Game 64: Charlotte Hornets @ Toronto Raptors 98-103

 
Gloria victis (gloria ai vinti) è una locuzione latina che non va di moda.
Il Vae Victis invece racconta che le regole le fanno i vincitori, ma implicitamente significa di non cedere per non sottostare alle iniquità imposte.
La leggenda dice che Brenno, capo dei Galli Senoni, pronunciò la seconda locuzione (Vae Victis, ovvero “Guai ai vinti”).
La narrazione probabilmente è falsa ma vuole come autore/protagonista del “sacco di Roma” Brenno che, sentendo le lamentele dei romani che stavano ponendo dell’oro sulla bilancia con dei pesi truccati (a loro dire) da contrapporre a oro come tributo di guerra alla presa della città, si videro aumentare il peso dallo spadone posto ulteriormente dal capo dei galli che a quel punto pronunciò la famosa frase.
Marco Furio Camillo si riorganizzò e scacciò l’invasore, tutto sempre nella fumosa leggenda, atta probabilmente a screditare i galli.
Per fortuna nello sport non c’è bisogno di usare armi mortali ma altre “armi” (tecnica, velocità, esplosività, forza, astuzia, esperienza, intelligenza, tattica, ecc.) che nel nostro tribale inconscio simulano comunque una battaglia di quelle da tempi passati.
Le battaglie nella NBA sono 82 e gli esiti di una partita non sono definitivi, possono essere “ribaltati” per giungere all’obiettivo finale.
Nel caso di Charlotte lo scopo è la partecipazione ai Playoffs.
Scontata la L finale contro i primi della classe, vinta 4-0 la serie dai canadesi, gli Hornets sono tornati dal giro di tre trasferte senza nemmeno il classico pugno di mosche (sarebbe stato cibo gradito ai Calabroni) in mano, ma sicuramente hanno dimostrato di poter battere molte delle squadre che il calendario gli offrirà da qui alla fine, partendo da Phila in casa nella prossima.
Serve mantenere i nervi saldi e convinzione dei propri mezzi, in virtù della miglior prestazione complessiva contro i Raptors della stagione.
La terza sconfitta consecutiva preoccupa relativamente, solamente in termini numerici.
Sta ora alla squadra finire la stagione dimostrando di poter provare ancora a battagliare.
Toronto era fuori portata e ha finito con diversi uomini in doppia cifra (DeRozan 19, Valanciunas 18 e Ibaka 17 pt.
I primi tre), vincendo 50-46 a rimbalzo e piazzando 9 stoppate contro le 4 di Charlotte che ha faticato al tiro, specialmente da fuori dove il 5/23, pari al 28,3% non ci ha certamente favorito.
 

Gli starting five.

Nonostante la palla a due fosse vinta da Howard e il primo canestro realizzato sia stata opera di MKG in jumper da media distanza, Toronto iniziava bene, pareggiando subito per passare in vantaggio con DeRozan.
Charlotte, trovato il pareggio con Howard, tornava sotto lasciando a Ibaka, spazio per andare a schiacciare su un gioco a due.
Batum commetteva il primo errore della gara, Charlotte non trovava il ritmo mentre Toronto andava a bersaglio sempre al primo tentativo sino a mettere cinque punti consecutivi con Valanciunas (tre punti da tiro aperto su passaggi rapidi dei compagni e due in schiacciata) che portava sull’imbarazzante 4-13 la partita.
A 8:29 Clifford chiamava un time-out che interrompeva il ritmo della squadra di Casey la quale smetteva di segnare con regolarità mentre Batum andava a segno due volte con Batum che a 7:31 realizzava dalla baseline destra l’8-13. Ibaka rifilava una stoppata a testa alle nostre ali ma mancava nella stessa azione offensiva due tentativi da tre punti dal corner destro, così Batum a sinistra allungava un pallone sulla corsa di MKG che senza esitazione puntava a canestro trovando solo l’aiuto fuori tempo e falloso di Valanciunas.
La giocata era da tre punti ma a 5:53 l’ex Magic Ibaka cambiava mattonella sparando dalla diagonale destra trovando i tre punti per il 10-16.
Marvin segnava appoggiando da sinistra in corsa al vetro ma rispondeva Valanciunas in gancio trovando spazio in area contro Howard prima che a 4:11 un tap-out favorisse una second chance di Walker, il quale fronte a canestro, prima di tirare osservava la posizione dei piedi, incastrando comunque la freccia nel bersaglio andando oltre l’esitazione iniziale.
A 3:14 Lamb in taglio da destra riceveva dentro sorprendendo la difesa dei rossi per infilare il 17-18.
C.J. Miles passava dalla lunetta per ottenere due punti mentre Walker s’inventava uno zigzag in area chiuso con un elegante quanto inusuale scoop dai tempi non riconosciuti da Toronto.
DeRozan segnava n transizione, Lamb in jumper.
Il risultato si spostava sul 21-24 ma il gap non cambiava, tuttavia prima della fine del quarto c’era tempo per C.J. Miles per trovare altri due punti, quelli che fissavano il finale di quarto sul 21-26.

Toronto Raptors forward C.J. Miles (0) collides with Charlotte Hornets guard Jeremy Lamb on his way to the basket during the first half of an NBA basketball game, Sunday, March 4, 2018, in Toronto. (Frank Gunn/The Canadian Press via AP)

 
Il secondo periodo iniziava con due punti di Zeller restituiti a mezzo liberi da Wright (10:43), tuttavia Zeller si riproponeva come scorer mandando la palla a sbattere sul vetro per due punti trovati dai bordi a destra dell’area.
Una tripla in & out di C.J. Miles era manna per Charlotte che a 10:01 trovava due punti dalla lunetta con Lamb.
A 9:48 C.J. Miles con la classica uscita dal blocco laterale a ricciolo segnava tre punti difficili con un catch n’shoot ridendosela incredulo.
Kaminsky andando in area finiva per sbattere sull’austriaco Poeltl, il quale, commesso il terzo fallo lasciava spazio a Nogueira mentre il Tank realizzando le occasioni accorciava sul -2 (29-31).
Toronto però allungava, complice anche una schiacciata potente a una mano di C.J. Miles che salutava Graham in marcatura prima di chiudere in corsa.
Ulteriori due pt. Di VanVleet davano a Toronto il +7 prima che Lamb dalla media distanza trovasse spazio e tempo per chiudere in floater oltre due pressanti difensori che l’attorniavano.
A 5:36 l’arcobaleno di Kemba, bravo a resistere a una steal con le mani sulla palla del difensore, era canestro buono per il 38-41 ma VanVleet scappando a Kemba iniziava a produrre la fuga dei locali che in poco tempo accumulavano punti con una micidiale tripla di Ibaka (4:51) per chiudere il parziale di 8-0 con un’altra di DeRozan a 2:52.
40-49 interrotto da un ½ di Kemba ai liberi mail finale di tempo non portava benefici agli Hornets che chiudevano con un elbow jumper di Batum che serviva solamente per mantenere il -9 (43-52).
Eloquente il labiale di Kemba dopo la rossa luce. Parolaccia tra le più tipiche “anglofone” non essendo contento probabilmente di sé stesso (10pt., davanti a lui solo Lamb con 11) e degli esiti dei primi due quarti.

Lamb chiuderà con 16 punti, 11 nel primo. Qui in appoggio nella foto scatatta da Nick Turchiaro-USA TODAY Sports.

 
La partenza con un soft touch di DeRozan che galleggiando in aria batteva MKG e i 24 secondi non lasciava ben sperare per il terzo quarto, invece sul tocco da sotto del centro dei locali (favorito da una drive pass di DeRozan dalla baseline destra) che portava sul +13 la squadra di Casey, Charlotte iniziava una rimonta che partiva con 2 punti di Batum ai liberi, continuava con 4 punti ravvicinati di MKG,
transitando per una tripla di Kemba a 7:33 chiudendosi con con una stoppata di Valanciunas su MKG (abile a prendere il rimbalzo offensivo) che tuttavia non fermava l’azione poiché un tip layup shot di Howard a 6:58 riportava in partita Charlotte sul 56-58 (parziale di 11-0).
Casey chiamava un time-out e Charlotte tornava immediatamente fuori dal match prendendo uno 0-8 di parziale con le triple di Ibaka dall’angolo e di Valanciunas dalla diagonale destra con spazio prima del ritorno di Howard, oltre all’entrata di Lowry che battendo Marvin Williams faceva tornare i canadesi sul vantaggio in doppia cifra (56-66).
Vantaggio che oscillava tornando a cifra singola quando DeRozan faceva saltare Lamb e con un bel movimento da fermo si avvicinava per mancare l’appoggio fuori ritmo; sulla transizione l’open 3 di Kaminsky era valido per il -8 (69-77 a 1:47 dalla terza sirena).
Una giocata di Siakam da tre punti (fallo Lamb in area) a 1:33 ci riportava molto distanti e nel finale, nonostante un tecnico no damage (errore di DeRozan) contro Kemba, in arrivo c’erano due FT per VanVleet che non falliva fissando il 69-82 dopo 36 minuti.
 
Charlotte decideva comunque di giocarsi le sue carte nell’ultima frazione; che partiva con l’errore ravvicinato del Tank, il tap-out di Zeller che favoriva ancora Frank bravo a chiudere una giocata con due punti e libero addizionale a segno.
Una spinta verso il rientro arrivava dai cingoli del Tank che a 8:23 chiudeva un’azione che lo vedeva far impazzire Siakam con un reverse dribble dalla baseline sinistra prima di presentarsi vicino canestro battendo anche l’aiuto. Guadagnato anche il libero aggiuntivo, chiusa la seconda giocata da tre punti del quarto, gli Hornets sul 77-85 iniziavano a sperare di poter rientrare.
Frank recuperava un pallone in difesa e due FT sulla stessa azione.
Perfetto dalla linea, spostando il risultato sul -6 a 8:05, osservava l’ennesimo jumper a vuoto di MCW che tuttavia vedeva spuntare Zeller dietro il proprio marcatore a destra del canestro.
Il tap-in del compagno di bench serviva per il -4 (81-85). Casey chiamava il time-out a 6:51 per bloccare l’inerzia a favore degli Hornets e cercar di riconquistar punti.
A 5:25 Lamb prendeva un tecnico per essersi lamentato vistosamente per una steal non pulita di Lowry.
DeRozan questa volta andava a segno ma un Jeremy con un diavolo per capello intuiva dopo la rimessa a favore di Toronto (fallo precedente del numero 3 in difesa) un passaggio di VanVleet; lottando sulla sfera la conquistava, esitazione in area, contatto con Ibaka e giocata da tre punti complessivi che a 5:11 valeva l’86-88.
Una giocata importante per l’esito finale della gara la compiva Lowry che dopo una finta, sembrava essersi liberato di Kemba, il quale tornava come una molla su di lui costringendo la PG avversaria a un difficile tiro da tre punti (4:18) che tuttavia per nostra sfortuna s’inabissava.
Kemba aveva fretta e sbagliava un jumper, facendosi perdonare conquistando successivamente un rimbalzo difensivo sul quale Lowry lo travolgeva regalando due FT al capitano per l’87-91.
DeRozan da tre da destra oltre Batum quasi imitava il compagno di reparto a livello di difficoltà ma nonostante a :35.2 l’allungo di VanVleet dalla lunetta (92-99) più o meno lasciasse le chance che avrebbe Pierino di conquistare Belen, un big shoot di Kemba spostandosi in aria sulla bomba da tre proveniente da destra, riportava sul -4 la squadra in tenuta bianca.
A :17.0 secondi dal termine Walker avrebbe la possibilità di riportarci sul -3 (finta e fallo di Ibaka che aveva abboccato al pump fake di Walker) ma dopo il time-out tra i due liberi, Kemba mancava il secondo libeo, lasciando sul 96-100 il match.
Nello stillicidio di liberi finale, un paio d’errori dei Raptors consentivano al 2/2 di Lamb a :06.3 dalla fine di riportarci realmente a un solo possesso di distanza (98-101) seppur lungo.
Sulla rimessa passavano quasi 5 secondi, alla fine gli arbitri la davano buona e Lowry era fermato da Zeller con il fallo.
Il 2/2 toglieva le ultime speranze fissando il 98-103 finale con la bomba di Walker sulla sirena a spegnarsi sul ferro.
 
Pagelle
 
Walker: 6
27 pt., 6 rimbalzi, 4 assist, 1 rubata. 8/23 al tiro e un 3/12 da fuori… Insiste troppo con la soluzione da oltre l’arco anche se cerca e trova un canestro notevole nel finale come regala altre perle andando un po’ sopra la media stagionale, ma è troppo frettoloso con un paio di conclusioni nell’ultimo quarto, sembrate quasi a voler replicare personalmente ai canestri della controparte Lowry. Deve essere più freddo e ragionare di più. Il libero mancato nel finale non lo considero, alla fine, non avrebbe spostato nulla. Discreta gara ma abbasso il voto questa volta per questa lacuna in certe situazioni sul possesso non sembra un clutch player, anche se quando s’infiamma è dura fermarlo.
 
Batum: 6
10 pt., 6 rimbalzi, 8 assist, 1 rubata, 1 stoppata. Continua con percentuali da giocatore scarso. Nel finale non è fortunato su un tentativo di tripla ma forza anche un due punti in uno contro uno dalla destra. Influenza un tiro di Valanciunas toccandogli anche la sfera (credo) nell’ultimo quarto. Buoni gli assist ma complessivamente il tuttofare spreca troppe occasioni al tiro prendendosi la tripla di DeRozan in faccia nell’ultimo quarto.
 
Kidd-Gilchrist: 5,5
8 pt., 4 rimbalzi. Finisce con 4/7 al tiro giocando 18 minuti. Si nota in serata che non è un giocatore completo. Non vede su una transizione sul lato debole Walker che salta letteralmente per farsi dare la palla da smarcato… Se gli capitano certe possibilità non le sfrutta, mancandogli ad esempio il tiro da fuori che pur, un paio d’anni fa aveva accennato con buoni risultati. Subito abortito si è trasformato in un difensore aggressivo ma normale. I rimbalzi ci sono, deve ricorrere a tre falli in serata.
 
M. Williams: 5
 
2 pt., 4 rimbalzi, 1 stoppata. Gioca 21 minuti. Spara con 1/6 dal campo e in difesa dopo azione prolungata è troppo morbido nella chiusura di Lowry. Si piazza basso sule gambe se l’avversario parte da fermo fuori, ben predisposto, sta attraversando però una fase d’appannamento. Prende un paio di rimbalzi lunghi difensivi nella terra di mezzo senza rivali poi uno 0/3 con tripla storta da diagonale destra vista già in partenza.
 
Howard: 6
10 pt., 10 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Chiude con un 4/9 dal campo in 23 minuti. Rimane in panchina, chiude Zeller nell’ultimo quarto. Da verificare se i problemi alla costola si siano acuiti. Di sicuro se la gioca con Valanciunas, anche se il centro europeo è molto bravo in certi frangenti a batterlo. Sul tabellino è segnalata una sola stoppata benché me ne ricordi due su Valanciunas. Mistero. A ogni modo raggiunge il minimo sindacale per la doppia doppia, ai liberi rimane al 50% e commette solo un TO per fallo offensivo nell’1vs 1.
 
Lamb: 6,5
16 pt., 1 rimbalzo, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 5/11 al tiro. Spesso contro Toronto Jeremy è stato positivo. Si ripete anche stanotte. Tecnico a parte, chiude il primo tempo come top scorer tra gli Hornets e aggiunge 5 pt. nel finale. Commette tre TO ma due sono sospetti (un fallo e un pallone deviato da un difensore oltre il fondo). 5 falli, ma in difesa ci prova sempre con passione, anche nel finale saltando a due mani davanti al tiratore. Bella la steal con conclusione da tre punti in due parti.
 
Kaminsky: 6
15 pt., 4 rimbalzi, 1 rubata. Finisce con 3/10 dal campo. Una forzatura ai 24, si va a prendere 8 liberi e non ne fallisce uno. Dal campo si vede nell’ultimo quarto quando mette un paio di tiri utili a rientrare.
 
C. Zeller: 6
6 pt., 7 rimbalzi, 1 rubata. Rientra come sa fare lui, con grinta. Spunta sui tap-in e in difesa lotta a rimbalzo con fortune alterne. Chiude al posto di Howard non facendolo rimpiangere per energia. ¾ dal campo, espulso per sesto fallo sull’ultima azione da punti (due FT di Lowry per il 98-103 finale), a lui è toccato l’ingrato compito. 24 minuti d’apparizione.
 
Carter-Williams: 5,5
4 pt., 4 rimbalzi, 1 assist, 2 rubate. Si fa male alla spalla sinistra per un fallo di Lowry sull’alzata. Riesce a rientrare in campo con una fasci nera per la spalla in neoprene ma al tiro è sempre lui. Compensa con la difesa ma non del tutto.
 
Graham: 5
0 pt. (0/0). Toccata e fuga e una riga di zero completa nel tabellino. Me lo ricordo solo per essersi fatto scappare .J. Miles molto facilmente.
 
Coach Clifford: 6,5
I voti del team forse oggi sono stati un po’ più bassi del solito, usando un metro più rigidamente severo, calcando la mano sulla L, ma la squadra può superare le lacune e tornare a vincer presto. I time-out sono perfetti, le scelte dei singoli giocatori non sempre…Mentre chiudo il pezzo, Phila è avanti 83-72 a Milwaukee. Se dovesse vincere, avremmo “più a tiro” anche i Bucks un po’ in crisi, oltre agli Heat, a patto di vincere le prossime cruciali due partite…

Chalk Hornets

Con l’amico coach Matteo “Vz.” (lo ringrazio per la disponibilità e alcune utili note tecniche a supporto oltre al confronto sugli aspetti dell’azione), avevamo pensato (ogni tanto) di proporre qualcosa (tempo permettendo) di tattico, oltre i classici recap delle partite, pezzi estemporanei e interviste (oltre alle già ricche cartelle riguardanti vari aspetti degli Hornets).
L’intenzione è di soffermarsi su qualche aspetto tattico del gioco per integrare ciò che nella veloce quotidianità sfugge, analizzando alcune situazioni di gioco.
L’ho chiamata Chalk Hornets in primis per l’assonanza della parola chalk al nome Charlotte, piccolo calembour e poi perché ricordo uno spazio su NBA Action chiamato Chalk Talk, tipico metodo d’insegnamento con gessetto (chalk) e lavagna.
Parlare alla lavagna o la lavagna che parla…
Iniziamo dunque con un vocale pensato in due riguardante lo sviluppo della prima azione degli Hornets a Philadelphia nella notte appena passata.
Una bella azione (non spesso praticata da Charlotte) che ha visto Howard nelle vesti di rifinitore e la nostra ala piccola Kidd-Gilchrist in quella di realizzatore.
Le immagini (x4) della lavagnetta tattica che troverete prima dello slow motion video mostrano la partenza dell’azione (in grande a sinistra e dall’alto in basso, due fermoimmagine che danno l’idea degli sviluppi dell’azione (in alcuni momenti chiave), la quale sarà poi descritta in video da una nota vocale di sottofondo, prima dell’azione a velocità normale.
Buon divertimento…

Game 63: Charlotte Hornets @ Philadelphia 76ers 99-110

 
Dall’impero Austro-ungarico a “ La Mia America” (libro che uscirà postumo in aprile), attraversando più di un secolo.
Questo è stato Gillo Dorfles, poliedrico “artista” che potrebbe essere benissimo protagonista di un romanzo di J.M. Guenassia per le sue frequentazioni dotte con personaggi importanti.
Nato a Trieste nel 1910 quando ancora sventolavano le bandiere con l’aquila nera su sfondo giallo dell’impero (padre goriziano, madre genovese) e deceduto ieri all’età di 107 anni, tra i suoi innumerevoli interessi professionali é stato in grado di capire e anticipare i tempi, esternando negli anni ’60 che l’arte non sarebbe più stata fruibile da una ristretta cerchia elitaria, ma “qualsiasi” opera avrebbe potuto farsi arte.
Tra le altre cose che ricordava ad esempio, realizzazioni al computer.
Presentato da molti come colui che ha sdoganato il kitsch (la cosiddetta arte di cattivo gusto), ricordava che l’arte, l’estetica è questione di gusti.
A lui che oltre essere critico d’arte, amava dipingere (dicendo modestamente di non essere un artista), anche perché rimasto folgorato da Klee e Kandinsky, un arte che andasse alla ricerca di un ente, di un senso, che avesse una propria dimensione, astratta dalla pur bella arte del realismo.
Diceva di aver dimenticato la prima parte di secolo e di stare dimenticando la seconda perché voleva vivere nel futuro.
Sicuramente conosceva benissimo l’importanza del passato, ma voleva andare avanti con spirito ottimista di chi ha vissuto il secolo breve costellato da terribili guerre e conflitti.
Lo stesso devono fare gli Hornets, dimenticando la prima parte dell’anno puntellata da L e, voltando pagina mostrare quella tempra che Dorfles (origine austriaca) ha avuto.
Gli Hornets hanno giocato una buona partita (con energia e anche buone giocate corali) per tre quarti, ma senza cercare scuse (vi sono dei demeriti nel finale di alcuni componenti della squadra), i 5 falli fischiati prematuramente a Howard e un arbitraggio che in certi momenti è sembrato a senso unico, in un ambiente indiavolato da playoffs, sono stati elementi che hanno contribuito pesantemente alla rimonta dei Sixers con Clifford espulso, ciliegina sulla torta, a 12 secondi dalla fine…
Una partita giocata quasi interamente avanti per tre quarti che i Calabroni hanno perso subito di mano quando sono finiti sotto, tornando a vecchi problemi.
Punteggio allargatosi nel finale con gli Hornets che in serata, se avessero messo qualche FT in più del 20/32 finale, avrebbero potuto giocarsela sino alla fine.
Una finalina persa quando mancano 19 partite alla fine per gli Hornets e che langue ora sul 28-35.

