di percentuali altissime da fuori.
La squadra di Stevens con 13/13 ai liberi è stata perfetta, mentre Charlotte ha terminato con un 20/29 nella statistica.
Gli uomini in verde hanno sempre comandato il match, Charlotte ha avuto ¾ occasioni per pareggiare o portarsi avanti, ma averle fallite è costato parecchio in un finale nel quale gli Hornets hanno sprecato palloni mentre Tatum ha chiuso la sua buona gara con giocate importanti.
Per il rookie 18 punti, battuto solo da Horford con 20 e da Irving con 21.
Rozier ha chiuso a 15, Larkin 11.
Paolo invece pare ave ottenuto un prezioso sì dalla “Sua” importante metà femminile, cosicché, anche in una giornata non felicissima per i nostri colori, c’è stato un liero inizio direi più che fine e chissà questo non porti bene a Charlotte anche, magari dopo il 15 gennaio (quando potrebbero sbloccarsi le trattative) per un 2018 nettamente migliore di un disgraziato 2017.
 
Partenza subito in salita per Charlotte che non giocava il primo pallone e anche se Baynes mancava l’occasione, erano i Celtics a 11:11 a passare avanti con una tripla di Horford, troppo solo su quella linea di confine, terra di nessuno a Charlotte. Baynes al vetro metteva dentro lo 0-5 e ci volevano due FT di MKG a 9:55 per realizzare il primo punto (1/5).
Un’interferenza di Baynes ed era canestro giustamente annullato ma ancora Horford (questa volta dalla top of the key) centrava da fuori il bersaglio facendo sprofondare gli Hornets sull’1-8.
Time-out per Charlotte e due punti per Walker che a 7:43 ne realizzava altri tre, riavvicinando la squadra di Silas sul 6-10. Il sussulto di Charlotte rimaneva lettera morta perché Irving ne segnava cinque di fila, Tatum a 5:46 con due liberi aumentava un gap salito ormai a 11 pt. (6-17).
Kemba perdeva un pallone, Boston mancava la transizione con due uomini (Smart tornava momentaneamente negli spogliatoi dopo lo scontro sotto canestro con un compagno), mentre dall’altra parte Williams segnava due pt. in correzione.
Batum in jumper ci faceva toccare quota 10 a 4:50 ma Yabusele da tre iniziava ad abusare della difesa degli Hornets che spedivano in campo Lamb e MCW.
Quest’ultimo mancava un’entrata mentre dall’altra parte semplici finte di crossover con attacco semplice a canestro bastavano a Tatum per aprirsi un varco sino a depositare senza oppositori a canestro.
Hornets che trovavano con Kaminsky due pt. a 2:04 dalla linea (12-24) e Boston che con Tatum tornava a doppiarci sino al 14-28, prima che Kaminsky, uno dei pochi a dare qualche punto a Charlotte nell’orrendo primo quarto, segnasse su una second chance dal pitturato il 16-28 parziale.

Johnny O’Bryant III passato facilmente da Tatum nel primo tempo.
Foto: Chuck Burton/The Associated Press

 
La seconda frazione iniziava con Lamb ad attaccare il canestro con partenza da lontano, chiusura in reverse layup buona, così come il jumper dalla linea di fondo destra per il 20-31.
In mezzo ai canestri di Lamb, Larkin aveva già trovato una tripla che era riprodotta fedelmente poco più tardi per il 20-34, punteggio destinato ad alzarsi mutando favorevolmente nel divario a favore dei Celtics nonostante altri due pt. di Frank ai 24.
Horford a 8:57 centrava da tre una lunga serie di triple che spingevano Boston ben presto su percentuali vertiginose (Smart tutto solo realizzava il 27-44 facendo registrare il 55% al tiro per gli ospiti) e anche se a 5:42 una drive and kick di MKG per Kemba serviva al capitano per realizzare una saetta da tre punti, più altri due punti ottenuti poco più tardi (32-49), Larkin dal corner sinistro con una bomba faceva andar sotto gli imenotteri di 20 pt. (32-52).
Batum con un catch n’shoot da tre punti dall’angolo sinistro replicava e Kemba a 4:12 cadendo su tocco di Larkin, passando dietro il blocco di Howard ne aggiungeva altri tre…
Il 38-52 ci riportava sul -14 ma Irving segnava da tre mentre MKG invece di passare davanti al blocco di Baynes tratteneva l’avversario costringendo gli arbitri a fischiare anche un FT addizionale che ci vedeva quindi incassare anche il quarto punto sulla medesima azione…
Williams in correzione su un tiro errato di Batum segnava l’ottavo punto da seconde possibilità per Charlotte che arrivava a fine periodo sul 44-60 grazie a un canestro di MKG e una difesa dello stesso numero 14 che volava a terra spinto dall’avambraccio sinistro di Tatum in avanzamento laterale.

Laken (al centro) e le altre Api mellifere in serata…

 
Il secondo tempo partiva senza speranze ma tre liberi su quattro infilati da Charlotte erano un buon viatico per la rimonta.
A 9:45 Howard realizzava i suoi primi due punti su azione della partita con una rim run, inoltre Williams dalla diagonale breve sinistra da tre punti (assist di Walker) infilava il 56-64.
Charlotte sfruttava l’entusiasmo del pubblico e un energico MKG appoggiava a 7:12 in fing and roll subendo il furbo tocco con il corpo di Smart.
Azione da tre punti che Charlotte usava per tornare sul -4 e addirittura sul -2 sempre con uno scatenato MKG in fing and roll a completare un parziale di 12-0 per il 62-64. Charlotte però incassava un piazzato di Baynes dalla media e una tripla di Irving oltre Williams.
I Celtici si riallontanavano sul +7 fino a quando un paio di canestri di Walker ci riportavano in scia (68-71).
Howard aggiungeva un libero per il 69-71 e Charlotte riottenendo la sfera per l’attacco avrebbe anche la possibilità di pareggiare, ma la stoppata di Rozier su Walker era micidiale perché sulla transizione lo stesso giocatore abile nel fermare Kemba batteva un colpo da tre punti…
Poco male perché Charlotte aveva ancora la capacità di riavvicinarsi; Williams da sotto il ferro estendeva l’arto superiore destro per andare ad appoggiare la palla con i giusti giri (72-74).
Ancora Walker provava un pullup dalla destra, ma ancora una volta mancava il pari e inevitabilmente il n°12 dei Celtics allungava per i suoi con due pt..
A 1:14 Lamb subiva fallo da Irving (primo), così il nostro swingman entrava in lunetta scommettendo sul rosso sul primo libero.
La palla sembrava girare come in una roulette per essere finalmente fagocitata dalla retina, ma sul secondo nulla da fare, tiro impreciso e Hornets a -3.
Howard e Graham comunque si ripresentavano in lunetta, ma entrambi splittando consegnavano il +1 ai Celtics.
Finiva così anche il terzo quarto sul 75-76.

Lamb prova sempre a dare un po’ di spinta offensiva al team.
Sam Sharpe-USA TODAY Sports

 
L’avvio dell’ultimo periodo era fieno in cascina per i Celtics che con un canestro a testa di Rozier e Horford distanziavano gli Hornets di 5 lunghezze.
Un terzo tempo ritmato di Kaminsky a 10:18 portava due liberi e altrettanti punti nelle “saccocce” di Charlotte che tuttavia in un’azione convulsa (stoppata di Howard, open 3 mancato da Graham e dunk in transizione di Tatum a 9:47) subiva un altro brutto colpo.
Howard segnava da sotto il 79-83 e rientrava in panchina. Tatum in entrata sfidava due difensori; fallo di Lamb a 8:40 e 2/2 del rookie in maglia verde.
A 8:25 un rigurgito d’orgoglio di Lamb per Charlotte ci dava ancora speranze (82-85 a mezzo tripla improvvisamente creata in uno contro uno dal nostro numero tre dalla diagonale destra), ma le illusioni erano destinate a scomparire quando Larkin si liberava della pressione di un indemoniato MCW andando a concludere oltre le braccia alzate di Frank.
Tatum nel finale non sembrava un rookie e portava beneficio ai suoi che lo vedevano depositare in reverse layup partendo in corsa dalla baseline destra, trovando uno spazio d’entrata inspiegabile.
Walker a 6:17 e Batum in jumper a 4:53 s’iscrivevano nuovamente a tabellino per riportarci a un’incollatura lunga (86-89) ma la partita si decideva dopo il canestro di Irving. Kemba si andava a infognare in area praticamente auto stoppandosi sulla difesa passiva a braccia alzate di Horford, il quale sentiva sbattersi addosso il pallone in alzata, dall’altra parte a 3:41 la micidiale transizione di Tatum per l’86-93 era quasi garanzia finale di successo per la squadra di Stevens.
MKG da sotto non bastava se Horford appoggiava al vetro e Tatum a 1:40, subendo fallo da Howard, non sbagliava nulla ai liberi.
A :56.6 la schiacciata di Howard per il 90-99 faceva solo statistica.
La gara si chiudeva sul 91-102 per i più quotati Leprechaun.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
24 pt., 1 rimbalzo, 5 assist. Uno dei migliori di Charlotte ma anche l’autore di un paio di agganci mancati. Finisce con un 9/22 dal campo. Non male per una PG, ma se avesse finalizzato meglio un paio d’occasioni invece di farsi stoppare facilmente, avremmo avuto un finale combattuto probabilmente. Qualche turnover di troppo (4) anche se il duello con Irving lo vince di misura.
 
Batum: 5,5
7 pt., 3 rimbalzi, 3 assist, 4 rubate. Il francese finisce con un 3/9 al tiro. Sbaglia un fade-away inutile e una tripla aperta nel finale che avrebbe potuto dirci qualcosa. Si specializza in rubate e recuperi in serata, molto attivo su quel fronte ma la prestazione globale è scarsa.
 
Kidd-Gilchrist: 6
13 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Termina con 5/9 al tiro. Uno degli autori del break del terzo quarto. Tanta energia offensiva. In difesa ogni volta giù le terga e ginocchia larghe, gli manca il cinturone per essere il protagonista di un duello al sole in un mezzogiorno di fuoco nel Far West. A volte vince i duelli a volte li perde, spesso registrando delle strisce personali positive o negative. Brutto primo tempo, si riprende negli istanti finali per giocar un buon terzo.
 
M. Williams: 6
13 pt., 9 rimbalzi. Finisce con un 5/10 dal campo. Difesa non eccelsa, se la deve vedere con diversi giocatori sulle rotazioni. Se Irving gli spara in faccia, con altri se la cava un po’ meglio ma per me rimane sulla sufficienza risicata nonostante la quasi doppia doppia.
 
Howard: 6
12 pt., 17 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 2 stoppate. Leggessimo solo questi numeri sembrerebbe Dwight abbia dominato, invece ha bisogno d’affrontare anche Theis oltre a Baynes per migliorare i numeri. Cifre che tuttavia dicono anche un 3/10 dal campo (frustrante), 6/10 ai liberi e 3 turnover. Accettabili scrivendo a proposito di Howard, ma non fantastici comunque. Male nel primo tempo, sale di tono nella ripresa decisamente. Un pugnetto a Baynes nel tentativo di farsi largo in difesa.
 
Kaminsky: 5,5
9 pt., 5 rimbalzi. 2/9 al tiro. La difesa è poco efficace. Manca di qualche malizia e prende un +/- di -10. Inizia bene nel primo quarto segnando, guadagnando FT (5/6) ma anche la serata al tiro è poi da dimenticare…
 
Carter-Williams: 4,5
0 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. 0/5 dal campo. Induce Larkin all’entrata vincente mettendogli paradossalmente troppa pressione. Sbaglia tutto il possibile dal campo e nel finale passa la palla alla prima fila fuori dal campo…Penso giocherebbe meglio chiunque di noi…
 
Graham: 4,5
1 pt., 4 rimbalzi, 1 rubata. Anche lui chiude con uno 0/5 pessimo. Da contraltare alla prestazione con Milwaukee la serata offensiva dove sbaglia un’importante tripla aperta, poi da sotto… Va a farfalle su Tatum che lo grazia sbagliando un tiro ma non è serata per lui.
 
Lamb: 6
8 pt., 6 rimbalzi, 1 rubata. 3/5 al tiro per Jeremy impiegato 22 minuti. Protegge il ferro con atletismo inducendo Irving all’errore nel finale. Fa il suo prendendo si qualche tiro in meno.
 
O’Bryant: 5,5
4 pt., 1 rimbalzo. 2/3 dal campo, buon attacco e scarsa difesa in 8 minuti.
 
Coach S. Silas: 5
Schemi? Boh… Il prendi e tira forse. Blocco di Howard alto per il tris di Walker, Batum in improbabile fade-away o Kaminsky fuori equilibrio sono soluzioni viste stasera. S poi MCW e Graham da sotto sbagliano canestri facili, buona notte… In difesa se Howard sta nel pitturato qualcuno deve andare a marcare Horford che con un paio di passaggi dei compagni spesso è libero. Fa 4/6 da fuori… I problemi son sempre quelli ma paiono irrisolvibili anche con la presenza di Howard all’interno.
Prima di presentare il recap video e i ritagli di Paolo Live, ecco presentata la nuova quinta divisa (latitava da parecchio) che gli Hornets dovrebbero utilizzare in questa stagione:
Il recap video breve della sfida:

 

Il recap lungo:

I video Live di Paolo dallo Spectrum Center:

 

Pubblicato da Paolo Motta su Mercoledì 27 dicembre 2017

 

 

Pubblicato da Paolo Motta su Mercoledì 27 dicembre 2017

 

Pubblicato da Paolo Motta su Mercoledì 27 dicembre 2017

 

Pubblicato da Paolo Motta su Mercoledì 27 dicembre 2017

 

Un italiano a Charlotte

Oggi, 27 dicembre 20117, abbiamo la fortuna (non capita tutti i giorni) d’avere un tifoso degli Hornets a Charlotte in visita alla città e allo store dei Calabroni prima di andare a veder la partita che vedrà opposti gli Hornets ai Celtics tonight.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ormai davanti al “tempio”…

 

Paolo è riuscito a bloccare anche Brad Stevens.
Mi raccomando Paolo, convincilo a lasciar la vittoria a Charlotte stasera…

 

Seguiranno altri video “genuini” o jpg nei prossimi giorni, compatibilmente con gli impegni personali.

TrasferimentHornets

Sono giorni di festa per chi può riunirsi in famiglia.

Malik Monk, ex Kentucky, è stato dirottato da Cho & Company ai Greensboro Swarm in questo post Natale, salvo ulteriori ricongiungimenti al gruppo…

Trasferimenti e voli che avranno forse contagiato anche l’entourage degli Hornets che incomprensibilmente (o almeno parzialmente incomprensibilmente) hanno deciso di spostare alcuni giocatori per poi richiamarli, ma sempre tutto “in famiglia”.
Gli Hornets stanno, infatti, in questi giorni trasferendo giocatori ai Greensboro Swarm per poi richiamarli.
E’ successo a Julyan Stone, terza PG di Charlotte (apparsa in quattro partite con gli Hornets) spedita, richiamata e rispedita oggi, 26 dicembre, nella società affiliata ai Calabroni nella lega di sviluppo.
Percorso differente per Monk (29 partite con 5,9 punti, 1,5 assist e 1,1 rimbalzi di media in 14,5 minuti a partita) e Bacon; i due rookie di Charlotte lasciano molto a desiderare nella fase difensiva, probabilmente per fargli prendere più confidenza e dargli qualche minuto in più sul parquet (entrambi ormai erano totalmente ai margini delle rotazioni di Silas), ieri, 25 dicembre 2017 sono stati mandati anch’essi a Greensboro.
Bacon, ex Florida State, è stato tuttavia richiamato oggi in gruppo.
Si riunirà quindi al team di Charlotte, pronto per affrontare la notte del 28 (01:00 AM italiana) i Boston Celtics in una partita casalinga che vedrà anche il nostro Paolo M. (ora in viaggio verso Charlotte), presente per assistere e spingere la squadra verso la vittoria.
Fermo restando possibilità tecniche favorevoli all’interno dello Spectrum, avremo “live” i video mandati da Paolo dall’Alveare.
Sfida sicuramente improba ma, immaginando d’avere un po’ di fortuna, forse avremo un bel ricordo della missione del nostro mitico “autoinviato” (tutto pagato da lui stesso per passione) Paolo.
 
