Anteprima di Houston-Charlotte

Houston… avevamo un problema (quello delle troppe sconfitte consecutive)…
Il viaggio degli Charlotte Hornets in quel che è chiamato “corridoio dei tornado” (Kansas, Oklahoma, ecc.), è stato propedeutico a far ritrovar fiducia alla squadra.
Gli Hornets, nell’occhio del ciclone, hanno trovato una zona tranquilla nella quale riuscire a ricompattarsi dopo le deludenti, a tratti incommentabili prestazioni (culminate con le sconfitte casalinghe contro Bulls e Lakers) e a roteare vorticosamente in pochi minuti fino a raggiungere i 20 pt. di vantaggio contro i Thunder, una squadra che certamente ha qualche difficoltà, forse Westbrook pecca un po’ d’altruismo con il drive and kick, ma certamente ha un quintetto in grado d’aver un record migliore dell’attuale, in rosso.
La discesa a sud, in Texas, al contrario della gara con i Thunder vedrà i Calabroni affrontare una squadra in totale salute (i Rockets), che, secondo me, rientra nel poker di team che quest’anno può provare a cercare di vincere il titolo con Boston, Cleveland e Golden State.
Infarciti di ex Hornets, quelli di New Orleans (Paul, Gordon, Ariza e Ryan Anderson), i Rockets, oltre al Barba Harden, hanno un gioco che incarna lo spirito dei tempi fatto per poter colpire da fuori.
I tiratori non mancano.
La critica è che la squadra sia un po’ leggerina, ma compensa con le abilità, compresa quella di portare a casa finali nei quali l’esito è incerto.
E’ successo all’esordio conto i Warriors, è successo nell’ultima sfida contro i Pelicans, mentre contro di noi all’”andata”, nel finale hanno strutturato il loro vantaggio a colpi di triple.
Una sfida stellare nella città che per antonomasia è legata allo spazio grazie alla NASA.
In quest’articoletto tratto da un Superbasket uscito sul finire degli ’80, possiamo vedere ciò che si scriveva allora di Houston, “ammirando” anche il team che di lì a meno di dieci anni diverrà bicampione, sfruttando l’assenza di MJ dai parquet.
Olajuwon sarà il perno di un team che riuscirà a spazzar via i Magic di Shaquille O’Neal in una delle due finali disputate. Il pronostico odierno è tutto per i texani ovviamente, anche se gli Hornets, dopo aver “regalato” troppe partite, hanno toccato quota dieci vittorie solo a OKC, riuscendo a bloccare l’emorragia di sconfitte, in totale già sedici.
Nicolas Batum è in dubbio per la partita di stanotte poiché il fine settimana scorso ha sentito dolore al gomito sinistro riuscendo a giocare solo diciannove minuti nella penultima partita ed esser stato costretto a guardare i compagni da fuori a OKC.
Sicuramente il francese non sta rendendo come dovrebbe, nonostante la scelta di non aggregarsi alla nazionale francese in estate, il primo infortunio che l’ha colpito quest’anno, gli ha fatto perdere un po’ il ritmo ma al momento pare un giocatore che, non solo a mio parere, potrebbe rimaner fuori migliorando paradossalmente la resa della squadra che con Batum in campo pare più lenta e gioca con poca motion offense, aspettando magari da Batum il passaggio illuminante da fermo o quasi, magari sfruttando un taglio medio, un pick and roll o un back-door.
La squadra però così diviene prevedibile, mentre uno dei motivi della vittoria a casa Donovan è stato sicuramente l’aspetto offensivo:
Attacco bilanciato e mobile, buone scelte di tiro, proprio l’altro difetto di Batum che a dispetto della sua esperienza a volte tenta turnaround fade-away, catch n’shoot da tre punti girando l’anca in volo o pull-up con l’uomo addosso.
Qualche volta vedere il tiro entrare è indubbiamente esaltante, ma il prezzo che si paga è salato perché i tiri a difficile coefficiente non aiutano un team che non può permettersi troppi passi falsi in attacco.
Le sue percentuali sono in calo… dal campo due anni fa tirava con il 42,6%, l’anno scorso finì con il 40,3%, mentre quest’anno sta tirando con il 37,3%, anche se lui dice di non essere se stesso.

Batum in un’immagine presa dal Charlotte Observer, oggi. Lynne Sladky AP

“So cosa fare, ma non posso farlo” sono sue parole, complice il problema fisico. Il francese ha poi continuato dicendo di aver cercato di nascondere al compagno Mathiang, il quale chiedeva a Nicolas se stesse bene, in una recente partita, il dolore provato per cercare di reggere l’ultimo quarto e aiutare i compagni. Nic ha aggiunto:
“Afferro qualcuno o qualcuno mi afferra o qualcuno mi picchia (in partita). Ricevo dolore ogni partita.” finendo ovviamente per dire che il contatto fisico in partita è ben diverso dal gioco in allenamento o statico al tiro.
Seguendo l’ordine cronologico mostrato prima, da tre punti il primo anno aveva un 34,8%, per scendere al 33,3%, mentre quest’anno il 22,4% pare davvero una cifra da giocatore da panchina profonda.
Comunque sia, sarà valutato oggi pomeriggio.
Supponendo che sia ancora in injury list o comunque queste sue dichiarazioni dovrebbero consigliare a Silas di lasciarlo a riposo e valutare magari un altro intervento, Jeremy Lamb sarà il principale beneficiario della sua assenza.
L’ex Howard potrebbe, approfittando della non grandissima fisicità dei lunghi di Houston, fornire una buona prestazione, ma dall’altra parte dovremo esser bravi a schermare i meteoritici palloni, scagliati dalle sapienti mani dei triplisti di Houston che si trova all’11° posto con il 36,9% da fuori, mentre sale all’8° con il 47,1% dal campo ed è al quinto nei tiri liberi con il 79,8% e anche se gli Hornets non commettono molti falli (493, terza per falli commessi), la partita casalinga può inficiare il giudizio degli arbitri in talune occasioni, tanto più che l’eurostep di Harden aspetta solo il contatto. 
Provarci non costa nulla, l’importante è tornare a giocare a basket.

Flash News 12/12/2017: Zeller out

Domani Cody Zeller si sottoporrà a un intervento di chirurgia artroscopica per riparare un menisco mediale lacerato, esattamente quello del ginocchio sinistro.

 

Cody Zeller ha aumentato alcune statistiche nonostante il minutaggio inferiore che la panchina gli riserva.
Le stoppate sono divenute 1,1 a partita contro le 0,9 dello scorso anno e ha migliorato le sue percentuali ai liberi.

 

Purtroppo Zeller non è nuovo a infortuni che, specialmente negli anni passati, con un roster contato un ruolo da protagonista (centro titolare), ha finito per pesare sul bilancio della squadra.

Quest’anno con Howard in squadra e Marvin Williams scelto come PF titolare (anche perché Zeller fino all’anno scorso dimostrava un tiro dalla media non ottimale), Zeller è retrocesso come panchinaro di lusso, ma ora lascerà spazio a Kaminsky e O’ Bryant sino al suo rientro.

Qualcuno ha già valutato in sei settimane o intorno al 22 gennaio il tempo di recupero/rientro anche se il sito ufficiale non si sbilancia e non da tempi certi per rivederlo sul parquet.

 

Le cifre di Zeller durante la sua carriera. In proporzione e relazione ai minuti giocati sta ottenendo buonbe cifre. I pick and roll con la panchina non sono più molto utilizzati o la qualità non è così eccelsa ma ha migliorato il tiro dalla media/lunga e in 19,9 minuti riesce comunque a mettere a segno 7,2 pt. di media.

 

Auguri a Cody che pur con i suoi limiti tecnici e fisici, la grinta la mette sempre, finendo per piacere a chi apprezza la classica “canotta sudata” a fine partita.

Game 26: Charlotte Hornets @ Oklahoma City Thunder 116-103

La tendenza alla sconfitta dei nuovi Charlotte Hornets si stava facendo sempre più preoccupante.
Una vera e propria magnetizzazione che nell’ultimo quarto (specialmente) trascinava via la possibile vittoria dalle mani di Charlotte.
Charlotte cercava tracce d’orgoglio per dimostrare di essere una squadra di basket.
Nell’ultimo mese gli Hornets si sono impegnati poco e niente se consideriamo che i ragazzi di Silas avrebbero dovuto aumentare l’intensità del campo magnetico inverso (coercitività che si traduce in difesa parlando di basket) per invertire la rotta.
L’isteresi dimostrata dalla difesa (risposta in ritardo alle sollecitazioni) su ogni situazione offensiva proposta dagli avversari non offriva la minima garanzia alla vigilia della trasferta in una città che legò anch’essa per un paio d’anni il suo nome ali Hornets (i tempi dell’uragano Katrina a New Orleans).
I Calabroni poi, fuori dal loro territorio, sono la peggior squadra della NBA attualmente.
L’attitudine mentale è da squadra smarrita, un labirinto dal quale la squadra non è più uscita e che sta facendo venire la labirintite ai propri tifosi, il cui livello d’entusiasmo sta scendendo a quello d’Isaia del Drive In degli anni ’80…
Se persino quelli di Bring Back the Buzz (coloro che hanno promosso, ottenuto e riportato in nickname a Charlotte dopo il rilascio di NOLA) hanno scritto un pezzo a proposito, vuol dire che nell’aria c’è molto più che insoddisfazione, in una terra che ha anche qualche “concorrente”, come il basket universitario e il football americano (i Panthers arrivarono a Charlotte grazie all’effetto portato proprio dagli Hornets).
Coach Clifford è a casa per problemi di salute, inoltre Zeller e un Batum con problemi al gomito, finivano per peggiorare la situazione al lazzaretto dei ragazzi di Jordan che ritrovavano comunque Lamb e Kaminsky.
Considerando tutti i fattori chiamati in causa, gli Hornets non avrebbero dovuto aver speranze a OKC, invece una buona difesa, unita a una gran serata al tiro (53,1% di FG e 52% da tre pt.) davano agli Hornets la seconda vittoria in trasferta dell’anno.
L’attacco si è mostrato equilibrato e migliore di quello dei big Three dei Thunder che hanno finito per mandare tutti i titolari in doppia cifra (Westbrook 30, George 20, Abrines 12, Anthony e Adams 11), ma hanno chiuso con un 41,2% dal campo, complice anche l’1/10 di Felton…
A nulla è valso il 24/25 dalla lunetta dei padroni di casa che hanno mostrato in serata lacune difensive impensabili alla vigilia.
 
La partenza degli Hornets era sorprendentemente energetica, anche se Westbrook su una seconda chance segnava in jumper dalla media, Walker rispondeva dalla destra superando in sospensione Anthony con un pallone preciso che s’infilava per il 2-2 a 10:56.
Anthony da tre punti a 10:32 portava sul 2-5 i Thunder ma gli Hornets reagivano con Howard che appoggiava di sinistra oltre la difesa di Adams, a proposito di difesa, MKG iniziava bene intercettando un pallone e partendo in contropiede, nonostante il tocco sulla sfera di Westbrook a pochi passi dal canestro, riusciva a riprender coordinazione e palla per depositare il primo vantaggio di serata.
Lamb a 9:18 era costretto alla tripla per scadere del possesso, la lunga tripla dalla diagonale destra s’infilava con precisione e anticipava una serie di liberi che vedevano prima un 2/2 di George e un 3/3 di Walker a 8:22 per innalzare il punteggio sul 14-7.
MKG in entrata scaricava fuori per Williams che dalla destra trovava lo spazio per segnare da tre punti.
La precisione degli Hornets consentiva ai ragazzi di Silas di volare sul +12 quando Howard segnava un banker da marcato a 7:15.
La rimonta dei Thunder iniziava con un jumper di Anthony dalla media, proseguiva con una tripla di George dal corner destro (agevolata da uno scivolone di Lamb) e una dunk di Adams in correzione sull’errore di Westbrook.
A 5:57 Walker riusciva a interrompere il temporale di punti piovuti sulla testa di Charlotte con una tripla, ma George e Abrines infilavano una tripla a testa riportando i Thunder a soli 2 pt. (22-20).
Il time-out di Silas a 4:10 serviva, perché MKG alzava un buon pallone per l’alley-oop di Howard prima che Graham su una seconda possibilità mettesse dentro da due passi, Walker mandasse in transizione Bacon a segnare un reverse layup e fornisse un passaggio per lo stesso che da tre punti segnava un catch n’shoot per il 31-24.
Kaminsky da destra aggiungeva due punti spezzando il polso in maniera perfetta e Walker forzando Felton alla persa innescava MKG fermato con il fallo.
La nostra ala splittando dalla lunetta segnava comunque il +10 attutito da Abrines con un 2/2 dalla lunetta (fallo speso da Kaminsky sul taglio della guardia locale).
Il primo quarto mostrava dunque una buona difesa e un buon attacco di Charlotte che portava a casa i primi 12 minuti con il punteggio di 34-26.

Michael Kidd-Gilchrist, quasi infallibile in serata, va a schicciare oltre Abrines. Foto di: 2017 NBAE (Photo by Layne Murdoch/NBAE via Getty Images)

 
La seconda frazione vedeva però impantanarsi gli Hornets in attacco.
La panchina in campo non offriva garanzie e un paio di triple di Kaminsky a vuoto oltre a quella di Monk che imitava Frank servivano a far saltare turni alla squadra di Silas che nel frattempo subiva 4 pt.
A sbloccare la situazione offensiva era Kaminsky che in entrata costringeva Felton a un blocking foul a 9:19 L’1/2 serviva per il 35-30, punteggio che i Calabroni ritoccavano con l’assist di MCW (dopo essersi fatto toccare il pallone sul tentativo di passaggio lo ritrovava fortunosamente) per l’appoggio volante di Monk a dx del ferro.
A 7:24 George in entrata dava un giro inverso alla palla, fallo di Graham e giocata da tre punti per il 37-35. Kaminsky salvava gli Hornets riuscendo a ritagliarsi uno spazio laterale per battere George a fil di sirena dei ventiquattro con un frontale che ci portava a trentanove.
A 5:38 però un’altra giocata da tre punti, questa volta di Westbrook (in continuazione) trasportava i locali sul -1 che diventava +1 quando gli arbitri propendevano per un fallo offensivo di Howard.
Bonus situation per Abrines a 5:16 che non falliva dalla lunetta.
MKG dalla destra segnava in sospensione trovando solo la retina ma dalla sinistra nessuno riusciva a fermare Westbrook che da pochi passi faceva rimbalzar palla velocemente sulle tavole di legno per l’inchiodata rapida di Adams a una mano.
Howard in aiuto stoppava Anthony in avvicinamento poi Lamb con un floater dal mid-range sinistro pareggiava a quota 43.
Abrines a tre minuti esatti dall’intervallo trovava l’open da fuori ma gli Hornets pareggiavano grazie ai liberi:
Walker segnava un tecnico fischiato contro Anthony mentre Howard splittando ci restituiva il -1.
Il pareggio arrivava a 2:04 con un 2/2 del nostro centro che sfruttava l’ingresso in campo di Collison per batterlo regolarmente come nel caso dell’appoggio successivo per il 50-50.
Collison entrava in collisione anche con MKG in running.
La sfera alzata finiva nel cesto, il libero no ma il cuscinetto di due punti di vantaggio era utile perché Westbrook in attack mode riusciva solamente a pareggiare per spedire le squadre negli spogliatoi sul 52 pari.

Marvin Williams (con uno sguardo un po’ alla Jimmy il fenomeno) shoots the ball. Foto di: 2017 NBAE (Photo by Layne Murdoch/NBAE via Getty Images)

 
I primi a segnare nella ripresa erano i Thunder con Anthony che dal mid range metteva dentro su un Williams che prestava troppo confidenzialmente il fianco.
Marvin però si rifaceva dal corner sinistro infilando un catch n’shoot prima che Goeorge riuscisse a portare in cima nuovamente Oklahoma City.
Howard continuava il saliscendi nel punteggio restituendoci un punticino di vantaggio, Kemba a 8:32 segnava da tre punti senza pressione addosso, Adams accorciava a una mano dal pitturato ma dalla baseline sinistra Marvin passava in diagonale all’indietro per l’accorrente MKG che trovava il corridoio per far esplodere una bimane in corsa. Time-out per Donovan e subito due punti in entrata per Westbrook.
A 7:01 Lamb era costretto ancora a prodursi in una tripla impossibile:
Il tiro scagliato con il prefisso oltre Abrines finiva dritto nella retina per il 65-60.
La reazione rabbiosa di OKC si concretizzava sul 66 pari quando una poderosa dunk di Westbrook a una mano era simile all’annuncio di un tuono.
I fulmini però questa volta lo scagliava Marvin Williams iniziando con uno step back da tre, con metri di spazio sulla sinistra.
Il bersaglio centrato era solo l’anticipazione della tripla scagliata dal nostro numero due dalla top of the key per il 74-66.
MKG continuava a far volare i Calabroni con un tiro dal pitturato che, aiutato dai ferri, finiva dentro per il 76-66.
Il parziale non s’interrompeva perché Abrines commetteva un pessimo fallo su Williams in ricaduta dal tentativo di tripla (lunga), tre FT per Marvin infilati con precisione e +13 grazie al medesimo parziale, interrotto da Westrbrook con due FT a 3:39.
Un giro palla sul perimetro vedeva servire Kaminsky che a sua volta con l’extra pass innescava la tripla di Graham dal corner sinistro.
La bomba era buona e in più un sempre più orrendo Abrines franava sul nostro numero 21 consentendogli una giocata da 4 pt. che portava i viola sull’83-68.
Kaminsky con un open da tre punti non faceva felice coach Donovan, il quale si arrabbiava non poco ma doveva sorbire anche il gancetto di MKG dall’area per l’88-68.
Partiva il Westbrook contro tutti (tranne forse gli arbitri) ma l’impegno della star originale di OKC riusciva solo a ridurre di 4 pt. il divario (90-74).
A 1:20 Kemba segnava dalla baseline destra un tiro in ritmo.
Il 92-74 teneva su un paio di conclusioni di Patterson a vuoto e si arrivava così agli ultimi preoccupanti 12 minuti con un vantaggio notevole.