Le prime 12 posizioni a Est. Ieri Miami è stata battuta dai Los Angeles Lakers, stanotte Orlando dopo un OT ha strappato la vittoria a Detroit e nella sfida tra “pericolanti” playoffs, ha avuto la meglio Indiana, con Milwaukee un po’ in crisi. Proprio Miami e Milwaukee, se Charlotte trovasse il ritmo, potrebbero essere le due squadre da riassorbire per strovare una seed playoffs, anche se bassa.

Per portare oltre quota .500 la classifica ora servirà un 14-5.
Stima ottimistica ma quasi realistica se pensiamo che molte delle prossime avversarie non avranno molto da dire, ma gli Hornets non dovranno sbagliare più un colpo.
Purtroppo la prossima trasferta è a Toronto, squadra che quest’anno ci ha messo più che in difficoltà.
Tra  le negatività da elencare c’è da inserire qualche problema a rimbalzo (non da questa sera, dopo esser stati uno dei migliori team ed esserlo ancora nella classifica generale), con Phila a catturarne 46 contro i 39 di Charlotte.
21-17 gli assist e 0-5 le stoppate.
Per Philadelphia (alla tredicesima vittoria casalinga consecutiva e reduce dalla vittoria in contro i Cavs) Embiid ha chiuso con 23 punti e 15 rimbalzi, mentre J.J. Redick e Ilyasova hanno chiuso con 18 pt. le loro prestazioni pur dovendo gestire un back to back.
 
Sulla prima palla a due, al Wells Fargo Center, Howard raggiungeva la sfera.
L’azione si sviluppava con Howard che intelligentemente passava in diagonale da destra a sinistra sul taglio di MKG che arrivava solo all’appuntamento per la schiacciata sotto il ferro.
Simmons pareggiava immediatamente con un cookie shot, Williams replicava con un tiro a una mano rapido e sicuro ma Embiid metteva il quarto tiro della partita segnando da fuori e portando per la prima volta in vantaggio i ragazzi di Brett Brown.
Charlotte andava a vuoto, Covington, pescato rapidamente con un passaggio sotto, no (reverse layup), mentre a 10:00 dalla fine del primo quarto Walker riavvicinava i nostri scivolando sul pitturato per approfittarne con un alzata lesta.
Sette secondi più tardi Simmons beneficiava di due FT (non sprecati), tuttavia passavano altri 16 secondi e Batum, fornendo il ventiduesimo assist stagionale per la schiacciata di Howard (bravo a girare dietro a Embiid), riusciva a riavvicinare gli Hornets sull’8-9.
Segnava Phila, ma pareggiava Batum dalla destra sfruttando un granitico blocco di Dwight.
Saric dal pitturato forzava oltre una buona difesa di Williams trovando comunque il vantaggio, replicava Kemba a 7:21 che arrestava rapidamente con lo step back la sua penetrazione e batteva un disorientato Saric (13-13) prima che Brown a 7:20 chiamasse il timeout.
Ilyasova segnava ma al venticinquesimo secondo.
Dopo l’annullamento era Kemba a trovare con un veloce scarico orizzontale Batum che sulla sinistra non ci pensava scaricando nella retina il tentativo da tre per il 16-13 (6:39).
Simmons con l’elbow jumper da due rispondeva, Walker gelava ancora Saric mentre Simmons, riuscendo ad appoggiare oltre MKG continuava a tirare l’elastico.
Holmes stoppava di giustezza Kemba in entrata, così sulla transizione a 5:30 Covington scaricava da tre per il sorpasso.
Un lavoro a due tra Walker e Howard con blocco del secondo e tripla del capitano dalla top of the key, consentiva ai Calabroni di tornare avanti (21-20) prima che Belinelli in entrata segnasse il +1 Phila.
Dall’altra parte però MKG in entrata nel pitturato accentrava la difesa dei Sixers, scarico a destra e tripla di Walker per il 24-22 che consigliava a Brown il secondo tim-out per cercare di bloccare Walker.
A 3:48 però era Kaminsky a trovare la tripla allungando sul +5, mentre dall’altra parte da una dribble drive Phila pescava Ilyasova libero con spazio dalla diagonale destra, bravo a replicare al tank (27-25).
Howard si salvava con il terzo fallo su Embiid ma doveva uscire dal campo.
L’1/2 del talentuoso centro avversario faceva “guadagnare” un punto a Charlotte che vedeva entrare Hernangomez e prendersi due tiri Batum, il quale imitava però il C avversario.
MCW forzava l’entrata e un tocco con il corpo di Embiid portava la nostra PG di riserva a battere nuovamente due FT per Charlotte.
2/2 e allungo sul 30-26.
Embiid nel finale ci provava tre volte ma rimediava due errori da fuori (influenzato dal nostro spagnolo) e due FT nel mezzo.
Un solo punto per lui con finale sul 30-27.

Howard contro Embiid è stato soltanto un accenno.
(AP Photo/Chris Szagola)

 
Il secondo quarto iniziava con un più morigerato Embiid a ridurre il raggio del suo tiro; l’elbow jumper oltre Hernangomez era da due e funzionava, così come la forzatura in uno contro uno di Hernangomez che era aiutato dal primo ferro per segnare i suoi primi due punti della serata.
Lamb intercettava un passaggio diretto verso l’angolo difeso dagli Hornets a destra e in attacco era trovato da Frank che scaricando fuori faceva trovare tempo al compagno per farlo mirare e trovare i punti del suo numero di maglia.
Frank faceva invece da sé con la finta che attardava Ilyasova, il quale sull’avvicinamento del Tank a centro area rientrava e commetteva fallo sul tiro.
2/2 per il 37-29.
Embiid non aveva ragione del nostro centro spagnolo, ancora in campo per i problemi di falli di Howard, quindi Covington in entrata riusciva a spostare anche Lamb prima d’appoggiare al vetro.
Charlotte sprecava un po’ in attacco con Lamb stoppato prima da Embiid oltre il fondo sul reverse.
Palla a Charlotte che ci riprovava con Jeremy a colpire il ferro dalla sinistra ma palla ancora portata oltre il fondo da i Sixers.
Nuovi 24 secondi con l’entrata di MCW bravo a far spendere al centrone avversario un fallo ma molto meno nelle realizzazioni con uno 0/2 che lasciava inalterato il punteggio.
Ne approfittava Belinelli a 7:36 che scaricava velocemente da tre per il 37-34 ma a 7:07 Frank costruiva con un passaggio rimbalzato verticale per Hernangomez che da sotto vedeva volare a terra sulla sua finta Embiid prima di schiacciare a due mani facendo alzare la panchina.
Lamb con un floater e Kaminsky con una tripla profonda che a 6:18 provocava gelicidio nella retina dei 76ers facevano toccare il +10 agli imenotteri (44-34).
J.J. Redick (primo tiro a bersaglio) e Simmons con l’appoggio da drive recuperavano 4 punti per i locali ma Batum con un lungo elbow jumper in uno contro uno da sinistra segnava nonostante non fosse un tiro consigliatissimo.
A 4:54 era ancora Frank a segnare con un soft touch frontale facendo riacquistare il vantaggio in doppia cifra per l’MJ team che toccava anche il +12 quando un’alzata di Batum in diagonale vedeva Frank accelerare il passo per staccarsi dal marcatore e raggiunger la sfera in volo a pochi passi sulla sinistra del canestro per l’appoggio al vetro (50-38).
I Sixers trovavano 5 punti di fila anche grazie a tre punti di J.J. Redick e nel finale si rimaneva lì.
Era annullato un canestro a MKG per sfondamento (per nulla d’accordo) ma Kemba si rifaceva per gli Hornets andando con il suo step back jumper dal centro destra facendo un altra vittima in marcatura (Simmons).
Simmons però chiudeva il tempo con una mazzata a una mano dopo essersi fatto spazio.
56-48 al riposo.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker shoots as Philadelphia 76ers’ Richaun Holmes defends during the first half of an NBA basketball game Friday, March 2, 2018, in Philadelphia. (AP Photo/Chris Szagola)

 
Nella ripresa rientrava Howard, in campo per soli 9 minuti nel primo tempo.
J.J. Redick presentava subito i Sixers, vogliosi di rimonta, con una tripla, MKG realizzava dal lungo linea sinistro e poi Howard che sembrava però ancora freddo nonostante guadagnasse due FT per il terzo fallo di Embiid.
0/2 che era sfruttato proprio dal centro avversario che in corsa era pescato in area.
Prosecuzione e dunk a una mano.
Howard mancava un tiro e sulla transizione l’alzata per Embiid diventava una giocata da highlights per l’alley-oop appeso d’Embiid.
Kemba a 9:37 s’inventava un movimento per costringere J.J. Redick al fallo sul tentativo da tre.
Il capitano era solidamente concentrato.
Attributi cubici per il 3/3 dalla linea per respinger l’assalto dei locali (61-55).
Phila non mollava però e alcune scelte arbitrali discutibili, tra le quali una spinta di Saric sul rimbalzo offensivo ai danni di Marvin (non vista), tornava sul -1 con il canestro da second chance della SF avversaria.
Saric mancava il sorpasso e MKG in area si proteggeva con la spalla sinistra per realizzare un semi-gancio da due metri circa.
Embiid commetteva anche il quarto fallo quando Williams agganciava un pallone e si proponeva in coast to coast. Delittuoso lo 0/2 così come l’1/2 di MKG.
Per fortuna Batum si decideva ad andare in penetrazione battendo Covington e depositando il 66-60 in fing and roll ci dava un po’ di respiro.
Howard mancava due liberi ma il rimbalzo di MKG favoriva il riscatto di Dwight in left hook.
Era meraviglioso poi Kemba che decentrato sulla destra faceva saltare con la finta Ilyasova e in entrata andava a depositare oltre due difensori, Beli compreso (70-60).
A 4:02 l’apertura di Batum per Kaminsky era propizia per far cadere un altro tre punti nella retina avversaria (73-62). Batum continuava con la pioggia di fuoro dall’esterno, questa volta era un meteorite arrivato da un altro sistema solare a cadere dentro per il 76-62…
Ilyasova però segnava e gli arbitri chiamavano un fallo contro Howard in maniera sconsiderata.
Era il quinto e l’uscita del centrone favoriva il rientro dei 76ers.
Un time-out di Clifford a 2:18 con Phila sotto di 8 dava buoni esiti con i punti di Kemba e di Frank, lanciato lungo da MCW a subir fallo prima di mettere i due liberi.
Gli ultimi 4 punti del quarto però li metteva Embiid e si andava al terzo riposo sull’80-74.
Hernangomez faceva i conti con la rapidità di Embiid che sembrato fuori causa rientrava su di lui rifilandogli una stoppata, le mani veloci di MCW però recuperavano la sfera che Lamb riconvertiva in due punti.
Un paio di tiri di Embiid sparati a salve non fermavano Phila che con un sicuro layup in entrata di Covington di destra aiutava i suoi anticipando la tripla de -3 (82-79) ottenuta dalla stessa ala grande a 9:21.
Un fallo di Saric su Kaminsky era ben sfruttato da Frank per l’84-79.
Ilyasova con un giro nel pitturato e parabola alta riusciva ad andare oltre Covington.
Charlotte aveva una vampata con alcuni FT. Un 2/2 di Hernangomez e una tripla di Kemba, bravo a cambiare rapidamente direzione dietro lo schermo di Kaminsky per vedersi arrivare addosso Covington.
Punti che garantivano l’89-83.
Belinelli però segnava da due, Saric e Ilyasova (6:40) da tre e i locali passavano avanti sull’89-91 con un parziale di 0-8…
Saric spendeva un altro fallo su Lamb che con l’1/2 lasciava attardati i teal che passavano però avanti con MKG da sotto canestro.
Un fallo contro Williams dava la possibilità a Ilyasova di andare a bersaglio due volte a gioco fermo a 5:32.
Covington tentava di coprire ancora sul tiro di Kemba, questa volta sullo schemo, il tiro quasi frontale non entrava ma la PF avversaria franava su Walker.
2/3 e nuovo, ultimo vantaggio sul 94-93. Marvin sbagliava un runner e commetteva fallo su Ilyasova.
Due FT fortunosi che unitamente all’autostrada trovata da J.J. Redick portavano sul +3 i bianchi.
Charlotte prima d’uscire dal match trovava Howard che metteva facile andando dentro in schiacciata.
Una dunk easy di Simmons, con la difesa ad aprirsi per la seconda volta come il Mar Rosso restituiva il +3 ai locali. Charlotte, in una starna azione rallentata durante la quale si pensava potessimo chiamare il time-out andava dentro con Howard che sbagliava per sufficienza il tocco da sotto. Un back door di Ilyasova era chiuso dal lungo avversario in ottima maniera andando oltre l’allungo di Williams, un po’ impacciato…
Gli ultimi cenni di resistenza li dava Walker che fulminava Covington in crossover per trovar spazio sulla linea dei tre punti e far raggiungere a Charlotte i 99 punti contro i 101 della squadra di Brown.
Un’entrata di J.J. Redick valeva due punto perché gli arbitri vedevano forse i polpastelli di Williams ad allungare la traiettoria della palla sul secondo ferro, ma in goaltending… Uno sfondamento di MKG su un Ilyasova tutto spostato lateralmente era una persa pesante.
L’impaludamento di MKG lo rendeva nervoso, tanto più che una sua buona stoppata era segnalata come fallo per un contatto onesto con Simmons.
Tecnico e due liberi. Simmons allungava a quota 105 mentre Charlotte non si schiodava più, cercando di ricorrere al fallo per bloccare il cronometro.
A :23.3 Covington finiva in lunetta dopo aver visto geograficamente Clifford sul parquet a chiedere ai suoi di bloccare il gioco.
Facile allungare, facile anche per gli arbitri espellere un nervoso Clifford (non aveva tutti i torti) a :12.1 secondi dalla fine come ciliegina sulla torta di una partita abbastanza imbarazzante gestita dalla terna.
 
Pagelle:
 
Walker: 7
31 pt., 1 rimbalzo, 5 assist, 1 rubata. 11/21 con oltre 30 punti e come spesso accade con lui a fare gli straordinari, paradossalmente non si vince. L’ultimo ad arrendersi. Pare ispirato e in ritmo sin dall’inizio. Una penetrazione con finta che manda ai matti Ilyasova con conclusione tra due giocatori e una tripla dopo aver shackerato Covington, sono due perle. Non so che potrà inventarsi a Toronto ma contro squadre di bassa classifica potrà esserci utilissimo per tentare l’ultima spinta verso i playoffs.
 
Batum: 7
14 pt., 13 rimbalzi, 8 assist, 1 rubata. 5/9 dal campo. Non è lui al banco degli imputati. Rischia di andare in tripla doppia ma Clifford lo toglie dopo pochi minuti dall’inizio ultimo quarto per far rientrare Walker. Quando rientra sul parquet nell’ultima parte non incide più, sbagliando anche una tripla, ma prima era stato bravissimo. Una tripla da casa sua, tanti rimbalzi e buone giocate per Howard e Frank tra gli altri.

I tiri dal campo effettuati da Batum.
Si può evincere come abbia tirato meglio dai lati del campo.
I cerchi pieni viola rappresentano i tiri realizzati, quelli con interno non colorato, i tiri mancati.

Kidd-Gilchrist: 5,5
9 pt., 1 assist, 1 rimbalzo, 1 stoppata. 4/9 dal campo. -7. Forza nel terzo quarto un passaggio lungo linea di Simmons ma non sempre mi piace in difesa nonostante gli sforzi. Se in attacco è discreto ma commette uno sfondamento nel finale molto pesante, dietro prende pochi rimbalzi e in alcune situazioni è troppo passivo. Difficile dargli torto se ti fischiano contro falli inesistenti, però, nonostante l’attenuante del rientro, non è più l’MKG desiderato…
 
Williams: 4
2 pt., 2 rimbalzi, 1 assist, 3 rubate. ¼ al tiro. 5 falli. Bene solo nei palloni rubati, uno dei quali se lo ritrova in mano direttamente da un giocatore di Phila. Finisce (anche lento nel concludere una transizione sulla quale fa 0/2 in lunetta) male sbagliando un open 3, un runner, commettendo alcuni falli e facendosi battere da Ilyasova in back-door. Modello bradipo, dopo una prima parte sufficiente, si perde nel finale.
 
Howard: 5
6 pt., 6 rimbalzi, 2 assist. L’atteso scontro sbandierato dai media Howard/Embiid non c’è stato. Gli arbitri hanno pensato bene d’aggravare Howard oltre i suoi demeriti. Solo 25 minuti in campo con un 3/7 al tiro. Sbaglia 4 liberi su 4 e dopo una buona dunk, commette un errore fastidioso da sotto che ci taglia fuori.
 
Lamb: 5,5
8 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. 19 minuti con 3/7 al tiro. S’impegna ma viene battuto da gente, come il Beli che esce dallo schermo, nonostante i suoi rientri in salto. Il 3/7 ci può stare in attacco, con qualche minuto in più forse… Può fare meglio però complessivamente.
 
Kaminsky: 7
19 pt., 4 rimbalzi, 3 assist. 3/6 da fuori, 5/12 al tiro e un 6/6 dalla lunetta non scontato in una serata dai troppi errori a gioco fermo. Buone le sue triple, gli riesce anche qualche difesa individuale d’autorità. 26 minuti in campo di buona qualità.
 
Carter-Williams: 4,5
2 pt., 3 rimbalzi. Torna ad essere disastroso dal campo, proprio contro il team che lo ha lanciato. Se prende qualche rimbalzo e contribuisce nell’ultimo quarto a far metter la firma di Lamb su un canestro deviando un pallone appena recuperato dai Sixers, lo 0/6 al tiro, tra jumper ed entrate, lo rende una palla al piede.
 
Hernangomez: 6
6 pt., 7 rimbalzi, 1 assist. Meglio rispetto alle prime uscite, specialmente nella prima parte. Trova spazio (16 minuti) per i problemi di falli di Howard. Contiene molto bene Embiid nei primi due quarti, è sfortunato e lascia un po’ a desiderare nel secondo tempo. Non proprio fantastico al tiro ma fa vedere buoni movimenti che gli europei con finte, ecc. sanno fare. Mette due liberi su due al contrario dello 0/4 dell’ultima sfida.
 
Graham: 6
2 pt., 1 rimbalzo. Torna al suo ruolo di bench player giocando solamente 8 minuti durante i quali è premiato da un +/- di +9. Due punti ai liberi grazie a un filtrante di Batum, poco altro.
 