Let’s go Hornets!

Game 33: Charlotte Hornets Vs Milwaukee Bucks 111-106

I Bucks erano 13-0 quando partivano in vantaggio nell’ultimo quarto come capitato stasera.
Sarà stata l’assenza di Antetokounmpo (ginocchio, forse rientrerà dopo S. Stefano) mista alla voglia di rivalsa per il fall short della sera precedente, ma gli Hornets sono tornati dall’inferno del -18 della parte centrale del terzo periodo, risalendo la china e vincendo anche la chimera di una gara punto a punto.
Una squadra sembrata svuotata e senza energie che ha visto i sorci verdi con l’aggravante di gioare senza aver tra i piedi la stella avversaria ma forse nelle viscere della Terra i Calabroni forse incontravano Babbo Natale, leader delle plusvalenze relative (quanti pacchi riesce a consegnare in una notte?), il quale, forse tifoso Hornets, addormentava Cervi, Renne e altri animali da slitta.
I Bucks così, sembrati un po’ stanchi nel finale (eccetto l’indiavolato Middleton) lasciavano spazio a Howard e soci scivolando a Charlotte.
Big Dwight, al contrario del greco rispondeva presente nonostante voci sulla sua assenza, mentre nelle fila avversarie i top scorer, vista l’assenza della stella del Wisconsin, erano altri…
31 di Middleton, 16 di Henson e Bledsoe a testa.
43-35 a favore degli Hornets a rimbalzo, 50-28 a favore di Charlotte i punti prodotti dalle rispettive panchine, mentre un’altra statistica chiave del match è stata la disparità di liberi guadagnati.
30/40 per Charlotte contro il 14/17 dei Bucks.
 
La partita iniziava con Howard che saltava con perfetto tempismo per concedere la palla a Charlotte.
Il primo attacco dei Calabroni vedeva proprio Howard protagonista; servizio sotto per lui, fallo subito, due liberi, solo il secondo realizzato (11:48), Hornets in vantaggio 1-0, subito ribaltato da un FT jumper di Bledsoe che passava in corsa schermandosi.
Marvin Williams con un runner al vetro a 11:10 segnava il primo canestro su azione cambiando la squadra leader, Dellavedova era stoppato facilmente da Howard così come fluidamente Walker trovava la retina da tre punti.
A 9:31 Batum tentava l’entrata a ricciolo ma il difensore resisteva, così il passaggio volante arrivava con i tempi giusti per MKG che sulla linea di fondo destra scattava battendo Dellavedova per arrivare a schiacciare l’8-2. Charlotte però aveva diversi passaggi offensivi a vuoto e i Bucks rientravano fino a raggiungere la parità quota otto quando Batum rovinava l’alley-oop di Henson in modo non regolamentare.
L’ex Tar Heel ne metteva due a 7:46 prima che gli Hornets riprendessero il comando un paio di volte con canestri sempre controbattuti dai Bucks che dal 12-12 passavano sul +4 quando Brogdon rubava a 5:57 palla a Kemba per la facile dunk in transizione.
A 5:09 Walker tornava a segnare scartando Snell verso destra; il piccolo in corsa vedeva Walker far partire un tiro fuori equilibrio del capitano da due dallo stesso lato che trovava solo la retina per il 14-16.
Maker con due liberi mandava sul +4 i Kidd boys ma un’apertura di MCW per Graham appostato nell’angolo sinistro, serviva al nostro n°21 per ottenere tre punti (17-18). A 2:43 sfuggiva ad Howard il pallone lanciato verso di lui per l’alley-oop, ripresa la sfera in qualche maniera s’arrangiava andando a depositare il 19-20, punteggio che tuttavia resisteva poco, poiché dalla diagonale sinistra Maker sorprendeva Frank e gli Hornets infilando una tripla.
Gli Hornets remavano per recuperare, O’Bryant splittava dalla lunetta poi con uno spin nel pitturato andava a chiudere in maniera vincente a una mano (22-23).
Il cronometro era favorevole ai Bucks che tuttavia attaccavano male sulla loro ultima azione disponibile, il tiro ai 24 era velleitario, Frank a un secondo e quattro decimi era colpito inutilmente da Maker, così andando dalla parte opposta del terreno Kaminsky finiva in lunetta per segnare due pt. che ribaltavano la squadra leader del quarto.
Gli Hornets chiudevano avanti 24-23.

Charlotte Hornets forward Frank Kaminsky gets past Bucks forward D.J. Wilson.
Nell Redmond, Associated Press.

 
Il secondo quarto iniziava con un jumper frontale di MCW per il +3 (parziale di 7-0 a cavallo dei due quarti), tuttavia Middleton con una tripla agganciava la squadra di Silas che finiva sotto dopo aver incassato due punti di Kilpatrick bravo ad appoggiare al vetro in transizione proteggendosi con il fisico.
L’ottavo turnover di Charlotte era firmato O’Bryant.
Silas lanciava un quintetto baso composto da Monk, Carter-Williams, Graham, Lamb e Kaminsky ma la pressione sulla palla non dava effetti.
I Bucks segnavano altri 4 pt. portandosi sul 26-32.
Il parziale di 0-9 era stoppato da Lamb che in entrata frontale, affrontato in salto da Wilson resisteva al contatto tirando in maniera ritardata al vetro vedendo la palla finir dentro.
Libero addizionale realizzato, svantaggio dimezzato (8:12). Monk tornava negli spogliatoi per un problema a un dito dopo aver solo annusato il parquet, ma ci pensava Kaminsky con uno spin nel pitturato a trovarsi lo spazio per segnare i punti del -1.
Walker colpendo a tre dalla sinistra riportava sopra gli Hornets (35-34) innescando una catena di controsorpassi che vedeva ad esempio Frank arrestarsi e cambiare peso per andare oltre il corpo del difensore e depositare in allungo il 37-36.
Lamb dalla baseline sinistra era preciso nel jumper per il 39-38 mentre un canestro di Snell e una palla persa oltre la linea di fondo da MKG era sfruttata da Kilpatrick su una delle azioni seguenti per colpire da tre in transizione (39-43).
Il divario rimaneva intorno ai 4 pt. sino a 2:08 dal termine, quando Graham, questa volta dal corner destro, infilava la personale seconda bombarda di serata (47-48).
A 1:49 un fade-away di Batum portava sopra la squadra di MJ, ma a 1:29 Bledsoe dalla sinistra con irridente facilità, mandava a segno una tripla veloce (49-51).
Batum con due liberi raggiungeva gli ospiti che maleducatamente segnavano con Henson, il quale schiacciava sul ferro ma era fortunato nel rimbalzo che vedeva la retina accoglier la sfera.
A :31.7 Walker aggrediva il canestro da destra e pareggiava ma a 18 secondi dalla seconda luce rossa Bledsoe metteva uno dei due liberi a favore chiudendo i conti nel quarto, giacché Batum poco prima della sirena andava corto.

Le Honeybees in livrea divisa storica.

 
La partenza della ripresa era orribile per Charlotte; Henson da sotto trovava spazio per due punti, Milwaukee continuava a realizzare, Kemba mancava due triple sulla stessa azione mentre dall’altra parte Snell da tre frontalmente segnava il +9 (54-63).
Charlotte segnava solamente con dei liberi di Howard mentre i Bucks inanellavano un paio di triple con Middleton e quando Graham provava il più telefonato dei passaggi nel pitturato, i Bucks ribaltavano l’azione per andare a colpire con un lungo due di Dellavedova, il distacco raddoppiava incredibilmente sino al -18 (55-73).
Squadra crollata, passaggio fuori misura di Batum per Howard ed ennesima palla persa, lo stesso centro però si rifaceva a 6:09 realizzando il primo canestro su azione del quarto dei teal…
A 5:35 i Bucks lasciavano entrare Howard a schiacciare, un po’ perché in gran vantaggio, un po’ per non spender altri falli.
Grave errore perché Batum segnava un paio di jumper in levitamento che restituivano coraggio ai padroni di casa, bravi a ritrovare le energie perse e la precisione, anche da fuori, così come Frank a 3:46.
La sua tripla era valida per il 66-77, Middleton fermava momentaneamente la rincorsa Hornets usando il fisico su Graham per segnare in sospensione dalla media linea di fondo sx.
Gli Hornets per rimontare si affidavano al protagonista inaspettato; T. Graham che con due triple e un appoggio su assist schiacciato di Howard proveniente da sinistra, portava a stretto giro di posta otto punti per i Calabroni, i quali tornavano a mordere a 1:56 sul 74-79.
L’alley-oop verticale e da lontano di Walker per Howard riportava a un possesso lungo Charlotte che tuttavia faticava ora a rientrare.
L’elastico nel punteggio passava spesso da tre a cinque punti anche quando Howard con due FT segnava il 78-81 facendo registrare un controprziale di 21-6.
Lamb con un cutting fing and roll subiva fallo d Liggins, libero supplementare e -2…
Middleton con due pt. chiudeva il terzo periodo sull’81-85.

Hugo in versione natalizia in serata.

Kaminsky trovava dopo 14 secondi un reverse layup in mezzo a due difensori dei Cervi, O’Bryant mancava il pareggio e Middleton era ancora pazzesco battendo sulla linea di fondo anche Lamb.
Kilpatrick mandava a +6 i Bucks facendo intuire la solita rovinosa caduta, invece Lamb con un banker, dopo aver attaccato Liggins riusciva a prendersi anche un libero, tagliando lo svantaggio a tre punti.
Il distacco tornava a oscillare dai tre ai cinque punti.
Lamb aveva ancora la meglio su Liggins che ricorreva al fallo.
2/2 per Jeremy che dava a 7:50 il matematico 90-93, punteggio che si sbloccava a favore degli ospiti con Brogdon in entrata bravo a prender il tempo a Batum.
Una tripla siderale di Kaminsky (7:13) anticipava una steal ninja di Walker che spuntava basso alle spalle di Brogdon per finire il lavoro.
A 6:20 sulla transizione arrivava il fallo e Walker realizzando un libero soltanto, spingeva comunque Charlotte a un solo punto di distacco.
Henson e Walker si davano la mano in lunetta fallendo entrambi i liberi a loro favore, Middleton continuava a esser spina nel fianco andando in sospensione su MKG per due punti.
Howard a 4:36 di spalla sinistra si faceva spazio su Henson, semigancio più libero aggiuntivo; parità insperata e agognata a quota 97.
A 3:49 un passaggio verso Marvin era intercettato dalla nostra ala grande che spinto di schiena da Brogdon si faceva male a una mano ma otteneva anche due liberi segnandoli.
Marvin, terzo giocatore colpito dall’ecatombe di finger nemmeno come fosse una strage di Mikado, lasciava spazio a Graham, mentre a 3:13 a piovere dal cielo era una mazzata di Henson su Howard.
Due FT, uno realizzato, +3 (100-97).
A 2:54 Bledsoe connetteva due liberi e lo scarto tornava al minimo, almeno finché Kemba non scaricava il suo fulmine da tre punti.
+4 che si dimezzava per opera del solito Middleton.
I Bucks però, in versione Natalizia, collassavano tutti su Kemba e regalavano sul passaggio laterale del capitano l’entrata indisturbata di MKG che depositava in fing and roll il 105-101.
Bledsoe a rimorchio di una transizione errata da Brogdon firmava il 105-103 la palla passava nelle mani di Charlotte che usava tutti i 24 secondi senza segnare sull’entrata di Walker.
Shot clock violation e brividi finali.
:21.1 rimasti, palla a Middleton… il numero 22 in palleggio forzava l’azione personale contro MKG bravo a non farlo penetrare.
Tiro da due lungo che non entrava a :08.4 MCW catturava il ribalzo andando in lunetta.
I due liberi davano una certa garanzia (107-103).
I Bucks si giocavano l’ultimo time-out.
Middleton dalla sinistra riusciva a metter dentro una tripla che MKG accompagnava con lo sguardo.
107-106…
Kemba era subito bloccato con il fallo tattico.
I liberi a segno davano solamente un +3 (109-106) ma i Bucks non avendo più time-out partivano dal fondo;
Bledsoe avanzava quanto più possibile per tirare da tre, palla contro il plexiglass e rimbalzo rapace di Kemba, cinturato a 4 decimi.
Due liberi a segno liberatori per il 111-106 finale.
Deficit di 18 punti annullato, vittoria che rende meno amara la stagione, per oggi godiamoci la vittoria, buon Natale fan NBA e soprattutto ai bistrattati tifosi Hornets.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
19 pt., 1 rimbalzo, 8 assist, 1 stoppata. 5/15 al tiro e un secondo tempo nel quale vuol fare tutto da solo. Sbaglia diverse cose, compresi due liberi e perde 4 palloni (scivolata/passi clamorosa in entrata compresa) concedendo qualche punto, ma con la tripla e i due liberi nel finale si riprende un po’ dopo qualche forzatura. Bell’assist per MKG nel finale.
 
Batum: 6,5
12 pt., 5 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 2 stoppate. 5/13 al tiro, da fuori non prende ma un paio di canestri in uno contro uno al momento giusto riaprono la gara. Tabellino assortito per il tuttofare.
 
Kidd-Gilchrist: 6
5 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 2/5 dal campo. Soffre un po’ Middleton e commette 5 falli su almeno due dei quali non mi trovo d’accordo con l’interpretazione della terna. Segna un canestro importante nel finale e difende ancor meglio sull’azione seguente.
 
M. Williams: 6
4 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. Due perse e un -12 di +/-. 1/3 al tiro in 20 minuti. Accompagna ma non benissimo a volte. Bene i liberi nel finale anche con la mano ferita.
 
Howard: 7
21 pt., 16 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. 7/11 dal campo e 7/12 ai liberi. 4 turnover e 5 falli che costano anche turnover offensivi. Fatica a trovare il ritmo, poi usa il fisico e vince la battaglia. Doppia doppia (diciottesima in stagione) anche con la sindattilia. Ha il merito di mettere un paio di canestri quando io nemmeno vi credevo più.
 
Graham: 7
14 pt., 2 assist. 5/8 con un 4/5 da fuori clamorso. Da una mano all’attacco di Charlotte al momento giusto. In difesa un po’ ingenuo.
 
Kaminsky: 7
14 pt., 4 rimbalzi, 1 assisst, 1 rubata. Discreta partita di Frank che manda a bersaglio anche una tripla da lontanuccio… 5/9 al tiro e +16…
 
Carter-Williams: 6,5
4 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. Gioca 14 minuti. Buonissimi i liberi. Presenza difensiva.
 
Lamb: 7
13 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. 4/5 al tiro per Lamb che attaccando il ferro aggiunge punti ai liberi. Una bella spinta offensiva. 5/5 ai liberi, il tutto in 18 minuti. In difesa non ce la fa diverse volte a stoppare gli avversari, ma ci prova.
O’Bryant: 6,5
5 pt., 2 rimbalzi in 8 minuti. Discreto nella notte.
 
Monk: s.v.
0 pt., 0/1 al tiro in circa un minuto.
 
Coach S. Silas: 6,5
Sperimenta qualcosa, così come Kidd. Alla fine la punta quando era disperato, nonostante il padre forse gli dia consigli alle spalle…

Game 32: Charlotte Hornets @ Milwaukee Bucks 104-109

La stagione di Charlotte è drammaticamente sfortunata oltre i demeriti del team.
In una gara ben giocata dal punto di vista offensivo e per molti tratti anche sul versante difensivo, gli Hornets perdono dopo pochi minuti Howard per lasciare sul parquet anche Walker, il quale nel finale, dopo uno scontro fortuito con Brogdon, incideva pesantemente nel momento clou, lasciando il terreno di gioco.
Sul 104 pari i Bucks mettevano dentro due canestri semplici vanificando la buona prestazione dei Calabroni. 19/23 e 14/17 ai liberi rispettivamente per MIL e CHA.
Arbitraggio che on mi ha convinto su qualche assegnazione ai liberi.
Hornets cui il 12/26 da fuori l’arco non è bastato. Nonostante l’assenza di Howard (parziale, solo 4 minuti per lui) e di Zeller, Charlotte ha ottenuto 43 rimbalzi, stessa cifra per i Bucks, i quali tuttavia hanno vinto la lotta negli assist 27-21 e hanno commesso meno turnover (7 contro9). Il trio Bledsoe (24), Middleton (28) e Antetokounmpo (26) ha combinato ben 78 punti… Per Charlotte 32 di Walker e 16 di Kaminsky.