Treveon Graham #21 of the Charlotte Hornets shoots the ball
Foto di: NBAE (Photo by Layne Murdoch/NBAE via Getty Images)

 
L’ultimo quarto vedeva Patterson al terzo tentativo far centro infilando da fuori, tripla replicata dal n°34 dei Thunder per il -14.
Lamb rispondeva a 10:18 dall’area con un jumper classico ma Huestis, ancora lui (il n° 34) correggeva un pretenzioso tiro di Felton.
Charlotte si trovava in difficoltà, Lamb ai 24 questa volta effettuava un brutto tiro, ma, dopo l’errore di Ferguson, gli Hornets si trovavano nella situazione di vedere Kemba sulla baseline destra triplicato; il passaggio del capitano a ribaltare sul lato debole per la tripla di Graham era da grande intelligenza cestistica e il nostro n° 21 non sprecava la fiducia riposta in lui da Walker.
La bomba affondava affossando sempre di più i Tuoni (99-82).
Una delle poche note negative era MCW che spingeva in attacco e in difesa facendoci rispettivamente, saltare un turno e regalando a Grant due FT.
Una violenta schiacciata ad abbassare le molle del ferro diceva che era la nostra serata; la palla schizzava lontana e dall’altra parte Graham arrestava il palleggio per abbassarsi e trovare un bound pass verticale per Marvin Williams, il quale si faceva trovare passando dietro la porta scorrevole della difesa dei Thunder per realizzare il 102-84.
La bolgia prodotta dal pubblico infiammava i giocatori locali che facevano un ultimo tentativo per rientrare.
Lo scarto da 18 punti diveniva di soli 11 quando prima George a 6:07 sfruttava una transizione per realizzare una giocata da tre punti e Westbrook su un altro contropiede affondava la schiacciata del 105-94.
Walker a 5:12 però salvava tutto segnando da tre punti contro Felton che forzava l’attacco andando ad abbattere Walker.
Fallo offensivo e imenotteri che sfruttando la verve di Walker in entrata (passaggio sotto) trovavano altri due pt. ravvicinati di MKG.
Un quieto Anthony appoggiava di sinistra in entrata il 110-96 Howard a 2:49 gelava ulteriormente la partita andando a segnare dopo aver preso n precedenza un altro rimbalzo offensivo (dopo l’errore di Lamb da tre, costretto ancora una volta al tiro).
116-103 era l’insperato risultato finale…
 
Pagelle
 
Walker: 8
19 pt., 3 rimbalzi, 9 assist. Perde 4 palloni, uno nel finale un po’ banale, tuttavia è in ritmo al tiro e non solo. Danza in campo e nel finale con la tripla e lo sfondamento subito, oltre all’assist facile facile per MKG è decisivo. Gran visione il passaggio per la tripla di Graham.
 
Lamb: 7
14 pt., 5 rimbalzi. Finisce con un 6/17 al tiro e per chi non avesse visto la partita potrebbe sembrare un FG non di primissimo piano, ma Jeremy infila due bombe impossibili e si trova in mano almeno altri 4 palloni con un nonnulla sul cronometro. La classica patata bollente che si deve sbrigare. Potrebbe far meglio nel finale ma la sua è una buona partita, anche difensivamente come quando sul finire del terzo quarto in rientro oscura in volo il viso di Patterson al tiro dando fastidio.
 
Kidd-Gilchrist: 7,5
17 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 4 rubate, 1 stoppata. Finisce con un 8/9 dal campo e questa è già una news sensazionale. In difesa a volte cede troppo facilmente alle incursioni di Westbrook al quale s’incolla, ma in altre circostanze costringe il bomber avversario a preferire lo scarico o lo forza al tiro facendolo sbagliare. Buona prova, come quelle del vero MKG.
 
M. Williams: 7,5
18 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. 5/8 al tiro. Il contadino Marvin ha una voce un po’ gracchiante ma traccia il solco per la fuga degli Hornets con un paio di triple. Buona gara. Capisce l’importanza della difesa e va anche a prendersi 7 rimbalzi, 5 difensivi.
 
Howard: 7,5
23 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 2 stoppate. 9/13 dal campo. Inizia tiepido in attacco. Abusa di Collison e nel finale con un Adams ghiacciato, va a prendersi altri punti. Un solo turnover e 5/7 dalla lunetta.
 
Bacon: 6
2 pt., 1 rimbalzo. Un ½ dal campo in 7 minuti. La difesa è quell ache è, da rookie. Senza infamia e senza lode.
 
Graham: 7,5
12 pt., 2 rimbalzi, 1 assist. Gioca 20 minuti, subisce in un paio d’azioni ma profonde energia difensiva, mentre in attacco chiude con un 4/5 dal campo comprensivo di un 3/3 nelle bombe dove chiude anche un gioco da 4 punti. Ne scrivevo ieri su un gruppo ‘amici. L’avrei voluto in quintetto perché non è un fenomeno, ma incarna lo spirito giusto, quello battagliero mancato a Charlotte in troppe partite. MKG si è ripreso, se Batum dovesse rimaner fuori, credo che avremmo meno problemi del previsto.
 
Kaminsky: 7
8 pt., 5 rimbalzi, 3 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Finisce con un 3/8 dal campo, inficiato da un paio di triple in serie prese e sbagliate dalla zona frontale. Fa un po’ di tutto e in difesa non fa nemmeno male stranamente. S’inventa un bel tiro muovendo lateralmente su George e da ossigeno agli Hornets con una tripla nel secondo tempo.
 
Carter-Williams: 5,5
1 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 2 rubate. Nota dolente. A parte lo 0/1 al tiro, ininfluente, marginale e relativo, in 14 minuti combina poco finendo anche per andare a sfondare in un momento decisivo. Non trova il ritmo delle giocate e quando entra Walker si vede la differenza. Fromboliere vanesio che tuttavia recupera qualche pallone.
 
Monk: 5,5
2 pt.. Gioca 6 minuti e come al solito al tiro non ne prende una se non fosse per l’assist di MCW che gli alza un pallone facile da spinger dentro sulla destra del ferro. Non sono mai stato un fan di Monk come PG (idea di Clifford) ma se deve prender confidenza, tanto vale lui al posto di Carter-Williams in involuzione.
 
O’Bryant: 5,5
0 pt., 1 rimbalzo. 0/1 al tiro in 4 minuti. Altro giocatore con il quale la panchina soffre.
 
Coach S. Silas: 7
Squadra messa giù bene, compatta, lascia meno open agli avversari che probabilmente sbagliano anche tattica, sorpresi da una Charlotte per nulla arrendevole. Buone rotazioni e un gioco di squadra più mobile e veloce.

Game 25: Charlotte Hornets Vs Los Angeles Lakers 99-110

 
Hiroshi Ishiguro produce robot.
Il genio giapponese è riuscito a creare in questi anni dei robot che muovono anche muscoli facciali creati in silicone e che sono in grado di sostenere conversazioni con umani.
Ha realizzato persino una copia di se stesso in maniera maniacale.
Nei compresi.
Chissà se qualche replicante è stato mandato a Charlotte che rispetto a due anni fa si ritrova giocatori “senz’anima” e con brutte copie dei giocatori dell’annata che ci portò ai playoffs.
Due anni sono trascorsi, ma è passata una vita…
I rigenerati Hornets facevano centro al loro secondo tentativo, poi un decadimento veloce con un 2017 da dimenticare, avaro di soddisfazioni.
Dopo la disarmante caduta casalinga contro i Bulls non c’era nemmeno il tempo di ragionarvi su.
Semplicemente si tornava in scena allo Spectrum.
The show must go on, anche quando lo spettacolo è lanciato verso l’insensatezza con 58 partite ancora da giocare e nulla da dire.
Rispondere agli stimoli da contratto e andare avanti.
Lavoro da professionisti nell’era della tecnica.
Replicanti che non usano nemmeno le batterie Duracell, quelle che secondo la pubblicità durerebbero di più.
Gli ultimi quarti degli Hornets sono da operetta.
Niente di nuovo insomma…
Un cedimento verticale nel finale, questa notte dovuto ai titolari e non alla panchina, anche se Batum, nel tempo incriminato, è rimasto fuori per un problema al gomito.
Al sempre più tetro universo di Charlotte faceva da contraltare la luce in fondo al tunnel dei Lakers (interrotta la loro serie di 5 sconfitte consecuive contro di noi), città scintillante che sta cercando di ritrovare in gialloviola la supremazia cittadina ma soprattutto la tradizione vincente de passato e di tempi non poi così remoti.
Stesso record prima del match ma due direzioni differenti. Da una parte un team che, in regresso spaventoso, è attanagliato da una dirigenza inadeguata, anche se Jordan, qualche tempo fa criticò la NBA degli ultimi anni per il super potere accumulato da un paio di franchigie con tutte le altre a guardare, tuttavia è anche vero che tra le altre vi sono notevoli differenze.
Ad esempio tra Sacramento e San Antonio la differenza nel trend e nella storia è parecchia.
Questione di small market contro big market, di gente che vuol vincer titoli, guadagnare il massimo o vivere in città tentacolari piuttosto che paesaggisticamente splendide. Forse Charlotte non avrà nulla di tutto ciò ma è sulla mappa della NBA dal 1988 e dopo quei 4/5 anni di gavetta, iniziò a diventare una squadra di medio/alta classifica pur non vincendo nulla.
Questo apparentamento con i vecchi Hornets sembra piuttosto latente.
Si sta regredendo all’era Bobcats alla quale Kemba aveva dichiarato di non voler tornare, ma la freccia del tempo indica quella direzione.
Qualche leggero rumors estivo con il top player che potrebbe cambiare aria è leggero venticello ora, in una situazione complessa.
Ma mentre scrivo era ora d’andare a calcare il parquet.
Inutile parlare di cifre (nella parentesi indico qualcosa dei singoli deiLlakers: Clarkson 22 pt., Ingram 18, Caldwell-Pope 15 e Kuzma 12 + 14 rimbalzi) se il gioco non c’è e i parziali presi negli ultimi quarti evidenziano una totale incapacità di difendere.
 
Passavano pochi secondi dall’inizio della gara che già gli arbitri si accorgevano di problemi al cronometro.
Dopo un paio di minuti s’iniziava a far sul serio e Howard mancava un gancio contro il fratello del Lopez affrontato il giorno precedente.
I Lakers andavano invece in lunetta con Ball ma il suo 0/2 lasciava il risultato invariato con Howard a prendere il rimbalzo difensivo e poi quello offensivo per la correzione che ci dava il 2-0.
I Lakers pareggiavano alla stessa maniera con Ingram, approfittando dell’assenza di Howard.
Gli Hornets si riportavano sopra con il solito dribbling in crossover di Kemba che lasciava sul posto Ball e vedeva il capitano segnare in appoggio nonostante una spinta.
Il nuovo pareggio dei Walton boys non era un problema se MKG a 10:19 imitava il compagno con l’appoggio in entrata da destra, anche se molto meno frizzante, le difficoltà arrivavano dalla difesa che concedeva a Ball spazio per colpire da tre punti.
Il vantaggio gialloviola rimaneva un ricordo quando Williams entrando nel cuore dell’area si girava dalla posizione di spalle a canestro in palleggio, per battere il suo avversario con un lesto gancio.
A 9:16 Batum dalla diagonale destra vedeva l’infilata centrale portata da Howard dalle retrovie; passaggio perfetto e slam dunk a una mano del nostro n° 12 per il 10-7.
Con un paio di canestri gli ospiti si riportavano sopra ma la provvidenza si chiamava Kemba.
Il capitano a 7:46 mandava a infilarsi nella retina una tripla prima di segnare 21 secondi più tardi in pull-up.
I ragazzi di Walton tenevano il passo e raggiungevano a quota 15 i Calabroni che finivano nuovamente sotto (17-18) per colpa di B. Lopez e la sua tripla dalla diagonale sinistra a 5:55. Howard infilava 4 punti consecutivi per gli Hornets agendo dalle parti del ferro, i Lakers ne mettevano due ma in corsa sulla destra Monk alzava la sfera prima d’uscire dal campo per Howard che bombardava il cesto ospite in alley oop per il 23-20.
Gli Hornets allungavano sul +5 quando Bacon sporcava un pallone in difesa e Monk, lanciato in contropiede, passava in corsa dietro la sua schiena la sfera verso Graham che concludeva il contropiede in maniera semplice ed efficace per il 27-22.
La panchina però a difesa schierata trovava difficoltà a segnare mentre i Lakers recuperavano terreno chiudendo a -1 il quarto con l’arresto e tiro di Clarkson (29-28).

Howard rientra in difesa dopo aver segnato i primi due punti dell’incontro.

 
Il secondo quarto iniziava con Monk a fallire un tecnico fischiato contro il coach di LAL.
I californiani approfittavano dell’incapacità d’andare a canestro da parte dei viola/turchese portandosi sopra con il tap-in di Kuzma.
A 9:32 però O’Bryant, dopo aver già fallito da fuori, aggiustava la mira e segnava una delle sue rarissime triple per il 32-30.
L’alley-oop di Kuzma in fast break faceva risaltare il ritmo veloce impresso alla partita dai giovani Lakers che subivano un canestro da parte di MCW nel pitturato viola, ma facevano notare anche l’assenza di difesa dalle parti del ferro quando Howard non si trovava sul parquet, infatti, a 8:23 la dunk di Kuzma riportava la situazione in parità (34-34).
Clarkson segnava da sotto ma il rientro dei titolari 8salvo Graham) ridava spinta offensiva agli Hornets che trovavano subito Howard come terminale offensivo per due punti sicuri. Un jumper di Clarkson e una pesa di Kemba non finalizzata dalla transizione rapida dei Lakers davano a Charlotte la possibilità di pareggiare.
Kemba con il solito scatto felino andava a depositare dalla destra lasciando ball franargli addosso.
Due punti più fallo netto che Walker chiedeva ma gli arbitri non gradivano e fischiavano un tecnico che riportava avanti i losangelini.
Caldwell-Pope da tre mancava l’occasione mentre Kemba sul posto fintava proprio sul precedente tiratore, lasciandolo interdetto sull’azione che vedeva Kemba partire a razzo verso il canestro tagliando in due la difesa avversaria per depositare il nuovo vantaggio a 6:01.
A 5:34 però il numero cinque dei Lakers in transizione segnava da fuori il più due ospite (40-42) mettendo nei guai coach Silas che vedeva un paio di palloni ancora ballonzolare sul proprio ferro; due in & out che valevano il rimanere in gara e quando il fendente orizzontale fatto partir da Batum dalla sinistra trovava Marvin per un catch n’shoot pesante, gli Hornets pescavano il jolly del sorpasso. Howard respingeva l’entrata d’Ingram di mano destra al mittente, mentre in attacco andava a bloccare per Batum che uscendo dal blocco si allontanava e sparava due punti dal mid-range destro.
Gli Hornets mostravano qualche buona azione offensiva come la triangolazione larga che vedeva MKG cedere a Batum per poi andare in corsa a ricevere un bound pass che lo portava al tiro in salto a contatto con un difensore (Nance Jr.); canestro più addizionale realizzato e Hornets sul 50-44 a 2:23 dall’intervallo.
C.-Pope in elbow jumper e Marvin Williams al plexiglass muovevano un punteggio che Lopez e Walker con una bomba a testa facevano salire ancora (55-49) prima che Caldwell-Pope a un nonnulla dalla sirena stuccasse il punteggio sul 56-52, finale di primo tempo.

Un gancio vincente di Williams alla tabella sul finire del secondo qarto.

 
Le tendine rosse si aprivano sul secondo tempo e il divario tra un canestro e l’altro faceva da elastico tre i due e i quattro punti, riguadagnati da Howard con un running hook ritardato contro Lopez per il 60-56.
Kemba a 9:54 con un’azione ficcante si faceva spazio sotto per servire MKG che non aveva un controllo perfetto sotto canestro ma saliva per appoggiate facilmente contro una morbida difesa gialloviola.
Non così compiacente era Lopez sul tentativo successivo dello stesso n° 14.
La stoppata anticipava una tripla di B. Lopez che riduceva il gap al minimo (63-62).
MKG faceva scentro in entrata grazie al rimbalzo del primo ferro, poi era Kemba a sparare da tre, palla che s’impennava oltre il tabellone, rimbalzo di Howard e fallo su di lui.
Dalla linea il nostro centro splittava consentendo di rimanere sul +1 dopo aver incassato a 5:39 la tremenda tripla volante di Caldwell-Pope (66-65).
Una reverse d’Ingram non andava a buon fine e gli Hornets una volta tanto sfruttavano la transizione con l’apertura sulla sinistra per Graham che scagliava una freccia da tre punti a 3:55 che garantiva un vantaggio ben presto risucchiato dai californiani che riequilibravano la partita con un recupero difensivo e una transizione di Ingram (69-69).
A 3:03 Howard non chiudeva la boccaccia dirigendosi verso la panchina rivolgendosi un arbitro piuttosto permaloso. Tecnico e Charlotte indietro di uno…
Tre falli in 15 secondi fischiati contro Graham, Ingram in lunetta per un 2/2 mentre dall’altra parte Monk non segnava nemmeno per sbaglio…
O’Bryant dalla sua mattonella in separation e MCW per un fallo a metà campo finiva in lunetta segnando il 73-74.
Le distanze rimanevano quelle ma il punteggio finale dopo 36 minuti era di 75-76.
 