Coach S. Clifford: 6
Lo capisco. Nervoso viene espulso. Troppe le decisioni arbitrali, come lo sfondamento non menzionato nel testo della partita, dato come blocking foul a Walker. La squadra regge per tre quarti ma se gli avversari la riagguantano sono dolori. Si fa fatica poi ad attaccare e soprattutto difendere, come se i giocatori non ci credessero più: La tempra c’è, le energie anche. E’ il credere di poter tornare a cambiare l’inerzia al match che manca. La classica punto a punto pesa con soffiata arbitrale sul fuoco…

Game 62: Charlotte Hornets @ Boston Celtics 106-134

 
 
Era dall’aprile 2016 che gli Hornets non battono i Celtics e anche quest’anno la vittoria è rimandata.
Narra la leggenda che i Leprechaun nascondano il loro pentolone d’oro alle pendici dell’arcobaleno.
Per Charlotte quel pentolone gigante era trasformabile in un canestro da far divenire come si usa dire la classica (grande) vasca in cui infilare canestri facili.
Per il primo tempo ciò è avvenuto, anche se abbiamo chiuso sotto di 8.
I Celtics hanno trovato una serata ispirata dal loro uomo di punta Irving e il pentolone è diventato un miraggio così come l’arcobaleno alle cui pendici si disperde.
Le assenze di MKG e Zeller non hanno aiutato una squadra che ha accusato difensivamente il colpo.
Se gli Hornets hanno tirato con il 46,2% dal campo, l’altissimo 62,1% dei leprechaun non ha dato scampo a Kemba e compagni in difficoltà anche negli assist (24-31) e surclassati a rimbalzo con un 33-47 che non ammetteva repliche (Howard, problemi a una costola, nonostante una buona gara, ne ha recuperato solamente uno difensivo). Pochi i palloni gettati via dalle due quadre (7-10), mentre Boston con il suo 14/15 dalla lunetta ha utilizzato molto meglio i FT di Charlotte (13/22), colpita 12/20 da fuori.
Tra i singoli dei Celtics, dietro a Irving (34 pt.), si sono piazzati a pari merito come scorer, Brown e Morris con 15, tallonati da Monroe e Rozier con 14 a dimostrare la bontà della panchina di Stevens.
Non ci dobbiamo demoralizzare però per una L in un back to back giocato fuori casa contro un top team.
La prima parte della gara è stata ben giocata.
Per battere questi Celtics avrebbero dovuto errare qualcosa loro, ma non è stato così tuttavia dovendo rispondere alla vittoria dei raptors contro i Magic nella lotta per il primo posto.
Per Charlotte le (relative) belle notizie arrivavano dagli altri parquet:
La caduta dei Bucks, in trasferta contro i Pistons e dei Pacers ad Atlanta, oltre alla L di Washington casalinga, ampiamente prevista contro i Warriors.
In una giornata nella quale non si è vinto sono risultati che potrebbero comunque dare un po’ di morale in più per la trasferta/scontro di Phila.
Serve ricompattarsi e ripartire cercando una vittoria nelle prossime due difficile trasferte (PHI e BOS).
 
Partenza rapida delle due squadra, in particolare Boston, vinta la palla a due, non perdeva tempo trovando un alley-oop micidiale servito da Irving e chiuso da Baynes.
Batum sparava fuori ritmo da tre frontalmente ma andava lungo, Howard catturava il rimbalzo e correggeva con Baynes che andava a sbattere sul tronco del nostro centro. Due punti ma FT mancato.
Il 2-2 era rotto a 11:16 da Irving di tripla, poi era Brown da destra a battere in jumper Batum, Howard mancava il secondo tiro su tre per poi in aiuto ricorrere al fallo su una penetrazione di Brown che dalla lunetta non sbagliava estendendo il risultato sul 2-9.
Kemba era servito sullo scatto, da dietro Brown ricorreva al fallo per fermarlo sull’appoggio e aveva ragione perché il capitano splittava ma iniziava a mettersi in ritmo, suoi infatti, erano i due punti successivi con un pullup dei suoi. Baynes segnava con jumper frontale oltre Howard e Brown recuperando un pallone deviato da Batum segnava in turnaround dal pitturato nonostante il francese rientrasse anche frapponendosi tra il n°7 e il canestro.
A 8:56 però ci riprovava Kemba trovando ancora Kemba, questa volta da oltre l’arco ma il risultato era ancora il canestro.
Dall’altra parte Irving con un lungo due da destra batteva una buona difesa di Williams, stimolato dal duello con Walker che replicava con uno step back flash e tiro rapidissimo oltre il lungo Horford.
Altri tre punti che riavvicinavano gli Hornets (11-15).
Batum portava un’altra minaccia sulla destra, bound pass verticale per Kemba che si allargava leggermente e riceveva tagliando a L sulla baseline destra da dove appoggiava dalle parti del canestro per il -2…
Irving a 7:20 aumentava di due il suo bottino e Tatum riusciva a battere Graham portandolo sotto, i Celtics allungavano sul 13-19 e Clifford era costretto a chiedere il time-out a 6:42.
Quattro punti di Howard che andava sotto il canestro avversario usando il fisico facevano tornare gli Hornets sotto solamente di due, divario che rimaneva tale anche dopo lo scambio di cortesie tra Irving che riprendeva e segnava dopo esser stato stoppato da Batum e il francese stesso che appoggiava al vetro oltre la difesa di Brown.
A 4:05 Irving dalla diagonale sinistra metteva dentro da te ma Marvin Williams con un tiro “ombra” (stessa posizione quasi (dalla parte opposta del parquet ovviamente) non lasciava scappare i biancoverdi.
Irving era la punta di diamante dei suoi e in tre azioni offensive portava a casa 4 punti, così l’alley-oop di Carter-Williams, servito da Batum sullo scatto della nostra PG serviva solo per il 24-28, anche perché lo stesso MCW mancava un libero per il fallo di Irving sulla precedente deviazione volante.
A Morris rispondeva Howard, ispiratissimo, il quale andando dentro batteva Baynes in reverse layup ottenendo anche il fallo.
Realizzando l’aggiuntivo spostava il punteggio sul 27-30. Nel finale i Celtics guadagnavano qualche punto, ad esempio con Smart da tre a qualche decimo sotto i trenta secondi, Lamb replicava andando in uscita da un blocco; rimessa da fondo campo Celtics tesa di Batum, facile per Lamb andare a schiacciare.
Purtroppo però allo scadere Morris batteva la luce rossa portando il risultato sul 31-37.

Graham, partito titolare per l’assenza di MKG in quintetto, sorpreso da Tatum.
(AP Photo/Charles Krupa)

 
Ci sarebbe da migliorare la difesa, anche se i Celtics avevano dimostrato di mettere molta della loro bravura nelle marcature, invece la panchina non riusciva ad arginare la controparte; Monroe segnava, replicava MCW in entrata decisa, Hernangomez era disastroso commettendo passi in attacco, facendo fallo su Monroe (gioco da tre punti), mancando un tap-in su errore di Lamb e non riuscendo a fermare ancora Monroe che capiva di poter giocare di fisico andando sotto contro lo spagnolo.
Monk impalpabile in campo diveniva anche dannoso mancando un layup mentre dall’altra parte la ditta Mo & Mo continuava a colpire; questa volta era Morris da tre a si andava sotto di 14 (33-47) …
Gli Hornets ripartivano con il Tank e MCW in correzione da sotto dopo un altro errore di Lamb da sotto.
Rozier era bravo a battere al tiro MCW mentre dall’altra parte serviva il rientro del capitano (6:01) per battere la difesa dei Celtics; tre punti aperto dalla top of the key su una seconda possibilità per il 40-49.
I Celtics trovavano ottimi tiri a livello balistico; Morris, pur scegliendo un baseline jumper instabile da destra superava Walker mentre Frank con un great spin lasciava Rozier sul posto, passetto nel pitturato ed elegante pallone depositato a una mano.
Kemba con un pullup dalla media e una tripla in transizione (4:28) sulla quale non ci pensava due volte con Irving attardato per un errore da sotto, faceva rientrare i Calabroni sul -4 (47-51).
A 4:27 i Celtics chiedevano il time-out.
I Celtics ripartivano forte, specialmente con Irving, gli Hornets tentavano di resistere con Howard che a 2:48 abbatteva rudemente Baynes, gli arbitri non davano sfondamento e il nostro numero 12 si appendeva schiacciando di potenza il 53-57.
A 2:13 arrivava anche un off balance di Frank dal pitturato ma dall’altra parte Irving segnava toccando già i 22 pt. prima che Howard percorrendo la baseline da sinistra a destra andasse a segnare nuovamente e insospettabilmente di fino lasciando arretrato Baynes che subiva ancora uno stupendo reverse layup (1:36).
Il centro avversario però si rifaceva azzeccando un piazzato, Irvig allungava ma Kemba in corsa era più rapido di Baynes finendo in appoggio di destra al plexiglass per il 59-65.
Il primo tempo però a livello di marcature lo chiudeva Baynes in area per due punti che lasciavano i Calabroni arretrati di 8 all’intervallo.

Howard in schiacciata. Bene nei punti, male a rimbalzo.
(AP Photo/Charler Krupa)

 
L’inizio ripresa era un incubo.
Charlotte dimenticava tutto quanto di buono fatto nel primo tempo e non costruiva più.
Farraginosi attacco e difesa, lasciata a Boston l’inerzia eravamo colpiti da Baynes a 11:20 dallo spigolo destro dell’area poi da una steal con dunk in transizione di Brown su un passaggio telefonato in orizzontale, infine da Horford in area su Marvin prima che a 9:52 Batum in entrata passasse breve in salto a Howard lasciandolo libero di schiacciare.
Irving non si fermava segnando ancora da fuori, liberissimo e a 9:37 Clifford chiamava un time-out per riordinare le idee. La squadra non recepiva il messaggio perché a breve termine Boston tornava a colpire da fuori con Tatum (solo), abile a prendere e tirare dal corner destro su un ribaltamento di Horford.
Brown aggiungeva due punti dalla lunetta ma finalmente Batum riuscendo a mettere una tripla personale accorciava sul 65-81.
Horford restituiva la tripla e non contento della difesa, Clifford chiamava un altro time-out sul -19.
Lo step back di Walker a 6:57 non bastava certamente per recuperare un divario che aumentava nel quarto sino ad arrivare sul -24 a 5:37 con tre punti di Irving.
A 4:45 un’entrata di Brown con rilascio in floater, dopo essere andato a sbattere su Kemba era vista dagli arbitri come blocking del capitano, lasciandomi personalmente con molti dubbi, anzi…
Cambiava poco comunque… FT aggiuntivo mancato, ma per un’invasione di Howard, entrato in area in anticipo rispetto al libero, era data la possibilità all’esterno dei Celtics di convertire per portare la squadra di Stevens sul +27 (67-94). Una tripla di Lamb in transizione dalla diagonale sinistra e un passaggio basso filtrante da lato a lato del pitturato da Marvin a Howard davano al centro la possibilità d’appoggiare semplicemente per rendere il passivo meno pesante. Rozier con un mumbo andava oltre il difensore facendo toccare quota 100 ai Celtics già nel terzo quarto.
Lamb a 1:50 replicava dalla sua mattonella da tre punti segnando il settantanovesimo punto per la squadra del North Carolina ma Smart chiudeva con una bomba il quarto. Il punteggio recitava:
Hornets 79, Celtics 103.
Partita finita nonostante gli ultimi 12 minuti da giocare.
 
I Celtics segnavano per primi nell’ultimo quarto, Monk rispondeva con la tripla centrale schermandosi con il Tank (11:26 per l’82-105), poi la partita defluiva con qualche buon canestro di Rozier per i Celtics come quello a 10:38 in entrata e quello trovato facendo il classico giro del parquet per cambiare lato e uscire a ricciolo per il tiro da tre punti. Stone, appena entrato rimaneva in una posizione bassa non seguendolo ed era facile per lui mettere il tiro…
Panchina quindi in campo con Monk, Graham, Bacon e Hernangomez a completare ma se Bacon a 1:27 metteva dentro un mid-range con equilibrio (tre le sue realizzazioni), Hernangomez continuava ad avere difficoltà realizzative dimostrando un tocco imperfetto anche nel garbage time, seppur guadagnando qualche FT, sprecandoli…
Monk sparava a salve e la gara si chiudeva sul 106-134.
 
Pagelle
 
Walker: 6,5
23 pt., 5 assist. In 24 minuti fa 9/13 dal campo. Partita ottima in attacco, in difesa ha di fronte Irving che si mette a fare il fenomeno in serata. Rimane poi a riposo quando la partita è andata. Non riesce a dare valido supporto poi nemmeno lui nel terzo quarto ma quando c’è solo o quasi Kemba come scorer (il quale fornisce comunque 5 assist) è un brutto segnale perché il resto della squadra non sta rendendo. E’ un episodio. ora bisogna che lui e la suadra tornino a giocare.
 
Batum: 5,5
7 pt., 5 rimbalzi, 10 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Il classico giocatore che non si sa se odiare o amare perché racchiude in sé, saggezza e stupidità. 3/11 dal campo con un 1/5 da fuori. Catch n’shoot rapidi stupidi non necessari e tiri un po’ forzati sono una componente, l’altra è quella di saper riconoscere il gioco e i movimenti dei compagni fornendogli assist precisi. Se poi hai Howard in squadra a mettere dentro i passaggi volanti sei facilitato. Un giocatore d’esperienza come lui però non può perseverare con tiri non selezionati.
 
Graham: 5
2 pt., 1 rimbalzo, 1 rubata. In 30 minuti limita Tatum che ne sta in campo 20 e segna 7 punti. Per il resto, rendimento un po’ inferiore in difesa. In attacco si fa stoppare un tiro quasi sulla sirena e l’1/5 complessivamente parla da sé, così come il -26 di plus/minus. Ricorre a 4 falli, nemmeno cattivi. Collisioni di gioco. Non facile sostituire MKG in una serata del genere.
 
M. Williams: 5
4 pt., 9 rimbalzi, 2 assist. 1/8 al tiro. Meglio, secondo me, di Graham in difesa, cattura anche rimbalzi ma al tiro è freddissimo splittando anche un paio di liberi dalla lunetta.
 
Howard: 6,5
21 pt., 3 rimbalzi, 1 rubata, 1 stoppata. Fa senso vedere che Dwight è riuscito a catturare solo un rimbalzo difensivo, forse la costola si fa sentire, ma dall’altra parte si fa vedere eccome.
Tiene in piedi la baracca insieme a Kemba per due quarti. Lascia un po’ troppo spazio a Baynes e a i suoi piazzati, rimasto perfetto sino a un certo punto del match. Nel terzo qualche canestro ma anche errori.
10/15 al tiro, un solo turnover, tra i titolari il -15 è il miglior plus/minus…
 
Lamb: 5,5
10 pt., 2 rimbalzi, 1 stoppata. Si sveglia troppo tardi. Un paio di triple e una buona stoppata ma ormai i Celtics son scappati…
 
Kaminsky: 6,5
16 pt., 3 rimbalzi, 2 assist. Buoni tiri, anche fuori equilibrio ed altri sbilenchi. Strano Tank. Tiene meglio Monroe lui nell’occasione che gli capita che Hernangomez. 5/10 dal campo, 6/6 ai liberi, peccato per lo 0/3 da fuori.
 
Carter-Williams: 6,5
14 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 3 stoppate. Abbastanza rognoso in difesa, riesce a trovare una serata dove rifila tre stoppate agli avversari… Non sbaglia sotto canestro andando in correzione o di forza con un 5/5 per lui quasi irreale più un 4/5 dalla lunetta. Buona gara e solo un -4 di plus/minus incassato, anche se nel secondo quarto è coinvolto nell’allungo Celtics, riuscendo però a dare un piccolo contributo per tornare più vicini.
 
Hernangomez: 4
0 pt., 6 rimbalzi. In 9 minuti commette 4 falli e fa 0/4 sia dal campo che ai liberi. Peggio dell’Howard da Vecchio Testamento. Non tiene Monroe in difesa e ha un tocco difettoso. Avrebbe dovuto esser nettamente un altro giocatore. Che sia la nemesi di Charlotte per il caso Cho?
 
Monk: 5
3 pt., 2 assist, 1 rubata. 1/7 dal campo. Entra già nel primo tempo ma è impalpabile. Non vedo miglioramenti nello sviluppo del suo gioco. Segna una tripla con schermo del Tank e poi sbaglia il resto.
 
Bacon: 6,5
6 punti, 1 rimbalzo. In 6 minuti fa ¾ al tiro chiudendo la partita nel garbage time. Almeno trova la mano riuscendo a far vedere scorsi di quello che ha mostrato in parte nella lega di sviluppo.
 
Stone: 5
0 pt., 1 rimbalzo, 1 assist. Entra e si perde nettamente Rozier non seguendolo per nulla. Ci “costa” 3 punti, ma la partita è finita. Non è facile entrare in partita quando non giochi proprio mai… Poco più di 4 minuti sul terreno.
 
Coach S. Clifford: 6
Non riesce a dare alla squadra l’impronta difensiva. Richiamata più volte anche in time-out vicini se necessario, il team sbanda ma molte volte sono canestri personali di bravura dei giocatori dei Celtics. È solo una sconfitta. Ricompattarsi e andare a Philadelphia in una gara più importante e alla portata rispetto a quella di stanotte.

Game 61: Charlotte Hornets Vs Chicago Bulls 118-103

 
Gli Hornets per svoltare dovevano cacciare i fantasmi del 2017.
Un 2017 iniziato con una L contro i Bulls e finito con un bilancio complessivamente negativo, incluse altre due sconfitte proprio contro i Tori (una di un punto con un super Kemba che non riusciva tuttavia allo scadere a metter dentro il sorpasso e l’altra all’OT).
Per fare ciò i Calabroni dovevano mostrare la solidità con la quale hanno giocato le ultime partite.
Mostrarsi, apparire, sono verbi che sono l’etimo della parola fantasma.
Charlotte però doveva cancellare l’immagine spettrale, ambigua e diafana avuta lo scorso anno per voltare pagina e allontanare anche l’allucinazione Bulls.
Sul piano del risultato, dopo aver sofferto per almeno due quarti e mezzo, nulla da dire, l’incubo è stato ampiamente scacciato e ora ci si affaccia a una serie di trasferte non semplici.
Tornando alla partita… Charlotte ha accelerato nel finale e ha vinto sfruttando la maggior classe, precisione ed energia profusa, tuttavia la serata ha registrato gli infortuni di MKG (quasi immediato) e di Zeller (non rientrato nel secondo tempo).
Nel primo caso, dovesse trattarsi d’infortuni medio/lunghi, il numero 14 sarà rimpiazzato probabilmente da Lamb e Graham che stanno facendo altrettanto bene, se non di più, nel secondo caso Frank e Hernangomez potrebbero sostituirsi al recidivo centro, anche se lo spagnolo nei pochi minuti apparso, non è piaciuto.
Gli Hornets hanno quindi interrotto una serie di 4 sconfitte contro i Bulls e allungato la striscia vincente stagionale portandola a 5 partite, cosa che se non ricordo male, non accadeva dal 2016.
Tra gli ospiti diversi giocatori sono andati in doppia cifra ma LaVine con i suoi 21 punti è stato il più pericoloso.
Degni di menzione sono anche Valentine con 14 pt. e Portis che ha chiuso con una doppia doppia da 12 punti e 10 rimbalzi, mentre per Charlotte i 31 pt. di Walker e i 24 di Howard, aiutati dai 15 di Lamb costituivano il nucleo (70 pt.) delle realizzazioni per coach Clifford.
Gli Hornets hanno catturato solo 35 rimbalzi contro i 44 dei Bulls, sopra anche negli assist (26-28), ma hanno tirato meglio con il 53,7% contro il 48,1% e hanno avuto meno turnover (14 contro 20).

Lo starting five di Chicago.

Il classico quintetto degli Hornets.

Hugo e le cheerleaders a inizio gara.