 

 
 
Prima occasione dei Bucks a vuoto, Walker in coast to coast a 11:31 portava in vantaggio I Calabroni.
A stretto giro di posta pareggiava Bledsoe che tapinava un tiro errato di Middleton portando in vantaggio i padroni di casa.
Batum andava in verticale verso il fondo sinistra, passaggio corto per Walker che sulla linea di fondo riceveva e la percorreva sino ad arrivare all’appoggio del 4 pari.
La gara rimaneva punto a punto; Bledsoe da tre a 9:22 portava avanti di tre i ragazzi di Kidd, ma per Batum era un gioco da ragazzi a 9:07 pareggiare da fuori dalla diagonale sinistra (9-9).
Milwaukee tentava la fuga con una tripla aperta di Antetokounmpo dimenticato su una rimessa dal fondo mentre Howard abbandonava il campo per dei problemi a delle dita di una mano (la sinistra, sospetta dislocazione). Sull’11-16 Charlotte reagiva trovando i canestri di Batum (fadeaway baseline sinistra), di MKG taglio a destra e passaggio in diagonale da sinistra del francese che lo liberava per la schiacciata) e di Walker (5:55) che da sotto si faceva largo e appoggiava il vantaggio (17-16).
Dall’altra parte però a 5:43 Bledsoe batteva O’Bryant che si arrangiava con un fallo. ½ dalla lunetta ed equilibrio raggiunto destinato a spezzarsi quando Batum su una rimessa laterale destra serviva Lamb che scattava nel varco lasciato dai Bucks fino all’appoggio al vetro.
Un tecnico di Middleton (3 secondi fischiati contro Charlotte) riduceva lo scarto di un punticino.
Middleton aggiungeva altri due canestri in serie mandando in negativo la squadra di Silas di tre punti.
Lo scarto rimaneva tale sino alla fine del primo quarto quando MKG fermava semplicemente il numero 23 sulla sirena, 23-26 pro Bucks.

Johnny O’Bryant in campo.
Più spazio per lui in serata vista l’assenza di Howard.
Foto: USA Today.

 
Anche il secondo quarto rimaneva inizialmente punto a punto.
Una dunk di Anetokounmpo minava l’integrità del canestro di Charlotte (28-32) ma MCW da tre, grazie a una mattonata che colpiva la tabella bassa, segnava tre punti fortunosi, poi il divario tornava a tre punti ma Lamb a 7:08 con due FT e Batum con altrettanti liberi, spingevano Charlotte avanti (37-36).
Il controsorpasso in appoggio firmato Brogdon era annullato da Batum con un fadeaway in uno contro uno, poca parabola che trafiggeva la retina quasi orizzontalmente a 6:03.
I Bucks incassavano anche la parabola alta da fuori di Walker a 5:42, tre punti che erano contrastati da Bledsoe (5:14) che pompava palla in area facendo abboccare Walker alla finte; canestro più fallo e libero realizzato per il 42-41.
Charlotte riprendeva il discorso offensivo segnando da sinistra con un jumper di MKG, Milwaukee interrompeva il feeling con l’attacco e a 4:35 una transizione con tripla di Walker (guardare l’inclinazione del piede destro per non toccare la linea) in caduta in avanti, spingeva i Calabroni sul +6.
Middleton commetteva fallo su Walker dopo essersi fatto soffiare la palla sull’alzata per il tiro.
Due liberi a segno da parte di Kemba che mandava sul +8 Charlotte.
Punteggio che si alzava come il divario dopo l’entrata di Walker a 2:58 (mancava il fallo di Middleton che come un passaggio a livello cercava di decapitare il nostro capitano) per il 53-43.
Nel finale di quarto, diversi liberi erano utilizzati dai due team così lo scarto rimaneva il medesimo sino a :01.4, quando Antetokounmpo si portava a casa una giocata da tre punti mandando negli spogliatoi le squadre sul 59-52.

Monk in un generoso tentativo (non riuscito) di recuperare un pallone tuffandosi sulla linea destra del parquet. Foto: Mark Hoffman – Milwaukee Journal Seentinel

 
L’avvio di ripresa vedeva Charlotte segnar per prima a 11:08 con due FT di Williams (pass dalla destra di Batum per l’infilata verticale e fallo di Bledsoe).
Il numero due non sbagliava ma Middleton, centrando la terza tripla di serata dei Bucks, su 15 tentativi, anticipava il canestro di Henson che in girata appoggiava di sinistra al plexiglass il 61-57.
Per fortuna Kaminsky con un insolito crossover, sistemava i piedi andando sulla top of the key da tre punti da dove trovava il ritmo per scaricare un fulmine che ci portava a quota 64.
Williams rubava un pallone non controllato da Henson e segnava a 8:41 da oltre l’arco (67-59). Kaminsky con un giro a destra, un giro a sinistra si buttava all’indietro per superare Henson con un bel fade-away e portare a 10 pt. il divario.
I Cervi però miglioravano le proprie percentuali da fuori e rientravano in partita con le triple del numero 9 Kilpatrick e di Brogdon a 5:04 (75-70).
Un elbow jumper dello stesso Brogdon riduceva lo scarto al minimo (75-74), un pericolo che gli Hornets avvertivano, ma non riuscivano a contrastare prontamente; Walker e Kaminsky scagliavano due air-ball (uno a testa) mentre Middleton entrava di prepotenza con una slam dunk a 3:16. Il vantaggio dei locali durava poco.
A 2:58 Kaminsky si creava spazio nel pitturato contro Antetokounmpo; separation presa con la spalla e gancetto in fade-away micidiale per il nuovo sorpasso.
Passaggio a vuoto di Charlotte che a 1:19 ripiegava su una transizione ma lasciava libero il portatore di palla Brogdon, il quale sparava arrestandosi prima di entrare nell’area dedicata ai due punti.
Canestro valido per il 79-81 con Charlotte che mancava il pari con MCW, palla tenuta viva da un tap-out, Walker batteva il cronometro dei 24 con classe e velocità; tripla precisa frontale a 50 secondi ala terza luce rossa e ripetizione dell’esecuzione da fuori a :18.3 per l’85-83 con il quale si chiudeva il tempo.
 
L’ultima frazione vedeva partire MKG con una perfetta stoppata di destra su Brogdon in entrata.
Qui però iniziavano i problemi per Charlotte che si vedeva privata del suo capitano momentaneamente.
Piccolo infortunio per Walker che lasciava il campo per MCW.
Lamb provava a ridare fiato all’attacco dei viola mettendo una saetta da tre punti per l’88-83 e O’Bryant a sorpresa scagliava un altro fulmine contro la sua ex squadra, sei punti che a 8:16 servivano per far segnare al tabellone un +4 (91-87) MCW mancava una tripla aperta, Middleton dall’angolo destro la segnava.
Scarto di un punto soltanto che era colmato da Bledsoe a 5:37.
Parità a quota 95 con la giocata da due pt. più libero del piccolo dei Bucks.
Partita punto a punto e attacco Hornets agli sgoccioli, palla a Batum che sul cambio di marcatura tirava da casa sua in Francia; tripla incredibile per il 100-97.
Per pareggiare i Bucks ci mettevano il fisico d’Antetokounmpo.
Il greco spingeva sotto Marvin che se ne andava ramingo per le terre.
Niente da fare per l’aiuto di Frank; fallo e altra giocata da tre punti per il 100 pari.
Charlotte segnava con una schiacciata a due mani di Lamb su un back-door da sinistra e con Kemba in entrata rallentata su Maker ma in entrambi i casi i ragazzi del Wisconsin tenevano botta; Middleton riceveva un passaggio schiacciato dal greco e schiacciando in solitudine ristabiliva la parità (104-104).
La svolta, ancora una volta in negativo, arrivava a due minuti dal termine; Kemba in palleggio verso destra era contrastato, la palla si allungava, lui cercando il recupero finiva per schiantarsi contro un piede di Brogdon.
Kemba barcollante era tenuto in piedi dallo staff ma non rientrava più in campo.
Toccava a MKG in entrata provarci ma il suo tocco in gancio era tropo corto.
Bledsoe di sinistra in entrata scavalcava Marvin in appoggio mentre in attacco Kaminsky in salto passava sotto un pessimo pallone che era intercettato dalla difesa locale e tradotto in due punti di Antetokounmpo.
Lamb tentava la schiacciata ma la palla gli era toccata. Sempre Jeremy avrebbe l’ultima opportunità, ma il suo tre punti si frantumava contro il ferro dei Bucks i quali allungavano di un punto ai liberi chiudendo con la W casalinga per 104-109.
 
Pagelle
 
Walker: 7
32 pt. (13/21), 4 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 4/9 da fuori. Ritrova buona mano; triple, step back ed entrate. In attacco è fantastico. In difesa non è sempre fortunato ma la voglia c’è. Peccato per il colpo preso nel finale. La contusione manda in coma l’intera squadra.
 
Batum: 6
14 pt. (5/7), 1 rimbalzo, 6 assist. Gioca 31 minuti. Commette tre turnover. Punti di rottura del francese, criticatissimo. La gara è controversa se pensiamo che ha fasi nelle quali si eclissa. Ha un modo di giocare molto ragionato ormai. L’atletismo di Portland è un ricordo. Questo lo porta a fare da tramite, collante per gli altri. Smazza 6 assist, facilitatore e facilitato anche dalla buona serata al tiro. In difesa potrebbe far qualcosa di più a parere personale.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
6 pt., 7 rimbalzi, 4 assist, 2 stoppate. Chiude con 3/11 al tiro. Deve adeguarsi all’uomo di turno che gli capita. Chiude bene Antetokuounmpo nel mezzo del terzo quarto così come Middleton ma gli scapa il geco sull’azione più importante. Peccato il 3/11 al tiro con l’errore quasi decisivo del gancio corto.
 
M. Williams: 6,5
15 pt., 10 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Buona gara di Marvin che va in doppia doppia. Mette a segno la stoppata da dietro in aiuto. N difesa regge finché gli altri non mettono troppo il fisico.
 
Howard: s.v.
2 pt. (1/3), 1 rimbalzo, 1 stoppata. Gioca solo 4 minuti, poi salute la compagnia. Un peccato perché avrebbe potuto far bene stanotte.
 
O’Bryant: 5,5
3 pt. (1/7), 7 rimbalzi, 1 assist. Tripla a parte cattura 7 rimbalzi in 18 minuti. 4 di questi sono offensivi, ma lui spesso s’incaponisce tentando di salire per metter dentro. Purtroppo spesso gli toccano la sfera che non vede più… Tiri forzati, mal consigliati e poco tecnici.
 
Lamb: 6,5
13 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Il 5/10 dal campo diviene 5/13 do i tre errori finali. Lui però si muove bene provandoci sempre con grinta. Sfortunato sulla schiacciata ma rimane propositivo e positivo in una stagione da dimenticare.
 
Kaminsky: 6,5
16 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. 6/12 al tiro e buona serata offensiva. Gli fischiano un blocking contro sul quale non mi trovo d’accordo, anche se dovrei rivederlo per ulteriore conferma. Comunque sia, alterna lampi di classe a tentativi estetici che non riescono. Un paio di liberi mancati a inizio gara.
 
Carter-Williams: 5,5
3 pt., 4 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate in 17 minuti. Ha anche un +2 di plus/minus ma, nonostante la pressione difensiva, in attacco sbaglia troppo.
 
Monk: s.v.
0 pt.. Nove minuti di tabellino immacolato, completamente. A parte un tentativo di salvataggio di un pallone, chiedere a Chi l’Ha Visto…
 
Coach S. Silas: 6
Starting five quasi obbligato se gli uomini sono contati ma bisognerebbe provare a cambiare qualcosa. Non va bene, soprattutto non va bene la fragilità con la quale subiamo negli ultimi minuti. Bene la difesa del perimetro a parte un paio si dimenticanze ma la squadra scivola ancora in attesa del back o back sempre contro i Bucks nella nostra vigilia di Natale da giocarsi all’Alveare.

Game 31: Charlotte Hornets Vs Toronto Raptors 111-129

 
“Vorrei una discoteca labirinto, bianca senza luci colorate, grande un centinaio di km, dalla quale non si possa uscire” cantavano i Subsonica 20 anni fa.
Era il 1997 e il loro Album, Microchip Emozionale, uscendo dai canoni tradizionali, sconfinava verso nuovi orizzonti. Discolabirinto fu un pezzo pensato per i non udenti, una pazzia forse, ma non più di tante altre che il senso comune moderno considera dati oggettivi e immutabili, invece sono solamente rapporti stratificati.
Il videoclip del pezzo fu pensato come pura comunicazione; un linguaggio fatto di gesti, segni, simboli, luci e movimento, tese a dare un ritmo a questo spettacolo fantasmagorico pur dai colori spenti e senza audio.
I Subsonica fecero costruire un macchinario che, spostandosi su scenari differenti, emetteva luci a seconda del ritmo voluto.
Gli Hornets per uscire dal labirinto nel quale sono sprofondati, avevano bisogno sicuramente d’impostare il ritmo della gara e d’abbandonare un linguaggio del corpo troppo rinunciatario da parte di qualche elemento. L’impegno era abbastanza probante.
I Raptors, giunti in North Carolina quasi al completo (out Lucas Nogueira, assenza di poco conto, mentre Ibaka rimaneva in game time decision) si trovavano comodamente seduti al terzo posto a Est con un record di 2-8, reduci da una striscia di tre vittorie consecutive.
Per coach Silas interromperla avrebbe voluto dire restituir attendibilità a una squadra che a detta di tutti avrebbe lottato per i P.O., ma a prima del match, con un 11-19 era quartultima nell’Eastern Conference.
Questo dato si confermava stanotte, quando, senza sorprese e patemi, la squadra ospite, spinta dal solito buon DeRozan (28 pt.), ha trovato importanti spalle in Anunoby (20 pt.) e Ibaka (24 pt.), il quale alla fine è sceso in campo come fattor determinante per la comoda vittoria.
Altra chiave della vittoria ospite è stato il tiro, in particolare quello da tre punti che ha evidenziato un 16/33 (48,5%).
Nel secondo quarto il parziale di 41-21 pro Raptors è stato ottenuto abbondantemente grazie a questa statistica.
Non bastavano 32 punti a Lamb (massimo in carriera) per uscire con il sorriso dal campo.
Charlotte cedeva di schianto ancora una volta, mentre ormai ci si chiede cosa stia pensando la dirigenza.
Tankare o iniziare a muoversi per il futuro?
Purtroppo, se un bel gioco dura poco, una brutta stagione, dura 82 partite…
Le formazioni.
 
Le prime due azioni per parte si concludevano con due errori, Howard da una parte e Ibaka dall’altra non riuscivano ad avere la meglio sulle contrapposte difese, toccava quindi a Walker sbloccare la partita superando Valanciunas in velocità e depositando di destra da sotto per il 2-0, punti recuperati sempre da sotto da Valanciunas.
Una palla persa da Howard consentiva a Toronto di segnare una tripla frontale con parabolone da parte di Lowry. Williams sfruttava un mismatch sulla destra con Lowry; palleggio spalle a canestro e giro al limite del fallo con energico contatto più appoggio vincente.
I Raptors provavano a scappare iniziando da una rimessa dal fondo nella nostra metà campo, palla sotto per Anunoby che trovava il canestro e subiva il fallo di Batum ma non trasformava l’occasione.
Howard da sotto sbagliava e lasciava l’entrata a Derozan, per fortuna un passaggio di Walker sulla sinistra vedeva Williams scivolare di posizione per prendersi una tripla scagliata con occhio di rapace per il 7-11.
Kemba rubava un buon pallone ma sbagliava la transizione contrastato sotto canestro così Ibaka dall’altra parte segnava con una tremenda schiacciata ma probabilmente viziata da passi in partenza.
Walker a 6:48 finalmente infilava una tripla dopo innumerevoli errori, poi era la volta dei Raptors che per trovar punti tentavano due volte di violare la no fly zone degli Hornets; sulla prima l’alley-oop di Valanciunas non arrivava perché la sfera sfuggiva dalle mani del centro titolare, era Ibaka poco più tardi a schiacciare, sempre al volo, anticipando altri due pt. di Lowry che passava Lamb appena entrato in campo.
Jeremy si rifaceva in difesa sull’azione seguente stoppando Anunoby, mentre in attacco seguiva la transizione non finalizzata da MKG correggendo da pochi passi per i suoi primi due punti.
I punti del nostro numero tre diventavano altrettanti dopo l’1/2 in lunetta.
Toccava a MKG compiere cose buone in difesa (pallone recuperato in area) e in attacco (tap out che favoriva Howard) dove dava la possibilità a Howard di andare a battere due liberi, poi trasformati a 4:27 per il 15-20.
Ibaka e MKG da due punti, poi DeRozan, lanciatosi a canestro, si trovava all’ultimo davanti a Howard e girandosi in salto per il passaggio che non trovava nessuno fino a uscire in rimessa laterale.
Era Howard ad accorciare a 3:23 forzando sul neoentrato Poeltl.
Gli Hornets tornavano sotto quando MKG conquistava un altro rimbalzo offensivo e chiudeva in sottomano nel traffico e sorpassavano con Lamb a 1:45 grazie a una finta e al banker del 23-22.
O’Bryant ne aggiungeva due, MCW (dalla lunetta) uno (26-22) fissando il punteggio del primo quarto sul 26-22.