MCW segnava in avvio d’ultimo quarto il vantaggio di Charlotte in pull-up ma poi il neo entrato Brewer era liberato da un paio di passaggi sulla destra del canestro e trovava la via libera per due easy point.
Monk in uno contro uno finalmente segnava il suo primo canestro di serata dandoci il 79-78 mentre nelle fila dei Lakers saliva di tono Clarkson, MCW riusciva con una tripla dalla diagonale sinistra a darci di nuovo il +1 (82-81). O’Bryant a 9:01 con un gancio in ricaduta estendeva la leadership a tre punti ma Kuzma diventava la seconda spina del fianco, dopo Clarkson nel finale; realizzazione da vicino seguita da un coast to coast di Randle favorito da una scellerata conclusione di O’Bryant che non spendeva il fallo seguendo l’avversario in rientro.
Ancora Kuzma andava a stoppare O’Bryant in aiuto da dietro, poi serviva l’assist per Randle che non ce la faceva a mettere il reverse ma uno dei due liberi concessi andava a segno.
Monk non segnava e si faceva scappare Clarkson che a 7:20 cercava il canestro facile, O’Bryant spendeva il fallo sull’aiuto e il due su due del longilineo giocatore mandava oltre il singolo possesso i Calabroni (84-88).
La partita si sarebbe ancora potuta recuperare con la bomba di Williams a 7:05 che ci vedeva rientrare sul -1, tuttavia Charlotte cadeva proprio quando i titolari rientravano in campo.
Howard si faceva annullare un canestro per aver corretto un suo tiro con la palla attaccata al ferro, poi splittava ai liberi a 6:11 per l’88-92 ma Clarkson in entrata faceva invidia al porte aperte alla Renault.
L’officina degli Hornets però riusciva ancora a mettere una pezza con Marvin Williams in tap-in (errore MKG in entrata da sx), ma Caldwell-Pope protetto da uno schermo con Bacon al vano inseguimento faceva calare il sipario con la tripla del 90-97.
Quando a 4:49 Clarkson in palleggio mandava la sfera a rimbalzare sul parquet per trovare Randle spinto da Williams, arrivava anche il beffardo gioco da tre punti con il balletto nel mezzo del brutto giocatore dei Lakers.
90-100, tramonto completo con Clarkson a segnare a 3:25 dalla fine il -14.
Walker nel finale metteva cinque punti ma ormai era tardi.
99-110, chiaramente per gli avversari di turno…
It’s a dream away, Today, Today!
Vision in my cell begin to breed.
E ‘un sogno lontano, oggi, oggi!
Le visioni dalla mia cella cominciano a riprodursi…
Cit. Talk Talk da “Today”.
 
Pagelle
 
Walker: 6
23 pt. (10/22), 4 assist, 3 rimbalzi, 1 rubata. Gioca 28 minuti. Il rapporto punti/minuti è alto e al tiro non va male ma il voto l’abbasso perché nel finale invece di giocare si prende la responsabilità di sparare da tre inutilmente. Il 3/8 da fuori è già buono perché ultimamente non ne segna tantissimi in media.
 
Batum: 6
2 pt. (1/3), 2 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. Gioca 18 minuti limitato dal problema al gomito. Da equilibrio alla squadra fornendo un paio di veri assist. +5 di plus/minus.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
9 pt. (4/8), 6 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Se, quando gli Hornets sono bloccati in attacco deve arrivare lui a tirare o a tentare l’entrata, non siamo messi benissimo. Perde i duelli sui tentativi di schiacciata ma si ripropone bene in attacco in mancanza d’altro.
 
M. Williams: 5,5
13 pt., 3 rimbalzi, 3 assist. L’ultimo a cercare di dare linfa all’attacco di Charlotte in tempo utile, poi il suo fallo su Randle è la ciliegina sulla torta di una squadra che non riesce più a difendere.
 
Howard: 6,5
21 pt., 12 rimbalzi, 2 stoppate. Troppi turnover (5). Maggiormente coinvolto finisce con un 9/14 al tiro e un 3/6 dalla lunetta ma deve imparare a non protestare inutilmente. Lì sotto spesso fa male agli avversari ma nel finale non riesce a proteggere l’anello e va a vuoto o quasi in un paio d’azioni offensive.
 
Bacon: 5
2 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. 1/3 al tiro. Inadeguato nel finale, anche se sulla tripla di Caldwell-Pope poco avrebbe potuto fare, sebbene il suo goffo tentativo in rincorsa non sia dei migliori.
 
Graham: 6
7 pt., 3 assist, 3 rimbalzi, 1 rubata. 2/6 al tiro. Due buoni FT, una tripla e qualche difesa buona per far sbagliare i tiratori avversari ma nel complesso una prestazione non a livello della precedente.
 
Carter-Williams: 6
9 pt. (3/4), 2 rimbalzi, 2 assist. Bene in attacco, aggressivo in difesa, anche troppo. Meglio del solito anche se coinvolto nelle prime rotazioni in un classico ribaltamento del vantaggio pro avversari.
 
O’Bryant: 5,5
11 pt., 7 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Sembrerebbe una buona prestazione ma fa 5/15 al tiro e nel finale lascia Randle o altri colpevolmente troppo liberi. Prende qualche sfondamento.
 
Monk: 4,5
2 pt. (1/7), 1 rimbalzo, 3 assist. Una rubata. Un assist per Howard e uno per Graham… davvero belli ma non segna nemmeno a sparargli. Per attendere un suo canestro tocca aspettare l’ultimo quarto ed io ho peso la pazienza.
 
Coach S. Silas: 6
Ancora fuori Clifford. Qualche fonte aveva dato per probabili problemi di cuore, ma una fonte vicina al coach ha rivelato che non si tratta di questo. Marvin Williams dicendo che se solo avesse potuto sarebbe stato con loro, ha praticamente ammesso una situazione non risolvibile nel giro di pochi giorni, anche se non ha rivelato di che si tratti, anche se probabilmente lo saprà. Al suo posto Silas rischia di fare pessime figure. Questa squadra non la salverebbe nemmeno il “Pop”.

Game 24: Charlotte Hornets Vs Chicago Bulls 111-119 (OT)

 
Star Wars night alle porte contro i Lakers (domani notte) con il bobblehead di kaminsky per una parte dei fan che andranno allo Spectrum.
Io l’anticipo con un pezzo giacché anche commentatori e giocatori lo facevano.
Bene contro male.
Dualismo storico.
Dicotomia tra ciò che è bianco o nero, senza sfumature. Nella sua tragicità parrebbe esser questa fino a un certo punto la trama di Guerre Stellari.
Buoni contro cattivi, almeno sino al pentimento di Dart Fener (ex Anakin Skywalker), davanti al figlio Luke.
Profili psicologici, perle di saggezza del maestro Yoda che paiono tratte dal buddismo, duelli epici a colpi di spade laser ripropongono nuovi canoni ardenti che ricalcano epopee passate attingendo da duelli samurai o western in quell’uno contro uno che è anche alla base del basket.
Sul punto del non ritorno tinte fosche si mischiano alle sorti della galassia tenuta viva dalla speranza incarnata dalle forze ribelli e il frutto di una nuova era… il futuro nelle mani di chi è stato addestrato per il benessere dei suoi abitanti, imparentato con il braccio destro del “Male”…
Kemba Sky-Walker è di casa a Charlotte.
Ancor prima d’esser un Calabrone Jedi fu un Bobcats dell’ex Bulls Jordan.
Ora, proprio Jordan, insieme al popolo teal & purple punta su di lui per raggiungere i playoffs al quarto anno come Hornets.
Dopo due tentativi falliti e uno riuscito, questa sarà la stagione nella quale il potere di Walker potrebbe aumentare a dismisura, il problema è il contorno che offre poco supporto, ma la saga degli Hornets, come quella di Star Wars continua, dopo la sconfitta di stanotte avremo ancora due sfide contro i Bulls quest’anno per completare la quadrilogia ma soprattutto dopo essere scomparsi nel 2013 a New Orleans per volontà dell’attuale presidente dei Pelicans Tom Benson e ricomparsi dopo un anno di puro Spirit (come Yoda e Obi-Wan Kenobi), si sono (a differenza dei due tra parentesi) rimaterializzati, risorti…
Ecco del perché del titolo della pagina (per chi non l’avesse intuito).
Inutile dire che questa L casalinga contro l’unica squadra che in trasferta avesse un record peggiore del nostro rappresenta una solenne e cocente delusione.
Avrei voluto raccontarvi di una W, magari sofferta, la quale sarebbe stata il minimo sindacale ma qui non ci si avvicina nemmeno…
La stagione pare già essere compromessa, oltretutto con un roster così tirato i Calabroni, già vittime di alcuni infortuni dei titolari (Walker, Batum, ecc.), nella notte dovevano far a meno di Kaminsky e Zeller, oltre ai quali si aggiungeva Lamb dopo 8 minuti dal suo ingresso in campo.
Troppo per una squadra che al completo soffre comunque. Un progetto più commerciale che reale (in tutti e due i suoi significati) sembrerebbe.
Cho dorme e Jrdan e i suoi sottoposti non sono altrettanto alacri come i ribelli nel muoversi.
L’Impero dei Bulls non è mai stato così debole nella sua storia ma fa da termometro ai Calabroni (la metà delle vinte dei Bulls, peggior squadra in trasferta sino a questa partita, senza già più nulla da dire che arrivavano da 10 sconfitte consecutive sono arrivate contro Charlotte quest’anno…) che in versione natalizia decidevano comunque di fare il regalo a Hoiberg e ai suoi (Markkanen 24 pt., Dunn 20, Lopez 19, Holiday 17, Nwaba 11 e il rientrante Mirotic 6) facendoli passare al supplementare, tempo in più sulle gambe che potrebbe finire per infastidire ulteriormente Charlotte in back to back domani contro i Lakers.
 
Le formazioni:
 
Charlotte iniziava bene dimostrando buon attacco e difesa vogliosa.
I primi quattro punti della partita erano a favore degli Hornets, regalati da Howard:
Prima un tocco veloce in semigancio a superare Lopez, poi un solido banker in turnaround dal post basso destro.
I Bulls però mettevano a segno un parziale di 6-0 con Charlotte a lasciar molto a desiderare dal punto di vista offensivo.
Holiday infilava in pull-up i primi due punti, poi era Markkanen in tap-in a portare in vantaggio gli ospiti. Charlotte rispondeva liberando nell’angolo sinistro Marvin Williams che iniziava il suo buon primo quarto mirando e segnando un tre punti sul quale era toccato da un Lopez nettamente in uscita in ritardo.
Azione da quattro punti che riportava Charlotte sopra. Howard, dopo esser stato mandato a vuoto da una finta di Lopez, recuperava il tempo e annullava il tentativo del riccioluto centro avversario per andare dall’altra parte come un treno in coast to coast a schiacciare a due mani per il 10-6.
Markkanen infilava la tripla nonostante la marcatura ravvicinata di Williams, poi le squadre si scambiavano i favori in lunetta, ma mentre MKG andava a vuoto sui due suoi tentativi, Dunn (5:11) li trasformava (fallo dello stesso MKG).
Batum da tre dalla diagonale sinistra ci riportava in vantaggio prima che un tap-in di Lopez stabilizzasse la situazione a quota 13.
A 4:27 Batum tentava un’altra entrata, dopo l’errore iniziale in gancio corto, riusciva a correggere siglando il nuovo vantaggio.
Howard con un mid-range catch n’shoot dimostrava i progressi da quelle distanze fatti già intravedere nelle ultime partite, dopo di che, Dunn accorciava ma un Williams ispirato aggiustava la mira da sotto dopo esser salito pochissimo per spalmare la schiacciata sul bordo del primo ferro, riprendeva e segnava contornato da tre giocatori. Ottenendo anche il FT completava un’azione da tre punti in due tempi ma, altri tre punti in un tempo unico erano quelli da lui ottenuti sparando in ritmo a 3:07 per il 23-15.
Marvin raggiungeva i 10 pt. ma gli Hornets stoppavano il loro attacco dando la possibilità di rientro alle forze oscure di Chicago che vedevano rientrare Mirotic tra le proprie fila dopo un lungo stop.
Lo slavo a 1:57 segnava un gioco da tre punti con Kemba a prendere anche un tecnico.
Il gap di quattro punti di svantaggio della squadra di Hoiberg era ripianato e si tornava in parità a quota 23.
Con la panchina in campo e uno small line up Charlotte passava sotto prima di recuperare con Lamb che forzava un tiro a :54.7.
Chicago però segnava tre punti con Holiday (difeso da uno schermo) che subiva anche il tocco di un sempre più irriconoscibile MCW.
Azione da 4 pt. per i Bulls che segnavano con Portis un turnaround hook che andava oltre la difesa di Graham. 25-31 finale di primo quarto.
Preoccupante per i punti concessi agli ospiti…

Howard fa una bela prestazione. Qui schiaccia nel primo tempo davanti al finlandese Markkanen.
Ancora una volta però non basta.
Foto: Nell Redmond, AP

 
I Tori iniziavano anche il secondo quarto caricando a testa bassa, Nwaba saltava di netto MCW ma trovava sotto canestro Lamb che splendidamente annullava due punti già in tasca per il sicario di Hoiberg.
A 11:03 Graham segnava una tripla e O’Bryant in difesa scipava un pallone aprendo la transizione a destra verso il liberissimo Graham, tutto inutile per un clear path di Mirotic che dava comunque beneficio a Charlotte poiché il lungo di riserva trasformava i liberi riavvicinandoci a un solo punto di distanza.
Le squadre sbagliavano qualche canestro con MCW ancora a fallire da sotto svitandosi male, tuttavia a colpire era ancora Charlotte dal corner destro con Monk che bombardava da tre per riottenere il vantaggio (33-31).
I Bulls andavano in lunetta due volte ricavando altrettanti punti per riequilibrare la situazione sugli anni raggiunti da Cristo, poi finalmente Carter-Williams con un eurostep chiuso in fing and roll faceva qualcosa di buono prima del nuovo pareggio di Grant.
Partita punto a punto: botte e risposte:
Lamb, Grant, Howard, Lopez, Batum erano i nomi di coloro che aumentavano il proprio tabellino prima che anche Walker, clamorosamente a secco sino a 5:15 del secondo quarto s’iscrivesse alla voce punti segnando un tecnico (3 secondi).
Un perfetto bound pass di Batum (in movimento circolare) innescava MKG che da sotto segnava in schiacciata dopo diversi errori personali al tiro.
Valentine però sorprendeva la distratta difesa di Charlotte che commetteva fallo concedendo il nuovo pari ai Bulls a quota 44.
A 3:31 Valantine, sottodimensionato rispetto a Howard, commetteva fallo in anticipo sul passaggio verso in nostro centro.
Due FT tirati benino ma solo un ½ per l’uomo che compiva gli anni in giornata.
Il punto di divario consentiva alle squadre di superarsi più volte fino che uno scambio mobile tra Walker e Graham vedeva riposizionarsi il primo nel corner sinistro sfruttando il passaggio del secondo che dava la possibilità di portarsi sul 52-50 a mezzo tripla del capitano.
Valentine segnava a :04.9 l’ultimo canestro dei primi 24 minuti restituendo totale incertezza al match sul 52 pari.
 
Chicago iniziava male la ripresa.
A pochi secondi dall’inizio batteva una rimessa dal proprio fondo campo ma l’intesa non era perfetta e MKG arrivava sulla palla per la più comoda delle schiacciate.
Lopez in flash dunk pareggiava ma Dunn danneggiava i suoi commettendo fallo su Walker.
Dal mio punto di vista la stoppata sulla tripla era buona ma l’uscita dal cilindro e il tocco successivo sul tiratore ancora in salto costringevano gli arbitri al fischio ritardato.
Tre liberi a segno più un’entrata di Walker che non riusciva a battere Lopez ma lo lanciava in verticale sopra di se vicino a canestro erano pane per il rimorchio di Howard che raggiungeva la sfera e schiacciava.
Valentine e Markkanen riavvicinavano i Bulls a -1 ma a 8:16 per un fallo di Holiday MKG mancava l’appoggio in entrata. Due liberi e +3 Hornets (61-58).
Canestro di Holiday oltre MKG che lamentava un blocco in movimento di Lopez (c’era) ma finiva per prendere un tecnico che i Bulls fallivano…
A 7:36 una tripla lunga del finlandese avversario era premiata dagli arbitri che vedevano il tocco di Williams in uscita.
Tre liberi giustamente concessi che il glaciale rookie venuto dalle galassie del nord non falliva.
Howard lanciava un gancio senza parabola e la combinazione stretta nel pitturato Dunn/Lopez mandava sul +4 gli ospiti (61-65).
Howard però segnava appoggiando al vetro e il ferro salvava i Calabroni da un tiro di Dunn.
Gli avvenimenti prendevano una piega benevola per la squadra orchestrata da Silas che riusciva a pareggiare a 6:24 con una poderosa schiacciata frontale bimane di MKG che raccoglieva l’entrata di Batum in dribbling dalla sinistra. Il francese in difesa stoppava Grant cancellando il nuovo vantaggio Bulls, il punteggio invece volgeva a favore di Charlotte con Williams che raccoglieva un’apertura bassa ma non esitava a sparare da tre punti dalla diagonale sinistra infilando la retina a 5:59 per il +3.
Dunn, Howard e Lopez alzavano il punteggio sul 70-69. MKG segnava in tap-in su errore di Batum, Chicago replicava, poi la nostra ala tirava corto andando a ricercare la sfera, contesa da un paio di Bulls.
Si finiva con la palla alzata dagli arbitri tra lui e Valentine.
MKG aveva la meglio, ma Kemba s’incartava in palleggio e veniva salvato dalla voce di Silas che dalla panchina usava il time-out con il giusto tempismo Nwaba stoppava Charlotte ma dall’altra parte Holiday era cancellato da un Howard alla quarta stoppata in serata.
A 2:35 la soluzione interstellare esterna di Walker connetteva sfera e retina con gli Hornets a scappare sul +4 (75-71) prima che Holiday con due canestri di buona fattura raggiungesse nuovamente i fuggitivi.
Howard nel finale riusciva a dare un margine di vantaggio a Charlotte di 4 pt.
Prima un rolling hook su Lopez a 1:06 dalla sirena, poi sulla luce rossa l’ex Magic, Lakers, Rockets e Hawks inventava un pull-up su una gamba che chiudeva il quarto sul 79-75.