Partenza diesel per Walker che sulla prima azione della partita perdeva palla.
Al contrario Felicio partiva in maniera sprint segnando subito dal mid range lo 0-2 con un piazzato su un Howard svogliato nell’uscire.
Il nostro centro si faceva perdonare immediatamente in alley-oop lanciato da Batum.
Felicio con un altro piazzato, questa volta fronte a canestro dal punto più lontano del semicerchio dei liberi, colpiva per il 2-4 mentre Kemba si faceva stoppare dall’altra parte ma la palla schizzava sotto a Howard che sfruttava l’occasione per schiacciare, pareggiando.
Felicio, da sotto, ai 24 riusciva a evitare il tentativo di stoppata di Williams, firmando tutti e sei i primi punti dei Bulls.
Williams, a 9:10 invece metteva dentro la tripla per il sorpasso degli Hornets, che puntellavano lo score fino all’8-6 con Kemba a splittare due liberi per un blocking foul del centro avversario.
Lavine con un dribbling layup depositava oltre Howard per il pari (8-8), ma a 8:18 Kemba segnava da tre riportando sopra il team guidato da Clifford.
I Bulls continuavano a segnare cercando di tenere il passo; Lavine in jumper infilava l’11-10 ma un’altra tripla volante di Walker (7:08) era utile per il +4, anche se il finlandese dei Bulls replicava con la stessa arma a stretto giro di posta.
A 6:31, sulla linea di fondo sinistra, Howard tagliava dietro la difesa, Batum riconosceva la situazione da lontano e forniva la sfera al centro per il secondo alley-oop della sua gara…
Batum stoppava Lavine, ma Kemba ci pensava troppo sul tentativo da tre frontale e andava corto, dall’altra parte Dwight in aiuto stoppava Lavine all’ultimo secondo ma la sfera era preda di Felicio che convertiva i due punti…
Bulls sempre sotto di uno, ma l’entrata di Lamb era propizia a fornire immediatamente propellente per il decollo; tripla dalla diagonale sinistra per il 19-15 seguita da due punti di Dunn che tuttavia doveva vedere incassare i suoi un gancetto in turnaround nel pitturato opera di Williams.
Era sempre la nostra ala forte a darci ulteriore vantaggio, ancora merito di Batum, che da metà campo, sul rientro della difesa dei Bulls, capiva che vi sarebbe stato spazio sulla sinistra per un tiro da tre di Marvin, raggiunto dalla sfera, bravo a convertire con immediatezza per il 24-17.
MKG nel frattempo per un problema fisico al ginocchio usciva, entrava la panchina e i Bulls rimontavano segnando con l’ex Vonleh al vetro (oltre Batum) il 24-21 e pareggiando con un open 3 di Nwaba dalla destra.
I Bulls ripassavano avanti, venivano raggiunti da un’entrata con appoggio a una mano di Lamb che interrompeva il digiuno di punti degli Hornets, ma a poco dalla fine (:04.2) Valentine ghiacciava gli Hornets con la tripla che chiudeva il primo quarto sul 26-29.

Williams supera Dun in floater durante il primo tempo.
AP Photo/Bob Leverone

Howard schiaccia durante il primo tempo della partite.
(AP Photo/Bob Leverone)

 
Il secondo quarto non dava la sveglia a una panchina degli Hornets troppo passiva.
Un tecnico a Clifford dopo 11 secondi allontanava sul 26-30 gli ospiti che tuttavia continuavano ad avvantaggiarsi con un gancetto in entrata di Vonleh e una tripla di Portis per un parziale di 9-0 pro Bulls.
MCW, non al primo tiro errato (tripla mancata sul finire del primo quarto e altre due open prima del canestro da fuori di Portis) si faceva anche stoppare, per fortuna Graham dall’altra parte era un difensore amuleto; il tiro oltre di lui di Valentine s’infrangeva sul ferro ed MCW, nonostante un altro errore, conquistava il rimbalzo e depositando finalmente due punti, faceva ripartire l’attacco di Charlotte. Nwaba trovava due punti ma Kaminsky con un piazzato dal mid range leggermente a destra anticipava un arresto e tiro di Lamb su Portis che non riusciva per tempo a reagire (pensando a un’entrata del nostro numero 3) lasciando a Jeremy i due punti.
Tre ne trovava il Tank a 8:33 con un catch n’shoot notevole… -2, mentre dall’altra parte Graham teneva anche sul tentativo di Portis, tuttavia un per un fallo di MCW, l’ex Vonleh segnando dalla lunetta riportava la Wind City oltre il break.
MCW mancava ancora un open 3, più impegnato a costruirselo che altro e Vonleh, in avvicinamento, approfittava anche di uno scivolone a piedi uniti di Zeller per depositare il 35-41.
Clifford a 7:21 chiamava il time-out. Nove secondi dopo il rientro sul parquet, una produzione made in Kaminskyland (step back armonico da tre) riavvicinava i bianchi di casa, anche Lavine non riusciva a battere Graham, mentre dall’altra parte Zeller, raggiunto da un passaggio sotto canestro, fintava per subire il tocco di Payne.
Due punti e un FT mancato che facevano girare il tabellone sul 40-41 con Markkanen capace di ritoccare sul +3 per i neri andando oltre la difesa di Frank con tiro leggermente all’indietro dalla media.
Walker decideva d’infiammarsi e con quattro punti riportava sopra i Calabroni (44-43).
Iniziava una serie si sorpassi; Felicio su passaggio laterale, entrando come un treno depositava due punti, Kemba al vetro andava oltre il finlandese, Kemba con l’arresto e tiro segnava anche il 48-45.
Con in campo lo spagnolo Hernangomez per la prima volta nei minuti che contano, la partita non andava meglio; Felico lo batteva dopo uno spin dal post basso e da una drive, LaVine ricavava due FT per il sorpasso.
Walker intuiva l’entrata a ricciolo di Marvin libero da pressione, raggiunta la palla Williams puntava a canestro diretto dove liberava una dinamitarda schiacciata di destro per il 50-49.
Passavano avanti gli ospiti con due FT ma erano raggiunti da un ½ di Kaminsky che segnava la fine delle ostilità per quanto riguarda i punti segnati.
Perfetto equilibrio (51-51) al riposo dunque.

Walker si libera di Dunn grazie allo schermo di Howard e si prepara al tiro da tre punti…
(AP Photo/Bob Leverone)

 
Si rientrava nella ripresa con Howard in campo, alle prese con un piccolo problemino, chi invece rimaneva negli spogliatoi per un infortunio al ginocchio era ancora il recidivo Zeller…
Howard comunque iniziava alla grande stoppando Dunn e influenzandone un altro tiro, ripartenza con corsa in parallelo di Howard rispetto a quella di Kemba, palla alzata dal secondo per il primo vicino a canestro e alley-oop bruciante…
Markkanen con un po’ di sfacciataggine riusciva a trovare quella fortuna che aiuta gli audaci sul tocco a superare Howard.
Mentre a 10:28 una brutta difesa di Charlotte consentiva al finlandese di depositare facile in nuovo vantaggio per la squadra di Hoiberg (53-55).
Batum, seguendo Howard nella sua drive sulla baseline veniva raggiunto in area, fallo e due FT per il pari.
Nwaba fermava con il terzo fallo personale Howard che dividendo i liberi restituiva un minimo vantaggio alla squadra del N. Carolina la quale traeva beneficio da un’azione convulsa sulla quale Batum recuperando pala a metà campo lanciava lungo sulla contro-transizione Lamb ce solo, al volo depositava facilmente.
A Howard veniva assegnato un fallo contro Dunn sfruttato a metà dall’avversario dalla lunetta, sempre a Howard a 8:05 era annullato un poderoso alley-oop per una spinta di Valentine avvenuta prima del tiro tra i fischi del pubblico… Dalla possibile giocata da tre punti si passava invece al pari quando il finlandese scaricava una violenta schiacciata a una mano a 7:46.
Walker non se ne preoccupava troppo segnando da tre, ma i Bulls ancora una volta tornavano sul -1 e avrebbero la possibilità di pareggiare con un tecnico assegnato a Howard che tuttavia non era ben sfruttato da LaVine. Howard si rimetteva in moto in attacco; spin esterno su Felicio dal post basso sinistro per chiudere con perizia. Dwight era bersagliato dagli arbitri e riceveva contro una chiamata per intervento irregolare su Felicio che tuttavia dalla lunetta segnando un solo libero, lasciava attardata di 2 Chicago (63-61).
Lamb e Valentine si rispondevano, la partita rimaneva quindi incerta fino alla svolta data dal capitano che a 5:44, indovinando un tiro pesante con palla accolta dal ferro che quasi l’aveva fatta riposare sopra di sé, dava il via alla fuga decisiva.
Dunn a 5:33 sfondava su Walker (al secondo sfondamento preso in serata) e a 5:13 il capitano, scambiando sulla sinistra con Batum, dalla linea di fondo restituiva al francese che bombardava da tre dal lato per anticipare la bomba del Tank che spingeva i teal & purple sul 71-63.
Cambiava il vento nei confronti di Howard che udiva il fischio degli arbitri a suo favore completando una giocata da tre punti che faceva viaggiare gli Hornets sul 74-63 (4:49) con un parziale esteso sul 9-0…
LaVine da tre non si arrendeva, ma ancora Howard a 4:02 non incontrava serie opposizioni al suo ingresso nel pitturato da sinistra che gli consentiva di fisico di depositare il personale sedicesimo punto.
Portis maldestramente in possesso di palla buttava giù Batum, altro sfondamento che i Bulls pagavano caro perché Batum vedeva il passaggio in zona rossa di Howard (completamente libero) che si permetteva il lusso e la finezza di chiudere in reverse alley-oop per allietare i fan a 3:34 Portis era stoppato da Howard, ma sull’azione successiva i Bulls tornavano a segnare con un rapido spin di LaVine, bravo a battere Frank nel pitturato.
Nel finale a 1:09 LaVine stesso in transizione segnava l’82-75 ma era un semigancio di Howard dopo due passetti in corsa a far notare l’impotenza di Portis nel tenere Dwight. Il numero 5 avversario si rifaceva andando di tripla ma sull’ultima azione finale degli Hornets, un rimbalzo offensivo ci consentiva di tener palla sino alla fine del quarto; Kemba la gelava per poi realizzare a :03.9 dalla top of the key tre punti che restituivano ossigeno e chiudevano il quarto sull’87-78.
 
Dal +9 al +11 in avvio ultimo quarto con due FT, saltando più avanti, si passava anche sul +14 quando Lamb sulla sinistra lavorava un pallone mandando fuori tempo gli avversari per cedere poi, facendo la cosa giusta, a Graham che fronte a canestro e senza nessuno tra i piedi, scagliava la micidiale freccia del 94-80…
Lamb andava a chiuder una tripla sul lato, Howard prendeva il rimbalzo difensivo in maniera aggressiva, avanzava lanciando lungo e teso per lo stesso Lamb che dl post basso sinistro anticipava il difensore con un tiro sobrio ma efficace per il 96-81.
Non c’era più partita con i canestri di Kemba, Lamb e ancora Walker… a poco serviva la tripla di LaVine da destra, pur ben chiuso.
103-90 che diventava 111-95 quando Nwaba, tagliando in diagonale, tornava su Batum andando a sbattere di spalla sul tiro.
Giocata da tre punti del francese che in due tempi otteneva ciò che nel finale riuscivano a fare in un sol colpo ancora una volta Walker e Graham che guidavano senza rischi Charlotte alla vittoria finale per 118-103.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
31 pt., 2 rimbalzi, 5 assist, 3 rubate. 11/19 al tiro compreso un 6/10 da fuori. Peccato per i 6 turnover, uno ad esempio nel finale in transizione con palla orizzontale lunga data a destra per un tiratore da tre inesistente con la squadra a schiacciarsi verso il centro. Roba da poco, come le difficoltà iniziali. Quando prende confidenza è letale sia da sotto che da oltre l’arco da dove bombarda spietatamente. Ha il merito di spingere fuori dalle secche Charlotte nel terzo quarto oltre che andare a recuperare due palloni in difesa per sfondamento. Servirà questo Kemba per le difficili tre trasferte contro top team dell’Est.
 
Batum: 6,5
10 pt., 7 rimbalzi, 12 assist, 2 rubate, 1 stoppata. Pessimo 3/10 al tiro, ancor di più il/1/6 da fuori… Classica notte in cui non connetta, ma connette invece molto bene i compagni per mandarli a canestro con pregevoli assist mandati al destinatario con precisione anche da lande quasi inesplorate. Di tutto un po’, rimbalzi, un paio di steal… Speriamo continui così ed eviti di forzare qualche tiro non necessario.
 
Kidd-Gilchrist: s.v.
0 pt. (0/0), 1 rubata. Ruba un pallone in 6 minuti. Per il resto non ha il tempo di mettersi in moto. Potrebbe essere il tendine del ginocchio sinistro a dar fastidio. Vedremo gli sviluppi…
 
M. Williams: 7
14 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. 5/8 al tiro e ¾ da fuori, +18 di +/-. Discreta partita di Marvin che s’impreziosisce grazie a pochi tiri mancati. Ciò che ci serve. Qualcuno di complementare che commetta pochi errori quando chiamato in causa…
 
Howard: 8
24 pt., 6 rimbalzi, 1 assist, 5 stoppate. Non cattura molti rimbalzi e i Bulls vincono la sterile lotta a rimbalzo, ma distribuisce 5 stoppate facendo subito capire la filosofia di fondo tratta dal not in my home di Mutombo. 4/5 dalla lunetta e 10/12 al tiro. Domina in attacco contro tutti i lunghi dei Bulls, specialmente Portis.
 
Lamb: 7
15 pt., 1 rimbalzo, 5 assist. Molto più concreto di altre partite, chiude con un 7/9 dal campo e un +13 di +/-. Partita nella quale fa bene la fase offensiva ma anche la difensiva. Ottimo terzo aiuto per coach Clifford.
 
Kaminsky: 6,5
11 pt., 2 rimbalzi, 1 stoppata in 22 minuti. 4/6 al tiro. Frank gioca qualche minuto in più (non del solito, ma nel finale di secondo quarto a subentrate allo spagnolo) per l’assenza di Zeller, prendendosi tuttavia pochi tiri. Finisce con un 4/6 dal campo e in doppia cifra. Altro buon aiuto per Clifford che quando ha una panchina così, deve preoccuparsi di poco.
 
Carter-Williams: 5
4 pt., 5 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Non molla e gliene do atto. Continui così tirando meglio però… Purtroppo l’1/11 dal campo e come l’ottiene, determina anche un voto, già alzato per un finale nel quale guadagna comunque due liberi, riesce a rubare un pallone… Bravo a rimbalzo ma le sue triple aperte (0/6) nelle quali sembra guardarsi i piedi prima di tirare e salire incerto ci hanno condizionato nel risultato per parte della gara. Soluzioni giuste per l’uomo sbagliato. Prende anche un tecnico per una reazione non indirizzata agli arbitri dopo l’ennesimo errore ravvicinato.
 
C. Zeller: 6
2 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. Gioca 10 minuti finendo sotto di 4 nel plus/minus. Un buon canestro con finta, accompagnato però dall’errore al libero. Poi l’infortunio e i non rientro nella seconda parte di gara.
 
Graham: 7
7 pt., 2 rimbalzi, 4 rubate. 2/4 al tiro in 27 minuti. Sostituisce alla grande MKG. Difficile segnargli. Un muro che da sempre fastidio nel modo giusto sul tiro. Micidiale se servito smarcato. Servirà se MKG dovesse restar fuori per le prossime sfide.
 
Hernangomez: 5,5
0 pt. (0/0), 1 rimbalzo. In tre minuti deve ricorrere a due falli. Clifford lo toglie inserendo il Tank nel finale del primo tempo. Poco in campo ma non piace in serata. Da rivedere perché il talento dovrebbe averlo ma sembra ancora un po’ avulso dal gioco. In difesa però deve dare di più.
 
Monk: s.v.
0 pt. (0/1). Clifford lo fa apposta per allungarmi la lista dei giocatori scesi in campo (inutilmente). Poco più di un minuto nel quale aggiunge un errore al tiro.
 
Bacon: s.v.
0 pt. (0/0), 1 assist. Come Monk, ma lui ha un assist all’attivo.
 
Coach S. Clifford: 6,5
La squadra è meno brillante ma ricalca un po’ la partita contro i Nets disputata poco tempo fa. Sicuramente la difesa è da rivedere. Ora dovrà vedere di recuperare gli infortunati e gestire al meglio quest’onda d’entusiasmo. L’energia c’è, non bisogna fermarsi alla prima avversità ma cercare di vincerne il più possibile, anche perché gli Heat, in Florida, in una gara spareggio, sono riusciti a prevalere di un punto su Phila. Se da una parte ciò mantiene le distanze invariate dall’ottavo posto, riavvicina la squadra della città dell’amore fraterno, con la quale avremo ben 4 scontri. Per stasera va bene così. Aiutato dai big e dai passaggi di Batum, dalle incursioni di Lamb e dalla difesa di Graham.

 

 

Viaggio oltre lo Sport (by Paolo)

Nella filosofia personale d’estendere ad altri e quindi d’arricchire la pagina con altri contenuti, quello che formalmente è principalmente un blog sportivo dedicato agli Hornets, non limitandosi però noiosamente a questo, insieme all’amico Paolo (lo ringrazio per il tempo dedicato), tifoso degli Hornets (forse qualcuno ricorderà i suoi video live mandati dallo Spectrum Center in occasione della partita di quasi fine anno contro i Celtics), abbiamo pensato un pezzo che valichi appunto il confine dello sport e integri anche altri contesti correlati, riprendendo la sua esperienza passata a fine anno in ben tre stati del sud degli U.S.A. (tralasciando NY).
Detto che, personalmente non amo certi retaggi culturali americani (come non ne amo molti occidentali, ma questo spirito critico mi è necessario per essere il più imparziale possibile), ciò che ne è scaturito, dal mio punto di vista, è stato un pezzo marchiato fortemente da un entusiasmo genuino, atto a far entrare il lettore nello scritto, sino a fondersi quasi nel testo.
Lo scritto di Paolo mi ha ricordato il vecchio film “La Storia Infinita”, nel quale il bambino si trovava, appunto, immerso nel libro.

La colonna sonora del film “La Storia Infinita” che fu un successo degli ’80. Cantata da Limahl, fu musicata e scritta dal tedesco Klaus Doldinger e dall’italiano Giorgio Moroder aiutato da Keith Forsey nella parte del testo.
Paolo, inoltre, ha redatto una bella e importante carrellata di foto e video, a testimoniare le esperienze personali di viaggio.
Queste arricchiscono il pezzo e magari potrebbero tornare utili se qualcuno volesse seguire le orme del nostro buon “Paolino”.
A lui i miei più sinceri complimenti quindi.
Non mi dilungo oltre, ma vi auguro una buona lettura:
 
 
Domanda Premessa:
 
Visto che siamo al momento come una tribù d’indiani chiusi in uno spazio ristretto e potremmo quasi contarci come fan italiani degli Charlotte Hornets…
Qual è il curioso motivo che l’ha spinta ad amarli?
 
Risposta Premessa:
 
Sono un tifoso Hornets da circa la metà degli anni ‘90, non so indicare una data precisa, ma ricordo che all’epoca (12/13 anni circa) entrai in una sala giochi allestita per la festa del paese e casualmente inserii un gettone in un videogioco che riguardava la NBA, scorsi il menù di selezione delle squadre e fu subito colpo di fulmine.
Quelle due parole (Charlotte Hornets) che suonavano tanto anglofone, entrarono diretta dentro di me e non mi lasciarono più.
 
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1D) Da qui al passo del viaggio negli States, indice di grande passione.
A prescindere dall’esborso economico per l’alloggio e il biglietto della partita da una posizione dalla quale si riconoscano i giocatori (probabilmente non è contemplabile un opzione “piccionaia” se si parte dall’Italia per vedere una partita NBA), nelle foto inviate a fine anno ho visto foto di stadi di vari sport.
Cosa l’ha colpita però in generale della città?
 