Battaglia da greco-romana sulle tavole del parquet tra l’austriaco Poeltl e l’indigeno Kaminsky. Photo: Chuck Burton, AP.

 
Il secondo periodo però era tremendo; Toronto iniziava bene sfruttando Siakam (2 pt.), dopo una tripla completamente a vuoto di MCW dal corner sx finita nelle mani di J.O.B. (bravo a prender posizione) a pochi passi dal canestro, arrivava il primo fallo dei Raptors.
Rimessa laterale di Batum e alley-oop di Lamb che in infilata frontale sorprendeva il suo marcatore staccandosi fino ad arrivare all’highlight.
Siakam con uno spin in corsa nel pitturato costringeva Lamb al fallo a 10:32.
2/2 e pareggio a quota 28.
Diciassette secondi più tardi però Lamb mostrava la sa buona mano di serata colpendo da tre punti, riportando avanti i ragazzi di Silas, il quale doveva subire altri due FT di Siakam oltre a un tap-in di Poeltl che chiudeva una lunga azione dei Raptors sulla quale Charlotte non riusciva a recuperare quel dannato pallone…
Il vantaggio ospite aumentava vertiginosamente a mezzo triple; i Raptors non sbagliavano nulla:
Anunoby da tre a 8:02, poi Poeltl concedeva una pausa nel tiro da fuori con il facile tocco da sotto.
Gli Hornets sul 31-37 chiedevano un time-out che serviva a poco, infatti, anche se Lamb segnava in floater, il n° 23 ospite faceva toccar quota 40 ai ragazzi di coach Casey che incassavano ancora un pullup di Lamb ma dall’altra parte Anunoby, cambiando lato (ora a destra) tirava a ciuff da fuori superando Williams in recupero.
Uno scoop di DeRozan più un avvicinamento e arresto e tiro di Lamb alzavano il punteggio ma Ibaka da tre a 4:33 segnando il 37-48, metteva la sesta tripla su undici tentativi dei Raptors.
A 4:21 Toronto spendeva il quinto fallo mandando in lunetta Lamb in quel che ormai era un Lamb contro Toronto. Jeremy splittava e lo scarto si riduceva a 10 punti, ma Lowry trovava una tripla micidiale andando oltre Lamb. Jeremy con un dribble pullup sulla sinistra del pitturato segnava il 40-51 ma in corsa DeRozan effettuava un bound pass dietro la schiena per Ibaka che sul purple carpet aveva via libera per la dunk frontale.
Ibaka batteva da fermo da media distanza Williams e andava a commetter un fallo su MKG ormai a pochi passi dal canestro nel pitturato.
A 1:28 l’ala piccola di Charlotte segava solamente un libero per il 43-55, poi Ibaka si prendeva altri due pt., mentre DeRozan, infilandosi tra le maglie teal trovava il pertugio per appoggiare in continuazione e ottenere anche il libero addizionale che, trasformato, spediva sul 43-60 la formazione in divisa rossa.
Un fantastico pullup di Kemba dalla destra a :46.2 rappresentava l’ultimo canestro su azione di Charlotte che veniva colpita da una tripla di DeRozan nonostante la buonissima difesa di Kidd-Gilchrist.
Walker guadagnava due FT per fallo del centro austriaco a :25.5. Due su due e tutti negli spogliatoi sul 47-63.

Charlotte Hornets’ Jeremy Lamb (3) dunks past Toronto Raptors’ Delon Wright (55) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Wednesday, Dec. 20, 2017. (AP Photo/Chuck Burton)

 
La ripresa partiva con una stoppatona di MKG, mentre a 11:31 dall’altra parte Ibaka si arrangiava fallosamente su Marvin che puniva dalla lunetta con un 2/2.
A 11:07 Walker segnando la seconda tripla personale di serata, faceva tornare Charlotte sul -11 ma Ibaka dalla linea di fondo segnava in sospensione senza che Kemba potesse intervenire.
DeRozan a 9:50 segnava con un po’ di spazio dall’angolo sinistro grazie al movimento palla fatto dai compagni, sempre lui a 9:00 segnava in reverse dopo l’errore in transizione di Williams e il passaggio lungo ricevuto (l’unico giocatore rimasto nella metà campo degli Hornets).
Un regalo di Howard (passaggio a Kemba dopo il rimbalzo difensivo con la sfera a carambolare sul capitano che non si aspettava l’immediato pallone) era sfruttat5o da Ibaka che con una tripla aperta mandava sulla gelida temperatura di -20 Charlotte.
MKG in coast to coast era bloccato fallosamente da DeRozan sull’alzata.
La cosa gli procurava qualche problema, anche se riusciva a battere i liberi, splittandoli…
Andrà poi negli spogliatoi per tornare con una fasciatura evidente alla palla probabilmente per contenere ghiaccio.
Il punteggio oscillava tra -20 e -22 perché anche se gli Hornets trovavano buoni canestri, (alley-oop di Howard da rimessa dal fondo di Batum e back-door di Kaminsky sempre su assist del francese), in difesa non riuscivano ad arrestare i canadesi che trovavano in Anunoby un micidiale tiratore, capace di colpire ancora da tre punti (65-85) dalla sua mattonella nell’angolo.
Lamb a 3:50 segnava grazie a un catch n’shoot da tre punti. Arrivava anche la carica di Lowry che dava al nostro swingman la possibilità di segnare anche il quarto punto al libero addizionale.
Si tornava a -16 ma Anunoby con una finta e tiro da tre su Lamb, rimaneva “perfetto” da oltre l’arco.
Hornets che tornavano sul -22 con 5 pt. consecutivi di DeRozan mentre dall’altro lato del parquet, Lamb scappava sulla baseline destra per trovare un mezzo giro in salto oltre il ferro; l’alzata evitava il traffico e finiva dentro.
A 1:31 ancora un micidiale DeRozan da lontano ed era ancora -22.
Lamb nel finale di quarto si avvicinava al suo massimo in carriera con un 4/4 dalla lunetta (79-99) che chiudeva i conti nel quarto.
 
Inutile ultimo quarto che vedeva Monk segnar 5 pt. consecutivi (dalla linea di fondo sinistra, entrata con scarico di Lamb e su palla rubata e tripla, pochi istanti più tardi) e scrivere l’86-103 a tabellone a 9:46 dalla fine.
A 8:56 air Ibaka decollava senza che nessuno lo fermasse facendo saltare il canestro di Charlotte, Anunoby dopo una finta di tiro dal corner sinistro faceva partire veramente lo shot che s’infilava oltre la mano protesa di O’Bryant.
A 6:35 Lamb bruciava Wright.
Giocata da tre punti che serviva a Jeremy per toccare quota 32.
Finale con i panchinari in campo.
Bacon sparava una dunk a una mano per i fotografi a 3:07 e sempre in pieno garbage time, Monk a 1:21, mandava nel cesto a infilarsi il 109-124.
Finiva 111-129, una gara senza speranza.
Pagelle
 
Walker: 6,5
15 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 4 rubate. Corre tanto, infatti, recupera 4 palloni. Prende però un -21 di parziale in 27 minuti nonostante l’impegno. Finalmente mette n paio di triple.
 
Batum: 5
0 pt., 2 rimbalzi, 5 assist. 0/1 al tiro in 25 minuti. Serata limitata dal cronometro per lui. Forse risente ancora del problema fisico, però si vede veramente poco e in certe occasioni in difesa sembra che sia l’unica parte rallentata dell’azione. Brutto linguaggio del corpo. Un apio d’assist in serie e poi più nulla.
 
Kidd-Gilchrist: 6
8 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate. Non è brillantissimo durante la serata al tiro (3/10) ma spende veramente tanto correndo. In difesa nel primo quarto è un fattore, poi però fatica. Problemi alla spalla per lui dopo lo scontro con DeRozan. Se Walker e Batum erano già acciaccati, si aggiunge alla lista.
 
M. Williams: 5
7 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. 2/6 al tiro in 20 minuti. Un bel canestro da tre nel primo tempo, rimane l’unico da fuori. E’ un 1986 ma sta giocando meno a favore di Kaminsky… “Ma non lo vedi che sei un decrepito?” Direbbe l’attrice nel trailer Rocchio 47 di Maccio Capatonda…
 
Howard: 5
15 pt., 9 rimbalzi, 1 assist. 5/8 al tiro, 2 soli TO ma non è un gran match. Sfrutta la marcata differenza fisica con il centro di riserva austriaco, co il lituano parte male e rimane in difficoltà per tutto il tempo. Non mi piace nemmeno in difesa, steal e blocks sono a zero. A rimbalzo manca un solo pallone per entrare in doppia doppia.
 
Lamb: 7,5
32 pt., 3 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Show offensivo di Jeremy che raggiunge il suo massimo in carriera con 32 pt. (11/17). 8/10 dalla linea, eppure un -14 di plus/minus. Ci sono almeno tre circostanze nelle quali gli avversari son davvero bravi a vanificare la sua buona difesa. Una stoppata all’inizio, poi gran fase offensiva.
 
Kaminsky: 5,5
6 pt., 1 rimbalzo, 2 rubate. Gioca 23 minuti senza essere un fattore. In difesa non copre a rimbalzo, chiude con un 3/8 al tiro.
 
O’Bryant: 5,5
10 pt., 6 rimbalzi, 1 stoppata. 5/11 al tiro e 0/2 in lunetta. Combina qualcosina di buono in 21 minuti ma rimane scarsetto…
 
Carter-Williams: 5,5
5 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. L’impegno c’è, m i risultati scarseggiano. Almeno… quando conta, non gioca benissimo. Si riprende nelle fasi nelle quali ormai non c’è molto da fare.
 
Monk: 6,5
8 pt., 4 assist, 1 rubata. Regala una fiammata nell’ultimo quarto, poi viene stoppato su un jumper da due per concedersi il bis nel tris sul finale di match. Bene in partita, speriamo stia prendendo il ritmo. In difesa deve fare strada.
 
Bacon: 6
5 pt., 3 rimbalzi. Due buone azioni offensive in 5 minuti. Flash dunk per i fotografi.
 
Mahiang: s.v.
0 pt., 3 rimbalzi. Nel garbage time prende qualche rimbalzo.
 
Stone: 6
0 pt., 3 assist, 1 stoppata. Pochi minuti, fa vedere qualcosina d’interessante.
 
Coach S. Silas: 5,5
Niente di che. Come sostituto di Clifford non cambia un granché. La squadra è quella e miracoli non ne fa. Torbo, guarda di sottecchi gli arbitri ma lo fa inconsapevolmente in maniera simpatica. Prioritaria è la difesa sul perimetro e un Howard che deve tornare a difender meglio sulle entrate.

Game 30: Charlotte Hornets Vs New York Knicks 109-91

 
 
Che cosa collega New York a Charlotte?
A parte un volo aereo di 855 km, sicuramente il volto più famoso degli Stati Uniti.
Esso, infatti, è opera di Frederic Auguste Bartholdi (polifunzionale artista che fu anche a servizio di Garibaldi condividendo gli ideali di libertà e giustizia), che per il volto della Statua della Libertà s’ispirò a quello della madre (Augusta) Charlotte Beysser.
Caso strano che la Regina Charlotte of Mecklenburg-Strelitz, regina e compagna di George III con il quale ebbe un roster di figli (15), sia omonima e abbiano condiviso in parte lo stesso periodo storico (la regina nacque nel 1744, la madre di Bartholdi nel 1801) di ferventi moti tesi a cercare le proprie libertà, sociali, politiche (contro alcune monarchie stesse o contro gli “oppressori” stranieri”).
Un’era nella quale i piccoli o i massoni potevano unire le forze per ribellarsi a gigantesche sagome considerate dittatrici, mentre oggi possiamo solo scorgere le ombre di chi, meno nobilmente si è impadronito del pianeta.
Bartholdi oggi forse non sarebbe molto contento di quel che rappresenta quella statua (rappresentava la commemorazione dell’indipendenza americana dagli inglesi) e anche l’aspetto paritario nella NBA sta venendo a mancare.
Big market contro small market, spesso non bastano i rookie a far le fortune di team perdenti per troppi anni e i primi ottengono buoni risultati a discapito dei secondi, mentre quando iniziai a seguire assiduamente nella prima metà degli anni ’90 la NBA, la situazione era decisamente più equilibrata.
Intendiamoci… sospettare Michael Jordan di povertà equivarrebbe provenire da un altro pianeta, ma His Airness, che potrebbe fare certamente di più se volesse e forse se avesse un altro GM, si è lamentato di questa situazione qualche tempo addietro.
Voltare pagina per cambiare faccia alla stagione sarebbe ancora possibile viste le cinquantadue partite rimaste e anche se mi ero già espresso sulla squadra, scrivendo oggettivamente che non ha più niente da dire, c’è da ricordare il fattore imprevedibilità.
Il basket è strano e a volte le nuove alchimie smentiscono i pronostici.
Tornare liberi di volare alto, favoriti dall’assenza di Porzingis (1-4 per New York senza di lui prima del match), Charlotte ha chiuso bene gli spazi in difesa costringendo i Knicks a un 16,7% dalla linea dei tre punti (3/18).
Un 18-0 da seconde possibilità, nonché un 47-37 a rimbalzo e un 30-21 negli assist più un 48,9% contro un 41,9% dal campo, danno l’idea del predominio della squadra di casa che stranamente ha commesso più turnover (19 contro 17) ma ha mostrato una buona panchina (strano viste le ultime gare) e la serata magica di Frank con 24 punti…
Per New York Beasley ha chiuso con 23 punti, mentre il secondo miglior scorer in divisa blu è stato J. Jack che si è fermato però a 12 punti.

I giocatori di Charlotte si carno prima della partita per ritrovare la vittoria.

 

Una Honeybees durante la cerimonia di presentazione dello starting five.

 

 

Le formazioni iniziali:

 

 

 
Howard vinceva la palla a due ma il primo punto della partita era dei Knicks che passavano dalla lunetta a 11:28 con Kanter (assist dentro di Jack) solo sul secondo tentativo. L’ex Lee a 11:05 usava lo schermo per avvantaggiarsi sullo spostamento laterale in crossover e colendo frontalmente segnava lo 0-3, gli Hornets rimanevano attardati di tre punti finché un penetra e scarica di Howard era sufficiente per pescare Williams con spazio appostato nell’angolo sinistro da dove scaricava la tripla del sette pari.
New York si avvantaggiava nuovamente di quattro punti ma Kemba in transizione andava a pareggiare la gara a quota 11 a 6:03.
Il copione dei 4 punti di vantaggio ospiti si ripeteva con Kanter a depositare da sotto di destra.
L’entrata di Kaminsky in difesa era salutata da Beasley con due punti in faccia al nostro lungo che tuttavia s’infilava in diagonale da destra su un pick and roll con Walker, il quale lo mandava a bersaglio don un bound pass, l’appoggio era da roulette alla moviola, la palla girava lentamente sul ferro per un tempo infinito, indecisa sul da farsi fino a sorridere a Frank.
Era lo stesso Kaminsky a 3:20 a riavvicinarci (18-19) grazie a una tripla, prima che a 2:53 dalla fine del primo quarto gli Hornets finalmente riuscissero a passare avanti con la combinazione Walker/Dwight in alley-oop.
Time-out New York che non serviva, un nuovo alley-oop di Howard (più fortunato sul rimbalzo sul ferro) portava gli Hornets a piazzare un parziale di 7-0 interrotto da O’Quinn, New York cercava di rimanere in partita affidandosi a McDermott ma Batum faceva buona guardia, così come J.O.B. che con una deflection faceva ripartire MCW, il quale era subito bloccato da un fallo.
Bonus e due tiri liberi che si ripetevano per la nostra point guard di riserva anche a due secondi e quattro decimi dalla prima sirena (fallo di Beasley, troppo aggressivo sulla pressione).
Il 2/2 finale decretava la fine dei primi 12 minuti sul punteggio di 29-23.