Foto da USA Today di The Asociated Press.

 
L’avvio dell’ultimo quarto era un monologo dei Bulls che sfondavano i rimasugli della panchina di Charlotte che prendeva un parziale di 8-0 prima che Graham si buttasse dentro e con una finta costringesse al fallo un difensore.
Il 2/2 riportava i Calabroni a -2 (81-83) ma i Bulls non sbagliavano un colpo in attacco entrando con facilità nel pitturato, riuscendo anche a colpire con Mirotic da tre dall’angolo sinistro.
Una mazzata che valeva l’83-88 ma Graham fluttuando nel pitturato diveniva insperata fonte di punti, confermandosi con uno step-back a cui seguiva il canestro dell’87-88. Portis a 6:57 realizzava da tre ma Graham non mollava la presa, all’inseguimento colpiva anch’esso da fuori con una bomba frontale.
I Bulls segnavano con un pull-up di Dunn e tornavano sul +5 quando l’ultimo scorer imbeccava Nwaba in back-door bravo a sfuggire alla marcatura di Batum.
A 5:37 arrivava il time-out di Charlotte che era salutato subito dopo da tre punti di Walker che dopo aver assistito al primo errore di tiro dal campo dei Bulls andava in entrata a guadagnarsi un gioco da tre punti con il quale ribaltare il vantaggio (96-95) a 5:07 dal termine.
Nwaba spingeva i suoi sul +3 con un’entrata in schiacciata che aiutata dall’anello finiva dentro, poi salvava su Howad a pochi passi dal canestro.
Il nostro numero 12 si rifaceva stoppando Lopez mentre Batum a 3:08 offriva la possibilità a Dwightone di rifarsi anche offensivamente, trascinando in corsa tre difensori di Chicago su di se per saltarli con il passaggio verso il numero 12 che ne metteva due semplici.
Un canestro in jumper di MKG a 1:53 dalla fine dei regolamentari ci portava sopra, ma un parziale di 0-5 chiuso da Markkanen a mezzo tripla (1:12) ci dava per sfavoriti nel finale.
Dopo un paio di punti per parte MKG si presentava in lunetta per due tiri cruciali a 34:4 dalla fine.
Primo con il brivido che saltava dentro e secondo perfetto. 104-106…
Dunn non uccideva la partita con il suo tiro dalla lunga, Howard afferrava il rimbalzo e Walker tracciava traiettorie imprendibili in accelerazione, ma Dunn andava a dare una manata al capitano sull’appoggio.
:05.3 dalla fine e due liberi ancor più tragici di quelli di MKG.
Il capitano non tremava e portava la partita ai supplementari giacché Dunn sull’ultima azione non trovava il canestro.
 
Nell’OT si partiva sul 106 pari e a sbloccare il punteggio era Lopez dal pitturato alto, troppo solo.
Holiday sbagliava una tripla e passava malamente un pallone mentre Howard batteva quattro liberi segnandone due.
Ristabilita la parità, restavano ancora 2:49 da giocare.
Dunn riusciva ad arrampicarsi sulla materia oscura andando a segnare da pochi passi dal canestro oltre la montagna Howard, poi un passaggio verso Howard, forse leggermente forte, non era controllato dal nostro centro, che perdeva un pallone importante.
Markkanen, infatti, era trovato libero da oltre la linea e non sbagliava per il 108-113.
Kemba in entrata riportava a un possesso lungo il divario, Charlotte potrebbe pareggiare ma Batum dalla sinistra falliva la bomba, così per un paio di falli di Williams sul finlandese si arrivava al bonus che il rookie dei Bulls sfruttava pienamente.
A 1:04 dalla fine i Tori viaggiavano sul +5 ma a :55.4 ancora un’iniziativa di MKG… solo due liberi e ancor peggio solo uno realizzato…
A 26 secondi dalla fine Howard si presentava in lunetta per fallo di Lopez (espulso) ma il suo zero su due era grave, tuttavia il tap-out di Williams concedeva un frontale lungo il capitano che non ci pensava sparando d’istinto un tiro che gli dava torto.
Costretti al fallo con MKG su Dunn, l’1/2 allungava il brodo sul 111-116.
Un paio di palle perse nel finale dagli Hornets, ormai in tilt, lasciavano perplessi con la gente che già sfollava prima del tempo, ancora una volta delusa da un team che pare più un progetto commerciale che una squadra ben amalgamata.
 
Pagelle
 
Walker: 6
20 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 1 rubata. 5/16 al tiro. Luke SkyWalker. Abbinamento già fatto. Non esce sempre vittorioso dagli scontri nella saga di Lucas ma è un valoroso guerriero che riesce a sconfiggere il padre, Fener che lo aiuta contro i fulmini di Palpatine uccidendo il suo corruttore, prima di tornare purificato come spirito. Starkiller avrebbe dovuto essere il cognome originale, ma, giudicato troppo minaccioso, il camminatore dei cieli in serata inizia timidamente, non esiste come nei prequel sino alla fine. Va a fiammate, forse condizionato dalla spalla. Spara troppo da tre, tornando sulla terra in fatto di percentuali. Se si ferma lui tutto è perduto. Dai 47 a Chicago ai 20 oggi, ma non è quello il punto. Soffre in difesa.
 
Batum: 5
9 pt., 6 rimbalzi, 10 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Jabba the Hutt. Questa specie d’escargot molliccia e gelatinosa mi ricorda qualche tratto di Batum, senza offesa… Sarà che da quando ha firmato il contrattone le sue prestazioni risultano inferiori (anche se intorno ha compagni meno abili di un tempo), tuttavia il cinico personaggio è bravo a gestire i propri interessi. Fornisce assist a profusione ma con 4/14 e qualche errore di troppo nei momenti che contano non può essere nemmeno il terzo violino. Scelte di tiro azzardate in turnaround fade-away che potevano esser gestite meglio. Chicago sceglie cose semplici, noi no…
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
15 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. C1-P8. Un drone capace di comunicare con ogni tipo di sistema informatico. Potrebbe specializzarsi nell’infiltrazione e anche se dimostra limitate capacità offensive, grazie alla sua intelligenza cestistica può essere in grado di vincere duelli contro avversari meglio equipaggiati di lui. In realtà avrebbe bisogno di doti atletiche superiori. Credo sia, dall’infortunio alla spalla, calato di un paio di gradi a livello fisico, anche se la sua mobilità sul parquet e il suo impegno restano elevati. 5/10 al tiro anche se si fa stoppare facilmente e perde un paio di palloni, va a cercarsi la lunetta dimostrando d’aver capito come attaccare la difesa di Chicago. Sfortunatamente manca un FT abbastanza importante.
 
M. Williams: 5
17 pt, 9 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Chewbecca. Lo wookiee di oltre due metri non ha un ruolo ben definito, ma in alcune occasioni può divenire prezioso aiuto. Comprimario d’élite. Finisce con 6/11 al tiro, inizia alla grande e mette buoni canestri ma nel finale si scorda Markkanen o non riesce più a tenerlo nel duello tra una vecchia e una giovane volpe.
 
D. Howard: 6,5
25 pt., 20 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 6 stoppate. Mace Windu. Interpretato da Samuel L. Jackson che chiede per partecipare al film di utilizzare una spade laser dalla luce violetta per distinguersi dai buoni o cattivi (verdi e blu per i primi, rosse per i secondi) è un maestro Jedi potentissimo che rimane vittima del tradimento di Anakin SkyWalker. Il giovane infatti mozza la mano al membro del consiglio che stave sconfiggendo senza particolari problem il temibile Palpatine, capo di quello che sarà L’Impero Galattico. Howard non è così saggio e non ha parole misurate come il personaggio interpretato da Jackson ma se riuscisse a usare la Forza in maniera adeguata sempre… Finisce con un 11/23 dal campo e sole due palle perse. Purtroppo una è in un momento topico e anche il 3/8 ai liberi è un passo indietro rispetto agli ultimi tempi. Due FT sono mancati nel momento meno propizio ma una doppia doppia con un 2 davanti è tanta roba per Charlotte che lo vede anche fermare i Bulls per sei volte in stoppata. Non sempre però è attivo e reattivo in difesa.
 
J. Lamb: 6,5
4 pt., 2 rimbalzi, 2 stoppate. Ian Solo. Ex contrabbandiere di canestri pro statistiche, quest’anno è divenuto un factotum. Rimbalzi, assist e difesa oltre all’attacco. Un solista che si è messo a disposizione del gruppo intuendone l’importanza per cercare di raggiungere insieme con esso il benessere dei playoffs. Finisce con 2/5 al tiro e la partita in anticipo (solo 8 minuti) per una contusione rimediata. Bravo in difesa, in attacco si arrangia ma non deve esagerare da tre punti. Senza Kaminsky e Zeller, perso anche lui dalla panchina, Charlotte fatica in maniera enorme a trovar punti prima di trovare Graham.
 
Carter-Williams: 4,5
2 pt. (1/5), 1 rubata. Palpatine. Troppo spesso ha finito per tradire la fiducia del team giocando contro, anche se non volontariamente. E’ il lato oscuro della panchina, continua a fallire tanti tiri e a fare sciocchezze o a farsi battere troppo facilmente in difesa. Una buona rubata e un fing and roll sono le uniche cose buone della sua partita.
 
Monk: 5,5
3 pt., 2 rimbalzi, 1 rubata in 10 minuti. Yoda. Jedi di bassissima statura, guai a darlo già perdente contro i colossi NBA. Può sorprendentemente confondere i difensori usando le sue finte, può scagliare onde di forza da tre punti da grande distanza o stordire gli avversari con le sue finte ma per diventare maestro deve affinare le sue armi con l’esperienza e usarle con consapevolezza e saggezza. Troppo frettoloso al tiro, è uno shooter che non ha ancora trovato il suo ritmo nella NBA. Non riesce a capire come crearsi spazio e quando tirare. Non è facile ma può farlo. Peccato che continui a sparare a vuoto, anche se in un’occasione il ferro gli dice no beffardamente. 1/5 al tiro.
 
Graham: 7
Obi-Wan Kenobi. 12 pt. 2 rimbalzi, 2 assist. 4/7 al tiro. Esce a sorpresa dalla panchina. Silas gli da fiducia e fa bene. Un giocatore che s’impegna in difesa e che trova buoni canestri per tenere in partita nel quarto quarto Charlotte. Corre in soccorso dei compagni e usa il suo tiro laser per sezionare la difesa avversaria.
 
O’Bryant: 4
2 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. Il panchinaro O’Bryant che aveva mostrato buone cose in precedenza nella sera è Dart Maul. Brutto da vedere, oltre al tabellino a suo favore c’è uno sfondamento conquistato su Zipser, ma il suo 0/3 dal campo e la sua difesa un po’ scimmiottesca non rimarranno nella memoria dei tifosi.
 
Bacon: 6
2 pt. (1/1). Gioca soli 4 minuti, trascinato nel gorgo negative del plus/minus dalla panchina. In attacco mette dentro un bel reverse layup con personalità e abilità.
 
Coach S. Silas: 6,5
Simpaticissimo. Sfortunatamente ha una parte della squadra che non ha grinta o capacità. Persi i due lunghi e il principale rifinitore dalla panchina in serata s’inventa Graham e chiama un time-out per salvare Walker. Stile moderato, chiede fermamente ma pacatamente alcuni falli non concessi sino al replay finale sulla ripartenza di Batum. Gli arbitri non concedono il clear path e Charlotte finisce ancora k.o.. Lo si vede fare gesti disperati nel finale quando i suoi buttano via gratis un paio di passaggi… Non merita questo scempio.

Flash News 08/12/2017

Emergenza lunghi in casa Hornets alla viglia della sfida contro i Bulls.

Frank Kaminsky e Cody Zeller hanno sofferto due infortuni differenti nella sfida contro i Warriors.

 

Niente rivincita per il Tank contro la “sua” Chicago.

 

Se il Tank ha subito una distorsione alla caviglia destra mettendo appoggiando la punta dei piedi in maniera troppo instabile, Zeller ha subito una lacerazione al menisco mediale all’interno del ginocchio sinistro e sarebbe fuori a tempo indeterminato.

Due infortuni d’entità differenti dunque.

Se Frank probabilmente rimarrà a riposo almeno contro i Bulls e probabilmente contro i Lakers (partita in back to back), per il secondo, le cose potrebbero allungarsi rispetto a un rientro che dovrebbe essere possibile con l’inizio dell’anno nuovo.

Tuttavia… se dovesse rendersi necessaria un’operazione per il nostro attuale secondo centro, allora Marvin Williams potrebbe aumentare il suo minutaggio e O’Bryant trovar spazio dalla panchina, giacché in contemporanea la nostra bench ha perso in un sol colpo i suoi due lunghi.

Due giocatori dalle caratteristiche differenti ma che, con una delle panchine meno performanti della lega, potrebbero pesare nei minuti nei quali i titolari non saranno schierati sul campo per le normali rotazioni che consentano loro di riposare un po’.

Con Clifford out a tempo indeterminato potrebbe rientrare nelle rotazioni, richiamato e limitato dal two-way contract anche Mathiang dalla lega di sviluppo.

In casa Bulls Mirotic è in dubbio dopo un lungo infortunio.

Per stanotte comunque l’obiettivo è solamente la vittoria per non perdere altro terreno verso la corsa playoffs.

Game 23: Charlotte Hornets Vs Golden State Warriors 87-101

 
Quando hai a che fare con ritmi vertiginosi (82 partite l’anno) e cerchi di proporre qualche introduzione interessante e inerente o crisalide del pezzo puoi essere colpito dal “bloco del scritore”, no, non è un errore di battitura, è per descriverla alla Natalino Balasso.
Qualche idea l’ho già in mente, qualche tematica c’è, ma l’abbinamento al pezzo è sempre scelta difficile.
Oggi sfogliavo un giornale e accorgendomi che al Forum di Assago (MI) c’è Caparezza, leggevo una sua intervista nella quale citava Spirit of Eden.
Lo spirito paradisiaco era quello infuso da Mark Hollis nel disco fatto uscire dai Talk Talk nel 1988, guarda caso l’anno di fondazione degli Hornets.
I Talk Talk passarono da gruppo commerciale (personalmente apprezzo tutta la loro discografia al contrario degli hater che disdegnano il prima o il dopo la loro crescita/mutazione) a gruppo di ricerca sperimentale.
Questo gli costò il distacco dalla loro etichetta discografica (EMI) e strascichi giudiziari.
Il più grande insuccesso del gruppo (mancava anche un pezzo lancio) è oggi stato rivalutato dal pubblico e da molti artisti, compreso colpevolmente con almeno una ventina d’anni di ritardo…
A mio avviso il disco, che etichettare come ambient o altro sarebbe riduttivo, segnava la ricerca di una spiritualità ampia trasmessa da una musica che rallenta e si liquefà leggera, proprio sul fine decennio che segnerà il trionfo delle rese orarie (solo plusvalenze, niente più volti) e il passo alla mutazione antropologica dell’uomo “moderno”.
Un disco coraggioso (segnava inevitabilmente l’uscita del gruppo dai circuiti commerciali) e incantevole e inadatto ai ritmi frenetici di chi ama solamente generi musicali “potenti” che tuttavia ha il pregio d’esser in armonia con l’universo prima di mutare nuovamente in una forma vicina al jazz.
Gli Hornets in serata, ancora privi di coach Clifford (auguri a lui per una pronta guarigione, anche se non c’è ancora dato sapere i tempi di recupero) in panchina ritrovavano per la seconda volta Stephen Silas, figlio d’arte che, come nel disco dei Talk Talk, per compiere l’impresa doveva inventare sul momento qualcosa d’armonico e sorprendente.
Senza Curry (due settimane circa di stop per lui si dice) i Warriors risalivano dalla Louisiana in cerca di un’altra vittoria per non perder il passo dei lanciatissimi Razzi.
Kerr trovava in Thompson (22 pt.), ma soprattutto in Durant (35 pt., 11 rimbalzi, 10 assist) le chiavi di violino per vincer la partita.
Young dalla panchina aiutava con 10 pt..
I secondi e terzi violini degli Hornets stasera si dimostravano scordati finendo per suonare una strana melodia, poco struggente e inefficace.
Nulla da fare nemmeno per l’effetto Spectrum Center, pochi i giocatori di Charlotte che hanno incarnato lo spirito battagliero del gioco in un palazzetto gremito anche di maglie dei Warriors, specialmente con il n°30.
La partita comunque non è mai stata in discussione, messaggio nella bottiglia per Jordan e Cho, i quali non possono recriminare su eventuali assenze, sebbene Kaminsky in serata sia uscito dopo 5 minuti per una distorsione alla caviglia.
 