1R) Oltre ad essere un tifoso Hornets, sono un grande estimatore della città di Charlotte.
Naturalmente l’interesse per la squadra mi ha portato a voler conoscere il suo contesto da tutti i punti di vista, fino a fondere la passione per i “Calabroni” e per la città in una sola.
Da qui nasce il sogno di volare in America per vedere la mia squadra del cuore in azione sul proprio campo.
Dopo anni di tentativi d’organizzazione del viaggio, finalmente riesco a far combaciare tutto e a volare negli States.
La città che per anni avevo soltanto ammirato su internet, si presenta in vetro e acciaio davanti a me!
Charlotte è proprio come l’avevo sempre immaginata; non tanto grande, molti edifici moderni, alti grattacieli.
Si capisce subito che è in grande crescita.
Di per sé mi hanno colpito molto la pulizia e l’ordine, un po’ meno graziosi da vedere, gli americani nei fast food.
Ho girato le vie del centro in lungo e in largo, ho ammirato:
lo stadio di baseball dei Charlotte Knights,
lo stadio di football dei Carolina Panthers,
il Romare Bearden Park,
il Duke Energy Center,
il Bank of America Building,
l’Epicentre
e naturalmente lo Spectrum Center!
 
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2D) Io ho smesso di mangiare all’estero cibi italiani (a meno non vi sia un italiano a gestire il locale) perché troppe volte le imitazioni sono piatti letali per la vista ma soprattutto il palato.
Si dice che Charlotte sia la città delle banche (*nota del curatore-non le ama particolarmente).
Il conto lascia il palato salato?
Ma soprattutto, come e cosa ha mangiato?
C’è qualche posto che consiglierebbe?
 
2R) Fino a qualche tempo fa, Charlotte era la seconda città americana per attività finanziarie, preceduta ovviamente da NY.
Nell’ultimo anno è stata superata anche da San Francisco scendendo sul gradino più basso del podio.
Per fortuna comunque a Charlotte non ci sono solo banche, palazzi e uffici, ma anche gli Hornets, i Panthers, il pulled pork e la birra fatta in casa.

Naturalmente quando si esce dall’Italia, la maggior parte delle volte il buon cibo rimane una chimera e per ovvi motivi, in America non poteva essere diversamente.
Tralasciando i fast food aperti H24, dove puoi mangiare ogni tipo di cosa in stile “Man VS Food” con prezzi più o meno abbordabili, nei miei tre giorni in North Carolina, a livello culinario mi ha colpito in modo positivo il Queen city Q, locale situato a pochi passi dallo Spectrum Center.

Un classico esempio di uomo contro cibo…
Non lesinano sulle porzioni in America, ma secondo alcune fonti pare che il cibo sprecato negli States raggiungerebbe anche il 40% purtroppo… Non so se siano attendibili ma serve impegnarsi per finirle…

Oltre ad aver mangiato un ottimo maiale sfilettato, accompagnato da una eccellente birra (la Golden Boy spillata proprio nella Queen City), quello che ha lasciato il segno è stata la salsa BBQ, deliziosa e molto dolce.

La salsa BBQ.

In più il locale è gemellato con gli Hornets, ne trasmettono le partite e le cameriere indossano magliette in stile grafico NBA JAM con il logo degli Hornets.
Fantastiche… (nota del curatore* Anna, tranquilla, sta parlando delle magliette) Naturalmente in città ci sono anche locali mordi e fuggi dove cucinano cibo più salutare a un prezzo leggermente più alto.
Per esempio da “Dean & DeLuca” ho mangiato dei maccheroni al pesto con pomodorini e mozzarelline, piatto che, dopo giorni di hamburger, mi è sembrato la fine del mondo.
E poi ci sono anche i ristoranti più ricercati dove puoi mangiare “come da noi”, ma lì ovviamente i prezzi salgono notevolmente.
 
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3D) Terminato il giro turistico/culinario torniamo a parlare degli Hornets.
Acquisito il biglietto in Italia, com’è stata l’esperienza fantasmagorica della partita?
 
 
3R) La vacanza è stata pianificata principalmente in base al calendario degli Hornets uscito intorno a Ferragosto.
Purtroppo o per fortuna la sorte mi ha concesso solo una partita tra le mura amiche, quindi ho deciso di puntare molto sul posto a sedere.
Il biglietto (sez. 104, quella dietro alla panchina dei locali per intenderci), comprato sul sito vividseats.com circa tre mesi prima della partita, mi è costato circa 190 euro.
L’atmosfera che si respirava (sarà stata la sfida di cartello contro Boston del 27 dicembre) è fantastica sin dall’inizio, sia dentro che fuori lo stadio.

L’ubicazione dello Spectrum Center in centro a Charlotte.
330 E Trade St..
Niente a che vedere con il vecchio Alveare quasi “fuori città”…

I tifosi delle due squadre erano tutti mischiati, cantavano cori che creavano quell’atmosfera di festa che fa bene allo sport, senza sfottò né insulti.
La partita è uno show nello show, a partire dall’inno americano cantato da tutto il palazzetto che mi ha messo i brividi.

L’arena degli Hornets, inaugurata nel 2005 (*nota del curatore- Da un concerto dei Rolling Stones), è praticamente nuova, tenuta bene e pulita, con un nuovo maxi schermo tra i più grandi di tutta la NBA che amplifica il tutto.

Il maxischermo…

Un clima che ti fa capire che in Italia siamo indietro anni luce in quanto a sportiva.
E poi le cheerleader, i trampolieri, gli americani che non stanno mai fermi e ogni due per tre vanno a prendersi i loro hot-dog con bibite super size annesse e gli steward che ti dicono esattamente dove sederti.

Le Dance Brackets.

Il trampoliere. Io comunque continuo a preferire le cheerleaders…

Facendo una digressione… qualche video realizzato da Paolo nel prepartita per far comprendere l’atmosfera festosa…

Tutto organizzato nei minimi dettagli.
La partita andrà come sarebbe dovuta andare viste le forze in campo, nonostante un tentativo di rimonta, la sconfitta arriva inesorabile.
E poi sei lì che ti guardi intorno, ti perdi a vedere i giocatori in panchina, Howard che scherza con il pubblico, i telecronisti che ascolti cento volte sul tuo NBA League Pass e ora quasi li puoi toccare con mano.
Come dimenticare la mitica mascotte Hugo e gli omini che lanciano le magliette con i fucili ad aria compressa (nota del curatore* – Per fortuna non c’era Homer o avremmo avuto un lutto in casa Flanders).
La partita scivola via veloce, forse troppo, ma quello che ti rimane è qualcosa d’indimenticabile.

Anche Batum segna da tre punti.
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4D Un bilancio dell’esperienza NBA Game a prescinder dal risultato (purtroppo negativo)?
 
 
4R) Inutile dire che l’esperienza sportiva è stata fantastica, non solo a Charlotte, ma anche ad Atlanta.
Sì perché oltre alla partita in North Carolina, ho avuto la possibilità d’assistere in Georgia alla sfida NBA tra Hawks e Trail Blazers (nota del curatore*- Male Paolo, non mi starai diventando un tifoso dei Falchi? Scherzo….) e alla sfida NFL tra Falcons e Panthers (non a caso di Charlotte).

L’interno della Philips Arena ad Atlanta.

Il palazzetto degli Hawks (la Philips Arena) sta attraversando una fase di rinnovamento, ma anche qui si capisce subito l’importanza generale che hanno gli impianti per le società, che tra ristoranti e fanshop, sono il motore economico live delle squadre e naturali punti di aggregazione per la comunità (come non avviene invece in Italia).
Nota di merito aggiuntiva va allo stadio degli Atlanta Falcons, nuovo di zecca, incredibile, imponente e mega tecnologico!

L’esterno.

L’interno.

 
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5D) Quali sono i suoi ricordi più belli legati alla visita a Charlotte?
 
 
5R) Il momento più bello della vacanza è stato sicuramente quello dove ho chiesto alla mia ragazza Anna (la quale mi ha accompagnato in questa avventura) di sposarmi.
Il tutto è avvenuto al Fahrenheit, locale in cima ad un grattacielo, dal quale si può ammirare tutto lo skyline della città.

Splendido il panorama con un cielo bicolore striato di cirrocumuli.

Nonostante il mio tentativo di chiederle la mano durante la partita sul maxischermo non sia andato a buon fine per motivi tempistici a detta del front office degli Hornets, la spontaneità e la vista in cima al grattacielo è stata impagabile.
 
I Momenti sportivi topici della vacanza:

L’allenatore dei Celtics Stevens (a sinistra) quasi in incognito…

 
– foto con Brad Stevens, coach dei Celtics che vagava con un sacchetto della spesa prima della partita,
– entrare allo Spectrum Center e vedere il campo da gioco dal vivo,

Il “vichingo” TE dei Panthers, Olsen.

 
– foto con Greg Olsen, TE dei Panthers, seduto giusto un posto davanti al mio durante la partita degli Hornets,
 
– foto con un tifoso dei Panthers davanti allo stadio di football, che stava tornando dalla Virginia e che biascicava qualche parola d’italiano, visto che il padre era stato pilota nella base americana di Vicenza (nota dell’autore*- in effetti entrando nella stazione ferroviaria di Vicenza non capisci se sei entrato in città o in una base militare americana),
 
– avvicinarsi a bordo campo e vedere Walker, Batum (si proprio lui) e Irving a pochi metri,

Dell Curry in postazione.

 
– vedere Dell Curry (papà di Steph ed ex leggenda Hornets) scendere le scale a mezzo metro (nota del curatore*- Dell Curry N°1 più di Thè Lipton per me),
 
– ascoltare l’inno americano,
 
 

– giocare (gratis) a NBA JAM nella biblioteca comunale di Charleston.
 
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Conclusione
 
Ho trascorso due settimane in America, districandomi tra North Carolina, South Carolina, Georgia e NY.
Tralasciando la seconda settimina nella “Grande Mela” che è da considerarsi un mondo a sé, ci sono parecchie cose che mi hanno colpito sia in positivo che in negativo de tre stati del Sud che ho visitato, ma siccome il filo conduttore della vacanza è stato lo sport, tralascio questi “dettagli” non inerenti, così, non mi resta che elogiare la cultura sportiva americana e il suo modello organizzativo.

Game 60: Charlotte Hornets Vs Detroit Pistons 114-98

 
C’è un pezzo degli anni ’80 di Nick Kershaw (artista, cantante e songwriter inglese) intitolato The Riddle (l’Enigma), che ho sempre trovato molto affascinante.
Mi chiedevo però il significato di un testo apparentemente confuso o indirizzato in direzioni indefinite…
Ebbene… dopo anni fu lo stesso cantante a rivelare che quel testo non presentava soluzioni, per lui era “spazzatura”, un’“assurdità”, “cazzate” (le definizioni le dette lo stesso Kershaw) tipiche da prodotto anni ’80 (potremmo discuterne), ma rappresentavano un adattamento alla musica che era stata evidentemente partorita prima.
Eppure, nonostante la distruzione della sua opera a livello di testo, forse non sa che ha fornito non solo la base per vari remix (famoso quello di Gigi D’Agostino), ma ha avuto il merito di far riflettere e pensare tanti fan che hanno cercato di comprendere tra le righe un significato (ancor più misterioso e “incasinato” dal video che mostrava immagini che parevano esser prese da Alice nel paese delle meraviglie e con la presenza dell’Enigmista in tuta verde, nemico di Batman) che non c’era.
Tratto forse da un amore per l’espressionismo, incamerata la fotografia dall’esterno e violentemente rilasciata l’immagine che si è riverberata violentemente all’esterno, è l’impressione dell’artista sul mondo a far la differenza, in contrasto con la realtà oggettiva.
Se avessimo tentato di comprendere qualcosa sulla stagione di Charlotte, basandoci solo sulle presunte forze in campo, la tattica, gli infortuni… probabilmente saremmo rimasti delusi.
Battere alcune tra le squadre più forti (almeno a Ovest) e poi perdere reiteratamente gare punto a punto o contro team di non altro livello, avrebbe stordito anche il padre della psicanalisi.
Espressionismo dicevamo… un movimento il cui fulcro consiste nel produrre una ribellione dello spirito contro la materia, i giocatori nelle ultime partite, con le spalle al muro hanno iniziato a sfidare quella bassa percentuale appena al di sopra del 10% data come possibilità di partecipazione ai playoffs e con impegno, cuore e determinazione, stanno tracciando nuove imprevedibili traiettorie sfidando la legge numerica.
Hornets però che ora sono alla quarta vittoria consecutiva e sono sembrati da subito nettamente superiori ai Pistons durante la partita.
La squadra della Motor City probabilmente ha peggiorato la sua situazione nello scambio con i Clippers, si è notata infatti l’assenza di esterni brillanti pronti a colpire da fuori…
Griffin ha chiuso con 20 punti, Drummond e Bullock con 14 a testa ma Charlotte ha portato a casa la serie per 2-1 e sembra tra le due essere l’unica accreditata per andare a romper le uova nel paniere a Miami o a qualche altra squadra che ormai credeva d’avere i playoffs in tasca…
Il 16/35 da fuori ha aiutato molto Charlotte che in una gara con diversi turnover (18 CHA, 17 DET), ha vinto 47-41 a rimbalzo e 28-23 negli assist (9 di Batum) dimostrando d’aver ritrovato anche gioco di squadra.
 
Pronti, via… alla conquista dello spazio sulla palla a due, in qualche maniera la sfera finiva nella metà campo dei Pistons che partivano determinati…
Drummond con un appoggio al vetro particolare segnava il primo canestro, Ish Smith il secondo dalla FT line nonostante l’opposizione attiva di Walker.
Marvin, circumnavigando il fianco destro di Drummond depositava nella retina dopo aver mandato prima la sfera a toccare il vetro ma ancora i Pistons con Smith da sotto riuscivano a segnare il 2-6.
Difesa aggressiva con frequenti uscite di Griffin a disturbare/raddoppiare Walker, il quale, per tutta risposta, infilava proprio davanti al neoacquisto di Van Gundy il 4-6 in jumper.
A 9:36 il pallone rimaneva nei pressi del canestro dei Pistons (entrata di Walker non a segno), ci pensava Howard a riprendere e a ribadire a canestro per il pari…
I Pistons segnavano con Griffin, ma per la seconda volta in partita a Drummond erano fischiati i tre secondi nella nostra area.
Arrivava quindi l’occasione del pari con un passaggio saltato di Batum per l’infilata sul pick and roll di Howard e relativa slam dunk a una mano.
Marvin da destra con la tripla ci portava avanti e su un rimbalzo offensivo Howard metteva dentro il tredicesimo punto trovando l’asse con Batum che lo mandava nuovamente a canestro con un alley-oop sul quale in nostro numero 12 però doveva esaltarsi in volo per concretizzarlo…
Si andava sul 21-15 mentre Batum approfittava del raddoppio su Howard in modalità scatto da pick and roll per tirare in fade-away agilmente: 23-17…
Batum continuava a fornire assist: questa volta dalla sinistra un passaggio orizzontale tagliava la difesa dei Pistons che subivano la bimane di MCW, il quale era attivo anche in difesa andando a stoppare Griffin da dietro…
MCW metteva anche due liberi, Drummond mancava un potente alley-oop a una mano e dall’altra parte Kaminsky lo puniva dalla diagonale destra colpendo da tre con il centro non reattivo sull’alzata.
Il big man di Detroit si rifaceva conquistando un canestro da due punti nonostante il fallo di Frank.
Drummond però mancava il libero e sulla sirena, durante l’ultima azione a disposizione degli Hornets, spuntava nel traffico Zeller a tapinare un errore di Lamb…
32-17 era il finale di primo quarto…

Charlotte Hornets’ Michael Carter-Williams (10) blocks Detroit Pistons’ Blake Griffin (23) shot during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Sunday, Feb. 25, 2018. (AP Photo/Bob Leverone)(Photo: The Associated Press)

 
Il secondo iniziava ancora con un paio di punti dei Pistons, questa volta ottenuti a mezzo lunetta da Ennis.
Cody però replicava cambiando sport; con l’uomo davanti cercava spazio in maniera ortodossa, ne usciva un gesto atletico simile al getto del peso con palla a rimbalzare sul plexiglass e a finire in retina…
Tolliver mancava un tiro da due, rimbalzo, tripla di Nelson, classico in & out mentre Charlotte non falliva; ultimo passaggio a liberare Graham nell’angolo destro e preciso tiro che issava i viola sul 37-21.
Galloway da fuori era sfortunato come Nelson, Frank invece da posizione quasi frontale aveva il tempo per mirare e infilare un altro tiro pesante…
Ormai esaltatosi Frank si faceva spazio in avvicinamento tra un paio di giocatori, Galloway commetteva fallo, mentre Frank imitava una ballerina di Flamenco con braccio alzato sopra la testa; circus shot con libero aggiuntivo a bersaglio. Inizio meraviglioso degli Hornets tra gioco di squadra e prodezze personali di giocatori redivivi…
Bullock dopo lungo tempo sbloccava gli ospiti con due punti ma il risultato variava solamente sul 46-23.
C’era il tempo anche per un’entrata di MCW che da sotto canestro in salto passava al volo dietro la nuca il pallone per Zeller che dal pitturato ravvicinato infilava il piazzato…
A 6:41 anche Lamb, dopo diversi errori, infilava una tripla open dalla diagonale sinistra.
Ci riprovava Lamb ma non andava a segno, tuttavia intercettava la riapertura dei Pistons per il contropiede… Smith in entrata scomposta segnava il 51-27, ma nella battaglia delle PG Kemba aveva la meglio infilando una bomba fuori equilibrio dopo aver oltrepassato lo schermo di Howard e ripetendosi anche da tre a 4:50 con un deep 3, mandava Charlotte sul 57-29.
7/14 per gli Hornets e 0/6 per i Pistons da oltre l’arco era un dato chiaro…
Griffin in avvicinamento e poi Howard con uno spin, un arresto a mandar fuori tempo Drummond prima d’appoggiare di dx proteggendosi con il ferro, erano canestri che non cambiavano la sostanza, così come le repliche di Griffin e di MKG in coast to coast.
Blake perdeva la testa sulla rimessa rimettendo palla in gioco con i due piedi in campo, poi si metteva a protestare a 2:05 ma Kemba infilava due liberi facendo toccare agli Hornets il +30 (mai raggiunto in stagione simil divario).
I Pistons però rientravano di qualche punto andando a riposo sul 70-46…

Già a fine primo tempo il +/- della panchina dava l’idea della supremazia dei viola.

 
Il terzo quarto lo apriva Batum di tripla a 11:13, Howard a 10:04 segnando un libero su due infilava il 74-46 ma gli Hornets si addormentavano un po’ consentendo ai Pistons di rientrare.
A sugellare il buon momento ospite e il pessimo dei locali era Drummond in raddoppio su Kemba in palleggio, la sua steal con successivo passaggio dietro la schiena per sé stesso gli consentivano di lanciarsi in contropiede, Marvin tentava d’intervenire sul palleggio, ma un principio di crossover con una chiusura brillante consentivano alla squadra di Stan Van Gundy di raggiungere il 74-51.
Per riavviare il motore degli Hornets serviva una tripla di Batum per farci toccare quota 77, c’era ancora qualche scoria del sonnifero nel sangue degli Hornets però che incassavano una tripla di Bullock in transizione alla quale rimediava Williams ripagando con la stessa moneta per l’80-60.
Era sempre Bullock con due punti a riavvicinare i Pistons sul -16 (80-64), ci pensava ancora Batum tracciano un passaggio teso e rischioso ma perfetto per il back-door di Howard che riusciva a battere la spietata marcatura di Drummond con l’alley-oop stretto a sinistra del canestro. Batum stoppava Griffin in aiuto ma iniziavano a piovere decisioni a favore dei Pistons che Clifford e giocatori contestavano (qualcuna a torto, qualcuna a ragione), comunque a 3:23 arrivavano due FT a favore di Smith ma lo 0/2 lasciava la partita sull’82-66 salvando Charlotte da un possibile principio di serio rientro della formazione della Motor City…
A 2:57, partendo dalla sinistra con finta, Kemba arrestava il palleggio poco più avanti trovando un importante banker, Kaminsky a 2:21 infilava la tripla ma Ennis replicava immediatamente ultimando le ultime resistenze dei grigi. Kemba a 1:52 passava sulla sinistra del blocco portato da Howard rompendo il raddoppio, palleggio a testa bassa e volo alla sinistra di Tolliver (aspettava lo sfondamento) svitando l’anca sinistra in ascensione per chiudere in appoggio con la stessa mano tra l’incredulità di qualche fan.
Libero aggiuntivo per il 90-69, 21 pt. di vantaggio ripristinati…
Si finiva con una tripla di Batum che vedeva il fondo del secchiello mentre Ennis, sull’uscita dal blocco, era aggressivo finendo addosso al francese che portava a casa l’azione da 4 pt., anche se era “Geremia Agnello” (Lamb) a finire sul tabellino come ultimo realizzatore del quarto con un’elegante rilascio in avvicinamento per ritoccare il punteggio fino al 96-71.