Lamb cerca di fermare O’Quinn.
Foto: Streeter Lecka/Getty Images)

 
Il secondo quarto iniziava bene per Charlotte anche con la panchina in campo.
MCW pescava O’Bryant (due dei giocatori più in difficoltà) nel corner destro.
Liberissimo il nostro lungo mirava e segnava il 32-23 mentre dall’altra parte McDermott sbagliava per la terza volta soffrendo la marcatura di Batum.
O’Bryant con un tiro frontale ampliava il divario a 11 pt. prima che New York segnasse due punti facili lamentandosi di un possibile fallo sull’appoggio.
Ad ogni modo Charlotte tornava in attacco, Batum usciva sulla diagonale sinistra per tirare in faccia a McDermott.
Tre punti pazzeschi e New York in bambola in attacco; Baker reverse layup cortissimo proteggendosi con il ferro per evitare la stoppata di Lamb.
Un canestro di O’Quinn era occasionale, Batum sciorinava basket offensivo con un assist in diagonale per Kaminsky solo da spinger dentro, McDermott riusciva a liberarsi di Batum per il jumper ma sbagliava ancora mentre sull’azione seguente di New York, Batum s’infilava sulla rotta O’Quinn/McDernmott invertendola in contropiede per la schiacciata del 41-26 a 8:41.
Un buon rolling hook di Kanter era bello da vedere per gli occhi a prescinder dalla maglia ma Lamb dall’altra parte con uno strano fade-away in reverse (saltando all’indietro sotto canestro parallelamente alla linea di fondo) inventava un canestro che riportava due pt. in più di vantaggio, protetti dal polifunzionale Batum che stoppava Thomas in difesa, prendeva il successivo rimbalzo dando così possibilità a Charlotte di correre:
O’Bryant vestiva i panni di uomo assist e forniva in corsa materiale a Kaminsky che dalla baseline destra, pochi passi dal cesto, regalava due pt. a Charlotte a 7:03.
Frank continuava la sua buona gara andando di tripla a 5:49, era ancora lui da fuori a colpire dimenticato sulla linea da tre punti, arresto e tiro a 5:07 per il 51-32 che faceva volare la squadra di Silas.
Walker forzava alla palla persa Jack e MKG in transizione a 4:49 appoggiava di destra.
A 4:12 Walker magnificava il fantastico primo tempo di Charlotte passando tra Kanter e Beasley, tocco sull’avambraccio e giocata da tre punti con il libero dopo l’appoggio da giocoliere in allenamento.
MKG in entrata su McDermott diceva agli avversari che non ci sarebbe stato più un riallineamento e quando Kemba forzando in verticale a sx del canestro trovava il canestro sotto la montagna Kanter, il punteggio diveniva 60-37.
Jack aveva la meglio contro Howard in entrata mostrando il buon momento dei piccoli, poi New York accorciava sino al 60-42, parziale di primo tempo.

Howard in mezzo alla difesa newyorkese cerca spazio.
Photo by Streeter Lecka/Getty Images

 
La ripresa si apriva con il duello Beasley/MKG con i due a segnare due punti a testa nello stesso ordine di menzione. MKG recuperava anche un pallone in tuffo sottraendolo a Lee e chiamando time-out si salvava dalla contesa.
Agli Hornets sarebbe bastato conservare il vantaggio ma per non correr rischi continuavano giustamente ad attaccare, Walker in corsa era beffato dall’anello ma sul recupero MKG si muoveva bene nel traffico per alzare il gancetto vincente (11-0 second chance point) Kanter probabilmente commetteva una doppia recuperando il pallone, gli arbitri sorvolavano concedendogli il tiro e due punti ma gli Hornets toccavano il +20 con Williams in floater (66-46) concedendosi anche il più 23, quando a 8:31 MKG passava il disorientato Beasley per completare un’azione da tre punti.
Marvin con un teardrop riproduceva quasi l’azione precedente; giro supplementare sul ferro per la palla che entrando ci regalava il 77-52.
Lamb e Howard sulla stessa azione dovevano scongelare i polpastrelli, non così per Frank che rimaneva caldissimo a 4:04 colpendo con una tripla frontale (4/4 da fuori sino a questo momento) per l’80-54.
Beasley a 3:48 rendeva meno mortificante il risultato segnando una tripla e O’Quinn sceglieva bene il tempo sul tentativo di gancio destro di Howard, incollandosi alla palla, stoppata clamorosa e goaltending chiamato a Howard sull’appoggio di Beasley poco dopo.
Howard sembrava soffrire un po’ malo spirito di rivalsa lo portava a sfidare fisicamente O’Quinn, autoscontri e scintille con partenza sgommata sulla destra, il barbuto difensore era spazzato via, arrivava in soccorso Beasley ma solo per farsi posterizzare da una fulminante reverse dunk (2:59) a una mano del nostro numero 12.
A 1:40 Thomas si buttava fuori dal cilindro nel pitturato trovando l’appoggio in allungamento e il fallo onesto di Kaminsky.
Giocata da tre punti che era seguita da un canestro di O’Bryant in faccia a O’Quinn dopo un giro 360°.
Thomas in backdoor cercava d’aumentare il suo bottino ma l’aiuto di Kaminsky gliel’impediva (stoppata precisa).
Ntilikina passava Lamb e segnava l’88-64 con cui si andava a riposare due minuti.
L’ultimo quarto era una passeggiata; a 10:24 Kaminsky faceva 8/8 dal campo con il turnaround mentre a 10:00 dalla fine la bomba scagliata (senza difensori intorno) di Lamb frantumava le speranze arancioblù.
95-68 per il +27, divario che non calava molto perché Charlotte continuava a produrre; assist di Lamb per la dunk dalla linea di fondo destra di Frank che ringraziava a 7:28.
A 7:11 ancora Kaminsky in corsa al vetro non falliva l’appoggio…
Charlotte mostrava anche Lamb in versione assist-man:
Penetrazione da sinistra, strada sbarrata sotto canestro e passaggio al centro e prepotente dunk frontale a due mani di MKG per il 105-81…
Nel finale Monk metteva due jumper in ritmo mostrando tranquillità, entravano anche Mathiang e Stone che non combinavano molto.
Finiva 109-91 per gli Hornets che interrompevano la striscia negativa con una lampante vittoria, sicuramente agevolata dall’assenza dell’Unicorno dell’Est.
Charlotte interrompeva così la propria serie di tre sconfitte consecutive e fermava a quattro quella positiva di New York…
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
9 pt., 1 rimbalzo, 6 assist, 3 rubate. 4/13 al tiro, ancora con zero punti da fuori (0/4 dopo lo 0/9 di Portland). Non raggiunge la decina di punti ma gioca poco meno di 30 minuti. S’intestardisce da fuori ma lo capisco, quando trovi il periodo no al tiro dalla distanza ci provi e riprovi perché vuoi riuscirci. Deve solo stare più calmo e prender la mira. Gioca un post infortunio spalla e con una mano fasciata. Mi piace l’impegno difensivo, dove ruba tre palloni e se la cava bene anche come playmaker puro.
Batum: 7
9 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Altra big night del francese che mette un 4/7 al tiro, anche se perde tre palloni. Gioca minuti insieme alla panchina (non una novità), per favorire i compagni. Si tranquillizza nel secondo tempo. Il primo, dove ha mostrato anche un’ottima difesa, è stato buono.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
15 pt., 10 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 6/14 dal campo (qualche stoppata presa a inizio gara prima di capire come attaccare) e un 3/3 dalla linea. Energia allo stato brado. Punti e rimbalzi per una buona gara che limita un po’ Beasley (9/20 dal campo per l’avversario).
 
M. Williams: 6,5
12 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, stoppata. In 18 minuti non si poteva pretender di più. Un paio di buone entrate con un 5/7 dal campo. Recupera un pallone nel finale con un deflection ma soprattutto è in buona serata al tiro.
 
Howard: 6,5
11 pt., 10 rimbalzi, 3 assist. 3/10 al tiro e 5/6 dalla linea della carità. Dwight a tratti non gioca una gara brillantissima in attacco ma la sua presenza incute timore e alla fine si fa valere mostrando la sua potenza in schiacciata. Ci regala sempre qualche highlight usando la sua forza.
 
Lamb: 6,5
9 pt., 8 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 3/9 al tiro in 29 minuti. Accumula un +20 di plus/minus. Più altruista del solito mette qualche buon canestro alternato da tiri non precisissimi. Buona la gara a rimbalzo, in difesa va a corrente alternata.
 
Kaminsky: 8,5
24 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. La versione aliena di Frank che finisce con 24 punti in 27 minuti figli di un 10/13 dal campo. Per vedere un suo errore bisogna aspettare la nona conclusione arrivata nell’ultimo quarto. Strabordante in attacco, dopo il primo canestro preso in faccia, bravissimo anche in difesa. Una serata magica per lui.
 
Carter-Williams: 6,5
7 pt., 1 rimbalzo, 4 assist. 2/4 al tiro. A parte tre turnover, per realizzare I suoi punti, utilizza buoni movimenti smarcanti che lo portano vicino al ferro, ma questa volta, anziché appoggiare, decide di schiacciare mostrando esplosività, forza fisica.
 
O’Bryant: 6,5
9 pt., 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 4/9 dl campo e tre turnover. A parte qualche battaglia persa, finisce per vincer la guerra segnando buoni canestri. Gioca 16 minuti.
 
Monk: 6,5
4 pt (2/2) in 3 minuti. Entra nel finale e mette due sospensioni in ritmo come se nulla fosse. Lo trovasse sempre, avremmo un’arma in più. Un TO.
 
Bacon: s.v.
0 pt (0/0), 1 rubata in due minuti.
 
Mathiang: s.v.
0 pt. (0/0). Due minuti e un rimbalzo.
 
Stone: 6
0 pt. (0/0) al tiro. 1 rimbalzo, 2 assist. Anche un fallo e una palla persa. Rientra dopo molto tempo ma ha solo due minutini nei quali movimenta un po’ il finale sonnacchioso.
 
Coach Silas: 7
Mi costringe a scriver le pagelle della panchina profonda… Va bene così… la squadra ha vinto mostrando un gioco brillante fatto di trame e di giocate intelligenti. Squadra irriconoscibile rispetto alle ultime gare che ha difeso meglio anche sul perimetro costringendo i Knicks senza Porzingis, a una resa anticipata.

Game 29: Charlotte Hornets Vs Portland Trail Blazers 91-93

Forse non sappiamo perché siamo qui, ma sicuramente tutti siamo alla ricerca di qualcosa, non importa che sia materiale, affettiva, spirituale o una strada da percorrere, la ricerca è il denominatore comune.
Sicuramente, i Trail Blazers (i tracciatori di sentieri), pionieri alla ricerca di fortuna, viaggiarono con le loro carovane dal 1804 fino al 1860 sulla rotta di Portland sulla “Pista dell’Oregon”, la più famosa.
Nella corsa verso ovest, le difficoltà incontrate non mancarono di certo paesaggi ancestrali, animali allo stato brado e possibili nemici sulla strada da affrontare.
Tuttavia, dal mio punto di vista, percorsero una via meno difficoltosa di quella che la nostra società oggi ha lasciato a noi, lontani “parenti” futuristici di quegli uomini.
Oggi con il suo capitalismo e la sua globalizzazione, la società c’impone i suoi dogmi, dal mito dell’imprenditore a tutto il resto e chi non ce la fa è biasimato, gliene si fa una colpa, anche se la società è ipocrita e per sfamare i suoi bisogni si regge sul bisogno del singolo.
Ma la vita porta a percorsi esistenziali privati imprevedibili, tutti certamente falsati dalla partenza.
Lo status sociale dell’individuo non è sempre determinante nel commettere un crimine ma incide pesantemente su certi tipi di reato, per svariati motivi.
Il divario sociale ormai è conclamato e accettato da una società che preferisce fingere di non vedere la realtà barricandosi dietro le proprie convinzioni, le quali in generale sono idee retrò (forse da prima guerra mondiale) apprese un po’ qua, un po’ la da altre persone.
Il tema è delicato e complesso, i tipi di reato sono molteplici, da ciò che è realmente odioso a quelli di poco conto.
Di certo la legge non è sinonimo di giustizia.
Ogni Stato applica le proprie leggi basandosi sulle proprie convenzioni/convinzioni sociali e sui propri interessi, tanto da far ritornare i cittadini dei veri e propri sudditi.
C’è una persona (Alberto) che da anni dedica parte del suo tempo per arricchire se stessa e gli altri facendo volontariato all’interno dell’istituto penitenziario di Opera (MI), gestendo insieme con altre persone un laboratorio di lettura e scrittura.
Si scrive… sono pensieri, poesie, dove le persone detenute possono esprimere e sviscerare i loro pensieri o affrontare i loro fantasmi mettendoli magari in prosa o poesia.
Poesie non sempre necessariamente delicate, ma anche crude, schiette, che tagliano a fette il senso di perbenismo di chi dovesse imbattersi in esse.
Una crescita consapevole nonostante il muro tra la cosiddetta società civile e gli istituti di pena, ma soprattutto la barriera mentale di gente che dall’esterno è pronta a bollare come mostro chiunque senza capere, comprendere le ragioni di fondo, magari trascinata e affascinata da facili populismi odierni.
Un’intro molto lunga che qualcuno potrebbe chiedere cosa c’entri ( centri visto che stiamo scrivendo di pallacanestro) con il basket…
Bene, crescita dicevamo… nello sport la ricerca continua di miglioramento, trova già un primo parallelismo, ma non è l’unico con il laboratorio, infatti, anche il “gioco di squadra” in entrambe le tematiche, è evidente, anche se il singolo poi costruisce le proprie e altrui fortune.
Fiducia, il basket è uno sport di fiducia.
Devi poter credere di segnare ogni tiro, raggiungere il tuo obiettivo, anche se sai già che non ce la farai sempre ma soprattutto fidarti delle persone giuste…
Charlotte ha finito per perdere anche stanotte perché nei due momenti cruciali non ha voluto costruire di squadra, affidandosi al solito Kemba che ha fatto ciò che ha potuto.