Le formazioni scelte ai coach:
 
Prima partenza in quintetto per Quinn Cook nella Queen City e difese fresche a farla da padrone nel primo minuto e mezzo.
Il primo canestro arrivava per merito di Thompson che a 10:23 colpiva in transizione dalla diagonale destra.
Charlotte rispondeva a 9:54 con l’appoggio di Walker in solitaria, verificatosi perché bravo a intercettare un passaggio orizzontale.
Durant segnava un tiro pur marcatissimo e un canestro di Howard non era convalidato per fallo precedente sul passaggio lob di Batum.
Charlotte cercava ancora con un pallonetto il centrone che nel traffico agguantava la sfera e appoggiava a tabella il 4-5. Golden State a 8:25 segnava alla sua maniera; tripla da tre di Durant mentre Charlotte rispondeva a stretto giro con il passaggio dal post basso sinistro di Howard per il taglio di Williams con appoggio.
I Warriors toccavano quota 10 ma Charlotte con una penetrazione di MKG dalla linea di fondo destra conclusa da oltre il ferro in reverse pareggiava a 6:04.
Cook sfruttava un raddoppio sulla sinistra per farsi trovare libero e pronto all’appuntamento sulla conclusione dalla destra da tre e anche se Howard segnava il -1 prendendo un rimbalzo offensivo, gli Hornets cedevano il passo agli ospiti che mettevano a segno un parziale di 9-0 iniziato a 5:17 da un 2/2 di Durant dalla linea della carità (fallo chiamato a Howard in ripiegamento/marcatura) e concluso dallo stesso Durant con un pull-up frontale.
A 3:01 quindi Silas era costretto a chiamare il time-out sul 12-22.
Batum faceva ripartire il punteggio degli Hornets e Lamb saltava Iguodala in palleggio per andare a depositare nella retina ma ancora Durant segnava passando in dribbling veloce Batum per ripristinare i 10 pt. di vantaggio (16-26). Zeller in tap-in correggeva l’errore al tiro di MCW (il secondo sulla stessa azione) per poi lottare e vincere su un rimbalzo difensivo ed esser spostato irregolarmente sul possibile rimbalzo in attacco.
L’ultima azione rischiava di sfumare ma Batum si ritrovava palla tra le mani, tuttavia si accontentava di un tiro dalla media che rimbalzava sul ferro lasciando le squadre sul 18-26.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) drives on Golden State Warriors’ Kevin Durant (35) during the first half of Wednesday’s game at Spectrum Center. Chuck Burton AP

 
Il secondo quarto al via vedeva avvantaggiarsi i Warriors che con Iguodala segnavano da sotto e sebbene a 10:45 Carter-Williams accelerasse in palleggio nel pitturato fino a chiudere di destra in maniera vincente, Livingston tagliava in diagonale evitando le chiusure di sorta per farsi trovare al momento giusto per chiudere in schiacciata sul passaggio ficcante.
Kaminsky si faceva male in attacco arrestandosi male in punta di piede destro in modalità zampa di gatto (neko ashi dachi di karate), la differenza consisteva nel non appoggiare le dita a terra, sulla punta la caviglia compiva un movimento innaturale in avanti costringendolo al rientro immediato (sulle sue gambe) negli spogliatoi.
I Warriors allungavano.
La differenza la faceva Young che centrava due triple mentre dall’altra parte in negativo il protagonista era MCW che da sotto appoggiava oltre il canestro pur godendo di libertà assoluta grazie a un’idea vincente di Lamb che eseguiva un passaggio smarcante.
Lamb mancava però il tiro mentre dall’altra parte sulla baseline destra Thompson scavalcava in jumper anche l’ultimo baluardo difensivo Zeller (7:56).
Charlotte rimaneva a secco con le sue bocche da fuoco, vittime della difesa ospite ma Zeller tornando su Iguodala lanciato in appoggio in transizione inchiodava la sfera alla tabella.
Il vecchio campione però s’inseriva su una connessione Walker/Williams un po’ telefonata e andava da solo a schiacciare in transizione rifacendosi.
A 7:26 il punteggio di 20-40 era eloquente. Lamb a 7:08 per il -18 e una schiacciata di Bell sul ferro interno non cambiavano la sostanza.
I bianchi allungavano sfruttando la coppia Dutant/Thompson. Era quest’ultimo a infilare il 22-48 dal corner destro.
Un black-out offensivo e difensivo fatale a Charlotte. Charlotte, sull’incredibile -26, trovava una penetrazione di Walker chiusa con il fallo di Pachulia per una giocata da tre punti e una bomba di Batum (la prima a segno di tutta la squadra) per riportarsi sul -20 (28-48) prima che Kerr usasse un time-out.
West in attacco portava uno schermo non fermo, il suo slittare in anticipo costringeva al turnover i suoi mentre dall’altra parte un assist teso leggermente in diagonale da Walker a Zeller sulla sinistra vedeva il nostro ex centro titolare abbassare le molle del canestro per andare alla schiacciata bimane.
Un mortifero Thompson da tre colpiva ancora ma Walker si svegliava definitivamente andando in dribbling a superare il suo marcatore prima di fintare il passaggio in corsa e depositare saltando le ultime protezioni a canestro.
A 1:03, da oltre l’arco, Kemba raggiungeva Batum per numero di triple in serata e anche se la difesa di Charlotte non era premiata su un buon tentativo di recupero palla, con canestro finale da pochi passi di Durant, il capitano superava il nostro francese realizzando la seconda bomba a :31.3 mandando la gara sul 38-53.
Il punteggio resisteva sino alla seconda sirena.
La differenza di 15 punti stava soprattutto nelle percentuali.
Un 50% per i Warriors (21/42) e un 31,5% per Charlotte (17/54) compresi il 50% da oltre l’arco dei primi e il 27,3 dei nostri.

Batum prova a controllare Durant che finirà in tripla doppia.

 
L’avvio di terzo quarto mostrava ancora ancora un Durant in gran forma; buono il suo arresto e tiro dal palleggio oltre un MKG che sembrava un normale difensore.
Marvin Williams però ci regalava 5 punti di seguito.
Prima andando in fing and rolla infilare il cesto da pochi passi, poi scattando sul passaggio di Walker, metteva a segno l’appoggio da pochi passi sfruttando il pick and roll sul quale i Warriors spendevano un fallo inutile aggravando la loro posizione.
Marvin a 10:50 si presentava in lunetta chiudendo la giocata da tre punti facendo scendere il distacco a 12 pt. (43-55).
Il time-out di Kerr era ben speso perché i Guerrieri mettevano a segno un mini break di 6-0 prima che MKG dallo spigolo destro del pitturato mettesse fine alla corsa dei gialloblù.
Le difficoltà però rimanevano palesi e con Charlotte tutta schiacciata in area, bastava il passaggio fuori per innescare la tripla aperta di Durant che non si faceva pregare per un tiro automatico da tre punti che lanciava sul 45-64 la formazione ospite.
Charlotte provava a riemergere a 7:56 con un fast break, la triangolazione iniziata da Walker era allungata da Williams che vedeva Howard chiamare l’alley oop, realizzarlo, insieme al libero supplementare per un disperato tentativo d’arrestarlo in volo.
Un ½ di Walker dalla lunetta ottenuto con uno shake n’bake su Bell ci portava sul -13 (51-64), i Guerrieri tuttavia rimanevano in controllo del match riuscendo a trovare azioni che li portavano a canestri semplici.
Durant tracciava la geometria del bound pass per la dunk di West prima, nel mezzo Howard guadagnava FT realizzandone buona parte seguito da 4 punti di Batum prima che il n°35 ospite disegnasse il rainbow per l’alley-oop di McGee che solo schiacciava a una mano.
Batum in uno contro uno avanzava sino alla FT line per realizzare il 63-75, inoltre a 1:15 il francese, realizzando una tripla, riavvicinava a “soli” 11 pt. (66-77) i teal & purple. Casspi da sotto e Zeller, lanciato da un passaggio football di Batum ritoccavano il punteggio ma non mutavano il divario prima della terza luce rossa.

Alcune Honey Bees in serata, sorridenti (almeno loro) intrattengono il pubblco.

 
Thompson apriva l’ultimo atto segnando due punti poi apriva la strada nel pitturato a Livingstone che tagliando mostrava le sguarnite retrovie di Charlotte.
A 10:31 Graham mostrava responsabilità prendendosi tre punti facendo slittare i Calabroni a quota 71.
Batum usciva per riposarsi, Kemba rientrava dopo la tirata del terzo quarto, anche Howard, con un po’ di riposo in più rimetteva piede sul parquet e a 9:45 centrava il canestro con un gancio in turnaround al vetro.
A 6:56 si apriva un’improvvisa possibilità per Charlotte: tripla di Walker in prendi e tira su assist di Carter-Williams.
Il tabellone segnava il 78-85, Charlotte si lanciava per un fast break guidato da Walker che serviva in maniera magnifica a pochi passi dal canestro tutto solo MCW che sbagliava ancora clamorosamente l’appoggio del -5.
La colpevole Charlotte pagava a caro prezzo colpita da un parziale di 8-0:
Young al tiro dalla FT line bravo ad andare oltre Walker, Thompson con una tripla volante passando dietro lo schermo e Iguodala a 4:33 in transizione (in media i TO concessi ma troppi punti presi da fast break) superava Walker per passare tra Batum e MKG con quest’ultimo a spender un fallo per i tre punti del n° 9 avversario.
80-95… dal possibile -5 al rapido -15.
Qualche spettatore lasciava l’Arena intuendo il risultato finale nonostante la lunga e incompiuta rincorsa.
C’era solo il tempo per un grande appoggio in left hand di Walker e un tiro di Durant che s’insaccava proveniente dal settore destro dopo aver fintato un paio di volte su MKG prima che venisse concesso del tempo alle panchine fino a fine gara.
La partita si chiudeva sull’87-101, mai veramente in discussione.
 
Pagelle
 
Walker: 6
24 pt., 6 rimbalzi, 5 assist, 2 rubate. Finisce con un 8/21 dal campo. Perde solo un pallone e rianima Charlotte nella seconda parte ma quando i Warriors fanno il vuoto nemmeno lui c’è, fermato diverse volte (4 stoppate prese). Crea molto ma può poco.
 
Batum: 6
15 pt., 5 rimbalzi, 4 assist, 2 rubate. 6/12 al tiro, ne sbaglia qualcuno importante ma ne mette altri difficili. Potrebbe dare qualcosina di più, anche se è uno dei protagonisti del riavvicinamento sul -7 in una partita con luci e ombre.
 
Kidd-Gilchrist: 4,5
6 pt., 3 rimbalzi, 1 stoppata. Ne prende tre di stoppate provando ad andare troppo semplicemente al ferro senza difender palla. Purtroppo viene martorizzato da Durant che quando alza i suoi lunghi arti da fermo unisca velocità e precisione. Nulla da fare per il nostro numero 14 che non riesce a star dietro al n° 35 avversario.
 
M. Williams: 5
7 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. Un -23 come +/- da brividi. Aiuta Charlotte a inizio ripresa con 5 pt. ma sbaglia tre bombe, una scagliata con troppa fretta dalla top of the key. Per fare il salto di qualità servirà più di un M. Williams che gioca 29 minuti “grazie” all’infortunio di Kaminsky.
 
Howard: 5,5
14 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. Non posso dire che domini. Finisce con un 4/10 al tiro e un 6/7 ai liberi, dove dimostra buona mano ma le sue cifre rispetto a inizio stagione sono in calo e fa un po’ fatica a usare armoniosamente il suo potenziale fisico.
 
Kaminsky: s.v.
0 pt. (0/1), 1 rimbalzo. Gioca 5 minuti e si fa male alla caviglia. Una distorsione alla caviglia. Vedremo per quanto ne avrà…
 
Lamb: 5
6 pt., 6 rimbalzi, 1 assist in 19 minuti con 3/11 dal campo. Walker tenta di rincuorarlo dopo una scorribanda andata male, ma lui non trova il tocco magico in serata. Meno performante d’inizio stagione perde anche un paio di palloni, uno incuneandosi nel pitturato facendosi sporcar palla dall’old West.
 
Carter-Williams: 3,5
4 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Gioca 15 minuti. Gli assist sono, anzi, è solamente uno… Disastroso al tiro con 2/9 migliorato nel garbage time con una dunk solitaria, riesce a mancare almeno due facili appoggi da sotto completamente libero. Polpastrelli di marmo, costa la possibilità di andare sul -5… Se questo è il sostituto di Walker il rischio a Carter non ha pagato…
 
Zeller: 6,5
6 pt., 8 rimbalzi, 2 assist, 1 stoppata. E’ l’unico Hornet, di quelli che non giocano il garbage time ad avere un plus/minus positivo, anche se solo di un punto. Lotta come ultimo baluardo difensivo e a me piacciono la garra e la grinta che dimostra. Meno importante di altri giocatori e incisivo in attacco ma la via per un team come Charlotte dovrebbe essere questa.
 
Bacon: s.v.
0 pt., 3 rimbalzi in 6 minuti. 0/1 al tiro, un po’ al di fuori dagli schemi.
 
Monk: s.v.
0 pt. (0/1). Gioca solo gli ultimi 4 minuti di partita. Priva un tiro frettoloso, un lungo due dalla destra, un po’ scentrato.
 
Graham: 6,5
5 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. 2/3 al tiro, una persa e +11 di plus/minus in 13 minuti. Merita per la difesa e per la tripla a inizio ultimo quarto. Poco spazio per un giocatore che, vista la panchina, potrebbe prendere un po’ più di minutaggio, anche se davanti è abbastanza chiuso.
 
O’Bryant: 5,5
0 pt. (0/2), 1 rimbalzo, 1 assist. Prova un paio di tiri come il suo solito quando gioca gli ultimi minuti, ma questa volta non gli entrano. Troppo egoista, anche se non giocando mai lo posso comprendere.
 
Coach S. Silas: 6
Fa quello che può (cioè poco) con la squadra a disposizione. Tira le rotazioni comprendendo che i migliori sarebbero dovuti rimanere in campo nel terzo quarto e il più possibile comunque a cavallo dei due decisivi quarti. Nulla da fare. Incrocia un Durant in serata super e qualche giocatore lo “tradisce” in fase offensiva.