Walker va dritto contro Drummond…
(AP Photo/Bob Leverone)

 
L’ultimo quarto poteva riservare poche insidie ma a mettere la parola fine sulla partita ci pensava ancora lui: Jeremy Lamb, il quale, dopo aver visto una tripla di MCW e un semigancio di Zeller finiti dentro, andava a forzare Griffin al quinto fallo.
Ne approfittava poco dopo per colpire da tre dalla diagonale destra, proprio con l’ex Clippers in marcatura più passiva per non esser buttato fuori…
Il nostro numero 3 si ripeteva dal corner sinistro facendo toccare il margine, glaciale per i Pistons, di 32 punti.
La macchina di Marchionne era in panne, Griffin segnava in schiacciata ornamentale arrivando a quota 18, ma si prendeva un tecnico per spinta a Zeller successivamente (sull’inerzia, ma spinta voluta) ai passi fischiati dall’arbitro. Anche Tolliver rifilava una mazzata a Frank sotto il canestro dei Pistoni in un uno contro uno, ma c’era poco da dire.
Partita finita con la panchina in campo, poi con la panchina profonda ne approfittavano gli uomini di Van Gundy per render lo strappo più dignitoso.
114-98 era il punteggio finale, ma il divario è sembrato dall’inizio molto più netto dello score finale…
 
Pagelle
 
Walker: 7
17 pt., 1 rimbalzo, 6 assist, 1 stoppata. 5/11 dal campo. Kemba regala sempre qualche perla come un’entrata e una tripla fuori equilibrio. Un po’ sotto media perché non vuole strafare. Prende meno tiri ma è più attivo in difesa. Un paio di difese nelle quali gli scappa Smith, per il resto attento e pronto e disponibile a ceder anche palla. Altruista.
 
Batum: 8
15 pt., 5 rimbalzi, 9 assist, 3 rubate, 1 stoppata. 5/10 al tiro. Lo so… non sembra vero ma per me (non solo per me, è stato il miglior giocatore premiato da Sprite) è stato il migliore. Assist in serie già dal primo quarto trovando l’intesa anche con Howard finalmente. Segna subito da tre nel terzo quarto e ancora quando si stavano riavvicinando gli ospiti, dandogli anche la spallata nel finale di terzo quarto con un’azione da quattro punti. 5 rimbalzi, 3 rubate, una stoppatona a Griffin… Qual è il vero Batum? Noi ci auguriamo questo sino a fine stagione…
 
Kidd-Gilchrist: 6
6 pt., 2 rimbalzi. 3/6 al tiro in 20 minuti. Una difesa tarantolata a tratti ma non sempre adeguata nei 20 minuti. Bullock dalla destra gli mette in faccia una tripla un po’ troppo semplice, tuttavia ci prova. Peccato per lo 0/2 ai liberi, bello il coast to coast con il quale batte Griffin.
 
M. Williams: 6,5
8 pt., 7 rimbalzi in 23 minuti. Non gioca moltissimo, ma come nella precedente partita indovina una tripla al momento giusto. In difesa contiene bene e cattura anche parecchi rimbalzi per i suoi standard attuali.
 
Howard: 7,5
17 pt., 12 rimbalzi con 8/10 al tiro. Non sbaglia quasi nulla, anche perché Batum gli propone alley-oop in serie, ma lui è più bravo di Testsuya e del Brain Condor di Mazinga sull’agganciamento, non semplice… Vince ancora il duello con Drummond che in attacco ha timore di lui e affretta tiri andando fuori ritmo. Doppia doppia da favola ancora una volta.
 
Lamb: 7
11 pt., 5 assist, 1 rubata. +34 di +/-… Non parte benissimo mancando tre conclusioni, poi trova una tripla e altre due nel finale. Nel mezzo c’è anche tanta difesa a disturbare tiratori e se deve ricorrere al fallo non lesina, tanto che Clifford gli fa capire di non eccedere in alcune circostanze. Un plus/minus clamoroso…
 
Kaminsky: 7
13 pt., 8 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata, 1 stoppata. 4/9 al tiro. Buona partita incentrata sul 3/5 da fuori per quanto riguarda i punti. Attivo a rimbalzo, conquista anche quello sull’errore di Drummond dalla lunetta. Un circus shot spettacolare nel primo tempo, fortunoso ma voluto. Altra buona serata per il risveglio del Tank che in difesa tiene meglio. Va K.O. su una mazzata di Tolliver ma si rialza…
 
Carter-Williams: 7,5
10 pt., 3 rimbalzi, 6 assist, 3 rubate, 1 stoppata. +24 di +/-… Big night per il redivivo MCW. Parte bene tra punti, palle recuperate con voglia e anche una clamorosa stoppata rifilata a Griffin. Un air-ball da tre e un palleggio non riuscito sul lato sinistro sono le note negative. Nell’ultimo quarto trova anche la tripla, oltre ad assist pregevoli sfornati in precedenza…
 
Graham: 6
4 pt., 4 rimbalzi, 1 assist. Bella la tripla dall’angolo, poi splitta due FT e manca un paio di tiri da sotto (in serie) nel finale, dopo essersi preso il suo rimbalzo. Può essere importante in alcune partite come sfogo, ma va anche ad attaccare il canestro, tuttavia da sotto deve affinare la mano, così come ai liberi…
 
C. Zeller: 7
13 pt., 5 rimbalzi, 1 rubata. 6/9 al tiro. Equilibrato in difesa, va a dar fastidio anche nell’area avversaria dove recupera anche falli da trattenuta o rimbalzi (3 dei 5 sono offensivi). Partita nella quale fa valere il suo tocco ravvicinato nonostante non sia semplice. Nel finale garantisce solidità con un canestro e un rimbalzo difensivo in sequenza.
 
Monk: 5,5
0 pt. (0/5). Circa 6 minuti in campo finendo con uno 0/5 dal campo. Se vuole ottenere qualche minuto in più deve far meglio di così anche se stai giocando con una squadra che se non è quella casuale di giornata trovata con gente al campetto che forse più o meno conosci, poco ci manca per l’affiatamento… MCW sta rendendo di più attualmente…
 
Hernangomez: s.v.
0 pt. (0/2). Si prende una stoppata netta e sbaglia un tiro in tre minuti. Da rivedere con più tempo in campo a disposizione.
 
Bacon: s.v.
0 pt. (0/0). Tre minuti e riga di zero nel tabellino.
 
Coach S. Clifford: 7,5
Squadra rimessa a nuovo e tirata a lucido che gioca una delle partite, o almeno, un primo tempo spettacolare e fortunato con schemi e giocatori “nuovi” nello spirito. Non so che sia successo ma questa squadra al momento sembra rinata, lontana parente di quella impaurita che perdeva tutti i finali punto a punto… Spareggio vinto, ora bisogna mantenere i piedi per terra e continuare a giocare così…

Game 59: Charlotte Hornets @ Washington Wizards 122-105

 
Non c’era nemmeno il tempo di riflettere dopo aver gioito per la vittoria casalinga sui Nets.
Si viaggiava in direzione capitale per affrontare una partita contro i Wizards in back to back per entrambe le squadre che nella notte precedente erano uscite entrambe vincenti, con i padroni di casa capaci d’imporsi 110-103 sul “terreno” dei Cavaliers nonostante l’assenza di Wall.
Un muro era proprio quello da abbattere da parte degli Hornets per sperare d’ottenere una clamorosa qualificazione ai playoffs anche da ultima seed.
Un muro come quello che un padre di una ragazza uccisa nell’ultima o meglio… la penultima sparatoria con troppi morti in una scuola statunitense si è trovato davanti in un incontro al quale era presidente il presidente Trump, il quale mentre ascoltava le parole del padre che chiedeva di far qualcosa mal celava una faccia disinteressata e beffarda, un po’ come quella di vecchi manager navigati che in un bordo ring da wrestling sono pronti a commettere qualsiasi tipo di scorrettezza (naturalmente nel wrestling è tutto preordinato).
Ovvio che se la National Rifle Association, la potentissima lobby che riunisce i costruttori d’armi, finanzia la tua campagna elettorale (per la verità finanzia indistintamente sia democraici che Repubblicani, anche se in questi ultimi trova maggiori sostenitori della necessità d’armarsi), le soluzioni non possono essere trovate, non solo per radice storica e culturale (ieri ad esempio vedendo la tripla di Walker, Howard ha simulato un pistolero che rinfodera le sue colt nel cinturone, ma finché rimane lì la cosa…
D’altra parte anche noi parliamo di bombe o usiamo talvolta un lessico militare), ma anche per mancanza di volontà derivante da un conflitto d’interessi palese.
Conflitto anche di Washington che con Indiana alle calcagna e i Cavaliers a portata, Washington cercava di non perder la quarta piazza e il fattore campo e al contempo migliorare la propria posizione, ma i “disperati” Hornets andavano a creare un nuovo fronte di conflitto, accerchiando la capitale.
Gli ex Bullets (le Pallottole) finivano al tappeto ancora una volta.
Charlotte, se ieri contro i Nets sembrava limitarsi e non convincere appieno, questa sera ha dominato dall’inizio alla fine.
E’ vero che ogni partita ha una storia a sé, noi sembriamo avere un buon feeling contro i Maghi quest’anno (3-0 e serie vinta), ma la squadra è apparsa in buona forma, quindi il sogno può continuare, avendo vinto anche questa “finale”…
I 41 rimbalzi contro i 36 dei locali hanno aiutato, così come una solida gestione della spicchiata (soli 8 i TO contro i 14 dei Wizards) e se complessivamente dal campo siamo sotto di poco in percentuali che comunque si avvicinano al 50% per ambo le squadre, da fuori abbiamo fatto nettamente meglio con il 43,6% contro il 36% dei Maghi…
A poco sono serviti i 33 punti di Beal e i 16 di Porter Jr., la manovra a tenaglia e i bombardamenti da fuori hanno favorito gli Hornets, bravi a non far tornare in partita gli avversari.
 
Partenza “sparata” di Charlotte nonostante la prima palla sia dei Wizards.
Dopo due tentativi dei Maghi a vuoto con Howard abile a stoppare Gortat e a creare sul secondo attacco degli Hornets un’azione da tripla aperta per Marvin che non sbagliava da tre (11:12), il nostro centro si ripeteva su Satoransky, ma il centro polacco che aveva seguito l’azione correggeva per il 3-2.
Washington in vantaggio con Morris e l’appoggio dal centro dell’area, ma Marvin scattando sulla sinistra riceveva il passaggio di Kemba fermo dietro di lui, così scagliando la seconda tripla ci riportava avanti.
Porter Jr. mi allarmava segnando ancora dal rosso pitturato, ma MKG a tutta velocità ci riportava sopra appoggiando di dx al vetro andando a battere Gortat con urlo paralizzante.
A 9:03 un semplice lob altissimo (volontario di Batum) dall’esterno era trasformato da Howard in alley-oop.
Dopo un buon reverse layup di Morris, Charlotte iniziava a staccarsi; Batum colpiva lungo dalla linea destra, Marvin cambiando strategia colpiva il ferro in entrata, ma recuperando il rimbalzo appoggiava a canestro correggendo l’errore, una transizione 4 contro uno guidata da Batum con passaggio poi restituito all’ultimo da Howard, consentiva al francese d’appoggiare e di ricevere anche il fallo.
A 7:00 minuti con il libero aggiuntivo, Charlotte raggiungeva il 17-10.
Tre secondi dopo scattava l’allarme rosso per Brooks che chiamava un time-out.
Si succedevano rapidamente gli alley-oop di Morris e di Howard, poi Beal segnando da tre innalzava il punteggio sul 19-15.
Walker mancava il primo tiro della serata ma in difesa dava fastidio a Morris e Satoransky che finivano per perdere un pallone a testa.
Nel frattempo MKG dal palleggio tirava fuori un pullup dalla baseline destra che infilava armonioso così come la tripla di Williams, sul quale sbatteva Morris in uscita a 4:45.
Marvin celebrava da terra e anche se sbagliava il libero (corto), Charlotte volava sul +9 (24-15).
Una gran difesa di Marvin su Beal consentiva la lettura del passaggio forzato di Beal, Kemba intercettava e MKG segnava in transizione…
Oubre Jr. da tre dalla diagonale destra riduceva lo scarto così come Satoransky in entrata battendo Kemba.
Scattava quindi anche il primo time-out per gli Hornets a 3:20 sul 26-20.
Al rientro arrivava un altro alley-oop sull’asse Batum/Howard, il francese armava anche Kaminsky e Lamb ma i loro tiri da fuori non entravano, al contrario di quella di Batum frontale un paio di passi dietro la linea con la difesa ad aspettarsi l’ennesimo passaggio dentro (in questo caso per Zeller).
Quattro punti dei Wizards facevano un po’ più felice Brooks che vedeva i suoi riavvicinarsi (31-24), poi nell’ultimo minuto Lamb intercettava un pass di Meeks verso Oubre venendo trattenuto da quest’ultimo.
Primo fallo nei due minuti finali e mancata transizione.
Jeremy però si rifaceva segnando da ben oltre la linea, tutto spostato a sinistra battendo la luce rossa.
La sua tripla spaziale chiudeva sul 36-26 il primo quarto.

Lamb fermato irregolarmente da Oubre Jr. durante il primo tempo della partita.
Jeremy farà una buona gara chiudendo con 13 punti.
(AP Photo/Nick Wass)

 
Panchina di Charlotte pronta per il secondo con l’apertura di tripla dopo 20 secondi di Kaminsky, un MCW aggressivo colpiva in faccia Meeks sul tentativo di floater.
Flagrant 1 per gli arbitri.
Due FT a segno per il n°20 avversario e palla in mano ai rossi che tuttavia si facevano rubare l’ennesima palla, questa volta era Graham a proporsi in coast to coast con terzo tempo all’europea, appoggio al vetro e fallo di Frazier che non era stato a scuola di walzer.
42-28 dopo l’addizionale rintuzzato da due FT di Mahinmi, ma MCW in modalità aggressiva anche in attacco, sterzava di anca in salto producendosi in un fade-away tra Porter e Mahinmi, arrivava un tocco, il canestro e il libero aggiuntivo trasformato successivamente per il 45-40…
Un open 3 di Kaminsky ci portava sul +18 (48-30) ma Beal rispondeva da fuori, il vantaggio oscillava comunque in doppia cifra, anche perché il Tank metteva a posto il mirino continuando a cannoneggiare da fuori.
Terza tripla di serata a 8:05 dopo un TO dei Wizards che portava il parziale dei turnover a 18-2…
Frank non si fermava andando a impiegare i cingolati in penetrazione sulla sinistra, sul tocco in avvicinamento, Beal, Gortat e Oubre Jr. e la loro selva di mani alzate a contrastare palla e giocatore non serviva
No a nulla, Frank si esaltava resistendo a tutto.
Si passava rapidamente a una battaglia ai liberi quindi che lasciava Charlotte con buon margine di vantaggio mentre il tempo scorreva.
Oubre Jr. trovava involandosi in solitaria la dunk poiché ben fuori area Lamb mancava l’intercetto sul passaggio a raggiungere l’esterno dei Maghi.
Poco male se Lamb si rifaceva nei panni di assist man; finta di corpo sul posto a far saltare Gortat, cambio di posizione del corpo e assist sul back-door di MCW proveniente da dx che segnava così due punti facili.
MKG andando a ricciolo a disegnare una u passando sotto il ferro, tornando in dietro si voltava e segnava in modalità ravvicinata per far cifra tonda sul 60-40.
Kemba mancava un paio di tiri (0/5) e Beal ne approfittava per appoggiare in atletico appoggio il 60-45.
Ancora un paio di falli ci consentivano un ½ di Marvin ai liberi più un 1/1 di Kemba, scaturito da un tecnico a Brooks che lamentava la chiamata, perfetta degli arbitri per toco sul gomito destro di MKG, il quale con un 2/2 infilava il 64-47, “cancellato” dalla tripla di Porter a stretto giro di posta. Kemba andava a prendersi da solo la tripla infischiandosene dell’altezza di Satoransky infilando così il suo primo FG. Dal +17 si passava al +12 appena prima della sirena, quando l’ennesima rimessa gettata con sufficienza in campo (Batum verso Howard che si allontanava) era intercettata da Beal che rapidamente si portava nell’angolo sinistro battendo per un decimo il cronometro.
67-55 all’intervallo.

Frank segna nonostante l’impiego di tre difensori…
Brad Mills-USA TODAY Sports

 
Charlotte rientrava incassando un open 3 di Morris a sinistra ma reagiva con una giocata da tre punti di Howard che seguiva Kemba, l’errore in estensione sull’appoggio consentiva al nostro centro di passare avanti a Gortat (pessimo tagliafuori) e di appoggiare subendo fallo dallo stesso.
Canestro importante e tripla di Kemba a 10:21 per riallontanare i fantasmi di dannosi rientri…
Sul 73-58 Charlotte non perdeva la testa, MKG toglieva le castagne dal fuoco a Charlotte andando a pochi secondi dallo scadere dei 24 in appoggio in entrata con la solita determinazione.
Beal però segnava 4 punti consecutivi e sull’errore di Morris arrivava il tap-in di Porter con la difesa degli Hornets che avrebbe dovuto coprire meglio.
Clifford se ne accorgeva e chiamava il time-out con il ghiaccio tornato ad assottigliarsi a 8:30 (75-66).
Beal mandava a segno dopo la pausa anche una tripla ma mancavano l’azione successiva, MKG catturava in due tempi il rimbalzo e innescava un’importante tripla di Williams per il 78-69.
A 7:17 Kemba andava a contatto con il Polish Hammer, non contento della chiamata (4° fallo personale).
Il 2/2 dalla lunetta anticipava una tripla, sempre a firma del capitano prima che Beal (6:43) segnasse due punti dietro un blocco di Gortat scattava lasciando indietro MKG, facile il jumper.
Iniziava una fase confusa in cui si alzava il ritmo ma si abbassava la qualità, per vedere un altro canestro occorreva attendere Porter a 4:20…
A 3:28 Walker si portava in giro il difensore con movimento ampio circolare per tornare in area a segnare pur svitando la spalla destra per trovare la retina nell’uno contro uno.
Howard da sotto il ferro fintava l’appoggio a sx, cambio peso e appoggio in reverse a destra oltre Gortat… questi Hornets giocavano bene insomma…
Walker s’involava saltando da triplista mentre ai lati i tentativi di stoppata di Beal e Porter facevano solamente da cornice attiva al gesto atletico del capitano…
Sempre Walker a 1:55 si accendeva ormai definitivamente colpendo da tre…
Punti importanti perché, nonostante l’89-73 momentaneo, i Wizards riuscendo ad accorciare di qualche punto, avrebbero potuto tornare pericolosi a inizio ultimo quarto con la nostra instabile panchina in campo.
In realtà le distanze si riducevano ma a 12 punti, conservando quindi integralmente il vantaggio accumulato nel primo tempo.