Alcune buone statistiche di Walker paragonate ai rivali.
Manca però la visione d’insieme del gioco di squadra dalla panchina…

Si va avanti, anche quando la situazione è disperata.
Nella serata lo show must go on di Charlotte (10-18 e terzultimo posto a est in classifica prima della gara) sarebbe servita per ritrovare insieme la via della vittoria, la quale sarebbe dovuta passare necessariamente come espressione artistica del gioco di squadra, della volontà difensive, ecc. per scongiurare l’ennesima carovana fantasma composta da paure che ogni sconfitta aiuta a materializzare sempre di più.
Non è facile incassare l’ennesima delusione, ma c’è qualcosa d’inspiegabile che mi fa andare avanti, anche se le speranze ormai sono utopie e le utopie stanno diventando il sale di alcune franchigie in questa nuova NBA.
Portland ha vinto sfruttando la coppia di guardie Lillard (18 pt.) e McCollum (25 pt.), ottenendo da Nurkic (14 pt.) un buon contributo in fase difensiva.
Charlotte ha vinto la lotta a rimbalzo 52-47 ma ha perso nella precisione dal campo e di molto.
46,3% e 41,7% sono le percentuali di Portland, complessivamente e da tre punti, mentre 34,4% e 22,6% sono quelle della squadra di Silas.
A nulla sono serviti i 6 turnover contro i 19 dei Trail Blazers che hanno insolitamente chiuso una serata in lunetta con un 9/18 pur essendo il miglior team in questo settore.
Gli Hornets però hanno realizzato un 18/28, pagato a caro prezzo alla fine.
Gli starting five dei due team:
 
Charlotte prendeva per prima l’iniziativa, ma il suo attacco era fuori dalle proprie corde, finiva quindi per segnare Portland con McCollum, il quale, passando dietro uno schermo infilava due punti dal mid-range frontale.
MKG pareggiava virando in palleggio spalle a canestro sul primo marcatore del match ma i Trail Blazers sembravano attaccare con più raziocinio e facilità trovando a 9:53 il secondo canestro di McCollum dalla sinistra, sempre a medio raggio.
Nurkic si muoveva bene sotto e segnando 4 punti portava gli ospiti sul 3-8 a 8:35 dalla prima luce rossa.
Arrivava quindi il primo time-out chiamato d Silas.
Al rientro dalla pausa Batum connetteva la sfera alla retina con una bomba da tre punti e a 7:48 un pick and roll tra Walker e Williams era chiuso da un floater di quest’ultimo a pochi passi dal canestro (8-8).
A 7:30 Portland tornava a comandare la gara con Nurkic che schiacciava subendo l’intervento irregolare di MKG.
Il libero addizionale era sprecato ma a 7:08 una tripla di McCollum ampliava il divario tra i due team (10-15).
Gli Hornets rientravano grazie ai rimbalzi di Howard; i primi due offensivi consentivano a Marvin di trovare la via della retina in entrata.
Era sempre Williams a muoversi tra gli spazi e a esser trattenuto; dalla lunetta l’1/2 ci vedeva tornare a due punti, colmati con uno step back di Kemba che oltrepassava con la sua parabola l’ombrello protettivo di Collison.
Gli Hornets ripassavano gli ospiti con un ½ d Howard dalla lunetta a 4:31 (fallo di Ed Davis) ma McCollum continuava a esser una spina nel fianco trovando ancora una volta il canestro per il controsorpasso.
Volava alto il passaggio verticale di Kaminsky per Howard che abbassava il ferro in alley-oop per il 18-17 ma un goaltending chiamato contro Howard (Lillard) anticipava tre air ball (Napier, Kaminsky e Carter-Williams…
MCW si rifaceva recuperando in tuffo un pallone, sull’azione Lamb era più avanti di tutti e il passaggio per raggiungerlo era ottimale per l’appoggio al vetro prima che potessero rientrare i difensori in tempo utile.
Il pareggio ritrovato era perduto dopo due punti di Napier ai quali se ne aggiungevano un paio ottenuti da Lillard che tirava frontalmente aspettano la ricaduta di MCW in salto anticipato davanti a lui.
Il nostro play di riserva non mostrava buoni tempi di gioco e lo sfondamento offensivo chiudeva i primi 12 minuti sul 20-24.

Walker toccato da Nurkic.
Foto: Chuck Burton AP Photo

 
Una rubata di MCW e un canestro di Frank (aiutato al primo ferro sul suo morbido tiro) sembravano poter redimere due tra i peggiori soggetti di Charlotte che ritrovava l’equilibrio nel punteggio quando Batum in aggressiva entrata (10:39) appoggiava al plexiglass per il 24 pari.
Ancora una volta a scattare avanti erano gli ospiti; in particolare Ed Davis conquistava di forza un rimbalzo su O’Bryant dopo una lotta per il possesso della sfera, completando una giocata da tre punti.
O’Bryant arretrava quel tanto che bastava per consentire a Napier un altro canestro al tiro ma anche lui cercava di convertirsi recuperando un rimbalzo offensivo per poi segnare dalla media distanza.
Portland sfruttava i passaggi a vuoto offensivi di Charlotte che sbagliava più volte prima di ritrovare il canestro, sempre per mano di O’Bryant che questa volta calcava la mano caricando e segnando una tripla per il 29-33 a 7:52 dall’intervallo.
L’ex Vonleh a 7:12 segnava il secondo canestro della sua serata.
Gli Hornets potrebbero pareggiare grazie all’energia di MKG che subiva contatti e recuperava rimbalzi, ma stanco, dalla lunetta riusciva solamente a far passare la sfera una volta tra le maglie della retina su quattro tentativi.
Qualche fischio ingeneroso, una buona difesa su Lillard e un altro paio di tiri andati a vuoto per l’attivo n°14, questa volta mal consigliato da se stesso.
La partita stagnava nel punteggio perché anche Portland aveva un momento d’appannamento offensivo.
Era Charlotte a segnare a 3:12 dalla seconda sirena con un’entrata in diagonale dalla sinistra di Walker, il quale partendo velocemente lasciava indietro Napier e appoggiava in fing and roll senza incontrare ulteriori resistenze.
Sul -1 gli Hornets però si spegnevano; a 2:37 Lillard metteva la prima tripla del suo finale, replicata poco dopo per il 36-43, un punteggio che non soddisfaceva gli Hornets ma destinato ad ampliarsi per mano di Napier che riusciva a bersagliare ancora con precisione anche da fuori.
A :31.8 con il canestro dell’ex Heat, gli Hornets finivano sotto di 10 punti…
Carter-Williams in entrata sull’ultimo giro di lancette otteneva due FT e un punto mentre un micidiale Lillard con la terza tripla in poco più di due minuti e mezzo faceva calar il sipario sui primi 24 minuti alzando il punteggio ospite.
I Calabroni andavano negli spogliatoi ottenendo la miseria di 37 punti contro i 49 della squadra arrivata dall’Oregon.

Carter-Williams a terra recupera un pallone a Lillard.
MCW è bravo nel metter sotto pressione gli avversari e a sottrarre palloni ma è disastroso pressoché su quasi tutti gli altri aspetti del gioco.

 
Nella ripresa i Calabroni suonavano la carica:
Howard in correzione bombardava il cesto, McCollum collocava una parentesi con un difficile banker off balance veleggiato, poi Batum segnava due punti prima di vedere un’azione sulla quale Kemba si fiondava nel traffico a tutta velocità servendo nel pitturato un meraviglioso assist dietro la schiena per Howard che in slam dunk otteneva anche un libero addizionale (poi realizzato) per il 44-51.
McCollum continuava a esser velenoso segnando tre punti ma un Batum ispirato rispondeva con la stessa moneta a 9:09, Charlotte si affidava alle conclusioni da fuori:
Walker in transizione sbagliava, Batum a fermo sul lato sinistro, ricavava spazio e segnava ancora dalla lunga sfruttando la poca reattività del difensore.
Gli Hornets cercavano di ardere ancora e un pallone scagliato contro il vetro d parte del francese più una tripla di Marvin dalla diagonale destra su passaggio da transizione lenta di Howard era salutato festosamente dal pubblico che ritrovava un briciolo di speranza sul 56-60.
Il time-out di Portland era utile agli avversari che allungavano subito sul +8 ma Batum prima di arrendersi opponeva ancora sacche di resistenza mandando a bersaglio una tripla veloce a 4:55.
A 3:33 addirittura i Calabroni s’illudevano di poter sorpassare con MKG a metter due pt. in entrata per il 63-65 mai Trail Blazers ripartivano per la loro strada e in particolare l’episodio della tripla aperta di Collison sembrava esser un macigno sulle coscienze dei giocatori.
64-72, ancora -8 ma ancora Batum a :50.2 da tre per il 67° punto.
MCW a pochi secondi dalla fine rubava a centrocampo un pallone con abilità ma si specchiava nelle sue prestazioni, quando tutto solo mancava l’ennesimo appoggio tra lo stupore misto alla rassegnazione del pubblico.
67-74 e ultimi 12 minuti al via.
 
Connaughton da tre e McCollum da due portavano nel giro di breve al più ampio margine ottenuto da Portland in serata, ben 13 punti che divenivano 16 (67-83) dopo una tripla frontale di McCollum.
Il time-out di Charlotte era necessario…
A 8:50, grazie a una serie di liberi i Calabroni rientravano sul -10.
Questa volta era Lamb da una dribble drive a forzare al fallo gli avversari.
Trenta secondi più tardi Lamb percorreva la baseline sinistra allungando la destra in appoggio per evitare l’eventuale stoppata del difensore, più intento a spingere che a saltare. Kaminsky stoppava nettamente Lillard sotto canestro e quando Kemba metteva dentro il jumper a 6:50, i Calabroni, con un parziale di 13-0 si riportavano solo a un possesso lungo di distanza.
Hornets che remavano nel finale portandosi con Lamb, aiutato dai ferri, sull’84-85 prima ancora d’ottenere un pareggio sfruttando un fallo di McCollum su Jeremy Lamb impegnato al tiro da fuori.
Il 3/3 serviva ad agganciare il team di Stotts sull’87 pari grazie a un parziale di 20-4.
La partita rimaneva punto a punto, anche se gli ospiti prendevano un margine di 4 pt. di vantaggio, tuttavia a 2:42 Marvin fintava il tiro da fuori e in avvicinamento dalla sinistra segnava il ponticello in ritmo.
Una palla sporcata da Howard mandava in transizione Kemba che andando sulla destra sfidava Nurkic ma la sua tripla era corta, Portalnd commetteva in attacco turnover con il passaggio di Nurkic da destra a sinistra che sorvolava Vonleh per finire in mezzo alla panchina dei Blazers.
Batum e Williams tentavano da tre punti ma le loro soluzioni non erano valide per portar a casa punti mentre il francese concedeva a Turner due ft. Portland, miglior squadra della lega nella specialità, incontrava impreviste difficoltà.
Tiri splittati per il colored avversario e Kemba che riusciva ad accorciare su -1 con il solito tiro dalla media.
91-92 a 1:18 dal termine.
Lillard non segnava da tre, poi su un pallone conteso a metà campo, Batum dava fastidio e Kemba scippava un pallone che conduceva con sé in contropiede, purtroppo alle spalle in raddoppio arrivava come una furia Aminu che spazzava via il tentativo di Walker, compiendo l’intervento decisivo della partita probabilmente perché, nonostante la rimessa dal fondo di Portland gettata da Turner direttamente in laterale, Kemba andava da solo per crearsi il tiro frontale, leggermente fuori ritmo, “spinto” a concludere in questa maniera finiva per sbagliare, Lamb in qualche modo avrebbe potuto ribadire, ma il rientro su di lui di McCollum lo costringeva a un air ball da tre punti.
Non riuscendo a segnare, condannava Charlotte che si trovava nella scomoda posizione di commetter fallo.
A :16.6. McCollum si presentava in lunetta per ammazzare la partita ma falliva clamorosamente un libero.
91-93, ancor una possibilità che Kemba tentava di sfruttare questa volta in entrata, ma il suo appoggio sulla destra del canestro, contrastato da Nurkić non finiva dentro, ci pensava Kaminsky a commetter un altro fallo.
Aminu andava a vuoto su entrambi i tentativi a :03.8 ma gli Hornets si erano giocati l’ultimo time-out per organizzare (?) l’attacco precedente e a Walker non restava che correre dall’altra parte per tirare da tre quarti metà campo in maniera scoordinata.
La smisurata preghiera colpiva il tabellone frantumando le speranze dei tifosi che dovevano accontentarsi dell’ennesima sconfitta (in un close game) con l’onore delle armi.
 
Prima di passare alle pagelle per una volta, avendo scritto un’intro a tema, pubblico un pezzo tratto da un libro chiamato “Nacqui Ortica Selvatica”, il quale contiene diverse poesie delle persone detenute, le quali si possono sorprendentemente adattare ad altri significati, oltre all’originale.
 
“Nelle notti insonni e inquiete
Il tempo sigilla la mia debolezza
Imprigiona le molecole del mio cuore.
 
Nel pozzo oscuro di calpestati presagi
Gabbie mute rinchiudono il mio quotidiano
Disegnando bellezze cantate dal silenzio.
 
Volano scintille di desideri
Tra le linee della vita
Di un destino già segnato.”
 
Poesia dark e struggente che ben si adatta come metafora al momento buio di Charlotte ma nonostante un esasperante realismo tenteremo di modificare l’astratto destino.
 
Pagelle
 
Walker: 5
14 pt., 6 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate. Finisce con un 7/26 al tiro e la cosa incide non poco… Ha un +5 di plus minus. Sicuramente è uno dei trascinatori di Charlotte e qualcuno vedendo la partita potrebbe non esser d’accordo con il mio voto, ma gli errori sono troppi. Non trova più la mano da fuori ma esagera insistendo su quella soluzione. 0/9 da tre… ma soprattutto lo schema “Walker” contro tutti è antietetico al basket come gioco di squadra.
Non conto la stoppata di Aminu ma le altre due soluzioni veloci non mi sono piaciute. Non è un clutch player.
Meraviglioso comunque il suo assist dietro la schiena per Howard.
Alla prossima.
 
Batum: 7
23 pt., 4 rimbalzi, 5 assist. Torna a due anni fa con una notte ispirata. Il francese chiude con un 9/17 al tiro (5/9 da tre), dimezza gli assist ma raddoppia i punti. Non perde un pallone in 38 minuti e sembra a posto, anche se in difesa a volte si nota non sia così non prendendo alcuni contatti.
 
Kidd-Gilchrist: 5
9 pt., 8 rimbalzi, 1 rubata. Sbaglia un po’ troppo in serata spendendosi su entrambi I fronti. Viene a mancare lucidità e anche in difesa a volte perde qualche giocatore. Fischi troppo ingenerosi però.
 
M. Williams: 6
10 pt., 4 rimbalzi. 4/8 al tiro, una sola tripla a bersaglio su 4 tentate. Galleggia tra cose buone e azioni non consigliate. Ha la freddezza nel finale di fintare e avvicinarsi per trovare il ritmo del tiro, poi è troppo frenetico su una tripla che avrebbe potuto incanalare il risultato nella nostra direzione.
 
Howard: 6
9 pt., 15 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate, 1 stoppata. 3/10 al tiro, 3 turnover. 3/5 ai liberi. Howard cattura tanti rimbalzi ma non domina. Nurkic lo mette in difficoltà e lui soffre sotto il profilo realizzativo.
 
Lamb: 6
15 pt., 4 rimbalzi. 4/11 al tiro ma u 7/7 ai liberi. Manca anche lui una tripla nel finale ma nel secondo tempo è decisivo per il recupero. Muta n brutto voto a un giudizio si sufficienza.
 
Kaminsky: 5
2 pt., 4 rimbalzi, 2 assist in 23 minuti, 1 stoppata. Bella la stoppata, usando però tanta differenza di cm con Lillard. 14,3% nella notte dal campo (1/7)… Tra lui e MCW combinano un 1-12…
 
O’Bryant: 6
5 pt. (2/3), 4 rimbalzi, 1 rubata in 8 minuti. Gioca poco ma in attacco non fa male. In difesa potrebbe far meglio, anche se ci prova.
 
Carter-Williams: 4,5
1 pt., 1 assist, 3 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata. Tabellino al completo in 14 minuti. La fotografia della partita è quando va a strappare un pallone a metà campo e manca il layup solitario pur avendo ancora del tempo prima che suoni la sirena… 0/5 al tiro e giocate fini a se stesse che ci condannano. Un passaggio/assist per la tripla in uscita di Batum.
 
Graham: 6
3 pt. (0/1). Bravo a procurarsi 4 liberi in 4 minuti. Non solo difesa.
 
Coach S. Silas: 5
Clifford non c’è m ne incarna lo spirito sempre con gli stessi rigidi schemi non schemi. Continuiamo a butare via partite nei finali. La difesa questa volta ha funzionato abbastanza bene (rispetto al solito anche se le parole al miele spese per il backcourt ospite si sono rivelate vere) ma le scellerate scelte offensive ci condannano.