Game 22: Charlotte Hornets Vs Orlando Magic 104-94

Iniziando da una narrazione più “agile”, a metà tra il classico il Carlito’s Way style, partendo da metà tempo, quando gli Hornets partivano con nove punti di vantaggio trovandosene solamente uno a fine terzo periodo, complice una panchina largamente inadeguata e poco coesa che anche stanotte non ha mostrato grandi miglioramenti ci sono da fare alcune considerazioni…
Per fortuna il rientro di Kemba Walker ha fatto la differenza e la squadra, dopo quattro sconfitte consecutive, ha fatto il suo dovere battendo in casa i Magic.
Ludovico Ariosto e il suo poema cavalleresco l’Orlando Furioso si prestano a presentare la partita giocata questa notte tra la folle Orlando e la troppo spesso ignava Charlotte.
Un po’ anche perché Orlando si è dimostrata in alcuni tratti del match nervosa e incline alla furia, più fine a se stessa che agonistica, in una partita che avrà un’intro un po’ più lunga del solito, dove i parallelismi, anche forzati, servono a presentare qualcosa che va oltre lo sport.
Orlando, uno dei protagonisti della vicenda, perde completamente il senno quando l’amata Angelica, donna splendida, della quale è innamorato anche il cugino d’Orlando, Rinaldo, fugge dall’accampamento dove era tenuta in custodia.
La ragazza, durante la fuga incontra Medoro, giovane saraceno del quale s’innamora e con il quale condivide l’avventura.
I due innamorati, in stile romantica “fuitina” incidono su di un albero i loro nomi, così quando Orlando arriva sul posto, vedendo il simbolo del loro amore e sapendo successivamente da dei contadini della notte di nozze tra i due, passata proprio sul letto ospite sul quale riposa, impazzisce e inizia a distrugger qualsiasi cosa gli capiti a tiro.
Anche i Magic, dopo un buon inizio, hanno disintegrato il loro lavoro perdendo numerose partite di seguito prima di tornare alla vittoria ieri sul campo dei Knicks.
La speziata storia raccontata da Ariosto, per ritrovare il senno perduto dell’amico, il guerriero Astolfo, vola con l’ippogrifo sul pianeta selenico (lunare), dove ritrova la ragione d’Orlando.
Tornato sulla terra Astolfo fa odorare a Orlando il senno da un’ampolla. L’amico ritrova la ragione ma è tardi… Angelica e Medoro fuggono in Catai.
Angelica però, bella e capricciosa come la sorte, rappresenta in generale quell’avvenimento mutevole che, chi sceglie d’incamminarsi su un sentiero, molto spesso è costretto a inseguire e che mette in risalto la condizione umana d’incompletezza e di ricerca della soddisfazione, del vano desiderio che produce quella felicità che ha un decadimento breve e si chiama vittoria (specialmente se fine a se stessa) nello sport.
La relazione tra l’amata che diviene una specie d’oggetto del desiderio e le loro pulsioni quindi svela il loro essere, la loro condizione…
La condizione (fisica e mentale) di Charlotte secondo me è di qualcosa che si muove per forza d’inerzia.
Poche le cose che funzionano parlando in generale della stagione.
Walker trascina un team che ha poche note liete e un problema d’entourage compreso il coaching staff.
Proprio Clifford questa sera, influenzato, non sedeva sulla panchina di Charlotte lasciando posto al “giovane” Silas.
La squadra non ha più il gioco offensivo brillante e sfarzoso di due anni fa, ma ciò che è peggio è che la difesa ha perso efficacia e grinta, specialmente lontano da casa dove lo smarrimento è simile quello del protagonista del poema ma non produce “rabbia” o grinta.
Al momento è probabilmente il team con il più alto differenziale negativo tra potenzialità (inespresse) e risultati…
Ad ogni modo nella notte, Orlando, che arrivava dal B2B, forse leggermente stanca, finiva per pagare un 52-40 a rimbalzo e i 13 palloni che la squadra di Vogel si faceva rubare in serata contro i soli 5 strappati dai Magic che hanno fatto segnare 24 assist contro i soli 17 degli Hornets, però, spesso fermati fallosamente e quindi maggiormente avvantaggiati dalla lunetta con un 33/40 contro il 12/14 degli ospiti che hanno avuto come top scorer Evan Fournier con 18 pt. seguito dal vice Simmons con 15.
Charlotte ha mostrato un attacco equilibrato con scelte di tiro quasi equamente suddivise con, ovviamente, il solito Kemba Walker a spiccare su tutti con i suoi 29 pt. finali nonostante un 1/8 da fiori ma un perfetto 14/14 dalla lunetta e un +13 di plus/minus che come la scoperta dell’acqua calda dice dell’importanza dell’attuale uomo franchigia di Charlotte per i risultati del team.
I due starting five:
La partita iniziava in maniera un po’ sfortunata per Charlotte a cui i ferri dicevano di no un paio di volte:
A Batum sulla prima conclusione e a Howard sul secondo tentativo, mentre nel mezzo, dall’altra parte a 11:36 Vucevic portava in vantaggio i Magic con un tiro in ritmo dalla top of the key.
Gli Hornets ribaltavano il risultato a 10:57 con l’unica tripla di serata firmata Walker.
Il 3-2 era ampliato da MKG che a una mano segnava dalla vernice colorata.
I Calabroni restavano in vantaggio grazie a giocate come quella di Batum che serviva Marvin sotto il canestro leggermente a destra per un facile canestro (sebbene Williams temporeggiasse troppo sull’alzata consentendo al difensore in ritardo di riposizionarsi meglio) quella di Howard che rubava palla nella nostra metà campo e si produceva in un coast to coast alla Kemba dando alla palla i giri giusti sul fing and roll nonostante la furba spallata di Vucevic.
Il libero non entrava ma gli Hornets viaggiavano sul 9-4 ugualmente prima cha Simmons da tre dall’angolo sinistro (over Batum) e Fournier ritrovassero la parità (9-9).
Fournier con un fade-away dalla baseline destra andava oltre Howard colpendo per il secondo vantaggio di serata dei ragazzi di Vogel, i quali erano nuovamente raggiunti a 8:02 da un mid range jumper dalla destra di MKG.
Sul possibile rimbalzo però Howard sbracciava esageratamente colpendo Payton al volto e modificandone il ciuffo.
Due liberi allo stesso minuto e secondo, flagrant 1 chiamato all’ex Hawks e Orlando con la palla in mano.
La palla a spicchi era sfruttata a dovere dagli ospiti che realizzavano 4 pt. dal nulla grazie ancora a Payton in entrata.
Simmons a 7:23 faceva toccare un gelido -6 agli Hornets che tuttavia alzavano la temperatura grazie a un canestro a testa delle star Howard e Walker.
Simmons era fastidioso per la difesa di Charlotte che incassava un altro canestro dal numero 17 prima che Batum finisse in lunetta a splittare per il 16-19 a 5:18. Howard correggeva sopra il ferro un pallone che lasciato andare da Kemba in entrata con giro di Walzer avrebbe meritato l’applauso alla prima (conclusione), così h gli arbitri chiamavano l’interferenza annullando la giocata.
Charlotte si rifaceva sotto a 4:02 quando Kaminsky centrava una tripla (19-21) e pareggiando a mezzo lunetta (3:44) con Batum.
Simmons però s’incuneava negli spazi vicino a canestro per segnare il nuovo vantaggio della squadra sponsorizzata Disney.
Nel finale era ancora Kaminsky a rendersi protagonista intercettando un passaggio arretrato (in diagonale) di Simmons verso Speights, transizione e poderosa flash dunk del tank per il 26-23, finale di primo quarto.
 
Il secondo quarto vedeva gli Hornets bloccarsi inizialmente a livello realizzativo, così le triple di Speights e DJ Augustin allontanavano i Magic sul 26-29, divario che raddoppiava a 10:21 quando, dopo la finta, DJ Augustin era colpito da MCW sulla shooting motion.
Tre liberi a segno e Magic sul 26-32…
L’Afflalo spin dance nel rettangolo colorato con appoggio ravvicinato mandavano Charlotte sul -8.
Toccava a Lamb a 9:32 sbloccare l’attacco con un jumper. Zeller si procurava due liberi e segnandoli mandava Charlotte sul 30-34.
Lamb imitava Kaminsky saltando e andando sulla linea di passaggio di Afflalo, intercettando la sfera a MCW in campo aperto non rimaneva che schiacciare in solitaria.
Afflalo a 7:32 con un bel fade-away vanificava gli sforzi di Lamb in copertura ma il nostro numero tre ricevendo sul lato debole percorreva la baseline sinistra arrestandosi a cavallo dell’area e proteggendosi con la spalla destra faceva secco Afflalo ricambiando il favore.
Kaminsky con un teardrop pareggiava, l’ex Biyombo butttava giù Lamb in entrata, il quale, per portare in vantaggio gli Hornets doveva passare dalla lunetta.
A 5:05 Frank continuava a compiere buone giocate, smarcamento da Hezonja e ricezione su passaggio verticale di Batum, altra schiacciata del tank facilitato dall’assenza di Vuc impegnato contro Howard.
A 4:34 una delle giocate di Howard che amo quando gli riescono; una swooping left hand, praticamente un gancio in corsa di sinistro lanciandosi che superava la mano protesa di Vuc che cercava la stoppata.
Kemba metteva altri due punti portandoci sul +4 (44-40) prima che Payton riuscendo a servire l’ex campione della gara delle schiacciate Gordon, gli ricordasse come fluttuare in aria e chiudere l’alley-oop a una mano in stato di levitazione.
Kemba tuttavia con le sue scorribande portava a casa sei liberi (tutti segnati).
Vucevic a 1:35 commetteva fallo su Howard che ringraziava e allungava con un 2/2 sul 52-42 prima che un catch n’shoot da fuori di Gordon diminuisse il divario a 7 punti a 1:01 dalla sirena dell’intervallo.
Chiudeva Williams dalla lunetta con una transizione sulla quale arrivava il fallo contemporaneo di Hezonja e Fournier in ripiegamento che più che cercar palla miravano le braccia del nostro numero 2 prima che potesse alzare per concludere.
Il 2/2 era l’atto finale dei primi 24 minuti.
Si andava a riposo con il risultato di 54-45.

DECEMBER 04: Evan Fournier #10 of the Orlando Magic runs into teammates Kemba Walker #15 and Michael Kidd-Gilchrist #14 of the Charlotte Hornets during their game at Spectrum Center on December 4, 2017 in Charlotte, North Carolina. (Photo by Streeter Lecka/Getty

 
Il secondo tempo partiva sul +9 a favore degli Hornets (54-45) e diventava ben presto una sfida tra Walker e i “triplisti” della Florida, i quali segnavano per primi con una bomba di Fournier a 11:37.
Walker rispondeva con un foating jump shot in area e su una transizione Kemba si liberava della sfera dando a Batum che lestamente girava per Williams, il quale in ritmo colpiva (10:46) da tre punti per il +11 (59-48).
Gordon da tre infilava ancora il cesto degli Hornets da oltre l’arco mentre a 10:03 Kemba dalla lunetta si divertiva a bombardare con un 2/2 a gioco fermo.
Fournier dalla destra centrava ancora la retina da fuori per la terza tripla ospite nel quarto, però Kemba deviando un pallone difensivo consentiva il recupero ai nostri che si lanciavano in contropiede dove MKG da vicino sfruttava l’assist del capitano.
A 8:55 l’elastico tornava ampio, cioè a 11 pt., quando Walker passava facilmente Vucevic e sorprendeva Fournier sull’aiuto andando a depositare il più classico degli appoggi senza resistenza.
A 8:41 il francese ospite realizzava solamente il secondo dei liberi concessi ma 21 secondi più tardi un’altra sua tripla diminuiva il gap tra team a sette punti (65-58).
A 7:46 la faccenda tornava a farsi di Walker che in gran controllo del proprio corpo esibiva una semplice ma efficacissima sospensione dalla media per il 67-58.
Batum e il suo step back separation su Simmons al centro dell’area viola procacciavano altri due punti che facevano oscillare ancora il vantaggio di Charlotte sul massimo raggiunto in precedenza ma Payton dal corner sinistro segnava da tre punti.
A 6:29 c’era da segnarsi la penetrazione di Batum che in una rara entrata segnava in fing and roll battezzando i Magic.
Gordon nel traffico era bravo a chiudere contrastato dalle parti del canestro, poi un curioso episodio… tecnico Vucevic per un fallo speso su Howard sul quale non era d’accordo e tecnico a Simmons ancora allo stesso minuto e secondo; sul primo Nic falliva, sul secondo, battuto da Walker, nessun problema.
Iniziava a entrare la panchina.
A 4:42 Frank rimpiazzava Marvin ma Charlotte reggeva ancora con MKG che si aggirava dalle parti del canestro e segnava a 3:54 trovato da un passaggio saltato del nostro numero 5.
Fournier con una strong drive e tiro acrobatico realizzava, passi di Batum in attacco e Payton trovato in corsa andava a spinger Zeller fuori dall’orbita difensiva utile…
Con la panchina in campo la squadra ospite rientrava nonostante Batum stoppasse bene il connazionale in transizione e andasse a battere due FT (1/2) per l’istintivo fallo del transalpino ospite.…
Kaminsky mancava due liberi a 1:40, quindi Orlando a 1:15 iniziava a riavvicinarsi con l’ennesima tripla di quarto, questa volta scagliata da DJ Augustin per il 75-70.
Gli Hornets con la panchina erano incapaci di segnare e Biyombo, un ex, schiacciava a una mano prima che sulla successiva azione difensiva Zeller spingesse d’anca all’ultimo DJ Augustin che in lunetta infilava i liberi del -1.
Si chiudeva il capitolo del terzo quarto ma il finale rimaneva aperto partendo da un 75-74.

Dwight Howard (12) and the Hornets looked to continue their recent dominance over Nikola Vucevic (9) and the Magic. (Streeter Lecka / Getty Images)

 
L’ultimo quarto iniziava con un passaggio schiacciato verticale sul lato sx effettuato da Kaminsky per il taglio in back door di Lamb che percorreva la linea di fondo e chiudeva in salto reverse proteggendosi con il ferro (11:49). DJ Augustin in attacco passava dietro un blocco per andare a concludere bene dalla media.
A 9:33 tuttavia Zeller fintando un pick and roll si girava all’interno penetrando da solo e chiudendo d’autorità in potente e rapida schiacciata a una mano.
Una rubata di Carter-Williams c con passaggio a centro area del play di riserva era ben sfruttata da Kaminsky che fintava il movimento iniziale liberandosi del difensore che per inerzia lasciava via libera alla schiacciata del Tank protetto alle spalle da Zeller che subiva una spintarella di Speights in rientro.
Il n°5 avversario però non si accontentava e andava a buttare giù Cody accendendo un principio di rissa.
Due FT a 9:15 per Charlotte e altrettanti punti anticipavano l’azione successiva con palla lasciata agli Hornets e Speights in campo.
Lamb dieci secondi più tardi si procurava due liberi nel pitturato viola.
Le realizzazioni spedivano gli Hornets sul +9 (85-76) prima che Speights schiacciasse sul ferro la dunk tra i fischi del pubblico e la panchina degli Hornets esaltasse il lavoro difensivo, pulito, di Zeller che dava il via a un possibile canestro di Kaminsky ma l’ex Clippers, frustrato spendeva un fallo andando a sedersi in panchina.
A 8:41 Frank splittava ma i Calabroni andavano sul vantaggio in doppia cifra che si ampliava ulteriormente quando Lamb entrava in area e ritardava il dolce tocco a una mano (mancava all’appello il fallo d’Afflalo per tocco sull’avambraccio del nostro numero tre) che faceva ricadere la palla a spicchi perfettamente nella retina. Il parziale era interrotto da Vucevic che rollando sfruttava sotto il canestro il vantaggio di cm e kg contro Kemba a 4:23.
Kemba in attacco falliva il jumper ma MKG era presente a rimbalzo e sulla seconda possibilità Howard mostrava progressi segnando con un due punti in sospensione da distanze medio/alte da due pt.. Payton, liberissimo sul corner sinistro (Hornets che rinunciavano a difendere sul tiratore), colpiva solamente il ferro ma Gordon a 3:16 subiva un fallo sotto canestro e riportava a 10 i punti di distacco. Era ancora Payton a guidare male l’attacco dei Magic andando in corsa a commettere un banale sfondamento centrale su Walker che a 2:42 si procurava altri due FT infilandoli per far toccare i 100 pt. a Charlotte.
Vucevic era uno degli ultimi ad arrendersi e aumentava di due unità il punteggio sul suo tabellino quando il cronometro diceva solamente 131 secondi alla fine…
A 1:47 bastava il minimo movimento a Howard per l’ankle breaker su Vucevic che finiva per le terre lasciando via libera alla potenza del nostro centro che chiudeva la running slam dunk a una mano per il 102-90.
Batum scheggiava il ferro da tre punti provando da sinistra, Gordon invece si faceva respingere dall’anello la conclusione da fuori, così, dopo la schiacciata in solitaria di Simmons, gli Hornets giocavano con il tempo finendo per segnare con il passaggio tagliato in diagonale di Kemba che vedeva Batum ricevere e infilare da sotto canestro il 104-94 finale a :40.5 dalla fine.
Pagelle
 
Walker: 7,5
29 pt., 2 rimbalzi, 7 assist, 3 rubate. 1 stoppata. Chiude con 7/16 al tiro, inficiato da un 1/8 da fuori. E’ l’unica nota stonata della serata, l’insistenza da fuori. Per il resto conquista FT con movenze feline, elastiche, incollato al parquet manda a male mezza difesa dei Magic se non tutta in alcune azioni. Imprendibile trascinatore contro i Magic.
 
Batum: 6,5
11 pt., 11 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Il 3/8 al tiro è medio basso ma va in doppia doppia accennata con punti e rimbalzi. Presenza utile contro i Magic.
 
Kidd-Gilchrist: 7
11 pt., 8 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata. 5/9 al tiro e 11 pt. in 25 minuti, nei quali mostra una buona difesa andando a dar fastidio e deviando palloni. Servirà il miglior MKG contro i Warriors.
 
M. Williams: 6
7 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Finisce con un 2/4 al tiro, difesa sufficiente, accompagna l’attacco prendendosi pochi spazi.
 
Howard: 7
12 pt., 9 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Tre canestri insoliti e quattro pregiati per Howard che mostra un repertorio notevole in fase offensiva. Dietro controlla tranquillamente il centro opposto.
 
Lamb: 6,5
12 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Finisce con un 4/4 dalla lunetta, anche se il 4/10 dal campo non è tra le sue migliori performance. Comunque è un giocatore migliorato. Difende e attacca, anche se non gli va bene non perde la fiducia. Duella con Afflalo avvincentemente. Sblocca la bench nel secondo quarto.
 
Kaminsky: 6,5
14 pt., 9 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Finisce con un 6/14 dal campo questa versione di un Kaminsky a doppia faccia. Bene nel primo tempo, un po’ in difficoltà nella ripresa. Tutto sommato in 23 minuti apporta punti e rimbalzi mostrando qualche bella giocata.
 
Zeller: 6
6 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, 2 stoppate. In 18 minuti l’apporto è discreto nonostante i due turnover e l’1/3 al tiro con un piazzato che cade sordo scheggiando il bordo esterno del primo ferro. + 3 di plus/minus.
 
Carter-Williams: 6
2 pt., 3 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata. Finisce con un misero 1/5 dal campo e un paio di palloni persi. In difficoltà nella seconda parte, meglio nella prima, raggiunge la sufficienza per la pressione che mette sugli avversari. In 13 minuti spende un paio di falli.
 
Bacon: 5,5
Anonimo veneziano o Moro di Venezia? Mah… il colored non mi convince. Gioca 10 minuti prendendo un rimbalzo e sbagliando un tiro. Comprimario.
 
Coach Stephen Silas: 6,5
Novità in panchina perché Clifford non c’è per l’influenza. Promosso allora il figlio d’arte… Rispettato nell’intera NBA forse mette il pilota automatico don cd dettato da Clifford per far girare la macchina. Tutto fila liscio e quando la vettura sta per sbandare, dentro i titolari che recuperano la pericolosa china presa sul finire del terzo periodo.

Game 21: Charlotte Hornets @ Miami Heat 100-105

 
I Calabroni calavano come droni a Miami.
La guida tecnica radiocomandata dalla panchina affidata a Clifford, complici le trasferte precedenti denotavano una squadriglia in avaria lontana dal proprio territorio di caccia.
Pochi gli alibi per le deludenti trasferte precedenti (1-9).
Nel mese di Natale gli Hornets cercheranno quella materia oscura sconosciuta che legherebbe l’universo e si tradurrebbe in coesione e armonia sul campo per cercar riscatto:
Non perdere ancora fuori casa per non distrugger la stagione ed esser colpiti dall’ultima cometa.
Senza la sua stella più brillante gli Hornets si affidavano all’energia del brillante Lamb, alle prese con una borsite al ginocchio sinistro ma “facilitato” dall’assenza di Whiteside nelle fila avversarie.

Con e senza Walker…

 

 

Un Lamb visto da me che ha provato a evitare la sconfitta di Charlotte ma le sue precarie condizioni fisiche e le comete piovute dal cielo di Miami nel finale non hanno permesso a Jeremy di compiere la sua missione.