Charlotte Hornets forward Frank Kaminsky (44) gestures after his basket during the second half of an NBA basketball game past Washington Wizards forward Markieff Morris (5), Friday, Feb. 23, 2018, in Washington. (Nick Wass/Associated Press)

 
L’ultimo quarto partiva con due punti di Beal per il 94-84. Rispondeva immediatamente Lamb che riceveva da Kaminsky un bound pass verticale sulla fascia sinistra; il resto lo faceva lo scatto di Jeremy che passando dietro Oubre Jr. lo lasciava attardato per arrivare in schiacciata magnetica a contatto con il ferro.
Lamb in entrata a sinistra era spinto da Mahinmi.
Altri due Ft per Charlotte mandati a bersaglio a 11:00 dalla fine.
Frank si sentiva caldo ma mancava la tripla, nessun problema se Lamb a rimbalzo conquistava la sfera per smistarla poi ancora a Frank che nel frattempo si era spostato nell’angolo sinistro; schermo di Lamb, ricezione e tripla del Tank, giochi quasi decisi sul 101-84…
Morris, Lamb e una tripla di Porter mandavano il match sul 105-89, Charlotte era brava a far trascorrere i minuti centrali del quarto congelando il match, diversi rimbalzi offensivi e un fallo guadagnato non ci facevano rischiare nulla, poi improvvisamente, dal ritmo lento, si passava all’improvvisata di Lamb che con uno scatto fulmineo centrale prendeva il centro dell’area per decollare trasfigurandosi in volo in Michael Jordan.
Pazzesca la sfida alla forza di gravità con il veleggiare elegante e la potente hammer a una mano che faceva gioire tutta la panchina.
109-93 che Walker aggiornava a 5:55 di tripla.
Non ne avevano più i Wizards vittoriosi in casa Cavs la sera prima, così Frank si ripeteva due volte da fuori per aumentare il bottino personale, si finiva sul 122-105 grazie al quale il sogno di rimonta di Charlotte può proseguire.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
24 pt., 7 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. 8/17 dal campo. Partenza lenta di Kemba con uno 0/5 dal campo. Si sblocca con un libero e va a segno con una tripla su Satoransky da classificare come pezzo di bravura. In palleggio suona molto meglio dei bonghi del protagonista della canzone di Elio “Parco Sempione”, però fa venir mal di testa ugualmente a chi lo contrasta. Accesosi nel secondo tempo trova canestri importanti nel terzo quarto per completare il gioco di Charlotte e resistere al pericoloso rientro della squadra di Brooks.
 
Batum: 7
8 pt., 6 rimbalzi, 8 assist, 2 rubate. 3/8 dal campo. Come al solito cerca di fare un po’ tutto ma lo fa decisamene meglio. Interessante qualche difesa come quella a inizio terzo quarto nella quale devia a Morris un pallone che recupereremo. Nel primo tempo trova l’asse portante con Howard e fornisce palloni per gli alley-oop del nostro mastodontico centro.
 
Kidd-Gilchrist: 7
14 pt., 2 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata. Solido con 6/8 dal campo. Non è più velocissimo se deve passare dietro un blocco, ogni tanto va fuori equilibrio in rotazione, ma anche lui contribuisce. Gioca con calma andando con convinzione a sfidare anche il lungo se necessario e i risultati gli danno ragione in attacco.
 
M. Williams: 7
15 pt., 2 rimbalzi, 1 stoppata. 5/9 dal campo con un 4/7 da tre. Si specializza in bombe. Cia iuta a staccarci nel primo tempo e ne mette una nel momento più delicato della rimonta de Maghi. Provvidenziale.
 
Howard: 6,5
11 pt., 6 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate. 5/9 dal campo. Discreta gara di Dwight che parte con due stoppate. Riesce ad arrivare in doppia cifra nei punti sprecando poco e ottenendo l’ennesimo gioco da tre punti. Pochi i rimbalzi però.
 
Lamb: 7,5
13 pt., 5 rimbalzi, 5 assist, 1 rubata. 4/9 dal campo. +18 di plus/minus. L’arma (sportiva) aggiunta. Letale, segna sulla sirena del primo quarto un clamoroso triplone, poi nell’ultima parte segna 4 punti e regala anche una schiacciata da top ten dell’anno per gli Hornets. Atletico, chiude dovendo forzare ai 24 e con una persa per passi ma ormai la gara era stata vinta.
 
Kaminsky: 8
23 pt., 3 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata. 8/15 al tiro. +24 di plus/minus. Big night per Frank che spara da fuori con un 6/9 clamoroso. Anche in fase di passaggio è ispirato. Abbassa le percentuali con un paio di forzature necessarie ai 24 ma è una partita importante in attacco.
 
Carter-Williams: 6,5
9 pt., 4 rimbalzi, 2 assist, 1 rubata, 1 stoppata in 18 minuti. 3/7. Spende 5 falli perché rimane costantemente aggressivo. A volte eccede, comunque sfiora la doppia cifra. Il fisico non l’aiuta. Parte meglio, più concretamente, nella seconda parte meno bene ma il giudizio è positivo. Cattura anche un rimbalzone nell’ultimo quarto con personalità.
 
Zeller: 6
2 pt., 5 rimbalzi, 1 assist. Tre falli, su uno vittima di una chiamata pro Beal da tutela All-Star. Poco importa, complessivamente chiude con un 1/3, buon impegno, alcuni rimbalzi utili. Un po’ impreciso e mani scivolose come avesse del sapone su un’azione nella quale sembra che voglia lasciar continuamente in gioco la sfera che alla fine recupera…
 
Graham: 6
3 pt., 1 rubata in 14 minuti. Una steal con transizione è quasi tutto. Gli fischiano una persa per un piede fuori dalla linea laterale destra.
 
Monk: s.v.
0 pt. (0/0). Saluta il parquet.
 
Bacon: s.v.
0 pt. (0/3), 1 rimbalzo. In poco più di un minuto riesce a prendersi tre tiri e a non infilarne nemmeno uno. Soprassediamo…
 
Hernangomez: s.v.
0 pt. (0/0). Vedi Monk ma con un turnover…
 
Coach S. Clifford: 7,5
Sembra tornata una squadra dopo la pausa benefica dell’All-Star Game. Sono passate solamente due partite ma la squadra sta girando bene tra schemi e giocatori che si esaltano. La riprova della squadra che gioca è Walker, che fino a quasi alla fine del primo tempo era rimasto a zero punti, ma la squadra era avanti in doppia cifra nonostante la performance del capitano fosse iniziata in sordina. C’è vita su Marte se battagliamo…
Video recap:

Game 58: Charlotte Hornets Vs Brooklyn Nets 111-96

 
Si ricominciava.
Dopo la kermesse delle stelle, allo Spectrum Center andava in scena una gara da cometa.
Dal greco kòme (chioma), la cometa Charlotte, tentando l’avvicinamento al sole dei playoffs, ha iniziato a liberare gas e polveri, le quali fuoriescono ionizzate e scintillano per effetto del vento solare formando una scia luminosa a tracciare una strada ancora incerta.
Vincere però, mancando solamente 25 partite alla fine, rappresentava l’unica maniera per proseguire una corsa che al momento ci vede intorno al 12% di possibilità di partecipazione ai playoffs.
Fatto fuori il GM Cho, uno degli artefici di questa, speriamo, ellittica traiettoria, toccava alla squadra rispondere sul parquet contro una squadra ormai tagliata fuori dall’accesso ai playoffs, ma che nascondeva l’incognita della prima gara stagionale contro i Calabroni.
La partita è andata a strappi e i Calabroni si sono dimostrati superiori aiutati dai due punti di forza Kemba e Dwight, un “cometone” piombato a tutta forza sulle Retine nella notte.
Non siamo diventati la squadra più forte del mondo e servirà altro per battere squadre più attrezzate, ma nella serata ciò può bastare.
Una buona gara nella quale Howard ha potuto fare il bello e il cattivo tempo sotto le plance sfiorando il record di rimbalzi detenuto da Okafor dall’epoca Bobcats.
Casella rimbalzi che gli Hornets hanno vinto complessivamente 54-41, così come negli assist (29-27) i numeri hanno dato ragione alla squadra di Clifford.
Un 52,4% da tre, più alto del complessivo 48,3% dal campo ha spinto gli Hornets alla vittoria.
Brooklyn con il 38,7 ha finalizzato male anche da sotto talune volte, salvata dai 22 di Cunningham (ex Pelicans) e dai 19 del promettente D’Angelo Russell. 9 pt. e 7 rimbalzi per il C rookie Jarrett Allen.
 
Partiva bene Charlotte che vinceva il tip-off e segnava con Howard, abile a chiudere in due tempi un possibile alley-oop; il disturbo di Allen non gli consentiva di schiacciare sull’assist volante di Kemba, ma il recupero della sfera e la risalita facevano il 2-0 dopo 16 secondi.
D’Angelo Russell colpiva da tre a 11:19.
Non succedeva nulla per un minuto fino a che Walker dall’altra parte realizzava il controsorpasso con la stessa arma, dalla diagonale sinistra.
Un passaggio invitante sulla cora di Allen ed era il pareggio ospite ma Howard, conquistava un rimbalzo offensivo su un tiro mancato da MKG da lontano.
Canestro più fallo per il più classico gioco da tre punti. Si andava sul 5-8, ma si scoprirà più tardi che la tripla di Walker in realtà era stata effettuata con un piede sulla linea, quindi avveniva la correzione di punteggio durante il primo break.
Nel frattempo Howard dominava catturando rimbalzi e schiacciando una mina a una mano dopo aver oltrepassato Allen, già giunto al secondo fallo.
Proprio lui catturando un altro rimbalzo, riequilibrava la situazione sul 12 pari con due FT, dei quali solo uno a segno però.
Walker ci provava da fuori in transizione ma la palla s’incastrava sulla sinistra tra ferro e plexiglass.
Palla a due che MKG portava a casa la palla a due contesa da altri, ma non riusciva a segnare, cosa invece che faceva Batum a 6:17, quando battendo una rimessa passava dietro un blocco incrociando e tirando arrestandosi da tre.
15-12 con tripla di Acy per l’immediato pari, riapriva però le danze Williams, pescato a sinistra sulla diagonale buona, dopo che Howard, nel cuore del pitturato era stato capace di conquistare l’ennesimo rimbalzo.
A 5:14 su un tentativo di turnaround piovevano altri due punti dalla linea per il nostro numero 2.
A 4:53 era ancora Marvin a spingere gli Hornets, creando un break da 8-0 tutto personale; altra tripla dalla media diagonale destra con campo aperto e il 23-15 era servito.
Si attivava Cunningham che segnando due canestri da due punti e uno da tre (dall’angolo sinistro) riusciva a pareggiare a quota 23.
Finale del primo quarto a ricalcare gli ultimi minuti giocati con Charlotte intenta a scappare (tripla di Lamb a 2:55, entrata aggressiva di Lamb con passaggio veloce diagonale per la schiacciata inarcata di Howard) e Nets a reagire (tripla di Harris a 2:04) che portavano la gara sul 28-23. Kemba aggiungeva una tripla mentre Howard tornava in panchina già in doppia doppia (10 pt. e 11 rimbalzi).
A 1:19 segnava Harris, Kaminsky segnava un libero per proteste di Russell, probabilmente per un’infrazione di passi di MCW, salito e sceso con la palla in mano.
Frank segnava ma chiudevano i Nets, il risultato quindi muoveva sul 32-28 dopo i primi 12 minuti.
 
A inizio secondo quarto il punteggio si spostava ancora, modificando la casella ospiti dopo 19 secondi e ripetendo lo stesso numero sul tabellone a 10:51, quando due FT di Russell (spostato da Graham sotto canestro all’ultimo momento) ricadevano nella retina.
La panchina era un po’ addormentata, Zeller non aveva chance di difendere sulla serpentina con arresto e tiro dalla sinistra di Russell, Charlotte quindi finiva anche sotto di due prima di riuscire a trovare il pareggio per merito di Lamb che allungava un veloce passaggio verticale a MCW, il quale non trovando avversari sino al ferro appoggiava comodamente. Lamb da assist man si trasformava in scorer passando sulla linea di fondo e ricevendo da Kaminsky il verticale, segnava da due passi il nuovo vantaggio.
Ci prendeva gusto Jeremy che a 7:45 in azione personale sbatteva contro Acy trovando un canestro un po’ rustico, non proprio da manuale.
Charlotte allungava con due liberi di Zeller (7:20) e con due punti di MCW che dalla sinistra sull’incrocio circolare con Kemba, riceveva dallo stesso ed entrava battendo la difesa. Cunningham dimostrava ancora buona mano contro di noi tenendo in gara gli ospiti grazie a una bomba, toccava ancora a MCW andare a battere Allen con una finta e tocco a tabella per il 44-37, Russell tuttavia a 5:18 infilava la tripla del 44-40 che consigliava a Clifford il time-out.
Batum segnava due punti, poi in area contrastava efficacemente Allen, il quale si rifaceva dopo tutto solo da sotto in schiacciata a una mano trovato da un rapido passaggio.
S’infiammava la sfida Dinwiddie/Walker.
Il primo metteva due punti aiutato dall’anello, il secondo a 2:21 in entrata riusciva a infilare un circus layup, più semplici gli altri due punti a testa per i giocatori citati che rispondendosi alzavano il punteggio sul 48-47.
MKG con un gancio in salto cercava di far staccare gli Hornets dalla pressione ospite, Williams da tre continuava sullo stesso progetto per il 55-47, ma nel finale gli arbitri annullavano un canestro da tre a Kemba che segnava clamorosamente fuori equilibrio.
Se si poteva dare ragione agli arbitri per una frazione di decimo sulla non continuità dell’azione, era delittuoso il canestro annullato a Marvin dall’angolo destro; finta del numero due, spostamento verso l’incrocio delle linee con Acy depistato che tornava sotto sull’alzata di Williams, gomito sul mento di Acy, giunto nel cilindro della nostra PF, canestro ma ancora una volta inutile.
Fischi prolungati del pubblico che veniva anche beffato da Crabbe a un secondo e mezzo dalla fine.
La sua tripla riportava sul -2 i bianchi.
55-53 e partita resa ancora interessante dalla terna.

Charlotte Hornets’ Kemba Walker (15) gets by a grimacing Brooklyn Nets’ Spencer Dinwiddie, who was caught in a screen by Hornets’ Dwight Howard (12) during the first half of an NBA basketball game in Charlotte, N.C., Thursday, Feb. 22, 2018. (Bob Leverone/Associated Press)

 
Russell era il primo giocatore a trovare la retina nel secondo tempo.
Il suo canestro dalla media sinistra impattava la partita a quota 55 ma gli Hornets ripartivano con l’ennesimo rimbalzo offensivo di Howard convertito in due punti facili appena dopo il salto di Allen, ingannato da Howard nei tempi.
Una tripla in punta di Batum (catch’n shoot rapidissimo) serviva agli Hornets per ottenere il +5, Williams passando in area a tagliare dietro Howard, dava una mano bloccando l’appoggio di Dinwiddie, finiva così per segnare MKG con un crossover su un terzo tempo in transizione.
Fallo di Allen, libero aggiuntivo a segno più uno precedente di Kemba per proteste di Carroll reiterate che chiedendo un fallo sull’azione precedente finiva per peggiorare la situazione dei suoi.
64-55 con un 9-0 run per gli uomini in livrea nera, che raggiungevano il massimo vantaggio sui 13 punti grazie a un gancetto di MKG.
Russell segnava, rispondeva su alzata di Batum, Howard che, con un soft alley-oop faceva girare la palla sul ferro come in una roulette che diceva 2.
Ancora strappo di Charlotte quindi e ancora rientro degli ospiti che con una giocata di Dinwiddie da tre punti iniziavano la rimonta che si chiudeva con la tripla di Harris per il 70-66.
Batum, dopo il time-out preso da Clifford a 4:16 era aiutato dal primo ferro sul suo tiro frontale da centro area.
Un paio di tiri dal corner sinistro di Brooklyn non avevano buon esito, così Kemba fintando batteva un paio di difensori dei Nets, che attardati potevano solo osservare il veleggiare a canestro di Kemba in appoggio.
A 1:49 ancora una finta di sopracciglia di Kemba l’aiutava ad aprirsi la strada per un intenzionale appoggio al vetro dal cuore dell’area.
Sul 77-68 Cunningham (1:28) sparava da tre prima che Walker restituisse il favore.
Batum toccava due volte il pallone il palleggio a Carroll ma la sua prolungata difesa aggressiva costringeva gli arbitri a chiamare due FT al terzo tentativo.
80-74 prima degli ultimi 12 minuti.

 

Jeremy Brevard-USA TODAY Sports. Kemba finta e tiro… vari modi per raggiungere 31 punti…

 
Cunningham metteva paura a inizio quarto sfoderando l’ennesima tripla (angolo destro oltrepassando Frank), ma a stretto giro di posta, da dietro uno schermo ampio, rispondeva proprio Kaminsky che riportava a sei le lunghezze di vantaggio.
Harris mancava un reverse ma Cunningham in transizione appoggiava al vetro sopperendo a qualche mancanza di finalizzazione dei compagni.
A 9:37 si svegliava anche Cody con un bello spin nel pitturato che lo portava a esaltare ulteriormente un’azione a triangolo con l’ultimo passaggio sospetto di Lamb in salto e ricaduta dalla linea di fondo. In realtà il replay evidenziava la bravura del nostro numero tre nel rimanere completamente in campo nonostante il passaggio rischioso e il difensore davanti a lui che avrebbe potuto farlo “rimbalzare” fuori.
Un floater di Graham e un pullup di Lamb (8:37) ci portavano rapidamente sul +10.
La panchina si riscattava quindi, così tra un canestro e l’altro di Zeller a poco serviva un’azione con gioco da tre punti di Russell.
Carroll ricevendo un extra pass andava a schiacciare ma Kemba, sfruttando una serie di movimenti e di blocchi, passava largo in modalità circolare fino ad arrivare nei pressi dei bordi dell’area destra da dove appoggiava comodamente.
Era sempre il capitano a firmare i punti vittoria; il suo meteorite scagliato dalla fascia di Kuiper con finta di passaggio che mandava Crabbe al bar, (6:18) portava gli Hornets sul 98-86, ormai irraggiungibili per le possibilità della squadra di Atkinson.
A 5:03 ancora Kemba nonostante due difensori gli saltassero addosso segnava da fuori il 103-88.
Si finiva con Howard a catturare il suo 24° rimbalzo, a uno solo di distanza dal record di franchigia (Bobcats/Hornets) ottenuto da Okafor con 25.
Rimbalzo che avrebbe probabilmente catturato il nostro centro se nei minuti finali non fosse stato sostituito da Hernangomez, che debuttando, raccoglieva un facile rimbalzo difensivo.
Monk che dopo l’incidente non avrebbe dovuto giocare, probabilmente è tornato in dima.
Suoi due punti frontali facili nel finale prima della sirena finale che decretava il 111-96.
 
Pagelle
 
Walker: 7,5
31 punti, 7 rimbalzi, 2 rubate. Gioca 35 minuti e chiude con un buon 12/22 incluso un 4/8 da fuori, escluso il 3/3 ai liberi. Canestri importanti nei momenti giusti. Il valore aggiunto accelera se serve. Gli viene anche annullato un canestro da highlights possibile. +18 di +/-… La maggior speranza per raggiungere i playoffs.
 
Batum: 6,5
10 pt., 5 rimbalzi, 7 assist,1 rubata, 1 stoppata. Ci prova 8 volte dal campo e termina con il 50%. 2/4 da fuori con una tripla letale bloccando l’arresto sulla corsa e una d’intelligenza incrociando con il bloccante. È in difesa però che influenza diversi tiri avversari (non proprio grandissimi finalizzatori) e compie lo sforzo maggiore.
 
Kidd-Gilchrist: 6,5
13 pt., 5 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. 4/7 dal campo, concentrato, finisce con 5/5 ai liberi, risultato non scontato per lui. Attacca bene il ferro segnando sia in entrata che con movimenti a crearsi lo spazio. In certe circostanze forse potrebbe fare di più in difesa ma va bene così per oggi.
M. Williams: 6,5
11 pt., 2 rimbalzi, 2 assist. A parte i tre palloni persi, paradossale che il 3/8 sia in realtà composto da un 3/5 da fuori e uno 0/3 da due… Importanti le sue triple. Gliene manca una che delittuosamente gli arbitri annullano. Una bella stoppata dai tempi giusti a spazzare via Dinwiddie nel secondo tempo.
 
D. Howard: 7,5
15 pt., 24 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata. Domina il match anche se si concede un 6/14 più da esterno che da centro. Non ha seri oppositori nella controparte. Allen è troppo inesperto per contrastarlo seriamente e sono poche le note negative di serata. Doppia doppia sfiorando il record di rimbalzi di franchigia, per me ottiene quello dei nuovi Hornets con 24, l’altro era di Okafor con 25 in era Bobcats. 3/7 ai liberi e 3 turnover, ma +12 di +/-, ottenuto anche per merito suo.
 
Lamb: 6,5
9 pt., 4 rimbalzi, 4 assist. Chiude con un 4/11 dal campo e qualche entrata non proprio da manuale, comunque trova canestri utili giocando 23 minuti.
 