Game 28: Charlotte Hornets Vs Miami Heat 98-104

 
Un poker per rientrare delle perdite subite.
No, non è una partita a carte, semplicemente gli Hornets iniziavano stanotte una serie di quattro gare da vincere per riparare ai danni creati da loro stessi nei mesi precedenti. La classifica latita e la squadra rende poco.
Necessario mascherare, bluffare per mostrare i punti di forza ingannando gli avversari facendoli cedere.
Quante partite di poker presenti nei film.
Cultura popolare se parliamo de “La Stangata”, film del 1972 diretto dal regista Roy Hill e vincitore di ben sette premi Oscar.
La pellicola narra le vicende di due truffatori di strada (Johnny Hooker e Luther Coleman) che truffano un corriere agli ordini del gangster Doyle Lonnegan.
La vendetta di quest’ultimo consiste nel cercare d’uccidere i due.
Luther cade, ma Johnny riesce a fuggire e per vendicarsi organizza con un amico di Luther (Henry Gondorff) una truffa per punire il gangster.
Henry, abilissimo, mette su una finta agenzia di scommesse sui cavalli e convince Doyle di poter avere vincite sicure, fino al poker finale (dove barano entrambi) nel quale il gangster è truffato da chi credeva esser suo complice.
Anche lo spettatore cade nel tranello fino a un certo punto…
Così Charlotte tentava di truffar Miami che nella gara casalinga ci aveva fatto un dispetto nel finale calando un parziale di 9-0.
Nulla da fare però… una Charlotte da riportare in magazzino e dismettere, non aveva le carte giuste per vincere contro le tris di Miami.
Nella serata potremmo parlare della panchina di Miami che da fuori si esaltava con un 4/4 di Tyler Johnson e un 5/10 di Ellington.
I due finiranno con 16 punti a testa, top scorer del team con Waiters tra i titolari a fermarsi a 12 punti seguito dal poker (a volte ritornano) Olynyk, Richardson, J. Johnson e Adebayo con 11 a testa.
Fuori Winslow e Whiteside per gli Heat, la sua assenza non ha pesato.
Miami coperta con l’esperto Olynyk, il giovane Adebayo e un ottimo J. Johnson a sopperire alla carenza del lungo, cosa che non è riuscita a fare Charlotte riguardo la panchina.
L’assenza di Zeller, se non sposta molto a livello offensivo, sopperisce effetti nefasti sulla bench che incassa troppo mal coperta da O’Bryant e Kaminsky.
Heat con il 50% al tiro grazie anche a innumerevoli canestri facili da sotto.
Senza Howard si soffre, anche se lo stesso Dwight non è un grandissimo difensore sulle rotazioni o talvolta gli aiuti, rimanendo passivo.
Da qui a criticare un giocatore che ha segnato 15 pt. e ha preso 16 rimbalzi ce ne passa, così come devo guardarmi da criticare un Kemba sempre più solo in attacco, il quale non difende benissimo a volte, ma incanala la sua energia in fase offensiva. 25 pt. molti dei quali realizzati nello sforzo finale.
 
Howard vinceva la palla a due e gli Hornets che non trovavano sbocchi per l’entrata si affidavano a MKG che dalla diagonale destra da media distanza dimostrava ancora una volta i miglioramenti al tiro.
Ottima precisione e 2-0.
Miami compiva il primo sorpasso a 10:51 con uno scarico di Dragic che arrivava sotto canestro e lanciava a destra per Richardson che colpiva da fuori.
Howard con quattro pt. consecutivi firmava il controsorpasso e anche se Waiters, arrivando fin sotto canestro se la cavava con la sinistra per battere Batum, il francese rispondeva con un’entrata agganciando la sfera (proveniente da destra) dalla FT line, appoggio e secondo fallo di Olynyk che andava a sedersi in panchina per vedere il libero del transalpino che a 8:30 realizzava il 9-5.
Miami reagiva con un parziale di 0-6 con quattro pt. di Dragic e tornava avanti (9-11) prima che MKG subisse un fallo sul tiro.
L’1/2 avvicinava i Calabroni che tuttavia subivano un fing and roll di Waiters e una giocata da tre punti di Adebayo, il quale dalla destra andava oltre la resistenza di Williams portando via il braccio del nostro numero due in dunk.
Tiro libero e parziale di 5-0 al quale gli Hornets rispondevano con un 6-0 iniziato da Howard e chiuso dallo stesso centro con un ½ ai liberi a 3:28 per il 16 pari.
Miami replicava con un controparziale dello stesso valore e il 16-22 era cosa fatta con la panchina degli Hornets in campo che assomigliava a un’accozzaglia di giocatori senza unione tra loro.
In attacco si tirava giocando singolarmente sino a quando Kaminsky da tre centrava la seconda tripla della sua serata per il 19-22 a :50.2 dalla prima sirena.
J. Johnson segnava nel pitturato superando Lamb con una parabola beffarda e i primi 12 minuti salutavano sul 19-24.

Richardson va oltre Kaminsky.
La difesa del ferro, fatta con una certa serietà, specialmente senza Howard, sembra opzionale.

 
La seconda dozzina di minuti iniziava bene per Lamb che realizzava cinque pt. in poco tempo infilando a 10:59 un buzzer beater da tre punti che ci riavvicinava i Calabroni a due punti, un divario colmato da Batum che spingeva un passaggio verticale raggiunto da MCW in taglio medio e chiuso dallo stesso in reverse layup (26-26).
J. Johnson e O’ Bryant alzavano il punteggio di due ma gli ospiti con un veloce parziale di 8-0 scappavano sfruttando il tiro da tre (Ellington e T. Johnson una a testa nel parziale).
O’Bryant con due pt. da sotto segnava il 30-36 ma la squadra del North Carolina incassava anche il 30-39 subendo un’altra micidiale tripla di Ellington.
Gli Hornets non riuscivano a difendere sul perimetro e nemmeno in area:
Una rollata di Mickey sul bound pass di J. Johnson faceva scattare la squadra di Spolestra a 41 pt. Kaminsky fintava da tre un possibile pick and pop, Mickey in rientro saltava aprendo un varco frontale sul quale si fiondava il nostro lungo per chiudere a una mano in slam dunk a 7:05. Numericamente però Miami ne aveva di più e Richardson con un easy layup in entrata dimostrava l’incapacità nelle chiusure di Charlotte.
Kemba segnava un libero, rientrava Howard sul parquet ma in attacco era Walker a metter dentro mandando al macero Dragic con un crossover laterale destra, sinistra destra finito con un veloce tre punti per il 36-43.
Mickey con un altro screen roll andava a metter dentro indisturbato ed Ellington era mefistofelico da tre punti, infatti, a 4:46 infilava ancora il cesto con una rapida fiammata (36-48).
Walker e Williams segnavano due punti a testa facendo girare il tabellone sul 40-48, ma per un fallo fischiato in attacco, Williams, stizzito, esprimeva la sua opinione anche con gesto plateale.
Tecnico di Ellington buono prima che MKG di destra segnasse in entrata.
Gli Heat superavano quota 50 con l’inchiodata in alley-oop di Adebayo, bravo a sfruttare all’ultimo l’assenza di Howard, uscito sul passatore, possibile tiratore.
Finale confuso, Miami falliva due fast break in serie, Charlotte uno appena dopo con un fallo lamentato da MCW mai fischiato, tuttavia lo stesso Carter-Williams a :03.8 cercando il reverse in entrata su J. Johnson subiva il contatto.
2/2 per il 47-53 che faceva rimanere in piedi le speranze degli Hornets, anche perché il tiro di Waiters da metà campo sulla sirena si spegneva sul primo ferro.

10-18 in classifica. C’è poco da sorridere.
Solo le Honeybees emanano un raggio di luce a Charlotte, diventato ormai terzultimo team a Est.

 
Servivano più difesa e ritmo per ribaltare l’inerzia della partita e a 11:34 gli Hornets mettevano in campo la prima caratteristica facendo scadere i 24 secondi sull’attacco di Miami con una buona difesa.
Walker rientrava in campo con la mano sinistra fasciata per un contatto nel primo tempo, intanto il primo a segnare (10:50) era Dragic con un frontale che batteva Howard arrivato quasi alla top of the key sul cambio.
MKG e Kemba realizzavano un canestro a testa, Olynyk buttava giù Kemba nel pitturato per la girata a canestro da due punti alla quale rispondeva Batum suonando il suo secondo campanello in serata a 9:31 dalla terza luce rossa Gli Hornets riuscivano, cambiando un po’ il ritmo, ad avvicinarsi sino al 59-61 quando MKG alzava in corsa un pallone al vetro non dei più semplici a causa della resistenza frontale difensiva molto agressiva.
La palla finiva nella retina insieme alle energie di Charlotte che vedeva Monk lanciare un pallone verso Howard ma l’intercetto portava al fast break Miami che otteneva anche la second chance sul rimbalzo.
Complice il fallo di Monk su Richardson, con il 2/2 di quest’ultimo i Calabroni tornavano a subire l’effetto red shift. Una tripla aperta di Olynyk e altre due di seguito di Tyler Johnson erano una mazzata per Charlotte che crollava sul -12.
A 3:17 dallo scadere del terzo periodo.
Silas teneva in campo Walker, Monk, Lamb Kaminsky e Walker per cercare di rimontare e un’apertura di Frank per un catch n’shoot da tre di Jeremy ci restituiva uno svantaggio a singola cifra.
Entravano Graham e Batum per Howard e Monk, mentre a 1:08 Lamb segnava avvicinandosi al post sx appoggiando al vetro.
Walker chiudeva il quarto lasciando un secondo sul cronometro dopo la sua entrata sincopata con l’appoggio al vetro per il 71-79.
Non c’era più tempo per il tiro di Miami e gli Hornets, recuperati quattro pt. rispetto al -12, si presentavano all’ultimo quarto alla disperata ricerca di un come-back vincente.
 
Graham iniziava bene l’ultimo giro da 12 minuti battendo Olynyk fuori dalle sue terre, passandolo sulla baseline destra per appoggiare indisturbato.
T. Johnson però provava e realizzava la quarta tripla della sua serata allontanandoci, ma Lamb segnava passando in back-door la difesa di Miami per arrivare a schiacciare proveniente dal lato destro.
Olynyk con un soft touch a una mano e Richardson di forza fino a spostare Batum sotto canestro (dalla baseline sinistra) usavano tutta la gamma di soluzioni possibile per tentar d’annichilire Charlotte che sbagliava un paio di conclusioni da fuori con Kaminsky mentre gli Heat colpivano due volte con Ellington.
Una differenza non da poco.
Sei punti pesanti che mandavano sul -17 (77-94) i ragazzi di Silas.
Partita che sembrava morta, ma Kemba mandava a bersaglio un siluro/tripla a 7:17 iniziando una rimonta che passava per le mani di Williams a 4:25 (altra tripla per l’88-98), tornado dallo stesso Kemba (3:18, altra bomba da fuori) fino ad arrivare a un’entrata chiusa a una mano in gancio sulla tabella da parte di Howard che con gli ultimi due punti spingeva Charlotte al -2 (98-100) a 1:31 dalla fine.
Waiters con l’arresto e tiro in fade-away dall’alto del pitturato faceva ricader la sfera nella retina e cader le speranze degli Hornets che, vedevano Batum sbagliare la forza dell’appoggio dopo il tiro.
Un time-out di Charlotte a :25.3 dopo una buona difesa di squadra vedeva affidare a Lamb l’occasione di recuperar punti; Jeremy saltava netto J. Johnson sulla baseline sinistra (che tuttavia non mollava) ma il reverse layup protetto dal ferro di Jeremy era beffardo, lo spin dato alla palla roteava sull’anello decidendo di prender la via esterna, giocando un brutto scherzo al nostro numero tre e ai tifosi nell’Arena.
Charlotte impiegava troppo tempo per commetter fallo su Dragic che a 9 secondi chiudeva dalla lunetta il match portandolo sul 98-104 definitivo.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
25 pt., 4 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Note negative l’8/22 al tiro e i 4 turnover. Spinge comunque una squadra malata al rientro. La sua forza non basta. Prende il solito sfondamento difensivo, anche se in verità i piedi non sono tutti due a terra.
 
Batum: 5,5
5 pt., 3 rimbalzi, 10 assist, 2 rubate. Inutile dal punto di vista offensivo, chiude con un 2/7. Male nel finale quando sbaglia un appoggio, mentre in precedenza aveva fallito una tripla che avrebbe potuto darci un finale migliore. Una partita da 5 ma alzo il voto per il numero d’assist (qualche buona intuizione tradotta in passaggi di qualità) alla CP3…
 
Kidd-Gilchrist: 6
13 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. 6/8 al tiro e ben 4 turnover in 28 minuti. Il tiro c’è, le iniziative anche, energie ve ne sono. Peccato per quel paio di falli spesi non benissimo. Uno su Olynyk (in aiuto) che arrestandosi in corsa aveva mandato al bar Batum. Rimane uno dei pochi che può unire una certa qualità, quantità, brillantezza e voglia.
 
M. Williams: 5
5 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Tabellino polifunzionale ma scarso nei numeri. Aggiungiamo il 2/6 dal campo in 27 minuti e i 4 turnover per arrivare al voto. Ci sono partite nelle quali ha buone reazioni, ma sono troppo scarse. Ormai è un prendi e tira da tre (1/4). Servirebbe qualcosa di meglio da metter affianco a Howard. Una bella stoppata e una partita che per larghi tratti, difensivamente non mi ha convinto.
 
Howard: 6,5
15 pt., 16 rimbalzi, 1 rubata. 4/8 al tiro e 7/12 ai liberi. Ben presto inizia a macinare rimbalzi, il suo canestro a 1:31 potrebbe aprirci la possibilità di vittoria ma nulla, tutti, compreso lui, stanno a guardare il jumper (Waiters) che di fatto chiude i conti. Zero turnover a tabella anche se è lui a perder un pallone che MKG cerca di recuperare in tuffo.
 
Monk: 5,5
Gioca nove minuti nei quali si stanca parecchio per finire nell’ultimo quarto a boccheggiare in panchina. Non combina molto con tre punti e un 1/3 al tiro, un passaggio per Howard intercettato e un fallo speso per necessità ma evitabile. -11 di plus/minus. Sta imparando ma nella confusione di gioco del team potrebbe uscirne pazzo…
 
Kaminsky: 5
10 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. Nella mentalità difensiva di Clifford c’entra come la marmellata sugli spaghetti ma forse la squadra l’ha progettata l’Ing. Cane direttamente da un vecchio Mai dire goal (alias Fabio De Luigi se non erro). Inizia bene con due triple e fa intendere che potrebbe avere una buona serata poi nel momento cruciale del match sbaglia altri due tentativi da fuori finendo con un 3/11 dal campo. Dall’altra parte Ellington impietosamente ne piazza due nello stesso quarto nel quale fallisce le occasioni.
 
Lamb: 5,5
12 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Gioca 21 minuti finendo con un 4/10 dal campo che comprende lo sfortunato reverse che avrebbe dato forse un senso al finale. Non mi dispiace come giocatore ma in fase difensiva subisce due triple sulle quali forse non poteva far molto ma cercare di difender più accanitamente sì.
 
O’Bryant: 5
4 pt., 4 rimbalzi, 1 rubata. 2/6 al tiro e un turnover. Zero protezione del ferro, scarso nei movimenti sotto canestro, bravo nel lottare caparbiamente ma non basta. Servirebbe ben altro.
 
Carter-Williams: 5,5
4 pt., 1 rimbalzo, 1 assist in 14 minuti. Nella mediocrità, un pelo meglio del solito, ma è giocare a handicap.
 
Graham: 6
2 pt., 1 rimbalzo. Buon canestro battendo Olynyk in avvio d’ultimo quarto. Gioca poco ma non avrebbe cambiato molto.
 
Coach S. Silas: 5
Cambia rotazioni. Mette dentro dalla panchina Monk per Batum ben presto ma la mossa non da effetti. Il francese continua a giocare e a fornire qualche assist, ma in difesa è quasi assente non potendo regger i contatti e sbaglia anche un appoggio finale. L’idea di gioco della panchina è proprio ancora un’idea in fase embrionale. Si è perso il filo della matassa e guardare oggi una partita di Charlotte rispetto a due anni fa, sembra sia passato un secolo. 21-25 gli assist, che, giurerei esser praticamente quasi sempre inferiori a quelli degli avversari, anche se in lunetta in genere andiamo di più (27 tentatvi contro i 17 di Miami stanotte).