Partita equilibrata e divise sudate per Charlotte che però nel finale ha incassato un parziale di 0-9 che ha finito per compromettere il buon esito dell’incontro.
Altra serata deludente dal punto di vista del risultato.
Nessun regalo esterno quindi di Charlotte ai propri tifosi con l’assenza di Walker e le precarie condizioni fisiche di Lamb che hanno finito per incidere sul match come il massimo in carriera di Richardson (27 punti) e il 25% da tre di Charlotte contro il 40% degli avversari, che, dopo un pessimo inizio da oltre l’arco, complice la difesa di Charlotte, recuperando rimbalzi e muovendo palla, hanno finito per avvantaggiarsi per l’incapacità di chiuder per tempo gli spazi a quelle latitudini e longitudini.
 
Le Formazioni:
 
La palla a spicchi sorgeva al centro del campo e tramontava subito nel quadrante degli Hornets che buttavano via un paio di palloni con Batum che cercando di servire Howard era anticipato la prima volta e andava lungo con il lob la seconda.
Miami non ne approfittava sparando a salve da fuori, finiva così per passare in vantaggio Charlotte a 10:46 con l’appoggio di MKG a tabella.
Williams colpiva con un catch n’shoot da transizione mentre MCW in attacco forzando l’entrata trovava l’aiuto del secondo ferro per trovare il 7-0.
A 9:22 il punteggio si sbloccava anche per Miami ma solo ai liberi.
Waiters realizzava solo il secondo per il 7-1.
Un tecnico a Spolestra a 8:55 per lamentele su un possibile fallo sotto il nostro canestro più un canestro di Howard in jumper da oltre la top of the key e una dunk frontale di MKG a 8:17 facevano volare gli Hornets sul 12-1 mentre Miami sbagliava con Waiters da tre e Winslow trovava sulla sua strada un Williams stellare che di sinistra stoppava il tentativo relegando gli Heat a uno 0/10 dal campo…
Carter-Williams scappando sulla baseline sinistra forzava il fisico di Richardson che non reggeva al primo impatto e lasciava via libera a due pt. in entrata per il sostituto di Walker.
Richardson poi apriva male passando alle maglie bianche che portavano un contropiede con Batum che dava fuori misura a MKG per evitare l’intervento difensivo, il nostro numero 14 salvava al volo toccando indietro verso lo stesso Batum che segnava da sotto il 16-1.
Miami a 5:46 segnava il primo tiro dal campo con Richardson in appoggio e faceva centro da tre a 4:57 con T. Johnson per il 16-6.
Olynyk, alla prima azione difensiva, entrato al posto di Adebayo concedeva due FT a Howard che realizzandoli tutti e due riportava il vantaggio alla dozzina di punti, ma, anche se Miami iniziava a riavvicinarsi, c’era il tempo per un tiro di Howard in gancio dal post basso destro che faceva secco Olynyk per il 21-9.
Ancora Howard con un semiacrobatico a contatto con il lungo bianco riusciva a segnare ugualmente un tiro non semplicissimo.
La replica dell’ex Celtics valeva tre punti mentre Batum perdeva il terzo pallone servendo uno spettatore cercando MCW in un quadrante scoperto.
Ne approfittava Olynyk, con Howard in panchina, andando a guadagnare e segnare due liberi.
La difesa a tutto campo di Miami rallentava e rendeva più difficoltose le operazioni di Charlotte che si affidava tre volte a Batum per il tiro; errore sulla prima conclusione, corpo in avanti per evitare il difensore e appoggio alla tabella per due punti sulla seconda e uscita a ricciolo per un catch n’shoot riuscito da tre dalla diagonale destra per tornare al vantaggio in doppia cifra (28-17).
Una persa di Monk costava la transizione e tre punti di Ellington.
Il monaco si rifaceva poco dopo; spinto da T. Johnson sul jumper realizzava due pt. dalla lunetta.
I primi 12 minuti si spegnevano quindi sul 30-22 pro Charlotte.

MCW contro Dragic.

 
Ellington inaugurava il secondo quarto colpendo ancora da tre punti, Zeller cercando di alzare palla vicino al canestro avversario si faceva sfilare l’oggetto del desiderio ma rimediava in difesa volando altissimo in aiuto per spazzar via di sinistra una conclusione di Waiters.
La linea degli absidi era collegata da Monk per MKG che riceveva dalla nostra metà campo difensiva e appoggiava per inerzia il 32-25.
Miami rientrava lentamente grazie alla minor intensità difensiva della panchina.
Kaminsky aveva un flash offensivo approfittando dello spazio concesso per la tripla:
A 7:41 gli Hornets andavano sul 37-31 ma Ellington sfruttando il gioco perimetrale di passaggi si trovava con km di spazio per mirare e realizzare da fuori il 37-36.
Time-out consigliato da Clifford a 6:33 e undici secondi dopo il rientro in campo primo canestro di Lamb che rientrava in possesso della sfera dopo aver cercato il passaggio ravvicinato (deviato) per Zeller; in ricaduta il nostro numero tre infilava dal pitturato.
Un elbow jumper tirato su dal palleggio consentiva a Jeremy di raddoppiare i punti e l’assist corto di Carter-Williams per Zeller che si muoveva bene sotto canestro per l’appoggio a due mani davano a Charlotte il +5 (43-38).
Richardson si ergeva a comico protagonista nel finale: prima subiva una pallonata nelle parti basse da Batum che, in difficoltà sulla rimessa dimostrava di non aver proprio mira per i passaggi nel primo tempo, poi, sfruttando l’inerzia della partita rubava palla a MCW per segnare il sorpasso in running dunk e dopo il tecnico (realizzato da Dragic per proteste di MCW), rovinava un altro contropiede e il cibo di uno spettatore a bordo campo rovesciando i suoi pop corn. Qualche fallo di troppo fischiato a Howard in attacco fra tre secondi e interventi poco regolari per liberarsi consentivano a Miami di reggere e finire avanti il primo tempo con un libero di Olynyk che segnava il 49-50, finale dei primi 24 minuti.

Miami Heat’s Kelly Olynyk (9) drives as Charlotte Hornets’ Malik Monk, center, and Cody Zeller (40) defend during the first half of an NBA basketball game, Friday, Dec. 1, 2017, in Miami. (AP Photo/Lynne Sladky)

 
Si rientrava sul parquet con un sorprendente Howard bravo a segnare un sette piedi dalla sinistra oltre Adebayo… Richardson con una penetrazione in diagonale effettuava il sorpasso prima che Marvin Williams dalla sinistra fintasse e con un passo segnasse in jumper riuscendo a liberarsi del proprio difensore.
Dragic mancava un tecnico ma segnava dalla linea di fondo destra per il nuovo vantaggio Miami, il controsorpasso era affidato ancora a Williams che in entrata, cadendo, toccava con la destra andando a contatto con il numero 11.
Gioco da tre punti e Hornets sul +2, raggiunti da Miami poco più tardi prima che Batum realizzasse in sospensione il 58-56.
Dragic provava da tre dall’angolo destro senza che nessuno lo pressasse, MKG, il più vicino, si arrendeva ma lo sloveno sbagliava, non così Waiters a 8:01 che effettuava bene il tiro per il canestro pesante del 58-59.
Su un passaggio per Adebayo, Howard spendeva d’istinto il quinto fallo andando a posizionarsi in panchina.
Il rookie di casa in Florida segnava solo uno dei liberi facendo toccare a Miami quota 60, raggiunta anche dai Calabroni per merito di Carter-Williams, in entrata resasi necessaria dopo il rallentamento delle operazioni da parte di Zeller.
Dopo due pt. di Charlotte Richardson colpiva frontalmente da tre sul secondo possesso offensivo di Miami, Marvin Williams rispondeva con la bomba dalla sinistra per il saliscendi che vedeva tornare sopra la Queen City (64-63) prima che l’orbita alta dipinta da Waiters dal corner destro finisse insieme alla sfera dentro la retina.
Batum innescava con un passaggio sotto MCW che a 5:13 subiva il contatto ma realizzava i liberi del 66 pari.
T. Johnson sorrideva infilando la tripla del 68-69 ma Cody correggendo un errore al tiro di Monk mostrava segnali di una partita che continuava a essere combattuta, inoltre in transizione MKG apriva sulla sinistra per Williams che scagliava una freccia avvelenata da tre punti per il 73-69 a 3:09 dalla terza sirena.
Miami comunque nel finale prendeva quattro punti di vantaggio grazie a un Richardson al tiro in ritmo.
Il 75-79 era punteggio sul quale entrare nell’ultimo quarto.
 
Monk in entrata di destro apriva le danze, Lamb spinto fuori dalla sua orbita da un’evidente spinta di Ellington trovava il magnetismo con la retina infilando il 2/2 che permetteva ai Calabroni di pareggiare (79-79) a 11:03 dal termine. Ellington con leggera finta si liberava di Lamb e in entrata realizzava il +2 che Jeremy non era disposto ad accogliere segnando a 10:02 dalla media l’ottantun pari. J. Johnson ai liberi per il nuovo vantaggio, mentre Batum se la risolveva da solo in attacco creandosi spazio per il tiro andando poi a segnare con la tripla l’84-83 a 9:31.
Lamb inventava un canestro sfuggendo a Waiters (19 pt. finali per il giocatore di Miami) con un giro esitazione sulla linea di fondo per poi trovare spazio sotto canestro nonostante Olynyk provasse a fermarlo in tutti i modi.
Batum a 6:50 serviva Frank sotto mandandolo in lunetta. Il 2/2 ci dava il +3 ma un open 3 mancato da Batum consentiva a Miami di beneficiare dell’attacco. Errore al primo tiro, rimbalzo di Olynyk e tripla di Waiters per il nuovo equilibrio a quota 88.
Lo scambio di canestri era circa paritario e i due liberi a 2:36 di Carter-Williams (spinta di Dragic lontano dalla palla e bonus raggiunto) servivano per spingerci sul 96-95.
Gli Hornets però pagavano l’assenza di Kemba nel momento cruciale.
Dragic in jumper andava a segnare oltre Zeller spingendo un parziale di 0-9 che si chiudeva con due punti di Richardson che batteva il nostro francese per il 96-104.
Gli Hornets segnavano con Lamb, altissimo appoggio al vetro e portando una trappola in raddoppio nell’angolo cercavano di forzare la mano.
Kaminsky a :17 5 dalla fine segnava il -4 in schiacciata ma a Charlotte non rimaneva che spender fallo o quasi, infatti, dei pessimi arbitri (molto sottili per tutta la serata nella gestione, con falli che nella NBA fischiano ogni passaggio della cometa di Halley) fischiavano contro Batum un tocco che non esisteva, avvantaggiando di fatto gli Hornets.
A undici secondi dalla fine Richardson (27 punti totali) segnava un libero solamente ma c’era poco tempo; Lamb sparava da tre ma non la metteva.
Finiva così sul 100-105 per la squadra orchestrata da Spolestra.
 
Pagelle
 
Carter-Williams: 6
12 pt., 4 rimbalzi, 6 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 4/7 al tiro e un paio di palle perse. Partita controversa di MCW che butta via un pallone nel finale provando qualcosa che non so nemmeno se sia stata considerata un tiro… L’energia difensiva c’è. I cm no e non ce la fa a contrastare il n. 16 Johnson nel finale in post basso. Il duello con Dragic lo vince lui.
 
Batum: 5,5
13 pt., 5 rimbalzi, 5 assist. 5/14 al tiro e 4 palle perse… Come quarterback è discrete, anche se trova una serata da passaggi fuori misura o lenti. La visione di gioco e le idee sono buone talvolta. Qualche avversario gli rovinando le statistiche assist rovinando sui vari terminali offensivi pescati. Segna un buon canestro da tre, poi esagera un paio di volte cercando di dare la spinta per il +6 Charlotte prima e il nuovo là la seconda volta. Finisce per danneggiarci con un 2/8 da fuori.
 
Kidd-Gilchrist: 6
10 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 3 rubate. Inizia bene in difesa con grinta e voglia ma la difesa con “culo molto basso” alla Cecco (alias Abatantuono) finisce come entra la panchina nel primo quarto. Poi ci prova diverse volte con esiti alterni. L’energia, anche quella offensiva c’è. Nel finale si costruisce un tiro frontale troppo pretenzioso con l’uomo davanti ma il 5/11 dal campo per uno che non saprebbe tirare e finisce sopra Batum come percentuale, non è male…
 
M. Williams: 7
16 pt., 6 rimbalzi, 2 rubate, 1 stoppata. 6/7 al tiro e 2/3 da fuori. Buona difesa e ottimo attacco. Peccato per un paio di palloni persi ma sembra il vecchio Marvin.
 
Howard: 5,5
10 pt., 9 rimbalzi in 16 minuti. 4/7 al tiro. Nove i turnover, in qualcuno ci mette del suo, in altri gli arbitri calcano la mano o prendono abbagli. Peccato perché spendendo falli (stesso discorso) velocemente non può esser fattore determinante come avrebbe tranquillamente potuto essere contro Adebayo. Clifford per non far perder ritmo a Zeller lo tiene in panchina nel finale e sbaglia perché Miami porta a casa 9 rimbalzi offensivi, spesso decisivi per punti da second chance.
 
Monk: 5
6 pt., 1 rimbalzo, 3 assist. 2/9 dal campo e 0/4 da fuori. La malattia del prendi e tira contagia pure lui che da shooter ci prova ma i tempi non sono armonici e il risultato non è buono.
 
Lamb: 5,5
12 pt., 4 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. Gioca non al meglio (attenuante) e la difesa paga dazio. Clifford prova ugualmente a sostenere l’attacco con il tre in non perfette condizioni. Un bel numero sulla baseline e un 5/11 finale con un paio di scelte selvagge.
 
Zeller: 6,5
12 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate, 2 stoppate. Un paio di turnover ma un 4/4 al tiro. Una bella correzione sotto canestro avversario ad anticipare la difesa e un’azione caparbia nella quale tocca la palla tre volte prima di segnare cadendo all’indietro. Sull’azione seguente commettendo fallo concede tre punti. Non sempre sulle rotazioni difensive e sulle scalate compie la scelta migliore e paghiamo caro l’assenza di Howard nel finale. Numero da foca nel secondo tempo sedendosi sulla palla e facendola passare tra le gambe di un avversario ormai da terra. aLa maglia e la fronte sono sudatissime e lo premio con mezzo voto in più.
 
Kaminsky: 6
9 pt., 1 rimbalzo in 16 minuti. 3/7 al tiro. Prestazione sufficiente a livello di score, a rimbalzo quasi nullo.
 
Coach Clifford: 5
Taglia il non necessario come Bacon e questo va bene. A mio modo di vedere però non legge benissimo le partite senza voler esser saccente. Con Miami a guadagnar rimbalzi offensivi, Howard non è messo in campo nel finale. Coach più che classico. Crede ancora la Terra sia piatta. Di questo passo non ne vinceremo più una fuori casa. Avrei provato a metter la doppia torre Zeller/Howard per creare difficoltà sotto.

Classifica NBA a Est al 30/11/2017

Siamo giunti all’ultimo giorno di partite giocate in novembre.

Dopo un mese e mezzo di partite, nell notte Charlotte riposerà per presentarsi il primo dicembre a Miami in uno scontro tra pretendenti playoffs, al momento escluse…

Questa è la situazione di classifica a Est a oggi prima dell’ultima notte novembrina:

Prima colonna: Percentuale vittorie, seconda: numero vittorie/sconfitte, terza: partite vinte/perse in casa, quarta: striscia vincente o perdente (W-vinta, L-persa), quinta: differenza canestri e sesta: head to head di Charlotte contro gli altri team a Est al momento.

Gli Hornets, nonostante il terzo posto complessivo nell’intera NBA a rimbalzo, sono tra gli ultimi team a est, quartultimi.

Nonostante il primo posto nei turnover e quelli per possesso (12,9%), Charlotte mostra ancora tante incognite. I dubbi e i punti interrogativi da me espressi nell’articolo di presentazione del team sulla difesa purtroppo in queste prime venti partite si sono materializzate. Charlotte concede troppo. Percentuali alte al tiro degli avversari, non solo da tre punti, ma anche dalla media. Eppure Howard ha migliorato un po’ la protezione a canestro, ma non sta bastando. Clifford è chiamato a porre rimedio a questa situazione ma non mi sta convincendo, nonostante qualche analista e telecronista dica che nella Queen City abbia svolto un buon lavoro, in un team comunque costruito per la metà circa nei Draft passati. Walker, MKG, Zeller, Kaminsky, Bacon e Monk… Non tutti gli uomini a disposizione sono all’altezza ma la mentalità difensiva latita, specialmente fuori casa e le costruzioni in attacco non sono più trame rapide e variegate come quelle di due anni fa. Comunque sia, in casa la squadra ha una marcia in più, la quale non basterà se i ragazzi di Clifford non inizieranno a essere molto meno inconcludenti. Shakerare la squadra potrebbe rappresentare una soluzione momentanea, ma un allenatore tradizionale come Clifford, difficilmente andrà contro le proprie convinzioni in materia di quintetto e spazi e tempi nelle rotazioni.

Rimanendo a Est ma considerando tutta la NBA, continuando a parlar di rimbalzi, Philadelphia deve il suo record, opposto al nostro che la porta al quinto posto, anche grazie a questa statistica, che la vede al comando con 49,8 di media. Terza negli assist con 25,7 dopo i Warriors e i Pelicans.

Un passo sopra i 76ers troviamo i Raptors che, dietro alla corazzata gialloblù californiana, è seconda per percentuali realizzative dal campo con un alto 48,8%.

Cleveland è terza e ha una striscia aperta di nove partite vinte, anche se la nostra incapacità di chiuder certe partite, più un minuto e mezzo d’arbitraggio reale, regale e regalo a King James, hanno fatto sì che Cleveland portasse a casa sul filo una vittoria che avrebbe meritato più Charlotte.