Kaminsky: 6
4 pt., 7 rimbalzi, 4 assist. Chiude con un 1/5 al tiro e una difesa che non ama l’eccesso. Il suo verticalismo ci costa una tripla di Cunningham. Ricordo una sua uscita nel primo tempo, generosa su un tiratore, la quale pur non servendo a molto, rappresenta almeno uno sporadico tentativo di difesa vera. Alla fine segna solo un canestro dal campo rispondendo proprio a Cunningham dopo il canestro preso in faccia. Si salva con qualche rimbalzo e un paio d’assist intelligenti.
 
Graham: 6
2 pt., 1 rimbalzo in 11 minuti. Sta poco in campo e raggiunge il suo apice nel secondo tempo quando segna e prende un fallo a favore per un blocco offensivo di Acy.
 
Zeller: 6,5
8 pt., 3 rimbalzi, 1 assist. Si sveglia a un certo punto del secondo tempo. Nell’ultimo quarto trova il suo meglio riscattando la prima uscita dalla panchina, più frustrante che scialba. Sistematicamente tagliato fuori si nota la differenza con Howard. Chiude con un 3/5 dal campo. Mezzo voto in più perché la spinta arriva nel finale in un momento importante.
 
Carter-Williams: 6,5
6 pt., 1 rimbalzo, 2 assist, 1 stoppata. Inizia male ma poi finisce con un ¾ dal campo, attaccando con velocità ma senza fretta di concludere. I Nets lo permettono e lui ne approfitta per prendersi quei decimi di secondo che fanno la differenza tra un tiro avventato e uno mirato… Rapporto assist/turnover non il massimo ma la difesa sopperisca a questa lacuna.
 
Monk: s.v.
2 pt. in poco più di un minuto. Due anche i turnover. Out dalle rotazioni, non avrebbe dovuto scender sul parquet per il botto in auto. Vedremo se avrà più spazio in un prossimo futuro ma dubito…
 
Bacon: s.v.
Chiedere a Chi l’Ha Visto per il minuto in campo.
 
Hernangomez: s.v.
2 rimbalzi e una stoppata, ma anche un’entrata gentilmente concessa nel finale. Si presenta comunque bene difensivamente Willy. Lo spazio da ritagliarli sarà eventualmente premura e compito di Clifford.
 
Coach S. Clifford: 6,5
Squadra tranquilla che non sembra fenomenale ma migliore dei Nets. Giocando contro diverse squadre dalla fascia medio bassa, dovremmo riuscire con qualche individualità e qualche schemino semplice che si è rivisto in serata ad avere la meglio, considerando che tali squadre non dovrebbero giocare alla morte visto il prossimo Draft. Il problema saranno le partite più consistenti, il cui esito rimane incerto.

Botto-M-onk

È iniziato con il botto il 2018 di Monk.
No, non parliamo di risultati sul campo.
Quelli possono attendere nonostante sicuramente il suo impiego abbia svelato che il giocatore non era pronto come si pensava.
Gli Hornets, nonostante siano circolate anche voci su un suo possibile approdo ai Bucks (squadra contro la quale a inizio stagione Malik disputò una gran partita), hanno deciso di tenerlo per dargli più tempo per sviluppare il suo potenziale.

Fino a oggi è stato un prendi e tira ma con i tempi sbagliati.

Monk fotografato mercoledì 19 marzo 2014 con la divisa dei Tigers Bentonville.
Qui al Tyson Park in Springdale for Arkansas Democrat-Gazette All-Arkansas.

Tornare a casa per riprendersi un po’ avrebbe potuto essere salutare, ma è stato anche rischioso, pensando che alle 5:46 del 18 febbraio, la sua Lexus rossa del 2002 è finita contro un cancello…
Malik Monk è nativo di Jonesboro, Arkansas appunto, e ha giocato per Lepanto e Bentonville (entrambe le città sono nello stesso Stato) prima d’approdare a Kentucky.

In verde, il luogo di nascita di Monk, in rosso, il luogo dell’incidente e in azzurro, una delle due città dell’Arkansas, dove Malik ha giocato da adolescente.

 
Per fortuna, nonostante l’auto sia andata in pezzi (la parte anteriore e il motore sono stati seriamente danneggiati nell’impatto) il giocatore è rimasto incolume.
L’incidente è occorso a Fayetteville domenica mattina.
All’entrata di Road Hog Park (appena a sud-est del Baum Stadium) nel blocco 1100 della West 15th Street l’incidente avrebbe potuto avere conseguenze peggiori ma ha avuto un lieto fine anche perché il giocatore indossava le cinture di sicurezza.

Foto di Jim Eden all’interno del RoadHog Park (3 novembre scorso).

 
Il dipartimento di polizia dell’Università dell’Arkansas però non l’ha presa bene e ha citato Monk con l’accusa di guida incauta, inoltre al momento Malik non ha fornito nessuna prova di assicurazione del mezzo scrivendo “NA” sotto i campi dedicati alla compagnia e al numero di polizza… Monk ha detto alla polizia d’aver guardato in basso per un attimo e di essersi trovato fermo contro il cancello, aggiungendo che il fatto è accaduto velocemente…
Il tribunale però ha già fissato una data per l’udienza.
Sarà il 9 marzo, data nella quale gli Hornets non avranno partite (l’8 e il 10 giocheremo in casa però contro i Nets e poi i Suns).
Guardando at the bottom quindi ha avuto questo contrattempo, speriamo che sui parquet torni a guardare in alto, bene a canestro per riprendersi gli spazi persi e poter essere una nuova freccia all’arco della squadra di MJ…

Supernova Cho…

La notizia avrebbe potuto anche non sorprendere nessuno, ma è deflagrata durante la pausa dell’All-Star Game.
Oggi è scaturita, o meglio, si è rivelata al pubblico, la scelta della società di non rinnovare più il contratto a Rich Cho, GM attuale dei Calabroni.
Sicuramente non esattamente una scelta di stile tempisticamente parlando, ma la forza di gravità e la pressione esercitata intorno alla squadra ha finito per collassare e la stella di Cho è esplosa.

La notizia data da Woj…

In ciò forse avremo dei prodromi per l’accensione di nuove stelle future.
A proposito di stelle, faccio una digressione essendo nel break finale dopo lo svolgimento l’All-Star Game a Los Angeles, altro trait d’union con il futuro…
Era stato presentato qualche tempo fa il logo per il prossimo All-Star Game, riassegnato a Charlotte dopo che la città l’aveva perso per i noti problemi con l’amministrazione locale, la quale non pensò ad arretrare di un passo sulle proprie posizioni.
La corona, simbolo della Queen City, ancor prima della Buzz City, è posta in un esagono che ne sormonta altri due con dei simboli (pallone da basket e stella) che non hanno bisogno di ulteriori delucidazioni…
 
Jordan ha preso il testimone per il prossimo anno e Walker ha giocato nella gara All-Star finendo con un 5/10 dal campo, 11 punti e la vittoria (per quel che conta) del suo team, o meglio… quello targato LBJ, per 148-145…

L’intervista a Walker che ribadisce l’amore per la città ricambiato dalla stessa…

 
Non è andata benissimo nemmeno a Howard, il quale, come simpatico partecipante a una specie di Talent, ha dovuto fare i conti con il poco senso autoironico di Shaq. Pazienza…

Tornando al ruolo di GM ormai vacante…
Kupchak, proprio un ex LAL, sembra uno dei favoriti per prendere il posto del birmano che, negli ultimi 4 anni targati Hornets, pur avendo a che fare con un Est complessivamente meno attrezzato e ostile della controparte Ovest è riuscito a mettere in campo forze che ci hanno condotto solamente una volta ai playoffs, mentre due volte siamo stati esclusi e a stagione in corso si rischia fortemente la terza esclusione dalle magnifiche 16.
Sicuramente la sua strategia a lungo termine, a mio giudizio, è stata un’arma a doppio taglio.
Avrebbe potuto essere un’abilissima mossa per bloccare i salari in espansione in uno small market come Charlotte e se consideriamo che Walker, ancora oggi guadagni “solamente” 12 milioni, da questo punto di vista Cho è stato geniale.
Il problema tuttavia torna indietro come un boomerang (risultati a parte) quando si pensa a un contratto sontuoso fatto firmare a Batum, oggi sui 23 milioni, il quale sta intasando notevolmente il salary cap di Charlotte e, inutile dirselo, il francese non sta rendendo nemmeno per un quarto del suo lauto stipendio.
Certamente quando fu fatto firmare ci si trovava di fronte a una buonissima stagione del transalpino, il quale, coadiuvato da altri protagonisti, era stato un giocatore polifunzionale, molto importante per gli Hornets.
A tradire l’erede dell’antico Siam, anche il doppio infortunio a MKG che l’ha reso un giocatore molto meno esplosivo, gli errori poi commessi su scelte fatte di rinnovo a lungo termine come Marvin Williams, o a breve come i vari Sessions lo scorso anno e MCW quest’anno, PG in cerca di rilancio, sono stati rischi che non hanno pagato, anzi… probabilmente hanno avuto un peso specifico nella situazione.
Non era facile certamente portare qualcuno d’importante a Charlotte di questi tempi.
Ricordiamo Dwight Howard, il quale sta vivendo una seconda giovinezza ma ci è costato un tiratore come Belinelli, oltre che all’errore Miles Plumlee, commesso sempre dallo stesso GM il febbraio dell’anno precedente.
Il tutto gli si è ritorto contro…
In una situazione sempre più incandescente ha iniziato a produrre ferro, finendo per autodistruggersi dall’interno come una Supernova.
Dopo esattamente un anno, sono spuntate voci di una possibile cessione di Kemba, ma alla fine non si è mosso nulla, è stato ceduto JOB (O’Bryant) in cambio di un buon giocatore come Willy Hernangomez, il quale potrebbe anche divenire un giocatore sopra le aspettative di molti, ma tuttavia per ruolo e caratteristiche va ad affollare un settore nel quale avevamo meno bisogno.
La carenza in alcuni settori di buoni ricambi che hanno reso inconsistente anche uno dei marchi di fabbrica di Clifford, come la difesa ha finito per pesare molto.
A mio parere, sarà proprio Clifford a rischiare molto in questo finale di stagione.
Se non arriverà almeno l’ottavo posto, potrebbe salutare.
Oggettivamente il suo tipo di gioco si è impoverito e Walker a parte, pochi giocatori sono stati in grado di svilupparsi a Charlotte.
Blocchi alti e tiri da tre punti volanti, il risolutore Howard sotto canestro non bastano, la squadra per caratteristiche tende a non allargare il campo e fa fatica nelle spaziature, sia offensive che difensive.
L’arrivo di Howard avrebbe dovuto rimettere un po’ d’ordine sul perimetro, ma errori individuali a parte soffriamo ancora troppo e nemmeno il teismo degli irriducibili nei confronti di Jordan sembra porti a un regno del parquet per gli Hornets.
Una questione d’equilibri quindi, che proprio come nello spazio può creare e distruggere, aggregare o scomporsi… tutto potrebbe succedere quindi in estate, alla ricerca della formazione di un vortice capace di generare una nuova generazione di stelle lucenti che non baluginino nel buio ma che rimangano stabili…

Avanti, March! Hernan, go!

Il calendario di Febbraio sta volgendo al termine per quel che riguarda le partite da giocare.
Saranno ancora quattro (Vs Nets, @ Wizards, Vs Pistons, Vs Bulls), prima di voltare pagina e affacciarci a un marzo decisivo.
Avevamo iniziato bene il mese con le vittorie su Pacers e Suns, pooi la rovinosa serie di 4 sconfitte consecutive ha nuovamente tagliato le gambe a una squadra in difficoltà.
Rimangono comunque negli occhi le giocate di Walker, di Dwight e qualche blitz di Lamb, oltre alle foto delle Honeybees, la cui grazia non guasta mai…

Rossy. Dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

Laken, ormai “veterana”… Dalla pagina ufficiale degli Charlotte Hornets.

Con le ultime due partite disputate nella notte (vittoria dei Nuggets per 134 a 123 sul campo dei Bucks e l’affermazione interna dei Timberwolves sui Lakers per 119-111) si è giunti al classico stop da All-Star-Game.
 
Durante l’ultima partita degli Hornets, disputata a Orlando nella serata americana di San Valentino, i ragazzi di Clifford sono riusciti a strappare finalmente una vittoria in una gara punto a punto continuando la recente tradizione positiva contro la squadra della Florida.
 
Ormai scatenati gli amici del blog, dopo l’esperienza di Paolo (appena dopo Natale, in casa contro Boston), anche l’amico brasiliano Michele è andato “live” sul posto, appositamente per vedere un match di Charlotte, riuscendo anche a “consegnare” al volo, un presente (una maglia dell’Ararurama F.C., formazione della quale Michele è copresidente, militante nel Campionato Carioca di Serie B2) per Julyan Stone, terzo play di Charlotte ed ex Reyer Venezia, sembrato un po’ sorpreso del gesto.
Fortunatamente Michele ha assistito a una vittoria, dopo la quale, oltre alle successive partite menzionate a inizio articolo, si può andare a comporre una classifica che rimarrà ferma una settimana.
Così a Est:
 
Come forse avrete notato, ho aggiunto un’ultima riga verticale indicane il numero di partite mancanti contro ogni squadra dell’Est.
In sfondo giallo nella fila precedente, gli head to head stagionali già finali.
 
A Ovest le sfide mancanti saranno 4:
Phoenix, Memphis, Dallas e New Orleans.
L’ultima sarà il reale ostacolo, un derby da giocare in Louisiana contro una squadra (senza Cousins) di medio livello il 14 marzo (data italiana), mentre le altre tre sfide saranno contro squadre di bassa classifica, quindi più abbordabili, immaginando che qualche formazione sarà propensa a tankare.
Il 25 marzo avremo l’ultima sfida a Dallas.
Troppo presto oggi per poter fare previsioni a lungo termine.
Certamente la situazione non è idilliaca considerando che ormai mancano solamente 25 partite e il -9 dal “pareggio di bilancio” non basterebbe probabilmente nemmeno a raggiungere gli Heat che attualmente sono fermi all’ottavo posto con un record di 30-28 con gli scontri diretti decisamente a loro favore.
 
Paradossalmente, se dovessimo riuscire a riavvicinarci intorno a metà marzo, dalla seconda metà quasi alla fine del terzo mese avremo sei partite su sette contro squadre di bassa classifica, l’”avanti, march!” quindi potrebbe essere un motto decisivo.
Ovviamente non voglio creare illusioni, le possibilità non sono tantissime perché c’è da sbagliare il meno possibile ormai…
Avremo 11 partite in casa e 14 in trasferta, ma non in tutte le occasioni la località farà la differenza.
Dopo un buon inizio di stagione casalingo, al quale fece da contraltare il disastro in trasferta, il fattore campo è completamente saltato fino a invertirsi in qualche occasione.
Il 15-15 casalingo la dice lunga…
Il 9-18 da trasferta potrebbe essere migliorabile, ma la situazione attuale assomiglia a un domino con i pezzi spinti inizialmente da un polpastrello.
Se le tessere cadranno per il verso giusto potremmo risalire, se invece, qualcosa s’incepperà nell’imprevedibile meccanismo, ci troveremo fuori dai playoffs per il terzo anno su quattro tentativi.
Washington, Boston e Toronto saranno tessere infilate in mezzo ai primi pezzi a dover cadere, non sarà semplice…
 
Intanto, l’artefice principale delle speranze degli Hornets è volato a Los Angeles (causa All-Star Game) tenendo in mano la fiaccola (non quella olimpica datata 1984) che illumina il cammino di Charlotte.
I suoi 22,9 punti di media dicono che al momento si trova in 17^ posizione nell’intera classifica NBA dedicata, davanti a quel Porzingis (22,7 pt.) che il neoarrivato Hernangomez ha aiutato a portare fuori dal campo dopo il grave infortunio.

Hernangomez con la sua nuova divisa.

Proprio lo spagnolo parla in un’intervista (by Sam Perley) uscita sul sito ufficiale:
 
“Voglio dire grazie ai Calabroni.
Penso che sia un nuovo capitolo per me.
Sono molto entusiasta di far parte di questa squadra e di questa famiglia, penso che imparerò molto con questo staff tecnico e i compagni di squadra.
Non vedo l’ora di incontrare anche i fan.
So che i miei compagni di squadra mi aiuteranno molto. Coach Cliff. farà del mio meglio per me e cercherò di migliorare i miei compagni di squadra.”
 
Lo scorso anno Willy ha fatto registrare con i Knicks 8,2 punti, 7,0 rimbalzi e 1,3 assist giocando più di 18 minuti a partita (72 le presenze), ma quest’anno ha usufruito di poco spazio (solo 9 i minuti concessi di media in 26 partite), trovando affollamento nelle rotazioni dei “Pantaloni alla Zuava” orange.
 
“Forse non era il mio posto”, ha detto.
“Voglio dire grazie all’organizzazione dei New York Knicks.
Tutte le persone che ci lavorano mi hanno aiutato molto dall’inizio in questi due anni.
Proprio ora, qui, voglio solo fare del mio meglio e mostrare ai miei compagni di squadra e ai miei allenatori che possono fidarsi di me. “
 
Nicolas Batum ha detto su di lui:
“Ho affrontato Willy (riguardo le competizioni per nazionali) un paio di volte.
È un buon giocatore.
Molto abile, molto fisico, molto intelligente.
Non credo che molte persone lo conoscano davvero, ma ci darà molto perché è un giocatore molto intelligente.”
 
Willy ha un fratello, Juan, che attualmente gioca per i Denver Nuggets e sua sorella minore, Andrea, è una delle migliori giovani giocatrici in Spagna.
Sua madre, Margarita Geuer, ha giocato nella nazionale spagnola dal 1985 al 1993 e suo padre, Guillermo, era un giocatore professionista.
 
“Penso che mia sorella sarà la migliore”, ha detto Hernangomez interrogato sull’argomento.
“È ancora molto giovane, ma penso che sarà la migliore, si spera.”
 
Sulla città invece…
 
“Mi piace la città.
Il tempo è bello.
New York è molto fredda.
La gente è stata molto simpatica con me sin dall’inizio (a Charlotte).
È una città pulita, una piccola città.
Mi piace veramente.
Sono stato qui un paio di giorni a passeggiare, quindi ho avuto modo di conoscerla un po’ di più.
Mi sento a casa, quindi è grandioso…
Nuovi ristoranti Nuovi posti.
Non sento odore di cibo ovunque vada come a New York. Non sento rumori (frequenti) come le sirene della polizia o qualsiasi altra cosa come a New York.
È super silenzioso.
Posso davvero riposare e dormire.
Essere davvero concentrato su ciò che ho bisogno di essere è grandioso.”
 
Charlotte però, scambiando O’Bryant, ha inserito un lungo di maggior valore rispetto al buon JOB.
Clifford non fa giocare in genere moltissimo i rookie, chissà che un sophemore…
Sicuramente le rotazioni sono affollate tra i lunghi.
Se come ali grandi Marvin Williams e Kaminsky interpretano il ruolo da stretch four, pronti a sparare da fuori, facendo anche qualche puntata verso canestro, magari attraverso scambi/pick and roll per Marvin e invenzioni per Frank, nel ruolo di centro troviamo l’immarcescibile Howard che occupa la maggior parte del tempo sul parquet peri i Calabroni.
Zeller, appena rientrato, si sta riprendendo.
Sicuramente Hernangomez ha qualche arma differente rispetto a Cody e Dwight ma le rotazioni dei lunghi a Charlotte sembrano essere comunque affollate, tanto che JOB con il rientro di Zeller, difficilmente avrebbe visto il parquet.
 
Sono curioso di vedere se troverà spazio in un team che Clifford fa abitualmente ruotare a 9/10 uomini e altrettanto desideroso di vedere se, attraverso la sua intelligenza cestistica, saprà ricalcare un po’ le orme da passatore lungo che qualche anno fa occupavano McRoberts ai Bobcats e Hawes, sempre agli Hornets…
 
Per ora Willy, dichiarazioni di rito a parte, sembrerebbe essere abbastanza felice di chiamare Charlotte come sua nuova casa, vedremo se avrà la possibilità di darci una mano tentando d’agguantare uno degli ultimi due posti a Est per veder il sorgere dei playoffs…