Game 26: Charlotte Hornets @ Houston Rockets 96-108

Lo sciamano contro lo sciame.
Il Toyota Center di Houston era invaso da un gruppo di Calabroni che cercavano d’espugnare il parquet della città texana.
A sua difesa Harden, un personaggio che, se non conosceste, per strada, con il suo look e qualche accorgimento nel vestiario, potrebbe esser benissimo uno sciamano con quella barba e quell’aria particolare, misteriosa e inaccessibile, quasi a nasconder la bocca con la quale proferire parole.
Un bastone arrotondato sul quale far prillar la palla…
Forse non avrebbe così tanto seguito quanto nel basket, di certo la ventottenne guardia degli Houston Rockets sta attraversando un momento d’oro.
Nel pieno delle sue forze e maturità, quest’anno sta viaggiando a 32 punti di media, quasi tre in più dello scorso anno (29,1 finale).
Prioritario per gli Hornets bloccare lui, ma anche tutti i tirator che sugli scarichi avrebbero potuto far male.
Gli Hornets reggevano bene sul confronto tra titolari, ma cedevano di schianto con la panchina che subiva troppe triple e lasciava produrre il divario ai dirimpettai che già a inizio secondo quarto si presentavano sul +15 fino a toccare il +26, ridotto a 14 all’intervallo.
Nel terzo quarto però i Rockets tornavano a spingere e guadagnavano altri 8 punti finendo sul 69-91, lasciando 12 inutili minuti sul cronometro.
Houston finiva con un 17/45 da tre da run and gun e 24 assist contro i soli 14 di Charlotte, un po’ tradita dale sue guardie sotto quest’aspetto.
Paul, ispiratissimo, ha chiuso con 31 pt. e 11 assist, Harden 21 e Gordon dalla panchina ne ha messi 17 risultando terzo top scorer del team.
Non era una partita alla portata e si sapeva, luci e ombre si mischiano nella notte. la preoccupazione per una panchina dall’atteggiamento rinunciatario ma la conferma di MKG e Howard, mentre Walker ha rifiatato un po’.
Servirà per le prossime sfide casalinghe.
Se vogliamo tornar a dir qualcosa le prossime tre sono W obbligate.

Howard prima dell’inizio del match. Il suo ritorno a Houston è stato positivo. Partita da dominatore che tuttavia non basterà a Charlotte.

I quintetti.

 
Partenza difficoltosa per le due squadre in attacco che subivano la freschezza dei rispettivi avversari che potevano mettere sul piatto intensità difensiva.
I primi a passare in vantaggio erano i locali che a 11:23 beneficiavano di due FT per un fallo di Howard effettuato all’ultimo istante prima dell’eventuale appoggio di Capela, il quale realizzava solamente il secondo libero sbloccando comunque il risultato.
Charlotte saltava a vanti a 10:01, quando Paul toccava palla a Howard e lo costringeva a un improvviso terzo tempo partendo da distanze improbabili per i comuni mortali.
Il triplista Howard però riusciva a coordinarsi e a schiacciare violentemente il 2-1.
La difesa di Charlotte faceva buona guardia e altre due entrate in terzo tempo (MKG e Walker) spingevano Charlotte sul 7-1 a 8:47, grazie anche all’addizionale su quella di Kemba.
Harden da tre e un brutto passaggio di Batum che lasciava così l’attacco ai Rockets, davano una mano a D’Antoni che vedeva Paul andare alla conclusione e sbagliare ma riprendere e segnare per il 7-6.
A 7:26 gli Hornets tornavano a segnare: Passaggio verticale di MKG, mancato anticipo di Capela in area, Howard schiacciava toccato alle spalle dal centro avversario e chiudeva dalla lunetta portando i Calabroni a quota 10.
Paul in entrata scaricava nel corner destro, dove Ariza infilava la tripla nonostante una buona difesa di Williams.
Uno step back di Harden nel pitturato portava per la seconda volta in vantaggio i Razzi a 6:34 ma gli Hornets a 6:21 ripassavano avanti con una buona entrata di Williams che anticipava l’errore clamoroso da sotto di Anderson e la tripla in transizione di Walker che ci mandava sul +4 (15-11).
Gli Hornets continuavano a difendere bene con lo starting five e ad avere occasioni in attacco:
Howard e MKG andavano in lunetta per due liberi a testa ma il primo mancava ambo le occasioni, compensato dal 2/2 del compagno a 5:16.
Un black-out difensivo spalancava le porte a Harden per la dunk in corsa ma Howard tornava a far male in attacco, spalle a canestro lavorava sul nuovo marcatore Nene prima di girarsi e chiudere con un gancetto vincente sopra il brasiliano (19-13).
Un libero di Harden per tre secondi difensivi, un tiro di Nene dalla baseline destra ai 24 e due punti di Gordon prodotti da una transizione riportavano in partita i locali (19-18).
Dalla partita alla parità passava poco perché, sebbene un banker di Howard (orribile, colpiva la parte alta del tabellone) finisse nelle solide mani di MKG che chiudeva in schiacciata per il 21-18, 19 secondi più tardi PJ Tucker a mezzo tripla agguantava i Calabroni.
La panchina in campo però iniziava a far danni e la partita nel giro di pochissimi minuti volgeva a favore dei locali. Harden portava in vantaggio i Rockets che era contrastato da un buon step back di Graham su Tucker.
Sul canestro degli Hornets però iniziava a cadere una pioggia meteoritica da tre punti:
Tucker dalla sinistra e Gordon spedivano rapidamente gli Hornets sotto di 6 punti, Kaminsky sbagliava dall’altra parte mentre Gordon ritentava ma Graham piazzava una provvidenziale stoppata, tuttavia lanciandosi verso canestro in attacco colpiva Paul con il gomito.
Occasione sfumata e Rockets che sull’ultimo giro di lancette colpivano da tre con Paul. MCW non giocava con la squadra e tentando l’entrata sbagliava lamentando un fallo che gli arbitri non ravvisavano.
Finiva in gloria per Paul che infilava tre FT dopo una minima finta dal corner destro e ciliegina sulla sua torta, la tripla sulla luce rossa che distanziava gli Hornets a 15 punti (23-38)…
 

HOUSTON, TX – DECEMBER 13: Dwight Howard #12 of the Charlotte Hornets shoots the ball against the Houston Rockets on December 13, 2017 at the Toyota Center in Houston, Texas. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2017 NBAE (Photo by Bill Baptist/NBAE via Getty Images)

Una girandola pazzesca che non terminava perché prima dell’inizio del secondo quarto arrivava a posteriori anche il tecnico per la precedente lamentela di Carter-Williams e un ½ di Gordon ai liberi che a 11:49 portava il gap degli Hornets a 17 punti (23-40).
L’attacco degli Hornets della panchina era inesistente. Kaminsky mancava un layup piuttosto facile, anche se era toccato leggermente, Anderson ci spediva agli inferi sul -20 (23-43) infilando una saetta da tre punti oltre Lamb. Rientrava Walker insieme alla panchina ma i Razzi continuavano a esplodere nel canestro di Silas, Gordon a 9:44 metteva il 23-49.
Hornets che ritrovavano due pt. con Lamb dalla lunetta a 9:36 ma dall’altra parte Paul e Nene combinavano per trovare due FT (fallo di Lamb sul lungo dopo esser stato saltato da Paul e aver ruotato sotto sul brasiliano).
L’1/2 dava esattamente la sensazione del doppiaggio; 25-50…
Poco da dire.
I Rockets rallentavano un po’, anche se Paul con un passaggio con giro dietro la schiena dava a Capela una buona occasione, ma Howard spendeva un fallo e il centro avversario mancava i liberi rovinando tutto a CP3.
Capela stoppava Walker, poi in corsa andava a ricevere a 6:40 il passaggio in diagonale di Paul che vedeva un varco tra due difensori accorgendosi del rientro tardivo di Howard. Dunk e time-out sul 29-54.
MKG portava un po’ d’energia ma soprattutto quattro punti dopo la pausa, gli Hornets accorciavano sul -21, poi iniziavano a sfruttare Howard che di gancio sinistro e gancio destro trovava la retina mostrando buona coordinazione per lasciare a Capela in mano solo le mosche.
Williams stoppava Harden e lo sforzo prodotto dai titolari, con Houston a rifiatare ci faceva avvicinare nonostante qualche occasione sprecata come uno 0/2 di Walker ai FT e un Batum che passeggiava in campo.
Mbah a Moute schiacciava violentemente nel nostro canestro finendo per farsi male in ricaduta, poi nel finale Howard conquistava un paio di rimbalzi offensivi convertendo in quattro FT le possibilità mancate dai compagni.
Gli Hornets andavano a riposo sul 49-63, bravi ad aver accorciato di dodici punti, ma pur sempre distanti.

HOUSTON, TX – DECEMBER 13: Jeremy Lamb #3 of the Charlotte Hornets and PJ Tucker #4 of the Houston Rockets jump for the rebound on December 13, 2017 at the Toyota Center in Houston, Texas. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. Mandatory Copyright Notice: Copyright 2017 NBAE (Photo by Bill Baptist/NBAE via Getty Images)

Il terzo quarto però vedeva i Rockets uscire dagli spogliatoi più decisi e concentrati.
Harden batteva Williams iniziando così a riaccumulare punti che avrebbero fatto poi da cuscinetto per giocare un ultimo quarto in tutta tranquillità.
Gli Hornets pagavano anche le troppe triple fallite. Walker ne sbagliava un’altra portando il totale squadra a 1-13 contro le 11-26 dei Rockets fino a quel momento.
Howard a 7:33 schiacciava per il 55-72 tentando di non far staccare i Razzi che tuttavia decollavano con la tripla d’Ariza del 57-79.
Lamb in teardrop e Walker dal mid-range in ritmo (4:50) più un rimbalzo offensivo di Howard con 2/2 dalla lunetta (fallo di Tucker rientrato su di lui dopo una lotta/wrestling a rimbalzo) e altri due punti di Lamb a 3:30 servivano per tornare a -14, ma Harden da tre, seguito da Gordon, liberissimo da fuori, costringevano al time-out Silas a 1:52. Il quarto finiva con il tentativo di Kaminsky sulla sirena che non sortiva effetti.
I Rockets comandavano 69-91, dopo aver guadagnato 10 pt. nel quarto.
 
L’ultimo quarto vedeva gli Hornets aprire con il doppio scambio Batum/Kaminsky, la rollata di quest’ultimo era mezza chiusa da Nene, ma il nostro lungo si alzava per tirare quasi staticamente fuori dal cilindro (in tutti e due i sensi) una conclusione magnetica dal mid-range che bruciava la retina.
A 10:42 ancora Kaminsky che girando oltre Gordon sul bordo del pitturato destro metteva dentro a una mano battendo Gordon.
A 9:30 Kaminsky terminava il suo momento magico infilando ancora dal pitturato.
Paul però segnava cinque pt. di fila portando sul 76-100 il tabellone a 8:25, Batum all’interno del minuto che iniziava con sette replicava con altrettanti punti ma il tempo scorreva, così come il gioco di Houston (corri e spara) che tra un attacco di MKG non andato a segno (lamentava un fallo) e la fine della transizione, vedeva Harden poter scegliere se scaricare ad Anderson o chiudere la triangolazione mobile con una verticalizzazione per Ariza, scelta la seconda all’ex New Orleans Hornets non rimaneva che depositare nel cesto l’81-104 a 4:31.
Batum segnava altri quattro pt, Howard a 2:57 sovrastava due difensori sul rimbalzo d’attacco e schiacciava per l’89-106.
Harden faceva saltare i suoi fan con l’ultimo passaggio infilata, questa volta era Capela a non esser seguito da nessuno per trovare una comoda dunk appesa.
Charlotte faceva entrare la panchina che nei 2:23 finali faceva registrare un parziale di 7-0 (Monk due triple) per chiudere il match sul 96-108.
 
Pagelle
 
Walker: 5,5
13 pt., 5 rimbalzi, 3 assist 2 rubate. Un 5/15 dal campo non brillantissimo, sembra più che altro aver perso la mano da fuori. L’anno scorso tirava nettamente meglio da oltre l’arco. Notte non agitatissima, sbaglia anche una coppia di liberi inusualmente. Piccola flessione per un giocatore che sta tirando il carro.
 
Batum: 5
9 pt., 9 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. 4/10 dal campo, tutto nell’ultimo quarto. I suoi 9 punti arrivano tutti a giochi già fatti. A parte i tre palloni persi, vaga per il campo, impossibilitato alla pugna a causa del gomito. Non condivido la scelta dell’allenatore e/o societaria di farlo giocare. Nuoce a lui e a noi.
 
Kidd-Gilchrist: 7
18 pt., 11 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 8/12 al tiro e una buona prestazione su Harden che finirà con 8/22 al tiro. MKG da OKC ha ritrovato se non l’ultra-atletismo, molte energie e le trasferisce alla squadra andando a rimbalzo e segnando punti. Sta trovando buona mano e questo è importante perché le critiche verso di lui inizialmente si erano rivolte perché non era bravo al tiro.Doppia doppia per lui.
 
M. Williams: 5,5
4 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. +17 di plus/minus e 1/6 al tiro. La difesa è più che sufficiente, l’attacco è insufficiente. Come spiegare il plus/minus? Gioca con i titolari, anche se lui rimane a margine. Prova a sparare tre triple ma rimangono tutte sulla carta…
 
Howard: 7,5
26 pt., 18 rimbalzi, 1 assist, 3 stoppate. 9/20 al tiro. 8/11 dalla lunetta. Peccato per i quattro turnover, uno dei quali a inizio terzo quarto quando si fa sfuggire un’imbeccata verticale con la quale avrebbe potuto ottenere due pt o FT. E’ comunque una notte da dominatore, rimbalzi, schiacciate e gancetti, anche run hook perfetti. Capela e Nene non lo tengono fisicamente e lui ne approfitta. Deve girare anche lui per avere qualche possibilità di vittoria nelle partite è che questa notte ha girato quasi solamente lui. Al centro dell’attenzione e del progetto, coccolato dalla società, se ne infischia dei fischi che una parte del pubblico di Houston gli riserva e fa il suo molto bene.
 
Lamb: 5
9 pt., 1 rimbalzo. 2/7 al tiro. 5/6 ai liberi a prende un parziale di -32… Difesa non adeguata mentre in attacco combina qualcosina con un 5/6 a gioco ferma ma soffre l’ingresso dalla panchina. Per rendere al meglio dovrebbe partire come starter.
 
Kaminsky: 5
8 pt. (4/8). A parte un fallo, il suo tabellino è questo. Il -38 di plus/minus è gelo siberiano. Cade un po’ di neve dagli alberi a inizio ultimo quarto quando Frank s sveglia tardivamente. Un paio di triple mancate, ma almeno una avrebbe potuto/dovuto segnarla.
 
Monk: 5,5
6 pt.. 2/2 al tiro. Come per Batum arrivano tutti nei due minuti finali (totali 5) che gioca, prima era stato in campo poco ma anche lui aveva finito per vagabondare per il campo lasciando via libera ai Rockets.
 
Carter-Williams: 4,5
0 pt., 5 rimbalzi, 3 assist. Finisce con uno 0/2 al tiro in 13 minuti. A parte i rimbalzi difensivi entra in diverse occasioni nelle quali subiamo canestri. Un paio d’azioni a se non concluse in buon modo. Liberarsene il prima possibile, sta prendendo un trend negativo…
 
Graham: 5,5
2 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata in 14 minuti. ½ al tiro e un fallo offensivo su Paul. Suo l’unico canestro nel break che consegna la vittoria ai Rockets e una buona stoppata, ma poi gira a vuoto anche lui sulle triple dei Razzi e non solo.
 
O’Bryant: 5
0 pt., 1 rimbalzo. 0/2. Praticamente nullo in 4 minuti.
 
Bacon: s.v.
1 pt.. 0/1 al tiro e ½ ai liberi in due minuti.
 
Coach S. Silas: 5
Non mi piace l’idea di far giocare Batum e nemmeno le rotazioni con le quali espone a cavallo dei primi due quarti la squadra. Figuraccia della panchina che tradisce ma lui non corregge in corsa nemmeno dopo i pochi minuti che decretano la fine delle ostilità reali. Prima partita che sbaglia. Nel giorno più buio dell’anno, non è la più oscura sconfitta ma non ripresenti Batum anche la prossima…