Comunque sopra la squadra di Lue troviamo i sorprendenti Pistons che avevo pensato ai nostri livelli, invece, anche aiutati da un 39,1% da tre punti (terzo posto NBA), oltre alla solita difesa di Van Gundy, sta occupando stabilmente la seconda posizione in attesa che i Cavaliers si riprendano il posto dopo l’avvio stentato.

Gli imprendibili Boston Celtics invece hanno un defensive rating di 98,3 punti, primo nella NBA, inoltre le vittorie “clutch” sono state ben 11, tre in più delle inseguitrici New Orleans, Philadelphia e Portland, ferme a 8.

Sul fondo della classifica, troviamo Brooklyn che sta vincendo qualche gara in più del previsto grazie a una panchina che gioca 21,7 minuti (seconda) e segna 44,9 punti di media a partita (sempre seconda dietro Sacramento). Le pronosticate Atlanta e Chicago sono invece relegate alle ultimissime posizioni con già distacchi importanti. Atlanta è quinta nella percentuale dai tre punti. Ai Bulls non basta un 92,9% dalla lunetta (primo posto nella NBA)…

Vedremo se in dicembre questi deludenti Hornets riusciranno a riavvicinarsi alla zona playoffs, oggi intasata di team leggermente al di sopra (Indiana e New York con quest’ultima a sfruttare l’effetto Unicorno al Garden) o sotto (Washington e Milwaukee) le aspettative.

 

Game 20: Charlotte Hornets @ Toronto Raptors 113-126

 
Trasferta nella terra dell’inventore della pallacanestro per gli Hornets.
James Naismith, l’inventore della pallacanestro, infatti, nacque ad Almonte, in Ontario, anche se più tardi si naturalizzò statunitense.
Fu allo Springfield College in Massachusetts che l’insegnante d’educazione fisica s’inventò questo gioco per creare un’attività indoor che consentisse ai ragazzi di divertirsi.
Un gioco che costasse poco, compatibili con le esigenze dell’epoca.
Senza Walker, fermato da un infortunio alla spalla (non sono chiari i tempi di recupero anche se si spera d’averlo per il primo dicembre a Miami), Clifford era chiamato a inventarsi qualcosa che potesse portare a interrompere la striscia negativa della sua squadra ma, fedele a se stesso, più classico di un pezzo di Mozart, cercava tramite l’organizzazione di gioco di sopperire alle carenze che il without Walker evidenziava.
L’epistassi da trasferta però non si fermava nemmeno stanotte, Lowry e DeRozan combinavano 66 punti in due (36 il primo, 30 il secondo), aiutati da Valanciunas con 12 pt. e 7 rimbalzi e Powell dalla panchina con 10 pt. La differenza l’hanno fatta le percentuali di Lowry e DeRozan: rispettivamente il 66,7 e 63,6%…
Non sbagliare mai, o quasi significa aver maggior chance di vittoria, così guardando il misero se non “laconico” (da commentare) tabellino di MCW (1/10 dal campo), non c’era molto da fare, anche se la fantasia in attacco a tratti non è mancata, complice il buon attacco dei Raptors è venuta meno comunque una certa parte difensiva che specialmente fuori dalle mura amiche, fa la differenza.

Le statistiche prima della partita delle due squadre.
Difficile fermare l’attacco di Dwane Casey…

 
Le formazioni:
 
La partita iniziava con una differenza abissale:
DeRozan segnava 4 punti, mentre gli Hornets portavano due pessimi attacchi, prima che Dwight Howard segnasse dalla media destra uno dei suoi rarissimi canestri da quelle distanze per portare la situazione sul 2-4.
Era sempre la stella dei Raptors a compiere un taglio medio dalla destra, a ricevere un passaggio schiacciato di Lowry nel cuore dell’area e a concludere in fing and roll per il 2-6, tuttavia un suo contatto su una tripla frontale di Batum provocava tre liberi che il francese utilizzava per portare gli Hornets sul -1 a 9:42.
I Raptors iniziavano a macinare rimbalzi e Valanciunas al secondo tap-in infilava il +3 Raptors, gap che a 8:19 Williams annullava con il tre punti dell’otto pari.
DeRozan over Marvin per la doppia cifra dei canadesi era contrastato da un jumper di Batum dalla diagonale sinistra oltre Lowry che era utile per raggiungere nuovamente i locali che si affidavano a un time-out a 6:43.
La pausa era spesa bene perché Charlotte prendeva un parziale di 2-12 iniziato da DeRozan e chiuso da Ibaka in schiacciata oltre Kaminsky (spinto via) a 2:53.
Il 12-22 costringeva al time-out anche Clifford che riceveva da Lamb altri due punti per far ripartire i nostri, ma un paio di scarichi per tiri da tre punti dei Raptors punivano una disorganizzata difesa di Charlotte.
La seconda tripla (segnata a 1:34 da CJ Miles) consigliava a Clifford un nuovo time-out sul 15-28.
A 1:19 Monk andava a girare dietro Zeller e sparava una tripla dalla top of the key utile per ridurre lo scarto a 10 punti, divario che si riduceva ulteriormente nel finale quando Monk fermava sotto canestro in qualche maniera l’austriaco Jakob Pöltl (o Poeltl all’americana) e dall’altra parte a un secondo e due decimi Lamb colpiva ancora da fuori l’arco dei tre punti fissando il 25-32, finale di primo quarto.
 
Nel secondo periodo gli uomini in viola cercavano di rientrare in partita con la panchina.
Due triple di Kaminsky (la seconda a 9:53) riportavano Charlotte sul -4 (32-36) ma su una rimessa dalla linea di fondo difensiva degli Hornets, con cinque secondi da giocare, Powell era raggiunto nell’angolo destro da dove segnava tre punti che aiutavano i Raptors a uscire dalla piccola crisi.
Un assist verticale schiacciato di Monk per un turnaround volante di Lamb (che aveva tagliato sulla linea di fondo in back door appena oltre il canestro) precedeva un fallo ingenuo del nostro numero uno su Vanveelt che segnava ma sbagliava il libero assegnato.
Kaminsky a 8:30 in taglio dalla sinistra inventava un canestro andando a contatto contro due difensori. Niente fallo per gli arbitri ma canestro acrobatico per Frank che realizzava il 36-41.
La differenza era destinata, però, ad aumentare nonostante Monk a 7:30 a mezzo tripla realizzasse il 39-45 cercando di resistere.
Un time-out di Toronto a 7:21 e il rientro in massa dei titolari dei due team spianavano il campo ai predatori canadesi. Howard guadagnava qualche FT ma risultava inefficiente sotto il nostro canestro a livello di rimbalzi (solo 5 quelli totali nei primi due quarti, uno dei quali offensivo), anche se metteva negli highlights l’azione con la quale scappava in crossover ai 104 kg del viennese Poeltl per posterizzare Ibaka in slam dunk (48-58).
Nel finale di secondo quarto i Raptors scappavano; Ibaka in turnaround dalla FT line in mismatch contro Carter-Williams per il 52-65, tre tiri liberi (2/2 Lowry e ½ De Rozan) più una bomba centrale scagliata da ben oltre la linea (Lowry) erano punti pesanti che spaghettificavano la difesa di Charlotte e il punteggio sul 52-71.
Tutti negli spogliatoi con ancora due quarti da giocare e poco da dire…

MKG tenta di limitare DeRozan.

 
Il secondo quarto iniziava con i Raptors in letargo.
Howard deviava con la destra un’alzata di MCW, poi segnava un altro canestro in jumper da distanze inusuali per lui, MKG a 10:56 falliva il coast to coast ma arrivavano due FT che realizzati accorciavano un divario che si assottigliava come ghiaccio al polo nord quando su un errore di Carter-Williams da tre Howard prendeva il rimbalzo offensivo e appoggiava al vetro per il parziale di 8-0 con il quale gli Hornets toccavano quota 60, contro i 71 dei Raptors, ancora fermi a 10:00 dalla fine del quarto.
Charlotte spingeva ancora segnando in sospensione con MKG dalla diagonale sinistra, Valanciunas interrompeva il parziale a 9:08 conquistando un rimbalzo offensivo e convertendo da due passi in due punti, ma un 2/2 di MCW dalla lunetta e un’entrata di Williams dalla sinistra (bravo a non farsi ingolosire dal catch’n shoot da tre immediato sul passaggio) portavano la squadra di MJ sul 66-73.
Una transizione guidata da MCW e chiusa da MKG era utile per un gioco da tre punti (scontro con Lowry) che sommato al 2/2 di Howard dalla lunetta a 8:00 dalla fine, riportavano a stretto contatto la squadra del North Carolina (71-73). DeRozan però si risvegliava continuando a produrre punti dalla media.
Suoi i quattro punti consecutivi che ridistanziavano Charlotte prima che Howard andasse a sfidare Poeltl e Ibaka in entrata per andare oltre alle quattro mani protese grazie alla potenza in schiacciata.
DeRozan e Lowry attaccavano, Toronto ne ricavava cinque punti (due dal primo e tre dal secondo), Clifford cercava di bloccare il controparziale dei canadesi affidandosi a un nuovo time-out a 4:44 sul 73-82.
MKG con un bel movimento riusciva a segnare con l’hook destro in area, Lamb grazie a Howard partiva in dribble hand-off per appoggiare il layup, inoltre un altro assalto di MKG chiuso con il tocco di destra avvicinava i Calabroni sul -3 (79-82).
Nel finale però i Raptors guadagnavano qualche punto giocando in maniera intelligente, ad esempio liberando Siakam sotto per l’83-88 mentre per reggere il passo Kaminsky doveva infilare un assurdo canestro in fade-away a :55.3.
85-93 il finale dei tempi assommati e ultimo quarto che inaspettatamente aveva ancora qualcosa da dire.
 
Monk rafforzava la convinzione che si potesse giocare fino alla fine segnando da tre punti ma un inaspettato Nogueira rispondeva subito con la stessa moneta. Zeller con un 2/2 dalla lunetta segnava il 90-96 ma una tripla mal consigliata di Monk dava la possibilità a Toronto di riportarsi in attacco; dal lato destro, con i piedi a terra, Powell colpiva da tre facendo la differenza tra le due azioni.
90-99, divario di 10 pt. che si ridurrà più avanti grazie a una triangolazione mobile tra Kaminsky e Batum che mandava a canestro il Tank con facilità per il 95-102.
Lowry batteva Lamb usando il fisico, poi a 6:33 sparava un altro personale fuoco d’artificio segnando da tre punti il 95-107, a 6:03 innescava dietro di lui DeRozan che arrivava in schiacciata a una mano con un Kaminsky che non provava nemmeno a opporsi.
Lamb segnava quattro punti e Batum ne aggiungeva tre con un dardo che rischiava d’avvelenare il finale di partita. 104-109 a 4:43 dalla fine…
Gli Hornets però non riuscivano anche questa volta ad agganciare i Raptors che segnando con l’eurostep di DeRozan e un frontale di Ibaka, chiudevano il discorso con la luce colorata emessa da fuori da Lowry.
Altro tre punti e l’effetto red shift era acclarato. 104-116 e il divario tra le galassie Hornets e Raptors diveniva incolmabile a 3:08 dalla fine.
Il decadimento difensivo si chiamava spesso Kaminsky.
Nel finale Clifford chiamava la panchina profonda e O’Bryant metteva dentro altri due tiri su altrettanti tentati per il 113-126 finale.
 
Pagelle
 
Carter-Williams: 4,5
9 pt., 6 rimbalzi, 5 assist. Selenio. Antiossidante. Ha il compito di rallentare il processo di decadimento della panchina tramite canestri, assist che fluidifichino il gioco e difesa a tutto campo. Promosso titolare per l’infortunio di Walker chiude con 2 pt. e uno 0/5 come FG nei primi 24 minuti con 1 assist… Finirà con un 1/10 al tiro, palle perse (tra le quali un TOV in entrata nel finale) a pareggiare il numero degli assist. Stecca la grande occasione, Clifford gli affida le chiavi della regia ma dopo stasera io non gli affiderei nemmeno le chiavi della macchina.
 
Batum: 5,5
10 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 1 rubata. Sodio. Lo stipendio è salato ma la squadra con lui troppo spesso è sciapa. 3/9 dal campo e tre turnover. Qualche buon pallone per mandare a canestro i compagni e poi alcuni tiri in uno contro uno da marcato che hanno esiti alterni. Il problema, l’equivoco è che sarebbe un buon comprimario, non una star come dice Clifford.
 
Kidd-Gilchrist: 5
12 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Potassio. Garantisce la contrazione muscolare. Flette, ripiega, protegge in genere. Questa sera si distende in tutti i sensi. In attacco porta punti importanti andando a cercare il ferro, stoppato da Ibaka nel primo tempo si rifà ampiamente nel secondo ma la difesa non fa la differenza e dietro non prende rimbalzi o ruba palloni. Sarò ingeneroso con un giocatore che non mi dispiace, ma senza di lui “siamo del gatto”.
 
M. Williams: 5,5
5 pt., 3 rimbalzi, 3 rubate. Caramello. A volte in difesa sull’uomo è appiccicoso come questo saccarosio trasformato oltre i 160°, tuttavia, nonostante il fabbisogno di zuccheri, questo delizioso elemento in genere è secondario. Un accompagnamento, una guarnizione che secondo la cottura anagrafica può risultare più o meno riuscita. Gioca solo 20 minuti guarnendo insieme all’amaro Clifford, l’agrodolce di Charlotte.
 
Howard: 6,5
22 pt. (8/12), 10 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata. Ferro. La roccia di Charlotte è la tour Eiffel degli Hornets. Trasporta ossigeno sotto le plance ma questa sera molto meno nonostante arrivi in doppia doppia. Aiuta l’attacco con i suoi punti di forza a esser meno anemico… Nel primo tempo non mi piace molto in difesa, nel secondo tempo entra più nel vivo del gioco e crea qualche danno nel pitturato delle giubbe rosse canadesi.
 
Lamb: 6
18 pt. (7/13), 3 rimbalzi, 3 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Magnesio. Elemento che serve a produrre energie nel corpo della squadra. Interviene in numerosi processi metabolici differenti per assicurare un buon funzionamento all’organismo Charlotte. Basti guardare il tabellino… Serve a mantenere bassi i livelli d’ansia e nervosismo quando la panchina è in difficoltà. Un solo turnover ma un -17 indice di una difesa decisamente meno efficace dei livelli raggiunti quest’anno.
 
Kaminsky: 5,5
18 pt., 7 rimbalzi, 2 assist. Rame. Con poco rame si possono verificare fratture patologiche o un aumento della suscettibilità alle infezioni. L’incostanza di Frank è quindi determinante per le sorti e la buona salute del team. Chiude con un 7/13 che spinge l’attacco degli Hornets mostrando numeri davvero pregevoli in entrata e buona mano di serata da fuori ma la difesa è punto critico. Fa peggio di Lamb e i suoi sforzi (contenuti) sono spesso inutili nel finale, quando Toronto, se non lo punta, lo battezza ogni volta. Per avere un buon difensore Jordan dovrebbe portarlo nel fiume Giordano.
 
Zeller: 5
6 pt., 2 rimbalzi, 3 assist. Zinco. Migliora il Sistema immunitario difensivo della panchina di poco. Non fa una gran differenza, anche se recupera un paio di rimbalzi, pochini in 15 minuti per uno come lui che gioca contro la panchina avversaria. Perde due palloni, uno sparando alto verso centrocampo sopra la testa di Lamb nel più classico dei malintesi.
 
Bacon: 5
0 pt., 1 rimbalzo. Tanto fumo, poca pancetta. Diverrà forse un giocatore in grado di ritagliarsi i suoi spazi, ma per ora il minutaggio di 5 minuti (necessario?) è grasso che cola. Perde due palloni e un duello difensivo dove accompagna solo il suo uomo.
 
Monk: 6,5
9 pt., 2 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. Trisaccaride. Più che altro per l’assonanza con le parole tre e insaccare. La speranza era che Monk fosse giocatore già pronto. Per infilare bombe da fuori va bene (3/4 da oltre l’arco contro il 3/6 totale), tuttavia l’anarchia iniziale, unita a un gioco non certamente sempre brillante o pensato per farlo tirare più comodamente, ha decretato, almeno in quest’avvio, il fallimento del buon senso, tentato ad andare da solo a concludere in situazioni non sempre ottimali nel finale sbaglia forzando una tripla e arriva il canestro del +9 dall’altra parte, tuttavia non è certo tra i peggiori in serata.
 
O’Bryant: 6,5
4 pt. (2/2). OGM. Organismo geneticamente modificato che entra se la partita è compromessa. Gioca un minuto… Nella penultima partita aveva infilato due jumper dalla media con facilità. Anche oggi fa altrettanto frustando la retina un paio di volte in altrettante occasioni avute. Non sarà difensore eccelso ma a questo punto potrebbe prendere dei minuti a Zeller o Kaminsky.
 
Graham: s.v.
Un minuto anche per lui.
 
Coach Clifford: 5,5
Fosforo. Senza di esso il cervello ha disturbi, disfunzioni cognitive. Lui che deve dare un’identità alla squadra è chiamato a dare alti livelli di questo prezioso alleato. Viaggiano più i giocatori che la palla, ma non nel senso positivo del termine. Attacchi statici e vantaggi poi rivelatisi non estremamente proficui determinano l’insuccesso. Gioca Kaminsky nei finali e apporta, quando è in serata, beneficio con alcuni punti, ma quelli subiti tra sfortuna e difesa non eccelsa, sono in più… Come scrivevo prima, l’attacco non è andato malissimo ma il marchio di fabbrica difensivo sembra più un’imitazione di qualche squadra cinese.